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IL NUOVO IN PSICOANALISI

DIALOGHI AL CIRSP
Rivista del Centro Italiano di Ricerche e Studi in Psicoanalisi

Vol. 2

SOCIETÀ E LE DIVERSE FORME DELLA VIOLENZA.


LE NUOVE CLINICHE NELLA PRATICA
PSICOANALITICA ODIERNA
COMITATO EDITORE

DIRETTRICE
Silvia Elena Leguizamón (Bologna – Italia)

SEGRETARIA
Meri Rizzi (Fidenza – Italia)

COMITATO DI REDAZIONE
Sabrina Bartolini (Cesena – Italia)
Lucia Bossi (Longiano – Italia)
Annarita Fittini (Bologna – Italia)
Barbara Zanchi (Bologna – Italia)

COMITATO ESTERNO
Telma Barros Cavalcanti (Recife – Brasile)
Stella Maris Cutain (Buenos Aires – Argentina)
Marta Beatriz Dávila (Buenos Aires – Argentina)
Liliana De Nicola (Buenos Aires – Argentina)
Norberto Marucco (Buenos Aires – Argentina)
Liliana María Revuelta (Buenos Aires – Argentina)
Raúl Tebaldi (Buenos Aires – Argentina)

COLLANA EBOOKECM
EBOOK PER L’EDUCAZIONE CONTINUA IN MEDICINA © 2022
ISBN: 9788831253611
INDICE

ARGOMENTO: SOCIETÀ E CULTURA. LE CLINICHE ODIERNE 8

INTRODUZIONE 13

PARTE I – METAPSICOLOGIA E TECNICA

NORBERTO CARLOS MARUCCO (BUENOS AIRES, ARGENTINA)

AGGIORNAMENTO DEL CONCETTO DI TRAUMA NELLA CLINICA ANALITICA 24


1. Introduzione 24
2. Trauma nel senso della rappresentazione 26
3. Il Trauma e la problematica identificatoria 28
4. Il Trauma libidinale. Amore e disamore 30
5. Realtà esterna, coazione a ripetere e creazione nella clinica del trauma 31
Riferimenti bibliografici 37

SILVIA ELENA LEGUIZAMÓN (BOLOGNA, ITALIA)

IL LAVORO SULL’ARCAICO. LA “STORIA UFFICIALE DEL TRAUMA”


COME RISCHIO 39
1. A proposito di affetti e pulsioni 40
2. Il lavoro sull’arcaico e la posizione analitica 46
3. Un ostacolo sulla tecnica: “La storia ufficiale del trauma” 49
4. Conosciamo un po’ la paziente e la nostra relazione analitica 50
5. Un nuovo cambiamento nelle sedute 56
6. Per concludere 59
Riferimenti bibliografici 63
MARIA EUGENIA FERRARIS (BAHÍA BLANCA, ARGENTINA) 67

L’INSORGERE DEL CONCETTO DI PULSIONE DI MORTE NEGLI SCRITTI


DI FREUD 67
1. Al di là del principio del piacere (1920) 68
2. Psicologia delle masse e analisi dell’Io (1921) 70
3. Due articoli dell’enciclopedia: psicoanalisi e teoria della libido (1922) 71
4. L’Io e l’Es (1923) 71
5. Presentazione Autobiografica (1925) 72
6. Il disagio della civiltà (1930) 73
7. Conferenza Nº32: Angoscia e vita pulsionale (1932) 75
8. Perché la guerra (1933) 77
9. Analisi terminabile e interminabile (1937) 78
10. Compendio di psicoanalisi (1938) 78
Riferimenti bibliografici 82

RAÚL TEBALDI (BUENOS AIRES, ARGENTINA)

AMMALARSI DI REALTÀ. CONTRIBUTI ALLA PSICOANALISI DURANTE


LA PANDEMIA 83
1. Introduzione 83
2. Il contesto e il narcisismo 84
3. Il controtransfert e l’ammalarsi di realtà 88
4. Caso clinico 94
5. Valutazioni sulla teoria della tecnica 99
Riferimenti bibliografici 104

HILDA CATZ (BUENOS AIRES, ARGENTINA)

ADULTICIDIO 107
1. Introduzione 107
2. Sviluppo 111
3. Alcune riflessioni 113
4. Conclusioni 116
Riferimenti bibliografici 122

PARTE II – PSICOANALISI E SOCIETÀ

SUSANA LIBERATORE (BOLOGNA, ITALIA)

LEGAME E SEGREGAZIONE NELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA:


UNA LETTURA LACANIANA 125
1. L’origine della nostra “umanità” 126
2. Il legame sociale secondo Freud 129
3. La questione dell’identità e delle folle: un interesse comune all’epoca di Freud 130
4. La globalizzazione: un nuovo disordine mondiale 134
5. Considerazioni psicoanalitiche sulla nostra epoca 135
6. Segregazione per Lacan 137
7. Ultime considerazioni 140

MARTA DÁVILA (BUENOS AIRES, ARGENTINA)

BULLISMO: UN FENOMENO CHE AUMENTA. EFFETTO DELLA SOLITUDINE


POSTMODERNA? 148
1. Introduzione 148
2. Caso clinico 149
3. La scena Traumatica 150
4. L’importanza della legge del Padre 153
5. Caratteristiche ed effetti della società postmoderna 156
6. La Scuola come Agente Socializzante 157
7. Conclusioni 158
Riferimenti bibliografici 162

PARTE III – LA CLINICA OGGI, TRA TRADIZIONE E MIGRAZIONE

DOMINGO BOARI (BUENOS AIRES, ARGENTINA)

PSICOANALISI MULTIFAMILIARE: UNA TEORIA DELL’AMMALARSI E


DELLA CURA 165
1. Introduzione 165
2. interdipendenze reciproche: una teoria dell’ammalarsi 166
3. Gruppi di psicoanalisi multifamiliare: una teoria della cura 170
4. Resoconto dell’inizio di un’esperienza 172
5. L’attesa silenziosa di José Luis 175
Riferimenti bibliografici 183

FELISA LAMBERSKY DE WIDDER (BUENOS AIRES, ARGENTINA)

INCUBI NELL’INFANZIA. IL BISOGNO IMPELLENTE DI SVEGLIARSI 184


1. Introduzione 184
2. Desiderio di dormire. Lavoro del sogno. Desideri svegliarti? 186
3. Per quale motivo l’Io regredisce alle sue origini ogni notte 187
4. Risvegli irresistibili 189
5. Un bagliore di attività che brilla nella calma apparente 190
6. Nel sogno si soddisfa il desiderio di un desiderio frustrato nella veglia,
in modo diretto 191
7. Discussione sul materiale clinico 192
8. Analisi del materiale clinico 193
9. Pressione al risvegliarsi: custode della vita 196
Riferimenti bibliografici 200
TELMA BARROS CAVALCANTI

LEGGENDA DEL “MULO SENZA TESTA”: STORIA DI UN’“EREDITÀ


DI MALEDIZIONE” 202
1. La leggenda del “Mulo senza Testa” 205
2. Il Racconto Fantastico 207
3. Caso Clinico 210
4. Considerazioni a proposito del Caso Clinico 216
5. Considerazioni finali 221
Riferimenti bibliografici 226

SONIA TODARO (FERRARA, ITALIA)

CASO CLINICO DI MARIA, UNA BAMBINA SULL’ORLO DEL CROLLO 229


1. Alcune note sul contesto di lavoro 229
2. Premessa al caso di Maria: la consultazione con il fratello 230
3. Il caso di Maria 232
4. Note sui genitori 237
5. Il lavoro con Maria 238
6. Riflessioni e conclusioni 240
Riferimenti bibliografici 245

LAURA MARCHESINI (FERRARA, ITALIA)

COMMENTO ALL’ARTICOLO DI SONIA TODARO 246


Riferimenti bibliografici 252

PARTE IV – LA MIGRAZIONE, DA IERI A OGGI

PETRONILA PARENTI (BUENOS AIRES, ARGENTINA)

