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INDICE

PARTE PRIMA
Prefazione aLla Parte Prima 9

I Perché la scuola della respirazione? 15


Movimento rigeneratore 17
Aikido 20
'Il programma della nostra scuola 23
II Il folklore della spontaneità 25
III La respirazione e la postura 36
IV La battaglia del loto 43
V Movimento e respirazione 49
VI Osmosi 58
VII Taiheki. Polarizzazione dell'energia vitale 65
Il gruppo cerebrale: definito anche verticale 69·
II gruppo digestivo: definito anche laterale 71
VIII Taiheki. Polarizzazione dell'energia vitale
(continuazione) 74
Il gruppo polmonare: definito anche avanti-indietro 74
Il gruppo orinario: definito anche torsione 77
IX Taiheki. Polarizzazione dell'energia vitale
(continuazione) 83
Il gruppo pelvico: definito bacino chiuso-aperto 83
X Taiheki. Polarizzazione d eli' energia vitale (fine) 92
Il gruppo pelyico, seconda parte 9,2
Il gruppo ipe.rsensibile-apatico 96
XI Aspetto di «ambiente» della respirazione 103
XII Aspetto « attenzione » della respirazione 112
XIII La dimensione immateriale 123

.355
XIV La dimensione immateriale (continuazione) 13 O
Percezione extrasensoriale 132
XV Il terreno 141
XVI Il terreno (continuazione) 150
XVII La normalizzazione del terreno 160
XVIII Il ventre che respira 167
XIX II. bisogno di equilibrio 176
'.
XX Il bisogno di equilibrio (continuazione). 185

PARTE SECONDA
Prefazione alla Parte Seconda 197

XXI Il credere: suo processo 199


XXII La prigione mentale 208
XXIII Concetto e non concetto 215
XXIV Il campo psi 224
XXV L'universo chiuso 233 l

XXVI La scienza e l'individuo 241


XXVII Il corpo si adatta 250
XXVIII La spontaneità 258
XXIX L'immaginazione agisce 265
XXX La visualizzazione 273
XXXI Respirazione e magnetismo 280
XXXII Il tempo si

« dilata » 288
XXXIII Inspirazione 29.5
XXXIV 11 ki nell'aikido 302
XXXV Il ki nell'aikido (continuazione) 309
XXXVI La concentrazione inconscia 316
XXXVII Il non-avversario 324
XXXVIII Lo scorrere del ki . 31
3
XXXIX Unirsi e separarsi 338
XL La via della spoliazione 345

APPENDICE 353

356 •
PREFAZIONE ALLA PARTE PRIMA

Dal giorno in cui bo avuto la rivelazione del Ici, del re­


rpiro (avevo allora più di quarant'anni), non è cessato di
crescere in me il desiderio di esprimere l'inesprimibile, di
comunicare l'incomunicabile.
Nel 1970, all'età di cinquantasei anni, lascio il mio la­
voro di dipendente e mi lancio in un'avventura senza garan­
zie né promesse. Dopo aver girato gli Stati Uniti, arrivo a
Parigi. Quando decido non solo di restarvi, ma anche di
intraprendervi qualche cosa, i miei amici francesi manife ­
rtano una grande sorpresa.
Il loro argomento è questo: «E difficile intraprendere
qualche cosa di nuovo in Francia. Ci sono talmente tanti
divieti che, anche per noi Francesi, è quasi impossibile fare
qualsiasi cosa. Tanto più per uno straniero come lei. A
maggior ragione alla sua età».
Hanno perfettamente ragione. Per tutta risposta, dico:
« Si vedrà».

Avrei potuto cominciare ugualmente in Italia, in Inghil­


terra o in qualsiasi altro luogo, dove rton avrei avuto lo
rtesso genere di difficoltà. Ma le difficoltà qualche volta,
invece di disorientarmi, mi incuriosiscono e mi stimolano.
Il primo ostacolo che incontro è la necessità di stabilire
una pratica ufficiale prima di cominciare a /are il primo
passo. Questo è un riflesso del carattere giuridico della vi­
ta francese. Lo stesso ostacolo, che io sappia, non esiste
né in Giappone/ né in Italia. Ciò implica in tutti i casi
?,ronde pazienza, visite infruttuose presso persone disponi­ •

bili a interessarsi, appuntamenti rimandati, seguiti da gar­


bati rifiuti.

1 Per me, ln quanto giapponese, poiché gli stranieri hanno enormi


difficoltà con l'immigrazione.

9
Nel frattempo comincio a scrivere. Per scrivl'rc', rome
per dipingere, non ho bisogno di alcuna autorizzazione am
ministrativa. È la sola libertà di cui allora godevo in pieno
diritto.
Il lavoro non è facile. La prima difficoltà è naturalmente
quella di scrivere in francese, lingua cbe bo appreso in età
adulta. La seconda deriva dalla natura stessa del so�getto.
Questo non è stato mai trattato in alcuna lingua, giappo­
nese compreso, soprattutto nell'ottica con la quale vedo il
suo sviluppo. Malgrado queste difficoltà, m'appassiono a
scrivere. In ogni caso, questa sarebbe la prima volta che
una materia così inafferrabile sarebbe stata trattata in una

lingua occidentale.
Invece di lasciare ammuffire i miei manoscritti in un cas­
setto, mi metto a diffonderli con mezzi occasionati. Strana­
mente il numero degli interessati aumenta a poco a poco.
Oggi il numero dei volumetti raggiunge la ventina. Accetto - '

l'offerta dell'editore di pubblicar/i.


Si constaterà che ogni articolo presenta diversità nel to­
no, nello stile o nell'espressione. Questa differenza deve
essere scusata a un novizio nell'arte dello scrivere. Mi di­
cono che c'è un miglioramento nel mio modo di esprimer­
mi a mano a mano che vado avanti. È possibile. In ogni
caso, in tale materia, non posso pretendere di spiegare tut­
to. Se la spiegazione è completa, è inevitabilmente falsa. In
ogni caso, io non posso che indicare, devo fare come un
muto che cerca di comunicare qualche cosa.
Qualche mese dopo aver terminato i miei primi articoli
ricevo la visita inattesa di persone che mi fanno una pro­
posta. Sono coloro che, al tempo del mio breve soggiorno
a Parigi, all'inizio del 1969, hanno organizzato per me una
serata dimostrativa. Subito dopo la mia partenza, hanno
formato un'associazione sotto il nome di Katsugen-Kai e
mi invitano a servirmene. Così ottengo la copertura ammi­
nistrativa necessaria.
Due anni sono trascorsi da quando bo iniziato a far vi­
vere questa associazione, che dal giorno della sua nascita
non aveva che un'esistenza nominale. Avviata il giorno del­
l'apertura con qualche partecipante, oggi essa comincia a
essere vitale. Quest'esperienza mi ha permesso di conosce­
re meglio il clima dell'Europtl e di tenerne conto.
La tendenza aristotelica domina ancora, tendenza che si
manifesta con il bisogno di definire e di classificare. Una

lO
volta classificata, la materia cesSd di suilupparsi in un'azio­
ne: diviene una categoria restrittiva. Queste categorie 'Sono
spesso dualiste: bene e male, anima e corpo, pensiero e
azione, mentale e fisico, salute e malattia. L'attitudine teo­
rica che ne deriva ci fa rigettare di colpo tutto ciò che non
è conforme a una visione determinata.
Io presento un modo di vedere diverso. Utilizzo la mia
libertà di espressione per mostrare che c'è un'altra maniera
di pensare. Se la scienza classica deriva dall'applicazione di
una disciplina i cui principi sono stati elaborati nel XVII
secolo, questa scaturisce da una filosofia e non dalla filosofia
propriamente detta. Così certe branche della scienza, come
la fisica moderna, sfuggono alla vecchia disciplina in cerca
di una nuova filosofia. La filosofia è una presa di posizione
che è in sé libera.
Mi oppongo pertanto all'opposizione del dualismo clas­
sico: una filosofia non può essere associata a una pratica.
Questa opposizione, che è solo teorica, non rappresenta un
grosso ostacolo. La fusione tra la teoria e la pratica si fa
nella mente. La discussione diverrebbe sterile se si cercas­
se di fare ammettere verbalmente idee come: un bene può
essere un male, un male può essere un bene. Solo la pra­
tica può permetterei di sentire.
Il divieto è la forma che l'Occidente ha adottato per
salvaguardarsi contro la caduta nel caos. Esso prende una
forma più sottile allorché presenta il rovescio della meda­
glia sotto i nomi di Miracolo, Mistero, Magia. Non è suffi­
ciente togliere i divieti perché si diventi liberi. A un siste­
ma di divieti succederà un altro sistema.
Solo la respirazione, penetrando in profondità, potrà
cambiare questa situazione.
Sarà vano cercare in me, com'l si è abituati a fare, spin­
ti da uno spirito che esige prove, qualità che io non pos­
seggo: un potere straordinario, l'invulnerabilità, l'efficacia
e tutta la gamma delle seduzioni. ·
Cosa sono in confronto alla grandezza dell'Amore co­
smico del maestro Ueshiba, alla tecnica del Non-fare del
maestro Noguchi, o alla raffinatezza insondabile del mae­
stro Kanzé Kasetsu, autore del teatro No? Li ho conosciuti
tutti e tre; due sono morti, solo il maestro Noguchi è an­
cora in vita. La loro influenza continua a lavorare in me.
Essi sono maestri per natura, io sono semplicemente un
essere che comincia a svegliarsi, che cerca e si evolve.

11
Una straordinaria continuità di sforzi sostenuti caratte­
rizza l'opera di questi maestri. Ho l'impressione di trovare
in un terreno arido sorgenti di una profondità eccezionale.
Dove . si arresta il lavoro di categorizzazione, là è il loro
punto di partenza. Essi hanno scandagliato ben più in là.
Hanno raggiunto le vene d'acqua, la sorgente della vita.
Eppure, questi pozzi non comunicano tra di loro, anche
se è la stessa acqua che vi si trova. Il compito che mi as­
silla è quello di stendere una carta geografica, di trovare un
linguaggio comune.
QueJta ricerca di un linguaggio comune non avrebbe •

potuto essere intrapreJa senza la formazione che ho rice­


vqto dai miei rimpianti maestri Marcel Granet, sinologo,
e Marcel Mauss, sociologo, con i quali ho lavorato negli an-
ni prima della guerra. Essi mi hanno insegnato a liberare
un fatto da contesti inestricabili, a mettere in dubbio i va­
lori stabiliti.
L'Europeo non può agire se, prima, non ne comprende
la ragione. Da qui la necessità di uno sviluppo nel campo
del pensiero. Questo lavoro può essere interessante in quan­
to, se l'Europeo comprende, gli altri popoli seguono.
Devo insistere di nuovo sul fatto che in questo modo
non c'è una comprensione intellettuale perfetta. C'è una
grande differenza tra il fatto di avere una carta che mostra
le sorgenti d'acqua e il fatto di dissetarvisi. Il linguaggio
ci permette di comprendere così come può ingannarci. Il
mio lavoro implica una ricerca costante per migliorare il
mio linguaggio, ma questo non sarà mai definitivo.
Trasportare il problema del «Ki » nel vocabolario fran­
cese, dove qualsiasi voce subisce l'imperativo di definirsi,
di limitarsi, è in sé contraddittorio, poiché il ki è sugge­
stivo e illimitato per natura.
È così che sono sorte le difficoltà per la scelta della pa­
rola «respirazione>>. Avendo capito che il mio termine ha
un'estensione troppo vasta, alcuni hanno suggerito di inven­
tare un nuovo nome. Ciò mi condurrebbe a formulare una
dottrina inaccessibile. Altri �hanno preferito il termine «sof­
fio». Quest'ultimo ha una leggera colorazione occulta che
ho preferito scartare. Ho optato per il termine semplice
e corrente, pur sapemlo gli inconvenienti che ciò comporta.
Nel momento in cui l'Europa comincia a riflettere sul suo

12
f)f(•'Tzo tradizionale del corpo, posso sperare che il mio
o/o contributo aiuti l'umanità a uscire dalla crisi del­
tl'lilzzazione.

ragi, 7 giugno l97 .3

1.3
I

PERCHÉ LA SCUOLA DELLA RESPIRAZIONE?

Chuang-tseu, grande filosofo cinese, ha detto duemilacin­


quecento anni fa: « L'uomo vero respira atttaverso i tal­
loni, mentre la gente Comune resptra attraverso fa gola »:
ChTresplra oggt attraverso 1 tallo ni? Si respira attraverso
il petto, le spalle o la gola. Il mondo è pieno di· gente in­
valida che ignora di esserlo.
L'uomo mod �o, siv!Ezzato, agisce_ g�je !Ùtin�ligen­
za e non può aglre che attraverso di essa. Schiacciato sotto
il peso di innumerevOli divieti che la sodett_g}JJtEP..onè,
trova sempre meno 1a possibilità d1, agire spontaneamente.
In balia di se stésso!. esita ad !gire·, d�!llinato da yna vaga
apprensi011e di riiancanza di conoscenza o di difetto di in-
telligen
za. -
-

- --

In quanto civilizzato, l'uomo moderno rimane senza fia­


to non appena fa qualche sforzo fisico; di fronte a una si­
tuazione difficile il suo respiro è mozzato. E tuttavia si è
impegnato in dure lotte per conquistare i suoi diritti di
u.omo, ottenendo determinate libertà e continuando a lot­
tare per conquistarne altre. Ma un giorno scopre che que­
ste libertà non soddisfano che condizioni materiali, esterne
a lui.
Ai margini della terza rivoluzione industriale però, che
cosa conta di fare dei suoi mezzi, delle sue possibilità, dei
suoi svaghi? Cibi, vestiti, case, distrazioni, viaggi, le of­
ferte abbondano, ma la capacità dell'uomo di usufruirne è
limitata.· Non può diventare un Pantagruel a un tratto, né
essere in più posti nello stesso tempo. Non rimane che "un
margine molto sottile per la soddisfazione materiale e per­
tanto egli non cessa di aspirarvi.
La società vuole che l'uomo sia una macchina, una mac­
china..pèr-produrte e per consumare. Una volta acquisiti i
diritti umani, che resta della afgnitf dell'Uomo?

1.5
Con il termine respirazione non intendo parlare dell'ope­
razione bio-chimica della combinazione ossigeno-emoglobi­
na. La respirazione è insieme vitalità, azione, amore, spiri­
-
to di comunione, intuizione, premonizione, movimento.
L'Oriente conserva ancora questo aspetto con il nome di
prana o quello di ki.
L'Occidente sembra ugualmente averlo conosciuto: lo
testimoniano le parole psyché, anima-soffio, o anima, dalle
quali derivano parole come anima, animare, animale, ani­
mosità, o spiro, da cui abbiamo tratto nomi come spirito,
. .
tnsptraziOne, asptraztone, respuaz10ne.
. . . . .

La preponderanza concessa alla filosofia della conoscenza,


facendo trionfare lo spirito razionalista, in Occidente, met-


te fine a questi aspetti fluidi e invisibili dei dati prerazio,
nali. Si stabilisce l'opposizione tra l'uomo, soggetto della
conoscenza, e il mondo, oggetto della conoscenza. Il mondo
esiste indipendentemente dall'uomo. Quest'u1timo smette di
guardare tramite il suo respiro. Dio viene tenuto a rispet­
tosa distanza. La separazione tra Dio e l'uomo è definitiva.
Penso sia inutile inventare nomi divt::rsi da respirazione o
soffio. Lo spirito occidentale, con la sua tendenza intellet­
tuale e analitica, è incapace in ogni caso di ammettere nel
suo vocabolario una voce così flessibile come il ki: infinita­
mente grande, infinitamente piccolo, estremamente vago,
estremamente preciso, molto comune, terra terra, tecnico,
esoterico.
Oggigiorno, una gran maggioranza di ·occidentali sono
bloccati alle anche, fin dall'età della pubertà. Non se ne
parla di respirare attraverso i talloni o le anche. Per essi
la Natura si trova a cinquanta chilometri dagli agglomerati
urbani. Essi dimenticano il fatto che l'uomo stesso parteci­
pa alla Natura.
L'uomo-natura agisce e agisce bene, finché l'uomo-intelli­
-
genza non interviene per falsare ii camm!!i o. Egli sa cresce­
re, a partire da una cellula fino all'embrione di miliardi di
volte più grande. Quale intelligenza lo ha fornito dell'ossa­
tura, degli organi e del cervello con un cranio per proteg­
gerlo? Tutti i sapienti del mondo riuniti non sono capaci,
con il loro spirito razionalista, di produrre un solo embrio­
ne, cosa che una donna, pér quanto ignorante possa essere,
compie senza sforzo.
Il Giappone, grazie alla distanza che lo separa dalla fami­
glia europea, ha saputo mantenere la sua autonomia cultu-

16
r tic. Chiamiamo filosofia dell'azione le basi culturali su cui
1 •t•gi.wo le sue tradizioni. L'essenza dell'azione è la respi­
r 1 11mc, il soffio, il ki.

L'ikebana non è una semplice composizione decorativa di


h<•ll Esso evoca la presenza della Natura con il minimo di
rlrllll'nti messi a sua disposizione. La cerimonia del tè non
un ga lateo di degustazione. Essa stabilisce l a comunione
Jlltituale dei partecipanti attraverso determinati gesti. Il
liro con l'arco non è uno sport di destrezza. Esso i nsegna
11 1espirare, a respirare con la Natura. Il teatro No non si

t'sprime. Impressiona attraverso_le intuizioni. Lozèìldirà


enza dire, In contrasto con Cartesio: non penso, quindi
nnn sono. Il problema dell'Essere, nell'azione, si situa a un
hvdlo molto differente da quello della soluzione europea.
Due metodi che vi presenteremo, l'aikido e il movimen­
ln rigeneratore, sono destinati a farvi acquisire una respira­
l(lllC calma e profonda.
lAl nostra scuola di respirazione è aperta a chiunque vi
�� I nter es si . Non è una scuola di violenza, di brutalità o di

1nngin nera. È una scuola di comunione spirituale. È aper-


1.1 a tutte le convinzioni religiose, e vi si interessa nella mi-
lira in cui esse hanno riferimento alla respirazione.

\fovimento rigeneratore
Preconizzato dal maestro Haruchika Noguchi, può es
•l're praticato da chiunque, fatta eccezione per i m r
Q ibondi
l' per le donne, nei giorni immediatamente dopo il parto,
-

;•l'riodo <u t rante ii quale iJloro"badno si richiude. -


Qualche parola sul maestro Noguchi. Autodidatta, for­
ltrnatamente per lui, in quanto ha potuto evitare l a conta­
mmazione di idee già stabilite, fondò il metodo cosiddetto
1c•ttai. La sua prima impresa fu la guarigione che procurò,
11ll'età di dodici anni, ai suoi vicini che soffrivano d i diar­
rea in seguito al grande terremoto che colpl la regione di
f'okyo nel 1923. Trovò la sua vocazione. Dopo aver stu­
diato tutti i metodi di guarigione, arrivò alla conclusione
che l'uomo non può essere salvato da metodi di guarigione.
Questo lo portò a concepire l'idea del seitai.
Il seitai, che letteralmente significa coordinazione fisica,
rappresenta un'idea molto comPless-a in quanto non consi-

17
dera il concetto d i buona salute, quale sinonimo di assen­
za di malattia.
Citiamo comunque qualche aspetto rilevante di questa
idea.
Primo, l'uomo che ha realizzato il seitai possiede riflessi
·sufficientemente sviluppati perché egli possa reagire a tutte
le anomalie, senza che vi sia necessariamente una presa di
coscienza. Vomiterà anche il cibo più ghiotto, se lo stoma­
co non lo accetta, evitando così possibili intossicazioni. La
sua sensibilità sarà così acuita che non sarà più preso alla
sprovvista da improvvise malattie. Le malattie saranno ac­
cettate come fluttuazioni fisiologiche. Non cercherà dì gua­
rirle poicll é saprà sfruttarle a suo prolj.ttg. I raffreCfdOrì po­
'hanno- esse eTrequenti, ma non dureranno a lungo, non
r
più di una decina di minuti, e, una volta passati, si sentirà
.
nnnovato.
Secondo, la sua respira2ione è più profonda di quella del­
la gente comune.
Terzo, il suo sonno non dura a lungo in quanto è pro-
fondo; si rimette dalle fatiche molto rapidamente.
Quarto, ha i l corpo flessibile invece che teso e contratto.
Quinto, si concentra e si rilassa a piacimento.
Sesto, � suoi bisogni sono precisi. Non ha la necessità di
rivolgersi agli specialisti per sapere che cosa deve mangiare
o che cosa deve fare. II suo corpo lo sa.
Diminuisce la separazione tra il suo ensiero e la sua
aziane:-: mcapactta ascia 1 posto a destrezza senza sa-
pere come questo cambiamento si sia operato. .
Otto, ha la mente serena, eccetera.
La tecnica seitai presenta tuttavia un grande difetto: il
suo apprendistato dura a lungo. Bisogna calcolate una ven­
tina d'anni per formare un esperto, e per perfezionato che
possa essere, non potrà soddisfare la domanda di una so­
cietà industrializzata, soprattutto quando si pensa ai mi­
liardi di individui che compongono la popolazion� mondia­
le. Un esperto potrà trattare tra le cinquanta e centocin­
quanta persone per giorno al massimo. Ciò non sarebbe che
una goccia d'acqua nell'oceano. D'altro canto è difficile tro­
vare persone disposte a dedicare vent'anni della loro vita
a questo studio.
Parallelamente a questa tecnica, esiste un metodo che il
maestro Noguchi preconizzava dagli inizi della sua carriera:
il movimento rigeneratore. Il vantaggio di quest'ultimo, co-

18
sa molto apprezzabile, è che non necessita di alcuna tecnica
speciale, e che tutti, dopo qualche addestramento, possono
praticarlo a piacimento.
Lo scopo e l'evoluzione fisiologica che esso apporta sono
gli stessi della tecnica seitai. Se la tecnica seitai_JlQpartiene a
un insegnamento esoterico, il mo\llrnento rigeneratore ap­
partiene a un insegnamento exoterico e dunq1,1e apero
- t a
tutti.
L'ironia della natura umana fece sl che questo metodo,
accessibile a tutti, rimanesse appannaggio esclusivo dei mem­
bri volontari della società seitaì. Una specie di amor pro­
prio impediva alle persone di dedicarsi a una pratica cosl
semplice.
Un giorno, nel febbraio 1968, ho cominciato a riunire
alcune persol'l.e per formare un gruppo di movimento rige­
neratore. Ne ho fatto un rapporto alla Società Seitai che lo
pubblicò nella sua rivista mensile. Il risultato fu inatteso.
ru la sferzata che diede l'avvio alla formazione di gruppi in
rutti gli angoli del Giappone. Si contano oggi cinquantamila
aderenti iscritti ai gruppi. Se si contano i non iscritti, la
cifra può raddoppiare o triplicare.
. Ho organìzzato gruppi anche a Roma e a Parigi, in oc­
casione di qualche mia visita in Europa.
Ho potuto constatare, più tardi, che a dispetto della com­
prensione molto rapida degli Europei, questi gruppi si dis­
solvevano molto rapidamente per mancanza di un perso­
naggio centrale.
La _personalità dell'ofE.ciante del gruppo è estremamente
_

importante. 'Tutto dipende da essa se i partecipanti escono


da un incontro più distesi o più stanchi di prima. � u!!_a
tjuestione di atmosfera.z di influenza invisibile dell'ofhciante,
derivanteèlallasua apertura mentale e dalla sua formazione
generale, e infine dalla sua respirazione.
Che il movimento rigeneratore abbia effetti terapeutid
è evidente, ma questo non è che un aspetto secondario. Sa­
rebbe come dire che la qualità di un� statua è di proiettare
In sua ombra.
Così noi non accettiamo le persone la cui sola preoccupa­
zione è di guarire questa o quella malattia. La malattia è
un'ombra. Che vadano per monti e per valli al vano inse­
gllimento della loro ombra: è affare loro, non nostro. n
-
nostro è unicamente il ritorno alla normalità.
- - ----

19


Questo ci porta a formulare una domanda fondamentale:
che cos'è il movimento nell'uomo.
Un tempo Maine de Biran si pose timidamente la doman­
da. Come è possibile che un pensiero astratto, per esempio,
alzare un braccio, si trasformi nell'azione reale di alzare il
braccio?
Mentre l'Occidente non è riuscito a risolvere il proble­
ma, l'Oriente ne ha sempre conosciuto i segreti, senza tut­
tavia formularli in un linguaggio convenzionale. I Giappo­
nesi si accontentavano di perseverare nella ricerca di tecni­
che, tradizionali ed esoteriche.
Il vero scopo del movimento rigeneratore è quello di far
conoscere, attraverso la pratica, la differenza fondamentale
tra la forza fisica (intesa nelle due accezioni, della fisica e
del fisico) e la respirazione, motore del movimento spon­
taneo.

Aikido

Fondato dal mio rimpianto maestro Morihei Ueshiba,


morto nell'aprile 1969, che ho avuto la fortuna di conosce­
re intimamente per una decina d'anni, l'aikido è un'arte
marziale d'amore. Per coloro che intendono per arte mar­
ziale una tecnica aggressiva di combattimento, questa espres­
sione parrebbe contraddittoria. Cionondimeno, è quanto il
Maestro non cessava di affermare: dottrina di non resisten­
za, arte marziale d'amore e non sport, né tecnica di com­
battimento.
Se all'età di più di ottant'anni, benché piccolo di taglia,
riusciva a gettare lontano una banda di assalitori, giovani e
vigorosi, come se fossero pacchetti di sigarette, questa for­
za straordinaria non era affatto forza muscolare, ma respi­
razione. Domandava poi, accarezzandosi la barba bianca e·
chinandosi con sollecitudine, se aveva loro fatto male. Gli
assalitori non si rendevano conto di quello che era loro suc­
cesso. Tutt'a un tratto, erano trasportati da un cuscino di
aria, vedevano la terra in alto e il delo in basso, prima di
cadere. Si aveva una fiducia assoluta in lui sapendo che non
avrebbe fatto mai male ad alcuno. Era l'immagine di un
nonno che si divertiva con i suoi nipotini.
Il suo ideale si esprimeva nella formula: il mondo è una
sola famiglia. Formula che non è difficile da comprendere,

20

ma difficile da mettere in pratica. Egli fu una delle rare per­


sone a matterla in pratica.
Sarebbe inutile entrare nei particolari della tecnica, co­
me lo sarebbe insegnare a nuotare a qualcuno che non si
mette nell'acqua.
Ma appena ci si mette a praticare, ci si accorge subito di
· una cosa: la· sfasatura tra il proprio pensiero e la propria
azione. Non parlo di enormi fatiche o di acrobazie, ma di
semplici gesti come: porgere la mano per prendere quella
del proprio avversario, o camminare descrivendo un cerchio.
Ci si sente bloccati da ogni parte.
Si produce spesso una specie di esitazione o di confu­
sione nel pensiero che si traduce nell'azione attraverso una
ripetizione di errori ridicoli. Ci si sbaglia di mano a ogni
momento, si tende la mano sinistra invece di porgere la de­
stra, e inoltre si gira il polso nel senso inverso di quello che·
è stato richiesto. Dolorosa constatazione, poiché ci si cre­
deva maestri almeno del proprio corpo. Ma no, non si ha
il controllo del proprio corpo, né delle proprie membra.
Non meraviglia che si compiano nel mondo tanti crimini
involontariamente. Si dirà: non l'ho voluto fare, o è stato
·più forte di me. Gesù ha detto, duemila anni fa: « Tu mi
rinnegherai �re volte, prima che il gallo canti ».
L'azione nel maestro Ueshiba scaturiva dall'intuizione,
non' dalla vo1ontà, né da una decisione ragionata ..L'intuizio­
he era legata all'azione in un modo talmente naturale,-Inti­
mo e immeJiìito, che nonè'era nessuna sfasatura tra le aue.
« Colui che mi 'attacca », aiceva, « per il fatto dìvoler1ni at­

taccare, ha perso in partenza ». Non si trattava di una spac­


conata, ma dell'enunciazione di una verità imparziale come
un assioma matematico.
Col permesso del Maestro, qualche discepolo ha cercato
di attaccarlo all'improvviso, nei momenti più inattesi. Non
ci sono mai riusciti. Alcuni hanno battuto nel vuoto, altri
contro il muro, riportando ferite alle mani.
C'è un fatto di premonizione nel processo. Un processo
razionale comporta parecchie tappe. Riconoscimento dei da­
ti visivi, uditivi o altri, dei gesti dell'aggressore. Riflessio­
ne sul significato di questi gesti. Conclusione probabile o
certa del fatto di un attacco diretto contro di voi. Rifles­
sione sui mezzi efficaci di difesa, sia per parare il colpo, sia
per schivare. Conclusione razionale ottenuta. Decisione per

21

mettere in esecuzione i mezzi ritenuti. Messa in esecuzione,


eccetera.
Nel tempo che voi avete impiegato a percorrere tutte
1 queste tappe, il vostro aggressore vi avrebbe inflitto cio­
l quanta pugni, si sarebbe fatto una doccia, cambiato cami­
cia e sarebbe andato a prendersi un bicchiere di whisky al
bar. Ma non è ancora finito, la discussione continua. La
percezione dei dati può essere ottenuta se l'attenzione vi è
già diretta. Che fare se la vostra attenzione era diretta al­
' l trove? O se siete attaccati dal di dietro, dove non potete
vedere? O se siete addormentati?
Resta ancora un dubbio: quello di sapere se i gesti sono
veramente significativi di un'aggressione o semplicemente di
( uno scherzo, o di un tic nervoso. Le interpretazioni sono di­
verse e solo il risultato può dar la conferma. Ma se si aspet­
ta il risultato, è troppo tardi. (

1 Il maestro Ueshiba diceva che quando un attacco era


\ diretto contro di lui, vedeva una massa bianca dirigersi ver-
so di lui, prima che l'attacco avvenisse realmente. Bastava
allora evitare ·questa sfera perché il colpo si portasse al­
. tr.ove.
1':-.Jntuizione coglie_gli impulsi alla loro nascita. Da dove
vengono questi impulsi? Nessuna legge di causalità lo spie­
ga. L'inerzia non spiega la causa del movimento.
Uno dei punti più importanti nell'insegnamento del' Mae­
stro, mi sembra, è la sua concezione dello spazio-tempo.
Né il tempo, né lo spazio esistono, diceva.
L'Occidente ha dato origine al concetto di spazio-tem­
po omogeneo. Lo spazio e il tempo esistono a priori.
L'uomo si colloca solamente su assi che gli preesistono.
È folle negare l'esistenza di un fenomeno che precede
tutti gli altri?
Nella pratica respiratoria che consiste nel far vibrare le
mani giunte davanti al ventre, a occhi chiusi, egli diceva:
collocatevi all'Inizio del Cielo e della Terra e in1ì.pirate so­
lamente. Cosa significa questo?
Significa che voi siete all'origine dello spazio-tempo e
che voi stessi siete creatori di uno spazio-tempo che provie­
ne dalla vostra personalità, dalla vostra anima.

7 ....
---
B�erg� ha fatto un picéolo passo in questa direzione .
... --- Ma Gesù non ha detto: << Prima che Abramo fosse, io
• sono » .
Il luogo dove si pratica l'aikido è sacro, non per un n-·

22

l• mmnle, ma perché vi regna uno spazio-tempo difie­


d•ll.t vita corrente. Voi siete sul Ponte Celeste Flut·
1 l .\meno· Ukihashi).
Il 1duto che fate entrando nel dojo {luogo di pratica) vi
1la:z.t c quello di partenza vi desacralizza. Una volta
ti, ndiventate un uomo tra la folla, alle prese con le
truuctil che la società vi impone.

l pro;,ramma della nostra scuola


j
••
!
l• �ruola di respir�ione, put essendc s<:le_ttiva non è
luola chiusa ed esclusiva. Si è liberi di iscriversi, sia

lo •• essa, sia aderénto f contemporaneamente ad altre or­


Il,. ;.t:tioni o discipline esistenti altrove.

•uno aperti a tutto. Ci interessiamo di altre discipline

J>ll .ttorie e soprattutto al campo di pensiero che ha rap­


I 1111 wn la respirazione.
Nrlla presente esposizione vi ho fatto intravedere l'esi­
t llltl di altre possibilità oltre a quelle proposte dal pen­
tcru occidentale.
Non ho affatto l'intenzione di dire che un ristretto nu­
nrro di maestri giapponesi siano i soli detentori dei se­
f�<·ti dell'intuizione. Esempi di in!uizione esistono sia in
( 1,ddente che in Oriente; sia tra le -persone anonime che
r1 gli uomini di genio.

Questi fenomeni, tuttavia, non hanno trovato alcuna col­


l "'1zione nella corrente principale del pensiero occidentale.
lr teode sulle quali questa si basa sono incapaci di inter­
JHctarli. Ora li si ammira come straordinari, ora li si rigetta
•me bizzarri o impossibili.
Magia, Mistero, Miracolo, le etichette sono a portata di
mano e, una volta classificati, le si getta nel paniere del­
l'ublio.
I fenomeni come premonizione, telepatia, psicometria, te­
lccinesi non s�no per niente cose impossibili dal punto di
vista della respirazione.
Senza volersi tuttavia cacciare in questa avventura, sia­
mo pronti ad accordare loro il diritto di cittadinanza. Un
approccio ideologico appare necessario.
Discussioni, raccolta di testimonianze non sono escluse
dalla nostra attività.
Il nostro sforzo, a paragone di ciò che resta da fare, è

23
.
.

certamente minimo. Cerchiamo di contribuire modestamen­


te, da parte nostra, a mostrare la Via che permetterà al­
l'uomo di ritrovare la sua libertà interiore.

'

24
II

IL FOLKLORE DELLA SPONTANEITÀ

«La montagna è la montagna.


La montagna non è la montagna.
È per questo che la si chiama
montagna».
WANSHI, patriarca cinese Zen (XII secolo)

Il defunto Padre S. Candau, missionario gesuita, uno dei


rari Europei che oltre a comprendere e parlare il giappone­
,

se, lo leggevano, lo scrivevano e facevano conferenze in


questa lingua cosl mal imparentata con la propria, diceva,
nell'articolo di una rivista:
« La cosa più difficile da capire nella lingua giapponese

è il termine ki ».
In effetti, mentre i Giapponesi lo utilizzano centinaia e
centinaia di volte al giorno, senza riflettervi, è praticamen­
te, e direi anche teoricamente, impossibile trovarne un equi­
valente nelle lingue europee.
Se il termine, preso isolatamente, resta intraducibile in
francese, non è tuttavia impossibile tradurre le espressioni
correnti nelle quali si trova inserito. Citerò qualche esempio:
ki ga cbiisai: letteralmente, il suo ki è piccolo. Si pone
troppi problemi per niente.
ki ga okii: il suo ki è grande. Non si pone problemi per
piccole cose.
... ki g}I shinai: non ho abbastanza ki per... Non ne h o
voglia. O, ciò mi disorienta .
... ki ga suru: fa del ki per. Ho fiuto, il presentimento,
..

sento intuitivamente.
waru-gi wa nai: non ha un cattivo ki, non è cattivo, non
ha cattive intenzioni.
ki-mocbi ga ii: lo stato del ki è buono, mi sento bene.
ki ni naru: ciò attira il mio ki, non riesco a liberare la
mente da quest'idea. Qualcosa di strano, di anormale cattu­
ra la mia attenzione, mio malgrado.
ki ga au: il nostro ki coincide, siamo sulla stessa lunghez­
za d'onda.
ki o komeru: concentrare il ki. In fatto di concentrazio­
ne, non ho visto in nessun altro luogo esempi portati così

25
in alto come in Giappone. Certamente i Giapponesi hanno
i loro difetti, ma sono riconoscente di poter apprezzare
nella loro tradizione la concentrazione sostenuta nel compi­
mento di ciascun atto.
Ma il processo di concentrazione causa in generale noie
<< mortali » agli Occidentali, i quali si interessano solo al­

l'opera, alla novità della trama, alle testimonianze tangibili


dell'atto.
Si comprenderà questo grado di concentrazione osservan­
do in un museo una bella sciabola giapponese. Il fabbro
giapponese impiega molto tempo a concepire la sciabola
che forgerà e, una volta deciso, si purifica per qualche gior­
no ritirandosi nel suo atelier sacralizzato col suo assistente.
Nessun contatto con il mondo esterno, neppure con la sua
famiglia, per tutto il periodo di fabbricazione. La sciabola
è l'anima del samurai. Essa incute rispetto.
Ki-mochi no mondai: dipende dallo stato del ki. Non è
l'oggetto, il risultato tangibile, bensl il gesto, l'intenzione
che conta.
Quando si compie un'azione in modo spontaneo e con
piacere o invece in maniera abitudinaria con calcolo o in
malo modo, l'opera è la stessa, ma il sentimento che se ne
prova è differente. Ho visto parecchi casi in cui i Giappo­
nesi andavano in collera a causa di queste modalità di com­
portamento a cui si è sempre meno sensibili nelle società
moderne. Per fare un parallelo con ciò che ho detto, il
ki-mochi è diven�.;�to quasi sinonimo di regalo. Potgendo
quest'ultimo, si dice: è il mio ki-mochi. Che vuoi dire: l'og­
getto è molto modesto, non è che un segno della mia pro­
fonda riconoscenza. Si rasenta allora il campo della psi­
cometria.
Si potrebbero ancora citare parecchie centinaia di espres­
sioni con la voce ki.
Anche se i Giapponesi sono per la maggior parte incapaci
di dire che cosa è il ki, ciò non impedisce che essi sappiano
istintivamente in quale momento bisogna dirlo o non dirlo.
Il ki appartiene al campo del sentire e non a queJlo del
sapere.
La conoscenza può essere definita e trasmessa a un altro.
Il sentire è un'esperienza primaria, preliminare a tutti gli
sforzi di intelligenza. Nessunaspìega2ione p01fà trasmet­
terlo senon si cond1vide la medesima esperienza.
La primordiale domanda ìn Occidente e quella che co-

26
mincia con « perché ». Il perché ci coqduce alla conoscenza
discorsiva del problema. Questa, da una parte può aiutar·
ci a risolverlo, dall'altra può indurci in errore.
Due scrittori giapponesi, Ryanosul<e .Akutagawa e Naoya
Shiga, un giorno furono invitati a un pranzo.
È noto che Akutagawa, autore di un breve romanzo dal
. quale si è tratto più tardi il celebre film Rashomon, diretto
dn Kurosawa, era molto intelligente, ma fece una fine tra­
gica: esauriti lo slancio vitale e l'inspirazione, cercò il mo­
do per morire senza sofferenza. Inger\ alcuni farmaci che lo
l"ondussero lentamente a un sonno profondo, da cui non
fece ritorno. ·'

Shiga, in compenso, era molto intuitivo. Niente teorie,


niente declamazioni. Tuttavia faceva osservazioni all'appa­
renza anodine, senza insistenza, che producevano impatti
terrificanti sulle persone che lo ascoltavano, perché ricono­
scevano che erano profondamente giuste.
All'uscita dal pranzo al quale erano stati invitati, Aku­
tngawa disse sdegnato: «Ci hanno invitati e poi ci hanno
servito aringhe ».
In Giappone, col'I:\e in altri paesi del mondo, l'aringa è
considerata un pesce ordinario. Akutagawa era indignato
a-tl'idea che si potesse invitar-e la gente per poi offrire un
piatto cosl poco nobile.
Al che Shigà fece questa considerazione: « Eppure, tra
tutti i piatti serviti, l'aringa è apparso il migliore».
Si dice che dai colloqui letterari che avevano spesso tra
loro, Akutagawa uscisse esausto, pallido, spossato dalle pic­
cole osservazioni 'di questo genere fatte da Shiga.
Le discussioni d rendono ebbri di parole e ci impedisco­

no ? �ò c
i vedere �he ��sa .r�ilfu,ente softo IT n�tr�Jl a_§O.
S t racconta che in tappone un ladrù, accompagnato dal
figlio, saccheggiò una casa i cui abitanti erano assenti. Stra­
da facendo, con il sacco pieno di oggetti rubati sulla schie­
na, domandò al figlio:
« Ci ha visto qualcuno? ».
« No >>, disse il figlio, « ma Otsuki-san (l'onorevole luna)
ci guarda ».
Al che, il ladro fu preso da paura, gettò il sacco e se ne
scappò a gambe levate.
A proposito di ladri, citerei un proverbio giapponese il
cui senso è all'opposto della storia precedente: «Anche per
un ladro, su dieci argomenti, d sono tre parti di verità ».

27
La magia della parola è stata da sempre un'arma per
l'uomo. Un buon oratore è capace di convincervi che il
bianco è nero e il nero è bianco.
Ricordo una storia reale che è accaduta negli Stati Uniti.
Un giovanotto fu accusato di un crimine e condotto in giu­
dizio. Il presidente, grazie alla sua esperienza di uomo an­
ziano, capì subito che si trattava di un innocente. Ma non
toccava naturalmente a lui pronunciarsi a favore, o contro,
prima che la normale procedura fosse terminata. Negli Sta­
ti Uniti, la sentenza è sottoposta al voto di membri della
giuria, composta da comuni cittadini di ogni ceto, che non
sono specialisti in materia giuridica.
Il procuratore generale cominciò la sua arringa. Il me­
stiere di procuratore è di accusare, di dire non solo che il
nero è nero, ma anche che il bianco è nero. Questi era
inoltre stimato per la sua grande eloquenza, e a sentirlo
non c'era alcuna probabilità che il giovanotto venisse giu­
dicato innocente. Domandò una pena severa per l'imputa­
to. I membri della giuria, dopo il dibattito, si pronuncia­
rono per la non colpevolezza dell'accusato, con gran mera­
viglia del procuratore· generale.
Per spiegare questa storia, bisogna ricordare un piccolo
pa!'ticolare che si era verificato contemporaneamente al­
l'azione principale. n presidente aveva tirato fuori un si­
garo estremamente lungo durante il processo e aveva co­
minciato a fumare. All'inizio nessuno vi aveva prestato at­
tenzione e tutti ascoltavano l'arringa dell'accusa. A mano
a mano che il tempo passava, ci si cominciò a preoccupare
per la cenere del sigaro che minacciava di cadere e l'atten·
zione fu attratta istintivamente; ma la cenere non cadeva.
Alla fine, la cosa divenne veramente inquietante. La ce­
nere continuava ad allungarsi senza cadere. Se fosse caduta
si sarebbe detto: finalmente! E dopo la constatazione, l'at­
tenzione si sarebbe riportata sulla lettura dell'arringa. Sta
di fatto che l'attenzione dei membri della giuria nei confron­
ti dell'accusa fu distratta da questa cenere che non si de­
cideva a cadere.
Dopo il processo, li presidente mostrò la chiave del mi­
stero: aveva semplicemente introdotto un pezzo di fil di
ferro nel sigaro.
Qualche anno fa mi incaricarono di tenere un corso di
lingua giapponese al personale di bordo di una compagnia
aerea.. Assistenti di volo, camerieri, capicabina erano asse-

28
gnati da tre mesi nel settore che serviva Tokyo e si voleva
dar loro alcuni elementi di lingua per essere bene accolti
da una clientela la cui importanza aumentava di giorno in
gtorno.

Ho ben riflettuto alla richiesta. È possibile insegnare il


giapponese in dieci lezioni a equipaggi composti da Europei?
Soprattutto a persone che dovevano, dopo questo periodo,
èambiare settore per non servirsi più di ciò che avevano ap­
preso?
Tenuto conto dell'esigenza del lavoro e delle circostanze,
ho pensato che c'era un'altra cosa più importante e più
utile della conoscenza di qualche elemento della lingua. È
cosl che ho istituito, a fianco del corso di lingua, un corso
intitolato « Conoscenza del Giappone ».
La prima domanda che ho fatto agli equipaggi fu questa:
durante il servizio a bordo, avete notato una differenza fon­
damentale tra l'atteggiamento generale dei passeggeri giap·
ponesi e quella dei passeggeri occidentali?
La risposta fu sorprendentemente unanime:
« Sl, certo, mi sono spesso chiesto perché erano così di-

verst ».

Per precisare questa differenza, prendiamo un esempio.


Se un Occidentale chiede un bicchier d'acqua e voi gli por­
tate un bicchiere di whisky, che cosa accade? Egli dirà no,
non ho chiesto ·whisky, ma un bicchier d'acqua. È categori­
co. Ma un Giapponese? Non è mai chiaro, non è categorico.
Egli accetta lo stesso anche se voi gli portate una cosa di­
versa da quella che ha domandato. Perché?
L'Occidentale vede nell'esecuzione del vostro lavoro il
conseguimento dell'oggetto o del servizio che ha precisato e
che vi ha comunicato. Ma il Giapponese vi vede qualcos'al­
tro, il gesto, l'intenzione o ciò che noi chiamiamo ki-mochi
in giapponese. Dal momento che voi gli avete fatto un ser­
vi7io di buon cuore, non osa protestare, anche se c'è stato
t•rrore nell'esecuzione.
Nel 1945, subito dopo la guerra, un giovane tenente
.unericano delle Forze di Occupazione veniva spesso a far­
l visita. Ci faceva piacere chiacchierare con lui. Egli disse
una sera:
« Ho notato una cosa molto strana, dal punto di vista di

noi Americani. I Giapponesi sembrano non osare dire di


110 Abbiamo una signora giapponese nel nostro albergo;
uoi l'invitiamo a bere il sakè; lei accetta. Ancora un bic-

29
chiere? Yes. Ancora un bicchiere? Yes. E così di seguito.
Alla fine, completamente ubriaca, rotola per terra. E gen­
tile. Noi capiamo benissimo che non osa dire no. Il suo
comportamento ci diverte molto » .
La povera donna era vittima della curiosità dei soldati
americani che ne traevano un'esperienza sociologica con
poca fatica.
Ebbene, dico agli allievi, è forse scomodo, imbarazzante
per voi sapere che c'è una differenza mentale tra i Giappo­
nesi e gli Occidentali, ma non potete farvi niente. Bisogna
accetrare il fatto; voi siete là per servire i clienti, non per
educarli. I Giapponesi dicono sì per ki-mochi, e quando di­
cono no, è lo stesso per ki-mochi. Ma commetterei un
grave errore se dicessi che questo fatto è un'esclusività
giapponese, e che è d ovuto al carattere impenetrabile di ciò
che voi avete l'abitudine di chiamare il misticismo orienta­
le. Anche gli Occidentali hanno il loro ki-mochi, anche se
non hanno un termine così duttile per dire la stessa cosa.
Vi cito un esempio europeo che si è realmente verificato.
C'era un importante cliente di una compagnia aerea, in­
testatario di un RATP, cioè di una carta di credito presso
questa compagnia. Spetta in questo caso al servizio contabi­
le redigere, alla fine di ogni mese, una fattura globale delle
somme dovute. Si trattava dunque di un utente frequen­
Le, un buon cliente della compagnia.
Un giorno il servizio contabile notò che non vi erano più
fatture da mandare all'utente. Il cliente aveva smesso di
servirsi delle linee di quella compagnia, e si sapeva che
non era morto e che continuava a viaggiare molto. Fu in­
viato un ispettore per conoscere il motivo di questo brusco
disinteresse.
Il cliente lo r icevette freddamente e rispose alle doman­
de in modo evasivo. Ma dopo lunga pazienza e diplomazia,
l'ispettore fin) per ottenere la confidenza di ciò che gli era
successo.
Un giorno, avendo una gran sete, appena salito a bordo,
il cliente domandò all'assistente di volo un bicchier d'acqua.
Vuotato il bicchiere, si sistemò su un sedile. Poiché con­
tinuava ad aver sete, fece un cenno all'assistente di volo;
quella venne e gli disse:
« Che cosa vuole ancora? ».

« No, niente. Grazie! », rs i pose . E quello fu il suo ulti­


mo viaggio su un aereo di quella compagnia.

30
Vedete che ci sono due modi ben distinti di esprimere
il desiderio. Uno logico, sistematico, discorsivo. Provo un
bisogno. Fame? No. Sete? Sl. Che cosa voglio? Birra? No.
Acqua? Sl. Quanta? Tre bicchieri. No. Un bicchiere? Sl,
eccetera. Tutto è basato su un sistema binario tra sì e no.
Il desiderio sarà comunicato in un linguaggio chiaro per
essere ben compreso e voi non avete che da eseguire il con­
tenuto di questo messaggio.
L'altro non è sistematico, né logico. È un'espressione
spontanea della persona. Non si articola in una espressione
verbale, sapiente. Ma è totale. Essa porta, in una frazione
di secondo, a un atteggiamento di accettazione o di rifiuto.
Non ci sono più argomenti possibili. Questo è quel che i
Giapponesi chiamano il ki-mochi.
Questo corso ha ottenuto un buon successo. Il tasso di
presenza superava l'ottanta per cento, benché non fosse oh·
bligatorio. Anche anni dopo, i miei allievi mi venivano a
trovare, o mi inviavano cartoline da scali lontani.
C'erano anche alcune eccezioni, come il caso della signo­
rina X, assistente di volo: « Oh! Insomma ! Abbiamo ab­
bastanza lavoro a bordo e se dobbiamo preoccuparci anche
della mentalità dei passeggeri! Figuriamoci! No! ».
Non venne più al corso. La fatalità mi ha portato, uno
o due mesi dopo, a riconoscere i l suo nome in un comuni­
cato: una violenta protesta dei passeggeri. Spegneva a
un'ora fissa tutte le luci, senza preoccuparsi di sapere se i
passeggeri stessero leggendo o scrivendo.
Ogni paese ha la sua fauna, la sua flora e il suo folklore.
Se il ki o il ki mochi non fosse che una particolarità del
folklore giapponese, non vi sarebbe alcun interesse a par­
larnc, salvo che per un piccolo gruppo di orientalisti o di
amanti di curiosità esotiche. Ma io credo fermamente che
questa quèstione si rivesta di interesse generale, ed ecco
come la cosa si presenta su un piano, più teorico questa
volta.
Se guardo la storia d'Europa con un tale distacco da per­
mettermi tli non·perdermi m inutili dettagli, credo di rico­
noscere che d�e correnti principali si delineano nell'evolu-
zione del pensiero. -
·
-

Una platonica, sostiene che il mondo è la proiezione di


-;-
idee che gli preesistono dunque la proiezione d i...un'esisten­
za noumenica su un piano Fenomenico. L'altra, aristote-

.31
lica, parte da realtà tangibili, altrim(•nti dt·ttl' fl•nomeniche,
per tratne idee generali.
- Tafe sempl.iii.caziOne è ridicola, direbbero ��� :.torici. Non
sono uno storico, e non insisto sulla volidlln della mia opi­
nione. Considero queste due correnti nella misura in cui
esse rappresentano ancora ai nostri giorni le tendenze men­
tali degli Occidentali.
Si è tentati di dire che le idee preesisteno ai fenomeni
quando si vedono le formule semplici e sublimi della fisica
di Newton. Si sente che non si ha bisogno di studiare tutti
i tipi di fenomeni per verifìcarli. La gravitazione si appli­
cherà in ugual modo sia nell'Inghilterra del XVII secolo, sia
nel Giappone del XX secolo, e a qualsiasi pietra, bottiglia,
vaso, corpo umano che cade . .

Quando parliamo di un albero, di un animale, di una


macchina, è attraverso le idee generali, i concetti che pos­
siamo comp�;·enderci. Non esiste altra scienza che il ge­
nerale.
Noto, tuttavia, al di fuori di queste correnti principali,
1,10 'altra corrente nettamente differente da queste ultim�,_
che si trova un po' ai margini del pensiero occidentale. . È
quella che rappresentano Platino e Bergson e che-par-la
della spontaneità. Questa non rientra né nelle categorie
Òoumeniche, né in quella delle idee generali . .
Si riceve la visita inattesa di un vecchio amico. Grade­
volmente sorpresi, si ha un'esclamazione di gioia. È la spon­
taneità. Ma è sbagliato dire che tale è l'eterna legge del­
l'ai;Ilicizia che fa sl che si lanci un grido di gioia quando si
incontra un vecchio amico.
È ugualmente errato dire che l'incontro di vecchi amici
si accompagna in generale ad esclamazioni di gioia, e che di
conseguenza io mi debba comportare in questo modo.
È chiaro che la spontaneità non si può confondere con
un gesto commerciale o abituale.
�n Occidente si è molto abili a manipolare i concetti.
Questo modo di consièlerare il mondo ha perme sso il pro-
-
gressoaell a SCienzaeaella tecno logia.
A1 pos to d1 guar aai-'e lamontagna di fronte con un sen­
timento complesso e mal definito, quella che è un'esperien­
za pdmaria noi possiamo trasportarla in un concetto di
montagna, dò che permette di analizzarla e di speculare
secondo le esigenze dei nostri bisogni particolari: misurare
l'altezza, descrivere la sua configurazione, studiare la sua

32


conformazione geologica· e la sua vegetazione, eccetera.
Il solo errore_è_d.i csedmal valore assoluto del concet­
to. Già -all? fine del XIX secolo i linguisti hanno comin:
ciato a scoprirela complessità straordinaria delle lingue del­
le società cosiddette primitive.
Contrariamente a ciò che- si era creduto ingenuamente
-fino ad allora, cioè che il linguaggio umano era iniziato con
segni semplici per arrivare a forme più sviluppate e più ar­
ricchìte, si è trovato che le lingue primitive possedevano
termini estremamente specifici e concreti, senza avere ter­
mini generici, né generali.
n_carattere non concettuale della lingua cinese è stato
studiato da Marcel Granet;_ e_ Mas.§on-Oursel arriva alla
st.essa conélusion e per ClO cfìe concerne le lingue dell'India.
' Tutto considerato, non Cl son:oTingue veramente concettua-
gilp
li se IfOn it
é f r po europeo. -
-�

Nel 1945, subito dopo la guerra, camminavo per le stra­


de di Pusan, nella Corea del Sud, prima di farmi timpa­
triare in Giappone. Ho osservato che la segnaletica negli
incroci riportava go e stop in iriglese, susumé e tomaré in
giapponese, ma non c'erano termini coreani. La spiegazione
data dai miei amici coreani era che non esistevano queste
parole in coreano. Si hanno espressioni differenti per cia­
scun caso, a esempio, quando si tratta di un inferiore o di
un superiore che si sposta da qui a là o da laggiù a qui.
Evidentemente non si possono mettere tutte le espressioni
su un sostegno di segnaletica stradale.
I termini generali, o .concetti, sono certo molto comodi ·
e anche indispensabili per chi vuole introdurre nelle realtà

confuse un concatenamento logico di volont�er cpnoscerle


o agire su di esse. n pericolo èa1crèàéte,a causa di questa
abitudine menta le,che[ concetti siano vaf oriasso!uti, de­
finiti e inequ.iVOèab1li, aalle forme e contorni rigiai, costan­
ti e immutabili, e di prendere di conseguenza le realtà co­
me accidenti casuali, che si sovrappongono alia perfezione
delle nostre concezioni razìonali.
Ho constatato che talé attitudine è un fatto molto diffu­
so in Francia. Non dimentico tuttavia che agli antipodi di
4uesta attitudine, la Francia ha prodotto Choderlos de La­
clos, J. J. Rousseau, Voltaire e Napoleone. Il mettere· in
dubbio teoricamente i concetti non è difficile ed è una
cosa che si fa da mezzo secolo. La difficoltà risiede nella
sua messa in pratica.

33
· Dall'invenzione della paroi.J .c insntlfll t �t, molte ptrsone
credono a questa mnlatti.1 1: 111p<ll lllo p.t ll�dtc J1111 essen­
do il sonno ltn rila�snlncltlo dlll t v.,J,.nt�, u 5Ì sforza di
addormentarsi. Il corpo divento� .tllcu,t ttlt t llllilCI di baita­
glia tra la volontà c la <:OJ11 tovnlt,nt:t d ,u,, t pt tlt• cm.: mor­
.

tificato. Se non si è prigionieri ddl.t p.ttol .t, si dorme quan­


do si ha sonno e non si Jormt· nd C.IM> ton tr.tllo l.a cosa
più semplice del mondo div<.:nt;t la piìt dirTìdlc 11 para­
dosso devasta l'uomo, diviso tra la tc.:si c l',•ntitl'sl
Somerset Maugham, romanziere inglese, eta stato studen­
te in mediçina, prima di scegliere la sua carriera ddinitiva.
Un giorno, fece un'autopsia per cercare un C<.:rto organo,
ma non lo trovò al suo posto. Egli sottopost il r>rohlema
a un anziano che gli disse:
« Oh, sai, nel corpo umano, queste cose non si trovano
mai sempre allo stesso posto ».
Rimase come folgorato. Fino ad allora aveva conservato
una visione perfettamente ideale dell'uomo. Era l'immagi­
ne dell'uomo secondo l'atlante di anatomia ad uso degli
studenti. La risposta dell'anziano, invece di condurlo alla
banale riflessione che l'accidentale è normale, gli diede una
rivelazione sconvolgente: gli uomini sono differenti gli uni
dagli altri.
.E: la risonanza di questa rivelazione che dà ai personaggi
dei suoi romanzi un carattere così vivo e spontaneo, tanto
che i lettori hanno l'impressione di averli già incontrati da
qualche parte, e ciò vale anche per quelli che non appaiono
che casualmente nell'intreccio. I grandi scrittori possono ve­
dere attraverso i muri, dice Maugham, ma io vedo almeno
ciò che succede sotto il mio naso.
Ora, in Giappone, anche se si sono create innumerevoli
nuove tecnologie per far fronte all'apporto delle scienze
occidentali, non si è potuto concettualizzare integralmente
il linguaggio, né sopprimere un senso di folklore che deriva
dalla spontaneità. Lo testimoniano le parole ki, o ki-mochi,
delle quali ho cercato di farvi intuire l'importanza.
Se dubitare dei concetti è un fatto relativamente recente
in Francia, con Bergson e la Scuol�al'lce -se di Sociologia,
questo non è che il prlmO -MSSO nell'insegnamento zcn, la
cui tradiZione, in Giappone, risale a parecchi secoli fa.
A proposito della spontaneità umana, quali soluzioni pro­
poniamo? Se determinate spontaneità sono accettabili c an­
che desiderabili nella società, non tutte però lo sono.

34
In quest'ultimo caso, la sanzione che ci colpisce, ci con­
duce alla stagnazione, all'arresto del dinamlsmo, senza riu­
scire tuttavia a sopprimere certi atti, proprio quelli che
noi non vorremmo avvenissero. Non è la minaccia della
scomunica che impedisce alla gente di suicidarsi. È estre­
mamente evidente l'impotenza degli uomini dabbene di fron­
te ad atti di grande determinazione, siano questi giudicati
buoni o cattivi.
Conosciamo la soluzione offerta da Choderlos de Laclos,
nell'espressione letteraria. L'autOre si sdoppia e condanna
Valmont a morire in un duello. La soluzione di Napoleone
ha dato il senso della gloria ai Francesi, ma ciò è costato
la vita a molti milioni di uomini.
La soluzione giapponese è tutt'altra. Essa non condanna
la spontaneità; l'accetta come un fatto naturale.
Il movimento rigeneratore · Jibera la spontaneità repres­
sa, l'aikido, arte rnarz
làle, oirige laspontaneità, TOzen la
trascende. -

35
III

LA RESPIRAZIONE E LA POSTURA

Mi è capitato di assistere a qualche seduta di zazen in


Giappone. Ho conosciuto il maestro Sogen Asahina a Ka­
makura, il maestro Soen Nakagawa di Ryutakuji a Mishi­
ma e il maestro Inoué durame il �uo seminario a Tokyo.
Erano personaggi molto interessanti. Ma i miei orari non
mi permettevano di continuare.
A Parigi , avendo più tempo a mia disposizione, ho fat­
to un'esperienza al dojo. zen d'Europa, sotto la guida del
maestro Deshimaru.
Lo zazen mi risultava doloroso come lo è per tutti i
principianti. Ho assunto la posizione del « loto », ma sof­
frivo molto ai piedi. Mi sentivo male seduto, soprattutto
al coccige.
Il maestro Deshimaru correggeva di volta in volta la mia
postura. Per due mesi, prima della sua partenza per il Giap­
pone per la realizzazione di un film televisivo sullo zen,
è intervenuto complessivamente tre volte per la correzione
posturale.
·

I suoi interventi non . erano mai violenti. Mi confidava


le sue riflessioni.
« Pensavo che fosse inutile correggere la postura alla

sua età, ma vedo che migliora ».


« Aveva una postura un po' inclinata in avanti, ma ora
va molto meglio ».
« La sua conoscenza del seitai e dell'aikido ccrtflmente

l'aiuta >�.
« Esito qualche volta a intervenire perché è sempre me­

glio che questo si faccia da sé >>.


,
Quest'ultima osservazione - mi ha parricolarmen te colpi to,
poiché rivelava un'esperienza di lunga data nella disciplina,
ricca di successi e di rovesci. Sono i principi�nti d1e, tutti

36

contenti, saltano alla prima occasione che si presenta per


correggere gli errori.
Dopo la partenza del maestro Deshitnaru, ormai da tre
m,esi, sono avvenute parecchie cose, per ciò che mi con-
cerne. •

Durante la sua assenza, le sedute di zazen continuavano,


dirette a turno dai suoi discepoli.
Dopo lo zazen, ho preso l'abitudine di sedermi in un caf­
fè con Guy per discutere di varie cose. Guy conosceva
molto bene la crisi che attraversa il pensiero occidentale,
l'ha vissuta e dominata grazie alla rivelazione dello zen.
Un giorno ho fatto una battuta sul cartesianesimo.
« Vuole mettere la mia postura davanti ai miei occhi,
a circa un metro e cinquanta, a fianco degli altd praticanti,
perché possa esaminarla a mente serena? ».
Il cartesianesimo non è di alcun aiuto quando si tratta
della postura. Dico cartesianesimo, non per parlare del pen­
siero di Cartesio, ma di quello che i Francesi intendono in
generale con questo termine. Cartesio non è forse mai stato
cartesiano, non più che Machiavelli machiavellico, Epicu-
ro eptcureo.
.

Guy scoppiò a ridere e si mise a raccontare una storia


che gli era capitata.
Nell'estate 1970, soggiornò in Giappone con una venti­
na di altri praticanti francesi per visitare i templi zen. Du­
rante la visita di un tempio a Tokyo, un monaco giappo­
nese li fece assistere a una dimostrazione di kinhin. Si mise
a imitare i modi di alcuni tra i Francesi, per altro senza
. .
nessuna catttvena.
Imitava così bene che Guy era in grado di riconoscervi
ciascuno dei suoi amici. Si diceva : « Ah, è proprio lui, è
proprio lui ». Ma quando il monaco si mise a imitare Guy,
egli esclamò: « Sono io che faccio così? È incredibile ». Ne
fu molto colpito e ricevette quel giorno una forte scossa.
Allo stesso modo quando sono costretto a « riconoscere »
la mia voce su un nastro di un magnetofono, l'ascolto mi
diviene insopportabile. La ragione è semplice: non sono
abituato a sentire la mia voce « dall'esterno », come sento
quella degli altri.
n problema della pastura è molto più complesso di quan­
to si voglia credere. Si deve tener conto del rifiuto istin­
tivo dell'individuo di ammettere quello che si è agli occhi
di qualcun altro.

37


Il cart.esirul�illlQ pre�yppone y_n_io_fi§§..Q,_jmabil
m e e_per­
manen'teJ davanti a un problema fisso, immobile e p_erma-
nente.
--

!Jn� tale� j_sciplin�J:?en�alLnon _può_ esse�civa,


çl
taJUQ...per lo Zl!Zen_cJle per_I'aiki�o, nei�gpali tioèimper­
manente. •

Che dire di un praticante di aikido che si pone sciocca­


'

mente davanti al suo avversario come se quest'ultimo fosse


un dato immobile?
Respingo l'idea di correggere la mia pastura come se si
trattasse di una zolla di terra che si modella con le dita. .
Mi concentro invece sull'approfondimento della mia re­
spirazione e sulla ricerca interiore della pastura, tenendo
conto di tutto un gioco complesso di segnali, centripeti e
centrifughi, di fasci muscolari di tutte le parti del corpo.
Un giorno Guy mi domandò se fossi stato libero la sera
seguente.
« Vorrei riprenderla come esempio di postura », disse.
Guy in effetti stava preparando un film di sedici mm sul­
lo zen.
« Come esempio di cattiva pastura, vuoi dire? ».
« Ma no, di buona postura. Lei è perfetto. L'incurvatura
delle anche, le spalle, i gomiti, tutto è come si deve ».
Sono stato un po' meravigliato dalla sua affermazione, poi­
ché contavo che ci volessero uno o due anni almeno perché
la mia postura diventasse più o meno presentabile, anziché
tre o quattro mesi. Ma il fatto è che io ero incapace di giu­
dicare la mia pastura non avendo la possibilità di indietreg­
giare e di vedermi dall'esterno. Avrebbe potuto benissimo
affermare il contrario, io sarei stato costretto ad accet tarlo.
Mi misi a sua disposizione per !asciarmi filmare.
Paragonare le tre discipline della tradizione giapponese,
seitai, aikido e zen, obiettivamente, per cosl dire sullo stes­
so gradino, sarebbe un'idea difficilmente reali7.zabiic se mi
trovassi in Giappone. Ciascuna presenta un mondo u parte,
con una clientela differente. Un tale tentativo p:tssc.•rcbbe
per un sacrilegio agli occhi dei praticanti di dnst·una di
queste discipline. Non verrebbe loro l'idea, in quanto sono
troppo impegnati nella via che hanno scelto JWr lu vita.
Il clima in Europa è, in questo senso, molto diCfcrcnte
dal Giappone. Non è impossibile che un pittmc disnl!a con
un fisico, che un filosofo conversi con un lllllSI<Ìsta C'è la
,

ricerca costante di un linguaggio comune, v;llido 111 tutti i

.38
campi, che è un tratto carattenst1co dell'Europa .
Lo spostamento che mi permette di osservare e di met­
tere a confronto campi così dìiferenti gli uni dagli altri
della tradizione giapponese, non è , a ben pensarci, di ordi-
ne geografico. , .

Osserviamo che fra le ottocento lingue registrate nel mon­


do,· senza contare le varietà dialettali, il gruppo europeo,
che non è che un sottogruppo del gruppo indo-ariano, è il
solo a non possedere l'equivalente del termine ki, che sot-
tende l'insieme spontaneità-respirazione-intuizione. ,
Per semplificare il paragone, mi pongo questa domanda :
che cosa hanno in comune le tre discipline menzionate?
Abbiamo due punti da considerare: la respirazione e la
pastura.
· Esistono numerosi metodi di respirazione nel mondo, ma
si può classificarli grosso modo in due categorie: respirazio­
ne polmonare e respirazione addominale.

La respirazione 'polmonare, che attiva il movimento del
diaframma, è di origine occidentale; è diffusa nel mondo
intero, come se fosse parte della ginnastica che si apprende
a scuola. La respirazione addominale è, invece, di origine
orien�ale, e se ne contano una gran varietà. Per citare qual­
che esempio, si ha: l'anapanasati del buddhismo teravada, il
pranayama dello yoga che mira ad assorbire il prana del­
l'Universo, la respirazione taoista, Makashikan della setta
buddhista Tenda.i, Susokukan della setta Rinzai Zen, Un­
shudo della setta Soto Zen, eccetera .
La respirazione polmonare, che è molto superficiale, non
porta alcuna conseguenza, anche se la si pratica male. Il
solo problema è il saper se l'aria è contaminata o no.
Tutt'altro problema sorge quando si passa alla respira­
zione addominale. La sua efficacia è evidente quando è ben
fatta. L'aikido, praticato senza respirazione addominale, è
una danza da pazzi. Lo zazen, senza respirazione addomina­
le, è una siesta a occhi aperti.
II difetto principale della respirazione addoniinale è che
quando la si pratica male, provoca il blocco del plesso so­
lare alla bocca dello stomaco e, di conseguenza, l'irrigidi­
mento di tutto il corpo. Il sangue va alla testa, e non si
può più uscire dallo stato di estrema tensione che allora
prende il corpo. Questa tensione può d'altronde provocare
emorragie cerebrali.
Numerosi monaci zen conoscono lo « zembyo >>, malattia

39


da zen, caratterizzata dalla congestione cerebrale, l'irrigidi­
mento del corpo, eccetera. Fu cosl che Hakuin (1685-1768),
grande monaco di Rinzai Zen, preconizzò un metodo per
decongestionare il cervello.
Perché lo z�en, salutare agli uni, può essere nocivo agli
altri? Questo è un problemà che preesiste allo zazen, cosl
come all'aikido.
Si sa che, anche senza parlare di scoliosi, cifosi o lor· •

dosi, il nostro corpo è soggetto all'asimmetria e a ogni sorta


di deformazioni posturali.
Sarà sufficiente guardare le vostre scarpe per constatare
che l'usura non è uniforme nelle suole e nei talloni. C'è l'u­
sura caratteristica di ciascuno che non è fatta con uno sfor­
zo volontario o intenzionale. Essa denota le deformazioni
posturali.
I vecchi evasi dalla Cayenna dicevano a chi cercava di
evadere: nella foresta ti puoi perdere facilmente. O�ni vol­
ta che arrivi a un incrocio, prendi alla tua destra. Ciò vuol
dire che essendo il passo sinistro più corto dd passo de­
stro, credendo di dirigersi a destra si ritorna fatalmente
al punto di partenza, dopo aver descritto un ampio cerchio.
La saggezza del corpo conosce istintivamente queste de­
formazioni che gli sono proprie, e quando si pratica la re­
spirazione addominale, si prende istintivamenre un�t postu­
ra irregolare, al fine di evitare il blocco del plesso solare.
Quelli che hanno un'anomalia alla sesta dorsale non pos­
sono tenere le spalle che ad altezze ineguali, la �ini�tra più
alta deJla destra o viceversa, se vogliono respirare col ven­
tre. Quelli che hanno la prima lombare protuber<mtc non
possono raddrizzare la schiena, se vogliono evitare di irri­
gidire il plesso solare. E cosl via.
Ora, se si forza la gente ad adottare una postura rorret­
ta, a uno sguardo esterno, cosa succede? È soffocata, si ir­
rigidisce o non può resistere. In questo modo, le si toglie
arbitrariamente il lavoro di compensazione postur;tle.
« Ah! Ora comprendo alcune cos e » , disse Gu,·; « una
volta ho assistito il maestro Deshimaru per apprendere il
maneggio del bastone. Vedevo alcune persone cht• <tvevano
cattive posture. Il Maestro non le correggeva, .ti contrario
toccava le persone che avevano una postura qwtsi perfetta.
·Mi domandavo perché, sono piuttosto questi che h.H1tHl bi-
sogno di esser corretti, no? Allora mi misi ad ;tbhassMc la
1
spa 1a sinistra a uno, a raddrizzare la testa a un altro. Ma

40
quando mi sono voltato, non erano passati neanche trenta
secondi, vedevo che quelli che avevo appena corretto ripren­
devano la loro postura abituale, la spalla rialzata, la testa
inclinata, come prima. Ora, dopo la sua spiegazione, tutto
diventa perfettamente chiaro ».
Non si osservano queste deformazioni quando si è occu­
pati a discutere di affari, a telefonare, o a correre ad appun­
tamenti. È allorché si pratica la respirazione addominale
che le distorsioni diventano clamorose. Il maestr:Q...tloguchi_

del seitai considera tutti i metodi di respirazione addomina­


le, che si tratti<li miglioraì'hento de11 a..salute o dipratiq
spirituale, come esibizione di difetti". -
--

La correzione posturate è una materia estremamente deli­


cata che richiede molta esperienza. È per questo che si ha
bisogno di un maestro esperto. Altrimenti chiunque potrà
farlo o addirittura si potrà anche inventare una macchina
per fare questo lavoro.
Nei tempi feudali i samurai erano esposti a ogni sorta
di pericoli, mettendo la loro vita allo sbaraglio. Attaccati,
anche all'improvviso, dovevano cercare di sguainare la loro
sciabola ed estrarre almeno tre dita di spada dal fodero,
prima di morire. Altrimenti, erano trattati da vigliacchi e
le loro famig1ie erano espropriate e diseredate.
Essi si allenavano dunque al mestiere delle armi, ma l'al­
lenamento non era sufficiente per risolvere tutti i loro pro­
blemi. Buoni praticanti, che avevano una tecnica eccellente
quando si trattava di manipolare la lo�;o sciabola di bambù
ben coperta da un fodero di protezione, non erano sempre
buoni combattenti nei combattimenti a shinken, con vere
sciabole. L'imminenza del pericolo di morte era un forte
-

fattore psichico che provocàva l'irrigidimento del plesso so­


lare e di conseguenza quello di tutto-il corpo. Perdevano
così la loro agilità abituale.
Shimizu Jirocho è un personaggio molto popolare in Giap­
pone: è vissuto dalla fine del periodo feudale sotto lo sho­
gunat Tokugawa fino a dopo la restaurazione del regime
imperiale di Meiji, nel XIX secolo. ll suo mestiere eta
quello di organizzare le sale da gioco che erano rigorosamen­
te vietate dalle autorità. Era un po' come un contestatore
a fianco del popolo contro le autorità ed era uno dei più
potenti padroni dei gruppi di giocator�. clandestini in quel­
l'epoca, avendo · ai suoi ordini un gran numero di uomini.

41
J
Era una specie di « bandito onesto » come Robin Hood; di
qui la sua grande popolarità.
Egli doveva condurre duri combattimenti contro le for­
ze dell'ordine e soprattutto contro le forze degli altri padro­
ni delle sale da gioco con i quali spesso ingaggiava lotte
di supremazia.
Non aveva mai imparato a maneggiare la sciabola, ma il
suo sangue freddo lo salvava sempre.
Raccontò a un maestro di sciabola come si comportava
in un combattimento.
« Tocco con la mia sciabola quella del mio avversario e
la spingo due o tre volte a sinistra e a destra. Se egli re­
spinge la mia rigidamente, non esito un istante, faccio un
passo avanti e spazzo via il mio avversario con un colpo di
sciabola. Ma se l'altro, al contrario, cede alla mia sciabola
senza offrire resistenza, ho a che fare con un uomo più
forte di me. Ritiro la mia sciabola e scappo a gambe le­
vate ».
« Lei ha il segreto delle armi, senza aver studiato >>, dis­
se il maestro con meraviglia.
Il sangue freddo, la flessibilità del corpo, tutto si rifà
alla questione di sapere se il plesso solare è sufficientemente
elastico per lasciar passare la respirazione al ventre.
Ci sarebbe molto da guadagnare eliminando, prima di
fare qualcosa, queste difficoltà posturali.
Il seitai che vuoi dire « fisico coordinato », non è altro,
nell'applicazione tecnica, che l'eliminazione delle deforma­
zioni posturali.
È possibile che provando tutti i tipi di metodi terapeu­
tici, si ottengano risultati opposti, se non si tien conto di
questi blocchi che preesistono ai metodi stessi.
Quelli che si lamentano di male alle reni, non sono, in
effetti, che allo stadio iniziale dell'aggravamento. General­
mente fanno appello alla loro volontà per vincere le diffi­
coltà.
Ora, io ho conosciuto gli effetti disastrosi della volontà
che IiOI:ltiene-c omoaena saggezza del corpo. Pur prflti-
- canào una discipu na-cheaò vrel>be ammorbidire il corpo,
se ne esce con un corpo più irrigidito di primi'\. Si passa dal
primo stadio della sofferenza al secondo stadio dell'insensi­
bilità'. Si crede di aver vinto la partita perché non si soffre
più. In effetti, lo stato non ha fatto che aggravarsi.

42
IV

LA BATTAGLIA DEL LOTO


__.;
:,.,..
· - --
·
- ---:
- :-- -
...,.-
- -- �-- ---

« Tutte le misure sono non,misure.


Che cosa hanno a che fare con la
mia intuizione? ».
SHODOKA da Yoka 'Daishi
----�- -

--- --- ""-


- �-�
--

Ora che molti intellettuali fremono dalla curiosità di


sapere ciò che lo zen rappresenta per loro, ho raccolto
alcune delle loro confessioni.
Alcuni sono arrivati alla comprensione dello zen attra­
verso lo yoga, o il buddhismo teravada o tramite qualche
pensatore, eccetera.
Quella del mio amico Guy è interessante perché ha se- •

guito l'evoluzione del pensiero occidentale nella sua più


intensa attualità.
Secondo lui, lo zen non è l'oggetto di curiosità di una
minoranza intellettuale, ma un problema che _concerne tut­
ti gli Europei in generale.
La tradizione monoteista, egli dice, aumenta il senso della
colpevolezza-;- fomerii:a una psicologia-malsana-e -ci--porta al-­
l'aggressività. Loz en, per éoiltro,'"è1 1i6"èra· éla-questa con­
sapevolezza invece di legarci a essa, re!i'dendoci più adé-
g uati alle circostanze.
- - • --

Trent'anni fa Iò zen non avrebbe avuto il successo che


conosce oggi in Europa. Ma da allora tutto è cambiato.
Passando attraverso l'esistenzialismo ateo di J.-P. Sartre
e Heidegger, le nozioni nelle quali l'Occidente ha posto la
sua fede, quale il valore, la sostanza e la finalità, sono state
completamente rovesciate. In Occidente non si trova nulla
che possa salvare la situazione. È la crisi dell'Occident�.
Subito dopo la seconda _gue.ITL!liOì:ialàfe,_it1lsi.Co _a.weri­
<
cano 'Bngl'l?_an
à si èstilcidato p�[ la disperazlone: lo.P2_ es­
sere arrivato àll.a conclusione che le particelle elementari
della materia in realtà non esistono. --
Se la materia non esiste, il senso della finalità che abbia­
mo conservru;o �.ti_G�g� ���ntato jn Q.n _Jof
_d_j_l t�mt;2P
colpo. Tutto
-
_non è che_assurdità.

43

' .
Il suicidio di Bridgman è stato un grande choc per gli
intellettuali occidentali.
In seguito viene Marcuse .�be esalta · il rifiuto c{i tutti i -
valori stabiliti e l'acquisizione della libertà. Egli è all'ori­
gine dei. movimenti contestatori degli studenti che vediamo
propagarsi in tutto il mondo. Ma in effetti non fa altro
che spingere al1a distruzione.

Questa è stata in sintesi l'opinione di un intellettuale oc­


cidentale sull'evoluzione del pensiero moderno.

Per quanto mi concerne, credo che la crisi dell'Occi­


dente non sia un fatto nuovo che data unicamente dal do­
poguerra, ma che tale crisi sia il risultato di una lunga
evoluzione del pensiero che risale molto lontano nella
storia.
·

Da Copernico in poi il mondo cessa di essere il centro


dell'universo. Newton ha elaborato un sistema di universo,
situato su assi omogenei, ma la scoperta della velocità del­
la luce riduce questo sistema a essere solo una parte mini­
ma di un universo più grande. È l'universo di Einstein l'ul­
tima parola della scienza?
Ammetto che tuttè le ricerche scientifiche siano giunte
all'abolizione del punto fisso, alla negazione del valore as­
soluto dei concetti e alla distruzione.
Ma tutto il cammino tortuoso ·del pensiero occidentale
è dunque inutile? Inutile, se si è già liberi da ogni sofferen­
za umana. Utile, se non lo si è. Utile .non solo per gli Oc­
cidentali, ma per tutta l'umanità, in quanto con il progres­
so tecnico e industriale è inevitabile che, prima o poi, essa
prenda un substrato di o'ccidentalizzazione.
Con la parola occidentaizzazione
l intendo la tendenza al­
la polarizzazione di ogni attività umana al cervello, questa
parte frontale della testa. Per comodità chiamerò questa
tendenza cerebro-centrica.
« Ah! », disse il mio amico Guy, « la parola cerebro-cen­
trica spiega tutta la storia dell'Occidente, dagli Egiziani ai
nostri giorni ».
·

Prego l'Accademia francese di scusare il mio neologismo,


ma mi serve e ho già un seguace.
Contrappongo il cerebro-centrico con il ventro·centrico,
ed ecco le differenze essenziali tra i due.
Il cerebro-CeJ;ltrico dipende dalla percezione dei cinque

44
sensi, i cui dati vengono trasferiti in nozioni generali, chia­
mate concetti. Partendo da questi concetti, costruisce una
ra ppresentazione dJ mondo che deve essere in principio nel
s,uo insieme. Agisce sul mondo così rappresentato, con l'im­
piego della conclusiòne che ottiene dalfa sua attività intel­
lettuale. Egli pensa che basta fare appello· alla sua volontà
per _Qoter agtre.
Ma, ahimè! , la volontà può agire solo per mezzo dei mu­
scoli chiamati muscoli volontari, la cui portata è limitata in
una piccola parte dell'attività corporea.
Nessun tiranno al mondo, fosse anche uno zar russo,
poteva dare ordini come: sbadigliate, starnutite, rabbrivi­
dite, fate battere il vostro cuore più in fretta, sudate ab­
bondantemente, eccetera.
Tutto ciò che possiamo fare è compiere sforzi volontari.
Per sudare possiamo eseguire un lavoro muscolare; ma se
il corpo rifiuta di sudare? Conosco più di un caso di que­
sto genere.
Nel ventro-çent.tiCQ.,.. il_ tp.otore ch_e suscit� l'azione non è
il segnale--ao at dai neuroni della corteccia cerebrafe. r la
spontaneità. Tui stesso non sa da aove vien� gu-est.a fo�za
che lo sp1nge ad agire. In Occidente, sf conoscono esempi
famosi: Gesù Cilsto e Napoleone. Ma la sp_9p�a�ità !29n __

� semQt_s! bQ.Q.Qa. � Choderlos. de L!iclos !}e hLsoffertor lui


che metteva �l <!i s,9pra_ di_ tJ.UtQ. la yita tra.u q uill.a.
n..;i l ami­
glia. In effetti la spontaneità non è né buona né cattiva.
" Trascende il oene e il male.
Il terreno dell'Europa tuttavia è tale che nel cotv0 dei
secòli Dio cessa di essere questa forza che soffiava attra­
verso il corpo di Gesù. È diventato qn Magistrato. In de­
finitiva, l!.Europa vuole ricondurre tutto al problema della
.
coscienza.
'

}Io avuto l'idea di ra_Qpresentare questo rapporto con l_!!l


simbOlo ben conosciuto: il triangolo. !r�erebro-ceò@éo �
un triangOlo rovesciato con-ir vertice in basso e J ..a base in
alto. Rappresenta il circuito: percezione-coscienza-volontà. E
·significativo che i grafldi pensatori occidentali sono sempre
stati raffigurati in caricatura con una testa grossa e piedi
minuscoli.
Il ventro centrico è un triangolo ben piazzato, con la
base in basso e il vertice in alto._Questo triangolo coincide
in modo curioso con la pastura zazen; è la piramide umana.
Da millenni l'ideale della medicina orìentale è stato:

45
testa fredda e piedi caldi. Questa diwosiziQI'!�.ssimail
éOntrollo della spontaneità. ·La medicina occidentale ignora
l'importanza dr questa disposizione. I piedi non sono altro
che una parte banale del corpo. Non è dunque sorprenden­
te che.si finisca per avere la testa calda e i piedi freddi.
Oggi è inevitabile partecipare alla civilizzazione cerebro­
centrica. Non ho affatto l'intenzione di predicare il ritorno
a una vita primitiva con il ritiro sulle montagne e il noma­
dismo nel deserto. L'essenziale non è nel genere di vita che
si conduce. Nella sua vita solitaria Robinson Crusoe ha
mantenuto l'uso del calendario gregoriano.
Il cerebro-centrismo è come un viaggio che si int J:!!Ptetl:
.9e co n-uiil>lgirettQ._. çli_ so1i_anOaf!_.-'L'andata e rìtorno non
può essere assicurata dalla semplice negazione di tutte le co­
modità e di tutti gli inconvenienti che offre la vita mo­
derna .

Il ritorno sarà assicurato dal riconoscimento del valore


ventro:Centrico._ M i:[F ii ssaggio-dà e��
l cervello al v
una cosa faèile da fare. Il cervello ha il suo circuito: co­
scienza e volontà e il ;�ntre agisce solo con la spontaneità
e l'intuizione.
----

· ·

Durante le nostre conversazioni Guy mi fa capire che gli


Occidentali credono solo alla volontà come motore di ogni
azione e che le interpretazioni che io do sui passaggi dei
vangeli, per esempio, non sarebbero facilmente accettate
da loro.
Voglio riferire qui un piccolo fatto la cui importanza, se- ·
condo me, non è trascurabile nel suo contenuto.
Un giorno Guy mi disse:
« Lei fa la postura del loto. Io faccio il semi-loto. Ma

devo assolutamente fare il loto perché il semi-loto non


è stabile. Non è come si deve. Non è perfetto » .
Durante lo zazen i tre punti formati dalle ginocch�a e
dalle natiche formano la base alla piramide posturale che
deve reggere tutto il peso del Cielq contro la Terra. Se le
ginocchia non sono ben equilibrate tutta la struttura soffre
di questa debolezza. Fare un'ora di zazen significa morire
per un'ora.
È un lungo viaggio in . profondità di ricerca interiore al
di là della Vita e della Morte. Più si è seriamente impe­
gnati più si è insoddisfatti della posizione di compromesso
come il semi-loto.
· Alcuni giorni dopo mi disse con aria raggiante:

46
« Ho appena fatto il loto. Non per molto tempo ma ci
.
sono nuscao ».
.

Poi spiegò ai suoi amici :


« Il signor Tsuda non è d'accordo su ciò che facciamo
con la volontà. Ma voglio provare con Ja mia volontà a
fare il loto. Non si può neppure paragonare il loto con il
semi-loto, c'è una differenza enorme ».
Esultava quasi di gioia al pensiero di raggiungere final­
mente la meta suprema della sua vita, cioè fare lo zazen
« senza scopo ».
E cosl iniziò la battaglia del loto, battaglia che un uomo
coraggioso diede a un nemico di superiorità schiacciante e
che poi non era altro che se stesso. Probabilmente il fatto
non apparirà negli annali della storia dello zen ma la sua
Importanza non è minore per questo. Ho seguito con atten­
zione lo svolgimento della battaglia.
« Anche questa mattina ho fatto il loto. È formidabile. Se
riesco a continuare così abbandonerò tutto e non avrò più
bisogno di niente. Mi ritirerò sulle montagne per viverci
Ja eremita ».
Era veramente' contento del successo che aveva ottenuto.
Ma aggiunse:
« Però fa male alle caviglie, non è vero? Se io potessi
non aver male alle caviglie potrei continuare il loto: ma
quanto fa male! ».
Allora l'ho reso partecipe di questa riflessione:
« Nel seitai ci occupiamo della posizione di rilassamento.
Quando ci si mette sull'attenti, ci si assomiglia tutti, chi
più chi meno. Ma è nel riposo che si vedono le differenze.
Per esempio, quando lei è qui, al bar, è seduto con la gamba
sinistra appoggiata sulla destra c mai il contrario. Lo fa
inconsciamente e non sa perché lo fa. Anzi direi che non se
ne rende neanche conto. La ragione è che la sua gamba si·
nistra è più contratta e più stanca della destra. È per que­
sto che ha più bisogno di rilassarsi della destra » .
Gli ho fallo fare il contrario di ciò che fa abitualmente,
cioè, la gamba destra appoggiata sulla sinistra.
« Ah! capisco. Non mi sento bene così . Non è naturale ».
Mi chiese da che cosa dipendeva. Normalmente ayrebbe
dovuto saperlo lui stesso visto che era il suo corpo. Ma
nessuno conosce ciò che succede in se stesso, nonostante il
precetto di Socrate: « Conosci te stesso » .
Ho detto che era la tendenza spontanea e inconscia di

47
ognuno, cosa che non significa nulla se si tratta di stabilire
una relazione di causa-effetto.
Ho anche aggiunto un piccolo dettaglio per divertirlo:
« La sua tendenza fa sì che lei mangi di più quando è
emoZionato >) .
« Ma guarda. È proptio così » , disse incuriosito.
Però, ogni g1orno, la battaglia del loto imperversava:
un'ora di postura immobile davanti al muro. Dopo due ·.
sèttimane, mi disse:
« Non ne posso più. Mi arrendo ».
Era trafelato e per di più zoppicava.
« Resa? ».
« Resa. Non ne posso più. All'inizio credevo che dipen­
desse dalle caviglie. È la colonna vertebrale, è tutto l'or­
ganismo che si ribella contro di me. Mi fa male dapper­
tutto >>.
Ha raccontato tutto questo con allegria, senza amarezza,
c ne abbiamo riso senza cattiveria.

Sarei felice se questa esperienza gli servisse a conoscere


i limiti della volontà e se potesse aprirgli la porta della
.
spontanelta.
'

48
'

MOVIMENTO E RESPIRAZIO!'ffi

« Sembra un manicomio », disse Guy commentando con


gli amici la sua esperienza del movimento rigeneratore.
In effetti, lo spettacolo è assai sorprendente. Ed è an­
che sconcertante per chi Io vede la prima volta.
Chi avrebbe mai pensato che quel tizio o quella signora,
incontrati per strada o in ufficio, potessero abbandonarsi a
movimenti così imprevedibili, così frenetici, soprattutto in
un paese dove ridere è considerato sconveniente (Valéry
dixit).
Infatti ecco una signora che fa girare le sue braccia co­
me se fossero eliche, mentre un altro si accascia singhioz­
zando. A un tratto si sente una grande risata sonora che,
per contagio, scuote tutti in un'ilarità irresistibile. E non
è tutto. C'è un signore, che, indipendentemente dagli altri,
comincia a fare a pugni nel vuoto urlando a squarciagola .
Ma perché tutto questo? Nessuno può spiegare la ragio­
ne del suo movimento. Si rischierebbe certamente di farsi
deridere se non si fosse al riparo dallo sguardo malevolo
dei curiosi perché, se non si può giustificare la propria azio­
ne in un modo plausibile per gli altri, si viene generalmen­
te considerati p�zzi.
Come ci si può muovere senza prima pensarci e determi­
nare ciò che si sta per fare? È normale.riflett�re prim!.di
fare qualcosa. Alttimenti l'iriteilìgenza non ci servirebbe.
g
l
È giusto�E usto verso la società. Ma non lo è del tutto
nei confronti ai voi stessi.
A parte le grandi linee del vostro modo di comportarvi ,
come lo spostamento da un luogo a un altro, il compimen­
to di un lavoro, eccetera, voi fate un numero indeterminato
di movimenti, senza esserne coscienti.
Ma voi riflettete ogni volta che battete le ciglia? Non ve

49
ne ricordate neanche. E i vostri sbadigli? I vostri starnuti ?
La vostra tosse? I vostri tic nervosi ?
Quando camminate non dite a ogni momento: bisogp.a
avanzare il piede sinistro spostando la mano sinistra all'in­
dietro e la mano destra in avanti, eccetera. Non sapete
neanche con quale piede siete partiti. Spesso non siete
neanche coscienti della vostra andatura. Lo prova il fatto
che chiacchierate mentre camminate e gesticolate.
Se non siete coscienti di ciò che fate con i vostri musco­
li volontari, come le braccia e le gambe, siete completamen­
te al di fuori di ogni controllo quando si tratta dell'attività
dei vostri muscoli involontari.
Potete ancora esercitare il vostr� controllo quando por­
tate un alimento alla bocca e lo masticate. Anche gui, però,
direi che questo controllo che esercitate non è sempre così
chiaro. (Vi ricordate certamente di una delle vostre « man­
giate » o di ·un'« abbuffata » . Durante queste agapi con­
trollavate la quantità di alimenti che ingurgitavate?). Ma
dopo che l'alimento sarà passato nell'esofago non potrete
f�rvi più niente. Ho sentito parlare di persone morte dopo
un'occlusione dell'esofago provocata dagli alimenti.
Potete avere una certa conoscenza riguardo al processo
della digestione. Ma non è che una conoscenza generale.
Non sapete niente di ciò che succede realmente. Potete di­
re senza equivoco dove è finita la carota che avete mangia­
to in questo preciso momento?
Se il cuore e i polmoni funzionassero solo attraverso or­
dini coscienti che cosa succederebbe quando si dorme?
In una strada di Tokyo, un poliziotto, insospettito, ha
fermato un uomo che aveva uno sguardo preoccupato. Si è
rivelato poi che si trattava di un criminale ricercato dalla
polizia. Perché quest'uomo aveva uno sguardo inquieto?
Perché i muscoli oculari erano contratti suo malgrado, ciò
che rendeva irregolare il movimento delle pupille. Il sen­
so di colpevolezza impediva il controllo dei muscoli vo-
lontari.
·

Se siete un uomo sapete béne che esiste un organo con­


siderato come il simbolo della virilità che non obbedisce
alla nostra volontà.
Sottomettere i muscoli involontari al controllo dei musco­
li volontari può essere chiamato « masturbazione ». La ma­
sturbazione, intesa in un senso' più vasto, e non esclusiva­
mente nel su(.) senso sessuale, esiste ovunque nella vita so-

50

. .
ciale, in quanto il procedimento è molto pratico. Ma lascia­
mo stare.
La volontà, sulla quale il mondo occidentale_� fondato
la sua speranza, Ea in effettfSòio un campo cfa.lllvità mol­
Lo limitato. Non agisce sui globuli del sangue, sui capelli, su
ognuna delle cel1ule che formano il nosLro corpo. E circa i
muscoli volontari, che sono poi il suo vero campo, mostra
qualche lacuna.
Sako, il mio amico africano, lamentava un dolore alla
spalla. Gli dissi di aspc;ttare l'apertura del mio dojo. Mare,
il dentista, ne aspettava anche lui l'apertura. Aveva un pro­
blema inerente alla sua attività. Non solo doveva stare in
piedi tutto il giorno ma doveva mettersi in tante posizioni
dannose per guardare nella bocca dei suoi pazienti. Era tal­
mente stanco che faceva fatica ad alzarsi la mattina.
Sako, Mare e anche Guy, benché con problemi diversi,
avevano un punto in comune: cercavano la verità.
Il giorno dell'apertura c'era una trentina di persone.
Forse molte erano venute per cortesia, ma né. Sako, né
Mare, erano lì per farmi piacere. Si sarebbero molto offesi
se non 1i avessi invitati.
Ho cominciato a spiegare ai partecipanti ciò che avevo
intenzione di fare.
Nel gennaio del 1969, durante un mio soggiorno a Pa­
rigi, ho fatto una dimostrazione del movimento rigenera­
tore. Ci furono una quarantina di partecipanti ma la mag­
gior parte rimase spettatrice. Parigi è l'unica città che cono­
sco dove ci sono spettatori al movif!tento. Non ce n'erano
né a Tokyo, né a Roma, né a Los Angeles. Tutti parteci­
pavano al movimento.
In Francia, da allora, alcuni hanno continuato il movi­
mento, ma per la maggioranza, era già una cosa morta.
Questa volta, due anni dopo, sono venuto a lavorare sul
posto. Voglio prima diffondere l i movimento in Francia e da
qui negli altri paesi d'Europa. La possibilità di diffonderlo
negli Stati Uniti non è esclusa.
La ragione per la quale ho scelto l'Europa per iniziare è
la seguente: in Giappone l'interrogativo principale se pos-
so esprimermi così, è: come--sr�r
-
I Giappo- nes1 vog1iono prima sapere come si fa e una vol­
ta saputolo-sono estremamente _!�pidi nel!'e�ggìre. Cer­
cano sempre· Gl perfezionate _J'�secuzione e SOQç> maniaci
della precisione.

