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GLI STATUTI DELLE REGIONI

ORDINARIE E SPECIALI
Attività di educazione civica
• Il 2 giugno 1946 il popolo italiano è chiamato alle urne per eleggere
l’assemblea costituente e scegliere con un referendum se conservare la
forma monarchica dello Stato o introdurre la repubblica.
• È una data importante in quanto è la prima volta che votano le donne.
• Il 10 /06/1946, confermati i risultati del referendum, fu proclamata la
REPUBBLICA ITALIANA.
• Gli anni dal 1946 al 1948 furono caratterizzati dai lavori preparatori dell’
assemblea costituente che doveva redigere la Costituzione. L’assemblea
elesse De Nicola capo provvisorio dello stato e nominò una commissione di
75 deputati che approntarono un progetto di Costituzione.
A lungo discussa, in quanto le forze politiche rappresentate
nell’assemblea costituente avevano posizioni opposte su molte
questioni, la Costituzione venne definitivamente approvata nel 1947.
Fu promulgata dal capo dello stato il 27/12/1947 ed entrò in vigore il 1
gennaio del 1948.
Come è composta la Costituzione?
• Principi fondamentali(art 1-12)
• Parte I
Diritti e doveri dei cittadini (art 13-54)
• Parte II
Ordinamento della Repubblica
• Disposizioni transitorie e finali
Una delle grandi novità della Costituzione è il modo di concepire l’unità
nazionale. Se ricordiamo come lo Stato italiano si è formato nel Risorgimento,
attraverso l’annessione al Regno sardo piemontese delle altre Regioni d’Italia,
comprendiamo che si è trattato di un processo di accentramento politico .
L’annessione servì ad omologare, cioè ad uniformare tutto il paese sotto le
leggi e la burocrazia piemontese. Il fascismo, a sua volta, per i propri fini
politici totalitari, aveva addirittura accentuato il centralismo, spegnendo ogni
forma di autonomia locale ed estendendo dappertutto il suo controllo dal
centro. La Costituzione ha rovesciato questa impostazione (che aveva
prodotto il livellamento e l’autoritarismo) e ha sostituito al principio
centralistico il principio autonomistico.
Articolo 5 della Costituzione italiana: La Repubblica, una e indivisibile,
riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che
dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo;
adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze
dell'autonomia e del decentramento.
Articolo 114 della Costituzione italiana (Primo comma): La Repubblica è
costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle
Regioni e dallo Stato.
L’unità della nostra repubblica non consiste in un’imposizione di uno (lo
Stato) su tutti, ma è la sintesi di molti.
Ciascun appartenente alla repubblica italiana è così,
contemporaneamente, cittadino di un Comune, di una Provincia, di una
Regione e dello Stato. Ogni ente ha le sue competenze che può
esercitare liberamente, rispettando le competenze degli altri.
La distribuzione delle competenze tra i diversi livelli avviene secondo il
principio di sussidiarietà. Questo principio significa che le funzioni
pubbliche spettano al livello di governo più vicino ai cittadini, il
Comune. Tuttavia, queste funzioni possono essere collocate a un livello
superiore per ragioni di efficienza e di tenuta dell’unità nazionale. Così
si spiega la parola sussidiarietà: l’ente a competenza territoriale più
vasta viene, per così dire, in soccorso quando il più piccolo non ce la fa,
con i suoi soli mezzi a svolgere bene una funzione.
• Esempi: l’assistenza agli anziani e gli asili nido sono attribuiti ai Comuni, ma le
discariche pubbliche e gli inceneritori, poiché interessano territori più ampi di
quelli dei singoli comuni, sono di competenza delle province. Quando si tratta di
realizzare grandi opere di interesse nazionale come aeroporti e ponti, la
competenza statale prevale sulle competenze di tutti gli altri enti.
• Sebbene lo stato non sia più quello centralistico di un tempo, esso è il
responsabile del bene costituzionale principale: l’unità nazionale.

