Sei sulla pagina 1di 11

ne

SIMONE 341/4 • Concorso Regione Sicilia 1024 posti Centri per l’impiego sio
EDIZIONI

s p an ine
311 Istruttori (Cod. CPI-OML) • 344 Specialisti (Cod. CPI-SML) E n l
o
Gruppo Editoriale Simone
Mercato del Lavoro – Manuale per la preparazione

7
La previdenza complementare

1 Le finalità e l’evoluzione della previdenza complementare


La previdenza complementare costituisce il cd. secondo pilastro del nostro sistema previ-
denziale, che si affianca al sistema pensionistico pubblico.
Ha carattere volontario ed è affidata ad un sistema di fondi pensione che provvedono a
raccogliere il risparmio previdenziale grazie al quale, al termine della vita lavorativa, è possibile
beneficiare di una pensione complementare che integra quella pubblica erogata dal sistema
assicurativo obbligatorio. Si parla, infatti, anche di previdenza integrativa.
Negli ultimi decenni, da un lato, le condizioni di vita delle persone sono migliorate con la
conseguenza che, rispetto al passato, la popolazione anziana è fortemente aumentata e, dall’al-
tro, la diminuzione delle nascite e l’aumento della disoccupazione hanno comportato la graduale
diminuzione del numero dei lavoratori attivi e quindi del versamento della contribuzione.
Il sistema previdenziale obbligatorio deve pagare le pensioni a più persone e per più tempo
rispetto al passato, ma riceve minori risorse (maggiori uscite per aumento del numero di anziani
e minori entrate per riduzione della popolazione in età di lavoro).
Ciò spiega il susseguirsi di riforme del sistema pensionistico finalizzate a mantenerne l’equili-
brio: in particolare, la riforma Dini del 1995 e la riforma Fornero del 2012 hanno fatto in modo che
le pensioni vengano liquidate con il sistema di calcolo contributivo e tale modalità sarà applicata
integralmente ai futuri trattamenti pensionistici.
L’applicazione del sistema di calcolo contributivo determinerà, però, presumibilmente, importi
della pensione inferiori rispetto a quelli di cui beneficiano le generazioni di lavoratori che ricevono
il trattamento pensionistico calcolato in tutto o in parte (pro quota) con il sistema retributivo.
La previdenza complementare, pertanto, mira a garantire livelli più elevati delle pensioni
attraverso l’integrazione della pensione obbligatoria e pubblica con la pensione comple-
mentare.
La prima disciplina organica della previdenza complementare è contenuta nel D.Lgs. 21
aprile 1993, n. 124 emanato in attuazione della L. 23 ottobre 1992, n. 421 (entrata in vigore il
15 novembre 1992) che, proprio al fine di garantire più elevati livelli di copertura previdenziale,
aveva previsto la costituzione di forme di previdenza per l’erogazione di trattamenti pensionistici
complementari del sistema obbligatorio pubblico, su base volontaria.
Successivamente, la riforma previdenziale della L. 23 agosto 2004, n. 243 (cd. riforma Maroni)
ha inteso favorire lo sviluppo della previdenza complementare e, a tal fine, viene poi emanato,
in attuazione, il D.Lgs. 5 dicembre 2005, n. 252 che ha abrogato il D.Lgs. 124/1993 e ha accor-
pato in un unico testo normativo tutta la disciplina della previdenza complementare, compresi
gli aspetti fiscali e la devoluzione delle quote di TFR.
Il D.Lgs. 252/2005 doveva inizialmente entrare in vigore il 1° gennaio 2008, ma la L. 296/2006
ne ha fissato l’anticipazione al 1° gennaio 2007.
La riforma crea un collegamento strettissimo tra la previdenza complementare e il trat-
tamento di fine rapporto (TFR) quale forma di finanziamento.
La possibilità di finanziare la previdenza complementare con il TFR, già prevista dalla previgente nor-
mativa, aveva avuto scarso seguito fra i lavoratori. La riforma ribadisce e regolamenta minuziosamente
tale forma di finanziamento.

1
ne

SIMONE 341/4 • Concorso Regione Sicilia 1024 posti Centri per l’impiego sio
EDIZIONI

s p an ine
311 Istruttori (Cod. CPI-OML) • 344 Specialisti (Cod. CPI-SML) E n l
o
Gruppo Editoriale Simone
Mercato del Lavoro – Manuale per la preparazione

Il D.Lgs. 252/2005 è stato poi oggetto di successivi importanti interventi di modifica, deri-
vanti anche dalla necessità di recepire la normativa europea, finalizzati a rilanciare la previdenza
complementare e ad offrire ai soggetti che vi aderiscono maggiori tutele.

