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CAPITOLO 3

L A PRODUZIONE IN PROSA
···················································································································································
1 Le Operette mora/I 2 Lo Zibaldone 3 Il Discorso sopra lo stato presente del costumi degl/ ltallanl

1 Le Operette morali
Il li rosi com one di 24 prose, per lo più dialoghi. Lassenza di una cornice che inguadri
e colleé~ tr~ lo~ pam~dàall'insieme l' appar~ d~ a raccolta di componenti. est~ -

rS) mamente liberi e vari per temi, p ersonaggi, scelte formali e stilistiche..1:,impressione è in
,parte corretta~ ~' che colloc~ oli testi a[jnterno di un disegno unitario~

La genesi e la struttura
I.A STRUTTURA, IL TITOLO E I PERSONAGGI • Utitgfo Opgette mora/i
@
ONLINE
gioca su una voluta ambiguità: l ~ o r4/i sembra allu- Approfondimenti
• Le prime venti Operette
dere alla rraswiMiaoe giwlmessaggi_.i>,.m,,osso quindi da un iiì- • Le Operette del '45
~ntn1)Cdagogi~ dell'autore nei confronti dei lettori;.~ tan-
al plurale e n~ sua forma alterata (operette e non opere), attenua invece in anticipo e ~ n
lieve ironia la dichiarazione etica, confermando la predilezione leopardiana per le misure brevi
e le forme aperte, ctiesi sottraggono volutamente a una dimensione di rigorosa sistematicità.
All'insegna della varietà sono a9che i p"'rson~, tratti d~ J foria..,t dal costume, dal
mito o 3atla letteratura; Leonardili stacca però tutti dai rispettivi contesti storico-culturali,
F rr.une vocC™o~ti
-~ - '.r= = -
che ero~ pono dal --
nulla e s'inco,11wn.o ---
o.,.-µrix_-Q di './
!ll...lJJ.!..tS.eI_t;. ...,.
sçepe. Su alcuni !'amor.e proietta eiù èOll!Ta~ n~ stesse (Eleandro, Parini, Tasso, Otto-
nieri, Tristano), ma l'identificazione è sempre mediata dal filtro dell'ironia che pervade im-
mancàbilmen.te la pagina. E anche guando ~i trat,t~ tsonaggì,,,realm..e.o.t~ ssuti,.il.let-

OPERETTE •onu1

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Edizione delle Operette


morali di Leopardi, pubblicata
a Napoli da Saverio Starita
nel 1835.

CAPITOLO 3 LA PRODUZIONE IN PROSA I 373


tore dd le..Qp_m:tte-12resto si ID'..Yede-del-loro-v.alor.e emblematico: _essi interpretano infatti
l'u_o_m o con le sue fragilità..e..debole:zzc..[.. T2 Dialogo di Torqua!!J Tasso e del suo geniofa--
m1ùare, p. 386; T4 Dialogo di Federi_:o Ruysch! delle sue mummie, p. 399].

"PREISTORIA" E STORIA DELLE OPERETTE MORALI • Il progetto dell e•.Dp erette matura veloce-
mente in un solo anno: nel 1824 vengono compostetutte venti le prose e ~ e
ranno il 2 rimo nucleo oefl ibro. Tuttavia, già a partire dagli anni 18 19~ 0, parallelamente
~or:1posizio~e delle C(lnzonTeaegfi.Ttiilli, ~ra com2arsa tra i "progetti Jetterari" di Leo~·
_p_ard1 l'idea di «Dialoghi Satiri ci alla maniera di Luciano», ovvero ispirati all'opera di f u-
ciano di Samosata, scrittore greco vissuto nel II secolo d.C., in piena età ellenistica.
tento, ribadito negli anni immediatamente successivi, era quello di servirsi deli' arma della
~ a - come si legge nello Zibaldone - per «scuotere Ja[sua) povera patria, e secolo», stf-
o andone la riscossa etica e civile.
La prima edizione a stampa delle Operette appare a Milano nel 1827 per i tipi dell'e-
ditore Stella. Nel! arco dei tre anni ch e separano la composizione dalla pubblicazione Leo-
pardi continua a lavorare al progetto, spostando l'ordine di alcuni resti. Nel corso del trien-
nio Leopardi approfondisce inoltre le letture filosofiche (tra gli antichi, i filosofi pessimisti;
tra i moderni, i materialisti settecenteschi come d'Holbach), e completa e compone altre
prose: Frammento apocrifa di Stratone da Lampsaco; Il Copernico. Dialogo e il Dialogo di Plo-
tino e Porfirio. I nuovi testi non troveranno però spazio nel!' edizione del 1827 (forse per
motivi di censura), ma solo in quella postuma del 1845.
A distanza di sette anni dalla P.rim.~,..11sçìwa~ da.edi~ion&-eandGtta a Fjrenze dsl
Piatti nel 1834 sotto il controllo di Antonio Ranieri. Rispetto alla precedente vi compaiono
1gue dia laghi scritti nel 1832: D,alògo di un Venditore d'almanacchi e di un Passeggere e Dia-
logo di Tristano e di un amico. Seme!!:....Ranieri porterà a termine la terza edizione fioren-
tina, edita da LeJQl.onmer nel-I84Sa'.1.,guesto ~ mo le operette sono diventate 24: escluso
il Dialogo di un lettore dt umanità e i Sal!uiuo, sa~ p ite dal èiiraroreClell7dizTone
le t re operette scritte tra iI 1825 e il 1827, finO a quel momento inedite.
La storia editoriale di questo t.(:StD.non..6.~e .eerò nc.l.JM5.:..nel..l85D_ess_o s~ nfatti
messo all'indice co l'a · enza di "verità reli iose". A Recanati, nella bibliotecadi
casa eopardi, esiste uno scaffale dei~ i "proibiti": è Il che troveranno posto le Uperétte.
7Ja questo punto in poi la storia del lioro è già storia della sua ricezione. - - -- -

