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BREVI SCRITTI DI ASTORE DA CERQUAPALMATA

Prefazione

Questo mio lavoro, che nasce dalla mia vecchia abitudine di appuntare alcuni dei pensieri e alcune delle
riflessioni che faccio e che, trascritte, a volte arrivano a somigliare a delle brevissime catechesi, non ha alcuna
pretesa di fare teologia, o filosofia, o essere esauriente. Mi rendo anzi conto che spesso mi esprimo, dato
l’intento che mi sono prefissato, in termini assoluti mentre la realtà è molto, anzi, immensamente, più complessa.
Spero perciò che si comprenda, al di là delle singole espressioni, il senso di ciò che dico.
Uso poco il linguaggio “tecnico”, che non “maneggio” bene e che qui sarebbe spesso inopportuno, per cui ciò
che dico va integrato e interpretato con ciò che insegna la Chiesa, a cui mi adeguo volentieri fin da ora.

Di fatto tali pensieri e considerazioni sono spesso espressi al limite dell’abbozzo, con poca o nessuna analisi e
con poco o nessun approfondimento. Vanno perciò completati e contestualizzati tenendo conto di eventuali casi
particolari.

Questo lavoro è condizionato dai miei limiti, dal tempo avuto a disposizione, e dal fatto che ho voluto limitare la
“fatica” dello scrivere in modo da mantenerne intatto il piacere.

Questi “pensieri” sono il risultato di quella che è stata una grande cernita finale, avvenuta dopo varie altre cernite
che si sono succedute nel tempo, di una per me enorme quantità di pensieri, appunti e considerazioni, sia vecchi
che recenti, che non potevo più gestire, e che ho abbondantemente selezionato, tagliato, ma, anche, corretto e, in
certi casi, completato.
Alla fine è rimasto un “piccolo resto”, che anche per questo spero non sia dispersivo, ma leggibile, su tematiche
che ho pensato potessero essere tra le più attuali, e utili almeno a qualcuno.

Alcune tematiche e concetti potrebbero ripetersi, ma di solito sotto visuali diverse.


Ci possono essere imprecisioni, ma non ho il tempo di ritornarci sopra, per cui quello che ho scritto, ho scritto:
dico solo che il mio intendimento primario è la fedeltà e la conformità alla sana dottrina della Chiesa Cattolica,
per cui se, anche tenuto conto del mio linguaggio limitato, risultassero esservi degli errori, li “correggo” fin da
ora secondo il pensiero della Chiesa.

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Comunismo: perché ha fallito?
Secondo la teoria "scientifica" comunista, il Comunismo non si sarebbe arrestato finché non avesse preso il
potere in tutto il mondo. E invece ha fallito. Perché?
Alcuni comunisti, o ex tali, dicono che la teoria era giusta ma gli uomini non l'hanno saputa applicare.
Per chi comunista non è mai stato, invece, il Comunismo ha fallito perché la formula era sbagliata.
Perciò: o il Comunismo ha saputo produrre solo corruzione, tanto che i comunisti non erano all'altezza
dell'ideale, oppure era l'ideale ad essere sbagliato
In realtà le due ipotesi si integrano, essendo aspetti della stessa menzogna.
L'ideale della Chiesa, invece, che è corroborato dalla forza soprannaturale della grazia, è testimoniato dai santi,
cioè dai cristiani che hanno potuto e saputo applicare il Vangelo.
Infatti, se nella Chiesa ci sono peccatori e anche grandi peccatori, ci sono anche i santi, i più grandi testimoni
della verità e della potenza del Vangelo.

Solidarietà e libertà
Ogni IDEALE richiede necessariamente: 1) conformità alla verità; 2) analisi realista e non ideologizzata della
realtà; 3) azione pratica che si avvale di metodi giusti. Con queste premesse, nonostante i limiti umani, la società
progredisce.
Il Comunismo, perciò, ha fallito perché, al contrario del Cristianesimo, manca di verità, di realismo e di metodo
giusto (tre aspetti che in genere nelle ideologie sono strettamente connessi).
Così, mentre nel Cristianesimo la solidarietà deve essere frutto della libertà e perciò della responsabilità di
ognuno, attraverso cui si deve manifestare la volontà di Dio sempre originale in ognuno, nel Comunismo non c’è
libertà di decidere sul frutto del proprio lavoro per il bene comune. Nessun rischio, ma anche nessuna
comunione.
Di conseguenza, se nel il Cristianesimo tutto è di tutti, in certo modo anche la proprietà privata, perché anch’essa
è un mezzo di relazione tra gli uomini, nel Comunismo niente è di tutti, in quanto nessuno può decidere su ciò
che fa. Non esiste creatività.

Famiglia
Con la famiglia Dio ha voluto dare, per quanto possibile, un’immagine della Trinità.
Così, come nella Trinità le tre Persone divine sono uno in una sola natura divina, la famiglia si basa su una
speciale unità tra i coniugi che li “fonde” spiritualmente in modo da fare, dei due, un’unica carne chiamata alla
comunione con Dio.
E’ un mistero, meno grande di quello della Trinità, ma pur sempre un mistero, che dipende da quello della
Trinità.
E come una Persona della Trinità non può contraddire le altre, così in teoria anche i coniugi.
Cioè: se, per assurdo, il Padre comandasse una cosa, il Figlio un’altra e lo Spirito Santo un’altra ancora, che ne
sarebbe della Chiesa? Così, se i genitori non hanno valori comuni e manifestano visioni di vita diverse
delegittimandosi tra loro, che ne sarà dei figli?
Fanno meglio quei coniugi che, pur sbagliando spesso, sono concordi nell’insegnamento dei valori ai figli e sono
sufficientemente coerenti a ciò che insegnano.

Esperienze
Oggi c'è la mania di “fare esperienze”, anche di male e di peccato perché, dicono alcuni, solo attraverso
l'esperienza diretta si può avere la conoscenza.
Ma dire che per comprendere il male occorre farlo, è pura idiozia.
Se, come dice Sant'Agostino, il male si configura come assenza di bene, occorre fare il bene per avere la giusta
visione del suo negativo.
Come dimostra la Madonna che, pur non avendo mai commesso peccato, ha la visione più profonda dell'orrore
del peccato.
Se Dio, sommo bene, ha creato l'uomo a propria immagine e somiglianza, vuol dire che l'uomo è chiamato
esclusivamente al bene.

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Che Dio, poi, sfrutti anche il male commesso dalle sue creature per rivelare il suo amore e manifestare la sua
misericordia, non significa che non detesti il male, ma solo che vuole salvare tutti.
Il problema è che molti scambiano le sensazioni per esperienze di vita ma, in realtà, le sensazioni sono solo degli
strumenti finalizzati al fare certe esperienze, che sempre si manifestano a livello spirituale.

Poveri
“I poveri li avrete sempre con voi…” ha detto Gesù agli Apostoli. Come interpretare queste parole?
Certo, a causa del peccato originale certe forme di miseria, anche se si spera attenuate, probabilmente resteranno
sempre, ma questa parola si può interpretare anche nel senso che ci saranno sempre delle persone da beneficare,
in quanto l’uomo è intrinsecamente bisognoso di Dio (e, subordinatamente a Dio, degli altri).
Ma occorre anche tenere presente che Gesù si rivolgeva direttamente a chi lo ascoltava in quel momento.

Mistero che illumina


Molti “adoratori” del dubbio accusano la Chiesa di avere una risposta per tutto.
Ma dubitare è pur sempre decidere, è scommettere su qualcosa: è decidere di non decidere.
La realtà, però, è diversa: le uniche risposte sicure che dà la Chiesa sono i principi della fede che, come luce,
illumina la ricerca dell’uomo.
Solo se illuminato, il mistero brilla. Come una nube illuminata dal Sole.
Sono gli adoratori del dubbio che, in realtà, non accettano il mistero, né quello grande di Dio, né quelli piccoli,
riservati alla ragione, e così si affaticano alla ricerca di mille improbabili soluzioni.
Non che le ipotesi non si debbano fare. Anzi è bene porsi domande e azzardare possibili risposte.
Ma quando si ha paura dell’ignoto, che senza luce è solo tenebra, ciò che sono solo ipotesi vengono, di fatto,
vissute come realtà dogmatiche, tanto che si vuole per forza dare una risposta a tutto.
Del resto lo stesso agnosticismo si manifesta in modo dogmatico, se si smette di cercare Dio.

Legittima difesa
Gesù ci dice di fare del bene ai nemici, ma non fino al punto di permettergli di fare del male, perché il male non
comprende il bene. Si può “mischiare” ad esso, ma senza confondersi.
Un bene che ammette il male, non è un bene.
Per questo la legittima difesa è ammessa dalla morale e, a volte, è anche un dovere.

Adamo ed Eva
La prima conseguenza del peccato originale è stata il nascondersi a Dio.
La preghiera, perciò, andando alla ricerca del volto di Dio, è ciò che ci rende più simili alla situazione dei nostri
progenitori prima del peccato originale.

Servi inutili
Quando Gesù dice che i suoi seguaci, dopo aver fatto tutto ciò che devono, devono considerarsi solo dei servi
inutili, gli riconosce un grande privilegio: quello di essere incondizionatamente amati da lui.
Chi altri, se non Dio, chiede la collaborazione di chi non gli serve assolutamente a nulla?
Questa parabola mi ricorda quando le mie figlie, che avevano pochi anni, mi volevano aiutare in qualche lavoro:
più che essere utili alla causa, mi intralciavano, ma il piacere per me era così grande, che ricordo quei momenti
come tra i più belli della mia vita.

Buona fede?
A volte chi sbaglia lo fa in buona fede ma, altre volte, anche se ci “crede”, può essere che si sia auto convinto in
quello che fa non per amore della verità, ma allo scopo di affermare sé stesso.
Anche gli angeli ribelli si auto convinsero di poter sconfiggere Dio: dai più intelligenti, la scemenza peggiore.
Effetti della superbia.
Certo la colpa richiede un atto di volontà vera e, perciò, la coscienza di ciò che si fa, ma la coscienza, proprio
perché così radicata nell’intimo dell’anima, è situata in “profondità” e, se pure a volte non si fa “vedere”, non
può non essere “sentita”. Nulla è “sentito” come lo è la coscienza.

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Perfino l’insensibilità della coscienza può essere una colpa grave, se è una scelta di volontà e se, in coscienza, si
sa che non si sta facendo nulla per educare la propria coscienza al bene e alla verità, come richiede la nostra
stessa natura.

Inculturazione e sincretismo
A volte la differenza tra inculturazione e sincretismo, o tra scienza e parascienza, sembra dipendere da piccole
cose che, però, in realtà sono differenti in modo essenziale.
Un po’ come quando le virgole, in una frase identica, sono poste in punti diversi in modo da ottenere significati
completamente diversi.
Le vicende della conversione al cattolicesimo del famoso nativo "indiano" Alce Nero e quelle della mistica Santa
Ildegarda di Bingen, ne possono forse essere un esempio.
Senza il discernimento della Chiesa alcune cose potrebbero insospettire, ma quella di Alce Nero fu vera
inculturazione e quella di Santa Ildegarda fu vera scienza (secondo i metodi, le credenze e il linguaggio dei suoi
tempi).

Amore nella verità


L’amore è vero solo nella verità. Una prova? L’animalismo esasperato.
Non parlo del naturale amore verso gli animali, di cui San Francesco è il campione, ma dell’animalismo
ideologico, che arriva fino al veganesimo ideologico, per cui gli animali vantano gli stessi diritti dell’uomo, e
gioiscono e soffrono come gli uomini, pur non possedendo un’anima razionale e pur avendo un sistema nervoso
e, soprattutto, una capacità di vita psichica, immensamente meno complessi rispetto dell’uomo.
Gli animalisti ideologici, infatti, più che amare gli animali come gli uomini, amano gli uomini come animali, e,
anzi, spesso li odiano.

Gesù e la sua cultura


Anche la natura umana di Gesù, per quanto perfetta, è limitata, e quindi Gesù, come ogni uomo, era
“condizionato” psicologicamente, ma solo riguardo al bene.
Il suo condizionamento, come ad esempio l’appartenenza al suo popolo, non era dovuto agli effetti del peccato
originale, e il limite umano di Gesù era inscindibilmente unito alla sua infinità divina, perciò il suo
condizionamento non sviava dalla verità ma tendeva a evidenziarla, e non si opponeva all’universalità della
grazia, ma proprio perché non la limitava, in quanto proveniente dalla Natura divina, la evidenziava tra gli
uomini.

Creazione
Per alcuni l’universo non è stato creato da Dio: c’è e basta. E basta?
Ma come fa a bastare una risposta del genere?
Perché Dio non dovrebbe esistere mentre ciò che non è Dio sì?
E perché l’universo dovrebbe avere delle leggi perenni? Che l’universo si regga su leggi, non lo nega nessuno,
neanche gli atei. Del resto è un’evidenza. Il bastian contrario può al massimo dubitarne chiudendo gli occhi, ma
mai potrà negare le leggi universali attraverso la dimostrazione. Tanto più che, al di là delle parole, sta bene
attento a rispettarle, come fa con la legge di gravità cercando di non cadere.
Del resto la sola materia, in se stessa, non richiede affatto delle leggi, ma sarebbe preda del caos.
L’ordine della materia significa ben più che la sola materia.

Fede e ragione
La fede supera infinitamente la ragione, ma la ragione è lo “strumento” della fede.
Di fatto i dogmi e le dottrine, anche quando sono formulati sotto la spinta di rivelazioni mistiche, sono vagliati,
giudicati e spiegati, attraverso la Chiesa, dalla ragione illuminata dalla fede, che è sì limitata, ma capace di
mettere dei “paletti” e dare indicazioni precise, che non possono essere contraddette.
In Dio, più si capisce e meno si può esprimere, più si dice e più c’è da dire, più si scopre e più c’è da scoprire,
più si intuisce e più c’è da intuire, più si contempla più c’è da unificare e semplificare.

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Eppure attraverso il linguaggio e ciò che la ragione comprende del linguaggio, lo Spirito Santo parla alla Chiesa
rivelando misteri che, pur rimanendo misteri in quanto superano la natura umana, possono essere conosciuti.
Principi come, ad esempio, il "non uccidere", che non sono "liquidi" ma che, sia nel comportamento morale, che
nel loro profondo significato, che è strettamente legato alla legge morale, nascondono ricchezze insospettate.

Il popolo della Promessa


I Patriarchi di Israele, da cui le 12 Tribù, discendono da Giacobbe, dalle sue mogli Lia e Rachele, e dalle serve
Bila e Zilpa.
Non così per Abramo: il figlio della promessa non fu quello avuto dalla serva Agar, ma dalla sua unica moglie
Sara: Dio ha voluto che il suo popolo prendesse “forma” da una famiglia, così come la famiglia fu istituita a
immagine della Trinità. E questo là dove la famiglia non era ancora concepita come monogamica, ma piuttosto
come una specie di tribù.
Come Abramo è nostro padre nella fede, Sara è nostra madre nella fede.

Realtà
Si può “vedere” l’immensità senza vederne la fine, vederla tutta, ma non totalmente.
Si può voler esprimere ciò che si vede, ma non ci si riesce. Ci si accorge di balbettare.
Ci si può esprimere in modo schematico ma preciso, come fa il Catechismo, che introduce alla profondità del
Mistero, e ci si può più in profondità, come fa la mistica, che conduce alle esigenze del Mistero espresse nel
Catechismo.

La vera Patria
Gli eventi di grazia avvengono “prima” in Cielo. Cioè: sono del Cielo, avvengono in Cielo, ma il Cielo, in
Cristo, è entrato nel mondo.
Per questo la nostra vera Patria è il cielo.

Giustizia
Se, come diceva Giovanni Paolo II, non c’è pace senza giustizia, allora, senza giustizia, non c’è neanche la
democrazia, che non può ridursi alla possibilità di poter votare ed esprimere le proprie idee.
Se non si tiene alla giustizia non può esserci nemmeno l’amore e il perdono, perché il perdono, che non consiste
nell’oblio del male ricevuto o nel disinteressamento che minimizza la giustizia, non è vero perdono se non vuole
il vero bene per il “nemico”, che consiste soprattutto nella conversione al bene.
Per questo non solo la rieducazione, ma anche l’espiazione, che ha pure la funzione di dare ordine alla società, è
importante.
Come la verità, per essere profonda, deve essere “tutta intera” (Gv 16,13), così la giustizia. Solo in vista della
giustizia “tutta intera”, che si manifesterà pienamente alla fine dei tempi, ci potrà essere vero amore, vero
perdono e vera pace.

Grazie e grazie
Dio si dona a noi sempre totalmente e senza riserve: nei santuari, nelle pie pratiche, nella sua Parola… canali di
grazia più o meno “potenti”, più o meno “grandi” anche a seconda delle situazioni, ma in cui Dio sempre
manifesta tutto il suo amore, che è sempre “totale”, come lo è un film che può essere visto per “intero” sia in un
piccolo televisore, che al cinema.
Ma tutto origina dall’Eucaristia e conduce all’Eucaristia.
Il modo di manifestarsi concretamente di Dio nell’Eucaristia, riassume e realizza tutti gli altri modi di
manifestazione.
Gli altri modi che manifestano l’amore di Dio sono, rispetto all’Eucaristia, come le grazie particolari rispetto alla
grazia santificante… Anche le grazie particolari comportano la grazia, ma è perché è la grazia che comporta le
grazie particolari, le realizza, sta alla loro origine e sta al loro termine.

Ciò che siamo

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Tutto dipende dai condizionamenti primari (se la storia si fosse dipanata in modo diverso a seconda delle
contingenze e delle libere scelte, noi saremmo diversi da ciò che siamo, ma non nell'essenza fondamentale).
Molto dipende dai condizionamenti secondari (i condizionamenti nel gergo comune).
Tutto dipende da ciò che siamo essenzialmente (come Dio ci ha creato).
Tutto dipende da ciò che noi scegliamo di essere.
Tutto dipende, essenzialmente, dalla grazia e dalla volontà di Dio.
Tutto questo “contemporaneamente”, secondo l’ordine e il grado stabilito da Dio e l’azione dello Spirito Santo.

Amore di Dio
La fede è Rivelazione, che richiede sia sapere, che conoscere.
I problemi nascono quando al sapere non corrisponde più la conoscenza, che è il sapere del sapere.
L’esperienza vera, cioè la conoscenza, dell’amore di Dio, rispetto al sapere solo intellettuale, è un po’ come
l’amore rispetto ai sentimenti della psiche e alle sensazioni.
Se in Paradiso (un po’ come fu nell’Eden), la volontà e l’amore comprenderanno i sentimenti e il sentire, la
conoscenza comprenderà perfettamente il sapere dell’intelletto.
Dio è amore, dice l’Apostolo Giovanni. Un amore intelligente, giusto, volitivo, misericordioso…
Ma se l’infinita intelligenza, giustizia, misericordia… sono attributi divini, l’amore, in un certo modo, non è
tanto un attributo di Dio, ma qualcosa che colora e dà sostanza a tutti gli altri attributi divini, tanto da “renderli”
espressione di amore, perché l’amore è la natura stessa di Dio.

Conti che tornano


Se, come evidenza Pascal, si “scommette” che Dio esiste, tutto torna.
Certo, capire che credere in Dio è meglio che non credere, non è ancora fede, perché manca la grazia, ma
predispone a riceverla.
Con la fede Dio fa capire le cose divine non più in modo umano, ma divino. Ma se non è corrisposta, può essere
perduta.
Questo succede perché, col tempo, le percezioni del passato, anche le percezioni della grazia e del ricordo della
grazia, possono cambiare, o per dei condizionamenti o perché, in ultima analisi, si rifiuta la fede.

Femminile e maschile
Sbagliato sarebbe far corrispondere ai caratteri femminile e maschile degli stereotipi e dei preconcetti che ne
limitano le potenzialità e l’originalità, eppure il femminile e il maschile sono così caratteristici da determinare
per l’uomo e la donna due “ruoli” diversi. Ruoli legati non tanto a dei comportamenti standardizzati, quanto alla
natura della femminilità e della mascolinità.
Ciò che caratterizza il femminile e il maschile, infatti, più ancora che il comportamento, è il “sapore”.
Parlo di un sapore spirituale che, però, tende a trasmettersi nell’umano anche attraverso le azioni concrete e i
modi di essere, sebbene con “elasticità”. Un sapore che riempie e caratterizza le azioni, la psiche e l’intelligenza
della donna e dell’uomo che, anche dovessero apparire simili come appaiono simili due paste, sono di sapore
diverso come il sapore di una pasta ripiena di crema è diverso da una ripiena di cioccolato.
E anche qualora si dovesse adulterare il sapore della crema o del cioccolato con del sale, cioè anche quando a
causa del peccato e dei condizionamenti, le manifestazioni esteriori e psicologiche del femminile e del maschile
dovessero, quando più, quando meno, corrompersi, non cambierà la loro natura: anche se salate, infatti, nelle
paste la sostanza della crema rimane crema e la sostanza del cioccolato rimane cioccolato. E, depurate dal sale,
la crema continuerebbe a manifestare il suo sapore di crema e il cioccolato il suo sapere di cioccolato.

Rivelazione
Poiché Gesù, rivelando il vero volto di Dio, ha anche “rivelato l’uomo all’uomo”, cioè ha rivelato in modo
soprannaturale la natura dell’uomo, la Chiesa non solo garantisce le verità soprannaturali rivelate, ma anche le
verità naturali rivelate soprannaturalmente.

Umanità e grazia divina

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Tutto ciò che è umano non ha nulla di negativo ma, anzi, ha delle potenzialità da sviluppare. Così la curiosità, la
sete di amore, una sana ambizione, ecc.
I problemi sorgono quando certi impulsi e istinti genuini si corrompono e squilibrano a causa dell’egoismo.
Così le manifestazioni umane delle emozioni e dei sentimenti, che prima del peccato originale convergevano
“spontaneamente” verso la grazia, ora non sempre sono in sintonia con la grazia.
Ma a volte, un po’ come per Gesù nel Getsemani, ci può essere come una “distanza” tra il sentire umano e quello
soprannaturale non è dovuta allo squilibrio umano, ma all’abisso che c’è tra l’umano e il divino, che, però, la
fede unisce in un unico atto di amore, di fiducia e di volontà.

Progresso
Più si va avanti negli anni, più si “riducono” le potenzialità dell’immane gamma di possibilità che si hanno.
Avanzando, infatti, sebbene si schiudano continuamente prospettive, se ne chiudono molte altre.
Ma in questa chiusura tutte le potenzialità che non si “materializzano”, si realizzano attraverso ciò che si
concretizza, a seconda dell’amore che ci si mette. Nulla viene distrutto.
Essere liberi significa scegliere che, in un certo senso, significa rinunciare a delle opportunità, ma per realizzare
spiritualmente tutte le nostre possibilità, a seconda, però, della misura della nostra fede.
Progredire è finalizzato a raggiungere una meta in cui tutto si realizza nel “Tutto”.
Tutto è potenzialmente nel Principio (che sta al principio) e tutto si realizza nel Fine (che sta alla fine).
Il Principio rivela fa Fine e la Fine realizza il Principio.

Apertura e prudenza
Essere aperti non significa essere creduloni. Già il termine “apertura” rimanda a una porta o, comunque, a un
passaggio tra un posto e un altro che sta all’esterno. L’apertura, infatti, non può esistere in uno spazio libero, ma
è una via di comunicazione tra uno spazio e un altro spazio.
Infatti, se c’è un’apertura, si deduce che c’è un interno e un esterno, e che non tutto ciò che è all’esterno va fatto
entrare all’interno. Perciò occorre prudenza che, lungi dal limitare l’apertura, la realizza.
E nell’ovile di Gesù, Gesù stesso, che è la Verità, è la porta.
Infatti, essere totalmente chiusi o totalmente aperti è la stessa cosa: se il locale è chiuso diventa un “tutto”
angusto, perché non è vero che è tutto, mentre se lo spazio è totalmente aperto tende all’uniformità, che è una
forma di chiusura.

Provvidenza
Spesso ci si chiede perché, se esiste la Provvidenza, ci sono persone, anche di fede, a cui manca perfino il
necessario.
Si possono dare più risposte, ma il fatto è che la Provvidenza supera i confini dei soli bisogni materiali. E’ più
vasta e ha come bene supremo la salvezza dell’anima e la santità.
E’ vero che Gesù ha parlato di Dio che provvede alle cose materiali, ma ha anche parlato, ad esempio, di
persecuzioni e della possibilità di essere chiamati a dare la vita per lui.
Il Vangelo è un tutt’uno.
La Provvidenza a volte è visibile e si concretizza, altre volte richiede piena fiducia, e spesso i due aspetti
convergono.
Se consideriamo la provvidenza divina in senso largo, allora la possiamo identificare in tutto ciò che ci capita,
perché in tutto Dio agisce e manifesta la salvezza, ma se la consideriamo in senso stretto, la possiamo
considerare come un aiuto speciale che, in genere, si manifesta in modo ordinario anche se spesso lascia stupiti.

Solo in Dio si realizza l’umano


Tutto, in qualche modo, manifesta Dio. Ad esempio la vanagloria manifesta la giusta esigenza di essere
apprezzati che, però, si realizza solo nel donarsi umilmente agli altri e soprattutto Dio, che è quello che
veramente ci apprezza e che è il principio della nostra realizzazione anche in rapporto agli altri.

Società perfetta?

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Se, per assurdo, un giorno vi fosse la società perfetta e la tecnica provvedesse a tutti i bisogni e desideri che
l’uomo può pensare, l’uomo attenderebbe ancora una salvezza più grande di lui e che non viene da lui.
Anche se in tale società fossero tutti santi, l’uomo attenderebbe una salvezza più grande che non viene da lui.

Corpus Domini
Che Dio viene prima di tutto non significa che l'80% del nostro amore deve andare a Lui e il resto al prossimo.
Significa amare solo Lui del suo stesso amore, che non esclude, ma include tutti.
Per questo Gesù ci dice che il Padre ci ha amato come ha amato lui.
Come il Padre ama il Figlio e in questo amore “comprende” anche noi, così il nostro amore preferenziale e
assoluto verso il Figlio, che si è fatto Eucaristia, deve “comprendere” anche l’amore verso il prossimo e verso il
corpo del prossimo, cioè un amore concreto, così come è “concreta” l’Eucaristia.

Pace di Dio
Non si può giudicare nessuno, ma proclamare la verità significa già mettere ordine: sarà la verità a giudicare,
cioè a discriminare.
Alla stessa maniera, il fare giustizia umana, che mai va disgiunta dalla misericordia divina, è un iniziare a
operare per la giustizia e, perciò, asseconda l’ordine divino anche quando il colpevole di qualche reato, davanti a
Dio, fosse migliore di chi ne giudica umanamente la colpevolezza.
E’ comunque un’operazione secondo verità, anche se parziale. Purché non si separi dalla verità totale, altrimenti
sarebbe parzialità.
La giustizia piena la realizzerà il Dio della pace. Quella pace che si trova nell’offrire tutto a Dio, anche le
ingiustizie subite.

Stoltezza
Chi va all’inferno per Gesù è “stolto”, cioè è un “idiota”, cioè è reo di stupidità colpevole, in quanto voluta.
Chi si ribella a Dio, ovviamente, non sa quello che gli spetta.
Egli, infatti, “prima” deve volontariamente rifiutare la grazia, senza la quale il giudizio si corrompe e si diventa
“stolti”.
Così le anime corrotte, in genere tendono a pensare che Dio si può “raggirare” e vogliono approfittarne.
Perciò chi si danna non compie un atto di ribellione, sì disperato, ma anche grande, ma compie solo un atto della
volontà che, al di là dei modi con cui si manifesta, è perverso e vigliacco.
Ma attraverso la grazia che illumina la ragione, fino alla fine può capire quanto è “stolto” e ravvedersi.

Consapevolezza
Nella vita di fede la consapevolezza aiuta i mediocri.
I santi hanno fede sempre, mentre i mediocri fanno spesso di testa loro. Ma quando la prova si fa dura, quando
pare non esserci via di uscita, allora, pur tra le angosce tipiche dei mediocri (i santi hanno un tipo diverso di
sofferenze che nascono più dalla santità che dalla penuria di essa), la consapevolezza che Dio non abbandona
mai aiuta ad avere fede e a ottenere.
I santi non si insuperbiscono quando sono usati da Dio, anzi si umiliano. I mediocri, invece, devono stare attenti,
e la consapevolezza li aiuta.
Meglio essere usati meno da Dio senza peccare, che volere essere usati ma facendo di testa propria, e perciò
manifestando la propria azione più che il dono divino, a scapito della grazia.
Perciò la consapevolezza dell’umiltà può aiutare molto nel cammino di fede.
La mancanza di consapevolezza dell’umiltà, infatti, favorisce delle vere e proprie strutture di scandalo, che si
manifestano con espressioni di chi la sa lunga, col non ascolto, con un linguaggio da “iniziati”, ecc.

Dolore che supplisce


In modo schematico: Dio può supplire ai propositi non mantenuti a seconda del dolore provato, anche se la pena
per la colpa, quando di colpa si può parlare riguardo ai propositi, rimane.
Ma se il dolore per non aver mantenuto dei propositi procura un amore maggiore, dà più grazia che se i propositi
fossero stati soddisfatti con un amore minore.

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Moralismo e vera misericordia
Tipico del moralismo è equiparate la sofferenza dell’innocente, simile a quella di Cristo, a quella del colpevole,
che assomiglia a quella del demonio nell'inferno, quasi a giustificare il colpevole!
Ma una tale morale è diversa da quella della Chiesa. La giustizia umana, infatti, non contraddice la grazia della
misericordia ma, anzi, è prevista anche dalla morale cattolica.
Che poi la Misericordia di Dio superi la giustizia umana, è un altro discorso. Ma la Misericordia non abolisce né
la riparazione dovuta alla giustizia umana, né l’espiazione che procede dall’amore e che, perciò, deve
comportare il dolore (inteso innanzi tutto come atto interiore della volontà), senza il quale il rimorso eventuale è
senza amore e simile a quello dei dannati.
Non a caso per la morale della Chiesa se un ladro si pente è tenuto a restituire la refurtiva (a meno casi
particolari che rendono la restituzione impossibile o controproducente), altrimenti non può essere assolto. E non
a caso la Confessione prevede la penitenza, una forma (almeno parziale) di espiazione.
Del resto San Paolo è chiarissimo quando parla delle autorità civili che legittimamente possono detenere il
potere della spada.
Perciò certi scandali vanno denunciati per non far propagare il male.

Nessuno tocchi Caino


Quando Caino uccise Abele, il sangue di quest’ultimo gridò a Dio dalla terra e Dio vendicò Abele condannando
Caino, ma non volle che si uccidesse, tanto che sentenziò: “Nessuno tocchi Caino”.
Non volle neanche che lo si rinchiudesse in un luogo circoscritto, che allora non esisteva: Dio, per Caino, scelse
una pena secondo la giustizia umana che, in quell’epoca, potesse costituire una valida alternativa sia alla pena di
morte, che alla prigione: l’esilio dal consorzio umano. Una pena non da poco.
Ciò vuol dire che la società degli uomini, a cui Dio chiede collaborazione, amministrando la giustizia umana, ha
il potere di condannare il colpevole di un crimine così come lui ha insegnato con Caino. Ma lo deve fare
rispettando la dignità umana.

la gioia e il piacere
Che differenza c’è tra la gioia e il piacere?
Il piacere è legato soprattutto a delle sensazioni che, se lecite, possono essere ordinate alla gioia, mentre la gioia
è essenzialmente spirituale, in quanto coinvolge la natura spirituale dell’uomo, a cominciare dalla capacità di
amare: sia secondo la natura umana, che, soprattutto, attraverso la grazia (carità).
L’amore per i figli ci fa capire un po’ cosa significa la gioia spirituale.
Se un figlio sta male i genitori sentono come esigenza il partecipare alla malattia del figlio, lo stare con lui, e non
di andare a divertirsi, anche se a volte un po’ di “distrazione” aiuta nel fare in modo migliore il proprio dovere.
Questa partecipazione, anche se costa sofferenza, è più preziosa e realizzante del piacere che può dare il
divertimento, in quanto l’uomo è fatto per l’amore e si realizza solo attraverso l’amore: umano e, soprattutto,
divino.

Giustizia
L’esigenza della giustizia in sé stessa non è legata all’odio, ma all’ordine che favorisce l’amore.
Ma la “vendetta” si deve esercitare la società.
Perciò la vendetta personale, anche se improntata alla giustizia e non all’odio, va ricusata anche quando lo stato è
inerme (sebbene non deve esserlo), sia per non dare scandalo, sia per non creare un danno morale maggiore.
A meno che, forse, non si configuri come legittima difesa.

Misericordia divina
La Beata Madre Speranza di Gesù, ha scritto: “Gesù moltiplica il suo amore in proporzione alla miseria
dell’uomo” (G. Ferrarotti, “Madre Speranza Detti e Aneddoti”, Edizioni Amore Misericordioso, 2017).
Purché, peccatori o meno, la miseria sia riconosciuta.
Il fatto è che la Misericordia di Dio, senza rinnegare la giustizia umana, la supera così tanto da sembrare che la
contraddica, quando in realtà solo la “ribalta” nella nostra comprensione.

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Molto schematicamente si potrebbe affermare che la Misericordia:
- è disprezzata più di tutti dai “giusti” che si credono giusti,
- poi è disprezzata dagli ingiusti che si credono giusti,
- è poco apprezzata e in gran parte sprecata dai mediocri che, però, vivono in stato di grazia, e che sanno di
essere miserabili, ma più con la mente che col cuore,
- è molto apprezzata dai peccatori che sanno di essere tali e se ne dolgono e chiedono perdono a Dio,
- è ancora più apprezzata dai giusti che si credono ingiusti, come San Francesco,
- infine, è corrisposta al massimo possibile a una creatura, dalla Vergine Maria, che, pur essendo giusta e pur
sapendo di esserlo, attribuisce ogni merito a Dio

Bellezza
Schematizzando, possiamo considerare almeno 5 tipi di bellezza umana che, però, richiamano sempre lo spirito.
Quella data dalla simmetria; quella delle forme che tendono a richiamare l’essenza (ad esempio: in una donna la
femminilità che si personalizza); quella dell’armonia; quella dell’anima e quella della santità, in cui si manifesta
la bellezza infinita di Dio.

Realtà e verità
Oggi, che perfino in fisica, sebbene si operi attraverso quantità numerabili, le possibilità sembrano infinite, tanto
più sembrano esserlo quelle della realtà umana, con le sue innumerevoli possibilità, mutazioni, interazioni.
La realtà appare come liquida.
L’unico terreno solido e certo è costituito dalle leggi della razionalità (principio di non contraddizione, principio
di causalità…) e da degli “assiomi” che, se in matematica sono dati dall’uomo, in fisica dalle osservazioni, e in
filosofia dalle evidenze, riguardo la Fede, sono dati da Dio stesso attraverso la Rivelazione.
Se perciò è assurdo negare che la realtà, con le sue infinite possibilità, abbia l’aspetto della liquidità, è altrettanto
assurdo negare che esistono leggi universali che sono quello che sono, soprattutto riguardo la fede e la morale.

Empatia
Quando San Paolo parla di piangere con chi piange e ridere con chi ride, parla di un’empatia soprannaturale che
si manifesta nell’umano. Questa empatia soprannaturale è universale, anche se i sensi tendono a “concentrarsi”
sui casi che conoscono.
Perciò questa empatia, che vivifica e perfeziona l’empatia umana, non si riduce a un “mettersi nei panni di”.
Tutto ciò che si fa, se non si fa per Dio, lo si fa esclusivamente per se stessi, cioè per egoismo, e non ha nulla di
soprannaturale, mentre tutto ciò che si fa per Gesù, lo si fa con amore soprannaturale.
E tutto ciò che si fa per amore, lo si fa per Gesù.

Biologia
Forse la biologia, manifestando forme vitali che a qualsiasi livello potrebbero comportare delle novità, oltre a
rispondere alle leggi fisiche, potrebbe rispondere anche ad altre leggi, a seconda delle novità che comporta.
Questo è certamente vero per l’uomo. A esempio: il cervello umano ha una complessità tale, da fare riferimento
a una vita psichica che in qualche modo si fa espressione dell’anima razionale, e che si esprime e si serve anche
dell’intuizione, spesso dovuta a una rapida e inconscia elaborazione di informazioni “registrate”, dell’istinto,
ecc.
Vita che può interagire anche con le realtà angeliche e, soprattutto, con Dio, a cui tutto fa capo.

Azione di Dio
Se Padre Pio, così sensibile all’umano, non è mai stato in pellegrinaggio a Lourdes o a Loreto (a meno che non
vi sia stato in bilocazione), vuol dire che ne poteva fare a meno e che Dio ha supplito in abbondanza.
L’amore, infatti, supplisce a tutto facendo bastare ciò che si ha.
Per cui lì dove siamo e in ciò che facciamo con amore c’è la potenza di Dio.
Il fatto che Dio opera spesso in certi luoghi, non limita la sua potenza, ovunque noi siamo. In ogni caso i luoghi
santi possono eccitare all’amore, anche quando non vi andiamo: è la volontà di Dio che ordina le cose.

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Figli di Dio
Noi siamo figli nel Figlio e, poiché il Figlio è figlio unigenito, nell’Unigenito siamo, in un certo senso,
unigeniti pure noi. Cioè: siamo tanti figli, ma amati come fossimo unici in Gesù.

La lotta di Giacobbe
Giacobbe presso il fiume Iabbok, incontrò un "uomo" e lottò con lui tutta la notte, fino all'alba.
Quell'"uomo" era DIO.
Giacobbe faticò, come un figlio che lotta col padre.
All'alba fu toccato al nervo sciatico e rimase segnato, come quando un uomo incontra e si "scontra" con Dio.
Dio si rivelò: "Hai lottato contro gli uomini e contro Dio e hai vinto".
Come quando un figlio piccolo "vince" contro il padre.

Fariseismo
Il frutto del seguire tutti i Comandamenti ad esclusione del Primo è il fariseismo, che si concretizza
nell’aggiungere alla Tradizione di Dio altre “leggi”, che Gesù chiama “tradizioni di uomini”, che servono
proprio per aggirare la volontà di Dio, così come riporta il Vangelo.
Un po’ come accade oggi che si aggiungono regole umane (e alla moda) per far sì che l’omosessualità non venga
più considerata peccato.
Il primo dei Comandamenti è: "Non avrai altro Dio al di fuori di Me".
C’è formalismo quando si rispettano tutti i Comandamenti tranne il primo, che rappresenta anche lo "spirito"
della Legge, ma c’è formalismo anche quando non si tiene conto dello spirito che anima la forma, cosicché non
si possa tener conto della forma, per tenere conto di un altro “spirito” a cui dare un’altra forma.
Perciò l’insistenza sul pericolo del formalismo omettendo la necessità di seguire tutti i Comandamenti, è
pericolosa, perché può sembrare che basta seguire il primo dei Comandamenti per seguirli tutti, visto che tutti li
comprende.
Ma proprio perché il primo comprende tutti gli altri Comandamenti, tutti li richiede, e proprio perché rappresenta
lo “spirito” di tutta la Legge morale, in tutti si deve “incarmare”.

Fede e carità
Elasticità o rigidità?
Sono necessarie entrambe: se la ROCCIA deve essere rigida, la gomma deve essere elastica.
Allo stesso modo: se la fede deve essere "rigida" (non a caso Pietro significa “roccia”), la carità, che tiene conto
del cuore umano pieno di limiti e fragilità, di fatto ha una “raggio di azione” più ampio delle “regole”, anche se
non le contraddice.
Anzi, è proprio la carità che richiede di ricondurre gli smarriti dentro il recinto dell’ovile (cioè i confini che
delimitano la verità).

Buonismo
L’errore del buonismo consiste nel non considerare Dio e il suo amore.
Il buonismo considera solo un amore orizzontale, facendo a meno di quello “verticale”. E’ un amore non
trascendente, costituito solo da opere e regole.
Di conseguenza il buonismo prevede dei metodi rigidi.
Ma il guaio di questo “amore” ideologico è che tutti si credono buoni e nessuno sente il bisogno di convertirsi,
perché non si tiene conto dello Spirito Santo che illumina “quanto al peccato”.
Chi tiene conto dell’amore di Dio, invece, sa che “solo Dio è buono” e cerca di partecipare al suo amore col
cuore sincero.

Il Principio e il Fine
Meglio il passato o meglio il futuro?
In realtà, poiché la storia ha un principio e avrà una fine, che si concluderà anche in un fine, in un certo senso il
principio “comprende” tutto, anche la fine, così come la fine (e ogni momento intermedio) comprende tutto.

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Cioè: il “dopo” più che “inglobare” il “prima”, lo comprende come “riassunto”, mentre il “prima” comprende il
“dopo” in potenza.
Il progresso è il percorso della storia verso il suo fine, percorso che, a causa del peccato, non è mai “ottimizzato”
e, anzi, spesso deve attraversare gravi disordini.
Ma sotto un certo aspetto il “dopo”, preso a se stante, è “meglio” del prima, nel senso che raggiunge posizioni
nuove. Ma, anche, perde qualcosa di quelle precedenti.
In senso assoluto, però, non c’è differenza sostanziale, perché Dio concede a ognuno il meglio per salvarsi e
perché San Paolo scrive ai Tessalonicesi che non c’è vantaggio per chi sarà vivo al tempo della Parusia, rispetto
a chi è morto.

Vocazione
La prima vocazione dell’uomo, cioè la vocazione delle vocazioni, ovvero il principio e il fine ultimo di ogni
vocazione, è l’amore, e perciò la santità.
Il cammino di santità di ognuno è un mistero che Dio conosce. Egli che, come dice la Scrittura, non fa
preferenze di persone.
Egli solo tiene conto di tutto nella sua insondabile libertà e sapienza. Egli solo è il Giusto.
Noi, da Santa Teresina di Lisieux, sappiamo solo che Dio guarda con grande attenzione anche ai piccoli passi dei
piccoli e che in Paradiso ci saranno sorprese.

Significati
Se il mio cane è solo un animale, allora, per analogia, il Sole è solo un astro, la Luna una terra senza atmosfera,
il tramonto l’inizio della notte e un quadro una tela non più intonsa.
Senza riferimento all’uomo, nulla ha significato e tutto è solo materia.
Ma se il Creato non ha significato, neanche l’uomo, che si riduce a pura materia.
E’ l’uomo che dà significato alle cose proiettandovi il suo spirito.
Il mio cane, in quanto mio, è in relazione con la mia dignità: anche se non è una persona, non si riduce solo a
materia e cellule, così come un quadro di un artista non è solo tela e colore.
Il cane è frutto di scelte umane, di selezione voluta dall’uomo, di aspettative…
Pur rimanendo sempre e solo un animale, in un certo senso non è solo un animale. E questo perché,
semplicemente, così ha deciso l’uomo.

Ascesi e grazia
Come digiunare per Dio è una bella cosa, ma l’esagerazione può dare l’effetto contrario, così lo sforzo ascetico,
perché dove inizia l’esagerazione inizia a scarseggiare la grazia.
Lo sforzo ascetico è necessario, ma non esistono regole fisse, se non il lasciarsi guidare dallo Spirito.
Dio a volte può richiedere uno sforzo maggiore del normale, altre volte no.
Ma, come diceva Santa Teresina di Lisieux, ciò che conta è l’amore.

Tempo
Il tempo, in questo mondo, non può tornare indietro neanche con un miracolo, semplicemente perché Dio non fa
questo miracolo.
E’ un po’ come se le leggi del tempo appartenessero in qualche modo alla sfera della Rivelazione e, perfino, a
quella della legge morale: tornando indietro, o andando avanti nel tempo, è come se Dio si contraddicesse.

Evidenze
Con la crisi della fede, anche la ragione è in crisi. Infatti, col pregiudizio che non c’è alcuna possibilità che Dio
si possa rivelare, vengono meno anche le evidenze più elementari.
Ad esempio che l’universo non si spiega da solo ma che dipende da un principio che sta al di fuori.
Oppure che gli animali non hanno lo stesso valore delle persone, o che l’uomo, nonostante i condizionamenti, è
libero, o che il matrimonio realizza il suo significato solo come libera unione tra un uomo e una donna...

Razionalità del dogma

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Poiché il dogma è razionale, la razionalità è come la conseguenza del dogma.
Infatti, se i dogmi si esprimono razionalmente (pur rimanendo un mistero), cioè con le categorie della razionalità
umana, significa che questa, in se stessa, pur non essendo soprannaturale, è certa e sicura, e può essere illuminata
dalla fede, perché è creata da Dio, che vi ha lasciato l’impronta della sua razionalità soprannaturale e infinita.
La razionalità, perciò, è una verità umana evidente, ma che, pure, in certo modo è stata rivelata, un po’ come la
legge naturale sul Sinai.
Un esempio in riferimento alle tre Persone della Trinità: il numero tre è un concetto logico che, di per se, non
esprime il mistero di Dio, ma non lo contraddice, per cui è compatibile col Mistero di Dio e perciò a precisare
che le Persone divine sono esattamente tre.
Come la terza dimensione spaziale comprende la seconda, così il mistero divino comprende la ragione e la eleva.
Il numero tre riferito alla Trinità, perciò, non è un simbolo che rende meglio presente all’uomo il mistero di Dio,
ma esiste anche in seno alla Trinità: Dio è veramente Uno in Tre Persone!
Ciò non toglie nulla al mistero, ma lo evidenzia.

Il perdono
Di per se, più la psicologia umana è sana, più tende a perdonare, perché l’amore umano, l’amicizia, ecc.,
richiedono naturalmente il perdono.
Ciò che si oppone al perdono è la natura ferita dal peccato originale e le ferite del peccato attuale. Ma decisiva è
la volontà.
Se l’amore è soprannaturale, il perdono è soprannaturale, altrimenti è naturale, e più l’uomo si distacca da Dio,
più il perdono naturale si corrompe, trasformandosi in perdonismo.
Senza amore e, perciò, senza dolore ed espiazione attraverso i meriti di Cristo, non c’è perdono, ma perdonismo,
che a volte può rappresentare solo un modo per deresponsabilizzarsi, che è sorta di egoismo.
La grazia non solo eleva il perdono, ma lo perfeziona e agisce con una speciale azione guaritrice.
In generale, si può dire che la perfezione dell’autentico perdono naturale, coincide col perdono soprannaturale,
che lo assume e lo eleva.

Partecipazione divina alle sofferenze umane


Come l’onniscienza di Dio, che dal principio conosce chi si dannerà ma non per questo nega la salvezza a
qualcuno ma, anzi, tutti sono da lui predestinati alla salvezza a meno di un rifiuto, è un mistero che, però, non
contraddice la ragione, che sa che è così, ma non sa il perché è così, allo stesso modo, Dio, che in virtù della sua
Natura, solidarizza con il dolore dell’uomo senza soffrire, è un mistero che non contraddice la ragione.
Ad aver sofferto, però, è stata la natura umana di Dio, assunta in Cristo, e tale sofferenza si è in qualche modo
eternizzata pur rimanendo, in Gesù, circoscritta nel tempo, e pur essendo assunta dalla gioia.
Dio, infatti, ha patito per amore, e l’amore è sempre gioia, anche quando non è corrisposto: la gioia di Dio è
amare…

Sistema sociale
Se il sistema sociale è sbagliato, lo si deve al peccato dell’uomo che in qualche modo si concretizza con delle
strutture che generano ingiustizia.
Occorre perciò innanzi tutto combattere il peccato per migliorare il sistema, ma cambiare il sistema è un
incentivo a combattere il peccato.
Ma un sistema in qualche modo risentirà sempre dei limiti, delle imperfezioni e dei peccati umani, ma anche
degli atti di generosità e di amore gratuito che, oltre a combattere l’ingiustizia del sistema e supplire al suo
limite, conferisce alla società, attraverso la grazia, un surplus di giustizia.

La vocazione alla carità


Ognuno ha la sua chiamata, ognuno la sua vocazione, ognuno la sua missione.
Aspirate ai carismi più grandi, dice San Paolo. Ma il “carisma” dei carismi, è la carità.
La carità comprende tutti i carismi, i doni, i ministeri, le vocazioni.
I carismi si misurano in importanza riguardo al servizio, ma si misurano soprattutto ed essenzialmente riguardo
alla carità con cui si usano e si attuano.

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Se la carità è la vocazione essenziale, il carisma particolare è la vocazione relativa.
Un grande carisma può certamente incentivare la santità, ma indirettamente lo può fare anche l’umiltà di un
carisma di per se “piccolo”.
Dipende soprattutto dalla grazia che Dio conferisce nella sua libertà e dalla risposta dell’uomo.
Come azione carismatica, quella del profeta Elia appare superiore a quella di Giovanni Battista, ma come profeta
il Battista è superiore; e il più piccolo tra i battezzati è un profeta maggiore del Battista, ma il Battista, secondo
un’autorevole e antica tradizione della Chiesa, è superiore in santità.
Per cui la santità è la prima delle chiamate ed è la chiamata che, in qualche modo, riassume e supplisce tutte le
altre, secondo l’insegnamento di Santa Teresina di Lisieux.

Servizio
Viviamo in una società schizofrenica.
Da una parte la sensibilità verso i diritti umani è aumentata, ma dall’altra lo spirito di sacrificio (con cui spesso si
esprima l’amore) ha toccato i minimi storici.
Tradotto: la sensibilità verso gli altri è uno strumento che muove la volontà al servizio, ma non è il servizio.
Per servire occorre anche lo spirito di sacrificio che è mosso dalla volontà, che è mossa dall’amore.
Se non c’è sacrificio, anche se c’è sensibilità, non c’è amore, ma egoismo.
E l’egoismo influenza la stessa sensibilità, che spesso non vede dei diritti veri, mentre è attratta dai falsi diritti.

Rivelazioni private
Non c’è niente di male a non credere ad apparizioni o a manifestazioni soprannaturali che non sono state
approvate dalla Chiesa: in ognuno Dio agisce come vuole ed è meglio un eccesso di prudenza, che di
imprudenza.
Anche dei santi non hanno creduto a fenomeni che poi si sono manifestati come autentici.
Perciò, il messaggio di un’apparizione che dicesse che chi non crede all’apparizione è chiuso di cuore, è un
sintomo che probabilmente quell’apparizione non è autentica.
Per contro, non c’è nulla di male che, se Dio manifesta un carisma o una grazia, in un luogo come in una
persona, ci si senta attratti. E’ Dio che vuole così.
L’importante è non credere che una semplice grazia attuale, per quanto importante, coincida con la grazia della
Chiesa, e che il seguire una chiamata speciale sia importante come il Battesimo. Altrimenti sarebbe una
manifestazione di non-fede.
Gesù ha detto: “Hanno la legge e i profeti, se non credono ad essi, non crederanno neanche se vedono uno che
risorge dei morti”.

Fede e fiducia
La fede, che è un dono di Dio, va accettata con fiducia. Per cui: la fede richiede la fiducia.
Per contro, la fiducia in Gesù guida alla fede, che è ciò che Gesù, di cui ci fidiamo, dice, insegna, opera.
Per questo la fede, anche intesa sotto forma di articoli di fede, aiuta a fidarsi di Gesù.
La libertà cristiana, così come insegna la morale cristiana, è l’azione umana all’interno della volontà divina.
L’osservanza dei Comandamenti, perciò, non favorisce il legalismo, ma la libertà.

Il peccato non è necessario


Che il peccato è necessario, lo affermano certi protestanti.
E’ vero che Dio lo può permettere, ma per trarne un bene: se Dio lo permette, è perché la carità si sta
affievolendo.
La tempesta sedata da Gesù, riportata dai Vangeli, ne è un esempio: la poca fede degli Apostoli nonostante la
presenza di Gesù, non è un male necessario, ma un male che Gesù sfrutta a fin di bene grazie a un miracolo.
La mancanza di fede è il motivo non necessario che ha prodotto l’azione divina. Se vi fosse stata fede
sufficiente, non ci sarebbe stato bisogno di un intervento divino tanto visibile, e se la fede fosse stata
sovrabbondante, chissà come avrebbe agito il Signore.
Ciò che è veramente necessario per trarre fuori il bene, non è il male, ma la volontà di Dio che non vuole il male.

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Il destino di Giuda Iscariota non era già scritto e, perciò, il suo peccato, in senso assoluto, non era necessario.
Giuda non è stato predestinato a tradire Gesù, ma la storia è nelle mani di Dio, che tutto fa concorrere al bene.
Il peccato, perciò, può essere necessario solo in senso relativo, così come una malattia è “necessaria” per far
capire, a chi non capisce, quanto la salute sia preziosa.

Relazione con Dio e il prossimo


Ogni relazione nasce e si realizza nella relazione con Dio.
Come non è l’amore umano a farci scoprire l’amore di Dio, ma è l’amore di Dio che ci fa riscoprire l’amore
umano, a maggior ragione non si ama Dio per amore del prossimo, ma si ama il prossimo per amore di Dio.
Quando l’Apostolo Giovanni scrive che il comandamento del Signore consiste nell’amarsi gli uni gli altri, sta
parlando a una comunità di credenti, per cui dà per scontato che sta parlando dell’amore del Comandamento
nuovo, quello con cui Cristo ci ha amato.
In tal senso, amando il prossimo anche attraverso l’impegno sociale, i credenti testimoniano Cristo e le esigenze
del rapporto tra l’anima e Dio, in quanto essi sono collaboratori di Cristo nel portare la salvezza ed evidenziare
come è sempre dal rapporto tra Dio e l’uomo che nasce ogni bene per il mondo.
Ma se l’uomo vuole separare la sua azione da ogni riferimento a Dio, anche la giustizia umana si corrompe,
perché Dio non contraddice la ragione umana e perciò è conforme alla giustizia umana.
Rifiutando Dio, e perciò essendo contro Gesù, l’umano inizia a disumanizzarsi.

Virtù di Maria
La grazia più grande della Madonna è quella di essere Madre di Dio.
Ma forse le sue virtù vengono maggiormente evidenziate nell’aver corrisposto sempre, e al massimo livello
possibile ad una creatura, alla grazia di mantenersi immacolata da ogni peccato.

Esperienze
Come non conta ciò che si fa, ma l’amore che ci si mette, così non conta l’esperienza che si fa, ma come la si
vive.
Ci sono esperienze più grandi, posti più belli, vite più varie, ma conta l’interiorità.
Perché allora ci sono esperienze più grandi e posti più belli? Perché, quando ci sono, risalti più l’interiorità, e
quando non c sono, risalti più l’interiorità.

Legge e libertà
Quando San Paolo, in nome della libertà che viene dallo Spirito Santo, prende le distanze dalla Legge, per Legge
non intende i Comandamenti, ma la Legge mosaica, fatta di prescrizioni, che aveva lo scopo di educare il popolo
alla venuta di Cristo.
Egli perciò non dice di non tenere conto dei “paletti” della verità, cioè di ciò che è giusto, perché la vera libertà
non può fare a meno della giustizia, sia in campo morale, che in quello politico.
Di conseguenza, vero legalista non è chi tiene conto delle esigenze dei Comandamenti, che sono le esigenze
dell’amore, ma colui che segue le proprie passioni come fossero legge.
O che fa della legge una delle sue passioni, come i Farisei.

Sovranità dei popoli


Considerando il diritto ad appartenere a un popolo libero, e perciò sovrano, come un’estensione del diritto alla
proprietà privata, per analogia si può dire che, come la proprietà privata deve tenere conto del bene comune e
perciò deve contribuire a realizzare concretamente la destinazione universale dei beni del mondo, così la
sovranità dei popoli deve servire al bene comune e, perciò, a realizzare la libertà concreta delle persone in una
comunità concreta.
Il nazionalismo non ha nulla a che vedere con la libertà dei popoli, così come il vero diritto alla proprietà privata
non ha nulla a che vedere col liberismo e lo sfruttamento del lavoro.
Appartenere a un popolo è umano, per cui una multietnicità che consiste in un “meticciato” culturale da cui poi
far derivare un pensiero unico, è da combattere, perché innaturale. Va contro i popoli e conto l’incontro tra i
popoli attraverso la genuina multietnicità, che non può fare a meno del rispetto e dell’ordine.

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Popolo di Israele e popoli
I farisei del tempo di Gesù non sono i rappresentanti delle vere radici del popolo ebraico, sebbene alcuni
percorressero il mondo per fare proseliti e renderli, a detta di Gesù, peggio di loro, cioè più “farisei” di loro.
Chi rappresentava le vere radici dell’ebraismo era Colui che i farisei vedevano come un nemico: Gesù, che,
come vero Messia, mostra come solo attraverso le proprie autentiche radici (di popolo, ma anche di genere, ecc.)
in rapporto a Dio, ci si può aprire e mettere in relazione con gli altri, aprendosi a un universalismo che si realizza
attraverso la comunione, che comporta la piena realizzazione di ogni identità particolare.
Non a caso Gesù ha detto di convertire (non di dialogare, che è solo un modo di evangelizzare) tutte le genti,
ovvero i popoli e le nazioni, mentre i farisei volevano fare tutti giudei, cioè appartenenti al popolo ebraico.
Gesù vuole che tutti possano appartenere alla sua Chiesa pur continuando ad appartenere ai loro popoli, che non
sono certo entità fisse, ma rappresentano delle radici culturali particolari (a cominciare dalla lingua).

Norme canoniche
Se un sacerdote consacra il pane e il vino secondo le norme canoniche, infallibilmente rende presente il Corpo e
il Sangue di Cristo.
Allo stesso modo se il Papa proclama un santo, infallibilmente abbiamo la certezza che è in Paradiso.
Ma se, anche involontariamente, non si seguono le norme canoniche che la Chiesa si è data per diritto divino, in
certi casi tali atti potrebbero risultare invalidi.
Ad esempio: se un sacerdote “consacra” un’ostia non di grano, ma di riso, non c’è Messa.
E se, se possibile, canonizza una persona che non esiste o che, essendo stati stravolti i dati della sua vita,
considera martire quando, invece, ha rinnegato la fede, non c’è vera canonizzazione.

Grazia e liturgia
L’efficacia della grazia, sebbene dipenda in modo specifico dalla carità, dipende anche dalla fede che esprime la
carità e, poi, dai gesti che la Chiesa ha istituzionalizzato, e che sono legati all’espressione della fede.
Se la carità supplisce tutto, questa è legata anche alla fede e, di conseguenza, all’obbedienza ai modi di
esprimere la fede nella liturgia che, se non sono quelli giusti, si contrappongono alla manifestazione piena della
grazia.

Fede ed emozioni
Oggi si parla molto di fede incarnata, di essere sé stessi, di liberare la propria emotività. Ma, spesso, sembra che
il manifestare la fede attraverso le emozioni, per il cristiano “maturo” sia degradante.
Si dice: una cosa è la fede, un’altra sono le emozioni. Giusto, teniamone conto, tanto più che il peccato originale
ha corrotto anche le emozioni. Ma teniamo anche conto che la fede deve farsi vita e umanizzarsi. Perché, allora,
a volte, sembra che solo per la fede debba essere proibito incarnarsi nella psiche umana, nonostante sia la scelta
più fondamentale e coinvolgente che può fare l’uomo?
Forse perché l’uomo spesso ha paura di lasciarsi veramente coinvolgere?

Essenza
Ogni preghiera, se autentica, viene esaudita, anche quando non vengono soddisfatte le richieste esplicite.
Dio, infatti, esaudisce sempre le vere richieste del cuore umano, spesso inconciliabili con quelle esplicite, perché
egli va all’essenza.
A livello essenziale, Dio interagisce di più col più santo, ma a volte l’azione divina può apparire con più
evidenza in chi è meno santo, per vari motivi, tutti però finalizzati alla maggiore santità.
Ad esempio, in chi è più aperto psicologicamente.

Origine del male


Alla ragione è chiaro che il male esiste, che non viene da Dio, che è buono, ma viene da una volontà che rifiuta
Dio. Di conseguenza, alla ragione è chiaro che il male ha avuto un inizio.
Ma alla ragione non basta: perché gli “tornino” tutti i conti occorre qualcosa che la superi. Occorre la fede.

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Il male è negazione. E’ come dire, mentre splende il Sole, che il Sole non esiste, chiudere gli occhi e mettersi a
correre andando a sbattere.
Il male perciò, negando la verità, nega anche la fede e la ragione.

Provvidenza
La Provvidenza è sempre all’opera e si manifesta in vari modi e sotto varie forme, per condurre alla fede e,
perciò, spesso si compie pienamente solo attraverso la fede.

Realtà
E’ Dio che fa la realtà e rende evidente la realtà alla ragione e alla fede.
Ciò che distingue il sogno dalla realtà concreta è la coscienza di essere coscienti.
Quando il sogno e la fantasia favoriscono, come nei santi, la concretizzazione della fede nella carità, realizzano
l’uomo. Se, invece, si oppongono alla carità, lo alienano.

Effetti della preghiera


Con la preghiera si “entra” in ogni luogo e in ogni tempo, perché ci si relaziona a Dio, presente in ogni luogo e
tempo. Ciò avviene in modo mistico e misterioso, ma assolutamente reale e vero.

Sensibilità
La maggiore sensibilità umana di Gesù è dovuta non solo alla sua umanità incorrotta e perfetta, ma soprattutto
all’Unione ipostatica.
La Persona del Figlio, in quanto Dio, possiede una “sensibilità divina” infinita che, però, si umanizza nella sua
natura umana integrandosi ad essa, e limitandosi.

Ordinarietà
Se è vero che molti miracoli potrebbero accadere se vi fosse la fede, è anche vero che, per ottenere molte cose,
ordinariamente occorre il lavoro e l’impegno umano, a cui Gesù stesso si è sottoposto.
Egli, anche se in due occasioni ha moltiplicato il cibo, ordinariamente non fece così.
Dio vuole che, nel concreto, si agisca secondo la propria natura.
Perché dai Vangeli non risulta che Gesù abbia mai spostato le montagne?
Si possono fare varie considerazioni. In ogni caso i miracoli devono risultare utili all’economia della salvezza, e
Dio, ordinariamente, si serve della natura e rifugge la spettacolarità. Ma il principio che la fede può spostare le
montagne è vero, e non è detto che ciò non possa mai accadere.

Buona fede
Gli errori in buona fede procurano meno danni, sia perché posseggono meno malizia e sia, in genere, per una
speciale permissione di Dio.

Capire gli altri


Noi non possiamo capire fino in fondo né gli altri, né noi stessi, ma possiamo amare, che è più che capire solo
intellettualmente.
L’amore si comunica e, comunicandosi, insegna. Per questo tutti possono insegnare: perché possono comunicare
il loro mistero e, con il loro, il Mistero divino.
L’amore di Dio, infatti, comprende, purifica e innalza ogni amore umano.
Non c’è persona a cui non si possa in qualche modo annunciare l’amore di Dio, anche fosse molto più santa di
noi e conoscesse molto meglio di noi l’amore divino.

Fede
Nella fede Dio si rivela. Perciò, in un certo modo, la fede, quando è autentica, è già un’esperienza di Dio.
Conseguentemente, chi crede e non mette in pratica: 1) o non crede nelle parole di Gesù, cioè non crede
veramente, nel senso che crede a Gesù solo umanamente e non in modo soprannaturale; 2) o, pur credendo,
segue la carne e non lo Spirito.

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Opere
Le opere buone in stato di grazia sono essenzialmente divine. Perciò a volte potrebbe capitare che Dio si serva,
per attuare certi suoi piani, di una persona mediocre, mentre un grande santo potrebbe non fare nulla di
importante a livello visibile. Ma di fatto, più si è santi, più si collabora con Dio nell'opera di salvezza, che si
manifesta sotto varie forme.

Giustizia
La giustizia deve tenere conto non solo del visibile, ma anche dell’invisibile. Deve perciò tenere conto
dell’amore. E la giustizia divina, che è la vera giustizia che realizza ogni altra forma di giustizia, tiene conto
dell’amore di Dio, anima di ogni giustizia.

Piacere
In stato di grazia, il piacere fisico, in se stesso, ha il limite della materia. E' un po' come esplorare un mondo
bidimensionale.
Il piacere spirituale, invece, ha il limite dello spirito umano. Potremmo paragonarlo all'esplorazione dello spazio
tridimensionale.
Il piacere soprannaturale, pur nella sua limitatezza, sfocia in Dio. Si può paragonare all'esplorazione di uno
spazio infinito dotato di infinite dimensioni.
Ma corpo, spirito e anima sono un tutt’uno, per cui non si può parlare di piacere umano senza tenere conto non
solo del corpo, ma anche della psiche e dell’anima.
Se è conforme al bene spirituale dell’uomo, il piacere si realizza e realizza l’uomo, se è in contrasto al bene
spirituale, è un piacere fine a se stesso che aliena l’uomo.

Speranza
La speranza fa un po’ come già vivere il cielo e perciò, in un certo senso, fa già vivere anche le cose a cui sulla
terra si rinuncia e che mancano, o le cose che ancora non sono e che ritroveremo in Paradiso nella loro essenza
trasfigurata in Dio.

Dolore
Dio non permette il dolore inutile perché non gli piace il dolore, ma l’amore. Ma il dolore è finalizzato all’amore
e, se Dio lo permette, non è mai inutile, se non siamo noi a renderlo inutile per noi stessi. Così come possiamo
rendere inutile l’amore.
Il dolore può essere volontario, accettato o subito. Quello subito è più duro, nel senso che manca di speranza e di
amore. Ma anch’esso aiuta ad aprire il cuore in un moto di accettazione, anche solo sotto forma di sopportazione.

Sentire
Chi non sente non vive. L’odio e il disprezzo è sentire il non-sentire: un dolore maggiore del non sentire.
Come chi sta in stato di grazia, anche se in mezzo alla prova ha la gioia della speranza, così chi è in stato di
morte, anche se assapora la scorza della gioia, cioè il piacere distorto che dà il peccato, vive il dolore dell’anima,
cioè la disperazione.
Amare è sentire, ma un sentire che comincia dalla volontà di accettare l’amore. Un sentire vero.
Se la vita eterna è conoscere Dio, che è la Vita, i dannati sentono essenzialmente la non-vita.

Sacerdoti
La predicazione è particolarmente legata al ministero sacerdotale, come la santità.
Tutti devono essere santi, non solo i sacerdoti, e la santità, che è per tutti, è la cosa più grande.
Ma Dio ha deciso di legare, in modo particolarmente diretto, il frutto dell’evangelizzazione alla santità dei
sacerdoti e, anche, al loro zelo, che manifestano il loro ministero, senza nulla togliere alla chiamata e ai carismi
di ogni cristiano.
Nella Chiesa c’è comunione e tutti partecipano alla santità di tutti.

18
Talenti
Nella parabola evangelica dei talenti, Gesù dice che il talento di chi non lo ha fatto fruttare andrà a chi ne ha più.
Ciò comporta varie considerazioni. Ad esempio che, in genere, il piano divino in qualche modo si realizza
sempre, ma un po’ meno se qualcuno non fa fruttare i suoi talenti. Infatti, chi riceve il talento di chi non lo ha
fatto fruttare, non ne riceve il suo frutto, che ci sarebbe dovuto essere ma non c’è stato.
Però, dando il talento a quello che ha fatto un buon lavoro nel trafficare i talenti che gli sono stati affidati, Dio
vuole reinvestirlo bene, tanto che, in teoria, forse potrebbe anche recuperare quanto perduto, o anche di più.
Il regno di Dio è dinamico anche in relazione alla risposta umana.

Ateismo e testimonianza di fede


L’affermazione di ateismo è irragionevole: non vi sono i motivi. Non vi sono le prove, né scientifiche, né
filosofiche. Mentre la fede prova se stessa all’anima in modo soprannaturale.
Chi ha fede non ha bisogno di prove umane. A lui basta la Testimonianza, in cui opera la grazia.

Il carisma delle lingue


Come carisma, il dono delle lingue è opera di Dio. La psiche, però, può interagire con esso.
Di fatto, a volte, il canto in lingue potrebbe essere prevalentemente un’azione umana, ma, essendo una preghiera,
uno slancio del cuore, Dio la “assume” e in qualche modo la ispira, facendo sì che la grazia del carisma possa in
qualche modo operare.
Allo stesso modo le immagini mentali: anche quando non sono “direttamente” soprannaturali, in vario grado ed
in vario modo possono essere “assunte” da Dio.

Grazia
L’obbligo del cristiano non è quello di avere sempre una risposta per tutto o di manifestare sempre coraggio, ecc.
Ma è, semplicemente, quello di far agire la grazia, che darà ciò che è necessario. Anche risposte e coraggio.
Fondamentale, perciò, non è parlare, ma pregare.

Sapere
Sapere deriva da “sapore”, che coinvolge i sensi.
In tale prospettiva per chi ha fede in Dio e gli dà fiducia, sapere che si sta facendo la cosa giusta, sebbene la vita
possa “scorrere” senza soddisfazioni umane, come oggi molti hanno la sensazione che avviene, dà vera gioia.
Così come pensare a Dio può diventare un sentore di Dio, cioè una specie di “sentire” Dio.

La grazia comprende la legge


Come la grazia comprende e riassume la legge, che però va osservata (l’osservanza è una conseguenza della
grazia), così lo Spirito comprende la carne, che però deve seguire le leggi dello Spirito, che la realizzano
rendendola pienamente “carne” e perciò rendendola libera.

Preghiera
“Nel cuore dell’empio parla il peccato, davanti ai suoi occhi non c’è timor di Dio. Poiché egli si illude con se
stesso nel ricercare la sua colpa e detestarla” (Sal 36,2-3).
E’ vero che, come dice sant’Alfonso de’ Liguori, chi prega certamente si salva e chi non prega certamente si
danna, ma è anche vero che la preghiera, per essere tale, deve essere sincera, anche se fatta da un peccatore, che
deve avere, almeno remotamente e inconsciamente, la speranza di cambiare.
La preghiera sincera di chi non vive in stato di grazia, procura grazie attuali di conversione.

Redenzione
Il perdono che offre Gesù non consiste solo nel rimettere la colpa, ma contestualmente anche nel cambiare il
cuore.
E la vittoria di Cristo sui suoi nemici non consiste nel distruggerli, ma nel trasformarli e assimilarli a sé: solo chi
non si lascia vincere l’amore di Cristo andrà “nel posto da lui scelto” (At. 1,25).

19
Nel demonio il non voler amare e il non poter amare coincidono.
Dio, invece, ama sempre e i sui atti di amore rimangono in eterno. Anche l’amore verso gli angeli ribelli, che:
“torna a Dio, che lo ha dato” (Qo 12,9).
Gesù può trasformare i peccatori in figli di Dio: questa è la sua giustizia.
E’ l’anima dannata che all’inferno si rimprovera: Dio l’ha creata buona e ha scelto il male.
Non si pente, ma la sua natura di persona, anche se pervertita, in qualche modo la rimprovera attraverso la sua
stessa perversione.

Originalità
L’originalità intrinseca alla persona non dipende tanto dal fare o dal saper fare, quanto dall’essere.
La capacità di saper fare cose originali, che alcune persone possiedono in modo spiccato, è solo una
manifestazione particolare e visibile dell’originalità della persona, che più che manifestarsi in alcune opere, deve
manifestarsi nella santità. Ogni persona infatti è originale e perciò indispensabile nell’attuazione del primitivo
piano divino, il piano di salvezza totale.
Ogni persona è originale, sia per ciò che possiede che per i suoi limiti. Ma l’originalità si manifesta soprattutto in
ciò che più ci rende simili a Dio e che supplisce e incorpora ogni altra somiglianza: la santità.
Il bene si personalizza nella persona, evidenziando la sua originalità. Scegliendo il male, invece, è la persona che
si adegua al male.
La Vergine Maria, la persona umana più originale e libera, si esprime e si realizza nell’ubbidienza.
La Madonna non ha avuto le stimmate e non è stata nominata capo della Chiesa: non ne aveva bisogno. Ella è
Madre di Dio e della Chiesa e, soprattutto, ha avuto l’amore più grande.
Ella è la Madre per chiamata e per amore, per grazia e per risposta, è la Tutta Santa. Non ha bisogno di altro che
già non abbia perché l’amore supplisce e compendia tutti i doni divini.
La sua obbedienza ha fatto sì che Dio potesse manifestarsi con potenza e in modo originalissimo.

Beati i poveri
Perché per un certo cinema e una certa letteratura, in contrapposizione ad altre tendenze artistiche, è più
interessante la vita del povero che quella del ricco, anche se apparentemente il povero non fa nulla di
eccezionale?
Perché cerca di entrare nella profondità della vita, ad un livello in cui, in genere, la vita del povero si rivela come
più vera e più viva.
Di fatto la povertà evangelica conduce alla sensibilità del cuore e perciò fa “sentire” di più. La ricchezza, invece,
abbrutisce, come la miseria e più della miseria, perché è la peggiore forma di miseria.

Eroismo
Chi disprezza la vita, ha paura e chi confida nella propria forza, commette un atto di viltà.
Solo chi offre se stesso è un eroe.
Esporsi proditoriamente a pericoli per vivere più “intensamente” significa non saper vivere e non avere il
coraggio di vivere. Chi sa vivere, vive alla grande anche le cose ordinarie.

Attivismo
La giusta misura delle cose favorisce la loro interiorizzazione. Per questo i momenti di svago, quando non sono
esagerati, ristorano di più che il ricercare continuamente i “divertimenti” mondani.
L’offerta a Dio e il limite possono favorire e suscitare “emozioni” più “forti” che il fare.

Anima
Se le cosiddette esperienze di premorte, che comunque non giungono a termine se uno si risveglia, fossero, come
probabile, solo esperienze psichiche (per cui non visioni e neanche opera del maligno), potrebbero forse
dimostrare che l’anima è attratta, in vista dell’ultimo e definitivo incontro “personale” con Dio, verso il bene.
Bene che, però, non va rifiutato.
E forse potrebbero anche dimostrare che l’anima, al di là dei processi celebrali, “vede” e “sente” in modo
spirituale e, soprattutto, ragiona.

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Passione
Se non vi fosse stato il peccato originale la passione matrimoniale sarebbe stata travolgente ma senza
concupiscenza e squilibri, libera dai condizionamenti, ma sottoposta alla ragione e alla grazia, secondo la sua
natura. Così come altre cose.
E la “sensualità”, intesa come il sentire dei sensi, senza concupiscenza e disordine, non avrebbe un’accezione
negativa, ma sarebbe uno strumento atto a favorire la grazia.

Grazia ed emozioni
Si potrebbe forse dire che i sensi producono le percezioni; queste, interagendo con la psiche, originano le
emozioni che, interagendo con la volontà, generano i sentimenti.
La grazia guarisce, perfeziona ed eleva questa realtà.

Arte
L’arte deve procedere più che dalla ragione, dal sentimento che, se conforme alla ragione, la comprende
“sublimandola”, e la supera.
Abbiate gli stessi sentimenti di Cristo, scrive San Paolo: tali sentimenti sono, perciò, secondo la ragione.

Gratuità
Il principio della gratuità risiede in Dio.
Tutto ciò che noi facciamo ci arreca vantaggi o svantaggi. Ci arreca vantaggi soprattutto se agiamo per puro
amore: Dio, infatti, ricompensa generosamente l’amore, che in lui è intimamente associato alla gioia.
A Dio, invece, l’averci creato, l’essersi fatto uomo e soprattutto l’averci salvato per puro amore, essendo egli la
pienezza di ogni bene all’infinito, non ha recato vantaggi che non siano già in lui.
Egli ci ha creati senza necessità, ci ha donato la grazia senza necessità, ci ha redenti senza necessità.
Una gratuità “folle”, non soltanto perché ci fa un favore senza volere nulla in cambio (vuole solo il nostro bene
e, se chiede amore, è per amore, perché l’amore vero è universale, perché è bene, perché, per chi è amato, amare
a sua volta Dio e i fratelli, è gioia), ma anche perché ci offre una ricompensa soprannaturale!

Amare
Amare se stessi coincide con l’amare gli altri e, soprattutto, Dio, perché l’uomo si realizza se si dona: agli altri e,
prima ancora, a Dio.
L’egoismo, invece, è amare se stessi senza amare l’amore (che in ultima analisi è Dio stesso).
Ciò comporta usare gli altri per un falso bene verso se stessi.
Se la cosa è volontaria, si configura come peccato, se invece è involontaria, si configura come patologia.

Vita divina
Vivere, sapere, amare… in Dio è un unico atto d’amore. L’amore è il primo dei sentimenti e il sentimento
originale. Amare è “sentire” e perciò, in Dio, vivere è “sentire”, sapere è “sentire”.
Anche il dolore è un sentire, ma il dolore, in Dio, nasce dall’amore, e perciò è ripieno della sostanza dell’amore
e, di conseguenza, di gioia. Vissuto in Dio diventa “naturale” nel senso che è una naturale conseguenza
dell’amore e della volontà salvifica di Dio.
L’amore non consiste nella capacità di soffrire, ma nella capacità di desiderare.
Ma si ama anche a costo di soffrire, e si soffre per amare.

Chi siamo
Noi siamo più delle nostre opere, dei nostri pensieri, delle nostre parole. Siamo soprattutto ciò che significano i
nostri desideri più profondi, anche se inconsci, nell’offerta della nostra vita.

Amore come comunione

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Senza l’amore i contatti tra le persone sarebbero solo superficiali. Ognuno col suo mondo, coi suoi sentimenti ed
emozioni, sempre diversi. Come fare a partecipare veramente alla vita degli altri? Come fare a universalizzare la
vita di ogni persona? Con l‘amore di Dio.
L’amore non fa tanto capire di più o sentire di più. Spesso anche questo, ma fa soprattutto la comunione, che
tutto comprende.
L’amore rende vicini in modo essenziale, al di là del sentire e del capire umani, che si manifesta, per come può,
nell’accoglienza e nel servizio.

Gratuità
La gratuità e il bisogno di amare vanno insieme, perché siamo simili a Dio.
Nell’amore puro il bisogno rafforza la gratuità e viceversa.
Il divino realizza l’umano sia perché, sconfiggendo il peccato, permette all’uomo di essere se stesso, e sia, e
soprattutto, perché pone l’uomo al di là dell’umano, cioè nel divino. Che è il suo fine ultimo.

Universalità e intimità
Ciò che è intimo richiede necessariamente di donarsi e universalizzarsi pur rimanendo intimo, e ciò che è
universale si realizza necessariamente anche a livello personale e intimo.
Dio dice che lo si deve amare al di sopra ogni cosa e occorre amare il prossimo come se stessi: cosa c’è di più
intimo e, allo stesso tempo, universale, di amare Dio? E di conseguenza, dopo l’amare Dio, cosa c’è di più
intimo e universale di amare il prossimo come se stessi?

Carne e spirito
E’ lo spirito (e soprattutto lo Spirito Santo) a rendere pura la carne. Per questo la donna è bella.
Quando così non è, quando basta solo la “forma”, allora ci si apre ad ogni perversione.
Le forme sono belle soprattutto per quanto manifestano il significato che rappresentano, che è spirituale.
Cosicché l’uomo è attratto (sia in senso generale e ontologico, che in senso coniugale) dalla femminilità che si
manifesta nella donna e in una donna.

“Maschio e femmina li creò” (Gn 1,27)


Poiché i caratteri maschile e femminile sono in se stessi spirituali ma si manifestano anche esteriormente, si può
in qualche modo indagare su di essi, non solo partendo dalla verità rivelata, che è la cosa più importante, ma
anche a partire da ciò che è più sensibile ed esteriore, fino a risalire all’”origine”.
Cioè si può indagare anche cominciando a considerare le differenze ormonali e fisiche, per poi giungere a
conclusioni sulle differenze più profonde riguardo all’anima: lo Spirito, infatti, non contraddice l’umano, ma
Spirto e umanità si integrano per grazia.

Desideri. Desiderare qualcosa, anche di secondario, senza concupiscenza, come il voler riuscire bene nel proprio
lavoro, significa desiderare per amore. E perciò per la propria vera autorealizzazione, che si realizza nel servizio
a Dio e agli altri, a gloria di Dio.

Radicalità
Gesù stesso è l’esempio di come la radicalità deve integrarsi nel mondo: egli ha rispettato leggi e tradizioni, ma
ha combattuto l’ingiustizia e soprattutto ha portato la novità della grazia.
Ci sono vari modi di vivere radicalmente in modo conforme al Vangelo: quello di chi sceglie una vita agreste, di
chi si adegua agli usi dell’ambiente in cui vive (finché possibile), di chi fa vita “nascosta”, di chi è chiamato a
vivere in una comunità “forte”… Tutti, però, devono portare una novità che, sebbene si debba manifestare a
volte anche come di uno “strappo”, deve fungere da lievito partendo anche da ciò che c’è di buono nella società.
Rinnovare, infatti, per un cristiano non significa creare ex novo, ma ripartire da ciò che Cristo ci ha rivelato:
nella Rivelazione c’è la forza rinnovatrice.

Figli di Dio

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E’ commovente vedere come il Padre nostro, lo specchio e il modello di tutte le preghiere, è composto da
un’invocazione iniziale e, poi, da tutte richieste, nessuna delle quali, però, può essere scambiata per una richiesta
egoistica. Anche la preghiera di lode viene espressa sotto forma di richiesta.
E’ come se, in un certo senso, a Dio si possa accedere solo attraverso delle richieste, cioè solo attraverso un
rapporto da figli piccoli e bisognosi di tutto. Ed è sorprendente vedere come, in Cristo, è Dio a farsi a sua volta
piccolo e chiedere a noi di corrispondere al suo amore che ci salva.

Progetto matrimonio
Possiamo pensare che la bellezza fondamentale, propria di ogni persona, si manifesti in due espressioni: la
santità e l’originalità tipica di ogni persona.
Poiché queste due forme di bellezza interagiscono, chi desidera sposarsi deve tenere conto di ambedue, cioè deve
cercare di intravederle entrambe nel futuro coniuge, in modo da fare una scelta matura, ma capace di coinvolgere
il sentimento.
E le forme esteriori? Essendo espressione visibile della persona, vanno considerate, ma tenendo conto che la loro
percezione è condizionata delle conseguenze del peccato, che interessano più le circostanze che l’essenza, e che
si collocano più in superfice.
Nell’uomo l’innamoramento, e perciò l’attrazione, la passione, l’emozione, sono funzionali al matrimonio,
per questo occorre, senza negarli, andare oltre ai segni dell’innamoramento: occorre cercare di capire la
compatibilità della chiamata, che è una chiamata per due.
In tale progetto, che è dinamico e non schematico, Dio fa la sua parte, spesso aggiustando le azioni dell’uomo,
ma viene richiesta anche la parte umana, e proprio per questo è necessario guardare in qualche modo anche alla
compatibilità delle chiamate, delle volontà dei due, ecc.
Impossibile per l’uomo? Forse, ma non per Dio, che tutto supplisce.

Dio bambino
Gesù ama tanto i bambini perché rassomigliano in modo speciale al Padre.
Sì, Dio, solitamente rappresentato come un vecchio possente, è anche un Dio “bambino”. E’ in quest’ottica che
egli vede in ogni prostituta una potenziale dama e in ogni donnaiolo un potenziale cavaliere. Ed è in quest’ottica
che egli ci rinnova sempre la fiducia, anche se siamo sgangherati, fastidiosi e poco simpatici.

Falsi profeti
A volte i falsi profeti possono fare profezie vere? Generalmente no ma, a volte, probabilmente sì. Non sono forse
uomini, e come tali predestinati alla vita eterna? E molti non sono forse battezzati?
Possono fare delle vere profezie così come i mafiosi possono fare dei veri gesti di affetto verso i figli, che, però,
non cambiano la natura malvagia della loro testimonianza.

Dare a Gesù e ricevere da Gesù


Se nel fare il bene occorre vedere Gesù negli altri, così occorre vederlo anche in chi ci dona il bene.
Solo così il nostro amore in “uscita”, come in “entrata”, può soddisfare pienamente il nostro cuore, desideroso di
dare di più di quello che può dare e di ricevere di più di quello che gli altri ci possono dare. Anche se è meglio
dare, perché, per dirla con San Francesco, è dando che si riceve.

Collaboratori di Dio
Dio non ama gli altri col nostro amore, ma attraverso il nostro amore.
Certamente è importante anche quanta generosità noi mettiamo nell’amare.
Nel nostro amore egli vuole manifestare il suo amore illimitato e il suo modo di amare.

Talenti
I doni e i talenti vanno offerti a Dio, ma va offerto anche il non avere certi doni e talenti.
Il talento dei talenti è la grazia, che si incarna nella vita e, perciò, anche nei nostri doni e nella nostra mancanza
di essi.

23
Padre Nostro
Gesù nel Vangelo ha detto di pregare incessantemente. Ma ha anche detto: “quando pregate, dite: Padre
nostro…”.
Ciò vuol dire che, se è necessario che il tempo si faccia preghiera, è anche necessario che la preghiera si faccia
tempo.

Vero amore
“Se amate solo quelli che vi amano, che merito avete?”, chiede Gesù ai suoi ascoltatori. L’amore, infatti, deve
essere universale.
Questo principio può essere applicato anche ai buonisti: “Se vi prodigate solo per certi tipi di poveri, che magari
vi danno lustro sociale e soddisfazione a livello ideologico, ma tralasciate i poveri che non sentite dei vostri, o
magari tentate di sopprimerli, come fanno gli abortisti, che merito ne avete?”.

Tutto concorre al bene


Anche un atto malvagio in qualche modo si compie a favore della verità e in relazione ad essa, attraverso ciò che
gli manca.
Che l’uomo sia o no cosciente, “subisce” la verità anche attraverso ciò che manca ai suoi atti.

Infallibilità della Chiesa


Molti accusano la Chiesa Cattolica di pretendere di essere infallibile, ma tale pretesa in realtà è garanzia di
verità.
Come si potrebbe, infatti, richiedere la fede senza garantire l’infallibilità? Come si potrebbe pretendere di
proporre verità divine trascendenti in modo certo, senza testimoniare di essere infallibilmente illuminati da una
forza soprannaturale, da una forza, cioè, che non viene dall’uomo ma da Dio stesso?
Chi si vanta di non essere infallibile e propone una dottrina come fosse assoluta, o comunque come sicura, entra
in contraddizione con se stesso. Infatti: se la dottrina è sicura, lui è infallibile, ma se lui non è infallibile, allora la
dottrina non è sicura.

Linguaggio
Il linguaggio parlato è una prova dell’errore relativista.
Se si parla, infatti, si deve dare alle parole un significato condiviso e che non vari nello stesso discorso, e più i
soggetti del colloquio daranno un significato simile alle parole, più si capiranno. Ma questo richiede, alla fine,
dei concetti ultimi (almeno relativamente al linguaggio).
Il relativista vero, perciò, se vuole essere coerente non deve parlare o, se parla, deve sapere che non comunica
niente, per cui per lui non vale la pena parlare. Ma il relativista vero, e per di più coerente, è cosa più che rara,
perché la stessa natura umana induce a scegliere e, in definitiva, la scelta ultima si riduce a essere o con Cristo, o
contro Cristo.

Il giogo di Dio
A noi sembra che le nostre croci siano catene che ci impediscono di essere liberi. Questo perché il nostro punto
di osservazione è chiuso, interno al sistema delle nostre coordinate di spazio e di tempo.
Ma se, con l’aiuto della fede, spostiamo il nostro punto di osservazione all’esterno, possiamo vedere che stiamo
correndo, anzi volando, alla velocità della luce e che la catena che pensavamo ci legasse a terra, ci lega, invece,
allo Spirito Santo.

Profezia nella Chiesa e nel mondo


L’insegnamento della Chiesa spesso anticipa i tempi, ma i cristiani difficilmente lo seguono. E chi lo segue viene
visto come un “profeta”.
Come La Pira che, però, è stato un profeta non tanto perché ha anticipato il Vangelo, ma perché lo ha seguito. E
proprio per questo non era capito neanche da tanti cristiani!
I cristiani dovrebbero perennemente vivere, anche quando non ci sono le persecuzioni, in uno stato di “martirio”,
rinunciando ai privilegi che uccidono la grazia. Dovrebbero cioè vivere in uno stato di conversione permanente.

24
Preghiera
In sostanza la preghiera è una: quella di Gesù nei nostri cuori, che si manifesta in vari modi e varie circostanze.
La preghiera è offrirsi a Dio, entrare in rapporto con lui, attraverso la richiesta, la lode, l’adorazione, il
ringraziamento. Ogni aspetto della preghiera contiene tutti gli altri.
La prima espressione di preghiera è quella del figlio: vocale e semplice. Con questa preghiera, sebbene sia la più
“semplice”, si può chiedere e ottenere tutto, anche la più grande santità.
Di per se è meno “potente” delle esperienze mistiche, a parte la Messa, la cui realtà mistica, che si esprime con
parole e gesti, è intrinsecamente infinita.

Principi
I principi devono armonizzarsi.
Quello di pagare le tasse, con quello della giustizia, quello della sopravvivenza, quello di garantire i diritti
fondamentali (salute, studio, ecc.), quello per cui lo Stato, che è a servizio dell’uomo, non deve derubare i
cittadini, ecc.
Solo quando a tutti sono garantiti lavoro, casa, cure, studio… si possono modulare le giuste tasse.

Capi di Stato
La mistica Beata Elena Aiello, che pure disse che Mussolini ebbe l’anima salva e dopo vari anni di Purgatorio
volò in Paradiso, sembra dare la colpa della guerra mondiale quasi solo a Mussolini, mentre l’altra grande
mistica, suor Consolata Betrone, sembra quasi tralasciare le responsabilità dei capi di stato per evidenziare
soprattutto la corruzione della società. Perché?
Le due “visioni” o letture della realtà, non vanno contrapposte, ma integrate: ognuno ha la sua libertà e la sua
responsabilità, anche, però, a seconda della chiamata avuta, del ruolo, della grazia… E Mussolini aveva una
grande responsabilità.

Arte
Se in poche parole si dovesse definire il concetto di arte, si potrebbe forse dire che, essa, attraverso immagini e
suoni tratti dal mondo esteriore e presentate in modo originale, può aprire come delle porte sul mondo interiore
che, altrimenti, potevano rimanere chiuse.
Porte che, un po’ come lo Star Gate del famoso film, spalancano l’universo della psiche che, in qualche modo,
raggiunge l’anima. Universo enormemente più grande e profondo di quello da cui le immagini (e i suoni) sono
tratte. Sono le nostre anime ad animare il mondo, e nel profondo dell’anima c’è solo Dio.

Linguaggio
Il linguaggio rivela più quello che non riesce a rivelare che quello che è capace di rivelare. E più riesce a non
rivelare rivelando, più rivela.

Cuore e pratica
Dio guarda al cuore e considera solo l’amore. Ma la strada maestra per arrivare al cuore è quella di mettere in
pratica il bene che si conosce, per come si può.

Originalità di ogni persona


Ogni persona è un mondo unico e irripetibile di sentimento e di intelligenza. Solo che molti non solo non hanno
potuto sviluppare i mezzi naturali per esprimersi in modo adeguato secondo la natura umana, ma spesso è la
stessa natura ad essere inadeguata, cioè a non possedere criteri espressivi adeguati alla grandezza della
comunicazione umana, espressione dell’anima.
Di conseguenza l’uomo si deve adattare alle circostanze che la natura gli offre e in questo contesto si inserisce la
grazia di Cristo atta a comunicare e manifestare il Vangelo.
Un po’ come coi poveri: essi, in genere, sembrano quasi solo ricevere ed essere impediti a vivere delle grandi
esperienze di vita perché non possiedono mezzi adeguati, ma in Paradiso si vedrà come, in qualche modo, i
hanno vissuto più intensamente.

25
Come si vedrà che, attraverso il linguaggio umano, l’anima può comunicarsi ai sensi interiori degli altri, che
cercano di “tradurre” i segni materiali, e come la misteriosa comunicazione dello Spirito Santo avrà agito.

Fede e politica
Più si pretende di vincolare o far rappresentare la fede a un’idea politica (e tanto più ad una formazione politica),
più si va lontano dalla fede.
Cioè: idee e formazioni politiche possono cercare di essere compatibili e di ispirarsi alla fede, come la prima
Democrazia Cristiana, ma non di rappresentarla né, tanto meno, di “appropriarsene”.
E’ la fede che deve far cambiare la politica, i partiti e i politici, attraverso la grazia e secondo la morale naturale.

Unioni di fatto
Alcuni dicono che anche le unioni di fatto possono manifestare valori positivi quali la fedeltà, la pazienza, lo
spirito di sacrificio. Vero, ma tali unioni, in se stesse, sono un disvalore.
Cioè: possono essere i valori, quali fedeltà, pazienza, spirito di sacrificio, a manifestarsi, non grazie, ma
nonostante le unioni di fatto, anche se, se c’è la volontà umana di viverle seriamente, possono favorire lo
sviluppo umano di queste qualità, che però non fanno che evidenziare come le unioni di fatto siano in
contraddizione a un’unità profonda.
E lo sviluppo delle qualità umane, se vissute con apertura di cuore e sinceramente, si apre alla verità del
matrimonio.

Vera gioia
Se a una persona malata venisse servito un ottimo pasto, diremmo forse che “sta bene”? No di certo. Lo
diremmo invece di chi, anche dovesse mangiare spesso pane e cicoria, è in ottima forma.
Analogamente alla salute, e molto di più, Gesù fa stare bene, indipendentemente dalle “soddisfazioni” mondane
e dal giudizio degli altri.

Educazione
I valori, in se stessi, si insegnano senza imporli. Cioè si propongono motivandoli.
Educare significa anche dare dei principi di critica ragionevoli, che poi devono essere personalizzati.
Ma non bisogna confondere l’educazione, che consiste nel tirare fuori e far sviluppare le potenzialità, con il
metodo educativo: sarebbe una forma di ideologia.

Originalità
Schematizzando, nell’uomo potremmo considerare tre tipi di originalità (che però sono come un’unica realtà).
Il primo riguarda le caratteristiche della persona, soprattutto dell’anima.
Il secondo riguarda la chiamata di ognuno, unica e irripetibile.
Il terzo, che compendia un po’ tutto, consiste nella santità.

Giustizia dello Stato


Se l’animo umano è un mistero e se non si possono conoscere le colpe effettive di nessuno, come può uno Stato
perseguire chi commette reati?
Può farlo per il bene comune e proprio sapendo che non si può giudicare davvero nessuno, e perciò orientando la
giustizia terrena alla mitezza, perché il non farlo sarebbe peggio.
Tra vita interiore ed esteriore, infatti, c’è un legame.
Come le scelte ordinate al sentire della coscienza si ripercuotono sugli atti concreti, così la vita concreta in un
certo modo si ripercuote sulla vita dell’anima.

Segni
Cristo si manifesterà come Re dell’Universo solo alla fine dei tempi perché il suo regno si espande senza fare
rumore, come un albero che cresce.
I segni? Ci sono sempre stati, ma, appunto, sono solo dei segni: segni di colore in una tela in bianco e nero, luce
di fiammiferi accesi nel buio, in attesa dell'alba.

26
Cosa accadrà durante questo Giubileo della Misericordia? Senza uno sguardo di fede, forse nulla. Ma se sorgerà
l'alba in tanti cuori e ciò anticiperà l'alba del mondo, sarà stato un evento grandioso.
Di segni ne parla Gesù: “Farete cose più grandi di quelle che ho fatto io” e: “In quei giorni ci saranno segni nel
cielo…”. Di segni ce ne possono essere anche molti, ma, generalmente, l’uomo è chiamato a costruire la società
attraverso la sua opera ordinaria (con l’aiuto della grazia).