2 Le forme pensionistiche complementari


2.1 Tipologia
Le forme pensionistiche complementari sono attuate mediante la costituzione di appositi
fondi o di patrimoni separati, la cui denominazione deve contenere l’indicazione di fondo
pensione (art. 1, comma 4, D.Lgs. 252/2005).
Esse devono essere iscritte in un apposito Albo pubblico tenuto dalla Commissione di vigilanza
sui fondi pensione (COVIP) (art. 19, comma 1, D.Lgs. 252/2005).
La COVIP esercita la propria funzione di vigilanza, diretta ad assicurare il buon funzionamento del
sistema di previdenza complementare e la tutela degli iscritti e dei beneficiari delle forme pensionistiche
in esso operanti, mediante accertamenti diversificati (es. di tipo documentale, verifiche ispettive) (COVIP,
Relazione per l’anno 2020, 14 giugno 2021).

L’adesione alle forme pensionistiche complementari, oltre che libera e volontaria, è collettiva
o individuale. Le forme pensionistiche complementari si distinguono, infatti in (art. 1, comma
3, D.Lgs. 252/2005):
— collettive, in cui rientrano i fondi pensione negoziali (es. istituiti da un accordo collettivo e
destinati alle categorie di lavoratori individuati nell’accordo), i fondi pensione aperti (istituiti,
ad esempio, da società di intermediazione mobiliare, cd. SIM, o di gestione del risparmio,
cd. SGR e non destinati a categorie limitate) e i fondi pensione preesistenti (così denominati
in quanto già istituiti al 15 novembre 1992 in base alla previgente disciplina). A tali forme è
possibile aderire collettivamente o individualmente.
In materia di parità di genere, la COVIP ha precisato che non possono essere previste, e se previste de-
vono essere rimosse senza indugio, «eventuali disposizioni, criteri, prassi, atti, patti o comportamenti,
riguardanti l’area dei soggetti che possono aderire alle forme pensionistiche complementari collettive,
le condizioni che ne disciplinano l’adesione, nonché le regole in materia di determinazione della mi-
sura e delle modalità di versamento della contribuzione a carico del datore di lavoro e del lavoratore,
che siano tali da produrre un effetto pregiudizievole per taluni lavoratori in ragione del sesso o che
potrebbero, comunque, mettere i lavoratori di un determinato sesso in una posizione di particolare
svantaggio rispetto ai lavoratori dell’altro sesso» (art. 30bis, D.Lgs. 198/2006; delib. COVIP 22 maggio
2019);

— individuali, cioè quelle attuate mediante fondi pensione aperti e contratti di assicurazione
sulla vita (con finalità previdenziali). A tali forme si aderisce individualmente.
In particolare, le imprese di assicurazione consentono di aderire alla previdenza complementare attra-
verso la sottoscrizione dei cd. PIP, cioè piani individuali pensionistici di tipo assicurativo, ad adesione
individuale ed indipendente dalla situazione lavorativa.

Le forme pensionistiche possono essere istituite, in particolare, da (art. 3, D.Lgs. 252/2005):


— contratti e accordi collettivi di lavoro, anche aziendali, ovvero, in mancanza, accordi fra lavo-
ratori dipendenti, promossi da sindacati firmatari di contratti collettivi nazionali di lavoro,
e per la categoria dei quadri anche da accordi interaziendali. Tali accordi istituiscono i fondi
pensione negoziali, a cui possono aderire solo le categorie di lavoratori indicati nel medesimo
accordo (e, perciò, denominati anche chiusi);

2
ne

SIMONE 341/4 • Concorso Regione Sicilia 1024 posti Centri per l’impiego sio
EDIZIONI

s p an ine
311 Istruttori (Cod. CPI-OML) • 344 Specialisti (Cod. CPI-SML) E n l
o
Gruppo Editoriale Simone
Mercato del Lavoro – Manuale per la preparazione

— regolamenti di enti o aziende, i cui rapporti di lavoro non siano disciplinati da contratti o
accordi collettivi, anche aziendali;
— soggetti che operano nel campo dell’intermediazione finanziaria o assicurativa, limitatamente
ai fondi pensione aperti;
— compagnie di assicurazione, limitatamente alle forme pensionistiche complementari indivi-
duali.
La normativa consente anche alle Regioni di disciplinare, con propria legge, il funzionamento di forme
pensionistiche complementari nel rispetto della disciplina nazionale in materia.

Infine, le forme pensionistiche complementari possono articolarsi in fondi a contribuzione


definita o a prestazione definita (art. 2, comma 2, D.Lgs. 252/2005).
Nel fondo a contribuzione definita, che caratterizza la previdenza complementare dei lavo-
ratori dipendenti, il contributo da versare è fissato dalle fonti istitutive e l’entità della prestazione
pensionistica integrativa che sarà erogata all’iscritto non è predeterminato o predeterminabile
in quanto dipende dai contributi versati e dai risultati della loro gestione nei mercati finanziari.
Il fondo a prestazione definita è destinato ad assicurare una prestazione pensionistica
complementare determinata con riferimento al livello del reddito ovvero a quello del trattamento
pensionistico obbligatorio dell’iscritto. Conseguentemente, l’importo del contributo può variare
nel tempo in modo da poter assicurare l’erogazione della prestazione prefissata (COVIP, Relazione
per l’anno 2020, 14 giugno 2021).

