Sei sulla pagina 1di 51

FRANCESCA FRAZZOLI

Le silenziose vie
della Bellezza
UN ROMANZO DI AMORE E DI RINASCITA

LE SILENZIOSE VIE DELLA BELLEZZA


© 2015 Francesca Frazzoli
Tutti i diritti riservati
Opera depositata presso il Registro Pubblico generale delle opere protette dalla Legge sul Diritto d’Autore curato
dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali

ISBN eBook: 9786050364255


ISBN versione cartacea: 9781508662006

Creazione dell’eBook: Scrittura a tutto tondo


Copertina: Valentina Marinacci
In copertina: Illustrazione originale, realizzata ad acquerello, di Menotti

Questo libro elettronico contiene materiale coperto da copyright e può essere utilizzato per sole finalità di
carattere personale: il testo non può essere copiato, riprodotto, adattato, tradotto, trasferito, distribuito, licenziato o
trasmesso in pubblico, né in tutto né in parte, senza l’esplicito consenso dell’autrice. Se stai leggendo questo
eBook e non l’hai comprato o non è stato comprato per il tuo uso personale, per favore acquistane una copia. Ti
preghiamo di non usufruire della pirateria digitale, e di non incoraggiarla. Rispetta il lavoro di chi scrive. Grazie!
Per contattare l’autrice: www.francescafrazzoli.it 

A mia madre e a mio padre,


a Camilla e a Federico

Prefazione
Cosa faresti se fossi felice?
È una provocazione, perché felice sei già ed è opportuno che te ne ricordi, soprattutto nei
momenti difficili.
Perché quando rammenti di esserlo non vedi più minacce, ma opportunità. Pensi in modo
diverso, con più lucidità; agisci differentemente, con più decisione.
Un benessere che incrementa benessere, in un perfetto accordo che si autoalimenta.
Per ricordarsi che si è felici occorre compiere un percorso. 
È quello che farà Stella. Seguila.
E solo alla fine del percorso si realizzerà quel che desideri.

Le silenziose vie della Bellezza


1. Stella
#Lasapienzasuperioredellestelle

Camminava lungo il viale alberato della città, il passo calmo e stanco, lo sguardo assorto e le ferite
profonde nell’anima.
Immersa nei pensieri, Stella vagava. Non sapeva se si sarebbe stabilita proprio in quella città con
i suoi due bambini ma, per il momento, una casa ammobiliata presa in affitto lì, in tutta fretta,
andava bene.
Aveva deciso così, su due piedi, di vivere a Faenza. Non voleva allontanarsi troppo dal paese in
cui viveva il padre dei suoi figli. Desiderava che i bambini crescessero il più possibile vicino a lui;
aveva troppo amato il suo, di padre, e sapeva di cosa li avrebbe privati andandosene dalla sua terra.
Ma il prezzo, cioè il vuoto che provava nel sentirsi sola in una nuova città, era alto. 
Stella si era sistemata bene, fuori, ma dentro… dentro era buia, non rideva e non piangeva. Era
congelata e schiacciata sotto una montagna di doveri: lavorare, allevare i figli, provvedere alla casa,
senza in realtà averne la forza; le mancava anche quella di vivere.
L’appartamento che aveva trovato e scelto nel giro di pochi giorni era grazioso, e abbastanza
comodo per una madre single che avrebbe avuto bisogno di raggiungere rapidamente una farmacia,
un pediatra, un negozio di generi alimentari. Quando era ancora sposata, i pannolini finiti non erano
mai un grosso problema; sapeva che “qualcuno” avrebbe provveduto… anche se poi in realtà era lei
stessa a farlo. Ma da quando era sola, non aveva più nemmeno quell’illusione.
Stella camminava nella sua riacquistata libertà e nel suo soffocante senso di solitudine, quando
vide una donna seduta tra i tavolini di un Caffè. 
Era bellissima.
Non fu, in realtà, la sua bellezza o l’eleganza del suo vestito ad affascinare Stella, ma il suo
essere. Quella donna sembrava uscita da una cartolina, contornata com’era dai tavolini dal gusto
rétro di un Caffè del centro storico. Ma soprattutto, quella donna emanava armonia.
Faceva molto caldo e oltre a lei c’era solo un ragazzo, assorto davanti al video di un portatile.
La donna seduta continuava magneticamente ad attirare lo sguardo di Stella. A un cenno della
sua mano lei, come ipnotizzata, le si avvicinò: la donna le chiese l’ora. 
«Le cinque e mezzo» rispose Stella.
«Grazie, e… mi saprebbe dire dov’è Via Salina? Ho un appuntamento…»
«No… purtroppo non sono di Faenza. Cioè, sì, lo sono… ma da poco…»
Stella si accorse che stava arrossendo e per questo si agitò, esposta nella sua emotività; a
differenza della donna, che invece appariva così magnificamente solida e che le sorrise,
comprensiva.
“Ammiro la sua essenza, non mi appartiene” disse Stella fra sé. «Però posso guardare su Google
Maps e aiutarla» disse a voce alta, subito pronta a mettersi al servizio. 
«Grazie, molto gentile da parte sua.»
Uno sguardo al cellulare e in un attimo Stella seppe dov’era Via Salina. Disse alla sconosciuta
che avrebbe potuto accompagnarla. Lei le sorrise con gratitudine e si alzò; Stella si stupì, perché
non mise banconote sul tavolino. “Forse non ha consumato nulla” pensò.
S’incamminarono. La donna aveva un’andatura aggraziata; emanava Bellezza. Il suo silenzio
non era imbarazzante; anzi, sembrava comunicare qualcosa. Trasmetteva energia.
Camminarono per una decina di minuti e ad ogni passo Stella si sentiva meglio. Arrivarono
davanti a un palazzo storico con le finestre chiuse; la donna si voltò verso Stella e la fissò
dolcemente negli occhi. Stella non riuscì a mantenere lo sguardo su di lei; le sembrava che quella
sconosciuta emanasse una potenza straordinaria. Il suo viso era sereno: ricordava quello della
Madonna di Guadalupe. “Una guerriera di amorevole pace” pensò.
Poi, silenzio.
Furono le lacrime a parlare per lei.
Mentre Stella piangeva, la donna rimase dov’era, a circa un braccio di distanza; la guardava e
non diceva una parola, ma lei si sentì attraversata da un balsamo per l’anima. Il suo sguardo, una
carezza sul suo viso…
Allora Stella ruppe il silenzio; come se, implicitamente, gliene fosse stato accordato il permesso,
raccontò in un minuto tutta la sua vita. Una sintesi che mise l’accento soprattutto sulla sconfitta, sul
dolore e sulla paura di vivere. Non si sentì fuori luogo; le sembrò di percepire la disponibilità di
quella donna ad accarezzare il suo dolore.
Solo una cosa lei le disse, alla fine: «Vivi! Non pensare di vivere. Ti aspetto fra un mese al
Caffè».
La abbracciò, in un tempo che aveva il sapore dell’infinito, e Stella poté sentirsi come poche
volte si era sentita nella vita: al sicuro.

Andò a casa e si gettò sul divano: il vuoto che l’aveva accompagnata in tutti quei mesi era dissolto.
Si sentiva bene, rinvigorita. E poi, l’euforia – non sapendo bene per che cosa, in fondo. Forse che il
sentirsi amati non passa necessariamente per una relazione con un partner?
Lei che un affetto materno non lo aveva conosciuto, pensò che si trattasse di quello; ma pensò
anche che dovesse esserci molto di più. 
Solo un’ombra offuscava tutta quella luce: fra un mese – quando?
2. Lorenzo
#Frequenzesuperiori

È sera e sono seduto sulla veranda della mia piccola casa di legno – una concessione sulla riviera
romagnola ancora protetta dallo sfruttamento demaniale degli stabilimenti balneari – e mi faccio
accarezzare il volto dall’aria calda che viene dal mare; solo pineta, piccole zone di sabbia fra le
dune, e soprattutto poca gente.
Me ne sto qui in contemplazione, a cercare l’ispirazione per il mio nuovo romanzo: sopra al
portatile ho sistemato una lampada arancione, per attingere a un senso di calore, del finire del
giorno… un tramonto.
Com’è facilmente intuibile, sto scrivendo di una relazione finita. Male. In fondo non ho grandi
problemi d’ispirazione: mi affido agli ultimi anni del mio sgangherato matrimonio e al tradimento
della mia ex.
Non indugerò sul tentativo, andato male, di vendicarmi. Sì, perché alla fine non ce l’ho fatta a
fare il cattivo fino in fondo. Sono stato solo un po’ stronzo: un po’ di ostruzionismo nella
definizione degli accordi patrimoniali, un po’ di polemica con la sua avvocata famelica
(sbugiardandola anche davanti al giudice) e un po’ di sano atteggiamento da vittima, giusto per far
venire alla mia ex qualche senso di colpa.
Mi sono affidato, quasi subito, alle cure di una brava psicoterapeuta; brava perché ci ha messo
poche sedute per tirarmi fuori tutta la rabbia repressa e il senso di colpa per non aver dimostrato alla
mia ex quanto la amassi veramente. Ma soprattutto, mi ha aiutato a tirare su l’autostima, che un
tradimento subìto ti scaraventa sotto le scarpe.
Poi le cose sono andate avanti piuttosto bene e posso dire che comincio a vivere la vita di qualità
che fondamentalmente ho sempre desiderato. Vado in moto con gli amici, esco a cena (e non solo)
con belle donne che per via del mio lavoro di giornalista vengo a conoscere facilmente; fra le molte
cose che mi riempiono la vita, come ad esempio una gatta affettuosa di nome Stella, condivido la
mia passione per il cinema d’essai con la mia migliore amica, Camilla. Per me, migliore amica. Per
lei, no… io glielo dico sempre che con me farebbe un cattivo affare e lei mi guarda in quello strano
modo da cui è facilmente intuibile l’augurio mentale di mandarmi a fare quel viaggetto senza
ritorno. 
Ma soprattutto, mi è tornata la voglia di scrivere. Ed è una goduria perché è anche giugno, il
mese che preferisco per via dei tigli in fiore, aromaterapia!
Sto tergiversando un po’ perché il capitolo che mi aspetta è quello che riguarda il momento in
cui ho scoperto che mia moglie mi tradiva. Nella classifica delle modalità attraverso le quali si
scoprono i tradimenti, il cellulare con il messaggio incriminato credo sia tra i primi posti. Io faccio
parte di quella casistica. Certo, ricordare fa un po’ male, ma mi tocca…
Insomma, lei lascia il cellulare sul lavandino del bagno, ma io non me ne accorgo subito. Lei è
già andata via, e io sento uno squittio. Vado in bagno e mi accorgo che il cellulare, stranamente, non
è protetto da password come mi era capitato varie volte di osservare; da vero codardo, non avevo
chiesto spiegazioni (come in realtà un marito che si ritenga tale dovrebbe fare). Fondamentalmente
desideravo (questo mi ha detto la mia brava psicologa) che se ne andasse, sebbene la amassi, perché
era troppo per la mia bassa autostima leggerle addosso l’infelicità che lei mi sbatteva in faccia nel
tentativo di rimarcare che IO non sapevo farla felice. Ma perché poi dovevo essere IO a farla felice?
Non poteva farlo da sola?
Ma comunque… leggo il messaggio che inneggia all’amore romantico e la nausea mi attanaglia
lo stomaco, ecco! Come adesso.
Cerco di odiarla, e ci ho provato a lungo, nel tentativo di liberarmi di lei. Ma nel farlo mi sono
fatto molto male. Forse è illusorio credere di voler smettere di amare solo perché si è feriti: l’amore
non è un interruttore che puoi spegnere a piacimento. Lui, l’amore, continua con la sua forza
sotterranea, solo che tu non lo sai. Allora t’illudi, odiando, di spegnere l’interruttore ma, in realtà, ti
strangoli l’anima.
Prendo atto che ancora la amo nel senso pieno: desidero il meglio per lei. Ciò non toglie che
colga la viva opportunità di guardarmi attorno.
Io la cerco, la mia donna.
Non sono quel cinico che si chiude a vivere amori di plastica per paura di soffrire o per il timore
di restare solo. Non ce l’ho, quella paura lì. Io voglio trovarla, quella selvaggia anima che mi tira
per il bavero dello spirito, per condurmi verso scenari di vita dai colori vividi. So che c’è e non mi
faccio intimorire dall’età che avanza o dal fatto che molte donne quarantenni (circa la mia età) sono
impegnate. So che Lei c’è.
Perché il sole c’è sempre, anche quando si nasconde dietro le nuvole, e io scelgo di voltarmi
verso di lui, sempre.
Perché scegliere il bello, in ogni istante, è la volontà consapevole di volergli stare addosso.
3. Stella
#Lasapienzasuperioredellestelle