51


Negli Stati Uniti la domanda principale è: perché si fa?
Gl1E uropei parlano molto, discutono molto e sono mol­
to lenttn efla1-eq uàfcosa. M.ananno una çomprensione pìù
rapida dei Giap ponesi e deg li Americani.
Visto che nei tempi -moderni tutte le idee, comprese
quelle che non sono d'Origine europea, hanho avuto come
piattaforma di lancio l'Europa prima di influenzare il mon­
do, bisogna prima cominciare dall'Europa, far nascere la
discussione, far scoprire la ragione profonda e renderla co-
municabile.
-

Se si paragona il mondo attuale a un corpo umano con


tutto l'insieme delle funzioni fisiologiche l'Europa è la te­
sta, gli Stati Uniti le �alle, il Giappone .if" ventre o-'r
fiànchi .
- - -

Ho dato poi una piccola spiegazione del movimento rige­


neratore. Il principio: il lasciar agire il movimento spon­
taneo. Il metodo : lo stimolo del bulbo rachidiano e la so­
spensione momentanea del sistema volontario.
Tutto è talmente semplice che si potrebbe spiegare qua­
si tutto in cinque minuti.
Ci siamo messi al lavoro. Ho fatto fare il movimento ti­
generatore a coppie, che consiste nel fondere lo slancio spon­
taneo dei due partner, seduti l'uno dietro l'altro: chi sta
dietro viene chiamato donatore, e appoggia le mani sulla
schiena di chi gli sta davanti che viene chiamato ricevitore.
Generalmente, il movimento non ha facilmente presa con
persone che non ne hanno esperienza. È difficile a chiunque
immaginare un movimento che sia completamente sponta­
neo e libero. Fortunatamente c'erano alcuni fedeli del mo-
'

vimento .che lo praticavano da due anni. La loro presenza


ha permesso di creare un'atmosfera favorevole.
Una signora si è messa ad agitare fortemente le braccia.
Altre due o tre hanno incominciato a muovere il bacino.
Meno male, la partita era vinta.
A un tratto nasce una risata, sonora, irregolare, serena,
senza motivo. Cosa inattesa, era Sako che rideva. La sua
risata ne provoca altre nei praticanti per cessare poi di
·colpo.
Il bilancio di questa seduta: due signore che muovevano
le braccia come eliche, alcuni con movimento laterale, altri
con movimento rotatono, eccetera.
• •

Dopo la seduta Sako fece questa osservazione davanti a


tutti: « Quando sono venuto in Francia, per la prima voi-

52
ta, sono stato colpito dall'atmosfera glaciale nella metropo­
litana di Parigi. Mi sono detto: ma qui è morto qualcuno,
guardandomi intorno. Ero talmente addolorato che volevo
ritornarmene subito in Africa ».
Sako, ln ogni caso, ha provato, col suo riso, questa fal­
sità psicologica: si ride perché si ride e non perché è di­
vertente, comico, ipiiìtoso o 5uffò. Ha sentito in se stessa·
questa forza-irresi.SfibiTe�éh;;" h; scosso il suo essere intero
arrestandosi subito appena gliene è passata la voglia.
Ciò che mi è piaciuto è che ognuno ha accettato tacita­
mente,·sénz.!_ discùs�jone, d'LsçartcaxsLèl.L q:u.eli.Q. � vec­
èhiO al tremila anni: il,,cl.Qvere di giustificare il perché del­
le propfié ' azioni. Questo _eeso fo si ripren�era appena Ok.
rrepassiita ìa porta <lei dojo ...P.er tornare a imme�gersl �eUa
vita soéfale .._
-

. _-- -

Se ognùno dei partecipanti non sa spiegare perché fa que-


...

sta o quella cosa, lo sente però molto bene, come qualcuno


che si gratta a causa di un prurito. Ma in quanto officiante
io devo osservare e teoricamente son l'unico a tenere gli oc­
chi aperti. Devo osservare che la signora tale si percuote
la schiena, con la mano destra, all'altezza dell'undicesima
dorsale, della prima e della terza lombare con una precisio­
ne stupefacente perché ha disturbi alle ovaie.
Ma tutto evolve. Ogni volta la forma cambia. Alain, al
quale avevo chiesto di prendere qualche fotografia delle no­
stre sedute, lasciò cadere la macchina fotografica e si mise
a fare il movimento. All'inizio . non si muoveva quasi per
niente; emetteva piccoli gemiti e mi chiedevo se !itesse ri­
dendo o piangendo. Ma a poco a poco si scate?Ò e cominciò
a picchiettare sulle stuoie con le mani e i gomiti a un
ritmo cadenzato come nel jazz. Ma non contento di questo
si mise a urlare, a rotolarsi per terra, ad alzarsì d'un bal­
zo, a colpire nel vuoto, a muggire. L'ho battezzato « il no­
stro leone ». Una volta ha gridato cosl forte che uno dei •

partecipanti si è precipitato per chiudere le finestre in mo­


do da non attirare l'attenzione dei viCini.
Un giorno fu la voce di Mare che disse: « Ah! Questa è
grossa. Io che faccio la capriola! ». In effetti, girandomi ,
lo vidi atterrare con le quattro zampe per aria... Da quel
giorno è diventato un bulldozer che si fa strada nel muc­
chio dei praticanti.
Ogni seduta ci riserva sorprese. Ho visto Guy, general­
mente pacifico nel suo movimento, darsi violente gomitate

53
l .

•'

,.
alla maniera dei pugili. C'è stata anche una bomba a scop­
pio ritardato. Una signora che era rimasta quasi immobile
durante la seduta cadde in convulsioni gridando ploprio
quando stavamo per uscire, eccetera. È praticamente impos­
sibile prevedere ciò che succederà.
Penso che il mòvimento abbia bisogno di due o tre setti­
mane di rodaggio. Dopo · questo periodo non ci si stupisce
più di piente ,pe�ché tutto è possibile.
Dopo le sedute Mare mi propone sempre di accompa­
gnarmi a casa. Spesso ci fermiamo per strada e mi offre
da bere.
Le osservazioni che fa sono molto . interessanti: impara
s. empre qualcosa.
« È pazzesco che, con mezzi cosi semplici, si possano ot­
tenere risultati simili, mentre di s,olito si fanno tante com-
plicazioni... ». ·

Spesso non finisce le sue frasi come se gustasse le riso­


nanze profonde che si svegliano nel suo intimo.
Mi ha raccontato come è arrivato a fare la capriola. Era
una cosa che non aveva più ·avuto voglia di fare dall'in­
fanzia. Si diceva: « Come sempre questa sera al dojo farò .
il bravo cllmmelliere » . Cominciò a muovere la testa a de­
stra e a sinistra quando, a un tratto, si ,senti spinto dal ·
'
dietro da una forza inaspettata che lo mandò fuori pista.
« Non ho fatto niente apposta, glielo giuro. Ma ... ma ...
è incredibile ». '
Siamo contenti di avere un locale in modo da non essere
disturbati ma pensate un po' se « il nostro leone » si scate?
nasse per strada ...
« Ah! sì. Sarebbe subito la camicia di forza, il bromu.ro,
l'ambulanza ... niente paura. Lo guarderemo a vista >>..
La vita sociale d offre vantaggi ma anche svantaggi.
In quanto a Guy, mi disse che era riuscito a tenere la
postura del loto per un quarto d'ora. Adesso era più pru­
dente. Tast.ava il terr.eno per vedere se era capace di anda­
re avanti. Ma la grande differenza era la respirazione. (Fa
il movimento prima · & andare a zazen). « Adesso respiro
con il ventre senza sforzo ». Infatti si ;riempie cosl da
solo.
Più in Hi arrivò a tenere la postura per tre quarti d'ora.
Dunque ha' ottenuto ciò che voleva� la postura del loto. Ri­
cevette l'investitura di sangha, monaco buddhista; fece voto
di lasciare la sua famiglia (shukke) cioè di abbracciare una

54
vita che va al di là della limitata· vita di famiglia e non avrà
da ritirarsi sulle montagne come aveva detto: saranno le
montagne a venire a lui.
Qualchè volta il movimento può sembrare molto violen­
to ma· è essenzialmente diverso da un movimento volon­
tario: il ritmo del polso non aumenta. Se con �no sforzo
volontario si cercasse di imitare alcuni di questi movimenti
il cuore non mancherebbe di battere più fotte e ci si sen­
tirebbe molto stanchi. A dir il vero dopo il movimento 'si
. esçe completamente rilassati. Il moment9 migliore è quan­
do, con un aspetto molto sereno, ci si dice « arrivederci »
mentre dieci minuti prima uno spettatore ignaro sarebbe
stato spaventato da una tale esibizione.
Un giorno Guy mi disse:
�< Lo sa che André Malraux fa il movimento rigenera-
tore! ».
« Come, come? >>.
« L'ho visto alla televisione . È proprio cosl ».
. .

Questo non mi stupisce da parte di Malraux.


Il movimento rigeneratore è una liberazione generale,
mentale e fisica. Il mentale e il fisico sono inseparabili, a
meno di separarli artificialmente per comodità intellettuale.
Ogni civilizzazione è ipnotismo. Per ipnotismo intendo
dire l'orientamento della nostra sensibilità verso una dire­
zione coscientemente determinata. Cosl, quando un ipnotiz­
zatore dice: Siete in paradiso, l'ipnotizzato vede solo gli an­
geli, i fiori, eccetera. Naturalmente tutto dipende dai gusti,
perché ci sono coloro che preferiscono le bistecc�e ai fiori.
Un pericolo imminente, un colpo di sciabola sulle nostre
teste ci ipnotizza e ci immobilizza. Un pericolo più perma­
nente, costituito da parole inventate dagli uomini, produce
su di noi un'ipnosi ancora più durevole.
Già una moltitudine di parole, di -ismi ci opprime, a
cominciare da snobismo, snobismo-antisnob, l'antisnobismo
snob, capitalismo, comunismo, sciovinismo, umanismo e che
altro?
Ognuno di questi -ismi rappresenta un sogno dell'uma­
nità. Il nostro compito non è di distruggere questi sogni,
queste piccole costruzioni della mente umana anche se co­
sì minuscole di fronte all'universo.
Le costruzioni ci riparano contro le intemperie. Ma non
dimenticate che al di sopra delle nuvole c'è il cielo azzurro.
Il movimento ci risveglia dal sonno ipnotico. Dopo due

55
o tre settimane di rodaggio i praticanti non hanno biso­
gno di essere eruditi. Sanno già da soli. Ognuno di essi ha
i suoi problemi che possono essere di ordine diverso: . mo­
rale, sanitario, religioso, familiare, posturale, sportivo, fi­
nanziario, tragico, comico, tragicomico, e che so ancora.
Per me questi sono « problemi ». I problemi sono bloc­
chi solo dove non c'è respirazione.
·

� !utto èfò che-voglio saperee se fanno il movimento op­


pure no. Non faccio altre domande. A che cosa servono
spiegazioni piene di parole lunghe quanto un pane francese?
All'opposto del cartesianesimo per il quale l'io è fisso e
permanente,TI ..eroblem aè. h.§.
S..
Q.epe rmanentè, iò<Ileo sem­
plicerileiite Ch
e né l'io né il problema sonofìss(e'_germa:
nentt.
� - -

-!praticanti sanno che il problema può cambiare aspet- )


fto: si intensifica, si accentua, si smorza e sparisce.
Anche se il problema è esterno e ha la pretesa di essere
immutabile, l'io, il terreno cambia. Lo si guarda con un
occhio diverso.
Questa transizione si fa inconsciamente e non è neppure
il caso di parlarne in quanto sarebbe come scuotere un bam­
bino addormentato per sapere se sta veramente dormendo.
È necessario per le persone che non sanno non per i pra­
ticanti.
Fare il movimento è un po', come diceva Mare, giocare
a nascondino. Si aspetta, con un piacere anticipato, misto
a timore, le sorprese che ogni volta il movimento riserva.
È giocare a rimpiattino con se stesso, col proprio subcon­
scio. Che cosa si può dire di una signora, che, dopo essere
stata piagnona per mesi, adesso passa per avere il riso
facile ?
Siamo stati parecchie volte sorpresi di sentire osservazioni
fatte da spettatori che credevano che il movimento fosse
una specie di ipnosi.
Qui sta la differenza essenziale tra spettatori e praticanti.
Gli spettatori con le loro nozioni abbastanza vaghe si ac­
contentano di gettare nello stesso paniere tutto ciò che
cade sotto il loro naso.
L'ipnosi è una polarizzazione del conscio in un dato
orientamento mentre il movimento libera il conscio dalle
sue costrizioni. I praticanti sono pienamente coscienti. Non
sono né in paradiso né all'inferno. Sono nel nostro dojo.
Durante il movimento la parte conscia è ben sveglia ma

56

non interviene nel movimento. Smette di dare ordini e ha


fiducia nella saggezza del corpo.
Se io ho l'onore di essere paragonato a un ipnotizzatore
con quale idea ipnotizzo la gente? Forse con il nulla.
« Ma questo è zen », dice Guy.
« No, non è zen >>.

« Ma sì, invece per noi è la stessa cosa ».

In fondo ha ragione. Ho parlato dal punto di vista giap­


ponese, lui da quello occidentale.
Dovrei tornare su questo punto per vedere quale posto
dare al movimento rispetto allo zen propriamente detto?
È concorrenziale o complementare? .
Il fatto di essere di fronte al panorama « europeo » mi
permette di fare un lavoro di sintesi che sarebbe impensa­
bile in Giappone.
Da qui allaccio nel mio campo visivo tutte le grandi mon­
tagne: zen, aikido, seitai, movimento rigeneratore, teatro
No, calligrafia, e forse tante altre cose.

57

VI '

OSMOSI

Faccio questo esperimento.


Una persona si mette in piedi davanti a me, di schiena.
Le metto la mano sulla schiena e espiro profondamente,
visualizzando l'espirazione che passa dalla mia mano attra­
verso il suo corpo.
Dico visualizzare e non immaginare. Immaginare è una
attività
a intellettuale, ma visualizzare è unatto. S
i-a iràc ne
l respiraz1one non puo passare attrav'è1so' lemani e, a
maggior ragione, non può passare attraverso il corpo di
gualcun altro. Nel sénso di respirazione polmonare, sono
completamente d'accordo nell'ammettere che è impossibile.
Ma per respirazione intendo qualcosa di molto diverso. È
un insieme che comprende vari aspetti . La {espirazione è
. . .
contemporaneamente: mtU1ZlOne, spontanetta, movtmento,
. .. .

premoii'1zioi1e,atlen:ti6ne, stmpatTa-;-comunfòne e àltro an­


cora. Questa diversità mi costringe a presentare questl aspet­
ti a uno a uno, per abbracciare l'idea; ma questi aspetti
devono essere presi come un'unità indivisibile.
Niente mi impedisce di visualizzare la mia respirazione
che, iniziando dal ventre, passa attraverso le mani nel cor­
po del mio partner. È un atto mentale. Ma ha un effetto ·

fisico. Il mio partner, come attirato da una forza n i visibile,


vacilla e cade all'indietro tra le mie braccia.
Questa esperienza è sufficiente a dimostrare qualcosa?
Direi di no. Perché qualche volta funziona a meraviglia, al­
tre volte niente affatto.
Nel caso di Christiane, non ho neanche bisogno di roe­
carie la schiena. Metto la mano venti centimetri dietro di
lei e cade all'indietro come se io fossi un potente aspi­
ratore.
È un caso estremamente sensibile. Non può neanche sor,­
portare di sedersi davanti a me in macchina. Un giorno le

58

.
.

/ '

ho offerto il posto davanti per evitarle <ili assorbire il fu­


mo delle mie sigarette e, poco dopo, ha incominciato a
muoversi a destra. e a sinistra.
« Fermate la macchina », disse, « è il movimento rigene­

ratore chè si manifesta », '

Siamo scesi per cambiare posto. Non avev9 fatto niente


di proposito. La m:ia sola presenza dietro di lei bastava a tut­
baria. Certo una macchina non è fatta per praticare il mo­
vimento rigeneratore.
Ma non tutti sono come lei. I praticanti sanno per espe­
rienza che ci . sono persone così rigide che si ha l'impressione
di toccare un muto di cemento.
Questo fenomeno 'd i attrazione, certe volte palese, certe
volte imp�rcettibile, non può spiegl,lrsi con là legge di New­
ton sull 'inerzia P.erché nessuna forza fisica ha agito. Non
ho ne tirato né spinto.
Tra il mio partner e me c'è una fusione di sensibilità
che potrei cliiam·are col nome di osn:i.osi evitando però di
ammèttere l'azione di un solvente materiale. TI solvente,
. ·

qui, è il ki, respirazione, sensibilità, pulsione.


Come ho già detto, la parola ki causa problemi a chi
prova a traduda nelle lingue europee. Ne1le frasi si ptìÒ
girare la difficoltà traducendola ·indirettamente. Ma i re­
dattori ' di dizionari o i ricercatori di verità filosofiche si
esauriscono p.rop.tio per trovarn� una traduzione diretta,
esatta.
Mi è stato oetto che in Occidente ci sono parole come ma­
gnetismo, radiazione, vibrazione, emanazione, eccetera che
corrispondono al ki in questo caso. Ma non sottintendono
tutti gli aspetti del ki.
· ·

Sono termini di fenomeni fisici trasportati nel campo dei


fenomeni biologici. Ma. la biologia ufficiale non riconosce
.
questi termmt.
. .

Anche se è curioso, sembra che sia piuttosto la chirurgia


a essere cosciente di questa - deficienza. I chirurghi contano
sempre su una forza misteriosa senza nome che, a opera­
zione . ultimata, compie l'essenziale per rimettere tutto a
posto, mentre, se i meccanici dimenticassero di girare anche
una sola vite, il · motore non funzionerebbe.
· Se il ki fosse un fenomeno qualunque non ci sarebbe nes­
sun inconveniente gt:ave a usare uno di questi tei:minj. Ma,
in effetti; non lo è. Sè usassi i termini come magnetismo o

59
emanazione sarei costretto ad abbandonare ogni possibi­
lità di sviluppo filosofico che vorrei tentare.

Sono state tentate diverse esperienze per provare l'esi­


stenza dell'emanazione ma queste non sono state conclu­
denti. Però certi test così detti parapsicologid hanno già di­
mostrato risultati opposti alla teoria delle probabilità.
Finché si cerca una spiegazione soddisfacente nel campo
dei fenomeni, non si atriva a niente. Il ki appartiene al
sistema di pensiero elle oppone il fenomeno al noumeno.
Il ki può agire sui fenomeni, questo è tutto ciò che si può
dire. In quanto al ki in se stesso, lo si. può sentire o non
sentire affatto. Non si può dimostrarlo oggettivamente. Se
lo si dimostra non è più il ki.
Vjsta l'incertezza di tradurre il termine ki, questi non
può esse�;e l'oggetto della scienza nel vero senso della pa­
rola del XIX secolo. Può anche esse�:e però una sfida alla
scienza del XX secolo, adesso che si è costretti ad accet­
tare l'incertezza come verità rigorosa.
Ricordiamo la storia di una donna che è guarita toccando
la frangia del mantello di Gesù Cristo. Si trattava di una
emanazione? Perché colpiva in particolare questa donna
mentre le persone che erano più vicine a Gesù ne erano
indifferenti? Perché Gesù non ha compiuto miracoli presso
i Nazareni?
Vediamo miracoli ogni giorno. Un neonato cexca il seno
dellà màdre senza mai aver imparato · questo atto. Vediamo
alcuni neonati o alcuni bambini preferire una perso�'l_ _a
-
un'altra senza che si possa spiegarne i1 perché.
Si è parlato di un astronauta che durante un viaggio ver­
so la luna fu sottoposto a un esperimento di telepatia e ci
si chiedeva se quest'uomo potesse avere una potenza d'ema­
.nazione in grado di poter percorrere centinaia di migliaia
di chilometri. Bisognerebbe anche che, per mettersi in co­
municazione, l'astronauta avesse· scelto una tra i miliardi
di emanazioni che coprono la terra. Sarebbe vano tentare
l'esperimento.
La telepatia, in effetti, non è in funzione della distanza,
come indica il stJo nome; è solo una questione d'osmosi, di
fusione, di sensibilità.
Il ki trascende, va oltre il quadro dei fenomeni definiti
-
dallo spazio e dal tempò.
-
- ---

Poiché gran parte dèila gente è sensibile solo ai fenome­


ni come la ricchezza e la povertà, il lavoro e la resa, la fe-

60
licità e l'infelicità, gli incidenti, le malattie , eccetera, tutto
ciò che trascende il mondo dei fenomeni sembra non ave­
re ragione di essere.
Il Giappone stranamente ha mantenuto una tradizione
nella quale la sensibilit·à al ki è primordiale:: .
Un tempo questa sensibilità impegnava la vita o la morte
dGgl i uomini . I sa mura i dovevano captare il sak-ki, i l ki
omicida, prima che il fenomeno dì attacco si manifestasse.
La parola osmosì è un termine di fisica e bisogna spo­
gliarla del suo contenuto materiale per capire questo rap­
porto. In giapponese esistono parole come « kanoo >� , sen­
tire e reagire, che si usano per i rapporti umani, ed espres·
sioni coJ'ne « ki ga au >>, il ki si comunica, cosa che corri­
sponde meglio a ciò che cerchiamo.
Nella società moderna questa comunicazione diretta tra
gli esseri umani è sempre più ignorata. Comunichiamo con
parole. L'uomo è definito dalle sue parol e c non dalle sue
. .
3ZI001.

Ho sentito un signore sussurrare:


« Oggigiorno siamo diventati talmente insensibili alle
sofferenze altrui, e talmente privi di pietà, che ci vorrebbe
un gran cataclisma per svegliarci » .
Le tradizioni giapponesi offrono altre soluzioni L'aiki­
.

do, la via di coordinazione del ki, è l'arre di « fondere il


ki », dunque una forma marziale d'osmosi ; e lo zen insiste
su ishin denshin, la trasmissione della mia anima alla tua .
Per ottenere l'effetto d'osmosi ho messo a punto due tipi
d'esercizi : espirazione concentrata e movimento tigenerato-
re rec1proco.

Generalmente questi esercizi si fanno a coppie: datore


e ricevente: cioè tra quello che fa l'exosmosi e quello
che fa l'endosmosi. Il datore deve solo espirare attraver­
so le mani nel corpo del ricevente, che , da parte sua, si
lascia penetrare e si lascia andare. La dillerenza - tra l'espi-
razione concentrata e il movimento rigcne ratore re roco _s!.p
è che la primae immobile e statica mentre il Sé éondo è
mobile c dinamico.
Lo scopo Oiquesti esercizi non risiede in qual cosa al di
fuori dell'azione. Alcuni chiedono se è possibile �arire le
ma lat tie . Certo, si possono ottenere effetti terapeutici, ma
non è questo lo scopo. Sarebbe come dire che la caratteri­
stica di una statua è eli proiettare la sua ombra .
Lo scopo dell'azione è nell'atto stesso, cioè in quello di

61
stabilire l'osmosi tra due essen che di solito sono indi­
pendenti e senza rapporto diretto.
Vogliamo mostrare come ci si può sbarazzare momenta­
neamente del proprio involucro, al di fuori delle costrizio­
ni sociali, e respirare liberamente. I mezzi sono molto sem­
plici. Vorrei propagarli in mezzo alle famiglie e alla gente
che capisce .
Un direttore, con la testa piena di numeri e di specula­
zioni, entra nell'ufficio e vede una segretaria: si tratta di
una francese che conosce bene.
« Buongiorno, signorina. Come sta? ».
« Vede, ho passato una notte orribile. Ho sofferto ... ».
« Ah, bene, . molto bene. Jo sto bene, grazie ».
Senza dare la minima importanza, apre la porta e spari­
sce. Come volete che ci sia il più piccolo contatto umano
tra esseri come questi, eccetto uno scambio meccanico di
parole convenzionali?
Niente discussioni. Niente chiacchiere. È così che io fac­
cio fare il movimento rigeneratore e l'espirazione concen­
trata.
Lo scopo dell'espir�zÌ2P.��centtata ....non. è_o�Lcerca..t:_e
dellep ll
ftlcolarità. E nefl'azione stessa di concentrazione che
deve essete fafta in uno spirito di cielo .eurO," come aie �jl
maestr o-N oguèhi.-

È trop,eo�emplice per essere facile. È troppo S�f!Plice


perché si possa sPlègare.
Egpure,�elli che sono capaci di visualizzare il..cielo
puro possqno d ominare gli uragani. Uoo specchi.QJ.roppo
sporco non riflette la verità.
• Ciò cfie siottiene facendo l'espirazione concentrata è dif­

ficile a descrivere perché non si è più osservatore ma pra­


ticante. Ma si constata che ci sono persone molto traspa­
renti e altre in cui non passa niente. Generalmente i bam­
bini sono più trasparenti degli adulti, ma si disperdono fa­
cilmente. Ci sono migliaia di sfumature tra la trasparenza e
l'opacità del legno, e persino la trasparenza non è una cosa
costante. Varia nella stessa persona secondo i momenti. Bi­
sogna tenere conto dell'ambiente, dei rumori, dell'imma­
ginazione, delle preoccupazioni, delle condizioni fisiche, del­
la temperatura e dell'umidità. Tutto è incostanza. La tra­
sparenza è vedere un angolo di cielo azzurro tra le nuvole.
È attraverso quest'angolino di cielo azzurro che d si fon-

62
'

de, che si comunica. È effimet:o.J ma un istante di comunione


.
è più prezioso di ore di prediehe. ·

Quando impongo le mani, cet:te persone dicono:


« Oh, che mani calde ha! ».
Non è esatto. Non è il .calore che trasmetto. È l'espira­
zione concentrata che attiva il loro corpo, che, a sua volta,
em�na calore. Il calore è solo un'eventualità. Possono pro-.
dursi altre sensazioni: formicolio, convulsioni, solletico.
Non cerchiamo sensazioni , ma concentrazione. Tutto ciò
che si t_>uò dire di positivo della concentrazione è « senza
notizie, buom e notizie » . .
' ·

A volte vi SOOO"-alcune sorprese negli aspetti negativi.


Una sighora giapponese si .è messa a fare l'espirazione
concentrata sul figlio che era andato nelle . Hawaii. L'ha
fatto come se suo figlio fosse davanti a lei, avvertendo un
senso freddo, una sensazione di vuoto. ·
Poiché in questa concentrazione · la distanza non conta,
potrebbe benissimo farla anche se suo figlio fosse davanti
a lei o sulla luna o senza sapere esattamente dove.
·

Turbata, ehiese notizie a suo marito. Rispose che, in ef­


fetti, il figlio aveva avuto un incidente, ma che non biso­
gnava preoccuparsi . Due settimane dopo, le disse che , peg­
giorava, e un mese dopo, che era morto.
Il marito sapeva che il loro figlio era morto in un inci­
dente di macchina il giorno in cui sua moglie aveva senti­
to il freddo facendo l'espirazione, ma. non aveva voluto
sconvolgerla di colpo. Ha esattamente riprodotto la tattica
che i francesi conoscono nella canzone Tutto va ben, Ma­
dama La Marchesa.
Anche se si classifica amministrativatnente' il movimento
rigeneratore sotto il capitolo ginnastica, nell'.essenza è com­
pletamente diverso . Si è in uno stato di sensibilità molto
particolare. Se la scelta del partner non ha un'importanza
primor<#ale in un esercizio di ginnastica, ne ha molta nel
movimento rigeneratore. Capitando con un partner a noi
non adatto, si può avere..51uaktJe.�olt:C.i.f.ìt.ri§Y'Itaf.<fdi�Wo
,r ­
so. InvecèJi seniii éungran , sollievo��J! fiae si è st�chi,
contratti, nervosi. . .
All'inizio. della sua carriera il maestro Noguchi rifiutava
sempre le persone che non gli andavano bene. Diceva:
« No, non posso sopportare le capsule dei suoi denti >>, o
qualsiasi altra cosa. Aveva a quel tempo meno di vent'an­
ni e oggi, con l'età e l'esperienza, si adatta a tutti.

63
Nelle sedute del movimento rigeneratore, sembra che la
parte dell 'officiante sia ancora più importante della scelta
del partner.
Non pensavo in questo modo all'inizio. Il movimento può
essere fatto da qualsiasi persona, in qualsiasi luogo e in
qualsiasi mome nto ; c'è solo da fare il lavoro di iniziazione.
Secondo la mia esperienza, in realtà, ,non è sempre così.
Il ruolo dell'officiante è di essere 11, un po' allo stesso ti­
tolo del monaco zen. Teoricamente, niente impedisce di
fare zazen da solo: un piccolo spazio, un cuscino è tutto l'oc­
corrente. Ma dopo cinque minuti, si è talmente smarriti
che non si riesce a continuare. Per questo ci vuole un dojo
e un maestro per fare zazen.·
Che cosa turba l'individuo in un atto così semplice? Bi­
sogna solo sedersi; ma non ci si riesce. La causa del distur­
bo è l'eccesso di immaginazione, l'eccesso di attività cere­
brale che si riflette in una pessima postura o in una respi­
razione poco profonda.
Il mestiere di officiante nel movimento rigerieratore, se
di mestiere si può parlare, consiste essenzialmente nell'es­

sere presente. In un certo senso, questo mestiere è più diffi­
cile di quello di un tecnico seitai, il cui tirocinio richiede
più o meno vent'anni. Dopo un anno si può essere un offi­
ciante abbastanza buono o non esserlo per niente.
L'atto è semplice. Ma mantenere la semplicità è difficile.
È un lavoro d'equilibrista. È semplice andare avanti pas­
so dopo passo senza perdere l'equilibrio. Si può perdere l'e·
quilibrio in mille modi. Si pensa: accidenti, ho dimenticato
di spegnere il gas, e si cade.
Conosco anche casi di gente semplice, senza pretese, che
ha avuto risultati notevoli.
Non essere turbati, non lasciarsi influenzare dall'agitazio­
ne, mantenere la calma: è spesso difficile anche per i veri
·

maestri.
Gli Europei hanno orrore della confusione. Niente confu­
sione tra i principi, niente confusione tra Bene e Male,
niente confusione tra l'uotno e Dio.
Ho portato un principio di fusione, non di confusione.
Come reagiranno?
Sto già raccogliendo risposte piuttosto positive.

64
VII

TAIHEKI
POLARIZZAZIONE DELL 'ENERGIA VITALE

L'individuo scompar� sempre eli più dalla società moder­


na nella quale non ra _Qpresenta altro che un numero di serie.
� già abbastanza difficile sbarazzarsi dei vantaggi procurati
dallo sviluppo industriale, anche se questi non sono in
fondo altro che offerte convenzionali e uniformare.
Non siamo più nei tempi in cui la domanda creava l'of-
. ferta; oggi è l'offerta che crea la domanda. Come diceva un
commentatore alla radio giorni or sono: « Il diffondersi dei
medicinali ha provocato malattie sconosciute una decina di
anni fa ».
Che si tratti di comunismo o di capitalismo, la differen­
za non sta, in fondo, che nel modo di dividere la torta. Il
rapporto tra l'individuo e la sua fetta di torta, i] trame
piacere, che dovrebbe essere la cosa più importante se si
pensa alla soddisfazione che se ne vuole ottenere, è com­
pletamente trascurato. Si tiene conto solamente delle cifre.
Si considera l'individuo in base a quello che possiede e
non per quello che è. In realtà l'individuo diventa così un
oggetto senza individualità. Il pensiero moderno trae ori­
gine da una filosofia statica che va inevitabilmente verso il
materialismo.
Ho avuto la fortuna di conoscere certi aspetti della tradi­
zione giapponese. La mia esperienza può essere forse super­
ficiale ma il contrasto che presenta nei confronti del pen­
siero moderno è impressionante. Ne risulta che non è la
soddisfazione materiale che conta, bensl l'approfondimento
della sensibilità. Eugen Herrigel parla di un maestro di tiro
con l'arco che centrava iJ bersaglio senza mirare. L'arco
giapponese non ha cambiato forma da secoli, mentre in Oc­
cidente si sono inventati archi munili di mirino. Se si trat­
tasse unicamente di ottenere risultati materiali, l'arco oc­
cidentale è certamente superiore a quello giapponese tracli-

65
zionale. Da questo punto di vista però una carabina è supe­
riore a un arco, un cannonè è superiore a una carabina, sino
ad arrivare alla bomba all'idrogeno. ,
Se i Giapponesi insistono a cohservare il loro arco pri­
mitivo è perché cercano ben altri risultati che quelli mate­
riali immediati.
La stessa cosa avviene nel seitai .
Lo scopo del seitai non è alleviare il dolore o guarire le_
malattie. Questo è compito della medicina. Il suo vero sco­
po è di regolare la circolazione deli'energia vitale, che si tro­
va polatl zzata in ogni individuo, e di notmalizzarne ai con­
seguenza la sensibilità.
Il principio filosofico alla base del seitai afferma che l'uo­
mo è un Tutto indivisibile, in contrapposizione alla scienza
umana occidentale che· è basata su un principio analitico.
Il principio dell'uomo come essere indivisibile deriva dal­
l'attitudine di considerare l'individuo nel suo agire. Abbia­
mo già visto che l'arciere non è colui che tira con l'arco ma
colui che si identifica con l'arco, con il tiro.
Ci troviamo di fronte a una differenza fondamentale di
.filosofia: quella statica e analitica dell'Occidente da una par­
te e quella dinamica e indivisibile delle arti giapponesi- dal-
l'altra.
Questa differenza di concezione ha a lungo turbato Herri­
gel, che, in quanto professore di filosofia occidentale, non
poteva fare a meno di porsi certe domande.
L'uomo, nel seitai, non è considerato un insieme di ele­
menti. La parte mentale e quella fisica non sono altro che
due aspetti della stessa cosa . L'uomo è essenzialmente la
manifestazione delta sua stessa vita. È questa stessa vita che
ha provveduto a dargli gli organi, le membra , i diversi si­
stemi che gli sono necessari. È la stessa vita che gli provoca
l'appetito e i desideri, e non il contrario.
Anche l'alimentazione più ricercata non dice nulla a qual­
cuno che non respira più. Nemmeno l'aria più pura impe­
disce alla gente di morire. Che cosa si può concedere a qual­
cuno che desidera il desiderio?
Il seitai prende in considerazione prima di tutto l'uomo
nella sua individualità e non l'uomo medio statisticamente
stabilito.
La vita stessa è invisibile ma questa, manifestandosi ne­
gli individui, dà luogo a un'infinità di formule differenti. Il
seitai vuole che la vita si manifesti nella sua integrità m
---

66
ogni individuo. Questo è l'ideale di zenseì, vita inte g rale.
Colui che avrà vissuto la sua vita nella sua integrità saprà
morire di una morte tranquilla e serena.
Ma in realtà si è ben lontani dal raggiungere tale stato
di cose. La maggior parte degli uomini immagina che ]a
morte sia un'agonia spaventosa e, in effetti, vivono in un
. modo molto agitato e muoiono nella sofferenza.
L'energia vitale, agendo in ciascun individuo, si polariz­
za secondo le caratteristiche che gli sono proprie. Ne conse­
gue quind i che ognuno sente e agjsce_ in modo diverso.
L ' idea che ognuno ha una sua sensibili tà particolare è il
fondamento stesso del seitai Tutta la tecnica si basa su da­
.

ti espressi dall'individualità e non sulla nozione generale di


individuo.
RHerendoci alla nozione di taiheki (abitudini corporali) si
ha una comprensione facilitata delle tendenze spontanee
che si manifestano in individui diversi.
i
Un tecnico seitai deve saper osservare _g_l individui nella
partÌcoli:rità deiloro mov-imenti inconsci .Edève p Oì siste­
mare questi m<?."' çi _ear,re
vìrrienti , sia con �ma azione diretta_ a
sua, sia facendo fare llna ginnastica.concepita <{ su misura »
secondo la particolarità di ogni individuo. Il mio principio
è che l'uomo non ha bisogno di alcuna tecnica per viVere
pienamente. A questo proposito il maestro Noguchi è d ac­ '

cordo con me, lui che è ritenuto il detentore di una tecnica


fantastica . Si può pensare che tutto ciò sia contraddittorio,
ma è il principio stesso del seitai.
La tecnica seitai comprende tutta una scienza di osserva­
zione dei movimenti spontanei e inconsci ed è proprio in
questo che la tecnica seitai si differenzia dalle altre tecniche,
che tendono piuttosto a riparare le anomalie.
Questa scienza ha cominciato ad avt:rt: una forma siste­
matica verso il 1955, ma già precedentemente il maestro
Noguchi utilizzava una classificazione ricca di immagini ani­
malistichc .
Il suo dojo (luogo di pratica) era frequentato da perso­
ne che egli paragonava per alcuni tratti ad animali. Infatti
era solito dirsi : << Ecco una volpe, ecco una tigre ». Questa
classificazione comprendeva più di duecento varietà di mo­
vimenti o di posture. C'era, per esempio, il tipo giraffa, che
è divenuto, dopo la sistematizzazione, il tipo l: tipo verti­
cale o cerebrale attivo, o il tipo tigre, chiamato adesso ti­
po 5: avanti i ndietro, o polmonare attivo.
-

67

Un giorno una signora, offesa e furiosa, andò a trovare il


maestro Noguchi dicendo: « Maestro, una decina di anni
fa lei mi paragonò a una foca, ebbene le foche le ho appe­
na viste allo zoo ».
·

Il Maestro effettivamente si ricordò di averlo detto, ma


gli venne anche in mente che quel giorno la signora sorri­
deva contenta del paragone.
Non è solo per evitare incidenti di questo genere, ma
soprattutto per la necessità di facilitarne l'insegnamento che
il maestro Noguchi ha creato il sistema taiheki, riducendo
il numero d�i tipi a dodici categorie di base, invece di due­
cento.
Oggigiorno lo studio del taiheki è diventato una delle at­
tività più importanti della società seitai. Il maestro Nogu­
chi invita i membri e le organizzazioni esterne interessate a
proseguirne lo studio tramandandolo ai posteri. A essi ri­
chiede inoltre di rispettarne la classificazione adottata, al
'

fine di evitare confusioni inutili.


Lo studio del taiheki, cominciato come applicazione pra­
tica alle persone, sembra avere oggi una prospettiva molto
più vasta. Ho avuto l'occasione di parlare a questo propo­
sito con il maestro Noguchi dei caratteri nazionali degli
scrittori, dei musicisti; persino le grandi città possono ave­
re un raibeki particolare. Nulla di straordinario in fondo,
in quanto ogni attività umana denota una certa polarizza­
zione dell'energia vitale.
.
I . dodici tipi di taiheki sono l seguenti:
.

l. cerebrale attivo

2. cerebrale paSSIVO

3. digestivo attivo
4. digestivo passivo
5. polmonare attivo
6. polmonare passivo
7. urmariq atttvo
• •

8. unnano passivo
• . .

9. bacino chiuso
10. bacino aperto
11. ipersensibile
12. apattco

Abbiamo da l a 10, cinque polarizzazioni di energia: cer­


vello, organi digestivi, polmoni, organi urinari, bacino;

68
1 1 � J1_S.Q!l.Q....J;1ar_ricola):i, in_ qp_®to s<?n� �ati di essere e
non polarizzaziç_ni_di energia _ � una �gione ,jpecigca.
Di ogni zona interessata si 1ia una suddivisione in nu­
meri pari e numeri dispari. La numerazione dispari si appli­
ca ai ti i di persone che agiscono per eccesso di ene rgia,"a
secon a e a regtone Interessata. a numerazione pari alle
·persone che subiscono l'influenza esterna a causa dt una e- -

rmrì1ioi ener _gla. ues a se emattzzazione introduttiva può


semoriire semplicistica, ma in realtà la cosa è estremamen­
te complessa. Mi accontenterò di svllupparne il tema ren­
dendolo gradatamente comprensibile.

Il gruppo cerebrale : definito anche verticale


Il tipo l- cé'rebrale attivo.
In questo tipo l'energia vitale sale al cervello. Questo
fenomeno viene definito, in psicanalisi, sublimazione cere­
brale. I dati immediati della sua esperienza vengono tradot­
ti in parole, o in segni, e il suo cervello lavora costantemen-'
te per mettervi ordine. Arriva alla conclusione ragionando
per stadi, in modo progressivo. Ha bisogno di distaccarsi
dalla realtà concreta per mettere ordine nel suo pensiero, e
le sue idee devono essere in armonia con un principio di
base prestabilito. È prima di tutto logico, e non può accet­
tare indifferentemente principi contraddittori tra di loro.
Ha una preferenza istintiva per le linee, e quando vede
. un oggetto, sono le linee che lo attraggono e che fissa nella
sua memoria, e quasi mai ll colore.
In una conversazione segue il susseguirsi delle idee, ma
non presta attenzione al tono della voce. È attento al signi­
ficato dei termini e sensibile alle onorificenze. Tendenzial­
mente preferisce i sostantivi ai verbi. È un teorico con gran­
di capacità inventive.
Ma proprio a causa del suo distacco dalle realtà concrete
si accontenta di trovare formule esatte, senza passare alla
applicazione pratica. Conosce, per esempio, il modo teori­
co per riparare a questo o a quel pericolo, ma quando si
trova di fronte alla situazione reale, se ne allontana per ri­
manere spettatore. Questo distacco gli permette di mante­
nere uno spi'rito critico e u n gi\ldizio obiettivo.
Ha bisogno di pensare prima di agire, e, molto spesso,
non agisce per nulla. Dal momento che il suo pensiero evol-

69 •
ve in continuazione, passa da una conclusione a un'altra,
incessantemente.
Dato che le sue conclusioni non sono direttamente legate
all'atto, non conosce le vere decisioni che impegnano l'in­
dividuo nel suo destino. Nel suo cervello si sviluppa una cor­
sa vertiginosa di ipotesi e di controipotesi. Affermerà le
sue conclusioni, dichiarerà le sue decisioni, ma appena sor­
ge una difficoltà, rimarranno solo parole. Le sue decisioni
non sono in fondo altro che conclusioni mascherate.
Di fronte a fatti che sono in contraddizione con il suo
modo di pensare, ha tendenza a negare la realtà stessa di
questi fatti, piuttosto che abbandonare la sua posizione di
pensiero, tanto è importante per lui il posto che questa
occupa nella sua personalità.
È pertanto perfettamente in armonia con la sua idea, di
cui è chiaramente cosciente, ma in pratica non si rende conto
nemmeno di quello che succede a un palmo dal suo naso.
Secondo la classificazione animalistica del maestro No­
guchi corrisponde all'immagine della giraffa.
Morfologicamente ha la testa sottile,Ja lin_s:a slanciata e
un p ortamentoverticale . .
� -'Tutti isuoT""movlffienti" cominciano con la tensione del
cofroe:m:tafizzanao1a'testa. Questa tensione cervica1e è ac- -
'compagnata dalla contrazione dei tendini di Achille. Rispar­
mio al lettore molti altri dettagli tecnici che riguardano la
prima lombate, la terza cervicale, o gli alluci.
Il seitai ha approfondito le sue ricerche sulle correlazioni
esistenti fra le tensioni tra diversi punti del corpo, e il rap­
porto tra queste tensioni e particolari gesti.
Gli esempi storici potrebbero essere di grande utilità, ma
gli studi in questo campo non sono stati ancora approfonditi.
Siamo di fronte a un felice esempio del tipo l nella mu­
sica di J.S. Bach, nelle sue melodie architettoniche di ri­
cerca lineare.
Lo scrittore Ryunosuke Akutagawa, autore del romanzo
dal quale è tratto iUilm Rashomon, è del tipo l .
Da un punto di vista collettivo il gruppo etnico europeo
ha come tratto comune il tipo l , qualunque siano le altre
tendenze particolari ad una nazione o ad un individuo.

Il tipo 2 - cerebrale passivo.


Mentre la tensione al cervello, nel tipo l, porta alia ri­
cerca di formule e resta- limitata al livello mentale, nel ti-

70
po 2 provoca reazioni fisiche. I riflessi nella zona del dien­
cefalo sono estremamente rapidi.
La sola visione di qualcosa di sporco o di insopportabile
provoca la nausea. La tensione cerebrale può dare dolori al­
lo stomaco e provocare diarrea.
Il tipo 2 è un candidato probabile all'ulcera di stomaco.

È piuttosto portato a lasciarsi influenzare da dicerie dif­
ficili da controllare, che non a verificare direttamente.
A differenza del tipo 1 non riesce mai a trarre conclusio­
ni precise, ad avere « l'animo in pace ». È oppresso dalle
idee. Non osa contraddire gli altri. I mali di cui soffre sono
il risultato della sua introversione. Prima ancora che lo si
interroghi, cade in lunghe e minuziose scuse.
Le persone erudite, a forza di riempirsi la testa con idee
che non sono proprie, possono essere vittime di questa ten­
denza a posteriori.
Soseki Natsume, scdttore giapponese, denota nei suoi
scritti caratteristiche del tipo 2, mescolate però con quelle
del tipo 9.
Suppongo che Franz Kafka fosse dello stesso tipo.
La saggezza del corpo fa sì che le persone del tipo 2 ap­
poggino i piedi su qualcosa di rialzato come una sedia o una
scrivania, per rilassare i tendini di Achille e per poter cosl
far riposare la testa.

Il gruppo digestivo: defihito anche laterale

Il tipo 3.
- digestivo attivo. •

La particolarità di questo gn�ppo, che si tratti del tipo


attivo o del tipo passivo, sta nel fatto che il suo corpo è
diviso per così dire in due parti: sinistra e destra. Quando
sente male, è quasi sempre su uno dei due lati, testa, ven­
tre, gambe, piedi, eccetera. Ha un lato molto più pesante
dell'altro, e il suo incedere denota un bilanciamento late­
rale.
Il corpo del tipo 3 tçnde alla rotondità.
L'eccesso di energia è sublimato dalla digestione. Emo­
zionato, arrabbiato, eccitato, mangia. Può continu11re a man­
giare, anche dopo essersi ben saziato. La vita non ha alcun
senso senza il piacere della tavola.
Il suo sistema nervoso simpatico è facilmente innervato,

71
..

e il suo cuore batte sovente troppo forte. È l'espressione


vivente della simpaticotonia.
In linea di massima è un buontempone, gioviale, espan­
sivo, ma anche estremamente sentimentale e irritabile. In
un gruppo la sua presenza porta un tono gaio e allegro.
Ma privato del cibo, perde ogni coraggio. Si sente svuo­
tato di ogni energia.
Se si arrabbia non lo fa solo per attaccare qualcuno, ma
piuttosto per soddisfare una necessità fisica; in questo caso
per scaricare in modo esplosivo la tensione accumulata nel
plesso solare contratto, senza altre ragioni particolari .
Non sente alcuna attrazione per lo sport. Se gli piace lo
sport, lo apprezza in quanto spettatore. Le sue anche, abi­
tuate ai movimenti laterali, ma non ai movimenti verticali,
avanti-indietro e rotatori, non gli permettono di farsi avanti.
I suoi movimenti non sono cosl rapidi come vorrebbe,
In compenso è estremamente ricco di sentimenti . Le sue
decisioni sono prese in funzione dei suoi sentimenti, simpa­
tia o antipatia. Quando sceglie non lo fa perché è giusto,
ma perché gli piace.
Di conseguenza, se deve usare la ragione per decidere
qualcosa, è molto t<_>rmentato. Rimanderà allora la decisione
sino all'ultimo momento, in quanto il suo sentimento oscil­
la tra il sl e il no. Più ha tempo di riflettere e più si tor­
menta. Come ultima soluzione si lancia nell'improvvisazione.
Se il tipo l predilige le linee rette e gli argomenti retti­
linei, il tipo 3 preferisce le linee curve. Ma è soprattutto
nei colori che dimostra una sensibilità spiccata.
È incantato dalla ricchezza dei colori. In una conversazio­
ne è più colpito dal tono, cioè dal colore della voce, che
dal contenuto degli argomenti. Del resto ha la facoltà par­
ticolare di associare un colore a un suono. Tra il suono e
il colore trova che esiste sempre un legame reale.
Abbiamo un grande numero di artisti appartenenti al ti­
po 3.
Un colorista come Bonnard, per esempio, rende bene
l'atmosfera del tipo 3.
In musica abbiamo Schubert che sa far vibrare il suono
con sentimento soave; e troviamo un gioco misto di colori
e suoni in Debussy.

Il tipo 4 digestivo passivo.


-

In questo tipo sono i riliessi parasimpatici che predomi-

72
nano. Il suo cuore non batte veloce come nel tipo 3. Cal­
mo e taciturno, è affabile e sensibile ai sentimenti degli al­
tri. Esiste però in lui un residuo di sentimento che rimane
coagulato. Cosa dalla quale no.I,) si può liberare con un at­
tacco di collera come fa il tipo 3. Questa coagulazione può
produrre la perdita dell'appetito, mal di stomaco e altri di-
·sturbi digestivi.
È anche lui sensibile ai colori, con una preferenza però
per quelli più scuri.
Il suo sentimento non è tenace come nel tipo 9, nel qua­
le persiste fino al raggiungimento della soddisfazione com­
pleta. Apparentemente gentile e riservato, le coagulaziohi
continuano ad agire. Pronto ad accettare i sentimenti degli
altri, nasconde però i suoi veri sentimenti. Se espone tre
cose di sua preferenza, si tratta probabilmente di cose che
camuffano il suo vero sentimento. In quanto è proprio la
quarta, quella che non manifesta, il vero oggetto della sua
scelta.

73
VIII

TAIHEKI _

POLARIZZAZIONE DELL'ENERGIA VITALE


( continuazione )

Il gruppo polmonare: definito anche avanti-indietro

Il tipo 5 polmonare attivo.


Nel tipo l, l'azione non è altro che una proiezione sulla
-

realtà comune del pensiero che preesiste a essa,. Quello che


importa è il pensiero e non l'azione. Nel tipo 5 il pensiero
e l'azione coesistono.
Non può pensare a mente tranquilla, in una camera al ri­
paro dai rumori esterni. In una simile situazione rischiereb­
be di addormentarsi. Al contrario ha bisogno di eccitazione
per pensare. Può studiare ascoltando la radio, oppure guar­
dando la televisione. Studierà ancora meglio se avrà prece­
dentemente consumato la sua energia facendo ginnastica o
praticando uno sport. L'eccesso di energia, che è permanen­
te in lui, non gli permette di rimanere tranquillo.
Può pensare agendo e agire pensando. Non può pensare
per pensare, come fa il tipo l, ma pensa per agire. Un pen­
siero spoglio di ogni utilità pratica è difficile da concepire
per lui.
Il Pensatore di Rodin rappresenta il pensiero come in­
fatti esiste nel tipo 5. Le spalle larghe e tese, le estremi­
tà delle mani e dei piedi rientranti, il corpo raggomitolato,
concentra la sua energia per pensare come meglio agire. Una
persona del tipo l penserà piuttosto guardando il soffitto.
Nel tipo 5 la tensione comincia' dalle spalle. Le spalle qua­
drate gli conferiscono forza ai polmoni. Il suo corpo, come
d'altronde anche la testa, hanno la forma di un triangolo
rovesciato. È la rappresentazione ideale di quella che viene
definita l'immagine dell'uomo moderno: andatura disinvol­
ta, movimento ritmico, energico se necessario, e intra­
prendente.
Se il tipo l non agisce che in virtù e in nome di un prin-

74
cipio che crede universale, il tipo 5 può agire solo se cono­
sce le sequenze di un'azione. Molto pratico, è pronto ad
accettare una proposta utile senza preoccuparsi del proble­
ma di principio.
La sensazione di energia non consumata lo spinge all'azio­
ne e all'avventura. Ma non si lancia mai ciecamente in av­
. venture senza calcolarne le conseguenze e valutarne gli ef.
fetti e gli interessi.
Ha un ottimo senso dell'orientamento. Sa indicare in
quale direzione si trova l'oggetto che cerca, quale percorso
scegliere e quanto tempo ci vuole per arrivarvi. Il tipo l,
al contrario, è spesso incapace di dare riferimenti concreti.
Gli piace mostrare di essere capace di dominare le sue
emozioni, minimizzare l'importanza dei sentimenti vissuti.
In questo senso è proprio l'opposto del tipo 3, che è inca­
pace di contenere le sue emozioni.
Quando sente il bisogno di mostrare magnanimità, lar­
ghezza di vedute, è una compensazione al suo spirito calco­
latore. Di tanto in tanto lo prende la voglia di sperperare.
Possiede una rapidità estrema di riflessi per difendere i
suoi interessi, e questo senso di autodifesa può portarlo a
un istintivo rinnegamento quando si sente minacciato.
Simon Pietro rinnegò Gesù tre volte, prima che il gallo
cantasse. Se il tipo 5 nega la verità, non lo fa perché non è
sincero, ma è quasi un bisogno fisiologico più forte della
sua stessa volontà.
È sensibile alla forma degli oggetti e dei gesti. Nella mu­
sica è sensibile al ritmo.

Il tipo 6 polmonare passivo.


-

Il suo incedere è avanti-indietro come il tipo 5, e di con­


seguenza ha difficoltà a piegarsi lateralmente. Ma differisce
dal tipo 5 sotto molti aspetti.
Quando il tipo 5 contrae le spalle, si appresta a intra­
prendere un'azione. Il tipo 6 invece, quando ha le spalle
contratte, non combina niente; rimane lontano dall'azione.
Disturbato da un rumore impercettibile, non riesce a stu­
diare.
Il suo apparato respiratorio è debole in quanto soffre di
mancanza di energia. E soggetto ai raffreddori.
Mentre il tipo 5 è spinto dal desiderio di dimostrarsi
magnanimo e capace di dominare le sue emozioni, il tipo 6
non può che subirle, incapace di esteriorizzarle.

75
Per compensare la sua inazione, si crogiola nel proferire
parole di fuoco, esaltandosi nella devozione o rifugiandosi
nella speranza e nel sogno. ·

Molti militanti comunisti, ai tempi in cui il comuriismo


era perseguitato in Giappone, erano del tipo 6. Idealisti,
dall'arringa violenta, istigatori di masse, ma incapaci di agi­
re, pur dando l'impressione di essere il· fulcro dell'azione.
Ecco un modo semplice e facile per diventare eroi senza
fatica.
Ci sono momenti in cui a· tipo 6 agisce, ed è quando si
trova in un ciclo biologico crescente . Mentre il tipo 5 in
un ciclo crescente, con le spalle contratte, non può impedir­
si di agire, il tipo 6, al contrario, con le spalle rilassate,
ag1sce mconsc1amente.
• • •

È allora che può arrivare a commettere cose che la sua


coscienza non concepisce. La sua azione avviene senza pas­
sare attraverso il controllo della sua coscienza. Può pren­
dere a calci il gatto, maltrattare i bambini. Una donna può
graffiare il volto. del marito senza sapere il perché.
La sua azione è una specie di sfogo inconscio. Negli altri
tipi il complesso o la repressione non sono kgati diretta­
mente all'azione. Ma nel tipo 6 questo collegamento è di­
retto.
Il gesto isterico è molto frequente nel tipo 6: Il sintomo
isterico, in quanto tale, si manifesta senza alcuna ragione,.
ma, in quanto esigenza, ha uno scopo estremamente preciso.

I medici citano numerosi casi in cui, anche a ore impos­
sibili, vengono estenuati da richieste di malati, ai quali han­
no prodigato cure e gentilezze. In questi casi ci .troviamo
inolto probabilmente di fronte a tipi 6.
Un bambino cade a terra, si scortica la pelle. Una volta
fasciato, sul punto di guarire, cade ancora, bisogna ricomin­
ciare le cure. Un altro bambino si è rotto il braccio cadendo
sul selciato, davanti agli occhi dei suoi genitori. Sono fe­
nomeni abbastanza frequenti nei bambini del tipo 6, quan­
do l'eccesso di energia li spinge a sfogarsi inconsciamente,
a manifestare il desiderio latente di attirare l'attenzione de­
gli altri su se stessi.
Se un uomo del tipo 6 soffre di mal di denti, bisogna
vedere se ha semplicemente male, oppure se vuole dimo­
strare che soffre, o se vuole attirare la compassione degli
altri, dimostrando, attraverso il mal qi denti, i maltratta­
menti della moglie. Un uomo al quale la moglie ha detto:

76
« Tu non saprai mai sbrigartela nella vita » , si è offeso a
tal punto che si è fatto venire un volvolo. Queste malattie
che hanno cause psicologiche, possono rivelarsi molto più
gravi delle malattie fisiche, perché possono facilmente con­
durre alla morte.
. In compenso, se si dimostra a queste persone la causa
psicologica del loro sfogo patologico, per esempio la linguac­
cia maligna della moglie, guariscono imm�diatamente.
Dal momento che la sua azione scaturisce a dispetto del­
la sua volontà, essa può portarlo a conseguenze estreme.
Egli può arrivare a martirizzarsi, senza sentire dolore come
un San Sebastiano.
Se una donna partorisce in un taxi, in un treno o in un
aereo senza aspettare di trovarsi in un luogo più adatto,
molto probabilmente si tratta di un tipo 6.
Il gruppo avaiti-indietro, sia polmonare attivo, sia pol­ •

monare passivo, mangia parecchio. Il tipo 3 mangia molto,


· ma lo fa per il piacere di mangiare, mentre i polmonari
mangiano a causa della loro inquietudine. Hanno bisogno
di riempire il serbatoio e in fondo sono indifferenti al gusto
degli alimenti.
Federico Chopin sembra appartenere al tipo 6.

Il gruppo urinario: definito torsione

Il tipo 7 - urinario attivo.


Il suo corpo denota una torsione in senso verticale. Il
naso e l'ombelico non sono mai orientati nella stessa dire­
zione a causa di questa torsione. Ha una natica più piccola
dell'altra e inconsciamente le bilancia per rettificare la sua
andatura. Dal momento che la torsione rafforza il ventre,
ha la vita piuttosto larga in rapporto alle altre parti del
corpo.
Tra il tipo 7 attivo e il tipo 8 passivo, è difficile distin­
guerne la differenza; proverò tuttavia a spiegare in che mo­
do differiscono.
La torsione è più accentuata nei momenti di tensione nel
tipo 7, mentre nel tipo 8 si accentua durante la distensione.
Mentre nel tipo 7, la torsione avviene generalmente nella
parte inferiore del corpo, al bacino e alle gambe, .i.1d tipo 8
la torsione si manifesta nel busto.
Mentalmente il tipo 7 cerca di diventare più forte tor-

77

. '
cendo inconsciamente il corpo. Mentre il tipo 8 cerca di
compensare la sua debolezza per non essere vinto.
Il tipo 7 urina abbondantemente, mentre il tipo 8 urina
con difficoltà.
Una certa debolezza alla terza lombare lo spinge all'azio­
ne. Prima ancora di potersi spiegare come mai e perché è
mosso dal bisogno di agire. In lui l'azione precede il pen-
.
stero.
Questo bisogno d'agire è talmente intenso che non può
riflettere obiettivamente, prima di aver consumato il suo
eccesso di energia.
Un commesso del tipo 7 partl come un lampo, appena il
suo capo gli chiese di fare una commissione. Arrivato alla
stazione, telefonò per sapere che cosa dovesse fare, in quan­
to era partito prima ancora di ricevere tutte le istruzioni .
Una persona del tipo 5 agirà solo quando avrà capito in
quale ordine le cose dovranno essere estJguite. Il tipo 7 non
ha bisogno di considerarne le sequenze per agire. Si getta
nella lotta vincendo ogni resistenza.
Se il tipo t confonde la conclusione con la decisione, per
il tipo 7 non esiste che la decisione. Gli errori non hanno
importanza, quello che conta è sapere se una cosa si fa op­
pure no. Una volta presa una decisione si lancia senza ter­
giversare. In altri termini, una volta presa una decisione
non accetta di pensare ad altre possibilità, o ad altre alter­
native, come farebbe il tipo l . È molto testardo, e non è
sufficiente il ragionamento per farlo desistere. Proprio co-
me la .figura di don Chisciotte. ·

Questa tenacia ha chiaramente molti inconvenienti. Pro­


prio perché pone l'atto in primo piano e lo scopo dell'azione
al secondo, cade inevitabilmente in errore. Ho conosciuto
una persona che addirittura sbagliava aereo. Un giorno,
questi, credendo di aver preso l'aereo per Los Angeles, eb­
be la sorpresa di trovarsi il giorno dopo a Copenaghen. Ho
chiesto a un tipo 7 di procurarmi alcuni libri di cui avevo
bisogno, ricevendo un pacchetto che conteneva tutt'altri
libri.
Un alto funzionario mi raccontò questa esperienza: aven­
do necessità di partire urgentemente in missione, diretto in
diverse parti del mondo, una volta sull'aereo, appagato quin­
di l'impulso iniziale, fece improvvisamente questa conside­
razione: « Ma in fondo perché sono partito in missione?

78
Perché questa invece che un'altra? », senza riuscire a dare
una spiegazione alla decisione presa.
Il tipo 7 dà la chiave della soluzione alla domanda fon­
damentale: che cosa è l'azione, perché agire?
L'esperienza seitai dimostra che le persone completamen­
te prive di torsione sono incapaci di agire in qualsiasi fran­
gente.
Una persona si ammalò e perse l'appetito, senza che alcun
rimedio potesse aiutarla. In seguito a una manipolazione
tecnica, si riuscì a darle un minimo di torsione. Questa per­
sona si riprese immediatamente, in quanto quella torsione
gli diede il coraggio di esprimere quello che in segreto tor­
mentava il suo cuore : -il suo amore per qualcuno.
La presenza della t �rsione nell'uomo può perturbare e
disturbare a volte; sen� a torsione, però, tutto rimane cal­
mo, ma stagnante, inattivo.
La tecnica. sei tai agisce in generale in modo da riaggiusta­
re le tendenze di polarizzazione, ma può anche essere uti­
lizzata, in certi casi, per creare jntenzionalmente una certa
polarizzazionc.
Gli studenti senza torsione sono docili, ma inattivi. Ri­
flettono troppo e non sanno rispondere prontamente ai loro
msegnantr.
. .

Le persone che hanno troppa torsione sono rumorose,


molto spesso sono energumeni. Discutono in modo esaltato
senza mai cedere. Se in una coppia c'è troppa torsione, si
sentirà spesso rumore di piatti fracassa ti.
Questa prontezza aJl'azione proviene dalla necessità di
nascondere una certa debolezza, percepita inconsciamente,
sia in senso fisico che mentale. Questo complesso incita il
tipo 7 a diventare più forte e a voler vincere. Non riesce a
staccarsi dall'idea di competizione.
In tempi remoti si manteneva in Giappone, sotto il no­
me di nuova plebe, una classe di paria, come retaggio della
gerarchia feudale. Questi nuovi plebei avevano la torsione.
La torsione scomparve il giorno in cui l'etichetta « nuova
plebe » cessò di figurare sul registro di stato civile. Conti­
nuano tuttavia a inalberarsi quando gli si ricorda la loro
origine. I vecchi forzati si torcono per la stessa ragione.
Le persone condizionate dalla torsione, non accettano un
dialogo anodino e disinteressato, in quanto il loro terreno
preferito è queJlo del combattimento.
Se diciamo a una signora che una delle sue amiche sta

79
,
.

• • ..

.
.

molt0 bene pettinata in un .certo rn@do, . risponderà che si


tratta di una p�ttinatura costata assai poco, trasferepdo .così.
il corpbatt.imento sul teqeno del prezzo. '
- Se qualcuno sorpassa la macchina di un tipo 7, questi non
·può impedirsi di sentirsi sfidato.
Quanèlo l' eccessd di energia non è consumato a fondo
il tipo 7 ha male · ai reni, e rimane apatico per un lungo· .
·

.
'

periodo. · .
'
.
Ha la mania di grandezza ed è �ttratto dal volume ·delle
cose. ·
J

Come. personaggi storici ·possiamo citare Leonardo da


\;.inci e Beethoven.

n tipo 8 - utinario passiv:o.


' Nel tipo 8 la funzione urinaria è spesso difettosa, cosa
che provoca la contraziòne di tutto il corpo ..
· In persone di questo tipo si possono osservare · strane
' '

reazioni. Per esempio non possono resistere alla . tentazione


di fare le cose che ci si augura nòn facciano.
Se i genitori ammoniscono un figlio di tipo 8 di stare ·

attento a non battere la testa contro un determinato ogget­


to, questi non mancherà di 'rompersela contro . quell'ogget­
to. Troverà persino il modo di fare prodezze di questo ge­
nere proprio davanti agli occhi dei suoi genitori. L'avverti­
mento dei genitori produrrà un risultato contrario. Ai geni­
tori apprensivi non rimane allor-a· altro da fare che spostare
la loro attenzione altrove.
. ,
Se dite: « Attento a nori spotcarti i pantaloni! », il bam­
bino sporcherà i pantaloni, ma almeno smetterà di rompersi
b testa.
Se si dice a una donna de� tipo 8 : faccia questa ginna­
l

stica e non avrà più mestruazioni dolorose, finirà con averle


ancora più dolorose·. · '
· .
Se si consiglia a un tipÒ 8 di {are il movimento rigene­
'
ratore, il giorno dopo rimarrà quasi paralizzato proprio per ·

dimostrare che tale movimento noh è salutare per l1,1L


Il tipo 8 si sente ferito dal fatto che il primo passo è
· stato fatto ·d a qualcun altro, e reagisce istintivamente per ,
riparare a quest'umiliazione. In fondo il suo impl.!Jlso sca­
turisce da un. sentimento passivo.
· Si sente provocato appena lo si mette a confronto con
una determinata persona. Non sì sente però offeso se gli si
dice che non è molto tntelligenie. Cosa troppo vaga. In

80
'
compenso si sente beffato se gli si dice che corre meno
veloce di Gianni, oppure che è meno forte di Pietro. Questo
tipo di paragoni può essere pericoloso, in quanto p uò per­
'
sino provocare dispute spiacevoli, se non riesce ad aver
causa vinta in altro modo.
Non si corre invece questo pericolo se si prende come
esempio di paragone un celebre personaggio che egli am-
.
nura.
Non gli si può suggerire, per esempio, di fare il movi­
mento rigen,eratore perché è semplice ed efficace. In que­
sto modo, andrà a cercare altrove discipline ascetiche, diffi­
cili e complkate. Tutto dipende da come gli si presentano
le cose. Bisognerà proporgl.i il movimento come una disci­
plina difficile e accessibile a pochi.
Una volta compreso il valore di qualcosa si lancia. Fa­
cendolo però in un modo esagerato, in quanto gli manca
l'obiettività.
·

Se dice di aver pescato molti pesci, nel suo cesto ce ne


saranno tutt'al più due o tre. Se dice di aver riunito un
mucchio di persone, non ce ne saranno state che alcune.
Le sue fanfaronate mancano di flessibilità, in quanto esa­
gerando le cose finisce. per ingannare se stesso. Sa avan­
zare ma non indietreggiare.
Facile preda delle più basse lusing he, si irrigidisce e ri-
fiuta ogni scusa, anche fe più sincere. .
Esiste tuttavia una grande differenza tra un uomo e una
donna di tipo 8 . Un uomo può essere un gran lavoratore,
a condizione di eccitare il suo spirito di emulazione. Se gli
si dice che persino Pietro esiterebbe di fronte a un certo
pericolo, si sentirebbe stimolato ad agire.
Ma una donna di tipo 8 non agisce. Tiene il broncio. Ed
è molto difficile capire perché si comporta in quel modo.
È sufficiente che abbia in mente una certa idea, come per
esempio che Anna è probabilmente più bella di lei, perché
tenga il muso.
·

Ha una voce molto forte e quando soffre strilla a tutta


forza. In altre parole, consuma la sua energia n i eccesso at­
traverso le vie vocali. È la sua farsa. Le persone che soffro­
no veramente, molto raramente strillano.
Per di più è proprio la donna del tipo 8 che ha le mag­
giori difficoltà a partorire, in quanto è sempre contratta.
Più i preparativi sono accurati, più ci si cura di lei, più lei
si contrae e strilla .come un'ossessa. La sua farsa spesso ar-

81
riva a un tale parossismo che è necessario ricorrere a un
intervento chirurgico. Moltiss ime donne del tipo 8 subi­
scono il cesareo.
Dato che l'accumulo di tens ione è provocato dall'attesa,
la soluzione migliore è quella di annullare quest'attesa.
Se una persona autorevole dice: « Lei non può partorire
qui. Portatela da un'altra parte » E consiglia al marito di
.

guidare nel peggior modo possibile, con frenate brusche,


accelerazioni e svolte pericolose ; dopo una quarantina di
chilometri in questo modo, la donna avtà consumato tutta
la sua energia e sarà disponibile a partorire senza problemi.
Tanto meglio se la levatrice e l'ostetrico arriveranno troppo
• tardi. In questo modo avrà conservato l'integrità del suo
corpo.

82
IX

TAIHEKI
POLARIZZAZIONE DELL'ENERGIA VITALE
( continuazione )

Il gruppo pelvico: definito bacino chiuso-aperto

Il tipo 9 bacino chiuso.


-

In questo tipo, la polarizzazione di energia, non avviene


come negli altri tipi in una regione determinata del corpo,
ad esempio: cervello, spalle, stomaco, reni, eccetera. A par­
tire dalle anche, è tutto il corpo che si contrae e si rilassa
istantaneamente. Se di polarizzazione si può parlare, è nel­
la rapidità della tensione che mobilita il corpo intero.
Effettivamente è difficile seguire i suoi repentini cambia­
menti di umore. Può diventare facilmente collerico e subi­
to dopo ridere a crepapelle, dando l'impressione di passare
da una fase all'altra senza transizione.
La mobilità tra l'apertura e la chiusura del bacino è
molto ampia in questo tipo. Può accovacciarsi completamen­
te senza sollevare i talloni da terra, rimanendo a lungo in
questa posizione, in quanto è la sua posizione rilassante.
Quando invece si alza, il suo peso si sposta dalla parte
esterna dei piedi alla base degli alluci, che è la sua posizio­
ne di tensione.
Quando si concentra, non concentra solo una parte delle
sue funzioni fisico-mentali, ma tutto il suo essere. Tutto o
niente è il suo motto.
La rapidità e l'intensità di concentrazione superano di
molto quella degli altri tipi. Questo non significa che la
stessa rapidità e intensità non esistano nelle altre persone.
Esistono a uno stadio latente e possono manifestarsi sola­
mente in circostanze eccezionali: cataclismi, guerre, eccetera.
Non si sa di che cosa si è capaci se non quando si agi­
sce. Limitare questa capacità al campo muscolare è una sem­
plicistica reazione intellettuale. Vedremo in seguito, invece,
che si tratta di una questione estremamente complessa.

8.3


.

La società, avendo una struttura di valori stabiliti, non


favorisce la spontaneità. Tutti i suoi sforzi sono diretti a
evitare i rischi, gli imprevisti e a ridurre le eccezioni. L'�.JtO­
pia soci0le è la realizzazione di una società, in cui l'ide�le
viene ridotto a una vita abitudinaria.
Il tipo 9 è un essere di eccezione, che vive in una società
schematizzata con tutta l'intensità della sua concentrazione.
Una simile intensità è piuttosto insolita nel modo di vivere
moderno, dove la conc�ntrazione è quasi sinonimo di fatica.
Essendo il tipo 9 un individuo soggettivo, egli sa benis­
simo che la fatica è proporzionale all'interesse che risveglia
in lui lo stimolo ad agire.
Quando si entusiasma riesce a mantenere la sua concen­
trazione per ore e giorni interi, senza mai fermarsi. Va al
fondo delle cose sino a attenerne la soddisfazione.
Per lui la soddisfazione non si ferma a metà strada. Men­
tre _per gli altri il dnquan,ta per cento di soddisfazione è già
qualcosa, l'ottanta per cento più che sufficiente, egli si sen­
te esasperato se non ottiene il cento per cento. Se la soddi­
sfazione si ferma al novantanove per cento, l'uno per cento
che rimane lo tormenta ancor più che se non avesse avuto
soddisfazione alcuna.
Cito un aneddoto. Una coppia fu invitata a pranzo da
amici. Il pranzo consisteva in un piatto di carne e legumi
cotti in salsa dì soja, chiamato sukijaki. Per jl marito sazio
e soddisfatto tutto si svolse n i modo perfetto.
Con sua grande sorpresa, rientrato a· casa, egli nota che
la moglie si tnette a cucinare lo stesso sukijaki per ceha. Il
giorno dopo, lo stesso menu: sukijaki. a pranzo e a cena,
e così il giorno successivo. Non poté fare a meno allora di
chiederne spiegazione alla moglie. Ed ecco allora il mistero
svelarsi.
Mentre stavano per terminare di mangiare il sukijald, a
casa degli amici, la moglie avrebbe desiderato avere ancora
un pezzettino di carne. Già visualizzava quel pezzettino di
carne nella sua bocca, ne · anticipava il gusto, il sapore, la
giusta cottura, insomma lo pregustàva con tutti i suoi sensi.
Senza immaginare guello che stava avvenendo nell'ani­
mo della signo.ra il padrone di casa dice alla moglie: « E
se mettessimo ancora un po' di carne sulla griglia? ».
La moglie risponde: « No, abbiamo già mangiato abba­
stanza carne, mettiamo un po' di verdura piuttosto » .
A questo punto l'invitata sentì come una stretta al cuo-

84
re, ma non lo diede a vedere. E tutto continuò come se
niente fosse stato.
Quel pezzettino di carne però, visualizzato e venuto a
mancare, quella minuscola traccia di insoddisfazione, pro­
vocò come un desiderio di rivalsa in lei. Evidentemente si
trattava di un tipo 9.
Quando il tipo 3 mangia, mangia facendo alcune pause
per chiacchierare. Mangia chiacchierando e chiacchiera man­
giando. Molto socievole, il pasto è per lui una festa e la
sua ragione di esistere. Avendo una grande varietà di argo­
menti di conversazione passa con facilità da un soggetto al­
l'altro. Il tipo 9 invece è incapace di comportarsi in questo
modo. Deve prima terminare di mangiare per poter parlare.
Quando parla, riconduce tutto a un argomento che conosce
a fondo, senza pensare di variare la conversazione.
Se trova qualcosa che gli piace, continua a mangiare la
stessa cosa per giorni e settimane, finché non si sente appa­
gato di questa cosa. Cosicché si può stabilire cronologica­
mente la transizione di certi periodi: quello i n cui non
mangia che seppie, seguito da un periodo di frittelle, di
·

gamberetti, eccetera.
L'esperienza per lui non è una successione oggettiva di
avvenimenti rapportati all'asse del tempo, suddiviso in pas­
sato, presente e futuro. Ma l'esperienza rappresenta per lui
un ciclo vissuto, che nasce col desiderio, per esaurirsi nella
soddisfazione.
Un ciclo incompleto non viene classificato come apparte­
nente al passato. Il tipo 9 si ricorda di casi di insoddisfa­
zione di venti o trenta anni prima, come se fosse ieri. È
sufficiente evocare un'esperienza inappagata, perché si sen­
ta tutto il corpo scosso dall'indignazione.
Non considera un'azione futura come la messa in opera
di una conclusione ottenuta servendosi degli esempi passati.
La conoscenza dei valori dati non gli offre alcuna garanzia.
La sua capacità di concentrazione intensa gli permette d�
sentire nell'incertezza del futuro cose che gli altri non per­
cepiscono. Infatti è dotato di molta intuizione.
Eccovi un'esperienza. Una donna del tipo 9 scese dal
treno a notte tarda, insieme ad altri passeggeri. La sua at­
tenzione distinse tra i rumori dei passi che la seguivano
un passo che si differenziava nettamente dagli altri. Senza
potersi spiegare perché questo rumore l'inquietasse, si sen­
tiva minacciata da un pericolo. Dal momento che tutti i

85
passi erano più o mena simili, non era certamente il fattore
acustico a provocarle questa sensazione. A un iocrocio que- ·

ste persone présero direzioni diverse, ma quel rumore di


passi continuava a seguirla. Ben presto si ritrovò scila in
una strada deserta, con poche case. Se accelerava il passo,
l'ombra accelerava il suo, se rallentava, l'altro rallentava. A
questo punto non ebbe più dubbi: era seguita da un malin­
tenzionato.
Un po' più avanti, trovando una casa, pronta a chiedere
aiuto in caso di necessità, si rifugiò contro la porta per la­
sciar passare lo sconosciuto. Costui passò davanti alla casa
e si fermò un po' pjù lontano, per soddisfare un suo biso­
gno naturale. Approfittando dell'occasione, la donna si tol­
se le scarpe e senza far rumore prese una stradina laterale
fuggendo.
· In simili circostanze un giovane praticante di arti marziali
è stato assalito alle spalle e derubato, dopo essere stato
tramortito. Un'altra donna perse la vita.
L'intuizione non può essere . sostenuta né dalla conoscen­
za, né dlÙ].'intelligenza. Non solo l'intuizione non si può ge­
neralizzare, ma in moltissimi casi sono proprio la conoscen- .
za e l'intelligenza a distorcere l'intuizione.
L'uomo che sposa una donna del tipo 9 ·avrà molta diffi­
coltà a tradirla, in quanto questa sembra indovini tutt0. È
molto più facile tradire una donna intelligente, perché si
lascia facilmente convincere con argomenti ben congegnati.
· Il tipo 9 non procede a tappe, non passa dall'introduzio­

ne attraverso lo sviluppo dell'argomento per arrivare alla


conclusione. Vede direttamente la conclusione e ha difficoltà
a farsi capire tramite il ragionamento.
Mentre il tipo l vedé l'aspetto oggettivo delle cose, quel­
lo che vede il tipo 9 è tutt'altra cosa, non è l'oggettività,
ma il rapporto invisibile tra le cose e lui.
Se il tipo l possiede un milione, per lui si tratt� effetti­
vamente di un milione, e divide questa somma a seconda
delle sue necessità. Una parte di questo denaro può addirit­
tura venir conservata per casi di esttemo bisogno, Quando
il tipo 9 arriva ad accumulare un milione, partendo da die­
cimila lire, dice a se stesso: ho già un milione. Ma se al­
l'opposto avesse posseduto la stessa somma e non rimanes­
sero che diecimila lire, dirà : non ne rimangono che dieci­
mila. Oggettivamente, quantitativam:ente la situazione è
identica, ma per lui la differenza è enorme, perché quando

86
dice ho già diecimila lire, continua ad accumulare parsimo­
niosamente. Ma se dice a se stesso che non ne rimangono
che diecimila lire, spenderà sino all'ultimo soldo prima che
sia troppo tardi. È il motto: « O tutto, o niente ».
Quello che conta per il tipo 9 non è l'oggettività di una
data cifra, bensl l'impulso invisibile che lo spinge in una
certa decisione. Il termine ikioi indica in giapponese questo
rapporto.
Alla fine della seconda guerra mondiale, Bukichi Miki,
l'uomo politico giapponese che riuscl a unificare due par­
titi conservatori, come quello democratico e quello liberale,
in un solo partito democratico liberale, era del tipo 9 .
Quand'era studente i suoi genitori , appena benestanti, gli
mandavano ogni mese una piccola somma per permettergli
di continuare gli studi. Ogni volta che riceveva questa som­
ma il giovane Miki si inchinava pieno di gratitudine, con le
lacrime agli occhi, nella direzione in cui abitavano i suoi
genitori per ringraziarli, conoscendo i sacrifici che questi
facevano per lui. . ·

Ma una volta espletata questa forma di contrizione quel­


lo che faceva in seguito andava oltre la comprensione dei
comuni mortali. Invitava tutti i suoi compagni di classe a
cena in un ristorante, dove spendeva tutti i suoi soldi in
una stravagante e pantagruelica serata. Viene da domandarsi
come potesse sopravvivere sino alla fine del mese.
Già dall'infanzia, il tipo 9 dimostra una straordinaria ca­
pacità di concentrazione. Quando si dedica a qualche cosa
non lascia di certo la cosa a metà strada. Ho visto un ragaz­
zino lanciare pietre nell'acqua dalla riva del lago insieme a
un amico più grande di lui. Dopo qualche ora di gioco, fu
il grande a stancarsi e ad andarsene, mentre il piccolo con­
tinuò sino a tarda sera. Un altro ragazzo faceva collezione
di francobolli. Arivato a cento, volle arrivare a mille. A
mille si disse: « Non ne ho che mille », continuando a�
aumentare la sua collezione.
La maggior parte della gente, oggi non ha più questa
tenacia. Fatti un paio di passi, le persone non si ricordano
più quello che volevano fare.
Nel tipo 9 l'energia si concentra e interiorizza nel bacino,
invece di esternarsi in modo intellettuale, sentimentale o
pratico. Questa energia si coagula formando una massa so­
lida, difficile da sciogliere. Non dimentichiamo che questa

87
'\


t
• •

energia non è niente ·altro che ìl ki, la spontaneità, la respi�


razione, la sensìbilità.
Il tipO 9 non· accetta Je idee già esistenti) per agire di
cons�guenza deve porsi domande di ogni genere prima .di
ammettere anche, un gesto banale. Anche se in genere la.
,gente dice buongiorne; non tutti i modi di salutare hanno
lo stesso significato . l?er lui, istintivamente sente che non
tutti sono impregnati dello stesso senso. ·
Quando trova il modo di liberare la sua energia coagu­
lata, non c'è bisogno di rip�tere che la sua concentraziòne
è inténsa e duratura. Quando la sua energia si manifesta, è
la sua personalità che si manifesta, alterando il .senso ordi­
nario ddla realtà. .
La separazione tra la sua soggettività e la realtà elle lo
Circonda b,on è mai chiara. Spesso ,sogp.o e realtà si sovrap­
pongono. Che una cosa sia impossibile non è pt;r lui 1,10 buon
argomento che ne arresti l'azione, in quanto più ci si oppo­
ne, più la sua· energia aumenta, · spingendolo verso la soddi­
'
sfazione . .Per quanto' logico o illogico possa apparire, lui va ··

oltre. · .
Il tipo 9 rappresenta qùant0 di piil intraqsigente esiste
nell'uomo, nella. ricerca della perfe?ione, 'anche se la perfe- .
zione a cui tende non ha una forma definita. Sebbene tutte
le condizioni richieste siano realizzate, non è detto che si
senta soddisfatto. Quello che cerca nori lo troverà nelle
linee, né nei colori, né nelle forme; ma lo trova « nel vuo-
to » ·e nel silenzio inespresso.
Cercando di affe.trare l'es�enza . perde spesso di vista l'ac
.

spetto materiale. Il maestro Noguchi, tipo 9, che riçeyeya


dalle cento alk centoçinquanta persone al giorno, non avreb·
be capito ili chi si stava parlando, se ci si riferiva a una per­
sòna che indossava una camicia gialla o a un bambino �ai '
t?,antaloni verdi. Mentre invece capiva immediatamente di
chi: si stava· parlando,.·s e ci si riferiva a uh bambino che età ·
rimasto ifi?.mobile senza osar. parlare o fare rumore, o a QUa
persona çon una postura laterale.
Il tipo 9 sa concentr�u:si in profondità, ma non può far- l
·
, lo in ampiezza.
Questa concentrazione si. riflette soprattutto nel rapporto
che ha con gli oggetti che lo interessano. Si potrebbe dire
c;he esiste qualcosa' che va oltre il semplice r!lpporto trft una
persona e gli oggetti. C'è qu,alcosa di intenso e invisibile
che li unisce !'un . I'alti·o. Naturalmente tutto dipende dal-

88
l'importanza che attribuisce agli oggetti, dato che non sem­
pre li considera allo stesso ·modo. ·
Si può dire che alcuni oggetti facciano parte integrante
della sua personalità, come a esempio lo è la spada per il
.
samura1.
E. Herrigel descrive nel. suo celebre libro Lo Zen nel tiro
con l'arco un'esperienza rivelatrice. « Dopo tutta una serie
di tiri falliti il maestro fece lui stesso qualche tiro con l'ar­
co. Constatai con sorpresa un enorme cambiamento, si sa­
rebbe detto che l'arco più docile, più malleabile, fosse più ·
facile da tendere di prima » . .

L'oggetto, in questo caso l'a,rco, quando viene maneggia­


to dal Maestro si impregna di un potere e di un'efficacia di­
versi. Non si tratta di una formula astratta, ma di un fatto
tangibile.
Il maestro Noguchi era un grande intenditore e collezio­
nista di musica dassica. La cura che aveva per i suoi gira­
dischi era così minuziosa che, sebbene si trattasse di modelli
molto vecchi, funzionano ancora oggi perfettamente. Anche
se durante la sua assenza mani estranee toccavano i suoi
oggetti senza !asciarvi anche la più .piccola traccia, al ritorno
se ne accorgeva immediatamente.
Questa densità di rapporto, nel tipo 9, fa sì che una vol­
ta preso possesso dell'oggetto, non lo abbandoni facilmente.
Il tipo 9 può possedere oggetti che risalgono a genet:azioni.
Il maestro Noguchi è fiero dei suoi giradischi e della 'sua
macchina, il cui acquisto risale a trenta-quaranta anni fa e
che funzionano ancora perfettamente. Qaando gli si fa no­
tare la stranezza di conservare cose così vecchie, risponde
dicendo: « Allora, dovrei cambiate moglie ogni anno? » .
È · proprio l'opposto, a questo proposito, del principio
economico della società dei consumi, che spinge la gente a
liberarsi delle cose vecchie per comprare nuovi prodotti.
Non cede un oggetto solò perché non è più di moda, quello
che conta per lui non è la moda, ma l'attaccamento.
Ricevendo un regalo, capta soprattutto l'intenzione del
donatore, non il valore commerciale dell'oggetto o la sua
forma.
In generale ha tendenza ad accumulare di tutto, ed è sor­
prendente la quantità di esempla.d di una certa cosa che
riesce ad amtnassare, per averne in riserva e continuare la
attività che lo interessa.
Bisogna anche dire però che la tendenza del tipo 9 si

89
manifesta in modo diverso nell'uomo e neHa donna. Men­
tre un uomo del tipo 9, invecchiando, ha la tendenza a con­
centrarsi su realtà invisibili, una donna si concentra su cose
concrete e tangibili, e la . sua concentrazione è molto più·
tc:;nace, ostinata e testarda.
Può essere che una donna di questo tipo, anche se ben
inten,ziooata e volenterosa, rimanga inattiva senza far njen­
te. Ma questa immobilità è agitata e senza pace. La sua
attività interiore è enorme, ma non riesce a materializzarsi.
· Dice tra sé che dovrebbe pulire i vetri delle finestre, lavare
i piatti, senza però poterlo fare. Non riesce nemmeno a
'

muovere un dito, in quanto vorrebbe che tutto fosse fatto


in modo perfetto e in un baleno. La sua energia è troppo
coagulata per permetterle di dividere il suo lavoro in tap­
'

pe e ritmi ragionevoli. Si sente come assalita da tutti i lati,


dai fantasmi dei compiti che l'attendono, al punto da cadere
in preda alla spossatezza prima ancora di a:ver iniziato.
Se si fa aiutare da qualcuno dei familiari� dal marito per ·

esempio, finirà per trovare irritante il suo tnodo di lavorare


lento e disordinato.
Avendo l'abitudinè di prodigare incessantemente ai pro­
pri figli osservazioni e avvertimenti, questi rischiano molto
spesso di essere plagiati. << Quando attraversi la strada, mi
raccomando, guarda bene a destra e a sinistra. Stai bene
attento alle macchine, attento a non cadere », eccetera. E
la stessa sorte può toccare al marito. .
Mentre nelle donne degli altri tipi generalmente la ses­
sualità cessa con l'arrivo della menopausa, consumandosi
lentamente in reminiscenze sentimentali e ideali, la donna
del tipo 9 è piena di sessualità sino al midollo. L'erotismo
non l'abbandona neppure in età avanzata.
Il tipo 9 è un individuo che non ha perduto la sensibilità
umana in quanto è un essere vivente. Di fronte a un pugno
teso intuisce immediatamente se si tratta di un gesto inti­
midatorio, se sta per essere realmente colpito, oppure se si
tratta di uno scherzo amichevole. Legge nell'impalpabile
prima ancora che il gesto si compia. Il tipo l non vede nul­
la prima del gesto, e dopo aver constatato di essere stato
colpito, pensa a quali misure giuridiche ricorrere per caute­
larsi . Ma che potrebbe fare se invece di un pugno si tro­
vasse di fronte un coltello o una pistola?
Il vuoto, per il tipo 9, non è qualcosa privo di sostanza·,
è sempre riempito di forze invisibiH. Parole come « ki »

90
(soffio, pulsione, intuizione), oppure « ma » (giusto inter­
vallo, vuoto-silenzio pregno di forze), incomprensibili alla
maggior parte della gente, sono per lui perfettamente evi-
denti.
·

Nelle arti grafiche apprezza soprattutto lo spazio non di­


pinto, il bianco che risalta tra due segni . La calligrafia cine­
se è forse il suo terreno d'elezione; il nero, il bianco e il
grigio, combinazione dei primi due, i suoi colori preferiti.
Nella musica assapora il silenzio che si interpone tra due
note.
Se ho dedicato molto più tempo e spazio al tipo 9 , in­
vece che agli altri tipi, è perché il tipo 9 rappresenta il tipo
dell'uomo originario. L'intellettualismo del tipo l , l'attività
pratica del tipo 5, oppure lo spirito di emulazione del ti­
po 7, non sono altro che forme alle quali l'uomo si è adat­
tato, nel corso della sua evoluzione in quanto essere sociale.
Un uomo del tipo 9 può essere estremamente buono o
cattivo, a seconda del criterio di giudizio sociale al quale
viene sottoposto. Non ci si può stupire di trovare in que­
sta categoria persone dalle tendenze più disparate.
I fondatori di religioni sono spesso di questo tipo, co­
me Buddha, Cristo, Ciuang-tsé.
È nei periodi difficili della storia che noi vediamo sorge­
re personaggi come Napoleone, Hitler, Churchill.
Nel campo letterario ci sono state prima della rivoluzio­
ne francese due figure straordinarie, che hanno contribuito
al rovesciamento dei valori stabiliti : Rousseau e Voltaire.
E l'apporto di Choderlos de Laclos sarebbe da rivalutare.
Dostoevskij ha messo a nudo gli impulsi assurdi e nascosti
dell'uomo, contro la psicologia classica.
Ho avuto la fortuna di conoscere intimamente due mae­
stri giapponesi del tipo 9 , il maestro Morihei Ueshiba, fon­
datore dell'aikido, e il maestro Haruchika Noguchi, inizia­
tore del movimento rigeneratore e fondatore del seitai.
Lo studio e la comprensione del tipo 9 sono la soluzione
che si impone, se ci si vuole salvare dal vicolo cieco al qua­
le è approdata la scienza umana. Questa è ormai diventata
un meccanismo dal quale l'individualità è assente .
. Con il progresso industriale l'individuo scompare sem­
pre più. Questo è probabilmente il più grande dei problemi
che l'umanità debba oggi considerare.

91
.

.
'

x


TAIHEKI
POLARIZZAZIONE DELL'ENERGIA VITALE
( fine )
'

'

'
Il gruppo pelvico, seconda parte

Il tipo l O - bacino aperto.


In questo tipo le ossa iliache hanno tendenza ad' allar­
garsi,' tanto che visto dal dietro mostra un'eccessiva larghez­
za delle anche. Quando tenta di accovacciarsi i talloni si
sollevano da terra, perché n peso del corpo si sposta sulla
• ,
pa:rte anteriore del piede. Se cerca di fare aderire i talloni
al terreno, dalla stessa posizione, finisce col cadere all'in­
dietro sulle natiche.
.
In gioventù può anche essere magro, ma ten�e a ingras-
sare col passare degli anni. Soprattutto nelle raga�ze questa
magrezza giovanile non è una garanzia di snellezza fisica, an­
t
che dopo il parto. In questo tipo l'aumento · di peso è pro­
vocato dall'apertura delle ossa iliache e non dalla quantità ·
di cibo. Limitarsi nel mangiare non consente certo loro di
dimagrire.
Se il tipo 9 si caratterizza per la sua rapidità di concen­
t·razione, il tipo 10 si carattet;izza pet la capacità di rilas-
samento. ·
Al contrario del tipo 9 ha molta più facilità a disperdere
. la sga energia che a concentrarla. Dimentica facilmente le
· offese ricevute, ed è capaçe di riempire di · cure e attenzioni
le persone che lo hanno offeso. In genere· tutti ci treviamo
in questo stato d'animo, quando le nostre esigenze sono
soddisfatte. Il tipo 10 si può dire che vivà in permanenza in
questo stato. IL tipo 1 0 , con le ossa iliache allargate, il ba­
cino ampio, è l'immàgi'ne stessa dell'opulenza e· della mater­
nità'.
Sia gli uomini che le donne del tipo 10 sono caratteriz­
, zati da un sentimento materno di protezi,one istintiva verso
i deboli, che ne determina .il comportamento. .

92
L'umanità non sarebbe più sulla facda de'ìla terra da
tempo se fosse rimasta indifferente alle richieste di atten­
zione e di aiuto dei neonati incapaci di vivere da soli. Que- .
sto istinto di protezione è così naturale negli animali che
a volte certe cagne arrivano ad adoqare i gattini rimasti
orfani.
Il tipo 1 0 arriva a estendere la sua protezione e affetto
anche ai bambini che non sono suoi. Ben diverso dal modo
di sentire del tipo 9, il quale fa una netta distinzione tra
i suoi figli e quelli degli altri.
La gentilezza che può riservare ai suoi protetti è qual­
cosa di veramente· speciale. Un'anziana signora occupa qua­
si tutta la sua giornata a curare e nutrire i suoi gatti e i
suoi pappagalli, arrivando addirittura a imboccarli a uno
a uno.
Un'altra signora ha raggiunto una reputazione internazio­
nale allevando cani pechinesi . Coccolandoli al pt,mto di por­
tarseli a 'letto ella ha fatto sl che i suoi cani acquisissero doti
quasi umane, tanto che vengono richiesti dai collezionisti
a cifre da capogiro.
La proprietaria, naturalmente, ha un aspetto grassottello
e il suo viso ricorda quello di un pechinese.
Il tipo 9 e il tipo 1 0 hanno due diversi concetti della
gentilezza. Per il tipo 9 la premura e la cortesia non so­
no gentilezze, anzi, per lui la vera gentilezza include, quan­
do è necessario, anche il rifiutare la tenerezza.
Se si fa un paragone tra il gruppo pelvico, tipi 9 e 10, e
il gruppo· cerebrale, tipi l e 2 , ne risulta un'enorme diffe­
renza di attitudine.
Mentre nel gruppo cerebrale è la considerazione delle dr­
costanze oggettive a determinarne il comportamento, nel
gruppo pelvico, invece, è l'impulso interiore a spingerli al­
l'azione. ·

Se un tipo l vede un misero vagabondo si dirà: ecco


una prova di più di quanto questa società sia marcia; per­
ché queste ingiustizie abbiano fine è assolutamente neces­
sario ricorrere a qudto o a quel sistema. E continuerà ad
arrovellarsi il cervello considerando i pro . e i contro di
queste idee, senza arrivare a tendere una mano a questo
poveracciO.

Il tipo 9, invece, in un caso simile, si chiede se il mise­


rabile è �eramente un miserabile, oppure se fa finta di es­
serlo, o se prova piacere ·a esibire la sua miseria. E se de-

93
cide di aiutarlo, considera se farlo in modo autoritario, op­
pure in modo indulgente e per quanto tempo.
Il tipo 10, invece, non sopporta la vista della miseria.
Che poi 'esistano buone ragioni sociali per giustificarlo è un
altro problema. Ma intanto com'è possibile lasciar soffrire
così questo poveraccio?
L'ottica del tipo cerebrale è simile all'obiettivo grandan­
golare, se facciamo un paragone fotografico. Quest'ottica
comprende un angolo molto ampio di visione, nella quale
gli esseri umani sono raffigurati come punti con caratteri­
stiche più o meno evidenti. L'ottica del tipo pelvico è inve­
ce come un teleobiettivo; il suo spazio visivo è molto ri,.
stretto, ma possiede una capacità di ingrandimento supe­
rìore. Se il grandangolare riesce a inquadrare un viale, le
case in fila, la gente sul marciapiede vestita in modo vario,
un teleobiettivo punta su una di queste persone riuscendo
a leggervi espressioni molto intime come : tristezza, gioia,
collera, eccetera.
Come ho già detto, è l'istinto di protezione che predo­
mina nel tipo 10. E dal momento che il compito del seitai
consiste nell'educare la gente a usufruire al massimo della •

propria energia vitale, bisogna sfruttare questo istinto nel


tipo 10.
Finché avrà attorno a sé persone deboli o ammalate da
curare, egli rimarrà attivo e in buona salute. La sua elo­
quenza · si manifesterà quando si tratterà di difendere gli
alti-i.
In una famiglia una donna del tipo l O era da tempo
malata di cancro. Tranne lei stessa tutti i familiari erano
al corrente del fatto, e ormai rassegnati ne attendevano la
fine. Contemporaneamente, nell'ambito della stessa famiglia
un neonato rimase orfano e qualcuno avrebbe dovuto pren­
dersi cura di lui. I genitori dell'ammalata si rifiutarono di
farsene carico, perché già abbastanza provati.
Il maestro Noguchi però disse loro: « Se voi non volete
occuparvene, sono certo che vostra figlia lo potrà ». Si
obiettò: « Ma come, una donna così malata ... che presto
morirà! » .
Il maestro �oguchi rispose: « Tutti gli esseri umani so­
no destinati a morire, chi può mai dire che voi non mo­
riate prima di lei? Si vive perché prima o poi si muore;
non c'è alcuna ragione di vezzeggiare qualcuno solo perché
sta per morire. Finché rimane energia, bisogna utilizzarla

94
per il bène degli altri. Se questa donna si lamenta perché
sente male un po' dappertutto, significa c1-ie ha ancora e�er7
gie. Quando 'si muore in modo naturale, . non . c'è né soffe-
renza né male » . ,
. ·
Dopo questo scambio di ideè, . si decise Che l'orfano v.e­
nisse accettat<;> in casa della famiglil\. La , più contenta del
.
(atto fu proprio la fig}ja, cllè dal letto dava istruzioni al
familiari su come occuparsi del piccolo. Non contenta, .finl
con l'alzarsi per cudre lei stessa il piccolo.
Questa donna, pur malata di cancro, è sopravvissuta di­
ciassette anni sino all'età di ottant'a.nnL Si de<re attribuire
la causa della sua. mbrte al can�to o alla vecchiaia? Non Bi­
sogna dimenti'care che il bambino adotta to , aveva raggit\nto
l'età di diciotto anni, età nella q4ale si inizia ad affermare
la ptopria indipendenza, e a opporsi alla tutela dei genitori.
Tolse in questo modo alf'anziana signora il �uo scopo di
v1vere.