UN LEGAME SPECIALE PER IL FIGLIO DI IMMIGRATI: I “PAESANI” 254


Riferimenti bibliografici 262

ROMINA J. ALVES (MADRID, SPAGNA)

IL LINGUAGGIO DEL SINTOMO: UN QUADRO POSSIBILE NEL CAMPO


DI STUDIO DELLA PSICOANALISI DELLA MIGRAZIONE E DELL’ESILIO 264
Riferimenti bibliografici 277

SILVIA ELENA LEGUIZAMÓN

IL CONTROTRANSFERT DI FRONTE ALL’“INTOLLERABILE” NELLE


SITUAZIONI TRAUMATICHE GRAVI. IL CASO OMAR 279
1. Caso Omar 281
2. Pensiamo al caso dal punto di vista metapsicologico e tecnico 288
Riferimenti bibliografici 293
RAÚL TEBALDI (BUENOS AIRES, ARGENTINA)

COMMENTO AL LAVORO DI SILVIA E. LEGUIZAMÓN 295

PARTE V – ARTE E STORIA IN PSICOANALISI

MERI RIZZI (FIDENZA, ITALIA)

GIUSEPPE VERDI, LA SUA MUSICA E LA “FOLLIA” 303


1. Giuseppe Verdi e Cesare Vigna 304
2. Lettera “dal futuro” a Cesare Vigna 305
3. Un importante trait-d’union 305
4. Giuseppe Verdi e William Shakespeare 306
5. Macbeth 307
6. Otello 310
7. Falstaff 313
Riferimenti bibliografici 316
Proposte di ascolto 317

LUIS MINUCHIN (BUENOS AIRES, ARGENTINA)

LA VIENNA DI FREUD 318

ANNARITA FITTINI (BOLOGNA, ITALIA)

L’INASPETTATO TALENTO DI HITCHCOCK PER LA PSICOANALISI 328


1. Uccelli, la trama e alcune idee di filmografia 329
2. Perché il perturbante 331
3. Perché la Fobia o isteria d’angoscia 334
Riferimenti bibliografici 340

PARTE VI – CONOSCERE L’AUTORE

LILIANA REVUELTA (BUENOS AIRES, ARGENTINA)

STRUTTURAZIONE DEL GIOCO E L’USO DELL’OGGETTO.


ILLUSIONE E DISILLUSIONE E LA PAURA DEL CROLLO E L’ODIO
NEL CONTROTRANSFERT 343
1. Il bimbo e il suo rapporto con l’oggetto 345
2. Ilusione – Disillusione 347
3. Paura del Crollo (1963?) 348
4. L’odio nel controtransfert (1947) 350
Riferimenti bibliografici 358

CONDIZIONE PER LA PRESENTAZIONE NELLA RIVISTA DIALOGHI


NEL CIRSP 359
Modalità di presentazioni per Pubblicazione 360
indice

ARGOMENTO: SOCIETÀ E CULTURA.


LE CLINICHE ODIERNE

Per questo secondo volume che corrisponde a due anni di lavoro,


quindi alla fine del primo ciclo triennale della nostra giovane associa-
zione, abbiamo scelto di affrontare la tematica “Il Nuovo in Psicoana-
lisi” dal punto di vista della società e cultura nella clinica contemporanea.
Nel primo volume avevamo discusso articoli che affrontavano l’im-
patto delle nuove tecnologie. In questa seconda parte ci occuperemo
della clinica odierna o contemporanea, dell’ascolto e di conseguenza
della tecnica e della teoria della tecnica, della Società e della Cultura.
Questo era il nostro intento, ma il mondo cambia e noi con lui. Il
secondo anno della nostra giovane associazione avrebbe dovuto tratta-
re i cambiamenti sociali e il terzo le nuove cliniche, quasi profeticamente.
Abbiamo iniziato in Settembre 2019, sempre online come è la pro-
posta del CIRSP , ma in Febbraio 2020 siamo stati costretti ad af-
frontare una situazione inaspettata. La misteriosa malattia di Wuhan
isolava il nostro paese, eravamo i primi nel mondo occidentale a do-
ver affrontare la strana malattia. In poche settimane la quarantena ha
raggiunto tutto il paese e lì sono iniziate le chiamate telefoniche tra
colleghi per parlare di cosa fare e si è deciso di continuare online. La
decisione è stata unanime: tutti a casa per sicurezza e le sedute avve-
nivano al computer. I pazienti hanno accettato per la sicurezza di tutti
ed il rispetto delle nuove regole sanitarie. Molti colleghi speravano in

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SOCIETÀ E LE DIVERSE FORME DELLA VOLENZA. LE NUOVE CLINICHE NELLA PRATICA PSICOANALITICA ODIERNA

ARGOMENTO: SOCIETÀ E CULTURA. LE CLINICHE ODIERNE

un miglioramento, ma la situazione è degenerata in una pandemia e


non ha avuto una soluzione rapida. Il virus ci ha anticipato in tutto e
molto prima che ce ne rendessimo conto si stava subdolamente glo-
balizzando.
Nel CIRSP abbiamo parlato per un anno delle nuove tecnologie e
di psicoanalisi online e infatti il primo volume include quattro articoli
sulla tematica, per cui non è stato difficile deciderci al cambiamento e
dalla nostra convinzione, nel transfert, i pazienti hanno avuto fiducia
nei cambiamenti proposti che ci hanno permesso di proseguire il no-
stro lavoro.
Ma non era una condizione usuale e le situazioni cliniche hanno
iniziato ad essere attraversate dagli echi pandemici: angoscia, solitu-
dine, paura, morte, le parti quotidiane, le nuove evoluzioni scientifi-
che, etc.
Il resto della storia lo conosciamo tutti. Le riunioni CIRSP erano
già online e ciò ci ha permesso di incontrare un luogo di incontro ove
confrontarci non soltanto con le nuove presentazioni programmate sul
sociale, ma includendo una catastrofe sanitaria che implicava, inevita-
bilmente, di includere il sociale, il condiviso, le nostre paure e quelle
dei pazienti e creare anche una rete interna di appoggio tra di noi che
ci permettesse di continuare a lavorare in un contesto tanto difficile.
Più attuale che mai prendiamo la nostra proposta “cultura e socie-
tà”. Dai cambiamenti recenti a quelli meno recenti. Tenendo conto
della società postmoderna, delle sue conseguenze e di come questa
cultura ci ha obbligato ad affrontare il dramma sociosanitario che do-
vevamo vivere. Di fianco ai sintomi abituali sono apparse nuove mani-
festazioni della sofferenza, una sofferenza amplificata dalla pandemia.
La depressione continuava a farsi strada in concomitanza con altri
sintomi, ma la solitudine prendeva il sopravvento. Non amare e cre-
dere di star bene, non uscire e considerare che fosse la ricerca della
tranquillità, non avere rapporti umani e pensare di preservarsi.
Però nella clinica, dietro queste manifestazioni di isolamento, tro-
vavamo mancanza di legame, di investimento, di rappresentazione e
di libido.
Il disinvestimento de-oggettualizzante della pulsione di morte si fa-
ceva strada lasciando disorganizzazione psichica al suo passaggio. La

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SOCIETÀ E LE DIVERSE FORME DELLA VOLENZA. LE NUOVE CLINICHE NELLA PRATICA PSICOANALITICA ODIERNA

