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Lezione 1

24/02

Il diritto inter è una disciplina che permette di REGOLARE i rapporti interni tra gli stati.
In Italia ci sono dei processi giuridici normativi interni che danno regole a soggetti
giuridici di quell’ordinamento. Il diritto intern economico è quella disciplina che serve a
regolare i rapporti econm fra 2 Stati.

La MONETA UNICA in ambito europeo!è la MANIFESTAZIONE di eccellenza del


COORDINAMENTO FRE DUE STATI SOVRANI(insieme della bandiera che manifesta la
sovranità). Gli stati dotandosi di una moneta unica!i rapporti con gli altri erano
facilitati.

Il diritto intern. Nasce dall’esigenza degli stati di INTERELAZIONARSI con lo stato vicino
per risolvere problemi comuni, non si era più capaci di stare nella propria FRONTIERA
per risolvere i problemi COMUNI!poteva essere il mero interscambio, oppure gestione
delle risorse alla frontiera (es. fiume probl. Condiviso).

Nel 1957!gli stati hanno creato la COMUNITA’ ECONOMICA EUROPEA, una forma di
cooperazione inter-nazionale( 6 membri originali Italia,Francia,Lussemburgo, Belgio e
Germania).
il diritto inter!si rivolge agli stati perché le persone fisiche(non erano inizialmente del
DI perché la loro vita era già disciplinata dal dirit inter) e giuridiche.

DEFINIZIONE

!il DIRITTO INTERNAZIONALE ECONOMICO è il diritto degli Stati per Stati quando
vogliono avere rapporti economici

!in ambito di regole regionali dell’UE che si rivolgono a persone fisiche e giuridiche. La
possibilità dell’EU di dare regole alle persone è frutto di concessioni da parte degli
stati. 1

(se io contadino mi assoggetto a uno stato sto facendo un CONTRATTO DI DIRITTO


INTERNO non è questo il diritto internaz.)

Il diritto intern è una disciplina METANAZIONALE! Che è volta a REGOLARE fenomeni che
sfuggono per definizione al diritto interno degli stati.

2 l’ unione europea da tantissime regole per persone fisiche e giuridiche. Possibilità di


rivolgersi alle imprese degli stati membri. Il diritto dell’UE può dare regole di condotta
alle persone fisiche che hanno la cittadinanza dello stato membro, se lo stato madre o
padre lo ha acconsentito! questo consenso lo troviamo nei trattati.

Il DIE è quella disciplina che con il consenso degli stati, definisce una serie di REGOLE
scritte e non scritte, sottoforma di trattati o di PRINCIPI GENERALI per effetti di
essi, gli stati, i cittadini e le imprese vedono la propria condotta economica
regolamentata.

Il DIE di carattere internazionale(in senso stretto) e regionale! è una disciplina che si


rivolge agli stati originariamente e per volontà degli stati in tempi più recenti anche
alle persone fisiche o giuridiche che sono per def i soggetti del diritto interno di
ciascuno di essi , definisce delle regole di condotta con cui disciplinare le attività

economiche nei vari ambiti commerciali, finanziari, bancari.. Si basa su regole scritte e
non scritte come abbiamo detto.

REGOLE NON SCRITTE!CONSUETUDINARIE!per l’uso di diritto interno se non viene


rispettata determina SANZIONI.L’USO non è una NORMA, ma è una mera prassi.

LA NORMA è una REGOLA DI CONDOTTA rivolta a un soggetto che se non la rispetta


incorre in una SANZIONE. Essa è vincolata e in caso di violazione provoca un ILLECITO.

Nell’DIE! c’è il PRINCIPIO DI SOVRANITA’! ogni stato è SOVRANO ed UGUALE ad altri.


• Poeta SUN SERVANDA!i trattati vanno rispettati
• CONSUETUDO EST SERVANDA
• CORONARIO ACTA SUNT SERVANDA

Cioè i trattati, le consuetudini e anche gli atti delle org. Internazionale vanno
rispettati.

Quando gli Stati fanno un CONTRATTO! si chiama TRATTATO oppure CONVENZIONE.

Gli atti dell’org. Intern. sono le fonti figlie di un TRATTATO ISTITUTIVO di


un’organizzazione internazionale.

Gli atti vincolanti dell’UE!sono i regolamenti, le direttive, le decisioni hanno ragion


d’essere, perché sono previste dal trattato istituzionale della COMUNITA’ ECONOMICA
EUROPEA del 1957 al cui art 187 c’era scritto che: gli stati che l’hanno creata, che hanno
il potere e dovere di stabilire REGOLE rivolte ai destinatari.

Mentre della REGOLA collegata alla fonte PACTA SUNT SER. scaturiscono delle regole
scritte che però si applicano agli stati che le hanno sottoscritte. Il diritto dei
contratti è scritto e si rivolge solo ai CONTRAENTI. Il diritto non scritto costituito
dalle CONSUETUDINI e dai PRINCIPI! è un DIRITTO GENERALE! si rivolge a tutti i membri
della comunità inter. Che può essere di carattere regionale ed universale.

Le CONSUETUDINI e i PRINCIPI, quale il principio di BUONA FEDE, principio di LEALE


COLLABORAZIONE, il principio di COLLABORAZIONE PACIFICA, il principio di NON
DISCRIMINAZIONE.

PER ESEMPIO: prima del 58 il DIRITTO DEL MARE si basava sulle CONSUETUDINI.

LA NORMA SCRITTA! è perfetta quando c’è bisogno di certezza il limite è che non si
applica a tutti se non a quelli che l’hanno sottoscritto. Le norme scritte sono i
trattati, gli atti di origin internazionale.

LA NORMA GENERALE! Può essere incerta, però finchè funziona nessuno si può ritenere
escluso dal campo di applicazione. Le norme generali sono le consuetudini e i principi.

Nella categoria delle CONSUETUDINI! esiste un sottoinsieme costituito di norme


CONGENTI, ovvero norme imperative che sono quel gruppo ristretto di consuetudine
che gli stati sentono come particolarmente importanti. Tra queste c’è il divieto dell’uso
della forza.

Il DIE è un diritto ORIGINARIO! presuppone un’esigenza indipendente dalla volontà del


singolo consociato.

L’ordinamento è una PRIORI, nessuno di noi l’ha scelto o acconsentito! (prima 47


STATUTO ALBERTINO)

Quindi l’ordinamento è ORDINARIO! già esiste ed è frutto della volontà dei consociati
per quanto riguarda le regole scritte.

LE REGOLE DELLA COMUNITA’ INTERN sono frutto di processi volontaristici

LA COMUNT INTERN non è originaria.

DIRITTO INTERN! non presuppongono la volontà dei suoi soggetti ai quali le norme di
quell’ordinamento si rivolgono.

LE NORME DELL’ DI! si rivolgono solo a soggetti che hanno manifestato un consenso,
rispetto alle regole scritte ogni volta che queste vengono ad esistenza e rispetto alle
regole generali non scritte, per lo meno quando si manifesta come stato della
COMUNITA’ INTERN.

Rispetto le regole e trattati e chiedo di essere membro delle NAZIONI UNITE!org.


Inter più importanti in ambito COMMERCIALE! ORG MONDIALE DEL COMMERCIO.

L’elemento volontaristico è che lo stato può accettare e rifiutare una singola norma,
ma le regole non si possono modificare.

La COMUNITA’ ECONOMICA è non anarchica (è un fatto comune con gli ordin intern) e
anorganica(priva di organi!significa che ha organi che sono stati volontariamente
scelti, ma solo se sono ritenuti utili, se non possono essere eliminati e modificati)

Organi inter (longa manus del trattato!l’organizzazione funziona grazie agli


organi)! CORTE GIUSTIZIA, CONSIGLIO SICUREZZA

Si può scegliere di essere fuori da un trattato! es. BREXIT! uscire dell’UE non
significa che può essere esclusa da rapporti economici. Volontarietà
significa!grande potere del singolo soggetto di quell’ordinamento, ma la comunità è
assolutamente regolamentata.

Lezione 2
03/02/22
Questione russia-ucraina
Putin ha fatto una serie di rivendicazioni, soprattutto di carattere storico,
dicendo che in tempi risalenti addirittura all'epoca medievale dove la Crimea ed
altri i territori di cui lui parla oggi, il cosiddetto Donbass hanno delle minoranze
russofone e lui dice che queste minoranze sono russe e si sentono russe.
Queste minoranze hanno rivendicato il fatto di essere discriminate e volevano
entrare a far parte dell'Unione Sovietica.
Referendum è un atto con cui si chiede al popolo di esprimersi e la domanda lì era
“Dove volete andare?” Fermo restando che erano in uno Stato e come vedremo
il principio di autodeterminazione dà al popolo di ogni Stato, il diritto di avere un
governo che lo rappresenti. Il referendum in sé è illegittimo, però, non può

portare alla modifica dei confini dello Stato perché esistono istituti del diritto
internazionale e del diritto interno che si chiama tutela dei diritti delle
minoranze che servono a garantire proprio questo.
Ecco che il diritto internazionale prevede il principio di sovranità, il principio
determinazione dei popoli che valgono in situazioni estreme. La sovranità
prevale quando è a rischio l'integrità territoriale dello Stato, attraverso
pressioni illegittime, il principio determinazione prevale quando la sovranità
diventa eccessiva e coarta il diritto del popolo di avere un rappresentante che
esprime gli interessi economici e politici di quel popolo. Quindi il giusto equilibrio
tra questi principi deve essere garantito e laddove ci sono delle zone grigie. Si
ricorre alle regole sulle minoranze, ecco perché noi in Italia abbiamo le regioni a
statuto speciale perché ci sono delle forti minoranze che hanno preteso
legittimamente e ottenuto il riconoscimento delle autonomie.
La comunità internazionale economica e non è una comunità organica, però
quando gli Stati hanno interesse a risolvere una controversia si mettono
d'accordo su quale è il giudice più bravo e fanno risolvere la controversia
oppure hanno addirittura la facoltà se vogliono di risolvere la controversia
intersect senza giudice cioè prendono un conciliatore, un mediatore e gli danno
il potere di dare consigli. Non ci sarà una sentenza, ma ci sarà un'opinione di quel
conciliatore che li orienta. Purtroppo nel 2022 ci siamo svegliati una mattina e
abbiamo sentito che la Russia di nuovo si era preso un pezzo dell'Ucraina come è
già è successo nel 2014.
Inizio lezione
Abbiamo detto che il diritto internazionale economico nasce quando gli Stati
hanno sentito l'esigenza di disciplinare in maniera comune una serie di problemi
che evidentemente non venivano ben disciplinati dal diritto interno. Inoltre, il
diritto internazionale economico è lo strumento per disciplinare ciò che il
diritto interno non può fare.
Il diritto nazionale ha come base giuridica un popolo, un governo e un
territorio e il territorio e la frontiera. Si crea questo diritto, metà nazionale,
per meglio dire internazionale che è il diritto degli Stati per gli Stati e degli Stati,
perché essi esistono già, sono già dei soggetti giuridici che hanno un
territorio, un popolo e un apparato di governo legittimo e significa quindi che
non hanno conquistato il potere in violazione del divieto dell'uso della forza.
Successivamente vedremo i problemi di soggettività internazionale.
Comunque devono essere dei soggetti legittimi, quindi devono avere un
rapporto forte con il proprio popolo, non devono aver commesso violenze per
ottenere il potere. Hanno alla base una costituzione democraticamente
determinata può essere stata promulgata da un sovrano oppure creata da
un'assemblea costituente. L' importante è che questa Costituzione esprima la
volontà del popolo e la continua sinergia con il governo.
Il fenomeno internazionale si basa quindi su una serie di regole, quelle che l'altra
volta abbiamo detto le regole del piatto che servono a mettere gli Stati

d'accordo su una serie di principi fondamentali ai quali accettano di non


derogare. Alcuni di questi principi, come diremo gli Stati li hanno ripresi da
principi che già vivevano nel diritto interno.
Quindi ci sono dei principi generali che si chiamano riconosciuti dalle Nazioni civili
che già vigevano nei diritti interni cioè degli Stati giuridicamente avanzati.
Per esempio, ne bis in idem, in claris : significa non si può essere giudicati due
volte per lo stesso reato
-in claris non fit interpretatio: significa se una cosa è chiara, non necessita di
interpretazione perché sarebbe un'interpretazione volta ad alterare il senso.
Poi ci sono una serie di altri principi che gli Stati hanno creato e hanno creato le
regole del piatto che partono sicuramente dal principio di sovranità.
Se il sistema giuridico non fosse influenzato dal peso economico di certi paesi, le
conseguenze sarebbero state ben diverse, probabilmente, se l'azione non fosse
stata condotta da uno Stato che è tra i vincitori del secondo conflitto
mondiale e quindi un membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. E al
momento in cui ha sferrato l'attacco, era Presidente del Consiglio di sicurezza
delle Nazioni Unite, nell'ambito del quale dispone di un diritto di veto che significa
che se vota contro blocca le risoluzioni, l'azione è stata concordata perché è
avvenuta nel giorno nel mese il mese di febbraio in cui non era neanche
necessario perché il Consiglio di sicurezza è un organismo di 15 Stati, 10 a
rotazione e 5 permanenti, quindi è un organismo fortemente politicizzato.
I 5 membri permanenti sono le potenze vincitrici del secondo conflitto mondiale
Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Cina e Russia. La rotazione è fatta su base
geografica, quindi c'è sempre un rappresentante per ogni continente, con
un'alternanza con un criterio. Ma i 5 permanenti hanno il diritto di veto, cioè le
delibere di quest'organo passano se hanno la maggioranza dei voti, però solo i 5
membri permanenti, con il solo voto contrario, loro bloccano la delibera. La
Russia purtroppo è uno Stato particolarmente forte.
La riforma del Consiglio di sicurezza sarebbe quello che dovrebbe essere stato
realizzato da anni per permettere a tutti effettivamente di esprimere in
rotazione tutti a rotazione, la propria volontà, perché così non accadrebbe,
come purtroppo accadeva ancor più spesso che oggi, in passato, quando c'era
la cosiddetta guerra fredda, la contrapposizione tra i blocchi, avveniva
regolarmente che se c'era un problema che riguardava il blocco sovietico, il
blocco sovietico poneva il veto e diceva, non dovete esaminare queste
questioni, se c'era un problema che riguardava il blocco occidentale, il veto lo
mettevano gli Stati Uniti, la Francia o l'Inghilterra e quindi il Consiglio di
sicurezza, di fatto era paralizzato. Fino alla fine della guerra fredda che
possiamo, più o meno simbolicamente, collegare al muro di Berlino, il Consiglio
sarà abbastanza paralizzato ed è per questo che in questi giorni avete sentito
parlare della richiesta da parte del Consiglio di una riunione dell'Assemblea
generale.

Ieri l'Assemblea generale adottato con una maggioranza abbastanza forte,


141 contro 35 astenuti e 1 solo voto contrario della Russia forse, ha trovato
una risoluzione in cui sollecita perché l'Assemblea generale non ha poteri
vincolanti, ma potevi di raccomandazione ed è l'organo in cui siedono i
rappresentanti di tutti gli Stati, è un Parlamento che non decide però
raccomanda il raccomanda su tutto. Quello che rientra nella Carta delle Nazioni
Unite, perché io sto dando per scontato che voi sappiate che Assemblea
generale e il Consiglio di sicurezza sono due organi delle Nazioni Unite e sappiate
che le Nazioni Unite sono state create nel 1945 per mantenere la pace e la
sicurezza internazionale.
Il Consiglio di sicurezza si occupa solo delle minacce alla pace e alla sicurezza già
in atto o potenziali rispetto a quelle potenziali: ha un potere di conciliazione e di
decisione
rispetto a quelle in atto: ha un potere di raccomandazione o di decisione e da
una competenza esclusiva.
L'importanza di questa delibera dell'Assemblea sollecitata dal Consiglio perché
nel passato, quando purtroppo in una lunga fase di contrapposizione tra i
blocchi, il Consiglio di sicurezza era paralizzato i membri dissero, noi così non
possiamo continuare, se il Consiglio non funziona dobbiamo adottare una
regola per cui quando siamo veramente a rischio della pace e quindi c'è il rischio
di una guerra dobbiamo dare all'Assemblea eccezionalmente il potere di
occuparsi di questioni su cui il Consiglio non riesce a riunirsi, perché ci sono i
veti e perlomeno l'Assemblea fa una raccomandazione.
Negli ultimi cinquant'anni era successo una volta sola, quella di ieri è la seconda
risoluzione con cui l'Assemblea generale invita gli Stati sostanzialmente a
ragionare, a non fare pazzie, anche perché oggi tutti lo sappiamo siamo in
un'epoca di minaccia nucleare, tanti Stati hanno l'arma nucleare adesso se la
stanno facendo ancora con i carri armati e quelle trincee con i fucili e in parte
con l'aviazione, soltanto quella russa e speriamo che si fermi. Però è una guerra
vecchia tra virgolette. Oggi invece esistono armi diverse, che esistono, le
cosiddette cyber Wars che hanno tante forme particolari, ma soprattutto
esiste la guerra nucleare.
Abbiamo capito che la guerra non ci porta da nessuna parte, per nessuna
ragione. Se c'è una violazione fatta da qualcuno, basta portarlo davanti a un
giudice.
L'esigenza di una regolamentazione della comunità internazionale parte dal
principio di sovranità. Che però viene subito affiancato da due principi, come
dicevamo l'altra volta
-pacta sunt servanda e consuetudo est servanda.
cioè i trattati vanno rispettati e le consuetudini vanno rispettate.
I trattati sono contratti fatti tassati, le consuetudini sono fonti di diritto.
Perché? Sono simili agli usi interni, ma come vedremo si distinguono dagli usi

interni, perché l'uso vale finche vale non è una fonte di norme, invece nel diritto
internazionale, la consuetudine fonte di norme, che significa, crea obblighi.
L'uso è una prassi, la consuetudine è una prassi accompagnata dal
convincimento della necessità di quella regola che ancora non esiste, ma viene
sentita come necessaria prima di esistere e se viene sentita come necessaria e
viene praticata dopo un certo tempo, determina la regola.
Consuetudo est servanda Act, un servanda significa che se ci sono delle
associazioni degli Stati legittimamente costituite, le cosiddette organizzazioni
internazionali, esempio Nazioni Uniti e Unione europea, per dirne soltanto due,
ma questo potremmo parlare dell'Organizzazione mondiale del commercio,
potremmo parlare dell'Organizzazione mondiale della sanità di cui tanto
abbiamo sentito parlare in questi ultimi due anni.
Gli atti di quelle organizzazioni che sono frutto del consenso degli Stati di un
certo gruppo di Stati le Nazioni Unite, tantissimi, praticamente tutti l'Unione
europea, quelli che sono nel continente europeo, inteso in senso lato e non
geograficamente ristretto. Quindi organizzazioni regionali locali o universali
sulla base di un trattato istitutivo, danno poteri agli organi di adottare gli
acta (atti).
La regola del piatto è chi vuole essere membro della comunità internazionale
deve essere un sovrano, un singolo, per essere un soggetto del diritto
internazionale bisogna essere uno Stato. Un'organizzazione ed entro certi limiti
strettissimi è una persona fisica.
I soggetti del diritto internazionale classico sono gli Stati e le organizzazioni.
Quindi un singolo Stato, due Stati, ho un gruppo di Stati che hanno tra di loro
legame possono darsi delle regole per disciplinare le loro relazioni economiche.
Se c'è un problema di rapporto tra diritto interno e diritto internazionale,
banalmente, vi dico subito che il problema va risolto prima, se uno pensa di non
essere in grado, poi di rispettare una regola internazionale perché confligge
con il proprio diritto interno e quella norma di diritto interno è importante,
basta semplicemente non entrare in quel trattato.
Le regole della comunità internazionale e i diritti umani fondamentali vanno
rispettati se tu vuoi massacrare i tuoi cittadini se entri nella comunità
internazionale il giorno dopo ti becchi le sanzioni.
Tutti gli Stati sono uguali es Città del Vaticano il Burkina Faso, la Repubblica
democratica del Congo, che è grande ma poverissima, valgono quanto gli Stati
Uniti e la Russia. L'entità del territorio non importa la quantità di risorse
economiche e ancor meno il peso politico o economico non dovrebbe contare
nulla. Ovviamente la geopolitica studia esattamente il contrario, quanto il
rilievo economico di uno Stato, la sua potenza politica, la sua influenza, la sua
capacità di coercizione attraverso strumenti diversi, impatta sulle relazioni
internazionali. Però la disciplina è diversa.

Il principio dell'eguaglianza sovrana garantisce la legittimità dell'interesse e


delle tutele di tutti i soggetti di quella comunità. Questo ha un'altro principio ->
principio di non interferenza negli affari interni: cioè ogni Stato sovrano ha
una frontiera, e questa frontiera è il limite a ciò che rientra nella sua
cosiddetta competenza domestica (domestic jurisdiction).
Abbiamo accettato che l'Unione europea ci dia dei binari. I membri della zona
euro hanno accettato dei paletti ancora più stringenti. Non tutti i membri
dell'Unione europea sono anche parte della zona euro x es. la Gran Bretagna non
l'aveva, ma era membro dell'Unione europea fino a quando non è andata via.
Se la società internazionale economica e non, è basata sulle Nazioni Unite che
hanno dei fini di mantenimento della pace e sicurezza internazionale di
promozione dell'autodeterminazione dei popoli, di rispetto dei diritti umani
fondamentali e di risoluzione pacifica delle controversie. Tutti gli stati ne fanno
parte tranne alcuni che sono troppo piccoli o hanno qualche problema con la
membership, perché non riescono a rispettarne le regole.
Nell'articolo 2 ( testo Nazioni Unite), oltre al paragrafo 4, in cui c'è il divieto
dell'uso della forza, c'è anche un'altra disposizione in cui si dice che gli Stati
hanno l'obbligo di risolvere pacificamente le controversie. L’art. 2 e art. 51,
prevedono la legittima difesa, individuale o collettiva, che significa che se uno
Stato membro della comunità internazionale viene aggredito, cioè vittima di un
attacco armato già sferrato ha il diritto eccezionalmente di rispondere con la
forza, ma attenzione solo dopo che l'attacco altrui è stato già sferrato e
deve, prima ancora di rispondere, informare il Consiglio di sicurezza del fatto
che sta reagendo. Può rispondere per evitare il secondo colpo altrui, ma non
appena il Consiglio di sicurezza se ne occupa si deve fermare.
Perché la Carta delle Nazioni è stata creata proprio per questo:
Divieto dell'uso della forza in caso eccezionale per il ricorso alla legittima difesa.
La risposta al terrorismo, l'intervento umanitario, la dottrina è spaccata su
questo. Per essere sicuri di non commettere abusi, la legittima difesa è solo la
risposta da parte dello Stato aggredito dall'aggressore, dicendo Consiglio di
sicurezza, io rispondo, dimmi poi che cosa devo fare?
La Comunità e gli Stati sovrani sono uguali e vogliono avere relazioni sulla base
di trattati, di consuetudini e di atti delle organizzazioni internazionali. Queste
sono le fonti del diritto internazionale di cui parleremo più avanti. Le fonti le
potremmo classificare, come vedremo in
- fonti scritte: Trattati, gli atti delle organizzazioni internazionali che si
rivolgono solo a chi sottoscrive il Trattato, chi lo firma e poi lo ratifica.
I Trattati e gli atti delle organizzazioni internazionali solo agli Stati che
decidono di essere membri dell'organizzazione sottoscrivendo il relativo
Trattato, un atto dell'Assemblea del generale o del Consiglio di sicurezza o
dell'Unione europea non si potrà rivolgere ad uno Stato che non è membro delle
Nazioni Unite.

Quindi sono atti a partecipazione ristretta, cioè a portata limitata ai


contraenti del trattato o dell'organizzazione però scritti.
E viceversa, atti non scritti, fonti non scritte, cioè fonti di obblighi però non
messi in forma scritta, che sono consuetudini e principi che possono essere
internazionali, possono essere regionali, possono essere locali, ma hanno in
comune il fatto di essere non scritti, però valgono.
La consuetudine vale come un trattato. La consuetudine non è scritta, però,
quando poi si è formata vale per tutti.
Se non ti piace più un trattato uno stato può decidere di andarsene come nel
caso della Brexit
Però c'è uno Stato dicesse, io voglio violare i diritti umani basilari con qualsiasi
motivazione non lo potrebbe fare perché quelli sono diritti assoluti e fanno
parte addirittura del cosiddetto diritto cogente, cioè delle norme imperative.
Nelle regole del piatto accanto a sovranità, uguaglianza sovrana, divieto di
interferenze negli affari interni ecc. c'è il novero delle norme non scritte
cogenti, quindi alcune consuetudini sono cogenti, cioè valgono per tutte ed è ->
Il principio di autodeterminazione dei popoli.
Prima dobbiamo capire le regole e poi vedere come purtroppo queste vengono
violate, che spesso sanzionate perché il diritto internazionale ha degli
strumenti di sanzione.
Abbiamo detto quindi che questa comunità internazionale, che vuole darsi
regole che si applicano a tutti per disciplinare fenomeni comuni. Si dota di fonti,
abbiamo però detto che questa è una prima fase del diritto internazionale
economico e non.
In una fase successiva, quando gli Stati hanno cominciato a fidarsi gli uni degli
altri hanno detto ma non possiamo darci anche regole su materie che prima
erano coperte dal diritto interno come per esempio l'euro, la tutela dei diritti
umani. Un tempo la sovranità monetaria, la gestione dei diritti dei propri
cittadini erano dei dogmi che nessuno avrebbe mai accettato. La Cina ancora
non lo accetta. La sovranità monetaria è un dogma per tutti quelli che lo
ritengono.
Il Regno Unito. Bretagna non ha mai voluto accettare legittimamente, perché
diceva che la sua popolazione voleva continuare a tenere in tasca la sterlina. E
attenzione, mentre in alcuni ambiti regionali la sovranità monetaria è frutto di
un interesse, di una scelta libera, non c'è una consuetudine internazionale che
impone la moneta comune, viceversa, il rispetto ai diritti umani, cioè una regola
consuetudinaria che si affianca il divieto dell'uso della forza all'obbligo di
risoluzione pacifica delle controversie, al rispetto del principio di
autodeterminazione. C'è la garanzia dei diritti umani fondamentali.
Quindi se si vuole essere parte della comunità internazionale economica,
bisogna rispettare queste regole.

La seconda fase si basa sulle regole internazionali che vengono create


attraverso le fonti anche su materie che prima erano coperte dal diritto
interno
X es. un atto che fa parte del pacchetto delle norme dell'Unione europea con cui
si è creata la zona euro, chi vuole partecipa a questo meccanismo e autolimita
la propria sovranità.
L'eliminazione delle barriere, la creazione dell'unione doganale quindi libera
circolazione di merci, persone, servizi e capitali e questo è il libero mercato
integrato dall'Unione doganale, cioè la tariffa esterna comune.
Per cui commercialmente noi siamo uno Stato e la politica commerciale la decide
l'Unione europea Questo è stato creato con l'Atto unico per prima e col
Trattato di Maastricht
I diritti umani, quelli fondamentali sono garantiti addirittura da una
consuetudine internazionale di carattere cogente. Un tempo non era così.
Quando è nata la comunità internazionale si diceva, ogni Stato può fare quel che
vuole dei propri sudditi. La frontiera era la barriera, quindi il diritto
internazionale nasceva per disciplinare ciò che non era disciplinato già dal
diritto interno e non era disciplinabile dal diritto interno.
Oggi invece, in una fase di evoluzione. Il diritto internazionale se e solo se gli
Stati lo vogliono, può disciplinare anche fattispecie che erano già coperte dal
diritto interno Un esempio per tutti, la moneta comune.
Successivamente vedremo che alcuni atti dell'Unione europea per definizione si
dice che sono direttamente applicabili perché nel Trattato in cui sono
contenuti si è detto che sono direttamente applicabili.
Quando l'atto internazionale è incompleto ha bisogno di un atto di recepimento
che integri l'atto incompleto e lo renda applicabile. Quello che è direttamente
applicabile, entra e per ciò che non è completo è direttamente applicabile, è
mandato al Parlamento dello Stato, che qualche volta vuole controllare
l'ingresso della norma e quindi fa una legge di recepimento integrativo. Altre
volte semplicemente fa una legge che rinvia la norma interna.
Se la norma è completa e gli Stati l'hanno riconosciuta come tale, è già parte del
diritto interno, altrimenti c'è un problema di adattamento, di rendere quella
norma applicabile.
Esiste un concetto di illecito che è quello del diritto internazionale classico, è
illecito qualsiasi atto o comportamento tenuto da un soggetto intern. in
violazione di una norma internazionale oppure come nel diritto interno x es
un'impresa viola una norma italiana commette un illecito che a seconda della
tipologia di norma violata, si avrà un illecito costituzionale, legislativo o
amministrativo e con conseguenze poi determinati dalle varie branche, illecito
tributario, illecito del diritto del lavoro, illecito di diritto locale. Insomma, la
violazione di una norma in tutte le sue articolazioni determinati, illecito e come
nel diritto interno, ci sono delle conseguenze. L'unica particolarità, come

vedremo, è che qualche volta il meccanismo si può inceppare quando gli Stati
rinnegano le regole che hanno creato.
Noi abbiamo detto che la comunità internazionale è una comunità
volontaristica, cioè esiste e ha il potere di dare regole solo a chi ne vuole fare
parte, quindi, se uno Stato non vuole fare parte di una comunità internazionale
per le sue norme consuetudinarie e per i suoi trattati ha tutto il diritto di
starne fuori, però poi non può partecipare.
Poi si è liberi di entrare in tutti i trattati che piacciono e di non entrare in quelli
che non piacciono e di uscire da un trattato e entrare in un trattato in cui non
si era entrato.
Si ha una libertà regolamentata.
Abbiamo detto che è una comunità volontaristica ma non anarchica, è una
comunità di diritto. Mentre poi le comunità interne sono delle comunità
organiche, cioè indipendentemente dalla volontà del singolo soggetto, ci sono
degli organi ai vari livelli che hanno un potere di disciplina della vita dei
consociati. Il Parlamento, la magistratura a livello regionale o a livello nazionale.
E’ una comunità organica, creata indipendentemente dalla volontà dei singoli
consociati.
Gli organi esistono se e solo se gli Stati li hanno voluti. Il Consiglio di sicurezza
sta là perché nel 1945, con la Carta di San Francisco si sono create delle Nazioni
Unite in cui era previsto che ci fossero consiglio di sicurezza ristretto e
Assemblea generale a partecipazione universale.
Il Consiglio di sicurezza con poteri talora raccomandatari, molto spesso
decisori.
L'Assemblea generale con poteri amplissimi, mentre quelli di sicurezza sono
ristretti. Poteri amplissimi però essenzialmente raccontatori. L'Assemblea
generale decide su due questioni
-art 17: la ripartizione delle spese obbligatorie
-può decidere in materia di autodeterminazione dei popoli, quindi tutti i membri
dell'Assemblea possono prendere una delibera con esito vincolante in materia
determinazioni dei popoli materia. Fondamentale, ma fine delle Nazioni Unite e
norma cogente della comunità internazionale economica ma a patto che
l'Assemblea diventa l'espressione della volontà dei popoli.
Allora se è così l'Assemblea diventa il garante dell'espressione della
determinazione dei popoli attraverso dei processi di legittima manifestazione
della volontà.
Osservatori OSCE :
Quando si fa un referendum, la legittimità del referendum è comprovata dalla
relazione che presentano gli osservatori di un'organizzazione, che serve, tra le
altre cose, a dire proprio questo, a tutelare la legittimità delle consultazioni

referendarie e quindi affinché un referendum sia certificato. Le elezioni


certificate dall’OSCE possono essere poi supportate da una delibera
dell'Assemblea generale che deve avere certe maggioranze e quindi
evidentemente può anche andare contro alla volontà di qualche Stato che non
aveva tutelato determinazione del popolo.
L'illecito internazionale è la categoria di norme consuetudinarie codificate in
alcuni documenti, che servono a dire quand'è che gli Stati commettono degli
illeciti e quali sono le conseguenze.
A differenza dell’illecito di diritto interno quello internazionale, l’autore deve
determinare l’entità del danno, proporre un risarcimento se è possibile
ripristinare quello che si chiama status quo ante. e concordare le scuse con la
vittima allora se non succede questo nel diritto internazionale è possibile
l'autotutela, cioè la vittima, si può fare giustizia da sé e questa vedremo una
particolarità del diritto internazionale.
Poi ci occuperemo della soluzione delle controversie, cioè data una
controversia, quali sono i mezzi internazionali di risoluzione del diritto
internazionale economico e vi dico subito che sono pacifici. Possono essere dei
mezzi giurisdizionali, cioè basati sulla sull'intervento di un giudice che dice chi ha
torto e chi ha ragione e che stabilisce con una sentenza come si risolve la
controversia oppure ci possono essere dei mezzi, come si dice diplomatici, in cui
non c'è un giudice, ma c'è un conciliatore scelto dalle parti che suggerisce alle
parti come risolvere la controversia.

