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Matematica per le applicazioni economiche I

Cds in EA ed EC, studenti A-C


Lezione del 10 novembre 2021, ore 9.50-11.10, aula D5/003
 ()
Se  e  sono derivabili, allora anche la funzione  () è derivabile e così  () ± (),  ()(), () , con
le derivate seguenti:

( ())0 =  0 () ( () ± ())0 =  0 () ±  0 ()


 () 0  0 ()() −  () 0 ()
( ()())0 =  0 ()() +  () 0 () ( ) =
()  2 ()

Esempio Per 1 () =√2 − 4 + 7, la derivata è 10 () = 2 − 4.


Per 2 () = −53 + 6  + 1 , la derivata è 20 () = −152 + √3 − 12 .
Per 3 () = −2 + 7 ln  + 4(9) + 8 log5 , la derivata è 30 () = −2 + 7 + 4(9) ln 9 + 8  ln
1
5.
4  0 3  4 
Per 4 () = (3 −  )(2 + 5), la derivata è 4 () = (12 −  )(2 + 5) + (3 −  )5.
ln +8
1
( +8)(3+42 )−8(ln +8)
Per 5 () = 3+42 , la derivata è50 () = (3+42 )2 .
Teorema 8.2 Hp:  e  sono funzioni derivabili; Ts:  =  ◦ , con espressione () =  (()), è derivabile e
0 () =  0 () 0 [()].
Per la funzione composta () =  (()), la derivata è la derivata della funzione interna, cioè la derivata
di , moltiplicata per la derivata della funzione esterna, cioè la derivata di  , ma questa ultima deve essere
calcolata in (), non in .
Esempio Per () = ln(14 − 52 ), risulta che () =  (()) con  () = ln , () = 14 − 52 , quindi
2
−10
0 () = 14−5 2. Per () = 3 + , risulta che () =  (()) con  () =  , () = 32 + , quindi
2
0 () = (6 + 1)3 +
.

1 Il teorema di Fermat
Il calcolo differenziale è utile per ricavare informazioni su funzioni derivabili, e in particolare per risolvere prob-
lemi di massimizzazione e/o minimizzazione di una funzione. A questo riguardo è utile ricordare le definizioni
di punto di max e di punto di min.
Definizione (punto di max e punto di min per una funzione) Data  :  → R ( ⊆ R), un punto
0 ∈  si dice punto di max per  se  (0 ) ≥  () per ogni  ∈ ,  6= 0 . Data  :  → R ( ⊆ R), un punto
0 ∈  si dice punto di min per  se  (0 ) ≤  () per ogni  ∈ ,  6= 0 .
Trascurando per adesso punti di min e considerando solo punti di max, risulta che esiste una nozione di punto
di max diversa da quella appena presentata. Per distinguere tra le due nozioni, un punto di max che soddisfa la
definizione appena presentata (indicato con  nelle lezioni precedenti) viene detto punto di max globale per  .
La nozione di punto di max che viene introdotta tra poco è quella di punto di max locale per  .

