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Cap.

4 Le Forme di Stato

1. Non c’è una definizione univoca di Forma di Stato: i classici greci hanno fornito importanti ricostruzioni, ma ormai
desuete per lo studio degli Stati contemporanei, soprattutto poiché non distinguevano tra Forma di Stato e Forma di Governo.
Degno di menzione è Aristotele che nella Politica individua 3 forme positive (Monarchia – governo di uno solo; Aristocrazia –
governo dei migliori; Politia – governo di molti), esercitate nell’interesse dei governati e 3 forme degenerative (Tirannia;
Oligarchia e Democrazia), esercitate nell’interesse dei governanti sui governati, con abuso del potere esercitato.
Polibio individua un’ulteriore forma: il governo misto, che assomma gli aspetti migliori delle tre forme “positive” neutralizzando
i difetti delle degenerate; inoltre, secondo l’autore vi sarebbe una ciclicità nell’alternarsi di forme buone e degenerate (da
Monarchia a Tirannide; da Aristocrazia a Oligarchia e da Democrazia – positiva per Polibio – a Oclocrazia).
- Andando sui classici più moderni, fondamentale è Macchiavelli che nel Principe afferma che “tutti gli Stati, tutti i
domini che hanno avuto e hanno imperio sopra li uomini sono e sono stati o Repubbliche o Principati”.
Egli individua solo due modelli: Principato: governo di uno solo (cioè Monarchia) e Repubblica: governo di una pluralità ed
abbandona la distinzione tra forme “buone” e “degenerate”, sull’assunto che l’obiettivo di chi detiene il potere sia quello di
conservarlo, con qualsiasi mezzo. La fortuna di questa classificazione si consolida nel passaggio dagli Stati Assoluti agli Stati
Liberali, perché la ricostruzione in oggetto mette in luce la distinzione tra Regimi Autocratici e Regimi di stampo Liberale,
caratterizzati dalla rappresentatività di almeno parte delle istituzioni pubbliche. Tuttavia, le classificazioni dei classici non
distinguono tra Forma di Stato e Forma di Governo ed inoltre analizzano regimi in larga parte superati.
- In prima approssimazione può dirsi che la Forma di Stato è data dal rapporto tra gli elementi costitutivi di uno Stato,
quali Popolo, Territorio e Potere Sovrano. Le diverse relazioni tra questi tre elementi delineano le diverse Forme di Stato.
- Seconda prospettiva definisce Forma di Stato il rapporto tra le Autorità Pubbliche, dotate di potere di imperio e i
Cittadini.
- Terza prospettiva classifica le Forme di Stato in base ai principi e valori di fondo cui lo Stato ispira la propria
azione.
Le classificazioni più diffuse delle Forme di Stato sono tre:
A) La prima distingue tra Monarchie e Repubbliche: distinzione ormai poco rilevante, vista l’evoluzione delle forme
monarchiche e la commistione del concetto di Forma di Stato con quello di Forma di Governo.
Secondo alcuni, caratteristica principale delle Monarchie risiederebbe nel carattere ereditario del Capo dello Stato, ma in realtà vi
sono e vi sono stati esempi di monarchie elettive: es. dinastia capetingia in Francia; Regno Carolingio in Germania e oggi il
Papa). Più corretto è il criterio della mancanza di rappresentatività del Capo dello Stato, visto che, anche in caso di monarchie
elettive, l’elezione ha solo valore dichiarativo e il Sovrano non è il rappresentante del collegio elettorale o dei consociati.
Nelle forme repubblicane invece, il Capo dello Stato è il rappresentante dei consociati e ciò attribuisce alla persona prescelta la
rappresentanza dei consociati in funzione dell’ufficio ricoperto.
B) Seconda classificazione distingue le Forme di Stato in base alla loro evoluzione storica: si parla di Classificazione
Diacronica: essa mostra l’evoluzione “positiva” degli Stati, con un crescente livello di tutela delle situazioni soggettive
(salvo parentesi di senso opposto). Essa mostra come le Forme di Stato abbiano visto un progressivo aumento delle
garanzie per i consociati e conseguente limitazione delle prerogative dei titolari del potere di imperio.
C) Terza classificazione è quella Sincronica: si tratta di assumere un momento e verificare come è articolato il potere
politico di un determinato ordinamento. Fra gli elementi costitutivi dello Stato, in questa classificazione, rilevante è il
territorio  questa classificazione mira soprattutto a far emergere la diversa allocazione del potere pubblico sul
territorio, con Stati Accentrati, Stati Decentrati, Regionali e Federali.
Infine, va sottolineato che il concetto di Forma di Stato è distinto da quello di Forma di Governo, potendo esserci due
ordinamenti con la stessa Forma di Stato e diversa Forma di Governo (es. Italia e USA: entrambe Repubbliche, ma una
Parlamentare, l’altra Presidenziale) e viceversa (es. Italia e UK: la prima Repubblica, la seconda Monarchia, ma entrambe con
forma di governo Parlamentare).

2. La classificazione più rilevante è quella in senso Diacronico: essa mira a studiare l’evoluzione delle Forme di Stato nella
storia.
Partendo dai regimi Medievali essa incontra anzitutto il Regime Patrimoniale, che caratterizza il periodo feudale. Segue lo Stato
Assoluto, che si manifesta in Europa in epoche diverse, ma che si fa risalire alla Pace di Westfalia 1648. Evoluzione dello Stato
Assoluto è lo Stato di Polizia, che caratterizza alcune esperienze europee del ‘700 e che poi lascia spazio allo Stato Liberale, che
domina la storia europea ottocentesca. Il ‘900 è caratterizzato da un lato dalle esperienze Autoritarie o Totalitarie (Italia,
Germania, Spagna); dall’altro dall’emersione e consolidamento dello Stato Pluralista, che si connota come Stato Sociale di
Diritto.
