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Premessa Nuove dipendenze: nuova prevenzione per nuovi utenti


di Patrizia Meringolo Negli studi sul tema delle dipendenze compare spesso il termine nuovo. Si parlato di nuove droghe alla ne degli anni Novanta, intendendo le anfetamine che venivano immesse sul mercato, dopo i decenni caratterizzati dalla problematica diffusione delleroina; si parla adesso di nuove dipendenze, per indicare comportamenti problematici, talvolta anche con caratteristiche di addiction, nei quali per non presente una sostanza psicotropa a fare da catalizzatore di un comportamento. Vediamo allora di svolgere alcune considerazioni sia sulla dizione nuove dipendenze che su quella, ugualmente utilizzata, di dipendenze sociali. La teoria: perch nuove dipendenze? Le dipendenze senza sostanze, dipendenze e comportamenti, dipendenze e stili di vita I presupposti teorici alla base dellindagine presentata nel testo saranno trattati con maggiore compiutezza nelle parti successive. Va tuttavia preliminarmente sottolineato che la novit delle situazioni che oggi si presentano, per chi lavora con un target giovanile ma anche per chi ha rapporti professionali con persone o gruppi di et adulta, non sta prevalentemente nel carattere di disagio che le cosiddette nuove dipendenze implicano, quanto piuttosto nella loro diversit rispetto a quelle che hanno caratterizzato i decenni passati, in primo luogo il consumo di eroina, diventata per molti anni il paradigma di tutte le dipendenze, con il suo carico di esclusione dal contesto sociale, di comportamenti sanciti con pesanti misure penali, di interventi caratterizzati spesso dal ricollocamento degli individui in luoghi separati che solo in alcuni casi garantivano il reinserimento relazionale e lavorativo. 1.

Molti comportamenti problematici attuali invece si rifanno a consumi (di sostanze e/o di eventi) che non presentano caratteristiche di trasgressione o di illegalit, ma risiedono in stili di vita e aspetti di vissuto quotidiano: il modo di trascorrere il tempo libero, alcune modalit ludiche come i giochi di azzardo che hanno origini lontane nel tempo e spesso non distinguibili da abitudini tradizionali; lo shopping, indotto e auspicato dal contesto sociale, e inne, lutilizzo di strumenti utili e spesso indispensabili come la navigazione sul web. In questo ultimo caso abbiamo assistito, in un lasso di tempo relativamente breve, al dispiegamento di tutte le ambiguit possibili di un mezzo di comunicazione di massa: lemarginazione di individui che non possono accedervi, la maggiore facilit della vita quotidiana prodotta dal suo uso (accessibilit di notizie, documenti, semplicazione nei rapporti informali e formali-burocratici, possibilit di conoscenza in tempo reale dei cambiamenti, possibilit di diffondere movimenti e azioni collettive ...) ma anche la pericolosit di un uso distorto e/o non consapevole. Ci riferiamo ad esempio a tutte le situazioni in cui si diffonde una visione distorta della realt, rendendo plausibile ogni commento ai fatti. Pensiamo inoltre che la navigazione pu assumere aspetti che non seguono una rotta che va dal richiedente al richiesto, ma possono procedere con modalit ossessive e con perdita del contatto con la realt, e al fatto che possono, per esempio, incrementare altri tipi di comportamento facilitati dal presunto anonimato del web come il gioco dazzardo. Molti di questi comportamenti possono anche congurarsi come dipendenze sociali, per la loro contiguit con abitudini perfettamente inserite nelle norme accettate, a anco di altri consumi problematici in cui per la sostanza di elezione legale, come lalcol. Diventano di interesse, pertanto, proprio gli aspetti sociali del consumo, e la ricerca si sposta allanalisi di come la situazione in cui si inserisce il setting possa modularne frequenza e intensit. La sostanza in quanto tale sembra quindi aver perso la centralit, sia nei suoi aspetti chimici che negli effetti indotti sullorganismo, mentre aumenta la rilevanza del signicato individuale e sociale del consumo, del giudizio che gli viene attribuito e dei contesti di vita in cui si

situa. E assumono una maggiore importanza gli attori sociali, le fonti di inuenzamento, i pari che condividono le esperienze, gli atteggiamenti e i comportamenti del gruppo di riferimento. Non si tratta, ovviamente, di negare lesistenza di antecedenti di problematicit individuale, quanto di sottolineare gli aspetti di scelta negli stili di vita. Questo approccio diventa basilare in molte ricerche svolte con unottica di psicologia di comunit, con una doppia valenza: la valutazione del modo di condurre la vita quotidiana e la valorizzazione delle scelte possibili e attuate da ogni individuo sono importanti sia come variabile in grado di spiegare un fenomeno ma anche come mezzo per incrementare una possibilitazione, una tappa del processo di empowerment, in denitiva quindi un possibile incentivo alla sperimentazione di comportamenti nuovi e orientati alla promozione della salute. 2. Metodi di ricerca per rilevare gli stili di vita Le ricerche su stili di vita e tempo libero in et giovanile (Meringolo, Bertoletti, Chiodini, 2009) offrono elementi per illustrare le attivit di tempo libero di molti giovani. Non emerge una quotidianit particolarmente stimolante: la maggior parte del tempo viene trascorsa da soli e in casa, ascoltando musica, guardando la televisione, navigando su internet, sebbene si dichiari che il divertimento potrebbe essere maggiore in altri contesti, caratterizzati da ricchezza di relazioni e attivit condivise. La capacit progettuale nel tempo libero non elevata: si parla spesso di uscite senza unidea precisa e di luoghi-contenitori come il bar. E decisamente minoritaria, infatti, la scelta di luoghi in cui si svolgono attivit maggiormente strutturate o la frequenza ad associazioni e a organizzazioni di volontariato. Anche linteresse per la musica, che appare elevato, non si concretizza in attivit che vedono i giovani come promotori e protagonisti. In questo quadro assume importanza il consumo di sostanze, sia legali come lalcool (che presenta indici elevati di consumo e anche di abuso) sia illegali. Non solo, ma pi alto il rischio sperimentato, meno le motivazioni che i partecipanti attribuiscono alluso di sostanze si riferiscono a problemi personali, mentre si parla pi di frequente

di comportamenti di tipo esplorativo, in cui emblematico in questo senso il rimando fatto da molti intervistati alla curiosit di provare. Contrariamente a quanto avveniva nei decenni passati, su questo terreno le differenze di genere vanno appiattendosi, anche se le ragazze si collocano ancora in modalit duso circoscritte al ne settimana o a momenti particolari dellanno, con meno presenza nel gruppo dei consumatori abituali e quotidiani. Da questa e da altre indagini recenti emergono tipi diversi di comportamenti potenzialmente dannosi, come la guida pericolosa, il gioco dazzardo e pi in generale una diffusa sottostima delle conseguenze delle proprie azioni. A fronte di tutto ci non appare molto elevato linteresse e la conoscenza degli interventi di prevenzione, soprattutto da parte di coloro che presentano un maggiore livello di rischio sperimentato. I dati quantitativi su questi temi illustrano per solo in parte le sfaccettature del problema: nella ricerca citata stata lanalisi qualitativa del materiale emerso nei focus group, condotti con gruppi giovanili di varia estrazione, che ha offerto la maggior ricchezza di motivi di riessione, dimostrando ad esempio come molti giovani non siano orientati solo dal mettersi alla prova per confermare una immagine di s, ma siano anche potenzialmente disponibili a sperimentarsi nel costruire qualcosa e nella gestione dei loro momenti di vita. E unaspirazione che potrebbe diventare centrale non solo come momento di crescita ma come modo salutogeno di prendersi cura di s e del gruppo. 3. Lintervento: ricerca azione e peer education, ovvero lintervento sugli stili di vita I dati che abbiamo illustrato offrono elementi per delineare gli scenari in cui si svolgono le attivit di tempo libero per molti giovani. Appare importante progettare interventi basati in primo luogo sulla conoscenza delle diverse culture giovanili, sulla diffusione di informazioni preventive in tutti i contesti di vita, e soprattutto sul coinvolgimento diretto dei giovani in modo da promuovere il loro protagonismo nelluso del tempo libero e nella promozione della salute. Un approccio che si rivelato di interesse e di efcacia quello di di-

minuire i problemi lavorando sulle risorse (Chiodini, Meringolo, 2009), usando una logica resource oriented che rende centrali le competenze dei giovani, spostando il focus dellattenzione dal problema (sostanze, comportamenti problematici, condotte a rischio) ai saperi e alle possibilit che i singoli e i gruppi possiedono di operare un cambiamento. Introducendo una visione sistemica del contesto, in cui la logica sia circolare e non lineare, non basata cio su una rigida punteggiatura di causa e effetto, in cui tutti gli attori sociali abbiano dignit di parola, si pu dare inizio a un circolo virtuoso in cui le risorse vengono potenziate agendo in direzione del cambiamento voluto. Pur non potendo immediatamente eliminare i comportamenti a rischio se ne diminuisce tuttavia la portata, potenziando i comportamenti positivi e propositivi. In questottica qualsiasi ricerca diventa anche una ricerca azione, nalizzata non solo alla conoscenza ma soprattutto, al cambiamento, in cui i partecipanti non sono solo i soggetti indagati ma i promotori delle azioni positive intraprese con loro. Il ripensamento delle politiche tradizionali di prevenzione iniziato proprio con levidenziarsi dellinefcacia dei messaggi e degli interventi fondati ed espressi secondo codici, linguaggi e tipologie comunicative proprie del mondo adulto (servizi, esperti del settore), assolutamente diverse da quelle dei gruppi giovanili a cui i messaggi e interventi erano diretti (Meringolo, Chiodini, 2005). In tal senso la peer education ha rappresentato unimportante svolta metodologica e culturale poich, attingendo forza dal gruppo dei pari, pu consentire ai giovani di divenire protagonisti ed agenti attivi del processo di prevenzione, piuttosto che semplici destinatari di messaggi ed informazioni. Facendo leva e ottimizzando i processi naturali che si sviluppano allinterno del gruppo, la peer education utilizza una sorta di processo a cascata per cui linformazione e il messaggio pu diffondersi in maniera capillare, per divenire conoscenza condivisa e fatta propria dallintero gruppo. Lintervento colloca i pari in un ruolo di protagonisti ed agenti attivi del cambiamento piuttosto che semplici destinatari

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di messaggi e informazioni. Proposte di buone prassi: come predisporre azioni per addicts normali? Reti e territorio per il lavoro di prevenzione Si usa dire la rete ammala, la rete cura (Croce, Merlo, 1991), per indicare che il complesso intreccio delle relazioni interpersonali pu essere lantecedente di condizioni di disagio, ma pu essere anche lo strumento prioritario per la soluzione del problema e linclusione dellindividuo in difcolt (Amerio, Croce, 2000). A lungo si discusso sulle caratteristiche del supporto offerto dalla rete e sulle sue funzioni: se esista cio un suo effetto diretto sul benessere e la possibilit di rispondere positivamente a situazioni stressanti, o se non si debba piuttosto parlare di effetto tampone, di moderazione cio degli effetti provocati dagli eventi stressogeni. Sebbene non siano stati trovati risultati univoci, indubbia limportanza che il sostegno assume nella vita degli individui e dei gruppi, sia da parte della cerchia intima sia da parte di soggetti che nella rete svolgono uno specico ruolo relazionale e professionale nei confronti dei destinatari del sostegno, come insegnanti o operatori dei servizi (Orford, 2008). Da un punto di vista psicologico stato Speck (1973) che ha analizzato in profondit questo tema, dandogli al concetto di rete uno spessore in ambito psicosociale e clinico. Egli ha svolto, in collaborazione con Atteneave, un lavoro con i nativi americani, che risultavano non utilizzare i servizi di salute mentale presenti sul territorio. Il loro intervento, caratterizzato dal signicato attribuito alle relazioni di rete, si svolgeva attraverso una sequenza di fasi di questo tipo: il gruppo come agente del proprio cambiamento; lattenzione rivolta ai processi di gruppo piuttosto che ai contenuti; il ruolo dello psicologo e dellquipe come tecnici partecipanti. Nel loro lavoro, quindi, erano il paziente e la comunit di appartenenza a diventare protagonisti, e lintervento veniva forgiato a partire dai loro bisogni e dalla loro realt. Nelle analisi delle reti, si parla di densit per indicare la dispersione 4.

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nello spazio delle persone che un individuo indica come vicine a s. A questo proposito alcuni autori, come Wellman (1979), hanno parlato di legami poco solidaristici e poco localizzati per indicare il fenomeno di scarsa vicinanza spaziale tra lindividuo e il proprio gruppo di riferimento. Si tratta di una eventualit abbastanza comune anche oggi, data la virtualit di tante comunicazioni, che pu portare alla rarefazione del supporto e in denitiva ad un maggior rischio di esclusione e di solitudine rispetto ai rapporti sici, concreti, giocati in uno spazio reale. Con range si denisce lampiezza numerica dellinsieme dei soggetti che un individuo pu raggiungere con la sua rete, sia direttamente sia attraverso altri contatti: una persona che frequenta individui di estrazione e di et diverse disporr quindi di un range pi ampio di chi frequenta magari lo stesso numero di persone, ma pi omogenee socialmente. Oggi i range tendono ad essere molto vasti, mentre poco frequente il caso di una persona che faccia riferimento ad un insieme di altri signicativi stabile nelle caratteristiche individuali e nello spazio. Allinterno di una rete si indica con cluster un gruppo particolarmente denso e ricco di reciproche connessioni. Ogni individuo pu frequentare pi cluster, che possono anche rimanere separati gli uni dagli altri, senza reali intersezioni che consentano il diffondersi delle esperienze. Non ci si riferisce soltanto alle chiusure tra gruppi culturali o etnici diversi: anche le generazioni possono elevare steccati (i giovani, gli adulti, gli anziani...), e anche i servizi possono presentare zone scarsamente permeabili per le stesse persone a cui sono diretti. I diversi cluster per possono avere elementi di contatto, persone cio che possono fare da ponte tra mondi diversi. Granovetter (1973) ha parlato di legami forti e legami deboli nelle relazioni interpersonali. Dalla sua analisi dei processi di diffusione (di informazione, di conoscenze, ma anche di atteggiamenti e opinioni) nei gruppi e nelle comunit territoriali, emerge chiaramente come la forza dei legami renda integrata e coesa la rete, ma anche come spesso conduca ad una progressiva frammentazione e chiusura. I legami deboli, al contrario,

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possono garantire, per la loro possibilit di fare da ponte tra gruppi diversi, lapertura delle relazioni e possono perci rivelarsi indispensabili per il cambiamento e per una maggiore integrazione nella comunit locale. Nel caso di interventi di inclusione sociale rappresentano quindi quelle relazioni che rendono possibile lappartenenza alla comunit territoriale anche di individui trasgressivi senza creare n assimilazione forzata n ghetti contrapposti. E proprio su relazioni di questo tipo che si basano per esempio gli interventi di strada, volti a raggiungere anche lutenza sommersa che non dichiara il problema, e gli interventi di peer education che possono mediare la comunicazione e il passaggio di conoscenze tra il gruppo di professionisti e il target di utenti. Il fattore indubbiamente nuovo con cui hanno a che fare oggi le gure di aiuto (psicologi, operatori, educatori, volontari) quello di trovarsi di fronte ad un apparente ossimoro: giovani (e non solo) che si congurano come addicts normali. Addicts, perch comportamenti come il consumo di alcol, o il gioco dazzardo o la dipendenza da internet assumono rilevanza problematica e causano disagi forse non inferiori alla tradizionale dipendenza da eroina degli anni 80-90. Normali perch non condividono con le dipendenze passate le caratteristiche di subcultura, separazione dal contesto, illegalit e talvolta neppure di stigmatizzazione. Se per le tradizionali dipendenze lutilizzo di specici luoghi (le comunit, i servizi a bassa soglia...) o del sistema della salute pubblica (in primo luogo strutture come i Sert) hanno avuto un importante ruolo nella prevenzione, nel trattamento e laddove la comunit locale si dimostrata sensibile nel reinserimento, quali interventi potranno essere utili oggi per persone e gruppi che non chiedono aiuto, o che neppure percepiscono il bisogno di aiuto? Il dibattito in sede teorica e di intervento aperto. Le buone prassi tuttavia stanno producendo molti contributi interessanti, sebbene poco conosciuti e diffusi solo attraverso la letteratura grigia, gli inediti risultati di progetti ed interventi locali. Lo spostare il tema dalla dipendenza alla promozione della salute per tutti i cittadini, in particolare i cittadini giovani, il ridenire il focus sul

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protagonismo e sulla valorizzazione delle competenze di gruppo, e inne il lavoro di rete come elemento strutturale e non episodico (tra professionisti diversi, tra istituzioni, tra agenzie di socializzazione territoriali) si stanno dimostrando come punti di forza degli interventi sul benessere, ricchi di capacit euristiche e trasformative considerevoli, che probabilmente saranno apprezzate maggiormente in futuro. A condizione che il contesto sociale sappia riconoscerne la portata e garantirne lo sviluppo.

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Bibliografia
AMERIO PIERO, CROCE MAURO 2000 Le reti sociali, in P. Amerio, Psicologia di comunit, Bologna, Il Mulino, pp. 331-364 CHIODINI MOIRA, MERINGOLO PATRIZIA 2009 Gli eventi di loisir: un approccio sistemico strategico, in Meringolo, P., Bertoletti, S., Chiodini, M. (a cura di) 2009, Giovani, creativit, citt, Milano, Unicopli, pp. 121-142 CROCE MAURO, MERLO ROBERTO 1991 Reti che ammalano reti che curano, in Dei delitti e delle pene, n. 3. Torino, Ega GRANOVETTER MARK 1973 The Strenght of Weak Ties, in American Journal of Sociology, n. 78 (trad. it. La forza dei legami deboli, Napoli, Liguori, 1998) MERINGOLO PATRIZIA, BERTOLETTI STEFANO, CHIODINI MOIRA (a cura di) 2009 Giovani, creativit, citt, Milano, Unicopli MERINGOLO PATRIZIA, CHIODINI MOIRA 2005 Giovani protagonisti degli eventi del tempo libero. Esperienze di peer education, in Il Seme e lAlbero, n. 1, pp. 21-27 ORFORD JIM 2008 Community psychology: challenges, controversies and emerging consensus, Chichester West Sussex, John Wiley and Sons SPECK ROSS V., ATTNEAVE CAROLYN 1973 Family Networks, Pantheon Books, New York (trad. it. La terapia di Rete, Roma, Astrolabio, 1976)

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WELLMAN BARRY (1979 The Community Question, in American Journal of Sociology, n. 84, pp. 1201-1231

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Introduzione
Valentina Albertini, Francesca Gori Perch scrivere un volume dedicato al tema delle nuove dipendenze? Che se ne fa il volontariato di un libro su questo tema? Queste sono due fra le domande che ci siamo poste quando abbiamo cominciato a lavorare al Quaderno che state sfogliando. La Regione Toscana aveva nanziato sul bando Contributi regionali per la promozione della cultura della legalit democratica (L.R. 11/99) Anno 2009 il progetto Scommetti che timpegni? sul tema delle nuove dipendenze svolto da una rete di associazioni e scuole dellarea orentina sud-est. Avendo una di noi partecipato direttamente alla progettazione e allesecuzione del progetto ed essendoci interessate alle nuove dipendenze perch, come psicologhe, ci siamo trovate a volte di fronte a queste problematiche, avevamo a disposizione dati, ricerche, esperienze su un tema innovativo e emergente in ambito sociale e sanitario. Per ci siamo chieste - perch veicolarlo fra le associazioni e i volontari? La risposta stata semplice e immediata: perch spesso sono proprio le associazioni e i volontari ad occuparsi di dipendenze e delle persone che ne soffrono, con attivit preventive ed educative nelle scuole e nelle comunit, ma anche nei servizi offrendo un supporto prezioso a medici, infermieri, psicologi, operatori, familiari. Ed cos che nata lidea di un Quaderno composito, che si preoccupasse di fotografare il problema a livello locale, regionale e nazionale e fornisse anche spunti pratici e operativi per progettare interventi di prevenzione e presa in carico. Per prima cosa abbiamo pensato di inserire una riessione teorica sulle denizioni e ricerche attuali nellambito delle nuove dipendenze, con la speranza di orientare i volontari e gli operatori e condividere una prima piattaforma teorica. Successivamente, presentiamo una ricerca su nuove dipendenze e stili di vita, svolta allinterno del progetto Scommetti che timpegni? che ha coinvolto 12 insegnanti e 511 studenti di alcune scuole dellarea orentina sud-est. Ci sembrato opportuno dedicare uno spazio dove riettere su di un

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possibile strumento di sostegno sulle vecchie e nuove dipendenze: lauto aiuto. Nelluomo vi unintrinseca necessit di supporto nelle difcolt della vita quotidiana: proprio in questottica si situa lauto aiuto che pone laccento sullimportanza della responsabilit individuale rispetto al proprio cambiamento. Oggi in Italia assistiamo ad una crescita esponenziale di questo strumento, soprattutto quando si parla di dipendenze, poich ci si rende sempre pi conto che, accanto ai modelli di cura tradizionali, la possibilit di confrontarsi e sostenersi nel difcile percorso di presa di consapevolezza di s rispetto alla propria dipendenza, risulta di fondamentale importanza. Lintegrazione dei servizi socio-assistenziali con gli altri servizi operanti nellarea sociale una condizione essenziale per la realizzazione di una rete di opportunit per chi si trova in situazioni di bisogno e svantaggio personale. Ci nonostante queste forme di collaborazione risultano ancora poco strutturate e formalizzate. Proprio per questo ci sembrato interessante stimolare la riessione partendo dallassociazione Auto mutuo aiuto di Trento che negli anni ha cercato di formalizzare un protocollo dintesa con i servizi territoriali proprio nellambito delle dipendenze. Un modello di intervento ed una prospettiva di azione estremamente interessanti che rappresentano un importante esempio di buone prassi, perch il mondo dellaiuto formale e quello spontaneo si intrecciano in unottica di complementariet tra le diverse modalit di intervento. La riessione teorica condotta sullauto aiuto non ci deve per far dimenticare che i gruppi sono formati da persone che si prendono un impegno personale rispetto al proprio stato di salute e quindi nei confronti del proprio disagio. Partendo da ci, abbiamo pensato di concludere questa parte del libro con la testimonianza di un partecipante ai gruppi dei giocatori dazzardo (Ga-Giocatori Anonimi). La sua storia, narrata con semplicit, porta inevitabilmente a riettere su cosa signichi partecipare ad un gruppo di auto aiuto e su quanto laspetto della condivisione e del sostegno siano un ingrediente importante per lesperienza di gruppo.

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Nel sesto capitolo abbiamo voluto presentare, attraverso la voce diretta dei tutor e degli educatori, alcuni laboratori di peer education che sono stati organizzati allinterno del progetto Scommetti che timpegni con lo scopo di veicolare messaggi di prevenzione fra gli adolescenti coinvolti. In generale, la riessione che percorre tutto il Quaderno riguarda il tema vecchio-nuovo: quanto queste dipendenze sono realmente diverse da quelle che in passato tutti gli operatori si sono trovati ad affrontare quando si parlava di dipendenze da sostanze? Parlare di nuove pu essere fuorviante, pu far pensare che non ci siano strumenti capaci di fronteggiare il fenomeno, che dobbiamo iniziare tutto daccapo. Abbiamo quindi lavorato a questo volume pensando non soltanto alle differenze tra vecchie e nuove dipendenze ma anche e soprattutto alle somiglianze, perch gli strumenti dintervento che conosciamo possano essere adattati.

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Capitolo 1 Fra vecchie e nuove dipendenze: definizioni teoriche e ambiti della ricerca
di Elisa Ferrini, Lisa Rontini 1. Una breve introduzione Nel nostro quotidiano, siamo abituati a parlare di dipendenze riferendosi alle sostanze illegali. Negli ultimi anni invece si osserva un ampliamento del campo di utilizzo del termine dipendenza in riferimento a comportamenti, abitudini, situazioni legali delle quali non possiamo fare e meno e che non hanno alcuna connessione con lassunzione di sostanze. Si tratta di una dipendenza di tipo psicologico, che si ritiene essere pi sfuggente rispetto alla dipendenza sica, in quanto fa riferimento a meccanismi difcilmente evidenziabili, per cui il desiderio irrefrenabile di assumere una sostanza, come anche di trovarsi in una determinata situazione, di consumare qualcosa di non poter fare a meno di qualcuno, non in relazione con le caratteristiche della sostanza stessa e con le conseguenze biochimiche dellassunzione (Coletti 2004). Gi nel 1969 un comitato di esperti dellOms (Organizzazione Mondiale della Sanit) propone la seguente nozione di dipendenza:
stato psichico, e alcune volte anche sico, che risulti dallinterazione tra un organismo vivente e un farmaco e che si caratterizza con delle modicazioni del comportamento e con altre reazioni le quali contemplano sempre una pulsione a prendere una sostanza in modo continuo o periodico, al ne di ritrovare i suoi effetti psichici e a volte per evitare il malessere della privazione. Questo stato pu accompagnare o no una tolleranza. Lo stesso individuo pu essere dipendente da pi sostanze (Margaron, 2000).

Secondo questa denizione il processo della dipendenza un prodotto dellinterazione fra persona, sostanza e contesto: si aprono le porte ad un tentativo di spiegare la dipendenza come conseguenza di un processo estremamente complesso nel quale intervengono

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pi fattori. I primi presupposti sistemici (ai quali facciamo riferimento) propongono una visione dellindividuo come un essere sociale il cui comportamento comprensibile alla luce delle relazioni allinterno delle quali inserito; in questa denizione viene sottolineato laspetto comunicazionale di ogni evento e azione, compreso il comportamento sintomatico. Rigliano formula una denizione della dipendenza molto densa di signicato: la dipendenza ci che risulta dallincrocio tra il potere che la sostanza ha e il potere che quella persona disposta ad attribuire alla sostanza (Rigliano, 1998). Nonostante questo, esiste ancora un forte dibattito tra i sostenitori dellorigine organica delle dipendenze, sia psicologiche che non, e coloro che invece leggono il coinvolgimento organico come conseguenza del consumo e abuso che proviene piuttosto da fattori psicologici e sociali. Alcuni neuropsichiatri (Inversen, 1999) si concentrano sul ruolo della dopamina (un neurotrasmettitore prodotto dal cervello) nello scatenare bisogni di assunzione di sostanze; altri ricercatori suggeriscono come alcuni individui posseggano una specica condizione cerebrale che li rende vulnerabili alla dipendenza. In particolare sembra oramai accertato (Coletti, 2004) che nellapparato cerebrale si possano identicare strutture neuronali deputate alla ricompensa ed alla punizione e che le modalit per ricercare la ricompensa ed il piacere possano essere considerate alla base di quei meccanismi per cui un essere umano cerca proprio quella sostanza, quegli effetti. Queste strutture neuronali sono considerate in relazione con lambiente sociale, che ne plasma i limiti e le caratteristiche. Gli approcci organici per non sono pi utilizzabili qualora si prenda in considerazione il ricorso ripetuto, angoscioso e totalizzante che alcuni individui hanno verso situazioni, piuttosto che sostanze. Sempre Coletti sostiene che leliminazione dallorizzonte degli studi delle sostanze e dei loro effetti ricercati, rende non plausibili (o, almeno non del tutto utilizzabili) tutti gli apporti delle scienze neurobiologiche (Coletti, 2004). Lautore ritiene inoltre che un passo in avanti sia stato fatto col mag-

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gior utilizzo del termine anglosassone addiction piuttosto di dipendenza, in quanto il primo fa riferimento ad una condizione generale in cui una dipendenza essenzialmente psicologica spinge il soggetto alla ricerca di un consumo, di un abuso, di unemozione in mancanza dei quali la vita stessa appare deprivata. Il termine dipendenza invece pu non essere del tutto esaustivo, soprattutto perch rischia di essere confuso con la dipendenza sica e chimica, cio la condizione per cui lorganismo necessita di una determinata sostanza per funzionare. Parlando di addiction ci si sposta su un piano pi virtuale, che prescinde da una vera e propria sostanza, ma si lega invece a un comportamento, entrando cos a pieno titolo nel vasto campo delle nuove dipendenze. Secondo Croce (2001) stato nora eccessivo linteresse per i modelli medici o biologici di spiegazione del fenomeno del gioco dazzardo patologico, anche perch questi non hanno offerto alcuna conclusione condivisa n alcuna evidenza scientica delle ipotesi eziopatogenetiche. Secondo il punto di vista sistemico i comportamenti di addiction sembrano rispondere a meccanismi relazionali: le abitudini a comportamenti rischiosi si inseriscono perfettamente nei confronti delle esigenze non solo di un individuo e delle sue spinte interne, ma anche riguardo al bisogno di introdurre nel funzionamento di un sistema determinati elementi che sono legati a doppio lo alla organizzazione del sistema stesso in tutta la sua autoreferenzialit. In questa veste, ad esempio, la dipendenza da internet, che per sua natura attrae molto le persone giovani, potrebbe far pensare ad una risposta legata a problemi inerenti alla fase del giovane adulto che nello spazio virtuale trova una risposta distorta a problemi tipici di questo momento del ciclo vitale. 2. La dipendenza: chi riguarda e perch La dipendenza, per essere tale, deve essere capace di soddisfare tre bisogni fondamentali (Cancrini, 2004): il primo quello che si gioca sul piano del piacere o sulla caduta di una tensione; il secondo si basa sul contrasto al disegno consapevole di una persona e dellambiente che lo circonda che magari lo vorrebbe, a parole, capace di lavorare,

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amare, divertirsi, ed invece nei fatti il soggetto si trova impossibilitato a causa della dipendenza; il terzo bisogno quello relativo al piano della trasgressione, dellessere e del presentarsi diverso, fuori dalle regole che scadenzano la quotidianit vissuta come inaccettabile. Se soddisfa tutte queste esigenze, loggetto delle brame, che si tratti di una sostanza, come di un comportamento e/o unabitudine, diventa il protagonista assoluto della vita, intorno al quale la persona si concentra o su cui sente di poter riettere tutti i suoi desideri e tutti i suoi bisogni. Sono per tutte situazioni caratterizzate da uno squilibrio personale reso stabile e drammatico a seguito dellincontro con la sostanza o labitudine da cui la persona diventer dipendente, incontro regolarmente preceduto da un insieme evidente di esperienze di difcolt e disagio. Una ricerca esemplare, in proposito, quella di Shelder e Block (1990). La visione da cui i ricercatori muovono la considerazione di Newcomb e Bentler secondo la quale un tratto tipico delladolescenza la ricerca o lasserzione dellindipendenza, di unidentit, di un funzionamento autonomi. Ci comprende la sperimentazione di molti comportamenti, atteggiamenti e attivit, prima di scegliere una direzione ed uno stile proprio: questo processo di sperimentazione comportamentale pu includere luso di stupefacenti. Luso occasionale di stupefacenti leciti o illeciti pu essere considerato un comportamento normale in termini di incidenza, e da un punto di vista evolutivo, tra i giovani di et inferiore ai 20 anni. Se si ammette che la sperimentazione possa rappresentare un comportamento normale durante ladolescenza, poich gli individui cercano il senso del s e delle loro possibilit, sbagliato considerare patologici questi adolescenti, situandoli tra i tossicomani e i nontossicomani in un continuum di adattamento psicosociale. Al ne di valutare questeventualit i due ricercatori hanno lavorato su un campione di 150 bambini di 3 anni seguiti no al compimento del diciottesimo anno di vita. Gli autori hanno studiato con strumenti specici, e somministrazioni ripetute ogni due anni, linsieme dei dati relativi allintegrit famigliare e sociale, considerati come indici signi-

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cativi della salute psichica dei bambini. Un secondo gruppo di ricercatori, esperti in problemi di droga, ha esaminato gli stessi ragazzi a 18 anni senza conoscere le osservazioni fatte no a quel momento. Considerando il tipo di rapporto che essi avevano avuto o avevano attualmente con le droghe illegali, questo secondo gruppo di ricercatori ha suddiviso il campione in 3 categorie: i consumatori problematici di droga, che avevano conosciuto le droghe e ne avevano subito il fascino dimostrando un signicativo coinvolgimento emozionale; gli sperimentatori, che avevano provato episodicamente le sostanze ma non dimostravano alcun tipo di interesse per lesperienza fatta; i nonconsumatori o astemi, che avevano riutato in toto le sostanza proibite. Incrociando questi dati con quelli raccolti dal primo gruppo di ricercatori, emerse quanto segue: i ragazzi che avevano problemi con la droga 18 anni erano gli stessi che avevano presentato evidenti problemi di integrazione, famigliare o scolastica, in anni precedenti al loro incontro con gli stupefacenti; dai protocolli di ricerca il gruppo degli sperimentatori emergeva a 18 anni come il pi sano; i non consumatori venivano classicati in un livello intermedio, ossia essere astemi voleva dire, per i ricercatori, essere un po meno sani di altri e aver giustamente paura della propria fragilit. Dato che gli sperimentatori e i consumatori abituali sono molto diversi fra loro a livello psicologico, molto diverso sar anche il signicato delluso di sostanze fra i due gruppi. Nel caso degli sperimentatori luso di droghe sembra riettere una ricerca adeguata allet che hanno e comprensibile dal punto di vista evolutivo. Nel caso invece dei consumatori abituali sembra essere lespressione di un disadattamento generale che precede ladolescenza e lincontro con la droga. Certamente luso di stupefacenti esaspera questa sindrome gi latente, ma naturalmente la logica della ricerca longitudinale (che quella di valutare un fenomeno seguendo uno stesso campione di soggetti lungo un arco temporale di diversi anni) impedisce di considerare il

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consumo di stupefacenti come la causa della sindrome individuale. Il fatto di ammettere i precedenti evolutivi del consumo e del non consumo di droga, dando per assodato che per esempio linuenza del gruppo dei pari non sufciente a generare tale sindrome, ha delle implicazioni fondamentali a livello di politica sociale ed una riessione estendibile a tutti i tipi di dipendenze, vecchie e nuove. C una generale tendenza infatti nel considerare patologica la sperimentazione, terrorizzando gli adulti signicativi quali genitori e insegnanti; insieme ad una pericolosa banalizzazione dei fattori latenti, negando implicitamente la loro rilevanza e le loro proporzioni. Fino a quando il problema delle sostanze sar considerato come una mancanza di educazione, non sar valutata limportanza della sindrome psicologica. Quindi lapproccio del tipo basta dire no si concentra su un problema che da un punto di vista evolutivo non poi cos allarmante (ossia la sperimentazione adolescenziale), trascurando invece il problema principale (ossia la sindrome psicologica latente). Forse le risorse sociali in ambito di prevenzione alle dipendenze potrebbero essere impegnate in modo efcace, ad esempio incoraggiando la sensibilit e lempatia dei genitori, rafforzando lautostima del bambino, incoraggiando lo sviluppo di rapporti interpersonali. 3. La dipendenza: meccanismi psicologici Cancrini (2004) spiega come il signicato psicopatologico dei comportamenti legati alla dipendenza sia divenuto pi chiaro negli ultimi anni con il parallelo evolvere degli studi relativi al funzionamento borderline della mente umana. Funzionare a livello borderline signica essenzialmente dare giudizi estremi su noi stessi e sulla realt che ci circonda. La mente che funziona a questo livello fa difcolt a cogliere le gradazioni di positivit e negativit in una stessa persona o in uno stesso oggetto. Ma tale funzionamento anche uno dei modi in cui la mente umana pu operare, e pu addirittura fare parte dello sviluppo evolutivo: per il bambino che vive unangoscia di separazione, la madre presente la madre buona che lo rende felice, la madre assente la strega cattiva che lo rende pieno di rabbia. Solo verso i tre anni quando,

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secondo la teoria della mente, il bambino riesce a ricordare che la madre cera e riesce ad immaginare mentalmente che ci sar ancora, questa fase critica viene superata. Il superamento dellangoscia di separazione rappresenta lavvenuta integrazione tra limmagine della madre cattiva con quella buona. La tendenza a regredire verso forme di funzionamento borderline emerge anche in et adulta, quando si vivono situazioni di particolare tensione: nei passaggi evolutivi critici, nel lutto o nella perdita, negli entusiasmi basati sullidenticazione proiettiva con unidea o con una persona, nellinnamoramento. Per alcune persone per molto pi facile scivolare in questo tipo di funzionamento rispetto ad altre. Se si guarda bene si vede che il processo di maturazione caratteristico delle persone pi sane si realizza solo se il bambino cresce in un ambiente favorevole e non va incontro ad incidenti gravi. In questi casi la capacit di integrare le rappresentazioni buone e cattive di s e dellaltro non si sviluppa compiutamente. Chi ha sofferto da piccolo ha difcolt sue proprie a stabilire rapporti equilibrati e costruttivi anche quando cresce. La realt con cui ci si confronta quella di bambini che hanno avuto problemi nei loro secondi 18 mesi di vita, che vanno incontro a una serie di esperienze poco fortunate nelladolescenza e che diventano protagonisti, da grandi, di storie caratterizzate da una sostanziale inadeguatezza nelle relazioni interpersonali pi importanti. La struttura di personalit che emerge analizzando le loro storie caratterizzata proprio dalla particolare facilit con cui la persona regredisce a livelli di funzionamento borderline. Nelle persone che rischiano di diventare dipendenti la soglia di attivazione del funzionamento psichico bassa e si abbassa ulteriormente con lacuirsi della condizione di dipendenza. Si innalza invece nel corso di un processo psicoterapeutico riuscito. Dato che le situazioni che stanno fra la nevrosi e la psicosi sono molto numerose e portatrici della propria specicit, secondo Cancrini ci che conta, nella diagnosi e nella terapia di una persona dipendente soprattutto il suo particolare e specico disturbo di personalit:

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chi si occupa di dipendenza, infatti, deve sempre sapere che la sostanza o labitudine da cui una persona dipende costituiscono laspetto meno specico del suo intervento terapeutico; la parte pi specica e personale inizia dopo, quando ci si confronta, tentando di offrire delle alternative vincenti, con i bisogni particolari del soggetto: bisogni coperti o compensati, nora, proprio dalla sua condizione di dipendenza (Cancrini, 2004).