ARGOMENTO: SOCIETÀ E CULTURA. LE CLINICHE ODIERNE

società aveva già perso i suoi vecchi valori, senza che ce ne rendessi-
mo conto, per convertirci e convertirla al consumismo, ignorando la
sofferenza psichica e i legami sociali. Società e cultura condizionano la
strutturazione psichica tramite la madre e la famiglia come portavoce.
Ma cosa accade quando le figure di riferimento sbiadiscono, sono di
poco sostegno e lasciano i figli in balia di una società inconsistente?
La cultura, mondo esterno per la psicoanalisi, è il prodotto della vo-
lontà dell’insieme che inconsapevolmente si schiera verso certi aspetti
della vita creando tendenze, che la nostra modalità attuale capitalista
coglie per trasformarle in consumo, grandi macchinari di ricerca dati,
la famosa big data prevalentemente al servizio del consumo.
Un obiettivo riduttivo alla luce della opera di Orwell, 1984. Non
faccio sociologia né antropologia, però come psicoanalista non posso
ignorare che una società dedicata alle esigenze consumistiche distrae i
singoli individui dai loro compiti relazionali, di legame e dagli affetti.
Obiettivi fattuali superano quelli affettivi, sotto lo sguardo e il consen-
so della maggioranza.
Allora i nostri pazienti non sentono come naturali la funzione ge-
nitoriale e familiare, i compromessi e la responsabilità nei confronti
dei cari, anche se ripetono che darebbero la vita per loro: non è così,
prima ci sono il successo e i soldi. La clinica ci confronta ogni giorno
con la difficoltà di parlare di regole di comportamento sociale, respon-
sabilità verso il prossimo, educazione dei figli, rispetto nella coppia,
convivenza a scuola: non si può nemmeno accennare all’equilibrio tra
sacrifici e piacere.
Parametri una volta condivisi che non sono più regole di convi-
venza, basi dalle quali prendere lo spunto per parlare con i pazienti
della sofferenza famigliare, lavorativa e sociale. Questi tempi sfidano
l’ascolto del nuovo, il setting flessibile e il controtransfert immagina-
tivo dell’analista.
“Performance” è la parola d’ordine legata al successo, perciò frustra-
zione sarebbe il suo contrario di fronte all’insuccesso. Amore, legame
e comunità non sono più parte di un linguaggio condiviso nei tempi
postmoderni, anche se a volte esisteva la fallace illusione che ci fossero
ancora. E tutto ciò si è fatto sentire, prepotentemente e con grande
potenza, nello svolgimento della “vicenda” pandemica.

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ARGOMENTO: SOCIETÀ E CULTURA. LE CLINICHE ODIERNE

Un primo momento di euforia maniacale come difesa contro la


depressione dell’isolamento e la paranoia dei contagi accompagnò la
quarantena: applausi, canzoni, momenti condivisi da balcone a bal-
cone ci avevano fatto compagnia. Però tutto divenne troppo lungo
e difficile. La continua sensazione di “forse sta migliorando” venne
scandita da nuove chiusure, norme, regole, fogli, etc. che ci sfinirono e
quel po’ di condivisione svanì insieme a ogni nuova chiusura e ondata.
La ripetizione sempre dello stesso, la frustrazione, la solitudine
e la morte ci hanno accompagnato ormai per quasi tre anni, troppo
tempo. A tutto ciò si è aggiunta, l’anno successivo, mentre si elabora-
va il materiale ancora non pubblicato della pandemia, “la guerra”…,
però torniamo ancora indietro.
In questo volume si comincia a parlare di una lettura aggiornata
della società che ci dia gli strumenti necessari per affrontare la clinica
odierna, una psicoanalisi contemporanea messa alla prova dalla pan-
demia di Covid-19 e guerra, e la violenza che la frustrazione generale
amplifica. Crisi del capitalismo che ci sta travolgendo, un cambia-
mento mondiale in atto che si ripercuote inevitabilmente nella clini-
ca, che ci coinvolge e ci sfida.
Non soltanto in questo volume siamo stati colti dagli eventi, ma
la realtà ci supera e i prossimi anni ci porteranno a molteplici rifles-
sioni che spero possano essere in parte incluse nei futuri volumi della
nostra rivista.

“Le mot de “peste” venait d’être prononcé pour la premier fois…


Les fléaux, en effet, sont une chose commune,
mais on croit difficilement aux fléaux lorsqu’ils vous tombent
les gens toujours aussi dépourvus.
C’est ainsi qu’il faut comprendre aussi qu’il fut partagé
entre l’inquiétude et la confiance.
Quand une guerre éclate, les gens disent:
«ça ne durera pas, c’est trop bête».
et sans doute une guerre est certainement trop bête,
mais cela ne l’empêche pas de durer»…
Le fléau n’est pas à la mesure de l’homme,
on se dit donc que le fléau est irréel,
c’est un mauvais rêve qui va passer.

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SOCIETÀ E LE DIVERSE FORME DELLA VOLENZA. LE NUOVE CLINICHE NELLA PRATICA PSICOANALITICA ODIERNA

ARGOMENTO: SOCIETÀ E CULTURA. LE CLINICHE ODIERNE

Mais il ne passe pas toujours et,


de mauvais rêve en mauvais rêve,
ce sont qu’ils n’ont pas pris leurs précautions.
«La peste», Albert Camus

Silvia Elena Leguizamón

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INTRODUZIONE

In questo secondo volume della nostra rivista, “Dialoghi al CIRSP”


che abbiamo intitolato, “Il nuovo in Psicoanalisi – seconda parte: Società
e le diverse forme della violenza. Le nuove cliniche nella pratica psicoana-
litica odierna”, tratteremo svariate tematiche che riguardano il mondo
attuale e le vertiginose vicissitudini che ciò comporta. I punti comuni
degli articoli sono l’importanza dell’ambiente e la cultura nelle mani-
festazioni della patologia e la trasformazione della sintomatologia in
corrispondenza con un mondo, realtà esterna, che cambia, se modifica,
in uno scambio continuo tra individuo e cultura. Solitudine, mancanza
di autorità e dei valori, depressione, disamore, vuoto sono una costante
che ci porta a riflettere sulla clinica e la metapsicologia.
A questo proposito, nella “Prima parte: Metapsicologia e tecnica” ab-
biamo raggruppato cinque scritti che parlano della psicoanalisi con-
temporanea e approfondiscono l’idea delle Nuove cliniche Psicoanaliti-
che dal punto di vista metapsicologico, tecnico e clinico.
Nel primo articolo di Norberto Marucco ci parla del “Aggiornamento
del Concetto di Trauma nella clinica Analitica”, l’autore definisce diverse
aspetti del traumatico: il trauma nei termini del rappresentabile, il non
rappresentabile e l’irrappresentabile; il trauma e il problema dell’iden-
tificazione, tramite il concetto di identificazione primaria passiva e
l’impronta del desiderio dell’altro sull’io; l’aspetto libidico del trauma
per quanto riguarda le problematiche dell’amore e della mancanza di

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SOCIETÀ E LE DIVERSE FORME DELLA VOLENZA. LE NUOVE CLINICHE NELLA PRATICA PSICOANALITICA ODIERNA

INTRODUZIONE

amore o disamore; e il trauma in rapporto con la realtà esterna, la coa-


zione a ripetere e la creatività. Alla fine del suo articolo fa riferimento
alla necessità che la psicoanalisi che continui ad elaborare e sviluppare
la teoria e la clinica del trauma nel contesto reale, affinché nel suo
approccio clinico il trauma non distrugga la pulsione di vita andan-
do nella direzione delle espressioni della pulsione di morte in ciò che
conosciamo come “il circuito breve della pulsione”, cioè la scarica che
cortocircuita l’apparato psichico e il pensiero.
Il secondo lavoro Silvia Leguizamón parla de “Il lavoro sull’arcai-
co. La “storia ufficiale del trauma” come rischio”, nel quale prende l’idea
dell’affetto in Freud, i rudimenti dell’affetto e di rappresentazione
di Aisenstein e di embrione di Marucco, per realizzare la sua idea di
un apparato psichico che riprende l’organizzazione economica della
prima topica come base della cura nelle patologie borderline, che in
alcuni casi assumono la forma di un deficit della pulsionalità. Pertan-
to, propone pensare che la cura promuovere la crescita della pulsione
poiché una ritenzione della libido è essenziale per avviare i processi
di mentalizzazione o psichicizzazione; salto qualitativo indispensa-
bile. Però ci avverte anche del rischio dell’apparizione nella sessione
della “storia ufficiale del trauma”, storie iperintense, iperinvestite e
iperappresentate che circolano sul campo esercitando la funzione di
calmare l’angoscia fluttuante, ma bloccando la capacità dell’analista
di ascoltare.
Nel terzo articolo, Eugenia Ferraris ne “L’insorgere del concetto di
pulsione di morte negli scritti di Freud”, ci racconta che lui non ha mai
raggiunto una chiarezza concettuale assoluta su questa tematica. In-
tanto, fa un accurato percorso attraverso i suoi scritti più significati
tale come Al di là de principio del piacere, Psicologia delle masse e analisi
dell’Io, Due articoli dell’enciclopedia: psicoanalisi e teoria della libido, L’Io
e l’Es, Presentazione Autobiografica, Il disagio della civiltà, Conferenza
Nº32: Angoscia e vita pulsionale, Perché la guerra e Analisi terminabile e
interminabile. Da questa proposta del 1920, Ferraris vede come Freud
riesce a postulare la sua nuova teoria pulsionale, basata sugli indizi
forniti dalla ripetizione, evidenziandone il carattere compulsivo e sta-
bilendo l’ipotesi di una pulsione di morte. A ciò oppone le pulsioni
vitali e fa di questa dualità la coppia fondamentale su cui poggia l’in-