LE OPERETTE DEL 1845

_::l._.:;S:::t=o="=·a=d=e=Ig~e=n=e=re=um
_ an_o_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _-:X-::1-::11._ll-:-P-::a_rin~i,_
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raa=d=e=ll=
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II. Dialogo d'Ercole e Atlante XIV. Dialogo di Federica Ruysch e delle sue mummie- -

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IV. Proposta di premi fatta da/l'Aççademia..de~ i/lagrall XVI. :iialogo di Cristoforo CfJ}.QfllbO e-di-Pietro.G u t i ~

_'!,_V'.:_=gD~ia~lo~g~o~
>.,.S!J.Jm-
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~n=a~mf'!:,__ _ _ _ ___.'.X~V~II'.'.._~~~la~g~io:_:d~e~g:;,'li~
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_'!,_V:':1.-"gD~ia~lo~q~o~d~i~M~g~la'='m=b='='=u=n="o~e,:;d~i~Fa~rf,~a~re:.:.ll:.:.o_ _ _ _ _ _~X:V~ll=l.~C=aa~t~ic:'o...r/
::".:.:el'. .'G:'.'.a'.'.'.ll'.':'.a. ::S'.'.'.il~ve:'s:'.'."-:::._
t'~ _ _ _ _--:__..---
V I I . ~ r(e/lq Natura e di un'Anima XIX. Fram_m~nto apocnfo rE2:mtooe..da-Lampsa~

VIII Dialogo della Terra e della Luna XX. Dialoga di TiIIJandro e di E/eandro

. ..::_t.Jl-S~::::'.m:'.'.w
~l~X:... '.:'.'.
m'.":~::s=a=.fi::Lc,P,.ro"'m
~e-:-t-eo-:-;=:-;;:::~- - - - - - - : ;XX: I:;-.~l~IC
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rn=:i~=o~. :...
D.,; ia;;;lo;;:g:.:,o_ _ _ _ _ _ ____....-
X. Dialogo di un Fisica e di un Metaf!.sica XXII. Dialoga di Plotino.e Porfirio
Dialogo di Torquato Tasso e del suo genia fa_miliare XXlll;J!ig!Qga..di.un Venditor~ _di un passeggere
Xl.
Xll .~ o della Natura e di un Islandese XXIV. Dialo.90.dUrisJQr/P_,e~

-,
\ E±-
I SEZIONE 3 LEOPARDI E LA POETICA DELLA LONTANANZA
• Poesia e filosofia
·······················································
U N MOM ENTO DI SNODO • b ge nesi delle Operette si situa nel ONLINE
S2mplessu eassagg!o che J"ipi-e con la eosiaaetta ~ nrusione
filosofi~a·• del 18l l e.,culmina nel"l822-23. N ell'arco tempo-
@Testi da leggere
• Dialogo di Plotino e Porfirio