1
Si consideri la funzione  : R → R con il grafico seguente:

y8

-4 -3 -2 -1 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17
x

Per questa funzione, il punto  = 2 non è punto di max globale perché  (2) = 5 ed esiste qualche  tale
che  ()  5 (ad esempio,  (12) = 6), ma 2 è punto di max per  relativamente agli  vicini a 2 perché vale
 (2) ≥  () per ogni  vicino a 2. Per questo motivo, tale punto si dice punto di max locale per  , coerentemente
con la seguente definizione.
Definizione Data  :  → R ( ⊆ R), un punto 0 ∈  si dice punto di max locale per  se esiste un intorno
di 0 , (0 ), tale che  (0 ) ≥  () per ogni  ∈ (0 ) ∩ .
Nell’esempio, 1 = 2 è punto di max locale per  perché esiste (2) tale che  () ≤  (2) = 5 per ogni  ∈ (2)
(ad esempio, (2) = (1 3)). Anche 2 = 7 e 3 = 12 sono punti di max locale per  ; 2 è anche punto di max
globale. Se un punto 0 è punto di max globale per  , allora 0 è necessariamente anche punto di max locale
perché  (0 ) ≥  () per ogni  ∈ ,  6= 0 , dunque certamente esiste (0 ) tale che  (0 ) ≥  () per ogni
 ∈ (0 ) ∩ ; ad esempio, è possibile porre (0 ) = R. Viceversa, un punto di max locale non necessariamente
è punto di max globale, come 1 = 2 o 3 = 12 nell’esempio precedente.
Un punto 0 che soddisfa la definizione di punto di min che si trova all’inizio di questa sezione si dice
punto di min globale per  . Esiste una definizione di punto di min locale per  analoga a quella di punto di
max locale.
Definizione Data  :  → R ( ⊆ R), un punto 0 ∈  si dice punto di min locale per  se esiste un intorno
di 0 , (0 ), tale che  (0 ) ≤  () per ogni  ∈ (0 ) ∩ .
Ogni punto di min globale per  è punto di min locale. Nell’esempio precedente, il punto 4 = 4 è punto di
min locale per  , 5 = 10 è punto di min globale.
Il seguente teorema stabilisce un legame tra un punto di max locale o di min locale per  e la derivata di 
in tale punto.
Teorema 8.4 (di Fermat) Hp: Data  :  → R ( ⊆ R), 0 è punto di max o di min locale per  , 0 è punto
interno per  ed è tale che  è derivabile in 0 ; Ts:  0 (0 ) = 0.
L’uguaglianza  0 (0 ) = 0 rivela che la retta tangente al grafico di  nel punto (0   (0 )) è orizzontale.
Quindi il teorema 8.4 afferma che in ogni punto di max/min locale di  la retta tangente al grafico di  è
orizzontale, purché  sia derivabile in 0 (altrimenti è impossible calcolare  0 (0 ), quindi  0 (0 ) non può essere
uguale a zero) e purché 0 sia punto interno per il dominio di  . Si noti che per la funzione nell’esempio in
effetti è vero che la retta tangente al grafico di  è orizzontale nei punti (2  (2)), (4  (4)), (7  (7)), (10  (10)),
(12  (12)). Un punto 0 si dice punto stazionario per  se  0 (0 ) = 0. Quindi il teorema di Fermat si può
enunciare come segue: se 0 è un punto di max/min locale per  (in cui  è derivabile e 0 ∈  ), allora 0
è punto stazionario per  . Dunque essere punto stazionario per  è condizione necessaria per essere punto di
max/min locale per  , ma l’esempio seguente mostra che non è sufficente.
Esempio Per  () = 3 ,  : R → R, risulta che 0 = 0 è punto stazionario, poiché  0 (0) = 0, ma esso non è
punto di max/min locale per  visto che  è monotona strettamente crescente:

2
y

Dimostrazione Sia 0 un punto di max locale per  , cioè esiste 1 (0 ) tale che  (0 ) ≥  () per ogni  ∈
1 (0 )∩. Inoltre, poiché 0 è punto interno per , si deduce che esiste 2 (0 ) ⊆ . Sia (0 ) = 1 (0 )∩2 (0 ),
che soddisfa (0 ) ⊆ 2 (0 ) ⊆  e (0 ) ⊆ 1 (0 ) ∩ ; quindi  (0 ) ≥  () per ogni  ∈ (0 ). Poiché  è
derivabile in 0 , esiste lim→0  ()−
−0
(0 )
ed è finito; quindi lim→+  ()−
−0
(0 )
= lim→−  ()−
−0
(0 )
. Adesso
0 0
 ()− (0 )
si dimostra che lim→+ −0 ≤ 0: per   0 e vicino a 0 si ha che  ∈ (0 ), quindi  () ≤  (0 ) e
0
 ()− (0 )  ()− (0 )
−0 ≤ 0; pertanto il teorema 5.5 (il teorema della permanenza del segno 2) implica lim→+ −0 ≤ 0.
0
 ()− (0 )
In maniera analoga si dimostra che lim→− −0 ≥ 0: per   0 e vicino a 0 si ha che  ∈ (0 ), quindi
0

 () ≤  (0 ) e  ()− (0 )


−0 ≥ 0; pertanto il teorema 5.5 implica lim→−  ()− (0 )
−0 ≥ 0. Poiché sappiamo che
0
 ()− (0 )
lim→+ −0 = lim→−  ()− (0 )
−0 , si deduce che lim→+  ()− (0 )
−0 = lim→−  ()− (0 )
−0 = 0; quindi
0 0 0 0
 ()− (0 )
lim→0 −0 = 0 =  (0 ). ¥
0

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