I FONDI PENSIONE (*)


Fondi pensione negoziali (FPN) (**) • forme pensionistiche complementari costituite in base all’i-
↓ niziativa delle parti sociali, regolamenti aziendali, accordi
fra lavoratori autonomi o liberi professionisti promossi dai
a questa categoria appartengono
sindacati o dalle associazioni di categoria
anche i fondi pensione territoriali,
• nel settore del lavoro dipendente, i fondi pensione negoziali
istituiti cioè in base ad accordi tra
sono rivolti ai lavoratori appartenenti ad aziende, gruppi di
rappresentanti di datori di lavoro e
aziende o enti, settori o categorie o comparti per i quali trova
lavoratori appartenenti a una deter-
applicazione il contratto collettivo o l’accordo stipulato
minata zona o area geografica
Fondi pensione aperti (FPA) forme pensionistiche complementari istituite da banche, imprese
di assicurazione, società di gestione del risparmio (SGR), società
di intermediazione mobiliare (SIM)

possono raccogliere adesioni su base individuale e collettiva
Piani Individuali Pensionistici di tipo forme pensionistiche complementari istituite dalle imprese di assicu-
assicurativo (PIP) razione e realizzate attraverso contratti di assicurazione sulla vita (**)

possono raccogliere adesioni solo su base individuale
Fondi pensione preesistenti forme pensionistiche complementari così chiamate perché
già istituite alla data del 15-11-1992 e cioè prima che venisse
disciplinato in modo organico il sistema della previdenza com-
plementare dal D.Lgs. 124/1993
(*) Guida introduttiva alla previdenza complementare, COVIP, 2018.
(**) www.covip.it.

3
ne

SIMONE 341/4 • Concorso Regione Sicilia 1024 posti Centri per l’impiego sio
EDIZIONI

s p an ine
311 Istruttori (Cod. CPI-OML) • 344 Specialisti (Cod. CPI-SML) E n l
o
Gruppo Editoriale Simone
Mercato del Lavoro – Manuale per la preparazione

2.2 Attività dei fondi pensione


L’attività dei fondi pensione deve essere limitata alla previdenza complementare (e alle attività
ad essa collegate) (art. 1, comma 1bis, D.Lgs. 252/2005): si tratta del cd. principio di esclusività
dello scopo (delib. COVIP 28 marzo 2019).
Il divieto di svolgere attività ulteriori è stato espressamente introdotto dal D.Lgs. 13 dicem-
bre 2018, n. 147 che ha modificato il D.Lgs. 252/2005 al fine di dare attuazione dalla direttiva
UE 2016/2341 (cd. direttiva IORP II) relativa alle attività e alla vigilanza degli enti pensionistici
aziendali o professionali.
Le novità di maggiore rilievo attengono a due principali tematiche: il sistema di governo dei
fondi pensione e le informative ai potenziali aderenti e agli aderenti e beneficiari (delib. COVIP
28 marzo 2019).
Per quanto riguarda la governance, i fondi pensione devono dotarsi di un sistema efficace di governo
che assicuri una gestione sana e prudente della loro attività, prevedendo una struttura organizzativa tra-
sparente e adeguata, con una chiara attribuzione e un’appropriata separazione delle responsabilità nonché
un sistema efficace per garantire la trasmissione delle informazioni (art. 4bis, comma 1, D.Lgs. 252/2005).
Per quanto riguarda i compiti di informativa, la normativa fissa esplicitamente alcuni principi già indicati
dalla COVIP, prescrivendo l’accuratezza, la tempestività, la chiarezza, la gratuità e la facilità di reperimento
di tutte le informazioni (art. 13bis, D.Lgs. 252/2005; delib. COVIP 28 marzo 2019).

Il D.Lgs. 147/2018 è intervenuto anche sull’attività transfrontaliera.


I fondi pensione italiani — negoziali, aperti e preesistenti — operanti secondo il principio
della capitalizzazione ed iscritti all’Albo, devono essere previamente autorizzati allo svolgimento
dell’attività transfrontaliera, con riferimento ai datori di lavoro o ai lavoratori residenti in uno Stato
membro dell’UE. A tal fine, il fondo deve comunicare per iscritto la propria intenzione alla COVIP,
indicando lo Stato membro in cui intende operare, il nome e l’ubicazione dell’amministrazione
principale del soggetto interessato e le caratteristiche principali dello schema pensionistico che
sarà ivi gestito (art. 15bis, D.Lgs. 252/2005).
Il fondo pensione è tenuto a rispettare la disciplina vigente nello Stato membro ospitante in materia di
informativa da rendere ai potenziali aderenti, agli aderenti e ai beneficiari interessati dalla relativa attività tran-
sfrontaliera, nonché le disposizioni dello Stato ospitante in materia di diritto della sicurezza sociale e di diritto
del lavoro che trovino applicazione nei confronti dei fondi pensione che esercitano attività transfrontaliera.

