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URBANIZZAZIONE E RINNOVAMENTI URBANISTICI NELL'ITALIA CENTRO-MERIDIONALE

DEL I SEC. A.C.


Author(s): Emilio Gabba
Source: Studi Classici e Orientali , 1972, Vol. 21 (1972), pp. 73-112
Published by: Pisa University Press S.R.L.

Stable URL: https://www.jstor.org/stable/24181159

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URBANIZZAZIONE E RINNOVAMENTI URBANISTICI
NELL'ITALIA CENTRO-MERIDIONALE DEL I SEC. A.C. *

I grandi cambiamenti nelle strutture dell'economia romana ed i


lica nel II sec. a.C. devono aver avuto certamente anche la consegu
za di modificare i rapporti, esistenti fino alla seconda guerra punica, f
città e campagna: un certo spostamento di popolazione dai distrett
rali ai centri urbani si sarà sicuramente verificato. L'ampiezza di
sto spostamento non è facilmente valutabile e soltanto per Roma si
sono fornire testimonianze di un certo peso. Noi sappiamo che dura
la seconda guerra punica molti cittadini dell'agro romano si rifugiar
in Roma. Un noto passo di Livio, XXVIII 11,8-9 dice che nell'anno
a.C. i consoli furono incaricati dal Senato di rinviare, dalla città,
abitanti dei campi alle loro fattorie, in molti casi distrutte dalla guerr
La ragione di questo affluire in città è attribuita al timore dell'inv
ne cartaginese. Soltanto con difficoltà i consoli poterono adempier
loro compito. È anche possibile che durante la guerra le attività e
nomiche dello stato romano, e specialmente quelle che potremmo d
connesse con l'« industria di guerra », concentrate in Roma, si siano
luppate ed abbiano richiamato in città abitanti della campagna. No
da escludere che un fenomeno analogo si sia verificato, ma in pro
zioni molto ridotte, in altre città italiche nello stesso periodo e pe
stesse ragioni.
I profondi cambiamenti nell'organizzazione dell'agricoltura itali
che si ebbero nel corso del II sec. a.C., causarono una crisi sociale,
cui gravità è testimoniata della « rivoluzione » graccana. Questa cris
caratterizzata da una proletarizzazione delle classi dei medi e picco
proprietari romani e italici, certamente ampia. Essa era conseguent
declino delle medie e piccole fattorie agricole con conduzione e pro
zione familiare. Queste strutture agrarie, che per altro in parecchie
gioni sopravvissero se pur stentatamente, vennero in molte zone s

(*) Questo articolo rappresenta la versione aggiornata di un testo letto e discusso


in seminari a Cambridge, Londra e Oxford nel maggio-giugno 1971. Mi è gra
ringraziare tutti gli intervenuti ed in primo luogo i Proff. M. I. Finley, A. Mo
gliano e P. A. Brunt. La ricerca si inserisce in un programma del C.N.R.

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tuite sia da grandi aziende agricole


duzioni rinumerative di vario tipo,
La trasformazione agraria però, no
di vista generale, una crisi econom
su basi nuove e con nuovi tipi di
quel paradiso che le laudes di tanti s
pur con esagerazioni e fatte le debit
Il mutarsi dei rapporti nelle campagn
e piccoli contadini proprietari in la
vocato un notevole spopolamento
opinione diffusa che la popolazione
crescendo proprio a causa di questo
dell'agricoltura italica, è da tener p
strutture agrarie italiche trovò, com
nell'emigrazione ('). Il fenomeno,
cente, ebbe propriamente nel II sec
e si diresse tanto verso le regioni d
pina) (2), ove fu favorito anche dal
rigente romana, quanto verso l'Oc
se, in seguito anche l'Africa). Alla f
transmarina non fece che rendere ufficiale un movimento che era stato,
per dir cosi, spontaneo. Le campagne dell'Italia centro-meridionale de
vono aver perduto molte braccia e non a favore di un processo di inur
bamento.
Le testimonianze di un incremento della popolazione di Roma nel
II sec. a.C. non sono molte. Alcuni passi di Livio (XXXIX 3,4-5: 187
a.C.; XLI 8,6-12 e 9,9-12: 178 a.C.; cfr. XLII 10,1-3: 173 a.C.) (3),
testimoniano l'abbandono, da parte di cittadini di colonie latine, delle
loro città e il loro afflusso a Roma. Nel 187 a.C. ben dodicimila persone
furono rinviate alle loro sedi. Questi fatti sono indubbiamente signifi
cativi sotto il profilo sociale ed economico, e non meno per l'aspetto
politico e militare, ma noi non siamo sicuri se quei latini fossero emi
grati a Roma perché spinti da motivi economici e dalla crisi agraria,
ο non piuttosto sfruttando, sia pure con largo abuso, la possibilità le
gale di reinserirsi nel corpo dei cittadini romani. E' forse prova più
interessante del generale turbamento sociale ed agrario il fatto che al
leati italici, Peligni e Sanniti, siano immigrati in massa nelle colonie
(') A. J. Ν. Wilson, Emigration from Italy in the Republican Age of Rome,
Manchester, 1966 (cfr. Gabba, « Rivista Filol. Istr. Class. », 95, 1967, pp. 211-212).
(2) Sul problema discussione, da ultimo, in G. C. Susini, La dedica di un decurio
Cremonae nel Ravennate, « Bollettino Storico Cremonese », 20, 1955-57, PP- 99-106.
(3) Su di essi ottimo commento di G. Tibiletti. Latini e Ceriti, « Studia Ghisle
riana », Ser. I, 3 (Studi giuridici e sociali in memoria di E. Vanoni), 1961, pp.
246-249.

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latine, per esempio a Fregellae, la cui popolazione originaria era grave


mente diminuita.
Ad ogni modo un aumento della popolazione di Roma nel corso
del II sec. a.C., anche per le molte manumissioni e per il crescente nu
mero degli schiavi, sembra sicuro, anche se l'espansione della città deve
essere rimasta fino all'età di Siila sostanzialmente entro il circuito delle
mura ««serviane », che svolsero ancora una loro funzione militare nel
1'88-87 a.C., e pur sul Gianicolo. La necessità di costruire nuovi acque
dotti nel 144 e nel 125 a.C. testimonia, per esplicita affermazione di
Frontino (4), una maggior richiesta di acqua per sopperire ai bisogni
della popolazione aumentata. È singolare che poi non si siano più co
struiti acquedotti fino al 33 a.C., sebbene la prima metà del I sec. a.C.
sia stata sicuramente un periodo di grande crescita della popolazione
urbana. È anche probabile che la distribuzione a basso prezzo di grano
da parte dello stato, per la prima volta stabilmente istituita da Gaio
Gracco nel 123 a.C., dimostri la presenza in Roma di una larga folla
di nuovi residenti, di recente immigrati nella capitale e senza stabile
occupazione. Questa spiegazione ha in sè molta verità, anche se è ovvio
che lo scopo di G. Gracco era di conquistarsi l'appoggio della plebe
urbana. Certamente l'iniziativa di Gracco ebbe anche la gravissima con
seguenza di attirare in Roma il proletariato agrario italico con il mi
raggio di vivere a spese dello stato. Questa conseguenza è esplicitamente
notata dalla tradizione antica, e non soltanto da quella sfavorevole a
Gracco (5). Come è noto, il problema del sovraffollamento in Roma
crebbe nel corso del I sec. a.C. fino a diventare una delle maggiori
preoccupazioni del governo imperiale. Ad ogni modo, la causa even
tuale e le conseguenze del provvedimento graccano non sono fra di loro
in contraddizione.
Certamente nel corso del II sec. a.C. vi fu in Roma una grande
espansione nelle costruzioni edilizie (6). La larga disponibilità di mezzi
provenienti dalla preda bellica e dalla tassazione e dallo sfruttamento
delle provincie permisero al governo romano di erigere in Roma templi
e grandi opere pubbliche. È probabile che nello stesso periodo molte
case private siano state costruite ο ricostruite. Si è supposto (7) non sol
tanto che questa grande attività edilizia abbia favorito l'afflusso a Roma
di mano d'opera dalla campagna, ma anche che una stagnazione econo

(4) De aquaeductu, VII 1-2.


(5) Sali., Cat., XXXVII 7; App., b. c., II 506.
(6) Cenni essenziali in F. Castagnoli, Topografia e urbanistica di Roma antica,
Bologna, 1969, p. 21 ss.
(7) H. C. Boren, « American Hist. Review », 63, 1958, p. 890 ss. e The Gracchi,
New York, 1968, pp. 41-45 (cfr. Gabba, « Rivista Filol. Istr. Class. » 98, 1970, pp.
353-356).

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mica negli anni dopo il 140 abbia causato un arresto in questa attivit
e dato origine alla crisi alla quale Tiberio Gracco cercò di rimediare.
Questa teoria è inaccettabile. Il rinnovamento edilizio del II sec. a.C.
non deve aver toccato soltanto Roma, ma deve aver interessato altre
città italiane e noi abbiamo testimonianze per esempio per Pompei (8),
Capua H e forse Puteoli (10). Alcuni passi in Livio testimoniano ch
opere pubbliche furono costruite in parecchie colonie romane ("). In
taluni casi questo rinnovamento sarà stato conseguenza del'a grand
espansione del commercio italico in Oriente e in Occidente: si sa che
profitti del commercio erano generalmente investiti in terre e case. Tut
tavia quale significato possa aver avuto questo qualsiasi rigoglio edili
zio (12) per il problema dell'afflusso nelle città di plebe rurale è difficile
dire. In primo luogo è necessario ricordare la fondamentale distinzion
fra un abbellimento delle città, riconducibile ad un più alto tenore d
vita delle classi agiate, ed una vera e propria espansione urbana, che
non credo si possa sostenere per il II sec. a.C. per le città italiche, co
l'eccezione di Roma (13). Ma è dubbio anche se un rinnovamento edilizio
abbia significato nell'Italia del II secolo afflusso di mano d'opera nelle
città ed anche in Roma. Anche ammesso — ma questa è, a mio giudi
zio, teoria non generalmente valida per questa età — che le opere pu
bliche abbiano svolto la moderna funzione di incentivare l'economia,
sarà bene tener presente che le maggiori opere pubbliche nel II secolo
non furono costruite a Roma. Esse sono rappresentate dal grande si
stema stradale che il governo romano costruì in Italia e nelle provincie,
rispondendo a ben precise esigenze politiche e militari. In questo gran
dioso piano deve pur collocarsi la legge viaria di Gaio Gracco (14). Lo
stato romano deve aver speso somme ingenti in questo programma stra
dale e se certamente le truppe furono impiegate in esso (ma questo non
è il caso per le vie censorie), tuttavia anche molti proletari, romani e

(8) A. Sogliano, Pompei nel suo sviluppo storico. Pompei preromana, Roma,
1937; A. Maiuri, E.Α.Α., VI, pp. 312-332.
(9) M. W. Frederiksen, Republican Capua: a Social and Economie Study, « Pa
pera British School Rome », N.S. 14, 1959, pp. 80-130.
(10) SuU'accrescerai dell'importanza economica di Puteoli : M. W. Frederiksen,
Puteoli, P. W., XXIII, coli. 2045-2047.
(H) Liv., XLI 27, 10-12, vd. anche XXXIX 44,6 e XL 51,2 (Mommsen, StR, II3,
P· 429)·
(12) Per costruzioni in Aletrium : CIL, I2 1529 = ILLRP, 528 = L. Gasperini,
Aletrium, I, I documenti epigrafici, Alatri, 1965, 1, pp. 16-19 e 75 ss. Per Ferenti
num: CIL, I2 1522 (altro esemplare 1523), 1524, 1525 (= ILLRP, 584, 585, 586).
Le iscrizioni sembrerebbero anteriori, se pur non di molto, alla Guerra Sociale; Miin
zer, in P. W., s. v. Lollius, nr. 8 le riferiva all'età sillana.
(13) Lo sviluppo edilizio sulla costa campana nell'ultimo quarto del II sec. a.C.
fu dovuto alla moda diffusasi fra le classi alte romane di possedere ville marittime :
J. H. D'Arms, Romans on the Bay of Naples, Cambridge Mass., 1970.
(M) App., I 98; Plut., Gracchi, XXVIII.

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italici, vi dovettero trovare lavoro, come è esplicitamente detto per il


piano di Gaio Gracco, ma non in Roma (15).
La conseguenza di questo ragionamento è duplice: i lavori pub
blici, specialmente in Roma, nel II secolo, non avranno favorito un
largo afflusso di rurali decaduti nella città e non si può, di conseguenza,
sostenere che la riforma di Tib. Gracco intendesse risollevare le sorti
di questi rurali inurbati, rimasti senza lavoro nella capitale. Al con
trario: il contrasto, che nel periodo dai Gracchi a Siila conobbe mo
menti di grande asprezza, fra plebe rurale e plebe cittadina (in parte
composta di manomessi) sembra meglio spiegabile supponendo che
il fenomeno di inurbamento della prima non avesse assunto, in
quell'età, proporzioni troppo vistose (16). Questa contrapposizione, le
cui ragioni erano esclusivamente economiche e sociali, trapassò poi
ad un aspetto prevalentemente politico. Le esigenze delle classi con
tadine decadute erano diverse da quelle della plebe urbana. Quest'ul
tima aveva trovato nelle provvidenze delle grandi famiglie e poi dello
stato una via non difficile per il proprio sostentamento, e non aveva
alcun interesse ad abbandonare i vantaggi della vita cittadina (come
le ricorderà, poi, Cicerone, de lege agraria, 2, 70 e 71) : essa si schierò
di norma con la classe nobiliare; la plebe rurale per contro, era sem
pre dominata dal miraggio del ritorno alla proprietà di un pur piccolo
pezzo di terra. Per questo i ceti agrari appoggiarono i Gracchi e Satur
nino e finirono poi per trovare una soluzione alle proprie necessità ar
ruolandosi nell'esercito divenuto di professione.
Dopo Siila il contrasto politico fra città e campagna si attenuò,
forse appunto per il massiccio afflusso in Roma dei rurali, e le guerre
civili e le confische, specialmente quelle triumvirali, unirono i proletari
dei campi e della città.
Mi sembra che tutte queste considerazioni conducano a concludere
che nel II sec. a.C. il fenomeno dell'esodo dalle campagne, quando non
trovò il suo sbocco nell'emigrazione massiccia nelle provincie, si risolse
prevalentemente, anche se in misura ancora contenuta, a Roma. Bi
sogna tener conto di un fatto fondamentale, che condiziona l'ampiezza
e le capacità di espansione delle città antiche. Il rapporto fra l'esten

(15) Importante e convincente messa a punto contro stravaganti teorie avanzate


di recente in T. P. Wiseman, Roman Republican Road-Building. « Papers British
School Rome », N. S. 38, 1970, pp. 122-152.
(16) Sul problema della composizione della stessa plebe urbana, che non pare
confinata nelle sole quattro tribù urbane, ma distribuita in tutte le tribù (presuppo
nendo, quindi, una lenta emigrazione in Roma di cittadini delle tribù rurali, che
non avrebbero mutato l'appartenenza alla tribù di origine), vd. H. Last, « Am.
Journal of Philol. » 58, 1937, P· 4^7 ss· e in C.A.H., IX, pp. 8-9; L. R. Taylor,
The Voting Districts 0/ the Roman Republic, Rome, i960, p. 149.