Incoerenza
Perfino il Vangelo può essere trasformato in un'ideologia quando si è incoerenti e non si vuole cambiare.
Quando c'è incoerenza, infatti, le cose sono due: o la dottrina e la grazia tendono a rendere coerente la vita ai
principi morali, o la vita incoerente ai principi morali tende a rendere “incoerente” la dottrina con se stessa (da
qui tante eresie).
Molto dipende dalla volontà personale.
Rimanere nell'incoerenza sapendo di essere incoerenti è molto doloroso e si rischia di impazzire, ma, alla fine, se
non si vuole finire folli, spinge a scegliere di tornare alla casa del Padre.

Intercessione
Quella di Maria è un’intercessione attraverso cui passano tutte le intercessioni, anche quelle rivolte
esplicitamente a particolari santi.
Infatti, se Gesù è quello che opera tutte le grazie, Maria ha la “supervisione” di tutte le preghiere.

Pratica
La realtà di ciò che sei, non è ciò che capisci col solo intelletto, ma ciò che vivi, perché, se anche non capisci
intellettualmente, la vita, che comprende l’intelletto, manifesta la realtà.
In Dio, infatti, la pratica e l’esperienza di vita interagiscono con l’intelletto e, nell’essenza, sono atti spirituali, in
quanto coinvolgono lo spirito umano, così come dimostra la pratica della preghiera, il più naturale e il più alto
degli atti umani, in quanto si apre al divino.

Probabilità
Per la ragione quante probabilità ci sono che esistano infiniti universi? Forse nessuna.
Perché dovrebbero esistere? Non si vedono e niente dice che siano necessari (se non per suffragare
pregiudizialmente le idee di qualcuno).
E quante probabilità ci sono che da un “caos” disordinato sorga un universo pieno di leggi o, se vogliamo,
regolato da una legge che armonizza ogni legge e ogni complessità? Senza Dio, praticamente nessuna.
Senza Dio non esisterebbe nemmeno il caos, e se, per assurdo, esistesse, proprio perché caos senza legge,
avrebbe per conseguenza “spontanea” solo il caos disordinato, perché, se per combinazione qualcosa iniziasse a
ordinarsi, subito l’ordine si disintegrerebbe perché instabile.
Perché il caos si dovrebbe ordinare, visto che le leggi non esisterebbero e che, perciò, l’ordine sarebbe come il
disordine?

Umiltà
L’umiltà si ha di fronte a Dio.
Se siamo nulla, per Dio e con Dio siamo “tutto” nel Tutto. Se non vogliamo la gloria, ma la vogliamo solo per
Dio, si realizza la nostra umanità che vive della luce riflessa di Dio.

Santità
In persone come Santa Gemma Beretta Molla, la santità si staglia in modo straordinario su dei “normali” eventi
di vita. Normali, ma che possono richiedere anche di arrivare al sacrificio estremo, come fu per lei.
Fu una santa esteriormente “borghese”, ma radicale nel vivere l’amore.
Si può essere “normali” o “speciali”, ma la santità è per tutti. Purché ci sia l’amore, che può manifestarsi in mille
modi.

Amore universale

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L’amore concreto nei riguardi del prossimo, che inizia dai “vicini”, deve essere espressione di un amore
missionario, così come l’amore di chi va in missione deve essere espressione di amore per il prossimo, che rende
prossimi anche i “lontani”.
Per questo l’amore per i migranti, se è sincero, non solo non deve escludere gli italiani ed essere così davvero
inclusivo, ma deve perseguire il bene comune.
L’amore per gli altri, infatti, se è autentico, è espressione dell’amore di Dio e dell’amore per Dio.
E’ un amore che vuole il bene per tutti, che vuole tutti felici, che compatisce tutti.
Un amore che guarda al bene e alla felicità dell’anima prima che del corpo.

Limiti
Dagli altri non dobbiamo aspettarci che possano estinguere totalmente la nostra sete di comprensione e
comunione. Nemmeno dai famigliari, che pure Dio ha scelto come suoi collaboratori per dare amore e ricevere
amore e, perciò, salvezza.
Nessuno può supplire del tutto all’amore di Dio, ma è Dio che supplisce ai limiti dell’amore umano, anche
quando, per grazia, diventa espressione del suo amore.
Certo, i limiti dell’amore degli uomini sono spesso dovuti al peccato e alle sue conseguenze, così come la carità
è dovuta all’azione della grazia: tali limiti, che per se stessi si oppongono alla grazia, vanno superati sempre più
attraverso un cammino spirituale.
Ci sono, però, anche limiti invalicabili, dovuti al fatto che siamo creature.
Solo i limiti di Maria Vergine sono talmente grandi che, in Dio, per Dio e con Dio, soddisfano pienamente la
nostra anima. Maria, infatti, è assolutamente inseparabile da suo Figlio che, con l’Incarnazione, si è limitato, ma
come può limitarsi Dio, che anche nel limite dona la sua stessa infinità.

Equilibrio di Gesù
Le parole di Gesù vanno messe in pratica, ma se ne mettiamo in pratica un solo brano, o un solo aspetto, la
testimonianza si squilibra e si fanatizza.
Occorre prendere tutto il Vangelo e vedere tutto alla luce di comportamenti di Gesù: ad esempio come si è
comportato coi poveri, con la preghiera, la sua drasticità e la sua comprensione, la sua radicalità ma, anche, il
suo equilibrio…

Generosità di Dio
Quando Gesù, nel Vangelo, dice che occorre perdonare sette volte sette, non intende dire che si deve perdonare
fino a 49 volte, ma che si deve perdonare sempre.
Allo stesso modo quando dice che, chi è generoso, avrà da Dio il centuplo, non intende dire che Dio fa dei
calcoli così come li faremmo noi.
Gesù parla in modo che possiamo capire, ma parla di cose del Cielo e, perciò, di misure smisurate.
Solo noi possiamo mettere dei limiti a quello che la generosità divina potrebbe fare in noi, che pure rimaniamo
esseri limitati, ma che anche partecipiamo all’infinità divina.
Non ci sono perciò dubbi: Dio ci dà di più di quanto dovrebbe per come siamo, affinché le nostre potenzialità
d’amore possano realizzarsi al massimo. Altrimenti non tornano i “conti”.
Con Dio, infatti, i conti tornano solo se non ci tornano.
Siamo limitati per natura e a causa del peccato, ma possiamo offrire a Dio il presente, il passato e il futuro in
anticipo, così come possiamo offrirgli le eventualità, le possibilità e ciò che non è stato, e ciò che non siamo.
In un certo senso possiamo offrirgli anche gli altri e, perfino, Lui stesso.

Genitori e figli
I genitori hanno il compito di essere i primi evangelizzatori dei propri figli, che non sono i loro, ma di Dio: essi
non sono genitori per essere serviti, ma per servire (cfr Mc 10,45).
Se la legge di Dio comanda ai figli di onorare il padre e la madre, essa comanda anche, e prima di tutto, di amare
Dio: l’onore che si deve ai genitori discende da Dio e a Dio è sottoposto.
Di conseguenza l’autorità dei genitori, posta al servizio del bene dei figli, non può essere esercitata al di fuori
dell’ambito stabilito da Dio stesso.

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Perciò i genitori, partecipando alle dinamiche dell’amore di Dio, che ci ha amato per primo, prima ancora di
esigere il rispetto, sono chiamati ad amare per primi (qui il prima non indica tanto un concatenarsi temporale di
eventi quanto, piuttosto, un ordine di conseguenza morale, che può manifestarsi anche temporalmente).
Poiché il rispetto non può che originare dall’amore e condurre a quell’amore che, come detto, i genitori devono
dare per primi, essi, prima ancora di essere rispettati, devono rispettare i propri figli, pur mantenendo il proprio
ruolo.
Perciò, nel quarto comandamento, che comanda di onorare il padre e la madre, è sott’inteso l’amore e il rispetto
che i genitori devono ai figli.

La bocca parla della pienezza del cuore


Gesù dice: “La bocca parla dalla pienezza del cuore” (Mt 12,34), e “ciò che esce dalla bocca proviene dal
cuore” (Mt 15,18); mentre il salmo afferma che gli empi: “Parlano di pace al loro prossimo, ma hanno la
malizia nel cuore” (Sal 27,3).
Tali brani biblici non si oppongono ma, anzi, vanno integrati.
Gesù parla di ciò che si dice abitualmente, o ordinariamente, mentre il salmo si riferisce a parole ingannevoli.
Se, ad esempio, chi usa parole volgari tende a vivere la volgarità, peggio ancora è la situazione di chi vive la
volgarità ma la camuffa usando parole oneste solamente per ingannare chi ascolta.
In tal caso al peccato della volgarità si aggiunge quello della menzogna, che anch’esso esce dalla pienezza del
cuore: se è cattiva l’essenza delle parole, è tutto cattivo: le parole umane, infatti, tendono a comunicare l’anima,
e se l’anima è cattiva, comunicano cattiveria, perché è l’anima che usa le parole per manifestarsi, a volte anche
quelle buone, che però portano ad atti malvagi.
Come quando il demonio, attraverso coloro che possedeva, gridava che Gesù era il Figlio di Dio, e Gesù lo
zittiva e liberava gli indemoniati.
Mentre, nella Chiesa, il significato spirituale delle parole non contraddice il significato letterale, ma lo supera
andando nella stessa direzione.

Santità
La santità è la risultante della vita in Dio e di tutto ciò che uno è stato ed esprime ciò che è a livello essenziale.
E’ l’amore, infatti, che misura la fede, e non la fede esplicitata a esprimere l’amore compiutamente.
L’amore è più della fede e di tutto è misura.

Vangelo
E’ un dato di fatto che il Vangelo è esigente, e non può che essere così, perché la verità è quella che è.
Ma, nello stesso tempo, è anche evidente che il Vangelo è amore e misericordia, cioè amore che viene incontro e
non tiene conto. Un amore più grande della giustizia (non che non ne tiene conto, ma che la integra superandola
senza contraddirla).

Parola divina
Capire la Parola di Dio è importante, ma quando la Parola si fa vita, quando è acqua che disseta, quando è per te
qui ed ora, quando “corrisponde”, allora ne fai esperienza.
L’esperienza è più che capire, ma non fa a meno del capire, anzi lo porta a compimento.
Forse si potrebbe dire che l’esperienza è il capire più il sentire, nell’autenticità e nella verità.

Preghiera
Quando non si ottiene ciò che si chiede in preghiera, in molti casi il motivo è che manca la fede necessaria.
Infatti, la mancanza di fede non consiste solo nel non credere in Cristo, ma si manifesta anche attraverso vari
altri atteggiamenti.
Ad esempio manca di fede chi, pur credendo, agisce come se Dio non fosse fedele e non meritasse fiducia, chi
mette delle condizioni a Dio, chi non accetta con fede il fatto di non essere esaudito, chi confida nelle sole forze
umane…
E’ sbagliato chiedere a Dio e, nello stesso tempo, confidare in ciò che è umano. Occorre, invece, pur facendo
ricorso a mezzi umani, confidare in Dio. La fiducia, infatti, non va data a dei mezzi, ma a Dio.

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Maria: l'ubbidienza che libera
La Madonna si realizza pienamente nella sua maternità divina e, di conseguenza, anche verso gli uomini.
La maternità per lei è fonte di libertà, in quanto solo sviluppando la propria vocazione si è davvero liberi.
Inoltre la Madonna nella sua maternità ha trovato il centro della sua unicità e originalità.
Ciò che ha reso la Madonna così straordinaria è innanzi tutto la grazia ma, anche, la sua ubbidienza piena e
generosa alla grazia, e perciò alla sua vocazione, attraverso cui ha espresso se stessa.

Sincerità e ipocrisia
L’ipocrisia, che generalmente è di tutti gli uomini, specialmente di chi non si crede ipocrita, si manifesta
particolarmente nel giudicare gli altri e nel cercare false scusanti verso se stessi.
Dire ciò che si pensa è bene, se viene fatto a fin di bene, ma è male se è fatto per offendere o sfogare la propria
rabbia, in quanto non asseconda la verità oggettiva, ma le pulsioni soggettive. In tal caso è un atto ipocrita, in
quanto la “verità” viene detta in un contesto di menzogna, che la rende un atto di egoismo, anche se mascherato.
Se non c’è amore, non è vero che si dice ciò che si pensa, ma si dice ciò che sente.
Allo stesso modo il controllarsi è ipocrita solo se lo si fa per convenienza, mentre è da giudicare positivamente
se lo si fa per un’esigenza di carità.

Relazioni
Gesù, che come Dio non può essere se stesso se non il relazione con le altre Persone della Santa Trinità, non può
essere se stesso come uomo se non in relazione con la Chiesa e perciò anche con gli altri uomini.
Sì, la natura umana di Gesù è limitata e ha bisogno degli altri, anche se, essendo egli Persona divina e perciò
illimitata nella sua natura, tale relazione è speciale in quanto nella Chiesa egli è il capo.
Perciò è vero il famoso detto: “Non c’è Cristo senza Chiesa”.

Ateismo
L’ateismo, come fenomeno di massa, è nato in Occidente come conseguenza della ribellione alla Chiesa.
Cioè: l’uomo occidentale, pur di andarsene dalla Chiesa, ha negato Gesù, ma poiché non può esserci Dio più
buono di quello che si è rivelato in Gesù, per giustificarsi la stoltezza di rifiutare la manifestazione più alta
dell’amore, nega Dio stesso.
 
Dando, si riceve
Madre Teresa di Calcutta ha dato agli altri di più di quanto ha ricevuto?
A livello solo materiale, sì, ma nell’ottica di fede, se ha dato molto, ha anche ricevuto molto, in quanto ha dato
Cristo e ricevuto Cristo.
Lei ha dato di più perché ha amato di più ma, proprio perché ha amato di più, ha ricevuto molto di più.

Moralisti
I moralisti hanno una morale (di solito variabile a seconda delle convenienze) che insegnano con aria saccente
perché proviene da loro stessi. Anche quando dicono cose giuste, la loro morale è parziale, cioè è distaccata dal
resto delle norme etiche e dai suoi veri fini. Infatti si può parlare di morale senza averne l’autorità morale.
I santi, invece, cercatori di verità, credono in una morale che non viene da loro ma da Dio, e si piegano alle sue
esigenze sperimentandola sulla loro pelle. Essi, perciò, non la insegnano come “maestri” ma come discepoli e
testimoni.
Per questo, pur senza giudicare la buona fede di nessuno, sono molto cauto quando sento parlare di pace o di
democrazia o di legalità da chi è favorevole all’aborto.

Libertà e giustizia
La propria libertà finisce dove inizia quella degli altri. Anzi, la propria libertà inizia dove comincia quella degli
altri: l’uomo, infatti, si realizza soltanto in relazione con gli altri.
Di conseguenza la libertà di ognuno si realizza entrando in relazione con quella degli altri.

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Lo spirito della legge
Un giorno, incontrati 10 lebbrosi, Gesù li mandò a mostrarsi ai sacerdoti del Tempio.
Durante il tragitto guarirono tutti, ma di essi nove proseguirono il loro cammino, mentre uno, samaritano, tornò
sui suoi passi per ringraziare Gesù (cfr Lc 17,11-19).
Ingrati i nove, probabilmente tutti giudei? Di fatto, essi ubbidiscono alla lettera alle direttive di Gesù. Il
samaritano, invece, fa più di ciò che la sola lettera della parola di Gesù ha comandato. Egli non disobbedisce al
comando di Gesù (si presenterà poi dai sacerdoti) ma, entrando nello spirito delle parole del Maestro, non
attraverso un ragionamento, ma attraverso il cuore, ubbidisce più pienamente.
Egli, samaritano, non seguiva la lettera della legge mentre i giudei, che dalla legge avrebbero dovuto essere
favoriti, seguendola forse con amore mediocre, non ne hanno colto l’essenza e, forse, la loro abitudine a seguire
più la forma della legge che non la sostanza, li ha psicologicamente sfavoriti.
Il samaritano ci insegna la confidenza verso Gesù: egli è spontaneo e sincero e il suo timore di Dio non nasce
dalla paura, ma dall’amore.

Umanesimo vero e falso


E’ un bene che concetti quali: la pace, l’amore, la solidarietà, che sono essenzialmente cristiani, siano ripresi e
assimilati, anche se in modo imperfetto e limitato, da chi non è cristiano. Purché il significato che ad essi si
attribuisce sia secondo la verità, una verità magari non ancora piena, ma autentica.
Questo umanesimo aiuta l’uomo a raggiungere le soglie del Mistero, anche se da solo non può andare oltre.
Ma il non riuscire a penetrare il Mistero non significa chiudersi ad esso. Il Mistero, del resto, può rivelarsi.
Ma l’umanesimo non si deve chiudere alla trascendenza, altrimenti si falsificherebbe e, invece di realizzare le
aspettative dell’uomo, le mortificherebbe: una verità che riguardasse solo questa vita non sarebbe né vera, né
desiderabile.
Così i concetti di pace, amore, solidarietà, senza aspettative di infinito, non danno speranza. Per questo le
ideologie, togliendo all’uomo la speranza più grande, creano un “inferno” in Terra.
Se l’uomo vuole fare a meno di Dio e lo rifiuta, la pace diventa guerra, l’amore odio, la speranza disperazione.

Evoluzionismo
Se, per assurdo, la ragione fosse frutto esclusivamente della materia e perciò l’uomo non avesse un’anima
spirituale, la dignità umana sarebbe solo legata alla materia e dipenderebbe, al massimo, dal grado di evoluzione
dell’uomo.
Ammettendo questo, come in un gioco virtuale, immaginiamo di accelerare enormemente i tempi
dell’evoluzione fino ad arrivare a una nuova specie, superiore alla precedente, ad ogni generazione.
In tal caso da due umani si genererebbe una prole più evoluta della specie umana e superiore ad essa. E, perciò,
con più dignità e, anche, col “diritto” di nutrirsi dei propri genitori biologici, così come l’uomo fa con gli
animali, perché, di fatto, saremmo animali.
Se all’uomo si toglie l’anima, se ne fa una bestia.

Vero eroismo
La vita dei tiepidi è mediocre qualunque impresa facciano, mentre la vita dei grandi, che per chi ha fede sono
innanzi tutto i santi, è grande anche se non fanno nulla di appariscente.
Non che le opere umane sono staccate dall’essere, anzi sono un frutto di ciò che si è, ma la loro grandezza non si
riconosce dalla loro estrosità e appariscenza, ma dal loro contenuto.
Qualunque opera, anche buona, qualunque carisma, rispetto alla carità, è un po’ quello che è la circostanza
rispetto all’essenza, o l’apparire rispetto all’essere: la vera originalità è quella dell’amore, che si personalizza in
ognuno in modo singolare.
 
Annunciare la ragione per annunciare la fede
Molti presunti “studiosi” amano costruire le più svariate teorie “scientifiche” che, però, hanno spesso ben poco
di razionale. Così a volte si parla a sproposito di extraterrestri, Atlantide, viaggi nel tempo.

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Ma se fosse vero che la Terra è meta delle più disparate specie di extraterrestri, perché i governi, visto anche il
numero di coloro che credono agli extraterrestri tra, non mettono a disposizione della comunità scientifica i loro
reperti?
E se ai tempi di Atlantide gli uomini viaggiavano tra l’America e l’Europa per cielo e per mare, come molti
affermano, come mai in Europa le patate, il cacao, i peperoni, i pomodori, ecc. sono arrivati dalle Americhe solo
nel ‘500?
Se è vero che in futuro gli uomini viaggeranno nel tempo, come mai non ci imbattiamo mai in vacanzieri
provenienti dal futuro intenti a farsi un giretto attraverso i tempi passati?
 
La fede e la scienza
Oggi la scienza viene spesso proposta assolutizzandola, cioè come un’ideologia.
Di fatto molti scienziati, divorati da fanatismo di stampo religioso, "pontificano” di filosofia e religione, cadendo
nello stesso errore di cui accusano certi esponenti della Chiesa del passato, cioè lo “sconfinamento” in ambiti
non di competenza della loro materia.
Infatti, come in passato, a volte, i teologi si sono occupati di scienza a sproposito, così oggi molti scienziati si
occupano di teologia e filosofia a sproposito, con goffaggine e irrazionalità.

Laicità
La laicità è uno dei capisaldi della dottrina insegnata da Gesù: “Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio
quel che è di Dio” (Mc 12,17).
Gesù, separando il potere divino da quello umano, ha insegnato che il potere umano non può essere mai assoluto.
Nessun potere umano può negare all’uomo il diritto alla libertà religiosa e di pensiero.
La laicità inoltre, separando il sacro dal profano e il creato dal Creatore, contrasta l’idolatria e la superstizione e,
nello stesso tempo, favorisce l’indagine razionale, fino ad arrivare alla nascita della scienza moderna, che è
talmente funzionale da aver trasformato il mondo in pochi secoli.

Redenzione
Il perdono che offre Gesù non consiste solo nel rimettere la colpa, ma anche nel cambiare il cuore.
E la vittoria di Cristo sui suoi nemici non consiste nel distruggerli, ma nel trasformarli e assimilarli a sé: solo chi
non si lascia vincere l’amore di Cristo andrà “nel posto da lui scelto” (At. 1,25).
Gesù può trasformare i peccatori in figli di Dio: questa è la sua giustizia.

Cammino di fede
La grande mistica Marthe Robin diceva che Dio non permette che si perda colui che, anche cadesse, subito si
rialza.
Non bisogna essere né rigoristi, né lassisti: in ambedue i casi si dubita di Dio: il rigorista non si fida del suo
amore, mentre il lassista non si fida della sua verità e spesso se ne crea una propria fino ad abbandonare
totalmente la fede.
Solo chi, cadesse pure 10 volte al giorno, si rialza col proposito di non cadere più facendo affidamento sulla
grazia di Dio, ha l’atteggiamento giusto ed è incentivato ad essere sempre coerente.
 
Dio supplisce ai nostri limiti
Per l’uomo, essere finito, l’inadeguatezza può rappresentare un vantaggio, se viene supplita dall’amore: per chi
ama Dio, Dio è tutto in lui (cfr Col 3,11).
Per questo la povera vedova del Vangelo che getta nel tesoro del Tempio solo due spiccioli (cfr Mc 12,42-43) ha
dato realmente più di tutti: l’essenza del bene, incluso quello materiale, è compreso nell’amore.
Offerti a Dio, gli stessi limiti umani, analogamente al pane offerto sull’altare, si “eucaristizzano”.
 
Fede
Immaginiamo che a chi crede in Cristo fosse garantito successo, vita comoda, fama, ricchezza, salute e
soddisfazioni di ogni genere: vi sarebbero conversioni di massa al cristianesimo e i cristiani tiepidi

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diventerebbero fervorosi, se non addirittura “integralisti”. Probabilmente anche i Comandamenti sarebbero,
almeno nella lettera, messi maggiormente in pratica.
Tutto ha un prezzo, anche la salute e il successo: se andare a Messa garantisse una vita ricca di piaceri, tutti
sarebbero contenti anche se durasse tre ore e dovessero andarci tutti i giorni.
Ma dove sarebbe l’amore? E dove la fede?
Se, ad esempio, a chi recita un rosario venissero automaticamente accreditati 100.000 euro, e costui credesse in
questo, si potrebbe parlare di fede?
Colui che recita il rosario saprebbe che il suo conto in banca lieviterebbe, ma tale “sapere” difficilmente sarebbe
manifestazione di fede soprannaturale, ma sarebbe piuttosto un credere come quello di chi sa che domani il Sole
tornerà a sorgere.
 
Vita in Dio
Se Dio, come afferma sant’Agostino, è più intimo all’uomo dell’uomo stesso, in certo modo, attraverso lo
Spirito Santo, l’uomo è chiamato ad essere più intimo a Dio che a se stesso e a essere più in Dio che in se stesso.
In Dio l’uomo è più se stesso che solamente per se stesso. La grazia, infatti, eleva l’uomo a Dio facendo sì che la
natura umana, pur rimanendo se stessa, si perfezioni.
Il fine dell’uomo è oltre l’uomo: solo in Dio egli trova pienamente se stesso.
 
Vuoto di speranza: pieno di paure
Perché oggi, a detta di molti, l’uomo, pur avendo molto di più è, generalmente, meno contento che in passato? E
perché nelle società meno toccate dal consumismo, che è una forma di materialismo, generalmente si ride di più
e c’è una maggiore soddisfazione nello stare insieme?
Perché più c’è materialismo (“speranza” nella materia), più c’è carenza di Speranza in Dio.
 
Buona fede
In qualche modo il cristiano può considerare le persone in buona fede (e che cercano la verità), come dei “suoi”,
anche quelle che su tanti argomenti la pensano in modo diverso da lui.
Chi è in buona fede, infatti, se cerca la verità, anche se ancora non l’ha trovata, almeno remotamente ha lo stesso
fine del cristiano. La Verità della verità, infatti, è Gesù Cristo.

Povertà evangelica e miseria materiale


La povertà materiale, come la malattia, in se stessa non ha nulla di buono, tanto che in Paradiso non ci sarà. Ma i
poveri, come i malati, hanno un grande valore: come uomini ma, anche, come sofferenti. Inoltre, non fidandosi
delle proprie risorse, più degli altri tendono a fidarsi di Dio e a sperare in Lui.
Dio si serve anche della miseria per la salvezza, così come si serve del peccato.
Un ricco di beni non è il padrone delle sue ricchezze, ma lo è Dio. Egli deve solo amministrare i beni che ha, che
certo devono servire anche per la vita sua e della sua famiglia ma, in qualche modo, anche a tutta la società.
Egli, per essere un povero evangelico, deve condividere ciò che possiede e non deve amare le cose in se stesse.
Perciò non deve vivere nel lusso, che distrae da Dio.
San Francesco scelse la povertà radicale anche a livello materiale: egli, non avendo famiglia ed essendo un
consacrato, voleva essere testimone che, anche in questa vita, in certo modo si può, come in Paradiso, vivere
solo di Dio che a tutto provvede.

San Francesco
La povertà francescana non è come quella di Diogene, che pure per certi versi è encomiabile, ma è
essenzialmente cristiana. Non è solo una povertà che permette di sentirsi senza vincoli, ma è una povertà che,
vincolando a Dio, rende davvero liberi: l'uomo è libero solo essendo se stesso ed è se stesso solo in relazione a
Dio, perché l'uomo è una creatura, e solo come tale si realizza.
La povertà di Francesco è Dio: egli cerca solo Dio e usa delle cose create solo per dare gloria a Dio.
La povertà francescana non ha favorito l'ozio, che Francesco condannava, ma ha tolto ogni ansia al suo impegno
e al suo lavoro: la povertà evangelica non è per opprimere l'uomo, come qualcuno ha detto, ma per liberarlo.

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Cuore e ragione
In Dio: il cuore della ragione, è il cuore, e la ragione del cuore, è il cuore.
Tutto è cuore, cioè amore. Anche la ragione.

Umano e divino
Più l'uomo è umano, cioè più lascia spazio alla sua umanità, più tende al divino. Nello stesso tempo: più l'uomo
incontra Dio, più tende a umanizzarsi e, perciò, a spiritualizzarsi (cosa c'è di più umano dell'anima?).
Più un cuore è umanamente sensibile, più anela a Dio, e più un cuore incontra Dio, più si sensibilizza.
La Bibbia parla di un cuore di carne: cosa c'è di più carnale di una carne ripiena dello Spirito di Dio? E cosa c'è
di più spirituale dello Spirito di Dio che si “incarna” nell’Eucaristia e, di conseguenza, negli uomini?

Fede ed emozioni
In ambiente ecclesiale spesso si insiste perché la fede si "incarni" nella vita dei credenti. Eppure, per alcuni
cattolici “maturi”, le manifestazioni di gioia e le emozioni dovute alla fede sembrano disdicevoli, quasi che ciò
che è umano possa degradare il dono di Dio.
Naturalmente altro è l'emotività, altro è la fede, tanto che si può avere tanta emozione e poca o niente fede, in
quanto l'emotività dell'uomo corrotto dal peccato è anch'essa corrotta.
Certo, è la fede che conta, anche se non si manifestasse emozione, e certo occorre fare attenzione perché la fede
non sia basata sul sentimentalismo, ma il punto è un altro: perché solo per la fede dovrebbe essere proibito
incarnarsi nella psiche umana? Tanto più che quella della fede è la scelta più importante e coinvolgente della
vita?
Forse anche perché si ha paura di essere troppo coinvolti dal Vangelo?

Sogni e vita concreta


I sogni e la fantasia possono rappresentare uno svago, a volte anche sano e utile, ma non dobbiamo cercare di
realizzare la nostra vita nei sogni, ma i sogni nella nostra vita.
Non che i sogni debbano necessariamente realizzarsi a livello concreto. Anzi, molto spesso non si realizzano
concretamente, almeno non come noi ce l'aspettiamo. Ma si possono compiere misticamente e possono
comunque orientare la nostra vita in modo da lasciare come una traccia in come siamo e in come operiamo.

Santità
Se il dolore del pentimento di una promessa non mantenuta comporta più amore di quello che sarebbe stato se la
promessa fosse stata mantenuta, allora comporta più santità.
Ma, ordinariamente, il mantenere le promesse a Dio è più “naturale” e più giusto, mentre il non mantenerle è un
limite e, perciò, il mantenerle ordinariamente dovrebbe comportare un amore maggiore.
Ma se Dio permette il peccato è per dare un amore maggiore.
Dipende tutto dalla nostra generosità, anche se, di per se, il non peccare rappresenta una via privilegiata.
Come dimostra l’Immacolata.

Giudizi
I giudizi sulle persone non sono permessi non solo perché solo Dio è il Giudice, non solo perché solo Lui ha tutti
gli elementi e le capacità per giudicare, ma anche perché l'uomo esprime i suoi giudizi con malignità.
Chi giudica non lo fa per amore, non prega per il giudicato, per cui non può essere obiettivo nemmeno se ci
“azzecca”, né, tanto meno, può essere misericordioso.

Ninive
Dio disse al profeta Giona: "non dovrei aver pietà di Ninive, quella grande città, nella quale sono più di
centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra...?" (Gn 4.11).
La Ninive biblica era una grande e bella città, ricca di palazzi e di commerci. La sua cultura era raffinata e in
essa dimoravano artisti, ingegneri, commercianti e sapienti. Eppure Dio afferma che essi non sapevano
distinguere tra la mano destra e la sinistra.
I niniviti ricordano gli uomini del nostro tempo.

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Essi si convertirono: riuscirà a fare altrettanto l'uomo di oggi? Dio la grazia della conversione la dà: dipende da
noi.

Iniqua ricchezza
L'iniqua ricchezza, di cui parla Gesù nel Vangelo, non è necessariamente causata da disonestà personale, ma può
essere dovuta a un sistema economico e sociale sbagliato come, ad esempio, quello che oggi privilegia le banche,
le società per azioni, le coop, ecc. a discapito delle famiglie e dei soggetti più deboli.
Perciò chi, in questo periodo, non vuole che si applichi una patrimoniale perché, a suo dire, lui le sue ricchezze
se le è guadagnate col duro lavoro, non solo manifesta egoismo, ma non si rende conto che, per quanto si sia
dato da fare lavorando, le sue ricchezze sono dovute soprattutto ad un sistema iniquo che l'ha favorito.

Tirannide
Oggi si è tornati a parlare di tirannia, spesso a ragione, ma occorre essere d'accordo sul significato del temine.
Tiranno è, sostanzialmente, quella persona, o quel governo, o quello stato che, pretendendo di promulgare leggi
svincolate dalla morale naturale, si mette al posto di Dio estendendo il proprio potere, che è limitato, quasi
volesse costituire un nuovo ordine naturale.
La legge assoluta, che vale per tutti gli uomini, è quella che Dio ha iscritto nei cuori (anche se il peccato
originale spesso non ne rende facile l'interpretazione completa): è la legge naturale, che precede stati e governi.
Le leggi umane devono averla come punto di riferimento: solo così si può parlare di giustizia e, eventualmente,
di democrazia in senso pieno. Ad esempio, uno stato che ammette l'aborto non può essere considerato né giusto e
nemmeno democratico.

Fiducia
Se ogni volta che si dà la mano ad una certa persona si ricevesse una scossa elettrica, dopo poche volte a quella
persona nessuno più porgerebbe la mano. Mancanza di fiducia? No, piuttosto un atto di fiducia verso la scienza
della statistica, che pare funzioni bene.
Di fatto anche i più ottimisti la sera chiudono il portoncino a doppia mandata e serrano le imposte senza che
nessuno metta in dubbio la loro speranza per un mondo migliore.
Ebbene, Dio, con noi, si comporta come chi, nonostante le scosse ricevute, continua a porgere la mano a chi gli
ha sempre riposto con una scarica di corrente. Perché lui è Dio.
Ma, proprio perché è Dio, al contrario di noi che spesso siamo inaffidabili, è fedele e non delude mai.
Non conviene forse, proprio perché Dio è Dio, che noi ci abbandoniamo decisamente alla sua volontà?

Esperienze
Se il fare le cose permette di fare esperienze, l'attivismo e, perciò, la fretta, lo impediscono.
Fare esperienze, infatti, non coincide col fare le cose: il fare è spesso un mezzo per fare esperienze, ma queste,
essendo espressioni di vita, nell'uomo dipendono dall'anima.
Ma fare esperienze è soprattutto mettersi in relazione con Dio: noi siamo creati per questo e solo in Dio
passiamo fare esperienze profonde. Lo dimostrano i santi: sia quelli dalla vita più avventurosa, che quelli dalla
vita più ordinaria o nascosta.
Perché allora nella parabola evangelica del figlio prodigo, il fratello maggiore, che era sempre rimasto fedele al
padre, sembra quasi provare invidia per il minore, che dopo averne combinate di tutti i colori (aver fatto tante
esperienze, anzi, anti esperienze), fa anche una grande esperienza dell'amore del padre?
Perché, sebbene fosse rimasto col padre, non ne aveva ancora sperimentato pienamente l'amore.
Questo è ciò che può accadere a tutti se ragioniamo non secondo Dio, ma secondo il mondo.
  
Dare la vita
Dice la Bibbia: "Da questo abbiamo conosciuto l'amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo
dare la vita per i nostri fratelli" (1Gv 3,16).
Si può vivere, e anche morire, per dare la morte, come i terroristi kamikaze, e si può offrire l'intera propria
esistenza per dare la vita: la propria ma, soprattutto, quella di Gesù, come ha fatto madre Teresa di Calcutta.

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Chi ama come Gesù ci ha amato, cioè con amore soprannaturale, offrendo la propria vita, offre la stessa vita di
Cristo.

Perché la Croce?
La Croce è un mistero, ma non ha nulla a che fare col dolorismo e col masochismo, ma è in relazione con
l'amore e con la risurrezione. E perciò con la gioia della salvezza.
Se, ad esempio, qualcuno avesse un figlio gravemente malato, certo soffrirebbe e vorrebbe che il figlio guarisse.
Ma se un medico gli dicesse: "Non esistono medicine per guarire tuo figlio, ma ne esiste una che ti farà
dimenticare le sue sofferenze", penso che nessuno accetterebbe. Se, infatti, si ama il proprio figlio, si vuole in
qualche modo partecipare alla sua vita e, perciò, anche alla sua malattia.
Non lo si fa per masochismo, ma per amore.
E l’amore, che è più forte del dolore, assumendo la sofferenza, la ricolma in qualche modo di gioia.

Preghiera cristiana e yoga


La preghiera cristiana si contrappone allo yoga. Lo yoga, infatti, si realizza attraverso uno sforzo umano per
raggiungere la sfera del divino con le proprie forze. Sforzo destinato a rimanere frustrato perché il divino supera
tutto ciò che è solo umano e perciò nessuno sforzo umano lo può raggiungere.
Nella preghiera cristiana, invece, la parte umana, ispirata dalla grazia divina, consiste nel cercare Dio, nel
chiamarlo e nel lasciare che egli si manifesti. L'essenza della preghiera cristiana è la grazia di Dio: è Dio che
raggiunge l'uomo e lo innalza.
Lo yoga, perciò, di per se allontana da Dio, perché fa insuperbire, mentre nell'umile preghiera cristiana Dio si
manifesta.

Fatalismo
Il fatalismo spesso fa da pretesto al disimpegno.
Di fatto, molti che si definiscono "fatalisti", spesso, pur di mandare le cose come dicono loro, fanno di tutto
(tranne che pregare e abbandonarsi alla volontà di Dio), per poi consolarsi, quando le cose sono andate "male",
prendendosela col fato perché, tanto, "Se una cosa deve accadere, accade".
Noi non siamo padroni assoluti di ciò che accade, ma perché appellarsi al fato? Perché non appellarsi a Dio, che
può dare un senso a tutto?
Ciò che accade nel mondo è frutto di miliardi di libertà, delle leggi della natura, del rapporto causa ed effetto,
della casualità… Ma tutto è nelle mani di Dio, ed è questa la cosa importante.
E noi Possiamo fare molto: oltre ad essere padroni del nostro destino eterno, possiamo collaborare con Dio alla
realizzazione del suo piano di salvezza.

Matrimonio
Il Sacramento dell’Eucaristia e del Matrimonio si richiamano a vicenda. Dice, infatti, Gesù dell’Eucaristia: “Chi
mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in lui” (Gv 6,56); e del Matrimonio: “e i due
(marito e moglie) saranno una sola carne. Così non sono più due, ma una sola carne” (Mc 10,8).
Possiamo, perciò, quasi dire che l’Eucaristia è il “matrimonio” tra l’uomo e Dio.
In questi due Sacramenti appare evidente come la grazia soprannaturale si manifesti in quanto c’è di più carnale.
Nell’Eucaristia, infatti, si parla di nutrimento, e, di conseguenza, di mangiare, mentre nel Matrimonio entra in
gioco l’affettività, la sessualità, la procreazione…

Annuncio
Esistono 2 tipi di errore nell'annunciare il Vangelo: quello di annacquarlo per non urtare il mondo, e quello di
aggiungere alla sua "provocazione", un'ulteriore provocazione: la propria.

Progresso
La natura dell’uomo è quella di un essere libero e ragionevole ma, anche, dipendente dal Creatore, perciò le
conquiste scientifiche e sociali non possono essere usate in contrapposizione a Dio.

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Se facciamo guidare un’automobile ad un cieco, fa più danni che se va a piedi senza nessuna guida. Così, se la
ragione è cieca e non capisce ciò che è giusto, adopera anche le conquiste del progresso per una giustizia
soggettiva, che non la può soddisfare. Anzi, proprio tali conquiste divengono strumenti di oppressione.
L’uomo, volente o nolente, è ciò che è, cioè è come Dio lo ha creato, e non come lui decide di essere.
Per questo Gesù dice che solo la verità rende liberi.

Fede
Se hai fede quello che chiedi a Dio ottieni, e, se non l’ottieni, hai fede che è meglio così e ringrazi Dio.

Povertà francescana
San Francesco non ha scelto di essere povero per essere più libero, come molti credono, anche se la libertà ne è
stata una conseguenza, ma per essere con Gesù.
Per San Francesco la povertà consisteva nel rinunciare a se stesso per avere molto di più: Dio. Consisteva
nell’abbandonarsi totalmente a Dio.
La povertà francescana ha lo stesso significato che la Consacrazione alla Madonna aveva per San Luigi Maria
Grinion di Montfort, cioè è un mezzo per abbandonarsi totalmente a Dio.

Scienza e teologia
Al tempo di Galileo molti teologi parlavano di scienza a sproposito e fu lo scienziato pisano a insegnare loro un
po’ di teologia, ovvero che la Bibbia non tratta di scienza, ma di fede.
Oggi, invece, sono scienziati come Odifreddi a trattare goffamente di teologia, pretendendo di dimostrare
scientificamente che Dio non esiste.
Ci vorrebbero teologi che spieghino a Odifreddi che la scienza tratta l’immanente, mentre Dio è una realtà
trascendente.

Sostanza della fede


Se l’intelligenza illuminata dalla verità partecipa all’amore, vi partecipa anche il sentimento guidato dall’amore.
Un sentimento puro attrae alla verità così come il profumo di un fiore attrae le api, ma, data la corruzione della
natura umana dovuta al peccato, il sentimento risulta, di fatto, più insicuro della ragione, che può basarsi su
principi razionali che, se riconosciuti e accettati, ne garantiscono la correttezza e che, se è illuminata dalla fede
di cui la Chiesa si fa garante, può partire da coordinate certe riguardo la verità.
Ma il fine della ricerca non è tanto il sentimento umano, e nemmeno la nozione della fede, quanto la sostanza
della fede, cioè la realtà soprannaturale, cioè Dio stesso, che è carità.

Felicità
Dice la lettera agli Ebrei: “siate contenti delle cose che avete; perché Dio stesso ha detto -Io non ti lascerò e non
ti abbandonerò-” (Eb 13,5).
Forse non bisogna avere iniziativa? O l’aspirazione a migliorare in modo legittimo le proprie condizioni di vita?
No, perché san Paolo scrive: “Sei stato chiamato essendo schiavo? Non te ne preoccupare, ma se puoi diventar
libero, è meglio valerti dell’opportunità” (1Cor 7,1). Cioè: sebbene la vera libertà è quella interiore, se uno
schiavo secondo gli uomini ha la possibilità di diventare libero, è bene che ne approfitti.
Per Paolo cosa significa, allora, accontentarsi? Semplicemente che si può essere contenti ora, e senza
preoccupazioni, perché la gioia vera non la danno le cose che si hanno, ma Dio.
Oggi alcuni pensano che la libertà consista nel fare ciò che piace e cha la gioia dipende dalle esperienze sensibili
che si provano. Ma, se così fosse, vivremmo nell'angoscia, perché non riusciremmo a fare "tutto”, che sarebbe
comunque un “tutto” più piccolo del nostro cuore.
La vera libertà e la vera gioia dipendono da Dio. Per questo i santi sono i più felici.

Quesito ai buonisti
Supponiamo di vivere in un Paese in cui non esistono prigioni. E supponiamo che in questo Paese agisse un
serial killer compulsivo. Infine, supponiamo che, dopo numerosi ed efferati delitti, il killer venga catturato. La
domanda è: non avendo altre alternative tra lasciarlo libero o condannarlo a morte, cosa fare?

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Il senso del mondo
Sia per il credente che per il non credente, la creazione (il cosmo) non è una necessità.
Cioè: per il credente Dio poteva benissimo continuare a essere Dio senza creare nulla, mentre, per il non
credente, se invece di esserci qualcosa non ci fosse nulla, è la stessa cosa.
Ma se la creazione non è una necessità, Dio, creando, non avrebbe forse compiuto un’azione inutile? E, perciò,
senza senso? Ovvero una follia?
In un certo senso sì, ma, come scrive san Paolo, la follia divina è più sapiente della sapienza umana.
La follia di Dio è, infatti, una follia d’amore: il creato si spiega solo con l’amore e, di fatto, solo l’amore gli dà
un senso, una ragione e, di conseguenza, una razionalità.
In un mondo irragionevole, ammesso che potesse esistere, la scienza, che è invece frutto della ragione, non
avrebbe alcun valore.

Tutto
L’uomo vuole tutto ma, ovviamente, non può averlo, a meno che non lo cerchi là dove si trova: in Colui che è il
Tutto, cioè Dio.
Desiderare tutto è un “istinto”, un anelito del cuore insopprimibile: la natura dell’uomo, infatti, non si può
accontentare di nulla di meno. Ma, se l’uomo cerca il tutto nelle cose, rimane deluso, perché queste sono finite e
temporali e, al massimo, ci rinviano al Tutto.

Mistero
Templari, quarte e quinte dimensioni, viaggi nel tempo, scienze sconosciute o conosciute solo da pochi… per
Dio sono barzellette.
La sapienza del mondo, ci avverte san Paolo, davanti a Dio è stoltezza.
Egli, infatti, si fa trovare attraverso gesti e parole semplici, ma efficaci, perché non sono i gesti e le parole a
contare, ma lui che si manifesta in essi.
San Paolo scrive ai Corinzi: “…mi proposi di non sapere altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso” (I
Cor 2,2).

Vangelo e cultura
Al tempo dei primi cristiani, sebbene le scienze naturali e la tecnologia fossero ancora a uno stadio primitivo, la
capacità di astrazione del pensiero e la capacità di analisi degli uomini di cultura, i "filosofi", non aveva nulla da
invidiare a quella dei "sapienti" di oggi. Anzi, nella maggior parte dei casi, era superiore.
Come ha fatto il messaggio del Vangelo, annunciato da uomini semplici, formatisi in un popolo concreto e che
usava un linguaggio concreto, a fare presa sui pagani, greci e latini su tutti? Come ha fatto ad essere accettato da
molti uomini di cultura di allora, che poi lo hanno espresso, con grande successo, attraverso le categorie della
filosofia?
Per grazia.
La grazia, infatti, non è una forza che proviene dal mondo, ma è potenza di Dio. L'unica capace di cambiare un
cuore in profondità.

L'allegria dei poveri


Perché i poveri, quando non vivono in una condizione di miseria totalmente subumana, spesso manifestano,
come una volta anche tanti italiani, una spontanea gioia di vivere e un’allegria da far invidia a chi possiede tutto?
Perché essi, non volendo rinunciare al diritto di essere nella gioia, la cercano nelle cose che hanno, che sono più
essenziali e meno superficiali delle vanità mondane, e che richiamano al bene essenziale per eccellenza: Dio.
Essi, perciò, tendono a cercare la propria realizzazione più nel rapporto con gli altri (famiglia, amicizia,
solidarietà…), che non nei beni di consumo.
Non che i beni di consumo siano in se stessi negativi, solo non sono essenziali, ma solo dei mezzi, da cui però
l’uomo, come i bambini con le palline colorate, spesso rimane abbagliato e così li scambia per la fonte stessa
della felicità.
Non sono i beni materiali a renderci schiavi, ma l’avidità, cioè il desiderio di possedere, avere, fare...

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Certe cose si possono e, a volte, si devono desiderare, ma per un bene più grande che, perciò, non può non avere
una qualche ricaduta sugli altri.

Azione divina
Poiché Dio, per suscitare la fede, può usare anche il male a fin di bene, può usare perfino una setta: non perché la
setta è buona o possa dare la fede, ma perché è buono il cuore dell’uomo che cerca la verità, e tutto ciò che
l’uomo fa interagisce col suo cuore che è sottoposto a Dio.

Speranza
Soprattutto a una certa età non è raro provare nostalgia per certi aspetti della vita passata. Ma perché questo
sentimento?
La nostalgia, se non la si vive in modo sbagliato, favorisce la speranza. Infatti si prova nostalgia per il bene e la
gioia umani, o per ciò che si percepisce come tali, che si è sperimentati in passato e che si desidera in qualche
modo sperimentare ancora.
Ma il Bene da cui origina ogni bene è Dio, che non passa. La nostalgia, perciò, è, in ultima analisi, nostalgia di
Dio, ed è ordinata a proiettarci verso il futuro attraverso la virtù della speranza.

La grazia e l'umano
Se contiamo sull’umano, cioè se non ci affidiamo totalmente alla grazia, lo Spirito Santo si ritira in proporzione
della nostra sfiducia verso la potenza di Dio.
Per contro, se con la scusa che fa tutto la grazia, rimaniamo con le mani in mano, la grazia, che prende la forma
dell’umano e che su di esso si appoggia, non può manifestarsi.
Occorre, perciò, sviluppare tutto ciò che è umano, ma la fiducia va data solo a Dio, cioè si deve contare solo
sulla grazia.
Un famoso detto afferma: Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo che tutto dipende da Dio.
Cioè: noi siamo chiamati a mettere tutto ciò che abbiamo perché su quello agisce Dio, come in occasione della
moltiplicazione dei pani e dei pesci, in cui Gesù, partendo da ciò che aveva a disposizione, 5 pani e 2 pesci,
sfamò migliaia di persone.

Fede come antidoto al fatalismo


Se per fatalismo si intende il credere nell'esistenza di un una forza cieca e caotica contro cui nessuno può fare
nulla, allora contrasta con la fede.
Avere fede, infatti, comporta affidarsi a Dio, che può cambiare sempre la situazione e sempre a fin di bene e mai
in modo cieco. La fede, perciò, al contrario del fatalismo, elimina la paura e il disimpegno.
Dio chiede all’uomo di mettere a sua disposizione quello che ha, i suoi “cinque pani e due pesci” che, come
nell’episodio evangelico, può moltiplicare. Per chi ha fede, chi agisce è Dio che, però, vuole la nostra
collaborazione.
Dio, in certo modo, lascia in balia del “caso” chi è fatalista, così come lascia in balia delle sue sole forze chi,
escludendolo, confida in se stesso.

Rimpianti
A una certa età molte persone, anche credenti, hanno dei rimpianti perché ritengono che la loro vita sia stata
troppo "piatta". Ma, in genere, guardando con attenzione, tutti si possono accorgere che la loro vita è stata un
susseguirsi di emozioni, passioni, desideri..., anche se non sempre buoni.
Così, se a volte possono essere delle esperienze speciali a procurare emozioni, altre volte queste vengono
favorite dalle esperienze ordinarie, ma non per questo sono meno coinvolgenti.
Non è tanto ciò che si fa che conta, ma come lo si vive interiormente.
Per avere forti esperienze interiori, perciò, basta una vita normale. Anzi, una vita nascosta, per i santi, è più
indicata ad essere interiorizzata che una vita esagerata, tenendo però conto della vocazione che si ha.
In ogni caso, chi cerca la soddisfazione personale non riceve quanto vorrebbe e, poi, spesso ha anche rimpianti,
mentre i santi vivono più intensamente il “qui ed ora” e, per il resto, si fidano della misericordia divina.
L'esagerazione limita la sensibilità, così come l'esagerare nel bere non fa apprezzare cosa si sta bevendo.

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Le donne nella Chiesa
Il Papa reclama per le donne più potere all’interno della Chiesa e questo per molti sembra una rivoluzione. Ma,
in realtà, è un ritorno alle origini, cioè al Vangelo, che evidenzia come le donne sono costantemente presenti
come le discepole di Cristo.
Perché una donna non dovrebbe avere una certa autorità nella Chiesa? Un’autorità che non comporti l’essere
sacerdote e che sia compatibile con la sua natura? In una famiglia forse la madre non ha autorità?
Se le donne nella Chiesa fossero protagoniste non come caricature degli uomini, ma semplicemente come donne,
sarebbe un vantaggio per tutti.

Natura umana
In relazione all'uomo, che cosa è "naturale"?
Se per naturale si intende ciò che, di fatto, c'è, allora è naturale qualunque aberrazione: la prepotenza, la
violenza, lo sfruttamento, il razzismo, la guerra...
Ma se per "naturale" si intende ciò che è conforme al progetto di Dio, allora è naturale solo ciò che è buono,
morale, sano.
Infatti, se esistesse un uomo provvisto da due enormi zampe da rospo, anche se vincesse la medaglia d'oro di
salto in alto alle olimpiadi, più che un campione sarebbe considerato un caso patologico. Naturale, infatti, è ciò
che è umano.

Temperamento
Noi non siamo come appariamo o come crediamo: il nostro vero temperamento e il nostro vero carattere è quello
che avremmo se facessimo sempre la volontà di Dio.
Tutto il resto è falsità, sovrastruttura, incrostazione, maschera.
Solo adeguandoci alla volontà di Dio ci sentiremo realizzati.

Offrire a Dio
Gesù ha detto: “chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del
vangelo, la salverà” (Mc 8,35).
Dare la vita per Cristo è, infatti, la gioia più grande.
Gioia che, però, richiede una rinuncia: quella della propria vita, ma non per nulla, ma per Gesù, che è la Vita: la
Vita della nostra vita.
La vera rinuncia della propria vita è quella del cuore, ma, come per la povertà evangelica, questa richiede anche
rinunce concrete. Richiede di rinunciare alle cose che fanno “nostra” la nostra vita.
La rinuncia come atto del cuore, infatti, si alimenta con l’accettare, cioè con l’offrire a Dio, ciò che ci manca o
ciò che desideriamo e, anche, col fare delle rinunce volontarie a ciò che piace, anche se è lecito.
Ha detto Gesù: “non vi è nessuno che abbia lasciato casa, o fratelli, o sorelle, o madre, o padre, o figli, o campi,
per amor mio e per amor del vangelo, il quale ora, in questo tempo, non ne riceva cento volte tanto: case,
fratelli, sorelle, madri, figli, campi, insieme a persecuzioni e, nel secolo a venire, la vita eterna” (Mc 10,29-30).

Madre Teresa di Calcutta


Madre Teresa di Calcutta diceva alle sue suore: “I poveri devono fare il bucato, andare, scalzi, e dobbiamo farlo
anche noi. Dobbiamo scendere al loro livello per poterli sollevare… possiamo avere accesso al cuore dei poveri
solo se possiamo dire che anche noi viviamo come loro” (Madre Teresa, dove c’è amore c’è Dio, Rizzoli, BUR
saggi, pag. 210).
Qui il detto che se non provi una cosa non la puoi capire assume una connotazione infinitamente più alta della
sola esperienza umana. Per madre Teresa, infatti, il vivere con i poveri comporta un’esperienza mistica: così
come per collaborare con Gesù nel portare la salvezza accorre accettare le croci della vita, allo stesso modo, per
condividere la povertà di Gesù, che si è abbassato per sollevarci, occorre farsi poveri. Cioè occorre vivere da
poveri, coi poveri e per i poveri.

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Gesù, infatti, è chiarissimo e, in certi casi, pare non ammettere troppe interpretazioni: “Non fatevi tesori sulla
terra, dove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri scassinano e rubano; ma fatevi tesori in cielo, dove
né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non scassinano né rubano” (Mt 6,19-20).
Naturalmente ognuno avrà il suo modo di vivere la povertà, secondo quello che è il suo stato di vita e per quanto
risulta opportuno nella sua condizione, ma la povertà evangelica comporta sempre delle rinunce e delle scelte di
povertà concreta.

Vita ordinaria e straordinaria


La vita della Sacra Famiglia fu esteriormente molto ordinaria: Giuseppe faceva il carpentiere, Maria la casalinga
e Gesù, fino a quando non ha iniziato la sua missione pubblica, ha lavorato anch’egli come falegname.
Trent’anni di vita regolare, fatta eccezione del tempo trascorso in Egitto, che però non fu una crociera sul Nilo o
una vacanza a Sharm El Sheikh.
La Sacra Famiglia, perciò, ebbe quella che per molti è una vita monotona e noiosa. Una vita che molti
definirebbero come alienante.
Ma in realtà le vere esperienze di vita sono esperienze dell’anima e, in definitiva, esperienze di amore, perché
l’anima è fatta per amare.
Nella Sacra Famiglia, perciò, si è vissuto pienamente e la Madonna sicuramente avrebbe un’infinità di fatti da
raccontare, spesso anche “piccoli”, ma che hanno dato alla sua anima vitalità, con la partecipazione anche della
propria emotività.

Intelligenza di Dio e intelligenza dell'uomo


Dio ci aiuta immensamente più di quanto immaginiamo e, nello stesso tempo, noi siamo artefici di ciò che siamo
molto più di quello che pensiamo, nonostante i nostri condizionamenti e gli eventi del mondo che in gran parte
appaiono come causali.
Tutto dipende da Dio e tutto dipende da noi. Come è possibile?
La "matematica" di Dio trascende la nostra matematica senza contraddirla, così come la sua Realtà assume la
nostra realtà (compresa la casualità).
In Dio: amore, sapienza, intelligenza, onnipotenza... coincidono. Ma è l’amore a "comprendere" tutto.
Nell'uomo, invece, le capacità e i doni naturali non coincidono con il suo amore. Ma a "comprendere" tutto è
sempre l'amore.
Se così non fosse in Paradiso andrebbero i più capaci e il loro amore sarebbe pari alla loro intelligenza umana,
ma in Paradiso ci va chi ama Dio e il prossimo, e là la sua intelligenza trasfigurata e sarà proporzionata al suo
amore.

Intercessione di Maria
Chi comanda un esercito: il generale o il Re? Direttamente lo comanda il generale, ma il Re ha autorità sul
generale.
L’autorità del generale, perciò, è vera, ma è “assoluta” solo in senso “relativo”, perché è sotto il controllo del Re,
che detiene le vere “leve” del potere.
Ma, in relazione al Re, esiste un altro tipo di autorità, che non segue le vie gerarchiche o, se vogliamo, che segue
gerarchie diverse: è quella di appellarsi al Re, di chiedere a lui. Cioè è quella dell’intercessione.
Ma questo tipo di autorità il Re l’ha delegato a sua Madre.
Cioè: tutti possono avere potere sul cuore del Re, ma la petizione deve passare direttamente, o essere comunque
caldeggiata, dalla Madre del Re.
Il Re ascolta tutti suoi sudditi, e anche il generale è chiamato a intrattenersi con lui oltre i rapporti “ufficiali” del
suo ministero, ma il Re ha sempre vicino sua Madre, che ascolta.

Cercare la Verità
Chi non cerca la verità vive senza speranza, mentre chi la cerca spera di trovarla.
Chi cerca la verità, anche se non la vede, ne percepisce il mistero, ne ha il sentore. E perciò, in certo modo, già la
possiede.
Se il perseguire un sogno o una verità profana rende più viva la vita, quanto più il cercare la Verità?

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Se i cercatori dell’Eldorado, la mitica città d’oro, pur non trovandola, nel cercarla vissero mirabolanti avventure
e morirono nella convinzione che un giorno sarebbe stata scoperta, quanto più appassionante è il cercare la
Verità?
E chi la Verità l’ha trovata? Se davvero la ama, allora continuerà a cercare più di prima, come fece Schliemann
quando scoprì i resti della mitica città di Troia: egli, pieno di gioia e di desiderio di conoscere sempre meglio la
sua scoperta, iniziò un febbrile lavoro di scavi.

Amore e sacrificio
Chi prova "passione" verso qualcosa, la persegue anche a costo di sacrifici, come avviene quando ci si allena per
eccellere in uno sport.
Di fatto, la nostra passione per qualcosa che ci attrae si realizza pienamente col sacrificio o secondo quanto
siamo disposti a sacrificarci.
E se la nostra passione, e il nostro conseguente essere disposti al sacrificio, sono rivolti a Dio, non solo ci viene
donata la grazia, ma vediamo in qualche modo anche realizzate le nostre “passioni” autenticamente umane.
Quelle profonde.

Momenti
Ci sono momenti che sembrano contenere l'eternità.
Tali momenti non sono dovuti a esperienze "adrenaliniche", ma a contemplazione.
Ad esempio: infinite volte abbiamo guardato le stelle, ma poche volte le abbiamo veramente viste. E quelle
poche volte sono state quelle che hanno coinvolto la nostra anima più in profondità.

Sapienza
Scrive l'Apostolo Paolo: "la conoscenza (da sola) riempie di orgoglio, mentre l'amore edifica. Se qualcuno crede
di conoscere qualcosa, non ha ancora imparato come bisogna conoscere. Chi invece ama Dio, è da lui
conosciuto".
La vastità della cultura e del sapere è come una "forma" che richiede di essere riempita di sapienza.
Come chi vuole farsi grande deve farsi piccolo, chi si vuole innalzare si deve abbassare e chi vuole il primo
posto deve cercare l'ultimo, così chi vuole avere il dono della sapienza deve farsi folle per Dio, secondo gli
insegnamenti di Gesù.
Per conoscere davvero occorre imparare a conoscere, cioè occorre aprirsi alla volontà di Dio e al soffio dello
Spirito Santo secondo gli insegnamenti di Gesù e l’amore che egli ha donato, perché noi non possiamo arrivare a
Dio, e perciò non possiamo arrivare a conoscerlo e a conoscere il suo amore e la sua sapienza, ma Dio ci conosce
e vuole comunicarsi a noi.
Conoscere Dio, perciò, consiste essenzialmente di lasciare agire Dio in noi, che ci conosce.

Promozione umana
Gesù dice che col Giudizio universale i corpi risorgeranno e in tale occasione parla delle Opere di Misericordia
corporale.
Corpo e anima sono uniti come lo sono le Opere di Misericordia spirituali e quelle corporali. Gesù non esclude,
ma integra.
Perciò, nella Chiesa, l'evangelizzazione, la prima delle missioni, è inseparabile dalla promozione umana.

Desiderio
Solo chi aiuterà i fratelli nei loro bisogni sarà salvo. Ma il desiderio del cuore è fondamentale: come si può
peccare di adulterio solo con il desiderio di compierlo, così si possono fare le opere di bene senza desiderare di
compierle, se non per un altro fine.
Dice l’Apostolo Giovanni nella sua prima lettera, che l’odio è omicidio, anche se concretamente non avesse
seguito.

Pace di Cristo
Come una società ordinata non è da confondere con una comunità solidale in cui circola l'amore (anche se

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l’ordine sociale favorisce la solidarietà), così la tranquillità non è da confondere con la pace evangelica.
La prima è dalla terra, l'altra dal cielo.
La tranquillità si fonda sulle sicurezze umane, la pace sulla fiducia in Dio.
Se le confondiamo, Dio, allora, può toglierci un po' di tranquillità per farci trovare la pace.

Pazzia
La pazzia, come tutti i mali, è conseguenza del peccato originale.
Perciò, pur non essendo peccato, segue delle dinamiche per certi versi simili a quelle del peccato, e come la
pazzia aliena dalla realtà, così il peccato aliena dalla Verità evangelica, che è la Realtà della realtà.

Povertà evangelica
Scrive san Paolo: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura
divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la
condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi
obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2, 5-11).
Questa è la dinamica dell’amore di Dio, quella che c’è tra la Persone divine, che sia amano di amore infinito
donandosi vicendevolmente attraverso la loro stessa natura divina.
Le Persone divine, perciò, pur essendo infinitamente ricche della ricchezza della natura di Dio, in un certo senso
si fanno povere donandosi totalmente ognuna alle altre, in un’unica natura.
Così, analogamente, Dio ha fatto anche con noi e noi siamo chiamati a fare con lui e gli altri.
La povertà evangelica, perciò, non consiste tanto nel non avere, quanto nel donare, e donare tutto.
Scrive ancora san Paolo che Gesù: “da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per
mezzo della sua povertà” (2Cor 8,9).
Gesù ci ha donato la sua ricchezza proprio facendosi povero.

Nulla è perso
Uniti a Cristo risorgiamo, e con noi risorge tutta la nostra vita concreta che si dipana nel tempo. Risorge perciò
anche la nostra storia, anche se fatta di peccato.
In Dio il vuoto del peccato, che è non amore, viene riempito dal suo amore e le nostre piaghe diventano come
quelle di Gesù.

Antico Testamento
Se l’Antico Testamento si può comprendere solo alla luce del Nuovo, è anche vero che esso non sarebbe mai
stato scritto se gli Ebrei non avessero avuto una forte coscienza che Dio era in mezzo a loro, una coscienza che
non può che essere frutto dell’esperienza.
Mentre i greci, raffinati pensatori, sono riusciti ad avere uno straordinario concetto di Dio grazie alla forza della
ragione (anche avessero saputo della fede degli ebrei è un fatto che il loro percorso verso la conoscenza di Dio
non si basa sull’esperienza diretta della Rivelazione, ma sulla ragione che, anche se influenzata dal soffio dello
Spirito Santo, è comunque una facoltà umana), gli ebrei fin dall’inizio, non solo hanno creduto nel Dio unico
ma, anche, nel Dio vero, cioè vivente in mezzo a loro, di cui avevano fatto esperienza.
E mentre i greci attraverso la ragione sono arrivati al concetto di anima immortale, gli ebrei no, tanto che per
secoli non hanno creduto a una vita futura, e al tempo di Gesù un piccolo ma potente gruppo, quello dei
Sadducei, ancora non vi credeva (le elite si fanno riconoscere in qualunque epoca).
Gli ebrei sono arrivati a credere nella sopravvivenza dell’anima soprattutto attraverso la Rivelazione divina, che
si è manifestata sempre più approfonditamente lungo il corso dei secoli…

Perdono e amore
Il perdono non è solo una cancellazione del peccato, ma è un atto di amore.
Come può perdonare qualcuno, o fare un’opera di misericordia verso qualcuno, chi odia qualcun’altro?
Anche i farisei facevano tante buone opere ma disprezzavano i pubblicani (il disprezzo rivolto alle persone è
odio).

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Come Gesù richiede una forma di giustizia superiore, che comprende la verità “tutta intera”, così richiede delle
opere che si aprono a un amore superiore, che comprende la “verità tutta intera”.
Come la vendetta senza odio (occhio per occhio) non basta alle esigenze della giustizia secondo la verità “tutta
intera” che ci ha portato Cristo, così le opere buone umane se non si aprono all’amore di Gesù.

Dio è amore
Molti, guardando gli animali più evoluti, dicono che l’uomo è empatico perché gli conviene, cioè per “egoismo”.
In realtà, se l’uomo tende all’empatia, è semplicemente perché è fatto così.
Occorre considerare Dio per capire compiutamente l’uomo.
Dio è Trinità: una natura e tre Persone. L’unità, perciò, appartiene alla natura divina. Di conseguenza, non deriva
da un tornaconto, ma dalla carità divina.
Così la comunione con Dio e, attraverso Dio, coi fratelli, nulla ha a che fare con l’egoismo, che è cercare il
proprio presunto tornaconto senza considerare la propria natura, ma consiste nel dono di sé, che non mortifica la
natura umana, ma la realizza pienamente.

Diritti non negoziabili e diritti negoziabili


Quale la differenza tra i diritti umani “non negoziabili” e quelli che, invece, che si possono negoziare?
I diritti non negoziabili sono come dei principi primi della morale. Ad esempio il diritto alla vita.
Gli altri diritti umani, invece, sono sempre importanti, ma sono in funzione dei “principi primi”, come, ad
esempio, il diritto alla cittadinanza, o quello di emigrare.

Patriarcato
A livello storico il patriarcato ha evidenziato varie storture, ove più, ove meno.
Per analizzarle occorre però considerare come sia stato influenzato dal peccato, sia originale che attuale, e sia
personale che “strutturale”.
Il patriarcato perciò va considerato caso per caso, tenendo conto che, se non è un’istituzione divina ma solo una
tradizione umana, ha comunque avuto una funzione sociale importante, con aspetti anche positivi.
Le contingenze storiche sono secondarie, in quanto interagiscono più sulla forma che sulla sostanza, che è
compatibile con l’istituzione della famiglia.

Vocazione
Per capire chi è l’uomo, e ogni singola persona concretamente, non basta fare riferimento alle sue capacità, ma
occorre anche prendere in considerazione la sua “chiamata”.
Sia la chiamata alla santità, originale per ognuno, sia di genere (maschile e femminile), sia storica.

Volontà divina
Nonostante ci possano essere santuari più “importanti” di altri, Dio concede anche ai meno importanti grazie
uniche che ai più importanti non concede. La volontà di Dio è sempre originale e l’importanza secondo i nostri
criteri terreni è sempre relativa.

Preghiera
La preghiera cristiana è, per l'uomo, l'atto più naturale ma, anche, un atto che trascende la sua natura.
Per questo ogni attività umana e ogni prova che Dio permette deve essere accompagnata dalla preghiera.
Senza preghiera l'uomo affronta le prove della vita cercando risorse solo in se stesso, ma queste risorse sono
limitate e, da sole, richiamo di condurre al fanatismo.
La preghiera, invece, non solo rafforza la natura, ma dona anche un aiuto che proviene da Dio.

L'amore di Dio attraverso Gesù


Amare significa donare se stessi, ma si può anche amare il male.
Un emblema di questo amore innaturale può essere dato dai kamikaze.
Occorre amare l’amore e, di fatto, l’atto di amare raggiunge il suo fine quando l’uomo si dona a Dio e agli altri.
“Amatevi come io vi ho amato”, ha detto Gesù, donando, attraverso la grazia, il suo amore.

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Noi siamo fatti per Dio, che si è rivelato in Gesù, e solo in Gesù possiamo offrirci a Dio e ai fratelli in modo
pieno e traboccante, in modo da dilatare la stessa natura umana e lo stesso amore umano, che fanno da
“contenitore” all’amore di Dio, che è infinito.
Ma Dio può anche agire in “proprio”, superando la stessa testimonianza dei credenti in Gesù.

Esperienze
Un’esperienza di vita è autentica, e tanto più profonda, quanto più si ama e l'oggetto dell'esperienza è degno di
amore.
Per questo i Sacramenti, la preghiera, la penitenza e il servizio a cui Dio chiama, sono le esperienze delle
esperienze.

Scelte di vita per la Vita


Se una delle caratteristiche della vita è il movimento, allora scegliere è vivere.
Ma nel momento in cui si sceglie una cosa, si rinuncia alle altre cose che potevano essere scelte: in tal senso
anche la rinuncia è vivere. Se l’uomo sceglie, infatti, è per cercare di vivere e vivere in “abbondanza”.
Gesù dice che chi perde la propria vita, la trova. Ma, come morire a sé stessi non significa uccidersi, così
rinunciare, e rinunciare a tutto per il regno di Dio, non significa non scegliere, ma solo scegliere prima Dio e,
poi, fare le scelte di conseguenza, in modo che le scelte di vita manifestino la rinuncia a se stessi, cosicché tutto
diventa rinuncia, anche le scelte, e tutto diventa scelta di Vita eterna, anche la rinuncia.
Se si capisse la Vita che scaturisce dalle nostre scelte fatte con sincerità e amore, anche quando le aspettative
umane sono poi andate disattese, non si starebbe sempre a rimuginare su ciò che si è rinunciato e a sognare come
poteva essere la vita se…

La grazia e le grazie
La grazia è più delle grazie, perché le precede e le causa, anche se è meno “appariscente”.
Perciò ci possono essere grazie e carismi particolarmente legati alla grazia che sono meno appariscenti di altre
grazie e altri carismi.
Di fatto Gesù, fonte della grazia e da cui proviene ogni grazia, ha detto ai discepoli “Farete cose più grandi di
quelle che ho fatto io” (anche se molto poi sarebbe dipeso dalla fede e dalla santità dei suoi discepoli).
Allo stesso modo non è affatto detto che durante una Messa avvengano più prodigi che durante una preghiera di
guarigione o durante la visita alla Grotta di Lourdes, anche se dalla Messa scaturisce ogni guarigione.
In caso ogni evento di fede comporta l’offerta sia della grazia, che di grazie.

Volontà e psiche
La volontà “vera” non è quella che si manifesta a livello psicologico, ma ha sede nell’anima: coinvolge la psiche,
ma la supera, perché sta più in profondità. Anche per questo Gesù ha detto di non giudicare.
La psiche di uno psicopatico e quella di un malvagio tendono spesso a manifestarsi in modo simile.
Ad esempio, c’è da pensare che spesso anche i malvagi si aggrappano, a livello psicologico, a una scusa per
giustificare il male che fanno, perché la psiche richiede una scusa per “ammettere” il male a cui la coscienza dà
l’assenso. Ma, se si placa la psiche, spesso scambiata per coscienza, la coscienza non si placa, perché sa.
Noi non sappiamo a che livello di profondità i comportamenti sbagliati di una persona si situano: se a livello di
coscienza o no. Ma, poiché la psiche e la coscienza interagiscono e comunque la corruzione produce del
disordine, tanto più grave quanto più è voluto, i comportamenti sbagliati vanno, per come possibile, prevenuti e
corretti.

Capire, sentire, comunicare


Se “intelligenza” significa comprendere nell'anima, se cioè è anche un sentire dell’anima, tutti sono intelligenti,
anche se ognuno a modo suo, cioè in modo unico e originale.
Il cervello, infatti, che ha anche funzioni di "hardware" e che, proprio come la salute fisica, il peccato originale
ha, quando più, quando meno, compromesso, non è la sede dell'intelligenza, ma lo è l'anima.

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Allo stesso modo la vera comunicazione non consiste tanto nel "descrivere" o recepire la descrizione di ciò che
si vuole comunicare, cosa comunque necessaria, ma essenzialmente consiste nel fare comunione. Cioè nel
comunicare l'amore, che avviene anche attraverso l'atto di manifestare se stessi attraverso la "descrizione".

Padre misericordioso
Che differenza c’è, nella parabola evangelica del “padre misericordioso”, tra il figlio minore, che lascia la casa
del padre sperperando tutti i suoi averi, per poi tornare spinto dalla fame, e il figlio maggiore, che rimane a casa
e ogni giorno compie il suo dovere?
Sostanzialmente nessuna: tutti e due non anno capito l’amore del padre, tanto che non pensano da figli, ma, in
pratica, si considerano salariati, che però, un giorno, erediteranno.
Salariati privilegiati, ma pur sempre operai e non figli.
Così il minore chiede subito la sua parte di eredità, mentre il maggiore non osa prendere neppure un capretto per
far festa con gli amici, per timore del padre.
Formalmente la differenza è che il maggiore, rispetto al minore, si comporta bene (e fa bene), mentre il minore,
rispetto al maggiore, è più sincero con sé stesso e, sentendosi prigioniero senza esserlo (e perciò essendo
alienato), sogna la libertà. Egli è un sognatore che, a un certo punto, decide di realizzare il suo sogno.
L’esperienza sarà amara, ma lo farà rientrare in sé stesso e successivamente a sperimentare l’amore del Padre.
Amore che anche il figlio maggiore viene chiamato a condividere.
La cosa migliore? Fare come santa Teresina di Gesù Bambino, che è rimasta a “casa” con la coscienza di essere
figlia e, senza timore alcuno, ne ha approfittato strappando a Dio innumerevoli grazie, perché Dio è contento
quando un figlio lo “tormenta”.

Madre Teresa di Calcutta: amore, gioia e sofferenza


Madre Teresa diceva che occorre: “donare fino a soffrire. Perché l’amore per essere vero deve far male. Amarci
ha fatto soffrire Gesù” (Madre Teresa, a cura di B. Kolodiejchuk, pag. 2103, Rizzoli, 2011, BUR saggi).
Poiché amare comporta la gioia più grande, ma comporta anche soffrire, il soffrire per amore e il gioire sono
collegati. Questa verità supera e abbatte tutti i criteri di ricerca della gioia che non sono l’amore.
La vera gioia si basa sull’amore, che comporta la sofferenza, e non sui divertimenti (che pure a volte sono
necessari alla natura umana).
Ma anche attività quali viaggiare o avere hobbies possono rapportarsi all’amore e, perciò, alla gioia.
Come fare in pratica?
Come Madre Teresa di Calcutta, che responsabilizzava tutti a fare per gli altri a seconda di ciò che il loro cuore
poteva dare, senza forzare la libertà interiore.
Ella non discuteva di principi sociali, perché non era una politica, e non ardiva dire, come Gesù: vendi tutto e
dallo ai poveri, perché non leggeva infallibilmente nei cuori e nelle coscienze, ma dava l’esempio.

Esperienze
Le esperienze si dividono essenzialmente in due tipi: quelle buone, che sono vere esperienze in quanto
favoriscono la natura, e quelle cattive, che sono anti esperienze e come tali non sono secondo la natura umana.
Le vere esperienze non sono dovute tanto a eventi esteriori, ma sono eventi dell’anima.
Le esperienze non buone sono esperienze di morte e, in definitiva, sono non-esperienze.
Esse non producono gioia e non ci realizzano, anche quando sono seducenti.
Le vere esperienze non omologano, ma realizzano.

La perfezione dell’amore
Se per accostarsi alla Comunione occorre essere in grazia di Dio senza necessariamente essere perfetti, così, per
operare il bene, occorre la buona volontà e l’amore che si ha, senza necessariamente essere perfetti.
L’alternativa? Il non fare il bene. Ovvero: fare il male.
Gesù dice che chi è infedele nelle piccole cose lo è anche nelle grandi. Non parla di perfezione, ma di fedeltà,
che si radica nel cuore e che può sussistere anche se non si è perfetti.
La fedeltà o c’è, nonostante le imperfezioni, o non c’è.

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Creazione
Le religioni orientali spesso confondono Dio col creato, come se tutto il creato, nel suo insieme, fosse la divinità.
Essi pensano: “Se Dio è il tutto, il tutto è Dio”. Sforzo ammirevole della ragione distorta dal peccato originale,
ma che non tiene conto né di chi è Dio, né dell’evento della creazione.
Dio, infatti, può creare qualcosa che, pur non essendo lui, ma altro, non aggiunge niente alla sua grandezza.
Qualcosa che non è lui, ma non è al di fuori di lui; che è altro, ma che lui riempie; che non gli aggiunge nulla,
ma che è un riflesso di lui. Che non è il Tutto, ma ne è espressione.
Cristo è venuto a realizzare le intuizioni di ogni popolo e di ogni religione.
Questo spiega come il male non trova posto in Dio, né nella sua creazione, né nell'ordine che lui ha stabilito, ma
si situa nel campo della relazione tra le libere creature e Dio come atto di volontà che rifiuta la volontà di Dio, e
perciò rifiuta l’ordine che Dio ha dato al creato e alla stessa natura umana.
Un atto con conseguenze tragiche, ma che non fa venire meno l’amore di Dio.

Intercessione di Maria
Pare che a Cana, grazie all'intercessione di Maria, Gesù è stato "costretto" a compiere un miracolo che,
apparentemente, non prevedeva?
Perché Dio Padre vuole che la natura umana di Gesù conosca la sua volontà anche attraverso l’iniziativa, libera
anche se ispirata, della Madonna.
La volontà di Maria, totalmente aperta a quella di Dio, rivela un aspetto della volontà del Padre che si manifesta
direttamente attraverso l'intercessione di lei.
Per questo confidare in Maria è un aspetto particolare del confidare in Gesù.

Tensione verso il Tutto


L’uomo ambisce al tutto, ma è limitato. Come fare?
C’è il metodo della superbia, che si basa sull’autoaffermazione a scapito degli altri, quasi che si possano
abbattere i propri limiti invece di “racchiudere” in qualche modo tutto in essi.
Poi c’è il metodo della comunione (con gli altri e soprattutto con Dio), che cerca il tutto non solo in se stesso, ma
anche in ciò che gli manca, perché l’uomo è se stesso solo in relazione a ciò che gli manca per essere se stesso.
Ciò che gli manca rivela ciò che è, come uno stampo rivela la forma del bassorilievo, e ciò che è manifesta ciò
che gli manca, come il bassorilievo rivela la forma dello stampo.

Annunciazione
Quando Gabriele annunciò a Maria la volontà di Dio su di lei, ella seppe di essere immacolata.
Questa verità di fede non scritta nel Vangelo, probabilmente è stata rivelata da Maria stessa, forse all'Apostolo
Giovanni.
Una verità che nella coscienza dei cristiani si è fatta luce umilmente, fino alla proclamazione del Dogma.

Laicità
“Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”: prima di Gesù la laicità non esisteva.
Se il laicismo sottolinea il dare a Cesare, in modo che la religione non incida, il clericalismo sottolinea il dare a
Dio solo per determinare anche le scelte politiche di “Cesare”.
Ma quando i rappresentanti di Dio pretendono di rappresentarlo anche in campo politico (o scientifico), lo
Spirito Santo fugge e arriva il demonio, e gli ecclesiastici compiono errori enormi, come affermare
“solennemente” che il Sole girava intorno alla Terra.
Gesù ha detto di dare a Cesare… “e”… di dare a Dio.
E poiché Dio è più grande di Cesare, anche Cesare è obbligato a dare a Dio ciò che gli spetta.

Maria
Maria, la Madre di Dio, preservata dal peccato originale e da ogni peccato, doveva avere già nella sua vita
terrena un’intelligenza e una sensibilità così alte da essere per noi difficilmente concepibili.
Ella, a parte Gesù e Giuseppe, visse tra gli altri uomini un po’ come se noi dovessimo vivere in una società tutta
composta da persone grezze e volgari (tanto per rendere l’idea).

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Eppure, già nella vita terrena, Maria si è profondamente integrata con la gente del suo tempo, come il lievito si
integra alla massa, amando tutti gli uomini come una madre ama i figli.

Culto mariano
Perché il Vangelo di Giovanni è così elevato e profondo?
Forse il motivo principale è dovuto al fatto che ha vissuto per circa 30 anni con Maria.
In ogni caso, la sua testimonianza di Apostolo si è consolidata attraverso la spiritualità della Madre di Dio, che
“meditava nel suo cuore” i misteri vissuti col Figlio e ne accennava al suo figlio adottivo.
Non pare infatti un caso che la devozione mariana, che è di origine apostolica, abbia avuto il suo primo grande
impulso nell’oriente Cristiano, là dove Giovanni ha fisicamente vissuto accanto alla Madre di Dio.

Preghiera di richiesta
La preghiera di richiesta non va sottovalutata.
Nel “Padre nostro” si richiede il pane quotidiano ma dopo che si è chiesto a Dio che anche qui in Terra, proprio
come in Cielo, la sua volontà si compia.
Il momento della richiesta deve coincidere col momento dell’offerta, come la preghiera di Gesù nel Getsemani:
“Padre passi da me questo calice ma… sia fatta non la mia volontà, ma la tua”.
Inoltre chiedere, per sé o per altri, beni spirituali o materiali, ci mette nella condizione di poveri, ci fa capire la
nostra condizione di figli e… ci fa esercitare la fede.
A volte sono le richieste più piccole a farci meglio accorgere della sollecitudine del Padre e, perciò, ad aprirci
alla gratitudine e all’amore.

Dio nell’uomo e l’uomo in Dio


Se Dio è più in te di te, tu ti realizzi più in Dio (che è infinito) che in te stesso.
E se Dio si “realizza” in te secondo le tue caratteristiche, che sono a immagine delle sue, tu ti realizzi non per te
stesso, ma per Dio, principio di ogni principio personale.
Se non sei niente, allora sei in Dio, e se sei in Dio, allora sei.

Giustizia
Cosa è la giustizia?
Per capirlo occorre guardare alla “madre” di ogni giustizia: la Giustizia di Dio, a cui ogni giustizia umana, anche
se limitata, deve tendere e con cui deve essere compatibile.
Di conseguenza, la giustizia ha la “forma” della misericordia, in quanto la misericordia è intrinseca alla giustizia,
e perciò il perdono, e, perfino, a certe condizioni, la grazia del condono totale di ogni pena, sono espressioni di
giustizia.
E la giustizia di Dio prevede il premio (il Paradiso), la purificazione, ma, anche, la condanna e l’inferno.
Infatti il “perdonismo” e il “misericordismo”, che non prevedono l’inferno e svendono il Paradiso a prezzi
stracciati quando invece è tanto prezioso da essere gratuito, non sono espressioni di Dio e, perciò, nulla hanno a
che fare né con la misericordia, né con la giustizia.

Popoli
Dio tiene così tanto all’ordine sociale e alla comunione tra le persone che, per facilitarli, ha permesso la
formazione di popoli diversi.
I popoli non sono una realtà umana primordiale, come la famiglia, che è immagine della Trinità, e soprattutto
come la Chiesa, il Popolo dei popoli, ma la provvidenza ha voluto che si formino con facilità, tanto che si può
pensare che la loro funzione possa durare fino alla fine dei tempi.
Di fatto Dio ha chiamato un popolo, quello ebraico, per chiamare tutti i popoli, per unirli e farne un popolo
spirituale e universale, innalzandolo fino a Sé.
E’ nell’ottica di quanto Dio tiene all’unità e all’armonia sociale che possiamo capire certe leggi dell’Antico
Testamento che oggi sembrano lesive delle libertà individuali e di diritti umani, leggi che, però, non essendo
ancora il popolo ebraico pronto a ricevere la “verità tutta intera”, hanno avuto la funzione di formare il popolo
come fa un pedagogo con un allievo.

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Errori umani e amore di Dio
L’uomo tende a indulgere e perfino a compiacersi dei propri difetti, ma ciò che proprio non accetta sono i propri
errori di “calcolo” che portano a eventi che non aveva previsto.
Allora cerca attenuanti, che spesso ci sono, e divide le “colpe” con altri soggetti, che spesso le hanno.
Ma le attenuanti non devono nascondere la realtà, cioè che noi, sia che siamo credenti dottori della legge, o
maestri di vita laicisti, spesso sbagliamo, come qualunque altro fesso.
Ammettere l’errore significa infatti accettare che noi siamo limitati, che non solo abbiamo sbagliato i calcoli ma,
spesso, anche la nostra visione del mondo e i nostri giudizi!
Ma, nonostante ciò, se si ammette l’errore significa c’è in noi qualcosa che tende oltre.
No, noi non siamo i nostri errori e neanche ciò che pensiamo, che è più limitato della nostra anima: noi siamo di
più di tutto ciò. Perfino, in un certo senso, più di noi stessi, perché siamo amati da Dio.
L’Incarnazione del Figlio di Dio risponde pienamente, e oltre ogni aspettativa umana, alle esigenze, anche
psicologiche, di tutti gli uomini e di ogni uomo e donna, a seconda di come ognuno è.

Grano buono e zizzania


Come in ogni persona, sia in grazia di Dio che no, grano e zizzania sono mescolati, così avviene nei fenomeni
sociali: sia in quelli sostanzialmente compatibili col Vangelo, sia in quelli incompatibili.
Infatti è innegabile che fenomeni negativi quali la Rivoluzione Francese, hanno fatto proprie anche delle istanze
di per se giuste, così come anche gli stati meno tirannici e più tendenti alla democrazia, manifestino lacune ed
errori.

Fede, speranza e carità


Nel Cenacolo gli Apostoli si comunicarono col Corpo e Sangue di Cristo senza ancora credere alla sua
risurrezione, e sotto la Croce le pie donne e Giovanni erano in comunione con Cristo sebbene, anche là, la loro
fede non fosse piena o, meglio, non era pienamente esplicitata alla loro intelligenza.
Il fatto è che quando c’è l’amore-carità e una comunione di volontà e di amore col Signore, non può che esserci,
di fatto, la Speranza.
E quando c’è l’Amore di Dio e c’è la Speranza, non può che esserci anche la Fede viva, una fede, a volte, di cui
non si ha la piena coscienza di ciò che comporta, ma che comunque c’è.
Il fatto che la realtà temporale anticipi la piena consapevolezza, non significa che la fede non ci sia.

La vera gioia
Ci sono esperienze umane, come ad esempio il viaggiare o l’andare in vacanza che, in se stesse, non sono un
male purché, però, non ostacolano delle altre esperienze umane, più importanti e profonde, come le esperienze
famigliari.
Ma anche queste esperienze particolarmente belle non devono arrivare a ostacolare l’esperienza con Dio ma,
piuttosto, devono favorirla.
L’esperienza di Dio nella propria vita, e la gioia conseguente, coinvolge, assimilandole, tutte le esperienze
umane.
E’ in questa ottica che si spiegano lo spirito di penitenza, il digiuno e il sacrificio cristiani.

Miracoli
Non ci vuole molto a negare un miracolo.
Anche se una montagna, nel nome di Cristo, si gettasse nel mare, qualcuno potrebbe sempre dire che dipende da
un qualche evento misterioso a noi sconosciuto.
Ma alla grazia del miracolo si accompagna la grazia della fede. Cioè: il miracolo non converte in quanto tale,
ma, essendo una grazia, comporta un aiuto soprannaturale finalizzato ad aprire e predisporre il cuore e la mente,
e ad accettare la fede. In tal senso i miracoli confermano la fede.

Poveri evangelici e pauperismo


Gesù, riguardo ai poveri, non si comportò come i politici pauperisti.

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Egli visse da povero, aiutò i poveri, proclamò la giustizia, ma proclamò anche la libertà della peccatrice
perdonata di destinare il nardo purissimo, di grande valore, a un puro atto spirituale che, però, esprimeva un
grande amore.
Per cui lo stato laico deve assistere i poveri con le leggi, ma senza opprimere la libertà; deve aiutare i migranti,
ma anche gli italiani; deve pensare alle emergenze, ma anche a rafforzare lo stato sociale: se per aiutare i
migranti distruggesse lo stato sociale, sarebbe un danno per tutti, anche per i migranti.

Fede e fideismo
Per la fede cristiana la grazia presuppone la natura.
Perciò: né attivismo, né spiritualismo, né sola legge, né senza legge.
E’ vero, fa tutto Dio, tranne quello che lui vuole fare attraverso la nostra opera. La grazia, infatti, è certo che
supera la natura, ma non la annulla. Anzi, la perfeziona.
La grazia non toglie la libertà di decidere, anzi la potenzia, e non toglie la responsabilità, ma la accresce.
E' ovvio che per un cristiano tutto dipende da Dio, ma questa dipendenza non riduce l'esercizio della libertà, ma
l'aumenta. Per questo aspettare che Dio operi senza impegnarsi, non è affatto fede, ma fideismo.

Naturalezza
L’amore e, perciò, la rinuncia a se stessi, rende naturali e veri tutti gli atteggiamenti dell’uomo.

Beatitudini
Ci sono delle Beatitudini essenziali e delle Beatitudini di circostanza.
Credere in Gesù è una beatitudine basilare, essere vissuto al tempo di Gesù e averlo visto e ascoltato, è una
beatitudine vera, ma di circostanza.
Così, le Beatitudini “classiche” sono essenziali, mentre le pie pratiche religiose sono di circostanza.

L’amore supplisce alle ferite


Se siamo amati da Dio, allora possiamo amare Dio.
Se siamo amati da Dio, allora possiamo amare gli altri prima di cercare il loro amore.
L’amore supplisce tutto, anche alle nostre ferite.
E’ vero, le nostre ferite, essendo di ostacolo all’amore umano, possono porre ostacoli all’amore divino, ma non
necessariamente lo nascondono. Infatti, se amiamo Dio col suo amore, allora le nostre espressioni di amore
umano, per quanto ferite, comunicheranno l’amore di Dio. E, probabilmente, cominceranno a guarirsi (anche se
si può continuare ad essere feriti e a ferire).

Esperienze di vita vere e false


La luce della sapienza non può venire da un’esperienza dovuta all’impegno umano e, tanto meno, da
un’esperienza di male.
Il buio non può generare la luce ma può solo essere illuminato dalla luce. Nel buio si può, al massimo, sperare.
La luce non è frutto di un’esperienza: è essa stessa un’esperienza.
Se il male è assenza di bene e perciò di vita, allora il peccato non è un’esperienza di vita, ma di assenza di vita.

Scienza e fede
E’ strano come tutte le accuse che certi scienziati laicisti fanno alla fede, si ritorcono, come un boomerang,
contro di loro.
Anche la scienza, infatti, ha i suoi “dogmi” cioè le evidenze su cui si basa. Ad esempio le leggi della logica e il
principio di causalità.
Ma se la logica è evidente, ma perché lo è? Su cosa si basa la sua evidenza?
In realtà, tranne Dio, nessuna realtà può provare se stessa. E’ perciò la ragione illuminata dalla fede naturale in
Dio, che si rende evidente in se stessa, ed è la fede rivelata in Cristo, che prova la ragione.
Le prove le devono portare gli atei: prove filosofiche per abbattere il concetto di Dio e prove teologiche per
negare la fede in Cristo, ma è impossibile.

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Alcuni scienziati forse credono che concetti quali i buchi neri o gli infiniti universi, in cui si parla di paradossi e
di infiniti, possano minare la fede, ma non è affatto così: anche esistessero, i buchi neri e gli infiniti universi non
potrebbero negare un bel niente, semplicemente non potrebbero spiegare se stessi e si porrebbero al di fuori della
scienza.

Contraddizioni del Relativismo


Per molti relativisti c’è solo l’essere, che è evidente perché ci siamo e sentiamo, ma la verità non può essere
trovata e l’uomo, al massimo, può solo porsi delle domande.
Ma che senso ha porsi domande inutilmente? Sarebbe meglio e meno dispendioso non porsele.
E perché la verità non può essere trovata attraverso le categorie accessibili all’uomo? Sarebbe come dire che c’è
un enorme tesoro che, però, non c’è speranza che sia trovato. Tanto più che nulla esclude che la Verità, che se
c’è non può che aver lasciato un’impronta nel creato, si possa rivelare.

Settimo giorno
Una delle cose più sorprendenti della Bibbia è l’“invenzione” del giorno di riposo settimanale.
Giorno dell’anima e del corpo. Giorno di Dio e dell’uomo.
C’è da rimanere stupiti anche se non si è credenti.

Social
La verità è la forma dell’amore, così come il genio pittorico di Leonardo ha preso la forma della Gioconda.
A volte, quando su certi social si vuole, a un tempo, parlare di temi scottanti ed essere sintetici, ci si trova di
fronte al problema di come coniugare l’amore e la verità in poche righe, tanto più che spesso un po’ di
“provocazione” è utile a evidenziare le contraddizioni e porre degli interrogativi.
In tal caso si deve fare in modo che l’amore trapeli o sia dato per scontato.
Per il resto occorre confidare nell’azione dello Spirito Santo.

Catechismo
E’ più importante e vantaggioso per un’anima conoscere il catechismo, che non tanti messaggi di rivelazioni
private, che, se autentiche, conducono innanzitutto alla Chiesa concreta e al catechismo della Chiesa.

Uomo e animali
Se è secondo natura che l’uomo possa cibarsi degli animali, non sono affatto naturali, né per gli animali né per
l’uomo, gli allevamenti intensivi, dovuti ad avidità e che danneggiano la salute.
Allo stesso modo, è innaturale allevare un cane da compagnia, integrarlo in famiglia, considerarlo un “amico” e
poi abbandonarlo: è sintomo di insensibilità, per cui è offensivo per l’uomo.
Ma è anche innaturale dare agli animali la dignità, la coscienza, l’intelligenza e la sensibilità dell’uomo.
Si può, certo, “personalizzarli” per nostro diletto e sapendo che non sono persone, ma che vanno amati e
rispettati per quello che è la loro natura.

Testimonianza in famiglia
I coniugi sono chiamati a testimoniare Cristo anche come coppia.
Ma se uno dei coniugi non partecipa alla testimonianza delle verità fondamentali o sminuisce e delegittima
l’altro, i danni per i figli sono enormi.
Per questo la crisi della figura paterna è anche quella della figura materna: è crisi del matrimonio.
E la testimonianza anche di uno solo dei coniugi non è inutile, essi hanno, come coniugi, una chiamata comune.

Vocazioni
Esemplificando, si potrebbero considerare tre tipi di vocazione:
1) quella alla santità, la più essenziale ma, anche, la più originale, in quanto realizza l’unicità della persona e
perciò si personalizza più di ogni altro dono;
2) gli eventuali doni che Dio ha scelto per noi fin dall’eternità per realizzare la nostra santità, che però possono
rimanere disattesi per vari motivi;

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3) le scelte contingenti che Dio ci richiede nella vita così come si è sviluppata concretamente, in modo da
raggiungere la santità realizzando la nostra originalità qui ed ora.
Di fatto siamo chiamati a donare noi stessi a Dio in virtù del dono che Dio ha fatto di se stesso a noi: questa è la
nostra prima e fondamentale chiamata.
Le circostanze della vita contestualizzano questo dono.

Fiducia in Gesù
Come mai anche i non cristiani, quando chiedono qualcosa a Gesù con fiducia, sebbene non abbiano la pienezza
della fede, ottengono quello che chiedono?
Probabilmente perché la loro fiducia umana in Cristo, in virtù di Cristo, non è mai solo umana, in quanto i “semi
di verità” che lo Spirito ha distribuito al di fuori della Chiesa, sotto l’impulso della grazia, assumono una sorta di
connotazione soprannaturale. Perciò, se i non cristiani ottengono delle grazie, è in virtù della grazia.
Non che la loro sia già fede, ma nella loro fiducia opera la speranza che muove l’umano verso il divino e, di
conseguenza, visto che Dio si è incarnato in Cristo, muove l’umano verso Cristo.

Logica
E’ sorprendente come la logica, matematica e non solo, si basi su evidenze e concetti abbastanza semplici e
accessibili a tutti.
Sembra perciò che la difficoltà maggiore nell’organizzare e armonizzare i concetti consista, più che in una
questione di “potenza” cerebrale, soprattutto in un corretto funzionamento cerebrale, che potrebbe essere
condizionato dal peccato originale e dai suoi effetti ben più che la struttura del cervello.