È altresì consentito ai fondi pensione istituiti negli Stati membri dell’UE raccogliere adesioni
su base collettiva sul territorio della Repubblica, se rientrano nell’ambito di applicazione della
direttiva IORP II e risultano autorizzati dall’Autorità competente dello Stato membro di origine
allo svolgimento dell’attività transfrontaliera (art. 15ter, D.Lgs. 252/2005)

3 I destinatari
Alle forme pensionistiche complementari possono aderire tutti i lavoratori subordinati
indipendentemente dalla tipologia contrattuale con la quale sono stati assunti.
Di conseguenza, la partecipazione è ammessa sia che si abbia un rapporto di lavoro a tempo
indeterminato sia a termine.
Sono esclusi i titolari di rapporto di lavoro domestico.
Deve tenersi comunque presente che possono aderire alla previdenza complementare anche determinate
categorie di lavoratori che non sono titolari di un rapporto di lavoro subordinato quali (art. 2, D.Lgs. 252/2005):
— i lavoratori autonomi e i liberi professionisti, anche organizzati per aree professionali e per territorio;
— i soci lavoratori di cooperative di produzione e lavoro;
— coloro che svolgono lavori non retribuiti in relazione a responsabilità familiari.

4
ne

SIMONE 341/4 • Concorso Regione Sicilia 1024 posti Centri per l’impiego sio
EDIZIONI

s p an ine
311 Istruttori (Cod. CPI-OML) • 344 Specialisti (Cod. CPI-SML) E n l
o
Gruppo Editoriale Simone
Mercato del Lavoro – Manuale per la preparazione

4 Le modalità di adesione e di contribuzione alla previdenza


complementare
4.1 Il nuovo regolamento sulle adesioni
Con delibera 22 dicembre 2020, la COVIP ha adottato il nuovo regolamento sulle modalità
di adesioni ai fondi pensione in vigore dal 1° maggio 2021.
Con l’entrata in vigore del regolamento cessa l’efficacia della deliberazione COVIP del 25 maggio 2016.
Tuttavia, in via transitoria, è stata concessa la possibilità di raccogliere le adesioni in conformità alle di-
sposizioni previgenti.

Il regolamento si applica ai fondi pensione negoziali, aperti e preesistenti (in regime di


contribuzione definita, o con una sezione a contribuzione definita), nonché ai piani individuali
pensionistici (PIP), qualora siano aperti, anche in relazione a singole sezioni, alla raccolta di
nuove adesioni (art. 1).
Nella raccolta delle adesioni, le forme pensionistiche, oltre ad avere una condotta corretta, diligente e
trasparente nei confronti dei potenziali aderenti e tale da non recare pregiudizio agli interessi degli stessi,
devono osservare ulteriori precise regole di comportamento, soprattutto in tema di trasparenza, corret-
tezza e chiarezza delle informazioni (art. 7).

L’adesione avviene esclusivamente attraverso la sottoscrizione del modulo e deve essere


preceduta dalla consegna gratuita delle informazioni chiave e dell’informativa sulla sostenibilità
(art. 3).
Specifiche disposizioni riguardano poi la raccolta delle adesioni mediante sito web che deve
avvenire nel rispetto della specifica procedura, fermo restando che, in ogni caso, è riconosciuta
all’interessato la possibilità di ricevere la documentazione, oltre che in formato elettronico, in
formato cartaceo o mediante altro supporto durevole da lui scelto. Inoltre, l’adesione mediante
sito web non può avvenire senza il consenso espresso dell’interessato all’utilizzo di tale stru-
mento (artt. 8 ss.).
4.2 Il conferimento del TFR
La previdenza complementare si finanzia con il contributo degli stessi beneficiari delle
prestazioni, cioè — per quanto qui interessa — i lavoratori subordinati.
Fino al D.Lgs. 124/1993, la modalità di finanziamento delle forme pensionistiche complementari esistenti
è stata, per eccellenza, la devoluzione di una quota della retribuzione percepita dal lavoratore.
Solo con il D.Lgs. 124/1993 è affermata la devoluzione del TFR ai fondi pensione, ma con modalità
differenti: ai lavoratori già occupati alla data del 29 aprile 1993, è consentito conferire una quota di TFR,
mentre per coloro che sono stati assunti per la prima volta dopo l’entrata in vigore di tale normativa (cioè
dopo il 28 aprile 1993) ed hanno optato per la previdenza complementare già il predetto decreto ha posto
la regola dell’integrale conferimento del TFR.
Con la L. 335/1995 è stata incentivata la modalità di contribuzione alla previdenza complementare
tramite conferimento del TFR.
Il principio del finanziamento della previdenza complementare mediante conferimento integrale del
TFR maturando viene definitivamente e pienamente accolto dalla L. 243/2004 e dal D.Lgs. 252/2005.