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sione degli agglomerati urbani e le loro aree rurali circostanti,


quali le città dipendevano per gli approvvigionamenti, era rigida
stretto e costringeva le città stesse, soprattutto per la scarsissim
sistente possibilità dei mezzi di comunicazione e di trasporto, ent
gini che erano molto limitati ("). Soltanto Roma, con la possibil
venuta, poi, necessità vincolante) di importare grano dalle prov
per via di mare, poteva mantenere una grande massa di popolaz
ed espandersi, sganciandosi, al tempo stesso, progressivamente
non totalmente, e non senza rischi e pericoli, dalla dipendenza
zone agrarie circonvicine. Forse qualche altra città portuale (Pu
potrà aver conosciuto nel II secolo una qualche espansione ne
popolazione, ma si può essere sicuri che nella stragrande maggi
dei casi le città italiche in quell'età non saranno cresciute in
zione, e non avranno, quindi, avuto uno sviluppo urbano sensibil

II

Fondamentalmente i tipi di insediamenti umani nell'Italia centro


meridionale continuarono a basarsi sui pagi, con le eccezioni rappresen
tate dall'area etrusco-umbra e da quella delle colonie greche, in en
trambe le quali sistema di insediamento poggiava di preferenza sulla
città (18).Non è il caso di riprendere in esame qui il problema delle
mutue influenze fra mondo greco coloniario e mondo etrusco a propo
sito dell'origine e dello sviluppo in Italia dei sistemi urbani a pianta
ortogonale, nonché dell'incidenza di questi modelli sull'urbanistica
creata dai Romani. Mi posso limitare al rinvio al ben noto volume del
Castagnoli ed alle importanti considerazioni di altri studiosi (19). Ma
giova qui rammentare che nel mondo etrusco-romano con il termine
urbs si allude di norma ad un centro urbano delimitato con rito religioso
e circondato da un circuito sacro (il pomerium), lungo il quale corrono

(17) Importanti considerazioni in B. H. Slicher van Bath, Storia agraria dell'Eu


ropa Occidentale (500-1850), trad. ital., Torino, 1972, pp. 22-23.
(18) Per l'area etrusca mi limito a rinviare alle precise considerazioni di J. B.
Ward Perkins, Considerazioni sull'organizzazione primitiva della città nell'Italia Cen
trale, in Studi sulla città antica. Atti del Convegno di Studi sulla città etrusca e
italica preromana (Convegni e Colloqui, I), Bologna, Istituto per la Storia di Bolo
gna, 1970, pp. 293-298.
(19) F. Castagnoli, Ippodamo di Mileto e l'urbanistica a pianta ortogonale, Roma,
1956; A. Boëthius, Die Hellenisierte Italische Stadt der ròm. Republik, « Opuscula
Atheniensia », I, 1953, pp. 172-186; J. B. Ward Perkins, The Early Development
of the Roman Town-Planning, in Ada Congressus Madvigiani, IV. Urbanism and
Town-Planning, Copenhagen, 1958, pp. 109-123 (e relativa discussione); M. Pallot
tino, La città etrusco-italica come premessa alla città romana, in Atti del Conve
gno Intern. sulla Città Antica in Italia, Milano-Varenna-Brescia, 1970 (Atti del
Ce.S.D.I.R., 3, 1970-71), pp. ir-14 (e relativa discussione).

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le mura, elemento indispensabile di un impianto urbano. Il quale, a


sua volta, entro la delimitazione ora detta, è di regola organizzato e
orientato, per essere funzionale, sulla base dell'incrocio, ad angolo retto,
di due strade principali, alle quali altre parallele possano affiancarsi.
La positura geografica e topografica dei siti ed esigenze politiche e mili
tari possono recare alterazioni a questo schema fondamentale, ma non
di regola annullarlo, e noi lo ritroviamo specialmente bene attestato
nelle colonie, cittadine e latine, fondate da Roma.
Per converso, il pagus italico, distinguendosi in questo dalla
κώμη greca, era una unità territoriale, che in età storica sopravvive
ancora spesso come suddivisione interna al territorio delle civitates. È
pressoché normale che all'interno di un pagus esistano uno ο più luoghi
precisamente definiti ove gli abitanti si addensano costituendo dei vici,
cosi come è normale che su di un rilievo esista un luogo fortificato, chia
mato oppidum ο castellum, che poteva servire da rifugio in caso di ne
cessità del pagus e che tuttavia è talora abitato anche in tempo di
pace i20).
Questo sistema di insediamenti umani dispersi nei pagi caratterizzò
lungamente ampie zone dell'Italia Centrale (e in talune aree non venne
mai superato nell'evo antico). Secondo la descrizione straboniana del
l'Italia (e pur accantonando il difficile problema del preciso momento
storico cui essa si riferisce) Vestini, Marsi, Peligni, Marrucini e Frentani
vivevano κωμηδόν (cosi, oppure κατά κώμας, gli autori greci indicano
il fenomeno che meglio in latino si direbbe pagatim), sebbene vi fossero
nei loro territori alcune poche πόλεις (Strab., V 4,2); e del pari vive
vano κωμηδόν i Picenti (Strab. V 4, 13) (21). L'importante indagine ar

(2fl) Mi pare che il fondamentale articolo di E. Kornemann, Polis und Urbs,


« Klio », 5, 1905, pp. 72-92, malgrado lo schematismo da cui è retto e le parec
chie inevitabili correzioni cui deve essere soggetto, conservi ancora il suo valore.
Non è il caso di citare qui la sterminata bibliografia sul problema che si può trovare
indicata negli Atti citati dei convegni di Bologna e di Milano-Varenna. Nel volume
Studi sulla città antica l'articolo di E. Sereni, Città e campagna nell'Italia prero
mana, pp. 109-128 (e in « Critica Marxista », 4, 3, 1966, pp. 73-100) insiste sul rap
porto spesso egemonico della città sulla campagna, la prima già intesa in Aristotele
come momento iniziale di una embrionale divisione sociale del lavoro. Il Sereni ha
soprattutto studiato il pagus nell'area ligure : Comunità rurali nell'Italia Antica,
Roma, 1955.
(21) Un problema differente, anche se concorrente a creare la medesima conclu
sione, è rappresentato dalle città decadute a villaggi, ο già in età antica come nella
Sabina (Strab., V 3, 1), oppure dopo le distruzioni della Guerra Annibalica (come
è probabilmente in caso dei Lucani in Strab., VI 1, 2 e 3, le cui κατοικίαι, come
quelle dei Bruzzi e dei Sanniti, è difficile distinguere : esse sono in ogni caso αόοξοι
βμικρηί), ο dopo quelle della Guerra Sociale, come nel Sannio (Strab., V. 4, 11;
per Fregellae: V 3, 10) e, forse, della Iapigia (VI 3, 5). È in questi casi che forse
meglio si scorge che i dati straboniani non sono sempre aggiornati all'età augustea,
ma si riferiscono piuttosto ad un momento, e ad una fonte, subito posteriore alla
Guerra Sociale (cosi anche P. A. Brunt, Italian Manpower 223 B.C.-A.D. 14, Oxford,
1971, p. 355). Per esempio Aesernia è data come distrutta a V 3, 10. La notizia, per

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8θ EMILIO GABBA

cheologica di A. La Regina confe


quanto si riferisce ai Vestini (H)
rono ad avere nel pagus il loro f
tre conclusioni non dissimili ha
nito-lucana (B) : entrambe le reg
delle guerre Sociale e sillana.
Questo genere di insediamento
i mutamenti della situazione poli
economiche e sociali; ed è prob
l'Italia Centro-Meridionale già ne
andati acquistando una più rilev
aspetto in qualche modo « urban
rari complessi « cittadini » già esis
ti. Ma par difficile parlare di un
sec. a.C., prima, cioè, che interven
politico che determinarono, favo
processo di urbanizzazione in q
della penisola italica). Difatti un
fiche ed archeologiche testimoni
qui descritta subì una trasform
Meridionale conobbero allora un
quale, appunto, desidero present
meno analogo, e già meglio studi
tentrionale e pur esso sarà qui r
trattò di un tentativo di superar
zati da pagi, vici e oppida per qu
soltanto parzialmente in talune
come già sopra si è notato, e che
a quella più antica, senza annulla
meni di coesistenza non ben chia
zionale, sia su quello economico-

la quale cfr. Fior., II 6, n, è già per lo m


attuali delle strutture murarie della co
in Studi di Urbanistica Antica - « Quaderni Ist. Topografia Antica Univ. Roma »,
2, 1966, pp. 79-84). Ma noi sappiamo che per l'inizio dell'età imperiale sono testi
moniate costruzioni di importanti famiglie della nobiltà romana (G. Ambrosetti,
E.Α.Α., IV, p. 230; vd. anche Brunt, pp. 356-357). Lo stesso si può dire per Bo
vianum e Telesia, citate (con Aesernia e Panna?) a V 4, 11 come città distrutte
quasi completamente. Come risulta anche dalla lettura di P. Pédech, La géographie
urbaine chez Strabon, « Ancient Society », 2, 1971, pp. 234-253, le informazioni
straboniane sulle città italiche sono nel complesso scarse.
f22) A. La Regina, Ricerche sugli insediamenti Vestini, « Memorie Acc. Lincei »,
Cl. Se. Mor., ser. Vili, XIII, fase. 5, 1968, pp. 361-446.
(23) E. T. Salmon, Samnium and the Samnites, Cambridge, 1967 (cfr. M. W.
Frederiksen, « J.R.S. », 58, 1968, pp. 224-229).

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Ili

Il momento decisivo per questa trasformazione sembra sia stato


rappresentato dalla Guerra Sociale. L'indagine moderna ha ben preci
sato le premesse dell'insurrezione dei Socii Italici contro Roma. Una
progressiva integrazione fra Romani ed Alleati si era andata svilup
pando a tutti i livelli già nel corso del II sec. a.C. Le guerre di Spagna,
di Numidia e contro le popolazioni Germaniche dovevano aver creato
fra soldati romani ed italici uno spirito di comunanza che superava le
differenze di diritto. Convergenze di interessi economici univano taluni
strati della classe commerciale romana e i corrispondenti ceti alleati,
specialmente nelle provincie. L'inferiorità politica era sempre più sen
tita nelle classi alte alleate, interessate, alla fine del II secolo, non sol
tanto ad ottenere la cittadinanza romana, ma propriamente ad eserci
tare il ius suffragii per intervenire nella vita politica romana, ed aver
parte diretta e alla pari con i cives Romani nell'amministrazione, vale
a dire, nello sfruttamento dell'Impero. È stato messo in chiaro come
queste esigenze di compartecipazione al governo dell'Impero, proprie
delle classi alte italiche ed espressamente testimoniate dalla tradizione,
abbiano trovato dopo l'8g a.C. una conferma ed un esaudimento. Ele
menti di origine italica partecipano ampiamente alla vita politica e mili
tare dello stato romano, fino ad emergere sempre più in quei momenti
di generale convulsione della società, quale fu, per esempio, l'età trium
virale. Questo importantissimo fenomeno ha giustamente attirato in
modo preminente l'attenzione della critica storica moderna. L'interesse
per i mutamenti intervenuti nella classe dirigente romana nel I sec. a.C.
domina la ricerca dopo la pubblicazione dell'opera insigne di R. Syme,
The Roman Revolution (1939) (24). Del pari giustamente è stato profon
damente studiato nei suoi aspetti giuridici e politici il processo di muni
cipalizzazione, che si sviluppò dopo la Guerra Sociale. La trasforma
zione in municipia delle comunità alleate e l'organizzazione dotata di
autonomia delle zone dell'ager Romanus prima amministrate diretta
mente da Roma mutarono la struttura dello stato romano cittadino.
Questo processo richiese tempo, non avvenne in modo meccanico e uni
forme e si sviluppò dall'età subito posteriore alla Guerra Sociale fino
oltre l'età di Cesare. Esso presenta tuttora problemi non risolti, ο sol
tanto parzialmente risolti, e molti punti oscuri. Uno dei più importanti
è quello della continuità, ο meno, nelle nuove costituzioni municipali,
di istituti dell'età precedente adattati alle nuove strutture. Esso si inse

(24) Espressione pili recente di questa tendenza è l'importante volume di T. P,


Wiseman, New Men in the Roman Senate, ijç B.C. - 14 A. DOxford, 1971.

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82 EMILIO GABBA

risce nel più generale problema d


magistrature romane e italiche,
da tempo gli studiosi. I Problem
di F. Sartori hanno rappresenta
stione i25).
Un problema non meno grave, e tutt'altro che chiaro, concerne le
modalità organizzative ed i tempi secondo i quali il processo di munici
palizzazione si svolse. Che già la Lex Iulia del 90 a.C. contenesse alcune
norme di carattere indicativo per la strutturazione delle comunità alleate
che accettavano di ricevere la cittadinanza romana è da ritenersi molto
probabile. Sulla base di queste norme generali saranno stati adattati gli
statuti particolari valevoli per i nuovi singoli municipi (26). Rientra in
questa categoria la cosiddetta Lex Municipi Tarentini, un frammento
di statuto municipale, emanato dal governo centrale in Roma e che
sembra essere una lex rogata. È probabile che, come in altri casi, alcune
parti del testo di questa legge contengano norme generali applicabili al
l'organizzazione di altri municipi e derivate da un testo legislativo ori
ginario (che potrebbe essere benissimo anche di età sillana). È ora gene
ralmente ammesso che questa legge per Tarentum debba essere datata
fra U89 e il 62 a.C. (27). Alla legge per Tarentum si affianca ora anche
la Lex Osca Tabulae Bantinae, datata con sicurezza agli anni subito po
steriori a Siila per la scoperta del nuovo frammento (28). L'organizza
zione dei nuovi municipia sarà stata affidata, come provano alcuni casi
ben noti, con larga discrezionalità a singole personalità romane per
qualche verso legate alla nuova comunità (29). Che durante il periodo
di predominio cinnano siano state emesse altre norme generali per l'or
ganizzazione delle comunità alleate è opinione diffusa e specialmente
fondata sulla menzione di una Lex Cornelia concernente i quattuorviri

(25) L'articolo dello stesso autore Costituzioni italiote, italiche, etrusche, « Studii
Clasice », io, 1968, pp. 29-50, rappresenta un utile aggiornamento e prospetta chia
ramente l'insieme dei problemi.
(26) Sul problema spesso studiato delle clausole ricorrenti in modo identico in
differenti testi di leggi municipali e coloniarie e da spiegarsi con la dipendenza da
un comune archetipo, vd. M. W. Frederiksen, The Republican Municipal Laws: Er
rors and Drafts, « J.R.S. » 55, 1965, pp. 183-198, spec. 190-192 e, per un nuovo caso,
A. D'Ors, « Emerita », 32, 1964, pp. 103-106 e in Ada of the Fifth Intern. Congress
of Greek and Latin Epigraphy, Oxford, 1971, p. 258.
(27) G. Tibiletti, in De Ruggiero, Diz. Epigr., s. v. Lex, p. 722.
(28) D. Adamesteanu, M. Torelli, Il nuovo frammento della Tabula Bantina,
« Arch. Class. », 21, 1969, pp. 1-17; H. Galsterer, Die Lex Osca Tabulae Bantinae.
Eine Bestandsaufnahme, « Chiron », 1, 1971, pp. 193-214.
(M) Su tutti questi problemi è importante il commento del Mommsen alla Lex
Municipi Tarentini, ristampato nelle Ges. Schriften, I, Berlin, 1905, pp. 151-157.
Ora vd. Frederiksen, art. cit. pp. 189-190. Ricco di osservazioni di fine buon senso
è il saggio antico di G. De Petra, Sulle condizioni delle città italiche dopo la Guerra
Sociale, « Atti Acc. Archeologia Lettere Belle Arti di Napoli », 1865 (1866).

