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di Andrea Mariottini

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normativa

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Metodologie di calcolo

La prestazione energetica delledificio si calcola cos


art. 4, comma 3: obbligo della verifica della prestazione energetica per il raffrescamento estivo; art. 4, comma 12: gli impianti alimentati a biomassa sono equiparati agli impianti alimentati da fonte rinnovabile purch: a) abbiano un rendimento utile nominale minimo conforme alla classe 3 della norma UNI EN 303-5; b) rispettino i limiti di emissioni di cui allAllegato IX alla parte quinta del DLgs 3 aprile 2006, n. 152; c) utilizzino le biomasse di cui allAllegato X alla parte quinta del medesimo decreto art. 6, comma 1: quanto riportato nel decreto si applica alle regioni che non abbiano ancora adottato propri provvedimenti per il recepimento della direttiva 2002/91/CE; art. 6, comma 3: per le regioni che hanno legiferato in materia, prevede ladozione di misure atte a favorire un graduale riavvicinamento dei provvedimenti regionali con le norme statali; art. 7, comma 1: validazione degli strumenti di calcolo applicativi attraverso una verifica eseguita dal CTI o dallUNI. Il DPR n. 59 introduce anche altri punti importanti relativi agli impianti termici per la climatizzazione invernale per cui conviene analizzarlo pi in dettaglio evidenziando gli elementi di novit e le modifiche introdotte. Non vengono invece esaminati articoli o parti di articoli che riportano requisiti e prescrizioni ripresi da altri atti legislativi gi pubblicati. Il decreto definisce i criteri generali, le metodologie di calcolo e i requisiti minimi per la prestazione energetica degli edifici e degli impianti
termici per la climatizzazione invernale e per la preparazione dellacqua calda per usi igienici sanitari.

Come anticipato, il comma 1 dellart. 3 definisce ladozione delle norme tecniche nazionali della serie UNI/TS 11300, definite nel contesto delle norme EN a supporto della direttiva 2002/91/CE. In particolare, le norme tecniche UNI/TS 11300 ad oggi disponibili sono: UNI/TS 11300-1 Prestazioni energetiche degli edifici. Determinazione del fabbisogno di energia delledificio per la climatizzazione estiva ed invernale; UNI/TS 11300-2 Prestazioni energetiche degli edifici. Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione invernale e per la produzione di acqua calda sanitaria. Sono in preparazione altre due norme della stessa serie: UNI/TS 11300-3 Prestazioni energetiche degli edifici. Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione estiva; UNI/TS 11300-4 Prestazioni energetiche degli edifici. Utilizzo di energie rinnovabili e di altri metodi di generazione per il riscaldamento di ambienti e produzione di acqua calda sanitaria. Il comma 2 anticipa il riferimento alle Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici riportate nel decreto 26 giugno 2009 in attuazione dellarticolo 6, comma 9 del DLgs 192/05 e pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale n. 158 del 10 luglio 2009.

Criteri generali e requisiti


I criteri generali e i requisiti delle prestazioni energetiche degli edifici e degli impianti sono definiti nellarticolo 4. Per poter giungere alla definizione dei criteri e dei requisiti della prestazione energetica per la progettazione degli edifici e per la progettazione ed installazione degli impianti, necessario far riferimento a diversi atti legislativi e alle loro successive modifiche che sono riportati nel comma 1: legge 9 gennaio 1991 n. 10, DPR 26 agosto 1993 n. 412, DLgs 19 agosto 2005 n.192 con il relativo allegato C, le ulteriori disposizioni del presente articolo 4. Anche se non riportati, utile ricordare il DPR 21 dicembre 1999 n. 551 che modifica il DPR n. 412 e il DLgs 29 dicembre 2006 n. 311 con le sue disposizioni correttive e integrative al DLgs n. 192. Il comma 2 si applica a tutte le categorie di edifici di nuova costruzione e ai casi di ristrutturazione di edifici esistenti e richiede la determinazione dellindice di prestazione energetica
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Il Dpr 59/09, regolamento attuativo del DLgs n. 192/2005, rende disponibili i criteri generali, la metodologia di calcolo e i requisiti minimi per la prestazione energetica degli edifici.

Il DPR 2 aprile 2009, n. 59


Il 25 giugno 2009 entrato in vigore il DPR 2 aprile 2009, n. 59 Regolamento di attuazione dellarticolo 4, comma l, lettere a) e b), del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, concernente attuazione della direttiva 202/91/CE sul rendimento energetico in edilizia, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 132 del 10 giugno 2009. Si tratta di uno dei tre decreti attuativi, da tempo attesi, per il completamento del DLgs 192/2005. Le principali novit introdotte dal DPR 59/09 riguardano: art. 3, comma 1: adozione delle norme UNI/TS 11300 parte 1 e 2, ai fini delle verifiche delle prestazioni energetiche; art. 4, comma 2: per nuove costruzioni e ristrutturazioni sufficiente verificare lEp limite mentre non pi richiesta la verifica del rendimento medio stagionale dellimpianto termico;

(1)

LAllegato A del DLgs n. 311 definisce lindice di prestazione energetica EP parziale come lespressione del consumo di energia primaria parziale riferito ad un singolo uso energetico delledificio (nel nostro caso alla sola climatizzazione invernale) riferito allunit di superficie utile o di volume lordo, espresso rispettivamente in kWh/m2anno o kWh/m3anno.