4.

La classificazione delle dipendenze secondo il modello di Luigi Cancrini Vogliamo adesso citare una delle classicazioni delle dipendenze a nostro parere pi importanti in ambito clinico. Tale classicazione stata creata sulla base delle dipendenze da sostanze, ma rappresenta una mappa concettuale utilizzabile anche nei confronti di situazioni con dipendenze comportamentali o nuove dipendenze:questo possibile perch, nonostante ogni storia sia un caso unico e abbia degli aspetti di singolarit dei quali bisogna tener conto in fase di presa in carico o cura, il meccanismo psicologico generale che porta una persona ad avere un problema di dipendenza lo stesso e non si rilevano sostanziali differenze sia che si tratti di una dipendenza da sostanza sia che si tratti di una dipendenza senza sostanza. Secondo Cancrini e La Rosa (2001) le tossicodipendenze sono una forma di presentazione dei problemi di svincolo e delle difcolt di individuazione degli adolescenti. I criteri che gli autori utilizzano per la creazione della loro classicazione sono diversi: lorganizzazione e il modello comunicativo della famiglia del tossicodipendente; lorganizzazione psicologica che descrive i tratti del carattere e la personalit del tossicodipendente; le caratteristiche dei comportamenti di assunzione della sostanza elettiva; le modalit di rapporto che il tossicodipendente e/o i suoi familiari tendono a stabilire con gli operatori e/o con i servizi che si occupano di loro; le forme e il decorso di intervento terapeutico. Principali categorie di tossicomani: A. Tossicomanie traumatiche B. Tossicomanie di area nevrotica C. Tossicomanie di transizione D. Tossicomanie sociopatiche

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4.1 Tossicomanie traumatiche o A La situazione famigliare in cui questa forma di tossicomania si presenta ha caratteristiche piuttosto diversicate: si tratta, in alcuni casi, di un glio/a ritenuto esemplare, ma abituato a tenere per s i propri problemi, che crolla, diventando tossicodipendente, di fronte allesperienza di un grave trauma. Nella maggior parte dei casi si tratta di adolescenti che hanno da poco denito la loro identit, o di giovani adulti non impegnati sentimentalmente o solo di recente impegnati in una relazione di coppia, la cui nuova rete di relazioni inadeguata al momento del bisogno creato dal dolore e dal lutto. Il lutto in genere legato alla perdita di una persona cara, ma pu anche riferirsi alla perdita della fede in unidea o in una persona. La sostanza serve per attenuare una sofferenza o uno stato di tensione molto forte e, allo stesso tempo mettere in secondo piano le problematiche irrisolte precedenti allevento luttuoso, con lo scopo non dichiarato e talvolta non cosciente di mantenere il quadro relazionale dominante in quel gruppo familiare. Lo sviluppo della tossicodipendenza avviene in breve tempo perch repentino il cambiamento di stile di vita dove la sostanza diventa di colpo il centro di tutto proteggendo lindividuo da una situazione di panico e di sofferenza molto violenta. Il comportamento di questo tipo di tossici pu essere, nei casi pi gravi, teatrale e autodistruttivo: il tentativo non quello di ricevere piacere, ma di stordirsi. Dal punto di vista terapeutico, le tossicomanie di tipo A rispondono alla terapia; il recupero pu essere totale se la droga non ha causato danni sici persistenti; il lavoro da svolgere centrato sulla tematizzazione e la verbalizzazione del lutto ed indicato un lavoro individuale. 4.2 Tossicomanie di area nevrotica o B Dal punto di vista sistemico la struttura familiare in cui si sviluppa questo tipo di tossicodipendenza prevede: a) il coinvolgimento forte di uno dei genitori (solitamente quello di sesso opposto) nella vita e nella tossicodipendenza; b) il ruolo periferico dellaltro genitore;

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c) levidenza di quella che viene denita triangolo perverso; ossia lalleanza non dichiarata tra un genitore e un glio contro laltro genitore. d) la debolezza dei conni tra i sottosistemi che deniscono la gerarchia familiare. Quello dei genitori un sottosistema che dovrebbe essere differenziato da quello del/i glio/i: in questo tipo di situazioni la posizione del piano della coppia e quello dei gli non sempre ben denita n armonica e si pu assistere ad una vera e propria inversione nelle funzioni di genitore e di glio. e) lo sviluppo di una polarit che denisce la gura del glio/a tossicomane come cattivo in rapporto ad un altro glio/a buono; f) un modello comunicativo caratterizzato dalla contraddittoriet dei messaggi, dalla rapidit e dalla violenza di sviluppo dei messaggi. Questo tipo di tossicomania caratterizzato dalla connotazione depressiva dellabitudine (assenza di elementi relativi al piacere) e dallatteggiamento dimostrativo con provocazioni spesso rivolte a coloro che vengono percepiti responsabili, molto spesso i genitori. Dal punto di vista terapeutico, il lavoro deve essere centrato sin dallinizio sul controllo dei comportamenti sintomatici attraverso la costituzione di un fronte unito da parte dei genitori; il tentativo di lavorare individualmente con queste persone abitualmente del tutto inutile. 4.3. Tossicomanie di transizione o C Il termine indica quei tossicomani la cui organizzazione difensiva prevede unampia utilizzazione di meccanismi nevrotici e psicotici. Dal punto di vista clinico la situazione presenta: 1) stati di esaltazione gioiosa (ipomaniacale o manifestatamene maniacale) caratteristici dei primi anni ed espressione di quella che stata chiamata luna di miele con la sostanza; 2) importanti e ripetuti stati depressivi, frequenti poi in fasi successive della tossicodipendenza; 3) difcolt del paziente, dei genitori e di chi osserva a collega-

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re levoluzione della tossicodipendenza con fatti specici della vita della persona; 4) rischio di suicidio, soprattutto quando il ricorso alla droga viene bruscamente interrotto; 5) tendenza al mantenimento nel tempo di una dipendenza marcata (affettiva, organizzativa, economica) dalla famiglia dorigine; 6) rischio di ricadute. Lo stile comunicativo in queste famiglie evidenzia interessanti analogie con le famiglie con problemi di svincolo (con questa espressione si fa riferimento alla difcolt, e talvolta impossibilit, di lasciare la famiglia dorigine per avviare la costruzione di un proprio nucleo familiare); in particolare si ritrova la difcolt estrema di non denire la relazione e luso di messaggi paradossali e incongrui, col risultato di una estrema difcolt comunicativa tale da rendere molto complesso capire il signicato reale di quello che viene detto, in un perenne stato di insoddisfazione circa la relazione; i membri mostrano infatti una diffusa tendenza a ignorare il signicato del messaggio degli altri. I genitori sono ambedue coinvolti nella tossicodipendenza o nella vita del glio/a. In questo tipo di famiglie, come in quelle con un paziente psicotico, esiste quello che Mara Selvini Palazzoli ha chiamato il membro prestigioso (i comportamenti del paziente hanno leffetto di inchiodare il fratello alla famiglia piuttosto di permettere lo svincolo). Per quanto riguarda il trattamento, questo tipo di tossicomania molto difcile da trattare. Trattandosi di problemi di svincolo lindicazione quella del lavoro con lintera famiglia. 4.4 Tossicomanie sociopatiche o D Le tossicomanie sociopatiche o D sono caratterizzate: a) dallevidenza di comportamenti antisociali prima dello sviluppo della tossicodipendenza e della presenza di condizioni di svantaggio sociale e culturale; b) dallatteggiamento di sda del tossicodipendente che si comporta con la freddezza e la provocazione di una persona incapace di amare e dalla sua percezione di un ambiente ostile

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intorno a s; c) dal distacco con cui parla della sua abitudine, dalla frequenza di politossicomanie e dalla sottovalutazione degli effetti della droga. Le storie di questi pazienti sono quelle delle famiglie multiproblematiche. Il disadattamento di questi giovani si evidenzia nelle difcolt scolastiche avute e poi nello scontro con le regole imposte dalla societ durante ladolescenza. I modelli comunicativi e lorganizzazione familiare di questo tipo di tossicodipendenti sono simili a quelli riscontrati nelle tossicomanie di tipo B. Nei casi pi seri corrispondono a quelli riscontrati nelle famiglie disimpegnate: i ruoli tra genitori e gli non sono ben deniti come neppure i conni tra i sottosistemi, col risultato che queste famiglie si presentano come un gruppo profondamente e drammaticamente disorganizzato i cui membri si muovono come se fossero isolati tra loro, senza alcuna reciproca e apparente interdipendenza. Il tossicomane di tipo D conduce una vita da marginale intraprendendo spesso una carriera deviante o, nei casi pi gravi, di unistituzionalizzazione cronica. A livello terapeutico laggancio e gli sviluppi positivi in una terapia convenzionale sono in questi casi rari e difcili. Tuttavia si potuto vedere che la combinazione di pi passaggi terapeutici pu produrre degli effetti positivi: si tratta di organizzare una catena terapeutica in cui pi imprese posano collaborare. Lintervento in comunit pu essere in questi casi particolarmente utile come punto di arrivo, colmando le gravi carenze a livello di rapporti sociali e familiari. 5. La famiglia del tossicodipendente Lorientamento sistemico propone limmagine di un individuo come un essere sociale il cui comportamento comprensibile alla luce del sistema di relazioni entro le quali inserito; viene data molta importanza allaspetto comunicativo di ogni evento o azione, compreso il manifestarsi di sintomi, i quali vengono interpretati come un segnale di disagio relazionale dellintera famiglia che sembra comunicare in questo modo lesistenza di un conitto tra continuit e cambiamento,

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tra legami di appartenenza e bisogni di individuazione dei suoi singoli componenti. La patologia, quindi anche la dipendenza, viene considerata come la risposta ad una fase critica nella vita della famiglia, in quel momento incapace di usare adeguatamente le proprie risorse. Limportanza che viene data alla famiglia non deve quindi essere letta come il tentativo di cercare un colpevole, quanto piuttosto come il desiderio di capire, dare un senso e possibilmente lavorare per unevoluzione felice rispetto a manifestazioni di profondo disagio, quali sono i problemi di dipendenza. Partendo da questi presupposti un gruppo di ricercatoriterapeuti ha svolto tra il 1991 e il 1992 unimportante ricerca qualitativa sulla famiglia del tossicodipendente (Cirillo et. Al., 1996). Lobiettivo era quello di identicare strutture e modelli organizzativi tipici delle famiglie di quei soggetti che sviluppano tossicodipendenza da eroina, cercando di stabilire delle connessioni eziopatogenetiche tra storia affettiva familiare e sintomatologia. Era infatti condiviso tra i ricercatori il presupposto che il particolare tipo di organizzazione familiare doveva aver ostacolato, senza consapevolezza o intenzione da parte di alcuno, i tentativi del glio di realizzare un autentico sviluppo adolescenziale. Labuso di droga appariva dunque rivelatore dellestrema difcolt che lintera famiglia aveva incontrato nellaffrontare i compiti caratteristici della fase delladolescenza. Di fronte allinformazione delladolescenza, la reazione di questi adulti risultava essere stata fortemente inadeguata, rigida e oppositiva. Essi rivelavano in questa fase di essere del tutto incapaci di assecondare con essibilit i tentativi di differenziazione del glio e di fornirli quella base sicura cui fare ritorno nei momenti di difcolt e da cui ripartire per nuove esplorazioni. Di fronte allinformazione poi delluso della droga da parte del glio, la maggior parte di questi genitori sembrava non aver visto, bloccando i canali comunicativi anzich attivarli, no a che lesplosione e levidenza del sintomo non li aveva costretti ad agire; altri avevano reagito appiccicando al glio un atteggiamento infantilizzante, oppure abbandonandolo e interrompendo il controllo su di lui in modo quasi punitivo. Altri ancora avevano esasperato i conitti interni della coppia invece di superarli

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per riconquistare un maggior equilibrio e controllo rispetto al glio. Le prime fasi della ricerca avevano consentito di mettere dei tasselli rispetto al loro futuro modello eziopatogenetico, ossia: 1) il futuro tossicodipendente non un cocco di mamma: al contrario il comportamento del tossicodipendente denuncia una precoce carenza di accudimento materno adeguato alle esigenze del bambino; 2) i genitori del tossicodipendente trasmettono intergenerazionalmente una cultura affettiva e relazionale acquisita nelle relazioni con i rispettivi genitori carica di vicissitudini carenzianti e traumatiche, ma impensabili come tali, non elaborate e inespresse, che di grave ostacolo ad una adeguata assunzione del ruolo parentale. Ogni genitore di tossicodipendente presenta infatti nei legami con la famiglia dorigine vicende traumatiche, spesso occultate, le cui ripercussioni emotive sono puntualmente minimizzate con leffetto di trasmettere la carenza alla generazione successiva; 3) i padri dei tossicodipendenti sono stati costretti a precoci adultizzazioni, in quanto il padre (nonno paterno del tossicodipendente) era assente o manifestatamene inadeguato. Tali situazioni carenzianti e la loro connessa minimizzazione contribuivano a spiegarci perch questi padri fossero impossibilitati a riconoscere e a testimoniare le deprivazioni rispetto alle reali esigenze del glio. Dallesame delle storie familiari emersero tipi differenti di ricorrenze che hanno permesso di individuare tre diversi sottogruppi di famiglie: Percorso 1: labbandono dissimulato il sottogruppo pi numeroso dellintero campione; rivela modalit di accudimento apparentemente ineccepibili sul piano formale, ma sottilmente inadeguate sul piano sostanziale. In questo gruppo lo sfondo trigenerazionale spesso caratterizzato da vicende traumatiche tanto evidenti quanto poco elaborate, soprattutto per quanto riguarda la linea paterna di discendenza.

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Percorso 2: labbandono misconosciuto I genitori sembrano perpetuare le esperienze insoddisfacenti vissute allinterno della famiglia dorigine attraverso la strumentalizzazione dei gli allinterno delle disfunzioni della coppia e attraverso loccultamento del disagio relazionale. Percorso 3: labbandono agito In queste famiglie prevale la trasmissione intergenerazionale dellabbandono oggettivo come cultura affettiva dominante nella struttura dei legami; si tratta in genere dei nuclei che si avvicinano alla denizione di famiglia multiproblematica. La caratteristica che meglio qualica la tossicodipendenza la componente di abbandono affettivo, in vario grado oggettivabile sperimentata dal soggetto allinterno del percorso relazionale familiare. Lesperienza abbandonica si struttura molto precocemente a partire dalla relazione di accudimento materno nellinfanzia, si perpetua nelle fasi evolutive successive del ciclo vitale familiare senza venir in qualche modo riconosciuta o riparata. Le funzioni genitoriali vengono bloccate dalla relazione disfunzionale con la famiglia allargata o dalla relazione di stallo allinterno della coppia coniugale. possibile intravedere uno scenario trigenerazionale che contribuisce a dare senso alla sintomatologia attuale. Quello che differenzia i tre percorsi tra loro la modalit con cui labbandono, la carenza, viene taciuta e/o occultata e quindi i meccanismi esistenti allinterno della famiglia che impediscono al glio di esserne consapevole e di elaborare la realt della sua condizione e delle risorse che i suoi legami possono offrire. Nel Percorso 1 si parla di abbandono dissimulato: la carenza di accudimento viene in queste famiglie non tanto negata, quanto minimizzata. La differenza tra dissimulazione e misconoscimento si apprezza nel lavoro terapeutico. Se si prova a ricostruire la vicenda del glio secondo una narrazione diversa da quella che si sono costruiti i genitori, allora i genitori del Percorso 1, a differenza di quelli del Percorso 2, appaiono disposti a comprendere. I meccanismi di deformazione della realt presenti nelle famiglie che

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appartengono al Percorso 2 hanno una portata decisamente pi incisiva rispetto alleffetto occultante delle esperienze di carenza che accomunano le vicende di tutti i membri del gruppo familiare. La reazione dei genitori a riettere sulla carenza vissuta dal glio in et infantile costituita da risposte di negazione cariche di ostilit. Rispetto al Percorso 3 possiamo dire che la considerazione che il sintomo si sviluppi con maggiore facilit in una condizione di disaccudimento del glio allinterno di una struttura familiare sicamente disgregata e deteriorata anche sul piano socioeconomico, nonostante sia palese e in parte anche vero, nello stesso tempo una spiegazione che la stessa famiglia utilizza per darsi una spiegazione di ci che gli accade con il rischio per di non accorgersi e quindi deformare e/o negare le problematiche affettive pi profondamente connesse con lo sviluppo sintomatico dei gli e dellintero nucleo familiare. Abbiamo n qui cercato di denire il concetto di dipendenza e di addiction, partendo dallanalizzare i meccanismi psicologici che ne stanno alla base ed evidenziando come le dipendenze siano state oggetto di innumerevoli studi e ricerche nel corso degli anni. Gli approcci sono cambiati nelle varie epoche storiche (Ogden, 1996), passando da visioni di tipo moralistico, tese ad individuare e spesso a demonizzare la pericolosit di una sostanza e/o le scelte dei consumatori, a studi di tipo medicobiologico, il cui intento quello di rintracciare la malattia dellindividuo che ne diventa preda, sino alle teorie dellapprendimento sociale le quali, pur senza disconfermare le possibili patologie psicologiche o psicosociali individuali, evidenziano in primo luogo come il comportamento di abuso di sostanze, come qualsiasi altro comportamento, venga appreso e sia possibile identicarne un percorso, sia nelle fasi di iniziazione alluso, che nella fase di dismissione (Scarscelli, 2003). Levoluzione degli studi portano allinserimento di questo tipo di comportamento nellinsieme delle caratteristiche che sottostanno agli stili di vita dei soggetti, sia nelle loro esperienze individuali che nella loro vita aggregata. Emerge inoltre sempre pi come le caratteristiche solitamente associate alluso problematico, allabuso ed alla vera e propria addiction si

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possano ritrovare anche in quei comportamenti che non sono conseguenti allutilizzo di una sostanza, legale o illegale, ma ad altri aspetti della vita quotidiana: il gioco, i rapporti interpersonali, i rapporti con il denaro e con i beni materiali e perno il lavoro (Lavanco e Croce, 2008). Entrano in gioco non solo le caratteristiche dellindividuo, delle sostanze e del contesto sociale, ma anche le interazioni, le pressioni ed i modelli sociali, nella consapevolezza di quanto siano importanti i giudizi, i valori, gli stili di vita della comunit e del gruppo di appartenenza nel determinare la scelta del comportamento da intraprendere. Accanto alle dipendenze da sostanze esiste cos la vasta e misconosciuta dimensione delle forme di dipendenza senza sostanza, dette anche new addictions. 6. Le nuove dipendenze o new addictions Per new addictions si intendono alcune nuove tipologie di dipendenze nelle quali non implicato il coinvolgimento di sostanze chimiche, ma loggetto della dipendenza un comportamento o unattivit lecita o socialmente accettata come lo shopping, il gioco dazzardo, lutilizzo di internet, il lavoro, il sesso, le relazioni sentimentali. Le nuove dipendenze, o dipendenze sociali (senza sostanza), si manifestano nellurgente necessit di dover praticare unattivit, di dover mettere in atto un comportamento per trovare immediata soddisfazione ad un bisogno. Per questo, anche se non vi assunzione di sostanze chimiche, il quadro fenomenologico molto simile e, anzi, sembra essere per certi versi ancora pi subdolo di quello delle dipendenze da sostanza. Se da una parte vengono messi in atto comportamenti che producono le stesse conseguenze delle cosiddette tossicodipendenze, ossia lescalation, la tolleranza e lastinenza (dimostrando come il meccanismo psicologico delle dipendenze sia sempre lo stesso), dallaltra le dipendenze senza sostanza hanno a che fare con comportamenti, abitudini, usi del tutto legittimi e socialmente incentivati, basti pensare al consumo e alluso di tecnologie informatiche o al fatto di fare shopping.

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Si parla infatti di dipendenze sociali, come sottolineano Lavanco e Croce (2008):


perch non si collocano nella dimensione della trasgressione, del vietato, del disapprovato, ma nascono e si costruiscono nella quotidianit perdendo quindi sia la dimensione del lecito e dellillecito e con essa pi facilmente anche quella del limite, tra ci che fa bene e ci che fa male.

Un altro aspetto rilevante che appare difcile trovare elementi visibili di emarginazione e di rischio sociale nelle persone coinvolte in questo tipo di problemi, quali segnali premonitori o indicatori di disagio, di sofferenza. La possibilit di dipendenza sembra cos una condizione di rischio sociale aperta ad ognuno di noi. Questo ci porta, quindi, a mettere in discussione anche molti degli elementi cardine legati alla prevenzione ed alla cura. infatti ancora possibile perseguire la logica dellevitamento e dellastinenza nel caso di questo tipo di dipendenze? Perch se certo che si possa vivere senza droghe, non certo pensabile che oggi si possa vivere senza comprare, senza internet e cos via. Basti pensare alluso massiccio della pubblicit nei mezzi di comunicazione che incentiva allacquisto, al gioco, al consumo, e alla grande utilit di internet. Le forme di dipendenza sociale si rivelano cos asociali nelle conseguenze e nei costi dovuti alla progressiva chiusura individuale, alla ripetizione coatta dei comportamenti di addiction, alle conseguenze sui piani familiare e lavorativo ed alla perdita di capitale sociale e di senso ed investimento nella comunit. Come evidenzia bene Steiner (1993) le dipendenze, comprese quelle sociali, diventano dei rifugi della mente, ovvero i luoghi mentali in cui ritirarsi quando si desidera sfuggire ad una realt insostenibile perch angosciosa (Lavanco e Croce, 2008). Le nuove dipendenze sembrano lespressione di una stagione culturale nella quale i fenomeni dellabuso e della dipendenza appaiono contrassegnati pi dal buon funzionamento performativo e dal bisogno di normalit che dallimmaginario della protesta, della marginalit o del disagio, legato alluso e/o abuso di sostanze. Luso di sostanze nella nostra societ pare supportare la necessit di mantenere ele-

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vati livelli di vigilanza e di energia, come in una condizione stabile di ipomaniacalit, e di attutire cos sentimenti di frustrazione, delusione, depressione, insoddisfazione che non si pi in grado di gestire (La Barbera, Sideli, 2008). Larea delle nuove dipendenze rappresenta, quindi, un terreno di studio nel quale vengono a conuire aspetti di ordine sociale e culturale, insieme ad aspetti di ordine psicopatologico e clinico: un tentativo disfunzionale di dare risposta a specici fattori evolutivi (Lavanco e Croce 2008). Di seguito ci soffermeremo sulle principali forme di dipendenza sociale: uno spazio rilevante dedicato al gioco dazzardo, tipica dipendenza senza sostanze in cui appare evidente il concetto di escalation e di craving; abbiamo poi preso in analisi il comportamento di acquisto compulsivo che come la dipendenza da internet, alla quale si pu associare anche la dipendenza da sesso virtuale, costituisce una realt largamente e quotidianamente presente. Ed inne forme particolari di dipendenza che hanno stimolato la nostra riessione e che sono ancora in via di denizione sia a livello di ricerca, sia di intervento sono il lavoro compulsivo, la dipendenza da sesso e le dipendenze relazionali. 7. Il gambling o gioco dazzardo
mai possibile che non ci si possa avvicinare ad un tavolo da gioco, senza farsi subito contagiare dal morbo della superstizione? F. Dostoevskij

Il concetto di gioco si associa al concetto di divertimento, libert, spontaneit, fantasia, sperimentazione, e in questo senso lo si lega spesso al ricordo dellinfanzia e di una dimensione in cui possibile sognare, rilassarsi e sospendere il pensiero. Il gioco ha la caratteristica di appartenere a tutti perch ciascuno di noi ha giocato almeno una volta, da solo o in compagnia di qualcuno.

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Per alcune teorie psicologiche rappresenta una delle esperienze fondamentali che il bambino compie per conoscere la realt che lo circonda: con esso sperimenta e fa le prove per lo sviluppo delle competenze sulle quali fonder la possibilit di socializzare durante tutto il corso della vita. Attraverso lesperienza del gioco, il bambino diventa consapevole del proprio mondo interiore e del mondo che lo circonda, ed ha cos la possibilit di esprimere le proprie paure, i propri desideri ed i propri conitti; il gioco rappresenta un modo per allenare lintelligenza, la fantasia e i sensi, imparare il linguaggio e fare esperienze di incontro e di interazione signicative, facilitando cos il crearsi di legami e valorizzando le capacit espressive. Il gioco, per, riguarda anche la vita adulta dellindividuo, prendendo le forme di un tempo pi strutturato e dedicato, in cui si pu fare riferimento al concetto di regola, di strategia, di competizione, di ruolo. Huizinga (1972) ne individua comunque la caratteristica pi signicativa nellessere un atto libero, almeno per luomo adulto. Il gioco comandato, infatti, non pi un gioco. Il gioco, nellet adulta non imposto da una necessit sica e tanto meno da un dovere morale; si svolge nellozio, nel momento del tempo libero, dopo il lavoro. Da un certo punto di vista potremmo dire che siamo circondati dal gioco in tutti gli aspetti della nostra vita: giochi sportivi, giochi politici, giochi amorosi, giochi di prestigio, giochi di simulazione, giochi di ruolo e quindi anche giochi dazzardo. La parola azzardo deriva dal francese hazard, che a sua volta deriva dallarabo e signica dado. Per giochi dazzardo si intendono tutti quei giochi che comportano lutilizzo di denaro e il cui esito afdato esclusivamente al caso. Se un tempo questa tipologia di giochi veniva concentrata in luoghi specici dedicati, tipo i Casin, le bische, in luoghi in qualche modo lontani dalla gente comune, oggi sono piuttosto vari, disponibili ed accessibili. Si trovano spesso offerti presso rivenditori autorizzati, ad esempio i giochi da tavolo (roulette, blackjack, punto banco, ecc.,) le slot machine, i giochi di lotteria (lotto, bingo, tombola, Gratta e Vinci, macchine da lotteria Vlt terminali di videolotteria), le scommesse ip-

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piche e sportive, il poker giocato cash game (secondo alcuni, anche il poker giocato nei tornei). Tali giochi sono indubbiamente legali e ammessi (a volte favoriti) nella maggior parte dei paesi del mondo, costituendo una orente industria sia in Europa, sia negli Stati Uniti, ma sono ugualmente ritenuti dazzardo. Alcuni di questi fanno parte del nostro background culturale e della nostra quotidianit: basti pensare alla consuetudine della tombola giocata in famiglia durante le feste, ai numeri del lotto che almeno una volta ci sono apparsi in sogno, alla Dea Bendata che per anni ci ha accompagnato tra un programma e laltro incitandoci a tentare la sorte per realizzare i nostri sogni pi ambiti, a tv e radio che ci informano sui numeri estratti al superenalotto (persino durante il telegiornale!), alle partite a carte giocate con gli amici o con i parenti o alla schedina giocata con amici e colleghi. Anche il nostro linguaggio mutua da tempo espressioni legate al gioco per descrivere situazioni della vita in cui riusciamo ad ottenere successi (Bingo!) e/o traguardi importanti (hai fatto tredici!) ricordando la vecchia abitudine di giocare la schedina, a testimonianza di quanto il fato, la fortuna e la vincita appartengano profondamente alla nostra cultura. Il gioco dazzardo, poi, affonda le sue radici nella storia: tra i primi giocatori compulsivi possiamo citare gli imperatori romani Caligola e Nerone, mentre in tempi pi recenti possiamo annoverare celebri perdenti come George Washington, il duca di Wellinghton, lAga Khan ed il celebre scrittore Dostoevskij. Questultimo scrisse addirittura uno dei suoi romanzi pi celebri, Il Giocatore (la storia, appunto, di un giocatore di azzardo), per una scommessa con leditore! Il gioco dazzardo si presenta oggi come una nuova ed incentivata forma di consumo, la cui soglia si sta vorticosamente abbassando e che produce ingenti beneci economici per lo Stato sotto forma di introiti scali: non a caso, un settore economico che sembra non entrare mai in crisi. Nel 1994 viene introdotta in Italia la lotteria istantanea, detta Gratta e Vinci, che attraverso il rinforzo della piccola vincita immediatamente

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riscuotibile, convalida i comportamenti di gioco e induce a credere nel colpo di fortuna; il basso costo riduce i sensi di colpa e la percezione del danno economico ed ha fatto raddoppiare gli introiti da gioco legale. Nel 2006 gli italiani hanno investito in questa lotteria istantanea un totale di 33,4 miliardi di euro: una vera e propria Finanziaria! Di contro, nella Finanziaria del 2007 per la prima volta sono stati previsti 100.000 euro da spendersi per svolgere azioni informative sul gioco dazzardo nelle scuole: secondo un calcolo del Sole 24 Ore ad ogni istituto superiore italiano sarebbero spettati appena 15 euro per fare prevenzione su questo tema (Il Sole 24 ore, 24/11/2010). Si nota facilmente lo squilibrio rispetto a quanto viene speso per le campagne promozionali del gioco di azzardo, che nello stesso anno era pari a 21 milioni di euro. In Italia sono circa 35 milioni gli scommettitori, in varie categorie di giochi; si tratta quindi di un fenomeno molto diffuso, che riguarda circa l80% della popolazione adulta (Eurispes 2009). Per la maggior parte rappresenta un innocuo passatempo, che non mette a repentaglio n i bilanci economici, n la vita sociale, familiare e lavorativa. Questi giochi per hanno alcuni rischi, sia per chi li pratica sia per le ricadute globali sulla societ. Il gambling, altro nome per denire il gioco dazzardo, pu comportare perdita di controllo e dipendenza, per cui risulta particolarmente rischioso esporre la popolazione ad una promozione massiccia di tali giochi. Se da un lato, infatti, il gioco dazzardo si prola come socialmente innocuo, dallaltro pu trasformarsi in una vera e propria forma di schiavit, al pari di alcool e fumo, no allinsorgenza di sintomi tipici della dipendenza, quali la tolleranza, lastinenza e la perdita di controllo (http://www.cestep.it). Quasi mezzo milione di italiani affetto da dipendenza da gioco. quanto emerge dalla ricerca commissionata da Monopoli di Stato e Lottomatica, realizzata in collaborazione con luniversit La Sapienza (Sole 24 Ore, 24/11/2010). Dal 1980 il Gioco dAzzardo Patologico (Gap) riconosciuto dallOms (Organizzazione Mondiale della Sanit) come specica patologia, ed

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incluso nei disordini mentali diagnosticati dallDsm IV (Manuale Diagnostico Statistico dei disturbi mentali, IV versione) come disturbo del controllo degli impulsi. Secondo questo manuale, non tutto lazzardo patologico, lo solo quando vengono soddisfatti almeno cinque dei criteri clinici per la diagnosi di dipendenza da gioco dazzardo patologico, che riportiamo di seguito: 1. coinvolgimento abituale nel gioco o nella ricerca di denaro per giocare; 2. spesso il soggetto gioca per somme maggiori o pi a lungo rispetto a quanto preventivato; 3. bisogno di aumentare la considerazione o la frequenza delle scommesse per raggiungere lo stato di eccitazione desiderato; 4. irrequietezza o irritabilit se non si pu giocare; 5. ripetute perdite di denaro al gioco e continui ritorni a giocare per rifarsi delle perdite; 6. reiterati sforzi per giocare meno o smettere di giocare; 7. il soggetto spesso gioca anche quando dovrebbe adempiere a obblighi sociali o lavorativi; 8. il soggetto abbandona importanti attivit sociali, lavorative o ricreative per giocare; 9. il soggetto continua a giocare anche se non in grado di pagare debiti sempre pi ingenti. Questi individui possono essere deniti come compulsivi se non riescono progressivamente a resistere allimpulso di giocare. La persona pu essere cos assorbita dal gioco da impiegare molto del proprio tempo pensando alle scommesse fatte in passato, pianicando nuove scommesse e strategie per trovare il denaro. Lincremento delle scommesse pu portarlo a non sopportare le perdite e ad essere sempre meno coinvolto nella vita familiare e lavorativa, arrivando a mentire e a ricorrere a comportamenti antisociali, come il furto, per ottenere il denaro. Rispetto al gioco dazzardo si pu parlare di diversi livelli di gioco, in base anche alla presenza o meno di problemi correlati come i danni

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economici, morali, sociali, familiari, lavorativi o la difcile gestione del denaro per via di spese impulsive e nanche lisolamento sociale, che spesso si accompagnano alla condizione di giocatore patologico. Lavanco e Varveri (2006) individuano tre categorie di giocatori; i giocatori non problematici, categoria che comprende i non giocatori e i giocatori sociali. Sono coloro che giocano solo per divertirsi e per rilassarsi, usano il gioco come passatempo, sono in grado di smettere di giocare in qualsiasi momento, mantengono chiara la percezione del potenziale rischio a livello economico. Questo tipo di gioco incentivato e approvato dalla societ. i giocatori problematici, cio coloro che non hanno il pieno controllo sul gioco e perci mettono a rischio il proprio benessere personale, familiare, lavorativo e sociale, pur mantenendo un minimo di controllo sul gioco. Questo tipo di gioco ignorato dalla societ, seppur in preoccupante crescita; i giocatori patologici, coloro che dipendono dal gioco al punto da subire preoccupanti costi individuali e sociali. Questo tipo di gioco demonizzato dalla societ. Gli individui coinvolti in attivit legate allazzardo non prendono in considerazione il fatto che ogni nuova scommessa indipendente da quella precedente e dalla successiva. Ci li porta ad agire in modo irrazionale, quando si tratta di prevedere gli esiti legati al caso, perch si comportano come se si stessero movendo nellambito dellesercizio delle proprie abilit, ovvero si comportano come se potessero dirigere tali esiti grazie alle proprie abilit. Il fenomeno dellillusione del controllo deriva dal principio dellindipendenza degli eventi. In particolare, lillusione del controllo descrive ci che accade quando le persone sono convinte di poter inuenzare il risultato di unattivit dazzardo. In questi casi i giocatori sono convinti di poter fare qualcosa per accrescere le loro possibilit di vincere. Tale meccanismo molto pericoloso perch sembra favorire il passaggio ad investire e a giocare pi di quanto si voglia. C poi il fenomeno della rincorsa della perdita: la persona gioca somme sempre maggiori, chiede prestiti nel tentativo di recuperare il

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denaro perso, pensando che, una volta recuperata la somma con la prossima vincita che certamente verr, potr nalmente smettere di giocare. Spesso il risultato di questi tentativi solo quello di aumentare a dismisura il debito (Capitanucci 2008). Si gioca spesso per sfuggire da emozioni sgradevoli o per procurarsene di gradevoli:
il piacere che si ricava da una qualsiasi forma di dipendenza patologica deve intendersi come la ricerca di uno stato di trance auto indotto, un rifugio mentale il cui scopo di costruirsi una realt parallela psicosensoriale differente da quella sperimentata nella realt ordinaria, di ritirarsi da ogni contatto e di dissociare le sensazioni, le emozioni, le immagini conittuali non rappresentabili sul piano cosciente. (Caretti, La Barbera 2005).