La vita di Stella procedeva a fatica, nel pieno di una guerra giudiziaria fra lei e il suo ex marito. Si
contendevano i figli a suon di lettere di avvocati e memorie accusatorie depositate alla cancelleria
del tribunale.
In città lei non conosceva quasi nessuno, a parte i vicini di casa; e suoi i bambini, di sette e due
anni, cercavano di far pesare al minimo la loro presenza – senza capricci, senza desideri, senza
apparenti necessità.
Stella conviveva con i suoi sensi di colpa grandi come macigni, con la solitudine nel cuore e con
il “dover” vivere una vita che in realtà aveva solo contorni sfumati.
Arrancava.
Verso il trentesimo giorno cominciò ad agitarsi, impaziente di rivedere quella donna potente e
misteriosa. Ma quando sarebbe stato? Il trentesimo giorno o il trentunesimo? E a che ora?
Decise di provare il trentesimo alla stessa ora, così che le sarebbe rimasta la possibilità di
ritentare il giorno dopo. “Per fortuna non è febbraio!” si disse e si accorse di sorridere – da quanto
tempo non succedeva?
Intanto non c’era stato un giorno in cui non fosse passata davanti al palazzo di Via Salina. Nel
borgo della città, storico e misterioso, nel palazzo di fronte al quale aveva lasciato quella donna non
c’era né campanello, né buchetta della posta da cui poter risalire al nome del proprietario. Le
finestre erano chiuse. La casa sembrava disabitata.
Al trentesimo giorno, dunque, Stella si avviò verso il Caffè, all’ora approssimativa della scorsa
volta.
Lei era già lì. Magnifica. Stella sedette, emozionata come se ad aspettarla ci fosse stato l’uomo
più affascinate della terra.
«Buongiorno, Stella.»
«Buongiorno! Signora…»
«Miriam.»
Poi un pensiero la congelò: “Come fa a sapere il mio nome?”.
Miriam lesse tutto nel suo sguardo. «Come posso esserti d’aiuto... davvero?»
Silenzio.
Che cosa significava quel DAVVERO? Stella avrebbe voluto risponderle: “Vivi al mio posto, io
non ho il coraggio. Ho paura”. In un istante pensò a suo figlio che piangeva nel sentir litigare i
genitori quando vivevano ancora tutti insieme; il saluto, con la manina piccola, di sua figlia di
neanche due anni nel momento in cui Stella se n’era definitivamente andata di casa; l’assistente
sociale “attivata” dall’avvocato del suo ex marito che la convocava e le annunciava un’indagine per
valutarne l’adeguatezza genitoriale. “Proprio io, che leggevo loro le favole anche quando avevo la
febbre! Colpi troppo forti per un solo cuore…” pensava.
Poi le uscì questa frase: «Ho due bambini, non ho una direzione, né la forza di camminare».
Dopo un minuto di tenero silenzio, Miriam le disse: «Ti serve ‘solo’ essere felice. E quando lo
sarai, vincerai!».
Vincerò? Le venne in mente la possibilità di vincere sul suo ex-marito nella loro guerra
giudiziaria per l’af-fidamento dei figli, la sua reale possibilità di perderli. «Come si fa a essere
felici, nella mia situazione?»
«Non è la situazione a renderti infelice, ma tu stessa.»
Silenzio.
«La felicità è un’attitudine naturale. Ma servono impegno e dedizione per rimuoverne gli
ostacoli. E nel tuo caso si tratta di un percorso impegnativo!» disse Miriam, con fare dolcemente
ironico.
Un po’ di leggerezza. Stella sorrise. Ripensò ai suoi trentotto anni di vita; solo per un breve
tempo aveva conosciuto la serenità: durante l’infanzia.
«Eri felice quando eri spensierata, non è vero?»
Già.
«La spensieratezza è un aquilone che vola con te, fintanto che tu non decidi di lasciarne andare il
filo.» Poi, con aria sicura, Miriam aggiunse: «Tornerà l’età della spensieratezza!».
Stella le credette in un istante, senza una ragione. Trascorse un breve silenzio. Era giugno e si
sentiva il canto delle rondini e i tigli inondavano il viale del loro profumo… “Aromaterapia” pensò.
«L’anima muore quando smetti di dar valore a ciò che hai, dentro e fuori di te.»
Silenzio.
«Vedi, vivere nel ben-essere è un’attitudine riservata alle persone grate.»
«Ma come faccio a essere grata, con tutto quello che mi è capitato?»
«Ingratitudine, attaccamento, illusioni: un luogo a tre dimensioni molto frequentato, e fonte di
grande sofferenza. Nell’illusione che ci manchi sempre qualcosa, ci attacchiamo a false immagini di
noi, che poi ci stritolano.»
Stella ripensò alla sua vita durante il matrimonio: costellata di litigi e segnali di disprezzo che lei
riceveva, ma che includeva nel “pacchetto” matrimoniale. S’illudeva che le cose sarebbero
migliorate; una cenetta fatta per bene sistemava temporaneamente tutto. Poi, ciclicamente, la realtà
tornava a gridare il suo dolore.
Miriam ruppe il flusso dei suoi pensieri: «Tu soffri perché sei ancora attaccata all’idea che avevi
della tua vita e di come avrebbe dovuto essere. Te ne stai a crogiolarti nell’odore di fallimento che ti
porti addosso, camminando in avanti, ma con la testa rivolta indietro. Ma dove pensi di andare,
così?».
Stella era senza parole.
«Questa realtà che ti ostini a non accettare è la tua più grande occasione per accedere a scenari
pieni di potenziale. Senza avere nulla, puoi Essere. Ma prima occorre che ti liberi dalla tua idea di
famiglia e dal tuo attaccamento a essa. Queste sono zavorre che t’impediscono di volare.»
«E come faccio?»
«Occorre svegliarsi. Ma siccome ‘dormi’, tu tendi a replicare schemi familiari appresi, pur se
dolorosi.»
«Quindi mi stai dicendo che vivo questa situazione perché ne ho vissuta una simile all’interno
della mia famiglia?» 
“In effetti…” pensò.
«Ognuno di noi, in ogni istante della vita, compie delle scelte per il proprio futuro. Da quelle più
semplici a quelle più impegnative. E spesso lo facciamo come se fossimo guidati da una forza
invisibile che ci porta verso sentieri che in seguito scopriamo essere diversi da come li avevamo
immaginati. Ciò che è importante per te, in questo momento, è non scappare.»
«Ma io non scappo.»
«Scappi da te stessa!»
Silenzio.
«Ti chiedi il perché delle cose che accadono, ma non sarà questo a darti la pace che cerchi. Non
è tempo per le indagini o le analisi. Non è il tempo della mente, ora. È tempo di far rivivere il tuo
cuore, cara. È lui che è ferito, e non saranno le motivazioni né le analisi delle cause a dargli
sollievo. Per troppo tempo il tuo cuore ha dovuto cedere il posto alla mente e ai suoi pensieri,
progetti, convinzioni e giudizi. Illusioni! Senza ascoltare quello che, silenziosamente, ti comunicava
il tuo cuore. E per questo sei caduta. Non si può vivere ignorando il cuore, come hai fatto tu. Certo,
ora potrei dirti tutto sul perché sei arrivata fin qui… ma non ti servirebbe a nulla. Non saranno le
‘informazioni’ a guarire il tuo cuore.»
«E di cosa ha bisogno il mio cuore, adesso?»
«Che tu ti abbandoni a ciò che provi dentro di te in questo momento; alla realtà presente.»
Silenzio. Miriam guardò Stella come per accertarsi che avesse colto il senso delle sue parole.
«Vuoi vincere?»
«Certo che lo voglio!»
«Allora dovrai affrontare delle prove, un allenamento. Un allenamento della mente, del cuore…
del-l’anima. Dovrai seguire scrupolosamente ogni indicazione che ti darò, sempre che tu lo voglia!»
«Volere? Cosa?»
«Vincere.»
«Sì, lo voglio.» Si sentiva più viva che mai, come non le capitava da molto tempo.
«Ci vediamo fra un mese» disse Miriam. Si alzò, abbracciò Stella con vigore, un tempo senza
tempo. Quanto basta. Poi la guardò, le sorrise dolcemente e si girò per andarsene.
Stella non seppe resistere: «Perché mi dici tutte queste cose? Perché mi aiuti?».
«Semplice! Perché ne hai bisogno.» E se ne andò.
“Non è semplice per tutti” pensò Stella.

Assorta davanti alla moltitudine di colori accesi tipici della sezione “Thriller” della libreria del
centro, Stella, nel muoversi, fece cadere inavvertitamente con la borsa un libro dal mobile di dietro,
dedicato alla sezione “Spiritualità” .
Lo raccolse. Era un libro di Osho, il maestro spirituale indiano. Non aveva mai letto nulla di quel
genere; credeva fosse un po’ new age. Ma il titolo, L’arte di morire, la sconcertava e la incuriosiva;
ne lesse alcuni passaggi e alla fine lo comprò.
Le pagine trasmettevano energia, forza, vita! Lo divorò in un weekend. Lesse e rilesse questo
passaggio:

L’unico problema con la tristezza, la disperazione, l’ira, l’essere senza speranza, l’ansietà, l’angoscia è il volersene liberare. Devi
convivere con loro, non puoi semplicemente scappare. Sono la situazione adatta in cui la vita deve integrarsi e crescere. Sono le
sfide della vita…

Stella ripensò ai suoi figli che dopo pianti inconsolabili erano capaci di andare a giocare, un minuto
dopo, come niente fosse accaduto…

…accettale, perché sono benedizioni sotto celate spoglie. Se desideri sfuggirle, scappare da loro, allora sorge il problema. Perché
quando desideri liberarti di qualcosa non l’esamini mai direttamente. E a quel punto le cose incominciano a nascondersi a te perché
tu condanni; così quelle cose sprofonderanno sempre di più nell’inconscio, si nasconderanno negli angoli più bui del tuo essere dove
non le troverai mai.
[…] Se sei contrario all’ira, questa uscirà con un aspetto diverso, potrà diventare orgoglio, io; potrebbe, addirittura, manifestarsi con
un orgoglio religioso […]; potrebbe nascondersi dietro alle virtù, il carattere. Allora, sarà molto sottile perché adesso l’etichetta è
mutata: recita un’altra parte, ma in profondità resta ira.
[…] Lascia che le cose siano come sono. 
[…] Se sei stato sinceramente triste, senza speranza, disperato, infelice e angosciato; se hai vissuto l’inferno, ti sarai guadagnato il
paradiso. Ne hai pagato il prezzo.

Erano tutti “concetti” meravigliosi. Ma come si fa a metterli in pratica? Stella sentiva un oceano in
tempesta dentro di sé, qualcosa di tremendamente oscuro e temibile. E non voleva, ancora,
affrontarlo.
4. Lorenzo
#Frequenzesuperiori

È notte fonda… e sono ancora qui a cercare un incipit per il mio romanzo, che non trovo. C’è
qualcosa che bussa e allora lo lascio entrare:

Non posso scappare da te,


Non posso uscire dal mio cuore ancora 
imbrigliato
Nella morsa oscura che mi attanaglia lo spirito.
C’è uno strato profondo fatto di ricordi e 
progetti
Bastano veli di rancore per soffocarli ?
Cosa posso fare, io?
Le stelle mi dicono: Nulla!
E allora se non posso cancellarli, che vivano!

Scopro che ti amo ancora
E non nel senso che pensi tu
Puro desiderio che tu stia bene
Solo, si fa per dire, questo.

È ormai l’alba e di solito a quest’ora vado a correre sulla riva, ma mi sa che è tempo di infilarmi con
la testa sotto il cuscino.
E mi sento un po’ più libero.
5. Stella
#Lasapienzasuperioredellestelle

La vita di Stella scorreva ancora a fatica, sempre di corsa, nel tentativo di far quadrare tutto: la
scuola dei bambini, i compiti, il bucato, la spesa, le bollette, le lettere dell’avvocato del suo ex
marito, le note della maestra sul diario di Filippo, il figlio grande…
Era dura per tutti – anche e soprattutto per i bambini. Filippo, di sette anni, e Giorgia, di due, si
erano trovati improvvisamente a vivere in due case, in due città vicine ma diverse e si portavano
addosso i segni del disorientamento; confusi e incerti, non esprimevano bisogni: solo noia.
Per Filippo, poi, diventava ancor più dura quando si dimenticava i quaderni a casa del padre, o
da Stella. Spesso tornava da scuola con una nota sul diario, prontamente utilizzata dall’avvocato del
padre per accusarla d’inadeguatezza genitoriale.
Stella si agitava e sgridava suo figlio. Riversava su di lui tutta la sua angoscia e la sua
frustrazione. Lui, attonito, la guardava. Non aveva davanti sua madre, ma una pessima copia –
pensava. E lei, in quegli occhi, si specchiava e non si piaceva per niente.
Aveva paura. Aveva cercato di fare il possibile per i bambini, ma non era bastato a evitare che si
ritrovassero nel tritacarne di una guerra giudiziaria nel nome del loro presunto bene.
Stella passava molto tempo da sola, soprattutto quando i bimbi erano dal papà. Se ne stava sul
divano, rannicchiata, con i dolori da travaglio, senza pentirsi un istante di aver scelto la strada in
salita.

Arrivò il trentesimo giorno. Miriam la aspettava al Caffè. Stella la salutò, ordinò un tè freddo e
sedette di fronte a lei.
«La volta scorsa, se ti ricordi, ti ho parlato degli effetti di un basso livello di consapevolezza,
come ad esempio il replicare schemi familiari appresi, anche se dolorosi…»
«Sì, mi ricordo.»
«Sai cosa significa Consapevolezza?»
«Credo… di sì. Essere consapevole significa che sono attenta a ciò che provo in questo
momento.»
«Esatto, ma anche a cosa pensi in questo momento.»
«Cioè, sapere di pensare?»
«Avere consapevolezza del fatto che stai ‘pensando’.»
«Aiuto! Troppo complicato!»
«Non preoccuparti… è più semplice di quel che pensi» e sorrise. «T’insegnerò qualche piccolo
trucco.»
«Ma cosa c’entra con la mia vita e la mia infelicità?»
«Vedi, se la tua vita di oggi è costellata di litigi, problemi, crisi più o meno frequenti, significa
che il tuo livello di consapevolezza è tale da replicare schemi appresi in passato, attraendo quindi
nuovi litigi, problemi e crisi. Tutto questo è malessere al quale, senza esserne cosciente, stai dando
energia… la tua energia vitale.»
«Quindi, se ho sofferto da piccola… succederà ancora?»
Ripensò ai suoi genitori, anche loro separati, da quando lei aveva dieci anni, anche loro in
guerra. Suo padre aveva Stella come alleata, sua madre aveva suo fratello: la madre e i due figli a
vivere insieme sotto lo stesso tetto; peccato però che, per sua madre, Stella era il nemico.
«No, cara. La nostra vita può essere meravigliosa o dolorosa, secondo il nostro grado di
consapevolezza e di cosa, coscientemente, diviene il centro della nostra attenzione. Ma non è
scontato. Occorre esercitarsi. Dovrai eseguire due esercizi: il primo consiste nel fare attenzione a
tutte le volte in cui dici ‘devo’. Per esempio, ‘devo fare il bucato’ e così via. Quando ti sarai resa
conto di quanto sei ‘schiava’, dovrai sostituire la parola ‘devo’ con la parola ‘voglio’.»
«Cioè?»
«Voglio fare il bucato – invece che ‘devo fare il bucato’. Voglio pagare la bolletta della luce –
invece che ‘devo pagare la bolletta’… e così via. Attenta a riformulare la frase ogni volta che ti
accorgi di utilizzare il ‘devo’; e il fatto di accorgertene sarà già di per sé un ottimo esercizio. Non
sottovalutare questo esercizio, è molto importante!»
«Mmmh… interessante. Comunque non sarà facile: io ho un forte senso del dovere!»
«Infatti! Passerai dalla dimensione del dovere a quella del Volere.»
Silenzio.
«Il secondo esercizio consiste nel rimanere in Presenza.»
«Come…?»
«Dovrai esercitarti a essere presente a te stessa in modo consapevole, soprattutto in alcuni
momenti stabiliti della tua giornata: ad esempio, ogni volta che sali le scale di casa e ogni volta che
ti lavi i denti. Fallo con consapevolezza, cioè porta la tua attenzione ai gesti. Se un pensiero ti
sfiora, osservalo, ma non trattenerlo; lascia che sfumi e, quando puoi, ritorna gentilmente a porre
attenzione al gesto. Poi mi dirai…»
Si alzò e le diede un abbraccio, forte e dolce allo stesso tempo. Racchiuso tra le sue braccia,
c’era tutto.

I giorni passavano e Stella si applicava diligentemente. Voleva con tutta se stessa uscire dalla
palude nella quale, ancora, aveva la sensazione di affondare. 
Tutte le volte che si lavava i denti, cercava il più possibile di prestare attenzione al movimento
dello spazzolino, al sapore del dentifricio e al suo odore. Notava come spesso la sua mente si
attivasse a pensare ancor più vorticosamente proprio in quei momenti; ma almeno, lei riusciva ad
accorgersi che stava pensando.
“Quindi non sono la mia mente! Sono qualcosa di più grande!” si era detta a un certo punto. Ma
soprattutto riusciva a sentirsi diversamente, come più stabile, in un profondo senso di pace e di
forza.
Sebbene la sua vita fuori fosse ancora un mare in tempesta, lei navigava sulle sue onde con
coraggio e fantasia, inventando nuovi modi di provvedere alle necessità e ai desideri dei suoi
bambini. Cercava il più possibile di assecondare il loro desiderio di affetto, carezze e attenzioni, ma
sentiva di essere ancora mutilata. Li amava, sentendo anche la fatica di amarli. E si sentiva in colpa
per questo.
Un giorno si mise a pregare; non lo faceva da quando era piccola. “La religione mi sta stretta” si
diceva. Ma quel giorno aveva sentito il desiderio di farlo, e si accorse che le faceva bene. Pregava
affinché i suoi bambini fossero in un qualche modo protetti dai colpi che lei e il suo ex marito
s’infliggevano.
Luigi voleva portarli a vivere da lui, convinto che lui e i suoi genitori sarebbero stati migliori di
Stella, nel crescerli. La decisione sarebbe stata presa da un giudice che li aveva visti pochi minuti in
un’aula di tribunale affollata, e con poco tempo materiale per leggere fiumi d’inchiostro di ricorsi
inzuppati di accuse personali reciproche. 
«Ti prego, fa’ che qualunque decisione sia il meglio per i bambini» mormorò. «Qualunque cosa,
purché stiano bene.»
Stella sapeva che amarli significava “volere il loro bene” anche senza di lei; volere il meglio per
loro, cosa che non passava necessariamente attraverso di lei, attraverso il suo desiderio di averli con
sé.
Di notte, andava in camera loro e li guardava dormire. Stava seduta sui loro letti, e s’incantava.
Sperava che i bambini fossero protetti, e di averne il potere: immaginava su di loro uno scudo
trasparente e solido, che generava una forza di pace protettiva.
Voleva che fosse così, e aveva fiducia.
Dopo giorni e giorni di solitudine, sabbia e pagine scritte sotto la luce arancione della mia casetta di
legno, mettermi in giacca e cravatta mi sembra una tortura; ma ne vale la pena. Sono stato invitato a
partecipare a una conferenza organizzata da un’associazione culturale di una città vicina, e parlerò
di meditazione nelle scuole, e dei suoi effetti in termini di maggior velocità di apprendimento. Un
argomento che mi sta molto a cuore.
Quando mancano pochi minuti all’inizio della conferenza, ecco che mi si avvicina una donna sui
quarant’anni, vestita di rosso, intrigante, dallo sguardo profondo. Allunga una mano per stringere la
mia. Mentre me ne sto lì come un fesso, con i miei occhi incollati sul suo collo, lei si avvicina al
mio orecchio e dice: «IO SONO L’INFERNO».
Rabbrividisco.
Guardo la sua schiena allontanarsi mentre rimango lì, impietrito
6. Stella
#Lasapienzasuperioredellestelle