LEZIONE 3
La comunità internazionale è VOLONTARISTICA, non c’è perché non vuole partecipare!
nasce per la VOLONTA’.

Ogni Stato che entra trova tutti gli organi delle istituzioni e le regole !che può
accettare e non

La COMUNITA’ INTERNAZIONALE è basata sulla VOLONTA’, come per le org internaz e molti
TRATTATI sono stati VIOLATI, come sta succedendo che determinano delle SANZIONI.

Nei rapporti intern. funziona nello stesso modo, per esempio le imprese avendo
rapporti con la Russia! soprattutto multinazionale stiamo prendendo delle
PRECAUZIONI.

Il CONSIGLIO DI SICUREZZA, quando non riesce a funzionare! può chiedere che


l’assemblea generale faccia una riunione su Temi in astratto che sarebbero di
COMPETENZA DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA.

Però c’è una ripartizione delle competenze rigida


- CONSIGLIO DI SICUREZZA: si occupa solo del mantenimento della pace e può solo
raccomandare o decidere. Ha 15 membri, 5 permanenti e gli altri a rotazione

- ASSEMBLEA: si può occupare di qualsiasi altra cosa purchè sia tra i fini delle
nazioni unite (leggi preambolo art 1). Composto da rappresentanti di tutti gli
stati.

La carta dice che l’assemblea non si può occupare di cose si competenza del consiglio!
è una normale RIPARTIZIONE DEL POTERE.

IL CONSIGLIO è un rogano “POLITICIZZATO” dalla membership astratta, però c’è la


SALVAGUARDIA che dice se il consiglio è bloccato! il consiglio chiede all’assemblea di
occuparsene.

Come è accaduto il consiglio ha fatto richiesta, con il VETO da parte dell’opposizione


russa, all’assemblea di occuparsene e lo ha fatto! la RISOLUZIONE che ha
raccomandato perché può solo raccomandare

La RISOLUZIONE è stata approvata con 141 voti a favore con l’opposizione della Russia
e altri stati per regione di carattere geopolitico.

Tutto questo è per dire che gli illeciti ci sono in una COMUNITA’ INTERN.

È la prima volta in 40 anni che l’assemblea viene sollecitata dal consiglio. Il consiglio ha
quasi sempre funzionato bene e durante la guerra fredda no ed era bloccata come
ora.

LE REGOLE DEL PIATTO! diciamo che la comunità di Stati sovrani basata su:
- DIVIETO DELLA FORZA
- OBBLIGO DI COOPERAZIONE INT
- DOVERE DI STABILIRE se vogliono RELAZIONI PACIFICHE

In caso di CONTROVERISE! tra gli Stati questi devono risolvere pacificamente con
MEZZI DIPLOMATICI O GIURISPRUDENZIALI. Se non riescono a risolvere hanno l’OBBLIGO
(NON DEROGABILE) COGENTE, o di chiedere a un terzo di fare da PACIERE! attraverso
una RACCOMANDAZIONE, e accerta i fatti e sollecita una SOLUZIONE, ma senza una
SENTENZA.

Se non piace questa strada si ha L’OBBLIGO DI RICORRERE AL GIUDICE, che può essere:
- Una Singola persona
- Gruppo di persone
- Tribunale occasionale o permanente

Le parti si devono far giudicare e il giudice emette una SENTENZA che è VINCOLANTE e
deve essere rispettata.

La comunità inter economica si basa anche su altri principi:


- RECIPROCITA’: rapporti economici tendono ad essere basati sulla volontà degli
stati

Un trattato è come un contratto che ha una forma di reciprocità. I contratti


sono a PRESTAZIONI CORRISPETTIVE ed è vietato il PATTO LEONINO, cioè non è

possibile fare un trattato o contratto con il quale uno da soltanto e l’altro


riceve.

Una dichiarazione da parte del contraente più oberata in cui motiva la sua
accettazione è perché evidentemente gli procura vantaggio.

Quindi un CONTRATTO A PREST. CORR. Tutto ciò che provoca benefici comuni ed è
liberamente sottoscritto. La volontà di quella parte soccombente che magari in
passato ha avuto tanto da quello stato ed oggi si vada a disobbligare è sufficiente
scrivere, far presente anche con fatti concludenti (NON è COERCEZIONE)
➔ Cioè il carattere libero e pieno di volontà e la prova della CORRISPETTIVITA’ E
RECIPROCITA’ del trattato

I RAPPORTI ECONOMICI sono basati anche, almeno in alcuni ambiti sul principio della
parità di trattamento
➔ Vale per alcuni settori x esempio RAPPORTI COMMERCIALI per i membri
dell’ORGANIZAZIONE MONDIALE DEL COMMERCIO.

Il principio del trattamento nazionale significa avere fin dal 1947! con l’accordo
precedente che si chiamava GAT: GENERAL AGREEMENT ON TARIFFSAN TRADE, si era scelto
di impostare gli scambi di merci sulla base del principio di trattato nazionale, ogni
stato sovrano ha il diritto di vendere nel proprio territorio tutti i propri beni! forse
vuole far entrare i beni altrui e ha tutto il diritto di applicare i dazi(onere pecuniario
che paga l’attraversamento di frontiera), è uno strumento di PROTEZIONISMO
ECONOMICO NORMALE DA DAZIO O TARIFFA.

Se prendiamo l’esempio dei RAPPORTI COMMERCIALI, la situazione iniziale era quella di


PROTEZIONISMO COMMERCIALE, prima dell’accordo GAT del 1947, salvo alcune fasi nella
storia, i rapporti erano basati sul protezionismo tra le 2 guerre c’è stato il liberismo
ma, poi si è subito tornati al prot!all’AUTOARCHIA.

GAT si basa sul NEOLIBERISMO, che si caratterizza perché è ISTITUZIONALIZZATO, cioè


sul piano nazionale nascono degli enti a cui viene definito dagli stati il potere di gestire
in maniera liberistica i rapporti commerciali.

Il GAT nasce nel clima DEGLI ACCORDI DI BRETTON WOODS, accordi del periodo postbellico
con cui gli stati vincitori del secondo conflitto mondiale, ma avevano poco da gioire,
perché dovevano RICONVERTIRE TUTTA L’ECONOMIA.

Il PIANO MARSHALL, serviva proprio a questo, a dare fiducia reciproca tra gli stati in
cui i vincitori, soprattutto gli Stati Uniti diedero aiuto ai vinti per far risollevare
l’economia.

IL GAT nasceva prorpio per questo motivo:


- TRATTAMENTO NAZIONALE è L’ANTITESI DEL PROTEZIONISMO
- PROTEZIONISMO, significa qualsiasi bene o servizio paga il fatto di non essere
nazionale, perché c’è logica di proteggere il prodotto analogo
- LIBERISMO: cerchiamo di competere in maniera onesta, apriamo i mercati,
eliminiamo i dazi e le tariffe.

Chi diventa membro del GAT si impegna ad eliminare nel più breve periodo gli OSTACOLI
TARIFFARI e NON ALLA CIRCOLAZIONE DEI BENI. Ogni stato si impegna a praticare il

TRATTAMENTO NAZIONALE, cioè ogni prodotto straniero equivale almeno a quello


nazionale.

Settore per settore nell’accordo GAT, le parti si impegnano a ridurre, in periodi


determinati, le tariffe per favorire la circolazione.

(più ampio è il mercato più stendo la produzione)

Con un onere alla frontiera che è minimo, con soli i costi di attraversamento
frontiera, si ha una libera circolazione delle merci basata sul principio di
NAZIONALIZZAZIONE.

L’attraversamento di frontiera con un paese non europeo, avviene non con dazi,
ma soltanto con oneri doganali. In Europa non ci sono barriere, infatti c’è la libera
circolazione di merci, persone, servizi e capitali. In alcune aree regionali, di
carattere economico, come l’Unione Europea, i principi fondamentali sono basati
sul liberalismo accompagnato dall’Unione doganale , caratterizzato dal principio di
cooperazione, cosi i 27 membri che hanno aderito all’Unione economica e monetaria
e che hanno scelto la Moneta Unica, uno dei principi è la COOPERAZIONE MONETARIA,
con delega alle istituzioni europee al posto di quelle nazionali, ha sostituito la
moneta nazionale con quella UNICA.

C’è una SOVRANITA’ MONETARIA TEMPERATA (NON Più CLASSICA), ma è stata delegata
dalla BCE, che gestisce al posto degli stati, per volontà di questi ultimi, la POLITICA
MONETARIA DEGLI STATI MEMBRI.

Vi sono molti altri principi:


- LA COOPERAZIONE IN MATERIA AMBIENTALE
- DIVIETO DI INQUINAMENTO OLTRE FORNTIERA
- PRINC DI PREVENZIONE
- PRINC DI PRECAUZIONE
- PRINC SVILUPPO SOSTENIBILE, che è nato in ambito ambientale, ma è rivolto a
tutti i settori economici, finanziari, tecnologici..

La comunità internazionale è fatta da soggetti il cui COMPORTAMENTO è regolamentato


attraverso le FONTI.

I soggetti del diritto inter, significa essere destinatari delle regole internazionali e
questo vale anche per il diritto interno. Possono essere anche turisti che devono
rispettare le legislazioni nazionali. I soggetti del diritto internazionale economico ,
quindi sono e non sono tutti coloro ai quali il diritto si rivolge.

Come si distingue il diritto? ATTRAVERSO LE FONTI

La definizione di ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE, è abbastanza rigida, è un


ORGANIZZAZIONE CLASSICA, CANONICA ED è UN SOGGETTO DEL DIRITTO INTERNAZIONALE.

QUESTA è LA DEFINIZIONE GIURIDICA IN SENSO STRETTO !UN ASSOCIAZIONE DI STATI


BASATA SU UN TRATTATO DATATA DI UNA SERIE DI ORGANI VOLTI A PERSEGUIRE 1 FINE

DEFINIZIONE IN SENSO LATO! è un organizzazione “eco- internazionale”, ma qualsiasi


forma di cooperazione anche non basata su un trattato con 20+ soggetti cooperano
per fini comuni.

L’organizzazione è ogni forma di coordinamento tra gli Stati es. G7,G8….

(2 stati È un trattato bilaterale; 3 stati è un organizzazione: Che sulla base di un


TRATTATO ISTITUTIVO dagli organi il POTERE DI FARE COSE AL POSTO DEGLI ALTRI STATI.)

Quindi è una COOPERAZIONE INTERGOVERNATIVA a differenza del trattato interno, ha il


potere- dovere ricevuto dagli stati di agire al posto degli stati su certe materie.

Un’organizzazione internazionale è un ente basato su un trattato dotato di organi,


che nasce sulla base di quel trattato e a differenza delle organizzazioni non
tradizionali.

Riceve l’organizzazione classica, il potere dagli scritto nello statuto di sostituirsi su


certe materie parzialmete o totalmente agli stati e di avere competenze esclusive o
concorrenti. Es: l’Unione Europea è una cooperazione intergovernativa tra stati,
basata su un trattato, c’è la delega del trattato.

È basata su 3 tipi di competenze:

1. ESCLUSIVA: solo Unione

2. CONCORRENTE: Stati e Unione in base ai criteri di ripartizione

3. COORDINAMENTO: comportamento di coordinamento è degli stati che hanno dato


all’Unione il potere di definire l’ambito in cui muoversi
- Compet. ESCLUSIVA! POLITICA ECONOMICA
- Compet. CONCORRENTE! molti fattori
- Compet. COORD! POLITICA MONETARIA: decidono gli stati, ma nelle condizioni
fissati dall’Unione
- Polit ECONOMICA! IN SENSO STRETTO

LE ORGANIZZAZIONI, si sostituiscono agli stati e hanno il POTERE DI RAPPRESENTANZA


ESTERNA, cioè hanno una PERSONALITA’ GIURIDICA AUTONOMA diversa da quella degli stati
membri, ecco perché solo le organizzazioni sono dei soggetti del diritto internazionale
in senso stretto.

Essere soggetti, significa essere destinati di norme e poter assumere impegni o


essere destinatari di obblighi in senso stretto.

L’organizzazione di fatto è una COOPERAZIONE INTERGOVERNATIVA, dove ci si coordina,


ma ognuno rappresenta se stesso. Si volta sempre all’UNANIMITA’ e solo
eccezionalmente. Se viene espressamente scritto, l’ente può adottare un atto al
posto degli stati, ma questo presuppone sempre una votazione unanime. Viceversa, in
un organizzazione internazionale sulla base di un trattamento istitutivo, cioè non solo
una cooperazione integra, ma c’è anche la DELEGA, più o meno in bianco e sulle materie
oggetto di delega anche in esclusiva. L’organizzazione si basa su un MANDATO DI
RAPPRESENTANZA, che può essere:
- ALTERNATIVO: posso andare io o il rappresentante
- PARALLELO: però andare io o il rappresentante, pero se lo revoco posso
intervenire io

La comp. ESCLUSIVA è UN PO QUESTO


L’ORGANIZZ INTERNAZIONALE, è quella forma di cooperazione FORTE, in cui gli stati


fidandosi gli uni degli altri presuppongono di aver riconosciuto nell’organizzazione
l’ente capace attraverso i propri organi di agire al posto proprio. L’ente a quel punto
acquisisce la PERSONALITA’ GIURIDICA, cioè autonomia rispetto agli altri stati e
capacità di rappresentanza degli stati nei confronti dei terzi.

Un soggetto che ha la personalità giuridica autonoma, significa essere capace di


rappresentare, cioè che è al di sotto dello stato o stati se si tratta di un
organizzazione verso l’esterno.

Soggettività quindi significa essere destinatari di norme ed essere capaci di assumere


impegni nei rapporti con i terzi.

Nei casi di COOP. FATTUALE è una coop. INTERGOVERNATIVA. Es: G7, ognuno vuole
partecipare, però ognuno rappresenta se stesso. Il G7 non ha Organi è soltanto un
SEGRETARIATO, funziona su RUNIONI in cui gli stati alzano la mano.

Viceversa in un’organi inter, se l’organo ha avuto la delega


➢ Il consiglio di approvare un’azione, questo vale anche per chi ha votato contro,
perché vale la maggioranza.
➢ Con la DELEGA alla base sono possibili decisioni a maggiornaza.

IPSO FACTO NULLO, la violazione del divieto dell’uso della forza è una causa di INVALIDITA’
DEI TRATTATI

Soggetti possono assumere impegni, VERSANTE ATTIVO E PASSIVO.

Possono esserci delle situazioni ibirde dove non sono compresenti tutti e 3 elementi

Non c’è il governo, ma c’è il popolo e territorio ecc.

LE PERSONE GIURIDICHE non sono soggetti del DIRITTO INTERNAZIONALE, non sono
destinatari di norme internazionali, non ci sono trattati che si rivolgono alle imprese.

LE PERSONE FISICHE, il discorso è ibrido, nel senso che ci sono parecchi trattati in cio si
dice che i cittadini degli stati membri hanno il diritto d’obbligo e per questo una parte
della dottirna dice che : “ le persone fisiche hanno una SOGGETTIVITA’ LIMITATA solo
relativamente a quel trattato e a quelle norme consuetudinarie che si rivolgono a loro.

Poi ci sono delle situazioni in cui si ha una SOGGETTIVITA’ INDIVIDUALE. Es: la convenzione
europea dei diritti dell’uomo dice che i cittadini degli stati membri hanno i seguenti
diritti:
- Diritto PROCESSO EQUO
- PROPRIETA’
- AMBIENTE SALUTARE, che si rivolgono direttamente alle PERSONE FISICHE

FONTI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

SCRITTE: rientrano i trattati, gli atti dell’organizzazione internazionale, da un


trattato scaturiscono una serie di obblighi. Possono essere:

- PARTICOLARI, cioè una fonte scritta si rivolge solo a coloro che hanno espresso
il consenso, cioè le parti del trattato che lo hanno ratificato e firmato. Esse
hanno una DESTINATARIA Più LIMITATA, sono però più certe e sono preferite
dagli operatori economici e dagli stati quando operano nell’ambito economico.

NON SCRITTO(DIRITTO DEL MARE), hanno il vantaggio di essere generali e l’incertezza


derivante dalla mancanza di scrittura.

La consuetudine è fonte di norme che valgono per tutti i membri della comunità
internazionale.

I principi sono REGOLE NON SCRITTE, particolarmente generiche dal punto di vista del
contenuto.

GENERALI, si applicano a tutti.

L’insieme delle norme consuetudinarie contiene tutto l’insieme delle norme cogenti.
Tutte le norme cogenti sono generali come le consuetudini, ma non tutte le
consuetudini sono norme cogenti.

LEZIONE 4
8/03/22

Tutte le fonti scritte, i trattati e gli atti delle organizzazioni internazionali sono
PARTICOLARI, cioè si rivolgono a coloro che hanno contribuito alla loro formazione. Il
trattato fa legge tra le parti.

TRATTATO (sempre in forma scritta)=CONTRATTO=APPLICABILE SOLTANTO ALLE PARTI

LE CONSUETUDINI, gli atti non scritti hanno un margine di importanza minore, se non per
i principi generali.

Il DIRITTO PARTICOLARE è scritto

IL DIRITTO GENERALE non scritto, si applicano a tutti e questo è il loro punto di forza
(consuetudini, principi, norme cogenti sono non scritte)

Il TRATTATO UNIVERSALE è l’unico caso eccezionale in cui è una norma scritta che si
applica a tutti (applicazione generale), oppure ATTO DI UN’ORGANIZZAIZONE
INTERNAZIONALE UNIVERSALE, che nasce come un atto particolare che se poi diventa
universale. Es: gli ATTI NAZIONI UNITE O CARTA DELLE NAZIONI UNITE che si applicano a
tutti gli Stati membri, ci sono alcuni stati che non partecipano, però conviene
partecipare perché si ha più svantaggi sia sul piano politico che economico, che
vantaggi al non partecipare.

CONSUETUDINI

Fonte tipica del diritto internazionale e sono relativamente poche perché gli stati
hanno bisogno di certezza. La consuetudine per esistere ha bisogno di 2 ELEMENTI:

1. COMPORTAMENTO COSTANTE DEGLI STATI, deve essere tenuto dalla più grande
parte degli stati, cioè la MAGGIORANZA (quasi tutti es: 200!199)

2. Nel tenere quel comportamento gli stati sono convinti che ci sia una necessità di
tenere quel comportamento , stiamo parlando della formazione
consuetudinario

Questo comportamento è ritenuto DOVEROSO, NECESSARIO SOCIALMENTE.

Si costituisce di 2 elementi :
- DIUTURNI ITAS: Cioè la PRASSI COMPORTAMENTO RETTERATO
- Il CONVINCIMENTO di tener quel comportamento che sia socialmente utile.

La consuetudine nasce solo quando sono presenti i 2 elementi altrimenti è un MERO USO.

Si deve avere CONDOTTA + CONVINCIMENTO

Il tempo non è un elemento essenziale perché quanto più il comportamento è diffuso e


quanto maggiore è il convincimento tanto minore è il tempo necessario a formare una
consuetudine. Per es: se gli stati adottano tutti un certo comportamento nel più
breve termine la consuetudine si forma.

Tanto più è solido , più processo bidirezionale nasce quando la maggior parte adotta
quel comportamento e muore quando la maggior parte comincia a fare una cosa
diversa oppure non lo sente più necessario.

La consuetudine nasce con la PRATICA accompagnata però dal convincimento della


necessità. Essa può essere anche PARTICOLARE, possiamo applicarle sia a livello di
tutto il globo e sia a livello di una parte, per es: consuetudine Europea, Asiatica,
Africana.

In astratto può essere anche subregionale purché la gran parte la pratichino.

Le consuetudini modificative trovano poco spaio sempre per l’idea che la consuetudine
è incerta.

La consuetudine hanno uno spazio relativamente limitato nel diritto economico, però
ci sono delle grandi regole generali come il PRINCIPIO DI DISCRIMINAZIONE, SOVRANITA’,
che sono principi.

Il confine tra consuetudine e principi è sottile

Il PRINCIPIO è una regola non scritta che ha contenuto molto generico

LA CONSUETUDINE è una regola che ha un contenuto molto dettagliato

Es: il divieto dell’uso della forza.

Nel diritto del mare esistono tante consuetudini. Le consuetudini si basano su due
elementi come abbiamo detto

LA PRASSI è detta anche di UBANITAS e CONVINCIMENTO è OPINIO IURIS della necessità

Il tempo non è un elemento determinante però non può essere assente perché
occorre che almeno per un certo tempo la consuetudine venga praticata.

La cons è un ulteriore prova di quanto sia volontaristica la comunità internazionale,


perché la consuetudine è FONTE DI NORME GENERALI che esistono solo se la maggior
parte lo desiderano gli stati. Gli stati si configurano come OBLETTORI PERSISTENTI

(persistent object), sono coloro che non lo vogliono, ma il loro comportamento è


irrilevante.

La consuetudine è frutto di PROCESSI VOLONTARISTICI che richiede il consenso per


potersi applicare. La consuet si applica a tutti e non soltanto alle parti che non
aderisce può uscirsene dalla comunità.

A differenza dei trattati che sono frutto di un PROCESSO VOLONTARISTICO in cui la


VOLONTA’ si rileva sempre, è la volontà degli stati che introducono una regola nei loro
rapporti reciproci.

DIRITTO COGENTE

Abbiamo detto che il gruppo delle consuetudini include qualsiasi regola, frutto di questi
2 processi (prassi e opinion juris) che dopo un certo tempo danno vita ad una regola,
che valuta dalla più grande parte che si applica a tutti.

La categoria è molto ampia e comprende anche alcune consuetudini che hanno valori
imprescindibili e fondanti della comunità internazionale.

Tutte le norme cogenti sono consuetudini, ma non tutte le norme consuetudinarie,


sono cogenti. Gli stati membri della comunità internazionale considerano come
IMPRESCINDIBILI facciamo un esempio:

dal 2GM il valore degli stati che attribuiscono all’uso della forza armata è cambiato.
Fino all’800 gli stati ritenevano che la guerra fosse uno STRUEMENTO LEGGITTIMO DI
RISOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE NAZIONALI, come è rimasto Putin dell’idea.

Nello statuto della società delle Nazioni Unite c’è il divieto dell’uso della forza che è un
tipico esempio di norma consuetudinaria e cogente ed è uno dei capisaldi della comunità
internazionale economica e non.

Non vi è un elenco di norme cogenti, gli stati sfruttano il fatto che non siano scritte
per i loro interessi.

È importante capire il concetto di norma cogente perché quando vedremo la parte sul
diritto dei trattati vedremo che se un trattato confligge con una norma cogente è
nullo

Gli stati riconoscono l’importanza del concetto di norma cogente, perché fare un
trattato che è contrario alle norme cogenti è invalido, però è incoerente come cosa
perché non è stato mai messo per iscritto.

Il concetto di norma cogente per gli stati è un concetto di norma, TEMPORANEMENTE


VARIABILE.

Oggi, per esempio, non c’è una norma neanche consuetudinaria sul DIVIETO DI PENA DI
MORTE, domani può esserci.

I processi di formazione e trasformazione delle regole sono continui.

Una delle più importanti teorie per noi italiani è quella scritta dal giurista napoletano
CONFORTI, giudice corte europea dei diritti dell’uomo, professore, propose la teoria
dove disse che gli stati non specificano quali sono esattamente le norme cogenti, però
dobbiamo proporre delle teorie agli stati che cosicché se gli stati negavano si
dovevano confrontare con chi ha studiato quelle materie. Quindi diciamo che era una
manovra per incastrare gli stati.

Conforti disse sono norme cogenti in ogni epoca storica quelle che volta per volta si
riesce a costruire come fondanti per quella comunità.

Prendiamo come riferimento il trattato universale che è ritenuto il più importante


degli stati, perché riconosciuto da tutti, se ritenuto importante significa che
corrisponde a VALORI FONDANTI e secondo lui disse che dal 1945 in poi il TRATTATO Più
AUTOREVOLE e meno contestato è la CARTA DELLE NAZIONI UNITE.

Secondo Conforti nella parte iniziale, PREAMBOLO, nei primi articoli dove si indicano i fini
dell’organizzazione, dove c’è il CONSENSO O IL TRATTATO.

Per ricostruire quali sono le norme cogenti della nostra epoca storica post 1945
andiamo a guardare art 1 dei fini nazioni unite.

NAZIONI UNITE= ORG INTER PER ECCELLENZA praticamente universale.

Le nazioni unite si fonda su un’esigenza di pace che è ritenuta imprescindibile (tranne


per Putin)

ART 1… “noi popoli delle nazioni unite decisi a salvare le future generazioni dal flagello
della guerra, che per 2 volte nel corso della nostra generazione, hanno portato
indicibili afflizione all’umanità, a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo,
nella dignità o nel valore della persona umana…” PREAMBOLO

La teoria di Conforti è una teoria apprezzata anche a livello internazionale.

Le norme cogenti sono tutte quelle consuetudini, quindi norme non scritte di
carattere generale, che volta per volta corrispondono a mattoni fondanti delle
esigenze comunità internazionali.

Che sono! DIVIETO USO DELLA FORZA RISPETTO DEL PRINCIPIO DI AUTODETERMINAZIONE
DEI POPOLI, OBBLIGO RISOLUZIONE PACIFICA DELLE CONTROVERSIE, OBBLIGO
COOPERAZIONE PACIFICA IN AMBITO ECONOMICO E RISPETTO DIRITTI UMANI.

Non si possono fare trattati in violazione di questi divieti (il trattato è IPSO FACTO
NUOVO)

Le norme cogenti vengono viste come SUBCATEGORIA delle norme consuetudinarie.

PRINCIPI, generali nel contenuto, 3 categorie di norme non scritte

Il diritto internazionale è pieno di principi come quello economico

Alcuni principi sono anche norme consuetudinarie se vengono poi specificati in regole
più precise, oppure alcuni restano tali, perché hanno contenuto generico che non viene
dettagliato in una norma consuetudinaria.

I principi possono essere di:


- ORIGINE INTERNA, cioè quando gli stati hanno deciso di creare la comunità
internazionale, si sono portati appresso una serie di principi interni che
riguardano i rapporti del diritto interno.

NE BIS IN DEM

NE EX RESUE

INCIARIS FIT INTERPETATIO

Tutti e 3 sono una serie di principi di logica che già nei diritti interni erano
ritenuti utili e siccome erano comuni a molti stati li hanno riconosciuti.

La seconda categoria appartiene ai PRINCIPI PROPRIAMENTE INTERNAZIONALI, cioè che


non esistevano nel diritto interno degli stati, per es: USO DIVIETO FORZA, PACTA SUNT
SERVANDA, CONS EST SERV, hanno delle similitudini con il diritto interno, ma sono
tipicamente internazionali.

Esistono poi i principi che si sono INTERNAZIONALIZZATI, cioè sono interni per effetto
di un processo consuetudinario.

PRINCIPI A FORMAZIONE CONSUETUDINARIA: alcuni stati erano molto avanzati


giuridicamente avanzati sul piano giuridico hanno ritenuto praticare delle condotte
che già praticavano nel diritto interno.

Lezione 5
Norme non scritte ! 3 categorie: 2 principi e consuetudini e 1 è una subcategoria
(NORME COGENTI: come abbiamo detto, costituiscono i valori fondanti della COMUNITA'
INTERNAZIONALE. Sono norme IMPERATIVE ASSOLUTAMENTE INDEROGABILI
!norma=fonte di obblighi= non derogabilità! assolutamente inderogabili!significa
che le norme cogenti pur essendo consuetudini non sono mai derogabili da una norma di
rango superiore, perché non esiste una norma di rango superiore. Inoltre non sono
derogabili ad altre norme successive alla consuetudine almeno che non sia un'altra
NORMA COGENTE.

GENERALITA’! NORMA NON SCRITTA! SI SONO CASI ECCEZIONALI? SI, per esempio:
trattato universale che è un’eccezione all’ASSIOMA GENERALITA’= DIRITTO NON SCRITTO.

Questo non è un fatto formale e che solo le NORME NON SCRITTE hanno la particolarità
di formarsi in maniera non democratica, non completamente volontaristica, perché le
norme generale non scritte sono frutto della volontà della più gran parte e si
applicano a tutti.

Tutto questo serve per capire che sono VINCOLANTI sempre in presenza del
consenso, ma quando c’è il dissenso dell’OBIETTORE PERSISRENTE sono vincolati
ugualmente. L’obiettore persistente se vuole partecipare alla comunità internazionale
deve accettarne le REGOLE CONSUETUDINARIE.

Questo non contraddice l’elemento volontaristico, perché è sempre libero di non


partecipare alla comunità internazionale, viceversa nel diritto interno sarebbe
soggetto comunque.

Nel diritto scritto! l’elemento della VOLONTARIETA’ opera in pieno, perché è un


trattato o atto che si potrà applicare sempre e solo a chi ha aderito.

Se lo stato decide di uscire es BREXIT, le modalità di uscita sono quelle previste dal
trattato e finché resta la mia volontà di partecipare io non eseguo la CONTRO
MANIFESTAZIONE PER USICRE.

L’elemento volontaristico c’è in astratto, ma non opera in concreto.


La volontà degli stati di partecipare o non partecipare, di accettare le regole, di


esservi soggetti e comunque subordinata a una SERIE DI REGOLE DEL SISTEMA, perché la
COMUNITA’ è organica e volontaristica.

NOMRE NON SCRITTE! sono applicabili a tutti e sono “più forti” non più vincolanti dal
punto di vista qualitativo, ma dal punto di vista quantitativo raggiungono più stati,
però hanno il LIMITE di essere non scritte, quindi sono incerte. Per cui le NORME
CONSUETUDINARIE E I PRINCIPI finché si applicano senza contestazioni sono perfette
e si applicano più velocemente e sono operative, però il limite è che valgono finche
valgono, finchè non c’è la contestazione.

Quando la norma consuetudinaria è CONTESTATA, o gli stati parlano tra loro e trovano
il denominatore comune oppure vanna davanti a un giudice e si fanno dire quale è il
contenuto, egli ricostruisce il contenuto in base alla prassi e dice in qual momento quel
è la nuova norma consuetudinaria. Però se si continua a litigare, bisogna trovare un
modo per scrivere quella regola è quello che è successo nell’ambito del DIRITTO DEL
MARE, che è una branca molto importante del diritto internazionale economico che
serve a stabilire come si delimitano gli SPAZI MARINI e quali sono le regole di navigazione
dei mari.