 Salvo alcune eccezioni, la classificazione diacronica evidenzia la tendenziale crescita nel tempo della tutela delle
situazioni soggettive, con progressivo spostamento del potere sovrano ai cittadini e loro rappresentanti.

1) REGIME PATRIMONIALE: si diffonde in Europa dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476) e non si tratta
di una vera Forma di Stato, ma di un regime prestatuale che ha caratterizzato larga parte dell’esperienza feudale.
Quest’ultima è caratterizzata dal rapporto fiduciario tra Re, proprietario delle terre, e i Signori e Feudatari cui vengono concesse.
L’unico titolare del diritto di proprietà resta il Signore Feudale (Dominio Eminente), mentre i vassalli dispongono del Dominio
Utile, cioè poter sfruttare le terre concesse. Quindi vi è una totale identificazione tra Re e sue Terre, riducendo i rapporti con i
feudatari ad accordi patrimoniali, di natura privatistica. Nella realtà però, il potere del Re ha carattere formale, poiché ogni
Signore Locale ha un ampio potere di iurisdictio sulle terre concesse.
 Manca l’Impersonalità del Potere: non si ubbidisce a un’entità astratta (Stato), ma a una persona (Re o Signori
Feudali): è il Governo degli Uomini di Rousseau.
Il Re garantisce la sicurezza e in cambio impone ai sudditi alcuni tributi: manca la politicità, cioè la generalità dei fini perseguiti;
si tratta solo di fini personali.
Il regime patrimoniale è caratterizzato dalla pluralità: pluralità del potere – di cui sono titolari di fatto i Vassalli e non il Re;
pluralità di fonti – che disciplinano diversamente città, terreni, corporazioni ecc.; pluralità delle giurisdizioni – ogni
corporazione ha un giudice diverso, che giudica in base alle regole applicabili.
- Tale sistema si diffonde in Europa intorno al 1000 a seguito della destrutturazione dell’organizzazione Carolingia. Nasce
il foedus, cioè i patto tra Signore e Vassallo che sta alla base dell’incastellamento, cioè la richiesta al Signore locale di
poter stare dentro le mura, essendo da un lato sottomessi al Signore e dall’altro da questi protetti.
Il Sistema Feudale Vassallatico si basa su tre elementi: Elemento Reale: consiste nella concessione di terre o altri beni dal
Signore al suo Vassallo; Elemento Personale: prevede la dichiarazione di fedeltà del Vassallo al Signore (rito dell’Homagium
durante il quale il vassallo si dichiara homo e fedele al Signore); Elemento Giuridico: a seguito dell’Homagium il vassallo ottiene
poteri di iurisdictio sulle terre assegnate, senza intromissioni del Signore. Il sistema di regole all’interno del feudo è sia frutto
della compartecipazione tra Signore e Vassalli, ottenuta in assemblee aventi caratteristiche e caratteri poi sviluppati nei primi
Parlamenti; sia della chiesa cattolica, che assume funzioni di assistenza non rientranti nel patto sociale.
 Fra le Carte che sanciscono patti tra Signore, Feudatari e Rappresentanti delle Corporazioni, la più nota è la Magna
Carta Libertatum 1215: all’Introduzione seguono 63 disposizioni che rappresentano la parte più alta della common law.
Essa fa riferimento ai Baroni, al Clero e ai Freemen, accordano tutela alla generalità degli uomini liberi. Essa evidenzia il
legame tra tassazione e rappresentanza, sancendo il divieto per la Corona di imporre tributi al di là degli usi feudali,
introducendo una embrionale pretesa partecipativa che anticipa il no taxation without representation. Altro aspetto
importante è l’introduzione dell’Habeas Corpus (art. 39) cioè la necessità che gli arresti siano accompagnati da
garanzie procedurali e organizzative predeterminate. Ultimo è il diritto di resistenza: viene riconosciuto il diritto
alla resistenza armata nel caso il Re violi l’impegno solenne di osservare diritti e garanzie previste nella Magna Carta.
La Magna Carta si caratterizza quindi per la forte limitazione del potere del Re in forza della Lex Terrae(laws of the land).
2) STATO ASSOLUTO: il modello feudale lascia gradualmente posto alla prima vera Forma di Stato in senso moderno
che si fa risalire alla Pace di Westfalia del 1648: in quell’anno viene messa fine alla Guerra dei Trent’anni che aveva
contrapposto principi Cattolici a quelli Protestanti e nei pressi di Westfalia vengono firmati due Trattati: a Munster per i
Cattolici e a Osnabrück per i Protestanti.
L’Imperatore Asburgico velava superare il principio cuius regio, eius religio rispettato fin dalla Pace di Augusta del 1555: la
Pace di Westfalia segna però la sconfitta delle ambizioni imperiali e sancisce la libertà degli Stati Tedeschi in materia di religione
e politica estera. Vengono riconfermati la Pace di Augusta e i relativi principi. Nasce così un nuovo sistema dove gli Stati si
riconoscono fra loro in quanto Stati Sovrani, a prescindere dalla fede dei rispettivi Principi: viene riconosciuta ai Tedeschi la piena
sovranità sulle proprie terre e la potestà di stringere alleanze con altri Stati purché non dirette contro il Sacro Romano Impero
(nato nel 962 e scomparso formalmente solo nel 1806 dopo la sconfitta di Francesco II da Napoleone, ma che aveva già perso
progressivamente di importanza).
 Lo Stato Assoluto si caratterizza per una decisa rottura col precedente assetto feudale, passando dalla dimensione
privatistica a quella pubblicistica. Si distinguono due fasi: Assolutismo Empirico e Assolutismo Illuminato.