Si pu anche distinguere tra giocatori dazione, coloro che ricercano forti emozioni e competizione nel gioco dazzardo, e giocatori per fuga che giocano per fuggire dai problemi della vita quotidiana. Coletti (2004) afferma che in moltissime situazioni segnate dal gioco patologico si pu rilevare un forte signicato relazionale nel comportamento indicato: iniziando come unattivit eccitante (ma segreta e non confessabile, soprattutto in famiglia), questa prosegue come qualcosa che ha la pragmatica conseguenza di far esplodere una crisi drammatica che, se basata sulle conseguenze di un disastro economico per il nucleo familiare di riferimento, comporta anche una riformulazione molto complessa delle relazioni familiari e di coppia. noto come il giocatore compulsivo tenda ad occultare i comportamenti relativi al gioco e che questa tendenza diventa maggiore quando inizia la china discendente, quando cio le perdite iniziano ad essere imponenti. Dallaltro lato, anche il sistema familiare sottovaluta e in un certo senso tende a non vedere quello che sta accadendo, per una sorta di vantaggio secondario del sintomo che assume un signicato preciso allinterno di quel determinato sistema relazionale, andando cio a coprire altri tipi di disagio familiare presenti, accentrando su di s tutte le attenzioni e le energie del nucleo familiare. I sentimenti spesso associati alla scoperta da parte della famiglia sono di rabbia, vendetta, vergogna, disperazione e impotenza, ed il giocatore viene trattato come un bambino bisognoso di protezione

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ferma e severa. Questa infantilizzazione accettata dal giocatore che la considera, quasi, uno dei prezzi da pagare per il suo riscatto. 8. Shopping problematico Gi il termine inglese shopping racchiude in s il senso e lessenza dellacquisto nella nostra societ: non solo unazione dettata dal bisogno, ma una vera e propria esperienza, mossa dal piacere. Non acquistiamo solo ci che necessario e lacquisto di un prodotto rappresenta solo una delle possibili motivazioni allo shopping. Nellultimo trentennio si osservato un cambiamento del comportamento del consumo: da un modello del consumatore razionale (che compra in accordo a considerazioni costibeneci) a uno di uomoconsumatore (che guarda al signicato simbolico degli oggetti e che attraverso la stessa attivit di shopping soddisfa diverse nalit psicosociali). Lo shopping oggi viene considerata unattivit ludica e ricreativa, incentivata dai mass media e dalle relazioni sociali. Chiunque ricorda la scena di shopping di Julia Roberts in Rodeo Drive nel lm Pretty Woman di Garry Marshall (1990) e negli ultimi anni sono stati girati diversi lm dedicati alla moda e agli acquisti. Ma cosa rende lo shopping unattivit che pu portare a problematiche tipiche della dipendenza? Lo shopping come attivit compulsiva sta andando incontro a crescenti livelli di diffusione e di gravit. una dipendenza che si innesca a partire da un comportamento quotidiano, socialmente accettato e che, per tale ragione, rimane silente, alimentato e nascosto dalla dirompente cultura consumistica che complica la distinzione tra un normale e sano consumare ed uno pi patologico (Varveri, Alioto, 2008). La prima denizione di questo disturbo risale al 1915, per opera dello psichiatra tedesco Emil Kraepelin che ha introdotto il concetto di oniomania (dal greco onios = in vendita, mania = follia) e lo ha descritto come un impulso patologico. Nel 1924 Eugen Bleuler, rifacendosi allopera di Kraepelin, ha collocato la mania per lacquisto tra gli impulsi reattivi e ne ha sottolineato lelemento della compulsivit. Una delle denizioni pi note (McElroy, Phillips e Keck, 1994), parla

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dello shopping compulsivo come una disfunzionale preoccupazione, impulso o comportamento di acquisto che: 1) vissuto come intrusivo, irresistibile o privo di senso; 2) risulta in acquisti frequenti, al di sopra delle proprie possibilit economiche; 3) le preoccupazioni, gli impulsi o i comportamenti causano stress, perdita di tempo e compromettono la vita sociale, lavorativa o economica. Da alcune ricerche riportate da Varveri e Alioto (2008) si evince che il 90% del totale degli shoppers compulsivi sono donne; let, inoltre, sembra avere una relazione inversamente proporzionale con la problematicit dello shopping, ossia gli shoppers compulsivi sono pi giovani dei normali consumatori. Inoltre le classi sociali pi svantaggiate manifestano maggiore vulnerabilit alla dipendenza dagli acquisti. Tra i fattori di rischio si trovano: stati emotivi negativi quali ansia e depressione; altre forme di dipendenza; variabili di personalit che includono bassa autostima e autoefcacia scarsa; alti livelli di materialismo (gli oggetti sono considerati la principale causa di soddisfazione o di insoddisfazione della vita); in famiglia si rileva la presenza di comportamenti problematici, labitudine di fare regali come meccanismo compensatorio, uno stile educativo autoritario e chiuso, ultraprotettivo. Tra i fattori protettivi ossia tra i fattori che favoriscono in non svilupparsi di una dipendenza da shopping si trovano: alti livelli di autoefcacia, di autostima, strategie di coping centrate sulla soluzione dei problemi; competenze relazionali e sociali che permettono il passaggio dalla dimensione dellessere insieme al fare insieme, dalla dinamica delladesione e del possesso a quella dellappartenenza. Lampia disponibilit di canali dacquisto (negozi, posta, televisione, aste, internet...) e lintroduzione delle carte di credito che ci sottrae

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dal contatto col denaro rappresentano delle dinamiche sociali che spingono al consumo. Pensiamo infatti a quanto risulti facile strisciare la carta di credito per acquistare un oggetto che desideriamo o ottenere del denaro allo sportello del bancomat con una facile operazione, per non parlare degli acquisti online per i quali sufciente introdurre una serie di numeri e a quanto questo sia psicologicamente distante dallabitudine di pagare con denaro contante, garanzia di un controllo costante delle spese. Pi in generale sembra che i valori insiti nel fenomeno della globalizzazione, quali individualismo, legami deboli (poche amicizie o superciali, relazioni familiari distaccate, ecc.), culto della bellezza e dellimmagine (al quale siamo costantemente esposti grazie a riviste, telegiornali, cartelloni pubblicitari, ecc.) contribuiscano a sviluppare unabitudine di acquisto problematico. Una ricerca, condotta dalla Cattedra di Psicologia di Comunit dellUniversit di Palermo su un campione di 100 adolescenti (2008), di et media di 17 anni, conferma come oggi non si acquisti pi solo per bisogno e per necessit: i prodotti maggiormente acquistati, infatti, risultano essere quelli legati allimmagine esteriore come scarpe, vestiti e cosmetici. La stessa ricerca sembra evidenziare come gli adolescenti che sentono di avere dei forti legami con la comunit di appartenenza tendano ad avere minori problemi con il comportamento di acquisto. Quindi lazione preventiva che tende a promuovere un forte senso di appartenenza sembrerebbe essere protettiva rispetto allemergere di questo tipo di problematicit. Molteplici studi riportano che ad essere pi a rischio sono gli adolescenti, soprattutto di sesso femminile, nonch coloro che manifestano problematiche legate al controllo degli impulsi, in particolare altre forme di dipendenza. Appare importante ripensare certi valori a livello culturale, creando spazi e occasioni per ripensare e rendere un nuovo signicato al senso dellacquisto e del consumo: cosa signica oggi acquistare, perch si acquista, cosa si acquista, quali emozioni sono associate al consumo, ma anche e soprattutto stimolare un pensiero sul senso dello stare insieme, sui signicati e i valori che attribuiamo al rapporto con laltro.

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9. Internet addiction Lintroduzione nella vita delluomo dellutilizzo di internet relativamente recente, ma ha portato a radicali trasformazioni nelle modalit di comunicazione e a modicazioni degli stili di vita. Oggigiorno possiamo affermare che siamo un po tutti internet dipendenti, poich questo strumento diventato indispensabile non solo nellambito lavorativo, ma anche in quello affettivo e relazionale. Se per la maggior parte delle persone queste attivit rappresentano parte integrante del normale svolgimento della vita quotidiana, per alcuni individui possono assumere caratteristiche patologiche, no a provocare gravissime conseguenze (Cantelmi, Lambiase, Sessa, 2004). Le modicazioni psicologiche che caratterizzano gli internet addicts, ovvero le persone dipendenti da internet, sono la riduzione della qualit delle relazioni tra il soggetto e la famiglia e/o il contesto sociale a cui appartiene no alla perdita delle relazioni interpersonali, le modicazioni dellumore, lalterazione del vissuto temporale e la struttura cognitiva completamente orientata allutilizzo compulsivo del mezzo (Davis, 1999 in Lavanco e Croce, 2008) con riduzione brutale delle performance sia scolastiche, sia lavorative, problemi alla vista, allapparato scheletrico e muscolare e al ciclo sonno veglia. Una sorta di Hikikomori (ritiro), un fenomeno che in Giappone molto diffuso negli ultimi 10 anni e che indica la maniera con cui diverse centinaia di migliaia di giovani hanno deciso di esprimere il proprio male di vivere chiudendosi nella propria stanza, senza contatti sociali, nellisolamento totale, trascorrendo molte ore del giorno e della notte davanti al computer o alla televisione. Si possono associare anche problemi sul piano nanziario, quando leccesso di uso di internet concentrato su aste o giochi online e Cybersexual addiction, laddove soggetti visitano in maniera smodata e continuativa siti internet contenenti materiale pornograco e sesso virtuale (Coletti, 2004). La tendenza del soggetto quella di sostituire il mondo reale con un mondo articioso, nel quale riesce a vivere un mondo personale virtuale con atteggiamenti e comportamenti diversi e differenti rispetto

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a quelli a cui abituato nel mondo reale. Numerose sono state le ricerche sulla motivazione alluso eccessivo della rete e uno degli elementi principali che sembra fungere da facilitatore lanonimato; in rete, infatti, gli utenti si sentono liberi di cambiare la propria identit, immaginandosi e descrivendosi con un S ideale che non corrisponde alla realt. Non stupisce, quindi, quanto siano diffusi i cosiddetti giochi di ruolo o Mud (Multi Users Dimensions) in cui i giocatori si costruiscono unidentit prima di iniziare a giocare, con la quale contribuire insieme agli altri a costruire una realt parallela in cui vivere una specie di seconda vita. il caso del social network Second Life, nel quale gli utenti iscritti possono costruirsi unidentit diversa da quella reale e incontrarsi con altri utenti in luoghi virtuali; o il caso dei giochi di ruolo che simulano imprese il cui scopo combattere nemici o uccidere draghi e mostri insieme ad altri utenti mai conosciuti nella realt; o ancora, la realt di Facebook e Twitter in cui gli utenti passano il loro tempo intrattenendosi con altri utenti e ricercando notizie personali anche di persone non conosciute nella vita reale. La dipendenza da Internet un disturbo relativamente recente, come recente la diffusione di massa di connessioni at a banda larga, che ha abbattuto i costi degli abbonamenti, facilitando laccesso e lutilizzo della rete. Il primo ad utilizzare il termine Internet addiction stato lo psichiatra americano Ivan Golberg nel 1995 per descrivere un uso problematico, eccessivo o maladattivo della rete, spesso legato a particolari stati psicologici come la solitudine, la depressione e la compulsivit, che porta ad una menomazione o disagio clinicamente signicativi (cit. in Catania, 2008). Un soggetto, per riconoscersi affetto dalluso problematico di internet, deve rispondere ad almeno cinque dei seguenti otto criteri: preoccupazione circa internet (pensieri frequenti su ci che hanno fatto e su ci che faranno in rete); bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore in rete per ottenere soddisfazione; marcata riduzione di interesse per altre attivit che non siano

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internet; sviluppo, dopo la sospensione o diminuzione delluso della rete, di agitazione psicomotoria, ansia, depressione, pensieri ossessivi su cosa accade online, classici sintomi esistenziali; necessit di accedere alla rete sempre pi frequentemente o per periodi pi prolungati rispetto allintenzione iniziale; impossibilit di interrompere o tenere sotto controllo luso di internet; dispendio di grande quantit di tempo in attivit correlate alla rete; continuare ad utilizzare Internet nonostante vi sia la consapevolezza di problemi sici, sociali, lavorativi o psicologici provocati dalluso della rete (Young, 1998). Quando un soggetto si riconosce in almeno cinque di questi criteri ci comporta problematiche di vario genere che inuiscono sulla propria sfera sociale, privata e lavorativa. Gli interessi esterni del soggetto si riducono e di concentrano in unattivit esclusivamente centrata sulla navigazione in rete. Questa situazione pu crescere gradualmente in un certo periodo di tempo, oppure risultare immediatamente grave ed imponente (Coletti, 2004). La percezione pi diffusa tra gli Internet addicted che internet sia lambiente pi sicuro in cui rifugiarsi, lunico in cui ricevere supporto e sperimentare sensazioni piacevoli, anche se il perdurare del collegamento genera sensi di colpa, oltre a scarso controllo dellimpulso e allimpossibilit di smettere, arrivando a trascorrere davanti al computer anche lintera notte, con conseguenze negative sia sulla sfera relazionale, sia scolastica e/o lavorativa. Spesso anche un luogo in cui conoscere, comunicare, mostrare aspetti di s e formare relazioni interpersonali signicative, tanto che il costituirsi di coppie sulla rete un fenomeno sempre pi frequente. Oltre allanonimit assume un valore anche la possibilit di comportarsi in maniera disinibita e senza regole, potendo cos dare sfogo a caratteristiche positive che per timidezza non avrebbero la possibilit o necessiterebbero di maggior tempo per rivelarsi in un rapporto vis

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a vis, ma anche negative come rabbia o volgarit che non incontrano un limite. Alcuni autori affermano che i dipendenti da internet passano davanti al computer molte pi ore di quelle che prevedevano nelle loro intenzioni iniziali; ben presto, infatti, la rete diventa una seconda casa, in cui sentirsi accettati per quello che si e nel quale incontrare persone diverse da quelle della vita reale, a qualsiasi ora e/o avere accesso ad esperienze in grado di catturare la mente (Cantelmi, Lambiase e Sessa, 2004). La facilit di avere accesso a un computer porta tutte le categorie (uomini, donne, bambini, giovani, anziani, ecc.) ad essere esposte al rischio di dipendenza da internet, anche se per sua propria natura, Internet attrae molto di pi le persone giovani e gli adolescenti; questo dato potrebbe far pensare ad una risposta a problemi legati alla fase del giovane adulto, che trovano in questo spazio virtuale, una risposta distorta a problemi tipici di questo periodo del ciclo vitale (Coletti, 2004). Alcune ricerche, per, sembrano dimostrare come il dialogo tra genitori e gli possano costituire un fattore predittivo capace di far diminuire tale rischio (Liau, Khoo e Ang, 2005). 10. La dipendenza relazionale Per iniziare potremmo dire che ciascuno di noi ha sperimentato almeno una volta la dipendenza nelle relazioni che considera signicative. Probabilmente il cercare la giusta distanza relazionale tra noi e gli altri dura per tutta la vita, soprattutto per quanto riguarda le persone a noi legate da rapporti viscerali, come i genitori, i fratelli, il partner, gli amici..., assumendo anche il compito di guidarci attraverso i passaggi cruciali dello sviluppo e della crescita. Lentrare indipendenza appartiene alla possibilit di vivere in un legame, di essere e di stare, cio, a pi livelli in relazione con qualcuno. Proprio per queste sue particolari caratteristiche molto difcile denire che cosa si intenda per dipendenza relazionale patologica senza sconnare in quella che riteniamo pertinenza dellambito clinico, e prenderemo cos in considerazione solo alcuni aspetti che pi si col-

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legano anche ad altre forme di dipendenza. Ad esempio, quando una persona sta vicino o si avvicina ad una persona dipendente, con grandi difcolt a svincolarsi, si parla di codipendenza ed considerata anchessa un comportamento di dipendenza. Pu accadere, infatti, che un familiare di un giocatore patologico o di un alcolista vengano coinvolti nella problematica di dipendenza del congiunto al punto tale da non riuscire pi a distaccarsene, no a diventarne complici per quanto riguarda i comportamenti specici di abuso. Coletti (2004) riferisce lesperienza osservata nel trattamento dei pazienti dipendenti, in cui i clinici hanno riscontrato delle difcolt proprio a causa dei comportamenti di boicottaggio ad opera di familiari codipendenti, che inconsapevolmente ne ostacolavano i trattamenti. Si tratta di madri, di partner che nel tentativo disperato di aiutare, contribuiscono alla costruzione di un fallimento a due. Una variante della codipendenza quella che alcuni autori nordamericani chiamano love addiction o dipendenza affettiva e si presenta come una tendenza a dipendere da una determinata persona, oppure come impossibilit a fare a meno dellebbrezza amorosa e dallo stato di innamoramento (Coletti, 2004). Lapproccio relazionale mostra con efcacia la funzionalit di una relazione duale basata sullindispensabilit dellaltro, sottolineando come i vantaggi dati da questo tipo di relazione siano presenti in entrambi i partner e ciascuno dei due contribuisca a mantenere la relazione in equilibrio. La relazione tra partner, infatti, si basa spesso su di un incastro in cui i componenti da sempre giocano inconsapevolmente e reciprocamente il ruolo che laltro ha contribuito ad identicare e a rinforzare; come se paradossalmente lesistenza dellaltro nella relazione consentisse di specchiarsi e di potersi cos anche denire. Altre due forme di dipendenza che hanno a che fare con la relazione, ma che proprio della difcolt a stare in una relazione fondano il proprio nucleo sono la dipendenza da sesso e la cybersexual addiction.

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11. La dipendenza sessuale e la cybersex addiction Quando si parla di dipendenza sessuale, sembra difcile riconoscere una condizione patologica a cui dare una denizione (Coletti, 2004), anche perch il sesso appartiene ad una sfera intima ed perci difcile stabilirne i limiti ed i conni. Probabilmente anche per questo che la dipendenza sessuale non rientra nella classicazione delle disfunzioni sessuali del Dsm IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali dellAmerican Psychiatric Association) riconosciuto come riferimento per inquadrare le patologie psichiatriche. Come in casi conosciuti di dipendenza da shopping, i mass media hanno aperto la strada per il riconoscimento del problema: questo tipo di dipendenza infatti pi conosciuto da quando si appreso che il celebre attore Michael Douglas stato diagnosticato come dipendente da sesso. Lambiase (2003) prova a denirla come la condizione in cui la relazione con il sesso diventa lunica maniera che la persona sperimenta per scaricare lo stress, permettendogli di fuggire dai sentimenti negativi o dolorosi e dalle relazioni intime che non in grado di gestire. Questa relazione diviene il bisogno fondamentale rispetto al quale tutto il resto viene sacricato, ma si risolve con lassenza di emozioni e con un senso di vuoto emotivo e di indifferenza. Il sesso diviene un rifugio sicuro in cui la persona si illude di controllare il proprio comportamento e di acquisire un valore personale, ma presto laltro si riduce ad essere percepito come un oggetto per soddisfare un piacere immediato e con il quale si fa difcile lesperienza di poter costruire un rapporto duraturo. Lindividuo percepisce la sessualit come elemento centrale della propria vita ed agisce quindi in risposta ad un impulso sessuale irrefrenabile, indipendentemente dagli effetti negativi che il suo comportamento pu arrecare a s e agli altri. La soddisfazione del suo bisogno che genera limpulso sessuale procura piacere, ma allo stesso tempo genera disagio, ansia, malessere, senso di vergogna. Come tutte le dipendenze, capace di generare comportamenti compulsivi. I soggetti coinvolti non riescono a vivere senza occuparsi continuamente del sesso: lo pensano, lo cercano, lo praticano in con-

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tinuazione, spesso mettendo in crisi i loro rapporti di coppia, perch i partners non riescono a reggere i loro ritmi. Lautostima , in questi casi, strettamente legata al numero delle prede conquistate, oppure al numero di rapporti avuti in una settimana o in una notte, pi che alla qualit dei rapporti personali e alla rete di relazioni sociali. Da una ricerca dellAssociazione Italiana per la Ricerca in Sessuologia sembra che i soggetti dipendenti da sesso in Italia siano circa il 6% della popolazione (Avenia, 2004). Legato allutilizzo della rete sta prendendo sempre pi campo quello che viene denito sesso virtuale o cybersex, comprendente tutte quelle attivit che si possono sviluppare in rete e che possono pertanto portare ad uneccitazione sessuale attraverso luso di materiale pornograco, incontri nelle chat erotiche e pratiche di sesso virtuale (Lavanco e Croce, 2008). Secondo Young i segnali che aiutano a comprendere quali siano le persone affette dalla dipendenza sessuale online sono dieci: spendere quotidianamente un signicativo ammontare di tempo nelle chat on line con lunico scopo di trovare cybersex; vivere con la perenne preoccupazione di trovare on line partner sessuali; non svelare la propria identit per poter liberamente esprimere le fantasie sessuali, che nella vita reale non verrebbero mai esposte; anticipare la prossima sessione on line con laspettativa di poter trovare momenti di piacere e di soddisfazioni virtuali; passare continuamente da cybersex a telefonate erotiche accompagnate talvolta anche ad incontri nella vita reale; nascondere le relazioni on line ai propri cari; provare vergogna nelluso della rete; provare vergogna del cybersex, ma allo stesso tempo cercarlo attivamente durante la connessione in internet; praticare masturbazione quando si allinterno delle chat erotiche; essere meno coinvolti nella vita sessuale con il partner reale,

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poich si preferisce il cybersex come fonte primaria di soddisfazione sessuale. Anche in questo caso lanonimit sembra facilitare la dipendenza da cybersex, insieme alla facile disponibilit del materiale pornograco e alla sensazione di fuga che riduce il livello di tensione mentale nel soggetto dipendente, ma rinforza allo stesso tempo il comportamento compulsivo. La cybersex addiction comporta numerosi problemi sia nella sfera privata e familiare, sia nel rapporto di coppia, portando spesso a separazioni e a divorzi. 12. La dipendenza da lavoro
Il lavoro il rifugio di coloro che non hanno nulla di meglio da fare. Oscar Wilde

Il primo articolo della Costituzione italiana recita LItalia una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Un noto proverbio italiano declama che il lavoro nobilita luomo; da sempre lozio il padre dei vizi e persino la Bibbia afferma che luomo lavorer con fatica. Il lavoro una parte integrante nel normale svolgimento della vita quotidiana di una persona. Data la forte connotazione culturale e sociale di molte delle dipendenze individuate, non stupisce come in una societ fortemente basata su internet sia riscontrabile lInternet addiction, cos come probabilmente in una societ altrettanto fortemente basata sul lavoro sia possibile avere a che fare con la dipendenza da lavoro. Questo per sottolineare quanto sia difcile riconoscere la dipendenza da lavoro e le sue peculiarit, che assorbono per la personalit del soggetto, provocando una sofferenza che si estende anche al suo contesto di appartenenza. Non facile individuare una denizione univoca di dipendenza da lavoro, tanto che al momento non risulta accettata nella nomenclatura ufciale psichiatrica e psicologica e, almeno in Italia, non vi sono ri-

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cerche in merito, forse anche perch bisogna prima capire che cosa si intenda per lavoro. Lavanco e Milio (2008) sostengono che le vicende politiche ed economiche che interessano lorganizzazione della societ hanno determinato nel corso del tempo un cambiamento nella concezione del lavoro e, di conseguenza, nella sua collocazione nella vita delle persone. Da unantica concezione del lavoro come attivit indegna, riservata ai prigionieri, agli schiavi e ai contadini, si passati intorno al XIV secolo, periodo in cui nascono i mestieri e le botteghe degli artigiani, a considerare il lavoro come mezzo attraverso cui raggiungere un risultato. Dopo la rivoluzione industriale, si afferma la dimensione psicosociale del lavoro e progressivamente il lavoro diventa un mezzo di affermazione sociale: ai nostri giorni fondamentale il peso che lidentit lavorativa ha nella costruzione e affermazione dellidentit personale. La prima a riferirsi alla dipendenza da lavoro fu Marilyn Machlowitz (1997), denendo workaholic il soggetto dipendente da lavoro, per via delle somiglianze tra i comportamenti messi in atto da questi soggetti e quelli degli alcolisti. Coletti (2004) afferma che tali comportamenti eccessivi portano lindividuo a trascurare tutti gli altri interessi che non siano relazionati con la sua attivit professionale e lavorativa: famiglia, amicizie, hobbies, ambiente esterno in generale; questo genera un vago senso di colpa che viene minimizzato e trascurato. Piuttosto che unattivit, il lavoro diventa uno stato danimo, una via di fuga che libera la persona dallesperire emozioni, responsabilit, intimit nei confronti degli altri. Il workaholic mette in atto un comportamento di tipo compulsivo nelleseguire ogni attivit e nel raggiungere gli obiettivi; egli fortemente mosso ad impegnarsi nel lavoro e ad ottenere tramite esso dei risultati oggettivi, sia in termini progettuali, sia in termini economici. Il lavoro diventa lunico modo per dimostrare il proprio valore a se stesso e agli altri (Lavanco e Milio, 2008). A molte persone capita di essere molto assorbite dal lavoro. Come si fa a capire quando questo impegno si trasforma in una vera e propria dipendenza?

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Si pu affermare che la differenza emerge quanto non si pi in grado di mettere dei limiti allattivit lavorativa e non si riesce pi a ritagliarsi degli spazi per se stessi; la persona che ha sviluppato una dipendenza non riesce a regolare il proprio comportamento e sente sempre il bisogno di fare di pi. Coletti (2004) individua tre fasi differenti della dipendenza da lavoro: la fase iniziale, in cui si ha il progressivo isolamento della persona, con il distacco dai familiari, dagli amici e dalle altre attivit sociali; la fase critica, in cui si ha il totale coinvolgimento della persona nellattivit lavorativa, con laumento di conseguenze psicosomatiche a carico dellapparato digerente e circolatorio (ipertensione, iperacidit gastrica, ulcera), accompagnati da sintomi depressivi; la fase cronica, in cui il soggetto, se possibile, aumenta le proprie attivit lavorative, senza soluzione di continuit. Aumentano anche i comportamenti aggressivi, lisolamento generale ed i sintomi psicosomatici. Lavanco e Milio (2008) riportano che, sebbene la maggior parte degli studiosi siano concordi nel rintracciare le origini della dipendenza da lavoro nella persona, non bisogna dimenticare linuenza delleducazione, dei modelli culturali e della societ in cui vive. 13. Conclusioni Come si osservato esiste una stretta somiglianza fenomenologica tra le dipendenze da sostanze e le dipendenze sociali, ugualmente caratterizzate da una sensazione di impossibilit di resistere allimpulso di mettere in atto il comportamento (compulsivit) e dalla sensazione crescente di tensione che precede immediatamente linizio del comportamento (craving). presente piacere o sollievo durante la messa in atto del comportamento e si ha la percezione della perdita di controllo oltre al reiterarsi del comportamento nonostante la sua associazione con conseguenze negative. Si evidenzia dunque unevoluzione del concetto di dipendenza patologica, descritta pi come sindrome prodotta semplicemente dalla

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ripetizione di qualsiasi comportamento che assume rilevanza psicologica per lindividuo, che riferita alla presenza di una sostanza esterna demonizzabile e per questo individuabile pi difcilmente. Ci non toglie che, nonostante diverse, anche queste nuove forme di dipendenza comportino conseguenze e costi individuali e sociali molto simili a quelli delle dipendenza da sostanze. Se nel caso di queste ultime, come sottolinea Croce (in Lavanco e Varveri, 2006),
la dipendenza legata a comportamenti e consumi non necessari alla vita della persona come le droghe, lacol e le sigarette (...) ci rendiamo, invece, facilmente conto di come sia impossibile vivere senza relazione, senza acquisti, senza lavoro e come sia difcile vivere senza collegarsi ad internet.

Anche per quanto riguarda i possibili trattamenti delluso di sostanze sono stati spesso nalizzati allastinenza e a cercare di evitare la ricaduta nelluso. Se consideriamo, invece, le nuove forme di dipendenza questo tipo di trattamenti sono pensabili solo nel caso del gioco dazzardo patologico, mentre risultano inapplicabili per gli altri tipi di dipendenza. Consapevoli della difcolt e lungi dal voler dare facili ricette, peraltro impossibili da offrire rispetto ad un tema cos complesso e variegato come quello delle dipendenze, riteniamo per che lintervento debba essere messo in atto prima dellemergere dei sintomi, anche se le nuove dipendenze pongono problemi diversi da quelli incontrati nella storia della prevenzione dalle dipendenze da sostanze proprio per laspetto inquietante che si presentano come una fonte di rischio trasversale alle generazioni, ai miti e alle credenze e quindi come potenzialmente rischiosi per ciascuno di noi. Pensiamo che sia perci importante cercare di comprendere i bisogni, i ruoli e gli spazi vuoti che questi comportamenti vanno a colmare, in unottica di promozione della salute, attraverso interventi che non demonizzino ma che si muovano nellambito della prevenzione dei comportamenti a rischio e della promozione di una cultura della responsabilizzazione centrata su una forma di consumo sano, gioco sano... cos come suggeriscono anche Lavanco e Croce (2008); con

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la creazione di ambienti che favoriscono la salute e che risultino sicuri, stimolanti, soddisfacenti e piacevoli; con il rafforzamento dellauto aiuto, del supporto sociale e della partecipazione nella comunit e la promozione di valori culturali come il senso di appartenenza, piuttosto che il materialismo e lindividualismo; con il sostegno e lo sviluppo delle agenzie educative come la famiglia, la scuola e le associazioni per un sano sviluppo delle abilit personali; con la promozione, inne, di una cultura psicologica che signica ascolto di s e degli altri, maggiore consapevolezza di s e maggiori competenze relazionali e sociali, ma anche porre attenzione e dignit ad una sfera di sintomi non solo organici, imparando anche a prendersi cura del sentire proprio e degli altri.