Era il trentesimo giorno e Stella decise di arrivare mezz’ora prima del solito. Miriam era già lì,
luminosa. Sorpresa, Stella si sedette. Miriam la guardò e le sorrise con benevolenza e grazia mentre
Stella le raccontava i risultati degli esercizi sulla Consapevolezza che le aveva dato la volta
precedente.
«Hai fatto esperienza di Coscienza, osservando che non sei un flusso di pensieri pressoché
costante – cosa con cui la maggior parte della gente s’identifica.»
«Già.»
«È da quella dimensione che nascono le emozioni negative: le preoccupazioni, quando la mente
è rivolta al futuro, e la depressione, la nostalgia, il rancore, quando essa è rivolta al passato. La pace
invece scaturisce dalla disciplina di vivere di momento in momento: nel vivere l’adesso!»
«Sì, mi sono sentita meno schiava dei miei pensieri, e mi sembrava di avere più potere, più
libertà. È il livello di Coscienza di cui mi hai parlato la volta scorsa, vero?»
«Sì, cara. Tutte le cose che hanno veramente importanza – come la gioia, l’amore, la bellezza, la
creatività – sorgono, o meglio ri-sorgono, nella dimensione della non-mente, nello “spazio” fra un
pensiero e l’altro. È da questa dimensione che avviene il Risveglio.»
«Ma… da cosa?»
«È presto. Per te ora il risveglio è solo un concetto astratto…»
«Mmmh… dev’essere bello, da come lo dici, il che significa che allora io sono addormentata…»
«Proprio così» disse Miriam sorridendo.
Stella non la prese bene, sembrava una cosa brutta: il sonno della coscienza! «Ma cosa c’è, in
fondo, di male?» domandò. «Anzi, in un certo senso, credo che si stia meglio… le persone sensibili
sono quelle che soffrono di più.»
«Non c’entra la sensibilità. Quando ti risvegli, smetti di soffrire! E ti apri alla prosperità.»
A Stella arrivò l’immagine di una tavola ricca di alimenti gustosi e colorati.
«Mia cara, con prosperità mi riferisco all’abbondanza che c’è, in potenza, in tutti i campi della
vita del-l’individuo: nell’amore, nell’amicizia, nell’intensità con cui si vive la vita, nella libertà con
cui si può disporre del denaro.»
«E cioè?»
«È la capacità di attingere alla Fonte inesauribile dell’Esistenza, la quale è strettamente legata a
un alto livello di Coscienza.»
«Mmmh… quindi ampia consapevolezza!»
«Esatto. È un’attitudine a pensare e ad agire nel benessere.»
«E come si fa?»
«Innanzitutto, occorre vivere l’abbondanza “dentro”, altrimenti nulla può arrivare da “fuori”.»
Era tutto troppo nebuloso per Stella. Miriam lo comprese.
«Nelle relazioni con la famiglia, con il partner, con gli amici o nella sfera professionale ed
economica, per poter pensare, visualizzare e desiderare maggior prosperità, occorre conoscerla,
sperimentarla e viverla all’interno di noi stessi.»
Silenzio.
«Ora ti farò delle domande per sondare la tua attitudine ad attrarre prosperità. Quanto dedichi,
delle tue energie, per apparire “giusta” agli occhi degli altri?»
«Tanto» disse Stella.
«E quanto in discussioni per cercare di dimostrare di aver ragione? E quanto a giudicare i
comportamenti altrui?»
«Be’, in effetti gran parte...»
«E questo secondo te porta benessere, interiormente?»
«No.»
«Quanto sei identificata nel ruolo della guerriera?»
«Be’, io devo combattere! Non sono una che si arrende!»
«Vedi? Stai combattendo la tua battaglia giudiziaria tanto da farla diventare parte integrante
della tua vita! E da identificarti con quel ruolo!»
«Per forza, con quello che mi è successo, è normale che…»
Miriam la interruppe: «Com’è il lavoro che fai? Corrisponde ai tuoi talenti? È in linea con il
sogno che hai?».
«Nnnno… be’, non proprio…»
«Pianifichi nei dettagli tutta la tua giornata, vero? E la tua settimana, e la vita…»
«Be’, sì, e non vedo nulla di male in questo, però…»
«Da quanto tempo non sorridi? Parlo di sorrisi di cuore!»
Silenzio.
«Da quant’è che non ringrazi? E non parlo del grazie di cortesia che rivolgi alla cameriera. Tu
dai tutto per scontato, non è vero?»
Silenzio.
«Che cosa vedi attorno a te? Abbondanza? O crisi?»
«C’è crisi, lo dicono tutti. E mi manca tutto» rispose lei.
«Hai già tutto!»
Stella si sentiva come dopo aver ricevuto una secchiata d’acqua fredda in faccia; bevve un po’
del suo tè, sperando che la tortura fosse finita. Ma poi venne il colpo di grazia.
«Difficilmente vivrai una realtà futura diversa da quella che stai vivendo ora. Il tuo futuro sarà
con ogni probabilità uguale al presente.»
Silenzio.
«A meno che… non cambi il tuo modo di pensare e quindi di comportarti.» Il volto di Miriam si
fece meno serio. «A meno che tu non decida di voler smettere di soffrire.»
«Ma nessuno vuole soffrire, non è una scelta! La sofferenza fa parte di noi, della nostra vita, e
degli accadimenti.»
«Non è proprio così. Vivere nella sofferenza è sempre una scelta. Ascolta: esiste il dolore, come
esistono le situazioni dolorose. Ma è il modo in cui le affronti che cambia, e cambia dentro di te, e
anche fuori…»
Silenzio.
Miriam aveva un’aria enigmatica. Si alzò e abbracciò Stella come sapeva fare, le sorrise
amorevolmente e le lasciò un biglietto ripiegato. Poi se ne andò.
Stella rimase a sedere, a finire – spossata e serena – il suo tè, ripensando a tutte le domande che
l’avevano affondata. Erano pungenti, ma mai brutali; non c’era giudizio ma comprensione…
benevolenza. 
C’era Amore.

La conferenza di per sé si svolge nel migliore dei modi, domande interessate da parte del pubblico e
fluidità negli interventi dei relatori. Ma a me è rimasta una sensazione come di congelamento.
Che incongruenza tra la frase: “Io sono l’inferno” e il suo sguardo dolce e conciliante. Il tono
della voce, invece, neutro e asciutto, non tradiva emozioni. Una donna così può essere tutto, tranne
che l’inferno.
Voleva dirmi qualcosa. Ma cosa?
Era sabato e, libera da impegni, Stella si alzò presto, poi – seguendo alcune indicazioni che le aveva
dato Miriam – bevve un bicchiere di acqua tiepida con limone e si mise a praticare la meditazione. 
Prevedeva l’osservazione senza giudizio dei suoi pensieri, il sentire le sue emozioni, accogliendo
i suoni che provenivano dalla strada. Era uno stato di quiete in cui poteva percepire un’immensa
forza, associata anche a una sensazione di stabilità.
Poi praticò una sequenza di posture di yoga, come il saluto al sole: Stella tirava i muscoli
attraverso il ritmo del respiro con fluidità; era bello sentire il benessere intenso di un corpo
risvegliato.
Con una tazza di caffè d’orzo tra le mani, infine si sedette fuori, nel balcone, a farsi accarezzare
dai raggi caldi del sole di luglio. Aprì il foglio che le aveva dato Miriam. Con una calligrafia
morbida e nitida vi erano annotati gli esercizi che Stella avrebbe dovuto eseguire, sotto il nome di:
“Esercizi di allenamento” .

Esercizio della forza. Medita!


Al mattino alzati almeno mezz’ora prima e pratica questa meditazione: in piedi, porta
attenzione al respiro cercando di attingere alla forza stabile del suolo attraverso i piedi, e
contemporaneamente apri le braccia verso l’alto.
Resta in quella posizione finché non percepisci una sensazione di benessere, di radicamento e
di forza.
Ti può aiutare visualizzare una quercia: i tuoi piedi sono radici che dolcemente sprofondano
attraverso il pavimento verso il suolo, dentro la terra calda e stabile; il tronco è saldo e
flessibile, le braccia sono rami che si ergono verso il cielo con fiducia, a prendere con
gratitudine l’energia calda solare.
Alzarsi prima al mattino per fare qualcosa di buono per il tuo benessere è importante, anche
per dare un segnale al tuo inconscio che non perderai tempo in attività prive di utilità e
benessere durante la giornata.
Fallo almeno per ventuno giorni consecutivi.

Esercizio della volontà. Vai a correre!


Inizialmente visualizza te stessa mentre corri agile in un luogo adatto alla corsa, e per te
piacevole: percepisci i suoni dei tuoi passi, i muscoli agili, l’aria sul viso, la sensazione
interna di leggerezza, tonicità e benessere.
Poi, quando senti che l’immagine non basta più, inizia lentamente e gradualmente a correre.
Alterna corsa e camminata, un minuto per volta. Non ordinare al tuo corpo, “ora vado a
correre, ora vado più forte!”. Semplicemente, assecondalo e prova a stupirti di quanta energia
ha da dare.
 Il corpo sa. Conosce l’andatura, il ritmo; tu osserva e lascialo fare. 
Gradualmente sentirai di averne bisogno, bisogno di sentire i muscoli un po’ doloranti ma,
nonostante questo, di andare avanti; bisogno di superare i limiti, come ad esempio lo stimolo
a rimanere sul divano sapendo che, se esci a correre, non te ne pentirai (diversamente da
quanto accadrebbe se rimanessi invece a casa). Ma soprattutto, sentirai una naturale e
crescente necessità di sentirti più forte nel vedere i piccoli progressi che il tuo corpo farà per
te.

Esercizio del vuoto. Accogli il nuovo!


Ricorda: nulla di nuovo può trovare spazio se i cassetti sono occupati. Accogli il nuovo, apriti
alle novità!
Taglia, ricicla o butta quello che non dà più energia al tuo presente.
Comincia con l’interno dell’armadio, grande rappresentazione del tuo mondo interiore: fa’
caso ai vestiti che ancora utilizzi e che in un qualche modo ti rappresentano, e a quelli che
invece non lo fanno più, come i vecchi abiti (o comunque quelli che ripetutamente e
annualmente hai l’intenzione, vana, di indossare).
Prendi quelli che non usi e regalali, oppure portali presso enti di beneficenza.
Stare con i cassetti vuoti inizialmente ti metterà a disagio ma ti serve per familiarizzare con
l’ignoto; si tratta solo di un fastidio momentaneo, poi apprezzerai il gusto della “potenzialità”
e cioè quell’attitudine ad accogliere le novità.
Diverrai più attenta al “nuovo”, a non farti sfuggire le occasioni di acquisire quello che
veramente ti serve: sarai sintonizzata sull’essenziale!

Purifica e rinnova!
Togli la polvere del passato. E ricomincia a vivere!
Inizia dalla casa, spolvera dappertutto, lava per bene le finestre, rinfresca quello che puoi.
Anche in questo caso, dai via quello che non ti serve più, compra tende nuove, fiori freschi e
una pianta. Se hai già delle piante, cambia la terra e potale.
Poi occupati di te stessa, rinnovati: un nuovo profumo, un nuovo look.
È importante per dare impulso a un processo di rinnovamento e per accordarti su nuove
“frequenze”.

Esercizio della trasparenza. Come rimanere in pace rispetto a persone e situazioni fastidiose.
Presta attenzione al respiro e contemporaneamente osserva l’ambiente circostante.
Sia che ti trovi in casa, o all’ufficio postale mentre aspetti il tuo turno, stai sopra al tuo
respiro mentre ascolti quel che accade fuori di te. Puoi percepire i suoni all’esterno
mantenendo contemporaneamente l’attenzione al respiro.
Permetti a tutto il resto, fuori di te, di esistere, armoniosamente.
Osserva i pensieri e lasciati attraversare da emozioni il più possibile senza giudizio.
Se avverti qualche suono molto forte, un allarme, una suoneria o un tono di voce elevato,
cerca di visualizzarti come se tu fossi trasparente… e fatti attraversare.
Dedicati a questo esercizio almeno dieci minuti al giorno per tre settimane. In questo modo si
consoliderà un processo che diverrà naturale.

La zavorra. Lascia andare!


Individua quali relazioni ti danno una sensazione di profonda condivisione e accettazione. E
gioia al solo pensiero. 
“Annaffia” solo quelle e lascia “marcire” quelle insane, fatte di pettegolezzi, critica,
apparenza e ipocrisia.
E lascia andare gli attaccamenti: nulla ti appartiene, tutto ti è utile.
Comincia dal non accumulare denaro!
A parte una scorta per le emergenze (due o tre mensilità) investi il 10 per cento delle tue
entrate, e il resto spendilo tutto. Spendilo per rendere più confortevole e piacevole la tua vita
e quella dei tuoi bambini.
Poi, quando i tuoi investimenti avranno dato i loro frutti, devolvi almeno il 10 per cento in
attività che per te sono importanti, come ad esempio i progetti umanitari.
Fai la stessa cosa con il cibo.
Non fare troppe scorte, metti via solo l’indispensabile. Il fare scorte è figlio di una tua
sfiducia nel presente: affidati, invece!
Cerca di non sprecare e di riciclare il più possibile. Non buttare, se puoi, ma regala l’eccesso.

Rinforza il senso di responsabilità!


Per quanto riguarda il denaro, dovrai occupartene in modo più puntuale.
Per il mese corrente, cerca di provvedere alle sole spese necessarie e urgenti, come ad
esempio cibo, utenze, affitto, mensa dei bambini, materiale scolastico, pagando il più
possibile con il bancomat; quando non è possibile, annota su un piccolo taccuino le spese più
consistenti che sostieni. 
Successivamente, fai l’estratto conto del mese precedente e annota in un file appositamente
creato tutte le spese effettuate in quel periodo. Osserva quali condizioni di vita e attività
vengono finanziate dalle tue entrate. E così comprenderai dove sta andando tutta la tua
energia, compresa quella finanziaria.
Inoltre, tenere sotto controllo le tue spese e verificare dove le impieghi ti dà la sicurezza di
avere la quantità di denaro necessaria per le spese extra, perché SAI di averlo!

Pratica la solitudine!
Stai un giorno con il cellulare spento e senza vedere nessuno. Possibilmente vai in un posto
isolato. Meglio se in mezzo alla natura. Ciò rafforzerà la tua capacità di stabilire relazioni
umane non dettate dal bisogno, ma per la pura gioia di condividere il tuo Essere.
All’inizio sarà fastidioso, ma tu continua finché diverrà una pratica piacevole. Solo allora,
quando lo stare con te stessa sarà una piacevole compagnia, sarai guarita dal “bisogno” di
creare relazioni.

Coltiva il tuo potere creativo!

Stella ricordò che un giorno Miriam le aveva chiesto quali fossero i suoi hobby. Lei aveva saputo
solo rispondere: «Un tempo, lo shopping; ma ora non m’interessa più nemmeno quello».
E Miriam le aveva detto: «Certe cadute servono anche a ripulirci dalla falsa immagine di cui
siamo prigionieri; ti piaceva solo quello poiché era funzionale al tuo bisogno di essere vista e
accettata dagli altri. Rispondeva a un bisogno di riconoscimento e aumentava il tuo livello di
energia; un’energia che attingevi dagli altri, piuttosto che da te stessa».
Nel biglietto c’era anche scritto di far caso a quali attività fossero tali da far perdere il senso del
tempo, e dessero la sensazione di aggiungere qualcosa d’impor-tante alla vita. Stella doveva
“accorgersi” di quali attività le portassero gioia e una sensazione di espansione.
Le venne da pensare che le sarebbe piaciuto cucinare, ma in un modo diverso dal solito. Magari
poteva iniziare con un’idea di piatto e poi, via via, inserire vari ingredienti che ‘intuiva’ potessero
andare bene. Nel creare piatti ispirati, il risultato sarebbe stato delizioso.

Rinforza il tuo Essere! Provvedi ai tuoi bisogni!


Fai una lista dei tuoi bisogni e provvedi.
Benessere, affetto, gioia, amicizia, prosperità, riconoscimento, spensieratezza, natura,
svago… L’atto di riconoscerli è già in sé produttivo di maggior lucidità e benessere.
Cerca il più possibile di provvedere ai tuoi bisogni in modo autonomo e scoprirai che sono
quasi tutti sotto il tuo “controllo”; non dipendono da nessuno, in realtà.
E sapere di avere un bisogno nascosto evita anche che se ne accorgano altri prima di te.

Stella pensò a tutta quella gente che si compra un fuoristrada solo perché ha un desiderio recondito
di avventura del quale non è consapevole; che ignora il potere che ha, di rendersi felice
autonomamente, e lo attribuisce a cose o a persone, in modo del tutto illusorio e controproducente.

Trasforma le tue emozioni!