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SOCIETÀ E LE DIVERSE FORME DELLA VOLENZA. LE NUOVE CLINICHE NELLA PRATICA PSICOANALITICA ODIERNA

INTRODUZIONE

tera teoria pulsionale. E ricordando le parole di Freud ci dice che vita


e morte spiegano la varietà dei fenomeni vitali, mai uno solo.
Nel quarto articolo Raúl Tebaldi parla del “Ammalarsi di realtà. Con-
tributi alla psicoanalisi durante la pandemia” e ci racconta la malattia di
realtà come uno di principali ostacoli per la cura psicoanalitica, essen-
do un fenomeno che minaccia di stabilirsi nei campi analitici durante
le crisi sociali, come quella provocata dalla pandemia, la malattia di
realtà come una problematica controtransferale che mette in discus-
sione le implicazioni negative per la cura che possono sorgere dall’uso
del controtransfert concordante di Racker o dell’eccessiva empatia.
Affrontare i rischi implica attivare tramite il transfert erotico il movi-
mento libidinale oggettivante, a scapito del transfert idealizzato. Con-
sidera la malattia di realtà come un’alterazione dell’incontro analitico.
L’invasione del mondo interno da parte delle percezioni angoscianti
del pericolo esterno, incrementato dalla sovrainformazione mediatica,
la diminuzione della soddisfazione pulsionale per l’isolamento, causa-
no la depressione narcisistica e la strutturazione di un pensiero vicino
al pensiero operatorio che minacciano di catturare tutto il funziona-
mento mentale.
Nel quinto lavoro di questa sezione, Hilda Catz ci parla del “Adulti-
cidio”. Un neologismo che lei ci propone, per evidenziare l’assenza de-
gli adulti e la loro letalità, accentuata in tempi di crisi civile universale
come quella che stiamo attraversando, appropriata per descrivere ciò
che considera un’altra pandemia, quella del deficit delle funzioni ge-
nitoriali ed i sentimenti di sentirsi orfani da parte dei figli, il più delle
volte sofferenti per l’assenza di figliazione ed affigliazione genitoriale.
La caduta dell’efficacia simbolica delle funzioni genitoriali si fa pre-
sente anche nella richiesta rovesciata di bambini e adolescenti suffi-
cientemente buoni, che non disturbino il fragile equilibrio narcisistico
di chi li ha in carico. Si intensifica la mancanza di limiti, che avrebbe
a che vedere tra l’altro con il narcisismo tanatico dei genitori che vo-
gliono continuare a credere in un mondo idealizzato, nella loro impos-
sibilità di accettare la propria castrazione. Di fronte alla mancanza di
guida e protezione delle funzioni genitoriali, di fronte al declino della
funzione terza, privati dell’ordine e della legge simbolica, si cercherà di
compensare questo deficit nelle nuove tribalizzazioni, che forniscono

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SOCIETÀ E LE DIVERSE FORME DELLA VOLENZA. LE NUOVE CLINICHE NELLA PRATICA PSICOANALITICA ODIERNA

INTRODUZIONE

un’illusione di protezione, sicurezza e certezza di fronte all’obsolescen-


za circostante degli adulti “scomparsi” che danno loro la sensazione di
non esistere. Hilda ci racconta una visione indispensabile nella clinica
contemporanea con adolescenti.
Nella “Seconda parte: Psicoanalisi e Società” cerchiamo l’approccio
alle tematiche sociali, per questo motivo abbiamo scelto due lavori
che si aprono all’approfondimento, il primo una lettura della società
attuale in chiave lacaniana e il secondo sulla violenza nelle scuole.
Nel primo lavoro Susana Liberatore ci propone di pensare su “Le-
game e segregazione nella nostra società contemporanea: una lettura la-
caniana”. Dopo aver fatto un percorso sull’opera freudiana prende in
considerazione violenza e incesto in funzione di un contratto sociale
simbolico che permette la rinuncia e l’accesso al proprio desiderio
sessuale. Prende autori come Bauman e Schmit per parlare d’iden-
tità e globalizzazione, per poi fare un accurato analizzi da Lacan e i
poslacaniani.
Nel secondo lavoro Marta Dávila analizza “Il bullismo: un fenome-
no che aumenta. Effetto della solitudine postmoderna?” Prende in consi-
derazione il bullismo in ambito scolare, tenendo conto che produce
effetti traumatici in tutti quelli che partecipano direttamente o indi-
rettamente alla situazione. Il suo interesse in questo articolo è quello
di evidenziare il ruolo degli adulti: genitori, dirigenti e docenti. Nel-
le nostre famiglie e nella nostra società attuale la funzione paterna
è sminuita. Ciò produce gravi conseguenze nella oggettivazione dei
bambini, producendo forti sentimenti di solitudine; i sintomi sono la
violenza e l’incapacità di tollerare la frustrazione. Ci ricorda che le no-
stre istituzioni educative, come simboli di autorità dovrebbero essere
costituite come modelli positivi, offrendo ai propri alunni un ambiente
di appoggio e legalità. Conclude il suo lavoro parlando di prevenzione.
Nella “terza parte: La clinica contemporanea” facciamo un percor-
so per diverse realtà cliniche come la Psicoanalisi multifamiliare, gli
incubi nell’infanzia, le tradizioni nello studio o il lavoro istituzionale.
Nel primo lavoro Domingo Boari parla della “Psicoanalisi Multifa-
miliare: una teoria dell’ammalarsi e della cura”. Prendendo spunto negli
sviluppo di Jorge García Badaracco creatore dell’idea del oggetto che
fa impazzire e della Psicoanalisi Multifamiliare, ci ricorda che il modo

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SOCIETÀ E LE DIVERSE FORME DELLA VOLENZA. LE NUOVE CLINICHE NELLA PRATICA PSICOANALITICA ODIERNA

