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LA RAPPRESENTAZIONE DI GENERE IN ADOLESCENZA: PRIMI RISULTATI DI UN INTERVENTO DI PREVENZIONE DEL BULLISMO OMOFOBICO NELLE SCUOLE DEL TERRITORIO CAMPANO

A. Cuomo (1), A.L. Amodeo (2), L. Cappabianca (1), E. Di Lello (1), P. Valerio (1) Affiliazione: (1) Dipartimento di Neuroscienze, Universit degli Studi di Napoli Federico II (2) Dipartimento di Scienze Relazionali, Universit degli Studi di Napoli Federico II

Le riflessioni teorico-cliniche contenute nel presente lavoro sono nate nellambito di un progetto di ricerca-intervento promosso dalla scuola di specializzazione in Psicologia Clinica e dal Dipartimento di Scienze Relazionali dellUniversit degli Studi di Napoli Federico II che si occupa di tematiche relative al fenomeno del bullismo omofobico. Il progetto interessa studenti di istituti superiori, di et compresa tra i 14 ed i 16 anni ed il suo obiettivo principale di prevenire linsorgenza di fenomeni di bullismo in generale e di bullismo omofobico in particolare, aumentando la consapevolezza della complessit del fenomeno e favorendo la sensibilizzazione verso le varie forme di disagio adolescenziale implicate nelle discriminazioni. Uno degli interventi attivati nellambito del progetto il counselling di gruppo ad orientamento psicodinamico, condotto nelle classi di studenti. Si tratta di un intervento breve realizzato nellambito di uno spazio gruppale, rivolto a soggetti che si trovano a vivere situazioni conflittuali connesse alla particolare fase del ciclo di vita. Nello specifico del nostro lavoro le discussioni sono state condotte da due psicologi, uno dei quali svolgeva la funzione di conduttore, laltro quella di osservatore silente. Alla fine di ogni incontro, lo psicologo, in veste di osservatore non partecipante, stilava un protocollo, nel quale erano descritte sia le tematiche emerse che le dinamiche attivate in sede di gruppo. Il conduttore partecipava direttamente alla discussione facilitando landamento dellincontro ed utilizzando, come strumenti di lavoro, quelli tratti dalla formazione psicoanalitica. I concetti di transfert, controtransfert ed identificazione proiettiva sono, infatti, risultati fondamentali per accedere alle dinamiche emozionali attivate dalla tematica e dal contesto in cui veniva trattata. Lutilizzo di questa particolare metodologia ha avuto una duplice funzione e ha permesso il raggiungimento di due obiettivi: da un lato, ha permesso di raccogliere informazioni circa le idee dei soggetti rispetto a questioni quali quelle della sessualit, dei diversi orientamenti che essa pu assumere e rispetto all eventuale significato dellatteggiamento omofobico in adolescenza; da un altro lato, in esso veniva gi messa in atto una forma di intervento e di problematizzazione delle questioni su menzionate. Le riflessioni prodotte da questo primo studio, per tanto, si caratterizzano per la loro natura qualitativa e sono assunte come base conoscitiva preziosa e necessaria per lattuazione e lefficacia di ulteriori interventi da realizzare successivamente. Durante tali incontri i temi della diversit e della discriminazione, fortemente elicitati dallargomento omosessualit/omofobia, hanno posto gli adolescenti davanti alla questione cruciale del confronto con la propria identit. Tale confronto si sostanzia, in genere, per tutti gli adolescenti, in unansia e una preoccupazione passibili di diventare il motore dei movimenti psichici, di natura prettamente proiettiva, che sono alla base delle prevaricazioni. Il presente lavoro nato con lo scopo di studiare lutilizzo da parte dei giovani di un particolare gergo che fa riferimento allorientamento sessuale di tipo omosessuale, secondo unaccezione derisoria e provocatoria. Lutilizzo di questo tipo di gergo alla base del bullismo omofobico oggetto del nostro interesse di ricerca. In esso linsulto non necessariamente diretto a persone omosessuali ma diventa motivo di insulto e di denigrazione a prescindere dallorientamento sessuale dei destinatari.