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Capitolo 2 Le nuove dipendenze e gli adolescenti: una indagine esplorativa


di Alessandro Morandi, Valentina Albertini 1. Breve storia del progetto Scommetti che timpegni? Lindagine pubblicata in queste pagine si svolta allinterno del progetto Scommetti che timpegni?, nanziato dalla Regione Toscana sul bando Contributi regionali per la promozione della cultura della legalit democratica (L.R. 11/99), Anno 2009 e gestito da un partenariato di scuole e associazioni. Le scuole coinvolte nel partenariato erano lIstituto Comprensivo Don Milani, la Scuola Media F. Redi, lIstituto Superiore E. Balducci, lIstituto Superiore A. Volta, con capola lIstituto Superiore P. Gobetti. Lobiettivo generale del progetto, svoltosi nellanno scolastico 20092010, stato quello di sensibilizzare giovani e adulti rispetto al tema delle vecchie e nuove dipendenze, stimolando limpegno personale e sociale come promozione di una cultura responsabilizzante. Lidea progettuale nata da unindagine esplorativa effettuata nellanno scolastico 20072008 tra gli studenti delle scuole superiori della zona del sudest orentino (Istituto Superiore E. Balducci, Istituto Isis G. Vasari, Istituto Superiore A. Volta, Istituto Superiore P. Gobetti) svolta dallassociazione 89 Rosso in collaborazione con Coop 21. Il progetto nanziato dalla Regione Toscana si posto come obiettivi specici: stimolare la partecipazione, limpegno personale e la condivisone fra pari nei giovani delle scuole coinvolte; creare attivit di prevenzione rispetto al tema delle vecchie e nuove dipendenze allinterno delle scuole della rete; diffondere e facilitare la conoscenza rispetto al tema delle vecchie nuove dipendenze fra giovani e adulti. Questi obiettivi sono stati raggiungi, nel corso dei 12 mesi di progetto, attraverso lo sviluppo di una ricercaazione e grazie a interventi educativi mirati allinterno delle scuole sulle tematiche delleducazione

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alla responsabilit civile in contrasto alla cultura dello sballo, favorendo un uso consapevole del denaro, del gioco e di internet e attivando interventi di prevenzione rispetto allabuso di sostanze. La ricercaazione stata svolta dallAssociazione 89 rosso e viene presentata in questo capitolo. Laltra attivit prevista ha riguardato lattivazione di laboratori di peer education fra i ragazzi sul tema delluso del denaro, uso dei giochi, gestione del tempo libero, abuso di sostanze, nonch alcune attivit di informazione e diffusione fra i ragazzi sul tema delle vecchie e nuove dipendenze. I risultati dei laboratori di peer education verranno presentati nel capitolo 6 di questa pubblicazione. Vogliamo ringraziare i dirigenti, gli insegnanti e gli studenti coinvolti nel progetto che con la loro preziosa collaborazione hanno reso possibile questo studio. Perch unindagine su stili di vita e comportamenti a rischio fra gli adolescenti Gli studi sul rapporto tra stili di vita, comportamenti a rischio, modalit duso del tempo libero e azioni di promozione della salute, in particolare per quanto riguarda adolescenti, sono ampiamente presenti in letteratura (Baumrind, 1987; Meringolo e Chiodini, 2005; Parker, Williams e Aldridge, 2002). in questa fascia det che possibile sperimentare nuove situazioni e sensazioni attraverso comportamenti socialmente non stigmatizzanti, ma che possono congurarsi come problematici (Jessor e Jessor, 1977; Grifths & Wood, 2000), in particolare lutilizzo di internet, il gioco dazzardo (gambling) e lo shopping (Associazione 89Rosso, 2009; Lavanco e Croce, 2008). Loggetto della dipendenza dunque un comportamento o unattivit socialmente accettata che talvolta pu caratterizzarsi come patologica, determinando gravi conseguenze. Infatti, come gi sottolineato nel capitolo 1, diversi studi (Grifths, 2002; Potenza et al., 2002) evidenziano come sia le dipendenze comportamentali che quelle determinate dalluso di sostanze, siano ugualmente caratterizzate da: a) sensazione di impossibilit di resistere allimpulso di mettere in atto il comportamento (compulsivit); 2.

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b) sensazione crescente di tensione che precede immediatamente linizio del comportamento (craving); c) piacere o sollievo durante la messa in atto del comportamento; d) percezione di perdita di controllo; e persistenza del comportamento nonostante la sua associazione con conseguenze negative. Una ricerca realizzata in Gran Bretagna (Fischer 1993) su un campione di 10.000 studenti adolescenti ha evidenziato che il 5,6% dei ragazzi dedito al gioco in modo problematico, mentre Derevenski e Gupta (2000) hanno stimato che i giovani a rischio di gioco problematico rappresentino una percentuale tra il 9% e il 14%. Tale fenomeno risulta comunque in aumento: da una recente ricerca condotta nel 2009 in Italia (Cnr, 2009), tra i ragazzi che hanno giocato denaro nellultimo anno sono in aumento quelli con un rischio basso (dal 19,6 al 22%), mentre rimangono invariati quelli con rischio patologico. In riferimento a internet, negli studi condotti con adolescenti sono riportati incapacit nel controllo delluso, crescita del tempo dedicato alla navigazione in rete nonostante la consapevole comparsa di problemi psicologici, relazionali e di rendimento scolastico (Cantelmi, Giardina Grifo, 2002). Recenti dati epidemiologici indicherebbero che una percentuale di adolescenti tra i 12 e i 18 anni (circa 2,5% dei ragazzi e 1,5% delle ragazze) potrebbe essere affetta da Iad (Internet Addiction Disorder) e una percentuale pi elevata (circa il 20%) potrebbe presentare un uso problematico pur non arrivando a forme di vera dipendenza (Johansson et al., 2004). Nel nostro paese stato segnalato che circa il 12% degli adolescenti in et tra 14 e 21 anni sembra avere difcolt a limitare il tempo che trascorre online (Favaretto et al., 2004). Come per internet e per il gioco, anche lo shopping unattivit comune a cui si dedica parte del proprio tempo. Secondo alcune ricerche svolte negli Stati Uniti, mediamente le persone passano circa 6 ore a settimana a fare acquisti di vario tipo (Tufts Climate Initiative, 2009). Sebbene si tratti in larga misura di adulti, alcuni di coloro che hanno un comportamento di acquisto problematico dichiarano che nelladolescenza che tale comportamento ha iniziato a manifestar-

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si (Roberts, 1998), in parte grazie anche alle prime disponibilit di denaro gestito in modo autonomo o quasi. Secondo Elliott (1994) il comportamento dacquisto di tipo compulsivo una forma di compensazione per la costruzione della propria identit e un meccanismo di autoregolazione dellumore, attraverso lappropriazione di beni materiali. Si tratta di una modalit di comportamento caratterizzata da una cronica tendenza ad acquistare prodotti spesso oltre i propri bisogni e le proprie risorse economiche, in grado di determinare un sollievo immediato da ansia e stress emotivo e come fonte di graticazione personale (Dittmar, 2005; Marlatt et al., 1988). Alcuni studi suggeriscono che la prevalenza di tale comportamento problematico nella popolazione generale sia dell1,1% (Lejoyeux et al., 1997), anche se recentemente si stima che la percentuale vari dal 2 all8% tra la popolazione adulta degli Stati Uniti, con un rapporto donneuomini di nove a uno (Black, 2001). Un aspetto rilevante di cui occorre tener presente in riferimento ai giovani adolescenti rappresentato dal desiderio di esplorare, sperimentare nuove situazioni e nuove sensazioni, caratteristica biologicamente innata e inevitabile nella dinamica psicologica di questa fase della vita (Lyng, 1990; Winstock, 2004; Zuckerman, 1979), in cui si vericano rapide modicazioni alle quali il soggetto deve adattarsi, e che costituisce una fase di transizione e di passaggio dallinfanzia allet adulta, nella quale il punto di riferimento si sposta dallambito familiare allesterno, dove acquisiscono sempre maggiore importanza le relazioni con i pari (Brown, 2000). La dimensione sociale e relazionale dunque determinante quando si intende approfondire il tema delle nuove dipendenze, new addiction o dipendenze sociali (Del Miglio, 2003). Recentemente si assistito a una maggiore attenzione nel campo scientico verso le nuove dipendenze. Daltra parte, a differenza delle dipendenze da sostanze, vi la difcolt da parte degli esperti di identicare gli adolescenti con un comportamento problematico rispetto a gioco dazzardo, internet e shopping, e non a caso Grifths (2002) parla di dipendenze sommerse. Non sempre sono presenti segni o sintomi evidenti, e spesso gli ado-

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lescenti tendono a minimizzare il loro coinvolgimento in questo tipo di attivit, chiedendo aiuto generalmente quando ormai le conseguenze pi gravi (per la persona e/o per la propria famiglia) si sono gi vericate. Lo studio di questa tipologia di comportamenti negli adolescenti appare quindi di rilevante importanza anche in funzione degli interventi di prevenzione da mettere in atto, poich rimettono in discussione molti degli elementi cardine su cui si basano gli interventi che perseguono la logica dellevitamento e dellastinenza. 3. Lindagine nel progetto Scommetti che timpegni? La presente indagine, di tipo esplorativo, si posta come obiettivo principale quello di approfondire in un gruppo di giovani studenti il rapporto tra stili di vita giovanili e comportamenti legati al gioco dazzardo, lutilizzo di internet e lattivit di shopping. Come indicato in letteratura, al ne di indagare fenomeni relativamente nuovi, come appare quello delle dipendenze senza sostanze e dei comportamenti problematici in relazione a gioco, internet e shopping, risulta particolarmente funzionale utilizzare un approccio multi metodo, che comprende la raccolta e lanalisi di dati sia qualitativi che quantitativi. Un vantaggio di questo approccio quello di poter indagare diversi aspetti del fenomeno, di poter confrontare i risultati ottenuti con metodi differenti e di utilizzare questa complessit per una comprensione pi articolata. A tal ne, sono stati coinvolti alcuni insegnanti sia per fornire al gruppo di coordinamento di progetto delle basi sulle quali poter progettare un corso di formazione adeguato ai bisogni, che per indagare il punto di vista, le opinioni e le percezioni dei testimoni privilegiati in merito ai comportamenti e stili di vita degli studenti. Allindagine hanno partecipato 12 insegnanti e dirigenti delle scuole coinvolte nel progetto e 511 giovani studenti (di cui il 63% maschi) di et media 15 anni (DS = 1.9), appartenenti a 5 Istituti scolastici nella zona sudest di Firenze. Rispetto agli insegnanti, sono stati condotti dei focus group per la raccolta di dati qualitativi con lo scopo di far emergere il punto di vista degli intervistati, linsieme dei signicati ed interpretazioni rispetto alle

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proprie esperienze e conoscenze (Cicognani, 2002; Corbetta, 1999). I focus group sono stati condotti secondo una traccia di domande appositamente predisposta. In tutti i focus sono stati indagati i seguenti temi: percezioni circa gli adolescenti ed eventuali cambiamenti nel tempo; valutazioni percezioni sul fenomeno delle dipendenze negli adolescenti; il ruolo e la natura della rete sociale nel fenomeno delle nuove dipendenze. Per lindagine con gli studenti si utilizzato un approccio quantitativo attraverso lutilizzo di un questionario appositamente predisposto per la raccolta dei dati socioanagraci, le attivit nel tempo libero, i rapporti con la famiglia e con i pari, le modalit di gioco, lutilizzo di internet, i comportamenti di shopping. Inne, sono stati inseriti alcuni item volti ad acquisire informazioni circa le proprie percezioni verso i messaggi pubblicitari. Sono state inoltre utilizzate le seguenti scale psicometriche: South Oaks Gambling ScreenRevised for Adolescents (Sogs Ra) per il gambling (Winters, Stinchled & Fulkerson, 1993). uno strumento di autovalutazione largamente conosciuto e diffuso nella ricerca per la rilevazione dei comportamenti problematici verso il gioco dazzardo nelladolescenza. Internet Addiction Test (Iat) (Young, 1998) per lautovalutazione dei comportamenti problematici nellutilizzo di internet. La scala si compone di 6 fattori: salienza (quanto percepito importante lutilizzo di internet da parte del soggetto), uso eccessivo, trascuratezza del lavoro/studio, anticipazione (le aspettative per il momento in cui si sar online), perdita di controllo, trascuratezza della vita sociale. Scala sullo Shopping Problematico (Ssp) (Varveri e Lavanco, 2005). La scala misura il grado di problematicit del comportamento di shopping. Per i focus group con gli insegnanti, i dati raccolti sono stati audioregistrati, trascritti e sottoposti ad analisi di contenuto computer as-

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sisted attraverso il software Atlas.ti. In accordo con Strauss e Corbin (1990), il materiale testuale stato inizialmente sottoposto ad un processo di codica aperta con lo scopo di ricondurre i dati a concetti generali che ne riassumessero il contenuto e signicato, e sviluppare da questi i codici. Successivamente si proceduto ad una codica assiale a partire dai codici ottenuti dalla fase precedente e sono state scelte le dimensioni pi rilevanti e le relazioni fra loro. Inne, una codica selettiva stata effettuata con lobiettivo di strutturare un quadro teorico pi denito attraverso lidenticazione della dimensione principale (core category). Il processo di denizione dei codici, le relazioni tra di essi e il signicato dei temi emersi sono stati costantemente discussi tra i membri del gruppo di ricerca secondo il principio della triangolazione (Robson, 1993). Nei risultati che qui presentiamo, sono citate alcune frasi esplicative (quotations) espresse dagli intervistati. I dati quantitativi sono stati elaborati con software statistico (Spss). Oltre alle analisi descrittive, sulla base della tipologia di variabili prese in esame sono stati utilizzati il test T di Student e lanalisi della varianza (Anova) per il confronto tra gruppi e correlazioni per indagare la natura delle relazioni tra variabili di tipo metrico. 4. Alcuni risultati: i focus group con insegnanti e dirigenti scolastici

4.1

Percezioni circa gli adolescenti ed eventuali cambiamenti nel tempo Il primo tema emerso dallanalisi dei contenuti dei focus group riguarda la descrizione che gli intervistati danno dei ragazzi. Viene riportato un grande cambiamento degli studenti soprattutto negli ultimi 1015 anni. Secondo alcuni partecipanti ai focus, oggi gli studenti sembrano caratterizzati da una notevole mancanza di interesse per i temi di attualit proposti dalla scuola:

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neppure della Shoah si pu parlare, dicono s gi fatta proffe!1

Inoltre, viene sottolineata la presenza di differenti livelli nelle competenze: i ragazzi hanno minore attenzione, e spesso arrivano alle superiori con un bagaglio lessicale scarso, situazione che raramente migliora nel corso dei cinque anni di scuola. Gli insegnanti notano lo scarso investimento che i ragazzi fanno su di s: mentre negli anni passati, infatti, la scuola veniva chiaramente percepita come un primo passo verso la crescita, adesso gli studenti sembrano poco interessati al proprio futuro e quindi, di conseguenza, meno portati a programmare e progettare:
secondo me il tipo di fragilit che emerge proprio nella difcolt di crearsi unidentit propria al di fuori della famiglia, insomma un problema di crescita, un problema di individuazione del proprio s.

Una conseguenza diretta di questo scarso investimento limpegno che gli studenti dedicano alle proprie attivit: secondo gli insegnanti intervistati i ragazzi tendono a minimizzare gli sforzi in qualsiasi situazione, talvolta supportati dalle famiglie:
se c da fare un po di fatica in pi si delega alle ripetizioni private

Lesito relazionale negativo di questa scarsa predisposizione allimpegno la bassa tolleranza del fallimento, che secondo gli insegnanti emerge con forza gi dai primi anni di scuola. Nota infatti un insegnante:
ad esempio, anche un ragazzo che non riesce, che incontra delle difcolt in una determinata materia si abbatte pi facilmente, oppure anche nel rapporto con i compagni una delusione si pu vivere in tanti modi; il fatto di non essere accettati per i ragazzi diventa subito un dramma. Io noto che magari dieci anni fa questa cosa non era vissuta cos. Probabilmente perch appunto anche la societ forse dava meno importanza a questo

1 Tutte le citazioni che seguono sono tratte dalle registrazioni audio dei focus group.

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aspetto, uno doveva sbrigarsela un po di pi. Oggi invece si pi attenti a certi particolari e questo da un certo punto di vista positivo ma rende qualche volta pi fragili le persone.

Talvolta, quindi, lapparente riduzione delle aspettative negli adolescenti sembra piuttosto una forma di difesa dalla necessit di dover rischiare, di mettersi in gioco e quindi di considerare anche un possibile fallimento e la consegnate frustrazione:
gli ultimi anni le ragazze in particolare anche uscite con buoni voti, dicono che alla peggio andranno a fare le commesse, cosa che dieci anni fa non avrebbero mai detto.

Oppure:
i ragazzi hanno aspettative un po diverse, ma non investono su stessi, non si investe sulle proprie capacit. Dieci anni fa investivano pi sul futuro. Provavano di pi ad andare allUniversit, questa la realt del tecnico, non del liceo, lo dico con preoccupazione.

4.2 I comportamenti problematici e le dipendenze Rispetto alla percezione delle vecchie e nuove dipendenze, gli insegnanti intervistati segnalano che i ragazzi hanno una maggiore accessibilit alle sostanze (in particolare cannabis e alcol) e parallelamente anche una maggiore disponibilit di denaro per le attivit nel tempo libero. Secondo gli intervistati, negli ultimi dieci anni si vericato un cambiamento sociale rispetto alle sostanze il cui uso ha perso il valore trasgressivo che le contraddistingueva, avvicinandosi in tal senso ai comportamenti che caratterizzano le nuove dipendenze, il cui oggetto pi accessibile ed il comportamento socialmente pi tollerato:
il sabato si esce per sballarsi gi a 14 anni, e lo raccontano tranquillamente. Che poi si vomiti per due ore di la non un problema.

Tuttavia, nello specico, il fenomeno delle nuove dipendenze sembra essere percepito come meno presente e pericoloso rispetto allutilizzo di sostanze legali o illegali. Questa considerazione potrebbe co-

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munque essere in parte spiegata dal fatto che raramente possibile notare comportamenti problematici in tal senso a scuola. Appare anche difcoltoso intercettare il limite tra laspetto problematico e lutilizzo consapevole e controllato del denaro o di internet, essendo questi comportamenti quotidiani, talvolta persino incentivati dai mezzi di comunicazione:
sulla dipendenza da internet c un grande aumento [] quando tornano da scuola si messaggiano, proprio una regola. Quando tornano, prima di fare qualsiasi cosa, si messaggiano col computer.

Dallanalisi delle interviste, in merito alle nuove dipendenze emerge come da un lato sia difcoltoso valutare un comportamento come problematico, dallaltro vengono spesso utilizzati gli stessi criteri di valutazione adottati rispetto alle dipendenze con sostante. Pertanto, percepita la facile disponibilit e lassenza di stigmatizzazioni verso alcuni comportamenti e si sottolinea come alla base delle dipendenze possano esserci carenze relazionali o viceversa, in particolare relazioni superciali che non sono in grado di svolgere un ruolo protettivo:
Tante volte un modo per chiedere aiuto, non lo so se si pu gi parlare di queste nuove dipendenze.

Alcuni comportamenti degli adolescenti, come ad esempio la mancanza di rispetto, sono citati come esplicativi di un sistema di valori negativo e dovuti in parte anche allassenza di empatia verso gli altri. Questi aspetti sembrano poter avere una qualche inuenza anche per quanto riguarda una gestione ritenuta dagli intervistati non responsabile del denaro:
un episodio che mi ha molto colpito di alcuni ragazzi, apparentemente a modo. In una discoteca viene rubato il giubbotto di marca a uno di questi, allora fanno il giro e non lo trovano. Quindi ne prendono altri due, buttano via il cellulare che cera dentro, poi al genitore danno anche laltro, che lo accoglie con piena tranquillit.

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Il ruolo e la natura della rete sociale. Rispetto alla rete sociale, viene evidenziato il ruolo talvolta ambiguo della famiglia. Per alcuni intervistati, alla scuola vengono spesso delegate competenze che invece non sono presenti o non dovrebbero essere soltanto a carico dellistituto:
non era mai successo, come in questi anni, che i genitori mi chiedessero che cosa fare.

La rete dei pari risulta essere unimportante fonte di informazioni circa la possibile presenza di comportamenti problematici rispetto alle dipendenze, tuttavia questo canale di comunicazione difcilmente raggiunge linsegnante, e spesso ci dipende dal singolo docente. Risulta quindi difcile una relazione pi strutturata e continua tra il gruppo degli insegnanti e quello degli studenti e le occasioni di affrontare insieme questo fenomeno sono molto poche: Emerge quindi la necessit di coinvolgere prima di tutto le famiglie. Anche se, come viene riportato, sono gli stessi genitori a chiedere consigli ai docenti che in alcuni casi percepiscono questo comportamento come una delega del ruolo genitoriale:
come genitore mi sento meno efcace, mio glio ha sempre fatto quello che dicevano i professori che quello che gli dicevo io. Le mamme infatti mi chiedono di dire certe cose ai ragazzi. Quando gli dico di fermarsi un attimo, vanno in agitazione.

Si sottolinea perci limportanza della presenza di una gura terza, che abbia non soltanto le competenze speciche per quanto riguarda il fenomeno oggetto di intervento, ma anche che ricopra un ruolo di mediazione e di interfaccia tra la famiglia e listituzione scolastica, al ne di favorire una interpretazione corretta ed il pi possibile condivisa delleventuale situazione problematica:
se un ragazzo poi cos fragile, cos facile esser catturato in questa forma di passatempo che poi passatempo non , ma diventa una dipendenza, probabilmente la cosa migliore un intervento psicologico.

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5.

Alcuni risultati: il questionario somministrato agli adolescenti Rispetto ai 511 giovani studenti (Figura 1) che hanno partecipato allindagine, l89% vive con i propri genitori e nel 50% dei casi almeno uno di questi occupa una professione nel prolo di impiegato/a, per il 35% uno dei genitori operaio e per il 21% la madre casalinga. In misura minore coloro che sono in cerca di occupazione (2%), pensionato/a (4%) e insegnante (8%).
Figura 1 Professione dei genitori
4% 2%

In cerca di occupazione 2% Pensionato/a 4% Insegnante 8% Libero professionista 13% Artigiano 13% Commercianti 16% Altro 16% Casalinga 21% Operaio/a 35% Impiegato/a 50%

8% 13% 13% 16% 16% 35% 21%

50%

Per il 66% (n = 337) la condizione economica della propria famiglia ad un livello medio, anche se per un rilevante 25% percepita come alto. possibile pertanto affermare che per unampia maggioranza (91%) si rileva la percezione di un buon livello di benessere economico della propria famiglia. Il 3% dichiara di appartenere ad una famiglia la cui condizione economica molto alta e per il 6% invece bassa o molto bassa. I partecipanti allindagine dichiarano di avere a disposizione mediamente 20 euro a settimana per le proprie spese (21%), in misura minore 10 euro (13%) e 15 euro (8.7%). Tra le disponibilit pi elevate si rileva per il 9% circa 50 euro a settimana e 30 euro per l8%. In percentuali molto minori si trovano cifre decisamente pi elevate (no a 200 euro) o pi basse (5 euro o niente). La media sul totale dei partecipanti di circa 30 euro a disposizione a settimana per le proprie spese (Ds = 40.0).

79

Una domanda riguardava latteggiamento percepito dei propri genitori rispetto al denaro. Su una scala da 1 a 6, punteggi medi pi elevati si sono osservati per quanto riguarda un atteggiamento di responsabilit alluso del denaro (5.39) (I miei genitori pensano che si dovrebbe fare un uso responsabile del denaro) e per valori non fondati esclusivamente sul benessere economico (4.18) (Non importa quanti soldi guadagni, limportante che tu sia felice). In misura minore si trovano la percezione di riservatezza dei genitori sul denaro, discussioni tra genitori a causa del denaro e il confronto del proprio status sociale con quello di altre famiglie come ad esempio vicini e parenti. Se per il 46% dei partecipanti possibile parlare di tutto con i genitori (Figura 2), tra gli argomenti di cui si parla pi facilmente sono presenti la scuola (58%), il lavoro (12%) e la politica (11%). Con pi difcolt o in misura minore si parla di argomenti legati ai sentimenti (7.6%), problemi economici (6%), droghe (5%) e sessualit (4%). Sono presenti alcune differenze rispetto al genere: le femmine risultano parlare con i genitori con pi facilit per quanto riguarda i problemi sentimentali (11% femmine; 6% maschi), ma meno circa il lavoro (8% femmine; 14% maschi) e la politica (6% femmine; 14% maschi). Probabilmente a spiegare queste diverse distribuzioni contribuiscono anche stereotipi e aspettative circa il genere di appartenenza.
Figura 2 Argomenti di cui si parla pi facilmente con i propri genitori (massimo tre risposte)
4% 5% 6% Sesso 4% Droghe 5% Problemi economici 6% Problemi sentimentali 7,6% Politica 11% Lavoro 12% Parliamo di tutto 46% Scuola 58%

7,6% 11% 12% 46%

58%

80

5.1. Il tempo libero Come indicato in letteratura, sapere come si caratterizzano i rapporti di amicizia utile in quanto risulta maggiormente protettivo per i giovani avere un range ampio di relazioni e di gruppi di riferimento. Riguardo ai partecipanti allindagine questi sembrano suddividersi piuttosto equamente tra coloro che hanno un gruppo sso di amici (34.8%), coloro che frequentano pi gruppi di amici (ad esempio gli amici di scuola e quelli dove viene praticata unattivit sportiva) (32.3%), che hanno diversi amici ma le cui relazioni non sono strutturate come gruppo unico (28.4%). Avere pi gruppi di amici permette di mantenere solide relazioni sociali, anche in prospettiva di eventi che possono ridurre o modicare uno dei gruppi a cui il soggetto fa riferimento; si pensi ad esempio alla conclusione stessa dellesperienza scolastica. Su una scala da 1 (Mai) a 6 (Tutti i giorni), stato chiesto di indicare il tempo dedicato per alcune attivit nel tempo libero. Le attivit pi frequenti risultano guardare la tv, navigare su internet e ascoltare musica da solo/a. In termini percentuali, il
Figura 3 Interesse per argomenti in televisione: differenze sulla variabile genere

5,0 4,5 4,0 3,5 3,0 2,5 2,0 1,5 1,0 0,5 0,0
ali ap i o r n m/So eleg Telel T Film t/Qui ie Var z Mo da Spo rt lity usica hieste entari litica Rea M /Inc Po um lit Doc tua At

Maschi Femmine

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77.5% dichiara di stare davanti alla tv ogni giorno. Circa la met dei partecipanti passa davanti alla televisione 1 o 2 ore al giorno e appare rilevante la percentuale di coloro che guardano la televisione quotidianamente almeno 3 ore (24%). Guardare la televisione unattivit svolta prevalentemente da soli (43%) o in famiglia (44%), molto meno con gli amici (6%). Su una scala da 1 a 5 stato chiesto il grado di interesse verso le tipologie di programmi televisivi. Punteggi pi elevati si sono osservati circa i lm (4.19), lo sport (3.51) e la musica (3.36). In misura minore programmi inerenti la moda (2.14) e le trasmissioni di politica (2.15). Sono emerse differenze statisticamente signicative sulla base del genere di appartenenza (Figura 3): le femmine risultano maggiormente interessante ai telegiornali, telelm, moda, reality show e canali musicali rispetto ai maschi. Questi ultimi invece indicano una preferenza maggiore rispetto alle femmine per argomenti sportivi e documentari. Non si sono invece osservate differenze statisticamente signicative per lm, variet e quiz, attualit e inchieste.
Figura 4 Interesse per argomenti sui giornali/riviste: differenze sulla variabile genere

5,0 4,5 4,0 3,5 3,0 2,5 2,0 1,5 1,0 0,5 0,0
it Pol ica a a o alit ronac Scienz ttacol C e / Attu ura a e sp Nat ltur Cu rt za Spo Bellez Mo da Gos a sip ogi nol Tec

Maschi Femmine

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Al ne di approfondire le diverse tipologie di interesse rispetto a differenti canali di comunicazione, sono stati indagati anche gli argomenti presenti su giornali e riviste (Figura 4). Rispetto al totale dei partecipanti, quelli di maggior interesse risultano lo sport (3.73), la tecnologia (3.51) e attualit (3.30). Tuttavia, confrontano maschi e femmine risultano differenze statisticamente signicative: le femmine mostrano di preferire argomenti specici come ad esempio cultura e spettacolo, estetica, moda e gossip. I maschi prevalentemente politica, natura e scienza, sport e tecnologia. Circa le altre attivit, il 68% dichiara di navigare su internet quotidianamente e il 63,6% di ascoltare musica da solo/a tutti i giorni. Lo sport invece praticato prevalentemente 23 volte la settimana (44%). Osservando le altre attivit, emerge come il 30% dichiari di non leggere alcun libro (escludendo quelli scolastici), a fronte di un 13,5% che invece dichiara di leggere ogni giorno. Lo shopping unattivit a cui ci si dedica in maggioranza 1 o 2 volte al mese (50.3%). Il 70.6% va al cinema 12 volte al mese mentre risulta molto bassa la percentuale
Figura 5 Attivit nel tempo libero/Divertimento (medie)

6 5 4 3 2 1 0
r g e a a V ti rt lo io et te te la T ntern a solo/ Spo i/rivis ogam /Circo i stud partne oppin r nien Cinem oncer I ad /C al Vide Bar on d n il re Sh a fa rn eca sic co Fa senz gio in G cot mu e libr Stare ere Dis tare Star e gg ere L g ol Leg Asc e dar uar

Maschi Femmine

83

di fruizione di discoteche e concerti: il 47.7% non si vi si reca mai (il 37.2% 12 volte al mese). Tra le attivit nel tempo libero che vengono indicate come pi divertenti ottengono punteggi elevati la navigazione su internet, ascoltare musica da solo/a e fare sport. Rispetto al tempo dedicato emerge una notevole differenza con il divertimento che lattivit offre, ad esempio poter andare al cinema, in discoteca o ai concerti e fare shopping. Il tempo dedicato a guardare la televisione non sembra coincidere con il divertimento che questa attivit pu offrire, quindi inferiore non soltanto a internet, ascoltare musica da solo/a e sport, ma anche al divertimento offerto dal cinema, anche se i ragazzi vi si recano in misura molto minore (Figura 5). Nel complesso, su una scala da 1 a 5, la soddisfazione generale percepita per il proprio tempo libero risulta piuttosto alta. 5.2. Il gioco dazzardo Ai partecipanti stato chiesto a quali giochi avessero giocato e di indicare la frequenza di gioco e la spesa media giocata. In questo modo stato possibile rilevare la possibile vicinanza con alcuni giochi piuttosto che altri (Figura 6). Gratta e vinci (60%) e Carte (con denaro) (54%) risultano essere i giochi ai quali la maggioranza dei partecipanti ha giocato almeno una volta. Il 40% ha giocato almeno una volta al Superenalotto ed il 32% a biliardo mentre percentuali inferiori si sono osservate circa le scommesse sportive in generale (22%), il Win for Life (19%) e Totocalcio (18%). Occorre rilevare come sia necessario un approfondimento circa le scommesse sportive in quanto queste sono vietate ai minori, ad esempio, nelle sale gioco Snai. In tal senso possibile che tra coloro che hanno risposto affermativamente a questa domanda siano presenti anche soggetti che scommettono informalmente con gli amici e nel gruppo dei pari. I giochi considerati classici come il Tris e Totip (4%), Bingo (11%) e Lotto (14%) risultano essere meno utilizzati. Sebbene le percentuali siano di poco superiori, occorre evidenziare la presenza di un rilevante 10.5% e 11% per quanto riguarda rispettivamente i giochi online e le slot machine. Sono emerse alcune

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differenze di genere circa il gioco: i maschi sembrano maggiormente orientati a giochi in cui presente lo sport, come le scommesse sportive o il totocalciototogol ma anche i giochi online e il biliardo.
Figura 6 Giochi ai quali ha giocato almeno una volta (percentuali per genere)

Win For Life Slot Machine Giochi on-line Biliardo Carte Bingo Gratta e Vinci Lotto Scommesse sportive Totocalcio-Totogol Tris-Totip Superenalotto 4% 14% 11% 11% 10,5%

19%

32% 54%

60%

22% 18%

40%

Maschi

Femmine

Le femmine risultano essere coloro che invece hanno pi afnit coi giochi classici (Bingo e Lotto). Sebbene il gratta e vinci sia il gioco col quale si avuto almeno unesperienza, esso non risulta quello pi frequentemente utilizzato. Rispetto a chi gioca al gratta e vinci, il 52% lo fa in media una volta al mese o meno ed il 5% almeno otto volte al mese. Il gioco col quale probabilmente pi facile giocare con maggior frequenza risulta essere quello online: circa il 30% di chi gioca on line lo ha fatto almeno 8 volte al mese. Alle slot machine, il 58% gioca una volta al mese o meno anche se il 28% di questi dichiara di giocarci circa 24 volte al mese. La frequenza di gioco pi bassa si osservata per il superenalotto, al quale il 72% gioca una volta al mese o meno. Le scommesse sportive risultano effettuate prevalentemente

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24 volte al mese (41%) o una volta al mese (38%). La percentuale pi elevata in riferimento alle giocate pi alte (Figura 7) (20 euro o pi) si rileva per i giochi online: in questo gruppo, l11% ha dichiarato di spendere almeno 20 euro a volta, comprese le eventuali quote di inscrizione ove presenti.
Figura 7 Spesa media a giocata (percentuali)

Win For Life Slot Machine Giochi on-line Biliardo Carte Bingo Gratta e Vinci Lotto Scommesse sportive Totocalcio-Totogol Tris-Totip Superenalotto

0
Maschi

20
Femmine

40

60

80

100

Una percentuale relativamente alta per le giocate maggiori si osserva con le slot machine, pari al 6% di coloro che hanno dichiarato di averci giocato (il 36% da 5 a 10 euro). Le giocate pi basse si trovano per il gratta e vinci per il quale l87% spende meno di 5 euro. Considerando il numero totale dei partecipanti, la frequenza di gioco pi elevata, pari ad almeno 8 volte al mese, si osservata per le carte (8%), il biliardo (3%), i giochi on line (3%) e il gratta e vinci (2.7%). Le percentuali pi elevate relative alla spesa pi alta a giocata (20 euro o pi) risulta essere per i giochi on line (1%) e slot machine (0.6%).