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URBANIZZAZIONE E RINNOVAMENTI URBANISTICI, ECC. 83

in una iscrizione di Petelia (M) ; ma il riferimento è dubbio, sia perché


potrebbe trattarsi di una legge sillana, sia perché la legge potrebbe es
sere ancora posteriore. Certamente quando Siila sbarcò nell'83 a.C. in
Italia, egli si impegnò a riconoscere ai popoli Italiani la concessione
della cittadinanza e il ius suffragii (31), che essi avevano ottenuto dopo
la Guerra Sociale con vari provvedimenti: vale a dire riconobbe la
strutturazione del nuovo ordinamento quale era stata avviata du
rante la sua assenza dall'Italia. È verisimile che questi accordi abbiano
rappresentato la base per la successiva politica di Siila dittatore verso
i nuovi cives, e siano stati anche tradotti in testi legislativi: la datazione
all'età postsillana della già citata Lex Osca di Bantia è un dato impor
tante in questo senso, perché permette di valorizzare a pieno le norme
date alle linee 28-30 del testo e di confrontarle con le disposizioni sillane
sul cursus e sul tribunato (32). Il passo dell'orazione prò Cluentio di Cice
rone, 25, è molto interessante. Innanzi tutto esso dimostra che, in un
momento verosimilmente anteriore a nuove possibili norme emanate da
Siila, vi erano già disposizioni che autorizzavano le comunità ex-alleate,
entrate nella cittadinanza romana, ad eleggersi propri magistrati (quat
tuorviri); ma il passo dimostra altresì che i primi magistrati potevano
anche essere inviati, nei casi che la legge avrà determinato, dal governo
centrale: come appunto accadde a Larinum, dove i quattuorviri inviati
da Siila soppiantarono quelli eletti precedentemente. L'invio dei primi
magistrati locali da Roma è previsto anche nella Lex Municipi Tarentini
(Bruns7, nr. 27, linn. 7-8).
Sembra anche probabile che la maggior ο minor autonomia (com
portante anche gravi impedimenti restrittivi che si tradussero in ritardi,
che possono talora essere durati decenni (33)), attribuita alle comunità
ex-alleate nel crearsi le proprie strutture municipali avrà tenuto conto
pur di ragioni politiche, vale a dire degli atteggiamenti assunti dalle co
munità stesse durante la guerra civile fra Siila e i Mariani (34). In linea
generale è, quindi, da supporre una mancanza di uniformità per i mu
nicipi sorti su cantoni alleati. Pare, a proposito dell'interferenza di mo
tivi politici, interessante il caso di Capua, anche perché esso sembra
provare che il governo cinnano aveva già avviato una nuova e differente
organizzazione anche déiVager Romanus direttamente amministrato da
Roma. Capua aveva perduto tutte le caratteristiche di autonomia citta
dina dopo la guerra Annibalica. Tuttavia essa conobbe alla fine del II
Ρ®) CIL, Χ ιΐ3 " ILS- 6469. Per tale opinione e per i suoi sostenitori: Taylor,
Voting Districts, p. 106, η. 15 con i rinvìi; esitante Tibiletti, in De Ruggiero, Diz.
Epigr., s.v. Lex, p. 720.
(31) Liv. per. 86; App., I 393.
(32) App., I 466-467 con il mio commento.
(33) A. Degrassi, Scritti vari di Antichità, I, Roma, 1962, pp. 185-192.
Ρ4) Gabba, « Studi Classici e Orientali », 19-20, 1970-71, pp. 461-464.

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84 EMILIO GABBA

ed agli inizi del I sec. a.C. una fioritura


anche sul piano edilizio. Questo sviluppo
autonomia, specialmente nel campo finan
strati minori dei pagi nei quali Capua
elevata al rango di colonia dai Mariani (3
parla di una deduzione di nuovi coloni e
colonia fossero capuani, è pensabile che
stato coloniario della città, e, che la colon
processo di nuova strutturazione del ter
governo al potere nel quadro del rinnov
ì'ager Romanus (36). È molto probabile c
desiderio locale di veder ripristinata l'au
Cicerone ricorda con esagerata indignazi
dei nuovi magistrati capuani, i praetores
il potere, la deduzione, che era stata oper
priva di autonomia civica fino a Cesare.
Si deve, infine, ricordare che l'attribuz
srati locali nei nuovi municipi, ed anche
nizzando con autonomia amministrativ
fianco di quelli che già l'avevano (37)), ra
aspetto del rinnovamento delle struttur
Guerra Sociale, che è stato di recente a lun
postsillana della Lex Osca di Bantia forn
forte per la soluzione che prospetta tale

IV

Il processo di municipalizzazione dopo l


collegamento con il ricordato fenomeno
nel corso del I sec. a.C. Credo, anzi, ch
insediamenti tribali, caratteristica di lar
Meridionale (nonché, ovviamente, della
presenti l'aspetto più imponente della mu

(35) Cic., de lege agraria, 2, 89-94.


I36) Per Puteoli vd. « Athenaeum », N. S. 32,
(37) Importante in questo senso l'appendice 3 i
cata a Italian Municipal Autonomy before 90 B.
(38) La teoria del Rudolph, che i magistrati municipali abbiano ricevuto solo
con Cesare i poteri giurisdizionali è stata in genere respinta : per es. da L. R. Taylor,
Caesar's Agrarian Législation and his Municipal Policy, in Studies in Roman Econo
mie and Social History in Honor of A. Chester Johnson, Princeton, 1951, pp. 68-78.
Vd. anche A. Torrent, La « Iurisdictio » de los magistratos municipales, Salamanca,
1970.

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URBANIZZAZIONE E RINNOVAMENTI URBANISTICI, ECC. 85

L*8g a.C. Esso ha richiamato poco l'attenzione degli studiosi, perché il


fenomeno è piuttosto lontano dagli aspetti più vistosi della vita politica
romana ed è già stato totalmente trascurato dalla storiografia antica.
Soltanto di recente l'interesse per i problemi della città nell'Italia antica
(e in genere nel mondo romano) e il rinnovarsi degli studi di topografia
storica hanno fatto volgere l'attenzione anche su questo problema. In
effetti lo studio dello sviluppo urbano in questa età consente indiretta
mente di individuare gli aspetti più concreti della storia e della società
romano-italica nel I sec. a.C. Un'analisi del suo significato sociale ed
economico può permettere una rappresentazione nuova dell'Italia preau
gustea ed augustea. Si deve ricordare che lo stretto rapporto fra auto
nomia amministrativa ed urbanizzazione rappresentò un elemento co
stante nello sviluppo dello stato romano fino ai tempi più tardi dell'Im
pero, onde nel I sec. a.C. la trasformazione urbana non soltanto inte
ressò le aree degli ex-socii italici divenuti cives, ma anche le zone del
Vager Romanus prima amministrate direttamente da Roma e che, nello
stesso periodo, con un processo parallelo e pur distinto nei tempi e nei
modi, acquistarono analoghe ο simili forme di autonomia.
Si deve sempre aver presente, ovviamente, che nelle società antiche
il passaggio da forme di insediamento disperso a fasi urbanizzate rap
presentò in ogni tempo un passaggio verso forme più elevate di civiltà.
Basterà ricordare il significato della città nelle profonde considerazioni
di Tucidide sull'evolversi dell'incivilimento in Grecia nell'« Archeologia »
del primo libro, ed altri numerosi esempi della riflessione storica e filo
sofica antica potrebbero essere citati. Il sorgere e lo sviluppo dell'agri
coltura, con la necessaria stabilità del domicilio, e la costituzione delle
città, con l'indispensabile elemento delle mura, presso popoli arretrati
rappresentano, nel pensiero dello storico antico, l'avvicinamento ad una
fase di più alta vita civile (39).
La politica romana di urbanizzazione nelle provincie rispondeva
anche a questa fondamentale esigenza, sebbene sia chiaro come la con
centrazione di dispersi abitanti delle campagne e dei monti in insedia
menti urbani abbia spesso rappresentato un elemento di dominio e di
controllo in una politica di conquista (40). Nè diversamente andrà valu
tata la tendenza a spostare gli insediamenti di popolazioni vinte dalle
colline, ο dalle montagne, al piano, che pare si sia talora verificata du

(39) Vd. per es. Iust., XLIII 4, 1-2.


(«) Per la Britannia rinvio alle splendide pagine di F. Haverfield, The Roman
Occupation of Britain, Oxford, 1924, p. 186 ss. Ora S. S. Frere, The Urbanisation
of Roman Britain, in Britannia Romana (Acc. Naz. Lincei, « Problemi Attuali di
Scienza e di Cultura », Quaderno N. 150), Roma, 1971, pp. 3-26, mette in rilievo
l'influenza dell'esercito nel processo di urbanizzazione. Per la politica di urbanizza
zione in Spagna nel II sec. : H. Galsterer, Untersuchungen zum rom. Stàdtewesen
auf der iberischen Halbinsel, Berlin, 1971.

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86 EMILIO GABBA

rante le conquiste romane dell'Itali


il fato di Fregellae, distrutta nel 1
in Fabrateria Nova (42), e forse an
la Guerra Sociale.
In realtà il problema dell'urbanizzazione ha la sua radice nella ne
cessità, sentita come indispensabile, di creare, nelle nuove comunità di
cittadini romani, delle strutture, prima inesistenti ο comunque insuffi
cienti, tali da consentire un normale svolgimento della nuova vita poli
tico-amministrativa che la concessione della cittadinanza romana (o,
nelle zone già romane, di nuove forme di autonomia) richiedevano.
Questa esigenza era già normalmente sentita e risolta al momento
delle fondazioni delle colonie (43) e dei fora C4) e sarà divenuta altrettanto
urgente, come si è detto, dopo la Guerra Sociale. È molto interessante
ricordare, nello stesso ordine di idee, che la scelta di Corfinium come
capitale federale da parte degli Alleati Italici, dovuta certamente alla
centralità del luogo rispetto alle aree insorte, fu seguita da un program
ma edilizio per la costruzione di un foro assai vasto e di una sede per
il Senato federale (άγοράν ευμεγέθη καί βουλευτήριου) (4S).
Il ben noto passo di Cesare, de bello civili, I 15, 2, riferito a Cin
gulum, quod oppidum Labienus constituerai suaque pecunia exaedifi
caverat (sul quale torneremo più avanti) dimostra che il processo di
trasformazione in atto dopo Γ 89 nelle zone già da tempo appartenenti
ali'ager Romanus comprendeva anche un programma di costruzioni
urbane. Penso che il passo di Cesare debba essere interpretato nel senso
che Labieno, probabilmente la personalità più eminente nella località,
contribuì con denaro ad un programma di rinnovamento edilizio in Cin
gulum, che avrà compreso le mura della città e soprattutto gli edifici
pubblici per la comunità
(41) L'articolo di G. Sâflund, Ancient Latin Cities of the Hills and Plans. A Study
in the Evolution of Types of Seulement in Ancient Italy, in Opuscula Archaeologica,
I ι (« Acta Inst. Rom. Regni Sueciae », IV, i), 1934, PP- 64-86 è molto interes
sante, ma deve essere consultato con grande cautela.
(42) G. Colasanti, Fregellae. Storia e Topografia, Roma, 1906, pp. 171-177.
(43) Il passo di Vitruvio, I 7,1 è importante anche se esso si limita a dare « una
prescrizione di tecnica urbanistica generale, che non riflette necessariamente una nor
ma giuridica concernente le colonie » : U. Bianchi, « Memorie Acc. Lincei », CI. Se.
Mor. ser. Vili, II, fase. 7, 1950, p. 374. In generale, se pur riferito alla Cisalpina,
G. A. Mansuelli, Urbanistica e architettura della Cisalpina Romana fino al III sec.
e.n., Bruxelles, 1971, p. 80 ss.
H L'estensore dell'iscrizione di Polla (ILLRP, 454) dichiara : Forum aedisque
poplìcas heic fecei.
(«) Diod., XXXVII 2,4.
C46) Sulle mura di Cingulum, delle quali oggi non avanzano che scarsi resti, ma
che erano meglio visibili nei secoli scorsi, vd. A. Pennacchioni, Testimonianze del
l'epoca romana in Cingoli, Cingoli, 1972, passim. Esse sono datate all'età augustea
da G. Annibaldi, L'Architettura dell' Antichità nelle Marche, in Atti XI Congresso
Storia Architettura, Roma, 1965, p. 9 (con un rinvio a M. E. Blake, Ancient Ro
man Construction in Italy from the Prehistoric Period to Augustus, Washington, 1947,

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URBANIZZAZIONE E RINNOVAMENTI URBANISTICI, ECC. o'J

La notizia di Cesare, confrontata con altri dati che più avanti indi
cheremo, mostra che in molti casi, e almeno nell'Italia Centro-Meridio
lale, questo processo di urbanizzazione fu lasciato, per dir cosi all'ini
ziativa dei patroni locali. Ma questa constatazione non significa che il
processo di urbanizzazione fosse spontaneo. Il suo svolgimento entro
imbiti cronologici abbastanza determinati; il suo inizio da un momento
storicamente preciso, la fine della Guerra Sociale; la contemporaneità
con l'organizzazione di nuovi municipi e di nuove forme di autonomia;
l'ampiezza stessa del fenomeno fanno supporre che dietro ad esso vi fos
sero delle norme di carattere generale. Mi pare che questa ipotesi sia
confermata da un passo della già citata Lex municipi Tarentini (linn.
39-42), dove è prevista la possibilità che un magistrato del municipium
intenda {volet) costruire vias, fossas, cloacas (il che corrisponde, in pra
tica, all'impianto urbano). Le norme relative a queste costruzioni pro
vengono allo statuto di Tarentum da una legge contenente norme di ca
rattere generale, come è provato dal fatto sintomatico che la stessa clau
sola, con lievissime varianti, si incontra al par. LXXVII della Lex Co
loniae Iuliae Genetivae (Bruns7, nr. 28, p. 128). Mi pare non azzardato
ritenere che nei testi legislativi relativi alla costituzione di nuovi muni
cipi dopo la Guerra Sociale fossero contenute clausole riferentisi agli im
pianti urbani che dovevano essere realizzati nelle nuove comunità. Que
sta conclusione non significa, naturalmente, che il rinnovamento ur
banistico fosse imposto dal governo romano. Essa indica, a mio credere,
che il governo romano si attendeva che la concessione della cittadinanza
e la necessità, ad essa connessa, di creare possibilità pratiche tali da
consentire un retto e normale svolgimento dei diritti-doveri da essa deri
vanti, portassero all'esigenza di rinnovare le strutture urbanistiche della
comunità ο di introdurne di tutt'affatto nuove. Bisogna anche tener conto
del fatto importantissimo che la maggior parte delle già esistenti città
dell'Italia Centro-Meridionale era uscita sconvolta e semidistrutta dalle
vicende della Guerra Sociale e di quella civile, onde una ricostruzione
degli impianti urbani si presentava, in parecchi casi, come indispensabile.

Si può, dunque, ritenere che il processo di urbanizzazione in Italia,


come ebbe origine comune, cosi si sia svolto secondo talune linee diret
trici comuni. Tuttavia è possibile distinguere assai bene i diversi modi

p. 247, che per altro indica come possibilità l'età triumvirale), insieme con quelle di
Fano, Iesi, Treia, Sentino e Urbisaglia, ma, come certamente per Sentino e Urbisa
glia, anche per Cingoli (a prescindere dal passo di Cesare) una datazione alla metà
del I sec. a.C. è preferibile.

