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STORIA Ε CIVILTA. ITALIANA 1

IL JVIEDIOEVO

INTRODUZIONE: L'EREDITA DELL'ALTO MEDIOEVO


Π Medioevo e costituito da un 1unghisslmo periodo tradizlona1mente divlso dag1i storici m A1to
Medioevo (secoli VIl-X) e Basso Medioevo.
Ι1 primo nasce dalla crisi dell'impero romano (IV -V sec. d. C.) e dalla sua successJva diss01uzlone
76 de oslzlone dell'u1timo lmperatore romano dΌccίdente) causata, 01tre che da ra!rionl inteme anche
dal1e cosiddette lην~1O . '. uesto term.ine sl intende 1a penetrazione in ~assa di ροροίεείοαί
germ~lche che, spmte verso occidente dalle incursionl eg 1 " .. ΙΙΆsίa, sJ insediarono in
temtono romano, fondando propri regnl di fatto indipendenti. Si tratta del cosiddetti reσnι rom
barbarici: gli Ostrogotl in Italia, ί Franchi in Gallia (Francla), ί Visigoti ίη Spagna. ~
η regno deg1i Ostrogoti, guidati dal re Teodorico, che comprendeva pratJcamente Ι'intera lta1ia fu
contraddistinto da una politlca di reclproca convivenza, dove Ι' e1emento goto τερρτεεεαιενε ' ί1 ροιετε
militare,mentre quello politico, gluridico e dip!omatlco era esercrtato dai 1atini. .
Un 'u1tlma ήcοnquίsta della penlsola, ne! quadro di υη ritorno a11'unici romana, fu portata a termine
dal1'jrnperatore d'Oriente Giustiniano, dopo una 1unga gueπa che duro da1535 a1 554. Fu allora introdotta
in Italia !a 1egls!azione giustinianef, 1a cίIi lmportanza fu ta1e da fare deΙΙΊta1ίa ί1 tramp01ino di 1anclo, nel
seco!i successivi, del νείοτί della rornanita nell 'Europa occidentale. Parallelamente 1'ιωρετετοτε attribui a se
stesso ί1 ru010 di supervisore anche in campo re!igioso: inserita nell' apparato burocratίco lmperiale, la Chiesa
. perse cosl la propria autonomla.
Dopo 1a morte di Giustiniano (565), Costantinopoli sl σονό ad affrontare 1'lnvaslone del Longobardi
che, da1 568 a1 572, conqulstarono quasi tutta l'Ita1ia settentriona1e e centra1e, οου a1cune infi1trazioni anche
nel sud. 11 resto della penlsola (la Liguria, Venezla, la costa adriatlca ceηtrο-setteηtriόna1e, 'Roma e quasi
tutta1'ltal1a meridiona1e) cοήtinuarοnο invece a far parte del possessl bizantini deJIΊmpero Romano
dΌrieηte.
ο di uesto panorama che !a (hiesa acqulsto sempre ρίΙΙ una funz.ione ~emone nella vita
dell' A1to Medioevo, grazle soprattu ο . a ostipΊte del monachesimo occidentale fu san
Benedetto da Norcia (480-543), ί1 quale nella sua Regola lndicQ come ο . entl della
comunlta monastlca !a contemp1azlone ma anche !'azione, !a preghiera lnsleme al !avoro. Ι suoi monasteri,
m01tiplicatlsl rapidamente, diventarono cosJ grandi azlende agricole e a1 tempo stesso centrl di spiritualita,
nonche luoghi ΡήvίΙegίatί di cultura. n monastero svolse ίnfatti un ruolo fondamentale nella c_onservazione e
rrasmlsslone' della cuitura_ -υι ηυευτο era υου solo lstltuzlone scolastlca per ί monacl, ma arιche scriptorilln7~
οιοε centro di produzione di codicl manoscritti. Fu grazie all'attivita di questi aιnanl1en5i - monacl lncarlcatl
di trascrivere le opere degli arιtlchi - che ήusci a salvarsi gran parte del ΡatriΠ10nίο cultura1e dell'antlchiίa. .
Ne1 ΥΙΙ secolo una nuova potenza si affacci6 sul Μedίteπaneο: glj Arabi, le οιιι οοηουιειε, ne! gno dI
ροο)υ decenni, glunsero ad estendersi dal confinj del!' India slno al!~ Spagna. Τ ra Ι' 82 7 e. ίl ~02 essl
conquistarono anche la Sicilia, sottraendola a CοstaήtίnΟΡσlί. Ebbe COSI onglΠe la splen~lda CIVllt.a arabo-
lslamica che lascera seQ11} indimentJcabili nel campo dell'arre, della fi!osofιa, deJl εειτοιιοηυε. della
medicin~, della matematica, degli studi gluridicl e scientifici, nonche delle lnnovazlOΠl tecnologlche
applicate sla all'agricoltura che all'industrla tessi1e. . .. ... . .
Le lotte tra Longobardi e Bizantlnl per la supremazla ιη ItalIa sl. comp!lcarono .ulterιormente ,con ι
ripetuti lnterventl del Franchi. Grazle all'appoggio mi!itare d1 questl Ultll111, al.cUl:l temton dell l~a~~
centrale, lnclusa Roma, passarono al papa: nasceva cosi, ne! 756, 10 Stato PontlficJO,. dove_ 11 re fran
Ρίρίηο assumeva I'alta caIica di protettore della Chiesa e della sede papale. ~Ω un succeS5lVO sf~ol1tr~~arlo,
detto οί Ma<Jno) re dei Franchi, riusci a sconfiggere ί. Lοngοba~dι, e nell 800 venne 1ncor~nato .. papa
(
. Ρ dO] S R lmpero (800-814). Si ch1l1deva coSl 1 epoca deI regnl romano barbancl. .
Imperatore e acro omano d rt d 11 S a!lT1a !a Geπnanla
Oltre aJ territori ltaliani de! regno !ongobardo, l'impero compren eva pa e e a ρ;:, d' . b b 'to'
ί1
la regione danubiana.
l' idea dello Stato,. con
modello romano-blzantJno.
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11merlto maggiore
governo centrale e con ;:
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Dopo 1 seco\J oscun d.. .·1
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di CarlO' ηι quello dl aver fatto nS~;:;j~e1ne

Ι·σοsa
~~~~I~ti~e:n~e~~n:
cοmίηciό con Ιυί la nuova storia
11 ηυογο lmperc era governato dai
'0',.1 ·st· . h σΙ1 Γccο!ςe ιη UΠlta C1Vle e re ];:,] . . .
d e 11 cc:,-,ente cn lano, c e e;:, " .- . d· ~ delta personale Ιη compenso del servlZJ
. d' d· C \ Ι . !eσatJ da υη σιuramentο 1 e . ."
compagnl arn1e :ar Ο,. a UI. ::>. ρ ~ 1.
( te contee e marchι!) ίη cuJ a'leva diVlS0 1 lmpero .
. ricevutl, egli assegno aί SUOlfedel! le slllgol" are" C1lama
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Αί conti e ai marchesl si a:ffiancarono con Ρaή autoriti:ι ί vescovi, per 10 ρίύ a capo delle cilliι. che illvennero
anch' essl membri autorevoli della gerarchia imperia!e. Ι.' economla de! paese era essenzia!mente agricola e si
sviluppa va soprattutto attorno ai monasteri ο in grosse tenute gestlte direttamente dall' impero ορρ ure
daH' amministrazione Ιοοείε. Si trattava quindi ill rea!ta economlche chiuse, caratteήzzate dalla quasl
completa assenza di commerci e dallo scarso uso di denaro. Notevole, al contrario, fu la rinascita culturale,
che ebbe come suo centro vitale IΆccademία di ΡαΙαΖΖΟ ο Schola Palanna, un 'istituzione sorta presso la
corte nel 782, per νοίοσιέ dello stesso sovrano, e alla quale fecero capo studiosi da tutta Europa.
Il slstema istituito da Carlo era ρετό in grado di funzionare solo grazie alle qualita personali del sovrano.
Accadde invece che gli eredi di Ludovico ίl Ρίο (814-840) - 1'unlco figlio sopraVVΊssuto a Carlo -
corninciarono a contendersl il potere !'uno con l'altro, indebolendo sempre piu l'autorita della Corona. Le
sorti dell'impero furono quindi caratterizzate da una crescente instabilita e da ripetute sudillvlslonl del
e ίνίεο in tre arti, al1a base delle quali stava ίΙ foπnarsi di tre grandi
nazionalita europee: quella fτancese, quella tedesca e, ρω tar ., ne. con Ια
deposlzlone foπnale dell 'ultimo lmperatore (887), ίΙ definitivo srnembramento de! paese in sel regnl
Francla, Lorena, Borgogna, Pτovenza, Gerrnanla, Italia (εεαευιτίοαείε e centrale). Per quest 'ultlma lnlzla ίΙ
periodo detto del "'regno italico lndipendente" (887-962), perche, nonostante la successlone ill vaή re
ltalianl e stranieri, esso ηΟΩ era soggetto a uno stato stranlero. Ad eccezlone della Geπnanla, la vita dei nuovl
statl sorti dalla fme del1' lmpero era caratterizzata dalla pίίr completa anarchia, fatta ill continue lotte tra ί
successori del1a d..inastla carolingia.,
Α Roma, intanto, erano maturi ί tempi perche il Papato sl sottraesse a]]'autorita imperlale: nell'875 papa
Giovannl νπι decreto ίΙ princlPlo che dava al capo della Chiesa cattolica ίΙ diritto di assegnare le corone a
propria illscrezlone. Ma mentre si complvano gli ultlml sforzi per mantenere ίη vita le lstltuzlonl imperiali,
ΙΈuroΡa entrava orrnal ίπ una nuova rea!i3 storico-po!itica: ί! feudalesimo.
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Esso ha origine da un'usanza nata in Francla ne! secolo con I'affeπnarsi della grande aήstοcrazia
terriera, alla quale ίΙ re faceva ample concessioni per ottenere ίη cambio alutl soprattutto rni1itari,
specialrnente quando sl rese necessaria la preparazione di un forte esercito - costituito ίπ primo luogo da
i
soldatl a cavallo ο cava/ierί -per affrontare I'avanzata rnusu1mana. Ε per6 con la crisi dell'ill1perO carolinglo Ι
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che ί1 feudalesimo assunse una fisionomia defmita. Il re concedeva una parte di territorio, chiamata je1ldo, a
ιω nobile Ιοοείε, che ne diventava slgnore assolι.ito, tanto che gli stessl funzionari reali ιιοα potevano
intromettersi negE affari interni del feudo. Il slgnore del feudo - ίl /ezidarario - diventava va::;sal!o del
sovrano, οίοέ era egato a u·· . fedelta ed aveva verso quest'ultlJno lmportantl
obblighi, tra ί quali offrire ίΙ proprio aluto militare ίπ caso di gueπa.
Ognl feudo sl presentava come una realta cl1lusa ίn se stessa. Vero centro della vita fetldale·era ίΙ
castello, che corne spazlo sociale e culturale caratterizzo ί secoli IX-Xll come ίl monastero aveva
caratterizzato ί precedenti .. Con -Ιε stIe mura e le. su~ !9"ri, .ίl c.aste110.c.σstitui sempre piU ιιη punto di
nfenmento per la popolazlOne, che col tempo comlnclO a stablllrsl nel SUOldlntoml, per trovare protezIone
dal1e numerose aggressionl cl1e accompagnavano le vicende ll1ilitarl ίπ cul si trovavano coinvolti ί vari
signori. Nel castello viveva ίl feudatario con ί ρτορτί servi e soldati. qui era la ωι-rι: di UJ1a110bilta cl1e dalla
proprieci teπίera derivava la ricchezza cl1e le peΓIlletteva di dedicarsl all'attivlta Inilitare.
:Ε nell 'ambito del castel10 che nasce e si fom1a la figura del ωναΙίαe: ίl termlne ποη indica solo
I'appartenenza ad una classe soclale, ma anche lIη ideale umaJ1O, υπ insien1e di qualita e un codice di
comportarnento, basatl su valori quali.la forza fisica e ίl coragglo: sopratttItto grazie all 'azlone delJa Chiesa,
acca~to a questl valori puramente militarl se ne aggiungeranno progressivan1ente altri clle, all'epoca de1Je
crociate, trasformeranno ίΙ cavaliere nel btIon crlstial10 difensore della fede. UI1'ulteriore trasformazione
avveπa nel secoli ΧΙ e ΧlΙ, con 10 sviluppo deJle corti feudali di Provenza, cl1e si distinsero come sedi di
cultura e dj vita raffi.nata. Agli ideali della caval1erla si aggiunsero cosl quel1i della (.'orte.\·ia(terrnine derivato
appunto da "corte"), che conslstono nella generoslta, nella lllagnanimlta, nell 'intenslIa con cui vlene vlssuta
I'esperienza amorosa. Da questo lnslel11e di valori nasceranno esperienze fondamentali della letteratura
occidentale, quali la lirica pr()venzale e la narralίνa eΡίcn-caνa/Ιαe.l·ca.
11sistema feudale fu uno del fattori che contribtIlrono al1a disgregazlone dell 'ίll1ρετο carolingio: infatti ί
fi.mzionari imperlali, la cUl carica aveva ίη origine precise scadenze, ίη segulto divennero feudatari, sempre
ρίυ autonoml, in grado di trasmettere ί ΡΓΟΡΓίdirittl ai 10ro eredi. L 'autorita del re diventC> sempre ρίύ.
nominale, mentre quella effettiva era nelle mani del grandi feudatari, cl1e esercltavano, nel1'ambito del l0ro
fetIdi, tuttl i poteri. La disgregazlone dello Stato 11011sl fem10 d'alτra parte ai felIdi, percl1t~ moltl grandj
vassalli cedevano, a lοrο volta, parte delJe proprie terre a feudataΓί ιιιίτιοπ (ί νο/νί!.Ι".\"()Γί),coπtro analogl1i
obblighi di vassalla33io. Ιη altri terminl, era ίl trionfo del1'anarcl1ia.

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1. LA RINASCITA DELL'OCCIDENTE JNTORNO ALMILLE

1.1 ΡΑΡΑΤΟ Ε IMPERO ΝΈΙ SECOLI ΙΧ Ε Χ: LA LOTTA DELLE INVESTITURE Ε τι. ΜΟΥΙΜΕΝΤΟ
RIFORMATORE
Una qualche ήΡresa di ordine e di legalitil si ebbe εοίο nella seconda meta deI sec. Χ οοα l'eleZΊone a re
di Geπnania di Ottone Ι di Sassonia, che divenne ροί anche re dΊtaΙίa ε, nel 962, imperatore deI Sacro
Romano impero Germanico. 11regno dΊtalίa (comprendente ίΙ settentήone e ίΙ centro) fu unito a quello di
Geπnania, ma l'autoriti di Ottone αοα si estese a tutta 1a ρεαίεοίε, n meridione, a1 di sσtto dello Stato
Ponti:ficio, presentaνa un complesso panorama politico: terήtori dipendenti dalΙΊrnΡerο Bizantino (Puglia e
Calabria), principati longobardi (Benevento; Capua, Salemo), teae dipendenti da1 Papato (Montecassino),
cJtta marittime autonome e libere (Amalfi, Napoli, Gaeta):
Ρτίπιο obiettivo de! nuovo sovrano fu di rendere effettiνa 1a propria autorita neJ confronti deJ grandi
νassalli. Α questo scopo eg ί' . .. nefici feudali e funzioni di governo aJ vescovi. EssJ furono
chiamatJ νescovi contί, in quanto riceveνano dall'ίrnperatore sJa mve . udo sJa quella
spirituale. In ta1 modo eg1i sJ assJcuraνa τιοα εοίο 1a fede1ti1 deJ nuovi eletti, ma anche il ritorno nelle sue
manJ di tali benefici alla morte deJ beneficiari, ί quali, essendo ecc1esiastici, αοτι potevano avere famiglia e
quindi ιιοα poteνano trasmettere ί ρτορτί feudi a :figli eredi. Questa politica ροτιό gli imperatori tedeschi ad
mtromettersJ sempre ρίύ nell'elezione di νεεοονί, arcivescovi, abati e ρετείτιο degli stessJ papJ. La Chiesa sJ
ιτονό οοεί d~l tutto asservita allΊmperο: da queSto pesante controllo essa sJ libero nel corso di una lunga lotta
passata alla ετοτίε con ίΙ nome di lotta delZeΊnνestίture (1059-1122) ..
Οορσ la fine dell'jmpeτo carolingio, sJ era infatti accrescJuto.ulteriormente ίΙ ruolo po1itico del c1ero a
danno di quello ερίτίιιιε!ο. La politica degli OttonJ e dei, lοrο ευοοεεεοτί (gli imperatori della casa di
FranconJa) aveva accentuato tale fenomeno attraverso la nomina deJ vescovi conti, sempre ρίύ politici
coaσtti e sempre meno sacerdotJ dediti alla cura delle anirne. Divennero perci6 sempre ρίύ frequenti ί casi di
vescovi e abati sin10ntact (cosi detti per avere σttenuto I'mvestitura ecclesiastica per denaro), mentre ηΟΏ
minore scanda10 suscitaνano vescovi e preti aπυnog1iati (ρετοίό detti cοnωbtnaι1). La rivo!ta contro questo
c!ero degenerato, e contro tutta la concezione feudale gerarchica de11a Chiesa, parti da Cluny, un monastero
benedettino della Borgogna, dove si incοraggiό ίl ritorno a11'originaria rego1a di san Benedetto, ma sJ estese
rapidamente anche alΙΊta!ίa. Ι propositi ήfοπnatοή dei monaci, contrastati dal clero feudale, ττονετοάο validi
alleati negli abitanti deI1e citta, animati dil desiderJo di purificaτe la Chiesa rlportandola alle sue origini
e ",,' a uel10 di rompere ί legami feudali con ί vescovi, che controllavano 1e citta.