REGOLE FONDAMENTALI, perché il mare è pieno di risorse e pur essendo grande si vuole
navigare tutti nella stessa direzione, non bisogna scontrarsi e ne litigare per la
gestione delle risorse, né esercitare i poteri di controllo sulle navi.

Il DIRITTO DEL MARE è stato disciplinato per millenni da regole non scritte, perché era
sufficiente, con lo sviluppo TECNOLOGICO! che determinava la capacità di più stati di
navigare e soprattutto sfruttare le risorse, sono cominciate le liti. E quindi si è posto
più spesso il PROBLEMA DEL CONTENUTO DELLE NORME.

ACCORDI DI CODIFICAZIONE! è lo strumento attraverso il quale, quando ci sono dei


litigi gli stati mettono per iscritto delle norme consuetudinarie di un particolare
settore per evitare di continuare a litigare. È uno strumento che risolve la maggior
parte dei problemi, ma non tutti e si applica solo alle parti perché appunto è un
accordo.

DIRITTO SCRITTO! TRATTATO, CONSUETUDINE E CONTRATTI si basano su un rapporto


consensuale scritto tra due soggetti del diritto internazionale, che possono essere
due Stati o uno Stato o un’organizzazione o 2 organizzazioni.

Non costituiscono SOGGETTI DI UN TRATTATO, le persone giuridiche, fisiche e le imprese.

I soggetti sono soltanto i DESTINATARI DELLE NORME.

Questo è un ASSIOMA, MANIFESTAZIONE DI VOLONTA’ con cui 2 o più parti stabiliscono di


non vedere nessuna materia di interesse comune delle regole per disciplinare quella
materia. Stessa cosa vale per il TRATTATO, che è una MANIFESTAZIONE DI VOLONTA’
LIBERA con 2 o più stati, cioè due soggetti del diritto internazionale senza alcuna
COERCIZIONE. Definiscono delle regole che ritengono utili su una determinata materia.

Nel DIRITTO INTERNAZIONALE ECONOMICO! I TRATTATI SONO LA FONTE DI ECCELLENZA.

Esistono accordi, trattati, convenzioni bilaterali, trilaterali, regionali e universali che


nascono e muoiono a seconda delle esigenze (diritto internzionale).

IL TRATTATO DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, ha forma libera, cioè non ha forma


predeterminata però è sempre scritto, e segue delle modalità di stipulazione ed è

assoggettato a delle regole come i contratti ne diritto interno, come nel diritto
privato nazionale c’è il diritto dei contratti.

NEL DIRITTO INTERNAZIONALE! DIRITTO DEI TRATTATI, costituito da regole


consuetudinarie risalenti a millenni, quando sono nare le regole del piatto, subito gli
stati hanno creato le REGOLE CONSUETUDINARIE DEI TRATTATI.

Per mettersi d’accordo su come stipulavano, come cambiavano, come diventavano


invalidi i trattati, come si introducevano a una riserva, come di interpretavano….

Insomma tutti gli strumenti utili per dare vita e affrontare le problematiche che
riguardavano un trattato sono state definite REGOLE CONSUETUDINARIE, che sono
non scritte, che nel 1969 sono state codificate nella CONVENZIONE DI VIENNA, che svolge
rispetto al diritto dei trattati la stessa funzione che nel diritto del mare svogle oggi
la CONVEZIONE DI MONTEGO BAY( convenzione di codificazione del diritto del mare)nel
diritto del mare (1982).

Inizialmente era disciplinato da norme consuetudinarie, però a un certo punto si è


cominciato a litigare già nel 1958 si sono fatte le CONVENZIONI DI CODIFICAZIONE, che
riguardavano aspetti specifici del diritto del mare, una sul mare territoriale, una
sull’altro mare, una sulla pesca, insomma convenzioni settoriali che disciplinavano
aspetti specifici.

L’accordo di codificazione è quello che noi nel diritto interno chiamiamo TESTO UNICO, è
NORMATIVO ed è semplicemente una RACCOLTA DI NORME.

L’ACCORDO DI CODIFICAZIONE è una RACCOLTA DI NORME CONSUETUDINARIE che le


trascrive e non si limita a raccoglierle per renderle certe.

Precedentemente alla convenzione di MONTEGO BAY, è stata preceduto da uno


strumento analogo, che aveva codificato 4 CONVENZIONI adottate a GINEVRA NEL 1958.

TRATTATO può essere SEMPLICE! 2 parti, una materia qualsiasi possono regolare in
forma scritta qualsiasi cosa: CAMBIO DI MERCI, CAMBIO DI SERVIZI, RAPPORTI CHE
RIGUARDANO GESTIONE TERRITORIO….

LIBERTA’ DI CONTENUTO

LIBERTA’ DI FORMA

ISTITUTIVO! di un’organizzazione internazionale

Quello SEMPLICE si limita a definire una COOPERAZIONE SEMPLICE, cioè intergoverativa


tra le parti, ciascuna resta il soggetto della cooperazione, in ogni fase di questo
dovrò continuare a manifestare la mia volontà affinchè si cambi il contenuto di
questa cooperazione che lo si ampli o lo si riduca.

La cooperazione intergovernativa e il mondo della volontà assoluta non ci sono


DELEGHE A SOGGETTI TERZI.

La cooperazione semplice rimane in capo a chi la fa e si chiama COOPERAZIONE


INTERGOVERNATIVA, invece se gli stati vogliono fare un TRATTATO ISTIUTITVO di
un’organizzazione internazionale, a quel punto c’è un FENOMENO ADATTIVO, cioè la
cooperazione non potrà mai andare oltre la volontà di base, cioè il trattato istitutivo.

Nel trattato istitutivo sta scritto per la volontà delle parti (a differenza della mera
cooperazione integrativa), una DELEGA agli organi dell’organizzazione a gestire per

conto degli stati, in maniera esclusiva, concorre p attraverso una mera dorma di
coordinamento! certe materie.

Per volontà degli stati si crea un ENTE TERZO, il quale attraverso i propri organi può
fare tutto e solo quello che il trattato gli dice di fare.

Se gli stati cambiano idea, possono modificare i poteri degli organi.

Il TESTO ISTITUTIVO è il fondamento imprescindibile della delega. Quindi gli organi


dell’organizzazione sono abilitati dagli stati ad operare come braccio degli stati nello
stretto limite delle materie previste dal trattato. Però in molti casi si decide
all’UNANIMITA’ e lo stato vuole essere sempre presente e prendere decisioni non ha
senso fare un trattato istitutivo basterebbe fare una cooperazione
intergovernativa.

I trattati che istituiscono cooperazioni intergovernative sono molto utili e


importanti per le forme embrionali di cooperazione in cui gli stati vogliono essere
presenti.

Quando gli stati si fidano gli uni dagli altri e su certe materie bisogna correre bisogna
creare un trattato istitutivo.

Questo poi deve funzionare a maggioranza e quando questa è d’accordo si procede.

Il trattato deve essere ben fatto, ci deve essere una solida ragione alla base per poi
delegare.

Le organizzazioni internazionali sono forme di cooperazione più sofisticate


attraverso le quali gli stati membri delegano agli organi dell’organizzazione.

Fino al trattato di Lisbona, il consiglio dell’Unione, che è uno degli organi più importanti,
avrebbe dovuto decidere spesso a maggioranza, ma in realtà decideva troppo spesso
a unanimità, si faceva abuso e di conseguenza l’Unione Europea funzionava lentamente.

I trattati istitutivi sono quelle forme di cooperazione che conferiscono all’ente terzo
la soggettività, la personalità giuridica, tale per cui sul versante attivo gli organi
agiscono al posto degli stati decidendo a maggioranza e nel rispetto dei trattati.

Sul versante passivo, l’organizzazione rappresenta gli stati, dovrebbero agire al posto
degli stati in materia di sicurezza e difesa.

TRATTATO CHIUSO, quando la partecipazione è consentita, solo a quelli che erano


presenti al momento della relazione. A PARTCIPAZIONE LIMITATA. È chiuso quando
rimanendo aperto crea problemi allo svolgimento dell’attività dei membri.

TRATTATO APERTO, viceversa, funziona molto meglio di quello chiuso.

Es: trattato chiuso, i partecipanti si auto selezionano

Es: cooperazione in Europa ristretta è quella creata sulla base dei parametri di
Maastricht per l’Unione economica monetaria anche se in realtà era semiaperto.

TRATTATO APERTO! per esem: nazioni unite ha senso solo se tutti partecipano.

Quando le finalità dei trattati sono meglio perseguibili quanto maggiore è il numero dei
partecipanti.

I trattati nascono aperti.

Le parti nel trattato scrivono se è chiuso o aperto.

Se è aperto c’è una norma che indica come si partecipa o accede.

L’Unione europea è il tipico caso di trattato aperto dal punto di vista


internazionalistico. C’è una procedura complicatissima.

TRATTATO APERTO criteri solo se hai determinate caratteristiche.

Si può fare secondo un trattato tutto ciò che le parti vogliono, con un unico LIMITE!
IL rispetto delle norme consuetudinarie e quelle codificate nella convenzione di Vienna.

La convenzione di Vienna dice che non si può fare un trattato in contrasto con le
norme cogenti, perché è una causa di invalidità.

NORMA COGENTE è NON DEROGABILE, da una norma rango superiore, da una consuetudine
successiva, ma PREVALE sulla norma inferiore.

I trattati sono inferiori.

GERARCHIA! NORME COGENTI RANGO PLUS

CONSUETUDINI PRINCIPI 1° LIVELLO

TRATTATI 2° LIVELLO

ATTI DELLE ORG INTERN 3° LIVELLO

Lo statuto della corte di giustizia dice che, ma è stata un’opzione che i principi
sarebbero al 3 livello perché secondo lo statuto si userebbero quando non c’è una
consuetudine o un trattato su quella materia

Quindi i trattati non possono essere fatti in contrasto con una norma, ma cogente
perché sarebbero IPAOFACTO NULLO.

I TRATTATI possono essere

UNIVERSALI REGINALI, BILATERALI! 2 PARTI VOGLIONO FARE UNA COSA

I trattati sono nulli se: ERRORE, VIOLENZA E DOLO.

lezione 6
STIPULAZIONE DEI TRATTATI

Come si stipula un trattato?

È un qualcosa che è stato definito dagli stati attraverso delle norme consuetudinarie.
La maggior parte del diritto internazionale si basa sul diritto NON SCRITTO e questo
vale fin quando nessuno ne contesta il contenuto, l’esistenza, l’inesistenza e la portata.

Ne contesta il contenuto accade quando si fa un accordo di codificazione

Nel dir. Int. Come abbiamo detto esiste il diritto dei trattati, fatto di regole
consuetudinarie che nel 1969 sono state codificate nella CONVENZIONE DI VIENNA che
dice che esistono 2 metodi di stipulazione:

- Solenne: + ricco e complesso e che si deve usare a meno che le costituzioni


interne degli stati che non legittimino l’uso della forma semplificata
- Semplificato

La scelta è qualcosa è definito dal diritto interno, per esempio, l’italia nell’art.80 cost. in
5 casi (VEDI SU INTERNET)-> 5 tipi di trattati che riguardano 5 materie speciali non
possono essere stipulati in forma semplice. C’è una riserva di solennità dal punto di
vista del procedimento di stipulazione perché si impone da parte della costituzione la
forma solenne.

La forma solenne è una forma che tutela particolarmente lo Stato che stipula il
Trattato perché garantisce un controllo parlamentare forte. C'è un passaggio
parlamentare per cui si vota su quella ratifica del Trattato. C'è un rappresentante che
lo va a negoziare e poi la ratifica, che è l'atto formale di impegno da parte dello Stato è
assoggettato ad una legge di autorizzazione alla ratifica specifica per quel Trattato
fatta dal Parlamento-> che dice al capo dello Stato art 87 che ratifica i trattati
internazionali (Presidente della Repubblica nell'ordinamento italiano)-> Io ti autorizzo la
ratifica dopo aver fatto un dibattito parlamentare e aver valutato se autorizzarla o
meno.

Allora su queste 5 materie in Italia, è analogo il sistema in altri paesi del mondo, c'è una
riserva di forma solenne.

Se invece si tratta di materie che non sono coperte dalle riserve di forma solenne, i
Trattati possono essere stipulati in forma semplificata: i trattati in forma
semplificata non sono meno importanti, sono semplicemente più agili.

Facciamo un esempio, capiremo poi da che cosa deriva, ogni qualvolta per esempio si
vuole semplicemente integrare il contenuto di un trattato la cui conformità alla
Costituzione, perché poi è questo il problema del controllo di legittimità, ero stata già
valutata e io voglio fare un'aggiunta che non mette in discussione il rapporto tra il
diritto internazionale e diritto interno, con quella aggiunta, il Trattato non mi leva e
non mi mette nulla dal punto di vista del mio potere e della conformità col mio
ordinamento, io ricorro alla forma semplificata.

Allora forma solenne e forma semplificata sono due strumenti ugualmente legittimi di
concludere un trattato internazionale.

La differenza è che la forma solenne è più complessa e più rigorosa e indispensabile


ogni qualvolta c'è necessità di rigore.

La forma semplificata è una forma più agile, pienamente legittima, purché conformi
all'ordinamento costituzionale del singolo Stato. Se non è vietato dall'ordinamento
interno e serve a far stipulare più rapidamente dei trattati internazionali che
evidentemente hanno risolto in un altro momento il problema del rapporto col diritto
interno.

La forma solenne si caratterizza di 5 fasi.

1. Negoziato.

2. Firma

3. Ratifica

4. Deposito con scambio delle ratifiche

5. registrazione.

• Negoziato: è la fase in cui i rappresentanti degli Stati, i cosiddetti


plenipotenziari, cioè individui dotati di pieni poteri di rappresentare il governo di
quello Stato e che sono solitamente esperti del servizio giuridico del ministero
degli Esteri, quindi sono degli ambasciatori dotati di competenze giuridiche.

Il plenipotenziario è colui che ha ricevuto il tesserino dallo Stato con scritto


Italia delegato a rappresentare l'Italia per la stipulazione del Trattato. Sono
dei negoziatori

Quindi il negoziato è la fase in cui i possibili contraenti del Trattato parlano per
un periodo più o meno lungo, e se il negoziato va a buon fine si chiude con un
testo che si chiama bozza di accordo che riflette il contenuto del negoziato e
viene chiuso e autenticato con la firma.

Ripeto, il negoziato del processo mediante il quale le parti potenziali di un


accordo Stati e/o organizzazioni internazionali, cioè soggetti del diritto
internazionale, hanno il potere e il dovere di partecipare ad una trattativa
negoziale.

Abbiamo una base Comune di cui parlare, chiaramente la bozza di accordo può
essere bellissima o striminzita, ma a seconda di quanto ampio è stato il
denominatore comune, se in poco tempo tutti si sono messi d'accordo e
significa che c'era tanta coerenza, che quel tema è importante o viceversa ci
vuole tanto tempo perché ci sono delle incomprensioni o cose simili quindi il
negoziato o non si conclude oppure si potrà rivedere con un altro negoziato
oppure mai più, oppure si conclude con qualcosa.

La bozza di accordo per tutte le parti del mondo riflette l'intesa che viene
autenticata con la firma da parte dei plenipotenziari, cioè la firma e la seconda
fase della stipulazione di un trattato che serve unicamente a dire ho
partecipato a questo negoziato, mi avete riconosciuto come plenipotenziario,
perché vado velocemente, ma il plenipotenziale deve dimostrare di essere tale.
Allora i pieni poteri devono risultare da un mandato oppure devono risultare da
fatti concludenti, si va sul sito del ministero degli Esteri e si vede il delegato
italiano alla negoziazione.

Il negoziato porta una bozza di accordo, la firma del penitenziario dice: Io


c'ero, Io confermo che questo è quello che ci siamo detti e chiudo con la mia
firma. Nei trattati internazionali, la firma autentica, cioè ci dice questo è quello
su cui ci siamo messi d'accordo ieri, se si vuole cambiare qualcosa bisogna
riaprire il negoziato.

Tutti devono essere d'accordo e quindi la firma è l'approvazione unanime della


bozza nella forma solenne.

La bozza viene portata a casa, l'Ambasciatore si carica il testo e se lo porta a


casa.

E qui comincia la valutazione parlamentare del testo che deve portare o meno
alla ratifica.

Quindi la terza fase, la ratifica del Trattato è l'atto fatto dall'organo interno
competente in Italia, il Presidente della Repubblica che a seconda delle regole del
diritto interno in Italia, sulla base di una legge di autorizzazione alla ratifica, in
altri Stati sulla base di un referendum, addirittura quindi da noi dibattito
parlamentare, legge di autorizzazione alla ratifica, per esempio in Olanda, in
Francia, ci può essere il referendum per autorizzare la ratifica, cioè si chiede a
dirlo al popolo direttamente noi ci accontentiamo del fatto che i
rappresentanti parlamentari non sono altro che espressione dei nostri
interessi.

La legge di autorizzazione alla ratifica è la conclusione di un processo di


valutazione parlamentare in cui lo Stato ha l'ultima occasione per porsi
problemi di conformità alla costituzione di quel testo del Trattato. Ovviamente,
uno Stato che si rispetti e che abbia un potere, organi che controllano il potere
legislativo, seri, addirittura non mandano a negoziare se si hanno dubbi seri di
conformità alla costituzione di quel trattato, però alle volte si dice, vabbè, ma
io ci vado perchè magari si dice di voler fare una cosa e poi la si fa diversamente
oppure io spingo attraverso una riserva che vedremo poi che cos'è, oppure
attraverso delle proposte convinco le altre parti a fare un qualcosa perché lo
vogliamo fare insieme, però, affinché sia conforme al mio diritto interno
dobbiamo mettere dei paletti e ci si va, ci si prova.

Allora la legge di autorizzazione alla ratifica è l'atto conclusivo di un processo di


valutazione della conformità al diritto interno di quel Trattato. Come vedremo
dopo la ratifica nessuno più come accade nel contratto, può invocare la
contrarietà al proprio diritto interno come motivo di illegittimità. Quello è un
vizio del consenso.

Ora sul piano internazionale addirittura questo è vietato perché esiste un


principio che è una delle regole del piatto per cui di rapporti internazionali, una
volta assunti gli impegni, gli Stati non possono più invocare la contrarietà al
diritto interno per disapplicare l'impegno che è stato assunto

La ratifica abbiamo detto che viene fatta dal Presidente della Repubblica
nell'ordinamento italiano, da organi simili negli altri ordinamenti autorizzato dal
Parlamento.

La legge di autorizzazione alla ratifica è quella che contiene anche il cosiddetto


ordine di esecuzione, cioè quando l'Italia dice Presidente vai, aggiunge anche e
dopo la ratifica mi impegno a dare piena e completa esecuzione al Trattato.

La cosa importante da ricordare al momento è che la legge di autorizzazione


alla ratifica contiene anche l'ordine di esecuzione che riguarda l'attuazione
interna della norma nelle sue ripercussioni interne.

Qual è la differenza tra firma e ratifica?

La firma, abbiamo detto si limita ad autenticare il testo e quindi a dire questo è


il testo del negoziato. Se qualcuno gli viene in mente qualcosa di importantissimo,
dobbiamo riaprire il negoziato, il negoziato si riapre all'unanimità e i
cambiamenti si decidono all'unanimità.

La firma non determina impegno, non determina obbligo. Dalla firma consegue
soltanto il dovere non di rispettare il Trattato perché il Trattato non è ancora

in vita, sarà in vita solo dopo la ratifica, ma determina soltanto il dovere di non
tenere attenzione fino alla ratifica, comportamenti palesemente contrari.

Se uno viola il dovere di buona fede non commette una violazione del Trattato,
commette la violazione dell'impegno a non tenere in buona fede comportamenti
contrari, che è sempre un illecito, ma è una fattispecie diversa, quindi dal
Trattato che si sta per ratificare.

La ratifica, invece, è l'impegno da un minuto dopo la ratifica, se lo Stato tiene un


comportamento contrario e nell'illecito, cioè può essere portato da una
qualsiasi altro contraente davanti al giudice che dice, ma che stai facendo? Ti
eri impegnato con la Carta delle Nazioni Unite di non usare l'uso della forza;
invece, la stai violando e quindi quello è un illecito internazionale.

Nell'altro caso nel caso della violazione dell'obbligo di buonafede, non c'è un
illecito internazionale che deriva dal Trattato, perché, come vedremo, affinché
ci sia un illecito internazionale sono necessari due requisiti

-soggettivo: è che ci sia una violazione di una norma da parte di un soggetto del
diritto internazionale e in questo caso ci sarebbe l'atto illecito perché lo Stato
ha violato un obbligo, quello di buona fede.

Però perché non c'è un illecito derivante dal trattato, perché il Trattato
ancora non esiste e quindi non si può violare un obbligo che ancora non si è
concretizzato.

La ratifica è seguita dallo scambio/deposito delle ratifiche.

Lo scambio deposito delle ratifiche, lo scambio il deposito delle ratifiche serve


soprattutto nei trattati multilaterali, a informare le controparti che la
ratifica è stata realizzata.

In passato il deposito scambio delle ratifiche era importante per comunicare


col telegrafo e con i mezzi dell'epoca, il fatto che quell'evento era stato
realizzato.

Lo scambio deposito delle ratifiche è importante, quindi perché l'ha presa di


coscienza da parte degli altri, del fatto che il processo ratifica è stato
compiuto.

A che serve lo scambio deposito delle ratifiche?

Dipende, se nel Trattato si dice che il Trattato entra in vigore con la sola
ratifica, lo scambio o deposito delle ratifiche è un fatto formale per
comunicare agli altri l'avvenuta ratifica.

Viceversa, se nel testo del Trattato si dice che il Trattato entra in vigore dopo
lo scambio o deposito delle ratifiche da parte di tutti i membri dell'accordo,
oppure di almeno un certo numero di membri almeno 10 su 100, allora le entrate
in vigore è subordinata a questo requisito.

Ricapitolando lo scambio/deposito delle ratifiche ha rilievo ai fini della entrata


in vigore. L'entrata in vigore e contestuale alla ratifica se il Trattato così
prevede. Viceversa, se il Trattato subordina l'entrata in vigore non solo alla
ratifica ma anche alla comunicazione all'avvenuto scambio di ratifiche, tra
almeno un certo numero di Stati in questo caso lo scambio al deposito delle
ratifiche serve all'entrata in vigore del Trattato.

Quand'è che il Trattato entri in vigore della ratifica e quando entra in vigore
con lo scambio il deposito delle ratifiche?

Entrano in vigore con la ratifica e quindi lo scambio al deposito delle ratifiche,


solo un fatto formale, quando tutti hanno fretta di far produrre effetti al
trattato quando il Trattato ha un contenuto molto deciso, molto riconosciuto
da tutti, per esempio un trattato sulla lotta al terrorismo, siamo in una fase
terroristica, dobbiamo partire subito. A mano che ognuno ratifica suo
trattato produce effetti.

Dipende dalla volontà, perché se a me interessa che il Trattato parta anche il


trattato parte non mi importa di quanti lo ratificano perché evidentemente io
voglio fare anche con pochi, però voglio fare insieme. Se viceversa l'interesse è
inutile, che facciamo partire subito perché solo se almeno 10 lo ratificano
questo Trattato ha un senso oppure dobbiamo attendere che tutti lo abbiano
ratificato perché altrimenti questo Trattato non ha un senso, allora nel testo
del Trattato si prevede la soglia delle ratifiche oppure addirittura la ratifica
da parte di tutti

Facciamo degli esempi quanto è stato negoziato il Protocollo di Kyoto, che è un


annesso alla Convenzione sul cambiamento climatico che è quella di New York del
1992 dove gli stati si sono impegnati a lottare contro il cambiamento climatico
e con quella convenzione che viene chiamata quadro perchè fissa solo degli
obiettivi generali, dove gli stati si erano messi d’accordo per rincontrarsi di
nuovo e fare un altro protocollo figlio del convenzione madre e attuativo degli
impegni di cui si era deciso.

Il Protocollo di Kyoto, fermo restando l’obiettivo generale definito dalla


Convenzione madre di ridurre le emissioni di gas serra per mantenerle ai livelli del
1990 che era ritenuto già un anno di top level dal punto di vista dell'inquinamento.
Con il protocollo di Kyoto si diceva di quanto gli stati dovevano ridurre le
emissioni per raggiungere l’obiettivo stabilito.

Per quanto riguarda i paesi europei, Kyoto diceva -8%, ridurre le emissioni
rispetto ai livelli del 90 per garantire che non salgano rispetto ai livelli del 90.

Nel 97 si definiscono questi target e si dice che per fare un esempio, l'Europa devi
ridurre dell'8% rispetto ai livelli del 90.

Si firma il Protocollo di Kyoto nel 97 ma e si dice che il Protocollo di Kyoto


entrerà in vigore quando sarà ratificato da un numero di Stati tale che la
sommatoria della loro capacità di inquinamento è pari almeno al 50%
dell'inquinamento totale cioè entrerà in vigore quando quando sarà stato
ratificato da un numero di Stati tale che effettivamente sono in grado di far

scendere significativamente le emissioni, per dirlo in termini tecnici, quando la


capacità di inquinamento di quelli che lavorano ratificato è tale da essere
superiore al 50%, altrimenti stiamo perdendo tempo. È più importante quando gli
stati che riescono a impattare e infatti l'accordo entrò in vigore con la
ratifica russa perché porto quel contributo in termini di missioni che fece rese
significativo il numero di ratifiche. In questo caso si è scelta la soglia delle
ratifiche.

In altri casi si può decidere, per esempio se facessimo un accordo sul divieto
dell'uso dell'arma nucleare lo devono ratificare tutti, quindi se il fine dell'accordo
è l'applicazione da parte di tutti, ratifica subordinata alla entrata in vigore,
subordinata alla ratifica di tutti. Viceversa, se l'obiettivo è abbiamo perché è
importante partire con una soglia o meno, allora la notifica o è immediata o è
subordinata a un certo livello di ratifiche.

Questa è la forma solenne che come vedete, il laborioso perché per fare tutto
questo ci vogliono volere mesi, se non anni. Soprattutto se il negoziato è lento o
è controverso.

La forma semplificata:

Se avete ben capito la forma solenne è abbastanza agevole perché la forma


semplificata si distingue dalla forma solenne per il fatto che firma e ratifica
sono congiunte

Firma e ratifica sono congiunte perché la firma ha valore di ratifica.

Cioè nella forma semplificata e quindi in Italia, in tutti i casi non coperti
dall'articolo 80, si autorizza il plenipotenziario, quello con la targhetta con
scritta Italia ad andare lì e con la propria firma sono autorizzato non solo a
chiudere e autenticare il testo, ma sono autorizzato a impegnare lo Stato che
rappresento.

Quindi non c'è il dibattito parlamentare, il passaggio parlamentare hai detto


poco perché è fondamentale se io devo effettivamente perché è la prima volta
che negoziamo su quella materia, controllare la conformità al diritto interno,
viceversa una mera perdita di tempo se io so già che quella materia è conforme,
allora se io so che sto autorizzando un plenipotenziario a integrare il
contenuto di un Trattato o a partire con un accordo che è sicuramente
conferma il mio diritto interno, perché è un beneficio per tutti io scambio merci
e so che non sto violando nessuna norma fondamentale, allora si ha un accordo
in forma semplificata non rientra nelle 5 materie dell'articolo 80, quindi non ci
sono problemi. Allora il plenipotenziario va firma e ratifica però non c'è più, il
problema del non tenere divieto di tenere comportamenti contrari secondo il
principio di buona fede, ma lì scatta l'impegno.

Quindi se il giorno dopo la firma del plenipotenziario che è anche ratifica, e si


dimenticasse qualcosa oramai l'impegno sul piano internazionale è stato
assunto.

Efficacia dei trattati

Una volta contratto è stato stipulato nel rispetto delle regole internazionali e
interne, è valido.

Se le regole della stipulazione sono state rispettate e non ci sono problemi,


come vedremo, che possono riguardare i vizi della volontà delle parti, per cui il
Trattato sarebbe nullo, il Trattato è valido se un trattato è valido esso
produce effetti.

Per chi produce effetti?

Com'è il diritto interno Il Trattato fa legge solo tra le parti perché è una forma
di stipulazione particolare, è una fonte di diritto particolare, non di diritto
generale. Quindi si applica solo alle parti e unicamente nel caso in cui siano parte
del Trattato, tutti gli Stati della comunità internazionale solo in quel caso avrà
portata universale, altrimenti vale per le parti e solo per le parti.

Quindi ai terzi che sono tutti quegli Stati che non hanno firmato e ratificato il
trattato perché sono terzi anche quelli che lo hanno solo firmato e non lo
hanno ratificato, i terzi non potranno né invocare diritti previsti dal trattato
e né gli obblighi, il Trattato imponeva di fare certe cose.

Se non lo hai ratificato sei libero.

Quindi i terzi sono neutri rispetto al Trattato, a meno che attenzione il


Trattato non fosse aperto all'inizio e i terzi non manifestano successivamente
la volontà di aderire.

Quindi il Trattato fa legge solo tra le parti.

Se è un trattato chiuso sempre

Se è un trattato aperto : i terzi solo dopo aver manifestato un'adesione


potranno godere dei benefici e stanno assoggettati agli obblighi.

Attenzione però, non più in quanto terzi, ma in quanto parti, e quindi anche nel
caso del Trattato aperto il Trattato fa legge solo tra le parti.

Non so se mi spiego, allora il Trattato fa legge tra le parti è un assioma.

Un trattato fa legge tra le parti se è chiuso sempre solo quelle esistenti al


momento dell'adesione. Un trattato aperto fa legge tra le parti, che possono
essere quelle dell'adesione originaria, più quelle delle adesioni successive, ma
sempre e solo tra coloro che hanno manifestato una volontà di adempiere gli
obblighi del Trattato e la loro membership è stata approvata da tutti.

Lezione 7

L'accordo di codificazione abbiamo detto è quel particolare Trattato che ha la


funzione peculiare, sì, di stabilire una cooperazione tra gli Stati come qualsiasi
trattato, ma la peculiarità è quella di voler disciplinare in forma scritta la materia
coperta dal Trattato, che però era già regolamentata in passato attraverso delle
consuetudini.

La peculiarità è che quindi quel trattato serve a trascrivere una consuetudine. Ma


perché mai dovrebbe trascrivere una consuetudine? La logica non è certo quella di
renderla vincolante, perché la consuetudine è di per sé vincolante e una fonte di norme
di diritto internazionale e quindi è vincolante.

Abbiamo detto addirittura che il paradosso che si raggiunge trascrivendo una


consuetudine, semmai, è quella di renderla meno vincolante, non dal punto di vista della
qualità del vincolo, ma dal punto di vista della quantità dei destinatari, perché noi
abbiamo detto che le consuetudini sono fonte di diritto generale.

I Trattati sono fonte di diritto particolare, le consuetudini si rivolgono a tutti i


Trattati, si rivolgono soltanto a chi li ha sottoscritti e ratificati.

Quindi la logica non è quella di garantirne la vincolatività né di ampliarne la vincolatività


perché semmai i destinatari diventano di meno.

Il problema della logica degli accordi di codificazione è quello di garantire una maggiore
certezza alle norme, che erano consuetudinarie e che evidentemente diventano
oggetto di un processo di modificazione perché uno più Stati hanno manifestato
difficoltà a trovare un denominatore comune sul contenuto della norma
consuetudinaria.