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88 EMILIO GABBA

di realizzazione. Essi corrispondono a


riche. Naturalmente anche le condi
avuto grande influenza.
L'intervento del governo romano
quelle zone, nelle quali bisognava m
per consentire l'impianto di una v
sto senso l'esempio più imponente
anche stato il meglio studiato. Le
centi (47) hanno mostrato come il
trionale sia stato completamente m
piano organicamente concepito. Gi
a.C. nella Gallia Cisalpina aveva com
(Strab., V i, n), sistemazione di r
pianti urbani nelle colonie romane
I sec. a.C. il processo fu continuat
ma uniforme. È stato notato, per ese
e di Verona si corrispondano nei lo
di operare su ampi territori, che n
me di vita urbana, consenti un razionale coordinamento fra i nuovi in
sediamenti urbani e il contesto rurale. I lavori di sistemazione idraulica
trasformarono l'agricoltura (**). La mancanza in molte zone di pietra da
costruzione favori lo sviluppo dell'industria dei laterizi, che divenne ca
ratteristica della regione (49). Ovviamente il processo fu lungo e com
plesso. Le differenti situazioni locali diedero origine a diverse realizza
zioni urbanistiche ed anche architettoniche. È stato notato come la mag

(47) I principali lavori di P. Fraccaro sulla topografia dell'Italia Settentrionale


sono raccolti nel vol. Ili (Testo e Tavole) degli Opuscula, Pavia, 1957. M G. Tibi
letti mi limito a ricordare qui la fine sintesi La Romanizzazione della Valle Padana,
in Arte e Civiltà romana nell'Italia Settentrionale dalla Repubblica alla Tetrarchia.
Catalogo, I, Bologna, 1964, pp. 25-36: altri lavori saranno indicati più avanti. P. L.
Tozzi, Storia Padana Antica, Il territorio fra Adda e Mincio, Milano, 1972, ha stu
diato con importanti risultati le città ed i territori di Cremona, Mantova, Bergamo
e Brescia (con ricchissime bibliografie). Dei molti contributi di G. A. Mansuelli il
il più notevole mi pare quello citato sopra alla n. 43. Fra i numerosi e importanti
lavori di G. C. Susini sulla storia della Cispadana (che ci si augurerebbe di veder
riuniti in volume) ricordo qui ora : Profilo di storia romana della Romagna, « Studi
Romagnoli », 8, 1957, pp. 3-45; Per una problematica della colonizzazione romana:
i quesiti del Dismano, « Studi Romagnoli », 18, 1967, pp. 227-254; Campagna e città:
temi di geografia economica romana, in La Villa Romana (Giornate di Studi, Russi,
1970), pp. 1-14: altri lavori dello stesso studioso sono già stati ricordati ο lo saranno
in seguito.
f48) L'articolo di R. Tomaselli, Interesse storico dei boschi del Ticino Pavese,
« Bollettino della Società Pavese di Storia Patria », 67, 1967 (pubbl. 1970), pp. 3-13
(dell'estratto) è importante perché mette in rilievo le differenze ancora rilevabili al
tempo nostro fra le zone del territorio pavese, come la Lomellina, che non furono
interessate dalla centuriazione, e quelle dove gli agrimensori operarono; nelle prime
sopravvivono ancora boschi planiziali residui dell'antica vegetazione padana.
(49) V. Righini, Lineamenti di storia economica della Gallia Cisalpina: la produt
tività fittile in età repubblicana, Bruxelles, 1970.

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URBANIZZAZIONE E RINNOVAMENTI URBANISTICI, ECC. 8g

gior aderenza delle strutture urbane al paesaggio, peculiare dell'età fino


ad Augusto, sia poi andata diminuendo nella colonizzazione per i vete
rani augustei, che introdusse sistemi urbanistici più rigidamente orto
gonali.
Non vi è dubbio che questo processo di trasformazione fu un vero e
proprio gigantesco piano regolatore dell'intiera regione. Esso fu sicura
mente realizzato con mezzi forniti dallo stato romano e le spese devono
essere state assai ingenti, anche se è facilmente supponibile che le popo
lazioni locali fornissero la mano d'opera. In un secondo tempo, le am
ministrazioni locali e i munifici interventi di ricchi personaggi avranno
completato l'opera immensa dello stato.
Il processo di urbanizzazione prese inizio dalla Lex Pompeia dell'8q
a.C., di Gn. Pompeo Strabone, che concedeva il diritto latino alle co
munità alleate della Transpadana e, come sembra, in alcuni casi anche
della Cispadana (50). La concessione consisteva nelle creazione di colonie
latine fittizie, i cui magistrati potevano ottenere la cittadinanza romana
(Ascon., p. 3 Clark). Non vi era, quindi, una deduzione di nuovi coloni,
ma i precedenti insediamenti erano trasformati in coloniae Latinae con
un loro completo rinnovamento urbanistico in senso romano, mentre i
territori delle varie comunità erano riorganizzati con la centuriazione
agraria. In modo abbastanza diretto dovrebbe, quindi, dipendere da
Pompeo Strabone l'organizzazione della maggior parte delle comunità
cittadine a nord del Po (e in certi casi anche a sud).
Resta non chiaro il problema delle città che da Pompeo Strabone
ripetono il nome ο che sono direttamente testimoniate come sue fonda
zioni. Nel primo caso Laus Pompeia e Alba Pompeia (51), nel secondo
Comum. Da Strabone, V 1,6 risulta che a Comum un precedente inse
diamento, danneggiato dai Reti, fu rafforzato con nuovi coloni, forse
non nella stessa posizione; la colonia ricevette poi altri coloni da uno
Scipione, ed una nuova colonia di cittadini vi fu dedotta da Cesare (52).

(50) Sul problema P. Faccaro, « Athenaeum », N.S. 28, 1950, pp. 162-167 (ree.
a Ferrua, Inscr. Italiae, IX 9, 1, 1948); U. Ewins, The Enfranchisement of Cisalpine
Gaul, « Papers British School Rome », N.S. 23, 1955, pp. 75-79; Taylor, Voting
Districts, pp. 123-124.
(51) Secondo L. R. Taylor, Voting Districts, p. 128 le due città sarebbero state
cosi chiamate da Pompeo Magno, al quale la studiosa riferisce la Lex Pompeia di
Plin., Ili 118, distinguendola da quella del padre: la teoria non mi pare accettabile.
Vd. anche U. Lafii, Adtributio e contributio, Pisa, 1966, pp. 19-20. Mommsen, CIL,
V 2, p. 696 pensava a fondazione di Cesare in onore del suocero.
f52) Per tutto il problema e le varie soluzioni suggerite: Ewins, art. cit., pp. 79
80; Taylor, Voting Districts, pp. 125-126; G. Tibiletti, in Convegno di Archeologia
e Storia nella Lombardia Pedemontana Occidentale (Varenna, 1967), Como, 1969,
pp. 47-48. Le mura romane di Comum sono di epoca più tarda, ma seguono quelle
più antiche della colonia (N. Degrassi, E.Α.Α., II, p. 778). Secondo l'ottimo studio
di F. Frigerio, La cerchia di Como Romana, « Rivista Archeologica dell'antica pro
vincia e diocesi di Como », 108-109-110, 1934-1935, pp. 5-52, Como avrebbe avuto
le mura in età cesariana.

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go EMILIO GABBA

Quanto a Laus (Lodivecchio) e ad


state direttamente fondate da S
sia stata fatta costruire da Tiber
gnifica soltanto che la munificen
a soddisfare l'ambizione cittadin
già presupposte dall'assedio ch
a.C. C4).
Casi importanti sono quelli di Ticinum (Pavia) e di Verona. G. Ti
biletti ha insistito sulle strettissime analogie presentate dai due impianti
urbani, che sembrano testimoniare un'origine comune risalente ad un
piano urbanistico « regionale » conseguente alla Lex Pompeia e com
prendente anche la centuriazione degli agri delle due città, e di altre
città della Cisalpina (55). Bisogna ricordare che per Verona una fonte
tarda riferiva a Pompeo [Strabone] la deduzione della colonia [lati
na] (56). Recentemente il ritrovamento di una iscrizione, che attribuisce
ad un collegio di IVviri la costruzione delle mura, delle porte (o della
porta) e delle cloache di Verona (57), sembrerebbe modificare almeno in
parte quella suggestiva spiegazione. Difatti l'iscrizione rinvia ai magi
strati del municipium, succeduto nel 49 a.C. alla colonia latina, la co
struzione delle mura in mattoni di Verona, prima attribuite al periodo
75-50 a.C. (58) e forse anche dell'impianto urbanistico (o almeno di una
importante parte di esso) (59). Non è facile datare la cinta muraria di
Ticinum (m) : la costruzione in età augustea della « porta aurea » (CIL,

(53) a. Caretta, Laus Pompeia (Lodi Vecchio) e il suo territorio, Milano, 1954,
spec. p. 66 ss.; A. Frova, Lodivecchio, E.Α.Α., IV, p. 677.
(s4) Oros., V 22, 16. Il riferimento ad Alba Fucens, sostenuto anche dal Frac
caro, « Athenaeum », N.S. 28, 1950, p. 163, non regge di fronte a quanto sappiamo
dello svolgimento in Cisalpina della rivolta lepidana : E. Pais, Dalle Guerre Puniche
a Cesare Augusto, II, p. 533, n. 3 e 539 (ivi alle pp. 717-725 : Le mura poligonali
di Alba Pompeia)·, E. Badian, in Mélanges Piganiol, II, p. 910; N. Criniti, « Rend.
Ist. Lomb. », 103, 1969, pp. 871-873. Le mura, che in realtà erano laterizie, furono
riconosciute da F. Eusebio, Le mura romane di Alba Pompeia, in Miscellanea Sali
nas, Palermo, 1907, pp. 179-200.
(55) La struttura topografica antica di Pavia, in Atti del Convegno di Studio sul
Centro storico di Pavia (Pavia, 1Ç64.), Pavia, 1968, pp. 3-20 (dell'estratto).
(56) Paneg. IX Constantino Augusto, 8 (Ewins, art. cit., p. 75, η. li; 80, con
rinvio alla bibliografia sulla città).
(57) L'iscrizione, pubblicata da B. Forlati Tamaro, « Not. Se. », 1965, Suppl. pp.
12-24, ^ in realtà il completamento di CIL, V 3434.
(58) Datazione proposta da G. Brusin, Le difese di Verona Romana, « Atti Ist.
Veneto », 99, Π, 1939-40, p. ioxo, accolta anche dal Degrassi, Scritti vari, I, p. 114,
n. 103.
(59) La Forlati Tamaro, che giustamente insiste sulla contemporaneità nella co
struzione delle vie e delle cloache, e che pensa che i IV viri ricordati siano fra i primi
del municipio, è ben consapevole che l'iscrizione rende inaccettabile la cronologia del
Brusin. In generale: L. Beschi, Verona Romana. I monumenti, in Verona e il suo
territorio, Verona, i960, pp. 383-406 ed anche F. Sartori, ivi, alle pp. 186-189 e
« Archivio Veneto », 81, 1967, pp. 150-151.
(5°) Si consulterà con molta cautela F. Fagnani, Il tracciato delle mura romane
di Ticinum, « Bollettino della Società Pavese di Storia Patria », 59, 1959, pp. 3-41.

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URBANIZZAZIONE E RINNOVAMENTI URBANISTICI, ECC. QI

V 6416 = ILS, 107) del 7-8 d.C. (ól) non è indicativa, per gli stessi mo
tivi indicati sopra a proposito di Laus Pomperà. D'altro canto bisogna
ammettere che la corrispondenza e l'eguaglianza delle ìnsulae di Tici
num e di Verona non obbligano a pensare ad una precisa contempo
raneità, e a ritenere anche l'impianto di Ticinum posteriore al 49. Co
munque la datazione degli impianti urbani non può mettere in discus
sione il dato fondamentale che la sistemazione agrimensoria dell'agro
pavese (e di quello di Verona e di altre città) sia conseguenza della
Lex Pomperà dell'89 a.C. (62). Bisogna tener conto che per una impresa
cosi gigantesca come la regolamentazione agraria e urbanistica dell'Italia
Settentrionale può essere indicato soltanto il momento d'inizio e non
può essere precisato nel tempo lo svolgimento dei lavori, che saranno
durati per molti anni. Cosi avvenne, probabilmente, a Brixia (Brescia),
dove la città sorse sul luogo di un precedente insediamento (63), con una
struttura urbanistica ricca di influssi « ellenistici », in un momento forse
non molto posteriore all'89 e comunque nella prima metà del I sec.
a.C. (ó4). Allo stesso momento viene fatta persuasivamente risalire dal
Tozzi (65) la prima delle quattro centuriazioni identificate sul territorio
bresciano.
Le stesse osservazioni possono valere per Bergomum (66). I casi qui
indicati, scelti fra molti (67), si riferiscono soprattutto a comunità sorte

(«) Sembrerebbe posteriore la porta di S. Giovanni : A. Bellezza, Epigrafe da


Porta S. Giovanni in Pavia (CIL, V 6427), Genova, 1971, pp. 14-15.
(62) G. Tibiletti, Ticinum e la Valle Padana, « Athenaeum », N.S. 42, 1964, pp.
160-174; il Fraccaro, Centuriazione romana dell'agro Ticinese, ora in Opuscula, III,
pp. 51-62 e spec. 60, pensava ad un momento posteriore al 49 a.C.. Un prefetto ce
sariano, C. Cluvius, sembra fosse incaricato di assegnare terre ai veterani nel 45 a.C.
(Cic., ad Fam., XIII 7): secondo M. Grant, From Imperium to Auctoritas, pp. 7-11
avrebbe agito in Cisalpina, forse a Mediolanum (cfr. Broughton, Magistrates, II, p. 313).
(63) M. Mirabella Roberti, Il villaggio preromano di Brixia e la formazione della
colonia romana, in Studi sulla città antica, pp. 231-240.
C64) E. A. Arslan, La struttura urbanistica di Brescia Romana, « Latomus », 27,
1968, pp. 761-785. Molto importante la discussione di G. Tibiletti, « Athenaeum »,
N.S. 44, 1966, pp. 42(7-431 a proposito delle idee avanzate dal Mirabella Roberti nella
Storia di Brescia, I. Il Tibiletti propende a credere che le mura della città siano an
teriori ad Augusto (al contrario le data in età augustea il Mirabella Roberti, pp.
235-242) e svolge interessanti considerazioni sul significato giuridico-religioso, oltre
che militare, delle stesse. L'iscrizione CIL, V 4x31, proveniente da Gottolengo e non
sicuramente riferibile a Brixia (Mommsen, CIL, V, p. 439) ricorda dei IVviri che
completano una torre : essa sembrerebbe di età augustea; giudizio sfumato in Tozzi,
P· 135·
(®) Pp. 101-115.
(66) Anche per Bergomum l'indagine topografica identifica due centuriazioni, del
le quali la più antica sarà posteriore all'89, la seconda forse augustea : Tozzi, pp.
75-79. L'impianto urbano con mura sarà coevo ο poco posteriore alla prima centu
riazione : L. Berni Brizio, Bergamo romana, in « Atti Centro Studi e Documenta
zione Italia Romana », I, 1967-68, p. 51 ss. L'iscrizione CIL, V 8893, che testimo
nierebbe la costruzione di mura e porte a cura di privati, è in realtà di dubbio si
gnificato e riferimento.
(«7) Nel citato volume del Mansuelli, Urbanistica ecc. si trovano utili indicazioni
sulla nascita di quasi tutte le città della Cisalpina, e ad esso rinvio. Mi limito a ri

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92 EMILIO GABBA

per volontà del governo romano


umani, quando vi erano, rappre
La concessione del diritto latino
quella della piena qittadinanza
strutture urbane (68). Ma non d
rinnovamenti edilizi di comuni
rite nello stato romano. Valga
cetia (Vicenza), che furono ricos
Γ89, ο, come si preferisce, dopo
Un caso analogo in Cispadana
Sassina (Sarsina), in età auguste
documentazione epigrafica ha co
ni di grande importanza. Almen
magistratuali del municipium pos
zione delle mura, databili dalle
per vari anni i magistrati e le ris
caso fosse ricordato anche il n
ILLRP, 660). La costruzione dell
urbanistico della città di tipo «
complessi di lavori pubblici è ch

cordare tre casi perché alquanto dubbi : ad Albingaunum l'impianto della città e le
mura sembrano risalire all'età cesariana (N. Lamboglia, Albenga romana e medievale2,
Bordighera, 1966, p. 37 ss.). L'oppidum ligure aveva avuto, a suo tempo, distrutte
le mura da L. Emilio Paolo (Plut., Paul., VI 6). Anche per Albintimilium il Lambo
glia, Gli scavi di Albintimilium e la cronologia della ceramica romana, I, Bordighera,
1950, pp. 9-17, data l'impianto urbano ortogonale agli anni dopo Γ89 quando la città
avrebbe ricevuto il ius Latti : ma il problema giuridico-costituzionale non è chiaro
(P. Fraccaro, « Athenaeum », N.S. 21, 1943, pp. 132-133). Per Forum Cornell G.
Susini, Imola nell'antichità (Storia di Imola, I), Roma, 1957, p. 95 ss. data l'as
setto urbanistico ed edilizio al I sec. a.C.; egli accoglie pur dubbiosamente la noti
zia di una origine sillana : p. 101 ss. (vd. Brunt, Italian Manpower, pp. 572-573);
ivi anche Mansuelli, p. 139 ss.
i68) Lafii, Adtributio e Contributio, p. 168, n. 509.
(®) Per Patavium : B. Forlati Tamaro, Padova, E.Α.Α., V, p. 814 (diversamente
Mansuelli, Urbanistica, pp. 77-78). Per la topografia della città: C. Gasparotto, Pa
dova Romana, Roma, 1951, p. 83 ss.; Ead., Ediz. Archeologica della Carta d'Italia,
Foglio 50 Padova, Firenze, 1959. Per la centuriazione dell'agro : Fraccaro, Opuscula,
III, pp. 71-91. Per Vicetia: L. Beschi, Vicenza, E.Α.Α.. VII, pp. 1162-1164.
(70) I testi sono raccolti e discussi dal Susini, La data delle mura di Sarsina e
le iscrizioni dei magistrati municipali, « Atti e Memorie della Deputazione di Storia
Patria per le Provincie di Romagna », N.S. 8, 1956-57, pp. 171-184 (due in ILLRP,
660-661). Importanti dello stesso Susini, Paleografia sarsinate, « Studi Romagnoli »,
5, 1954, PP· 186-198; Ancora sui magistrati romani di Sarsina, « Atti e Memorie »
cit., 15-16, 1963-64 e 1964-65, pp. 1-3. Vd. anche G. V. Gentili, « Not. Se. » 1965,
Suppl. pp. 100-104 (mura), 104-107 (cloache).
(71) Ë interessante notare la coincidenza cronologica con costruzioni di decoro an
che nel vicino municipio di Mevaniola : Susini, Fonti Mevaniolensi, « Studi Roma
gnoli », 10, 1959» PP· 10-12 (estratto) : iscrizioni di IVviri che costruiscono opere pub
bliche « all'incirca » nell'età di Cesare. Secondo il Susini l'urbanizzazione sarebbe forse
avvenuta all'inizio del I sec. a.C. Ora G. Bermond Montanari, « Not. Se. », 1965,
Suppl. p. 98 data la costruzione del teatro fra il 70 e il 50 a.C.