Il tipo l O ha un carattere candido in un corpo · rustico,


cosa che dal punto di vista seitai è. il massimo attributo. n
suo aspetto, dagli nc;chi brillanti e · pieni di dolcezza, indica
che è incapace di astuzie e di complotti. Difficilmente viene
colpito da malattie veneree.
Una donna del tipo 10 considera il matito non come tale,
ma come un figlio da proteggere. Se dà l'impressione di ob­
bedire senza opporre resi�tenza al marito prepotente, è per"
ché lo considera un bambino birichino che fa il broncio. ,
Il tipo 10 è molt9 g(;neroso, pronto a dare tutto, quan­
do sente che gli altri sono in difficoltà. 'Il maestro Noguchi
nonos tante tutto fosse razionato durante la guerra, riusci­
va ugualmente · a bere qualche buon caffè facendo visita a si- ·
gnore del tipo 1 9 .
Bisogna notare che la generosità si manifesta in modi di­
versi, a· se'conda dei tipi. II tipo 5, per esempio, che abitual­
mente calcola in modo intelligente e .rapido il pro e il con­
tro dei suoi interessi, di tanto in tanto è preso dal raptus
compensatore di sperperare. Agisce per una necessità fisica
che gli dà sollievo. Il tipo 8 dà più di quanto non occorra,
se si sente sfidato a dare di più. ll tipo 9 dà �ùtto quando
.
sente che non può aver tu t to. Il tipo l O dà quando gli altri
ne hanno bisogno, ma a condizione che il suo aiuto non
venga preteso. .
Non bis0gna forri:ìaliz.zarsi, coo il tipo 10, per non tro-

95
l

.
.

' .

' l
'

varsi di fronte a un rifiuto quando si lla Bisogno di qual-


. . .
.

cosa. . .

Il miglior modo per ottenere qUalcosa da un tipo l O è


quello di non esigere troppo in . un sol colpo. ·se gli si do­
.
manda poco alla. volta,· sia chè si tratt<i dello zucchero ra­
zionato o di qualche spicciolo, ne conserverà. un'immagine
di insufficienza che continuerà a lav6rare in lui. Dal mo-
ment0 che nqn è un.b uon ca1co1atore, come il tipq 5, .ri­
.

petendò tale operazfone si può ottenere molto di plù di.


quànto si s�r�bbe potl\to credere . . ,
Stendhal, quando scrisse il suo romanzo Il tosso e il nero,
• nel descrivere Madame de Renal, si riferiva certamente · a'
un modello vivente, dato che questa rappresenta in pieno il
tipo l O . Il maestro Noguchi si raffigùtava pertanto l'imma-
. gine di una donna opulenta, e grandè. fu la sua delusione
quaodo vide in due film tratti. da'l romanzo che le attrici
che la imeersonavano erano, , una del tipo 7 , e l'altra ,del
tipo 5 . Nessuno di questi due tipi riusciva a rendere l'im-
. magine- tollerante di Madame de Renal.

.l Il gruppo ipersensibile-apatico
f
.
.•

' . .- ,
·

Sino.a ora ho parlato ddla polari.zzazione dell'energia con-


' .

centrata in u;na certa regìone del corpo. Queste polar�za­


zi6ni determinano negli · individui abitudini caratteristiche
.del corpo. Ho già spiegato èome il movimento del corpo
sia strett�mente legato al comportamento e al m0do di pen-
·
.'

sare dell'individuo.
.
· Nel g'ruppo ipersensibile-apàtico, là cosa cambia aspette.
Non. ci troviamo più di fronte a una p.olarizzazione di ener­
gia in questa o in quelJa regione, ma piuttosto di fronte a
determinati_s tatì di sensibilità. e. di corporeità.
Là ragione per cui questo gruppo è stato incluso nella
classifìca.zìone taiheki, è perché esìstono persone che pos� · '
seggono : queste caratteristiche già · dalla nascit-a. .
· La società seitai ha messo a punto una specie di bilancia) ·
costruita apposta per misurare la suddivisione del peso dd
" corpo · su questi tre punti del piede� la base dell'alluce, il
•.
mignolo e il tallone. Le ci�re vengono indicate elettronica­
• mente su due qu,adranti, tre per ogni piede. Il rapporto tr.a
quèste cifre ) che può esser;e stùdiato leggendo il quadro si-
-
.
.''

96 '
'

n'ottico, è indicativo di una certa tendeJ,U:a in ,ogni in-


div�duo.
Nonostante certe fluttUazioni continue nell'equilibrio, e­
siste una costante di una determinata t�ndenza. Per esem- ,
pio, .nel tipo 5 , il peso totale sugli alluci è superiore a quel- ·
lo sui talloni. Nel gruppo laterale, tipi 3 e 4 , il peso tende
a spostarsi su un piede.
Questa costanza . di rapporto, in mezzo alle fluttuazioni
continue, permett� di determinare in quale regionè si pala­
.
rizza l'energia vitale di un individuo. La stessa cosa però
non a\7viene' nel gruppo ipersensibile-apatico. Nel caso del
tipo ipersensibile constatiamo un'incostanza continua, e una
costanz.a rigida, senza fluttuazioni, nel tipo apatico. :
Il tipo 1 1 .ipersensibHe.
-

Nel tipo 1 1 notiamo che la distribuzione del peso . cam- · ·


bia radicalmente ogniqualvolta la si misura. Per esempio, ·
se una volta il suo peso è spostato in avanti, la volta suc­
cessiva può esserlo sui talloni. In seguito il pesG> potrebbe
spòstarsi sull'alluce . di un piede e sul tallone dell'altro, ca­
ratteristica questa del tipo torsione. Cercare di determinare
a quale tipo di polarizzazione è sottoposto diventa sCOt:l-
certante. .
In generale le reazioni di un corpo sensibile .di fronte a
uno stimolo esterno si manifestano in modo discontinuo ed
eterogenee.
Se' si sfiora h pelle, con 'un ago sospeso a un filo si tro­
ver�mno zone più sensibili ,· e altte dove la sensazione è mi­
nore. Il tipo � l , invece) proverà una "sensazione acuta in'
tutte le parti del corpo. Quando si manipola la colonna ver­
teòrale, troviamo che ci sono vertebre che · sono molto sen­
sibili alla pressione delle dita, e altre che · non Io sono
affatto. Se per esempio si è affettì da problemi polmonad,
normalmente è la terza dorsale che diventa sensibile. Ma
nel tipo l l , oltre alla terza, an'che le vicine: second�, quar­
ta, quinta dorsale diyentano contemporaneamente · sensibili .
Inoltre, tutta questa zoria diventa rossa se la si strofina con
l'alcool.
·. . ·
Il tipo 1 1 è u,na persona che dà spè,Sso falsi allarmi.
.

Estremamente eccitabile, può mettersi a strilla:re spaventan�


do la gente che Io circonda, senza Ptovare una grande sof-
.
ferenza. Att raverso gli strilli, l'energia, invec,e di coagularsi
l'n dolore; :viene dispersa. .
In genere uno stimolo esterno provoca in un individuo

97 .



una conseguente reazione fisica di àutodifesa naturale . . Se


si ingerisce qualcosa di non commestibile .v omitare è una
normale funzione dello stomaco. Se invece si vomita, senza
.
.

aver nulla nello stomaco, non per cause fisiologiche; ma psi-


cologiche, come per esempio quando si è ' turbati d� fatti
spiacevoli, il vomito obbliga in questo caso lo stomaco a
eseguire una funzione che non è più naturale. Un problema
psicologico può essere tn<ìllto più pericoloso di un eccessi-
, vo strapazzo fisiologico, perché può addirittu.ra diventare fa­
tale per la salute.
.
Comè abbiamo visto nel tipo 1 1 esiste una forma di esa­
gerata .drammaticità di cui bisogna tener conto, altrimenti
. ·si è in balia dei suoi capricci che neppure lui stesso sa con-
'
troHare.
· La tecnica da adottare nel suo caso è quella che in gia p�
ponese viene chiamata ki o nuku, che significa vuotare o
disperdere il .k1, la tensione o la concentrazione. ·
Tutto quello che si può fare di normale, di ortodosso per
lui, non produrrà l'effetto sperato, iq. quanto !;i sente spe-
. ciale e diverso dagli altri. Infatti non reagisce cosciente­
mente, per spirito di rivolta, pet non lasciarsi dirigere da
qùalcun �ltro, come farebbe il tipo 8, ma perché là sua
reazione è molw più intimamente collegata al corpo. Spes­
so, cercando di far�li del bene, si .finis,ce per attentare �a
su� salute. ·

Il maestro Noguchi çonsigliava a un medico che curava


un tipo 1 1 con la morfina : . << Non vale la pena di f�rgli inie­
zioni con morfina, gliele faccia con l'acqua ». ·
Il medico si oppose, perche non se· la send di barare e
applicò la sua terapia. Con il i:isultato che la crisi ,invece di
'
calmarsi, diventò più forte. · ·
Allora intervenne il maestro Noguchi che provocò un
piccolo choc alla quarta cervicale dicendo : « Ecco, è cosl
che si fa, in questo caso! ». Ed effettivamente la crisi cessò.
Il medico, mqlto incuriosito, si ,chiese come poteva uno
. choc alle cervicali arrestare una crisi del genere. Niente di
speciale, , la cçsa funzionò perché imprevista. Il giorno ·in
cui lo' choc divenisse una consuetudine perderebbe d'effi-
cacra.

,
È bene sapere che esistono persone alle quali nessun ri­
medio razionale, attentamente considerato, fa effetto, pro­
prio a causa di questa ponderazione. Disperate, esse ricor­
rono a�li stupefacenti che producono il medesimo effetto,
.

98

• •
sia nel caso in cui vengano somministrati da un medico, sia
che li assumano in modo clandestino, e finiscono con il soc­
combere, perché obbligate ad aumentarne sempre più la
dose.
Il tipo 1 1 è un tipo molto esigente, non a causa di riven­
dicazioni consce, ma per le immediate reazioni che si verifi­
cano sul corpo.
Una causa psicologica può farlo vomitare anche quando
non ha niente nello stomaco. L'asma e le allergie cutanee
sono altre manifestazioni frequenti in questo tipo.
Coloro che non conoscono questo carattere particolare
del tipo 1 1 sono sconvolti dalle sue reazioni e lo colmano di
cure, senza sapere che le loro gentilezze faranno di lui un
malato convinto.
Può uscire da questo circolo vizioso solamente con una
mente calma, serena e vigilante.
Come si comportava il maestro Noguchi in simili fran­
genti ? Nel modo pita normale, continuando a parlare del
più e del meno. Il tipo 1 1 può anche dare l'impressione di
stare per morire, diventare paonazzo, ma il maestro Nogu­
chi diceva: « Apra la mano sinistra », o qualcos'altro che
non riguardasse la situazione. Noguchi stesso sapeva che
un gesto simile in se stesso non poteva essere risolutivo e
così anche il malato. Ma la cosa funziona proprio perché
non gli si dà credito.
· Il lavoro, il convincimento, infatti, avviene nel subcon­
scio della persona agitata. Di fronté a essa c'è qualcuno che
non si lascia irretire dai suoi richiami, che non è compassio­
nevole e servizievole come gli altri. Infine è vinta dall'inef­
ficacia della sua manifestazione patologica e associa il gesto
incomprensibile di aprire la mano come soluzione al suo
problema.
Strana sensibilità quella del tipo l l . Gli si chiede: « Ho
mangiato una certa cosa e mi è venuta la diarrea; e a lei? ».
Poco dopo ecco che anche a lui viene la diarrea, ma non
perché ha mangiato qualcosa di simile. In fondo neanche
lui sa spiegarsi il perché di questo fatto.

Il tipo 12 apatico.
-

A volte, si sentono lamentele di questo tipo: « Ho man­


giato un po' troppo e adesso mi è venuto male allo stoma­
co. Sono troppo delicato, come mi piacerebbe avere una sa­
lute di ferro ».

99
• •

Il tipo 1 2 corrisponde esattamente a questo tipo di desi­


derio. Ha l'aspetto robusto, non ha mai male, non si raffred­
da mai. Rappresenta un ideale per la maggior parte della
gente, che vive nella nostra società. Ci sono un'infinità di
metodi che preconizzano la salute e consistono essenzial­
mente nell'accelerare la tendenza del tipo 1 2 .
Ma una volta desensibilizzati, il corpo perde la capacità
di adattamento e le reazioni diventano più lente.
Nel tipo 1 2 le reazioni sono sempre molto lente. Si può
dire che il suo corpo sia incapace di contrarsi · quando è ne·
cessarlo. Per questo è facilmente vittima di incidenti. Per
esempio: il tempo che passa tra il momento in cui sente il
bruciore di un oggetto che tocca e il momento in cui ritrae
la mano·, è così lungo che non può fare a meo.o di scottarsi
le dita.
A causa di queste lente reazioni, lo si colloca agli anti­
podi della spontaneità.
La sua mala:ttia è di non avere apparentemente alcuna
malattia. Ma questa sua insensibilità lo predispone al can­
cro, alla cirrosi epatica e all'apoplessia. Può succedere che
senza alcun preavviso un bel giorno cada morto stecchito.
L'inversione dei riflessi è una caratteristica di questo ti­
P,O, al punto che se gli si domanda di 'r ilassarsi, si irrigidisce
ancora di più. È incapace di distend dsi e decontrarsi come
gli piacerebbe.
·
.

Nonostante H suo aspetto robusto, non possiede controllo


del suo corpo che non reagisce , mai nel tempo giusto. Irri­
tabile, non può agire a sua volontà é piacimento a causa
dello scarto di tempo che esiste tra il suo pensiero e la sua
azione. In compenso, è molto contento quando qualcun altro
gli indica quello che dovrebbe fare. La sua azione fa sem- .
pre riferimento a un modello, non agisce con spontaneità,
ma esegue ordini. .
La suddivisione del suo peso è sempre· costante. Non è
sottoposto ad alcun� delle condizioni ehe possono stimolare
un quillsiasi cambiamento nell'equilibrio di un organ�smo
normale. Rimane indifferente alle variazioni climàtiche co­
me il caldo, il freddo, il secco e l'umido. Se gli altri subi­
scono un'intossicazione alimentare, pur avendo mangiato le
stesse cose, egli non ne risente.
Non è facile classificare sul momento i tipi 11 e 12, in
quanto occorre un certo tempo per stabilire le variazioni
della distribuzione del loro peso.

100 '
Lo stesso maestro Noguchi, che ha avuto la possibilità di
osservare le stesse persone per parecchi anni e spesso per
generazioni, non è arrivato a una conclusione precisa per
quanto riguarda la classificazione dei tipi 1 1 e 12.
Si può dire tuttavia che tanto l'ipersensibilità che l'apa­
tia, sono il risultato di certi stati anomali nella zona occi­
pitale del cranio.
Si è notato che la paralisi infantile colpisce solo bambini
che hanno qualche tendenza del tipo 12.
L'ipotesi formulata dal maestro Noguchi è che il tipo
12 è un insieme dei tipi 2 e 5, o dei tipi 2 e 7 ai quali
bisogna aggiungere la tendenza del bacino ad aprirsi. Ma
questo è troppo tecnico per essere spiegato in questa sede.
Esistono nel tipo 1 2 periodi di trasformazione. Da gio-
. .
vane puo essere magro e nervoso, ma Improvvisamente, un
,

giorno, verso i vent'anni arriva la metamorfosi, il suo cor­


po si indurisce, diventa robusto e tarchiato.
La sua presenza alle sedute di movimento rigeneratore
pone parecchi problemi, in quanto rigido come un muro
rimane immobile. Privo di impulsi, cerca un modello di mo­
vimento negli altri praticanti. Beninteso, un movimento co­
piato, non può essere movimento rigeneratore. Perseveran­
do, un bel giorno, il movimento riesce a maniféstarsi, arri­
vando ad assumere aspetti apocalittici.
I disturbi si succedono a catena. Immaginiamo una casa
nella quale sono state accumulate cose di ogni genere e che
improvvisamente si decide di ripulire e riordinare.
In una riunione, il maestro Noguchi ha proposto di
escludere dalla pratica del movimento le persone del tipo
12, soprattutto quando il movimento è condotto da prin­
cipianti, a meno che non ci sia la cooperazione di un tecni­
co seitai per ogni eventualità. Con grande protesta da parte
dei tipi 12 che non volevano essere tl:attati come paria.
Tutt'altra era l'intenzione del maestro Noguchi. Aveva
agito per compassione verso quelle persone che ·potevano
approfittare della loro apparente buona salute, per evitar gli
di intraprendere un tale capovolgimento. La tendenza alla
desensibilizzazione non è solo congenita, come ne] tipo 12,
ma è una tendenza generale alla quale tutti sono assoggettati
a .mano a mano che si invecchia. Aggiungiamo a tutto que­
sto la quantità di cure che vengono somministrate alle per­
sone per alleviare le sofferenze e che consistono nel desen­
sibilizzare e nel dissimulare i sintomi. Da un lato, viene

101
proibito l'uso delle droghe, dall'altro viene incoraggiato
l'uso di stupefacenti sotto vari nomi e pretesti.
Si direbbe che la società stessa, attraverso i suoi mezzi
sbrigativi, tende ad andare verso la desensibilizzaziorÌe e
l'irrigidimento. Di questo passo il numero dei malati di can­
cro e di apoplessia non potrà che aumentare.

'

102
XI

ASPETTO « AMBIENTE »
DELLA RESPIRAZIONE

Abbiamo accertato uno strano fenomeno.


C'è un ambiente particolare a Katsugen-Kai, il nostro club
del movimento rigeneratore. I praticanti arrivano presto e
non si decidono mai ad andare via subito dopo la seduta.
Rimangono a chiacchierare, o a non far niente, o senza
parlare.
Uno dei praticanti che ha conosciuto altre discipline, co­
me d'altronde parecchie persone tra i praticanti, ha osser­
vato:
« In un gruppo, appena finita la seduta; tutti se ne van­
no via subito. Un minuto dopo non c'è più nessuno nella
stanza. Ma qui è differente ».
In effetti, sono rimasto anch'io stupito di questo fatto.
Da quando conosco i Parigini, non sono mai stati cosi.
A una riunione arrivano piuttosto in ritardo. E non si
fanno pregare per andar via quando questa è finita,
Abbiamo soci che abitano molto lontano e quando mi
preoccupo per loro mi dicono: « Per venire non ci sono
problemi, ma per andarsene ... » . .
Insomma c'è qualcosa che li attira spontanèamente ver­
so il dojo, che fa superare loro le distanze, che impedisce
loro di andarsene . . . è l'ambiente.
In quest'ambiente non vi è musica, né spettacolo di belle
ragazze, ciò non vuoi dire che non ve ne siano . . È qualcosa
.

di totalmente indescrivibile, invisibile.


Un praticante mi ha detto:
« Si sente un vuoto, ma un vuoto potente, un vuoto che
spinge avanti. Si perde anche la nozione del tempo ».
In questa circostanza aveva completamente dimenticato
qualcuno che Paspettava fuori .
È strano, ma perdo anche la nozione del luogo in cui
mi trovo. Ho l'impressione di essere Il da sempre e l'idea

103
.
eh� sonÒ lontano dal mio paese, mi sembra molto strana.
Perdo anche la nozione di nazionalità. Per la durata del mo­
vimento, non mi rendo conto che sono con persone çli na­
zionalità diverse, e non so più in che lingua sto parlando.
Un giornalista giapponese di passaggio, che ho invitato
come spettatore,.mi ha detto: ·

« Nel �uo dojo, questi Francesi assomigliano ai Giappo-

nes1 ».

Ho capito che co·sa ·voleva dire. Non hanno gli occhi a


mandorla o la pelle gialla. Egli ha .come sentito una permea­
bilità' neì loro visi che gli ha fatto dimenticare per un mo­
mento la barriera della lingva di cui era cosciente in altre
part1.

In fondo non é'è mo!ro da spiegare sul movimento rige�


neratore. Dppo l'eccitazione del bulbo rachidiano e quella
dei secondi punti della testa, punti sui quali si può agire per
calmare l'attività cerebrale, tutto ciò che ,resta da fare
è çli lasciarsi andare. Non ho più niente da insegnare.
Ognuno fa il suo movimento· senza aver imparato niente.
Se quàlcuno mi chiedesse che cosa faedo, direi : « Sto met­
tendo in pratica la filosofia del non-fare ». I razionalisti po­
trebbero considerarlo .uno scherzo di cattivo gusto. Per loro
sono il professore più pigro del mondo. . '

Incoraggio i praticanti a continuare a fare il movimento


· a casa loro. Alcuni trovano difficoltà; i tnobilL, gli 'oggettj,
gli altri componenti della famiglia, insomma, tutto l'am­
biente è diverso. Allora .chiudendo gli occhi, . cercano di im­
maginare: di essere nel dojo per provocare il movimento .
Alcuni staccano U telefono per non esser� disturbati. Altri
. invece ci riescono bcilmente, nonostante gli sguardi disap-
provanti delle altre persone della famiglia. In questo caso,
acquisita la conoscenza della tecnica, non avtebbero più bi­
sogno di venire al dojo; e si stupisçono constatando che con­
tinuano a venire lo stesso.
Alcuni notano che il movimento. ha un'intensità più gran­
dç nèl dojo, e che non è paragonabile a quello che fanno· a
casa. In questo caso hanno ragione di . venire. Ma non è ·
sempre cosl. Certi hanno il movii:riento più ihtenso a casa
loro che nel dojo. Ogni caso è talmente diverso, che non è
possibile farne una regola generale.
Venendo al dojo, si gode certamente di qu,es�o spirito di
comunione che v� ·regna. Si viene per. integrarsi al gruppo .
Ma questa integrazione presenta una grande diversità. In

104
casi estremi, ci si isola in un angolo per fare il movimento
da soli. Non si vuole essere toccati da nessuno. In altri casi
si ha un partner abituale, senza il quale non si può fare il
movimento. Oppure si pratica con tutti, sentendosi a pro­
prio agio con questa o quella persona, e a disagio con altre.
Ci soho sensibilità più o meno aperte, sensibilità che si atti­
rano o si respingono tra loro.
· Molti vengono regolarmente. Altri meno. Parecchi sono
divisi tra il desiderio di partecipare e quello di isolarsi. Il
gruppo non è dunque per niente omogeneo. Cosa strana
però, esiste uno spirito di corpo, di comunione e di famiglia
innegabile.
A proposito della parte che assumo a Katsugen-Kai, vor­
rei evocare una piccola esperienza della mia infanzia. In ·
altri tempi, nelle case giapponesi, il riscaldamento consiste­
va in bracieri chiamati hibachi, fatti di porcellana e· di le­
gno, nei quali si metteva la cenere e si bruciava ca�bo­

ne di legna. Questi bracieri non erano sufficienti per ri­


scaldare la stanza, ma i Giapponesi si accontentavano d i
scaldarsi le mani. Il calore così ricevuto si spargeva pian
piano nel corpo attraverso la circolazione del sangue.
Quando trovavo un braciere il cui focolare era trascurato,
quasi spento, mi mettevo a cercare con l'attizzatoio un pez­
zetto di carbone non ancora spento, sotterrato nella cenere.
Certe volte, questo pezzetto non era più grande di un se­
me di zucca; lo mettevo su uri pezzo di carbone non ac­
ceso e vi soffiavo sopra. A forza di insistere, il pezzetto
cambiava colore, dal rosso scuro al giallo incandescente. Il
fuoco si trasmetteva sul carbone non acceso, .e quando due
o tre pezzi divampavano, bastava aggiungerne altri in modo
da non disturbare l'aerazione. Il braciere allora continuava
da solo.
Ciò che faccio adesso per attivare il movimento rigene­
ratore è molto simile a questo continuare a soffiare senza
sosta. Mantengo la mia attenzione invisibile sul dojo. È
l'attenzione di una madre sul suo neonato. Katsugen-Kai è
un neonato che ha bisogno d i tutta l'attenzione dei suoi ge­
nitori. Spero che crescerà e che un giorno diventerà adul­
to. I praticanti sentiranno che non hanno più bisogno d i
me. Potranno continuare d a soli, cotne un braciere con car­
bone ardente.
L'immagine del braciere si accorda bene con la compren­
sione della parola ki, che significa insieme soffio e ambiente.

105

Per ciò che riguaPda il movimento rigeneratore, non ci


sono maestri . Io non sonq un maestro. Anzi, direi che
ognuno è il maestro di se stesso, ognuno deve scoprire il
suo movimento. C'è scoperta, ma non trasmissione, come
nel caso degli insegnamenti esoterici. Non sono capace di
imitare nessuno dei movimenti fatti dai praticanti, per la
semplice ragione che il desiderio del corpo è differente in
ogni persona. Prendo la direzione dell'organizzazione per­
ché ho un respiro più lungo e più intenso degli altri. Sono
solo un catalizzatore. La qualità richiesta a un catalizzatore
è che la sua presenza silenziosa sia apprezzata.
Il mio obiettivo principale è quello di formare cataliz­
zatori occidentali. Aspetto il giorno in cui la mia presenza
sarà del tutto inutile. Lo scopo principale . del movimento
rigeneratore è quello di formare uomini indipendenti che
non abbiano bisogno né di stampelle, né di mezzi protettivi,
ma che camminino con le proprie gambe. Uomini liberi che
non siano schiacciati dalle proibizioni.
Se, nei prossimi anni, non riesco a formare un �olido nu­
mero di catalizzatori occidentali, allo stesso modo di un
bradere dal carbone ardente, il mio lavoro sarà stato un
fallimento. Essere indipendenti significa non dipendere né
dalla conoscenza acquisita, né da alcun altro, compreso me
stesso e poter vivere ogni istante nella sua pienezza. Che il
carbone bruci fino in fondo. Mi appassiona l'andare sempre
avanti, e non mi . piace sedermi sui privilegi acquisiti. A
ogni modo, è materialmente impossibile fare affidamento su
di me. Non sono un Conte di Saint-Germain. Prima o poi
dovrò passare in un'altra dimensione dove nessuno mi po­
trà vedere in carne e ossa.
Ma il movimento rigeneratore non richiede alcuna cono­
scenza tecnica o accademica. È molto semplice, ma questa
semplicità è sconcertante.
Alcuni praticanti ricordano il giorno in cui un ragazzo
è venuto per fare il movimento. Gli abbiamo chiesto se vo­
leva rimanere spettatore visto che si trattava della prima
volta. <� No », disse, « preferisco farlo subito » .
Qualche minuto dopo sorgeva una discussione tra la se·
gretaria e questo ragazzo che diceva: « Ma questa è ipnosi,
è teatro ». Finalmente, pazzo furioso, se ne andò dicendo:
« No, io preferisco restare padrone di me stesso )>.
Ha certamente sbagliato porta. Forse troverà da qualche
altra parte qualcosa che si addice al S\.10 gusto.

106

Questa famosa atmosfera di cui · ho parlato, non è valida
per tutti. Molta gente ha reagito con diverse motivazioni e
rifiutj: sorpresa, imbarazzò, perplessità, confusione,. indi�
gnazione, disprezzo, disdegno; eccetera .
Un praticante ha portato una ragazza che .. sembrava pie­
na di problemi. Voleva aiutada dandole un mezzo per sbloc"
carsi. Dopo la prima esperienza la ragazza ebbe molta paura
e si tirò indietro. Il sùo amicò rni confessò che la f-anciulla ·
aveva vagamente intu.ito che il movimento le. avrebbe tolto
i suoi problemi, ed è proprio questo che le faceva paura.
Conoscò anche troppo questo tipo di reazione.
Nçrl d · s�rà mai disgrazia più grande di quando non ci
saranno 'più le disgrazie che formano i piccoli particolari
della nostra vita quotidiana. Conosco il caso di un uomo po­
veto che · diventò pazzo U giorno in cui ereditò un'immensa
fortun11.
Una giovane coppia di praticanti che· vive in provincia mi ·
scrisse, a proposito di due amici che av�va voluto iniziare
al movimento. Questi manifestatono all'inizio un grande in­
teresse, · ma dopo tre sedut.e smiseto. << Non hanno voluto
ammett�re che non intendevano più farlo, e hanno trova­
to un'enormità di scuse per giustificare se stessi » . Cosl l'ec
sperienza fu chiusa. ·
I miei amici cercarono allora di spiegarsi il perché di que�
'
sta reaziOne.
L'analisi che fecero a que�to proposito è molto giusta.
Eccola:
·

« Facendo il movimento rigeneratore, hanno avuto l'im­


pressj9ne di trov�rsi su un pendio ripido in fondo al qua �
_ .
!
s1 trovava un abtsso. St_ sono spaventati_ dt non aver pm
nessun controllo apparente del loro corpo, alcun controllo ·
intellettuale e di lasciare· agire il loro corpo senza imporgli
una tecnica, di lasciarsi andare totalmente. e accettare di
cadere rìell 'ignoto >> .
.
Da sempre, .la minaccia e la seduzione sono stati i mezzi
di organizzazione �elle imprese umane. Si è creato l'infer·
no. Non si è trovato niente di meglio della paura per orien­
tare gli uomir:�i 'e, d'altra parte, la seduzione aùmenta sem-
.
pre . pm. .
.
. ,

Questi mezzi non mi piacciono, anche se ammetto che


ognuno ha j suoi gusti e èhe ognuno è libero nella sua ,
scel ta. Un bicchiere d'acqua è prezioso' per chi ha sete,
ma non vale niente per chi non ne ha affatto. Bisogna la.

107
sciar venire e lasciar andare. La selezione naturale si fa
da sé.
Il movimento rigeneratote è definito come un allenamen­
to del sistema motore extra-piramidale, cioè, del sistema
che muove il nostro corpo senza che intervenga la volontà.. 1
All'i�izio della sua esistenza, l'essere umano n ha vo-
I�. . .a sua a _z10ne 1pen .� a sistema motQre e:?Jitra�pi.:­
ramict à1e. Ognuno·'dei suoi movimenti è ri eneratore. ·­
ste!Ua volontario si'cohso lioa con'lo svi uppo ell'intelli­
gèrizil. - T:Jrr ì'feruwrrn- pfènele·un -oggetfo,·to muove;'lo lasCia.
-Tsuot gesti non hanno nessuno scopo. Un bambino di due
anni sa già che i suoi giocattoli gli appartengono. La presa
di coscienza di sé comincia.
Così, sembra che il movimento naturale si arrenda da­
vanti alla"' v olontà'd iè cr esce :Ma n essun es�ere umano può
dìpéndère in teramènie e 'u'hìcamente dalla sua volontà. Al­
trimenti dovrebbe controllare, durante tutto H giorno e tut­
ta la notte, la sua respirazione, i battiti del .cuore, i mo­
vimenti deUo stomaco, eccetera. Morirebbe se dimenticas­
se di far battere il suo cuore per qualche secondo. Per es­
sere padroni di se stessi, per essere direttori d'orchestra
di tutto il proprio corpo, bisognerebbe essere vigili venti­
quattro ore su ventiquattro. Non si potrebbe fare nient'altro
che questo, né mangiare, né chiacchierare, né passeggiare
distrattamente, né lavorare, né dormire, perché l'insieme
anatomico del corpo umano presenta una tale complessità
che penso sia impossibile sorvegliare tutto ventiquattro ore
al giorno.
Ma ci salviamo da questa situazione infernale perché i
muscoli del cuore e dello stomaco non dipendono dalla vo­
lontà, ragione per cui sono chiamati muscoli involontari.
· Ma si può essere almeno padroni dei muscoli volontari?
Non è affatto sicuro. Durante il sonno ci si rigira nel letto.
Non si sa perché, né come. Si arriva persino a cadere dal
letto. Non è affatto un atto volontario, ma una specie di
movimento rigeneratore che il corpo effettua per sbloccarsi.
A dire il vero, non c'è alcun essere umano che non pratichi
il movimento rigeneratore, consciamente o inconsciamente,
finché vive. Lo si smette una volta mor.ti; allora non si sba­
diglia più, non si sternutisce pjù.
Negli anni '60, il sumo Tochi-no-umi, lottatore giappo­
nese, era all'apice della sua carriera. Benché relativàmente
piccolo di statura per ùn sumo, le sue prestazioni erano
, ..
.
108
straordinarie. Durante i combattimenti, spinto al limite del
quadrato, scaraventava al di sopra de11e spalle i suoi avver­
sari, nonostante pesassero centotrenta o centoquaranta chi­
li. Diventò yokozuna, il più alto grado nella gerarchia sumo.
Tochi-no-umi era famoso per la sua agitazione febbrile du­
rante il �onno. Si rotolava a destra e a sinistra, su e giù per
il letto. Fortunatamente per lui, il suo materasso era di­
sposto per ten:a sui tatami, secondo l'usanza giapponese.
Una volta sposato, uno dei suoi patrocinatori disse al mae­
stro Noguchi che Tochi-no-umi era diventato calmo duran­
te il sonno. Il maestro Noguchi predisse che avrebbe perso
i suoi combattimenti in futuro. In effetti, si ritirò dal ring
poco dopo.
Il movimento rigeneratore è un movimento naturale che.
esiste virtualmente m tutti gli uomini. S'i tratta semp li ce­
_m.ente c:li-scop�lrlo . · si scopre coSI la propria " infanZia, il
proprio punto di partenza, e si scopre se stessi:-
--•

q.ò çh�]._ mp'Oftainqe usta:.N i'cn:;::: non- sono i_particolari


!:t
t.ecnig, ma ii vuoto.cfie srlà nella pr�fa mente. Il mae­
stro Noguchi- lo chiama tenshin, ii cuore di cielo puro.
Per questa ragione bisogna lasciar perdere quelli che ricer­
cano le teorie e gli effetti spettacolari.
Una signora aglì inizi fece un'infinità di domande in quan­
to voleva prima afferrare il movimento come se fosse una
èquazione algebrica. La bambina che l'accompagnava fece il
movimento immediatamente in un modo quasi incontrol­
labile. La signora ne fu così spaventata che probabilmente
non dorml per tutta la notte. Messa di fronte alla realtà,
fu costretta ad abbandonare la sua ricerca teorica e ad ac­
cettare il movimento.
·
Un'intera famiglia si mise a fare il movimento. All'inizio
il padre aveva qualche difficoltà perché era curvo e rigido,
tanto che si chiese se era il caso di continuare. Uno o due
mesi dopo, tutta la famiglia evacuò una grande quantità di
parassiti che aveva da anni.
Regolarizzato l'organismo, il movimento rigeneratore ha
creato un ambiente sgradevole per i parassiti, che non han­
no trovato niente di meglio che andarsene. Da qui però, a
dire che si fa il movimento per eliminare i· parassiti, ce ne
vuole. Rifiuto chi ricerca solo effetti stupefacenti; sono per­
sone che vogliono acquistare l'ombra, senza intetessarsi al­
la s�ua che la proietta. Lo spirito è totalmente diverso.
Si--f a il movimento per ·n piacere di farlo e questo è tutto ...
-
· -

109
Non si deve fare il movimento né con la presunzione del
c01ppetente, né cQn commiserazione, né con l'intento di fa­
re un piac�re a .9\.lalcuno,
_ né con l'idea di trarne · un· van-
taggio qualun�. - · ... --

-- u- n tafes pidto è difficilmente compatibile con le esigen­


ze della società moderna. Ci si aspetta che un maestro ab­
bia la competenza stabilita, attestata da un diploma uffi­
ciale. Ma come si può parlare di titolo di dottore di vuoto
mentale, o di cintura nera di abbandono cqmpleto di se
stesso?
Ma il più alto segreto nell'insegnamento delle arti mar­
ziali in fondo non era che questo. Solo che il Maestro non
· divulgava immediatamente il segreto, sceglieva un disce­
polo fra tanti altri capace di afferrare la verità e aspettava
ancora anni prima di trasmetterlo . Non è so.rprendente quin­
di che cqn le persone che vivono in questa società moder­
na, intellettualizzata, specializzata e condizionata, il vuoto
mentale che corrisponde a uno sconvolgimento totale di
atteggiamento, presenti difficoltà insormontabili .
La cosa è troppo semplice per essere facile.
Fu all'inizio degli anni 1950, se non erro, che il servizio
c!.elfa cultu.ra llsiça_ del Mimster9. giapponese deU'E@fa49-
ne Nazionale, dopo aver studiato diversi metodi di rilassa�
mento conosdutr in tutto il mondo, optò infine per il mo- '
vimento rTgéneratore e, di sua iniziativa, annunciò il suo
sostegno alla società seitai. La soddisfazione del maestro
NogUèliì fu grande· in quafito la proposta venne da parte
di specialisti che avevano studiato il problema e che non
erano stati influenzati minimamente. Gli ufficiali giapponesi
capivano dunque l'importanza della decontrazione.
In Europa la situazi9ne sembra piuttosto inversa. In

ge er�,"gli Europei. son9 e;�e<il__del ma t
erialismo,fisico-chi_­
�� p �el XJX secolo . L'uomo e la natura sono due entità
QPQQ§!e�J:uomo. grazieat:lasua-conosçeriZa , oon�
n�mrl!.:. La natura, dopo esser stata conquistata dall'uomo,
si vendica adesso sull'uomo. C'è come una corsa al conflit­
to che oppone l'uomo alla natura. Quest'atteggiamento>
questo concetto estende attualmente la sua infh.Jenza su
tutta la terra.
Questo attegg!am<:!).t_O teorico si associa - � çQlto_ dell'in­
_!ellige_!lza e_Clella c9noscenza tacendo·- appello alla �olontà
per la sua �]9!zione. U _ na tale formulazion� ci conc{�c�
.inevitabilmente a dipendere dalla forza e Cfalla contrazione
- -- --...

110
dei muscoli. Si è sollecitati ad acquisire buoni muscoli piut­
tosto che a trovareTa Tacoltà d idecentrarli. -
Quando arriv";no nuovi pratiCanti al mio dojo, questi si
ammucchiano all'ingresso facendo domande alle persone vi­
cine. Quasi sempre a rispondere sono principianti. di due
o tre sedute che danno spiegazioni con sicurezze logiche.
Parlano di vibrazioni elettriche, di energia vitale che
esce da non so dove, la cui esistenza è dimostrata dalle foto
prese da scienziati sovietici o del magnetismo emanato dal­
la terra, eccetera. I più anziani, quelli che hanno praticato
sanno come spiegare, ma sentono che queste spiegazioni
da più di sei mesi o un anno non dicono più niente. Non
sono false. Dopo qualche tempo, sviluppano una sensibilità
molto pronunziata in materia di atmosfera. Avendo fiuto,
sentono direttamente senza l'intermediario delle spiegazio­
ni. È però inevitabile che vi sia quasi sempre una specie di
panico più o meno grande, più o meno nascosto, quando
si fa il movimento per la prima volta. Comunque, è raro
che il movimento si manifesti alla prima seduta. È norma­
le arrivarci dopo la terza o la quarta. Alcuni impiegano mol-
.
to pm tempo.
,

Ci vuole un minimo di una o due settimane per fare il


primo rodaggio. Però, non è il numero di sedute, né il tem­
po impiegato che conta. Bisogna che a un certo momento
il diapason vibri nel modo giusto.
Per quelli che non hanno la possibilità di venire al mio
dojo, dirò che non hanno necessariamente bisogno di un
maestro, perché il movimento rigeneratore è un movimen­
to naturale. Potranno trovare un vero maestro nei neonati.
Un neonato non può mentire perché non ha l'uso del lin­
guaggio. Incominciando l'iniziazione con un neonato, po­
tranno un giorno vivere in armonia con la natura.

111
..
·

XII
'

ASPETTO << ATTENZIONE »


DELLA RESPIRAZIONE

La parola ki in giapponese significa sia respiro che at-


.
tenzwne .
,

Cerchiamo di capire.
Quando si cerca nel silenzio della notte di dormire, la
nostra attenzione è attratta dal leggero rumore della sve­
glia. Dato che questo tic-tac ci disturba, cerchiamo di non
prestarvi attenzione, di non pensarvi. Ma più si cerca di non
pensarvi, più ci si pensa. Il conflitto inizia tra il desiderio
di .dormire e il nervosismo che lo impedisce. Conflitto che,
crescendo piano piano, diventa lotta.
L'espressione ki ni naru esprime bene la situazione. Il Id
è attra,tto, bloccato, trattenuto. La mente è prigioniera.
Se sentite che c'è una . separazione, · uno scarto insupera­
bile tra respiro e attenzione, traducete allora la parola Id in
. energia. Si dirà: l'energia è coagul�ta, l'attenzione è bloccata.
La concentrazione dell'energia stimola la tensione nervosa.
Il leggero tic-tac invade la nostra mente. Si cerca di
disfarsi di questi ostacoli, di uscire da questa stretta pri­
gione. Allora si incomincia a contare le pecore. A causa
della sua monotonia, questa operazione ha il potere di ral­
lentare la folle corsa verso l'iper-sensibilizzazione. Questo
è forse più consigliabile del conflitto: non pensarvi, non
pensare di non pensarvi, non pensare a non pensare di non
pensarv1, eccetera.

Però nessun metodo ha la pretesa di essere infallibile.


Si può arrivare a contare 'migliaia di pecore e vedere già
spuntare il giorno.
Quando il ld è prigioniero, quando l'energia vitale è coa�
gulatb_ la volonta-fion solo- non puònulla, ma clspinge nel
s� 2 oppoSo t a-Ciò c}l(�ogJfam��Più si prova a non ar- ·

rossire7J?fùSì-arrossisce. Più si cerca di non aver paura, più


si ha paura. -

112
L'uomo, quale paradosso!
Cerchiamo di essere scientifici . Se un piccolo rumore ci
impedisce di dormire, un rumore più forte dovrebbe con­
ciliarci il sonno. Ahimè! La questione non è così semplice.
Una persona che soffre d'insonnia, recandosi al lavoro sul
treno, può sonnecchiare anche se ci sono rumori più forti .
Durante la guerra uno scienziato, immerso nelle sue ricer­
che al microscopio, non sentì esplodere una bomba in pros­
simità del suo laboratorio.
Perché questa sproporzione? Perché questa contraddi­
zione?
Rinuncio a rispondere, ma ammetto il fatto e arrivo a
concludere che: il valore affettivo
---
non è proporzionale al
volume dell'eccitazioné.
Questo è incontrasto con l'opinione comunemente am­
messa, secondo la quale bisogna aumentare il volume del­
l'eccitazione per colpire di più. Se si è disobbedienti, biso­
gna ripetere dieci, venti volte lo stesso rimprovero per far
diventare ubbidienti.
Befgson è un dissidente che ha ammesso che il valore
affettivo non è una questione di volume, ma dlqualità.
Gli appf ausi, anche se Clélla stessa intensità oggettiva,
possono toccarci in modo diverso, a seconda se questi so­
no indirizzati a noi o a qualcun altro. Ma c'è di meglio. Un
elogio appena sussurrato, di intensità oggettiva infinita­
mente minore, fatto da qualcuno che non si accorge della
nostra presenza, ci tocca molto di più ancora degli applausi
sonori.

Il valore affettivo non dipende quindi dal volume del­


l'eccitazione-; ma dall'attenzione che si concede all'eccita-
.
z10ne. .

Supponiamo che una persona cara sia in pericolo di mor­


te. La nostra attenzione viene totalmente presa . Qualcuno
ci dice che il nostro bambino sta per affogare nel fiume.
Contemporaneamente ci viene proposto di assaggiare un co­
gnac di qualità, un dolce delizioso, o di annusare un pro­
fumo squisito, o di ascoltare un brano di musica sublime.
Queste cose non hanno alcuna presa su di noi, anche se
abitualmente ci piacciono molto. Siamo di fronte a una de­
sensibilizzazione momentanea proprio nel campo che ci è
particolarmente sensibile. Agisce inoltre un fatto spontaneo.
Ci si alza di colpo dalla poltrona, pur non essendo sportivi,

113
'

e ci si precipita verso il luogo in cui avviene il dramma,


pur non essendo un corridore.
Che cosa ci spinge a est:Jlare dalla nostra condotta abi­
tuale, e a spingerei al di fuori della nostra orbita limitata?
È l'attenzione. Dire che l'attenzione è una concentrazione
del nostro slancio vitale in una direzione determinata, è
ben poco. Non è che una spiegazione, valida solo per dare
informazioni turistiche, che può attirare la nostra atten­
zione sulla genesi di questo o di quel monumento, sui parti­
colari della costruzione, sulla data di costruzione di un tem­
pio, sull'altezza della montagna di fronte a noi. Ma dopo
una giornata turistica, che cosa si ricorda dei templi, dei
monumenti, delle decorazioni? Ne abbiamo abbastanza.' Ci
si ricorda di un gatto che ha attraversato la strada, del­
l'acqua che zampillava tra le rocce, o di un bambino che
piangeva sul ciglio della strada. Sono appunto le cose che
la nostra guida non ha spiegato.
In fondo, che cos'è l'attenzione? Non si sa. Lo sappiamo
quando questa ci viene richiesta, per ricadere nell'indiffe­
renza non appena gli imperativi che ne derivano :>ono ter­
minati. Ma l'attenzione che lavora all'oscuro in noi, tiran- -
doci di qua e di là, possiede la potenza dell'ignoto.
Si è preoccupati, tormentati ·dal dubbio, senza saperne il
perché. Qùando qualcosa improvvisamente viene a galla,
tutto a un tratto ci si rende cònto che si trattava di Patrick.
Il tormento cessa, tutto diventa chiaro. Durante la gior­
nata si è incontrato qualcuno il cui volto rammentava qual­
cosa, senza però potersi ricordare di che si trattasse. Que­
sto tipo parlava in modo familiare di qualcuno che si cono­
sce piuttosto bene, e noi, cavandocela più o meno bene
dall'impaccio, si rispondeva con banalità, senza rischiare.
Ciò non toglie che tuttavia una domanda frullasse nella te­
sta: ma insomma chi è costui?
Vani sono stati gli sforzi per ricordare e, dal momento
chè durante il giorno avvengono un'infinità di cose, ci si
dimentica del fatto. Adesso però la scena diventa chiara.
Molti mesi prima, durante un ricevimento, è stato Jean a
presentarlo. Si chiama Patrick D., e Jean aveva confidato
che si interessava di questo e quell'altro. Si era tra l'altro
chiacchierato parecchio a proposito di queste cose.
La natura dell'attenzione è di essere vaga. Finché rima­
ne vaga agisce· 1n noi; Ci. perturba o ci incita all'azione. :Qal
momento in éui prende una forma nettamente precisa, fi-

114
nisce di esercitare il suo potere magico. Una volta defini to,
il ki muore. -- ----

Generalmente crediamo nell'imparzialità delle nostre per­


cezioni . Perfezionando la nostra vista dovremmo poter cap­
tare tutte le forme e i colori che ci circondano. Perfezionan­
do il nostro udito, potremmo registrare tutti i suoni, dal
più debole sino al più assordante. In questo modo si po­
trebbe sapere assolutamente tutto ciò che avviene attorno
a no1.

All'inizio del cinema sonoro in Giappone, un gruppo di


cineasti si recò in montagna per girarvi qualche scena. Gli
attori, gli operatori, i tecnici del suono, tutti insomma
erano soddisfatti del lavoro. Gli attori avevano ben recita­
to, i loro dialoghi erano perfetti. Ma quando si sviluppò
il film, si scopri che la registrazione del sonoro era coperta
dall'inizio alla fine dal canto delle cicale.
l principi che guidano le nostre concezioni meccaniche
sono l'imparzialità delle percezioni, e il valore affettivo,
proporzionato al volume dell'eçcitazione. Se questi principi
si applicassero , tali e quali, all'uomo, saremmo senza dub­
bio incapaci di tenere una conversazione con un amico nel­
la metropolitana di Parigi.
Dopo un concerto un suonatore dilettante di clarinetto
ha dato la sua opinione sul clarinettista dell'orchestra, tec­
nica, sonorità, espressione, eccetera. E il pianoforte? il vio­
lino? la tromba? Non ci ha neanche fatto caso. Eppure,
questi facevano parte dell'orchestra.
Una sera, ospite del maestro Noguchi per parlare di non
so più che cosa, mi fece vedere un registratore a cassetta,
spiegandomi che si trattava di un apparecchio molto como­
do. L'aveva messo in moto a mia insaputa, e tutta la no­
stra conversazione era stata registrata. Abbiamo riascoltato
allora la conversazione e, con nostra grande sorpresa, ab­
biamo sentito a un tratto che i carillon dell'orologio erano
cosi rumorosi che coprivano quasi la nostra conversazione.
Eppure, mentre parlavamo, non ci eravamo accorti di que­
sto rumore così invadente.
L'�ttenzione elimina da una parte e asso.!� dall'altra ,

L'1:i'ftenzi<;me è par�onabile a un kebetg e la ��rte nascosta,


.

è più impor tan te_dLquella çhe emerge.


- "" Visto che la differenza fondamentale tra l'uomo e la
macchina consiste proprio nell'attenzione, questo significa
che 1 'uomo è un animale incapace di sopravvivere e d1 per-

115
petuarsi se non attraverso l'attenzione. Se un neonato o
un bambino fossero abbandonati a se stessi, la morte sa­
rebbe inevitabile. Dato che un neonato è incapace di pro­
curarsi il cibo da solo, la sua unica possibilità di sopravvi­
venza è di attitare l'attenzione dei suoi genitori o di quttl­
cun altro. Il solo mezzo di cui dispone a questo proposito,
è quello di strillare.
Se strilla vuol dire che non è soddisfatto, perché quan­
do è soddisfatto non piange. L'idea del maestro Noguchi_è
che U periodo che va dal concèpimento fino al tredicesimo
!p ese d
..ep !
� l� nascita, è qu.el o . durante il qual� si forma la
l:ìase ps1cn1ca dell'uomo, c1oe Il suo subconsc10 fondamef!­
tale. Non si dà mai ab&astanza importanza a questo perio­
do. Infatti si dice che a casa sua non si è mai sentito né
vagire né piangere bambini.
Questa manifestazione istintiva del neonato di vagire
ha lo scopo di attirare l'attenzione su di lui. Il richiamo, lo
si può tradurre cosl: attenti, io sono qui, attenzione, ci
sono anch'io; è sottinteso che se il vagito fosse tradotto in
parole, perderebbe tutto il suo impatto.
Si potrebbe dire che la tendenza a cercare di captare
l'attenzione degli àltri s_P.arisce con l'età, in quanto, quand�
si è adUltC si diventa indipendenti. Teoricamente è vero.
Ma un certo distacco permette di vedere, attraverso l'aspet­
to di un adulto, un fondo costante di desiderio inappa�ato
di attenzione e la richiesta di aiuto di un essere jnconsdo
o preconscio. Pur essendo vero che un adulto non strilla, -
fa però altre cose per atTirare l'attenzione su arsé.
Per un osservatore come il maestro Nogudii, è un pia­
cere poter scoprire, sotto la maschera di un drogato, di un
infermo contento dei suoi malanni, di un arrogante carico
di titoli onorifici, un fondo di debolezza che questi sfrutta­
no inconscilunente come un loro potere indiscutibile.
L'attenzione si contrappone all'indifferenza. Poco impor­
ta la natura dell'attenzione. Questa può chiamarsi simpa­
tia, antipatia, amore, odio. L'attenzione può anche avere
una forza di costrizione . Può cessare di essere una semplice
operazione mentale. Può diventare ossessiva. La differenza
sta neJl'essere vittima dell'ossessione o nel1'utilizzarla con
conoscenza di causa.
Quando Bernard Shaw era ancora uno scrittore scono­
sciuto, era irritato dall'indifferenza della gente. Sotto un
nome fittizio, fece apparire su un giornale una critica mor-

116
dace' contro se stesso. Questo articolo attirò l'attenzione , del
pubbliço che si chiese: . .
« Ma chi è quest'uomo che viene criticato così spietata­

. mente? »: Il suo nome fu presto sulla bocca di rutti. .


Finché. si può spostare l'attenzione a piacere da un'idea
'
a un'altr�, è solo un fatto intellettuale. L'angoSéia-� inizia a
partire. dal m<;>mento in cuì si cònstati cHe questa non"'"Si
' s_aos�ta·· cosi facilmente. � · . ·
• -"'"" ·- -

a può' 'd ivenire oggetto di attenzione. Non


· Qualsiasi cos
è neccessario che questa sia seHa, grave o importante.
Un ragazzo di diciotto an ni
. si è suicidato a causa di una
macchiolina impercettibile sul suo viso. Si può commenta­
re: sarebbe stato cqmprepsibile in una ragazza . Ma in un .
giovanotto! ·
Qualcuno si divertiva a guardare il suo naso. Quando lo
guardava con l'occhio destro, chiudendo Jl sinistro , vedeva
la ppnta del naso . a sinisrra e viceversa. La sua attenzione
si bloccò su questo fatto e finì col diventare nevrotico. Ta-

gliargli il naso.n on sarebbe · stata una soluzione, perché, a


ogni modo, la sua mente sarebbe ossessionata dalla punta
di naso che gli :manca.
.
Una donna aveva una paura inspiegabile e ingiustificata
del tjfo. Evitava ogni con.tatto con le persone ·e gli oggetti
che incontrava e se inavvertitamente toccava qualcosa, si
disinfettava in fretta le mani con, l'alcool. Motì pt:oprio a
causa del tifo che temeva;
Una donna che soffriva d'insonnia: passàva notti agitate,
sospirando e accusando il marito di dormire senza occu­
·

parsi di lei, lei che, poverina, era costretta a passare notti


insonni .. Una ·sera il marito, non poténdone più, pensò di
sfregare la pianta dei piedi della moglie. L'effetto fu irnme-
.
diato, no� ebbe neppure il tempo . di terminare la frase che
si addormentò. Tutto questo si spiega facilmente, Il ki, che
pet: la grande agitazione era salito al cervello, fu a un trat­
to .richiamato verso i piedi, grazie al solletico. Il guaio, con
un dilettante, � che può riuscire una volta, ma non due.
�l giorno dopo, la moglie, aven,do trovato che il trucco fun-'
zionava, domandò al marito di , farglielo tutte le sere. En­
trambi avevano creduto di aver trovato un rimedio effìca-
, ce per guarire , l'insonnia. Ma questa volta, sapendo ciò che
suo marito stava per fare, la cosa divepne più o meno vo­
lontaria. Non ci fu più l'çffetto sorpresa. Il marito aumen­
tò la dose di solletico, ma constatò che la cosa non funzio-
' '
117
' '

nava come la prima volta. Siamo sjnceri<: chi astolterebbe


con piacere la stessa barzelletta ripetuta due o anche più
volte? . ·
.
La macchina è concepita per riprodurre un lavoro d'in­
. ·

tensità uguale. Nell'uomo, l'attenzione non può mantenere


sempre la stessa · intensità. L'eccitazione ripetuta dimimii­
sce la sensibilità. I rimproveri ripetuti producono 1{;1 resi- ·
stenza.
TJna ragazza in età ·di pubertà continuava a bagnare il let­
to. I genitori erano molto preoccupati e. i loro rimproveri
:non facevano altro c;he inculcare alla . ragazza una sensazio­
ne di pessimismo. Se dur.ante la giornata si può controllare
a piacere l'azione dello sfintere, che . cosa si può fare du­
rante' ll sonnò, quando la v0lontà è inattiva?
Un uomo si irritò col suo compagno ai camer�· perché
., russava troppo fqrte. A questo, tutti scoppiaron6 a ridere
perché; in effetti, era proprio lui quell<:i> che russava più
forte. .
.
. genitori della �;agazza consultarono il maestro Noguchi,
I
che disse loro: << Prima che vada a letto, esigete che si pet-
, tini a dovere. Fatto questo, trovate che non è· fatto. bene ed
esigete che ricominci. Insistete ahche tre volte, in modo .
· che sia irritata e quasi adirata. Ma non parlate per niente .
della pipì ». La storia finì la stessa sera. · · .
Il ·risult.ato sarebbe stato completamente divers.o se le
s� fosse detto: << Ho conosciuto una buona ricetta per gua­
rire la tua incontinenza •urinada. Pettinati tre volte e fun-
.
ziOnera ».
'

.
Temo proprio che molta gente si comporti a questo mo- ·

do, con il loro spirito di semplificaz�one intellettuale.


Niente è più pericoloso. di questa 'semplificazione degli
appt:endisti stregoni. Ricordano solo la spiegazione schetna­
tica e dimenticano il fatto che ciò che fa la forza dell'atten­
zione, è un punto vago e mal. definito. Non ci sÌ' innamo­
ra di qualcuno perché le sue coordinate sono ben definite
e's piegate. Altrimenti, l'amore sarebbe solo una questione
di calcolatore elettronico.
·
'

Un giorno il maestro Noguch1 propose a una signora di


portarla a casa in macchina . Durante i quaranta minuti del
tragitto, ella non fece altro che parlare di suo marito,. di
modo che il Maestro non po�é dire una parola. Fu molto sec­
cato di una tale compagna di viaggio. La :yolta success�va,
'
lasciata salire la signora in · macchina, le disse:

118
«Ma come mai il suo naso è curvo? ». La sign0ra prese
uno specchietto dalla sua borsa per guard�rsi. Il Maestro
aggiunse:
«Ma, non credo che lo si possa vedere nello speccpiet­
to ». Per tutta la durata del viaggio, rimase silenziosa. La
chiave di questo aneddoto è evidentemente quest'ultima
frase enigmatica.
Molti genitori sono scontenti dei loro figli a causa delle
loro esigenze e della .loro disubbidienza. Come soluzione,
adottano le sgridate e le punizioni corporee. A questo pro­
posito, mi ricordo il dramma avvenuto in una famiglia di
Tokyo, una ventina di anni fa. Il padre era professore di
psicologia all'università. Sin dall'infanzia, il figlio maggio­
re mostrava una tenacia straordinaria nelle sue esigenze.
. Quando desiderava qualcosa, doveva assolutal'l)ente averla
a qualsiasi costo. Niente poteva deviare altrove il suo attac­
camento. Ecco un esempio: un giorno volle comprare una
macchina fotografica che costava molto. Il padre, yedendo
che una tale macchina era troppo perfezionata per essere
adoperata da un bambino, ne comprò un'altra meno costo­
sa e più maneggevole per lui. Il bambino prese la macchi­
na e, come un pazzo, la scaraventò nel fiume, davanti agli
occhi inorriditi del padre. Quest'ultimo dovette cedere e
comprò la macchina costosa che il bfimbino maneggiò due
o tre volte, prima di abbandonarla completamente.
n padre cercava di rkondurlo alla ragione con lunghi
discorsi nei quali usava tutto il StlO sapere psicologico. Non:
servl a nulla. Era çome parlare davanti . a un lupo affa­
mato. Le parole non potevano riempire il suo stomaco. Ap­
pena finito il bla bla bla, il ragazzo mordeva con forza suo
padre. Questi, non sapendo più che fare, mandò il figlio
in un collegio. Il ragazzo tornò a casa dopo qualche gior­
no, magro, con gli occhi truci: era fuggito e aveva percor·
so duecento chilometri da solo, a piedi nudi, senza man­
giare. Il terrore s'installò definitivamente nella famiglia.
Dovettero poi vendere la loro casa, spogliarsi di tutto e vi�
vere in una cameretta miserabile, solo per soddisfare la
stravaganza e la fantasia del figliol prodigo.
Nel frattempo, quest'ultimo cresceva e diventava sem­
pre più violento. Se non era soddisfatto subito, si scate­
nava rompendo tutto. Sua madre dovette cercarsi un la­
voro manuale per poter provvedere alle esigenze quotidiane
della famiglia. Un giorno in cui lo strayagante si scatenò,

119
sua madre, con l'aiuto del ftatello mi nore, gli passò un filo
elettrico intorno al collo e lo strangolò. E cosi tolse la vità
al frutto del proprio ventre. ,
L'opposizione dei più grandi può bastare in molti casi a
domare la volontà dei più piccoli. È la forza o l'autorità
che si impongono. Si potrà cosi mantenere esternamente
un'aria di ordine stabilito. Questo sistema però presenta
alcune lacune. Può essere all'origine di conflitti. Se l'ener­
gia si indebolisce davanti all'opposizione, in molti casi, al
contrario, si intensifica nelle persone che hanno le tendel)ze
del tipo 7 o 9, cioè del tipo urinario attivo o pelvico attivo.
Darò qui una ricetta che può salvarci dal pericolo di un
dramma di famiglia, ma che non può essere applicata sen­
za il controllo della respirazione.
Un bambino desidera comprare un giocattolo, per esem­
pio una locomotiva. La va a vedere accompagnato dal padre.
« Oh! Che bella! », dice quest'ultimo partècipando al­
l'entusiasmo del bambino, al suo sogno, e condividendo la
gioia di possededa.
« Bene, la compriamo ».

In questo preciso momento succede un fenomeno di sol­


lievo che in giapponese viene chiamato ki ga sumu, il �i è
soddisfatto. Il bambino, già virtualmente in possesso del­
l'oggetto, è meno teso e più aperto. Allora il padre gli
dice:
« Prima di comprarlo, facciamo un giro per vedere altre
cose che forse sono interessanti ».
E cosi si va di vetrina in vetrina, a vedere una barchetta,
un gioco di costruzione, eccetera e, alla fine, si compra un
giocattolo qualsiasi e p'iù economico. C'è un flusso del ki
che non resta stazionario.
Questa ricetta deve essere applicata da qualcuno che sa
ciò che fa, e non da qualcuno che la prende come una for­
mula magica, un « apriti sesamo ». Un adulto, preso dalle
sue preoccupazioni materiali e morali è generalmente più
distratto di un bambino, quando si tratta di vedere ciò
che ha sotto il naso. Un oggetto è buono da catalogare, non
da sognare. Nell'incapacità di partecipare all'entusiasmo del
bambino, può perdere il fiato dopo qualche passo e, com­
pletamente fuori di sé, schiaffeggiare il bambino. Cosa che
cambierà l'operazione in uno smacco totale.
Quando parlo di bambino, immaginate probabilmente
un essere umano piccolo, diciamo tra i cinque ·e i dieci anni.

120
Ma, nel seitai, l'età del bambino copre un tempo molto più
ampio. Diciamo tra i tre e i settant'anni.
In una perl)ona, l'attenzione è un fatto fondamentale.
Non è sempre logica o razionale negli esseri umani che pe­
rò si vantano della loro intelligenza. Accettiamo il fatto
fino al giorno in cui l'umanità sarà sostituita da una razza
di robot meccanici. L'attenzione può essere sfavorevole, uti­
le o nociva, secondo l'angolo dal quale si guard.a la cosa.
È grazie all'azione sostenuta che l'uomo ha saputo .r ealiz­
zare i suoi sogni. È grazie a essa che ha potuto sviluppare
la sua sensibilità in una data direzione fino a un grado in­
sospettato.
C'è anche l'applicazione tecnica dell'attenzione. Il fuoco
spaventa gli animali, ma l'u,omo lo sfrutta per cucinare, per
riscaldarsi, per far funzionare le macchine e per accendere
'
le sigarette.
Per un occhio distratto, le mele sono solo una specie di
frutta. L'operazione si ferma alla classificazione. Il commer­
ciante ne calcola il prezzo di costo e il guadagno, Newton
ne trae la legge di gravità, il botanico ne cerca la prove­
nienza e il pittore pensa alla natura morta.
La moglie di un pittore giapponese, K. Nakagawa, mi
disse un giorno che le mele che servivano come modello
alla natura morta che dipingeva suo marito, perdevano il
loro sapore e diventavano immangiabili. Ma si può spie­
gare un tale fenomeno con la semplice applicazione del�a
legge d'ottica?
Si conosce la straordinaria sensibilità del palato degli as­
saggiatori di vini. Scoprono le sfumature che nessuna ana­
lisi chimica può svelare. Ci sono esperti che scoprono le
monete false subito, in mezzo a monete buttate a caso sul
banco del bar. Ci sono ragionieri che indicano intuitiva-
mente 1 punt1 m cm Cl sono erron.
• • • • • •

L'attenzione sostenuta con interesse, sviluppa la sensibili­


tà·-molto al di sopra dei · limiti dei nostri cinque sensi. Al
contrario, il materialismo fisico-chimico ci trattiene entro
questi limiti. Si capisce che, a seconda dell'angolo in cui si
pone la nostra attenzione, si arriva a conclusioni molto di­
verse. Gli uni vedono ciò che gli altri non vedono. Alcuni
sentono direttamente le sfumature, mentre altri deducono
con nozioni generali, tratte dalla loro conoscenza passata
o dalle loro teorie. .
Il maestro Noguchi spiega l'attenzione sostenuta con un

121
esempio concret.o. Cinque minuti di attesa dell'autobus so­
no più lunghi di un'ora di chiacchierata. Nel primo caso,
ci si dice: non arriva ancora?, mentre nell'altro caso: di già?
Quanclo si sensibilizzano le mani, si arrivano a sentire
cose che le. persone che non sanno concentrarsi non sento­
no. Quando si prende un neonato tra mani sensibilizzate,
si sente che è pesante, se sta bene, e che è leggero se gli è
successo qualcosa. Non si tratta del peso oggettivo. Può
avere esattamente lo stesso peso sulla bilancia, nel primo
e nel secondo caso. Ma si sa comunemente che un bambi­
no addormentato è più pesante di qllando è sveglio. :E: una
sensazione che nessuna macchina può dimostrare.
Per il maestro Noguchi, l'uomo non è né un insieme di
elementi, né una macchina. L'uomo è la respirazione. La
stessa persona è diversa, secondo le fasi della sua respira­
zione. Se sta espirando, tutti i suoi muscoli si rilassano.
Invece nell'inspirazione, si contraggono. Durante la riten­
zione, non possono né contrarsi né rilassarsi, sono passivi.
Qual è l'utilità di questa osservazione? Farò un esem­
pio, fra tanti, per mostrate l'importanza di queste sfuma­
ture.
Arriva un bambino con i suoi genitori. Questi dicono al
maestro Noguchi:
« Si è fatto male al braccio. E gli fa tanto male che non

ci lascia neanche toccarlo. Gtida. Non c'è proprio niente


da fare ».
« Ma se lo sto già toccando! ».

« Ah, è vero. Vuoi dire che si fa scrupolo davanti al

maestro ».
Il commento dei genitori è sbagliato. Il maestro Nogu­
chi non l'ha .toccato a caso, ma tecnicamente, cioè mentre
il bambino espirava.
La ritenzione, che per un dilettante è \m attimo troppo
corto per essere percepibile, presenta per lui una durata
abbastanza lunga per poter lavorare. L'essenziale del la­
voro, per lui, si fa in questa frazione di secondo, perché
allora il corpo non presenta alcuna resistenza, e un minimo
di forza basta per cambiare tutto. Il resto è solo prepa-
.
rauvo.

122
XIII

LA DIMENSIONE IMMATERIALE

La società moderna è caratterizzata dalla distinzione tra


diritti reali e diritti personali. In altre parole, la cosa e la
persona umana appartengono a due categorie nettamente
diverse, che non si possono cambiare. La persona può posse­
dere la cosa, ma la cosa non può possedere la persona. Cosl
la persona è rafforzata nella sua posizione del possesso. Ci
si accanisce sul possesso e l'essere lo si lascia da parte.
Forte di questa idea che si adatta facilmente al calcolo e
alla discussione, si proietta la nostra concezione materialisti­
ca sui fatti storici del passato. Si dice che l'economia del
credito è stata preceduta da quella del denaro e quest'ulti­
ma da quella dello scambio. Per i moderni, questa spiega­
zione è evidente e nessun dubbio è possibile.
Uno studio pubblicato dal mio rimpianto maestro Marcel
Mauss, nel 1923: Saggio sul dono, offre una svolta a questa
teoria speculativa.
Senza trascinarvi nei dettagli di questo studio compli­
cato, ne vorrei estrarre alcune nozioni essenziali.
Un tempo le cose erano animate dallo spirito della comu­
nità, del paese, del suolo, e insieme degli uomini che ne
facevano parte.
Lo studio di Mauss include le tribù degli Indiani d'Ame­
rica del Nord, gli indigeni della Melanesia, della Polinesia,
dell'Africa, come anche i Greci e i Romani dei tempi an­
tichi.
L'idea che un oggetto materiale possa essere carico di un
qualsiasi spirito, dovrebbe sembrare completamente stram­
palata agli occhi delle persone moderne che la confinereb­
bero senza esitare nel campo delle fiabe.
La nostra economia è fondata sui principi degli scambi
commerciali. Si compra qualcosa, se ne paga il prezzo e si
è in pareggio. Dopo si può disporre dell'oggetto come si

123
vuole. Per noi moderni, l'economia è un affare di rivendi­
cazioni, di giustificazioni e di contabìlità. Se, in p'iù del pa­
gamento di un valore calcolato, si dovesse tener conto degli
elementi soggettivi, invisibili e incommensurabili, tuttQ di­
venterebbe troppo complicato.
Ecco ciò che succede nelle tribù Maori della Nuova Ze­
landa. Queste tribù sono divise in pescatori, agricoltori e
cacciatori e si presume che scambino continuamente i loro
prodotti.
Dunque ci sono .scambi, ma questi non appartengono per
niente a ciò che i teorici chiamavano, un tempo, economia
naturale. Non si tratta di scambiare un oggetto con un
altro dello stesso valore, in quanto ogni proprietà persona­
le ha un hau, vn potere spirituale. Dando un oggetto a
qualcuno, gli si dà nello stesso tempo questo potere di cui
è impregnato. Corrisponde di più alla nozione di regalo che
a quella di merce.
Questo hau non è solo un'idea. Ha un potete obbligante,
un potere «.magico », che segue ogni persona che possiede
l'oggetto. Ci mette nella condizione di ricevere, ma anche
di dare. L'infrazione a questo obbligo può portare a con­
seguenze gravi, a' discordie, a guerre. Questo hau segue an­
che i ladri e, all'insaputa del proprietario, può portarli alla
morte, a causa del suo effetto « magico ».
· L'economia primitiva o arcaica non consiste negli scambi
liberi di merce, ma in quelli obbligatori di doni . Il termine
hau è , in un certo senso, l'equivalente del termine latino
spiritus, che indica vento, soffio, e anima, insieme. Corri­
sponde dunque alla parola giapponese ki. Ho già parlato
di questa parola, la quale indica la nozione di dono. Non
si tratta qui di una semplice coincidenza.
Probabilmente il popolo latino è stato il primo a passa­
re dal sistema di scambio di doni, nel quale c'è fusione tra
le persone e le cose, a un diritto che le distingue, al nostro
sistema di proprietà moderno, di alienazione e di libero
scambio . Ma si conoscono· le difficoltà che gli antichi Ro­
mani hanno provato per superare il periodo di transizione,
all'inizio della loro storia scritta, dove gli usi arcaici lascia­
vano ancora tracce. Testimone ne è l'importanza data alla
«'tradizione » dei beni, che è un'occasione solenne che im­
pegna le due parti in causa.
I Romani distinguevano la familia, che comprendeva le
persone e le res, cose, schiavi, ma anche viveri e mezzi di

124
sostentamento della famiglia da una parte, e dall'altra la
pecunia, il gregge. Quest'ultimo facilitava molto gli scam­
bi economici, perché non era impregnato dello spirito della
familia. La nascita del sistema monetario è dovuta al carat­
tere sconsacrato del gregge. l?er questa ragione, agli inizi,
le monete coniate avevano la forma d'animali domestici.
Per semplificare la cosa, si presume che all'odgine, ogni
sistema di scambio avesse ·un car.attere sacro presso tutti i
popoli. L'evoluzione verso il sistema dissacrato di scambi
ha seguito un ritmo diverso secondo i popoli. In tempi
storici, in India e in Germania, sono state conservate le
istituzioni legate direttamente ai diritti arcaici, mentre i
Romani ne hanno mantenuto labili tracce. Ma in qualsiasi
altro luogo, in Melanesia, in Polinesia, in Africa, negli In­
diani d'America, il sistema è ancora vivente.
Si potrebbe dire che quando il sistema materialista, fred­
do e calcolatore, si è insediato nelle società moderne, non
è rimasto più niente di questa mentalità primitiva · troppo
soggettiva, troppo rischiosa, troppo carica di considerazio­
ni personali. Se si parlasse di strenne e di regali di com­
pleanno, farebbe solo sorridere la gente. È troppo poco im­
portante p�r tenerne conto.
L'idea che un oggetto possa essere carico di qualche spi­
rito è una fantasmagoria o una curiosità folkloristica? .
· Ho già parlato del caso di Eugen Herrigel che doveva
constatare un sorprenClente miglioramento nella funziona­
lità del suo arco quando l'impugnava, dopo che il suo Mae­
stro aveva eseguito qualche tiro. Si sarebbe detto che lo
spirito del suo Maestro fosse stato trasmesso nell'arco.
Uscito un secolo fa dal feudalesimo, il Giappone man­
tiene jn molti punti tracce deWantica economia. Il matri­
monio è ancora un affare tra due famiglie, piuttosto che
tra due pe,rsone. Un tempo la sposa poteva essere ripudia­
ta solo per il fatto che non poteva adattarsi al kafu, che
letteralmente significa «vento della casa », cioè lo spirito
della famiglia. Che cosa è questo spirito di famiglia? Nes­
suno poteva dimostrarlo. Una simile usanza facilita il divor­
zio a favore del marito? In effetti si trattava del contrario,
perché in quei tempi la percentuale dei divorzi era molto
bassa.
Si pàrla anche di shafu, spirito della compagnia dove si
lavora. Prima di essere un affare intellettuale o tecnico la
formazione dei quadri è una materia di integrazione in que-

125
sto spirito. Un agente amministrativo, tecnico o commer­
ciale è un uomo di questa o quell'altra società, prima di
essere ragioniere o meccanico. È dunque difficile ttovare un
impiego solo grazie alla competenza in certi campi, dal mo­
mento che l'integrazione in questo spirito è un lavorò a
lunga scadenza. Questo ,spiega l'immobilità relativa del per­
sonale nelle grandi fabbriche giapponesi, in confronto a ciò
che succede in Occidente, dove si cambia società per sfrut­
tare meglio la propl'ia competenza. Questo spiega anche la
tendenza alla competizione tra le fabbriche giapponesi, che
sono tutte signorie feudali sotto una forma moderna. Per
lo stesso artkolo industriale si può contare facilmente una
decina di marche concorrenti.

I turisti giapponesi sono conosciuti per questa loro cu-


riosa abitudine: invece di guardare il paesaggio, di apprez­
zare i monumenti, si affrettano a comprare regali per gli
amici. Hanno una lunga lista di persone alle quali ·devono
fare un regalo, perché hanno ricevuto da loro i sembetsu,
doni fatti alla loro partenza. La for�a delle usanze è tale
che, anche se sanno che è ridicolo, non possono farne a
meno. Il regalo si ricambia sempre.
·È molto probabile che nelle società moderne il sistema
primitivo di scambio di doni continui a esistere sotto for;me
nascoste. Ma c�è di megHo, è possibile che, a fianco della
piccola economia dei salariati e delle casalinghe, esista una
economia di grandezza mostruosa, animata da un oscuro
« spirito » collettivo, spirito insieme emulatore, distruttore

e pacificatore. Questo spirito può fare riprendere ]'econo­


mia, incitare lo spostame.nto di capitali enormi o portarci
alla guerra. Questo è, almeno secondo il saggio di Marcel
Mauss, ciò che succedeva presso gli Indiani d'America e,
anche se a un livello più moderato, presso gli altri popoli.
Questo saggio fu pubblicato solo mezzo secol0 fa.
Se facciamo l'elenco delle cose soggette agli scambi nel­
l'economi!'l primitiva, vediamo la differenza che la separa
dalla nostra: essa comprendeva non solo beni e ricchezze,
mobili e immobili, insomma cose utili economicamente, ma
soprattutto cortesie, inviti, riti, servizi militari, donne, bam- .
bini, danze, feste, fiere, che provengono piuttosto da un or­
dine immateriale.
Quando comperiamo il pane dal fornaio, noh siamo le­
gati da nessun obbligo nei suoi confronti. Dopo aver paga­
to, siamo liberi nei suoi confronti, e lui nei nostri. Nell'eco-

126
nomia primitiva, lo scambio delle ricchezze, materiali o im­
materiali, è solo uno dei termini di un contratto molto più
generale e molto più permanente. Non si è mai in pareggio.
È per questo che Mauss ha proposto di chiamare tutto que­
sto « sistema a prestazioni totali ». Queste ci impegnano a
fotnire i compensi di controprestazioni, ed è una questione
di onore, di rispetto, di sfida, di rivalità e di maggiore of­
ferta. Di maggiore offerta in maggiore offerta, questo siste­
ma di rivalità ci può portare a una distruzione puramente
dispendiosa di ricchezze accumulate o perfino a una guerra.
Questo sistema di scambi, di carattere agonistico, è cono­
sciuto con il nome di potiateh dagli Indiani d'America del
Nord-Ovest, termine d'altronde adottato dagli autori ameri­
cani e dai sociologi francesi.
Sotto il nome di definizioni ben conosciute come spazio
vitale, risorse petrolifere, dominio, si può forse vedere nel­
la guerra questo bisogno nascosto dell'uomo per le presta­
zioni totali agonistiche?
Questa almeno è la strana storia che narra il termine la­
tino hostis attraverso le molteplici fasi della sua evoluzione.
Hostis significa straniero, ospite, colui che accoglie e colui
che è accolto, ma anche nemico. Hostio, rendere uguale o
rendere la pariglia, nasconde il senso di rivalità, e astio che
è trattato come un'altra parola, implica il senso di distru­
zione. Hostimentum è sia compensazione, sia rappresaglia,
sia rivincita. Hostia è offerta espiatoria. Oggigiorno si avreb­
bero molte difficoltà nel credere che dalla stessa radice de­
rivino parole cosl dissimili come: ospite, hotel, ospedale,
ospitalità, ostilità, ostia, ostaggio, ost (in francese antico:
armata), ostoier (in francese antico: combattere).
Dopo aver dato una rapida scorsa all'evoluzione che l'u­
manità ha subito negli ultimi tre millenni, m'imbatto in
una storia moderna abbastanza significativa. Per adesso, mi
accontento di rivelare alcuni fatti citati in un'opera di divul­
gazione, ESP (Extra Sensory Perception) di Brad Seiger.
Questi fatti sono d\rette testimonianze, abbastanza precise
da non dar adito a errori di interpretazione. Penso che esi­
stano molte opere simili.
La psicometria è una tecnica intuitiva che permette, par­
tendo da un oggetto appartenente a una persona, di sco­
prire non solo i dettagli della sua vita anteriore che già co­
nosce, ma anche quelli che egli stesso ignora. Non conosco

127
la pratica di questa tecnica, ma il risultato può benissimo
sorprenderei.
Durante la seconda guetra mondiale un giovane ebreo
si fece visitare dal dottor �onnell, County Cork, Irlanda.
Si lamentava di un dolore insopportabile alle mani, che gli
impediva persino di dormire la notte. L'esame medico non
mostrò che una leggera graffiatura, nessuna frattura seria.
Ma il paziente continuava a lamentarsi.
Dopo parecchi tentativi senza. successo, i1 dottor Connell
arrivò alla conclusione che dietro alla ferita insignificante si
doveva nascondere un trauma più profondo di origine psi­
chica. Decise di ricorrere alla competenza della signorina
Géraldine Commins, psicometrista, inviandole una penna
stilografica che apparteneva al giovane.
L'esame psicometrico dell'oggetto rivelò questo: più di
un secolo prima uno degli antenati di questo giovanotto
aveva subito una terribile punizione in Russia. Ebbe le mani
· recise per aver rifiutato le prerogative del signore· nei ri­
guardi della moglie. Costui fece in seguito incendiare il
ghetto, cacciò via gli ebrei e distrusse la famiglia a eccezio­
ne di un bambino. I discendenti di quest'ultimo si stabili­
rono a County Cork, ma il ricordo di questo terribile dram­
ma rimase nascosto nel subconscio di ognuno di essi.
Il concorso di diverse circostanze suscitò la riapparizione
di questo ricordo, che si era conservato di generazione in
generazione, senza la trasmissione orale e cosciente. Il gio­
vane ebreo vide nella sua infanzia uno dei suoi amici inti­
mi ferirsi profondamente una mano. Più tardi vide anche un
vicino di casa morire di tetano i n seguito a un graffio alla
'mano. Fu naturalmente scosso dallo sterminio sistematico
degli ebrei europei da parte çlei nazisti. Fu assunto nel cor­
po dei pompieri di Belfast. Un giorno, salutando un ufficia­
le, ritrasse così rapidamente la mano, che batté contro un
oggetto che stava dietro di lui. La ferita non era così se­
ria per se stessa, ma fu l'occasione che risuscitò un dram­
ma vecchiò più di cento anni: incendio del ghetto, antisemi-
ttsmo, mam rectse.
• • •

Quando fu confrontato con questo referto psicometrico,


il paziente disse: « Mi sembra di aver già sentito questo, da
qualche parte, ma non so dove ». Dopo di che, la sua gua­
rigione avvenne con una rapidità straordinaria.
Una storia simile è inverosimile dal punto di vista ma­
terialista. Un oggetto, come in questo caso una penna sti-

128
lografica, non può conservare la memoria della persona alla
quale appartiene. La memoria è una materia della corteccia
cerebrale. Tanto più che il proprietario non ne ha conser­
vato un ricordo chiaro. Anzi, la sensazione di dolore non si
trasmette di generazione in generazione, tanto meno quella
di piacere.
Ma vedremo più avanti che ci sono tanti fatti che con­
traddicono la nostra concezione ortodossa sulla percezione,
sulla nozione del tempo e dello spazio, sulla causa dell'azio­
ne che già adesso è difficile mantenere una assoluta in­
transigenza al riguardo.
Quando parlavo dell'affinità fra la persona e l'oggetto,
uno dei praticanti del- movimento rigeneratore mi disse che
riconosce immediatamente la sua biancheria lavata insieme
a quella degli altri, esteriormente identica a quest'ultima.
In più sente una piacevole sensazione nel toccare la bianche­
ria di sua madre e una specie di avversione nel toccare
quella di suo padre.
Le relazioni enigmatiche tra la persona e l'oggetto posso­
no stabilirsi prima che la persona, soggetto della conoscenza,
abbia riconosciuto l'oggetto tramite la via comune della per­
cezione sensoriale. Questo fu il caso di Dorcie Calhoun, un
povero contadino della zona di Renovo in Pennsylvania.
Un sogno persistente gli annunciava che esisteva un giaci­
mento di gas naturale vicino alle colline, nella sua fattoria.
Per di più, questo sogno gli mostrava dove doveva scavare
e l'incitava a iniziare immediatamente. Alla fine il contadi­
no si mise d'accordo con le persone del paese, formò una
piccola società àmministrativa e cominciò la perforazione.
Gli scettici ricevettero un colpo quando il gas, sprizzando
dal pozzo, spazzò via l'installazione. Ci vollero quattro gior­
ni di sforzi, agli esperti, per domare l'incendio. Successe nel
194 9. Tre anni dopo, nel 19 51, ci furono un centinaio di
po�i nella , zona di Renovo e · le azioni aumentarono di
trenta volte il loro valore originale. Calhoun diventò ricco,
grazte a un sogno.

'

129
XIV
.
LA DIMENSIONE IMMATERIALE
( continuazione )

.. ' '

Il termine teoria comincia a essere di moda solo dal


XVII secolo e la matematica e la fisica sono stati i primi
rami della scienza a usarlo. Tralasciamo la matematka che,
per natura, è solo teorica.. La fisica studia le proprietà ge- ·
neraH della Q1ateria. L a fisica di Newton è quella della ruas-
1
sa. Cos'è la ma.ssa? Si dice che è la densità della materia
moltiplicata per le unità del suo volume. Cos'è la densi­
tà? È la massa divisa per le unità del suo volume. ' Sulla no­
zione che costituisce il fondamento stesso di questa scienza
non abbiamo alcuna idea più precisa, se non un'affermazio-­
ne lapalissiana. È lo stesso con le scie1;1ze che trattano i fe­
nomeni della vita: biologia, medicina. Cos'è la vita? Non
se ne sa niente di più di quanto se ne sapesse prima.
Per studiare i fenomeni, la scienza si serve 'dei dati di
percezione dei cinque sensi. Tra questi, i dati visivi hanno
certo il posto privilegiato, perché ci permettono di ripro­
durli sulla .carta, di analizzarli e di misurarli quantitativa­
Il'\ente, dò che . non si può fare �on il gusto o con l'olfatto,
per esempio. .
·

Una montagna come quella che è davanti ai miei occhi


non può essere oggetto della scienza. Mi può dare un'im­
pressione indefinibile, indescrìvibile. iocomunicabile. Diven·
ta oggetto della scienza dal momento in cui si misura la
sua. altezza o si descrive la sua forma, o là sua vegetazione,
·

a: seconda dei casi. I dati così ottenuti sono comunicabili.


Si presume che questi rappresentino un .valore universale,
cioè debbano essere validi in modo uniforme per tutti. Si
assume dunque una posizione oggettiva e distaccata di fron­
te all'oggetto, ciò che ci permette di studiare -le sue relazio­
ni con gli altri oggetti e di stabilire le leggi che li governano.
Tutta la situazione cambia dal momento in cui d si schie- .
ra noq dalla parte di un punto di vista distaccato e ogget-

130
•.
tivo, ma nella posizione del vissuto, quella che è motivata
dal ki. I dati di percezione possono allora essere diminuiti
o intensificati, deformati, turbati o acuiti. I dati del ki non
si limitano ai cinque sensi. Si possono applicare alla sensa­
zione di essere o a quella di agire. Possono oltrepassare il
quadro prescritto dalle leggi che reggono le percezioni nor­
mali, come quelle ottiche o acustiche.
Già da alcuni anni lo studio della percezione extrasenso­
riale è di moda. Agli inizi il metodo di ricerca ricalcava
quello delle ricerche psicochimiche: esperienze di laborato­
rio. Non era del tutto inutile, perché ci ha permesso di con­
statare che i risultati ottenuti con la veggenza sistematica
superavano la media ottenuta dal calcolo delle probabilità
puramente matematico. Succede dunque qualcosa che le vec­
chie teorie non possono spiegare (esperienze fatte con le
carte Zener ... ).
· Se un fenomeno psicochimico può essere riprodotto a vo­
lontà, ·ed è per ·ql,Jesto che è interessante studiarlo, non
avviene lo stesso con un fenomeno psichico o parapsichico,
nel quale entra in gioco la sensibilità individuale che ne de­
termina il valore affettivo. Ognuno reagisce in modo diverso
a uno scherzo, col riso, col sogghigno, con l'indifferenza o
con l'ira, rapidamente o lentamente. Il ripetersi dello stes­
so scherzo è ben lontano dall'avere lo stesso risultato co­
stante. Ci può dar fastidio o renderei indifferenti. Bisogna
dunque dimenticare tutta la situazione. Bisogna smettere di
applicare i postulati psicochimici n�llo studio dell'uomo.
Tra l'altro i postulati non sono verità immutabili e assolu­
te. In fisica la scoperta della velocità della luce ha portato
un cambiamento del postulato: Euclide lascia il posto a
Riemann. .
Però è difficile disfarsi dei postulati che prevalgono da al­
meno trecento anni. Portiamo un orologio perché siamo si­
curi che il tempo è omogeneo ma il valore affettivo del
tempo non è mai omogeneo. Adottiamo sistemi di misura
convinti che lo spazio sia omogeneo, ma il valore affettivo
cambia di caso in caso. Se un gastronomo si rifiuta di spo­
starsi di qualche decina di metri, accetta però senza diffi­
coltà di fare chilometri per mangiare bene.
La società moderna si mantiene nel rispetto della legge
di causalità, che non è altro che la proiezione di un princi­
pio psicochìmico. « Stessa causa, stesso effetto » è valido
nell'amministrazione, nella giurisdizione, in medicina, nel-

131
l'educazione, nell'economia, eccetera. Il razionalismo classi­
co è una eredità della fisica di Newton.
I razionalisti, imbevuti dell'idea che un fenomeno può e
deve essere riprodotto nelle stesse condizioni, ignorano· to­
talmente la questione dell'affettività nell'uomo. L'affettivi­
tà è come un abisso. Varia da individuo a individuo, e nel­
lo stesso individuo non ha un valore costante. Se se ne tiene
conto, sarà la negazione stessa della scienza. Per rispetto
alla scienza, ci si aggrappa all'ide;:t che (< Fuomo è una mac­
china». Ma quale macchina! Leggete L'uomo, questo sco­
nosciuto di Alexis Carrel.
Gli esempi che citerò qui non si possono spiegare con
le teorie esistenti. Benché l'atteggiamento delle persone
con una formazione moderna sia di rifiutare tutto ciò che
non è conforme alle teorie, io ammetto i fatti prima delle
teorie. I postulati possono cambiare, e a più ragione, le
teorie.
Lo scopo di questo esposto non è di incoraggiare i let­
tori a intraprendere questa o quell'avventura parapsicolo­
gica, ma è di preparare in loro il terreno per una permea­
bilità più grande ai fatti affettivi. Il seitai cerca di equili­
brare e armonizzare l'affettività, e non di formare spiritua­
lità straordinarie o di incoraggiare l'occultismo. Però, la con­
cezione troppo meccanica del pensiero moderno ci impedisce
di capire meglio il problema. Bisogna toglierei i paraocchi
e liberare il nostro campo visivo.

Percezione extrasensoriale

Nel XIX secolo, Lombroso segnalò un caso di visione


extraoculare. Oggigiorno, gli Americani e· i Sovietici pro­
seguono questo studio approfondendone i contenuti.
Il caso di Rosa Kulesciova, in Russia, ha per primo atti­
rato l'attenzione degli scienziati. Riusciva a distinguere i co­
lori con la punta delle dita. Dopo di lei, si sono trovate
molte persone che avevano la stessa capacità e alcune erano
ancora più sensibili della Kulesciova stessa.
Un giovane studente della California, Alan Ames, poteva
vedere i colori dei fogli messi sotto le sue mani. Davanti
a un giornalista scettico, leggeva, a occhi bendati, il nume­
ro di serie di una banconota, e gli descriveva perfettamente
il suo tesserino di giornalista.