rale co'.11preso _tra questi du7'ernem!Leoparoi mette a punto


(D la teona del piacere e viene definendo in chiave._materialistico-weccanici.srica la sua visione
della :1atur~.. Queste acquisizioni, unite alla liquidazione del Cattolicesimo e di ogni residua
fìdu 1a polm7a, s,on.o ali~ base del temporaneo.abbandono della lirica e costituiscono la linea
7
~eoric2:~ .~ ~~t1v~ dell o~ ra, vero e proprio snodo ideologico essenziale per ccrmprerrdere
0 1success1v1 sv~2.1 del ensiero leo ardiano e le corrispondenti scelte sul pìann~Jette&ario.
- su ~uesto sfond~ -~9!2 1!.!!QJgli aspetti più.~ nnovanv1 ctelle"opèrem;---~er0 lo
stretto r~eP,orto clìe a q~esto pJ!nto del proprio percorso inteliettuale Leopara i 1stiruts<:e
--
tra poesia e filosofia. Ancora una volta Ciè t™ iinonelo ZiGaulorn•1:h:t-t82-3:- - -
;

È tanto mirabile quanto vero che la poesia la quale cerca per sua natura
il bello e la filosofia eh' essenzialmente ricerca il vero, cioè la cosa più con-
traria al bello, sieno le facoltà più affini a loro, tanto che il vero poeta è
sommamente disposto ad essere gran filosofo e il vero filosofo ad esser gran
poeta, anzi nè l'uno nè l'altro non può esser nel gener suo nè perfetto nè
grande, s' ei non partecipa più che mediocremente dell'altro genere.
(Zibaldone, 845, 8 settembre 1823)

Un anno dopo la stesura di quest'appunto, Leopardi matura il progetto delle Operette,


in cui il piano dell'invenzione poetico-creativa e quello della meditazione filosofica trovano
una sintesi perfetta.

LA SCELTA DELLA PROSA E LA FUNZIONE DEL RISO . Per portare avanti il progetto Leopardi sceglie
come strade maestre la prosa e il registro dell'ironia. La clllave per comprendere le.ragioni
di questa scelta è nelle Operette mora7z stesse: '

Se alcun libro morale potesse giovare, io penso che gioverebbero massima-


mente i poetici: dico poetici, prendendo questo vocabolo largamente; cioè
libri destinati a muovere la immaginazione; e intendo non meno di
prose che di versi.
(Dialogo di Timandro e di Eleandro)

A ridossa della crisi_ ardi matura dunque l'idea che anche la prosa
si~atta a esprimere «pensieri poeti~ veramente propri e mo erm» ~ossa consel).t1rgh..,_
cç\i_farsi @osofo.,5enza rinuncia_re alla potenza evocatrice dell'imm.:gin::.,zio~ e della fant a:-
.Ji.a.. La strada che aveva davanti a sé era però araua: occorreva dare afla letteratura italiana
..1.ID,i.,prosa, filosofiQl.._ch..e&ssa no11,._posse1!,va, perché in fo ndo non disponeTacfi una mo'.-
derna filosofia capace di indagare sul vero. Di qui la scelta dell'ironia, secondo una pç,o-
spettiy:a socratica rinnov;u:a: il ricorso al dialogo e 11 re imo ironico ass hcunQ il~ 1to
di scardinareJe certezze su cl!U.n cautam te · sa o la società e il pensiero umano. C~ -
~ isulta dunque lafunzio,!le del ri_!o , d i cui Leopar~i sfrutta la doppia valenza:

----
- _!l,issacratQria, perché rivela gli inganni e.Je..i-llusioni -GM..Wruclk.lli1...P-J;oduce allo sco12o
di mascherw:-la-reale.mndizione umana;
- _çonsolatoria, perché allevia l'animo e in parte lo risarcisce della dolorosa verità sulla con-
dizione umana. -
CAPITOLO J LA PRODUZIONE IN PROSA 375
«Spogliarsi degli errori»
············~·~·~;~~-~~~~~~1~;~~·~·~~~~·~;~~~TTE • L idea delle Operette morali dnas11:~din 1r o0n_co~ tanza
' • · I d' con il tramonto e I ea e 1 un 1mpe-
con I app rpfondirsi del pess11rnsmo eopar 1ano e . cl'
· · e 12ol1t1co,
gno civile .. caldeggiato· d a p·1erro G'10rd an1.· Lo sguardo
. d1 Leopar La · q·. ·uesto
. . punto .
· f di · ·
s1 a smcantato e scettico; ana 1s1, 11 l' 1· · C.Jtrata dall'ironia '
nsulta serrata e luc1d1 ss1ma,
.
1m-
· I d I
pietosa nello svelare le debo ezze e pensiero contem · poraneo · In questa prospem
. va appare
. .
'al ·1 ·b d ll
essenz1 e I contn uto e a scienza e · della filosofia moderne, ovvero cli .quella trad1Z1one
che, partendo dalle scoperte dell'astronomo e matematico Ni~col_ò Copernico, ~assa~do pe~
la rivoluzione scientifica di Galileo Galilei e lsaac Newton, SI alimenta del razionalismo d1
Cartesio e della valorizzazione del!' esperienza di John Locke per culminare nell'_Illuminismo.
Grazie a questa importante linea di sviluppo è stato possibile, secondo Leopar~l'. sgomberare
il campo dalle ingannevoli certezze del passato e aprire la strada a un sapere cnuco e attento
al "vero". Esemplare al riguardo è questa nota dello Zibaldone:

