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SANGUE

Il sangue è un tessuto di natura liquida (è un fluido viscoso). E’ un TESSUTO CONNETTIVO SPECIALIZZATO.


Circola nel sistema vascolare caratterizzato da vene, arterie e capillari.
È costituito da:
-CELLULE: globuli rossi, globuli bianchi, piastrine (detriti cellulari derivati da una frammentazione
citoplasmatica di cellule molto grandi, i megacariociti), che non sono prodotte a livello del sangue.
Il distretto maggiormente deputato alla sintesi di cellule del sangue è il midollo, mentre nella fase fetale le
prime cellule del sangue vengono sintetizzate a livello del sacco vitellino, che riveste l’uovo dopo la
fecondazione e, a volte, anche nel fegato.
-MATRICE EXTRACELLULARE: plasma, che non è rilasciato dalle stesse cellule che abitano il connettivo e le
cellule della componente cellulare non sono prodotte a livello del sangue.

FUNZIONI.
-Irrora tutto il nostro organismo trasferendo nutrienti, gas, cataboliti, ormoni e cellule del sistema
immunitario (la risposta immunitaria può avvenire in maniera umorale, mediante il rilascio di anticorpi,
oppure in maniera cellulo-mediata, quindi con l’intervento delle stesse cellule del sangue)
-Regola temperatura (quando abbiamo freddo aumenta la circolazione sanguigna per cercare di riscaldare
l’organismo)
-Regola pH


-Sangue e midollo osseo sono strettamente connessi.
-Il sangue è soggetto a fenomeni di emocataresi, cioè alla distruzione di cellule nel momento in cui
invecchiano a livello di milza e organi secondari.
-Nel rene avviene l’emulsione, che permette di eliminare le sostanze di rifiuto dal sangue, producendo
l’urina.
-Il sangue permette poi l’assorbimento dei nutrienti nell’ apparato digerente, grazie alla presenza di acqua e
alimenti
-Garantisce l’ossigenazione dell’organismo mediante lo scambio CO2 ossigeno (polmoni)

IL SANGUE E LE SUE COMPONENTI PROTEICHE


Il sangue rappresenta solo l’otto percento del peso corporeo ed è composto per il 55% di plasma (90%
acqua, 7% proteine e 2% soluti come glucosio e ioni) e per il 45% di elementi figurati (componente
cellulare).
Un piccolo anello giallastro contiene tutte le cellule della linea bianca e si chiama “Buffy coat”.
Sotto quest’ultimo troviamo i globuli rossi, che negli uomini sono circa cinque milioni e nelle donne
sono invece circa 4 milioni e mezzo.

PLASMA
55% del volume del sangue. E’ costituito da acqua, ioni, proteine e altri soluti.
Tramite l’elettroforesi delle proteine sieriche si riesce a vedere la percentuale di proteine disciolte nel
sangue
Le proteine del plasma sono:
-Albumina ( responsabile della pressione oncotica del sangue, esercitata dalla componente colloidale
cioè proteica) che trasporta metaboliti liposolubili
-Globuline alfa, beta e gamma. Le alfa e beta sono trasportatori prodotti nel fegato, le gamma
costituiscono gli antigeni, sono prodotte da linfociti e anticorpi e nel caso di infezioni raggiungono dei
picchi.
-Lipoproteine plasmatiche, deputate a trasporto di lipidi nel sangue; tra queste:
-CHILOMICRONI, che trasportano lipidi da intestino a fegato
-LIPOPROTEINE A DENSITÀ MOLTO BASSA (VLDL), LIPOPROTEINE A BASSA DENSITÀ (LDL): dal fegato al
resto del corpo e sono responsabili del “colesterolo cattivo
-PROTEINE RESPONSABILI DELLA COAGULAZIONE: prodotte dal fegato
-PROTEINE DEL COMPLEMENTO: prodotte dal fegato, che intervengono nella risposta immunitaria

COMPONENTE CELLULARE
Il sangue garantisce scambi tra vene e arterie e regola presenza di acqua, ossigeno e anidride carbonica.
Quando la pressione parziale di ossigeno a livello dei capillari è maggiore di quella dell’anidride carbonica si
scambia ossigeno, altrimenti CO2.
GLOBULI ROSSI