Scompare il patto tra Signore e Vassallo e il potere del Principe si fonda sulla sua autorità, che legittima il patto sociale con i
sudditi e la sottomissione di questi al Sovrano. In nuovo potere è spersonalizzato, attribuito alla Corona e concentrato nelle
mani del Sovrano, unico in grado di garantire la pace sociale. Scompare il frazionamento del potere sul territorio tipico del
periodo feudale. Lo Stato Assoluto è caratterizzato dunque da: Unità di Potere: che diventa impersonale e incarnato solo dallo
Stato, unico titolare dell’uso legittimo della forza; Unità delle Fonti: si radica il concetto di unità del soggetto giuridico e si
diffonde la legge, astratta e uguale per tutti, quale strumento di regolazione dei comportamenti; Unità delle Giurisdizioni: i
Giudici non esercitano un potere autonomo, ma diventano funzionari dello Stato, scelti in base alle competenze tecniche.
 Lo Stato Assoluto NON prevede una Costituzione: le Cost. sono infatti strumenti di limitazione del potere.
Lo Stato Assoluto prende le forme delle grandi Monarchie Assolute dell’Europa rinascimentale, ma la concentrazione del potere
non impedisce allo Stato (per tramite del suo Sovrano) di perseguire interessi pubblici generali: si sviluppa embrionalmente un
apparato amministrativo statale, cioè un corpo di Funzionari e Uffici incarica delle Funzioni Pubbliche che il Sovrano ha deciso
di assumere, con conseguente emergere della prassi di patrimonializzazione delle cariche pubbliche (Venalità delle Cariche).
All’aumento delle funzioni esercitate dallo Stato si sommano, in molti Paesi, le esigenze di armare eserciti di professione, cosa
che condurrà alla costruzione di Sistemi Tributari Stabili come principale fonte di finanziamento delle politiche pubbliche e
militari. Si radica l’utilizzo del denaro che sostituisce la terra e i suoi frutti come mezzo di scambio e di diffonde l’imposizione di
Dazi per trarre risorse dai commerci che aumentano velocemente.
- L’accrescimento dei compiti dello Stato e dei correlati costi, sopportati dalle classi sociali emergenti (Borghesia) porterà
al disfacimento dello Stato Assoluto.
A partire dalla Scoperta dell’America 1492 si assiste a una progressiva trasformazione degli assetti economici e sociali del
Vecchio Continente: la terra non è più unica fonte di ricchezza e si ha sviluppo dei commerci e dell’Intermediazione Bancaria.
3) STATO DI POLIZIA: nello Stato Assoluto, l’aumento degli interessi generali curati dallo Stato porta gli Stati a
intervenire in campo economico con ulteriore sviluppo dell’apparato di funzionari chiamati a gestire le nove funzioni
pubbliche (es. strutture di sussidio agli indigenti, catasto dei veni immobili) con consolidamento delle burocrazie.
Aumentano le tutele soggettive dei sudditi, soprattutto grazie all’istituzione del Fisco, cioè casse erariali separate dal patrimonio
della Corona. Lo Stato Assoluto si evolve così in Stato di Polizia (è la fase dell’Assolutismo Illuminato).
 Lo Stato di Polizia è lo Stato che cura gli interessi della comunità. Questa evoluzione non ha gli stessi tempi in tutta
Europa e non comporta il superamento dei tratti fondanti dello Stato Assoluto: lo Stato di Polizia mantiene la
concentrazione dei poteri in capo al Sovrano, ma si consolida l’idea che questi debba perseguire il benessere dei suoi
sudditi, anche se la scelta dei mezzi per raggiungere questi obiettivi resta una prerogativa del Sovrano.
Lo Stato di Polizia è quindi una specie di Stato Assoluto, di cui conserva i caratteri essenziali: fra i più noti esempi abbiamo la
Prussia di Federico II; l’Austria di Maria Teresa e del figlio Giuseppe II; la Toscana di Pietro Leopoldo.
4) STATO LIBERALE: si afferma in conseguenza della progressiva emersione della Borghesia che assume un maggior
peso economico diventando in grado di condizionare il volere della Corona e le dinamiche del potere pubblico. Ciò è
ampliato dalle crisi finanziare pubbliche, con imposizione di maggiori tributi, a fronte dei quali il Terzo Stato
(Borghesia) pretende di ottenere qualche forma di rappresentanza.
La Borghesia chiede il riconoscimento di nuovi diritti e maggiore libertà per sviluppare attività economiche e commerciali.
Inoltre, chiede di partecipare alle scelte politiche a cominciare da quelle sulla tassazione. Le rivendicazioni sono della classe
Borghese che detiene il potere economico e per questo lo Stato Liberale ottocentesco viene definito Stato Monoclasse: le classi
povere continuano a non essere in alcun modo rappresentate.
Obiettivo del Terzo Stato è avere uno Stato Minimo, con finalità di garanzia delle attività borghesi, che ingerisca il meno
possibile nelle attività private, garantendone la libertà (laissez-faire): libertà individuale, delle attività commerciali e delle
organizzazioni. Tali rivendicazioni si affermano in contrapposizione con lo Stato Assoluto per mezzo di Rivoluzioni.
 Sul profilo giuridico-costituzionale, punto di rottura è l’affermazione del Principio della Separazione dei Poteri: la
funzione Legislativa, Esecutiva e Giurisdizionale non sono più concentrate nel Sovrano, ma devono essere incarnate in
corpi diversi, con diversa legittimazione (Locke).
Per Montesquieu è necessario che ogni potere (legislativo, esecutivo e giudiziario) costituisca un freno agli altri due, poiché
chiunque abbia il potere è portato ad abusarne se non trova freni. Questa è un’importante innovazione soprattutto nei rapporti tra
Legislativo ed Esecutivo, che pone le basi per lo sviluppo della Monarchia Costituzionale.
 Principale conseguenza pratica della separazione dei poteri è l’assegnazione della funzione legislativa (anche) a un
Parlamento, composto almeno in parte da rappresentanti dei cittadini. Le regole giuridiche non sono più espressione
dell’esclusiva volontà del Sovrano, ma di una volontà condivisa con i rappresentanti del Terzo Stato.