Penitenza
A parte i 40 giorni di digiuno nel deserto, il Vangelo non riporta altre particolari penitenze di Gesù.
Sicuramente egli conduceva una vita da penitente e si atteneva ai digiuni ebraici, ma queste sue penitenze non si
notavano particolarmente e non dovevano superare certi limiti, in quanto Gesù stesso dice di sé che “mangia e
beve”. Ciò che invece appare chiaro dai Vangeli è come Gesù fosse totalmente dedito alla volontà del Padre e
come accettasse ogni croce.

Tentazioni
La prova a cui furono sottoposti Adamo ed Eva avvenne quando nell’Eden regnava l’armonia di un ambiente
non contaminato dal peccato e quando la natura umana era supportata da doni preternaturali e influenzata dalla
grazia.
Le tentazioni di Gesù, invece, sono avvenute in un ambiente disarmonico, ma Gesù è Dio.
Le nostre tentazioni, invece, sono influenzate anche dai nostri peccati.

La carità supera i limiti del peccato e della natura


Il limite umano dovuto al peccato originale e alle sue conseguenze, si riduce soprattutto combattendo il peccato,
ma non si può eliminare del tutto.
Ma anche se, per pura ipotesi, le strutture sociali e i rapporti interpersonali raggiungessero la più alta perfezione
già qui in Terra, non perché imposti, ma perché l’uomo con le sue sole forze avesse eliminato le forme del
peccato, non si potrebbe comunque fare a meno dell’amore e della salvezza di Dio, che tutto supplisce.

Dio attrae alla fede


L’amore (inteso come attrazione verso qualcosa) tende a far credere a ciò da cui è attratto.
Se è attratto dal bene e dalla verità, spinge a credere nel bene e nella verità, ma se è se è attratto dal male e dalla
menzogna, spingere a credere, umanamente, nel male e nella menzogna.
Così l’amore di Dio, che si manifesta tramite la grazia, attira alla Fede soprannaturale.

Vangelo
Dio non manifesta a nessuno tutti i suoi piani contingenti (cfr At 1,7; Gv 21,25).

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Ci ha però fatto conoscere il Vangelo, attraverso cui rivela il suo cuore e il suo pensiero riguardo a noi, e tanto
basta.

Amore gratuito
Nella vita cristiana l’intenzione più importante è quella di “base”, remota, che pervade le intenzioni secondarie e
che è bene portare frequentemente alla mente.
Tale intenzione è innanzi tutto quella di amare Dio per se stesso e gli altri per amore di Dio, poi, in Dio, si
possono avere altre intenzioni a sua lode.

Fede e devozioni
Come la fede nelle autentiche rivelazioni private è umana, ma essendo mossa dalla grazia, conduce alla fede,
così quando la ragione tende a credere a tutti i valori umani della fede, essendo questo un dono dovuto alla
grazia, tende ad aprirsi alla grazia della fede.

Relazione
Se la psicologia si limita alle relazioni tra gli uomini, la teologia, a fondamento delle relazioni tra gli uomini,
mette la relazione tra l’uomo e Dio, che avviene inserita in un Popolo.
Senza tenere conto di questo aspetto fondamentale, la psicologia non può che dare risultati sbilenchi.

Carità e mondanità
La mentalità mondana, per tanti motivi, anche dovuti a mancanze umane, rimane come appiccicata addosso a
tanti cristiani, anche tra i più coerenti. Ma la carità, che brucia imperfezioni e mancanze, attraverso la grazia
supplisce abbondantemente a certe mancanze.
Più c’è carità, più la mentalità mondana tende a scomparite e più, se rimane, viene superata dalla grazia.

Volontà essenziale e volontà psicologica


Tra la volontà fondamentale dell’uomo e la sua volontà psicologica ci sono rapporti e legami, ma non sono la
stessa cosa. E inoltre il rapporto tra volontà e azione non è così chiaro.
La giustizia umana cerca di occuparsi della colpa psicologica, così come l’educazione agisce direttamente sulla
psicologia. La conversione, invece, riguarda riguardala volontà fondamentale dell’uomo.
Anche per questo Gesù ha detto di non giudicare.

Vie divine
San Giuseppe è, dopo Maria Vergine, il più grande dei santi, eppure non risulta che si sia mai comunicato.
Ma Dio può supplire a tutto come vuole, anche attraverso vie straordinarie.

Semi di verità
Forse ogni sistema sociale, anche quello più negativo nella sua essenza, contiene, almeno nelle aspettative
umane, dei “semi di verità”, che, di per sé, sono ordinati alla verità completa e, perciò, alla sconfitta dello stesso
sistema che li contiene.

Verità
L’ impossibilità di raggiungere tutta la Verità sommando una verità parziale a un’altra, nulla toglie al valore del
singolo frammento di verità. Infatti, proprio per mezzo del suo limite, il “frammento” può ben manifestare quella
specie di tensione verso la verità tutta intera che è insita in esso: ogni singola verità può manifestare tutta la
bellezza che rappresenta solo tenendo conto del suo legame col tutto.
Assunta nella Verità, la singola verità può contribuire a manifestarne la bellezza, così come una conchiglia può
rivelare qualcosa di un fondale marino.
Papa Giovanni Paolo II, in un’udienza concessa ai membri del Senato Accademico dell’Università polacca
Nicolò Copernico di Torun, ha affermato che occorre: “superare la contrapposizione illuministica della verità
raggiunta dalla ragione e di quella conosciuta mediante la fede…Oggi comprendiamo sempre meglio che si
tratta della stessa verità e che bisogna che gli uomini, giungendo ad essa sulle vie a loro proprie, non

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camminino da soli, ma cerchino conferma delle proprie intuizioni anche nell’incontro con altri” (23 Settembre
2004).

Maternità di Maria
La Vergine Maria, assunta in Cielo in anima e corpo, è vera donna anche là, tanto è vero che continua a
realizzare quella che è la maggiore caratteristica della femminilità, cioè la maternità, che nel suo caso è
specialissima.

Clonazione
E’ soprattutto per l’unicità dell’anima che l’uomo non potrà mai essere clonato: nessuno scienziato, infatti, può
clonare l’anima, che è la parte più intima di noi e il luogo dove risiedono le facoltà umane più elevate e dove si
realizza la comunione con Dio, a cui partecipa anche il corpo (che grazie all’anima è spiritualizzato).

L’umano come immagine di Dio


Papa Giovanni Paolo II, nei primi anni di pontificato, attraverso un famoso ciclo di catechesi del mercoledì, ha
insegnato come la sessualità umana va riferita alla Trinità. Per cui, certi atteggiamenti dell’istinto umano che
possono avere un’analogia con quelli degli animali, come l’istinto di sopravvivenza, nell’uomo acquistano altri e
nuovi significati, che però non contraddicono la sua corporeità.

Castità
Tante persone si domandano: Perché esiste un istinto sessuale così forte, se i rapporti sessuali sono proibiti al di
fuori del matrimonio?
La castità, pur costando fatica, è innanzi tutto opera della grazia, ma è anche richiesta dalla retta ragione.
La ragione, infatti, suggerisce di non seguire l’istinto quando è innaturalmente separato dagli altri aspetti
dell’umanità, come sta a dimostrare quello sportivo che, sebbene stanco, nonostante l’istinto gli suggerisca di
“mollare”, continua nella sua fatica allo scopo di ottenere un buon risultato.

Differenza di genere in Paradiso


I santi in Paradiso saranno per sempre maschi o femmine, nell’anima come nel corpo, anche se non ci sarà più
bisogno della genitalità coniugale poiché “quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà”
(1Cor 13,10).
Come il significato della vista in Paradiso trascende quello terreno, analogamente sarà per la sessualità; e così
come lo stomaco nel corpo dei risorti avrà un significato trascendente rispetto a quello che aveva sulla terra,
analogamente sarà per tutte le altre membra del corpo.
Vi sarà una realtà talmente superiore da quella che conosciamo, da essere considerata nuova, sebbene non si
ponga in contraddizione con la realtà terrena ma, piuttosto, la compie.
Un’analogia che può darne una qualche idea è quella della larva che, dopo essere passata attraverso il bozzolo, si
ritrova farfalla: è sempre lei, eppure… è totalmente trasformata rispetto a prima.

Cuore umano e Cuore divino


La donna, a livello di natura umana, ha un “cuore” che, in se stesso, possiede caratteristiche che tendono ad
assecondare in modo peculiare le manifestazioni dell’amore di Dio, ma ciò che “trasforma” l’amore umano in
amore divino, è la grazia.
Perciò, il fatto che il Figlio si è incarnato in un uomo e ha un cuore con caratteristiche maschili, non è in
contraddizione col fatto che, tendenzialmente, la donna ha un cuore più empatico di quello dell’uomo, atto a
manifestare, attraverso la natura, la vicinanza di Dio.
Inoltre, ciò che rende l’umanità di Gesù così grande e perfetta, è in virtù della sua divinità.
L’iniziativa è sempre di Dio: sia nell’incarnazione del Figlio, che nel perfezionamento soprannaturale della
nostra natura, solo che il percorso è opposto: il Figlio è Dio che prende la natura umana determinandola in
qualche modo, mentre in noi è la grazia divina che si manifesta perfezionando la natura.

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In ogni caso, il grado della grazia santificante negli uomini non dipende tanto dalle caratteristiche umane del
cuore, ma dalla generosità della carità, anche se le caratteristiche umane, essendo un dono di Dio, influiscono
sulla chiamata alla santità, in quanto la grazia presuppone la natura.
E poiché la grazia in qualche modo dona alla natura delle caratteristiche soprannaturali, chi si consegna
totalmente a Dio manifesta, anche a livello squisitamente umano, un cuore particolarmente misericordioso e,
perciò, tenero e pietoso. Manifesta il Cuore divino che si incarna nell’umano senza snaturarlo ma, anzi,
realizzandolo al di là di ogni aspettativa (e secondo le caratteristiche realmente umane del cuore di ognuno).
La misericordia, così, “colorandosi” al maschile e al femminile nel cuore dei fedeli, può manifestare
compiutamente il “cuore” di Dio.

Peccato in relazione alla propria natura


Di per se, quando la decisione di compiere certi peccati è veramente cosciente e pienamente avvertita, c’è più
colpa in chi ha meno tendenza a farli. In chi, cioè, deve maggiormente forzare con la volontà la propria natura.
Per questo l’immaginario collettivo rimane più impressionato se, ad esempio, a ubriacarsi è una donna o se a
essere esageratamente ricercato nell’acconciarsi è un uomo.

Comunione con Dio e gli altri


Anche il semplice amore umano può far sì che ci si possa, in certo modo, come “identificare” con gli altri, cioè
entrare in “comunione” con essi, come accade ai genitori coi figli.
La naturale tendenza umana a realizzare tale comunione è riflesso di quella comunione, unica e soprannaturale,
che sussiste tra le Persone della Santissima Trinità, alla quale anche l’uomo è chiamato a partecipare in Cristo.
Come Gesù può, nello Spirito Santo, unirsi a ogni persona manifestando l’amore di Dio pur rimanendo
pienamente se stesso, così noi possiamo, attraverso lo Spirito Santo, entrare in comunione con tutti, pur
rimanendo noi stessi.
Personalizzandosi in noi, lo Spirito Santo ci fa partecipare alla vita divina e a quella di tutti i fratelli. Cioè: in Dio
ogni uomo si può appropriare e può vivere, come creatura, ma in modo proprio e originale, la stessa deità di Dio
e, di conseguenza, l’essenza del dono divino che gli altri rappresentano, senza snaturare la propria individualità
ma, anzi, realizzandola al di là di ogni aspettativa.
Perciò, in un certo senso si potrebbe dire che l’uomo riceve il dono del carattere maschile direttamente,
inerentemente al dono della propria persona, mentre beneficia del femminile in modo indiretto, per la speciale e
necessaria comunione con chi è di genere femminile, mentre la donna riceve il dono della femminilità
direttamente, per beneficiare del carattere maschile indirettamente, in modo che si crei un’unità in se stessa
perfetta relazionandosi con Dio e gli altri secondo la propria personalità ma, anche, secondo ciò che è Dio e la
personalità degli altri.

Vocazione al maschile e al femminile


Neanche i vizi più grandi e le peggiori patologie possono cancellare le caratteristiche maschili e femminili
inerenti all’anima. E se, a volte, in certe persone le caratteristiche del maschile e del femminile dovessero, per
qualche motivo, risultare poco visibili, non per questo decadrebbe la chiamata divina che esse comportano.

Linguaggio
Il linguaggio è schematico, esemplificativo, a volte lapidario.
Alcune espressioni a volte vanno prese con notevole tolleranza…
Il linguaggio umano non è la realtà, ma può descriverla con le sue categorie, che sono limitate, ma anche utili per
essere efficace.
La descrizione della realtà ad opera del linguaggio può essere paragonata a un dipinto: non è il paesaggio che
riproduce, ma può farlo riconoscere.
E quando lo Spirito Santo agisce attraverso il linguaggio, esso diventa un canale per comunicare la grazia.

Giudicare se stessi
Per giudicare quando c’è peccato, occorre guardare all’essenza delle cose e non disperdersi in mille questioni
inutili che non rappresentano l’essenza.

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Occorre perciò discernere tra i giochi della mente e la psicologia, e quella che è la vera volontà.

Gradualità
La natura umana, a certe condizioni, può essere invincibilmente debole anche sotto l’influsso ordinario della
grazia, che rispetta la natura, come nella depressione e nella follia, per cui chi cade solo per debolezza, cioè
senza grave colpa, nel profondo dell’anima non cade, almeno non del tutto.
Non a caso la Chiesa ammette la Legge della gradualità, per cui, a volte, si può arrivare a conoscere e a praticare
la piena verità, un po’ alla volta.
Del resto che ci possano essere dei condizionamenti invincibili lo attesta anche il Catechismo della Chiesa
Cattolica quando, ed esempio, tratta del peccato del suicidio.

Verità
A volte nascondere una verità può servire perché la verità stessa possa risplendere.
Così la Chiesa, per salvare gli ebrei dalla persecuzione nazista, assecondò la fabbricazione di documenti falsi a
beneficio dei perseguitati.

Ragionevolezza
Per chi non crede, fidarsi di chi è buono come lo è Gesù, che dona anche la grazia per credere, è ragionevole,
così come è ragionevole assecondare la ragione a superarsi, aprendosi così all’eventualità della fede.
Perciò il peccato contro lo Spirito Santo a cui si riferisce Gesù, è anche un peccato contro la ragione, perché è un
negare volontariamente alla natura umana quello che essa spera e che la realizzerebbe oltre ogni aspettativa.

Sofferenza e gloria
Poiché Dio ama l’uomo che è peccatore, in qualche modo misterioso, pur non soffrendo, condivide la sofferenza
umana attraverso il Crocifisso, che è nella gloria ma che ha reso eterno il suo sacrificio.
Un po’ come la radiazione di fondo che testimonia e rende attuale l’avvenuto Big Bang.
Il sacrificio di Cristo è eterno perché Gesù è eterno, ma si è “racchiuso” nel tempo pur rimanendo eterno.
Marthe Robin diceva che era Gesù che soffriva in lei, ma Gesù nella sua gloria.

Dio in noi
Se, come dice Sant’Agostino, Dio è più intimo a me di me stesso. Io allora sono più intimo a Dio che a me
stesso. E sono più intimo a me di me stesso.
Espropriandomi mi trovo e, trovando Dio, trovo me stesso (e i fratelli).

Carità verso se stessi


Il vero amore per sé stessi non va confuso con l’egoismo, perché l’amore verso se stessi si realizza in modo
esattamente opposto rispetto all’amore egoista, cioè nel dono di se stessi a Dio che si è donato a noi, e agli altri.

Carità
Un amore veramente e totalmente oblativo si realizza pienamente, e al di là di ogni aspettativa, solo attraverso
motivazioni e forze soprannaturali, cioè attraverso la grazia.
Come l’uomo tende all’infinito, anche il suo amore umano.

Guarigione interiore
Si può offrire a Dio anche il passato, affinché lo possa trasformare sostanzialmente.
In un certo senso Dio può riempire e unificare tutta la nostra vita rendendosi presente e rendendoci presenti,
misticamente, in ogni “punto temporale” di essa per come siamo, a seconda della misura della nostra fede.

Grazia nel perdono


Dice Gesù della peccatrice pentita: “… le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece
quello a cui si perdona poco, ama poco”.

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Non perché ha molto peccato, le è molto perdonato, ma perché ha molto amato. In chi ama poco, invece, la
grazia di Dio agisce poco.
Il perdono che Dio offre a tutti si realizza attraverso l’amore, perché il perdono di Dio non solo cancella il
peccato, ma anche dona la grazia, che si manifesta in ognuno a seconda della misura della fede.

Tutto concorre al bene…


Dio sfrutta perfino il peccato dell’uomo per donare la sua grazia. Ma se l’uomo fosse sempre giusto, Dio
sfrutterebbe la sua giustizia.

Effetti del peccato


L’uomo senza Dio è alienato, per questo il peccato può ricordare alcuni aspetti di malattie.
Ad esempio, l’ostinazione: come ci si può ostinare volontariamente nel peccato, così il fissato si può ostinare,
pur senza colpa, nella sua mania.

Francescanesimo
San Francesco si opponeva alla costruzione di grandi conventi per salvare il carisma degli inizi, ma riconosciuta
la regola, si iniziarono a costruire grandi conventi.
Francesco fu sconfitto? No, perché l’approvazione della Regola garantisce il carisma.
Ciò che conta è l’amore. Tutto ciò che non è essenziale dipende dalle opportunità.

Parola
La Parola di Dio è verità che si realizza ed è efficace nel momento stesso che è pronunciata.
La parola umana, invece, non produce eventi, tanto meno soprannaturali, ma può al massimo trarre delle
conseguenze da delle premesse. Può dire: “Domani farà bel tempo” e “azzeccarci”, ma non sedare una tempesta.

Padre misericordioso
L’amore del padre misericordioso nei riguardi del figlio prodigo forse, in un certo senso, si manifesta, più ancora
che nell’accoglierlo come figlio, nella trepida attesa del suo ritorno.

Sofferenza di Cristo
Le sofferenze patite da Cristo superano ogni immaginazione, ma non sono infinite, mentre il suo amore lo è.
Inoltre come uomo, egli, per quanto la sua natura fosse perfetta e inscindibile dalla Natura divina, era limitato.
Ma il suo amore divino, che assume ogni bene e ogni sofferenza offerta, no.
Per questo la sua sofferenza ha valore infinito e può assumere ogni sofferenza.

Relazioni
L’uomo che è in relazione d’amore con Dio, lo è in qualche modo anche con gli altri in Dio.
L’uomo si realizza insieme… Se dà, riceve, e se prende (senza egoismo), dona.
L’uomo vuole vivere, ma più ancora, non vuole vivere senza: senza Dio (e di conseguenza senza gli altri in Dio).

Giustizia
La giustizia non è sinonimo di “egualitarismo”, che non si trova neanche in Paradiso.
E’ vero che in Paradiso tutti i beni spirituali sono condivisi, ma ognuno ha la sua santità e partecipa ai beni degli
altri in modo originale.

Unità
La politica, nel progetto divino, deve unire e non dividere.
La prima divisione, fondamento delle successive, è dovuta al peccato originale.
Poi, un autentico tsunami, da cui sono derivate poderose onde disgregatrici secondarie, è stata la ribellione
protestante. Separarsi dal Papa, infatti, ha significato dividersi dalla pienezza della verità.
L’unità non è data da un unico pensiero in questioni non di fede, ma dall’amore che manifesta la vera fede.

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Se c’è carità, tutto ciò che è secondario, ma è finalizzato all’amore, diventa amore. Perfino, una volta purificati,
perfezionati ed elevati, gli schemi politici, che acquistano un nuovo significato conforme alla verità.

Dare la vita
Si può anche arrivare a morire per una causa, ma senza donare la vita. Cioè: si può morire non per amore, ma per
odio; non per la vita, ma per la morte; non per fare la volontà di Dio, ma la propria; cioè per egoismo. Come può
accedere con certi atti di terrorismo portati a compimento dai kamikaze.
Gesù ha donato la vita, per donare la sua vita soprannaturale.

Perdonismo
Il perdono vero comporta sempre amore e perciò, spesso, anche sacrificio e rinuncia.
Il perdonismo, invece, o falso perdono, può essere dovuto a ignavia, egoismo, tornaconto.

Comandamenti
Senza peccato originale i 10 Comandamenti potevano essere rispettati senza l’ausilio della grazia soprannaturale,
mentre il Comandamento Nuovo di Gesù (Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato), comporta, invece, la
grazia, perché l’amore di Gesù è quello che “circola” tra le Persone della Santissima Trinità, capace di elevare
l’osservanza dei Comandamenti fino all’ordine soprannaturale.

Onnipotenza
Dio, che è più uno dell’unità e più vario della molteplicità, è l’Onnipotente, ma la sua onnipotenza è come
conseguenza del suo amore e della sua santità.

Legge mosaica e spirito della legge


Quando Gesù guarì i 10 lebbrosi inviandoli al Tempio (Lc 17,11-19), solo uno, vedendosi guarito, tornò indietro
per ringraziarlo: un samaritano, cioè un “eretico”.
Cattivi i 9 giudei? Non necessariamente: essi ubbidiscono alla lettera alle direttive di Gesù. Il samaritano, invece,
ubbidisce allo spirito delle parole di Gesù. Egli ubbidendo al cuore e all’amore, ubbidisce più pienamente.
Come samaritano non seguiva la lettera della Legge, mentre i giudei, che grazie alla Legge dovevano essere
favoriti, non seguendola con un amore profondo e con fede forte, non ne hanno colto l’essenza e, forse, la loro
abitudine a seguire più la forma che la sostanza, li ha psicologicamente sfavoriti.
Il samaritano ci insegna la confidenza verso Gesù, in quanto il suo timore di Dio non nasce dalla paura, ma
dall’amore e dalla gratitudine.

Tutto è vostro
Fisicamente non posso usufruire di tutto, ma spiritualmente posso trarre profitto da tutto: ciò che è di Dio è più
mio di ciò che è mio, e ciò che è mio è, più ancora, di Dio. E perciò è ancora più mio.

Leggi
Sebbene Dio ordinariamente rispetti le leggi della natura che ha creato, a volte le deroga, senza, però, rinnegarle.
Ma ci sono anche leggi che, invece, non deroga, perché la sua volontà è tale che sembra inscritta in queste leggi.
Così Dio crea tutti gli uomini che ha “progettato” sempre attraverso dei genitori, anche se potrebbe farli sorgere
dalle pietre (cfr Mt 3,9).

Parola e Spirito
Il silenzio divino presente nell’Eucaristia coesiste con la Parola, cioè con il Verbo, Parola spirituale eterna fatta
carne. Il Verbo è Dio e l’Eucaristia è Dio: la stessa Persona divina.
Chi ha la Carne, ha anche lo Spirito della Carne, e chi ha lo Spirito, ha anche l’essenza spirituale della Carne.

Menzogna come negazione della verità


Negare la verità è un’affermazione sbagliata.

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Non è solo una non-affermazione, ma, come atto positivo di negazione, è un’affermazione non vera. E’ anti
verità.
Tutti credono in qualcosa, anche gli agnostici, che credono che su Dio non si può dire nulla (o che loro non
possono dire nulla). E tutti hanno i loro riti.
Il credo dei cristiani, però, è il più bello, il più giusto, il più razionale e conveniente, e quello che promette le
cose più alte… Troppo alte per far ridere negandole o ridicolizzandole.

Cuore e ragione
Il cuore unito alla ragione, arriva più in là della ragione.
Il cuore unito alla ragione illuminata dalla fede, vede ancora più in là e comprende con ancora più forza.

Preghiera
Se la preghiera spontanea aiuta a meglio interiorizzare e vivere la liturgia, la liturgia, preghiera della Chiesa
stessa, aiuta a “inserire” la preghiera spontanea nella Chiesa.
Tramite la Chiesa tutto diventa offerta.

Amore umano e carità


L’amore umano, nelle sue espressioni naturali, è limitato.
Non possiamo, ad esempio, conoscere tutto il dolore di tutti, ma in Dio l’amore umano si universalizza.
Cioè: l’amore umano vorrebbe abbracciare l’universo, ma la sensibilità umana, che è chiamata a essere uno
strumento dell’amore, è limitata, così come la conoscenza umana.
L’amore di Dio, però, anche quando si esprime attraverso il linguaggio umano, lo perfeziona e lo trascende,
rendendolo pienamente universale.
Per questo, come si dice, chi fa del bene a una persona in nome di Cristo, lo fa all’intera umanità.
L’amore umano, se non può sentire e conoscere tutto, in Cristo può volere e ottenere tutto.

Speranza
Un celebre detto raccomanda: “Agisci come su tutto dipendesse da te, sapendo che tutto dipende da Dio”.
Se si crede in Dio contro ogni speranza, si crederà nei valori umani contro ogni disillusione.
E se la cultura muove il mondo, la preghiera muove la cultura.

Fede
La fede è prova a se stessa. Scrive san Paolo: “Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio”
(Rm 8,16).
La fede non mortifica la ragione, ma la illumina, la perfeziona e la realizza: rifiutare la fede, perciò, è anche
rifiutare la ragione.
Credere alla fine conviene: che anche questa evidenza si possa configurare come una sorta di prova filosofica
dell’esistenza di Dio?

La fede si realizza nell’amore


Il Vangelo di Luca dice che, quando Gesù risorto apparve ai suoi discepoli, essi per la troppa gioia non
credevano (Lc 24,47). Ma avevano la speranza e l’amore, altrimenti non avrebbero gioito.
Così le donne che vanno al sepolcro di Gesù la mattina della Pasqua: non sapevano ancora della risurrezione, ma
“credevano” attraverso l’amore. Cioè: l’amore per Gesù, che si concretizzava nella speranza, era per loro come
la caparra della fede.
Credevano quel che si poteva credere.
La carità può in certo modo supplire alla fede e la fede indica dove è la carità

Coscienza
L’uomo che segue la propria coscienza ma che non ha ancora raggiunto la fede, come vive i propri dubbi?
Psicologicamente vive l’inquietudine e la lacerazione della ricerca, ma l’anima spera e la speranza rende in certo
modo presente l’oggetto della speranza, cioè la fede, anche se ancora non la “vede”.

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Coerenza
In un certo senso si può dire che la prima forma di verità nell’uomo è la coerenza in ciò che crede in buona fede,
in quanto presuppone una sua sincera tensione verso la verità.

Misericordia e inferno
“Dio è amore” (1Gv 4,8): chi non troverà misericordia è chi la rifiutata.
In chi si affida alla Misericordia divina, Dio manifesta la sua giustizia nell’amore, mentre in chi rifiuta la sua
Misericordia, Dio manifesta il suo amore nella giustizia.
Il fuoco dell’inferno è conseguenza del rifiuto del fuoco dell’amore di Dio.

Battesimo di desiderio
I bambini piccoli che muoiono, così come i feti abortiti, è da ritenere che si salvano attraverso quello che la
Chiesa chiama un Battesimo di desiderio (esplicito, se da parte dei genitori, o anche solo implicito).
Anzi, per i bambini abortiti sembra quasi che la Evangelium vitae di Giovanni Paolo II ipotizzi la possibilità di
un Battesimo di sangue, come per i martiri, in quanto testimoni della vita e perciò, in definitiva, di Gesù.

Dio supplisce
In chi, a livello esclusivamente umano, non si può realizzare pienamente per mancanza, ad esempio, della
necessaria cultura o della necessaria salute fisica, Dio può supplire in modo sovrabbondante attraverso l’offerta e
l’amore.
Scrive sant’Agostino: “Se dunque non puoi leggere una ad una tutte le pagine della Scrittura, né puoi srotolare
tutti i volumi che contengono la Parola di Dio, né addentrarti in tutti gli arcani della Sacra Scrittura, abbi la
carità, da cui tutto dipende. Così saprai non solo ciò che ivi avrai appreso, ma anche ciò che ancora non vi hai
potuto apprendere” (citazione di Giovanni Paolo II nel Messaggio per la Giornata del Malato del 1999).

Sapere
Quando qualcuno dovesse obbiettare, riguardo a un certo sapere: “A che serve?”, si potrebbe rispondere: “A
conoscere”, cioè a quello che, prima di tutto, fa “muovere” l’uomo.
“Sapere” Dio attraverso la sua Vita è la prima sapienza e il fine di ogni sapienza.

Certezze
Il famoso detto dell’Apostolo Tommaso “Se non vedo, non credo” che molti materialisti usano per manifestare la
loro mancanza di fede, in realtà non vale per la fede, ma dovrebbe valere per certe teorie scientifiche che, pur di
negare Dio, si basano su presupposti che sono preconcetti, cioè che non sono né scienza, né filosofia, né logica.
Le ipotesi possono essere ardite, ma le teorie devono essere coerenti con la realtà sperimentale.

Atti
Non sempre parlare d’impulso asseconda la verità oggettiva.
Se non c’è amore, infatti, non è vero che si dice ciò che si pensa, ma si dice ciò che si sente.
Ma se ciò che si ha dentro è falso, il dire ciò che si sente manifesta il falso. E, mancando l’amore, che è il criterio
ultimo di verità e di discernimento, sono false anche le intenzioni.
Anche un’azione esteriormente buona può avere tali caratteristiche, come il bacio di Giuda a Gesù nell’Orto
degli olivi.

Fantasia
La fantasia, in se stessa, non ha nulla di cattivo e, anzi, può essere usata a fin di bene: per lo svago e a servizio
della verità.
Come nel libro Pinocchio, in cui la stessa “magia” della Fata Turchina appare come una innocua fantasticheria
che non induce nessuno verso le pratiche occulte.
O come quando si trasforma in un mezzo per pregare: ad esempio quando ci si immagina di vivere una scena
evangelica lasciandosi guidare da Dio.

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La fantasia può interagire anche con la vita concreta dell’uomo in senso positivo, ma possedendo una grande
capacità di coinvolgimento, necessita di equilibrio.

Solo nella verità e nell'amore c'è la gioia vera


Il piacere che l’uomo cerca nel male, ad esempio nella vendetta, è la distorsione della gioia, e dell’eventuale
piacere che ne deriva, che si trova nell’amore e nel perdono: nell’amore si trova l’originale, nella vendetta il
surrogato distorto, il negativo, la negazione.
La gioia deve essere l’essenza del piacere, in quanto ne comprende il significato, che consiste nell’amore.
Un piacere separato dalla gioia che è conseguenza del bene, non raggiunge il suo fine e non dà felicità.

Giustizia e perdono
Molti si chiedono perché Dio dovrebbe perdonare e portare in Paradiso chi si è sempre comportato male ma, alla
fine, si è pentito. “Dove è la giustizia?”, dicono.
Ma la giustizia divina trascende la giustizia retributiva.
Non che questa non sia giusta, ma l’amore di Dio la supera e, anche, la comprende.
Se il peccatore è una persona nuova, ormai onesta, disponibile, aperta agli altri… Dio non lo manda all’inferno.
Egli non permette che chi è buono possa dannarsi. E l’amore copre “molti peccati”.

La povertà di San Francesco


Tutti possono usare dei beni necessari al loro stato: su questo diritto basilare poggia lo stesso diritto alla
proprietà privata che, quando ordinata al bene comune, può favorire la libertà delle persone.
Tale diritto è inalienabile: lo stesso san Francesco rivendicava per sé e i suoi frati l’uso delle cose necessarie.

Felice colpa
Se Adamo non avesse peccato? Se Israele avesse accolto Gesù? Come si sarebbe manifestato in pienezza
l’amore di Dio, che sembra potersi manifestare fino in fondo solo grazie al peccato dell’uomo (che poteva anche
essere più grande)?
Si possono fare tante ipotesi, ma in ogni caso Dio avrebbe trovato il modo più opportuno per manifestare, in
quella situazione specifica, il suo amore in pienezza. Ma l’uomo con quanta generosità avrebbe risposto?
L’amore di Dio si manifesta nella nostra storia in certi modi, ma esso supera i modi con cui si manifesta.
Di fatto l’uomo ha peccato e Dio si è manifestato “facendosi peccato”: per questo con sant’Agostino, che si
riferiva alla grazia della Redenzione in rapporto a quella delle origini, possiamo parlare di felice colpa.
Del resto, se la colpa ha meritato la riposta dell’amore di Dio in pienezza, perché non chiamarla felice?
In ogni caso, le limitazioni all’amore dovute all’uomo, anche dopo la Redenzione non limitano l’amore di Dio.

Provvidenza
Perché ci sono innocenti, anche bambini, che muoiono di fame? Perché anche chi crede in Dio, a volte, non ha
beni sufficienti per vivere? Il Vangelo non parla forse di provvidenza?
Dio tiene conto per prima cosa della salvezza e della santificazione delle anime, e così anche la sua provvidenza.
Egli perciò concede il cibo secondo il suo piano di salvezza per noi: quel cibo non ci mancherà mai.
Inoltre Dio chiede la collaborazione dell’uomo anche nel farsi provvidenza agli altri.

Cristo libera
A volte ci si fissa su delle inezie. Ad esempio: anche chi non dà importanza all’astrologia può fissarsi sul fatto
che le stelle, attraverso la gravità, abbiano una qualche minima influenza sulla terra e, perciò, possano agire in
qualche modo sull’umore degli uomini. Ma, considerando che tale eventuale influenza è “immensamente lieve”
ed è associata a innumerevoli altri fattori spesso molto più importanti, in che modo lo fa? Forse in modo
contrario, e senz’altro in modo diverso, a quanto dicono gli astrologi.
Occorre perciò centrare tutto su Gesù: i condizionamenti, più o meno forti, sono tanti, ma tutti secondari. Gesù è
l’unico fattore di “condizionamento” che è essenziale e che rispetta la libertà umana.
Gesù inoltre è più forte di ogni altro condizionamento, condiziona i condizionamenti e se ne serve.

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Pace
Scrive san Paolo: “Dio vi ha chiamati alla pace” (1Cor 7,15).
E’ perciò un bene non complicarsi la vita inutilmente. Occorre la semplicità: se certi passi tolgono la pace, anche
solo psicologica, è probabile che non siano la cosa migliore per il cammino spirituale. Almeno non subito.
San Paolo parla di una pace integrale e profonda che, però, in qualche modo si manifesta anche attraverso la
psiche.

Natura e grazia
E’ possibile che, sebbene Dio ordinariamente conceda, a chi si affida a lui, anche la grazia di affrontare martirio,
a qualcuno, la cui natura umana è particolarmente debilitata, pur concedendo la grazia della salvezza, la “adatti”
alla natura umana debilitata tanto da non forzarla oltre le sue possibilità umane, sebbene rafforzate dalla grazia
stessa?
Che, forse, anche in certi casi si potrebbe parlare di legge della gradualità nel senso non solo di una ignoranza
invincibile, ma anche di una sorta di debolezza invincibile?
Non lo so. So però che la Chiesa ammette sia i condizionamenti che la potenza della grazia, e che Gesù ha
comandato di non giudicare. So che Dio agisce come vuole e in modo diverso in ogni persona. So che le opere
sono un indicatore del cuore, ma il cuore è più grande delle opere e il cuore di Dio è più grande del cuore umano.

Volere
A volte si sente dire: Se voglio posso farlo… Se vuoi? Dimostramelo. Se non lo dimostri mai, o non vuoi, o non
puoi, o non puoi volere.

Attrizione
Il pentimento dei propri peccati dovuto solo alla paura dell’inferno, ma senza un briciolo di amore, non dà la
giustificazione, se non per mezzo della Confessione.
Penso, però, che tale eventualità sia rara, perché il rendersi conto del male fatto predispone ad aprirsi all’amore.
Ma se non c’è amore e si è mossi solo dalla paura della dannazione eterna, a che serve confessarsi? Ad ottenere
l’amore che, attraverso la grazia dell’assoluzione, viene donato.

Rock satanico
Poiché la musica è un linguaggio particolarmente efficace sull’anima, una musica innaturale, con ritmi ossessivi
e prolungati, può favorire il veicolare di messaggi errati (ma, anche se in modo diverso, anche una bella musica
può essere associata a messaggi sbagliati).
Inoltre, a volte, alla musica, come a tante altre cose, potrebbe essere associato qualche maleficio o qualche cosa
di occulto. Che fare, allora, turarsi le orecchie? Ma allora non bisognerebbe agire quasi mai, perché il male è
quasi in ogni ambiente. Occorre, piuttosto, affidarsi a Dio e discernere caso per caso.
Nessun suono in se stesso può evocare automaticamente il demonio: una tale convinzione è sintomo di
superstizione. Ma il demonio, che può agire secondo la libertà e la permissione che Dio gli lascia, predilige
manifestarsi in certi “terreni”, uno dei quali quello della musica rock satanica, ma non tanto per i suoni fine a se
stessi, quanto per l’occultismo che circola in certi ambienti.

Inquisizione
L’Inquisizione ha commesso errori (meno di quanti gliene vengono attribuiti), ma ha avuto anche meriti.
In ogni caso, per comprenderne meglio la fenomenologia occorre anche tenere conto che i giudici di allora
miravano soprattutto alla salvezza delle anime (cosa positiva), ma non avevano le conoscenze psicologiche,
giuridiche e sociali di oggi.
In certi casi erano un po’ come i medici di allora che, volendo guarire, applicavano le sanguisughe pensando che
potessero togliere il sangue “malato”: diagnosi sbagliata e rimedio sbagliato, ma spirito giusto.

Giustizia e perdonismo
Come la giustizia senza perdono (e perciò senza vero amore) è ingiusta, così il perdono senza giustizia non è
perdono, ma perdonismo. Se manca la giustizia, infatti, non può esserci la pace (cfr Giovanni Paolo II).

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Il perdonismo non è amore, ma amor proprio: la giustizia può prevedere la clemenza, ma non l’oblio.
Una prova che il perdonismo non è frutto dell’amore? I “perdonisti” stessi, che vorrebbero tutto perdonato tranne
certi crimini verso i quali non deve essere prevista la misericordia, come i crimini di guerra a seconda di chi li ha
commessi.

Giustizia e carità
Riguardo la giustizia e la carità, il principio è: occorre rispondere al male col bene.
Tale principio, però, può essere applicato in vari modi.
Occorre perseguire sempre il bene, ma esistono varie perfezioni e livelli di bene che, tenuto conto dei casi
sempre diversi, possono essere percorsi a seconda della libertà personale e della propria misura della fede.
La giustizia divina non contrasta con quella umana, ma la supera (e superandola la eleva): giustizia umana e
divina, perciò, nella società devono integrarsi con equilibrio e realismo.
E’ la giustizia divina che informa e comprende quella umana.

Mistero
A chi cerca “misteri” di tutti i tipi io rispondo con l’annuncio del Mistero di Cristo.
Alle loro “energie vitali”, infiniti universi, poteri strani, io non contrappongo nessun potere umano, ma solo Dio,
crocifisso per amore, e la sua onnipotenza.
Dio che ha creato tutto.
Al suo confronto ogni mistero è nulla. Egli è infinitamente di più di quanto essi possano concepire come mistero,
bellezza e fascino.

Convenienza del bene


Il bene conviene ma, anche, supera la convenienza.
La convenienza del bene è il bene stesso. L’amore, infatti, è ricompensa a se stesso, anche se, per assurdo, non
comportasse gioia (ma la gioia è il frutto dell’amore).
Se non fosse così non sarebbe amore.

Bontà e leggi umane


Le povertà sono di vario genere e non tutte possono essere eliminate in questa vita (ma, anche fossero tutte
eliminate, la povertà di Dio, cioè il suo desiderio, rimarrebbe). Ciò però non toglie che la società deve fare di
tutto per eliminare la miseria e le malattie.
In ogni caso non si può costringere, tramite leggi, ad essere buoni. Le leggi devono impedire il male sociale e
promuovere la giustizia, e perciò incoraggiare la bontà, ma non possono costringere alla bontà. Sarebbero
addirittura controproducenti.
Un sistema sociale giusto non può impedire la libertà e, entro certi limiti, neanche la libertà di sbagliare: la
responsabilità dell’uomo è data dalla propria coscienza a seconda della misura della fede. Di fatto la Chiesa, a
chi agisce in modo onesto, riconosce una pluralità di scelte, anche in relazione alla sua essenziale originalità.

Equilibrio
Ognuno ha un limite, una china oltre la quale comincia a discendere, anche psicologicamente.
Occorre dunque trovare, partendo dalla situazione reale e concreta della propria santità, un equilibrio perché
l’amore e la grazia vengano favorite, senza intaccare quella libertà che il Signore lascia ai suoi figli anche nel
rispondere in modo più o meno radicale e generoso.
La grazia, poi, può tutto, anche far superare un certo limite, ma l’esagerazione ha sempre qualcosa di innaturale,
cioè di squilibrato. In tal senso gli insegnamenti di Padre Pio rappresentano un faro sicuro.

Incarnazione
Dacché Cristo si è incarnato, è in qualche modo presente in ogni uomo (Conc. Vat. II).
Di conseguenza, in qualche modo, la grazia interagisce con tutti, in modo “diretto” o “indiretto”.
Perciò la Chiesa, parlando alle altre religioni della dignità della persona, concetto che il Cristianesimo eleva fino
all’ordine soprannaturale, le invita ad essere pienamente naturali.

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Ma, così facendo, la Chiesa annuncia il Vangelo, che si pone oltre all’umano ma non in opposizione ad esso, e
che si incarna nell’umano rivelando “l’uomo all’uomo” (Conc. Vat. II), in quanto l’umano tende a un fine che lo
supera.

Sballo
Lo “sballo” è innaturale. E’ cercare il piacere per il piacere, con metodi non naturali.
Lo “sballo”, perciò, dipende in gran parte dalle condizioni interiori e dal fine.
Per questo l’allegria, come in un pranzo di matrimonio, anche se “aiutata” da un po’ di vino, può essere una cosa
buona, mentre la droga per lo “sballo” non è mai buona.

Pretesti
A volte la fede può fare da pretesto alle le proprie paure o alla propria volontà.
In tal caso, nonostante un formale atto di fiducia in Dio, l’atto, in se stesso, non è di fede, ma di fiducia in se
stessi o nei propri sogni.

Essenza della fede


Ammesso che si riuscisse a far sì che una persona possa avere percezioni distorte e falsate, diverse dal reale, sia
a livello sensoriale che psichico, e che con tali tecniche a questa persona si volesse far perdere la fede, in ogni
caso l’anima, in qualche modo, continuerebbe a credere.

Peccato e natura umana


Come il peccato originale ha corrotto la natura umana anche a livello fisico, così, ordinariamente (anche se non
“meccanicamente”), anche il peccato attuale in qualche modo la corrompe. Di conseguenza, il contrastare il
peccato attuale tende, ordinariamente, a favorire un qualche perfezionamento della natura umana anche a livello
fisico (spirito, anima e corpo sono intimamente legati).

Giustizia
Dio è giusto anche nel permettere il male: chi lo fa senza colpa, è perché in qualche modo lo subisce e ne è
vittima anch’esso, mentre chi lo fa volontariamente, lo fa in primo luogo a se stesso.

Reciprocità
Non c’è amore se non si pretende reciprocità. Come fa Dio con noi e come fanno gli sposi tra loro.
Ciò non contrasta con la gratuità del dono ma, anzi, proprio perché si vuole il bene dell’altro, si chiede di
rispondere al bene col bene.

Grazia e grazie.
Dio manifesta la sua pazienza nel tempo fino al punto che si hanno più possibilità di grazia. Poi, la pazienza e la
misericordia vengono manifestate attraverso la morte fisica.
Come Dio può mandare le croci per spingere a convertirsi o per “premio”, così permette la morte, o come
premio, o per manifestare il rifiuto al premio.
Chi si danna, non si sarebbe ormai più convertito e avrebbe solo peggiorato la propria situazione: in tal senso la
morte per lui rappresenta un “bene”.
In quest’ottica di bene convergono tutti i piani divini: per manifestare la grazia egli dona grazie e miracoli
secondo l’opportunità. Non solo, cioè, secondo la fede, ma anche secondo il bisogno.

Essere
Se si pone fiducia su una persona che poi la rifiuta, come è capitato anche a Gesù con Giuda Iscariota, la
relazione è falsata perché non è reciproca, ma non è falsata l’autenticità di ciò che vive chi ha riposto la fiducia
in chi l’ha tradita, così come non è falsato ciò ha vissuto Gesù con Giuda.
Perciò, ciò che si vive, se lo si vive sinceramente, è vero, e in Cristo si eternizza, perché ciò che conta è
l’essenza: molte cose possono essere illusorie, ma non il cuore che ama.

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Dio tiene conto del cuore: ciò che si è, o non si è, rimane in eterno, nel bene come nel male, come pienezza o
come frustrazione.

Fare ed essere
Il fare è in funzione dell’essere e, di conseguenza, il fare che si contrappone ciò che si è, si oppone allo sviluppo
della persona.
Il povero, in questa dinamica, è avvantaggiato, perché la sua vita, in genere, propende di più verso l’essenziale.
Per questo la vita del povero è generalmente più “intensa” di cose essenziali e vere.

Figli
Nella parabola evangelica del figlio prodigo e del padre misericordioso, al figlio che decide di lasciare la casa
paterna per poter condurre una vita sregolata, il padre concede la sua parte di eredità (cfr Lc 15,11-32).
Da ciò si deduce: 1) il figlio, ormai grande, è libero di fare le sue scelte; 2) certe scelte, però, non può
permettersele nella casa del padre; 3) il padre gli concede la sua parte di eredità, responsabilizzandolo.

Chiamata di Giuda Iscariota


Perché Giuda Iscariota non ha corrisposto alla sua chiamata e Gesù ha detto che sarebbe stato meglio per lui se
non fosse mai nato?
Gesù ha chiamato Giuda Iscariota all’interno di un popolo a sua volta chiamato, ma che non ha risposto se non
parzialmente.
Perciò, la mancata risposta di Giuda si colloca all’interno di una, almeno parziale, mancata risposta del popolo.
Di conseguenza Giuda è stato condizionato negativamente anche dal suo popolo.
Per cui, in linea di principio, al di là del fatto che Gesù ha detto che sarebbe stato meglio che Giuda non fosse
mai nato, e che vari santi dicono che sia finito all’inferno, Giuda potrebbe essersi salvato in quanto la sua colpa
potrebbe essere attenuata dai condizionamenti subiti per la mancata risposta del suo popolo, sebbene Dio dia a
tutti la grazia necessaria alla salvezza.
O potrebbe essersi pentito all’ultimo istante con un atto di contrizione.
In tal caso, le parole di Gesù per cui sarebbe stato meglio che non fosse mai nato, potrebbero significare che è
meno santo di come sarebbe stato se fosse morto nel grembo della madre, in quanto il “sacrificio” della sua
morte prematura gli avrebbe dato un amore maggiore. Ma questo solo in teoria, perché il pensiero teologico, che
fa riferimento soprattutto alle parole di Gesù, che non amava espressioni ambigue, lo vede all’inferno.
Come, allora, configurare il suo rimorso? Non come pentimento di amore, ma come quello di un ladro che è
stato arrestato e che, se potesse tornare indietro, non ruberebbe solo per non finire in prigione.

Forme
Chi guarda solo alle forme tende ad aprirsi ad ogni perversione. Le forme, infatti, almeno entro una certa misura,
possono nascondere una realtà totalmente diversa da quella che mostrano.
Le forme sono chiamate a richiamare e manifestare, nei modi loro propri, l’essenza a cui sono naturalmente
legate, ma, proprio perché conta l’essenza, non necessariamente devono essere perfette.
Così, ad esempio, l’attrazione tra il maschile e il femminile non può ridursi solo a idea, ma deve tradursi in scelte
concrete, come il matrimonio, e il matrimonio con una data persona.
La scelta matrimoniale concretamente si manifesta nella scelta di una persona di sesso opposto, con delle
caratteristiche che le forme espressive, almeno in una certa misura, sono ordinate a manifestare. Un’infinità di
possibilità che si ricapitolano nell’atto concreto.
Senza concretezza nella verità, si rischia di rimanere ingannati.

Dio ci ha scelto
Dio sa chi creerà: egli vuole ogni persona che crea, comunque si dipanino gli eventi della storia e delle storie
personali (la storia e il tempo sono nelle sue mani).
Ma egli vuole coinvolgere l’uomo, così come fa attraverso la preghiera. Ma i fili li tiene sempre lui.

Omosessualità e pedofilia

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Il giudizio morale sulla pedofilia differisce da quello sull’omosessualità soprattutto perché la pedofilia, essendo
un atto che coinvolge i minori, è sempre anche una forma di violenza, per cui l’atto non è mai un fatto privato ed
è sempre un crimine.
Per il resto è simile all’omosessualità: la tendenza in se stessa non costituisce un peccato, ma è comunque una
perversione della natura.
Il vivere una tendenza disordinata castamente, può, però, rappresentare un mezzo straordinario per raggiungere
la santità. Infatti, l’uomo non è solo come appare ma, se corrisponde alla grazia, comincia in qualche modo ad
essere come Dio lo vuole, e come sarà in paradiso.

Soggettività
La soggettività è sempre opinabile, ma quando è trattata in un contesto rigoroso, secondo le leggi della ragione,
va considerata e ha peso. Può essere un indizio di verità e, come le testimonianze dei santi, può manifestare non
solo aspetti di verità, ma, se integrata alla verità, può essere una via che indica la verità tutta intera.
Ma se i criteri con cui viene trattata sono anch’essi soggettivi, allora può scadere fino ad arrivare al puro
relativismo e così a perdere, totalmente o quasi, il suo valore.

Volontà
Come fanno i bambini piccoli che vanno in Paradiso ad aver esercitato la loro libertà?
La esercita Gesù per loro.
Gesù ha detto agli Apostoli: “Chi non è contro di voi, è per voi”. Cioè: chi non è “contro”, in certo modo compie
un atto di volontà implicito “per”, perché la volontà di tutti è in qualche modo intrinsecamente già orientata a
Cristo nonostante il peccato originale (che Gesù ha espiato), e solo se si esercita il rifiuto verso Cristo si va
all’inferno.
In un certo senso all’inferno, più di chi non dice sì al Vangelo, ci va chi lo rifiuta (le due cose però coincidono
perché il sì è, per così dire, il “programma” con cui siamo usciti dalle mani di Dio).
Di fatto Dio fa sì che i bambini morti prima dell’età della ragione è come se avessero potuto esercitare la loro
libertà.
Avviene come per i primi 9 venerdì del mese: forse tali bambini, se fossero cresciuti, si sarebbero comunque
tutti salvati, e Dio, che è onnisciente, opera in modo che se ne ricavi un bene maggiore.

Anima, psiche, corpo


Anima, psiche e corpo si influenzano a vicenda: se il corpo esprime l’anima, la esprime anche la psiche.
Si potrebbe forse dire che la psiche è quell’area in cui l’anima e la “materia” (spiritualizzata) dell’uomo si
incontrano. La psiche perciò può essere condizionata da deficienze corporali e biochimiche ma, anche, da come
si usa della libertà e dall’accettazione o meno della grazia.

Tutto concorre al bene


Anche un atto malvagio, in un certo senso, si compie a favore della verità ed in relazione ad essa, attraverso ciò
che gli manca e alla sua mancata realizzazione.
L’uomo, che sia o no cosciente, “subisce” la verità anche attraverso ciò che manca a lui e ai suoi atti, che non
possono realizzarsi pienamente per quanto non corrispondono alla natura del bene.

Pena di morte e pena carceraria


La pena di morte non è più ammessa perché oggi gli stati sono dotati di sistemi carcerari che garantiscono che il
colpevole non possa nuocere. Altrimenti, per legittima difesa, lo stato potrebbe condannare un colpevole di
delitti gravissimi alla pena di morte.
Infatti, come è lecita la prigione, che si può configurare come una specie di sequestro di persona, in teoria, in
certi casi, che in pratica non si manifestano più, potrebbe essere lecita la pena di morte.
Ad esempio: se in un paese in cui non esistono prigioni venisse catturato un serial killer che, se lasciato libero,
continuerebbe ad uccidere, sarebbe lecito condannarlo a morte.
Dio non permise che Caino fosse ucciso, ma neanche permise che non scontasse una pena sulla Terra. Così,
potendo farlo, lo condannò a uscire dal consorzio umano. Una condanna non da poco.

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Dare il meglio
Cercare di dare il meglio di sé (secondo ciò che si ha e, perciò, secondo ciò che si può), non limita, ma aumenta
il mistero di Dio in noi e di noi in Dio: andare verso il limite umano comporta la tendenza al suo superamento
attraverso la grazia.

Chi è fedele nel poco lo è anche nel molto


Che vuole dire Gesù quando afferma che chi è fedele nel poco lo è anche nel molto e chi è infedele nel poco lo è
anche nel molto, visto che la Chiesa ammette sia il peccato veniale che quello mortale?
Il fatto è che tra i 2 tipi di peccato la differenza la fa la sostanza, più che la visibilità.
Chi, ad esempio, vive per imbrogliare, imbroglia sia nelle piccole che nelle grandi cose. La “parvità di materia”,
che in certi casi ammette la morale, in questo caso non c’entra nulla, perché la malizia è radicata nel cuore come
opzione fondamentale.

Giustizia retributiva e giustizia divina


Non è vero che la giustizia semplicemente retributiva non ha senso. Non ha senso se presa da sola, perché è
parziale e non tiene conto di un elemento, che è fondamentale, che si pone al di fuori dello schema dare – avere e
che ha valore infinito: l’amore di Dio.
Tale elemento assume tutti gli schemi umani elevandoli, anche quello della giustizia retributiva che, in un certo
senso, muta di sostanza un po’ come una goccia d’acqua in un infinito oceano di vino.
In tal modo la giustizia retributiva, ubbidendo alle leggi della misericordia del Padre, saprà trovare i modi
opportuni per manifestare l’amore di Dio senza snaturarsi, anzi, realizzando la propria “natura” in modo
soprannaturale.

Ispirazioni angeliche e no
A volte accadono come delle “premonizioni” a cui si usa dare il significato che più aggrada. Ma in realtà da cosa
sono generate?
Ovviamente non si può dare una risposta sicura e univoca, soprattutto perché quelle che vengono chiamate
premonizioni possono avere origini diverse. Occorre, cioè, vedere caso per caso.
Sicuramente l’uomo, come i messaggi subliminali dimostrano, è in grado di archiviare nell’inconscio numerose
informazioni che poi possono presentarsi alla mente improvvisamente e, probabilmente, gran parte dei fenomeni
che si percepiscono come particolari o strane combinazioni, possono avere questa origine.
Oppure le combinazioni semplicemente si notano, mentre alla moltitudine delle non combinazioni non si fa caso.
In ogni caso occorre tener presente anche delle forze spirituali esterne, come, ad esempio, le ispirazioni degli
angeli buoni, o i trucchi degli angeli cattivi che Dio può permettere.

Inferno
All’inferno non ci si va per ciò che si fa, ma, essenzialmente, per ciò che si è. In un certo senso l’inferno
manifesta ciò che i dannati sono per una scelta volontaria, non ciò che hanno fatto.
L’aver fatto il male, infatti, manifesta ciò che il dannato è, per questo per essere imputabili le azioni malvage
devono essere volontarie.
Le Opere di Misericordia riportate dal brano evangelico del Giudizio Universale danno il senso di come il fare e
l’essere sono in stretta relazione ma non sono la stessa cosa: chi ama, opera spinto dall’amore e, anche avesse
compiuto degli errori, questi sono perdonati grazie quello stesso amore che fa compiere le opere di misericordia.
Chi fa senza amore, invece, anche se, per assurdo, esteriormente non sbagliasse nulla, non collabora con Dio alla
salvezza delle anime, che esprimono ognuna il proprio corpo, per cui non agisce neanche a favore dei corpi, che
seguono in destino finale delle anime, ma opera per se stesso e sarebbe pronto a cambiare operazioni se
convenisse al proprio tornaconto personale. Perciò, è contro Cristo, per cui le opere che non compie non fanno
che manifestare il suo non amore.

Perdono

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Dio richiede necessariamente di perdonare perché occorre rispondere al male col bene. Non esiste uno stato di
neutralità: o si perdona o si detesta.
Allo stesso modo i giudici umani non devono essere neutrali e “asettici”, ma imparziali, cioè giusti. Devono,
perciò, amare.
E’ anche per questo che la vendetta, intesa come “giustizia” privata, anche quando origina da una sacrosanta
richiesta di giustizia, è un male. Infatti, oltre ad aver bisogno di un giudice espressione della società, perché il
male ha risvolti anche sociali, è ben difficile che la giustizia privata possa essere imparziale e, così, contemplare
l’amore e basarsi sull’amore.
Perdonare non significa rinunciare per principio alla giustizia terrena, sarebbe non amore, infatti chi ama vuole
che si compia anche la giustizia a livello sociale.
La provvidenza divina, radunando fin dall’inizio gli uomini in popoli, ha come stabilito che la giustizia umana
non sia lasciata ai singoli.

Apparizioni e Gerarchia
Se un’apparizione privata venisse proposta o fosse considerata come autoreferenziale, cioè tendesse ad assumere
le caratteristiche generali della Chiesa concreta, che sola amministra la salvezza, allora la rivelazione non
sarebbe vera o andrebbe reinterpretata e relativizzata.
Se poi un’apparizione non vera fosse approvata dal Vescovo, l’approvazione proteggerebbe e giustificherebbe
chi vi crede, ed eventualmente permetterebbe le grazie secondo la fede della Chiesa.
Scrive San Paolo che in Cristo sono racchiusi “tutti i tesori della sapienza e della scienza” (Col 2,3), per cui
nella Chiesa c’è già tutto all’infinito.

Cammino cristiano
A volte, specialmente per i non perfetti, l’azione più facile, e perciò di per se meno meritoria, può essere
spiritualmente più vantaggiosa della più difficile che, pesando troppo su spalle impreparate, potrebbe rallentare il
cammino (nonostante l’effetto della grazia).
Come certi zaini: se pieni di accessori utili, aiutano, ma li può portare solo chi è abituato. Gli zaini leggeri,
invece, con meno accessori, pur non permettendo di allontanarsi molto dal campo base, non sfiniscono chi li
porta, permettendo il movimento e rafforzando la muscolatura.

Unità
Grazie alla comunione dei santi ci “appartiene” anche ciò che non ci appartiene.
La famiglia ne è l’esempio: uomo e donna sono due espressioni di diverse possibilità che, però, si completano e,
completandosi, manifestano una chiamata che supera la somma delle singole chiamate da “single”.
In Cristo più si rimarcano le autentiche differenze, più attraverso la comunione nella carità si manifesta l’unità.

Infinito nel finito


Gesù, come uomo, ha agito nel mondo nei limiti della sua natura umana.
E’ stato a contatto solo con alcune persone e solo con alcune di esse ha avuto rapporti umani più profondi.
Eppure la sua azione è universale e ogni essere umano può incontrarlo e conoscerlo intimamente, come fosse
unico al mondo.
In modo simile deve essere la nostra azione nel mondo: non possiamo fare tutto né conoscere tutti. Anzi,
possiamo fare molto poco. Ma noi siamo di più della nostra azione, soprattutto a causa della grazia divina.
In Cristo, soprattutto attraverso la preghiera, ogni nostra azione, anche quella più concreta, si universalizza.
Siamo corpo e spirito e abbiamo bisogno di atti concreti e atti spirituali.
Non si può rinunciare a niente. Infatti è lo spirito, che tende all’infinito, che “informa” il corpo. E lo Spirito
Santo “informa” il nostro spirito.

Sapere e sapienza
La sapienza che viene dal sapere è più del sapere che è frutto della sapienza.
Il sapere le nozioni è circostanza, la sapienza è l’essenza. Come l’onda e il mare, come il viaggiare e il vivere.
Come l’onda, se si separa dal mare, non è più mare, così il sapere fine a se stesso “evapora”.

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Assurdo
Come possiamo concepire Dio, che è l’Eterno e il Tutto, attraverso il concetto di infinità, così possiamo
concepire ciò che non è Dio come il nulla, il paradosso, l’assurdo… Altrimenti non avremmo la ragione, la
possibilità della scelta, la fede. Non saremmo persone.
Ma questo concepire non sta fuori da Dio, ma proviene da Lui. Noi, solo, dobbiamo usare le regole che sono
connaturate alla capacità di concepire, cioè considerare la verità e, perciò, l’esistenza vera e la vita vera, secondo
l’evidenza e la fede.
Di fatto, anche a voler negare o ridurre Dio, lo si afferma.

Mistero
Nell’uomo tutto ciò che è visibile ha una corrispondenza nell’invisibile e nel mistero, e tutto ciò che è invisibile
si manifesta misticamente nel visibile, pur rimanendo invisibile.

Devozioni
Tutte le spiritualità e le rivelazioni private sono solo una piccola e limitata manifestazione del Vangelo.
Il Vangelo, inglobando e integrando tutte queste grazie, le riassume realizzandole.
Il linguaggio di certe spiritualità e rivelazioni, essendo a volte legato a certi ambienti e a certi tempi, potrebbe
risultare poco comprensibile. Per questo, evidenziato l’essenziale, cioè “decriptata” la verità che contiene, va
tradotto nel linguaggio del Vangelo, che è come preposto ad assumere tutti i linguaggi. Cioè: ogni grazia
autentica va letta e interpretata alla luce del Vangelo.
Attraverso il Vangelo ogni spiritualità, ogni messaggio e ogni grazia diventa in qualche modo nostra.
Il Vangelo può fare a meno delle devozioni, ma le devozioni non possono fare a meno del Vangelo.
Le rivelazioni private, in rapporto al Vangelo, sono come i santi in rapporto a Cristo, sono come le medagliette
sacre in rapporto all’Eucaristia: efficaci non in se stesse, ma in relazione a ciò che è efficace per se stesso: Dio,
che si manifesta nella Chiesa.

Personalità
La personalità forte non è tanto quella capace di piegare gli altri, ma quella capace di resistere alla mentalità del
mondo rimanendo fedele a se stessa.

Bellezza
In cosa consiste la bellezza interiore? Innanzi tutto nella santità.
Ma si può considerare come bellezza interiore anche l’originalità, che si deve manifestare anche attraverso la
propria vocazione.
Così i fidanzati dovrebbero scoprire, integrata e attraverso una naturale e pura attrazione fisica e psicologica,
anche l’originalità dell’anima del loro futuro coniuge, che la santità vivifica, sviluppa ed evidenzia.

Mistero della Chiesa


Il mistero della Chiesa consiste anche in cose che non si sono realizzate concretamente e che, in qualche modo, a
seconda della misura della fede e della misura della carità del popolo di Dio, si compendiano nell’amore di Dio
che viene offerto nella situazione concreta.

Permissione divina
Gesù ha detto che la morte di quelli rimasti uccisi dal crollo della Torre di Siloe, non era ascrivibile in modo
specifico a qualche loro colpa, così come il cieco nato che guarì: non nacque cieco per delle colpe sue o dei suoi
genitori, ma per manifestare la gloria di Dio.
Ma Gesù disse anche che Gerusalemme sarebbe stata distrutta perché non lo aveva riconosciuto.
Di conseguenza, Dio può permettere prove e croci sia per dimostrare la sua gloria e la sua vicinanza, sia come
conseguenza di una mancata conversione… Dio è sommamente libero, ma nei “limiti” del suo amore illimitato.

Spirito, anima e corpo…

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Più l’umanità si allontana da Dio più si corrompe coinvolgendo, quando più quando meno, ogni aspetto
dell’umanità, come l’intelletto, la genetica, la salute, ecc.
Ma più l’umanità torna a Dio, più tende (in generale, ma ammettendo anche interazioni secondarie) a migliorare
ogni aspetto della propria condizione.
Tutto ciò in un contesto di progressivo avanzamento verso la meta finale della storia: Cristo nella gloria del
Padre.

Maestri
Noi siamo veri figli spirituali dei nostri “maestri” nella fede (ma anche, in certo modo, nella cultura, ecc.), ma la
nostra relazione è, attraverso i maestri, col Maestro, cosa che, in tal senso, li rende originali e insuperabili come
maestri. I nostri “maestri” sono tali, più che per la loro scienza, per quanto ci hanno dato rispetto alla vita.

Sapienza
Come l’amore comprende anche le opere buone che non si riescono a fare concretamente, così, in certo modo, la
ricerca della verità e la contemplazione del mistero, comprendono il sapere.

Universalità
Se l’universalità di Cristo è piena e totale e Maria vi partecipa in modo subordinato ma speciale, anche noi
tendiamo all’universalità per partecipazione.
Maria vi partecipa come Madre di Dio e noi come figli di Dio e, anche, di Maria.

Bene concreto
Come l’Eucaristia in noi, così l’ideale e il perfetto sussistono fin da ora, in germe, nel bene concreto, anche se
imperfetto e limitato.

Esegesi
A volte l’esegesi biblica sembra sminuire la complessità della Parola e altri eventuali significati, ma non è così,
perché Gesù spesso racchiudeva in un semplice enunciato o in una semplice sentenza, un’infinita ricchezza.

Tutto il Mistero
“Or Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro; ma
questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita
nel suo nome”, (Gv 20,30-31).
Di conseguenza: per annunciare il Mistero divino non c’è bisogno di dire tutto, ma solo quello che Dio vuole che
si dica. Il Mistero divino, infatti, a differenza del nostro linguaggio, è infinito e trascendente.

Essenza e contingenze
Poiché le circostanze che hanno portato al nostro concepimento avrebbero potuto essere diverse, cosicché noi
avremmo potuto avere un’altra storia, si potrebbe forse teorizzare che, in ogni persona, si possono distinguere
dei caratteri primari, legati all’essenza di ciò che siamo, e dei caratteri secondari, legati alle circostanze.
Ma, in realtà, Dio agisce come vuole, prevedendo tutto e usando le circostanze.

Buona volontà
Gli atei se di buona volontà non sono veri atei perché, di fatto, non vivono il loro ateismo come un’ideologia,
cioè come un atto di “fede” che comporta una certezza che supera la ragione.
La ragione infatti non può ammettere una certezza che la supera, a meno che tale certezza non sia originata da
una ragione che supera la ragione umana.
Per questo chi ha veramente buona volontà, in qualche modo deve essere aperto a una speranza che supera la
ragione senza contraddirla, così come richiede la ragione. Per cui non può essere un ateo “totale”.

Originalità
L’originalità di un oggetto è un po’ come quella delle reliquie.

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Ha vari livelli di autenticità, ma l’originalità sta nel messaggio che si lega all’universale, che si comunica
attraverso il suo significato e il suo linguaggio.
L’originalità di un oggetto è perciò legata, non solo al suo eventuale autore, ma anche alla sua storia, alla
personalizzazione di chi lo usa o ammira, ecc.

Amore
Un sistema politico perfetto, che permetta una società giusta senza l’ausilio dell’uomo, è impossibile, non fosse
altro perché lo dovrebbe costruire l’uomo stesso. Per cui non sarebbe perfetto, ma inumano. Pura ideologia.
I sistemi devono essere sempre soggetti a cambiamento, sia perché perfettibili, sia perché il mondo cambia e sia
perché l’uomo è sempre responsabile delle sue azioni, capaci di agire sul sistema in modo sempre originale.
Il sistema può solo limitare l’arbitrio e aiutare l’uomo a esercitare bene la sua responsabilità.
Solo l’amore, che agisce soprattutto nei santi, è perfetto.

Superstizioni
Leggere l’oroscopo è un’idiozia, specie oggi in cui anche i non cristiani sanno che gli astri non sono divinità, ma
seguono leggi fisiche che non possono determinare il mondo spirituale.
Qualcuno però dice che nell’universo i campi di forze sono connessi tra loro, per cui tutto avrebbe una qualche
influenza su tutto, anche se infinitesimale.
Ma, a parte il fatto che, da chi ci crede, l’oroscopo non viene affatto considerato di importanza infinitesimale,
che c’entra questo col “destino” delle persone? Mai confondere la materia con lo spirito, altrimenti si apre la
strada alla magia, al demonio e all’idiozia!
Nell’uomo anima e corpo interagiscono e si influenzano, ma è sempre l’anima a decidere il proprio destino
essenziale.
E poi, ammesso che si potesse capire esattamente le influenze delle forze esistenti, che senso avrebbe
soffermarsi sulle influenze fisiche della gravità di astri lontanissimi? Sarebbe come calcolare gli effetti del
battito d’ali di una mosca sulla stabilità di una casa (in se stessi ininfluenti e “riassorbiti” da miliardi di forze) e
trascurare l’eventualità di un terremoto.

Assurdità del male


Se Dio è il Tutto, il male, cioè il non-Dio in antitesi a Dio, è nulla, che, però, si può concepire come negazione.
Per questo Gesù dice, dei reprobi che hanno scelto il male, che “il loro verme non muore”.
Essi vengono da Dio, ma la scelta per il male, che è irrazionale ed esiste come “non esistenza di bene” attuata da
una volontà, cioè esiste solo come negazione del bene, non annulla ciò che sono.
Se il male, per assurdo, fosse qualcosa, e non solo la negazione di ciò che esiste, i reprobi sarebbero meno
condannabili, ma il male di per sé non esiste, ma esiste solo come affermazione innaturale della volontà. Esiste,
cioè, attraverso una libera scelta della volontà, che vi si identifica.
Cioè sono i reprobi che, identificandosi nel male, danno ad esso una consistenza vitale, cioè lo fanno vivere della
loro stessa vita, e poiché la vita non muore perché è creata a immagine e somiglianza di Dio, l’inferno è eterno.

Conoscenza e carità
La carità senza un’approfondita conoscenza può essere limitata nella sua azione concreta, ma non offuscata nella
sua azione spirituale.
Anche con la carità si possono commettere errori, perché la carità si “incarna” anche nella conoscenza umana
che è imperfetta e può essere errata. Una maggiore conoscenza, perciò, di per se, favorisce l’azione caritativa.
Amore e conoscenza, e amore e opere, sono in relazione, ma tra la perfezione delle opere con un certo amore o
opere imperfette con più amore, è preferibile la seconda ipotesi.
Questo perché, come dice padre Raniero Cantalamessa, l’intenzione sta alle opere come l’anima sta al corpo.
Più amore, infatti, comporterebbe una grazia maggiore e perciò un bene maggiore nella società anche se, in
qualche caso, fosse accompagnato da opere meno perfette.

Provvidenza
La Provvidenza fondamentalmente ci assicura tutto il necessario per la nostra realizzazione.

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Verità e non verità
Dio è il Tutto, ma è anche qualcosa di “preciso”, che esiste ed è la stessa esistenza. Non è quindi menzogna.
Per cui il Tutto non comprende la negazione del Tutto, ma l’ammette come concetto falso, in quanto la
negazione del Tutto non diminuisce il Tutto, che è Infinito.

Convenzioni sociali
Le convenzioni sociali non sono necessariamente negative. Infatti, anche con limiti e imperfezione, devono
servire alla realizzazione delle persone nella società.
Anche il linguaggio, sotto certi aspetti, lo possiamo considerare come una convenzione sociale che, però, aiuta a
comunicare (purché vi siano dei significati generali comprensibili a tutti).
L’importante è che le convenzioni sociali aiutino a comunicare e a rendere liberi, aiutino la verità e non la
menzogna e l’ipocrisia.

Miracoli
Si sa che Gesù ha fatto miracoli anche per dimostrare che era il Messia.
Perché, allora, non ha sradicato montagne e fatto i miracoli più spettacolari? Perché, nel rispetto della natura
umana, voleva favorire la fede soprannaturale e non quella umana a discapito della soprannaturale. Voleva
un’adesione alla sua Persona non solo e non tanto di natura psicologica, ma di vera fede.
Ciò non toglie che, alle condizioni descritte dal Vangelo, non possano avvenire miracoli spettacolari simili a
quello dello spostare una montagna.

Rivelazioni private
Le rivelazioni private sono un po’ come le preghiere spontanee rispetto alla liturgia.
Se approvate, possono entrare nella dottrina un po’ come certe preghiere spontanee di santi sono entrate a far
parte della liturgia.
Le rivelazioni private non sono la fede, ma in certo modo potrebbero essere considerate espressioni della fede
“incarnata”, un po’ come le opere di carità che, se vissute autenticamente, sono assunte da Cristo, divenendo così
una sorta di realizzazione del Vangelo nella storia.

Sapere, esperienza, conoscenza


Se il sapere ci indica la strada per un castello dentro cui è custodito un enorme tesoro, la chiave della stanza del
tesoro è la conoscenza, che ci permette di farne esperienza in modo profondo, cioè in modo da far sì che
l’esperienza, realizzandosi, doni una sapienza che si possa tradurre anche in uno stato di vita.

Tempo
Perché Dio non fa tornare il tempo indietro?
Forse anche per lo stesso motivo per cui non annulla lo spazio, da lui creato.
Contraddirebbe il suo piano per l’uomo, che ha voluto legato al tempo e allo spazio.
Il tempo è espressione dell’Eterno come la materia è espressione di Dio che è puro spirito.
E come la materia nell’uomo si spiritualizza, così, in certo modo, il tempo che egli vive si spiritualizza.

Credere
Riguardo alle verità opinabili e perciò non essenziali, chi non crede a un’affermazione, ma è aperto a credere se
l’affermazione fosse vera, in certo modo è, se fosse vera, come credesse. Mentre chi crede, ma è aperto a non
credere se ciò che crede si dimostrasse falso, in certo modo, se fosse falso, è come se non credesse.
L’apertura di cuore e di mente può, in un certo senso, rendere vera la speranza autentica che si cela in
un’affermazione non vera, anche riguardo a verità immateriali legate alla sfera del divino, come la fede.
Il credere e il non credere contro la ragione e, più ancora, contro la fede, è ideologia.
Chi crede a un’affermazione in modo ideologico, anche se l’affermazione fosse vera, è come non credesse.
E’ la fede la Verità delle verità.

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Rivelazioni private
Le rivelazioni private autentiche che non sono ancora state ufficialmente approvate dalla Chiesa, ma sono però
tollerate, sono, rispetto a quelle approvate, un po’ come la Comunione spirituale rispetto alla Comunione
sacramentale.
La Comunione spirituale può produrre un grande effetto in proporzione al desiderio dell’anima e alla
condiscendenza di Dio. La Comunione sacramentale, invece, di per se si realizza sempre, ma sempre in
proporzione alla fede e all’amore dell’anima.

Sistemi di pensiero
Un sistema di pensiero parziale può essere valido se integrato, insieme ad altri sistemi parziali, in un sistema più
grande e completo. Esso, infatti, è solo una prospettiva: non è né l’oggetto, né il modello dell’oggetto e, se lo si
assolutizza, le idee che ne conseguono potrebbero facilmente scivolare nell’eresia.
Tutti i sistemi di pensiero, di qualunque ampiezza, per svolgere la loro funzione nei riguardi della verità, devono
procedere attraverso le evidenze della ragione e della logica, che rappresentano il “sistema dei sistemi”.

Arte
Tra i mezzi umani visibili atti a comunicarsi e a comunicare, è l’arte, che, però, non è l’originalità della persona,
ma solo una sua espressione visibile.
Anche l’arte, in un certo senso, al modo che le è proprio, unisce lo spirito alla materia.
Gli artisti, perciò, sono chiamati a comunicare concetti comunicandosi attraverso l’arte, visione soggettiva
dell’oggettivo ed espressione oggettiva del soggettivo.
Non occorre dire tutto, ma occorre esprimere il mistero di sé nell’immanente dicendo poco, ciò che si è scelto di
dire e che si può dire.
L’uomo è ontologicamente “relazione” con la Relazione che è Dio (e, come conseguenza, con gli altri), per cui,
se l’arte non comunica l’essenza e non si fa linguaggio, non è arte, ma artificio.
La sensibilità si incarna e l’uomo è oggettivamente un soggetto.

Democrazia
Una piena democrazia prevede non solo che possano cambiare i governi ma, all’occorrenza, anche i sistemi
politici. Solo il fine ultimo, che è la legge morale, non può cambiare.

Tempo
Dio ha voluto che gli eventi non possano ripetersi nella loro sequenza temporale, ma lui è Signore anche del
tempo. Così nell’uomo la grazia, finché a livello personale non si “cristallizza” con la morte, “scorre”, attraverso
il tempo e col tempo, in avanti, a meno di un’interruzione a causa del peccato, da cui, però, ci si può riprendere
con il perdono divino, a seconda delle proprie disposizioni (e di quelle di Dio).
L’eternità integra il presente al passato e al futuro attraverso la grazia che, se accettata, sempre si rinnova.
Così si può in qualche modo riempire di grazia il vuoto dovuto al male del passato, costruendo le basi per un
cammino proteso a un rinnovamento perenne della santità.

Lavoro
In linea generale: quale è la differenza tra un oggetto fatto a macchina e uno lavorato artigianalmente?
Tutti e due hanno un senso e un motivo e perciò servono a qualcosa. Ma ciò che è fatto a mano, sebbene possa
essere meno “conveniente”, rappresenta un’opera unica, in cui l’artigiano ha messo del suo.
Un’opera anche spirituale o, almeno, più marcatamente spirituale di quella fatta in serie.
Non che lo spirito umano lasci “auree” quasi fossero entità “energetiche”, ma ciò che l’uomo fa col suo impegno
rimane come “impresso” nel tempo che, in qualche modo, è assunto dall’eternità.
E’ quasi una specie di “reliquia”. L’opera umana, infatti, richiede la verità.
Inoltre, l’uomo non può rapportarsi pienamente con Dio senza lavorare, e l’artigianato è un’espressione
lavorativa.
E’ vero, anche progettare macchine è lavoro, occorre però che queste non rubino il lavoro all’uomo e l’uomo al
lavoro, e non appiattiscano l’espressività umana, ma la favoriscano.

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Peccatori
In linea di principio, convivere come concubini, anche se con fedeltà e responsabilità, è peggio che l’avere
continuamente amanti e ogni volta pentirsi e confessarsi.
Paradossale? No: il peccatore seriale che ogni volta si confessa, possiede una coscienza che giudica secondo
verità, mentre la brava persona che convive, vive nella menzogna (sebbene possedere virtù e valori umani come
la fedeltà, può attirare la grazia).
Il peccatore seriale che si pente, infatti, testimonia che Dio perdona sempre.
Egli ha coscienza del peccato, sempre si confessa e sempre fa il proposito di non peccare più: è da credere che si
salverà perché non è un empio. Dice infatti la Scrittura: “se il giusto cade sette volte, egli si rialza, ma gli empi
soccombono nella sventura” (Proverbi 24,16).

Certezza morale
La devozione (come le devozioni) deve condurre alla confidenza verso Dio.
Il devozionismo, invece, conduce a essere schiavi della legge, cioè legalisti.
Le promesse legate a una certa devozione approvata dalla Chiesa, danno confidenza. Il credere ad esse è un
credere naturale, ma, essendo ragionevole, si può essere ragionevolmente sicuri che tali promesse sono vere.
Un po’ come si può essere sicuri che si è stati battezzati: una certezza suffragata anche dalla facoltà della Chiesa
di supplire e bonificare nella sostanza, attraverso il desiderio.
Non a caso, con l’intelligenza illuminata dalla fede, nel dubbio la Chiesa ammette la libertà.

Ascesi e grazia
Nel caso di coloro che pretendono di arrivare a Dio attraverso tecniche umane, come gli gnostici, più che di
religione naturale, si deve parlare di superstizione, o di ideologia, o di una sorta di "materialismo", o di
“spiritualismo” (nel senso che pretendono di trovare Dio partendo da ciò che Dio non è, cioè da ciò che è creato,
che sia un’entità materiale o spirituale).
Gli sforzi umani, l’ascesi, allora sono inutili?
Per acquistare “direttamente” la grazia sì, perché la grazia non si acquista attraverso le opere, ma è un dono.
Ma se l’ascesi si configura come una conseguenza della grazia e una risposta all’iniziativa di Dio, allora è utile,
perché rappresenta la collaborazione dell’uomo all’opera di Dio.
La prova che gli sforzi umani, in se stessi, non fanno conquistare la grazia, è il cuore: se si fanno con amore,
“attirano” la grazia, se invece si fanno con cuore non sincero, ottengono l’effetto contrario.

Felice colpa
“Felice colpa”, dice Sant’Agostino. Ma non perché la colpa, in se stessa, comporta più grazia: è piuttosto la
Redenzione che, attraverso l’Incarnazione, comporta più grazia di quella originale. Una grazia piena.
Ma la Redenzione è avvenuta e ormai l’eventuale colpa può essere “felice” solo in rapporto alla conversione.
Se Dio permette il male e il peccato è perché può trarci un bene maggiore, purché l’uomo lo assecondi. Ma è
Cristo colui che produce il bene, non la colpa!
L’aver peccato, attraverso l’azione di Dio che chiama l’uomo a pentimento, può servire a rientrare in sé stessi e
ad aprirsi alla grazia divina. Cioè la coscienza di aver peccato può solo stimolare a una vita cristiana ancora più
radicale della precedente e perciò, in tal senso, ancora più ricca di grazia.
Ma non è il peccato che dà più grazia di prima, anzi, il peccato ostacola sempre la grazia. Solo che la grazia
dovuta alla conversione è proporzionale alla volontà e al desiderio umano mossi da Dio: è l’uomo che è
cambiato ed è da sperare e, probabilmente, anche da presupporre, che sia più aperto di prima.

Giustizia sociale
Non è l’egualitarismo a fare la giustizia, ma l’uguaglianza. La giustizia infatti deve tenere conto di tutto l’uomo,
anche della sua anima, della sua libertà, ecc. E anche dell’ordine sociale stabilito da Dio.
La giustizia consiste nel creare un’armonia sociale che, se pure è difficile da realizzare sulla terra e, anzi, a certi
livelli è impossibile, tuttavia segue delle leggi che sono quelle di Dio e non dell’uomo, erede delle conseguenze
del peccato.

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Carismi e divinazione
Quale la differenza tra la biblomanzia e il chiedere ispirazione a Dio attraverso la Sacra Scrittura?
E’ analoga a quella che c’è tra il devozionismo o, peggio, la superstizione, e la vera devozione: nella
biblomanzia la Parola presa a caso si legge come un oracolo, mentre il brano biblico letto in preghiera e con le
giuste disposizioni viene recepito come un mezzo attraverso cui Dio comunica all’anima il suo amore.
C’è anche il caso della profezia attraverso la Parola di Dio, che è un carisma che va accolto, e c’è il caso che Dio
prenda l’iniziativa attraverso la lettura della sua Parola, per comunicarsi all’uomo, ma nella preghiera non esiste
mai un “automatismo”.

Genitori
Se il genoma umano praticamente interagisce con ogni cosa, e se la morfologia del cervello cambia a ogni
esperienza e in ogni momento, quanto più non cambia l’aspetto dell’anima che, pure, rimane sé stessa?
Così dei genitori putativi possono essere veri genitori dei figli adottati a livello spirituale, e lo spirito, in qualche
modo, influenza anche il genoma.

L’amore si realizza in Dio


In Dio il desiderio d’amore dell’uomo si realizza sempre, almeno misticamente. Non ci sono vincoli di spazio e
di tempo, perché in Dio tutto è eterno, semplice, “punto” infinito oltre la logica umana.
In Dio tutto è possibile anche oltre la logica umana, ma non contro di essa, voluta da Dio stesso.
La volontà di Dio è il “campo” infinito dell’azione della sua opera.
Dio spiritualmente realizza tutto e supplisce a tutto come lui vuole e perciò, nell’uomo, può realizzare tutto e
supplire tutto anche secondo la misura della fede e dell’amore delle creature.
Ciò non toglie che tutto misticamente si realizza, in questa vita, anche secondo lo spazio e il tempo, perché così
Dio vuole. Per questo sono importanti anche le contingenze concrete. Nulla è più concreto del Cristianesimo.

Devozione
Se sei aperto e ti affidi alla Chiesa, conosci in potenza anche quello che ancora non conosci. Infatti: “La potenza
divina ci ha fatto dono di ogni bene per quanto riguarda la vita e la pietà” (1Pt 1,3).
Ogni devozione è compresa nella Scrittura.

Primi 9 venerdì
Se, per assurdo, la rivelazione privata a Santa Maria Margherita Alacoque non fosse autentica, lo sarebbe
comunque l’ispirazione della Chiesa che l’ha approvata e, in certo modo, l’ha resa Magistero.

Unità divina
Dio è più uno dell’unità perché le tre Persone divine sono unite dall’Amore, che costituisce la stessa natura
divina.

Apparizioni
Chi non crede a un’apparizione perché la Chiesa l’ha disapprovata con un atto non infallibile, ma di governo, se
l’apparizione è autentica, gli verrà comunque accreditata la grazia dell’apparizione.
Chi invece ha voluto credere per forza contro la disapprovazione della Chiesa, senza neanche dei dubbi e
disubbidendo, anche se l’apparizione è autentica, non ne avrà dei vantaggi spirituali.
Chi di fatto ha ubbidito al parere negativo, ma non definitivo e assoluto, della Chiesa, anche avesse dei leciti
dubbi (che la Chiesa stessa permette di avere), segue comunque Dio, che ha voluto l’apparizione subordinandola
però alla volontà e al discernimento della Chiesa.

Devozioni
La povertà è la prima delle devozioni perché, se accattata, ottempera alla volontà di Dio.
Le devozioni, infatti, servono per aiutare a fare la volontà di Dio, mentre nella volontà di Dio c’è tutto.
Tutte le devozioni e anche di più.

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I pellegrinaggi servono a diventare poveri, soprattutto di sé stessi, e a fare la volontà di Dio. Ma se qualcuno non
può fare pellegrinaggi perché povero, accettando la povertà, ottiene gli stessi benefici dei pellegrinaggi che
desidera fare e che avrebbe fatto se non fosse stato povero, e anche di più.

Soggettività odierna
Lungo il corso del tempo si è sempre più presa coscienza (sviluppando anche una maggiore sensibilità) riguardo
a certe tematiche come la pace, il rispetto verso gli animali, i diritti dei minori.
Ma la perdita del primo dei valori, Dio, ha portato all’arbitrio, in quanto i desideri personali e sociali hanno
preso il posto della verità oggettiva, della legge morale universale e dell’autorità di Dio.
Così, se, in genere, oggi c’è più sensibilità soggettiva (spesso sbagliata) su tante cose, c’è meno coscienza su
altre cose che, però, sono fondamentali.
Si parla tanto, e giustamente, dell’ipocrisia della società del passato (come se oggi l’ipocrisia fosse in crisi), ma
il massimo dell’ipocrisia si raggiunge oggi, che si fa passare l’orrore dell’aborto come un diritto e come
progresso morale!

Santità
Non devi ambire a essere più degli altri, ma a essere te stesso.
Se sei te stesso, in qualche modo e in un certo ambito, sei già “più”, cioè sei unico.
Devi solo ambire a essere sempre più santo.

Comunicare
Tutti hanno delle esperienze, delle intuizioni, delle emozioni, dei sentimenti, che non riescono a esprimere bene.
Ma comunicare è più che esprimere: è dare la vita, che in Dio è amore, che è più del solo intelletto ma non lo
esclude e, anzi, lo coinvolge, perché fa parte dell’umano e Dio si comunica per come siamo fatti, cosicché anche
noi comunichiamo noi stessi per come siamo.
Per comunicare, perciò, non bisogna dire tutto o essere brillanti. Anzi, a volte può essere controproducente. La
comunicazione non esclude e non esagera: si deve esprimere secondo gli equilibri della natura umana.
Gesù poteva strabiliarci, poteva rivelarci la più alta filosofia, matematica, fisica e teologia. Non lo ha fatto.
Su di lui si potevano scrivere così tanti libri da riempire la Terra, ma non ha voluto.
Vuole però che le opere non siano solo opere e le parole non siano solo parole, ma un’esperienza di vita e della
sua Vita in noi, grazie allo Spirito Santo.

Certezza della fede


La ragione, da sola, può al massimo ammettere, a posteriori, che tutte le esigenze della fede siano convenienti,
fino ad arrivare alla certezza umana, ma non alla certezza soprannaturale. La certezza soprannaturale che supera
la ragione e la certezza soprannaturale nella ragione naturale, la dà la fede.

Moralismo
Voler imporre la perfezione in terra equivale a voler fermare il “divenire” del mondo verso la sua meta.
E’ un’ideologia e l’ideologia si concentra in una serie di principi astratti e di norme erette e principi.
E’ puro moralismo.
Il moralismo ha sempre un qualcosa di “ascetico”, ma non ha l’amore che l’ascesi cristiana comporta. E’ solo
perfezionismo e orgoglio. Che sia moralismo politico, come quello marxista o nazista, o moralismo religioso,
come quello farisaico.

Croce
Dio ordinariamente agisce con ciò c’è in natura. Così, ad esempio, per l’Eucaristia “usa” il pane e il vino,
mentre, per manifestare certe grazie particolari, può servirsi di luoghi “santi”.
Perciò, per salvare l’uomo, ha utilizzato ciò che c’era: il peccato e la natura umana.
In tale ottica la Croce sarebbe la conseguenza della grazia della salvezza che si relaziona con un’umanità schiava
del peccato.

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Daniel Ange afferma che l’80% delle sofferenze del mondo sono dovute al peccato attuale, mentre il 20% al
peccato originale.
Se, perciò, la sofferenza non si può eliminare in questa vita, si può dire che Dio vuole eliminare almeno la
sofferenza dovuta al peccato attuale, ma la cosa dipende anche dall’uomo.
Per questo malattie, povertà, ingiustizie… vanno combattute e va promosso il bene integrale: esse sono un
disordine conseguenza del disordine del peccato e che, in se stesse, tendono a causare ulteriore peccato (ma il
bene è vitale ed è più forte del peccato).

Sofferenza
Dio permette la sofferenza per insegnarci l’amore.
Se in questa vita amare comporta soffrire, l’accettare la sofferenza comporta l’amore.
Per questo i santi soffrono di più, e per questo anche eliminare le cause di tante sofferenze comporta l’amore.
Un amore che, però, a volte può procurare una sofferenza più grande che la prova eliminata (ma con più gioia),
perché allarga il cuore ai bisogni degli altri e alla volontà di Dio.
Così a volte Dio non vuole che certi santi non guariscano, per poterli meglio associare alla sua opera salvifica,
mentre altre volte li guarisce per farli progredire spiritualmente.

Rivelazione
Dio, rivelandosi, rivela anche la sua infinità, il suo abisso senza fine. Per cui, svelandosi, mostra un mistero
ancora maggiore.
Dio si rivela come la nube luminosa che guidava gli ebrei pur essendo inaccessibile. O come il Sole, che con la
sua luce si manifesta e illumina, ma che fa anche distogliere lo sguardo perché acceca.
Per san Basilio, dice padre Raniero Cantalamessa, Dio illumina chi sta nell’errore, poi, quella stessa luce che
illumina l’intelletto, fa vedere le “tenebre luminose” che circondano la ragione.
Il massimo della ragione è sapere di non sapere e soprattutto lasciare fare a Dio, è fidarsi e mettere in pratica la
sua volontà conosciuta.

Preghiera di richiesta
Il Vangelo ci mostra vari tipi di preghiera di richiesta e vari modi in cui Dio opera prodigi.
Schematizzando possiamo considerare 3 casi limite:
1) La richiesta di Gesù al Getsemani che, pur chiedendo, si offre totalmente a Dio Padre.
2) La richiesta fatta con fede infallibile, dovuta, in gran parte, alla santità.
3) La richiesta fatta con fede carismatica, che opera al di là dei meriti e della santità di vita, come quella dei 72
discepoli (tra cui Giuda) che operavano miracoli e prodigi durante la loro missione.
In molti casi, però, la fede, che pure c’è, non è così “forte” da escludere dubbi sull’ottenimento di quanto si
chiede: “Io credo; vieni in aiuto alla mia incredulità” (Mc 9,24), disse il padre di un ragazzo indemoniato a
Gesù, che gli diceva che tutto è possibile per chi ha fede.
E in certi casi si può ottenere anche ciò che non si è chiesto, come il servo del Sommo Sacerdote che, venuto ad
arrestare Gesù, ebbe un orecchio reciso da un colpo di spada di Pietro, che Gesù guarì (cfr Lc 22,51).
Dio fa sempre ciò che ritiene opportuno, guarda sempre al meglio e alla salvezza delle anime.

Sapere
La conoscenza solo intellettuale della dottrina della fede è un po’ come una cartina geografica che dà indicazioni
su luoghi che non conosciamo.
La vera sapienza, infatti, è dovuta all’esperienza, e coinvolge il cuore (senza rinunciare all’intelletto).
L’esperienza non è la mappa, ma è il viaggio. Ma la mappa orienta nel viaggio.
E l’esperienza è sempre unica e originale, perché si configura sulla persona che è viva e perciò in continuo
divenire.

Rinunce
Perché la vera gioia si trova spesso nelle piccole cose e, anche, nelle rinunce?
Perché deriva dall’amore, che muove i sensi interni più degli esterni.

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Ma anche le cose “grandi” si possono gustare, sia coi sensi interni, che con quelli esteriori.

Impegno umano e aiuto divino


Le strutture umane stanno alla grazia, un po’ come il cibo sta all’anima.
Le strutture non sono l’essenza, ma sono il mezzo ordinario attraverso cui l’essenza si può concretizzare.

Amore umano e divino


Solo in Cristo ci si può donare in modo soprannaturale. E solo amando di amore soprannaturale, l’amore umano
si perfeziona e potenzia cosicché la natura umana può donarsi oltre le potenzialità e le capacità che le sarebbero
proprie se non fosse stato informato dalla grazia.
Meno si è sotto l’influsso della grazia, più, in genere, si è limitati nel donare.

Offerta
Non ci si dona per nulla: la vita si dona per la vita. O, meglio, la vita si dona per la Vita, quella di Cristo.
Di fatto, si può anche arrivare a morire per una causa, ma senza “donare la vita”. Si può anche morire non per
amore, ma per odio; non per la vita, ma per la morte; non donando se stessi e la propria volontà a Dio, ma per
affermare la propria “emancipazione” da Dio. Cioè, si può scegliere la morte per egoismo che, al di là delle
intenzioni dei terroristi, è il fine del terrorismo.
L’offerta di Gesù è la vera offerta, perché la sua Vita è la vera vita e perché è l’unica offerta che in se stessa
raggiunge pienamente il proprio fine, proponendosi come vero fine di tutte le opere e gli atti buoni dell’uomo.

Corpo, anima e Spirito Santo


Per la grazia ciò che è umano, perfezionandosi, diventa ancora più umano: la natura umana, tramite la grazia, si
“supera” pur rimanendo natura umana, che è tale innanzitutto perché Dio le può infondere la grazia.
Anima e corpo interagiscono tra loro tanto che anche l’aspetto fisico del cervello (e non solo) è suscettibile a
delle modificazioni anche in relazione all’anima, e all’anima informata dalla grazia: lo spirito umano supera la
materia ma, anche, interagisce con essa, e interagisce anche con la grazia.
Dio può anche agire in modo straordinario senza snaturare la natura ma, anzi, assecondandola.
Se il miracolo del roseto senza spine, presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli di Assisi, dimostra che Dio
in qualche modo influenza il DNA di una pianta, perché non potrebbe fare qualcosa di simile anche nell’uomo?

Comunicazione divina
Nel più elevato dei misteri della fede cristiana, la SS. Trinità, si parla di numeri. Infatti, anche se la matematica
umana viene superata e trascesa, non viene affatto contraddetta: tre è tre sia in terra che in Cielo, come la verità
umane e terrene, sono verità sia in terra che in Cielo.
Per questo il linguaggio umano può parlare di Dio usando parole e numeri.
La fede è dal Cielo, ma si propone come un dono alla ragione, che la comprende attraverso le proprie categorie.