Gli Jmperatorl tedeschi ησπ eraho cοntraή ella Chiesa sul piano morale, ma υοα
potevano accettare una rifoπna che, sottraendo aIla Ιοτο -autorita l'elezione dei νεεοονι e e' .
controlIo de!l 'Impero sulla Chiesa, sovνertJva tutta la struttura feudale su cui nrnpero si reggeva. Nel 1059
papa ΝiccοΙό ΙΙ ήοοι a Roma un -sinodo (οίοέ un οοαοίίίο deJ vescovi), che - oltre a condannare coπuzione,
simonia e concubinato - stabili ίΙ divieto di accettare cariche ecclesiastiche da 1aici, cornpreso 10 stesso
imperatore. lno1tre venneproibita aJ !aici la partecipazJone alla nomina deJ vescovi, mentre Γelezione deI
papa sarebbe spettata al Collegio dei Cardinali e ηΟΏ ρίίΙ al clero ordinario ο a!1'jmperatore. Il punto ρίύ alto
dell'azione rifoπnatrice fu raggiunto da papa Gregorio ΥΠ (l073-1085), che affeπno ίΙ principio della
teocrazia, va!e a dire la superiorita de! papa suΙΙϊmΡeratοre e quindi la subordinazione deI potere civile a
quello spirituale. '
La reazJone dell'jmperatore Enric~ ιν di Franconia (1056-1106) Ώοη si fece attendere: ne! 1076
convoco un concilio di vescovi tedeschi che dichiararono Gregorio νπ decaduto dalla propria carica. n papa
rispose pronunciando nei confronti di Εnήcο ιν !a sentenza di scomunJca, che 10 escludeva dalla comunita
dei cήstianί e scioglieva daΙΙΌbbΙίgο di fedelta tutti ί sudditi ίmΡeήaΙί. Rendendosi conto che ίπ questo modo
avrebbe perduto ίl regno, Enrico si vide costretto a chiedere al papa ί1 perdono e quindi 1a revoca della
scomunica. Benche inizialmente contrario, alla fine Gregοήο ΥΠ acconsenti; ma, appena οtteήuta tale
revoca, l'imperatore nοn esίtό a rJprendere 10 scontro con ίΙ Ρontefice. Colpito da una seconda scomunica,
Εnήcο decJse infine di muovere in aπni contro ίΙ suo avνersa.rio: ne! 1083 gJunse a Roma, asseα/6 Castel
Sant'Ange!o dove ίΙ papa sJ era chiuso e I'anno seguente ricevette la corona imperiale dall'antJpapa
Clemente ΠΙ, da lui stesso nominato. Liberato dai suoi alleati Nom1anni, Gregοήο ΥΠ morJ esu1e a Salerno
ne! 1085. Esule a LiegJ, mori pure, ne! 1106, Enrico IV, umiliato dallo stesso figlio, Enrico V, che in UΉa
rJvolta aveva dichiarato ί! padre decaduto dalla caήca di sovrano.
5010 nel 1122 la lotta delle investrture giunse ad una soluzione di compromesso con ίΙ concordato di
W'orms tra EnrJco V e papa Callisto Π: l'imperatore abbandοnό ogni pretesa di confenre poteri spiήtuali; 1a
Chiesa nconobbe ίΙ diritto delJ'jmperatore a concedere ί benefici feudali ai vescovi e agli abati in quanto

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5ignOri ternpora1i. Si ττετιό di un cornprorne550, che tuttavia τίοοαοεσενε 1'indipendenza de1 Papato dal potere
lrnperla1e. Da questo rnomento ί1 Papato 5ί avvla a diventare una monarchia gerarchica e teocratlca, che υοη
5010 5ubordina a 56 ί1 c1ero di tutta 1a cristianici, ma afferrna ί1primato romano su tuttl ί pήnclpl della τειτε.
Si profilano οοεί 1e grandi tesl de1 dibattito ide010gico Chiesa-S13to che lrnpegneranno ί 5ec01i futuri.

1.2 LA '"RIVOLUZIONE AGRICOU" Ε IL RISVEGLIO DELU νΙΤΑ CITTADINA. LE ORIGINI DELL<\


BORGHΈSL-\..
La Ιοτιε delle lnvestlture 5ί colloca ne1 clirna di risveg1io econornlco, soclale e culturale che fu
caratteristico dell'XI εεοο!ο. Fu una vera "ήnascita": sl dissodano le teπe vergini, sl strappano ί teπenί alla
foresta e alla palude per ridur1i a c01tura ο a pascolo, sl costruiscono dighe e canali, sl cornpiono opere di
ifica che rendono 1eteπe ρίύ ferti1i. La forte crescίta della popolazione sostlene questo sforzo gJgantesco,
in quanto ί1progresso dell' agnco tura e sla ο svilu ο dernogra:fico. Sollecίtata
dal1'accrescluta domanda del suol prodottl, 1'agricoltura sl apre all'economla di scarnbio. Alcune mnovazioni
tecnologiche, corne ad esernpio 1 'aratro a ruote, perrnettono in01tre una magglore produzlone.
Nelle campagne carnbiano anche ί rapportl soclali: ί contadini tendono a sottrarsl alle pesanti prestazioni
alle qua1i sono tenuti nelle tene de1 signore e riservano ί1ρίυ. possibi1e della forza-Iavoro alle tene assegnate
Ιοτο in conduzlone diretta. Inoltre, chiedono e ottengono che slano :fissati con un atto 5CrittOί lοτο obblighi
feudali, per sottrarsl agli arbitri del slgnore. Inslerne a questa "τίνοίιιείοαο agric01a", sl reglstra un grande
progre550 nel1'industria tessile grazie al1'introduzlone del te1alo a peda1e, mentre sl diffonde l'irnplego
del]' energla idrica per muovere 1e ruote de1 mulino. Tuttl questl cambiamentl avviano la dissoluzlone de1
5lsterna feuda1e.
Al1a rina5cita agricola οοαιεροεε nelle citta quella commerclale e artigiana. (οη ί1 εεοοίο ΧΙ 5ί asslste
infatti in tutto 1Όccίdente a11a ripre5a della vita clttadina: sl accresce 1a popolazlone, 5ί ravvivano ί
comrnercl, riprendono le attivici artigiane, 5ί m01tlp1ica 1a clrcolazlone del denaro, 5ί fanno sempre ρίΙΙ
frequenti lntorno al1e rnura le fiere e ί mercatl. Ε questa 1a conseguenza del1a τίρτεεε deg1i scambi marittirni
con ί] mondo bizantino e arabo, che portano benefici anche nelle cltta dell 'interno. Tale ripresa e
accompagnata daJla comparsa, accanto aJl'aristocrazia feudale, di una υιιονε c]asse socla1e, formata da
rnercanti e artlgianl. Fu dallo stretto 1egame tra questa nuova c1asse εοοίε!ε ed ί1 suo definirsi borghese, οίοέ
abitante del borgo (οπιέ), c11ein seguίto Sl defmi con questo termlne, lndipendentemente da dove abi13sse,
q ;:,;:, , ιtte uelle ersone che svolgevano ρτοίεεείοαί che τιοτι fossero i11avoro
del can1pi ο, vlceversa, attivici intellettuali ο pubbliche. uan ο a ;:, ·a1e
probabj]Πlente j primi Πlercantl e artigiani erano contadini poveri e ρτίνί di terra, che fuggivano daJle
call1pagne e Sl stabilivano nei borgl1i sortl intoΠlO ai castelli, dove avviavano attivita COI11Π1erclaliο
aI1igianali. Sara proprio questa classe sociale, insieme alla minore nobilta feuda1e, a mettersi a capo del1a
socleta clttadina nei fιltιIΠ (OΠlυrΉ.
A]la rinascita economlca e socla!e corrispose infineil rifiorire de!la cu!tura, che si es'presse nella
fomlazione de]Je Universita, quali, per ricordare εοίο Ιε maggiori, Bo]ogna, Padova, Sa]em~, Parigi,
Μουτρείίιετ, Oxford, Sa]al11anca. NeJ οε ωρο deJ]'arte sorgol1o ino]tre !e grandi cattedralj dell'eta οοωιυιείε,
οοηιε Sant' Ambrogio a Milano, San Zeno a Verona, San Miniato a Firenze. 1η questo clima di risveg1io
cLllturale Sl pone anche ίl ρπηΙ0 afferrnarsi, al posto de\ latlno, del]e nuove lingue romanze ο neolatlne,
segno, anche questo, di υπ' epoca nuova ίn cuj Sl de]jneano le nazlona]jta europee emergentl dall 'indistin13
unlta de]]'in1pero caro]inglo.

2. LΈSΡΑΝSΙΟΝΕ DELL'OC:CIDENTE: ι NORΙVΙ>\NNI, ΙΕ REPllBBLlCHE MARINARE, LΕ


CROCIATE

2.1 Ι NORι\1ANNI ΙΝ ITALL<\


(οη ίl termlne N()rn1anni si indicano alcllne popo]azioni gemlaniche orlgmarle delJa penisola
scandinava. Α partire da] 911 forti gruppi di Danesi sl nssarono stabi]1l1ente prima ίη Francla (dove sl
convertlrol1O a1 cattolicesimo e adottarol1o la lingLla e ί COstLJnlidei Franchi), ροί ίη ]nghi1tena, per
espandersi infme verso ]'113lia meridiona1e.
Nei secoli ΙΧ, Χ e ΧΙ, ]a storia dell 'Italia settentrionale e centra]e e strettamente !egata a qtlel1a
delIΊmpero germanico Diverso e invece ίΙ djscorso per ]'Ita]ja meridionale e lnsu]are, che costltuisce - e
costltulra nno alla meta dell'Ottocento - una realta djstinta con una sua storia particolare. Ne] sec. ΙΧ essa si
presenta djvlsa tra LOl1gobardi, Bizantlni, dipendenze papali e citta ]ibere delle coste tirreniche e adriatich~,
lllentre la Sicilia e ίπ l11anoagli Arabi.

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'", NellΊtalia meήdίοnale ί Normannl Sl presentarono daΡΡήma come mercenaή aJ εετνιειο dei slgnoιi
':locali, ροί ottennero dei feudi e iniziarono una vera e ρτορηε politica cIi espansione temtοήale con Roberto
: iΙ Gulscardo. Questl, ottenuto nel 1059 !'appoggio di papa Νίccοlό ΙΙ, che aveva bisogno cIialleatl nella sua
.,lotta contro 1'Impero, unificό quasl interamente le regionl meήdίοnalί italiane; nel 1092, dopo una lotta di
,trent'aπnl, suo fratello Ruggero ροrtό a termine Ιε conqulsta della Sicilia, cacclandone gli Arabi. Ι possessl
,'normanni furono unificati da Ruaaero
~~ ΙΙ , che nel 1130 sl fece incoronare re di Sicilia, cIi CaΙabήa e di
~,Puglia.
. L'unificazione delJΊtalia meήdiοπale ad opera dei Normannl e un evento importantIssimo nella ειοτίε
ltaliana, perche mlse fine al secolare frazionamento politlco delle regioni del Sud e avviό la costituzione di
'.un solido Stato υτιπετίο . .5ί trattό pur sempre cIi uno Stato feudale, ma diverso dal model1o carolinglo, in
quanto ί re normannl αοτι τίαιιαοίετοαο mal ad esercltare uno stretto controllo. D'altra parte mostrarono una
σtevole tolleranza nei confronti di sudditl cosi diversl tra loro (latini, grecI, longobardi, arabi, ebrei),
consentendo ad ognuno di segulIe a propIia '=' Sicilia infatti, era a1 centro del
commercio est-ovest, e con questo atteggiamento di tolleraπza ί sovranl normannl volevaπo garaπtlIe ι
quadro po1itlco capace di assJcurare Ιοτο tutti i vaπtaggI provenientl dagli scambi commerclali e culturali tra
mondi taπto diversl. LΊtaΙίa meήdiοnale godette quindi sotto ί Normannl di una grande stabilita politica e
ρτοερευτέ economJca, che Sl Iif1ette aπcora negli splendidi monumentl dell' arte arabo-nomanna, qua1i la
cattedrale di Monreale, ίl duomo di Cefalu e ίΙ Palazzo dei Normanni a Palermo.

2.2 LE REPUBBLICHE MARINARE


Intorno al Mille sl affacciano aΙΙΌήΖΖοnte della stoIia le repubb1iche maήnare: Arnalfi, Venezia, Pisa e
Genova. L' occupazlone longobarda aveva lasciato nelle mani del Bizantlni graπ parte delle zone costiere
della penisola. Approfittando della debolezza deΙΙΊmΡero bizantino e delle autonomle che esso concedeva ai
centιi maήnaIi, esse divennero sempre ρίυ indipendentl e, pur conservando ί tradizionali rapporti
commerclali con ί grecl, si ερτίταιο a nuove relazlonl commerciali con gli Arabi, costltuendo cosi, insieme
alla Sicilia normanna, un punto d'incontro tra mondo cIistlaπo e mondo αιυευίωεαο.
PIima tra esse a raggiungere ί1 massimo della ρτοερεητέ fu Arnalfi (secoli IX-XI), sulla costa tίπeπίca
de11Ίtalia meridiona1e. Sostenne validamente con la ρτορτιε flotta la pIima crociata ed ebbe ίn compenso
ampi pIivilegi nel Regno di Gerusalemme. Importante fu ιι suo cοntήbutο al progresso della navigazione,
grazle alle Taνolε Amalfitane, pIirno esemplo di codice commerclale e maιittimo, nonche all'uso della
. . 1avlo Gioia amalfitaπo, ma di fatto gia nota da ternpo ag1i Arabi e ai
CinesJ. Ma le g10ήe di Amal:fi durarono poco. Conqulstata dal ormannl π
annJ ρίυ tardi,. essa υοα ebbe ρίύ la forza di ιiprendersi e scomparve raΡίdaΠ1ente dalla scena attiva de1
Μedίteπaneσ,
11declinσ di Arnalfi fa vori Venezia. La sua origine Iisa1e a1 V secolo,- quando le popolazJonl venete, per
sfuggire al1e invasioni barbaήche, sl stabilirono nelle plccolelsole della laguna. Sernpte ρίύ autonoma da
Costaπtinopoli, fino alla comp1eta indipendenza, gia sul finire de]J'ΧΙ secolo Venezia affermό ί1 ρτορτιο
lncontrastato predominio sull' Adriatico. Su! pJano politlco era govemata da un doge (dallatino dΖ.ΙΧ), ίntorno
al quale si costitui un ordinamento di tipo ιigorosamente oligarchico, che assictIrava ίl potere nelle nlani di
poc]1e famigEe.' Dopo ί1 declino dj ΑωaΙfi, Venezia di venne ]a Ρrίωa intermediarla del commercio tra
Ι'Oιiente e 1'Occidente; ΡartecίΡό alJe crocJate, da cul ebbe graπcli vantaggl economici cl1e la trasfoπnarono
nella prima potenza commerciale e finanziaιia de]]'Occidente. La sua penetrazione nοn sl ιimitό alle zone
costiere del Μediteπaπeο, poiche πiercanti veneziani si spinsero fino al Mar Rosso e a] GoIfo PersJco,
aprendo 1a via ai successivi viaggi dei Polo, che raggIunsero, attraverso la Persia e Ι'lndia, la remotissima e
favolosa Cambalίic (Pethino).
Ρίυ !entb· fu 10 syi1uppo di Pisa e Genova, sottrattesl entrambe a! dominio feudale. Anche queste due
repubbliche ottennero: graπdi vantaggi dalla loro parteclpazione alla pιima crocJata. Una lunga alleanza
permiseloro di' cοηduπe. un' efficace politica di predon1inio nel Τjπenο e di espaπsione slno agli ίηίΖί del
secolo ΧΙΙ, quaπdo la' ήνaΙίta di lnteressl ρrovοcό la rottura e Ι' ίπίΖίο di una ]unga seιie di lotte che
~
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limltarono fortementele capacita espansionistiche deJle due citta, Genova riusci a sconfiggere Pisa - che,
"""

":.-

incapace diIiprendersi; fini sotto ί! dominio di Firenze - ma dovette affrontare la concorrenza e 1Όstilita di
Venezia, in un ΙungΌ scontro che, con aJteme vicende, durό per tuttl ί seco]i ΧΙΙΙ e ΧΙΥ.
'","'" "

1.3 LE CRΟCΙΑΊ;Ε,;;::>'.,
Il risvegΙiσdeΙΙ;Οccίdente 5ί conc!u~e a!Ja fine de! secolo con la pL-irna crociata in Τeπasanta (1096-
1099). Alla ιipresadeIl 'Europa cristiana era COrri5POstOo-i3 ne! secolo Χ ί] declino deJ mondo arabo
. '=' ,

5
politJcamente diviso da profondi contrastJ. Α· ridare forza al mondo musulmano furono ί Turchi, una
popolazione mongolica convertJtasJ all'JslamJsmo. Nelle Ιοτο avanzata verso il Μediteπaηeο, occuparono la
Siria, la Palestina (1070, caduta di Gerusalemme) e gran parte dell 'AsJa Minore.
Tale avanza13 affretto ΙΌffensίνa deΙΙΌccίdeηte e la stessa Chiesa, ήnforza13 dal movimento
rifoπnatore, decJse di dare ΊΙ ρτορτιο appoggio al1a riscossa cristiana contro Ι' espansione dell 'Islam.