STRUTTURA
Gli eritrociti sono cellule prive di nucleo (perso durante il differenziamento) e costituiscono il 99% delle
cellule del sangue: fanno parte della linea rossa.
L’assenza del nucleo gli fa assumere la forma a lente biconcava, con il centro più basso.
Hanno dimensione di circa 10 micrometri, ma questa dimensione può variare e diminuire in soggetti
microcitemici (aumenta il numero e diminuisce la dimensione) o aumentare in soggetti macrocitemici.
Sono altamente deformabili perché hanno un’ottima organizzazione citoscheletrica, dato che devono
riusicre ad entrare anche nei capillari più piccoli
Hanno vita media di circa 120 giorni.
SINTESI
La teoria approvata sull’origine dei globuli rossi afferma che essi derivano da una cellula staminale
multipotente, che si trova nel midollo, che va incontro a differenziamento, che la porta verso la linea
mieloide (eritrociti, neutrofili, basofili, eosinofili, megacariociti e monociti) o linfoide (linfociti). Una volta
che la cellula si è differenziata non cambia più strada.

FUNZIONE.
I globuli rossi trasportano ossigeno grazie all’emoglobina
Veicolano Atp, lipidi e anidride carbonica
Garantiscono gli scambi respiratori a livello del polmone (dove si accumula ossigeno grazie alla
respirazione) e scambia CO2 (inspirazione: entra O2 nell’organismo e, grazie ai capillari che raggiungono gli
alveoli polmonari, avvengono gli scambi respiratori, il sangue si ossigena e rilascia CO2)

PROTEINE COMPONENTI DEL CITOSCHELETRO DEGLI ERITROCITI

Le proteine componenti del loro citoscheletro sono la SPECTRINA, ancorata all’ACTINA grazie a INTEGRINE,
e PROTEINE DELLA BANDA 3 E 4. Sulla superficie dei globuli rossi sono presenti le GLICOFORINE, in grado di
legare residui glucidici.
La glicoforina A lega residui di zucchero responsabili dei gruppi sanguigni MN, grazie ai quali si identifica la
paternità degli individui.

EMOGLOBINA
Gli eritrociti garantiscono gli scambi grazie all’emoglobina. Essa è una proteina tetramerica, caratterizzata
da due subunità alfa e due beta. In queste subunità troviamo il gruppo eme, che lega il ferro, il quale lega e
trasporta ossigeno. Se l’emoglobina sta trasportando ossigeno si chiama OSSIEMOGLOBINA, se trasporta
anidride carbonica si chiama CARBOEMOGLOBINA. Può trasportare anche ossido nitrico, un vasodilatatore.
A livello del feto, esiste un altro tipo di emoglobina, detta emoglobina fetale, che presenta subunità
differenti.
INVECCHIAMENTO GLOBULI ROSSI
L’invecchiamento dei globuli rossi è dovuto alla presenza sulla membrana di acido sialico, che quando viene
modificato non assicura più la flessibilità. A questo punto si forma lo SFEROCITA (eritrocita danneggiato da
rimuovere), che viene demolito e riciclato nella polpa rossa della milza con un processo di EMOCATARESI.
(La milza si distingue in polpa rossa (chiara, presenza di globuli rossi) e polpa bianca (scura, presenza di linfociti).
ANOMALIE DEI GLOBULI ROSSI
ANEMIA: riduzione dei globuli rossi, in mancanza di ferro o con infezioni
POLICITEMIA: aumento di globuli rossi e aumento di viscosità. La policitemia si riscontra in condizioni
fisiologiche quando cambia la pressione ambientale intorno a noi e in condizioni patologiche a causa di
tumore al midollo o doping.
ERITROCITI ANORMALI: si hanno particolari condizioni in cui gli eritrociti hanno delle dimensioni anormali,
determinate da modificazioni della SPECTRINA (es. ANEMIA FALCIFORME, i cui i globuli rossi assumono la
forma di falce)

LEUCOCITI (globuli bianchi)

I leucociti rappresentano tutta la linea bianca del sangue, quindi sia la componente granulare sia quella
agranulare.

FUNZIONE.
Sono le cellule deputate alla risposta immunitaria, indotta da fattori esterni (infezioni batteriche, tumori, ..).