INTRODUZIONE

migliore per disarmare, disfare, levare il tessuto, le trame patogene che


fanno impazzire è nel contesto di quella che Badaracco ha chiamato
“comunità terapeutica con struttura multifamiliare”. La presenza di
altre persone con problemi simili e diversi, più gravi e meno gravi; la
possibilità di osservare dall’esterno altre trame che, poiché non appar-
tengono a loro, sono evidenziate come quelle che fanno impazzire;
l’osservazione, in altri gruppi familiari, di trasformazioni che sembra-
vano impossibili; il fatto di vedere negli altri le incredibili resistenze
che si oppongono ai cambiamenti benefici, sono alcuni dei motivi che
consentono a questi incontri di grandi gruppi di contribuire a rendere
coscienti le trame psicotizzanti. Attraverso il caso Joselo, ci fa capire il
lavoro clinico svolto attraverso la terapia multifamiliare.
Nel secondo lavoro Felisa Lambersky de Widder analizza accura-
tamente la tematica degli “Incubi nell’infanzia”. ci dice che quando
gli incubi “coprono” la notte dell’infanzia, si “scopre” un’infanzia che
è un incubo. L’imperativo del risvegliarsi è violento tanto quanto il
potere esercitato dall’esperienza del terrore, questo affetto è frutto del-
la sorpresa di fronte alla massiva invasione di quantità di eccitamen-
to. Momento del trauma, impossibilità di legame, registro del dolore,
emergenza dell’angoscia e coazione a ripetere. Nei disturbi del sonno
l’Io si oppone al “lavoro del sogno”. Attraverso questo lavoro il sog-
getto acquisisce quella “straordinaria” condizione psichica che è la ri-
attivazione dello stato di permanenza nel grembo materno. Quando
il desiderio di dormire vede frustrato il percorso di soddisfazione per
l’assenza della modificazione psichica cioè il lavoro del sogno, i con-
tenuti inconsci sono spinti verso la coscienza, apparendo in essa come
attacchi di angoscia. Considera i sogni di angoscia, l’incubo e il terrore
notturno, nell’infanzia come una forma di espressione di questo di-
sturbo. Nella loro manifestazione possono annunciare o accompagna-
re lo sviluppo di uno stato di destrutturazione psichica o indicare l’as-
senza di tale strutturazione. Il bambino individua inizialmente gli stati
dell’immagine assente (terrore, pianto, scarica motoria, agitazione) le-
gati al legame con la vita. L’immagine creata è un passaggio successivo
in cui il bambino inizia a stabilire legami con la rappresentazione del
corpo della madre. Creazione di un’immagine materna per elaborare
l’angoscia derivata dall’assenza dell’oggetto.

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INTRODUZIONE

Nel terzo lavoro Telma Barros Cavalcanti fa uso della “Leggenda del
“Mulo senza testa”. Storia di una “Eredità”” per allargare il campo ana-
litico e svolgere la sua funzione all’interno della seduta. Telma ci rac-
conta come nella legenda, nel racconto o nella storia raccontata dalla
paziente durante la sua analisi, possiamo vedere come le dimensioni
del tempo, la realtà e l’immaginario, transitano durante il racconto
delle storie, stabilendo ripetizioni che esigono delle elaborazioni. Ogni
epoca crea i propri simboli e significati per rendere possibile all’indi-
viduo forme di convivenza con lo “sconosciuto”, il “non-detto”, il “rin-
negato”, il” proibito”, il “traumatico”, lo “scisso”. Registri del carattere
personale e i racconti ricordati convivono qui con le produzioni delle
espressioni culturali.
Nel quarto lavoro Sonia Todaro ci porta “Caso clinico di Maria, una
bambina sull’orlo del crollo”. racconta la sua esperienza di un lavoro in
equipe, nel servizio pubblico de neuropsichiatria. La conoscenza del
fratello arrivato in precedenza, danno delle caratteristiche particolare
al lavoro svolto sempre con uno stampo psicoanalitico che permette di
pensare nelle modalità della Psicoanalisi Contemporanea.
Nel quinto lavoro Laura Marchesina fa il “Commento al caso di Sonia
Todaro” e ci fa riflettere sul lavoro svolto in una istituzione. Sul caso in
particolare dell’identificazioni di Maria, il rapporto simbiotico prima-
rio e diversi contributi che arricchiscono il percorso clinico.
Nella “Quarta Parte: La migrazione, da ieri a oggi” mettiamo insie-
me passato e presente, quattro lavori che ci raccontano vicende migra-
torie in tempi e luoghi diversi, viste da un e l’altro lato del fenome-
no, in differenti modalità; sempre nell’ambito clinico, arricchendo lo
sguardo sulla tematica.
Nel primo articolo Nila Parente parla di “Un legame speciale per il
figlio di immigrati: i “paesani””. Lei concentra la sua attenzione sulla
costruzione dell’identità dei figli di immigranti, dalla sponda latino-
americana dell’Atlantico. Il legame sociale con i conterranei dei loro
genitori è di fondamentale importanza nella scrittura di un testo che
lega le generazioni e trasmette un’eredità. La rete delle identificazioni
che strutturano la soggettività è alimentata dai legami con i genitori
e il loro nucleo sociale d’origine, che è il figlio stabilisce con la terra

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INTRODUZIONE

d’origine dei genitori e con la famiglia estesa che vi rimane, spesso


presente nel racconto e nel ricordo di coloro che sono emigrati.
Nel secondo lavoro, Romina Alves parla de “Il linguaggio del sintomo:
un quadro possibile nel campo di studio della psicoanalisi della migrazione
e dell’esilio”. Romina ipotizza che in alcune presentazioni la propria
lingua abbia subito un soffocamento derivante dal fatto di essere pro-
fondamente legata ad esperienze traumatogene. Considera anche che
l’aggrapparsi alla lingua madre rappresenti un tentativo di preservare
l’identità e la patria, in alcuni casi operando anche come una nega-
zione radicale della propria partenza, potendo diventare frequenti le
lamentele rispetto a sentimenti di ritiro emotivo e perdita di interesse
nell’interazione sociale con il nuovo contesto. Considerando anche
che lo spettro particolare di queste reazioni sarà influenzato dalle serie
complementari di ognuno, insieme al significato della situazione mi-
gratoria e al possibile ripresentarsi di eventi traumatici associati alla
stessa. Tutte le esperienze infantili, i ricordi e i sentimenti legati alle
prime relazioni oggettuali sono legati ad essa e la impregnano di si-
gnificati speciali, como propongono i Grimberg. In ogni caso, la com-
plessità della dimensione interculturale all’interno del campo analitico
richiederà un atteggiamento di apertura alla pluralità di significati
implicati nel transfert, insieme ad un lavoro ancora più dettagliato
riguardo al salvataggio e all’identificazione di quei resti conservati ca-
paci di intraprendere il completamento e l’assemblaggio necessari nella
costruzione chiarificatrice del significato di ogni sintomo, secondo la
proposta di Freud.
Nel terzo lavoro, Silvia Leguizamón ci propone di pensare a “Il con-
trotransfert di fronte all’ “intollerabile” nelle situazioni traumatiche gra-
vi”. Il Caso Omar. Silvia si concentra su due tematiche importanti: “Il
deposito silenzioso nell’analista”, l’intollerabile che il paziente lascia nel
campo analitico e nell’analista, e “i rimaneggiamenti degli equilibri psi-
chici “, ovvero il contatto con la realtà, con le pulsioni e con il corpo: le
tre aree principali di scambio con lo psichico. “Il deposito nell’analista”
richiede che non sia scisso e che non lasci perso nel setting quello che
il paziente ha depositato in lui. In questo modo lei pensa che nel con-
trotransfert si gioca la capacità di comprensione, di contenimento e di
tolleranza per ricevere e al tempo stesso lasciare utilizzare al paziente

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INTRODUZIONE

lo spazio interno dell’analista poiché sappia cosa interpretare e quando


per aiutare il soggetto a recuperare “la capacità di pensare” senza l’in-
tromissione dei ricordi che cercano l’oblio. Per questo motivo propone
il “rimaneggiamento degli equilibri psichici” che dovrebbe aspirare al to-
tale isolamento di una parte dello psichismo, dell’“intollerabile” che lo
accompagnerà per il resto della sua vita.
Nel quarto lavoro Raul Tebaldi fa un “Commento al lavoro di Silvia
Leguizamón”. A questo proposito, comincia facendo alcune domande,
che a proposito del lavoro analitico che si aprono alla tortura citando a
Viñar e Ferenczi, pero poi parlare del transfert e Neyraut, Baranger e
finisce con riflessione sulla dimenticanza e l’oblio in psicoanalisi. Però
la cosa più importante è l’accurato approccio metapsicologico a la di-
scussione sia della metapsicologia che della clinica.
Nella “Quinta parte: Arte e Storia in Psicoanalisi”, prendiamo argo-
menti varie che sono legati all’arte e la storia, come una forma di arric-
chimento attraverso la psicoanalisi applicata.
Nel primo lavoro Meri Rizzi “Giuseppe Verdi, la sua Musica e la “Fol-
lia”” è ci racconta dell’amicizia con l’illustre medico, psichiatra e musico-
logo Cesare Vigna e furono legati da una profonda amicizia che per-
mise anche un fecondo scambio di esperienze e di dottrine. Il dottor
Vigna esponeva a Verdi i risultati delle proprie terapie ‘sperimentali’
della follia con la musica ed il Maestro, che sfogava spesso con l’amico
le burrasche del suo genio, rappresentava spesso nelle sue opere perso-
naggi psicologicamente problematici. Meri ci spiega che il personag-
gio di Otello, testimonia la passione di Verdi per Shakespeare, è un
dramma psicologico ove l’azione è prodotta dal cieco ‘delirio di gelosia’
del protagonista mentre Lady Macbeth vaga con il suo sonnambuli-
smo ricco di allucinazioni e lo spettro di Banquo, generale di re Dun-
can, anch’egli ucciso, si aggira generando angoscia e follia. E conclude
che Sigmund Freud, anch’egli estimatore di Shakespeare, propone la
lettura psicoanalitica di queste manifestazioni psicopatologiche.
Nel secondo articolo Luis Minuchin ci parla de “La Vienna di Freud”,
una città del 1900, un crocevia di intellettuali e sensibilità del suo
tempo che ha lasciato un segno nella cultura, una dimora di voci. Ci
propone di parlare del periodo d’oro di Vienna e il declino dell’impero
austro-ungarico durante la sua epoca. Lo splendore e il declino di essa