Principio che si ritrova nello Stato Liberale è quello di Legalità: tutti gli atti o comportamenti pubblici devono essere previsti da
una legge e devono essere ad essa conformi. Non possono esserci trattamenti differenziati o di favore a vantaggio di alcuni
soggetti o categorie. La legge dispone in modo generale e astratto esprimendo una volontà preliminare, che si applica a tutte le
fattispecie che rientrano nella previsione normativa. La legge assume carattere centrale in quanto espressione della volontà della
Nazione (ristretta alla classe dominante – Borghesia). Si afferma il Principio di Uguaglianza Formale: la legge è uguale per tutti
e non possono esserci discriminazioni in base alle diverse condizioni delle persone  tale principio però non comporta un
impegno dello Stato a rimuovere le condizioni che causano disuguaglianze tra i consociati. Altra conquista è il Principio
Rappresentativo: almeno una Camera del Parlamento è composta da rappresentanti di una parte del corpo sociale (Borghesia) e
partecipa, insieme agli altri organi costituzionali, alla funzione legislativa.
- A partire dalla Cost. Francese del 1791 i rappresentanti agiscono Senza Vincolo di Mandato, cioè sono liberi di
interpretare la volontà degli elettori senza essere assoggettati al mandato imperativo.
Per scongiurare che la Corona possa limitare o sopprimere queste innovazioni, lo Stato Liberale si connota come Stato
Costituzionale di Diritto: ordinamento giuridico retto da una Costituzione che pone argine al potere del Sovrano, quale
strumento di garanzia. Le Cost. di epoca Liberale, a differenza di quelle dello Stato Pluriclasse, sono però Cost. Flessibili, cioè
atti dello stesso livello gerarchico della Legge Ordinaria, potendo essere modificate secondo le normali procedure parlamentari.
( Eccezione: gli USA: a partire dalla sentenza Marbury vs. Madison 1803 è stato introdotto un controllo di costituzionalità sulle leggi, postulando la
superiorità della Cost. rispetto alla Legislazione Ordinaria).
5) STATO DI DEMOCRAZIA PLURALISTA e STATO SOCIALE: ultima tappa dell’evoluzione diacronica p lo
Stato di Democrazia Pluralista: vengono mantenuti i caratteri principali del modello ottocentesco, ma viene estesa la
rappresentanza, non più limitata alla classe economica dominante.
Ad eccezione della parentesi della Repubblica di Weimar (1919-1933), lo Stato di Democrazia Pluralista si radica nel secondo
dopoguerra, anche grazie all’estensione del suffragio, che perde il carattere censitario e diviene universale (il primo in UK nel
1919, mentre Francia e Germania dal 1980 ma solo maschile). L’idea restrittiva di sovranità nazionale lascia spazio a quella di
sovranità popolare: la volontà politica emerge cioè dal voto di tutti i cittadini, con elezioni regolari per l’Assemblea
Parlamentare. La sovranità popolare però non è né assoluta né immediata, dovendosi misurare con le Costituzioni Rigide: la
volontà popolare si esprime secondo le procedure e i limiti previsti dalla Cost. cui non può derogare.
- Resta il Principio della Separazione dei Poteri, ma attenuato dalla compartecipazione alle funzioni fondamentali dello
Stato di diversi organi costituzionali: in particolare nelle forme di governo parlamentari, Parlamento e Governo
collaborano alla determinazione e attuazione dell’indirizzo politico.
(Fenomeno recente che conferma questa attenuazione è l’istituzione di autorità indipendenti che assommano su di sé compiti di regolazione, amministrazione e
controllo-sanzione, che però non godono di espressa copertura costituzionale, essendo istituite con leggi ordinarie).
L’allargamento del suffragio rappresenta un cambiamento epocale: per la prima volta vengono rappresentate in Parlamento anche
istanze delle fasce più deboli. Lo Stato diviene pluriclasse, perdendo il connotato Borghese. A questo si accompagna lo sviluppo
di nuovi partiti connotati come partiti di massa, che intercettano istanze di fasce molto ampie di popolazione (es. Partito
Laburista inglese 1893, Partito dei Lavoratori Italiani 1892).
L’allargamento della base sociale porta all’ampliamento dei fini perseguiti dallo Stato, con la tutela delle aspettative delle classi
più deboli. Si sviluppano così nuovi corpi intermedi: istituzioni che mediano tra i Singoli e lo Stato. Oltre ai partiti politici,
nascono le organizzazioni sindacali.
 Lo Stato di Democrazia Pluralista comporta un forte interventismo in campo economico e sociale, connotandosi
come Stato Sociale, cioè ordinamento che riconosce e garantisce i diritti sociali (salute, istruzione, equa retribuzione
ecc.). ai pubblici poteri non viene più chiesto di astenersi da ingerenze nella sfera dei consociati, ma di intervenire
attivamente e garantire prestazioni finalizzate a colmare i bisogni delle classi più deboli.
A seguito di ciò le Cost. novecentesche si connotano come Cost. Lunghe, in contrapposizione col carattere “breve” di quelle
ottocentesche, che proteggevano solo le c.d. libertà negative.
(I nuovi diritti sono per la prima volta riconosciuti nella Cost. di Weimar che però la grave crisi economica non ne consentì la piena realizzazione. Vera
affermazione si ha nel secondo dopoguerra e la Cost. Italiana del 1948 costituì un punto di riferimento per altri modelli. Il primo tentativo di costruzione di uno
Stato Sociale si ha però in Inghilterra del dopoguerra da parte del governo laburista, che pose in essere molte riforme , fondate sul Rapporto Beveridge del 1942,
volte a garantire ai sudditi inglesi nuovi diritti e prestazioni da parte dello Stato).
