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FUNZIONAMENTO DEL PARLAMENTO

Durata in carica delle camere è di 5 anni, tuttavia la costituzione prevede che le funzioni delle camere possano
essere esercitate anche al di là del termine della loro naturale scadenza, quando:

1. Prorogatio (art. 61 Cost.) = istituto in virtù del quale, l’organo scaduto non cessa di esercitare le sue
funzioni finché non si è provveduto al suo rinnovo. Durante questo regime, le camere in regime di
prorogatio si devono attenere all’ordinaria amministrazione cioè ad atti di rilievo politico secondario.
Devono fare tutto ciò che è necessario per proseguire la normale attività legislativa fino al cambio di
legislatura. L’art.85 Cost. dice che le camere in questo regime non possono procedere all’elezione del
PdR.

2. Proroga con legge: disposta esclusivamente in caso di guerra (art. 60 Cost.).

Per la validità delle sedute delle camere, la costituzione richiede una maggioranza = maggioranza dei componenti
delle camere (quorum strutturale) e normalmente il numero legale si presume esistente finché venga richiesta la
verifica dello stesso da parte di uno o alcuni parlamentari, o da parte del presidente dell’assemblea, laddove
all’esito di questa verifica se ne accerti la mancanza.

Per la validità della deliberazione è richiesta la maggioranza dei presenti (quorum funzionale).

I regolamenti di Camera e Senato possono determinare modi diversi per il calcolo delle astensioni: nella camera il
calcolo degli astenuti rientra nei quorum; invece, al senato chi è intenzionato ad astenersi si allontana fisicamente
dalla camera o dalla commissione.

Modalità di voto: regola del voto palese perché si vuole consentire una controllabilità all’esterno delle votazioni.
Dal 1888 si è limitato il voto segreto, si ricorre nei casi in cui le deliberazioni riguardi singole persone, ad es.
sfiducia individuale ad un ministro. Inoltre, il voto segreto può essere richiesto quando le leggi riguardino principi
e diritti di libertà, di famiglia e della persona umana (per la singola votazione). Per i lavori dell’aula,
normalmente, le sedute sono pubbliche  esprime il principio di pubblicità dei lavori parlamentari.

Modalità di lavoro: pur con peculiarità indicate nei rispettivi regolamenti, è stabilito, in via preventiva, il tempo
stabilito per ogni singolo discussione; in particolare, per quanto riguarda il governo, esso può fare affidamento in
parlamento su tempi predeterminati per l’esame dei disegni di legge con i quali intende attuare il suo indirizzo
politico. Inoltre, è prevista una corsia preferenziale per la manovra di bilancio (legge che viene approvata a fine
dicembre stabilendo entrate ed uscite del bilancio statale - presidiata da riserva di legge formale) e la legge
comunitaria (legge adotta a fine anno per recepire quelle norme europee non direttamente efficaci per le quali è
richiesta un’intermediazione statale). In generale la programmazione dei lavori parlamentari serve a bilanciare
esigenze ed interessi della maggioranza con una garanzia del ruolo delle opposizioni  riflette il principio di
rappresentatività e democraticità.

Programmazione dei lavori parlamentari = elenco di lavori che una determinata camera intende esaminare in
un arco di 2 mesi; si intende il calendario cioè quando le determinate materie verranno trattate nelle singole sedute
e l’ordine del giorno con i quali si organizzano i lavori parlamentari di ogni singola seduta. Normalmente, la
programmazione riserva una parte all’individuazione e approfondimento degli argomenti indicati dall’opposizione
per garantire una tutela della minoranza parlamentare.

PREROGATIVE PARLAMENTARI

Istituti che mirano a tutelare il libero esercizio del loro potere ponendoli a riparo da condizionamenti da parte di
altri poteri e sono:

1. Insindacabilità: in qualunque sede per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle funzioni
parlamentari. È un’insindacabilità che perdura anche dopo la conclusione del mandato da parlamentare.
FINALITA’ = escludere la responsabilità per i voti dati e per le opinioni espresse perché si vuole tutelare
la libertà del dibattito parlamentare cosicché il singolo parlamentare si senta libero.

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2. Immunità: il parlamentare non possa essere sottoposto a misure restrittive della libertà personale, né alla
limitazione della libertà di corrispondenza e comunicazione senza la previa autorizzazione della camera
di appartenenza  dura finché il mandato non è terminato.
FINALITA’ = istituto di carattere penale e non significa che per processare un parlamentare sia
necessaria l’autorizzazione della camera, MA ciò che non si può fare senza autorizzazione sono gli atti
sopracitati.