Abbiamo detto che le consuetudini sono fonte di regole non scritte che vincolano tutti
e sono ottime come fonte, perchè si applicano a tutti fin quando non si litiga sul
contenuto, nel momento in cui si litiga sul contenuto o si va ad interpretare e ci
mettiamo d'accordo per applicare la norma nei nostri rapporti reciproci, ma quando si
tratta di consuetudini dal contenuto particolarmente complesso, che magari ci sono
evolute nel tempo e non tutti sono consapevoli di come si sono evolute e molto
probabile che quelle consuetudini diventano fonti di discussioni, di controversie tra gli
Stati. Gli stati iniziano a discutere quando ci sono interessi economici, per es. stabilire
se il mare territoriale arriva a 6 o 12 miglia dalla linea di base è una bella differenza
perché determina dei poteri diversi.

Allora la consuetudine talora deve essere codificata. L'accordo di codificazione è lo


strumento con cui si realizza questo processo.

Come si fa la codificazione?

la codificazione si fa nello stesso modo in cui si reggerebbe un normale trattato


internazionale.
Cioè si avvia un processo di codificazione che viene sollecitato evidentemente da un
certo numero di Stati perché si tratta di un numero ristretto di Stati basta
discutere in buona.
Se invece la discussione coinvolge tanti Stati e l'oggetto della controversia riguarda
tanti punti, allora parte la codificazione di una certa materia.
La consuetudine da quando sono state create le Nazioni Unite viene promossa da un
organo ad hoc, sussidiario dell'Assemblea generale.

L'Assemblea generale ha creato la cosiddetta Commissione di diritto internazionale


che ha tra i suoi compiti quello di accertare il contenuto del diritto consuetudinario e
promuoverne lo sviluppo.
Quindi i processi di codificazione vengono sollecitati dagli Stati a questo organo
dell'Assemblea generale, il quale, una volta verificato che ci sono delle problematiche che
rendono difficile applicare la norma consuetudinaria a promuovere la codificazione.
E la promuove in che senso?
Con un lavoro preparatorio e poi con un lavoro che è sostanzialmente quello di
stipulazione di un normale trattato internazionale.
Il lavoro preparatorio consiste nella predisposizione da parte della Commissione dei
funzionari della Commissione, sono giuristi esperti, nella predisposizione di questionari
che vengono inviati a tutti gli Stati membri della comunità internazionale.
Qualcuno potrebbe rispondere, io non sono interessato a questo processo di
codificazione e non risponde al questionario, ma nel 99,9% dei casi tutti partecipano
alla risposta al questionario perché esprimono la propria opinione sul contenuto di
quella norma consuetudinaria.
Una volta che questi questionari sono tornati indietro, la Commissione, leggendoli,
prepara una bozza di accordo che rappresenta evidentemente la media di tutte le
risposte.
Cioè si redige un'ipotesi di testo di accordo, il cui contenuto è determinato dalle
domande della Commissione.
Per esempio, nel diritto dei Trattati. Che cos'è un trattato? Prima domanda, seconda
domanda, come si stipula un trattato? Terza domanda, che cos'è una riserva? Quarta
domanda, quali sono le cause di invalidità di estinzione?
Tutte queste domande hanno determinato il contenuto dell'accordo di codificazione,
cioè il diritto dei Trattati
La Commissione, con il suo lavoro prepara delle domande le cui risposte sono singoli
articoli del Trattato.
A questo punto si apre il negoziato, quindi comincia la fase di stipulazione di un
trattato che, come vedete è peculiare perché una prima parte del negoziato è stata
fatta dalla Commissione, redigendo la bozza, cosa che normalmente invece fanno gli
Stati, incontrandosi e parlando del contenuto dell'accordo e loro facendosi domande e
risposte tra di loro, redigono la bozza.
Quindi qui c'è la funzione sussidiaria di questa commissione che aiuta gli Stati e una
volta pronto questo testo, si apre un negoziato, quindi le fasi sono identiche a quella
della stipulazione di un trattato e questo negoziato determina la discussione su quella
bozza, dopodiché attenzione chi vorrà procederà con la firma e con la ratifica. Perché
quello è un semplice trattato. La particolarità è che è un trattato ricognitivo del
contenuto del diritto internazionale.
Ovviamente, come in tutti i Trattati, gli scenari che si aprono per la firma sono almeno
due.
1. Poca partecipazione quindi poche firme.
2. Ho molta partecipazione, molte firme.
3. Oppure evidentemente c'è un terza, una terza opzione, livello medio di firme
Poche firme significa che pochi Stati hanno ritrovato la propria risposta in quello che
è diventato il denominatore comune nella bozza di accordo qualcuno dice no, non firmo.

Io ritenevo che la consuetudine fosse molto meno di quello che c'è scritto. Qualcun
altro dice, io ritenevo che fosse molto di più.
Per esempio, se si tratta di codificare il limite esterno del mare territoriale, il
denominatore comune del testo della bozza, dopo ampia discussione, perché abbiamo
detto, la Commissione prende le domande, fa la media x es. la domanda era, qual è il limite
esterno, 3, 6 o 12 miglia? Quasi tutti hanno risposto 6 la bozza riflette 6 nella
discussione, pochi propongono tre o 12, quindi la bozza finale riflette 6.
Tutti quelli che erano per il treno per il 12 chiaramente non si riterranno soddisfatti.
Allora che cosa faranno?
Proveranno a proporre delle modifiche, ma poi il denominatore comune lascerà fuori
tutti.
Di conseguenza, a meno che non si tratti di materie sulle quali c'è un grande consenso,
un denominatore comune molto forte e molto probabile che gli accordi di codificazione
abbiano un numero medio di firme.
E quindi poi la firma viene seguita dalla ratifica da tutti coloro che sono convinti , con
lo scambio il deposito delle ratifiche, cioè la comunicazione e l'accordo entra in vigore.
a chi si applica l'accordo di codificazione?
A tutti perché codifica la consuetudine che è la norma generale che valeva per tutti e
tutti erano d'accordo a trascriverla? o solo alle parti perché è un trattato e non è
detto che il testo riflette il contenuto della consuetudine?
È evidente che la risposta giusta è la seconda, a meno che non siamo in un caso
specialissimo che una bozza di accordo che subito incontra il consenso di tutti viene
ampiamente firmata, altrettanto ampiamente ratificata e a quel punto noi avremo un
accordo di codificazione che si applica a tutti. Ma questo diventa veramente un caso
eccezionale perché se tutti fossero stati d'accordo sul contenuto della consuetudine
non avrebbero mai sollecitato la necessità di un accordo di codificazione. Quindi
questo potrà avvenire un consenso ampio, un accordo di codificazione ampiamente
ratificato solo nel caso in cui gli Stati hanno disperatamente bisogno di una norma
comune.
Sè una materia in cui è importantissimo avere un qualcosa di scritto che si applica a
tutti, perché solo se tutti hanno quella regola quel settore funziona bene, allora noi
avremo la situazione eccezionale in cui l'accordo di codificazione viene ampiamente
firmata in ratificato e allora veramente avremo un accordo quasi universale e a quel
punto si applicherà quasi a tutti.
La codificazione sarà invocabile ed applicabile coercitivamente solo per coloro che
l'hanno firmata e ratificato Nei rapporti tra chi ha ratificato e chi non ha ratificato
continuerà a valere la vecchia consuetudine, perché non c'è un'altro denominatore
comune.
Viceversa, nei rapporti tra chi ha ratificato vale la successiva, cioè il Trattato e solo
se chi non ha ratificato il Trattato accetta il caso particolare in cui si deve applicare
quella regola di volersi sottomettere alla regola dell'accordo di codificazione, potrà
applicarsi allo Stato che non ha ratificato la regola dell'accordo di codificazione. Però
attenzione, previo consenso, cioè se la consuetudine diceva 3 6 25, ma non era chiaro e
lo zoccolo duro era 6 per esempio la codificazione ha detto 25, l'Italia non è parte della
Convenzione di codificazione, la Francia si, nei rapporti Italia Francia che cosa si
applica? 6 perché l'Italia non ha ratificato, a meno che l'Italia, in un caso specifico in cui
è in lite, l'applicazione di quella norma dica va bene, in questo caso con te per me va bene
25. Ma in qualsiasi altro caso ne riparleremo, perché per me la consuetudine sei

La codificazione è un processo di trasfusione in forma scritta del contenuto delle


regole consuetudinarie riguardanti una certa materia che in qualche momento gli Stati
sentono l'esigenza di rendere più certe.
Se la codificazione per circostanze del momento va a buon fine e tutti si riconoscono
nel denominatore comune, perché tutti dicono meglio una cosa non proprio
corrispondente a quello che io volevo, ma certa e allora tutti firmano e ratificano.
Tutti applicheranno quel trattato e solo chi ne fosse rimasto fuori avrà il diritto di
invocare la vecchia consuetudine, a meno che per sua scelta non voglia caso per caso
scegliere di applicare l'accordo di codificazione.
Accade però che il diritto si spacca la materia sarà disciplinata dalla consuetudine per
quelli che sono rimasti fuori dall'accordo, salvo il loro consenso ad applicare l'accordo
e viceversa, si applicherà l'accordo solo nei rapporti reciproci tra quei pochi che lo
avranno scelto come fonte.
Istituto della riserva
che cos'è la riserva?
La riserva è una manifestazione di volontà con cui uno Stato nel corso del negoziato di
un trattato o in una fase successiva, ma entro la ratifica dichiara di voler
interpretare una o più parti del Trattato, un articolo, un comma, una parola, in un
certo modo e propone questa interpretazione alle altre parti. Questa è la cosiddetta
riserva interpretativa.
La seconda possibilità è quindi la seconda tipologia di riserve e la cosiddetta riserva
eccettuativa. Cioè una manifestazione di volontà con cui uno Stato comunica, propone
alle altre parti , durante il negoziato o comunque entro la ratifica di voler escludere
dal campo dei propri obblighi per effetto del Trattato una o più parti dell'accordo,
anche qui un articolo, un comma, una parola.
Allora la riserva, quindi è uno strumento con cui uno Stato che si rende conto di avere
problemi rispetto all'interpretazione o all'applicazione di una parola, di un comma, di un
articolo, di una sezione di un trattato propone alle altre parti una interpretazione
soggettiva o di non applicare quella norma nei suoi rapporti con le altre parti.
È evidente che la riserva così concepita è uno strumento che facilita la partecipazione
degli Stati dei trattati. La riserva è lo strumento con cui uno Stato prima di
impegnarsi, perciò, entro la ratifica lo deve dichiarare prima dichiara, propone e gli
altri devono rispondere all'unanimità se può interpretare uno o più parole, espressioni,
commi, articoli, sezioni in un certo modo che evidentemente, corrispondente ai propri
interessi, oppure può escludere dagli obblighi che va assumendo una o più parti
dell'accordo, perché evidentemente anche questo è funzionale ai propri interessi.
Naturalmente, se la risposta fosse unanimemente negativa o se la possibilità non ci
fosse addirittura, è lo Stato che ha quella difficoltà non avrebbe altra alternativa che
rimanere fuori oppure caricarsi l'onere di interpretare come la maggior parte ritiene
oppure di caricarsi l'onere corrispondente alla norma che aveva provato ad escludere.
Però l’esistenza di una possibilità del genere è una variabile, un elemento di flessibilità,
quindi lo Stato quanto più ha la possibilità di apporre riserve, tanto più è incentivato a
partecipare al Trattato.
Però le riserve sono utili perché favoriscono la partecipazione degli Stati trattati. Se
però guardiamo il rovescio della medaglia, la riserva è uno strumento che se viene
utilizzato troppo finisce per determinare e terminare gli scopi del trattato.
Allora quanto più si propongono le esigenze, questo è funzionale a perseguire in buona
fede veramente gli scopi del Trattato, allora la riserva qualcosa di positivo perché
cerca di mettere insieme la positiva ed effettiva volontà degli Stati di raggiungere gli

obiettivi dell'accordo e, solo trovando un denominatore comune cooperativo volto a


realizzare gli scopi del Trattato.
La riserva è uno strumento che attraverso una frammentazione del regime
normativo, cerca di trovare la quadratura del cerchio tra le diverse esigenze di Stati
che vogliono partecipare a trattati multilaterali per realizzare un obiettivo nel modo
migliore.
E altrettanto chiaro che la riserva è particolarmente utile per i Trattati che
riguardano problemi comuni e che sono ampiamente multilaterali perché se si tratta di
un trattato bilaterale o trilaterale, basta parlarsi e trovare il denominatore comune
senza porre una riserva.
Se ci sono troppe riserve, è molto probabile che quel Trattato fallirà.
Gli studiosi di dir. Int. Definiscono la riserva come è uno strumento eccellente per
favorire la cooperazione seria tra gli Stati.
È un istituto molto pericoloso ecco perché il diritto internazionale consuetudinario e
la stessa Convenzione di Vienna, hanno previsto delle regole molto rigide per
l’apposizione delle riserve, per evitare appunto, che gli Stati ne facciano abuso.
Prima regola: le riserve possono essere apposte in qualsiasi momento della
stipulazione di un trattato, ma non oltre la ratifica, perché la ratifica e il momento
dell'impegno, ora che la ratifica scatti immediatamente con la firma da parte
dell'organo competente, quindi con la ratifica da parte del capo dello Stato per l'Italia,
oppure dopo un certo numero di ratifiche, vi ricordate che ho detto che alle volte
l'entrata in vigore è subordinata alla singola ratifica, altre volte subordinata al
raggiungimento di un certo numero di ratifiche, comunque, non oltre all'entrata in
vigore. Tutto questo perché altrimenti per me il Trattato entra in vigore in un modo e
in un altro Stato in un altro momento. Le riserve sono libere ma entro la fase della
ratifica
Seconda regola: le riserve sono sempre possibili entro la ratifica, a meno che non siano
vietate dal trattato. Cioè, può darsi che esista un accordo il cui contenuto è del tipo
prendere o lasciare, durante il negoziato si è detto chi vuole è il benvenuto, ma questa
è l'opzione si interpreta così e questi sono gli obblighi da accettare in toto, non esiste
una parte. Quindi le riserve sono libere e vanno a posto entro la ratifica, non devono
essere vietate dal testo del Trattato.
Terza regola: non devono essere incompatibili con l'oggetto e scopo del Trattato. Cioè
libere, non vietate ma quando sono ammesse enon devono essere incompatibili con
l'oggetto e scopo del Trattato.
Facciamo un esempio. Immaginiamo che sia per concludere un trattato contro la pena
di morte, anche se il Trattato dà la possibilità di apporre riserve, una riserva con cui
uno Stato dice io pratico la pena di morte per i primi 5 anni, è incompatibile con
l'oggetto e scopo del Trattato. Divieto di pena di morte riserva sulla possibilità di pena
di morte.
Quarta regola: le riserve devono essere approvate all’unanimità e questa è la garanzia
del fatto che, qualunque sia la riserva, c'è una manifestazione chiara di volontà da
parte dei partecipanti che quella riserva quell’interpretazione, quella esclusione è
proprio funzionale a realizzare meglio tutti insieme gli scopi del Trattato, non è un
qualcosa per farlo saltare.
Di solito sono irriservabili quei trattati che propongono la tutela dei diritti umani,
questi sono obblighi assoluti per es. Divieto di genocidio
Tutto questo lo prevede la Convenzione di Vienna la quale, se diamo per scontate le
riserve, disciplina anche altri due istituti molto importanti :

-l'invalidità
-l'estinzione del Trattato
La riserva abbiamo detto è un qualcosa che riguarda la fase creativa del trattato,
quando il Trattato sta per nascere si possono apporre riserve e se non sono vietate,
sono compatibili, permettono al trattato di nascere con una sfaccettatura di regole
che si applicheranno alle parti a seconda dell'interpretazione o delle esclusioni che sono
state proposte da accettare, per il limiti fissati dal trattato perché il Trattato
potrebbe anche dire questa riserva vale per i primi tre anni, dopodiché vale il regime
normale.
L'invalidità e/o l'estinzione del Trattato sono due istituti che servono a definire quali
sono quelle circostanze che, una volta manifestatesi nel corso della vita di un
trattato, ne determinano o l'invalidità e sono alcune, o l'estinzione e sono altre.
Una volta contrattate, è stato stipulato, può darsi che nel corso della sua vita si
manifestino delle circostanze
Primo tipo: talmente gravi da colpire la volontà originaria delle parti equeste sono
quelle che determinano l'invalidità del Trattato, la sua nullità.
Nel diritto internazionale non si fa la distinzione che invece si fa nel diritto interno tra
nullità e annullabilità. Nel diritto internazionale c'è un'identità invalidità=
nullità=anullabilità
E’ nullo e quindi valido cioè, è come se non fosse mai stato concluso un trattato per il
quale nel corso della sua vita si manifestano 5 e solo 5 situazioni.
Cioè le cause di invalidità di un trattato che impattano sulla sua esistenza fin
dall'origine per cui, se si manifestano caducato completamente l'efficacia del Trattato
fin dalla sua origine e determinano una tabula rasa dal punto di vista degli effetti sia
futuri che passati.
Se ci sono queste 5 circostanze le prime tre sono già i comuni dei contratti di diritto
interno e sono
errore, violenza e dolo, cioè i vizi della volontà.
È nullo qualsiasi contratto che sia stato concluso per errore, violenza o dolo.
La violenza nel diritto internazionale è violenza sullo stato, se lo Stato viene per
esempio pressato ad entrare in un trattato internazionale oppure sull'organo si
fanno delle minacce larvate o palesi, nascoste o evidenti ad uno Stato, dicendo guarda
che se il tuo rappresentante non firma ratifica questo Trattato, succederà
qualcosa…
Ogni qualvolta quindi quel Trattato non avrebbe potuto e dovuto essere concluso, si è
in uno dei vizi della volontà, la volontà è viziata ed essendo viziata, e come se il Trattato
non fosse mai stato concluso.
Oltre all'errore, violenza e dolo, ci sono altre due circostanze peculiari dei trattati
internazionali che, se si verificano, determinano la nullità, ovvero l'invalidità del
trattato, e cioè ne caducano la capacità di produrre effetti non solo per il futuro, ma
anche per il passato.
4 CASO: La circostanza che il contenuto del Trattato sia contrario ad una norma
cogente.
Quando abbiamo parlato delle norme cogenti che sono quelle peculiari norme
consuetudinarie che corrispondono anche ai valori fondanti della comunità
internazionale.

Abbiamo detto che i giuristi internazionali hanno proposto varie interpretazioni e il


professor Benedetto conforto, il giurista Napoletano morto qualche anno fa, aveva
proposto una teoria molto ben valutata per ricostruire il contenuto delle norme
consuetudinarie, partendo dalla Carta delle Nazioni Unite. Cioè, siccome la Carta delle
Nazioni Unite è considerata “ la Costituzione della comunità internazionale” andiamo a
vedere quali sono i fini di questa Carta, , perché questi sono sicuramente valori
fondanti della comunità internazionale. Nei primi articoli noi abbiamo trovato il divieto
di violazioni gravi e generalizzate dei diritti umani, il divieto dell'uso della forza, il
rispetto del principio determinazione, l'obbligo di distruzione pacifica delle
controversie e l'obbligo di cooperazione pacifica.
Avevamo detto che queste norme cogenti hanno la particolarità di essere
particolarmente inderogabili, cioè tutte le norme internazionali sono inderogabili,
perché se una norma= fronte di diritti ed obblighi viene violata, si determina un illecito.
La particolare inderogabilità delle norme cogenti sta nel fatto che, a differenza di
tutte le altre norme internazionali non possono essere mai violate se non da parte di
un'altra norma cogente, mentre, come vedremo nei rapporti tra norme internazionali,
così come accade nel diritto interno, le regole della gerarchia delle fonti sono tali per
cui ogni norma può essere violata da una norma di pari grado, purché successiva e la
norma superiore prevale su quella gerarchicamente inferiore.
La particolarità delle norme cogenti è che non c'è un grado superiore rispetto alle
norme cogenti, quindi sono particolarmente inderogabili, nel senso che solo se si
formasse successivamente ad esse una norma cogente dal contenuto uguale e
contrario, quella norma sarebbe derogabile.
Abbiamo anche detto che le norme cogenti sono talmente importanti che un trattato
che contrasta con una norma cogente, non solo soccombere, ma è addirittura nullo.
Quindi un trattato che avesse come fine la violazione di uno dei principi fondanti della
comunità internazionale sarebbe ipso facto, cioè da quel momento in poi
immediatamente nullo, con effetti che si applicano sia alle vicende future sia a quelle
passate.
5 CASO: l'ultimo caso di invalidità di un trattato è un po’ particolare.
L'ultimo caso è il caso in cui un trattato internazionale sia contrario ad una norma
interna di importanza fondamentale in materia di competenza a stipulare.
Abbiamo detto in tre vizi della volontà, errore, violenza, dolo nell'articolazione, violenza
sullo stato e violenza sulle. Quarto caso contrarietà, una norma internazionale di tipo
cogente e un trattato viola, la norma consuetudinaria cogente è nullo.
Ultimo caso è nullo anche il Trattato che contrastasse con una particolare norma
interna e non una qualsiasi norma interna e non con tutte le norme costituzionali.
È nullo il trattato che contrasta con una norma interna costituzionale in materia di
competenza a stipulare e che peraltro deve essere di importanza fondamentale per
quello Stato.
(Tra gli errori che mi fate in sede d'esame, alle volte mi dite che è nullo il trattato che il
contrario è una norma costituzionale e questo significa che non avete capito
l'adattamento, che è un qualcosa di cui parleremo più avanti perché, come vedremo, non
è vero che un trattato che contrasta con una norma costituzionale soccombe. Lo
capiremo poi quando parleremo dei rapporti tra ordinamenti. L'altro errore che fate,
mi dite che i trattati che contrastano con le norme sui diritti umani fondamentali
sono nulle e io dico, ma questo è il caso del della contrarietà al diritto cogente, perché
le norme fondamentali internazionali sono anche quelle norme interne sui diritti umani.
Quindi fate confusione tra le due fattispecie. Qualcuno mi dice addirittura, e questo è
l'errore più grave, oddio, sono gravi tutti e tre per la verità che. E non il trattato che

contrasta con una norma interna senza dire costituzionale, senza dire sui diritti
fondamentali. Ma questa è una fesseria? Perché quando abbiamo parlato di trattati
internazionali noi abbiamo detto che i Trattati sono dalle norme consuetudinarie per il
fatto di essere la prova provata del carattere volontaristico della comunità
internazionale. Se vi ricordate, io vi ho detto che il diritto internazionale si basa sulla
sovranità, uguaglianza sovrana, ma anche sulla volontà degli Stati di assumere impegni
diversi da quelli del proprio diritto interno e vi ho detto la riprova sono i Trattati. Se io
qualcosa in comune con uno o più Stati e voglio in forma scritta darmi delle regole,
faccio un trattato, però quel trattato vale solo tra me e gli altri che hanno
partecipato a questo negoziato e che lo hanno firmato e ratificato. Viceversa tutti i
terzi non sono legati. Però poi vi ho detto, esistono le norme consuetudinarie che
vincolano tutti e sono frutto della volontà della più gran parte e poi si applicano a
tutti. Vi ricordate più gran parte uguale 99,9% l'obiettore persistente, si arrangia a
meno che non riesca a tirare dalla propria parte un numero tale di stati che non c'è più
la più gran parte a favore e abbiamo detto che la consuetudine è poco democratica,
nel senso che, se è dal lato della minor parte rispetto alla più gran parte deve prendere
o lasciare, sarà libero sempre volontaristicamente di rimanere fuori dalla comunità
internazionale, ma se vuole essere parte, anche se quella regola non gli piace, se la deve
far piacere bene. )
lo Stato se ha dubbi di compatibilità del proprio diritto interno rispetto a una norma
scritta o non scritta pattizio consuetudinaria, ci deve pensare prima. Cioè ognuno è
libero di scegliere se partecipare alla vita dell'Unione internazionale e quindi di
accettarne le norme consuetudinarie. Ognuno è libero di entrare o meno in un
trattato, ma deve sempre prima pensare a quelli che sono i problemi di compatibilità
con il diritto interno.
Serve a dare agli Stati la possibilità su materie particolarmente importanti, di fare
tutti i controlli del caso. Ecco perché non può essere causa di invalidità del trattato la
contrarietà al diritto interno.
La contrarietà al diritto interno non è mai e poi mai causa di invalidità di un trattato.
Se il problema sopraggiunge al momento della ratifica, diventa incompatibile mentre
prima lo era.
Come fa a diventare incompatibile qualcosa che prima era compatibile?
Abbiamo fatto una legge interna contraria ad un Trattato x es se noi entriamo in un
trattato contro la pena di morte e dopo io faccio una legge che è a favore della pena
di morte, il problema è l’andamento difforme del mio diritto interno rispetto ai valori
fondanti della Costituzione. Quindi c'è uno Stato che sta andando in modo difforme
verso la comunità internazionale e si potrà chiedere di uscire da quel trattato, ma poi
uscirà dall'intera comunità internazionale, viceversa, nonostante tutti gli studi fatti
con attenzione sulla compatibilità del diritto interno con il Trattato che si sta per
ratificare quando il trattato comincia a funzionare, ci si rende conto che una legge
che era apparentemente su una materia diversa, una legge di diritto interno e che
diceva allo Stato di fare le cose in un certo modo, si scopre che è incompatibile con una
previsione di quel trattato. Nessuno aveva immaginato che quella legge che riguarda
una materia diversa determinasse delle situazioni interne che non sono compatibili con
gli obiettivi di quel trattato anche qui il trattato internazionale è perfettamente
valido questa non è una causa di invalidità, si potrà chiedere alle parti del trattato una
riunione.
Ecco perché è un gravissimo errore dire che la quinta causa di invalidità dei Trattati è
la contrarietà al diritto interno.
Qual è la risposta giusta?

Partiamo dall'esempio italiano, l'Italia ha nella Costituzione, come tutti gli Stati, alcune
regole di importanza fondamentale sulla competenza a stipulare cioè ogni Stato dice
come si stipula un trattato internazionale. Qual è l'organo competente? qual è l'organo
competente alla ratifica? Se questo organo ha bisogno di una legge di autorizzazione
alla ratifica, se ha bisogno di un passaggio referendario prima di poter ratificare.
È solo questo il gruppo di regole su cui dovete concentrare l'attenzione per
identificare la causa di invalida.
Ma poi tra queste dovete andare a guardare solo quelle che sono di importanza
fondamentale, per esempio la ratifica deve essere fatta alle 4 di pomeriggio di lunedi.
Se nel stipulare un trattato l'organo italiano che ratifica è il Presidente della
Repubblica viene autorizzato dal capo dello Stato quel trattato è valido , se nello
stipulare un trattato non viene autorizzata la ratifica di lunedì e non viene data alla
ratifica, l'autorizzazione ratifica alle 04:00 pm, attenzione, c'è una violazione del diritto
interno che però rileva solo sul piano del diritto costituzionale e quindi sul piano del
diritto costituzionale ci sarà una controversia tra poteri dello Stato. Il capo dello
Stato dice, scusa perché mi avete autorizzato di martedì perché mi avete autorizzato
alle 5?
È contrario alla Costituzione, ci sarà una controversia interna, ma sul piano
internazionale un trattato che fosse stipulato in violazione di norme non
fondamentali sarebbe perfettamente valido.
Allora tante parole per sintetizzare che la quinta causa di invalidità dei Trattati è il
caso in cui un trattato venisse concluso violando delle norme interne di importanza
fondamentale e non qualsiasi sulla competenza a stipulare.
Quindi, solo se si viola l'articolo 80 e 87 della Costituzione.
Perché queste norme costituiscono un vizio della volontà. Cioè, ha ratificato chi non
doveva e non ha rispettato le procedure per ratificare.
Allora l'invalidità, abbiamo detto, si produce e sanziona un trattato solo in queste 5
circostanze, qualsiasi altro evento al limite potrà essere una causa di estinzione, ma
certamente non è una causa di invalidità. Solo in queste 5 circostanze il Trattato è
come se non fosse mai stato concluso e i suoi effetti futuri non si potranno più
produrre e saranno annullati tutti gli effetti passati.

Estinzione
Anche l'estinzione è una fattispecie che riguarda il prodursi circostanze nel corso della
vita di un trattato. Ma si distingue profondamente dall'invalidità perché, come già
accadeva per i contratti di diritto interno, i contratti che si estinguono sono quelli
che vengono toccati da eventi che colpiscono attenzione, l'interesse, non la volontà
originaria delle parti, ma l'interesse degli Stati o la capacità degli Stati a continuare a
rimanere legati dalle norme di quel trattato.
Il Trattato questi estingue, è quello che non vuole o non può più produrre effetti per
volontà delle parti.
Si dice infatti che le cause di estinzione sono molteplici, hanno però tutto in comune, il
fatto di operare ex tunck cioè dal momento in cui si producono e caducano, eliminano
la possibilità per il trattato di produrre effetti futuri.
Viceversa, le cause di invalidità operano ex nunc cioè dal momento in cui la volontà si era
formata.
E abbiamo detto, è come se il Trattato non fosse mai stato concluso.