[ ... ] la cognizione del vero non è altro che lo spogliarsi degli errori, e sa-
pientissimo è quello che sa vedere le cose che gli stanno davanti agli occhi,
senza prestar loro le qualità eh' esse non hanno. La natura ci sta tutta spie-
gata davanti, nuda ed aperta. Per ben conoscerla non è bisogno alzare alcun
velo che la copra: è bisogno rimuover gl'impedimenti e le alterazioni che
sono nei nostri occhi e nèl nostro intelletto; e queste, fabbricateci e ca-
gionateci da noi col nostro raziocinio. · · ·
(Zibaldone, 2710, 21 maggio 1823)

In questo passo, e analogamente nelle Operette, Leopardi mostra la natura ambivalente


della ragione: da un lato il «nostro raziocinio», l'umano intelletto, fabbrica ostacoli quasi
allo scopo di allontanare l'uomo dall'accertamento della verità; dall'altro è sempte e solo la
ragione, usata però in funzione critica, a poter rimuovere quegli ostacoli e liberare la via che
conduce alla conoscenza della condizione umana nel sistema naturale. In questo Leopardi
è erede della migliore tradizione illuministica, rilanciandola in una prospettiva rinnovata.

L'I MPEGN O ETICO • La sfiducia nei confronti dell'impegno civile e politico non equivale a
un'analoga rinuncia sul piano morale.Anzi, le Operette danno un valore etico altissimo allo
sforzo conoscitivo che le attraversa: dimostrare l'infondatezza di miti quali la felicità, l'an-
tropocentrismo, la perfettibilità del genere umano, il progresso ecc. è il primo passo verso
la definizione di una morale profondamente rinnovata, integralmente laica, aliena dalle
sol~ioni o.fferte d~la ~eligione e dalle ideologie. correnti, e in grado di proporre agli uo-
mim nuovi modelli di comportamento fondan sulla consapevolezza del vero.
Se infatti le illusioni degli_antichi,.i~ quanto ~r~dotto dell'immaginazione, erano «felici er-
rori», belle favole dalla funz10ne posmva, capaci d1 accrescere il vigore e l'entusiasmo con cui
quegli uomini affrontavano l'esistenza, le illusioni moderne appaiono a Leopardi come il
prodotto degli inganni dell'intelletto in un'epoca in ~ui l'. uomo non può più rinunciare alla
consapevolezza filosofica. È su -queste premesse che s1 delinea il complesso s d 11' .
· di copo e opera.
_ affermare un nuovo tipo conoscenza, fondata sul connubi' o tra 1· mmagmaz10ne · • e ra-
gione, nel cui segno Rossano compenetrarsi ricerca del bello e del v .
dimostrare la vacuità dei falsi miti su cui si è costruita l'illusion ero, d Il r . • , .
, • h · e di ull e umana_ e a 1e11c1ta,
Proporre un etica nuova. .e e s1 10n s a consapevolezza del vero e sul coraggio • di accet-
tarne le conseguen3 mmgandole con la leggerezza dell'ironia e I b li d Il •
, d fìd d Il O . . a e ezza e a poesia.
Questa e la gran e s 1 a e e 'Perette e il vero insegnamento m al h L d. ff
• d · al • or e c e eopar 1 o re
ai letton, mostran o una via ternatlva, dura ma altissima all I•d l . d l
. ' e eo ogie e tempo.