Tuttavia, ρΊU che ίΙ τιοιίνο religioso, a creare 10 "spiήto di οτοοίετε " furono altre complesse ragJonJ:
l'ideale caval1eresco, νινο soprattutto in FrancJa; ίΙ desiderio di conquista di nuovJ feudi, in particolare per ί
cadettJ della nobilta esclusi dall'eredita dei feudi; ίΙ ca1colato interesse di mercantJ e marinai per ί vantaggJ
economJcJ derJvantJ da una collaborazJone con ί crocJatJ; l'ansia di liberazJone dalla εετνιιύ feudale che
agi13va le masse con13dine. 11 motivo religJoso ebbe l'eff'etto di legittimare e nobi1itare queste molteplicJ
aspJrazioni e cosi l'appello del papa a favore di una campagna rnilitare in difesa del mondo cristiano in
. nte fu accolto con grande entusJasrno. Si costitui quindi una lega rnilitare cristiana - ί crocjati, cosi
chiamati perche avevano su ο scu ο un la cristianita - e ήe1 1095 fu bandita la
prima crocJata per la liberazJone del Santo SepolcΓO, guidata dal feudatario francese Go e ο ug ίοη .
ln realta, dopo ί primi successJ riportatJ contro ί Turchi ίη AsJa Minore, ί crocJati sJ preoccuparono
soprattutto di JnsediarsJ nelle teπe conquJstate - di fatto appartenentJ a11'Impero bizantJno - e εοίο nel 1099
ripresero la marcJa verso Gerusalemrne, che fu infine conquista13.
La citta divenne capi13le di υπ regno che venne affidato a110 stesso Goffredo di Buglione. NeJ teπitori
sottrattJ aJ Turchi sJ foπnarono invecetanti pJccoli StatJ feudali, assegnatJ aJ rnaggiori rappresentantJ dell'al13
feudalita europea che avevano pteso parte alla spedizJone, e legati da deboli vincoli di vassal1aggJo al regno
di Gerusalernme. Cίό segnό l'introduzJone del sJsterna [eudale ίη Oriente. Νυηιετοε: ordinJ monastJco-
cavallereschi, foπnati οίοέ da monacJ guemeri, corne ί Templari e ί Cavalieri TeutonicJ, sorsero con 10 scopo
primario di difendere le conquJste cristiane, dopo ί1 ritomo in patria deJ crocJatJ.
Ma ben presto ί musulmanJ sJ riorganJzzarono a1 cornando di Sal ah ad-Din Yusut ibn Ayyub, ίΙ
condσttJero turco meglio noto come Saladino, che, dopo avere riconquJstato ί piccoli e deboli Stati cristJanJ,
εαιτό con ίl proprio esercito ίη Geru:;alemme nel 1187 e νί fece prigJonJero ίΙ re.
Nel tentatJvo di frenare I'avanzata turca, furono pτomosse altre due crociate (la seconda nel 1147-1149,
la terza nel 1189-1192), condotte, questa volta, dagli stessi sovrani dell 'Occidente, ma senza gJungere a
risultati apprezzabili. Ιο stesso motivo religioso sl ετιετιυό Μο a scomparire, come appare evidente dalla
quarta crociata (1202-1204): le forze cristiane sJ posero ;nfatri al serνlzlo di concreti lnteressl politJcl e
a BisanzJo fιι assali13 e conquJstata: deposto Γ imperatore, ί croclatl sl
spartirono ί temtori europeJ gia appartenuti a Bisanzlo e costJτuiro ο- vemato

dal francese Baldovίno di fiandra e sotto 10 stretto οουττοίίο εοοαοηυτο di Venezla, cl1e si era asslcurata
privilegi commerclali su tutte le coste e le lsole dell'arcipelago greco. Dal teπitori aslaticl dell'impero partl,
nel 1261, 1a riconquista σί Costantinopoli e la restaurazione delJ'lmpero bizantino con Ι'appoggJo genovese.
Anche per la liberazione de!la Spagna dagli Aiabi (la cosiddetta reωnqιιίstα) sl ρυό parlare di croclata.
ComJnciata nel sec. ΧΊ, si concluse al1'ίπίΖίο del sec. XIII, quando la presenza araba fu ridotta al solo regno
di Granada, all'estrell1ita meridionale delJa penisola iberica. Ma di questoprocesso si devono sottolineare
soprattutto gli aspetti negativi, perche la nazione SΡa~ηΙ01a uscita dalla crociata sl dίΙ110strό lntollerante e
fanatica; abbandοnό ί traffici e le attivita produttive ed lntrodusse gli anacronlsticl costumJ feudali.

3. IL (~OMυNE

3.] LE ORIGlN1 DEL COMUNE Ε Ι RAPPORTI CON L'lMPERO


1 fenoll1eni clle caratterizzano Ι'ΧΙ secolo - Ιο S"l'Ί:ιιΡΡο del coIl1lllerci, la rlnasclta delle c1tta, la
fom1azione di nuove classl soclali, ίl declino del felIdalesimo - S0l10 alla base di ιιιιονί ordinaIllentJ politlci,
per cui ίΙ potere Ρassό dalla grande nobilιa feudale alla "borghesia", ίn quella tJpica foπna di autogovemo
cittadino che prese ίl nome di ('atnlln(!. Νοη sJ tra!ta di lm fenomeno solo ίta~jano, ίη quanto Jnteressa tutta
Ioεuropa occidentale, ma la storia dei Comuni dellΊtalίa centro-settentrionale si differenzia per certl suoJ
particolari caratteri.
Inizialmente ίl governo era nelle n1ani del vescovo cOllte, 1l1a ί cittadinl ρίίι inf1lIel1ti teπdevano sempre
ρίι:.ιa riunirsi ίπ assenlblea per discutere delle cose di comuπe il1teresse. Fra di lοrο si sceglievano ί cosiddettJ
boni hοmίnδ, che avevano ίl cOll1plto di collaborare con ίl vescovo nell'esecuzione delle declsion.ί prese
dall'asseΠ1blea. Man mano Ρerό Clle ίl l1uωerο dei ine!nbri aumentava, ίΙ comllne sl trasfοrmό e da
assoc13zione privata tra clttadini dίventό uπϊstίtUΖίοne pubblica cui faceva capo I'jntera clttadinanza,
a!1'intemo della qua]e esistevano diverse classi sociali

6
Ζ

Quella di maggior prestiglo, dopo ί1 clero, era rappresentata dalla plcco1a nobil1ii feuda1e; vi erano ροί
uomini di legge, medicl, mercantl, picco1i artlgianl, che costltulscono nel lοrο lnsleme ί1 "ροροίο"; infine, gli
abitanti de1 contado (da cul deήva ίΙ termine "contadino"), ossla delle campagne, ί qua1i ποπ godevano di
diritti politicl. Appena costituito, infatti, ί1 comune οετοό subito di allargare il ρτορτίο τεττποτίο, sla con
accordi pacifici, sia con spedizioni armate a danno del grandi feudataή, che furono costretti ad accettare la
1egge de1 Comune. Cosi 1a cΪtt3. si al1argo e lego a s6 ί1 contado con moltep1icl vincoli economici e gίuήdicί.
Una vo1ta costltuito, ί1 Comune οοτωυσίο ad esercltare Ιε funzioni ρτορτίε di ogni Stato, senza
pτeoccuparsl di chίaήre i τapporti con IΊmpero. Ι comunl του pretesero mai ί1 τίοουοεσίπιευιο formale della
loro indipendenza dallΊmpero, del qua1e, anzl, Sl consideravano parte. Sostltultlsl al vescovi conti ο al
feudataή 1alcl πεl govemo delle cit1ii, essl ήtennerο di avere ereditato ί Ρήviιegί e ί diήtti di ουί quelli
avevano goduto. Ma gli irnΡeratοή respinsero sempre queste pretese, anzl cercarono di ήduπe ίl ρίι! possibile
le autonomle Cl . . naή ίΓΠ eήa1ί e sottoponendo a ττίοιπο ί comunl. Si delineo
pertanto un inevitabile scontro che oppose a lungo Impero e omunl.

3.2 IL GOVERNO CONSOLARE


Il govemo comunale subi co1 tempo del cambiamenti strutturali. La pήma foπna di governo e
quel1a
consoIare: ί consoli (da due a venti) restavano in caήca per un anno; amministravano la cltt3 ed assumevano
ί1 comando delle forze aπnate in tempo di guerra. Ι110το potere era limitato dal parlamento, formato da tutti
co1oro che godevano del diήttί politicl; quando questo divenne troppo numeroso, sl declse di convocar1o s010
nel casi. ρίύ gravi, creando al suo posto un Consiglio minore, costltulto dai cittadini PIU inf1uenti de1 ceto
nobi1iare. In questo ρετίοάο, dunque, l'ammlnlstrazione del comune τίπιεεε essenzlaJmente nelJe manl delle
famiglie aήstοcratίche. Tuttavia, a paήlre dal secolo ΧΙΙ, 10 svi1uppo economlco diede inizlo ad una
progresslva ascesa di ίmΡreπditοή, mercantl ed artiglanl, ήunίtί in associazioni professiona1i di categοήa
chiamate Arti ο Corporazioni. Ι1 predominio del1a classe nobiliare venne dunque messo in discusslone
dall' avanzata delle c1assl ροροίετί, che chiedevano una ρίι! larga partecipazione a1 governo. Ε opportuno
sotto1ineare che con ί1terrnine "c1assi ροροίετί" ποπ Sl intende tutto ίΙ ροροίο, ma 5010 ί1 ceto ρίι! τίοοο del
mercantl e del maggίοή artigiani, che ποί chiamlamo "borghesia" e che allora era detto "ροροίο grasso", per
distlnguer10 da1 "ροροίο minuto".

VERNO PODESTARILE
La nuova classe soclale entro pre ο crazla dove pure frequenti erano ί contTasti
tra 1ε vaήe famig1ie. CiQ rese necessaήο abbandonare 1a fonηa di govemo conso are, ηε a
rappresentavano famig1ie aristocratiche, e si declse di assegnare Γ incaήcο di ρτίΠ10 cittadino del comune ad
llil forestiero - che, ίη quanto taJe, era a1 di fuοή delle partl e offriva maggiori garanzle di imparzia1i1ii - con

ίl titolo di podesta, ίη carica per ιm anno, durante ίΙ quale egli svoIgeva Ie funzioni esecutlve e giudiziarie.
ln real1ii, anche ίΙ ρετίοάο Ροdestaήle rappresenta una fase di contrasti e di difficile equilibrio tra le
classl, che ροπό a τιυονί cambiamentl intemi e, ίn seguito, al1a conqulsta del comune da parte del "ροροίο".
Questa avanzata delle clas5i inferiori fu contrastata con ognl mezzo dai nobi1i, c11ed'altra paite ηΟΩ erano
uniti nemmeno aJ 10ΤΟ intemo. Accanto alla piccola nobi11ii dΌήgine feudale, νί erano infatti ί grandi
feudataή trasfeήtisί ίn citta ίη segulto alla conqulsta del contado; abbiamo ino1tre ί grandi mercanti e
banchieri saliti, benche di οήgine popolare, al vertice della scala sociale grazle alle lοrο ήccheΖΖe. Spesso
questi magnati - come venlvano chianlati lndipendentemente dalla 10το origine - erano anche
ideologicamente divi5i a110ro intemo tra gllihellini, cioe sostenltorl dell'lmpero, e guelfi, cioe sοstenίtοή de1
Papato. Alla fine di un lungo Ρeήοdο di lotte, venne a costituirsi una c1asse dίήgente sufficientemente
omogenea, comprendente sla ί gruppi di provenienza nobi1iare sia ί ceti di οήgίne popolare, una c1asse che
ρυο definirsi borghese.
Nella seconda meta del sec. ΧlΙl g1i ordinamenti comW1a1i cambiano quasi ovunque, ma sono diversl
per ognl cltta ί tempi e ί modi. ul molte citta de11Ίtalia setteπtήοnale ίΙ reglme podestarile scomparve e diede
luogo alle Signorie, cloe al govemo personale di un Signore, ίn genere di origine feιJdale. In altre cltt3 fu
lnvece 1a borghesia del1e Arti ο Corporazioni a prendere ίl potere, dando vita a reglmi "popo1ari'Ά

3.4 IL GOVERNO DEL POPOLO


ΙΙ ρίίΙ chiaro esempio di questo passaggio e raprresentato da Firenze. Approfittando di un momento di
crisi dellΊmpero, ί guelfi deJ "popolo grasso" si impadronirono deJ potere e diedero vita a1 "governo del
popolo", nel quale 5010chi apparteneva i1dun 'Arte poteva parteclpare aJla vita politica e ήCΟΡήre cariche di
govemo. Questo sίgnίficό, ίπ υπ ρήΓΠΟmomento, I'esclusione dei nobiii, ai quaJi, tuttavia, in seguito fu

7
·Τ·,
,

concesso di lscTiversl ad υυ ' Arte e di parteclpare ίη ta1 modo alla vita pubblica. 11 ηυΟΥΟ ordinamento
τερρτεεευτό indubbiamente υη progresso democratlco, anche se dalla partecipazlone al govemo restano
esclusl gli operal salaTiatl delle botteg.ι~e artiglane (quello che oggl chiameremmo "proletariato urbano"),
privi di ognl diήtto. Guid.ata d.alla borghesla, Firenze conobbe un periodo di splendid.a ascesa economlca,
conqulstando una posizione di preminenza nelle attivita bancaTie e commerclali.
Ma alla meti de! sec. XIV, accrescendosl la crisi economlca cbe coinvolse un ρο ' tutta Ι'Europa, le
ricbieste degli operal salaTiatl sl fecero ρίύ. pressantl e sfociarono infuιe in una vera e propria rivo!ta,
chiamata Tumull0 dei CΊompi (1378), d.al nome del cardatori di lana dettl appunti "οίοπιρι". La borghesla
dovette cedere e ammettere al governo ί Ιοτο rappresentantl. La pari1iι gluridica cosi conquistata ebbe ρετό
breve durata e ίΙ pot'ere tom6 presto al ροροΙο grasso, anzl sl restήnse ulteTioπnente nelIe manl di poche
famiglie di commerclantl e banchieTi, fmo a quando, aIla meti del sec. XV, Firenze e tutto ίΙ suo contado
che sl estendeva a quasl tutta la Τoscana) caddero sotto ίΙ domlnlo di υπ 'unica famiglia, quella del Medicl.
Α questo punto ί1 Comune lOren· . . a in SiιmoTia.

3.5 IL PASSAGGIO DAL COMUNE ALL-'\ SIGNORlA


11passagglo d.aI Comune alla SignoTia sl era gla verificato nella magglor parte delle citta deΙΙΊtaΙίa
settentήonale d.alla meι:a del Duecento. Le lunghe lotte tra famiglie rivali e tra classl soclali ροττετοαο ad una
cTisl delle istituzioni comunali; sl fece allora avantl ίπ ognl citta υπ personagglo abile ed energlco che,
presentandosl come ί1 moderatore del contrasτi, riusci a prendere ίΙ potere e a mantenerl0 con ίΙ consenso
degli stessi clttadini, stanchi di conflitti e di sparglmentl di sangue. Si ενιϊιιρρό οοει, per tutto ί1 χιν εεοοίο,
una nuova forma dj governo, la Signoria, in cul la gestlone de! govemo αοη era plu affidata ad organismi
elettivi e ήnnovabili (come avvenlva nel Comune), ma ad una singoIa persona, che la esercltava per un lungo
periodo ο a vlta e in moltl casl la trasmetteva 2ί discendentl. Scomparvero progresslvamente gli antlchi
organl di rappresentanza clttadinl e vennero sostltultl con una classe di funzionari legati alla persona del
slgπore. Con ίl riconoscimento e Ι' investitura foπnale deI papa ο dell 'imperatore, le Sigπorie sl
trasfoπnarono successlvamente in Prlnclpatl, οοεί definiti perche al slgnore subentrava una vera e propria
dinastla, che poneva a capo dello Stato un ρτορυο meωbrο. Finisce in taJ ωοοο I'esperienza del COl1lune.

3.6 CARATTER1 DELLA CIVILTA. COMUNALE


L'esperienza storica del Comuni italianl, ρυτ cosi ricca di spinte progressive, presenta obiettivi limltl οί
. la bor<Jhesla mercantile cittadina ηοτι sl ρτεοοσιφό οί modjfjcare ί rapportl οί
dipendenza, che rlmasero sosτanzlalmente feuda ι, e cιό η ceto αί iccoli
proprietari agricoli .. ι\nche nell'ambito della οπιέ, ί cetl lmprendiτoTia]j si c]liusero nella difesa del ριορτί
interessi nlunicipa]jstic.l, dimostrandosl lncapacl di ενοίνοτεί veτso una produzione di tlpo capita!istico; la
classe dirigente si rivela a CO!lti fatti conservatTice, priva di quella. dinamlclta e intraprendenza che
caratteTizzano la borgbesla οί altrl Paesl europel.· Sono fattoτi di ου: si deve tenere conto per caplre la
decadenza della εοοίειέ italiana nella second.a nleta del Ci.nquecento.
Nonostante questl ]jmltl, ]'eta cOll1unale rimane esenlplare ne]]a SΤorla lta1iana per 1a prosperita
economica, 10 splendore artlstlco, ί] fervore cu]tlIra]e. Ne sono ancora oggj testinlonianza ]e innumerevo]i
opere d'arte rOll1anlclle e gotlche - sla nel canΊPo ·del]'architettllra c]le delle artl fίgurative - nOl1che la
!etteratura del periodo, ίπ partico]are con Dante e Boccaccio. Sorgono lnoltre nuove Universita, in cul
riprendono vigore gli studi gluridici e filosofici.