Quando un fatto, o una persona, “ti fa arrabbiare”, oppure hai un dispiacere, prendi un foglio
e una penna e scrivi tutto quello che ti passa per la mente. Anche se sono parole forti, non
importa. Tu scrivi, sfogati, oppure fai un disegno, se ti riesce più naturale. Poi, quando ti sei
sfogata bene, brucialo; le ceneri mettile dentro un vaso, e pianta un fiore. Un processo
alchemico trasformativo in Bellezza!
Stai in Presenza!
L’attenzione è la più alta forma dell’amore. Quando sei con le persone che ami, cerca il più
possibile di stare in Presenza, cioè di dare loro attenzione senza lasciarti trascinare da pensieri
o progetti esterni.
Prova con i bambini. E noterai che, se vorranno giocare con te, tu ne avrai la forza e la
voglia; se avranno i compiti da fare, il fatto stesso di stare attenta a loro mentre li fanno,
senza perderti nei pensieri, gli permetterà – imparando da te – di non distrarsi e di studiare
con più voglia; con la tua Presenza, saprai trasmettere energia e attenzione.

Trasforma la paura! Fattela amica.


Inizia dalle piccole cose. Fai la doccia fredda! Buttati nelle situazioni che sono un tanto più in
là della tua zona di comfort.
Inizia in piccolo e poi aumenta di grado.
Ogni giorno datti l’opportunità di sperimentare la tua attitudine al coraggio.
Vai in giro a superare i tuoi limiti; le relazioni umane ne sono ricche. Guarda negli occhi tutte
le persone che incontri e sorridi loro. Supera la timidezza e la paura, e ogni volta che lo farai,
sentirai scatenare un’energia potente.
E se senti una vocina che ti dice: “No, non ce la faccio”, tu insisti di più. Non si tratta altro
che di “resistenza al cambiamento” che ti vuole pigra, passiva e bisognosa di consenso.
Riempiti di energia attraverso il respiro e vai a guardare l’Anima delle persone che incontri.
Farai amicizie sincere con persone simili a te.

Compila una lista dei tuoi talenti.


Per comprendere ciò che vuoi fare nella vita, occorre che tu ti “accorga” di ciò che ti riesce
bene, ti piace fare, e corrisponde a un ideale per te.
Prima di desiderare di arrivare in mondi lontani, occorre comporre il sentiero con quello che
abbiamo attorno ai nostri piedi, in questo momento.
Comincia con una lista di ciò che ti piace fare, senza chiederti “perché” ti piace. Poi, una
volta completata la lista, fai ogni giorno un po’ di quel che c’è scritto, incrementando la dose
sulla base del tuo effettivo piacere.
L’Universo ti darà quel che ti piace. Se “pensi” a qual che vorresti fare, l’Universo ti darà
occasione solo di “pensare”.
Quindi basta immaginare: comincia, agisci ora!

Stella ancora non aveva desideri e sogni specifici, voleva solo la “pace dentro”. Intuiva che quella
sarebbe stata una valida base di partenza per procedere oltre, verso scenari in accordo con quel
senso stesso di pace – che si sarebbero via via delineati, una volta che lei avesse cominciato a
mettersi in movimento
7. Lorenzo
#Frequenzesuperiori

«Ciao, Lorenzo, come stai?»


«Ciao, Federico. Bene, grazie! Sono al mare».
«Ottimo, così potrai dedicarti al secondo volume delle tue Lettere del Cuore!»
La mia prima opera letteraria pubblicata era composta di una raccolta di lettere dei lettori del
settimanale, nonché dalle mie risposte. Si tratta della “Posta dei sognatori”, rubrica che negli ultimi
anni ha avuto molto successo e diversi riconoscimenti.
«Che cosa intendi, di preciso?» dico io.
«Ho pensato che potresti fare un “com’è andata a finire” per le storie-lettere cui hai risposto.»
In effetti, una pausa creativa dal romanzo che non ha, per il momento, energia nel crescere, ci sta
a pennello. «Idea interessante… dammi qualche giorno per pensarci» gli rispondo.
«Ok, fammi sapere. Per il resto come va?
«Sono alle prese con l’Inferno!» dico scherzando.
«Be’, come tutti!» mi fa lui. «A presto, amico.»
«Ciao, Fede.»
Si tratterebbe sostanzialmente di riprendere tutte quelle lettere che raccontano di delusioni,
amori finiti, non corrisposti… e tutte le mie risposte in qualità di “esperto”.
Non è la mia esperienza da “amatore” che mi fa rispondere con naturalezza. Io credo sia
semplicemente buonsenso: vedo ciò che un cuore innamorato spesse volte non vuol vedere. Da
fuori è possibile osservare con lucidità i comportamenti altrui, gli unici davvero in grado di rivelare
le intenzioni di chi li mette in pratica.
Quando hai già percorso un bel pezzo di strada, fatta di buche in cui sei caduto, di salite su cui
hai faticato e imprecato, di svolte repentine in cui ti sei smarrito, fino al crepaccio che spacca la
strada a metà e lì hai due scelte, una è tornare indietro e m.o.r.i.r.e., l’altra è prendere fiato e saltare
nel vuoto e, una volta saltato, sei approdato con le sole braccia all’altro lato della strada, per
accorgerti che, di là, i colori sono più vividi, e, risalito, te ne sei andato con il sorriso in tasca di chi
lo usa senza più parsimonia… be’, dopo che hai percorso tutta quella strada, è molto facile vedere
quella che stanno facendo gli altri. Spesso anche prima che la vedano loro. Perché entrare
nell’interiorità della vita diventa il talento del navigatore talmente esperto che non ha più bisogno
della bussola.
Entro in casa e prendo la copia del libro, un volume intriso di storie di amori spezzati: lui che
ama lei, la quale però ama un altro, oppure lei che ama lui il quale non la ama più e lei non si
rassegna; o quello che ne ama due in una volta sola, senza decidersi mai. E poi c’è il più terribile di
tutti: il, o la, narcisista che finge di amare per poter essere al centro dell’attenzione.
In effetti, chissà poi com’è andata a finire…
8. Stella
#Lasapienzasuperioredellestelle

Ancora una volta, Stella arrivò mezz’ora prima del solito. Miriam era già lì. Si abbracciarono; Stella
si specchiò nei suoi occhi.
Miriam, con voce morbida, le disse: «Hai uno sguardo nuovo, colmo di luce. Anche la postura
del corpo è cambiata: eretta, fiera, sicura».
Stella le sorrise, radiosa. In effetti, si sentiva meglio. Gli esercizi che aveva messo in pratica
scrupolosamente l’avevano resa più solida, energica, solare. Più attenta.
«Oggi vorrei parlarti dei figli.»
«Sì, sono contenta che me ne parli. A volte sono così occupata a trovare un mio equilibrio, da
dimenticarmi proprio di loro.»
«È normale; ma il fatto stesso che tu sia in equilibrio – nonostante la terra sia in bilico – è un
buon insegnamento per loro. Vedono, con l’esempio, come si fa a rimanere in piedi.»
Silenzio.
«Dunque volevo dirti questo: fa’ che i tuoi figli vadano dal padre come e quando vogliono, fa’
che possano frequentarlo e amarlo in piena libertà. Non opporre alcun ostacolo al rapporto che i tuoi
figli hanno con il loro padre e non interferire: fa’ che se la vedano loro stessi con lui. E anche se nei
loro occhi vedi il marito che ti ha fatto soffrire, tu amali, nonostante questo, e ancora di più. Perché
loro sentono come li guardi; loro hanno dentro il DNA del padre, e se tu ti soffermi su ciò che ti
ricordano di lui, loro lo fiutano e si sentono feriti. E se saprai amarli nonostante la rabbia che provi
per il loro padre, ciò guarirà la tua anima.»
«Ma io sono ancora arrabbiata con lui, come faccio? Non riesco a smettere!»
«Certamente, se sei ancora arrabbiata, dì loro con onestà e tenerezza che lo sei; non
infiocchettare qualcosa che bello non è. Ma fa’ capire loro che lo sguardo con cui guardi il loro
padre non deve essere il loro. Insegna loro ad amarlo e ad accettarlo totalmente, così come ami
totalmente loro, anche se te lo ricordano. Insegna loro a non giudicare il padre né i suoi
comportamenti, soprattutto se alla base ci sono i tuoi parametri di valutazione.»
Trascorsero alcuni minuti di silenzio. Stella si commosse profondamente ripensando ai suoi
bambini che, nonostante il disorientamento iniziale, erano fondamentalmente sereni e gioiosi. Tutta
quella magica protezione che aveva desiderato per loro, già si manifestava nella realtà.
Miriam continuò: «E poi, impara dai bambini. Impara a non vivere la loro vita; tu la tua l’hai già
vissuta. Non far fare a loro la vita che volevi vivere tu, per prenderti gratificazioni attraverso di loro.
Sii solo il sostegno di cui hanno bisogno per crescere nella gioia della loro esistenza. Intuisci la
direzione che prendono e mettiti al loro fianco; osserva, sii attenta ma intervieni solo al bisogno.
Consolali con le carezze in un silenzio carico di comprensione, e non con le parole. E guardali
sempre negli occhi: dallo sguardo passa amore; e guardali anche e soprattutto se si comportano
come non vorresti: questo ti aiuterà a rimanere nell’amore, anche se dovrai riprendere con fermezza
i loro comportamenti. Sii in Presenza quando stai con loro, come ti ho già ricordato: il novanta per
cento di una relazione consiste nell’essere presenti!».
9. Lorenzo
#Frequenzesuperiori

Sono passati diversi giorni e ancora non smetto di pensare a Lei, all’Inferno.
Il nuovo progetto, quello di scrivere il sequel (il che nel frattempo ho deciso di fare) riesce ad
assorbirmi, ma mi è difficile non pensare al suo sguardo. E non so neanche perché.
Ad ogni modo, intendo muovermi così: voglio pubblicare (sul settimanale che gentilmente ospita
i miei articoli) un appello a tutti quelli che mi hanno inviato le loro storie in questi ultimi anni, per
invitarli a scrivermene un’altra sul “com’è andata a finire”.
La mole di lavoro sarà enorme ma Federico mi ha assicurato che potrò contare su un team di
collaboratori, con il compito di filtrare e, per quanto possibile, individuare l’autentico collegamento
dell’ultima lettera con la precedente.
Nel frattempo sono rientrato a Milano, e ancora una volta mi ritrovo il primo volume tra le mani
per rileggere minuziosamente tutte le storie. Riguardo l’elenco e mi accorgo che il mio sguardo
cade su quella che avevo intitolato “L’inferno nuziale”.
Un battito scomposto, le mani mi tremano. Rileggo d’un fiato la storia che, ricordo, mi aveva
colpito profondamente per la brutalità con cui la protagonista mi aveva trascinato nel suo inferno
coniugale: una donna sposata innamorata di suo marito e madre di due bimbi, compressa dentro
l’angoscia di vivere in una scatola matrimoniale dai contorni ruvidi per via dei sacrifici economici,
delle fatiche fisiche e della solitudine affettiva che la stava strangolando.
Allora avevo compreso molto bene di quale solitudine affettiva lei parlasse, avendo avuto una
madre a dir poco spigolosa.
La mia risposta era stata piuttosto secca. Sostanzialmente le avevo detto che, se davvero provava
amore per suo marito, doveva “pedalare a testa bassa” proprio in nome di quell’amore; altrimenti,
se avesse mollato, arrendendosi alle fatiche, in seguito si sarebbe arresa, per sempre, con chiunque
altro.
Il mio voleva essere un messaggio d’incoraggia-mento, ma forse non era stato così. Ma sono
sicuro di una cosa, adesso.
È lei, la donna della conferenza. È lei, l’Inferno.

I mesi passavano e l’appuntamento mensile con Miriam era la forza che permetteva a Stella di
andare avanti nel sentiero ripido che attende una madre sola. Una condizione che a Stella dava però
anche una certa soddisfazione; come se la forza vitale di sopravvivere agli ostacoli le desse anche la
carica necessaria a sentirsi maledettamente viva. E per questo a goderne.
Al solito Caffè, un giorno, Miriam le disse: «Vedi, per la maggior parte della gente avere dei
problemi da risolvere significa tenersi vivi. Queste persone sono talmente identificate nel loro
dramma che inconsciamente ne attirano degli altri, in notevole quantità… per poi lamentarsene. La
loro stessa identità ne è influenzata; non si sentono se stessi, senza drammi e crisi da affrontare».
“Questa sono io” pensò Stella.
«Dedicare energie alla soluzione dei problemi o all’affrontare crisi di ogni genere rende iper-
attivo il corpo mentale, che assorbe e brucia energia innescando un processo che si auto-alimenta.
Più sei identificato con il corpo mentale e più ti crei, inconsapevolmente, problemi; cosicché più hai
problemi, più il corpo mentale prende il sopravvento. In questo modo il corpo mentale assorbe tutte
le energie, a discapito del corpo emotivo e fisico.»
«E cosa c’è di male?» chiese Stella.
«Tutto questo inibisce l’attitudine alla prosperità! Una persona che vive di discussioni e conflitti,
identificata nella risoluzione di problemi da risolvere, che prova costantemente rancore, che si sente
vittima del mondo… difficilmente è in grado di attirare occasioni per diventare padrona della sua
vita e attirare quel che desidera.»
«Che cosa comprime la nostra attitudine alla Prosperità, quindi?»
«Semplice: noi stessi! E cioè, noi, attraverso l’identi-ficazione con la nostra mente rispetto a
diversi meccanismi. Uno di questi è la resistenza alla realtà. Vedi, spesso le sofferenze dipendono
molto da come si “resiste” a una realtà che sta “esistendo”. Quando un evento esterno provoca in
noi un’emozione interna negativa, in modo meccanico, la mente è portata alla ricerca di strategie di
sopravvivenza al fine di “eliminare” il problema, ovvero l’evento esterno scatenante. Ma il
problema non è all’esterno: è dentro di noi.»
Stella si ricordò di un passo di Osho che aveva letto tempo prima: all’esterno può capitare di
tutto, ma in una condizione di centratura, nel qui-e-ora, tutta la negatività (che crediamo sia esterna)
si dissolve nell’i-stante presente.
«Ricorda: tutto può avvenire dentro noi stessi in termini emozionali ma, se sappiamo rimanere
presenti, sappiamo superare il dolore in modo naturale. Infatti un conto è il dolore, un conto è la
sofferenza.»
«Che differenza fa?»
«Il dolore è naturale. La sofferenza è la resistenza al dolore.»
Stella si ricordò di quando aveva partorito il suo primo figlio: aveva tentato in tutti modi di
rifiutare il dolore e di fuggirne; urlava e si lamentava. Con il secondo figlio aveva fatto il contrario.
Assorta sul respiro, si era fatta attraversare dal dolore e la differenza era stata notevole. Il dolore
c’era, ma era tollerabile e più morbido.
«Davanti a un accadimento di per sé doloroso, se ti soffermi un istante e ti ascolti, ti accorgi che
dentro di te giace un sentimento che sta reclamando attenzione; può diventare più doloroso nel
momento in cui quell’attenzione gliela neghi, poiché quel sentimento ne ha bisogno per guarire.
Spesso è per via dell’inva-denza del corpo mentale, ossia della mente e delle sue elaborazioni
strategiche di sopravvivenza che tendono a voler controllare la realtà. Nella ricerca di strategie di
difesa o di attacco, per eliminare l’evento esterno, guarda caso tutte basate sulle esperienze apprese
nel passato (a volte nell’ambito familiare), il corpo emotivo, non ascoltato, cresce nel dolore e si fa
sentire più forte. Il dolore cessa di diventare sofferenza quando viene ascoltato, con la dovuta
attenzione, in uno stato di resa alla “realtà del momento presente”.»
«Quindi sono i pensieri che causano sofferenza?»
«Sì, quando il pensare è un modo per non sentire; quando i pensieri creano un flusso costante in
cui crediamo e con cui finiamo per identificarci.»
«Ma è difficilissimo “non pensare”.»
«Non ti dico di smettere di pensare, ma di osservare i pensieri. L’importante è osservare e sentire
cosa accade dentro di te, proprio lì.» E indicò la zona che andava dalla pancia al petto. «Emozioni e
sentimenti e sensazioni fisiche: questo è il loro momento. Poi arriverà anche il momento per la
mente, e potrà essere lo strumento potente che serve a svolgere il compito al quale sei chiamata. Per
scoprire che sei di più!»
10. Lorenzo
#Frequenzesuperiori

Messaggio rivolto a tutti i lettori della “Posta dei sognatori”: mandateci il vostro “com’è
andata a finire”.

In pochi giorni sono arrivate migliaia di e-mail.