376 I S EZIONE 3 LEOPARDI E LA POETICA DELLA LONTANANZA


Un'opera aperta e attuale
·························································
TRAGITTI TEMATICI • Su que-sto sfondo vanno lette- le varie e intrecciate scelt~tematiche delle
Optrm~ difficilmente schematizzabili entro un disegno definito e chiuso. Per questa ragione,
più che di temi, si è parlato di «tragitti tematici» (Liana Cellerino) che nell'opera si intersecano
e si spezzano per poi riannodarsi e collegare tra loro testi lontani e in apparenza diversi.
Uno dei punti centrali delle Operette è la meditazione sull'infelicità, cui fanno capo
molti testi del 1824, che, con diversi accenti, dichiarano l'impossibile conciliazione tra l' or-
dine cosmico e la ricerca di piacere del singolo individuo. Di qui alcuni corollari: se non è
dato conseguire neppure un attimo di felicità, che almeno ci si privi dell'infelicità, anche se
ciò comporta inevitabilmente la rinuncia alla vita (Dialogo di Malambruno e di Farfare/lo).
Del resto, neanche la lunghezza della vita è garanzia di possibile appagamento, perché vi-
vere non è un bene per se stesso. ·
Altro nucleo tematico è quello del piacere e della noia: se in alcune operette Leopardi
sembra indicare nell'intensità delle sensazioni (Dialogo di un Fisico e di un Metafisico) o nel
gusto per il rischio e la sfida (Dialogo di Cristoforo Colombo e Pietro Gutierrez) gli unici an-
tidoti alla noia, presto anche questa prospettiva si rivelerà un sogno, il ricordo di una con-
dizione che forse non è mai esistita. I.:individuo, teso a riempire il vuoto della vita, capisce
che il piacere appartiene sempre al passato o al futuro, e mai al presente [,. T2 Dialogo di
Torquato Tasso e del suo genio familiare, p. 386] . Il tema dell'infelicità è strettamente con-
nesso a quello della N atura: se, in un primo tempo, essa non viene considerata direttamente
responsabile della sofferenza umana (Dialogo della Natura e di un'Anima), presto cadrà
anche questa illusione. La svolta è la scoperta dell'indifferenza della N atura al patire del-
l' uomo, sullo sfondo di una nuova visione cosmica che assegna un ruolo assolutamente
marginale al genere umano e demolisce il mito dell'antropocentrismo (Storia del genere
umano; Dialogo della Terra e della Luna; Dialogo della Natura e di un Islandese, T3, p. 392;
Cantico del Gallo Silvestre, T5 , p. 405) .
Leopardi s'adopera a dimostrare l'infondatezza dei miti tradiz,ionali, ma anche di quelli
più recenti: civiltà, perfettibilità della specie, esaltazione del progresso e della scienza sono
sottoposti a un'ironica e sistematica demistificazione in moltissime operette, e soprattutto
nel Dialogo di Tristano e di un amico[,. T7, p. 4 13]. Al vaglio critico e ironico non sfug-
gono neppure valori co'.11~ il sa~ere e la sa?gezza, la gloria_e I~ letterat~ra, il l?ro rapporto
con la dimensione quot1d1ana e 11 mondo, il confronto ant1ch1-moderm (così m Dialogo di
Timandro e di Eleandro; Il Parini, ovvero della Gloria; Detti memorabili di Filippo Ottonieri;
Dialogo di un Venditore d'almanacchi e di un Passeggere, TG , p. 410).
Altro nucleo aggregante sul piano tematico è quello della morte, che conosce nel cammino
delle Operette una significativa progression~: pur attraversando mo_lti dei ~esci già ricordati, il
tema ha il suo preludio naturale nel Coro d apertura del Dialogo dt Federico Ruysch e delle sue
mummie[,. T4, pp. 399]. Anche la riflessione sul suicidio compare più volte nel libro, per
culminare nel Dialogo di Plotino e Porfirio: Porfirio difende la scelta di porre fi ne ai suoi giorni;
Plotino, suo maestro, prova a dissuaderlo opponendo agli incontrovertibili ragionamenti del
discepolo l'argomento della compassione e del senso dell'animo, che spinge l'uomo a rimanere
attaccato alla vita gra7,ie al ciclo incessante della speranza e alla forza degli affetti.
Q uesti e molti altri sono gli argomenti che circolano e si ridefiniscono continuamente
nd testo, sicché qualsiasi schematizzazione esterna non potrà mai avere un valore defini-
tivo. In fondo, l'originale paradosso delle Operette sta proprio nella straordinaria libertà e
nella leggerezza dell'impianto, che sostiene invece un contenuto tanto complesso e serio.

In assenza di un modello letterario italiano, Leopardi inventa un nuovo


M ODELLI E FON TI •
tipo di prosa filosofico-letteraria in cui confluiscono moire esperienze della tradizione.