υπ 'u!tίωa componente esseήΖίa!e della clvilta cOlllunale e la vita religiosa: accanto alla ripresa del
dibattlto teologico, si registra la presenza di consistenti ωονίmeπtί rifo!l11atori e di religiosita popolare, ίπ cul
sl lntrecclano esigenze οί canlbiamento sla sociale clle spirituale. Sono tesτimonlanza di quest'ansla dj
rinnova l11ento la fondazione di πυονί ordjl1ί l110πastίcί (clstercensl, dO!l1enlcan ί, francescani), l11aaJJClle 10
sviIuppo di movlmenti popolarl giudicati eretlci d.alla Chiesa e ίπ quanto tali duramente perseguitatj. Da
questa diffi.!sa religloslta popolare nasce anche la Ρόr:.Υίa rr:!ί,cz.ίο.ι·a (Francesco d' Assisl, Jacopone da Todi),
che e una dell~ prlme nlanifestazioni poetiche della letteratura ltaliana.

4. SVEVI, ANGIOINI Ε AR~GONESI NELLA STORIA D'ITALIA

4.1 FEDERJCO Ι DI SVEVIA (1152-]] 90) Ε LA LOTTA CONTRO Ι COi\-1UN! ITALIANI


ΙC s\liluppo e la diffusione dei iraliani furono possibjli anche perche, per υπ lungo periodo,
COnlUDi

IΊmpero sl trοvό lmpegnato prinla nella lotta delle investiture contro ίl Papato, ροί ίπ una serie οί lotte
lnteme legv.te aJl'elezlone dei nυονο j,nperatore οορο la morte del]'ultlmo discelldente deI]a dinastla dj

8
Franconia. La crisi sl τιεοίεε ne1 1152 con 1'e1ezione di Federico Ι di SveVla, detto Barbarossa. La sua
politlca fu subito caratterizzata dalla feπna νοίοαιέ di ridare forza e autorici alle is'"ιituzlonl dell 'lmpero nel
confronti sla dell' a113 feudalici che de1 Papato. Υί erano ροί 1e vicende ltaliane, che Ι' lnΊPeratore intendeva
a:ffron13re secondo una linea ben precisa, che andava d.alla riaffeπnazione dell'autorici lmperia1e suΊ comunl,
Ρήvandο1i delle ήSΡettive autonomie, a11'annesslone a11'Impero dell ΊtaΙίa mericlionale.
Furono ben cinque 1e campagne mί1itaή cbe Fedeήcο Ι condusse in ltalia. La pήma di esse εννεαυε ne1
1154, con l'appoggio de1 papa - cacclato da Roma ad opera di Arnaldo da Brescla, che νι aveva instaurato ί1
comune - ed anche del comunl lombardi minori, ί qua1i nοη intendevano subire 1a supremazla di MiJano.
Proclamandosl restauratore degli antlchi diritti imperiali, Federico mlse al bando Milano e distrusse alcunl
comunl minori che gli reslstevano. Α Roma Ι' esercito imperiale catturarQ Arnaldo da Brescla e 10 consegnQ
a1 papa, restaurando cosi 1a sovranrta papa1e. ~
a seco . . .. e nel 1158: er far rispettare ί diritti della Corona sul
comunl, venne inviato in clascuno di essl un rappresentante imperia1e. Ma verse c' a sl
vicenda sl concluse ne! 1162 con J'intervento armato e la distruzione di Crema e Milano.
Il rafforzamento de! predominio imperia1e suΙΙΊtalia allaπn6 fortemente papa Alessandro ΠΙ, tanto ρίυ.
che Federico, richiamandosi a1 cliritto romano, sosteneva J'autonomia del potere po!itico da quello re1igloso
Era una chiara presa di posizione contro !e pretese teocratίche de1 Papato e ί rapportl tra 1e due lstltuzlonl Sl
fecero quindi nuovamente tesl.
F rattanto nell '1ta1ia settentrionale 1a reslstenza del comunl sl organizzo in una lega difensiva, detta Lega
Lombarda, che ήunίva tren13sei citta de1 Veneto e della Lombardia. A11a 1ega Sl ιιωτοαο anche ί1 papa, ί
Noπnarml, ί Bizantlnl e ί Venezlanl. Ιο scontro armatCJ avvenne <3. Legnano nel 1176 e sl risolse con la
vittoria del comuni. Con ίΙ trattato άί pace cbe ne segui (pace di Costanza del 1183), F ederlco riconobbe al
comunl mo1tl del dirittl άί cul godevano, riservandosl tuttavia ί1 diritto di con va1idare Ι' elezlonl del consoli ο
del podesta clttadini. n prestigio dell 'Impero era salvo, ma ί comuni usclrono di fatto vincitori da11a lσtta,
tanto ρίύ che con ί1 passare degli annl lΊmpero smlse di esercltare ί controlli previsti dalla pace di Costanza e
ί comunl smisero di pagare ί tributi dovutl.
Quanto a1 progetto άί annesslone aΙΙΊmΡero dellΊtalia meridiona1e, Federico raggiunse υη accordo con ί
Noπnannl di Sicilia: suo figlio Enrico sposQ Costanza di Altavilla, erede del dornini normannl, diventando
cosi (a11a morte di Fedeήcο nel 1190) re άί Germanla, dΊtalia ε, nel 1194, άί Sicilia. Si trattQ di υη enorme
άί Ιοιηετιοο er 1'lmpero e άί una grave sconfitta ?er ίl Papato, che sl considerava legittlmo slgnore
dellΊ131ia meridionale in virtU dell accor ο con ο . , . e del1e due corone
vedeva n1lnacclata la propria indipendenza.
Fedele contlnuatore della politlca de! padre, Enrico Π10Γ] Ρrel11aturaΠ1ente nel 1197, lasclando erede
della duplice corona ί1 figlio di appena tre annl, Federlco ll.

4.2 FEDER1CO Π υιενενα RE DI SICILIA Ε IMJ>ERATORE (1215-1250)


Federico ΙΙ e una delIe ρίύ affascinanti figure della storia medieva]e. Figlio di padre tedesco e άί madre
noπnanna, crescluto e educato ίη una teπa - ]a Sicj]ja - luogo d'incontro άί civilta diverse, si mostrQ
tolJerante verso ogni cu1tura e fede re!igiosa. Condusse anche una crociata ί11 Τerrasanta (1228), .ma, a
differenza di a]tri re cristlanl, concluse υη accordo dip10matico con ίl su1tano, che garantlva ίl ]ibero accesso
ai luoghί sacri per dieci annl.
Νοη la Germanla, ma la Sici]ia fu ίΙ centro .della vlta politlca del sovrano. Palermo fu infatti la sua
residenza e qul egli pose le basl di una nuova organlzzazibne stata!e - fondata SLI un forte accentramento del
potere, accompagnato perG da di verse riforme - che fece della S icilia una rea!ta politico-lstltuzlonale
Ρrecοrήtrice dell0 Stato modemo. RiportQ nel regno I'orιiine e la pace, colpendo sia J'anarchia feudale dei
grandi vassalli, sla I'autonomlsmo clttadino. Convinto sostenltore de! potere asso1uto che solo in se stesso
trova la propria giustificazione, rifiutQ qua!slasl lngerenza de!la Chiesa nelle faccende delJo S13to (per questo
motlvo numerosi furono ί suol scontri con ίl Papato, che proprio neJ Concilio lateranense de! 1215, con
lnnocenzo ΠΙ, deciso sostenltore della teocrazla, affermo che tutti ί sovrani dΈurΟΡa dovevano considerarsl
vassalli de! pontefice) .
Ne! campo dej]'economia potenziG !e attivita mercantili e lndustria!i, ma le sottopose ad υηο stretto
controllo fiscale. Ι' eserclto fu riorganlzzato su nuove basl: a1 posto άί quello feudale, che esponeva ί1 re ai
τicatti dei grandi v3ssallj, federico organl=o un forte esercito mercenario. Nel campo della cultura fondG
l'Unlverslta di NapoIi allo scopo άί preparare va]idi funzionari all'amministrazione del regno. Cu1tore egli
stesso de!le scienze e della lεtteratura, nella splendida corte di Pa1eπno πυηί lntomo a se intellettuali del1a

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ρίυ varia provenienza, tra CUi quel poetl che diedero vita alla prima "εσυοίε" in volgare della letteratura Ι
i
itaEana, detta ρετοιό ScHo!a poenca s-iciliana. ι

Nel1e intenzioni di Federico anche l'ltalia centro-settentrionale doveva essere ridotta ad οοο Stato ί
accentrato come ίΙ regno di Sici1ia, ma quJ le diverse condizJonJ storiche rendevano estremamente difficile
J
l'attuazione di questo programma. Ροίώέ ί comunl continuavano a ignorare ί richiami di Federlco al ήsρettο
del pattl stabilitl a Costanza, 10 scontro annato divenne inevitabile: dopo una prima vittoria dell 'Impero, ί Ι
comunl sl 'riorganizzarono e riusclrono a scon:figgerl0. Mentre sJ preparava a οοασιιττε W1a nuova campagna
Ι
neΙΙΊtaΙίa settentήonale, Federico mori improvvisamente nel 1250.
Ι
4.3 L~ FINE DELLA ΡΟΤΕΝΖΑ SVEVA ΙΝ IT.6JΛA. ANGIOThl Ε ARAGONESI NELL 'ITALIA MERIDIONALE Ι
a '0 ίΙ crollo delle fortW1e JmperJali in 1talia: in Sicilia la sua eredita venne
raccolta da Manfredi, suo figlio naturale, mentre in eπnanJ ealttlmo, doveva Ιοιιετε
contro ί ήvaΙί che tentavano di impedire la successlone. Manfredi οοααεειό efficacemente le pretese e
Papato sul regno nom1anno e τιρτεεε ίΙ Ρrοgraωma politJco di FederJco neΙΙΊtaΙίa centro-settentήonale. La
mlnaccla di un rinnovato predomJnlo sνevο suΙΙΊtalia indusse papa Clemente IV, francese, ad offrire ίΙ regno
di Sicilia a Carlo dΆngiο, signore di Provenza e fratello del re di Francia. Incoronato nel 1265 re di Puglia
e di Sicilia, Carlo mosse alJa conquista del regno. Νοτι fu in verit2 un 'impresa troppo difficile, perche
Manfredi, abbandonato da una parte dei suol stessl baronJ, sl ιτονό a lottare contro un nemlco troppo fone e
fu sconfitto, morendo egli stesso ίη battaglia (1266).
Consegnando 1'Italia meήdίοηale agli Angioini, ίΙ papa aveva cercato di calltelarsl contro ognl Ιοτο
futura pretesa, impe~'T1ando Carlo con gluramento, per se e per ί suoi eredi, a αοα farsi mal re d 'Italia, ne di
Gem1allia, ne imperatore, ne sJgnore di Lombardia ο Toscana. Ma il calcolo sJ τίνείό sbagliato. Appena
consolidato neI regno, Carlo diede ίηίΖίο ad ιαιε politlca di interventi nelΙΊtalia centrale e settentή.onale.
Nel regno, la cul capJtale era stata spostata dat>aleπno a Napoli, Carlo e ί suoi baronl ηοη seppero
conqulstarsi le slmpatie del υυονί suddiri. ΑΙ contrario, le prepotenze del soldari e le enorml lmposlzlonl
fiscali provocarono le reazlonl della popolazione. Α Palenno, ne1 ] 282, scoppi6 W1a violenta ήνοlta
(chiamata rίνοlaΖίοne de! Vespro), che costrinse ί francesi a fuggire dalla Sicilia. Temendo di αοα poter
reslstere al ritomo ίη forze di Car10, ί capi de!l' msuπeΖίοne si ήvοlserο per aiuto a Pietro ΠΙ d' Aragona
a a, che aveva sposato una figlia di Manfredi. L'intervento di Pietro provoc6 una lunga guerra tra
Aragonesi e Angioinr, etta gϊiC ,oncluse nel 1302 con ίΙ riconoscimento al primi del
possesso della SiciJia. (ίο sίgnίfιcό la defίnitiva τοττυτε dell 'unira politlca e terrJ
meridionale dai Normannl, con grave danno ηοο solo di qllelle regioni ma dell'intero paese. Nell'eta in cUl sJ
stavano fom1ando - ίπ FrancJa, Spagna, lngl1ilterra - le monarcI1ie nazlonaJi e si avviava ίl processo di
unificazi~ne territoriale, si rompeva ίη 113lia !'uni-ci dell'unJco regno όrganίcο realizzato circa due secoli
prJma, l11entre nel centro e l1el ιιο«! deJla penisola trionfava ίl partJcolarisD1o del Comuni e delle Signorie. La
Sicilia cadde cosJ ίη mano aragonese, ίl che sίgnίficό, oltre aJlo sfruttamento fiscale, I'Jsolamento da1 resto
del1ΊtaΙίa e la provlnclalizzazJone della sua cultura.

ΙΑ FINE DEL i\ιIEDIOEνo Ε IL PREANNUNCIO DI υΝΑ NUOVA ΕτΑ


5. LA CR1S1 DEL ΡΑΡΑ ΤΟ Ε DΕLLΊΜΡΕRΟ

5.1 IL PONTlFICA ΤΟ DI BONIFACIO ΥΙΠ (1294-1303) Ε LA SCONFITTA DELLE TESl TEOCRA TICHE
(οη ίΙ venlr meno degli ideali universalistici e con la crJsi delle istituzioni che lί avevano incamati
(Impero e Papato) ci sl aYYla, tra la fine del sec. ΧΙΙΙ e l'ίηίΖίο del XIV, allafine del Medioevo.
Bonifacio ΥΙΙΙ e IΊιltίmο grande papa dell'eta medievale. 1'V'lembrodell'inf1uente famiglia romana del
Caetani, sali al pontificato mentre ROIl1a era sconvolta dalle lotte tra fal11iglie barol1ali cl1e sJ contendevano ίΙ
govemo della C11Jesa Egli si sbaraΖΖό imnlediatamente del1a potel1te famiglia avversarJa dei Colonna e dopo
avere νίπto ancl1e JΌΡΡοsίΖίοne deJ gruppl ρίΙ:ι intranslgenti deΙ1Όrdjne francescano, Bonifacio sl propose di
rJcondurre tutta IΈurΟΡa sotto la sua autoιita. Ma prima indisse per la pιimavera del 1300 un grande
G/Ilh//eo, ίΙ primo nella storia de!la Chiesa, che vide accorrere a RΟΠ1a da ogni parte d'Europa enoπni folle
Ωί pellegrini, al quali era promesso ίl perdono di tuttl ί peccati. Si tratto di un grande successo religloso e
po!i!ico il1sieme, c]le costlIlli la premessa per la realizzazione di Ul1vasro progra111nla di interventl sulla. scena
politica italiana ed europea

10
Bonifacio οετοό infatti di inserirsi nella gueπa tra Aragonesi e Angioini per ί1 possesso della Sicilia (di
cui ί papJ sJ consideravano legittirni sJgnori) e intervenne nelle Ιοτιε Jnteme di Firenze, dove la ρεπε guelfa, a
capo del cornune dopo 1a cacciata deJ ghibellini, era divisa dai contrasti tra Bianchi (di οήgine popolare) e
Neri (di origine aristocratJca). L'intervento del papa deterrnin6 la vittοήa dei Νετι, che sJ impadronJrono del
comune caccJandone ί Bianchi: tra gli esuli fu 10 stesso Dante, che invano aveva tentato di difendere le
libeπ.a cJttadine dalle pretese del Papato.
Ma il conf1itto ρίύ grave fu quello con Filippo.IV ϊ1 Bello, re di Francia. Quest 'ultJrno rappresenta ί1
primo esernpJo di sovrano che rifiuti esplicJtarnente ogni subordinazione al1'autorita pontificia e dichiari ί1
ρτορτιο potere legittJmo per se stesso senza investitura ecclesiastica. Ι1 conflitto εσορρίό nel 1296, quando
Filippo sottopose ί1 clero francese a1 pagamento deJ tributi. Era una rσttura con ί1 passato, ί1 ήfiuto di
. a va1idita di priyjlegi secοlaή. n papa rispose riaffeπnando le tesJ teocratiche della
subordinazJone del potere οίνίίε a que ο sprri a enitοή dell'autonomia de1
potere politico da quello religioso. Filippo si appel10 allora aIla nazJone, convocando un 'assernb1ea
rappresentatJva deJ νετί ordini e classJ socia1i (ί cosiddetti Statι geneι-alj) e sottoponendo la questJone al lοrο
giudizio. La αεείοτιε si scl1iero cornpatta a fianco del sovrano, dichiarando che nelle questionJ τετυροτείί ίΙ re
di FrancJa αοα aveva sopra di se a1tra ειποτπέ che quella di Dio. Ι tempi erano cambiatJ da quando ί papJ
scornunJcavano g1i Jmperatori de1 Sacro Rornano Impero: a differenza di questi ultimJ, ίΙ re di FrancJa αοτι
aveva dietro di se feudatari prontJ a cogliere ognJ occasJone per sottrarsi a1 giuramento di fede1t3. Aveva ί1
sostegno della borghesia, deJ gruPPJ cJttadini che si identificavano con la rnonarcbia, di tutta Ι'οραυοτιε
pubblica. Di fronte alla ferrnezza del sovrano e alla compattezza de1 suo ροροίο, ηοη va1sero ne 1e rninacce
del papa ne la successJva scornunJca. II conf1itto sfoci6 in una spedizJone militare francese per costήngere ίΙ
papa ad abdicare. Sorpreso ad Anagni, presso Roma, Bonifacio ΥΙΙΙ rimase prigionJero per tre giorni, fmcbe
una τίνοίιε della popo1azJone loca1e gli ridiede la libeπ.a; rna !'anziano Ρ ontefice, u1tJrno sostenJtore della
teocrazJa rnedieva1e, ηοτι ειιρετό ίΙ traurna di quell'esperienza e rnori nel 1303. Lo Stato naziona1<,;,
sostituitosi aΙΙΊmΡerο nella lotta contro le pretese teocratiche, uscJva vincitore dallo scontro.