Dal 1° gennaio 2007 i lavoratori subordinati che aderiscono ad un fondo pensione devono
obbligatoriamente conferire integralmente il TFR maturando.
Per effetto della L. 124/2017, è tuttavia possibile la destinazione non integrale del TFR ai
fondi pensione (art. 8, comma 2, D.Lgs. 252/2005): le fonti istitutive possono infatti modulare la
quota di TFR stabilendo la percentuale minima da destinare ai fondi pensione, fermo restando

5
ne

SIMONE 341/4 • Concorso Regione Sicilia 1024 posti Centri per l’impiego sio
EDIZIONI

s p an ine
311 Istruttori (Cod. CPI-OML) • 344 Specialisti (Cod. CPI-SML) E n l
o
Gruppo Editoriale Simone
Mercato del Lavoro – Manuale per la preparazione

che, in mancanza di tale previsione, il conferimento deve intendersi corrispondente al 100% del
TFR annualmente maturato. Ne consegue che la regola ordinaria rimane comunque quella della
devoluzione integrale del TFR (circ. COVIP 5027/2017).
4.3 Le modalità di conferimento del TFR al fondo pensione
Il conferimento del TFR alla previdenza complementare può avvenire (art. 8, comma 7, D.Lgs.
252/2005):
1. con modalità esplicite: ogni lavoratore, entro 6 mesi dalla data dell’assunzione, può conferire
il TFR maturando alla forma di previdenza complementare prescelta;
2. con modalità tacite: il lavoratore, entro il termine semestrale indicato, non esprime alcuna
volontà (cd. meccanismo del silenzio-assenso).
In caso di silenzio-assenso, l’individuazione del fondo pensione competente a ricevere le quote matu-
rande di TFR avviene con i criteri indicati dal D.Lgs. 252/2005 (v. infra).

L’adesione del lavoratore (esplicita o tacita) comporta il conferimento al fondo pensione


soltanto delle quote maturande di TFR a partire dalla data di adesione, mentre le quote matu-
rate fino alla predetta data restano in regime di retribuzione differita e vengono liquidate alla
cessazione del rapporto di lavoro.
Per la generalità dei lavoratori, la scelta relativa alla previdenza complementare comporta
inevitabilmente una trasformazione del regime concernente il TFR:
— se il lavoratore aderisce alla previdenza complementare le quote di TFR devolute al fondo
pensione non gli saranno erogate come TFR, ma andranno a costituire la pensione integra-
tiva;
— se il lavoratore non aderisce alla previdenza complementare, al termine del rapporto di lavoro
gli sarà liquidato il TFR.
4.4 L’individuazione del fondo pensione
Il lavoratore che decide di aderire alla previdenza complementare, deve scegliere anche il
fondo pensione nel quale far confluire il proprio TFR.
Il lavoratore che aderisce tacitamente alla previdenza complementare, per effetto del mec-
canismo del silenzio-assenso, vedrà confluire il TFR in una delle seguenti forme pensionistiche
come indicate dalla legge (art. 8, comma 7, lett. b), D.Lgs. 252/2005) e secondo il seguente ordine:
1. la forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi o contratti collettivi, anche territoriali;
2. il fondo previsto da uno specifico accordo aziendale che disponga in deroga al criterio di cui
al n. 1), del quale il datore di lavoro deve informare il lavoratore, in modo diretto e personale;
3. in caso di presenza di più forme pensionistiche (quelle al n. 1 e/o al n. 2), il TFR maturando
è trasferito, salvo diverso accordo aziendale, a quella alla quale abbia aderito il maggior
numero di lavoratori dell’azienda.
In caso di non applicabilità delle suddette opzioni, il D.Lgs. 252/2005 ha previsto, in via re-
siduale, il trasferimento del TFR al fondo pensione istituito presso l’INPS e, perciò, denominato
FondINPS (art. 9). La L. 205/2017 (art. 1, comma 173) ne ha però disposto la soppressione avve-
nuta con D.I. 31 marzo 2020, n. 85, in base al quale, a decorrere dal mese di ottobre 2020, i datori
di lavoro non hanno più versato le quote di TFR maturando dei lavoratori taciti a FondINPS che
è stato sostituito dal «Fondo nazionale pensione complementare per i lavoratori dell’industria
metalmeccanica, della installazione di impianti e dei settori affini» in forma abbreviata «COMETA»
(art. 3, commi 1 e 2).

6
ne

SIMONE 341/4 • Concorso Regione Sicilia 1024 posti Centri per l’impiego sio
EDIZIONI

s p an ine
311 Istruttori (Cod. CPI-OML) • 344 Specialisti (Cod. CPI-SML) E n l
o
Gruppo Editoriale Simone
Mercato del Lavoro – Manuale per la preparazione

4.5 L’ulteriore contribuzione alla previdenza complementare


L’adesione a una forma pensionistica complementare tramite il conferimento del TFR non
comporta l’obbligo di versare ulteriori contributi (art. 8, comma 10, D.Lgs. 252/2005).
Contribuzioni aggiuntive sono lasciate alla libera volontà del lavoratore o del datore di lavoro.
Il lavoratore infatti può decidere di destinare comunque una parte della retribuzione alla
forma pensionistica prescelta (e in genere fissata in percentuale della retribuzione presa come
base di calcolo del TFR).
In materia di contribuzione ai fondi pensione, varie disposizioni sono dirette a privilegiare
l’unicità delle posizioni individuali, così da evitare la suddivisione su più forme pensionistiche
delle contribuzioni nonché a valorizzare la volontà del lavoratore, in linea con lo spirito che
informa l’intera normativa sulla previdenza complementare (art. 1, commi 171-172, L. 205/2017).