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URBANIZZAZIONE E RINNOVAMENTI URBANISTICI, ECC. 93

comunità di indubbio benessere. Questa ricchezza è stata riferita alla


partecipazione all'espansione commerciale in Oriente, che sembra testi
moniata dalla frequenza di nomi grecanici nell'onomastica sarsinate
della tarda repubblica (72).
Il caso di Sassina merita attenzione anche per un altro motivo, che
incontreremo spesso in seguito. Ci si chiede perché i Sarsinati, già al
leati e dopo il 90 cittadini romani, abbiano sentito la necessità di rico
struire la propria città, entro un periodo di tempo abbastanza chiara
mente determinabile, vale a dire gli anni fra il 70 ca. e Cesare. Qui di
interventi diretti del governo romano non è da parlare. Non si può esclu
dere che la città avesse subito danni durante la guerra civile, che coin
volse nell'82 a.C. la Cispadana orientale e meridionale ("), sebbene essa
non sia mai nominata per quei frangenti. Tuttavia è anche da tener
presente la possibilità che il nuovo municipium abbia ritenuto di dover
corrispondere ad un abbastanza esplicito invito del governo romano (nel
senso sopra spiegato a proposito della Lex municipi Tarentini) e abbia
deciso di ristrutturare il proprio impianto urbano fondandosi sopra le
proprie, forse cospicue, possibilità economiche. Come si vedrà (e come
già notava il Susini) anche ragioni pratiche avranno suggerito la costru
zione di una complessa cinta muraria, ma bisogna anche considerare
l'orgoglio locale, che, qui come altrove, deve aver avuto una sua parte
in questa opera di rinnovamento e di abbellimento. Sebbene non sia il
caso per Sassina, si ricordi che ricchi cittadini avevano il loro interesse
nello spendere il proprio denaro in costruzioni destinate ad aumentare
il prestigio proprio e della loro città (74).

VI

Il fenomeno dell'urbanizzazione nel I sec. a.C. nell'Italia Centrale


e Meridionale è altrettanto importante, anche se forse meno vistoso, che
non nella Gallia Cisalpina. Esso non comportò, di norma, una sistema
zione del contesto rurale, per la buona ragione che il governo centrale
non aveva alcun motivo di interferire nelle strutture sociali delle comu

(72) Susini, Documenti epigrafici di storia sarsinate, « Rend. Acc. Lincei », CI. Se.
Mor., ser. Vili, X, 1955, pp. 248-253.
(73) App., I 410, 418-419, 424, con il mio commento.
(74) Si sa come soprattutto le porte delle città, spesso poi trasformate in archi
commemorativi (I. A. Richmond, Commemorative Arches and City-Gates in the Au
gustan Age, « J.R.S. », 23, 1933, pp. 149-174) abbiano svolto un ampio ruolo in que
sta gara di esibizione. Le costruzioni ad opera di imperatori di porte monumentali
venivano incontro a queste esigenze dell'orgoglio locale e per questo esse non pos
sono essere sempre indicative delle date di costruzione delle mura, che spesso pos
sono essere state già esistenti.

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94 EMILIO GABBA

nità ex-alleate, che avevano accettato di entrare nella cittadinanza ro


mana e che rimasero intatte (75). D'altro canto nelle zone già apparte
nenti ali'ager Romanus la sistemazione rurale era già avvenuta. Soltan
to in un momento successivo le confische e le assegnazioni agrarie ai ve
terani triumvirali e augustei ebbero talora come conseguenza nuove li
mitationes negli agri prescelti. Tuttavia l'urbanizzazione del Centro-Sud
significò un rinnovamento edilizio e urbanistico in molte località già or
ganizzate, ma gravemente rovinate dalle guerre Sociale e civile; in altri
casi significativi rappresentò il passaggio alla fase cittadina di precedenti
comunità tribali; e, infine, fu il segno manifesto del processo di progres
siva autonomizzazione delle zone di ager Romanus prima dipendenti da
Roma (76). È estremamente interessante notare che aree già ampiamente
urbanizzate, come l'Etruria ed in parte l'Umbria, restano quasi comple
tamente al di fuori di questo processo, che prese inizio dalla Guerra
Sociale.
Che in Italia nel I sec. a.C., prima dell'età augustea, vi fosse stato
un generale rinnovamento edilizio era stato notato, sebbene l'attenzione
si fosse in prevalenza concentrata su Roma e sul Lazio (v). Ma non
vedo che si sia dato il dovuto rilievo a due fatti fondamentali: che si
ebbe una profonda ristrutturazione degli impianti urbani e che una del
le cause di tutto ciò fu, come già si è detto, principalmente politica (78).
Io darò qui due liste di città, la prima di comunità alleate prima
del 91 a.C., mentre quelle comprese nella seconda erano dotate, a quel
la data, della cittadinanza romana. Per entrambi i gruppi testimonian
ze epigrafiche ed archeologiche attestano che in queste località si ebbero
rinnovamenti urbanistici più ο meno ampi ο lavori pubblici più ο meno
estesi nel periodo fra la Guerra Sociale e il Secondo Triumvirato (le
colonie triumvirali e augustee con le loro nuove costruzioni sono lasciate
da parte, perché rappresentano casi differenti: basti ricordare qui Hispel
lum e Fanum Fortunae; anche i casi di municipi sorti in età augustea
non fanno che completare un processo già avanzato).
Gli elenchi sono purtroppo puramente indicativi e perciò incom
pleti. Sono sicuro che molti altri casi potrebbero essere inclusi, ma molti
municipi, topograficamente pur riconosciuti, non sono stati studiati fi
nora (soltanto da non molto tempo questi problemi sono diventati im

(75) La legge che regolava l'organizzazione del municipio di Bantia era addirit
tura scritta in osco, probabilmente a Roma stessa, vale a dire riconosceva la lingua
indigena del nuovo cantone romano.
(76) Per la romanizzazione dell'Italia intesa come diffusione delle strutture della
città-stato vd. anche A. Toynbee, Hannibal's Legacy, I, London, 1965, pp. 111-115.
(77) G. Lugli, La tecnica edilizia Romana, I, Roma, 1957, spec. p. 471 ss.
(78) L'importante saggio di A. La Regina in Studi sulla città antica, pp. 191-207,
avvia, insieme ad altre indagini dello stesso autore e di M. Torelli, l'analisi critica
degli archeologi in questa direzione.

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URBANIZZAZIONE E RINNOVAMENTI URBANISTICI, ECC. 95

portanti per la ricerca archeologica in Italia). Bisogna poi far presente


la difficoltà di fondarsi su dati archeologici raramente datati e non fa
cilmente databili. Bisognerebbe svolgere per ogni municipium dell'Italia
Centro-Meridionale indagini accurate con un confronto, fin dove è pos
sibile, fra gli elementi di età romana e quelli, eventuali, del periodo
precedente. Gli elenchi sono presentati in ordine alfabetico.

VII

Aeclanum. Al momento della conquista e del saccheggio sillani du


rante la Guerra Sociale la « città » era protetta soltanto da una paliz
zata di legno: App., I 222. Doveva essere nulla più che un grande vil
laggio. In un momento successivo il patronus municipi C. Quinctius Val
gus e due quattuorviri costruiscono d(e) s(enatus) s(ententia) un com
plesso di difese: porte con torri adiacenti, mura, torri lungo le mura
(CIL, I2 1722 = ILLRP, 523: l'iscrizione è in più esemplari). Questi
lavori sembrano implicare anche una generale ricostruzione della città.
Valgus è identificato con il noto suocero di P. Servilio Rullo, tribuno
della plebe nel 63 a.C., ed è descritto da Cicerone nelle orazioni de lege
agraria come grande proprietario terriero arricchitosi nell'età sillana (79).
Aesernia. Come è già stato detto più sopra, la città, colonia latina
del 263 a.C., pati gravi danni durante la Guerra Sociale (vd. anche
App., I 182 col mio commento ivi e a p. 153). La cinta muraria, del
III secolo, fu restaurata dopo la guerra (80), e la città conobbe, alla fine
della repubblica e all'inizio dell'età imperiale, una notevole fioritura di
costruzioni.

Alba Fucens. Questa colonia latina, gravemente coinvolta dagli Ita


lici nella Guerra Sociale (Liv., per., 72), conobbe nella prima metà del
I sec. a.C. un generale riassetto edilizio che accentuò la già esistente as
sialità del piano urbano e che portò alla costruzione di molti importanti
edifici pubblici e religiosi (81).

(79) Pure la città irpina di Compsa (Conza) fu conquistata nell'89 dai Sillani dopo
Aeclanum (Veli., II 16,2 ove è correzione di Cosam; Liv., per. 75). Nel 48 a.C. era
assediata da Milone che vi mori (Veli., II 68,3; il testo di Caes., b.c., Ili 22,2 è in
sicuro). Il tempio con podio presso il foro è datato alla fine della repubblica: I. Sgob
bo, Ricerche topografiche sull'antica Compsa, « Not. Se. », 1938, pp. 97-103.
(8°) A. Pasqualini, in Studi di urbanistica antica, cit., p. 82.
(81) J. Mertens, Le système urbain d'Alba Fucens a l'époque républicaine et la
centuriation de l'ager Albensis, « L'Antiquité Classique », 27, 1958, pp. 362-372 (e
già Urbanizzazione del centro di Alba Fucens, « Rend. Acc. Lincei », CI. Se. Mor.,
ser. Vili, V, 1953, pp. 171-194) e poi Alba Fucens, I, Rapports et études présentés
par J. Mertens (Institute Belge de Rome, Etudes de Phil., Arch., Histoire Ane., XII),
Bruxelles-Rome, 1969, p. 37 ss., 114 ss.

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g6 EMILIO GABBA

Aletnum. Il muro dell'acropoli della citt


Guerra Sociale: CIL, I2 1530 = ILLRP, 5
nr. 3, pp. 77-78.
Asculum. La città offre tuttora un chiar
su vie che si incontrano ortogonalmente.
sta da N. Alfieri (82), le mura, di cui resta
na», sul lato non difeso naturalmente, so
cile supporre che la città, che deve esse
strutta nell'89 dopo l'assedio di Pompeo St
ricostruita. Meno probabile sembra veder
fortificazione della colonia augustea (").
Asisium. L'iscrizione in latino CIL, I2 21
nia la costruzione di parte del muro della
ad opera di sei marones. Se fosse nel vero
grassi nel commento (il nipote di uno dei
in un titolo di età tiberiana) l'iscrizione po
Guerra Sociale e la città avrebbe mantenu
strati del comune libero. Generalmente l'iscr
precedente il 91 a.C. (M).
Bantia. Lo statuto in osco direttamente inviato da Roma e la sco
perta dell'auguraculum della città, di chiara origine romana, dimostrano
che il municipium fu completamente organizzato dopo Siila (8S).

Bovianum (Boiano). Secondo App., I 225 Bovianum, quando fu con


quistata da Siila nell'89, aveva una triplice arce, che deve essere identi
ficata con la Civita Superiore di Boiano (per il riferimento, possibile,
a Bovianum di alcuni frammenti di Sisenna, vd. P. Frassinetti, « Athe
naeum», N.S. 50, 1972, pp. 106-7). «L'abitato, sia in epoca sannitica
che dopo l'istituzione del municipio, doveva sorgere alle pendici del mon
te, ove adesso è Boiano » (&6). Lo stesso La Regina nota che « anche a

(82) E.Α.Α., I, pp. 705-706.


(83) Cosi G. Annibaldi, L'Architettura cit., p. 4 : in realtà la colonia è più pro
babilmente triumvirale: CIL, I2 1911 = ILLRP, 549 e Gabba, Appiani Bell. Civ. li
ber. V, Firenze, 1970, p. LXIII. Vd. anche C. L. Agostini, Asculum. Monografia
storico-archeologica, Ascoli Piceno, 1947.
(84) Beloch, R. G., p. 605; A. Rosenberg, Ber Staat der alten Italiker, Berlin,
913, pp. 46-50; U. Coli, L'organizzazione politica dell'Umbria preromana, in Problemi
di Storia e Archeologia dell'Umbria (« Atti I Convegno Studi Umbri » Gubbio 1963),
Gubbio, 1964, pp. 145-147.
(85) M. Torelli, Un templum augurale di età repubblicana a Bantia, « Rend. Acc.
Lincei », Cl. Se. Mor., ser. Vili, XXI, 1966, pp. 293-315 e ivi, XXIV, 1969, pp. 39
48 (la datazione proposta è 75-50 a.C.).
(86) A. La Regina, Le iscrizioni osche di Pietrabbondante e la questione di Bo
vianum Vetus, « Rh. Muséum », Ν.F. 109, 1966, p. 281, η. 87; E. T. Salmon, Sam
nium and the Samnites, Tav. 2.

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URBANIZZAZIONE E RINNOVAMENTI URBANISTICI, ECC. 97

Boiano, nella planimetria moderna, sopravvivono tracce della sistema


zione urbanistica romana», che forse, suppongo, può risalire all'età su
bito dopo la Guerra Sociale.
Caudium. Un'iscrizione in tre copie ricorda due Scribonii Libones,
padre e figlio, patroni, che costruiscono le torri della cinta muraria
(CIL, I2 1744 = ILLRP, 567). Secondo il Degrassi si tratterebbe del
l'avo e del padre del console del 34 a.C. (Mommsen pensava allo
stesso console del 34 ed al figlio). Non so se si possa ricavare un ter
minus ante quem dall'assegnazione dell'intiero agro di Caudium a Be
nevento nel 42 a.C. ο dopo Azio (CIL, IX 2165; Lib. Col. p. 232,6 Lach
mann con inesattezze) (").
Cluviae. Le mura di questa località sono ricordate da Livio per il
311 a.C. (IX 31,2-3). Ma il municipio sorto dopo la Guerra Sociale ed
ora identificato topograficamente dal La Regina ebbe un riassetto urba
nistico con nuova cinta muraria. Lo sviluppo del centro iniziò verso la
metà del I sec. a.C. e continuò fino alla metà del secolo successivo (8S).
Cora. Le mura poligonali dell'antica colonia latina furono parzial
mente ricostruite in opus incertum dopo l'età sillana, ed anche l'assetto
urbanistico della città fu ampiamente rinnovato (S9).
Corfinium. Come si è detto più sopra, quando Corfinium fu scelta
come capitale degli Italici, ebbe nuovi edifici pubblici necessari al fun
zionamento degli organismi del nuovo stato. Quando la città fu conqui
stata nell'89 (Diod., XXXVII 2,9; vd. il mio commento ad App., I 227)
avrà certamente subito distruzioni. Nel 49 essa appare dotata di un no
tevole complesso difensivo di mura (Caes., b.c., I 17,3; 19,5; 21,2; 22,1;
cfr. App., II 149): sembra logico pensare che esse siano state ricostrui
te dopo la Guerra Sociale (%).