I leucociti hanno la funzione di difesa dell’organismo grazie alla loro capacità di extravasare (processo di
DIAPEDESI), cioè di abbandonare i vasi sanguigni.
Si classificano (in base alla presenza nel citoplasma di granuli di secrezione) in
 GRANULOCITI
-NEUTROFILI (60-70%): hanno questo nome perché non presentano affinità né per coloranti basofili, né per gli
acidofili; hanno nucleo polilobato.
-EOSINOFILI (>1%): hanno il citoplasma con granuli maggiormente affini al colorante eosinofilo e si colorano di
rosa/ arancione; hanno inoltre nucleo a lente di occhiale.
-BASOFILI (20-25%): hanno granuli che tendono per il colorante basofilo e si colorano come tanti puntini viola
(ma è sempre un nucleo polilobato).
 AGRANULOCITI
-LINFOCITI: hanno nucleo tondo e grande, tanto da occupare quasi tutto il volume della cellula.
-MONOCITI: sono precursori dei macrofagi e hanno un nucleo reniforme (a forma di fagiolo): sono le cellule più
grandi del sangue.

NEUTROFILI

Nucleo MULTILOBATO (da 3-5 lobi)

Può avere granuli di varia natura:


-GRANULI AZZURROFILI (primari): lisosomi
-GRANULI SPECIFICI (secondari): azione microbicida
-GRANULI TERZIARI: gelatinasi e catepsine

CORPO DI BARR: I neutrofili hanno un piccolo pallino che si distacca dal nucleo e che corrisponde al corpo di
Barr, cioè al cromosoma X inattivo.

FUNZIONE.
Hanno la capacità di rispondere come prima difesa a un’infezione: migrando sul luogo interessato tramite
diapedesi, riconoscono il fattore di virulenza tramite il processo di chemiotassi e lo fagocitano se non è
molto grande. virulenza presente sul patogeno tramite il processo di chemiotassi e fagocitandolo se non è
troppo grande.
Innescano la risposta infiammatoria, che consiste in una cascata di eventi in cui intervengono tutte le cellule
del sistema immunitario.

PROCESSO DI DIFESA
1.MIGRAZIONE (o DIAPEDESI): Il leucocita viene innanzitutto informato della presenza di un batterio
esterno e deve andare sul luogo e agire. Si ancora alla parete dell’endotelio, grazie a una serie di proteine
dette SELECTINE, e grazie alle proteine CAM si lega all’endotelio in maniera più forte.
A questo punto avviene l’EXTRAVASAZIONE, cioè il leucocita migra fuori dal vaso.
Interviene qui la CHEMOTASSI e il leucocita sonda l’ambiente per capire da che parte muoversi. I suoi
granuli terziari degradano la membrana basale grazie a un processo di ESOCITOSI e il leucocita penetra nel
connettivo, sito delle infezioni.
2.PROCESSO DI RICONOSCIMENTO: Una volta che il neutrofilo arriva nel sito di infezione intervengono le
proteine TOOL-LIKE RECEPTORS, che si trovano sulla sua superficie e che riconoscono l’organismo patogeno.
In base al differente tipo di segnale inviato dal patogeno, esso sarà riconosciuto da uno specifico tool-like. Si
attiva quindi una cascata di risposta di riconoscimento. Grazie a tale riconoscimento, viene garantita
l’internalizzazione (fagocitosi) dell’organismo.
3.DIGESTIONE DI UN BATERIO DA PARTE DI UN NEUTROFILO: A questo punto intervengono i granuli
azzurrofili e granuli specifici per distruggere il patogeno internalizzato, utilizzando lisosomi e secernendo
LEUCOTRIENI (che innescano la RISPOSTA INFIAMMATORIA).
L’infiammazione è perciò un evento secondario ad un processo di infezione.
Dopo aver svolto il suo lavoro, il neutrofilo va incontro a un processo di morte cellulare e i suoi detriti vanno
a formare il pus.
BASOFILI

Nucleo ad S

E’ caratterizzato da:
-GRANULI SPECIFICI: sostanze che innescano l’infiammazione
-GRANULI AZZURROFILI: lisosomi

FUNZIONE.
I basofili intervengono nello shock anafilattico: rilasciano i loro granuli specifici

I granuli specifici che vengono rilasciati sono:


-EPARINA: previene la coagulazione del sangue nel sito di infezione (innesca la prima risposta)
-ISTAMINA: provoca vasodilatazione e la broncocostrizione (contrazione muscoli lisci dell’apparato
respiratorio)
-LEUCOTRIENI: effetto simile ad istamina ma più lento e duraturo; attirano linfociti e neutrofili, innescando
ulteriormente la risposta infiammatoria
-INTERLEUCHINA4: stimola produzione di IgE da parte di cellule B (feedback positivo)
EOSINOFILI