5 La posizione individuale dell’aderente


La posizione individuale si forma durante la fase di accumulo, cioè a partire dal momento
dell’adesione e del primo versamento.
L’entità della posizione individuale dipende innanzitutto dalla contribuzione versata dall’ade-
rente che consiste principalmente nel conferimento del TFR maturando, cui può aggiungersi un
eventuale ulteriore contributo versato dal lavoratore più un contributo a carico del datore di lavoro.
La posizione individuale costituisce la base per il calcolo della pensione complementare
da erogare all’atto del pensionamento e per il calcolo delle somme spettanti prima del pensio-
namento nei casi ammessi (anticipazioni, riscatti ecc.).
Le somme di denaro incamerate dal fondo sono investite dal gestore secondo il tipo di
investimento ivi adottato.
A tutela degli aderenti del fondo, le risorse finanziarie che vi sono affluite non sono nella disponibilità
materiale dei gestori, dovendo essere depositate presso un soggetto «distinto» dal gestore, cd. depositario
(banca o SIM, ex art. 7, D.Lgs. 252/2005).

Le risorse affluiscono a linee di investimento (o comparti) che possono differenziarsi in base


ad una pluralità di fattori (es. livello di rischiosità). In generale, il fondo pensione può essere
strutturato secondo una gestione:
— monocomparto, in tal caso il gestore agisce secondo una politica di investimento unica, in
cui tutte le risorse finanziarie (contributi degli aderenti) sono investite secondo i medesimi
criteri e quindi, a parità di condizioni di partecipazione, produrranno gli stessi risultati;
— multicomparto, costituita in più comparti differenziati. In tal caso il gestore agisce secondo
diverse politiche di investimento.
Il lavoratore, all’atto dell’adesione, sceglie il comparto (o più comparti) in cui far confluire il
TFR (e l’eventuale ulteriore contribuzione).

6 Il Fondo di garanzia INPS


Nel caso di omesso o insufficiente versamento da parte del datore di lavoro insolvente dei
contributi alle forme pensionistiche complementari, il lavoratore viene garantito dall’apposito
Fondo di garanzia presso l’INPS (art. 5, D.Lgs. 80/1992): detto Fondo interviene in sostituzione
del datore di lavoro che, sottoposto ad una procedura concorsuale (fallimento, amministra-
zione straordinaria, liquidazione coatta amministrativa), sia rimasto insolvente o il credito del
lavoratore per i contributi omessi sia rimasto in tutto o in parte insoddisfatto a seguito di una
procedura esecutiva individuale.

7
ne

SIMONE 341/4 • Concorso Regione Sicilia 1024 posti Centri per l’impiego sio
EDIZIONI

s p an ine
311 Istruttori (Cod. CPI-OML) • 344 Specialisti (Cod. CPI-SML) E n l
o
Gruppo Editoriale Simone
Mercato del Lavoro – Manuale per la preparazione

In tal caso, il lavoratore può richiedere al Fondo di integrare presso la gestione di previdenza
complementare interessata i contributi risultanti omessi, se da tale omissione non possa essergli
corrisposta la prestazione alla quale avrebbe avuto diritto.
Sono garantiti dal Fondo, il contributo sia del datore di lavoro che del lavoratore o la quota
di TFR conferita al fondo pensione che il datore di lavoro abbia trattenuto e non versato.

7 Le vicende connesse alla partecipazione al fondo pensione


7.1 La perdita dei requisiti di partecipazione
Una volta iscritto al fondo pensione, possono accadere eventi che incidono sui requisiti di
partecipazione alla forma pensionistica complementare.
Sono gli statuti e i regolamenti delle forme pensionistiche complementari a stabilire che
cosa accade in tali circostanze, fermo restando il rispetto delle previsioni della legge (art. 14,
D.Lgs. 252/2005) dirette a salvaguardare la posizione maturata dal lavoratore sino al momento
dell’evento e a garantirne il trasferimento ad un’altra forma di previdenza complementare.
In particolare, se vengono meno i requisiti di partecipazione alla forma pensionistica
complementare, gli statuti e i regolamenti devono assicurare (art. 14, commi 2 e 3):
— il trasferimento della posizione individuale ad altra forma pensionistica complementare
alla quale il lavoratore accede per effetto del cambiamento della propria attività lavorativa.
Il trasferimento della posizione individuale maturata da un fondo pensione ad un altro prende il nome
di «portabilità»;

— il riscatto parziale (50%) della posizione individuale maturata, in caso di cessazione dell’at-
tività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo non inferiore a 12 mesi
e non superiore a 48 mesi, ovvero in caso di ricorso da parte del datore di lavoro a procedure
di cassa integrazione guadagni;
— il riscatto totale della posizione individuale maturata per i casi di invalidità permanente che
comporti la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo e a seguito di cessazione
dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 48 mesi.
Il diritto al riscatto totale è riconosciuto anche gli eredi dell’aderente, o ai diversi soggetti dallo stesso
designati, in caso di decesso prima della maturazione del diritto alla prestazione pensionistica;