Vediamo allora quali sono le situazioni che se si producano, denotano l'impossibilità o


l'incapacità di continuare ad essere legati dal trattato e di rispettare le regole. Si fa di
solito una distinzione molto efficace, per cui alcune cause di estinzione, si dice che sono
riconducibili alla volontà delle parti. Lo Stato non vuole più rispettare il Trattato.
Un altro gruppo di cause sono indipendenti dalla volontà delle parti e però comunque
determinano il fatto che il Trattato non può più essere portato avanti.
Tra le cause riconducibili alla volontà delle parti, noi abbiamo, come accade anche nei
contratti la cosiddetta condizione risolutiva, il termine finale, la denuncia, il recesso,
l’inadempimento volontario.
E poi ci sono quelle che invece non sono riconducibili alla volontà delle parti e sono:
L'impossibilità, Il cambiamento delle circostanze e l'inadempimento involontario che
tutto sommato è un'ipotesi di impossibilità sopravvenuta.
Partiamo da quelle riconducibili alla volontà delle parti.
Condizione risolutiva
Che cos'è la condizione risolutiva?
La condizione risolutiva è una circostanza, appunto, una condizione, un elemento che è
stato previsto dalle parti già al momento della stipulazione del Trattato. E che è stato
inserito nel suo testo, appunto come tale per cui, se si verifica quella circostanza, il
Trattato subisce una sospensione dal punto di vista della capacità di produrre effetti
e questa sospensione può essere poi parziale o totale, temporanea o definitiva.
La condizione risolutiva tipica è quella per cui si dice il Trattato entra in vigore e
produrrà tutti i suoi effetti fino a quando non si determinasse l'evento X oppure fino
a quando non succedesse che le parti sono libere di scegliere il contenuto della
condizione sospensiva, poi possono determinare gli effetti e dire, e se si verifica
questo sì, succede che il Trattato non produce più effetti.
Quindi condizione risolutiva e non sospensiva, che prevede che se questa cosa succede
dopo tre inadempimenti volontari il Trattato è estinto, condizione risolutiva
Condizione sospensiva: le parti ritengono che se ci sono stati due inadempimenti
involontari bisogna riparlarne perché c'è qualcosa che non va e dobbiamo trovare un
modo per far produrre, continuare a produrre effetti a questo trattato che però
ha dei problemi.
Allora condizione sospensiva e risolutiva sono due eventi riconosciuti dalle parti.
Riconducibile alla volontà delle parti, nel senso che le parti li hanno previsti come motivo
di estinzione del Trattato e determinano l'impossibilità di produrre effetti in toto o in
parte dopo un negoziato o automaticamente.
Termine finale
è un esempio di condizione risolutiva corrispondente alla definizione di un giorno, mese
e anno o anche solo anno, cioè il Trattato produrrà effetti fino al 31 dicembre 2022
->Termine finale. L'evento-> la scadenza. Evidentemente dipendente dalla volontà delle
parti che lo hanno introdotto nel testo del Trattato o che con una modifica,
potrebbero anche introdurlo ex post.
Il termine può servire come condizione risolutiva o anche come condizione sospensiva.
Per esempio, il Trattato Ceca che fu stipulato all'inizio degli anni 50 insieme al Trattato
CE e al Trattato Euratom, prevedeva nel suo testo una condizione sospensiva
sottoforma di termine finale per cui si diceva che nel 2002 le parti rivaluteranno lo
stato di attuazione dell'accordo per decidere se estinguerlo o continuarlo. Nel 2002
questo è avvenuto e le parti hanno deciso di estinguere l'accordo perché, nel

frattempo, la cooperazione nell'ambito della Comunità economica europea è andata


talmente avanti che si è ritenuto che il trattato Ceca per la parte in cui aveva ancora
degli obiettivi da realizzare, poteva essere perseguito attraverso il Trattato della
Comunità europea, che nel frattempo si chiamava Unione europea.
Quindi come vedete, un termine finale che induce le parti a ragionare e in questo caso, a
decidere che cosa fare del Trattato.
la denuncia e il recesso sono in teoria due cause autonome.
La denuncia consiste nella dichiarazione con cui uno Stato dice io non intendo più
rispettare il Trattato senza una motivazione o dando una motivazione perché non
posso perché non voglio, perché ritengo che non sia più capace. La denuncia è l'atto con
cui si dice, io non voglio andare avanti o non posso andare avanti e la denuncia.
Tendenzialmente deve essere palese per essere chiara e per essere valida, perché
altrimenti può essere ambiguo e non svolge la funzione.
Il recesso è l'atto conseguente alla denuncia di solito la denuncia è la dichiarazione con
cui si afferma l'intenzione di recedere. Il recesso può essere frutto di un'iniziativa
unilaterale dello Stato oppure essere previsto dal Trattato , di solito i Trattati
prevedono il recesso e, dicono, chi vuole andare via dal Trattato deve fare le seguenti
cose e si elencano le regole per recedere per garantire uniformità di comportamenti
da parte degli Stati che vogliono recedere. Altre volte soprattutto nei Trattati più
vecchi, non era previsto il recesso perché si pensava che si volesse sempre
partecipare oppure semplicemente perché si sono fatte le cose più agilmente. Niente
impedisce di aggiungere delle regole sul recesso, come è accaduto per esempio
nell'ambito dell'Unione europea il Trattato di Roma non prevedeva la possibilità di
recesso con la modifica fatta a Lisbona nel 2007 è entrata in vigore nel 2009, è stato
introdotto una procedura di recesso. E quindi avete visto, nel caso di Brexit un giorno
Boris Johnson si è svegliato e ha detto, da domani io non faccio parte più dell'Unione
europea ma c'era un articolo 50 che diceva che chi voleva recedere dall'Unione europea
doveva fare ovviamente una comunicazione di voler recedere, ma poi doveva
rispettare le regole dell'articolo 80.
Quindi la certezza dei rapporti giuridici implica che il recesso sia quasi sempre si
prevede che sia accompagnato dalla denuncia espressa e neanche tacita. È l'effetto
della denuncia, sia il recesso. Ciò non toglie che ci possono essere trattati in cui si
prevede la denuncia ma non il recesso, nel senso che il recesso è una conseguenza logica
della denuncia però sempre la denuncia viene formalizzata per essere sicuri che tutti
denunciano allo stesso modo. Quindi, denuncia il recesso sono due forme di
scioglimento dal rapporto pattizio e sono cause di estinzione.

Lezione 8
Fase prima della ratifica
Il lavoro più importante che svolge la commissione di diritto internazionale è quello
prima della redazione della bozza, perché fa da interfaccia tra gli stati, infatti chiede
agli stati quale è la loro posizione, raccoglie queste informazioni e le trasforma nel
testo della bozza, dopodiché convoca una conferenza, un negoziato che è volto
proprio a concludere o meno un’ accordo di codificazione.
Quando partono i lavori del negoziato, il ruolo della Commissione viene meno, cioè
l’'assemblea, tramite la Commissione, fa da interfaccia per raccogliere l'opinione degli
Stati sull'esistenza, inesistenza, modifica, contenuto esatto della consuetudine ed
arriva, diciamo a preparare la bozza dopodiché passa le carte e rappresentanti degli
Stati e lì comincia il negoziato vero e proprio, che è un negoziato classico con la

particolarità, come abbiamo detto, che è un negoziato volto a creare o a non creare
se non ci si riesce, un accordo di codificazione.
Quindi laddove finisce il lavoro di redazione della bozza comincia un negoziato ordinario.
-problema dell'estinzione dei Trattati che si colloca nel contesto più generale delle
problematiche che si possono verificare quando un trattato ha preso vita.
L'estinzione del Trattato è una fenomenologia assimilabile a quella dell'invalidità, cioè si
tratta di quelle situazioni che si possono manifestare nel corso della vita del Trattato
e che ne possono mettere in discussione la prosecuzione o addirittura la legittimità di
produzione degli effetti fin dal momento della sua realizzazione.
Abbiamo detto che le cause di invalidità sono quelle più gravi e che toccano proprio la
volontà delle parti rispetto alla produzione degli effetti dell'accordo è che siccome
contaminano in qualche modo diciamo in termini semplici, la volontà delle parti
determinano come effetto quello di caducare sino alla possibilità per il trattato di
produrre effetti in futuro sia tutti gli effetti che il Trattato ha realizzato fino a quel
momento.
Per questo abbiamo detto che un trattato invalido colpito da una causa invalidità è un
trattato che è come se non fosse mai stato concluso e quindi non produce più effetti
da quel momento in poi, dal momento in cui si manifesta la causa e quindi ex nunc, ma non
può produrre effetti ex tunc, quindi da ora e da allora, il Trattato non è più in grado di
determinare effetti per le parti.
Si dice anche che l'effetto della causa di invalidità è quello di determinare una
cosiddetta tabula rasa, cioè cancella tutto per il futuro e per il passato.
Abbiamo detto che l'estinzione invece, è una fattispecie meno grave che consiste nel
prodursi di un'incapacità o impossibilità del trattato di produrre effetti per il
futuro, mentre viceversa restano perfettamente salvi quelli e quegli effetti che il
Trattato ha prodotto fino a quel momento.
Abbiamo fatto una distinzione della cause di estinzione, appunto, riconducibili o meno,
la volontà delle parti e abbiamo detto che tra quelle riconducibili alla volontà delle parti
ci sono la condizione risolutiva o sospensiva, a seconda dell'effetto che vuole
determinare sul Trattato il termine finale, la denuncia, il recesso, l'inadempimento
volontario delle parti e ancora, l'abrogazione totale o parziale attraverso un accordo
successivo.
Quando le parti non vogliono più continuare il Trattato oppure non possono più
continuare il trattato per propria volontà o introducono una condizione risolutiva
nel trattato ovvero una condizione sospensiva, quindi, indicano fin dall'inizio un evento
che impedirà gli effetti.
Stesso discorso vale per il termine finale che introducono una data o prevedono una
denuncia o un recesso come circostanze, evidentemente anche questa è riconducibile
alla propria volontà tali da impattare sull'efficacia futura del Trattato.
Abbiamo detto anche che denuncia il recesso, sono di solito collegati tra di loro perché
la denuncia precede il recesso e la denuncia è l'atto formale con cui si dichiara la
volontà di recedere anche se la denuncia non è strettamente collegata al recesso,
quando si realizza il recesso implicitamente, si denuncia il Trattato, perché se si avvia la
procedura di recesso che di solito è prevista dal trattato, è evidente che lo si sta
denunciando.
Le ultime due cause possono essere:

l'inadempimento volontario: cioè uno Stato dice io non voglio più continuare il
trattato e le motivazioni possono essere le più diverse può fornire una motivazione
specifica o può genericamente dire, io non voglio più procedere.
Stesso discorso per l'abrogazione totale o parziale, attraverso un successivo
accordo, cioè quando due o più parti di un trattato in essere si mettono d'accordo
per non procedere più al rispetto di quel Trattato e fanno un'intesa in questo senso,
noi abbiamo la situazione di un accordo successivo con cui due o più o tutte le parti
dell'accordo precedente decidono di estinguere il Trattato.
Quindi l'estinzione di un trattato può essere la conseguenza del fatto che alcune o
tutte le parti del precedente accordo raggiungono un'intesa su fare cosa diversa
attraverso un'altra accordo.
Non c'è una causa autonoma ma c'è un accordo successivo con cui le parti intendono
mettere fine a un accordo precedente ed è quello che succede normalmente quando
cambiano le situazioni e le parti contemporaneamente estinguono un accordo
attraverso la creazione di uno nuovo.
Questa è una situazione eccezionale perché potrebbe invece normalmente succedere
semplicemente che le parti estinguono un accordo senza crearne uno nuovo, decidono
semplicemente di estinguere e non crearlo, se invece creano un accordo nuovo,
l'accordo nuovo diventa l'elemento di estinzione,quindi la causa di estinzione è l'accordo
successivo con cui si caduca un accordo precedente.
l'inadempimento volontario di per sé è un atto illecito, cioè se c'è un Trattato, io non
adempio di per sé, compie un illecito perché noi sappiamo che i trattati vanno
rispettati e quindi se io mi tiro indietro, a meno che io non sono in grado di giustificare
e motivare il mio inadempimento, comunicarlo alle altre parti e mettermi d'accordo su
come sanare questo illecito, il mio inadempimento volontario è un atto illecito.
Viceversa se io chiamo le altre parti e dico io voglio estinguere questo Trattato
perché non voglio più continuarlo, circostanze e le motivazioni dietro questa mia
scelta e sono pronto a recedere dal Trattato, nel rispetto delle regole, allora questo è
frutto di una libera manifestazione di volontà con cui io dichiaro che prima volevo
partecipare al Trattato, adesso non posso, non voglio partecipare più e chiedo se non
è chiaro dal Trattato, che cosa devo fare per uscire dal rapporto. Ovviamente quello
che mi si dirà e che io non devo lasciare le situazioni di disequilibrio presenti nel
rapporto con gli altri Stati, dovrò essere pronto a sanare tutti quelli che sono gli
impegni che ho assunto e poi sarò libero di andare.
L’inadempimento volontario è una causa di estinzione del trattato che presuppone un
dialogo con le altre parti per trovare una soluzione che lasci tutti soddisfatti. Queste
sono le circostanze che possono determinare l'estinzione di un trattato, riconducibili
alla volontà delle parti.
Proseguiamo con quelle che non sono dipendenti dalla volontà delle parti.
L'estinzione può essere determinata, oltre che dalle circostanze riconducibili alla
volontà delle parti che abbiamo appena detto, anche da eventi non ricollegabili alla
volontà delle parti che, indipendentemente dall'intenzione di queste di continuare il
rapporto, precludono alle parti la possibilità di continuare nel rapporto pattizio.
Quali sono queste circostanze?
Una delle prime ipotesi è quella dell'impossibilità sopravvenuta che in realtà è una macro
categoria che comprende tutte quelle vicende che possono ricondursi al fatto che e

accade o è accaduto qualcosa che mi impedisce di andare avanti nel rapporto


nonostante la mia volontà di proseguire.
Un evento naturale, un terremoto, una siccità cioè una circostanza che non è
riconducibile alla mia volontà, perché ero pronta a proseguire, ma non riesco a
proseguire a causa di un qualsiasi evento che mi renda impossibile proseguire nel
rapporto.
Anche qui la logica era sempre la stessa, e cioè come abbiamo detto a proposito delle
circostanze riconducibili alla volontà delle parti, a maggior ragione nel caso delle
circostanze non riconducibili alla volontà delle parti, gli Stati devono essere pronti a
dichiarare questa sopravvenuta impossibilità e devono essere disposti a considerare
quelle che sono le indicazioni che vengono dalle altre parti per estinguere il rapporto
senza lasciare pendenze. Perché se è vero che quando io sono nell'impossibilità di
proseguire in un rapporto pattizio, non è mia colpa essere arrivato a queste
situazioni però è altrettanto vero che il rapporto pattizio, come abbiamo detto
quando abbiamo dato la definizione di Trattato, è una situazione di equilibrio che viene
creato dalla volontà delle parti e quando, per volontà delle parti o indipendentemente
dalla volontà delle parti, non si riesce più a proseguire bisogna trovare un'intesa, quindi
bisogna negoziare per risolvere il rapporto senza che nessuno “perda nulla”. Quindi
l'impossibilità sopravvenuta è una causa legittima di estinzione o di sospensione a
seconda della gravità, perché ci può essere anche semplicemente una sospensione, per
esempio una siccità non mi ha fatto raccogliere il prodotto che io scambiavo con lo
Stato a me vicino, però questa siccità è circostanziata è successa quest'anno. Quindi ci
mettiamo d'accordo che il Trattato è sospeso fino a quando non capiamo se il mio
territorio si è desertificato in maniera definitiva oppure è stata soltanto una
mancanza di piogge riconducibile e alle condizioni climatiche di quest'anno e quindi l'anno
prossimo io potrò avere un raccolto che potrò scambiare sulla base del Trattato.
Quindi l'impossibilità sopravvenuta non imputabile alle parti può determinare un
effetto sospensivo o di estinzione sul Trattato, che le parti però devono condividere e
trovare una soluzione di comune interesse.
Perché sottolineo questa necessità del negoziato e di trovare una soluzione di comune
interesse?
Perché avere un rapporto pattizio e trovarsi in difficoltà rispetto all'inadempimento
e questo dipenda dalla volontà delle parti o meno, è un fatto secondario, non riuscire
ad adempiere un trattato è un qualcosa che se riesce a trovare una da parte dei
soggetti contraenti diciamo che si risolve tranquillamente la situazione, ma se invece di
fronte all'inadempimento di qualcuno, dipendente o meno dalla propria volontà non si
trova l'equilibrio della soluzione concordata beh, questa può essere una circostanza
che determina un illecito, una controversia o addirittura un confronto
auspicabilmente non armato tra le parti. Se si dichiara che è successo qualcosa che
impedisce di adempiere le parti devono dialogare per trovare una soluzione
concordata.
Una seconda macro causa di estinzione, indipendente dalla volontà delle parti, è il
cosiddetto
mutamento delle circostanze :cioè nei rapporti tra le parti, nella vita di ogni parte può
succedere qualcosa che determina un mutamento, appunto, di quelle condizioni che
sistemano al momento della stipulazione del contratto e che avevano portato la
stipulazione del trattato
Per esempio, ci può essere una guerra o ci può essere un mutamento di governo.

Insomma, ogni evento imprevisto che determina un cambiamento del contesto in cui il
Trattato si era collocato, può essere una causa di estinzione.
Anche qui non è imputabile alla volontà delle parti il cambiamento delle circostanze,
nemmeno il mutamento di governo.
C'è un qualcosa che impedisce di proseguire nel rapporto pattizio.
La regola è che le parti devono negoziare, la parte che invoca il mutamento delle
circostanze deve chiarire che cosa è avvenuto, deve comunicarlo alle controparti e
deve essere pronta a negoziare l'uscita dal Trattato. Abbiamo detto che tra le cause
di mutamento delle circostanze ci possono essere la guerra oppure il cambiamento di
governo però non sono le uniche perché in effetti qualcuno dice che tra i mutamenti di
circostanze ci possono essere anche tutte le forme di impossibilità sopravvenuta
generica che noi abbiamo ricondotto alla causa precedente.
Tra i cambiamenti di circostanze che possono impattare sulla vita di un trattato, cioè
il mutamento di governo questo però non opera in automatico, nel senso che il nuovo
governo non è libero dagli impegni del governo precedente.
Il mutamento delle circostanze riconducibili al cambiamento di governo implica che se il
nuovo governo non vuole tener fede agli impegni del precedente governo può
denunciare il Trattato, ma se non lo denuncia è tenuto a rispettarlo.
Non si può ritenere libero per la semplice invocazione del mutamento delle circostanze.
Questo che significa? Significa che denunciare il trattato significa andare a vedere
con le controparti quali erano i rapporti preesistenti.
Tutto questo perché da un lato ci sono le cause di estinzione dei Trattati e cioè una
vicenda, un cambiamento di Governo, un fenomeno bellico, una impossibilità di adempiere
quel che volete impatta sulla vita del trattato, però la certezza dei rapporti giuridici
richiede tutto, sia fatta la luce del sole. Ecco perché il cambiamento di governo non può
essere una causa automatica di estinzione di un trattato, ma può essere una legittima
rivendicazione che però richiede di negoziare con le parti dell'accordo.
Ma le cause di estinzione o di invalidità operano automaticamente o no?
Alcune volte operano automaticamente, ma il più delle volte non opera
automaticamente, cioè vedi sono le cause vita, la contrarietà, una norma cogente può
essere una cosa oggettiva, per esempio un trattato che viola il divieto dell'uso della
forza è oggettivamente una violazione di una norma cogente e quindi uno potrebbe
essere indotto a credere che opera automaticamente rispetto a caducare l'efficacia
del trattato, che quindi è ipso facto invalido. Questo è vero,
però ci può essere contestazione al riguardo, non tanto sul fatto che il divieto dell'uso
della forza sia una norma cogente, ma sulle circostanze che quel trattato violi il
divieto dell'uso della forza, cioè rispetto a una qualsiasi causa di invalidità o di
estinzione, l'automatismo può esserci se e solo se le parti sono assolutamente
d'accordo sull'esistenza della causa e sulle circostanze che si stanno verificando e se
entrambe vogliono considerare immediatamente automaticamente estinto il
Trattato o invalido il trattato.
Questo, a sua volta, presuppone che le parti siano in equilibrio dal punto di vista di
quello che hanno dato e hanno avuto attraverso il trattato, al momento del
manifestarsi della causa di invalidità o di estinzione.
Per es. Italia e Francia io do e ricevo qualcosa basta fare una comunicazione e l'altro
risponde, va bene, allora consideriamo l'istinto dalla fine di questo mese la cosa va

veloce perché io ti comunico che dall'anno prossimo non sono più capace o non sono più
interessato.
Basta una comunicazione per far operare poi automaticamente attenzione dal
termine concordato l'estinzione del Trattato però questo vale solo sulla carta, perché
molto spesso, quando una delle parti invoca una circostanza riconducibile o meno alla
propria volontà oppure l'esistenza di una causa di invalidità, quindi una causa di
invalidità o di una causa di estinzione, sorgono le contestazioni e in questi casi è
praticamente impossibile far operare la causa automaticamente.
Viceversa, in tutte le altre situazioni non è possibile che le cause operino di fatto o di
diritto in maniera automatica, perché bisogna risolvere le controversie che derivano
dal fatto che uno ha invocato una causa di estinzione e l'altra risponde, quando mai,
per lasciare dei rapporti pacifici dopo l'estinzione o dopo l'invalidità al verificarsi delle
validità del Trattato.
Tutto questo raccontino per dire che quando c'è un rapporto bilaterale e lo si vuole
interrompere, bisogna agire in maniera trasparente perché se non si chiarisce bene
quali sono le circostanze che impediscono di proseguire e non si chiarisce bene se c'è
una volontà di farlo oppure c'è un'impossibilità di farlo, l'estinzione, come pure
l'invalidità, non riesce a operare automaticamente, perché cominciano le
contestazioni.
Quindi, ogni qualvolta sopraggiunge una causa di invalidità o di estinzione, è buona
norma ed è dovere delle parti di comportarsi in buona fede nel chiarire alla
controparte e le circostanze che impediscono di proseguire il rapporto o perché non
si vuole più proseguire il rapporto ed è altrettanto doveroso trovare una soluzione
concordata per chiudere, a partire da un certo momento quel rapporto, dopo aver
risolto tutte quelle che sono le pendenze, altrimenti una controversia sull'estinzione o
di un trattato può determinare una lite tra le parti.
L'automatismo delle cause di invalidità o di estinzione può anche manifestarsi, purché le
parti siano d'accordo e intendano rapidamente e automaticamente sciogliersi dalla
relazione che avevano. Tutto questo presuppone che non ci fossero motivi di frizione
precedente e che quindi da una certa data da essere concordate, il rapporto
automaticamente si estingue.
Viceversa, se ci sono contrasti sul cambiamento delle circostanze, sull'esistenza o
meno di una certa causa di invalidità e di estinzione, per esempio, io dico che quel
trattato che avevamo concluso era contrario a una norma cogente.
(Per esempio, tu mi avevi imposto di concludere quel trattato e mi avevi minacciato, io adesso mi
sono stufato e lo denuncio, quel trattato mi avevi imposto di concludere quando io non lo
volevo. L'altro dice, ma quando mai sei impazzito portami le prove e quindi comincio una
discussione senza fine in cui si finisce davanti a un giudice per dimostrare che c'era stato o
meno la corruzione in una logica del genere, è evidente che l'automatismo non può operare
perché scatta una controversia che parla risolta prima di definire l'estinzione o l'invalidità del
Trattato. )
• Un altro dei problemi che ci possiamo e ci dobbiamo porre dopo aver risolto
quello della esistenza di cause di estinzione e quello dell'interpretazione degli
accordi.
come si interpreta un trattato internazionale?
Già nel diritto interno la regola di interpretazione è quella del cosiddetto metodo
soggettivo: cioè in ogni atto di diritto interno, le parti si devono impegnare ad
interpretarlo tenendo conto di quella che è la volontà del redattore dell'Atto, la
volontà delle parti.

Un contratto va interpretato, se ci sono dubbi sul senso che attribuire alle parole
evidentemente seguendo la logica della volontà delle parti.
Ovviamente si pone il problema di interpretare di un atto se c'è una controversia sul
suo significato quindi se il testo del Trattato pone dubbi alle parti.
come si fa a risolvere questo dubbio?
Nel diritto interno, davanti a dubbi di interpretazione di un contratto si segue il
metodo soggettivistico, cioè lo si legge tra le parti, oppure si va davanti a un giudice,
se le parti non sono in grado di risolvere autonomamente questa controversia e si
cerca la volontà delle parti. Il senso del testo è quello che è riconducibile volontà delle
parti e quindi, se non è sufficiente capire questa volontà, in base alla lettera del
contratto, si va a guardare i lavori preparatori del contratto per cercare sempre
questo delle parti.
Nel diritto internazionale, invece si segue il cosiddetto metodo oggettivo o
oggettivistico. Cioè, non si ricerca come si fa nel diritto interno la volontà delle parti
ma si cerca di capire qual è il senso oggettivo del Trattato, quale emerge dal suo testo
e bisogna cercare l'interpretazione di dare l'interpretazione che più si armonizza,
quindi con il testo del Trattato. Il parametro di riferimento non è la volontà delle parti,
ma è il testo oggettivo dell'accordo che va letto per farlo parlare.
Se la logica è questa, è chiaro che i lavori preparatori ci possono servire al limite, ma in
una logica diversa, almeno non andremo a guardare i lavori preparatori per capire la
volontà delle parti ma per andare a capire quella parola che è stata messa nel testo e
che noi oggi non riusciamo a interpretare, che cosa voleva intendere.
Quindi i lavori preparatori possono essere di ausilio nell'interpretazione del Trattato
solo se sono utili a risalire al senso del testo quale emerge ad una lettura ordinaria.
Per capire meglio che cosa significa interpretare un Trattato seguendo un metodo
oggettivistica, dobbiamo fare riferimento ad alcuni principi che la Convenzione di
Vienna chiarisce, devono essere seguiti nell'interpretare un Trattato.
Interpretare un Trattato secondo un metodo oggettivistico significa anzitutto
farlo secondo il principio di buona fede. Il Trattato va interpretato in buona fede, cioè
va letto in buona fede. Questo è un principio generale, sembra una banalità, ma non lo è
perché leggerò un testo e guarderò ogni parola, in una logica individualistica per
puntare a interpretarlo nel mio interesse.
Invece, interpretare secondo un metodo oggettivistica e secondo il principio di buona
fede significa dare il senso ordinario tra due interpretazioni, la più normale, quella più
coerente con lo scopo del Trattato.
Quindi metodo oggettivistica = interpretazione in buona fede.
Ma significa anche attribuire, il senso ordinario alle parole.
Le parole (Terzo criterio): vanno coordinate tra di loro per puntare ad un risultato
armonico. Come vedete tutto oggettivo, non soggettivo. Io interpreto in buona fede,
devo dare il senso ordinario, devo coordinare le parole in modo che diano un risultato
sensato.
Può essere utile andare a guardare ad eventuali accordi successivi che le parti di quel
Trattato hanno concluso sulla stessa materia. Per esempio può essere una buona idea
andare a guardare se sulla stessa materia scambio di merci, Italia e Francia hanno
fatto un'altro trattato e vedere in quel contesto quella terminologia che valenza ha.

Un'ultima regola del metodo oggettivistico è la seguente, se il Trattato risulta


redatto in più lingue, che sono tutte ufficiali, tenete presente che quando parliamo di
trattati internazionali e sono trattati bilaterali le lingue. Speciali sono quelle di
entrambe le parti, viene redatto in due lingue, sono tutte e due ufficiali. Se pensate un
trattato multilaterale, per esempio a 100 Stati, è evidente che si prendono le lingue più
veicolate nel mondo inglese, francese, spagnolo o russo, per esempio, e si considerano
testi ufficiali, lingue ufficiali, quelle redatte in queste 5 lingue. Se c'è un problema di
interpretazione un’ulteriore regola per garantire un'oggettiva interpretazione è
quella di andare a confrontare le versioni ufficiali, avvalendosi di interpreti che è la
migliore interpretazione giuridica, sarà quella che è meglio, armonizza le diverse lingue
ufficiali.
Immaginiamo che in francese ci sia un certo termine in inglese ce ne siano un altro in
arabo. Però, per esempio nella versione francese c'è una sfumatura, c'è una possibilità
di doppia interpretazione. Quindi si vanno a guardare i termini usati nelle altre lingue
per capire qual è l'interpretazione migliore.
Questo è il contenuto del metodo oggettivo oggettivistica.
Accanto a questo, quando si interpreta un Trattato, le parti dice la Convenzione di
Vienna devono seguire una serie di altri principi generali.

3 regole generali
1. È possibile fare un'interpretazione estensiva o un'interpretazione restrittiva
del testo dell'accordo purché questo sia utile, necessario per il funzionamento
dell'accordo e non crei discriminazioni nei rapporti tra le parti.
cioè se io ho il testo di un accordo e c'ho una disposizione che dice una certa cosa,
posso interpretarla estensivamente per allargare la portata di quella norma oppure
posso interpretarla restrittivamente?
In astratto non è vietato nell'uno o nell'altro, a meno che non sia una lettura
funzionale a garantire un beneficio esclusivo a una delle parti. Quindi una norma di un
trattato può essere interpretata estensivamente o restrittivamente se tutti sono
d'accordo e se questo è utile e necessario per far meglio funzionare il Trattato senza
creare discriminazioni a nessuno.( cioè con fini individualistici da parte degli stati)
2. Un altro principio generale importante e vale anche nei contratti di diritto
interno: se nella lettura del testo dell'accordo ci sono due interpretazioni
possibili alternative e una di queste, da vantaggio alla parte più debole nel
Trattato. Tra le due bisogna preferire questa seconda interpretazione.
Il principio del beneficio alla parte soccombente. Norma, se la leggo in un certo modo,
significa una cosa se la leggo in un altro modo, significa un'altra, una cosa leggermente
diversa e questa seconda lettura porta un beneficio alla parte più debole del Trattato.
Indubbio, bisogna preferire questa seconda interpretazione, tutti devono
interpretarla in questo modo perché evidentemente la parte soccombente del
Trattato non deve avere un onere eccessivo.
Questo accade quando nel redigere il Trattato, non ci si rende conto che c'è una norma
che è stata scritta in una maniera un po’ confusionaria e può lasciare margini di
interpretazione. Di solito lo eccepisce la parte soccombente intende specificare come
deve essere interpretata quella norma.