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INTRODUZIONE

portano Luis a parlare del binomio sessualità e morte che sviluppa


Freud. Oppure evidenziava, tra le altre cose, le tendenze distruttive
dell’uomo, frutto di un conflitto edipico, che Freud avrebbe presto sco-
perto e che è stato ripreso dalle arti, tra cui la letteratura in partico-
lare. Sappiamo che la sessualità, specialmente quella infantile, era un
argomento tabù nei circoli scientifici dell’epoca. Ma era anche chiaro
che non era né semplice né facile essere ebrei in quella Vienna, anche
se la danza sinistra che si viveva e si sentiva sulle rive del Danubio
aveva ancora il ritmo di un valzer. Luis fa un confronto interessante
tra la vita e l’opera del musicista Mahler e quella di Freud. Ma vuole
solo commentare che alla fine della Prima guerra mondiale, Freud era
già famoso a livello internazionale e le sue teorie erano in prima linea,
insieme agli espressionisti e ai surrealisti. Freud disse di questo evento:
“che scoperta, nel Medioevo mi avrebbero bruciato”. Oggi si accon-
tentano di bruciare i miei libri. Speriamo che questo non accada più.
Nel terzo lavoro Annarita Fittini ci parla de L’inaspettato talento
di Hitchcock per la Psicoanalisi, lei commenta che è difficile scrivere di
Alfred Hitchcock, sia perché è un mostro sacro, sia perché lei è una
psicoanalista per cui non possiede le competenze tecniche per parlare
di cinema. Ma se Cronenberg ha fatto un film sulla psicoanalisi pur
non essendosi mai sottoposto al “Dangerous Method” e Hitchcock ha
realizzato “Psycho” ed “Io ti salverò”, allora lei può provare a cimentarsi
in questa impresa. Questo compito risulta ulteriormente arduo a causa
del Covid 19 che oltre a tenerci tutti segregati in casa, diffonde nelle
nostre menti paura, fobie e inquietudini che riportano alla mente “Il
Perturbante” e l’isteria d’angoscia, le medesime tematiche che sono
ben rappresentate nel film di cui vuole qui disquisire, “Gli Uccelli”.
Nella “Sesta parte: Conoscere l’Autore” in questo volume abbiamo scelto
di trattare Winnicott.
Nel lavoro di questa sezione Liliana Revuelta riflette a proposi-
to della “Strutturazione del gioco e l’uso dell’oggetto. Illusione e di-
sillusione e la paura del crollo e l’odio nel controtransfert”. Liliana
ci racconta che l’attività ludica del bambino corrisponde nell’adulto,
all’espressione verbale e all’associazione libera come gli elementi fon-
damentali, cioè, la scelta delle parole, le inflessioni della voce e l’uso
e il senso dell’umorismo. Perciò esiste un mondo interiore, che è in

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INTRODUZIONE

rapporto allo psicosomatico e una realtà esterna che è in rapporto con


la realtà propria del bambino. E poiché il gioco è universale si svolge
nello spazio intermedio tra mondo interno e mondo esterno. La paura
del crollo è un fatto del passato che non è stato vissuto. L’equivalen-
te dell’essere sperimentato è uguale al ricordare degli psiconeurotici.
Poi, parla dell’Odio nel controtransfert è ci ricorda che quando un
analista svolge il suo lavoro con psicotici, deve essere consapevole del
controtransfert che questi generano e l’odio è una delle reazioni che
qui appare. Nei pazienti gravi la componente aggressiva è complicata
dall’impulso d’amore e questo accade perché si è verificato un falli-
mento ambientale nel momento in cui i primi impulsi istintivi sono
comparsi alla ricerca dell’oggetto. L’interpretazione dell’odio deve es-
sere molto attenta e fintanto che l’interpretazione non viene fatta, il
paziente viene posto al posto di un bambino piccolo incapace di capire
ciò che deve a sua madre.
In questo modo si conclude il secondo numero della rivista CIRSP
basata sul secondo e terzo anno di attività scientifica della nostra As-
sociazione, attraverso i lavori che hanno condotto le riflessioni e gli
interessi nel corso della nostra formazione continua e pluralista, che è
la nostra convinzione, ne lasciamo la traccia in queste pubblicazioni.

Silvia Elena Leguizamón


Direttrice Dialoghi al CIRSP – Presidente CIRSP

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PARTE I

METAPSICOLOGIA E TECNICA
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NORBERTO CARLOS MARUCCO (BUENOS AIRES, ARGENTINA)

AGGIORNAMENTO DEL CONCETTO DI TRAUMA


NELLA CLINICA ANALITICA1

1. INTRODUZIONE

La mia comunicazione ha lo scopo di esprimere alcune valutazioni


che possano essere utili a promuovere il dialogo e la discussione. Le
idee e gli interrogativi che proporrò in seguito provengono essenzial-
mente dalla mia pratica clinica e dalla convinzione della necessità di
una revisione ed aggiornamento del concetto di trauma e, in modo
particolare, della clinica del traumatico. Penso che il trauma sia uno
dei temi che traggono maggior beneficio dallo scambio e dal con-
fronto, forse per il fatto di essere collegato a qualcosa di tanto vasto e
complesso per la psicoanalisi come il tema della realtà – realtà esterna,
realtà materiale, realtà psichica del trauma –, con le sue particolarità
contestuali, geografiche, di linguaggio, etc.

1. Marucco, N.: (2006) Actualización del concepto de trauma en la clínica analítica.


En Revista de Psicoanálisis, 63, 2006, n° 1. (pp. 9-19).

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N. C. MARUCCO | AGGIORNAMENTO DEL CONCETTO DI TRAUMA NELLA CLINICA ANALITICA

Quindi, per entrare completamente in tema, vorrei iniziare affron-


tando una possibile definizione del concetto di trauma. Per esempio,
secondo le opinioni di Laplanche e Pontalis2 (1967) il trauma potreb-
be essere definito come quell’ evento di vita che si caratterizza per la
sua intensità, per l’incapacità del soggetto di reagire adeguatamente,
ma anche per i disturbi e gli effetti patogeni permanenti che produce nella
sua organizzazione psichica.
Un’altra definizione, forse più usuale, è del traumatico come un
eccesso nel flusso di eccitazione che “perfora”, per così dire, la barriera
protettiva della psiche.
Tra i due approcci al concetto di trauma c’è più di una differenza
sostanziale. Per esempio, la parola “evento”. Essa fa riferimento non
soltanto all’irruzione quantitativa che rompe la barriera antistimolo e
penetra “selvaggiamente” (come il trauma di guerra, un incidente, etc.),
ma a “qualcosa” che avviene nella vita del soggetto, che gli accade e che ha
determinate caratteristiche, essendo una di quelle la intensità.
Tuttavia, per parlare del grado di intensità di un evento traumatico
si dovrà tener conto delle caratteristiche del ricevente. Interviene in
questo la diversa capacità di adeguamento e risposta di ogni indivi-
duo di fronte all’intensità di uno stesso evento. E, se concordiamo
sul fatto che questa capacità di risposta coincide con la struttura e
preparazione dell’Io (di un certo spessore del preconscio, si potrebbe
dire) un bambino avrà meno possibilità di fornire risposte adeguate
rispetto ad un adulto.
Per questo motivo ciò che la psicoanalisi definisce come il trau-
ma precoce ha caratteristiche più difficili e complesse da risolvere tera-
peuticamente. Ciò è evidente se parliamo del trauma dell’abbandono,
all’inizio della formazione psichica, quando sono così scarsi i mezzi
con i quali il soggetto può dar senso o significato all’evento traumati-
co. Queste diverse possibilità di approccio ci rivelano l’alto livello di
complessità del tema. È per questo che, al fine di organizzare meglio le
mie riflessioni, considererò opportuno delimitare alcune prospettive di