È importante garantire l’autonomia e l’indipendenza delle camere evitando condizionamenti esterni; essa si
esprime nei seguenti modi:

a) Autonomia normativa: la camera è libera di disciplinare la propria attività e regolamentazioni;


b) Autonomia contabile: la singola camera gestisce il proprio bilancio, gestisce le proprie finanze;
c) Autodichia: giurisdizione esclusiva della camera per ciò che riguarda i ricorsi relativi ai rapporti di
lavoro con i propri dipendenti.

FUNZIONI DEL PARLAMENTO

In particolare, oltre alla funzione legislativa, ce n’è un’altra  funzione parlamentare di controllo che si
realizza con una serie di istituti diretti a far valere la responsabilità politica del governo verso il parlamento stesso.
Essi sono:

1. Interrogazione: domanda che un parlamentare volge per iscritto al governo e ha ad oggetto la veridicità
o meno di un determinato fatto. In alcuni casi il governo può dichiarare di non poter rispondere
esponendone i motivi ovvero può indicare la sua preferenza per differire la risposta (indica la data in cui
darà tale risposta). Connotazione particolare:

- A risposta immediata: interrogazione che hanno ad oggetto una sola domanda e si riferiscono ad
argomenti connotati da particolare urgenza e particolare attualità politica.

2. Interpellanza: interpellante chiede di conoscere quale sia l’intenzione politica del governo in riferimento
ad un determinato fatto o situazione. Connotazione particolare:

- Urgenti: possono essere presentate da un rappresentante di un gruppo parlamentare o da un


numero di rappresentanti non inferiori a 30 e hanno a che fare con materie di attualità e urgente
risoluzione.

3. Mozione: presentata per determinare una discussione e una successiva deliberazione della camera su
questioni che incidono sull’attività di governo.

4. Risoluzione: può essere presentata sia all’intera camera, sia alla commissione (= è un raggruppamento di
un certo numero di componenti della camera), con il fine di manifestare un orientamento o di definire un
indirizzo.

5. Ordine del giorno: atto di indirizzo volto ad inserire nella discussione parlamentare una determinata
tematica.

Tutti questi poteri, prerogative che abbiamo visto sono poteri che il parlamento ha e vanno ad influenzare l’attività
del governo.

INCHIESTE PARLAMENTARI

La costituzione attribuisce alle camere la facoltà di istituire delle commissioni di inchiesta su materie di pubblico
interesse con gli stessi poteri e gli stessi limiti che incontra l’autorità giudiziaria. Normalmente, si tratta di un
potere monocamerale cioè potere che esercita la propria autonomia la singola camera, tuttavia, nella prassi si
sono istituite delle commissioni parlamentari bicamerali.

L’OGGETTO deve sempre riguardare una materia di pubblico interesse.

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L’inchiesta mira a far valere una diversa responsabilità che mira a far valere quella politica, inoltre,
tendenzialmente i dati acquisti dalla commissione parlamentare non possono essere utilizzati nel processo penale
quale prova.

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PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Figura indispensabile della nostra forma di governo; è una figura costituzionalizzata cioè espressamente prevista
in Costituzione.

Per essere PdR occorre avere la cittadinanza italiana, occorre godere dei diritti civili e politici e occorre avere
almeno cinquant’anni d’età (nell’ottica del costituente indica una presunzione di maturità). Il presidente non deve
necessariamente essere scelto fra i membri delle camere, ma nella prassi avviene spesso così.

Elezione del presidente della Repubblica: in seduta comune da parte del parlamento alla quale partecipano
anche i delegati regionali (= soggetti scelti dai consigli regionali -organo legislativo della regione– e sono 3 per
ciascuna regione e 1 per la Valle d’Aosta); all’elezione del presidente della repubblica si procede per iniziativa del
presidente della camera che 30 gg prima della scadenza del mandato presidenziale convoca il parlamento in seduta
comune i delegati regionali affinché si proceda all’elezione.

In alcuni casi specifici (entro 15 gg) si procede all’iniziativa di convocazione dei delegati e del parlamento con
più velocità:

 Caso di impedimento permanente del presidente;


 Morte;
 Dimissioni di quest’ultimo.

Inoltre, la disciplina sull’elezione ci dice anche che, laddove la camera siano sciolte, ovvero laddove manchino
meno di 3 mesi alla loro cessazione, l’elezione avverrà ad opera delle nuove camere, ciò perché se il mandato
parlamentare è quasi completato allora si ritiene che le camere siano prive di potere a legiferare.

I poteri del presidente della repubblica vengono prorogati fino all’elezione del nuovo presidente, perché è
necessario fra il termine della scadenza dell’organo e il suo rinnovo, il vecchio organo rimane in carica fino a
quando il nuovo organo non prende posizione  garantire continuità all’organo costituzionale.