3. Quando leggiamo una disposizione e ci sono diverse interpretazioni possibili, ma


solo una da un senso specifico alla norma bisogna preferire quella, cioè se il
testo è scritto in modo tale che potrebbe significare tre cose, ma di queste tre
solo uno è compatibile con il Trattato l'interpretazione deve essere quella.
Cioè tra diverse interpretazioni possibili, bisogna sempre preferire quella che dà un
senso pieno alla norma. Questo principio generale serve a garantire di evitare di
perdere tempo nell’interpretazione perché c’erano tre interpretazioni possibili.
4. Non bisogna mai, questa è una conseguenza del principio oggettivistico,
utilizzare interpretazioni non unilateralistiche.
Io leggo il testo e interpreto a mio favore. No, l'interpretazione abbiamo detto deve
essere oggettiva e quindi le interpretazioni unilateralische sono vietate per principio,
altrimenti ognuno finisce per far dire al Trattato quello che corrisponde ai tuoi
interessi e non è invece quello che il Trattato voleva dire, se il Trattato voleva favorire
interpretazioni unilaterali che l'avrebbe dovuto scrivere.
C'è un problema importante che riguarda l'interpretazione dei Trattati che consiste
nel capire bene dal testo del Trattato, quando soprattutto questo è istitutivo di
un'organizzazione internazionale quali sono i poteri che il Trattato attribuisce agli
organi. Perché questo è un problema particolare, perché quando i Trattati sono ben
fatti e tutto scritto in maniera molto limpida. Per esempio, il Trattato istitutivo della
Comunità economica europea del 1957 diceva che gli organi erano 4, 5 quelli che erano
all'epoca e che avevano una serie di poteri. Leggendo il testo del Trattato si capiva
quali erano i poteri che avevano però spesso i Trattati.
Succede che con l’evoluzione di solito corrisponde una revisione del testo del Trattato,
questa revisione del testo del Trattato, il più delle volte modifica adeguatamente in
maniera chiara quelli che sono i poteri, però, può cadere o che l'azione non sia stata
ben fatta oppure che nell'evoluzione della vita dell'organizzazione, indipendentemente
da un cambiamento dei poteri degli organi previsto dalle parti, si sia sviluppata la
tendenza a fare cose leggermente diverse rispetto a quelle scritte nel Trattato.
Allora quando si interpreta un trattato e questo Trattato, l'interpretazione
riguarda i poteri degli organi, l'utilizzo del metodo oggettivistico e delle regole che vi ho
appena detto è particolarmente importante, altrimenti se si interpretasse in maniera
unilateralistica o in maniera non oggettiva, qualcuno potrebbe finire per attribuire
agli organi dell'organizzazione, poteri che non sono stati previsti nel Trattato o
addirittura un organo potrebbe attribuire a se stesso leggendo il trattato, dei
poteri che gli Stati non gli hanno dato.
NON C’ENTRA NIENTE CON IL DISCORSO DI PRIMA…
Perché si preferisce l’entrata dell’Ucraina e non della Turchia che è da anni che aspetta
di entrare?
Abbiamo detto che il Trattato dell'Unione europea è un trattato chiuso, ma in realtà è
un trattato chiuso che però prevede delle possibilità di revisione. Diciamo che è un
ibrido che non lo possiamo classificare, ma diciamo che è un trattato che prevede.
L'unanimità dei partecipanti affinché i nuovi Stati aderiscano. Però c'è una procedura
di adesione molto complessa. Che ecco, per esempio, accade nei trattati multilaterali e
soprattutto nelle organizzazioni internazionali, pone dei paletti. I paletti sono come
sempre condividere i valori fondanti di quell'organizzazione, tra i valori fondanti
dell'organizzazione, che piaccia o no, cioè il rispetto dei diritti umani fondamentali
tutti, quindi libertà di espressione e tutela del diritto alla vita , divieto di Gross
violations e così via. E vi dico subito che su questi che inciampa continuamente la

Turchia e poi il rispetto delle regole dell'organizzazione, ma non in senso teorico, anche
in senso concreto.
E questo è importante perché? Perché diventare membri di un'organizzazione di
carattere politico, può essere più facile che diventare membri di un'organizzazione di
carattere economico. Perché? Perché essere membri di un'organizzazione di carattere
economico che punta a certi obiettivi può richiedere di avere delle qualità e dei requisiti
che non magari non hanno tutti gli Stati. E questo è uno dei motivi per i quali, per
esempio, quando i paesi dell'Est Europa hanno richiesto di aderire all'Unione europea,
per esempio la Romania
Tutto questo è una garanzia di un buon funzionamento dell'organizzazione una volta
che i nuovi membri entrano. Ucraina Turchia sono due situazioni completamente
differenti. Entrambi. Dobbiamo distinguere il problema sul piano giuridico, sul piano
politico, geostrategico sul piano giuridico, chiunque può entrare a far parte
dell'Unione europea, purché dichiari e dimostri di condividerne i fili e di essere in grado di
promuoverne gli obiettivi sul piano e politico e sul piano economico. In astratto,
entrambe possono entrare a far parte dell'Unione europea. la Turchia lo sta chiedendo
da tanto tempo, non riesce a capire che se non mette da parte una serie di violazioni
palesi del principio democratico e del rispetto dei diritti umani fondamentali,
probabilmente non entrerà mai sul piano giuridico, sul piano politico e geostrategico
uno potrebbe dire, ma com'è la Turchia non entra a far parte dell'Unione europea però
poi all' Unione Europea piace fare accordi con la Turchia quando si tratta di gestire i
problemi di comune interesse. Questo è vero, però uno potrebbe rispondere una cosa è
ritenere degno uno Stato di entrare a far parte dell'Unione europea e altro e
concludere con uno Stato che magari non viene considerato degno di entrare a far
parte dell'Unione europea, ma con il quale si condivide un problema politico, economico,
sociale, tecnico, di fare accordi e rispettare la lettera di quegli accordi.
Ucraina-> l’adesione all'Unione europea non va confusa con l'adesione alla NATO, perché
sul piano giuridico sono due cose completamente diverse. Tanti paesi dell'ex blocco
sovietico o vicini all'Unione Sovietica sono poi entrati a far parte dell'Unione europea,
pensiamo alle repubbliche baltiche dove hanno fatto per una manifestazione di volontà,
cosa che non è piaciuta alla russia e all’ex unione sovietica, però non c'era nessun
motivo per impedire un'adesione.
L'ultimo problema è quello dell'incompatibilità tra Trattati, cioè la domanda che ci
poniamo è
Che succede se uno Stato che ha stipulato su una certa materia, con certe parti,
stipula poi sulla stessa materia con altre parti un trattato non compatibile?
Cioè facciamo finta che in Italia, Francia e Svizzera abbiano fatto un trattato
trilaterale. Scambi di merci, l'Italia dal vino, la Svizzera da latte e la Francia da Fiori.
Francia e Italia fanno un trattato con la Germania quindi due delle tre parti fanno un
trattato in cui scambiano le stesse merci, proprio quelle stesse quantità con la
Germania, cioè quando ci sono due trattati conclusi tra parti non identiche ma simili,
cioè due o più Stati, fanno qualcosa in loro rapporti reciproci e poi con altri Stati
fanno la stessa cosa in maniera non corrispondente.
Cioè due o più Stati assumono tra di loro alcuni impegni e assumono con altri Stati
impegni incompatibili con i precedenti. Che succede?
il problema dell'incompatibilità tra Trattati, dice la Convenzione di Vienna, che in questi
casi lo Stato che è entrato in impegni incompatibili dovrà fare una scelta, potrà
scegliere quale impegno adempiere e quale impegno invece non riuscirà a adempiere e
sarà responsabile per l'inadempimento conseguente, cioè quando si assumono impegni
internazionali gli impegni sono tutti dello stesso livello, dello stesso rilievo. Si cerca di

non entrare in impegni incompatibili con parti diverse, perché quelle stesse parti
significa che tu hai cambiato idea.
A quel punto dovrai per forza scegliere, non potendo adempiere entrambi gli accordi.
Quale dei due rispettare e nell'altro sarai nell'illecito. Quindi l'incompatibilità riguarda
solo le situazioni di sostanziale reale contrapposizione tra un compito di fare o di non
fare assunto da uno Stato con due parti diverse.
Il diritto internazionale economico dice stai bene attento perché se ti trovi in queste
situazioni tu non puoi risolvere in alcun modo, sarai certamente responsabile verso lo
Stato, al quale non potrai dare la tua controprestazione.
Visto l'esistenza di questa regola così stringente, gli Stati che cosa fanno? Quando
concludono dei Trattati che giudicano particolarmente importanti e non sanno
prevedere che cosa accadrà in futuro si possono preoccupare di inserire fin dall'inizio
delle clausole di compatibilizzazione, per esempio io concludo un trattato che prevede il
divieto dell'uso della forza e voglio ritenerlo fino a prova contraria, un trattato che
mi deve garantire una certa sicurezza. Io inserirò la regola per la quale, in caso di
contrasto con contrattati sulla stessa materia, questo trattato prevale. Cosa
voglio dire? Voglio dire che io nei rapporti tra le parti vi garantisco la prevalenza di
questo Trattato e nei rapporti con i terzi. Io potrò certamente assumere impegni
diversi perché non possono essere coperti da questo trattato, ma mi via garantisco
la prevalenza e mi sto garantendo. Il fatto che questo divieto dell'uso della forza
rimarrà sempre prevalente fino a prova contraria.
Viceversa, se gli Stati stanno assumendo degli impegni che temono possano impedire
impegni successivi, introducono nel testo del Trattato delle clausole di subordinazione
e cioè dicono gli impegni assunti da questo accordo non impediscono impegni
successivi, difformi e in tal caso saranno dichiarati soccombenti. Quindi, quando gli
Stati ritengono di star maneggiando materie importanti, devono sempre stare
attenti a quello che sottoscrivono, perché se entrassero in impegni incompatibili
sappiamo che devono scegliere quali due adempiere, non possono stare con i piedi in
due scarpe, tutt'al più possono decidere per evitare di trovarsi a queste scelte
radicali.
Introdurre delle clausole di compatibilità che possono essere di prevalenza assoluta di
un impegno o di subordinazione assoluta, di un impegno ai futuri impegni che vanno
assumendo, in questo caso, perlomeno nei rapporti con le stesse parti loro risolvono
a priori il problema. Per quanto riguarda i rapporti con i terzi, ovviamente questo non
può avere rilevanza, perché la clausola di compatibilità e di subordinazione riguarda
evidentemente solo accordi successivi conclusi con le stesse parti. Quindi nei rapporti
con le stesse parti, il trattato precedente soccombe o prevale a seconda della causa
che abbiamo introdotto e nel rapporto con i terzi.
Se c'è un'effettiva incompatibilità varrà sempre il principio generale che, in caso di
impegni incompatibili, lo Stato deve ben guardare quello che preferisce adempiere e
sarà responsabile per gli impegni che non sono compatibili con la condotta che ha
deciso di tenere.
Attenzione a mettere a fuoco, quindi, il problema dell'incompatibilità sostanziale e non
dell'incompatibilità tra impegni successivi tra le stesse parti, per i quali invece vale la
regola banale per cui il trattato successivo prevale sul trattato precedente, perché
evidentemente è una manifestazione di volontà successiva che denota l'intenzione di
cambiare le regole che fino a quel momento erano state applicate.

Diritto particolare

vi ricordate quando abbiamo fatto la classificazione delle fonti del diritto


internazionale abbiamo detto che distinguiamo tra diritto generale, il diritto
particolare nel diritto generale. Abbiamo messo le consuetudini, gli accordi, le
consuetudini, i principi e le norme cogenti nel diritto particolare. Abbiamo detto che
mettevamo i trattati in tutte le loro forme semplici, istitutivi di organizzazioni
internazionali, di codificazione e quant'altro.
E poi la seconda categoria di norme particolari scritte era rappresentato dagli atti
delle organizzazioni internazionali.
Gli atti delle organizzazioni internazionali rappresentano uno strumento
particolarmente importante sia nel diritto internazionale che nel diritto
internazionale economico perché sono fonte di obblighi che si rivolgono evidentemente
solo agli Stati membri di quell'organizzazione eservono a aggiungere agli impegni che gli
Stati assumono attraverso il trattato istitutivo per realizzare dei fini che
evidentemente sono funzionali a quel trattato, per esempio nell'ambito delle Nazioni
Unite, gli atti che gli organi possono adottare sono di due grandi tipi:
• Decisioni
• Raccomandazioni
Le decisioni sono atti vincolanti, le raccomandazioni sono atti non vincolanti
Quindi gli atti delle organizzazioni internazionali si distinguono innanzitutto dal punto
di vista della loro vincolatività o del loro carattere raccomandato.
Gli atti vincolanti sono obbligatori
gli atti non vincolanti non sono obbligatori.
Un atto non vincolante, sicuramente non è capace di creare un obbligo, altrimenti
sarebbe un atto obbligatorio però, sul piano giuridico svolge una funzione, come
vedremo, molto importante, perché altrimenti noi dovremmo pensare che esistono
solo gli atti vincolanti da parte delle organizzazioni e quelli raccomandati non servono
a niente.
Per capire questa logica, pensiamo alle decisioni dei genitori, che sono quelle con le quali
vi obbligano, perlomeno fino a quando non avete una maggiore età.
Le raccomandazioni però, fino a prova contraria sono funzionali a perseguire degli
obiettivi che magari sono importanti solo per i vostri genitori, per voi no, tipo mettiti
il maglione di lana, così non ti ammali…
Cioè le raccomandazioni pur non determinando un obbligo e quindi sul piano giuridico,
non determinando una sanzione, sono però funzionali ad un perseguimento degli
obiettivi dell'organizzazione.
Allora le raccomandazioni delle organizzazioni internazionali, pur non essendo atti che
determinano un illecito, se non vengono rispettati, sono però uno strumento
attraverso il quale gli organi dell'organizzazione, quando non possono decidere perché
magari non hanno il potere di decidere, oppure non riescono a decidere, usano la
raccomandazione per stimolare gli Stati a fare qualcosa. Fermo restando che la
raccomandazione non impone, non è detto però che la raccomandazione non sia utile,
perché molto spesso, quando non si può decidere perché magari non si è raggiunta la
maggioranza per decidere o perché non c’è il potere di decidere, raccomandando si
possono ottenere dei risultati giuridicamente significativi, cioè l'assenza di sanzione è
la mancanza del comando, non è detto che sia un limite per l'azione dell'Organizzazione
internazionale.

Quando noi parliamo di atti vincolanti e vincolanti sono molto semplici da capire, nel
senso che l'atto vincolante di un'organizzazione internazionale è l'atto con cui l'organo
dell'organizzazione, sulla base di un potere che gli è stato attribuito nel Trattato
istitutivo, ha il potere dovere di imporre una regola di condotta, di fare o di non fare
ad uno Stato membro.
Si possono chiamare appunto decisioni, si possono chiamare regolamenti, si possono
chiamare direttive, si possono chiamare come vi pare tutti gli atti (che in base alla loro
lettura hanno un linguaggio che dice gli Stati membri hanno l'obbligo di, gli Stati membri
sono tenuti a,) creano un'imposizione per gli Stati membri che se non è seguita da un
comportamento coerente, determinano la sanzione da parte dell'organizzazione. Gli
atti vincolanti vincolano e se non vengono rispettati sono oggetto di una sanzione che
l'organo competente dell'organizzazione comminerà lo Stato membro. Questo è in linea
con i poteri attribuiti dal Trattato e quindi l'illecito dello Stato membro può derivare
dalla dal mancato rispetto di un atto dell'Organizzazione internazionale.
Nel diritto delle Nazioni Unite gli atti decisori vengono adottati soprattutto dal
Consiglio di sicurezza che, nell'ambito del capitolo settimo, può decidere tutta una serie
di cose che sono funzionali al perseguimento dei figli di quel capitolo che ha come
obiettivo il mantenimento della pace e sicurezza internazionale. Il Consiglio di sicurezza
può poi raccomandare tutta una serie di cose nell'ambito del capitolo Settimo oppure
può raccomandare altre cose nell'ambito del capitolo sesto, che è quello in base al quale
il Consiglio di sicurezza svolge una funzione conciliativa, cioè si interpone tra due parti
in lite, può indurle a trovare una soluzione, però in quel caso il Consiglio raccomanda.
L'Assemblea generale delle Nazioni Unite e invece in base allo statuto delle Nazioni Unite,
un organo che principalmente raccomanda, cioè è un organo che ha una competenza,
cioè si può occupare di qualsiasi questione rientrante nella Carta delle Nazioni Unite
però sulla base della Carta ha un solo potere vincolante, può decidere una sola cosa.
Può decidere solo la ripartizione delle spese obbligatorie tra gli Stati membri. In tutte
le altre materie, in tutte le altre questioni, può fare raccomandazioni senza limiti di
contenuto, ma non può decidere obbligatoriamente nulla.
Del sistema dell'Unione europea si fa una distinzione tra atti vincolanti, atti non
vincolanti, gli atti vincolanti: sono i regolamenti, le direttive e le decisioni
gli atti non vincolanti: sono le raccomandazioni e i pareri.
In effetti, atti non vincolanti sono le raccomandazioni dei pareri anche nell'ambito
della Carta delle Nazioni Unite.
Sia nell'Unione europea che nelle Nazioni Unite è un altro esempio di atto vincolante è
rappresentato dalle sentenze, le sentenze sono i tipici atti decisori dei giudici. Quindi la
Corte di giustizia dell'Unione europea può adottare sentenze. Il Tribunale di primo
grado, che è un altro tribunale dell'Unione europea, può adottare sentenze, la Corte
internazionale di giustizia può adottare sentenze.
Allora, Ricapitolando, gli atti delle organizzazioni internazionali sono strumenti con cui
gli organi dell'organizzazione danno dei comandi o delle raccomandazioni rivolte agli
Stati membri. La base giuridica, per così dire, di questo potere e nel Trattato, cioè gli
organi possono comandare o raccomandare solo se è previsto dal Trattato, se è
previsto dal Trattato gli atti obbligatori impongono e, in caso di mancato
adempimento, gli Stati membri commettono un illecito. Viceversa, gli atti di carattere
decisorio, gli atti di carattere raccomandatario servono invece essenzialmente a
sollecitare gli Stati a tenere dei comportamenti che vengono considerati
dall'organizzazione funzionali ai fini, però, come vedremo, svolgono un ruolo molto
importante perché in tutti i casi in cui gli Stati non riescono a decidere, le

raccomandazioni servono a permettere all'organizzazione di guidare comunque la


condotta degli Stati membri verso i fini della organizzazione.

Lezione 9
Atti delle organizzazioni internazionali

che vengono anche chiamate fonti di terzo grado che occupano il terzo posto nella
gerarchia delle fonti. Perché avendo la loro base giuridica nel Trattato istitutivo
dell'Organizzazione internazionale a cui si riferiscono e siccome questo trattato è una
fonte di secondo grado, gli atti delle organizzazioni sono fonti di terzo grado quindi.
Questi atti vanno distinti in fonti scritte e fonti non scritte e le mettiamo quindi dal
lato delle fonti scritte che a loro volta sono tutte fonti di diritto particolare.
Noi abbiamo detto che il diritto particolare è quello che si rivolge solo agli Stati che
hanno accettato il processo di produzione normativa che sta alla base di quella fonte
e questo per i trattati internazionali e vale anche per gli atti delle organizzazioni
internazionali.
Cioè, in altri termini, se non c'è un'organizzazione internazionale legittimamente
costituita, nessuno Stato può essere chiamato a rispondere degli obblighi posti da un
atto di un'organizzazione internazionale, perché non ha manifestato a monte il
consenso ad ottenere questi comandi.
Viceversa, non può neanche invocare i diritti derivanti da quel trattato istitutivo
dell'Organizzazione internazionale, quindi la membership di un'organizzazione
internazionale per gli organi dell'organizzazione è l'abilitazione, il titolo giuridico per
poter adottare atti per gli stati è il potere dovere di riceve diritti o comandi dagli atti
di questa organizzazione.
Abbiamo detto che gli atti dell'organizzazione internazionali in forma scritta si
classificano in due grandi tipologie, quelli di carattere vincolante e quelli di carattere
non vincolante.
Quelli di carattere vincolante servono a ricevere dall'organizzazione un comando, una
indicazione su che cosa fare o non fare, che cosa è legittimo e che cosa è illegittimo,
che cosa va fatto e che cosa non va fatto. E soprattutto, come vedremo gli atti
vincolanti possono assumere diverse tipologie dal punto di vista del contenuto, diverse
sfaccettature, possono dire cosa fare, con quale obiettivo e con che con che
modalità ti indico il comando e questo si dice un comando completo->l'obiettivo e i mezzi
per raggiungerlo
oppure perché l'Organizzazione internazionale così è stata istituita, può accadere che
un organo abbia il potere invece di dare agli Stati membri solo l'obiettivo e lascia liberi
gli Stati membri di perseguire l'obiettivo, con i mezzi che preferisce però il vincolo c'è.
Qual è la differenza tra queste tipologie di atto che il primo da un obbligo completo,
l'altro da un obbligo solo di risultato.
Il primo si usa come strumento di normazione quando si vuole dettagliatamente
indicare e soprattutto quando l'organizzazione ha il potere di farlo si vuole
dettagliatamente indicare lo Stato membro, il risultato e il modo per raggiungerlo, per
fare in modo che tutti realizzino lo stesso risultato nello stesso modo.
In altri casi questo non è necessario perché ci possono essere situazioni di base
diverse, perché l'organizzazione non ha il potere, non ha avuto il potere di indicare

dettagliatamente come fare, ma indica ha avuto soltanto il potere di indicare obiettivi.


E allora, come vedremo, c'è un'altro tipo di atto che in qualche modo meno invasivo
perché lascia libertà agli Stati di raggiungere nel modo che è meglio preferiscono il
risultato e definisce solo il risultato da raggiungere.
Un'altra tipologia, come vedremo, di atti vincolanti, e quella che pur determinando un
obbligo più o meno completo, si rivolge però non agli Stati ma alle persone fisiche e
giuridiche, sempre, ripeto, per potere previsto dell'organizzazione di fare ciò e perché
gli Stati hanno consentito. Quindi è stato previsto per il Trattato di questa
organizzazione che uno o più organi, a seconda di quello che gli Stati costituenti hanno
voluto, si è visto conferito il potere di dare comandi alle persone fisiche e giuridiche.
Quindi, come vedete, sono tutti atti vincolanti, ma il tipo di vincolo che creano e
contenutisticamente diverso.
Gli atti vincolanti, vincolo obbligano rispetto ai mezzi rispetto al risultato, ma
comunque lo fanno in forma scritta.
Esiste poi l'altra categoria che è una categoria ancor più ampia, in qualche modo nella
quale rientrano tutti quegli atti scritti, sempre basati sul potere dell'organizzazione,
perché l'organizzazione può fare tutto e solo quello che gli Stati membri hanno
previsto che possa fare.
La categoria degli atti non vincolanti, detti anche atti raccomandatori.
che funziona giuridica svolgono?
Gli atti raccomandatori hanno una funzione particolarmente importante,
soprattutto in quei contesti in cui è la crisi in atto ne è una dimostrazione, per
qualsiasi motivo, il potere decisorio dell'organizzazione non riesce a funzionare perché
ci sono ostacoli interni, perché non si raggiungono le maggioranze del caso, perché non
è stato previsto un potere.
Per esempio, l'Organizzazione mondiale della sanità è l'organismo delle Nazioni Unite che
ha avuto il potere di guidare l'azione degli Stati nel perseguimento degli obiettivi della
tutela della salute pubblica individuale e collettiva. Bene, siccome la tutela della salute
pubblica è un obiettivo che viene o almeno dovrebbe essere tutelato anche già dei
diritti interni, per ragioni che non sto qui a raccontarvi quando questa organizzazione
è stata creata, è nata con forti poteri sulla carta che però non si sono sostanziati in
forme di decisione cioè agli organi non è stato riconosciuto il potere di decidere, ma il
potere di raccomandare perché gli Stati ci sono voluti riservare il diritto di prendere
quelle raccomandazioni e trasfondere il diritto interno.
Allora l'Organizzazione mondiale della sanità, il tipico esempio di organismo dove però gli
Stati non hanno avuto il coraggio perché si tratta di coraggio di deferire dei poteri
decisori forti, che attenzione certamente avrebbero limitato a monte la competenza
degli Stati di adottare decisioni autonome.
Cooperare sulla base di raccomandazioni è certamente meno efficace che operare
sulla base di decisioni perché l'organismo valuterà il problema presumendo sempre che
ci sia un organismo che abbia un potere legittimo e una competenza sensata e i poteri
e gli strumenti per valutare la situazione.
Forme di cooperazione forte sono sempre auspicabili e utili.
Allora il potere decisorio delle organizzazioni funziona quando gli Stati hanno dato
hanno avuto il coraggio di dare il potere di decidere però questo era il nostro punto.
Quando per tanti motivi, perchè per esempio si è all'inizio della fase di una cooperazione
internazionale, non si ha il coraggio di deferire il potere decisorio il fatto di
cominciare a raccomandare può essere utile.

Oppure, come vi dicevo prima, il potere raccomandatario può essere utile quando ci
sarebbe il potere decidere, non si riesce a decidere e però almeno si raccomanda per
cominciare a fare cosa
La produzione normativa associata agli atti vincolanti è tipica di ogni organizzazione
internazionale, praticamente quasi tutte le organizzazioni internazionali hanno
almeno un organo che ha il potere di decidere.
Solo le forme più embrionali di cooperazione o quelle che riguardano materie
particolarmente sensibili si riposano soltanto su un potere raccomandato.
Quanti tipi di decisioni esistono?
Tantissimi tipi di decisioni dal punto di vista delle denominazioni, a noi non interessa
sapere quali sono tutti i tipi di decisione ma a noi interessa sapere che ci sono degli
atti vincolanti. Che, per esempio, se sono adottati da tribunali internazionali, si
chiamano sentenze e in generale invece si chiamano decisioni, nelle Nazioni Unite si dice
decisioni risoluzione, si usa il termine ancor più generico di risoluzione.
Il Consiglio di sicurezza adotta risoluzioni l'Assemblea generale, adottare soluzioni,
però poi bisogna fare attenzione, perché se usiamo la parola risoluzione può essere
sia una raccomandazione che è una decisione, quindi diciamo che gli atti vincolanti sono
decisioni, sono atti decisori che, per esempio nel diritto dell'Unione europea pure, si
chiamano sentenze quando sono adottati dai tribunali, la corte di giustizia dell'Unione
europea adotta sentenze, il Tribunale di primo grado, che è un organo, un altro organo
giurisdizionale dell'Unione europea, adotta dei sentenze, ma poi nell'Unione europea la
terminologia usata per identificare gli atti decisori fa riferimento a queste formule.
Regolamenti, direttive e decisioni nel diritto dell'Unione europea sono tutti e tre atti
vincolanti. L'altro atto vincolante è la sentenza la sentenza è la decisione del Tribunale
non ha bisogno di essere particolarmente connotata perché ha le stesse
caratteristiche del diritto interno è l'atto con cui un giudice impone alle parti di una
controversia una certa soluzione della controversia.
Oppure, nel caso della Corte di giustizia dell'Unione europea, che oltre ad essere un
organo di risoluzione delle controversie è a differenza degli altri tribunali
internazionali, come vedremo anche un organo che ha una competenza interpretativa.
Allora le sentenze della Corte possono servire o decidere una controversia. Oppure
possono servire a interpretare in maniera autorevole il Trattato dell'Unione europea
e questo accade perché, perché gli Stati membri hanno dalla Corte questa duplice
funzione, quindi sentenze interpretative e sentenze di risoluzione delle controversie.
Gli altri atti vincolanti dell'Europa dicevo sono i regolamenti, le direttive e le decisioni.
Regolamento
è l'atto più complesso e più completo del diritto dell'Unione europea.
È l'atto attraverso il quale le istituzioni indicano gli Stati membri, come vi dicevo prima,
l'obiettivo da raggiungere e i mezzi con cui farlo.
Quindi si dice che un atto completo in tutti i suoi elementi; quindi, dal punto di vista del
contenuto è un atto capace, perché così è previsto di definire il risultato e i mezzi per
gli Stati membri.
Ed è un atto a portata obbligatoria, generale completa.
-Obbligatorio: perché vincola
-Generale: perché si rivolge a tutti gli Stati membri. Quindi quando esce un regolamento,
tutti gli Stati membri sono tenuti a rispettarlo e tutti ricevono da questo
regolamento un comando che se si va a leggere è evidente che ci trovate sia il risultato
da raggiungere, sia i mezzi con cui realizzarlo. Quindi diciamo che è uno strumento

autorevole e trasversale, nel senso che colpisce tutti allo stesso modo dicendo a tutti
che cosa fare e come.
Il regolamento per essere una fonte di terzo grado per essere una fonte legittima di
un'organizzazione del potere di un'organizzazione, si deve basare su una competenza
che è stata attribuita agli organi, quindi, sarà legittimo il regolamento che definisce
mezzi il risultato sulla base di un potere che l'organo ha legittimamente avuto,
altrimenti è un atto impugnabile.
Sono atti legittimi, parliamo degli altri basati sul potere dell'organizzazione esempi
infiniti in ogni settore di sua competenza, nei limiti delle sue competenze,
l'organizzazione può adottare regolamenti e quindi sceglie il regolamento quando vuole.
Quando si adotta un regolamento e noi presumiamo che sia legittimo e perché su quella
materia qualcuno ha deciso che voleva dall'organizzazione, perché quella logica delle
organizzazioni se l'organizzazione comanda, qualcuno l'ha dato il potere di comandare,
altrimenti basta caducare l'atto perché legittimo si porta davanti al giudice.
L'atto vincolante basato sulla logica del regolamento è un comando completo e nella
logica dell'Unione europea quest'atto è talmente forte che è direttamente applicabile.
Se voi andate a guardare il testo del Trattato di Roma del 1957, istitutivo della
Comunità economica europea, si diceva che i regolamenti, le direttive e decisioni sono
direttamente applicabili, cioè contengono in sé gli elementi di completezza in toto il
regolamento e la decisione e in parte, come vedremo, la direttiva tali per cui quando
vengono adottati, sono già perfettamente in grado di estrinsecare effetti
nell'ordinamento interno Stato (Su questo ritorneremo quando parleremo
dell'adattamento)
Il regolamento è direttamente applicabile come la direttiva, in parte rispetto
all'obiettivo e la decisione.
Passiamo al secondo tipo di atto
Direttiva
ha in comune con il regolamento il fatto di essere un atto che determina un risultato
obbligatorio, quindi la direttiva obbliga però, a differenza del regolamento, lascia
libertà di mezzi.
Si dice che è un atto vincolante dal punto di vista dell'obiettivo.
La direttiva può essere particolareggiata o poco particolareggiata, non importa, è
direttiva ogni atto che indipendentemente dalla sua denominazione, svolge la funzione
di indicare l'obiettivo senza specificare i mezzi.
Non è meno importante, dipende qual è la funzione che si vuole svolgere, dipende qual è il
settore nel quale siamo perché se l'organizzazione ha avuto il potere di definire per gli
Stati membri solo gli obiettivi, la direttiva diventa lo strumento di eccellenza perché se
adottasse regolamenti su quella materia sarebbero impugnabili.
Allora si dà il potere forte di dare i regolamenti e tutti vanno avanti. Se invece siamo
una materia su una materia, per esempio economica sensibile, in cui gli Stati devo avere
qualche indicazione, allora è molto probabile che si crea il mero potere
raccomandatorio.
La direttiva può essere particolareggiata quando a monte l'organo sa di poter anche
indicare una serie di elementi. Ovviamente non può essere tanto particolareggiata da
diventare un regolamento, nel senso che può dare qualche input in più su come
realizzare il risultato, ma non puoi indicare dettagliatamente i mezzi altrimenti
effettivamente sarebbe impugnabile. Ferma restando che ci sono delle zone grigie in
cui, se nessuno protesta, perché magari è utile avere delle indicazioni, queste

indicazioni possono essere per esempio seguite da chi vuole avere delle indicazioni e chi
invece ritiene di poter fare meglio da solo è libero di farlo da solo.
La direttiva evidentemente ha il punto di forza e il punto di debolezza nella stesso
elemento e cioè il non poter definire i mezzi. Va benissimo se gli Stati li sanno definire
rapidamente, ma va malissimo se gli stai non li sanno definire rapidamente.
Però attenzione, essendo un atto vincolante, quando la direttiva viene adottata e c'è
l'obiettivo, di solito c'è anche un timing, bisogna fare questa cosa entro l'anno X. Nel
frattempo ti devi darti da fare, devi correre, trattare per adempierla perchè
altrimenti ubisci, come accade regolarmente all'Italia, che è proprio geneticamente,
non è predisposta a realizzare gli obiettivi nei tempi previsti.
Risultato da realizzare entro questa scadenza e non ci sono ragioni, se la direttiva non
viene realizzata nei tempi previsti, lo stato commette un illecito e a meno che tu non mi
motivi cosa ti ha attivamente impedito di realizzare quel risultato ci devono essere
prove serie, tu sei inadempiente e quindi non dirai una, quella che si chiama procedura di
infrazione per aver violato l'obbligo di risultato della direttiva.