Regioni e province autonome


Larticolo 6, funzioni delle regioni e delle province autonome, non interviene modificando la clausola di cedevolezza prevista dallart. 17 del DLgs n. 192 ma pone le basi per costruire una omogeneit fino ad oggi assente tra le legislazioni regionali gi promulgate e la legislazione nazionale, assenza che la causa di un recepimento a macchia di leopardo sul territorio italiano della direttiva 2002/91/ CE sul rendimento energetico nelledilizia. Il comma 1 dellart. 6 prevede che le disposizioni del decreto n. 59 si applichino a tutte quelle regioni e province autonome che non hanno ancora provveduto ad adottare propri provvedimenti atti al recepimento della direttiva 2002/91/CE. Tale disposizione rimane valida fino alla data di entrata in vigore delle singole legislazioni regionali. Nel rispetto della clausola di cedevolezza, il comma 2 prevede che le regioni e le province autonome potranno sviluppare metodologie di calcolo della prestazione energetica degli edifici diverse da quelle contenute nelle norme UNI/TS 11300 ma tali metodologie dovranno trovare riferimenti e indirizzi nelle stesse norme Uni al fine di garantire unapplicazione omogenea sullintero territorio nazionale, Le regioni e le province autonome potranno anche definire requisiti minimi di efficienza energetica pi stringenti rispetto a quelli previsti dallart. 4 tenendo conto dei costi di costruzione e gestione degli edifici, delle problematiche ambientali e al contesto socio-economico del territorio. Il comma 3 richiede alle regioni e le province autonome che abbiano invece gi recepito la direttiva 2002/91/CE, di adottare misure adeguate per favorire il riallineamento dei propri provvedimenti e garantirne la coerenza con i contenuti del DPR n. 59.

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per la climatizzazione invernale EPi (1) in sede di progetto. Il valore risultante deve essere inferiore allapplicabile valore limite di riferimento riportato nelle tabelle al punto 1 dellallegato C del DLgs n. 192, modificato dal DLgs n. 311. Il comma 3 riprende la stessa applicazione (tutte le categorie di edifici di nuova costruzione e ristrutturazione di edifici esistenti) e impostazione, richiedendo la determinazione della prestazione energetica per il raffrescamento estivo dellinvolucro edilizio (EPe, invol) in sede di progetto.

Riscaldamento centralizzato o autonomo?


A fronte di una relazione tecnica da parte del progettista, il comma 9 prevede esplicitamente la possibilit di trasformare un impianto termico centralizzato superiore a 100 kW in impianti autonomi, per tutti gli edifici esistenti appartenenti alle categorie E1 ed E2 con un numero di unit abitative superiore a 4. Di fatto tale possibilit non mai stata vietata dalla legislazione italiana, anche se non incentivata dalla legge Finanziaria. Quanto previsto dal comma 9 rappresenta per una chiara posizione nazionale di cui dovrebbero tener conto quelle amministrazioni regionali che hanno imposto il riscaldamento centralizzato per gli edifici nuovi o ristrutturati con un numero di unit abitative superiore a 4, senza per avere dati oggettivi per sostenere tale scelta. Da un recente studio del Politecnico di Milano svolto utilizzando le norme UNI/TS 11300 su incarico dellassociazione Assotermica, risulta che non esiste una tipologia di impianto in assoluto migliore di unaltra ma che i vantaggi del riscaldamento centralizzato o dellautonomo possono essere valutati solo in fase di progetto. Nei casi di ristrutturazione o di installazione dellimpianto termico per tutti gli edifici esistenti appartenenti alle categorie E1 ed E2, il comma 10 prevede linstallazione di apparecchi per la contabilizzazione e la termoregolazione del calore. Nelle condizioni di utilizzo previste, il comma 11 specifica che tali apparecchi devono assicurare un errore di misura inferiore a pi o meno il 5%, con

riferimento alle norme UNI in vigore. Il comma 12 inserisce gli impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati a biomasse combustibili tra gli impianti alimentati da fonte rinnovabile. Questi generatori di calore devono soddisfare i seguenti requisiti: il rendimento utile nominale minimo deve essere conforme alla classe 3 secondo la norma UNI EN 303-5; le emissioni devono essere conformi ai limiti previsti dallallegato IX alla parte quinta del DLgs 3 aprile 2006 n. 152 e successive modifiche o ai limiti pi restrittivi fissati da norme regionali, ove presenti (tabella 1); possono essere utilizzate biomasse combustibili ricadenti tra quelle previste dallallegato X alla parte quinta del DLgs 3 aprile 2006 n. 152 e successive modifiche (lelenco e le caratteristiche delle biomasse sono riportate in tabella 2).

ledificio verso lesterno e verso vani non riscaldati. I valori ottenuti devono essere inferiori ai limiti previsti dalle tabelle ai punti 2, 3 e 4 dellAllegato C al DLgs n.192, modificato dal DLgs n. 311.