Fede e fiducia
Perché spesso la fede sembra inefficace?
In genere perché il credente, anche quando chiede a Dio, confida in ciò che è umano.
Chi crede perciò non deve usare Dio per le sue aspettative umane, ma confidando in lui.

Grazia soprannaturale
Anche se, per assurdo, l’uomo arrivasse a sapere tutto, a non ammalarsi, a non morire e ad essere in qualche
modo infinitamente potente, Dio sarebbe comunque più potente, più infinito, più immortale, ecc. Noi, infatti,
siamo creature, mentre Dio è l’Eterno, e appartiene all’ordine soprannaturale. E noi, fatti a sua immagine e
somiglianza, avremmo sempre bisogno della grazia.

Dio scrive dritto anche sulle righe storte


Il piano originario di Dio prevedeva, per gli uomini, il massimo della santità possibile e, perciò, il massimo della
gioia. Ma poiché l’uomo non ha risposto pienamente al piano di Dio e, generalmente, continua a non rispondere

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pienamente (e tanto meno con la massima intensità possibile), Dio in qualche modo si adegua “rivedendo”
continuamente i suoi piani in modo che gli uomini possano, in ogni situazione, ottenere il massimo da essi
raggiungibile.
Infatti, se Dio permette il peccato, che non vuole, è perché l’uomo, ravvedendosi, possa avere l’opportunità di
convertirsi e, comunque, di santificarsi e migliorarsi.
Il male è una scelta umana che Dio usa affinché l’uomo scelga la grazia.

Credere umano e credere per fede


Dice Gesù: “Come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene da
Dio solo?” (Gv 5,44).
Se ci apparisse Gesù e ci assicurasse che, se accettassimo di diventare ciechi, avremmo una vita piena di gioia,
una gioia molto maggiore di quella che sperimentiamo nella nostra vita normale, come reagiremmo?
Penso che molti rimarrebbero turbati, cosa che la dice lunga sullo stato della nostra fede.
Che fede si può avere, infatti, se si è più attaccati ai piaceri del mondo che alla gioia di Dio? E come si può
essere profondamente felici e realizzarsi?

Perfetta letizia
“Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa” (Gv 15,11).
Anche si potessero avere tutte le cose lecite, belle e buone della vita, non si avrebbe ancora quella che Francesco
d’Assisi chiama: perfetta letizia.
Le cose buone, che sono doni di Dio, vanno bene, ma perché vi sia gioia profonda occorre che le gioie naturali
vengano compensate con le nostre croci unite alla Croce di Cristo, perché quando si trova la gioia nella Croce,
allora la gioia è vera gioia, perché è soprannaturale.
La realtà senza Realtà non è vera e la gioia senza Gioia non è la gioia di Dio. E poiché l’uomo tende a Dio
perché è Dio che lo attira, senza Dio la gioia umana, anche se autentica, rimane incompleta e, perciò, in ultima
analisi, risulta insoddisfacente. Ma Dio ha scelto la via della Croce, che compendia anche la via della gioia, e che
si realizza nella Risurrezione.

Carità e amore umano


“Se amate quelli che vi amano, quale grazia ve ne viene? Anche i peccatori amano quelli che li amano” (Lc
6,32).
Perché a volte i non credenti si dimostrano migliori di molti credenti? Che la grazia di Dio non sia poi così
“forte”?
Semplificando si può dire che i non credenti sono quello che sono in virtù della propria capacità umana, mentre i
credenti lo sono per quanto fanno agire la grazia nella loro natura, più o meno corrotta da peccato.
Infatti spesso nei credenti, sia per dei condizionamenti umani, sia per la poca generosità della volontà nel
collaborare con la grazia di Dio, si manifestano, oltre a certi frutti buoni, anche tante meschinità, tanto che, per
certi aspetti parziali, sembra quasi che non manifestano più grazia dei non credenti, i quali possono manifestare
un’umanità migliore.

Fede e modi di credere


Schematicamente, si può credere: per fede, secondo la ragione, secondo la ragione menomata dal peccato
originale.
Per quanto riguarda la fede, entra in gioco anche la ragione, che deve accettare quello che Dio ispira al cuore.
Se la ragione, nonostante il suo condizionamento dovuto al peccato originale, arriva ad essere tanto illuminata da
credere a tutto ciò che la Chiesa insegna, si può parlare di fede piena. Mi riferisco alla fede dottrinale, e non alla
fiducia in Dio.
Per quanto riguarda il credere secondo la ragione, occorre dire che una ragione non condizionata dal peccato
originale non esiste (a parte la Madonna). Ma, in compenso, Dio tende sempre a illuminare la ragione, pur
rispettandone i limiti.

Amore universale

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Non tutto ciò che spiritualmente si realizza si concretizza e non tutto ciò che si concretizza si realizza
spiritualmente: ciò che realizza un atto, anche solo di desiderio implicito, è, infatti, la carità.
Ciò che nell’uomo è spirituale tende in qualche modo, e sotto una qualche forma, a concretizzarsi, mentre il
concreto tende a spiritualizzarsi in Dio.
Di fatto nell’uomo ciò che è concreto manifesta, più o meno direttamente, o indirettamente, ciò che è spirituale.
Così il sentimento umano di Gesù era finito ma, grazie alla sua natura divina, era talmente superiore da essere
infinitizzato, cosicché, assunto dal suo amore divino, ne è divenuto un “veicolo”.
L’uomo può conoscere, e perciò amare direttamente, solo alcune persone, e si possono provare sentimenti ed
emozioni concrete solo con ciò che in qualche modo interagisce con lui.
Ma l’amore è più dei sentimenti e i sentimenti devono servire all’amore. Perciò, se i sentimenti, così come la
conoscenza e l’esperienza, vengono messi in relazione con l’amore e, di conseguenza, con la volontà, si
universalizzano subordinatamente all’azione di Gesù, che manifesta Dio Padre.
L’uomo è più di ciò che sa e che sente, è più della sua stessa vita biologica e psichica e della sua storia. Egli è
anche più delle sue potenzialità e possibilità. E’ più dei suoi stessi limiti fisici e spirituali. Egli è anche la volontà
e l’aspirazione di superare se stesso. E’ anche il suo desiderio. E ancora di più: l’uomo si relaziona col desiderio
senza limiti di Dio, ed è Dio che, solo, può realizzare tutti i suoi desideri e aspirazioni anche implicite.

Manifestazioni dell’amore
L’amore di Dio sta all’amore umano come il sentire di Dio sta al sentire umano.
La grazia eleva l’amore e il sentire umani rendendoli efficaci alla salvezza.
L’amore tende a manifestarsi nel sentire e il sentire che manifesta l’amore comporta: tenerezza, compassione,
intimità (senso di amicizia e confidenza), ecc.

Creazione come atto d’amore


Se la creazione per Dio non è una necessità, e non lo è, allora, in un certo senso, è “inutile”, e se è inutile, è
follia: follia divina che, però, è più sapiente della sapienza umana. Una follia d’amore: la creazione, infatti, si
spiega solo con l’amore.
Di fatto il mondo ha un senso, ha una sua ragione, e perciò ha una sua razionalità, solo se frutto di amore.

Creazione come follia di Dio


Mentre la Bibbia non parla di scienza ma di creazione (che viene prima della scienza), la scienza non può parlare
della creazione, ma del mondo dopo la creazione.
Eppure alcuni scienziati vogliono parlare del “prima” e ipotizzano, non certo supportati da osservazioni
scientifiche, di un mondo che nulla ha a che fare con Dio e, perciò, con l’amore. Un mondo, in un certo senso,
senza un vero motivo. E perciò, senza Dio, un mondo fondamentalmente irrazionale.

La fede di Tommaso
Gesù risorto disse all’incredulo Tommaso: “-…non essere incredulo, ma credente-. Tommaso gli rispose: -
Signor mio e Dio mio!- Gesù gli disse: -Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e
hanno creduto!-” (Gv 20, 27-29).
Anche agli Apostoli, che lo hanno udito e toccato, Gesù chiede di credere non solo in modo umano, ma
soprannaturale, per fede.
Gesù non rimprovera a Tommaso il desiderio di vedere e toccare: queste cose, anzi, a volte rafforzano la fede,
perché l’umanità in se stessa le può richiedere. Egli lo rimprovera perché basa la sua fede sul vedere e sul
toccare, cioè sulla carne e non sullo spirito (anche se poi, attraverso la grazia dell’apparizione, Tommaso crede).
Una fede “carnale” simile al devozionismo, dove il “toccare” assume un’importanza esagerata.
Scrive l’Apostolo Paolo: “ormai noi non conosciamo più nessuno secondo la carne; e anche se abbiamo
conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così” (2Cor 5,16).
Analogamente, le devozioni e i pellegrinaggi devono essere “esercizi spirituali” che non si basano sul vedere e
sul toccare, anche se si servono di tali facoltà. Di fatto l’uomo spesso non ottiene perché, anche se chiede, poi
confida soprattutto in ciò che è solo umano. O, peggio, in ciò che è sbagliato.
Il vero pellegrinaggio, infatti, è quello che ha fatto Gesù fra gli uomini.

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Se in futuro si potesse ricostruire, come in un filmato, la vita di Gesù, si dimostrerebbe scientificamente che il
Vangelo è storicamente vero, ma non si potrebbe dimostrare la sua grazia salvifica. Si potrebbe scientificamente
affermare che la fede è compatibile con la scienza, e la filosofia direbbe: “la fede è probabile e conveniente, anzi
non vi sono alternative concrete che possano essere prese in considerazione oltre ad essa per spiegare un fatto
del genere”, ma ciò non sarebbe ancora fede, e nemmeno una prova assoluta, né scientifica, né filosofica, della
divinità di Cristo.
E’ da pensare che l’uomo, senza la grazia, di fronte a certe evidenze, potrebbe credere solo umanamente, cioè
non in modo soprannaturale, come potrebbe negare, negando la ragione, ogni trascendenza, o restare nel dubbio.
Ma Gesù, nelle sue apparizioni dopo la risurrezione, tocca i sensi dell’anima in modo soprannaturale.
Tocca, è vero, anche i sensi della natura umana, coinvolgendo tutto l’uomo, ma la fede non è dovuta
all’esperienza umana di Cristo risorto, ma alla grazia.

Il "mistero"
Il mistero, anche se supera infinitamente la ragione, si fa trovare entro coordinate di verità percepibili dalla
ragione, e non fuori di esse, altrimenti non sarebbe mistero.
Così come, analogamente, un oggetto a 5 dimensioni lo potremmo percepire solo attraverso le nostre 3
dimensioni spaziali.
Dio è più reale della realtà, più presente del presente, più vita della vita.

Interazione tra l’uomo e Dio


La trama in cui si svolge la nostra vita è formata dal caso, dai condizionamenti, dai limiti, dall’ambiente, ecc.
Ma, su questa scenografia, ciò che siamo lo scriviamo noi al 100% come creature, e Dio al 100% come Creatore.
Due azioni, la nostra e quella di Dio, che interagiscono, condizionandosi a vicenda. Ma, direttamente o
indirettamente, l’iniziativa è di Dio: l’uomo si realizza solo in Dio.

Fede e opere
San Paolo dice che salva la fede e non le opere, mentre san Giacomo dice che non ci si salva senza le opere. Chi
ha ragione? Tutti e due.
San Paolo, infatti, parla delle opere solo umane prese in se stesse, mentre san Giacomo parla delle opere di fede,
cioè della fede che si fa opere.
Se le opere da sole bastassero a salvare, l’offerta di Cristo in Croce non sarebbe necessaria, e i farisei sarebbero
entrati nel regno di Dio anche facendo l’elemosina per farsi vedere dagli altri.
Ma le opere buone, in se stesse, richiedono le fede.

Scienza medica
La medicina, entrando in certo modo direttamente in relazione con l’anima umana, è più di una normale
“scienza”. E’ una scienza in cui entra in qualche modo lo spirito umano e, di conseguenza, in cui influisce in
modo speciale lo Spirito Santo.
Perciò non va affrontata dando per scontati, in modo ideologico e materialistico, certi meccanismi scientisti che,
in ultima analisi, sono anch’essi frutto di una sorta di mentalità magica.

I limiti dell'uomo come occasioni di infinito


La sofferenza patita da Gesù non è stata infinita, come invece è il suo amore, ma, essendo egli Dio, la sua
sofferenza si infinitizza e universalizza.
Gesù, via, verità e vita, non è stato vinto dalla morte, ma è stato lui ad aver assimilato la morte e, assimilandola
(cioè vincendola nel modo più pieno), l’ha trasformata in vita.
In Gesù, così, la sofferenza e la morte sono diventate via, verità e vita.
Ne consegue che i limiti e i problemi umani si possono trasformare in un’occasione di superamento degli stessi
limiti e problemi, attraverso un cammino di santità.
Per questo la povera vedova che getta nel tesoro del Tempio solo due spiccioli ha dato realmente più di tutti (cfr
Mc 12,42-43): l’essenza del bene è compreso nell’amore, che è essenzialmente spirituale.

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Offerti a Dio, gli stessi limiti umani si “eucaristizzano”. Un po’ come, fatte le dovute differenze, il pane che
viene consacrato nella Messa.

Vita in Dio
Se Dio, come afferma sant’Agostino, è più intimo all’uomo dell’uomo stesso, in certo modo, attraverso lo
Spirito Santo, l’uomo, anche se solo come creatura, è chiamato ad essere più intimo a Dio che a se stesso, cioè
ad essere più in Dio che in se stesso.
Per cui, in qualche modo, a livello spirituale, la famiglia di Gesù è più mia della mia famiglia, il popolo di Gesù,
cioè il popolo cristiano, è più mio del mio popolo…
E, in Dio e con Dio, cioè attraverso la grazia, io sono più me di me stesso e, anche, in un certo senso,
soprannaturalmente più intimo agli altri di come loro stessi sono intimi alla loro natura.
Cioè, gli aspetti di Dio che si esprimono attraverso la natura personale degli altri, attraverso la grazia sono, a
livello soprannaturale, più intimi a me di quanto, a livello naturale, sono intimi agli altri, perché, essendo
posseduti da Dio, che ha creato quegli aspetti e li possiede trasfigurati a livello infinito, sono in un certo modo
posseduti, anche se solo come creatura e per partecipazione, anche da me.
La grazia ci eleva a Dio facendo sì che la nostra natura, pur rimanendo se stessa, si divinizzi.
Il fine dell’uomo è oltre se stesso: solo in Dio egli trova pienamente se stesso.

Cristianesimo
Il Cristianesimo è il:
- massimo del trascendente e massimo dell’immanente;
- massimo della contemplazione e massimo dell’azione;
- massimo del soprannaturale e massimo del naturale;
- massimo del divino e massimo dell’umano;
- massimo dell’amore e il massimo della giustizia;
- massimo della spiritualità e massimo della fisicità;
- massimo della teoria e massimo della prassi;
- massimo del personalismo e massimo della comunione;
- massimo del bene sociale e massimo del bene personale…

Unione come comunione


In Dio la Trinità delle Persone non contrasta con l’unità della natura divina, ma la rafforza.
Cioè: Dio è unità perfetta sia perché è UNO per natura divina, sia perché è comunione di Persone. La comunione
divina rende più UNO dell’uno, più uniti dell’unità.
Dio è il principio dell’unità e rende l’uomo partecipe alla sua unità per mezzo della comunione con lui: unito a
Dio, l’uomo si universalizza.
Inoltre, in Dio, la diversità tra le persone da lui create, è un altro modo del manifestarsi dell’unità. Per questo la
Madonna, pur non possedendo il sacerdozio ministeriale, attraverso il suo specialissimo sacerdozio regale e il
suo amore, partecipa, anche se indirettamente, al sacerdozio di Cristo più profondamente di san Pietro.

Saremo giudicati solo sull’amore


Se per l’amore, che è l’essenza di tutto, occorrono necessariamente le opere buone e la preghiera, per le opere
occorrono amore e preghiera e per la preghiera occorrono amore e opere. Contro ogni astrattismo e attivismo.
Il massimo dell’astrazione e il massimo della concretezza coincidono proprio nell’amore, in quell’Amore che è
Dio stesso, che si fa trovare soprattutto dagli umili, dai poveri e dai semplici.
Il sapere e la ricchezza umani, infatti, devono servire per diventare semplici e poveri, ma spesso l’uomo li usa
per brillare di luce propria.
Ma anche la mancanza di sapere e ricchezza è uno strumento nelle mani di Dio atto a condurre all’amore. Uno
strumento che egli, spesso, predilige, vista la nostra debolezza. Conta solo l’amore, che è la Storia della storia.

La Legge e la Grazia

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La legge richiede la perfezione delle opere, mentre la grazia è perfetta in se stessa.
Ed è la grazia che rende perfette ed eleva le opere buone anche quando non fossero perfette in se stesse.
La grazia, infatti, guarda all’essenza, mentre la legge alla lettera, che è ordinariamente inapplicabile in modo
perfetto: sia perché l’uomo è limitato e il fine della legge oltrepassa i limiti umani naturali, sia perché l’uomo è
corrotto a causa del peccato e perciò è imperfetto e, di conseguenza, ancora più limitato.
La grazia, invece, che è dovuta all’azione infinita e soprannaturale di Dio, è capace di rendere, attraverso la
carità, perfette le opere umane conformi alla volontà divina.
La grazia, infatti, perfeziona le opere non solo umanamente, arrivando anche a “dilatare” la natura umana, ma
rendendole soprannaturali, cosa che le rende superiori a ogni perfezione umana e capaci di supplire a ogni limite,
secondo la misura della fede e dell’amore di ognuno. Infatti, l’amore di Dio, che assume le opere naturalmente
buone, è perfetto della perfezione di Dio, che comprende ed eleva tutte le perfezioni.
Sta all’uomo corrispondere.

Dio in noi
Dio è tutto ciò che io sono (ma infinitamente di più), e tutto ciò che io non sono, ma a cui, consciamente o
inconsciamente, anelo. E perciò io sono anche ciò che non sono, e io, che anelo all’universalità, solo in Dio mi
realizzo, come un limite si realizza nel Tutto trascendente.
E’ nel Tutto che è Dio che, essendo egli il totalmente Altro, trovo me.

Gioia divina
Il Figlio, incarnandosi, non ha rinunciato alla gioia divina, ma l’ha “incarnata” nella sua natura umana.
Perciò, poiché Dio, se così si può dire, per essere gioioso deve amare, perché la gioia è conseguenza dell’amore,
quasi non poteva fare a meno (nel senso che così ha voluto) di prendere su di sé il peccato e il dolore dell’uomo.
Dio si è incarnato per salvarci e redimerci e, di conseguenza, anche per condividere.
Egli entra in relazione con questo dolore e in un certo senso lo “eternizza”, analogamente alla sua natura umana.
Nessuno mai può soffrire come la natura umana del Figlio, che è unita alla Persona divina, ma, in Dio, la
sofferenza diventa come un’espressione della gioia, in quanto è un’espressione dell’amore.
Ma l’amore è più della sofferenza. L’amore di Dio, infatti, è infinito, mentre la sofferenza no, perché il male,
come anche la natura umana, hanno pur sempre un limite.

Inferno
L’inferno è manifestazione della pietà divina, sia perché la pietà richiede la giustizia, sia perché la misericordia
di Dio in un certo senso “media” la pena dai dannati, mitigandola rispetto al “posto” scelto da loro.
Dio è giusto e misericordioso, per cui all’inferno, che pure rimane un luogo di terribile sofferenza, attraverso il
giudizio di Dio misericordioso, la sofferenza è in qualche modo inferiore rispetto a quello dovuto al giudizio di
auto condanna dei dannati, coloro che non sono stati misericordiosi neanche con loro stessi.

Fede divina e fede umana


Credere divinamente nelle cose divine, è fede.
Credere umanamente nelle cose divine, non ancora è fede soprannaturale, ma è orientata ad essa e la presuppone.
Di conseguenza, affinché la fede umana nelle rivelazioni private e nelle ispirazioni diventi efficace, occorre che
ci sia anche la fede soprannaturale in Cristo.
Mentre credere umanamente nelle cose umane, riguarda direttamente la sola ragione, anche se illuminata dalla
fede.

Gesù al Getsemani
La preghiera di Gesù al Getsemani, in cui chiede al Padre che passasse da lui il calice della Passione, ma che
fosse comunque fatta la volontà divina, mette in risalto la “distanza” infinita tra l’umano e il divino, che Gesù ha
colmato.
Tali parole, infatti, non manifestano come Gesù abbia sottomesso la sua volontà umana a quella divina mal
volentieri, ma, semplicemente, come egli, sebbene la sua natura umana fosse perfetta, abbia “sentito” tale

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“distanza” per via della “differenza” tra la sua natura umana rispetto alla sua natura divina, anche se
inscindibilmente unite nella sua Persona divina.

I due regni
Quando la Bibbia parla della divisione tra il regno di Giuda e quello di Israele, dice che è voluta da Dio (anche
se, forse, a causa dell’infedeltà del popolo).
Di fatto, considerato anche il linguaggio biblico, la divisione politica non è necessariamente negativa, cioè non è
negativa per se stessa, anche se spesso è stata pretesto di guerre e conflitti, mentre la divisione religiosa (come lo
scisma samaritano), è negativa in se stessa.

Risurrezione di Cristo
San Paolo dice che se Cristo non fosse risorto sarebbe stata vana la nostra fede e noi saremmo da compiangere
più di tutti gli uomini. Perché?
Solo nella verità ci possiamo realizzare e se, per assurdo, Cristo non fosse risorto, sarebbero più felici, o meno
infelici, e comunque in qualche modo meglio “realizzati”, chi si comporta secondo verità. Cioè, nel caso assurdo
che Cristo non fosse risorto, chi si comporta, secondo la propria natura, ma come Cristo non fosse risorto.
Se Dio non esistesse, ammettendo per assurdo che noi esistessimo, tutto però sarebbe assurdo e a quel punto
sarebbe meglio” realizzato”, chi, di fatto, fosse meno irrealizzato.
Ma se aiutasse a stare meglio l’idea che Dio esistesse? Sarebbe forse una buona idea, ma comunque sarebbe
un’idea che non sarebbe la verità e, in teoria, chi crede sarebbe più irrealizzato, perché si snaturerebbe, cosa che
comporta la propria non realizzazione, vivendo l’“assurdo” di Dio che esiste nell’assurdo che Dio non esiste!
Ma di fatto, senza Dio tutto è assurdo.
Ma Dio esiste e più lo si trova più si è felici, anche se per incontrarlo occorresse affrontare grandi sacrifici.

Paternità di Giuseppe
“Tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo” dice la Madonna a Gesù dodicenne appena ritrovato nel Tempio.
Parla da madre e da donna, ma cita l’angoscia di Giuseppe prima della sua, probabilmente colpita dall’angoscia
del suo sposo e in qualche modo angosciata anche della sua angoscia.
Maria dice che Giuseppe è il padre di Gesù, perché ciò che lo rende tale è l’unione spirituale che si realizza
pienamente nello lo Spirito Santo, così come avviene, in certo modo, anche nel matrimonio (che non a caso è più
in crisi quanto più mancano quei riferimenti spirituali che dovrebbero, invece, renderlo roccioso).
In qualche modo tutti siamo chiamati a partecipare del matrimonio tra Maria e Giuseppe e alla Santa Famiglia.
La paternità e la maternità spirituali non contraddicono quelle carnali ma le superano, perché è lo spirituale che
informa la natura e non viceversa (anche se la carne attraverso la grazia “racchiude” e manifesta lo spirito).
Infatti: se non tutto ciò che è spirituale si manifesta direttamente nella natura, ciò che si manifesta direttamente
nella natura ha sempre una valenza spirituale.
Come si è figli nel Figlio, in certo modo e a certe condizioni, si è anche padri nel Padre e madri nella Madre
(Madre Speranza si rivolgeva a Gesù chiamandolo: Figlio mio).

“Tutto posso…”
Tutto posso in Colui che mi dà la forza, dice l’Apostolo Paolo.
La sola possibilità di una cosa, in un certo senso è, nella fede, un modo di partecipare e vivere dell’onnipotenza
divina. Un modo che, in qualche modo, realizza già tutto, anche quando non fosse in pienezza, in quanto
rappresenta un processo di pienezza che, però, è chiamato a realizzarsi.

Lo spirito “comprende” la carne


Che lo spirito comprende la carne (e la carne comprende lo spirito) lo dimostra Gesù che, pur non essendo
geneticamente mio parente stretto né mio antenato diretto, è più intimo a me di me stesso.
Se il Corpo di Cristo manifesta lo Spirito Santo, anche il nostro corpo, che manifesta il nostro spirito che tende al
tutto, in comunione con Cristo, manifesta lo Spirito Santo.
Avere antenati comuni significa avere affetti in comune, avere certe tradizioni e una certa cultura in comune.
Cosa che non si oppone all’universalità dell’amore e perciò all’unità, ma, anzi, la favorisce.

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Anche Cristo ha avuto degli antenati, una tribù, un popolo, una patria… ma la sua storia, in quanto Dio, è
speciale e unica, universale e trascendente.
Così egli “trasforma” sua Madre nella nostra, il suo popolo nel nostro, realizzando e compiendo, attraverso la
Chiesa, il popolo cristiano.
Come il popolo cristiano è più nostro dei nostri popoli, così Maria è nostra madre più delle nostre madri...
Similmente a come Gesù è più in noi di noi stessi.

La Persona di Cristo
Gesù, come uomo, è limitato e originale: è quello che è, diverso da tutti. Eppure ricapitola tutto, e non tanto
perché ha un’umanità unica, perfetta e senza peccato, ma soprattutto perché la sua Persona è divina.
La sua universalità, infatti, non origina dalla sua natura umana, ma dalla sua divinità, che è inscindibile dalla sua
umanità. E’ il suo amore divino ad essere universale, e perciò anche la sua umanità lo è, perché è umanità di Dio.
Il limite umano di Gesù è inscindibile dalla sua Persona che, essendo divina, infinitizza il limite, cosicché nel
limite umano di Cristo agisce “tutto” Dio in pienezza.
Ma, subordinatamente a Cristo, anche noi siamo chiamati ad infinitizzarci, anche se solo come creature. Così
l’opera di Cristo in noi prende la nostra “forma”, anche se Dio supera la nostra “forma”. Egli, infatti, può agire
in noi anche oltre noi. Non spersonalizzandoci, ma realizzandoci.
Cristo perfeziona, realizza, fa in noi e con noi ciò che vuole, senza annientarci, per come è possibile con delle
creature. Ci chiede solo di donare i nostri 5 pani e 2 pesci, cioè tutto, di cui però, se vuole, può fare a meno.

Eventi
Degli eventi che ci furono utili in passato e che, magari, oggi potrebbero sembrarci esperienze limitate o, al
contrario, estremamente grandi, rimane comunque la grazia, che è ciò che conta.
Non è tanto l’esteriore che conta, ad esempio un consiglio di buon senso ormai acquisito, ma è ciò che si è
vissuto in profondità a rappresentare un’esperienza ancora viva e in qualche modo attuale, soprattutto nella
prospettiva della grazia.

Natura e grazia
Ragione e fede, amore umano e carità divina... Tra natura e grazia esiste un abisso di distanza anche se esse sono
rivolte verso la stessa “direzione”, come avviene tra l’azione di un farmaco e una guarigione miracolosa.
Dio può agire nella natura come ha fatto con l’Incarnazione, oppure può agire come avvenuto nella redazione
della Bibbia, o in altri modi.

Anime mistiche
Se i fedeli devono ubbidire alla Chiesa, nello stesso tempo possono influire, attraverso la preghiera, nelle
decisioni dei Pastori della Chiesa, a volte più degli stessi Pastori.
Potremmo in certo modo dire che, come gli Apostoli e Pietro ubbidivano a Gesù, così fanno i Vescovi e il Papa,
mentre come Gesù ubbidiva a Maria e Giuseppe, così egli “ubbidisce” alle anime che pregano (naturalmente
anche i Pastori possono e devono pregare).
Chi davvero guida la Chiesa è Gesù: ma il corpo partecipa in qualche modo alla sua opera, secondo la funzione
di ogni suo membro.

Tempo ed eternità
La speranza non delude, dice la Scrittura. La speranza, infatti, rinnovando il passato, rende presente il futuro
potenziale e, soprattutto, l’Eterno.
In speranza, in qualche modo, potenzialmente già possiamo vivere il futuro, che è “compreso” nell’eterno.

Psicologia e libertà
Se l’uomo fosse solo materia, la psicologia potrebbe essere ridotta a entità fisico matematica e, perciò, non
avrebbe nessuna reale possibilità di incidere sulla realtà. Infatti, in tal caso la volontà umana sarebbe solo
apparenza e, di fatto, sostanzialmente non esisterebbe e l‘uomo sarebbe simile a un computer con una certa
limitata capacità di auto ripararsi attraverso il programma della “psicologia”.

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Rimarrebbe però il mistero della coscienza di essere un computer e su chi lo ha progettato.
Invece la considerazione che l’uomo è libero di scegliere il bene o il male, come in effetti è, cioè della libertà
umana, sembra opporsi alla capacità della psicologia di fare delle “predizioni” scientifiche e di curare, ma è vero
l’opposto, anche se le “predizioni” della psicologia hanno un limite e sono molto schematiche proprio a causa
della libertà umana.
Infatti, proprio perché l’uomo non è solo materia, la psicologia si propone alla libertà umana come conoscenza,
potendolo così aiutare nelle sue scelte e, di conseguenza, potendo incidere, anche se secondariamente, sulla vita
delle persone.
Proprio perché si relaziona alla libertà umana, che si relaziona a Dio, la psicologia ha un grande valore.
La psicologia si realizza solo in relazione a Dio, che è un’esigenza umana.

Amore e gioia
Nel cristianesimo il vero bene coincide col dono di se stessi. Perciò il massimo dell’altruismo coincide col
massimo della convenienza: più l’amore non tiene conto della ricompensa, più coincide con la ricompensa
proporzionata all’infinita Misericordia di Dio.
Il premio dell’amore è l’amore stesso, che è l’essenza della gioia.

Tempi
La storia ci insegna che, quando più, quando meno, l’ingiustizia ha sempre imperversato nel mondo, perciò i
tempi passati non sono da idealizzare.
Ma la differenza tra ieri e oggi è che, una volta, la fede e la legge divina rappresentavano un freno alla
degenerazione, mentre oggi questo freno è delegato ai soli valori umani che, però, facendo dichiaratamente a
meno di Dio, e cioè essendo in aperta opposizione a Dio, non solo tendono a sottrarsi all’aiuto misterioso della
grazia, ma si corrompono così tanto da divenire dei disvalori.
Nei tempi passati, tempi quasi per nulla cristiani anche nell’Occidente cristiano, solo i santi hanno dato una vera
e forte testimonianza del Vangelo. E oggi più che mai abbiamo bisogno di santi.

Essenza dell’amore di Dio


Il privilegio di essere amati da Dio supera e trascende tutti gli altri “privilegi”, quali quelli di censo, di rango, di
famiglia, di nazionalità, di gruppo, di capacità umane…
In Dio ciò che è essenziale “comprende” ciò che non lo è, e lo comprende in modo tale che, sotto certi aspetti,
sembra quasi lo annulli, anche se invece lo realizza.
Così, attraverso l’essenziale, che fa proprie le caratteristiche del particolare più dello stesso particolare, in quanto
è l’essenziale che si manifesta in esse, si può godere di un’altra cultura più in profondità (cioè in modo più vero)
di chi è cresciuto in quella cultura ma è meno aperto all’essenziale.

Amore gratuito
Freud diceva che l’amore puramente gratuito non esiste, ma non è vero. Ma, anche se per assurdo non esistesse,
nulla si opporrebbe al fatto che potrebbe comunque esistere.
Sicuramente esisterebbe in Dio, che in qualche modo lo potrebbe comunicare all’uomo.
Ma l’amore gratuito, che sorge da un desiderio di bene, esiste, solo che non esclude il proprio bene ma, anzi, lo
presuppone.
Di fatto chi ama davvero fa anche il proprio bene eterno, perché questa è la volontà di Dio, Sommo Bene, che
non si contraddice.
Ciò di cui l’uomo ha bisogno, anche sotto l’aspetto materiale, non solo non contrasta l’amore, ma lo favorisce,
perché questo è l’ordine stabilito da Dio.
Se Dio ama donando sé stesso, il bisogno più profondo dell’uomo è donarsi: prima a Dio, poi ai fratelli: solo così
si realizza, cioè fa il proprio bene conformandosi a Dio stesso.

Miracoli di Gesù

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Perché nei Vangeli, tra i miracoli operati da Gesù non c’è traccia di un arto ricresciuto? Perché probabilmente
Gesù, durante la sua vita terrena, non ha mai operato un tale miracolo. E ciò, forse, anche perché guarigioni e
miracoli generalmente si ottengono anche in proporzione alla fede di chi li chiede.
E, in ogni caso, Gesù non opera mai per destare solo meraviglia, né opera per suscitare una fede non
soprannaturale ma dettata dal proprio tornaconto, come avvenuto in alcuni quando il popolo voleva farlo re
perché aveva moltiplicato i pani e i pesci (anche i miracoli utili alla causa della fede possono a volte fare da
pretesto a una fede solo umana che si oppone alla fede soprannaturale).
Ma, nella storia della Chiesa, qualche miracolo di “rigenerazione” è accaduto.

Solidarietà
Se San Martino avesse diviso il mantello con cento poveri non avrebbe risolto niente. Ma se il ragazzo dei 5 pani
e 2 pesci non li avesse messi a disposizione di tutti, non sarebbe avvenuto il miracolo. Nessuno dei due ha
sbagliato: occorre sapere quale è la volontà di Dio, che ordinariamente non compie miracoli ma ispira opere
umane.

Praticità ed essenzialità della Chiesa


Se la Chiesa, a causa di false testimonianze, dichiarasse nullo un matrimonio che non lo è, chi ha testimoniato il
falso si macchia di un grave peccato, un po’ come in Confessione chi non confessa volutamente dei peccati
mortali, ma la Chiesa presuppone che le testimonianze siano vere, cosa che dimostra la sua apertura.
E chi dovesse risposarsi ignorando, ad esempio, che il proprio precedente matrimonio non è nullo, anche se
dichiarato tale grazie a delle false testimonianze? A livello spirituale che succede?
Una cosa è certa: Dio guarda al cuore, cioè all’essenza, e questa essenzialità divina è sempre sorprendente.
Perciò, in qualche modo, Dio provvede e supplisce.

Regole
A volte ciò che è generale arriva a non avere riscontri coi casi reali, in quanto questi si manifestano tutti come
casi particolari. Come in psicologia, dove il generale è utile per conoscere la materia, ma non può essere
applicato senza personalizzarlo, cioè senza “tagliarlo” a misura della persona.

Perdono
Il perdono pieno è possibile perché è un Evento già avvenuto: Dio ha avuto misericordia di noi e in Cristo ci ha
offerto il perdono e la salvezza. Tale Evento soprannaturale è un’esplosione di luce nel buio: ora è possibile
vedere, cioè perdonare in modo soprannaturale e portare la salvezza di Dio.
Anche se spesso la volontà di perdono, che è già perdono, non esclude un processo di guarigione per le ferite
ricevute e non esclude la giustizia umana.

Circostanze
Ci sono affermazioni sbagliate che possono diventare giuste cambiando le premesse o le circostanze, e viceversa.
E ci sono verità parziali che, se “chiuse” in se stesse in modo da non manifestare alcuna tensione verso la
pienezza, possono ostacolare la verità “tutta intera”. Non a caso la parola parzialità può significare ingiustizia.
Allo stesso modo, in certi contesti, alcuni tipi di interventi educativi possono anche arrivare ad essere opportuni,
mentre in altri contesti e con altre sensibilità, possono essere distruttivi, o comunque avere finalità diverse.
E a volte prospettive diverse possono portare ad affermazioni apparentemente diverse che, però, integrandosi, si
rafforzano vicendevolmente.

San Giuseppe
San Giuseppe, dopo Maria, ha il ruolo più grande nella Chiesa, ruolo che è ancora in gran parte da scoprire e
valorizzare.
Un ruolo talmente grande che, forse, anche per Giuseppe potrebbe configurarsi uno speciale culto tutto suo, non
alto come quello di Maria, ma comunque legato alla sua particolare chiamata alla santità come membro della
Santa Famiglia. Un membro a cui Gesù era legato da una speciale obbedienza per diritto naturale.

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Gesù e l’Impero Romano
Dai Vangeli risulta che Gesù riconoscesse, in certo modo, sia l’autorità politica dell’Impero Romano, anche se
era pagano e idolatra, e sia l’autorità di Cesare (che oggi chiameremmo dittatore), sebbene come limitata.
Gesù ci insegna a essere “nel” mondo ma non “del” mondo e, perciò, a ubbidire prima a Dio che agli uomini, ma
ci insegna anche a non farci influenzare troppo dall’influsso che il demonio ha nel mondo.
Racconta la leggenda che San Colombano, il grande nemico dei demoni, presso Bobbio, con un santo inganno,
fece costruire al diavolo un ponte, in uso ancora oggi, che si è rivelato utile al popolo.
Questo racconto dimostra come la Chiesa Cattolica, pur credendo all’esistenza del demonio e raccomandando di
tenerlo lontano, non ne è ossessionata

Peccato contro la fede


C’è colpa quando la volontà non si fida alla voce di Dio che parla alla coscienza e cerca la felicità scindendola
dal bene. Perciò, in qualche modo, il peccato è sempre un peccato di non fede, oltre che di non amore. Cioè: chi
non si fida della voce della coscienza, che è la voce di Dio, lo fa per mancanza di amore.

"Conservatori" e "progressisti" nella Chiesa?


Giuseppe Lazzati e Alvaro del Portillo sono due servi di Dio che, pare, presto saranno beatificati insieme. Il
primo è considerato un progressista, mentre il secondo un conservatore.
Ma se per il mondo i termini progressista e conservatore assumono dei significati politici (peraltro molto
variabili), per la Chiesa conta la fede e l’amore.
Sia Lazzati, che del Portillo, hanno fondato la loro azione sulla tradizione della Chiesa, che prevede un continuo
rinnovamento perché possa essere proposta agli uomini di ogni tempo e luogo.
Così, pur essendo un “conservatore”, del Portillo ha accettato e fatto suo il Concilio Vaticano II e, pur essendo
un “progressista”, Lazzati, ai tempi dei referendum sul divorzio e sull’aborto, si schierò convintamene con i più
conservatori tra i cattolici e con la “destra” italiana.
Per la Chiesa contano i fatti.

Tradizione
Se un teologo che fa ricerca rimane ancorato alla Tradizione, e perciò alla dottrina della Chiesa, è come un
trapezista che prova nuovi esercizi ancorato alla fune: anche in caso di errore non cade al suolo.
Allora il teologo può cercare nuove vie e proporre nuove ipotesi teologiche perché, tanto, non le propaganda
come dottrina certa, ma solo come ipotesi a cui è sempre pronto a rinunciare.

Moltiplicazione dei pani e dei pesci


Nel brano evangelico della moltiplicazione dei 5 pani e 2 pesci, si evidenziano dei buoni atteggiamenti umani
che Dio assume facendone lo “strumento” per un miracolo.
Vediamo che il ragazzo ha portato con sé del cibo, probabilmente grazie a una madre accorta e previdente. Ma
quando il ragazzo vede la folla affamata, con grande generosità mette a disposizione di tutti tutto il suo cibo.
Forse, oltre a lui, qualcun altro era stato previdente, ma il ragazzo si è fatto avanti offrendo tutto.

Unità come comunione e non come uniformità


Il maschile è più maschile partecipando al femminile della donna, senza confusione, ma nella comunione, che
rimanendo da “solo”. E viceversa.
Così Cristo, Persona divina che ha preso carne umana, pur donando la pienezza della divinità, ha bisogno della
Chiesa, che si realizza in lui che l’ha voluta e in cui tutto l’umano si realizza. Anche l’umanità di Cristo, che,
senza confusione, dona la comunione, realizzando e realizzandosi.

Il Comandamento nuovo
L’Apostolo Giovanni, nella sua prima lettera, ripete più volte che, chi è da Dio, deve amare i fratelli, ma non
insiste sull’amore che è dovuto a Dio. Come mai?
Per essere capite le parole di Giovanni non vanno isolate dal contesto, ma integrate: nella stessa lettera, infatti,
Giovanni dice anche che, chi ama Gesù, ne segue i Comandamenti.

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Tra l’amare i fratelli e il seguire i Comandamenti c’è, perciò, un legame indissolubile, che è lo stesso legame che
esiste tra i due Comandamenti dell’amore: quello verso Dio e quello verso il prossimo.
Giovanni, perciò, parla a una comunità di credenti, che danno per scontato che l’amore di Dio è al primo posto.
E’ vero che Paolo contrappone la Legge allo Spirito Santo, ma si riferisce non tanto ai Comandamenti, ma alla
Legge Mosaica, fatta di innumerevoli prescrizioni che, dopo l’istituzione della Chiesa e l’effusione dello Spirito
Santo, diviene superata e perciò, per i fedeli, rappresenta un ostacolo allo Spirito Santo.
Per Giovanni i Comandamenti sono manifestazione dell’amore di Dio che, se seguiti sinceramente, dimostrano
l’amore verso Gesù (e, di conseguenza, verso i fratelli).
La “soluzione” del perché Giovanni sembra privilegiare l’amore verso il prossimo, rispetto a quello verso Dio, si
trova nel Comandamento nuovo di Gesù: “Amatevi come io vi ho amato”.
Cioè occorre amarsi con un amore nuovo, quello rivelato da Gesù, che rende soprannaturale l’obbedienza ai
Comandamenti e che evidenzia che l’iniziativa è di Dio, e perciò non ci si può amare come Gesù ama se prima
non si è amati da lui (un amore reciproco, cioè che “circola” nella Chiesa e che diviene testimonianza anche
attraverso l’unità).
Se, perciò, l’amore verso il prossimo è la “prova” concreta dell’amore per Dio, l’amore per Dio è il presupposto
e l’anima dell’amore per il prossimo: il prossimo si deve amare per amor di Dio, cioè per mezzo dell’amore
divino che Gesù ha manifestato in pienezza.

Intercessione
Gesù ha detto che San Giovanni Battista è stato il personaggio più grande fino a quel momento (a parte Maria e
Giuseppe), ma che, il più piccolo di quelli del regno di Dio, cioè di quelli del Nuovo Testamento, è più grande
del Battista. Come mai?
Il Battista è il più grande dell’Antico Testamento perché ha annunciato l’avvento di Gesù, perciò per una
questione di “ufficio”, mentre i profeti del Nuovo Testamento portano Gesù.
Ma la santità, che è la prima delle vocazioni, è legata direttamente alla grazia e all’amore, che non vanno confusi
con l’ufficio che si possiede, anche se sono in relazione con esso, tanto che, un’antica e pia, quanto solida,
tradizione, vuole che il Battista, dopo Maria e Giuseppe, sia il santo più grande, tanto da essere confermato in
grazia fin dal seno materno.
Per cui poco importa se il Battista non abbia operato miracoli in vita e se non è particolarmente famoso per i
miracoli operati dopo la morte, ciò che importa è l’amore.

Dare la vita
“Dare la vita” significa dare-la-vita, cioè DONARLA, cosa che si può fare in vari modi e a vari livelli. E si può
fare anche senza morire.
Ogni volta che una persona umana dà la vita a qualcuno, ad esempio a un figlio, non solo dà a costui la
possibilità di vivere, ma dona anche il proprio essere, cioè entra in un rapporto di comunione con lui, per cui
anche chi dà, in questo caso il genitore, proprio perché dà, riceve vita, perché nell’atto del donare l’uomo
realizza sé stesso e perciò aggiunge qualcosa al suo cammino e al suo essere.
Dando la vita in qualche modo si “prende” la vita degli altri, nel senso che diventa propria, diventa parte di sé,
non attraverso un processo di assimilazione, ma di comunione, in modo che il proprio sé cresca e si realizzi.
Dare la vita, anche se si muore, è vivere al massimo. Un po’ come fanno gli eroi.
Il “dare la vita” si realizza in pienezza e in modo soprannaturale in Cristo.
Per questo quello che più commuoveva i santi riguardo alla Croce di Cristo, non era solo la morte innocente del
Dio incarnato, ma anche l’amore infinito e incomprensibile di Dio che essa esprime, e che storicamente non si
poteva esprimere meglio se non attraverso la Croce.

Donando, si riceve
Espropriandomi mi trovo. Trovando Dio, trovo me stesso e i fratelli.
Dio ama per primo. Per questo San Francesco, nella “Preghiera Semplice”, chiede al Signore di amare piuttosto
che essere amato: l’amore compendia tutto, anche il bisogno di essere amato.
Non c’è nulla come l’amore che, se donato, si riceve.

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La tenerezza si può donare a tutti, anche a chi non può ricambiare, come un figlio piccolo (che però ricambia a
modo suo): nel momento stesso che la si dona, la si riceve nel cuore, perché la si ha nel cuore.
Se del Vangelo si capisse solo l’amore di Dio, in un certo senso basterebbe. L’amore, poi, guiderebbe ai modi in
cui è più opportuno che si esprima: il Vangelo è l’amore di Dio espresso attraverso la lettera ed è necessario
perché l’uomo comunica anche con gli atti e le parole. Ma è sempre Dio che fa: dà il Vangelo e conduce al
Vangelo.
In Dio: il cuore della ragione è il cuore e la ragione del cuore è il cuore.
Tutto è cuore, cioè amore, perché il cuore è tale solo nell’amore.
Anche la ragione, in Dio, è amore, cioè cuore. La ragione è un modo essenziale attraverso cui l’amore si
manifesta: essa è per l’amore.
Di conseguenza, se l’uomo nega l’amore non può vivere veramente col cuore, cioè in modo veramente naturale e
spontaneo, perché la stessa passione è fatta per l’amore: l'uomo che rifiuta gli impulsi del cuore non può essere
libero, perché è libero solo chi sviluppa e realizza ciò che è.
Lo spontaneismo non è sinonimo di libertà e non ha nulla a che vedere con la vera spontaneità, che è ciò che
scaturisce dal cuore libero attraverso i Comandamenti e la grazia.
La grazia di Dio eleva il cuore dell’uomo fino a Dio stesso e, perciò, innalza anche la libertà umana.
Noi siamo portati a pensare che Madre Teresa di Calcutta ha dato agli altri di più di quanto abbia ricevuto: in un
certo senso è così, ma in un’ottica di fede, se ha dato molto, ha anche ricevuto molto, in quanto, avendo dato
Cristo, ha dato a Cristo, e ricevuto Cristo. Lei ha dato di più perché ha amato di più ma, proprio perché ha amato
di più, ha anche ricevuto di più.

Talenti
Nel Vangelo di Luca viene riportata la seguente parabola: “Un uomo nobile se ne andò in un paese lontano...
Chiamati a sé dieci suoi servi, diede loro dieci mine e disse loro: "Fatele fruttare fino al mio ritorno"… Quando
egli fu tornato… fece venire quei servi ai quali aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ognuno avesse
guadagnato mettendolo a frutto. Si presentò il primo e disse: "Signore, la tua mina ne ha fruttate altre dieci". Il
re gli disse: "Va bene, servo buono; poiché sei stato fedele nelle minime cose, abbi potere su dieci città". Poi
venne il secondo, dicendo: "La tua mina, Signore, ha fruttato cinque mine". Egli disse anche a questo: "E tu sii a
capo di cinque città". Poi ne venne un altro che disse: "Signore, ecco la tua mina che ho tenuta nascosta in un
fazzoletto, perché ho avuto paura di te che sei uomo duro; tu prendi quello che non hai depositato, e mieti quello
che non hai seminato". Il re gli disse: "Dalle tue parole ti giudicherò, servo malvagio! Tu sapevi che io sono un
uomo duro, che prendo quello che non ho depositato e mieto quello che non ho seminato; perché non hai messo
il mio denaro in banca, e io, al mio ritorno, lo avrei riscosso con l'interesse?" Poi disse a coloro che erano
presenti: "Toglietegli la mina e datela a colui che ha dieci mine"” (Lc 19,12-24).
Il servo fannullone della parabola definisce il padrone come un “duro” che miete dove non ha seminato. Ma il
duro è il servo: duro di cuore e, perciò, di mente: come può pretendere di essere mantenuto senza fare nulla?
In realtà il padrone è buono, visto che si sarebbe accontentato di quel poco lavoro che consiste nel depositare il
denaro in banca, una cosa che tutti farebbero col proprio denaro.
Il padrone però fa suo il linguaggio del servo e, con gli stessi criteri del servo, dimostra prima l’irragionevolezza
dell’operare del servo, poi la malizia del servo che ha disprezzato la bontà del padrone, che si sarebbe
accontentato dei soli interessi bancari.

Dio usa il male a fin di bene


Chi ama ha ciò che chi odia cerca ma non trova, come chi si disseta ha ciò che chi muore di sete cerca ma non
trova.
Il male, infatti, non si deve figurare come uno “spazio”, cioè come un qualcosa che c’è, sebbene di negativo, a
fianco di ciò che è buono, ma occorre immaginarlo come morte, che è assenza di vita, ma una morte, però, che,
personalizzandosi nell’uomo attraverso la sua volontà, può non morire mai.
Noi, scrive san Paolo, siamo in Dio e in lui viviamo e ci muoviamo.
Se Dio ci circonda in modo analogo a come fa l’aria, il male potremmo figurarcelo come un non voler respirare.
E questa è, anche, l’esperienza del dolore.
Ma in Cristo il dolore causato dal male si fa esperienza d’amore.

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Se il dolore fosse una vera esperienza di vita, e perciò un’esperienza d’amore, l’inferno sarebbe desiderabile.
A chi ambisce sperimentare il male al fine di essere libero e di aumentare le proprie conoscenze, consiglio di
cominciare del male più semplice: quello fisico. Cominci, ad esempio, a mettere una mano sul fuoco.
E’ vero che Dio può sfruttare anche il male a fin di bene, ma, appunto, non è il male il fine, ma il bene.
Non si possono perciò equiparare bene e male. Se lo si fa, in pratica si elimina il concetto di male, cosa che è
contro la fede, la ragione, l’evidenza e l’esperienza.
Che il male non è equiparabile al bene si evidenzia nel suo limite: mentre il bene è infinito, il male, essendo
opera di creature, non può che essere finito.

Realismo ed utopia
Alcuni pensano che un’utopia sia un’idea molto elevata, così elevata e così pura nella sua perfezione, da risultare
irraggiungibile. Un’ideale talmente giusto da essere irrealizzabile.
Ma l’impossibilità a realizzare un’ideale è la prova che è sbagliato, così come era sbagliato il sogno di Leonardo
da Vinci di poter volare come gli uccelli sbattendo due ali posticce.
Per volare sbattendo le braccia, infatti, l’uomo dovrebbe avere una forza paragonabile a quella di Superman.
Il sogno di Leonardo, perciò, non è così perfetto da risultare irrealizzabile, ma l’opposto: è irrealizzabile perché è
così imperfetto da risultare completamente sbagliato.
Ma per gli uccelli volare sbattendo le ali è una “idea” reale. Così reale che possono cominciare a metterla in
pratica quando, ancora inesperti, e perciò “imperfetti”, cominciano a svolazzare.
Allo stesso modo per iniziare a praticare un ideale giusto, più che la perfezione, è necessaria la buona volontà.
Gesù ha dato un comandamento nuovo: che ci amiamo come egli ci ha amato. Questo amore è l’ideale più
grande.
Ma che voleva dire Gesù con le sue parole?
Non che ci dobbiamo amare con la stessa “quantità” di amore che gli è propria, ma che ci dobbiamo amare col
suo amore, che ci è donato tramite la grazia. Un amore non umano, ma divino, che l‘uomo può “esercitare” da
creatura.
L’amore di Dio è un ideale talmente grande da poter essere realizzato in noi nonostante le nostre debolezze, i
nostri limiti, le nostre imperfezioni, le nostre paure. Perché, se noi siamo imperfetti, Dio, che è amore, è perfetto
in sé stesso.
E l’amore, al di là delle nostre imperfezioni che lo possono ostacolare ma non annullare, o c’è, o non c’è.

Digiuno cristiano
L’evangelista Matteo riferisce che, quando alcuni discepoli di Giovanni Battista chiesero a Gesù perché i suoi
discepoli non digiunavano, Egli rispose: “Gli invitati a nozze possono essere in lutto, mentre lo sposo è con
loro? Verranno però giorni in cui sarà tolto loro lo sposo ed allora digiuneranno” (Mt 9,15).
Il periodo che intercorre tra la prima venuta di Cristo e il suo ritorno nella gloria sono detti dalla Chiesa gli ultimi
tempi, durante i quali il cristiano vive sia la gioia per la presenza del Signore, sia l’attesa del suo ritorno: questi
tempi, perciò, sono anche tempi di digiuno che la Chiesa, fin dalle origini, ha tenuto in grande considerazione
(cfr. At 13,2-3; 14,23).
Il digiuno cristiano non è una dieta, non è espressione di disprezzo verso il cibo che, come tutte le cose create, è
dono di Dio per il quale si deve essere grati, e non è neanche uguale al digiuno proposto da altre religioni, anche
quando certe pratiche esteriori e certe motivazioni secondarie fossero simili.
Esso, come ogni forma di mortificazione nella Chiesa, consiste in una speciale esperienza di “morte” che, unita
alla morte di Cristo, aiuta a far morire sempre di più l’uomo vecchio e, unita alla sua risurrezione (cfr. Rm 6,8),
aiuta a far sorgere in ognuno l’uomo nuovo.
Il digiuno cristiano è opera divina, in quanto Dio lo ispira e lo eleva all’ordine soprannaturale, ma è anche opera
umana, in quanto l’uomo deve rispondere alla grazia con la propria volontà.
Il digiuno, se assunto da Cristo, diviene di Cristo: viene “riempito” di grazia, divenendo anche un’opera
meritoria.
Il digiuno cristiano, perciò, non è fine a se stesso, sarebbe follia, ma è orientato ad un bene infinitamente
superiore a ciò che si rinuncia: Dio stesso.
Ma alcuni possono obbiettare: non basta attenersi a ciò che è il precetto della Chiesa, in fatto di digiuno?

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L’attenersi al precetto della Chiesa è, in sé, sufficiente alla salvezza, purché, però, sia segno di una vita
improntata alla mortificazione e alla penitenza, ma è solo il minimo a cui la Chiesa obbliga.
Ma senza un serio impegno nello sviluppare le virtù, il digiuno si riduce a un’opera frutto dei soli sforzi umani
che si maschera da opera cristiana e che, di fatto, non fa che aumentare la superbia (anche se in apparenza le
passioni possono sembrare vinte).
I santi insegnano: pur essendo zelanti nel digiunare, si consideravano miseri e deboli, ben sapendo che il giudizio
divino è sull’amore (cfr. Mt 25,31-46). Essi erano umili e perciò ubbidienti: l’ubbidienza infatti è più del
sacrificio (cfr. Sam 15,22).

Misericordia di Dio
Una delle domande più frequenti che si sente quando si parla della Misericordia divina anche verso i più grandi
peccatori, è: Perché se uno passa tutta la vita a fare del male e all’ultimo momento si pente, va in Paradiso?
Perché il vero pentimento cambia il cuore: come può Dio mandare all’inferno una persona ormai buona? La
giustizia di Dio riguarda soprattutto l’essere.
Naturalmente un giorno anche i conti con la giustizia retributiva torneranno, ma questo è un altro discorso.
Allora perché Gesù ha detto che in Paradiso ci va solo chi ha compiuto le Opere di Misericordia, senza fare
riferimento al cambiamento del cuore, che può avvenire anche un attimo prima della morte?
Premesso che un brano del Vangelo non può essere separato dal resto, perché Dio ci ha fatto in modo che,
quando ci imbattiamo nelle sofferenze degli altri, siamo portati a sentirci coinvolti e interpellati.
Le opere di misericordia in qualche modo ci “collegano” con il nostro cuore e con ciò che siamo e lo esprimono.
Nel Vangelo di Matteo, al capitolo 26, è detto che, col Giudizio Universale, i corpi risorgeranno, e proprio in
questo frangente Gesù parla delle Opere di Misericordia.
Opere che, riguardando i corpi, riguardano anche le anime, cosicché anche le opere di misericordia spirituale e
gli atti di amore, sono uniti alle opere di misericordia corporali.
L’evangelizzazione e la santificazione rimangono le prime e uniche missioni della Chiesa, ma sono inscindibili
dalla promozione umana.
Come pecca di adulterio chi, anche senza compierlo concretamente, lo desidera, così le opere di misericordia
richiedono l’amore e chi odia, anche se per interesse personale aiuta alcuni bisognosi, è omicida (cfr 1Gv 3,15).

L’inferno e l’amore di Dio


L’anima dei dannati all’inferno si rimprovera: Dio l’ha creata buona ed ha scelto il male.
Non si pente, ma la sua natura, anche se pervertita, in qualche modo la rimprovera con la sua stessa perversione.
Dio, infatti, ci ha costituiti per l’amore e la nostra natura non è indifferente all’amore. Così, chi sceglie di
comportarsi in modo egoistico, va contro la sua natura che, però, rimane in qualche modo “sensibile” e, di
conseguenza, lo tormenta.
Come colui che decidesse di non bere: la sua natura rimarrebbe bisognosa di acqua, tormentandolo.
Chi muore in stato di peccato mortale, è lui che rifiuta il bene e, come conseguenza, rinuncia a Dio.
Il peccato non può che essere lavato col fuoco: se non è quello dell’amore, sarà quello dell’inferno.
Le anime dannate, “prima” di andare all’inferno per aver commesso dei peccati mortali, ci sono andate per aver
rifiutato la Misericordia di Dio.
E’ incomprensibile l’odio di satana verso Dio: anche se operando il male aumenta i rigori della giustizia, lui fa il
male perché si è identificato col male e vuole odiare sempre di più.
L’inferno non nega l’amore di Dio, ma lo afferma. Come la giustizia.
Se non vi fosse la giustizia, l’amore non sarebbe vero amore: come il buio evidenzia la luce, così l’inferno
evidenzia l’amore.
Se è vero che l’amore prevale sulla giustizia e la supera, è anche vero che non la contraddice: non sarebbe
amore.
E’ scritto sulla Bibbia: “Gli empi invocano su di sé la morte con gesti e con parole, ritenendola amica si
consumano per essa e con essa concludono alleanza, perché son degni di appartenerle” (Sap 1,16): chi va
all’inferno, conosce la voce di Dio che in qualche modo si manifesta nella coscienza. La percepisce e la
disprezza. Chi invece, anche se peccatore, riconosce di esserlo e si affida alla Misericordia di Dio, qualunque sia
la sua condizione, sarà salvato.

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La presenza della Madonna
A che serve l’azione e la mediazione di Maria per la vita cristiana? I Vangeli non ci mostrano, forse, come ci si
possa avvicinare a Gesù direttamente, senza prima passare per la Madonna?
Il problema posto in questo modo è sbagliato: per andare a Gesù non bisogna passare prima per Maria, ma
occorre andarci con Maria e, di conseguenza, attraverso di lei, in quanto essendo ella madre di Gesù, è anche
madre, nell’ordine della grazia, del suo corpo mistico e perciò di ognuno che ne è membro.
Maria, perciò, ci conduce con lei a Gesù, generandoci come nostra speciale madre spirituale, alla grazia.
Se immaginiamo il Paradiso come un infinito e meraviglioso castello il cui Re ci attira con la sua bontà,
possiamo immaginare Maria come il ponte levatoio che permette di arrivare al castello.
Non c’è contraddizione tra il fatto che Gesù opera in noi direttamente per condurci in Paradiso e la missione
materna di Maria che ci genera alla vita eterna, così come non c’è contraddizione tra un castello e il suo ponte
levatoio. Tra Gesù e Maria, infatti, non c’è alcun diaframma.
I Vangeli sono pieni della presenza di Maria. Una presenza non invadente ma discreta e rispettosa, tipica di chi
non vuole dirigere gli eventi che riguardano suo Figlio, ma vuole parteciparvi, come una discepola, ma anche
come madre.
Come la presenza di Dio, che è universale ma si materializza in Cristo-Eucaristia, così la vicinanza di Maria a
Gesù, che è concreta nei momenti salienti della Redenzione, si universalizza superando le coordinate spazio-
temporali attraverso la sua speciale comunione con il Figlio.
Di fatto, dove c’è Cristo, c’è Maria, e perciò, dove c’è Croce, c’è Maria e dove c’è l’Eucaristia, c’è Maria.
Dov’è lo Spirito Santo nel Vangelo? Si parla poco di Lui, ma il Vangelo ne è pieno. E l’adorare lo Spirito non
impedisce un contatto diretto con Gesù ma, anzi, lo facilita. Infatti è lo Spirito che manifesta Gesù e rende
possibile andare direttamente a lui.
Analogamente Maria (anche se, ovviamente, in modo subordinato a quello dello Spirito Santo, che è Dio): non si
pone tra noi e Gesù ma ci spinge a Gesù, come alle nozze di Cana.
San Massimiliano Kolbe diceva che lo Spirito Santo non agisce se non con l’Immacolata e che la Madonna
esiste per far conoscere meglio lo Spirito Santo.
 
La fede di Giobbe
Al tempo in cui sono ambientate le vicende riportate dal libro biblico di Giobbe, l’israelita credeva che se
qualcuno subiva qualche disgrazia, o lui, o qualcuno della sua famiglia, aveva peccato.
Così, quando Giobbe fu vittima di disgrazie e malattie, tutti credettero che avesse offeso gravemente Dio.
Egli credeva con certezza che Dio è buono e giusto, ma aveva la coscienza pura tanto che, come Gesù che disse
ai suoi avversari: “Chi di voi mi convince di peccato?” (Gv 8,46), egli affermava la sua innocenza davanti agli
amici. Eppure vedeva che Dio lo “puniva”.
Ma Giobbe, che non capiva, si fidò di Dio e, lasciando che la sua fede illuminasse la sua intelligenza, riuscì a
sviluppare una “teologia” che, superando le vecchie concezioni sulla giustizia, si apre alla speranza di una vita
infinita alla luce di Dio, dove la giustizia sarà piena.
Ciò lo farà prorompere in un commovente e più profondo atto di fede in Dio: “Io lo vedrò, io stesso, e i miei
occhi lo contempleranno non da straniero” (Gb 19,27).
Spesso anche noi, oggi, nonostante la luce del Vangelo di Cristo, tendiamo ancora a ragionare come nell’Antico
testamento: se ci va tutto bene, Dio ci ama, altrimenti no. Ma questa non è vera fede.

Giudizio divino
L’inferno non è una condanna come quelle dei tribunali umani, ma ratifica uno stato di vita: chi muore malvagio
va nel posto dei malvagi, semplicemente perché è malvagio.
Beatitudine e condanna dipendono, più ancora che da ciò che si opera, da una scelta del cuore.
Ma Gesù, parlando del Giudizio universale, non ha forse parlato delle Opere di misericordia e non di cuore?
Sì, ma mettendole in relazione con il cuore. Infatti: chi tra noi può dire di aver sempre operato bene, in ogni
occasione che si è presentata? Tutti abbiamo fatto opere buone e tutti non ne abbiamo fatte.

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Anche l’inconsapevolezza dei beati e dei dannati sul fatto che le loro opera erano fatte o non fatte a Gesù, come
riportato nel brano evangelico, dimostra che ciò che è stato operato è dovuto da un’esigenza del cuore, che la
volontà ha fatto propria.
Perciò la differenza sostanziale tra i giusti e i malvagi, più che le opere buone intese solo come azioni, la fa il
cuore, cioè l’amore, che rende le opere vere opere di misericordia fatte a Gesù e le non opere, delle vere opere
non fatte a Gesù.
E’ l’amore che impedisce ai giusti di praticare opere malvage, come ad esempio la calunnia per danneggiare
gravemente il prossimo.

Semplicità
L’uomo, che riguardo ai metodi tende spesso a uniformare tutto alle proprie idee, facendosi egli stesso metro
universale di giudizio, nei confronti dei “principi” si scopre relativista.
In realtà i principi sono universali, mentre la nostra esperienza personale, per quanto valida se applicazione dei
principi universali, in quanto ne manifesta la fecondità, è solo soggettiva.
Così, se la vita moderna è più complicata di quella di una volta, ciò non è dovuto tanto al progresso che, invece,
sotto certi aspetti rappresenta piuttosto un mezzo atto a semplificarla (anche se comporta delle nuove esigenze),
ma piuttosto al fatto che consideriamo le cose come la fonte della felicità. Cerchiamo la felicità non nei principi,
ma nelle cose, e il progresso ci da tante cose, ma che non "contengono" la felicità.
Allora, spesso, pensiamo che sono proprio le cose a renderci infelici, ma non abbiamo il coraggio di rinunciarvi.
Ma neanche questa convinzione può essere assolutizzata. Infatti, se fosse solo uno stile di vita semplice, che
senz’altro può aiutare, a darci la felicità, dovremmo ambire a diventare cavernicoli, cosa insopportabile anche ad
un appassionato di corsi di sopravvivenza o a un naturista.
Se, infatti, certi popoli sono più allegri di noi perché sono poveri, perché si dovrebbe aiutarli a svilupparsi
economicamente, come è giusto che sia?
Evidentemente non sono né l’abbondanza delle cose, né la loro penuria, a dare qualità alla vita, ma l’amore che
mettiamo in quello che facciamo, se ciò che facciamo è giusto.
E in questo le giuste cose aiutano più delle troppe cose.
Se tutti i nostri mezzi e le nostre attività le useremo per amare Dio e il prossimo come noi stessi, così come ci
dice il Vangelo, ci realizzeremo e saremo felici al di là di ogni aspettativa.

Miracoli
A volte alcuni scettici riguardo i miracoli dicono: “Se vedessi un arto ricrescere, allora crederei”.
Ma credere solo per questo non sarebbe fede ma una convinzione umana.
Di fatto, lungo il corso della storia della Chiesa, ci sono stati vari casi di riformazione di arti o di parte di essi, e
vari miracoli particolarmente straordinari.
Il fatto è che Dio, attraverso i miracoli, non vuole stupire, non vuole convincere solo umanamente, magari
attraverso una sorta di “lavaggio del cervello”, ma vuole attrarre al suo mistero d’amore.
I miracoli, perciò, possono fare da “innesco”, possono preparare il terreno, aprire la mente a possibilità diverse a
quelle preconfezionate. Essi rappresentano canali di grazia, ma non sono la grazia. Per cui, di per se, non
producono la fede, che è unicamente opera di Dio, ma possono condurla come dei cavi di rame conducono la
corrente elettrica, e possono esserne la “prova” visibile.
Nella parabola del povero Lazzaro e del ricco epulone, Gesù fa dire ad Abramo riguardo ai peccatori: “Se non
ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscita” (Lc 16,31).
Se non si apre il cuore all’ascolto di Dio che parla, nessun miracolo potrà davvero convertire.

La sofferenza e Dio
Poiché Dio è amore, non può che amare e, amando infinitamente, “realizza” sé stesso.
Da qui la sua gioia infinita: l’amore, infatti, è un sentimento che fa “sentire” e Dio ha una sensibilità spirituale
infinita e una gioia infinita. Anzi: è lui stesso la gioia infinita.
Sostanzialmente, perciò, Dio non può soffrire.
Ma poiché, se l’amore incontra il rifiuto, si genera un disordine che non può che configurarsi, per chi offende,
come “mancanza”, Dio, per riparare al disordine tra l’uomo, che è limitato, e lui, che è infinito, ha voluto in

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qualche modo soffrire per riparare, ma non potendolo con la sua natura divina, ha preso, attraverso la persona del
Figlio, la natura umana, a cui ha voluto unire la Chiesa come suo corpo mistico.
Perciò la sofferenza di Gesù, essendo dovuta all’amore, non è ostacolo all’amore e nemmeno alla gioia che
comporta, ma, anzi, li realizza pienamente.
Di fatto, se c’è la speranza, la sofferenza non impedisce la gioia, mentre l’odio fa “sentire” non ciò che la
sensibilità è chiamata a sentire, cioè l’amore, ma il non - amore.
In un certo senso si potrebbe dire che l’odio fa sentire il contrario del sentire di Dio, che è la Vita, cioè fa sentire
il “non-sentire”.

Maschile e femminile
La schematizzazione dei ruoli a seconda del genere sessuale è spesso frutto di stereotipi.
Ci sono cose cosiddette "maschili" che possono essere fatte bene, e anche meglio, dalle donne, come ad esempio
il capo ufficio, e ci sono cose cosiddette "femminili" in cui l'uomo può eccellere, come ad esempio il sarto.
Non che alcune attività non possano essere più congegnali a uno dei due sessi, ma una “predisposizione” di
genere in certe attività non significa averne l’esclusiva, e nemmeno riuscire meglio.
Ciò che veramente caratterizza l’operare del maschile e del femminile è il “modo”, è l’approccio.
Un modo diverso che, concretamente, si manifesta nelle differenze psicologiche, ormonali, fisiche ma che,
anche, le supera.
Del resto, le differenze vorranno pur dire qualcosa, a livello di significato.

Poveri
Chi sono i POVERI? Quelli a cui manca qualcosa di necessario. Ma, poiché per il cristiano ciò che è necessario
all’uomo non riguarda esclusivamente la materia, il termine “povertà” risulta possedere varie accezioni, che
hanno punti in contatto l’una con l’altra, perché ogni aspetto dell’uomo è, in qualche modo, in commessione con
gli altri aspetti.
Schematicamente potremmo considerare:
1) La penuria di beni materiali (ma anche di salute, libertà, ecc.). La Chiesa privilegia questi poveri riguardo alla
sua azione di assistenza materiale che, però, non può essere separata dall’offrire la grazia della salvezza
attraverso una speciale premura pastorale.
2) La penuria di beni spirituali, che riguarda i peccatori (non solo quelli che lo sono perché condizionati da
ignoranza o altro, ma anche, e soprattutto, quelli che lo sono per scelta, cioè i nemici di Dio). La predilezione
della Chiesa per essi consiste nell’offrire loro la grazia della salvezza (Gesù è venuto a chiamare i peccatori), che
sempre tende a illuminare e convertire.
3) La penuria di chi si riconosce bisognoso di Dio, cioè dei poveri in spirito. Questa è la povertà evangelica, che
spesso si accompagna alla povertà materiale e, sempre, a una tensione verso la sobrietà, il servizio gratuito, la
condivisione dei beni. Tali poveri sono i più ricettivi alla grazia del Vangelo, e perciò, in tal senso, sono
privilegiati.

Giustizia sociale
Ha detto Gesù: “Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi
accolgano nelle dimore eterne”.
Perché Gesù parla di “disonesta ricchezza”? Non si possono forse trafficare i talenti in modo onesto?
Gesù non parla di coloro che lavorano con profitto, che possono essere onesti, ma delle ricchezze, che spesso
sono favorite da quelle che la Chiesa chiama “strutture di peccato”, causate dai peccati personali, che non
permettono uno sviluppo sociale in armonia con la giustizia.
Chi è onesto, perciò, anche se ha “trafficato” secondo le regole, sapendo che è solo un amministratore dei beni
che possiede, è chiamato a provvedere ai poveri, supplendo anche alle mancanze della società.
Si possono possedere molti beni essendo onesti, ma le ricchezze, in una società in cui è presente il peccato,
hanno sempre un margine di disonestà in sé stesse.
Gli amici che occorre farsi con le disoneste ricchezze sono, perciò, i poveri.

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Il dovere di supplire alle ingiustizie della società, però, non significa che non bisogna cambiare le cose. Anzi,
occorre agire soprattutto per cambiare la società, sia convertendosi ed evangelizzando, che agendo in politica,
che, per Papa Paolo VI, è una “forma alta di carità”.

Scienza e fede
Cosa siano fondamentalmente il tempo, la materia, il pensiero umano, probabilmente rimarrà, almeno in parte,
un mistero, ma tutto funziona attraverso una logica che si basa su una Logica assoluta.
In fisica potrebbero esserci più modelli per una teoria e alla matematica basta la coerenza. Ma è evidente che la
fisica, come la matematica, non è fine a sé stessa, ma si basa, come anche la stessa logica, su delle premesse,
l’ultima delle quali, la più “invisibile”, e la più evidente e inevitabile, è Dio.
Non che Dio sia l’ultimo tassello della fisica o della matematica, in quanto è “fuori”, cioè è oltre di esse, ma
fisica e matematica lo postulano e lo richiedono per avere un senso.
Dio è l’ultimo “tassello” del pensiero umano quando questo si supera, così come vuole la logica che lo guida
fino alle sue estreme conseguenze.
Il pensiero, superandosi, trova Dio, ma non lo conosce intimamente perché solo Dio si può far conoscere.
Occorre la Rivelazione, ma qui si tratta di fede.
L’incertezza della matematica e della meccanica quantistica mettono in risalto la coerenza delle due discipline,
dicendoci di esse ancora di più che se fossero assolutamente determinate, e mette in risalto l’opera di Dio.
E come la fisica e la matematica, anche i paradossi “parlano” di Dio.
Essi, infatti, o originano da errori nelle premesse, come in certe pseudo teorie scientifiche che fanno a meno di
Dio, dimostrando così l’incoerenza dell’assurdo, come i buchi neri che postulano le “singolarità”, o manifestano
il limite del creato e una logica superiore, come i buchi neri che postulano le “singolarità”.

Esperienza e intelletto
L’intelletto si realizza e, soprattutto, si realizzerà in Paradiso, come esperienza di vita.
Il Paradiso l’intelligenza assumerà la forma di ognuno e sarà caratterizzata dai caratteri personali di ognuno.
Sarà trasfigurata ed elevata, ma sarà la nostra personale intelligenza. Anche, perciò, a seconda del nostro
carattere maschile o femminile: una diversità di genere ma anche una specificità legata alla persona, come nei
corpi. Ma anche un’intelligenza che si propaga e si comunica, come avviene misticamente nel corpo mistico di
Cristo, grazie a Cristo che si comunica alla Chiesa.
Sarà un’intelligenza simile a quella di Dio, che conosce tutto e si relaziona a tutto nello stesso istante eterno.
Cioè, in Paradiso vivremo l’infinita intelligenza divina come finiti divinizzati e in relazione alla nostra santità,
ma anche realizzando in noi quelle caratteristiche che ci sono proprie, nella comunione dei santi.
In questa vita l’intelligenza umana, al di là delle facoltà naturali e di ciò che la natura riesce a esprimere, è
capace di uno sviluppo che si realizza in relazione alla santità, ed è, perciò, in relazione anche alla vocazione di
ognuno: sia al suo aspetto essenziale e sia alla sua manifestazione concreta qui ed ora.

Se non vi fosse stato il peccato originale?


Se non vi fosse stato il peccato originale, la storia dell’umanità sarebbe stata più “determinata” e più
prevedibile?
Niente affatto. Ci sarebbero state un’infinità di potenzialità e di possibilità di sviluppo, ma solo in bene.

Devozioni
Come non è escluso dalla salvezza chi, senza la fede e il Battesimo, cerca la verità con cuore sincero, in quanto
Dio può usare vie di salvezza straordinarie, così non si può escludere a priori che Dio potrebbe usare, a certe
condizioni, vie straordinarie che realizzano le promesse fatte dal Cielo attraverso delle rivelazioni private, anche
se le pie pratiche a cui sono legate non sono state concretamente soddisfatte (non per non aver voluto).
Un po’ come avviene con la Comunione spirituale.

La mediazione di Maria
Se Dio è amore, in modo subordinato ma simile, anche di Maria Santissima si può dire che è amore.
Potremmo dire che, come Gesù manifesta l’amore di Dio attraverso la carne umana, così Maria unita a Gesù.

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Gesù lo manifesta secondo lo stile maschile e Maria, unita alla Persona divina del Figlio, manifesta lo stesso
amore secondo lo stile femminile.
Certamente l’amore universale di Dio viene manifestato da Maria anche secondo quella che è la sua peculiare
personalità, ma questa è assunta e modellata dalla sua missione universale di Madre, così come la specifica
personalità di Gesù è secondo quella che è la sua missione universale di Redentore.
Naturalmente l’amore di Gesù, in quanto Dio stesso, è infinitamente maggiore di quello di Maria, ma come
l’amore di Dio si manifesta attraverso Cristo oltre i limiti della sua natura umana, così in Maria.

La famiglia secondo san Paolo


Il paragone che san Paolo fa del marito-Cristo e della moglie-Chiesa, è un’analogia.
Egli, infatti, non si riferisce alla superiorità del marito sulla moglie uguale a quella di Cristo sulla Chiesa, infatti
il marito non possiede una natura superiore alla moglie e, come la moglie, fa parte della Chiesa. Non si tratta
perciò di questo.
Che la moglie sia sottomessa al marito come la Chiesa a Cristo, comporta che il marito ami la moglie come il
Cristo ama la Chiesa, cioè sacrificandosi nel servizio per lei.
Ambedue devono amarsi e essere sottomessi (sottomettetevi gli uni gli altri, dice Paolo), solo in modo diverso.
La sottomissione è legata al dono di sé, così come l’autorità, per cui anche i genitori sono sottomessi ai figli.
Essendo anche il marito parte della Chiesa, proprio come la moglie, la sottomissione della moglie nasce dal
servizio più che dal dovere di ubbidire come fosse sotto tutela, dovere che invece hanno i figli verso i genitori
(tranne che per il male). Eppure non per questo i figli sono considerati inferiori ai genitori!

Apparizioni
Riguardo alle apparizioni (ma non solo), e in modo particolare alle apparizioni mariane, occorre tenere presente
che, sebbene appartengano tutte alla stessa “specie” spirituale, sono tutte diverse l’una dall’altra.
Una regola generale vale però per tutte: vanno relativizzate alla Chiesa.
Non possono cioè promettere e dare più di quello che fa la Chiesa ma, anzi, servono solo ad aiutare alla
realizzazione delle promesse della Chiesa e a ricevere le grazie della Chiesa.
Il messaggio delle apparizioni, pur rimanendo lo stesso, nel tempo si rinnova, si approfondisce e si riveste di
nuovi contenuti, quelli che la Chiesa si trova a vivere.
Molto importante, poi, è l’atteggiamento della Chiesa a cui Cristo ha dato il potere di sciogliere e legare.
Schematicamente si potrebbe dire che, se la Chiesa non approva né condanna l’apparizione, l’uomo è libero di
credere se ve ne sono ragionevoli motivi, e Dio è libero al riguardo di agire come vuole. Ma se la Chiesa
approva, allora l’azione di Dio in un certo senso si “rafforza”, secondo quella che è la sua volontà.
Se la Chiesa invece mette dei limiti (senza però coinvolgere la sua infallibilità), allora Dio “ritira” quelle grazie
che sono state impedite, chiedendo però conto delle eventuali colpe o negligenze a chi ha contribuito a una
decisione pastorale eventualmente sbagliata.

I valori umani e divini non vanno contrapposti


Perché il Vaticano (o il Convento di San Francesco di Assisi), non vende i suoi tesori di arte per salvare chissà
quante persone dalla morte? Una sola vita non vale forse più di tutta l’arte del mondo?
Questa domanda, che una volta facevano, vivendo nella bambagia, quelli di sinistra, oggi può essere rivolta a
loro stessi, che si sono fatti i sostenitori di una Chiesa che credono di sinistra.
Ma difficilmente si possono dare risposte convincenti partendo dalle ideologie.
Il fatto è che occorre promuovere i “valori” insieme, senza contrapporli, perché essi si promuovono a vicenda.
Salvare vite e proteggere e promuovere l’arte, vanno nella stessa direzione.
In senso analogico è un po’ come nel caso di un medico che dovesse trovarsi a gestire un parto difficile, in cui
sono a rischio sia la vita della madre, che quella del figlio: deve cercare di salvare tutti e due.
Ma se, in caso estremo, occorresse scegliere tra la salvezza di opere d’arte e la salvezza di una persona?
Andrebbe senza dubbio salvata la persona. Ma sarebbe un caso particolare, i quanto la promozione della cultura
non va contro l’uomo e contro la vita umana.
E se due aggressori volessero uccidere una persona, questa, per legittima difesa, non potrebbe forse sparare a
tutti e due col rischio di ucciderli? Due vite per una, è possibile?

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Sì, perché, come dice San Tommaso d’Aquino, una vita è un “tutto”. Infatti Gesù è morto per tutti e per ognuno.

Chiesa primitiva
Riguardo alla Chiesa, negli Atti degli Apostoli è scritto: “…nessuno diceva sua proprietà quello che gli
apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune… nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti
possedevano campi o case li vendevano, portavano l'importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai
piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno” (At 4,32; 34-35).
Da questo racconto dobbiamo distinguere tra il principio che sta alla base, e il tentativo di metterlo in pratica,
che può essere imperfetto.
Il Principio è che “nessuno diceva sua proprietà ciò che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune”.
Il resto è una conseguenza pratica.
In tale principio non si nega che qualcosa possa “appartenere” a qualcuno, ma lo si afferma (si parla di proprietà
che appartiene), ma si afferma anche che ciò che appartiene a uno deve essere messo a servizio degli altri,
soprattutto se fratelli nella fede, perché ciò che appartiene a uno in ultima analisi appartiene a Dio, che ha donato
i beni del mondo a tutti gli uomini.
La riprova è che i coniugi Anania e Saffira, che vendettero i loro beni ma tennero per essi parte della somma e
furono smascherati dallo Spirito Santo e caddero morti, non furono condannati perché tennero per essi parte
della somma, in quanto erano liberi di farlo, come erano liberi di non vendere i loro beni, ma per aver ingannato
lo Spirito Santo.
Di fatto la dottrina della Chiesa, che manifesta il Vangelo, ai laici non obbliga, e nemmeno chiede, di vendere i
propri beni, ma solo chiede la generosità verso i poveri e verso la Chiesa.

Realtà e logica
Riassumendo il pensiero di Zichichi: in tutto il mondo degli scienziati stanno studiando come si fa a passare da
un sistema caotico ad uno logico. Risultati: per ora zero.
In tutto il mondo degli scienziati stanno studiando come si fa a passare dalla materia inerte al più piccolo
frammento di vita biologica. Risultati: ancora zero.
In tutto il mondo degli scienziati stanno studiando le mutazioni di DNA anche provocando mutazioni artificiali
su dei moscerini. Ormai sono trascorse decine di migliaia di generazioni ma è grasso che cola se le mutazioni,
invece di essere dannose, sono inutili.
Ma tutto questo è nulla a confronto della comparsa dell’uomo, dotato di pensiero astratto, e perciò non solo atto
a elaborare operazioni consequenziali, ma capace di logica e di senso del trascendente, che né la materia inerte,
né quella biologica, possono spiegare.
Di conseguenza Zichichi parla di 3 Big bang: quello da cui è apparso l’universo, quello da cui è apparsa la vita
biologica e quello da cui è apparsa la vita umana, capace di logica.
Conclusione: non solo la scienza non può spiegare perché il mondo c’è invece di non esserci, perché esso
risponde a leggi logiche e perché l’uomo ha una mente logica, ma forse non riuscirà nemmeno a spiegare la
comparsa della vita e l’eventuale evoluzione.
Quello che al massimo potrà fare è ordinare le cose, costatando che a un certo punto è apparsa la materia e il
tempo, poi la vita, poi varie forme di vita sempre più perfette e, infine, l’uomo, dotato di ragione logica e capace
di senso del trascendente.
La matematica può ricostruire modelli di realtà deversi dal Modello Standard, perché alla matematica bastano
degli assiomi e uno sviluppo coerente, ma la differenza tra i modelli puramente matematici della realtà e la realtà
(di cui il modello più completo è quello Standard) è che nella fisica reale gli “assiomi” non dipendono
dall’arbitrio umano, ma sono quelli che sono.
Per questo le ipotesi, per essere considerate scienza, devono essere riprodotte in laboratorio.

Storia
Difficile ipotizzare le linee di mutamento della storia nel tempo, se non sottoforma di modelli possibili.
Molto più facile invece è constatare, nella nostra storia personale, eventi che, al contrario di altri più ordinari,
sembrano sfuggire in modo particolare ad ogni compensazione e ricombinazione con altri eventi, come fossero
un’onda anomala.

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Ma spesso anche gli eventi più ordinari possono mutare radicalmente il corso della storia personale.
Analogamente a tali eventi, le storie personali possono mutare radicalmente la grande storia.
Ma come le correnti marine di superficie sono meno importanti delle correnti profonde nel determinare il clima
della Terra, così la storia, sia personale che generale, più ancora che dagli eventi visibili è “costituita” dallo stato
della vita, un “clima” che si decide nelle profondità della nostra esistenza e che origina dall’Eterno, e che si
manifesta all’esterno spesso con “piccoli” segni.

Gesù e il denaro
Come dobbiamo rapportarci al denaro? Come Gesù: con disinteresse, ma senza disprezzarne il significato.
I seguaci di Gesù erano aiutati da persone abbienti, soprattutto donne.
Gli Apostoli avevano una cassa da cui attingevano per aiutare i poveri e per altri bisogni.
Gesù non si oppose alla sua unzione col prezioso nardo profumato, anche se si poteva vendere a un prezzo molto
alto e con quello aiutare i poveri (da notare che è proprio Giuda, il ladro, che, come i buonisti, si erge a difensore
dei poveri in contrapposizione all’amore, cosa che però testimonia come l’aiuto ai poveri fosse importante nel
gruppo di Gesù).
Gesù indossava una bella veste senza cuciture.
La Sacra Famiglia non era affatto miserabile. Viveva modestamente, ma col necessario, che all’occorrenza era
pronta a condividere.
Ai ricchi seguaci come Zaccheo, Nicodemo e alcune donne che lo seguivano, Gesù non rimproverò il denaro.
Però al giovane ricco Gesù chiese di sacrificare tutte le ricchezze perché potesse rispondere a una chiamata
speciale. Cosa che non chiese a chi aveva una famiglia da mantenere.
Il Padre misericordioso della parabola non indugia a dare la sua parte di beni al figlio prodigo, anche se
immagina che li sperpererà. Ecc.

Gioia naturale e soprannaturale


I credenti spesso hanno bisogno di aiuti per poter meglio apprezzare la gioia spirituale.
Tali aiuti, che Dio liberamente concede, non di rado sono rappresentati da semplici e lecite gioie naturali, a cui si
possono legare delle gioie soprannaturali.
Ma la gioia soprannaturale può benissimo legarsi, e spesso si lega, a croci specifiche, ma sotto questa forma non
sempre viene gustata come si dovrebbe.
Molti, infatti, la vorrebbero trovare sempre accompagnata a dalle specifiche gioie naturali (sebbene il giogo della
Croce non abbandona mai, come l’amore di Dio), e Dio a volte fa che sia così.
Ma, in genere, queste gioie lecite sono “piccole”, ma non nel senso che danno poca gioia, anche se in genere
hanno meno “portata” di quelle a forma di Croce, ma nel senso che si manifestano nell’intimità e nelle piccole
cose ben di più che nei “divertimenti” e nelle grandi cose.
Sono infatti le gioie più somiglianti a quelle soprannaturali, proprio perché sono le più naturali.
Chi sa meglio gioire delle “piccole” gioie umane che si manifestano soprattutto intimamente, di solito è più
propenso a gustare la gioia soprannaturale.

Etica sociale ed etica morale


Una delle più gravi mancanze degli uomini di Chiesa degli ultimi decenni è il non aver combattuto l’immoralità
dei costumi e di non aver annunciato la morale riguardante il sesto Comandamento.
Perché “fissarsi” sull’etica morale? E l’etica sociale dove la mettiamo?
Il fatto è che oggi dell’etica sociale si parla, e giustamente, ma di etica morale mai, o quasi mai, e quando se ne
parla, spesso lo si fa in modo sbagliato.
Ma il Vangelo è uno e va annunciato integralmente.
Anche la morale riguardante il sesso è importante, perché siamo esseri sessuati e, di conseguenza, ci esprimiamo
attraverso la nostra sessualità.
L’etica morale, perciò, è di fondamentale importanza per l’equilibrio della persona e, di conseguenza, per
relazionarsi con gli altri in modo autentico.
Le “logiche” delle autentiche espressioni umane non possono che essere conformi alle espressioni di ogni
aspetto dell’essere umano, compreso quello della sessualità.

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E queste logiche sono essenzialmente quelle dell’amore che si dona.
Perciò, come non è vera l’etica morale di chi non apprezza i poveri, che si riduce a moralismo, così non è vera
solidarietà di chi non apprezza l’etica morale, che si riduce a buonismo (cioè falsa bontà).
Parlare di una sessualità ordinata è parlare del paradigma di come si esprime un amore autentico.

Natura e grazia
Solo Dio basta, ma, affinché l’uomo possa realizzarsi integralmente, occorre che siano soddisfatte anche le
primarie esigenze della natura umana, come cibo, vestiti, istruzione.
I beni naturali sono perciò necessari all’uomo, anche se non in senso assoluto.
Dio può, attraverso un’azione straordinaria, fare in modo che certe esigenze naturali possano essere totalmente
superate attraverso la grazia, come dimostrano anime mistiche come Marthe Robin, Alexandrina Da Costa e
Teresa Neumann, che hanno vissuto molti anni senza ingerire altro cibo che l’Eucaristia, o come quei santi che
hanno avuto il dono della scienza infusa.
Ma ordinariamente la grazia “rispetta” la natura umana anche quando questa è limitata e imperfetta a causa di
condizionamenti che, a volte, sembra rappresentino un ostacolo alla fede, come ad esempio la malattia della
depressione, ma Dio può fare in modo che anche questa malattia possa trasformarsi in una grazia.
Insegna Papa Giovanni Paolo II: “Ben sapendo quanta fatica costi per la persona depressa ciò che agli altri
appare semplice e spontaneo, bisogna aiutarla con pazienza e delicatezza, ricordandosi del monito di santa
Teresa di Gesù Bambino: -I piccoli fanno piccoli passi-. Nel suo amore infinito, Dio è sempre vicino a coloro
che soffrono. La malattia depressiva può essere una strada per scoprire altri aspetti di se stessi e nuove forme di
incontro con Dio” (Discorso ai partecipanti della Conferenza sulla depressione, n. 2-3).
L’uomo tende a materializzare lo spirituale e a spiritualizzare il materiale, anche se non tutto ciò che è spirituale
si può concretizzare, mentre tutto ciò che è concreto ha corrispondenza e significato spirituale.
In Dio non c’è contraddizione tra ciò che è finito, determinato, preciso, storico, e la sua infinità e trascendenza:
la grazia realizza il desiderio e il desiderio si rafforza negli atti concreti corrispondenti al bene.

Onniscienza divina e salvezza


Molti si chiedono: “Se Dio è infinitamente buono ed è onnipotente, non potrebbe fare in modo che tutti,
liberamente, scelgano la salvezza?”.
Dio può tutto, ma non può fare il male perché è Sommo Bene, per cui non può contraddirsi creando l’uomo
libero e, nello stesso tempo, forzarlo verso una scelta che, a quel punto, non sarebbe più libera.
Sarebbe una contraddizione che va contro la ragione e, perciò, anche contro la ragione divina, che è amore, che
supera infinitamente la ragione umana, ma non la contraddice.
Non che Dio manchi di potenza, tanto che, se per assurdo l’amore lo richiedesse, salverebbe l’uomo a forza.
Ma l’amore, in Dio, non è assurdo, altrimenti sarebbe male.
E’ un amore certamente “folle”, nel senso che supera i nostri schemi, ma proprio perché “folle” rientra
pienamente nella sua ragion d’essere, perché l’amore o è “folle” o non è amore, almeno non amore di Dio. Per
questo non può essere in contrasto con la sapienza divina.
L’onnipotenza di Dio è: “guidata dalla sapienza e mossa dall’amore” (Giovanni Paolo II, 2 ottobre 1985).
Perciò Dio, pur conoscendo le scelte umane, crea l’uomo e ne rispetta la libertà senza che venga meno il suo
amore, quasi come non fosse onnisciente.
Il fatto che Egli è eterno e in lui tutto è presente in un punto o, se vogliamo, in un momento.

Dio come Tutto


Se in matematica ciò che è irrazionale non è considerato, cioè non è matematica, quanto più il male è il contrario
dell’Infinito?
Dio non “fa” tutto, nel senso che non fa il male, ma è Tutto: fare il male è negare il Tutto, è fuggire l’Infinito per
entrare in un buco nero.

Sapienza e carità
Separare la sapienza dalla carità, sarebbe come separare un gesto di affetto dalla persona che dovrebbe riceverlo:
senza questa, il gesto né si realizza, né può essere definito di affetto, in quanto perde di significato.

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Allo stesso modo la conoscenza solo intellettuale (sebbene sia in qualche modo inseparabile da ciò che è l’uomo
e perciò dalla sua chiamata all’amore), mancando di esperienza di ciò che sa e, soprattutto, mancando di
esperienza (o, almeno, apertura) verso la realtà più profonda di ogni realtà, cioè verso Dio, rende simili a un
cieco che possiede un bel quadro che, però, non può vedere.
Questo lo si può constatare, al di là delle scelte che l’anima fa nella propria coscienza, a livello di espressione
psicologica: chi psicologicamente non crede in Dio, o in qualche modo si comporta come non credesse in Dio,
non esprime lo stesso stupore di chi crede.
Papa Giovanni Paolo II, citando san Cirillo di Alessandria, ha detto che, chi è partecipe a Cristo: “avrà in se
stesso la sorgente degli insegnamenti divini, sì da non aver più bisogno dei consigli degli altri” (Udienza
Generale del 17 aprile 2002).
Il Concilio Lateranense IV afferma che tra il Creatore e le creature non si può stabilire una somiglianza senza
che si presupponga una dissomiglianza ancora più grande.
E padre Raniero Cantalamessa, nel libro Salita al monte Sinai (Città Nuova, Roma, 1996), dice che Dio, che si
può conoscere intellettualmente per analogia, immagini, simboli, e altri modi imperfetti, trascende infinitamente
ogni idea che l’uomo può avere su di lui. Di conseguenza occorre che il cristiano si renda conto che Dio non è
ciò che lui pensa di Dio, ma è infinitamente di più.
Così, mentre il Dio dei filosofi si conosce attraverso l’idea, cioè l’immagine creata, il Dio vivente si conosce
nello Spirito Santo, per mezzo della Chiesa.
Per padre Raniero scoprire il Dio vivente significa “sfondare”, in un certo senso, quel muro che è l’idea che ci
siamo fatti di Dio, per scoprire la sua Persona (e la sua Natura).
Dio non è un’astrazione, ma una realtà, una Presenza.
Per san Gregorio Nisseno, ricorda padre Raniero, la più alta forma di conoscenza di Dio si manifesta come un
“sentimento di presenza”.