Nucleo bilobato o a lente di occhiale

E’ caratterizzato da:
-GRANULI AZZURROFILI: lisosomi
-GRANULI SPECIFICI: rilasciano sostanze ad azione microbicida (parte interna, più elettrondensa) e sostanza
ad azione degradativa (parte esterna, meno elettrondensa)

FUNZIONE.
Completano la risposta infiammatoria

I granuli specifici:
-Rilasciano la PROTEINA BASICA MAGGIORE e la PROTEINA CATIONICA EOSINOFILA, che uccidono
definitivamente il patogeno.
-Contengono inoltre FOSFOLIPASI, RIBONUCLEASI e CATEPSINE, per la digestione di tutto ciò che è stato
fagocitato.
-Sono richiamati nel sito di infezione dai LEUCOTRIENI e ISTAMINA, rilasciate da neutrofili e basofili
-Hanno RECETTORI DI MEMBRANA PER LE IgE (immunoglobuline), che funzionano come proteine segnale.
Svolgono azione anti-infiammatoria tramite rilascio di SEGNALI INIBITORI

MONOCITI

Nucleo a forma di fagiolo


Sono le cellule più grandi del sangue
E’ caratterizzato da:
-GRANULI AZZURROFILI (perché i monociti sono i precursori di macrofagi, gli “spazzini dell’organismo”):
lisosomi
-MOLTI VACUOLI
FUNZIONE.
Dopo aver lasciato il circolo, si trasformano in macrofagi o cellule dendritiche

-MACROFAGI
FUNZIONE.
-Eliminare cellule morte o danneggiate (sono fagociti molto efficienti)
-Secernere CITOCHINE, che attivano la risposta infiammatoria e stimolano la proliferazione e la maturazione
di cellule dell’immunità adattativa
Es. Cellule di Krupffer nel fegato, sono dei macrofagi.
-CELLULE DENDRITICHE
FUNZIONE.
Fagocitano antigeni ed esprimerli sulla loro superficie, facendoli riconoscere dai linfociti T durante il
processo di risposta immunitaria

CELLULE APC: cellule capaci di presentare l’antigene e possono essere:


-CIRCOLANTI: macrofagi e cellule dendritiche
-RESIDENTI: es. Microglia (Cervello), Krupffer (Fegato), Langherans (Pelle)

L’antigene viene presentato grazie al complesso MHC, che è il complesso maggioremdi istocompatibilità.
Il linfocita deve essere educato dalla cellula presentante l’antigene a riconoscere la componente
antigenica: tramite un processo di fagocitosi, il patogeno viene fagocitato da queste cellule, che
espongono l’antigene. Il linfocita a questo punto, interagendo con la cellula presentante l’antigene, si
educa al riconoscimento dell’antigene.

Es. In timo e milza, i linfociti seguono un processo di selezione, per vedere se sono capaci di distinguere il
self dal non-self (quindi se sono capaci di riconoscere cosa è pericoloso o no): devono saper attaccare
il non-self e riconoscere come proprio il self. Se uno dei due check fallisce, la cellula viene degradata,
perché non è matura. Nelle patologie autoimmuni viene meno uno dei due check e l’organismo
aggredisce erroneamente se stesso.

Nel nostro organismo abbiamo due tipi di immunità:


 IMMUNITA’ INNATA: determinata dalle barriere che il nostro organismo possiede, come pelle, muco,
regolazione di pH e temperatura;
 IMMUNITA’ ACQUISITA (o SPECIFICA): sviluppata nel tempo dopo essere entrati a contatto con organismi
esogeni dell’ambiente esterno. Essa si divide in
-IMMUNITA’ UMORALE: rilascio di anticorpi
-IMMUNITA’ CELLULARE: mediata dalle cellule della linea bianca.
I due tipi di immunità vengono attivati grazie ai sistemi del complesso maggiore di istocompatibilità 1 e 2
(MHC).
MHC I: riconosce antigeni endogeni, cioè cellule infettate dai virus. E’ espresso da tutte le cellule somatiche
e serve ad educare i linfociti T-citotossici
MHC II: riconosce antigeni esogeni, derivati dal processo di fagocitosi degli organismi patogeni e
dall’esposizione degli antigeni. E’ riconosciuto dai linfociti T-helper

Come avvengono questi processi? Le cellule presentano l’antigene ai linfociti grazie a un processo iniziale di
fagocitosi, un secondo processo di distruzione ed infine l’antigene viene riconosciuto dai linfociti T, che
innescano la risposta immunitaria.