Lo Stato Sociale si caratterizza dal Principio di Uguaglianza Sostanziale accanto a quello Formale, chiedendo ai poteri pubblici
di intervenire per rimuovere le condizioni di disuguaglianza di fatto, creando per tutti i consociati le medesime possibilità,
attraverso interventi pubblici.
- Sotto il profilo normativo lo Stato Pluriclasse è caratterizzato da Cost. Rigide in ragione della presenza in Parlamento di
una pluralità di forze politiche con importanti aspetti di contrapposizione: si afferma il Principio di Maggioranza, per
consentire alla forza vincitrice delle elezioni di prendere le decisioni volte a realizzare il proprio programma politico.
Tuttavia, servono delle regole che non possano essere liberamente modificate dalla forza politica di maggioranza, per
proteggere da rischi di Tirannia della Maggioranza. Per questo la modifica della Cost. deve avvenire attraverso una
maggioranza qualificata, che coaguli il consenso del maggior numero di forze politiche.
La Cost. segue così un procedimento di modifica rinforzato rispetto alle leggi ordinarie, rivestendo una posizione gerarchia
superiore a queste: le leggi ordinarie non possono contrastare con la Cost. e per controllarne la conformità sorsero, in quasi
tutti gli ordinamenti, Corti Cost. o altri organi deputati al controllo di costituzionalità.
- Altra conseguenza dell’aumento delle prestazioni da parte dello Stato è stata il moltiplicarsi delle strutture
burocratiche e lo sviluppo degli apparati amministrativi con conseguente aumento della spesa pubblica.
A casa della crisi economica e finanziaria odierna però, le prestazioni dello Stato Sociale sono oggi oggetto di ripensamento: le
risorse pubbliche non bastano a garantire lo stesso livello di diritti garantito in passato e alcuni ordinamenti (es. Grecia) hanno
dovuto effettuare drastici tagli alla spesa pubblica, ponendo il dibattito tra esigenza di garantire i diritti fondamentali e garantire
l’equilibrio dei bilanci pubblici.
6) STATO AUTORITARIO: è UNA Forma di Stato che ha caratterizzato alcuni Paesi Europei nel ‘900 (Italia – fascismo;
Germania – nazismo; Spagna – regime franchista; Grecia – dei colonnelli). Essi nascono dalla crisi e debolezza dello
Stato Liberale: il mancato consolidamento delle istituzioni rappresentative, in particolare del Parlamento, non ha
consentito lo sviluppo degli anticorpi necessari a resistere alle torsioni autoritarie.
Ritorna la Concentrazione del Potere: gli ord. autoritari negano qualsiasi pluralismo, sia orizzontale (separazione dei poteri) che
verticale (suddivisione tra diversi livelli territoriali di governo). Lo Stato Autoritario è diverso da quello Assoluto, giacché non è
un fenomeno di vertice, ma il tentativo di organizzare un regime politico di massa. Il carattere autoritario si ritrova
nell’organizzazione del potere, che ha carattere accentrato, monocratico e volto a negare il pluralismo e dissenso, esaltando
la posizione del Capo del Governo e della funzione Esecutiva su quella Legislativa.
- Diversi sono invece i caratteri totalitari, ossia il rapporto tra ordinamento e società civile, nei diversi modelli Autoritari,
ma le diverse esperienze sono accomunate dalla presenza di un Capo carismatico che coinvolge le grandi folle,
ingenerando una sorta di identificazione da parte di queste.
Ultimo elemento è la soppressione delle istituzioni rappresentative: non si tengono più elezioni, o hanno un valore solo formale
vista la presenza del Partito Unico che riesce con la forza a sopprimere il nascente pluralismo novecentesco.
(Differenza: mentre nell’Italia fascista il partito è inglobato nello Stato, diventando un organo di questo, nella Germani nazista è il contrario: il partito sottomette le
strutture statali e diviene centro di elaborazione del Fuhrerprinzip.
a. l’ordinamento fascista si radica a seguito della Marcia su Roma (28 ottobre 1922) e del conseguente incarico di formare un nuovo governo conferito da
Re Vittorio Emanuele III a Mussolini. Nel dicembre 1922 viene istituito il Gran Consiglio del Fascismo col compito di individuare le linee generali
della politica fascista e raccordo tra Partito e Governo. Svolta si ha con la nuova legge elettorale, la Legge Acerbo 1923 applicata alle elezioni del 1924
che prevedeva un premio di maggioranza con assegnazione del 75% dei seggi alla forza politica che ottenesse almeno il 25% dei voti, al fine di iper-
rappresentare in Parlamento chi avesse vinto anche con pochi consensi. La svolta autoritaria si ebbe con l’approvazione delle leggi fascistissime con
cui si disponeva lo scioglimento di tutti i partiti diversi da quello fascista e limitavano le libertà fondamentali e in particolare la libertà di espressione
e sciopero.
b. Anche nella Germania nazista ruolo centrale ebbe la debolezza delle istituzioni repubblicane disegnate a Weimar. Hitler venne nominato cancelliere
nel 1933 alla guida di un governo di coalizione e poi i fatti gli consentirono di imporre la svolta autoritaria. A seguito dell’incendio del Reichstag
(1933) Hitler riuscì a far approvare un decreto che sospendeva le libertà fondamentali della Cost. di Weimar e ottenne dal nuovo Parlamento eletto il
conferimento dei pieni poteri (legislativo, esecutivo e di modifica costituzionale – legge di autorizzazione). Pochi mesi dopo il Partito
Nazionalsocialista venne dichiarato partito unico e l’anno successivo Hitler viene confermato Fuhrer e Cancelliere del Reich, unificando le cariche
di Presidente della Repubblica e Capo del Governo (incarnando il Fuhrerprinzip).