Il mistero dell’iniquità
Il male non toglie nulla al Tutto che è Dio.
Eppure il male esiste ed è qualcosa che non è Dio. Come è possibile?
San Paolo parla del mistero dell’iniquità, che scaturisce dal rifiuto di una volontà creata di accettare il Bene
increato, che è il Mistero dei misteri.
Come san Paolo dice che le nostre sofferenze completano quelle di Cristo, sebbene a quelle di Cristo non manca
nulla se non la nostra adesione alla partecipazione della sua Croce (che se non c’è è per una nostra mancanza),
allo stesso modo si potrebbe dire che il male è una nostra mancanza di adesione al bene divino, a cui non manca
nulla, che è stato partecipato all’uomo, che è libero di rifiutalo.
La libertà creata, che è partecipazione alla libertà di Dio, per cui dovrebbe essere esercitata, per come può una
creatura, secondo il modello della volontà divina, è opera di Dio e non può annullarsi. E’ cosa buona, ma può
rimanere non realizzata attraverso un libero atto di rifiuto.
Infatti, una volontà che sceglie liberamente di rinunciare alle prerogative della propria libertà, si contraddice,
rappresenta un assurdo e la negazione della realtà.
E’ una menzogna, e la menzogna si caratterizza come una realtà irreale, un’esistenza non esistente, una vita
morta o una morte viva, una realtà svuotata della verità, una vita non vita, una vita senza Vita, una morte eterna.
Potremmo paragonare il male a un buco nero nello spazio, come quelli irreali ipotizzati da alcuni, cioè a una
singolarità, a un punto infinitamente piccolo ma reale, a un nulla che c’è.

Naaman il siro
Gesù, parlando dell’importanza della fede ai farisei, prese ad esempio Naaman il siro, un pagano che ai tempi del
profeta Eliseo fu miracolosamente guarito dalla lebbra (2Re 5,1-14).
E’ interessante notare come la speranza di guarigione di Naaman, che si manifesta con un atto di fiducia nelle
parole di Eliseo e, di conseguenza, come un atto di fede, fu aiutata da altri personaggi che non vengono
considerati ma che, nell’ottica di Dio, sono determinanti e, anzi, forse lo sono più dello stesso Naaman.
Infatti, è una schiava ebrea che parla a Naaman del profeta Eliseo, mostrandosi certa della guarigione che
avrebbe ottenuto.

101
Poi, quando Naaman sta rinunciando a mettere in pratica quanto richiesto da Eliseo, intervengono i suoi servi a
convincerlo, contagiandolo con la loro speranza.
La Chiesa funziona così: tutti sono importanti e a volte le opere di fede più belle rimangono nell’ombra.
Alla luce di questo brano biblico si può capire meglio l’importanza delle suore di clausura, spesso accusate di
“pregare e basta”.
Un’altra considerazione su questo brano è che la devozione più grande non consiste in una pia pratica, ma nella
fiducia in Dio. Ma le pie pratiche aiutano la fede, come le sette immersioni di Naaman nel Giordano.
Non è perciò essenziale il bagno nel Giordano. Se Eliseo si fosse trovato vicino all’Eufrate forse avrebbe detto a
Naaman di bagnarsi in esso: la fede si manifesta attraverso il “materiale” che essa ha a disposizione e secondo
ciò che è opportuno, ma è solo opera di Dio.

Religione e ideologia
Religione naturale pura è quella che traspare dai 10 Comandamenti.
E’ vero, sul Sinai i 10 Comandamenti, a cui la ragione può arrivare in virtù della sua sola forza naturale, sono
stati rivelati in modo soprannaturale, perché l’uomo, a causa del peccato, non può arrivarci da solo in modo
pieno, perfetto e sicuro.
Le religioni nascono proprio perché l’uomo da solo non è arrivato alla perfetta religione naturale. Esse, in
definitiva, sono un tentativo umano di cercare Dio attraverso la ragione e, anche se in modo inconscio, anche
attraverso una rivelazione divina, a cui la natura umana aspira.
Per questa imperfezione della natura umana, le religioni risentono di idee preconcette e false, tanto che, senza
amore per l’uomo, possono trasformarsi in vere e proprie ideologie.
Ma, a certe condizioni, può divenire un’ideologia perfino il cristianesimo.
Di fatto tutte le religioni, come tutte le dottrine laiche, possono essere ideologizzate. Per alcune, però, il pericolo
è maggiore. Ad esempio per l’Islam, in quanto il Corano contiene certi versetti che, se presi alla lettera, lasciano
meno spazio a comportamenti "moderati".
Ma se tutte le religioni possono manifestare delle ideologie, per contro, tutte le religioni possono essere
interpretate in maniera ragionevole (e in tal senso in maniera laica, visto che la ragione non è propria di nessuna
religione specifica, ma è propria dell’uomo).
Più una religione è in linea con la libertà umana espressa dai Comandamenti dati a Mosè, più può essere
integrabile in qualunque società. Viceversa: meno gli aderenti di una religione si adattano a una società laica, e
perciò ragionevole, meno sono integrabili. E meno possono ambire a divenire cittadini di una nazione di storia,
cultura e tradizioni laiche.
Tutte le dottrine religiose, e non solo, andrebbero interpretate alla luce dei 10 Comandamenti.
Di fatto, il Cristianesimo può offrire al mondo, oltre alla fede, anche la certezza della validità della Legge
Naturale.

Chiesa: ovile infinito


Dice Gesù: “Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura” (Gv 10,9).
Gesù presenta la Chiesa come un ovile dove lui stesso è la porta.
Ma sia l’ovile, che la porta, richiamano a qualcosa di stretto, di limitato, di chiuso.
Come fa il messaggio cristiano, che è per tutti, ad essere compatibile con dei “confini”?
Il fatto è che la Porta, anche se stretta, è sempre aperta e che l’ovile, in realtà, è infinito.
La fede ha dei “confini”, perché la verità è quella che è e non è anche il suo contrario, ma l’amore di Dio è
infinito.
Passando attraverso il limite della Porta, tutti possono entrare nell’Ovile e trovare l’infinito, così come passando
attraverso il limite del tempo e della morte, si può raggiunge la vita eterna.
Più sentiamo il limite, tipico delle creature, più ci apriamo a Dio che è l’Infinito.

Dio della storia


Come non c’è unione più grande di quella data dall’amore, che congiunge anche i più diversi, così non c’è
separazione più grande dell’egoismo, che divide in sé stessa perfino la medesima persona.

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Pregare per guarire
Chiedere fidandosi di Dio è offrirsi e offrire. Come nella Messa, in cui le preghiere dei fedeli sono offerte, con
Cristo, al Padre.
Nell’Istruzione circa le preghiere per ottenere da Dio la guarigione, della “Congregazione per la Dottrina della
Fede”, viene riportato:
“Premessa l’accettazione della volontà di Dio, il desiderio del malato di ottenere la guarigione è buono e
profondamente umano, specie quando si traduce in preghiera fiduciosa rivolta a Dio…
Durante l’attività pubblica di Gesù, molti malati si rivolgono a lui… implorando la restituzione della sanità. Il
Signore accoglie queste suppliche e i Vangeli non contengono neppure un accenno di biasimo di tali preghiere”
(n. 3)
“La malattia… costituisce un momento privilegiato di preghiera: sia di richiesta di grazia, per accoglierla con
senso di fede e di accettazione della volontà divina, sia pure di supplica per ottenere la guarigione”
(Introduzione).
Questo documento della Chiesa, dando alcune disposizioni da osservare nelle assemblee dove si prega per la
guarigione dei malati, non solo protegge da errori la preghiera per ottenere le guarigioni ma, di fatto, la approva.
Attraverso quali vie la preghiera può ottenere una guarigione o un alleviamento della malattia?
1) Ispirando il medico curante perché dia la cura più appropriata.
2) Permettendo alla persona di reagire bene alle cure mediche.
3) Creando le condizioni fisiche, psichiche e spirituali affinché la guarigione o un miglioramento sia reso
possibile.
4) Attraverso un’azione della provvidenza che induce un processo naturale di guarigione che conduce alla
scomparsa della malattia.
5) Attraverso il miracolo, che avviene con la sospensione delle leggi naturali.

Ragione, sentimento e peccato originale


Le conseguenze del peccato originale coinvolgono, in un certo senso, più l’anima che il corpo, in quanto l’anima
è la parte che più ci caratterizza.
Perciò coinvolgono in modo particolare il cervello e la psiche, in quanto, se così si può dire, il cervello
rappresenta come uno strumento dell’anima e la psiche come l’interfaccia tra lo spirito e la materia cerebrale (ma
in realtà sono molto di più e qualcosa di diverso).
Cervello e psiche, essendo particolarmente complessi, ed essendo gli “strumenti” dell’espressione concreta della
ragione e del sentimento, possono essere feriti come il corpo, ma a livello più profondo.

Esigenze
Le esigenze dell’uomo sono neutre, ma se non integrate alla vita possono diventare presupposto di egoismo. Se,
invece, sono integrate, favoriscono l’altruismo e l’amore.
Ad esempio il bisogno dell’uomo di amicizia.
Di fatto, se le opere umane possono essere mosse anche da intenzioni egoiste, le buone intenzioni del cuore
tendono verso le intenzioni di Dio e, perciò, tendono a perfezionare le opere nella verità e nella “verità tutta
intera”, cioè nella fede.

Casualità
Tra le varie forme di casualità (che non è mai fine a se stessa in quanto è sotto “controllo” di Dio), c’è anche
quella dovuta dalla complessità della natura e della realtà tutta. Una complessità che è sempre maggiore di quello
che potremmo immaginare.
Casualità che, però, non sfugge alla causalità.

Storia e storia della salvezza


Perché la storia è così “scandalosa”? Spesso anche quella riportata dalle Sacre Scritture? Perché tante brutte
cose?
Gesù, forse, direbbe: “Per la durezza del vostro cuore”.

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Ma la storia, attraverso la storia sacra, testimonia dell’azione misteriosa ma efficace di Dio, che attraverso Gesù
da senso e compimento a tutti gli eventi.

Il giudizio di Dio
Gesù ha parlato della necessità delle opere buone e della necessità delle buone intenzioni.
Due cose che non si escludono, ma si integrano.
Le opere devono comprendere le intenzioni e le intenzioni devono comprendere le opere.
Per il resto Gesù ha ordinato di non giudicare.

Comunicare
Come tra un numero intero e l’altro ci sono un’infinità di altri numeri, così, in modo analogo, tra le parole e i
concetti ci sono molte altre “cose”, capaci di riempire spazi e profondità.
Ciò però non significa indeterminazione o relativismo, ma, anzi, ci mette di fronte all’importanza della
concretezza.
Le persone non hanno nulla di relativo, ma esistono così per come sono, eppure non si possono né
schematizzare, né semplificare. La persona non si può descrivere, eppure si può.

Perfezione
Se la buona volontà tende a perfezionare la natura umana, lo fa in modo solo umano, anch’esso influenzato dal
peccato originale e perciò imperfetto anche umanamente.
Solo attraverso la grazia l’umanità tende a perfezionarsi fino, in alcuni casi, a raggiungere quella che in certi
santi è stata considerata, almeno relativamente, come “perfezione”, non solo nell’amore, ma anche nei modi di
esprimerlo o, almeno, in certi modi.
Di fatto, dove c’è autentico amore umano, difficilmente la grazia non opera in qualche modo. Cristo, infatti, con
l’Incarnazione, si è in qualche modo incarnato in ogni uomo (cfr Concilio Vaticano II).
L’amore umano è limitato, ma l’amore divino, cioè la carità, non lo è, tanto da elevare e universalizzare lo stesso
amore umano in virtù della sua partecipazione all’amore di Dio.
La carità, inoltre, è perfetta in se stessa, tanto che supplisce ai difetti dei modi di amare, se questi non le si
contrappongono e se non dipendono da cattiva volontà.

Amore onnisciente di Dio


Quello che per alcuni potrebbe apparire come un’ingiustizia da parte di Dio, come ad esempio l’amore
“preferenziale” verso Maria, concepita, al contrario di noi, senza peccato, in realtà è un atto di giustizia e, perciò,
di amore verso ogni persona.
Dio, infatti, che ci ha creati liberi, è onnisciente e conosce tutto: di noi, del futuro e di tutti gli eventuali “futuri”
che sarebbero potuti scaturire.
Basta sapere, come afferma con certezza la dottrina della Chiesa, che ci ama più di quanto ci amiamo noi stessi.
Ci ama infinitamente e ci vuole salvare più di quanto noi non vogliamo salvare noi stessi, e ha fatto di tutto per
salvarci.
Dio ci ama con tutto se stesso, per questo Gesù ha detto che il Padre ci ama come ha amato lui.
La differenza non sta nel suo amore, ma nell’oggetto del suo amore.

Perdono cristiano
Non bisogna confondere il perdono cristiano col perdono giudiziario e altre forme di “cancellazione” del torto.
Il perdono cristiano è un atto di amore che prevede il desiderio di bene per il nemico, che soprattutto ed
essenzialmente consiste nella vita eterna.
Tale perdono non comporta necessariamente che tutto deve tornare come prima.
E, naturalmente, altro è accettare il perdono col proposito di cambiare, altro è non accettarlo.

Teologia e ubbidienza al Magistero della Chiesa

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In teologia il problema non sono le “aperture”, cioè la ricerca per vedere fin dove è possibile arrivare, ma quando
alle “aperture” non corrispondono delle “chiusure”, cioè dei paletti da non superare, come avviene quando la
teologia diventa un’ideologia conforme al pensiero preconcetto, e spesso di comodo, dei teologi.
Di fatto i teologi, facendo ricerca, propongono teorie e, di conseguenza, possono sbagliare. Questo ci sta:
l’importante è che siano sottomessi al discernimento della Chiesa, come hanno fatto dei teologi ingiustamente
apostrofati, da qualcuno, come eretici.

Misericordia e giustizia
La misericordia supera la giustizia ma non la contraddice, altrimenti non sarebbe misericordia.
Che la giustizia sia una necessità, lo dimostra la natura umana: chi, di fronte a una malvagità gratuita, al male
assurdo, non prova un forte senso di rabbia? Non di odio, ma di zelo riparatorio.
Non si vuole il male del reo, ma che si ristabilisca la giustizia attraverso un’espiazione anche a vantaggio del reo,
che può anche essere attuato con un atto di contrizione.
Infatti, quando chi ha sbagliato si pente sinceramente, lo zelo per la giustizia sembra placarsi.
Se l’amore prevale sulla giustizia, nello stesso tempo ne soddisfa tutte le esigenze, anche quella dell’eventuale
espiazione che si rendesse necessaria.

Culto dei santi


Se Dio prevede un culto particolare verso qualche santo, è da presupporre che ci siano grazie che, se pure si
potrebbero ottenere diversamente, le si ottengono più facilmente attraverso quel santo, perché Dio le vuole
concedere attraverso di lui, che opera da intercessore secondo la volontà divina.

Non giudicare
Il “non giudicare” comandato da Gesù, cioè il non giudicare sulle intenzioni remote degli altri, ovvero
sull’orientamento della loro coscienza verso il bene o verso il male, limita i nostri giudizi ed è un freno alla
nostra pretesa di conoscere tutto e alla nostra tendenza di ricercare riposte sempliciste, facili e preconfezionate.
E’ il cristianesimo l’unico credo che, vissuto veramente, cioè per mezzo della grazia, è il vero antidoto alle
ideologie.

Santuari
Si può dire che non sono i santuari a contenere la grazia, ma è la grazia che si fa trovare nei santuari.
Chi ha la grazia, perciò, ha tutto in pienezza, anche se secondo della misura della sua fede.

Sentimento
Sia il sentimento che la ragione hanno subito la corruzione dovuta al peccato originale.
Ma, generalmente, è meno fallace e più affidabile la ragione, in quanto il sentimento, già limitato a causa del
peccato, si basa sulle “impressioni” che, a loro volta, possono essere corrotte, mentre la ragione deduce dai fatti,
che sono quelli che sono, e perciò sono meno soggetti delle impressioni alla soggettività, e deduce da evidenze
che generalmente sono comuni a tutti, come il principio di non contraddizione e di causalità.

Modelli ridotti
Il progresso della medicina di questi ultimi anni evidenzia la complessità dell’uomo anche in relazione al suo
corpo, e chissà quali saranno le prospettive future.
Eppure la medicina dei secoli scorsi, sebbene in tante più situazioni rispetto a oggi non sapeva come procedere e
si fermava, per tante cose funzionava. Come mai?
Perché era una scienza, cioè si approcciava alla malattia e al malato con scientificità (e proprio per questo, al
contrario delle pratiche superstiziose, quando non aveva soluzioni, si “fermava”).
Affrontava i problemi con schemi rispondenti a modelli di realtà “ridotti”, ma corrispondenti alla realtà.
Che poi, spesso, non si è tenuto conto dell’uomo e ci si è ridotti allo scientismo, mentre la medicina è sì una
scienza naturale, ma è anche umana, non toglie che ha funzionato più di tutte le altre “medicine” empiriche.

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Così la realtà che ci circonda: è immensamente più complessa dei nostri schemi, ma se questi corrispondono ad
alcuni punti di essa, allora si può costruire un modello che, anche se limitato solo a certe condizioni che
corrispondono alla realtà, di fatto spesso “funziona” o, almeno, è funzionale.

Forma e sostanza
Fatta salva la sostanza, se la forma è inopportuna, limita la sostanza, e se è sbagliata, si contrappone ad essa e
perciò la “frena”.
Di fatto una forma sbagliata tende a incidere anche sulla sostanza, e una sostanza fatta salva non permette alla
forma di “esagerare”.

Memoria collettiva?
Parlare di “memoria collettiva” in senso proprio è azzardato anche riguardo agli archetipi, che sembrano
piuttosto una risposta della psiche umana (che ha sia caratteristiche individuali che comuni alla “specie”), a dei
simboli.
Se i simboli cambiano è perché cambiano le condizioni in cui la psiche umana si trova a interagire.
Spiegare la memoria collettiva con la “genetica mutevole”? Non ci sono osservazioni scientifiche e le mutazioni
necessarie dovrebbero essere molto complesse. E’, perciò, solo un’ipotesi poco probabile.
Spiegare poi il parlare in lingue sconosciute con la memoria collettiva invece che con un carisma divino (o con
l’intervento preternaturale del demonio), sembra dovuto ad una forma ideologica.
Perché allora non si può ricostruire la storia esatta dei popoli protostorici attraverso questa fantomatica
memoria? E perché solo alcuni, sporadicamente, sarebbero preda di un “raptus” di memoria collettiva?
Quelli che credono a questo tipo di memoria collettiva, e ci credono fino al punto che possa dare la facoltà di
parlare correttamente lingue sconosciute, per lo più sono persone che non credono nei miracoli, che pure sono
osservabili, ma credono fideisticamente e per scelta soggettiva a ciò che non è stato osservato da nessuno.
Credono a ciò che è più improbabile (la memoria collettiva), che a ciò che è più probabile (un carisma o un
intervento preternaturale del demonio).
Infatti l’ipotesi che la spiegazione di un certo fenomeno sia dovuto a un miracolo, che per chi non ha fede viene
percepito come “prodigio”, a volte è quella più probabile, perché se Dio effettivamente esiste, così come afferma
la retta ragione, si fa percepire in qualche modo attraverso la realtà creata. Purché non ci si chiuda a tale ipotesi.
Quello di voler per forza spiegare tutto e subito ciò che non è rivelato da Dio e ciò che non è evidente alla
ragione, è un grave errore.
Il riconoscere un “prodigio” inspiegabile essendo aperti a ogni eventualità non è ancora fede, ma se la ragione
viene usata con l’obiettività che si riesce ad avere, apre alla fede.
I pregiudizi invece si oppongono sia alla fede, che alla ragione.
Spesso si pretende che a certe ipotesi squinternate il credente debba rispondere portando prove.
E perché mai? La prova dei miracoli sono i miracoli stessi.
Qualcuno non crede? Cioè non prende in considerazione il miracolo o il “prodigio”? Il miracolo è lì: lo faccia
lui, se è “capace”.
Quando a Padre Pio dissero che, secondo un certo professore, le sue stimmate erano frutto del suo pensare
intensamente alla Passione di Gesù, Padre Pio ribatté con ironia e saggezza: “Digli di pensare intensamente a un
bue, e vediamo se gli spuntano le corna”.

Realtà
Per conoscere la realtà secondo verità, non basta saper decifrare e descrivere la realtà visibile, ma occorre
conoscere i principi della realtà.
Spesso, per saggiare l’autenticità dei principi etici a cui ci si ispira, occorre portare il ragionamento all’estremo,
in modo da rivelarne eventuali incongruenze.

Effetti del peccato


Quando Dio, dopo il peccato originale, ha “condannato” l’uomo a lavorare col sudore della fronte, e la donna a
partorire nel dolore, non voleva tanto fare una “profezia”, ma ha come fotografato l’imprinting che il peccato ha
lasciato nell’anima, nella psiche e in tutta la persona.

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Se…
I “se” possono in un certo senso essere considerati come aspetti della realtà, anche se solo potenzialmente o
ipoteticamente, che si riassumono nella realtà storica concreta.

Preghiera personale e luoghi personali


Alla preghiera personale Dio dà la potenza che vuole (anche a seconda della misura della nostra fede).
I riconoscimenti della Chiesa alle preghiere “ufficiali” sono importanti, ma Dio, senza contraddirli, può agire
liberamente attraverso la semplice preghiera personale.
Così, sebbene il riconoscimento della Chiesa a dei luoghi santi è importante, può agire liberamente anche
attraverso dei luoghi “personali”.

Originalità
La più grande originalità di ogni persona si manifesta nel rapporto dell’anima con Dio.

Difetti
Quando non abbiamo l’amore anche i piccoli difetti degli altri diventano grandi, perché non sono compensati dai
pregi che, senza amore, non si vedono.
Quando non abbiamo l’amore, i nostri piccoli difetti, non compensati, crescono a dismisura.
I difetti in una persona buona sono come le ammaccature nelle mele buone, tolte le quali, il resto è buono.
I difetti in una persona amara, sono come le ammaccature in una mela amara: anche se si tolgono, la mela rimane
amara.
I difetti in una persona maligna sono come le ammaccature di una mela marcia…

Ciò che è vero


E’ sorprendente per quanto sia naturale, come ciò che è conveniente è anche vero!
Ciò significa che il male è come un fantasma che esiste, ma all’interno dell’uomo, nella sua volontà e, poi, nella
sua psiche.

Rivelazione
La parola è più del racconto, ma il “Racconto” della Parola, cioè la sua “Notizia”, vi si identifica in modo che il
limite del linguaggio, grazie allo Spirito della Parola, non ne limita il Mistero.
La Rivelazione è vera vita perché rivela la Vita anche se si manifesta attraverso i limiti del linguaggio umano,
perché la sua Notizia supera il codice del linguaggio umano attraverso il Mistero.
Le opere di Dio, e in Dio, sono espressione concreta della Parola. Sono “contenute” nel Vangelo.
Intelletto e sentimento in Dio sconfinano nella mistica e ciò che si può dire della mistica, in certo modo, anche se
molto riduttivo, si può dire dell’intelletto e del sentimento.
Si tace e si dice. Si tace perché non si può dire e si dice (a volte) perché non si può tacere, sapendo che più si
dice, meno si dice.
Alla luce di Dio si capisce di più, si vive di più, si partecipa di più anche sotto l’aspetto della circostanza.
A volte la sapienza si può manifestare anche “carismaticamente”, come una luce viva, ma in ogni caso, anche
quando la luce sensibile scompare, rimane come un’impronta, simile a quelle fossili, che indicano la Presenza e
la Via.

Gesù è via, verità e vita


Schematicamente: se consideriamo la via di Gesù come opere da compiere sotto l’influsso della grazia, la verità
di Gesù come dottrina soprannaturale della fede che richiede la partecipazione soprannaturale dell’intelletto, e la
vita di Gesù come l’adesione alla grazia dell’amore di Dio, in un certo senso si potrebbe dire che Gesù si
manifesta attraverso le opere, l’intelletto e il sentimento autentico, elevati all’ordine soprannaturale e, perciò,
divinizzati.

Legge e libertà

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La dottrina della fede mette paletti, non confini; indirizza la libertà, non la limita.
Gli unici limiti alla libertà da parte della dottrina, infatti, non sono veri limiti, ma rappresentano un salto di
qualità nella libertà, perché sono “limiti” capaci di integrare la libertà personale a quella di Dio e, anche, degli
altri, in modo che si realizzi a un livello più alto.

Misericordia
Se la misericordia è un atto di amore, il peccato, che è non-amore, non manifesta la misericordia.
E’ l’amore di Dio che, manifestando il peccato, manifesta che Dio è misericordioso, non il peccato.
Per alcuni, i farisei nel Vangelo non ricevono la misericordia perché, anche se non peccano, non amano, e perciò
sono formalisti, quasi che il non amare non fosse peccato, mentre il pubblicano salito al Tempio è perdonato
perché ha, sì, peccato, ma l’ha riconosciuto, come se bastasse solo il riconoscimento del peccato e non anche
l’amore, per essere perdonati da Dio!
Il massimo esempio della misericordia divina è Maria, la Madre di Dio, che è la creatura che non ha mai peccato
(e sempre ha amato).
Il peccato può essere pretesto e strumento di misericordia, ma mai l’origine di essa, che è l’amore.
Il peccato, anzi, è sempre un ostacolo alla misericordia, che però Dio può usare per donare la sua grazia.
Ma se non vi fossero ostacoli, sarebbe meglio.

Verità e testimonianza
Dice il Catechismo della Chiesa Cattolica al punto 851:
"Dio vuole la salvezza di tutti attraverso la conoscenza della verità. La salvezza si trova nella verità. Coloro che
obbediscono alla mozione dello Spirito di verità sono già sul cammino della salvezza; ma la Chiesa, alla quale
questa verità è stata affidata, deve andare incontro al loro desiderio offrendola loro".
La grazia si manifesta nella verità, che ha un triplice aspetto: quello dell’annuncio e della dottrina, quello della
liturgia, e quello delle opere.
La verità della dottrina dipende da Dio, la verità della liturgia dipende da Dio e si manifesta in modo conforme
alla dottrina, la verità delle opere, cioè la testimonianza, dipende anche da noi.
Per questo il Papa, nella funzione di Dottore universale, è infallibile quanto a dottrina e prassi liturgica, ma non è
infallibile quanto a testimonianza.
Come le opere devono essere buone, perché le opere cattive non manifestano la grazia ma le si oppongono e non
danno testimonianza cristiana ma una contro testimonianza, così la dottrina deve essere sana, e non falsa, e la
liturgia deve essere conforme alla sana dottrina.
Meno si vive la triplice verità: dottrinale, liturgica e della prassi cristiana, più si attenua la grazia.

Legame affettivo
L’amore va anche “preteso” per una questione di amore, e perciò di giustizia, ma soprattutto perché si vuole che
gli altri amino e realizzino la loro natura e la loro chiamata soprannaturale.
Ma chi ama, per amore preferisce amare che essere amato.

Unità
La Chiesa è stupendamente multietnica per la sua stessa natura, ma è anche fortemente identitaria.
E’ stupendamente aperta, ma come un ovile con tanto di recinto.
E’ aperta per far entrare, e non per fare uscire, anche se non impedisce di uscire.
Le pecore possono uscire, ma col pastore, e sono chiamate a rientrare con altre pecore.
La Chiesa ha confini ben precisi: la fede e il Battesimo. Ma ha anche un altro tipo di confine: l’azione dello
Spirito Santo, che la fa più “larga” senza, però, che si mettano in discussione i confini irrinunciabili della fede e
del Battesimo. Come ci fosse un popolo entro i confini visibili, e la diaspora fuori, come fosse un esilio.
E se è vero che ci sono tanti nell’ovile che non rispettano i confini della fede, questi sono o principianti che
ancora non hanno ben capito, o traditori e impostori, che non portano la divisa che ne manifesta la “cittadinanza”
(quella che nella parabola evangelica è rappresentata dall’abito delle nozze).
E se tutta l’umanità è chiamata all’unità, è la Chiesa ad esserne il sacramento.
L’umanità infatti è chiamata all’unità della fede e della carità.

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Non è un’unità che si fa come amalgamando tutti i colori cosicché ne esca uno solo, in modo che, riempendo una
tela con pennellate uguali, non si possa capire nulla, perché non si riesce a dare identità a niente. Ma è un’unità
che si costruisce stendendo colori diversi con pennellate diseguali, per dare al quadro un senso compiuto
attraverso tutte le sue parti che, pur rimanendo parti, sono molto di più che un’unione di parti: sono un’opera
d’arte.

Formalismo
I modi dell’amore umano devono manifestare la carità e la verità.
Senza verità e senza carità, la gentilezza, l’educazione… e tutte le cose buone, possono facilmente essere
espressioni di formalismo.

Caso e provvidenza
Il caso esiste sotto varie forme, anche inscritto nelle leggi fondamentali della fisica, come dimostra la Meccanica
Quantistica, per cui dire che il caso non esiste, anche se in senso assoluto non è sbagliato, può essere limitante,
nel senso che può sembrare un voler limitare la libertà e le possibilità infuse nella creazione.
Se non c’è il caso, allora l’universo è una macchina, e anche la fede potrebbe assumere la forma di una specie di
razionalismo meccanicista di tipo spirituale, cioè di fideismo rassegnato.
Ma la realtà è molto più grande e bella: il caso esiste, ma è voluto e governato da Dio!
E, in un certo senso, anche dall’uomo, in quanto collaboratore dell’opera divina.

Popoli
Se dai “principi primi”, come quelli della sacralità della vita e dell’inviolabilità della famiglia, possono dedursi
regole pratiche, dall’osservazione della realtà spesso possono dedursi dei principi.
Così, riguardo ai popoli, l’osservazione storica e sociologica dice che i popoli ci sono sempre stati, ma non come
realtà rigide. Nascono, finiscono, si trasformano… Ma è innegabile che caratterizzano l’umanità.
Come quando un fiume si getta nel mare diventa difficile separare le sue acque da quelle del mare, tanto che
spesso tale suddivisione dipende dai punti di vista, così è difficile stabilire le caratteristiche di un popolo, o cosa
è un popolo… Eppure non si può negare che i popoli ci sono, come dimostrato anche dal fatto che se ne parla.
Perciò sono sbagliate sia l’ideologia nazionalista, che quella immigrazionista, tendente a stemperare le culture e
le identità in un pensiero unico.

Sacra Tradizione
Se il Nuovo Testamento non fosse stato scritto, che forse la Rivelazione di Gesù sarebbe andata persa?
No di certo! Gesù del resto non ha mai scritto nulla, ma ha solo agito e predicato.
Non solo, Gesù ha parlato in aramaico e le sue parole esatte non sono riportate dai Vangeli e, anche lo fossero,
come le può capire chi non conosce l’aramaico e la mentalità dei giudei di allora?
Ed è evidente che, senza la Sacra Tradizione, la Scrittura, nell’ottica della fede, sarebbe in gran parte
indecifrabile.

Superbia
Estremizzando: c’è un tipo di superbia dovuto a una forma senza sostanza e c’è un tipo di superbia che vuole far
cambiare la forma alla sostanza o che vuole dare forma a una nuova “sostanza”.
I santi ci manifestano il giusto equilibrio tra giusta forma e giusta sostanza: sono rigidi riguardo alla forma
proprio a causa della sostanza, che è l’amore. Pur essendo integerrimi, chiedono e usano misericordia.
Chi non è santo ma è integerrimo rischia di cadere in superbia.
Magari è integerrimo perché gli va tutto bene. Oppure perché pensa di essere giusto per virtù propria e perciò di
essere superiore agli altri, cosa che comporta il giudicare gli altri.
Per contro, il rischio di chi non è integerrimo è quello di adattare la legge morale alla sua condotta e di farsi
misura della verità, ma anche questa è superbia, e anche in questo caso ci si sente superiori e si giudica.

Rimpianti
In genere tutti hanno rimpianti e chi non ne avesse, ne dovrebbe avere. Se non rimpianti di sogni umani infranti,

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almeno quello di non aver capito l’essenziale della vita e di aver perso tempo.
Ma questo tipo di rimpianti sono di coloro che sperano che, in genere, sono coloro che hanno avuto molti sogni
umani infranti e perciò sono facilitati nella ricerca dell’essenziale.
Più si rimpiange l’essenziale perduto, più lo si ottiene, perché l’essenziale è l’amore e il rimpianto dell’amore è
amore. Per cui chi rimpiange l’amore, spera nell’amore a cui crede.
In ogni caso anche i sogni umani infranti, quei sogni che si configurano come buoni, saranno quelli per cui un
giorno, in Paradiso, i salvati ringrazieranno Dio e si glorieranno dei loro fallimenti come fossero medaglie.

Ordine divino
Oggi c’è un attacco contro Dio per “cambiare” la natura e un attacco contro la natura che possa “cambiare” Dio e
l’ordine della sua volontà.
Si vuole una società “liquida” per cambiarne essenzialmente la natura, in modo da imporre delle verità relative e
non assolute con, però, delle regole inderogabili anche se dovute all’arbitrio umano.
Una società dove vi sia molta “liquidità” e poche diversità.
Occorre perciò cominciare dall’annuncio, con la potenza dello Spirito Santo.

Pensiero divino
Il pensiero umano ha innumerevoli universi da esplorare e più ne esplora più sembra rimanga da esplorare:
matematica, fantasia, arte, filosofia, teologia…
Cosa mai sarà il pensiero di Dio che supera ogni immaginazione umana e angelica? Cosa è il Mistero di Dio?

Dio permette il male a fin di bene


“Felice colpa!” dice sant’Agostino riferendosi al peccato originale. “Tutto concorre al bene di coloro che Dio
ama” e: “Dio scrive dritto anche sulle righe storte”, dice la Scrittura.
Per capire un po’ il senso delle dinamiche divine nel permettere il male a fin di bene, possiamo considerare degli
eventi storici, come la Seconda Guerra Mondiale, alla luce di certe rivelazioni private.
La Madonna, a Fatima, aveva avvertito il mondo che se l’uomo non si fosse convertito, di lì a poco, finita la
Grande Guerra, ne sarebbe scoppiata un’altra peggiore.
E la guerra comporta un disordine in cui opera il demonio per far dannare le anime.
Si poteva ubbidire alla Madonna? Certamente! Per cui, se si fosse ubbidito, la guerra si sarebbe evitata.
Eppure Gesù dirà alla Venerabile suor Maria Consolata Betrone, che si lamentava delle stragi della Seconda
Guerra Mondiale: “Senza di essa (la guerra, ndr) la maggioranza di questi morti sarebbe andata all’inferno”.
In conclusione: ubbidendo all’appello a convertirsi della Madonna a Fatima, probabilmente si sarebbero salvate
e santificate un più grande numero di anime, ma poiché l’uomo non ha corrisposto alla grazia e non ha ubbidito,
pur di salvare il più possibile le anime, Dio ha permesso la guerra. In tal senso anch’essa una è una felice colpa.

Aspettative
Le aspettative umane sono buone se coincidono con le aspettative di Dio, infatti, non tutto ciò che si sente è da
Dio.
Spesso occorre rinunciare alle nostre aspettative per farle emergere davvero.
Come Dio spesso parla nel silenzio, così spesso manifesta le nostre aspettative più profonde, che sono anche le
sue, quando siamo disposti anche a rinunciare a ciò che “sentiamo”.

Manifestazione di Dio
I miracoli e i prodigi di Dio, la realizzazione straordinaria delle nostre richieste e la manifestazione evidente
della sua potenza nella nostra vita, sono proporzionali al nostro amore, al nostro atto attuale di fede, al nostro
ministero…, ma dipendono soprattutto dalla volontà di Dio.

Amore verso Dio e il prossimo


In un certo senso, se per amare Dio occorre conoscerlo (soprattutto attraverso la preghiera), per conoscere gli
altri occorre amarli.

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Noi infatti siamo chiamati ad amare Dio perché attratti da lui che si rivela, mentre l’amore per il prossimo è una
conseguenza dell’amore per Dio.

Formalismo e spontaneismo
Molti pensano che in passato la società era più ipocrita di oggi solo perché, sotto certi aspetti, era più formale,
ma la formalità è una cosa, il formalismo è un’altra.
La forma, che può essere più o meno marcata ma che, comunque, è bene non sia esagerata, sta all’ipocrisia più o
meno come la spontaneità sta allo spontaneismo.
L’ipocrisia, infatti, non è tanto questione di forma, anche se questa può diventarne un sintomo, ma
essenzialmente consiste in atteggiamenti non veri e incoerenti rispetto al bene, come lo spontaneismo.

Santità
Se Dio permette il male è a fin di bene. Cioè è la strada migliore che, nel rispetto della libertà dell’uomo e vista
la situazione reale, permette di raggiungere il più alto grado di santità possibile data la situazione, purché vi sia
risposta da parte dell’uomo.
Cosicché si può supporre che, a parte il peccato originale, se il piano originario di Dio fosse stato rispettato al
massimo delle possibilità umane, sarebbe stato quello che in assoluto avrebbe prodotto più santità.
Il fatto che alcuni vanno all’inferno (mentre nei piani di Dio non avrebbero dovuto andarci), ne può essere la
prova.

Cuore e apparenza
L’uomo guarda all’apparenza, mentre Dio guarda al cuore. Ma poiché tra il cuore e l’apparenza c’è un
“collegamento”, che può essere o ipocrita o sincero, che tende a unificare il cuore all’apparenza, si comprende
perché Dio in un certo senso preferisce i poveri e i sofferenti, che, se offrono con sincerità a Dio la loro povertà e
sofferenza, come anche ragionevolmente sono spinti a fare anche per dare un senso alle loro sofferenze,
uniformano l’apparenza al cuore secondo la volontà da Dio.
E’ per questo che, chi parla di povertà senza essere povero, rischia più di altri di cadere nell’ipocrisia.

Azione divina e natura umana


Come un’auto può esprimere tutta la sua potenza in una strada dritta e piana, così la carità può esprimere tutte le
sue potenzialità in una natura umana incorrotta, e tanto più questa è corrotta, tanto meno può esprimerle.
Questo in teoria, perché la realtà è la stessa carità, che dipende da Dio, ma anche dall’accettazione della grazia
da parte dell’uomo, e che è capace di innescare un processo di guarigione della stessa natura.
Che poi non facciamo come la Madonna, che ha sempre espresso al massimo grado possibile tutte le sue
potenzialità di amore, aiutata anche dal fatto che è stata concepita immacolata, ce ne rendiamo conto da noi
stessi. Difficile credere che, anche solo in qualche frangente, abbiamo amato in modo tale che ci era impossibile
andare oltre.

Tempo e spazio
Come dice il Papa, il tempo è maggiore dello spazio, sebbene tempo e spazio siano ambedue espressioni di
un’unica realtà immanente.
Infatti se, in un certo senso, ogni momento della storia è “composta” da tutti i luoghi in cui si è precedentemente
dipanata, un dato luogo comprende solo tutta la propria storia, anche se in relazione ad altri luoghi. Perciò
comprende il tempo in senso meno forte e più limitato di quanto il tempo comprende lo spazio. Un po’ come i
tempi sacri e i luoghi sacri della Chiesa: i primi coinvolgono anche i secondi, più di quanto questi non
coinvolgano i primi, tanto che, di fatto, i tempi liturgici obbligano, mentre i pellegrinaggi non obbligano.
Di fatto, per la conversione e la salvezza è più importante il tempo che il luogo, perché è importante che
avvengano, al di là del luogo in cui avvengono, ed è l’ultimo istante di vita dell’uomo che stabilisce la sua
salvezza o meno, e il suo eventuale grado di santità, non il luogo della sua morte.
La storia è “composta” di tempo e di spazio un po’ come l’uomo è composto da anima e corpo.
L’Eucaristia si può celebrare e ricevere in ogni luogo perché è il memoriale dell’evento salvifico, che si situa in
un tempo sebbene abbia delle coordinate spaziali, che trascende il tempo.

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Fiducia
Solo Dio merita fiducia, perché ci ama sempre e nonostante tutto senza mai tradirci, per questo la più grande
offesa che possiamo fargli è quella di non dargli fiducia come se non fosse la stessa bontà.
Tra noi uomini in genere nessuno merita una piena fiducia e nessuno è disposto a darla del tutto e pienamente.
Da ciò tanti comportamenti falsati.
Ci sono due tipi di ferite che un tradimento della fiducia può comportare: ferite che producono danni in se stessi
non gravi e spesso guaribili attraverso un processo naturale di guarigione, e ferite atte a produrre danni in se
stessi gravi, che possono comportare una menomazione permanente, che per se stessa può essere guarita solo
attraverso la grazia divina, o tramite un processo di guarigione, o tramite un miracolo.

Logica
L’universo è logico, ma ciò non significa che la logica può svelarne tutto il mistero, che è in rapporto con Dio,
anche se il mistero dell’universo non ha nulla di soprannaturale.
Potrebbe meglio essere compreso secondo il modo di logiche diverse, più profonde e potenti, come possono
essere quelle degli angeli.
Ciò non toglie che la nostra logica lo possa spiegare, anche se forse non può farlo del tutto in quanto, da
qualunque prospettiva lo si consideri, potrebbe mancarne sempre un “pezzo”.

Realizzazione piena
Tutto ciò che siamo, tutto ciò che la nostra natura umana è ma che non ha potuto esprimere concretamente, tutti i
nostri desideri, tutta la nostra personalità inespressa in questa vita per vari motivi, in Cielo si realizzerà
pienamente al di là di ogni aspettativa umana, tramite la visione beatifica, che soddisferà pienamente il nostro
desiderio di universalità, infinità, eternità.

Immanente e trascendente
Zichichi ha detto che, se esistesse solo l’immanente, nell’immanente si troverebbero le prove che il trascendente,
e perciò Dio, non esiste (mentre, se esiste, come esiste, le prove non si trovano certo nell’immanente).
Se esistesse solo l’immanente, in linea di principio nell’immanente esisterebbe ogni tipo di spiegazione capace
di descrivere il tutto.
Non è che si spiegherebbe tutto, perché presumibilmente il sistema sarebbe comunque in evoluzione e noi,
facendone parte, interagiremmo con esso, per cui, per assurdo, occorrerebbe un “osservatore esterno” per
prevedere meccanicisticamente tutto, ma il mistero esisterebbe solo nel senso che qualcosa sfugge sempre.
Non sarebbe un mistero vero, cioè un mistero trascendente.
Il trascendente invece, per quanto in certo modo conoscibile attraverso la filosofia, è sempre intrinsecamente
misterioso. E tanto più lo è quando più si rivela intimamente e si comunica, come ha fatto Gesù.

Utopia
Utopia è un po’ voler costruire il “paradiso” in Terra. Cioè è voler portare il “sistema paradiso” in Terra, come
ad esempio il vivere senza mangiare.
L’amore invece crea il “clima” che si vive in Paradiso già in Terra.

Società
In principio Dio istituì la famiglia. Poi Cristo ne ha fatto un Sacramento.
La famiglia è chiusa e aperta nello stesso tempo: è un’entità particolare, ma aperta alla società e si forma
attraverso l’integrazione di esponenti di famiglie diverse.
Le tribù dell’antico Israele discendevano da un unico capostipite che le aveva caratterizzate, cioè in qualche
modo da un’unica famiglia, ma erano molto “liquide”, perché si formavano attraverso matrimoni anche con
membri di altre tribù e con l’inserimento proseliti.
Dio poi dona alle antiche tribù israelite dei territori (a parte alla tribù di Levi, che rappresenta il culto che supera
lo spazio e il tempo e che unisce tutte le tribù in un popolo unico), ma non perché le tribù si identifichino col

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territorio, come se il territorio sia il motivo della promessa, mentre è la promessa il motivo del territorio, ma
perché il territorio mantenga l’identità della tribù.
Gerusalemme è di tutto il popolo, come i leviti sono al servizio di tutti: una sorta di territorio “extraterritoriale” a
livello spirituale e, perciò, cultuale.
L’Evento salvifico già nell’antico Israele si rivive nel culto, ed è attraverso la Legge e il culto che si forma e si
esprime il popolo.
I tempi e i luoghi permettono che l’Evento si “faccia” storia trascendendo la storia attraverso la salvezza, per
“concretizzarsi” nella storia di ogni persona.
Per gli antichi ebrei ancora non era chiara la differenza tra nazione e religione, tra popolo dei credenti e società
civile, ma i principi della società civile e religiosa si riassumevano entrambi nella Legge e nel culto.

Fideismo e fede
Il fideismo consiste nell’aderire a una propria convinzione, spesso di comodo, con modalità simili a quelle con
cui la ragione naturale aderisce alla verità soprannaturale rivelata da Dio (fede), oppure con modalità simili a
quelle con cui aderisce alle evidenze inconfutabili intrinseche alla stessa ragione, come la logica (che vengono
pienamente rivelate dalla fede, in quanto la Rivelazione si accetta con la ragione umana).
Ma, mentre la fede è soprannaturale e si attua con una risposta della ragione umana attraverso la grazia
soprannaturale, il fideismo è una risposta naturale a una credenza naturale sbagliata, per cui è intrinsecamente
sbagliato.
La fede, essendo soprannaturale, illumina soprannaturalmente la ragione, mentre il fideismo è una corruzione sia
della fede che della ragione.

Apparizioni mariane
Oggi ci sono nel mondo molte apparizioni mariane su cui la Chiesa non si è espressa.
Quali saranno autentiche, e quali no?
La cosa principale è leggerle alla luce della dottrina della Chiesa: se sono false, non ci manderanno fuori strada,
se sono autentiche, non ci manderanno fuori strada facendoci credere che aggiungono qualcosa a ciò che già
appartiene a tutti.

Supplet ecclesia
Se nella Chiesa manca qualche strumento di grazia ordinario (ad esempio il sacerdote), la grazia può essere in
certo modo supplita attraverso il desiderio e l’amore.
Dio infatti può servirsi in modo straordinario di altri strumenti di grazia.
Fare la volontà di Dio è “cibo spirituale” che fa essere in comunione con Gesù in modo analogo alla Comunione
eucaristica: “Chi fa la volontà del Padre mio questi per me è fratello, sorella e madre”.
Chi si ciba del Corpo e Sangue di Cristo, è per aderire, attraverso l’unità mistica con Cristo, alla volontà di Dio;
e chi opera la volontà di Dio, è per essere più in unione con lui attraverso Cristo.
Così in certi casi, come nei giorni di covid 19, la comunione spirituale può in certo modo supplire alla
Comunione eucaristica, facendo, per quanto possibile, di necessità, virtù.

Logica
L’esperienza dimostra che funziona solo la logica.
L’irrazionalità si può vivere ma non si può trovare in natura e le conseguenze negative che produce sono
ragionevolmente prevedibili.
Del resto si può parlare di un mondo irrazionale, ma solo attraverso un linguaggio razionale.

Conoscenza
Il mondo materiale è finito mentre l’infinità è propria dello spirito e l’Eterno è “infinito trascendente”.
La scienza tratta con metodi spirituali (logica) ciò che è finito, che viene razionalizzato e che, però, deve essere
recepito anche nel suo significato spirituale.
Le scienze umane e l’arte trattano realtà che sconfinano con lo spirituale ma limitati dalla fisica, e devono essere
recepite soprattutto in senso spirituale.

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La ragione può trattare della Rivelazione col metodo razionale, per come può, ma nella verità. Soprattutto se è
illuminata soprannaturalmente dalla fede.

Sentire e capire
In Dio sentire e capire è un’unica realtà.
Nell’uomo non è la stessa cosa, ma l’uomo è chiamato a partecipare al divino.
Come il cervello umano è lo strumento fisico che manifesta l’intelletto umano, così i centri della sensibilità,
delle emozioni e delle sensazioni, sono lo strumento fisico del sentimento.
Senza coscienza e senza intelletto, cioè senza umanità, non c’è vero sentimento umano.

Natura
L’universo è sottoposto a leggi fisiche e biologiche che, anche quando per l’uomo non sono più un mistero,
permangono cariche di mistero a causa dell’origine delle leggi.
Non solo: oltre a creare l’universo con le sue leggi, Dio anche lo regge e lo mantiene, cosa che conferisce a tutto
ciò che ci circonda, ancora mistero e stupore.
Era soprattutto questo mistero che Francesco ha testimoniato attraverso il Cantico delle Creature.

Potenza dello Spirito Santo


La ragione non può arrivare alle verità della fede e la ragione dopo il peccato originale non può arrivare
nemmeno a comprendere sempre e tutte le verità della legge morale e ad averne la certezza assoluta.
Occorre la Rivelazione del Vangelo. Cioè: la predicazione, i segni miracolosi e la testimonianza di vita, così
come ha fatto Gesù e ha detto di fare ai suoi discepoli.

Momento
In un certo senso il momento “estratto” dalla successione degli eventi, potrebbe essere considerato come
un’entità inconsistente ma fissa, in modo analogo a un numero.
Cioè potrebbe, a certe condizioni, essere concepito un po’ come un infinito che non esiste materialmente.
Se si ammettesse questo, allora il momento si realizzerebbe, non come il tempo “fisico”, cioè per come ha
significato nel mondo fisico e materiale, ma come espressione di infinito e, anche, di infinito trascendente.
Cioè come espressione di Eternità.

Comunione dei beni spirituali


Dio dà tutto a ognuno.
Tutti hanno bisogno di Dio e, secondariamente, hanno bisogno di tutti gli altri, e ognuno è chiamato ad “avere”
Dio e, secondariamente, è chiamato ad avere tutto.
Ma la misura della pienezza del tutto in ognuno dipende dal grado della sua carità.

Povertà e povertà in spirito


E’ la povertà in spirito che fa essere beati, non la sola povertà materiale, ma occorre tenere presente che la
giustizia divina non si contrappone alla giustizia terrena ma, piuttosto, la presuppone e la comprende, elevandola
all’ordine soprannaturale.

Amore di Dio
Tutto in Dio è amore di predilezione: quando ci fa un dono spirituale e quando ce lo nega o ce lo toglie.
Anche se tante grazie vanno perse perché non vi corrispondiamo sia a livello personale che ecclesiale, altre,
invece, sono supplite dalla Chiesa anche quando non ce ne rendiamo conto.

Volontà
Il peccato voluto, e quello dovuto a condizionamenti (in cui la volontà non è piena o il consenso non è
deliberato), spesso si manifestano in modo simile, ma lo stesso peccato pienamente voluto produce più danni
spirituali e apre a peccati ancora più gravi ed efferati.

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Per questo, in genere, più un peccato è efferato e più manifesta odio, più potrebbe essere alta la probabilità che la
volontà sia pienamente coinvolta (per come può). Ma non si può affermare con certezza la malizia di nessuno.

Rinuncia
Ogni Persona della Santa Trinità vive, come solo Dio può vivere, il dono totale di Sé, cioè una sorta di
“rinuncia” di Sé, che è la piena realizzazione di Sé, in relazione alle altre Persone divine, di cui condivide la
natura. Questa “rinuncia”, che manifesta la pienezza della carità, si configura come pienezza della gioia.
In un incomprensibile atto di “follia”, senza che nulla gli mancasse, Dio ha creato gli angeli e gli uomini,
mettendoli alla “prova”, cioè caratterizzandoli con la capacità di decidere per la rinuncia, così come si conviene
alla natura angelica e alla natura umana.
Senza il peccato originale, il Figlio, donandosi attraverso lo “spogliamento” di Sé dell’Incarnazione, che sarebbe
probabilmente avvenuta comunque, avrebbe solidarizzato con l’uomo.
Donarsi è una “fatica” naturale per un uomo, e perciò realizzante, che in se stessa non ha bisogno di dover fare i
conti con la sofferenza dovuta al peccato, così come sarebbe stata l’Incarnazione per il Figlio di Dio se non vi
fosse stato il peccato originale.
Ma il peccato originale ha prodotto una discrepanza, e perciò una sofferenza, come quando uno si produce una
frattura che, essendo innaturale per il corpo, fa sentire dolore.
Il dolore, perciò, è la naturale conseguenza del peccato. Ma Gesù, che è senza peccato, è venuto a guarirci, cioè a
dare un senso al nostro dolore, partecipando ad esso come può fare Dio.
Per questo nel Getsemani a Gesù è quasi sembrato che la sua volontà umana fosse distante dalla sua volontà
divina. In realtà, e lo sapeva benissimo, le due volontà erano pienamente coincidenti, solo che Egli viveva la
prova del dolore. Viveva, nella sua natura umana e nella sua Persona divina, l’innaturalezza del peccato degli
uomini.

Carità
La vera Terra Santa è la carità. Il resto sono delle coordinate storiche.
Parlo di storia perché la storia è più che la materia. E’ la successione degli eventi che, in qualche modo,
comprende anche lo spazio. In tal senso il tempo è più dello spazio: è spazio in movimento.
La carità divina non viene dalla storia, ma dall’eterno, ma entra nella storia e la storia ha le sue coordinate.
Ma la carità, essendo eterna, si espande in tutta la storia, e perciò in tutti i tempi e in tutti i luoghi.

Conoscere Dio
Dio supera tutti gli schemi del linguaggio, del pensiero e del sentire umano. Inoltre, anche se Dio parla
all’intelligenza umana e la illumina, nella sua comunicazione rimane sempre uno “spazio misterioso” perché di
Dio “è più ciò che non si può dire di ciò che si può dire”.
Razionalizzare non vuol dire fare del razionalismo, ma cercare di capire attraverso la nostra natura e per come è
possibile alla nostra natura.
Ma Dio si deve soprattutto vivere, cioè amare del suo amore, in quanto il vivere tutto compendia, essendo in
rapporto col Reale ed essendo l’origine, il fine e il compimento di ogni conoscenza.

Sofferenza e peccato
Poiché il peccato è innaturale, tende a snaturare parzialmente la natura umana, cioè a corromperla e, perciò, a
generare una sofferenza non “prevista” all’inizio, ma che è naturale conseguenza della natura parzialmente
corrotta. Una sofferenza che supplisce, almeno parzialmente, la donazione totale venuta a mancare all’inizio e
che va unita alla Croce di Cristo.

Fede
La fede morta, cioè il credere che Gesù è Dio e che la dottrina cattolica è vera senza però possedere la carità, ha
qualcosa di analogo con il sapere del demonio che Gesù è Dio e che la sua Parola è vera.
Un sapere staccato dalla vita soprannaturale e perciò dal sentimento del cuore.
Se si fosse stati presenti come semplici spettatori alla risurrezione di Gesù, non si sarebbe riconosciuta la sua
divinità e, anche si fosse data per probabile la sua risurrezione, non vi sarebbe stata né la certezza che l’evento

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fosse soprannaturale, né che la dottrina predicata di Gesù fosse totalmente vera. Si sarebbero giudicati gli eventi,
in buona fede o meno, ma solo con le forze naturali della nostra ragione e della nostra volontà.
Chi invece ha visto Gesù risorto (così come chi ascolta integralmente l’autentica predicazione del Vangelo),
riceve la grazia della fede a cui è chiamato a rispondere: o credendo, o rifiutandola.

Diritti
Il moltiplicarsi di presunti diritti oltre a quelli fondamentali, alcuni autentici, altri falsi, senza un adeguamento
riguardo ai doveri, può favorire delle sensibilità esagerate, spesso anche distorte e fuorvianti, che rendono i
rapporti umani più complicati e più falsi, sebbene si dica che la società di oggi sia meno ipocrita di quella di ieri.

Originalità
Ogni idea, intuizione e invenzione geniale, dalla ruota al computer, una volta che sono patrimonio comune, sono
facilmente comprensibili a tutti. Ordinariamente occorre solo un po’ di studio specifico.
La cosa più difficile e rara sembra essere, perciò, la creatività e l’originalità, eppure è facilmente constatabile che
ognuno è dotato, in qualche campo, di una sua creatività che, forse, non è stata coltivata.
Non dico che tutti hanno un talento naturale uguale, ma che tutti hanno il loro talento, irripetibile, capace di
produrre lavori originali.
L’originalità è come il vino: ognuno ha la sua vigna e ogni vigna produce un vino un po’ diverso, ma c’è chi ha
una vigna più grande di altri.
Ma quanto il talento dipende dalla natura e quanto dalle circostanze, che spesso sono decisive per manifestarlo,
non lo sappiamo.

Valori
Ammesso che in certe occasioni di emergenza si vogliano davvero salvare vite e non eliminarle, occorre tener
presente che la vita del corpo non è l’unico valore da considerare.
Ad esempio occorre considerare che la vita deve essere dignitosa, altrimenti l’accanimento terapeutico sarebbe
obbligatorio. E soprattutto che la vita dell’anima è più importante della sola vita corporale, come i martiri
testimoniano.

San Tommaso Apostolo


Tommaso alla fine ha creduto ed è stato oggetto di misericordia.
Come gli altri, ha visto e ha creduto. Beati però coloro che credono senza aver visto.
La predicazione, in genere, procura una grazia maggiore che il vedere (a parte le apparizioni del Risorto), o il
solo vedere l’esteriorità, e il credere alla predicazione è più probabile che sia dovuto alla grazia che il credere per
aver visto, che è più facile che sia dovuto a una sorta di convinzione umana, cioè a un’opinione, anche se ci si
“azzecca”.

Cristiani e società
La storia della Chiesa dimostra come, sia la società influenzata dal Vangelo, e i rapporti nelle realtà ecclesiali,
siano migliori rispetto alla società “laica” sua contemporanea e, anche, come i credenti non siano stati all’altezza
di testimoni del Vangelo, riuscendo perfino, in certe circostanze, a strumentalizzarlo.
In tal senso è vero che nemmeno i cristiani sono riusciti a distruggere la Chiesa perché è opera divina!
Eppure il Vangelo attraverso la Chiesa ha affinato il sentire e la sensibilità della società anche “laica”.

Interpretazione dei segni dei tempi


Come nelle ideologie, che pure sono sostanzialmente sbagliate, non tutto è errato, nel senso che, se
decontestualizzate, certe espressioni possono manifestarsi come germi di verità, allo stesso modo, non tutto in
certe private interpretazioni dei segni dei tempi che si ispirano fede, è corretto. Soprattutto se espresso secondo
le forme dell’ideologia, sebbene il nocciolo essenziale sia vero.
Ad esempio: dire senza accorgimenti che la provvidenza ha permesso l’attuale crisi economica perché
l’economia è diventata un idolo, può essere accettato, ma solo molto genericamente o parzialmente, perché
occorre tenere conto che, in genere, quelli che dovrebbero capire di più, i ricchi, sono i meno colpiti, mentre

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quelli che avrebbero meno da capire, cioè i poveri, sono i più colpiti (a meno che non si richieda ai poveri una
speciale espiazione in comunione con la passione di Cristo, cosa vera, però difficile spiegabile in modo
esauriente).
Una tale interpretazione, che si presta a equivoci anche gravi, deve perciò essere rimodulata o comunque
integrata in un contesto più ampio. Occorre infatti sempre tener conto che la realtà, soprattutto quando si
considera anche la grazia, è molto più complessa di quella che possiamo percepire.

Fondamentalismo storico
Come le Sacre Scritture si possono interpretare in modo fondamentalista, così, in modo analogo, il
fondamentalismo rappresenta una forma di “eresia” anche nell’interpretazione della storia.
Anche nelle ricostruzioni storiche, infatti, che pure non sono mai precise e che possono avere angolazioni e punti
di vista differenti, non si possono fare generalizzazioni inopportune e non si possono estrapolare dei singoli casi
dal contesto per accreditare le proprie tesi a scapito della verità complessiva.

Sistemi
Tutti i sistemi, sia politici che economici, vanno bene se sono compatibili con la giustizia, che è il sistema dei
sistemi. E, per quanto sono compatibili con la giustizia e per quanto sono bene applicati, sono auspicabili senza
alcun pregiudizio.

Grazia e peccato
Dio fin dall’inizio ha pensato l’uomo per comunicargli la sua vita divina e perciò l’ha creato nello stato di grazia.
Perciò, sebbene la natura umana non vada assolutamente confusa con la vita soprannaturale in Cristo, di fatto
non si può pensare alla natura umana senza rapportarla al soprannaturale.
Il peccato originale ha tolto all’uomo l’unione della sua natura a quella di Dio e, nello stesso tempo, lo ha
parzialmente corrotto.
Inoltre, una conseguenza peccato originale, sono i peccati attuali.
Ma Dio, attraverso l’Incarnazione del Figlio (che secondo un’accreditata ipotesi teologica sarebbe avvenuta
anche senza il peccato originale), donando una grazia sovrabbondante, ha distrutto il potere del peccato e della
morte e riaperto le porte del Paradiso, cioè della vita eterna.
Di fatto, perciò, l’unico modo di contrastare e sconfiggere veramente il peccato è riportando l’uomo nello stato
di grazia, e perciò anche di innicenza, cosa che si può fare solo tramite la grazia portata da Gesù.
Per questo a volte nel Nuovo Testamento la missione di Gesù viene “ridotta” a quella di sconfiggere il peccato
senza fare menzione della vita eterna, perché non viene affatto ridotta: sconfiggere il peccato equivale a ricevere
la vita eterna e ricevere la vita eterna, equivale a sconfiggere il peccato.
La stessa grazia che sconfigge il peccato dona, nello stesso tempo, la vita eterna.

Dottrina e vita
L’articolo di fede, cioè l’enunciato dottrinale, è un po’ come la fotografia di una persona: ne indica la forma.
Ma in ciascuno di tutti i suoi innumerevoli momenti, la vita di una persona è più di una sua fotografia.
E se anche la sua vita si potesse rivedere in una serie di fotografie in successione, come in un film, sarebbe
ancora il film della sua vita, non la sua vita.
La vita è novità continua, è un continuo sentire, conoscere… è un rapportarsi spiritualmente a ogni cosa...

Ribellione
Il luteranesimo non ha solo comportato il sorgere di una dottrina diversa, ma si configura anche come una
ribellione particolarmente grave.
L’errore è sempre divisivo, ma la ribellione di Lutero, anche nel modo in cui è avvenuta, in un certo senso
potrebbe essere considerata come la “madre” di tutte le ribellioni, seconda solo a quella dei nostri progenitori.

Fiducia
Nella preghiera fiduciosa ogni tipo di preghiera è aperta alla volontà di Dio e “racchiude” le altre forme di
preghiera.

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Ragione e sentimento
Se, dopo il peccato originale, la ragione è fluida come l’acqua, ma è situata entro argini che, per quanto incerti,
le danno comunque una collocazione, il sentimento è come l’aria, molto più difficile da “controllare”. Ma la
volontà umana, soprattutto se illuminata e perfezionata dalla fede, può indirizzare il sentimento, cioè può
considerare solo quello che corrisponde alla ragione e, soprattutto, alla ragione illuminata dalla fede.
E’ la fede, infatti, a definire le condizioni sicure perché sia la ragione che il sentimento possano funzionare bene.
La volontà si esprime anche attraverso atti che spesso sono influenzati dai condizionamenti, cioè coinvolgendo
la volontà psicologica, ma la fede indirizza la volontà con certezza nei passaggi fondamentali.
Ma nella vita terrena dell’uomo non tutto è certezza e non tutto è materia di fede.
Nonostante la fede influenzi e indirizzi tutto secondo verità, compreso ciò che non ricade sotto le questioni della
fede, poiché la ragione è meno labile del sentimento e risponde a leggi sicure, come sono le leggi dell’idraulica
per l’acqua (mentre le leggi del sentimento psicologico hanno innumerevoli variabili, legate anche all’anima), la
ragione deve indirizzare il sentimento senza negarlo, ma, anzi, realizzandolo.
Schematicamente: come la fede indirizza e incanala la ragione, così la ragione fa col sentimento.
Ma spesso anche i cristiani, per questioni che non riguardano la fede e la morale, almeno non direttamente,
compiono errori perché si fanno dominare dalle passioni (ad esempio nell’unirsi in matrimonio con una persona
non sufficientemente adatta a loro).
In questi casi non sottopongono il sentimento alla ragione per vedere quanto sia compatibile con la verità
oggettiva e perciò per vedere quanto il sentimento sia autentico e non solo passione di un momento.

Fariseismo
Si può parlare di fariseismo e di farisei, di ipocrisia e di ipocriti, dando però per scontato che non si intende
giudicare le coscienze e che c’è una distinzione tra la volontà psicologica e quella profonda della coscienza.
Cioè si può parlare di fariseismo e farisei così come si parla di Nazismo e di nazisti, o di Comunismo e di
comunisti. Questo lo possono fare tutti. Ma solo Dio può giudicare le coscienze.
Non si può sapere con certezza se al momento della propria morte si sceglierà Dio o no, a meno di una
rivelazione privata come può essere quella dei Primi nove venerdì del mese, che si può credere con fede umana
moralmente certa. Possiamo però affermare che la nostra coscienza (non la nostra psiche) conosce il proprio
stato attuale.
E possiamo però dire che chi vive radicato in Dio per tutta la vita, è praticamente certo (anche se teoricamente è
possibile il contrario) che non abbandoni Dio proprio all’ultima ora. Così come chi ha vissuto tutta la vita in
peccato mortale, per salvarsi ha bisogno di accettare la misericordia divina convertendosi davvero, pentendosi di
cuore ed emettendo, in un impeto di amore, il proposito di non peccare più anche dovesse continuare a vivere.

Verità
Ci sono verità non di fede che possono sembrare contraddette da altre verità, per poi essere riaffermate a un
livello più profondo e più articolato.

Dio permette il peccato in vista di un bene maggiore


Anche se il peccato originale, che Dio ha permesso a fin di bene, fosse strumento di una santità “complessiva”
superiore a quella che vi sarebbe stata se l’uomo non avesse commesso peccato (ma si fosse intiepidito o se il
Figlio non si fosse incarnato), in ogni caso, a parte la Madonna e forse San Giuseppe, si può dire che nessuno ha
raggiunto il massimo possibile della santità che poteva raggiungere.

Realtà ed ideologia
La realtà è più complessa di quella percepita, ma chi è ideologizzato non lo sa.
Per questo dice cose false anche quando dice cose vere.
Essendo sbagliato il contesto, sono sbagliati gli stessi punti di riferimento che danno l’orientamento a ciò che di
vero viene detto.
Per questo il “complottismo” degli ideologizzati è sbagliato anche avesse elementi di verità: non solo è limitato e
impreciso, ma è falsato.

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Ipotesi su Rahner e il rahnerismo
Forse l’errore originario di Rahner non è stato tanto quello di volersi confrontare con l’uomo concreto, ma quello
di non considerare che in principio l’uomo concreto era perfetto e senza peccato, cioè era “vero” (è la verità che
realizza la realtà, mentre quando la realtà non corrisponde alla verità, è a causa della libertà usata contro la sua
stessa natura di libertà). Per cui, se pure si può parlare di teologia “dal basso”, lo si può fare solo in senso
relativo, perché in senso stretto la teologia parte dall’alto.
Se non vi fossero gli assoluti morali, come tanti modernisti postulano, i progenitori non avrebbero commesso il
peccato originale.
E se è vero che la Redenzione è per tutti, e perciò che la grazia travalica i confini visibili della Chiesa, è anche
vero che la via ordinaria per la salvezza consiste nella fede e nei Sacramenti, che il modernismo normalizza e
addomestica, riducendo la sconvolgente portata della misericordia di Dio.
La grazia infatti non è connaturata all’uomo, ma è un dono di Dio che richiede assenso, mentre per i modernisti
la grazia, appartenendo di diritto all’uomo, è più apparente che potente, non impegna e l’inferno o non esiste o,
alla fine, rimarrà vuoto (ma allora anche la salvezza come la intende Gesù è compromessa).
Le parole universalistiche di Gesù: “Chi non è contro di voi, è per voi”, non annullano l’altra sua affermazione:
“Chi non è con me, è contro di me”: la grazia è offerta a tutti, ma richiede una decisione rispetto a Cristo e,
anche, ai suoi Comandamenti.
Di conseguenza, gli assoluti morali non solo esistono, ma obbligano.
Il fatto che l’uomo può, in coscienza, non conoscerli tutti, non significa che non ne sia interpellato e, per come
può, che non sia chiamato a conversione, sia del cuore, sia nelle abitudini.
E se nei non credenti in Cristo che però cercano la verità e il bene, i Sacramenti possono essere suppliti
attraverso al Chiesa, il desiderio di salvezza comporta che, se si conoscesse la fede della Chiesa, si farebbe di
tutto per seguirne le esigenze.

Storia
Schematicamente: c’è una storia che è cronaca, c’è una storia che è potenzialità e possibilità, e c’è la storia della
salvezza.
Tutte queste espressioni storiche concordano, anche se a livelli diversi, perché la storia ha un fine e una fine.

Bene comune
La differenza tra una formazione politica ideologizzata e una non ideologica?
Che la formazione ideologizzata, anche quando ha come fine il bene comune, prevede obbligatoriamente che
tutti siano aderenti all’ideologia.
Per le formazioni politiche non ideologizzate, invece, il bene comune comprende anche il bene di chi la pensa in
modo diverso. E’ un bene universale e non settario.

Mentalità diverse e il Vangelo.


Le percezioni, le sensibilità, la comprensione della realtà, possono essere molto diverse tra popoli diversi, tra
generazioni diverse e tra persona e persona. Tanto diverse che, parlando di realtà lontane da noi nel tempo come
nello spazio, rischiamo di parlarne senza sapere quasi nulla di ciò che trattiamo.
Solo il messaggio cristiano, che si accompagna sempre alla grazia, può integrare tutto, realizzando ogni giusta
aspirazione al di là di ogni aspettativa, e correggendo gli errori.

Carità e doni divini


Se paragoniamo la carità alla luce, potremmo in un certo senso paragonare tutti i doni di Dio fatti all’uomo, dalle
grazie, alla cultura, all’intelligenza, ecc., a un bel paesaggio, o una bella opera d’arte, o un bel castello... Cioè a
tutto ciò che la luce illumina, se non si chiudono gli occhi.
Alla fine, è la luce ciò che conta.

Offerta

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A parte le chiamate speciali, che non nego, si può ordinariamente dire che, sia dal Vangelo, che da tutto il Nuovo
Testamento, non risulta che Dio voglia che si chiedano, o addirittura si cerchino, prove e malattie.
Anzi, l’uomo deve adoperarsi per evitarle per sé e per gli altri, anche, e soprattutto, attraverso la preghiera.
Una sola sofferenza è auspicabile: quella che è inscindibilmente legata all’amore.
Gesù di fatto opera guarigioni e allevia sofferenze. Chiede espressamente solo il digiuno (e più in genere le
rinunce) e di accettare la propria croce con amore, offrendola a Dio.
Si può avere una malattia da cui non si guarisce o per una speciale volontà divina, o per una fede insufficiente
(almeno non tanta quanto Dio richiede, caso per caso, per essere guariti), o per qualche impedimento che rallenta
la corsa verso la santità (anche se si è già in grazia di Dio).
Ci possono essere, però, anche croci certamente non volute da Dio, conseguenza di peccati gravi, di vizi o solo
di scelte sbagliate. Se le sofferenze sono offerte a Dio, Egli concede sempre la grazia della conversione che,
spesso, comporta la cessazione della croce.
Ma, in ogni caso, Dio dona la grazia necessaria e, con l’accettazione della croce, la gioia spirituale.

Giustizia sociale
La giustizia sociale non richiede solo, per dirla con San Paolo, di fare “uguaglianza” attraverso la solidarietà (che
nulla ha a che fare con l’egualitarismo), ma comporta anche una tensione verso l’armonia sociale secondo un
ordine naturale.
Per cui, nel provvedere alle emergenze, occorre anche pensare sinergicamente allo sviluppo, alla cultura, alla
sicurezza… e soprattutto alla religione, secondo ciò che è più importate e che è più urgente.
Non di solo pane vive l’uomo, ha detto Gesù, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
L’uomo ha bisogno di uno sviluppo integrale nella verità.

Borghesia
Andando verso il suo fine ultimo l’umanità dovrebbe progredire integralmente, sotto ogni aspetto, ma non è
sempre così, sia a livello personale, che a livello sociale.
La società è ipocrita? L’ipocrisia è propria anche delle persone che giudicano la società senza salvarne gli aspetti
positivi e ciò che è espressione autentica di umanità.
La società, come le singole persone, manifestano contraddizioni, cioè cose buone e cose cattive.
I santi hanno sempre manifestato la mentalità del tempo in cui sono vissuti, ma rielaborata dalla carità e dalla
verità soprannaturale.
Perciò non bisogna demonizzare la borghesia, che ha anche avuto dei meriti.
I fustigatori della società e della borghesia animati dalla carità, come certi santi, erano spesso espressione della
stessa borghesia, una borghesia però che si rivelava cristiana proprio nel fustigare le forme paganeggianti della
società borghese.
La carità, infatti, manifesta il vero volto di ogni società, cioè il volto di ciò che in ogni società è compatibile con
la verità, che è aliena alle ideologie.

Giustizia integrale
La giustizia o è integrale, o non è giustizia.
Guarda ai principi e alla realtà concreta ed è riassunta nella morale della Chiesa, che integra i Comandamenti, le
Beatitudini, le Opere di misericordia…
La giustizia prevede: di rispettare i diritti di Dio, il necessario per tutti, la pace, la sicurezza, la proprietà e
l’iniziativa privata…, come lo stesso Vangelo dimostra.
Così, pur nel rispetto delle emergenze e delle priorità, in una società tutto è chiamato, nei limiti del bene comune
e del possibile, a progredire insieme, perché anche ciò che è meno urgente è ordinato al bene complessivo e
perciò anche a ciò che è più urgente e importante.

Tenerezza e costanza
Nel rapporto coniugale la tenerezza è molto importante, così come la costanza dei sentimenti e dell’operare:
tenerezza e costanza, infatti, sono legati.

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Sto parlando soprattutto di una costanza profonda, di una costanza che è affidabilità e sicurezza in ogni
situazione.
Questa costanza favorisce la tenerezza, mentre l’incostanza tende a ucciderla.

Creazione come atto di amore di Dio


La Bibbia dice che “Dio è amore”. Cioè che la “sostanza” della natura divina è l’amore soprannaturale.
La Misericordia è l’amore di Dio che opera, è l’azione dell’amore divino.
E dice ancora la Bibbia: “lo spirito del Signore riempie l’universo”.
L’universo è creato da Dio ed è “pieno” del suo Spirito, e nulla ha a che fare con l’universo immaginato da certi
ambientalisti spiritual materialisti, che si riduce a un gioco di equilibri fine a se stesso.
“Siamo tutti connessi”: si usa la terminologia dell’informatica perché il mondo e la vita vengono visti, dagli
ambientalisti spiritual materialisti, come una specie di computer, speciale e complesso finché si vuole, ma
sempre una sorta di computer. Non si sa perché esiste, ma si esclude fideisticamente la creazione.
Un universo senza vera novità.
Infatti, l’unica cosa che crea vera novità, che va oltre la logica degli equilibri della pura sussistenza, è il mistero
dell’amore di Dio (egli ci ha creato senza avere bisogno di noi!).
E’ vero: l’amore per raggiungere i suoi fini si serve anche della necessità, e la necessità stessa è finalizzata
all’amore, ma non lo esaurisce.
Anche se nel mondo ci fosse la giustizia perfetta, senza l’amore non sarebbe giusto, e la vita non sarebbe viva.
L’amore “di necessità” è positivo e necessario, ma, da solo, non è vero amore, che è gratuito e perciò “creatore”.
L’equilibrio dell’universo, avendo un fine che lo supera, ha un senso, se, invece, per assurdo fosse fine a se
stesso, visto che il fine non sarebbe Dio che è amore, sarebbe senza senso e perciò mostruoso.

Tutto nel Tutto


L’uomo vuole tutto e vuole sapere tutto, ma può farlo solo in Dio, che è il Tutto.
Deve perciò mirare al “poco”, cioè a fare la volontà di Dio su di lui. Deve fare la sua piccola parte, ma in Dio
che è infinito.
Non importa se ha poco e capisce poco: ha fatto tutto il suo e per Dio ha fatto tutto, e il Tutto è ciò che gli
rimane.
Fare la propria parte con amore significa farla con gioia, godere di tutto e realizzarsi.

Linguaggi
La contemplazione è difficile da tradurre in linguaggio parlato, mentre il linguaggio schematico, semplificando il
reale senza però volerne alterare la verità, è meno “reale” del linguaggio contemplativo, ma più realistico.

Sostanza e forme dell’amore


Alla sostanza dell’amore, per esprimersi, occorre una forma adeguata.
Meno la forma è confacente, più l’amore si esprime male e spesso può manifestare anche ciò che non è amore.
Ad esempio, i continui cambi di umore, che esprimono sentimenti altalenanti, limitano l’espressione dell’amore
e favoriscono la comunicazione del non amore.

Peccato
Dio usa perfino il peccato a fin di bene. Ma, se usa il peccato, usa, e a maggior ragione, anche il non peccato,
perché se Dio permette il peccato per ricavarne un bene maggiore, anche quando non lo permette è per ricavarne
un bene maggiore (e a maggior ragione).
Questo vale anche per le prove della vita, come, ad esempio, le malattie (che sono conseguenza del peccato): se
le permette è per il bene, se non le permette, è per il bene.

Senso e fine
Qualunque tipo di legge: fisica, morale, civile, ecc., ha un senso, e perciò ha, necessariamente, un fine.
Combattere per combattere, muoversi per muoversi, parlare per parlare, non ha senso, per cui equivale a non
combattere, non muoversi, non parlare… Anzi, è più dispendioso.

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Se si combatte, ci si muove, si parla… per necessità interiore, allora c’è legge, c’è senso, e c’è un fine che, anche
se relativo, non può che rimandare a quello definitivo.

Cristo centro di tutto


Cristo dà senso a tutto perché tutto è a sua gloria.
La competizione stessa è a gloria di Dio: solo così ha un senso compiuto e pieno. La stima degli altri è piena e
vera nel senso più vero del termine, solo nell’ottica di Cristo. In Cristo tutto si compie.

Presunzione della salvezza e fiducia nella salvezza


La presunzione della salvezza non è fede, ma ideologia umana che strumentalizza la fede per il proprio
tornaconto personale e per non temere Dio, e perciò per non voler temere di commettere peccato grave.
Invece la fiducia nella salvezza nasce dalla fede.

“Sensazione” della gioia e gioia spirituale


Nella natura umana c’è un limite pratico, ma anche teorico, in tutto, anche nel sentire la gioia sensibilmente (ma
questa gioia non si può separare dall’anima).
Infatti, anche si arrivasse al massimo del sentire “esteriormente” la sensazione della gioia, mancherebbe sempre
qualcosa, e qualcosa di essenziale. La gioia vera, infatti, non solo non è da confondere con una sensazione, ma
non è neanche solo sentimento spirituale: è soprannaturale.
E’ una gioia che tende a coinvolgere tutto l’uomo e, anche se a volte si sviluppa nella sofferenza e anche senza
apparente manifestazione sensibile, orienta comunque a Dio, che è Gioia eterna all’opera.
E’ perciò più del solo gaudio spirituale, che generalmente, e perciò spesso, ne è in qualche modo conseguenza
anche qui ed ora, ma è speranza anche contro ogni speranza.
Infatti la gioia soprannaturale, essendo dovuta alla fede e alla carità, si situa nell’anima, e perciò nella coscienza
e nella volontà. Di conseguenza, si sente anche quando non si sente.

Leggi e regole
Se per leggi si intendono le leggi fondamentali (morali, matematiche, fisiche…) e i principi fondamentali,
mentre per regole si intendono i modi di applicare le leggi (come le leggi civili e i modi di fare scienza), allora le
regole possono esse sospese o superate.

La gioia frutto dell’amore


I piaceri leciti sono orientati all’amore, ma secondo un ordine, cioè secondo un equilibrio che tiene conto della
personalità, della situazione, delle circostanze e della “misura della fede” di ognuno.
Non rispettare questo equilibrio rallenta la crescita nell’amore, fino a corromperne e ostacolarne lo sviluppo.
L’amore è la fonte della gioia, ma questa vita comporta necessariamente anche sofferenza, una sofferenza
espiativa e redentiva. Una sofferenza che non si oppone alla gioia ma che, anzi, conduce alla gioia vera, in
quanto si trova lungo la stessa direzione.
L’amore è il fine di tutto, sia della sofferenza, che del lecito piacere e della gioia umana, che la provvidenza
manifesta, per quanto opportuno, qui ed ora.
Per questo, per camminare più speditamente verso la salvezza e la santificazione, occorre fare sempre particolare
attenzione all’equilibrio della dottrina della Chiesa.
Il Vangelo e la Chiesa sono equilibrati e “adattano” la salvezza ad ogni persona e ogni persona alla salvezza,
senza snaturare né la salvezza, né la persona, che, anzi, viene rispettata per come è e per come è in relazione alla
grazia.

Storia
La storia insegna, ma non si ripete. Insegna perché parla dell’uomo, per cui insegna sull’uomo.
Le risposte umane sono sempre diverse, ma avendo gli uomini la medesima natura, rientrano in una “nube di
probabilità”.
Ma la risposta dell’uomo è davvero originale solo se si lascia guidare dalla grazia.

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Tranquillità.
Dio ci vuole tranquilli, perciò la tensione spirituale deve essere equilibrata tenendo conto della misura della fede
di ognuno.

“Misericordia voglio, non sacrificio”


Nel Vangelo di Matteo Gesù risponde ai farisei che lo accusavano di mangiare insieme ai peccatori: “Andate
dunque e imparate che cosa significhi: misericordia io voglio e non sacrificio”.
Il sacrificio a cui fa riferimento Gesù, non è la rinuncia o il fioretto, ma è il sacrificio cultuale come previsto
dalla Legge di Mosè. Gesù infatti cita il versetto 6 del capitolo 6 del profeta Osea.
Gesù si riferisce al legalismo, cioè alle norme della Legge mosaica che, da sole, cioè scollegate dai
Comandamenti dell’amore divino, manifestano, come dice san Paolo, il peccato.
Gesù non contrappone la misericordia alla Legge, ma finalizza la Legge, che San Paolo paragona a un pedagogo,
alla misericordia.
Di fatto, la legge ha bisogno di uno “spirito” e lo spirito della legge è la misericordia divina.
Del resto, anche riferendosi solo all’esperienza concreta, come essere sempre precisi a seguire le norme legali?
Se invece che il codice della strada, fosse stato Mosè a mettere il limite di velocità in città a 50 Km all’ora,
quanti farisei potrebbero dire di non essere mai andati a 51?
E se pure qualcuno ci fosse, quanti sacrifici! Sacrifici in senso di rinunce e sforzi, che rimangono senza frutto,
anzi che schiavizzano, perché la legge, che è ordinata alla conoscenza di Dio e della sua misericordia, solo con
tali sforzi ottenuti anche a costo di omettere l’essenziale, non raggiungerebbe il suo fine.
Ma come trovare lo spirito della Legge mosaica?
Nella promessa della redenzione di Cristo, che fin dai tempi di Mosè, e perciò prima ancora dello sviluppo della
rivelazione biblica avvenuta soprattutto attraverso i profeti, si è manifestata in modo speciale attraverso la
rivelazione dei 10 Comandamenti.
Il resto della Legge mosaica, con tutte le sue norme, che a volte sono state date per la durezza del cuore, come
attesta Gesù riguardo al ripudio del marito verso la moglie, è venuto dopo i 10 Comandamenti.
I farisei, perciò, dovevano innanzitutto leggere la Legge mosaica tenendo conto del Decalogo, in modo da
accorgersi che non solo andava interpretata alla luce esso, ma anche che le intenzioni del cuore devono riempire
la pratica della legge che, di per se, è importante unicamente in riferimento alla conoscenza di Dio.
La legge, infatti, va sempre integrata al resto della Rivelazione che Dio fa di sé stesso.
Per cui, a volte, le mancanze alle regole possono essere supplite dalla misericordia e, in casi particolari, non sono
più da considerarsi mancanze, ma meriti, come il salvare la vita di un uomo in giorno di sabato.
I farisei, invece, più che cercare lo spirito della Legge attraverso la misericordia, e perciò più che cercare
l’essenza della Legge, spesso cercavano, se così si può dire, il senso della legge attraverso altre leggi inventate
da loro, che Gesù chiama: “tradizioni di uomini”.

Ruoli
Se i ruoli che le tradizioni umane assegnano all’uomo e alla donna sono conformi alla natura maschile e a quella
femminile, supportando nel rispondere alla propria specifica chiamata secondo le circostanze proprie di
determinate epoche e di determinate culture, hanno una logica funzionale, non sempre perfetta, ma neanche del
tutto sbagliata.
Oggi, per superare certe barriere, si usa dire che le donne possono fare tutto quello che fanno gli uomini (e
viceversa), cosa ovvia visto che tutti hanno un cervello e due mani.
Purché, però, il superamento di certe barriere non significhi il superamento di ogni differenza ontologica, cioè il
superamento dello stesso ordine naturale.
Perché un conto è “potere” inteso come possibilità ed eventualità, e un conto è potere inteso come possibilità di
realizzare sé stessi.
Adamo ed Eva (e noi come loro) potevano peccare, e peccarono, ma non si realizzarono, se non pentendosi del
loro peccato e accettandone le conseguenze nella speranza della redenzione promessa da Dio.

Carità
In Gesù l’amore di Dio si è manifestato coinvolgendolo integralmente tutte le esigenze della giustizia.

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Si è manifestato nell’accoglienza, nel sanare i malati, nella delusione, nel rimproverare i discepoli, nella durezza
verso i farisei, nel cacciare i mercanti dal Tempio usando anche una frusta, nel chiedere giustizia per le vedove,
nell’aiutare i poveri, nell’accettare che fosse unto di preziosissimo nardo…

Principi
Parlare di principi morali ed etici non comporta né ipocrisia, né il distacco dalla realtà. Anzi, è l’opposto.
L’ipocrisia si evidenzia nell’incoerenza tra i principi creduti e il comportamento (ma anche nel professare
principi a cui non si crede: buoni per farsi vedere più buoni, o cattivi per farsi vedere, da chi li professa, meno
incoerenti).
Più i principi sono giusti, più ottengono un effetto positivo ma, anche, più evidenziano l’ipocrisia.
I principi morali sono importanti anche perché rappresentano la verità, per cui se non si fa riferimento ad essi, si
tende a strumentalizzare e corrompere anche l’amore e la verità.

Dottrine politiche
Ci sono dottrine politiche e dottrine politiche e la differenza non la fanno solo le tesi sostenute, più o meno
giuste o sbagliate, ma anche il contesto in cui queste tesi sono maturate e il modo in cui si presentano.
Ci sono infatti dottrine “teorie” e dottrine “dogma”.
Le dottrine-teorie, giuste o sbagliate che siano, si distinguono da un sistema filosofico con ambizioni totalizzanti
anche in materia religiosa, per cui si propongono, appunto, come teorie, relative alla verità a cui, se non ci sono
strumentalizzazioni, sono orientate, mentre le dottrine-dogma richiedono un’osservanza assoluta, quasi fossero
rivelate dall’alto o come evidenze scientifiche, riducendosi a caricature sia della scienza, che della religione.

Vita concreta
Si vive anche di sogni, idee, ricordi, sensazioni, progetti… che, se rapportati alla realtà e alla verità, anche se non
si concretizzano, in qualche modo si manifestano nella nostra vita e, eventualmente, si realizzano in Dio.

Contro testimonianza evangelica


Se a comportarsi male sono i cristiani, non solo si fa il male che si “fa”, ma si dà anche una contro testimonianza
evangelica, che è particolarmente dannosa.
Se la contro testimonianza la si dà in mala fede, i danni sono più profondi, se invece la si dà in buona fede (ad
esempio perché si è psicologicamente malati), i danni che ci sono, anche se gravi, si realizzano soprattutto a
livello psicologico, ma sono meno gravi a livello di anima, acuendo, di per se, la discrepanza tra anima e psiche
e, perciò, tra coscienza e psiche.

Unità di fede
Gli uomini hanno limiti, difetti, commettono errori, hanno sensibilità diverse e sono condizionati da tante cose.
Tante cose che li influenzano sono sbagliate, ma ce ne sono anche di giuste.
Tante rivendicazioni, anche di nemici della Chiesa, di per se sono giuste, e tanti cristiani devono sensibilizzarsi
in certe questioni.
Ma i nemici della Chiesa spesso odiano e sono chiusi alle esigenze manifestate dagli altri. E, spesso,
strumentalizzano anche le rivendicazioni giuste per finalità sbagliate o più sbagliate delle precedenti.
Solo la fede dona il medesimo fine e gli stessi sentimenti di Cristo al di là delle sensibilità e dei condizionamenti
di ognuno.

Giudizi
Dio guarda alle disposizioni del cuore e dona la sua grazia rispettandole.
L’uomo non conosce il cuore degli altri e non conosce bene nemmeno il proprio cuore, ma può esprimere dei
giudizi parziali basandosi sui segni esterni, in quanto, di per se, i segni esterni e le dinamiche psicologiche
dell’uomo tendono a corrispondere allo stato dell’anima, anche se il peccato originale tende a rendere più
superficiali e imperfetti anche tali giudizi che, però, spesso sono necessari.
In ogni caso, secondo San Tommaso d’Aquino, negli ultimi momenti di vita, le anime hanno una speciale
illuminazione che le permette di scegliere nella loro coscienza il proprio destino finale.

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La giustizia secondo Gesù
Quando Gesù parla di giustizia, non intende solo la giustizia sociale.
Anche quella naturalmente, ma soprattutto intende la giustizia verso Dio, perché a Dio si deve il culto.
“Date a Cesare quello che è di Cesare e date a Dio quello che è di Dio”: prima di affermare i diritti di Cesare,
Gesù afferma i diritti di Dio.
Anzi, i diritti di Cesare sono tali (se limitati esclusivamente a ciò che gli compete) perché stanno in rapporto ai
diritti di Dio, altrimenti a Cesare non spetterebbe un bel nulla.

Relazioni in Dio
Ogni tanto si dice che l’uomo è un animale sociale e si mettono i suoi comportamenti sociali in relazione a quelli
di altri animali sociali.
La cosa non è del tutto sbagliata: Dio non ha forse creato ogni cosa? Ma se l’uomo è attratto dal socializzare e,
soprattutto, è attratto dal relazionarsi da persona con altre persone, è dovuto innanzi tutto alla SS. Trinità.
In modo analogo potremmo dire che, se è vero che Dio si offre come Pane eucaristico perché, per sopravvivere,
l’uomo mangia, è anche vero che Dio ha voluto che la nostra sopravvivenza dipendesse dall’assunzione del cibo
perché potessimo “mangiare” del suo Corpo.

Amicizia con Dio e con gli altri


Spesso si pretende tanto dagli altri ma, in realtà, la prima cosa da “pretendere” o, meglio, da cercare, è l’amore.
Ma prima ancora l’amore dobbiamo cercare di darlo noi: prima a Dio, che ci ha amato per primo, poi agli altri.
Il rapporto che abbiamo con Dio condiziona il nostro rapporto con gli altri.
Se non abbiamo un rapporto soddisfacente con Dio, siamo soli anche se frequentiamo tante persone, ma se
abbiamo con Dio un rapporto sincero di amicizia, non siamo soli neanche se siamo soli coi nostri difetti e
nonostante gli altri hanno difetti.

Commissione di inchiesta su Medjugorje


Le conclusioni della Commissione di inchiesta della Santa Sede sugli eventi di Medjugorje, che non vogliono
essere infallibili, ma che sono senz’altro autorevoli, ammettono come probabilmente soprannaturali le
apparizioni dei primi sette giorni, mentre, riguardo a quelle venute dopo, viene detto che si differenziano
nettamente dalle prime in quanto sono state influenzate da suggestioni umane, per cui lasciano dubbi sulla loro
autenticità.
Di fatto, i veggenti pensavano che quella del primo luglio 1981 fosse l’ultima apparizione.
Forse, secondo queste conclusioni, dal 2 luglio 1981 in poi le esperienze dei veggenti potrebbero essere, più che
apparizioni come le altre, delle speciali ispirazioni dal Cielo.
In ogni caso, la Commissione di inchiesta vuole evidenziare che le rivelazioni private non devono illuminare il
Vangelo, ma devono esserne illuminate, in modo da reagire alla luce del Vangelo come fa un brillante alla luce
del Sole, cioè brillando di quella luce in modo originale, così da manifestarne meglio le potenzialità.

Autorità
Le parole di San Paolo, che affermano che occorre ubbidire alle autorità (civili, religiose, genitori…) perché
queste sono permesse da Dio per far rispettare le sue leggi, si possono leggere anche come rivolte, indirettamente
ma con altrettanta chiarezza, alle stesse autorità, che devono sentirsi obbligate a comandare secondo il volere di
Dio, e perciò anche rispettando i limiti imposti da Dio alla loro autorità, con la consapevolezza che il loro
ministero rappresenta un modo di servire e ubbidire a Dio e, perciò, in un certo senso, anche un modo di servire
e ubbidire al prossimo.

Educazione
Se il fine di un insegnamento è giusto, ciò che si insegna deve essere vero e i metodi di insegnamento
appropriati.
I metodi sbagliati possono essere più o meno dannosi anche a seconda della cultura e della sensibilità di chi
apprende, ma ci può essere anche una sensibilità sbagliata in chi apprende.

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Si può insegnare ciò che si ritiene oggettivamente giusto purché sia finalizzato, anche relativamente, a un fine
giusto, e purché si operi per far sviluppare la libertà e, di conseguenza, un sano atteggiamento critico (che non
significa negazionismo) orientato alla realizzazione della stessa realtà.

Aiuto divino
Dio, ad un tempo, ci dona la forza per essere coerenti e costanti e non permette che siamo tentati oltre le nostre
forze. Ci dona la forza e, nello stesso tempo, guarda alla nostra debolezza.

Arte
L’arte si esprime là dove c’è vita e più c’è vita, più si esprime.
Per questo il dolore è più atto a esprimersi nell’arte che non la comicità.
Il dolore, infatti, chiama in causa le finalità più profonde della vita, come l’amore e la religione. E più ci si
esprime nella verità, più l’arte raggiunge i suoi fini e i suoi apici.

Piani divini
Se la preghiera di impetrazione può ottenere tutto da Dio, anche la liberazione dal demonio, perché gli
esorcismi?
Evidentemente perché Dio vuole che alcune liberazioni si ottengano direttamente attraverso gli esorcismi.
E perché le preghiere carismatiche sono tanto “potenti”? E perché i santuari?
Evidentemente perché Dio vuole che certe grazie si ottengano soprattutto relazionandosi direttamente con essi.

Il bene vince
Il bene vince sempre sul male perché sia il bene che il male, prima di essere principi filosofici e idee, sono delle
realtà spirituali e dei principi spirituali, solo che, mentre il male dipende dallo spirito umano e, più ancora, dallo
spirito preternaturale del demonio, il bene proviene dallo Spirito Santo, cioè da Dio stesso, che è infinito e
trascendente.

Verità
Alla verità non si può togliere o aggiungere nulla perché è come il bene: non ha un limite, ma è una pienezza di
tutto, per cui anche l’aggiungere è un “togliere”, cioè è negare la verità.
Se alla Pienezza o al Tutto si potesse aggiungere qualcosa, allora anche il male potrebbe essere preso in
considerazione come eventuale esistente creato. Invece il male esiste come volontà creata che nega.

Beati i poveri
Quando Gesù dice “Beati voi, poveri…” si riferisce a coloro che partecipano della sua stessa povertà, che, come
scrive san Paolo, consiste essenzialmente nell’essersi incarnato aderendo alla volontà del Padre.
Il resto è conseguenza: condiscendenza verso gli altri, condivisione, servizio, fuga dal lusso…
Francesco venerava la povertà come sua sposa non solo e non tanto per la libertà che gli dava, ma soprattutto
perché lo rendeva conforme a Gesù.
Se con la Comunione si assume il Principio che ci trasforma in Gesù, è con la comunione con la sua povertà che
il Principio agisce e trova terreno fertile per la “trasformazione”.
Questo processo ricorda la transustanzazione: la presenza di Gesù nei poveri è partecipazione della Presenza di
Gesù nell’Ostia consacrata.
I poveri di beni materiali a causa dell’ingiustizia non solo sono esclusi dalla povertà di Dio, ma sono in certo
modo privilegiati, perché sono oggetto della giustizia di Dio: Dio fa giustizia a loro favore, e questa è una
beatitudine.
Naturalmente i poveri devono essere anche miti, misericordiosi e vestire l’abito di tutte le altre beatitudini, che
non vanno separate tra loro.
Ma la povertà materiale causata dal peccato originale e attuale, va combattuta.
Di per se, infatti, cioè senza Cristo che fa giustizia ai poveri, non rende affatto beati.
Se fosse buona in se stessa, allora anche la furbizia disonesta dovrebbe essere buona, perché Gesù l’ha
paragonata alla vera intelligenza, che è quella di accumulare beni per il Cielo.