132
Dopo molti esperimenti, gli scienziati americani e sovie­
tici sono arrivati a un'ipotesi. La radiazione, di natura elet­
tromagnetica, avrebbe fatto scattare un processo fotochimi­
co in speciali recettori cutanei, i cui segnali sarebbero stati
trasmessi al cervello. La debolezza di quest'ipotesi è che non
si può provare l'esistenza di tali recettori cutanei.
Un altro punto debole è la presenza dei testimoni che
effettuano questa visione extra-oculare in una camera com­
pletamente buia, dove la cosiddetta radiazione dello spet­
tro visibile non può essere riflessa dagli oggetti. Nadia Lo­
banova, una ragazza russa, cieca dall'età di un anno, può
leggere i caratteri grossi e distinguere i colori in una certa
disposizione.
L'atteggiamento teorico che prevale nel mondo moderno
tende, per la sua stessa natura intellettuale, a limitare la
nostra affettività in un quadro limitato. Si vede ciò che si
ammette, ma si rifiuta di vedere ciò che non si ammette.
Spesso i fatti eludono i nostri tentativi di spiegazione.
Una volta, Mollie Fancher, una cieca di New York, les­
se, prima che fosse aperta, una lettera a lei indirizzata. Po­
teva leggere i giornali senza aprirli, solo passando le dita
sulla busta di spedizione. L'ipotesi della radiazione deve dun­
que essere abbandonata, così come quella dei recettori cu­
tanei, in quanto nessuna radiazione potrebbe essere così
forte da emanare da sé e dalla pagina che si vuole leggere,
escludendo le altre che vi sono sovrapposte.
Le teorie che cercano di porre questi fenomeni nel qua­
dro della dimensione materiale, sono prima o poi votate
allo smacco. In fin dei conti tutto si riduce alla dimensione
immateriale, questo campo oscuro di pulsione, di sponta­
neo inconscio, di spiritus, di hau, di ki.
Può avvenire la stessa cosa attraverso una visione norma­
le, secondo me è una questione importante. Perché la per­
fezione delle condizioni materiali non assicura necessaria­
mente una visione normale.
Un medico tedesco, Georg Groddeck, cita il caso della ce­
cità momentanea di una donna. (Au fond de l'homme, Pa­
rigi, Gallimard). Questa donna aveva una gran passione per
i bambini, ma non ne aveva di propri. Un giorno, durante
una passeggiata con Groddeck, si accorse a un tratto cbe
non vedeva più niente di ciò che si trovava alla sua destra,
mentre a sinistra era tutto chiaro e distinto. Guidata abil­
mente dalle domande di Groddeck, finì per ammettere che

133
la sua semicedtà poteva essere stata provocata dalla presen­
za momentanea di una signora e del suo bambino che aveva:
no incontrato per strada e la cui vista le era stata « insop­
portabile ».
Una persona che cerca disperatamente i suoi occhiali men­
tre li ha sul naso, offre un soggetto di caricatura. Un mor­
to che non vede più malgrado i suoi occhi e i suoi nervi
intatti, è soggetto di emozione, ma non materia di rifles­
sione. Che peccato!
Il caso di ciò che si chiama chiaroveggenza è ancora più
inesplicabile attraverso condizioni materiali. Nel 1958 Gé­
rard Croiset, un veggente olandese, ricevette un'interurba­
na da parte del signor Jansen, proprietario di un battello,
che gli spiegò le sue difficoltà. Aveva comperato un moto­
re diesel per il suo battello, ma questo non funzionava. Già
da settimane, alcuni ingegneri tentavano invano di localiz­
zare il punto difettoso. Siccome doveva navigare per gua­
dagnarsi da vivere e non poteva permettersi di aspettare an­
cora, bisognava prendere una decisione: doveva comprare
un motore nuovo.
Croiset, che non aveva alcuna conoscenza di meccanica,
provò a descrivere la situazione con un linguaggio figurato.
Gli indicò che c'era un buco in un tubo che sfuggiva al
controllo degli ingegneri, buco che non si poteva trovare
con il motore freddo. Due giorni più tardi, fu eseguita la
riparazione. Croiset e Jansen non si conoscevano, Con il
loro spirito più pratico che teorico, gli Olandesi hanno da
tempo stabilito l'usanza di chiedere aiuto a questo genere
di specialisti così come gli Americani avrebbero senza esi­
tare telefonato a uno specialista convenzionale. Qui la ra­
diazione, di qualunque natura sia, non c'entra, perché, per
supporne una, bisognerebbe ammettere che avesse chissà
quale carattere fantasioso.
Il termine telepatia inteso come trasmissione del pen­
siero da molto lontano, senza l'aiuto di mezzi materiali, è,
secondo me, scelto molto male, perché implica la nozione
di distanza. La distanza non ha niente a che vedere con l'es­
senziale del fenomeno. L'essenziale sta nel rapporto che le­
ga le persone, sapere se esiste un terreno comune di affetti­
vità tra di loro.
Vi sono persone la cui presenza non ci commuove più
di un qualsiasi oggetto. La presenza di altre, invece, ci ral­
legra o ci opprime. Proviamo sensazioni dirette, nonostante

134
il nostro ragionamento. Se la lontananza dissolvesse il rap­
porto esistente, le sensazioni potrebbero svanire. Ma vi
sono rapporti indissolubili, qualunque sia la distanza. Una
madre vede partire il figlio per la guerra. Se la sensazione
indefinibile che prova per lui diminuisse in proporzione in­
versa al quadrato della distanza che li separa, cioè, se pro­
vasse questa sensazione alla distanza di mille chilometri un
miliardesimo di volte di meno di ciò che sentiva quando
il figlio era a un metro da lei, si potrebbe parlare di radia­
zioni. Un bicchiere di acqua salata, se è diluito di un mi­
liardo di volte, pon avrà più il sapore. del sale. Allo stesso
modo se il valore affettivo fosse in funzione della distanza,
la madre si ricorderebbe appena di aver avu.to un figlio.
Per le persone non direttamente interessate, la morte di
un soldato è solo una questione di statistica. Non lo è per
sua madre. Se l'emotività non interviene per smussare la
vera sensibilità, non vedo l'impossibilità nel fatto che il
diapason vibri per suscitare lo stesso sentimento, lo stesso
pensiero tra le persone che hanno un terreno comune di
affettività.
La telepatia non si verifica necessariamente con messaggi
articolati o con parole, casi invece che si ha la tendenza di
citare in prevalenza. Io stesso ho avuto esperienze simili
ma senza parola. Erano sensazioni vaghe, potenti e nello
stesso tempo molto precise. Sapevo di chi e di che cosa si
trattava.
Sono lontano dal credere che una tale facoltà di sentire
la « presenza » sia un dono riservato a poche persone. Ciò
che ci impedisce di sentire in modo giusto, è il fatto di pen­
sare, i ragionamenti e le emozioni. Una superficie d'acqua
leggermente mossa non riflette la vera forma della luna.
Newton ha scambiato il suo orologio per un uovo. Quan­
do si è assorti in un lavoro intellettuale, ci si stacca senza
saperlo dalla realtà per rinchiudersi in una torre d'avorio.
Tenere quieta la superficie dell'acqua è semplice, ma dif­
ficile. Abbiamo visto, nello studio del taiheki, che nell'uo­
mo l'energia tende a polarizzarsi, a deformare l'impressione
ricevuta. Il tipo l, nel quale l'energia attiva, specialmente
il cervello, fa la scelta delle impressioni per formare con­
cetti o idee astratte, che manipola a seconda dei principi
che ammette. Separandosi dalla primitiva realtà, pensa a ciò
che l'uomo dovrebbe essere e non a ciò che è. Ammette
solo ciò che il suo sistema di pensiero ammette. In queste

13.5
condizioni, gli è impossibile accettare c�ndidamente gli im­
previsti. Il tipo 3 si emoziona facilmente e, per colmare il
suo cuore che batte forte, dovrà rimpinzarsi di cibo. Il tipo
5 si agita molto a causa dell'eccesso di energia. Il tipo 7
vuole sempre aver ragione e non accetta ciò che è contra­
rio alla sua opinione. Queste tendenze possono deformare
le impressioni ricevute, non solo invisibili e sottili, ma an­
che visibili ed evidenti. Sfruttandole efficacemente possono
essere utili all'attività sociale. Spinte all'estremo, sono solo
ostacoli all'intuizione naturale dell'uomo. Il ruolo del seitai
è di attenuare questi eccessi e di recuperare l'armonia per­
duta.
I popoli primitivi, non ancora corrotti dalla civilizzazio­
ne, conservano intatta la loro intuizione innata. Il dottor
A.P. Elkin, antropologo dell'università di Sydney, ha effet­
tuato un viaggio di studio presso i Boscimani, aborigeni del­
l'Australia rimasti ancora oggi all'età della pietra. Il suo
arrivo non è stato segnalato da alcun mezzo convenzionale,
come messaggi, il taro taro o H fumo. Ma, ognuno dei vil­
laggi che ha visitato era preparato a riceverlo, sapeva da
dove veniva, ed era al corrente dello scopo del suo viaggio
attraverso la giungla.
L'inquinamento prodotto dalla civilizzazione non è solo
di natura chimica o fisica. Bisogna includervi l'inquinamento
verbale e intellettuale.
La radioestesia è un mezzo per sondare l'inconscio con
segnali il cui senso è determinato con un accordo prelimi­
nare. Nj;!i popoli primitivi, non c'è questa distinzione netta
tra il conscio e l'inconscio. Nei popoli civilizzati, ci si ac­
corge che l'inconscio conosce cose che il conscio ignora
totalmente.
Nella città di Swampscott, Massachusetts, mancava l'ac­
qua è si doveva, ogni estate, razionarne la Ciistribuzione.
� Dal giorno in cui il comune comprò il podere che appa):te­
neva a Elihu Thomson, co-fondatore della Generai Electi:ic,
per costruirvi i suoi palazzi, il servizio dei lavori pubblici
si sforzò di trovare la sorgente d'acqua, perché i vecchi abi­
tanti dicevano che Thomson ne aveva una. Ma nessuno sa­
peva esattamente dove si trovasse. Tutto era stato tentato
invano. La ricerca durava ormai da quasi vent'anni. Si era
sul punto di abbandonarla. Poi, un giorno d'estate del 1963,
si suggerl, come per scherzo, di provare con la radioestesia.
Il direttore dei lavori era scettico, ma si convinse, visto che

136
sì era già provato tutto. Che cosa si rischiava in fòndo?
La squadra di operai si mise a perco;rrere il terreno con
rami d'albero. Dopo un quarto d'ora · si ritrovò la sorgente.
I rami tenuti da uno degli operai puntavano verso il suolo
CO$Ì violentementç che graffiarbno la pelle del suo pollice.
C'è però un contrast<;> n9tevole, tra vent'anni di ticetche
coscienziose e un quarto d'ora di gioco!
Sarebbe -sbagliato 9ire che i popoli civiliz:zati sono sem­
pre e unicamente guidati dal loro conscio, o. da una logica
razionale. L'inconscio gioca un ruolo essenziale nei minimi
dettagli della v.ita deg1i individui. Un gio.rno, per' ragioni
sconosciute, non ci si comporta come al solito . Si prende
una strada. diversa , si esce prima o più tardi éla casa. Si di­
mentica qualcosa e per dprenderlo si perde il treno. E que­
sti piccoli cambiamenti possono qualche volta decidere . del­
la vita o della morte degli individui.
Nel giornale della Società Americana della Ricerca psi­
chica William E. Cox ha compilato un . rapporto sullo stu­
dio statistico degli incid�nti ferroviari. Ne risulta che 'il
num�ro dei passeggeri a bordo dei, treni deragliati era meno
alto di quello dei giorni precedenti, o dello stesso giorno
delle settimane precedenti. Coloro che hanno evitato di pren­
dere il treno, hanno agito come se avessero presentito il
pericolo. Ma non ne deduco che ne avessero avuto la pre­
monizione, che è uno stato conscio degli avvenimenti non
.
ancora avvenutl. .
Mi ricordo di un aneddoto su Napoleone. Un giorno, men­
tre egli si trovava sul campo di battaglia col suo eserCito
all1attacco, v:ide un soldato rannicchiato nel fondo della trin­
cea, agghiacciato dalla' paura. Napoleone che era in piedi su
que�ta trincea, con · i proiettili che gli fischiavano vicino,
lo esortò ad andare avanti. Nel momento in cui il pover'uo­
mo si alzava, un proiettile lo colpì alla testa facendolo ca­
dere fulminato in fondo alla buca . Parlando statisticamente
Napoleone era il più esposto al pericolo e dunque avrebbe
dovuto esser colpito per primo. La spieg11zione è che quan­
do il ki è forte, sfida la legge di statistica. È così che Hitler,
al suo apogeo, riusciva a sfuggire agli attentati minuziosa­
mente preparati contro di lui,
Il ki precede gli avvenimenti, Vi è già, prima che il
fatto accada. Senza il ki appropriato non succede niente.
I migliori argomenti, le migliori disposizic,mi matetiaH non
possono riempire questa lacuna.

137
I praticanti del movimento rigeneratore presentono spes­
so i movimenti che verranno. Alcuni dicono che hanno
l'impressione che entro breve tempo faranno questa o quella
cosa, per esempio che grideranno a squarciagola. E effettiva­
mente questo succede. Lo fanno apposta? I praticanti sanno
che è difficile gridare, ridere o piangere apposta durante il
movimento, in quanto Katsugen-Kai non è una scuola di
commedianti professionisti.
La proiezione di sé in un avvenimento non ancora pro­
dottost nel l:empo e nello spazio, si manifesta in due spe­
cie di fenomeni curiosi: proiezione astrale e vardogr. Nel
primo caso, il soggetto è cosciente di quello che vede nella
sua proiezione, mentre- nel secondo caso non lo è.
Vardogr è un fenomeno particolarmente localizzato _in
Norvegia e in Scozia. Lo scenario di questo fenomeno è,
salvo qualche dettaglio, sempre lo stesso: il precursore « spi­
rituale » annuncia il suo arrivo prima dell'arrivo della per­
sona in carne ed ossa. Si sentono, per esempio, i rumori fa­
miliari dei parenti che girano la chiave nella serratura, si tol­
gono le soprascarpe, posano il loro bastone, camminano sul
parquet, eccetera. Poi tutto si arresta. Guardandosi attor­
no si constata che non c'è nessuno. Qualche istante dopo,
però, arrivano realmente.
L'avventura successa a Erikson Gorique, importatore ame­
ricano, è molto curiosa. Aveva l'intenzione di visitare la
Norvegia, per studiare la possibilità d'importare prodotti
norvegesi negli Stati Uniti . Per parecchi anni di seguito,
ostacoli imprevisti avevano ritardato il suo viaggio in que­
sto paese che non aveva mai conosciuto prima. Nel luglio
1959, arrivò finalmente a Osio e prese un taxì per farsi
portare nel migliore albergo de1la città. Alla ricezione del­
l'albergo, fu accolto da un impiegato che gli disse: « Che
piacere rivederla, signor Gorique! ».
Incuriosito, insistette nel dire che non era mai venuto
prima. L'impiegato ribadì a sua volta che, qualche mese
prima, aveva fatto una prenotazione di persona e che si ri­
cordava di lui a causa del suo nome poco comune. Poiché
la discussione si accalorava, il direttore fece segno all'im­
piegato di stare zitto. Ma con sua grande sorpresa, dovun­
que andasse, gli impiegati dell'albergo, i camerieri del ri­
storante lo riconoscevano e parlavano della sua visita prece­
dente. Presso un grossista, un signore si alzò dalla scriva­
nia per stringergli la mano e disse che era felice di riveder-

138
lo. « L'ultima volta », aggiunse, « aveva talmente fretta che
noli. abbiamo av.uto il tempo di concludere l'l:lffare » .
Troppo stordito pèr protestare, Gorique si afflosciò su
una poltrona e domandò quando si erano visti. « Soltanto
·
qualche mese fa », gli rispose il signore.
Fino ad adesso, ho parlato solo di casi di percezione che
la psicologia classica avrà molta difficoltà a spiegare, ma
vi riuscirà, servendosi di qualche .ipotesi. Ma il suo quadro
sarà largamente superato, se si ammette che illato �psichico
può avere effettifisici a distanza, senzaf 1sogno di interme­
èliari. Dal punto di vista del ki, non c'è problema, perché
tltèmpo;to spazio, lààistiniionetra psicfìico efisico è un
complesso ili idee a posteriori .

- Sono stati fatti esperimenti con dispositivi che permet­


tono di scoprire rigorosamente ogni contatto fisico. È in
queste condizioni che Harry Price, del Laboratorio nazio­
nale di Ricerca Psichica a Londra, ottenne risultati con una
signora particolarmente dotata. Un apparecchio era stato
coperto da una bolla di sapone solidificata con una miscela
di glicerina, ricoperta a sua volta da una calotta di vetro.
Era collegato a un circuito elettrico che permetteva di ac­
cendere una lampadina. Se si voleva spingere il pulsante di
quest'apparecchio fisicamente, bisognava alzare tutti questi
coperchi e, comunque, la bolla di sapone si sarebbe rotta.
Con tutte queste precauzioni, l'apparecchio funzionava e la
lampadina si accendeva a più riprese, mentre il coperchio
di vetro e la bolla di sapone rimanevano intatti. Questo
tipo di fenomeno viene chiamato psicocinesi, cioè movi­
mento provocato dalla psiche.
Ci sono casi di persone che, solo con la concentrazione
mentale, possono incendiare oggetti a distanza. Nel 1927,
durante la sua visita a Memphis, Dawes, vicepresidente · de­
gli USA vide personalmente ·un operaio negro, capace di in­
cendiare gli oggetti solo soffiandoci sopra. Una ragazza di
Toronto, in Canada, e un'altra di Glasgow, in Scozia, sono
note per avere la capacità d'incendiare gli 'oggetti con la
concentrazione. A Glasgow i contadini esasperati erano sul
punto di chiedere l'incarcerazione della ragazza, perché met­
teva a fuoco i mucchi di fieno solo passandovi accanto.
Il poltergeist è un fenomeno di movimento del quale non
si conosce il soggetto psichico. Si vedono cose volare, cade­
re per terra rumorosamente, la mpadine lampeggiare, molle
delle macchine da scrivere spezzarsi, senza che ci sia qualcu-

139
no vicino. È un soggetto interessante, ma non voglio dilun­
garmi troppo a questo proposito. Tengo tuttavia a far no­
tare che il razionalismo basato principalmente sulle scien­
ze fisico-chimiche del XIX secolo, impedisce alla nostra
mente una maggiore permeabilità. Gesù, capace di seccare
l'albero di fico senza frutti in un istante, sarebbe adesso solo
oggetto di favola. Il maestro Ueshiba, che faceva muovere
i rami degli alberi, da lontano, ae costituirebbe un'altra.
Ci si accorge delle lacune lasciate dal razionalismo quan­
do si riuniscono i materiali di diversi campi. Il razionalismo
è lontano dal soddisfare tutta la verità. È, in fondo, solo
uno dei mezzi per interpretare i fatti. Senza rifiutare l'at­
teggiamento teorico necessario nella vita sociale, mi riservo
la libertà di accettare i fatti prima delle teorie.
È impossibile risolvere il problema del ki solo con ar­
gomenti. I ciechi possono discutere pro o contro l'esistenza
della luna, ma sarà sempre senza convinzione. Tutto ciò
che faccio è di permette;�:e alle persone, quando vedono la
luna, di non dire: la luna non esiste, in virtù di tale postu­
lato o di tale teoria.

140
xv

IL TERRENO

Se cito spesso il nome del maestro Noguchi, non è per


fargli pubblicità. La pubblicità esiste solo nel momento in
cui si ha un prodotto da vendere o quando si vuole offrire
un certo tipo di servizio, affinché poi venga remunerato.
Ora non mi interessa chiedere il suo intervento personale a
favore di coloro che vivono fuori del Giappone. Non ho
neppure l'intenzione di propagare la sua tecnica, ma il suo
lavoro presenta una somma di esperienze importanti e pre­
ziose per la conoscenza dell'uomo. È sotto tale punto di vi­
sta che ne voglio parlare, e non a scopo utilitario e prati­
co. D'altronde non voglio neppure imitare coloro che han­
no presentato le sue scoperte come appartenenti a loro stes­
si. Voglio dare a Cesare quello che è di Cesare.
Con la parola « terreno » intendo l'insieme di aspetti psi­
chici e fisici della persona che risponde a una data eccita­
zione. Ognuno possiede un terreno diverso dagli altri ed è
per questo che, pur nella stessa situazione, si possono ri­
scontrare diversi modi di comportamento e di reazione.
Le persone A e B si trovano nella stessa situazione: en­
trambe posseggono diecimila franchi, oppure diciamo un mi­
lione di lire. Ma il loro terreno è diverso; infatti, due anni
prima A non aveva neppure un soldo da parte, mentre B
aveva duecento milioni ricevuti in eredità. A si dice: « Be­
ne, ho già un milione ». 11 suo comportamento denota una
certa sicur�zza. B si dice invece: « Non ho che un milione ».
La sua prospettiva è cupa e inquieta.
Prendiamo a esempio la privazione di cibo. A dice:
« Smetto di mangiare » .e digiuna per un periodo più o me­
no lungo fino ad arrivare a trenta o quaranta giorni, senza
t'er questo morire. B dice: <( Non ho niente da mangiare ».
E disperato. Dopo solo qualche giorno muore, completa-
mente esaurtto.

141
Nel Nord del Giappone, a Hokkaido, a causa del crollo di
una miniera, alcuni minatori rimasero sepolti sotto le ma­
cerie. Uno di essi era stato formato secondo lo spirito seitai
e non si preoccupava eccessivamente. Immaginava che ci
sarebbero voluti sei giorni circa prima che la squadra di
salvataggio arrivasse in quel luogo. Sapeva che il corpo
umano ha una riserva di energia che gli permette di soppor­
tare la mancanza di cibo per un periòdo molto più lungo.
Quando al quinto giorno arrivarono i soccorsi, si trovava
perfettamente in forma e aiutò a socconere i suoi compagni,
completamente distrutti.
Non bisogna credere che il terreno sia uno stato costan­
te e immutabile nello stesso individuo. Il terreno cambia
secondo la situazione e tale cambiamento è dato dall'idea
che si fa l a persona della situazione stessa.
Se per lavoro vi si chiedesse di trasportare alcuni baga­
gli fino in cima a una montagna, il peso sarebbe più o meno
sentito, a seconda della remunerazione che vi aspettate di
ricevere. Ma se praticate l'alpinismo, allora non è più un
lavoro, dato che lo fate spontaneamente. Gli stessi baga­
gli non peseranno più come nel caso precedente, benché
. .
non Cl s1a una remuneraztone.
.

La lettura di un'opera seria, dopo qualche pagina ci af­


fatica e annoia, mentre un romanzo giallo ci tiene svegli
fino . a notte tarda.
L a gente, anche se affatiéata da una giornata di lavoro,
alla sera esce con amici e passa la notte a giocare a bridge.
Ho un amico coreano, avvocato di gran fama a Seui, che
ha la passione della caccia. Un giorno, trovandosi di passag­
gio in Francia, venne a trovarmi e fece questa riflessione.
« Quando vado a caccia nel tempo libero, percorro spes­
so trenta o quaranta chilometri al giorno, con il fucile in
spalla, con passo sicuro su terreni accidentati. Ora faccio
due o tre chilometri a piedi nei boulevards parigini ben
asfaltati, senza fucile, eppure mi sento più stanco che non
andando a caccia. Perché? �> .
Una ferita ricevuta in una battaglia vinta si cicatrizza
molto velocemente, mentre la stessa ferita tende a infet­
tarsi se la battaglia è perduta. L'idea che ci si fa di una
situazione è tale che non solo coinvolge la nostra pa'rte con­
scia, ma penetra nella profondità del nostro meccanismo
subconscio, coinvolgendo sia la parte fisica che psichica. L a
divisione tra questi due campi è solo a livello teorico. In

142
assoluto non corrisponde alla realtà dell'uomo vivente. Que­
sta è la ragione per la quale ho adottato il termine terreno.
In Giappone, come in altri paesi, vi sono inventori di ap­
parecchi terapeutici; alcuni si ispirano alla tradizione fol­
kloristica, · altri si servono di termini scientifici di moda
come: alto voltaggio, alta frequenza, ultrasuoni, eccetera.
Un giorno un uomo fabbricò un apparecchio chiamato
« magnetizzatore ». Tale apparecchio non aveva molto suc­
cesso in quanto era ·piuttosto dubbia la sua efficaci,,. Nogu­
chi disse:
« È inefficace perché il suo apparecchio è portatile e
piccolo, ingrandisca il volume della cas.sa >>.
L'altro rispose: « Ma non è necessario ! ». E Noguchi:
« Non è questione di sapere se è necessario o no. Guar­
di il tempio di Asa�usa. L'oggetto del culto è una piccola
statua di Kannon che non misura neppure due pollici. Ep­
pure le è stata fatta tutt'intorno una costruzione immensa
e all'entrata sono state messe le statue gigantesche delle
deità guardiane. Perché non costruisce una cassa più grande
anche se la parte essen'ziale non è che un piccolo conge­
gno? » .
Infatti, dopo aver ingrandito il recipiente e aumentato
il prezzo di parecchie dozzine di volte, l'apparecchio diven­
ne efficace. Fintanto che la psiche agisce sul corpo fisico
per mezzo di un fattore inoffensivo, non sussiste nessun
pericolo. È la fiducia in se stessi che guarisce e non è il
caso di distruggerla. Può· capitare, però, che, dopo un po'
di tempo, la fiducia si indebolisca, e il congegno perde così
la sua efficacia. È il tempo che darà la risposta.
L'azione di un agente fisico sul corpo fisico è forse più
pericolosa, in quanto può causare un effetto irreversibile,
può essere violenta e senza discriminazione.
Un esempio di tale azìone può essere quella svolta dagli
antibiotici, o dai raggi X. Non si hanno dubbi circa la loro
efficacia, ma si corre il rischio che tale azione si estenda
non solo ai microbi nocivi, ma anche a quelli utili, alle cel­
lule danneggiate, come a quelle sane. Ciò assomiglia alla
guerra nel Vietnam: una bomba americana può cadere sui
Vietcong, come pure su popolazioni neutrali o amiche, su
neonati, su diplomatici di paesi neutrali, oppure su truppe
americane, e non per questo i Vietcong sono sterminati
completamente. C'è sempre una progressione.

14 3
Come la penicillina, che ha iniziato a livello di mille uni­
tà, e ora siamo arrivati ai milioni di unità.
Ma non soltanto questi metodi cosl efficaci possono pr�­
sentare pericoli; anche fattori del tutto inoffensivi possono
condurci alla morte, se non si tiene conto del terreno di
origine. Un esempio può essere l'acqua. Tenendo conto che
il corpo umano contiene una grande quantità d'acqua, nul­
la potrebbe essere più inoffensivo di tale elemento naturale.
Eppure, oltre al fatto che un'eccessiva quantità d'acqua può
causare J'annegamento, una quantità normale di questo ele­
mento in tempi ordinari può, secondo le circostanze, esse­
re fatale. Questo è il caso, a esempio, di coloro che errano
nel deserto per giorni, senza trovare alcuna sorgente d'ac­
qua. Quando, estremamente assetati, arrivano a un'oasi, la
prudenza consiglia di non precipitarsi a bere. Si comincia
a inumidirsi le labbra, successivamente si faranno dei .garga­
rismi, ma senza propriamente bere in quanto il corpo deve
riprendere l�ntamente le sue funzioni abituali.
L'esperienza della seconda guerra mondiale c'insegna che
è pericoloso dare cibo a prigionieri di un campo di concen­
tramento subito dopo la liberazione perché abituati alla lun-
ga astmenza.

Se un naufrago completamente esausto viene salvato, non


bisogna accoglierlo con tenerezza e gentilezza in quanto,
non essendo in grado di sopportare una così brusca transi­
'
zione, può rischiare di morire. Noguchi consiglia, al con­
trario, di schiaffeggiarlo ,e di insultarlo.
L'idea che i:l cibo, le bevande o la gentilezza possano es­
sere nocivi al nostro benessere, è sconvolgente per coloro
che vogliono credere che le regole di. comportamento debba­
no essere codificate una volta per tutte e che debba esistere
l'educazione affinché la disciplina sia osservata uniforme­
mente. È vero che, se si osservano regole codificate, è pos­
sibile giustificarsi con gli altri, ma il terreno non sarà pre-
servato, e v1 saranno sempre vittime.
• • •

L'unica formula conosciuta e adottata uniformemente,


senza tener conto del terreno è: colmare la deficienza. Ciò
sarebbe valido se l'uomo fosse un sacco da riempire con
diversi oggetti. Sfortunatamente, l'uomo non è un sacco e,
per di più, possiede lll) cervello che complica la situazione.
Ci sono vecchi che hanno la schiena e le anche talmente
inclinate, che ci si stupisce come non vengano costruite
per loro bare speciali quando muoiono. In realtà, nulla di

14 4
tutto ciò accade. Dopo la morte, il loro corpo si presenta
allungato, dritto, e non hanno la necessità di bare speciali.
Ciò vuoi dire che in vita si erano fatti un'idea del loro
corpo curvo.
L'espirazione concentrata è un esercizio che si fa per
sensibilizzare principalmente le mani. Quando la si applica
· ai moribondi, questi tardano a morire e si vivificano. Quan­
do muoiono, hanno una morte calma e pacifica. Questo mo­
do di morire corrisponde a una morte naturale e senza ago­
,
nia. Se si muore agonizzanti, è segno che si ha ancora vita­
lità per soffrire e la morte è, di conseguenza, non naturale.
Una signora di Tokyo telefonò un giorno al maestro No­
guchl per dirgli che suo marito era appena morto. Grazie
all'espirazione concentrata la sua fisionomia era diventata
talmente rilassata e tranquilla che non ricordava una tale
espressione del marito dal giorno del loro matrimonio, e ne
era molto, molto contenta. Noguchi le rispose: « Questo
significa che suo marito aveva una brutta fisionomia men­
tre era in vita. Ciò vuoi dire 'che è stato maltrattato. Chi
l'ha maltrattato? ».
A queste parole la signora ha riattaccato il ricevitore.
Durante un corso nella stessa città di Tokyo, un moribon­
do manifestò il desiderio di rivedere per l'ultima volta No­
guchi. Quest'ultimo lo andò a trovare e lo trovò molto
vitale. L'unica cosa negativa che constatò fu che l'eccesso
di medicinali aveva ostruito le vie urinarie, causando per­
ciò l'uremia. Era rimasto in uno stato di coma per quattro
giorni, senza mangiare né bere.
Dopo aver dato alcune istruzioni alla moglie, cioè di
ptaticargli l'espirazione concentrata sulla prostata, Nogu-
chi disse: '
« Suo marito non tarderà a liberarsi dalle urinè e comin­

cerà ad avere appetito. Non lo ·sforzi però a mangiare, si


può morire quando si ricomincia a mangiare improvvisa­
mente dopo un digiuno prolungato. Occorre attendere che
l'appetito ritorni spontaneamente. Se lei lo sforza, l'appe­
tito scomparirà. Faccia molta attenzione; quand'anche co­
minciasse ad avere appetito, si trattenga dal dargli ciò che
le chiederà ».
In realtà, non appena tornato all'hotel, apprese che il mo­
ribondo urinava in abbondanza e il giorno dopo l'uremia
era scomparsa.
La moglie però era troppo preoccupata pet restare sen-

145
.
l

za far nulla. Ossessionata dall'idea che suo marito potesse


morire di fame, chiese al medico d'intervenire. Al pazien-
te fu somministrata una forte trasfusione di siero. Dopo ,
tale trasfusione, l i suo stato peggiorò. Ella chiamò nuova- :
mente Noguchi, affinché venisse a salvare il marito.
Noguchi disse al paziente:

« Fino a questo momento, si trattava solo di un'intossi­

cazione da medicinali, senza essere una vera e propr�a ma­


lattia. Si era parlato di un'uremia, ma semplicemente lei
non riusciva a urfnare; ora che lo può fare, questa malattia
non esiste più. Ma il vero malato è sua moglie che la in­
fluenza completamente. Se è una malattia, non è più com­
pito mio. Me ne lavo k mani ».
La morte dell'uomo sopravvenne una settimana più tardi.
A proposito di conoscenza del terreno, l'intelligenza del­
l'uomo è ben lontana dal livello di saggezza che possiede a
esempio un cane, il quale �i rifiuterà di mangiare quando si
sente indisposto.
Nella nostra società modernà, l'idea che ci si fa del ter­
reno è una cosa estremamente rigida e informe, direi per­
fino meccanica.
Nulla di sorpr�ndente dato che l'uomo viene paragonato a
una macchina.
Il concetto di normalità consiste nell'avere una tensione
arteriosa e una te(Ilperatura costante, nel mangiare mode­
ratamente,. non soffrire di alcun male, parlare in modo logi­
co, giustificarsi prontamente spiegando perché si è riso, pian-
to o ci si è adirati.
·

Nel momento in cui si considera che tutto quello che esu­


la da questa orbita è anormale, non si penserà ad altro che
ai possibili mezzi per riportare il tutto entro tale concetto
di normalità.
Ciò che risulta più dannoso è che spesso le correzioni
possono portare a danneggiare il terreno naturale.
Un genitore potrà dire alla figlia:
« Non ridere a tavola. Perché ridi? ». La figlia però con­
tinua a ridere. Il genitore, sempre più impaziente, la ri­
prende più vol'te, e infine finisce per prenderla a schiaffi.
Malgrado tutto, la figlia continua a ridere convulsamente.
Sta disobbedendo? Il fatto è che, al contrario, vorrebbe
obbedire al padre, ma più cerca di smettere di ridere, più
viene scossa da questo impulso di energia spontanea.

146
In Giappone, noi diciamo che una ragazza giovane ride
persino per una bacchetta che cade.
Io direi al genitore:
« Se non vuole che rida, la faccia sposare! E lei? È for­

se in grado di far obbedire i suoi organi, stomaco, intestini,


cuore, oppure di regolare l a sua temperatura o tensione ar­
teriosa secondo la sua volontà? Se ci riesce, allora può an­
che picchiare sua figlia » .
Per quanto ne sappia io, Katsugen-Kai è l'unico posto,
sia in Francia che in Europa, dove si possa ridere o pian­
gere senza preoccup.arsi di dare alcuna spiegazione agli al­
tri presenti. Quale sollievo non essere esposti agli sguardi
inquisitori, alle domande imbarazzanti dell'ambiente che ci
circonda! Perché ridete? Perché piangete? Come certi psi­
cologi ammettono, si ride perché ci si sente gioiosi, si pian­
ge perché ci si sente tristi, non il contrario. Lasciamo agli
intellettuali il ridere o piangere teorici. Abbiamo il diritto
di ridere e di piangere spontàneamente.
L'immediatezza di uno scoppio di risa o di singhiozzi
durante la pratica del movimento rigeneratore disorienta
coloro che non ne hanno l'abitudine. Quando una ragazza
scoppia in singhiozzi da spezzare il cuore, è veramente in­
quietante, allarmante, ma per .me, non ha che un senso:
una liberazione del sistema simpatico. I l motivo, anche se
ce ne fosse uno, m'interessa poco., In effetti constato che, a
questo riguardo, le donne in generale hanno più facilità de­
gli uomini.
Noguchi è diventato nonno da poco. Ama la sua nipotina
Asa più di ogni altra cosa al mondo. Al ritorno da un se­
minario, organizzato in una città di provincia, egli disse
guardando Asa, allora di cinque mesi:
<< Ha un sorriso strano, per caso qualcuno l'ha forzata a
ridere durante la mia assenza? >> .
« In effetti »1 ammise la signora Noguchi, « l'abbiamo
sollevata in aria e poi fatta girare su un seggiolino girevole,
solo per il piacere di vederla ridere ». Un riso contratto è
diverso da un riso naturale. Lui l'ha visto, non poteva non
notarlo. ,
I l movimento rigeneratore, come pure la tecnica seitai,
sono i mezzi che ci permettono di scoprire il nostro terre·
no naturale e normale. Ciò che voglio significare per terre:·
no normale non è l'assenza di anomalie. È la sensibili tn

147
che ci permette di discernere ciò che è normale da ciò che
non lo è.
Così, le reazioni del corpo che hanno l'abitudine di esse­
re classificate anomale, come il vomito, la febbre, la diar­
rea, non sono ne(:essariamente anormali per noi. Se lo sto·
maco vomità un alimento non assimilabile o avvelenato,
esso adempie fedelm,ente alla sua funzione normale. È piut­
tosto il contrario che dovrebbe essere considerato anor­
male.
Una signora giapponese si lamentava di mal di stomaco.
« Cos'ha mangiato? », le si domanda. Ma prima di por­
re questa domanda ci si deve assicurare, nel seitai, che non
ci siano anomalie del terreno, come la preoccupazione ec­
cessiva che rode il cervello e la lussazione della caviglia
destra, eccetera.
« Ho ecceduto un po' », ella confessa.
Il marito è capocuoco e rientra tatdi la notte. Una notte
hanno esagerato un po' nel bere e nel mangiare fino alle
quattro del mattino._ Evviva la giovinezza, non c'è ragione
di vietare l'eccesso. E un segno di vitalità. Non c'è neppu­
r e ragione di bloccare il freno di cui è dotata la natura. Se
sente male, è normale.
Il freno non funziona negli anormali. Una donna anziana
si lamentava sempre che la nuora non la nutriva. Un gior­
no Noguchi disse alla nuora di provare a dare alla donna
tutto il cibo che ella riusciva a mangiare. Le fu dato il
tendon, una grande ciotola di riso, guarnita di frittelle e
di gamberetti marinati nella salsa. Una ciotola di tendon
rappresenta un pasto piuttosto copioso, che molte persone
non riescono neppure a finire. Era arrivata alla diciassette­
sima ciotola, quando la nuora, spaventata dalla sua voracità,
la fermò. Ciò naturalmente non evitò che ella continuasse
a dire che sua nuora non le dava da mangiare. Un altro, un
demente questa volta, ne mangiò ventiquattro, ossia ven­
tiquattro pranzi copiosi in una sola volta.
La mia posizione è quella di fare accettare ai praticanti
il fatto che dovremmo essere riconoscenti di riuscire a per­
cepire tali segnali, ' anche ·se si se!).te male. Se si percepisce
il male quando c'è il male, tutto ciò è normale.
Il mio desiderio è stato esaudito il giorno in cui uno
dei praticanti ha dett9:
« Fa male, ma mi fa bene ». Espressione difficilmente
comprensibile al di fuori del Katsugen-Kai.

148
In quel tempo, il Ministero dell'Educazion� nazionale di
Tokyo cercava di trovare alcune formule di ginnastica, adat­
tate ai bisogni di ciascuna categoria professionale. Questo
era un tentativo lodevole. e l'approccio � problema era cer­
tamente migliore di una ginnastica uniforme. Esempio: un
impiegato d'ufficio eseguirà il moviJllento de1 collo dato
che il punto dove si concentra la sua fatica è quello, men­
tre un operaio eseguirà il movimento delle anche, eccetera.
Ma con gli stessi dati si può anche arrivare a un'ottica dia­
metralmente opposta. Un impiegato d'ufficio, dato che non
• lavora con le ançhe, dovrà eseguire movimenti con le an­
che, ment:re un operaio dovrà .eseguire " movimenti cofi il
collo, allo scopo di riattivare le parti inerti.
·

Noguchi afferma che, sforpnatatnente, vi sono specialisti


di microbi, ma non vi sono specialisti del corpo. È in que­
sto che risiede la causa di tale errore che d fa adottare una
posizione opposta. Con la parola corpoJ vogliamo significare
'
« terreno ».

Che delusione sarà quando si verificherà che, eseguendo


il movimento del collo, il torcicollo persisterà, e che, ese­
guendo quello delle anche, il mal di· rehi continuerà!

'

·•

149
• XVI

IL TERRENO
( continuazione )

Il cartesianesimo serve a risolvere il problema quando


questo è statico, immutabile o d i· ordine materiale. Questo
prinCipio mostra però alcune carenze quando si tratta di
un problema dinamico, dagli aspetti mutevoli e capricciosi.
È questo il caso del problema umano.
L'uomo è un tutto indivisibile. Non è. un insieme compo­
sto di parte psichica· e· fisica che si trovano distintamente sé­
parate e indipendenti l'una dall'altra nd ,loro dspettivi com­
partimenti. Se si prova vergogna, è la parte psichiça. Se si
arrossisce, è la parte fisica. Se si ha paura è psichico, se si
impallidisce è fisico. Ma è proprio perché .si ha vergogna
che si diventa rossi, è perché si ha paura che si impallidisce.
Ci sarebbe bisqgno di un colpo d'ascia · ben netto per sepa­
rare questi due campi. Eppure la separazione è stata già
fatta nelle società mpderne; in modo tale che ci si rifiuta .
persino di credere che esista un reale rapporto tra le due.
Nog1,1chi era stato invitato a u.na mostra d'arte dove gli
venne mostrata una statua di donna intitolata Terrore.
L'opera aveva ottenuto il premio della mostra. Noguchi
disse a un membro della giuria che l'accompagnava:
« Voi chiamate questo Terrore? Dal viso sì, ma il resto
del corpo non è per niente terrorizzato. Quando si è terro­
rizzati, le anche perdono la loro forza, le gambe si contrag­
gono e le ginocchia non riescono ad allungars1, il basso ven­
tre si incava. La statua non ha nulla di tutto questo. A dire
il vero, una persona spaventata non può stringere i pugni,
ma la statua ha i pugni stretti. Occorre modificare il titolo
in Una donna con lo spavento .sul viso. Lo scultore è un
ignorante, come pure lo sono i membri della giuria che
gli hanno assegnato il premio. Questo può offendere la se­
rietà della mostra ».
\

150
La persona che l'accompagnava si offese e protestò con
argomenti incoerenti.
L'anno seguente, alla stessa mostra, vide una statua col
nome Il taglialegna, ma la sua muscolatura era come quel­
la di un pescatore, di qualcuno che lavora in mare. Cosl
disse allo stesso membro della giuria:
« È un falso taglialegna, un taglialegna non potrebbe
mai avere una muscolatura simile ». Il membro della giu­
ria era furioso:
« Lei è venuto qui per creare difficoltà ». Eppure, a guar­

J�r bene, l'osservazione di Noguchi era vera.


L'anno successivo, un altro fatto lo fece ridere. Questa
volta si trattava della rappresentazione di un cane col titolo
Aggressività. Quando un cane diventa aggressivo, le sue
gambe posteriori si divaricano, mentre quelle anteriori si
raccolgono all'interno. Le orecchie e la coda si drizzano.
Invece la statua, dicono, aveva le zampe anteriori allargate
verso l'esterno.
Questo è un esempio di indifferenza verso l'influenza che
la psiche esercita sul fisico. Vi è un numero sempre mag­
giore di persone che credono che esista solamente la psi­
che. Per loro il corpo è qualcosa di disprezzabile.
Inversamente, il corpo esercita un'influenza sulla psiche.
Quando una parte del corpo è sotto tensione, i fusi neuro­
muscolari inviano segnali al cervello che rimane teso an­
ch'esso fintanto che continuano i segnali. Il cervello rimane
teso anche in caso di anomalie secretive o circolatorie.
La separazione tra la psiche e il corpo è una questione
puramente arbitraria, eppure ci si crede come se fosse una
verità assiomatica. Il vantaggio di tale separazione è dato
dal fatto che essa facilita l'organizzazione della nostra edu­
cazione, del nostro lavoro amministrativo, eccetera.
Il comitato dei direttori di una società stabilisce per
esempio che il sorriso è a livello commerciale, una carta
fondamentale da giocare. Lancia cosl una campagna in gran­
de stile a favore del sorriso. Manifesti murali, volantini,
istruzioni, vengono cosl diffusi in quantità. Vi si dice: lo
farò perché è un ordine. Vorrei sorridere psichicamente,
ma non ne sono capace fisicamente. Non posso pretendere
la collaborazione de] mio fisico, o nel caso, del mio viso.
Guardate per esempio il nostro caporeparto, non oso
fargli la domanda : perché non lo fa lei? Egli sicuramente
risponderebbe: non fate ciò che faccio io, ma fate ciò che

151
..

vi dico, siete 'ormai abbastanza �cresciuti per capire che il


dovere di un esecutore è quello di eseguire gli ordini. Non
è complicato, in questo caso il vostro dovere è quello di
-

sorridere. ,
Durante la guerra, c'era un militare che partecipava ai
corsi che teneva Noguchi. Un giorno fu promosso generale
di divisione e tutto n- suo comportamento si modificò; as­
sunse un atteggiamento più imponente, un'andatura meno
frettolosa. Noguchi disse:
<< I galloni cambiano l'uomo, ecco qùi un bell'esemp\o di
-
autosuggestione ». I� generale s'infuriò:
« Lei sta ihsultando un generale dell'imperatore » .

« Non ho nessùna intenzione di offenderla, ho v<>lut<>


semplieemente mostrare cpe cos'è la natura umana. . Dat<>
che anche lei assiste ai èorsi, per lo meno serve çla esempio ».
A quell'epoca, in cui il potere militare era molto forte,
bisognava avere una bella faccia tosta per parlare in quel
modo. Eppure, da allora, egli aveva visto tra ·i suoi clienti
molte persone che, una volta diventate ministri, improvvisa­
mente avevano modificato il loro modo d{ camminare. Tutto
ciò a causa di una lettera di nomina.
L'essere umano non è né fortè, né debole, né gentile, né
ttÌvo�··
ca se· non� nella"'misura in cui egli stesso esercita una ··
autosuggesti"one su di sé. Ricordiamoci che le persone che
si: credono gentil h ion hanno sempre . un modo di fare pia­
cevole. Non riescono a non soddisfare l'idea, che ormai s,i
sono fatte della gentilezza . Per esempio _ sono capaci di
rimpinzarci di cibo, e la vittima rimane indecisa se ringra-
zi�rle o al contrario mal�dirle. _

I deboli, a volte, sono più forti dei forti in quanto rie­


scono a esercitare su di noi qn senso d'obbligo irresistibile.
Un medico di campagna era fortemente preoccupato· per­
ché ogni volta che si prepar.ava per andare a visitate i suoi
m)i\lati, sua moglie comindava ad avere strane convtilsioni.
Non poteva lasciare la moglie .in quello stato, ma non po­
teva neanche rinunciare al suo mezzo di sostentamento. '

Noguchi così gli disse:


« Ditele che andate a visitare solamente uomini ». E in-
·

fatti, gli attacchi di convulsioni cessarono. -

· Cura, senza dubbio, anche le donne, ma non le visita.


Loro approfittano della sua· presenza per farsi -curare. . . Sfu­
matura.
La parola serve a fissare un'idea. L'autosuggestione è dif-
.
152
ficile a farsi senza le parole. Si può essere ministri, gene­
rali, professionisti, poveri, incapaci, forti, campioni, deboli,
insonni, malati, o tutto ciò che si- desidera, occorrono però
le parole.
Alla fine del XIX secolo, il Giappone introdusse ufficial­
mente la. medicina occidentale. Prima esisteva unicamente
la medicina Kampo, importata dalla Cina, la quale prende­
va in considerazione punti critici indicati sul corpo. Si è
proceduto alla verifica di questi punti, alla luce della scien­
za occidentale, e si è scoperto che questi non corrisponde­
vano alla realtà anatomica come ghiandola, organo, centro
nervoso, eccetera. Si modificarono questi punti alla luce del­
la verità anatomica e da quel giorno la medicina Kampo
cessò di essere efficace. Cosa curiosa, un cerro numero di
malattie indicate dal Kampo sono scomparse. Questo è il
caso di una malattia chiamata senki; nessuno sa oggi cosa
s1a.

Ogni malattia ha il suo periodo particolare di successo.


Verso j} 1920 in Giappone era il periodo della tubercolosi
polmonare. Oggi, è il turno del « colpo di coniglio » , cau­
sato dagli incidenti in macchina, e del cancro.
La psicosi del cancro spinge gli esseri umani a commet­
tere atti disperati. Un caso tipico è il seguente: si suppone
di avere qualcosa. La parola cancro è talmente nella testa
di tutti noi e ci facciamo attirare dal concetto che ne ab-
. biamo. Quando leggiamo i giornali, la parola cancro pren­
de subito la nostra attenzione. Leggiamo l'articolo medico
e crediamo di conoscere in noi certi sintomi descritti. Con­
sultiamo un medico che nega tale pericolo. Allora credia­
mo che sia un incompetente e così ne consultiamo un altro.
Quest'ultimo non vuole affermare la presenza di un can­
cro, nonostante la nostra seria insistenza riguardante i sin­
tomi da noi percepiti. È un mentitore. Dopo alcune visite
« infruttuose », si è già formata in noi tale convinzione.

Già pensiamo agli ultimi giorni quando soffriremo terribil­


mente lasciando moglie e figli nella miseria più nera. C..osl
decidiamo di farla finita. Un giorno, con tutta la famiglia,
prendiamo la macchina per andare a fare una bella pas-
. seggiata. Alla curva di un precipizio acceleriamo la macchi­
na al massimo e ci buttiamo nel vuoto con tutti gli occu­
panti.
Ciò che è curioso nell'uomo è che l'idea che ci si crea
sul cancro non è necessariamente orientata verso un pessi-

15 3
..

mismo tragico. Tutto dipende dal modo in cui si concepi-


sce tale idea. A un uomo è stato diagnosticato un cancro.
Sulla· lastra radiologica il suo cancro era talmente generaliz­
zato che il medico giudicò ormai tardivo un intervento chi-
,
rurgico. Queseuomo, al colmo della disperazione, andò a
·
far visita a Noguchi. Quando questi gli toccò il ,ventre, e
precisamente il « punto di diarrea >>, quel cancro, cosa cu­
riosa, iniziò a muoversi. Il giorno seguente, l"uomo evacuò
una . grande quantità di parassiti
'
e il cancro 'sparì definiti-
vaniente.
C'è un seguito a questa storia. Quest'uomo salvato a que­
sto modo aveva un fratello maggiore che abitava a Kyoto,
al quale raccontò l'accaduto. Ora successe the anche a que­
st'ultimo fu diagnosticato un cancro da un medico di Kyo­
to. A tale cattiva notizia, egli si mi�e a sghignazzare, facen-
· ·
do infm:iare .così il medico.
« Ho fatto tutto il possibile per scoprire il cancro, inol­
tre, la lastra radiologica
, lo prova . e lei sghignazza. È mat-
'

to o cosa? ».
·

« Se è un cancro, non c'è problema, dottore, andrò a


Tokyo un giorno per sbarazzarmene » .
Così continuò la sua vita normale per qualche periodo,
. senza preoccuparsi minimamente. Non aveva nessuna fret­
ta. Un giorno finalmente andò a farsi visitare da Noguchi, il
quale trovò che questa volta il cancro c'era veramente. "

« Per favot:e maestro, faccia in modo di liberarmi dal


cancro », disse, « perché sa, il mio medico è molto preoc­
cupato, ma se questa cosa riesée a venire eliminata, certo
egli ne rimarrà sorpreso ».. .
Noguchi non volle distruggergli quell'illusione e così que­
st'uomo visse ancora dodici anni, fino all'età di circa ottan­
t'anni e non si sa neppure se poi morì di cancro o di vec­
chiaia. Noguchi, più tardi, raccontq tutta la storia dei pa­
rassiti al medico dell'uomo, il quale disse:
· « Se solo l'avessi saputo ... Non ho mai incontrato un pa­
ziente cosl imperturbabile all'annuncio del suo stato. Piut­
tosto ero io che ne ero rimasto sorpreso ; comunque que-
sto mi insegna qualcosa » .
·

.
,

Bisogna concludere che per risolvere un problema occor­


re Hr:fluenzare- l'idea . favorevolmente? :D'altronde� è ciò che
già · sit; gènèra1mente. Esistono metodi che mirano a in­
,
fluenzare la coscienza dell'individuo: persuasione, incorag­
giamento, proibizioni, minacce.

154
Se fosse sufficiente dire: « Non abbia paura », affinché la
gente cessi di aver paura, tutto sarebbe molto più · semplice.
Infatti, più si cerca di non aver paura, più invece se ne ha.
Si ottiene il risultato contrario a ciò che si vorrebbe.
· Si pensa a metodi più efficaci, a esempio l'ipnosi, che agi­
sce direttamente sul subconscio. Si potrà allora far credere
alla gente il contrario di ciò che pensa. Si potrebbe far loro
del male senza che essi se ne rendano conto.
Noguchi conosce l'ipnosi e i suoi pericoli. Un giorno mi
invitò, in via eccezionale, al suo corso sull'ipnosi. Ero curio­
so. Nel me2;zo della spiegazione si fermò improvvisamente e
venne verso di me. Passò dietro a una donna seduta al mio
fianco e posò la sua mano sulle sue spalle. Dopo qua1che
secondo, era caduta in ipnosi. Se mi ricordo bene, dato che
ormai sono già passati vent'anni, la donna parlava del me­
raviglioso paesaggio del paradiso, ricco di fiori.
Tuttavia Noguchi ci mette in guardia contro l'abuso de­
gli apprendisti stregoni. Se un metodo si rivela effettiva­
mente efficace, può anche turbare l'ordine naturale. Può
mettere la convinzione dell'individuo in conflitto sotterra­
neo con un'idea imposta.
Si può rendere un individuo insensibile al male di cui
soffre con l'ipnosi. La gente che soffre, in effetti, non chie­
de di meglio che i suoi effetti perdurino. Hanno paura di
soffrire e non pensano alle conseguenze che ne deriveran­
no quando saranno desensibilizzati. A causa di questa de­
sensibilizzazione, si bruceranno mani e piedi, perché non
sentiranno il calore in modo sufficientemente rapido per
poterli togliere in tempo. Occorrerà mettere questa gente
sotto sorveglianza permanente affinché non commetta stu­
pidaggini. A mio parere questo non è vivere, bensì sempli­
cemente esistere.
Una seduta di ipnosi è spettacolare a vedersi, ma esiste
un altro tipo di ipnosi i cui effetti sono · più generali e dure­
voli. È quella che la società eserdta su di noi. Una madre
ripete al figlio: fai attenzione, o prenderai freddo. Questo
avvertimento, ripetuto per un numero incalcolabile di volte,
penetra nel subconscio del bambino che userà tale signifi­
cato a suo vantaggio, senza rendersene conto. Per esempio,
quando la madre lo manda a fare la spesa mentre sta
giocando. In quest'occasione il bambino è contento di pren­
dere freddo, perché vede già il viso preoccupato della ma­
dre, le sue carezze, le sue parole gentili. Al contrario, non

155
sente freddo quando ,scia o costruisce un fantoccio di neve . .
'

La re�zione fisiologica nei bambini è molto più rapida che


negli adulti.
In questi ultimi, per esempio, il termometro gioca un
ruolo ipnotico quanto i galloni e le onorificenze. Si sa be­
nissimo che la febbre è una funzione normale del corpo,
che esso attua per difendersi contro le invasioni microbi­
che. A 37,5 gradi di temperatura corporea , i microbi non
possono più propagarsi all'interno del corpo, a 38 · gradi,
vengono ridotti all'impotenza. Se qualcuno perde di colpo
l'appetito, constatando che la temperatura è salita a 38 gra­
di, si comporta come un ipnotizzato in quanto gli enzimi
catalizzatori dell'appetito non cessano di agire che quando
la temperatura supera i 39,8 gradi, cosl come è assurdo
credere che l'acqua incominci a gelare a due gradi sopra lo
zero, « a causa dei freddo ». Ma persino quelli che capi­
scqno ]a giustezza di un simile argomento, si affannano ine­
vitabilmente se questo capita loro.
J
:È a paura, questa cosa irrazionale, che immobUizza l'uo­
mo, gli tap erdere la lucidità e lo paralizza. Per me il mec­
canismo è molto chiaro. La febbre è un segno di grande at­
tività, che dà la spinta per combattere gli invasori. La batta­
glia sarebbe certamente persa se il comandante se ne re­
stasse disteso con il morale a terra, mentre i suoi soldati
sono impegnati in una lotta feroce contro il nemico. Io
trovo che la febbre non è per niente insopportabile e che
si può addirittura lavorare normalmente, a condizione di
non rimanere a letto. La sola condizione da osservare se­
condo il seitai, è quella di riposare, quando la temperatura,
dopo aver descritto una curva, ridiscende al di sotto di quel­
la normale. È il cessate il fuoco. I soldati hanno bisogno di
rtposo.

L'ottica è, in questo caso, completamente all'opposto di


quella che si pensa solitamente. Ci si sente obbligati a ri­
manere a letto finché si ha la febbre e ci si incomincia a
muovere non appena la temperatura scende. È inevitabile
in quanto l'energia non è stata consumata quand'era neces·
.
sano.
.

Mi hanno raccontato il caso di un tenente dell'esercito


giapponese dutante la guerra in Cina. Finché durava la
batraglia, si rendeva invisibile e ci si domandava dove mai
riusciva a nascondersi. A battaglia terminata, rispuntava da
non s i sa dove, con la spada in pugno, e vodferava contro

..
156
i suoi soldati; una cosa insopportabile! Ma che volete, è
la natura umana. La vigliaccheria ha bisogno della sua com-
.
pcnsaztone.
.

Se vomito, so che lo faccio perché ho mangiato cose


che non mi si addicono. Mi congratulo quindi di avere uno
stomaco attento. Ma è dunque a questo punto che devo
tener testa alle persone che mi sono vicine. Infatti, mi chie­
dono se sono ammalato e, improvvisandosi medici, inco­
minciano a darmi consigli. Non li sfiora neppure l'idea che
se il mio stomaco non avesse reagito a tempo, avrei potuto
intossicarmi. Possono solo pensare a mezzi ed espedienti a
danno del terreno.
Ho conosciuto un pilota che aveva l'abitudine di pren­
dere l'aspirina, a causa del mal di testa, durante H volo in
altitudine. Dieci anni dopo fu ricoverato perché un. giorno.
improvvisamente, cadde in una camera d'albergo semiac­
cecato. Aveva yna pupilla più dilatata dell'altra e ci vedeva
doppio. La sua carriera era naturalmente términata, in quan­
to è impossibile contare su qualcuno che vede stelle dop­
pie dappertutto. Non avrebbe potuto neppure fare il cas­
siere, perché avrebbe visto biglietti doppi.
La cosa strana è che le petsone che soffrono di insonnia
sono molto spesso persone che dormono troppo, come cer­
ti pelandroni che passano la giornata a dormire e poi pren­
dono le pillole per addormentarsi. Le donne che cercano
di dimagrire non sono quasi mai donne grasse. Spinte dalla
psicosi, prendono farmaci che, inghiottiti isolatamente, so­
no innocui, ma il cui uso combinato con altri può essere
mortale.
Preferisco morire piuttosto di non dormire, di ingrassa­
re: questi sono i desideri inconsci che sembrano esprimere.
A 1oro modo sono logici, in quanto gli uni avranno il son­
no eterno, e gli altri, una volta diventati cadaveri , non a­
vranno più timore di ingrassare.
Il senso del seitai è che la normalizzazione del terreno è
insieme �psichica -e fiSica. I suoi pnncipì so'no: 'dormire iL
meno possibile in modo <fa migliorare la q�li tà_ dd...so nnn ,
-
maiTgìare -U-m éno-p ossìbile
l n··
m ocr-aa migliorare · il pro-

cesso alimeritare'"'e lavorarè al massimo. --
La normalizzazione del terreno sensil5ilizza l'organismo,
il quale reagisce più rapidamente nel sentire quello di cui
ha bisogno e per evacuare tutto ciò che è superfluo al suo
buon funzionamento. Fisicamente si diventa più elastici e

157
flessibili psichicamente, la concentrazione è più intensa. Di­

l pende quindi da ciascuno di noi sentire se ha sete, sapere


che cosa gli piacerebbe mangiare, in quale quantità, p�en­
t dere le sue decisioni, agire nell'ambito della sua intuizione.
In una parola si tratta semplicemente di sbarazzarsi delle
stampelle da cui si dipende, in modo da poter camminare
da soli.
'-� Questa sembra essere la posizione di Noguchi e questo
è stato il suo stile di vita da cinquant'anni. Dormiva da tre
a quattro ore per giorno, lavorava tutti i giorni senza pausa,
anche nell'occasione in cui si ruppe due costole, anche
quando fu obbligato al digiunò per più di tre settimane, in
seguito a una perforazione dello stomaco dovuta a inge­
stione di una tazza di tè che conteneva alcool di legno,
incidente frequente nel periodo del dopoguerra. Non ha
mai avuto il tempo per un bagno di sole e aveva un colo­
rito pallido, ma di un chiarore sereno. Il lavoro · era la sua
passione. Ammetteva di assomigliare a Ravi Shankar, chi­
tarrista indù che studia per giorni di seguito, senza man­
giare né dormire. Prima del suo matrimonio non si rendeva
conto di quanto tempo si può sprecare per dormire e man-
gtare.

Non è mia intenzione dire che bisogna imitare un simile


esempio, in quanto tutto dipende dall'individuo. Alcune
persone del tipo 6 hanno bisogno di dormire anche sedici·
ore al giorno, mentre quelle del tipo 9 non possono rima­
nere a letto più di tre o quattro ore. Quelli del tipo 3 non
possono più lavorare se saltano il pasto.
La scienza dell'uomo attualmente si occupa solo del tipo
medio, dell'uomo schematico. Il tipo medio è una creazio­
ne della mente che definisce ciò che si dovrebbe essere, ma
non ciò che siamo in realtà. Nessuno è il tipo medio. Se
le statistiche dimostrano che il consumo di bevande alcoo­
liche pro capite è di un bicchiere di vino e un cucchiaio di
kirsch, questa dose la si può applicare a chiunque?
Se la statistica includesse alcuni russi siberiani, il bic­
chiere di vino diventerebbe probabilmente parecchi bic.
chieri di vodka.
Se vi si impone una doppia razio� per il semplice mo­
tivo che siete corpulento, mentre invece non potete soppor­
tare neppure una goccia d'alcool, l'effetto potrebbe essere
disastroso.
Riuscirà la scienza un giorno a emanciparsi dal suo con-

158
cetto di uomo schematico o da quello del denominatore co­
mune?
In ogni caso, nell'attuale stato di cose, non conosce nulla
dell'individuo.

159
XVII

LA NORMALIZZAZIONE DEL TERRENO

Il corpo umano è più leggero del suo volume d'acqua


corrispondente; è quindi naturale che galleggi sulla super­
ficie dell'acqua senza dover compiere alcuno sforzo. Se si
vuole avanzare nell'acqua, è sufficiente muovere le braccia
e le gambe.
Questo è secondo me il principio del nuoto, cosa in
fondo molto semplice. D'altro canto è proprio ciò che fan­
no topi, gatti, cani, quando l i si getta nell'acqua. Nuotano
senza essere mai andati a scuola di nuoto. Lo stesso vale­
per i bambini, che prima ancora di imparare a camminare
galleggiano tranquillamente sull'acqua.
La situazione cambia totalmente con le persone adulte,
dato che hanno già sviluppato la volontà e l'intelligenza;
esse rischiano di annegare se non hanno imparato a galleg­
giare sull'acqua e a nuotare.
Eppure non sono diventati più pesanti dell'acqua cre­
scendo! Ma appena entrano in contatto con l'acqua, presi
dall'angoscia, si contraggono, si irrigidiscono facendo sfor­
zi disperati. Finiscono con l'ingoiare inutilmente una tale
quantità d'acqua, non solo nello stomaco, ma anche nei
polmoni, che rimangono soffocati. Muoiono stupidamente
proprio a causa dei loro sforzi. Può sembrare paradossale
ma è vero che l'uomo è il solo animale a morire in modo
cosl insulso.
Questo non significa che il principio cessi di essere vali­
do. Normalmente tutti dovrebbero galleggiare sull'acqua, ma
dal principio all'applicazione, c'è una tale quantità di cose
bizzarre che intervengono in una persona, per cui questo
principio può essere messo in dubbio .
Eppure l'uomo ha inventato apparecchi che, pur essendo
più pesanti dell'aria, gli permettono di volare nell'atmosfe­
ra. Dal boomerang all'aquilone, agli aerei da trasporto, so-

160
no stati re�lizzati enormi progressi. Quindi è ridicolo dover
constalare che la stessa intelHgenza che ha permesso all'uo
mo di elevarsi, lo precipiti in un atto di autodistruzione.
Ho fatto la stessa riflessione a proposito del movimento
rigeneratore. Questo, essendo molto semplice, non necessi­
ta di alcuna conoscenza tecnica; tutti possono praticarlo e
in realtà già lo fanno, più o meno senza saperlo.
j
Ma passare da questo principio all'appl cazione, quante
complicazioni !
Per un certo periodo ho ammesso spettatori alla pratica
del movimento, in quanto mi dicevo: qui a Parigi tutto è
un po' speciale, c'è bisogno di guardare, osservare, com­
mentare e criticare, prima di mettersi all'opera. Ma i com­
menti che ho raccolto casualmente non mi per,mettono pii:t
questo lusso. È come assistere a un concerto attraverso una
vetrata senza poter udire la musica e criticare l'orchestra
perché còmpie gesti incomprensibili. Inoltre la presenza
degli spettatori disturba i praticanti che sentono su di lo­
ro gli sguardi curiosi, inquisitori, sprezzanti.
Il movimento rigeneratore è la conseguenza della sospen­
sione momentanea del sistema involontario. Non lo si può
praticare finché non d si sbarazza di tutte le idee precon­
cette, che riempiono la testa e finché si serba il desiderio di
controllare il proprio movimento secondo uno schema pre­
stabilito. Si lascia agire la saggezza del corpo e non l'intelli­
genza o la conoscenza accumulata. In questo è completa­
mente diverso dai movimenti strutturati dello Hata Yoga.
La prima difficoltà da sormontare, per essere iniziati al
movimento) è proprio quella di arrestare, anche se momen­
taneamente, l'attività cerebrale, di creare il vuoto mentale
che permetta all'azione naturafe dì !Danifestarsi.
Generalmente, le persone che pongono troppe domande
all'inizio non possono continuare il movimento, in quanto
non riescono a trovare una risposta adeguata a causa della
loro mente strutturata. Si aggrappano ai propri pensieri e
non si abbandonano. Questo atteggiamento ricorda quello
della scimmia che dopo aver infilato la mano in un vaso
dal collo stretto per prendere qualche noce, ne rimane pri­
gioniera. Pensa a tutte le possibilità per liberarsi salvo che
lasciare andare la presa.
Quando coloro che pensano, cercano di porte fine alle
loro meditazioni, rischiano di cadere in un'altra specie di
riflessione sterile, che consiste nel pensare di non pensare,

161
di non pensare al pensare del non pensare e cosl all'infinito.
La vita nelle società moderne si basa sull'acquisizione e
sull'accumulo di intelligenza e conoscenza. È quindi inevita­
bile che le persone che vivono in questa civiltà, abbiano
grandi difficoltà ad abbandonare, anche solo per qualche
istante, l'attività cerebrale che è il centro della loro vita.
Inevitabilmente si pongono domande come: ma che cos'è
il movimento rigeneratore? È forse un metodo di rilassa­
mento? Una tecnica liberatoria? Una ginnastica, una filoso­
fia? Una terapia? Una religione? E finiscono per fare clas-
- si:ficazioni.
Niente di più errato, perché a seconda dell'idea che ci si
fa fin dill'inizio, il movimento può prendere strade che ne
deviano il senso, e diventare cosl qualcosa di completamen­
te diverso.
Da parte mia desidero semplicemente aiutare, nel limite
delle mie capacità, quelli che vogliono praticarlo, e contem­
poraneamente impedire che ne venga deformato il senso.
Per caso sono a conoscenza del fatto che un certo nume­
ro di persone si sono messe a propagare il movimento. Alcu­
ni si sono lanciati in questa iniziativa nonostante si fossero
fatti un'idea frettolosa e approssimativa, dopo poche sedute.
Altri si arrogano la qualifica di maestro, solo dopo aver
letto qualche fascicolo. Quelli che lo hanno presentato sot­
to altro nome, come se si trattasse di una loro scoperta,
non mi concernono direttamente, perché se ne assumono lo­
ro stessi la responsabilità. Il caso di quelli che invece lo
professano con la stessa denominazione è più spiacevole.
n principio del movimento rigeneratore lo si può enun­
ciare in poche pagine, in qualche minuto. Il movimento si
provoca sia attraverso l'eccitazione del bulbo rachidiano, sia
attraverso la sospensione momentanea dell'attività cerebrale.
Prima che il terreno si normalizzi, si passa inevitabilmente
attraverso tre fasi di evoluzione: distensione, ipersensibilità
ed evacuazione. Il terreno normalizzato seitai si manifesta
con la normalizzazione della sensibiltà. L'intervallo tra il
pensiero e l'azione diminuisce. Si avrà una maggior facilità
a concentrarsi e rilassarsi, i bisogni saranno sentiti in modo
più netto, e si evacuerà tutto ciò che è inutile o estraneo
all'organismo. Ci si sbarazza, insomma, di ogni genere di
protezioni e inutili stampelle.
Il principio è semplicissimo, ma non bisogna dimenticare
certe possibili conseguenze. Le persone che hanno subito

162
trapianti di organi, non dovrebbero praticare il movimento,
J per ragioni che sono facilmente comprensibili.
È difficile descrivere in anticipo tutte le forme che il
movimento potrà assumere, e spesso ci troviamo di fronte
a sorprese. Il movimento, agendo in profondit� si compor­
ta come uno"' -spazzino coscienzioso, che V!l a scovare i tarli
nelle travi, i topi morti dietro l'armadio e la sporcizia negli
àngoli più nascosti. La lettura di qualche opuscolo non è
sufficiente per formare un istruttore di movimento rigene­
ratore, in quanto troppo semplice e troppo complesso per
poter essere spiegato a parole.
Che altrove il movimento rigeneratore sia sfruttato in
modo più o meno speculativo, ciò non avviene con i prati­
canti del nostro dojo. Questa è la ragione per la quale ho
creduto utile organizzarne l'insegnamento e la pratica.
I praticanti vengono mossi dal bisogn<?_ di fusione, eh�
giace al fonaoCit ogni essere umano e che non può essere
soddisfatto in alcun altro modo. Questo bisogno precede
!�agape e l'atto sessuale, perché senza questo tutto diventa
insulso. Attr�f§O i! 'mo.:y�mento rigeneratore, si ritorna
.

momentaneamente al punto dfparteriia-della-vita, alta sor­


gente, dove non esiste né tempo, né spazio, nl-peiisièro, né
io, né gli altri, dove non esiste nulla, dove esiste tutto. Se
proprio si deve dare un nome a questa esperienza, la si do­
vrebbe chiamare Vita.
Quello che avviene in realtà è piuttosto lontano da que­
sto ideale, infatti nella pratica la fusione non è così facile.
A volte succede di praticare con un partner gràdevo1e , con
il quale tutto scorre liscio come l'acqua in un ruscello, altre
volte, invece, con un partner spiacevole, si sente che non
passa niente. Ma quello che è ancor più complesso, è che
i partner che ci erano gradevoli cessano di esserlo e vi­
ceversa.
In questo caso, ci si può riferire all'immagine del « cuore
di Cielo puro >> . Oltre le nuvole, c'è il cielo blu.
Se il movimento si manifesta attraverso la_sospensione_
momentaneaael Sistema volontariO, questa sos�ns jQne non
significa soppressione. Il movimento rìgeneratore non ten­
de assolutamente a pdvare la gente dell'intelligenza e della
volontà. L'intelligenza e la volontà sono necessarie alla vita
sociale. La normalizzazione del terreno ci salva dallo stato
di sterilità nel quale siamo soggetti a cadere.
A volte, ci sono persone che sono del tutto incapaci di

163

accettare questa sospensione momentanea, che conservano


gelosamente i loro pregiudizi e tutto il lorQ bagaglio di co­
noscenze acquisité. Perciò, se il risultato non sarà soddisfa­
cente, la colpa non potrà certo essere data all'o:fficiante. Vie­
ne da domandarsi se queste persone sono venute per prati­
care il movimento oppure per dimostrare e predicare il lo­
ro credo.
Alcuni credono di spiegare tutto attraverso lo Yoga.
La presenza nel dojo di certi manipolatori ha spesso di­
sturbato, in quanto questi non potevano impedirsi di im­
porre la loro tecnica nqnostante le proteste del partner. Ho
dovuto intervenire perché una persona che predicava la vir­
tù della tolleranza, non ricevendo risposta dal suo interlcr
·cutore, stava per aggredirlo. L'uomo non è così semplice .
Dopo un certo periodo di tempo, sei mesi, un anno, i
, praticanti dicono di non saper cosa rispondere quando qual­
cuno chiede di spiegargli che cosa è il movimento rigene­
ratore. Questo significa che già hanno capito qualcosa.
Quelli che parlano non sanno, quelli che sanno non par­
lano.
Eppure i conoscenti, malgrado tutto, sentono che guai­
cosa è cambiato. Quello che sentono è che il terreno è cam­
biato, senza sapere come definire la loro impressione. Una
osservazione che ho sentito di frequente è : « Come sei cre­
sciuto ultimamente! » .
Una signora ha provato a misurarsi per vedere se si trat­
tava semplicemente di un'impressione soggettiva, e ha con­
statato che effettivamente è cresciuta di un centimetro. Se­
condo me questa signora non è cresciuta, ma è piuttosto la
sua postura che si è raddrizzata.
Si è a volte verificato il disgelo nei rapporti coniugali o
nei rapporti tra figli e genitori. C'è chi sviluppa una certa
sagacia nel suo lavoro e che constata una rinnovata facilità
nel passare dalla decisione all'esecuzione. Insomma, sono
tutti segni di normalizzazione del terreno .
,
Quel che temo non è di avere imitatori, ma che questi
'' possano snaturare la cosa. Dal momento che ,il movimento
rigeneratore non ha forme fisse, è sufficiente un nulla per
, trasformarlo completamente. In questo caso il fattore di
, trasformazione è la motivazione inconscia dell'o:fficiante.
L'idea errata, nella quale si può facilmente cadere, è
quella di credere che si tratti di una tecnica liberatoria. Se
il movimento rigeneratore fosse solamente un metodo per

164
.'

<< sfogarsi »� con un po' di alcool e di musica f�enetica, gen­


te con energia in ecc�sso può provocare un baccanale e
con un po' più di entusiasmo si può arrivate all'orgia.
.. Questo non sarebbe niente altro che un consumo esplo·
sivo. di energia, che non ha niente a che fare con il movi­
mento rigeneratore che non è necessariamente rumoroso:
esibizionista o spettacolare. Se a occhi ptolah'i può apparire
gual�osa di., ca<?tiWl�Jn fondo segue un movimento . m2l!o
pre ctso. · · .
Sono restio a fornire particolari a questo proposito per·
ché se i �praticanti' si. m'e"ttessero a osservarsi l'un l'altro,
cesserebbero il movimento per diventare spettatori immobi­
li. Per il momento è loro interesse .eraticare il movimento. In
seg..'iitò:- quà'ndo avrann_o "acquisito llna-cert'à' éSP,_egenZa,.
�con­
stateranno che il movimento, negli altr.i, è preciso quanto
il loro, perché corrisponde al bisogno. del fOrpo. Sentono
che il movimento, una volta innescato è talmente comples­
so che è quasi impossibile riprodurlo volontariamente. .
Per esemp�o, ho <:on�tatato che persone del tipo 2 o tipo
cerebrale passivo, scuotono la testa a destra e a sinistra, in
modo così rapido che si rie�ce a vedei'ne simultaneamente
il naso ai due Iati cotne un Giano bifronte . Senza aggiunge­
re altri esempi, ci vuole un'osservazione di anni prima di
rendersi conto che nessun gesto è fatto jn modo ca.suale. ...
Uno sfogo può essere passionale ma volontario in quanto
movimento. Prende forma e muore con la passione. Mi ri­
cordo, che nel 1930, un americano di colore lanciò una re­
ligione Hberatoria. Questo negro si faceva chiamare « Padre
divino » . Una folla di gente si riuniva intorno a lui p<;:r
bere, mangiare, cantare e danzare; tra questi vi erano per­
sino fanatici bianchi, cosa abbastanza eccezionale a . quel­
l'epoca, in un paese dove la discriminazione razziale era
molto forte.
· Estremamente ricco, possedeva, come il Presidente degli
Stati Uniti, uno degli esemplari più costosi di Cadillaç. Chi
desiderasse fare soldi attraverso la « liberazione », potreb-
be con profitto imitare il su,o esempio. · :
Un'altra idea difficile da superare è quella della terapia.
Esiste un numero inverosimile di persone che sono alla ri­
cerca di metodi di guarigione, e dal momento che la loro
visione è limitata, vedono in qualsiasi cosa il riflesso della
loro speranz-a, Ho sistematicamente respinto coloro che si
sono presenta·ti con la richiesta espressa di alleviare i loro

165
mali. Ma è inevitabile che nel numero si insinuino persone
dalle idee fisse.
Il dottor K., chirurgo e professore di università e mem­
bro della società seitai in Giappone, ha un'alta stima della
tecnica del maestro Noguchi. Ma in quanto medico, ha
l'idea fissa della terapia, e cerca spesso di convincere No­
guchi a utilizzare questa tecnica per guarire. Per il bene
dell'umanità, afferma.
« No >>, afferma Noguchi, « questo non farà alcun bene
all'umanità, è proprio perché lei li guarisce che essi si am­
malano. È perché lei li guarisce, che hanno paura delle ma­
lattie, ed è perché leiJi guarisce che non prendono. coscien­
za della loro _forza interiore. Sopprimiamo i medici e if
mondo diventerà mìgTiofe':'Lei per primo cambi mestiere ».
Nessuno dei due sembra voler cedere la propria posizio­
ne. Credo ci vorranno millenni prima che il dottor K. com­
prenda la posizione di Noguchi.
L'inteUigenza umana ha rafforzato l'idea che l'uom_9 _ ha
sempre più bisogno di protezione, di cure e di sta mpe : !Js
· La normalizzazione del terreno ci porta a sbarazzarci di
queste innumerevoli stampelle. Si constaterà, allora, . che
senza far niente di speciale, si riesce a galleggiare sull'acqua .
e che camminiamo su due piedi senza bisogno di appoggi. ·
È la filosofia del non-fare. Il culmine del movimento rige­
neratore consiste nel non fare niente di speciale p� l� v_ it_
a,'
:.....
fn quanto la vita stessa diventa movimento rigeneratore.
- -

166
• XVIII .
'

IL VENTRE CHE RESPIRA

Il . cartesianesimo è la filosofia della coscienza secondo la


quale ogni problema è concepi,to in uno spazio omogeneo e
immobile. .
L'unico postulato che ammette è la possibilità di divi­
dere questo spazio. Serve dunque ad analizzare i· dati e a
classificare la conoscenza. I n Francia, il cartesianesimo è
· alla base di · tutto: scienza, morale, politica, amministrazio-
ne. . . tnsomma tutto. .

· Quando si tratta il problema dell'essere umano, lo si de­


'
finisce sulla base di questo spazio: è diviso in due, il men-
'

tale e il fisico. Ognuno di essi è divisibile, a sua volta, fin-


.

ché lo si vuole.
Il movimento rigeneratore nasce, in questo senso� d�. una
filosofla :<:O:tflptèt'ameiifé diversa "'nella - quale l'essere uma­
;
no è ' studiafò-ner suo Ìns1eme: è sia mentale e fisico, sia
pensiero e azione, sia individuo e ambiente.
·
'

" A differenza aelle fiiosofìe occidentali il cui �ampo è solo


verbale, completamente separato dall'azione . e dalla prati­
ca, il movimento rigeneratore include in una volta la com­
prensione e la pratica. Il suo campo di applicazione non ri-
siede nella conoscenza ma òd sentire. , ....
'

È difficile descrivere il movimento.


rigeneratore nel qua-
dro delle idee occidentali quali: ginnastica, rilassamepto,
liberazione, terapia, dinamica di gruppo . .II movimento de­
ve essere praticato senza scopo. Quando viene praticato con
Ul}O scopo, classifiçandolo in una ·ql1alunque 'Jelle categorie
come
. quelle c�e ho appena citato, si mette un limite al mo�
v1mento. .
Q!;lest'ultimo cessa di svilupparsi al di là di questo limi­
te, e l'ottica ·rimane nella sua angustia iniziale. L�sciaho i il
Cuore del Cielo puro agire '
su di nqi� . segza lçttare ç_ont{o
- -�
-

,
.

167
le nuvole scure. È la filosofia del non-fare, nella quale non
esiste la lotta tra forze antagoniste.
In quanto al cartesianesimo, questo è utile nella vita
sociale come un coltello è utile per fare un lavoro. Ma · ap­
pena ho finito il lavoro, lo lascio. Non dormo con un col­
tello in mano.
Un giorno, una persona mi chiese se volevo fare pubbli­
cità al movimento. Risposi di no.
Cosa volete che metta come formula di seduzione?
Ringiovanite o diventate più belli col movimento rige­
neratore, motto corredato di fotografie di « prima » e « do­
po »?
Ci può essere un ringiovanimento, è vero; ma è perché
si è invecchiati troppo presto. Bisogna invecchiare normal­
mente con l'età. In quanto alla bellezza femminile, non
sono uno specialista. È vero che la fisionomia cambia, i li­
neamenti duri si sfumano. Ma qual è il criterio di giudizio
per la bellezza?
Direi che il wassimo del movimento rigeneratore è il
non-movimento. La .filosofia del non-fare è dire che non si
ha bisogno di niente perché si ha tutto.
Se diciamo che non c'è neanche bisogno di fare il movi­
mento rigeneratore, qual è l'utilità di tale pubblicità?
Lo scopo del movimento non è la conoscenza, perché
questa appartiene al passato. Ci possono essere sorprese per
coloro che dipendono dalla loro conoscenza.
Lo scopo del movimento è il ki. Il ki sfugge a ogni tlefi­
nizione cartesiana, in quanto trascende spazio e tempo. È
. non-forma. Trascende tutte le categorie definibili quali a­
genti d'azione materiali come forza, energia, magnetismo1
emanazione, fluido, eccetera.
Durante questi ultimi trehta secoli, l'Occidente ha re­
spinto tutto dò che avrebbe potuto essere simile al ki: psi­
che, pneuma, anima, spiro. Il dualismo occidentale è sta­
bilito tra la mente e il corpo, tra il bene e il male.
Torniamo dunque tremila anni indietro per ritrovare il
terreno non ancora separato. Superiamo questa distanza
con un balzo, con il ki, perché il tempo non esiste per esso.
La normalizzazione del terreno non deve essere ricercata
come uno scopo, come un punto fisso definito in anticipo.
Non esiste un modello perfetto del terreno norma1e, per­
ché ognuno è diverso. La normalizzazione deve venire da
sola, senza sforzo e questa si rivela nella sensazione.

168
Alcuni dicono:
« Seguiamo una severa disciplina: non fumiamo e non
beviamo. Evitiamo la vita inquinata e purifichiamoci per
accrescere il nostro potere. Pratichiamo cdn uno scopo pre­
ciso: quello di intensificare la nostra facoltà soprannaturale.
Quindi siamo superiori agli altri ».
Che vivano. pure la loro vita ascetica come gli pare. Per
parte mia ho a che fare con gente che vive nell'inquina­
mento della vita moderna, nel fumo delle sigarette, nella
polvere dei marciapiedi, nel rumore dell'agitazione della
città, in contatto con miliardi di microbi. �viluppiamo la
nostra facoltà di adattamento. In quanto alla facoltà sopran-
paturale, non d se�e. No� siamo né eremiti, n� st.� g_2n � .
. -

.
Tutto quel che Cl serve e la testa fredda e l pleal calk
(
Senza un tirocinio speciale, possiamo fare una pr-ofezia
infallibile: saremo tutti morti un giorno, fra qualche anno,
qualche decina d'anni, e certamente fra un centinaio d'an­
hi, compreso me. Dunque siamo tutti più o meno profeti.
QuestQ ci basta per ciò che riguarda la facoltà sopranna­
turale.
La società dei consumi ci spinge ad accrescere il nostro
bene.
Quando si arriva al tramonto della vita, si ha tutto: de­
naro, casa, residenzl;l secondaria, automobili e molte altre
cose. Ed è qui che il pover'uomo si accorge del suo gran­
dissimo errore: non ha goduto la vita neppure per un istan­
te. Non ha più né il coraggio né il desiderio di approfittare
dei suoi averi. È sfinito. È evidente che il godimento 11on
sta nei beni materiali, ma nell'essere, nel terreno.
-

Solo il godimento completo della vita ci conduce all�


""' · -

. .

mofte quieta. 11 godimento non esige necessariamente il


possesso. Il godimento sta nella perfetta armonia tra il t?..en­
siero e l'azione.
Ma, ci diranno , purtroppo la società moderna non ci
permette questo lusso. È vero che lo scarto tra il pensiero
e l'azione aumenta sempre più. Si è colpiti da ogni specie
di divieti, di costrizioni e aggrediti da gelosie e calunnie.
Grazie alla loro intelligenza, i .civilizzati hanno tro��to
due soluzioni : la droga e la spiritualità .
. La dtoga, in quanto agente chimico che agisce su siste­
mi organici, procura effetti di illusione, a scapito però del­
l'armonia d'insieme del terreno. Piace a coloro che amano
i risultati immediati, grazie alla sua efficacia. La spiritualità,

·, 169
isolando l'individuo dal mondo esteriore, gli permette di
abbandonarsi a una proiezione astrale fantomatica. Le sue
parole diventano così sottili che è difficile seguirlo. Di con­
seguenza sarà soddisfatto della sua superiorità su di noi.
Noi non cerchiamo cosl lontano. Ci accontentiamo di ciò
che abbiamo in noi. Lo sbadiglio è uno deg li esempi della
perfetta armonia tra il pensiero e l'azione. È immediato e
non richiede alcun agente chimico esterno o ricerca intellet­
tuale. È vero che si deve evitare di farlo in presenza di
altri. Lo stesso con il peto. Questa funzione nl\turale che
regolarizza la tensione dei gas intestinali è disprezzata dai
civilizzati. L'etica sociale la condanna. Ma tutti sanno l'im­
menso sollievo che ci procura, e questo in modo ancora più
forte quando non lo si può fare. Senza andare fino a inco­
raggiare tutti ad abusarne, tengo almeno a riabilitarlo.
Ma più che allo sbadiglio o al peto, bisogna dare impor­
tanza alla respirazione, che è il perno centrale da cui ema­
nano tutte le altre conseguenze. Quando si ha la respira­
zione, si ha tutto e quando non si ha la respirazione, non
si ha niente. Si è morti, semplicemente.
Tuttavia, già da tempo scrivo sulla respirazione e non ho
mai spiegato come bisogna respirare. Cosa molto curiosa.
Ci si aspetta di avere istruzioni come a esempio: rettifica­
te la posizione dei polmoni di modo che:.. eccetera, inspi­
rate piano col naso di modo che ... eccetera. Non un solo
rigo. È aberrante. Decisamente non si può classificarla sotto
il capitolo della respirazione.
La respirazione di cui parlo non è quella che si intende
generalmente, cioè, la respirazione polmonare. Va anche ol­
tre il quadro della respirazione addominale. Non ci sono li­
miti. Può essere grande quanto si vuole.
Quando si vuole passare dalla respirazione polmonare a
quella che si fa nel profondo del ventre, si comincia a
incontrare difficoltà. La respirazione si blocca al livello del
diaframma, al plesso solare.
In Giappone, molte persone hanno lanciato il loro me­
todo di respirazione addominale. Questi metodi, impernia­
ti sull'ottenimento diretto di un certo risultato, non erano
sempre votati al successo e i loro stessi creatori non erano
risparmiati da gravi incidenti.
Facendo il movimento dgeneratore, si nota che la respi­
razione supera a poco a poco la barriera del plesso solare
e penetra più in basso, attraverso percorsi molto complessi.

170
Qual è dunque l'utilità della respirazione addominale
profonda?
È molto difficile rispondere a questa domanda perché de­
riva dal campo dell'esperienza e del vissuto, e non da quel­
lo della conoscenza intellettuale. È difficile soprattutto per
gli Europei che danno una grande import-anza al cervello,
a scapito di tutto il resto del corpo.
In giapponese c'è un'espressione che indica un punto del
ventre seika tanden, punto situato sotto all'ombelico, chia­
mato « risaia del cinabro ». Questa espressione proviene
dal taoismo cinese. Questo punto è chiamato anche kikai,
<< oceano del ki ».

I giapponesi usano abitualmente quest'espressione. Quan­


do sorgono problemi, sì dicono: bisogna rinforzare il vo­
stro seika tanden. È il segreto dell'hara, il ventre. Credono
che rinforzando questo punto si possano risolvere tutti i
problemi. Che contrasto con il cartesianesimo!
Se dovessi trovare in francese qualcosa che assomigli da
lontano all'espressione giapponese del tanden, sarebbe il
proverbio: la notte porta consiglio. Un buon sonno, riequi­
librando il corpo, porta un modo di vedere più aperto, men­
tre uno sforzo intellettuale troppo spinto ci porta a notti
insonni e all'affaticamento.
Ma se è facile parlarne, è difficile rafforzare il tanden.
Non è come accendere una sigaretta con un accendino. I
Giapponesi che ne parlano come di una panacea, sono spes­
so solo piccoli maestri. Non si rendono conto della vera
complessità che presenta questo problema del tanden.
Nel seitai, il tanden corrisponde al terzo punto del ven­
tre che si trova sotto l'ombelico, a una distanza di tre dita.
Si può trovare questo punto più che con le misure, con le
dita quando sono molto sensibili. Quando si preme legger­
mente su questo punto, in posizione supina, seguendo il
ritmo della respirazione, si sente come un buco. (Si può
provare su se stessi, ma non sugli altri perché non si scher­
za con queste cose).
Questo buco, su un terreno normale, va indietro con l'e­
spirazione e rimbalza con l'inspirazione, come un pallone
di gomma ben teso. In questo caso, si potrà dire che il ter­
zo punto del ventre è ;itsu; positivo, pieno, rimbalzante.
Nel caso opposto, il buco va solo indietro e non ha la forza
di rimbalzare contro la pressione delle dita. Il terzo punto

171
è dunque kyo, negativo, yuoto, sgonfio. Tra i due esis.te
w1o stato neutro, chu..
Esiste anche il primo ' e il s.econdo punto del vèntre che
w ..

s1 presentano sotto 1 tre aspetti: .posltl:Vo, neutro .e negauv·o.


• • • • •

Il primo punto si trova t;m po' più giù dell'appendice xifoi.


dea, e il secondo, tra il primo e l'ombelico.
Questi tre punti non corrispondono ad alcun punto <;li
riferimento anatomico. Esistono nell'i.wmo, fìnché è vivo e
con la ,morte spariscono del tutto. La loro esisten'za è dovu­
ta alla posizione verticale che assume l'uomo in piedi, per·
cHé non esistono negli altri mammi feri a quattro .zampe.
Quando il centro di gravità nell'uomo si. trova sulla li­
nea che unisce la terza lombare al terzò punto del ventre�
�.
quest'ultimo punto è positìvo, quindi normale: "'li

· Questa descrizione è troppo astratta perché si possa sen­


tire qualche cosa. Prenderò dtmque alcuni esempi per p9r­
tarla nel campo delle sensazioni .
Il caso del ter-Zo punto positivo: .
Il principe dì Condé, alla vigilia della battaglia di Ro­
croi, dopo aver dato �\ istruzioni, cadde in un sonno pro-
.
, fondo e qu1eto, che mente sembrava turbare. Aveva la pre­
monizione della vittoria? Non pensò forse per un istante
che il più piccelo errore poteva portare la sua opera a uno
smacco totale? Tale sicurezza di sé, senza ostentazione, può
venire solo da un uomo col terzo punto molto positivo.
·

Jf caso del terzo punto negativo:


Quando l'esercito giapponese combatteva in Cina, capita­
va spesso·c he glì ufficiali tagliassero la testa ai prigionieri.
Si notava allora che questi avevano un'andatura strana quan­
do 1i si portava sul posto dell'esecuzione: camminavano in
punta di piedi di modo che' i loro talloni non toccassero
terra. ,
Quando si hanno grossi pensieri, il ki, o se si wole ' l'e­
nergia, sale alla testa, cosa che fa irrigidire il collo. Ma
nello stesso tempo, questa tensione si ripercuote sulla con­
trazione dei tendini di Achille.
Nel seitai si forma una serìe di reazioni a catena: l'ener­
gia eccessiva alla testa, la tensione del collo, la contrazione
dei tendini di Achille. Nel èaso di una grande paura, il
basso ventre si incava: il terzo punto è negativo .
Per il seitai, il ventre non è solo un recipiente di diversi
' ·· organi digestivi come insegna l'anatomia. Il ventre, già co- .
nosCiuto in Europa col nome giapponese di hara, è la sor-

172

••

. gente e il 'd eposito della forza vitale. n ventre non è solo


una re�ìone particolare del corpo, ma implica problemi mol­
.
to più importanti rispetto alla ·totalità del terreno. È il sim­
bolo e l'espressione della attività vitale dell'uomo.
Le persone nervose hànno un ventre duro; i nevrotici
. hanno i due lati dell'ombelico induriti, e il loro ventre è
contratto. I collerici hanno il plesso solare duro. L'·ansi.a
indurisce lo stomaco, e il cibo non passa. Questi stati ci
permettono di constatare a quale profondità del ventre pe-
' netra la respirazione. ·
Quando si è in buona salute, la respirazione penetra nel
bas� ventre-che, per· qÙesto fatto, mosfià: una scìoltezz<a­
èlastica. Quando si è deboli, la respfràiione si -!erma ài"
plesso soiare. Se la depolezza continua_, §.r i'è§pir.a alfa}t$i:i:!_.
gel petto, poi delle spalle. Alla fine sì respir� solo dal na­
so e, in questo caso, la debolezza è arrivata al punto �streW.o.
E così., lo stato del ventre mostra la penetrazione più ò
meno profonda della respirazione, e simbolizza là salute
dell'individuo. Una respirazione po�o profonda mostra che
la persona è turbata sia mentalmente che fisicamente.
La nozione' di salute che dovrebbe essere fof1.damehtale,
rimane molto vaga sia nei profani sia negli specialisti.. Né
la medicina, né l'anatomia, né la fisiologia possonc;> dare
una risposta precisa; così come la fisica di Newton non è
in grado di spiegare la sua nozione fondamentale di massa.
Si pensa vagamente che la salute è l'assenza della malattia . . ·

Si è quindi portati a combattere le malattie.


Il seitai si otcupa solo di normalizzare il terreno; detto
in un altro modo, di approfondire la respirazione. Il SI,.IO
obiettivo è jl terreno e non la caccia alle malattie.
Si può. dire che il terreno è normale quando i tre punti
del ventre si presentano jn questo modo: il 'primo punto
negativo, il secondo neutro e il terzo positivo.
Il proimo punto mostra lo stato di rilqJsatJptlç_J di tutto il
t
corpo. Se è positivo, il soggetto non è rilassato anche se
·crede di esserlo. Non può sbadigliare, essendo lo sbadiglio
una forma di decontrazione. Il suo sonno è poco profondo
e molto spesso turbato·.
l!no sc�ppio d'ira 8-uò ammorbidite _la r�gwvsl )2tiJDo
punto. Dietro al carattere iracondo delle ,J?.er�ons, pisogna.
leggere questo bisogno fisiologico di iles�i.Pill,tà. Il doJore
è una forma di contrazione. Finché il primo punto è nega­
tivo, il doloj:'e non è serio e sparirà da solo. Se è positivo,

173
allora la cosa diventa seria. Il soggetto è nell'incapacità di
disperdere il suo dolore. Finché è positivo, la respirazione
addominale è impraticabile ; in altre parole, questa è inti-,
. m"!mente legata allo stato di rilassamento generale. ,
'

t _· . Il se'c ond prP_!1...nJ


/ ._.i!J.di!;p_jg_ fr:
J. .n .3.�o_n� eh�.!.ego�a...il c..2!.O,.P _
J c;ztazto,ne. Se f
..

'dz "frontèall ee._ ì tmto . e neutro, il soggetto


_'

1 :>
pÙò,aes empio, mangiare qualsiasi cosa perché assimilerà
tutto. Se è positivo, bisogna scegliere i cibi perché non
potrà assimilare determinate cose. Se è negativo, c'è disor­
dine nella disposizione degli organi e l'assimilazione diventa
molto difficile.
l Il terzo punto indica la potenza vitale dell'individuo . In­
·

dica anche la sua potenza sessuale (essendo la sorgente del­


l� giovinez�a). S� è neg� tivo,j il soggetto è sfinito e non ha
pm , forza dt reagtre. Se e posittvo _ recupera presto.
Nel seitai, l'età non è in funzione del calendario, ma di­
pende dallo stato di questo punto. Se è negativo, si è
vecchi.. Si può essere vecchi a vent'anni e giovani a sessanta.
Esistono molti metodi che hanno lo scopo di rafforzare
. il tanden, cioè il terzo punto. In partenza l'idea è buona
perché si ha a che fare direttamente con 1a sorge!lte della
vita. Ma, malgrado tutti gli sforzi, il punto diventa nega­ •

tivo quando la potenza sessuale inaridisce. Bisogna dunque


ammettere che lo stato di questo punto è ben altro che una
determihata condizione dei muscoli addominali.
'La potenza sessuale è il simbolo della continuità. Anche .
se si � intelligenti, non si ha la. continuità nel lavoro quan­
do il terzo punto è negativo.
Seeondo il seitai, la salute non è sinonimo di vita lunga,
·

d'invulnerabilità, di assenza di malattie, di buon funziona­


,...ento
.m dell'organismo umano.
La salute è nell'atteggiamento dell'individuo verso la vita.
1f Se si passa tutta la vita chiusi in · se stessi, assillati dalla
f paura della morte, preoccupati a ogni istante dal pensiero
del buon funzionamento dell.'organismo, traumatizzati dal­
l la possibilità di fallire, di ammalarsi, di non riuscire, non
l si avrà vissuto pienamente.
\ ·U n pomo in buona salute non pensa né al suo stomaco,
né alla sua testa, né ai suoi polmoni. Non ha coscienza né
del suo corpo né della sua mente (pensiero). Non ha biso­
gno di essere un superuomo . Sa dare il massimo a ogni istan-
te della sua vita.
·

' È lo stato del ventre, in altre parole, la profondità della

174
. '

rèspirazione, che mostra se si-è capaci di viv:ere pienamen­


te. Finché il ventre non va bene, si dirà: sì, vivrò piena­
mente quando starò meglio in salute, quando sarò più capa­
ce, quando avrò più soldi, quando avrò l'aiuto di gente im­
portante, ma . . .
Se durante tutti gli anni di vita sulla terra non si fa che
incamminarsi passivamente verso la morte, o se si vive at­
tivamente e pienamente, si fa obiettivamente la stessa cosa;
la differenza sta nella soddisfazione che si h'<l in se stessi
di aver fatto il massimo· o no.
·

La vita è un succedersi di reazioni di fronte all'eccitazio­


ne esercitata sul nostro essere. L'eccitazione può essere l'as­
sorbimento degli elementi, aria, acqua, cibo, rapporto uma­
no in famiglia, esigenza delle nostre facoltà nell'adattamen-
. to alla vita sociale, cambiamento di clima, reagire agli
elementi 'patologici o perturbatori, eccetera. ' '
Possiamo avere un atte iamento attivo o assivo di fron-
te �1I'ecèìbizione. 1 on ità del a res trazto-
t

--12�---�� è� tiva, si ��perano le difficoltà� ma .se è assiva, �i


soccoriiE �·rsua"èle allora fiifsamente che a· volontà
e . '"'C1 s1 pe
è torte o debole. Ma la volontà non ci permette neanche di
cambiare il nostro umore scontroso, o di provocare la su- .
dorazione . Comanda solo il rapporto tra la corteccia cerebra­
le e i muscoli volontarì.
-La condizione del ventre determina se si è ca aci .di su-
perare Jes!ilg'o t e� AQ.,._tutto 'gue .o
'

c3e da d�re è : non te la prendere. Vai avanti..


'

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n Il 1
·
- -

...

'

175

XIX

IL BISOGNO DI EQUILIBRIO

L'apporto degli elementi esteriori come l'aria, l'acqua, il


cibo, è necessario per mantenere la vita dell'uomo. Senza
cibo, l'uomo può vivere per settimane o mesi. Senza acqua,
muore dopo pochi giorni. Senz'aria, esala l'ultimo respiro
dopo qualche LTiinuro.
Anche se questo apporto è necessario, non costituisce
però una condizione sufficiente. L'uomo muore lo stesso
anche se ha a disposizione il cibo più adatto, l'acqua più
potabile e l'aria più pura. Tra un uomo vivo e un uomo
morto, non c'è differenza riguardo alla struttura anatomi·
ca e ai componenti chimici. Ma c'è qualcosa che fa sl che
l'uno sia morto, mentre l'altro vive. Si ha l'abitudine di
chiamare quel qualcosa « vita », senza sapere esattamente
che cosa sia.
È la vita una sostanza la cui formazione è dovuta al ca·
so? Una specie di onda elettromagnetica? Una specie di
aura? Di flusso?
Fatto sta che la vita agisce come una forza che \là la
coeSione àgli elementi assorbiti. �ue-sri ultimi,- in fondo,
non - hann-o h'ÌèlTI'e"-d
" i p
att
icolarnre nte diverso da quelli che
si trovano nella natura. L'unica differenza risiede in questa
forza di coes_ione che agisce �u d( èssi quando s90o nel cor-

po umano.
Chianuamo ki questa forza _d iç.oesi one . Ma che cos'è il
ki? No ns i sa. Èuna battuta comica? "Lo vedremo.
Con lo sviluppo delle ricerche parapsicologiche, il pro­
blema di questa « forza » misteriosa sembra risvegliare l'at­
tenzione delle persone che cercano la verità.
Peç alcuni scienziati occidentali, la parapsicologia offre la
prova del trionfo dello spirito sulla materia. Per loro offre
una potente arma per combattere il materialismo ottuso
delle masse.. Contemporaneamente, i Sovietici pretendono

176
che la parapsicologia sia in grado di risolvere tutti i misteri
della psiche e di stabilire così la supremazia del materiali­
smo sui pensieri occulti o religiosi .
Anche se fanno esperimenti analoghi, sono orientati ver­
so finalità diametralmente opposte. Senza dubbio, i loro pro­
cessi sperimentali sono scientifici. S'ingegnano ad analizza­
re fenomeni inspiegabili attraverso l'idea classica raziona­
lista. Il loro atteggiamento scientifico sembra essere guida­
to, a livello filosofico, da principi fondamentali, che posso­
no essere sia un partito preso materialista, sia un partito
preso spiritualista.
Non si discute sulla presa di posizione filosofica e si è
liberi di adottare qualsiasi posizione. Solo l'universalità nel­
l'applicazione può dimostrare la validità di questa posi-
z10ne.
.