(87) P. Veyne, « Latomus », 18, 1959, p· 575 ss.; Lafii, Adtributio e Contributio,
pp. 153-155; data diversa in Brunt, Ital. Manpower, p. 279, n. 4.
(ω) A. La Regina, Cluviae e il territorio Carecino, « Rend. Acc. Lincei », CI. Se.
Mor., ser. Vili, XXII, 1967, pp. 87-99, spec. 94.
(β9) Lugli, E.Α.Α., II, ρ. 837; P. Vittucci, Cori, in Studi di urbanistica antica
(« Quaderni Istituto Topografia Antica Univ. Roma », 2, 1966), pp. 13-20.
(*>) Invece secondo V. Cianfarani, Cesare fra i Peligni, « Abruzzo », 1, 1963, pp.
56-78, la struttura della città non sarebbe mutata dopo Γ89 e almeno fino a dopo Ce
sare; egli pensa che la sistemazione municipale sia tarda e che nel 49 fossero ancora
in vigore gli ordinamenti autonomi italici. Penso che il Cianfarani non valorizzi nella
giusta misura la coesistenza dell'antico ordinamento « pagano » peligno con quello ro
mano del municipio. Vd. anche N. Colella, Corfinium. Ricerche di topografia, in Atti
del Convegno Storico Abruzzese-Molisano 1931, Casalbordino, 1933. Sembra che a
Corfinium siano stati ritrovati avanzi del sistema di fognature con un allineamento.
Ricordo in nota il municipium di Superaequum (presso Castelvecchio Subequo). Esso
si sviluppò, come sembra, attorno ad un preesistente santuario di Ercole (CIL, I2
2486 = ILLRP, 143; CIL, IX 3302; G. Bendinelli, « Not. Se. », 1921, pp. 284-290;
La Regina, Ricerche cit., p. 427, η. 403). I resti paiono dimostrare un sistema orto

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q8 EMILIO GABBA

Florentia. L'impianto romano di Flore


te ad una colonia sillana, che si inseri s
etrusco, che era divenuto municipio do
ra in laterizio potrebbero essere confro
(non con quelle di Verona, posteriori al
In un municipium irpino, non lontan
Avellino, purtroppo non identificato,
ricordato per Aeclanum, quinquennale
muro, le porte, il foro, i portici, la cu
il commento del Degrassi).

Herdoniae (Ordona). Sembra che le m


sciuto qualche rifacimento nel corso de
Iuvanum. In questo centro frentano l
sembra sia avvenuto con uno spostame
te, posto in distinta posizione dominan
domo) : V. Cianfarani, E Α.Α., IV, p
nica cortesemente lo stesso prof. Cianfar
brerebbero essere di età repubblicana e
babilmente augusteo.

Mevania. La città si era sviluppata


riconoscibili avanzi di una planimetria
mura in laterizio, forse risalente al II
ferirsi Plin., n.h. XXXV 173, fu ricos
calcare fra Γ89 e l'età triumvirale C4).

Ocriculum. L'antica città umbra, post


andata distrutta durante la Guerra So

gonale di strade (A. De Nino, « Not. Se. », 18


i municipi della zona peligna siano sorti conte
Sociale. Lo studioso belga F. Van Wonterghem
la zona di Corfinium e di Superaequum e gli sono
(91) Fior., II 9, 27-28: Gabba, «Studi Classic
461-462.
(92) Degrassi, Scritti vari, I, pp. 113-116. P. A. Brunt, Ital. Manpower, pp. 308
e 711 pare dubitativamente favorevole all'età sillana. Preferiscono l'età triumvirale:
G. Maetzke, Florentia, Roma, 1941, p. 23 ss.; C. Hardie, « J.R.S. », 55, 1965, pp.
130-131; W. V. Harris, Rome in Etruria and Umbria, Oxford, 1971, pp. 342-343.
(93) J. Mertens, Ordona, I (Institute Belge de Rome, Études de Phil., Arch.,
Histoire Ane., Vili), Bruxelles-Rome, 1965, pp. 23-25; 29-30. Non so se debba essere
riferita a questa fase l'iscrizione col nome di N. Statius che compare su tre blocchi
e che è datata in Ordona, II, 1967, nr. 11 tra la fine del II e l'inizio del I sec.
a.C.; vd. Degrassi, Scritti vari, IV, p. 54. In generale sulla città N. Degrassi, E.Α.Α.,
V, pp. 725-726 e J. Mertens, Ordona, cité italique de la Daunia, in Studi sulla città
antica, pp. 221-229.
C4) C. Pietrangeli, Mevania, Roma, 1953, p. 55 ss., 62 ss.; E.Α.Α., II, p. 77.

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URBANIZZAZIONE E RINNOVAMENTI URBANISTICI, ECC. 99

ricostruita in piano, lungo la via Flaminia. Sebbene già vitale alla fine
della repubblica, i principali edifici sono di età augustea (95).
Pompei. Le iscrizioni in Degrassi, ILLRP, 641-648 testimoniano il
fervore di (ri)costruzione di edifici pubblici dopo la deduzione della co
lonia sillana. La città doveva aver subito danni nell'assedio e nella con
quista durante la Guerra Sociale (App., I 217-221). Anche qui è attivo
nelle costruzioni C. Quinctius Valgus come duoviro e quinquennale
(ILLRP, 645, 646). In ILLRP, 642 si fa cenno alla costruzione di un
mur us.

Rubi. Proviene molto probabilmente da Rubi (Ruvo) un'iscrizio


frammentaria, databile fra la Guerra Sociale e la metà del I sec. a
che testimonia la costruzione del muro e delle torri. È possibile ch
città sia stata coinvolta nella fase della Guerra Sociale che interessò nel
1'89-88 la Apulia (App., I 227-230) (%).
Saepinum. La città romana di Saepinum presenta un regolare im
pianto ortogonale, che, come è stato dimostrato dagli scavi, è sorto so
pra un precedente abitato sannitico (97). L'abitato fortificato sannitico sul
la collina, a Torrevecchia, era stato forse abbandonato dopo il 293 a.C.
(Liv., X 45). La costruzione delle mura della cittadina ad opera di Ti
berio e di Druso Maggiore (98) non significa affatto che l'impianto ur
bano sia coevo, ed è molto probabile, anzi, che la munificenza imperiale
rappresenti un successivo coronamento, come in altri casi, di un'opera
da tempo iniziata. La cittadina, inoltre, era al centro degli spostamenti
stagionali delle greggi imperiali (U. Laffi, «Studi Classici e Orientali»,
14, 1965, pp. 177-200). Non so nemmeno se sia accettabile la teoria pro
posta dal Degrassi, Scritti vari di antichità, I, pp. 191-192, che la cit
tadina abbia avuto autonomia amministrativa solo alla fine della repub
blica ο nei primi tempi dell'Impero (").

(95) C. Pietrangeli, Ocriculum (Otricoli), Roma, 1943, pp. 23, 29-30.


(96) Debbo la notizia alla cortesia della Sign.na G. M. Forni, che pubblicherà
prossimamente il testo.
(W) G. Colonna, Saepinum. Ricerche di topografia sannitica e medievale, « Ar
cheol. Class », 14, 1962, pp. 80-127; G. Ambrosetti. ivi, 10, 1958, p. 14 ss. Il dato è
intelligentemente valorizzato da A. La Regina in Studi sulla città antica, p. 198.
(98) CIL, IX 2443 — ILS, 147. Per un'altra dedica a Druso : V. Cianfarani. Atti
lHCongresso Interri. Epigrafia Greca e Romana, Roma, 1959, p. 376, nr. 4, ma vd.
Gabba, « Athenaeum », N.S. 27, 1959, pp. 226-227 e M. G. Malatesta, « Arch. Class. »,
12, i960, pp. 222-223 (« An. ép. », 1959, nr. 278).
(") Il Degrassi, pp. 188-191 collegava al caso di Saepinum quello di Herculaneum.
La città fu coinvolta nella Guerra Sociale ed espugnata nell'89: Veli., II 16,2; cfr.
Sisenna, frr. 53, 54 Peter. L'iscrizione CIL, X 1425 = ILS, 5527, datata di norma
alla prima età imperiale, parla della (ri)costruzione di una basilica, di porte, del mu
ro da parte di un M. Nonius Balbus, cittadino di Nocera. Il Degrassi ritiene che la
città sia divenuta municipium soltanto con Cesare ο Augusto. H. Bloch, « Gno
mon », 37, 1965, pp. 561-562.

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IOO EMILIO GABBA

Sentinum. La città presen


le con rete di fognature, me
ta muraria. Poiché le mura
116; Cass. Dio, XLVIII 13,2
plesso urbano risalga all'et
delle mura conobbe posterior
Sulmo. La α città»» pelign
vile sillana (Fior., II 9,28;
1970-71, pp. 461-464). L'imp
nella città moderna, è da d
Guerra Sociale. Le mura so
e da Cic., ad Att., Vili 4,3
sviluppo edilizio alla metà
Tarentum. Nella zona rom
si possa distinguere una sis
pianto urbanistico regolare
il municipium romano, dell
più volte detto, una parte.
sola sulla possibile costruzio
Teate (Chieti). L'impianto
farani, E.Α.Α., II, pp. 550-
nicipium dopo la Guerra So
sione fra V. Cianfarani, ch
dal III sec. a.C. di uno sta
Regina, che ritiene che nell
banizzazione, onde l'intiero
be dato origine ad un solo m
Tegianum. L'iscrizione C
M. Minatius Sabinus, proba
di Pompeo in Spagna nel 45
ro de pequnia conlata. L'isc
Tegianum, donde probabilm
Acc. Lincei», Cl. Se. Mor.

(10°) « Fasti Archeaologici », 9, 1954 (pubbl. 1956), nr. 5011; χι, 1956 (pubbl.
1958), nr. 4763. L. Fabbrini, Sentinum, in Atti VII Congresso Intern. Arch. Classica,
II, Roma, 1961, pp. 315-323.
(101) Annibaldi, L'Architettura cit., pp. 10 e 12.
(102) A. La Regina, Sulmona, in Studi di urbanistica antica cit., pp. 107-116.
(103) Degrassi, E.Α.Α., VII, p. 607.
(104) Cianfarani, Touta Marouca, in Studi Calderìni-Paribeni, III, 1956, pp. 311
317; Atti VII Congresso Intern. Archeologia Classica, II, Roma, 1961, pp. 295-313;
La Regina, in Studi sulla città antica cit., p. 203.

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URBANIZZAZIONE E RINNOVAMENTI URBANISTICI, ECC. IOI

buisce l'iscrizione (come anche un'altra che egli pubblica da un'antica


trascrizione e, quindi, non databile, e che si riferisce alla costruzione
di un teatro) a Cosilinum.

Vili

Passiamo, ora al secondo elenco dove sono comprese città che già
prima della Guerra Sociale facevano parte dello stato romano.
Allifae. Il regolare impianto urbanistico di questa antica praefectura
(Castagnoli, Ippodamo di Mileto, p. 93) è generalmente riferito alla co
lonia sillana che vi sarebbe stata dedotta (da ultimo M. I. Merolla, Alli
fae, «Archeologia Classica», 16, 1964, pp. 36-39). Ma non risulta che
la località sia stata colonizzata in quel tempo (vd. però Brunt. Italian
Manpower, p. 356): secondo il Lib. Col., p. 231,3 Lachmann la colonia
sarebbe triumvirale (Pais, Storia della Colonizzazione romana, I, p. 213).
Resta il fatto che le mura e il piano urbanistico devono risalire al I sec.
a.C. (E.A.A., I, p. 254).
Cingulum. Il caso di Cingulum è già stato trattato sopra. Qui pare
utile una breve digressione sullo stato giuridico della città e su altre lo
calità del Piceno. Cingulum, che è poi in età imperiale un municipium
retto da duoviri (CIL, IX 5686; 5688; una nuova iscrizione in Pennac
chioni, pp. 62-63, η· XX). dal passo di Caes. b.c., I 15,1-2 sembrerebbe
esser compresa fra le praefecturae del Piceno alle quali Cesare allude
genericamente (Beloch, R.G., p. 474) e che risalivano agli insediamenti
viritani del III sec. a.C. Anche se non ancora municipium, Cingulum
era già stata urbanizzata, ma nulla si può dire sui magistrati che la reg
gevano. La frase di Caes., b.c., I 15,2: quod oppidum Labienus consti
tuerai etc. indica che Labieno aveva riorganizzato, in qualche modo, il
precedente insediamento, dandogli struttura urbana. Non è sicuro che il
passo alluda all'organizzazione a Cingulum del municipium e si potreb
be anche intendere come organizzazione della vita amministrativa auto
noma della prefettura (105). È importante far presente che nulla autorizza
a ritenere che l'attività di Labieno sia in dipendenza della Lex Mamilia
Roscia Peducaea Alliena Fabia (cosi con altri, anche Brunt, Italian
Manpower, p. 319), nella quale ricorre due volte il concetto di consti
tuere connesso con municipium, praefectura, forum e conciliabulum
(Bruns7, nr. 15, capp. Ili e V), sia che essa debba essere datata, come
è generalmente accettato, al 55 a.C., sia al 49 (Hinrichs, pp. 521-537;

(105) Sul significato di constituere : F. T. Hinrichs, Das Legale Landversprechen


im Bellum Civile, « Historia », 18, 1969, p. 530 e note.

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102 EMILIO GABBA

cfr. Brunt, Ital. Manpow


si rammenti che Labien
lità l'attività di Labieno è
a.C. e il concetto di const
testi di legge analoghi ante
l'istituzione a Cingulum d
Il caso di Cingulum potr
località picene, dove l'ind
insufficiente) testimonia a
(Blake, p. 247, che pens
796-797); Suasa (G. Anni
Annibaldi, E.Α.Α., VII, p
fatti nel circondario dell
E.Α.Α., VII, p. 272; L'arch
mura a quelle di Cingulum
fatti risalire alla colonia
571). L'Annibaldi, L'archi
vare il carattere delle città romane di nuova fondazione nel Piceno, di
regola disposte sui fondovalli pianeggianti, lungo corsi d'acqua ο strade
(che spesso ne costituiscono l'asse principale) e in prossimità della co
sta, di contro ai precedenti insediamenti indigeni sulle colline, dove gli
abitati tornarono in età medievale.

Formiae. Costruzioni ο ricostruzioni di portae e di un muro sono


ricordati in iscrizioni verisimilmente del I sec. a.C. e anteriori all'età
cesariana: ILLRP, 595 e 596, alle quali si deve aggiungere quella pub
blicata da A. Colombini, «Athenaeum», N.S. 44, 1966, pp. 137-141,
che testimonia la costruzione della curia, del tabularium, dell' armamen
tarium e di una porticus.
Funài. Molte iscrizioni, sicuramente del I sec. a.C., testimoniano la
ricostruzione delle mura, delle torri e delle porte (ILLRP, 601, con al
tre due copie, 602, 603, vd. anche 604). L'impianto regolare della città
data dal III sec. a.C. (106). Non si può escludere che la città sia stata
coinvolta nella guerra civile sillana.