— il mantenimento della posizione individuale in gestione presso la forma pensionistica


complementare anche in assenza di ulteriore contribuzione.
In caso di cessazione dei requisiti di partecipazione per cause diverse da quelle di cui si è
detto innanzi, è riconosciuto il diritto al riscatto della posizione, sia nelle forme collettive sia in
quelle individuali.
7.2 La portabilità della posizione individuale
L’aderente può trasferire l’intera posizione individuale maturata ad un’altra forma pensionistica.
L’esercizio di questa facoltà è indicata come portabilità ed è consentita in due ipotesi:
— per libera scelta dell’aderente, purché siano decorsi 2 anni di permanenza nel fondo. In tal
caso, il lavoratore ha diritto al versamento del TFR maturando e dell’eventuale contributo a
carico del datore di lavoro alla nuova forma pensionistica da lui prescelta (art. 14, comma 6,
D.Lgs. 252/2005);
— per perdita dei requisiti di partecipazione al fondo (come visto in precedenza), indipenden-
temente dalla durata di permanenza nel fondo (art. 14, comma 1, lett. a), D.Lgs. 252/2005).

8
ne

SIMONE 341/4 • Concorso Regione Sicilia 1024 posti Centri per l’impiego sio
EDIZIONI

s p an ine
311 Istruttori (Cod. CPI-OML) • 344 Specialisti (Cod. CPI-SML) E n l
o
Gruppo Editoriale Simone
Mercato del Lavoro – Manuale per la preparazione

7.3 Il regime delle anticipazioni


Durante il periodo di partecipazione al fondo pensione è prevista la possibilità, per i lavoratori, di
richiedere un’anticipazione della somma accumulata nella propria posizione individuale presso
il fondo cui sono iscritti al fine di soddisfare specifiche esigenze (art. 11, comma 7, D.Lgs. 252/2005).

IL REGIME DELLE ANTICIPAZIONI


quando è possibile richiedere misura massima motivo che giustifica
l’anticipazione dell’importo anticipabile la richiesta di anticipazione
in qualsiasi momento 75% spese sanitarie connesse a
gravissime situazioni
75% acquisto o ristrutturazione della
dopo otto anni di iscrizione prima casa di abitazione
al fondo pensionistico
30% per qualsiasi esigenza

8 Le prestazioni erogate dai fondi pensione


Il fondo pensione eroga trattamenti pensionistici complementari la cui tipologia e i relativi
requisiti di accesso sono indicati nel regolamento/statuto del fondo.
8.1 I trattamenti pensionistici
In via generale, il diritto alla pensione complementare si acquisisce al momento della
maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni stabiliti nel regime obbligatorio di
appartenenza, a condizione di possedere almeno cinque anni di partecipazione alle forme
pensionistiche complementari. Tale termine si riduce a tre per il lavoratore che si sposta tra Stati
membri dell’Unione europea e il cui rapporto di lavoro in corso cessa per motivi indipendenti
dal fatto che lo stesso acquisisca il diritto a una pensione complementare (art. 11, comma 2,
D.Lgs. 252/2005; circ. COVIP 17 settembre 2020, n. 4209).
In presenza dei requisiti prescritti, il fondo eroga le seguenti prestazioni pensionistiche com-
plementari, a scelta dell’aderente:
— la rendita, che consiste in una vera e propria pensione che si aggiunge a quella liquidata nel
sistema pensionistico obbligatorio e viene corrisposta per tutta la vita.
In sostanza, tutto il capitale accumulato presso il fondo viene convertito in una rendita periodica;

— un capitale che però non può superare il 50% del montante finale accumulato. In tal caso, la
parte residua viene corrisposta in forma di rendita.
Nel calcolare l’importo complessivo del capitale devono essere detratte le somme che sono state
eventualmente già erogate a titolo di anticipazione e che non sono state reintegrate.

Il limite del 50% non opera tuttavia in due casi: il primo, se convertendo almeno il 70% del montante
finale la rendita risulta inferiore al 50% dell’importo dell’assegno sociale; il secondo, se si tratta di
un «vecchio» aderente alla previdenza complementare (antecedente cioè al 29 aprile 1993).
In caso di morte del pensionato (cioè del soggetto che sta percependo la pensione comple-
mentare), le persone da lui designate possono beneficiare, in alternativa:
— della restituzione del montante residuo alla data del decesso;
— oppure della erogazione di una rendita (una sorta di pensione di reversibilità), calcolata in
base al montante residuale.