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Lutilizzo della scala SogsRa per il gambling ha permesso di individuare tre gruppi, suddivisi in base al livello di problematicit circa i comportamenti legati al gioco dazzardo (Figura 8).
Figura 8 Risultati scala per il comportamento di gioco

3% 9% 20% 68%

Nessun problema 68% (350) A rischio 20% (101) Gioco Problematico 9% (47) Missing 3% (13)

Dai risultati emerge come il 68% dei partecipanti non abbia alcun problema rispetto al gioco, il 20% risulta a rischio ed il 9% ha dichiarato comportamenti che possono indicare una tendenza ad un rapporto con il gioco dazzardo di tipo problematico. Rispetto al genere si nota come il 73% del gruppo a rischio sia composto da maschi, in misura simile anche nel gruppo dei partecipanti con comportamenti problematici la maggioranza risulta composta da maschi (72%). Rispetto ad alcuni comportamenti emergono aspetti di particolare interesse: il 17% del totale dichiara di aver speso pi di quanto aveva pianicato (il 66% nel gruppo problematico e il 2.6% nel gruppo con nessun problema); il 24% si preoccupato almeno una volta della spesa effettuata per il gioco (il 77% nel gruppo problematico e il 10% nel gruppo con nessun problema); il 13.6% ha dichiarato di aver avuto almeno una volta discussioni in famiglia per il denaro speso per giocare (il 65% nel gruppo problematico, il 3.4% nel gruppo con nessun problema); il 6% talvolta tornato a giocare nel tentativo di recuperare i soldi persi in precedenza (il 26% nel gruppo problematico e lo 0.6% nel gruppo con nessun problema). Pur non essendo signicative da un punto di vista statistico, appare comunque rilevante come coloro che si collocano nel gruppo con

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comportamenti di tipo problematico percepiscano livelli pi alti del proprio benessere economico familiare, sia rispetto al gruppo a rischio che di quello non a rischio. 5.3. Luso di internet La presente sezione dedicata alle modalit di utilizzo di internet, con particolare rigua rdo ai risultati rilevati dalla scala Internet Addiction Test Iat (Young, 1998). Sono state inoltre indagate le diverse modalit di utilizzo per comunicare con gli amici: su una scala di preferenza da 1 (per nulla) a 5 (moltissimo), lutilizzo di messaggeria istantanea (es. chat, Facebook, Twitter, ecc.) ottiene il punteggio medio pi elevato. In misura minore risulta lutilizzo del telefono e/o del cellulare e sms. Molto al di sotto della media si trovano invece le videochiamate e gli mms. Il 53% dei partecipanti dichiara di utilizzare internet in media per sessioni da 1 a 3 ore, il 21% da 3 ore no ad oltre 6 ore mentre il 25% meno di una ora. Sul totale dei partecipanti, il 42% dichiara di utilizzare internet da 1 a 3 ore ogni giorno, il 14% tutti i giorni da 3 a 5 ore (Figura 9).
Figura 9 Tempo medio al giorno dedicato a internet

7% 25%

Da 3a 5 ore 15% 6 ore o pi 7% Meno di 1 ora 25% Da 1 a 3 ore 53%

53%

15%

Ai partecipanti stato chiesto di indicare, su una scala da 1 (mai) a 5 (molto spesso), il tempo dedicato ad alcune attivit su internet (Figura 10). Quella prevalente risulta essere lutilizzo dei social network come Facebook o Twitter (3.98), le chat (3.94) e il download di musica

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e video (3.58). Meno utilizzati risultano essere la gestione di un blog (2.04) e lattivit di acquisti online (1.42). Attraverso la statistica T di Student sono state rilevate differenze statisticamente signicative rispetto al genere sulle diverse attivit (Figura 3). Le femmine risultano passare pi tempo rispetto ai maschi per lutilizzo della posta elettronica, social network, chat e blog, navigare per motivi di studio. I maschi invece sembrano dedicare pi tempo agli acquisti on line e ai videogiochi. Non risultano differenze statisticamente signicative nelle modalit di utilizzo per quanto riguarda il download, vedere lm e cercare informazioni.
Figura 10 Attivit su internet: differenze di genere (da 1 = mai a 5 = molto spesso)

5,0 4,5 4,0 3,5 3,0 2,5 2,0 1,5 1,0 0,5 0,0

Maschi

Femmine

) t g e e e a o ork B l o on-lin Cha a video o, lm azion tronic on-lin /studi etw usic re vide nform a elet iochi avoro isti al n i u t I L G d (m ede Soc Acq Pos nloa V Dow

Lanalisi dei dati ottenuti dalla somministrazione della scala Internet Addiction Test (Iat), ha permesso di rilevare una percentuale piuttosto rilevante di coloro che possono essere considerati a rischio circa lutilizzo di internet: il 39% dei partecipanti risulta infatti collocarsi in questo gruppo. Una percentuale minore sono coloro che risultano utiliz-

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zare internet in modo problematico (4%). Il 50% risulta non a rischio. Poich il gruppo a rischio risulta essere numericamente consistente, su questo che occorre porre attenzione al ne di comprendere meglio gli aspetti che caratterizzano un utilizzo di internet che pu, talvolta, diventare problematico. Nonostante il gruppo a rischio sia composto in prevalenza da maschi (59%), allinterno dei due generi si osservano percentuali diverse: vi fanno parte il 47% delle femmine e il 39% nei maschi. Al ne di svolgere confronti di tipo statistico tra i gruppi, e considerando la bassa rappresentativit del gruppo problematico, in sede di analisi stato deciso di considerare soltanto i gruppi non a rischio e a rischio. Come possibile osservare dalla Figura 11, in quasi tutte le attivit su internet il gruppo a rischio e quello non a rischio si differenziano rispetto al tempo di utilizzo, che maggiore in quello a rischio. Soltanto per attivit come lavoro/studio e informazione non risultano
Figura 11 Attivit su internet: differenze tra gruppi "a rischio" e "non a rischio" (da 1 = mai a 5= molto spesso)

5,0 4,5 4,0 3,5 3,0 2,5 2,0 1,5 1,0 0,5 0,0
ad , lm onica line Studio azione twork nlo o e tr on/ Dow re vide a elet quisti avoro nform cial n I L So ost Ac de P Ve t Cha e g Blo on-lin hi c Gio

Nessun rischio

A rischio

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differenziare i due gruppi, probabilmente anche perch sono quelle a cui in generale viene dedicato meno tempo da tutti i partecipanti. Le analisi correlazionali hanno permesso di individuare relazioni abbastanza forti da un punto di vista statistico tra il livello di problematicit dellutilizzo di internet ed alcune attivit speciche. Un utilizzo maggiore di chat, social network e blog corrispondono infatti a punteggi pi elevati nella scala Internet Addiction Test Iat. Questo risultato sembra far emergere come le funzioni relazionali di internet, oltre ad essere tra le modalit di utilizzo della rete considerate pi attrattive dai giovani, sono anche quelle che potrebbero in alcuni casi essere correlate ad un comportamento orientato alla dipendenza. Occorre rilevare anche la presenza di una relazione statisticamente signicativa tra punteggi elevati sulla scala Iat e minore soddisfazione circa le modalit duso del proprio tempo, mentre positiva la relazione con luso di internet come attivit ricreazionale. 5.4. Lo shopping Rispetto ai comportamenti di acquisto, il 53% dei partecipanti allindagine dichiara di seguire una moda. Alla domanda sui criteri di scelta del prodotto, tuttavia, il 65% dichiara di acquistare un oggetto sulla base delle proprie necessit (perch mi serve) e soltanto il 16% perch va di moda. Molti meno (2%) perch hanno seguito le indicazioni della pubblicit o perch un determinato bene posseduto da un amico (3%). Anche se le differenze non sono elevate, coloro che hanno dichiarato di fare acquisti sulla base di una moda tendono comunque a passare pi tempo a fare shopping degli altri (una volta a settimana o due volte al mese) ed attribuiscono a questa attivit livelli di divertimento pi elevati. Nonostante siano pochi coloro che dichiarano di fare acquisti in base alla pubblicit, il 56% qualche volta si aspetta che il prodotto, una volta acquistato, sia effettivamente quello descritto nel messaggio pubblicitario; sempre uguale per il 15% mentre non crede invece che la pubblicit rispecchi realmente il prodotto il 27% (Figura 12). Prevalentemente, la quantit di soldi spesi settimanalmente per i pro-

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pri acquisti di circa 10 euro (10%) o 20 euro (11.5%), in misura minore 50 euro o pi (8%). Occorre sottolineare come la relativamente bassa et dei partecipanti comporti una gestione del denaro mediata spesso dai genitori. Pertanto, nella valutazione dei risultati emersi circa i comportamenti di shopping opportuno considerare anche questo aspetto.
Figura 12 Si aspetta che il prodotto sia come appare nella pubblicit
2% 27% Si 15% A volte 56% Non risponde 2% No 27% 56% 15%

I risultati emersi dalla Scala sullo Shopping Problematico (Ssp) sembrano indicare come non vi sia una particolare presenza di problemi riguardanti lo shopping tra i partecipanti allindagine: soltanto il 3% ottiene punteggi che si collocano nella sfera dei comportamenti a rischio ma non problematici. Al ne di approfondire questo risultato rispetto alle variabili considerate necessario osservare landamento dei punteggi sulla scala rispetto ad alcune variabili come il genere e gli stili di vita legati ai comportamenti di acquisto. Emerge una differenza statisticamente signicativa tra maschi e femmine: questultime ottengono punteggi signicativamente pi alti rispetto ai maschi, in particolare sulle dimensioni Aspetti reattivoimpulsivi e Regolazione dellumore, ovvero modalit di acquisto percepite come improvvise e spontanee a cui difcile resistere, o motivate dalla convinzione di poter far fronte a situazioni stressanti e spiacevoli attraverso lo shopping. Coerentemente con quanto presente il letteratura, emergono relazioni statisticamente signicative tra la propensione allo shopping e il tem-

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po dedicato a seguire trasmissioni in tv che trattano di moda, tempo dedicato allo shopping e interesse verso articolo di giornali e/o riviste di moda. Rispetto alla pubblicit, anche in questo caso i risultati confermano come questa sia legata alla propensione al comportamento di acquisto, che risulta correlato alla piacevolezza verso i messaggi pubblicitari sia sui giornali che su internet, alla credibilit del messaggio (la pubblicit rispecchia fedelmente il prodotto) e allinuenza che esercitano alcune fonti come ad esempio i personaggi famosi (ad esempio dello sport, della musica e dello spettacolo). Come per i comportamenti circa luso di internet, la propensione allo shopping risulta essere correlata negativamente con la soddisfazione generale verso il proprio tempo libero, ma positivamente con la percezione di divertimento che tale attivit riveste per alcuni partecipanti. Occorre anche evidenziare come sussista una relazione positiva tra alti punteggi circa la propensione allo shopping e elevati punteggi sulla scala che misura i livelli di problematicit di internet. 6. Riflessioni e conclusioni Gioco dazzardo, internet e shopping occupano un ruolo di primo piano tra i comportamenti problematici in riferimento alle nuove dipendenze, sia per la crescente diffusione che per limpatto che hanno, soprattutto tra i giovani, nelle dimensioni sociorelazionale, scolastica e familiare (Goldberg, 1996; Young, 1996). Tali dipendenze si manifestano nellurgente bisogno di praticare lattivit no ad arrivare a compromettere lesistenza della persona, ivi compreso il suo sistema relazionale, no a costituirsi in vere e proprie patologie. La presente indagine si posta lobiettivo di esplorare, da un punto di vista psicosociale, le modalit attraverso le quali si esprimono i suddetti comportamenti nel quadro pi generale degli stili di vita giovanili. Una riessione generale che preme fare rispetto a questarea di analisi riguarda la difcolt a trovare canali comunicativi che mettano in contatto differenti generazioni, come emerge dalle riessioni degli insegnanti. Mentre esistono percorsi formativi e modelli di intervento consolidati in merito ai comportamenti relativi al bullismo, allutilizzo

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di sostanze legali o illegali, e pi in generale verso la promozione della salute negli adolescenti, meno presenti risultano essere quelli legati alle cosiddette nuove dipendenze. In parte perch si tratta di fenomeni relativamente nuovi e gli strumenti di osservazione e di studio sono tutto sommato recenti; inoltre si tratta di comportamenti che rientrano tra quelli socialmente accettati, perci di difcile individuazione anche quando si parla di uso problematico. Un aspetto che emerge dallindagine in primo luogo limportanza di individuare un perimetro di comportamenti in un quadro pi generale che tenga conto degli stili di vita complessivi degli adolescenti, comprese le relazioni tra pari e il sistema familiare. La famiglia e gli insegnanti risultano e si confermano come i due attori principali nel contesto di vita delladolescente, anche in funzione della rilevazione di comportamenti problematici circa le dipendenze senza sostanze. pertanto evidenziabile limportanza di un agire comune tra professionisti, sistema scolastico e familiare. I dati emersi dai questionari sono comunque in linea con quelli presentati dalle indagini nazionali e internazionali, considerando comunque che la quota di persone che rientrano nelle percentuali con comportamenti problematici ha una tendenza ad aumentare. Rispetto al gioco con il denaro appare rilevante la familiarit dei giovani partecipanti ad alcune tipologie di gioco, il primo luogo il gratta e vinci, ma anche quelli disponibili su internet. Si tratta dunque di modalit di gioco facilmente comprensibili e immediate, non sono richieste particolari abilit e la cui accessibilit appare sempre maggiore (basti pensare ai distributori automatici di gratta e vinci o alla possibilit di giocare online direttamente da casa). Giocare sempre stata unattivit piacevole per luomo, e se estendiamo questo concetto alla collettivit evidente come alcuni giochi esprimano anche la cultura a cui appartengono (Pani & Biolcati, 2006). Daltra parte il rischio, come concetto mediato dai mezzi di comunicazione, prevalentemente presentato come appartenente alla dimensione giovanile e sinonimo di coraggio e intraprendenza, oltre che di efcienza. Esso anche parte integrante del gioco dazzardo (Breen & Zuckerman, 1999) e si coniuga con lidea che il successo non dipenda dalla costruzione di percorsi

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di impegno ma da salti economici e sociali determinati dalla vittoria (Le Breton, 1991). Come si visto, infatti, un gioco che ottiene un discreto interesse il Superenalotto, per il quale sono in palio vincite molto elevate. Un aspetto integrante del gioco dazzardo lillusione di controllo, fenomeno psicologico che presente nella vita di ogni individuo e come costrutto particolarmente rilevante nella fase adolescenziale, soprattutto in riferimento ai comportamenti a rischio: i risultati della nostra indagine hanno evidenziato come una percentuale importante dei partecipanti (il 17%) almeno una volta ha speso pi di quanto aveva previsto e il 24% si preoccupato della spesa effettuata. Il fascino del rischio e lillusione del controllo sono pertanto fattori che, nello sviluppo di strategie di intervento orientate a promuovere una cultura sana del gioco, dovrebbero essere presi in considerazione. Occorre fare una riessione sul rapporto tra gioco dazzardo e internet: laccesso online permette in linea generale una disponibilit di gioco costante, e soprattutto svincolata da eventuali freni inibitori e pratici perch si tratta di unattivit svolta come rituale solitario, slegata da quella che la dimensione relazionale del gioco dazzardo e non. Relazioni che per, in riferimento alla presente indagine, sono lelemento che maggiormente attrae i giovani verso internet. Il rapporto tra giovani e internet sembra denirsi quindi nelluso relazionale che questo strumento permette (gli utilizzi prevalenti sono quelli di messaggeria istantanea ed i social network), continuo nel tempo e nello spazio. Si osservato come un maggior utilizzo di internet non corrisponda ad una percezione migliore del proprio tempo libero bens al divertimento specico che tale attivit comporta, in una sorta di avvitamento su di s alla ricerca di un piacere che si focalizza su ununica attivit. Il cyberspazio infatti una dimensione immateriale in cui comunicare senza limiti ma anche un possibile contenitore di emozioni a cui attingere nei momenti di noia e di monotonia (Cantelmi, Del Miglio, Talli, DAndrea, 2000). Rispetto al tempo, il 14% dei partecipanti ha dichiarato di stare su internet tutti i giorni da 3 a 5 ore, dunque unattivit ludica rischiosa nella misura in cui sottrae nellimmediato una quantit di tempo crescente alla formazione e allo svi-

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luppo sociale degli adolescenti e nella misura in cui pu evolvere nel tempo in una dipendenza comportamentale. Come per il gioco dazzardo e internet, anche lo shopping va considerato un comportamento che poggia le proprie basi su cambiamenti economici, sociali e culturali degli ultimi anni. Le modalit problematiche di tale comportamento hanno assunto recentemente unattenzione sempre maggiore da parte dei mass media, soprattutto nei confronti dei consumatori pi giovani (Dittmar, 2001). Dai risultati osservati, in media si dedica allo shopping un giorno a settimana, molto probabilmente nel weekend e la spesa effettuata in relazione allet, ovvero alla disponibilit di denaro mediata dai genitori. Generalmente si assiste allemersione di un comportamento problematico in merito allo shopping in torno ai 17 anni e soprattutto con unelevata incidenza nella popolazione femminile (Christenson, Faber, deZwaan, 1994). Sono le femmine che in prevalenza risultano essere pi attratte dallo shopping anche per quanto riguarda la presente ricerca, anche se non vi sono differenze rispetto alle modalit di acquisto determinate dalla moda. La pubblicit sembra svolgere un ruolo di primo piano, in quanto oltre la met (56%) ha dichiarato di aspettarsi che essa rispecchi il prodotto comprato per quello che realmente . Occorrerebbe approfondire come questo aspetto si coniughi per con un comportamento dacquisto auto percepito come responsabile, infatti il 65% afferma di comprare un bene soltanto perch gli serve, e solo il 2% perch lha visto in una pubblicit. Emerge anche la funzione dello shopping come attivit a cui si attribuisce un certo ruolo nel ridurre la tensione emotiva o lo stress derivanti da situazioni considerate spiacevoli. A conferma di quanto presente in letteratura, la propensione allo shopping risulta essere correlata al tempo dedicato a seguire argomenti di moda riportati dai mezzi di comunicazione di massa come giornali e tv, frequenza dei comportamenti dacquisto e attrazione/piacevolezza verso i messaggi pubblicitari. Questi aspetti, al di l della presenza di un comportamento patologico, possono essere fattori su cui porre attenzione nella formulazione di interventi di tipo preventivo.

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Bibliografia
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Capitolo 3 Lauto aiuto: un possibile intervento per le nuove dipendenze


Giovanni Delacqua, Elisa Parentini 1. Lauto aiuto: definizione e storia Un gruppo di auto mutuo aiuto nasce quando due o pi individui decidono di unire le loro risorse per far fronte ad un problema specico. Le persone si incontrano, raccontano le esperienze personali, cercano di trovare eventuali soluzioni. Vengono rafforzati i rapporti interpersonali, si cerca di ristabilire un nuovo equilibrio nella vita quotidiana al ne di modicare, adattarsi o migliorare la propria condizione di sofferenza. Le persone che hanno un problema mettono a disposizione dei propri simili lesperienza e le competenze acquisite nel vissuto di sofferenza. Tutti i gruppi sono fortemente orientati al miglioramento della qualit di vita, cercano di trovare strategie per modicare situazioni disadattive, o assumono un ruolo di pressione sociale e politica nella comunit in cui operano. Quello di auto aiuto un gruppo formato da persone che condividono un medesimo disagio, situazione di vita o condizione particolare il cui obiettivo quello di fornire aiuto reciproco per fronteggiare problematiche comuni. Differenti dai gruppi terapeutici, dove si mira a raggiungere obiettivi di cura, nei gruppi afferenti alla losoa del self help lunico valore terapeutico rappresentato dalla relazione che risulta un elemento chiave per favorire risorse in favore dellindividuo e del gruppo stesso. I gruppi di auto aiuto supportano e danno senso agli individui restituendo loro una competenza, un ruolo individuale e collettivo. Sembra chiaro che la potenzialit dellauto aiuto risiede nel fatto che fornisce la maggior parte delle funzioni di sostegno sociale alle persone che hanno particolari motivi per averne bisogno e, probabilmente, proprio grazie alla specica conoscenza dei problemi comuni che vengono forniti diversi tipi di sostegno sociale, in modi e secondo tempi appropriati.

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Elenchiamo di seguito cinque delle modalit di aiuto che i gruppi di auto e mutuo aiuto possono dare e ricevere e che sono distintive rispetto ad altre organizzazioni: supporto emotivo: lo scopo quello di superare lisolamento, la confusione, il disorientamento che la gente percepisce intorno a s, attraverso il dialogo e lo scambio esperenziale su base individuale e/o collettiva. Sostegno informativo: ovvero la comprensione dei problemi in atto attraverso una loro denizione e chiaricazione anche negli aspetti pi tecnici oltre che in quelli emotivi (ad esempio notizie sui metodi di cura, sui servizi statali e non, sulle risorse disponibili interne e/o esterne al gruppo); ci pu essere di aiuto a rendere meno confusa la visione che il membro ha della sua situazione. Servizi diretti: il gruppo di selfhelp pu fornire alcune forme di aiuto pratico, sia su basi formali (ad esempio servizi quali gruppi gioco per bambini, in particolare per gli handicappati, campi scuola) che informali (servizio di babysitter, trasporto ecc.). Allinterno dei gruppi quasi sempre sorgono spontaneamente amicizie solide e durature, che vanno a rafforzare il sostegno emotivo e lefcacia della mutualit. Attivit sociali: sono considerate da molti gruppi come parte integrante della nalit dellorganizzazione stessa, soprattutto per i gruppi di lunga durata e con caratteristiche di multifunzionalit; comprendono gite, feste, le riunioni formali o informali tra i membri, ovvero tutte quelle attivit che rimandano alloccupazione del tempo al di fuori degli incontri. Il coinvolgimento personale in tali attivit di riferisce alla sperimentazione di nuove modalit di azione e di nuovi modi di sentire e trasmettere i propri vissuti, cosicch lesperienza diventi forma di conoscenza, strumento di elaborazione cognitiva e affettiva. Attivit di advocacy: molti gruppi nascono dalla convinzione che i servizi, sia del sistema pubblico, sia delle organizzazioni di volontariato o di terzo settore, non siano adeguati alla complessit delle loro situazioni problematiche. La loro esistenza e

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le loro iniziative sono volte a intraprendere misure che apportino cambiamenti allinterno dei servizi. Altri gruppi tendono per a sviluppare relazioni collaborative con il sistema dei servizi, anche in virt dei vantaggi che si guadagnano (facilitazioni, sussidi, spazi di ritrovo ecc.). Gli scopi dei gruppi di auto aiuto si possono riassumere in tre elementi, ciascuno di essi prevede una netta interazione e una profonda interdipendenza tra dimensione individuale e dimensione sociale. I gruppi favoriscono e creano adattamento in quanto permettono di comprendere, riconoscere e, quindi superare condizioni stressanti o crisi esistenziali dipendenti dallo stato patologico della persona. Il ne quello di aiutare lindividuo ad adattarsi alla sua condizione disabilitante, pensandola una normale esperienza di vita, o apportarvi dei cambiamenti per renderla pi positiva e soddisfacente. Nellottica del benessere individuale il gruppo viene vissuto come unesperienza emozionale positiva e come esso partecipa al rafforzamento del benessere psicologico. Lappartenenza al gruppo, poi, regola la qualit delle relazioni sociali dellindividuo nellambito della propria comunit e societ e lo stesso funzionamento del singolo al loro interno. I gruppi di auto e mutuo aiuto assolvono anche la funzione di advocacy in quanto, oltre a contribuire alla riappropriazione delle abilit professionali, migliorano il destino sociale dei membri, creano difesa sociale e promuovono i diritti di cittadinanza. Come gi detto, la loro azione principalmente preventiva, nella diffusione e miglioramento dei fattori protettivi primari. In sintesi, ci che si svolge allinterno dei gruppi di auto e mutuo aiuto un processo di empowerment, ovvero un processo di incremento delle abilit individuali nel controllare attivamente la propria vita, no a raggiungere un livello di autoefcacia che permetta lautogestione e la autorealizzazione. Il punto di partenza dei partecipanti denibile come una condizione di passivit, un sentimento di impotenza acquisita, un tipo di risposta che il soggetto mette in atto quando si rende conto di non potere padroneggiare avvenimenti centrali della propria esistenza, valutandoli esterni alla propria capacit di controllo.

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Lobiettivo lacquisizione della ducia in s, derivante dal controllo sugli eventi tramite la partecipazione e limpegno nella propria comunit. Tramite dinamiche di personalit, cognitive e motivazionali, il processo di empowerment tende a valorizzare un protagonismo interno positivo e la ducia negli altri; si riscopre il signicato di potere, quello insito nella persona, legato alla possibilit di essere e di fare, di scegliere e di interagire al meglio con il mondo circostante. In sintesi, le realizzazioni concrete dellauto aiuto risultano spesso un rimedio allinefcacia dei servizi, funzionando come una variabile complementare nonch totalmente gratuita; sotto questa veste si pu affermare che lauto aiuto diventa particolarmente utile in quanto va ad occupare gli spazi vuoti dellinsufcienza terapeutica. Lauto mutuo aiuto pu essere un potente agente di cambiamento sia a livello personale che sociale; la sua particolare modalit di funzionamento d, a chi la utilizza e la impiega, la possibilit di diventare attore principale della propria vita. Una tale visione, nel tempo pu assumere una valenza pi ampia arrivando a modicare il contesto sociale in cui lindividuo vive. Lauto mutuo aiuto ha in s tutti i requisiti per promuovere una nuova cultura, fornisce gli strumenti per far s che i cambiamenti non siano bloccati nello spazio e nel tempo, ma si dilatino verso ambiti sempre pi vasti dellesistenza di una persona, cos come accade quando si getta un sasso in uno stagno: le onde si allargano sempre pi. Il disagio e lemarginazione sono dovunque; in questa situazione lauto mutuo aiuto trova la forza di smuovere gli aspetti validi di ciascuno, di risvegliare le potenzialit positive dei singoli, di dare ducia e speranza a chi lha persa e convincere tutti dellurgenza e dellimportanza di divulgare queste scoperte per il raggiungimento di una migliore qualit della vita. Naturalmente si tratta di una modalit di intervento differente da quella tradizionale (medicopaziente), ma non per questo le due tipologie devono essere per forza incompatibili. Questo concetto molto importante, in quanto auspicabile lintegrazione tra i due tipi di interventi. insostenibile infatti che lauto aiuto sia lunica strada percorribile

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anche se leffetto beneco che produce notevole; allo stesso modo lintervento classico pu essere maggiormente efcace se afancato dal sostegno di un gruppo. Un intervento basato su un sostegno legato al rapporto operatoreutente coniugato a un confronto fra pari pu essere davvero fondamentale ai ni della buona riuscita della relazione di aiuto. A livello storico, in seguito alla rivoluzione industriale e a tutti problemi sociosanitari ad essa collegati, che si svilupparono, in forma ancora primitiva, i primi esperimenti di mutualit: per esempiole Friendly Society (gruppi di lavoratori nati in Inghilterra uniti per fronteggiare le necessit quotidiane). Ma rimaniamo nel mondo anglosassone, pi precisamente negli Usa e mandiamo avanti la linea del tempo al 1935: in questa dimensione storica che nasce, per la prima volta, un vero gruppo di auto aiuto, gli Alcoholist Anonymous (AA) che poi diventeranno anche il gruppo pi famoso nellimmaginario collettivo e pionieri di un grande movimento internazionale. La societ statunitense, in quel periodo, era attraversata da profondi tumulti in seguito alla crisi economica del 29, causata dal crollo della borsa di Wall Street, dalla quale scatur la Grande Depressione; ed in questo quadro allarmante che bisogna far risalire la nascita dei gruppi di auto aiuto: in risposta cio a una richiesta di sostegno sempre pi marcata nella popolazione. In parallelo alla nascita di questo primo gruppo, si sviluppa il concetto stesso del selfhelp che comprende il principio secondo cui possiamo aiutare meglio noi stessi mentre aiutiamo gli altri, condividendo cos le stesse esperienze e il medesimo problema. Il fenomeno si estese con rapidit negli Stati Uniti, nello stesso anno nacque un gruppo per genitori con gli portatori di handicap e uno per familiari di persone psichiatriche. Lauto aiuto ha il massimo picco dincidenza, nel mondo anglosassone, sul nire degli anni 60, mentre negli anni 70 si assiste a un forte sviluppo di questi gruppi in Europa sotto la spinta del fermento culturale d quegli anni, attraversati dai movimenti per i diritti umani e delle donne. Il proliferare della mutualit collegata anche alla cosiddetta crisi del welfare state di quegli anni, in risposta cio ad una sempre maggior richiesta di servizi personalizzati e di pi attenzione ai pro-

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blemi delle persone. Il fenomeno, dopo un forte sviluppo nei paesi anglosassoni, si esteso prima ai paesi nordici e, successivamente, al resto dellEuropa. In Italia i gruppi di auto mutuo aiuto (Ama) si sviluppano a partire dagli anni 70 e le prime esperienze in questo senso sono: gli alcolisti anonimi, i club degli alcolisti in trattamento e ancora gruppi per diabetici, neuropatici, obesi e familiari di tossicodipendenti. Riportiamo inne una denizione, ormai ampiamente accettata e diffusa in tutta Europa, che riesce a dare unidea del fenomeno vasto e in continua evoluzione dellauto mutuo aiuto o selfhelp:
i gruppi di auto aiuto sono associazioni di persone, perlopi a carattere volontario, pi o meno strutturate, le cui attivit mirano a controllare e superare disordini e problemi psicologici o sociali di cui soffrono loro stessi o i propri parenti. Il loro scopo quello di apportare un miglioramento nelle condizioni di vita personali e, spesso, anche cambiamenti nellambiente politico e sociale. Il gruppo costituisce un mezzo per porre ne allisolamento esterno (diciamo sociale) e interno (personale, mentale). La conoscenza e lesperienza costituiscono le fondamenta dei loro atti. Pertanto, essi si distinguono da altre forme di volontariato o azioni di cittadini. I gruppi di auto aiuto non vengono gestiti da professionisti, anche se molti di essi si avvalgono dellaiuto di professionisti per aree di lavoro speciche.

2. I gruppi di auto aiuto Abbiamo detto che i gruppi di auto aiuto sono unit solitamente di medie dimensioni (massimo 15 persone), costituite su base volontaria, composte da membri alla pari che condividono lo stesso problema e che per questo cercano di promuovere autonomamente azioni d cura e cambiamento. La condivisione un concetto caro allauto aiuto coniato da Robinson nel 1980, con il quale appunto si sottolinea come leffetto beneco della mutualit sia dovuto allincontro degli individui e dei loro percorsi di vita. I partecipanti, trovandosi a contatto con persone che condividono con loro il medesimo disagio, cercano di raccontare le proprie storie e di trovare nellaltro il sostegno e lascolto reciproco. La forza delle esperienze di auto aiuto racchiusa nelleffetto positivo dellazione partecipata dei singoli su altri singoli che si confrontano, mettono a disposizione il proprio vissuto, la propria

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esperienza e che, insieme, crescono. Il concetto fondante dellauto aiuto lhelper, racchiuso nel principio secondo cui aiutando gli altri si aiuta anche un po noi stessi e da qui la volont di portare alla luce la capacit di tirare fuori le proprie risorse e nel contempo attivare quelle degli altri. Lespressione auto aiuto viene completata dalla parola mutuo che esprime con pi chiarezza proprio la caratteristica pregnante di questi gruppi, la mutualit appunto, che contiene lidea d uno scambio assolutamente reciproco. Le tre parole chiave dellauto aiuto sono: attivazione; condivisione; reciprocit. Il buon funzionamento di un gruppo di auto aiuto legato alle seguenti peculiarit: fornisce supporto emotivo e informazioni riguardo allo specico problema di cui si occupa; il gruppo funziona per i suoi membri e grazie ad essi; il gruppo aperto (per la maggior parte delle volte) all'entrata di nuovi membri; il gruppo si incontra regolarmente durante l'anno; la partecipazione gratuita; il gruppo deve essere di facile accesso per le persone e le famiglie. Questi gruppi propongono la teoria dell'helper therapy che individua come la reciproca condivisione del problema (tra un collettivo di persone accomunate dal medesimo bisogno) sia utile per permette agli individui di dare aiuto mentre se ne riceve; chi cerca di modicare unaltra persona modica anche se stesso (aiuto riesso). Lhelper therapy opera su tre livelli: soddisfazione interiore: che deriva dal fatto che contribuendo a migliorare la vita degli altri ci sentiamo arricchiti; controllo: chi ha la possibilit di osservare il proprio problema da un altro punto di vista dovrebbe riuscire a gestirlo meglio; senso di utilit: partendo dal presupposto che aiutando gli altri le persone si percepiscono efcaci socialmente.