Il team è al lavoro senza sosta; filtra con grande scrupolosità. Ciò che richiede più impegno è
l’autentico collegamento con le lettere precedenti e per questo ci affidiamo alle e-mail allora
ricevute e archiviate in un database.
Quella dell’Inferno non è ancora arrivata e sono tentato di scrivere a quella donna, ammesso che
l’indi-rizzo da cui mandò la sua prima lettera sia ancora attivo. Ma poi, penso, per dirle cosa? E se
non avesse voglia di dirmelo, com’è andata a finire? E poi, chissà se ha resistito o se ha mollato. E
perché…
Intanto mi leggo quelle che nel frattempo sono arrivate e che il team ha filtrato con cura: storie
di donne e uomini separati nel pieno della crisi economica; donne e uomini felici di vivere
finalmente la storia d’amore tanto conquistata; molti single di ritorno, infelici per la loro solitudine
e molti ri-accoppiati, infelici per la loro mancanza di libertà.
Quasi tutti a guardar cosa manca nella loro vita.
Molte solitudini appaiate.
Ma quello che mi sorprende è che gli uomini si lamentano che non ci sono più “le donne di una
volta”. Mentre le donne si chiedono dove sia andato a finire “il maschio”. Verrebbe da dire che
decenni di lotta per la parità non hanno avuto effetti efficaci sui legami… No, è la forzatura di
immagini false di sé che devia dal possibile incontro fra due creature di sesso opposto.
Io penso che la “femminilità” in una donna indipendente e affermata sul lavoro possa rivivere
nei suoi gesti e nel suo sguardo. Una grazia che può emergere da un segno di gratitudine, o da una
dolce comprensione per le fatiche del maschio, quando lui cerca di fare “il suo mestiere”. E nello
stesso modo, un uomo può sentirsi maschio senza dover attingere a schemi obsoleti, senza la
svalutazione della donna o (e) la sovrastima di sé. 
Ma cosa c’è dietro a tutto questo malessere nei rapporti?
Forse la parte più piccola di noi ci fa desiderare la situazione (ideale) invece che la persona in
sé? E cioè una donna, o un uomo, da amare?
E cos’è l’amore? È un sentimento? Un’emozione che scivola via, oppure una stabile sensazione
di esserci dentro fino al collo, e per questo ringraziare l’Esistenza? Cioè, uno stato di coscienza
permanente orientato all’Amore…
A volte vedo donne che hanno perduto il loro potere di attirare il maschio e, sfiduciate, si
mettono a caccia.
L’uomo assediato si fa accalappiare, per poi sognare la donna che si fa conquistare.
Se solo le donne ricominciassero a coltivare i propri talenti, invece che supplire alla mancanza di
sé andando a caccia di maschi deboli e incerti!
11. Stella
#Lasapienzasuperioredellestelle

I mesi passavano e una serie di eventi esterni fastidiosi si manifestava nella realtà.
La causa di separazione dal marito di Stella prendeva contorni cruenti. Luigi la attaccava
puntando tutte le carte sulla sua presunta inadeguatezza genitoriale in virtù, a suo dire, del fatto che
– vivendo sola, senza i nonni vicini – Stella non poteva prendersi cura adeguatamente dei figli. 
Lei rispondeva a tono, ma con la fretta di chi vuol chiudere al più presto. Un po’ perché, seppur
battagliera, Stella amava il buon vivere – soprattutto da quando Miriam le aveva ricordato come si
faceva. E poi, per paura. Paura che nella lotta l’equilibrio dei bambini potesse venire compromesso.
E Luigi, pauroso com’era, riusciva a fiutare la paura di Stella anche da lontano. Certe lettere del suo
avvocato erano pure provocazioni, attacchi, tentativi di svalutarla e impaurirla.
Oltre a tutto questo, Stella si era abituata a “sopportare” la mancanza dei bambini, ma con
grande fatica. Rifioriva solo quando tornavano da lei; ma, almeno, cominciava a essere consapevole
del fatto che faceva dipendere la sua felicità, e lo scopo della sua vita, dalla vicinanza dei suoi
bambini. E quindi da qualcosa di cui lei non aveva il controllo. Cominciava pian piano a prendere
consapevolezza del fatto che non era solo lo stare insieme con loro a riempirle il cuore – ma era il
legame.
Il legame non risponde a criteri di spazio né di tempo.
Esiste.
Pensarli anche quando non erano fisicamente con lei, comprare i loro biscotti preferiti, sistemare
le loro camerette…
Un sentimento.
L’amore che sentiva per loro e tutto quanto ruotava attorno ad esso… questo le dava benessere!
Non solo il loro abitare nella sua casa. 
Stella sapeva che era ancora dipendente, ma desiderava stare meglio.
Finché un giorno non sentì una frase di Isabel Allende pronunciata da due ragazze che parlavano
dell’amore: «Si vive dell’amore che si dà…».
Una scintilla la scosse. “Ecco cosa mi dà gioia!” rifletté. “È provare amore! Sentire amore! Il
che non si basa necessariamente e solo sul riceverlo! Non è il possedere, il controllare i miei
bambini o l’abitare con loro. È sentire l’amore per loro che scorre nelle mie vene! Godere della loro
vicinanza. Riconoscere di provare dei forti sentimenti per loro, anche quando sono dal loro papà!”
Un senso di libertà avvolse Stella.
La consapevolezza, nel pieno di un sentimento di libertà, di non dipendere più da qualcosa né da
qualcuno.
12. Lorenzo
#Frequenzesuperiori

Me ne sto qui seduto su un letto di lettere arrabbiate, deluse, rammaricate, malinconiche.


Spunta sul mucchio il lamento di un uomo innamorato di una donna indurita dalla vita, che gli
rivolge critiche spietate.

All’inizio tutto è meraviglioso. Loro ci guardano come se fossimo un mix fra bellezza,
intelligenza e fascino. Poi lentamente, giorno dopo giorno, cominciano a notare i nostri
difettucci di cui abbiamo più o meno coscienza, ma che abbiamo faticosamente tentato di
nascondere. Con il talento del ricercatore scovano tutte le nostre debolezze e lì si fissano,
rimarcandole impietosamente, senza tenere conto anche delle qualità che possediamo.
E si comportano pure come se loro non ne avessero, di difetti, intendo.
Solo che noi (quando riusciamo a essere semplici, non sempre, certo) apprezziamo di più le
loro qualità e come ci sentiamo quando stiamo insieme, piuttosto che fissarci su ciò che a loro
manca.
Non si rendono conto che quel vizio di fissarsi sul “ciò che non hai e che io donna pretendo”,
invece che sul “grazie per l’uomo che sei”, ci spinge a dare sempre meno!

Che dire? Lo comprendo molto bene.


Non ne faccio una questione di genere, ma forse noi maschi siamo un po’ più sensibili alle
critiche, un po’ più vulnerabili – anche se non lo diamo a vedere. Ma sta anche a noi guidare le
nostre donne nella direzione della felicità che contempla il nostro metterci al loro servizio, con
devozione.
Come in un tango, condurle e servirle.
In armonioso equilibrio.
13. Stella
#Lasapienzasuperioredellestelle

Ogni volta che Stella cercava un dialogo con Luigi per accordarsi sulle esigenze dei bambini, si
riaccendeva lo scontro.
Erano le occasioni, da parte di lui, per inviarle fiumi di e-mail di accuse e di disprezzo travestiti
da giudizi d’inadeguatezza genitoriale e, da parte di lei, per inviargli risposte arroganti, dure e
sprezzanti. Pur volendo staccarsi dal ruolo di guerriera, Stella non riusciva a rimanere salda e
reagiva subito: si difendeva attaccando.
Le era evidente come fosse ben lontana dalla pace che tanto desiderava. 
Di fondo c’era un sottile strato di paura, che scavava nella sua interiorità.
Paura di cosa?

Piccola bimba dalla risata zampillante…


Piccola gnoma che, di notte, ti alzi dal tuo letto e, a passi pesanti, scali faticosamente il mio,
conquisti i primi centimetri e sprofondi lì a faccia in giù, a forma di stella, troppo stanca per
proseguire oltre... fino al cuscino...
Piccolo batuffolo immerso nei fili d’oro, che ti coprono (sembra) tutta,
buffa e angelica
piccola Dea dai grandi occhi d’angelo…

È notte e Stella dorme a fatica sul letto accanto alla piccola che, come ogni notte, le si appiccica
addosso spingendola, assediata, verso l’angolo più remoto.
Sogna Stella, sogna una donna dal volto coperto che le sussurra: “Sai perché hai paura? Perché
c’è un’ombra dentro di te, e tu non vuoi vederla. Ti rifiuti di farlo. Ma l’ombra e la luce hanno la
fragranza del Tutto. Accetta l’ombra. Amala. E scomparirà. Si ha paura solo quando non si ama! La
paura nasce dal non amore”.

Si svegliò, era ancora notte. Poi una voce: «L’inverno, la morte, l’ombra, hanno il seme dell’estate,
della vita, della luce».
Si girò di scatto, c’era solo buio e il respiro della sua bambina.
“Starò ancora sognando” si disse, ingenua, Stella.

Era la fine del mese e, felice, si recò al solito appuntamento con la sua Maestra. Lei era già seduta,
avvolta nella sua aura luminosa e gentile.
Stella le raccontò i contorni inquietanti della separazione, sperando di ricevere un immediato
conforto, ma a sorpresa Miriam le disse: «Si dice che si attira ciò che si è».
«Cosa?»
«Sei tu che stai creando la tua vita con i suoi contorni! Sei tu che stai creando la tua realtà e
quella futura. Adesso, con i tuoi pensieri.»
Stella era furibonda. «Io? Luigi è un prepotente!»
«Lui è lui! Ma sei tu che ti stai creando questo tipo di vita!»
«Ah be’» rispose lei, arrabbiata.
«Questo dovrebbe farti sentire meglio…»
«Ah sì? Pure!»
«Sì, perché ciò significa che, se non ti piace, tu e solo tu puoi cambiare la tua vita. Le situazioni,
le persone, le relazioni: sono tutte il risultato di ciò che siamo, o meglio, di ciò che abbiamo pensato
di essere, in un dato momento. E spesso attiriamo proprio quello che non avremmo voluto attirare, a
causa di paure nascoste che manifestiamo nella realtà. È stato scoperto, ad esempio, che quando
abbiamo paura emettiamo un odore che può innescare una risposta del cervello emotivo di un’altra
persona, senza che lei ne sia consapevole: responsabile della percezione olfattiva inconscia del
timore sono i “ferormoni”, sostanze rilasciate per mezzo della sudorazione che segnalano, a chi ci
sta accanto, quali emozioni stiamo provando. La maggior parte della gente con-vive costantemente
con l’emozione della paura: paura di non riuscire in qualcosa, di malattie, incidenti, di fallire, di
perdere qualcuno o qualcosa; la paura di avere guai (e da qui la necessità di pianificare tutto) ci
mette proprio nella condizione di attirarne in abbondanza. Ad esempio, vivere pianificando ogni
dettaglio, nel tentativo illusorio di evitare brutte sorprese, ci mette in una frequenza “vibratoria” tale
da attirare sgradevoli impedimenti e imprevisti. Una perdita, un dolore, una sconfitta, una malattia,
un fallimento, non è che capitano; sono attirate da noi stessi, probabilmente per mettere in campo
forze che altrimenti ci divorerebbero.»
«Quindi lo attiro io, con la paura che fingo di non avere?»
«Esatto.»
«Ma lui è un nemico!»
«Il nemico ce l’hai dentro! E smetti di fare la vittima. Fare la vittima ti serve per sentirti buona,
ma sei uguale a lui, e lui ti fa da specchio! È buffo come il tuo tentativo di difenderti, attaccando, in
realtà faccia emergere in te comportamenti uguali a quelli messi in atto dal tuo “nemico”! Giudichi
prepotente un individuo e subito dopo ne replichi il comportamento, in modo diverso nella forma,
ma uguale nella sostanza.»
«Ma non reagire mi sembra comunque ingiusto, ingiusto per me stessa e per il bene dei
bambini!»
«Certamente ci sono situazioni in cui è necessario compiere un’azione: un atto di forza, che non
necessariamente deve essere una re-azione. A volte un silenzio cosciente è un atto di grande forza e
di coraggio. Rispondere, combattere, reagire, lasciarci coinvolgere in una spirale energetica di botta
e risposta, ci rende semplicemente reattivi, deboli, e rende i nostri comportamenti scontati e
prevedibili. E la nostra energia vitale ne viene risucchiata.»
«Capisco cosa intendi; a volte mi sembra, in tutta questa guerra, di non avere neppure la forza di
godermi la vita.»
«Decidere in ogni momento dove dirigere la nostra energia vitale è la vera conquista di un buon
guerriero: prendersi un momento, e non RE-AGIRE, ci consente di accedere all’azione giusta, e
l’azione giusta ti viene a cercare nei momenti di profonda spensieratezza. Potrebbe trattarsi di un
silenzio che ti consente di mostrare più forza, più solidità interiore, che in modo subliminale ti fa
acquisire dignità e ti rende meno aggredibile; ed è un silenzio che ti consente di vedere dentro di te
cosa non va. Ciò non toglie che, se sarà necessario agire, lo farai ma da una condizione di
equilibrio: e l’azione sarà efficace e in equilibrio, ossia allineata rispetto al risultato che vuole la tua
anima, non il tuo ego – impaurito come il suo!»
Silenzio.
«Ricorda: finché lo odierai, odierai te stessa. Odierai una parte di te, e ogni azione intrapresa in
questo stato non porterà alcun beneficio; anzi, ti sentirai male, perché quell’azione danneggerà la
tua anima. Arrenditi! Così che le tue azioni non saranno distruttive, ma efficaci, e porteranno
beneficio alla tua anima. Potranno essere anche azioni forti e risolute verso di lui, ma non gli
faranno del male; anzi, andranno a dissolvere il suo ego, salvandogli l’anima! Il dolore, a volte, è
solo il rumore che fa l’ego quando va in frantumi. E l’Anima ringrazia.»

“Mi arrendo alla realtà. Sto ferma, non attacco né mi difendo. Vediamo cosa succede” si disse
Stella.
Aprì il portatile e scrisse un’e-mail dai toni gentili ma fermi, per chiedere a Luigi quale sarebbe
stato il giorno di rientro dei bambini a casa sua, dopo il periodo natalizio; gli accordi erano ancora
fumosi e non disciplinavano nei dettagli questioni che in certe famiglie avvengono con disinvoltura.
Dopo poco ebbe una risposta che utilizzava i soliti toni svalutativi e arroganti.
Nonostante sentisse dentro di sé la volontà di inondarlo con la sua energia dialettica, forbita ma
distruttrice, provò a non rispondere. Ma non per superiorità, come avrebbe fatto un tempo,
sottolineando con il suo silenzio “il mio essere diversa da lui”. Era curiosa di sperimentare.
All’inizio fu difficile; era come spinta da una forza oscura che voleva prima divorarla e poi
istigarla ad agire, con tutto il repertorio dialettico di cui era capace. Come una drogata in crisi
d’astinenza osservava che dentro di lei, sotto sotto, in realtà si nascondeva del dolore, e che quel
dolore cresceva.
Si rese conto che se avesse risposto a tono, insultando Luigi, quel dolore non lo avrebbe provato.
Chissà perché, dolore! E poi tanta paura! E di cosa? Cercava di non analizzare né di indagare.
Solo, lo viveva e gli prestava attenzione. “Ti riconosco” diceva “ti vedo, ti ascolto. Ti abbraccio.”
Rimase così, e intanto cresceva in lei la fiducia che qualcosa di buono sarebbe successo.
Nei giorni successivi Luigi si relazionò a lei con maggior rispetto.
La tensione sotterranea che Stella viveva perennemente dentro di sé era come evaporata. 
Affrontati i suoi demoni, la paura si era dissolta.