Interamnia Praetuttianorum (Teramo). L'antico conciliabulum


(Front., de contr., 18), diventato poi municipium, fu coinvolto nella
guerra civile e ricevette una colonia sillana, pur sussistendo a fianco di
questa il municipium (Fior., II 9,27: Gabba, «Studi Classici e Orien
tali», 20-21, 1970-71, pp. 461-462). L'impianto urbano si presenta com
plesso, distinto in due sistemi ortogonali orientati diversamente, riferi

(106) C. F. Giuliani, Fondi, in Studi di urbanistica antica cit., pp. 71-77.

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URBANIZZAZIONE E RINNOVAMENTI URBANISTICI, ECC. IO3

bili al I sec. a.C., che forse possono essere spiegati con il duplice ordi
namento anzidetto (La Regina, E.Α.Α., VII, pp. 712-713).
Ostia. La città ebbe a subire un assedio e un saccheggio durante
la guerra civile nell'87 (App., I 308). Dopo Siila essa conobbe un gran
dioso sviluppo urbanistico con una nuova cinta muraria (107).
Septempeda. Forse antico conciliabulum e centro di praefectura
(Beloch, R.G., p. 509; Brunt, Ital. Manpower, p. 42, n. 5) divenne poi
municipium. L'indagine archeologica ha messo in luce il perimetro del
la città e ampi resti della cinta muraria in blocchi di tufo, che sarebbe
da datare agli ultimi anni della repubblica (G. Annibaldi, E.Α.Α., VII,
pp. 202-203; L'architettura ecc., pp. 4 e 9).
Terracina. In età postsillana furono riscostruite le mura dell'acro
poli (G. Lugli, Forma Italiae, I (Anxur-Terracina), Roma, 1926, col.
I53)· È possibile che la città sia stata coinvolta nella guerra civile sillana.

Urbs Salvia. A differenza degli altri municipi piceni, Urbs Salvia


era retta da quattuorviri (Beloch, R.G., p. 503). L'impianto urbano e
la cinta muraria quadrangolare con torri sono ben visibili. La datazione
delle mura è riferita all'età preaugustea (Blake, p. 287; non chiaro An
nibaldi, L'architettura etc., p. 9). La città è stata probabilmente fondata
verso la metà del I sec. a.C. (Annibaldi, E.Α.Α., VII, p. 1075), e si è
supposto che, come a Cingulum Labieno, cosi un Salvius abbia costruito
la città dando ad essa il nome (108). I Fasti trovati nella città non consen
tono le ipotesi sulla datazione a suo tempo avanzate da G. Moretti, « Not.
Se. », 1925, pp. 126-127: Degrassi, Inscr. Italiae, XIII 1, p. 338 ss.
Venafrum. La città, antica sede di prefettura, fu conquistata per
tradimento dagli insorti Italici (App., I 183). Essa presenta uno schema
urbanistico ortogonale che il La Regina, Venafro, « Quaderni Ist. To
pografia Antica Univ. Roma», 1, 1964, pp. 55-57, spec. 62, farebbe ri
salire alla colonia augustea, sebbene riconosca che esso può essere con
frontato anche con quello « sillano » di Allifae e con quello di Verona
(n. 29). L'iscrizione CIL, X 4876 ricorda un duovir urbis moeniundae
e risalirebbe secondo il Mommsen, CIL, X, p. 477, ai primi tempi del

C07) G. Calza, Scavi di Ostia, I, Roma, 1953, pp. 79-88; G. Becatti, ivi, p. 101
ss. La teoria avanzata ora da M. Cébeillac, « M.E.F.R.A. », 83, 1971, pp. 63-64, che
l'allargamento della città e la costruzione del nuovo sistema difensivo siano anteriori
all'87 a.C. pare meno convincente.
(i°8) Nissen, I.L., Π, p. 422; G. Radke, in P.W., s.v. Urbs Salvia, ma vd. W.
Eisenhut, ivi, s.v. Urbisalvienses; F. Caraceni, Memorie di Urbs Salvia, Urbania, 1952
e I Salvi e Urbs Salvia, 1958 (entrambe le opere sono di scarso valore). Ad ogni modo
i Salvii originari della città e rilevanti ivi e a Roma nel I sec. d.C. hanno ricevuto,
con ogni probabilità, il nome dalla città; Groag, in P.W., s.v. Salvius, col. 2026.

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104 EMILIO GABBA

la colonia. Non escluderei che, com


la ricostruzione sia posteriore alla
Vibo Valentia. Magistrati locali,
della nobilitas romana, ricostruisco
cesariana (nel 48 a.C. se è da coll
CIL, X 44, con la revisione di De
Vili, XIV, fase. 2, 1969, pp. 129-
pp. 23-29. Molto importante C. N
Études. Annuaire», 1970-71, pp. 3
Ho riservato in fine alcuni casi d
prima della Guerra Sociale non è a
Grumentum. Secondo Beloch, R.G
ta colonia romana già dall'età gr
power, p. 280). L'ipotesi non è affa
babilità che fosse città alleata (L.
η. 45; Gabba, App. b.c. I2, pp. 44
menti in cui la città fu gravement
non è chiara e si presta a differen
mento; Beloch, Taylor, 11.cc.). La
6, il. Due iscrizioni datate al 57 ed
zione delle mura ad opera di edi
CIL, I2 770 = ILLRP, 607).
Peltuìnum. La città in età imperiale è chiamata praefectura (testi
monianze in La Regina, Ricerche sugli insediamenti Vestini, « Memorie
Acc. Lincei», ser. Vili, XIII, fase. 8, 1968, p. 400). Molte tracce, per
fettamente orientate, dell'impianto urbano sono state ritrovate. Le mu
ra sono riferibili all'ultimo periodo repubblicano (La Regina, Peltuìnum,
«Quaderni Ist. Topografìa Antica Univ. Roma», 1, 1964, pp. 67-73;
« Memorie » cit. pp. 396-400) sebbene non si escludano riadattamenti di
età Claudia. La città era attraversata dalla via Claudia nova. Da Pel
tuìnum sarebbero stati originari i Domitii Corbulones (R. Syme, Domi
tius Corbulo, « J.R.S. », 60, 1970, pp. 27-39). Secondo l'opinione gene
rale Peltuìnum e Aveia, in quanto testimoniate come prefetture in età
imperiale (per Aveia: CIL, IX 3627 e 3613, vd. Nissen, I.L., II, p.
442; La Regina, Ricerche cit., p. 384, dove si fa cenno, senza propo
sta di datazione, agli avanzi delle mura), avrebbero fatto parte dell'ager
Romanus già prima del 91 a.C., a seguito della conquista di M'. Curio
(Beloch, R.G., pp. 597-598) (109). Se questo fosse vero i Vestini foederati

(lw) Con Peltuinum sarebbe collegata anche Aufinum (Beloch, R.G., p. 554), che
altri tuttavia considerano comunità autonoma: La Regina, Ricerche cit., pp. 409-411.
Il passo di Plinio sui Vestini, III 107, non è chiaro e si presta ad ipotesi diverse:
La Regina, Ricerche cit., pp. 370-371. Si noti che Plinio non ricorda Aveia.

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URBANIZZAZIONE E RINNOVAMENTI URBANISTICI, ECC. 105

di Roma (passi in Beloch, R.G., p. 598 e in Radke, P.W., s.v. Vestirli,


Vili A, coli. 1781-1782) sarebbero stati solamente quelli di Pinna e di
Angulum (in Sii. Ital., Vili 515-518 la Vestina iuventus comprende sol
dati da Pinna e da Aveia), e poiché nella Guerra Sociale Pinna fu fa
vorevole a Roma, i Vestini insorti (App., I 175; 227; Liv., per. 72,
75, 76) sarebbero stati solo quelli di Angulum. La cosa mi pare per lo
meno dubbia e viene il sospetto che le due prefetture sopra ricordate
siano state istituite dopo la Guerra Sociale in territorio ex-alleato che
presentava scarsa possibilità di organizzare subito i municipi (per An
gulum vd. La Regina, Ricerche cit., p. 422). La denominazione della
pars Peltuinatium (CIL, IX 3420; 3430; 3438) si spiega se riferita al
l'intiera comunità di Peltuinum e « va considerata come una partizione
del gruppo etnico dei Vestini » (A. Momigliano, Quarto Contributo,
Roma, 1969, pp. 323-324). Il che sembra confermare l'unità del ceppo
Vestino prima della Guerra Sociale.

Telesia. Il caso di Telesia è in tutto analogo a quello di Grumentum


ed è inutile ripetere qui gli stessi riferimenti bibliografici. Importa però
notare, malgrado Beloch, R.G., p. 496, che la presenza di un Pontius
Telesinus fra i capi insorti della Guerra Sociale e poi di quella civile
sillana (Veli., II 16,1; Fior., II 6,6; Plut., Sulla, XXIX 3, su cui Sal
mon, p. 343; App., I 416) può essere ulteriore argomento che induce
a credere che Telesia fosse città federata durante la Guerra Sociale (cosi
Miinzer, P.W., s.v. Pontius, nr. 21, coli. 36-38; diversamente Salmon,
p. 303 e n. 1; 385, n. 1).

La notizia di Strabone V 4,11, probabilmente valida per l'età della


sua fonte, che la città fosse in piena decadenza e non meritasse d'essere
chiamata città, sembra in contrasto con i dati archeologici che testimo
niano un sistema difensivo molto complesso, con torri generalmente ro
tonde, che intervallavano tratti di muro curvi e rientranti, e con porte
doppie dotate di saracinesche: si è pensato a modelli ellenistici. Tracce
dell'impianto urbano ortogonale si ritrovano nell'interno della cerchia.
Il complesso è datato all'età sillana (L. Quilici, Telesia, in Studi di Ur
banistica antica cit., pp. 85-106; per il rapporto fra la città romana e
il precedente insediamento sannitico: M. W. Frederiksen, « J.R.S. »,
58, 1968, p. 225). L'iscrizione CIL, I2 1747 = ILLRP, 675 allude alla
costruzione di due torri, ad opera di praetores duovirì, prò ludeis e si
riferirà alla cinta « sillana » ; il titolo CIL, IX 2230 che ricorda la co
struzione di turreis prò ludis ad opera di M. Lollius Quadratus è spesso
datata all'età triumvirale (Quilici, p. 104, n. 40). Chi sia il M. Popillius
Laenates ricordato in un epigrafe pubblicata dal Quilici, p. 100 non si
può dire; la datazione del testo può oscillare fra il II e la prima metà

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Ιθ6 EMILIO GABBA

del I sec. a.C.; pare difficile che si tr


a.C. (Degrassi, in Ada of the Fifth In
Epigraphy, p. 164 = Scritti vari, I

IX

Come ho detto più sopra, queste liste sono ovviamente incomplete,


e non soltanto per mia colpa. Tuttavia i casi che ho qui riunito richie
dono attenzione e mi sembrano significativi anche nella diversità delle
situazioni. Parecchie città, che erano state gravemente danneggiate ο
distrutte durante la Guerra Sociale, approfittarono della circostanza e
costruirono, secondo il normale sistema romano, un nuovo impianto
urbano, ortogonale, con nuove mura. Altre località, coinvolte nella
guerra civile siilana, si comportarono nello stesso modo: si ricordi che
Siila aveva fatto abbattere mura e rocche di città nemiche (App., I 483;
Plut., Sulla, XXXIII 2). La politica coloniaria di Siila, sebbene non
comparabile con quella successiva di Cesare, dei Triumviri e di Augusto,
ed anche applicata con criteri differenti, non deve aver mancato di in
fluenzare questo sviluppo urbanistico. Cicerone ricorda l'attività edili
zia dei coloni sillani (Cat., 2,20). Certamente nella maggioranza dei
casi dei nuovi municipi, sorti da precedenti comunità alleate, i nuovi
impianti urbani, costruiti secondo lo schema ortogonale, cercarono di
sostituire gli antichi insediamenti basati sui pagi e sui vici. In molti casi
il vicus più importante in un gruppo di pagi sarà stato scelto per dive
nire il centro urbano del municipium. Avranno influito motivi politici e
clientelari, che ora generalmente ci sfuggono. È ben possibile che, come
ritiene il La Regina (110), in taluni casi si sia fatto progredire un timido
processo di urbanizzazione già in atto, sebbene, a mio credere, siano
state piuttosto le erigende strutture municipali che crearono, ο poten
ziarono, la condizione urbana. In molti casi le situazioni geografiche ed
economiche avranno condizionato la scelta delle positure e le strutture
dei nuovi centri (m).
In qualche caso il nuovo centro municipale sorse attorno ad un pre
cedente centro religioso: per esempio fra i Marsi Lucus Angitiae. Ma
in altri casi si verificò propriamente l'opposto: vennero chiusi santuari
che, come nota il La Regina (nz), erano pur importanti per la cultura

(n°) In Studi sulla città antica cit., pp. 191-207.


(ni) vd L. Gasperini, Sedi umane e strade in Abruzzo in età romana, in Studi
geografici sull'Abruzzo in via di sviluppo (« Pubblio. Istituto Geografia Univ. Pisa »,
17), Pisa, 1970, pp. 115-124.
(il2) In Studi sulla città antica cit., p. 196.

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URBANIZZAZIONE E RINNOVAMENTI URBANISTICI, ECC. 107

architettonica delle popolazioni locali ed erano politicamente del mas


simo rilievo in quanto santuari « federali » (ma che, credo, non rappre
sentano alcun argomento per supporre insediamenti urbani evoluti con
temporanei). Il caso del santuario di Pietrabbondante fra i Sanniti Pen
tri (113) è forse il più evidente: esso non fu, per quel che pare, distrutto,
ma semplicemente chiuso per ragioni politiche (cosi come succedette nel
I sec. d.C. al tempio scismatico di Leontopolis: Ios., b.J., VII 10,2 ed
era forse accaduto nel III sec. a.C. al santuario etrusco di Fanum Vol
tumnae (I14)). Sembra naturale supporre che si volesse eliminare un cen
tro di autonomismo politico-religioso. La politica della municipalizza
zione, d'altro verso, significava altresì un avvicinamento a Roma delle
popolazioni Italiche, in campo religioso; pare indubbio che vadano dif
fondendosi dopo la Guerra Sociale, anche fra i municipi, i Capitolici (11S).
In questo tentativo di attirare anche sul piano religioso gli Italici
verso Roma e di inserire nelle nuove città i templi del culto capitolino
(si rammenti Vitruvio, I 7,1) pare si inquadri il famoso giuramento im
posto da M. Livio Druso agli Italici e spesso, a torto, ritenuto non au
tentico (Diod., XXXVII 11). In altri casi, santuari locali non furono
toccati ed, anzi, conobbero dopo la Guerra Sociale un nuovo rigoglio:
per esempio quello di Hercules Curinus presso Sulmona, il principale
santuario peligno (llé) ο quello della Mefilis presso Rossano di Vaglio in
Lucania (117), che durò fino all'età imperiale. In entrambi i casi presso
i santuari non esistettero insediamenti.
Ho già precedentemente ricordato che la tradizione straboniana so
stiene che i territori dei Vestini, Frentani, Marsi, Marrucini, Sanniti, Lu
cani e Picenti erano abitati per villaggi e che, quando vi erano città,
queste erano normalmente piccole ο già decadute. I dati di Strabone pos
sono in taluni casi riferirsi a momenti anteriori all'età augustea, ma non
credo che si possa in generale invalidare il quadro complessivo della
sua rappresentazione dell'Italia Centro-Meridionale. Questo significa che,
se il processo di municipalizzazione e di conseguente urbanizzazione
cercò di modificare le antiche strutture tribali e di creare le premesse

(113) La Regina, « Rh. Muséum », Ν.F. 109, 1966, pp. 260-286; V. Cianfarani
Santuari nel Sannio, Pescara, i960, pp. 17-25.
(114) M. Torelli, Il donarlo di M. Fulvio Fiacco nell'area di S. Omobono, in Studi
di Topografia Romana (« Quaderni Istituto Topografia Antica Univ. Roma », 5)
Roma, 1968, pp. 71-75.
(115) U. Bianchi, Disegno storico del culto Capitolino nell'Italia Romana e nelle
province dell'Impero, « Memorie Acc. Lincei », Cl. Se. Mor., ser. Vili, II, fase. 7
1950, p. 349 ss., e spec. 370, con discussione dell'importante teoria di O. Kuhfeldt
De Capitoliis, Berlin, 1883, p. 63.
(116) Cianfarani, Santuari cit., pp. 7-16.
(117) M. Lejeune, « La Parola del Passato », 24, 1969, pp. 281-302; « C.R.A.I. »
1971, pp. 52-59; Popoli anellenici in Basilicata (Soprintendenza alle Antichità della Ba
silicata) Potenza, 1971, pp. 79-80.