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Il sostegno dato ad un'altra persona si ripresenter come una risorsa per se stessi. E' possibile affermare inoltre che la mutualit propone una specica metodologia d'intervento diversa da quella tradizionale delle istituzioni pubbliche e private; quest'ultima infatti prevede la presa in carico da parte di un professionista del settore il quale mantiene generalmente un distacco e una differenziazione di ruoli. Una primaria necessit per l'aiuto favorire e incrementare l'empowerment, processo mediante il quale i partecipanti possono ampliare il senso di controllo e di padronanza verso i problemi in favore dei proprio cambiamento. Si mira cos allottenimento di maggior emancipazione di queste persone rispetto alla loro condizione di powerless (il contrario di empowerment) perch raggiungano maggior sicurezza di s. 3. Caratteristiche dei gruppi Ogni gruppo si compone di una quindicina di persone e non gestito da professionisti. Solitamente, per la sua natura spontanea, il gruppo denisce al suo interno le proprie regole di funzionamento, le sue norme pi o meno esplicite; tuttavia esistono gruppi che possono nascere su richiesta di un servizio o di uno specialista allinterno di un contesto formalizzato: pu essere il caso ad esempio di gruppi nati per volere di gure di riferimento quali psichiatri o psicologi per pazienti afferenti ad un servizio. Tuttavia, di qualsiasi origine sia la loro formazione, esistono delle caratteristiche universalmente condivise quando si parla di gruppo di auto aiuto. Innanzitutto il rapporto di parit tra i suoi membri: tutti i suoi componenti si trovano a condividere una medesima condizione di vita e, allinterno del gruppo, non esistono ruoli o posizioni asimmetriche. Questa caratteristica molto importante quando si parla di disagio perch in tale spirito qualsiasi persona si trovi a entrare a far parte di un gruppo di auto aiuto deve poter partecipare e sentirsi tra pari, in una prospettiva non giudicante e di totale accoglienza. Il principio della parit si realizza anche nella gestione comune di eventuali attivit del gruppo di solito animato da uno spirito di condivisione.

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Questa caratteristica si rileva anche nella gestione del gruppo che dovrebbe quanto pi essere partecipata tra i membri e le decisioni prese in autonomia e condivise. Altra caratteristica fondamentale, strettamente collegata alla precedente, la fonte di aiuto perch ogni partecipante al tempo stesso fornitore e fruitore di un aiuto. Nel parlare della propria esperienza la persona non d consigli ma fornisce la propria testimonianza rispetto al come pu aver affrontato o superato un problema e questo pu diventare supporto per altri che vivono una condizione simile. Sapere infatti che qualcuno come noi ha superato una difcolt pu infondere la speranza spesso perduta in altri membri del gruppo e fornire un aiuto che sia non solo pratico ma soprattutto emotivo. Altro aspetto cruciale che non pu essere tralasciato allinterno della losoa del self help la riservatezza. I membri trovano un contesto privilegiato di ascolto che deve rimanere tale con la regola che ci che viene detto nel gruppo rimane patrimonio del gruppo stesso e nessuna comunicazione dovrebbe uscire da tale contesto. Inoltre i gruppi sono solitamente caratterizzati dalla gratuit ovvero nessuno tipo di contributo viene versato per parteciparvi, in alcuni casi la sola quota che pu essere considerata quella relativa allaftto di un locale in cui si tengono gli incontri, ma questo non incia in alcun modo la partecipazione al gruppo. La partecipazione e lauto gestione concorrono ad incrementare nei membri del gruppo un sentimento di ducia nelle proprie capacit e nel supporto che queste potranno trovare in caso di difcolt, positivit, controllo sul senso e signicato delle proprie azioni, autoefcacia ovvero il sentimento di poter raggiungere i propri obiettivi, non solo accettando il rischio ma anche misurando realisticamente le proprie possibilit, responsabilit e auto disciplina. Esistono almeno quattro tipi di obiettivi che il gruppo pu raggiungere: gruppo il cui ne il raggiungimento di una autorealizzazione personale; gruppo il cui scopo quello della difesa dei diritti sociali; gruppo impegnato politicamente e socialmente che propone

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un diverso stile di vita e un cambiamento nell'opinione pubblica e nelle istituzioni; gruppo composto da persone che vivono in una situazione di isolamento e di sofferenza. Collegandosi a quanto detto sulla classicazione dei gruppi in base al ne ultimo, gli autori Ketz e Bender (1978) differenziano i gruppi in autocentrati ed eterocentrati; i primi si occupano in prima istanza dei problemi dei partecipanti, mentre i secondi sono pi dediti, in primo luogo, a svolgere una funzione di advocacy. Le attivit di selfhelp possono distinguersi anche in base allorganizzazione stessa che il gruppo decide di darsi ed per questo che si parla di (Focardi, Gori e Raspini, 2006): gruppo "tradizionale" per cui si prediligono attivit di socializzazione e di condivisione fra i membri; gruppo nel quale viene afancata all'esperienza tradizionale del selfhelp una consulenza di specialisti dellarea socio sanitaria che forniscono informazioni, materiale ed assistenza con tutta una serie di servizi di supporto; gruppo il cui scopo quello di ottenere riconoscimenti da parte delle istituzioni e della societ rispetto ad argomenti cari al gruppo stesso. Abbiamo gi detto come il selfhelp nasce in risposta ai bisogni della collettivit e ai limiti e carenze del sistema sociosanitario; esaminiamone ora, pi da vicino, gli elementi distintivi. Sono gruppi ristretti, il numero varia da tre a quindici componenti, questo per evitare una dispersione e una non partecipazione di tutti. Il coinvolgimento personale una propriet fondamentale di questo tipo di gruppi: il mutuoaiuto esclude la presenza di utenti passivi, in quanto tutti devono essere promotori del proprio benessere. Tendono a essere autonomi economicamente, autogestendosi secondo un sistema proprio di regole e comportamenti; anche se in parecchie circostanze possono essere aiutati e nanziati da strutture pubbliche e/o private. La nascita di un gruppo di questo tipo , solitamente, spontanea e data dalla volont dei primi partecipanti di condividere un problema e un obbiettivo comune; i gruppi inoltre diventano

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con il tempo un punto di riferimento e fonte di autoidentcazione. E ancora, la burocrazia limitata al minimo indispensabile e i membri, non solo raccontano dei loro vissuti, ma si impegnano anche in particolari azioni. 4. Come attivare un gruppo di auto aiuto I passi da seguire per attivare un gruppo sono molteplici e di facile applicazione nel concreto. Innanzitutto, come gi si esplicitato, il gruppo dovrebbe nascere da un bisogno molto spesso di natura pratica o relazionale e sociale dunque la prima fase da tenere presente nel voler attivare un gruppo avere idea di quella che si denisce analisi del bisogno. Solitamente un gruppo nasce quando due o pi persone decidono di volersi riunire per condividere la loro esperienza e molto spesso questo piccolo nucleo potrebbe gi essere il punto di partenza a cui altri afferiranno in seconda battuta. In altri casi unassociazione, un ente o semplici cittadini che vengono a conoscenza della presenza sul territorio di persone nella medesima condizione e decidono di muoversi per lattivazione di un gruppo di auto aiuto. In Toscana il Coordinamento Regionale dei Gruppi di Auto Aiuto opera da 14 anni in questo settore. unassociazione di volontariato costituita nel 1996 a cui aderiscono associazioni, agenzie del privato sociale, singoli cittadini, che operano promuovendo lauto aiuto. Il Coordinamento ha lobiettivo principale di promuovere momenti di scambio e di confronto tra le istituzioni, il privato sociale e il Terzo settore, a livello regionale e nazionale. Inoltre organizza differenti iniziative inerenti le realt del self help, in particolare: sensibilizzazione: organizza giornate, seminari e corsi; formazione: promuove percorsi che partono dalle risorse, conoscenze ed esperienze nei vari settori del disagio sociale; documentazione: raccolta di materiale per incrementare il Centro di Documentazione, con lobiettivo di creare una sezione specica sullauto aiuto; banca dati: indirizzario delle esperienze di auto aiuto attive a livello regionale, nazionale ed europeo;

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rete: offre supporto nel collegamento con le varie realt territoriali o di settore; sostegno: offre consulenza, supervisione e monitoraggio alle diverse esperienze di auto aiuto, spesso non strutturate. Lassociazione si propone inoltre di contribuire al contenimento del disagio sociale tramite lincremento dei gruppi di auto aiuto nelle diverse aree del disagio e per fare ci sorto un punto di ascolto attraverso il quale le persone alla ricerca di un gruppo sul territorio possono trovare una risposta, un supporto ed uninformazione relativa al gruppo che stanno cercando. Questo stato possibile grazie ad una ricerca condotta qualche anno fa che ha censito i gruppi sul territorio ragionale e nazionale. Tra le attivit preliminari allattivazione di un gruppo ne ricordiamo due categorie: quelle legate alle persone e quelle relative al tempo e allo spazio. Tra le prime ci si pone lobiettivo di contattare le persone che faranno parte del gruppo. Ci pu essere possibile ad esempio attraverso un lavoro di ricognizione effettuata contattando dei testimoni privilegiati ad es. insegnanti, sacerdoti, oppure servizi sanitari, enti od associazioni che, avendo una conoscenza diretta delle persone sul territorio, possono segnalarci situazioni che potrebbero beneciare del sostegno di un gruppo. Unaltra alternativa per capire chi potrebbe avere bisogno di un gruppo quella di organizzare degli incontri pubblici di sensibilizzazione o di studio su determinati problemi di natura sociale o sanitaria promossi da enti o associazioni in cui si pu richiedere lo spazio per rendere note le modalit per partecipare ad un gruppo di auto aiuto. Tra le decisioni da prendere relative al tempo, si pone il problema di ipotizzare quale tipo di gruppo attivare, ad esempio un gruppo aperto piuttosto che chiuso intendendo con il primo caso un gruppo aperto a nuovi ingressi nel suo percorso di vita oppure, nel secondo caso, un gruppo nel quale i membri si mantengono sempre gli stessi per tutta la durata di vita del gruppo stesso. Inoltre tra le decisioni a cui pensare vi sono quelle relative alla durata del gruppo cio necessario riettere se si voglia dar un termine oppure non porre una ne a priori. La scelta non pu prescindere ed inuenzata necessariamente dal

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tipo di disagio di cui si parla; ad esempio un gruppo per malattie ad alto rischio di morte potrebbe essere pensato con durata a termine delimitato per evitare situazioni nelle quali le persone si trovino a perdere partecipanti nel tempo (ci potrebbe inuire chiaramente sulla situazione emotiva dei partecipanti in primo luogo e poi sulla buona riuscita del gruppo). Inoltre tra le decisioni di natura logistica fondamentale la ricerca della sede degli incontri. Trovare una sede adatta non signica solamente cercare un luogo disponibile per incontrarsi la sera ma la scelta, quando possibile, dovrebbe tenere conto delle esigenze dei partecipanti, di modo da agevolare chi decide di far parte del gruppo, dato che spesso la stessa decisione di parteciparvi pu rappresentare un grosso sforzo in termini emotivi e sici (pensiamo ad alcune malattie). Pensando al principio dellanonimato e della riservatezza che caratterizza la losoa dellauto aiuto, la scelta della sede dovrebbe essere attuata in modo da favorire la possibilit per le persone di sentirsi in un luogo accogliente e riservato: pensiamo a quanto questa scelta sia ancor pi delicata per determinati gruppi quali ad esempio quelli per disturbi dellidentit di genere o per persone sieropositive. In altri casi invece la scelta del luogo pu avvenire in modo pi naturale se pensiamo a quei gruppi che nascono allinterno di unassociazione che ha gi a disposizione propri spazi. Per tale ragione potrebbe essere utile reperire informazioni da luoghi pubblici di aggregazione territoriale quali circoli, parrocchie oppure contattare le associazioni di volontariato presenti sul territorio per sapere dove possibile incontrarsi se non lo si conosce di gi. Questo contatto pu essere utile sia in termini di feedback sui bisogni del territorio (come si diceva precedentemente) sia in termini di visibilit del gruppo e informazione sulla sua esistenza che lassociazione potrebbe divulgare, con le dovute cautele od eccezioni, una volta reso operativo il gruppo per eventuali nuovi ingressi. Considerando aspettative, paure ma anche motivazioni e speranze le persone interessate possono essere raggiunte attraverso un semplice passaparola rispetto allintenzione di aprire un gruppo e parteciparvi. Tuttavia per conferire al progetto visibilit sarebbero utili svariate

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forme di pubblicizzazione perch molto spesso il gruppo si congura come unentit sotterranea, difcile da raggiungere in termini di conoscibilit dalla popolazione. A tal proposito potrebbero essere creati depliant, volantini e ove possibile, organizzate tavole rotonde o comunicati stampa con il supporto delle associazioni che si rendono disponibili. Una volta dunque trovato il numero minimo di partecipanti che intendano intraprendere questa esperienza chiaramente pu nascere lesigenza di avere una gura che funga da riferimento per il gruppo detta facilitatore. Non necessariamente coincidente con la gura del promotore stesso del gruppo, il facilitatore una gura che pu o meno condividere un disagio o la particolare situazione che accomuna i membri del gruppo ma si rende utile nel facilitare la comunicazione e la buona fruibilit di un gruppo. Tale gura dovrebbe: essere a conoscenza degli obiettivi e del problema; essere capace di facilitare il gruppo (favorire la comunicazione circolare); essere capace di trasferire competenza al gruppo; non vestire i panni dellesperto; essere capace di orientare la comunicazione verso temi e punti condivisi; essere capace di creare un clima accogliente e di ducia. Il facilitatore non ha bisogno di competenze speciche in qualche settore se non quelle che possono facilitare la comunicazione, linterazione e la coesione tra i partecipanti. Sebbene possa essere uno specialista non esercita il proprio ruolo di specialista nel gruppo. Dato che non esistono ruoli tecnici decisi a tavolino, i componenti sono tutti alla pari e tutti hanno ugual potere. Analizzando pi approfonditamente la posizione del facilitatore possibile scoprire come egli debba essere il pi neutrale possibile senza usar nessun metro di giudizio, debba studiare i ruoli assunti dai membri, notare e allontanare le possibili difese che il gruppo mette in atto, rispettare i tempi di ciascun partecipante evitando la prevaricazione di uno sull'altro, garantire la segretezza e lanonimato, rafforzare la coesione, evitare

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un eccessivo coinvolgimento, gestire in maniera positiva i conitti e sostenere il gruppo nei momenti di difcolt. Spesso anche il facilitatore si mette in gioco, ponendosi alla pari del resto del gruppo anche se non portatore della medesima sofferenza, raccontando anch'egli i suoi vissuti e le sue esperienze. A tal proposito si riscontra in letteratura una contrapposizione d convinzioni tra chi ritiene che sia indispensabile, per il facilitatore, aver vissuto il medesimo disagio del resto del gruppo e chi invece ritiene che questo aspetto non sia fondamentale ma che, se presente, agevoli la conduzione. Questo ruolo prevalentemente al femminile; le donne che conducono gruppi di questo tipo sono il 97%. Tutti per sono concordi sul fatto che il facilitatore debba saper farsi partecipe a livello personale attivando quei meccanismi di empatia e di coinvolgimento indispensabili per entrare in contatto con il gruppo. 5. Lauto aiuto tra vecchie e nuove dipendenze Nella maggior parte dei Paesi europei i gruppi di auto aiuto hanno unimmagine molto diversa fra loro. Ci sono infatti strutture nazionali grandi e professionalizzate focalizzate sulla fornitura di servizi, sulla prevenzione e sulle attivit lobbistiche, e esistono anche piccoli gruppi locali nellambito dei quali il contatto personale, lo scambio di esperienze e la capacit di risolvere i problemi sono gli scopi pi importanti. Ci sono gruppi che si occupano di problemi comuni, come i reumatismi o la depressione, ma anche gruppi che si focalizzano su problemi di natura pi rara, come malattie o sindromi poco diffuse, o particolari situazioni sociali, come ad esempio le associazioni di madri i cui gli sono stati rapiti dai padri. Esistono gruppi per persone portatrici di ogni tipo di handicap (mentale o sico); gruppi per persone affette da ogni sorta di malattia, dalle forme acute e spesso letali, al dolore cronico e ad altri fastidi; gruppi che supportano le persone con problemi di dipendenza o problemi comportamentali e gruppi separati per i loro famigliari, dove trovare modalit alternative per gestire queste situazioni. Esistono anche gruppi per persone che si trovano ad affrontare circostanze particolari, come la vedovanza, la morte inaspettata di un feto a termine, linfertilit o il dover crescere

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una famiglia da soli. Ci che si dice in alcuni Paesi e cio che esiste un gruppo di aiuto per ogni problema, spesso vero. In Europa i gruppi di auto aiuto per persone affette da malattia o da problemi sici vanno per la maggiore: costituiscono spesso pi della met di tutte le iniziative di auto aiuto. Al secondo posto vengono i gruppi che affrontano particolari problemi sociali, come situazioni di vedovanza, divorzio, genitore singolo, solitudine, abuso, lutto. Ci sono per delle eccezioni. In Norvegia, ad esempio, la percentuale di gruppi che affrontano i problemi mentali (depressione, suicidio, problemi psichiatrici) molto pi grande, in quanto esiste uno specico programma nanziato dal Governo allo scopo di prevenire e curare, tramite i gruppi di auto aiuto, i problemi mentali. Anche in Polonia e nella Repubblica Ceca esistono in proporzione pi gruppi che si occupano di problemi legati alla salute mentale, n per i professionisti (psichiatri e psicologi), pertanto i gruppi di auto aiuto sono lunica soluzione alla mancanza di un sistema di servizi che si occupi di problemi di igiene mentale. Per quanto riguarda la differenza di tipo e di format nei gruppi, essi differiscono nel metodo di lavoro e nelle attivit offerte. Riassumendo, i gruppi di auto aiuto forniscono sostegno a livello sociale ed emozionale, raccolgono e diffondono informazioni sulla dislocazione nel territorio e sono fonte di aiuto. Organizzano attivit sociali, forniscono servizi diretti, raccolgono fondi, fanno opera di formazione ed informazione, sia con le persone che con i professionisti, ed organizzano campagne di sensibilizzazione. Inoltre in molti Paesi europei i gruppi di auto aiuto vengono sostenuti economicamente. Esiste un tipo di sostegno informale da parte di professionisti che credono nellidea dellauto aiuto i quali, ad esempio, mettono a disposizione gratuitamente i locali per gli incontri ed in qualche modo aiutano nella promozione del gruppo, parlando alla gente e dando una mano con pubblicazioni ed incontri. In altri Paesi i gruppi di auto aiuto ricevono anche un aiuto formale da parte dei cosiddetti centri di supporto per i gruppi di auto aiuto che sono nanziati dal Governo o da agenzie statali. In questi Paesi i gruppi di auto aiuto sono pi numerosi e pi visibili, nonch percepiti

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come afdabili. Per quanto riguarda invece la diffusione delle dipendenze in Europa, e illustrare lentit delluso/abuso delle sostanze in maniera sintetica ma efcace utile fare riferimento ad alcuni indicatori; secondo ricerche epidemiologiche effettuate dallOsservatorio Europeo nel 2009, emerso che la cocaina la sostanza illegale che pi di tutte viene consumata nei paesi Europei. Arrivando nel nostro Paese e per capire la diffusione dei gruppi di auto aiuto a livello nazionale, possiamo fare riferimento ad una delle poche, se non le uniche, ricerche effettuate sui gruppi di auto aiuto su tutto il territorio Italiano. La prima indagine conoscitiva a livello nazionale sullauto aiuto risale al 1999 quando il Ministero degli Affari Sociali chiese alla Fondazione Devoto di metterne a fuoco il fenomeno e di farne una descrizione dettagliata; era la prima volta che un organo statale manifestava un interesse verso questo aspetto in continua evoluzione. La ricerca ha visto varie fasi tra cui: raccolta di informazioni riguardo ad enti, associazioni e coordinamenti su tutto il territorio nazionale (per poter individuare il campione a cui somministrare il questionario), raccolta ed analisi dei dati. Successivamente, nel 2006, il Coordinamento Regionale dei gruppi di auto aiuto in collaborazione con la Fondazione Devoto, in seguito al bando sulla ricerca 2004 del Cesvot, ha nuovamente effettuato un aggiornamento della ricerca precedente per cercare di capire come il fenomeno fosse cambiato (Focardi, Gori e Raspini, 2006). Di seguito riportiamo la tabella nella quale presentiamo la situazione dei gruppi mappati nel 1999 confrontandoli con i dati della ricerca pi recente. Ci preme sottolineare che i dati presentati non vogliono avere valore scientico ma hanno una funzione di fotografare landamento dellauto aiuto negli anni. Si osserva come il numero dei gruppi , in pratica, raddoppiato passando dai 1603 del 1999 ai 3265 dei 2006; come esempi signicativi di questo aumento possibile citare i gruppi degli alcolisti, che sono passati da 868 a 1015, oppure i gruppi per lelaborazione del lutto, che da 2 sono diventati 64, per passare poi ai gruppi per i giocatori dazzardo, che da 3 si sono trasformati in 48, e tanti altri ancora.

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Ci che sembra evidente nel 1999 e nel 2006 veramente una realt Situazione dei gruppi mappati che il mutuoaiuto in continua crescita e che in Italia risulta essere anche abbastanza PROBLEMA N GRUPPI 2006 N GRUPPI 1999 differenziata per tipologie, distribuzione geograca, strutture, attivit Nuove dipendenze 3 ed obbiettivi.
Trapianto organi Particolari esperienze di vita Disagi legati al ciclo di vita Disagio sociale Identit di genere Realizzazione e riappropriazione del s Sieropositivit Violenza donne e minori Minori disagio Depressione Dipendenza affettiva Gioco D'azzardo Lutto Famiglie crisi Neoplasie Adozione e affidamento Tabagismo Disturbi d'ansia Patologie Disabilit Disturbi alimentazione Disagio mentale Dipendenza da sostanze Alcolismo Totale 3 11 17 22 27 34 34 39 43 48 48 48 64 78 82 84 102 120 146 173 290 292 442 1015 3265 11 6 4 1 33 8 2 14 18 3 2 14 6 17 15

20 7 271 105 178 868 1603

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Ma oltre al signicativo aumento di questa metodologia dintervento informale, da segnalare anche il proliferare di nuove realt di mutuoaiuto che rispecchiano temi sociali attuali; il 58% dei gruppi, infatti, trattano temi no a sette anni prima mai considerati: Il selfhelp, proprio grazie a questa sua caratteristica di dinamicit, in grado di rilevare le nuove forme di disagio e dipendenza, che sempre pi stanno prendendo piede nella nostra societ. Nellindagine 2006 si riscontrano in maggior quantit gruppi per parenti di alcolisti (431) e per quelli di persone dipendenti da sostanze psicotrope, contro solo due gruppi per famiglie con persone depresse e con problemi didentit di genere. Tra i due opposti ci sono tutta una serie di gruppi emergenti, nati dalle pi disparate esigenze, come per esempio i gruppi per parenti di giocatori dazzardo (13) o di disabili (142). Rispetto poi alla distribuzione geograca del fenomeno si pu notare come, nel corso di questo intervallo fra una ricerca e laltra, i gruppi di selfhelp si siano meglio distribuiti sul territorio nazionale anche se il dislivello rimane forte; al nord della penisola si registra un decremento in termini percentuali rispetto alle altre zone italiane passando dal 79% al 63%, lincremento maggiore si avuto al centro col 7% mentre al sud e nelle isole si riscontrato un aumento del 3%. Il calo nel Settentrione non signica che i gruppi sono diminuiti, al contrario, sono aumentati passando da 1215 gruppi a 2081; la questione che, considerando la distribuzione in termini percentuali, si assiste ad un decremento dovuto ai vistoso aumento che hanno avuto le altre regioni italiane. Per terminare questo excursus sui dati relativi al selfhelp italiano possiamo affermare che le esperienze di selfhelp non si manifestano come un fenomeno unitario, differenziandosi per distribuzione geograca, organizzazione, struttura, attivit svolte, obiettivi e specicit del problema trattato. La rilevazione dei nuovi gruppi dimostra quanto lauto aiuto possa costituire un osservatorio privilegiato, sensibile alla rilevazione di nuove forme di disagio e di emarginazione. Non a caso le esperienze pi recenti, riettono questioni sociali attuali, quali ad esempio: la disgregazione dei nuclei familiari (gruppi per

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famiglie in crisi), la gestione delleducazione dei gli, le difcolt nel rapportarsi con la morte (gruppi per lelaborazione del lutto), le gi citate nuove dipendenze (gioco dazzardo, dipendenza da internet, dipendenza da pornograa e lo shopping compulsivo), le neoplasie e le malattie croniche e degenerative. Dai dati in nostro possesso si evince quindi che in Italia ed in Europa i gruppi per le dipendenze risultano senza dubbio aumentati in numero e in tipologia, per venire incontro ad esigenze sempre pi diversicate e complesse; siamo passati quindi dai soli gruppi per le dipendenze classiche come quelli di alcolisti e tossicodipendenti, a gruppi per giocatori dazzardo, gruppi per dipendenti da internet e pornograa, o gruppi per le dipendenze affettive e addirittura per lo shopping compulsivo. Qui in Italia, una delle pi recenti iniziative di sensibilizzazione sul tema delle dipendenze stata organizzata dal Coordinamento Regionale dei Gruppi di Auto Aiuto nelle giornate di sabato 22 maggio e sabato 12 giugno 2010, presso i locali messi a disposizione dallAsl di Firenze. Questa iniziativa ha visto il coinvolgimento di numerosi partecipanti provenienti da diverse province della Toscana, tra i quali volontari interessati alla tematica delle dipendenze e membri di gruppi di auto aiuto. Il dott. Massimo Cecchi, che da anni si occupa professionalmente di dipendenze svolgendo il suo ruolo di psicologo presso il Sert dellAsl 10 di Firenze, ha trattato il tema dellauto aiuto e professionisti della salute. In particolare la sua attenzione si rivolta a sottolineare come non sia scontato che i professionisti riconoscano nellauto aiuto una valida risorsa ma tendano a ritenerlo un ostacolo nel lavoro da loro svolto. Limportanza dellintegrazione si rileva nel nellalleggerimento e miglioramento della qualit di entrambi i percorsi di aiuto/intervento. Questo aspetto emerso in maniera estremamente chiara anche durante le tavole rotonde in cui molti partecipanti ai gruppi raccontavano il loro miglioramento nellesperienza con i servizi solo dopo aver incontrato il gruppo di auto aiuto. Infatti il gruppo garantisce lidenticazione con laltro grazie alla condivisione delle medesima esperienza di disagio,

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aspetto che invece assente nel rapporto con il professionista; il pi delle volte lutente si sente non compreso no in fondo e per questo non riesce ad instaurare unadeguata e funzionale alleanza terapeutica. Il focus su cui il dott. Cecchi si concentrato stato dunque far capire ai professionisti che lauto aiuto una grande opportunit da sfruttare e non una minaccia al loro obiettivo terapeutico. Laltro intervento ha visto lesposizione della dott.ssa Sara Mori su i dati riguardanti la diffusione dei gruppi sul territorio relativi al fenomeno delle dipendenze. Dallanalisi dei dati emerso come i gruppi degli alcolisti siano i pi diffusi rispetto agli altri, data la loro pi antica formazione; ma laspetto pi interessante riguarda il cambiamento della tipologia dei gruppi nel tempo: si assiste al recente aumento di gruppi relativi alle nuove dipendenze ed, in particolare, dei gruppi sul gioco dazzardo. Alle tavole rotonde sono intervenuti gruppi appartenenti a diverse realt dellauto aiuto, tra i quali: Alcolisti Anonimi, Giocatori Anonimi, Narcotici Anonimi, Overeaters Anonimous, Club Alcolisti in Trattamento, Familiari di Alcolisti, Debitori Anonimi, lAssociazione Valdarnese di Solidariet. In particolare le tavole rotonde rappresentano sempre un momento estremamente importante di condivisione delle esperienze; questo, oltre a far conoscere le realt di aiuto presenti sul territorio, rafforza anche il loro legame con il Coordinamento e favorisce un costante lavoro di rete; rappresenta quindi per tutti una preziosa occasione di conoscenza/confronto con altre realt. La partecipazione di rappresentati e associazioni, principalmente nella seconda giornata, oltre che rinforzare laspetto teorico del corso, ha permesso ai coloro che hanno preso parte alliniziativa di toccare con mano lesperienza di persone che sperimentano sulla propria pelle i gruppi di auto aiuto e vivono in prima persona i beneci del gruppo stesso. Durante levento stata data priorit allintenzione di potenziare la rete tra gruppi che si occupano di questa area di disagio e di favorire la conoscenza di realt di recentissima formazione quali ad esempio

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il gruppo dei debitori anonimi. In conclusione i dati in nostro possesso sulla situazione attuale della realt di auto aiuto in Italia, evidenziano quanto quella dellauto mutuo aiuto sia una realt solida e in continua espansione ma che necessiterebbe dellopportuno supporto, oltre che delle associazioni territoriali, anche da parte delle istituzioni sanitarie e di un maggiore sforzo nel renderlo uno strumento pi visibile e conosciuto per la cittadinanza tutta.

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SILVERMAN PHYLLIS R. 1993 I gruppi dauto aiuto, Carocci, Roma YOUNG KIMBERLY S. 2005 CyberPsychology and Behavior, K.Doyle, Buffalo NY

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Capitolo 4 Nuove dipendenze e istituzioni: lesperienza di Trento


di Miriam Vanzetta e Sandra Venturelli Cenni sullevoluzione dei servizi di privato sociale in Trentino Le scelte di politica sociale promosse e sviluppate dalla Provincia Autonoma di Trento negli anni 80 hanno creato e potenziato sul territorio numerose realt di privato sociale. Questa politica si esplicitata anche attraverso lemanazione di alcune norme provinciali, quali la L.P. n.14/1991 (Ordinamento dei servizi Socio assistenziali in Provincia di Trento), tuttora in vigore, la pi recente L.P. n. 13/2007 (Politiche sociali nella Provincia di Trento), non ancora applicata integralmente) e la L.P. n. 35/1983 (Disciplina degli interventi volti a prevenire e rimuovere gli stati di emarginazione). Questo impianto normativo ha facilitato la nascita e lo sviluppo di enti di privato sociale, consentendo interessanti sperimentazioni, fornendo, attraverso convenzioni o contributi a progetto, i nanziamenti necessari a realizzarle, e dunque agevolando il proliferare di iniziative in ambito sociale, in maniera capillare e radicata sul territorio. in questo contesto che negli anni 80 e 90 sono nate associazioni, cooperative e fondazioni, con obiettivi specici in ambiti anche specialistici; gli operatori trentini hanno cominciato a riettere sul valore del lavoro di rete, su quello dello sviluppo di comunit e su quello dellempowerment comunitario quale approccio teorico di riferimento1. 1.

1 Per maggiori approfondimenti sullapproccio teorico: Bulmer M., Le basi della community care, Erickosn, Trento, 1987; Folgheraiter F., Operatori sociali e lavoro di rete, Erickson, Trento, 1990; Folgheraiter F., Donati P. (a cura di), Community care Teoria e pratica del lavoro di rete, Erickson, Trento, 1993.

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Nel 1985 nascono le prime timide esperienze di auto mutuo aiuto, con i Club degli Alcolisti in Trattamento2 (Cat): successivamente si aggiungono alcuni gruppi Ama nellambito della disabilit e del disagio mentale. Nel mondo dei servizi e del privato sociale quelli sono anni particolarmente oridi, da un lato per la disponibilit e per limpegno di tanti operatori, e dallaltro per i sostegni di tipo economico che lente pubblico disposto a dare. Nel giugno 1995 nasce lassociazione Ama di Trento, su iniziativa di alcuni operatori dellambito sanitario e del privato sociale e anche di alcune persone che frequentavano gruppi gi attivi, questi ultimi nati spontaneamente o allinterno di realt associative presenti sul territorio. 2. Lassociazione Ama Auto Mutuo Aiuto di Trento Dallesperienza positiva dei Cat nasce lassociazione Ama di Trento che, intuite le potenzialit di questa metodologia applicata ad ambiti diversi, adotta la nalit di sostenere i pochi gruppi gi attivi nei primi anni Novanta e di diffondere la metodologia in altri ambiti applicativi. Lassociazione Ama si pone lobiettivo di collegare, dare voce e sviluppare queste esperienze di auto mutuo aiuto dando vita a unassociazione ombrello. Lombrello la rappresentazione metaforica delle funzioni di queste associazioni che costituiscono un riparo funzionale, organizzativo, metodologico, giuridico, contabile, progettuale, collettivo e che assicurano contemporaneamente la garanzia della massima libert di espressione delle singole esperienze3. Lassociazione ha cercato di creare unorganizzazione che, prendendo spunto da esperienze gi collaudate, potesse aiutare a far nascere nuovi gruppi su tematiche non ancora affrontate, intrecciando il mondo dellaiuto formale a quello spontaneo; da un lato le competenze tecniche degli operatori, dallaltro lesperienza, la motivazione,

2 Per approfondire la metodologia dei Club degli Alcolisti in trattamento: Hudolin V., Manuale di alcologia, Erickson, Trento, 1992. 3 Mutti M. (a cura di), Esperienze di auto mutuo aiuto. Famiglie in gruppo, Erickson, Trento, 2008.