7) STATO SOCIALISTA: ormai quasi scomparso a seguito della sua ibridizzazione dovuta a nuove esigenze
dell’economia (es. Cina odierna), è fondato sul Socialismo Scientifico di Marx ed Engels, che prevede un’evoluzione
della società volta ad instaurare il Comunismo, immaginato come punto di arrivo che neutralizzi qualunque tensione
sociale.
Due fasi: per primo, la Classe Operaia dovrebbe prendere il potere occupando i posti in mano ai rappresentanti della Borghesia e
piegando le architetture tradizionali della Borghesia alle finalità predicate dalla dottrina marxista. Si tratta della Dittatura del
Proletariato, cioè del dominio degli oppressi sugli oppressori. Seconda fase è quella del Comunismo con smantellamento
dell’architettura borghese-liberale, eliminando alla radice le tensioni sociali, rendendo superflua ogni Forma di Stato. Il
deperimento dello Stato è lo sbocco naturale della sconfitta della Borghesia (da “ciascuno secondo le proprie possibilità” a
“ciascuno secondo i suoi bisogni”)  fase rimasta inattuata: in tutte le esperienze storiche non si è mai andati oltre la Dittatura
del Proletariato con il paradosso dell’irrobustimento delle strutture dello Stato.
Elementi caratterizzanti gli ord. socialisti è l’Abolizione della Proprietà Privata: considerata vizio originario dello Stato
Liberale, che consente l’accumulo dei mezzi di produzione in capo alla Borghesia e progressivo assoggettamento ad essa di coloro
che non hanno proprietà.
- Il modello socialista esprime una concezione tendenzialmente totalitaria dello Stato, con un’ideologia ufficiale
incarnata la Partito Comunista come partito unico. Inoltre, vi è la negazione del principio della Separazione dei
Poteri in favore dell’opposto principio dell’Unità del Potere, con impossibilità di distinzione tra organi Legislativi,
Esecutivi e Giurisdizionali, con ripercussioni sul sistema di fonti del diritto e degli atti dei Pubblici poteri.
Principale distinzione tra i diversi organi è quindi legata alla dimensione del potere, cioè a un criterio di matrice quantitativa che
si riflette sull’organizzazione gerarchica dei pubblici poteri.
Altri concetto è quello di Legalità Socialista: in una prima fase, l’esigenza di abbattere l’ordinamento liberale e perseguire il fine
rivoluzionario impedisce di vincolare l’azione degli organi politici a comportamenti prestabiliti: emerge così il concetto di legalità
rivoluzionaria che riconosce la prevalenza dei fini rivoluzionari dello Stato sulla conformità dei comportamenti alle norme
giuridiche positive. Nella seconda fase, caratterizzata dal consolidamento delle istituzioni, le Cost. affermano l’esigenza del
rispetto delle norme giuridiche da parte di tutti i soggetti dell’ordinamento. Tuttavia, da un lato il Partito Unico svolge un ruolo
preminente all’interno delle istituzioni, es. selezionando i Giudici, dall’altro rileva la clausola secondo cui i cittadini, nella
fruizione di diritti e libertà loro spettanti, non possono pregiudicare la realizzazione delle finalità dello Stato.

10. Classificazione Sincronica: STATO FEDERALE: nella prospettiva sincronica si studiano i diversi ordinamenti in un
identico momento, indagando il grado di allocazione del potere sul territorio: vi saranno ord. accentrati, dove il potere è
gestito a livello unitario dal centro (con eventuali forme di deconcentrazione, istituendo uffici territoriali del potere centrale –
es. Prefetture) e ord. decentrati, dove vi sono pluralità di livelli di governo del territorio.
Devono essere escluse le Confederazioni: quando due o più Stato indipendenti e sovrani mettono in comune alcune competenze
(es. Confederazione delle Ex Colonie Nordamericane 1777 – Unione di Utrecht 1579 – Conf. Svizzera 1815 – Conf. Germanica
1815 – CSI Comunità di Stati Indipendenti: Russia, Bielorussia e Ucraina 1991). Le Conf. hanno le caratteristiche del trattato
internazionale e le decisioni sono assunte da un’Assemblea Comune, formata fa delegati degli stati, vincolati dal mandato
ricevuto. Le decisioni non sono efficaci se non vengono ratificate da tutti gli Stati della Conf. Quindi, non nasce una cittadinanza
confederale e ogni Stato partecipante può porre un veto alle scelte e anche lasciare la Conf. con decisione unilaterale. Le Conf.
sono organizzazioni che riguardano il diritto internazionale e non costituzionale. Esse non sono Stati, ma tecniche di regolazione
dei rapporti tra Stati.
- Altra ipotesi è la Secessione che configura una rottura dell’ordinamento costituzionale. Si è sostenuto che essa sia la
conseguenza del principio di autodeterminazione dei popoli, ma così non è poiché tale principio ha un’applicazione
limitata e specifica, come nel caso di occupazione straniera o colonizzazione. Quindi non è possibile invocare un
generale diritto alla secessione dei popoli.
Stato Federale: dà cita a un vero e proprio ordinamento e pertanto rientra nello studio del diritto costituzionale. Esso è dotato
di una propria Costituzione, seppur con una intensa forma di autonomia sul territorio.
(Es. di Stato Federale sono gli USA dove la scelta deriva dall’esigenza di superare la rigidità e i limiti della Confederazione del 1777).
 Con lo Stato Federale nasce un nuovo Stato che ingloba i precedenti. Esso viene inizialmente concepito come modalità
attuativa del principio della Separazione dei Poteri: il federalismo venne identificato come una tecnica di separazione
del potere su base territoriale. Tale Principio trova la prima attuazione nella Cost. Americana, che precede di due anni la
Rivoluzione Francese e le Cost. che ne seguiranno, ma viene declinato dai costituenti nord-americani in due direzioni:
orizzontale (riguardo i rapporti tra Presidente, Congresso e Potere Giudiziario) e verticale.