Allo stato spettano perciò le politiche che coinvolgono l’intera comunità nazionale,
come la politica estera, la politica economica e le grandi linee del sistema fiscale,
l’ordine pubblico, le grandi infrastrutture, la garanzia dei livelli minimi delle
prestazioni sociali comuni a tutti i cittadini. (Ad esempio la sanità e l’istruzione).
Lo Stato può sostituirsi alle Regioni e agli altri enti locali quando questi
non adempiano a obblighi internazionali o provenienti dall’Unione
europea oppure mettano in pericolo l’unità politica, giuridica o
economica della Repubblica.
Centralismo e autonomia: pro e contro
• Lo Stato accentrato è necessario per condurre politiche di adeguamento di tutte le diverse
parti del territorio a determinati standard comuni, di legalità, sviluppo economico,
diffusione dei servizi, elevamento culturale.
A favore dello Stato delle autonomie, invece, militano queste ragioni:
• il bilanciamento rispetto allo strapotere dello Stato centrale, come antidoto contro i
temuti ritorni autoritari.
• l’adattamento delle strutture pubbliche e della loro politica ai caratteri distintivi delle varie
parti del nostro paese e, quindi, il rispetto delle diverse identità locali.
• La diffusione della democrazia attraverso l’avvicinamento delle istituzioni ai cittadini e
l’aumento della partecipazione di questi alla vita pubblica.
• Il controllo più efficace dei governati sui governanti.
• La possibilità di un ricambio costante della classe politica per mezzo di forze che
continuamente si rinnovano al contatto con le esigenze concrete delle popolazioni locali.
LE REGIONI
Gli organi delle regioni sono: consiglio regionale, giunta regionale,
presidente della regione.
Il presidente della regione è il vertice della Regione ed è eletto
direttamente dai cittadini.
Per indicare tale carica è entrato nell’uso il termine governatore.
Egli è, al tempo stesso, presidente della regione e presidente della
giunta ed è perciò paragonabile sia al capo dello stato che al presidente
del consiglio dei ministri.
REGIONI A STATUTO SPECIALE
Le prime 4 regioni a statuto speciale furono istituite subito
dopo la seconda guerra mondiale e furono recepite dalla
Costituzione. La quinta, vale a dire la nostra regione, fu creata
nel 1963.
Ciascuna di queste regioni possiede alcune ragioni particolari
che ne spiegano la specialità.
1)tendenze separatistiche(movimenti in Sicilia filo americani,
desideri di annessione alla Francia e all’Austria della Valle
D’Aosta e del Trentino Alto Adige)
2)Composizione linguistico culturale (francese in Valle D’Aosta
,tedesca e ladina in Trentino Alto Adige)
3)Ritardo nello sviluppo economico (Sicilia e Sardegna)
4)Collocazione in zone in cui il confine geografico separa
popolazioni omogenee (Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige)
L’insieme di queste motivazioni consigliarono, per tenere unite
all’Italia queste regioni, di concedere loro un’autonomia più
estesa rispetto alle altre: maggiori poteri, maggiori risorse e
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qualche privilegio.
Che cos’è lo statuto?
• Lo statuto è la Carta fondamentale che disciplina l’organizzazione interna
delle regioni. Lo statuto può essere ordinario o speciale.

• Lo statuto ordinario è la fonte primaria regionale, gerarchicamente


subordinata alla costituzione; deve disciplinare la forma di governo e i
principi fondamentali di organizzazione e funzionamento della regione,
l’iniziativa delle leggi, il referendum e la pubblicazione degli atti normativi.
La principale differenza tra lo statuto speciale e lo statuto regionale di una
regione a statuto ordinario è che, mentre lo statuto ordinario è adottato e
modificato con legge regionale, lo statuto speciale è adottato con legge
costituzionale.
Per le regioni a statuto ordinario l’organizzazione e le funzioni sono
regolate in modo uniforme dalla Costituzione.
Le regioni a statuto speciale godono di una competenza legislativa su
un numero più ampio di materie e per alcune di queste è addirittura
esclusiva.
Le regioni a statuto ordinario sono 15. Dal 1970 si sono trasferite
all’ente Regione le competenze, le risorse e il personale amministrativo
che in precedenza appartenevano all’ente Stato. Nel 2001, è stato
modificato il Titolo V della Costituzione per ridisegnare il sistema delle
autonomie ed estenderne le competenze alla luce del principio di
sussidiarietà.
Oggi siamo nella fase di attuazione di questa riforma: una parte
importante di quest’ultima è rivestita dal federalismo fiscale.
IL FEDERALISMO FISCALE
È il principio per il quale ogni comunità autonoma finanzia da sé,
tramite un prelievo fiscale, le proprie attività.
PRIVILEGI DELLE REGIONI A STATUTO
SPECIALE
Le regioni a statuto speciale possono trattenere quasi tutte le imposte
(Irpef e Iva) pagate dai cittadini sul loro territorio.
La Sicilia trattiene il totale delle imposte.
LA Valle D’Aosta e il Trentino i 9/10.
La Sardegna i 7/10.
Il Friuli i 6/10.
Il totale delle loro entrate è di 42 miliardi di euro contro i 125 miliardi
delle 15 regioni ordinarie!
SPESE DELLE REGIONI A STATUTO SPECIALE
• Le regioni a statuto speciale hanno grande libertà di azione riguardo alla spesa pro
capite che è di gran lunga superiore addirittura alla regione ordinaria come la
Lombardia.
Il livello della spesa pubblica delle 3 regioni a statuto speciale del nord è eccessivo,
ma i risultati che ottengono sono spesso eccellenti. In Trentino e in Valle D’Aosta i
soldi della regione alimentano un welfare di tipo svedese; i livelli scolastici del Friuli
o del Trentino sono ottimi, ben sopra gli standard europei. Al contrario, in Sicilia e in
Sardegna, il livello di spesa è accompagnato da un pessimo utilizzo delle risorse
finanziarie. In queste 2 regioni, il tasso di spreco è superiore al 50%. Dunque, i
servizi pubblici costano molto e rendono poco. A titolo di esempio: la Sicilia ha tanti
dipendenti quanto tutte le altre regioni a statuto speciale messe assieme.
Nonostante le regioni a statuto speciale possano trattenere gran parte delle imposte
raccolte e godano di una spiccata autonomia legislativa, sono tutte in rosso.

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