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Regole generali sulla ricerca scientifica in ambito musicologico.

Fino a inizio 900 pratica musicale, teoria, composizione erano un tutt'uno in cui obiettivo
principale era eseguire un brano. Non c'era attenzione musicologica o filologica a ciò che si
suonava, si andava verso una idea di presentare al pubblico la composizione nella maniera più
attuale possibile, questo comportava quasi riscrittura del brano motivata dal dover accontentare il
pubblico, come musica leggera di oggi, chi prende un brano di 30 anni fa dà per scontato che
dovrà fare in modo di aggiornarlo e rinfrescarlo, non ci si pone problema del testo originale,
perché scopo è presentare brano al pubblico di oggi. Continua riscrittura dei brani, perciò nella
musica leggera manca un testo filologicamente determinato. Questo era altrettanto vero per la
musica di consumo dell'800 (che oggi chiamiamo classica) perciò era normale che i brani venissero
reinterpretati dagli esecutori successivi, tendenza ad ammodernare la scrittura compatibilmente
con la prassi esecutiva del tempo. Nell'opera lirica era fondamentale, di ogni aria ci sono decine di
versioni. Ancora a inizio 900, sotto l'influenza di un'estetica idealista che dominava il pensiero di
quegli anni, si arriva a presentare al pubblico edizioni di opere anche strumentali che risentono
molto della rilettura del curatore. Curatore è quasi sempre un interprete, come edizioni di Casella
e Cortot per pf, vale per qualsiasi edizione storica. Hanno valore nel capire la storia
dell'interpretazione. [7:35]
Era assolutamente normale per un revisore cambiare, correggere, adattare allo stile del tempo
l'opera. Questo oggi non esiste più, negli ultimi 50 60 anni l'atteggiamento è cambiato, si è
introdotta nella pratica musicale l'idea di dover tenere conto di un testo originale e attendibile. Il
compito della ricerca musicologica è prima di tutto questo: riportare all'attenzione degli esecutori
delle edizioni che siano il più possibile fedeli all'originale, non per esasperare il concetto di
filologia, non bisogna accanirsi a eseguire quello che è scritto dimenticando la prassi esecutiva. Da
un punto di vista storico l'interpretazione musicale ha subito profonde trasformazioni, dall'idea di
ricostruire il brano per avvicinarlo alla sensibilità del pubblico del proprio tempo fino ad oggi, dove
il compito dell'interprete è dare una lettura personale ma a partire da uno spartito che lo studio
musicologico cerca di rendere più attendibile possibile. Il ruolo dell'interprete è importante
perché, mentre alcune opere d'arte o architettoniche permangono nel tempo, non hanno bisogno
di un'interpretazione esecutiva, sono assoggettate al giudizio di uno spettatore che guarda sempre
la stessa cosa, la specificità del prodotto musicale invece è che si consuma nel momento in cui
viene eseguito. La partitura non rappresenta la composizione, è qualcosa di amorfo, prende vita
nel momento in cui il brano diventa esecuzione. Da qui il concetto estetico che ogni
interpretazione è un modo per ridare vita alla composizione e in quell'istante viene ricreata, è un
nuovo originale che viene ricreato alla luce dell'esperienza che ogni interprete ci mette.
Compito della ricerca musicologica è dire all'interprete quali sono i documenti da cui si può partire
per dargli la possibilità di leggere a sua volta in maniera critica il testo senza i condizionamenti di
figure intermedie come i revisori, spetta all'interprete dare la sua interpretazione sapendo cosa è
dell'autore originale e cosa è stato introdotto da altri.
Fino agli anni 30 del 900 c'è stato atteggiamento prevalentemente idealista in cui l'interprete era
condizionato da ciò che era stato scritto dal revisore. Poi si è preferito approccio più scientifico e
oggettivo basato sullo studio delle prassi esecutive, sull'analisi musicale, sulle competenze storiche
fino a produrre le edizioni critiche, come l'urtext e l'edizione critica vera e propria, che non sono la
stessa cosa. Esplosione degli studi musicologici dalla fine dell'800 soprattutto in Germania
Inghilterra USA e Italia dagli anni 60 in poi. [18:10]

Definizione di ricerca storica, non solo musicologica, criteri generali che partono dal concetto di
oggettività della ricerca, il compito di un ricercatore è quello di definire concetti che possano
essere riscontrabili da chiunque si occupi di quella materia, si ragiona sempre su dati certi e
oggettivi. Valenza sociale della ricerca, si fa ricerca all'interno di una comunità, se ne condividono i
risultati, quando si fa ricerca bisogna sempre agire sapendo che il proprio lavoro potrà essere
usato da altri. Il testo va corredato con l'apparato critico, insieme di note che accompagnano il
testo in cui diamo al letto re le indicazioni necessarie per poter ritrovare le fonti. Il lavoro che si fa
si basa sempre su quello fatto in precedenza da altri.
Vedi libro, sintesi del processo di ricerca.
Si inizia cercando la documentazione: 1) fonti storiche primarie (partiture originali, manoscritti,
prime edizioni, edizioni moderne, dischi; 2) la letteratura musicologica, ossia insieme degli studi
che sono stati fatti fino ad oggi sull'argomento, studi fanno parte della documentazione.
Elaborazione della documentazione porta alla redazione della tesi. Tre elementi che costituiscono
un processo di ricerca: ricercatore al centro -> documentazione -> elaborazione di un testo critico
attraverso competenze storiche, analitiche, ermeneutiche, bibliografiche, filologiche.
1) ricognizione delle fonti (spartiti, libri, articoli, registrazioni)
2) verifica critica delle fonti, non si deve dare per scontato nulla
3) redazione bibliografica delle fonti individuali [46:55]