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Come va combattuto il peccato per salvare i peccatori, così, in un altro senso, va combattuta la povertà materiale
per arricchire anche materialmente i poveri.

Padre nostro
Nel Padre nostro noi chiediamo come figli. Chiediamo tutto, anche l’adorazione e la gloria di Dio.
La chiediamo perché lodarlo, adorarlo, glorificarlo, è una grazia. Siamo noi che riceviamo. Dio è per noi perché
ne abbiamo bisogno. Tutto è espressione di dipendenza da lui, perché la nostra dipendenza è reale e vera.
Il Padre nostro è espressione dell’amore di Dio per noi, e del nostro amore per Dio, per noi stessi e gli altri.

Yoga incompatibile con la fede


La meditazione Yoga ha fini opposti alla meditazione cristiana, che si basa sul rapporto con Gesù, e non nel
cercare di innalzarsi, fino a cercare di “divinizzarsi”, da soli.
Ma lo Yoga solo per tenersi in forma, si può fare?
Ammesso (ma non concesso) che sia ammissibile, in Occidente ci sono ginnastiche molto più efficaci. Perché
cercare cose strane se non per un secondo fine? Un fine con una logica di ricerca di “poteri”?
E che dire dello Yoga che aiuta a concentrarsi meglio su Gesù?
Tutto ciò che è opera umana, se messa in relazione con Dio come se a Dio ci si potesse arrivare umanamente, fa
insuperbire e apre le porte all’azione del demonio.
La preghiera è grazia e, anche ammesso che nello yoga si possano separare alcune tecniche dall’aspetto
religioso, cercare la grazia attraverso sforzi umani, non la fa trovare.
Ma anche ammesso (ma non concesso) che ci si possa riuscire, la preghiera non consiste né nella concentrazione,
né nella meditazione, che sono solo dei mezzi che, se ben usati, possono solo aiutare. Per pregare conta la fiducia
e l’amore. La preghiera infatti è, innanzi tutto, una grazia.

Mezzi di crescita spirituale


Si può essere ricchi della propria povertà allo stesso modo che i superbi possono essere orgogliosi della propria
piccolezza, e i deboli possono farsi forti della loro debolezza, ecc.
Perfino di Dio si può fare un idolo, come si può fare la Comunione in peccato mortale,
La povertà evangelica consiste nel rinunciare a se stessi per avere Dio attraverso Gesù, per arrivare, se ricchi di
beni materiali, a farsi poveri materialmente attraverso la solidarietà e le rinunce.

Originalità
La nostra originalità è data da ciò che siamo, dai nostri talenti che esprimiamo e da quelli che non esprimiamo
per vari motivi… ma soprattutto è data dalla grazia divina che agisce in noi in modo originalissimo, sia per
quello che siamo, sia quando ci spinge al bene.
Noi siamo chiamati a realizzare la nostra “grande vocazione” e il grande piano divino per noi, cioè a sviluppare
attraverso la grazia ciò che siamo per santificarci in Dio, e siamo chiamati a farlo qui ed ora per mezzo della
carità, cioè attraverso quella che si potrebbe chiamare la nostra particolare vocazione concreta, storica,
“ordinaria”, che è espressione della vocazione primaria che, appunto, consiste nella santità.

Tempo
Nulla di ciò che Dio ha creato verrà distrutto, dice San Paolo. Neanche il tempo.
Anche il tempo sarà trasformato. E la storia sarà “trasfigurata”.
Se l’eternità è un momento immutabile, infinito e “senza fine”, “contiene” ogni novità secondaria: contiene se
stesso e, nello stesso tempo, proprio perché contiene se stesso, “contiene” anche ogni circostanza non essenziale,
in eterno.

Deliberato consenso
Secondo San Paolo, senza la grazia “faccio il male che non voglio”.
Ma con la grazia il male si configura come una scelta, cioè come un rifiuto della grazia.
Di fatto, la Chiesa ammette che certi condizionamenti, quali ad esempio la minaccia di morte, possano far
commettere dei peccati che, però, non si vorrebbero fare, in modo che il peccato possa essere attenuato (cfr

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Catechismo della Chiesa Cattolica), passando anche da mortale a veniale (e, forse, in certi casi, perfino annullato
a livello soggettivo). Ma questo non vale per chi, pur avendo la grazia necessaria, cede alla tentazione senza
subire in modo “sufficiente” questi particolari condizionamenti.
In ogni caso, il peccato che riguarda la materia grave, per non essere mortale, deve difettare o di volontarietà o di
avvertenza.

Preghiera e opere
Gesù ha detto che si salva chi aiuta il prossimo, come il buon samaritano, ma ha anche detto che occorre cercare
prima di tutto cercare il Regno di Dio e pregare sempre.
Di fatto, la preghiera che non conduce a delle opere di carità concrete, non conduce all’amore: né per Dio, né per
il prossimo. Allo stesso modo, le opere che non conducono alla preghiera e che, perciò, si chiudono alla grazia,
non sono di carità, perché non manifestano né l’amore per Dio, né quello per il prossimo, ma sviluppano
l’egoismo e la superbia.
Nell’amore, e nell’amore di Dio, se non c’è tutto, non c’è nulla, né amore per Dio, né per il prossimo.
L’unico che deve essere esaltato, sia nella preghiera che nelle opere, è Dio: solo così l’uomo si realizza.
Ma se l’amore per Dio viene separato dall’amore per il prossimo, in entrambi i casi l’uomo glorifica se stesso e
cerca la gloria che viene dagli altri uomini, cioè la vana gloria.
Noi siamo limitati e peccatori e perciò il nostro manifestare l’amore è limitato e spesso distorto: solo il mistero
di Dio può soddisfare il nostro dare e ricevere, in modo che egli venga esaltato e noi no.

Fariseismo
Il massimo dell’ipocrisia è il fariseismo, che unisce il tradizionalismo (che si richiama alla Tradizione
aggiungendovi però una tradizione umana inventata) e il progressismo (che sviluppa la fede staccandola dalla
Tradizione): due face della medesima medaglia. E tutto in nome di Dio!
I farisei si facevano vedere zelanti nell’amore di Dio ma, dice Gesù, rapinavano orfani e vedove.
Si facevano vedere che facevano l’elemosina ma, dice Gesù, non erano disposti a portare i fardelli della legge e
delle tradizioni che mettevano sulle spalle degli altri.
Bacchettoni intimisti e bacchettoni buonisti, a seconda dei casi.

“Felice colpa”?
Se, dopo il peccato originale, Dio ha voluto ristabilire l’uomo attraverso un ordine di grazia più grande del
precedente, nulla impedisce a credere che tale ordine superiore Dio lo avrebbe stabilito anche se l’uomo non
avesse commesso il peccato originale.
In ogni caso, l’ordine di grazia portato da Cristo non può essere superato, per cui la “felice colpa” con cui
Sant’Agostino chiama il peccato originale, solo per analogia e in senso largo, può essere applicato ai peccati
attuali. Infatti, il peccato attuale può essere definito “felice” solo inteso come occasione, permessa per la durezza
del nostro cuore, per convertirsi a Dio, o per evitare peccati peggiori in modo da passare a uno stato di grazia
superiore a quello di prima.
Infatti non c’è dubbio che ubbidire a Dio sempre e col massimo amore possibile, dona il massimo della santità
possibile a ogni persona, come dimostra la Madre di Dio.
Nella lotta al peccato è “compresa” anche la “lotta” che spinge ad amare Dio e il prossimo sempre più. E’ un
unico movimento della carità.
Senza il peccato, l’impegno di crescere nella carità sarebbe gioioso senza smettere di essere un impegno che
coinvolge la volontà, e sarebbe senza ostacoli alla grazia.
In tal caso la tiepidezza, ostacolando in certo modo la carità, condurrebbe facilmente a uno stato di peccato,
come Adamo ed Eva sembrano dimostrare, cosicché Dio facilmente potrebbe permettere un peccato che può
essere occasione di riconciliazione e di crescita.

Psicologia e peccato originale


Le scelte sbagliate contro Dio e la sua morale, anche quando difettano della pienezza di avvertenza o di
consenso, essendo comunque scelte che coinvolgono la psiche, procurano danni anche a livello psicologico.
Ogni squilibrio è nato col peccato originale e, in un certo senso, “rinasce” col peccato attuale.

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Solo Dio deve essere oggetto della nostra “passione” in modo tale che ogni altra “passione” sia orientata a lui,
altrimenti c’è uno squilibrio psicologico che può arrivare alla patologia alterando le percezioni cosicché,
psicologicamente, fa essere del mondo ma non nel mondo.
Il “bigottismo”, ad esempio, di per se è una passione per il proprio concetto di Dio, ma non per Dio, che si può
manifestare anche con sintomi di squilibrio psicologico.
E’ una forma di religiosità del mondo, di persone che, almeno sotto certi aspetti, sono fuori dal mondo.
La psicologia perciò, pur con i suoi limiti, non può non tenere conto, per come può, del peccato e della
riconciliazione e, quando è applicata da terapeuti cristiani, anche della grazia della salvezza di Cristo.

Fiducia e confidenza in Gesù


Gesù, ai due ciechi che gli chiedevano la guarigione, chiese: “Credete che io possa far questo?”.
Gesù non chiese loro se credevano che lui fosse il Messia, né tanto meno se fosse Dio che si è fatto uomo, ma gli
chiese solo un atto di confidenza e di fiducia che, di per se, richiede di aprirsi all’amore, in modo che anche la
vita psichica dell’uomo possa partecipare alla grazia.

Ordine e giustizia
Il Dio dell’amore è anche Dio dell’ordine.
Rinunciare all’ordine e alla giustizia con la scusa dell’amore è come rinunciare a curare le malattie con la scusa
che devono seguire il loro “processo naturale”.

Miracoli
Perché Gesù, secondo i Vangeli, non risulta che abbia mai fatto ricrescere un arto?
Probabilmente perché i miracoli ordinariamente avvengono secondo quello che uno chiede o sia aspetta, e
secondo la misura della fede di ognuno (oltre che della volontà divina).
I miracoli non servono a dare spettacolo, ma come mezzo per suscitare e confermare nella fede a chi apre il
cuore.

Verità
Poiché tutto ciò che è vero predispone alla grazia, una psicologia che si basa sulla realtà della natura umana può
essere un aiuto naturale che predispone l’uomo ad accogliere la grazia.

Volontà psicologica e volontà della coscienza


In Gesù (e in Maria) la volontà psicologica coincide con quella della coscienza.
In noi no, o, almeno, non pienamente, in quanto la volontà psicologica, essendo condizionabile, è anche
condizionata dal peccato e da certe sue conseguenze.
In ogni caso, quando più, quando meno, tra le due volontà c’è connessione.

Dottrina e ideologia
Il pensiero teologico che non si sottopone alla Chiesa è ideologia, anche se poi viene dichiarato come vero.
Contiene infatti un principio di errore nel metodo, che consiste nel pregiudizio per cui non è necessario
sottoporlo al giudizio della Chiesa per saggiarne la sua ammissibilità.
Invece, un’ipotesi che poi si rivela sbagliata, ma che si configura come, appunto, ipotesi, e perciò che
rappresenta il frutto di una ricerca da sottoporsi alla Chiesa, in un certo modo è giusta e, comunque, è “più vera”
dell’affermazione giusta ma pregiudiziale.
Così, quel senso inconscio di superiorità che potrebbe manifestarsi in certi ambienti ecclesiali, come ad esempio
tra alcuni seguaci della Valtorta, quando non è solo una forma psicologica, ma nasce da un pregiudizio
invincibile, voluto o meno che sia, contiene un principio di errore.

Grazia e peccato
Dio distribuisce le grazie come vuole e come più opportuno, ma i grandi santi, non peccando più gravemente e
facendo di tutto per non commettere nemmeno peccati leggerissimi, dimostrano che, di per se, per avanzare nella
santità, non peccare funziona meglio che peccare.

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E, in ogni caso, alla Madonna il non peccare in nulla ha permesso la massima risposta alla grazia possibile a
creatura. E viceversa: la massima risposta possibile alla grazia, le ha permesso di non peccare mai in nulla, oltre
a non avere alcuna imperfezione umana.

Unità
Adamo ed Eva hanno commesso il peccato originale insieme.
Così Gesù, in quanto uomo e per quanto riguarda la realizzazione visibile della Redenzione, cioè la l’economia
della Redenzione, ha avuto bisogno della Donna per eccellenza: sua Madre.

Caritas
La carità non consiste nell’operare bene in modo da fare del bene agli altri, ma è una virtù teologale.
E’ uno stato dell’anima, che comporta essere in grazia di Dio.
La carità, di per se, non fa, ma è, e perché è, di conseguenza fa.
Infatti la carità ha delle esigenze senza le quali non può rispondere alle qualità elencate dal San Paolo al capitolo
13 della prima lettera ai Corinzi, per cui non può essere autentica carità.
Perciò, se la Caritas nel nome fa riferimento alla carità, che è l’amore di Dio, e non alle opere, è perché si vuole
mettere in chiaro che la sua azione nasce dalla grazia di Dio, perché Dio è amore, e amore soprannaturale. Cioè
carità, e la carità fa opere di Misericordia divina.

Amore di Dio per tutti e per ognuno


Dio ama tutti con lo stesso atto di amore.
Tutti abbiamo la stessa grazia della Redenzione e nulla è a essa superiore.
Il Figlio avrebbe dato la sua vita per me anche fossi stato l’unica creatura.
Il suo amore per ognuno di noi è unico perché noi siamo unici, e per questo non c’è motivo di pensare se e
quanto Dio abbia amato gli altri più di noi: egli ama ognuno totalmente, ma secondo quello che siamo.
Tutti, oltre a divinizzarci in Dio, siamo anche chiamati alla comunione dei beni spirituali di tutti gli altri.
Nella vita abbiamo tutto quello di cui abbiamo bisogno per rispondere a Dio al massimo delle nostre possibilità,
secondo il suo piano d’amore.

Il fine della storia


Se la storia è vista senza un fine, la si configura con un andamento ciclico, in cui bene e male si equivalgono e
sono come due aspetti della stessa natura, quasi fossero i due poli di un magnete.
Ma se è così, perché percepirli come “bene” e “male”?
E’ chiaro che quello che viene chiamato “bene” è ciò che viene percepito come “giusto”, cioè come ciò che
sarebbe bello esservi, come ciò che dovrebbe essere, mentre ciò che è ingiusto, non dovrebbe esserci.
Quello che universalmente viene percepito come bene, è conforme alla nostra natura, e proprio per questo lo
chiamiamo “bene”. E proprio per questo il Bene sommo è il fine della storia.

Ordine
Le verità vanno considerare tutte, ma secondo il loro ordine.
Anche l’ordine delle verità, infatti, è una verità e, se non si rispetta, si può affermare anche una cosa opposta alla
verità.

Scelte
Le dinamiche della follia sono in molti casi simili a quelle del peccato, perché la follia è una conseguenza del
peccato originale.
Anche per questo non si può giudicare nessuno e ordinariamente nemmeno si può avere l’assoluta certezza se ci
si trovi davanti a un folle (o comunque a chi è invincibilmente condizionato) o davanti a un perverso.
Non sappiamo chi è folle perché perverso e chi è perverso perché folle.
Ordinariamente di una persona non possiamo sapere con certezza assoluta se la sua volontà, che è in diretto
rapporto con la sua coscienza, coincide sostanzialmente con la sua manifestazione psicologica o no.

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Non possiamo sapere se le sue azioni malvage sono causate da condizionamenti invincibili come “scollegati”
dalle scelte operate dalla volontà nel profondo dell’anima, oppure no, e perciò se le eventuali giustificazioni per
le proprie azioni malvage rappresentano solo una scusa atta a nascondere la malizia dell’anima alla propria
psiche e, di conseguenza, al proprio “sentire”, oppure no. Anche se, in certi casi, Dio può illuminare.
In ogni caso le azioni buone o malvage inclinano in qualche modo l’anima alla bontà o alla malvagità.
Per questo le azioni buone o malvage che si configurano come abituali, spesso potrebbero essere sintomi dello
stato dell’anima, che solo Dio conosce pienamente.

Fantasia
Potremmo dire che la logica non ha limiti, come la fantasia, solo che la logica corrisponde al verosimile, mentre
alla fantasia può corrispondere anche l’inverosimile.
Ma anche la logica ha, in un certo senso, a che fare con l’inverosimile, come ciò che non è: ciò che non è logico,
infatti, è inverosimile.
La fantasia, anche quando è assurda, come è immaginando che due più due fa cinque, se considerata come un
“gioco” che non contrasta con la verità divina, è comunque sottoposta alla logica divina, che è infinitamente
superiore alla logica e alla fantasia umane. Infatti anche Dio può “immaginare” l’assurdo, ma nella verità, cioè
nella sua non esistenza, in quanto, se esistesse, sarebbe un diminuire la Realtà esistente che è Dio stesso, cosa
impossibile. Per cui l’accettarne l’esistenza anche solo come ipotesi, si contrappone alla verità e, perciò, alla
volontà divina.
Di conseguenza, in una storia di fantasia si può anche immaginare che due più due fa cinque, e in tal senso
potrebbe essere considerata come una sorta di realtà creata ma solo come fantasia. E che, se non fosse fantasia,
sarebbe follia.

Peccatori
Un conto è dire che l’uomo è peccatore, un conto è dire che “non può non peccare”.
Nel primo caso si descrive una realtà che rende l’uomo mancante davanti a Dio sia perché spesso pecca
colpevolmente, sia perché è limitato oltre il limite della sua natura come sarebbe stata se si fosse mantenuta
incorrotta, cosa che lo espone a sbagliare.
Nel secondo caso, invece, il peccato sembra che sia “naturale”.

Umano e divino
Molti peccati fanno leva sui sentimenti sfruttando l’umano per presentarsi in modo piacevole, come attraverso le
canzoni. Che fare? Disprezzare l’umano?
No di certo, ma occorre privilegiare la verità cattolica. Può sembrare freddezza, ma è l’esatto opposto.

Concetti
Spesso ci si esprime con le parole, scritte o orali, come un disegnatore o un vignettista disegna un ritratto.
A volte lo fa con pochi tratti, neanche aderenti alla realtà, ma quei pochi tratti bastano a far riconoscere di chi è il
volto rappresentato nel disegno con estrema chiarezza.
Ciò che in questo caso si vuole dare è un concetto, un messaggio, non necessariamente la precisione.
Un concetto che si esprime attraverso un’approssimazione, spesso tacita, ma funzionale allo scopo.
Un’approssimazione, perciò, che fa parte del linguaggio stesso, purché sia chiara la verità a cui è orientata.

Natura e santità
La santità si conforma alla natura umana realizzandola e non mortificandola.
Per cui comporta rinunce, sacrifici… ma anche gioie, festeggiamenti… secondo l’opportunità dello stato di
ognuno, sia di vita, che spirituale. E secondo la libera collaborazione della creatura con Dio.

Amore per Dio e per il prossimo


Il modo e il senso con cui occorre amare il prossimo lo si può capire dall’amore di Dio, Principio che sta al
principio.
Si può partire dall’amore del prossimo? Non direttamente, perché l’iniziativa è sempre di Dio, ma la tendenza ad

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amare umanamente il prossimo costituisce una preparazione e una predisposizione a recepire l’iniziativa di Dio
nel manifestarsi come amore.

Tenerezza
La tenerezza viene da Dio, che ci ama con rispetto e, nello stesso tempo, con tenerezza infinita.
Si può essere teneri solo con chi si ama incondizionatamente e perciò con chi si vuole essere in confidenza.
Non è vero che la confidenza riduce il rispetto. Tutt’altro: più c’è vera confidenza, più c’è vero rispetto.
Un rispetto confidente, infatti, non ha paura proprio perché confida.
Come Dio è tenero con noi, noi, se rispondiamo con amore, siamo teneri e confidenti con lui.
Dalla tenerezza di Dio procedono tutte le forme autentiche di tenerezza e confidenza.

Offerta
L’offerta a Dio, tramite l’offerta di Cristo, infinitizza l’infinito che non siamo, ma che offriamo con ciò che
siamo.
Solo la Chiesa è assoluta.
Così, sebbene certe espressioni di carattere assoluto vengano usate per evidenziare la grandezza e l’originalità di
un’opera, o di un’apparizione, o di un luogo santo…, se recepite in senso assoluto, sono fuorvianti.

Preghiera
Gesù ha detto che quando due o tre si accordano nel chiedere qualcosa in preghiera, lui è particolarmente
presente, e qualunque cosa gli venga chiesto, la concederà.
Due o tre uniti significa che tra loro la fiducia deve essere grandissima, così come il rispetto, e che l’apertura dei
cuori deve essere a prova di pettegolezzo o, peggio, di maldicenza….

Amore e onniscienza di Dio


I misteri della fede espressi dalla dottrina della Chiesa dimostrano come la fede, sebbene superi infinitamente la
ragione, è razionale. Cioè non è in contraddizione con la ragione così come una guarigione miracolosa non è in
contraddizione con le cure mediche.
Allo stesso modo non possiamo comprendere del tutto come Dio, che è Amore, possa aver creato chi poi sarebbe
finito all’inferno, ma possiamo capire razionalmente che è possibile e che è un atto di amore, anche se tradito.
Infatti il tempo davanti a Dio è come “srotolato”, ma non per questo viene annullata la successione degli eventi e
la libertà umana.
Le profezie condizionate alla conversione che si hanno nel tempo, manifestano come l’uomo può determinare il
suo bene o il suo male liberamente e il fatto che Dio sia onnisciente non contraddice la libertà umana e l’amore
che ha spinto Dio a creare l’uomo.
La creazione, in un certo senso, è quasi come una “esigenza” dell’amore di Dio, ma poiché l’amore è dono di sé,
di conseguenza la volontà di Dio di creare si configura anche come una nostra esigenza ad essere creati. Noi
avremmo voluto essere creati. Non si comprende, ma si capisce che questo concetto non va contro la logica e, a
posteriori e illuminati dalla fede, che è opportuno.
L’esistenza è come un regalo che si fa a un figlio: lo si fa per amore, anche se potrebbe essere usato male.
E’ vero, se sapessimo prima che un figlio lo adopera male, non lo faremmo, ma è anche vero che un uomo non è
un regalo che si può fare o non fare: se uno ha “diritto” ad esistere, un diritto conferito dall’amore, Dio, che è
giusto, lo crea come atto di amore infinito.
Tutte le grazie rifiutate, come ad esempio il disprezzo per i Primi nove venerdì del mese, staranno un giorno a
dimostrare che non è certo Dio a voler dannare un’anima.
Quello che sappiamo è che Dio, creandoci, ci ha partecipato della sua stessa esistenza e, donandoci la libertà, si è
come espropriato di noi, per noi. Un amore così grande che non si può comprendere ma che non è assurdo, ma,
piuttosto, di una logica infinita e soprannaturale, perché si capisce che può essere accettato dalla fede.

Realizzazioni
Arte, luoghi, desideri… si realizzano spiritualmente nel cuore, che realizza la vita concreta e le opere umane,
anche se queste esprimono solo un’ombra della vita e dell’essere.

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La vita concreta è un po’ come gli esperimenti scientifici che, sebbene riguardano una piccola parte di ciò che
accade nell’universo, tuttavia fanno comprendere qualcosa di esso.

Utopie e Realtà
L’unica “utopia” che si realizza è Gesù, la Realtà anti utopia per eccellenza.
Ma Gesù è una Persona, non un sistema sociale, per cui comincia dalle persone, e l’“utopia reale” che porta è la
carità divina, cioè l’amore soprannaturale di Dio. Una Realtà che supera la realtà creata.
Tutte le aspirazioni che escludono pregiudizialmente Gesù e la grazia che proviene da lui, sono utopie
irrealizzabili. E, anzi, più si vogliono realizzare, più sono disgreganti, come dimostra lo Stalinismo o il
Comunismo di Pol Pot in Cambogia, che sono i tentativi forse più coerenti di mettere in pratica l’utopia
marxista.
Le utopie, infatti, non si realizzano per due motivi: 1) il progetto è sbagliato: è come costruire una casa sulla
sabbia; 2) i presupposti sono sbagliati: non parte dall’uomo, e l’uomo nuovo portato da Cristo, per cambiare tutta
la società, ma parte dalla società per cambiare l’uomo.
Ma pretendere di costruire una società armonica attraverso un sistema sociale, è come cercare di ricostruire un
paesaggio coi mattoncini Lego.
Il fatto è che il mondo della Terra, sia per il peccato originale, sia per suoi limiti intrinseci, non è perfetto, ma in
via di compimento e perfezionamento, meta che va perseguita attraverso l’amore che, essendo “liquido” e
“malleabile”, è adatto a “riempire spazi” in modo da rendere armonioso, attraverso la grazia, anche un sistema
sociale supplendo ai suoi limiti, in attesa della piena manifestazione della Chiesa alla fine dei tempi.
Infatti le regole dei sistemi sociali, anche i migliori, sono limitate un po’ come le regole del linguaggio: come
non esistono espressioni linguistiche e vocaboli adatti per ogni situazione (dovrebbero essere innumerevoli
perché ogni situazione è diversa), così le regole sociali.
Solo l’amore tende a riempire gli spazi vuoti e armonizzare gli spigoli, e l’amore soprannaturale realizza e
perfeziona pienamente quello naturale.

Cattolicità
Non di rado nel mondo cattolico vengono contrapposti concetti che si possono e, a volte, si devono integrare.

Comunicazione umana
La comunicazione dell’uomo è, essenzialmente, comunicazione dell’anima, anche se mediata e condizionata
dalla realtà materiale dell’umanità e dal peccato e le sue conseguenze.
L’azione comunicativa dell’anima si manifesta concretamente attraverso il corpo e secondo le leggi della fisica,
ma arriva in profondità, come arriva in profondità il messaggio scritto in una lettera o in una poesia attraverso
dei segni e dell’inchiostro.
Naturalmente la realtà spirituale è molto più complessa e profonda dei gesti e della materia e un ruolo importante
è quello dell’inconscio, ma l’anima in qualche modo può riuscire a recepire l’essenza del messaggio inviato.
Inoltre Dio interviene come vuole attraverso la grazia ordinaria o, anche, attraverso grazie straordinarie.

Conoscenza di Dio
Se la conoscenza intellettuale si separa dall’amore, non raggiunge il suo fine e rimane menomata.
Quando c’è squilibrio tra amore e intelletto, conta l’amore, che supplisce alle mancanze dell’intelletto.
In un certo senso l’amore è la misura dell’intelletto.
Ma in Paradiso l’intelletto e l’amore conoscono Dio in un unico movimento, come fossero “fusi”.

Dogmi e teorie
I dogmi, come la dottrina non dogmatica ma consolidata della Chiesa, sono espressione della Rivelazione divina.
Sono perciò verità certissime di origine soprannaturale.
Una Chiesa senza dottrina irreformabile annuncerebbe teorie e non la Realtà.
Ma anche la natura umana ha i suoi “dogmi” che però, non essendo di origine soprannaturale, si manifestano
come delle evidenze della logica, sia matematica, che filosofica.
Ad esempio, il principio di causa-effetto o quello di non-contraddizione: senza di essi vi sarebbe un caos senza

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regole, la scienza non esisterebbe e noi non potremmo comunicare perché il linguaggio non avrebbe senso.
La logica della ragione è così importante, che attraverso di essa diventano accessibili i misteri della Rivelazione
che, pur rimanendo misteri alla ragione, da essa possono essere accettati e ragionati.
I dogmi “riducono” il mistero divino in parole manifestandolo, senza perciò ridurre la “potenza” della grazia ma,
anzi, evidenziandola. Infatti, se il linguaggio è una schematizzazione, la vita rompe tutti gli schemi, presentando
la verità di fede nel suo contesto di mistero trascendente. Di fatto, il dogma è una porta di accesso verso un
infinito mistero, vitale per la nostra vita.
Così, se pure le parole dei cristiani sono limitate e schematiche secondo le regole del linguaggio, che pure si basa
sulla logica che supera gli schemi, lo Spirito Santo, che si rivolge allo spirito umano, supera ogni schema
cosicché gli stessi sentimenti si fanno vita e fede.
Non è la fede che si adatta al sentimento, ma è il sentimento che si adatta alla fede.
L’espressione soggettiva è un diritto e un dovere, così come lo è esercitare la libertà, di cui, in qualche modo, è
manifestazione, ma, come per la libertà, il soggettivo si deve relazionare all’oggettivo.
Solo così può, in qualche modo, “univerzalizzarsi”.

Complessità della realtà


La realtà è incredibilmente complessa. Non solo: è in movimento. Non solo: noi ci siamo dentro.
Per questo, considerato anche il nostro linguaggio di per se limitato e imperfetto, non possiamo che averne una
comprensione parziale, e per questo non possiamo che parlarne riducendola in schemi (l’alternativa sarebbe non
parlarne).
Nonostante ciò, attraverso principi ed evidenze logiche universali, possiamo tradurre la nostra osservazione e la
nostra percezione soggettiva, ma non falsa, in un messaggio atto a trasmettere dei dati oggettivi.
Cioè: la nostra percezione soggettiva, integrandosi alla ricerca della verità, si comunica, attraverso criteri di
verità, integrandosi, e perciò relazionandosi e recependo in qualche modo altri aspetti del messaggio oggettivo, e
purificandosi.

Fede
Se Dio non ci fosse, il mondo non esisterebbe, ma il mondo è un’evidenza anche se non si spiega da se stesso.
Perché esiste la materia?
Se non si crede in Dio, si può spiegare solo con ipotesi incredibili.
L’atto di “fede” al buio, perciò, è quello degli atei.
La religione è vecchia quanto l’uomo e, se era fin da principio, vuol dire che fa parte della natura umana.
Per quanto riguarda la fede, non ci sono vie di mezzo: o si crede, o non si crede, e perciò si fa un atto di “fede”
umana che non può essere provato.
Se la risurrezione di Gesù fosse stata filmata, si sarebbe provato solo che egli era “sparito”, senza però riuscire a
spiegarne il motivo soprannaturale, che poteva solo essere ragionevolmente supposto.
Ma la fede che salva non è naturale, ma soprannaturale: occorre perciò credere per opera dello Spirito Santo.
Ma si può avere una fede in Gesù solo naturale?
In teoria sì, analogamente a come sarebbe stato se l’uomo non fosse stato elevato dalla grazia ma non avesse
commesso il peccato originale, mantenendosi innocente secondo la sua natura umana, ma, a causa del peccato e
della grazia dell’Incarnazione, per cui Dio, essendosi in qualche modo incarnato in ogni uomo, si relaziona
“direttamente” alla sua coscienza, in pratica no.
In teoria sì, perché la ragione è ordinata ad accettare le fede, ma in pratica no, perché la ragione è parzialmente
corrotta dal peccato, tanto che, per accettare la fede con certezza soprannaturale, deve ricevere in qualche modo
anche una guarigione attraverso la grazia della Rivelazione.

Intelletto e sentimenti umani


Gli animali possiedono un istinto che procede per associazione e sono senzienti, cioè sono capaci di sensazioni
che sono in relazione all’istinto.
L’uomo invece, a immagine e somiglianza di Dio non solo per grazia, ma anche per l’anima razionale, possiede
la ragione, che procede attraverso la logica e l’astrazione, e i sentimenti, che sono chiamati a essere una
manifestazione dell’amore, che è il sentimento principale che si relazione a tutti gli altri.

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Nell’uomo perciò i sentimenti, che potrebbero anche essere considerati sotto l’aspetto di espressione emotiva
delle emozioni, possono “colorare” e riempire le emozioni (o passioni, o sensazioni), vivificandole attraverso
l’amore.
I sentimenti, come l’intelletto, caratterizzano l’uomo perché sono propri di Dio, anche se in Dio sono
trascendenti e perciò infiniti, tanto che si manifestano anche come “totalmente altro”.

Amore di Dio
L’unzione di Gesù, avvenuta con unguento di nardo estremamente prezioso, non è uno sperpero di risorse, come
disse Giuda prendendo a pretesto i poveri da aiutare, ma un atto di amore per Gesù.
E’ lo stesso amore che fa sì che i poveri siano visti con gli occhi di Dio, cioè come fratelli, bisognosi di Dio e di
sostegno materiale.
Senza questo amore i poveri sarebbero solo strumentalizzati, proprio come faceva Giuda, anche se le sue parole
potrebbero far pensare al contrario.
Le opere senza amore sono espressione di quello stesso egoismo che crea la povertà attraverso lo sfruttamento.
Amare è donare sé stessi gratuitamente, sia spiritualmente, sia, se richiesto, concretamente.
E’ donare se stessi solo per amore di Dio e, di conseguenza, per amore di coloro che Dio ama.
L’egoismo, invece, è “offrire” sé stessi per affermare sé stessi: una contraddizione. Cioè, è pagare un prezzo per
ottenere un vantaggio, anche se non necessariamente economico o concreto.

Il libro della Croce


Di questi tempi tutte le certezze, soprattutto quelle più ragionevoli, vengono considerate un limite e non dei
varchi verso l’infinito. Soprattutto quelle della fede.
Ma più grande di Dio non c’è nulla, né ci può essere, perché egli è infinitamente più di tutto: è “il” Tutto.
“Oltre”, non c’è qualcosa, ma il niente.
Perciò l’astratto, anche il più elevato, si riduce alla semplicità dell’essenza.
Il numero, ad esempio, è un concetto astratto, che si esprime sia attraverso un simbolo (ad esempio: 1), che una
parola (uno). L’invenzione dello zero è il culmine di un processo di astrazione di un genio.
Non nego che i concetti astratti possano assumere forme inesprimibili, come oniriche, a volte quasi con l’aspetto
di sensazioni, o, addirittura, “forme” sconosciute (ma forse sono solo impressioni): in ogni caso si possono
esprimere solo attraverso delle forme, dei simboli e delle parole, conosciuti.
Questo concetto vale infinitamente di più per la conoscenza soprannaturale, come la mistica dimostra.
La semplificazione, anche attraverso il limite della conoscenza umana, non diminuisce il mistero, né
l’interazione dell’uomo con esso. L’unica limitazione è quella dell’uomo, che però non limita l’amore divino.
L’essenza si esprime concretamente in modo semplice. E’ questo che dicono i santi quando parlano del “libro
della Croce”, che è l’essenza di ogni sapienza. Tutto il resto è cornice.
“Rimane” solo la carità divina, che tutto comprende.
Come noi, senza Dio, siamo essenzialmente soli, così la razionalità, senza la luce di Dio, è buia.
La Croce non è un’idea, ma la realtà: è l’intelligenza e la sapienza stessa di Dio, è il Logos che non è da
raggiungere, ma solo da “prendere”.

Testimonianza di Dio
Giovanni Apostolo, nella sua Prima Lettera, al capitolo 4, dice che la testimonianza di Dio è superiore a quella
degli uomini. Perciò anche le evidenze della fede sono superiori a quelle della ragione, soprattutto da quando il
peccato l’ha minata rendendola, di fatto, incerta e zoppicante.
L’Apostolo Giovanni continua dicendo che la fede rigenera e l’amore realizza: anche la ragione.

Percezioni
Tutti possono sbagliare giudizio sulle situazioni contingenti e possono avere percezioni sbagliate, l’importante è
sapere che può essere così.
L’errore diventa patologico quando si accetta come verità certissima e assolutamente vera.
Essere sensibili ai dettagli è un pregio, purché non si pensi che questa sensibilità sia infallibile e purché la si
integri nell’insieme, in modo che le circostanze non possano assolutizzarsi come fossero l’essenza e il soggettivo

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e il relativo non vengano confusi con ciò che è oggettivo e assoluto.
Delle percezioni alterate, in caso di presupposti errati e di stress, possono capitare.

Vero formalismo
Il vero formalismo, in ambito ecclesiale, non consiste nel seguire integralmente la Legge di Dio (altrimenti i
santi sarebbero formalisti) ma, ad esempio, nel dare significati diversi alla Legge o, senza omettere nulla della
Legge, aggiungere altre leggi, aliene alla Tradizione, come ne fossero la conseguenza necessaria o comunque
spontanea e naturale. O, anche, nel considerare una sola parte della realtà, quella soprattutto fattuale,
contrapponendola alla realtà di alcuni Principi morali, come fanno certi “realisti” utopici, come i modernisti…

“Chi prega certamente si salva…”


“Chi prega certamente si salva, chi non prega certamente si danna”: questo principio, proclamato da
Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Dottore della Chiesa, che la Chiesa ha fatto proprio riportandolo nel
Catechismo della Chiesa Cattolica, sembra essere frutto di una rivelazione privata o di un’ispirazione divina
ritenuta sicura da Sant’Alfonso e, a quanto pare, anche dalla Chiesa.

Fideismo
Se per fideismo si deve intendere un’accettazione acritica e con fede assoluta (cioè, se fosse possibile, a modo
della fede soprannaturale), di una verità a cui si può arrivare con la ragione, per estensione potremmo dire
fideista anche l’eventuale credenza che si ripone, per quanto possibile, nelle verità soprannaturali solo in forza
dell’autoconvincimento umano e, perciò, senza l’aiuto della grazia. Una “fede” che non è vera fede.

Miracoli
Perché tra i miracoli di Gesù, che pure, dice il Vangelo, in certe occasioni guariva tutti quelli che chiedevano la
guarigione, non ci sono, stando almeno ai racconti evangelici, la ricostituzione di arti amputati?
Innanzi tutto occorre dire che Gesù non voleva dare spettacolo. Inoltre, in genere i miracoli di Gesù si basavano
sulla fede delle persone: quella che avevano, ma anche che avrebbero potuto avere.
I miracoli di Gesù non volevano fomentare miracolismo e fideismo, caratteristiche di una falsa fede, ma
manifestare il suo amore per l’uomo e per ogni uomo, accrescere la fiducia in lui e nelle Promesse del Cielo,
suscitare la gratitudine e la carità.
Forse certe guarigioni non gli sono mai state chieste, forse perché ritenute come impossibili o inopportune, come
fossero, ad esempio, un tentare Dio. O, forse, per altri motivi.
In ogni caso è da credere che nella Giudea di allora i gravi incidenti conducessero molto spesso alla morte, per
cui le amputazioni probabilmente erano pochissime.
Ma forse ci sono stati arti ricresciuti di cui il Vangelo non parla per vari motivi funzionali a promuovere la fede.
In ogni caso nella Storia della Chiesa ci sono prove di miracoli che riguardano la ricomparsa di parti del corpo
mancanti. Del resto Gesù stesso ha detto che i suoi discepoli avrebbero fatto cose più grandi di lui.

Eden
Se l’uomo avesse perseverato nell’innocenza e avesse continuato a vivere nell’Eden, non avrebbe difetti veri.
Potrebbe sempre svilupparsi spiritualmente, ma sarebbe esente dal male e dalle sue conseguenze.
Non vi sarebbero perciò persone fisicamente malate o sgraziate e, nello stesso tempo, si saprebbe apprezzare ciò
che è veramente apprezzabile, sia secondo criteri universali evidenti, che secondo la percezione, perfetta ma
originale in ogni persona, che se ne ha di essa, in modo che la bellezza si personalizzerebbe pur rimanendo
universale, favorendo così la comunione.

Eventi e sistemi
Schematicamente e in senso relativo, potremmo dire che un evento “piccolo”, relativamente al “sistema”
immediatamente superiore a cui appartiene, generalmente sembra come “riassorbito” da quest’ultimo in modo da
non mutare sostanzialmente la sua visione generale.
Ma come influisce realmente sul sistema superiore è da dire a causa dell’imprevedibilità insita nel mondo.
Ma tutto il mondo è in relazione all’uomo e, più ancora, a Dio che lo regge e gli dà senso.

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Nel “sistema Dio”, ogni evento che Dio permette concorre a evidenziare le perfezioni divine.

Circostanze ed essenza.
Tutti gli eventi, come tutti i luoghi e i tempi, a certe condizioni possono ricollegarsi all’evento della salvezza e
assumere caratteri dell’assoluto pur rimanendo circostanze. E perciò possono rappresentare una via d’accesso
verso l’essenza.

Eucaristia
Poiché l’uomo è caratterizzato primariamente dall’anima, la grazia si può ottenere anche attraverso un atto di
carità soprannaturale a cui il copro partecipa di conseguenza, ma poiché l’uomo è anche il suo corpo, Dio ha reso
necessari i Sacramenti e l’Eucaristia, che in qualche modo comunicano la grazia “utilizzando” il corpo umano.

Provvidenza
Se i miracoli sono manifestazioni straordinarie che, ordinariamente, si manifestano con frequenza non scontata,
la Provvidenza, anche quando si manifesta con caratteristiche che appaiono straordinarie, rientra con più
frequenza nell’ordinario.

Razionalità e sentimenti umani


Se prima del peccato originale la razionalità umana era concorde col sentimento, tanto che l’uomo “sentiva” solo
ciò che è giusto, col peccato questa unità si è in buona parte rotta.
Così oggi, se da una parte c’è il rischio del razionalismo, dall’altra si rischia il sentimentalismo (che possono
anche sussistere insieme).
Ma, se il sentimento non dà profondità alla razionalità e la razionalità non dirigere il sentimento, l’uomo sembra
stupido.
Il sentimento, infatti, che vola alto dando profondità all’intelletto, se disancorato dalla ragione, è preda dei
“venti”, mentre la ragione, che è efficace solo se segue le “regole” della logica come un treno segue le rotaie
(anche se, a causa del peccato, possono essere danneggiate), se disancorata al sentimento, inaridisce e
disumanizza.
Il razionalismo infatti, rinunciando al “gusto” del sapere, e perciò alla sapienza, fa sembrare stupido anche il più
intelligente, così come il sentimentalismo, che è facilmente preda delle mode e delle ideologie, che non sono
affatto frutto della razionalità, ma piuttosto del “volere ciò che si “sente”. Ma quando il sentimento piega
l’intelligenza al sentire soggettivo, adopera anche le risorse intellettuali più elevate come ci si aspetta dagli
stupidi.

Chiesa e fratellanza universale


Riduttivamente si potrebbe dire che l’umana “fratellanza universale” sia conseguenza del fatto che Dio ci ha
creato e che tutti discendiamo da Adamo ed Eva.
Ma Dio ha creato i nostri progenitori in stato di grazia, per cui anche la fratellanza universale tra gli uomini è
stata elevata fino all’ordine della grazia.
Ma poiché l’uomo ha peccato, per ripristinare le crepe subite dalla fratellanza tra gli uomini e portarla a
compimento, occorreva vincere il peccato per ristabilire l’innocenza.
Ma per tutto questo non ci sarebbe ancora stato bisogno della Chiesa così com’è.
Infatti, per ristabilire il rapporto con Dio secondo la natura umana e l’ordine della grazia, non ci sarebbe stato
bisogno dell’Incarnazione del Figlio.
La Chiesa di Gesù è infatti frutto dell’Incarnazione, che ha comportato una grazia superiore a quella della
creazione ma non il ripristino dell’Eden, anche perché la redenzione è avvenuta attraverso una grazia che ha sì
rinnovato la creazione, ma non attraverso una nuova creazione materiale.
Perciò la Chiesa è chiamata non solo a portare la grazia di Cristo ma, attraverso questa, anche a ristabilire la
natura dell’uomo, e perciò a farsi promotrice della fratellanza universale anche in senso umano, cosa che non
può avvenire separatamente dal suo fine, che è la fratellanza in Cristo che rende figli di Dio.

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Anzi, è proprio realizzando la fratellanza in Cristo che la Chiesa dà il suo contributo (peraltro indispensabile per
la piena riuscita) alla costruzione della fratellanza universale, che per i non credenti di buona volontà rappresenta
una preparazione alla realizzazione della fratellanza in Gesù.
E’ la fratellanza in Gesù che muove e che è il fine: senza questa la Chiesa non può essere “collegata” alla
fratellanza universale.

Originalità
L’originalità di ognuno si manifesta essenzialmente sviluppando il proprio rapporto con Dio.
Il resto sono solo circostanze.
Le regole servono per evidenziare e sviluppare l’originalità, sia essenziale che di circostanza, in relazione agli
altri. Perciò sia il peccato, che le regole che conducono a un pensiero unico pregiudiziale, minano lo sviluppo
dell’originalità dell’uomo, che è opera di Dio.

Rinunce
San Paolo riferisce di una considerazione di Gesù che i Vangeli non riportano: “C’è più gioia nel dare che nel
ricevere”.
Questo principio, applicato concretamente per quanto possibile e opportuno, vale anche nei riguardi Dio, per cui
fare delle rinunce per offrirle a lui, dà più gioia che non farle. Gioia soprannaturale maggiore e, perciò,
ordinariamente, anche gioia spirituale di ordine naturale maggiore.

Le risposte di Dio
Per capire la volontà di Dio, più che partire dalla lecita ricerca dei perché, occorre partire dalle “risposte” che
Gesù ha dato attraverso il Vangelo. E occorre partire dall’evento concreto della Croce di Cristo.

Carità e visione divina


Se Dio è Carità, la carità riassume tutto: i misteri divini e ciò che di essi sono la conseguenza.
Riassume la verità dei pensieri e dei concetti inesprimibili dell’uomo, e di tutte le circostanze che ne possono
scaturire, perché dalla carità derivano tutte le possibili circostanze che conducono ad essa.

Libertà di pensiero e verità


La lecita libertà di pensiero non solo non contrasta con le certezze della fede, ma scaturendo, anche se
indirettamente, da esse, le radica nell’anima, così come la soggettività si rafforza vincolandosi all’oggettività.
Infatti, sicuro nella verità, il pensiero può svilupparsi naturalmente e armoniosamente in modo da “scoprire” che
tutto conferma la verità oggettiva, amplificando così la partecipazione dell’intelletto alla verità.

Sogni e realtà
Ci sono due tipi di sogni: uno utopico e uno realista.
Il sogno utopico è irrealizzabile come sposare il Principe azzurro o la Bella addormentata. Il sogno realista,
invece, anche qualora non si realizzasse concretamente, si realizza operando.
E’ simile alla Basilica della Sagrada Famiglia, ancora incompiuta ma che si può ammirare sia in ciò che già è
realizzato, sia in ciò che è da compiere e in ciò che significa e a cui tende.
Questi sogni, infatti, sono ancorati contemporaneamente nelle due realtà umane: quella invisibile, a cui fa
riferimento l’anima, e quella visibile del mondo concreto, imperfetto e malato, ma che aspira alla redenzione.

Povertà materiale
Ciò che ha distrutto la Comunione con Dio, cioè il peccato, Dio lo adopera per la salvezza: è in tal senso che Dio
può permettere il peccato.
Di fatto, Gesù ci ha salvato attraverso la sua ingiusta condanna, che è un peccato ma che anche manifesta tutti i
peccati degli uomini.
Ma il peccato rimane proibito non solo in quanto è un male, ma anche perché è un male che h scontato Gesù,
l’Innocente. Se così non fosse, la Chiesa permetterebbe il male anche sottoforma della condanna di un innocente.

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Perciò, dire che il peccato è necessario, è come dire che gli adoratori della dea Kali erano animati da un principio
valido.
Così la povertà materiale dei miseri del mondo: in se stessa, essendo innaturale, non favorisce il rapporto con
Dio, ma Dio la permette per combattere la ricchezza spirituale. E, in tal senso, diventa strumento di salvezza.
La ricchezza materiale, invece, può diventare strumento di salvezza solo condividendola.

Santa Ildegarda
Sebbene Santa Ildegarda fosse malaticcia, nel suo insegnamento è evidenziato come occorre cercare di stare
bene, sia nel corpo, che nello spirito e nell’anima, in quanto ogni cosa è orientata a Dio e ha come fine la gloria
di Dio e la vita eterna.
Operare e pregare per la salute e la serenità non contrasta con l’accettare la Croce, né con l’offerta come anima
vittima, ma, anzi, le tre cose vanno integrate armoniosamente in un’unica visione, a seconda della misura della
fede di ognuno.
Questo si evidenzia in tutte le sue opere, anche laddove parla di medicina e di salute, in cui la santa riporta cose
che allora si sapevano o che si credevano di sapere, ma anche altre ose, secondo l’illuminazione ricevuta e
secondo i mezzi medici e lo stile medico di allora.
La santa faceva innanzi tutto consistere la salute complessiva, e perciò in primo luogo la salute dell’anima, in
una sintonia tra l’uomo e Dio.
Vita sana, pace interiore e pace in Dio, convergono e si rafforzano a vicenda, ma è la pace in Dio il principio e il
fine di tutto e sarà la pace in Dio che, in Paradiso, realizzerà pienamente ogni desiderio di sanità.
L’opera medica di Santa Ildegarda è conseguenza di un’unica visione cristiana della vita e del mondo, in cui
tutto, anche la ricerca della salute, diventa Vangelo vissuto e perciò rispetto per il corpo e per il creato secondo
l’ordine e la gerarchia propri di ogni elemento in Dio.
In questa visione di Ildegarda rientra, a maggior ragione, l’eventuale efficacia puramente farmacologica di certi
suoi rimedi.
Fondamentale, nei suoi rimedi medici, è a preghiera, affinché la natura delle medicine sia messa a servizio
dell’uomo.
Al di là dell’effettivo valore medico dei suoi rimedi, che spesso non è affatto da escludere, la scienza di santa
Ildegarda non ha nulla di magico e, anzi, si configura come una “scienza” della scienza.

Povertà
Se la povertà andrebbe abolita per legge perché ingiusta, ma anche perché favorisce la criminalità, andrebbe
proibita per legge anche l’eccessiva ricchezza, sia perché ingiusta, ma anche perché favorisce la criminalità: la
grande criminalità, quella capace di scatenare anche una guerra.
“Sebbene Dio permette al ricco di possedere le ricchezze e sostiene il povero, è l’immagine del povero che è la
sua immagine propria e quella che egli ama” (Santa Ildegarda).
Se Dio permette ai ricchi di possedere le ricchezze, lo fa a fin di bene.
Egli che permette il male a fin di bene, può farlo anche con le ricchezze.
Se non le permette, vuol dire che è meglio.

Vangelo
Dice Gesù: “Chi mi ama segue i miei comandamenti”.
Per cui: chi non segue i suoi comandamenti, se ama, non ama lui, mentre chi li segue ma non ama il prossimo,
non segue lui.
Ciò che “collega” l’amore per Gesù col mettere in pratica i suoi comandamenti, è la grazia che Dio ci dona, ma
che la nostra volontà deve rendere operante.

Ideologie
Le ideologie, al contrario degli ideali, esistono solo contro qualcuno, per cui non rappresentano valori oggettivi.
Infatti, perché le ideologie possano diventare attraenti pur non essendolo, devono rendere meno attraenti gli altri,
ridicolizzandoli, disprezzandoli e anche odiandoli. I cristiani, invece, amano i loro nemici!
Per questo chi è ideologizzato vede chi non la pensa come lui sempre come un nemico.

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Le ideologie non si fondano sulla ragione, ma su un sentimento irragionevole. Di conseguenza, più uno è
ideologizzato, più tende a credere a quello che sente, che, alla fine, è quello che vuole.

Santità
Non bisogna fare a gara a chi ne sa di più, ma a chi è più santo, sapendo però che, in una gara tra santi, vince chi
arriva ultimo (cioè chi si crede ultimo).
In queste gare, infatti, non contano le opere (che pure ci devono essere), ma l’amore che ci si mette.

Grazia e grazie
La grazia comporta le grazie e le grazie predispongono, preparano e favoriscono la grazia.
Così l’Eucaristia rispetto ai doni di Dio quali i carismi, i luoghi santi, ecc.
Rifiutare la grazia comporta anche il dover rinunciare a tante grazie (ma Dio fa sempre grazie speciali per
indurre alla conversione, che in questo caso sono dovute alla grazia che Dio vuole donare).
Allo stesso modo, rifiutare tante grazie che Dio dona, comporta anche rinunciare a sfruttare tutte le potenzialità
della grazia. Sarebbe un po’ come rinunciare a mangiare il pane moltiplicato da Gesù, che è il Pane disceso dal
Cielo, nei famosi episodi evangelici.

Sogni secondo Dio


Più i nostri sogni sono secondo il sogno di Dio, più si realizzano, mentre, se contrastano con il sogno di Dio, o
non si realizzano o, se si realizzano, non danno pace, ma si rivelano come incubi.
Ma anche dopo delle scelte sbagliate, Dio non abbandona gli uomini, ma ne “riscrive” il suo sogno sulla loro
storia, un po’ come dopo il peccato originale ha fatto con l’umanità.
E, in modo analogo alla storia dell’umanità dopo il peccato originale, la storia personale subirà le conseguenze
delle scelte sbagliate (ad esempio un matrimonio “fallito”) che, però, sono permesse perché possano risolversi a
fin di bene. Dio, infatti, scrive dritto anche sulle righe storte, dice la Bibbia, ma occorre la collaborazione
dell’uomo al suo progetto.

Principio di causalità
Qualcuno pare voglia mettere in dubbio la validità del principio basilare della causalità (causa-effetto),
nonostante funzioni benissimo per la logica e la scienza, mentre il contrario non funziona, e nonostante la sua
stessa vita sia impostata nel rispetto di questo principio.
Se costui vuole essere ascoltato, allora dimostri i casi in cui l’effetto produce la causa.
Se porta ad esempio la Meccanica Quantistica, l’esempio è sbagliato, perché il modello, soprattutto nella MQ,
non riproduce la realtà vera, ma una sua risultante riduttiva. Cioè: è come se, a certe precise condizioni, il mondo
quantistico funzionasse in quel modo, anche se non è in quel modo.
Di fatto il mondo quantistico è impossibile da vedere, ma comunque soggiace a ferree leggi matematiche, che
sono consequenziali e perciò causali.
L’eventuale casualità non inficia il valore della causalità, semmai vi aggiunge degli imprevisti.

Beni materiali
Gesù, riferendosi ai beni materiali sovrabbondanti, parla di “ingiusta ricchezza”.
Ma non chiama “ingiusti” i ricchi, perché non necessariamente lo sono: a essere sicuramente ingiusto, infatti, è il
sistema, che, però, lo è a causa dei peccati degli uomini.
Ma se proprio un sistema politico-economico dovesse prevedere ingiustizie, almeno che siano a vantaggio dei
poveri (anche se una società che produce poveri non può che essere ingiusta a favore di alcuni). Cioè, se proprio
si dovesse scegliere fra due estremi, è meglio un sistema che garantisce il reddito di cittadinanza anche ai
fannulloni, piuttosto che un sistema che favorisce legalmente la rapina dei ricchi e lo sfruttamento del lavoro.
Santa Ildegarda ha detto che Dio permette ad alcuni di arricchirsi, ma lui, incarnandosi, per sé ha scelto di essere
povero. Dio, perciò, permette l’ingiusta ricchezza come conseguenza del peccato, così come permette il male.
Per cui la permette a fin di bene, cioè per far sì che i beni vengano ridistribuiti non secondo principi egualitari
ideologici, ma secondo equità.

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Una società giusta non deve limitarsi ad avere un sistema politico ed economico sufficientemente equo, per
quanto questo sia importante, ma deve contenere e custodire un germe di giustizia che viene da Dio stesso, in
grado di trasformare misteriosamente tutta la società attraverso la grazia, come fa il lievito con l’impasto.

Ruoli
Nella società di oggi si vogliono abbattere tutti i ruoli, ma dei ruoli ben equilibrati favoriscono a vivere secondo
l’ordine stabilito da Dio.
I ruoli, però, non sono come delle rotaie, ma sono più che altro degli indicatori di “direzione”, come le porte in
un percorso di slalom, che ogni sciatore supera secondo traiettorie proprie.
In genere non ci sono regole fisse a parte quelle della natura, e perciò quelle della morale e della carità.

Natura fisica e i suoi limiti


La materia non si spiega da sola ed è limitata, per cui la tecnologia non potrà mai superare le leggi fondamentali
della natura ma, al massimo, potrà tendere alla loro applicazione pratica fino al loro limite. Di conseguenza, i
viaggi nel tempo sono impossibili.
E questo non solo perché la teoria einsteniana, comprovata da innumerevoli esperimenti, afferma che la velocità
della luce non potrà mai essere raggiunta da qualunque cosa abbia una massa, per quanto infinitesimale essa sia.
Supponiamo, infatti, che il modello dell’universo di Einstein possa essere superato e relativizzato da un altro
modello che ne dimostra la validità approssimativa, e che tale nuovo modello ammetta che la velocità della luce
possa essere superata: non si potrebbe ugualmente viaggiare nel tempo perché lo impedirebbe il principio di
causa-effetto, che è un limite della logica e perciò anche pratico, in quanto il mondo non contraddice la logica
umana ma può essere spiegato da essa (per come è possibile).
Per dimostrare che i viaggi nel tempo sono fisicamente possibili, infatti, occorrerebbe che, almeno una volta, si
possa produrre un fenomeno in cui davvero non è la causa a produrre l’effetto, ma è l’effetto a produrre la causa.
E questo è assurdo, sia filosoficamente che fisicamente.
E, in ogni caso, anche se, per assurdo, si potessero dimostrare veri fenomeni che esulano dal principio di
causalità, non si potrebbe viaggiare nel tempo senza contraddire delle verità di fede, come quella che afferma
che si vive una sola volta e che, dopo la morte, vi sarà un giudizio particolare definitivo.
In tal caso, perciò, di cui torno a sottolineare l’assurdità e perciò l’incoerenza di qualunque discorso che ne
consegue, Dio avrebbe comunque imposto alla natura il limite dell’unidirezionalità del tempo.

Verità
Anche in ambienti non cristiani e, addirittura, anti cristiani, possono essere portate avanti delle verità che
potremmo chiamare “secondarie” rispetto alla Verità da cui tutto origina, che tutto muove, verso cui tutto si
orienta e tutto converge. E possono essere portate avanti in buona fede e con passione (se non si riducono solo a
un pretesto conscio o inconscio che sia).
Possono perciò coinvolgere anche i credenti, purché questi privilegino la Verità rispetto alle verità.
Riconoscere certe verità cavalcate da certe organizzazioni sbagliate, non significa indulgere negli errori di quelle
organizzazioni ma a volte, anzi spesso, significa piuttosto combatterle con ancora maggiore determinazione. La
determinazione della carità.

I cristiani e la politica
Se consideriamo le differenze tra la sinistra-progressista e la destra-conservatrice, vediamo che spesso
interessano solo un periodo storico particolare.
Ma ci sono anche caratteristiche universali tipicamente della sinistra e altre tipicamente conservatrici.
Il concetto base di sinistra a cui tutti fanno universalmente riferimento, ha avuto origine in Francia poco prima
della Rivoluzione Francese, è continuato col Marxismo, per poi proseguire con i post marxisti.
Poco prima della Rivoluzione Francese, il Terzo Stato, cioè il popolo, fu rappresentato nell’arena politica di
allora, sia dai monarchici e cattolici, che si schierarono fisicamente alla destra del Presidente, sia dai
rivoluzionari e anticlericali, che si schierarono alla sinistra del Presidente. Da allora, rivoluzione e
anticlericalismo hanno storicamente caratterizzato la sinistra.

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Non che non ci fossero dei disvalori anche tra i conservatori, ma i conservatori cattolici avevano comunque
come punto di riferimento la dottrina sociale della Chiesa, con cui dovevano fare i conti e che, se in buona fede,
li orientava facendoli progredire.
E non che tra i conservatori non ci fossero gli anticlericali: il “conservatorismo”, infatti, ha confini molto meno
definiti della sinistra e, anzi, quasi per nulla definiti.
Ciò però non toglie che la storia dimostra come da allora gli anticlericali e i nemici della Chiesa si siano posti a
sinistra con naturalezza, quasi come la loro fosse una scelta conseguente al loro anticlericalismo, mentre tra i
conservatori, l’essere tali non coincide automaticamente con l’anticlericalismo, e l’anticlericalismo non è mai
stato visto come l’idea portante del conservatorismo.
Di conseguenza, i cattolici fedeli alla Chiesa non possono che essere, secondo il linguaggio usato in politica, che
dei conservatori.
Conservatore in campo cattolico, però, non vuol dire rinuncia al progresso, soprattutto morale. Anzi, è proprio
perché i cattolici sono conservatori riguardo alla fede, che sono i più “progressisti” riguardo i valori che ne sono
la conseguenza.

Opere di misericordia
Tutte le opere possono essere in qualche modo rapportate alle opere di misericordia citate da Gesù.
Ad esempio, l’accoglienza della vita nascente o il rifiuto di essa, che può essere “ridotta” nel dare o non dare da
mangiare al nascituro: se lo si accoglie, lo si nutre, se lo si uccide, non lo si nutre.

L’Amore di Dio e gli attributi divini


L’Apostolo Giovanni definisce Dio come Amore, cioè come l’essenza stessa della carità, che è l’amore
soprannaturale di Dio.
Ma Dio è anche giustizia, sapienza, onnipotenza… infiniti.
Perché allora è soprattutto definito come Amore, quasi fosse la sua “carta di identità”?
Perché l’Amore è l’origine e il fine di tutti gli attributi divini, che ne sono una conseguenza. Compresa la
misericordia, che è l’amore in opera. Gli attributi divini sono inseparabili, ma tutti sono Amore.
L’amore di Dio, in relazione agli attributi divini, è un po’ come l’Eucaristia in relazione agli altri Sacramenti.
Un’analogia tra l’infinito amore di Dio e, ad esempio, la sua infinita intelligenza, la si può riscontrare nel
rapporto che c’è, nelle creature, tra il loro amore e la loro intelligenza.
E’ così che i demoni sono rimasti intelligentissimi, secondo il loro dono naturale, pur non possedendo la santità,
e perciò nemmeno la volontà di bene propria della loro natura.

Mito e realtà
Come può il particolare soggettivo universalizzarsi e oggettivarsi?
Schematicamente: attraverso un processo di “mitizzazione” che “prima” lo astrae dal tempo e dallo spazio, ma
non dalla verità, “traducendolo” nelle categorie dei principi universali, in modo che “poi” possa di nuovo
concretizzarsi personalizzandosi nella vita di ognuno e, di conseguenza, nella società.

Ideologie
I peccati degli uomini, “accumulandosi”, sedimentano, formando delle “strutture di peccato” che producono
ingiustizia.
Le ideologie non sono altro che delle speciali strutture di peccato particolarmente complesse ed efficienti, che
pretendono di dare risposte a tutte le esigenze dell’uomo e di essere credute con fede “religiosa”.
Usano ideali veri, ma anche contro ideali, come l’antirazzismo o il razzismo, a seconda del proprio tornaconto,
ma tendono anche al trasformismo per mantenere il potere non solo materiale, ma sulle persone: una sorta di
potere “spirituale”.
Per questo, al di là delle varie denominazioni ideologiche, la continuità delle ideologie con le proprie “radici”
attraverso il tempo, è essenzialmente continuità nel peccato, la cui radice si trova nell’ideologia madre di tutte le
ideologie, che è la ribellione del peccato originale. Ribellione che si è riproposta in modo particolare, quasi come
in una nuova origine, con la separazione luterana.

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Anche se quella ribellione è una cosa e i protestanti, che ne sono la conseguenza, ne sono un’altra, tanto che
possono essere autenticamente fedeli a Cristo.

La misericordia divina nel prevenire il peccato


Santa Teresina di Lisieux, parlando della misericordia divina, dice che per lei si è manifesta prevenendola dal
peccato, come se Dio, mentre ad alcuni figli li cura una volta caduti, ad altri, di nascosto, toglie i sassi perché
non possano inciampare. Se questi figli se ne accorgessero, sarebbero immensamente grati al padre.
Da questa dottrina possiamo dedurre il seguente schema:
1) ci possono essere figli a cui Dio non permette la caduta, ma che non se ne accorgono e perciò, di fatto, amano
poco perché è stato perdonato poco;
2) ci sono figli che cadono e sono grati al padre che li cura, e lo amano molto;
3) ci sono figli a cui il padre non permette la caduta, essi se ne accorgono e, allora, lo amano immensamente.
In definitiva, se si ama molto, è meglio non peccare, ma se si pecca, è come se Dio amasse i peccatori di un
amore speciale.

Bontà
Un atto di sincera bontà di per se è universale e rifugge l’odio.
La bontà umana autentica, non contrastando con la grazia, è redenta dalla grazia.
La bontà è più di un sentimento: è una disposizione d’animo, che si manifesta soprattutto attraverso la
compassione e l’assenso della volontà al bene.
Se, infatti, i sentimenti possono ingannare, le disposizioni d’animo no. Ma i buoni sentimenti vanno coltivati
perché predispongono alla bontà.

Santuari
A seconda delle scelte e della “misura della fede” di ognuno, Dio dona la grazia, e le grazie più opportune, con la
larghezza massima più opportuna.
Per cui, in virtù delle scelte di fede, una persona può ricevere una grazia più grande attraverso la visita a un
santuario, ma può accadere anche che può ottenere una grazia più grande offrendo in preghiera la sua vita senza
andare in quel santuario.
I santuari sono mezzi voluti da Dio, ma non sono Dio, che è tutto ciò che è necessario.
Per questo occorre equilibrio nella fede: il resto lo fa Dio, che non fa mancare nulla a nessuno.

Circostanze
La beata Madre Speranza di Gesù ha detto che le circostanze sono volute o permesse da Dio e che, perciò,
dobbiamo stare tranquilli.
Ma Madre Speranza ha anche detto che l’amore muove al sacrificio, per cui non dobbiamo ambire ad una vita
tranquilla (secondo il mondo).
Ha detto che occorre pensare solo alla vita del Cielo, ma ha anche detto che dobbiamo servire gli altri e
soprattutto i poveri.
Più operiamo secondo la volontà di Dio attraverso la grazia divina, più le circostanze corrispondono alla sua
volontà e perciò, in un certo senso, meno corrispondono alla permissione di Dio del bene minore, o anche il
male, per la nostra conversione e santificazione, perché egli vuole per noi il bene maggiore possibile.

Note su Medjugorje
L’approvazione di fatto, da parte della Chiesa, di Medjugorje come luogo di autentica spiritualità mariana, può
significare che la spiritualità medjugorjana può rappresentare un modo particolarmente equilibrato di
interpretazione del Concilio Vaticano II, che non rinuncia a nulla della Sacra Tradizione, ma che si apre a una
rinnovata comprensione della Rivelazione, proprio per radicarsi nella Tradizione anche in chiave anti
modernista.
Inoltre, dalle parole dei veggenti riguardo i dieci segreti e dalle parole dei messaggi riguardo al fatto che il
digiuno e la preghiera possono evitare anche le guerre, sembra di poter ipotizzare che le guerre non fanno parte
dei segreti, anche se sono comunque incombenti.

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Secondo la mistica Marthe Robin, la “nuova Pentecoste” non avverrà in modo “irruento”, come avvenne il
giorno della Pentecoste, ma ci saranno molte conversioni.
Non è che debbano mancare episodi straordinari, segni strepitosi e miracoli, tutt’altro, ma sarà soprattutto la
grazia ad agire con forza in cuori preparati dalle prove.

Grazia e umanità
Sia nei ministeri della Chiesa, ma, anche se in modo diverso, nei carismi, la grazia eccede l’umanità, tanto che
una Messa, di per se, non perde di “potenza” nemmeno se il sacerdote è indegno, e i carismi, per se stessi,
possono in qualche modo manifestarsi anche se il carismatico è indegno.
Ma anche la santità in certo modo eccede l’umanità.
Un esempio di quanto la grazia eccede l’umanità e, anche, le grazie, si può vedere in San Giovanni Battista, la
cui “missione”, pur essendo la più grande tra gli uomini dell’Antico Testamento, è la più piccola in confronto a
quella degli uomini del Nuovo Testamento. Egli, infatti, per molti santi e teologi è, dopo Maria e Giuseppe, il
santo più grande.
Di conseguenza, la sua missione intesa come chiamata alla santità, e non solo come “ufficio”, è la più grande al
di fuori della Sacra Famiglia o, almeno, è quella che meglio si è realizzata, fino a un dato periodo.
Non sapeva molte cose, non aveva, pare, particolari doni mistici, non ha “visto” un gran che, a parte quando
Gesù ha ricevuto da lui il battesimo, e non ha seguito materialmente Gesù, ma ha adempiuto la sua missione con
amore totale, per cui possiede tutto in grado elevatissimo.

Discernimento
Davanti a possibili carismi, apparizioni, doni mistici, ecc. come comportarsi?
Naturalmente non si può seguire tutto e si può non credere a tutto ciò che è autentico (a volte ciò che è autentico
va sfrondato da ciò che fa da contorno).
La cosa importante, però, è non avere pregiudizi, essere aperti e non calunniare e mancare di carità.
Poi Dio agisce comunque.
Il Santo Curato d’Ars, ad esempio, esaminando i veggenti Melania e Massimino, non credette alle apparizioni di
La Salette, poi riconosciute dalla Chiesa.
Contro Padre Pio, invece, ci fu una vera persecuzione.
Non si deve per forza avere un’idea precisa su tutto, si possono avere dei dubbi, si può essere possibilisti, e
comportarsi di conseguenza. L’importante è la fede della Chiesa.
Spesso, invece, è facile cadere nell’errore opposto, che consiste nell’essere acritici e creduloni.

Comunione nella verità


Molte affermazioni sbagliate sono, in realtà, delle verità parziali, o “mezze verità” che, però, inducono a
escludere l’altra parte della verità. Cioè: è “una” verità parziale che si propone come totale e perciò non è
integrabile, per principio interno, nella “verità tutta intera”, che conferisce armonia, universalità e profondità.
Ad esempio: è vero che la proprietà privata è ammessa dalla Chiesa, ma è anche vero che serve perché tutti
possano godere dei beni del Creato.
Per cui sono in errore sia i marxisti, che non vogliono che nessuno possa goderne liberamente, e sbagliano i
liberisti, che ne vogliono godere arbitrariamente, anche a scapito degli altri.
Ed è vero che, essendo tutti gli uomini chiamati alla salvezza, in tal senso sono tutti fratelli, ma è anche vero che
la provvidenza ha previsto “popoli e nazioni” perché la salvezza possa meglio realizzarsi ovunque.
Così come, in qualche modo, la Chiesa, entità soprannaturale e universale, sulla Terra si è suddivisa in entità
territoriali che non ne intaccano l’unità ma che, anzi, servono a realizzarla in pratica e concretamente.
La vera separazione è quella dalla “verità tutta intera” e dalla comunione nell’amore.

Dottrine ideologizzate
L’ideologia che sta alla base di ogni ideologia consiste nell’ateismo, teorico o pratico, e perciò nel materialismo,
nell’odio, nel rigettare ogni trascendenza, nel non separare le idee e i comportamenti dalle persone e perciò nel
vedere gli “altri” come nemici...
Più una dottrina assume queste caratteristiche, più assume le caratteristiche dell’ideologia.

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Dio perciò detesta le ideologie, ma guarda al cuore dell’uomo e a come si pone davanti alla verità, che è
totalmente anti ideologica. E Dio non fa differenza tra persone.

Croce
La Croce di Gesù non è conseguenza del suo peccato, ma è conseguenza del peccato degli uomini di tutti i tempi.
La nostra croce, invece, è anche frutto dei nostri peccati.
Noi paghiamo spesso le conseguenze dovute al peccato che Dio non voleva, ma che si possono offrire a Gesù.
Accettando con fede sia le conseguenze del peccato originale, che quelle del peccato attuale, sia degli altri, che
nostro, accettiamo di unire la nostra croce a quella di Gesù.

Vita
Come è impossibile rappresentare pienamente un libro in un film, a maggior ragione è impossibile rappresentare
una vita in un libro.

Limiti
La proibizione che Dio dette ad Adamo ed Eva di mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male,
non rappresenta il divieto di Dio alla conoscenza, ma il divieto a voler superare il limite naturale dell’uomo
attraverso la natura, per incentivarlo a superarsi attraverso il mistero trascendente di Dio che si dona a noi, e che
sta all’origine della natura.
Il suo limite naturale, per l’uomo, è la porta attraverso cui, tramite la grazia, può aprirsi al Mistero divino.

Pastorale migratoria
La pastorale a favore dei migranti va benissimo e può essere anche profetica, ma non deve andare contro la
dottrina precedente che presuppone come fondamentale lo sviluppo dei paesi poveri, e purché non si destabilizzi
l’ordine e la legalità nei paesi ospitanti e si contrasti, anche “politicamente”, il liberismo che provoca povertà,
ingiustizie e immigrazione.

Formalismi
Giustamente si deve stare in guardia contro il formalismo verso Dio, cioè verso la pratica religiosa vuota e a cui
non corrisponde una sensibilità verso il prossimo, poco però si parla del formalismo delle opere di solidarietà,
anche queste tipiche del fariseismo e condannate da Gesù.
Infatti c’è anche chi suona la tromba per magnificare la propria solidarietà ma non va mai in Chiesa, e così
facendo, più che amare il prossimo, ama sé stesso.
Non solo, la solidarietà senza la carità, tipica dei “solidaristi” favorevoli all’aborto, è una manifestazione di
quella specie di razzismo che è la discriminazione: la solidarietà, infatti, o è universale, e perciò comprende
anche la vita nascente, o non è solidarietà.
E se è vero che Gesù, condannando il formalismo delle opere di solidarietà dei farisei, si rivolge sempre a dei
“religiosi” e non a dei “laicisti”, è anche vero che San Paolo sottolinea come la colpa dei pagani, che potremmo
equiparare in qualche modo ai “laici” odierni, sia comunque di natura religiosa, in quanto consiste nel non
cercare veramente Dio.

Bene integrale
L’uomo deve cercare sempre il meglio in senso integrale.
Il progresso e il benessere, perciò, devono avanzare con una migliore comprensione del Vangelo, con la
manifestazione della grazia, con lo spirito penitenziale, ecc.
Ma poiché spesso non è così, in quanto l’uomo privilegia il progresso materiale rispetto a quello spirituale,
favorendo perciò un conflitto, cosa che non di rado fa sì che il progresso materiale venga usato a discapito di
quello spirituale, ne deve pagare le conseguenze.

Fratellanza
Siamo tutti fratelli in Adamo, ma siamo anche tutti fratelli in Cristo nella speranza della salvezza, che Dio vuole
per tutti.

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Ma proprio per questa speranza di salvezza, la coscienza di questa fratellanza non basta: occorre evangelizzare.
Se il concetto di essere tutti fratelli, invece di incentivare l’evangelizzazione, la impedisse con il pretesto che,
tanto, siamo già tutti fratelli, allora sarebbe usato contro il suo vero significato.

Croci
Le croci che subiamo senza colpa di per se sono più gloriose di quelle che sono conseguenza del nostro peccato
o delle nostre decisioni sbagliate, ma ciò che essenzialmente dà gloria alle croci è la carità che ci si mette nel
portarle.

Il problema del male


Il male esiste ma non è qualcosa, ma la negazione del bene. Non l’ha creato Dio, ma è un rifiuto del Creatore.
Dio è l’Essere per eccellenza, Colui che è: negarlo non è qualcosa, ma un’azione che produce effetti.
Dio ha creato il Sole, che si può vedere, ma se l’uomo chiude gli occhi per non vedere, non aggiunge niente alla
Creazione, ma “toglie” a sé stesso, cosicché, rifiutando la verità, non si realizza.
C’è l’uomo e c’è la libertà, come prima, solo che l’uomo agendo contro la Verità, “fa” il male.
E, in un certo senso, lo “crea”.

Dio è la Vita
Dio si rivela come: Io sono colui che sono. Dio, infatti, è vita. Anzi, è la Vita.
Ma la sua essenza è carità: Dio è amore, dice l’Apostolo Giovanni. La vita, perciò, è “sentire” l’amore in modo
cosciente. Senza coscienza non c’è il sentire, almeno in modo pieno (nell’uomo la coscienza c’è sempre, almeno
potenzialmente). Vivere perciò è il sentire che pensa.
Il pensiero sta al sentire, come le opere di misericordia stanno all’amore.
In Dio la Vita esprime la sua natura, cioè la carità.

Limite e Infinito
Come il nostro limite non limita l’infinito, ma lo postula e lo evidenzia, così il precisare e definire le verità della
fede non ne limita l’infinità, né limita il mistero divino, ma, anzi, costituisce come una specie di “porta stretta”
per accedervi.
In Paradiso dunque, quando attraverso Dio conosceremo, oltre ai suoi misteri, tutte le creature insieme e
immediatamente, avremo una percezione vitale e intellettuale di tutto in modo pieno e perfetto, ognuno secondo
la misura della sua santità.

Infinito
Se Dio è infinito soprannaturale e il concetto di infinito proprio della ragione e un infinito naturale, ciò che Dio
ha creato di singolo e numerabile è finito, anche gli angeli.
Ma, sebbene Dio sia infinito nella sua stessa natura, il numero delle Persone divine è preciso.
Così, come la logica umana è espressione naturale della Logica divina trascendente, l’infinito concepito
dall’uomo è espressione naturale dell’Infinito trascendente che è Dio.
Ma l’infinito in fisica non esiste. Lo dimostrano i fatti, e, come afferma un principio filosofico, “Contro i fatti
non ci sono ragioni”.
E i fatti dimostrano, ad esempio, che il paradosso di Zenone riguardo agli infiniti punti di un segmento (per cui
“passando” da un punto all’altro non si arriverà mai al termine del segmento), in fisica non vale, e la matematica,
in fisica, deve prendere per buone solo quelle soluzioni che corrispondono alle manifestazioni della fisica.
Infatti, se la matematica risponde al principio di non contraddizione, la fisica risponde non solo a quello, ma
anche a un principio più “ristretto”: quello di causalità, che è compreso in quello di non contraddizione e che,
perciò, è regolato dalla logica matematica.

Chiesa e Fascismo
Il Fascismo è meno incompatibile con la fede del Comunismo.
I parametri da mettere a confronto sono molti, ma mi limito a tre facilmente evidenziabili.

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1) Il sistema economico sociale corporativista, tipico del Fascismo, se ben formulato è compatibile con la
dottrina sociale della Chiesa, mentre il sistema economico marxista no.
2) Il numero dei morti causati dal Comunismo, in proporzione al numero degli abitanti e al numero dei
dissidenti, è di gran lunga superiore a quelli provocati dal Fascismo.
3) Gli inizi, che manifestano lo spirito autentico di un movimento rivelandone l’essenza, evidenziano come il
movimento Fascista non nasce come una tirannia, né come nazionalista, né come guerrafondaio, né come
razzista, né come ateo (cosa che evidenzia come le scellerate prese di posizioni successive sono, in realtà, un
tradimento degli inizi), mentre gli inizi del Comunismo manifestano tutte queste dottrine.

Equilibrio
Non fa bene chi fa di più, ma chi fa il giusto. Ma il giusto va considerato anche in proporzione al proprio stato
spirituale, alla propria chiamata, e di conseguenza alla propria personalità, ecc.
Non è tanto questione di quantità, ma di equilibrio e qualità, secondo la volontà di Dio.

Forme
Forse nulla più della religione si presta ad essere trasformata ideologia e a esprimere l’idolatria.
Per questo Gesù, pur senza nulla togliere alle forme della legge, riporta tutto a livello di interiorità.
Ma l’interiorità autentica nulla ha a che fare col soggettivismo, così come le autentiche forme di espressione
nulla hanno a che fare col formalismo.
L’interiorità, quando è sincera, essendo di espressione di fede e di amore, conduce, favorita dalle forme più
opportune, alla confidenza e alla famigliarità e perciò al rispetto e all’amore.
Questo rapporto di famigliarità e rispetto, che ci deve essere anche tra gli esseri umani, si evidenzia in modo
singolare in una pura amicizia tra un uomo e una donna, dove le giuste forme, lungi da ogni affettazione, ma
favorendo un’equilibrata espressione di pudore che riconosce l’alterità e il suo mistero rispettandoli, favorisce
anche una più profonda comunione che rende più libera e più vera la comunicazione.
Ce ne ha dato l’esempio Gesù, che, nella sua vita terrena, si è sottoposto alla forma della Legge, ma si è anche
rapportato al Padre attraverso una confidente preghiera personale; ci ha insegnato il Padre nostro (che
rappresenta non solo una forma di preghiera, ma anche uno stile a cui tutte le preghiere sono chiamate a
uniformarsi), ma ci ha anche invitato a chiedere a Dio liberamente; ci ha dato la Messa, ma anche il Tabernacolo
per l’adorazione personale.

Uso dei carismi


Fare uso dei carismi significa anche “buttarsi” con fede, che è cosa ben diversa dal “tentare” Dio o avere delle
“pretese”…
Tutto va mediato secondo la dottrina della Chiesa e nulla va recepito come un “oracolo”.

Tempo
Di fatto noi tendiamo a pensare l’eternità coi criteri del tempo, cioè come un tempo senza più fine, ma
probabilmente sarebbe meglio pensare il tempo tenendo conto dei criteri dell’eternità, visto che ne è una
conseguenza derivata, dovuta alla Creazione.
I criteri dell’eternità non li conosciamo direttamente, ma possiamo farcene un concetto e, soprattutto, possiamo
averne il senso, attraverso le parole di Gesù.

Dio secondo gli ebrei e secondo i greci


Non si può escludere che la grande filosofia greca possa aver avuto un impulso col venire a contatto col concetto
di Dio unico e trascendente del popolo ebraico, anche se gli ebrei di Dio ne hanno avuto un’esperienza concreta,
mentre i greci ne hanno sviluppato il concetto in senso razionale.

Non uno iota della Legge passerà


Gesù ha detto che neanche un apice o uno iota della Legge sarebbe passato, per cui la Legge antica prevedeva il
suo superamento in Cristo, per cui gli ebrei che non lo hanno riconosciuto in un certo senso sono stati “eretici”,
cioè non hanno interpretato bene la Legge.

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Del resto la Legge andava interpretata alla luce dei Comandamenti, che sono universali e non validi solo per gli
ebrei, e attraverso i Profeti, che avevano detto che il cuore della Legge è la misericordia.
Una misericordia che è vicinanza.
Ma anche se eredi di “eretici”, gli ebrei di oggi non hanno perso certe loro prerogative, così come scrive San
Paolo quando afferma che l’ultimo popolo ad accettare la Rivelazione di Cristo sarà quello ebreo.
E questo proprio grazie al suo non riconoscimento del Messia, testimonianza viva delle sue prerogative.

Scelte
Se il fine dell’uomo è Cristo, egli, nel cercare di realizzarsi umanamente nella sua vita terrena, deve cercare di
realizzarsi anche soprannaturalmente.
Non si possono contrapporre le finalità tipiche dell’umano con le sue finalità soprannaturali.
Per cui, riguardo a cosa è meglio fare nella vita, a quali studi intraprendere, ecc., ognuno è libero di scegliere, ma
ordinando le scelte a Dio.
E generalmente chi è giusto tende a scegliere ciò che più lo soddisfa umanamente in rapporto alla giustizia, in
quanto rappresenta come un’indicazione naturale per guidarlo verso la propria realizzazione soprannaturale.

Coscienza
“Chi non raccoglie con me disperde” ha detto Gesù.
In tal senso, solo in Cristo l’uomo può fare ciò che è opportuno per realizzarsi.
Possiamo dare al termine “coscienza” un doppio significato: sia quello dell’essere psicologicamente presenti a sé
stessi (che potremmo definire la “coscienza esterna”), sia quello di sacrario in cui l’anima ascolta la voce di Dio
per come la capisce e decide su come comportarsi di conseguenza (che potremmo definire come “coscienza
interna”).
Di conseguenza, se anche a livello di coscienza esterna ci si sbaglia, ma lo si fa credendo in coscienza interna di
aver fatto la scelta giusta, l’opera umana, come dice san Paolo, sarà provata col fuoco e sarà distrutta, ma la
persona non sarà condannata.
Viceversa: se la scelta secondaria è giusta ma la scelta fondamentale, che impegna la vera volontà, è sbagliata,
allora l’opera frutto della scelta giusta può mantenersi, ma, di per se, non raggiunge il suo fine, che è quello
soprannaturale, per cui tende a corrompersi e pervertirsi.
In tal senso, si può dire che ciò che si fa con Cristo riesce e in qualche modo si realizza sempre, mentre ciò che si
fa senza Cristo, si perverte.
Per questo si può dire che il vero progresso è solo quello che scaturisce dalla Tradizione cristiana autentica (che
riconosce il bene che c’è nel mondo non cristiano, lo eleva e lo porta a compimento), mentre il progresso che si
oppone alla Tradizione, si trasforma in progressismo, con tutte le sue devianze e perversioni.

Quale dialogo?
Se i cristiani vogliono dialogare col mondo, devono sempre fare riferimento a Dio, senza il quale i “valori”
oggetto del dialogo tendono a svanire.
Infatti i valori umani postulano Dio, il cui concetto, non essendo confessionale ma filosofico, è laico.
Di conseguenza non è il dialogo a essere sbagliato, e nemmeno i temi che spesso ne costituiscono l’oggetto,
come la fratellanza umana, l’ambientalismo, ecc. A essere sbagliato è il modo di dialogare quando non è
finalizzato a comunicare la verità tutta intera.
Senza Cristo non c’è vero dialogo perché senza Cristo, che è l’alfa e l’omega, vuol dire contro Cristo.
Chi non raccoglie con Cristo, infatti, disperde.
Per questo un progresso senza Cristo è sempre un falso progresso: è progressismo, aperto ad ogni perversione.
L’autonomia delle varie discipline non vuol dire separazione, ma integrazione a Cristo.
Perché questa è, semplicemente, la realtà.

Apertura di mente…
L’apertura più grande, sia della mente che del cuore, è quella di accettare la fede (e di seguirla).
E’ la più grande in tutti i sensi, perché non viene da noi o da altri uomini limitati, ma viene da Dio, che è
l’Infinito trascendente.

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La fede comporta apertura di mente e di cuore perché comporta fidarsi, e fidarsi a ragione.
L’uomo spesso non si fida di Dio perché vede nelle proposte di Dio un limite, delle proibizioni, e preferisce
fidarsi di sé stesso, ma trova solo delusione.
Spesso l’uomo che si crede “aperto” cerca l’infinito annichilendo sé stesso, cioè lo cerca nello “sciogliendosi”
nel “tutto”, ma così trova solo il “nulla”.
La fede, invece, attraverso il limite di ognuno e il rinunciare al male per aderire al bene (che non è una scelta
limitante, ma una scelta che esclude il limite del nulla), infinitizza e innalza al Dio che è l’Infinito.
Ma alcuni vorrebbero una natura materialmente illimitata a cui sacrificare il limite della loro persona
rinunciando a Dio, l’Infinito che tutto trascende!

Razionalizzare
Molto approssimativamente si potrebbe dire che razionalizzare significa ridurre la realtà che si percepisce alle
categorie umane della ragione e della cultura di ognuno.
E’ un processo necessariamente limitante, ma è un processo conoscitivo vero, che tende alla pienezza, anche se
di per se non può raggiungerla.
In questo processo la ragione deve usare anche i sensi, perché la conoscenza viene dai sensi, ma anche i sensi
“riducono” la realtà attraverso un processo limitante.
I sensi non possono essere separati dalla ragione semplicemente perché l’uomo è fatto sia di essi, che di ragione.
Se sono separati dalla ragione, e per quanto lo sono, la conoscenza naturale in un certo senso non è più umana e,
perciò, non è conoscenza.
L’uso della ragione, perciò, deve usare i sensi in modo compatibile alla ragione, attraverso l’uso della volontà.
Se la fede informa la ragione, la ragione informa i sensi.

Democrazia e libertà
Per un democratico autentico, la festa della liberazione del 25 aprile può avere un senso solo se collegata alla
liberazione del 19 aprile.
Senza la sconfitta nazista, infatti, l’Italia sarebbe stata schiacciata da Hitler e sarebbe divenuta essa stessa
nazista, ma senza la liberazione dal Comunismo avvenuta con le elezioni del 18 e 19 aprile del 1948, l’Italia
sarebbe finita sotto Stalin.
I Comunisti e i Socialisti infatti non hanno combattuto per la libertà, ma per l’URSS, tanto che, fino a che Hitler
è stato alleato di Stalin, cioè fino al 1941, essi non hanno partecipato a nessuna resistenza in nessuna parte
d’Europa.

Dio nel tempo e nello spazio


L’eternità opera dentro il tempo e lo spazio.
Tempo: celebrazione eucaristica. Spazio: Tabernacolo.
Tempo: eventi salvifici. Spazio: luoghi in cui accadono.
Poiché l’Eterno è entrato nel tempo, il tempo si “eternizza” e la grazia opera nel tempo e nello spazio con
modalità tipiche a quelle dell’eternità, dove tutto è atto. Così come avvenuto quando nell’ultima Cena Gesù ha
come “anticipato” il Calvario offrendoci il suo Corpo risorto.
E come avviene riguardo alla sua passione che, seppure sia stata subita una sola volta, si “eternizzata” cosicché
ridondi lungo tutta la storia.

Integrazione
E’ vero che siamo cittadini del mondo, che tutti abitiamo sotto lo stesso cielo, ecc.
Ma è anche vero che ognuno, di fatto, vive in una casa precisa, viene da una famiglia, ha una lingua madre,
appartiene a un popolo e vive in una nazione.
I due aspetti, l’universale e il particolare, non sono in contrapposizione ma, anzi, integrandosi si rafforzano.

Cristianizzazione dei movimenti politici: quando è impossibile


Il Comunismo e il Nazismo possono avere un’evoluzione in senso cristiano?

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No, perché non si tratta di prendere degli elementi e inserirli in un contesto cristiano, ma della loro assimilazione
all’ideale cristiano.
No, perché il Comunismo è ateo fin da principio e l’ateismo è un suo principio fondante, e perché il Nazismo è
razzista fin dal principio, e il razzismo è un suo principio fondante.
Per il Fascismo, invece, il discorso può essere un po’ diverso.
Esso, infatti, per quanto sorto in ambito non cattolico, inizialmente non si propone come un’ideologia, e perciò
ha la possibilità di cambiare intorno a un’idea di giustizia.
Non si è legato a idee incompatibili o comunque insormontabili riguardo alla dottrina sociale della Chiesa, tanto
che i cattolici che vi potevano aderire avrebbero potuto trasformarlo. Ma, col tempo, il Fascismo si è trasformato
in vera ideologia, anche se meno radicale del Nazismo e del Comunismo allora vigente.

Linguaggio e comunicazione
Sia nel mondo fisico, che in quello spirituale, certi aspetti sembrano “fluidi” e complessi… tranne le leggi
fondamentali e i principi primi che comportano un Legislatore.
Il linguaggio con cui si descrive ciò che si percepisce della realtà, lo potremmo considerare simile a una sorta di
calcolo infinitesimale, in quanto usa concetti espressi schematicamente (al posto dei numeri), tendenti al “tutto”
(al posto dell’infinito).
Di conseguenza la comunicazione umana tende a usare informazioni a “pacchetti”, a volte non tenendo troppo
conto della complessità (se si vogliono definire delle verità parziali o dei punti fermi), altre volte tenendone
conto ma in modo imperfetto, cioè nei limiti del possibile (se si vuole integrare il discorso).

Il Comandamento nuovo
Perché, nonostante una maggiore sensibilità umana e sociale, in certe apparizioni, come ad Akita, a Khibeo, a
Medjugorje, il Cielo dice che la situazione dell’uomo, rispetto a ieri, è peggiorata?
Perché c’è meno carità e meno fede.
Infatti il vero amore per gli altri nasce da Dio e si manifesta con lo stile dell’amore di Gesù: “Come il Padre ama
me, io amo voi”, e: “Vi do un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato”.

Creazione
Se la Croce è la massima espressione della manifestazione dell’amore di Dio per noi, tutto origina dalla
Creazione.
La Creazione, sebbene riguardo alla grazia è inferiore alla Redenzione, a differenza di quest’ultima, si appare
alla ragione solo come Amore gratuito senza ragione (ma non senza un fine e una logica).
Cioè, il motivo della Redenzione, cioè a salvezza delle creature, si può intuire meglio del motivo che ha indotto
Dio a creare l’uomo “senza motivo”, cioè senza alcuna necessità se non il suo “folle” Amore.

Cambiamenti sociali
Il desiderio di cambiare, anche radicalmente, la società, per renderla più giusta, tipico delle nuove generazioni,
non solo non è sbagliato, ma viene da Dio.
Ma la carne è debole e il demonio all’opera, per cui, se il cambiamento non avviene con Dio, per Dio e in Dio,
non può produrre la giustizia sperata, perché la giustizia o è conforme a quella di Dio, o è ingiustizia.
Troppe cose brutte, e troppo brutte, sono accadute in passato, sia per ignoranza, sia per malvagità.
Cambiare perciò è un dovere e un’urgenza, ma a una condizione: che il cambiamento non vada contro la fede, da
cui scaturisce ogni bene, e che non comporti, tra le cose nuove, delle forme di ingiustizia e di falsità che
inquinerebbero anche i cambiamenti umanamente giusti, rendendo in complesso, davanti a Dio, la società più
ingiusta di quella del passato, nonostante che la storia si vada compiendo nel raggiungimento della sua meta.

Perché la Madonna raccomanda la preghiera


Perché, se l’amore di Dio è il cuore del Vangelo e si deve manifestare anche nel servizio al prossimo, nelle
apparizioni mariane la Madonna insiste continuamente sulla preghiera, sulla penitenza e sui Sacramenti? E vi
insiste molto di più rispetto ad altre raccomandazioni che pure sono importanti?

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Perché, sebbene l’amore per il prossimo, che si manifesta attraverso le opere, è la riprova che si ama Dio,
l’amore riceve la sua efficacia dall’incontro con Dio che avviene attraverso la preghiera e i Sacramenti.
Una preghiera che non deve essere solo esteriorità, ma deve nascere dal desiderio di Dio, cioè dalla volontà di
stare con lui, che a volte si manifesta anche attraverso il sentimento.

Meriti soprannaturali e naturali


La carità realizza la bontà umana.
Carità e amore umano, bontà soprannaturale e bontà umana, sono cose profondamente diverse, in quanto le
prime comportano meriti per la salvezza, le seconde no, ma tra esse non c’è divergenza, ma convergenza, tanto
che le seconde favoriscono la carità e la bontà soprannaturale.
Il giudizio di Dio tiene conto di tutto e fa convergere tutto perché tutto è in relazione con esso.
Per questo Gesù dice che, al contrario del ricco epulone, Lazzaro ha meritato il Paradiso perché nella vita ha
ricevuto i suoi mali, quasi come se il Paradiso fosse semplicemente una compensazione dei mali ricevuti durante
la vita terrena, ma evidentemente il Paradiso comprende anche questo senso, cioè che tutto in Dio converge al
bene se liberamente accettato.
Dio nella sua onniscienza onnipotente ha previsto anche questo, quasi come fosse un segno di predestinazione.
Per cui sbaglia chi confonde i meriti naturali e quelli soprannaturali, ma sbaglia anche chi li separa.
Il mistero è grande.

Messaggi delle apparizioni della Madonna


Il senso di quello che dice la Madonna, ma in certo modo anche di quello che dicono i santi che si sono dati
totalmente a Dio, è più ampio del senso letterale.
Ciò che riguarda la Terra ha anche, e soprattutto, un riferimento al Cielo, e ciò che riguarda il Cielo, riguarda
integralmente tutte le espressioni umane.
Ad esempio quando la Madonna chiede pellegrinaggi in un luogo, come e Beauraing, sa che non tutti possono
andarvi e sa che ci sono altri santuari dove si può andare con frutto. Maria perciò chiede innanzi tutto la
disposizione del cuore, che non esclude il pellegrinaggio, sia spirituale che concreto.
In quest’ottica può essere considerato un pellegrinaggio anche la sola accoglienza del messaggio mariano, se non
si può andare o non è opportuno che si vada.