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Ιθ8 EMILIO GABBA

indispensabili per una vita munici


che se largamente applicato, non
stituire dovunque le antiche strut
lo stato di fatto precedente. Vi so
cipali si sovrapposero in parecch
soppiantarle, a quelle rappresentat
la loro vitalità ben addentro l'età
tarono dal processo di urbanizzaz
sempre di importanza limitata, qu
e non rappresentarono, quindi, un
dizionali rapporti con la campagn
mini, un polo di attrazione per le
stamento di popolazione dai campi
lia Settentrionale, non inficiano la
di cose nel Centro-Sud). Anche se
sero una notevole funzione nel c
stesso che di molti municipi si sian
stra che si trattava di insediament
Vorrei, qui, ora richiamare l'att
gnificativo. Degli esempi che son
terizzati dal ricordo della costruzione, ο ricostruzione delle mura. I mo
tivi sono vari. In primo luogo le testimonianze epigrafiche, che ad esse
si riferiscono, sono le più numerose. Anche i resti di cinte murarie sono
quelli che più facilmente si possono rilevare, dagli archeologi, e quindi
studiare (12°). Ma accanto a queste ragioni esterne ve ne sono altre più
profonde. Le mura rappresentavano l'elemento indispensabile e caratte
rizzante perché un insediamento umano si qualificasse con la dignità
di vera città. Motivi giuridici e religiosi e più genericamente urbanistici
hanno avuto una larga parte in questa concezione. Rinnovamento urba
nistico e costruzione delle mura sono due aspetti dello stesso fenomeno
(cosi come municipalizzazione e rinnovamento urbanistico sono stret
tamente connessi).

(118) per l'area peligna e vestina vd. M. Torelli, « Rend. Acc. Lincei », CI. Se.
Mor., ser. Vili, XXVIII, 1963, p. 142; lo stesso diserso vale per altre zone.
(ι») Credo che vi sia ben poco da modificare nel bel lavoro di G. Beloch, Le1
città dell'Italia Antica, « Atene e Roma », 1, 1898, nr. 6, coli. 257-278. Sulla popo
lazione di alcune città sannitiche, con i loro territori, vd. G. Forni, L'intensità della
popolazione nella regione augustea del Sannio, « Abruzzo », 6, 1968, pp. 59-77. Il
Forni ha prospettato importanti considerazioni sulla base della capienza di teatri ed
anfiteatri, che ci sembra coincidano bene con il quadro qui presentato.
(i20) Il lavoro, noto e importante, anche se schematico, di G. Lugli, Le fortifica
zioni delle antiche città italiche, « Rend. Acc. Lincei », Cl. Se. Mor., ser. Vili, Π,
1947, pp. 294-307, è stato ristampato in Studi minon di topografia antica, Roma,
1965. PP· 338-352·

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URBANIZZAZIONE E RINNOVAMENTI URBANISTICI, ECC. IOÇ

Tuttavia non deve affatto essere trascurato l'aspetto propriamente


difensivo, e si può ben credere che anche per questa ragione le città ita
liche costruirono, ο ricostruirono, le mura dopo Γ89 a.C. Molte di esse
ebbero modo di provarne l'utilità durante la guerra civile fra Pompeo
e Cesare e poi durante la guerra di Perugia. Si deve aggiungere che lo
stato di insicurezza deve essere stato generale e continuo nell'Italia del
I sec. a.C. soprattutto nelle campagne (121) : basti pensare ai pericoli dei
movimenti servili, come quello di Spartaco. Esso mise in stato di allar
me le città dell'Italia Centro-Meridionale. La tradizione ricorda che il
fenomeno fu quasi essenzialmente rurale (App., I 547). Come preceden
temente in Sicilia (Diod., XXXIV-V 2,28-29 e XXXVI 11), le città avranno
servito di rifugio. Un passo della prò Cluentio di Cicerone (195, del 66
a.C.) testimonia che Larinum aveva delle proprie milizie cittadine (122)
e cosi sarà stato in generale. Tanto più utili saranno state le mura delle
città, le cui porte di notte certamente venivano chiuse (123).
Di origine soprattutto servile e favorito, se non addirittura origi
nato, dallo sviluppo del latifondo era il fenomeno del brigantaggio, am
piamente diffuso, come dimostra lo sfruttamento politico che se ne potè
fare con Catilina. Penso che la pericolosità delle campagne nell'Italia
del Centro-Sud sia, in quanto fenomeno diffuso, piuttosto recente e vada
posto in relazione con i mutati indirizzi dell'agricoltura italica nel II
sec. a.C., con la creazione del latifondo a pascolo e l'incremento della
mano d'opera schiavile (124). Le guerre civili accentuarono il brigantag
gio, come dimostrano i provvedimenti di Ottaviano, anche poi come Au
gusto, e di Tiberio per cercare di eliminarlo (125). Esso ridiventò attuale

(121) Molto materiale è raccolto nell'appendice 8 (Violence in the Italian Country


side) di Brunt, Italian Manpower, pp. 551-557. È probabile che fra gli scopi della Lex
Cornelia de sicariis vi sia stata anche la repressione del gangsterismo: J. D. Cloud,
The Primary Purpose of the Lex Cornelia de sicariis, « Zeitschrift d. Savigny-Stitung
f. Rechtsgeschichte », Roman. Abt., 86, 1969, pp. 258-286.
(122) Poiché tutti gli uomini validi di Larinum erano venuti a Roma per un pro
cesso : pueris illud hoc tempore et muliebribus oppidum scitote esse traditum, idque
in praesentia comuni Italiae pace, non domesticis copiis esse tutum; cfr. Cic., Cat.,
2,26. Per gli stationarii di Saepinum e Bovianum nel II sec. d.C. : Lafii, « Studi
Classici e Orientali », 14,1965, p. 188.
(123) Non ho trovato per l'Italia in età repubblicana documentazione esplicita in
questo senso, ma il fatto mi pare sicuro (per Praeneste importante CIL, I2 1466 = ILS,
•653; le muija erano in stato di difesa di notte per i torbidi catilinari nel 63: Cic.,
Cat., 1,8). Dal complicato cap. XVIII del trattato poliorcetico di Enea Tattico sem
bra si debba ricavare che nella Grecia del IV sec. a.C. la chiusura notturna delle
porte era normale non soltanto in tempo di guerra. Le testimonianze non mancano
per le città italiane nel Medioevo.
(124) Etruria e Apulia, terre classiche del latifondo, alimentano moti servili già
nel II sec. a.C. : M. Capozza, Movimenti servili nel mondo romano in età repubbli
cana, I, Roma, 1966, pp. 121 ss., 143 ss. Il fenomeno era presente già prima in Etru
ria a causa della peculiare struttura sociale : Harris, Rome in Etruria and Umbria,
p. 114 ss. Per il fenomeno del brigantaggio in Lucania e Bruzzio, vd. i rinvìi in Ca
pozza, p. 153, n. 27.
(•25) Suet., Aug., XXXII 1; Tib., XXXVII 1; Gabba, Appiani Bell. Civ. I. V,
p. LXVI.

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110 EMILIO GABBA

alla fine del II sec. d.C. (ι


medio esso fosse venuto m
sione degli Alleati nella ci
di colpo i sentimenti par
mente nelle classi basse,
ciale. Diffidenze ed ostili
essere durate a lungo. Le
civile sillana non saranno
di Siila stesso e di Cesare
tica romana.
La visione unitaria dell'Italia dopo Γ89 ed anche in età augustea
deve essere ridimensionata. E le mura delle città italiche nel I sec. a.C.
stanno a dimostrare visibilmente anche il pesante aspetto municipale del
la storia italica (127).

Mentre nell'Italia Settentrionale il processo di urbanizzazione fu di


rettamente organizzato dal governo romano, nelle zone centro-meridio
nali alla creazione ed al rinnovamento degli impianti urbani, imposti
dalla municipalizzazione e pur favoriti da Roma, devono aver provve
duto direttamente le singole comunità. Esso si svolse, quindi, senza cri
teri uniformi. E in parecchi casi avrà, come si è detto, rappresentato
la continuazione di uno sviluppo edilizio iniziato già prima. Le comu
nità non saranno sempre state ricche di mezzi, come certamente era
Sassina e forse Telesia. Personalità locali di rilievo, ο che avevano fatto
carriera a Roma, contribuirono alle costruzioni. È il caso di Labieno a
Cingulum e di Valgus in ben tre città. In altri casi i magistrati cittadini
entrando in carica devolsero alle costruzioni pubbliche le somme tradi
zionalmente spese per i ludi, come le epigrafi ci testimoniano. Gli inter
venti imperiali dimostrano, come sembra, che in molti casi le comunità
non erano in grado di portare a termine i lavori iniziati.
Tutto quanto è stato fin qui detto dimostra, a me sembra, che il
processo di municipalizzazione-urbanizzazione fu in primo luogo un fe
nomeno politico. Esso era inteso come il mezzo obbligato per il pas
saggio ad un tipo di vita superiore, ed insisto nel credere che, per que
sto fine, fu voluto consapevolmente dal governo romano centrale (128).
Conseguenze su di un piano sociale indubbiamente vi furono: se
si pensa che questo fenomeno di progresso urbano avvenne in un periodo
(126) per Bulla Felix: Cass. Dio, LXXVI io; De Ruggiero-Barbieri, Diz. Epigr.,
s.v. Latrones; R. MacMullen, Enemies of the Roman Order, Cambridge Mass., 1966,
pp. 255-268.
C27) Una sintesi importante, e da meditare, sull'Italia Augustea è quella presen
tata da G. Tibiletti, in Mélanges Carcopino, Paris, 1966, pp. 917-926.
(128) Nelle spesso citate laudes di Virgilio nelle Georgiche l'Italia appare anche
caratterizzata da una civiltà cittadina: II, 155-157.

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URBANIZZAZIONE E RINNOVAMENTI URBANISTICI, ECC. ITI

di convulsioni politiche che videro la valorizzazione, per tramite de


l'esercito, di elementi sociali bassi, che tornavano, dopo anni di servizio,
alle proprie città notevolmente arricchiti e spesso diventavano in es
magistrati, si comprende come si sia sviluppata, per queste ragioni c
comitanti, negli ultimi anni della repubblica ed all'inizio dell'Imper
una notevole produzione artistica municipale, che ha ora richiamat
l'attenzione degli archeologi (129). L'organizzazione municipale avrà,
cosi, certamente favorito l'emergere, accanto alle famiglie tradizion
mente dominanti, di nuovi elementi che avranno spesso ravvivato
tono generale della vita locale.
Ma par difficile dire che il fenomeno dell'urbanizzazione abbia m
dificato profondamente il fondamentale carattere agricolo della vita
lica e il predominio delle campagne sulle città. Se un qualche sposta
mento di abitanti vi fu dalla campagna alla città, nuova ο rinnovat
esso deve essere stato generalmente molto limitato. Molto vistosa cer
mente continuò ad essere l'emigrazione verso Roma, accentuata dal
confische triumvirali e dai conseguenti disordini agrari (13°). Crebbe
in quei tempi gravemente le difficoltà nell'approvvigionamento de
capitale, costretta oramai a dipendere pressoché interamente dalle im
portazioni d'oltremare, proprio perché la grande concentrazione urba
non poteva più trovare nelle circostanti aree agrarie le risorse necessarie
Cause ne erano tanto l'inadeguatezza delle possibilità dei traspor
quanto la generale crisi dell'agricoltura (App., V 72-73) che investiv
tutta Italia e cagionò anche in altre città italiche (oltre che a Roma)
restie e tumulti popolari (U1). È anche possibile che si sia avuta una qual
che limitata emigrazione di piccoli proprietari espropriati nelle Prov
cie (132), ma certamente è difficile immaginare dove, se non a Roma
nel brigantaggio, le vittime delle confische triumvirali potessero trovar
un rifugio ed una possibilità di sostentamento: la grande maggioran
delle città italiche poteva offrire ben poco.
Non è difficile definire il carattere di queste città italiche nel tardo
periodo repubblicano (la situazione, eccetto casi speciali, non cambiò
durante l'Impero). Esse erano città agricole. Dipendevano dalla ca
pagna circostante e ne erano condizionate gravemente nella loro ev

(129) Cito per esemplificare F. Coarelli, Su un monumento funerario romano n


l'Abbazia di San Guglielmo al Goleto, « Dialoghi di Archeologia », i, 1967, pp. 46
71 e Autori Vari, Sculture municipali dell'area sabellica tra l'età di Cesare e que
di Nerone, in « Studi Miscellanei » (Seminario Arch. Storia Arte Greca Romana Univ.
Roma), 10, 1963-1964.
(130) App. V 49, 59, 74 : in generale vd. la mia Introduzione in Appiani Bell
Civ. I. V, pp. XXIII-XXXVI, LIX-LXVIII.
(131) Cass. Dio, XLVIII 9,4-5; vd. il mio commento ad App., V 72-73, nonché
280-289 ed in generale The Perusine War and Triumvirat Italy, « Harvard Studies
in Class. Phil. », 75, 1971, pp. 152-153.
(132) Gabba, « Harvard Studies in Class. Phil. », 75, 1971, p. 142; taluni hanno
parlato per questo periodo di una grande emigrazione agricola dall'Italia.

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112 EMILIO GABBA

tuale espansione, ricevevan


coli nei loro teatri e anfit
produzione agricola in ecce
cato, di alcuni prodotti ar
alcune di esse si erano spec
un'area di attrazione più va
Ma più frequentemente p
che è riferita in Cicerone,
itaque hoc perscriptum in m
quae res eas, quibus ager C
esset locus comportandis co
rum defessi urbis domici
Queste città non avevano
epigrafiche di attività artig
Saepinum rimase pur semp
delle greggi durante la tran
confische e la colonizzazion
ria, e poi quella augustea, n
profondo delle strutture soc
Per altro, se il significato
zione-urbanizzazione fu nel
ne fu se non scalfito il pre
italico subì profonde modifi
Di maggior rilievo, e di eff
litiche ed i cambiamenti in
uomini. L'emergere degli el
romana della tarda repubbl
sto processo di autonomie
aspetto, ed esso fu tanto m
il fenomeno urbano.
Emilio Gabba

(!33) Cfr. Cato, de agr., CXXXV. Sul problema dei mercati in Italia e nell'Impero
Romano: R. MacMullen, «The Phoenix», 24, 1970, pp. 333-341; sul problema spero
di pubblicare prossimamente una ricerca.
(134) Forse l'insediamento dovette a questo fenomeno la sua origine : La Regina,
in Studi sulla città antica cit., p. 199. Da questa generalizzazione, che ritengo valida
per le città del Centro-Sud, sono ovviamente escluse talune città portuali ed altre po
che, per es. Arretium, dove si venne sviluppando in un periodo ben preciso una
produzione « industriale » (T. P. Wiseman, « Mnemosyne », ser. IV, 16, 1963, pp.
275-283 ne mostra l'interferenza anche con la classe politica romana). Lo stesso ca
rattere agricolo fu prevalente anche nelle città del Nord. Città ricche e popolose co
me Patavium e in grado minore Brixia si reggevano sull'industria laniera, cioè dipen
devano dalla campagna. Per Patavium : Strab., V 1,7; per Brixia: Tozzi, p. 135 ss.
È difficile dire se la ricchezza di Brixia, testimoniata anche dalle molte iscrizioni,
abbia risentito dello sfruttamento delle miniere di ferro nelle valli alpine da essa di
pendenti. Anche il caso di Aquileia non è indicativo (S. Panciera, Vita economica
di Aquileia in età romana, Venezia, 1957).

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