Cos'è una fonte? Qualsiasi elemento che sia testimonianza di un passato: testo scritto, oggetto,
lettera, articolo di giornale, vestito. Fonte = tutti i resti del passato materiali o immateriali scritti o
non scritti prodotti intenzionalmente da chi ci ha preceduto per lasciare memoria di sé o delle
proprie azioni o risultato meccanico delle varie attività umane. [48:55]
Grafico con diverse tipologie di fonti, 4 tipi: POSSIBILE DOMANDA
1) scritte: fonti diplomatiche, lettere, memoriali, giornali, musiche, spartiti, manoscritti, tutto ciò
che è scritto su carta
2) materiali: monumenti, oggetti, manufatti, strumenti musicali, abiti
3) orali: testimonianze più o meno dirette, etnomusicologia si basa solo su fonti orali, intervista
radiofonica o televisiva, tracce audio
4) iconografiche: fondamentale per ricerche antiche, quadri, dipinti, stampe, affreschi, da cui si
ricavano per esempio riferimenti a certe pratiche musicali. Per esempio nel 700 c'era ancora
larghissima produzione musicale tramandata oralmente, musica popolare, quella che non era fatta
dai professionisti, e di questa musica non sappiamo niente, ma sappiamo quale importanza aveva
quel genere musicale per la grande quantità di informazioni indirette che arrivano da cronache o
da fonti iconografiche.

Fonti (di qualsiasi tipo) vanno poi classificate in fonti primarie (o dirette) e fonti secondarie, che
per la musica è fondamentale. Una fonte è primaria quando è riferita direttamente all'autore, è
una testimonianza diretta, qualcosa con cui l'autore è stato in contatto, non solo il manoscritto,
ma anche la prima edizione se sappiamo che l'autore l'ha vista e tutte le edizioni a stampa che
raccolgano la volontà del compositore. Sono secondarie tutte le ricostruzioni che hanno avuto un
mediatore, come il curatore di una edizione. Per esempio Ferdinand Ries è fonte diretta
dell'episodio di Beethoven che strappa la pagina dell'Eroica. [1:06:40]

Fonti secondarie in musica vanno distinte fra spartiti/edizioni e studi sulla musica, che
costituiscono la letteratura musicologica.
Fonti secondarie rispetto alle edizioni possono essere le riproduzioni in fac-simile, microfilm,
edizioni diplomatiche, edizioni critiche etc.

Fonti manoscritte (abbreviato ms o plurale mss): spartiti scritti a mano. Manoscritto può essere
autografo, se l'ha scritto l'autore. Se è opera di un copista si parla di edizione manoscritta in copia.
Copie possono essere di due tipi, possono essere fonte primaria se l'autore l'ha visto, o secondaria
se è una copia autonoma.
ICCU Istituto Centrale per il Catalogo Unico, unifica le descrizioni bibliografiche a livello nazionale.

Fare un'edizione urtext non vuol dire copiare il testo, bisogna capire se nei manoscritti o edizioni
precedenti edizioni a stampa c'erano errori, l'edizione urtext cerca di ricostuire per quanto
possibile il pensiero dell'autore.

Distinzione fra tipi di edizione che fanno riferimento all'originale: edizione in fac-simile, edizione
urtext (edizione interpretativa è ancora più diversa).
L'edizione urtext serve per evitare di eseguire qualcosa che l'autore non ha nemmeno concepito.
Esempio di Czerny che esegue quintetto op. 16 di Beethoven in presenza dell'autore che dà di
matto, poi si scusa con un biglietto, vedi slide. Jonathan del Mar studioso di Beethoven e filologo.

Edizione critica raccoglie tutti i momenti di elaborazione della partitura, non c'è un solo testo
finale perché in appendice ci sono tutte le vatianti possibili che documentano le diferenze fra le
fonti. Edizione urtext esamina in modo accurato ed esaustivo tutte le fonti originali, tutte le fonti
primarie.

Ai tempi di Beethoven non si stampava la partitura perché costava troppo e non la comprava
nessuno, si pubblicavano parti staccate che venivano poi anche corrette.

Edizioni in fac-simile sono riproduzioni fotografiche del manoscritto.

Edizioni interpretative hanno mediazione del curatore che introduce elementi a fini didattici o
esecutivi.

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