Uomo: psicologia e anima


La psicologia studia l’uomo come prodotto dell’ambiente, della società, del rapporto con gli altri, ecc.
E ha le sue ragioni.
Ma la psicologia, così come la neurologia, studia, contrariamente a ciò che generalmente si crede, la parte
“esterna” dell’uomo che, per quanto molto spesso incredibilmente più strabiliante e più complessa di quello che
appare e che si pensa, è ben poca cosa rispetto alla realtà dell’uomo, il cui principio vitale risiede nell’anima.
La psiche e il sistema nervoso sono solo parti con cui l’anima si “interfaccia” con l’ambiente.
La psicologia tende a manifestare, in modo che potremmo definire indiretto, ciò che siamo e che vogliamo.
A volte le manifestazioni della psicologia possono corrispondere, attraverso vari gradi di precisione, alle
esigenze dell’anima con un piccolo “margine di errore”, ma altre volte tale margine potrebbe essere ampio.
Ma noi siamo ciò che siamo. Cioè: 1) come Dio ci ha creati, 2) come vogliamo essere in relazione alla grazia.
Per risolvere i problemi profondi occorre partire innanzi tutto dalla Rivelazione, poi anche dalle evidenze della
ragione e dalla realtà che si manifesta concretamente.

Padre Pio
L’autorità morale degli insegnamenti di Padre Pio è straordinaria non solo perché egli è uno dei santi più grandi
della storia della Chiesa e uno dei mistici più grandi in assoluto, ma anche perché ha il “carisma” del maestro e
del dottore e, inoltre, svela le sue profezie e le sue esperienze già “tradotte” in un linguaggio pastorale
chiarissimo.
E poiché per Padre Pio le apparizioni di Fatima sono un punto di riferimento essenziale per questi tempi,
possiamo considerarle come delle apparizioni con cui confrontare e integrare molte delle profezie attuali.
Una specie di paradigma, come l’inizio di un “movimento” mariano in cui si evidenzia il carisma fondamentale.

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Doveri e priorità
I doveri dell’uomo e del cristiano sono molteplici e vanno equilibrati.
Ad esempio: far studiare i figli e aiutare i poveri, che non vanno visti in contrapposizione, ma armonizzati.
Le scelte vanno fatte a più livelli, a seconda della propria vocazione, delle priorità di necessità, delle occasioni
che si presentano concretamente, tenendo conto che tali scelte vanno prese anche a nome dei figli…
La famiglia è un organismo che occorre far vivere con ciò che necessita, ma è inserita nella Chiesa.

Accontentarsi
San Paolo raccomanda di non avere ambizioni troppo grandi e di accontentarsi, ma anche di “fare a gara” per
amarsi e per santificarsi.
Per capire il Vangelo occorre tenerlo presente integralmente.
Separando una frase dal contesto, probabilmente anche Marx può essere citato dai liberisti.
Ma come il migliore interprete di Marx sarebbe, se fosse vivo, lo stesso Marx, così il migliore interprete del
Vangelo è la Chiesa.
E la Chiesa non mortifica le ambizioni e i sogni degli uomini, ma li ordina al servizio dell’amore.
Perciò l’accontentarsi di San Paolo è anch’esso finalizzato alla santità e al servire Dio per come Dio vuole, che è
la fonte della nostra gioia.

Missione
Le nostre scelte concrete devono basarsi sulle nostre potenzialità concrete, qui e ora.
La grazia non sostituisce la natura, ma la presuppone, poi la sana e la perfeziona.
La vocazione fondamentale è quella alla santità, che si manifesta in vocazioni specifiche più o meno importanti.
Spesso nell’economia della salvezza Dio chiama a cose ben precise e inderogabili, ma agisce usando anche le
circostanze della vita e le nostre scelte: fa sì, cioè, che ciò che accade, a volte dovuto anche al caso insito nella
natura, possa essere usato per il compimento della sua volontà, soprattutto quella essenziale, cioè la santità.
A volte opera, altre volte permette, cioè opera attraverso ciò che permette.

Legami
Il legame soprannaturale perfeziona e realizza il legame della volontà, che perfeziona e realizza il legame della
carne e del sangue.

Peccato e salvezza
Dire che il peccato è necessario alla salvezza, come Lutero, è un’eresia.
Il peccato può essere un mezzo di salvezza (se si accetta la grazia del perdono divino) mai un principio di
salvezza.
L’Immacolata concezione ne ha fatto a meno, ed è la più santa di tutti i santi.
E lo è non solo perché è stata concepita senza peccato originale, ma anche perché si è mantenuta senza peccato,
rispondendo così, proprio perché libera dal peccato, all’azione della grazia col massimo grado possibile per una
creatura.
Noi siamo chiamati a offrire a Dio la nostra vita, anche se abbiamo commesso molti peccati e fatto molti errori.
Che forse a Dio dovremmo offrire dei peccati e degli errori invece delle primizie? Assurdo!
Ma i nostri peccati ed errori possono diventare strumenti di santificazione attraverso il dolore delle loro
conseguenze e il dolore del nostro pentimento.
La nostra storia, prima che una serie di fatti, è la storia della nostra anima che, attraverso la grazia, riempie i
vuoti del male fatto rendendoli storia di salvezza.

Popoli
Tutti i popoli, un po’ come l’Ebreo, sono sostanzialmente finalizzati a Cristo e sono chiamati a realizzarsi in
Cristo.
Tutti i popoli in un solo popolo, quello cristiano.

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Gli ebrei convertiti sono stati assimilati al popolo cristiano, confluendo col tempo in altri popoli, mentre quelli
non convertiti sono rimasti legati alle proprie tradizioni, evidenziando così che Gesù è il Messia.

Vincoli
Schematicamente si potrebbe così riassumere i vari tipi di prossimità:
1) quello caratterizzato dalle coordinate spazio temporali, per cui il prossimo è rappresentato da coloro che si
incontrano “qui ed ora”;
2) il vincolo caratterizzato della carne, che consiste innanzi tutto nella famiglia, ma che comprende tutte quelle
realtà che ci fanno vivere un certo tipo di vicinanza, come la cultura e i valori che caratterizzano un popolo;
3) il vincolo spirituale soprannaturale, che è il vincolo dell’amore di Dio, ovvero il Vincolo di ogni vincolo.
Questi vincoli possono sussistere insieme e si richiamano l’un l’altro, e il vincolo dell’amore di Dio compendia
gli altri due perfezionandoli e realizzandoli.

La fede di Tommaso
Probabilmente la fede di Tommaso non differiva molto da quella degli altri Apostoli, a parte, forse, quella di San
Giovanni, che presso la tomba vuota “vide e credette”. Essi, infatti, non solo non credettero alla Maddalena, che,
sebbene non avesse il ministero apostolico, gli fu mandata da Gesù risorto, ma quando Gesù apparve loro nel
Cenacolo quando mancava Tommaso, si spaventarono e stentarono a credere. Essi perciò credettero nella
risurrezione di Gesù proprio grazie all’apparizione.
Forse Tommaso fu chiamato ad avere più fede degli altri, cioè a credere senza aver visto, anche se probabilmente
Gesù sarebbe comunque apparso risorto anche a lui, come poi effettivamente avvenne.
Di fatto, Tommaso risulta essere stato il primo a chiamare Gesù come Dio: “Mio Signore e mio Dio”.

Sani costumi e società


E’ interessante il fatto che San Giovanni Battista rimproverasse a Erode non tanto il malgoverno, che pure era
dato per scontato, ma il concubinato, come se la capacità di governare bene dipendesse, più che da riforme e
opere (suo padre aveva riedificato magnificamente il Tempio), dai sani costumi.

Religioni e Cristianesimo
Nel fatto che certi modi espressivi e certe forme psicologiche delle religioni non cristiane sono simili a quelle del
Cristianesimo, per molti è la prova che il Cristianesimo non è non solo soprannaturale, ma nemmeno originale.
In realtà occorre fare il ragionamento contrario: poiché l’uomo cerca Dio con i mezzi naturali a sua disposizione,
e poiché Dio si rivela in Gesù Cristo che porta la grazia attraverso la natura umana, la grazia eleva all’ordine
soprannaturale tutto ciò che c’è di umanamente buono e vero dell’umano e delle sue espressioni.

Cuore e ragione
Le ragioni del cuore devono corrispondere al cuore delle ragioni.
Perciò ragione e sentimento devono tendere a coincidere, anche se il sentire è spesso inaffidabile e la ragione
spesso è difettosa e condizionata da preconcetti (rimane comunque una certa capacità di procedere con i principi
di non contraddizione e di causalità, purché le proposizioni di partenza siano vere).
La ragione deve capire il cuore e il cuore deve dare vita alla ragione.
Come la fede si deve incarnare nella vita, così, in certo modo, la ragione nel cuore, e come la vita deve
testimoniare la fede così, in certo modo, il cuore deve rendere testimonianza alla ragione.

Compassione
La compassione è un sentimento particolarmente adatto per far coincidere il cuore e la ragione, oltre che l’umano
al divino.
La parabola del buon samaritano ci illumina sulle caratteristiche che deve possedere la compassione vera e senza
errore.
La compassione chiama all’impegno concreto nei limiti del possibile, ed è vera solo se universale, cioè se è
rivolta verso tutti, anche a chi non appartiene al nostro popolo o al nostro gruppo politico.

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Perciò, una compassione verso una categoria di persone, ad esempio i migranti, ma non verso i bambini che
devono ancora nascere (e viceversa), non solo non è compassione, ma è una falsa compassione, è
sentimentalismo mieloso e, nello stesso tempo, fredda ideologia.
La ragione ci dice che la compassione è universale e che le povertà umane ci devono coinvolgere: in tal senso
supplisce anche il “sentire del cuore” quando, per qualunque ragione, dovesse affievolirsi.
Le ragioni del cuore vengono prima del sentire del cuore, infatti il cuore decide di seguire la ragione, più che la
ragione di seguire il cuore.

Miracoli nel Vangelo


Perché i Vangeli riportano che, almeno in certe occasioni, Gesù guarì tutti gli infermi e i malati, senza
soffermarsi almeno su qualcuno di questi miracoli, mentre spesso sono concordi nel riportare alcuni miracoli
particolari?
Si possono fare varie ipotesi.
Ad esempio, quella legata alla testimonianza: i miracoli avvenuti là dove tutti seguivano con entusiasmo Gesù,
per di più molti dei quali poveri e molte donne, potevano essere considerati poco attendibili dai capi.
Non che i miracoli testimoniati dai poveri fossero meno eclatanti, ma la testimonianza dei poveri, per i capi del
popolo, forse lo era.
I Vangeli, perciò, oltre a riferire miracoli i cui testimoni o protagonisti erano personaggi conosciuti nella
comunità cristiana primitiva, potrebbero aver riferito in modo particolare anche di quei miracoli in cui persone
contrarie a Gesù erano tra i testimoni, spesso persone importanti e istruite nella Scrittura, la cui testimonianza
sconcertava di più.
Un po’ come la testimonianza del Vescovo di Civitavecchia, Mons. Grillo, quando la Madonnina pianse lacrime
di sangue sulle sue mani, e lui, che era contrario al fenomeno, divenne favorevole, cosa che favorì molto la
conoscenza e la considerazione dell’evento.
Gesù, infatti, voleva fare discepolo tutto il popolo, cosa che sarebbe probabilmente avvenuta se tutti i capi, o
quasi tutti, si fossero convertiti. Ma la cosa non si verificò.
I convertiti tra di essi in realtà ci furono, ma si convertirono alla spicciolata e l’identità del popolo ebraico si
mantenne attorno ai suoi capi religiosi.

Amore di Dio
Perché San Giovanni dice che l’amore per Dio deve essere provato dall’amore concreto per il prossimo, ma non
afferma anche il contrario?
Perché non fa discorsi generali, ma parla a dei credenti praticanti e non a una società atea o agnostica.
Di fatto chi dice di amare il prossimo a prescindere da Dio “carnalizza” l’amore, che non solo non è più
soprannaturale, ma, “distolto” dalla carità e perciò snaturato anche nella sua espressione umana che Dio ha
voluto a immagine del suo amore soprannaturale, si riduce a un amore settario.

Ragione di fronte al Mistero


Se la ragione “affronta” il Mistero vi crede, non lo annulla perché non lo capisce, ma nemmeno il Mistero
annulla la ragione, ma la illumina.
La ragione accetta il mistero proprio perché lo “affronta”, anche se non lo afferra. Non lo afferra, ma lo
contempla per come può. Non lo “sa”, ma lo capisce per come può, perché emette luce. Lo capisce con certezza,
ma secondo le proprie limitate categorie. Limitate, ma ferme e sicure.
La ragione perciò rende testimonianza al Mistero.
Non solo, la ragione riflette il Mistero e sul Mistero: per questo nulla ha a che fare sia con l’emozionalismo, sia
col razionalismo. Contemplandolo, lo manifesta.

Esperienze
L’esperienza sensibile di Dio è un’azione straordinaria della grazia che coinvolge anche la natura umana, benché
corrotta dal peccato.

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Più variano le forme delle esperienze e la qualità esteriore delle forme, più si avranno aneddoti da raccontare, in
quanto queste rimangono sensibilmente impresse nella memoria con più facilità, quasi indipendentemente dal
valore del loro contenuto.
Il valore del contenuto delle esperienze di Dio, a cui partecipa sensibilmente l’umanità, ma anche delle
esperienze umane atte ad aprirsi all’azione della grazia, non cercando la varietà delle forme, producono, in
genere, meno aneddoti da raccontare, ma influenzano l’atmosfera, cosicché di certi periodi si tende a ricordare
meno gli aneddoti, ma più il “sapore”.

Esegesi
Nell’interpretazione biblica ci può stare anche l’allegoria, purché siano rispettati il senso letterale e il senso
spirituale che la Chiesa dà alla Sacra Scrittura.

Corruzione
Il peccatore è colui che ama il peccato, diceva Santa Bernadette.
In qualche modo si può credere che, chi cade ma non ama il peccato, si converte, perché Dio gli dà sempre la
possibilità di convertirsi, e chi non ama il peccato, non si vede perché dovrebbe attaccarcisi proprio nel momento
della morte.
Dice la Bibbia che il giusto, anche se cade sette volte, si rialza.
Ma un conto è il peccato di chi non ama il peccato e un conto è il peccato del vizioso.
Un conto è la caduta, un conto il vizio accettato dalla volontà.
Un conto è il peccato dei peccatori che chiedono aiuto e perdono (“Prega per noi peccatori”), e un conto è, come
dice Papa Francesco, la corruzione.
Ma la prima delle corruzioni non è la “bustarella”, e non sono i compromessi, ma il compromesso col peccato,
che in genere inizia con l’accettare come normale il peccato sessuale.
Chi si mantiene puro da tale peccato nonostante le tentazioni, difficilmente accetterà volontariamente altri tipi di
compromesso grave.
Anche se occorre fare attenzione alla superbia spirituale, che può colpire anche chi si mantiene formalmente
puro nel corpo.

Immigrazionismo conseguenza della mentalità abortista


Se la mentalità abortista non avesse condizionato in modo globale le società occidentali, non ci sarebbe stato
l’immigrazionismo di oggi caratterizzato da ingiustizia e disordine, e i Paesi meno sviluppati sarebbero oggi
molto più sviluppati.
Ciò non toglie che Dio, che sfrutta anche il male a fin di bene, userà anche l’immigrazionismo per convertire gli
uomini e perché le società possano essere più giuste.
Ma questo non significa che il male vada considerato come bene e il bene come male.

Rimpianti
Il rimpianto caratterizzato dalla tristezza delle cose che non si sono fatte e che si potevano fare, sia quando ha
delle ragioni, sia quando non le ha, sia quando è aperto alla speranza, che quando è chiuso ad essa, in ultima
analisi può essere ricondotto a non rinunciare abbastanza a sé stessi per dare gloria a Dio.

Fiducia in Dio
Per quanto si possa essere santi, solo con un atto di fiducia in Dio possono passare paure e timori.
Anzi, sono proprio i santi i primi a testimoniare la loro fragilità umana.
Per come la si voglia mettere, senza un atto di fiducia totale in Dio manca qualcosa e qualcosa non torna.
Un atto di fiducia “alla cieca”, ma proprio perché è rivolto a Dio, è la cosa più ragionevole di tutte.
La ragione si fida ciecamente di Dio proprio perché non è cieca!

Democrazia e carità
Anche esistesse un sistema democratico in se stesso perfetto, nel senso che è il sistema migliore possibile
concretamente per una data società, senza la carità, che giova?

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La democrazia non produce la carità, semmai è conseguenza della carità, ma poiché è giusta, permette alla
giustizia divina di manifestarsi meglio anche a livello sociale.

Semplificazione
In alcuni casi la semplificazione, a volte anche accentuata, può essere utile per focalizzare un concetto da
approfondire.
La semplificazione è utile quando assomiglia alla pellicola di un film, che attraverso 24 fotogrammi al secondo
“traduce” la realtà con buona approssimazione dandogli, soprattutto, un senso che sia vero.

Potenzialità e possibilità
I numeri, di fronte all’infinito, non possono far valere la loro “potenza”.
Allo stesso modo la grandezza dell’universo di fronte a Dio.
Per questo la pretesa che, data la grandezza dell’universo, ci deve essere altra vita intelligente, che ha bisogno
sempre e comunque della diretta opera creatrice di Dio ad ogni concepimento, in se stessa è ridicola.
Quanto spreco di spazio, dicono alcuni. Ma è come pretendere che per ogni spermatozoo debba sorgere una vita.
Dio abbonda, ma non spreca, in quanto tutto ha un senso.
Nulla è sprecato, nemmeno le potenzialità e le possibilità di bene che non si realizzano concretamente in questo
mondo.
Se c’è altra vita nell’universo. È solo a determinate condizioni compatibili con la dottrina della fede cattolica, e
se Dio lo vuole.

Vocazione
La nostra vocazione è espressione di ciò che siamo.
Essa si realizza concretamente attraverso le circostanze concrete della vita che diventano esse stesse espressione
della vocazione e di ciò che siamo.
Avrebbero potuto esserci circostanze diverse, ma quelle concrete, in modo misterioso, ricapitolano tutte le
potenzialità attraverso la carità.

Perdono
Il perdono divino è amore che si fa misericordia.
Il perdono perciò è più del rimorso o del pentimento non dovuto all’amore, perché quando l’uomo lo accetta
vuol dire che si è aperto all’amore. Chi ha solo rimorso, invece, non ama.
Per questo Gesù, riferendosi alla donna che piangeva ai suoi piedi e glieli asciugava coi capelli, dice che, a chi è
stato molto perdonato, ama molto, e a chi è stato perdonato poco, ama poco.
E’ l’amore quello che conta, e il grande peccatore che chiede sinceramente il perdono gratuito a Dio e lo riceve,
vuol dire che ama molto, mentre il peccatore “giusto”, che misura l’amore soprattutto con le opere e riceve il
perdono per i suoi peccati lievi, ama poco.
Ciò però non toglie che, se l’uomo rispondesse alla grazia come Dio si aspetta, si comporterebbe sempre
irreprensibilmente col massimo dell’amore che gli è possibile.
Lo si evince anche nella parabola del padre misericordioso, in cui il padre dice al fratello maggiore, contrariato
dai festeggiamenti per il ritorno a casa del fratello: “Tu sei sempre stato con me”.
Evidentemente lo stare nella casa del padre, cioè con Dio, è la cosa di per se migliore, sia riguardo la vita di
grazia, e perciò alla gioia soprannaturale, sia riguardo alla gioia naturale, ma il fratello maggiore, evidentemente,
non lo aveva apprezzato come doveva.
Gesù, riferendosi a chi è stato perdonato poco, parla in generale, constatando come, spesso, chi vive in modo
irreprensibile non si santifica in proporzione della grazia ricevuta e perciò rimane, almeno in gran parte, chiuso
alla grazia.
Ma Gesù evidenzia anche come, per chi non avesse mai commesso un peccato grave, il perdono del peccato
originale, e in un certo senso anche del peccato veniale, dovuto al dono della grazia, che richiede immensa
gratitudine, non è poco e chi lo considera poco accoglie la grazia, quando la accoglie, con animo gretto.

Socialità

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Ogni tanto qualcuno dice: “Se con gli altri si deve stare male, meglio stare da soli”.
Per altri, invece, sembra valere il principio contrario: “Se per stare bene, devo stare solo, allora è meglio stare
male”.
In verità occorre equilibrio, per cui i due principi non possono sussistere da soli, ma vanno integrati, tenendo
però conto che l’uomo è un essere sociale, per cui chi sta solo per stare bene, in realtà non sta bene, mentre chi
sta con gli altri per stare bene, ci può riuscire.
Certo, lo stare soli da una maggiore libertà di “movimento” ma, come un meteorite vagante non vincolato da
alcuna orbita, ha meno stabilità.
Quando vuole, in qualunque momento, può alzarsi e andare al cinema, ma i popcorn se li mangia da solo.

Semplificazione
Se non è banale e non è funzionale a un’ideologia, una semplificazione che presuppone la complessità dei
fenomeni e una multifattorialità di cause per molti di essi, è atta a descrivere una realtà approssimata, che, però,
ha come fondamento dei principi di verità.
Questa semplificazione vera del reale non dice tutto, ma riempie tutto del principio di verità.

Occidentali antioccidentali
Gli occidentali antioccidentali sono anticristiani, ma anche antiebrei.
Vogliono essere totalmente svincolati da Dio, ma anche dalla natura.
Vogliono farsi come Dio.
Ultimo step del liberismo e del collettivismo.
Ateismo e agnosticismo: relativismo assoluto.
Umanesimo antiumano.

Ipotesi
Nel presente convergono le potenzialità e possibilità del passato e quelle del futuro.
Le ipotesi compatibili con la verità, in un certo senso hanno un fondo di verità, e le ipotesi compatibili con la
realtà, in un certo senso hanno un fondo di verità. Purché non vengano considerate con certezza come reali, ma
solo come ipotesi eventualmente da verificare.

Volontà di Dio
Dio ha creato la nostra volontà a immagine e somiglianza della sua, perciò l’ha creata con la tendenza a volere
quello che vuole lui, per come la grazia ci concede di volere.
Perciò rinunciare a noi stessi per Gesù, è il massimo grado di espressione della nostra volontà. E, di
conseguenza, è la massima affermazione della nostra volontà e della nostra libertà.

Rivelazioni private
Riguardo alle rivelazioni private vale quello che diceva in genere don Bosco: “Tutto ciò che turba e porta via la
pace non viene da Dio”.
E se una certa rivelazione autentica ci turbasse?
Significa che non la recepiamo come dovremmo e che la dobbiamo rendere accessibile alla nostra sensibilità, ma
il senso deve essere compreso nel “sentire” della Chiesa, il resto va oltre l’autenticità ed è perciò un nostro
sentire soggettivo e non ecclesiale, di cui non dobbiamo tenere conto.

Fiducia in Dio
Davanti al giudizio di Dio ci sarebbe da rimanere atterriti, sia perché Dio è Dio, sia perché la posta in gioco è
troppo alta.
Ma Dio non vuole farci “impazzire” ma, invece, ci vuole tranquilli attraverso la piena fiducia e la piena
confidenza in lui, così come il Vangelo dimostra.
Il timore, inteso come paura, è di chi non crede o non ama, oppure di chi è vittima dello scrupolo.
Chi non teme e continua a vivere nel peccato come nulla fosse, è chi rifiuta Dio e la sua legge.
Chi ama e ha fiducia, non teme, perché conosce l’amore di Dio.

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Capacità umane
Le capacità concrete e attuali di una persona, sono il mezzo pratico attraverso cui si esprimono le capacità della
grazia, perciò a grazia iniziale maggiore non necessariamente devono corrispondere delle capacità umane iniziali
maggiori.
Tra grazia iniziale e capacità umane le relazioni sono più “qualitative”, cioè dipendenti dall’amore, che
“quantitative”, ma la provvidenza può agire liberamente, sia sviluppando la grazia che le capacità.

Il concetto di infinito e Dio


La natura razionale dell’uomo concepisce l’infinito perché è a immagine della natura divina.
L’infinità è una caratteristica di Dio, che è l’Infinito stesso, e la ragione dell’uomo la concepisce.
Senza la grazia lo concepisce in modo solo naturale, tuttavia lo concepisce nella verità.
Ma l’infinito esiste in natura?
Esiste nella natura intellettuale dell’uomo come partecipazione del pensiero umano alle caratteristiche divine, ma
nulla di creato è infinito, nemmeno il mondo angelico, e al di fuori di Dio non c’è nulla di increato, cioè di
suscitato da Dio fin dall’eternità.

Volontà di Dio
La volontà di Dio compendia tutto e dona ogni cosa.
Chi la fa possiede Dio e, con Dio, tutto.
Più la si fa con generosità (e più la si ricerca attraverso il bene maggiore) rispondendo alla grazia, più si vive
della pienezza divina.

Preghiera e opere
Noi in qualche modo siamo la nostra preghiera.
Le opere rientrano nella categoria degli effetti: se provengono dalla grazia sono opere salvifiche.
“Senza di me non potere fare nulla”, ha detto Gesù. Cioè nulla di buono per la salvezza.

L’amore di Dio è personale


Dio ama tutti con lo stesso atto di amore con cui si amano le Persone della Santissima Trinità, ma in ognuno
l’amore di Dio prende la “forma” che lui ha.
Ognuno è creato in modo unico e originale e ognuno esprime, per come è, cioè secondo le sue caratteristiche e i
suoi limiti, ma anche secondo la sua chiamata alla visione di Dio, tutto l’amore di Dio.

Uguaglianza
Non solo la politica deve contrastare la povertà ma, anche, le diseguaglianze. Ma non le differenze.
Le differenze, infatti, uniscono, mentre le diseguaglianze dividono, perché tendono a formare delle caste.

Verità
Ad alcuni la dottrina cattolica sembra poca cosa perché è spiegata razionalmente.
Ma la spiegazione razionale non ne diminuisce il mistero ma, piuttosto, lo presenta alla ragione, che ha qualcosa
su cui ancorarsi anche se, nello stesso tempo, si sente superata.
Ma, a chi non crede, da una parte la verità razionalizzata sembra insufficiente, e dall’altra lamenta che la ragione,
riguardo alla fede, si appella al mistero. Un atteggiamento contraddittorio.
I non credenti vorrebbero una verità soggettiva, ma anche senza misteri dovuti al Mistero, per cui la vorrebbero
anche oggettiva, ma senza la fede. Un controsenso.

Relazioni
Per avere delle relazioni autentiche con gli altri, occorre iniziare da Dio.
Senza una relazione fiduciosa e intima con Dio, che si impara e si realizza innanzi tutto nella preghiera, non si
può conoscere davvero se stessi e non può esserci una piena relazione intima con gli altri.

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Se la relazione con gli altri non si apre a quella con Dio, prevale l’intimismo, lo sfruttamento, il narcisismo, e la
relazione tende a diventare sempre più un’auto “relazione”. Cioè un controsenso.

Perfezione e carità
Perché, se per assurdo potesse esistere, un’umanità senza peccato, ma anche senza l’amore soprannaturale di
Dio, sarebbe un’umanità alienata?
Perché Dio ha creato un mondo limitato, e in tal senso da perfezionare, e la perfezione, dacché il Figlio si è
incarnato, coincide con l’assunzione dell’umanità alla sfera soprannaturale.
In questa vita, perciò, solo la carità supplisce al limite delle creature.
La perfezione naturale, infatti, per analogia può essere paragonata al Pi greco, che in questa vita non si potrà mai
conoscere del tutto ma, solo, sempre meglio, ma che in Paradiso sarà compreso per quello che è.

I pellegrinaggi di San Francesco


E’ noto come la Porziuncola fosse il luogo prediletto di San Francesco. Nonostante ciò Francesco compì tutti i
più importanti pellegrinaggi del suo tempo, segno che l’universalità della grazia non è legata a un luogo in
particolare e che Francesco in ogni luogo trovò sia qualcosa di particolare, che qualcosa di generale, che è nel
luogo, ma non legata ad esso, ma a Dio, che si serve anche dei luoghi, così come le circostanze, essendo
manifestazioni dell’essenziale, lo riassumono.
Santa Chiara e le sue seguaci, invece, praticarono il “pellegrinaggio” della clausura, che è particolarmente
proficuo: la povertà della rinuncia, infatti, spesso comporta una grazia maggiore del pellegrinaggio.
Se i luoghi santi non danno la grazia, ma aiutano l’anima ad aprirsi di più a essa, a maggior ragione la clausura,
che rispetto al pellegrinaggio può essere paragonata alla continenza consacrata a Dio rispetto al matrimonio.
Ma alla fine conta solo la carità, così come dice la Chiesa.
I luoghi santi sono come le devozioni e le pie pratiche: se autentiche hanno valore, ma la Chiesa vi può
aggiungere garanzia ed efficacia e, alla fine, conta la volontà di Dio, che è libero di manifestarsi come vuole.
E’ un po’ come l’efficacia dei carismi, che sono influenzati sia dalla santità dei carismatici, che dalla loro
umanità, dalla loro preghiera, dal loro eventuale ministero, ecc. Ma, alla fine, se qualcuno ne è beneficiato, è
sempre per opera di Dio, che agisce secondo la sua volontà, che mai si contraddice.

Porziuncola
Nella Questio de indulgentia Portiuncolae, il teologo medievale Pier Giovanni Olivi afferma di aver udito, da un
uomo di fede che aveva conosciuto il Beato Egidio, che fu tra i primi compagni di San Francesco, le seguenti
parole riguardo alla Porziuncola: “lo stesso frate Egidio era solito dire che se il mondo sapesse le grazie
compiute in quel luogo, non soltanto dai luoghi vicini dovrebbero venire, ma anche dai confini della terra; e non
solo i fedeli, ma anche gli infedeli”.
Nonostante che il Beato Egidio fosse un mistico e perciò desse la preminenza allo spirito piuttosto che alla
materia, alla volontà di Dio piuttosto che ai luoghi materiali, esaltava la Porziuncola quasi come più di un luogo
santo, anche se non era abbastanza conosciuto.
Se l’indulgenza del Perdono, che in qualche modo si estende oltre la Porziuncola, in quanto può essere lucrata il
2 agosto in ogni chiesa francescana o parrocchiale, la grazia della Porziuncola sembra non ridursi a quella del
Perdono, che semmai ne è una manifestazione speciale.
Se l’indulgenza del Perdono da San Francesco è messa in relazione con la salvezza dell’anima, per il Beato
Egidio sembra che sia lo stesso luogo della Porziuncola il mezzo di cui Dio si serve per promettere la salvezza, e
con essa straordinarie grazie.
Ma come l’amore per il prossimo origina e “passa” dall’amore di Dio, e non viceversa, a maggior ragione è Dio
che conduce ai luoghi santi, e non sono i luoghi santi a condurre a Dio, se non indirettamente.
L’anima, infatti, si rapporta direttamente a Dio e solo indirettamente e subordinatamente a Dio, ai luoghi di Dio,
tramite l’umiltà.
Altrimenti i luoghi santi starebbero al culto divino un po’ come il Tempio per gli ebrei del Vecchio Testamento,
mentre invece, attraverso il culto in Spirito e verità, “contengono” la grazia in modo simile a come un
Tabernacolo contiene l’Eucaristia.

159
Devozioni
Ci sono devozioni e pie pratiche a cui Dio lega promesse straordinarie, parlandone come fossero indispensabili,
e quasi come fossero le uniche.
Questo è un linguaggio tipico di Dio che non esclude, ma che include.
Un po’ come la salvezza personale: Dio ama ciascuno di noi come fosse unico, ma questo non esclude che sia
così per tutti.
Così, ad esempio, Dio ha promesso a Santa Faustina Kowalska che la devozione alla Divina Misericordia sarà
l’ultima tavola di salvezza per l’umanità. Ma questo non esclude che la devozione al Cuore Immacolato di Maria
sia anch’essa provvidenzialmente necessaria.
Il fatto è che proprio quella misericordia divina che si manifesta attraverso l’opera di Santa Faustina, si
manifesta anche attraverso altre modalità.
Una cosa non esclude l’altra ma, anzi, si rafforza nell’altra.

Follia come ostacolo al Vangelo


In chi è in chi è in stato di grazia la follia, quando si manifesta in comportamenti compulsivi, o contraddittori, o
egocentrici... essendo una stortura conseguenza del peccato e, perciò, in qualche modo simile ad esso, può
comportare una “contro testimonianza”: meno grave a livello soprannaturale, se chi ha problemi di patologie
psichiche è in stato di grazia, ma a livello naturale può porre ostacoli anche grandi alla fede, che va accettata
dalla volontà e, anche, dalla volontà psicologica.

Partiti
Ogni partito deve possedere un principio di cambiamento che possa prevedere anche un cambio di sistema che
comporta la scomparsa dei partiti e perfino del parlamentarismo.

Natura umana e peccato originale


La nostra genetica ammette solo la differenza sessuale XX e XY.
E’ vero che la nostra anima supera la nostra biologia, che il nostro cervello è immensamente più complesso del
nostro genoma e che quest’ultimo in buona parte rappresenta ancora un mistero per gli studiosi, ma è anche vero
che, essendo l’uomo un’unità di anima, psiche e corpo, il nostro appartenere alla categoria XX o XY non può
essere contraddetto dall’anima e, anzi, è espressione dell’anima.
Quando l’umano contraddice l’anima, non lo fa cambiandone la natura, ma è manifestazione di una patologia (o
di un peccato). Così, le varianti genetiche di XX e XY, come, ad esempio, XXY, esprimono una patologia.
Come può essere allora spiegata l’omosessualità?
Per ora è in gran parte ancora un mistero.
Ciò però che appare evidente è che, quando non è dovuta a una patologia scatenata, ad esempio, da un trauma
come una violenza subita in tenera età, o da altre situazioni anomale, l’omosessualità appare come un qualcosa
di soggettivo, come dimostrano perfino gli pseudo studi che pretendono di dimostrarne la “normalità”, ma che in
realtà sono una raccolta raffazzonata di contraddizioni e di idiozie ben presentate.
Di fatto, quando qualcuno dice di essere nato in un corpo non suo, dice qualcosa di soggettivo che contraddice
l’oggettività della biologia, confermando che nella natura si è incistato un principio di disordine.

Vangelo e amore di Dio


Se avessimo una forte fede viva, in relazione alla nostra salvezza saremmo moralmente tranquilli, perché, come i
grandi santi, avremmo una fiducia sconfinata in Dio, consci che solo il peccato contro lo Spirto Santo ci
dannerebbe, cioè una scelta consapevole e deliberata contro Dio in materia grave, perpetrata fino all’ultimo
istante di vita.
Il Vangelo ci dimostra l’amore di Dio attraverso un quadro di immagini ed eventi, che precedono ogni pur
lodevole speculazione e ogni pur provvidenziale rivelazione privata.
Nel Vangelo, Gesù, che dice di volere la nostra tranquillità e la nostra gioia piena fin da questa vita, ci mostra un
amore infinito, che non ammette “se” o “ma”.
La speculazione teologica, invece, come anche le autentiche rivelazioni private, non aggiungendo nulla al
Vangelo, ma essendone piuttosto la manifestazione storica, aiuta a darne una coscienza più piena.

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Equilibrio
Non è che, necessariamente, la “virtù sta nel mezzo”. Piuttosto consiste nel non radicalizzare un certo
atteggiamento come fosse l’unico ammissibile o il migliore in assoluto.

Cervello
La lingua madre è, probabilmente, un fattore di particolare importanza riguardo alla diversa conformazione
neuronale e all’approfondimento di particolari processi cognitivi.

Offerta
A Dio si deve offrire non ciò che è negativo, come la sofferenza fine a se stessa, ma la sofferenza in relazione
all’amore, e perciò, in definitiva, l’amore che la riempie.
Le cose belle e le gioie vanno offerte espropriandocene, così come le sofferenze, in quanto se ce ne espropriamo
e le uniamo a quelle di Cristo, esprimono l’amore di Cristo.
La Croce manifesta in modo particolare l’amore di Dio attraverso i fatti. Di conseguenza, anche le nostre croci,
unite a quella di Gesù, sono chiamate a manifestare il nostro amore che si manifesta attraversi i fatti.
Dobbiamo offrire l’amore, sia quello che si esprime nella gioia umana, sia quello che si esprime nel dolore
umano, cosicché possiamo ottenere la gioia divina.
Occorre offrire a Dio la nostra volontà, cioè tutto noi stessi, cosicché la nostra volontà si conformi a quella di
Dio.
Offrire quello che siamo e abbiamo significa chiedere a Dio di colmare ciò che ci manca per essere divinizzati,
cioè la grazia divina.
Perciò, chi non può fare un pellegrinaggio e offre questa sua impossibilità come un atto di amore, ha supplito
abbondantemente al pellegrinaggio materiale che è stato costretto a non fare, o che ha scelto di non fare per un
superiore atto di amore.

Il perdono di Dio
Il perdono di Dio avviene attraverso la Chiesa ad opera della grazia, per cui non è un atto dovuto, ma un dono.
Se Dio non l’avesse concesso, non avrebbe commesso ingiustizia anche se il peccatore si fosse pentito.
Infatti, senza il dono dell’effusione della grazia, Dio non avrebbe dannato chi si fosse pentito dei suoi eventuali
peccati mortali, semplicemente lo avrebbe lasciato nel peccato originale e, dopo la morte, non lo avrebbe
mandato in Paradiso: la sua ricompensa sarebbe consistita in una felicità senza fine secondo la natura spirituale
dell’uomo, ma anche senza la visione di Dio, che è sopra la natura umana.
Il perdono di Dio conseguente all’incarnazione del Figlio, invece, si configura come un’opera della grazia
divina, che comprende un “salto” di natura, cioè la “divinizzazione” dell’uomo che, poiché eccede la natura
umana, non è dovuta, ma è un regalo gratuito del folle amore di Dio.
Dio ci dona la grazia, sia attraverso il perdono del peccato, che attraverso la preservazione dal peccato.
Mentre Dio, il Sommo Bene, è infinito, il male non è infinito, e se è da credere che nessuno fa tutto il male che
gli è possibile, è certo che la Vergine Maria ha fatto tutto il bene che le è stato possibile, al massimo grado
possibile a una creatura. In lei l’esenzione dal peccato ha coinciso col massimo della grazia.
Maria non ha conosciuto la misericordia di Dio attraverso il perdono, ma solo attraverso l’effusione della grazia.
Il male, invece, è sì in relazione alla chiamata soprannaturale degli uomini, ma non è soprannaturale.
La Madonna rafforza la teoria francescana secondo cui il Figlio si sarebbe incarnato anche se l’uomo non avesse
commesso il peccato originale.
Dio ci dà la grazia non perché commettiamo peccato, ma perché siamo peccatori e ci ama, cioè perché ci
perdona (se accettiamo il suo perdono).
Noi siamo chiamati a perdonare soprannaturalmente come Gesù ci ha perdonato: il perdono naturale, da quando
lui ci ha perdonato, non può essere scisso da quello soprannaturale che, però, si manifesta visibilmente attraverso
modalità umane, cosicché, nella società civile, al dovuto perdono cristiano, ordinariamente non è opportuno che
segua un perdono civile senza aver prima scontato una pena.

“Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati”

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Ha detto Gesù: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati… Infatti non sono venuto a
chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mt 9, 12-13).
Perciò: poiché, a parte Maria Santissima, siamo tutti malati perché segnati dal peccato di Adamo ed Eva, siamo
anche tutti peccatori, sia perché la nostra parziale corruzione è conseguenza del peccato, e sia perché pecchiamo
anche attualmente.
E poiché di fatto siamo tutti peccatori, e Gesù si rivolge direttamente a ogni persona, per “sani” intende coloro
che si credono sani pur non essendolo (mentre, in altra occasione, ha definito “ciechi” coloro che dicono di
vedere, ma non credono in lui).
Nell’episodio evangelico si riferisce a dei giusti che si credono tali secondo la legge mosaica ma che, anche
fossero irreprensibili secondo la loro interpretazione della Legge, non lo sarebbero comunque oggettivamente
nemmeno secondo la Legge, perché non hanno seguito Gesù, di cui la Legge parla.

Lo spirito della legge


Se l’amore si riduce solo a opere esteriori, allora si può essere irreprensibili riguardo alla legge (e superbi),
mentre i protestanti più estremi interpretano la Bibbia in modo letterale (secondo loro), senza considerare lo
spirito che la anima.
Ma l’amore di Dio non si riduce agli atti esteriori comandati dalla legge, ma si rivela nella presenza di Dio in
mezzo al suo popolo.
Questo è il senso della legge, che non può essere separato dalla lettera.
Ma i farisei non interpretavano la legge mosaica alla luce dell’esperienza della Rivelazione, che si perpetuava in
mezzo al popolo, e alla luce dei Comandamenti, ma interpretavano l’esperienza della Rivelazione e i
Comandamenti, nell’ottica della legge mosaica. E, spesso, anche nell’ottica di precetti aggiuntivi che Gesù ha
chiamato: “tradizioni di uomini”.

Ipotesi sugli angeli e la Chiesa


La grazia di Adamo ed Eva era inferiore a quella che, poi, ha portato Gesù.
L’incarnazione, perciò, ha comportato una grazia maggiore di quella della creazione.
Così, forse, è in qualche modo anche per gli angeli buoni: con la creazione Dio gli ha conferito un certo grado di
grazia, ma Dio non si è fatto angelo, ma uomo.
Perciò si può forse ipotizzare che l’Incarnazione del Figlio abbia comportato una grazia superiore anche per gli
angeli buoni.

Discendenza di Adamo ed Eva


Caino deve per forza avere sposato una sua sorella, eppure ciò non è considerato un peccato di incesto, mentre
oggi, sia per legge di natura, che per la legge umana, un’unione tra consanguinei è proibita. Come mai?
A situazioni naturali biologiche diverse, corrispondono necessità, e perciò realtà naturali biologiche diverse, che
comportano leggi naturali diverse.

Carattere
Il carattere delle persone, analogamente all’aspetto fisico, è influenzato da una sorta di ereditarietà, da non
intendersi però così legata al patrimonio genetico quanto l’aspetto fisico, ma in buona parte anche all’ambiente,
e perciò alla storia.
Aspetti ambedue influenzati dal peccato originale, ma anche dalla grazia che, però, generalmente non comporta
una remissione delle inclinazioni a peccare e della corruzione della natura, ma, piuttosto, comporta un processo
di guarigione. La grazia infatti, perfezionando la natura, tende anche a “ricomporla”.
Perciò nella scelta della futura sposa o del futuro sposo, occorre tenere conto della realtà non solo come
principio, ma anche di come si manifesta concretamente nella storia. Ma, in seconda battuta, anche delle
possibili prevedibili potenzialità di miglioramento e dei ragionevoli pericoli di peggioramento.
In tale ottica l’aspetto fisico, particolarmente appariscente ai sensi, soprattutto se poco sensibili alla bellezza
spirituale, può fare da schermo alla bellezza del carattere o ad aspetti di esso, come, ad esempio, una spiccata
grazia femminile, che a loro volta possono riflettersi anche sul giudizio dell’aspetto fisico.

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Realismo
Il vero realismo tiene conto di tutti gli aspetti della realtà (principi, potenzialità, libertà umana, manifestazioni
concrete, ecc.), che interagiscono tra loro.
La realtà infatti è unica e dinamica.

Pienezza
La pienezza umana si realizza solo in prospettiva di una pienezza soprannaturale.
Infatti, se anche, per assurdo, la natura umana fosse perfetta, non basterebbe a far sentire l’uomo pienamente
realizzato, perché l’uomo è “diretto” verso una meta che lo supera.

Bene e male
Il male esiste solo come atto volontario contro Dio e perciò contro il bene e la verità.
Esso, proprio perché associato a una volontà, tende a produrre altro male.
Ma poiché il male produce delle conseguenze, può influenzare anche chi non è malvagio.
Schematizzando, perciò, si potrebbe dire che il male, nel malvagio, tende a moltiplicarsi, mentre nel giusto che
ne cade vittima ma è in buona fede, tende a essere contrastato dal bene e dalla verità.
Di conseguenza, la vittima che lo subisce e, subendolo, lo propaga senza averne piena coscienza, è come se lo
“riflettesse”, diminuendone la potenza della malizia, mentre nel malvagio si può arrivare ad aggiungere malizia a
malizia, veleno a veleno.

Speranza
Sperare contro ogni speranza. Cioè: sperare in Dio anche quando non c’è più speranza umana. Anzi, sperare in
Dio soprattutto quando ogni speranza umana è spenta.
La virtù della speranza, e le speranze umane che ne prendono la forma e ne sono assunte, fanno parte della realtà
come una “forza” che la trasforma.
La virtù della speranza si realizza sempre nella verità, anche se non sempre nelle sue circostanze umane.
Se la realizzazione del sogno diventasse essenziale per la realizzazione della nostra vita, rimarremo frustrati e
delusi, perché il sogno umano e le speranze umane sono ordinati alla realizzazione della virtù della speranza.

Storia
La storia passata acquista sempre nuovi e originali significati, a seconda di come continua concretamente.
La salvezza è un evento storico “speciale” che, però, non contraddice le “leggi” storiche, ma si integra nella
storia “laica” e la realizza.

Spirito e biologia
Quando succede qualcosa a livello spirituale, si ripercuote anche a livello biologico.
Così, ad esempio, i genitori adottivi, ma anche un padre o una madre spirituale, possono manifestare la
genitorialità coinvolgendo, in qualche modo, anche la biologia.

Luoghi santi
Un luogo santo ha un po’ la funzione di un microscopio (o di un telescopio): “avvicina” la realtà, che in questo
caso è il mistero divino, aiutando a farlo contemplare meglio.
Un po’ come i miracoli eucaristici: non aggiungono nulla all’Eucaristia, ma ce la “mostrano” meglio.
Ordinariamente si incontra Dio più in una comunità che intercede con fede che in un luogo santo, ovvero il
luogo e il tempo in cui la comunità prega e ama è più santo del luogo e del tempo santo in se stessi. Ma luoghi e
tempi santi servono per stimolare le persone a santificarsi.

Offerte
Cosa possiamo offrire a Dio? Noi stessi e il nostro nulla.
Offrendo noi stessi, noi offriamo un capolavoro unico di Dio.

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Non offriamo il nostro peccato, perché a Dio non si può offrire il male, quello lo mettiamo ai suoi piedi perché
lui lo distrugga, ma offriamo il nostro nulla, che rappresenta il desiderio di colmare l’infinita distanza che ci
separa da Dio. In un certo senso, perciò, offriamo a Dio, Dio stesso che opera in noi.

Progetti
I nostri progetti non sempre corrispondono ai progetti di Dio, che hanno come fine la salvezza e la santificazione
di ogni persona.
I progetti di Dio comportano la gioia, ma anche la Croce.
I nostri progetti, invece, quando non corrispondono a quelli divini, producono croci che, sebbene causate dal
limite e dal peccato, sono però orientate da Dio verso l’accettazione del giogo di Cristo e danno la possibilità di
offrire a Dio, non la causa che le ha originate, ma la sofferenza che producono.
Corrispondere ai piani divini non significa tanto “ricalcare” le linee di un progetto prestabilito, quanto costruire
sul progetto di Dio usando della nostra libertà.

Cosa buone e Volontà di Dio.


Le cose buone si possono chiedere, ma al secondo posto, dopo aver chiesto di fare la volontà di Dio.
Di conseguenza, si può anche non riuscire a realizzare le cose buone che ci eravamo proposti, ma se si accetta e
si offre a Dio rimettendosi alla sua volontà, si realizza la propria vita.
Ci sono santi che hanno avuto “successo”, vissuto come se non fosse un successo loro, e santi che hanno
“fallito” in tanti propositi ma non certo nella vita, così come ci sono santi che hanno avuto famiglie esemplari,
grazie anche alla loro santità, e santi che non l’hanno avuta esemplare, e non per propria colpa.

Potenza di Dio
Perché Dio si manifesta debole e non forte, come effettivamente è?
In realtà egli si manifesta in tutta la sua potenza, ma si manifesta con amore.
La sua onnipotenza è manifestazione di lui che, però, è amore infinito.
Tutto in Dio è forza, ma, se non la vediamo, è perché non conosciamo la sua giustizia, che immancabilmente ha
trionfato, trionfa e trionferà, e, soprattutto, non conosciamo il suo amore.

Preghiera e predicazione
Se lo strumento diretto più efficace di conversione è, come dice san Tommaso, la predicazione (con i relativi
segni), indirettamente la preghiera è ancora più efficace, e se la predicazione non è per tutti, la preghiera è per
tutti.

Piccoli grandi luoghi santi


Anche uno sconosciuto paesino può essere una città santa anche se non secondo l’accezione comune del termine,
perché può stimolare all’amore proprio perché non è importante e perché accende il desiderio del pellegrinaggio.

Fare con amore


Le circostanze vincolano e il tempo è limitato, ma tutto si compendia e porta frutto in tutto ciò che, grande o
piccolo che sia, facciamo con amore.
L’amore rende grande il mezzo, piccolo o grande che sia, mentre il mezzo può solo favorire l’amore, ma
l’iniziativa è sempre dell’Amore, che agisce in piena libertà.

Vita
Sognare è un po’ vivere, perché è la vita che sogna e si vive anche quando si sogna.
Il sogno si vive vivendo e la vita si vive sognando. Secondo le giuste prospettive.

Amore divino
L’amore divino “eccede” la giustizia.
Non solo la giustizia umana ma, anche, la giustizia soprannaturale così come si manifesta nell’uomo.

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Di conseguenza, la ragione divina eccede la ragione umana anche quando è illuminata dalla grazia della fede, e
per questo l’amore di Dio è come “folle” per il suo “eccesso”.

Samaritano
Perché Gesù, rispondendo a un maestro della legge riguardo all’amore verso il prossimo, ha portato ad esempio
un samaritano, cioè un “eretico”?
Per evidenziare che ciò che conta è fare la volontà di Dio che si riesce a capire, tanto che, anche chi non ha fede,
attraverso la compassione e la solidarietà verso gli altri, compie opere che corrispondono alla volontà di bene di
Dio verso tutti gli uomini cosicché, in qualche modo, comincia a realizzare la fede.
La fede è necessaria, tanto che Gesù, manifestandosi alla samaritana, dice chiaramente che la salvezza viene dai
giudei, ma San Paolo precisa che è più importante la carità, cioè l’amore soprannaturale che viene da Dio.
E la carità si manifesta attraverso la compassione verso tutti singolarmente, anche verso chi appartiene a un
popolo, o a un gruppo, nemico, perché è universale.
La fede, nell’uomo, non necessariamente “contiene” la carità, mentre la carità, in qualche modo, sempre
“contiene” la fede, in quanto ne è la realizzazione.
Ciò non toglie che la fede sia ordinata alla carità e, anzi, se rettamente vissuta, conduce necessariamente alla
carità. Di fatto, se Gesù non fosse venuto a portarci la pienezza della grazia, dovuta alla carità divina, non vi
sarebbe la pienezza della fede.
Pienezza della fede e pienezza della grazia sono il Vangelo: l’una non si realizza senza l’altra.
Gesù è il vero samaritano per noi, in quanto salva le nostre anime.
Il samaritano evangelico, invece, pare occuparsi solo del corpo, ma agendo con amore, che è spirituale e che
esclude il male (come l’aborto), in realtà si occupa anche delle anime: la compassione umana, quando è
universale, cioè quando è vera, sempre si apre all’opera dello Spirito Santo, che la innalza a manifestazione di
carità, che non si riduce all’amore del corpo, ma comprende tutto l’uomo, anche l’anima. Infatti, quando Gesù
parla di corpo, comprende sempre anche l’anima.
Allo stesso modo, le opere di carità sono la testimonianza della carità che opera nell’anima.

Coerenza umana e cristiana


Si può essere dei bravi coniugi, o dei bravi genitori, o dei bravi cittadini, senza essere dei bravi cristiani?
Da un punto di vista esclusivamente umano, sì, ma il fatto è che l’umano, dacché Dio ha donato la sua grazia
agli uomini, non può essere separato dalla risposta che l’uomo dà alla grazia.
Rimane, perciò, sempre una zona d’ombra in cui l’uomo senza Cristo non può essere pienamente umano.
Di fatto, ci possono essere famiglie cristiane meno umane di famiglie non cristiane, anche se questa è, di per se,
una contraddizione. Ma molto dipende dalla coerenza a ciò che si professa.
La coerenza cristiana non si configura mai solo come una coerenza a una dottrina, ma è anche una coerenza alla
grazia. E’, cioè, testimonianza di vita di grazia, che si fonda sulla testimonianza di Gesù, che ci ha salvato con
tutta la sua vita, ma che ha culminato la sua opera sulla Croce.
La dottrina stabilisce il “percorso” della grazia, ma questa è liberamente donata da Dio anche al di là dei confini
dottrinali, e orienta sempre alla verità e alle opere di verità.
Se la testimonianza si dovesse ridurre solo a quella umana, facendo a meno esplicitamente della grazia che cerca
di influenzarla, è dannosa perché ipocrita, anche se a livello umano esteriore produce dei cambiamenti. Invece la
testimonianza solo umana che è sensibile all’azione della grazia, cambia in bene l’umanità predisponendola a
ricevere direttamente la grazia attraverso la fede.
Per questo, a volte, quando nella Chiesa, al posto di annunciare Cristo, si fa sociologia, anche dicendo cose
giuste, si dà una contro testimonianza cristiana.

Dipendenze
Come tutte le parole di cui si abusa, anche la parola “dipendenza” può prestarsi a equivoci.
Oggi, infatti, viene usata solo nella sua accezione più negativa, mentre c’è una dipendenza buona, come la
dipendenza da Dio.
Noi dipendiamo da Dio in quanto creature e in quanto figli, ma questa dipendenza comporta anche l’adesione
della volontà. E’, perciò, una dipendenza d’amore all’Amore, in risposta dell’amore dell’Amore.

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Noi non possiamo fare a meno di ciò che amiamo, ma poiché tale dipendenza è pienamente e realmente
volontaria, non ci opprime ma, anzi, ci realizza.
Ci sono poi le dipendenze negative, alcune distruttive, mentre altre si configurano solo come semplici, e spesso
gratificanti, abitudini che, di per se, non costituiscono un male, ma che possono tendere a schiavizzare, come il
caffè la mattina, per cui ogni tanto è bene farne a meno.

Maria piena di grazia


Nell’economia della Redenzione, la Vergine Maria ha risposto alla grazia divina al massimo grado possibile in
ogni istante della sua vita.
Perciò per lei anche il più piccolo peccato e, anzi, anche una minore generosità nel rispondere alla grazia,
avrebbe fatto perdere qualcosa della grazia che non sarebbe mai più potuto essere recuperato.
Invece con chi pecca, o comunque non risponde col massimo grado possibile alla grazia divina, Gesù può usare
le croci, e perfino i peccati, per evidenziare il suo amore, un po’ come operò il miracolo della tempesta sedata
perché gli Apostoli erano spaventati per mancanza di fede (ma non ci è dato sapere cosa avrebbe fatto se
avessero avuto fede).
Quando l’uomo pecca, gli accade un po’ quello che capitava a un vecchio televisore a valvole quando
cominciava a fare le righe e il proprietario gli dava una botta per ripristinare i contatti e farlo funzionare di
nuovo. Cioè Dio, permettendo la croce o anche il peccato, cerca di ripristinare l’ordine del suo amore attraverso
la misericordia, cosicché si possa si “riaccende” e funzionare meglio di prima.

La vera Rivoluzione
La più grande “rivoluzione” della storia, o, meglio, l’unica vera Rivoluzione, è avvenuta con l’Incarnazione e la
salvezza.
Ma come è avvenuta? Non promettendo un mondo nuovo in senso politico, non identificando i farisei in una
classe sociale come la borghesia, ma identificandoli a una forma di religiosità sbagliata e al peccato, dopo, però,
che erano stati chiamati al Vangelo (e alcuni hanno aderito).
La Rivoluzione del Vangelo non consiste in una rottura con una classe sociale o con il passato, anzi è il
compimento del passato attraverso una novità assoluta di ordine spirituale e soprannaturale. Cioè, più che una
rivoluzione, è una conversione ad opera della grazia.
La rivoluzione del Vangelo non abbatte l’uomo, ma il peccato.
Tutte le altre rivoluzioni, né sono vere, né sono rivoluzioni e, se vogliono rompere col passato senza salvare il
buono, probabilmente peggiorano le cose.

Tempo
Che il tempo sia una creazione immateriale necessaria alla materia così come la materia è necessaria per il
tempo? O che sia una caratteristica immateriale della materia, come il movimento, che interagisce con la materia
stessa rendendo in certo modo “fisica” la fisica?
Qualunque cosa sia, la fisica appare quasi come fatta anche di tempo, oppure sembra che il tempo sia come un
“catalizzatore” che permette alla materia di esprimersi in fisica.
E il “tempo” degli angeli? Cioè quella caratteristica del mondo angelico che non è l’eternità, a cui sono stati
chiamati per grazia, ma che pure è legata all’eternità?
Esiste, o è solo un’espressione del tempo che accomuna le creature, cioè che vale per la nostra natura umana che
è spirituale, ma anche materiale, così come vale per la natura angelica?
Le ipotesi sono molte e probabilmente il mistero del tempo, anche di quella “parte” che interagisce con la
materia, sarà svelato solo in Cielo.
E forse le categorie di pensiero e linguistiche con cui si affronta la questione del tempo, andrebbero superate.

Civiltà
Una civiltà pienamente etica e cristiana, come sarebbe stata?
Difficile dire, ma certamente molto diversa, sebbene profondamente realista e umana.

Luoghi santi

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Ci sono luoghi santi he manifestano una vocazione particolarmente “carismatica”, come possono essere i
santuari in cui avvengono molti miracoli, ma ci sono anche luoghi santi in cui Dio opera in modo particolare
esaudendo le preghiere, soprattutto quelle che ottengono la santità.
Analogamente si può dire dei tempi.

Ascolta Israele
“Ascolta Israele…”, Dice Dio.
Ascoltare è più di udire: è anche ubbidire.
Ubbidire crea le condizioni per cui Dio opera. E’ come seguire le “istruzioni” per far funzionare un programma:
se non si seguono, il programma non parte, se, invece, si seguono a puntino, il programma è efficace.
Gesù, nel Vangelo di Giovanni, dice che è venuto a dirci quello che ha udito dal Padre, ma dice anche che lui ci
rende liberi.
Gesù, annunciando la verità, contestualmente la realizza, purché ubbidiamo, e perciò, annunciando la libertà,
contestualmente la realizza, purché ubbidiamo.
Udire la verità senza ubbidire, comporta imparare con l’intelletto, non conoscere.

Esperienze
Ci sono esperienze che, pur essendo essenzialmente umane, la grazia perfeziona ed eleva, e che possono essere
ricordate ripercorrendone, per quanto possibile, i modi e i sentimenti, e ci sono esperienze essenzialmente
soprannaturali, che si possono ricordare, ma solo al modo umano, altrimenti anche il ricordare sarebbe
un’esperienza soprannaturale (a meno che, attraverso il ricordo, il Signore non voglia donare anche un’altra
esperienza soprannaturale).
Così, quando Pietro, Giacomo e Giovanni ricordavano la Trasfigurazione, non “rivedevano” il biancore dei
vestiti del Signore come lo avevano visto sul Tabor.

Gioia naturale e soprannaturale


C’è una gioia umana, naturale, che può essere elevata dalla grazia, e c’è una gioia divina, soprannaturale, che,
“incarnandosi” nell’uomo, generalmente prende la forma della Croce di Cristo, come la perfetta letizia di cui
parla San Francesco (che non esclude la forma della gioia umana).

Malattia
La malattia ha origine dal peccato originale, ma, in qualche modo, anche il peccato attuale può contribuire a
svilupparla. La malattia, perciò, ha una qualche somiglianza col peccato e col male, somiglianza che, in un certo
senso, ha pure la Croce, in quanto storicamente causata dal peccato attuale degli uomini che crocifissero
l’Innocente. Ma poiché la Croce, a causa del Crocifisso, è misticamente, e perciò realmente, frutto del peccato di
tutti gli uomini (non solo perché il peccato si “comunica”, ma soprattutto perché Dio si comunica), Gesù le
conferisce l’amore e la grazia.
Si può dire che c’è una malattia che può essere causata, qui ed ora, direttamente dal peccato attuale, e una
malattia che, comunque sia causata, è espiativa.
Perciò anche la malattia causata dal peccato attuale, essendo permessa da Dio a fin di bene, può rappresentare un
mezzo attraverso cui si diffonde la grazia. Dipende dal senso che le si dà: se quello di Cristo o quello contro
Cristo.
Il senso che cambia la croce in salvezza è l’amore di Dio, cioè la Croce di Cristo, che ricostruisce (infondendo la
grazia) prendendo dalla creazione e perciò anche dalle macerie che ha causato il peccato.
Perfino dalla morte, che è simbolo della morte dell’anima di chi segue la logica del peccato.

Traumi e la vita in Dio


Ci possono essere persone che, pur crescendo nella vita di grazia con costanza, a livello umano possono
manifestare delle involuzioni a causa di esperienze di vita dolorose e negative.

Sogni

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Anche sognare ad occhi aperti può essere, a certe condizioni, un’esperienza autenticamente umana di vita, come
quello che un giorno ci si potrà dedicare a curare l’orto, o che si potranno avere dei nipoti.
Ma il sogno va offerto a Dio. Allora si realizza anche quando non si realizza, cioè produce frutti spirituali.
Se invece il sogno lo si vuole “afferrare”, tra le mani rimane solo frustrazione.

Tempo
Il tempo della vita è una benedizione perché Dio non smette di concedere la sua grazia, eppure molti santi sono
morti giovani.
Il fatto è che il tempo è in relazione alla santità, per cui è relativo.
Conta la santità e il tempo si compie nella santità, come qualunque altro dono divino.
Il vero dono, da accettare, è la grazia, e perciò la santità che Dio ci offre.

Unione ipostatica
La natura umana di Gesù non è infinita, ma limitata, ma è unita alla natura divina della sua Persona e perciò non
si può considerare senza di questa.
Gesù aveva una personalità umana perfetta, un corpo perfetto, una mente umana perfetta, ma era Dio.
Non essendo la sua natura umana infinita, le sue qualità erano limitate, ma immense, perché erano quelle che
solo Dio poteva avere incarnandosi. Per cui si potrebbe dire che erano misticamente unite alla sua natura divina
senza soluzione di continuità.

Croci
Anche nel tempo in cui non si portano croci particolari, se ne porta una che, se accettata fino in fondo, è molto
impegnativa e, nello stesso tempo, se unita a quella di Cristo, dona molta pace.
E’ la croce dei doveri quotidiani che, se portata fino alle estreme conseguenze con grande amore, in qualche
modo inchioda le carni, ma è anche leggera.

Santità
La santità è un mistero.
Il Santo è Dio, che ama tutti con lo stesso atto di amore con cui si amano le Persone della Santissima Trinità.
In tal senso Dio ci ama come ama Gesù.
Ma noi non siamo tutti uguali.
Siamo uguali perché Dio si dona totalmente a tutti: Dio, dice san Paolo, è tutto in tutti, ma noi siamo diversi e
abbiamo chiamate diverse, così come giusto e opportuno per ciascuno di noi, secondo l’infinito amore di Dio.
La Madonna, ad esempio, parte da una santità tale che tutta la Corte celeste insieme non potrà mai raggiungere.
Ma molto importante per il nostro cammino di santità, è la generosità della nostra risposta.

Limiti del male


Il male potenziale ha il limite della natura di chi lo compie, demone o uomo che sia, tenuto presente sia delle
circostanze concrete, e sia del fatto che, per quanto parzialmente corrotta, la natura umana, in se stessa, tende
comunque al bene.
Il bene divino, invece, è di ordine soprannaturale e perciò infinito.

Passato
Non bisogna vivere “nel” passato, ma vivere del passato attraverso la speranza.
La speranza riguarda il futuro, ma si vive al presente.
Chi spera in Dio, cioè chi lo desidera e lo cerca, asseconda la propria natura umana e si realizza, altrimenti vive
da alienato.
Chi spera, realizza anche il proprio passato guarendolo e rinnovandolo, e orienta il proprio futuro alla meta
finale. Per cui già pregusta, cioè fa presente, ciò che, se persevera, si realizzerà nella pienezza e definitivamente,
nel regno del Signore Gesù.

Creato e Creatore

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Come il creato non può contraddire il Creatore ma, anzi, lo testimonia, così la ragione rispetto alla fede.
Come a un’anima corrisponde un corpo, così alla fede corrisponde la ragione.
La fede supera infinitamente la ragione ma, anche, si radica in essa e si “aggancia” ad essa in modo che questa,
anche se non la comprende (cioè non la “circoscrive”), capisce non solo che non la contraddice, ma anche che in
essa si compie e si realizza.
Cosicché le verità della fede possono essere espresse, così per come possibile, secondo i criteri della ragione,
che, anche se è inferiore alla fede, è certissima, e dalla fede è illuminata attraverso la grazia.
La ragione, attraverso la sua logica che deriva dalla logica di Dio, in quanto Dio in modo partecipato trasmette se
stesso nel Creato, scopre il Mistero divino che permea tutto il Creato, e il Mistero a sua volta fa scoprire al cuore
la bellezza, che la ragione contempla e gusta coinvolgendo l’anima e, spesso, anche il sentimento.
La ragione logica è più della scienza, perché la scienza va “scoperta” attraverso la ragione.
Perciò, se l’universo parla di Dio, a maggior ragione lo testimonia la ragione.

Normalità secondo Dio


Dio non guarda alle classi sociali, e perciò non guarda se si è borghesi o alternativi.
Per Dio il comportamento “normale”, qualunque sia lo stile di vita che si conduce, è seguire i Comandamenti e
perciò le leggi della morale, testimoniando la verità, ma senza giudicare gli altri.
Per Dio l’interiorità umana “normale”, qualunque sia la cultura e qualunque siano le sensibilità delle persone, è
quella dell’amore che si dona in umiltà e senza giudicare l’interiorità degli altri, che solo Dio conosce.
Come una società “normale”, cioè umana e perciò improntata alla giustizia, integra gli emarginati sociali, così la
Chiesa fa di tutto per integrare i suoi emarginati spirituali, cioè i peccatori, soprattutto quelli che non vivono in
grazia di Dio. Perché li ama e non vuole che finiscano all’inferno.

Qui ed ora
Gesù ha detto che vuole che tutte le sue pecore siano radunate in un solo ovile e seguano un solo Pastore: questo
non vale solo in proiezione della vita futura, ma vale anche qui ed ora, allo stesso modo in cui Gesù desiderava
di radunare gli abitanti di Gerusalemme come la chioccia raduna i pulcini sotto le sue ali.
Dio, pensando al nostro Paradiso, che è la cosa più importante, pensa anche a noi qui ed ora, e pensando alla
nostra sorte qui e ora, lo fa innanzi tutto in prospettiva della salvezza eterna: le due cose non solo non sono in
contraddizione, ma sono in relazione.

Amore e intelletto
Se l’amore ispira, la ragione guida.
Se l’amore comprende, la ragione accetta.
Se l’amore si serve della ragione per esprimersi in pienezza, la ragione è ordinata all’amore, sia quello umano,
che quello soprannaturale.
Amore e ragione non si possono separare, ma solo arrivando alla pienezza dell’amore si può arrivare alla
pienezza della ragione, perché, se il fine ultimo fosse l’intelletto, e non l’amore, non si arriverebbe alla pienezza
della ragione, che cerca qualcosa che la possa superare.

Ideologie
L’uomo non è un “animale sociale”, ma è una persona. E’ sociale, ma come persona.
La sua individualità si realizza nella donazione agli altri e la sua donazione si realizza attraverso l’unicità degli
altri, una dinamica che comporta la libertà, cosa di cui le ideologie non tengono conto.
Le ideologie si configurano, più e prima che attraverso le idee, per una struttura mentale incapace di discernere.
Tendono perciò a vedere tutto ciò che non è conforme a ciò che professano come negativo, cosa impossibile
soprattutto perché nel “sistema” avversato agiscono le persone, che in qualche modo superano il “sistema”
stesso. Le ideologie, perciò, sono soprattutto “anti”.
Il fondamento delle ideologie è il peccato e la follia.
Fatto sta che, quando un’ideologia si radica in profondità, assume la forma di una sorta di schizofrenia contro
cui, di solito, non c’è ragione che valga.
Spesso può far breccia solo la grazia del Vangelo.

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Non che la conversione, a certe condizioni, debba essere un’immediata conseguenza, perché Dio rispetta
l’umano, e l’umano ferito, ma anche quando la conversione non è immediata, si apre un processo di conversione.

Bontà umana e salvezza eterna


Poiché la bontà umana non è in contraddizione con l’amore di Dio ma, anzi, è l’alfabeto in cui l’amore
soprannaturale si esprime negli uomini attraverso la loro natura, si può presupporre che la bontà umana che
persevera nel bene sia in qualche modo garanzia di salvezza, in quanto Gesù è morto per tutti gli uomini e per
ogni uomo.
Ma la bontà umana non può essere ridotta al solo sentimento.
Infatti, se anche vi fossero dei sentimenti di amore, se questi non si traducono in compassione e in scelte di
donazione, a nulla vale.
Il sentimento può aiutare, ma conta la compassione verso tutti, anche verso i nemici (anche se non può essere
perfetta) e la volontà e le opere che ne conseguono.

Pellegrinaggi
Il pellegrinaggio, un po’ come la musica o un bel sentimento, aiuta la fede, ma non è la fede.
E’ un po’ come la Comunione rispetto alla santità: alla fine non conta tanto il numero delle Comunioni, per
quanto ogni Comunione in stato di grazia sia foriera di santità, ma la santità.
Dio non è ingiusto e offre a ognuno, secondo per come può esprimere le sue potenzialità d’amore al meglio, ciò
che è più opportuno, guardando all’attualità e al “qui ed ora”, ma anche in prospettiva.

Sentimento e ragione
Il sentimento spesso muove la ragione più di quanto la ragione muova il sentimento.
Ma, nella prospettiva della verità, la ragione influenza il sentimento più di quanto questo fa con la ragione.

Sistemi sociali e giustizia


Quando sento dire a qualcuno che vorrebbe cambiare il sistema perché il mondo diventi giusto, mi viene da
ridere. La dinamica, infatti, è esattamente al contrario: occorre essere più giusti per cambiare il sistema.
Se si parte dal “sistema”, si agisce sulle regole come se queste fossero capaci di operare la giustizia, come se la
giustizia non fosse vitale come l’amore, ma fosse solo un meccanismo. Come se la giustizia, che è fatta della
stessa “pasta” spirituale dell’amore, possa essere imposta, o come si potesse costringere a essere giusti e ad
amare.
Ma, sebbene il “cambio di sistema” non rende giusti, tuttavia la giustezza di un sistema lo rende compatibile con
la giustizia. Per cui è necessario anche agire sul “sistema”.
Ma se si parte dal “sistema”, si agisce sulle regole e basta, cioè sul sistema, se invece si parte dalla vita, che non
si riduce a un sistema di regole, che pure sono irrinunciabili, si agisce sulla stessa vita espressa dal “sistema”.
Ma, parlando di vita, si deve fare riferimento alla morale, non solo a dei regolamenti, in quanto la moralità fa
sempre riferimento a leggi spirituali in relazione con la volontà dell’uomo.

Gesù nei poveri e poveri in Gesù


Come chi si prende cura dei piccoli e dei bisognosi, come ha fatto il buon samaritano, si prende cura di Gesù,
perché quello che si fa ad essi si fa a lui, allo stesso modo chi si prende cura di Gesù, come ha fatto Maria di
Magdala ungendo il suo il capo con del nardo purissimo, si prende misticamente cura anche dei poveri, in quanto
è da credere che quello che è fatto per Gesù e che si manifesta attraverso atti che sono espressione di puro amore,
è come fatto ai piccoli e perciò ridonda a loro favore.

Conoscenza
La conoscenza è una manifestazione della vita, per cui riguarda innanzi tutto la vita.
Nel processo conoscitivo integrale l’uomo mette in gioco tutto sé stesso, non solo a livello spirituale, ma anche
riguardo la psiche, il sentimento, ecc.
Anche riguardo i processi cerebrali, cuore e razionalità interagiscono indissolubilmente.

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Così la passione tende a imprimere profondità ai caratteri della conoscenza e a sviluppare i meccanismi della
comprensione che va oltre il sapere, mentre la ragione aiuta il cuore a vivere la conoscenza nella sua essenza,
che si imprime come un carattere.
La conoscenza perciò è innanzi tutto il gustare e contemplare il significato di ciò che si conosce e, in ultima
analisi, si fonda sul rapporto vitale che ci mette in relazione con la fonte di ogni conoscenza, cioè Dio.

Intelligenza e amore
L’intelligenza si realizza nella carità, mentre la carità si realizza per se stessa, ma richiede di servirsi di tutto ciò
che Dio dona all’uomo, e in modo speciale dell’intelligenza.
L’intelligenza, perciò, si realizza pienamente in funzione della piena realizzazione dell’amore.
Di conseguenza, si potrebbe dire che la logica della logica è meno potente della logica dell’amore, e che le
“materie” che sono oggetto dell’intelligenza umana, sono più o meno consone alla realizzazione dell’intelligenza
a seconda se sono più o meno consone alla realizzazione dell’amore.

Ruoli sociali
I ruoli sociali non sono necessariamente frutto di pregiudizi.
A volte, infatti, al di là degli eccessi, servono a proteggere le caratteristiche inerenti alla vocazione personale, e
perciò le persone.
E’ vero che alcuni ruoli sociali derivano da pregiudizi, ma ridurli tutti a pregiudizi, è un pregiudizio.
I ruoli sociali frutto di pregiudizi tendono a uniformare i comportamenti personali di una categoria di persone,
mentre i ruoli sociali che nella loro sostanza non sono frutto di pregiudizi, tendono a proteggere la “categoria” a
cui la persona appartiene, che ogni persona interpreta in modo originale.
I ruoli sociali fondati sulla verità non servono tanto a fissare dei comportamenti standard, quanto piuttosto a
proteggere un “incarico”, che può anche avvalersi di comportamenti tipici, ma che non può ridursi ad essi.
Ad esempio, il ruolo di madre o di padre, più che imporre la sceneggiatura di come si deve fare la madre o il
padre, deve indicare i “mezzi” adatti per farli bene.
Il ministero di essere madre o padre, infatti, non dipende né dalle capacità personali, né dal carattere, cose che
possono aiutare ma che non sono decisive, ma è un dono spirituale.

Liberismo e collettivismo
Se al termine capitalismo si dà l’accezione che gli dava Marx, cioè se si parla in gergo marxista, cioè se consiste
in un sistema che si basa sull’accumulo di capitali privati e, anche, sulla scissione dei mezzi di produzione dal
lavoro, allora è sinonimo di sfruttamento.
Ma se invece per capitalismo si intende un sistema economico che ammette la proprietà privata e la libera
iniziativa secondo la Dottrina sociale della Chiesa, allora è giusto, perché la proprietà privata e la libera
iniziativa, in una società democratica e di comunione, non solo servono alla propria libertà e realizzazione, ma
sono anche ordinate al servizio della libertà e realizzazione degli altri e, perciò, allo sviluppo integrale delle
persone.
I problemi sorgono quando la proprietà privata e la libera iniziativa vengono usate male, cioè quando lo stato
non fa gli interessi del popolo, ma di pochi, cioè quando comandano i ricchi non eletti, come nelle dittature.
Ma questo è liberismo, che non è che l’altra faccia del collettivismo comunista, che desacralizza l’uomo a
vantaggio dell’economia.
Nel Comunismo i pochi ricchi sono i ras del Partito che monopolizza lo stato e lo usa a proprio vantaggio,
esattamente come fanno le multinazionali e i lobbisti nelle “democrazie” liberiste.
Tra la “democrazia” popolare e quella liberista, non c’è spazio per la persona umana.

Provvidenza
E’ vero che la provvidenza divina si serve anche della casualità a fin di bene, ma è anche vero che, perché si
sviluppi e si realizzi nella pienezza, occorre essere grati per tutti i doni di Dio e occorre desiderare le grazie che
Dio vuole elargirci.

Sensibilità e valori

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La sensibilità delle società e delle singole persone cambia al cambiare delle condizioni, cioè cambia nel tempo.
I valori portati da Cristo, invece, possono essere approfonditi, ma non devono cambiare, in quanto sono verità.
Se i valori della Tradizione, invece di consolidarsi, si liquefanno o cambiano, la sensibilità dell’uomo si lega a
errori, e, attraverso l’oggetto su cui si concentra, potrebbe venire scambiata per un valore.
Allora si perde di razionalità e, spesso, anche della capacità di sensibilizzazione, riducendo così la sensibilità
umana quasi a una sensazione o a una sorta di capriccio.

Fratellanza universale
Non è sbagliato parlare di “fratellanza universale”, purché sia chiaro che si realizza pienamente solo in Cristo.
Essere fratelli in Adamo (perché uomini) ed essere fratelli in Cristo (il cui “marchio” è il Battesimo), è una cosa
diversa ma coincidente.
Gesù ha detto che le sue pecore sono quelle che stanno nel suo ovile, ma ha anche detto che ci sono delle pecore
sue fuori dal suo ovile, che devono essere radunate.
Come per amare Dio occorre amare il prossimo, così per essere figli di Dio occorre farsi fratelli a tutti.
Ma poiché l’amore per il prossimo origina dalla carità, cioè dall’amore soprannaturale di Dio, così la fratellanza
tra tutti gli uomini origina dalla grazia del Vangelo. E poiché il Vangelo è verità, va annunciato.
Il buon samaritano, che Gesù ha portato come esempio di amore verso il prossimo, e perciò come segno di
amore verso Dio, apparteneva a una religione eretica. Nonostante ciò, se fosse davvero esistito, si è salvato.
Perciò la fratellanza universale non finisce in una fratellanza naturale, legata alla solidarietà e alla comune
natura, ma comporta necessariamente la fratellanza soprannaturale in Cristo e, perciò, la figliolanza divina che si
realizza attraverso lo Spirito Santo.
E deve anche essere chiaro che, da parte sua, la comunità dei credenti deve collaborare con Dio così come Gesù
ha detto di fare, cioè deve insegnare a tutte le genti quello che Gesù ha insegnato, deve guarire i malati, operare
miracoli, scacciare i demoni… Cioè: deve evangelizzare.
Dalla fine saranno fratelli solo coloro che hanno accettato Gesù come loro Signore.

Vocazioni
Riguardo alla vocazione personale, si potrebbe dire che, in genere, non c’è una gioia naturale più grande che
mettere su famiglia e fare figli. Gioia che Gesù, pur permettendo le prove, eleva con la grazia all’ordine
soprannaturale.
Se rettamente vissuta, questa chiamata non di rado produce esperienze dirette di gioia soprannaturale.
Ma, di per se, la consacrazione al servizio del Signore attraverso la rinuncia alla famiglia, è una gioia tutta
soprannaturale, purché non si cerchino surrogati naturali capaci di fare in modo che il servizio a Dio diventi un
servizio a se stessi.
Questo non significa che i consacrati perdano lo “status” della loro natura umana, per cui anche loro a volte
necessitano di consolazioni e gioie naturali capaci di rinfrancare lo spirito, per come Dio concede.

Solidarietà
I cattolici non devono farsi rubare il concetto di “solidarietà” dalla sinistra abortista.
Non devono permettere che chi più odia il messaggio evangelico falsifichi la solidarietà e poi la vende per
autentica, mentre in realtà è una patacca!
Occorre testimoniare la solidarietà per come più opportuno, e non seguendo una linea politica come se l’amore si
riducesse a un “metodo”, spesso sbagliato.
Da questo riconosceranno la vera solidarietà: che è universale e non si fa condizionare dall’essere anti qualcuno.
E’ solidale, nel modo giusto, anche verso i nemici.
La solidarietà patacca, invece, è parziale, e considera l’eutanasia come una forma di solidarietà.
Anzi, dice che chi è contro l’eutanasia è ipocrita perché non si trova in quella situazione.
Il non trovarsi in una data situazione deve, certo, spingere a capire, e deve incentivare a non giudicare nessuno,
ma non può fare concessioni a soluzioni sbagliate e, esse sì, ipocrite ed egoistiche.

Fede della Chiesa


Lo scrupolo, come il lassismo, si basa su delle sensazioni.

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La Chiesa, invece, attraverso la sua dottrina spirituale, guida la volontà alla verità oggettiva con piena
ragionevolezza, e perciò in modo equilibrato, partendo dalla Rivelazione.
Ma lo scrupolo, quando si configura come una patologia della psiche, può condizionare il giudizio umano in
modo invincibile, per cui, in genere, non è mai peccato mortale.

Natura e grazia
Gesù ha detto: “Chi non è con me, è contro di me”. Ma ha anche detto agli Apostoli: “Chi non è contro di voi, è
per voi”.
Parafrasando, si può anche dire: “Chi opera contro la fede, opera il male”, ma anche: “Chi non opera contro la
fede, opera secondo la fede”.
Il fatto è che la natura non salva, ma non ci si salva senza la natura.
In Gesù la natura umana e la divinità coincidono, ma poiché Gesù è Dio, è la natura che viene innalzata fino alla
divinità. In ciò che è solo umano, invece, la divinizzazione "decade" analogamente a come è avvenuto alla natura
angelica degli angeli decaduti.
Infatti, poiché il Figlio si è incarnato, chi, nonostante i limiti dovuti al peccato originale, segue la natura umana
che cerca Dio fino alle estreme conseguenze, alla fine arriva a Cristo, perché egli, che è morto per la salvezza di
tutti, attrae. A meno che l'uomo non lo rifiuta.
Per questo chi è nemico di Cristo è anche nemico dell’uomo e, nello stesso tempo, chi si oppone alla natura
umana considerandola irrecuperabile e immune alla grazia, si oppone a Cristo e alla Chiesa.
Naturalmente la predicazione è necessaria, altrimenti si può al massimo credere in Dio solo con fede umana,
cosicché la grazia, al massimo, si può esprime, nei giusti, senza la fede soprannaturale esplicita, venendo in
qualche modo un po’ “depotenziata”, in quanto non si è ubbidito a Gesù che ha detto di insegnare ciò che lui ha
insegnato.

Miracoli
I miracoli sono legati alla fede e all’opportunità.
Perché miracoli come la ricrescita di arti sono avvenuti molto di rado?
Forse perché non c’era la fede necessaria, ma probabilmente anche perché spesso non era opportuno, in quanto
certi miracoli potrebbero quasi “forzare” a credere, nel senso che sarebbe stato facile credere con fede umana,
cosa che avrebbe forse frenato la fede soprannaturale.

Tempo
Il tempo è legato all’opera di Dio, per cui tornare indietro nel tempo è assurdo, perché Dio non può contraddire
la sua opera e perciò sé stesso.
E anche fosse vero che la Meccanica Quantistica ammette che nel “mondo di Plank” la materia e il tempo
abbiano, secondo riscontri matematici, come dei limiti più ampi, tanto che il tempo sembra poter procedere
anche dal futuro al passato, e le particelle sembrano smaterializzarsi, nel nostro mondo non è così, per cui il
Creato potrebbe essere governato da una Legge superiore al creato stesso.
Dio è eterno, è fuori da tempo, non è indagabile dall’uomo, ma gli effetti della sua azione sul creato, nascosti
nelle leggi della natura, sono osservabili, e tali osservazioni, che non prevedono che si possa viaggiare nel
tempo, rispondono a una logica superiore alla logica umana, ma che non la contraddice.

Paganesimo
Il paganesimo, sebbene il culto dato agli idoli è un culto dato ai demoni, non può ancora essere considerato
satanismo, che si configura come una scelta esplicita contro Dio e opposta a Dio, il quale si rivela attraverso la
natura e la ragione ma, soprattutto, in Gesù Cristo e nella Chiesa Cattolica.
Cosa che permette di giudicare il satanismo come male assoluto.

Eroismo
Gesù possiede un carattere fondamentale dell’eroe omerico: il sacrificio, che egli eleva fino alla sfera
soprannaturale, ma possiede anche una caratteristica dell’antieroe, la debolezza come metodo, ma essendo egli
onnipotente, non è vera debolezza, ma forza espressa al massimo grado, a cui l’uomo è chiamato a partecipare.

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Difetti
Quando le caratteristiche proprie di una persona possono cominciare a configurarsi come difetti?
Quando comincia a venire meno la carità e quando comincia a subentrare la malizia.
Schematicamente: più manca la carità, più la natura umana assume caratteristiche formali esagerate, e più c’è
malignità, più assume caratteristiche perverse.

Complessità
La realtà, soprattutto quella umana, è complessa, e lo è in modo che i suoi fattori interagiscono tra loro, tanto da
apparire come una realtà liquida.
Il bene e il male, però, non sono liquidi, ma sono totalmente separati.
Possono “sovrapporsi”, possono, se così si può dire, “mescolarsi” e “aggrovigliarsi”, ma non possono
assolutamente amalgamarsi.
Come nel grigio: se si separano i pigmenti neri dal bianco, si nota il contrasto.
Se, perciò, la realtà si manifesta come liquida, il bene e il male non lo sono e, di conseguenza, le scelte hanno
sempre un carattere morale, senza nessun carattere relativista.

Peccato e grazia
La lettera agli Ebrei dice che Gesù ha imparato dalla sofferenza che ha patito.
Egli non ha conosciuto il peccato, ma ha conosciuto la sofferenza che il peccato procura agli innocenti.
In tal senso, sebbene non abbia mai commesso peccato, lo conosce meglio di tutti.

Luoghi santi
L’essenza dei luoghi santi è in Paradiso, cioè in Dio.
Gesù ha detto che Dio va adorato in spirito e verità: i luoghi santi, perciò, sono in funzione dell’adorazione in
spirito e verità, e non viceversa.
Di conseguenza, non sono necessari all’adorazione, ma sono utili come strumenti, in quanto noi siamo esseri
anche materiali: la grazia si comunica all’anima, ma il corpo partecipa.
Chi adora Dio con amore non si oppone alla partecipazione della sua corporeità e sensibilità all’adorazione e,
anzi, più ama, più integra, per come può, il sensibile all’adorazione dell’anima, compresi i luoghi.
In quest’atto di adorazione viene tutto racchiuso.
I luoghi santi non si contrappongono ma si “uniscono”, tanto che ognuno di essi, attraverso propria originalità,
rappresenta tutti gli altri.

Adorazione
Gesù ha detto che Dio va adorato in spirito e verità, per cui l’autentico dialogo interreligioso deve tenere conto
che solo in Cristo, che è la verità, Dio può essere adorato in pienezza di Spirito e di verità.
Se Dio agisce misteriosamente tra i pagani, lo fa come il “Dio sconosciuto” a cui fa riferimento san Paolo ad
Atene, cioè è lui che ha l’iniziativa manifestandosi come “sconosciuto” e, in tal modo, si rivela pur senza
rivelarsi.
Ma se è l’iniziativa dell’uomo a produrre la “conoscenza divina”, allora quella non è da Dio, perché l’iniziativa
dell’uomo (che altro non è che la libera risposta all’ispirazione di Dio) consiste nella ricerca di Dio, non nella
risposta di Dio.
Di fatto, più la presunta ispirazione divina è in realtà opera dell’uomo, più c’è la possibilità che si inserisca il
demonio, e più l’intenzione dei pagani è adorare la divinità nella verità, più, anche se adorano i demoni senza
saperlo, la verità inizia a farsi luce.

Luce e tenebre
Il male non è l’opposto del bene, ma la sua negazione.
Non è come un polo negativo che esiste in relazione a quello positivo, ma è il rifiuto della realtà voluta da Dio.
Sotto questo aspetto la realtà voluta da Dio è come la luce: non contrasta col buio, semplicemente lo cancella,
così come la conoscenza cancella l’ignoranza e, più ancora, la falsa conoscenza.

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Ma negli esseri personali il male si può configurare come una scelta e, in tal caso, assume “consistenza”.
Non una consistenza propria, perché la negazione del reale non ha consistenza propria, ma una consistenza
"personale" perché, chi sceglie il male, lo "incarna".
Lo riconosce come esistente dandogli, in un certo senso, lui stesso l'esistenza.
Chi sceglie il male, in un certo modo non esiste per quello che è, pur continuando ad esistere come negazione di
quello che è.
Se il male, come mancanza di bene, è come buio che svanisce all'apparire della luce, il male come atto umano,
cioè il peccato, può essere solo cancellato dall'amore di Dio che si manifesta nella Chiesa.
Ma se si rifiutano l'amore e la verità di Dio, il male incarnato nei malvagi non svanisce come un'ombra
all'apparire della luce, ma fugge dalla luce e la luce lo evidenzia.
Per questo il prologo del Vangelo di Giovanni dice che, all'apparire della luce, le tenebre non l’hanno accolta.

Il comandamento dell’amore
Il comandamento del Signore ad amarci gli uni gli altri come lui ci ha amato, può essere in qualche modo ridotto
ad amare gli altri.
Infatti, come possiamo seguire il comando del Signore che ci ama per primo? Amando.
L’amore degli altri verso di te, non dipende da te, ma l’amore che sei chiamato a dare, dipende da te.
Dio ama tutti, ma vuole amare anche attraverso di noi. Ma il suo amore è infinito, mentre noi siamo limitati sia
per natura, sia, spesso, per la nostra poca generosità, sia per il peccato originale, e sia per il peccato attuale, per
cui, da soli, non possiamo accontentare tutta la sete di amore eterno delle persone.
Ma se amiamo creiamo le condizioni migliori perché gli altri si sentano amati da Dio e perché noi stessi
possiamo sentirci amati, anche dagli altri.
L’amore che possiamo dare è commisurato a noi e quello che possiamo ricevere dagli altri è commisurato ancora
a noi, oltre che agli altri, perciò non possiamo pretendere che si manifesti in modo sempre perfetto.
Ma l’amore divino è perfetto in se stesso, per cui opera sempre nella sua infinità e trascendenza, anche se noi
possiamo riceverlo solo come esseri finiti e imperfetti.
L’amore perciò va riconosciuto per come si manifesta, altrimenti, se lo modelliamo solo sulla nostra umanità
imperfetta, potrebbe umanamente deluderci.
Essere capiti non è la stessa cosa che essere amati, anche se tra l’amare e il capire c’è una stretta relazione.
Noi capiamo se amiamo, e se amiamo capiamo coi caratteri dell’amore.
Amiamo anche se capiamo, ma capendo indirizziamo l’amore.
Capire e amare procedono nella stessa direzione, ma Gesù ha detto “Amatevi”, non: “Capitevi”!
Dio infatti, che ci capisce perché ci ama, ci ha creati per amarci più che per capirci.

Sensibilità
Le persone molto sensibili spesso diventano vegane, o “pasionarie” di qualche causa sociale vissuta in modo
fazioso, o seguono religioni “alternative”, ecc.
Questo, generalmente, è dovuto sia all’inadeguatezza della formazione avuta, e sia dalla difficoltà a rispondere
alla chiamata alla santità, che in loro si manifesta spesso con maggiore “urgenza” (non tanto in senso temporale,
ma nel senso di una chiamata che si fa sentire in modo particolarmente pressante).

Meccanica quantistica
La MQ prevede la “sovrapposizione degli stati” e prevede che tale teoria debba espandersi al “mondo classico”,
ma non è così, in quanto la materia ha dei limiti e dei vincoli.
E’ un po’ come nella matematica: non tutte le teorie matematiche sono soddisfatte dalla fisica e, quando lo sono,
sono sottoposte ai limiti della materia.
La teoria della MQ descrive un mondo teorico i cui principi sono a fondamento della natura materiale del mondo
sensibile, ma che per realizzarsi concretamente nella materia del mondo sensibile, devono essere ordinati dal
principio di causalità, che caratterizza il mondo detto “classico”.
La causalità regola tutta la realtà, compresa la MQ, fino a giungere alla causa prima, che è Dio.
E’ come se ai principi quantistici presenti in “forma atemporale” e immanenti nella realtà materiale, occorra
un’iniziativa non casuale, che “metta in moto” la causalità.

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Di fatto, la MQ può avere applicazioni concrete: i suoi principi, infatti, funzionano nel mondo classico in modo
causale e non casuale.

Realtà
La società di oggi non crede più a valori e principi oggettivi perché li considera limitanti, e preferisce
considerare la realtà come una cosa liquida.
In realtà a essere “liquida” è la vita proprio perché è vita. La vita infatti è “movimento”, ma i principi della verità
hanno valore assoluto.
Se la vita è “movimento”, i principi assoluti rappresentano le condizioni per cui si determina il “movimento”.
La vita umana, sebbene in se stessa sia limitata, in relazione con Dio, è come operasse in una realtà non a 2, 3…
n. dimensioni, ma di infinite dimensioni.
Ma chi nella Chiesa si richiama di continuo al realismo, o all’esperienza concreta, spesso non tiene conto di una
bella fetta di realtà: i principi eterni attraverso cui la vita si realizza in Dio.
Senza questi principi, la vita è una non-vita il cui “verme non muore”.
L’uomo è un essere finito, ma è chiamato a realizzare la sua vocazione a “contenere” l’Infinito di Dio, per come
può la sua finitezza. Un po’ come un segmento che in se stesso è finito, ma “contiene” una serie infinita di punti.

Adorazione
Dio va adorato in spirito e verità.
In questo senso l'adorazione piena sussiste solo nella Chiesa e attraverso la Chiesa.
Meno è conosciuta la verità, meno l'adorazione avviene nella pienezza della verità.

Trionfo del Cuore Immacolato di Maria


Non so come avverrà il trionfo del Cuore Immacolato di Maria, ma certo non sarà una forma di millenarismo.
Per cui, pur ipotizzando che possa essere preceduto e che possa realizzarsi anche attraverso grandi segni e
miracoli, penso che avvenga soprattutto nel cuore delle persone e che, di conseguenza, si manifesterà nella
piccolezza, nella semplicità e nella povertà.
Anche perché sarà preceduto da prove che, forse, sconvolgeranno l’economia e tutta la società.
Ma la piccolezza evangelica va di pari passo con la sua forza e con la luce della verità, che può arrivare ad
abbagliare ogni uomo.
Gesù afferma che nel “suo giorno" (la Parusia) apparirà come la folgore che "guizzando brilla da un capo
all'altro del cielo", ma ha anche detto che il regno di Dio: "non viene in modo da attirare l'attenzione" perché "è
in mezzo a voi", come la presenza di Maria, che è già in mezzo a noi.
La presenza del regno di Dio, perciò, manifesta la potenza di Dio, ma la manifesta in mezzo a noi, cioè
nell’umiltà, spesso nell’ordinarietà, nella piccolezza…
Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria, perciò, sebbene avverrà dopo dure prove, avverrà nei cuori e si
manifesterà esteriormente semplicemente come "un periodo di pace". Cosa straordinaria.
Ci saranno anche miracoli, anche grandi, ma quelli saranno una conseguenza della presenza divina.
Ma sarà soprattutto la Pace a manifestare il trionfo del Cuore Immacolato!