La decisione sia un atto tipico dell'Unione europea, sia il termine generico con cui si
parla di atti vincolanti dell'organizzazione internazionale nel diritto dell'Unione europea.
La decisione condivide con il regolamento la pienezza dell'obbligo mezzi e il risultato,
però, a differenza del regolamento, si rivolge non agli Stati membri ma a privati.
E’ l’atto con cui nel diritto dell'Unione europea, su una materia di cui l'Unione ha
competenza, dice ai privati che cosa fare e come fare (è il regolamento per i privati
diciamolo in termini semplici)
E quindi è un atto specifico, può dire anche a singoli privati che cosa fare, mentre il
regolamento abbiamo detto che si rivolge a tutti e si rivolge gli Stati.
Nell'ambito delle Nazioni Unite, per fare un altro esempio, il Consiglio di sicurezza è un
organo che può decidere e adotta delle risoluzioni si chiamano risoluzione del Consiglio
di sicurezza di carattere decisorio.
Le decisioni il Consiglio può adottare nell'ambito del capitolo Settimo, che è quello che
riguarda il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale nell'ambito del
quale, per esempio, può decidere misure di embargo, misure sanzionatorie, misure con
le quali dice agli Stati di fare qualcosa o di smettere di fare qualcosa e queste sono
sanzioni che si basano sul riconoscimento da parte del Consiglio di un'avvenuta
violazione da parte degli Stati di una norma delle Nazioni Unite ed in particolare queste
misure sanzionatorie che il Consiglio di sicurezza può adottare in base all'articolo 41
che rientra nel capitolo settimo della Carta, sono misure che si rivolgono agli Stati con
cui lo Stato può decidere, per esempio. l'interruzione dei rapporti economici con un
altro Stato membro, cioè, dice agli Stati membri decido che adesso dovete
interrompere i rapporti con quello Stato che ha violato la Carta. Perché, dice agli Stati
membri perché le decisioni e le raccomandazioni si rivolgono solo agli stati membri.
Tutti gli Stati membri sono sollecitati, devono adottare una certa condotta
sanzionatoria decisa dal Consiglio.
Il Consiglio chi è?
è fatto da Stati membri delle Nazioni Unite. Mettiamo per un attimo da parte il suo
problema di politicizzazione perché abbiamo detto tante volte, è una struttura
basata sul potere forte dei 5 membri permanenti, e però anche 10 membri a rotazione,
per esempio ieri non è passata una risoluzione sollecitata dalla Russia che chiedeva di
valutare le conseguenze umanitarie del conflitto. Cina e Russia hanno votato a favore,
voto favorevole di due membri permanenti però tutti gli altri si sono astenuti, quindi
sono 13 astensioni. Le delibere del Consiglio per essere per passare devono avere il

voto di 5 membri permanenti e quattro non permanenti, perché sappiamo che c'è il veto
per effetto del quale basta che un membro permanente non voti la risoluzione non
viene approvata, però, due voti di membri permanenti a favore e 13 astensioni non è
una maggioranza sufficiente.
Le sanzioni quindi il Consiglio può decidere sanzioni quando ritiene che ci siano dei
comportamenti di uno Stato membro che violano la Carta. Allora sollecita tutti gli altri
a sanzionare la condotta con un'interruzione dei rapporti economici, con
un'interruzione dei rapporti politici o con qualsiasi altra misura abbia un effetto,
appunto, sanzionatorio.
Di recente, per esempio, risposta agli atti di terrorismo internazionale, il Consiglio di
sicurezza ha cominciato ad adottare anche delle cosiddette sanzioni mirate, Smart,
che prima in una prima fase erano rivolte sempre verso gli Stati perché il potere
sanzionatorio, il Consiglio sicurezza si rivolge agli Stati sanziona la condotta di uno
Stato invitando gli altri Stati a tenere delle condotte coerenti con questa sanzione.
Le sanzioni però hanno il problema di impattare sulle popolazioni.
Se io faccio una misura di embargo e dico a tutti gli Stati membri, non commerciate più
con la Russia, con l'Ucraina o chi per essa, che cosa significa? Che si chiude al commercio
estero quello Stato è però tutta la popolazione di quello Stato subisce degli effetti.
Le sanzioni che sono state adottate nei confronti della Russia, non dal Consiglio di
sicurezza perché non ha raggiunto le maggioranze necessarie per adottarle,
figuriamoci se la Russia si poteva mai astenere nei confronti di misura del genere o
addirittura votare a favore, men che meno.
Comunque, quando le sanzioni vengono adottate possono avere un carattere di
sanzione della condotta statale però, soprattutto quelle economiche impattano sulla
popolazione.
Allora di recente il Consiglio di sicurezza che cosa ha fatto adottato delle sanzioni
mirate, cioè volte a colpire gli individui responsabili della condotta illecita.
Avete sentito parlare delle misure di congelamento dei beni forse avete sentito
parlare delle liste del Consiglio di sicurezza, che sono lo strumento in listing lo
strumento con il quale. Gli Stati membri hanno avuto la sollecitazione, anzi l'obbligo, del
consiglio di segnalare ad una struttura istituzionale creata presso il Consiglio di
sicurezza cittadini o persone esistenti sul proprio territorio, però in questo caso
bisogna poi interfacciarsi con lo stato di nazionalità del presunto del presunto
terrorista, di segnalare quest'organo cittadini sospettati seriamente di essere dei
terroristi. A questo punto il Consiglio di sicurezza che cosa fa? Fa delle verifiche se si
scopre che queste persone non portano per tempo delle prove a dimostrare
dell'erronea segnalazione, vengono colpite da misure di asset crisi, Travel Ban oppure di
divieto di vendita di armi.
Quindi le sanzioni sono lo strumento attraverso il quale un organo dell'organizzazione,
nel nostro caso il Consiglio di sicurezza, adotta misure punitive nei confronti dello
Stato, in alcuni casi, se questo è efficace, se però la sanzione nei confronti dello Stato
affligge la popolazione piuttosto che i colpevoli, il Consiglio di sicurezza negli anni ha
sviluppato una prassi di sanzioni mirate che colpiscono o gli organi dello Stato
responsabili dell'illecito, se rientra ovviamente nei poteri del Consiglio, per cui le
sanzioni sono le sentenze della Corte penale internazionale.
Se un individuo fa crimini internazionali, il Consiglio di sicurezza ci fa poco con le sanzioni
economiche si adottano, altre misure, però le misure di congelamento dei beni
toccando la tasca delle persone sono sempre molto efficaci.
E quindi, per esempio nei confronti dei terroristi, si sono avute sanzioni, così come si
dice, smart, mirate individuali, volte a colpire, non la popolazione afghana, se i

terroristi erano afghani, ma a colpire il cittadino afghano, il cittadino francese, il


cittadino italiano, un cittadino tunisino, attenzione cittadino di uno Stato membro
delle Nazioni Unite, da cui la competenza di adottare quest'atto che aveva commesso un
atto le cui conseguenze sui fini delle Nazioni Unite.
Perché il Consiglio aveva riconosciuto che il terrorismo internazionale con la violenza
rappresentava una seria minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale e siccome in
base al capitolo settimo, il Consiglio al competente ha adottato queste sanzioni
mirate.
Allora dicevamo, quindi le decisioni del Consiglio, il Consiglio può anche raccomandare
tante cose, di questo ne parleremo più avanti.
Vi ho detto già l'altra volta che la stessa Assemblea generale delle Nazioni Unite ha un
potere decisorio molto più limitato, perché in realtà in base alla Carta l'Assemblea
generale con delibere decisorie può soltanto ripartire le spese obbligatorie
dell'organizzazione, se andate nello statuto trovate un unico potere decisorio
dell'Assemblea che peraltro verso si può occupare e quindi fare raccomandazioni,
dichiarazioni, su qualsiasi questione abbia a che fare con la Carta e siccome i fini della
Carta sono molto generali, praticamente l'Assemblea generale si può occupare di
tutto, però per statuto può decidere solo la ripartizione delle spese obbligatorie e
nella prassi dell'Assemblea attenzione, si è sviluppata una consuetudine integrativa
dello statuto, una regola non scritta per effetto della quale, per effetto di questa
consuetudine, l'Assemblea si è vista attribuire il potere di decidere anche un'altra cosa,
di decidere in materia di autodeterminazione dei popoli quando però si è certi che la
decisione è in linea con gli interessi del popolo e con la volontà del popolo.
Allora l'argomento è potere decisorio dell'Assemblea per statuto solo la ripartizione
delle spese obbligatorie nella prassi si è però sviluppata una consuetudine integrativa,
cioè una fonte, un processo normativo non scritto che ha aggiunto ai poteri
vincolanti dell'Assemblea quello di prendere decisioni su questioni che hanno a che fare
con l'autodeterminazione del popolo e quindi se l'Assemblea ravvisa rispetto a un
particolare Stato rispetto a una particolare popolazione, un problema di
autodeterminazione, è legittimata a decidere qualcosa a favore
dell'autodeterminazione di quel popolo con il vicolo forte, però, che la decisione il
contenuto della decisione dell'Assemblea non sia altro che l'amplificazione di quello che il
popolo ha chiesto, cioè l'Assemblea non può decidere contro la volontà del popolo, ma
può decidere per dare rilievo la volontà del popolo contro chiaramente lo Stato.
Questo è un passaggio importante, primo perché è una consuetudine integrativa di
uno statuto di un'organizzazione fondamentale e se si è formata questa consuetudine
dietro che cosa c'è? Cioè la volontà della più gran parte degli Stati che si sono auto
detti, perché se lo dicono con la consuetudine va bene l'autodeterminazione è una cosa
importante; infatti, l'autodeterminazione è una delle regole del piatto, è una norma
cogente.
Se l'Assemblea con segnalazioni da parte di organizzazioni umanitarie, organizzazioni
per la tutela dei diritti politici e civili ha indicazioni che il popolo vuole una cosa e uno
Stato non lo fa, l'Assemblea può decidere, evidentemente anche contro lo Stato.
Attenzione, le decisioni dell'Assemblea in generale, le raccomandazioni dell'Assemblea
tendono ad essere generali.
ma c'è un potere sanzionatorio?
L'Assemblea non ha poteri sanzionatori, però attenzione quando l'Assemblea decide
qualcosa in materia di autodeterminazione, è molto probabile che quella questione sia
una questione che minaccia la pace e la sicurezza internazionale direttamente o
indirettamente. Perché se i problemi di autodeterminazione si risolvono pacificamente,
con la diplomazia o le elezioni, con il referendum, non si arriva a quella a cui siamo

arrivati oggi. Se le questioni reali o vantate di autodeterminazione non vengono


risolte, si va a guerra.
E allora il potere decisorio dell'Assemblea diventa anche un surrogato dell'inazione del
Consiglio di sicurezza. Quindi vedete come le cose sono collegate.
Un potere decisorio consuetudinariamente sviluppato dell'Assemblea generale in
materia di autodeterminazione è stato anche funzionale al fatto della possibile
paralisi del Consiglio che in situazioni gravi è sufficiente un membro permanente alzi la
mano e la situazione si blocchi.
Però, siccome è una situazione estrema di autodeterminazione che approva di essere
documentata da fatti portati alla all'attenzione, evidentemente si tratta di
rivendicazioni serie l'assemblea può decidere.
Decisioni del Consiglio dell'Unione europea, decisioni che vengono adottate dal Consiglio
ma che poi vengono proposte dalla Commissione si ascolta un parere che deve essere
conforme del Parlamento che addirittura codecide insieme al Consiglio e poi il Consiglio
dell'Unione europea adotta l'atto.
Il regolamento la direttiva la decisione sono l'estrinsecazione delle tre tipologie di
potere vincolante dell'Unione europea e le sentenze sono l'altro esempio di potere
vincolante. Stesso discorso per il Consiglio di sicurezza o per l'Assemblea generale o
per la Corte di giustizia che è il giudice delle Nazioni Unite che può adottare sentenze,
quindi decisioni e sentenze sono gli atti decisori delle Nazioni Unite.
Soltanto un'altra precisazione l'atto vincolante obbliga e quindi se non viene
rispettato determina l'illecito. Anche nel diritto interno, data una norma, la sua
violazione concreta l'illecito.
Noi abbiamo detto, se si viola una consuetudine, l'illecito e generale, cioè nei confronti di
tutti i membri della comunità internazionale, se si viola il Trattato, chi viola il Trattato
è responsabile nei confronti di tutti i membri del Trattato. Se si viola un atto di
un'organizzazione internazionale si commette un illecito nei confronti degli organi di
tutti gli Stati membri e questo viene sanzionato. Il trattato di solito prevede qual è la
sanzione per il mancato rispetto del regolamento della direttiva, della decisione o della
sentenza.
Gli atti di carattere raccomandatorio abbiamo detto non decidono, perché non si può
decidere perché evidentemente nel testo del Trattato istitutivo dell'organizzazione
non è stato previsto un potere decisorio, perché l'Assemblea non decide, al di là della
ripartizione delle spese obbligatorie, perché gli Stati hanno avuto paura che un organo
a rappresentanza universale, perché nell'Assemblea generale ogni Stato vale uno, si
potessero concretare le maggioranze per decidere e purtroppo è stato previsto il
potere di decidere sulle cose importanti solo in capo al Consiglio di sicurezza. Che in sé
non è una tragedia, perché va benissimo, se un organo decide le cose importanti, però
dovrebbe decidere in maniera un po più democratica, perché altrimenti si finisce come
stiamo vedendo ogni giorno, che se il potere viene dato a un organo che ha dei limiti di
politicizzazione e di poca democraticità dal punto di vista della ripartizione del potere
si finisce che poi le cose si possono fermare e si finisce per arrivare come si è arrivati
a situazioni paradossali.
Mi spiego meglio quando ha inizio Marzo, credo il 3 Marzo, l'Assemblea generale ha
adottato una Risoluzione nell'ambito della prassi, gli uniting for peace , è successo un
fatto abbastanza importante, era la prima volta che in quarant'anni che
all'organizzazione l'Assemblea generale che adottasse una delibera del genere, che è
una raccomandazione pesante perché si tratta di una raccomandazione su una
materia di competenza del Consiglio di sicurezza, ha raccomandato ha riconosciuto
che l'atto russo costituiva un'aggressione, nella storia delle Nazioni Unite si contano
sulla punta delle dita le situazioni in cui l'Assemblea si è sostituita al Consiglio, nel

riconoscere l'esistenza o meno di un atto di aggressione. Perché se andate vi andate a


leggere il capitolo settimo della Carta l'articolo 39, che si intitola mantenimento della
pace e della sicurezza internazionale ed è una competenza del Consiglio.
Primo potere articolo 39, il Consiglio ha il potere-dovere di accertare l'esistenza di una
minaccia alla pace, di una violazione della pace o di un atto di aggressione. Nel 99% dei
casi il Consiglio di sicurezza in questi anni ha accertato minacce alla pace o violazioni
della pace. Raramente ha accertato atti di aggressione. Perché è evidente
l'aggressione è l'atto più grave. La minaccia alla pace può diventare aggressione, ma è
una qualsiasi forma di rischio per la pace. La violazione della pace è una minaccia che c'è
già concretizzata in una violazione della pace. L'atto di aggressione, come dice anche lo
statuto della Corte penale internazionale del crimine supremo, lo diceva anche lo
statuto di Norimberga, l'aggressione è il crimine supremo.
Allora il Consiglio, organo politicizzato, raramente ha riscontrato una un'aggressione,
anche perché gli Stati membri dicono sempre ma non qualifichiamo l'aggressione
accertiamo prima i fatti, allora le risoluzioni ci vanno con i piedi di piombo e quindi più
spesso dicono accertata una grave minaccia alla pace che può essere un'aggressione,
viene lasciato da parte, lo si deduce poi dal contenuto della risoluzione.
Per poterlo esercitare, il Consiglio deve fare una risoluzione in base all'articolo 39 in cui
dichiara che c'è una minaccia alla pace. La risoluzione l'hanno tentata ma non è passata,
perché non si è riusciti a raggiungere la maggioranza per decidere che quella era una
minaccia alla pace.
La cosa importante è che per la prima volta in quarant'anni, l'Assemblea generale ha
fatto una dichiarazione, una soluzione raccomandatoria, in cui ha accertato con il
voto di 141 Stati membri, 35 astenuti e contrari però non erano gli stessi per esempio
l'India, l'Etiopia, però poi alcuni paesi che si erano astenuti hanno votato a favore della
risoluzione.
Perché è importante questa risoluzione? Pur essendo raccomandatoria primo, perché
è una raccomandazione su una materia di competenza del Consiglio di sicurezza e di per
sé queste raccomandazioni non sono legittime, perché un organo sta invadendo la
competenza di un altro, Se il Consiglio di sicurezza è l'organo competente ad accertare
le violazioni, ogni organo deve fare quello che la Carta gli dà.
Nella Carta anzi c'è il divieto per l'Assemblea generale di occuparsi di questioni di
competenza del Consiglio. C'è scritto l'Assemblea generale si occupa di tutto ed è
implicito, salvo quello che sia di competenza di altri organi e quindi del Consiglio di
sicurezza, è scritto proprio all'Assemblea tutti i poteri che riguardano qualsiasi
questione, salvo quelle del mantenimento della pace, che sono di competenza del
Consiglio.
Perché questa delibera si chiama uniting for peace, è un contesto di crisi in cui il
Consiglio di sicurezza, come oggi, era paralizzato e l'Assemblea generale sviluppò un
consenso per adottare una raccomandazione, quindi formalmente non ledeva la
competenza del Consiglio che ha il potere esclusivo di decidere in materia di
mantenimento della pace. L 'Assemblea disse io voglio raccomandare, ma non perché
voglio invadere la competenza che Consiglio, ma perché qui altrimenti saltano le Nazioni
Unite, qua dobbiamo raccomandare qualcosa che in termini di decisione è competenza
esclusiva del Consiglio, però se io non raccomando, salta la pace e saltano le Nazioni
Unite. Questo, ripeto, è accaduto in situazioni particolarmente estreme

Però perché avviene nelle situazioni di emergenza?

perché nessuno, neanche gli Stati membri permanenti che sono il problema di solito
hanno il coraggio di impedire all'Assemblea di adottare una raccomandazione del
genere.
L'Assemblea raccomanda quindi di per sé una raccomandazione del genere non è
illegittima in astratto, perché io sto raccomandando e non sto prevaricando su
Consiglio, però se lo faccio in una situazione in cui il Consiglio è paralizzato.
L'Assemblea sulla base di una sollecitazione del Consiglio, del 27 Febbraio, credo.
Comunque Primo elemento, l'Assemblea fa qualcosa che di norma il potere del Consiglio
però una raccomandazione, l'altro elemento eccezionale e l'accertamento dell'atto di
aggressione. Come vi ho detto prima, il Consiglio sicurezza rarissimamente lo fa
l'Assemblea, essendo meno politicizzata, ovviamente ha avuto 141 Stati che hanno
detto no, questa è un'aggressione, la dobbiamo denominare così. E per questo i 35
hanno siano astenuti, altri hanno votato contro questo aspetto, ma quando mai non
lo è. Però è un riconoscimento importante perché %41 Stati pure se è soltanto una
presa d'atto, una raccomandazione, c'è un riconoscimento di un'aggressione e 141/185
non è poco.
Però è importante perché c'è una volontà di Stati che si sono espressi attraverso i
propri ambasciatori.
Inoltre, l'Assemblea ha raccomandato agli stati cessare immediatamente l'ostilità.
Chiaramente non ho fatto valutazioni ulteriori ha detto solo c'è un atto di
aggressione e poi ha detto, fermatevi, andate davanti al giudice a capire perché siete
arrivati a questo, però qualificato l'aggressione di una parte e 141 Stati hanno votato
a favore.
Allora la raccomandazione non ha deciso nulla però è servita a qualcosa, infatti, la
Russia dovuto cambiare la propria strategia, non ha più parlato di genocidio da parte
dei degli ucraini nei confronti della popolazione russa. Aveva detto che l'intervento era
basato su una legittima difesa delle popolazioni russofone che avevano subito
genocidio. Innanzitutto, non c'e da nessuna parte nella Carta delle Nazioni Unite,
un'eccezione che legittima un intervento su un presunto genocidio. L'uso della forza è
sempre aggressione..

Lezione 10

Gli atti di carattere non vincolante spesso chiamati raccomandazioni, pareri e anche
nella formula generica risoluzioni, ma poi bisogna andare a vedere se l'atto dice gli
Stati devono o gli Stati sono sollecitati a, si invitano gli Stati a, gli Stati dovrebbero,
ogni qualvolta c'è un imperativo si tratta di un atto di carattere decisorio. Ogni
qualvolta c'è una raccomandazione si tratta, quella risoluzione è appunto una
raccomandazione. Anche qui nelle Nazioni Unite si parla di raccomandazioni che possono
essere, per esempio, adottate dal Consiglio di sicurezza in alcune situazioni, per
esempio nell'ambito del capitolo sesto che riguarda la risoluzione pacifica delle
controversie; oppure si possono chiamare pareri, per esempio, sono tali quelli resi
dalla Corte internazionale di giustizia nelle situazioni in cui non ha il potere di adottare
delle sentenze.
Per esempio, quando si tratta di controversie tra un'organizzazione o uno Stato o
tra due organizzazioni, lo statuto della Corte di giustizia non prevede che si possa dire

la Corte come tribunale non potrebbe mettere una sentenza e però si è previsto il
potere, su richiesta di un organo di utilizzare la Corte per avere un parere e questo
parere chiaramente è autorevole e serve quindi ad avere un'opinione di quel tribunale
su come la controversia potrebbe essere risolta. Questa è la funzione dei pareri
quando sono resi dai tribunali.
Nel sistema delle Nazioni gli atti di carattere non vincolante si possono chiamare anche
dichiarazioni di principi e in questo caso sono molto spesso adottate dall'Assemblea
generale delle Nazioni Unite.
Facciamo qualche esempio, la dichiarazione sui diritti del fanciullo, la Dichiarazione
universale dei diritti dell'uomo del 1948 o anche quella sui diritti della donna o la
dichiarazione sulla definizione di aggressione sono tutti atti formalmente non
vincolanti adottati dall'Assemblea, che però sono particolarmente interessanti, sia
perché, come abbiamo già appena detto a proposito delle risoluzioni adottate nel caso
della crisi Ucraina possono servire ad esprimere delle esortazioni su materie rispetto
alle quali non c'è il potere di decidere, per esempio non si riesce a fare un trattato sui
diritti del fanciullo, almeno all'epoca non era stato ancora fatto, non si riesce a fare
un trattato sui diritti della donna, non si riesce a fare nel 1948 un particolare un
trattato che riguarda i diritti universali dell'uomo nel 48, insomma, in tutti quei
contesti in cui non si può decidere, innanzitutto si esorta.
E abbiamo detto quindi la prima funzione degli atti di carattere non vincolante, in
particolare delle dichiarazioni di principi dell'Assemblea generale, può essere quella di
esortare.
Ora la dichiarazione di principi, in particolare viene utilizzata dall'Assemblea quando
vuole cominciare a raccomandare certe cose che tutti gli Stati, perché gli atti
dell'Assemblea generale vengono adottati con certi criteri, ma comunque esprimono la
volontà di tutti gli Stati perché nell'Assemblea generale siedono tutti gli Stati,
esprimono la volontà e l'interesse degli Stati membri di cominciare a sollecitare la
creazione di una norma, quindi si raccomanda, si esorta qualcosa affinché questo poi
diventi una regola.
È quello che è successo con la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, con la
dichiarazione dei diritti del fanciullo e anche, tutto sommato, nel caso della
dichiarazione sulla definizione di aggressione, perché non c'è un testo scritto
vincolante con cui si definisce l'aggressione, però quell’ auspicio espresso
dall'Assemblea generale con la definizione di aggressione è stato adottato come testo
di riferimento per capire che cos'è aggressione e che cosa non lo è. Quindi, per esempio,
ancora oggi, se noi vogliamo sapere quali sono gli atti che secondo l'opinione di tutti i
membri dell'Assemblea o comunque di quelli che hanno votato a favore costituiscono
aggressione andiamo a guardare a quest'atto.
Comunque, prima funzione gli atti degli enti internazionali di carattere
raccomandatario esortano e lo fanno quando, per esempio, non si può decidere.
La seconda funzione è collegata a questi che vi ho raccontato dell'esortazione mera è
quella di essere il punto di partenza di un processo di formazione di una norma che
talora diventa consuetudinaria, altre volte viene prevista da un trattato. Per
esempio, il divieto dell'uso della forza, inizialmente non era contenuto da una norma
internazionale eppure gli organi internazionali cominciavano a raccomandare agli Stati
di non ricorrere alla forza, come il strumento di risoluzione delle controversie, pian
piano questa norma si è formata sia come norma pattizia, perché è stata inserita
nella Carta delle Nazioni Unite, sia come norma consuetudinaria perché parallelamente
alla Carta delle Nazioni Unite, quella norma che inizialmente vincolava solo i membri delle
Nazioni Unite, che oggi sono quasi tutti, ma all'epoca non lo erano, è diventata poi

norma consuetudinaria, perché ormai sappiamo bene come si forma la consuetudine, la


più gran parte degli Stati ha detto che il divieto dell'uso della forza era una norma
necessaria e quindi prassi opinio juris ha determinato la formazione di una
consuetudine.
Una seconda funzione rilevante sul piano giuridico delle norme di carattere non
vincolante è quella di poter contribuire a formare una norma scritta o non scritta.
Scritta che vale solo per le parti, non scritta che vale per tutti.
Quindi primo tassello del processo di formazione di una norma.
Abbiamo fatto degli esempi su come le raccomandazioni dell'Assemblea generale hanno
contribuito a creare delle consuetudini. Facciamo qualche esempio sul caso in cui invece
queste raccomandazioni sono state il punto di partenza per la creazione di trattati.
L'esempio più lampante, partendo dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,
atto non vincolante del 1948, sono i due patti delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici,
il primo e il secondo sui diritti economici e sociali. Questi esprimono esattamente divisi
per settore i diritti civili e politici e quelli economici e sociali sanciti dalla Dichiarazione
universale dei diritti dell'uomo. Quindi, tra il 48 e il 1948 e il 1966 questi atti di carattere
non scritto hanno svolto una funzione di ausilio rispetto alla creazione di un trattato
e questi trattati sono molto interessanti perché sono poi stati ampiamente
ratificati.
Riassumendo prima funzione esprimono un'opinione di rilievo politico, un consenso
politico secondo funzione contribuiscono alla formazione e sono il primo step per la
formazione di una norma consuetudinaria o di una norma pattizia.
Terza funzione: Completano un processo di formazione in atto di una norma
consuetudinaria o pattizia.
Facciamo finta che ci sia nella prassi un trend all'affermazione di un certo diritto o di
un certo divieto oppure che ci sia in atto un processo di formazione di un trattato,
magari a livello regionale, oppure anche a livello universale. Esempi nel 1987 l'Assemblea
generale delle Nazioni Unite, per la prima volta ha dichiarato che il cambiamento
climatico rappresentava una preoccupazione comune dell'umanità. Questo è stato in
qualche modo l'ultimo tassello di un processo di riconoscimento del fatto che la lotta
al cambiamento climatico è un interesse collettivo. Già da almeno vent'anni le Nazioni
Unite parlavano delle problematiche ambientali, ma solo nel 1987 tutti gli Stati hanno
votato per una risoluzione in questo senso che era ed è una risoluzione di carattere
non vincolante che esprime sempre soltanto un sentimento di tipo politico, perché non
decide nulla, però è il completamento di un processo. È il riconoscimento di un comune
sentire. Da qui poi a dire che si sia formata una consuetudine al riguardo il discorso è
molto complesso perché la prassi non è uniforme, però certamente ha rappresentato
il completamento di un processo, se non di riconoscimento, di una norma
consuetudinaria che impone l'obbligo di lottare al cambiamento climatico quantomeno
del riconoscimento di una norma consuetudinaria del fatto che la tutela dell'ambiente
in generale è un dovere degli Stati quando ci sono dei problemi di carattere comune.
Abbiamo detto che le norme consuetudinarie si distinguono da quelle pattizie per
essere spesso molto generiche e abbiamo detto che questo è un tratto comune sia
delle consuetudini che dei principi.
Abbiamo detto, i principi sono ancora più generali, le consuetudini sono forse meno
generali dei principi, dipende, ci sono consuetudini specifiche, ma comunque sono
piuttosto vaghi.

Quell'atto raccomandatario del 1987 è stato per la prima volta la presa di coscienza
dopo tutta una serie di atti precedenti, la Conferenza di Stoccolma del 1972 e le relative
dichiarazioni finali, è stato il primo atto con cui l'Assemblea generale con l'opinione della
più gran parte degli Stati membri che hanno votato a favore della risoluzione, ha
detto, il cambiamento climatico è una preoccupazione comune dell'umanità.
Ripeto, non è un obbligo di fare qualcosa, però è un riconoscimento, quindi come
vedremo, è il primo step per tutta una serie di atti. Qui ricadiamo nella funzione due per
una serie di atti di carattere vincolante che sono stati poi adottati, ma allo stesso
tempo quell'atto dell'87 e il completamento di un processo di riconoscimento generico e
generale di dover fare qualcosa per lottare contro il cambiamento climatico.
Perché quest'atto è un estrinsecazione anche della funzione che abbiamo detto
numero 2, cioè l'avvio di un processo di redazione di una norma consuetudinaria o come
nel nostro caso pattizia, perché se voi andate a guardare gli atti adottati in materia
di lotta al cambiamento climatico, dopo alcuni anni e precisamente nel 1992, le Nazioni
Unite hanno aperto alla firma in occasione della Conferenza di Rio, la Convenzione di New
York sulla lotta al cambiamento climatico.
Una Convenzione contestata ma comunque ampiamente ratificata, per esempio
ratificata persino dagli Stati Uniti, che poi non hanno ratificato il successivo
Protocollo di Kyoto ma quell'atto dell'87 ha fatto da punto di partenza per l'adozione di
atti vincolanti in materia. Convenzione di New York del 1992, allo stesso tempo
risoluzione del 1987, funzione numero 3, completamento di un processo di
riconoscimento di un valore internazionalmente rilevante, quindi di un'esigenza
consuetudinariamente sentita, potremmo dire di un principio alla tutela dell'ambiente
in. Titolare della lotta al cambiamento climatico.
Gli atti di carattere raccomandatario, che se non sono state precedute da molto e
non sono seguite da molto, restano tali. Non c'è un processo di stipulazione di un
trattato in atto, non c'è dopo un sentire comune che si avvantaggia di quella
sollecitazione, non c'è uno stimolo per fare un trattato e quindi resta tale. Però
neanche possiamo dire che giuridicamente non hanno alcun valore.
Quindi, quando un'organizzazione raccomanda spesso è perché o non ha il potere di
decidere o perché non riesce a decidere. Le raccomandazioni dell'Assemblea generale di
questi giorni che, come si dice tecnicamente ultra vires perché sarebbero
apparentemente adottate su materia di competenza del Consiglio di sicurezza, in
realtà hanno alla base un'esigenza avvertita da tutti gli Stati di adottare una
risoluzione tutti insieme su questa cosa e gli stati ci avevano provato nei giorni
precedenti ad adottare una risoluzione del Consiglio di sicurezza ma la Russia aveva
adottato il veto E anche nei giorni successivi la Russia stessa aveva proposto un'altra
risoluzione, che però non è passata perchè nessuno ha votato a favore? gli Stati
occidentali non hanno votato contro perché sarebbe stato un oltraggio al senso
comune e al senso di correttezza.
In realtà era una risoluzione che parlava delle conseguenze umanitarie del conflitto,
però gli Stati occidentali non hanno ritenuto di sposare questa risoluzione perché
veniva dalla Russia che aveva fatto tutta una serie di altre cose e infatti poi sono
state approvate altre risoluzioni, ma non quella.