5.2 IL ΤΕΝΤΑ'ΤΝΟ DI RESTAURAZIONΈ IMPERlALE DI ENRICOvlJ DI LUSSE.M:BURGO (1308-1313)


Alla sconfitta delle tesJ teocratίche di Bonifacio ΥΙlΙ segui, pochi annJ dopo, ί1 fallirnento del tentativo
di restaurazJone ίrnΡeήaΙe cornpJuto da Enrico νπ in Italia: una ήΡrοva dell'jnesorabile decadenza di tutte le
strutture ρο i i . =>
G1i ίrnΡeratοή succedutJ a Fedeήcο Il sJ occuparono poco delle νισεα e ί a ί =>
tedesche, ma 1'e1ezJone di Enrico νπ di Lussemburgo segno un irnprovviso τίτοηιο al passato. Egli volle
infatti rJprendere ίl programma di restaurazJone lmperJale degli SvevJ, facendo τίνίνετε per breve τετυρο gli
ideali υηί versalistici. Giunto ίη 1ta]1a nel 1310, sJ ρτεεεαιό al1e cltt3 come ί1 restauratore deJla pace,
dell 'ordine e della glustizla, r1usceήdο ad ottenere Ι'appoggio di coloro. che speravano che una maggJore
presenza dellΊmΡerο mettesse defmitivamente terrnlne alle contlnue Ιοιιε tra guelfi e ghibellinj. Quando pero
Εηήcο djmostro di voler esercJtare concretamente le ΡrΟΡήe funzioni di monarca, le ostilit3 sJ ήacceserο, da
quella del ηυονο re di Napoli, Roberto dΆngίο, a quella di Firenze, che subi dall'eserclto irnperiale un 1ungo
n1a mutj]e assedio, giacche, alla fine, g1i υΟl11ίπί di Enrlco ΥΙΙ dovettero desistere dal contlnuare le
operazJonJ: nel 1313,10 stesso imperatore mori di maΙaήa a Buonconvento, presso Siena. Finiva con lυί, per
sempre; I'ideale della monarchia universale. Gli ίmΡeratοή della casa di LusseJnburgo che gli succedettero,
infatti, si dislnteressarono dell 'Italia, concentrando ognJ l0ro sfotzo nella creazlone di uno Stato dinastico
nell 'Europa centrale.

5.3 IL TRASFERIMENTO DELLA SEDE PONTIFICIA AD AVJGNONE (1305-1377) Ε ΙΑ REPUBBLlCA


RO!'vlANADI COLA DI RIENZO
Dopo la morte di Bonifacio νπ] e ίΙ breve pontificato di Benedetto ΧΙ, venne eletto papa ί1 uancese
Clemente V. Questl ηΟΩ rnise mai piede ίη ltalia e per complacere ίΙ re di FrancJa, fisso la sua sede ad
Α vJgnone, ίπ Provenza. ComJncla cosj quel10 che fu detto I'esilio avlgnonese (ο c:attίνίta avignonese) del
papi. Durante questo Ρeήοdο (1305-]377) sl succedettero sette papl, tυttJ francesi e tυtti 1egatl ai re di
Francia, al quali subordinarono gli interessl deJla Chiesa, con grave danπo per ίΙ prestlgio de1 Papato.
L'assenza deJ ραρί da Roma favοή la diffusione di comunl e sίgnοήe nel territοή soggettl alla Chiesa. Α
Roma le prepotenze del ηobί~j provocarono del ωοtί popolari che trovarono ίΙ 10ro capo ίη un glovane
popolaJ1o, Cola di Rienzo. Proc[amato nel [34 ϊ Tribllno de/la RepZIhh/ica romana, Cola sl propose dj
restaurare a Roma I'antlca repubblica, intomo alla quale avrebbero dOVιito stringersi ίπ federazione tutte le
libere cltt3 italiane. υπ progetto chiaralnente utop Jsιico, ma che ήsροndeva ί11 quaJche modo aJ1e attese di

11
un' eta inquieta e smarήτ-a davanti al οτο'Ιο degli antichi valori ed istituzioni. La nuova repubblica ebbe
comunque vita breve, perch6 nel 1357 venne restaurato ΙΌrdine pontificio, mentre Cola di Rienzo venlva
ucciso nel tentativo di lasciare clandestinamente Roma.
Nel 1377, cambiate le condizioni politiche (travolta dalla gueπa dei Cent'anni combattuta contro gli
inglesi, la monarchia francese υοα ροιενε piu esercitare ίl suo predominio sulla Chiesa), Gregorio ΧΙ cedette
alle sollecitazioni che da tante parti si levaνano verso di lui e trasferi nuovamente a Roma la sede papaJe.

5.4 LO SCISl\ι1ADΌCCillΕΝΤΕ (1378-1417)


Dopo appena wι anno dal ritomo a Roma del pontefice, ίΙ mondo cattolico fu oggetto di una profonda
frattura, passata alla storia con ίΙ nome di Grande Scisma ο Sclsma dΌccίde17te, per distinguerl0 da quello
, . ,. . . del sec. ΧΙ aveva separato da Roma la Chiesa greca.
Alla morte di Gregorio ΧΙ, nel timore 1 un ή ο . ad Α νi α one, ί cardinali italiani
fecero pressione per eleggere papa I'jtaliano Urbano ΥΙ. Ma ί cardinali francesi invalidarono Ι e εειουε e
prσclamarono eletto un altro papa, ίΙ francese Clemente ΥΠ, che fisso la propria sede ad Α vignone. Il mondo
cattolico si diνise allora neΙΙΌbbedίeηΖa.aΙΙ'unο ο al·J'altro dei due papi, che si scomunicarono a νicenda,
Gemlania, Inghiltena, Stati ita1iani del centro-nord Sl schierarσno con Urbano ΥΙ; Francia, Scozia e Stati
iberici seguirono la parte di Clemente ΥΙΙ. La separazione ηΟΩ οεεεό con la morte dei due papi rivali, giacche
altri papi presero ίί Ιοτο posto (nel 1409 ne venne eletto persino un terzo), Lo scisma 5ί εννίο a composizione
5010 con ίΙ Cor.cilio di C05tanza (1414-1418), dove, per iniziativa dell'in1peratore Sigismondo di
Lussemburgo, si riunirono tutti ί vescoνi della cattol.icita. Qui furono deposti tutti e tre ί papi ed eletto ne!
1417, di οοηιιυιε accordo, un wιico papa, Manlno V.
Lo Scisma dΌccίdeηte αοα fu solo ίΙ frutto di contrasti tra cardinali. 1 nlotivi sono υιοίιο ρίυ seri e
vanno ricercati nel gioco degli interessi dei grandi Stati nazionali, che εί intravedono attraverso le polemiche
pro ο contro ίΙ primato papale e in favore dell 'autonomia delle singole Chiese. Νου a caso, a Costanza
finirono per prevalere Ιε cosiddette dottrine conciliarl, che affermaγanο [a subordinazione del pontefice al
concilio generale del vescovl, quale organo εαρτευιο di decisione. Ε anclle vero clIe la vittoria deJ1e tesi
conciliari fu ρίυ apparente che reale, perclIe di fatto Ιε lnonarc!lia pontificia fu pienanlente, anche se υοα
defwrtivamente, restaurata.

~4LEOR 1'10
Alla profonda crisl deΙΙΊmΡero e del Papato si accompagno ne sec.J σ ave
de!]'econonlia feudale di fronte a])'affermarsi della nuova economla n10netarla. Gli ιιουυυ: C]le COl1tano αου
sono ριύ ί signori della gllerτa: οοηιειιο ίΙ denaro, ί traffici COnlJllerClali, le banclle; saranno queste Ιε nuove
[orze che goven1eranno dΌra ίη ροί ΙΌccίdente. Si aS5iste ρercίό al progresslvo decadίΠ1eηtο
dell'aristocrazia feudale e a[j'avanzata ίπesίstίbίΙe del!a borghesia Π1ercantίΙe, finanziaria e teπiera, e οιοέ
al]'avvento di ιυιε nuova socleta,che posslamo defϊnireprecapitalistica, L 'εσοηοηυε capltalistlca nasce
storicarήente in Inghilterra ne! sec. ΧΥΙ11 a seguito della τινοίιιειοσε industriale, ll1a tale rlvoluzlone
presuppone un precedente stadio di capitaJiSl1l0 !llanifauuriero, bancario, cOlllnlerciaJe, cl1e e gia presente nel
sec. χω, ]] risultato finale dello sviluppo CΟll1Π1ercίaΙe e del conseguenre εσουυιιι!ο di capltale nnanzlarlo fu
ίl sorgere della banca (1e prime furono quelle fiorentlne), la tlpica lstltuzlone della nuova socleta
ι precapita!istlca,
ί Νοπ mlgliorarono lnvece le condizlonl di vita di contadinl e operai saJarlatl, rese anzl ρίU difficili da
ι
ι gravi crisi economiche, carestie ed anclle epidemle di peste, Οί qlli g[i scloperi e ]e rivo]te del]e gentl
Ι
J. affaJnate, sla contadine clle clttadine, c[le atnaversano l'intera storla ellΓΟΡea del secoli ΧΙΥ e Αν',
i
~
6. LA FORMAZIONE DEGLI STATI MODERNI ALLA FINE DEL ΜΕΟΙΟΕΥΟ

iι 6.1 LA FORlVlAZIONE DELLO STA ΊΌ MODERNO ΙΝ EUROPA
IJ passagglo da] reglme feudale al!a fom13zione di Stati naZlonali, segnό per ΙΈurΟΡa la nne del
e
Ι
Medioevo e l'ίπίΖίο de]l'eta modenla, Ι] Quaurocento ί] secoIo del COl1so[idanlenίO del]e grandi monarc[lie
occidentali (Francia, Inghilterra, Spa!:,τna), "aIe a dire della creazlone deIio Stato Jllodemo, libero da qualslasl
ί condizlonamento estemo e Ρercίό "assoluto", Ιο Stato modemo sl caratterizza, gia alla fine del Medioevo,
i
per due e[ementi essenzlali: ]'unificazione terτltorlale e J-accentranlel1to del potere nel!e mani del re. ES50 e
1I Ρercίό ΙΌρροstο de[lo Stato feudale, nel quale I'autorita del re epoco ρίίι che l1ominaJe, mentre quel1a
Ι
n
effettiva e nelJe manl dei grandi feudatari
della nobilta feudale e alJa conteJl1p0ranea
Quesτo radicale cambiall1ellίO fu doyuίO alJa decadenza economlca
ascesa del ceIi borg11esi, qllindi al preva]ere dell'econonlia
Ι
11;

12
±W&

monetana su quel1a agricola. Fu ρτορτίο nel nuovi ceti che ί re trovarono un validisslmo aluto per la
creazlone di uno Stato forte e accentrato, capace di garantlre alla borghesla Ι' ordine e la slcurezza necessaή
all0 sviluppo del commercl e delle attivita manifatturiere. Ιο StaίO "modemo" e quindi ίΙ prodotto della
stretta alleanza della monarchia con ί cetl borghesi.
Ιο Stato assoluto presenta una solida organizzazione arnministratlva, affidata a funzίοηaή, αοιι ρίύ
ήcοmΡeηsati per ί Ιοτο servizi con l'assegnazione di tene in bene:ficio, ma stlpendiatl dal sovrano e percio a
Ιυί strettarnente subordinati. Esso αοα esclude, a11'origine, la partecipazione del cetl nobiliari accanto a quelli
borghesl. Fino dal sec. XIV troviamo infatti costituite le assemblee rappresentative del1a nazlone (Statί
generali in Francla, Parlamento in Inghiltena, Corres in, Spagna) che collaborano con la monarchia per
quanto riguarda I'applicazlone e la ripartizione del tributl. Ε esclusa lnvece qualslasl partecipazione alla vita
ubblica delle grandi masse contadine, che pure costituiscono ίΙ 90% della popolazione.
Caratten ιοε e πnazione di eserciti peπnanenti, formati da νοίουτεη (per 10 ρίυ.
stranieri) stipendiati dal re e ρετοίό a Ιιιί fedeli. Tra l'altro m da s aro peπnlse
I'impiego delle armi da fuoco e fu motlvo di riorganlzzazione generale degli apparati militari.Tutto οίό ha un
alto costo fmanziario, per cui ί monarchi devono riconere sempre ρίύ slstematlcamente alle lmposlzlonl
fisca1i. L'impianto degli eserciti peπnanenti sl accompagna ρετοίό a11'implanto razionale del :fisco.
Α differenza di quanto avveniva in Francla, Inghilteπa e Spagna, gli imp~ratori tedeschi ηοη riusclrono
invece ad lmporsl sul pήncipatJ feudali e sulle libere citta mercantili, e a costituire un forte stato unitario. Le
tene germanlche presentano anzl una mescolanza ηοη solo di popoli, ma anche di strutture diverse: accanto
a11'economla precapltalistlca e manifatturiera delle cltta continua infatti ad eslstere Γeconomla agraήa e
feudale del1e campagne. Gli stessl imperatori delle case dΆsburgο e di Lussemburgo, che S1alternarono nel
secoli χιν e χν, sl preoccuparono quasl escluslvamente del Ιοτο domini ereditari. G]i Asburgo estesero di
fatto Ιε lοrο sovran1ta su vastlsslml teπitori (Austria, Trieste, Boemia, Ungheria, Fiandre), che tuttavia αοα
costltulranno mal υαο Stato omogeneo, bensi υυ mosalco di popoli, civilta e lingue diverse.
Ι1 processo di foπnazione di grossl Statl unltari avvlene invece al1a fine de] secolo χιν in Europa
orientale (Polonla, Ungheria, Russla). Da reglstrare infine la scomparsa dellΊmΡerο dΌήeηte, con Ιε caduta
d! Costantinopoli (1453) ad opera del Turchi ottomanl, i1 cui impero dur6, almeno nel nome, Μο all'inizio
del χχ secolo.

ΤΑη SIGNORlLI ΙΝ ITALIA. LA TRASFORMAZIONE DELLE SIGNORIE INPRINC1PATL


Nel secoli ΧΙΙΙ e χιν si asslste anc - ttentrionale ad υτι fenomeno ana]ogo a quello
cl1e ροιιό ne11'Europa occidentale al1a fOTΠ1azionedi Stati nazionali~ ma mentre m a
Spagna ίΙ processo di unificazione teπitoriale procede fmo a comprendere tutta ο quasl la nazlone, in ltalia ίΙ
fenomeno si aπestο al 1imi.te della regione, deteπninando un ritardo di seco.li nella for:inazione dell'unita
e
nazlonale. Νοα si tratta, in realta;·solo di un mancato processo di unificazione teπitoriale. Come sl visto a
proposlto del Comune, ίl problema e soprattutto di 'forze soclali e di strutture economiche, οίοέ della scarsa
dinamici.ta della classe dirigente mercantile, chiusa ne]la difesa del ρroρΓί JnteressJ. municlpalisticl e ρετοιό
lncapace di conceplre e realizzare una pίίJ vasta unlta teπitoriale ed un ρίΔ vasto ωercatο. Ι 'Italia sl presenta
quindi, a11'ίηίΖίο delJ' eta modema, ancora divisa e percio debole e impotente di fronte alle tendenze
espansionistiche di Francla e Spagna. Nonostante questa grave inferiorita politlca essa conservera ancora per
qualche tempo ίl suo primato economlco e culturale; ma quando a11a fine del secolo ΧV le grandi scoperte
geografiche offri.ranno al paesi che· si affacciano sull' At]antlco nllove fonti di ΡrΟSΡeήta e di imprese
commerclali, avra ίηίΖίο la decadenza economlca ltaliana e con essa la servitύ politica e la crlsl culturale.
Abbiamo gla vlsto, a proposlto del Comunl, la crlsi degli ordinamentl clttadini, che diede luogo
nell '1tal1a settentrionaJe e centrale alle Signorie. ln υη primo tempo Je istltuzlonl cittadine furono mantenute;
ροί ίl slgnore accentro nel]e proprie manl tutto ίΙ potere, esercitandolo per mezzo di funzionari da lui
stipendiati, e provvide a sostltulre Ι' esercito cittadino con soldatl di mestlere. Sono quindi gli stessl fenomeni
che abbi.amo vlsto nel paesi dell'Europa occidentale, avvlatl a diventare nazlone.
e
Da queste nuove strutture di govemo nasce anche una rea]ta nuova, Ja corte, che fondamentale per
comprendere tanta parte del1a Ietteratura e delJ'arte di questo peri.odo. La corte 'e legata infatti ad un
partlcolare aspetto delJa poIitica signorile, che vlene definito mecenatίsmo (da Mecenate,. arte:fice della
politica culturale deIl'imperatore romano Augusto). Esso conslste nella protezi.one data dal slgnore ad
lntelJettua~j ed aίtlstl, ηεl finanziamento di Γicerche e studi, nella commissione di opere d'arte, nel1a
cyeazlone de11econdizloni ρίΔ favorevoli per asslcurare alla corte l'attivita dei ρίίι prestlgiosi esponentl delle
lettere e delle arti. Ne! determinare questa politica agiscono molti fattoΓi: 1a suggestione del model1i del
Π10ndο classlco: un autentico amore per Ι'aίte: la volonta di fare de]la propria corte ίΙ centro piU raffinato.