Alexander Hamilton fu teorico di un federalismo forte: per scongiurare pericolose concentrazioni e abusi di potere era necessario
che questo fosse frazionato sul territorio; non solo dividendolo tra più organi, ma anche tra centro e periferia, fornendo una
garanzia tale da rendere addirittura superflua la stesura di un catalogo dei diritti: per questo la Cost. Americana nasce come
documento che regola solo gli aspetti organizzativi e per avere un catalogo dei diritti occorrerà attendere il 1791 con i primi dieci
emendamenti, che costituiscono il Bill of Rights, voluti di James Madison, il quale prefigurava un potere federale debole, a
vantaggio dell’autonomia degli Stati membri. Quanto ai caratteri dello Stato Federale abbiamo:
1. Ordinamento Costituzionale Unitario: con lo Stato Federale nasce un nuovo Stato, che ha una propria Cost., proprie
regole organizzative e livelli di tutela dei diritti.
2. Riconoscimento Costituzionale degli Stati Membri e della tutela delle loro funzioni: lo Stato Federale è uno “Stato di
Stati” e vede una struttura unitaria che però al proprio interno vede la presenza di altri Stati, che trovano riconoscimento
e tutela nella Cost. Federale. Le competenze degli Stati Membri sono estese e toccano anche la tutela di alcuni diritti
fondamentali.
3. Equiordinazione degli Stati Membri: tutti gli Stati della Federazione hanno le stesse competenze e garanzie, senza
ipotesi di autonomia differenziata o speciale.
4. Subordinazione degli Stati Membri alla Cost. Federale: per quanto ampia sia l’autonomia concessa agli Stati Membri
dalla Federazione, questa non può essere esercitata contro la Cost. Federale e anzi trova in essa la propria legittimazione
(alcune Cost. sono esplicite in proposito: es Legge Fondamentale Tedesca “il diritto federale prevale sul diritto dei
Lander”).
(Dibattito: per alcuni la Sovranità è da riconoscere solo allo Stato Federale perché i Membri non disporrebbero di quella originalità tale da comportare poteri
sovrani; per altri essa resterebbe in capo agli Stati Membri che la delegherebbero in parte allo Stato Federale; per altri ancora si tratterebbe di una Sovranità
Ripartita, cioè incarnata in parte dalla Federazione e in parte dagli Stati Membri.  Più corretto è ritenere che la Sovranità in senso proprio spetti solo allo Stato
Federale, anche se gli Stati Membri sono caratterizzati da ampia autonomia politica, la quale non può essere compressa unilateralmente dal livello federale).
5. Gli Stati Membri partecipano a organi e funzioni dello Stato Federale: le decisioni del livello centrale vengono
assunte con la partecipazione, diretta o mediata degli Stati Membri (es. il Senato Americano è composto da due Senatori
per ogni Stato della Federazione; il Consiglio Federale Austriaco p composto dai rappresentanti dei Lander).
6. Presenza di un Parlamento Bicamerale: dove la Camera “alta” sia rappresentativa degli Stati Membri. Vi sono due
modelli principali: Consiglio e Senato. Nel primo (es. Bundesrat) la Camera alta è composta da delegati esecutivi dei
singoli Stati Federali nominati e non eletti, e che tendenzialmente sono vincolati a esprimere le posizioni espresse dai
Governi di provenienza. Il secondo (es. Senato Americano) dove la Camera alta è composta dai rappresentanti dei popoli
degli Stati Membri, scelti con elezione.
7. I potenziali conflitti tra diversi livelli di governo sono risolti da un organo dello Stato Federale: che può essere un
organo di vertice della Magistratura (es. Corte Suprema o il Tribunale Costituzionale) oppure da un organo
appositamente istituito per tale funzione (es. Cour d’Arbitrage in Belgio).
Per alcuni la Stato Federale è una declinazione dello Stato Liberale: è vero, ma non sempre (es. Unione Sovietica del 1922,
Tanzania e Cecoslovacchia: la qualificazione Federale aveva solo carattere formale, mancando i fondamentali diritti di garanzia,
quali pluralismo politico, diritto di opposizione e tutela dei diritti fondamentali).
- Federalismo Duale o “competitivo”: ciascun livello ha competenze distinte che esercita dalla legislazione fino
all’esecuzione.
- Federalismo Cooperativo: vi è un’integrazione delle competenze centrali e locali con strumenti di raccordo tra i
diversi livelli di governo sia sotto il profilo legislativo che sotto quello esecutivo (sviluppatosi in USA dal 1933 grazie a
Roosevelt e al suo New Deal che porta ad un’espansione dell’attività federale e aumento della spesa pubblica).
(Fenomeno complicato è il Federalismo Fiscale: quasi tutti gli Stati dotati di autonomia territoriale hanno un sistema tributario misto che mira all’equilibrio tra
dimensione centrale e locale, con tributi propri dei livelli decentrati, detti tributi locali o derivati (istituiti con legge dello Stato Centrale), compartecipazione al
gettito dei tributi statali, fondi perequativi fra territori con diverse capacità fiscali e in certi casi risorse speciali. È chiaro che per attuare decisioni locali di
realizzazione di un’opera è necessario poter disporre delle finanze necessarie. Per questo tutti gli Stati Federali sono dotati di sistemi fiscali improntati al
Federalismo, ma esistono anche ordimenti regionali, con enti territoriali caratterizzati da forte autonomia fiscale).
11. STATO REGIONALE: la distinzione tra Stato Federale e Stato Regionale è difficile, in ragione delle dinamiche di
ripartizione del potere che vedono in entrambi l’affermarsi di due principi che rendono difficile individuare i diversi modelli
teorici, si tratta del:
Principio di Sussidiarietà: che può essere Verticale (le funzioni amministrative, ma anche legislative, devono essere allocate al
livello di governo più idoneo, partendo da quello più vicino ai cittadini; Orizzontale (i poteri pubblici devono svolgere solo le
funzioni che non possono essere adeguatamente svolte dalla libera organizzazione dei soggetti privati, determinando una
contrazione dell’intervento pubblico per lasciare spazio all’iniziativa privata.