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la spontaneit, il calore umano e il coinvolgimento dei partecipanti ai gruppi. La nalit principale dellassociazione Ama quella di rendere possibile nella comunit lauto mutuo aiuto, attraverso lattivazione di gruppi e di altre iniziative di mutualit e di promozione della salute. Lauto mutuo aiuto una forma di aiuto naturale che la comunit possiede: laiuto che si scambiano persone che condividono una stessa situazione; in alcune condizioni di dipendenza e di sofferenza, tuttavia, questo aiuto non scatta naturalmente. Non di rado pi forte uno stato di passivit che uno di proposta. importante sottolineare che la metodologia dei gruppi di auto mutuo aiuto e, di conseguenza quella dellassociazione Ama, rappresenta un supporto e unintegrazione alle tradizionali forme di intervento realizzate dalla rete dei servizi sanitari e sociali, presentandosi come risorsa complementare per il benessere della comunit, in una logica di partecipazione diretta e attiva delle persone allo sviluppo della salute e dellautoprotezione sica e mentale. Lauto mutuo aiuto un movimento spontaneo e in continua evoluzione che nasce dai bisogni e dalle esigenze dei singoli e delle comunit e che segue i cambiamenti sociali, culturali e delle condizioni di vita delle persone. Per questo lattenzione centrata sui bisogni delle persone e delle comunit, bisogni dinamici, complessi e sempre pi in trasformazione. Di conseguenza, la programmazione delle attivit non viene completamente denita a priori, ma aperta alle richieste che nascono dal territorio. quindi necessario che lorganizzazione sia essibile e che preveda la possibilit di ideare progetti innovativi, di attivare gruppi su tematiche attuali non ancora approfondite, di valutare lesigenza di sperimentare nuove iniziative, quelle che nascono ed evolvono in base alle richieste di persone, enti e associazioni interessati. A questo proposito, la losoa dellassociazione quella non solo di collaborare con realt e con servizi pubblici e di privato sociale, ma anche quella di coprogettare assieme iniziative di sostegno alle persone che vivono situazioni di disagio. In una realt ricca di servizi, associazioni, attivit e progetti come il

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Trentino importante contribuire a valorizzare, diffondere e promuovere quanto esiste, lavorando per colmare la distanza tra le persone e i servizi attraverso la costruzione di reti e sinergie. Rientra nella metodologia dellassociazione Ama la progettazione condivisa sia con i servizi sociali territoriali, sia con lAzienda Provinciale per i Servizi Sanitari, sia, inne, con enti e associazioni di privato sociale per la promozione e lattivazione di gruppi di auto mutuo aiuto dedicati a speciche problematiche. Il lavoro di rete richiede particolare impegno e fatica: si tratta di un lavoro che rimane spesso sotterraneo e invisibile, ma esso indispensabile per sostenere processi innovativi e di cambiamento e per ottenere azioni pi incisive, che rispondano realmente ai bisogni delle persone. Dal punto di vista istituzionale, le attivit promosse dellassociazione Ama sono state riconosciute e valorizzate n dallinizio dal Servizio Attivit Sociali del Comune di Trento, che ha sostenuto attraverso un contributo annuale gran parte dei costi riferiti alla gestione dellattivit (attivazione, promozione, sostegno di gruppi di auto mutuo aiuto). Parallelamente, dopo qualche anno dalla fondazione, lassociazione ha iniziato a svolgere unattivit di formazione rivolta allesterno, sia per promuovere la metodologia dei gruppi di auto mutuo aiuto, sia come attivit marginale con nalit di autonanziamento. Nel dicembre 2008 il rapporto fra associazione e Comune di Trento si consolidato acquisendo una diversa forma, quella della convenzione. Le due realt hanno rmato laccordo inerente modalit di concessione ed erogazione allassociazione Ama onlus, da parte del Comune di Trento, di contributi a pareggio di bilancio in quanto soggetto proponente attivit di promozione del benessere sociale e di prevenzione del disagio del singolo, della coppia, della famiglia e dei gruppi sociali. Nella convenzione si precisa che lassociazione Ama pu rientrare tra gli enti in convenzione in quanto retta e disciplinata secondo i principi di cui allart. 6 dello statuto e precisamente in quanto: persegue ni della solidariet civile, culturale e sociale; ritiene che lauto aiuto sia una metodologia dintervento nel trattamento di varie dipendenze, di disagi personali e familiari e

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di supporto psicologico per varie difcolt e che le persone, riunendosi in maniera spontanea attraverso il reciproco aiuto, possano realizzare obiettivi di crescita personale. Larticolo 1 della convenzione elenca le attivit nanziate e precisamente la promozione e la diffusione della metodologia dei gruppi di auto mutuo aiuto sul territorio provinciale. Nello specico si intende: organizzare, promuovere e sostenere i gruppi di auto mutuo aiuto in ambiti diversi su tutto il territorio provinciale; rappresentare un punto di riferimento per i gruppi che condividono questa metodologia e collaborare con chiunque operi a livello pubblico o privato per la promozione della salute e per il miglioramento della qualit della vita della persona, della famiglia e della comunit; organizzare specici corsi per chiunque intenda favorire la nascita di programmi attraverso la metodologia dellauto mutuo aiuto; sensibilizzare la comunit con interventi pubblici su temi legati alla promozione alla salute; produrre materiale scritto inerente le tematiche dellauto mutuo aiuto; progettare, coordinare e gestire attivit di formazione rivolte allo sviluppo professionale, alla promozione dellautonomia e dellauto mutuo aiuto. La convenzione, di durata quinquennale, ha permesso allassociazione di lavorare con maggior serenit e di dare continuit ai propri interventi. Oltre a lavorare in stretto rapporto con il Servizio Attivit Sociali del Comune di Trento, lassociazione in questi anni ha instaurato una buona collaborazione con diversi servizi lAzienda Provinciale per i Servizi Sanitari: il Servizio Alcologia, il Centro Antifumo, il Centro per i disturbi del Comportamento Alimentare, il Servizio per le Tossicodipendenze, il Centro di Salute Mentale.

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3. Lauto mutuo aiuto e le nuove dipendenze in Trentino Alla ne degli anni 90, sulla base di numerose richieste che arrivavano da parte di familiari di persone con una dipendenza da gioco dazzardo o da parte dei diretti interessati, nasce il gruppo di auto mutuo aiuto A che gioco giochiamo. In questi anni lofferta di giochi dazzardo limitata; le persone che partecipano al gruppo giocano prevalentemente ai videopoker e nei Casin (di Seefeld in Austria vista la vicinanza con il TrentinoAlto Adige e al nuovo Casin di Venezia, inaugurato nel 1999, situato a Ca Noghera, famoso per la peculiarit di essere il primo casin allamericana aperto in Italia). Fino agli anni 90 la spesa annua degli italiani per il gioco rimane costante (ottomila miliardi di lire, corrispondenti a circa quattro miliardi di euro) e il fenomeno piuttosto contenuto. In seguito comincia a diversicarsi e incrementarsi lofferta dei giochi pubblici; si moltiplicano anche i luoghi dove si pu giocare, sempre pi legati alla quotidianit, e tutti i segmenti della popolazione vengono raggiunti: c unofferta di gioco per i giovani, per le donne, per gli anziani, per le famiglie. Da allora va costantemente aumentando la facilit di accesso ai giochi dazzardo, sia a causa dellofferta sempre maggiore di possibilit di gioco4, sia a causa dei giochi online (per esempio poker online) che raggiungono un numero enorme di italiani, senza limiti di et e senza limiti di tempo. La vergogna che molte persone provano nel farsi vedere da amici e conoscenti nel giocare dazzardo in luoghi pubblici, viene meno nel gioco online, in cui possibile nascondersi, evitando quindi uno stigma sociale. Nel corso degli ultimi anni, il gioco dazzardo diventato in Italia unattivit di massa di enormi proporzioni dalle pesanti implicazioni economiche e sociali e, nel 2010 (oggi non abbiamo i dati aggiornati),

4 Il Decreto Legge n.39 del 28 aprile 2009 Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile, al capo V, art. 12 al ne di assicurare maggiori entrate disciplina la possibilit di indire nuove lotterie e modalit di gioco, video lotterie, etc. e dispone inoltre lattivazione di giochi legati al consumo.

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si prevede che la raccolta complessiva dei giochi in Italia si attester allastronomica cifra di circa 60 miliardi di euro, con una spesa pro capite di 1.263 euro (considerando solo i 47,5 milioni di maggiorenni che per legge potrebbero giocare). Si tratta di cifre impressionanti, che dimostrano chiaramente come il gioco dazzardo sia uno dei pochi settori a non risentire dellattuale crisi economica, avendone tratto anzi, nel corso del 2010, un trend di incremento del 12,7% rispetto allanno precedente. Lindustria del gioco dazzardo la terza in Italia per fatturato, preceduta solo da Eni e Enel. In Italia lo studio e la cura del gioco dazzardo patologico sono abbastanza recenti, ma esistono numerose realt che se ne occupano, sia a livello pubblico che a livello privato. La cura dei giocatori patologici , anche se in modo ancora non omogeneo, in carico ai Servizi Tossicodipendenze delle Asl, che sono generalmente in grado di fornire informazioni sui centri terapeutici anche quando non se ne occupano direttamente. Esistono inoltre alcune realt private tra le quali Giocatori Anonimi, associazione gratuita e basata sullautoaiuto, afliata a Gamblers Anonymous americano5, che ha in Italia numerose sedi. Un approccio innovativo in questo campo lauto mutuo aiuto. Le persone o famiglie che condividono il disagio creato del gioco patologico si uniscono attorno a un obiettivo comune: fermare il comportamento patologico del gioco dazzardo. Le persone si impegnano per il loro cambiamento attivandosi in prima persona, attraverso il reciproco sostegno e il confronto delle esperienze vissute. Nel gruppo Ama la persona sperimenta le proprie risorse: impara a conoscersi meglio, ad aumentare la propria autostima, a scoprire i propri limiti e ad aumentare le proprie potenzialit, a creare o a rafforzare una rete di rapporti per sostenere il cambiamento. Il gruppo viene introdotto mediante alcuni incontri formativi con esperti del settore che aiutano i partecipanti ad approfondire aspetti relativi

5 Per maggiori dettagli sulla metodologia: Alcoholics Anonymous World Services. Twelve steps and twelve traditions, General Services Conference, 1987, Usa (vedi anche: www.gamblersanonymous.org).

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al gioco dazzardo, fornendo suggerimenti e strumenti per cercare di conoscere meglio se stessi, portando alla luce anche il rapporto con la propria immagine e la visione di s. Spesso, infatti, quando la persona vive situazioni di sofferenza tende a svalutarsi, colpevolizzarsi, annullando, in tal modo, la propria autostima. 4. La testimonianza di un partecipante La mia esperienza personale sul gioco devastante in tutti i modi immaginabili. Ho cominciato come tutti con lillusione di poter migliorare la mia situazione economica e nanziaria. Invece, pian piano, mi sono accorto che stavo dando fondo a tutte le mie risorse economiche da me e da mia moglie guadagnate con onest e fatica. Personalmente, i giochi li ho provati tutti ma senza nessun risultato positivo. Comunque sia e per quello che mi riguarda, i pi devastanti tra tutti i giochi dazzardo, sono i videopocker che ci sono nei vari locali pubblici. Con i videopocker ho proprio toccato il fondo e lho fatto toccare anche alla mia famiglia. Ho cominciato ad umiliarmi andando in giro a chiedere soldi a colleghi e amici sempre per giocarli e visto che perdevo anche quelli mi sono messo a rubare i soldi di mio glio per perdere anche quelli. Ogni sera e ogni giorno era una bugia peggio dellaltra pur di giocare. Allordine del giorno cerano problemi con la famiglia, con i soldi, con i colleghi di lavoro, con gli amici. Ad un certo punto ci si accorge che il mondo in cui si vive un mondo fatto di umiliazioni, di sotterfugi per nascondere il proprio problema con il gioco. Alcuni proprietari di bar dove sono attivi i videopocker approttano delle debolezze dei giocatori e, anche se perdi millecinquecento euro in una sera o diecimila euro in un mese, non cercano di fermarti ma, a volte, ti incitano a giocare ancora. Quando giocavo, continuavo a sentirmi male, sudavo, avevo mal di testa, ero sempre arrabbiato con me stesso e con gli altri e non capivo come mai i baristi pagavano le vincite dei videopocker in denaro pur essendo vietato dalla legge. Attualmente, organizzato dallassociazione Ama, sto frequentando un gruppo Ama per giocatori dazzardo e sono due mesi che non gioco pi, ho riacquistato ducia in me stesso, ho riallacciato i rapporti con la mia famiglia e sto ricostruendo le basi per una vita migliore.

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Il gruppo sostiene i partecipanti nellacquisire consapevolezza della propria dipendenza e quindi della possibilit di modicare la propria situazione. Un obiettivo vuole essere dare uno spazio dove ritrovare, attraverso il confronto con altri, ducia in se stessi per provare a riallacciare i rapporti rovinati (con la famiglia, con gli amici, i colleghi). 5. Dal gruppo di auto mutuo aiuto al protocollo dintesa In questi anni il numero delle persone che si sono rivolte allassociazione Ama e che hanno frequentato il gruppo sono in costante aumento e oggi possiamo dire che almeno duetre persone alla settimana si rivolgono allassociazione per informazioni sul tema (giocatori, familiari, operatori sociali, medici). Il fenomeno del gioco dazzardo esploso, sia fra gli adulti, sia fra i minorenni: per questo motivo, consapevoli della validit e dellefcacia del gruppo Ama ci si rende sempre pi conto di quanto sia necessario attivare una serie di altre iniziative, sia nellambito della prevenzione, sia nellambito della presa in carico, dellafancamento, della motivazione al cambiamento. Il gruppo Ama sul gioco dazzardo di Trento facilitato da un volontario, sociologo, con esperienza pluridecennale in questo ambito. Relativamente allinvio e alla partecipazione al gruppo in questi anni la collaborazione con i servizi pubblici, sia il servizio sociale territoriale sia lazienda sanitaria, stata costante ma piuttosto casuale e frammentata. Alcuni giocatori sono arrivati al gruppo attraverso la segnalazione da parte del loro medico di base, alcuni attraverso i servizi. A partire dal 2009 su proposta del Servizio Tossicodipendenze di Trento, sollecitato dal costante aumento di persone con problemi di dipendenza da gioco dazzardo, si costituito un gruppo di lavoro, con lobiettivo di conoscere il fenomeno e di elaborare una modalit di collaborazione fra i servizi. Il gruppo formato dalle seguenti gure professionali: medico psichiatra, psicologa e assistente sociale del Sert, coordinatrice, operatrice e facilitatore del gruppo associazione Ama. Il gruppo di lavoro si incontrato alcune volte per una reciproca conoscenza e per uno scambio di opinioni sulla metodologia utilizzata. Successivamente stato proposto ed elaborato un protocollo di collaborazione fra i due servizi, che stabilisce le modalit di reci-

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proco invio fra Sert e associazione Ama. Pur essendo il protocollo di collaborazione ancora nella fase iniziale di applicazione, ci sembra di poter dire che, come operatori dellassociazione Ama, ci sentiamo un po meno soli nellaffrontare la problematica del gioco dazzardo parallelamente crediamo che anche gli stessi giocatori e/o i loro familiari si sentano meno soli. Alcuni aspetti del protocollo non sono stati ancora deniti con precisione, sicuramente rimangono margini di miglioramento, ma lavorare assieme ad altri professionisti, prendere in carico le situazioni condividendo riessioni e strategie di intervento diventa una modalit di approccio molto pi completa. Infatti la complessit delle situazioni che spesso il giocatore dazzardo vive non pu essere affrontata solamente dal gruppo, ma richiede supporti ed interventi multiprofessionali. Per questo linvio reciproco e il lavoro di condivisione e scambio risultano fondamentali. Aspetti principali della collaborazione tra Ama e Sert sul gioco dazzardo6 Nella provincia autonoma di Trento ci sono al momento due realt che si occupano di gioco dazzardo patologico: Ama e Sert. Si pensato di dare inizio a una collaborazione tra queste realt in quanto riteniamo che siano complementari e che la reciproca conoscenza e scambio consentano unefcienza e unefcacia maggiori e quindi diano la possibilit di offrire una risposta terapeutica adeguata rispetto a una problematica (a volte una patologia) ancora poco conosciuta, ma con un trend di crescita estremamente signicativo e con pesanti ripercussioni su coloro che ne soffrono e sui loro familiari. Si ipotizzato che lingresso nella rete di cura possa avvenire presso entrambe le organizzazioni, come gi attualmente avviene. Risulta per fondamentale la sinergia e linvio reciproco, in modo da poter dare una risposta integrata. Linvio pu avvenire ai due servizi anche da parte di terzi (servizi sociali territoriali o altri servizi specialistici). 6.

6 Tra Ama e Sert in corso di stesura un protocollo d'intesa. Ci sembra interessante presentare qui alcuni aspetti salienti della collaborazione al ne di stimolare altri servizi a compiere passi nella stessa direzione.

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Persone/familiari che si rivolgono direttamente allAma Gli operatori di rete dellassociazione svolgono un primo colloquio informativo, di consulenza e di valutazione con la persona che porta un problema di gioco dazzardo patologico. Tale colloquio ha lobiettivo di fare una prima analisi della situazione e di valutare lopportunit o meno della partecipazione al gruppo di auto mutuo aiuto. In particolare, i criteri di inclusione al gruppo A che gioco giochiamo sono: assenza di problemi psichiatrici gravi; motivazione e disponibilit al lavoro di gruppo; priorit, in situazioni multiproblematiche, del sintomo della dipendenza patologica da gioco. Durante il percorso di gruppo, i referenti dellAma possono valutare lopportunit di integrare il trattamento con un invio al Sert, tale opportunit riconosciuta in caso di: necessit di formulare una diagnosi e di certicare lo stato di dipendenza da gioco dazzardo (per es., per questioni legali); opportunit di trattamento individualizzato; manifestazione di sintomi legati alluso/abuso/dipendenza da sostanze stupefacenti; espressione di bisogni individuali di inserimento comunitario residenziale; espressione e maturazione di un bisogno specico di approfondimento su aspetti di natura soggettiva. Persone/familiari che si rivolgono direttamente al Sert Laccoglienza delle persone che hanno un problema di gioco dazzardo patologico viene data in prima battuta dallassistente sociale, che, sulla base di una prima valutazione della situazione decider se proseguire con la presa in carico. Contestualmente, lassistente sociale curer linvio allAma. In particolare lintervento sociale potrebbe consistere: in una prima analisi della situazione economica e nella valutazione della necessit di invio al servizio sociale territoriale per gli aspetti di competenza; in un sostegno delle relazioni allinterno della famiglia; in unesplorazione degli interessi e delle attivit trascurati a

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causa del gioco e nellindividuazione di nuovi interessi e attivit per il tempo libero; nellorientamento/accompagnamento presso le agenzie del territorio che facilitano esperienze relazionali; nella valorizzazione della ripresa dei rapporti con la rete primaria e con quella sociale allargata. Dopo il primo colloquio con lassistente sociale e dopo linvio allAma, verranno ssati, nel giro di unadue settimane, sia il colloquio di accoglienza psicologica, sia la visita medica. Nel caso in cui la domanda daiuto sia inoltrata dai familiari di persone con problematiche di gioco dazzardo patologico, il familiare andr informato su come funziona il Sert. e sulla realt dellAma e il diretto interessato dovr essere invitato a prendere contatto con il servizio. Il gruppo di lavoro AmaSert si incontrer a cadenza triquadrimestrale con obiettivi di confronto, studio e ricerca condivisa. 7. 1) 2) Funzioni principali di un centro di sostegno per i gruppi di auto mutuo aiuto Promuovere e sostenere gruppi di auto mutuo aiuto, cio: incoraggiare la creazione di gruppi Ama mettendo in contatto gli interessati; offrire consigli e consulenze di varia natura (psicologica, organizzativa, normativa); organizzare la formazione e lintervisione per i facilitatori dei gruppi; appoggiare i gruppi nella collaborazione con i mass media; tenere i rapporti con gli organi di governo e le amministrazioni locali; dare sostegno ai gruppi nella conduzione di ricerche, studi e incontri di discussione.

Facilitare lacquisizione delle risorse materiali necessarie per il funzionamento dei gruppi Ama mediante: servizi di consulenza amministrativa, legale, scale; ricerca di risorse necessarie quali una sede, segreteria, telefo-

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no, fotocopie, fax. 3) Fornire informazione e documentazione per: la costituzione di un centro di documentazione sullauto mutuo aiuto; la pubblicazione e la diffusione di un proprio bollettino informativo e di collegamento; la gestione e laggiornamento di un indirizzario dei gruppi di Ama presenti sul territorio in cui Ama opera; lorganizzazione di seminari e incontri tra gruppi; la partecipazione ad azioni di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza; il servizio di informazione a chiunque sia interessato allauto mutuo aiuto.

8. Conclusioni I principi fondamentali dellauto mutuo aiuto possono essere riproposti anche riguardo al rapporto gruppiistituzioni. Ognuno dei soggetti coinvolti ha una responsabilit, necessario per arrivare a un risultato condiviso, che ogni attore del progetto si faccia carico dellimpegno preso. fondamentale riconoscere la competenza che ognuno porta, il gruppo, esperto del proprio problema in quanto vissuto direttamente, e listituzione, esperta di saperi professionali. La relazione duciaria un ulteriore elemento imprescindibile per creare un rapporto di collaborazione efcace. La societ civile pu essere tale sono attraverso un dialogo costante e dinamico tra chi vive un problema e chi pu avere strumenti per affrontarlo. solo dalla creazione di sinergie che si pu attuare il motto, tanto caro allinterno dei gruppi di auto mutuo aiuto, la vita va vissuta attraverso i problemi, non malgrado i problemi.

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Bibliografia
CARCHUFF R. 1988 Larte di aiutare, guida per insegnanti, genitori, volontari ed operatori socio sanitari, Erikson, Trento DAL PRA PONTICELLI M. (a cura di) 2005 Dizionario di Servizio Sociale, Carocci Faber, Roma DAL PRA PONTICELLI M. 1987 Lineamenti di servizio sociale, Astrolabio, Roma FIEDLANDER W.A. 1960 Principi e metodi del servizio sociale, Il Mulino, Bologna PERINO A. 2010 Il servizio sociale, strumenti, attori e metodi, FrancoAngeli, Milano CNOASCONSIGLIO NAZIONALE ORDINE ASSISTENTI SOCIALI 2009 Codice Deontologico dellassistente sociale, approvato nella seduta del 17 luglio, www.ordineastaa.it

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Capitolo 5 La testimonianza di Stefano, giocatore compulsivo


Ciao sono Stefano, giocatore compulsivo. Sono un membro dellassociazione giocatori anonimi da circa un anno Perch mi trovo in questa associazione? Ma sono veramente malato come sento dire? Ma ho veramente toccato il fondo, come gli altri? Ma soprattutto DESIDERO VERAMENTE SMETTERE DI GIOCARE. Questo il punto fondamentale: il desidero di smettere di giocare. Forse non il desiderio di smettere di giocare ma quello di smettere di farmi del male, di autodistruggermi, di isolarmi, che mi ha portato qui, sicuramente cos perch cosi che sono nito, nella pi totale autodistruzione, mia e di coloro che mi stavano vicino. Non volevo pi giocare, anzi mi correggo non dovevo pi giocare, dovevo a tutti costi recuperare per poi inevitabilmente ritrovarmi al punto di partenza, ripiombare nella disperazione e nell incapacit di controllare questo desiderio. S, il desiderio di giocare indipendentemente dalle conseguenze e soprattutto con la consapevolezza di ci che sarebbe successo nel bene (poco) e nel male (molto). Ho sempre giocato nella mia vita, credo sia impossibile non farlo, il gioco sotto ogni forma fa parte della nostra cultura, te lo insegnano n da bambino, il gioco non pu essere pericoloso, non pu arrecare danno, pu dare piacere e crea unione tra le persone, fa parte della vita, come mangiare, lavorare... Allora perch sono qui? Come dicevo ho sempre giocato, ma non sono mai stato attratto dal gioco dazzardo, anche perch ero convinto che quando giocavo scommettendo qualcosa, non ne avrei mai avuto ragione. Ho frequentato anche i casin, ma solo a scopo di compagnia, con amici, per passare qualche ora in occasione di viaggi o visite nei luoghi dove erano presenti. Ho sempre considerato il gioco dazzardo come uno spreco di tempo e di denaro, ed ho sempre avuto un discreto rispetto per questultimo, lavorando e cercando di investire i guadagni, rendite certe, anche se

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meno remunerative. Sono sempre stato contrario anche agli investimenti in borsa proprio perch ho sempre creduto, e lo credo tuttora, che la madre di tutti i giochi dazzardo sia proprio la Borsa Finanziaria, che per assurdo legalizzata in tutto il mondo. Allora perch mi trovo in questa associazione? Credo che tutto sia cominciato quel fatidico giorno quando, in preda alla noia e sopraffatto dalla mia curiosit (che riconosco sia la mia peggior nemica), mi sono ritrovato in ufcio di sabato pomeriggio, a girovagare in internet, da li partito tutto in un vortice sempre pi intenso e sempre pi degenerativo che mi ha portato alla disperazione, all autodistruzione, allisolamento totale da tutto e da tutti, emozioni, sensazioni, paure, rabbia, gioia, noia, ecc. Tutto in un grande frullatore che girava in continuazione senza mai fermarsi; ho elaborato meccanismi mentali, menzogne, falsi alibi e pregiudizi sui quali ho poi costruito tutta la mia follia, un giorno alla volta, proprio cos come si dice in GA1 (concetto difcile da comprendere allinizio della frequentazione), sembra un paradosso ma vero, io sono diventato un giocatore compulsivo UN GIORNO ALLA VOLTA, ora me ne rendo conto perch UN GIORNO ALLA VOLTA sto cercando di recuperarmi. Ci sono stati molti momenti nella malattia, che pensavo di non avere alternative, se non quelle di farla nita, solo pensieri fortunatamente, ma che comunque non mi hanno mai persuaso dal continuare a giocare. Cosa volevo allora, perch stavo facendo quelle cose? Forse mi sentivo solo? Allinizio quando ho cominciato a frequentare lassociazione, ero convinto che una delle ragioni della mia malattia fosse proprio la solitudine, oggi invece ho riscoperto che la solitudine un bellissimo momento di meditazione nel quale mi ritrovo soltanto con me stesso, in pace e serenit e che quello che cercavo nel giocare era lisolamento pi totale da tutti e da tutto ma soprattutto da me stesso. Allora cosa cercavo? Forse per denaro?

1 Per GA si intende un gruppo di Giocatori Anonimi (nota dei curatori).

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Non credo di aver avuto bisogno dei soldi in pi di quelli che gi guadagnavo, lavorando, anche se allinizio del mio giocare avevo impostato un metodo di gioco basato proprio sullinvestire del denaro a fronte di vincite, che paradossalmente arrivavano. Per essere pi chiaro, si trattava di giocare stabilendo una spesa di base, tenendo conto anche dei Bonus che i casin online elargivano per richiamare lattenzione. Opss.. scusate mi sono dimenticato di dire che la mia dipendenza iniziata con i giochi online e che a parte qualche giocata al superenalotto e gratta e vinci, ho sempre e solo giocato alle slot online: con questo presupposto iniziavo a giocare con una puntata minima e salivo gradatamente, notando che pi la puntata aumentava, pi la slot pagava e nel momento in cui la vincita superava il denaro puntato mettevo allincasso e cambiavo casino, tornado a giocare solo il capitale iniziale e incassando la vincita. Pu sembrare strano ma allinizio riuscivo a gestire la cosa in questo modo e anche a trarne dei protti, ovviamente questo non durato, anche perch con tutta probabilit faceva parte di quei meccanismi mentali che la dipendenza del gioca genera dentro di noi. Comunque ritornando alla domanda (forse per denaro?) ho scoperto che poi non era neanche questo il motivo, perch a ne 2009 ho avuto la botta di culo, come si suol dire, e nonostante avessi fatto una vincita ESAGERATA, che mi avrebbe sistemato per tutta la vita, in un breve lasso di tempo ho rigiocato tutto ed allora ho capito che ero impotente di fronte al gioco. Successivamente a quellepisodio mi sono ritrovato veramente davanti alla realt, forse cominciavo a capire che non cera nessun motivo in quello che stavo facendo, ma che lo facevo e basta, incondizionatamente e incontrollabilmente, e sentivo il bisogno di dover fare qualcosa per fermarmi. Sapevo anche di Giocatori Anonimi, perch in alcuni casin online si trovano dei collegamenti, ma non mi interessava. Finch un giorno dopo anni di disagi e sofferenze mia moglie mi disse: tu sei malato, io non ti posso aiutare devi provare a frequentare questa associazione, per dimostrarmi che vuoi cambiare altrimenti sei fuori dalla nostra vita. Questo ovviamente dopo tante promesse fatte che sarei riuscito a smettere da solo e che cosi non mai stato.

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Onestamente in quel momento non che mi interessasse pi di tanto, per forse pi per curiosit (questa volta amica) che per amore, ho deciso di accettare questa condizione e di andare alla riunione di Giocatori Anonimi alla Misericordia di Firenze. Devo dire che quello stato uno dei giorni che non dimenticher mai pi, quando sono arrivato ero un po impaurito: chiss cosa sar, ci saranno dei dottori, trover qualcuno che conosco, queste erano le domande e i dubbi che mi assillavano, lincontro era ssato al bar della Misericordia, dove avrei incontrato la persona che avevo contattato per telefono. Appena arrivato ho notato che cerano dei gruppetti di persone che ridevano e scherzavano e che uno di loro guardandomi si avvicinato: era lui che con molto affetto mi ha dato la mano e mi ha abbracciato, facendomi sentire subito a mio agio, poi mi ha presentato agli altri e ci siamo diretti nella stanza dove si riunivano, che veniva chiamata la stanza dei morti, non ho capito perch ancora oggi e non mi interessa, al centro della stessa un tavolo e delle sedie tutte intorno, prendiamo posto e inizia la riunione, con una persona che inizia a leggere spiegando cose sullassociazione e sul programma, lettura dei passi e delle tradizioni2, poi per loccasione dato che cera uno nuovo (Io), decidono di leggere il primo passo del recupero e successivamente presentarsi e parlare del loro recupero. Mentre ascoltavo la lettura del passo, mano a mano che andava avanti sentivo la tensione che si trasformava dentro di me in leggerezza, rilassamento, pace, piacere, sensazioni che per molto tempo erano state soffocate dalla malattia, mi sembra di aver scritto io quel passo, improvvisamente non mi sentivo pi isolato, unico, con lesclusiva della dipendenza e successivamente dopo le testimonianze, mi riconoscevo in molte di loro con un vero senso di liberazione. Vedere e sentire quelle persone una diversa dallaltra, nella forma e nella mente ma accomunate da un unico desiderio, rinascere, ritrovare la serenit, smettere di giocare con la propria vita, mi ha veramente fatto scattare unattrazione e un desiderio di ritornare alla riunione succes-

2 Per passi e tradizioni ci si riferisce ad una metodologia tipica dei gruppi dei Giocatori Anonimi (nota delle curatrici).

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siva e a quella dopo ancora e cos via a molte altre no ad oggi. Credo che la prima riunione sia il momento pi importante per un giocatore compulsivo, per me lo stato, percepire quellattrazione fondamentale a motivarmi a ritornare e ritornare e frequentare, sempre di pi con passione e curiosit nel percorso di riscoperta interiore che il programma di giocatori anonimi d. Anche se inizialmente non avevo smesso di giocare, anzi paradossalmente la sera quando rientravo a casa, stando da solo, ritornavo nelle vecchie abitudini; nonostante questo per il luned ero sempre l, puntuale e interessato a cercare di capire e scoprire, a parlare nalmente con persone che non mi giudicavano e che mi ascoltavano, ad ascoltare io gli altri per cercare di carpire, apprendere sulle esperienze di chi, come tanti, ce la stava facendo. Ho iniziato poi a frequentare altri gruppi, incontri di pubblica informazione, seminari e a cercare anche sul web informazioni che mi dessero lo stimolo a decidere di smettere, poi una sera durante un incontro, ci fu una testimonianza di un membro, che purtroppo non ce la stava facendo che inizialmente mi dette addirittura fastidio, e che invece successivamente, riettendo con pi calma, mi fece decidere che era il momento di provare, s provare a smettere di giocare e cos stato. Chiss, forse ho visto nella sua testimonianza, nella quale si arrendeva al gioco, dicendo che non poteva farne a meno, aveva deciso di continuare a giocare ma in modo pi moderato, pi controllato forse ho rivisto quando tutto iniziato, e ho compreso veramente che non cera speranza e che lunico modo era di fare lopposto, come poi ho fatto e sto cercando di fare un giorno alla volta. Da quella sera di aprile, mi sono afdato al potere superiore3 e ho deciso di cambiare, di provare a mettere in pratica quei principi che sono parte di un programma che oggi riconosco infallibile, e che se veramente desidero cambiare lassociazione pu aiutarmi. Certo che se quella sera non avessi percepito quelle sensazioni e quellattrazione forse oggi non sarei neanche pi qui, ma questa

3 Il potere superiore nei Giocatori Anonimi qualcosa di soggettivo e ciascuno pu identicarlo in ci in cui crede (nota delle curatrici).

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unaltra storia. Quello che lassociazione mi sta dando e mi sta insegnando senza eguali, non si pu spiegare a volte come un messaggio, una telefonata, un caff con un membro di GA riesca a farmi superare i momenti di difcolt del recupero, sono sempre pi convinto che senza lassociazione non sarei riuscito a tenere a freno la malattia, con il programma, lavorando sui passi so che potr effettuare quei cambiamenti necessari al recupero. Oggi, dopo qualche 24 ore di astinenza da ogni forma di gioco, ringrazio GA, perch ho potuto riassaporare la vera mia esistenza, il mio IO interiore che avevo soffocato e il piacere di vedere la luce, di sentire il dolore e lamore, certo che il percorso lungo e forse anche senza ne, per so che insieme al programma e allAssociazione, ce la posso fare, dipende solo da me. Allinizio sono arrivato a GA perch DOVEVO FARLO, oggi frequento GA perch VOGLIO FARLO e nche ci sar questa volont dentro di me, con pazienza, costanza e senza fretta, riuscir a trovare la serenit mia e di chi mi sta vicino. Per il mio amore.