13
Divenuto padrone delle citta e de! ιerritοήο circostante, a1 signore mancava s010 ί1 titolo per govemare
1egittimamente: ne gJi sara diffici1e procurarse10, purche sia disposto ad'aver10 per denaro dal1'jmperatore ο
da1 papa. In questo modo ί Viscontl (e in segulto g1i Sforza) divennero duchi di ΜίΙαnο (1395), ί Gonzaga di
Mantova, g1i Estensl di Feπara, ί Medicl di Firenze (1529). Π passaggio dal1a Signoria α1 Principato e
contraddistinto, da1 punto di νista foπna1e, dal1' investitura con 1a qua1e era αοοαοεσίυιο a1 slgnore ί1 diritto di
esercltare legίttimamente ίl potere trasmettend010 al propri μedί.
Viene cosl a cessare ognl rapporto con gli antlchi ordinamenti comuna1i e sl costltuisce 10 $ta1O
dinastico, ducale ο granducale, In armonia con 1e esigenze della borghesia delle citta egemoni, declse ad
elimi'lare Ια cοncοπenΖa delle citta minοή e a imΡοπe ί1 ρτοραο monopolio economlco nell'aInbito
regiona1e, ί pήnclpl ρίύ. potenti si preoccuparono di aInpliare ί Ιοτο confini Μο a1 limltare della regione,
assorben ο e tgnorie ..
Tra ί νετί Stati signοή1i deUΊtalia centro-settentriona1e, preva1gono ne corso e
Milano, la Repubblica di Venezla, 1a Repubblica di Firenze, che si aggiungono al grandi Statl italiani di
ρίύ. antica Ιοτυιεείοηε, 10 Stato pontificio e ί1 Regno di Napoli. Questi cinque Stati maggίοή, dopo lnuti1i
lotte per la supremazia, arrivarono con la pace di Lodi (1454) ad una sltuazlone di su:fficiente stabilita; sl
trattava tuttavia di un equί1ίbήο di forze precario, basato su un contrappeso di interessi Ιοοείι, che ερρετινε
lmpotente a stare al1a ρειί con le monarchie di Francia e di Spagna.
ΙΙ principa1e artefice di questa po1itica de11' equilibrio, che per Inezzo secolo assίcurό alla penlso1a un
ρετίοσο di relatlva pace e di grande dinamismo economico, fu Lorenzo de' Medici, detto ϊl Magnifico,
signore di Firenze dal 1469 a] ]492, Conqulstatosl ί] ruolo di 1eader tra ί sίgnοή dΊtalia, ebbe una parte di
primo piano nel1a storia del Quattrocento, υοα solo per le sue eccezlonali qualita di UOIl10di Stato, ma anche
per ί suoi meriti di letterato e protettore di letterati e di artisti. Grazie al suo mecenatίsmo, τιιιεοί a fare di
Firenze ί] centro culturalmente ρίίι prestigloso dell 'Italia de1 tempo.
Fra ί minori 5tati signori1i lta1ianl del sec. χν bisogna ricordare ίl Ducato di Savoia, la Repubblica di
Genova, la Signoria degli Estensi a Feπara, del Gonzaga a Mantova, deg1i Sca1igeri a Verona, dei Caπaresi a
Padova, dei Montefe]tro a Urbino, la Repubblica di Siena.

6.3 IL REGNO DI NAPOU ΤΜ ΑΝGΙΟΙ.ι'Π Ε ARιI,.GONESI


.ί orte di Roberto d'Αngίό (1343), sl fanno sempre ρ ιιι evidentl nel Regno di Napoli ί segnl
ι
della decadenza po1itica ed economica. roprιo ne entrionali sl affermava un
forte ceto borghese, nellΊtalia Π1eridiοnale sl spegneva quell' attivita nlercantile e marinara che aveva
cosιltuito la forza del regno al τειυρο del Normannl e degli Svevi. Le caΠ1Ρagne si spopolavano
trasfonllandosi ίl1 νεετι latifΟl1dΙ sul quali ί baroni angioini eserciravano ίl Ιοτο potere feudale, sfruttando nna
massa di contadinl mlserabili e ignoranti. La mancanza di un forte ceto borghese (e di cltta capaci di influire
sulle campagne) prlvava ,;.1 re den'aiuto lndispensabile per tenere a freno la prepotenza barona1e e avviare la
trasfomlazione dello Srato ancora feudale ίπ Stato modemo, Si aggiungano ί contrasti ffinastici cl1e opposero
Ι'υηο all'altro ί varl rami de11a casa d'Αngίό, contrastl che provocarol1o contlnue guerre devastatrlcl, c]le
aggravarono le gla nliserevoli condizioni deIJe popolazloni contadine.
Alla Πlorte della reglna Giovanl1a 11, ίl regno fu COl1teso tra Renato d'Αl1gίό e Alfonso dΆragοna, gla
padrone della Sicilia e della Sardegna, designato alla successione della stessa Giovanna 11. Alfonso sconfisse
nel 1442 ίl suo avversarlo angloino e si fece riconoscere re di NapoIi da tιιηί i prlncipl dΊtaΙia, senza peraltro
che gIi Angioini di Francla rillunclassero ai l0ro diritti sul trono, come $ί vedra al momento della discesa di
Carlo Υ1Ι1 (1494). Νοn cambiarono Ρerό le condizioni de] regno, nonostante che 10 stesso Alfonso e ίΙ figlio
Ferdinando tel1tassero di scol1figgere la potenza 110bi!iare e ad aννiare !'alllmoden1amento delJo Stato,

6.4 LO STATO PONTIFICIO NELLA SECONDA ΜΕτΆ DEL SECOLO χν


Οορο la concluslone dello Scisma dΌccidente ϊl Papato abbandοnό definitivamente i suoi sogni
lllliversaIistici, rinunciando ad esercltare un ruoIo di primo plano nelIa poIitica europea: ma pes6 fortemente
sulle Vlcende lnteme itaJial1e, l1elle quali rappresentQ ίl pίίJ grande ostacolo (l11a nΟΩ ].'unico) a11'unificazione
de]la penlso!a. J papl del secondo Quanrocento cl appalono Ρerciό 11011tanτo ί capi delJa cristianita, ma
piuttosιo prlnclpi laici, preoccupati soprattutto di rafforzare le strutture del 10ro Stato, e pίίJ ancora di
soddisfare le ambizioni dei l0ro fami]iari (nipoti e qualche voIta ngli), a1 quali conferiscono caήche e
benet1cl eccleslastlcl. Ε questo ίl fenomel1o del n(>potί.l·mo, che aggrava u]terlormente 1a decadenza de]
Papato. l11al cOl11pensata daIJo splendore del pa]azzt e delJe cI1iese cl1e s Lnnalzarono ί11 queI tempo ad
abbel]ire Roma. L'unlco Π1erίto clle dobbianlO riconosc~re a quesιi papi umanistl e
quel10 di avere
ricllianlaτo a Roma artisti e leti:erati, άί avere promosso ]0 sιυάίo dei classicj latlni e greci.

14
IL RINASCI1'rlENTO
7. LA CIVIL τλ DEL R1NASCIMENTO Ε LA SCOPERTA DEL Νυονο MONDO

7.1 LA σνιιτλ UMANISllCo-RINASCIl\1ΈNTA.LE


Il Rinasclmento fu llila vera e propria rivoluzione culturale che, in contra51o con ί1 Medioevo, riscopri i1
significato teaeno del1'uomo, ροαεααοίο a1 centro del mondo, vale a dire al centro di tuttl gli interessi
spirituali e mora1i, aprendo cosi la via al1'eta modema. Esso ebbe le sue prime manifestazioni in 1talia, da cul
sl diffuse a quasl tuttl ί paesl dΈurΟΡa.
Ι1 Rinasclmento confeπno, sul piano del pensiero e del οοετυσιε, ί cambiamentl politicl, soclali,
econ enuti negli ultimi secoli del Medioevo, creando una nuova civilta che propose
altri vaJori, un nuovo modo di pensare, una versa .
Il Μεάίοενο aveva celebrato come fine suprerno dell'uomo I'aldila e aveva subor ma ο a
I'attivita urnana. (οη la nuova eta sl riscoprono invece ί vaJori della vita teaena, l'intelligenza, la bellezza, la
farna, la ricchezza; Sl affeπna di nuovo una concezlone della sclenza corne scoperta e creazlone; Sl rivaluta ίΙ
patrimonio culturale dell' antichi13 classlca.
U maneslmo e Rinasclmento sono termini che riflettono due diverse fasi di ιina ·51essa. rea113:
Ι'Umaneslmo caratterizza quasl tutto ίl Quattrocento; ίl Rinasclrnento dal1a fine del Quattrocento sl e51ende
sino al primi due-tre decennl del (inquecento. L'Urnanesimo rappresenta ίΙ punto di partenza, e soprattutto
eta di ricerca e di studio del classlcl; ί1 Rinasclmento e soprattutto eta di realizzazlonl arti51iche, che
testimoniano la raggiunta marurazlone di que51a civilta. 1 due mornentl sono ρετό 51rettamente collegatl da
una continuita di atteggiamentl e di obiettivi: ad esemplo, Ιο realizzazlonl arti51iche del Rinasclmento attuano
quanto e stato oggetto di riflessione e di dibattlto nel periodo dell'Umaneslrno.
e e
Considerata ne1 suo lnsleme, la co51ante di questa eta ίΙ mlto dei classici. Οιιεειο interesse τιοα in se
ειεεεο una αονίιέ. Il Medioevo αοτι aveva mal trascurato ί classlcl latlnl, ma cl sl era preoccupatl
essenzlalrnente di adattarJi al1a dominante concezlone religiosa de11a vita, di sentlrli come precursori del
crl51laneslmo. (οη questi ρτεευρροειί ness.uno degli lntellettuali medieva1i, compreso Dante, sl era mal
curato di verificare Ι' esattezza del te51l ricevuti dalla tradizlone, di elimlnare le agglunte e 1e defoπnazioni
del co lstl medieva1i. Ora invece si riprendono ί manoscrittl e si cerca di rico51ruirli, per quanto e possibile,
nella lοrο forma onginari . σί uella disclplina che vuole riportare un te510 alJa sua
originaria fίsionomia, interpretandolo sulla base di tutte le ίη lcazloni . ine collaterali
(archeologia, epigrafia, lingulstlca, ecc.). ln οιιεετο modo la filologia diventa anche una scuola di metodo
critico e di lndagine scientifica. Lο scopo e di comprendere ίl significato genuino delle opere degli "antichi
padri", di rlscoprirne i valori intellettuali e morali ωettendοlί a confronto con quelli del ρτορτίο τεταρο,
cogliendone le affmita.e Ιε dίffereήΖe. Necl sl accontenta di rileggere le opere latine trasmesse dal
Medioevo, ma sl ricercano quelle perdίlte e ri~aste Ρresumίbllωeπte sepolte r.ella polvere del conventi. Ε
ροττίό tutto un lavoro di sca vo, che porta a fortιmati ritrovamenti, che aπicchiscono ί1 prezloso patrίmonlo
dell' antichita. Alle opere latine Sl affiancano ροί quelle della letteratura greca, portate a conoscenza
deΙΙΌccίdeπte dai dottl bizantlni fuggiti da Costantlnopoli di fronte all'avanzata del Tnrchi.
Ιο 51udio del mondo classlco diventa pero soprattutto una visione della vlta fOlldata declsamente
sull'antropocentrismo, cloe sulla centralita dell'uomo considerato nella sua concretezza storica e nella sua
dimenslone teaena. Que510 significa che I'uomo e visto come un soggetto libero e autonomo, artefice della
propria storia, responsabile delle proprie azioni. Ι 'jnteresse per ί classlcl risponde lno1tre ad alcune
specifiche esigenze del tenΊpi: ίη que51i testi gli uωanίstί trovano poslzlonl ideali (fiducia nell'uomo,
moralita terrena e pragmatlca, valonzzazlone della vlrtίI UΠ1ana)che Sl adattano aJla realta stonca borghese
ωοlιο ρίυ. Cl1eηΟΩ ί te51l dei mistici lnedievali.
La polemlca degli umanlstl verso la cultura medievale ηΟΏsi limita solo all'ambito letterario ma sl
estende anche a quello religloso. Νοη Sl tratta di un atteggiamento antireligioso, ma deIla volonta di leggere
con spirito nuovo anche ίl patnmonlo religioso, oltre a qllello letterarlo. Come ί testl poetlcl del classlcl
devono essere liberati dalle false interpretazioni che ne aveva dato la cultura medieva1e, cosi anche i testl
religiosi vanno riscopertl nella loro originaria autenticita. ln questo caso ίl rltomoalIe onglnl significa
ritomo a] Vangelo, ad una re!igloslta come atto interlore indipendel1te dalla Chiesa cοωe istituzione stonca,
om1ai prlglonlera del suo potere e inadeguata al suo compito per ignoranza ο coπuzlone.
L'attegglamento fondamentalmente laico che aniωa l'Umanesimo e ίΙ Rίnasciωentο detenηlna ροί
una serie d.i conseguenze: !'attenzlone lJer tutti gli aspetti della natuΓcl, ηοη ρίίι vista come luogo del
mlracoloso ma come oggetto di lndagine scientifica (Sl pensi ad esemplo allΌΡera di Leonardo da Vinci);

15
Ι
Ι
ι

una serena contemplazione della bel1ezza corporea, senza moralisticlle colpevolizzazioni (evidente nel1e
opere οί artistl come Bottlcelli ο Michelangelo): Ι' elaborazione di una nuova pedagogJa adatta a dare la
fomlazione necessaria per realizzare questo nuovo ideale umano; ίl dibattlto sui ρτοοίεπυ letteran che ίl
riferimento ai modelli classicl comportava.
Ι1 processo di rinnovamento ίnveste anche ί1 campo scientifico: nel 1543 I'astronomo polacco NicoJa
Copernico pubblica un trattato che sostiτuiva ί1 tradiziona1e geocenmsnlo toJemalco con 1'audace ipotesl
dell'eliocentrismo. La teoria copemlcana divenne ίΙ punto οί svolta per l'afferrnazione delIa scienza
rnoderna, υου ριύ soggetta alla teologJa, ma 1ibera e autonoma, fondata su un discorso puramente razlonale e
deduttlvo. Su questa stessa stτada si ιηιιονετέ, tra la fine del Cίnquecento e ί primi decenni de1 Seicento,
Galileo Galilel, l'inizJatore deJ metodo sperimentale, basato suΙΙΌsservazίοne diretta del fenomeni, sulla
neces5lta οείιίνίιέ del dubbio. Contro queste poslzlonl la Chiesa 5ί batteτa, a torto, in
nome dei princJPl di fede.
Le profonde trasformazioni οί questo periodo riguardano infme anche la tecno ogIa.
deJle aτωί da fuoco (gla note fin,o da1 εεσ. ΧΙΥ, ma divenute d'U50 sempre ρίυ. οοιηιιυε 11elsecoli successivi)
segna ad esenlpio uπa vera rivoluzione nell'arte della gueπa. L'artlglierla sconfigge le mura difensive dei
castelli feudali, mentre le armi portatili rendono inutili le aτmature dei cavalieri e contribuiscono a ροττε
sempre ρίυ. a1 margine ί slgnori feudali della gueπa. Anche per questa νιε finisce ί1 Medioevo e comincia
Ι' et:a moderna.
Ma J'invenzione ρίίι importante e quella dei caratteri Π10bίΙί per la stampa, οοεί definiτi perche clascuno
οί essl conteneva una lettera sotto 1a propria base e poteva essere spostato ed appoggiato in qlla]unque ριιυτο
delJa pagina a seconda del!e parole da οοωροαε. Durante ίl Medioevo ί libri erano diffusi con estreDl3
difficolt.a, nonostante ίΙ lavoro meritorio dei. monaci amanuensl che ricopiavano le opere deg1i antichi e del
moderni. Alla meta de1 Quattrocento 1a comparsa del caratteri mobi1i ταρρτεεεατό una vera rivoluzlone e
favori potentemente 1a diffu5jione della culτura fra ί ceti clttadinl emergenti. Νοα e possibile stabiJire chi sla
stato ί] ρτυυο i11venτore di questi caratteri: posslamo dire 50]0 che la prima Bibbia laτina a stampa usci a
Nlagonza ί11Gernlania nel 1455 dalla staJllper1a οί Ιοαευτι Gutenberg: dopodicl1e Ιε stamperle S1diffusero in
ogni parte d 'Ειιτορε, soprattutto ίπ ltalia, dove Venezia ragglunse ίl ρτιυιετο, ποn solo per ί1 ηυυιετο del suol
stampatori, ma anche per ί1 valore del1e sue edizlonl. L'invenzione della stampa rappresenta uπa tappa
ortantlsslllla nella storia de!l 'ιιπιετυτε, perche grazle a1 libro ειεπιρετο la cultura ρειιειτό in stratl socla1i
riJnasti Μο allora inaccess! ί i.