Votazione: segreto e per i primi 3 scrutini è richiesta una maggioranza rafforzata (maggioranza dei 2/3), se non ci
si riesce, dal 4° in poi è sufficiente la maggioranza assoluta.

Durata e cessazione della carica di presidente della Repubblica: il PdR dura in carica per 7 anni e per quanto
riguarda la cessazione avviene per:

1. Conclusione del mandato;


2. Morte;
3. Impedimento permanente;
4. Dimissioni;
5. Decadenza a causa della perdita del requisito dell’eleggibilità  sanzione accessoria rispetto alla
condanna per la commissione di determinati reati. Il PdR scaduto il suo mandato viene eletto senatore a
vita, a meno che non vi rinunci espressamente.

Il PdR essendo un organo di garanzia, è un organo totalmente irresponsabile  non risponde per le azioni che
compie, per l’operato in capo all’esercizio delle sue funzioni, ma ne risponde solo nei casi di:

1. Alto tradimento MESSA IN STATO D’ACCUSA


2. Attentato alla costituzione

Come si fa a metterlo in stato d’accusa? Il parlamento, in seduta comune, mette in stato d’accusa il presidente con
voto favorevole da parte della maggioranza dei membri del parlamento (non dei votanti, ma del complesso)
PROCEDIMENTO DI MESSA IN STATO D’ACCUSA.

È presente un giudice chiamato a scrutinare è la CC = composta in maniera integrata (15 membri della CC +16
giudici estratti a sorte da un elenco dove sono ricompresi tutti i cittadini con i requisiti per essere eletti a senatori
cioè diritto di elettorato passivo per il senato.

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CONTROFIRMA = tutti gli atti del PdR necessitano oltre della firma del presidente, anche di una controfirma.
Ciò vale per tutti gli atti del presidente, tranne per le dimissioni (atto personalissimo). Art. 89 Cost.  nessun
atto del presidente della repubblica è valido se non è controfirmato dal ministro proponente o per gli atti che
hanno valore legislativo e altri atti che hanno valore di legge sono controfirmati dal presidente del Consiglio dei
ministri. È quindi un requisito per la validità dell’atto del presidente, senz’essa non è valido; con la controfirma si
trasferisce la responsabilità dell’atto al governo.

Quali atti può fare il presidente della Repubblica?

1. Atti formalmente presidenziale e sostanzialmente governativi  emanazione degli atti con forza di
legge, compresi decreti-legge e decreti legislativi delegati; in generale la promulgazione delle leggi
perché la legge non è un atto sostanzialmente presidenziale. Formalmente adotta il presidente ma decisi
sostanzialmente da un altro organo. Ratifica dei trattati internazionali  trattato negoziato dal governo
ma ratificato dal presidente.
2. Atti formalmente e sostanzialmente presidenziali  atti che tanto per forma che per sostanza sono
riconducibili al presidente della repubblica (ad es. nomina 5 senatori a vita, nomina 5 componenti della
CC, rinvio delle leggi con messaggio motivato, convocazione straordinaria delle camere). In tutti questi
casi, come quelli sopra, la controfirma spetta sempre al ministro proponente.
3. Atti complessi ed eguali  decreto di nomina del Presidente del Consiglio dei ministri e il decreto di
scioglimento anticipato delle camere. Vengono definiti così perché sostanzialmente il contenuto del
decreto è il risultato di un accordo (fra governo e presidente della Repubblica).

In presenza di crisi di governo abbiamo un ruolo rilevante per il Presidente della Repubblica; assistiamo ad uno
dei momenti di maggior rilievo del PdR perché deve verificare che il parlamento possa o meno sostenere un
governo diverso rispetto a quello dimissionario e se questo non è possibile, risolve la crisi attraverso lo
scioglimento anticipato delle camere. Prima di sciogliere le camere è previsto che il PdR senta i presidenti delle
camere, i quali forniscono un parere obbligatorio, ma non vincolante. Si prevede inoltre che il PdR NON possa
sciogliere le camere nel c.d. semestre bianco = cioè gli ultimi 6 mesi del mandato del PdR, ad eccezione
dell’ipotesi in cui questi ultimi mesi coincidano con gli ultimi 6 mesi di durata della legislatura, al fine di evitare
che il PdR possa sciogliere delle camere pienamente legittimate.

Quando il PdR appura l’impossibilità di risolvere la crisi, adotta un decreto di scioglimento delle camere
controfirmato dal governo dimissionario, cosicché il PdR venga esonerato nella responsabilità dell’atto.

Il governo dimissionario rimane in carica per l’ordinaria amministrazione per il regime della prorogatio.

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