Il mese successivo, quando Stella raccontò a Miriam quanto era accaduto, lei prontamente le disse:
«Accettare incondizionatamente la realtà presente, senza sentirti una vittima, o sfortunata,
“lasciandoti attraversare”, ti apre a una nuova dimensione.»
«Già.»
«Come primo effetto ci si sente subito meglio, in virtù del fatto che in effetti si è diventati più
strutturati. Con la resa, tu hai sperimentato “di essere ancora viva” e che sei molto di più di quello
che credevi. Con la resa hai acquisito, o meglio ti sei accorta di avere, un immenso dono:
l’attitudine al CORAGGIO. Probabilmente in passato hai creduto di essere forte, come può esserlo
una combattente che sa attaccare ma non è mai veramente coraggiosa, ossia pronta a “morire”. È un
“morire”, in effetti: far morire una parte di te, quella che non ti serve per il tuo benessere. Le
condizioni di vita esteriori non possono nulla se il tuo mondo interiore è solido, e affinché esso si
rinforzi occorre, paradossalmente, arrendersi. È in questa dimensione, come di ri-consolidamento,
che ogni azione è decisamente efficace, poiché allineata con il tuo nuovo stato di coscienza – e dico
nuovo perché diviene espanso, rinforzato, rinvigorito, proprio attraverso la Resa. Sarà allora che
non ci saranno più re-azioni, cioè azioni dettate dalla “paura di” o dal “rifiuto di”, ma dal vigore e
dalla responsabilità di occuparti coraggiosamente di ciò che è. Solo un’azione dettata dal coraggio e
dal senso di responsabilità, intesa come occuparsi, con amore, della realtà presente, è vincente ed
efficace.»
«E soprattutto più capace di cogliere e ricevere la bellezza della vita» disse Stella.
«Sì. Come chi si è risvegliato da un lungo sonno, vedi soluzioni dove prima non potevi
scorgerne.»
«Ecco il risveglio, allora!»
«Esatto.»
14. Lorenzo
#Frequenzesuperiori

Il rientro a Milano dopo il periodo estivo è sempre piuttosto traumatico. Passare dalle infradito alle
scarpe chiuse è una violenza per i miei piedi rilassati. Per non parlare del resto: invece che fermo in
tangenziale, di solito mi faccio la mia corsa mattutina per terminare con un tuffo nell’acqua fresca.
Quella è vita.
Un giorno abiterò al mare, lo so, magari facendo anche altro. Il falegname magari, il lavoro di
mio padre. L’affiliazione passa anche da questo, dal volergli assomigliare in qualcosa. Forse per
trarne forza e identità.
Ma intanto me ne sto qui, fermo dietro a moltitudini di auto nervose.
Sento che è arrivata un’e-mail sul cellulare; di solito in auto non me ne curo ma, visto che sono
fermo da diversi minuti, do un’occhiata distratta allo schermo del cellulare tecno.
È un’e-mail che mi ha inoltrato il team come “vera”. Un sequel.
Leggo le prime righe. Ho un’accelerazione cardiaca.
È lei.
Apnea.
Ancora una volta quella sensazione di paralisi.
Leggo.
È il racconto di com’è finito prima quell’amore e poi quel matrimonio, dei sacrifici perduti.
Probabilmente, dice lei, perché fatti nel nome del senso del dovere e non più nel senso dell’amore.
Anche l’arrivo del secondo figlio, una bambina, non era stato l’occasione per ricreare un nuovo
progetto d’amore e di vita.
È una descrizione minuziosa della montagna di macerie dietro di lei, e un accenno alla palude
nella quale stava affondando.
E adesso?
15. Stella
#Lasapienzasuperioredellestelle

Arrivò trafelata, con il sacchetto della spesa attaccato al manubrio della bicicletta.
Miriam si alzò e la abbracciò. Stella le raccontò dei colloqui con l’assistente sociale allertata da
Luigi, nel suo tentativo di ottenere l’affidamento dei bambini per via dei sospetti che aveva
sollevato sulla presunta, a suo dire, incapacità genitoriale della madre.
I due genitori dovevano, a cadenza mensile, presentarsi dall’assistente sociale, la quale doveva
verificare se, nella lotta fra i due, il “bene” dei bambini non fosse compromesso. Peccato che il
“bene” dei bambini venisse percepito dai tre soggetti in modo del tutto diverso.
Luigi insinuava che i bambini non erano seguiti adeguatamente a scuola e non erano ben curati;
Stella si metteva sulla difensiva e accusava Luigi di falsare la realtà a fini strumentali. Apparivano
come due pre-adolescenti che si accusavano e si svalutavano a vicenda. L’assistente sociale li
guardava e minacciava, se avessero continuato così, di avviare indagini giudiziarie e valutazioni
psicologiche sui figli per verificare il grado d’impatto che la loro discordia aveva su di loro, con il
rischio effettivo per entrambi di perderne l’affido.
Stella s’immaginava i bambini negli studi di neuropsichiatri infantili – come periti di parte e
nominati dal giudice – a fare disegni. Perché? A che scopo? Chi stava facendo davvero il bene dei
bambini?
Miriam la ascoltava.
Quando Stella finì di raccontare, rimasero per alcuni istanti senza parlare. Miriam abbassò lo
sguardo ed era come se, in quel momento, stesse assorbendo tutto il dolore della giovane donna.
Poi mise una mano sulla fronte di Stella e ve la tenne per alcuni minuti. Stella percepì una
nitidezza di pensiero e un sollievo nel cuore. E Miriam disse: «Abbandonati e accetta
incondizionatamente la situazione così com’è. Vedrai che magicamente arriverà qualcosa di
risolutivo.»
Stella ascoltava in silenzio.
«Una circostanza, una persona speciale, una soluzione.»
Silenzio.
«La non-resistenza ti apre a una dimensione creativa. Quando hai un problema da risolvere,
attendi un istante. Attendi con fiducia che “arrivi” qualcosa. Non buttarti subito con la prima
reazione che ti viene in mente. Stai in quel vuoto. Certo, devi riconoscerlo: “Ho un problema e non
ho una soluzione immediata”. E quella magicamente arriva. È nel vuoto che “arrivano” le
informazioni e le soluzioni per risolvere quel nodo che aveva precedentemente scatenato la
resistenza “mentale”. Ma se la tua mente è piena di pensieri, e il tuo stato emotivo collegato è in
preda all’ansia, non può “arrivare” nulla di veramente risolutivo. La mente è un grande archivio di
esperienze proprie, familiari o collettive apprese in varie forme e, se ti lasci dominare da esse, sarai
portato compulsivamente, inconsciamente, alla ricerca di quelle esperienze passate, anche se
dannose o fallimentari (come la vendetta: la cronaca nera è un serbatoio molto fornito di esempi
autodistruttivi). Le senti come rassicuranti, semplicemente perché le hai “conosciute”. Tuttavia, non
è attingendo al passato (tuo o di altri) che apporterai soluzioni efficaci, ma attraverso uno stato
ricettivo e saldamente ancorato nella fiducia: la fiducia di essere collegata a un serbatoio più grande,
da cui attingere consapevolmente informazioni e soluzioni inattese e innovative, in una parola
CREATIVE.»
«Ok, ma stare con l’ignoto è fastidioso. Quando ho un problema, voglio risolverlo subito, perché
con l’inerzia potrebbe aggravarsi.»
«Certo, stare con la sensazione di non avere subito una soluzione a portata di mano crea
all’inizio un po’ di fastidio, ma è solo temporaneo; potresti cercarla per alcuni minuti, o per mesi, e
magari la “soluzione” non c’è: non una soluzione che parta necessariamente da te! Ma non appena
ammetti di aver bisogno di attingere al serbatoio più grande, e ti affidi, ecco che arriva. E allora
agisci, se è necessario agire! Oppure, comprendi che non può essere opera tua e allora, umilmente,
ti fai da parte e lasci che sia una Coscienza superiore a occuparsi del problema.»
16. Lorenzo
#Frequenzesuperiori

Sono confuso. Vorrei chiederle di incontrarla per descrivere al meglio i contorni della sua storia;
certo la scusa è banale. No. Non regge.
Dirle la verità? Che da quel momento non ho fatto altro che cercare i suoi occhi? Le sembrerei
un maniaco.
No, la verità non è sempre disponibile a essere usata; occorrono le buone maniere dell’anima per
maneggiarla senza strapparla, o per gettarla addosso al prossimo senza protezione. Occorre vivere
in accordo, assecondandone i movimenti come farebbe un ballerino di tango. Trattenere e poi
liberarla gradualmente, finemente, dolcemente.

So che arriverà il tempo in cui l’anima si scalderà al suono di racconti fatti per Essere e non per
esibirsi.
È finito il tempo in cui devo piacere a tutti i costi.
Due anni di solitudine, senza relazioni profonde con una donna, mi hanno aiutato a comprendere
che l’amore non passa necessariamente per una storia d’amore. Di legami profondi ne ho: la mia
famiglia, gli amici di sempre, Federico, Camilla, anche se coltivo in segreto il sogno di
addormentarmi e di risvegliarmi con una donna selvatica e fresca, dal cuore gentile e che abbia
voglia di correre, nonostante le fratture subite.
Me ne sto qui dietro alla fila di auto. Aspetto. So che agirò. 
L’inazione si nutre di demoni che risucchiano energia vitale.
17. Stella
#Lasapienzasuperioredellestelle

Stella e Luigi erano seduti nello studio di una psicologa segnalata dall’assistente sociale per valutare
il grado di conflittualità. Nei giorni precedenti, lei aveva cercato di arrendersi alla realtà di quello
che stava accadendo, senza paura, ma con la fiducia che nulla di grave sarebbe potuto accadere ai
suoi bambini.
Iniziò a parlare Luigi, con il suo consueto copione fatto d’insinuazioni svalutative nei confronti
della madre-Stella.
Lei rimase “ferma”. Raccolta in silenzio, si faceva attraversare dai colpi dolorosi che percepiva.
Si trattava delle sue sovrastrutture che lentamente si sgretolavano.
Poi a un certo punto la psicologa rivolse a Luigi “LA” domanda che da sempre era rimasta
latente: «Perché, Luigi, pensi che Stella non sia una brava madre? Quali sono i fatti che ti spingono
a ritenere che lei non si occupi adeguatamente dei bambini?».
E Luigi, con un tono candidamente trionfale, rispose: «Perché quando vado a prendere Giorgia
all’asilo, ha le unghie sporche».
In quel momento un raggio di sole entrò nella stanza, illuminando il viso della psicologa che
appariva palesemente attonito. Luigi in un istante si specchiò in quell’atmosfera imbarazzata e
surreale, e forse per la prima volta si rese conto del disastro che le sue paure immaginarie stavano
creando.
La dottoressa chiese a Stella di uscire e di lasciarla sola con lui.
Dopo pochi giorni l’indagine dei servizi sociali si chiuse con una relazione che pareva chiarire
una volta per tutte i tentativi strumentali del padre.
18. Lorenzo
#Frequenzesuperiori

Al rientro al giornale, le scrivo:

Mi dispiace per quello che hai vissuto, dentro e fuori di te.


Ma te la sei cavata molto bene, non ti sei arresa, e questo ha la fragranza della vittoria.
Certo, un matrimonio finito ti lascia una sensazione di fallimento, ma si tratta solo di una
sensazione e in quanto tale se ne andrà.
Ti auguro ogni bene.
Lorenzo

Inviata.
19. Stella
#Lasapienzasuperioredellestelle

Stella passava molto tempo da sola. Intenzionalmente. Lei, che si era sempre circondata di amici,
ora sapeva che era arrivato il tempo di mettere alla prova se stessa. Nonostante gli inviti e le
proposte, anche delle sue amiche più care, trascorreva i sabati sera alla luce dolce della sua
lampada, sotto un plaid, accoccolata fra libri e musica.
E pensava a tutte quelle coppie che escono a cena il sabato sera, sedute con lo sguardo rivolto
verso gli altri tavoli, a invidiarne l’ostentata euforia o, peggio, a fotografare le pietanze per postarle
sui social.
“Solitudine mascherata” pensava. “Almeno, io, alla mia solitudine dedico tutta la mia serata!”
All’inizio era una sfida dai contorni faticosi, poi via via diventava un bisogno sempre più
profondo. E non si sentiva male o strana per il fatto che la maggior parte delle sue amiche o
conoscenti a quell’ora fosse fuori al cinema, o nei ristoranti. Sentiva semplicemente il bisogno di
starsene in un luogo dove poter veramente sentirsi vera, senza ruoli da assumere, senza plasmarsi.

Le due donne al Caffè alla fine del mese di settembre, la luce dorata che le avvolgeva e i loro
contorni più sfumati. Solo i loro dialoghi erano nitidi.
«La Bellezza va ricercata con intenzione, poiché è abile nel nascondersi a chi procede
distrattamente.»
«In che senso?»
«Accordarsi con il bello della vita significa sintonizzarsi consapevolmente con la Bellezza
offrendole tutta la nostra attenzione. Trascorrere le giornate a lamentarsi, o anche sentire le
lamentele altrui, non fa che abbassare la tua energia vitale. Così come prestare attenzione ai litigi,
alla cronaca nera, ai casini nostri e degli altri.»
«E come si fa? Tutto attorno a noi ci trascina verso il dolore, la sofferenza, la crisi
economica…»
«Tu spezza l’incantesimo! Vai in giro a fotografare i tramonti, i fiori, i bambini che ridono e le
opere d’arte! Coltiva il bello!»
«Sembra un atto creativo…»
«E lo è! Un altro modo molto efficace per accordarsi al bello della vita è praticare la gratitudine.
La morte dell’anima avviene quando smetti di dare valore a ciò che è dentro e fuori di te. Come ti
senti rispetto a ciò che hai realizzato fino adesso?»
«Orgogliosa!»
«Ecco, prova invece a ringraziarti.»
Stella chiuse gli occhi e respirò profondamente. Non si era mai ringraziata! Era una bella
sensazione… non era orgoglio! Era una sensazione più morbida, più profonda… le dava fiducia,
una fiducia che passava per la certezza di poter fare molto di più.
«Ora prova a sentire consapevolmente gratitudine verso ciò che ti circonda.»
Cominciò a sentire quella meravigliosa sensazione di gratitudine per il fatto di amare i suoi
bambini e per la vita che, nonostante qualche rinuncia e sacrificio, poteva permettersi; piccole ma
pur sempre piacevoli soddisfazioni.
«È bene» disse Miriam «che tu smetta di rivolgere l’attenzione a ciò che ti manca, e invece
cominci a guardare con grazia e gratitudine i gesti di affetto e di amicizia che costellano la tua vita
ogni momento; le piccole e grandi conquiste professionali, le capacità accresciute dentro di te, i
beni che ti aiutano a vivere meglio e la Bellezza che ti avvolge in ogni istante. Questo permette di
innalzare la tua energia interiore e ti permette di aprirti ancor più verso l’abbondanza e la prosperità.
In un contesto sociale in cui non si fa che parlare di crisi, per inibire la nostra volontà ad agire per il
benessere, praticare la gratitudine per ciò che si è e per ciò che si ha, è un atto rivoluzionario.
Comincia a ringraziare tuo figlio perché ha portato fuori la spazzatura, a riconoscere il valore di un
gesto di gentilezza da parte di un amico. Un grazie di cuore ti risveglia al Bello e ti apre a scenari di
gioia profonda. Quando sei grato, vedi bellezza ovunque, anche dove non è immediatamente
visibile! E praticare consapevolmente la gratitudine ti mette in condizione di vedere la luce
nell’ombra.»