Di fronte al ki, la posizione del seitai è la seguente: il


ki n�n è un f�nomeno gualsjasL Il� ki
.
raec.�4�2,gni feno­
.
meno. Nori puo dunque essere defimto a alcuno de1 ter­
iiltnr dei quali ci sj serve per spiegare i fenomeni fisici, chi­
mici o naturali, quali fluido, magnetismo, aura, onde, ener­
gia, flusso, radiazioni, eccetera.
Evidentemente, è una posizione difficile da ammettere
per gli Occidentali che da tremila anni hanno sistematica­
mente eliminato dal loro vocabolario un termine così vago
e indefinibile. Ma non solo gli Occidentali trovano difficol­
tà. Queste non risparmiano neppure gli Orientali che stan­
no andando verso la civilizzazione moderna .
Direi anche che alcuni Occidentali, che banno provato la
complessità della logica moderna, provocata dalla fisica . mo­
derna, senza parlare della parapsicologia, possono in un
certo senso essere meglio disposti ad accostarsi al proble­
ma del ki.
Si conoscono numerosi esperimenti fatti per dimostrare
l'esistenza di una forza misteriosa o per misurarne l'inten­
sità. Alcuni cercano di misuraroe l'intensità attraverso la
scarica dell'elettricità �tatica. Altri provano a fotografare
l'aura. I Sovietici hanno già fotografato le radiazioni vitali.
l magnetizzatori sono capaci di « mummifìcare » un pesce
ron la semplice imposizione delle mani.
Questi sono fenomeni che possono essere legati ai diffe­
Hnli aspetti del ki, ma il ki in se stesso non ha nessun
11.11 tere determinato. Se è misurato o fotografato, non è
)IIÌI j) ki.

177
Questo indeterminismo è una verità rigorosa per ciò che
riguarda il ki. Non si sa se esista o non esista, così come un
tavolo, un fiore, o una persona esistono.
I Sovietici hanno scelto la via del determinismo mate­
riale, e questa è cosa che riguarda unicamente loro. Forse
un giorno troveranno la formula delle onde vitali e il mez­
zo per utilizzarle industrialmente. Potranno allora fabbri­
care esseri umani con processi scientifici, e questi non
avranno più bisogno del sesso. Di conseguenza non ci sa-
._r.anno più delitti, e sarà il paradiso terrestre.
Dal nostro punto di vista, se il ki non appartiene al cam­
'
po dei fenomeni, può invece, con la concentrazione men­
tale, provocare fenomeni che sfidano le leggi della fisica,
dell'ottica, della matematica, o d'altro ordine.
Tempo fa, un Giapponese, Koichi Mita, ha sensibilizzato
una lastra fotografica con la concentrazione, e ha prodotto
una fotografia che faceva vedere la sfera della luna sul lato
invisibile del nostro satellite. Siccome �on assomigliava agli
aspetti conosciuti della sfera visibile della luna, non se ne
è tenuto conto. Ma quando il Lunik III ci ha portato le
fotografie del lato nascosto della luna, si è vista una somi­
glianza sorprendente tra queste fotografie. Certamente, Mi­
ta non si è mai allontanato dal nostro pianeta. Com'è pos­
sibile spiegare ciò?
Gli scettici possono ancora pretendere che si tratti di
una somiglianza casuale. Cosa possiamo dire allora delle ·

persone che sono capaci di indovinare il contenuto del no­


stro portafoglio, quanti biglietti di banca, quante monete,
la somma totale? Riesce sempre, e siamo stupiti che costo­
ro possano conoscere dettagli che noi stessi ignoriamo.1
Anche se ammette la possibilità di tali risultati, la posi­
zione del seitai non è quella di incoraggiare la gente a in­
traprenderli. Ammette che per principio tutto è possibile
nella misura in cui si concepisce questa possibilità e ci si
concentra.
Il ki non ha limiti. Trascende lo spazio e il tempo. È li­
mitato solo dall'ottica di ognuno di noi.

1 Non si tratta di quei trucchi che si vedono per strada e che si pra­
ticano con l'aiuto di un compare. Quest'ultimo, dopo aver esaminato il
contenuto del portafoglio, manda segnali in codice al « veggente ». Si può
indovinare tutto senza intermediario. Wanisaburo Deguchi, amico del mae­
stro Ueshlba, eccelv le a in quest'arte e stupiva i giornalisti che lo inter·
vistavano.

178
·
Per il seitai, noti c'è In;Ìracolo più grande del fatto che
ogni individuo, che sia intçlligente o stupido, ricco o po­
vero, forte o debole, continui a vivere. Accahto a questo
fatto, tutte le prodezze uinane, come il lancio di missili
spaziaH, le bombe nucleari, o le grandi scoperte, sono solo·
secondarie. ·
Specialisti discutono . per determinare i n quale momento
inizia una personalità umana: sei mesi dopo il concepi·
mento, due mesi dopo o al momento stesso della concezio­
ne. Hanno certamente ragi<�ne nella loro spedalizzazione,
ma sono solo discussioni per cercare il pelo nell'uovo. La
'
vita non inizia a un tratto, in un determinato momento.
Ogni individuo rappres�nta l'anello di una catena nella
lunga continuità degli esseri viventi. Risalendo a un pas­
sato molto lontano, si può vedere che ci fu un tempo in
'cui i nostri antenati camminavano a quattro zampe. L'uomo
divenne uomo quando cominciò ad assumere una, postura
verticale, cosa che ne liberò le mani per funzioni più intel­
ligenti come a esempio manipolare utensili. Risalendo anco­
ra più lontano nel tempo, si arriva a esseri senza cervello,
senza sistema nervoso, senza sesso, fino ai prot0zoi . . Quale
sia stata la prima manifestazione della vita sulla terra, lo
ignoro. Ma Ia vita non inizia con Papparizione dei fenome­
ni vitali. È la vita che ha prodotto i fenomeni vitali. Prima
che la prima ameba fosse, io so no. ,

In quanto individuo, che ha un nome proprio, che pos­


siede l'intelligenza, la memoria, la :volontà, si comincia a
vivere solo a un determinato momento della storia. È una
unità giuridica e amministrativa. Corrisponde alla concezio­
ne geometrica dell'essere, i n quanto scnnma totale delle sue
parti. È un'ottica ristretta che ci porta all'analisi sempre più
mmuZlOSa.
• •

Un'ottica più ampia mette in evidenza la continuità sor­


prendente della vita, qualsiasi forma abbia preso per ma­
nifestarsi. Da miliatdi ·di anni, di anello in anello, qnesta
continuità non è stata interrotta nepl?ure una volta per ar­
rivare fino a noi.
Si pensa che il cervello sia la sede della coscienza. Ma
qual è questa coscienza oscura che ha sentito il bisogno di
avere un cervello e che ha preparato effettivamente il cor­
po per averne uno, dand9gli un sistema nervoso centrale?
Dunque si pensava prima .di .avere un cervello. La vita ha
creato a mano a mano tutto ciò che le deriva; ma nello

179
stesso tempo ha ridotto all'atrofia gli organi che non ser-
.
vono ptu.
'

In nove mesi la gravidanza prepara un neonato. Questo


è provvisto di tutti gli organi necessari alla vita. Da parte
sua la madre sviluppa il seno per poter dare il latte al suo
bambino. Ma ha questa donna una conoscenza profonda del
processo, dell'anatomia, della fisiologia o della dietetica ?
Se la conoscehza fosse assolutamente necessaria, avremmo
dovuto attendere i1 XX secolo per creare esseri umani. E
se la conoscenza fosse sufficiente, la medicina avrebbe po­
tuto produrre esseri umani con i mezzi propri invece di la­
sciar assumere questo compito alle donne.
Se da milioni di anni le donne possono farlo senza averne
alcuna conoscenza, vuoi dire che tutto il lavoro è fatto da
questa misteriosa forza di coesione che provvede a tutto
ciò che è necessario alla vita. Questa forza di coesione è
il ki. Il suo lavoro non finisce alla nascita, ma continua.
Se la struttura fosse tutto della vita, non vi sarebbe evo­
luzione. In effetti, un essere umano, come ogni essere vi­
vente, non smette di evolversi fìt'lo àlla morte.
La scienza ha la sua disciplina che non le permette di
andare al di là dei limiti del visibile, di ciò che può essere
provato, del campo dei fenomeni. La forza di coesione è
ancora limitata nel campo della filosofia.
A proposito della struttura, ricordo una storia di para­
goni di cui ho dimenticato le coordinate esatte; ho però ri­
cordato il contenuto essenziale.
La storia raccontava la sorte di due ristoranti di Tokyo,
più o meno cinquant'anni fa. Il primo iniziò con l'investi­
mento di un fortissimo capitale, con un edificio proprio,
sale, cucine, personale, direzione e i diversi servizi. Il se­
condo iniziò con un uomo solo che lo avviò come poté,
senza locale, su un carretto come ce n'erano tanti in quei
tempi a Tokyo. Dopo un po' dovette affittare un locale, poi
allargarlo, e infine comprare un terreno per costruirvi un
grosso edificio. Dal punto di vista strutturale, è innegabile
che il primo era molto meglio attrezzato del secondo. Però
gli mancava quella misteriosa forza di coesione, ed è per
questo che poco tempo dopo si disintegrò.
Il check-up medico va di moda presso i Giapponesi. Lo
chiamano col nome simbolico di « raddobbo umano )> . Per
circa due settimane i] paziente smette ogni attività sociale,
entra in un istituto medico, subisce un esame integrale di

180
ogni parte del corpo da specialisti addetti a questo scopo
ed esce con un certificato di « abilitazione a vivere » .
Poiché alcune persone famose morirono due o tre giorni
dopo essere uscite dal raddobbo umano, la stampa se ne
impadronì e fece un grande scalpore. Ma non si può pren­
dersela con le istituzioni in cui ognuno compie il suo la­
voro con coscienza. Lo spirito che anima il sistema del tad­
dobbo umano è la filosofia che sostiene che il tutto è la
somma totale delle sue parti. Si è liberi di adottare una filo­
sofia e anche di subirne le conseguenze.
Ciò che interessa il seitai non sono i particolari della
struttura anatomica, ma il comportamento di ogni individuo
che rivela lo stato di questa forza di coesione.
All'occorrenza, questa coesione è alla ricerca SROntanea
di Ùn e uilibrio, e si manifestà 1n dU e modi diametralmente
opposti: in eccesso o m 1 etto. uando ilki, forza dr coe­
s1one o energia vitale, st trova m eccesso, l'organismo riget-
ta automaticamente questo eccesso per ristabilire l'equilibrio. 1 1'11)
Ciò che mette fuori strada l'osservatore, è che il rigetto non
è affatto semplice, e avviene sotto forme diverse e comples
se. Si manifesta nell'individuo, nel suo comportamento ver
bale, nei suoi gesti o nelle sue azioni. Mentre, quando il ki
è in difetto, l'organismo reagisce per riempire quest'insuffi-
cienza, attirando verso di sé il ki degli altri, cioè la loro
atteoztone.
.

Alla nascita, l'uomo si manifesta vagendo, pretende se


non si sente appagato. Si manifesta, pretende, senza neppu­
re sapere quel che sta facendo. A dire il vero, si dimostra
sfrontato, perché il suo gesto, la sua azione consiste nel
dire: fate attenzione, io sono qui. Ed è sufficiente perché
gli altri si occupino di lui. Conta sulla generosità degli altri
per vivere, senza far alcuno sforzo.
Il neonato si manifesta e pretende gridando in modo in­
comprensibile perché è l'unico mezzo che ha per vivere. At­
tirare l'attenzione dei suoi genitori: è una questione di vita
o di morte. Perché vuole vivere? Non lo sa per niente.
Pensandoci bene, dalla nascita fino alla morte, l'uomo fa
solo questo. La ragione che dà per giustificare la sua esi­
stenza è solo futile. Vuole :vivere perché vuole vivere, per­
ché non vuole morire. Non è razionale; è misterioso, e an­
che assurdo.
Quando si fa astrazione da tutti gli artifici d'espressione,
da tutte le forme ingannevoli che si presentano ai nostri sen-

181

si, per cercare il vero motore del comportamento umano,


vediamo çhe questo ubbidisce a una legge semplice come la
legge meteorologica delle pressioni atmosferiche. Se ce n'è
troppa, si scarica. Se non ce n'è abbastanza, attira. Detto in
altrè parole, lo stato d'equilibrio esist'e virtualmente in ognu­
no, nel suo inconscio.
I bambini inventano spesso e volentieri alcuni modi per
attirare l'attenzione dei loro genitori. Per loro, l'indifferenza
dei genitori, equivale a una condanna a morte. Appena sen­
tono che l'attenzione dei genitori è sviata dai visitatori, en­
trano in salotto con macchie sui vestiti, cosa che attira
inevitabilmente la loro attenzione. Se la madre sta per an­
dare al mercato, fanno piangere il fratellino. Se ella è as­
sorta nei suoi pensieri, si lagnano della loro bua: si fanno
male, o si ammalano.
Contrariamente a ciò che vorrebbero gli adulti, spesso
'

non capiscono la distinzione tra il bene e il male. Una sgri­


data, una sculacciata, sono altrettante occasioni per colma­
re la lacuna. Più sono sgridati dai genitori, più insistono
nello stesso misfatto.
Una giovane madre mi .çhl_ ese com'era possibile che suo
figlio, di due anni, potesse avere un grave disturbo intesti­
nale, al punto di dover subire un'operazione chirurgica.
« Quali erano i rapporti · con suo marito in quel momen-
.
to.;> », ch'1es1.
« Be', effettivamente ... stavamo per divorziare ».
« Capisco » , risposi.
Gli adulti possono pensare al divorzio sotto gli aspetti
giuridici, emotivi o finanziari. Il bambino non lo può ca­
pire. Sente solo che la madre è presa da qualcosa di incom­
prensibile e che lui è abbandonato. Se il padre se ne va, per
lui è il sole che sparisce per sempre. Ne ha bisogno, anche
se è un cattivo sole. Un'espressione cinese dice che la tri­
stezza profonda « lacera le viscere ». Non è solo una que­
stione di cuore.
Quando i bambini non trovano uno sfogo per la loro
energia in eccesso, come quando sono chiusi a casa a causa
del brutto tempo, fanno baccano. Sono spinti ad agire cosl
da un bisogno fisiologico.
All'età della pubertà, i giovani sentono il bisogno di ma­
nifestare la loro indipendenza di fronte agli adulti. L'altro
giorno, prima dell'inizio del concerto di un cantautore po­
polare, una banda di giovani è salita sul palcoscenico, agi-

182
tando coltelli e rasoi , per farsi arrestare dalle forze dell'or­
dine. Hanno queste manifestazioni perché non sono sicuri
della loro indipendenza e perché non sanno canalizzare con
lucidità la loro energia in eccesso.
Questa energia in eccesso non è una forza che si può de­ •

finire in quantità meccanica. Se lo fosse, la si sarebbe potuta


utilizzare per fini utili, canaliztandola in un sistema raziona­
le. Ma ahimè, non solo uno sforzo volontario non può sca­
ricare l'energia in eccesso, ma al contrario, spesso ne aumen­
ta la pressione. Un carico dello stesso peso può essere pe­
sante o leggero, secondo se lo si porta per obbligo di la­
voro, o se lo si prende per il piacere di una gita in cam­
pagna. Perché la liberazione sia soddisfacente, bisogna che
l'azione si faccia spontaneamente. È per questo che dopo
un momento esplosivo di sollievo, si hanno spesso rimorsi
quando ritorna la lucidità.
Dopo parecchie prove inutili per far funzionare l'accen­
dino, qualcuno lo getta per terra e lo calpesta in uno scatto
d'ira. Poi lo raccoglie, lo pulisce !! osserva se si è rotto.
Se si esaminano tutte queste agitazioni umane a una a
una e se ci si sofferma solo sul loro aspetto esteriore, tutto
è solo assurdità. Perché si ha bisogno di agire in un de­
terminato modo se dopo lo si deve rimpiangere?
A dire il vero, si agisce senza accorgersene, spinti da una
forza « misteriosa » che non si è capaci di spiegare. In ef­
fetti non si fa che ubbidire al bisogno di equilibrio, naturale
per tutti gli esseri viventi. Questo bisogno l).On appartiene al
sistema volontario, ma al sistema motore extrapìramidale.
La volontà non può farci niente. È più forte della volontà
stessa.
Quando si avvicinano le ferie, si annunciano ecatombi
sulle strade. Si ripetono gli avvertimenti che rimangono im­
potenti davanti all'energia compressa dei guidatori che ri­
cercano l'evasione al di fuori delle costrizioni abituali della
vita sociale.
Quando si può svuotare un o' la testa in un momento
di calma, si sente guest o:gioco mutevo
' le e l'eçe çesso della
mancanza d'ener ia.
uan o si è in eccesso di energia, si hanno scatti d'ira
senza motivi validi, i gesti sono impazienti, l'eloquio acce­
lerato. Il tono sale e si ha un piacere istintivo a sentire dei
rumori stridenti. Rompiamo i piatti senza volerlo. Se l'ener­
t-tia continua a essere pressurizzata con ogni specie di castri-

183
zione, si arriva alla rottura esplosiva, o se non si hanno
sotto mano oggetti, si fa del male a noi stessi. Si incorre in
un incidente o ci si ammala. Quando si segue il corso di
questo gioco nascosto dell'energia, si scopre che nessun com­
portamento umano è lasciato al caso, anche se sembra acci­
dentale.
Per contro, quando si è in difficoltà, ci si sente abbando­
nati, depressi. Si cerca istintivamente l'appoggio e la pro­
tezione degli altri.
t<?' Dalla nascita alla morte, l'uomo è sottoposto a questo
J sballottamento perpetuo dell'energia che ha solo lo scopo
l di riportarlo al suo equilibrio virtuale.
Nei bambini piccoli, che non hanno altri mezzi che gri­
dare e gesticolare, il gioco di manifestarsi e di esigere ri­
mane integro. Acquista una sensibilità molto diversa negli
adulti, in quanto essi hanno una struttura mentale più svi­
luppata.

184
l

• •
xx '

IL BISOGNO DI EQUILIBRIO
( continuazione )
'

.,

'

Può sorprendere l'idea che l'attenzione è un'energia, per­


ché si intende generalmente con questa parola una concen­
trazione dell'attività J?Uramente mentale.
In generale ammettiamo che l'attenzione possa provoca�
re le nostre reazioni .quando si manifesta attraverso le pa­
role, lo sguardo, o i gesti. Sono �egnali che captiamo e di
cui si comprende il senso. Ma. non ammettiamo che l'atten­
zione pura, anche se non si fuahifesta · attraverso segnali,
� '
possa agire su di noi. .

In « Selezione del Reader's Digest » ' leggiamo un artico­


lo molto strano intitolato: le piante hanno un'�nima? Un •

uomo svela il segreto del suo giardinaggio: parla alle piante.


Ammette che non sono indifferenti al fatto di essere amate
o meno. È così che ottiene i migliori risultati. Segue una
serie di esperimenti fatti da Cleve Backster, esperto in rive­
latori di menzogne. Collegato al filodendro, l'apparecchio
reagisce alle bugie esattamente éome se fosse collegato al­
l'interlocutore. Poi scopre che le suè piante reagiscono al
pensiero anche da lontano. Reagiscono nel momento stesso
in cuj viene presa una decisione, prima che si manifesti
·

con un gesto qualsiasi.


Jacques Bergier cita il caso di un prete americano che
tratta in due modi diversi una piantagione d'asparagi , divi­
sa in due parti uguali. Prega per l'una, mentre tratta l'altra
da sporca comunista. Gli asparagi benedetti prosperano,
mentre gli asparagi insultati deperiscono? ·
Un fioraio · giapponese ottiene premi alle esposizioni ogni
anno, facendo l'espirazione concentrata su semi di crisan­
temo. All'occorrenza, l'espirazione concentrata è un'atten-
.

1 Edizione francese, aprile 197.3, pag. 21.


2 ]. Bergìer, Vous étes paranormal.
.

185
zione pura. Alcuni hanno provato la stessa cosa con i pesci
rosst, 1 gatti e .1 can1.
/1 .. • • .. •

L'azione inesplicabile dell'attenzione non sembra limi­


tarsi solo agli esseri viventi, animali o piante, ma si estende
anche agli oggettf inanimati.
Alcuni strani fenomeni sono studiati sotto il nome di
'

telecinesi o di psicocinesi.
Un discepolo di Noguchi faceva l'espirazione concentrata
all'amplificatore del giradischi del suo Maestro, all'insaputa
di questi. Noguchi trovava che la sonorità era migliore, ma
rimase scettico quando gli fu rivelato il segreto di questo
miglioramento. L'allievo continuò il suo esperimento e di­
mostrò che il miglioramento riconosciuto da Noguchi corri­
spondeva esattamente ai periodi durante i quali riprendeva
l'esperienza. ,
· Se si ammette che anche gli utensili sono sensibili all'at­
tenzione dell'uomo, si potrebbero spiegare molte cose delle
abitudini tradizionali del passato. Ma per adesso, lasciamo
tutto questo da parte, e occupiamoci di ciò che succede uni­
c�mente nell'uomo.
L'attenzione si presenta nell'uomo sotto aspetti molto di­
versi. Da parte degli sttanieri si può esserè oggetto di curio­
sità, di interesse o di indiscrezione. Mi è successo di sentire
uno sguardo puntato su di me da parte di sconosciuti.
È una sensazione .molto imbarazzante. Non posso dire
che io abbia interpretato l'espressione di uno sguardo per­
ché non l'ho visto. L'ho sentito però dritto nella schiena.
Nel 19 3 7 passeggiavo solo nelle strade di Saarbriicken e
sentii uno sguardo talmente persistente che mi voltai irri­
tato. Un uomo mi squadrava. Si avvicinò lentamente e mi
chiese:
.« Sind sie ]apaner? (È giapponese?) » .
« ]a >>, dissi. Allora si mise a parlare, ma il mio scarso
tedesco, imparato solo da due giorni, non mi permetteva
'
di capirlo. Dopo un bel po , riuscii a capire ciò che voleva.
Lo accompagnai a casa sua e dovetti soffrire due ore nel ten­
tativo di tradurre una lettera che aveva ricevuto dalla sua
amica giapponese.' Tutto questo a causa di una stra�a sensa­
zione sentita nella schiena.
È soprattutto in un ambiente compatto come la famiglia
che l'attenzione ha un gioco molto ristretto. J genitori che
ignorano completamente il processo naturale dell'equilibrio,
applicano ai figli una psicologia che è valida solo per gli

186
adulti. Questi capiscono il sensq delle disposizioni impera­
� tiv.:e'" è"'prevedono le conseguenze sè Qj.subbidiscono. La pu­
nizione li inette in guardia contro un�azione sbadata.
· Se s1 applica lo stesso processo"" ai bambiqi il risultato è
misero. Invecè di poter seguire gli argomenti e riflettere sul­
le conseguenze, sentono in blocco l'ìnsieme degli"imperativi
e dei ,rimprovedr come tanti:\ attén.zionç, .diJ:�tta set:so di ·

loro. ·>t . .

· La punizione è misurata in tu.nzione dell'intensità di ener­


gia che riempie la mancanza._Se i genitori ripetono lo stesso
rimprovero, i bambini ripetono }Q.....§tesso misfl!�,to, �rché
sono sìcuri. iri ' anticipo aerrìsultato scontato: attirare l'at-
tenzion�.dei genitori. - -·- '...
...
...
'. '"'
"' ..... .

I j:lam.Pin.i_çlitb,..� !!�!,l: �r.2l?J>a energia non sono leziosi, quel­


li che ne sono carenti amano essere coccolati. Quanel.o sono
stànclli, cercano il grembo aella maintna o chiamano << pa­
pà, papà » senza alcuna ragione. Anche i cani, quando si
sentono trascurati, cercano di ottenere l'attenzione del loro
padrone. Quando questi parla con un ospite, Teri si avvi­
cina e si mette a· grattarsi, ciò che, tradotto in un linguaggio
comprensibile, significa: « Sono qui. Non essere indifferente
nei miei riguardi ». Se il suo padrone volge la sua attenzio­
ne verso di lui, o accenna a Teri nella' conversazione, si tran­
quillizza. Se lo sgrida, dicendo: . « Non ti grattare! >>, si grat­
ta ancora di più.
La psicologia degli adulti è intellettuale,- ma qu�l\a. A<;!
bambini è pr(ma <P- tutto fìsiologic.à. , ·
Se gli adulti, rtpetendo lo stesso rimprovero, ottengono
risultati opposti a ciò che vorrebbero, è perché sono troppo
ìgnoranti di ciò che succede in realtà. Diventano così. vitti­
me dei loro figli, in balia delle loro fantasie. A causa della
loro ignoranza i genitori compensano questa mancanza con
i giocattoli. .
Se si vuole rimediare a q\lesta situazione ridicg_la si dev,e
liOStituire l� . formula falsamente razionale. d� _ rimprovero
con un'altra: il transfert dell'attenzione.
Se la piccola Suzanne vuole assolutamente un lecca-lecca è
perché il suo piccolo amico Jeannot ne ha uno che sta lec­
rando in modo ostentato. Dire che un lecca-lecca è un dol­
t iurne e che in fondo è la stessa cosa di una. c�ramella, ma
lhc in mancanza di questo ci si può accontentare di un dol­
't· o di una fetta di pane con la marmellata, è un ragiona­
mento da adulto; risultato di un'astrazione e di una gene-

187
ralizzazione che non può che irritare il bambino. Cosa si
può fare davanti a un imperativo cosl irragionevole però
tanto impetuoso? Dargli una sculacciata o cedergli stupi­
damente?
Il piccolo Roger fa la pipl a letto. Sebbene i genitori lo
rimproverino, la cosa continua. Ha un fratello maggiore,
Pierre, che sembra accaparrare tutta l'attenzione dei genito­
ri, e questo salta agli occhi di tutti. Il piccolo Roger si sen­
te trascurato e non ha trovato niente di meglio che bagna­
re il letto per attirare l'attenzione dei genitori. Funziona, la
• prova è che lo sgridano ogni mattina.
La cosa più importante, nel transfert di attenzione, è di
r non toccare il punto sensibile. Non farvi la minima allu­
sione, non fermarvi la nostra attenzione, rimanere comple­
tamente indifferenti.
Nel momento in cui Roger sta mettendosi a letto gli si
dirà: cambia il tuo pigiama. È sporco. Aggiusta il cuscino.
È mal messo. Lo si sg!iiderà severamente su queste cose,
rimanendo completamente indifferente alla questione cru­
ciale. Roger smetterà di bagnare il letto.
Né il pigiama, né il cuscino hanno alcun potere per
agire sulla cattiva abitudine. Roger ha sentito fisiologica­
mente l'attenzione dei genitori concentrata su di lui. Se que­
sti rimangono indifferenti per ciò che riguarda la pipl, que­
st'ultima ha perso tutto il suo potere « magico » .
I giovani e gli adulti non mancano di furberia nel trovare
i mezzi per attirare l'attenzione quando sentono una caren­
za nelle loro capacità. È per questo che molti studenti si
fanno venire una crisi di appendicite appena prima degli
esami. Uomini anziani che hanno sposato una donna troppo
giovane, diventano asmatici. Non si può dire che lo faccia­
no apposta. La volontà, come già detto, non è capace di far­
ci impallidire. Ma se abbiamo paura, impallidiamo. Si trat­
ta di un meccanismo totalmente differente dalla nostra vo­
lontà, grazie al quale riusciamo ad attirare l'attenzione,
sviando le difficoltà.
Un signore presenta il suo biglietto da visita sul quale
si leggono molti titoli ridondanti. Tra questi c'è: « ex Sin­
daco di. . >>. Perché ha bisogno di ricordare il titolo di una
.

carica che non ricopre più? Lo si capisce quando si vede


la moglie. Egli si sente schiacciato da lei. Ha dovuto tro­
vare un mezzo di compensazione per nascondere la sua de­
bolezza.

188
Durante un seminario, una donna fece questa domanda
a Noguchi.
« Maestro. Perché respiro? » . •

<< È certamente per tirar fuori una voce simile che lei
resptra ».

Quando ci si sente deboli, si ha bisogno di attirare l'at­


tenzione an<1e con mezzi ecc-ertti:ièi. Questo� bisogno è fi­
siologicoprima di essere psicologico.
L'eccesso di energia ci spinge a scaricarla. Una pressione
sulla vescica d irrita e ci fa spingere sull'acceleratore sen­
za che ce ne rendiamo conto.
Un'irritazione provata nel lavoro si ripercuote a casa e le
tensioni familiari ricadono sui clienti. Quando il cervello è
saturo si agitano le mani e i piedi. Lo stomaco vuoto ci
rende irascibili.
Sia nello sfogo in caso di eccesso, che nei richiami al­
l'attenzione in caso di difetto, si vedrà, osservando bene,
che ognuno ha il suo modo particolare di fare. C'è chi esplo­
de, chi brontola, chi si mette a girare in tondo, chi rompe
piatti. Queste particolarità ci permettono di conoscere in
quale modo l'energia circola in ogni individuo. Le reazioni
particolari di fronte all'eccitazione dipendono dal sistema
motore extrapiramidale e di conseguenza sono involontarie.
Rivelano la costituzione fìsiòlogica di ciascuno, meglio della
descrizione basata su vaghe apparenze.
Se ognuno è dotato di un proprio sistema particolare di
canalizzazione dell'energia, lo schema di spiegazioni, quando
si tratta di ritrovare il gioco dell'equilibrio, diventa più
complicato che nel caso dei neonati. Ma bisogna anche dire
che nori si può cambiare il proprio sistema come si vuole,
perché non dipende dalla nostra volontà. Ogni individuo ri­
pete lo stesso comportamento, malgrado se stesso. Si finisce
col constatare un comportamento simile in molti individui
che presentano ·anche un'analogia nella loro struttura fisica.
Così si è portati a scoprire diversi tipi di polarizzazione
dell'energia. Sottoposti a un rigido_controllo, tutti più o me­
no d assomigliamo. Le caratteristiche personali si rivelano
quando esiste una pluralità di possibilità.
Il caso del tipo l , cioè del tipo cerebrale attivo, presenta
un interesse particolare, perché, in un certo senso, simbo­
Jizza un determinato ideale dell'umanità: lo sviluppo unila­
terale del cervello.
II tipo l è caratterizzato dalla tendenza pronunciata di su-

189
blimazione cerebrale in caso di eccesso di energia.
Un esempio di questo tipo ha portato Noguchi a svilup­
pare ciò che divenne in seguito il sistema del taiheki, la
classificazione in tipi, e porta perciò il primo numero della
serie: tipo l . .
Un soldato, in servizio oltremare, faceva la fila in attesa
del suo turno per una « professionista » fornita dall'eser­
cito. A un tratto gli verme un desiderio folle di leggere, ma
di leggere qualcosa di serio e difficile. Si mise a leggere un
libro che aveva con sé e ne ricevette un'emozione molto più
forte di quando l'aveva letto a casa. A lettura ultimata, con­
statò che il suo bisogno fisiologico era completamente spa­
rito. Si limitò allora ad attribuire la scomparsa di questo
bisogno a un motivo qualunque, ma la stessa esperienza si
ripeté più volte. Incuriosito, lo raccontò ai suoi camerati e
ne trovò altri due che . dividevano un'esperienza simile alla
sua. Tutti e tre avevano qualcosa in comune nella forma del
loro corpo e nel loro modo di vivere. Sentivano tra loro
una simpatia reciproca e diventarono amici. Quando si in­
contravano, la loro tendenza si accentuava e discutevano
senza tregua.
Il legame comune al tipo l è che l'eccesso di energia pro­
voca in lui un'immaginazione sovrabbondante. Ass�risce che

bisogna riflettere prima di agire. È vero che fa lavorare il
cervello molto attivamente. Riflette, specula, cerca di ca­
pire, critica e si giustifica. Però, non gli succede mai di
agire come pensa. Non capisce che la conclusione ,non è la
decisione. Confonde le due cose. Quando trova una buona
formula di rimprovero,·s i dimentica di esprimerla.
Il suo cervello, in effetti, serve da sbocco all'eccesso di
energia. Avendo scaricato nel cervello, non gli resta energia
per altre attività.
Gli piace scrivere lettere d'amore, ma non arriva a spo­
sare la persona che ama. Il soldato di cui ho parlato, dopo
essere stato rimpatriato, andò a vedere per prima cosa uno
spettacolo di spogliarello e si stupl di ritrovare i suoi due
compagni nello stesso teatro. Per loro l'amore è psicologico
prima di essere fisiologico.
Come tratti fisici, le persone del tipo l hanno in comune
il collo lungo e forte, ciò che è una conseguenza naturale
del bisogno di alimentare il cervello con una circolazione
abbondante di sangue. D'altra parte, esse traggono vantag­
gio da questa circolazione che alimenta anche la parte po-

190

steriore della testa, dove si trova la sorgente di vita. Se si


punge il bulbo rachidiano con un ago, si muore sul colpo,
mentre un danno ad altre parti del corpo può paralizzare
l'azione ma non porta necessariamente alla morte. Grazie a
queste caratteristiche, queste persone godono di una lon­
gevità superiore agli altri.
Noto in aggiunta che la !ongevità è molto inferiore pres·
so alcuni popoli primitivi, malgrado gli sforzi tentati dal­
l'OMS. Si può essere vecchi a trent'anni. Questo è .dovuto,
non alla mancanza di cure mediche, ma al fatto che non si
riesce a canalizzare sufficientemente l'energia verso la testa.
Sbocciano presto e appassiscono presto.
\
Questa canalizzazione dell'energia verso la testa è una
caratteristica dell'uomo. Dal paleolitico al neolitico, dall'età
del bronzo all'età del ferro, dal medio evo all'epoca moder­
na lo sviluppo del cervello segue una curva ascendente. Sen­
za l'attività cerebrale non avremmo avuto le invenzioni che
facilitano l'organizzazione della nostra vita, e saremmo ri­
masti al paleolitico. Ma spinta all'estremo, presenta alcuni
mconvementl.
• • •

Ci sono altre vie di canalizzazione a parte la testa. Nel


tipo 3, la sublimazione ;vviene al plesso so1are-:-!:reccèsso di
energia eccita l'emotività che si manifesta' s s)rto}grma··<Ii
ira, di rantolo, di protesta, di pianto. La forma d el corpo è
curvilinea invece di essere rettilinea come nel tipo l o nel
tipo 5. Nei tipi 5 e 7, l'eccesso di energia provoca l'azione.
Nello stesso modo in cui la canaHzzazione cg Jpisce eunti
diversi, il torace nel primo caso e il ventre nel secondo, an­
che la natura dell'azione cambia. Iftipo 5 � sce pensa ndo·
c ama l'avventura. Ha Iespalle sviluppate e 11 suo mov1' inen�
lo si fa a partire dalle spalle. Il movimento d'èl tipo 7 par-�
te dal basso del corpo. Riflette dopo aver agito. Agisce per
affermarsi nella vittoria. La forma del suo corpo è curvili­
nea, tozza e robusta intorno alla vita. Nel tipo 9,_ ]'eccesso
di energia è canalizzato nella via naturale dello sfogo ses-­
suale. Quando-questa=cah'a1Izzaztone nà�le S!._ ..!!_ova un­
pedita per una ragione o per l'altra, l'energia non scari­
cata si coagula nell'interno. Questa coagulazione 'è -iiiofto
tenace e non si disperclefactfmente. Egli ha oisognodi una
grande perseveranza per esteriorizzarla, ed è per questo che
il suo lavoro è segnatO da-umr continuità' sorpr.-enclente.
I tipi di cui ho parlato, coi numeri dispari, rappresentano
casi in cui l'energia cerca l'equilibrio attraverso lo scarica-

191
mento dell'eccesso. Al contrario i tipi coi numeri pari sono
contrassegnati dalla mancanza di energia, che li trattiene al
di qua dell'equilibrio. Il tipo l e il tipo 2 hanno il cervello
come centro d'attività. Ma la loro reazione è diversa. Mentre
nel primo c'è equilibrio quando sub1ima la sua energia nel
cervello, nel secondo, la tensione cerebrale provoca un cam­
biamento fisiologico.
Oltre alla differenza ne1la canalizzazione dell'energia, bi­
sogna tener conto dei cicli che influenzano la condizione fi­
siologica dell'individuo. Sappiamo che ci sono momenti in
cui tutto fila dritto, altri in cui tutto va a rovescio. È per­
ché nell'uomo esiste l'alternarsi periodico di momenti in cui
la tendenza alla contrazione si accentua e momenti in cui si
aècentua, al contrario, la tendenza al rilassamento. Chiamia­
mo i primi, cicli alti, e i secondi cicli bassi.
Siamo scoraggiati da un fallimento subito durante i cicli
bassi, mentre superiamo lo stesso fallimento, se avviene nei
cicli alti. Durante questi ultimi, il processo di pressurizza­
zione e di scarica dell'energia scorre facilmente. Se si ha
voglia di intraprendere qualcosa durante il ciclo alto, ma si
esita e si aspetta, quando arriva il ciclo basso anche la vo­
glia sparisce.
Grosso modo, ci sono tre tipi di cicli secondo la lunghez­
zà della loro durata: il grande ciclo dura tre anni e mezzo,
o sette anni; il ciclo medio dura ottanta settimane; il ciclo
breve quattro o otto settimane. Ci sono ancora cicli più
brevi durante la giornata e la settimana.
Nelle donne l'ovulazione subisce l'influenza dei cicli, in
modo che si accentua o si indebolisce, si allunga o si restrin­
ge ogni due o tre ovulazioni.
In generale, i tipi dispari hanno le loro caratteristiche più
accentuate durante i cicli alti, mentre i tipi pari l'hanno
durante i cicli bassi.
l La classificazione dei 12 tipi di base mostra le direzioni
verso le quali si incammina l'energia compressa in attesa di
scaricarsi, ma non basta per capire l'individuo. Bisogna ve­
dere anche la durata individuale dei cicli, il modo in cui
ci si scarica, il grado di tolleranza individuale nel resistere
alla compressione.
In linea di massima, bisogna agire attivamente durante
i cicli alti e riposarsi durante i cicli bassi. Gli sforzi durante
i cicli bassi non sono redditizi e si tende a commettere ec­
cessi durante i cicli alti.

192
Secondo un tale modo di vedere, l'immagine dell'uomo è
molto diversa da quella che ci impone la società moderna,
secondo la quale l'uomo è una macchina.
In quanto macchina, l'uomo non può essere perfetto, co­
me tempo fa ha deplorato Helmholtz. Il suo rendimento
non è né uniforme né controllabile.
La filosofia che sto sviluppando sostiene che l'uomo è pri­
ma di tutto uomo, e che non deve essete schiavo della pro-
ptta creaztone.
• •

193

PARTE SECONDA


. .

PREFAZIONE ALLA PARTE SECONDA

• t .

'

• .
' •
Mi scuso subito con il lettor.e per le imperfezioni che. an­
drà via via riscontrando nella qualità della mia espQsizione:
scrivo in una lingua che non ·è la mia e che appartiene a
un popolo che passa per uno dei più esigenti in materw
letteraria. Faccio del mio meglio per evitare i . malintesi e
per farmi comprendere, ma la mia capacità di espressione
lascerà sempre a desiderare.
·

A dire il vero non. si tratta solo delle mie possibilità


espressive, ma della possibilità. Mi avventuro nel campo del
non conoscibile, dove anche ' una perfetta padronanza della
lingua, delle parole nelle loro sfumature, nel /pro significa­
to, nella loro C<;Jllocazione, non arr.iverà mai a sostituire l'e-
sperzenza.

L'Occidente ha dato un prezioso contributo all'umanità


nel campo ddl'evidenza,, ma oggi ci troviamo in un periodo ·
di transizione, nel. secolo. dell'incertezza, in cui i valori .da
tempo solidamente sanciti sono rimessi in discussioni. ua­
rebbe il caso di citare il precetto zen: « Il dito c.he mostra
la luna non è la. luna », ma questo non .risolve il problema.
Nel contesto ocCidentale, in cui le frontiere continuano a
estendersi al' di là delle unità etniche in propon,ione all'in­
dustrializzazione del mondo, sarebbe bene avvicinarsi a que­
sto nuovo sistema di valori. In effetti le caratteristiche del
ki non sono assolutamente evidenti e quando lo diventano,
smettono Ui essere il ki ed entrano nelle càtegorie: comin-
cia l'intellettualizzazione. .
Si può tuttavia fare il cammino inverso. Partendo dalle
forme conosciute si può risalire .a quella sorgente in!onda­
hile che determina il . comportamento dell'individuo. Sono
solito raccontarre questo fatto: all'inizio del secolo, un ma­
tematico dimostrava, con rigore scientifico, che è impossi­
bile che un og getto·p iù pesante
. dell'aria navighi nell'almo-
.

197
sfera. Ma proprio nello stesso periodo riusciva il primo
esperimento di volo.
Possiamo anche arrivare a descrivere lo sviluppo di due
atteggiamenti così differenti, niente però potrà spiegare le
cause profonde e oscure che hanno spinto gli uomini ad
adottare l'uno piuttosto che l'altro.
Una delle caratteristiche dell'insegnamento nella tradizio­
ne giapponese (non parlo della moderna educazione all'oc­
cidentale) era la trasmissione intuitiva, da hara ad hara, che
non ricorreva a spiegazioni intellettuali, più nocive che altro.
In Occidente la situazione è del tutto diversa e devo im­
medesimarmi negli Occidentali per poter/i aiutare. Qui im­
pera il precetto: sapere è potere. Si vuol sapere tutto prima
di fare qualsiasi cosa. Riguardo al ki, però, non si può ri­
spondere che in negativo: « Non è né questo, né quello » e
ci si sente perduti se ci si trova di fronte a una domanda
chiara: « Se non è niente di tutto questo, ma allora, che
cos'è? ».
Mi ha giovato molto quanto ho appreso alla scuola fran­
cese di sociologia di cui ho conosciuto personalmente due
illustri rappresentanti, il professar Marcel Grane! e il pro­
fessar Marcel Mauss. La sociologia, che negli altri paesi pas­
sa per una scienza volta all'applicazione, in Francia era con­
siderata diversamente già prima della guerra. Si trattava
di una ricerca non strumentalizzata, di un confronto conti­
nuo di valori irriducibili. Anche la parola ki non ha equi­
valente nelle lingue occidentali e questa constatazione de­
limita in modo ben preciso la civiltà d'Occidente.
In quest'opera, presento uno schema che può permetter­
ci di risalire alla sorgente: dal sapere al non conoscibile,
dall'evidente alfinsondabile, dall'accumulazione alla spolia-
zzone.

Solo il tempo potrà dire se questo lavoro è stato utile.

198
· XXI '

IL CREDERE:
SUO PROCESSO

'

L'uomo è un animale. che ha costa


cre<fere m qua c . e cosa: puo trattarsi di una
u na dottrina, dìùna·conoscenza, un metodo,
un potere.
Non ho niente da dite sulle singole scelte: ognuno è H­
bero di credere a quello che preferisce. Non 'posso, invece,
non accordare un valore fondamentale a ciò che può tur­
bare l'armonia .dei tre punti del ventre: il primo puntò
dev'essere negativo, il secondo, neutro, il terzo, positivo..
La ragione è moho semplice: l'armo�ia dei tre punti è in-
òice della profondità della respirazione. .
Finora ho esitato a parlare di guesti tre punti perché per
verificarli occorre la padronanza di una tecnica che non è
alla portata di tutti: il loro valore, infatti, non può essete
calcolato con uno strumento meccanico: Si può fare un pa­
ragone con i ·maestri degustatori di vino. Essi sanno giu­
dicare, servendosi del tastevin per l'assaggio, se il vino è
forte e generoso, se conserva il sapore dell'uva, se è vellu·
rnto, equilibrato, corposo, se ha un buon bouquet, eccetera.
Sono in grado di �tabilire da quale zona, da quali colline
proviene e di che annata è. L'analisi chimica, invece, ce ne
dà una descrizione scientifica, troppo astratta perché ci in­
vogli alla degustaz.ionè: tot .percentuale d'acqua, tot di al­
<:ool, di tannino, di glicerina, eccetera'.
Non poter verificare personalmente l'armonia dei tre pun·
r i pone indubbiamente un problema. A ben riflettere, però,
l'inconveniente non è poi così grave; crediamo a molte co·
-;c che non abbiamo verificato personalmente. Per esempio,
�;.1ppiamo che la terra gira intorno a se stessa e atto.t;no al
o;ole semplicemente perché ce l'hanno insegnato. ·

Non abbiamo tecniche adeguate per potere rilev:;tre l'ar·


mnnia dei tre punti dd ventre, ma possiamo avvertirl� i.n-

199
'
tuitivamente. Quando abbiamo a che fare con qualcuno che
ha il primo punto positivo anziché negativo, percepiamo
istintivamente un disagio. Diremo per esempio: « Ma co.
s'ha questo ragazzo? Perché è cosl nervoso? · In sua presen­
za non mi sento a mio agio ». Chi ha il secondo punto
positivo anziché neutro, dirà: « Sì, il piatto che mi hanno
preparato non era male, ma la salsa che l'accompagnava
non l'ho digerita. Ho sofferto tutta la notte ». Questa per­
sona manca di adattabilità.
Di chi non ha il · terzo punto positivo .si dirà: << Ragazza
mia, diffida di quel tipo. E bello, parla bene, d'accordo, ma
non ha niente nel ventre ». Un discorso di questo genere
difficilmente convincerà la ragazza che penserà : « Papà è
un po' rozzo, non è colto. Il ragazzo che amo è bello, di­
plomato, ha soldi. Cosa vuole di più? Nella pancia ha tut­
to quello che deve avere: lo stomaco, l'intestino, il fegato,
eccetera. Papà è matto » :
' Il mio criterio di giudizio è l'armonia dei tre punti, dun­
que io posso tollerare tutto a patto che essa non sia tur­
bata. Se poi la si ottiene attenendosi a una pratica piutto­
sto che a un'altra, attendendo al proprio lavoro con entu�
siasmo, cantando o nçm facendo assolutamente niente, io
non bo obiezioni da fare. Se il « terreno » è normale, va
tutto bene.
Se l'armonia è ottenuta in modo del tutto naturale, senza
sforzi particolari, tanto meglio: l'uomo però è Ùn animale
intelligente e la sua intelligenza lavora senza tregua, quasi
sempre a scapito del suo te'ueno. E dunque importante* ana­
lizzare i l ruolo del cervello, sede dell 'intelligenza, nel qua­
dro.delle attività umane. A questo scopo mi riferisco allo
studio del gruppo cerebrale secondo la Classificazione taihe­
ki, cioè dei tipi di polarizzazione delle energie. Avverto su­
bito che non si tratta di uha divisjone in categorie. Dob­
biamo guarda�:ci dal formulare concetti del tipo: è un cane,
dunque deve abbaiare. La chtssificazione taiheki è uno stru­
mento di lavoro che ci permette di approfondire la cono­
scenza dell'individuo. Possiamo considerarla come l'opposto
della classificazione aristotelica, molto utile per una rappre­
sentazione schematica dell'individuo nella vita sociale alla
quale l'individuo reale finisce per sfuggire.
Il gruppo cerebrale si caratterizza, come ho già detto, per
la polarizzazione energetica al cervello. Questa tendenza è
in relazione con la contrazione dei tendini d'Achille, con lo

200
spostamento del peso del corpo sulla punta dei piedi, con
l'indurimento dei due lati della colonna vertebrale e con i l
blocc,o della prima l?mba!_e. L'affluenza dell'energia if'cer­
vello causa un éo1Io grosso e lu,ngo. L'in tensificazion� della
circolazione sanguigna al capo rende longevi, perché al imen­
ta anche la parte posteriore della testa che nei mammiferi
può essere considerata la sorgente della vita: la vitalità di
un neonato si può misurare dalla forza con cui tiene eretta
la testa. Far lavorare il cervello è un buon sistema per avere
lunga vita. È un privilegio riserVato all'uomo. ·È per questo
che gli uomini politici, che discutono al chiuso dei saloni,
vivono più a lungo dei contadini che respirano aria pura.
Il collo non è un cilindro rigido, esso è composto di sette
v�rtebre cervicali concatenate l'una all'altra. A mantenerlo '
nella sua posizione verticale è il. lavoro dei nervi ,e dei mu­
�coli. Per questo con il sopraggiungere del sonno i l collo
perde la forza e la testa ciondola.
Nel gruppo cerebrale distinguiamo due diverse t�ndenze:
il cerebrale attivo e il cerebrale passivo. Le chiameremo il
t ipo l e il tipo 2. I due tipi si assomigliano molto morfolò­
�icamente e non è facile ,distinguerli. Si differenziano invece
nellamente nella sfera dell'emotività. I l tipo l elabora le
proprie idee in vista di un'azione all'esterno, il tipo 2 su­
htsce prima la stimolazione esterna per agire in un secondo
tl'mpo. È grazie all'uso attivo del hostro cervello che ab­
ht;uno potuto elaborare · invenzioni e istituzioni. Questo è
un fatto indubbiamente positivo che però presenta grossi in­
wnvenienti quando la polarizzazione diventa permanente.
Secondo una concezione schematica dell'uomo, l'a;done
'•trcbbe la proiezione del nostro pensiero SìUl piano della
ll'altà. Si tratta di una teoria ufficialmente accettata, a11a
quale finiamo per credere, ma in realtà non c'è niente di più
f.dso .. Sappiamo bene che nessuno fa mai ciò che vuole: non
.tppena si pensa di attuate un progetto sè ne . 'viene distolti,
,pcsso si finisce per far esattamente il contrario di quanto
.tvremmo voluto. Fra il pensiero e l'azione c'è uno scarto
�h� la filosofia classica non può superare per la mancanza
di un fattore che non si può controllare : i l ki.
Nel tipo l l'energia in eccesso si catalizza ne1 capo e il
tcrvello fa da scarico. Per questo tipo, a dire il vero, l'azio­
ne finisce IL Sarà soddisfatto quando avrà trovato la for­
mula giusta,, ma per metter!� in opera si rivolgerà a. qual­
(un altro perché avrà già esaurito le proprie energie. Ha un

201
atteggiamento critico, ma è incapace di azione. Il suo è
proprio il caso in cui si può dìre: fate ciò che dico, ma
non ciò che faccio. È una posizione che si adatta ai vecchi
ai· quali non si domanda più di eseguire qualcosa. Ciò che
importa al tipo l è l'idea, -non il fatto. Se abbraccia una
convinzione, rifiuta tutte le prove contrarie. Crede nella cri­
stallizzazione delle sue energie. È dunque inamovibile nel
suo modç:> di vedere le cose. Per questo motivo si lascia fa­
cilmente influenzare dai pregiudizi: prende sempre partito,
pro o contro .
Nell'Europa postrinascimentale si è attuata una civiltà
di tipo l e la sua storia è un succedersi di pregiudizi che in
un seçondo tempo sono stati superati. Galileo fu minacciato
di scomunica, il dottor Harvey, medico al seguito della fa­
miglia reale britannica, fu destituito dalle sue funzioni per­
ché aveva sostenuto che il sangue circola nel corpé. All'ini­
zio di questo' secolo un matematico dimostra, con tutto il
rigore della sua scienza, che un corpo più �esante dell'aria
· nòn può volare, ma cont�mporaneamente il primo aereo
-riesce a decollare. Penso che l'aspetto veramente interessan­
te della storia europea sia nel suo costante superamento dei
pregiudizi e delle idee fisse.
Caratteristica dell'intelligenza del tipo l è la capacità di
trovare formule facilmente generalizzabili, frutto dell'attivi�
tà cerebrale, strutturate _logicamente. Il tipo l è portato
all'invenzione, ma non riesce a tradurla nella pratica. Il con­
cetto di legge, cosl com'è intesa nel mondo moderno, riflet­
te le caratteristiche del tipo l : astratto, logico, fisso, deter­
minante. In lui la sovrabbondanza di attività cerebrale pro­
duce continuamente varie forme di finzioni. Tutte le crea­
zioni umane prendono il via da una finzione, e in questo
senso essa è un elemento importante dell'attività umana.
Se però si cristallizza, essa dà luogo a un'idea fissa. Il tipo l
dice per esempio: questa marca di whisky è la migliore, ed
è soddisfatto quando ne ha una bottiglia. È così convinto
della sua idea che se qualcuno per scherzo sostituisce quel
whisky con un altro di qualità più scadente, lui non se
ne accorge neppure. Se si convince che sono di moda' le
cravatte blu a pallini bianchi o i pantaloni a righe, li por­
terà estate e · inverno anche se non li vede addosso a nessun
altro. È un buon cliente del metodo . Cuoè. Può vivere a
lungo dicendosi : passerà, passerà. Ma se nel suo inèonscio
dovesse t;endersi conto che ha bisogno di dirsi che tutto

202
va bene proprio perché tutto va male, l'effetto sarebbe di­
sastroso.
In fondo la ricetta della longevità non è complicata per il
tipo l. Gli basta credere a un'idea fissa e ripetere regolar­
mente le stesse cose in funzione di essa. Può trattarsi di una
idea qualsiasi : secondo un proverbio cinese, per esempjo, il
sakè è il re dei medicinali e il tipo l si sente in piena for­
ma perché beve sakè. Decide di smettere di fumare e que­
st'astensione gli procura la longevità. Si convince che la
buona salute dipende da un'alimentazione regolare, a ore
fisse, e calcola le calorie, consulta le tabelle dei valori nu­
tritivi: tot di proteine, tot di.. .. Vivrà in buona salute finché
il suo regime non sarà �urbato. Vive in un paese di man­
giatori di riso: potrà sostituire il riso con il pane, o vice­
versa, se è convinto che possa fargli bene.
In un'idea fissa riscontriamo contemporaneamente un
veto e una prescrizione. Se il tipo l considera l'alzarsi pre­
sto al mattino una ricetta di buona salute, la sera si coriche­
rà altrettanto presto per conformarsi alla sua convinzione.
Ma se, per qualche motivo, questo non gli fosse possibile,
l"CCO che se ne sentirà molto disturbato. È l'inconveniente
del suo sistema: d'altronde capita spesso a tutti di essere
1 r.wolti dagli avvenimenti. Succede di non poter mangiare
•Ila solita ora o addirittura di non poter mangiare, di fare
una grande abbuffata alla Gargantua, di andare a letto alle
qunttro del mattino o di affrontàre un mucchio di altri im-
Jli"CVlStl.
• •

Il tipo l può adottare regole di vita incomprensibili agli


t h ri unicamente come conseguenza di quanto la sua idea
r. .,;� gli suggerisce: può farsi la doccia fredda sia in estate
1 1 in inverno, per esempio, convinto di rinforzarsi. Ora, a
un uomo che abbia superato i quarant'anni, la doccia fredda
pun provocare un'emorragia cereb�:ale, togliere sensibilità
tll.t pelle e diminuire la prontezza dei riflessi. Può dedicarsi
1l sollevamento pesi: è comprensibile che i giovani si ci­
n lltino in tale prodezza muscolare, perché hanno tante
ncrgie e non sanno come spenderle. Ma il sollevamento
1 t, su un uomo di una certa età, può avere effetti disa­
lausi perché indurisce i muscoli e forza eccessivamente il
upo. Un piccolo colpo di tosse può persino spostare una

\ealt•bra lombare. Il tipo l può anche essere convinto, se- ,


m.lo la teoria psicanalitica, che tutto ciò che è dritto sia
an imbolo fallico e siccome è più difficile tenere le braccia

203
tese che la bocca aperta, . spera di poter ravvisare nella sua
capacità un segno di virilità. Senonché è più facile avere
le braccia tese che il sesso in erezione visto che esso non
obbedisce alla nostra volontà.
È molto difficile dissuadere il tipo l dalla sua idea fissa:
trova argomenti sempre più validi per difenderla e se smet­
te di crederci si ammala. Credere a qualche cosa è per lui
una necessità vitale.
L'uomo è più influenzato dalle sue paure che non dalle
sue speranze. La possibilità di contrarre una malattia con­
tagiosa, per quanto vaga, ci impressiona più di un ottimi­
smo non ben determinato. La maggior parte di coloro che
soffrono di sordità come conseguenza di un uso eccessivo
di streptomicina appartengono al tipo l : hanno avuto trop­
pa paura di ammalarsi di tubercolosi.
Se il tipo l crede di avere il cancro, non diventa sola­
mente molto nervoso, ma presenta addirittura i sintomi del­
la malattia. Le sue convinzioni lo possono portare molto
lontano e la sua fertile immaginazione può produrre sinto­
mi patologici difficili da determinare. Si abbandona a una
vera e propria corsa all'immaginario, a volte con tragiche
conseguenze. Bisogna imprimere un altro orientamento alle
sue manie, senza però ricorrere alle normali argomentazioni
che non hanno presa su di lui, in quanto potrà sempre tro·
varne di migliori a sostegno delle sue convinzioni.
Facciamo un esempio: una donna di questo genere ha
sentito dire, in uno sketch pubblicitario, che la vitamina C
rende più elastica la pelle e si è detta: la mia pelle non è
elastica perché non ho mai preso vitamina C. Ecco che la
sua pelle, in conformità alla sua convinzione, si sciupa real­
mente. La donna allora comincia a mangiare pompelmi, ar­
riva a mangiarne diciassette in una volta sola, ma la sua
pelle non migliora. Noguchi le spiega: « È l'eccesso di vita­
mina C a sciupare la pelle. La sua pelle è rovinata perché
lei ne ha presa troppa. Smetta immediatamente ».
La donna non mangia più pompelmi e la sua pelle ritor­
na elastica. «Ne avevo mangiati veramente troppi, non è
vero? ».
<< Certamente ».

Non era assolutamente vero, ma finché lei continuava a


pensare di essere carente di vitamina C, la sua pelle si sa­
rebbe mantenuta ruvida. Quella piccola frase di Noguchi, ·

invece, aveva completamente rovesciato la sua idea: causa

204
del disturbo era l'eccesso, non la carenza di vitamiru C'.
A Noguchi, in fondo, no,n interessava affatto sapere Sl' 1.,
responsabilità del disturbo risalisse alla vitamina C o ''
qualche altra cosa.
Nel caso che abbiamo visto, Noguchi si è servito di quel­
lo che chiamerò il « linguaggio inconscio ». Esiste un lin­
guaggio che è diretto all'inconscio. Quando arriva solo alla
coscienza, non provoca che discussioni, ma se penetra nel­
l'inconscio può modificare l'orientamento di un'idea fissa.
L'intelligenza umana è, infatti, un'arma a doppio taglio.
Può esserci molto utile, ma può anche condurci alla distru­
zione. Se un'idea fissa è accettata nella società fino a essere
ratificata d a una legge, non p\lÒ avere che conseguenze mol­
to gravi. La vaccinazione di Jenner, per esempio, fu intro­
dotta in Giappone un secolo fa e viene praticata obbligato­
riamente ai bambini in un'età in cui essi sono particolar- ·
mente vulnerabili nei riguardi dei suoi possibili effetti nega­
tivi. Ogni anno f a migliaia di vittime. L'OMS rinnova le
sue proteste al governo, ma una legge non è facile da cam­
bi-are. La legge può essere sbagliata, ma è sempre una leg­
ge. E il Giappone non è certo il solo paese ad avere leggi
simili.
A live1lo individuale si può intervenire più facilmente
perché si può agire sull'inconscio. Per il tipo 1 , per esempio,
è molto efficace l'uso di placebo. Questo genere di persone
non è molto sensibile al contenuto reale di un'idea, lo è in­
vece alla forma con cui l'idea viene presentata. Non si
può impedire ·al tipo l di avere immaginazione in eccesso.
È fatto così e se si tentasse di mettergli un freno sarebbe
ancora peggto.

II sistema che Noguchi ha adottato per minimizzare il


danno provocato da questo atteggiamento è quello di usa­
re trucchi innocui per influepzare le idee di simili individui.
In fondo, è un po' come portarsi dietro un portafortuna
o un amuleto, con due differenze, però, di cui parleremo.
Noguchi, per esempio, diceva a persone del tipo l : << Non
mangiate gemme di bambù, né fagioli émadamé ». Lo dice­
va proprio quando questi cibi er.ano primizie di stagione.
Immancabilmente le persone protestavano affermando che
non era loro possibile attenersi alla prescrizione . Quando
però li mangiavano, ecco che si ammalavano, diversamente
da quanto era loro capitato fino a quel momento. Se pitl
tardi venivano a sapere che si era trattato di un trucco, se

205
ne risentivano moltissimo, ma ogni volta che provavano ad
assaggiarne ricominciavano a star male. Quando un'idea, in­
fatti, è penetrata nell'inconscio, i suoi effetti durano tutta
la vita, qualunque argomentazione vi si opponga.
Noguchi ha fatto la stessa esperienza con gli azuchi, i fa-
gioli rossi. Una persona stava male di stomaco.
« Che cos'ha mangiato? ».
« Ho mangiato del monaka ».
« Che cosa contiene il monaka? » .

« Ah sl, è vero, ci sono gli azuki >> .


Il monaka è una specie di dolce fatto di cialde ripiene di
marmellata di azuki. La persona in questione pensava di
non aver mangiato che un dolce, ma il suo inconscio aveva
scoperto la presenza del fagiolo proibito e aveva fatto sca­
tenare le reazioni conseguenti.
Ritornando alle differenze cui ho accennato in preceden­
za, dobbiamo tener presente innanzitutto che la qualità del­
l'azione risulta del tutto diversa se si tratta di feticismo
(come nel caso dell'uso di un amuleto) o di linguaggio in­
conscio . Nel caso del feticismo si deve tener conto dell'in­
terpretazione che viene data alla cosa, i c ell 'importanza che
le si accorda e infine del fattore emo !W o. Gli effetti non
sono obbligatoriamente quelli del linguaggio inconscio. In
quest'ultimo caso, ad esempio, l'idea penetrata nell'incon­
scio agisce indipendentemente dalla volontà del soggetto.
Inoltre ricordiamo che Noguchi interviene soprattutto
imponendo privazioni, senza però provocare un gran dan­
no. È sufficiente astenersi dal consumare alcune buone cose
in determinati periodi dell'anno. Non si tratta dunque di
portafortuna, ma piuttosto di mosche, ossia di quei pezzet­
ti di taffetà nero che in passato le signore applicavano sulla
pelle per farne risaltare il candore. È uno scotto che si paga
all'intelligenza, ma il prezzo non è molto alto se si pensa
che cosl si può salvaguardare l'integrità del proprio terreno.
Il linguaggio inconscio cui ricorre Noguchi è un linguag­
gio tecnico, che non può essere utilizzato da chiunque.
Possiamo dire però che tutti ci serviamo di questo genere
di linguaggio senza sapere esattamente che effetto esso può
avere su noi e sugli. altri. Ritornerò su questo tema più
.
avantl.
Il gruppo cerebrale, cioè i tipi l e 2, è in grado di se­
guire la concatenazione delle idee. Le persone di questo
gruppo sono innamorate della logica, ma la logica, cosl

206
come viene attualmente applicata nella vita sociale, è un
prodotto del XIX secolo, elaborato parallelamente alla fisi­
ca di Newton. La logica, pur essendo in se stessa perfetta,
non comprende la realtà umana in tutta la sua totalità. Essa
non ci permette di smascherare il lupo travestito da donna.
In questo senso la logica incomprensibile della fisica mo­
derna può essere più vicina alla realtà umana di quella del­
la fisica classica.

207
XXII

LA PRIGIONE MENTALE

Come ho già detto, il tipo 2, cerebrale passivo, assomi­


glia morfologicamente al tipo 2; cerebrale attivo. La ten­
sione cerebrale agisce invece in modo differenziato sull'uno
e sull'altro. Nel tipo 1 essa indurisce i muscoli cervicali, nel
tipo 2 gli sterno-cleido-mastoidei. Un'idea .fissa 'può provo­
care, nel tipo l, una reazione che resta circoscritta al cam­
po delle idee; una tensione cetebrale provoca, nel tipo ?,
l'eccitazione del diencefalo e si riflette sugli organi inner­
vati del pneumogastrico. Il tipo 2 avrà sempre la stessa rea­
zione, sia che si preoccupi di quello che dirà ai suoi colle­
ghi durante una riunione, o del modo in cui potrà saldare i
debiti alla fine del mese, o della possibilità di una nevrosi
o di un cançro: lo stomaco gli s'indurirà come se dentro d
fosse un pezzo di ferro oppure .soffrirà di palpitazioni . In
compenso, il tipo 2 è molto meno sensibile nelle altre parti
del .corpo. Facciamo un esempio: diciamo a qualcuno di
mettersi le mani davanti al viso e gli suggeriamo che esse
si allontanano o avvicinano sempre più. Di solito si verifica
che le mani si allontanano o si avvicinano davvero, seguen­
do la suggestione . Nel tipo 2, invece, esse restano quasi com­
pletamente .ferme.
In compenso la sua sensibilità supera di gran lunga quel­
la degli altri nella regione cardiaca . A questo proposito No­
guchi ha eseguito molti test.
Il primo: « Ecco, il suo polso �alta un battito ogni quat­
tro. Verifichi lei stesso » .
La persona si tasta il polso e avverte effettivamente un
piccolo salto ogni quattro battiti. Da quel momento il suo
polso pulserà realmente come Noguchi gli ha detto.
Secondo test: « Lei soffre per caso di palpitazioni? » .
La persona ascolta attentamente: « No, non ne soffro ».
« Che strano! ».
« Ecco ! Senta anche lei, mi pare di avvertire quakosa di
'
irregolare ». .
« Hai visto? ».
La parola « strano » è entrata nell'inconscio e nel bat�
tito cardiaco si verificano irregolarità senza ragione. La cO- .
sa realmente strana è proprio quest'irregolarità, ma il suo
inconscio ha recepito invece che non è normale che H cuo­
re batta regolarmente e si �degua fedelmente a quel sug­
gerimento: Noguch� ha una facilità· straordinaria nel far sci­
volare questo genere di suggerimenti in una banale con­
versazione senza che l'interlocutore si accorga che si tratta
di suggestione o di linguaggio inconscio neppure se gli è
stato chiaramente spiegato tutto il · meccanismo.
Il tipo 2 soffre di angpscia immotiv,ata. Il viso, le mani,
le gambe gli s'irrigidiscono ancor prima che il suo cervello
si renda conto del perché. Se fa funzionare un po' il cer� ·
vello, per esempio pen,sat:�do a come calnbiare la disposizio­
ne dei mobili it::t una stanza, il· s.uo stomaco comincia su­
bito a produrre un eccesso di acido gastrico. Se il fenomeno
si ripete frequentemente, il tìpo 2 finirà con un'ulcera allo
stomaco, ma il vero responsabile non è lo stomaco, è la
testa. Povero stomaco ! È solo l i capro espiatorio. Se anche
questa persona si ·fa operare e l'operazione riesée, la sua ten­
denza· non cambia . . Ho conosciuto un corridore ciclista che
ha femori più lunghi del normale. È una caratteristica del
tipo 9 (come Eddy Merdcx) e rappresenta un grande van­
taggio per un corridore. Questo ciclista ' però ha anche ten:�
denze del tipo 2 . Quando · in lui domina la tendenza del ti� •

po 9, è un buon corridore, quando però subentra quella del


tipo 2 è perduto.
Ecco quello che mi ha raccontato: aveva cominciato a pe­
dalare a diciannove anni dietro <.>onsiglio medico. Aveva
partecipato in seguito, per sei anni, a corse miste di dilet­
tanti. e professionisti, finché un bel giorno aveva riportato
una vittoria sensazionale. Decide allora di partecipare a una
corsa lungo le coste di ventitré chilometri. È in vacanza e,
per presentarsi alla partenza, percorre çirca ' quaranta chi­
lometri in bicicletta, cosa del tutto insensata perché, prima
d'iniziare la corsa, aveva già sprecato il doppio delle ener­
gie necessarie. Ma l'energia umana non si può confrontare
con quella meccanica, che si può misurare scientificamente; '
quella urnana è un complesso insieme di dispositivi psichi­
ci e fisici. Fin dall'inizio della corsa, dunque, il nostro cor-

209
ridore s( piazza .in testa, tenta due volate, ma per tre chi­
lometri rimane nel gruppo. Tenta un terzo stacco, convinto
che gli altri non lo seguiranno perché è troppo prestd. Quel
giorno è molto rilassato, ha un buon . ki-mochi e sente di
poter arrivare fino in fondo. A metà percorso, due o tre
corridori tentano di raggiungerlo e questo gli mette addirit­
tura le ali ai piedi. Termina la corsa con tre minuti e qua­
ranta secondi di vantaggio: diventa professionista. In se­
guito però la sorte non gli ·sorride. La tensione cerebrale
gli impedisce . di mangiare prima e durante le corse. Ed
ecco che cosa gli capita una volta: distaccatosi dal gruppo a
cinque chilometri dall'arrivo, prende la ragguardevole di­
stanza di due o trecento metri, e la mantiene fino a trenta
metri dall'arrivo. La vittoria è praticamente certa, ma im­
provvisamente il nostro amico comiqcia ad avvertire i ru­
mori delle ruote e del cambio di velocità. Sente, il corpo ri­
gido e le gambe tagliate. A quindici metri dalla linea d'ar­
rivo è raggiunto e superato in volata da una ventina di cor­
ridori. Dopo due anni abbandona la carriera. Un giorno mi
regala un suo disegno e mi chiede di dirgli con franchezza
che cosa ne penso. Gli rispondo: « Lei si rinchiude in una
prigione immaginaria che si è costruito da sé e si tormenta
per uscirne ». Lo sapeva ancor prima che io glielo dicessi
e mi confessò: « A volte sento un altro me stesso che mi
dice: perché resti lì dentro? :e: ridicolo. Finiscila con questa
commedia ».
Se però cerca di uscirne, cade in situazioni sempre più
complicate. È nel pantano. In altri momenti, invece, tutto
va bene senza che lui si senta troppo coinvolto dagli avveni­
menti e senza sforzi. In lui si alternano due tendenze a se­
conda dei periodi. Quella propria del tipo 9 gli dà un'ener­
gia quasi inesauribile. Se invece cade in preda a quella del
tipo 2, s'irrigidisce e ne è ostacolato.
Il tipo l non conosce queste angosce fisiche. Può affer­
mare, sentenziare e restare fermo nelle sue opinioni perché
tutto passa dal cervello senza incontrare altre resistenze. Il
tipo 2, invece, non può essere così sicuro perché conosce i
turbamenti · provocati dalla tensione cerebrale. Non arriva
mai a una conclusione, accetta e subisce l'influenza dei va­
lori stabiliti.
Un giovane sofEre di diarrea cronica. Un giorno su una
rivista medica trova un articolo del dottor Futaki che dice:
« Il riso bianco non ha nessun valore nutritivo, anzi il con-

210
sumo costante di questo alimento è causa di molte malattie.
Bisogna nutrirsi con riso integrale » � Affascinato da questa
teoria, comincia a mangiare riso integrale e la diarrea gli
passa come per incanto. Siccome è costantemente preoccu­
pato per la sua salute, il giovane continua a leggere riviste
mediche finché trova un altro articolo il quale sostiene una
tesi diametralmente opposta a quella del dottor Futaki :
« Il riso integrale è nocivo, per questo e per quel moti­

vo. . . » . Finita la lettura gli torna la diarrea.


L'influenza del ce.livello è estremamente importante nel­
la vita dell'uomo. Il significato di una cosa dipende in gran
parte dal valore che le attribuiamo. La stessa cosa può es­
sere un rimedio .o un veleno. L'uomo crea continuamente
nuovi valori e fa di tutto per essere prigioriiero di queste.
sue nuove creazioni. Ma i valori cambiano; come in Borsa.
Il criterio di valutazione della bellezza femminile cambia
come la lunghezza delle gonne. Una volta si dava molta im­
portanza alla vitamina B che ha ceduto poi il posto alla
vitamina C: ne assorbiamo tanta che finiamo per soffrire
di calcoli renali. Ci sono pur dei limiti alle possibilità dei
·

reni di eliminarne gli eccessi.


Una volta si raccomandava anche, per il buon funziona­
mento dello stomaco, di mangiare rape grattugiate perché
contengono diastasi. Ne mangio anch'io perché mi piace il
loro sapore particolare. È uno dei cibi della cucina giappo­
nese che preferisco. Le mangio perché mi piacciono, non per
la diastasi o per curarmi lo stomaco; le mangerei anche se
la teoria cambiasse. Si raccomandava anche di non bere
acqua senza farla bollire. Una volta era di moda portare
l'haramaki, una fascia di flanella che si metteva intorno ai
fianchi per proteggere il ventre dal freddo. Quest'idea pro­
viene certamente dal fatto che, quando si ha la diarrea, il
ventre si raffredda. In verità il raffreddamento è dovuto a
un processo naturale che accelera così l'eliminazione degli
alimenti che non possono èssere assimilati. È dunque la
saggezza di un corpo che lavora. Ma qualcuno ha avuto
l'idea contraria: tenere caldo il ventre può impedire la diar­
rea. Se essa viene arrestata, però, che ne sarà degli alimenti
non assorbiti? Rimarranno nel ventre e l'intestino si terrà
la sua irritazione. È per questo che c'è bisogno di una pro­
tezione. Quando si è in un circolo vizioso non se ne esce
facilmente.
·

Alcune persone che venivano da Odawara, piccola città

211
a cento chilometri a ovest di Tokyo, portavano l'haramaki.
Noguchi disse loro: « Odawara? È ancora campagna, ve­
ro? ». Tutti finirono per togliersi l'haramaki : gli ab�tanti
delle grandi città, infatti, sognano di diventare contadini,
ma la gente di campagna non ama essere trattata come tale.
È interessante notare come le idee che hanno caratteriz­
zato un'epoca restino ancorate alla provincia come i rifiuti
ributtati sulle sponde di un fiume al momento della piena.
Nell'uomo l� tensione cerebrale accoglie questi rifiuti, che
costituiscono i valori stabiliti, e li conserva. L'uomo è un
animale sociale e, poiché viviamo in società, diamo maggiore
o minore importanza a tali valori. Diversamente la vita in
comune diverrebbe impossibile.
Una vacca, per esempio, non conosce il valore dei bi­
glietti di banca. Li calpesterebbe con indifferenza sotto gli
zoccoli, mentre noi, vedendola, saremmo presi dalle palpi-
taztont. .
• •

L'attaccamento ai valori stabiliti è particolatmente forte


nel tipo 2, che non riesce a disfarsi dell'influenza di certe
idee, nonostante gli inconvenienti che questo gli crea. Non
è sufficiente dirgli: « Si liberi da quest'idea . È lei che se l'è
messa in testa, ma in realtà non ha valore. Eccone le pro­
ve ... ». Lui dirà: « Sì, ma... ». Conserva la sua idea perché
la tensione cerebrale che essa gli ha provocato ha ripercus­
sioni immediate sul suo corpo. L'idea di sporcizia, per
esempio, in un tipo del genere non resta semplicemente a
livello di constatazione, gli provoca reali conati di vomito.
Quando ha paura, gli viene davvero la pelle d'oca. Dunque
un cambiamento nel valore. che lui attribuisce alle idee può
avere per lui ripercussioni fisiche. In tal caso ricorrere alle

parole, come siamo soliti fare, non serve a nulla. Bisogna


invece insistere con la tecnica delle prescrizioni . e dei divieti
e convincerlo che finché farà una certa cosa, lui sarà in un
certo modo. A questo scopo saranno utili pubblicazioni me­
diche in èui abbondano indicazioni di questo genere : « Leg­
gete questa pagina della tal opera ». Su di lui tutto quello
che è stampato ha maggior effetto di una semplice parola
ed egli si trasformerà di conseguenza.
Una persona del tipo 2 soffriva di ulcera gastrica. Man­
giava mqlta gelatina e aveva provato invano ogni tipo di
medicina e di preparato. Noguchi gli disse: « L'ulcera allo
stomaco è fuori moda. Se lei vuole davvero essere malat.o,
deve ammalarsi di gotta, che è il disturbo dei re. Per sof-

212
frirne bisogna condurre una vita lus�uosa. L'ulcera è la ·ma­
lattia dei poveri. È consumando cibi immangiabili che ci
roviniamo lo stomaco ».. · '
Così questa persona accusò i siptomi di gotta descritti .
in un libro e le sue· dita cotn.lnciarono. a piegarsi cofi diffi­
coltà. Il trasferimento dei valori era stato realizzato, aveva
completamente dimenticato l'ulcera, c0sì come avrebbe po­
tuto dimenticare il cancro. Ora non ne parla più: si è spe-
cializzato in una malattia di lusso. .
L'uomo è l'unico animale che possa utilizzare molto in­
tensamente il cervello. Grazie all'attività cerebrale, abbiamo
creato valori che in natura non .esistono. Abbiamo creato
l'ideale di uomo, ideale molto distante da quello che l'uo­
mo è in realtà.
Invece di essere noi a servirei del cervello, ci mettiamo
spesso al suo servizio. La nostra logica risale all'epoca in cui
la casualità fisica s'imponeva come verità immutabile. Il no­
stt:o modo di conoscere l'uomo è una somma di aspetti se­
paràti,' priva di una visione d'insieme. È, per così dire, la
geometria . dell'uomo il quale vi compare come una presen­
za statica. secondo il seitai, l'uomo rappresenta· una moda­
lità di movimento: ognuno ha Ja sua. Un serpente non può
avanzare che strisciando. Il cavallo procede ben diritto, ma
non riesce a spostarsi di lato se non ha ricevuto un adde­
stramento speciale. La differenza nel loro modo di muo­
versi è dovuta' a una diversa struttura corporea. Anche tra
gli uomini esiste una differenza strutturale: come ho già
detto, ci sono colli grossi o sottili, femori lunghi o corti.
Ma tornerò su questo argomento.
Dovrei parlare di· differenza di terreno più che di diffe­
renza strutturale: essa si riflette sul comportamento; sulla
mentalità, suli'andatura, eccetera. Nell'uomo c'è qualcosa
che precede ogni attG cosciente,"è indefirtibile, non può e.s­
sère afferrato né dalla psicologia, che non si occupa affatto
del corpo, né dalla fisiologia che non si occupa della mente,
precede la scissione tra corpo e anima.
La descrizione che ho dato del gruppo cerebrale può scan­
dalizzare una buona parte di Europei che potrebbero avVer­
tirvi un attentato all'infallibilità dell'intelligenza. Ma esiste ·
u.n campo in cui l'intelligenza non può niente: g,uello del
sogno. - .
Non parlerò dell'aspetto tcmrico del sogno, né della sua
natura, funzione o finalità. Mi limiterò a notare che il so--

213
'

•,

gno non è indipendente dal terreno che gli dà origine e che


· anzi riflette lo stato di questo terreno.
Nel gruppo cerebrale il sogno corrispònde a un fenomeno
di sublimazione cerebrale. La differenza fra il tipo · 1 e il
tipo 2 si manifesta nel contrasto fra attivo e passivo. Il
tipo l sogna di volare, di nuotare, d'inseguire qualcuno con
un bastone o di gettarsi nell'acqua. Il tipo 2, invece, so­
gna di essere inseguito, aggredito, d'inciampare, di cadere
in un buco, di lanciarsi nel vuoto ecc. Sono sogni che fanno
indurire il ventre.
Sognare di gettarsi in acqua, per una donna, può indi­
care un desiderio di gravidanza, mentre il volo rivela il de­
siderio di un atto sessuale.
Il gruppo cerebrale ricorda i sogni. Il tipo l ricorda per­
fettamente le forme e lo svolgersi degli avvenimenti, a volte
persino i colori. Il tipo 3 ricorda i colori, ma gli sfuggono
le forme e il sussegu�rsi degli eventi. Il tipo 5 e il tipo 7 di­
menticano il sogJ?o. Il tipo 9 esce dal quadro comune del
sogno perché lo confonde con la realtà.
Una donna del tipo 9 può arrivare a dire al marito: << Eri
in giro con una bella ragazza e quando ti ho salutato hai
fatto finta di non vedermi ».
Il marito proclamerà invano la propria innocenza, inva­
no domanderà come, quando, dove o con chi. I suoi argo­
menti non potranno farla uscire dal sogno. Ella brontolerà
tutta la mattina continuando a colpevolizzarlo.

'

214

XXIII

CONCETTO E NON CONCETTO

Nella pratica del movimento rigeneratore c'è un eserci­


zio chiamato « respirazione attraverso le mani ». Si congiun­
gono le mani davanti al viso e s'inspira attraverso la punta
delle dita, si espira poi sempre attraverso la punta delle
dita e le palme. È possibile respirare con le mani? Non lo
so, ma fate come se lo fosse. Questa respirazione, d'altra
parte, non è che visualizzata, cioè rappresentata mentalmen­
te. Non si tratta d'inspirare ed espirare fragorosamente con
la bocca, si respira in modo normale. A mano a mano che
la concentrazione s'intensifica, la respirazione diviene calma
e profonda.
Congiungere le mani è un modo per facilitare la con­
centrazione: non è dunque una condizione normale. Propon­
go questo sistema alle persone che ammettono onestamente
di essere ben lontane dal raggiungere il livello desiderato.
In questo esercizio la concentrazione è di carattere neutro
ed è finalizzata solo a se stessa. Dopo qualche tempo si
constaterà che le mani sono realmente cambiate: sono di­
ventate mani che respirano. A poco a poco questo diviene
talmente naturale che non ci si pongono più domande. Io
d'altra parte chiedo che si compiano gesti, non che essi ven-
gano spiegati.
• •

Un atteggiamento del genere non soddisfa certo la men­


talità occidentale, soprattutto finché non se ne ha un'espe­
rienza diretta. La mancanza di spiegazioni allarma gli Euro­
pei abituati a trovare punti di riferimento prima di com­
piere un atto qualsiasi. Mi sento dunque obbligato a espri­
mere la mia opinione prima che loro azzardino una serie di
interpretazioni rischiando così di allontanarsi dalla verità.
La parola « respirazione », che io ho adottato per rendere
il termine ki, non vuoi dire respirazione. I miei tentativi di ·
spiegazione nei capitoli precedenti sono sufficientemente
'

215
chiari, nonostante la loro complessità, per poterei inte11dere
almeno su questo punto.
U bisogno di comprendere, di classificare ogn.i cosa in
un sistema, ha spinto la gente a trovare nel proprio voca­
bolario termini equivalenti: magnetismo, fluido, slancio vi­
tale, libido, ai quali bisognerà aggiungere lo psi della fisica
e quello dei ricercatori nel campo della parapsicologia.
L'evoluzione del pensiero occidentale in questo campo è
estremamente interessante. Prima di esaminarla vorrei pre­
cisare alcuni punti che mi sembrano fondamentali.
Innanzitutto il ki non è un'idea ottenuta in seguito a
uno sforzc intellettuale d'ln<;luzione. Il ki è primario. È
ciò che si avverte primà di ogni riflessione, ed è anche ciò
che ci fa agire e reagire, volontariamente o involontariamen­
te, coscientemente o inconsciamente. Da questo punto di
vista possiamo dire che tutti possiedono il ki, senza alcun
bisogno di discussioni erudite per stabiHre se esiste in quan­
to sostanza o ondulazione. È un termine neutro che adope­
riamo per constatare uno stato. Non è un concetto da ana­
lizzare e generalizzare. È un non-concetto.
·

Questo termine neutro ci permette di guardare le cose da


un punto di vista intuitivo. Intellettualmente parlando, è
una posizione molto ingenua, ma ha il vantaggio di libe­
rarci da ogni preoccupazione teorica per metterei in con­
tatto con l'esperienza immediata.
Il ki può essere di tutti i tipi: calm9, agitato, irritato,
gaio, t�iste, aggressivo, gentile, dolce, malinconico, aperto,
chiuso, affabile, ostile. Può essere diretto, concentrato, loca­
lizzato, polarizzato, disperso, ben suddiviso o bloccato. Non
si tratta dunque di un potere occulto che avrebbero solo al­
cuni individui dotati. La constatazione del ki poggia su fat-
ti molto banali.
·

Un giorno un uomo passava accanto a un grande magaz-


.

zino di Tokyo tenendo per mano il suo bambino, quando


vide cadere dall'alto un oggetto, proprio sopra di loro. Il
figlio gridò: « Papà! Attenzione! Cade ! » e cercò di tirarlo
via. Ma il padre non si spostava, assorto com'er.a nel suo
calcolo matematico: un oggetto che cade da quell'altezza,
con che velocità toccherà il suolo?
L'uomo fu colpito dall'oggetto, mentre il bambino riuscì
a salvarsi, ma non poté mai capire perché suo padre fosse
rimasto così stupidamente immobile. '
Quando il ki è localizzato al cervello, quest'ultimo lavora

216
a scapito di tutto il resto del corpo. I1 ki è intenso quan­
do si è giovani, si affievolisce con il passare degli anni,
scompare con la morte. Essendo accettate queste basi non
intellettuali, ma intuitive e dirette, Io sviluppo del ki nelle
arti giapponesi è stato completamente diverso da quello
dell'Occidente nella sua evoluzione culturale : la ricerca del­
la verità astratta e generale.
L'apprendimento di un'arte giapponese dipende dal ko­
kyu, equivalente propriamente detto della respirazione. Que­
sta parola significa anche abilità nel fare qualche cosa, de­
strezza ; quando non si ha kokyu, non si possono fare le
cose come si dovrebbero. Un cuoco ha bisogno del kokyu
per usare bene il coltello, l'operaio per usare gli attrezzi .
Il kokyu non si spiega, si acquisisce.,
Una volta 'ho visto un operaio -lavorare con il cacciavite
su macchinari molto arrugginiti. Anch'io ho provato a svi­
tare, ma invano, c'era troppa ruggine. Per lui, invece, il
problema non esistev�; svitò tutto con gran facilità, non
perché fosse più forte, ma perché aveva il kokyu . Quan­
do lo si è acquisito, si ba l'impressione che gli utensili, i
macchinari, i materiali fino allora « indomabili » diventino
di colpo docili e che obbediscano al nostro comando senza
opporre resistenza.
Ki e kokyu, respirazione,· intuizione, ecco i temi intorno
ai quali ruotano le arti e i mestieri giapponesi. Costituisco­
no il segreto professionale, non perché li si conservi come
brevetti, ma perché intellettualmente non trasmissibili. La
respirazione è il massimo segreto dell'apprendimento. Solo
i migliori discepoli vi accedono, dopo aver .sostenuto anni
di sforzi. Si dice che un maestro di arti marziali dietro al
quale abbaiano i cani, non sia un buon maestro. I Francesi
sanno come farli . tacere infilando loro un po' di zucchero
in gola. È astuzia, destrezza, ma non' è il kokyu , respira­
zione, che è tutta un'altra cosa.
Nd movimento rigeneratore facciamo il contrario di quel
che si fa tradizionalmente: cominciamo dal massimo segre­
to, senza pr;eamboli. Non ho voluto fare del ki l'oggetto di
una ricer�a accademica, sto semplicemente cercando di for­
mulare qualche principio fondamentale a mo' di postulato
scientifico. Primo: il ki precede ogni fenomeno vitale.
È un postulato che ci spinge a dare una grande importan­
za a quello spazio oscuro, invisibile, ancora fluttuante che
precede ogni fatto. Esso ci propone u n punto di vista fon-

217
damentalmente differente da quello dell'uomo anatomico.
Qui l'uomo viene concepito non come un insieme composto
da parti e organi diversi, ma come un tutto, come la proie­
zione sul piano fenomenico di un'unità invisibile, che · non
è qualcosa di occulto o di magico, ma è anzi molto banale.
Quando io riconosco un uomo, Marco, per esempio, non
faccio l'inventario di tutte le sue parti. Se perde un braccio
o tutt'e due le gambe, se gli tolgono lo stomaco o l'appen­
dice, non cessa di essere Marco né diventa per questo una
parte di Marco. Questo stesso Marco esisteva già dal mo­
mento della fecondazione dell'ovulo nel ventre di sua ma­
dre, benché non avesse ancora né testa, né gambe, né nome.
È quest'unità invisibile che lavora durante la vita dell'indi­
viduo, assorbendo, a seconda dei suoi bisogni, quanto gli
serve e rigettando ciò che è inutile. Aria, acqua, minerali
· d iversi, vitamine, eccetera sono gli elementi che la scienza
ritiene indispensabili alla vita. Per quanto necessari, essi
non sono sufficienti: quando l'unità invisibile non lavora
più, quando il ki sparisce, non vengono più assorbiti. È per
questo che si muore anche respirando l'aria migliore, be­
vendo l'acqua più pura, mangiando gli alimentì più scelti.
II riconoscimento di quest'unità non rientra nell'ambito del­
la scienza, ma in quello della filosofia.
Secondo·p ostulato: il ki è contagioso.
I diversi stati d el ki si manifestano ne1l'individuo provo­
cando agitazione, calma, ner:vosismo, gaiezza, tristezza. È
evidente che questi stati agiscono sul soggetto che si trova
nella zona d'influenza, ma è una trasmissione diversa da
quella che si verifica in un rapporto di causalità. Non c'è
una certezza meccanica, è qualcosa di più di una certezza.
Tutto cambia, invece, quando si vogliono spiegare gli stati
del ki con le argomentazioni.
Andrea, che a Tokyo lavorava nel mio stesso ufficio, mi
passava davanti ogni tanto per andare ai servizi. Quando
questo suo gesto gli tornava in mente, mi diceva, con un ·

atteggiamento di sollievo, lanciandomi uno sguardo mali­


zioso: « Sai, si dice che un buon cane ne faccia pisciare
sette ». Buon cane, glielo concedo. Può essere che lo sia
anch'io, perché il numero delle persone che ho fatto mo­
rire dagli sbadigli da quando sono qui è molto superiore
al sette.
Credo che queste note preliminari siano sufficienti per
dare una · collocazione al ki dspetto alle idee occidentali.

.218
Resta da spiegare come tali idee si siano evolute nel corso
degli ultimi secoli .
Nella prima metà del XIX secolo, il razionalismo, in Eu­
ropa, raggiunge l'apogeo. Dopo·e ssersi allontanata dalla co­
smogonia teologica, la scienza ha trovato un suo si§tema per
spiegate l'universo. La fisica di Newton è diventata un edi­
ficio monumentale la cui pe,rf.ezione eguaglia quella del Par•
tenone. L'uomo ha raggiunto la conoscenza delle « leggi
della natura ». Forte di essa, potrà provocare a volontà fe­
nomeni che un tempo attribuiva unicamente all'arbitrio 'di
un essere supremo. Ha cosl smesso di essere passivo, perché
i1 suo potere adesso gli permette di tentare la conquista del­
la natura della quale ha svelato i misteri . In testa troviamo
la fisica, seguita da tutte le altre scienze. La causalità è la
regola grammaticale che illumina il mistero.
Il clima di quest'epoca chiar.isce certe tendenz� che pre­
valgono tuttora presso gli Occidentali: la ricerca della cono­
scenza, il desiderio di raggiungere il'p otere per mezzo del­
la conoscenza intellettuale.
La fisica di Newton ci ha rivelato il meccanismo di un uni­
verso in cui nessun fenomeno si produce se non c'è una:
realtà tangibile che lo provoca in modo diretto: è la legge\
dell'inerzia. Ogni possibilità di un'interazione a distanza è
esclusa, a meno di voler essere presi per streghe.
·
Ma nel sistema newtoniano d sono alcune falle. Per co-
'

minciare è impossibile spiegare che cos'è il magnetismo. È


un'interazione a distanza. La gravitazione è un altro bluff,
talmente grande che non costituisce un problema . Mentre
Keplero ha supposto la possibilità di una tale intei-azione,
Galileo l'ba rigettata come una fantasia occulta. C'è voluto
il genio di Newton per farla accettare. Egli afferma: « Non
faccio ipotesi »; ma esiste un'ipotesi più grande della gra­
vitazione?
L'universo di Newton è un piccolo sistema con il sole al
centro e alcun,i pianeti che gli gravitano in.torno. Piccolo in
rapporto aU'universo come lo conosciamo oggi con le ga­
lassie e un numero imprecisato di sistemi solari simili al
nostro, ma già· più grande dell'universo di Dante il cui cen­
tro è situato a Gerusalemme. .
Con Newton comincia la scienz� moderna che si separa.
definitivamente dalla fisica quaf.itativa degli antichi Greci.
Tutto dev'essere spiegato con equazioni e provato con espe-

219
rienze. Le cose esistono in quanto tali, indipendentemente
d�lle nostre percezioni. ,
La scoperta, a metà del XIX secolo, della velocità della
luce ha rivoluzionato il sistema newtoniano. L'universo
smette di esistere. Non si può più dire: quella stella esiste
perché la vedo io e tutti gli altri. Se l a luce impiega tanti
anni per arrivare fino a noi, la stella, nel momento in cui
noi la vediamo, potrebbe anche non esistere più. È un'ot­
tica talmente lontana dai nostri schemi mentali che non riu­
sciamo facilmente a conformarci a essa. Per noi il tempo' e
lo spazio sono idee ben distinte l'una dall'altra. Lo spazio
deve esistere interamente e situàrsi sull'asse dei tempo co­
me il mondo di ieri e quelJo di oggi. Nel nuovo universo
galattico, in cui entra in gioco la velocità della luce, il tem­
po non è più indipendente dallo spazio. Il tempo e lo spa­
zio, intimamente legati fra loro, entrano a far parte della
formazione dell'universo.
La relatività di Einstein è stata accolta con entusia­
smo perché dà dell'universo una spiegazione più adeguata
rispetto alla fisica di Newton. Secon do la teoria della re­
latività, la velocità della luce è costante indipendentemente
dalla direzione che assume partendo dal sistema dal quale
proviene. Questa costante era già stata individuata spe­
rimentalmente da Michelson e Modey.
La teoria della relatività è perfetta? Gli esperimenti, ri­
presi nel XX secolo, sembrano negare questa costante. È
dunque errata la teoria? È discreditata? Gli scienziati tro­
vano che comunque la fisica di Einstein è superiore a . quel­
la di Newton, ma non dicono che essa rappresenti l a ve­
rità assoluta. La bomba atomica non può in alcun modo
essere una delle conseguenze della fisica classica.
È curioso constatare che l'accettazione di una teot;ia non
deriva unicamente dalla preoccupazione per la verità, ma
anche da una preoccupazione estetica. Se una formula si
presenta con un aspetto troppo complicato, non colpisce
l'immaginazìone. Diventa un « aborto ». C'è un numero in­
calcolabile di aborti sia nei ricercatori sia nei profani, nei
. . .
p1u svariati camp1.
' .

Per duemila anni, dai tempi degli antichi Greci, le orbi­


te dei pianeti sono state rappresentate con cerchi perfetti,
fino al giorno in cui Keplero ha scoperto chè sono elicoi­
dali. Il motivo di questa persistenza? Il cerchio è più ele­
gante dell'ellisse.