CAPITOLO 3 LA PRODUZIONE IN PROSA I 377


Indicativa in tal senso la ripresa del genere dialogico (prevalente tra _le 24 p~ose) , che-si
richiama aLmodello antico dei dialoghi--Sati1:i0i scritti dal gre_co Lu~t~~ di S:mi~sata
(II secolo d.C.), caratterizzati da una spiccata contaminazione d1 ~ene_n, stili e_reg1stn. Nei
dialoghi clel filosofo greco Platone Leopa rdi col~vece., 1'esemp10 c!J unasentt~ra capace
di coniugare insieme speculazione filosofica ed estro poetico. N o? .01aoca~o _m~!tre ri-
chiatUi a Cicerone e ai moralisti greci, allo storico Senofonte e, tra 1 moderni, a1 di:tloghi
satirici d'impronta scettica diffusi tra Seicento e Settecento nella cultura europ~~, m par-
ticolare francese (è il caso del preilluminista Bernard de Fontene_lle), ~la tra~1z_10n~ del
cont.!.._Philosophique ("racconto filosofico" ) dell'illuminista Voltarre (1ec~ dei v1agg1_ del
suo Candide alla ricerca del «migliore dei mondi possibili» rivive, ad esemp10, n~lle fenpe-
zie dell'Islandese leopardiano), e allo scrittore inglese Laurence Sterne e alla sua ironia (nel-
l'Ottonierz). Tra gli antecedenti più nascosti è l'Ariosto, sia delle Satire sia del Furioso, altro
modello di strutture aperte oltre che di scrittura satirica.
I.:intarsio delle fonti letterarie e scientifiche è poi frutto della frequentazione dei testi
antichi e moderni che la ricchissima biblioteca di Monaldo metteva a disposizione di Gia-
como. Particolare è l'atteggiamento verso le fonti: spesso Leopardi utilizza citazioni e allu-
sioni, le imita o le falsifica per farne la parodia. Il gioco letterario può spingersi fino al gusto
del paradosso o al vezzo di dichiarare fonti in realtà non usate, e di tacerne altre più im-
portanti per l'interpretazione dei testi.

l,IW

.I
I
Leopardi e la filosofia
N elle prime pagine dello Zibaldone Leopardi mo-
stra un atteggiamento critico nei confronti
della filosofia, percepita come una disciplina che to-
prassi, tra speculazione e storia. Solo che, diversa-
mente dagli illuministi, Leopardi ribalta il discorso in
direzione nichilistica: se Voltaire e gli estensori della
glie, distrugge, svelle più che piantare. Nel primo pe- Enciclopedia ritengono che scopo primario del filosofo
riodo, che corrisponde alla produzione di canzoni e sia quello di lavorare per l'utilità sociale e per la «feli-
idilli, egli la considera responsabile, con la ragione, cità collettiva», Leopardi attribuisce alla filosofia il
del progressivo inaridimento delle facoltà poeti- compito di svelare il senso ultimo dell'esistenza met·
che dell'uomo, e in primo luogo dell'immaginazione. tendo l'uomo al cospetto del nulla, al di là di qual-
Successivamente, al tempo della composizione delle siasi illusione di progresso e di evoluzione sociale.
Operette morali, la sua riflessione_si ~p~r~fondisce, e Leopardi si mostra ancor più critico nei confronti
si complica parallelamente anche il gmd1Z10 sulla fun- del pensiero a lui contemporaneo, in particolare verso
zione della ragione e della filosofia. l'Idealismo, di cui contesta la centralità-data allo spi-
A quest'ultima Leopar~i continua_a neg~e la ca- ~ito e l'idea stessa di sistema. Su quest'ultimo aspetto
pacità di dare senso ali~ v1~a e c?s~r~ue ~emà, _ma 1: il confronto si fa particolarmente interessante: lo Zi-
attribuisce, in prospemva illumm1snca, 11 merito di
baldone affe~ma che il filosofo che si applica a scoprire
demolire gli errori prodotti da1l'intelletto umano.
e conoscere I rapporti e i nessi all'interno della Natura
È evidente in queste posizioni l'influsso di Jean Jac-
non deve pretendere di dare all'insieme una coerenza
ques Rousseau (1712-78) e di lmmanuel Kant
che potrebbe_non possedere. Infatti il piano natur'.11e
(1724-1804), che aveva v~oriz~:o . moltissimo l' a-
non necessariamente coincide con quello della ragw·
spetto critico della r~io~e illu~m1st1ca nella sua bat-
ne umana: esso a.tn.mette il «non esser preciso» e la
taglia contro gli erron e 1dogmi.
contraddizione come elementi suoi propri, che non
Leopardi, l'Illuminismo e i sistemi idealistici
possono né debbono essere eliminati come errori.
Un altro elemento che accomuna Leopardi alla filoso- . :'ill'idea di sistema dalla perfetta tenuta organica:
fia settecentesca è lo stretto rapporto tra filosofia e tipico della tradizione del pensiero tedesco, Leopardi
oppone dunque un atteggiamento aperto e asiscema·