La luna sbucò da dietro i tetti, era tardo pomeriggio, l’aria fresca di fine ottobre avvolgeva le loro
parole…
«Sii presente alla tua vita evitando attività prive di utilità; per “vedere” l’abbondanza nella tua
vita occorre non sprecare. Specialmente il tempo. Alzarsi alla mattina almeno mezz’ora prima è un
buon modo per impegnarti in tal senso. In quel tempo hai l’occasione per dedicarti a tutte quelle
cose che dici di non aver tempo di fare. Andare a correre o fare ginnastica, yoga, o qualsiasi attività
che ti fa stare bene, ti metterà in collegamento con tutte le situazioni belle che vivrai
successivamente durante la giornata.»
«Quali sono le attività prive di utilità?»
«Fissare molte volte al giorno lo schermo di uno smarthphone, per esempio; subire qualcuno che
si lamenta e ti scarica addosso i suoi giudizi negativi su altre persone; subire qualcuno che cerca di
farti complice di pettegolezzi, o qualcuno che ti usa come spettatore per la sua esibizione personale,
per la sua bellezza, per la sua cultura, o per le sue competenze, facendone sfoggio come fossero un
vestito costoso… i cosiddetti vampiri energetici.»
«I vampiri energetici?»
«Sono persone che non sanno attingere forza vitale da loro stesse per vivere, e per questo motivo
la rubano agli altri. Persone che per esempio hanno bisogno di spettatori per sentirsi bene, perché in
questo modo possono essere VISTE da qualcuno. Hai notato che là dove passa uno sguardo attento,
passa anche l’ener-gia?»
«Sì, è vero.»
«Quelle persone fanno di tutto pur di avere l’atten-zione altrui. Pure innervosire, o creare fastidi
agli altri. In un botta e risposta tu ti debiliti, loro acquisiscono forza! Sono disposte a tutto pur di
avere attenzioni.»
«Sì, infatti mi è capitato molte volte di sentirmi spossata dopo alcuni incontri con persone che si
lamentavano in continuazione, oppure che cercavano una lite a tutti i costi…»
«Te ne accorgi dal livello energetico che ti rimane dopo un contatto con loro. Fai sempre caso a
come ti senti “dopo”. Quella sensazione di svuotamento è un segnale fortemente rivelatore.»
«Interessante!»
«Ma poi c’è un comportamento che è ancora più pericoloso e debilitante, perché si nasconde
molto bene e utilizza l’arma del giudizio per tenerti prigioniera; oltre a produrre cali di energia
vitale, ti crea una specie di dipendenza psicologica. Con uno sguardo o con il tono della voce (facci
caso, un tono freddo e sprezzante), la persona in questione ti fa capire che ti disapprova, e tu
potresti non darti pace per questo. Ecco, proprio in quel preciso istante in cui ti chiedi cosa hai fatto
di sbagliato, lui/lei ti tiene in pugno. E mentre t’indebolisci, la sua forza aumenta… inutile dirti che
la cosa più importante da fare è “ignorare”. Cioè, portare la tua attenzione su altro farà sì che tu non
disperda energia vitale, e che quella persona non riesca a dominarti. Un’altra tecnica molto efficace
è guardarla dritta negli occhi e trasmetterle con la consapevolezza dello sguardo: “So cosa cerchi di
fare!”. Imploderà.»
20. Lorenzo
#Frequenzesuperiori

Cos’è la delusione d’amore, se non un’aspettativa del tutto sganciata dalla realtà carica di proiezioni
dense di memorie del passato? E quella vocina sotterranea che tentava di riportarti a crude e
scomode verità, che veniva deliberatamente schiacciata contro il muro? Non è forse il modo più
efficace per farsi del male?
Appare faticoso agganciarsi al reale perché crediamo non esista, in nome di una relatività
profusa che confonde e basta.
Ma la verità non è un concetto; è un’ esperienza.
Occorre la fredda rinuncia a mettersi in mostra per dirigere la lucida attenzione verso
l’osservazione dei comportamenti altrui.
Ritirarsi dietro la siepe e osservare, come farebbe il bravo predatore, che al suo sguardo aggancia
tutta l’energia volitiva verso la preda.
Posticipare l’azione per conservarla e metterla nella dispensa del tempo opportuno.
E soprattutto, rinunciare a giudicare – atteggiamento che è solo figlio della paura.
Osservare semplicemente.
Si eviterebbero tanti guai.
21. Stella
#Lasapienzasuperioredellestelle

Nella vita, solitaria e irta di ostacoli, di Stella tutto doveva quadrare alla perfezione. Le riunioni dei
genitori a scuola, lo sport dei bambini, gli orari lavorativi scandivano il ritmo di vita all’interno di
una tabella di marcia molto rigorosa.
C’erano giorni in cui le fatiche erano difficili da gestire. Nel freddo pungente di una domenica di
fine novembre e al caldo di un tè fra le mani, Miriam guardò Stella e disse: «Hai l’aria affaticata».
«Ho sempre tante cose da fare, sono una mamma single di due bambini piccoli e devo tenere
insieme tutto!»
«Certo. Lo capisco: attenta, però! Una fissazione troppo spinta sul risultato rischia di farti
inciampare.»
«Eh, lo so, ma non posso fare altrimenti…»
«E invece sì che puoi! Molti sportivi lo sanno. Sanno che concentrandosi sul gioco, e non sul
risultato, otterranno l’energia sufficiente, e la lucida consapevolezza di poter vincere la partita.
Succede a tutti. Sia che ci stiamo giocando i campionati, sia che abbiamo una stanza da riordinare o
un lavoro da fare, tendiamo a concentrarci sul risultato – come se questo, per sua natura, ci
consentisse di ottenere un qualche incentivo o una carica energetica. Non è così. Al contrario:
tenere lo sguardo fisso sul traguardo può farci inciampare. La tendenza a pianificare è figlia di una
sfiducia nel presente. Paradossalmente, è la capacità di affidarci al momento presente, facendone un
insieme ordinato di piccoli passi consecutivi compiuti al meglio, che ci porta al risultato. Ogni
singolo game giocato con passione e concentrazione ci porta alla vittoria. Nel lasciarti fluire nella
grazia del momento presente, tu non riordini una stanza: la rendi bella, e non è che lavori: danzi.»
«Danzo?»
«Predisporre un report o fissare una ringhiera non diventa uno sforzo, ma è un fluire senza
sforzo, proprio come una danza…»
“È vero” pensò Stella. L’ansia del risultato portava via il gusto del fare… non era facile per lei,
che era sempre stata abituata a concentrarsi sul risultato, sulla performance, da cui traeva lo
stimolo; ma per contro, questo poteva farla diventare impaziente e approssimativa.
«Tutto questo pianificare» concluse Miriam «toglie energia al presente e toglie spazio
all’avventura, nel nome di una sicurezza illusoria. Fidarsi della propria capacità di
“improvvisazione”, paradossalmente, dà proprio il risultato che cerchiamo.»

Nei giorni seguenti Stella provò a esercitarsi a non pianificare “troppo”. A parte le riunioni più
importanti che segnava sul calendario, per tutto il resto si affidava.
Quella tensione del dover controllare tutto era sparita. 
E la vita fluiva.
22. Lorenzo
#Frequenzesuperiori

Molti mesi sono trascorsi da quell’invio, ma lei non si è fatta sentire.


Nel frattempo abbiamo pubblicato il secondo volume con tutte le lettere, compresa la sua, e ha
avuto da subito successo. La gente ha bisogno di eroi ed eroine, un disperato bisogno di sapere che
“qualcuno” ce l’ha fatta.
Che ce l’ha fatta a rimanere in equilibrio, nonostante i piani inclinati che l’Esistenza ti muove
sotto i piedi.

È stato un lungo inverno, in cui diverse altre cose sono successe.


La mia amica Camilla si è fidanzata con un ragazzo che ha conosciuto per caso in aereo. Lui l’ha
aiutata a sistemare la borsa e quel gesto l’ha conquistata, così. Gli uomini che pensano che occorra
ostentare auto potenti dovrebbero ricordare che nulla fa più breccia nel cuore di una donna di un
gesto di premura nei suoi confronti – così mi dice lei.
Camilla è una ragazza speciale. Interessante e colta, ma di quello spessore culturale che
maneggia con cura e fluida sapienza, risultando sempre gradevole, soprattutto nelle conversazioni,
perché lei non ha davvero bisogno di apparire. Lei è. Si respira.
Le molte donne che fanno sfoggio della propria intelligenza non sanno di risultare talvolta un
po’ pesanti; in alcuni casi, poi, arrivano addirittura a farci desiderare la donna stupida. Quella che
non ti corregge quando parli e non ti lancia addosso lo sguardo ipercritico, a sottolineare
implacabilmente che ti sei contraddetto un paio di volte nel tentativo di afferrare una qualsiasi
forma di ragionamento analitico.
Alcune non capiscono che entrare nel cuore del-l’uomo non significa mettersi in competizione
con noi maschi. Ci perdono solo in fascino.
Se manifestassero la loro intelligenza attraverso la creatività e il loro senso critico in saggezza…
sarebbe tutto più gradevole.
23. Stella
#Lasapienzasuperioredellestelle

«Oggi voglio parlarti dei pensieri sabotanti.»


Nel freddo pomeriggio di dicembre, le due donne al Caffè erano sedute a sorseggiare il solito tè
bollente.
«Attenta a ciò che pensi!» aggiunse Miriam.
«Cioè?»
«Facciamo un paio di esempi. A volte dici: “Mi lavo le mani perché ho toccato i soldi”. Ecco, in
questo caso stai dando un messaggio al tuo inconscio molto forte, e cioè che i soldi sono sporchi; e
se sono sporchi, inconsciamente te ne devi liberare con ogni mezzo: o spendendoli velocemente con
acquisti inopportuni, o perdendoli in varie forme – smarrimento, furti…»
«E questo limita anche la mia capacità di attirarne?»
«Esatto! C’è un pensiero, indotto a livello collettivo, che i soldi siano sporchi perché chi fa soldi
lo fa in modo disonesto e sfruttando gli altri. In realtà ci sono moltissime persone che sono diventate
ricche senza sfruttare nessuno, e addirittura devolvendo in beneficenza parte dei loro guadagni.
Quindi non lavarti più le mani dopo aver maneggiato banconote, anzi tienile nelle mani senza
sentirti in colpa, e senti il gusto di possederle proprio perché hai guadagnato quei soldi onestamente
con il tuo lavoro.»
Stella prese una banconota da dieci euro e la strinse tra le mani: era la prima volta che lo faceva
attribuendole valore; aveva sempre cercato di ignorare i soldi e di spenderli velocemente, perché
fondamentalmente non voleva sentirsi avida. In quel momento comprese che con maggior
disponibilità di denaro avrebbe potuto provvedere ai suoi bambini con più serenità, senza fare
sempre troppe rinunce, e avrebbe potuto finalmente fare le adozioni a distanza – ci teneva molto ma
non aveva mai avuto la possibilità, concreta, di realizzare questo desiderio.
«Un altro pensiero collettivo inutile e dannoso è questo: “In amor vince chi fugge”, oppure “Chi
ama di più è il più debole”. Non è vero! Chi sa amare è un Dio! O una Dea! Saper amare senza
condizioni ma nella completa accettazione dell’altro è un talento divino. I più non si danno questa
possibilità…»
«Ho una domanda» la interruppe Stella.
Miriam annuì.
«Perché non sento il bisogno di avere una relazione, adesso?»
«Forse perché non hai niente da dare e il tuo cuore lo sa perfettamente. Sei stanca ed è tempo
che ti occupi di te. La solitudine è sempre vista come qualcosa di brutto, da evitare il più possibile.
Dopo la fine di una relazione, la prima cosa che fanno quasi tutti è buttarsi in una nuova, tanto è
fastidioso quel vuoto emotivo e fisico. Eppure è la più grande opportunità che abbiamo per
realizzare l’amore vero. E se non la cogli, con ogni probabilità il nuovo legame che t’illudi di creare
sarà figlio di un bisogno, non di un reale sentimento. E se quello che vi unisce è figlio del bisogno,
è molto probabile che metterai in campo tutte le strategie inconsce per liberarti proprio da quella
persona da cui DIPENDI e che la tua anima percepisce come un “terzo incomodo”. Mai come in
questo momento la tua Anima reclama attenzione, ma proprio come un bambino bisognoso mette in
scena capricci sabotanti. Amare è condividere una traboccante capacità di Essere. Occuparti della
tua Anima richiede Presenza, ha bisogno di amorevole attenzione verso i tuoi bisogni, le tue
necessità che ora vengono prima di tutto. La solitudine fa paura, ma è il solo luogo per poter
davvero coltivare l’Amore. Spesso sento dire: “Io so amare perché do tanto, mi sacrifico… sì, ma
non è Amore, perché non è gioia, e comunque lo fai per avere qualcosa in cambio, possibilmente
più di quel che dai. L’amore è qualcosa che sgorga spontaneamente dentro di te, senza controllo,
come un dono. È uno stato dell’Essere, è essere in Amore, nella gioia, sentendone la fragranza
indipendentemente dal fatto che ci sia una persona che ci ricambi. Ma a quella persona speciale
siamo grati perché possiamo condividere con lei una traboccante energia. L’amore è una qualità
dell’Essere cui possiamo attingere in ogni momento.»
«Ma come si diventa traboccanti d’Amore?»
«Occorre che ti dia un tempo e uno spazio per occuparti della tua Anima. Ascoltare i tuoi
bisogni e provvedervi, praticare la meditazione o la preghiera, avere un atteggiamento di gratitudine
verso l’Esistenza. Tutto questo innalza il tuo campo energetico e ti mette, anzi ti ri-mette, nella
condizione naturale di Amore, come qualità del tuo essere. Sviluppare una relazione con te stessa è
la condizione indispensabile per poterti relazionare in modo sano e senza dipendenze affettive con
un’altra persona. Fai bene attenzione a non assumere il ruolo di vittima anche in questo caso.
Perdona e perdonati, se puoi, per non aver ricevuto abbastanza amore dai tuoi genitori e da quello
che chiamavi marito. Allora e solo allora arriverà ciò che cerchi perché sarai Amore, che è uno stato
di Coscienza e non una scatola vuota in cerca di un’emozione che scivola via. Incontrerai la persona
giusta, quando sarai giusta tu!»

I giorni passavano fluidi e armoniosi nonostante le sfide che Stella affrontava quotidianamente nel
prendersi cura dei bambini senza poter confrontarsi con l’altro genitore, Luigi, e senza l’appoggio di
una rete parentale. A ciò si sommava l’attesa per la decisione di un giudice che sapeva farsi
attendere nella perversa e asfissiante lentezza burocratica.
Gennaio. Un pomeriggio al Caffè.
«Cosa non si fa per essere accettati dagli amici, dalla società, dalla famiglia!»
«Be’, sentirsi accettati dagli altri dà molta sicurezza…» disse Stella.
«Certo. Sappiamo istintivamente che se siamo accolti e accettati, siamo salvi. Una buona
condotta, un gradevole aspetto, una buona posizione sociale: tutto per appartenere al “clan” ed
essere al sicuro da quegli antichi predatori che ancora rivivono in noi, radicati nel nostro istinto, in
silenziosa attesa di coglierci soli, deboli e indifesi. A volte, nel tentativo di essere accettati,
manifestiamo con forza le nostre opinioni, mettiamo dialetticamente in difficoltà il nostro
interlocutore per dimostrare di avere ragione: il tutto nell’il-lusione di essere ben visti e di essere
meritevoli di far parte del gruppo. Paradossalmente, sono proprio questi atteggiamenti che suonano
come ostili e che ci precludono buoni rapporti. Anche in questo caso, la responsabile è la paura.
Quando questo sentimento diventa il sottofondo occulto su cui imbastiamo le nostre azioni o
relazioni, queste falliscono. È importante guardarla in faccia. Riconoscerla, anche quando si
nasconde bene sotto la rabbia. Un collega parla male di noi, un responsabile valuta negativamente il
risultato di nostro lavoro, qualcuno ci svaluta… ci sentiamo invadere dalla rabbia, ma è la paura il
vero propulsore.»
«Che cosa possiamo fare, quindi?»
«Per prima cosa è bene chiedersi: ma io di cosa ho paura? Paura di essere escluso? È la paura
inconscia della morte. Paura di perdere il lavoro? È paura della sopravvivenza; anche qui, la paura
inconscia della morte. Ma il vero rimedio, potrà sembrarti strano, è iniziare ad AMARE.»
«Amare?»
«Se io amo attivamente, smetto di avere paura. La paura nasce dal non-amore, come hai già
compreso qualche mese fa, nel caso del “nemico”. Hai paura di essere rifiutato? Tu amati. Hai
paura di essere giudicato? Ama il tuo “valutatore”. L’amore è il più grande antidoto alla paura.
Provare coscientemente amore e dirigerlo verso l’oggetto che più cerca di raffreddarci o intimorirci
ti rende potente. Provare amore ti rende invulnerabile. Hai paura di incontrare qualcuno che ti
giudica sbagliato – secondo i suoi meri criteri acquisiti da altri? Tu amalo, salutalo con
benevolenza, ringrazialo gentilmente. Creerai benessere, per te stesso e per chi ti circonda! Perché
fondamentalmente chi ti giudica o ti rifiuta vuole un comportamento, da parte tua, diverso da quello
che a lui viene istintivo e di cui non è neppure cosciente. Hai paura che il tuo partner non ti ami
abbastanza? Amati di più, amalo di più, ringrazialo di più, sii più in Presenza. Nel farlo ti sentirai
completo e appagato, avrai dato a te stesso quell’energetico che mendichi all’esterno. Sai, una
persona che ama coscientemente è facilmente ricambiata. Il giudizio esterno viene trasmutato in
compassione e gentilezza verso di lei. Molti confondono l’apprezzamento con l’amore, credono di
voler essere stimati quando, in realtà, fondamentalmente e come tutti gli esseri umani, cercano
amore.»
«Forse perché senza amore si muore.»
«Esatto, Stella!»