LINFOCITI

Nucleo tondo, grande ed eccentrico; citoplasma scarso

Esistono 3 grandi famiglie di linfociti:


-LINFOCITI B (15%)
-LINFOCITI T (80%): citotossici e helper
-LINFOCITI NATURAL KILLER (NK, 5%)

I linfociti T hanno tutti sulla loro superficie un peptide di riconoscimento che si chiama CT3: i linfociti T
differenziano poi in citotossici ed Helper.
LINFOCITI T CITOTOSSICI: hanno granuli nel citoplasma che contengono porfirine e granzimi. Possono
bucare la parete del patogeno e distruggerlo. Si riconoscono per la presenza di una proteina di
riconoscimento CD8 sulla loro superficie. Riconosce il MHC II
LINFOCITI T HELPER: aiutano l’attività dei linfociti T nel processo di risposta immunitaria. Si riconoscono
dalla presenza di CD3 e 4. Riconosce il MHC II

FUNZIONE.
Riconoscimento specifico di antigeni estranei (risposta adattativa)
Riconosciuto l’antigene, migrano nei linfonodi e nella milza, dove formano cloni di cellule identiche con due
caratteristiche: cellule effettrici e cellule con memoria.
In particolare:
LINFOCITI B: risposta immunitaria umorale tramite anticorpi (differenziano in plasmacellule per produrre
anticorpi)
LINFOCITI T: risposta immunitaria mediata da cellule (tramite TCR, un recettore che permette il legame
degli antigeni legati dagli MHC);
-T CITOTOSSICI: uccisione cellule estranee o infette
-T HELPER: stimolano T citotossici e linfociti B
-T REGOLATORI: soppressione della risposta immunitaria
NATURAL KILLER: sono in grado di uccidere le cellule estranee o cancerogene. Simili alle cellule T ma non
hanno il TCR
SINTESI LINFOCITI
Nell’adulto i linfociti sono prodotti nel midollo, mentre nella fase fetale sono prodotti nel timo, che
regredisce con la crescita e diventa tessuto adiposo; differenziano nella linea linfoide (da una cellula
progenitrice si ha una linea linfoide e una mieloide; nella linea linfoide ci sono i linfociti).
Nel tempo del loro processo di maturazione cambia l’abbondanza del reticolo endoplasmatico rugoso, che
è più abbondante nelle cellule che producono anticorpi (molecole di natura proteica).

I linfociti T vengono educati nella milza a riconoscere l’antigene.


Nella milza maturano i linfociti B e si differenziano in:
-CELLULE EFFTTRICI
-CELLULE CON MEMORIA
Ognuno di noi ha dei cloni linfocitari, ovvero una famiglia di linfociti B capace di riconoscere un
microrganismo x. Di norma questi cloni si trovano nella milza e nei linfonodi. Nel momento in cui ho
nuovamente un’infezione da parte di questo microrganismo, intervengono le cellule effettrici (linfociti
immunocompetenti) producendo anticorpi e, parallelamente, si rinnovano le cellule con memoria, che
hanno emivita pari a pochi mesi o anni.
I linfociti B si trasformano poi in plasmacellule e vanno a produrre anticorpi nella risposta umorale.
La risposta immunitaria cellulo-mediata è invece fatta a opera di linfociti T: i citotossici uccidono le cellule
infette (grazie ai granzimi e porfirie), gli helper stimolano invece i Citotossici e attivano i linfociti B, i
regolatori modulano la risposta infiammatoria grazie alle citochine.
I linfociti natural killer uccidono cellule estranee e cancerogene.

GLI ANTICORPI

STRUTTURA
Gli anticorpi sono proteine che appartengono alla famiglia delle immunoglobine, di cui esistono 5 grandi
famiglie (IgD, IgM ,IgA, IgE, IgG).
Sono costituiti da due catene pesanti e due catene leggere: a livello delle catene pesanti le distinguo nelle 5
grandi famiglie, a livello di catene leggere ho proprio il sito di riconoscimento dell’antigene esogeno (questi,
sulla loro superficie, hanno dei fattori di virulenza riconosciuti dall’anticorpo).