220
Benché il sistema delle coordinate si sia completamente
modificato, è molto difficile distoglierci dai nostri vecchi
schemi . Al di fuori del campo dell'astronomia che si occu­
pa di distanze di migliaia, di milioni d'anni luce, il mondo
esiste, la sedia esiste, tale quale noi li vediamo e li tocchia­
mo. Il mondo nel quale viviamo è troppo ristretto perché
si debba tener conto della velocità della luce. Il sistema
newtoniano deve sopravvivere, insieme alla geometria eu­
clidea e alla causalità d'interazione sostanziale fra le inasse.
La legge della causalità è dunque valida nella vita quo­
tidiana . Se lasciamo cadere un piatto per terra, Ìfltenzional­
mente o involontariamente, è inevitabile che si rompa. Da­
to A, si produce B. Resta comunque da stabilire ·perché e
come lo si sia fatto cadere.
Ma la causalità non è la sola regola della grammatica
scientifica. Non tutti i fenomeni si possono spiegare con
l'interazione meccanica fra masse solide: il caso di gas e di
liquidi in cui è praticamente impossibile seguire il compor­
tamento di ogni molecola ce ne dà un esempio. Si è cosl
costretti a prendere in considerazione i risultati globali. La
causalità pura è obbligata a cedere il posto alla probabilità,
capace di trattare il complesso degli avvenimenti fortuiti
e incerti.
È nel XX secolo che, con il progredire delle ricerche ato­
miche, la causalità cessa di essere il principale strumento di
lavoro. Ancora all'inizio del secolo, l'atomo veniva rappre­
sentato a immagine del sistema solare, con i protoni e i
neutroni che formavano il nucleo e gli elettroni che gira­
vano intorno a esso, come i pianeti intorno al sole. Ben
presto si scopre che queste particelle elementari, ultimi ele­
menti costituenti la materia, hanno un curioso comporta­
mento. Si comportano sia come corpuscoli sia come onde.
È il contrario del buon senso. Una palla da biliardo non ·

si comporta a volte come una palla d'avorio e a volte come


un'onda. Se una tale fantasia fosse realizzabile, non si po­
trebbe più giocare a biliardo.
La massa, considerata sostanza solida dalla fisica di New­
ton, dopo la formula di Einstein: E = m2, è divenuta l'equi­
valente di una quantità di energia concentrata.
Nell'ultimo secolo c'era un aspetto di cui, nello studio
dei fenomeni, non si teneva conto: il ruolo dell'osservatore.
Si ammetteva tacitamente che è possibile misurare una cer-

221
ta quantità · con assoluta precisione solo avendo un buon
occhio e uno strumento m0lto preciso. Si beneficia tuttora
di questo principio. Lo Stato esercita un severo còntrollo su­
gli strumenti di · misura affinché non ci sia il rischiò di farsi
derubare acquistando un chilogrammo di patate. Come s'im­
brogliava ai tempi feudali in Giappone! Il signore si ser­
viva di una misura più grande per prendere il riso dai
contadini e di una più piccola per pagare i suoi dipendenti.
Senza dubbio, al livello microcosmico degli atomi è im­
possibile concepire uno strumento capace di misurare le
particelle elementari s�nza influenzarne il comportamento.
Si è finito per ammettere l'incertezza come una verità
scientifica, cosa inaccettabile dal punto di vista determini­
stico delPinizio del XIX secolo. Il principio d'incertezza
di Heisenberg afferma che non è possibile determinare con
precisione contemporaneamente la posizione e la velocità di
un corpuscolo in meccanica infra-atomica. Trasportando que­
sto principio su un piano più familiare, è come se filmassi­
mo un corridore sulla pista. Se la camera è fissa, si ripren­
derà tutto lo sfondo con gli spettatori e i loro gesti, ma
il corridore passerà come un, bolide senza che si possa co­
gliere nettamente l'espressione del suo volto. Se invece si
vuoi sapere chi è il corridore e vedere l'espressione che ha
. sul viso, bisogna far muovere la camera alla sua 'velocità.
In questo caso tutto lo sfondo viene sfumato.
Cosi tutto ciò che è · stato affermato all'inizio del XIX
secolo, il senso del reale, le leggi della natura, la causalità,
lo spazio e il tempo secondo coordinate immutabili dell'uni-
,

verso, è infìrmato dallo studio più avanzato dei fenomeni


fisici.
Il problema è molto grave perché in questo modo per­
diamo le fondamenta stesse della nostra logica. Non sappia­
mo più qual è il vero significato del buon senso. Quando
sì proietta un elettrone su uno schermo con due fori, esso
produce interferenze caratteristiche di due onde. che si ur­
tano. Bisogna ammettere che l'elettrone è passato simulta­
neamente attraverso i due fori, che è come ammettere che
lanciando un sasso si possano contemporaneamente rompere
i vetri di due finestre poste l'una di fianco all'altra, o che un
assassmo possa entrare m una casa contemporaneamente
• •

attraverso la porta anteriore e quella posteriore.


Se l'autore dì un romanzo poliziesco adottasse una solu-

222
zione del genere per spiegare un misterioso crimine, il letto­
re non tarderebbe a gettare il libro nella spazzatura. Eppure
gli scienziati che hanno enunciato queste idee paradossali,
hanno avuto l'onore di ricevere il premio Nobel.

223
XXIV

IL CAMPO PSI

'

Nella seconda metà del XX secolo si è verificato uno


strano fenomeno: un avvicinamento fra la fisica, scienza
esatta per eccellenza, e la parapsicologia, novità nel campo
della scienza. .
La , fisica è divenuta man mano sempre più occulta sfi­
dando il comune buon senso. La parapsicologia, invece, si
avvidna alle scienze esatte per la perfezione dei suoi stru­
menti di controllo. È nota la legge dei grandi numeri .
Quando non si può più decidere su una base logica sulla
scelta da fare, si gioca a testa o croce. La decisione è affi­
data al caso e si è tenuti a rispettarla sia che la sì attri­
buisca alla Provvidenza, sia che si voglia evitare . di pren­
dere la responsabilità di una decisione.
Secondo la legge dei grandi numeri, più si ripete l'ope­
razione meno spazio si lascia al caso e tanto più le possi­
bilità si avvicinano a un cinquanta per cento testa e un cin­
quanta per cento croce : il che conferma che non si può de­
cidere né pro né contro.
Ammesso questo in via teorica, ci resta dà sapere se la
realtà ce lo conferma. I numerosi esperimenti condotti dal
dottor Rhine dell'università di Duke, nella Carolina del
Nord, e dai suoi collaboratori, a partire dagli anni Trenta,
hanno portato a conclusioni ben diverse. Non penso che
sia il caso di sottolineare il rigore con cui questi studiosi
hanno condotto le loro ricerche, ben lontane dall'intimità
in cui si svolgono le sedute medianiche rispetto alle quali
c'è una· netta divisione tra quelli che ci credono e quelli
che· li tacciano di credulità. Qui siamo nell'atmosfera sterile
del laboratorio . Non è più la voce della zia defunta che ,
parla uscendo dall'ombra, sono migliaia di persone prepa­
rate che partecipano agli esperimenti, senza essere informa­
te prima del loro scopo, mentre minuziose precauzioni so-

224
'

no state adottate per .escludere ogni rischio d'imbroglio.


L�esperimento di Rhine consiste in una specie di telepa­
'
tia. L'emittente e H ricevente si trovano · in due stanze se­
parate: si tratta d'indovinare i dnque segni riportati sulle
' carte Zener. La prob�bilità di una risposta giusta è dunque
di uno su cinque.
Se, su un totale di cento risposte, se ne ottengono ven­
tidue giuste anziché venti� cioè il dieci per cento in più di
quanto sarebbe probabile, non si parla di un risultato straor­
dinario. , Ma· se, continu'ando l'esperimento, si ottengono
duecentoventi risposte giuste al posto di duecento sq un
totale di mille, il risultato comincerà a essere interessante
perché non c'è che :una possibilità su sei che si verifichi .
Di ottenere i1 dieci per cento in più' del ptobabile su un
totale di cinquemila, non ci sarà che una possibilità su
duemila. Se la stessa cosa si verifica su un totale di. dieci­
mila, la possibilità sarà una su due milioni. Se il rtumeto
degli esperimenti supera l'ordine del milione, con una mag­
gioranza del dieci per cento sulla .probabilità, sarà logico
ammettere che il risultato non dipende solo dal caso. La
legge dei grandi numeri, teoricamente esatta, qui non è più
applicabile: .
L'esperimento di Rhine è semplice ed elementare, ma ha
il vantaggio d' imporsi immediatamente alla logica. È più
logico rifiutare i fatti in noine della logica o ammetterli per
dedurne una logica nuova? Le controversie che all'inizio
avevano diviso l'opinione degli scienziati sono crollate dj
fronte a] rigore incontestabile , dei fatti. .
Resta da sapere qual è il fattore che rende inattendibile
il calcolo delle probabilità: chi agisce a dispetto della legge
dei grandi numeri ? La volontà? L'intuizione? Sono ipotesi
che certamente non semplificano il disagio intellettuale pro-
·

vocato da questi esperimenti.


·

Il dottor Rhine per indicare la percezione extrasensoria­


le ha. a-dottato l'espressione << campo psi ». La fisica è ricor­
sa diverse volte alla parola « ca)Tlpo »; campo magnetico,
campo elettrico, campo gravitazionale, ecetera, indicando
così uno spazio dove si, produce un'interazione sehza un
contatto materiale. « Psi » è la ventitreesima lettera del­
l'alfabeto greco. È un'allusione allà parola psyché? Non
lo so.
·

Comunque l'espressione campo psi lascia un ampio spa­


zio d1interpretazione che è un grande vantaggio rispetto

225
,.
titerra, l'universo con l'antiuniverso. Tutto può annientarsi
istantaneamente.
Nel 1949 R. Feymann avanza l'idea che il positrone non
sia che l'elettrone normale che torna indietro nel iempo in
una frazione infìnitesimale di secondo. La stessa ipotesi sa­
rebbe applicabile anche alle altre antiparticelle. Un duro
colpo per la nostra concezione del tempo. Il tempo è stato
finora il solo asse a senso unico. Se il tempo si sposta dal
fu�uro al passato e viceversa, che ne sarà del principio di
causalità? Non si potrà più dire: tale la causa, tale l'effetto,
perché l'effetto precede la causa. La causalità, arma potente
in virtù della quale l'Occidente ha potuto imporsi ogni sor­
ta di divieti (se bevi, diventerai un alcoolizzato, dunque
non bisogna bere), viene così minata alla base.
Suen Tseu, stratega cinese del VI secolo a.C., semb�a
confermare con il suo pensiero le ipotesi precedenti. Egli
dice infatti: prima vinci e poi dà b_iittaglia. Per quanto
stravagante possa sembrare, se penso alle esperienze che
quotidianamente mi è dato di vivere, questo pensiero mi
sembra molto vero.
Secondo Adrian Dobbs, si è arrivati a concepire due di­
mensioni temporali diverse: una deterministica, quella che
conoscevamo già, e l'altra probabilistica, che si accorda be­
ne con la teoria ' quantistica, ma che fornisce anche una
giustificazione scientifica ai fenomeni parapsicologici come
la telepatia o la premonizione.
Il riavvicinamento fra questi due campi, che fino a poco
tempo fa sembravano appartenere a due ordini completa.­
mehte estranei, l'uno fisico e materialista, l'altro pskolçgi­
co e umano, viene tentato da Dobbs basandosi sulle ricer­
che del fisiologo John Eccles e dello psicologo Cyril Butt
che formula l'ipotesi degli « psiconi », specie di patticelle­
configurazioni che espleterebbero la nostra attività mentale.
Dobbs definisce gli « psitroni » particelle-messaggeri che a­
giscono nella seconda dimensione temporale probabilistica
in modo da fornirci informazioni sull'avvenire ancora inde­
terminato.
L'informazione, che nella fisica newtoniana non era mai
stata presa in considerazione, come oggetto di studio, per
la sua immaterialità, sembra ottenere il diritto di e�sere ci­
tata nella fisica moderna, dal momento che si occupa di
« masse negative », di « masse immaginarie » e di « tran-

228
, sizi0ne virt tale
� », cioè di cose che, nel senso tradizionale
della parola, non esistono.
Secondo Dobbs, gli psitroni, sciame di particelle apparte­
nenti a una massa originaria, agirebbero sui neuroni di un
soggetto particolarmente ricettivo portando una certa quan­
tità di potenziale virtuale e comunicandogli non solo lo
stato attuale del sistema che li emette, ma anche le « pre·
formazioni » del suo possibile stato futuro. Gli psitroni in­
formerebbero direttamente iJ ·cervello del soggetto, senza
passare per gli organi sensoriali ; ben diverso è iJ caso dei
fotoni che attraverso la retina eccitano il nervo visivo. Gli
psitroni potrebbero passare ovunque senza incontrare resi­
stenze, essendo masse immaginarie, con una velocità supe­
riore a quella della luce.
Ipotesi molto seducente. In questo modo gli psiconi
potrebbero servire da elementi agenti della :nostra attività
mentale, che non è né limitata nella velocità né rallentata
dalla resistenza materiale. Potrebbero così essere utili nel­
la premonizione, mentre ci sarebbero -difficoltà per guanto
riguarda la psicocinesi, interazione del pensiero sulla mate­
ria che mette in difficoltà il nostro pensiero volontario. i1
quale agisce di solito solo per mezzo dei muscoli.
Ho offerto un'immagine un po' sommaria di ciò che sta
avvenendo nel campo della fisica moderna e del suo rappor­
to con la parapsicologia. Un tale atteggiamento può essere
permesso soltanto a ùn profano che ha il privilegio di po­
ter condurre il discorso in generale senza dover entrare in
particolari imbarazzanti, e che può considerare solo i punti
che gli interessano. Il lavoro dei ricercatori dev'essere mol­
to arduo. n loro linguaggio, a differenza di qùello degli
scienziati del secolo scorso, è del tutto ermetico, inconce­
pibile, perché non si riferisce più aUe abitudini della nostra
vita quotidiana. Ma un professore di fisica non penserà mai,
in classe, che da un punto di vista atomico non esistono gli
studenti, né l'aula, né la lavagna. Li accetterà come se esi­
stessero realmente. In questo non è diverso da chiunque
tltro. Altrimenti sarebbe costretto ad ammettere che non
esiste neppure il suo stipendio, né lui stesso.
In che modo rapportare il ki a ricerche tanto avanzate?
l l ki è una particella-onda, una specie di psitrone, una sorta
li campo, come il campo magnetico, il campo gravito elet­
' m-magnetico, il campo psi parapsicologico o quello quan·
••ro? Che cos'è il ki? Ebbene, non lo so, e se dicessi di sa·

229
perlo sarebbe falso . Comunque il ki non ha niente a che
vedere con questi linguaggi da laboratorio. Se mai si defi­
nisse il ki come onda o campo, esso cesserebbe di essere
il ki.
Eppure il ki è perfettamente avvertibile nel suo stato pri­
mario e immediato con tutto quello che ha di vago e inde­
finibile. Anche se il cervello non è cosciente di questo stato
primario, esso si riflette sul comportamento dell'individuo.
Prima della guerra, Noguchi aveva una casa in cui il suo
studio era situato sotto una scala. In Giappone, prima di
entrare in casa ci si toglie le scarpe. Le scale sono fatte di
spesse tavole di legno in modo che si sente il rumore dei
passi. Noguchi ha cominciato a percepire la · differenza fra
chi stava scendendo e chi stava salendo, poi a riconoscere
il passo di ognuno e, infine, è arrivato a immaginare il tipo
di passo che una persona avrebbe avuto. Fin qui niente di
straordinario: ci sono persone che arrivano allo stesso risul­
tato istintivamente. La sua perseveranza andò ben oltre.
La casa bruciò sotto i bombardamenti; nella nuova abita­
zione, il suo studio si trovava in cima alle scale, e questo
gli permetteva di verificare con lo sguardo le posizioni che
ognuno prendeva e che lui si rappresentava mentalmente.
Finl così per capire che ogni individuo ha un suo modo
particolare di camminare, di sedersi, di lavarsi, di salutare
eccetera, e che queste particolarità dipendono dalla mobili­
t� delle vertebre lombari.
Poteva capire, solo sentendo i passi o guardando il modo
di camminare, con chi aveva a che fare. Se si trattava di
qualcuno che aveva fame, che aveva bevuto, che aveva
l'abitudine di dormire due giorni di seguito, di una perso­
na frettolosa, rilassata, con preoccupazioni o piena di spe­
ranze, di qualcuno con le emorroidi o con la diarrea. Ma la
constatazione fatta in seguito è ancora più sconcertante: la
modificazione nel movimento, nel modo di camminare o di
salire le scale eccetera, precede un cambiamento fisiologico.
In altre parole, il modo particolare di muoversi della donna
incinta viene adottato già prima del concepimento. Chi sta
per manifestare uno scoppio d'ira, scende le scale in un
modo che annuncia quest'esplosione. Il movimento dunque
precede la presa di coscienza dell'atto. Solo dopo aver com­
piuto l'atto, si arriva a rendersene conto. Noguchi si è sem­
pre più interessato a ciò che precede l'atto e alla presa · di
' coscienza di esso.

230
Motore di tutto questo (movimento del corpo, cambia­
mento psicologico) è il ki. Esso fa parte del preconscio. È
un termine che serve a designare i dati empirici allo stato
primario, senza passare per elaborazioni intellettuali. Il ki
non si può definire né come fenomeno, né come presenza
ipotetica di particelle-onda di una certa natura. Se proprio
si dovesse esprimere con una formula matematica, sarebbe
·

questa: ki= o, ki =tutto.


Se una donna dice all'amante sospirando: « Tu non capi­
sci il ki-mochi femminile », l'uomo cercherà di recuperare
il legame che sta per spezzarsi, e di capire, ciò che la donna
ha voluto dire senza poterlo esprimere con le parole. Un
passaggio di questo genere si può trovare frequentemente in
un romanzo d'appendice e tutti lo leggono senza lambiccar­
si il cervello.
Ma se un uomo dice: « Ci sono alcuni psitroni che in­
fluenzano i neuroni de1la mia corteccia in modo tale che le
mie braccia cercano di abbracciarti » , sembra un automa o
più semplicemente uno che fa un · brutto scherzo. Tutti i
termini inventati dall'Occidente per spiegare i fenomeni psi­
chici sono di natura intellettuale, cioè del tipo l , cerebrale
attivo. È una caratteristica del cervello quella di cercare di
comprendere, di spiegare e di formulare ipotesi, così come
di stancarsi di una cosa per cercare novità. Dopo il magne­
tismo, l'onda, il mindone, lo psicone, lo psitrone, s'inven­
teranno altre parole. C'è la continua preoccupazione di tro­
vare un sistema di riferimento, di avere coordinate univer­
sali, di cercare formule cpe possono essere ripetute a vo­
lontà. È insommà come il modello della grammatica greca
con le sue categorie che si perpetua nelle lingue europee.
Il ki inv;ece appartiene alla terminologia del tipo 9, in­
tuitiva attiva. Ce ne serviamo per sentire e non per spiegare.
È una parola semplice, applicabile però a una quantità di
situazioni, è ricca e complessa e non c'è bisogno di caro­
biada.
Una delle caratteristiche che distinguono la terminologia
del tipo l da quella adottata dal tipo 9, è il diverso valore
attribuito alle coordinate. Nel primo caso questo valore è
obiettivo e universale, nel secondo esso cambia in ragione
del ki. In altre parole: un minuto può essere troppo lungo
mentre un'ora può essere troppo breve.
Noguchi si rammarica perché tanta gente non sa tenere
fra le braccia un bambino, che è portato spess_o come un

231
pacchetto e non come un essere vivente. Ogni essere vi­
vente ha un suo particolare ritmo. Quando un bambino sta
bene, è pesante, se lo si sen,te leggero vuoi dire ,che ha
qualche disturbo. Ma come sapere se è leggero o pesante?
Se lo si mette su una bilancia si vedrà che il suo peso effet­
tivo non è cambiato. Solo la mano sensibile e attenta può
accorgersene. Il ki è l'amore, è la vita. Es$0 appartiene al­
la saggezza del corpo , quel corpo che l'Europa ha comple­
tamente dimenticato nel corso della sua evoluzione.

232
xxv

L'UNIVERSO CHIUSO

Spezzando lo splendore dell'universo, sbricio­


lando la struttura degli esseri e riducendo la vi­
sione integrale degli antichi, sono pochi coloro
che arrivano ad abbracciare le bellezze dell'uni·
verso e a riflettere il vero volto dello spirito.
Chuang-tseu

Il progresso scientifico compie sempre nuove scoperte,


precise ed esatte. Si riconferma in questo modo l'idea che
l'uomo è una macchina molto complessa, ma scientificamen­
te spiegabile. Anche lo stato d'animo, per esempio, dipen­
derebbe da una particolare condizione biochimica: si è sco­
perto cosl che nel sangue degli ansiosi c'è un tasso d'acido
lattico e di lattati superiore alla media. Iniettando dell'aci­
do lattico nel sangue di soggetti perfettamente sani e rilas­
sati, essi diventano ansiosi. Anche l'applicazione della tec­
nologia elettrica al cervello ha fatto grossi progressi. Per
mezzo dell'elettroencefalogramma sono stati riscontrati, in
numerosi casi di epilessia, disordini elettrici localizzati. Si
è cosl arrivati a concepire l'idea di guarire l'epilessia impian­
tando elettrodi permanenti costituiti da piccoli aghi metal­
lici infissi attraverso la parete cranica e che penetrano in
certi punti del lobo temporale accuratamente scelti.
Facendo questi esperimenti si è anche scoperto che, per
mezzo di una scarica elettrica, si possono evocare ricordi
sperduti negli angoli più récondi.ti della memoria, come il
ricordo della focaccia di Marcel Proust. Il neurofìsiologo ca­
nadese Penfìeld ne ha tratto la conclusione che ogni essere
umano possiede una memoria assoluta, totale, normalmente
inaccessibile.
Questo non mi sorprende affatto. Noguchi m i ha già par­
lato di questa memoria assoluta. I soggetti ipnotizzati pos­
sono ricordare piccoli particolari del loro passato, cose ba­
nali e insignificanti, che al momento non avevano neppure
preso in considerazione: un mozzicone di sigaretta · nel por­
tacenere o una matita sul tavolo.
Anche con il movimento rigeneratore si arriva a far emer­
gere ricordi sepolti, come sequenze disordinate di un film.
Noi però non pratichiamo la psicanalisi, li lasciamo sempli-

233
cemente emergere senza dar loro importanza. La cosa più
importante, per noi, è che passino e che non vengano trat-
.

tenuti. ,
Delgado, un allievo spagnolo di Penfield, ha spinto le sue
esperienze ancora più lontano. A un malato era stata inse­
rita nel cervello una serie di elettrodi collegati a una minu­
scola radio ricevente fissata sulla nuca. Toccando questo o
quel bottone del1'emittente, Delgado suscitava nel mala­
to i sentimenti che voleva: la collera, la paura, la fame, la
sete, il desiderio di camminare eccetera. Il malato giustifi­
cava i suoi atteggiamenti con motivi esteriori, psicologici,
oppure sosteneva che si trattava di una sua decisione, men­
tre era lo sperimentatore che lo guidava. L'uomo è dunque
una macchina perfettamente controllabile, sia con la bio­
chimica sia con l'elettricità. Conclusione molto seducente
per chi volesse governare il mondo.
Questo genere di studi si approfondirà sempre più con
il progresso scientifico e il perfezionamento dei meizi d'in­
dagine e ci condurrà a un determinismo sempre più con­
solidato. Le conseguenze che ne derivano sono: la miglior
comprensione del meccanismo neurofìsiologico, ma anche,
inevitabilmente, la negazione totale dei valori umani. Se
ogni azione umana dipende da un certo stato biochimico o
elettrico, bisogna ammettere che non siamo assolutamente
responsabili dei nostri atti. Tutti i delinquenti dovrebbero
essere assolti, mentre dovrebbe spettare al laboratorio tro­
vare i fattori elettrici o biochimici responsabili del crimine.
Se l'uomo è una macchina, appena appena più compli­
cata di un macinino, non ha più senso vivere. La distruzio­
.ne di questi macinini, pitt o meno perfezionati, ha allora lo
stesso senso dell'erosione delle rocce o del frangersi delle
onde. La negazione delJ'uomo è la conseguenza logica del­
l'orientamento che abbiamo pr�so per sondare i misteri del­
la natura. È la risposta paradossale della scienza conforme­
mente alla domanda che abbiamo fatto. In ogni domanda è
già implicita la risposta. Così domandando: «Ha mai men­
tito lei nella sua vita? », si arriva alla conclusione che tutti
gli uomini sono bugiardi perché non esiste un solo essere
umano che, almeno una volta nella vita, non sia ricorso a
questo artificio verbale. Rovesciando la domanda in questo
modo: « Ha mai detto la verità in vita sua? » che conclu­
sione si otterrà?
L'imperativo della scienza è trovare equazioni, relazioni

234
di causa ed effetto. Esse si chiamerannò dj volta in volta
causalità meccanica o causalità biochimica. Ora sappiamo
che la causalità meccanka è caduta dalla sua ·pretenziosa
posizione di assolutlSQlO proprio nel campo della :fisica, che
è il suo terreno. La probabilità sulla quale ci sj. orienta
'sempre più è un'equazione di compromesso. Al di fuori
della causalità e. della probabilità, la sciet:�,za non sa fornire
'
alt're soluzioni.
Desideriamo trovate equazioni infallibìli, ma una volta
applicate, all'uomo, esse si dimostrano estremamente incer­
te. Con questo non voglio dire che sia impossibile rappor­
tare il p.dncipio di causalità all'uomo. Se qualcuno si spara
un colpo in testa e muore, non c'è dubbio che esiste una
relaziohe di causa e effetto fra il colpo e la morte. Ma que­
sto non è . vero in assoluto, perché d sono casi in cui si
può sopravvivere a un evento del genere. Tutto dipende da
un certo numero di fattori piu o meno difficili da determi­
nare: la forza, l'angolazione dell'impatto, il punto colpito
e, soprattutto, lo stato d.'animq del soggetto,. Cercherò di
spiegare meglio questi concetti servendomi di alcuni esem·
pi. Un uomo ,del tutto ubriaco, riceve �n telegtrap)ma che
annuncia il suo crac finanziario. La sbornia gl� passa di col­
po. Si può stabilire una rel�zione di causa e effetto fra il
telegramma e il risveglio della sua coscienza? Se questù
·

fosse possibile in assoluto, s; i potrebbe dprodur.re quel te­


legramma in ,numerose copie e . distribuirlo. Molti .f?'lénages
avrebbero risolto i loro problen:ii. ·
·

Un giorno ho ricevuto la visita di un àroico, conosciuto


tra noi perché rifiutava di bere qualsiasi bevanda alcolica:
non poteva, neppure sopportarne l'odore. Aveva sete e chiese
un bicchiere d'acqua a mia moglie. Quando ebbe vuotato il
bicchiere,. lei gli domandò: «Non ha avvertito niente?.>>,
<<No, perché? Che cosa c::'era? ».
« Ho mess6. qualche . goccia di sakè, ma s.e lei non h a
sentito niente, va bene ».
Nell'acqua oon c'era propdo niente, ma siccome quel­
l'uomo annoiava tutti parlando a tutti del suo rifiuto per
l'alcool, mia moglie aveva voluto fargli uno scherzo. Ciò
nonostante, la pelle dell'uomo divenne rossa e quando la- .
sciò la nostra casa barcollava come un ubriacone. Il miraco­
lo di Gesù, che c.ambia l'acqua .in vino, non è dunque upa
cosa impossibile� .
Durante la guerra uQ, ufficiale
,. giapponese diede una scu-

235
disciata a un prigioniero· che mori seduta siante. Impressio­
nato, l'ufficiale ripeté l'esperimento e constatò che poteva
succedere proprio cosl. Arrivò alla conclusione che l'uomo
poteva morire per il ki, senza una causa reale.
Ancor meno di una scudisciata: bastano çlue gocce d'ac­
qua a provocare la morte. Alcuni studenti di un'università
inglese ebbero l'idea di inscenare per burla .un processo
nei confronti di un custode. Si presentarono vestiti da ma­
gistrati e la procedura si svolse secondo le regole. Il pove­
ro custode, messo al banco degli imputati, fu accusato di
nut:nerosi crimini. Il verdetto venne solennemente pronun­
ciato: condanna a morte. Tenuto conto del suo lungo ser­
vizio, gli fu accordata una grazia : invece di essere decapi­
tato o impiccato, sarebbe morto per dissanguamento.
Legato a una sedia, con gli occhi bendati, gli f�cero cre­
dere che gli fosse stata tagliata una vena del br�ccio. Facen­
do colare dell'acqua tiepida cominciarono a contare le goc­
ce di sangue. Gli era anche stato fatto credere che, arrivato
. a cento gocce, nori avrebbe p�ù avuto abbastanza sangue

per v1vere.
Alla duecentesima goccia gli studenti stavano per scop­
piare in un'immensa risata per lo scherzo tanto ben riusci­
. to, quando si accorsero che il pover'uomo era bell'e morto.
Si possono accusare d'omicidio volontario persone che
non hanno adoperato altro che uno scudiscio o qualche
goccia d'acqua? Le equazioni umane funzionano bene, in
apparenza, ma un bel giorno un parametro sconosciuto le

rovesCia tutte.
L'uomo è come un iceberg la cui parte visibile sembra
rispondere alle nostre esigenze. razionali, mentre'quella som­
·mersa, decisamente più grande, riserva qualche sorpresa.
Quello che conosciamo non può essere uguale a quel che
ci è sconosciuto. È perché si vuole sapere troppo che la vi­
ta muore. Si può definire la vita, ma la vita rifiuta ogni de­
finizione.
Senza dubbio s'impara a vivere sviluppando l'intelligen·
za e riuscendo a distinguere fra ciò che si deve e ciò che
non si deve fare. Ma se la conoscenza fosse una condizione
sine qua non per vivere, nessun neonato sopravviverebbe
più di una settimana. Noi dunque viviamo senza sapere
perché. Certo · ogni apprendimento inizia coscientemente,
ma il conscio senza l'inconscio è impotente. S'impara a ma­
neggiare una forchetta, oppure i bastoncini, a seconda del-

. 236
.
.
l'usanza. Una vplta appreso, il gesto diventa automatico e
'

. viepé·e sèguito senza pensatéi. Ci si rende conto della diffì­


·cciltà dell'apprendimento quando si vuole usare q1,1alche ar­
nese per la prima volta ..
L'abitudine si forma quando un'operazione, iniziata con
difficoltà coscienti, passa al livell6 di incbnscio. In questo
caso si verifica un processo discendente dell'informazione ri­
. cevuta.
· · Questo processo eh< tutti gli esseri umani'. esperimenta­
no nel torso del loro 'sviluppo, è difficile da spiegare. Si
può pensare di paragonarlo· · a un meccanismo · autom!!tico1
· ma questo non spiega ·nulla . . L'.abi' tudine e il meccanicismo
'sono come H giorno e la notte. Un meccanismo lavora sé­
condo un pi�no stabilito\ e non ammette deviazioni,, men- ..
tre l'abitudine ha in sé un certo spazio che permette di adat-
. tarsi alle circostanze. Una forchetta ' può essere d'�tgento,
' quindi · pesante, in allumi.nio 'e . dunque leggèra, lunga, cor­
ta, di ques�a o di quell'altra forma. n boccone . da prendere
può esser.e grande, piccolo, sistemato neJ. cenno del piatto
o a destra. Si pliò essere s�duti su una sedia alta o bassa,
'

e anche l'apertura· della bocca non si trova sempre allo stes­


so ,postò a semnda. cfle uno si chini sul piatto o guardi il
sq.o coR?mèn:sale. Un meccanismo può far muovere la 'far­
. chetta con grande precisione, ma se cino ha la disavventura
di spostarsi, corre il risch�o di cavarsi un occhio.
Per quahto riguarda l'apprendimento delle . gngue, l'opi­
nione generale è che esso. dipenda da una buona memoria .
A questo proposito racèonterò un aneddoto.
Dopo .la fine della·g uerra una donna avevà. cominciato a
�mparare Pinglese. con un professore èhe aveva adottato
questo metodo: le faceva· ripetere frasi fatte. taote volte
quanto era necessario perché la ripetizione divenisse auto­
matica. Una · delle frasi era:· « La stazione di J'okyo ·SÌ tro­
va cinque ·btocks più in là. Giri a sinistra, la secondà ·a
destra ». Un giorno la donna venne . avvicinata da un ame­
. ricano che le chiese dove si trovasse la stazione di Tokvo. -
Contenta di poter mettere finalmente in ptlltica il suo in­
glese, gli iipeté automatkamente la frase fatta. Subito do­
po però si rese conto del suo errore: . la stazione .non si
trovava assolutamente dove lei aveva detto. .
'

Contrarial12ente a qu�1lo c;he ci s'immagina, .oeU'impara­


re una lingua straniera ,n9n sono i termini scientifici le pa­
role più diffic$. I termini tecn'ici, il· linguaggio di labora-
••

237
torio, non sono che segni convenzionali di cui è sufficiente
conoscere il contenuto intellettuale. Un ingegnere giappo�
nese può farsi capire da un collega francese anche· se en­
trambi non parlano che un inglese stentato e zoppicante.
Possono aiutarsi con gesti e con disegni. In questo conte­
sto la traduzione con l'aiuto. di tin ordinatore è possibile.
La vera difficoltà sta nell'appropriarsi delle parole comu­
ni, che tutti conoscon9: sì, no, piccolo, grande, caldo, fred­
do, bene, male ecc. Sono parole vive il cui contorno si
stempera in un chiaroscuro instabile. Dire che sì è affer­
mativo e no negativo è di un semplicismo puramente teori­
co. Un sì può essere affermativo, ma anche imbronciato,
contestatario, disapprovante e a vohe più negativo di un
no. No del resto può essere più affermativo di un sì. Per
avvertirne la sfumatura occorre tener conto del tono della
voce, del sesso e dell'età di chi parla, delle circostanze, del
contesto. È un insieme troppo delicato perché l'intelligenza
da sola possa sbrogliarsela. Senza l'apporto dell'inconscio,
riserva insondabile di memoria che conserva anche le sen­
sazioni in grari parte indefinibili, si cadrebbe in continui
equivoci. Queste sensazioni appartengono al campo del ki.
Se ogni parola semplice e familiare venisse analizzata rigo­
rosamente fin nelle sfumature del suo significato, per noi
sarebbe praticamente impossibile parlare, perché lo sfor­
zo intellettuale necessario sarebbe troppo grande. Ma noi
parliamo senza riflettere né pensare. Parliamo, giustamen­
te, perché non riflettiamo. Ecco un eterno paradosso: le
parole servono per esprimere sentimenti, ma i sentimenti
'
non possono essere espressi con le parole. ·
Che cos'è l'inconscio? È, in c�:mclusione, il corpo, non
quello che conosciamo nell'anatomia, che non è altro che
un'immagine dello spirito, ma il corpo con il quale viviamo,
il corpo che vive. È il corpo che avverte la fame e la sete,
il caldo e il freddo, che riflette la gioia e la tristezza, la
speranza e il timore.
Si ha l'abitudine di attribuire all'intelligenza, al cervello,
la capacità di creare, come se fosse sufficiente avere un buon
cervello per poter creare ogni cosa.· Il processo creativo è
opposto a quello di apprendimento, nel senso che è il la�
voro dell'informazione ascendente. Ma da dove viene l'in­
formazione ascendente? Lo ignoriamo. Siccome l'opera ar­
tistica o scientifica si presenta sotto un aspetto intellettua­
le, non cerchiamo più oltre, ma il corpo partecipa alla crea-

238
zione, q uesto corpo che freme, vibra e pa lpita per l'ispira­
zione. In fin dei conti la letteratura non è che una partico­
lare co mpos izion e delle pa ro le, la pittura dei co lo ri , la mu­
sica dei suoni. Le pa ro le, i co lori , i suoni non hanno in
sé n essun valo re a rtis tico . Sono solo veico li che s ervono a
fa r vibra re il corpo dell'jt rtista e q uello dell'appassionato .
Alcuni anni fa un criti co musica l e g ia ppon ese, Kanetsune,
ha fa tto un es perimento che ha s us ci ta to un g rande scanda­
lo . Ha chies to a un pianista di premere sul pianoforte i
tas ti a caso men tre lui regis trava l'effetto . Po i ha fa tto
ca mmin a re un ga tto sul pianofo rte. La conclus ion e è s ta ta
che non c'era di fferenza fra i s uoni pro do tti dal pianista e
q uelli prodotti da l gatto . Si può dire la s tessa cosa di un
tipografo che co mpone un capo lavoro lettera rio s egu endo
un testo s enza ess ere per q uesto un letterato.
L 'ispirazion e che g uida gli artisti a tro va re una fo rmula
che possa so ddisfa rli, non è po i diversa da llo s lan cio con
cu i un ba mbino cerca una g hio tton eria che s ua madre ha
accurat;t men te nascosto . La fo rmula che adotta ogni a rtista
per trovare l'ispirazion e è del tutto personale. È la con di­
zione in cui s i tro va il corpo che s us cita l'is pirazione. Schi l­
ler per lavo rare annusava le mele marce, T urgen ev faceva
abluzioni a i piedi, Ba lza c so rbiva caffè; q uando il poeta
Hous man sentiva ven ire l'is pirazione, il fremito della s ua
pelle i mpediva a l rasoio di funzionare. Numerosi pittori
regalano q uello che guadagnano con la ven dita dei loro
qua dri perché, ri cchi e so ddis fa tti , si s en tono borg hes i e
s mettono di ess ere artis ti.
La con dizione del corpo di cu i parlo non ha n ien te a che
vedere con le cons tatazioni o ttenute durante un esame me­
dico , con l'a pplica zione di un metodo al chiuso s is tema ana­
tomi co . R itengo che non esista una n etta divisione fra ci ò
che è co rpo e ciò che non lo è. L'unifo rme trasforma l'uomo
in soldato, l'abito fa il monaco . Wagner si ves tiva da donna
per co mpo rre. Il ca ttivo tempo arresta lo s lan cio di alcune
persone, ma ren de i bambin i pi ù vivaci. II ribasso pro voca
l'ulcera gas trica a d alcuni agenti di Borsa . U co rpo è un
insieme di fa tto ri che s i rifl ettono su llo s ta to men ta le e lo
limitano1 così co me lo s ta to men tale si rifl ette sul corpo,
È per questo che Noguchi consig lia di soddisfare le fanta­
sie delle donne in cinte; la gravidanza limita la loro imma­
ginazione. Del res to anch'io , scen dendo per es empio dal

2.39
treno carico di bagagli non mi sentirei libero finché, arri­
vato in albergo, non me ne fossi sbarazzato.
Continuatore della cultura dell'antica Grecia, l'Occiden­
tale cerca 'di spiegare la natura. Scoprire le leggi chè la re­
golano è una necessità; se non la soddisfa non sa più come
orientarsi. La scienza ci offre equazioni che facilitano l'ope­
razione mentale, ma non può accettare niente senza fare
una scelta metodica. Finire in un inquadramento è il suo
destino. L'uhiverso . della scienza è un universo chiuso di
• •

rappresentaZioni.
Non solo l'uomo è sconosciuto, ma non è conoscibile:
sfugge a · ogni equazione proprio nel momçnto in cui si co­
mincia a crederla perfetta. Non esiste una spiegazione sche­
matica che possa comprenderlo interamente. Paradossal­

l

mente si comprende l'uomo quando ci si sbarazza della


preoccupazione di spiegarlo e lo si guarda a occhio nudo.

240
'

·
· XXVI
l

LA SCIENZA E L'INDIVIDUO

'

' '

'

Un articolo di Arthur Koestler, pubblicato nel 1961 sot-


to il titolo Un nuot?O sguardo sullo spirito, solleva, secondo
me, una questione :molto importante: <<La scienza è onni­
potente? In·c aso contrario, quali sono i suoi limiti?».
In questo articolo Ko�stler pubblica le sue riflessioni sui
dibattiti avven u ti durante un congresso che riguardava.<� il
c�ntrollo dello spirito �>, organizzato dal Centro medico del�
l'università della California, al quale era stato ihvitato �
partecipare. Ogni disciplina era rappresentata da eminenti
scienziati: neurofisiologi, psicofarmacologi, psic&logi, �itolo-

g1 eccetera. .

· Dicendo « il controllo dello spirito » (per quanto. spi­


ritualista tale definizione possa sembrare) non s'intendeva
il controllo dello spirito su qu.a:lcosa, ma semplicemehte il
controllo dello spirito per mezzo di agenti esteriori: droga,
lava�gio del cervello, propaganda di rniJ,ssa ,eccetera. Non si
parlava dunque di fenomeni attivi, ma passivi e, di conse.:
guenza, di dati scientifici.
·

Che cos'è lo spirito? Esiste? Va bene dire: «Penso, dun·


que sono », ma questa operazione mentale del pensare non
. sarà un fenom�no puramente biochimico? ,Se è così, l'opera­
zione <� io penso » cade dal suo piedistalJo per ·affiancarsi
a lJO altro qualunque fenomeno naturale� ··
Per capire fino in fondo l'itnportanza dd·problema, . oc­
corre tornare al passato e analizzare le teorie della scuola
'

di psicologia chiamata « behaviorismo �>. .

· Ap�masi con un articolcr di J.B. Watson, professore del­


l'università Johns Hopkins di Baltimora, pubblicato nel
1913, proprio· ai.Ia vigilia della pdma guerra mondHùe,
questa scuola ha esercitato ed esercita tujJ.ora, mezzo secolo
dopo,'la sua ihfluenza non solo sulla psicologia, suo pro-
. prio dominio, ma anche sulla ps i chiatria Stllle scienze so-
,

241
ciali, sulla filosofia, l'etica e in generale sul modo dt pensa­
re delle persone colte. Principio di questa scuola è che bi­
sogna eliminare dal vocabolario scientifico tutti i ter.mini
soggettivi come sensazione, percezione, immagine, deside-
• • • • • •

no, scopo, penstero, emoztone, coscienza, spinto, eccetera.


Ma se si escludono i fenomeni mentali, la psicologia, che
dovrebbe essere una scienza dello spirito, di che cosa si oc­
cuperà? Ebbene, si occuperà dei topi.
Lo spirito, questo giocattolo costoso, per i behavioristi
non esiste più. Si occupano solo del comportamento, osser­
vabile e misurabile, degli animali e non degli uomini, per­
ché non è possibile misurare il comportamento umano
quantitativamente in laboratorio. Bisogna ammettere d'al­
tro canto che le cavie umane sono troppo care.
Il behaviorista conduce dunque i propri esperimenti su
topi e piccioni, i cui comportamenti sono misurabili, con
lo stesso atteggiamento con cui il fisico controlla un ago
che oscilla su un quadrante. Partendo dai dati scientifici
che ne ricava, solidamente modellati sul determinismo del-
r la fisica meccanicistica del XIX secolo, arriva a dedurre il
comportamento umano.
Per trent'anni è stato eseguito instancabilmente lo stesso
esperimento: un topo viene messo in una scatola, detta sca­
tola di Skinner, formata da un ripiano, un'ampolla elettri­
ca, e un'assicella facilmente ribaltabile se il topo tenta di
montl!rci sopra. Quando il topo riesce a mantenercisi in
equilibrio senza rovesciarla, viene ricompensato da un boc­
cone di cibo che cade automaticamente nella scatola. Que­
sto procedimento sperimentale, detto « condizionamento at­
tivo >>, mostra come il topo agisca sull 'ambiente. Nel caso
dell'uomo, l'azione sull'assicella si chiamerà lavoro e il boc­
cone di cibo salario. Secondo la scuola behaviorista, l'uomo,
come ogni altro organismo, non è che un automa passivo,
teleguidato dall'ambiente, e il suo unico scopo nella vita
è quello di ridurre le tensioni servendosi di reazioni d'a­
dattamento. Ecco che, attraverso l'esperimento del topo,
il condizionamento dell'uomo è scientificamente dimostrato.
Secondo questa scuola non possono esistere stati sogget­
tivi come l'originalità e la creatività. Portando agli estremi
le teorie di Watson, si potrebbe per esempio sostenere che
il sarto Patou non ha alcuna immagine' nella mente alla
quale fare riferimento per creare un nuovo vestito. Egli
avvolge intorno al suo manichino un pezzo di seta, tira

242
un po' di qua e un po' di là, finché ottiene una cosa cht•
somiglia a un vestito, la elabora ancora un po' finché diven­
ta una creazione, esattamente come il povero topo che, a
forza di tentativi, riesce a montare sull'assicella. Ecco una
possibilità inaudita per tutti di diventare Shakespeare, Goe­
the, Mozart o Picasso, a scelta. L'utilizzazione di un ordi­
natore potrà facilitare il lavoro. Dato che, secondo questo
. . . . . ' .
prmqpto, ogm orgamsmo e un automa passivo, non occor-
re altro che rispondere passivamente agli stimoli, come una
boccia che rotola colpita da una stecca di biliardo'. La vita
non sarebbe du1'lque altro che un susseguirsi di stimoli e
• •

reazwm.
Ecco un esempio verbale di questo concatenamento, trat­
to da un manuale di psicologia in dotazione agli studenti
americani, che mostra come fenomeni complessi possano ri­
dursi a una serie di risposte semplici.
Lui: «Che ore sono? ».
Lei: « Mezzogiorno »,
Lui: « Grazie >>.
Lei: « Prego ».

Lui: « Se andassimo a mangiare? » .


Lei: « Ottima idea ».
Davanti a questo dialogo tipico, ufficialmente adottato,
resto stupefatto. È possibile che tutto il comportamento del­
l'uomo sia semplicemente riconducibile a questo prototipo?
In ogni caso una situazione del genere potrebbe verifi­
ca�si negli Stati Uniti, dove darsi appuntamenti fra giovani
studenti dei due sessi è d'abitudine. Nel Giappone d'ante­
guerra una tale conversazione sarebbe stata possibile solo
fra una prostituta e il suo cliente. E forse neppure in quel
caso. La ragione è certamente che il Giappone d'anteguerra
non era ancora abbastanza « rattizzato » secondo i desideri
della psicologia behaviorista.
l
Ma ritorniamo a Koestler e a l congresso sul « controllo
dello spirito ».
Per lui il behaviorismo è insostenibile perché si preten­
de di prevedere e controllare l'attività umana come i fisici
controllano e manipolano gli altri fenomeni naturali. Ma
questi fisici non sono altro che deterministi del XIX seco­
lo. Nel XX secolo Heisenbe,-g, illustre fisico, non ha forse
detto che ·« la natura è imprevedibile »?
Bisogna ammettere che i vari rami della scienza non
vanno di pari passo e che fra loro ci sono disparità. La fi.

243
.'

sica è all'avanguardia, ma molte altre scienze, e la maggior


parte delle istituzioni sociali, sono ancora solidamente an­
corate ai principi della fisica meccanicista del XIX secolo
che ha il gran vantaggio di soddisfare il razionalismo 'della
massa perché i suoi principi non sono 'lontani dal nostro
modo di ragionare quotidiano.
La testimonianza di Wilder Penfì.eld, eminente neurolo­
go contemporaneo, in questo congresso, merita la nostra
attenzione. Penfield, celebte per le sue ricerche sulla memo­
ria assoluta che otteneva per mezzo di una lieve stimola­
zione elettrica.sul cervello, ha affermato che non esiste nes­
suna prova di attività mentale senza l'azione del cervello,
perciò « spirito » e « cervello» sono due entità separate.
A questo proposito ci furono critiche violente nei riguar­
di dei filosofi di Oxford, come Gilbert Ryle e A.J. Ayer,
che negano l'esistenza dello spirito. Ryle paragonava chi
crede nell'anima a quei contadini ignoranti che, alla vista
della prima locomotiva, erano convinti che dentro vi fosse
nascosto un cavallo.
È interessapte notare come i ricercatori nel campo del�
l'anatomia, della fisiologia, della. patologia e della chirur­
gia del cervello, dai quali ci si sarebbero aspettate opinioni
materialistiche, ammettessero l'esistenza dell'entità « spiri­
to », mentre i logici, dai quali ci si sarebbe aspettato un ri­
spetto per lo spirito, non ne mostrassero alcuno, total­
mente ipnotizzati dai tracciati neurologici e dai circuiti
elettrici.
Penfield aveva tuttavia ragioni sperimentali per çredere
all'esistenza di un'entità diversa da quella dei fenomeni
.
puramente neuropsicologici, cioè del corpo. Ecco alcuni dei
· suoi esperimenti. .
Applica un .elettrodo sull'area motrice della corteccia ce­
rebrale del paziente (messa allo scoperto per l'operazione),
che fa muovere automaticamente la mano del lato opposto.
Quando Penfield domanda al paziente perché sta muovendo
la mano, lui risponde: « Non sono io che l'ho mossa. È
stato lei che me l'ha fatta muovere». Dunque il p�ziente
non .è un semplice automa passivo del genere èli un juke­
box perché è cosciente di ciò che sta succedendo in lui.
Un altro esperimento: durante la stimolazione delle aree
motrici della corteccia, Penfìeld chiede al paziente d'impe­
dire alla sua mano di muoversi. Lui l'afferra con l'altra
mano lottando per tenerla ferma.

244
Esiste un'.entità invis1bile che comanda vno dei due emi
�ferì cerebrali. Possiamo chiamada anima o spirito? Chia­
miaJ!lola pure spirito. Ma in quan.to a sapere come lo spi­
rito ' è attaccato al còrpo non siamo più _ avanti di quanto lo
·
fosse Aristotele ·quando , si pose lo- stèSso problema duemi­
latrecento anni fa. « La scienza non porta nessuna delucida­
ziçme sulla natura dell'anima», conclude Penfield.
-.Un'altra importante · testimonianza, durante lo stesso con­
gresso, viene da JotJ.athan Cole, psicofarmacologo. La dichia­
razione che fece in questa occasione lascia sconvolti tl.1tti
coloro .che hanno_ rif;_?osto le loro speranze nell'uso della dro-
, ga come strumento per la salvezza dell'an.ima:
« F. inora i clinici sono stati assolutamente incapaci di sta­
bilire a priori quale pàziente avrebbe reagito e· come... È
stato accertato che le' speranze <;lell'individuo, l'atmosfera
dell'ambiente e l'atteggiamento del medico possono modifi­
care con�iderevolmehte l'efficacia della droga. Comincio
allçn·a a domandarmi se il contesto umano non sia iropqr­
tante o addirittura pii! importante dylla droga...». _

'
Cole fece questo 'esperimento: somministrò una pillola a • •

cemoventi studenti che in seguito avrebbero dovuto soste­


nere una prova scritta. Divise' gli studenti in due gruppi:
agli uni disse che la pillola era di dexedrina, uno stimolante,_
e agli altri- che era t,m sopori�er<;>. In realtà le pillole che
aveva distribuito erano tutte della' stessa natura. Ma i ri­
sultati deWesperimento mostrarono una sostanziale diffe­
renza. Il primo ·gruppo, convinto di aver pteso uno stimo­
lan.te, fu piero di dinamismo, mentre il secondo, che pen­
sava di essere sotto ·l'effetto di un sonnifero, si mostrò apa-
tico e addormentato.
.
, .
- •

Cole fece un rapporto sulle droghe allucinogene. Dispo-


nendo di équipes di ricercatori su entrambe le coste degli
Stati Uniti, a . est e a ovest,· poté. paragonare i differenti
effetti prodotti dalla - stes.sa droga, LSD 0 altro, sui sogget­
ti ddle due regionf. Sulla costa orientale, la droga av·eva
provocato altèrazioni nel campo visivo dei soggetti, ma nes­
sun effétto soggettivo. In California invece regnava uno sta- ·

,
to di euforia, si vivevano avvenimenti cosmièi, d si univa
con il sole, la morte e la resurrezione. .
Spirito, autosuggestione, ambiente, ecco altrettanti miste­
ri. La testimoqia,nza del dottor Robert R<?senthal, pskologo1
è ancora più sconvolgente. Come psicologo, si era .dediCato
a un tipo classico di esperimenti, insegnando ad alcuni to-

.
pi a muo versi in un l abir in to . Può darsi che vi fosse obbli­
gato se voleva dare l a scalata al successo, ma bisogn a am­
me ttere c he' ha al meno av uto l 'as tuzia di farlo a modo s .uo .
E gl i dlln que consegnò alcuni to pi a un gr uppo di r icer ca­
tori, ass icur an do che s i trattav a di « gen i » , e do cumen tando
l a sua affe rmazione con pe digree e quo ziente d'intelligenza
e cce zion almen te elevato . A un al tro gr uppo diede un grup­
po di to pi che dichiarò s tupidi. In real tà i to pi erano tutti
ugual i e nessuno presentava par ticolari carat teris tiche . Ma
il r is ul tato fu sorprenden te . I topi geniali o ttennero un pun ­
teggio indiscutibil men te s uperiore a quello de i to pi giudi­
cati stupidi, anche se ques ta differenza era sol tanto , nella
tes tà de i r icer cator i . L a sola spiegazione che Rosen thal ha
s aputo dare è c he l 'ide a pre concetta sia s tata in qualche
modo tras messa ai to pi.. . ma co me ?
E cco l 'atten dibil ità di d ò che co munemen te s i chiama
« s cien tificamen te pro vato» , formul a che cor ris pon de al­
l'an tico « l 'ha de tto Ar is to tele» .
Citiamo an cm:a il professar Hyden , citologo: « Se de ci­
dete di fare un esper imen to per dimostr are l 'attività r ifles­
s a , il povero an imale non av tà eh� la poss ibil ità di presen­
tare un' attività r iflessa. Es per imenti de l genere sol)o pe r
forza destinati a con fer mare l'ipotesi di p�r tenza, e questo
è il peggio che possa accadere nel campo s pe rimentale» .
Co me dice Koestler , tutti questi orien tamenti con vergenti
in neurofisiologia, neurofarmacologia, psicolo gia s per imen­
tale e ps ico ter apia, dimostr ano che il conce tto di organis mo
umano in teso co me fascio di r iflessi condizionati è un a
as tr azione ... la realtà è l'individuo, un 'unità in de fin ibile con
un a par te impr e vedibile nella sua s tessa essenza che de ­
ter min a l a re azione dell'o rgan ismo agl i s timol i . È infine d ò
che ho ten tato di f ar co mprendere attraverso l a parola « af­
fe ttività ».
« Così » , dice il pro fessar Hyde n , « a un più alto gr adi­

no de lla spirale s iamo di n uo vo immersi nel mondo del l a


magia, m a con . un a co mprensione più so ttile de i po ter i n a­
s costi dello s pirito. Non esis te che un a scienza del generale
pe rché quando l a s i appl ica al particolare si finisce pres to
o tar di nel vicolo cieco che si chiama " idiosin cras ia" ».
Il mo vimento rigene ratore non è bas ato su un a scienza
del «. gene rale » , ·esso si bas a sulla nozione in definibile del
ki. Questo atteggiamen to ne ttamente con tr appos to a quello
çlegli Occiden tali scarta o gn i ipo tesi in telle ttuale s ul l a na-

246
tura del ki e se n e serve invece come di uno srrumento di
lavoro. Il ki è indefinibile, ma questo non significa che si
tratti di una nozione occulta o mistica. Al contrario, avver­
tiamo molto bene ciò che passa in noi, ciò che si èhiama
stato d'animo, senza fare ricorso a nessuna nozione miste­
dosa. La parola animo deriva, come sappiamo, da anima,
ciò che anima. Diciamo anche che la parola spirito, che og­
gi significa una certa virtuosità verbale, viene da alito, sof­
fio, respirazione. Certamente ci fu un tempo in cui gli an­
tichi Europei si servirono di queste parole semplicemente,
senza rompersi tanto la testa. I1 ki può essere intenso o de­
oole. Quando è nullo, si è morti. L'anima è scomparsa, si
è inanimati.
Con il ki, con l'anima, si è pienamente nel dominio del­
l'individualità. I logici, i teorki, lo disprezzeranno come
conoscenza empirica, ma una madre che ha parecchi figli,
anche se è illetterata, sa che essi non sono uguali. Il mag­
giore è riflessivo, ma molto lento nei gesti. Quando gli chie­
de di andare a prendere un coltello in cucina, lui ci va mu­
gugnando e non si ricorda cosa deve cercare. Il più piccolo
è più sveglio: porta subito il coltelJ.o, ma è troppo furbo
e fa spesso brutti scherzi. Da cosa dipende questa diffe­
renza?
Nel seitai, il concetto di azione è estremamente impor­
tante. Quando si è vivi, in un modo o in un altro si agisce.
Noi ammettiamo, come gli Occidentali, che la sede del pen­
siero sia nel cervello, ma siamo anche convinti che la sede
dell'azione sia nel koshi che comprende i lombi e il ba­
cino. Il koshi è dunque tutta la parte posteriore del ven­
tre, che chiamiamo hara.
Il concetto di azione, solitamente inteso come la messa
in opera di una decis�one, di una volontà, va rivìsto. Una
idea del genere può essere conforme all'anatomia, ma l'a­
natomia non spiega l'azione dell'uomo inteso come unità
'
più di quanto l'analisi dei colori spieghi un quadro. La coe­
sione fra pensiero e azione dipende dall'insieme delle con­
dizioni molto complesse dello stato del koshi. Se il koshi
è rigido, l'azione diviene rigida. È ciò che avviene nei
vecchi.
L'intelligenza ci illumina su una v�sta gFtmma di possi­
bilità e ci conduce a conclusioni più o meno plausibili, ma
mai assolute. L'azione ci impegna in una possibilità, esclu­
dendo tutte le altre. La prima è orizzontale, la seconda ver-

247
ticale, si passa cioè &il generale al particolare. Non c'è
azione che nel particolare.
Negli ultimi secoli il centro attivo dell'uomo non fa �he
spostarsi verso l'alto. Nel XVIII secolo il cuore aveva an­
cora un posto importante. Oggi non. c'è che la testa, il cer­
vello che conta. Saliremo ancora ·più su?
Uscito da appena un secolo dal feudalesimo, il Giappone
conserva ancora la nozione di hara e di koshi, parole che
si trovano nel linguaggio corrente. Koshi-nuke, per esem­
pio, indica un uomo il cui koshi è difettoso, una persona
che, presa dalla paura, non agisce. Non ho ancora trovato
l'equivalente della parola koshi nelle lingue occidentali. È
qualcosa di diverso .dall'insieme dei lombi, delle anche, del
bacino. È l'immagine della concentrazione.
La parola concentrazione può pt:ovocare ancora molte
controversie nello spirito europeo, perché implica la nozio­
ne di sforzo e quella di problema da risolvere. Quando la.
concentrazione è intensa, quando il koshi è fermo e ben im­
pegnato, c'è-la partecipazione di tutto l'essere al compimen­
to dell'atto. Allora si possono produrre fenomeni· che per
la scienza classica non sono spiegabili. Farò qualche esem­
pio, senza entrare nei particolari tecnici.
A) Azion� cerebro-centrica.
Max ha molte idee suggestive, molte possibilità. Mi pro­
pone questo e quello. Io accetto le sue proposte. Dopo un
po' di tempo tni rendo conto che non ha mantenuto nessu­
na delle sue promesse, neanche la più sempli�e, tipo: « Le
darò l'indirizzo del tnio amico X, uomo estremamente in­
teressante ».
Di lui si dirà che è sommerso dalla sua stessa poten-
zialità.
·

B) Azione del kc;>shi.


Vietar non parla molto. Contrariamente a quello che pen­
sano i behavioristi, si direbbe che abbia un'immagine inte­
riore di ciò che vuole ottenete. Istintivamente evita le oc­
casioni negative e riesce a scegliere il momento giusto. Non
saprei spiegare come riesca a ottenere ciò che vuole, ma è
certo che lo ot6ene. È praticamente impossibile stabilire in
anticipo quello ·che farà esattamente. Va a destra e a sini­
stra, facendo giri inverosimili. Sembra che agisca a caso,
ma quello che è incredibile è che in questo modo raggiunge
il �uo scopo.
Questi esempi sono un po' semplicisti, in una stessa per-

248

.
' '

sona possono essetci contemporaneamente i due aspetti, se-


condo il gene�e di a�ione che viene intrapresQ.· C�mmnque
nella tradizione giapponese, la questione del koshi è d'im-
portanza capitale. .
Ci �i ricorderà com� il maestro Awa mostrò a Eugen
. Herrigel, disorientato dalla mentalità occidentale, ur;t tiro
perfetto. Awa tiro due frecce, quasi al. buio, èolpendo con
la prima il centro invisibile del bersaglio e conh,ccando la
seconda nella prima. Tirare senza poter vedere sar.ebbe in­
comprensibile se non si teness.e conto del koshi.
È interessante constatare che in Giappone esistè un nu- .
mero considerevole di persone che, pur ricoprendo una ca­
rk� di responsabilità, si dedicano a un'artè tradizionale con
lo stesso spirito con cui i loro colleghi fanno la collezione
di quadri d'autore. Ho incontrato personalmente ministri o
altre personalit?l all'aikido, al kendo, al tiro con l'arco, al
teatro Nò, alla cerimonia del tè, ecc. Quello che vanno cer­
cando non è il valore intellettuale o estetico, ma il koshi,
.
sorgente di ogni azione. ' .
. Un giorn0 il maestro Noguchi doveva . fare l'esame di
guida. C'era un apparecchio per misurare la vista. Due aghi
provenienti da lati opposti dovevano incontrarsi in un pun­
to qualunque del campo e bisognava premete un bottone.
per arrestarli al momento esatto 'del loro incoptro. Noguchi
ci riuscì al primo tentativo. L'esaminator�, confuso perché.
questo non succedeva quasi mài, gli chiese di ripetere il
test. Il maestro lo rifece per ben cinque volte senza mai
sbagliare. Sua moglie, che è del tipo · l, cet:ebrale attivo,. si .
sottopose allo stesso test, ma tra il momento in cui vide
che gli aghi s'incontravano e quello in cui premette il
pulsante, passò quella frazione dì ·s econdo che permise ai
due aghi di separarsi. .
.
Come aveva fatto Noguchi a ottenere un risultàto del ge­
nere? Aveva un atteggiamento opposto a quello teso, con­
tratto, att�nto a non sbagliare il colpo che si presumereb­
be in chiunque in un'occasion� del genere. Gli aghi non li
guardava nemmeno, li sentiva. Premere il pulsan.te era un$!
cosa naturale come grattarsi dove si sente prurito o chiude-
re gli occhi per proteggerli dalla polvere. .· ,

'

249
r

XXVII

IL CORPO SI ADATTA

Nel periodo feudale , quando Tokyo si chiamava ancora


Edo, due contadini, stanchi di condurre una vita di stenti
nel loro villaggio, decisero di raggiungere la capitale del
shogun per fare fortuna. Arrivati alle porte della città, si
fermarono lungo la strada a una casa da tè per dissetarsi.
Come pagamento, vennero chiesti loro tre mons a testa.
Uno dei due disse: « Cosa? Tre mons per una tazza di tè?
Non è possibile! È un furto pretendere sol.di per un po'
d'acqua calda. Da noi non costerebbe niente: me ne torno
a casa ». Voleva far dietro-front, m11 l'altro proprio nello
stesso istante diceva tra sé: « È incredibile! Qui si possono
'
fare soldi solo con un po d'acqua calda! Andrò a Edo ».
Chi aveva ragione? Tutt'e due, ciascuno alla sua manie­
ra. Dire che una bottiglia è metà piena e . metà vuota è og­
gettivamente la stessa cosa. La differenza è nella persona
che lo dice.
Ma che cos'è l'uomo? Pur essendo io stesso un uomo,
non lo so. Nel XIII secolo lo si paragonava spesso a un
orologio mentre Dio era l'orologiaio. Nella seconda metà
del XIX secolo, con lo sviluppo della termodinamica, que­
sta concezione meccanidstica ha dovuto cedere il posto al­
l'idea dell'uomo simile a una macchina termica. Secondo
il primo principio della termodinamica, il principio della
conservazione dell'energia, il lavoro è equivalente alla quan­
tità di calore che è in grado di produrre. Da qui la necessi­
tà di un apporto di energia esterna, sotto forma di alimen­
tazione, perché l'uomo sia in grado di lavorare. Un adulto,
in media, avrebbe bisogno di duemilaseicento calorie al
giorno. Pare invece che i Vietcong arrivassero a malapena
ad assumerne millesettecento, quantità che, secondo il cal­
colo dei dietologi, permetterebbe di vivere solo stando
sdraiati, senza poter fare altro. Eppure i Vietcong habno

250
trovato la forza per combattere gli Americani, tre volte più
nutriti di loro. Gli scienziat-i avevano anche affermato che
a Hiroshima dopo l'esplosione della bomba atomica, non
sarebbe più cresciuta vegetazione per; almeno cento anni.
Io per? sono stato a Hiroshima e ho visto vegetazione
ovunque.
Se determinate condizioni di laboratorio, del sistema chiu­
so cioè, si fossero mantenute anche all'esterno, certamente
le previsioni scientifiche sarebbero state esatte. Ma la real­
tà non è un sistema chiuso, vi giocano tanti fattori scono­
scjuti, così che è molto difficile prevedere l'avvenire.
L'organismo vivente riserva continue sorprese. È in fla­
grante contraddizione con i l secon�o principio della termo­
dinamica, secondo il quale ogni sistema è destinato a perde­
re prima o poi la sua energia per arrivare alla disgregazione
totale del suo ordine. Applicando questo principio su gran­
de scala, si arriva alia previsione che l'universo stia diven­
tando un'immensa tomba caotica di molecole gassose. L'en­
tropia è la funzione matematica che esprime· questo princi­
pio di degradazione: più l'entropia aumenta, più renergia
viene dissipata e Pordine va verso il disordine. Entropia è
una parola greca adottata da Clausius, fisico tedesco, che
significa « tornare indietro ». Può essere il ritorno al vil­
laggio natale, dove l'acqua calda non costa niente.
La vita, al contrario, è nata da un nulla caotico per
giungere a un ordine. Per qualificare qt.1esto processo è
stata inventata un'espressione paradossale: « entropia ne­
gativa ». Se l'uomo vùol essere un organismo vivente, deve
lasciar agire questa entropia negativa. Tuttavia un timore
indefinibile lo assale e finisce per comportarsi come un si­
stema termodinamico pur non conoscendone il meccanismo.
È così che si forzano i bambini a mangiare anche quan­
do non hanno fame: questo comportamento si chiama « a­
bituare bene ». La voce stridente della mamma dice: « Fil')­
ché non hài finit�, non esci di qui » . Questo serve solo a
fare il pieno di càrburante e nello stesso tempo a rovinare
la saggezza del corpo. Il bambino, i cui bisogni reali ven­
gono repressi, diviene, per reazione, capriccioso, incontrol­
labile, insopportabile. Una donn.a, attualmente nonna di
due bambine, mi dice: « È sorprendente constatare come,
affinando lo spirito d'osservazione, si possa prevenire una
catastrofe con un semplice gesto ».
In nome dello stesso principio s'impone il tiposo al ma�

251
.
.
lato: si ha semplicem�nte paura della degrad�zione .dell'e­
nergia, ma in qu�sto modo si soffoca la possibilità di risve­
gliare l'entropia negativa. Una donna mi ha detto: « Non
c'è' niente di più debilitante dell 'obbligo di restare a letto
quando non se· ne ha· voglia. Dopo qualche mese di sana-
tòrio sono uscita completamente debilitata » . .

.· È comunque molto difficile scuotere l'uomo e fargli ca­


pire che non è una macchina termica. La parola « fatalità »
esercita su di lui un fascino insuperabile, occorrono circo­
stanze ecceziopali perché si renda pienamente conto 4elle
sue possibili tà. A questo proposito racconterò un aneddoto.
Un uomo era disperato perché era pieno di debiti. In
Giappone, anticamente, si usava pagare i debiti alla fine
dell'anno e festeggiare dopo la mezzanotte del 31 dicem­
bre· l'anno nuovo con , Uno . spirito di ritrovata serenità.
Mentre tutti godevano di questa tranquillità appena acqui­
sita, l'uomo si sentiva schiacciato da ogni parte e gli pare­
va che. non gli restasse altro da fare che mettere fine ai suoi
giorni. Perduto in queste tristi riflessioni, . sentì improvvi­
samente il richiamo dell'hatsuni, l'usanza, ora pressoché
scomparsa, di portare in giro metcanzie simboliche all'ini­
zio dell'anno : era ancora diffusa al ten;)po della mia infan­
zia. Alcuni giovani trainavano per strada un canetto gri­
dando: << Wasshoi, wasshoi », per ampliare il loro piccolo
commercio. Quelle grida scossero l'uomo in modo incredi­
bile. Sentì nascere dentro di sé un'energia sconosciuta. Al­
cuni anni dopo era proprietario di un grande ristorante a
più piani a Ginza, nella città di Tokyo.
Cìrcostanze eccezionali possono dunque liberare questa
energia che non è né meccanica né termodinamica ' e che
sfugge a Qgni definizione.
· Sono noti certi casi di prodezze fetnminili. Molte donne
giapponesi haqno trasportato armadi pesanti per salvarli
dall'incendio, mentre i mariti, sconvolti, s.cappavano con
una scatola o un manico di scopa. Una madre. americana è
riuscita addirittura a sollevare una· macchina che · stava per
' schiacciare il figlio impegnato a ripararla.
·

Dj solito quelle che hanno compiuto gesti del genere non


ricordano poi con precisione quel che è avvenuto. Hanno
agito comè in sogno e si stupiscono per quello che hanno
fatto. In uno .stato cosciente normale esse non riescono a
liberare quell'energia che rimane quindi inutilizzata. È co­
me l'utilizzazione pacifica dell'energia . nucleare, che pone

252

tanti problemi. È per questo che, senza essere misogino,


guardo le donne come tante bombe atomiche addormentate.
Quest'energia n i esplicabile lavora in noi senza una pra­
tica utilizzazione e molto spesso ce ne se.t:viamo involonta­
riamente per distruggere n,oi stessi o gli altri. Essa ci sfug­
ge perché segue una logica completamente differente da quel­
la che conosciamo e appfichiamo nella società moderna mec­
canicistica e calcolatrice. È l'energia che si manifesta per
esempio sotto forma di un'inspiegabile capacità d'adatta­
mento.
Una ferita non resta tale e quale: si cicatrizza. Ma uno
pnuematico tagliato resta Così finché non c'è un interyento
esterno. La scienza spiega questa rigenerazione con molta
precisione e sottigliezza, ma si limita a spiegare il processo
anziché la ragione del verificarsi della rigenerazione.
Gli etnologi rimangono spesso colpiti per la rapidità con
cui scompare una piaga presso popoli definiti primitivi, do­
ve l'intellettualizzazione non ha ancora raggiunto un alto li­
vello. Niels, Finsen ha scoperto che la pigmentazione della
pelle protegge il corpo dai raggi ultravioletti. È per questo
che i popoli esposti a un sole troppo forte hanno la pelle
scura . Si tratta di una protezione naturale.
Chiamerò « sagge-.lza del. corpo » questo qualcosa che
provoca la protezione naturale. Ammetterò, come per il
principio vitale di Bergson, che c'è una specie di etichetta
fissata sulla nostra ignoranza. Ma ammettere l'ignoranza
non significa non tenerne conto. L'aberrazione comincia
quando l'uomo, invece di lasciar agire la saggezza del corpo,
vi aggiunge la sua interpretazione. Cosl è incline a pensare
che la pelle abbronzata sia un segno di buona salute per­
ché dimostra che è stata assorbita energia solare. È il regno
della letteratura o dello snobismo. Noguchi constata che
gli snob abbronzati soffrono spesso di reumatismi qqando
in autunno il sole comincia a impallidire e vengono a man­
cate i raggi ultravioletti.
Non sono solo gli uomini a ...}asciarsi influenzare falsa­
mente dalle idee. L'esperienza fatta con i topi mostra in­
fatti che quelli abituati a saltare un ostacolo prima di rag­
giungere la loro tana continuano a saltare nello stesso pun­
to anche quando l'ostacolo ·è stato rimosso. I caQi che han­
no avuto un incidente a una zampa, continuano a zoppicare
anche dopo che sono perfettamente guariti. Nell'uomo evi­
dentemente l'intelligenza prevarica la saggezza del corpo.

253
L'uomo, per soddisfare i propri bisogni, rapisce alla terra
ciò che non esiste allo stato naturale: il suo rifugio, il suo
nutrimento. Si crea intorno condizioni che giudica buone,
ma in quanto organismo vivente, non può sfuggire alla leg­
ge d'adattamento. Una conseguenza di questa legge è che
più si è protetti più ci s'indebolisce. Questa è la differenza
fondamentale fra un organismo vivente e un oggetto ina­
nimato; ma è anche la legge più misconosciuta che ci sia.
Un ammalato trattato come un pezzo da museo non avrà
mai la possibilità di rimettersi in piedi. Con questo non vo­
glio negare la necessità del riposo, ma il riposo imposto,
senza un minimo di movimento, è dannoso come il surme­
nage. Se non mi sbaglio, il solo momentò in cui Noguchi
prescrive il riposo è quello in cui la temperatura, dopo
aver descritto una curva ascendente, scende più sotto del
normale. Dunque niente riposo obbligatorio durante la
febbre.
All'inizio, quando Noguchi consigliava di mettere una
compressa calda dietro la testa al momento della febbre, la
gente si scandalizzava. Come? C'è già la febbre e consiglia
di scaldare ancora la testa? È pura follia. Eppure quelli
che hanno provato hanno potuto constatare come la loro
temperatura, dopo essere salita a più di quaranta, discen­
desse molto più in fretta che in quei soggetti che avevano
adottato il sistema tradizionale giapponese della borsa del
ghiaccio. Soltanto allora hanno creduto all'efficacia di que­
sto metodo. È indubbio che, la reazione di un organismo
vivente è diversa da quella di un oggetto inanimato. Il
fatto di raffreddare non diminuisce il calore. È l'entropia

negauva.
Nella mia vita ho incontrato tantissima gente che dice­
va: « Lo farò quando sarò capace. Quando mi sentirò sal­
do sulle gambe camminerò ». Restavano apatici ad aspetta­
re, mentre le loro gambe diventavano sempre più deboli.
È l'adattamento che lavora.
Qualcuno mi ha raccontato il caso di una contadina po­
lacca che, avvertiti i primi dolori, tornò in fretta a casa
dove partorì da sola. Avvolse il bambino nelle fasce e due
ore dopo tornò a zappare le barbabietole. Ascoltando que­
sto racconto un abitante del Madagascar mi ha detto: « An­
che da noi succede così. Perché le parigine non si compor­
tano come le donne delle isole? » . Risposi che non sarebbe

254
stato possibile. Esse avrebbero bisogno di un metodo per
poter compiere una funzione in modo naturale, sono state
troppo civilizzate. E non solo le donne, anch� le cagne e
h: vacche « civilizzate » non possono più partorire senza
l'aiuto di un veterin�rio. Solo· in qualche caso i civilizzati
non si preoccupano dei metodi , per esempio quando le
donne partoriscono di nascosto. L'imperativo del momento
le fa adattare al funzionamento naturale.
Mi colpisce molto il timore che la gente ha riguardo alla
propria salute. Non parlo solo delle malattie, ma anche
della possibilità di contrarne nell'avvenire. Sono tutti. cosi
hcn informati in questo campo che per me è pressoché
impossibile parlare con la gente senza chiedere spiegazioni,
perché non conosco le parole che vengono adoperate. Tanto
più che si creano continuamente nuove parole dato che og­
gi si conoscono malattie ignorate dieci anni fa.
La paura paralizza innanzitempo la gente, che non è in
grado al momento opportuno di mobilitare tutte le proprie
capacità di entropia negativa. Si crede forse che la salute
siu l'assenza di malattie? La nozione di salute è una delle
più controverse. Un'organizzazione internazionale l'ha defi­
nila uno stato di benessere. Allora si potrebbe dire che gli
ubriachi e i drogati godono ottima salute.
Non credo alla necessità di un metodo per stare bene,
perché la salute è ]o stato normale dell'organismo vivente.
Non mi prendo dunque nessuna cura della mia salute, è la ·

�•IILJte che si prende cura di me. Io mi affido alla saggezza


del corpo. Ma un atteggiamento del genere non suscita di
ll'I'IO l'approvazione della gente, che pensa alla salute come
o una cosa estremamente importante della quale occorre
�>truparsi meticblosamente, che la considera come un capo­
l tvoro di oreficeria, la esamina, con ogni sorta di strumenti
' la tiene ben prot�tta al riparo dalla polvere: Ma, a dispet-
tn di tutte queste precauzioni, la gente si sente fragile. A i
uoi ()echi, io non sono che un barbaro insensato. ,
Un'idea simile alla mia è stata espressa quarant'anni fa
d11l premio Nobel Alexis Carrel . Un'idea non appartiene a
ncs.uno : può essere concepita sia da un genio sia da un
l>n 1hMo.
t trrcl afferma: « Chi discende da una buona stirpe, pos­
tedc una resistenza naturale alla fatica e al timore. Non si
preoccupa della sua salute, né della sua sicurezza e ignora

255
l'
,

le medicine ».t Ma oggi dov'è questo fantomatico discen­


dente? Io vedo piuttosto gente, debole perché si protegge
troppo.
La protezione è una conseguenza dell'orientamento dua­
listico adottato dal pensiero occidentale, sopratutto negli
ultimi tre secoli.
Il dualismo: opposizione fra bene e male, controllo del­
lo spirito sul corpo eccetera, ha certamente il grosso van­
taggio di essere comprensibile a tutti, di avere un'immedia­
ta efficaci� e di facilitare la sistematicizzazione. Ma alla lun­
ga la differenza fra la natura umana com'è e come viene
· concepita si fa talmente grande da diventare assurdo.
Vent'anni fa gli antibiot�ci trionfavano sul triponema e
sul gonococco, si credeva così che le pene dell'umanità fos­
sero finite per sempre, e si proclamava la vittoria dell'intel­
ligenza sul male. Ma qualche mese fa ho letto su un gior­
nale: « Scacco incredibile alla lotta contro le malattie ve­
neree ». L'articolo citava un recente rapporto dell'Organiz­
zazione mondiale della sanità, la quale dunque ammette sia
lo scacco sia la sua eccezionalità ; la blenorragia aumenta
ogni anno dell'otto, dieci per cento in tutto il mondo. Per
quanto riguarda la sifilide, dopo una tregua tra il 1946 e
il 1955 si è verificata una considerevole ripresa di essa.
Benché sia difficile parlare con precisione in cifre, a causa
della reticenza dei medici, si pensa che oggi i casi di ma­
lattie veneree si siano moltiplicati almeno di quattro o cin­
que volte rispetto a. vent'anni fa. Quando la penicillina (;!ra
ancora somministrata a migliaia· di unità, Noguchi preve­
deva che un giorno si sarebbe parlato di milioni. E già
cosa fatta da molto tempo, bisogna dire che i batteri si
sono adattati alla s�tuazione molto meglio degli uomini.
Con questo non voglio condannare il dualismo: è un
modo inventato dall'uomo per canalizzare le proprie ener­
gie. Ha dato luogo a numerose opere meravigliose· in cam­
po artistico, politico, commerciale, scientifico eccetera. Non
voglio cadere nell'errore di un antidualismo, che sarebbe
poi, anch'esso, una specie di dualismo. Voglio soltanto of­
frire al lettore l'occasione di riflettere su questa domanda:
siamo. padroni o schiavi delle nostre creazioni, utilizzatori o
vittime?
Vedo dappertutto gente dotàta di vaste .conoscenze, che

1 Alexis Carrel, L'uomo, questo sconosciuto, Mondadori.

256
vive proteggendosi dalla testa ai piedi e prendendo precau­
zioni qualsiasi cosa voglia compiere, o mangiare, preoccu­
pandosi inoltre delle medicine da prendere, degli esercizi da
fare per migliorare una determinata condizione eccetera.
Queste persone sono scandalizzate per la mia ignoranza. È
vero che la minima disattenzione costa loro molto cara,
ma io sono un selvaggio e non ho che l'istinto che mi gui­
da, la mia sola preoccupazione è di non soffocarlo. Il van­
taggio che traggo da questa ignoranza è che mi sento sem­
pre come se avessi appena fatto un bagno caldo, posso quin­
di contrarmi e distendermi più in fretta degli altri, mi ri­
metto più in fretta dalla fatica. Vedo il cielo blu dove gli
altri non lo vedono e ho l'impressione di avere il sole nel
mio ventre, ma come spiegare una cosa del genere?
Poiché parlo di adattamento, mi permetterò di citare l'e­
sempio degli occhiali rovescianti, anche se potrà apparire
un po' strano.
Si sa che l'immagine che si forma sulla retina è natural­
mente rovesciata : è il cervello �he, ricevuti i segnali tra­
smessi dal nervo ottico, li elabora e forma un'immagine
mentale corretta. Un tale, dunque, si sottopone a un espe­
rimento psicologico portando occhiali che rovesciano )'im­
magine. Con essi vede la terra in alto e il cielo in basso
e, peggio ancora, il piede destro in alto a sinistra e vice­
versa . Dapprincipio è completamente smarrito, inc�pace di
camminare e in preda ad attacchi di nausea. Ma dopo qual­
che giorno comincia ad adattarsi e a vivere in un mondo alla ·

rovescia. Dopo un primo sforzo faticoso e cosciente, finisce


per non rendersi più conto del rovesciamento del proprio
11niverso . Curioso, ma logico: dopo che si è tolto gli oc­
chiali ha avuto bisogno di un po' di tempo per riadattarsi
ltlla visione normale del mondo. Quello che è normale può
dunque apparire anormale e viceversa, tutto dipende dal
nostro modo di vedere.

257
XXVIII

LA SPONTANEITÀ

« Queste zucche non le ho seminate », direbbe un Ro­


mano del tempo di Cesare, « sono spuntate da sole » (vo­
lontariamente). Un Francese del XX secolo gli risponde­
rebbe: « Andiamo, non siamo ridicoli! Le zucche non han­
no volontà, non spuntano volontariamente. Solo gli uomini
hanno una volontà, e neppure tutti. La volontà delle zuc·
che? Non fatemi ridere! ».
Il motivo di questa d�vergenza è che la pa-rola volontà
ha cambiato significato nel corso di questi ultimi duemila
anni. Agire volontariamente per un Romano significava agi­
re liberamente, spontaneamente. Un Europeo che ai nostri
giorni agisse d'abitudine spontaneamente si troverebbe mol­
to fuori strada. « Ho riso per questo ... ho pianto per quel-
. lo ... ». Ma queste giustificazioni corrispondono alla realtà ?
Non è il caso di domandarsi se esse non tradiscano invece
la sua preoccupazione di proteggersi da eventuali critiche
riportandosi nei binari di un comune sistema di riferimen­
to? L'Europeo è un insaziabile inventore di sistemi, ma non
ne esistono di perfetti. Ci sono sempre crepe, punti deboli,
fragilità: è per questo che si cercano sempre sistemi nuovi.
E comunque difficile parlare di spontaneità se non si
prendono le dovute precauzioni per evitare malintesi. Se la
spontaneità significasse semplicemente la distruzione di ogni
sistema, sarebbe tutto molto semplice, ma anche disastroso.
Non è questo che mi auguro. Sarebbe una supposizione del
tutto gratuita pensare di annientare in un sol colpo tutta la
somma di esperienze accumulate dall'umanità in migliaia di
anni. Si possono al limite rompere oggetti, distruggere mo­
numenti, sabotare il meccanismo sociale o massacrare la
gente. Ma tutto questo noh. serve a niente. Presto o tardi
i sistemi vengono ristabiliti.
Si tenta allora di evadere nella droga, nella spiritualità,

258
��t·ll 'eremitaggio sulle montagl,le. Ho già raccontato che Ro·
l IIISOn Crusoè, n�la sua vita solitaria, continuava a conta­
l\ i giorni della settimana. Fu così c-he, tt:ovato un uomd,
In battezzò Venerdì. It fatto di contare indica già l'appar­
t.-ucnza a un sistema. Il sistema esiste virtualJilente dentro
dt noi. Inutile negare i suoi aspetti esteriori. C'è un pre­
<cllo zen che dice: « I piccoli eremiti si rifugiano · sulle mon­
t.tgnc e nelle foreste. I grandi eremiti si rifugiano nei quar-
twri popolati ». .

l cittadini in,vidiano · la gente di campagna che vive · al­


l .11 iu pura, mentre i contadini esasperati dicono: « Beati
utn che non hanno tutte le nostre seccature >>. Il benessere
'h·ll'uno crea il malessere dell'altro. Per quel che mi ti­
p!t.trda non mi occupo di problemi dell'ambiente, ma di ciò
cht· avviene dentro ' di noi. Se alcune persone vogliono farsi
CH'miti sono fatti .loro. Comunque io non le incoraggio cer�
t unente, perché ìn questo modd il problema di fondo non
·
1 tisolve.
Anche se l'educazione ha diffuso. l'idea che si p0ssono
oltomettere tutti i nostri -atti a un controllo cosciente e
v ,Jontatio, quesça non resta che una pura illusione. Nella
vltt non si fa nulla senza la spontaneità. La spontaneità la­
voJ.t in noi anche quando sia,mo sotto una costrizione: il
lllll' batte, il sangue circola , i polmoni respirano. Nessu­
no può modificare questo. SottQ la minaccia di una pistola
1 tlznno le mani. È · un gesto provocatorio, non spontaneo.
M 1 una volta che la mente h,a accettato d.i sottoporsi a que-
l·l gesto, il movimento è spontaneo.
I l meccanismo per cui :un'idea si trasforma in movimento
t ignoto. I fisiologi spiegano questo processo con grande
u 1l':l.%a. Riescono a riprodurlo attraverso stimolazioni psi-
c �h imiche o elettriche,. ma solo in parte, mai completarpen-
1 ( ;cneralmente più �ssi intervengono, piti l� spontanei t�
cl l corpo diminuisce lasciando il posto alla pigrizia visce­
r 1lc Eppure la chirurgia non può. che contare suHa spopta"
n 1 1 1 per la riuscita di un'operazione. Nçn sarebbe possibile
'
p t IIC se la piaga nqn si cicatrizzasse da sola, se i visceri
non riprendessero la loro ' posizione, se la sutura non si
1 11 ��tasse naturalmente. Il çhirurgo interviene dando conti­
nu trnt'nte affidamento a questo misterioso lavorio della na-
1 11 1 di cui non eonosce ancora il segreto. Quando lo cono­
l1 forse il bisturi non sarà più· necessario.

I l rnovimento rigeneratore è basato sulla spontaneità. Ma

2.59
questo, è vero solo come principio. In pratica è difficile trac­
.

ciare uria linea di, demarcazione netta fra ciò che è sponta­
neo e ciò che è più o meno intepzionale. Per compiere una
verifica può essere utile il test dei globi oculari. Essi posso­
no essere mossi lateralmente o verticalmente . a seconda di
dove si vuoi dirigere lo sguardo. Dunque possiamo muover­
li volontariamente. Ma durante il movimento rigeneratore
essi hanno una, palpitazione molto rapida avanti e indie-'
tro, cosa che è impossibile eseguire volontariamente. A vol­
te questa palpitazione è evidente, il soggetto è scosso da un
movimento involontario e, malgrado i suoi sforzi, non rie- .
sce ad aprire gli occhi, ma si tratta di un caso limite in 'cui
il corpo ha un forte bisogno del movimento spontl;lneo. M�
a mano a maho che il bisogno di equilibrio diminuisce, la
palpitazione diviene meno · evidente e per poterla avvertire
occort:e posare dita estremamente sensibili sulle palpebre.
Uno sbadigliò può essere provocato da un bisogno del
corpo . o qall'affaticamento del cervello (fisico). Ma può al,l­
che essere provocato per ·contagio, guardando sbadigliare un
altro (pskhico). O può essere provocato per addestramento,
come nel caso del cane di Pavlov (riflesso condizionato).
C'è dunqué una differenza naturale fra movimenti conside­
rati simili. Io li accetto indistintamente, nel movimento ti­
generatore,. perché ciascuno si evolve scoprendo in sé nuo-·
ve fonti di energia.
La parola « spontaneità » è pericolosa per le persone su•
perficiali, esse potrebbero dirsi : tutto è permesso. Si può
fare qualunque cosa. Ma questo non è un modo giusto di
interpretare le cose: �e tutto è permesso si può date un
ceffone al . compagno, oppure allungargli un pugno. La pa�
rola « spontaneità » non può servire come giustificazione,
né, tantomeno, le parole « naturale », « intuizione >> ecce­
tera. Bisogna essere in grado di prevedere una tale eventua­
lità, che però non si verifica spesso.
Nonostante questi rischi, devo insistere sulla spontaneità
perché solo il movimento spontaneo può agite e contribuire
alla normalizzazione del terreno.
Qualunque sia il nome che si dà a un movimento (gin­
nastica estetica, che ha Io scopo· di ringiovanire, arte mar­
ziale, sport), esso non ha senso se non nella misura in cui
viene compiuto spontaneamente, cioè con la partecipazione
di tutto l'essere e non come esecuzione di un �rdine.
Già Alexis Carre! denunciava il danno di uno ,sforzo mu-

260
'
'

scolat:e artificioS<): « Lo sforzo muscolare », dice, « è pra­


tica'to . solo · dagli atleti e in· una forma standardizzata che
obbedisce a regole arbitrarie. Dobbiamo chiederci se que­
sti esercizi artificiosi possano completamente sostituire gli
esercizi che si compivano naturalmente nel passato »}
Io stesso cohstato di continuo i danni causati da vari eser­
cizi che provocano l'ipertrofia muscolare in disarmonia con
il re�to del ·corpo·. Ma cito ancora Alexis Carre! : « Muscoli
ancora attivi in un corpo in cui il cuore e i vasi sono logo­
rati danneggiano l'individuo. Organi notevolmente vigorosi
in un corpo vecchio possono essere nocivi come organi pre-
maturamente senili in un corpo giovane ».2 .
L'ardore della giovinezza ci fa confondere facilmente la
spontaneità · con l'entusiasmo. Ma prima o poi la natura si
vendica. È incredibile constatare che più . la medicina pro­
gredisce, più le malattie si moltiplicano e che le persone
danneggiate dallo sport sono in numero crescente.
Quando un movimento è spontaneo, si libera a poco a
poco degli elementi inutili fino a divenire talmente sempli­
ce da coincidere con i movimenti che si fanno nella vita
quotidiana. È in questo senso che il movimento rigenerato­
re è una specie di depurazione e non l'acquisizione di . una
nuova abitudine.
·

Nella meccanica classica la nozione di lavoro viene. defi­


nita come il prodotto di una forza misurata dallo sposta­
mento del suo punto di applicazione. I fattori di questo pro­
dotto sono : la tnassa, l'accelerazione, lo spostamento effet­
tuato. Dalla fil;le del XIX S!!colo con il progt;esso della
tcrmodinaniica, si è cominciato a parlare di energia come
capacità di -un sistema di produrre lavoro. Nel XX secolo
1 roviamo un'equazione in cui l'energia corrisponde al pro­
dotto della massa per il quadrato della · velocità. Ognuno
eli questi. concetti: lavoro, sistema, energia, è un concetto
fisico, la cui applicazione ·non ha tardato a estendetsi in al­
tri campi. Si parla per esempio di uomini energici.
L'essere umano, considerato come sistema 'organico, è
nssimilato a un sistema ·energetico provvisto d'intelligenza.
Deve quindi dispensare le proprie energie intelligentemente.
l'uttavia un simile essere umano non s1incontra mai in na­
tura. Si tratta di un'entità economica, giuridica, politiCa,

1 Alexis Catrel, op. cit.


' Ibidem.

261 >
che, come la nozione di uguaglianza, non ha un contenuto
concreto. Quelli che vediamo realmente non sono che in­
dividui. Ma questi individui che cosa fanno? Spesso non
fanno ciò che pensano o addirittura fanno il contrario. Ran­
tolano, gemono, cercano di distruggere gli altri o se stessi.
Sono comunque troppo complessi per essere definiti con
una semplice equazione matematica.
Il lavoro umano è essenzialmente differente dal lavoro
meccanico perché dipende in gran parte da un fattore se­
condario. La fatica, quella sensazione che proviamo quan­
do spendiamo energia, varia considerevolmente a seconda
che si tratti di un lavoro fatto per forza o di un lavoro spon­
taneo . Per esempio il trasporto di un bagaglio di un dato
peso per un dato percorso, può essere più o meno faticoso
a seconda del motivo per il quale viene compiuto: lavoro
obbligato, punizione, esercizio fisico, passeggiata, escursio­
ne eccetera. È per questo che la gente, esausta dopo una
giornata di lavoro, passa la notte a giocare al gioco cinese
del ma-jong. II rumore delle pedine sul tavolo è abbastan­
za forte perché i vicini non ignorino che prosegue fino al­
l'alba.
Un esponente della medicina del lavoro è venuto a os­
servare il movimento rigeneratore. Dopo la seduta si è in­
trattenuto con un allievo ed è rimasto molto stupito nel
vederlo tranquillamente seduto accanto a lui a rispondere
alle sue domande senza essere per niente affannato: secondo
lui i movimenti che aveva visto eseguire richiedevano una
grossa dispersione di energia fisica.
Vorrei tornare a sottolineare la differenza fra il movi­
mento spontaneo e quello immediato: non sono da con­
fondere. Il movimento spontaneo può avere una risonanza
molto profonda, corrispondente alle capacità dell'individuo.
lnizia con uno stimolo apparentemente insignificante e pos­
sono occorrere molti anni prima che maturi e che i risultati
diventino visibili. La capacità dell'individuo sta nel riusci­
re a conservare la tisonanza per tutto il tempo che è ne-
.
cessano.
Konosuke Matsushita è uno degli uomini più ricchi del
Giappone. È alla testa di alcune decine di ditte associate
sotto il suo nome. Nato da una famjglia povera, iniziò co·
me manovale presso un commerciante di biciclette. Fin da
allora dimostrò le sue eccezionali qualità d'inventore soprat­
tutto nel campo delle apparecchiature elettriche. Di perso-

l
262
ne dotate di creatività c� n'è una gran 9,uantità in tutto il
mondo. Un piccolo incidente, capitatogli in gioventù, deci
se il futuro di Matsushita. Un giorno d'estate, passando ac­
canto a una schiera di abitazioni povere, vidce, all'inizio di
una str.adina, un passante che si chinava su un rubinetto
comune· a tutte le case del vicolo. ' Una scena del tutto ba­
nale che si vedeva . di frequente, ma per il giovane Matsu-
shita fu uno stimolo eccezionale. 1

Egli si dis�e : '« Questo rubinetto serve a tutti glì abitan­


ti della strada che non sono abbastanza ricchi per permet­
tersi di avere l'acqua in ogni casa. Essi pagano collettiva-
. mente il consumo dell'acqua, che dunque non è gratuita.
Ma se un passante si ferma e beve senza chiedere il per­
messo,. nessuno si lamenta e grida al ladro . Perché? Perçhé
l'acqua è talmente a buon mercato che non ci si presta J1ep­
pure attenzione. Bene. Con i miei apparecchi elettrici' inon­
derò il Giappone » .
La risonanza prodotta dallo stimolo iniziale : l'uomo che
beveva alla fontana comune, lo spinse senza sosta in avanti.
Senza di essa sarebbe rimasto un uomo qualunque', più o
meno intelligente e creativo.- Matsushita, · inoltre, pur re­
stando fedele al principio del basso , prezzo, non · ha mai ab­
ba.ndonato l'idea che un 'onesto uomo d'affari deve calco-
!are un confortevole margine di guadagno.
,

Lo stimolo è i�portante, ma il terreno lo è molto di più.