2. Laplanche, J. y Pontalis, J-B.: (1967) Enciclopedia della Psicoanalisi. Vol. I e Vol.


II. Editori Laterza, Roma-Bari, 2007.

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N. C. MARUCCO | AGGIORNAMENTO DEL CONCETTO DI TRAUMA NELLA CLINICA ANALITICA

approccio. Quindi mi riferirò al problema del traumatico enfatizzando


le sue espressioni cliniche.
In primo luogo, Il trauma nel senso della rappresentazione. Mi rife-
rirò poi alla relazione tra il trauma e la problematica identificatoria. In
terzo luogo, includerò alcune considerazioni riferite all’aspetto libidi-
nale del trauma, all’Amore e al disamore. Infine, ed in particolare, le mie
riflessioni saranno riferite all’importanza che attribuisco a “La realtà
esterna, la coazione a ripetere e la creazione” nella clinica del trauma.

2. TRAUMA NEL SENSO DELLA RAPPRESENTAZIONE

Inizio dunque ad esaminare il primo punto; cioè, il trauma nel sen-


so della rappresentazione. Comincerò dicendo che quando l’idea di
trauma è equiparata ad una realtà materiale (l’“abuso” sessuale di un
bambino da parte di un adulto, per esempio), oltre alle ripercussioni
coscienti, questo trauma resta “secretato nell’inconscio per l’impossi-
bilità di rappresentarlo”. Il proposito della terapia analitica consiste
dunque nel recupero del ricordo (significato del trauma). Tuttavia, con
il concetto di après-coup, o risignificazione a posteriori di questo trau-
ma iniziale, appare nella teoria l’idea di una psiche che si costituisce
in due tempi.
Un primo tempo, quello dell’evento, non riconosciuto dall’Io a cau-
sa della sua incapacità di accorgersi dello stesso; e un secondo tempo,
in cui un evento apparentemente irrilevante, risignifica e dà senso al
trauma primitivo che torna come sintomo. Dunque, in questa situa-
zione, quando il soggetto si sente “perseguitato” da un trauma attuale
prodotto da un fatto della realtà esterna, ciò che accade veramente è
che questo trauma attuale ha attivato il ricordo-o il vissuto-di quel’
“trauma primitivo”, permettendogli ora una possibilità di significato.
Questa concezione del trauma che esprimo qui molto brevemen-
te, si colloca nella problematica della relazione tra il traumatico e
la rappresentazione in psicoanalisi. Relazione che fu una scoperta
importante, ma che, a mio avviso, portò ad acquisire con il tempo
una dimensione abbagliante, limitando in tal modo altre possibili-
tà di comprensione della patologia psichica e del suo approccio. Per

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esempio, la finzione teorica di un apparato psichico popolato di rap-


presentazioni implica l’idea che la cura renderebbe possibile la rap-
presentazione a tutto l’inconscio. Se così fosse, l’effetto dell’analisi
sarebbe una specie di “vaccinazione” di fronte all’incertezza ed agli
enigmi che costituiscono il motore o la forza di lavoro della pulsione
nella vita psichica. Per questo motivo ha significato un progresso per
la psicoanalisi la inclusione del concetto del non rappresentabile; e, in
seguito, dell’irrappresentabile.
Dunque, nei termini del rappresentabile, sembrerebbe dapprima
accettabile il concetto freudiano del trauma come un problema di
carattere strettamente pulsionale. Ossia, è la pulsione che deve ac-
quisire una possibilità di rappresentazione. Ma perché la rappresen-
tazione? Perché è il modo principale che ha l’Io per domarla ci dirà
Freud (1937). In altre parole, per poterla comprendere e risponde-
re così adeguatamente. Ma quando la pulsione non è “domarla” c’è
qualcos’altro che, entrando nel contesto del non rappresentabile, può
seguire un altro cammino: il percorso breve della pulsione, che va
sia all’atto che al corpo; ossia, il passaggio al mondo esterno, ovvero
quello dei disturbi somatici3.
Dunque, l’accento freudiano sulla pulsione potrebbe circoscrivere
il traumatico come prodotto di un’intensità pulsionale che l’Io non
può rappresentare. Ma comprendo che dovremmo avvertire questa

3. Può essere opportuno a questo punto fare il seguente chiarimento. Quando si parla
del pulsionale e della rappresentazione, si rimanda il pulsionale ad un concetto che
si trova al limite somatopsichico. Nell’opera freudiana il primo concetto di pulsione
è un concetto limite tra il corpo e la psiche. Sebbene questo concetto si vada “psi-
chizzando”, la sua origine continua, tuttavia, ad essere nel corpo. E’ soltanto con la
seconda topica che Freud (1923) introduce una svolta importante: la pulsione cessa
di essere collocata al confine somatopsichico per essere inserita nell’apparato psichi-
co nel concetto di “Es” come serbatoio pulsionale. Si deve sottolineare che quando si
pone la pulsione al limite somatopsichico si cade abitualmente in una specie di so-
lipsismo, nel quale l’attenzione dell’analista si concentra in modo quasi esclusivo nel
percorso della pulsione. Quando questa si “psichizza” rivela senza dubbio la presenza
dell’oggetto e delle sue pulsioni. Si potrebbe dire che l’oggetto comparve tardivamen-
te nell’opera freudiana, per cui non giunse a rivelarsi interamente la sua importante
partecipazione nella conformazione psichica del soggetto. Questo si sarebbe eviden-
ziato soltanto più tardi, nello sviluppo degli autori post-freudiani.

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N. C. MARUCCO | AGGIORNAMENTO DEL CONCETTO DI TRAUMA NELLA CLINICA ANALITICA

specie di collisione che si produce tra la pulsione nata nel soggetto


e questa “altra” pulsione che viene generata o stimolata da (o dall’)
“oggetto”. Voglio fare qui riferimento alla teoria che J. Laplanche
sintetizza ne “La priorità dell’altro” (Laplanche4,1996). Egli propone
l’esistenza di un surplus nella sessualità inconscia della madre (l’og-
getto, l’altro), che sarebbe non soltanto costitutivo dell’inconscio nel
bambino, ma instaura l’oggetto fonte della pulsione. In questo sen-
so, si potrebbe definire l’“altro” come potenzialmente “traumatico”.
Ma il pulsionale dell’oggetto ed il pulsionale intrapsichico sarebbero
la chiave per spiegare questo movimento traumatico che finisce di
configurarsi con l’après coup ed è osservabile nella clinica sotto gli
effetti dell’inconscio rimosso e delle sue vie di ritorno. Così, all’in-
nalzamento della rimozione non soltanto emerge il fatto accidentale
dell’oggetto (più o meno cosciente) ma anche l’inconscio dell’oggetto,
sommato al significativo montaggio della fantasia, rimossa dalla “re-
sponsabilità” che spetta alla pulsione.
Quando includiamo la dialettica tra la pulsione e l’oggetto nel
trauma psichico, dobbiamo prevenire la tendenza depositare la “colpe-
volezza” nell’oggetto, lasciando a lato la partecipazione della pulsione
e, con essa, la quota di responsabilità corrispondente. Sottolineo qui
che il concetto di “responsabilità della pulsione” non implica colpa,
ma il necessario riconoscimento della partecipazione pulsionale affin-
ché nell’ambito analitico possa elaborarsi una situazione traumatica in
modo più ampio.