IMMUNOGLOBULINE
IgM: si trovano in circolo subito dopo l’infezione, durante la risposta primaria.
IgG: si trovano in circolo durante la risposta secondaria.
IgE: sono caratteristiche delle risposte allergeniche.
IgD: si trovano a livello del latte materno e dei liquidi corporei.
IgA: si trovano a livello connettivale.

COME SI GIUNGE ALLE 5 IMMUNOGLOBULINE


All’interno dei geni che codificano per le catene pesanti e leggere ho delle porzioni costanti e delle porzioni
variabili, che mi garantiscono la variabilità della famiglia degli anticorpi (come le porzioni D e J). Mediante
processi di splicing riusciamo ad eliminare le porzioni che non ci interessano e quindi a ottenere le diverse
famiglie.

PIASTRINE

STRUTTURA
Le piastrine non sono vere e proprie cellule, ma detriti cellulari dei megacariociti. Sono molto piccole nello
striscio di sangue e sono prive di componente nucleare.
Le piastrine hanno una fitta organizzazione di microtubuli nel centro e hanno una struttura periferica detta
IALOMERO e una centrale detta GRANULOMERO.
I granuli alfa contengono: FIBRINOGENO, TROMBOPLASTINA e TROMBOSPONDINA, che favoriscono la
coagulazione.
I granuli delta contengono: CALCIO, ADP, ATP e SEROTONINA, con azione di vasocostrizione
I granuli lambda contengono: ENZIMI IDROLITICI, che rimuovono il coagulo.

FUNZIONE.
Esse sono importanti per la coagulazione del sangue e la chiusura delle ferite.

Rilasciano sulla sede del coagulo le proteine responsabili della coagulazione. La FIBRINA infatti forma una
rete che intrappola le cellule del sangue, creando una prima chiusura della lesione.

COAGULAZONE
Il processo di coagulazione del sangue avviene grazie alla molecola della FIBRINA, prodotta sotto forma
inattiva di FIBRINOGENO. Quando i granuli vengono riversati, si taglia una porzione di fibrinogeno e si
ottiene la fibrina.
Si attivano a questo punto a cascata i fattori di coagulazione, prodotti tutti in forma inattiva. Questi fattori
lavorano tutti per produrre la TROMBINA, responsabile del taglio del fibrinogeno e per questo definita
come forbice molecolare.
ATTIVAZIONE COAGULAZIONE
La coagulazione si può attivare mediante una via intrinseca o estrinseca.
VIA INTRINSECA: si attiva la risposta al coagulo senza il coinvolgimento delle cellule endoteliali
VIA ESTRINSECA: attivazione a livello del danno tissutale.

Si attivano tutti i fattori della cascata della coagulazione per produrre la fibrina e bloccare la fuoriuscita del
sangue.

Il processo di coagulazione si divide in realtà in emostasi primaria ed emostasi secondaria.

A livello del danno tissutale, in seguito alla rottura del vaso, le cellule che sono state danneggiate rilasciano
il FATTORE DI VON WILLEBRAND e la TROMBOBLASTINA TISSUTALE: si attiva quindi l’emostasi primaria.
Grazie a questo fattore, le piastrine si aggregano a livello della lesione e rilasciano il contenuto dei granuli
(Tromboplastina piastrinica, trombospondina, serotonina) inducendo la vasocostrizione e, quindi, si
restringe il vaso e si avvicina le cellule dell’endotelio, chiudendo la lesione.
Nell’emostasi secondaria le TROMBOPLASTINE e il FATTORE XII DELLA COAGULAZIONE consentono la
formazione della FIBRINA.

FIBRINOLISI: Le piastrine, una volta formato il coagulo, rilasciano i granuli di digestione (che digeriscono
tutte le proteine utilizzate) e rimuovono il coagulo grazie al processo di fibrinolisi, attivato grazie ai granuli
lambda delle piastrine.
Le piastrine rilasciano l’attivatore del plasminogeno, che trasforma il plasminogeno in PLASMINA, una
proteasi in grado di degradare fibrina e lisare il coagulo, e le cellule endoteliali ricominciano il processo di
riparazione tissutale.

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