SEZIONE 3 LEOPARDI E LA POETICA DELLA LONTANANZA


378
LA LI NGUA DELLE OPERETTE • Scriyer_e prose_di carattere filosofico-argomentativo attraverso lo
stessoJessico indefinito, e cioè-attraverso le. parole della lirica, è la sfid a di Leopardi.
Su un piano generale, la scelta linguistica di Leopardi prosatore,si inserisce nella ricerca, con-
divisa soprattutto con l'amico Pietro Giordani, del decoro classico: il quale si ottiene, come
rilevato dal linguista Luca Serianni, non diversamente che per il Foscolo delle Ultime lettere di
Jacopo Ortis (e, fatte le debite differenze, per il Manzoni dei Promessi Sposi), «schivando modi
e forme rare e arcaiche» e, d'altra parte, «marcati colloquialismi». Anche la sintassi si fa il più
possibile vicina all'uso parlato, lontana cioè dalle inversioni e dalla separazione di sintagmi,
care ai modelli della prosa trecentesca. Lo_scopo è quello di eliminare l'artificiosità secondo un
intento che_corrisponde alla volontà discorsiva e raziucinante delle Operette.
~ei testi a struttura dialogica la vivacità della scrittura è affidata, oltre che alla brevità
dei singoli interventi, in un intenso meccanismo di botta e risposta, alla mescolanza di tono
serio - magari disseminato di riferimenti letterari o mitologici - e tono colloquiale. Alcuni
dialoghi serrati si concludono con una battuta, o comunque con una trovata di spirito che
alleggerisce la tensione e riconduce l'intero discorso a un tono medio.

FORTUNA DELLE OPERETTE • Le Operette morali furono accolte dai contemporanei con dis-
senso e disinteresse, fatta eccezione per poche e isolate voci. Strana sorte per un libro la
cui prima apparizione coincide, nel 1827, con la seconda edizione dei Promessi Sposi man-

STORIA E TRADIZIONE
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tico, basato su una continua interrogazione, in cui le noscenza in Germania. Del resto, la consonanza tra le
domande spesso non trovano risposte definitive. idee del filosofo d'oltralpe e del poeta di Recanati è
Constatata l'irreversibile disarmonia tra uomo e Na- stata oggetto di frequenti parallelismi, a partire dal fa-
tura, Leopardi arriva alla conclusione che la ricerca di moso dialogo di Francesco De Sanctis (1817-83)
senso dell'individuo moderno non può essere sod- Schopenhauer e Leopardi (1858), in cui per la prima
disfatta se non in modo incompleto e frammenta- volta si confrontano le due linee di pensiero intorno
rio. Proprio questi aspetti spiegano l'interesse di filo- ai temi comuni della vita come dolore e noia, del nul-
sofi tome Friedrich Nierzsche nei confronti del pen- la e della vanità delle cose, della critica al progresso.
siero leopardiano, apprezzato proprio per la sua asi- Se si guarda bene, però, Leopardi e Schopenhauer
sternaticità e per la capacità di arrivare alla verità tra- si pongono domande simili sull'uomo e sul senso del-
la vita, entrambi considerano la Natura come un si-
mite la conoscenza immaginativa.
stema che non ha per risultato la felicità del genere
umano, e tuttavia approdano a esiti diversi. Il filosofo
Leopardi e Schopenhauer
Questi aspetti del pensiero di Leopardi ne pregiudi- tedesco, accertata la condizione di dolore dell'uomo,
carono l'apprezzamento da parte della cultura otto- immagina una via d'uscita alla «cieca volontà di vive-
centesca. Del resto il pregiudizio verso Leopardi "fi- re» attraverso gli stadi dell' ar.te, della pietà (compas-
losofo" fu rinverdito da un intellettuale dell'autore- sione e condivisione del dolore) e dell'ascesi, cht,: si
volezza di Benedetto Croce (1866-1952), che limita esplica come negazione di ogni desiderio (la noluntas,
alla sola produzione lirica la grandezza leopardiana, cioè il "non volere"). Leopardi, che non rinuncerà mai
mentre dà una valutazione negativa delle Operette mo- alla prospettiva materialistica, rifiuta invece la via teo-
rali o dello Zibaldone. Paradossalmente, la significati- retica e metafisica prospettata da Schopenhauer e ab-
vità della "meditazione lirica" leopardiana fu colta di braccia una prospettiva etica. Nella fase finale del suo
più al di là dei confini italiani. Il filosofo tedesco pensiero egli presenterà come risposta al male di vive-
Arthur Schopenhauer (1788-1860) fu uno tra i pri- re una solidale resistenza degli uomini contro la Na-
mi a comprendere la novità del pensiero di Leopardi tura: non si tratta di una "vittorià' sulla Natura, ma di
e a diffonderne, dopo la metà dell'Ottocento, la co- un modo per accettarla e resisterle.