Secondo i risultati ottenuti da uninchiesta condotta nel 2001 da Plummer sullutilizzo del termine gay nelle scuole inglesi emerso che tale parola, nella sua valenza di insulto, ha una priorit dell83% tra le offese pi utilizzate tra gli adolescenti inglesi, a fianco a puttana e feccia che occupano il secondo e terzo posto (Plummer, 2001) Sempre secondo questo studio pare che questo tipo di epiteto viaggi gi sulla bocca dei bambini delle scuole elementari, per diventare poi predominante, come insulto, nel gergo dei liceali. Va detto che linsulto omofobico prende la sua forza dallinvisibilit che connota lorientamento sessuale. Esso non pertiene al campo del reale del corpo e della biologia, come lappartenenza ad una razza o ad uno dei due sessi; nella sua non-apparenza diventa unetichettatura incontestabile che va a colpire, in adolescenza, una sfera delicata ancora in via di sviluppo come quella dellidentit e dellorientamento sessuale. Lutilizzo di un simile gergo, inoltre, diventa uno strumento di controllo sociale poich la sua caratteristica di generalizzare loffesa ad una categoria ben precisa e di mediarla socialmente, gli conferisce la forza propria degli stereotipi. Per questa loro caratteristica gli stereotipi rivestono una funzione difensiva dellidentit del gruppo che li ha prodotti. Come scrive Myers, gli stereotipi, a partire proprio dal loro carattere di inaccuratezza,hanno leffetto di sovra-generalizzare e di sclerotizzare i concetti rendendoli resistenti allimpatto delle nuove informazioni (Myers, 1990). Questo fa di tutti gli stereotipi, non meno quello antiomosessuale, la malta di ogni discriminazione. E in ragione di ci che lintento preventivo di questo, cos come di tutti gli altri progetti che hanno ad oggetto tematiche inerenti le discriminazioni, diventa preziosa risorsa volta a migliorare il benessere dei giovani e a promuovere cambiamenti nella societ. a partire dalle riflessioni sul gergo sessualmente connotato che si potuta, con i ragazzi, inaugurare una riflessione sulle ansie identitarie che ne sono alla base. Tale riflessione partita, innanzitutto dal preconcetto, generalizzato, circa linnocenza delle parole e il loro valore giocoso, in qualche modo stemperabile. Da questo spunto si potuto evidenziare quanto, in realt, laspetto derisorio e giocoso si connotasse di diversi aspetti problematici, dal momento che finiva sempre per concentrarsi su quegli elementi del gruppo rappresentativi di parti deboli, fragili e passive. Inoltre, si potuto riflettere su quanto le dinamiche proiettive alla base della derisione e del gioco, avessero alla loro base, come radice comune, le ansie e le paure che tutti i ragazzi della loro et si trovano a vivere. I rimaneggiamenti pulsionali da un lato (un corpo sessualmente maturo e le questione della sessualit) e i compiti evolutivi cui gli adolescenti sono chiamati a rispondere dallaltro, rendono questa particolare fase della vita, un difficile transito, che spesso rimane sconosciuto, in tutte le sue sfumature, agli occhi degli stessi adolescenti. In ragione di ci, ci sembrato possibile identificare come facce della stessa medaglia, sia la prostrazione psicologica di chi subisce il carico del disimpegno morale dei pari e diventa ricettacolo delle negativit e dei maltrattamenti, sia le forze e le spinte di coloro che proiettano sugli elementi pi deboli, la loro estrema difficolt di adattamento e integrazione. Linteresse rivolto al gergo e lattenzione data al peso delle parole, laddove queste erano ritenute una forma di sfott comune e bonaria, ha permesso di pensare alla doppia faccia di questa medaglia e di assumerla come punto di partenza per tracciare le linee di un sentire comune, accorciando la distanza preconcetta tra i vertici di uno stesso problema: il bullo e chi ne paga le conseguenze. Negli ultimi decenni si assistito ad un progressivo allentamento della funzione di interdetto che sappiamo essere alla base della strutturazione dellidentit e ad una sempre progressiva esortazione al godimento e allannullamento di ogni forma di dilazione. La decostruzione dei modelli identificativi precedenti e il marasma dei nuovi modelli mediaticamente divulgati come cibo per identificazioni di massa, ha reso i giovani esposti alla confusione che i legami inter-generazionali permettevano in qualche modo di articolare. Gli adolescenti ascoltati, sembravano denunciare con insistenza il loro stato di abbandono e limpossibilit di trovare un posto nella catena intergenerazionale. Pregnante sembrava essere la difficolt di riferirsi al mondo degli adulti come a dei referenti, fosse anche solo nella direzione della contestazione e della ribellione. Rappresentativo di questa disarticolazione sociale la lamentela/recriminatoria fatta da uno studente nei confronti del preside dellistituto, figura rappresentativa e referenziale per eccellenza, che diventava il principale