3. IL TRAUMA E LA PROBLEMATICA IDENTIFICATORIA

Passerò ora ad esaminare il secondo punto che voglio includere in


relazione al trauma: la problematica identificatoria. Una prima con-
siderazione: il tema del narcisismo è fondamentale nel considerare la
sua relazione con il trauma. Entriamo qui in un ambito che ha a che
vedere, da un lato, con l’Io e, dall’altro, anche con l’azione dell’oggetto,

4. Laplanche, J.: (1992) Il primato dell’altro in Psicoanalisi. La rivoluzione coperni-


cana incompiuta. Minesis, Milano. 2022.

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N. C. MARUCCO | AGGIORNAMENTO DEL CONCETTO DI TRAUMA NELLA CLINICA ANALITICA

dell’altro, sull’Io. Anche se ciò che dobbiamo considerare non è sol-


tanto -o non soltanto- l’azione della pulsione dell’altro sulla pulsione
del soggetto (l’intergioco delle pulsioni), bensì fondamentalmente il
problema del desiderio dell’altro sull’io. (Freud,1914) (Marucco, 1978a
e 2001).
In questo ambito l’intensità del desiderio diventa rilevante. Quan-
do si tratta di un Io precario, in piena formazione, il desiderio dell’al-
tro può generare per la sua intensità, disturbi con conseguenze durature
nell’organizzazione psichica. L’evento potrebbe definirsi qui nei termini
della identificazione primaria passiva (Marucco 1978b) che si trova in
questo “nuovo atto psichico” che va dall’autoerotismo al narcisismo
dell’io. In tal modo la costituzione dell’io sarebbe plasmata tramite
un vero fatto traumatico, determinato come tale da una intensità (il
desiderio dell’altro) che condizionerà a sua volta il tipo o la modalità
di strutturazione dell’Io e dell’ideale5.

5. Un esempio di identificazione primaria passiva come fattore potenzialmente pa-


togeno potrebbe essere rappresentato dal nome attribuito ad ogni persona. Ciò che
dà il nome, che indica chi sei, viene contrassegnato dal desiderio dell’altro. Quando
l’intensità di questo desiderio diventa traumatica può generare un tipo di “disorga-
nizzazione” egoica capace di segnare i percorsi di una vita. Nella clinica troviamo
pazienti che soffrono la inquietante sensazione che la vita è sfuggita in un progetto
che non appartiene a loro. Se l’analista contribuirà a mettere a tacere ciò che emerge
come “estraneo” nel paziente, potrebbe “inserirlo” più fortemente in “questo” progetto
che fu il disegno -desiderio- dell’altro che lo costituì come soggetto psichico. Penso,
al contrario, che l’analisi debba rendere possibile la messa in discussione di quel de-
siderio dell’altro identificato nell’Io, che appare espresso a volte come un progetto di
vita. Interessante aspetto del traumatico che non compare come sintomo del ritorno
del rimosso, né come sofferenza dell’evocazione traumatica, ma come una “sofferenza
inquietante” prodotta dal vivere un progetto estraneo. Lo psichico può elaborare il
traumatico, cioè rappresentarlo, ma può anche integrarlo nell’Io come disturbo del
carattere.

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N. C. MARUCCO | AGGIORNAMENTO DEL CONCETTO DI TRAUMA NELLA CLINICA ANALITICA

È anche interessante segnalare che, unito a questo, esiste qualcosa


al quale neppure l’Io può significare, che proviene dall’altro, ma che a
sua volta lo organizza (identificazione primaria attiva6).
Tuttavia, la potenzialità traumatica dell’identificazione non è esclu-
siva del narcisismo. Anche ciò che proviene dalle identificazioni della
serie edipica potrebbe produrre situazioni traumatiche. L’eccesso di
seduzione materna e l’assenza della legge del padre inducono processi
identificatori che occupano nell’Io il luogo della pulsione sessuale, non
rimossa. Dico in altro modo: se la pulsione non può essere rimossa
dalla minaccia di castrazione, l’eccesso identificatorio diviene una mo-
dalità di contenimento della pulsione. Questo tipo di identificazione
“sovraccarica” risolve la costruzione di un falso sé (Winnicott,1979).
Prima di questi processi identificatori il compito analitico non si
focalizza nella eliminazione della rimozione fino ad un complesso
“ascolto” che tenda a privilegiare quello che permette all’analizzando
di distinguere il suo desiderio da quello dell’altro. A tal fine l’analista
deve perfezionare l’ascolto delle manifestazioni della pulsione sessuale
del suo paziente, che sono le uniche a potersi opporre ai progetti di
ideali narcisistici che impongono il “dover essere” (“il bambino dovrà
essere…”).

4. IL TRAUMA LIBIDINALE. AMORE E DISAMORE

Questo coincide, a mio avviso, con i movimenti della libido. Mo-


vimenti che producono il passaggio della libido dell’Io alla libido
oggettuale e che si manifestano nell’intergioco dialettico tra l’amore
dell’altro e l’amore di sé. È nel contesto di questo intergioco ove si ri-

6. Potrebbe essere opportuno qui sottolineare che, anche se si organizza sempre in


seguito al desiderio dell’altro, l’Io non è soltanto questo. Nella sua conformazione in-
terverranno anche le identificazioni primarie attive (Marucco,1980) che soddisfano il
proprio appagamento pulsionale. C’è lì un adattamento. Appoggiata la pulsione ses-
suale, per sostegno, sulla pulsione di autoconservazione, si crea il “vissuto di soddisfa-
zione” (nel quale intervengono sia la necessità pulsionale che l’oggetto che soddisfa
tale necessità). Ovviamente in questo percorso non esiste nulla di natura traumatica,
ma si tratta, al contrario, di una esperienza che porta coerenza e unità all’Io.

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SOCIETÀ E LE DIVERSE FORME DELLA VOLENZA. LE NUOVE CLINICHE NELLA PRATICA PSICOANALITICA ODIERNA

N. C. MARUCCO | AGGIORNAMENTO DEL CONCETTO DI TRAUMA NELLA CLINICA ANALITICA

solvono anche le possibilità della cura analitica di considerare il trau-


ma da questo versante “libidico”. Freud dice che l’individuo necessita
di un sano egoismo per non ammalarsi, ma necessita anche di amare
per non ammalarsi (Freud, 1914). Le possibilità oscillano tra i due
estremi dell’isolamento o della resistenza ad amare (intossicazione
narcisistica) e ciò che potremmo definire come una “emorragia libidi-
nale” (che caratterizza gli stati di “innamoramento” idealizzato), cioè
quando la libido dell’Io si va diluendo a poco a poco fino a scomparire
nell’oggetto.
Tuttavia, concordiamo che nella relazione tra l’Io e l’oggetto il
tema dell’amore e del disamore è potenzialmente traumatico. Infatti,
una gran quantità di consultazioni indicano l’impossibilità di amare
o, al contrario, l’eccesso di amore. Come avvicinarsi a questo trauma
libidinale in campo analitico? La “scena transferale” costituisce l’am-
bito più propizio per dispiegare questa dialettica tra amare ed essere
amato. Ancora una volta la posizione dell’analista avrà un’importanza
decisiva. Dovrà stare, da un lato, disponibile libidicamente a riceve-
re l’amore del suo paziente e, dall’altro, attento a porre un limite a
questo amore se assume le caratteristiche dell’idealizzazione; in altre
parole, dell’emorragia libidica nell’oggetto. Siamo nel campo di tutta
la problematica del transfert e del controtransfert erotico. L’analisi
dell’analista sarà indispensabile per rendere possibile che, una volta
convocati i “demoni dell’Averno” possa interrogarli, farli parlare, li-
berando in questo percorso la capacità di amare del paziente. Ricor-
diamo Freud in una delle sue definizioni di cura analitica:(ristabilire
ed aumentare la capacità di amare…). In altre parole, a mio avviso:
liberare il trauma libidinale.

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