Uno stimolo può provocare una ' risonanza che varia a se­
conda dell'emotività delle persone. Se Matsushita avesse
visto, come Lawrence, uccidere un arabo per aver bevuto
un sorso d'acqua da un pozzo che non gli apparteneva, la
. sua reazione sarebbe stata del tutto diversa: Prima della
guerra Lawrence aveva riempito Parigi di tante piccole fon­
tane Wallace, ma questo non basta a fare miliardi. In com­
penso, conosco un miliardario suo malgrado, scontento co­
me nessuno al mondo. È giovane, bello, inte1ligente, non
gli manca niente, può avere tutto dall'oggi al domani. Ma
è proprio questa facilità che lo esaspera , non sa come otte­
nere una vera soddisfazione.
Lo spontaneo è qualcosa che si sente. È il ki. È l'invi­
sibile, l'imponderabile che cerca di prendere una forma tan­
gibile. Se la forma è già soddisfacente, la spontaneità si
spegne.
Il ki muore per la forma: ecco il punto in comune fra il
maestro Ueshiba e Noguchi. Intendiamo qui il ki come

263
impulso. Ho fame. Mangio. Sono sazio. Non voglio più
sentir parlare di cibo.
Ma il valore dell'uomo sta nella possibilità di trovare un
ki che non sia mai soddisfatto. Ueshiba mi ha parlato di
come sarebbe stato il suo aikido quando avesse avuto cen­
todnquant'anni: è morto a metà strada. Un mercante d'ar­
te è andato da Picasso per mostrargli un disegno, e Picasso
gli ha detto: « È un falso ». Gliene ha portato un altro,
ma quello ha insistito: « È falso ». « Ma, maestro », ha det­
to allora il mercante, « è lei che l'ha fatto! ». « Dipingo dei
falsi », ha risposto Picasso. Può darsi che anche lui sia
morto a metà del suo cammino. Molte persone mi hanno
contestato la paternità del mio libro. La nostra segretaria si
è difesa mostrando loro il mio manoscritto. Sono stupefat­
to, scrivo già dei falsi...
Il seitai è una tecnica che serve a provocare la sponta­
neità. Qualcuno dirà: « Non è possibile, quello che si pro­
voca non è spontaneo ». Invece sl, rispondo io. Molti adot­
tano il seitai, più o meno coscientemente. Napoleone l'ha
utilizzato parecchie volte.
Ecco un piccolo aneddoto che ho trovato sul « Reader's
Digest » (novembre 1973): « Una giovane madre voleva a
tutti i costi mostrare ai genitori il bambino che aveva ap­
pena partorito e del quale andava molto fiera. Essi però
abitavano molto lontano ed erano molto occupati. Passato
qualche mese, la donna ebbe un'idea: fotografò il bambino
di spalle e inviò la foto ai suoi genitori che si precipitaro­
no da lei ».

264
XXIX

L'IMMAGINAZIONE AGISCE•

.
'

Abbiamo visto che la scuola psicologica behavioriHa ri­


fiuta i concetti soggettivi di sensazione, immagine, deside­
rio, emozione, coscienza, spirito eccetera perché non sono
scientifici. Questa posizione ci dà l'immagine di un uomo­
automa-passivo. Non possiamo tuttavia fare a meno di con­
statare l'importanza del ruolo che ha l'immaginazione nella
vita quotidiana e la sua influenza sul nostro comportamento
che non è né indiretta né fittizia. L'immaginazione suscita
un susseguirsi d'immagini evocate anche involontariamente
e che provocano ditettamente reazioni fisiche che determina­
no il nostro comportamento.
Ecco una storiella nota: l'oste serve un piatto delizioso.
Tutti i commensali .trovano che sia buono, addirittura ec­
cellente, e domandano: « Di che carne si tratta?. Nçm è
bue, non è maiale e neppure montone. È pollo? È anguil­
la? ». Ma l'oste non risponde, si accontenta di sotrickre.
Un commensa,le particolarmente indiscreto s'insinua in cu­
cina e tempesta di qòmande il cuoco: si tratta di serpente.
Il nostro curioso sobbalza e 'protesta, gli altri lo sentono e
in breve tutti sono in bagno a vomitare quello che hanno
mangiato.
Un'idea è sufficiente per rovesciare una situazione, per­
ché un'idea non è solo qualcosa di definito e classificato nel
mentale: essa evoca tutta una serie di rappresentazioni · im­
maginose capaci di risvegliare reazioni fisiche involontarie.
Parleremo d'immaginazione, finché l'evocazione rimane
sul piano cosciente, e di associazione à'idee quando passa
sul piano inconscio.
L'associazione d'idee è un processo del tutto personalè.
Lo stesso stimolo non provoca in tutti la medesima rea­
zione. La vista delle umeboshi, prugne marinate in aceto
salato, stimola la salivazione nei Giapponesi, perché essi ne

265
conoscono il gusto. La reazione di un Europeo sarebbe del
tutto diversa, perché non li conosce: se ne avesse mangia-
ti, avrebbe una reazione di altro tipo. .
La reazione è la conseguenza dell'evocazione delle idee,
sia che provengano da esperienze passate, sia che siano
proiettate nel futuro. Un certo numero d'idee può essere
condiviso da un gruppo più o meno esteso di persone: fa­
miglia, comunità, associazione, nazione, gruppo etnico. Una
bandiera blu, bianca e rossa, non provoca la stessa reazio­
ne in un Francese, in un Italiano o in un Giapponese. E nep­
pure fra gli stessi Francesi : la reazione di un. comunista è
diversa da quella di un conservatore. La bandiera non è che
un pezzetto di stoffa, ma basta perché gli uomini siano di­
sposti a donare la vita, come gli Americani che hanno pian­
tato la loro Star spangled banner su Iwojima nel 1944.
Lo stesso stimolo richiama dunque idee differenti nei
gruppi se non addirittura in ogni individuo. È la natura del­
le idee evoca te che determina negli uomini un comporta­
mento diverso.
Un giorno, quando era ancora bambino, Noguchi sall sul
tetto di un grande immobile insieme a un compagno. I due
ragazzi fecero una scommessa. Il tetto era circondato da u n
bordo di due metri. L'amico disse a Noguchi: « Faresti un
giro là sopra in bicicletta? ». Noguchi rispose di sì e la
scommessa fu fatta. Prima di salire sul tetto, Noguchi fece
una prova in un corridoio largo la metà del bordo, e consta­
tò che poteva percorrerlo evitando di toccare i muri. Allo­
ra si disse tranquillizzato: « Il bordo del tetto è largo il
doppio ». Naturalmente vinse la scommessa e propose al­
l'amico di sottoporsi alla stessa prova, spiegandogli che la
cosa era possibile in un passaggio largo la metà. Il ragazzo
mise la bicicletta su] bordo, ma il coraggio lo abbandonò
subito perché l'idea che potesse cadere gli aveva attraversa­
to la mente assieme all'immagine del suo corpo esangue,
steso sul marciapiede. Era paralizzato da idee che aveva ri­
chiamato alla mente lui stesso. Quanto a Noguchi, non ave­
va pensato neppure per un istante alla possibilità di cadere.
Questa è una storia raccontata da mia moglie : una sera
d'estate alcuni bambini ebbero l'idea di spaventare la gen­
te facendo credere all'apparizione di un fantasma. Attacca­
rono uno straccio bianco in cima a una pertica e l'agitarono
sopra il muro. Una donna incinta, vedendolo, si spaventò,

l
266
svenne e in seguito abord . I ragazzi naturalmente vennero
riempiti di botte dai genitori.
È evidente che uno straccio bianco non ha il poter(' di
provocare l'aborto. È servito soltanto da stimolo per susci­
tare l'associazione d'idee: fantasma, paura, contrazioni in
volontarie dei muscoli, svenimento, aborto. Questo proces
so non ha seguito un cammino conscio. È un susseguirsi in­
conscio d'idee o d'immagini che dà luogo a reazioni fisiche.
Tutto dipende dunque dalle idee evocate e non dagli sti­
moli.
L'educazione moderna si preoccupa dello sviluppo del
cervello senza tener conto della possibilità di sviluppare
l'inconscio. Si crede di poter fare tutto con la volontà, ma
spesso capita che si associno idee negative all'esecuzione di
ciò che la volontà detta, così che, nonostante la volontà, si
resta impotenti.
Imploriamo « coraggio », e il coraggio ci abbandona .
Chiediamo « calma », e ci eccitiamo. Se dobbiamo sopporta­
re .qualcosa di sgradevole, il corpo s'irrigidisce automatica­
mente. Se vogliamo cantare davanti a una platea, ]a voce di­
venta tremula. Se ci diciamo: « Non devo arrossire », ar­
rossiamo ancora di più. Se non si vuol tremare, si trema
più che mai. Se cerchiamo di calmare la collera, è ]a volta
che esplodiamo .
Ricordo un piccolo incidente avvenuto parecchi anni fa
a Tokyo. Una sera, tornando dalla stazione, vidi alcuni agen­
ti di polizia appostati agli angoli di vicoli oscuri. La cosa
mi allarmò. Il giorno seguente appresi dai giornali che cosa
era successo. Due giorni prima un carpentiere, tornando a
casa dopo la sua giornata di lavoro voleva bere un sorso
di sakè: era un piccolo piacere che la moglie gli rifiutò in
modo categorico. I l carpentiere non insistette, ma l'idea
di questo rifiuto continuò a lavorare in lui. Cercò di placare
la sua collera in tutti i modi. Il giorno dopo, per calmarsi,
si fermò sulla riva di un fiume a guardare l'acqua. La col­
lera, invece di dissiparsi, ebbe il sopravvento sulla sua vo­
lontà. Durante la notte si mise a gironzolare per le stradi­ ..

ne, armato di un bastone. Tutte le volte che incontrava


una donna somigliante alla moglie le assestava un colpo sul­
la testa. Ci furono più di dieci vittime. La cosa curiosa è
che si guardò bene dal colpire ]a moglie. A suo modo ave­
va fatto una specie di moltiplicazione dei pani.
La volontà non riesce a far venire le lacrime agli occhi ,

267
ma if ricordo di un avvenim�to triste sì. Immaginare cose
piacevoli aumenta l'appetito. Quando la volontà coincide
con le idee evocate si ottiene il massimo del rendimento.
Una volontà svuotata d'idee o dell'evocazione d'immagini
favorevoli, resta impotente. Gira semplicemente a vuoto.
Una volontà sostenuta da immagini negative sfocia nel ri­
suldtto opposto. L'evocazione delle idee o delle immagini
è quanto abbiamo di più libero. Si può sceglierne di buone
o di cattive. Il vero controllo di sé dovrebbe consistere non
nell'applicazione della volontà, ma nella scelta delle imma­
gini da evocare. Spesso, senza saperlo, utilizziamo questa
tecnica di evocazione in senso contrario a ciò che ci augu-

namo.
Si dice: « Sei pigro. Devi fare uno sforzo se vuoi arriva­
re a qualcosa ». L'immagine così evocata è quella di un pi­
gro. È dunque normale che non ami lavorare.
« Sei troppo goloso. Non bisogna mangiare tanto ».
« Hai bevuto ancora. Sii ragionevole ».
« Sei disobbediente. Sii più saggio >> .
« Sei debole. Fa' attenzione alla tua salute >>.
Sono consigli che mettono l'individuo in conflitto con
se stesso. Si pretende di essere ciò che non si è. La volontà
deve lottare contro la barriera di un'immaginazione impo­
sta. La difficoltà è insormontabile. Pur di realizzare ciò ,che
si desidera, per amore o per forza, si ricorre alle minacce,
al ricatto, alla frusta, alla punizione. È vero che in questo
modo si può ottenere un risultato, ma nello stesso tempo si
demolisce l'individuo, che viene castrato.
Adesso lasciamo agire l'immaginazione al posto della vo­
lontà.
Una giovanetta di dodici anni scrive a Noguchi dicendo
che non sa nuotare, che ha paura dell'acqua e che quindi
non può partecipare alla lezione di nuoto della scuola.
Noguchi le risponde: << Inspira tutta l'aria che puoi e
vedi se riesci ad arrivare al fondo delia piscina » .
La giovinetta prova, ma si rende conto che è impossibile
raggiungere il fondo perché il suo corpo galleggia. L'idea
di galleggiare si associa a quella di nuotare : così imparò a
nuotare. Non c'è niente di strano nel fatto che un corpo
pieno d'aria galleggi, ma questa banalità le aveva dato fi­
ducia.
Il suo insegnante, meravigliato per il risultato, fece fare .
alcune copie della lettera di Noguchi e la fece circolare fra

268
gli allievi che ancora nor1 sapevano nuotare. D.1 Il
classe ottenne ottimi risultati. Quella di Noguch1 n '"
un'esortazione, rp.a l'evocazione di un'immagine.:. N1c111
tro. È stata la ragazza che ha fatto, spontaneamentl·, l -�.��­
stamento con un'altra immagine, quella della possibd11
nuotare. '

Nel 1959, quando ho cominciato l'aikido> ho avuto Ja fw


tuna di scoprire un dojo. vidnisshno all'ufficio nel quale la-
'
votavo. Potevo andarci duraQ.te. l'ora del pasto o fermarmi
ci l� sera dopo il lavoro. Ma qualche tempo dopo il dojo
fu chiuso per la costruzione della nuova .ferrbvia. Se volc
vo continuare, dovevo andare al centro Aiki-kai. Non potc
vo più approfittare dell'ora del pranzo e non facevo in tem­
po neppure pçr le sedute della $era. Non mi restavano che
le sedute delle sei e mezzo del mattino. Non essendo allora
molto mattiniero, mi domandavo se ce l'avrei fatta. Sono
andato a:ll'Aiki-kai e là ho incontrato un uomo che abitava
ancora più lontano di me. Mi disse che per venire là si
doveva· alzare alle quattro. Allora mi sono detto: « Se c'è
già qualcuno che lo fa, non c'è motivo perché non riesca a
farlo anch'io. Domattina sarò qui ». ,
Questa visu�lizzazione è ben riuscita, non ho avuto nes­
suna difficoltà a eseguire quanto avevo precedentemente su­
scitato nella mia .immaginazione. In seguito ho inc0ntrato
molta gente che prometteva di venire al mattino, insisten­
do molto sulla sicurezza della propria decisione; poi però
non è venuta perché aveva un'enorme difficolt à a lottare
contro un'immaginazione mal orientata.
Questa esperienza mi ha consentito di liberarmi da] com­
plesso riguardante l'ora del risveglio. Adesso posso svegliar-
mi all'ora che voglio : mi è indiffe.tente.
·

Vale la pena di notare che l'imma�inazione suscitata uni­


camente su un piano cosciente non provoc;1 nessun effetto
reale sul co'mportamento dell'individuo. Si dice spesso :
« Rifletti sqlle conseguenze, sii logico, mettiti al mio posto »

eccetera. Si constata che le argomentazioni .ben condotte, se


servono a modificare temporaneamente qt1akhe futile detta­
glio, lasciano del tutto immutata· la situazione nel suo in­
siefl\e. Se uh ubriaco smètte di bere davanti alla moglie,
andrà poi a rifarsi in una bettola. Un fannullone farà finta
di lavorare -quando è davanti al padrone. Un liceale curvo
su un libro d'algebra può dare ai genitori ' l'impressione di

269
studiare la matematica ma in effetti legge un romanzo che
tiene nascosto sotto il libro.
Quello che fa realmente agire una persona è una convin­
zione profonda che oltrepassa la soglia dell'inconscio. Inu­
tile lascia.t:si persuadere da validi argomenti. Lottare contro
la propria convinzione è impossibile. La convinzione può
essere buona o cattiva, sfavorevole o favorevole, sta alla
coscienza giudicare. Quando ci si rende conto che una con­
vinzione crea grossi inconvenienti si lotta contro di essa, si
ricorre a severe discipline. Invano : più si fanno sforzi, più
l'immaginazione opposta si fortilica consolidando la convin­
zione. E generalmente il caso di quelli che chiedono di esse­
re svegliati presto per amore o per forza. Sono già convinti
a priori che avranno difficoltà.
Spesso Noguchi è ricorso a un'inversione per ottenere il
risultato desiderato. Se giudica che occorre far aumentare
l'appetito, invece di esortare la persona a mangiare, impo­
ne restrizioni alimentari. Queste restrizioni provocano un
indomabile desiderio di mangiare di più. Per far diminuire
l'appetito invece prescrive cibi da consumare assolutamen­
te, anche per forza. L'appetito, divenuto in questo modo
un obbligo, perde il suo impulso. Noguchi non si comporta
cosl in funzione di una teoria o di un « ismo », tutto è in
funzione unicamente dell'individuo.
In alcune persone, la libertà può stimolare l'entusiasmo e
i] coraggio, ma può sviarne completamente altre: per esem­
pio quelle che languiscono nell'ozio se non si dice loro che
cosa devono fare. È il caso del tipo 12. Il tipo 3, invece,
digestivo attivo, si turba all'idea di avere qualcosa da fare.
Un'emotività eccessiva gli impedisce di decidere, ma se la
decisione è imposta dall'alto, si ribella, si stanca, diventa
trtste.
.

Secondo Noguchi un metodo non è valido quando porta


all'indebolimento dell'individuo, quando non gli permette
di usare in pieno le sue funzioni mentali e fisiologiche. Al
contrario: va bene tutto ciò che assicura questa pienezza.
La ghiottoneria va bene o male a seconda dei casi, cosl co­
me il riposo, gli eccessi, l'astinenza, la disciplina e cosl via.
La risposta esatta si trova nell'individuo e non nella teoria.
Ce n'è abbastanza per disorientare i sostenitori dei metodi
deduttivi, molto comodi per intellettualizzare la realtà.
La capacità di un individuo non si misura con le cono­
scenze che egli riesce ad acquisire, ma con la forza delle

270
sue associazioni d'idee, che rispondono agli stimoli senza
bisogno di ricorrere a sforzi coscienti. Gli sforzi coscienti
servono alla formazione di persone colte, ma non portano
alla creatività. Sono del resto noti i casi di grandi matema­
tici che scoprono nuove formule, non per uno sforzo conti­
nuo di deduzione, ma per un'improvvisa, inspiegabile rive­
lazione.
Se da una parte esistono persone capaci di sfruttare posi­
tivamente le loro associazioni d'idee, vi sono anche coloro
che non sanno trarre partito dal loro dono e ne restano
vittime. Vittime perché nessuno sforzo volontario può modi­
ficare la situazione.
Conosco un uomo che non può mangiare pesce; la sola
vista di esso lo disgusta. Il guaio è che lui vorrebbe man­
giarne. Dunque lo vuole, ma tutto il suo corpo si oppone
alla sua volontà. Un giorno, a sua insaputa, gli è stata pre­
parata una pietanza contenente un po' di pesce, così ben
camuffato che era impossibile accorgersene. La difficoltà di
digestione di cui soffrì non gli lasciò alcun dubbio sulla
natura di quanto aveva mangiato. Dietro quel rifiuto c'era
probabilmente qualcosa di morboso: l'inconscio l'ha asso­
ciato a qualche storia della persecuzione razziale della qua­
le era stato vittima durante la guerra.
Un uomo perse conoscenza vedendo colare il sangue da
una ferita che si era fatta la moglie. Era sposato da poco
e si poteva pensare che lo svenimento fosse effetto della
sua tenerezza per la giovane sposa. Ma non si trattava di
questo: poco dopo infatti, guardando alla televisione la
ripresa di un'operazione chirurgica, gli successe l a stessa
cosa. Si può apprezzare la dcchezz� della sua associazione
d'idee, peccato che fosse sfruttato male. Un giorno uno dei
suoi bambini si ferl a1la testa e disse: « Per fortuna che
non c'è papà altrimenti la mamma sarebbe stata costretta a
occuparsi di lui ».
Un altro bambino aveva l'abitudine di svenire alla vista
del sangue e sua madre ne faceva un grosso problema. Un
giorno il piccolo si ferì mentre era da Noguchi, il quale gli
disse: « Soffi aci sopra così il sangue smette di colare >>.
Il bambino: « Effettivamente ha smesso di colare ».
Noguchi, indicando il sangue rimasto sulla ferita: « Que­
sto serve da impiastro ».
Il bambino: « Allora non occorre un impiastro », e il
suo pallore scomparve.

271
Noguchi: « Fra tre giorni cadrà spontaneamente, allora
sarà cicatrizzato. Non c'è bisogno di toglierlo come un im-
piastro, cade da solo » . .

Dopo questo avvenimento il bambino non impallidì più


alla vista del sangue. Il suo problema non era dovuto a una
causa congenita, ma all'influenza involontaria della madre
che aveva provocato un'associazione d'idee nel suo in-

conscto.

272
LA VISUALIZZAZIONE

Ciò che ci chiede la società è di essere individui confor-.


mi al modello mediò. Si è considerati intelligenti quandq
si ha un quoziente d'intelligenza elevato, che consiste nel­
l'essere in grado di rispondere alle domande poste con esat­
tezza e senza possibilità di equivoco.' Ma un calcolatore, in
questo caso, pottà apparire infinitamente più capace di. un
individuo. .
Einstein, quando andava a scuola, non era un allievo
brillante. Non sapeva che cosa fossero il tempo e lo spa­
zio mentre 1 suoi . compagni avevano · ide� molto chiare. Se
egli fosse stato intelligente come gli altri, non sarebbe mai
arrivato alla teoria della relatività.
Una società piena di persone intelligenti può facilmente
degenerare. La conoscenza appartiene al passato, l'avveni­
re presenta aspetti inattesi. Si può essere semplicemente
travolti dagli avvenimenti. Ci sono persone che condanna­
no coloro che hanno idee poco o per nulla ·convenzionali.
Ma molte delle idee che oggi sono accettate, sono state con­
dannate in passato, per esempio la circolazione del sangue.
Un diploma è spesso la tomba della vera intelligenza.
Chi vi resta legato lascia morire la libertà d'immaginare
cose nuove. Si è ricorsi allo spirito di competizione., a quel­
lo di rivalità o alla disciplina rigida per standardizzare ]a
formazione degli individui. È vero che esistono persone
che si sono adattate bene a questo genere di formazione,
sono per esempio, il tipo 8, il tipo 3, il tipo 2 o il tipo 5,
ma per gli altri può essere disastroso.
Perché non utilizzare la nostra capacità d'immaginare, di ,
assodare immagini, di visualizza�e, visto che l'uomo ha il
pieno diritto di farlo? Perché ass«>ggettarsi ai metodi pro- ·
pri all'allevamento del bestiame?
Una madre· si è lamentata con Noguchi: « Il mio ragazz0

273

non studia, ha un'intelligenza veramente mediocre ». No­


guchi ha risposto alla madre in presenza del figlio: « Se non
studia è normale che non arrivi a buoni risultati. Se, lavo­
rando giorno e notte, .non arrivasse a un buon risultato, sol­
tanto allora, si potrebbe dire che non è intelligente. Come
fa a dire se è intelligente o no, se non studia? Lei sa che
·

funzione ha l'ipofisi? ».
La madre rispose: « No ».
Noguchi : « Bene, se lei non lo sa, è perché non l'ha stu­
diato. Un imbecille qualunque può saperne di più, se stu­
dia. Ma un'intelligenza mediocre è sufficiente per appren­
dere quello che tutti conoscono. Concepire qualcosa che
non si conosce è molto più difficile. Questa è la vera intel­
ligenza. Se lei condanna la capacità di suo figlio per il solo
fatto che non studia , in realtà è lei che non è intelligente.
Finché lui non studia non si può sapere se è intelligente
o no ».
Un mese dopo la donna ritorna e dice : « È molto stra­
no, dopo la nostra visita mio figlio ha cominciato a lavo­
rare con interesse. Mi ha persino domandato di comprare
un dizionario, lui che non voleva fare mai niente. È vera­
mente strano ».
« Strano per lei », disse Noguchi, « ma non per me ». Il
ragazzo pensava che fosse inutile studiare perché visualiz­
zava di non essere intelligente. Si era semplicemente tolto
il collare che la madre inconsciamente gli aveva messo in­
torno al collo.
Un altro ragazzo, che veniva considerato ritardato perché
aveva avuto una meningite, andò da Noguchi che domandò
al padre: « Che cosa gli piace studiare? Che cosa fa quan­
do è a casa? ».
Il padre rispose: « Non è capace di far niente, gli piace
solo fare piccoli lavori. Smonta e rimonta apparecchi, con�i-
nuamente ». .
Allora Noguchi domandò al fratello maggiore del ragaz-
zo: « Lei è capace di rimontarli? ».
« No », rispose l'altro. , .
Noguchi domandò al padre: « Lei è capace di farlo? ».
« No », rispose l'uomo, « perché li smonta fin nei mini-
mi particolari cosl io poi non riesco a rimontarli ».
Noguchi si rivolse al ragazzo: « Dunque tu in questo
campo sei più bravo di tuo padre e di tuo fratello, non è
vero? ».
'

274
Il ragazzo, uscito dal suo abbattimento, ha ottenuto ne­
gli studi risultati superiori alla media. Il padre pensa che
ciò sia dovuto a un intervento eseguito da Noguchi sulle
vertebre cervicali del figlio. In realtà, Noguchi non ha fat­
to altro che gettare un raggio di speranza nel complesso di
inferiorità del ragazzo.
Qui interviene un problema d'importanza capitale. Se
Noguchi avesse spiegato chiaramente al padre che voleva
incoraggiare il ragazzo, l'uomo avrebbe ripetuto la stessa
cosa al figlio e il risultato sarebbe stato completamente di­
verso. Ci sono tuttavia genitori che si ritengono troppo
intelligenti per non capire l'intenzione nascosta e che non
\
possono fare a meno di dimostrare la loro intelligenza.
« Sai, mio caro, se il maestro dice questo, certamente è
per incoraggiarti. Bisogna che tu faccia uno sforzo per ri­
spondere all'invito del maestro ».
Tutto si blocca. Il bambino dirà: « D'accordo, farò uno
sforzo. Ma siccome sono ritardato, non sono sicuro di arri­
varci. Che fare se non ci arrivo? Infatti è probabile che
.. .
non Cl nesca mai >>.
Una volta che la visualizzazione è fatta in questo senso,
è praticamente impossibile superare le difficoltà anche con
la migliore volontà di questo mondo. Noguchi ha lasciato
che il bambino associasse le idee inconsciamente. « In certe
cose io sono più capace di mio padre e di mio fratello.
Ecco, io posso fare questo., Ecco, posso fare anche que­
st'altro. Posso fare addirittura questo » . E via di seguito,
tutto procede spontaneamente e senza sforzo.
Dico questo come esortazione a non fidarsi dei genitori
troppo intelligenti e chiacchieroni. Non vanno bene per
l'educazione inconscia dei bambini.
·

"'Nessun ò a ire su 'in 1viduo in modo incisivo


fir:icné resta sul piana._c.o.sderu
. n l ea iventa attiva nèl
momento in cui penetra nel1 'inconscio, diventando il lin­

guaggio intimq__aeii'fnCiividuo". Ono dermetodi più f quen­
temente usato a questo scopo è la ripetizione. Anche il
couéisme ha questa caratteristica. Consiste nel ripetere:
passerà, passerà, mentre la coscienza vaga tra il sonno e
la veglia. Lo stato conscio è una barriera che impedisce
l'infiltrazione di fattori esterni. Ma la ripetizione, questa
arma temibile dall'aspetto innocuo, può penetrare attraver­
so le fessure della barriera, che sono inevitabili rilassamenti
del conscio.

275
Un Giapponese aveva avuto l'idea di applicare il metodo
coué al parto indolore. Faceva ripetere alle donne: « Non
fa male, non fa male ». Risultato: quelle che avevano una
grande fiducia in lui non hanno sofferto, mentre le altre
hanno provato dolori molto forti. Questo è normale, per­
ché l'immagine evocata dalla formula, anche se in forma
negativa, era quella del dolore.
Noguchi consigliò al Giapponese di usare l'espressione
originale: « Sabasu, sabasu » (Passerà), che non significa
niente in giapponese, salvo, a rigore: sgombro sott'aceto,
immagine che non può evocare niente in una partoriente.
Una formula enigmatica o che trae in inganno, infatti, ha
il vantaggio di deviare l'attenzione conscia dal suo punto
cruciale per lasciare l'inconscio ad attendere tranquillamen­
te alla sua funzione naturale.
La pubblicità adotta proprio questo sistema usando la
ripetizione per far penetrare un'idea fissa nel pubblico. La
televisione commerciale in Giappone intercala brevi annun­
ci riguardanti le medicine. All'inizio, il senso critico rifiuta
l'interruzione, poi si smette di farci attenzione e si aspetta
semplicemente il programma seguente. Senza accorgersene,
s'impara lo slogan a memoria e si canterella la melodia
pubblicitaria. Si è così trascinati alla consumazione del pro­
dotto che esso finisce per fare parte integrante dell'indivi­
duo: se uno se ne astiene, ha la sensazione che gli manchi
qualcosa. La bulimia medicamentosa comincia.
Il servizio di pompe funebri non può beneficiare di un
vantaggio del genere. « Tenetevi pronti per il giorno in cui
sarete morti », « Tutti i nostri clienti sono soddisfatti »,
« Contate sulla nostra efficienza >> : segue una marcia fune­
bre. Un annuncio del genere rischia d'impressionare la
clientela anziché di sedurla.
« Le donne », dice Noguchi, « si servono spesso della ri­
petizione come di un'arma potente per convincere il mari­
to. All'inizio i mariti la prendono sul serio e contrattac­
cano, ma con il tempo finiscono per non farci più attenzio­
ne. Le donne, però, continuano senza tregua a ripetere.
L'idea penetra nell'ioconscio e i mariti sono educati come
loro desiderano. Bisogna dire che le idee imposte in questo
modo non sono sempre piacevoli. Possono denotare un par­
tito preso, deformando l'individuo invece di aiutarlo a svi­
luppare le sue faco1tà. Bisogna pensare e ripensare all'im­
patto che può produrre un'idea introdotta nell'inconscio di

276
una persona.
Una madre, vedendo il suo bambino pulire la camera,
dice: « È giusto tenere la propria camera pulita. La tua è
più pulita di quella di Jiro >>. Ha dunque fatto un elogio.
Il bambino comincia a pulire la camera meglio di prima,
ma nello stesso tempo sporca al di fuori, gettando la spor­
cizia soprattutto davanti alla camera di Jiro. Allora la ma­
dre gli dice che non va bene, ma l'errore è stato suo per­
ché maldestramente gli ha insinuato un'idea di competiti­
vità. Niente è più efficace che denigrare Jiro per vincere.
La madre, dopo essere stata da Noguchi, affermò di aver
capito il suo errore, ma come riparare?
Noguchi le rispose: « Vuole che provi io? >�.
« Sl ».

Un giorno il bambino stava lavando i piatti. Noguchi,


osservandolo, gli dice: « Fai un lavoro troppo· minuzioso.
È sufficiente passarli sotto l'acqua ».
« Ma qui c'è una macchia ».

« Ah, tu ami la pulizia . È per questo che non puoi la­

sciare il piatto ' cosl . In fondo hai ragione ».


Da allora i l bambino mette in ordine ovunque.
Se qualcuno ama la pulizia, gli è naturale rnantenerla.
Un elogio male espresso ha suscitato l'idea di pulire solo
per amore degli elogi. Se un atto è compiuto in vista di un
elogio, esso riveste un carattere speciale, straordinario: ces­
sa di essere naturale. La disattenzione degli adulti fa in mo·
do che l'accento sia messo non sull'intenzione o la motiva­
zione pròfonda dei bambini, ma sui risultati tangibili. Toc­
ca agli adulti sopportare tutte le conseguenze che ne de­
rivano. È il caso di domandarsi se non c'è un errore di tat­
tica da parte loro quando diventano vittime dei capricci dei
loro bambini.
Ciò che colpisce l'inconscio, che determina l'attitudine
fondamentale dell'individuo, non sono lè argomentazioni o
le dichiarazioni fatte direttamente, ma le piccole frasi che ci
si lascia scappare.
« Hai capito bene? », dice il padre.
« Sl, papà », risponde il bambino.
« Bene, se hai capito, fallo alla svelta ». E dopo aggiun­
ge brontolando: « Che fannullone quello là ». In questo mo­
do non deve sperare di ottenere molto da suo figlio. È po�­
sibile che il bambino abbia detto di sì senza avere capito
niente semplicemente per paura di suo padre, per un istin-

277
to di difesa. L'ultima frase dà il colpo di grazia. Tutto è
annullato, il padre ha faticato per niente.
Ovunque s'inventano peggiorativi per soddisfare il biso­
gno di sentirsi superiori, agitati da un oscuro sentimento
d'inferiorità. Gli americani adoperano la parola Kike che
corrisponde allo Youpin 1 francese. Kike si dice dietro la
spalle, è una cosa che non si osa dire in faccia. Se qualcuno
ha l'abitudine di sbrigarsela in questo modo, non m'ispirerà
fiducia. In ogni caso non gli affiderei il mio portafoglio.
Tutte queste tecniche di demolizione della personalità
possono essere convertite, se solamente si cambia l'ottica,
in sistemi capaci di· suscitare lo sviluppo della persona. Il
principio è molto semplice: inserire nell'inconscio una vi­
sualizzazione semplice, naturale e realizzabile e farla durare
a lungo. La realizzazione, invece, è molto difficile. Se per
un colpo di fortuna si arriva a suscitare l'interesse o la spe­
ranza di qualcuno, questo atteggiamento non durerà a lun­
go. « Avete capito che cos'è l'amore per il prossimo? Al­
zate la mano, grazie ». Quando la mano è abbassata, tutti
· hanno già dimenticato, compreso il professore. Si dice per
esempio: « Aveva le lacrime agli occhi, dunque è since­
ro ». Si attende che la situazione si evolva. Ma non va co­
me avevamo creduto. Infatti tutti i conflitti interiori sono
stati liquidati con la secrezione delle lacrime. Per intrapren­
dere qualcosa di più ci vorrebbe una nuova sorgente d'ispi-

raztone.
Quando i clienti venivano da Noguchi, erano convinti di
non dover temere né la febbre né la diarrea e di potersi ri­
mettere grazie alle loro forze: ma non appena Noguchi si
allontanava, erano presi di nuovo dalla paura e dall'ango­
scia. Per vent'anni Noguchi si è arrabbiato con i suoi clien­
ti per la mancanza di fiducia che essi dimostravano verso di
lui. Ha finito per trovare una tecnica per far durare la vi­
sualizzazione, cosl non se l'è più presa con la loro sconsi­
deratezza. Ne riparlerò più tardi. Per il momento mi accon­
tenterò di sottolineare l'instabilità umana .
Portare avanti un progetto un anno dopo l'altro, con la
pioggia e il bel tempo, senza essere turbato da idee sterili,
sconvolto dall'emotività, fuorviato dalla cupidigia. Andare
avanti con passo sicuro e silenzioso per donare il massimo
della vita che si è ricevuta, ecco che cosa fa l'uomo indipen-

1 Giudeo, ebreo, in senso spregiativo. [N.d.R.]

278
'

dente e libero. C'è chi dice che per essere indipendenti e


liberi occorre avere notevoli mezzi. Era cosl che anticamen­
te gli schiavi compravano la loro indipendenza e la loro li­
bertà. Oggi siamo caduti in un'altra sorta di schiavitù, pro­
prio quella dei mezzi che ci · vengono offerti dalla vita mo­
derna. Per me, non si tratta dei mezzi, delle ricchezze, delle
situazioni, degli ambienti: si tratta unicall;lente dell'atteggia­
mento fondamentale dell'essere. Ma l'essere umano è trop­
po complesso per essere ridotto a semplici concetti. Uno
stimolo provoca le più diverse associazioni d'idee. Il pro­
blema diviene estremamente complesso a partire dal mo­
mento in cui si tiene conto di questa diversità, cioè del­
l'emotività di ciascuno davanti a uno stesso stimolo.
Questo dimostra che non si è liberi nell'immaginazione
o nell'associazione delle idee, così come si crede. Inconscia­
mente si viene orientati, inquadrati e limitati dalla polariz­
zazione dell'energia. Il tipo 3, per esempio, è molto ricco
nell'evocazione delle immagini. Robert ha un libro consi­
derato difficile, lo mostra e ne parla perché questo lo fa
sentire molto intellettuale. Giovanna riceve in regalo un
golf da un amico, quando legge il biglietto che accompagna
il dono getta un grido. C'è scritto: « Signorina Dupont »,
al posto di « Mia cara Giovanna >>1 L'amico è arrabbiato
con lei?
Il tipo l, partendo da una certa realtà, sviluppa un si­
stema di associazioni d'idee. Tutto si rimescola nella sua
testa. Prima di avere realizzato un progetto, è già passato
a un altro. .
Il tipo 9 ha una rapidità straordinaria per coliegare una
immagine a un'altra. Una volta che l'associazione è fatta,
lui resta murato nella sua fortezza ed è difficile farlo uscire
con la persuasione. Una vecchia signora del tipo 9 , alla
quale hanno regalato uno specchio, l'ha rotto perché non
poteva ammettere di avere le rughe, che, nella sua imma­
ginazione non esistevano. Un bambino di tre anni ama il
football al punto che il padre, dopo una giornata di lavoro,
deve tenergli compagnia. Bisogna vedere con quale preci­
sione questo ometto di tre anni tira un pallone grande
quanto lui. Non ama né le moine né le smancerie, non fa
come gli altri bambini che distribuiscono baci, non è so­
cievole; gli dicono che ha un cattivo carattere. Attenzione:
se insinuate un'idea simile in un tipo 9, rischia davvero di
crescere con un pessimo carattere.

279
XXXI

RESPIRAZIONE E MAGNETISMO

Qualcuno ha parlato del mio libro dicendo: « Ecco un


nuovo metodo di respirazione. Le interessa? ». La persona '
alla quale · si era rivolto ha risposto : « Oh, sl, è una buona
cosa la respirazione.· Quando vado in campagna respiro sem­
pre a pieni polmoni »..
Sono deluso. E lo sarà anche lui perché non trovetà
certo nel mio libro ciò che va cercando.
Ossigeno ... emoglobina ... ambiente . . . Ecco il quadro nel
quale s'inscrive l'associazione d'idee che sostiene l'uomo

anatom1co.
Un'altra tendenza che ho rifiutato è il misticismo molto
strutturato. Si parla di chakra, di kundalini. Mi si chiede
attraverso quale narice, attraverso quale polmone si deve
inspirare. Ma per me non ha nessuna importanza.
l « Se avete il naso tappato, respirate con la bocca », ri-
spondo.
La respirazione di cui parlo io è di un genere del tutto
differente. La parola kokyu in giapponese equivale pratica­
mente a respirazione. Ko significa espirazione, kyu· inspi­
ra:zione. La combinazione delle due sillabe vuoi dunque
dire respirazione. Tuttavia il kokyu si estende al di là della
concezione biochimica della respirazione. Per poter fare un
paragone, bisogna tornare indietro di duemila anni e vedere
a volo d'uccello l'evoluzione della parola latina spiro e dei
suoi derivati. Vengo inspirato da qualcosa, aspiro a qual­
cosa. Il termine è espirare. Lo spirito santo discende su di
lui. Ha replicato in modo spirituale. Ci sono persino tasse
sui prodotti spiritosi ( = alcolici ). Il kokyu non è spiritua­
le né letterario: è soprattutto pratico . Come ho già detto
la questione del kokyu riguarda ogni genere di apprendi­
mento: le arti marziali, la carpenteria, la cucina, eccetera.

280
Chi ha il kokyu per la pesca alla lenza acchiapperà molti
.
pesc1.
Per situare questo concetto in' un contesto occidentale
parlerò della piccola Giovanna, che vorrebbe fat: saltare
le crepes in padella, come vede fare alla madre. Al primo
tentativo la ctepe non si alza e resta attaccata al fondo del
tegame. Bisogna metterei più forza. Al secondo tentativo,
di forza ce n'è troppa: la crepe si alza in aria ' e finisce die­
tro le spalle d�lla bambina. Perché questo scatto ? Giovan­
na ha le spalle troppo contratte e non controlla la forza del­
le braccia. Tratta la crepe come una cosa pericolosa, come
se fosse un esplosivo. Guardando le cr<�pes trattiene il re-

sptro.
Nel gesto della madre, quanta naturalezza! Non è per
nulla contratta. La crepe salta, si rivolta e ricade nella pa­
della come attirata da una forza invisibile. Pare quasi che
non osi sfuggire e in più la madre riesce a fare tutto chiac­
chierando. Perché tanta diffevenza? Perché la mamma ha
H kokyu per far saltare le crepes.
Il kokyu non è dunque niente di misterioso e di occulto.
Ognuno ha il kokyu pet qualcosa: andare in bicicletta, pra­
ticare il giardinaggio e il bricolage. Esso si presenta sotto
due aspetti diversi: estensibile e restrittivo. Quando si è
appresa una lingua straniera, è facile impararne un'altra:
vuoi dire che si ha il kokyu per le lingue. Ma esso non è
applicabile ad altri generi di cose. L'arte di fare crepes non
predispone al facile apprendimento di una lingua straniera�
cosl come la p�dronanza di una lingua non comporta ne­
cessariamente il pescare con maestria.
Il kokyu può essere estremamente restrittivo. In altre
parole: ci si può sentire a proprio agio soltanto in certe
condizioni, per esempio con uno strumento di lavoro al
quale si è abituati.
Molti anni fa, certamente prima della guerra, ho visto
una striscia pubblicitaria su un giornale: una persona aveva
perso la sua penna. Qualcuno la ritrova e gliela riporta. Il
proprietario è talmente contento che regala un biglietto da
cento yen per ringraziamento mentre poteva comprare una
penna nuova con tre yen. Cento yen oggi servono per pa­
garsi un caffè, ma a quell'epoca rappresentavano uno o due
mesi di salario.
Fin qui il kokyu non è poi così difficile da comprendere
e se ne possono trovare esempi presso tutti i popoli . Vor-

281
rei tuttavia spingermi un po' più lontano, facendo alcuni
esempi caratteristici.
Questa storia risale probabilmente al XVIII secolo cir­
ca: un Giapponese aveva avuto l'idea di assaggiare un uovo
usando i bastoncini. Se si pensa com'è difficile manovrare
i bastoncini, si può immaginare quanto fosse difficile quel­
l'operazione. Con molta perseveranza ci riuscì, ma non si
ritenne soddisfatto del risultato e volle fare altri esperimen­
ti. Pensò di lanciare l'uovo in aria e di riprenderlo con i
bastoncini. Idea folle: come si può immaginare sbagliò
mira e le uova si ruppero in terra. Continuò a far esercizio
tutti i giorni e tutta la sua fortuna se ne andò nel com­
prar uova. · Gli venne consigliato: « Se questo esercizio le
piace tanto, metta almeno un cuscino per terra perché le
uova non si rompano sempre » . Lui rifiutò l'idea conside­
randola un accomodamento e continuò come sempre. Finì
per rovinarsi del tutto, ma un giorno riuscì a raggiungere
il kokyu: lanciò e riprese le uova con i bastoncini.
Questo stesso tipo, maniaco a oltranza, venne un giorno
invitato a osservare gli oggetti che servivano per la ceri­
monia del tè, per la quale si adoperavano tazze di ceramica
che costavano una fortuna (la cerimonia era allora molto
apprezzata). Inutile dire che le ciotole venivano maneggia­
te con grande attenzione. Se, per disgrazia, se ne sprecava
una, si era passibili di misure disciplinari severissime, com·
presa la condanna a morte. Il buon uomo prese una tazza,
la osservò un momento cerimoniosamente e, puff, la buttò
sul pavimento. La tazza si posò senza neppure scalfirsi,
come se fosse stata trasportata da mani estremamente de­
licate.
I cuochi giapponesi immobilizzano pesci vivi come le
carpe o le anguille con l'aiuto dei bastoncini o di uno spun­
zone, per prepararli vivi. Non è facile, se non si possiede il
kokyu . Ueshiba immobilizzava i giovani allievi dell'aikido
per terra posando loro semplicemente un dito sulle spalle.
Può sembrare inverosimile, di primo acchito, ma qualche
anno di pratica mi ha permesso di capire che è invece pos­
sibilissimo. Non si tratta di spingere con la forza di un
dito, ma di farci passare il kokyu, di far passare la respi­
razione attraverso le dita.
La signora Usui, una delle allieve di Noguchi, mi ha nar­
rato questo episodio: alcuni giovani che si riunivano da lei
raccontavano che un certo Tizio era innamorato di una ra-

282
gazzina di loro conoscenza. La signora Usui volle sapere se
questa chiacchiera era vera ( a differenza dei Francesi, i Giap­
ponesi non manifestano il loro amore con gesti e parole di
tenerezza, ma gli innamorati si comportano in pubblico co­
me se fossero completamente estranei l'uno all'altro ) . Fare
a Tizio domande dirette sarebbe stato troppo indiscreto e
d'altra parte lui poteva molto facilmente mentire. Un gior­
no Tizio era a casa della signora, invitato con alcuni amici.
Durante la conversazione qualcuno pronunciò il nome della
ragazza e la signora notò un leggero turbamento nella respi­
razione del ragazzo che passò bruscamente dall'espirazione
all'inspirazione, u·n cambiamento talmente impercettibile
che sarebbe sfuggito all'attenzione più acuta. Ma per lei que­
sta fu la conferma di quanto si andava dicendo. Qualche
mese dopo i due giovani si sposarono.
Data la complessità del concetto di kokyu, è estremamen-
te difficile presentarlo sotto una forma didattica compren­
sibile a tutti. I due sistemi che ho scelto io sono questi:
primo, pubblicare scritti che diano accesso a questa com­
plessità per via intellettuale; secondo : dare alla gente la
possibilità pratica di provare e di sentire direttamente il
,
kokyu. La pratica è molto semplice: si tratta di espirare
mentalmente con la mano appoggiata al dorso del partner
nel corpo di quest'ultimo. Bisogna però anche appoggiare t l'rt1
l'altra mano · stJ. qualche parte del proprio corpo come per !
costituire un circuito con le due mani; questo per evitare f
di ricevere l'influenza nociva dell'altro. La parola « circui­
to » ha provocato tra gli allievi la seguente riflessione: « Lei
ha detto che il ki non è elettromagnetico. Come pretende
che si tratti di un'altra cosa se si stabilisce un circuito? » .
Sono molto riconoscente a chi ha fatto questa obiezione
perché mi permette di esprimere la mia opinione in propo­
sito. L'idea del circuito deriva dall'esperienza personale di
Noguchi: tutto è cominciato per la curiosità di un bambi­
no. Egli era ancora fanciullo quando cominciò a interessarsi
al magnetismo animale di cui aveva letto qualche cosa. Si
divertiva a fare esperimenti con i suoi fratelli ed era molto
stupito dei risultati. Un giorno vide una ferita di uno dei
fratelli cambiare colore mentre lui esperimentava n ma­
gnetismo. Fu una cosa impressionante, ma si dovette atten­
dere un avvenimento di grande importanza perché quel
gioco da ragazzi divenisse il punto di partenza della voca­
zione di Noguchi. Nel 1923 un terremoto di straordinaria

283
'
intensità devastò tutta la regione di Tokyo e di Yokohama,
distmggendo ogni cosa per un vasto raggio. La gente vagava
senza riparo e senza cibo. La dissenteria si propagò con
grande rapidità nella città e nei dintorni. Un cataclistna · di
quella portata escludeva ogni possibilità di soccorso. No­
guchi vide una vicina torcersi dal dolore, pose la mano su
di lei, pur non avendo alcuna conoscenza tecnica e premette,
unicamente per il desiderio spontaneo di àiutarla. La don­
na provò subito sollievo e lo ringraziò con un sorriso. Fu
quel sorriso a decidere del suo futuro. Nonostante le forti
opposizioni dei suoi genitori, soprattutto del padre che con­
siderava tutto questo come qualcosa di vergognoso e d'in­
decente. Il giorno successivo, Noguchi si vide assalire da una
folla di persone che venivano a chiedergli soccorso. Quel
ragazzo di dodici anni intraprese così. la sua strada senza
averne avuto l'intenzione, sempre spinto d�l ricordo di quel
sorriso . All'inizio credeva di avere un certo potere, una spe­
cie di dono che possedeva solo lui. Ma non tardò ad accor­
gersi dell'errore: tutti hanno le sue stesse possibili tà, però
le ignorano.
Ma ritorniamo all'jdea del circuito: Noguchi. , facendo la
espirazione concentrata sui suoi clienti, si rese conto che
risentiva dell'influenza del loro stato patologico. Se qual­
cuno aveva mal di testa, il dolore veniva anche a lui. Nel
l

momento però in cui lui avvertiva quel malessere, esso spa­


riva al cliente. C'era dunque un passaggio di sensazioni .
Stanco del ripetersi di questo fenomeno, Noguchi cercò di
liberarsene . Ecco che il circuito gli dà la soluzione deside­
tata: si trattava semplicemente di apporre l'altra mano sul
corpo del cliente. Si tratta di un fenomeno elettrico? Per
ammetterlo bisognerebbe prima risolvere questo problema:
se esiste davvero una corrente elettrica, quale ne è il vol­
taggio? quale l'intensità in ampète? Io personalmente non
ho mai avvertito una corrente.
È possibile che una corrente riproduca la sensazione spe­
cifica che si prova con un'altra persona? Per quanto ne so
io, una corrente elettrica di un certo voltaggio produce una
sensazione nota con il nome di choc elettrico, ma non il
mal di testa o il mal di ventre.
Una corrente, inoltre, non produce effetto se non a par­
tire dal momento in cui si stabilisce il circuito. Il circuito
'

stabilito con le mani, invece, ano.ulla gli effetti percepi ti.


L'Occidentale è tanto legato a nozioni scientifiche quali

284
il magnetismo o l'elettricità, a causa del suo tradizionale
bisogno d'intellettualizzare le idee. Prima di tutto vuole de­
finire, analizzare e classificare.
Anche il linguaggio occidentale .è concettuale. La lingua
giapponese conserva ancora elementi non concettuali: il ki
è uno di essi.
È cambiato tutto da quando Noguchi ha sostituito il ma­
gnetismo con il ki.
È nota la storia di Franz-Anton Mesmer, medico vienne­
se, che si è interessato al magnetismo animale, fino ad al­
lora studiato sulla base di quello minerale. In un primo
tempo i due concetti erano confusi nel suo pensiero. Negli
esperimenti Mesmer impiegava una vera calamita e preten­
deva di rendere magnetico non soltanto l'acciaio, ma anche
la carta, il pane, la lana, la seta, le pietre, il vetro, l'acqua,
le persone e i cani, ihsomma tutto quello che poteva toc­
care. Dal punto di vista della fisica questo naturalmente si
contesta con facilità. Più tardi si scoprì che la calamita di
cui si serviva negli esperimenti non attirava più il ferro. Ma
se essa agiva senza magnetismo, che cosa agiva al suo
posto? In un secondo tempo si accettò il concetto di sug­
gestione, anticipando, si dice, la psicanalisi.
In mancanza di una nozione non concettuale come il ki,
si dovrà ricorrere a termini spesso presi in prestito dalla
fisica . Una soluzione simile provoca inevitabilmente contro­
. versie interminabili tra le scienze ufficiali e quelle occulte.
Non ho sentito parlare solo di magnetismo, ma anche di
radiazioni, di fluidi · e di altri elementi. Certi apparecchi te­
rapeutici vengono lanciati sul mercato giapponese con no­
mi ispirati a gtandi scoperte scientifiche: apparecchio per
la guarigione che si serve del radium, anello magnetico che
assicura salute e felicità, terapia a un milione di volt, uo
apparecchio ad alta frequenza vi dà la salute, eccetera .
Non voglio contestare l'apparecchio che impiega il ra­
dium. Con il prezzo che ha, è difficile che contenga radium
a dosi nocive. I fabbricanti vendono suggestione, per­
ché no? '
Quanto al milione di volt è impressionante. Una volta,
diventare milionari era il sogno di tutti. Con la svalutazio­
ne la cosa ha perso molto fascino, ma un milione è sempre
una cifra che s'impone. Dice Noguchi: << Perché oggi c'è bi­
sogno di elettricità statica quando i vestiti in materia pla­
stica ne producono altrettanta dinamica? » .
'

285
Mettetevi nei panni di un anziano, un appartenente alla
terza età. Ha bisognò di rispetto e di attenzione da pa·rte
dell'ambiente che lo circonda. Come può ottenerli? S'impo­
ne attorniandosi di apparecchi al radium, a un milione di
volt ad alta frequenza. Non è affatto una soluzione stupida.
Man mano che la civilizzazione progredisce si sente biso­
gno di concetti sempre più strutturati e complicati. Alcuni
propongono di fermare il progresso, ma è una soluzione
irreale. È sempre più difficile far accettare una soluzione
non concettuale come il ki. Nonostante le mie spiegazioni,
il ki, per la maggior parte degli Occidentali e di .altri popo­
li civilizzati, resta un concetto più o meno occulto, oppure
falsamente scientifico. L'aikido rischia di diventare ai-elet­
tro-magnetico-do.
Una signora, invitandomi a pranzo a casa sua, mi disse:
« La volevo invitare da molto tempo, ma non osavo. Avevo

paura di esaurirla » .
Aspirare il mio magnetismo, o fluido, ecco un'idea che ho
incontrato spesso. Se il ki fosse un'entità misurabile o ma-
j teriale, sarebbe ben presto esaurito. I miei soldi e il mio
J tempo hanno un limite. Il ki però non è un'energia d'ordi­
ne materiale, come il petrolio, il cui esaurimento è già pre­
vedibile in un futuro non lontano.
In verità io sono qui per farmi aspirare e non chiedo
di -megliO:.perdie pìu a o·'Pì
u. fiil'ardcchtsco'. t!,9-t'oò.siatato
'
in me un grande progressoda quando sono in Europa. Che
cosa ho fatto? Una cosa sola: dare, dare, dare.
Provo un grande piacere nel dare. È un dono immateria­
le e quindi non provo nessuna costrizione, nessun disagio,
come proverei se si trattasse invece di un dono materiale.
Il solo rimpianto, se rimpianto c'è, è che non sono ancora
in grado di dare quanto vorrei.
La differenza tra il magnetismo animale e il ki è simile
a quella che intercorre tra un cavallo con i paraocchi e un
cavallo selvaggio. Il primo è metodico, orientato a uno sco­
po determinato e strutturato. Il secondo non ha bisogno di
essere strutturato, è invece istintivo e naturale. Non c'è
bisogno d'impararlo dato che tutti hanno il ki finché vivo­
no, ma bisogna insegnarlo di nuovo ai popoli civilizzati il
. .
cut pensiero e troppo strutturato.
'

Con il ki si è liberi da ogni preoccupazione di potere, di


efficienza, di controversia e da molte altre complicazioni.
Sento un po' di prurito e mi gratto. Ho forse bisogno di

286
una teoria? di una struttura? dr un sistema?
Con gli occhi chiusi, respiriamo mentalmente attraverso
le mani. Man mano che diminuiscono le riflessioni e aumen­
ta la concentrazione, pare che le mani s'ingrandiscano. Pos­
sono diventare grandi come l'universo. Possono sparite la­
sciando solo la respirazione. Non c'è più stomaco, né inte­
stini, né testa, né io, non. ho più nulla . Si diventa respi·
razzone.
È chiaro che questo atteggiamento non è accettabile in­
tellettualmente. Per renderlo accettabile si cercano spiega­
zioni, si fanno ipotesi, si suppone l'esistenza di un agente,
di una forza invisibile, dell'influenza degli astri, eccetera.
Si è liberi di pensare come si preferisce. Non sarò certo
io a impedire che gli altri faèciano ipotesi, se hanno voglia
di farne. Ma, per essere onesto, devo dire che non è quello
che faccio io. Insisto su quanto ho detto: si pratica senza
Ì;
conoscenza.. senza· tecnic senza meta. -n·euorl'!"" dercielo-

pùro è-tutto ciò di cui ab iamo'bisogno·. · ·

---- ""'
"f"" - ----- -

287
XXXII

IL TEMPO SI « DILATA »

« È strano », mi dice Mare mentre andiamo in automo­


bile. « Mi pare che il tempo si dilati. Prima, se· la macchina
sbandava, facevo appena a tempo a frenare. Ora, invece, mi
pare di potere perfino accendere la radio, prima di frenare.
È solo un'impressione o ci sarà qualche altra spiegazione? ».
Mare ha ragione. Da quando pratica il movimento rigene­
ratore i suoi muscoli sono diventati più elastici. Le fasce
muscolari non trasmettono più al cervello segnalazioni bru­
sche e a scatti, ma graduali e, per così dire,. più rilassate. Sul
piano emotivo il tempo ha acquisito un nuovo valore: è
diventato elastico.
Come dentista, Mare doveva affrontare i malesseri comu­
ni a tutti i suoi colleghi: · mal di schiena o indolenzimento
dovuto alle posizioni che era costretto ad assumere. Cercava
di ovviare come poteva: faceva ogni tanto un po' di gin­
nastica, tra un paziente e l'altro. Doveva stare molto atten­
to quando cambiava posizione per non rischiare una cata­
strofe: dolori acuti che gli causavano un forte disagio. È
una preoccupazione che non ha più. Può assumere qualsia­
si posizione, è diventato come una gomma nuova. Aveva
pressoché dimenticato le sue difficoltà quando, un giorno,
ebbe una lunga conversazione con un collega che gli raccon­
tò di aver sofferto per anni di dolori atroci. I medici che lo
avevano in cura gli facevano fare continue radiografie e
dicevano: « La colonna vertebrale è normale. Di che cosa
si lamenta? ». I suoi dolori passavano in seconda linea.
« Ora però », gli disse il collega, « va meglio >>. Osservan­
·

dolo, Mare si stupl : pareva proprio un serpente... conge­


lato. Tutti e due dicevano la stessa cosa: ora va meglio,
ma la realtà era diametralmente opposta. Mare era agile e
pronto nelle reazioni, l'altro rigido e apatico. La carenza
di informazioni muscolari può portare a una falsa tranquil-

288
lità. Finché non sappiamo che c'è un incendio in cucina,
insomma, e che i muri stanno per crollare, possiamo anche
restare in salotto davanti al televisore.
« Mi dica un po': il movimento rende più rapidi i ri­
flessi? », mi domandò Pietro, un agricoltore. « Lo chiedo
perché mi è capitato un fatto curioso. L'altro giorno stavo
salendo su un albero con una tagliatrice molto pesante,
quando si è spezzata la scala. Mentre cadevo, mi sono det­
to: "Devo lasciar andare la tagliatrice se non voglio am­
mazzarmi". L'ho fatto: una volta non avrei mai avuto una
reazione cosl rapida » .
Ora, il riflesso è un'abitudine meccanica che si acquisisce
con un allenamento apposito o con la ripetizione di uno
stesso atto. La persona sospettosa diffiderà di chiunque, sen­
za neppure accorgersene e senza volerlo. Ricordo un poli­
ziotto giapponese che aveva cambiato mestiere senza riu­
scire a · modificare i suoi atteggiamenti abituali, il « ·riflesso
professionale » . Di fronte a un cliente nuovo, lui comincia­
va a squadrarlo attentamente e poi gli domandava: « No­
me? cognome? domicilio? professione? » come se avesse
avuto a che fare con un criminale. I clienti s'irritavano ter­
ribilmente. Evidentemente è impossibile allenarsi a cadere
tenendo una tagliatrice: è una situazion.e imprevedibile. Pie­
tro, però, ha fatto a tempo a riflettere e a eseguire quanto
aveva deciso. Non è il caso di dire che il tempo si è dilatato
in quell'istante?
Pietro mi ha raccontato anche un'esperienza precedente,
fatta con un chinesiterapista. Un giorno costui gli afferrò
il polso e glielo manipolò, facendogli talmente male che
Pietro, quasi svenuto, ebbe la sensazione di rivivere eventi
del passato: si ritrovava in compagnia di amid. Tornato in
sé, chiese: << Quanto tempo sono rimasto in quello stato? ».
« Qua1che secondo ».
Gli parve · incredibile. Facendo un confronto tra le due
esperienze, Pietro mi disse: « Nel caso della tagliatrice ero
del tutto presente a me stesso, ero lucido! È questo che

m1 stupisce ».

Quella di rivivere il proprio passato non è certo un'espe­


rienza nuova. Conosciamo altri casi simili, per esempio quel­
lo di un operaio che, cadendo dall'alto di un palo telegrafi­
co1 rivisse trent'anni di vita in pochi secondi. Non si tratta,
però, di esperienze di laboratorio e non sono dunque ac­
cettabili sul piano scientifico.

289
Che cos'è il tempo? Conosciamo quello oggettivo, omo­
geneo, meccanico, quello per cui costruiamo orologi e sta­
biliamo che la durata di un'ora sia la stessa dappertutto, a
Parigi come a Tokyo e a New York. Diversamente ogni si-
. stema in vigore nella società moderna finirebbe in un caos.
Non so a quale epoca risalga questa concezione del tempo,
ma nel XVIII secolo era certo un fatto stabilìto. Kant fa­
ceva la sua passeggiata tutti i giorni, alla stessa ora, èon
grande puntualità.
Einstein ha rivoluzionato la concezione del tempo, ma
non per questo la fisica ha esaurito il problema. Si parla del
paradosso di Langevin.1
Bergson oppone al concetto di tempo quello di durata,
considerandolo come· uno scorrimento sentito e vissuto. Il
tempo vissuto dalla nostra emotività è del tutto differente
dal tempo meccanico. Marcel Granet, nella sua opera Civil­
tà cinese, parla dello spazio-tempo, eterogeneo e centrifugo.
Ueshiba dice: non c'è né tempo né spazio. Qual è, a que�
sto proposito, la posizione del seitai?
Noguchi osserva: « Le ore trascorrono presto in compa­
gnia, mentre cinque minuti sono lunghi quando aspettiamo
un autobus. Un istante può essere lunghissimo se siamo
concentrati e tesi ». Questo racconto servirà da esempio: il
cachi è un albero da frutta giapponese. I suoi frutti delizio­
si, che maturano in autunno, attirano i corvi, · la cui golo­
sità ci è nota grazie al nostro amico La Fontaine. Un corvo

1 Consideriamo due osservato�i A e B. A resta immobile sulla terra


mentre B, jpotetico osservatore, si sposta in un'aeronave immaginaria a
una velocità costante, vicina a quella della luce. Dopo tre anni di periplo
nello spazio, ritorna sulla terra. Sia 299,985 km al secondo (ossia 0,999
95 c, c essendò la velocità della luce) la sua velocità di spostamento. Al
suo ritorno constata che A è invecchiato di trecento anni, mentre lui, B,
è invetthiato di tre oli
s anni.

t = t'
0,999 95 cf .3 anni
.---- = 300 anni
él 0,01
Se dunque B è partito dalla terra nel 1675 ai tempi di Luigi XIV,
all'età di trent'anni, al suo ritorno, avrà 33 anni, ma il mondo è già nel
1975, immerso in una crisi energetica e nell'inquinamento industri11le.
Troverà di sua moglie e dei suoi figli solamente l nomi nei vecchi archivi.
Eppure, nulla accorda alla terra la privilegiata situazione di essere un
sistema di riferimento immobile. Si può dire altrettanto bene che essendo
B immobile, è la terra che si è spostata con la suddetta velocità. In que­
sto caso, è B che è invecchiato di trecento anni e la terra solo di tre
·

anni. Si arriverà al seguente paradosso matematico: 3 anni = .300 anni.

290
nero appollaiato su un ramo scuro dal quale JWildMo (rut
ti purpurei, sullo sfondo di un cielo blu, è stato liiHl dei Of!
getti prediletti dei pittori. giapponesi.
Noguchi, osservando un albero di cachi, si disse: << T·ru1
uccelli che sanno scegliere. Piluccano quanto c'è di megl io.
I frutti molto maturi sono spesso i migliori ». E un giorno
decise di salire su un albero per precedere quei golosoni e
volle arrivare molto in alto per raccogliere i frutti migliori.
Il cachi è una pianta in apparenza molto robusta, ma che
invece si spezza facilmente. Il ramo su cui Noguchi era sa­
lito cedette all'improvviso. Cadendo, Noguchi pensò : « Se
mi ci aggrappo, quel ramo Il sotto si spezzerà perG:hé è trop­
po sottile. Devo attaccarmi a quell'altro lì che è abbastanza
grosso da resistere al colpo ». Ma il ramo sembrava non
arrivasse mai. Allora si disse: « Forse ho calcolato male.
Perché non si avvicina? ». Finalmente, riuscì ad afferrarlo.
Un testimone oculare credette che Noguchi si sfracellasse
al suolo, tanto fulmineamente si era svolta la scena.
La dilatazione del tempo è alla base della tecnica seitai.
Tra l'espirazione e l'inspirazione c'è un attimo di sosta,
un punto morto durante il quale non è possibile reagire in
alcun modo. È una sospensione quasi impercettibile, infat­
ti si ha l'impressione che l'espirazione e l'inspirazione si
succedano senza soluzione di con tinuità. Per Noguchi, in­
vece, quell'attimo è una porta spalancata.
La tecnica seitai è un mezzo per regolarizzare il · movimen­
to apparente del corpo, al fine di assicurare una ripartizio­
ne armonica dell'energia. Non sono necessarie nozioni di
anatomia per applicarla, è invece indispensabile saper di­
stinguere le reazioni di ogni singolo individuo alle stimola­
zioni. Il solletico, per esempio, può provocare grida e scop­
pi di risa in una persona del tipo 3, digestivo attivo. Si po­
trebbe pensare: « Il solletico fa bene. Libera e rilassa. Vo­
glio applicarlo a tutti ». Ma se lo si prova su una persona
del tipo 4, digestivo passivo, vediamo che la cosa non fun­
ziona, perché invece di dargli sollievo lo infastidisce. Oltre
a tenere presente l'emotività propria di ognuno, bisogna an­
che scegliere il momento giusto per ottenere l'effetto desi­
derato. Supponiamo che un bambino si ferisca al braccio e
che urli di dolore. Noguchi gli tocca il braccio nel momen­
to dell'espirazionè, seguendo il ritmo della respirazione del
bimbo, il quale forse griderà se qualcuno cerca di toccarlo,

291
senz'accorgersi che Noguchi lo tiene proprio per il braccio
ferito. .
Supponiamo che si voglia aumentare il tono muscolare: i
punti prescelti dovranno essere toccati all'inizio dell'inspi­
razione. Con un minimo di forza si ottiene il massimo del­
l'effetto. Anche applicando una pressione leggera, alla per­
sona sembrerà di saltare fino al soffitto. Se si tratta invece
di sistemare un'articolazione o una vertebra, basterà un
colpetto al momento giusto: alla fine dell'espirazione.
Nel dipartimento di Yamaguchi, a ovest di Honshu, si
trovano molti aderenti alla società seitai, sono soprattutto
judoka. Questo perché un giorno il presidente della Fede­
razione dipartimentale degli judoka disse: << Abbiamo biso­
gno di due tipi ben piantati perché c'è un uomo con una
lussazione al ginocchio » .
« Perché due? Ne basta uno » .
« Ci vuole molta forza. Uno da solo non può farcela ».
<( Non ci vuole forza! >>.
« Come no! Provi a farlo lei! >> .
« D'accordo. Ma se ci riesco, che cosa mi darà in cam-

bio? ».

«. Le prometto che tutta la Federazione dipartimentale di


judo aderirà alla sua società » .
E cosl è stata ottenuta l'adesione di tutta la Federazio­
ne. Sistemare una lussazione è un gioco da bambini per No­
guchi che non lavora servendosi della forza fisica, ma sfrut­
tando quell'attimo di sospensione di cui si è parlato, du­
rante il quale l'organismo non può opporre resistenza agli
stimoli. D'altronde è proprio in qu�ll'attimo che si può ve­
ramente applicare qualunque tipo di tecnica, che si tratti di
judo, di kendo o di sumo. L'inspitazione permette dj con­
trarre i muscoli, l'espiraziont! di rilassarli. Durante la so­
spensione, invece, i muscoli non possono essere né contrat­
ti né rilassati. Nell'attimo compreso tra l'inspirazione e
l'espirazione è inutile cercare di decentrarsi, si resta rigidi.
Ci si può perfino lasciare portare via per la spalla.
Una volta sono stato invitato a guàrdare l'allenamento in
una palestra di sumo. I praticanti di sumo sono giovani
robusti, grandi e forti, che pesano centoventi-centoquaranta
chili, a volte raggiungono addirittura i centottanta. Nono­
stante questa massiccia struttura fisica, essi sono di un'agi­
lità incredibile nei combattimenti.
Sadanoyama, uno yokozuna (il grado massimo dei sumo)

292
sorvegliava l'allenamento e ripeteva: rilassa le spalle. Il po­
vero novellino però non ci riusciva e finiva per essere
proiettato nell'aria.
Noguchi ha praticato anche il kendo : ci si allena con uha
armatura di protezione, muniti di una sciabola di bambù,
tozza e senza punta. Noguchi non conosceva affatto le tec­
niche del kendo, sapeva solo colpire a due mani e lo fa­
ceva nell'attimo della sospensione. L'avversarlo veniva col­
pito, senza che potesse opporre resistenza, in pieno sulla
gola con la punta dello shinai, la sciabola di bambù, e Stra­
mazzava con tutta la sua armatura. Ma gli amici giudicato·
no Noguchi troppo pericoloso e decisero di escluderlo dal
gruppo .
Un judoka, settimo dan, allievo di Noguchi, un giorno
osservò: « C'è troppa gente sul métro. Non si riesce neppu­
re a salire ».
« Lei tiene . le spalle troppo contratte », gli rispose No­
guchi , « non le sarebbe così difficile se riuscisse a rilas-
.
sars1 ». '

« Ma, sensei, lei gira in macchina, non prende mai il


métro. Non ha idea di che cosa sia ».
« Bene, allora andiamo a provare ».
Insieme arrivarono alla metropolitana. Era veramente
molto affollata. Noguchi s'intrufolò in quella scatola di
sardine, si sedette e aprì il giornale, mentre l'altro, ancora
sulla porta, si dibatteva cercando di entrare. Noguchi com­
mentò: « Fra tante persone che respirano si trova sempre
una sospensione! ».
Lo judoka, seccato, ribatté: « Ammettiamo che lei abbia
ragione. Se però si trattasse di judo, non mi batterebbe così
facilmente ».
Questo pensiero lo tormentò tanto che un giorno final­
mente accompagnò Noguchi al Kodokan, in compagnia di
un altro judoka del sesto dan. Noguchi non s'intendeva af­
fatto di judo, ma sentiva in anticipo se l'avversario sarebbe
avanzato o se si sarebbe tirato indietro. Non c'è di che stu­
pirsi dato che quella di « sentire » è proprio la caratteristica
del ki. Nell'attimo della sospensione del respiro, Noguchi
prese il pugno del judoka e lo fece cadere, immobilizzandolo
a terra. Prese poi anche quello dell'altro dicendo: « Anche
tu >> ,. e immobilizzò anche lui.
I due uomini dichiararono : << Lei ha il tredicesimo dan,

sense1 ».

293
Strano calcolo. In ogni caso, con Noguchi non parlarono
più di judo.
Noguchl ha un fratello minore che pratica alcune arti
marziali: il karaté e il kendo. Un giorno essi andarono in­
sieme in un sushiya a mangiare dei sushi, che sono polpette
·
di risç> avvolte in fette di pesce crudo 9 con molluschi. Co­
nosco molti Francesi che ne vanno matti. AI momento del
como, il fratello disse a Noguchi: « Ci sta imbrogliando.
Ne fa pagare più di quante ne abbiamo mangiate ».
« Perché non glielo dici? »
« Perché ha un coltello in mano ».
Che strana reazione! A forza di allenarsi nelle arti mar­
ziali vedeva tutto sotto quel ' punto di vista.
Una sera il fratello avverti: « C'è un ladro in casa ».
Noguchi cominciò allora ad andare su e giù facendo un
gran rumore e sbattendo le porte.
L'altro osservò: « Tutto questo fracasso è pericoloso!
Il ladro potrebbe saltarti addosso e pugnalarti! Fa' piano,
senza rumore ».
Noguchi ribatté: « Anzi, il ladro diventerebbe pericoloso
se si trovasse a faccia a faccia con qualcuno, quando meno
se l'aspetta. Se invece mi faccio sentire, lui capirà dove mi
trovo e potrà mettersi in salvo ».
La mentalità è diversa e diversa è la reazione, è più che
evidente!

294
XXXI II

INSPIRAZJONE

La differenza tra inspirazione ed espirazione, due atti fi­


siologici nettamente contrapposti, non è sta ta evidenziata
dagli Europei nel corso della loro storia.
I Romani indicavano con la parola inspirazione l'atto di
soffiare sopra o in qualche cosa. Si trattava dunque di espi­
'

razione. Per metonimia, il vocabolo indicava che il soffio


vitale nonché l azione di « far entrare » ari a. Aspirazione
'

non era differente: era l'azione di soffiare in direzione di


qualche cosa. Era anche esalazione · . .
Ai nostri giorni l'h aspirata costituisce un bel problema
per i Francesi che devono fare uno sforzo per proounciarla
bene quando studiano una lingua straniera. Fenomeno cu­
rioso, i Francesi invertono spesso il momento in cui devono
pronunciate l'h. In realtà un'h aspirata non ha nulla a che
vedere con l'inspirazione, che è l'at to di far entrare l'aria.
È un momento d'arresto tra due vocali, per permettere lo
iato in francese, e una consonante postpal atale leggermente
chiusa nelle altre lingue. In ogni caso, si tratta di un'espi-
raz10ne
.

All'idea d'inspirazione si associano elementi misteriosi


perché essa suscita l'immagine di un soffio emanato da un
essere superiore che darebbe agli uomini consigli e rivela­
zioni. Ma ci chiediamo: è sufficienté assorbire aria per ave­
re un'ispirazione, per esempio, artistica? Saremmo tutti ge­
ni, con ben poca fatica!
Pare che nel XVI secolo il termine abbia assunto un
senso più preciso in alternanza con l'espirazione. Il signi­
ficato fisiologico, però, continuò a affiancare quello mic;te­
rioso, ora occulto, ora frivolo.
Nello yoga troviamo l espressi one prana kumbhaka, che
'

indica una spede d'inspirazione: l'assorbimento del prana


cosnuco.

295
Nell'aikido, Ueshiba faceva praticare il tama-no-hireburi,
una specie di vibrazione che viene eseguita a mani congiun­
te davanti al ventre, la mano sinistra un po' più in alto,
inspirando soltanto. A mio parere è una delle pratiche più
importanti dell'aikido, anche se ai giorni nostri sono in
pochi a conoscerla. Persino gli esperti non ricordano più
se si deve eseguire al momento dell'inspirazione o dell'espi­
razione. Perché questa dimenticanza?
II fatto è che lo spirito ricorda solo ciò che vuole. Per
quanto ci sentiamo ripetere una cosa, chiudiamo automati­
camente una porta quando si tratta di un argomento che
non c'interessa.
Mi hanno raccontato un aneddoto su un collezionista di
quadri. Un mercante gli porta un quadro e insieme ne discu­
tono il prezzo. Il collezionista non guarda neppure i1 dipin­
to, e il mercante gli dice: « La prego, lo guardi. È un ca­
polavoro ». Il collezionista risponde; << Non guardo mai
quello che compro. Guardo solo il venditore per capire se
è in buona fede o no » . È una buona reazione. Questo .
collezionista vuole investire il suo denaro in qualche cosa
di veramente valido, al di là del valore estetico del quadro.
Mi viene in mente un altro aneddoto raccontatomi da
Ambroise Vollard . Un giovane va da lui per comprare un
quadro. << Ho appena avuto una figlia », gli dice, « e vorrei
comprare un quadro per rivenderlo tra vent'anni per la sua
dote ». Il mercante gli fa vedere due quadri Clel valore cct­
rispondente alla somma che lui vuole investire, ma di stili
diversi. Vollard propende per quello meno convenzionale.
Il giovane, invece, dopo molte esitazioni, acquista l'altro.
Vent'anni dopo si ripresenta con il quadro. « Voglio ri­
venderlo )>, dice, « mia figlia deve sposarsi ».
« Sono desolato » , risponde Vollard, « ma questo qua­
dro oggi non vale più niente. Il valore dell'altro, invece,
si è centuplicato ·».
Personalmente, guardo il quadro e non ìl suo pre2;zo . Se
una cosa mi piace, il resto non m'interessa. Molte persone
si rivolgono all'aikido per la sua efficacia: vogliono impa­
rarne le tecniche, il resto non le intetessa.
Nel movimento rigeneratore, ho sempre parlato di espi­
razione concentrata e rton d'inspirazione concentrata. Esiste
anche questa, ma è difficile spiegare di che cosa si tratta.
È talmente semplice! Bisogna inspirare lungo tutta la colon­
na vertebrale, dall'alto in basso. È tutto lì. Lo si fa in po-

296
chi secondi. Noguchi, dte è empr u:t 111 t i
ha tempo per riposare, per p.h cgg111rc, JX:r ( t
Non ha neppure il tempo da dedicare al movim nro rlg 1
ratore che raccomanda tanto agli altri. Non h.t 111,11 .r11C u
di lavorare, da cinquant'anni in qua, neppure lJuando i 1
infortunato: un'ulcera allo stomaco e la frattura delle cmto
le dovuta a una brusca frenata deli'autobus, che fece molt i
feriti. Com'è possibile lavorare senza concedersi mai un
giorno çli riposo e dormendo solo tre, quattro ore per not­
te? Il fatto è che alcuni minuti di riposo fanno a Noguchi
lo stesso effetto di tre o quattro giorni di riposo di un uomo
normale. Per eseguire l'inspirazione concentrata lui non ha
bisogno di nulla, neppure di un luogo dove raccogliersi. Può
farla tranquillamente davanti a un interlocutore senza che
questi se ne accorga. Quando inspira lungo la colonna ver­
tebrale, le sue vertebre affaticate scricchiolano e intorno a
esse si forma del sudore. Noguchi è rimesso a nuovo e può
• • •

rtcommctare.
Non insisto molto su questa pratica perché è difficile
spiegarla 'concretamente e richiede una certa potenza del
ventre, agilità e mobilità alle anche e· alla t::olonna vertebra­
le. Il ventre fa da pompa aspirante e la colonna vertebrale
da tubo conduttore. Se la pompa non è abbastanza potente,
non tira, e se il tubo è in cattivo stato può avere perdite o
rompersi come gomma vecchia.
Ho perfettamente ragione di diffidare della reazione dei
popoli civilizzati di fronte a queste cose, perché la loro uni­
ca attività veramente intensa è quella cerebrale. Il loro
hara, il ventre, il loro koshi, le anche, sono per lo più in
uno stato pietoso. Hanno una colonna vertebrale rigida,
piegata sotto il peso delle preoccupazioni, dei timori e del­
le angosce. Sono inoltre abituati a soluzioni troppo facili:
schiacciano un bottone per ottenere un risultato.
La pratica del kumbhaka, per esempio, intrapresa im­
prudentemente dopo la lettura di un manualetto qualsiasi ,
ha fatto alcune vittime in Europa. Lo stesso si può dire
per alcuni Occidentali che si dedicano agli esercizi degli ad­
dominali (esercizi muscolari che hanno lo scopo di svilup­
pare la potenza del ventre): sbagliano, perché questa po­
tenza è più di natura morale che non fisica. La parola bara,
ventre, evoca l'immagine del sangue freddo, deila calma
davanti al pericolo e non quella di una muscolatura atle-

uca.

297
Il progresso deve verificarsi senza fretta, senza forzature.
Dobbiamo essere contenti di sapere che l'approfondimento
della respirazione si verifica a ogni seduta, impercettibil­
mente. Solo dopo un periodo più o meno lungo. si può ve­
ramente constatare un cambiamento. D'altronde chi pratica
queste tecniche avve:rte anche da solo il miglioramento. Il
progresso, però, non è regolare e graduale. Spesso segna il
passo, come una vettura in un ingorgo del traffico. Poi, un
bel giorno, tutto cambia.
Questi blocchi non sono solo fisici . Possono essere di lun­
ga data, perfino congeniti, e implicano tutto un quadro psi­
cologico dell'individuo. Una volta ho detto a una signora
del tipo 3 : « Lei non prende mai decisioni in base a moti­
vazioni, vero, signora? Una persona le piace o non le pia­
et:,, e la scelta è fatta. Ci sono personè che dicono: "Questo
è un giovane veramente a modo, ben eç}ucato, gentile, va in
chiesa tutte le domeniche, ha questo e quel diploma. Non
c'è nulla da rimproverargli". Ma se a lei non piace, non

p1ace ».
« Ah! Io sono molto decisa, mi ascolti. Adoravo mio
nonno, ma non · potevo sopportare la nonna. Per molto
tempo mi ha tormentato l'idea di non riuscire ad amarla,
perché la morale ci insegna che bisogna amare i familiari.
Il giorno in cui ho deciso che non potevo amarla, ho sen­
tito un gran sollievo. Ho letto Génitrix, di François Mau­
riac. Bene, il personaggio di Félicité è proprio simile a

mxa nonna » .
L'Europa è schiacciata dal senso di colpa. Due inglesi di
mia conoscenza ne sono addirittura morti: di uno so bene
la storia, dell'altro no. Mi telefonava da lontano dicendo
di essere angosciato dal sense of guilt. lt's horrible it's,

horrible, ripeteva. Due mesi più tardi era morto, letteral­


mente logorato. Di che cosa si sentiva colpevole? I Fran-
• •

ces1 non arrivano a questo punto.


S'ong-chen di Chao chéou (778-897 ) , monaco zen (ch'an)
cinese; ha avuto il suo satori a ottant'anni. « Il satori »1 di­
ce, « non è difficile. Basta non preoccuparsi della discrimi­
nazione. Se non si ha né amore né odio, il resto va da solo ».
In altre parole, per ottant'anni era stato tormentato dalla
discriminazione tra odio e amore. Emotivamente, divideva
il mondo tra chi amava e chi non amava. E non era solo
un'idea: il cuore gli batteva più forte, l'epigastrio gli s'in­
duriva se gli si avvicinava qualcuno che lui non amava.

298 \
Che cosa poteva farci? Era del tipo 3. È morto a cullodi
ciannove anni. Dunque per quarant'anni ha predicato il suo
satori.. Che. il satori contribuisca alla longevità? Decidetelo
un· po vol.
,

, .
Spesso le riflessioni fatte apparentemente per caso tradi­
scono il pensiero na�costo nel fondo di uri individuo. Se
'

per esempio qualcuno ci dice: « Io me ne infischio dei sol-


di, lasciamo da parte le questioni di profitto e d'interesse >>, ·
molto probabilmente ci troviamo davanti a una persona
. molto interessata, un vero speculatore. È un caso comune
al tipo 5. D'altronde, che si può fare se }1idea del profitto
d 'assilla? Non possiamo disfarcene come di un paio di
guanti. Talvolta siamo veramente stanchi di una tensione
simile e cerchiamo di sbarazzarcene dichiarando il contra­
rio di quanto sentiamo nel profondo. Questo conferma che,
almeno virtualmente, ci è possibile intravedere un terreno
più normale.
L'approfondimento della respirazione conduce a una nor­
malizzazione del terreno., È una questione estremamente
complessa, l'abbiamo già visto e ne parleremo ancora. Chi
vi si avventura con leggerezza ne dovrà pagare le conse­
guenze.
Vi · sono molti metodi che mirano all'approfondimento
della respirazione. Finché l'accento è posto sull'espi,razione,
non sussiste pericolo perché essa comporta un rilassamento
dei muscoli. Il dolore si manifesta mediante una contrazio-
.
ne involontaria dei muscoli stessi. Alcuni medici consiglia­
no ai pazienti di gridare, ossia, in pratica, di espirare. Così,
infatti, il. dolore è più facilmente sopportabile. Non è la
soluzione migliore, ma non è neppure un consiglio sciocco.
Qua,ndo invece entra in gioco l'inspirazione, tutto cam- ·
bia. L'inspirazione provoca una contrazione che a volte
può tradursi in un intenso dolore. Fa parte della tradizione
occidentale dare molta importanza al· dolore e devo tenere
conto del concetto popolare di carità cristiana, che prevede
solo il sollievo dal dolore. Io, quando soffro, per prima
cosa mi congratulo con me stesso: sono ancora giovane,
anche se ufficialmente faccio parte della cosiddetta terza
età. Essere in grado di soffrire è un segno di vitalità. La
sofferenza. è come il pepe: dà sapore alle cose e fa aumentare
l'appetito. Io però non rivelo la mia agli altri, perché essi
spesso s'improvvisano dottori. Forse �P�rò il giorno in cui
. morirò non avrò energia sufficiente per protestare. Un mae-

299
stro che ho conosciuto, mentre era in agonia, continuava
ad alzare le braccia sopra la testa: è un gesto naturale per
dar sollievo al cuore. I suoi discepoli, che non capivano
nulla, si davano un gran da fare per rimettergliele sotto le
coperte. Pov.eretto!
L'inspirazione è molto importante nell'aikido e nel mo­
vimento rigeneratore. In una sola seduta bisogna fare ben
sette esercizi d'inspirazione coordinati. Non insisto molto
sulla qualità· di questi esercizi, perché, prima di arrivare cosl
lontano, è necessario esaminare bene lo stato del terreno
di ognuno.
Quando si fa fare il movimento rigeneratore, ci si trova
davanti a persone che progrediscono facilmente, ma anche ·
ad altri che non riescono a sbarazzarsi di riserve d'ogni ge- ,
nere. Alcuni sanno un po' di tutto, ma niente bene. Mescola­
no tutto. Eseguono il movimento come se si trattasse di
una specie di liberazione collettiva. Si agitano, sgambetta­
no nella speranza di ottenere qualche risultato. Eppure la
loro respirazione resta sempre allo stesso livello, senza ar­
rivare più in profondità.
Quando ridiamo, accentuiamo l'espirazione, mentre nel
pianto è l'inspirazione a prendere .il sopravvento. Una bella
risata, franca e comunicativa, può farci rilassare, ma si può
ridere di rabbia, e allora si tratta di un rilassamento più
o meno forzato. Il pianto, abbiamo detto, accentua l'inspi­
razione, ma se lo interrompiamo troppo presto può restare
qualche cicatrice.
Una signora mi ha fatto un racconto molto interessante
a questo proposito su come si sia rimessa da un'aerofagia
della quale aveva sofferto fino a cinquant'anni. « In retro­
spettiva, tutto mi pare semplice », mi ha detto, « ma in
realtà non è stata una cosa facile, anzi un lungo e tortuoso
. '

cammmo » .
Non ricordava nulla della madre. Del suo passato più
lontano, ricordava per esempio l'angolo di una scala dove
lei giocava, ma nulla della madre. Durante una conferenza,
fece una scoperta. Il conferenziere domandò agli uditori
a che età risalivano i loro ricordi d'infanzia più lontani.
Alcuni risposero a quattro anni, altri a tre anni, mentre per
lei i ricordi più lontàni risalivano a quando aveva sette anni.
La sua vita cominciava a sette anni. Prima di quel periodo
tutto era nascosto da un fitto velo di mistero. Il giorno in
cui fu seppellita s.ua nonna, però, in quel muro si aprl una

300
breccia. Una signora le si avvicinò e le disse: « Io L1 co
nosco: lei somiglia molto alla sua mamma. Quando ci [u il
funerale di sua madre, lei restò in casa mia. Per due giorni
I)On ha fatto che piangere, rifìutandosi di toccare cibo e di
dormire. Aveva allora cinque anni ». Fu una rivelazione
commovente: dunque aveva perso la madre qu<indo aveva
cinque anni. Raccolse testimonianze presso altri membri del­
la sua famiglia e venne a sapere che quella morte era stata
improvvisa e violenta. Nella sua mente cominciò a disegnar­
si un'immagine di quell'essere sconosciuto che lei stessa era
stata prima di quel ricordo infantile. Ma perché aveva can­
cellato, dimenticato tutto? Quando uno choc è troppo for­
te perché un organismo lo possa sopportare, il cervello o la
mente s'incaricano di proteggerlo con mezzi d'isolamento
molto ingegnosi: perdita o diminuzione della memoria ec­
cetera. La signora era ricorsa anche all'aiuto di una psico­
loga che lei apprezzava molto e che le consigliava; « Eli­
mini dalla sua esperienza tutto ciò che non le appartiene.
Non diça: il tale ha detto questo, oppure: ho letto la tal
cosa su un libro, o anche: secondo la teoria di . . . eccetera.
Ricordi solo: io ho visto questo >>. Nel frattempo la donna
si era sposata, i figli erano cresciuti e si erano sposati a
loro volta. Prossima alla cinquantina, la signora aveva già
alcuni nipotini che ogni tanto sorvegliava per aiutare la fi­
glia. Quando la madre si allontanava, i piccoli cominciavano
a piangere, la nonna cercava di consolarli e a volte ci riusci­
va, ma non sempre. Un giorno ai nipotini che piangevano
venne anche un violento singhiozzo. Osservandoli, la signo­
ra pensò : « Hanno sicuramente aria nello stomaco! ». Da
quel giorno la sua aerofagia persistente cominciò a dimi- ·

nuire per scomparire poi del tutto. Quel mistero, dunque,


fu svelato con un lungo lavoro di ricerca, sempre interrotto
dalle necessità della vita quotidiana. L'ultimo colpo di pen­
nello ha dato vita all'immagine, prima appena delineata,
della bimba di quarantacinque anni prima. Possiamo con­
cludere che se anche il ricordo di un avvenimento che ha
inciso sulla vita di una persona sparisce, il corpo ne con­
serva fedelmente la memoria.
L'approfondimento della respirazione: è molto semplice.
Ma che complessità si rivela se si osservano gli individui!

301
XXXIV

'
IL KI NELL'AIKIDO

Le motivazioni all'apprendimento dell'aikido sono diver­


se: il desiderio di diventare più forti, ·il bisogno di difen­
dersi, la vo�lia di praticare uno sport, eccetera. Nessuno di
questi è stato il mio caso, l'aiki<J.o fa parte delle mie ricer­
che sul ki.
Letteralmente; l'aikido è « la via di coordinamento al
ki » . Mi sono interessato alla concezione del ki nell'ailcido,
ma il problema è molto complesso.
·

Gli Europei s'interessano all'aikido per la sua efficacia,


per il potere che vogliono acquisire. Ci s'interessa alla tec­
nica, all'acquisizione di pronti riflessi, al diploma che si
consegue, alla posizione in seno all'organizzazione, alle pre-.
rogative che ne derivano. Sono gli aspetti cartesiani del
problema, ma il ki sfugge a ogni tentativo cartesiano di
definizione. Ufficialmente il ki è inesistente.
Per conto mio, vorrei dare un modesto contributo alla
comprensione di questo concetto inafferrabile. Non scrivo
per comporre un manuale per chi pratica l'aikido, ma per
localizzare il problema nel contesto del pensiero occiden­
tale. Non ha importanza che ci s'interessi o no alla pratica
di quest'arte; il caso dell'aikido merita di essere· studiato
non foss'altro che per la visione nuova che può dare alle
nostre idee. Molte persone scmo venute d a me per chieder:
mi indicazioni sull'aikido: « È · efficace? >> . Sceglierebbero
nello stesso modo un'arma da fuoco o le serrature di sicu­
rezza. Hanno paura di essere attaccati, di morire e di vi­
vere. Hanno fretta di trovare un qualunque mezzo che per­
metta loro, dopo qualche lezione, di entrare in possesso di
un potere straordinario. Non ho accettato nessuno di que­
sti personaggi. Che illusione! Di efficacia si può parlare al
livello di Ueshiba, non al mio. .
.
Gli Occidentali credono che l'apprendimento consista nel-

302
lo sviluppare determinati riflessi. Certo, la loro acquisizio
ne può facilitare· l'<;>rganizzazione dd lavoro: diversamente
bisognerebbe ricominciare tutte le volte dai particolari più
insignificanti. Ma il riflesso che i:esta solo un riflesso noh è
nulla. È un comportamento .condizionato) un'abitudine e
niente di più. · . .
..

Nel movimento rigeneratore ho visto questo tipo di ri.


flessi: ogni volta si ripete esatta.mente lo stesso movimento,.
sempre della stessa identica durata. Non esiste un'evoluzio-
ne in profondità. · ·
·

Ricordo una storia che ci raccontava un professore di


liceo. Uno judoka, terzo clan, si trova in un locale nottur­
no. Scoppia una lite tra lui e un tipaccio. Lo judoka, ben
padrone dei suoi riflessi, gli dà un hanegoshi, tirando verso
di sé le braccia dell'avversario, che però estrae un coltello .e
lo punta verso lo 'judoka. A causa dello s'tesso gesto che gli
avrebbe consentito .di proiettare 'irÌ aria l'avversario, lo ju­
doka riceve il coltello nel ventre. Se non avesse avuto quel
riflesso, si sarebbe salvata la ,vita in cambio di qualche col­
po e di qualche schiaffo.
A volte vengono da me alcune donne per chiedermi che ·
cosa devono fare se vengono · aggredite, s� vengono· affer­
rate in un modo o nell'altro. Ho mostrato loto come svio­
colarsi da una stretta. Se . avessi una, eerta astuzi� commer­
ciale potrei istituire un corso e pubbHcizzarlo bene: << Don­
ne, difendetevi dagli aggressori. Metodo efficace » . Le ra­
gazze reciterebbero il ruolo dell'aggressot:e e io·. de1l'aggre-
dita: che bel mestiere! , . . .

Ho scoperto presto la futilità di un insegnamento del ge­


nere. Ogni minimo gesto fa parte di un insieme più vasto e
non si può compiere nessun'azione senza la padronanza di
tutto l'insieme. È impossibile distaccarne una parte �n vista
di un determinato scopo. L'idea che sia possibile eseguire
in tutta calma una serie di movimenti programmati, come
si potrebbe fare con le ricette di cucina, è ridicola e nefasta.
Tornando al caso dell'aggressione, ho conosciuto due so­
luzioni diametralmente opposte : una improntata a un gran
sangue freddo, l'altra alla forza dell'inc;onscio. La prima
delle due donne parve cedere al seduttore, ma al momento
in cui l'uomo cominc�ò a baciarla, lei gli morse la lingua
con forza. Il giorno dopo il colpevole fu visto ·recarsi da un
medico per farsi medicare la ferita. Valtra donna non ri­
corda neppure come si sono svolte le vicend�, co�e se in

303
lei ci fosse stato uno spirito a condurre la cosa. Crede di
ricordare un urlo di dolore. Quando era tornata in sé, l'ag­
gressore era scomparso.
Il ki è questa forza inconscia. Certe donne dall'apparenza
fragile riescono a sollevare un'automobile, se è necessario.
Non c'è tecnica che ci metta in grado di arrivare a un li­
vello simile. Certo, c'è chi s'interessa all'apprendimento di
riflessi particolari o a una tecnica, a sviluppare una certa
muscolatura: questo riguarda solo lui, sono aspetti che non
m'interessano. Inoltre, se un certo riflesso si sviluppa al
punto che chi l'ha acquisito si mette per esempio in po­
sizione di combattimento ogni volta che qualcuno gli passa
vicino tenendo un martello, o ogni volta che lo chef alza
la mano per grattarsi la testa, o che il macellaio prende il
coltello per tagliare una bistecca, rischia ovviamente di es­
sere considerato stravagante. Non andrà più neppure dal
parrucchiere perché potrebbe trovarsi con il collo tagliato
dal rasoio in men che non si dica.
Vogliamo parlare di tecnica'? Alcune persone sono reper­
tori viventi della tecnica. Eseguono gesti come se tutto fos­
se stato programmato a puntino, ma manca loro qualcosa.
Non hanno calore umano, sono robot.
Negli ultimi anni, Ueshiba pareva non avere più alcuna
nozione della tecnica. Compiva gesti quasi impercettibili
e i suoi avversari finivano per terra. Pareva un bambino
che si diverta con qualsiasi piccola cosa. Ogni tanto doman­
dava : « E questo come si chiama? ». I discepoli risponde­
vano con un nome attinto dalla terminologia sapientemente
costruita. « Ah sl? », rispondeva lui e continuava a diver­
tirsi. Non era possibile trovare un nome per ognuno dei
suoi gesti. Era libero e naturale come i venti e le onde del
mare. Chiunque si sarebbe sentito sconcertato nel vedergli
strutturare l'aikido.
In Europa non esiste la nozione di ki ed è dunque
inevitabile che l'aikido sia considerato uno sport da com­
battimento. E quando si parla di sport si parla di muscola­
tura. D'altronde è molto difficile dissuadere i giovani dal
compiere esercizi muscolari. Per loro è una necessità fisio­
logica . Uno sport che non si accompagni a un dispendio
di energie fisiche non è uno sport . . .
L'aikido per me non è uno sport, appunto. Ueshiba d
ripeteva sempre: « L'aikido non è uno sport e neppure
un'arte marziale » . Ci troviamo dunque, fin dall'inizio, a

304
dialogare tra sordi. Per me il problema non è quello di fare
esercizi muscolari e d'altronde io non sono mai stato uno
sportivo. L'ipertrofia muscolare, come diceva Alexis Carrel,
non è meno pericolosa dell'atrofia viscerale. I miei bicipiti
non si sono certo ingrossati da quando ho cominciato la
. . .
mta attlvlta m questo campo, e avevo quarantacmque anm.
. � . '

Come ogni cosa, anche l'aikido si presta alle più svariate


interpretazioni. Non posso certo rivendicare alla mia opi­
nione una validità assoluta, posso solo dire qu'ello che ho
• •

vtsto, osservato e constatato to stesso.