Questo fervore di indaginl e οί riscoperte, questo entuslasmo αϊ ntro nelle corti
slgnorili, dove ί principi ωecenatί fanno a gara per aπraπe artisti, ietίerati, filosofi. Quasi ί11 ognl citta
sorgono οcτοdι:n1ίι' di dottl, nelJe quali figurano ί ριυ bei nοωί della cuiτura italiana. Una cultura, οοαιε si
vede, legata .a11e cortl e a11e citta, Ιοτιτεαε dal popolo. ΕΞ anche questo Ul1 segno caratteristico dei nuoVΊ tempi:
ίπ netttJ οουιτεειο σου la cosc;ien.za comunitaria del Medioevo, trionfa una cu]tura raffinata ma rίservata a
pochi eletti, che sdegna ίl ροροίο, ne sl da penslero άί elevarne ί] livelJo culturale.

7.1 Ι GRΑΙ'ΓDΙ VIAGGI DELL'ETA RINASCIMENTALE: LA SCOPERTA DEL NUOVO ΜΟΝΌΟ Ε LA


FOR!\"1AZIONE DEGLI lJ\-IPERI COLONIALJ
Ια rinnovata fede nelJ'uomo e nel]e Slle capacita. la volonta di rendersl conto della rea]ιa quale essa
fosse. ·al di fuori del mltl e delle stιperstizlonl, stlmolarono j viaggi e le ricerche. dj cui 5ί fecero promotori
portoghesi e spagno~j. Α questa sete di avventιlre e di conoscenze 5i aggiunsero altre ρίίl concrete ragioni: le
senΊpre nlaggiori esigenze dei lllercal1ti, la politica οί espansione dei nuovi Stati nazlonaJi, la cadlIta di
CostantlnopoIi ίη mano ai TlIrchi (1453). cl1e costirιιi LlI1a 111inaccia aJIa νία rradizionale del traffici con
1'Oriente. '
5ί giunse cosl ai grandi viaggi delJa fine del secolo χν. 1! portog11ese Bartholonleu Diaz, dopo avere
costegglato tLltΙa ]' ΑfΓίca occidentale, ragglunse nel 1488 la pWlta estreIl1a del cOl1tlnente, ίl Capo οί Buona
5peranza. Ιο segu! qualcl1e anno dopo 10 spagnolo (al servizio del PoΓtogal1o) Vasco da GaJna, che, superato
ίΙ Capo di Buona Speranza, affrοntό ΙΌceanο Indiano splngendosl fino sulle coste occidentali deJl 'India
(1502). I1 5uccesso del viagglo costitui ωι t;ravissil1lo d3nno per Venezia, che perdette ίl secolare monopolio
dei rifornilllenti di 5pezie, passato ora ai portoghesl. .
Anche Cristoforo Colombo, genovese~ sl mlse sulla via de!le Indie, ma 5egui tutt'alιra strada, quella
dell 'Occidel1re, essendo COI1 vinίO cJle 5 ί poressero raggJWlgere ί paesi dell Όrienτe l1avlgando verso ovest:
una convinzione esatta οί per se, nla sbagiiara quanιo aila !l1isura deιI~ circonferenza della Terra. Ι caJcoJi dei
Jllatel11a[ici indicavano infatti una disϊanza ιra ίΈurΟΡa e Ι·Asia, per la via delJ 'Occidel1te. assai minore di
quella effeuiva. Enιusiasll1aτo da quesίa idea e aninlaίO da uπ sincero spiriίQ·lll1ssiol1ario, COIOIl1bo otten11e

16
dalla Spagna, dopo ίl rifiuto di genovesi e portoghesi, i mezzJ per effettuare ίΙ suo viaggio. Parti da Palos ίl 3
agosto 1492, avventurandosJ sul mare aperto per vJe del tutto inesplorate e dopo una navigazJone di oltre due
mesJ, ερρτοοό ίΙ 12 ottobre ad una pJccola teπa, che egli credette essere una del1e Jsole del Giappone. Era ίη
effetti l'isola di GuanahanJ, una deIle Bahamas, che fu battezz.ata da Colombo con ίl nome di San Salvador.
Convinto dunque di aver toccato le Indie, Colombo chiamo Indiani gli abitantJ delle Jsole vicine, nome
passato ροί a tuttl gli indigenl dΆmeήca; ne bastarono tre successlve spedizioni, nelle qua!i raggiunse le
Antille e le coste deIl' America centrale, per chiarlre Γequlvoco. La veήci sl fece strada lentamente, a segulto
dei viaggJ del fiorentino Amerlgo "Vespucci (da lui prendera nome ίΙ nuovo continente) e della scoperta di un
αυονο oceano, ίΙ Pacifico, fatta nel 1513 da Vasco NuΪiez de Balboa. Ora ίΙ prob!ema che si presentava era
quello di trovare un passaggio per mare tra Ι'Atlantico e ίΙ Pacifico, un passaggio che consentisse di
prosegulre ίl viaggio alla volta dell' Asia. Lo affronto qualche anno dopo, al servizio della Spagna, ίl
ρο og ",. ando Maαellano), che costeggio tutta Ι' Απιετίοε Meridionale fmo
ad arήvare a110stretto che porta ancora ίΙ suo nome, 10 Stretto '" cifico
fino all'arcJpelago detto ροί delle Filippine, dove mori in uno scontro con gli indigeni. Ι suoi compagnl
proseguirono ίΙ vJaggio di rltomo attraverso ΙΌceanο Indiano e Ι' AtlantJco, dopplando ίΙ Capo di Buona
Speranza e raggiungendo la Spagna dopo due anni e mezzo di navigazione (1522). Si era cosi realizzato ίΙ
ρτυυο viaggio di clrcumnavigazione del globo e confermata coi fatti la sfeήcίta della Terra. Era la fine
dell' eurocentrismo, 10 spostamento dell' asse tradizionale dei traffici, rlmasto Jmmutato per tutti ί secoli
deIl' eta antJca f? medievale, l' ίηίΖίο di una nuova ειοτίε mondiale.
L' esplorazione de! τιιιονο continente prosegui nei decennJ successivi con i grandi viaggi marlttimi di
Caboto, VeπaΖzanο, Cabral, Drake, che gettarono !e basJ degli imperi coloniali spagnolo e portoghese.
Ι.'entusiasmo suscJtato dalla scoperta del Νυονο Mondo, la οιιτιοείιέ, 10 spirito di avventura mossero un
grande numero di hidalgos, rappresentanti de11anobilta cadetta spagnola, a recarsi al di la deΙΙΆtΙantίcο in
cerca di glorla militare, di teπe e di ricchezze. Ι ριύ feroci e ί ρίυ fortunati di questi avventurleri, che sJ
dissero ροί conqιIistadores, furono Heman Cortes e Francisco Ρizaπο, che, a prezzo di inganni e di crudelta
inaudite, rluscirono a conquistare in breve tempo Ππιρετο degli Aztechi (Messico, 1519-21) e quello degli
Incas (Ρετύ, 1531-34). Dopo gli avventurleri giunsero ί soldatl regolarl e ί funzionari del re di Spagna, che
presero ufficialmente possesso delle teπe conqulstate. Νου per questo mlglioro la situazion.e degli lndigenJ,
costretti a lavorare ίπ condizioni di autentica schiavitίι e declmati dalle malattie importate dagli spagnoli. Α
eta del Cinquecento Γ impero coloniale spagnolo εττίνό a comprendere terήtorl vastlsslml: le coste
meridionali dell' Amerιca settentrlona , uasi tutta quella metidionale.
Altro carattere ebbe Ι' impero colonlale portoghese, costitulto αοα da grossi ροεεεεει temtorla ί,
empori e scali commerclali sorti ίn vari puπti dell' Mrica (Angola, Μοεεωοίοο, Guinea) e del1Άsίa (lndia,
Indonesla, Cίna). Unlca eccezione a questa regola furono le teπe deΙ1Άmeήca Meridionale (l'attuale
Brasile), scoperte ne! 1500 da Pedro Alvarez Cabral.
Dietro I'esempio del Portogallo e deIla Spagna si mossero nel secolo ΧΥΙ inglesi, francesi e olandesi,
che riusclrono a costltu.ire anch' essl, a1lΙηίΖί.ο del Selcento, ί loro lmperl colonlali.
Le grandi scopei1e geografichedeterrninarono la rapida ascesa economlca e po1itica deg1i Statl che sl
affacciano su11'At1antlco, mentre Genova e Venezla, chiuse entro ί confini del Mediterraneo e attraversate da
una profonda crlsl politica e soclale, furono gravemente da.nnegglate da questo spostamento di traffici,
avviandosi alla decadenza. Ι piu grossl vantaggi delle scoperte andarono alla Spagna e al PortogaIlo, che
monopolizzarono tutto ί1 commercio con ΙΌιiente e con ίl Nuovo Mondo. Bisogna tuttavia agglungere che
questl due Statl, forrnatisi ρίυ sul modelli cavallereschi che su quelli del1a societa mercantile dellΌccίdente,
divennero ben presto debitorl del paesl europei dal quali ricevevano ί prodotti manifatturieri e i rifomimenti
di viveri di cui avevano bisogno. LΌrgaπίΖΖaΖίοne dei traffici spagnoli e portoghesi fini qulndi per passare
lnteramente neIle manl del mercantl e dei banchierl stranierl - soprattutto tedeschi - che divennero ί verl
bene:ficiari deIle scoperte geogra:fiche, arτivando a controllare tutta Ι' economla europea e segnandoil trionfo
del grande capitale.
Le conseguenze del1e scoperte geografiche sJ fecero sentJre nοn solo ne1 campo economico e soclale ma
anche ίη qllello culturale. Gli lndios ponevano infatti alla cosclenza europea ίl problema del "diverso" e
originavano tutta uπa serle di lnterrogatlvl: Cl1ierano questi "selvaggi'H) Erano esserl crudeli e disumani da
domlnare con la vlolenza ο esserl mlti, dotati di virtu naturali di semplici1iJ e bonta? Avevano veramente
un 'anima immortale ο doveνano piuttosto essere consideratl "subuominj"? Ε ίη che rapporto stavano con la
Rivelazlone crlstiana? Ο ltre a porre ίΙ problema teologico della salvezz.a degli uomlnl nΟΩ evangelizzati, ίΙ
dibattlto antropologlco sulla natura de11'indigeno avvlo la rif1essione sulla re1atίνίta del valorl della civilci
europea e cOll1inci6 a mettere ίπ discussione quelI' eurocentrismo che sarebbe ancora durato per secoli.

17
8. LE GUERRE DI PREDOMINIO ΙΝ EUROPA Ε LA FINE DΕLLΊΝDΙΡΕΝDΕΝΖΑ
ITALIANA

8.1 LA PRIMA FASE DELLE ουεεεε DI PREDOMINΊO TRJ,. FRΔι.NCLJ,.Ε SPAGNA ΙΝ ΠALΙΑ (1494-1516).
LJ,. REPUBBUCA FIORENTINA ΌΙ SAVONAROLA. LA LEGA CONTRO VENEZIA.
Alla fine del sec. λΎ ί maggiori Stati italiani. deboli e divisi tra Ιοτο, rappresentavano una faci1'e
conquista per chiunque avesse voluto assalir1i.
Il prirno co1po a questo fragi1e equi1ibrio si ebbe ne! 1494 con 1a spedizione francese di Carl0 V1Il, che
rivendicava, come erede degli Angioini, ί suoi diritti su1 trono di Napoli, passato nelle man.i degl.i Aragonesi
1442. Senza incontrare sostanzia1i resistenze, Carlo occup6 la penisola Μο a Napoli. Ma appena
impadronitosi di quest "υ tIma, ον "'''' .zione di una lega sorta tra Yenezia, I\.1ilano, ίΙ
Papato, la Spagna e Ππιρετο; sconfitto nel 1495, fu costretto a ritirarsI e g 1 a
rapidamente ίϊ regno. Tutto sembrQ tornare al suo posto, rna in rea11ii quello che era accaduto aveva rivelato
chiararnente 1a debolezza degli Stati ital.iani e risvegliato gli interessi di altre potenze straniere, Spagna e
lrnoero. Con la sόedizione di Carlo si ευτε υετοιό nella storia dΊta1ia un doloroso caoiιolo di 2:uene ed
Ι" .ι. .•• Ι __

invasioni straniere, destinato a chiudersi con 1a perdita dell'indipendenza.


Α F irenze Ι' aπivo di Carlo ΥΊΙΙ fu 1'occasione per depoue 1a signoria dei Medici e ripristinare la
repubblica, οοτι un governo a forte carattere popolare. Protagonisτa della nuova scena polirica tl.orentina fu
Girolamo Savonaroia, un frate domenicano che, per ie sue violente polemiche contro Ιε corruzione della
Chiesa e le sue idee di riforma in senso puritano, fini per essere scomunicato, dicl1iarato eretico e condannato
a1 rogo ne1 1498. La sua τυοιτε ρετπυεε una ripresa della couenre piU conservarrice, che diede alla repubblica
fiorentina un carattere nettamente oligarchico. Essa ebbe per6 scarsa vitalit3, tanto che, ne1 1512, ί Med.ici
poterono rientrare in citta e riprist.inare Ιε Signoria.
Α ritentare Ι' avventura francese ίn Italia fu ίΙ successore d.i Carlo ΥΠ}, Luigi XIl, che ne1 1499
οοασυίετο ίΙ ducato di Milano. Ροί raggiunse un accordo con 1a Spagna per ia spartizione del Regno αϊ
Napoii: Ιε parte ρίύ a nord sarebbe toccata alίa Francia, ίΙ resto aJ1a Spagna. Ma a1 ιηοηιεηιο di rendere
ορετειινο Ι' accordo, ί due paesi enτrarono ίη οοοττεετο e, dallo εσουττο militare, usci vittoriosa la Spagna. Sj
chiuse cosi, ne! 1504, Ιε prirna fase deJle guene άί predorninio tra Francia e Spagna ίη lta1ia, con 1a prima
lnse da ne! Napoleιano.
(οη Ιε εοοιυρετεε di due dei maggiori Sτati e a penis . . liano clle fosse ancora in
grado άί fronteggiare j'invadenza straniera era dunque, a]j'inizio deI secolo ΧΥϊ, Ιε Repubbiica άί νeneΖιa,
che aspirava d'a]tronde ad espandersi suiia renafenna sia ad ovest a dal1no άί ί'vίJianο, sia a sud a danno del!o
διειο Pontificio. Deciso ad ottenere la restituzione del!e tene strappate al1a Chiesa, papa Giu1io 11 aderi al1a
Iega di Cambrai (1508), che aveva stretto insieme contro νeneΖίa αοα solo ί principi itaiiani Π1ίnacciatί dalla
sua ροίπιοε espansionistica. ma ancl1e-la f rancia, ία Spagna e Ι"Ιπιρετο, Scontl.tta dai francesi e minacciata da
νίουιο da]!'esercito inljJeriale, Venezia fu sul puntodi perd~re la sua indipendenza. Si εείνό sia per la fedelta
delle popolazioni della renafeπna, sia per j'abile azione diplomatica dei ρτορτ: govemal1ti, cile riuscirono a
concIudere una serie di accordl separati con ί vari contendenti. νeneΖίa ΡOl:έ: cosi conservare ]a propria
integrita territoriale, ma, gravenlente indebolira, dovette rinunciare per seIl1pre ad ogni ambizione
espansionistica nella pianura padana e !imitarsi ad una po]jtica puramente difensiva. Era la fine della
Repubbiica COnle grande potenza di tenatenl1a.
Riacquistate le tene pontifιcie, Giulio Ι] promossp. una /Ι:,'ι!,u, da !ui detta ".ωnιa" (15 11-13), foπnata da
sνizzeri. inglesi e spagnoli, con ίl dichiarato proposiτo άί cacciare daliΊralia ί francesi, co!pevoli di avere
pronloss0 la convocazione άί un conci]JO scismatlco che di fatto 10 dίcίlΙarό deposto. Οορο W1a prirna
virtoria, ί francesi fιιτoηo costreni ad abbandonare la l0na e a ririrarsi per ιι illonlento daΙΙΊtalίa,
abbandonando !a stessa Milano, dove tomarono ad insediarsi g!i Sforza. menτre a Firenze, cessato ]'appoggio
francese, crollava la repubblica e τomavano ad insediarsi ί Medici.
La scomparsa dei francesi dalJΊtalia fιι tuttavia di breve durara. Nel ]515 Francesco Ι riprese]a po]itica
espansionisτica ai dann ί deJJ Ίtai ία e. invaso. ί] 1\/1iianese, rίcοnquistό ίΙ ducato. Si tίτοrnό cosj alia situazione
del 1504 (ί Francesi a Milano, gli Spagnoll a Napoii), la quaie ribadiva l'aSSerVll11enΙO politico del!'Jtalia.

8.2 CARLO V Th1PERATORE Ε RE D! SPAGNA (1519-1556). LA GUERRA FRANCO-ASBURGICA (1521-


. 559) Ε IL DOMINIO SPAGNOLO ΙΝ ΠΑΙΙΑ.
,ι; l0ue di predominio rra Francia e Spagna in ](a1ia si inseriscono Ωορο ί1 15!5 !1el pίίJ vasto conflitto
)-asburgico, che coinvoJse tιJtta !"Ellropa e 5ί concJuse nel i559 con ia pac8 di CaTeau-Cambresis.