Era seduta a sfogliare un giornale quando a un certo punto vide la foto di un parapendio fra i monti.
Una brezza leggera le sfiorò i capelli.
“Avventura! Ho passato troppi anni ad andare a dormire alle nove di sera, dopo aver messo a
letto i figli, e a emozionarmi solo in occasione delle svendite di H&M!”
Era una pazzia? Forse, ma era tutto quello di cui aveva bisogno. Nel giro di pochi giorni si
ritrovò sull’autostrada che portava a una scuola di Parapendio nelle Marche.
Arrivò all’appuntamento con l’incoscienza degli sprovveduti. Era tutto pronto, sulla cima del
monte nella valle dei Tre Pizzi; l’istruttore, evidentemente esperto di ripensamenti dell’ultimo
minuto, aveva già preparato e sistemato a terra la struttura bi-posto.
Dopo un veloce saluto, Stella era già dentro l’imbra-gatura insieme all’istruttore. Pochi passi
sincronizzati verso il dirupo, e poi…
Solo leggerezza, e vuoto. Le sue risate emozionate riecheggiavano per la valle. La mente
sgombra, la sensazione di espansione nel petto, la facilità di vivere. L’avventura. Vallate erbose e
aria calda sul viso, la voce rassicurante dell’istruttore e la gioia gridata per la valle; gli altri
parapendisti, ascoltandola, tornarono con la memoria alle sensazioni provate al loro primo volo.
Tutta vita, nelle vene di Stella.
E infine, l’atterraggio morbido e sicuro; quasi un peccato, tornare. Le ci volle un po’ prima di
ricominciare a parlare; era come ubriaca di sensazioni.
Poi, la giornata trascorsa con i ragazzi della scuola ad ascoltare le storie di voli, di stormi di
uccelli che volano con i parapendisti, di piogge improvvise, di cambi di vento, di emozioni
indescrivibili, così alla portata di chi se le concede.
E la cena tutti insieme a cucinare a turno, bicchieri di vino tra sguardi complici e divertiti.
E poi, l’invito a rimanere per la notte, da parte di un giovane paio d’occhi castani: la possibilità
di un’altra avventura. «Grazie» gli rispose Stella «ma troppe emozioni, oggi, e non so se il mio
cuore, ancora convalescente, reggerebbe a tanto!»
Sorrisi, baci e poi a casa
24. Lorenzo
#Frequenzesuperiori

Per quanto riguarda me, be’, io sono ancora in cerca di quell’Inferno…


Non ce la faccio a dimenticare, non riesco a sognare qualcosa di diverso da quello che
m’immagino con lei… uno sguardo può trafiggerti l’anima, questo l’ho capito.
Ma basta per sognare scenari condivisi?
E pensare che credevo che la mia vita mi bastasse!
Mi manca la possibilità di crederci ancora… voglio incontrarla ancora, costi quel che costi…
25. Stella
#Lasapienzasuperioredellestelle

Stella era diversa. Si sentiva bene, e da questa dimensione compiva scelte e poi agiva. E i risultati
non erano che una conferma di quel che sentiva, puro Essere in armonia con l’Esistenza, pura
felicità.
Fluiva. Ogni istante della sua vita pulsava nelle sue vene. E ne era grata. Aveva smesso di dare
tutto per scontato. Aveva finito di lamentarsi per ogni cosa e di provare costantemente quell’ansia di
vivere, quel dover fare. Semplicemente si affidava, e notava che per questo veniva in qualche modo
premiata. Anche gli amici e la famiglia si erano accorti di uno sguardo nuovo, più attento, di un
tono della voce diverso, più dolce, di una postura insolita, più solida, di un atteggiamento nuovo,
più fermo.

Non era giorno di incontrare Miriam ma decise comunque di passare dal Caffè; inforcò la bicicletta
e si diresse, spedita, come guidata da una calamita. Lei era lì, come la stesse aspettando.
«Miriam, sei qui!»
«Ti stavo aspettando.»
«Come facevi a sapere che desideravo incontrarti?»
«Chiediti come hai fatto a sapere che mi avresti incontrata.»
«Ma io, semplicemente, lo desideravo.»
«Ecco, appunto: i desideri sono “semplicemente” anticipazioni di ciò che avverrà.»
«Quindi se desidero vincere una grande somma di denaro, basta che lo desidero e accadrà?»
«Se appartiene al disegno della tua anima sì, altrimenti no. Vedi, la maggior parte della gente ha
desideri non propri, ma di altri. Loro desiderano belle case, auto prestigiose, esercitare potere, ma
solo perché tutte queste cose appartengono al collettivo; noi “crediamo” di desiderarle, ma in realtà
sono desideri indotti. Solo quando ti occupi responsabilmente della tua anima e cominci a crescere
interiormente, inizi a desiderare e quindi ad attirare facilmente cose e situazioni che vuoi veramente,
perché lo vuole la tua anima! Facci caso: quante volte hai desiderato ardentemente qualcosa e poi ti
sei auto-boicottata?»
«Un sacco di volte.»
«Ecco, quelli non erano desideri tuoi, erano indotti; non li volevi veramente con tutto il tuo
essere, ma li desiderava solo una piccola parte, sterile, di te. Senza energia attrattiva. Solo quando
vuoi veramente qualcosa, la ottieni; e per sapere cosa vuoi veramente, occorre che tu ti colleghi alla
tua anima il più possibile.»
«Io ho grandi sogni, ma a volte penso siano troppo per me… cioè, penso siano troppo per le mie
capacità, o il mio background culturale. Per esempio, ammiro gli scrittori o gli artisti, come gli
scultori, ma io non ho quella preparazione tecnica.»
«Ma l’ispirazione segue trame originali, non tecniche: occorre affinare il tuo talento, poi la
tecnica lo seguirà. Qual è il tuo talento?»
«Bella domanda. Faccio tante cose e…»
«Quali di queste cose senti che ti fanno stare bene?»
«Be’, cucinare, scrivere, andare a correre, fare yoga…»
«Ma quali di queste attività senti come una missione interna?»
«Che cosa intendi?»
«Che per te hanno un valore; se non le facessi, non ti sentiresti bene.»
«Scrivere, mi piace scrivere di tutto: scrivo sui post-it, nelle agende, nei diari, ovunque ci sono
pensieri e riflessioni: ovunque c’è una traccia della mia mente.»
«O del tuo cuore!»
«Già, scrivo cose che poi, quando le rileggo, mi alleggeriscono il cuore e che vorrei condividere
con altri; a volte sono come una pomata per un’anima ferita.»
«Allora puoi esprimerlo come desiderio: “Voglio fare la scrittrice che guarisce”. L’arte, intesa
nel senso della Bellezza e della sua celebrazione, guarisce chi la guarda con gli occhi dello
stupore.»
«Ma io non sono una scrittrice.»
«Questo lo dice la parte più piccola di te. La tua Anima invece, nel suo bisogno di esprimersi, ti
sta dimostrando il contrario, attraverso i fatti e i comportamenti! Ora, come compito, dovrai
accorgerti di cosa ti fa star bene e di qual è la tua missione. Da qui in poi, dovrai osservare come
una testimone cosa sarai spinta a fare con gioia e creatività, e registrarlo. E ogni mattina, appena
alzata, domandati: cosa posso fare oggi per realizzare i miei desideri? »

Stella amava migliorare, sapeva cogliere le proprie potenzialità di espansione e poi, pian piano, le
raffinava in Bellezza: un angolo della casa, una situazione, un abito, qualsiasi cosa avesse necessità
di un miglioramento – lei osservava, si concentrava su un particolare già bello e poi su quello
lavorava, espandendo in Bellezza.
Aveva un piccolo balcone che era servito, da sempre, da magazzino. Cominciò dapprima a
osservarlo bene, a vederne gli aspetti positivi e autentici, e poi a immaginarselo ancora più bello. Si
affidava alla sua capacità d’immaginazione, che negli ultimi mesi aveva affinato per via delle
meditazioni e delle visualizzazioni che faceva quotidianamente. Poi si accorgeva che quelle
visualizzazioni trovavano conferma “casualmente” in luoghi come mercatini o negozi – proprio
quello che aveva visualizzato. 
Una sedia in un mercatino, una pianta colorata, e nel giro di pochi passaggi tutto rifioriva.
Le piaceva coltivare la Bellezza. Stella andava per la città a fotografare vecchi portoni, angoli di
case vecchie, ma con i fiori; amava vedere gli angoli non piegati dal tempo, ma che reagivano con
dignità e fierezza. Un muro ingrigito, ma con i fiori al balcone, aveva un significato profondo: la
bellezza che vinceva sul decadimento. Il bello che non si rassegna.
26. Lorenzo
#Frequenzesuperiori

Sono all’archivio generale per rintracciare l’indirizzo e-mail da cui ha inviato la lettera. Scandaglio
ogni messaggio ricevuto, fino ad arrivare al suo.
Eccolo!
L’account dal quale ha inviato l’e-mail è un acronimo. Provo a fare una ricerca di quell’account,
trovo un canale su YouTube con quell’user.
Eccola!
Nessun video, ma commenti ad altri video registrati. Prendo l’immagine e ne faccio una ricerca
su google: ha un profilo su Facebook.
Trovata!
Vedo foto di lei e dei suoi due bambini.
Ora che mi sono messo in movimento, tutto mi sembra più raggiungibile, a portata di mano.
27. Stella
#Lasapienzasuperioredellestelle

Erano trascorsi quasi due anni dal primo incontro con Miriam.
Stella durante l’ultimo anno frequentò un corso di fotografia e viaggiò spesso, a volte anche con
i bambini. S’impegnò molto; cominciò a essere ricercata e lasciò il suo lavoro impiegatizio.
Inaugurò la sua prima mostra fotografica e pubblicò diverse foto scattate in posti caratteristici e
insoliti, quelli che non si erano piegati al decadimento per effetto del tempo o dell’incuria, grazie
all’utilizzo di ogni forma possibile di arte decorativa.
La Bellezza è curativa, sana le ferite dell’anima poiché Essa vibra a una frequenza superiore.
La sua vicenda familiare si era parzialmente risolta. La sentenza del giudice era finalmente
arrivata e aveva attribuito definitivamente a Stella il ruolo di madre affidataria dei bambini, con la
possibilità di una frequentazione piena e abbondante da parte del padre – che, in ogni modo, non era
soddisfatto.
I bambini erano felici, anche perché potevano vedere la madre serena e solida; finalmente Stella
era riuscita a essere un esempio concreto e tangibile di felicità, di come si è quando si è felici.

Andò al Caffè per il solito appuntamento, ma Miriam stranamente non era già lì, seduta, come al
solito.
Stella sedette e ordinò, come sempre, solo per sé.
Attese parecchio prima di comprendere che lei non sarebbe arrivata. Si alzò e stava per
andarsene, quando vide sul tavolino accanto un biglietto ripiegato. “È Miriam” pensò.
Lo aprì. Era la sua calligrafia.

Cara figlia mia, 


il tempo per guarire è finito; ora è tempo di vivere e di godere della Bellezza della vita.
Tanto hai fatto fin qui; e guardati, di quale Suprema Bellezza sei diventata!
E soprattutto, di quale e quanta Bellezza sei circondata!
Ora sei in grado di accorgertene. È tempo di goderne.
Hai tutti gli strumenti e conosci le tracce per orientarti nel sentiero della vita con coraggio e
fiducia.
Ricorda, una e una sola è la regola: amare e ridere!
Ama ciò che fai!
Ama le sfide!
Ridi del buio, così gli darai meno importanza e scoprirai che, dietro, si cela la luce più
intensa!
Persevera nella tua attività di superare i tuoi limiti. E ricorda sempre di chiederti, nei
momenti di difficoltà: “Che cosa farei, oggi, se fossi felice?”
Penserai più lucidamente e agirai da vincente.
E infine, celebra la vita e i suoi accadimenti!
Buon viaggio, figlia mia.
Io sono stata, sono e sarò sempre una parte di te.
La tua Saggezza Superiore,
Miriam

Silenzio, dentro.
Poi dolore.
Le lacrime bagnarono il foglio che si deteriorò fino a scomparire.
Non aveva più nulla di lei.
Si svegliò che era la sera del giorno dopo; aveva dormito quasi un giorno intero.
Le tornò alla mente Miriam. Sembrava fosse passata un’eternità.
Ripensò al fatto che la trovava sempre ad attenderla, anche quando non era il giorno stabilito. E
poi, a quel giorno in cui aveva chiesto alla barista se avesse visto la bellissima signora con cui
s’intratteneva regolarmente, e lo sguardo attonito della ragazza.
Forse si era trattato di un sogno. Forse.
Ma quel sogno, o quella Saggezza Superiore, le aveva salvato la vita.
Si alzò dal letto, si mise il vestito più bello che aveva e, decisa a celebrare la vita, andò al Caffè.
28. Stella e Lorenzo
#Lesilenzioseviedellabellezza

Seduto al tavolino di un Caffè, aspetto l’apertura della libreria di fronte, dove fra poco farò una
presentazione del mio libro.
L’unica concessione formale che mi sono imposto è una camicia con le maniche arrotolate e…
un paio di bermuda. È luglio, sono in vacanza, di più non posso fare. 
Mancano ancora dieci minuti e me ne sto qui a sorseggiare il mio tè freddo.
C’è una donna davanti a me; è di spalle, ha un abito rosso e lunghi capelli castani che le
scendono sulla schiena, quasi nuda.
Quel vestito mi ricorda qualcosa. Cerco di sporgermi per guardarla nel viso. Lei si gira un istante
e si accorge, con la coda dell’occhio, che la sto guardando. Noto che è armoniosamente assorta
sopra una Moleskine nera.
Mi alzo, mosso da un’energia insolita, e mi metto di fronte a lei, senza pensare.
È Lei.
Non riesco a dirle nulla. Silenzio, un bel silenzio. Ma poi… mi accorgo che le sto dicendo: «Non
c’è inferno nei tuoi occhi… solo luce. Sembri una stella».
E lei mi sorride splendidamente, allunga una mano e mi dice, con voce morbida: «Felice di
rincontrarla. Piacere, Stella!».

Fine
Nota dell’autrice

Da sempre scrivo. Sui diari, sul taccuino che tengo in borsa, su pezzi di carta che trovo qui e là per
la casa, sui post-it che attacco ai pensili della cucina.
È puro desiderio di mettere in fila parole con Amore, nel ritmo del respiro attraverso il quale le
mie mani compongono una forma che in quel momento mi suona come un’armonia. È esprimere un
sentire che percepisco come vero. Così è da sempre.
A un certo punto della mia vita, ho sentito una spinta a dare una forma e una storia a un percorso
di crescita spirituale che ho vissuto personalmente. Desideravo fortemente poterlo condividere con
altri. Era troppo tenerlo tutto per me.
Parte del percorso di Stella e di Lorenzo è anche il mio… il dolore della separazione dai miei
figli, il senso di fallimento che un matrimonio fallito mi ha lasciato addosso, la presa di coscienza
dei limiti che in generale separano noi umani mortali dall’Amore, quello divino, con la A
maiuscola.
L’interesse per la meditazione, ma più in generale per tutto quello che riguarda il percorso di
crescita interiore e il risveglio della consapevolezza, mi accompagna da sempre con grande
passione; ho partecipato a diversi corsi e letto molti libri a riguardo. In particolare posso dire che i
miei Maestri sono stati e sono tuttora:
 Attilio Piazza, presso il quale ho svolto un corso di crescita personale e di Costellazioni
familiari secondo il metodo di Bert Hellinger;
 Igor Sibaldi, i suoi seminari e i suoi libri;
 Alejandro Jodorowsky, i suoi seminari e i suoi libri;
 Salvatore Brizzi, i suoi libri e i suoi interventi, in particolare sul Risveglio della Coscienza;
 Eckhart Tolle e il suo libro Il Potere di Adesso – ed. MyLife;
 Osho, i suoi libri e i seminari nell’ambito di Osho Miasto;
 Clarissa Pinkola Estès, i suoi libri e i suoi interventi;
 Jean S. Bolen, Le dee dentro la donna – ed. Astrolabio;
 Phyllis Curott, Il sentiero della dea – ed. Venexia;
 Il blog “Nel nome della Madre”; 
 E Gaetano Pedullà, la cui saggezza ha nutrito profondamente la mia Anima.
Tutto questo arricchisce la mia vita e in qualche misura le dà un senso. Perché penso che la
ragione della mia vita sia quella di condividere una passione, che mi accende in ogni momento, con
chi la sente come tale.

Francesca
Nota biografica

Francesca Frazzoli vive a Faenza (Ravenna) ed è studiosa e appassionata di tutto ciò che riguarda il
lavoro su di sé e l’evoluzione dell’anima. 
Abbina a questo la passione dello scrivere, che la accompagna da sempre: poesie, racconti,
favole. Trova ispirazione negli scritti di Osho, Igor Sibaldi, Salvatore Brizzi, Massimo Gramellini,
Clarissa Pinkola Estés, Bert Hellinger e Alejandro Jodorowsky. 
Questo è il suo primo romanzo.
 Sito web di Francesca Frazzoli
 Francesca su Facebook
 su Instagram
 su Google+.

Avvertenza

Il brano di Osho citato all’interno del terzo capitolo è tratto da L’arte di morire, versione italiana di
Swami Anand Videha, Casa Editrice Giuntina, Firenze 2009 – ISBN 9788885943643.
La breve citazione, naturalmente, non ha intenti concorrenziali, ma è integrata nel romanzo con
finalità narrative; ha inoltre l’intento di incoraggiare il lettore a rapportarsi con l’opera originale di
Osho, e con le altre opere del Maestro, delle quali l’autrice di questo romanzo incoraggia la lettura.

Potrebbero piacerti anche