colpevole dello stato di abbandono degli studenti. Costui, nelle parole dello studente, era colpevole di aver ristrutturato solo lala della scuola dove era la sua stanza e di aver messo porte blindate alla presidenza per isolarsi e proteggersi, lasciando, invece, la parte della scuola destinata agli studenti, fatiscente e trascurata. Quello che questi giovani ci hanno mostrato, tra gli estremi della sfrontatezza da un lato e lautocommiserazione dallaltro, proprio la desertificazione dei legami simbolici. La questione dellomosessualit, sembrava porre agli adolescenti coinvolti nellintervento, il problema/questione del rapporto con il limite e con la norma verso il quale emersa una profonda confusione. In particolare la nebulosit del limite a farsi questione e ad interrogare i ragazzi su cosa lecito e condivisibile nella sperimentazione della sessualit. Il rischio, nei giovani ascoltati, sembrava essere quello del possibile crollo verso labisso di una pulsionalit polimorfa, perversa, impressa nel terreno psichico originario come impronta nostalgica passibile di tornare in auge. Langoscia di cadere in desideri regressivi, legata alla presenza di questo tema scottante, ha lasciato emergere, in un caso specifico, la fantasia di poter valicare il limite interspecie tra uomo e animale, arrivando a stabilire unequivalenza tra rapporti omosessuali e rapporti sessuali con animali. Per chiarire meglio questo punto citiamo le parole di un ragazzo che poneva ai suoi coetanei tale questione: se lomosessualit norma-le allora anche i rapporti con gli animali lo sono? . Questa affermazione ci suggerisce quanto gli adolescenti, nella loro condizione di neofiti della maturit sessuale, vivano il confronto, questa volta attivo, con ci che la psiche, nel suo vastissimo territorio di possibilit, aveva da sempre teorizzato o messo in forma di scene e fantasmi. Le teorie infantili sulle differenze anatomiche tra i sessi di cui Freud ci parla (Freud, 1908) testimoniano lincalzante curiosit dei bambini verso gli enigmi della sessualit. Nel caso specifico citato pocanzi lenigma sembrava essere quello di una sessualit senza argini i cui confini sono poco chiari e definiti. La labilit e precariet tipica dellet adolescenziale permette di osservare quanto i temi inerenti la sessualit destino, negli adolescenti, da un lato una forte curiosit, dallaltro il problema del limite e dellinterdetto sociale che li rende, invece, dei giovani conservatori. Gi uninchiesta condotta in Inghilterra, su un campione di 714 studenti universitari (nel 1997) mostrava che esiste una correlazione positiva tra adolescenza e omofobia e che questultima tende a ridursi considerevolmente quanto pi aumenta let degli studenti (Jhonson, Brems, Alford-Keating, 1997). Nel corso del lavoro con i ragazzi si faceva sempre pi chiara in noi limmagine di soggetti estremamente vulnerabili, esposti, nella loro immagine di eterni infans, ad una violenza generalizzata, dai contorni ancora vaghi. Il tema della sessualit/omosessualit ha sollecitato una serie di dinamiche e di spostamenti che ci hanno portato solo apparentemente ad allontanarci dal tema, poich le dinamiche e le difese che il gruppo ha attivato di fronte ad argomenti che sembrano essere interdetti al pensiero, ci riportano nelle vicinanze di ci che riteniamo essere alla base dellomofobia, ossia il pregiudizio. La dinamica di gruppo e la difesa messa in atto, nel confronto con tale tematica, erano indirizzate a scindere con rigore e assolutezza i ruoli in maschile e femminile, il che inevitabilmente portava al conflitto. Anche dal punto di vista della disposizione logistica, allinterno delle aule, la scissione aveva generato un ring con due fazioni che si contendevano il primato della parola e la forza del proprio sesso dappartenenza, senza possibilit di integrazione. Come evidenziato da Black&Stevenson (in uninchiesta volta a studiare latteggiamento di una popolazione di adolescenti verso lomosessualit), questo tipo di meccanismo, che tende a scindere in categorie e in ruoli fissi il genere maschile e femminile, produce lo stereotipo dellomosessualit come deviante dalla norma e dunque favorisce linsorgenza di atteggiamenti omofobici (Black, Stevenson, 1984). Ci che emerso , a nostro avviso, una profonda fragilit e incapacit di incontrare laltro se non in un conflitto di interessi tra sessi, alla stregua delle arene dei talk show che popolano il panorama televisivo italiano. Dal punto di vista dei nuclei concettuali attorno a cui si focalizzato il discorso dei counselling , emerso uno scivolamento, che ci ha impressionato per la sua costanza (in tutte le classi oggetto dellintervento) verso i temi che dominavano il panorama mediatico del momento: ci riferiamo ai numerosi casi di violenze sessuali perpetrate a danno di ragazze adolescenti e alla travagliata e