18
Nel 1519 venne infatti eletto imperatore Carlo V d 'Asburgo, ί1 qua1e, per una serie di combinazioni
dinastlche, sl ritroVQ a capo di ιυι teπitorio νastissimo. Ετεώιό infatti dal ποηηί mateml la corona di Spagna
- che comprendeva tunJ i possessl in 1ta1ia (Napoli, Sicilia, Sardegna) e in Amerlca - e dal αοωυ pateml ί
domini lmperiali, ί Paesl Bassl e una contea francese. Νοπ sl trattava tuttaνia di uno Stato modemo, soggetto
ad una leglslazlone unitaria, ma di un organlsmo di tipo ancora medioeva1e, diviso in due parti eterogenee (i]
nucleo geπnanico-fiammingo~italiano e ί1nucleo spagno]o), sottoposte a leggl e ordinamenti diversl. Questo
evento segnQ per quarant'anni ίΙ destino dΈurΟΡa, giacche la Francla, clrcondata da ogni parte dai possessl
asburgicl, ίηίΖία una lunga lotta contro 1'impero. Ma anche per Carlo la guena sl poneva come un' eslgenza
vitale: εοίο l' egemonla sul continente, rea1izzata a spese della F rancla, poteva garantlre alla sua casa ί1
mantenlrnento di aree cosl disartico1ate qua1i erano ί possessl asburgici.
Π conflitto, che continuo quasl inintenottamente da1 1521 al 1559, ebbe come protagonlstl Francesco Ι
di Francla e Car10 V dΆs urgo, :;, , . o-li Εατίοο ΙΙ di Francla e Filippo Π di Spagna
(nell'impossibi1ici di tenere unito un irnpero tanto eterogeneo, nel 1556 Car ο a co,
Filippo la corona spagnola e a1 fratello Ferdinando quella imperia1e). Il conflitto franco-asburgico sl colloca
in υτι contesto di slmultanee νicende europee, meditenanee ed atlantlche. Accanto aHa guena dΊtaΙίa Carlo
dovette infatti affrontare la rivolta del principi luteranl in Geπnanla, sostenere 10 scontro aπnato con 1a
Francla sul fronte de1 Reno, reslstere a11'offensiνa turca nel Balcani, mantenere ί1 controllo navale del
Meditenaneo con una serie di spedizlonl contro ί Su1tanati islamici e, conternporaneamente, pone le
premesse deΙΙΌrganίΖΖazίοne di un lrnpero spagnolo al di Ιέ del1'At1antlco.
La guena franco-asburgica sl concluse defmitivamente nel 1559 con ίΙ trattato di Cateau-Carnbresis
che, per quanto riguarda IΊtalia, segnQ la vittoria della Spagna: essa infatti riconqulstQ ί1 Ducato di Milano,
confeπno ί1 possesso de1lΊtalia meridiona1e (Regno di Napoli, della Sicilia e della Sardegna) ed acqulsi ίΙ
cosiddetto Stato del Presidi (una serie di fortezze e basl navali sulle coste della Τoscana). Gli altri Statl
italianl, pur conserνando la Ιοτο indipendenza foπna1e, rientrarono di fano nell'area di influenza della
Spagna, αοιι s010 le piccole Signorie del Gonzaga, degli Estensl, dei Famese (padroni di Parma e Piacenza),
ma anche ί plu grossl Statl della penlsola, 10 Stato della Chiesa, ίΙ Ducato di Τoscana, qneIlo del Savola, la
Repubblica di Genova. Solo Venezla, forte del suoi domlnl di tenaferma, della sua prosperita economlca,
deIla fedelta del ρτορτί sudditl, riuscl a mantenere un'autonomia effettiva, ma era anch'essa ormal destinata
ad un lnanestabile tramonto.

9. LA RIFORMA PROTESTANTE

9.1 LE RADICI DELLA RIFORMA


La sroria delJa Chiesa e semlnata, fin dai tempi plu antichi, di eresle (οιοό deviazlonl dalla dottrina
ortodossa) e di sclsml (οιοέ separazlone tra due Chiese). Di tuttl questi eventl ίl ρίιι grave e quello che ha
preso ίl nome di Riforma (sclsma ed eresla lnsleme), che ha separato da Roma aH'lnlzlo del sec. XVI gran
parte del crlstlanl dell 'Europa centro-settentrionale (tedeschi, sνizzeri, inglesl, olandesl, scandinavi) e dato
vlta alle Chiese rifoπnate, dette anche generical11ente prorc.l·tanli.
Questa profonda lacerazlone fu dovuta a moltep1ici ragloni, anzitυtto di natura mora1e: la corruzlone del
clero, ίl cumu]o del benefici eccleslastlcl, ]0 scandalo del papl nepotlstl. Da tempo si lnvocavano in ognl
parte dΈurΟΡa riforme radicali che restaurassero una plu interlore religloslta e ιinnovassero le lstltnzlonl
del]a Chiesa. Α questo fme sl solJecitava la convocazlone di un concilio ecumenlco che elimlnasse scanda1i
ed abusl. La Chiesa romana ηοη era del tutto sorda a queste ~sigenze, ma temeva che da1 concilio
riemergessero le dottriπe contrarie 21 pιimato pontificio che avevano trionfato a Costanza (] 414-18); di qul le
perpIessita del Papato, clle portarono a sempre nuovl Πηνίί.
Ma accanto alle ragionl moraJi e religlose S1 devono pure considerare le ragioni politiche ed
economlche. La Chiesa aveva accumu]ato nel secoli ίn ogni parte dΈuroΡa vastissime proprieta lasclatele
dal1e persone pie, per ηση parlare del benefic1 feudali conferiti dal soνrani agli ecclesiastlcl. Le rendite dj
queste teπe, anziche tomare a vantaggio del poverl, finivano per lamagglor parte a Roma, ad alimentare ίΙ
lusso della corte papale, quando ηοη erano lnΊPiegate a sostenere la politlca nepotlstlca del papl. Di qul ί1
risentimento delle popo]azlonl, che sl sentlvano defraudate, per finίΠ10ndanί, delle l0ro rlcchezze. Si deve
dire per ]a veriιa che gJi Stati assolutl formatisi ίn Europa avevano preso ad esercitare uno stretto control1o
sulle rendite del cleτo e sul confenmento dei benefici ecclesiastlcl. ma ηοη altrettanto avvenlva ίn Germanla
dove, mancando un forte potere centrale, ί princlpl sl dimostravano incapaci di opporsi allo sfruttament~
della Curia romana.

19
Τ ra Ιε forze che prepararono, sia pure indiretlamente, 1a Rifoπna τιοα bisogna trascurare ]' atteggiaωeητο
degli umanisti - tra i ρίίΙ inlporτanti, Ειεειιιο da Rotterdam - che da tempo denunciavano Ιε defoffilazioni
de]]a reli2:ione e ]a οοηιιείοαε. e οτοοουενεηο
.•.•.• • ι
.ι.
ί1 ritomo ad un cristianesimo υίυ 2:enuino. raccοωandandο
.ι.""" ~
ai
di Ιiι delle pratiche esteriori del culto una rn.aggiore interioririι, una pίίl intirna ricerca di Dio.
ΑΙΙε origini della Riforrna 5ί ritrovano inoltre ί movimenti ereticali diffusi5i in lnghi1tena e in Boemia
alla fine de1 sec. X1V, che contestavano anche 1a validiriι della tradizione eccJesiastica e ]'autorita dei
pontefici, 'appellandosi alle Sacre Scritture come a11'unica fonte cli verita.

9.2 MARTJ.N LUTERO Ε LA SUA DOTTRlNA


Chi diede ίηίΖίο alla Ritorma fu ί1 frate tedesco Martin Lutero (1483-1545). Il nucleo della sua dottrina
riguarda i1 problema della sa1vezza dell 'uomo, che ριιό essere conquistata solo ρετ mezzo della fede (1a
'Zil~:JTifiG'Qzjune ρα .tede) e solo grazie a11'imperscrutabi1e scelta divina (Ρrec(e!!ι'rinaΖίυne). La
Chiesa insegnava invece da secolJ C1e 'a ιπιετίε. ma e indispensabi1e ia
"collaborazione" de! credente, c!1e deve contribuire alla propria sa1vezza con ορετε ll1eritone. ο tre ί
rapporto tra uomo e Dio deve essere ricercaτo dentro la Chiesa, nella vita cornunitaria della Chiesa,
nell Όbbedίeηza alla Chiesa che, attraverso ί suoi ministri e ί suoi sacrarnenti, ha una. funzione di
inteπnediaria. Dalla dottrii"1a luteraι,a della giustificazione ρετ fede denva invece una visione della Chiesa
corne sernplice comunici deg1i eJeni, οίοέ ί presce1ti da Dio, οοίοτο che hanno gia Ja fede. Vengono cosi
privati cli qua1unque autorici e necessici ί1 papato e 1ε gerarchie ecc1esiastiche, i sacramenti e le pratiche
religiose: 1'individllo, neJla sua soiiίudine e nella sua responsabilita, νίεηε posto faccia a faccia con Όίο, e
Γυυίοο fondamento άί verita e la Bibbia (che ρτορτίο per questo Luτero tradusse ίη tedesco), da esaminare
liberamente a1 di fuori delle interpretazioni elaborate dal1a tradizione (lίbero esame delle Sacre Scritture); in
questa interiorizzazione dell' esperieπza reJigiosa, ognl credente diventa quindi sacetdote άί se stesso, είε ρετ
ί problemi deJ1a sa1vezza che per l'interpretazione della dottrina (:'Gc:f!rdoziu 1.ιπίνΙ!Γ!!ι'αlι; ιίeί c:rf!clenn).
La άοπΟΟα del1a giustificazione ρετ fede ηΟΩ ροrtό ad uπa rottura lmmediata con Roma, che avvenne
s010 plu tardi, ίl1 occasione deiia concessione άί un'indZIigenza speciaie disposίa dal papa ηεl 1514. Nella
donrina della Chiesa J"induIgenza e
la cancel1azione della pena inflina al peccatori, c11e ρuό essere concessa
dalle autorici eccleslastlche ίη cambio di opere buone da parte de! credente. Ma con ί1 passare ~el ternpo le
opere buone erano s"ιate εοετπιυτε sempre piu spesso daJle onerte ίη denaro, τanto che 1a concesslone de11e
induigenze era diventata un vero e proprio mercaTo.
:3 sue 95 tesi (ο affermazioni teologicheJ c11e, partendo da! principio
de11a giusίificazione per fede, negavano υοα 5010 1a va1idita delle υιαυ ge
dirino ειεεεο del1a Chiesa di concederle. Fu quesτa presa di posizione a provocare la rOlll1ra COl1 RΟΠ1a ε :.,.

ρετσιό a questa data sl fa risaiire ]' inίΖίο deIla Ritorma prorestante.


Bencl1e scomunicaίO dal papa e messo a1 οαπάο άείϊίrnρσΓΟ da Cario γ, Lutero riusci con 1a sua
predicazlone a conquisτare gran parτe del]a Germaήίa. Una serie" άί clrcoStanze assicurarono aJla sua opera
νεετε lnlpiicazioni poiiTiche e socia]i: Ιε po]emica contro ίl papato e Ια veηdita delle indulgenze veήne
appoggiara dai princlpi redesci11 per 1110ιίνί nazionalisτlci ed eC0l10lnici: l'egualitarismo che la teoiogla άί
Lutero - eJin1inando ίl υτiνίlε2:ίo sacerdotale - stabiJiva tra tuttl !l1i uon1inl e Οίο veniva lnrernretato nella
rivolta άεί cont3dini α~ι Ι525 come eguaJit3ri'smo socia]e. Da -quest'ultimo punto di vista.' tutta via , 1e
posizlonl poIitic11e άί Lutero furono di ίίρο nertamente autoriraτiο: si schJer6 con ί principi contro la
ribelJione dei contadini e dichiarό CΠΘί ροροlί sono ίn ogni caso soggetti aIJe autoriιa costituite, che sono da
considerarsl emanaziol1e di Dio. Τα]ί posizioni, il1 apeno contrasτo con la tone splnta 1ibertaria che era aJle
origini deJia Rifonna, l1e bioccarono άί fano g1i sviluppl e posero 1e basi sla de! rafforzamento άε! potere
feudale άεί orincioi. sia dell' auroritarisn1o delle ch iese teπitoriai i sotto ίΙ control!o αεί orinciol.
~ • ~ J

9.3 ΙΙ CΑLγΙΝ1SΜΟ. LA RIFORMA ΙΝ EUROPA Ε ΙΝ ITALIA.


oαJία Germania la Rifoπna sl estese anche αί paesl scandinavi. dove divenne religione di St.ato. In
SvίΖΖeΓCl, i]]vece, ]a dottrU13 luterana venne sviluppara e rieJaboraca ίn tnodo aut0l101110 da Giovanni Calvino
(Jean Cauvin). per cui ]a C11iesa rifoπnata cJ1e da ίυί prese nome ebbe caraneri ΡΓορή che 1a distinguono da
queiia lurerana. Tipica de! caivinismo e
la donrina deiJa ρl'l!ιίf!.lϊίnGΖίυπι:, gia enunciata da Lutero, ma da
CaJ ..•.
ino intesa 1,.., Γnοάο ρίίι rigoroso: ίl peccato origmaie condanna ]'uomo a]]a dannazlone etema, ma Dio ha
gia sceJto i propri eleni. i pochi destinati a saivarsi, ηοn ίπ νίrτύ dei 10ro merlti, ma per opera esclusiva deJla
Grazia. 11credente αενε Ρerciό ricercare ιη se stesso ί segπ ί deiia prediieziOne divina per capire se fa parte
άεlΙα schiera degli e]eo:i. υπο άί τα1; segni e ίl successo ottenuro nelJa νίτα e nella pίOpria professione: ίl
caΙvίniSΏ10 esa]ta perclO Ogπl foπna di anivira e άί laboriosira, poiche ί] Iavoro vlene visco come lJΠ atto

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e 5:'ί'9ίS?Πf'Π"

religioso compiuto a glοήa di Dio. Ε il guadagno che se ne ήcava, dopo avere provveduto alle ρτορτιε
esigenze e all'assistenza ai bisognosi, deve essere reinvestito m
nuove attivΪt3 Ρroduttive. Per questa
concezione de1 lavoro e del guadagno, ί1 ca1vinismo costituisce il presupposto etico-psicologico dal quale
nascer3. 1a ciνi1ta delΙΌccίdente capitalistico. Inoltre, a1 cοntraήο della 1uterana, 1a Chiesa calvinista si
poneva α1 di sopra dello Stato e 10 contτollava direttamente. Emerge d.a queste premesse ί1 concetto che si
deve resistere a110 Stato quando esso νίοΕ 1a coscienza dell'indiνiduo, un principio che costituir3 un
momento fondamenta1e de1 patrimonio ideo10gico de1 mondo moderno.
Ginevτa divenne 1a culla della nuova confessione religiosa, nonche ίΙ ήfugio di tutti coloro che, per
avere aderito alla Rifonna, erano costretti ad abbandonare ί Ιοτο paesi. Bisogna tuttaνia aggiungere che
Ca1vino ηοα ήcοnοbbe a questi ήfugίati i1 diήttο di professaτe convinzioni re1igiose in contrasto con le sue.
Contraddicendo ί1 suo stesso insegnamento, υου εείιό infatti a perseguire e bandire - ma anche processare e
nti.
Nel εεοοίο XVI il calvinismo ebbe in Europa ριυ a;:, imo diffondendosi in
Francia, nei Paesi Bassi, in Inghί1teπa, in Scozia, in Ροίοτιίε e in Ungheήa .
.In Inghi1teπa 1a Riforma fu soprattutto un aSpetto de1 processo di rafforzamento del10 Stato monarchico,
deciso ad esercitare un ρίΙΙ stτetto controllo sul c1ero nazionale e sui beni della Chiesa. Dal1a rottura con
Rorna nacque Ιε Chiesa nazionale anglicana, ίΙ cui capo supremo e
10 stesso sovτano. Α ρεπε qualche
successivo accostamento alla dottrina ca1vinista, Ιε Chiesa anglicana mantenne 1a striϊttUTa episcopale della
Chiesa romana, ma sottopose ί vescovi a1 re. Anche in InghίΙteπa la Rifoπna si affermo all'insegna
dell'into!leranza, in quanto vennero perseguitati sia ί ρερίειί (σίοέ coloro che erano ήmastί fedeli al1a Chiesa
di Roma) sia le minoranze 1uterane e calviniste (ί calvinisti inglesi presero i1nome di ΡΙLr7tanί).
La Riforma si diffuse anche in lta1ia, 1imitatamente ρετό ad a1cuni ambienti intellettuaJi ed ecclesiastici,
senza penetrare ne1 ροροίο. Ιcentή di maggiore di:ffusione fuτono Napoli, Lucca, Feπara, Venezia, Siena. La
presenza de1 Papato, Ιε persecι.:zione dei ήfοπnatοή religiosi, l'attenta vigilanza della Spagna (che
contτollava direttamente ο indirettamente tutta la penisola), Γindifferenza deIJe masse contadine e cittadine
resero di fatto impossibile 1α diffusione della Riforma. Mancavano de1 resto in Italia quegli stimoli di
carattere politico ed economico che J'avevano favοήta aJ di 13 delle ΑΙρί. Ρετοίό i pocl1i centή ήfοril1atοri
furono presto dispersi e ί dissidenti religiosi che αου si misero ίη saJvo al1'estero (soprattutto in Svizzera),
finirono sul rogo.

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• Α. Dcsideri - Μ. I<:lccio.. \eC"()I7{I(J l71iIICl7l7i{) .. \/lJria Ι! .<;[()n"(),<Γalία. D·Arιn:l. FircTV.C Ι Ψ)()
G. Ugo. PicCIJlo .'[IJI-ία {/"Ι/αlία. Gιιcπ.ι Edizioni. Pcrue.i<:l 2()0 Ϊ. .
• s. Guglieln1ino - Η. Grosser. [Ι .ι·ί.ι·,
Ι!}ιια II!/ll!rnrio. Pri;cip::1[o.Mil:mo 1987.

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