Principio di Leale Collaborazione: impone ai diversi livelli di governo un costante dialogo che vada oltre la ripartizione delle
competenze, creando uno spirito collaborativo e solidale, ma rendendo più fluida la distinzione di ruoli e competenze tra livello
centrale e livelli decentrati.
 Lo Stato Regionale è caratterizzato dall’esistenza di enti territoriali dotati di Autonomia Politica riconosciuta dalla
Cost., ma privi di potere sovrano: l’autonomia delle Regioni si manifesta soprattutto nelle competenze legislative,
anch’esse tutelate dalla Cost.
(Esperienza di maggior successo è quella Italiana, dove le Regioni sono disciplinate dalla Cost. del 1948. Modello preso ad esempio dalla Cost. Spagnola del 1978
e Portoghese del 1976).
Non può qualificarsi Stato Regionale in senso proprio la Francia, che pure dal 1982 è organizzata in 17 Regioni, poiché la potestà
legislativa, espressione immediata dell’autonomia politica, è riservata al livello centrale, senza poteri normativi alle Regioni.
- Gli Stati Regionali sono caratterizzati dalla possibilità di disporre una regionalizzazione totale o parziale del proprio
territorio e dalla possibilità di dotare alcune aree di competenze maggiori e altre di competenze minori. Es. l’Italia ha
istituito fin dall’inizio della fase repubblicana le Regioni a Statuto Speciale, mentre le Regioni a Statuto Ordinario
solo nel 1970.
Gli Stati Regionali si caratterizzano spesso per la possibilità di attribuire forme di autonomia diversa ai vari livelli di governo:
autonomia differenziata che può essere disciplinata dalla Cost. oppure prevista in astratto e realizzata concretamente mediante
atti attuativi (es. Comunità Autonome Spagnole).
Rilevante è il Regionalismo a Più Velocità, che consente alle diverse aree territoriali del Paese di chiedere e ottenere dal livello
centrale l’attribuzione di competenze differenziate in base alla specificità dei territori e di avere più competenze per le regioni
virtuose (contemplata dall’art. 116 Cost. Italiana: dopo la riforma del 2001 consente alle Regioni a Statuto Ordinario di chiedere
allo Sato maggiore autonomia in numerose materie). È un fenomeno diverso dalla Devolution, giacché in questo secondo caso è
il livello centrale che concede maggiori autonomie (top-down). Gli elementi di differenziazione dallo Stato Federale sono:
a. Procedimento storico di formazione: gli Stati F. sono nati come aggregazione di entità precedentemente distinte,
mentre lo Stato R. nasce spesso per concedere autonomia ad aree territoriali di ordinamenti accentrati. Il regionalismo è
cioè un processo che mira a distribuire sul territorio il potere pubblico concentrato in precedenza a livello centrale.
b. Clausola enumerativa delle competenze: le competenze dei livelli decentrati hanno garanzia costituzionale sia negli
ord. Federali che in quelli Regionali: in entrambi le Cost. contengono artt. che individuano le competenze dell’uno e
dell’altro livello. Negli S.F. di norma il riparto delle competenze prevede che siano riservate allo Stato specifiche
competenze elencate, lasciando ogni altra competenza agli Stati Membri – tale elencazione è anche un limite, poiché
tutto quello che non rientra in esso è rimesso agli Stati Membri. Negli S.R. le Cost. contengono una clausola enumerativa
che individuale le competenze Regionali, mentre su tutte le altre materie la competenza rimane allo Stato Centrale. Poi
vi sono Cost. che prevedono ulteriori elenchi di materie concorrenti, trasversali e clausole di supremazia (es. Cost.
Italiana art. 117). Infine, vi sono Cost. che contengono l’elencazione delle competenze sia del livello Centrale che di
quelli Decentrati (es. Canada).
c. Dotarsi di una Costituzione: solo un ente sovrano può dotarsi di una Cost.: le Cost. degli Stati Membri di uno S.F.
trovano legittimazione, limiti e vincoli in quella Federale. Gli Statuti Regionali rivestono invece carattere organizzativo
e disciplinano l’organizzazione e funzionamento degli organi e uffici regionali, senza incidere direttamente sui diritti
fondamentali dei cittadini, normalmente riservati alla disciplina dello Stato.
d. Funzione Giurisdizionale: mentre negli S.F. è condivisa tra livello centrale e decentrati (salvo eccezioni: es. Germania
la funzione giurisdizionale è solo federale), negli S.R. vige il principio dell’unitarietà della giurisdizione che spetta al
solo livello centrale.
e. Partecipazione al Procedimento di Revisione Cost.: negli S.F. è sempre previsto un coinvolgimento degli Stati Membri
in caso di procedure di modifica costituzionale (anche in Germania, dove il mancato coinvolgimento del Lander è
giustificato dal fatto che i componenti del Bundesrat sono delegati degli esecutivi locali, garantendo la partecipazione
territoriale alla revisione cost.). negli S.R. di norma non è previsto un coinvolgimento diretto delle Regioni nella
procedura di revisione.
f. Ruolo della Seconda Camera del Parlamento: Negli S.F. LA Camera Bassa rappresenta la popolazione della
Federazione, mentre quella Alta rappresenta gli Stati Membri. Negli S.R. la seconda Camera, se presente ha la stessa
base rappresentativa della prima: i Senatori rappresentano l’intera collettività e non solo i cittadini del territorio nel
quale sono stati eletti (eccezioni: Spagna – Senato è la Camera di rappresentanza territoriale).

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