Laddolcimento acque dellimpianto


Le condizioni per linstallazione di trattamenti di addolcimento dellacqua di alimentazione dellimpianto vengono descritte al comma 14. Nei casi di nuova costruzione o ristrutturazione totale di edifici esistenti, nei casi di nuova installazione o ristrutturazione di impianti termici o sostituzione di generatori di calore per i quali non prevista la produzione di acqua calda sanitaria - se lacqua di alimentazione dellimpianto ha una durezza temporanea maggiore o uguale a 25 gradi francesi - sono prescritti: un trattamento chimico di condizionamento per impianti di potenza nominale del focolare complessiva minore o uguale a 100 kW; un trattamento di addolcimento per impianti di potenza nominale del focolare complessiva compresa tra 100 kW e 350 kW. Quando invece prevista la produzione di acqua calda sanitaria, le stesse prescrizioni si applicano nei casi in cui lacqua di alimentazione dellimpianto abbia una durezza temporanea maggiore o uguale a 15 gradi

francesi. La UNI 8065 costituisce il riferimento normativo per i predetti trattamenti chimici. Per impianti di potenza nominale complessiva maggiore o uguale a 350 kW vale quanto gi previsto dallart. 5, comma 6 del DPR 26 agosto 1993, n. 412.

Puntualizzazioni sulla procedura


Gli ultimi due commi dellart. 4 considerano che le norme tecniche predisposte da UNI e CEN garantiscono i risultati dei calcoli e delle verifiche attestanti la rispondenza alle prescrizioni per il contenimento del consumo di energia degli edifici e dei relativi impianti termici. E ammesso lutilizzo di altre procedure sviluppate da organismi istituzionali italiani quali lENEA, le universit o gli istituti del CNR, motivandone luso nella relazione tecnica di progetto.

Verifica della trasmittanza termica


Il successivo comma 13 richiede che, in caso di installazione di impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati a biomasse combustibili, nei casi di nuova costruzione o ristrutturazione totale di edifici esistenti, si proceda alla verifica della trasmittanza termica delle diverse strutture edilizie, opache e trasparenti, che delimitano

Disposizioni finali
Secondo, larticolo 7, che contiene le disposizioni finali, i software commerciali che impiegano le metodologie descritte nelle norme UNI/TS 11300 devono garantire che i valori degli indici di prestazione energetica, calcolati tramite il loro utilizzo, abbiano uno scostamento massimo di pi o meno il 5% rispetto ai corrispondenti parametri calcolati applicando le norme UNI. Tale prestazione deve essere garantita tramite verifica da parte del Comitato Termotecnico Italiano o dellEnte Nazionale Italiano di Unificazione. Il CTI ha lincarico di predisporre lo strumento nazionale di riferimento da utilizzare per eseguire lanalisi dei software commerciali ed emetterne la dichiarazione di conformit.

Tab. 1 - Valori limite per gli impianti che utilizzano biomasse.


Potenza termica nominale dellimpianto Polveri totali Carbonio organico (COT) Monossido di carbonio (CO) Ossidi di azoto (espressi come NO2) Ossidi di zolfo (espressi come SO2) > 0,15 < 1* 100 mg/Nm3 350 mg/Nm3 500 mg/Nm3 200 mg/Nm3

* Agli impianti di potenza termica nominale pari o superiore al valore di soglia e non superiore a 0,15 MW si applica un valore limite di emissione per le polveri totali di 200 mg/Nm3

Tab. 2 Caratteristiche delle biomasse combustibili e relative condizioni di utilizzo.


Caratteristica Ceneri Umidit N-esano Solventi organici clorurati Potere calorifico inferiore Unit % m/m % m/m mg/kg MJ/kg Valori minimi/massimi 4% 15% 30 assenti 15,700 Metodi di analisi ASTM D 5142-98 ASTM D 5142-98 Uni 22609 * ASTM D 5865-01

* Nel certificato di analisi deve essere indicato il metodo impiegato per la rilevazione dei solventi organici clorurati.

Il raffrescamento estivo
Non essendo stata prevista nei precedenti decreti, il comma 3 definisce la prestazione energetica per il raffrescamento estivo dellinvolucro edilizio come il rapporto tra il fabbisogno annuo di energia termica per il raffrescamento delledificio e la superficie utile per gli edifici residenziali o il volume per gli edifici con altre destinazioni duso. Per gli edifici residenziali EPe non deve essere superiore a: 40 kWh/m2 annuo nelle zone climatiche A e B; 30 kWh/m2 annuo nelle zone climatiche C, D, E e F. Per tutti gli altri edifici devono essere rispettati i seguenti valori: 14 kWh/m3 annuo nelle zone climatiche A e B; 10 kWh/m3 annuo nelle zone climatiche C, D, E e F. Lenergia termica per il raffrescamento delledificio deve essere calcolata tenendo conto della temperatura di progetto estiva secondo la norma UNI/ TS 11300-1.