Povertà e salvezza
Dalle parole di Gesù nel Vangelo, si potrebbe dedurre che, nel disegno divino, anche chi subisce la povertà sia
stato in un certo senso predestinato alla salvezza in quanto povero (o malato, o perseguitato ingiustamente…).
Per essere beato, perciò, costui, se così si può dire per rendere l’idea, non deve fare nulla.
Cioè non deve fare nulla contro la sua speciale predestinazione.

Propositi
E’ stupefacente come Dio, per dare il perdono, si accontenta del proposito di non peccare più.
Così come, riguardo alla pratica dei Primi nove venerdì del mese, si accontenta del proposito di rimanere sempre
in stato di grazia.

Guarigione e offerta

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Occorre, nello stesso tempo, voler guarire e voler offrire la malattia e la vita.
Voler guarire per offrire e santificarsi, voler offrire per guarire e santificarsi.
Con piena fiducia in Dio.

Bontà d’animo
Quando la bontà d’animo non si riduce a un sentimento, ma è essenzialmente dovuta a un atto di volontà, che di
per sé tende spontaneamente a coinvolgere anche il sentimento, attrae la grazia divina.

Comandamento dell’amore
Per rispondere al comandamento nuovo dato da Gesù: “Amatevi come io vi ho amato”, occorre amare prima che
cercare di essere amati. Si risponde infatti per se stessi, e si risponde se si ama, non se si è amati.
Naturalmente essere amati è un diritto e, come tale, si può rivendicare lecitamente attraverso un atto che si
configura come di amore.
L’amore si traduce in opere, e le opere causate dall’amore sono opere di misericordia.
Perciò, per rispondere all’amore di Dio, occorre capire prima di essere capiti.
Anche perché l’ascolto, come opera umana, non è perfetto, e si perfeziona solo se c’è la carità.
Nessuno può capire ed essere capito perfettamente e pienamente, ma tutti possono amare.

Chi ama il prossimo, segue i comandamenti


Scrive l’Apostolo Giovanni nella sua prima lettera: “chiunque ama colui che ha generato, ama anche chi è stato
da lui generato” (1Gv 5,1). Cioè: chiunque ama Dio, ama anche il prossimo.
E il versetto dopo scrive: “Da questo sappiamo che amiamo i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i
suoi comandamenti”. Cioè: se qualcuno ama veramente i fratelli, allora ama Dio e segue i suoi comandamenti.
Senza la pratica, i Comandamenti sono solo arida lettera, compreso l’amore.
Per seguire integralmente i Comandamenti, occorre la grazia, e perciò la preghiera e la vita sacramentale.
Di conseguenza, a essere legalista è chi non prega, non chi prega col cuore!

Giudizio
Nel Giudizio Universale, Gesù prenderà la parola e farà tornare tutti i conti.
Nel Giudizio particolare, invece, proprio come i due ladroni crocifissi con lui, saremo noi a prendere la parola, e
da questa saremo giudicati.
Faremo o come il malfattore che insulta Gesù, o come quello che si affida a lui.
Cioè: saremo noi a determinare il nostro giudizio.
Nel primo caso Gesù tace, perché non è venuto per giudicare il mondo, ma a salvarlo. Nel secondo caso, invece,
Gesù risponde al buon ladrone e lo salva. E’ questa la misericordia.

Fede, razionalità e razionalismo


Quando Lutero si è ribellato alla Chiesa ha di fatto "rinunciato" ad alcuni articoli di fede sostituendoli con delle
idee umane.
Ma se la ragione non si basa su ciò che è oggettivo (la Rivelazione), ma su idee umane che tratta come fossero
frutto di Rivelazione, ragiona sia senza la grazia, sia in modo distorto, perché tratta come fede ciò che solo
un'idea umana contraria alla verità.
Per questo il razionalismo nasce in ambito protestante.
Paradossalmente l'eresia di Lutero per cui "basta la fede", è un primo abbozzo di razionalismo.

Santificazione
Se i Tabernacoli sono i luoghi più santi del mondo e l’Eucaristia è Gesù stesso, allora perché la Chiesa non
raccomanda di fare più Comunioni possibili? E, anzi, raccomanda di non farne più di una al giorno?
Perché conta solo la carità, che non si trova nel numero delle devozioni, ma in Dio, che si serve delle devozioni,
e soprattutto dei Sacramenti, purché l’esagerazione non ostacoli la santificazione.

Giustizia e amore

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Se la giustizia non è giusta senza l’amore, perché l’amore è la giustizia della giustizia, senza la giustizia, anche
retributiva, non c’è affatto l’amore.
Il perdono è un atto di Giustizia, ma che non va contro la giustizia.
L’amore supera la giustizia, ma non la salta.
Così la giustizia della carità non si riduce al principio “occhio per occhio…”, ma la carità non tifa per uno
spacciatore, che è letale come un killer della mafia, solo perché fa pena.
L’aiuto frutto dell’amore è concreto, ma nella verità.

Santità
Il fatto che Dio detesta anche il più piccolo peccato, e ci dà la grazia per evitarlo volontariamente, è la prova che
tutti, nessuno escluso, sono chiamati a una grande santità.
Ma, grazie a Dio, Dio ci ama infinitamente, e rende la salvezza sempre attuale.

Denuncia e dialogo
La denuncia che va fatta per amore della verità, parte da ciò che divide, mentre il dialogo che va fatto per la
verità dell’amore, parte da ciò che unisce.
Denuncia e dialogo possono essere utili entrambi, per cui non vanno visti in contrapposizione.

Piacere e gioia
Tra il piacere di un pasto al ristorante e quello dell’ultimo pasto di un condannato a morte, c’è un’unica
differenza: il condannato sa quale è il momento della sua morte.
Tutto qui.
Se il piacere fosse sinonimo di gioia, il condannato mangerebbe il suo ultimo pasto in serenità e allegria, ma non
è così. E’ evidente, perciò, che la gioia non dipende dai piaceri della vita.
Questi possono solo essere ordinati alla gioia, ma, se ricercati per se stessi, diventano di ostacolo.
La gioia si radica nella coscienza di sentirsi amati da Dio e di vivere nel suo amore.
Per questo i poveri sono beati: perché cercano Dio come la loro unica speranza.

Onniscienza e predestinazione
Una cosa è l’onniscienza e un’altra la predestinazione.
Dio non ha predestinato nessuno all’inferno, anzi, avrebbe voluto tutti in Paradiso. Poiché però è onnisciente, per
alcuni non avrebbe dovuto creare chi poi si danna.
Ma Dio non può non fare la cosa giusta perché qualcuno non è d’accordo.
In ogni caso la ragione si rende conto che l’onniscienza di Dio non si oppone al suo amore.
Che Dio sia amore non lo dice solo la fede rivelata, ma la ragione stessa.
Come la Sacra Sindone: noi non sappiamo come si è formata, cioè cosa è successo alla materia e come è
successo, quando Gesù è risorto, sappiamo però che non può non essere che il lenzuolo che ha avvolto il corpo
di Gesù, che è risorto.
Dio non può fare il male perché è amore, non può creare, ad esempio, un masso che non può sollevare, perché è
onnipotente, e non può operare non creando chi si danna, sebbene lo sappia in “anticipo”, perché è onnisciente.
Infatti, la bontà somma si oppone al male, l’onnipotenza si oppone a creare qualcosa che è più potente, e
l’onniscienza si oppone a operare come una “profezia” riguardante il futuro.

Comandamenti
Gesù ci ha dato degli insegnamenti, ci ha detto di metterli in pratica, e ci ha detto di praticarli con il cuore.
Molto liberamente e schematicamente: i 10 Comandamenti sono da praticare, i 2 Comandamenti dell’amore per
Dio e per il prossimo, che sono un tutt’uno, rappresentano il cuore con cui vanno praticati i 10 Comandamenti,
riassumendoli e interiorizzandoli, e il Comandamento nuovo comporta la grazia divina, che eleva la pratica del
Comandamenti fino alla sfera divina, facendo sì che la nostra vita partecipi alla stessa vita divina e che la nostra
beatitudine sia lo sviluppo delle Beatitudini.
Conoscere i comandamenti, praticarli esteriormente e praticarli col cuore, non è la stessa cosa, ma una
conseguenzialità.

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Se chi pratica i Comandamenti non è detto che li pratica col cuore, chi non li pratica, è certo che non li pratica
col cuore.

Realismo
Il sano realismo tiene conto dei principi universali, della libertà umana e delle condizioni pratiche su cui i
principi e la libertà umana si incontrano.
La coscienza sceglie sempre tra il bene e il male in riferimento alla verità, ma nel mondo concreto questa scelta
viene condizionata e “interpretata” da tanti fattori.
Per cui parlare di male minore o di bene maggiore, è una forma di realismo, mentre tacere sui principi universali
o l’ammettere solo una possibilità pratica anche quando una via di mezzo è possibile, riducendo il mistero
dell’animo umano a un libro di facile lettura secondo i propri criteri, non ha nulla a che fare col realismo.

Opere e grazia
In tutta la Bibbia Dio si fa conoscere più come amore che come maestro.
Prima dare la Legge del Sinai, si è fatto vicino e si è fatto conoscere come amore.
Il sentimento di vicinanza precede la legge, che ne è vincolo ed espressione.

Razionalità e cuore
“Sentire” la voce Dio non dà la certezza che quella è la voce di Dio, perché potrebbe essere, ad esempio, una
nostra sensazione. Tale sensazione prova solo che l’uomo si pone il problema di Dio, per cui la ragione può
dedurre anche da ciò che Dio esiste.
E’ infatti la ragione che, di per sé, dà la certezza umana dell’esistenza di Dio e del suo amore.
Ci sono anche delle esperienze soprannaturali di Dio, per cui la sua presenza si imprime nell’anima e, di
conseguenza, possono dare una certezza morale; il ricordo di un’esperienza soprannaturale, infatti, non riproduce
l’esperienza soprannaturale, per cui non supera la certezza morale naturale.
La fede, che si situa nel cuore, perché il cuore è anche il cuore della ragione, è l’unica certezza assoluta a cui la
ragione, illuminata dalla grazia, può arrivare.

Pregare per la liberazione da tutti i mali


Perché la Chiesa invita a pregare per le guarigioni e perché non vi siano guerre, conflitti, povertà, ecc. e, nello
stesso tempo, dice che i poveri sono beati e che senza la croce non ci si salva?
La risposta è l’amore.
L’amore si oppone al peccato (originale e attuale) e perciò, di conseguenza, anche ai mali secondari che ne
conseguono, che però, se ci coinvolgono direttamente, al contrario del peccato, vanno accettati come espiazione
per sé e per gli altri, pur senza smettere di combatterli.
Pregare perché non si manifestino le conseguenze del peccato attuale, perciò, significa pregare anche perché non
vi sia il peccato, e perché le sofferenze dovute direttamente all’amore possano supplire all’amore originato per
mezzo delle sofferenze causate dal peccato (infatti, di per se, l’amore dovuto alla mancanza di peccato, ha
potenzialità maggiori).
In ogni caso siamo chiamati ad abbandonarci a Dio fiduciosi.

Maria nuova Eva


Se, come dice un’accreditata teoria teologica, il Figlio di Dio si sarebbe incarnato anche se Adamo ed Eva non
avessero commesso il peccato originale, Maria di Nazaret sarebbe stata comunque la Madre di Dio.
Ella è la “nuova Eva” per un duplice motivo.
1) Perché attraverso di lei l’umanità ha potuto “risintonizzarsi” con Dio come al tempo di Eva e
2) perché la grazia della Redenzione è superiore a quella della Creazione.
Nuova Eva è come dire nuova Donna e nuova generazione.
Nuova Eva nel senso di un ripristino della grazia di Eva ma, anche, nel senso di una vera novità: Dio non solo ci
ha creato, ma ha preso anche la nostra natura umana!
Per questo il perdono dei peccati è anche effusione di grazia: per Dio perdonare significa anche santificare.

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Sofferenze del Figlio
Dio, nella sua natura divina non può soffrire. Per cui Gesù nella sua natura divina non ha sofferto, ma è rimasto
nella somma beatitudine.
Se Dio potesse soffrire mancherebbe di qualcosa e, perciò, mancherebbe anche di amore, che è infinito sia in
“quantità”, che in trascendenza.
Perciò, se non fosse per Dio, anche a noi la sofferenza, conseguenza del peccato, non aggiungerebbe nulla, ma
toglierebbe. Ma l’amore, nella sua dinamica di crescita, può assumere la sofferenza, in quanto è proprio
dell’amore donarsi e comunicarsi, e nell’uomo la comunicazione dell’amore avviene attraverso la condivisione,
per cui anche portando i pesi altrui e le croci.
E’ per il suo amore infinito che Dio si è incarnato e ha sofferto nella sua natura umana.
Se, per assurdo, avesse anche sofferto secondo la sua natura divina.
Ma questo è un mistero che, come quello dell’onniscienza divina, la ragione non comprende pienamente, ma
comprende che non può che essere così, e perciò non lo può contraddire.

Volontà della coscienza e volontà psicologica


Gesù ha detto: "Siate candidi come colombe e scaltri come serpenti".
Essere furbi come serpenti comporta un vero e proprio giudizio.
Non delle coscienze, che spetta a Dio, ma a livello di "volontà psicologica", che si manifesta dai fatti e che può
influenzare la coscienza.
Nei processi penali, quando l'accusa vede la volontarietà di un crimine, non intende giudicare la coscienza intima
dell'accusato, ma i fatti stessi e la presunta volontà psicologica che si manifesta attraverso i fatti.

Formalismo
Il formalismo non riguarda solo i doveri verso Dio, ma anche i doveri verso il prossimo, e non riguarda solo le
regole della morale sessuale e dei doveri religiosi, ma anche quelle della morale sociale.
Cioè, si può essere formalisti anche accogliendo gli altri, aprendo le porte e costruendo ponti, ecc.
I farisei, infatti, facevano anche abbondanti elemosine, ma le facevano con un’intenzione sbagliata, per farsi
vedere dagli altri. In tal senso erano buonisti.
Il buon samaritano, invece, non è stato lodato da Gesù solo per aver compiuto un’opera giusta, ma soprattutto
per aver avuto l’intenzione giusta, perché la compassione l’ha portato a donare senza sperare nel contraccambio,
né materiale, né sottoforma di gratificazione.
Se è la sete di gloria umana (o il sentirsi a posto) che spinge ad operare il bene, quando questa prospettiva viene
meno, anche il bene viene a mancare, semplicemente perché nel cuore non c’era neanche prima.
La compassione, invece, spinge a operare il bene anche se ne riceva uno svantaggio.
Il giudizio finale avverrà sulle opere di misericordia.
Ma se le opere sono di misericordia è perché provengono dalla carità, e perciò fatte come a Gesù.
Se non vi fosse la carità, san Paolo direbbe che non giovano a nulla, perché non sono come fatte a Gesù e non
sono opere di misericordia: “Se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per essere bruciato,
ma non avessi la carità, niente mi giova” (1Cor 13,13). Per cui anch’esse possono diventare un atto di
formalismo.
Il vantarsi di quello che si fa ai poveri, o di quello che si pensa sull’accoglienza ai poveri, è sintomo di
formalismo. Gesù forse direbbe: “Avete già avuto la vostra ricompensa”.

Prove
Il fatto che, spesso, è proprio quando si è nella prova, anche se dovuta al peccato, che ci si rivolge a Dio con più
fervore e speranza, evidenzia il perché Dio permette le prove e il peccato.
Lo fa a fin di bene. Ma l’uomo deve corrispondere alla grazia.
Per la Madonna non è così: concepita immacolata, ha vissuto sempre senza peccato e il suo fervore e il suo
amore non hanno mai conosciuto impedimenti e soste, per cui le sue sofferenze si spiegano solo come dovute
alla sua subordinata, ma specialissima, corredenzione, in unità alla Redenzione operata da Gesù.
Dio può mandare delle prove per purificare e riparare i peccati del mondo, come nei santi, oppure può permettere
delle prove per il nostro non corrispondere alla sua chiamata.

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Solo perseverando in Dio, ci si rende conto che, senza quelle prove, avremmo avuto una vita spirituale peggiore,
cioè con meno gioia e speranza.

Rinunce
Armonizzare diritti e doveri significa che non tutto ciò che "spontaneamente" si è portati a fare si può fare, anche
se di per se è una cosa lecita, altrimenti si ledono i diritti altrui. Ma la rinuncia fatta per amore, e perciò col
massimo grado di spontaeità, non costringe l’anima ma la dilata e la realizza.

Libertà
Se un'anima potesse rendersi conto dell'immanenza di Dio, che è più intimo a noi di noi stessi (Sant'Agostino),
direbbe che fa tutto lui, ma se si rendesse conto della libertà che Dio le lascia, anche se è condizionata e
suggestionata, le sembrerebbe che tutto dipende da lei.
Per cui i cattolici, se da una parte sono certissimi dei termini della fede Cattolica, dall'altra, proprio perché
l'azione umana dipende da una volontà spesso condizionabile e suggestionabile, non sempre sono certi sulle
scelte da fare e spesso si rendono conto delle valutazioni sbagliate che in un primo momento avevano fatto.
Per i modernisti, invece, vale l'esatto contrario: gli articoli della fede sono labili e incerti, mentre essi si mostrano
sicurissimi sull'infallibilità della loro azione. Senza dubbi o ripensamenti.
Come dei veri "clericalisti".

Fiducia in Dio
La fiducia in Dio non è solo il credere nella dottrina della fede, e non è solo un atto carismatico di fede.
Non è solo credere perché convinti, ma è credere perché è Gesù che lo dice.
Per questo chi ha fiducia non solo crede in ciò che ha detto Dio, ma anche lo fa. Lo mette in pratica
integralmente.

Santità e intelligenza
Come, se tutti fossero santi, solo alcuni sarebbero famosi, così, se tutti sviluppassero senza impedimenti la loro
genialità, pochi sarebbero famosi.
Chi opera per la fama è come un tennista con un braccio quasi atrofizzato e l’altro allenato, per cui mette in
evidenza più ciò che non è di ciò che è, nel senso che evidenzia più ciò di cui difetta per essere se stesso in tutte
le sue potenzialità, piuttosto che ciò che è.
Chi opera per amore, supera il limite di ciò che è.

Libertà
La volontà umana agisce liberamente in un “campo” di condizionamenti che possiamo immaginare simile ad un
campo elettromagnetico, cosicché, se la volontà è condizionata dalle forze del “campo”, anch’essa condiziona i
condizionamenti.
Inoltre, se la volontà agisce con la forza della grazia, è capace di cambiare in profondità gli atti umani.

Bibbia
Per chi non ha fede, la Bibbia è solo un libro di storia, di legislazione, di poesia…
Ma se si considera solo come un’opera letteraria antica, allora perché rinfacciare ai credenti la storia del popolo
ebraico per le guerre combattute? E’ come rinfacciare ai discendenti dei Maya e degli Atzechi i sacrifici umani.
Per i credenti, invece, Dio si rivela in quella storia, che, come insegna Gesù, va letta alla luce del Nuovo
Testamento. Perciò, chi vuole dimostrare assurda la fede dei cristiani, il confronto dovrebbe essere non sulla
lettera del Vecchio Testamento, che pure lascia intravedere qualcosa di superiore anche ai non credenti, ma
sull’interpretazione che ne dà la Chiesa.

Verità nella carità


Se, per assurdo, carità e verità si contrapponessero, chi sta nel vero professerebbe principi giusti ma non
potrebbe viverli, cioè avrebbe ragione, ma vivrebbe nel torto, voterebbe un partito di ispirazione cristiana, ma
non seguirebbe l’ideale cristiano.

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Chi invece sta nel torto, professerebbe principi sbagliati ma vivrebbe l’essenza dei quelli giusti.
Il che è tutta una contraddizione.
Invece verità e carità sono inseparabili, e quando la realtà, condizionata dal peccato, fa sì che non procedano in
perfetta armonia, chi segue la verità, tende alla carità, e chi ha la carità, tende alla verità.
Il legalismo dei farisei ipocriti a cui si riferiva Gesù, invece, era infarcito di tradizioni umane in contraddizione
con la Legge biblica, che, essendo sbagliate, e perciò eretiche, favorivano un’interpretazione biblica che era in
contraddizione non solo con la carità, ma anche con la verità (anche se non tutti i farisei, di fatto, seguivano tali
tradizioni, riuscendo ad andare all’essenza della Legge).
Allo stesso tempo, chi persegue l’amore escludendo la verità, persegue un amore falso e perciò persegue
l’egoismo.

Rigidità
La rigidità non riguarda la legge di Dio, ma gli schemi mentali e la sua durezza di cuore dell’uomo.
Se consideriamo la legge di Dio come uno “schema” divino, allora occorre essere rigidi, perché ogni
compromesso che riguarda Dio è un nostro schema, cioè è un ridurre Dio al nostro schema.
Se consideriamo le leggi della Chiesa come uno “schema” della Chiesa, allora potremmo dire che Dio li supera,
ma non li contraddice, e perciò li conferma.
Ciò che Dio è venuto a frantumare sono gli schemi dovuti al pregiudizio, i limiti che l’uomo gli mette come se
egli non superasse il limite della natura umana, i metodi umani che vengono considerati ben più che mezzi, ma
quasi come dei Sacramenti.
Spesso anche chi vive in stato di grazia fa scelte sbagliate che, sebbene a volte non si configurino come azioni
peccaminose a livello esteriore, sono dovute a rigidità mentali e di cuore che fanno vivere come in una realtà
distopica e non secondo i ritmi della preghiera e della pace, facendo vivere malamente e nel disagio.
Si creano così scuse e sovrastrutture nascoste che, anche se in modo celato, spingono al peccato.
La vera misericordia è la verità, e la verità è che Dio ci perdona sempre se ci lasciamo perdonare, cioè se ci
lasciamo convertire. In tal senso un avvertimento non è moralismo, ma misericordia preventiva, come gli
avvertimenti della Madonna a Fatima.

Principi e ideologie
Oggi l’uomo, rispetto al passato, ha una sensibilità maggiore riguardo a molte cose, ma i principi della fede si
stanno sgretolando e così la sensibilità umana si erge principio, diventando ideologia.
Come l’animalismo, il femminismo, l’ecologismo…

Il Magistero è verità, non opinione politica


Quando i Pastori della Chiesa si ergono a politici, non è che insegnano principi sbagliati, semplicemente,
enunciando un principio vero, può accadere che possa essere percepito quasi come disarticolato da altri principi
a cui invece è legato.
Ad esempio: una volta, ogni volta che si ricordava il dovere del cittadino di pagare le tasse, veniva sempre
premesso che le tasse dovevano essere giuste, secondo l’insegnamento tradizionale della Chiesa.
Così, riguardo ai vaccini, è giusto il principio che sono un dovere morale, ma solo in casi estremi e a condizioni
ben precise e moralmente certe, altrimenti si rischia, come ai tempi di Galileo, e molto più che ai tempi di
Galileo, di millantare la scienza come materia di fede.
Ma questa è ideologia.

Bene e male esistono


Dire che bene e male non esistono, è come dire che non esiste la verità, e dire che la verità è relativa, è come dire
che bene e male sono relativi o si equivalgono.
Ma nessuno può negare il male come dolore, o insoddisfazione, o sensazioni sgradevoli.
Chi non crede che esiste il bene e il male, perciò, tende, di fatto, cioè attraverso le proprie scelte pratiche, a
ridurre il bene e il male a ciò che prova soggettivamente, e tali atti individualistici spesso si trovano in contrasto
con le scelte soggettive degli altri.

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Religione e compassione
Come l’amore verso Dio è indissolubilmente legato all’amore verso il prossimo, così l’istinto religioso alla
compassione.
Religione e compassione sono istinti spirituali evidenti alla ragione, che devono essere guidati da una retta
volontà.

Croci
Più cerchiamo di fuggire le croci che Dio permette per la nostra salvezza, più creiamo un mondo virtuale dove
rifugiarsi e “vivere” da alienati, in cui tendiamo a perseguire la nostra volontà pensando che sia la volontà di
Dio.
Un mondo in cui si usano delle scuse per ingannare noi stessi e gli altri e che riempie di ansia.

Valori o disvalori dell’Occidente?


I “conquistadores” uccisero e schiavizzarono gli indio, ma non lo fecero in nome di Dio, ma dell’oro, mentre i
missionari curavano e istruivano gli indio in nome dei valori cristiani.
Sebbene conquistadores e missionari fossero tutti cristiani, l’opera dei missionari permise comunque la
conversione di molti indio.
Oggi invece l’Occidente vuole egemonizzare il mondo dicendo di voler esportare la “democrazia”. Ma questo è
un vero atto di razzismo, perché dove c’è l’aborto non c’è democrazia, ed è un vero atto di oppressione, perché
la democrazia non può essere imposta con metodi anti democratici che fanno più “danni collaterali” dei benefici.
Eppure proprio quelli che hanno rigettato i valori occidentali con l’ideologia gender e che fomentano il
movimento “cancel culture”, oggi parlano di “valori occidentali” da difendere.
Io invece parlo di disvalori occidentali da abbattere.

Discernimento
Il carisma del discernimento ordinariamente non dà risposte precise, ma indica una via.
Dio, infatti, non agisce come un oracolo, ma, considerando l’uomo come un suo collaboratore libero e attivo, lo
responsabilizza stimolandolo sempre a una scelta libera e consapevole.
Il discernimento spirituale non carismatico, invece, che non contraddice il carisma ma che ne sta alla “base”, si
ottiene innanzi tutto con la preghiera, la pratica delle virtù e la lettura dell’opera di Dio nella propria vita.
E anche, quando possibile, con l’aiuto di qualche persona all’altezza.
In tal modo si forma il cuore e la mente, la fede e la ragione, gettando le condizioni per prendere una decisione
secondo coscienza e secondo la dottrina, che possa soddisfare integralmente ogni aspetto dell’umano, ma che
rimane aperto al divino.
E’ da tenere presente che più si cerca di scansare la Croce di Cristo, più, generalmente, ci si mette dell’umano, e
più precisamente quell’umano che fa fuggire dalla Croce, con i suoi limiti e la sua inclinazione al peccato.

Intelligenza
L’intelligenza è inerente all’anima e perciò è un dono spirituale.
Le abilità umane sono altra cosa e dipendono, anche se “ereditati”, poco o nulla da fattori genetici, in quanto la
nostra psiche e il nostro cervello sono immensamente più complessi del nostro genoma, che, essendo anch’esso
influenzato dalle conseguenze del peccato originale, può invece molto più influire sulle nostre disabilità.
L’intelligenza, infatti, essendo astratta, riguarda lo spirito umano, e solo di conseguenza il “materiale biologico”
che, nei piani divini, e perciò senza la corruzione del peccato originale che si manifesta in modo diverso tra
persona e persona, sarebbe stato perfettamente funzionante e perfettamente funzionale all’intelligenza di ognuno.
La genetica, perciò, più che determinare l’intelligenza, ne è determinata. Per cui, tra le abilità che, per intendersi,
potremmo definire “cerebrali”, e il genoma, c’è una certa relazione, ma più che riguardare la “potenza” delle
capacità intellettive, riguarda le limitazioni causate dal peccato originale, come certe predisposizioni negative.
Perciò è piuttosto l’intelligenza spirituale che determina il genoma umano, che è ordinato ad essa, che non
viceversa. E perciò la “differenza di genere” è anche differenza di tipo di intelligenza (che vi sia una diversità
spirituale specifica tra il maschile e il femminile è dimostrato dal fatto che il maschile è adatto al ministero

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sacerdotale, mentre il femminile è adatto a seguire le orme della Madre di Dio che, pur essendo più degli
Apostoli, non le è stato conferito il ministero sacerdotale).
Le nostre abilità si adattano comunque alla nostra chiamata vocazionale, che è innanzi tutto una chiamata alla
santità, ma che si realizza concretamente anche secondo la nostra risposta, qui ed ora.
Semplificando, si può dire che le abilità umane sono in relazione col dono spirituale che sta alla base
dell’intelligenza, così come con la grazia, ma sono condizionate da innumerevoli fattori che le possono limitare,
compresi quelli patologici, spesso anche genetici.
In Paradiso, dove tutti saremo “abili”, l’intelligenza, pienamente innalzata allo stato soprannaturale, sarà
proporzionale al grado di santità, ma sarà anche unica e originale per ogni persona, secondo le proprie
caratteristiche.

Unità e faziosità
Indipendentemente dalle idee che si professano, o che si dicono di professare, che possono essere giuste o
sbagliate, si può avere un cuore “sbagliato”, cioè si può scegliere il male e l’inganno.
Indipendentemente dal cuore, si può professare un’ideale sbagliato, che spesso non è altro che un’ideologia,
come nel caso del nazismo razzista o del comunismo ateo e materialista.
Chi persegue il bene col cuore e la verità con la mente, soprattutto se ha fede in Cristo, che è la verità stessa,
guarda al bene integrale, che riconosce ovunque si trova.
Per questo detesta le ideologie, che sono faziose.
Chi persegue la verità, è contro l’aborto anche se dalla quella parte della barricata stanno i “fascisti”, ed è per
dare potere e diritti ai lavoratori, anche se questo è quello che vogliono anche i “comunisti”.
Chi cerca la giustizia e la verità, non cerca l’unità attraverso le analisi storiche e politiche, che possono sempre
divergere, ma attraverso l’essenziale. Cioè l’amore e il rispetto dell’uomo, compresi i suoi bisogni spirituali.
Tutto il resto divide. O, peggio, unisce per “fazioni” e, perciò, divide fino all’odio.

Ideali
Se anche nulla dei tuoi più veri ideali e dei tuoi più autentici sogni si sono realizzati, l’importante è che ti hanno
realizzato.
Se hanno orientato la tua vita si sono sublimati in te, e tu sei la “personificazione” del tuo ideale.
Questo significa che l’ideale si è fatto vita in te, e la vita genera altra vita anche se il mondo “è tanto brutto”,
come una nascita in tempo di guerra e come la speranza nel tempo della prova.
Gesù, infatti, ci insegna che l’ideale cristiano, che riassume e innalza ogni ideale, non è un’idea, ma egli stesso,
una Persona e una Persona divina, che trascende infinitamente tutte le idee e tutti gli ideali umani, facendosi Vita
eterna.

Paradossi
Spesso i paradossi evidenziano realtà che devono essere dedotte.
Concettualmente ogni punto di infinito è, in un certo senso, infinito.
In fisica, invece, dove tutto è quantistico, numerabile, limitato e concreto, l’infinito, che pure rappresenta la
logica su cui si basa ed è costruita la materia, non esiste.
In natura l’infinito, che è astratto, si deduce dal finito. Perciò è reale in quanto concetto, non in quanto entità
fisica.
Mentre sotto aspetti la matematica ha delle caratteristiche che richiamano alla continuità e alla “liquidità”, la
fisica manifesta la logica matematica e concettuale che ne caratterizza le leggi, attraverso ciò che è numerabile e
limitato, anche se indeterminabile.

Ideologie
Quando tutto un Parlamento sembra aver superato ogni ideologia per fomentare una guerra, cioè quando le
ideologie vengono superate non per la pace e l’amore, ma per la guerra e per l’odio, significa che sono tutte
confluite in un altro “contenitore” ideologico.
Le ideologie, infatti, più che da idee sbagliate, sono caratterizzate dall’odio anche se parlano di pace. E l’odio
comporta idee sbagliate, anche se non tutte quelle del “contenitore” ideologico lo sono.

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Per questo più una fazione politica è ideologizzata, più è nemica dell’uomo e di Dio, anche se promuovesse delle
istanze sociali genuine.
Ma alla fine tutto fa riferimento al cuore umano e alla sua scelta di essere con o contro Cristo.

Redenzione
Quello che più lascia stupefatti della Croce di Cristo, non è tanto la “convenienza” che se ne deduce a posteriori,
ma la “potenza”, anzi, l’infinita onnipotenza dell’amore di Dio.
E come per la natura umana di Gesù, anche per Maria occorre usare criteri di universalità e infinità.
L’amore è ciò che ci universalizza pur rimanendo noi stessi, cioè creature limitate e originali fatte a immagine e
somiglianza di Dio, ognuno per quello che è e a seconda della misura della sua fede.
Chi persegue la santità, persegue tutto.

Dialogo
Il dialogo non può non presupporre la buona volontà nell’altra parte, a partire dai quei principi di verità che si
conoscono e che accomunano, e non può non ricercare la verità con la disposizione a non difendere le proprie
posizioni ideologiche.
Per quanto riguarda la Chiesa, essa non può mai rinunciare ai suoi principi di fede e alla sua dottrina consolidata,
in quanto conseguenze della Rivelazione, ma può correggere certe opinioni umane e trovare spunto per
approfondire la propria conoscenza della fede e la propria dottrina.

Dolorismo
Dio, creando l’uomo, non solo gli ha conferito il dono soprannaturale della grazia, ma anche dei doni speciali,
non soprannaturali ma superiori alla natura umana, come l’esenzione dal dolore e dalla morte.
Inoltre, per donargli la gioia senza fine e soprannaturale della visione beatifica, si è fatto uomo, ha sofferto ed è
morto per ciascun essere umano.
La Croce perciò, e la conseguente Risurrezione, è il più grande atto di solidarietà.
Per questo la fede in Cristo, che ha sofferto ed è morto per noi, non ha nulla a che fare con il dolorismo.
Egli, incarnandosi, ha trovato il dolore frutto dell’uomo, e ne ha fatto strumento di grazia.
Di fatto il cristianesimo ammette solo le croci per amore, cioè come dono di se stessi per amore di Dio e per il
bene della Chiesa e di tutti gli uomini, e, di conseguenza, dice di accettare per amore la sofferenza che non si può
evitare, cosicché possa essere assunta dalla Croce di Cristo.
E’ un fatto che la Chiesa cerchi di alleviare e guarire dalle sofferenze causate dal peccato, preghi per il benessere
e la prosperità dei popoli, e metta in guardia contro il peccato che, oltre a essere un male in se stesso, genera
sofferenza non voluta da Dio, ma permessa per trarne il bene.
Il vero dolorismo è proprio di chi, ostinatamente, commette peccato nonostante ne consegua la sofferenza.

La Chiesa interprete del vero senso del Vangelo


Molti “catechisti fai da te” interpretano il Vangelo a prescindere dal Catechismo della Chiesa Cattolica, cosicché
tendono a confondere i principi evangelici con i metodi, che possono mutare anche a seconda del proprio
tornaconto o della propria ideologia.
Ad esempio, frasi come "porgere l'altra guancia", non vanno prese alla lettera, a parte casi eccezionali che
comunque eccedono la sola lettera, perché il principio non è quello di porgere l'altra guancia, ma quello della
carità anche verso i nemici.
I metodi di applicare l'amore possono cambiare, ma non il principio della carità anche verso i nemici.
E' chiaro che Gesù dice che chi ama è disposto anche a perdere qualcosa e a rinunciare a dei diritti, ma il
principio dell'amore verso gli altri va integrato anche con quello dell'amore verso se stessi.
Non esiste vero amore per gli altri se non ci si ama come Dio vuole, cioè nella verità.
Per questo che la Chiesa, a determinate condizioni, ammette la legittima difesa.
Perciò se, a determinate condizioni, è bene non reagire a un insulto in quanto viene così meglio manifestato il
dono di se stessi per amore, in altre circostanze, la legittima difesa è non solo è consentita, ma potrebbe essere
addirittura doverosa.

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Peccato e disordini sociali
Ci sono tanti problemi nella società: razzismo, colonialismo, collettivismo, sfruttamento, materialismo… ma il
problema che sta alla base di tutti i problemi è il peccato: originale e, anche, e per certi aspetti soprattutto,
attuale.
Infatti i principi di tutti i problemi, anche se in germe, si riscontrano fin dagli albori della storia umana.
Di conseguenza un antirazzista che pecca, in ragione del suo peccato e in proporzione ad esso ed al suo stato
interiore, in qualche modo peggiora tali problemi, compreso il razzismo che combatte, sia nelle sue forme
classiche, sia attraverso nuove forme di cui egli stesso ne potrebbe essere il paradigma.

Chiesa e rivelazioni private


A volte i seguaci di rivelazioni private approvate dalla Chiesa tendono a interpretare la Chiesa attraverso i criteri
profetici delle “loro” rivelazioni, mentre dovrebbe avvenire l’esatto contrario.
Il linguaggio profetico delle rivelazioni private autentiche è utile, ma per stimolare la conversione delle persone
di Chiesa e del mondo, non per interpretare la Chiesa.

Sistema sociale libero


Un sistema sociale libero deve saper integrare più sistemi sociali (sottosistemi) anche molto diversi tra loro,
purché leciti. Altrimenti il sistema sociale è ideologico.
Ciò che conta, qualunque sia il sistema o il sottosistema sociale, è la solidarietà: Dio sogna una società solidale
come quella descritta nella parabola del buon samaritano.

Tenerezza di Dio
Dio non è possessivo, ma “invasivo”. Si presenta a noi come fosse bisognoso, col “cappello in mano”.
Permette le prove perché lo chiamiamo.
Se tu nella prova non lo senti, lui ti sente e ti riempie di tenerezza donandoti, se la accetti, la speranza.
Gesù parla con affetto al “piccolo gregge” incoraggiandolo anche se i componenti, nonostante sappiano dare
cose buone ai loro figli, sono “cattivi”.
Gesù dice molte cose e dimostra molte cose che sono la prova del suo amore, ma noi spesso non capiamo.
Per questo Dio ha suscitato rivelazioni private come quelle di Teresa di Lisieux, suor Benigna Ferrero, suor
Josefa Menendez, suor Consolata Betrone…

Vangelo e società
Il Vangelo incide sulla società civile se è annunciato integralmente, altrimenti è la politica che tende a
influenzare la Chiesa: non nel magistero, naturalmente, ma in certe scelte dei Pastori che a volte possono
rivelarsi più politiche che evangeliche.

Perdono e giustizia
Dice Gesù: “Se tuo fratello ti offende, tu rimproveralo. Se poi si pente… tu perdonalo! E se anche ti offende sette
volte al giorno e sette volte al giorno torna da te a chiederti scusa, tu perdonalo” (Lc 17,3-4).
Il perdono occorre darlo sempre, ma in questo caso Gesù dice che chi offende va rimproverato e mette il perdono
in relazione al pentimento.
Per cui, anche se il perdono va sempre offerto, anche a chi non si pente, la giustizia richiede il pentimento.

Fede
Ci sono più manifestazioni di fede.
C’è la fede che fa accettare il dono soprannaturale della Rivelazione con un’adesione soprannaturale.
C’è quella del diavolo, che è stata rifiutata ma ha lasciato un’impronta indelebile, un po’ come il Battesimo in
chi poi lo rifiuta.
C’è la fede che sposta le montagne, che è data in gran parte dalla santità, ma che in certi casi può essere dovuta
anche ad uno speciale carisma, che la santità perfeziona.
C’è la fede fiducia, che fa sì che ci si abbandoni a Dio, o di propria iniziativa, o perché “costretti” dagli eventi a
cui solo Dio può dare un senso.

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Ma c’è anche una fede che chiede per impetrazione, come possono fare anche i peccatori.
In una prospettiva senza peccato, la natura e la grazia, sebbene essenzialmente diverse, coinciderebbero,
cosicché il credere in Dio con fede umana coinciderebbe con la fede e l’amore umano coinciderebbe sempre con
la carità soprannaturale.
In tal caso sarebbe impossibile non avere la fede e la carità soprannaturali senza un rifiuto della volontà, che si
configurerebbe come peccato.
Nella nostra realtà di peccato è possibile credere pienamente solo in modo naturale? In teoria forse sì, ma in
pratica no, o è molto difficile.

Legge e regole
Non bisogna confondere la legge divina con le regole: la legge divina, infatti, non deroga dalla verità, per cui,
per quanto la riguarda, è rigida, mentre le regole, a certe condizioni, possono essere derogate.
Infatti, le regole da sole non bastano a integrare tutta la legge e, a volte, perché meglio rifulga la giustizia,
devono essere integrate da altre “regole non scritte” che le superano.
Come quando, in certi casi, è opportuno fare entrare i pellegrini in un santuario, anche se fuori dall’orario
stabilito.

Gioia
Come i piaceri leciti possono essere assunti dalla gioia umana, e questa dalla gioia soprannaturale, così la gioia
soprannaturale può esprimersi anche attraverso la gioia umana.
Ma Dio può donare la sua gioia indipendentemente dalla gioia umana, manifestandola anche attraverso il dolore.
Il cristiano non può fare a meno dell’allegria anche umana, quando ce ne sono i motivi, ma la base della vera
allegria è nella fiducia in Gesù che ci ama e ci salva.

Solidarietà
Dio vuole la solidarietà tra gli uomini.
Non vuole la miseria, ma la povertà vissuta, altrimenti non vorrebbe lo sviluppo dei popoli e delle persone, come
invece afferma la Chiesa.
Ma, visto che a causa del peccato i poveri ci sono, Dio li chiama in modo speciale e, come dice la parabola degli
invitati al banchetto, il padrone dice ai suoi servi di uscire per invitarli, anche forzandoli.
Dio non vuole la sofferenza, ma chiama i sofferenti: è lui infatti che ha preso ogni sofferenza. Ma la sofferenza
c’è, e Dio “forza” i sofferenti ad andare al suo banchetto.
Il realismo non modifica i principi della verità, ma descrive la realtà e ciò che l’uomo, nella condizione reale,
può fare.
Fratel Cosimo dice che Dio si tocca e che la fede si fa sentimento. E dice che Dio è, insieme, Creatore, Amore,
Misericordia, Giudice e Guaritore.
Dio permette il male a fin di bene, ma il bene si manifesta in modo ancora più efficace attraverso l’umiltà.

Colloquio con Dio


Quando la Parola di Dio, secondo la Chiesa e nella Chiesa, interagisce con noi, o quando preghiamo in sincerità,
o quando usiamo i carismi, o comunque quando Dio si manifesta (secondo la verità della dottrina), ciò che di
autentico rimane e che capiamo, potrebbe essere paragonato a una sorta di piccola rivelazione privata.
Rimane una verità che non esula dalla verità della Chiesa, ma che può applicarsi a noi e, profeticamente, agli
altri.

Onniscienza e amore di Dio


Dio ci ha creati con un atto libero, ma conforme alla sua natura, che è amore.
Un po’ come gli sposi che procreano: è nella natura dell’amore, anche se poi i figli saranno liberi di dissentire da
essi.
Si potrebbe dire che Dio ci ha creato sapendo che avremmo voluto essere creati e ci ha resi liberi come atto di
amore, come noi avremmo voluto essere liberi.

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Se è vero che è l’uomo che deve adeguarsi alla Parola divina, è anche vero che Dio tiene conto delle
caratteristiche di ogni uomo qui ed ora, e vi si “adatta”.
Chi si danna è perché lo vuole e in un certo senso ottiene ciò che vuole, e chi muore in stato di peccato mortale è
perché, come dice Papa Gregorio Magno, non si sarebbe più convertito.
L’onniscienza di Dio è un mistero, ma non va contro la ragione.

Povertà e malattia nella prospettiva cristiana


Perché Gesù guarisce i malati e viene incontro ai bisogni anche materiali dei poveri, e, nello stesso tempo, dice
che occorre prendere la propria croce e che i poveri sono beati?
Perché ama la povertà, ma non l’ingiustizia che rende poveri, perché vuole che tutti abbiano il necessario e le
famiglie prosperino, ma non si viva nel lusso.
C’è stato il peccato originale, e c’è il disordine che ne è seguito, per cui c’è la Croce causata dall’amore, che è
capace di mettere ordine nel disordine, e c’è la croce causata dal disordine, che Dio non vuole.

Miracoli
Gesù compie miracoli per la fede o per suscitare la fede, e forse è per questo i Vangeli non riportano di arti
ricresciuti: o perché non c’era abbastanza fede per credere che si potessero compiere, o perché non ce n’era
abbastanza per credere in modo soprannaturale, cioè per credere aprendosi alla carità. O per altri motivi di
opportunità.
Gesù non vuole forzare la libertà di nessuno attraverso eventi mirabolanti che, quasi baipassando la volontà,
“costringono” a credere anche chi non vive la fede: non attraverso la conversione, ma perché vede Gesù come
chi, in Palestina, voleva proclamarlo re.
La risurrezione di Gesù è avvenuta senza testimoni diretti, ma tutto manifestava l’evidenza del fatto.
In verità nella Chiesa ci sono stati casi anche di arti ricresciuti, ma sono stati discreti, almeno quelli di cui sono a
conoscenza. Ad esempio, la gamba “ricresciuta” a un giovane spagnolo per intercessione della Madonna del
Pilar: tutti potevano constatare che quel giovane, che prima aveva una sola gamba, il giorno dopo ne aveva due,
ma nessuno ha osservato direttamente il fenomeno, avvenuto nella notte mentre il ragazzo dormiva.
Gesù non vuole che i miracoli forzino la libertà, ma che lo manifestino come Dio che ama.

Carismi
Analogamente alle opere di bene, i carismi sono solo mezzi per esprimere l’amore divino, ma ciò che conta non
è la “quantità” e la straordinarietà dei carismi, ma la carità, così come dimostra l’episodio evangelico della
vedova che, sebbene avesse dato in offerta al Tempio solo due spiccioli, fu lodata da Gesù perché aveva dato più
di tutti.
E se è vero che la santità spesso si manifesta attraverso grandi opere di bene e grandi carismi, è anche vero che
opere e carismi, anche “grandi”, non necessariamente comportano la santità.
Ha detto infatti Gesù: “Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo
nome e cacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi
ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità” (Mt 7,22-23).
Ciò che conta fondamentalmente non sono le opere che si compiono, ma l’amore con cui si compiono.

Anima e psiche
A volte una limitata generosità umana nel rispondere alla fede e all’amore, non permettendo all’uomo in stato di
grazia di vincere certi condizionamenti che con più carità avrebbe vinto, non permette neanche di evitare di
commettere peccati oggettivi, ma soggettivamente non imputabili o attenuati.
La psiche umana, infatti, è influenzata dall’anima ma, anche, dai condizionamenti, che possono essere molto
forti e che la grazia, che presuppone la natura, in qualche modo rispetta, per cui non sempre ne impedisce gli
eccessi.

Poveri
“Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella
fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano?” (Gc 2,5).

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Se il Regno di Dio è promesso a tutti quelli che lo amano, e Dio sceglie i poveri agli occhi del mondo perché
ricchi nella fede, significa che i poveri a cui si riferisce San Giacomo, amano Dio.
Questa scelta di Dio ha fatto sì che la Chiesa mettesse al centro della sua azione salvifica i poveri, attraverso
quella che chiama opzione preferenziale.
La scelta di Dio a favore dei poveri agli occhi del mondo, perciò, riguarda fa fede, e sta al centro del Vangelo.
Non che i poveri agli occhi del mondo siano predestinati alla salvezza in senso luterano, sono però scelti
attraverso la loro povertà: Dio dona loro la ricchezza della fede che, in qualche modo, va accettata, e che per essi
è più “facile” da accettare.
I poveri sono chiamati a collaborare con Dio in modo speciale, e poco importano le apparenze: se per un ricco è
più facile mostrare la fede, per un povero è più facile averla, e se per un ricco è più facile mostrarsi un buon
cristiano, per un povero è più facile esserlo, tanto che i ricchi sono chiamati ad essere poveri donando a Dio e ai
poveri, non solo le loro sostanze, ma se stessi, perché i poveri donino ad essi le loro ricchezze.
I modi per attuare questo “scambio” sono quelli della Chiesa, manifestati attraverso la sua dottrina.
Sono modi sono diversi, ma realistici: tengono conto del bene comune, dell’ordine sociale, della libertà
personale e dell’opportunità, nel rispetto di una sana libera iniziativa e di una giusta proprietà privata, che
devono avere anche una funzione sociale.
Ma tali modi sono anche urgenti, radicali e coraggiosi anche nelle scelte pratiche, così come la lettera di
Giacomo dimostra.

Tradizione e rivelazioni private


Gli scritti e i detti dei santi, le rivelazioni private autentiche, gli scritti teologici più profondi, non sono da
confondere con la Rivelazione che Dio ha affidato alla Chiesa, ma non sono neanche estranei ad essa.
Infatti, se la Chiesa ha approvato, o comunque anche solo accettato certe espressioni, vuol dire che non solo sono
compatibili con la Rivelazione, ma anche che la Chiesa si confronta con tali realtà prendendone il buono, in
modo che la sua dottrina possa eventualmente anche approfondirsi.
Basta leggere il Catechismo della Chiesa Cattolica con attenzione per rendersi conto di come certe esigenze di
cui hanno parlato certi santi, come la misericordia e la tenerezza di Dio, si siano affermate anche a livello
teologico e dottrinale. Dottrine che erano già implicite nella Tradizione, che mai le ha contraddette, ma che col
tempo si sono esplicitate meglio.
Tali dottrine si sono manifestate in Gesù, sia nei fatti, come il suo sacrificio sulla Croce o le guarigioni che ha
operato, sia nelle parole, come: “Non temete…”, o l’invito a rivolgersi a Dio come “Padre” così come faceva lui,
cioè con lo spirito di figli, quasi che fossimo “dei” anche se siamo solo creature.
O come quando Gesù ha manifestato il desiderio che la nostra gioia “sia piena”, o quando dice che tutti i peccati
saranno perdonati, tranne la bestemmia contro lo Spirito Santo, che è il rifiuto cosciente e definitivo della voce
di Dio.

Liturgia e fede
Gli errori liturgici coincidono con errori dottrinali.
La Messa, se valida, nella sua sostanza è sempre perfetta e di valore infinito, ma se il modo di celebrarla è
sbagliato, la si può recepire in modo sbagliato, che ostacola la grazia.
L'azione redentrice della Messa è spirituale e soprannaturale, per cui non coincide con il giudizio di bellezza dei
sensi.
Se dopo la Messa i sensi sono soddisfatti, non è detto che la Messa abbia portato frutto.
Certamente la grazia può coinvolgere anche i sensi, e e spesso lo fa, ma non è detto e, anzi, quando questi sono
sollecitati esageratamente sfiorando il fanatismo e il fideismo indotto, allora sono indizio che c'è qualcosa di
sbagliato. Solo se i sensi sono stimolati nella direzione giusta, possono aiutare ad aprirsi alla grazia.
Di fatto, l'Apostolo Giovanni dice che l'amore di Dio è sempre perfetto in noi. Però non è detto che il nostro
modo di amare sia perfetto. Anzi, molte volte è sbagliato, e questo "depotenzia" l'amore di Dio in noi.
Così nella Messa: se il modo di celebrarla contiene errori, che non di rado possono coinvolgere anche la fede,
allora, nonostante possa essere "bella" ed esaltante, gli errori tendono a ostacolare la grazia.

Eucaristia ed Eternità

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L’Eucaristia racchiude e comprende tutto il bene e tutte le pratiche religiose in un “punto”, che è infinitamente
superiore a ogni bene che non è Dio, a cui non si può aggiungere e togliere nulla.
In modo analogo l’eternità informa il tempo.
Eucaristia e, analogamente, l’eternità, sono un principio: l’Eucaristia è il principio primo di tutto, e l’eternità, che
è conseguenza dell’Eterno esistente nell’Eucaristia, è principio del tempo.
Ma siccome Dio ha creato tutto, anche il tempo, e ha chiamato l’uomo a vivere nel mondo, e perciò nel tempo, il
mondo, e perciò il tempo, sono mezzi col quale l’uomo è chiamato a cercare l’Eterno.
Per questo, nell’economia della salvezza, c’è innanzitutto l’Eucaristia, ma anche le pie pratiche, i luoghi santi, i
tempi “forti”.

Società
Là dove la società di oggi va meglio di quella di ieri è a causa delle conseguenze del Vangelo (ad esempio una
più forte sensibilità riguardo alla dignità delle donne e la coscienza dei diritti umani), mentre là dove va peggio,
è a causa del rinnegamento del Vangelo (ad esempio: aborto, eutanasia e “matrimoni” tra omosessuali).
La società odierna, rifiutando i principi della verità, ha fatto suoi i principi del relativismo. Ma anche il
relativismo ha le sue conseguenze.
Rifiutare i principi della verità è come rifiutare, in fisica, la legge della gravità; e costruire una società giusta
attraverso il relativismo, è come fabbricare un aereo senza tenere conto della legge della gravità.
Se poi alle conseguenze della verità sull’uomo si uniscono le conseguenze del relativismo, sorgono compromessi
e annacquamenti della verità e contraddizioni nella società, e poiché le verità del Vangelo sono la base anche di
una società giusta, senza i principi della verità, la giustizia viene minata nelle sue fondamenta.
Ecco perché certe società arcaiche, che non avevano capito molte cose ma che cercavano la verità più della
società attuale, erano più sane di quella occidentale di oggi.

Originalità
Essere amati personalmente da Dio è la fonte della nostra originalità, cosa che rende impossibile qualunque
forma di invidia ma che, invece, favorisce l’unità e la comunione anche dei beni spirituali e, perciò,
dell’originalità degli altri.
In modo analogo, una particolare spiritualità in qualche modo compendia tutte le altre.

Chiedere a Gesù e al Padre


Gesù nel Vangelo di Giovanni invita a chiedere a lui nel suo nome, e invita a chiedere al Padre, sempre nel suo
nome. Perché non invita a chiedere allo Spirito Santo?
Non certo perché non si possa chiedere a lui, ma, forse, anche perché, secondo la dinamica trinitaria, lo Spirito
Santo è il dono del Padre e del Figlio, cioè è la grazia da chiedere, e le grazie particolari che si ottengono col
chiedere a Dio sono ordinate allo Spirito Santo e comportano la sua manifestazione.

Dipendenza e indipendenza
I termini dipendenza e indipendenza possono avere un’accezione positiva e una negativa, a seconda se indicano
uno stato di libertà e di amore, o uno stato di schiavitù e di egoismo.
Così, la dipendenza dell’uomo dal suo Creatore è semplicemente un dato di fatto che, però, l’uomo deve fare suo
realizzandolo nella sua vita.
Dio stesso non vuole dall’uomo una dipendenza solo psicologica dovuta alla paura o all’abitudine, perché non
vuole rapportarsi agli uomini come fossero schiavi, perché li ha creati liberi e li ha resi suoi figli.
Dio vuole che lo si adori in spirito e libertà, in modo che la dipendenza dell’uomo da lui sia, sì, una necessità,
che però si realizza liberamente nell’amore.
Tra necessità e amore non c’è incompatibilità ma, anzi, secondo l’economia divina della salvezza, c’è
convergenza.

San Francesco e i luoghi santi


Il Francescanesimo si contraddistingue per il legame ai “suoi” luoghi santi e, in genere, a tutti i luoghi santi, un
legame che supera le coordinate spazio temporali e che manifesta il Cielo e l’Eterno.

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Questa “concretezza” è eredità di San Francesco, che non solo ha fatto della Porziuncola il suo luogo prediletto,
ma è andato pellegrino nei luoghi più venerati ai suoi tempi, da Roma, a Santiago di Compostela, alla Terra
Santa, a Monte Sant’Angelo, presso il santuario di San Michele arcangelo, dove non entrò ritenendosi indegno.
E Francesco, ad ogni Chiesa che vedeva anche da lontano, adorava Dio che abitava in quel luogo.
Di fatto i luoghi santi sono voluti da Dio perché richiamino gli uomini a lui.
Fatte le dovute differenze, si può immaginare la santità dei luoghi un po’ come quella delle persone, che hanno
diversità di vocazione, di uffici, di carismi, di storia, ecc., ma che sono a servizio di tutti, sia attraverso la
comunione dei beni spirituali, sia attraverso le persone che sono oggetto del loro servizio.

La Rivelazione e la Madonna
La Madonna fa parte della Rivelazione divina. Cioè: non solo “aiuta” Gesù nella sua opera redentrice, ma ne è
uno snodo, essendo parte integrante e perciò in un certo senso necessaria, della Rivelazione.
Ella, infatti, il giorno dell’annunciazione rispose “sì”, un sì eterno, che non era necessario ripetere sotto la Croce
perché già pronunciato.
Se avesse detto “no” forse non ci sarebbe stato un piano B, come certamente non ci sarebbe stato se, per assurdo,
il Figlio avesse detto no al Padre.
La prova? Le nozze di Cana, in cui Maria “anticipa” i tempi di Gesù, che rimane stupito che sua Madre lo ispira
“quasi” come fosse lo Spirito Santo.

Eresie
La Chiesa dice che, per accusare qualcuno di eresia, questa deve essere chiara e ostinata.
Se non è chiara, un cattolico deve essere sempre interpretato in modo compatibile al Magistero della Chiesa,
mentre, se non è ostinata, occorre presupporre che, chi l’ha pronunciata, abbia fatto un errore nell’esposizione di
una dottrina o di un’ipotesi dottrinale, o che non conosca la dottrina e, perciò, che l’eresia non sia voluta.

Pace
Quando la tranquillità umana è una forma di alienazione, allora è incompatibile con la pace dell’anima.
Quando, invece, è conforme alla pace dell’anima, diviene uno strumento per raggiungerla.

Scienza tra razionalità e mistero


La tecnologia è una dimostrazione che la scienza galieana, razionale e causale, funziona.
Considerare come facenti parte della realtà dell’universo delle “energie” non osservabili né calcolabili per
principio, cioè non osservabili se non con la fantasia e col desiderio di “ampliare” il mondo razionale (come se
fosse angusto!) con il non razionale (come se due cose si potessero sommare), non solo non conduce a risultati
scientifici concreti (la scienza è concreta), ma è un ritorno a una mentalità arcaica, spesso suggestionata dal
mitologico e dal magico.
A chi il mondo razionale sta stretto (evidentemente non lo ha compreso) va suggerito di non cercarlo
nell’irrazionale, ma nella realtà, che non può essere separata dalla Realtà trascendente. Il resto è fantasia.
Se la realtà fisica, tradotta in categorie logiche e di pensiero, sconfinando con la filosofia e la matematica,
acquista le proprietà concettuali della filosofia, che ragiona anche di eternità e infiniti, significa che lo spirito
umano, di cui il pensiero e la logica sono espressioni, è chiamato a entrare in rapporto intimo con Dio, che è
l’Infinito trascendente che, rispetto a tutti gli altri infiniti concepibili dal pensiero umano, è infinitamente più
potente e perciò impenetrabile all’uomo. Un Infinito che si può concepire, ma si può conoscere solo se rivelato.
L’irrazionale invece è il non essere e perciò non può essere un mistero. Il mistero, infatti, per essere, deve
esserci.
Per questo il “non essere” non è nemmeno vero e perciò si oppone alla verità e si manifesta attraverso un
pensiero piatto e arido anche quado parla di “forze” psicologiche o energetiche che dovrebbero surrogare il
Mistero dei misteri: Dio, che si è rivelato in Cristo.
Le espressioni della fede possono essere non accettate, ma non possono essere confutate: né attraverso
procedimenti logici, che non è possibile, né attraverso atti di fideismo illogici, che sono falsi e che perciò
generano solo una fede umana che non corrisponde né alle esigenze del sentimento, né a quelle della ragione, e
che, non essendo verità, schiavizzano.

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Volontà
I beati si renderanno conto che ciò che Dio ha permesso nella loro vita è esattamente ciò che essi, col senno del
poi, avrebbero voluto che permettesse alle condizioni che si sono trovati a vivere (che dipendono da una
molteplicità di fattori). Quasi come che a sceglierlo fossero stati loro.
E si meraviglieranno di come Dio li ha prevenuti e guidati.
L’uomo sceglie il proprio destino e si accorge come Dio ha fatto di tutto per salvarlo e santificarlo, e come tutto
dipende dalla sua risposta.

Dio rivela l’uomo all’uomo


Il Concilio Vaticano II afferma che Dio ha rivelato l’uomo all’uomo, per cui, in un certo senso, con la
proibizione di giudicare le anime degli altri, ha posto le premesse, nella società occidentale che è stata
influenzata dal pensiero cristiano, del sorgere della psicologia.
La grazia, poi, influenza e perfeziona la natura.

La santità e i bambini
Forse si può presupporre che i bambini abortiti, se avessero potuto vivere, sarebbero diventati santi, e avrebbero
potuto cambiare il mondo, che sarebbe stato meno ribelle a Dio di come lo è stato e lo è.

Adorazione
Gesù ha detto che questo è il tempo in cui Dio va adorato in spirito e verità, perché l’adorazione non è più legata
a un luogo particolare.
Il tempo, perciò, supera i luoghi un po’ come la nostra vita riassume tutti i nostri luoghi.
Di conseguenza, la nostra adorazione è pienamente e totalmente spirituale e universale, e perciò vera, ma anche,
essendo la nostra vita terrena sottoposta alle coordinate del tempo e dello spazio, non può che manifestarsi anche
tradotta in tali coordinate.

Carismi
San Gregorio Magno Papa dice che i carismi, così come si sono manifestati nella Chiesa primitiva,
successivamente non sono stati necessari.
Affermazione che non nega che la Chiesa è sempre stata carismatica e che i carismi, nel corso dei secoli, non
sono mai cessati del tutto, tanto che il Concilio Vaticano II ne riafferma l’esistenza anche dei più straordinari,
anche quando a manifestarli sono i laici.
Inoltre non è detto che possano esserci tempi in cui ci possa essere bisogno di una nuova esplosione di carismi
come al tempo della Chiesa primitiva.

Ideologie
Tipico delle ideologie è la demonizzazione degli avversari o dei dissidenti, cosa che comporta non ascoltarne le
loro ragioni che, invece, spesso sono molto interessanti e hanno dei motivi validi.
Ma tanto più si è acritici in certe questioni, più ci si informa sempre da fonti “amiche” a cui si dà una fiducia
fideista, e più si diventa dei creduloni, giudicando senza misericordia, in modo sbagliato e senza moderazione.

Dio è più grande del nostro cuore


“Dio è più grande del nostro cuore”, scrive l’Apostolo Giovanni.
Dio, perciò, in qualche modo è “invadente” e va “oltre” a ciò che gli permettiamo, fermandosi solo davanti a al
nostro: “No”.
L’azione di Dio è limitata dalla nostra natura personale che, essendo finita, non può “contenere” chi è infinito,
ma è anche limitata dal bene minore a cui si è adeguata la nostra coscienza, anche se di per sé non è peccato.
Poi c’è un “no” che si configura come peccato veniale, e c’è un “no” che consiste in una chiusura alla grazia e
che, perciò, è peccato mortale.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia

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Il perdono e la fame e sete della giustizia della quinta beatitudine evangelica, non sono in contrasto ma si
integrano. Infatti, cercare la giustizia non è affatto odio, ma amore.
Amore per la società, per il bene comune, per l’equità, per l’onestà, per lo stesso autore dell’ingiustizia.
La giustizia, proprio perché giusta, nulla ha a che fare con l’odio, ma proprio perché giusta, ha che fare con
l’equità, l’onestà, l’espiazione.

Sofferenza e gioia
Perché la sofferenza unita a quella di Cristo di per se causa più gioia della gioia senza sofferenza unita a quella
di Cristo?
Perché Gesù, che ha conosciuto la gioia umana in grado sommo, ci ha donato la salvezza attraverso la sua
passione e morte.
In Gesù è impossibile, anche solo a livello umano, separare del tutto la gioia dalla sofferenza, in quanto l’amore,
anche se si manifesta nella prova, è la fonte stessa della gioia, così come la sua risurrezione è la fonte della Vita,
anche se è preceduta dalla Croce.
La sofferenza umana vissuta nella fede è come un “distillatore” di gioia per la vita eterna e la pace in questa vita,
più della sola gioia umana senza sofferenza.
Ma poiché siamo umani e compatibili con le soddisfazioni umane, Dio, nel chiedere radicalità nella fede, chiede
anche equilibrio.

Logos
Il mistero non è irrazionale, ma razionale, soprattutto il mistero dei misteri, quello divino.
Basti pensare che possiamo parlare di infinito, di anima, di psiche… e perfino di Dio.
Infatti ciò che diciamo nel Credo lo capiamo benissimo, sebbene enunciamo una serie di misteri che ci supera
immensamente.
Anche per questo l’Apostolo Giovanni definisce il Signore come “Logos”.
L’irrazionalità, perciò, essendo la negazione di tutto, è la negazione anche del Mistero e di ogni altro mistero.

Grazia
Esistono vari “tipi” e manifestazioni di grazia, ma l’iniziativa rimane di Dio.
Per focalizzare meglio, possiamo fare varie ipotesi.
1) Se Dio avesse creato l’uomo ma non gli avesse conferito la grazia, e l’uomo non avesse peccato, avrebbe
vissuto una vita piena di gioia umana e salvato la sua anima, ma non avrebbe potuto vedere Dio.
2) Se all’uomo non fosse stata conferita la grazia e avesse peccato, come si sarebbe configurata la redenzione
della sola natura umana?
3) Se all’uomo fosse stata conferita la grazia, ma non avesse peccato?
Ma Dio gli ha conferito la grazia e l’uomo ha peccato e la Redenzione, con tutto ciò che ne consegue, sebbene
poteva svolgersi diversamente secondo l’infinita libertà divina, è passata attraverso la Croce e la Risurrezione.

Eresie
Madame Curie, Nobel per la fisica per i suoi studi sulla radioattività, morì a causa di una particolare anemia
tipica di chi è stato molto esposto alle radiazioni.
Non sapeva che alte dosi di radiazioni possono essere fatali: era infatti in buona fede. Ma morì ugualmente.
Le radiazioni non si vedono e non si sentono e, sotto una certa soglia, se prese senza schermi protettivi, non
uccidono subito, ma piano piano, senza che ci si possa accorgere se non quando è troppo tardi.
Allo stesso modo fa l’eresia quando si “nasconde” dietro tante opere, tanto buonismo e anche tanta “fede”, ma
del tipo fondamentalista.
Così ben nascosta, l’eresia appare poco, cosicché tanti pensano che è bene non concentrarsi su cose poco
“concrete”, e non si schermano. E, piano piano, vengono “uccisi”.

Legalismo

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C’è un legalismo che origina da un’alterazione della dottrina, per cui i comportamenti che ne conseguono sono
finalizzati a sentirsi a posto di fronte a Dio, e c’è un legalismo che è causato dall’inadeguatezza della carità, per
cui il seguire le leggi della Chiesa è finalizzato più a non peccare per non perdere la grazia, che all’amore.
Ma questo legalismo, quando se ne è a conoscenza, non fa sentire a posto ma, piuttosto, evidenza il timore e il
proprio poco amore, cosicché, per dirla con San Paolo, la legge abbia anche la funzione di pedagogo.

Essenza e circostanze
Nel mondo odierno le analisi sono molto dettagliate, ma, se invece di aiutare nella ricerca della verità che,
sebbene complessa, è anche semplice, servono per offuscarne l’essenza, allora tutto si complica.

Strumenti di grazia
Se uno strumento della grazia, come può essere una devozione, o un luogo santo, conduce a Dio, attraverso le
giuste disposizioni e conformemente alla dottrina della Chiesa, in certo modo, secondo il suo ordine e la sua
“portata”, rappresenta un “tutto” a causa del Tutto che è Dio.
Il riconoscimento della Chiesa, non solo assicura che quello strumento è conforme alla grazia, ma ne amplifica la
portata e dice con quale atteggiamento va accolto.

Identità
L’identità di una persona ha dinamiche parallele all’identità di un popolo, per cui, come rivendicare la propria
identità non è un atto di sopraffazione verso gli altri ma un atto di libertà e di emancipazione, così è il
rivendicare l’identità di un popolo.
Dire che rivendicare l’identità del popolo equivale al nazionalismo, è come dire l’essere commerciante equivale
ad essere imbroglione.
Chi è contro le identità delle persone sono gli ideologi del gender e la lobby LGBTQ, e chi è contro l’identità dei
popoli, sono i liberisti e le lobby finanziarie.

Meticciato
Esistono tre tipi di meticciato:
1) il meticciato genetico, che non ha nessun tipo di controindicazioni e, anzi, sotto certi aspetti è auspicabile.
2) Il meticciato culturale ed etnico, che è benefico e non ha controindicazioni particolari, se non riguardo alle
“dosi” e ai modi di “assunzione”, in quanto potrebbe manifestare degli effetti collaterali indesiderati. Deve, cioè,
essere rispettoso di tutte le culture, secondo l’ordine più opportuno.
Altrimenti potrebbe fare come i Barberini a Roma, che spogliarono il Colosseo per costruire il loro palazzo: le
costruzioni nuove sono ammesse, ma senza distruggere quelle più significative del passato.
3) Il meticciato religioso, che non va escluso in assoluto, ma che ha molte controindicazioni, per cui può essere
ammesso ma solo a poche e determinate condizioni.
Purtroppo, quando oggi si fa riferimento al meticciato, anche certi uomini di Chiesa non fanno differenze: si
intende tutto, anche, e forse soprattutto, quello religioso.
Ma il meticciato coi musulmani, ad esempio, è un problema, perché le donne musulmane non possono sposarsi
con chi non è musulmano, per cui l’eventuale “sposo” deve prima convertirsi all’Islam, mentre i figli dei
musulmani che hanno sposato una donna di altra religione, devono essere musulmani.

Sollecitudine di Dio
La sollecitudine divina verso le anime del purgatorio, che sono già salve, sta a dimostrare come Dio si occupa di
noi qui e ora, in ogni frangente della nostra esistenza.

Magistero papale
Il Papa, nel suo ministero petrino, non può mai sbagliare, cioè non può mai dire cose che possono contraddire la
dottrina cattolica consolidata, e, anzi, può dire cose che la possono approfondire.
Premesso ciò, per alcuni il Papa non può mai sbagliare neanche come dottore privato. Cioè: anche al di fuori del
suo Magistero di Pastore supremo, non solo non può insegnare cose che non sono nell’alveo della dottrina della

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Chiesa, ma non può nemmeno contraddire la dottrina della Chiesa fin qui espressa con autorevolezza, ma non
ancora definitiva.
Per altri, invece, sebbene sia esente dall’errore in quanto “Pietro”, come “Simone di Giovanni”, cioè nelle sue
convinzioni private, il Papa a volte potrebbe sbagliare, cosa che si potrebbe evincere dal fatto che il Concilio
Vaticano I traccia con accuratezza il confine in cui il Magistero papale può essere considerato tale, per cui
sarebbe da supporre che, nelle altre condizioni, potrebbe non esserlo.
Ne potrebbe essere una conferma la dichiarazione di Papa Benedetto XVI quando, da Papa, in occasione
dell’uscita di un suo libro su Gesù pieno di spunti dottrinali, disse che poteva essere criticato, in quanto in esso
manifestava solo il suo pensiero di teologo.
Penso che un giorno la Chiesa, con a capo il Papa, approfondirà anche questo aspetto del ministero petrino.

Carità nella verità


Dio: “vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (1Tm 2,4).
Dio, che è amore, e amore che si fa opera di misericordia manifestando la salvezza, lo fa attraverso la verità.
Se, come afferma la Scrittura, Dio è amore, se, cioè, la natura divina è la stessa carità vivente e operante, essa si
manifesta non attraverso un sentimento soggettivo, ma attraverso la verità.
E’ interessante notare come Gesù non definisce mai lo Spirito Santo come Spirito d’amore, perché è scontato
che sia amore, essendo Dio Amore, ma lo chiama Spirito di verità, quasi a voler sottolineare come la verità sia
l’elemento giusto in cui l’amore divino si propaga, così come il filo di rame è l’elemento giusto perché si
propaghi la corrente elettrica.

Maria mediatrice e corredentrice


Che la Madonna non sia una santa come tutti, ma abbia una collocazione speciale nella Chiesa che la rende
mediatrice e corredentrice universale, risulta evidente dalla sua chiamata. Senza il suo sì, infatti, il Paradiso
sarebbe rimasto “chiuso”.
Non che i giusti sarebbero andati all’inferno, perché Dio non permette che un giusto vada all’inferno, ma non
avrebbero potuto godere della visione divina, ma solo di una vita beata senza fine, non di ordine soprannaturale,
ma conforme alla natura umana.
Noi possiamo ottenere la vita eterna perché Maria ha pronunciato il suo fiat attraverso cui il Figlio si è fatto
uomo.

Schemi e intuizione
Se la nostra ragione è capace schematizzare, vuol dire che attraverso la schematizzazione possiamo comprendere
la realtà.
Non che lo schema sia la realtà, ma ne coglie delle coordinate che la delimitano e la definiscono.
Ma gli schemi della ragione non sono l’unico modo per conoscere la realtà, anche se funzionano. La realtà infatti
si può percepire anche attraverso la contemplazione e l’intuizione, anche del cuore, naturale e soprannaturale,
che agiscono non tanto “descrivendo” la realtà, ma piuttosto come per “impressione”, un po’ come quando si
guarda una fotografia e immediatamente si capisce cosa riguarda, anche se non ci si ferma sulla descrizione dei
particolari.
Per questo la ragione, illuminata dalla fede, può fare un primo discernimento, esaminando tutto e trattenendo ciò
che è buono.

Parabola dell’amministratore disonesto


Quando Gesù, nella parabola dell’amministratore disonesto, parla delle disoneste ricchezze, non dice che il ricco
che le possiede è disonesto, ma che lo è il “sistema”, che permette ad alcuni di arricchirsi lasciando altri nella
povertà o non permettendogli di avere quanto dovrebbero.
A livello sociale, perciò, queste parole riguardano i ricchi, invitandoli a non appropriarsi di ciò che Dio ha
permessero che avessero, ma di amministrarlo e condividerlo, a cominciare dai poveri e da chi ne ha più
bisogno.

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Ma ciò che dice Gesù vale per tutti, e perciò anche per i non ricchi che, per come possono, devono essere
generosi e condividere i propri beni, e vale anche a livello spirituale: tutti, quando più, quando meno, siamo stati
arricchiti dai doni divini, che siamo chiamati ad amministrare a favore degli altri.
E quando Gesù dice che l’uomo ricco lodò l’amministratore disonesto, è da intendersi che la lode non è motivata
dalla disonestà, infatti per quella il padrone dei beni lo voleva licenziare, ma per la furbizia che ha comportato
una condotta generosa con i beni che non gli appartenevano, ma che amministrava.

Presenza della Madonna


A parte l’Eucaristia, la Madonna si trova di più in un’anima in stato di grazia che in un luogo dove appare o in
cui si è manifestata, anche se gli “effetti carismatici” spesso sono diversi.
E più un’anima è santa, più la Madonna è presente, e più una comunità è santa, più è presente.

Salvezza universale
Poiché l’umano attira la grazia, la bontà umana è segno della bontà divina. Se è autentica, attira la grazia anche
se colui che la vive non ha la fede.
Per salvarsi occorre la bontà a cui si deve acconsentire per come la si comprende.
Occorrono perciò le opere di misericordia, ma siccome molto spesso chi compie un’opera di misericordia altre
volte le omette, e a volte compie anche delle opere di non misericordia, l’orientamento del cuore è fondamentale.
La misericordia di per se è universale e non fa differenza di persone, e questa universalità va messa nelle
intenzioni per come la si comprende e si riesce.
Ma nella Lettera agli Ebrei è anche scritto: “Chi… si accosta a Dio deve credere che egli esiste e che ricompensa
coloro che lo cercano” (Eb 11,6), e il Catechismo della Chiesa Cattolica, citando Sant’Alfonso Maria de’
Liguori, sentenzia: “Chi prega certamente si salva, chi non prega certamente si danna”.
Per salvarsi perciò occorrono la bontà, il riconoscere l’esistenza di Dio e il suo giudizio, e pregare sinceramente,
ma va considerato che, chi possiede una cosa, possiede anche le altre due, e chi non ne possiede una, non ne
possiede neanche le altre due.
Infatti, chi segue la propria coscienza si relaziona con Dio (per cui si apre alla preghiera), cerca la verità (per cui
si apre alla fede) e si apre alla bontà.

I poveri seguirono Gesù e i ricchi divennero eretici


Se i poveri delle Beatitudini seguirono Gesù, e se Gesù è venuto a compiere le Scritture, ne consegue che chi non
lo ha seguito, cioè soprattutto i ricchi che pure lo hanno conosciuto, interpretarono male le Scritture e, non
correggendosi, diventarono ebrei “eretici”.

Santi
Non possiamo capire la vita dei santi e il loro zelo per le mortificazioni e le rinunce se partiamo dalla volontà
protesa verso lo sforzo umano invece che verso l’amore, che a sua volta genera amore e gioia.
I santi fecero quello che fecero perché la loro volontà era potentemente mossa dalla grazia e perseguiva,
essenzialmente, l’amore di Dio.
I santi erano consumati e mossi da un fuoco divorante di carità e nulla li distoglieva dal loro impegno d’amore
che procurava loro la vera gioia anche nelle prove, quella che viene da Dio e che le gioie umane possono a volte
favorire, ma altre volte anche ostacolare.

Certezze
Di solito, chi non si pone il problema del proprio destino dopo la morte, o chi davanti al mistero dei miracoli non
prende posizione perché non ha certezze né risposte da dare, una certezza in realtà ce l’ha, che Gesù non è Dio e
che la fede della Chiesa non è vera.
Ad esempio: chi davanti a miracoli evidenti come il miracolo eucaristico di Lanciano, pur essendo “aperto” ai
più disparati motivi anche se sconosciuti, di solito non contempla minimamente e, anzi, esclude, che possano
provenire da Gesù. Aperto verso tutto, ma non alla fede.

Giusti e peccatori

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Cosa vuol dire Gesù quando afferma che non è venuto a salvare i giusti, ma i peccatori?
Che forse comanda di peccare e di non cercare la giustizia? No di certo!
Usando un linguaggio “provocatorio”, Gesù vuol dire semplicemente che a dare la salvezza non sono le opere,
ma la grazia.
Perciò considera i “giusti”, cioè quelli che fanno le opere giuste ma senza cercare la misericordia divina, come
ingiusti, perché non riconoscono a Dio il merito della salvezza, ma se lo attribuiscono a se stessi fallendo
miseramente, mentre considera i peccatori che cercano la salvezza attraverso la misericordia di Dio, come dei
giusti, proprio perché è la misericordia che salva.
Le opere della legge servono a favorire la salvezza, ma se l’uomo se ne appropria, ottengono l’effetto contrario.

Sentire e sapere
Un evento spirituale si può “sentire”, ma il sentire non offre garanzia di veridicità, oppure si può sapere per fede,
che è già una sorta di sentire.
Quando il sentire è autentico, comprende anche il sapere.

Ricchi e prove della vita


Perché, a volte, ai ricchi sembra vengano risparmiate tante prove della vita? Perché, a volte, sembrano poter
passare indenni attraverso le crisi sociali che flagellano i poveri o, quanto meno, sembrano favoriti?
I piani divini spesso ci sfuggono, ma non contraddicono mai il suo amore.
In ogni caso, se i ricchi non condividono i loro beni, i favori della vita non fanno altro che indurirne il cuore, per
cui non possono provare la vera gioia e la conversione, se avverrà, costerà di più, e anche questo è giustizia.
Cioè, Dio non abbandona nemmeno i ricchi dal cuore indurito come pietra, anzi, prima della loro morte
moltiplicherà le grazie attuali per spingerli alla conversione, ma la conversione passa attraverso un atto di amore
tale da rivoluzionare totalmente la vita del ricco, che deve essere disposto, se non muore, a cambiare
radicalmente la propria vita, col proposito di non cadere più nel peccato.

Scienza
Partire da risultati ottenuti empiricamente per fare delle ipotesi, soddisfa i criteri scientifici.
Ciò che non li soddisfa, invece, è partire dalle supposizioni per accordarli con i risultati ottenuti empiricamente.
In tal caso le supposizioni diventano dei preconcetti.

Vivere il Vangelo
Chi dice di voler seguire il Vangelo radicalmente ma non fa mai riferimento alla dottrina del Catechismo della
Chiesa Cattolica e al magistero della Chiesa, che sono molto equilibrati, fa del Vangelo una legge (simile a
quella dei farisei), che, facendo a meno della grazia, che è data dallo Spirito e non dalla lettera, non può essere
soddisfatta.
La conseguenza è che l’uomo viene considerato totalmente marcio e in mano al demonio, per cui non può non
peccare, e la salvezza viene cercata attraverso opere e saperi di tipo gnostico, che “baipassano” i peccati senza
cancellarli.

Storia
Ignoranza, malattia e peccato, comportano un disordine di entità diverse, e con dinamiche diverse.
A volte si influenzano reciprocamente, ma la grazia divina agisce oltre la natura umana corrotta dal peccato.
Perciò, il progresso, sia quello naturale, che quello soprannaturale, non segue una linea retta.
Però il progresso soprannaturale, a livello mistico, si “incarna” nella storia e prosegue sempre il suo camino,
coinvolgendo tutta la storia.

Croce e risurrezione
Ordinariamente, come si ha bisogno del cibo, così si ha bisogno anche della ricreazione e della gioia umana, che
però sono chiamate ad essere assunte dalla grazia, in quanto l’essenza della vera gioia, che culmina nella Croce
che comporta la Risurrezione, è divina.

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La gioia vera consiste nel morire in Terra con Cristo, per vivere risorti con lui in Paradiso. Ma il Paradiso
comincia già in questa vita, perché la carità, cioè l’amore divino, già opera nella Chiesa e attraverso la Chiesa.
Come dimostra l’Eucaristia, che è il Corpo risorto del Signore, che si fa presente attraverso il sacrificio della
Messa.

Opere di verità e di menzogna


Scrive l’Apostolo Giovanni: “Se diciamo che siamo in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre,
mentiamo e non mettiamo in pratica la verità” (1Gv 1,6).
Senza l’amore, anche si professasse la verità, si manifesterebbe la menzogna, e anche si operasse esteriormente
in modo conforme alla verità, si opererebbero opere di menzogna.
La verità si fa opere, ma non tutte le opere della legge si fanno verità, ma rimangono legge che schiavizza.

Spirito penitenziale
Il cristiano di oggi, rispetto al credente del Medio Evo, mangia e beve molto di più e ha un a percezione della
penitenza più attenuata.
Questo, sebbene occorra tenere conto che ognuno ha una sua chiamata e un suo cammino penitenziale, può
essere dovuto sia a un equilibrio maggiore, perché il credente di oggi ha recepito meglio che la penitenza è
necessaria ma non è l’essenza della santità, e sia al fatto che non ha capito quanto la penitenza sia necessaria, e le
dà poca o nessuna importanza (che sembra riguardare la stragrande maggioranza dei casi).
Fatto sta che la santità dipende direttamente dalla carità che, però, richiede e si nutre anche opere di santità, tra
cui sono da annoverare le opere di penitenza.
Maestri spirituali come Padre Pio e don Calabria, manifestano il giusto equilibrio riguardo alla penitenza, così
come, se le consideriamo autentiche, le apparizioni della Madonna a Medjugorje.

Bontà divina
Perché l’Apostolo Giovanni afferma che, se amiamo i fratelli, riassumiamo tutti i Comandamenti?
Perché Dio è sommamente buono e se noi siamo buoni, lo imitiamo e, attraverso la grazia, siamo come lui.
Ne consegue, però, che la bontà richiede l’osservanza di tutti i Comandamenti.
Anche se l’amore, che si manifesta nella bontà, copre molti peccati.

Vicinanza e amore
E’ il nostro amore, cioè desiderio, che rende efficace l’amore di Dio e degli altri in noi, e che compie la
comunione.
La comunione in Cristo inizia da chi ci è prossimo, ma è inclusiva e dipende dalla generosità della risposta.
La vicinanza è importante, perché l’amore si esprime anche attraverso la vicinanza, ma non è esclusiva e, alla
fine, è più vicino chi ama di più.
L’Eucaristia è la manifestazione somma di vicinanza e di intimità, che relativizza tutte le altre forme.
Per questo chi fa la volontà del Padre con più amore di un parente di Gesù, gli è ancora più parente, anche se la
parentela non viene negata, ma solo ordinata a comunicare la grazia.
La vicinanza è importante, ma chi è più vicino è più chiamato a comunicare Dio e se stesso agli altri.

Unità
Se la ragione (attraverso la logica) e il sentimento (attraverso l’empatia e la compassione), sono strumenti di
unità, le premesse e i principi dell’unità sono la verità, che culmina con la fede, e l’amore, che culmina con la
carità.
Fede e carità sono come due espressioni della stessa realtà d’amore, cioè la Vita divina, che è la natura stessa
della carità.
Verità e amore umani si sviluppano a partire dal “seme” che sono le evidenze della ragione, e arrivano al
culmine a partire dalla Rivelazione di Dio attraverso Gesù.
La conformità dell’umano al divino si rompe cambiando arbitrariamente le premesse e i principi (senza
necessariamente cambiare gli strumenti logici, anche se questi, cambiando le premesse su cui essi stessi si
basano, vengono quanto meno “depotenziati” e offesi).

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Le ideologie, come le sette, rompendo l’unità separandosi dalla radice della verità, tendono a ricrearne il
surrogato attraverso l’uniformità.

Realtà e Verità
Se la realtà e fluida, la verità, che è la realtà della realtà, è quella che è.
Se si vuole liquefare la verità, come ad esempio quando si vuole liquefare la legge morale, allora la realtà
diventa irreale.

Comunione eucaristica e comunione spirituale


La Comunione eucaristica sta alla comunione spirituale in modo diverso da come il pellegrinaggio fisico (che è
anche spirituale) sta al pellegrinaggio spirituale.
La Comunione eucaristica, infatti, sta alla comunione spirituale in modo analogo a come sta al pellegrinaggio,
fisico o spirituale che sia.

Malattie
Molto schematicamente (ma gli schemi vanno considerati come “liquidi”): ci sono malattie (non escluse quelle
mentali) che Dio vuole perché i santi compiano in pienezza la missione loro affidata; ci sono malattie che Dio
permette per la conversione e la santificazione, cioè a fin di bene; ci sono malattie che Dio non permette a fin di
bene; ci sono malattie che dipendono da cattivi comportamenti, spesso personali; ci sono malattie che Dio
permette per manifestare la sua gloria, ecc.
Spesso la causa di una malattia ha più motivi.

Realtà umana
Ogni persona umana è un po’ come un iceberg: ciò che è visibile, che è la parte più piccola, può lasciar
ipotizzare e intravedere ciò è “sotto”, cioè il “mistero” invisibile, in quanto ne è espressione concreta.
Un mistero che, però, se l’uomo rimane in grazia di Dio, al contrario di un iceberg di ghiaccio, cresce sempre.

Accecamento e illuminazione
Non di rado l’accecamento spirituale è dovuto innanzi tutto alla mancanza di amore verso la volontà divina.
Anche in chi è in stato di grazia.
Per illuminarci occorre la grazia, che non di rado è favorita dallo stato bisogno e dalla sofferenza.

Uguaglianza e ugualitarismo
Quale la differenza tra l’uguaglianza e l’ugualitarismo?
L’ugualitarismo uccide ogni personalizzazione e uniforma tutto e tutti, mentre l’uguaglianza si personalizza in
ognuno in modo originale.

Giustizia umana e giustizia divina


La giustizia umana sta alla giustizia divina analogamente a come il miracolo che ridona la vista ai ciechi sta al
miracolo della fede.
Tra le due cose c’è un abisso, ma nessuna contraddizione.

Giudizi
Del foro esterno ha competenza il Codice di Diritto Canonico, il foro interno, invece, è sottoposto al confessore.
Così la giurisdizione della Chiesa è chiamata a giudicare gli atti esterni, mentre il cuore umano lo giudica solo
Dio.
Di conseguenza, anche noi siamo spesso chiamati a emettere giudizi, secondo le parole di Gesù che invita i suoi
discepoli ad essere candidi come colombe ma, nello stesso tempo, astuti come serpenti.
Solo i nostri giudizi devono riguardare non la coscienza degli altri, ma il loro comportamento, la loro
manifestazione psicologica e, spesso, i giudizi riguardano più la probabilità che la certezza.

Sana dottrina

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Se la Chiesa, riguardo alle apparizioni mariane (e non solo), distingue tra il riconoscimento del fatto e il
riconoscimento del culto e del messaggio, vuol dire che non solo, almeno in teoria, può accadere che il culto e il
messaggio possano essere autentici ma le apparizioni no, ma soprattutto che la dottrina della fede ha una
importanza fondamentale.
Tale importanza la si può notare anche in affermazioni che per alcuni potrebbero sembrare di secondaria
importanza, come la proibizione nel consacrare pane fatto con farina che non sia di grano, che renderebbe
invalida la consacrazione stessa.

Croce
La Croce salva pienamente l’uomo dal peccato per come questi corrisponde alla grazia, e salva anche da molte
croci, ma tenendo conto che la natura umana, nonostante che la grazia la perfezioni, rimane incline al peccato, e
che le croci umane entrano in rapporto col Corpo mistico di Gesù, e perciò, innanzi tutto, con Gesù stesso.

Dio come “Totalmente altro”


L’uomo è a immagine e somiglianza di Dio, e questo significa che tra l’uomo e Dio esiste una corrispondenza,
ma Dio è anche il Principio primo di tutto, e questo significa che egli è anche il “Totalmente altro”.

La fiducia dei santi


I santi che, una volta convertiti, smettono di peccare avvertitamente perché, mossi dall’amore, sono sempre
spontaneamente protesi a seguire la volontà di Dio, non essendo scrupolosi (a parte in casi particolari permessi
dal Cielo), dimostrano come verso Dio ci si possa e debba rapportare liberamente.

Unità
L’unità, sia nella società che nella Chiesa, si costruisce col dare più che col ricevere (San Paolo scrive che Gesù
ha detto che c’è più gioia nel dare che nel ricevere).
Dare servizio attivo, ma anche ascolto…
L’unità, infatti, va costruita, e non si può non tenere conto dei limiti e dei peccati degli altri e propri.

Attesa della salvezza


San Pietro scrive che la fine di tutte le cose si avvicina.
Questo non vuol dire, o non vuol dire solo, che ad ogni giorno che passa la Parusia si avvicina nel tempo (è così,
ma la velocità di avvicinamento dipende anche dall’uomo, che spesso è squilibrato e si oppone alla vita).
E non vuol dire solo che occorre operare con un’urgenza temporale per diffondere il Regno di Dio. Ma vuol dire
anche, e forse soprattutto, che la fine di tutte le cose sta dentro tutte le cose, cosicché l’urgenza dell’annuncio si
manifesta nella tensione verso la santità e l’incontro con Dio, che certamente non induce a perdere tempo, e da
cui consegue un forte desiderio per la salvezza delle anime.

Cuore e ragione
In un certo senso si può arrivare al cuore anche partendo dalla ragione, e si può arrivare alla ragione anche
partendo dal cuore.
Nella prospettiva della partenza dalla ragione, le discipline di studio sono tanto più importanti per quanto, in se
stesse, sono legate alle esigenze del cuore, per cui la teologia viene al primo posto e poi, di conseguenza, la
filosofia, l’arte, ecc.
Nella prospettiva della partenza dal cuore, occorre tener presente che il fine ultimo è sempre il cuore, cioè
l’amore (che si realizza nella carità divina), anche se si passa attraverso la ragione.
In tal senso, al di là dell’importanza dell’oggetto dei propri studi, conta la passione del desiderio verso la verità
che conduce sempre all’amore e perciò a Dio.
La teologia frutto dalla ragione si approfondisce nel cuore raggiungendo profondità insondabili, che a volte si
possono manifestare all’esterno attraverso una ragione illuminata dalla grazia che opera, come la vita dei santi
dimostra.

Servi inutili

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Gesù mette in relazione i servi che fanno il proprio dovere per un padrone umano, con i servi di Dio.
I servi degli uomini, che Gesù non chiama inutili, in quanto i padroni senza di essi non potrebbero fare molte
cose, se fanno il loro dovere non ricevono particolari riconoscimenti, mentre i servi di Dio, che sono veramente
inutili, nel senso che Dio può fare da solo tutto ciò che vuole, e farlo anche meglio, sono da Dio stesso serviti e
riveriti. Ma loro devono considerarsi davvero inutili, come gli uomini considerano i loro servi.
Ciò che accomuna i servi degli uomini ai servi di Dio, infatti, è il dovere di fare il proprio dovere, solo che i
primi sono trattati come servi pur essendo liberi, mentre i secondi sono trattati come figli.
Purché si riconoscano per quello che sono: inutili. E figli.

I doni preternaturali che Dio conferì ad Adamo ed Eva


Per capire meglio la vita di Adamo ed Eva nell’Eden, occorre tenere presente non solo la loro condizione di
innocenza davanti a Dio, ma anche la portata dei quattro doni preternaturali che Dio gli aveva conferito, che
richiamano un po’ quelli della natura angelica.
Doni superiori alla natura umana e che anche operavano in modo superiore alla natura umana.
Così, ad esempio, il dono preternaturale dell’esenzione dalla concupiscenza, non significa che senza di esso
l’uomo avrebbe peccato decadendo dallo stato di innocenza (infatti il peccato originale non fu un peccato di
concupiscenza), solo che tale dono perfezionava ed elevava l’istinto umano senza però mortificarlo, rendendo i
progenitori in qualche modo come “angelici”.

L’essere precede il fare e lo orienta


San Paolo dice che non è la Legge a salvare, ma la fede, mentre san Giacomo afferma che senza le opere non ci
si salva. Chi ha ragione?
Entrambi, perché san Paolo si riferiva alla legge mosaica (e perciò a qualunque altra legge che non sia quella di
Dio secondo la Chiesa), mentre san Giacomo si riferisce ai comandamenti di Gesù, tra cui le opere di
misericordia, che sono tali perché fatte a Gesù stesso attraverso la grazia e perciò possono essere fatte solo se si è
in stato di grazia. Tali opere, infatti, non avvengono per via della legge, ma sono causate dal cuore che
volontariamente si sottomette alla legge di Dio ad opera della grazia.
Nel primo caso, cioè, è l’uomo che opera seguendo la legge, nel secondo caso, invece, è la grazia che opera
attraverso il cuore, la volontà e le membra di chi ha fede.
Una prova?
Tutti possono fare opere di solidarietà, anche gli empi, e tutti possono fare opere di non misericordia, cioè
omissioni riguardo alla carità, anche chi ha fede: quale allora la differenza (a parte l’entità della colpa che in chi
è in grazia di Dio non può che essere lieve)? Il cuore.
E’ il cuore che discrimina chi è misericordioso e chi non lo è. E’ perciò l’essere che conta, piuttosto che il fare.
L’essere che precede il fare e che opera proprio perché è, orientando il fare.

Offrire e servire
Il senso della vita si trova racchiuso nell’offerta a Dio. E, di conseguenza, nel servizio ai fratelli.
Più ci si sente soli e malinconici, più occorre pregare e amare, perché il rapporto d’amore con Dio e coi fratelli
dona in se stesso pienezza e gioia.
Si capisce prima di tutto e sopra a tutto col cuore.
Anche ciò che è inanimato si capisce più col cuore e col desiderio, per questo chi è affascinato, ad esempio, di
scienza, o di arte, anche se non è un esperto e conosce di meno, ne può conoscere il mistero più di un esperto.
Tanto più con le persone: si capiscono solo amando e per quanto si ama.
E amando e servendo, cioè orientando la vita nel suo alveo naturale (attraverso la grazia soprannaturale), si inizia
un processo di guarigione profondo, che arriva fino al fondo dell’anima.
Perché cercare di amare è più importante di cercare di essere amato (che pure è importante)?
Perché noi amiamo se ci apriamo all’amore con cui Dio ci ama per primo, cosicché amando crediamo di essere
infinitamente amati da Dio. E perché non solo non lo potremo mai amare nello stesso modo e con la stessa
infinità con cui egli ci ama, ma non potremo mai conoscere fino in fondo il suo amore. Eppure ci ama col solo
modo con cui Dio può amare: con tutta la sua infinità.
L’amore ama e basta anche se non è riamato, per questo l’onniscienza di Dio non può contraddire il suo amore.

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