CAPITOLO J LA PRODUZIONE IN PROSA I 379


zonian i, l'altro capolavoro in prosa de l nostro Ottocento. Due libri d iv~rs!ssi~, per~ino ec-
centrici per impostazione ideologica e scelre stilistiche, eppure desrinatJ a mc1dere, ciascuno
a suo modo, nella trad izione culturale.
Il l_ibro leopardiano sarà percepito come inattuale ancora per rutto il s~condo Ott?ce~to.
Sarà il Novecento a farlo uscire dal limbo in cui era stato confinato: 1 filosofi Fr1edr1ch
N ietuche (1844-1 900) e Walter Benjamin (1892-1 940) furono tra i primi a intuirne la
profondità, inaugurando un modo nuovo di accostarsi alle Operette, colte nella loro stra-
niante esemplarità, non più soltanto nei loro pregi stilistici.
Nel primo Novecento un ruolo importante nella valorizzazione del Leopardi delle Operette
(come pure dello Zibaldone) spetta al poeta Vmcenzo Cardarelli, che scrisse alcuni impor-
tanti interventi al riguardo sulla rivista «La Ronda». Nella letteratura italiana, tra i casi più in-
teressanti di penetrazione delle Operette c'è sicuramente quello di Luigi Pirandello, legato a
Leopardi dalla critica ali' antropocentrismo. Sempre nel secolo scorso il libro è stato apprez-
zato anche da scrittori quali Tommaso Landolfì, il Carlo Emilio Gadda delle Favole e da Gior-
gio Manganelli, che ha finemente sintetizzato il valore delle Operette con queste parole:
Un libro che io trovo di una straordinaria sottigliezza, di una fantasia lin-
guistica e intellettuale straordinaria, un libro che racchiude tutte le con-
traddizioni del mondo leopardiano, la sua squisitezza, la sua voluttuosità
linguistica e la sua asceticità. La sua astrazione e la sua esattezza tattile,
la sua precisione minuta [.. . ] esempio forse insuperato di pregnanza, di
pertinenza, d'incrocio di tensioni.
Anche Italo Calvino ne Le cosmicomiche (1965) e in Palomar (1983) si ispira alle Ope-
rette-. le sue meditazioni sull'universo, i suoi silenzi lunari, l'intenso rapporto tra geografia
esterna e interiore portano il ricordo di tante pagine leopardiane e, in particolare, del Can-
tico del Gallo Silvestre [.. T5, pp. 405] . Del resto, molti degli scrittori che nell'ultimo No-
vecento hanno immaginato dialoghi con il cosmo e i suoi elementi, hanno avuto nei testi
leopardiani un passaggio da attraversare; basti pensare al dialogo tra la luna e il computer
nel romanzo Le mosche del capitale (1989) di Paolo Volponi.
Le Operette sono quindi un libro eminentemente novecentesco, perché del loro sottile
e modernissimo spirito, e della loro lingua cosi perfetta per la riflessione antropologica, etica
e letteraria, si nutre gran parte della cultura del XX secolo.

IN SINTESI: LE OPERETTE MORALI

IL SIGNIFICATO DEL TITOLO intento di presentare un messaggio morale, attenuato dall'ironia

MESSAGGIO • una nuova etica laica, basata sulla conoscenza e l'accettazione


del vero

• infelicità, teoria della noia e del piacere


TEMI
• Natura
• infondatezza dei miti della tradizione
• morte e suicidio

• aspirazione al decoro classico


LINGUA
• ricorso all'Ironia

• Luciano di Samosata, Platone, Cicerone, Senofonte


MODELLI
• moralisti del Seicento e del Settecento, Voltaire,
pensiero illuministico

• dissenso da parte dei contemporanei


FORTUNA
• valorizzazione con Nietzsche e Benjamin
• fortuna novecentesca: Cardarelli, Pirandello, Manganelli, Calvino

_o,.. I SEZIONE 3 LEOPARDI E LA POETICA DELLA LONTANANZA

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