Per esempio: qualche anno fa ho incontrato un giovane
professore di aikido. Era uno sportivo, diplomato in edu­
cazione fisica. Soffriva ai reni e andava perdendo completa­
mente la mobilità delle anche. Cercava di continuare alme­
no la ginnastica con le braccia, ma anche queste si anda­
vano irrigidendo, tanto che non riusciva più a piegare i go­
miti. È uno dei molti inconvenienti che ho riscontrato in
chi si dedica alle arti marziali: l'irrigidimento del corpo,
provocato da sforzi muscolari eccessivi.
Un altro insegnante di arti marziali che veniva da me
aveva parecchi problemi personali: la moglie era malata,
lui soffriva ai reni e di vertigini continue. Prima di presen­
tarsi agli allievi, doveva farsi impacchi freddi alla nuca per
essere in grado d'insegnare. Era cosl agitato che mi com­
mosse.
«Mi dica, che cosa devo fare? ».
« Non sono abbastanza qualificato professionalmente per
darle consigli, io mi occupo solo del movimento rigenera­
tore. Vuole venire a una seduta? » .
La sua risposta mi stupl.
« Ora no, perché devo andare in vacanza ».
Dunque, che cosa voleva esattamente? Un rimedio mira­
coloso? Una panacea dell'Estremo Oriente? Non ne co­
nosco.
Devo dormire. Devo svegliarmi. Devo lavorare. Devo
andare in vacanza. Siamo schiacciati da quantità di « de­
vo ». Siamo intrappolati nell'ingranaggio sociale. Non si
può sfuggirvi. Siamo anche circondati da rimedi miracolosi
thc non dobbiamo cercare molto lontano: un sonnifero, un
l'Ccitnnte, uno stimolante, un calmante, eccetera.
Non sono un mercante di miracoli, anzi questi miracoli
1111 �<:mbrano molto condizionanti per noi. Non voglio nep-

305
pure che mi si chiedano consigli al riguardo: io vivo molto
semplicemente.
Quando parlo con persone così agitate ho l'impressione
di offrire inutilmente un bicchier d'acqua. Hanno sete, ma
sono così nervose che non riescono ad afferrarlo e lasciano
cadere l'acqua per terra. Riempio un altro bicchiere, ma
nel frattempo arriva l'autobus e vedo le loro braccia agitar­
si e allontanarsi. Come hanno fatto a ridursi così? Hanno
quindici, vent'anni meno di me. Come saranno quando
avranno sessant'anni? A quell'età si sono accumulate molte
esperienze di vita e si dev'essere in grado di fare qualcosa
per i posteri. A quell'età, si dice, si è ormai decrepiti, ma
questo mi fa riflettere.
Ci sono giovani che vanno . fieri delle loro ferite: una
clavicola rotta, i l menisco rovinato, eccetera. Li considera­
no altrettanti segni di virilità, decorazioni accordate al loro
valore. Per conto mio, so di essere nato uomo e non sento
particolare bisogno di mostrare la mia virilità agli altri ri­
correndo a segni esteriori. Devo anche dire che sono stato
iniziato all'aikido neJl'età in cui si comincia a sentire che
'

la vecchiaia si avvicina. La mia visione è totalmente diversa


da quella di quei giovani combattenti.
Quello che ho realmente constatato è stato il sollievo che
ha provato il mio essere. L'aikido mi permette di riposare
il cervello, non ho mai sofferto di reni e, anzi, l'agilità del­
le mie anche è aumentata. I giovani diranno: questo noh
basta, bisogna essere efficaci . Che cosa intendono per effi­
cacia? Proiettare in strada due o tre aggressori e compor­
tarsi come eroi del cinema? Non è certo questo l'unico pe­
ricolo della vita! Siamo forse sicuri che alla finestra della
casa. di fronte non ci sia qualcuno che ci spia puntando su
di noi una carabina munita di mirino per cacciarci una pal­
lottola in testa? È proprio così che sono morti un presiden­
te degli Stati Uniti e un pretnio Nobel. Non abbiamo pau- ·

ra che ci caschi una tegola in testa o che ci possa schiaccia­ ,.

re una gru? Che tecnica dovremo applicare quando il no­


stro aereo si schianterà al suolo? Come ci difenderemo da
microbi che non conosciamo? E se stiamo dormendo, non
ci capiterà niente?
Bisogna premunirsi in modo efficace, mi risponderà qual­
cuno. Ma se la morte ha deciso di ghermirci , ci raggiungerà
comunque, in . qualunque posto ci troviamo. Un arabo, a
Bagdad, incontra la morte che gli dice: « Verrò a pren-

306
dcrti domani sera » . Pieno di paura, lui salta a cavallo e va
at Samarra. La morte gli si presenta all'ora stabilita e gli
tltcl·: « Sapevo che saresti venuto qui ».
Qualunque metodo o disciplina scegliamo, a mio parere
c·ssa non vale niente se, finirà per -demolire il terreno. Se
invece mantenete normale il vostro terreno senza fare
nulla di speciale, questa è certo un'ottima cosa.
Che cos'è· l'aikido? Non lo so. Dipende da quel che ci si
aspetta. Che cos'è il cristianesimo? Se leggo i Vangeli ca­
pisco Gesù, ma non capisco niente di quanto è successo do­
po: crociate, inquisizione, guerre di religione, eccetera.
Ora voglio parlare brevemente dell'efficacia di Ueshiba.
Se alcuni suoi diséepoli non arrivano allo stesso livello, non
è certo colpa del suo aikido. Se Cristo vivesse nell'Europa
cristianizzata di oggi e si comportasse come si è comportato
venti secoli fa, sa.rebbe arrestato come fautore di disordini.
L'aikido strutturato non rispecchia la verità di Ueshiba. Mol­
ti Occidentali conoscono già parecchie delle capacità di
Ueshiba, ma ne racconterò qualcuna non per portare argo­
menti a favore dell'aikido, ma per dedurne qualche elemen­
to essenziale che spieghi l'arte del maestro. In linea ·gene­
rale si può affermare che Ueshiba ha sfidato tutte le leggi
sui fenomeni fisici a noi noti. Si spiega così la differenza
d'opinioni tra coloro che credono a quei fatti senza poterli
spiegare e coloro che H negano categoricamente. Com'è pos­
sibile, infatti, che un uomo di piccola statura proietti per
aria uomini di venti o trenta centimetri più alti di lui,
e non solo uno alla volta, ma molti in una volta sola?
Ueshiba era imbattibile, da qualunque parte venisse attacca­
to, sia che l'attacco avvenisse quando lui era sveglio sia
quando dormiva, apertamente o di sorpresa, a mani nude
o con armi, comprese le pistole. A questi fatti si può cre­
dere o bisogna rifiutarli?
Possiamo: ·

- rifiutare tutto ciò che non si spiega anche se esiste;


- accettare i fatti anche se non riusciamo a spiegarli;
- credere a tutto quello che non esiste.
La prima di queste posizioni, quella dei razionalisti in­
correggibili, ha fautori non solo in Europa, ma anche in
Giappone. Tacciare di soprannaturale o di mistico tutto ciò
che non si spiega è una soluzione di comodo che non ap­
proda a nulla. Ueshiba è stato uno degli uomini più natu­
rali che io abbia conosciuto. Noguchi lo ha incontrato una

307
volta in occasione di non so quale riunione. « Ueshiba è
un uomo di valore », mi disse senza aggiungere nient'altro.
È molto sicuro dei suoi giudizi. · Può intuire in una fraZÌ()·
ne di secondo ciò che altri non arriverebbero a capire in
trent'anni e, inoltre, non è certo un sostenitore di coloro·
che cercano il soprannaturale a tutti i costi.
'

.'

••

'

'

308
. '
J
f

)
XXXV ·

'
IL KI NELL'AIKIDO
. ( continuazione )
.

' .

Ho visto Ueshiba con i suoi allievi nell'antico dojo, una


costruzione in legno che ora non esiste più. Al suo posto
c'è un palazzo in cemento armato.
L'ho visto attorniato da una decina · di allievi, ognuno
dei quali era armato di bastorle: lo circondavano da ògni
parte. In quelle condizioni è impossibile fare un gesto· qual­
siasi: a destra o a �inistra, davanti o dietro, se ci si muove,
è inevitabile ricevere colpi di bastone al ventre o al petto.
Sento un grido, il kiai, e vedo tutti gli allievi a terra con . i
loro bastoni. Lui è in piedi, sorridente . Come avrà fatto a
cnvarsela?
Ho davanti a me una fotografia scattata in occasione di
una dimostrazione data nella sala grande di Hibiya, di fron­
ti.: a duemila spettatori. Ueshiba tiene nella mano destra
un bokken, la sciabol:;� di legno. I l braccio · destro è perfet-
'

lnmente disteso verso il basso, mentre l'estremità del bok- .


.

kcn è diretta leggermente verso l'alto. €on la mano sinl­


�tra il maestro tiene un lembo del suo hakama. Se fosse
tutto qui, tanto varrebbe vedere un vecchio che innaffia
f10ri con un innaffiatoio dal becco lungo. Ma la scena è mol­
lo diversa : ci sono infatti tre robusti giovanotti intenti a
.pingere il bokken, impugnato con am,be le mani tenute per­
JIC'ndicolarmen te alla sciabola. I giovani sono piegati con
111'ìnclinazione di 45° per sfruttare la maggior forza pos­
lhdc. Qualche istante dopo il maestro 1ascerà andare il
b<�kken e i tre uomini cadranno in avanti: questo dimostra
eh essi hanno veramente impiegato molta forza nello spin­
f 1c. D'altronde, conosco personalmente quei tre giovanot·
11 non sono certo tipi compiacenti, disposti a fare regali.
<)uando ho raccontato questo fatto a un Francese, questi
1n1 ha detto: « È matematicamente impossibile » e non ha
vol11tn saperne di più. Un ottimo cartesiano.

309
Oggi la situazione è un po' cambiata perche la scienza ,
stessa ha dimostrato che può esistere anche quello che è
matematicamente impossibile.
Tutto è finito lì visto che la scienza non può creare una
impossibilità matematica. Farlo sarebbe contro la sua vo-
.
caz10ne.
Verso i1 19 30 fu fondato con il patrocinio del governo
giapponese, il Manchukuo, un paese nuovo, in un vasto
territorio a nord-est della Cina. A quell'epoca la Cina era
molto divisa: quella zona del suo territorio era destinata
solo a mantenere l'equilibrio delle forze fra Giappone e
Unione Sovietica. Era un paese cuscinetto, con l'infrastrut­
tura amministrativa· giapponese. La popolazione era costi­
tuita per lo più da Cinesi, poi da Giapponesi, Russi bianchi,
Coreani e Mongoli. I Mongoli, nomadi, avevano una men­
talità particolare. Rispettavano solo chi dimostrava la pro­
pria forza, come succedeva nell'Europa medievale. Disprez­
zavano i funzionari giapponesi .e disobbedivano a ogni rego­
lamento. Per imporre il rispetto delle leggi, il governo giap­
ponese fu costretto a mandare persone fisicamente molto
forti. Fu scelto un sumo di alto rango, Tenryu.
Il sumo è uno sport giapponese da. combattimento. I
lottatori professionisti sono dotati di una forza eccezionale.
Un Francese mi ha raccontato di essere stato una volta in
'
compagnia di un sumo in un ristorante. Per aprire una
bottiglia di coca-cola il sumo chiese un apribottiglia. Ma
poiché tardavano a portarlo, disse: « Non importa », fece
forza con il pollice sulla capsula e la fece saltare senza dif­
ficoltà. Il Francese si sentì gelare al pensiero che un simile
mostro, in un momento di rabbia, avrebbe potuto . ammaz­
zarlo senza sforzo. Un sumo però non attacca mai se non
viene provocato e a nessuno verrebbe mai l'idea di provo­
carne uno.
Kotozakura, un sumo, mi ha raccontato una propria espe­
rienza. Cinque o sei dei suoi compagni di liceo vollero ve­
rificare la sua forza. Si misero tutti insieme da una parte
e lui dall'altra. Kotozakura stese la mano verso il gruppo e
toccò uno dei compagni, spinse leggermente, non con im­
pegno, mi giurò. Quello che successe Io spaventò: tutti i
suoi amici volarono parecchi metri più in là: Devo smetterla
di scherzare se non voglio provocare incidenti, si disse.
Non si era mai reso conto della sua forza perché si allenava
solo con altri sumo.

310
I sumo fanno un allepamento speciale, che . consiste nel
·

· rinforzare le anche e il baoino e nel mantenere il centro di


gravità molto basso e in equilibrio. Nella vita quoti9iana
devono camminare senza· alzare i piedi, facendoli scivolare
sul suolo . A questo scopo calzano gli zoris . (sandali), senza
passare le dita t.ta le strisce, anzi spingendole con le punte
delle dita. Diventano veri bulldozer umani . . Durante la
guerra, ai sumo si chiedeva di �ompiere corvées in cambio
di una razione eccezionale di cibo. C'era un sumo che tra­
sportava in una sola vòlta tre rotaie ferroviarie, ognuna
delle quali pesava centoventi chili; trasportava dunque tre­
centosessanta chili . sulle spalle,. cosa eccezionale· anche per
un sumo.
Ho accompagnato a Berlino un gruppo di sumo. Siamo
entrati in un negozio di scarpe. Taiho, un grande yokozuna,
ne chiese un paio. Si trattava chiaramente di uno scherzo :
i suoj piedi erano troppo grandi per essere umani. Non va­
leva neppure la pena di guardare le misure, n padrone si
accontefitò di sorridere dicendo che non ce n'erano di
adatte.
Non conosco le circostanze esatte in cui Ueshiba incon­
trò Tenryu, ufficiale di servizio addetto allo sport a Man­
chukuo, pacifìcatore delle tribù mongole. In quelPoccasio­
ne si verificò l'impossibile. Il gigante superava l'avversario
di trenta ée.ntimetri ... ma fu proiettato in aria da quell'omet­
to. Sarebbe come dire che una semplice spinta ha fatto ro­
vesciare un bulldozer. Tenryu, non convinto, chiese una
rivincita e questa volta, per essere sicuro del suo spirito
.
agonistico, prese un mawa�hi, la cintura di sumo. Il risul­
tato non ft1 migliore. Divenne discepolo di Ueshiba e chie­
se il congedo. per poter studiare l' aìkido
. a Tokyo con il
suo maestro.
Non racconterò, altri fatti, riportati d'altronde in altre
pubblicazioni: sfide contro Ueshiba da parte di maestri del­
la sciabola, attacchi a mani nude, altri con la pistola da par­
te di un ufficiale dell'atmata, · una sfida . con un campione
'

di catch amerkano, eccetera. Era assolutamente imbattibile.


Era un essere sovrumano? Ecco alcune mie personali espe-

ncnze. ,
C'è un esercizio 'che consiste nel lasciarsi prendere un pol­
n dall'avversario , che l'afferra e lo blocca con tutt'e due

·l mani. Allora lo si riversa all'indietro servèndosi della re­


ptrazione che viene dal ventre. Quando il polso è blocca-

311
to con molta forza è impossibile muoversi. Scopo dell'eser­
cizio è l'aumento della forza della respirazione. Un giorno
Ueshiba, sorridendo, mi ha presentato due dita della ma­
no sinistra per eseguire questo esercizio. Le ho afferrate con
tutta la mia forza e sono stato proiettato in aria come un
tappo di champagne. Non si era trattato di pura forza fi­
sica, perché io non avevo avvertito nessuna resistenza, ero
stato semplicemente portato via da un colpo d'aria. Era
stata un'esperienza piacevole, che non aveva nulla in co­
mune con quelle che mi capitavano con gli altri allievi .
Un altro esercizio consiste nell'accovacciarsi sulle ginoc­
chia, l'uno in faccia all'altro. L'uno presenta i polsi all'al­
tro che li afferra 'e, servendosi della respirazione addomiha- ,
le, fa cadere l'avversario da un lato. Ueshiba mi aveva affer­
rato i polsi e io dovevo atterrarlo. Ho impegnato tutte le
mie capacità: la respirazione, Ja forza, ma non vi sono riu­
scito. Ho fatto questo esercizio con persone molto forti che
resistono alla mia respirazione cercando di bloccarmi ' le
braccia, accentuando la curvatura lombare o ricorrendo a
·
qualc;he altro sistema. Ueshiba invece era perfettamente im­
mobile e impassibile, come se io non fossi esistito. Davan-
ti a quell'ottu�genario mi sentivo come un foglio di carta.
Lui parlava con aria divertita e... io fui proiettato per aria.
Ero in piedi, un'altra volta, e lui mi fece segno di avvi­
cinarmi. Mi posi davanti al maestro che èontinuava a par­
lare con gli altri. Restai così per qualche tempo, chiedendo­
mi se dovessi rimanere ·o ritirarmi, ma tutt'a un tratto mi
sentii trascinar via da un colpo d'aria e mi trovai per terra.
Avevo avvertito solo la potenza. del suo kiai e avevo intra­
visto la sua mano destra che descriveva un cerchio dirigen­
dosi verso il mio viso. Non mi aveva toccato. A. un fatto
del genere si possono dare molte spiegazioni psicologiche e
parapsicologiche, ma sarebbero tutte false. Fui proiettato
in aria prima di trovare il tempo di reagire. L'unica spie­
gazione possibile è quel famoso colpo d'aria.
Che cosa possiamo concludere studiando H caso di Ueshi­
ba? Negarlo o definirlo soprannaturale sarebbe una soluzio­
ne che soddisferebbe molti sul piano intellettuale : sono
persone che hanno un . sicuro schema d'interpretazione dei
fatti. Io però desidero spingermi un po' oltre, un po' più
in profondità. Non condivido neppure l'idea di chi sostiene
che è sufficiente impadronirsi della tecnica per acquisire
questo potere straordinario. Non basta, infatti, avere un

312

. .

violoncello per diventare Casals né possedere dei colori per


essere Renoir. La tecnica è solo la forma in cui l'aikido si
manifesta. L'essenza dell'aikido non ha forma. Aikido è un
nome cui si può dare un contenuto qualsiasi o cambiarne
l'essenza stessa. Vantarne l'efficacia è un fatto commercia­
le. La programmazione· della tecnica non risolve il proble­
ma. È forse possibile programmare l'amore materno?
Una volta a Tokyo è venuto da me un Francese che vo­
leva apprendere l'aikido. Dopo qualche lezione è partito
per le vacanze. Al suo rientro l'ho trovato molto triste. Non
voleva ricominciare le lezioni. Ho saputo poi il motivo
della sua tristezza. Aveva un fratello fisicamente molto più
forte di lui e questo gli dava dei complessi, Durante le
vacanze aveva voluto provare con lui la tecnica appena ac­
quisita, ma con scarso successo. Ero stupefatto: a nessun
Giapponese verrebbe un'idea simile dopo quattro o cinque
lezioni. Non sapeva ancora neppure spostare i piedi avanti
o indietro.
L'Europeo è molto abile nella creazione di simboli astrat­
ti. Gli piace strutturare il suo pensiero, e il suo linguaggio
concettuale si presta bene a quel genere dj operazioni. Si
allontana poi dalla realtà concreta e sentita per tuffarsi in
un mondo di sistemi. È molto strano constatare come il
corpo sia sparito dal suo pensiero, sostituito da nozioni ana-'
tomiche. Sa dare spiegazioni minuziose sul meccanismo
strutturale, ma spesso non è capace di distinguere il pie­
de destro da quello sinistro O· di eseguire con chiarezza
semplici gesti. Questa dimenticanza del corpo ha raggiun­
to, tra gli Europei, Jivelli inquietanti, drammatici. Natural­
mente vi sono eccezioni: una è costituita da Jean, un pro­
fessore di karaté.
« L'ha notato anche lei? È uno scandalo, un disastro,
una catastrofe. Sono gesti così semplici ...)) .

Ricordo che a Tokyo son,o stato colpito dalla reazione


di alcuni francesi che volevano iniziare l'aikido. « Bene »,
dissi a uno di loro, <{ afferri con la mano il mio polso. No,
non con la destra, con la sinistra ».
« E se non lo afferro, che cosa succede? ».
Ancor prima di compiere un gesto, volevano speculare
�ulle possibili alternative, volevano sapere tutto, per curio­
.,itù intellettuale. Volevano imparare a nuotare, ma senza
hagnarsi.
Michel, un ottimo judoka, mi ha detto: « Succede anche

313
nello judo » . Si tratta di una differenza di mentalità enor­
me, di cui bisogna tener conto. C'è un'enorme differenza an­
che nel movimento. Mi dico spesso : << L'Europeo c'è, ma
non c'è. È difficile attenerne la presenza qui e o,ra. Il suo
corpo c'è, ma il suo spirito è ai Champs Elysées , sulla Costa
Azzurra, nel paese dell'albero della cuccagna, nelle sue uta­
pie, in mezzo alla natura dove spera di trovare del verde,
o in quell'immenso territorio che lui chiama Oriente e dove
pensa di poter soddisfare il suo desiderio di evasione. O
anche nelle discussioni filosofiche o sulle tavole anato­
miche ».
Prima di fare un movimento, l'Europa ha bisogno di ri­
flettere: questa è una buona abitudine perché gli permette
di organizzare la società . È però un atteggiamento che, por­
tato all'estremo, diventa meccanico e uccide quanto c'è di
spontaneo nel movimento, toglie la dinamica necessaria a
.
v1vere.
In tali condizioni l'aikido rischia di diventare una filoso­
fia intellettuale senza alcuna partecipazione del corpo, una
specie di nuoto da salotto, una ginnastica del riflesso per
trasformare gli uomini nei cani di Pavlov. O anche uno
sport da combattimento, da cui si esce demoliti, oppure una
politica. In ogni caso, il fatto essenziale è che il ki è as­
sente. Si tratterà allora di aikido senza ki che finirà molto
spesso in un irrigidimento muscolare. Cosl si spiegano i
molti incidenti che si verificano.
La visualizzazione ha un ruolo primordiale nell' aikido:
inizialmente è un atto mentale, che però produce effetti fi­
sici. Visualizzare è uno degli aspetti del ki. Che cosa si vi­
sualitza nell'aikido? Si visualizzano cerchi, triangoli e qua­
drati.
Sono stato invitato da alcune cinture nere dell'aikido e
ho spiegato loro la visualizzazione. Ho avuto l'impressione
che non avessero mai sentito parlare di questo argomento.
Per loro l'aikido è uno sport che comporta esercizi musco­
lari, riflessi, di conseguenza, sudorazione seguita da doccia
per rinfrescarsi .
Maru, sankaku, shikaku... cerchi, tdangoli, quadrati:
quante volte ho sentito Ueshiba ripetere questa formLÙa di
visualizzazione ?
Si fa girare il braccio verticalmente visualizzando un
grande cerchio il cui raggio supererà la lunghezza del brac­
cio. Immaginate un arcobaleno che passi proprio sopra la

314
vostra testa: capisco che è impossibile a livello ottico, 111 1
un arcobaleno immaginario. Con il dito, indicate quc.·\lo
cerchio grandioso, cominciando da un punto qualunque del
l'orizzonte, passando per lo zenit e completahdo il cerchio
con quella parte della circonferenza che passerebbe sotto
terra . Una specie di mulinello con il braccio accompagnato
dalla visualizzazione mentale. È molto facile. Tutto cambja
quando qualcuno viene ad afferrarvi il polso, perché allora il
problema non è più quello di descrivere un cerchio: tutta
l'attenzione è concentrata sul polso per il fatto stesso che
è stato afferrato . Farete ogni possibile sforzo muscolare
per liberarvi: se il vostro avversario è debole o distratto, ci
riuscirete, ma se è forte e concentrato, i vostri sforzi pro­
vocheranno resistenze sempre più. forti.
Ho già parlato dell'elemento « attenzione » del ki. Se la
nostra attenzione si concentra sul polso, dimenticheremo
tutto il resto: piedi, anche, collo, testa, tutto sparisce nella
nebbia. È come quando 11bbiamo mal di denti: siamo cosl
presi dal male che non ci può interessare niente altro: non
, . . .
c e pm ne corpo, ne paesaggto, ne conversaziOne, ne spet-
, , � , , ,

tacolo, né musica, né golosità. Non appena l'attenzione si


focalizza, la respirazione diventa superficiale e irregolare.
Per liberare il polso l'aikido non ci insegna a usare la forza
muscolare, ma a ricorrere alla visualizzazione del cerchio .
Per disegnare il cerchio visualizzato si espira attraverso la
punta delle dita. Quando la mano passa dalla linea verti­
cale allo zenit, si sposta il piede della parte corrispondente
all'indietro, pur continuando a descrivere il cerchio. L'av­
versario cade all'indietro abbandonando il polso . Non vo­
glio moltiplicare gli esempi perché anche i gesti più sem­
plici diventano complicati quando vengono descritti con pa­
role. Partendo da quest'esempio, invece, vog1io dedurre al­
cuni principi che sono fondamentali nell'aikido: la visua­
lizzazione, la respirazione addominale, la posizione, la decon­
lrazione, l'azione intransitiva, la concentrazione, il principio
di non-resistenza, il principio del non-avversario.

.3 1 5
'

XXXVI

LA CONCENTRAZIONE INCONSCIA
'

'

· L'idea che la· semplice visualizzazione mentale d� uh cer­


chio possa agire realmente sull'avversario, ·tan.to da permet·
terci di proìettarlo in aria, sembra strana, incerta, sospetta.
Cos1 si spiegano i behaviot:isti: astenersi.
, . La visualizzazione comporta effettivamente elementi mol­
to complessi che non possiamo padroneggiare .in una volta
sola.
Cominciamo con .la re_spirazione. L'idea che .essa, parten­
do dal ventre; passi per le braccia e si diriga verso un cer- ·
chio immaginario, è il colmo dell'incoerenza. Possiamo am­
mettere che la respirazione passi attraverso il naso, la boc­
ca, anche la pelle, ma non certo attraverso la punta delle
dita, volta a raggiungere un arcobaleno che non esiste. Sia­
mo pazzi, balordi. Eppur� è quello che noi facciamo nel-
l'aikido.. ·

Non disq.1tQ sulla validità di quest'idea, perché sarebb.e


tropf1o lungo e noiòso. Delle dùe, una: l'aikido lo si fa o
non lo si fa. Ma se. si vuole farlo, bisogna fare come se
guanto abbiamo detto fosse possibile . Dopo si vedrà.
Nella pratica la cosa non si· presenta come la s'immagina
quando s� è soli, con il corpo libero · e la testa riposata.
L'attenzione è concentrata completamente sul polso,· a di­
spetto di ogni tentativo di liberare lo spirito. Quando l'av­
versario ha il ki molto intenso, ci sentiamo il fiato mozzo
e non perché lui ci tenga il polso eon forza particolare.
C'è una differenza netta (e la si av�e�te) fra una prèsa do- '
vuta 11lla forza e quella dovuta al ki. E una sensazione dif:Iì- •

cile da spiegare . .
'
. · Ci vuoi tempo per capire che quella che manca è la re­
spirazione addominale e niente altro . . All'inizio noi\ si ar­
riva ad. associare questo esercizio c�n il nome che lo desi­
gna: kokyu, ossia respirazione: Ci sono persone che non

.3 1 6
capiscono mai questo rapporto e continuano a ricorrere alla
forza muscolare.
È una cosa furiosa la respirazione addominale!
Mare si è procurato uno shakuhachi, uno strumento giap­
ponese a fiato. In pratica, si tratta di un pezzo di bambù
· forato. Nonostante l'apparenza primitiva, esso produce suo­
ni straordinariamente sfumati se è suonato da un bravo
musicista. Quando Mare ha cominciato a suonarlo, non ne
usciva alcun suono, e per riuscire a produme uno gli ci so­
no voluti mesi di sforzo. Nel frattempo ha imparato a soffia­
re non con i polmoni, ma con il ventre. Ora suona alcuni
pezzi, quelli per i principianti. Cosa strapa, ogni volta che
suona lo shakuhachi deve andare di corpo, lui c.he era sem­
pre stitico . Che rapporto c'è tra il movimento del colon e
la musica? Forse nessuno sa dare una spiegazione, ma Mare
lo sa per esperienza. Ha preso due piccioni con una fava.
Quando ho cominciato a imparare a recitare il No, fa­
cevo solo vibrare le corde vocali. Un giorno il professor
H;osoda, che è anche (lmt1linistratore di una grande società
commerciale, mi disse: « Tocchi questa tavola con le dita ».
C'era un tavolo basso su cui veniva posato il testo: come
molti tavoli giapponesi, anche questo era costruito solida­
mente su un telaio di legno, con quattro piedi, ma l'asse me­
diano era sottile, cosl che risuonava quando ci si tamburel­
lava sopra con le dita. Il maestro recitò un passaggio e l'as­
se vibrò, ma io, per quanto gridassi, non riuscivo a otte­
nere alcuna ' vibrazione. Eto scoraggiato.
Il maes�ro mi disse: « Non è questione di corde vocali,
ma dell'bara, del ventre ».
Ho impiegato più di due anni per imparare a recitare con
il ventre. Una volta alla settimana recito qualche piccolo
passaggio del No nel Katsugen-Kai, davanti a un pubblico
francese. Una sera recitai un pezzo che si chiama Unémé.
Una giovane mi chiese poi se il tema era il suicidio: era
esatto. Unémé è una cortigiana che crede di aver perso il
favore dell'imperatore e si butta in uno stagno per porre
fine ai suoi giorni.
« Che strano », mi disse la donna, « mentre l'ascoltavo
mi venivano le lacrime agli occhi. Mi chiedevo che cosa mi
poteva turbare in quel modo e mi è venuto subito in mente

m1o cognato )) .
La giovane aveva perso da poco il cognato, che si era sui­
cidato con il veleno. Come aveva potuto intuire il senso del

317
..

.
pas�aggio·,· vi$to che io non avevo . spiegato niente prima e
che il mio testo ' era in giapponese, lingua che lei non co­
nosceva affatto? La visualizzazione, dunque, si era trasmes­
,sa direttamente, senza la mediazione delle parole.
In un certo senso Paikiqo può essere considerato un . mez­
zo che, · per necessità tecnica, ci stimola a sviluppare la re­
spir;lzione addominale senza la quale è impossibile la vi­
sualizzazione.
Perché la respirazione possa trasmettersi dal ventre al
braccio per poi dirigersi, attraverso la punra delle ditl,l, ver-
so il cerchio immaginario, è· indispensabile che tutto il cor­
po, e particolarrrt�nte Je $palle, sia ben decontratto. Ric0r� . .
diamo l'immagine . del tubo che lascia il ·passaggio libero al
liquido, al gas o all'aria, se non è schiacciato o otturato -in
qualche punto. È inevitabile che i principianti contraggano .
involontariamente la spalla non appena viene loro afferra-
to il polso. Eo si nota perché la spalla · si alza. Però lo nota
chi è spettatore, non il protagonista-principiante, che non
può certo vedere se stesso dalla necessaria distanza. .
La contrazione delle spalle dipende da fattori fisici e psi­
chici e non si ritrova soltantò nell'aikido, ma anche nella
vi ta quotidiana. I Francesi alzano le ·spalle davanti ·a un
problema che li imbarazza, ma le riabbassano rapidamente •

per non farsi cogliere in fragrante. A volte però non è pos­


sibile riabbassarle: a dispetto dei nostri sforzi esse rifiutano
di �econtrarsi . In gi�pponese si dice che si è agatta, ossia
alzati. Il ki è alzato, senza speranza di ritorno. .
Il direttore generale di una grande compagnia giappone­
se fu 1nvitato a tenere un discorso, davanti alla cinepresa, in
occasione dell'inaugurazione di una stazione televisiva . .No-
'

guchi gli disse: « Se dovesse sentirsi le spalle rigide, le


contragga di più e le rilassi t>oi con un colpo solo, espi-
rando ». '
L'altro gli rispose: « Maestro, io ho settant'anni, non ·SO­
no un bambino. Conosco la vita. Come vuole che sia agatta
davanti alla macchina da presa? Sarebbe ridicolo ».
�< Come preferisce », ribatté Noguchi.
·
Venuto il giorno, Puomo si trovò davanti alla macchina
da presa,. sotto le luci abbaglianti! in ripresa diretta. Lo
speaker gli fece segnG> di parlare. Con suo stupore dalla
},acca non gli usciva alcun suono. È preso dal panico, l:ìa­
gnatò di sudore, il cuore gli batte velocemente, è comJ?leta­
mente bloccato. Preferirebbe moiire piuttosto che restare da-

. '
.318
vanti a quella. macchlna da pres�. Ma tutt'a un tratto si ri-
. corda di quello che gli ha detto Noguchi. Esegue quel mo­
vimento e cominda a parlare. Dopo la trasmissione i colle­
. ghl si congratularono con lui. « Soprattutto quel tuo gesto!
E stato formidabile, magnifico ! ».
Lui pensava; « Se sapessero che cosa provavo in quel­
l'istante ... �>.
Parlare di decontrazione quando si parla di aikido scon­
certa molte persone che, già piuttosto contratte in parten­
za, per sentirsi bene hanno bisogno di contrarsi ancora di
più. Cercano se�pre un gran dispendio di energie fisiche.
Il mio aikido è chiamato aikido dolce. C'è gente a cui
piace, altri preferiscono l'aikido duro. Ho sentito fare al­
cuni apprezzamenti: � Il vero aikido è quello duro ». Lo di­
ceva uno che si è ritrovato con il polso rotto e bloccato per
un mese. Ognuno ha i suoi gusti. Io mi fermo se sento
che l'avversario è troppo rigido per poter cadere senza far­
si male. So accomodare i polsi e anche le costole rotte, e
qvesto perché ho rispetto per 'l'organismo vivente. Dunque
evito di procurare rotture, ma se qualcuno le preferisce
troverà sicuramente insegnanti esperti anche in questo.
Una ragazza che viene da me ha detto alla madre di es­
sere . stata promossa a un esame che faceva parte del suo
piano di studi proprio grazie all'aikido. Questo mi ha fatto
piacere perché significa che la capacità di concentrazione
della giovane è aumentata considerevolmente anche nel cam­
po intellettuale.
Qualcuno forse immagina Ueshiba come un uomo d'ac­
ciaio, ma io ho avuto di lui l'impression� esattamente op­
posta. Era un uomo sereno, capace di una concentrazione
straordinaria, dalla risata sonora, con un incredibile senso
dell'humour. H0 avuto occasiqne di toccare i suoi bicipiti
e ne sono rimasto stupito: erano quelli di un neonato.
Proprio l'opposto della durezza.
Sembrerà strano, ma il suo aikido ideale era quello delle
ragazze. Per la loro costituzione fisica, le giovani non s,ono
capaci di contrarre le spalle quanto i giovani e perciò il loro
aikido è più scorrevole e naturale. Le donne però sparisco­
no quando si sposano, mentre gli uomini continuano a fre­
qt;�entare.
l)eshiba era · esattamente l'opposto dell'idea che gli Oc­
cidentali si fanno di un atleta: spalle larghe, grossi bicipiti.
Incontrandolo per strada1 lo si sarebbe detto un vecchio

319
qualunque, al contt;ario di chi pratica il sumo o il catch
che può imporsi con la sua figura massiccia. Ueshiba era
decontratto e naturale, soprattutto durante il combattLmen­
to. Non .faceva alcuno sforzo : questo suo atteggiamento pe- .
netrava nel mio inconscio come le gocce di pioggia in un
suolo arido, ma rendeva ancora più scettici gli spettatG:>ri ·
che già nutrivano riserve in merito. .
Da dove proveniva la forza sovrumana che gli si attribui­
va? Non gli ho mai visto fare il minimo esercizio musco­
lare. Spesso gli ho sentito invecé recitare i norito, che so­
no invocazioni shinto agli dei. S'inchinava· rispettosamente
davanti all'altare, stava in ginocchio; seduto sui talloni, in
una corretta posizione giapponese. Scriveva con un P.ennel­
lo, ·tutto avvolto in un'atmosfera serena· e dinamica che non
aveva certo niente a che vedere con quella che circonda
uno sportivo o un lottatore.
Ki wa chikara no daio. Il Ici è il grande sovrano delle
forze, ripeteva Ueshiba. La sua forza, infatti, non era una
forza, era il ki, quest'eccezionale potenza che si libera dal­
l'inconscio in caso di pericolo e che esiste virtualmente. in
tutti gli uomini. , ·
.

Perché non possiamo liberarla come vogliamo? Suppo­


niamo che sia un irresponsabile a possedere quest'energia e
che la utilizzi a suo capriccio. Farebbe danni incalcolabili:
Supponiamo che parli alla moglie e che lei non gli risponda
immediatamente: l'uomo si arrabbia e le assesta u colpo
n.
che la uccide. Ecco che lui la vorrebbe fare risuscitare, ec­
cetera. n nostro cet;vello esercita una funzione inibitrice
perché questo genere di fantasie non si traducano in realtà.
Ci si accontenta di qualche battuta spiritosa o di proteste
dalle quali ci si può difendere senza danni fisici. Possiamo
liberare 1..1na potenza com� quella , man mano che purifichia­
mo il nostro pensiero e che tutto il nostro essere, fino al
.
livello più inconscio, consente all'azione che compiamo.
Lo sviluppo dei dispositivi nucleari d ha messo nella
posizione de1l'incosci�nte di cui abbiamo ·parlato prima, che ·
ha a di.sposizione una potenza illimitata senza avere purifi- .
cato il pensiero. È sufficiente un errore tecnico o lo sbanda- · •

mento di un gruppo di persone al potere perché si scateni


l'apocalisse universale.
La funzione inibitrice del cervello può esser� sospesa ac­
cidentalmente sia l n caso di pericolo (quando non si ha il
tempo di riflettere), sia nel caso patologico dei drogati. Una

320
.

donna morfinoinane, alla quale manchi la droga, può espli­


care unà forza tale da poter· essere fronteggiata solo da
cinque o sei poliziotti.
Il caso contrario si verifica quando la funzione inibitrice
t: così forte da immobilizzare . impedendo ogni azione. Nel­
le grandi città si verificap.o sempre più spesso casi in cui
un pugno di audaci s'impone a · una folla.
La pratica dell'aikido, dunque, non consiste solo in una �

serie di esercizi fisici. Implica un lavoro psicologico e filo­


sofico che permette di agire sul nostro spirito (al contrario
della teoria behaviorista: astenersi) e di trattare con la fun­
zione inibitrice del cervello per poter spostare il limite
·

del1e nostre possibilità.


Nell'aikido, la decontrazione non è una semplice assen­
za di forza fisica. È. invece una condizione necessaria per
permettere il passaggio al ki. Nel linguaggio comune la de­
contrazione si associa al rilassamento, all'immagine di qual­
cuno che si sta riposandò, che non pensa a nulla di partico­
lare: nell'aikido, invece, si associa alla concentrazione, al­
l'immagine di qualcuno che si dà interamente alla realizza­
zione di un atto visualizzato.
L'idea . che la decontrazione sia necessaria per il compi­
mento di un atto può sembrare molto strana. S.e, meritre si
fa un lavoro, si è decontratti, si rischia di passare per fan­
nulloni. Si fa dunque il possibile per dim<>strarsi il più con­
tratti e quindi il più seri possibile quando ci si accorge che
un superiore ci o�serva. Eppure ognuno di noi ha, in que­
sto senso, esperienze .di vita paradossali. A volte quello che
intraprendiamo progredisce con una facilità sconcertante,
in altd casi d diamo un gran da fare e d jmpegoliamo in
diffico1tà sempre più gravi. Non sappiamo farcene una ra­
gione, ma già in precedenza sappiamo se la cosa andrà o no.
Ecco quello che io chiamo concentrazione. Non si tratta
di concentrazione intellettuale, del tipo « ricerche scientifi­
che su questo o quell'argomento » . Si tratta di concentra­
zione inconscia che prepara il corp0 e il suo movimento,
che coinvolge in una certa direzione tutto il terreno psichi­
co e fisico.
Nell'aikido, la concentrazione si rivela nella posizione e
nello spostamento del corpo. Ed è qui che ho potuto fate
una constatazidne dolorosa: l'Europeo ha perso il senso del
corpo. Questa è, a mio parere, una delle conseguenze del­
l'alto grado di verbalizzazione tipico delle società europee�

321
Si conferisce .alle parole un'importanza primordiale a danno
di ogni altro tipo di attività. In effetti le parole comporta­
no conseguenze più o meno compromettenti nel campo am­
ministrativo, in quello giuridico e sociale, se non ci si sta
attenti. Il corpo, soprattutto nella sua parte inferiore, le
anche o il koshi, diventa rigido.
Marcel Mauss ci parla di questo fatto in un articolo pro­
babilmente anteriore al 1934, intitolato: « Tecniche del
corpo » .1 ·
Il bambino si accovaccia normalmente. Noi non sappia­
mo più accovacciarci. A mio avviso, è un'assurdità e una
inferiorità delle nostre razze, civiltà e società.
Mauss cita un'esperienza vissuta al fronte duran,te la pri­
ma guerra mondiale. Gli Australiani (bianchi) con cui �i
trovava, potevano riposarsi sui talloni durante le soste,
mentre lui doveva restare in piedi.
La posizione accovacciata è, a mio parere, una posizioné
interessante che un bambino dev'essere /ibero di prendere.
Il più grande errore è quello d'impedirgliela. Tutta l'uma­
nità l'ha mantenuta, eccetto le nostre società.
La posizione accovacciata presuppone l'agilità �elle an­
che. Proprio facendo l'aikido io constato l'enorme differen­
za che c'è tra Giapponesi ed Europei. Il Giapponese, che è
intellettualmente e linguisticamente meno strutturato, imi-

ta semplicemente quanto gli si fa vedere, l'Europeo osser-


va, prende nota, riempie un dossier e ci mette un'etichetta.
Se però deve eseguire un movimento, riuscirà difficilmente
a coordinare tutto. Se sta attento alla mano destra, dimen­
tica la sinistra. Quanto ai piedi, non sa neppure dove siano.
Un simile atteggiamento mentale non facilita la pratica
dell'a'ikido: invece di avere due elementi, A e B, con B che
deve semplicemente imitare A, interviene un terzo elemen­
to G, che può chiamarsi intelletto o struttura: si forma così
una deviazione che complica la situazione.
Come fare per sospendere il funzionamento di quella
« piccola macchina » che lavora continuamente nell'Euro­
peo, per lo meno durante la pratica dell'aikido?
Una volta il maestro Awa, del tiro con l'arco, espulse
Eugen Herrigel per una piccola speculazione intellettuale
che quest'ultimo aveva voluto introdurre nella pratica. Her­
rigel dovette · fare onorevole ammenda per essere di nuovo

1 M. Mauss, Sociologie et Anthropologie, 1950.

322
• accettato. Questo fu possibile perché il fatto successe in
Giappone dove un Europeo non rappresentava che un'infi­
ma minoranza, allora. La mia situazione è diametralmente
opposta : non sono che una goccia d'acqua fra una schiac­
ciante maggioranza di Europei per i quali la speculazione
intellettuale è abituale.
In questo contesto, ho deciso di portare le mie spiega­
zioni oltre il limite al quale può giungere il razionalismo
occidentale.

323
XXXVII

IL NON-AVVERSARIO

La concentrazione non si vede, ma è possibile intuirla


o qs§.ervarla attraverso quei segni esteriori con cui si ma­
nifesta.
Supponiamo che io prenda qualcuno per il collo: non
potrà avanzare finché io non lascerò la presa. Il suo ki
sarà diviso in due direzioni almeno: in avanti perché vuole
avanzare, all'indietro perché si sente trattenuto per il collo.
Esaminiamo una situazione drammatica che costringe una
persona a concentrarsi anche contro la sua volontà: una
madre sente le urla disperate del suo bambino e si preci­
pita verso di lui. In quell'istante la donna può dimenticare
completamente di essere trattenuta e concentrare tutta la
sua attenzione in avanti. Dipende dall'intensità della sua
concentrazi6ne, se riuscirà a trascinarmi.
È evidentemente difficile creare una situazione del genere
ricorrendo solo all'immaginazione. Siamo abituati a dividere
il fittizio dal reale perché non possiamo prendere una fin­
zione con troppa serietà. Non siamo cosl ingenui. Eppure la
vera forza consiste proprio in una concentrazione sponta­
nea, contraria a ogni riproduzione in laboratorio.
Devo ancora parlare della rettifica delle forme visibili : la
postura, la posizione dei piedi, le spalle, le mani e, può
sembrare sorprendente, )o sguardo.
Sono stato colpito dal fatto che gli Europei mettono
spesso le mani nella posizione contraria a quella che io in­
dico. Eppure nella vita quotidiana, quando si porge la ma­
no, non la si presenta al contrario, ossia con il pollice gira­
to verso il basso. I movimenti dell'aikido sono studiati in
modo da poter essere eseguiti senza contrarre le spalle. Se
si prende il polso in modo contrario a quello che io indico,
è inevitabile alzare le spalle. Sono obbligato a correggere i
miei allievi uno per uno, ma appena ho finito loro ripetono

324
l'errore. Si direbbe che l'Europeo ha, in media, un mag­
gior bisogno istintivo di contrarre le spalle. I Giapponesi
non commettono spesso questo tipo d'errore ; ho incontrato
quindi qualche difficoltà e mi è tuttora un po' difficile fer­
marmi continuamente per rettificare errori elementa�i.
In genere, il tipo 5 assimila le forme più facilmçnte de­
gli altri. Esegue i movimenti secondo il loro ordine, senza
troppi errori . Ha i] senso deU'eserdzio fisico. Uno, due,
tre, quattro, uno, due, tre, quattro, e via di seguito. Il tipo
l , invece, ha costantemente bisogno di riferirsi al suo dos­
sier immaginario: uno, e si ferma, riflette, cerca. Io aspetto.
Tutt'a un tratto, esegue i] due al contrario o i] tre senza
aver fatto il due. Uno ... riposo ... tre? No, non è giusto.
Uno ... riflessione. No, non è giusto. Il tipo 3 è pressoché
privo del senso del movimento. << Immagini che io faccia un
movimento in direzione della sua fronte, con la mano de­
stra; lei pari il colpo alzando la sua mano destra, in modo
che le braccia s'incrocino. Va bene? » . Sì! È pronto? Allora
attacco. Dirigo la mano verso la sua fronte, ma lui non si
muove'. Ha Uf).O sguardo terrorizzato e perplesso, è incapace
di fare ùn gesto. Si trova in un mondo sconosciuto.
L'idea di praticare l'aikido senza alcuno scopo ripugna
agli spiriti strutturati. Sembra loro troppo illogico. Vogliono
sapere tutto prima: perché questo, perché quello. Il risulta­
to dev'essere scontato: il potere e l'efficacia che possono
acquisire, il tempo che devono impiegare, il costo di un'ope­
razione simile, eccetera. La valanga di film westerns-chop
shoui che inonda i cinema e la recrudescenza di atti di vio­
lenza nei vari quartieri cittadihi non migliora certo la situa­
zione. Non potrebbero disinibirsi un po' sporcando la to­
vaglia di tbmato-ketchup? Oggi, il segretario s'incarica di
accompagnarli alla porta con cortesia e diplomazia. Se co­
minciano a praticare l'aikido non riescono a continuarlo per
molto tempo.
A mio parere, la prima tappa è la presa di coscienza del­
l'enorme distanza che intercorre tra pensiero e azione. Bi­
sogna far capire che non è sufficiente comprendere per agi­
re, specie in una società in cui predomina l'intellettualis.�po ...
« Leì è fiero dei suoi allievi, non è vero? » , mi chiede un

praticante in tono disperato. Ha appena finito una seduta


in cui ha eseguito inverosimili capriole, senza né testa né
coda. Eppure tutto gli pareva tanto semplice quando vede­
va me in azione!

325
« Sì », gli risposi, < <'ammiro soprattutto la sua creati-
. '
vita.l » .
Ha provato tutte le combinazioni possibili, salvo la

gmsta.
Lo spostamento corretto dei piedi, il raddrizzamento del­
la pastura non si ottengono in un giorno. Ci vogliono anni
solo per raddrizzare la pastura di qualche centimetro. Pa­
stura destra, piedi allargati quanto occorre, quello anterio­
re diretto avanti, quello posteriore ad angolo 'r ispetto al­
l'altro, come per formare un triangolo equilatero, spalle de­
contratte : ecco la visualizzazione del triangolo sul corpo. Bi­
sogna mantenerla fino alla fine. Bisogna fissare .lo sguardo
in lontananza, imperturbabili, senza lasciarsi distrarre da
nulla.
« Non bisogna guardare né l'avversario, né il coltello, né
la sciabola » , ripeteva Ueshiba.
Come possiamo evitare di fissare l'attenzione su qualche
cosa che ci minaccia di pericolo imminente? È una richie­
sta contraria a ogni logica conosciuta. Anche alla radio ci
ripetono continuamente: « Al volante, vedere bene è vi-
·

tale » .
Eppure le parole di Ueshiba contengono una verità sor- .
prendente: « Il vostro ki è assorbito dall'oggetto che state
guardando », spiegava. È proprio fissando l'attenzione che
si cade in trappola.
In occasione·di un esame ho visto un giovane che, contro ·
ogni sua volontà, metteva la testa proprio sotto il colpo del
bokken . Fortunatamente l'altro si è fermato in tempo!
Comunemente si pensa che non ci siano che due possi­
bilità: o siamo attenti o siamo distratti. Nell'aikido l'atten­
zione dev'essere concentrata sulla forma da visualizzare, per
esempio sul cerchio che stiamo eseguendo; non dobbiamo
lasciarci distrarre dalla presenza fisica dell'avversario o dal­
la sua arma. Facile da dire ma non da eseguire.
Alla polizia di Tokyo insegnava un maestro di kendo che
era l'aggressività fatta persona. In una competizione è riu­
scito a battere due avversari di seguito. Pensava che l'aiki­
do di Ueshiba fosse un bluff, un abuso della credulità d�gli
altri e aspettava il momento di poterlo smascherare. Appro­
fittimdo di una destinazione in un posto di lavoro nuovo,
gli disse: « Maestro, sto per cambiare impiego. Prima però
vorrei che .l . mi desse una lezione ».
'ei

326
Era una sfida mascherata, ma Ueshiba accettò: « Prenda
un bokken e mi attacchi » .
Cominciò a camminare tranquillamente nel dojo, senza
prendere nulla in mano. L'uomo era fuori di sé dalla rab­
bia. Come osava Ueshiba esporsi con tanta noncuranza al­
l'attacco avversario? Aveva finalmente l'occasione di rom­
pergli la testa, ma, con tutto l'ardore della sua aggressività,
era incapace di assalire quell'uomo che pareva non fare at­
tenzione a niente. Pur senza capire nulla dell' ;:�ikido, do-
vette ammettere che Ueshiba era un'eccezio.ne. ·

Era effettivamente eccezionale, perché diversamente sa­


rebbe impossibile arrivare a un simile grado di distacco,
sia pure dopo una vita di pratica continua. Figuriamoci se
lo è ai nuovi allievi, ancora immersi nelle loro paure,
preoccupazioni, odi, gelosie, complessi d'inferiorità, deside·
ri di potere, smanie di dominare gli altri, eccetera. La sem­
plicità è la cosa più difficile del mondo. Non è invece diffi­
cile complicare la semplicità. Non c'è bisogno di essere ge­
ni, basta essere cosl come siamo.
Si �omincia a disegnare il cerchio mentte l'avversario ci
tiene il polso. Vogliamo sì fare il cerchio, ma c'è l'avv{'tsa
rio e appena d pensiamo, tutto finisce, perché invt:ce di
pensare al cerchio pensiamo all'avversario. E bisogna f.trln
cadere all'indietro : quest'idea ci impedisce di fare il (Ct·
chio. Invece di seguire la circonferenza immaginaria, voglia­
mo agire direttamente su di lui. Il cerchio svanisce e s'im­
pone la linea diretta. Vogliamo sgominare l'avversario im
mediatamente: ed ecco il cerchio diventare un mezzo cer­
chio o lo sterco schiacciato di una vacca. La forza, diretta in
linea dritta contro l'avversario, ne provoca immediatamen­
te la resistenza.
La pratica dell'aikido, dunque, implica l'adozione del
principio di non-resistenza: non si deve né tirare né spin­
gere l'avversario, si deve evitare di agire in modo da pro­
vocare la forza antagonista. L'aikido implica anche l'adozio­
ne del principio del non-avversario, perché appena pensia­
mo a chi ci sta davanti il nostro ki ne viene assorbito e la
nostra respirazione-attenzione è bloccata. Per non essere as­
sorbiti dall'avversario, però, bisogna avere una certa poten­
za di respirazione e tutto resterà strettamente unito, for­
mando un insieme inseparabile. Imparare l'indifferenza alla
minaccia di un'arma, la cui sola vista sarebbe sufficiente
a paralizzarci , oltrepassa il dominio della psicologia.

327
È bene che ci sia stato un Ueshiba per il quale non esi­
steva nessun avversario, si trattasse di un sumo, di un esper­
to in catch o di una moltitudine di persone, e nessun'arma.
fosse arma bianca o arma da fuoco. Per lui non esisteva
che il ki; non c'era che la respirazione che ingloba tutto
l'universo. Ma è un'illusione catastrofica pensare che sia
sufficiente apprendere qualche tecnica ben programmata per
raggiungere quel livello. Nei suoi ultimi anni, quando io
l'ho conosciuto, Ueshiba non ricorreva più a nessuna tec­
nica definita. Faceva qualsiasi cosa. Bastava un dito, uno
sguardo, uno scuotimento di testa, un grido, qualsiasi cosa.
Ed era bello, sublime. Intorno a lui, invisibili ma reali, si
potevano percepire cicloni, tornados, onde sfrenate, eppure
io s€ntivo anche il cielo libero e sereno che si stendeva so­
pra tutto. Ero colpito dalla grandezza di quel paesaggio
interiore, spalancato davanti ai miei occhi.
Io non sono che un mediocre praticante di aikido. La
mia mediocrità, però, ha un vantaggio pratico. Non è straor­
dinariamente difficile arrivare al mio livello o superarlo. È
impensabile arrivare al livello di Ueshiba.
Il mio obiettivo immediato è recuperare la coscienza del
corpo, che si perde sempre più nelle società moderne, e aiu­
tare le persone a respirare un po' più in profondità. Se
qualcuno arrivasse ad approfondire la respirazione così da
raggiungere lo stato del non-mentale e del non-corpo e da
navigare liberamente attraverso lo spazio e a tempo, m'in­
chinerei davanti a lui come a un maestro.
Alcuni cercano nell'aikido la soddisfazione del loro desi­
derio di potenza o un'utilità pratica. Una stessa cosa può
essere considerata in molti modi diversi e io ho un mio
modo di concepire l'aikido, così come posso e come voglio.
Il risultato del mio aikido non dovrebbe essere diverso da
quello del movimepto rigeneratore : la realizzazione del non­
mentale e del non-corpo. È lecito essere cristiani o bud­
dhisti, come si preferiscei così io non obbligo nessuno ad .
adottare il mio punto di vista; però voglio lavorare solo
con coloro che, prima o poi, potranno seguire la mia stessa
via. Non mi sento obbligato ad accettare chi ha tutt'altra
idea, sia che cerchi una tecnica, sia che tenda a un'efficacia
immediata. Pratico per il piacere di praticare, . senza scopo
alcuno. Non tento di complicare il mio piacere. Questo
atteggiamento permette di evitare le manovre brusche che
sono all'origine di non pochi incidenti nel mio lavoro. Se si

.328
'

l.tvora secondo formule pre:fiss�te convenzionalmente, si


'tschia d'infliggere al partner tensioni superiori al limite
.ldla sua capacità muscolare.
Prendiamo come esempio il nikyo. Con tutt'e due le brac­
, 111 si blocca un bracCio del partner, che è al suolo, allunga­
tu sul ventre. Si gira la parte alta del corpo verso la testa
.Id partner in modo che il braccio bloccato risalga lungo la
rolonna, verso l'alto. È un buon esercizio se lo si esegue
wadualmente, senza forzare. Se si è contratti, però, il polso
non sale molto in alto. Già all'altezza della decima lombare
�i sente un dolore intollerabile al gomito e alla spalla; ma,
,, poco a poco, si può salire più in su. L'altezza della terza'
dorsale è un bel risultato per un ragazzo. In una ragazza il
hraccio non fa nessuna resistenza, anche se è la prima volta
lhe esegue l'esercizio. Il polso può arrivare più in alto
delle cervicali e oltrepassare anche la testa. È un fatto .scon­
certante. Sarebbe pleonastico affermare che questo è dovuto
.tlla differenza fisiologica tra i due sessi. Avete mai visto
un vestito . maschile con una cerniera lampò sul dorso?
« Sta rendendo un servigio al · suo compagno », ricorda­
va continuamente Qeshiba, « ripulisca le sue articolazioni ».
Faccio eseguire l'esercizio proprio con· questo spirito,
perché il nikyo può portare una distensione notevole àlla
parte alta del corpo : la si avverte soprattutto quando l'eser­
cizio è ultimato.
Il valore di una distensione simile non è trascurabile nel­
la vita moderna dove c'è la tendenza a contrarre inconscia­
mente proprio questa parte del corpo. Faccio sempre in mo­
do che l'esercizio sia. eseguito gradualmente, senza superare
bruscamente i limiti possibili.
« Adagio; adagio! Sta rendendo un servizio al suo com-
pagno �>, ripeto di continuo.
·

E sufficiente ripetei:lo perché t�tto vada bene? Non sem­


pre. Alcuni arrivano ben decisi ad aumentare il loro pote­
re e a diventare più forti. · Le mie raccomandazioni non li ·
'

toccano. Non sentono, o capiscono proprio il contrario.


Qualche cosa nel loro inconscio dice: « D:;li, dai, più forte ».
Il disastro comunque non dipende tanto dalla forza quan­
to dalla velocità, dalla rudezza. La mancanza di delicatezza
nella manovra agita il partner che autor:naticamente si con­
lrae e questo . ndn va bene. Crac! Qualche cosa cede. Un
sorriso sornione. di soddisfazione illumina il viso di chi fa
eseguire l'esercizio, mentre l'altro comincia a soffrire. Que-

329
sti rice�catori di potenza accolgono come una prova di effi­
cacia e di virilità tutto quello che io considero un segno
di squilibrio. È impossibile proseguire il dialogo. ·

330
XXXVIII

LO SCORRERE DEL KI

Nell'aikido si parla spesso dello scorrere del ki, ki no


nagare, che corrisponde, in termini psicologici, alla visua­
lizzazione. Allo scorrere del ki si attribuisce però un con­
tenuto più ricco e concreto: esso implica infatti l'idea che
lJualche cosa esca effettivamente dal corpo, dalle mani o
Jugli occhi, per descrivere ]e traiettorie che si seguiranno in
seguito. Abolisce dunque la separazione assoluta tra ciò che
l' interiore e dò che è esteriore.
Ma questa separazione n.on è forse un'idea fittizia inven-
1<\ta per comodità intellettuale? Nessun essere umano po­
I rcbbe vivere, neppure per un istante, completamente sepa­
'<lto dali'esterno.
Lo scorrimento del ki stabilisce anche un ampliamento
dell'influenza della volontà oltre il quadro convenzionale
dci muscoli mossi volontariamente. Se non ci fosse lo scor­
.trnento del ki, l'aikido sarebbe semplicemente una ginna-
t ica o una dania.
La vera difficoltà sta nel fatto che lo scorrere del ki non
visibile, mentre possiamo tastare i muscoli e verificarne
esistenza. Non solo gli Occidentali, ma anche i Giappo­
wsi incontrano questo tipo di difficoltà: usano Ja parola
t centinaia di volte al giorno, senza riflettere o del tutto
tttomaticamente, ma sono incapaci, ,proprio come gli Oc­
tdentali, di spiegare di che cosa si tratti.
Alcuni aikidoka accettano il concetto di ki per pigrizia
•wntale, come se fosse un ingrediente tecnico cui si ricor­
in vista di un'efficacia pratiCa.
E, in effetti, il ki non è proprietà esclusiva di un metodo
di una disciplina né una nozione esoterica riservata a
111.1 minoranza giapponese: esiste ovunque, anche nella ba­
' tlttà della vita quotidiana. Per esempio: prima di recard
' nostro posto di lavoro disponiamo già del tracciato della

33 1
traiettoria che compiremo. Il ki scorre seguendo questo
tracciato. C'è però anche un ki opposto, che ci trattiene:. il
.
nostro ambiente familiare, le noie da affrontare.. strada· fa­
cendo, la mancanza di entusiasmo per il lavorò eccetera.
Siamo sempre alle prese con traiettorie diverse e con im­
pulsi ditferenti. Spesso ci ritroviamo dispersi: non avanzia­
'mo né indietreggiamo, non lavodamo né riposiamo vera-
mente, siamo immobilizzati dalla molteplicità delle traiet- .
torie che si annullano l'un l'altra. Può capitare che una di
esse diventi dominante, per esempio per urgente bisogno
di denaro. Un giorno, alla stazione centrale di Tokyo, No­
guchi incontrò un maestro di cerimonia del ,tè che cono�ce­
va bene. Era una persona molto ossequiosa · che iniziava
ogni incontro con un lungo preambolo, cominciando a par­
lare del più e del meno. Quella volta, invece, si comportò
in modo del tutto differente. Chiese: « Dov'è il gabinetto,
per lavore? », e sparì precipitosamente senza neppure sa­
lutal'e.
Chi ha fame non si ferma ad asc<;>ltare e _chi ha bisogno

non st arresta.
Si dke che certi progetti di legge, più o meno difficili,
vengano presentati proprio prima delle vacanze: siccome
la voglia di partire è grande, questi progetti passano con
maggiore facilità. Il ki scorre verso spiagge lon.tané.
Il problema nell'aikido è quello d'intensificare questo
' scorrimento, ma· come incanalare il ki verso una determi­
nata dir�ziQne? Non è fadle corrie ci s'immagina anche se
lo si · fa costantemente senza neppure prestarvi attenzione.
Non sèrve a un granché parlate di cerchi e di triangoli:
sono troppo astratti. Così ci contraiamo in inutili sforzi per
eseguire qualcosa d'impossibile.
« Ma, signore mio, è contrarlo alla nostra educazione >>,
mi si dirà. « Né la psicologia, né l'anatomia, né la fisiolo-
gia c'insegnano cose del genere » . .

. È vero. N�n è possibile discutere né teorizzare su qual­


cosa di cui non è provata neppure ]'esistenza. D'altronde,
credo proprio che non si arrive�à mai a provarla, neppure
con l'astuzia che ha permesso al sapienti di concepire, ne­
gli anni Trenta, particelle allo stesso tempo corpuscolari e
-

ondulatorie.
·

Comincio sistemando davanti all'allievo, per te�ra, un og­


getto prezioso per lui: iL portafoglio, l'orologio, eccetera.
Immaginiamo di trovarci in una situazione estrema: l'ogget-

332
to sarà portato via da un ladro, dal vento o dall'acqua se
il proprietario non interverrà immediatamente. Possiamo
dire che tale situazione è caratterizzata dallo scorrere del
ki dalla persona verso l'oggetto, senza però precisare la na­
tura della parola ki. Non si deve provarne l'esistenza og­
gettiva.
Se l'esistenza del ki venisse provata con mezzi scientifici
rigorosi, direi che non si tratta più di ki: il fluido, il ma­
gnetismo, l'energia o le particelle ondulatorie possono esi­
stere nel presente, ma non risalire nel passato. Ricordiamo­
ci invece che Napoleone con un piccolo discorso ha fatto
superare d'un balzo quattromila anni di storia. Tutto di­
pende dalla situazione.
Il ki non ·è un problema di esistenza, ma di « mettersi in
una situazione » . Per questo è difficile, anzi impossibile, far­
ne l'oggetto di studi scientifici . L'Occidente potrà ricono­
scerlo più facilmente nel campo dell'arte. Stanislavsky ha
utilizzato bene l'effetto del « porsi in situazione » .
Se questo « porsi in situazione » è accettato perfettamen­
te ed eseguito bene, si verifica lo scorrere del ki. · Se il gesto
viene eseguito con un'intensa visualizzazione della situazio­
ne può essere esattamente lo stesso gesto che si fa con la
testa piena di idee astratte, di ipotesi o di teorie, ma il ri­
sultato non è il medesimo. È questa la differenza tra un at-
• •

tore e un 1stnone.
Quando, nell'aikido, il ki scorre dal· soggetto A all'ogget­
to B, l'avversario C, che tiene A per il polso, è proiettato
nella stessa direzione del ki. È travolto e raggiunge la cor­
rente principale che va da A a B. Sono ricorso spesso a que­
sta messa in scena psicologica. È la formula: « Mi trovo già
Il ». Quando l'avversario ti prende i polsi e ti blocca, come
nell'esercizio del kokyu da seduti, si pensa di dover spin­
gere. Ma se si spinge !?avversario, ecco che questi esercita
tmmediatamente una resistenza. Spinta contro spinta: si
lotta. Diventa unà specie di sumo eseguito da seduti.
Con la formula : « Mi trovo già ll », invece, non c'è lotta.
Ci si sposta con gran semplicità. Si ruota su un ginocchio
per eseguire un mezzo giro, l'avversario è travolto da que­
sto scorrere del ki e si riversa su un lato.
Basta molto poco però perché questo esercizio diventi
una lotta. Se introduciamo l'idea di vincitore e di vinto,
faremo sforzi eccessivi per conseguire il risultato che desi­
deriamo e questo andrà a danno dell'armonia d'insieme.

333
Uno spinge) l'altro resiste abbassandosi esageratamente . e
serrando i polsi per contrastare· la spinta. Una pratica del
genere non servirà né aJl'uno né all'altro. È troppo mec-
c�m1ca.
. ,

Ritengo che questo esercizio del kokyu . vada eseguito


stando seduti in una posizione notmale, senza contrarsi �
senza abbassare forzatamente il centro di gravità. Cr�do
anche che chi cade debba approfittare dell'occasione pel:
aumentare l'elasticità delle anche.
Faccio ripetere agli allievi) ad alta voce) la formula : « Mi
trovo già lì », perché questo permette loro di cancellare
l'idea dell'avversario, seguendo il principio del non-avver­
sario. Così essi possono anche visualizzare in anticipo il
punto d'arrivo assicurando lo scorrere del ki. verso quella
meta.
La formula può avere ripercussioni inattese: due coman­
danti dell'aviazione civile l'hanno applicata nell'esercizio del-
.
le loro funzioni. Sappiamo che un gran numero d'incidenti
aerei si verifica al momeqto dell'atterraggio. Gli strumenti
sono infallibili. Se la visibilità è scarsa, è facile oltrepassare
il punto d'arrivo, soprattutto con la velocità degli aerei
odierni. Si crede che la pista sia più avanti, mentre è già
passata. Nel personale di bordo l'incertezza può provocare
, una contrazione che porta a conseguenze fatali. la formula
« Mi trovo già lì », -ossia sulla pista, o al bat dell'albergo a
bere un bicchiere con gli amici, dà un sollievo che permette
di giudicare meglio la · sìtuazione. In ogni caso viene accet­
tata meglio che non quella di « Sesamo aptiti » . Il pilotag­
gio implica un « mettersi in situazione » veramente estre­
mo, che esclude qualsiasi possibilità di . cavarsela solo a pa­ •

role, e questo lo diff�renzia dai lavori svolti negli uffici.


Insisto perché questo esercizio non si trasformi in una '

lotta. Quanto si ottiene mediante la contrazione, con la


resistenza muscolare) è solo una vittoria muscolare oppure
una totale angheria. Ueshiba, quando io l'ho spinto, non era
assolutamente contratto. Avevo l'impressione di essere una
cicala che vuole scuotere l'albero al quale è aggrappata.
Sentivo l'immensità del ki.
L'ho anche visto parecchie volte farsi spingere da allievi
molto robusti, piazzati davanti a lui che facevano leva sul
suo capo, mentre egli se .ne stava seduto sulle anche, con i
pied� sollevati, senza attaccarsi a nulla con le 'mani1 non op­
pon�va resistenza e sçherzava con loro, mentre essi, con tut-
.

.334 ' '


ta la forza di çui disponevano, non riuscivano a riversarlo
all'indietro: è un fatto matematicamente inconcepibile.
Cercare la soluzione nei normali sforzi muscolari non
m'interessa affatto. Non sono né sportivo né giovane. Come
ci suggerisce anche il nome di questo esercizio (kokyu = re­
spirazione) , penso 'che tutto si debba ricondurre all'intensi­
ficazione della respirazione addominale.
Lo scorrere del ki implica lo spostamento nello spazio e
nel tempo: può dunque avere un carattere premonitore.
Ueshiba diceva di vedere le immagini dei suoi avversari ca­
dere a terra ancor prima che ciò si verificasse·. Il ki sareb­
be premonitore e controllabile: questo d conduce all'idea
rivoluzionaria che è possibile intervenire sul futuro con cer­
tezza e questo proprio in un momento in cui la scienza, ·
abdicando al suo assolutismo, ammette l'incertezza come
una verità rigorosa. Con lo scorrere del ki, l'avvenire può
diventare concreto come il presente.
Né lo scorrere del ki, né la capacità di anticipare l'avve­
nire sono appannaggio esclusivo dell'aikido, possiamo anzi
dire che sono fenomeni che possono riscontrarsi dappertut­
to. Se prendo una matita dal tavolo, si verifica uno scorrere
del ki verso la matita, In questo gesto lo scorrere non è
molto intenso, perché manca l'impegno di tutta la mia per­
sona. Quando il lavoro era più tradizionale, meno ricco di
innovazioni, questa facoltà naturale era più intensa, c'era
an,che maggior concentrazione nel compimento di un'azio­
ne. C'erano gioia e delusione, perché c'era un reale senso
dell'anticipazione. Oggigiorno, con il progresso tecnico e
un contesto economico più sviluppato, non c'è più nulla di
tutto questo. Il lavoro che oggi impariamo, non avrà forse
alcun valore negli anni futuri . La gioventù ha una vasta
gamma di scelte, ma nessuna di esse è stabile. I giovani
vanno alla caccia di tutto senza potersi impegnare in nulla.
I contadini, gli artigiani, sono lasciati indietro dai tecno­
crati, dai burocrati e dai teorizzatori, per i quali tutto ciò
che è semplice diventa ridicolo. Ogni azione dev'essere pre­
ceduta da una giustificazione nettamente strutturata. È una
cosa molto saggia e imponente: ci si getta in enormi avven­
ture che a volte finiscono in bolle di sapone. Siamo diven­
tati molto abili nel maneggiare le parole, i simboli, i valori
astratti, ma siamo del tutto incapaci di muovere le dita dei
piedi, di eseguire movimenti semplici e naturali senza er­
rori, di respirare in profondità. Siamo macchio� capaci di

335
'

eseguite !avol-i, ma non importa sapere dove ci condurrà


questa situazione. Non occorre sapere e comunque non si
può. Non. crè più destino. C'è �oltànto l'ingranaggio:
Eppure anche in queste condizioni l'istinto può lavorare.
Sappiamo intuire per esempio che non è il momento di chie-
dere qualcosa: il càposervìzio è di cattivo umore. ·
Se devo proprio àssegnare uno scopo al m�o aikido, sce­
gli �rò. quell � d'imp arare · a sederci.' ad a�za �d; ad a�anzare, .
a Indietreggiate. E troppo semplice, m1 si dua. _ , C1 vuole
qualche . cosa. di più spettacolare: per esempio proiettare in
aria ·dieci avversari come altrettanti pacchetti di sigarette.
Altrimenti, non è interessante. ·

A mio parere, invece, imparare ad alzarmi e a sedermi è


già un· fatto enorme. Vi scopro sempre aspetti nuovi e sono
ben l0ntano dall'essere soddisfatto di come lo faccio. Sono
così sempre spinto in avanti, verso una soddisfazione com-
pleta. ·
·

Sedermi, alzarmi, avaware, indietreggiare: rion ci sono


mai verbi · transitivi come proiettare qualcuno, schiacciare
qualcuno, eccetera. Ci sono solo verbi che si riferiscono a
me, verbi .intransitivi o pronominali (in inglese e in giappo- ·

nese sono tutti verbi intransitivi).


Ecco un altro aspetto conforme al principio del non-av­
versario, almeno sul piano :6losofico, mi dirà qualcuno. Ep­
pure abbiamo a che fare con avversari in carn� e ossa: che
. cosa farò· se cercheranno d'impedirmi di sedermi e di alzar-
mi? L'aikido, infatti, non è per nulla una meditazione m�ta­
fisica tra solitari e, se non possiamo agire come pensiamo,
si riduce a un gioco · intellettuale. Si può predicare la tolle­
ranza brutalizzando moglie e figli. Si pli!Ò gridare per la
pace e fomentare la guerra. Ecco la scissione tra pensiero e
azione, peraltro necessaria nella vita sociale per mantenere
un certo ordine. Senza diplomazia, l'arte del mentite in
inodo intelligente, già da tempo le due superpotenze sareb­
bero in guerra con danno di tutta l'umanità. L'aikido, per
me, è l'arte di tornare bamoini. La differenza tra l'essere
bambini e il fare l'aikido è che nell'aikido ...c'è · più ordine.
I bambini . non distinguono molto chiaramente il pensiero
·
dell'azione. Per gli adulti è diverso e ci vuole un'arte per
·

tornare bambini senza cadere nell'infantilismo.


Come · si può spiegare tecnicamente l'azione che io ho
chiamato intransitiva? Jean, per esempio, . mi afferra da die­
tro co1;1 le braccia. Mi vòglio sedete, fili\ lui me lo impecij.sce.

3.3 6
Ha bicipiti grossi il doppio dei miei e pçsa circa novanta
chili. Mi tiene così forte che non posso muovermi."C he farò?
Pt:oiettarlo in aria prima di sedermi? Provo, ma senza riu­
scirei, . perché è troppo pesante e forte.
Allora· divento bambino . .Vedo una bellissima conchiglia
sulla spiaggia e mi abbasso per prenderla. Dimentico Jean
che continua a str-ingermi da dietro (tecnicamente devo se­
gnalare un particolare importantè: metto un piede in avan�
d per formare un angolo con l'altro piede, perché questa .
posizione è più concentra ta). Ecco lo scorrere del Ici, da me
alla conchiglia, mentre prima il ki era concentrato su Jean.
.
Lui, con tutti i suoi novanta chili, diventa leggero e cade
in avanti, passandomi sopra le spalle.
h
· Come si spiega c e, in una stessa situazione, con due dif­
ferenti idee si ottengano risultati opposti? L'idea della
proiezione provoca la resistenza. Nel gesto del bambino, in­
vece, c'è la gioià di raccogliere la conchiglia: dimentichiamo
la presenza dell'avversario. Dimenticare l'avversario, pur sa­
pendo che c'è, non è facile. Più si cerca di dimenticare, più
ci. si pé.nsa. È la gioia dello scorrere del 'ki che mi fa , di-
men.tlcare tutto.

' .

'

337
XXXIX

UNIRSI E SEPARARSI

È possibile attirare a sé con un dito un uomo massiccio


e proiettarlo in aria senza neppure toccarlo? Se rispondia­
mo di si, si dubiterà del nostro buon senso. Eppure con
Ueshiba, ho visto tutto questo per anni interi.
A servire da proiettile era spesso un giovane americano,
grande e grosso. A metà di un discorso, Ueshiba si fermava
di colpo, concentrava l'attenzione su di lui, facendogli se­
gno con un dito. Lui si drizzava e correva, come attirato da
una forza invisibile, nella direzione indicata dal dito di
Ueshiba. Quando arrivava vicino al maestro, dopo aver per­
corso i cinque o sei metri che lo separavano da lui, il
maestro invece di girare a sinistra, per esempio, cominciava
a girare verso destra come un mulinello che cambia il sen­
so di rotazione. Il dito si alzava verso il cielo. Si sentiva il
suo kiai, simile a un tuono, di una potenza incredibile, che
faceva dimenticare i suoi ottant'anni. Il giovane cadeva al­
l'indietro con fracasso, provocando la vibrazione del vec­
chio dojo in legno: centodieci chili si fanno sentire.
Che spiegazione si può dare a questo fatto? Si potrebbe
dire che l'uomo si lasciava cadere per gentilezza verso Ueshi­
ba. Altra possibilità sarebbe ammettere il fatto e cercarne
una spiegazione nella fisica. Nel XVII secolo si conosceva­
no due tipi di forze d'attrazione capaci di agire a distanza:
il magnetismo e la forza di gravità.
Come si sa, il magnetismo è servito a Franz Mesmer per
spiegare alcuni effetti terapeutici . Un giorno egli si accorse
che la sua calamita non attirava più il ferro. Dunque, che
magnetismo è quello che attira senza magnetismo?
Anche la forza di gravità può dare una spiegazione. Un
sapiente d'origine canadese ammette che l'uomo è dotato
di una forza invisibile che gli permette di spostare gli og­
getti senza toccarli, di trasmettere i pensieri a distanza e di

338
guarire i malati. Si assimila alle onde gr�vitazionali secondo
la teoria della relatività.
Si possono trovare molte altre spiegazioni : per esempio,
l'influenza degli astri.
·

In Occidente ci sono due filoni ideologici contrapposti:


l'uno, estremamente rigoroso, s'ispira soprattutto ai postu­
lati della ·fisica; l'altro, occultista e misterioso, si basa più
su credenze che su fatti. Spesso il secondo riprende la ter­
minologia del primo, ma con un contenuto diverso. An­
che la sua struttura logica è assimilabile a quella del primo.
Capita anche che i ricercatori scientifici abbiano nostal­
gia per le scienze occulte. La tentazione è certamente gran­
de perché oggi sono molti i fenomeni riconosciuti che la
scienza ufficiale è incapace di spiegare. Gli Occidentali però
si convincono veramente solo se sono confortati da cifre e
da prove oggettive ed evidenti.
Siamo liberi di pensare qualsiasi cosa: se vogliamo defi­
nire il ki come ai-trJagnetismi-do, via di coordinamento al
magnetismo, o come ai-gravitazione-do, via di coordinamen­
to alla gravitazione, nessuno può impedircelo.
Si parla già di macchine per produrre le onde alfa che,
secondo alcuni, caratterizzano l'encefalografia della medita­
zione profonda. È così possibile procurarsi dei gadgets ma­
de in USA per diventare Buddha in poche ore. Perché non
inventare macchine a onde gravitazionali per fare l'aikido?
Lascio le ricerche teoriche agli interessati. Io posso par­
lare solo di cose che ho visto, constatato ed esperimentato,
personalmente. Ciò che io trovo meraviglioso, e che allo
stesso tempo devia gli spiriti occidentali, è il fatto che col­
locare il ki in un pensiero strutturato è impossibile.
Prima di tutto, non si può provarne l'esistenza oggettiva :
o lo si sente o non lo si sente. Questo è fuori discussione.
Non si può obbligare nessuno ad ammetterne l'esistenza
come se si trattasse di una mela, di un sasso, o, con un po'
di spirito di ricerca, di un protone o di un neutrone. Questa
è la diflicoltà, è una barriera che lo spirito occidentale sten­
ta a superare. Ma una volta ammessa questa nozione inde­
finibile del ki, che libertà ci siamo procurati! Non solo pos­
siamo intervenire sul presente, ma anche risalire al passato,
a prima che Abramo fosse. L'avvenire poi può essere con­
creto come il presente.
Si tratta ora di comprendere come si può intervenire a
distanza con il ki.

339
' . i
A dire il vero, 'si agisce sempre nonostante la distanza. Se
fra due esseri non c'è interazione, è perché essi ·non s'inte­
ressano l'tmo all'altro: Tutto dipende dal grado di .concen­
trazione in se stessi, e non dalla distanza lineare.
Un.a madre si affretta a tornare a casà per:ché sa che il·
figlio la sta aspettando. Non se· ne. rende conto solo intel­
lettualmente : lo sente, nonostante la distanza, aaticipa il
piacere di prenderlo in braccio, di stringerlo, di coprirlo di,
baci . Mentre è per strada, entra in contatto fisico con mol-
ta gente, per esempio nella metropolitana, ma questa vici- ·

nanza non esercita su di lei la stessa influenza che esercita


invece il suo bambino, nonostante la distanza.
Se dobbiamo attribuire questa forza . d'attrazione tra due
corpi, madre e bambino, alla gravitazione, dobbiamo ap­
plicare la seguente formula: la forza d'attrazione è dirétta­
mente proporzionale al prodotto delle loro masse e inver­
samente proporzionale al quadrato della distanza che li se­
para. Detta in altre parole: perçhé la forza d'attrazione ti­
manga costante, un bambino di dieci chili che si trova a un
chilometro di distanza dalla madre, dovrebbe, a dieci chilo­
metri di distanza, pesare una tonnellata. La madre non po-'
·

trebbe più chiamarlo « piccolo mio »!


Ecco quello che intendo per concentrazione, ma non so "
se sia sufficiente a convincere qualcuno . La concentrazione ·

e l 'amore.
' .

Nell'aikido la concentrazione si ottiene per · il fatto che


ci si m�tte in.posizione d'attacco o in posizione di difesa.
Questo porta lo spirito razionalista a classificare l'aikido se­
condo due nozioni incompatibili: amore e combattimento.
Teniamo presente che la concentrazione può essere otte­
nuta ugualmente con l'odio, solo che, in tal caso, essa· avr.à
un carattere di&truttivo. Conosco molti esempi di aikido di- ·

struttore. Fra la perfidia e l'amore universale di Ueshiba


'

c'è tutta una gamina di sfumature. ·


Posso dire per mia esperienza che con Ueshiba provavo
un piacere. tale che avevo sempre voglia di. ricominciare.
Non ho mai avvertito sforzo da parte sua.. Era talmente na­
turale che non solo io non percepivo costrizione alcuna, ma
_ cadevo senza neppure . accorgermene. Conosco il frangersi
delle onde sulla spiaggia: trascina e rovescia · in terra. È
un gran piacere anche quello, ma con Ueshiba era un 'altra
cosa. C'era serenità e grandezza Amor�.
.
·

Non : insisto sulla qualità della concentrazione. Ognuno

:3 40
deve scdprirla da solo. Posso dire solo questo : « Se fisica­
mente state praticando l'a.ikido, ma con la mente andate al­
l'ufficio che avete appena lasciato, al programma televisivo
: che vedrete la sera, al ristorante dove si mangia bene: è
impossibile per voi fare l'aikido. È necessario dimenticare
tutto il resto e questo è quello che io chiamo il « porsi in
. . .

st tuaz10ne ».
'

Il fatto di ttoyarsi di fronte a qualcuno con una forte


concentrazione dovuta all'amore o all'odio non è sufficiente
a provocare un'azione. È vero che la concentrazione lavora
con il tempo, ma il cervello esercita la sua .funzione inibi­
trice. Non sal)piamo quando e come si verifichi utJ,'azione
reale. Ci. vuole un dispositivo perché� essa diventi imme-
. l ·
diata. .

Secondo la mia esperienza questo dispositivo è l'inspira­


zione. La pratica mi ha confermato quest'idça. Io i,nspiro e
l'altro reagisce immediatamente. Inutile dire che si tratta di
inspirazi<me addominale profonda e non dell'inspirazione to�
racica normale. Mentre inspirando alzo le mani, l'altro rea­
gisce alzando le mani anche lui. La difficoltà sta nel sentire
se l'altro è concentrato sufficientemente, pronto a entrare in
aziqne: In caso contrario tutto fallisce. Non è un'intera­
zione meccanica, va da anima ad anima.
Quest'osservazione concorda con altri fatti che ,ho con­
statato: per esempio la necessità di sinc.ronizzare .l'inspira­
zione quando si fa il movimento rigeneratore collettiva-
mente.
'

.
Da quando sono partito dal Giappone, sono state orga-
nizzate molte grandi riunioni del movimento rigenerator.e,
a Tokyo e altrove, dove si sono riunite più di duemila per­
sone. Ci sono voluti ambienti molto· spaziosi, per esempio
lo stadio olimpico. È sorto il problema di come trasmettère
simultaneamente il segnale di partenzà a tutti i partecipapti.
Con l'altoparlante ci voleva troppo tetl;lpo perché l� voce
arrivasse ali� estremità dell'ambiente prescelto e inoltre si
. producevano risonanze fastidiose. Se si diceva: �< Inspira­
te », si sentiva: « Ins-ins-ins-'pirate-ate- ate .. . » . Il problema
fu risolto installando altoparlanti in tutti gli angoli.
No.guchi ha un,a straordinatia capacità d'osservazione. Su
migliaia di partecipanti, lui riusciva a localizzare immedia­
tamente coloro che avevano un leggero ritardo. Una volta
le. persone ammassate all'entrata, circa un centinaio, non

341
'

udirono il segnale. Ci fu un ritardo e Noguchi si accorse c:he


"qualcosa non funzionava.
1 La maggior parte di coloro che avevano partecipato alle
riunioni di Tbkyo erano suoi clienti e lui constatò che ave­
vano subito un gran,de cambiamentò dovuto. proprio alla par-
.• . . . . .

tec1paz1one a queste rtumom.


Come poteva rendersi conto di tali differenze, di questo
miglioramento? Metaforicamente dirò che i pa.oni immersi
in un torrente diventano più puliti di quelli bagnati in una .
corrente debole. Maggiore è il numero dei partecipanti, mag­
giore è l'intensità che si produce. La co,rrente diventa un
torrente. Il ki scorre con maggior forza.
Sarebbe difficile vetificarlo tecnicamente visto che siamo
appunto privi di tecnica, ma questi' cambiamenti possono
essere percepiti da coloro che vivono ih intimità con que­
ste persone, anche se non hanno la minima conoscenza tec-

mca. .
All'inizio, Noguchi credeva di avere una dote particola­
re, così come gli Occidentali credono che alcuni uomini
siano dotati di un magnetismo potente. Dopo però arrivò
alla conclusione che le cose non stavano affatto così: egli
ritiene che tutti abbiano queste possibilità, solo che le igno­
ran_o. Si tratta di scoprirJe.. Le grandi riu.nioni sono l'occa­
sione per fare questa scoperta .. Se l'inspirazione è ben.ese­
guita, si verifica una fusione della sensibilità che ci permea
completamente.
Per fare comprendere l'importanza deli'inspirazione sin­
cronizzata, q-gni tanto organizzo una specie di piccolo spet­
tacolo< Vedrete che non si tratta di una cosa teorica, ma as­
solutamente
' r�ale. Io recito la parte del padre. Mio figlio
Pietro _è scomparso da qualche giorno senza lasciar traccia.
Mia moglie e io l'abbiamo cercato dappertutto, presso gli
1 amici che frequenta di solito, nei granai, in fonqo ai fossi
dove potrebbe essere caéluto... Non ·riusciamo più a dor­
mire per l'angoscia.. Mi serra il cuore l'idea che possa tro­
varsi, morto, in qualche angolo nascosto. Giorno e notte'
non riesco a pensare che a lui. Mia moglie passa le ore a
letto, rifiutandosi di mangiare e di bere. Là situazione è
drammatica. I nostri pensieri sono totalmente assorqiti da
nostro figliò,
· ·

Un bel mattino, la porta si apre e vedo Pietro, smagrito,


affaticato, scorticato, gli abiti stracçiati, ma vivo. ·

Inspiro e grido: « Pjetro! ».

342
Apro le braccia e mi precipito verso di lui. Lascio a voi
immaginare il seguito. Pietro mi cade fra le btaccia, sin-
ghiozzaq.do.
·

La situazione è patetica. Non devo recitare troppo bene,


perché non è quello il punto che m'interessa. Voglio invece
dimostrare l'importanza dell'inspirazione;
Ed ecco che invetto la mia resph:azione, nella stessa si­
tuazione. Espiro e grido: « Pietro ! ».
Gli spettatori scoppiano in una risata, perché quello non
è più il tono di un padre che esprime la gioia di riavere il
:figlio vivo. È il tono di un padre malcontento che chiede
. . .
spregazwm.
« Pietro ! Hai ancora scialacquato i · tuoi soldi in bagordi.
Hai di nuovo scordato il tuo dovere ! Hai camminato anco­
ra sul tappeto con le scarpe . » o cose del genere. Di pate­
..

tico non, c'è più niente. Non c'è più fusione di sensibilità
tra due persone. .
Ueshiba diceva s.pesso: « L'aikido è l'arte di unirsi e di
separarsi » . Quest'alternanza di unione e di separazione io
l'ho ottenuta con l'inspirazione e l'espirazione.
Cominciamo con l'inspirazione di chi è in posizione di
difesa (uso quest'espressione benché non ci siano parole o
espressioni che differenzino la posizione di chi si difende
da quella di chi attacca, nell'aikido), che fa scattare l'azione.
Alzo la mano e inspiro, mentre l'altro segue immediatamen­
te il mio gesto e alza a sua volta la mano. Si veri,:fica una sin­
cronizzazione dell'inspirazione da una parte e dall'altra e,
contemporaneamente, una coordinazione dei gesti.
Quest'interazione è, credo, una delle caratteristiche del­
l'aikido. Non esiste né nel judo né nel kendo, dove ognuno
respira indipendentemente dall'altro, spiando l'occasione
per attaccare l'avversario. Sulle prime l'interazione non è
evidente: si eseguono soltanto àlcuni gesti già imparati. Fi­
nisco cosl per notare che anche i gesti sono coordinati: se
io alzo il bokken, anche l'avversario alzerà il suo contempo­
raneamente. Nel kendo, invece, non si è tenuti a rispettare
questa torma convenzionale. Se uno alza lo shinai, l'altro
può rispondere muovendo il ventre orizzontalmente.
Perché mai nell'aikide troviamo . gesti identici, corrispon­
denti tra loro? D'altronde non è possibile domandare al­
l'avversario: sarebbe tanto gentile da alzare la mano quan­
do la alzo io, per favore? Perché quel fenomeno si verifichi
dev'esserci una forza che costringa l'altro a muoversi cosl

343
come lo si desiderà. Ho trovato questa forza nell'inspira­
zione che precede l'azione. Una volta raggiunta la fusione e
iniziata l'azione, si passa all'espirazione che permette lo
scorrere del ki. Ed ecco la proiezione e altri fenomeni con­
siderati come l'espressione visibile della tecnica.
In base alla mia esperienza, posso dire che la respirazio­
ne è il fondamento dell'aikido. Rispetto a essa ci sono due
possibili atteggiamenti: l'uno che la considera come uno
degli ingredienti necessari alla tecnica; l'altro che considera
la tecnica come un mezzo per approfondire la respirazione.
Il primo atteggiamento segue un'ottica sportiva: ovvia­
mente un uomo che abbia ' superato i sessant'annj può esi­
mersene. Per il secondo, invece, non vedo limiti d'età, fatta
eccezione per i ragazzi troppo giovani. Ueshiba praticava . a
ottantacinque anni . Penso anzi che più si va avanti negli
anni, più si è in grado di capire l'importanza immensa del­
la respirazione, che infatti può prescindere facilmente dal
quadro · fisico al quale siamo l�gati.

'

344
XL
;,


LA VIA DELLA SPOLIAZIONE

Una stessa azione può essere compiuta con stati d'ani­


mo totalmente diversi anche se sembra che si tratti della
stessa cosa. Mi riferisco all'atteggiamento di coloro che cer­
cano, a ogni costo, di ottenere, acquisire e accumulare e di
.quelli cbè invece cercano di spogliarsi di tutto quanto è
inutik per poter vedere le cose con rriagg�ot chiarezza.
Non voglio dire che un atteggiamento sia più valido del­
l'�ltJ;O, faccio soltanto un confronto per precisare meglio iJ
mio punto di vista.
Da quando Bacone ha Ìanciato l'aforisma: « Sapere è po­
tere >>, l'Occidente si è inca�minato sulla via dell'acquisi­
zione. Ho incontrato persone di grande sapienza, vere en­
ciclopedie viventi. Sanno tutto e vogliono saper tutto. ·
'
Quanto a me, devo adottare un atteggiamento diametral­
mente opposto in quello che faccio; la via della spoliazione.
Il prindpio che ho stabilito nel movimento rigeneratore è:
senza conosc�nza, senza tecnica, senza m.eta. Con questo,
non voglio dire che condanno la conoscenza. Domando solo
che la si lasci ìn antkamera, per lo meno durante la pta­
q
tica el movimento. Facile a dirsi, ma non a farsi. Non si
vuole, né si può separarsi da quanto si possiede. Eppure il
bagaglio non fa altro che intralciare il movimento. Più si è
liberi, meglio si procede. .
Un chiaro esempio del contrasto esistente tra questi due
atteggiamenti si trova nel libro '?en nell'arte cavalleresca
del tiro con l'arco di Eugen Herrigel. Mai un autore occi­
dentale ha messo in risalto con tanto acume la contraddit­
torietà tra i due atteggiamenti che, in lui, si traduceva in
un conflitto permanente.
. Perché il tiro con l'arco, considerato, in Occidente, solo
come uno sport, come un divertimento, può · essere lègato
allo stedio della mistica che quest'autòre vuole intrapren-

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dere? Perché il Maestro dice « che bisogna tenere la corda
come un bambino tiene le dita che gli vengono porte? ». Se
è. solo un gioco da bambini perché gli si vuole attribuire
un valore spirituale? Perché bisogna eseguirlo senza pen­
sare, senza proporsi uno scopo, mentre si desidererebbe im­
pegnarcisi con tutta la sincerità del proprio cuore? Perché
un'azione compiuta senza riflettere può trasformarsi in un
problema di vita o di morte? « Liberatevi da voi stessi »,
dice il Maestro, « lasciate indietro tutto ciò che siete, tutto
ciò che sapete, in modo che di voi non resti più niente,
solo una tensione senza scopo ».
« Dunque io dovrei intetn.ionalmente spogliarmi di ogni
intenzione?' », si chiede Herrigel.
Questi problemi tormentavano già allora l'intelletto di
un Occidentale. Ma se abbiamo optato per la spoliazione, ci
sembreranno futili, inutilmente complicati. Se l'abbiamo ri­
fiutata (e ne abbiamo ogni diritto), sono problemi seri.
Perché abbandonare tutto quanto abbiamo appreso, dall'in­
fan�ia a ora? Il valore di un uomo non sta forse nello sfot··
zo che ha compiuto e in quello che compirà? Lo sforzo è
valido nella misura in cui ci è possibile farlo. Ma c'è un
problema che precede lo sforzo: ci si disperde anche con­
tro la nostra volon tà, ci si snerva e si fa il contrario di
queJlo che si vorrebbe. Si può essere schiacciati dall'idea
stessa dello sforzo. Diventa una situazione davvero aber­
rante se ci si deve sforzare di còmpiere uno sforzo.
Ed ecco che arrivo a un proverbio francese: L'argent
vient en dormant (l soldi vengono mentre si dorme).
C'è un'incredibile saggezza in questa sentenza. Ho un
sospiro di sollievo: non tutto è perduto. Ci sono possibilità
di non incontrare in Europa solo tecnocrati.
Qualche anno fa un tizio mi disse: « Lei non riuscirà
mai in questo modo. Bisogna fare uno sforzo per attrar­
re la gente. Perché si va in chiesa? Perché d sono i preti
vestiti di ricchi brocca ti, ci sono musica e canti, parole
buone, promesse di paradiso e minacce dell'inferno. In ca­
so contrario nessuno si disturberebbe ad andarci. Come
vuole che qualcuno venga, se lei non fa niente? ».
A suo modo, aveva certamente ragione. Spesso sono sta­
to criticato per questo, ma non voglio cambiare né i miei
principi né il mio modo di agire. Non voglio forzare nes­
suno a prendere una decisione, né seducendo né minac­
ciando. Non voglio che vengano prima che il loro diapason

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interiore vibri. E anche quando vengono spontaneamente,
resto scettico: che cosa vengono a cercate? Finché cercano
di ottenere ,qualche cosa, non otterranno niente.
Un uomo rivolge una fervida preghiera alla divinità pro­
tettrice perché i suoi desid,eri vengano esauditi. La divinità
appare: « Che cosa vuoj? ».
« Vorrei un'immensa ricchezza, una ricchezza inestingui­
bile ».
« Uavrai ». .
E in effetti la ottiene, ma si ammala. Il suo cuoco gli
prepara cibi prellbati, ma lui · non ne sopporta neppure la
vista. Ha case un po' dappertutto, ma ha anche .le gambe ·
paralizzate è non sopporta gli spostamenti. « Non è giu­
sto », dice, << ora che ho tutto non posso <lpprofìttarne >>.
Invoca allora la divinità che gli dice: « Ricordati quello che
hai chiesto. Ora ce l'hai. Di