discussa vicenda di Eluana Englaro. Abbiamo riflettuto su quanto entrambi questi casi mediatici sollevassero in realt, in questi adolescenti, tutte le angosce legate ad un femminile, inerme, passivo, abusato, in stato comatoso (per lappunto) che sembrava riguardare indifferentemente sia i ragazzi che le ragazze. Autori come J. Andr (1995) e J. Laplanche (1987) hanno identificato proprio in questo femminile, inteso come passivit, lorigine della sessualit e di tutti i fantasmi che ad essa sono legati. Il riferimento a queste teorie psicanalitiche sul femminile ci ha reso possibile intrecciare una relazione tra i temi che la voce del gruppo portava (quelli della violenza e dellabuso) e quelli del bullismo omofobico oggetto del nostro intervento. Secondo la nostra ipotesi proprio il rapporto angosciante con questo femminile delle origini a produrre movimenti difensivi alla base dellatteggiamento omofobico. Laplanche scriveva, a proposito della seduzione originaria (ibidem), che alle origini della vita psichica esiste un infans (identificato come colui che non parla ancora) in stato di disaiuto (Hilflosigkeit) ed un adulto il quale si prende carico della sua condizione di impotenza. Tale cura si connota di aspetti sessuali inconsci che investono linfans di tutti i desideri sessuali rimossi. La relazione originaria si stabilisce, pertanto, su un duplice livello: da un lato essa si distingue come una relazione vitale ed interattiva, in cui il bambino ha parte attiva, dallaltro come una relazione in cui linfans messo a confronto, passivamente, con lirruzione di una sessualit adulta che, in questo stadio della vita, non padroneggiabile, ma che si sedimenta come un presessuale che verr risvegliato, poi, alle soglie della pubert. Latteggiamento omofobico, alla luce di quanto affermato, sembra, dunque, delinearsi come difesa dallangoscia evocata dal fantasma di una passivit, che rimanda ad immagini regressive, di dipendenza, impotenza, con cui ladolescente deve interfacciarsi e che, in questa fase di vita, vengono generalmente proiettate allesterno, perch identificate come minaccia psichica. Va detto, per, sulla scorta di quanto Laplanche ci insegna, che tali immagini regressive si fanno anche forti di una nostalgia molto particolare, poich sono state un tempo conosciute e poi sepolte nel terreno delloriginario. In riferimento a questa ultima affermazione teorica, dal lavoro con i ragazzi emerso anche un altro aspetto interessante che la sostanzia. Esso riguardava una sorta di malizia/piacere, esclusivamente maschile, nel diventare oggetto di interesse omosessuale. Una parte dei ragazzi scongiurava nel pieno rigetto una tale possibilit, unaltra parte ne sottolineava una controparte di ritorno narcisistico, seppure associata, in ultima analisi, al distanziamento. Per quanto riguarda le ragazze coinvolte nell'intervento, possiamo ipotizzare che in esse le tendenze omofobiche fossero meno pressanti, perch meno pressante era forse la necessit di difendersi dalle tendenze passive, rese pi tollerabili dallappartenenza al genere femminile. Uninchiesta ISPES condotta nel 1991 misurava una differenza, tra maschi e femmine, nellatteggiamento verso lomosessualit mostrando, in via definitiva, una maggiore apertura e comprensione nelle donne, laddove i soggetti maschi si mostravano strenuamente avversi e difesi. Per concludere, sembrerebbe essere in virt di queste oscillazioni tra repulsione e attrazione verso questa condizione primaria in cui esiste un soggetto sedotto, passivo, femminilizzato, che possibile rinvenire le forze passibili di indirizzare un adolescente verso lassunzione di comportamenti omofobici. Lesperienza fatta con questo lavoro ci ha permesso di cogliere un appello, da parte di questi ragazzi, a non essere lasciati soli e ad essere ascoltati nelle contraddizioni sociali che incarnano e nella difficolt di stabilire legami affettivi e simbolici che denunciano pur non sapendolo. BIBLIOGRAFIA Andr J. (1995), Alle origini femminili della sessualita. Borla: Roma, 1996.

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