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Capitolo 6 Scommetti che timpegni?: esperienze e testimonianze dai laboratori di peer education
di Elisa Brigiolini 1. Una breve introduzione Il presente articolo presenta una parte del lavoro portata avanti allinterno del progetto Scommetti che timpegni? nanziato dalla Regione Toscana nel 2009 allinterno del bando Contributi regionali per la promozione della cultura della legalit democratica (L.R. 11/99), gi presentato nel capitolo 2. Una delle azioni svolte allinterno del progetto stata lorganizzazione di alcuni laboratori di peer education nelle scuole partner, che coinvolgessero i ragazzi con la nalit di produrre materiali informativi sui temi delle nuove dipendenze. La peer education fa riferimento ad un metodo di apprendimento e approfondimento di contenuti tramite un processo naturale di passaggio di conoscenze ed esperienze da parte di alcuni membri di un gruppo ad altri di pari status (Napoli, Marallo 2006). Numerosi studi hanno infatti evidenziato come in certi ambiti, ed in particolare quelli che riguardano leducazione alla salute, la pura informazione, veicolata secondo modalit classiche del rapporto esperto/destinatario dellintervento, tenda a non produrre cambiamenti sostanziali nei comportamenti. Prevenzione ed educazione, pertanto, non possono pi essere basate unicamente sulle azioni di informazione e sullimpatto emotivo che pu produrre la conoscenza scolastica delle conseguenze possibili di un atteggiamento non responsabile: invece necessario sviluppare strategie che integrino la formazione e linformazione, e che tengano conto della complessit dei processi di apprendimento e cambiamento. Dagli studi svolti nellambito della comunicazione efcace (Watzlawick, Beavine, Jackson 1971; Petty e Cacioppo 1998) sappiamo inoltre che la riuscita di un processo comunicativo determinata da vari fattori, fra i quali la motivazione del ricevente verso largomento e il rapporto fra emittente e ricevente,

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spesso supportato da una qualche forma di similarit fra le persone coinvolte. Nel caso degli interventi di peer education la similarit tra emittente e ricevente da rintracciarsi nel fatto che a farsi promotori e agenti di cambiamento sono appunto alcuni membri del gruppo, leader naturali, che si rivolgono ai pari utilizzando lo stesso linguaggio, verbale e non verbale, e condividendo un analogo percorso esperienziale. Altro concetto fondamentale della metodologia di peer education quello di empowerment, cio di costruzione di capacit e di consapevolezza (Rappaport, 1977). Lempowerment dei soggetti target dovrebbe essere il risultato atteso di tutti gli interventi sociali, che mirino a mettere i destinatari nelle condizioni di gestire e di controllare i capitali a propria disposizione (di salute, di relazioni, di competenze). Il progetto Scommetti che timpegni? ha fatto della metodologia della peer education uno dei suoi punti centrali, coinvolgendo nella costituzione dei laboratori le cinque scuole partner della zona sanitaria Firenze Sud Est. Ciascuna scuola stata coinvolta attivamente sia in fase di progettazione che nellesecuzione delle attivit previste, e Scommetti che timpegni? stato inserito allinterno del Pof 20092010 (Piano di offerta formativa) in quanto punto di interesse delle scuole coinvolte nel partenariato. Questa premessa stata fondamentale per il buon svolgimento del progetto, che ha visto la partecipazione attiva degli insegnanti, dei presidi e dei ragazzi coinvolti, permettendo allo staff coinvolto di lavorare in un clima collaborativi e partecipe. Date tali premesse, il progetto ha contribuito al raggiungimento degli obiettivi educativi degli istituti, attraverso la messa in campo di professionalit specializzate e la forte integrazione con il corpo insegnante. 2. Lesperienza educativa e di peer education allinterno del progetto In questo articolo vogliamo restituire alcune riessioni emerse dai 3 educatori coinvolti circa il percorso di peer education portato avanti con i ragazzi. Il lavoro dei tutor/educatori stato svolto in maniera

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laboratoriale e partecipativa, nalizzato alla costruzione di materiale informativo sul tema delle nuove dipendenze destinato agli studenti delle scuole coinvolte. Il materiale si concretizzato in video e alcuni cortometraggi creati dai gruppi di giovani peer educators (composti da 510 studenti per ciascuna scuola). In questo articolo riportiamo le impressioni personali degli educatori, con lo sguardo clinico di chi con i peerer ha lavorato: le difcolt incontrate, i punti di forza, come questi ragazzi si rappresentano i fenomeni (internet, shopping, gioco dazzardo), e quali letture diano di queste nuove dipendenze. Un dietro le quinte che spera di essere critico e ragionato, per diffondere fra gli adulti le riessioni promosse dai ragazzi, perch nelle nostre funzioni di educatori, psicologi, insegnanti, continuiamo a porci delle domande. Le scuole coinvolte sono state istituti e licei superiori e scuole inferiori di primo grado della zona sociosanitaria orentina sud est. Nello specico abbiamo lavorato con un liceo scientico; con due istituti tecnici e con due scuole medie. Le attivit di peer education svolte tra dicembre e aprile sul tema delluso del denaro, luso dei giochi, la gestione del tempo libero, labuso di sostanze sono state cos articolate: nel bimestre dicembregennaio stata organizzata la promozione del progetto e la selezione e formazione dei gruppi di peer educators, composti da circa 10 ragazzi per scuola. Nelle scuole primarie si fatto riferimento ai ragazzi delle seconde medie, attraverso lindividuazione di un gruppo di ragazzi allinterno della scuola, o di una classe, in collaborazione con gli insegnanti che hanno distribuito le schede di adesione al progetto. Nelle scuole superiori, sono state adottate strategie di promozione mirate ai rappresentanti degli studenti o ai capiclasse. Sono state fatte presentazioni del progetto in assemblee di istituto o assemblee dei rappresentanti di classe, distribuendo schede di adesione e volantini realizzati da alcuni ragazzi dellindirizzo graco dellIstituto Volta. Nel periodo febbraiomaggio 2010 si svolta lattivit degli educatori con i gruppi di peer educators mirata a sviluppare le riessioni attive dei ragazzi. A tale attivit sono state dedicate circa 2

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ore a settimana. I gruppi dei peer educators hanno lavorato con tre diversi tutor/educatori individuati: uno per le scuole medie, due per le superiori. Le azioni sviluppate dai gruppi di lavoro sono state varie, e si sono diversicate principalmente rispetto allet e alle competenze messe in campo dai ragazzi coinvolti. Si rilevata una differenza nella quantit di studenti coinvolti, molto pi esigua alle scuole superiori, dove gli incontri si sono svolti fuori dallorario scolastico; molto maggiore alle scuole medie, dove i gruppi sono stati individuati dai docenti e gli incontri si sono svolti in orario scolastico. In ogni caso i tutor, insieme ai gruppi di peerer, hanno progettato dei piccoli percorsi e dei prodotti da realizzare, per consentire di divulgare la riessione sul tema delle nuove dipendenze a tutti gli altri studenti delle scuole. Riportiamo un breve elenco dei lavori prodotti dai gruppi di ragazzi coinvolti come peerer con il supporto dei tutor: Liceo scientico: stato organizzato un concorso interno di murales a tema, il progetto di murales poi stato realizzato nel mese di maggio; Istituto tecnico 1: stata progettata, sceneggiata, girata e montata una videoclip, ovvero un cortometraggio, sul tema della dipendenza intitolata Le dipendenze delluomo moderno: Istituto tecnico 2: stato realizzato una videoclip sul tema delle nuove dipendenze; Scuola media 1: stato realizzato un documento video con le videointerviste sul tema realizzato dai ragazzi; Scuola media 2: stato realizzato uno spot video e, usando Power point, il gruppo ha preparato una presentazione esplicativa sul tema delle nuove dipendenze per la diffusione allinterno della scuola. Alla ne dellanno scolastico si tenuto presso la scuola capola un incontro per la diffusione dei risultati della ricercaazione e dei materiali prodotti dai peer educators che ha coinvolto i ragazzi dei cinque istituti: durante la mattinata sono stati proiettati i risultati della ricerca, i video realizzati dai diversi gruppi di ragazzi, ed stato mostrato il murales dei ragazzi del liceo.

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I risultati nali del progetto sono stati pubblicati in un video, diffuso fra le scuole dellarea orentina, contenente i risultati del lavoro svolto nellanno scolastico 20092010. Crediamo che lesperienza sia stata costruttiva e fondamentale, sia per i ragazzi, che hanno avuto lopportunit di avvicinarsi a tematiche nuove e importanti come quelle sulle nuove dipendenze, ma anche per gli adulti che li hanno accompagnati in questo percorso. Riportiamo qui i quaderni di bordo dei tutor che hanno seguito il lavoro dei ragazzi nel corso dellanno scolastico, come materiale utile a tutte le associazioni che vorranno avventurarsi nella progettazione di interventi educativi sul tema delle nuove dipendenze. 3. Testimonianze e backstage del cortometraggio Le dipendenze delluomo moderno

Testimonianza della tutor Tuia Chierici Prima di iniziare il percorso con i ragazzi ho tentato di esplorare limpatto delle nuove dipendenze sul mio quotidiano e su Pontassieve: ho notato ad un tratto come le Snai e le sale giochi fossero spuntate come funghi; ci mettevo il naso dentro e i signori giocatori mi guardavano storto. Non vedevo molti giovani. Forse i pi accaniti giocatori siamo noialtri adulti...e le pi accanite compratrici compulsive siamo noi, giovani trentenni, quarantenni, cinquantenni...Per farla breve, nel mio lavoro come educatore allinterno del progetto, mi sono trovata di fronte quattro ragazze e un ragazzo di 17 anni interessatissimi, col quadernino aperto e la penna pronta a annotarsi dati. Nessuno di loro faceva nottata su internet, nessuno di loro comprava beni per sopperire pene, nessuno aveva mai giocato dazzardo. Ci guardavamo quindi, soppesando gli enormi rischi di queste dipendenze ed io sudavo mentre loro trattenevano educatamente gli sbadigli. S, perch erano proprio dei bravi ragazzi, oltre che saggi e sani di mente. Poi, abbiamo iniziato a parlare di quanto alcuni aspetti di quelle che si chiamano nuove dipendenze inuiscono nel nostro quotidiano, e guardandoli insieme siamo inorriditi e ci siamo presi anche un po in giro. Rispetto alla mia esperienza di educatore, ho insegnato ma ho an-

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che ottenuto in cambio molte cose. Ad esempio, attraverso il progetto ho imparato a scontornare su Photoshop grazie ad una ragazza del gruppo, genietta del design; ho capito che tutto quello che ho imparato di concettuale teorico sul montaggio gi parte integrante della grammatica espressiva dei ragazzi: infatti, pur non avendo esperienze di montaggio, sanno perfettamente cosa e perch deve susseguire ad un evento, e in quale ritmo... e purtroppo sanno pretendere da te, operatore, il compimento concreto di tutte le loro fantasie estetiche. Ecco, fanno fatica a considerare la fattibilit di certe idee, pensavo... e invece poi le abbiamo fatte davvero. Il prodotto nale del nostro lavoro stato un video montato dal gruppo che aveva come protagonista il personaggio inventato di Debby, fantomatica ragazza modello, appassionata di shopping e di moda, ignorante come una capretta, ingenuamente razzista e opportunista, una ragazza che se si muove produce un jingle pubblicitario e parla come Barbie, colla borsetta di Dolce e Gabbana. Le ragazze hanno improvvisato con una tale sicurezza il personaggio che stato sufciente fare una sola ripresa e registrazione del testo. Lunico maschio presente nel gruppo per fortuna un ragazzo paziente che ama osservare e contribuire, e ha aiutato le compagne a controllare lesuberanza della loro femminilit e rimanere centrate sul lavoro. Nel video, gli toccato recitare anche la parte odiosa del danzato legato al guinzaglio. Si pu dire che per lui stato un corso sul pensiero adolescenziale femminile, oltre che sulle nuove dipendenze... Spero che, attraverso questa esperienza, si sia un po smaliziato e liberato dalle timidezze. Alla ne del nostro lavoro, abbiamo organizzato un dibattito a scuola su questo tema, che i ragazzi hanno gestito impegnandosi al massimo, anche se ci dispiaciuto constatare come sia difcile coinvolgere i compagni su temi cos difcili. Il diario di bordo del tutor Tiziano Falcicchio Le due scuole dove ho svolto il mio lavoro come tutor hanno reagito in modo completamente diverso alla presentazione del progetto. I ragazzi che ho trovato allistituto tecnico appartenevano a diverse classi, diversi per et e livello culturale, per molto simili per idee e

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mentalit: tutti infatti facevano parte del collettivo studentesco dellistituto. Lavorare in un contesto del genere mi ha permesso di saltare a pi pari il problema della costituzione di un gruppo. I ragazzi erano gi molto attivi allinterno della scuola, gestivano le assemblee di istituto e cercavano di fare propaganda sui problemi istituzionali e politici, cercando di creare contesti dove poter sensibilizzare lopinione degli altri studenti su certe tematiche. Tutti erano molto interessati alle problematiche che il progetto trattava: gioco dazzardo, dipendenza da social network e shopping compulsivo. Inizialmente il gruppo costituito per il progetto era un sottogruppo del collettivo. Alcuni di loro, i pi carismatici, hanno cercato di pubblicizzare il progetto nella scuola con dei volantini realizzati appositamente per reclutare nuovi interessati. Dopo questa mossa, si aggiunto qualche altro studente. Man mano che gli incontri nella scuola si susseguivano, fra me ed i ragazzi si sviluppato un rapporto molto intenso. Spesso cominciavamo le discussioni parlando dei problemi del collettivo: i giovani mi chiedevano consigli su come gestire le assemblee e su quali fossero le metodologie giuste per rendere efcace la comunicazione quando si ha di fronte un grande numero di persone. Sono stato ben felice che il mio rapporto con loro sia andato anche oltre alla realizzazione del prodotto per il progetto Scommetti che timpegni? e anche io mi sento tuttoggi cresciuto grazie ai loro punti di vista, opinioni e approccio ai problemi. I ragazzi hanno scelto di riettere sul tema della dipendenza da internet e social network. La scelta non era campata in aria, visto che molti di loro utilizzavano regolarmente certi mezzi di comunicazione, riconoscevano la velocit con cui si pu sviluppare dipendenza da certi siti come Facebook o Netlog, e vedevano chiaramente come certi strumenti siano lideale per potersi mettere una maschera virtuale da presentare al mondo pur rimanendo alla propria scrivania. Credevo che avremmo avuto problemi a reclutare persone per girare il video, invece hanno partecipato tutti. Ognuno ha avuto un ruolo almeno di comparsa, il video poi stato rimontato e presentato come

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prodotto nale. La cosa che mi ha colpito di pi sono state le loro competenze informatiche: due di loro si sono incaricati di rimontare il video, e hanno cominciato a parlare di programmi per me sconosciuti. Il video nale il risultato di 4 software di montaggio audio e video usati in contemporanea, ognuno per le sue caratteristiche speciche. Incredibile, in questo mi sono sentito piccolo piccolo in confronto a loro. Anche se siamo arrivati a presentare il prodotto quasi allo scadere del tempo consentito, i ragazzi mi hanno chiesto se potevano comunque ritoccare certe parti del video per rendere il lavoro ancora pi bello, segno evidente dellattaccamento al prodotto realizzato con tanta cura per il progetto Scommetti che timpegni?. Per quanto riguarda il lavoro svolto al liceo, devo dire che la ragazza con cui ho interagito maggiormente stata una rappresentante di istituto che mi ha seguito anche perch inizialmente caldeggiata dalla preside. La ragazza si data un gran da fare per pubblicizzare il progetto nella sua scuola, ma in una prima fase non ha ricevuto molte adesioni. Per fortuna, il progetto si mosso quando alcuni dei compagni hanno proposto di fare un murales rafgurando una delle tematiche del progetto, il gioco dazzardo. Durante ultime settimane disponibili prima della chiusura del progetto, la rappresentante ha reperito alcuni amici che avevano voglia di disegnare ed stato cos che con loro abbiamo realizzato un disegno molto bello, sottoforma di vignetta, che rafgurava 3 tipologie di giocatori dazzardo, ognuno infognato nella propria dipendenza. Non saprei cosa consigliare per riproporre un progetto di prevenzione in un contesto come quello della scuola, ma sicuramente si lavora meglio quando le persone sono naturalmente interessate. l che oltre agli aspetti didattici si possono creare contesti di confronto, partecipazione, entusiasmo. Il racconto dellesperienza nelle scuole medie. Testimonianza del tutor Matteo Ceccherini Quando ho accettato di fare da tutor a due gruppi di studenti di seconda media, con lobiettivo di favorire la costituzione di gruppi di peer educators in grado di realizzare un prodotto nale sui temi delle

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nuove dipendenze, mi sono posto subito alcune domande, in quanto tale esperienze era nuova anche per me. Un dodicenne quale percezione ha di fenomeni relativamente nuovi quali il gioco dazzardo, la dipendenza da internet o lo shopping compulsivo? Quale rilevanza hanno questi argomenti nella sua quotidianit? Sar possibile raggiungere lobiettivo con entrambi i gruppi senza adottare il modello che la didattica tradizionale impone; ovvero senza il voto, senza la punizione, senza il richiamo ad alta voce? Avevo chiaro da dove partire, andando a sondare le percezioni, le aspettative e le conoscenze dei ragazzi sulle nuove dipendenze, ma non ero in grado di prevedere se i ragazzi (ed io con loro) sarebbero stati in grado passare da unottica passiva di scambio di informazioni, ad una costruzione di nuove connessioni che portassero a realizzare un prodotto informativo rivolto ai loro coetanei. Per rispondere a molte delle mie domande stato sufciente leggere nelle schede di adesione al progetto le motivazioni con cui i ragazzi si candidavano a partecipare. Scrivevano: dopo aver fatto i compiti se non ho altri impegni sto due ore e mezza davanti al mio computer. Sto su Facebook, Flashgame, ecc. Arrivo allora di cena e gli occhi mi bruciano da paura. Io non voglio smettere di usare il pc ma almeno starci un po meno davanti (ragazzo di II media); oppure se non sto al computer almeno unora al giorno divento isterico e il gioco su internet mi fa spendere soldi e questa cosa delle nuove dipendenze ci riguarda in prima persona (ragazzo di II media) e cos via. stato questo il materiale da cui partire per porsi altre domande sui meccanismi della dipendenza in generale, sulle differenze e sulle analogie tra nuove dipendenze, che generano minor allarme, e dipendenze da sostanze. Il percorso ha portato alla realizzazione di due prodotti audiovideo che sono stati proiettati in tutte le classi seconde dei due istituti. Il momento forse pi alto raggiunto dal progetto stato il convegno nale, durante il quale sono stati mostrati i lavori realizzati nelle diverse scuole coinvolte dal progetto.

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Vedere i ragazzi della scuola media con cui ho lavorato intervenite al convegno di fronte ad un pubblico composto per la maggior parte da studenti di scuola superiore stato davvero graticante e sorprendente per la spontaneit delle loro parole e la consapevolezza del ruolo sociale che questi giovani hanno rivestito.

Bibliografia
LUCA NAPOLI, EVELINA MARALLO 2006 Cose da ragazzi. Percorso innovativo di Peer Education, Cesvot, I Quaderni, n. 30, maggio (http://www.cesvot.it/repository/ cont_schedemm/1197_documento.pdf) PAUL WATZLAWICK, JANET HELMICK BEAVIN, DON D. JACKSON 1971 Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma PETTY RICHARD E., CACIOPPO JHON T. 1998 Communication and persuasion, Sprinter, New York RAPPAPORT, J. 1977 Community Psychology: Values, Research, & Action, Holt, Rinehart & Winstonk, New York

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Gli autori
Valentina Albertini, psicologa, specializzanda in Psicoterapia sistemico-relazionale presso il Centro Studi Applicazione Psicologia Relazionale di Prato. Dal 2005 collabora con il Cesvot nellarea della formazione del volontariato e della promozione del volontariato giovanile. Dal 2004 al 2008 stata ricercatrice e progettista presso la Fondazione Giovanni Michelucci. E cultrice della materia in Psicologia sociale delle dipendenze nella Facolt di Psicologia dell'Universit di Firenze per l'anno accademico 2010-2011. Ha progettato e coordinato la parte di ricerca del progetto Scommetti che timpegni? sul tema delle nuove dipendenze nanziato dalla Regione Toscana con il bando Progetti promozione della legalit 2009. Elisa Brigiolini, psicologa, opera nel Chianti nel settore socio-educativo e della formazione. Lavora presso l'associazione culturale Aracnos, dalla quale alcuni soci hanno fondato la cooperativa sociale Coop.21 - agenzia formativa accreditata della Regione Toscana - che si occupa di adolescenti, partecipazione democratica e formazione professionale. Giovanni Delacqua, psicologo, opera a Firenze nel settore socioeducativo e della formazione. Ha collaborato con il Coordinamento Regionale dei gruppi di auto aiuto dove ha svolto un tirocinio specialistico occupandosi di progettazione sociale e seguendo gruppi di auto aiuto. Ha preso parte a giornate di sensibilizzazione promosse dal Cesvot e dal Coordinamento regionale dei gruppi di auto aiuto su vari temi come ansia e depressione ed ha organizzato, insieme al Cesvot ed al Coordinamento regionale dei gruppi di auto aiuto, giornate di sensibilizzazione e formazione su vecchie e nuove dipendenze. Elisa Ferrini, psicologa e specializzata in psicoterapia sistemicorelazionale presso la Scuola di Specializzazione Centro Studi e Applicazione della Psicologia Relazionale di Prato, stata Cultore della materia presso la Facolt di Psicologia dellUniversit degli Studi

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di Firenze per la cattedra di Psicologia dellempowerment sociale. Ha svolto ricerca sul consumo problematico di sostanze per Forum Droghe e la Facolt di Psicologia dellUniversit di Firenze. Ha preso parte al progetto "Scommetti che ti impegni?" sulla prevenzione delle nuove dipendenze e da alcuni anni si occupa di interventi di prevenzione e promozione della salute rivolti ad adolescenti e adulti. Francesca Gori, psicologa psicoterapeuta specializzata in terapia sistemico relazionale presso L'I.T.F. di Pisa. Svolge attivit privata come psicoterapeuta dal 2008. consulente psicologa della Lidap (Lega italiana disturbi di attacchi di panico) di Firenze e collabora da 7 anni con il Coordinamento Regionale dei gruppi di auto aiuto dove svolge attivit di progettazione, formazione e ricerca. Patrizia Meringolo, psicologa, professore straordinario di Psicologia dei gruppi e di comunit e di Psicologia dellempowerment sociale nella Facolt di Psicologia dellUniversit di Firenze. La sua ricerca degli ultimi anni ha riguardato gli stili di vita e la promozione della salute e gli aspetti psicosociali legati alle migrazioni, alle differenze di genere, al rischio in et giovanile e allabuso di sostanze. Alessandro Morandi, psicologo e dottore di ricerca in psicologia, svolge attivit di studio e di ricerca nel campo della psicologia sociale e di comunit. Negli ultimi anni ha partecipato a ricerche inerenti gli aspetti psicosociali nelle marginalit sociali estreme e la promozione della salute legata agli stili di vita giovanili, con particolare riferimento alle dipendenze con o senza sostanze. Su questi temi ha pubblicato articoli su riviste scientiche nazionali e partecipato a convegni scientici in Italia e all'estero. socio della Sipco (Societ Italiana di Psicologia di Comunit) e professore a contratto di Psicologia sociale delle dipendenze nella Facolt di Psicologia dell'Universit di Firenze per l'anno accademico 2010-2011. Elisa Parentini, psicologa e specializzanda presso la Scuola di Psicoterapia Comparata di Firenze, collabora da qualche anno con il

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Coordinamento Regionale dei gruppi di auto aiuto dove ha svolto un tirocinio post laurea occupandosi di progettazione sociale e seguendo gruppi di auto aiuto. Ha preso parte a giornate di sensibilizzazione promosse dal Cesvot e dal Coordinamento regionale dei gruppi di auto aiuto sul tema delle nuove dipendenze. Attualmente lavora come educatrice con minori presso la cooperativa Civitas Educa nel territorio di La Spezia. Lisa Rontini, psicologa e psicoterapeuta formatasi presso la Scuola di Specializzazione Centro Studi e Applicazione della Psicologia Relazionale di Prato, ha una nomina di cultrice della materia presso la Facolt di Psicologia dellUniversit degli Studi di Firenze nellinsegnamento di Psicologia sociale delle dipendenze. Ha svolto il tirocinio di specializzazione presso il Sert Chianti 1 Zona socio-sanitaria Sud-Est, dove tuttora attiva a livello volontaristico. Da anni si occupa di adolescenza: responsabile del Centro Giovani 50012 del Comune di Bagno a Ripoli dal 2003 e lavora in una scuola superiore orentina dal 2004. Svolge inoltre consulenza psicologica e psicoterapia rivolta a individui, coppie, famiglie. Miriam Vanzetta, assistente sociale specialista, lavora per lassociazione Ama di Trento dal 1999, inizialmente come operatrice di rete per lo sviluppo, la creazione e il sostegno dei gruppi di auto mutuo aiuto in ambiti vari nel territorio provinciale e successivamente nellambito della formazione allauto mutuo aiuto. Sandra Venturelli, assistente sociale, coordinatrice associazione Ama di Trento, ha promosso e facilitato gruppi di auto mutuo aiuto in vari ambiti; ha lavorato n dal 1980 in enti di privato sociale, associazioni e cooperative del terzo settore in Trentino, occupandosi nello specico di disabilit, emarginazione, promozione della salute; contemporaneamente collabora con il Corso di Laurea in Servizio Sociale di Trento nel ruolo di tutor dei tirocini.

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Indice
Premessa di Patrizia Meringolo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Introduzione di Valentina Albertini, Francesca Gori . . . . . . . . . . . . . . . . . Capitolo 1 Fra vecchie e nuove dipendenze: definizioni teoriche e ambiti della ricerca di Elisa Ferrini, Lisa Rontini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1. Una breve introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2. La dipendenza: chi riguarda e perch . . . . . . . . . . . . . 3. La dipendenza: meccanismi psicologici . . . . . . . . . . . 4. La classificazione delle dipendenze secondo il modello di Luigi Cancrini. . . . . . . . . . . . . . . 5. La famiglia del tossicodipendente . . . . . . . . . . . . . . . . 6. Le nuove dipendenze o new addictions. . . . . . . . . . . . 7. Il gambling o gioco dazzardo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8. Shopping problematico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9. Internet addiction . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10. La dipendenza relazionale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11. La dipendenza sessuale e la cybersex addiction . . . . 12. La dipendenza da lavoro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13. Conclusioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Bibliografia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Capitolo 2 Le nuove dipendenze e gli adolescenti: una indagine esplorativa di Alessandro Morandi, Valentina Albertini . . . . . . . . . . . . . 1. Breve storia del progetto Scommetti che timpegni? . 2. Perch unindagine su stili di vita e comportamenti a rischio fra gli adolescenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 5

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3. 4.

Lindagine nel progetto Scommetti che timpegni? . . Alcuni risultati: i focus group con insegnanti e dirigenti scolastici. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5. Alcuni risultati: il questionario somministrato agli adolescenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6. Riflessioni e conclusioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Bibliografia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Capitolo 3 Lauto aiuto: un possibile intervento per le nuove dipendenze di Giovanni Delacqua, Elisa Parentini . . . . . . . . . . . . . . . . . 105 1. Lauto aiuto: definizione e storia . . . . . . . . . . . . . . . . . . 105 2. I gruppi di auto aiuto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 110 3. Caratteristiche dei gruppi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 112 4. Come attivare un gruppo di auto aiuto . . . . . . . . . . . . . 115 5. Lauto aiuto tra vecchie e nuove dipendenze . . . . . . . . 119 Bibliografia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 127 Capitolo 4 Nuove dipendenze e istituzioni: lesperienza di Trento di Miriam Vanzetta, Sandra Venturelli . . . . . . . . . . . . . . . . . 1. Cenni sullevoluzione dei servizi di privato sociale in Trentino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2. Lassociazione AmaAuto Mutuo Aiuto di Trento . . . . . 3. Lauto mutuo aiuto e le nuove dipendenze in Trentino . 4. La testimonianza di un partecipante. . . . . . . . . . . . . . . 5. Dal gruppo di auto mutuo aiuto al protocollo dintesa . 6. Aspetti principali della collaborazione tra Ama e Sert sul gioco dazzardo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7. Funzioni principali di un centro di sostegno per i gruppi di auto mutuo aiuto . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8. Conclusioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Bibliografia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Capitolo 5 La testimonianza di Stefano, giocatore compulsivo. . . . Capitolo 6 Scommetti che timpegni?: esperienze e testimonianze dai laboratori di peer education di Elisa Brigiolini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1. Una breve introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2. Lesperienza educativa e di peer education allinterno del progetto. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3. Testimonianze e backstage del cortometraggio Le dipendenze delluomo moderno . . . . . . . . . . . . . Bibliografia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Gli autori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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I Quaderni del Cesvot


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Lo stato di attuazione del D.M. 21/11/91 e successive modiche


Relazione assemblea del seminario

Volontari e politiche sociali: la Legge regionale 72/97


Atti del Convegno

Gli strumenti della programmazione nella raccolta del sangue e del plasma
Cristiana Guccinelli, Regina Podest

Terzo settore, Europa e nuova legislazione italiana sulle Onlus


Cristiana Guccinelli, Regina Podest

Privacy e volontariato
Regina Podest

La comunicazione per il volontariato


Andrea Volterrani

Identit e bisogni del volontariato in Toscana


Andrea Salvini

Le domande e i dubbi delle organizzazioni di volontariato


Gisella Seghettini

La popolazione anziana: servizi e bisogni. La realt aretina


Roberto Barbieri, Marco La Mastra

Raccolta normativa commentata. Leggi scali e volontariato


Stefano Ragghianti

Oltre il disagio. Identit territoriale e condizione giovanile in Valdera


Giovanni Bechelloni, Felicita Gabellieri

Dare credito alleconomia sociale. Strumenti del credito per i soggetti non prot
Atti del convegno

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Volontariato e Beni Culturali


Atti Conferenza Regionale

I centri di documentazione in area sociale, sanitaria e sociosanitaria: storia, identit, caratteristiche, prospettive di sviluppo
Centro Nazionale del volontariato, Fondazione Istituto Andrea Devoto

Luso responsabile del denaro. Le organizzazioni pubbliche e private nella promozione delleconomia civile in toscana
Atti del convegno

Raccolta normativa commentata. Leggi scali e volontariato


Stefano Ragghianti

Le domande e i dubbi delle organizzazioni di volontariato


Stefano Ragghianti, Gisella Seghettini

Accessibilit dellinformazione. Abbattere le barriere siche e virtuali nelle biblioteche e nei centri di documentazione
Francesca Giovagnoli

Servizi alla persona e volontariato nellEuropa sociale in costruzione


Mauro Pellegrino

Le dichiarazioni scali degli Enti non Prot


Stefano Ragghianti

Le buone prassi di bilancio sociale nel volontariato


Maurizio Catalano

Raccolta fondi per le Associazioni di Volontariato. Criteri ed opportunit


Sabrina Lemmetti

Le opportunit nanziare e reali per le associazioni di volontariato toscane


Riccardo Bemi

183 ]

Il cittadino e lAmministrazione di sostegno. Un nuovo diritto per i malati di mente (e non solo)
Gemma Brandi

Viaggio nella sostenibilit locale: concetti, metodi, progetti realizzati in Toscana


Marina Marengo

Raccolta normativa commentata. Leggi scali e volontariato


Stefano Ragghianti

Le trasformazioni del volontariato in Toscana. 2 rapporto di indagine


Andrea Salvini, Dania Cordaz

La tutela dei minori: esperienza e ricerca


Fondazione Il Forteto onlus - Nicola Casanova, Luigi Goffredi

Raccontare il volontariato
Andrea Volterrani

Cose da ragazzi. Percorso innovativo di Peer Education


Luca Napoli, Evelina Marallo

Larcobaleno della partecipazione. Immigrati e associazionismo in Toscana


Ettore Recchi

Non ti scordar di te. Catalogo dei fondi documentari del volontariato toscano
Barbara Anglani

Buone prassi di fund raising nel volontariato toscano


Sabrina Lemmetti

Il bilancio sociale delle organizzazioni di volontariato


Luca Bagnoli

Le responsabilit degli organi amministrativi delle associazioni di volontariato


Stefano Ragghianti, Rachele Settesoldi

184 s

Storie minori - Percorsi di accoglienza e di esclusione dei minori stranieri non accompagnati
Monia Giovannetti

Ultime notizie! La rappresentazione del volontariato nella stampa toscana


Carlo Sorrentino

Contributi e nanziamenti per le associazioni di volontariato Guida pratica


Riccardo Bemi

Le domande e i dubbi delle associazioni di volontariato


Riccardo Bemi, Stefano Ragghianti

Cittadinanze sospese. Per una sociologia del welfare multiculturale in Toscana


Carlo Colloca

Un mondo in classe. Multietnicit e socialit nelle scuole medie toscane


Ettore Recchi, Emiliana Baldoni, Letizia Mencarini

Altre visioni. Le donne non vedenti in Toscana


Andrea Salvini

La valutazione di impatto sociale dei progetti del volontariato toscano


Andrea Bilotti, Lorenzo Nasi, Paola Tola, Andrea Volterrani

Le donazioni al volontariato. Agevolazioni scali per i cittadini e le imprese


Sabrina Lemmetti, Riccardo Bemi

Una promessa mantenuta. Volontariato servizi pubblici, cittadinanza in Toscana


Riccardo Guidi (2 voll.)

Atlante del volontariato della protezione civile in Toscana


Riccardo Pensa

185 C

La mediazione linguistico-culturale. Stato dell'arte e potenzialit


Valentina Albertini, Giulia Capitani

Contributi e nanziamenti per le assocciazioni di volontariato. Aggiornamento 2009


Riccardo Bemi

Volontariato e formazione a distanza


Giorgio Sordelli

Il volontariato. Immagini, percezioni e stereotipi


Laura Solito, Carlo Sorrentino

Le competenze del volontariato. Un modello di analisi dei fabbisogni formativi


Daniele Baggiani

Finito di stampare nel mese di Maggio 2011 La Graca Pisana - Bientina (Pisa)