9
ne

SIMONE 341/4 • Concorso Regione Sicilia 1024 posti Centri per l’impiego sio
EDIZIONI

s p an ine
311 Istruttori (Cod. CPI-OML) • 344 Specialisti (Cod. CPI-SML) E n l
o
Gruppo Editoriale Simone
Mercato del Lavoro – Manuale per la preparazione

8.2 La rendita integrativa temporanea anticipata (RITA)


La legge di bilancio 2017 (L. 232/2016) ha introdotto, in via sperimentale dal 1º maggio 2017
al 31 dicembre 2018, la rendita integrativa temporanea anticipata, cd. RITA, al fine di con-
sentire all’iscritto al fondo di ottenere l’erogazione anticipata delle prestazioni pensionistiche
complementari.
Si tratta di una misura che, come gli anticipi pensionistici previsti nel sistema previdenziale
obbligatorio, è diretta ad offrire, tramite le forme pensionistiche complementari in regime
di contribuzione definita, un sostegno finanziario agli iscritti che sono vicini al raggiungimento
del diritto alla pensione di vecchiaia (circ. COVIP 22 marzo 2017, n. 1174).
La L. 205/2017, cd. legge di bilancio 2018, ha stabilizzato la misura, apportando alla prece-
dente disciplina numerose modifiche ed inserendone una nuova all’interno della normativa
generale sulla previdenza complementare (art. 11, commi 4-4quinquies, D.Lgs. 252/2005).
La RITA viene erogata a richiesta dell’aderente utilizzando l’apposito modulo predisposto
dal fondo di appartenenza (circ. COVIP 888/2018) e consiste nell’erogazione frazionata di un
capitale, per il periodo considerato, pari al montante accumulato richiesto. Dovendosi trattare
necessariamente di un’erogazione periodica, la RITA non può essere concessa se non è possibile
attuare un frazionamento in almeno due rate a causa dell’immediata prossimità dell’età per il
conseguimento della pensione di vecchiaia (circ. COVIP 4209/2020).
In altri termini, le prestazioni delle forme pensionistiche complementari, con esclusione di quelle in
regime di prestazione definita, possono essere erogate, in tutto o in parte, su richiesta dell’aderente, in
forma di rendita temporanea anticipata, decorrente dal momento dell’accettazione della richiesta fino al
conseguimento dell’età pensionabile.

Il lavoratore è libero di scegliere quanta parte del montante accumulato impegnare a titolo
di rendita anticipata che pertanto può gravare integralmente sulla posizione individuale o su
una porzione.
Per l’erogazione della RITA, al richiedente sono addebitate delle spese in cifra fissa dirette alla coper-
tura dei relativi oneri amministrativi (delib. COVIP 19 maggio 2021).
.

Se non viene utilizzata l’intera posizione individuale a titolo di RITA, sulla porzione residua, che
continuerà ad essere gestita dalla forma pensionistica complementare, l’iscritto potrà chiedere
le anticipazioni e i riscatti e usufruire al momento della maturazione dei requisiti pensionistici
ordinari delle prestazioni in capitale e/o in rendita (circ. COVIP 888/2018).
Durante il periodo di erogazione della RITA è possibile versare eventuali contributi che, nel caso di RITA
parziale, incrementano il montante non utilizzato, mentre, in caso di RITA totale, costituiscono un montante
a sé stante (circ. COVIP 4209/2020).

Possono presentare la domanda per la RITA, ferma la facoltà di revoca sulla base delle mo-
dalità stabilite da ogni forma pensionistica, i lavoratori che (art. 11, comma 4, D.Lgs. 252/2005):
— cessano l’attività lavorativa.
Tale requisito deve sussistere al momento della presentazione della domanda di accesso alla RITA, ben
potendo l’aderente intraprendere successivamente un’attività lavorativa in qualsiasi forma (circ. COVIP
4209/2020);

— maturano, nel regime obbligatorio di appartenenza, l’età anagrafica per la pensione di


vecchiaia entro i 5 anni successivi;
— hanno almeno 20 anni di contributi nei regimi obbligatori di appartenenza.

10
ne

SIMONE 341/4 • Concorso Regione Sicilia 1024 posti Centri per l’impiego sio
EDIZIONI

s p an ine
311 Istruttori (Cod. CPI-OML) • 344 Specialisti (Cod. CPI-SML) E n l
o
Gruppo Editoriale Simone
Mercato del Lavoro – Manuale per la preparazione

La RITA è altresì riconosciuta ai lavoratori che risultano inoccupati per un periodo di tempo
superiore a 24 mesi (è invece ritenuto possibile il successivo svolgimento di attività lavorativa, ex
circ. COVIP 4209/2020) e che maturano, nel regime obbligatorio di appartenenza, l’età anagrafica
per la pensione di vecchiaia entro i 10 anni successivi.
Tra i requisiti di accesso alla RITA vi è la prossimità (di 5 o 10 anni) alla maturazione dell’età anagrafica
per la pensione di vecchiaia, quale prevista al momento della presentazione dell’istanza sulla base delle
disposizioni di legge, e relativa normativa attuativa, tempo per tempo vigenti, con la conseguenza che non
possa essere preso in considerazione, tra i requisiti per la RITA, la prossimità a eventuali pensionamenti
anticipati (circ. COVIP 888/2018).

In caso di morte dell’iscritto in corso di percezione della RITA, il residuo montante corri-
spondente alle rate non erogate, ancora in fase di accumulo, potrà essere riscattato dagli eredi
secondo le previsioni generali.

11

Potrebbero piacerti anche