Gerarchia delle fonti


quali sono le fonti del diritto internazionale?
Connotandole anche rispetto alle fonti del diritto interno e abbiamo classificato in
fonti scritte fonti non scritte generali particolari e abbiamo visto quali sono i
connotati distintivi, abbiamo visto come si formano queste fonti, questi processi di
produzione normativa.
Più volte ci siano posti il problema del rapporto tra norme dello stesso rango, cioè
dello stesso tipo o di rango diverso e parlando delle norme cogenti, e anche parlando
delle cause invalidità dei nativi, ho detto che in caso di contrasto tra una norma
cogente e un trattato, il Trattato soccombe. Cioè la norma cogente ha un rango
gerarchicamente superiore rispetto a un trattato che confligge con esso e che
addirittura questo Trattato è nullo.
Come avete già studiato nel diritto interno e come spero che vi ricordate che vi
ricordiate le fonti in ogni sistema giuridico servono a stabilire come nascono le regole
e la gerarchia delle fonti, non è una sterile classifica, ma l'istituto della gerarchia delle
fonti svolge una funzione concreta molto importante che è quella di offrire
aprioristicamente ai soggetti di quell'ordinamento un criterio di prevalenza in caso di
contrasto tra norme di quell'ordinamento.
Allora la gerarchia delle fonti è l'Istituto attraverso il quale gli Stati sanno apriori in
caso di contrasto chi prevale e perché?
Come nel diritto interno anche nel diritto internazionale economico, la gerarchia delle
fonti si basa su una serie di principi:
il primo e il più importante è il principio gerarchico: cioè la norma di rango superiore
prevale sempre su quella di rango inferiore, quindi, esistono diversi livelli chiamati
ranghi oppure gradi.
All'interno di ogni livello di ogni grado, di ogni rango, che sono due possibili criteri
qualora due norme dello stesso livello, grado, rango, contrastino tra di loro. E la
gerarchia delle fonti serve proprio a stabilire chi prevale.
Tra norme dello stesso rango, ci sono due principi, il principio della successione delle
norme nel tempo e il principio di specialità.
Il principio della successione delle norme nel tempo: è quello per il quale se due norme
dello stesso rango, due norme cogenti, due consuetudini, due principi, due trattati o
due atti di organizzazione internazionale, tra le stesse parti confliggono. Tra quelle
parti, tra tutte le parti, o almeno tra le parti, che sono legate sia dalla norma
precedente che dalla norma successivaperché altrimenti non c'è un'identità, il problema
non esiste. Se un trattato ha due dice una cosa e poi un trattato a tre ne dice un'altra,
ma di quei tre ce n'è solo uno che partecipava al trattato precedente il problema
dell'incompatibilità si pone soltanto per uno.
Quindi data una norma di qualsiasi rango e una norma dello stesso rango ad essa
contraria nel contenuto e che vincola le stesse parti, tutte o una parte, la norma
successiva prevale.
Perché si presuppone che se tu e Stati o 100 Stati prima dicono non fare questa cosa e
dopo 1, 2 o 5 anni, dicono falla evidentemente è cambiata la volontà, quindi la logica
volontaristica determina la prevalenza della norma più vicina a chi la osserva.
È cioè se io ho stabilito che le norme cogenti valgono di più delle consuetudini, è ovvio
che in caso di contrasto tra una norma cogente e una consuetudine prevale la norma

cogente. Se ho stabilito che tra le consuetudini trattati prevalgono le consuetudini


ovviamente, poi devono prevalere.
Stesso discorso per gli atti delle organizzazioni internazionali quindi il criterio
gerarchico prevale sempre.
L'altro criterio, il criterio di specialità è in qualche modo un'eccezione rispetto al
criterio cronologico. Il criterio della successione delle norme nel tempo è chiamato
anche criterio cronologico, la più giovane è quella più vera.
Il criterio di specialità dice la più giovane è la più vera, a meno che la vecchia non sia più
specifica e speciali e dice qualcosa che la nuova non dice.
Allora, in caso di conflitto tra due norme dello stesso rango se hanno lo stesso grado
di specificità e di specialità, per cui il contenuto della nuova soppianta in termini di
generalità e specificità e di ricchezza del contenuto la precedente, è chiaro che è
cambiata la volontà, prevale la successiva.
Viceversa, tra due norme di cui la seconda è palesemente meno speciale della prima la
seconda per il criterio cronologico, prevale per la parte generale, se c'è una parte
generale in contrasto. Altrimenti prevale la precedente, a titolo di eccezioni perché se
prevalesse la successiva, noi perderemmo quella parte di specialità, di specificità, quella
parte di regolamentazione che la successiva non ha.
Se la norma successiva semplicemente nega in toto ed è ugualmente specifica rispetto
alla precedente, non si applica il criterio di specialità e prevale semplicemente la
successiva. Viceversa, se la successiva è più specifica o prevale in toto la precedente,
oppure prevale in toto la precedente, salvo per la parte generale che viene rettificato
dalla successiva.
Allora torniamo un attimo al criterio gerarchico.
Per comprendere appieno il criterio gerarchico facciamo degli esempi, così è più facile,
puoi capire l'eccezione che sto per raccontarvi. Per accordo tra gli stati, è stato
convenuto che il grado Plus della comunità internazionale, le cosiddette super enorme,
sono le norme cogenti che stanno sul piedistallo, non hanno niente al di sopra di esse,
quindi niente gerarchicamente superiore ad una norma cogente.
Se vi ricordate quando vi ho definito la norma cogente, vi ho detto che le norme
cogenti sono le norme particolarmente imperative e ho aggiunto particolarmente per
non farvi confondere, che in realtà si chiamano norme cogenti=norme imperative.
Voi avreste potuto pensare che le altre norme non sono imperative, no, tutte le norme
sono imperative, anche un atto di un'organizzazione internazionale vincolante è
imperativo.
Cioè fonte uguale obbligo uguale norma, uguale atto imperativo.
Le norme cogenti, sono particolarmente imperative perché proprio per questo
requisito che hanno nella gerarchia delle fonti. Una norma cogente potrà essere
soppiantata solo da un'altra norma cogente. Ecco perché sono di grado Plus.
Al di sotto delle norme cogenti ci sono consuetudini e principi che sono chiamate fonti
di primo grado.
Al secondo grado della gerarchia ci sono i Trattati, che infatti sono anche chiamati
fonti di secondo grado e
al terzo posto della gerarchia ci sono gli atti delle organizzazioni internazionali che
vengono chiamati fonte di terzo grado Perché la loro vincolatività deriva dal Trattato

istitutivo dell'Organizzazione internazionale che, in quanto accordo, è una fonte di


secondo grado.
Norme cogenti grado Plus perché sono i valori fondanti della Comunità e quindi devono
stare e che equivale alle fondamenta della Comunità.
Secondo livello, che poi sarebbe in realtà il primo secondo, se guardiamo alle super
norme del primo livello, consuetudini e principi secondo grado Trattati.
Terzo grado gli atti delle organizzazioni che vanno obbligatoriamente lì perché se non
ci fossero i Trattati istitutivi, che sono di secondo grado non ci potrebbero essere gli
atti di diritto derivato.
Nel terzo livello secondo lo statuto della Corte internazionale di giustizia c'è una
disposizione dello statuto della Corte che dice che i principi nel diritto internazionale
hanno una funzione integrativa, cioè entrano in gioco soprattutto sulle materie sulle
quali non c’è una disciplina prevista da un trattato o da una consuetudine. Un articolo
dello statuto della corta internazionale di giustizia, che è una parte integrante delle
nazioni unite , cioè insieme la carta delle nazioni unite c’è allegato lo statuto della corte
che è il sistema di regole che spiega come funziona la corte.
In questo statuto c’è una norma che per esigenze di funzionamento della corte si
parla dei principi. Si dice come la corte usa i principi? E quindi a che servono i principi nel
diritto internazionale?
2 TEORIE
Dice lo statuto i principi sono così importanti su quelle materie che non esiste una
consuetudine o un trattato, allora cosi facendo la corte fa pensare che i principi
siano una fonte di terzo grado mentre noi abbiamo visto stanno collocati al primo
livello insieme alle consuetudini.
Però queste sono teorie perché se accogliamo l’interpretazione della corte e diciamo
che i principi servono quando non c’è una consuetudine o un principio, noi stiamo
dicendo che i principi non hanno una natura consuetudinaria, però questa
classificazione implica che il principio soccombe rispetto al trattato contrastante e
alla consuetudine.
Viceversa, l’altra teoria, che li colloca a fianco alla consuetudine presuppone che
abbiamo natura consuetudinaria e questo è vero per una serie di principi. Abbiamo
detto che ci sono una serie di principi che sono sentiti come necessari dalla più gran
parte degli stati membri della comunità internazionale o dal ex novo quando hanno
creato la comunità internazionale o erano già importanti nel diritto interno. I principi
a formazione consuetudinaria è molto logico pensare che hanno lo stesso peso e
quindi rango della gerarchia delle fonti rispetto alle norme consuetudinarie. Cioè in
caso di contrasto tra principio e un trattato prevale il principio.
Però queste sono teorie.
Allora questa è l'estrinsecazione del principio gerarchico, è la sua applicazione a quello
che convenzionalmente gli Stati hanno voluto accettare, perché questa gerarchia delle
fonti è frutto di che cosa? Scelte fatte dagli Stati. Le regole del piatto se le sono scelti
loro che.
Anche nel diritto interno la legge suprema in italia è la costituzione, al di sotto di essa
ci sono le leggi ordinarie e atti amministrativi. Quindi nel diritto interno una legge
ordinaria con la costituzione soccombe, l’atto amministrativo soccombe con la legge
ordinaria, con la costituzione soccombe.

Qual è l’eccezione rilevante nel diritto internazionale?


Se noi guardiamo la classifica, al primo posto norme cogenti e non ci sono eccezioni.
L’eccezione riguarda la consuetudine e accordi. La consuetudine teoricamente è di
primo grado e il trattato è di secondo grado perché? Perché la norma che dice pacta
sunt servanda è una norma di natura consuetudinaria. Siccome quella norma ha natura
consuetudinaria si tende a dire se non esisteva questa consuetudine i trattati non
avrebbero potuto essere riconosciuti come vincolanti e quindi diciamo che i trattati
vengono dopo. Per operare nella vita della comunità internazionale e di quelle
economiche in particolare ci si è resi conto , che spesso i trattati sono ugualmente
importanti cioè ci sono regole pattizie che sono di uguale importanza rispetto alla
consuetudine.
Qual è il problema se si affermasse che trattati e consuetudini stanno sullo stesso
livello? e noi introdurremo un criterio sovversivo per effetto del quale una norma che
vale per tutti viene soppiantata da una norma che vale per alcuni.
A noi serve dire che le consuetudini sono di rango superiore perché tra le consuetudini
ci sono le regole del piatto quindi cambieremo la natura della comunità internazionale
che fin dall'inizio ha detto chi vuole partecipare a questa comunità deve accettare le
regole cogenti deve rispettare l'idea che ci siano regole che valgono per tutti pur
essendo frutto della volontà della più gran parte cioè quasi tutti e poi ognuno si può
fare i trattati a due a tre OA 100 a 1000 anche trattati universali che vuole i trattati
vanno tra le parti le consuetudini valgono per tutti allora un'assoluta derogabilità
reciproca tra consuetudini e trattati verrebbe meno alla regola che le consuetudini
valgono per tutti però i trattati sono importanti .
Allora, l'eccezione qual è che in caso di contrasto tra una consuetudine e un trattato?
il trattato prevale ma solo tra le parti cioè esiste un principio di reciproca tra
trattati e consuetudini che però ovviamente si applica solo alle parti del trattato.
Diciamolo in altri termini, esiste una regola consuetudinaria ed escludiamo le norme
cogenti perché questa nuova questo principio della derogabilità reciproca non vale
per l'enorme cogenti un trattato che contrasta con una norma cogente e addirittura
nullo quindi non vi venisse in mente di pensare che il criterio della derogabilità reciproca
copra anche le norme cogenti, in quanto norme consuetudinarie sui generis, vi
ricordate le norme cogenti sono tutte consuetudinarie, non tutte le consuetudini
sono cogenti.
Il problema del rapporto tra una norma di un trattato e una consuetudine, se la
consuetudine dice fai e il trattato dice non fare, guardando la gerarchia delle fonti
dovrebbe prevalere fai, però siccome i trattati sono importanti e sono importanti
soprattutto nel diritto economico gli Stati ci sono messi d'accordo per ritenere che ci
sia una derogabilità reciproca tra un trattato ed una consuetudine, in caso di
contrasto di un trattato con una consuetudine con efficacia limitata Inter partes
del trattato.
Cioè diciamolo in altri termini esiste una consuetudine fai e si applica a tutti due o più
stati comunque il numero limitato si mettono d'accordo sul non fai e presumiamo che
questo non sia contrastante col diritto cogente altrimenti il trattato sarebbe nullo
quindi se due Stati si mettono a fare la guerra quel trattato è nullo ipso facto. Per
fare un esempio 2 stati si mettono d'accordo per violare i diritti umani due più stati si
mettono d'accordo per violare il principio di autodeterminazione, infatti,quando gli
stadi fanno accordi con queste porcherie li fanno segreti perché sarebbero
giuridicamente irrilevanti.

Se però 2 stati si mettono con un trattato si mettono d’accordo sul non fare che è
una cosa consuetudinariamente non potrebbero fare, hanno tutto il diritto di farlo
fin che non violano una norma cogente, quello che non possono pretendere e chi non fa
parte di quel trattato non faccia come loro non fanno.
Gli altri continueranno a seguire la regola fai nei rapporti tra le parti del trattato
contrastante con una norma consuetudinaria prevale il trattato come se fossero
dello stesso rango ( criterio della derogabilità reciproca )
Quando un trattato contrasta con una norma consuetudinaria e non c’è motivo di una
violazione di una norma cogente, il trattato balza su uno scaffale superiore, però
quale è l’effetto è che il trattato ha una prevalenza come se fosse una norma
successiva dello stesso rango, vale solo per il rapporto tra le parti fin che quel
trattato è in vita.
Il problema scompare quando un trattato universale deroghi una norma
consuetudinaria, in quel caso il principio dell’derogabilità reciproca estrinseca i suoi
effetti al massimo livello, opera sempre inter partes, ma in quel caso è inter omnes
perché sono tutti.
Quindi nel caso eccezionale in cui con un trattato successivo, si neghi il contenuto di
una norma cogente, li vediamo veramente che il criterio della derogabilità reciproca
può permettere a un trattato di violare una consuetudine, però questo deve avere
come presupposto che il trattato sia universale.
Questo l’abbiamo già detto quando abbiamo parlato degli accordi di codificazione, è un
accordo che serve a modificare la consuetudine, ma che molto spesso non riesce a
riflettere la consuetudine o perché va troppo oltre o perché rimane troppo indietro e
si pone proprio li il problema che il trattato contrasta con una norma
consuetudinaria. L’accordo di cod si applica necessariamente solo alle parti. Questo è
uguale a quello che abbiamo detto prima.
L’atto dell’organizzazione internazionale che contrasta con lo statuto è illegittimo in
violazione del principio gerarchico.
L’atto dell’organizzazione int che contrasta con la norma consuetudinaria è illegittimo
o quello che contrasta con la norma cogente.
Nella nostra Costituzione ci sono due articoli fondamentali, l'articolo 10 che dice che
l'Italia l'ordinamento italiano si conforma alle norme di diritto internazionale
generalmente riconosciute. Questo è un primo percorso attraverso il quale si
applicano, come vedremo nell'ordinamento interno, le norme consuetudinarie di principi
e le norme cogegni.
Quindi quell'articolo è il primo interconnettore tra ordinamento internazionale e
ordinamento interno.
Secondo interconnettore è rappresentato dall'articolo 11, in cui dice che l'Italia
partecipa alle forme di cooperazione internazionale sottointeso volontariamente
nessuno ce lo impone, anche perché altrimenti sarebbero accorti di nulla e ne
promuove i fini.
Quindi partecipare alla cooperazione, come? attraverso i Trattati o attraverso le
organizzazioni internazionali.
Allora articolo 10 e 11 sono il collegamento tra ordinamento internazionale in cui
possono nascere consuetudini e trattati e ordinamento interno.

lezione 11
Abbiamo detto che una volta che le norme internazionali si sono validamente formate
vivono e sono valide; quindi, producono effetti nei confronti degli Stati, in particolare
nei confronti di tutti gli Stati membri della comunità internazionale, le norme
consuetudinarie e viceversa, e i principi e le norme cogenti e viceversa, nei confronti
degli soli Stati contraenti per quanto riguarda le norme di diritto particolare. E quindi
per quanto riguarda gli atti delle organizzazioni internazionali e per quanto riguarda i
Trattati.
Sul piano internazionale, questo è sufficiente, nel senso che purché una norma si sia
validamente formata e continui a vivere, essa è in grado di produrre effetti rispetto
ai destinatari a livello internazionale.
Però se noi vogliamo porci il problema del rapporto tra diritto interno e diritto
internazionale, e cioè qual è l'effetto delle norme del diritto internazionale nel diritto
interno, noi a questa domanda possiamo facilmente rispondere che le norme
internazionali dal punto di vista del contenuto sono complete.
La norma internazionale è completa indipendentemente dal fatto che sia scritta o non
scritta, generale o particolare, se contiene al suo interno tutti gli elementi per
realizzare il comando o per stabilire il diritto che essa pone.
Cioè una norma completa è una norma che è in grado di applicarsi, di essere applicata
dai destinatari.
Allora quando nasce una norma completa questa norma è validamente formata sia
intrinsecamente pronta a dispiegare i suoi effetti nell'ordinamento interno.
Quindi noi possiamo dire che per quanto riguarda le norme complete, il problema del
rapporto tra diritto interno e diritto internazionale è un problema soltanto formale
perché noi abbiamo detto fin dalle prime elezioni che le norme internazionali e la stessa
comunità internazionale nasce per volontà degli Stati.
Quindi se una norma c'è, gli Stati sono tenuti a rispettarla, se la norma non c'è, non
hanno alcun obbligo. Se la norma c'è, noi dobbiamo andare a vedere il contenuto di quella
norma, se quella norma è completa e legifera, diciamo così, su una materia non coperta
in precedenza dal diritto interno quella norma completa dovrà essere semplicemente
rispettata e praticata all'interno dello Stato da parte degli organi competenti e da
parte dei destinatari, affinché estrinsechi i suoi effetti.
Obbligo internazionale completo, i cui destinatari possono essere: gli organi dello
Stato se la norma si rivolge solo allo stato inteso come entità
oppure i privati: le persone fisiche e giuridiche, se come abbiamo detto,
eccezionalmente, la norma rivolge dei comandi alle persone fisiche e giuridiche per
volontà degli Stati che hanno partecipato al Trattato o la consuetudine, ma più spesso
al trattato. Allora i destinatari di quella norma dovranno praticare.
Quindi una norma completa è capace di essere applicata.
E allora l'adattamento del diritto interno a una norma internazionale completa, si
sostanzia semplicemente in una mera “dichiarazione” da parte dello Stato di ogni Stato
di volerla praticare nel proprio diritto interno.
Se una norma è completa è stata validamente formata, lo Stato avrebbe altra
alternativa rispetto a quella di praticarla?

No, la norma è validamente formata, lo Stato ha contribuito con la sua volontà oppure
la più gran parte degli Stati ha contribuito con la sua volontà alla formazione, a quel
punto c'è l'obbligo.
Quindi in questo caso l'adattamento è un atto di riconferma, di voler praticare la
norma nel diritto interno e questo è particolarmente facile e lineare quando siamo in
uno dei casi in cui il diritto internazionale legifera su materie non coperte dal diritto
interno, perché si tratta di situazioni nuove.
Viceversa, quando il diritto internazionale legifera per volontà degli Stati su materie di
già coperte dal diritto interno a quel punto ci sarà solo il problema ulteriore, parliamo
sempre di un caso di norma completa, ci sarà soltanto il problema di capire che cosa
accade all'ordinamento interno confliggente con la nuova norma internazionale.
Ma alla luce di quello che abbiamo detto nella gerarchia delle fonti, è chiaro che
dovremmo andare a vedere semplicemente mi ricordate il problema del rapporto di
norme dal contenuto diverso dello stesso rango o di rango diverso.
Nelle norme di rango diverso prevale quella gerarchicamente superiore tra norme dello
stesso rango, prevale la successiva.
Allora quando noi abbiamo una norma internazionale completa, che deve essere
rispettato dallo Stato e riguarda una materia già coperta dal diritto interno, noi
dovremmo andare a capire soltanto chi è gerarchicamente superiore oppure qual è
tra le due la norma successiva, ferma restando che diamo per assodato che un obbligo
internazionale implica di doverlo praticare.
Se una norma invece è incompleta, la norma internazionale validamente formata si è
incompleta, il discorso dell'adattamento diventa più sottile e non è un atto meramente
formale.
Sia a livello internazionale, gli Stati per le ragioni più diverse sono riusciti a mettersi
d'accordo solo su un obiettivo da raggiungere e non sulle modalità con le quali
realizzarlo, noi abbiamo detto che gli Stati sono liberi di scegliere, se con le norme
internazionale creare dei comandi che creano solo un obbligo di risultato o anche di
mezzi.
Il caso delle norme complete che abbiamo appena fatto è quello in cui evidentemente la
norma internazionale comanda sia il risultato che i mezzi. Una norma completa è una
norma che definisce non solo l'obiettivo ma anche i mezzi con cui realizzarlo ed è quindi
direttamente applicabile.
Se invece per volontà degli stessi Stati, non c'è stata la possibilità di mettersi
d'accordo, oltre che l'obiettivo anche sul modo in cui l'obiettivo va realizzato, si dice che
la norma internazionale è incompleta e cioè non automaticamente applicabile, non
direttamente applicabile, non self executing.
Allora, quando la norma è intrinsecamente incompleta, cioè non self executing è
evidente che pur essendosi validamente formata a livello internazionale il problema del
suo rapporto con il diritto interno e cioè della sua capacità di produrre effetti nel
diritto interno, è più complesso perchè fermo restando che una norma incompleta è
obbligatoria e lo Stato non ci può pensare minimamente a dire che bella norma non è
completa, io faccio quello che mi pare no, perché di solito le norme incomplete mettono
anche una scadenza, tu mi devi realizzare questo risultato entro questo termine sei
libero di scegliere i mezzi, ma non significa fare come ti pare, significa soltanto sceglie i
mezzi che vuoi, ma devi garantire il risultato.
Allora, come vedremo in questo caso, il problema dell'adattamento non è soltanto un
atto formale con cui lo Stato dice io sono pronto a rispettare i comandi completi del

diritto internazionale perché li non deve fare niente, deve soltanto rispettare la
norma.
Nel caso delle norme incomplete, lo Stato deve adottare un'attività integrativa con cui
deve predisporre appunto i mezzi che la norma internazionale non prevede. Insomma, la
norma internazionale lascia margine di manovra allo Stato è incompleta e lo Stato nel
fare l'adattamento, inteso come atto di formale recepimento, di dichiarazione, di
essere pronti a rispettarla proprio perché la norma è incompleta, si deve dar da fare
per integrarla.
Quindi di fronte ad atti internazionale incompleti obbligatori che non lasciano margine
di manovra agli Stati, devi garantire il risultato e ti devi dare da fare a correre per
realizzarlo e devi scegliere i mezzi, quindi sei libero di scegliere i mezzi, devi garantire il
risultato, hai solo avuto facoltà di scegliere i mezzi, il tuo obbligo e meno pervasivo dal
punto di vista della tua facoltà di scegliere i mezzi, ma non è un obbligo meno
importante.
Questà libertà dal punto di vista dell'applicazione del recepimento della norma, implica
che nell’adattarla al diritto interno lo Stato non non si può limitare a dichiarare, sono
pronto da domani la pratico formalmente soltanto, ma deve immediatamente mettere
in piedi tutti gli atti o eventualmente servano tutte le Istituzioni e gli organismi dotati
dei poteri per attuare quella norma.
Allora, per capire che cos'è l'adattamento, dovete avere chiara la differenza tra
norme completa e norme incomplete di diritto internazionale.
Norme complete uguale quelle che impongono obblighi di mezzi oltre che di risultato e
che sono self executing cioè pronte a produrre i loro effetti e rispetto a queste
norme, l'adattamento si sostanzia in una mera dichiarazione di volerle rispettare.
Dichiarazione che in sé è ultronea, perché quelle norme devono essere rispettate e se
lo Stato non le rispetta, commette un illecito.
Rispetto alle norme complete, l'adattamento è una mera dichiarazione, in sé non
necessaria, con cui lo Stato dichiara di voler praticare la norma. Questa dichiarazione
non è necessaria, se lo Stato pratica la norma senza dichiararla recepita dal punto di
vista internazionale è tutto legittimo. Non lo è, probabilmente dal punto di vista del
diritto costituzionale, che richiede un atto formale di recepimento.
Sul piano internazionale l'adattamento che è sempre dovuto è soltanto formale,
perché la norma in sé, già capace di produrre effetti.
Ma è un tappeto rosso che viene messo per bellezza. La norma sarebbe pronta sulla
porta dell'ordinamento interno a entrare a produrre i suoi effetti.
Viceversa, per le norme incomplete questo non può avvenire, cioè l'enorme incomplete
sono ugualmente obbligatorie, ma sono intrinsecamente monche; mancano del
chiarimento dei mezzi attraverso i quali l'obiettivo va realizzato.
Però, ripeto, queste norme non sono meno importanti, anzi, sono le norme cui gli Stati
danno vita quando non riescono a mettersi d'accordo sui mezzi attraverso i quali
realizzare l'obiettivo rispetto al quale invece sono quanti d'accordo oppure gli Stati
non possono accettare uno stesso mezzo con cui realizzare l'obiettivo perché magari
sono a livelli diverso di sviluppo oppure hanno degli organi interni dotati di poteri
diversi e quindi ognuno dice perfetto realizziamo il risultato e ognuno vede come fare
rispetto a quelle che sono le caratteristiche strutture del proprio diritto interno.
In questo caso, allora l'adattamento richiede un'attività non solo formale ma anche
sostanziale da parte dello Stato, che come nel caso precedente, ha il dovere di

realizzare la norma, ma ha avuto dalla norma anche l'obbligo di scegliere i mezzi e quindi
nell'adattare la norma, lo Stato deve integrarne il contenuto per renderla applicabile
effettivamente, visto che intrinsecamente la norma non aveva questa capacità.

DEFINIZIONE ADATTAMENTO
Allora l'adattamento è definizione il processo mediante il quale le norme internazionali,
validamente formatesi in modo completo o incompleto, cioè dal contenuto completo o
incompleto vengono recepite, applicate, attuate in n quanto sono obbligatorie nel
diritto interno degli Stati.
Adattamento uguale processo con cui le norme vengono recepite, attuate, rese
applicabili.
A che serve?
L'adattamento serve a rendere applicabili le norme.
Se le norme sono complete, renderle applicabili significa semplicemente farle produrre
effetti perché hanno già tutte le caratteristiche tali per cui i destinatari sanno che
cosa devono o non devono fare per realizzare il risultato e hanno soprattutto i mezzi
per farlo.
Se la norma è incompleta, invece attuarla significa anche adottare atti, tali per cui la
norma diventa in grado di produrre effetti attraverso i mezzi che essa stessa non
definiva.
Guardando da un'altra prospettiva, l'adattamento è quell'istituto, come abbiamo già
detto ieri, con il quale ci si pone il problema del rapporto tra diritto interno e diritto
internazionale. In realtà questo è un falso problema, perché il problema del rapporto
tra diritto interno e diritto internazionale si pone e noi stessi ce lo siamo posti
all'inizio del corso e gli Stati se lo sono posti all'inizio della comunità internazionale, cioè
i membri della Comunità economica internazionale non si pongono il problema di che
cosa fare rispetto a una norma internazionale che gli dà dei comandi nel momento in
cui gli arriva il comando, perché lì la deve soltanto attuare.
Il problema se lo pone, se lo deve porre prima di entrare nella Comunità economica
internazionale, perché è libero di scegliere, io voglio accettare il sistema di fonti
consuetudinarie, pattizie gli atti di organizzazioni internazionali,Si/no, Se dice no, lui
rimane con un solo campo di gioco, quello che il diritto interno. Le fonti internazionali
saranno per lui rilevanti e quindi non ci sarà un problema di rapporto tra diritto
internazionale e diritto interno.
Viceversa chi risponde alla domanda, vuoi essere membro della comunità internazionale
economica? Si,accetti le regole pacta sunt servanda consuetudo est servanda, acta
sunt servanda, Si allora quel punto quello Stato sa che i processi di produzione
normativa nei confronti dei suoi organi o nei confronti dei suoi cittadini in alcuni casi
delle sue imprese, possono arrivare anche da norme internazionali.
Quello Stato avrà il problema del rapporto tra diritto interno e diritto internazionale
però che significa? significa soltanto che l'ordinamento di quello Stato dovrà e sarà
sempre pronto a permettere alle norme internazionali di esercitare i propri effetti
nell'ordinamento interno.

Non sono due mondi separati il diritto interno e internazionale ma sono lo stesso
mondo per chi ha scelto di essere membro anche della comunità internazionale. C'è un
unico ordinamento giuridico fatto di norme interne, di norme internazionali e poco
importa da chi venga il comando, se lo Stato ha scelto di accettare comandi
internazionali e viceversa, perché ha scelto solo il mondo del diritto interno gli unici
processi normativi sono quelli degli organi interni dello Stato.
Qualcun altro sul piano teorico, questa che vi ho appena definito è la cosiddetta teoria
monista: l'ordinamento giuridico è unico e oggi è costituito da fonti interne e fonti
internazionali che si rivolgono i destinatari (gli Stati), se l'enorme si rivolgono agli Stati
o le persone fisiche e giuridiche se sii tratta di norme che, per volontà dello Stato,
danno dei comandi alle persone fisiche e giuridiche.
Vi ricordate all'inizio del corso abbiamo detto, le norme internazionali si distinguono in
norme che 80% si rivolgono agli organi dello Stato, norme che al 20% si rivolgono invece
indirettamente alle persone fisiche e giuridiche, di cui però un 10% si rivolge ad essere
direttamente. Una parte si rivolge anche ai cittadini, ma indirettamente cioè si rivolge
agli Stati, ma tramite gli Stati da dei comandi ai cittadini, abbiamo fatto l'esempio della
Convenzione sul cambiamento climatico.
Quindi nell'80% c'è un 70% che va allo Stato e solo allo Stato, e un X% che va tramite lo
Stato alle persone fisiche e giuridiche. Viceversa, il rimanente 20% per volontà degli
Stati da comandi direttamente alle persone fisiche e giuridiche.
Ora tutte queste norme se sono complete, devono produrre effetti in automatico se
non sono complete vanno integrate nel momento in cui vengono resi applicabili. Questa
è la teoria monista.
La teoria dualista invece no, esistono due ordinamenti disgiunti, uno è il mondo del
diritto interno e l'altro è il mondo del diritto internazionale. Questi due mondi
coesistono per chi partecipa alla vita della comunità internazionale e sta allo Stato,
parte della comunità internazionale, creare dei collegamenti continui con il mondo del
diritto internazionale attraverso il recepimento.
L'atto di recepimento è il collegamento tra mondo del diritto internazionale eil mondo
del diritto interno. Quando si forma la norma internazionale lo Stato dovrà recepirla o
solo formalmente, se è completa anche sostanzialmente con l'integrazione del
contenuto, se la norma è incompleta.
L'importante è che abbiate chiaro che nel momento in cui si partecipa alla vita della
comunità internazionale, c'è un problema di rapporto, non tanto tra uno o due
ordinamenti. C'è un problema di rapporto tra norme internazionali e norme interne.
Cioè le norme internazionali nel momento in cui si formano e diventano obbligatorie
devono essere poi praticate dagli Stati nel proprio ordinamento interno, Perché se
non lo fanno, commettono un illecito internazionale.
Io mi sono impegnato a rispettare le consuetudini e poi le violo, mi sono impegnato a
rispettare un trattato oppure un atto di un'organizzazione internazionale e poi lo
violo.
Questo come vedremo tra un paio di lezioni, è un illecito internazionale e abilità quindi gli
altri Stati a sanzionare la mia condotta.
Allora, adattamento uguale istituto mediante il quale le norme internazionali vengono
resi applicabili.
come si fa l'adattamento?

L'adattamento si fa attraverso due metodi, gli Stati si sono messi d'accordo nei secoli,
con regole consuetudinarie con le quali è stato stabilito che il processo di
adattamento in astratto si può fare con due metodi.
Il metodo cosiddetto solenne o con riformulazione
e il metodo speciale oppure di rinvio.
Il metodo solenne con riformulazione: è il metodo per effetto del quale la norma
internazionale che deve essere applicata, resa applicabile, viene presa, letta
dall’interprete organo legislativo interno, trasformata nella lingua dello Stato e
riscritta.
Infatti si dice che l'adattamento solenne, l'adattamento ordinario per meglio dire, è
l'adattamento mediante riformulazione la norma internazionale viene Letta
dall'interprete che la riformula nella lingua dello Stato e così la rende applicabile
attraverso un processo di riformulazione.
L'adattamento speciale o mediante l'invio: è all'opposto un processo mediante il quale
l'applicazione della norma viene sempre garantita da un'interprete un organo interno il
quale come nel caso precedente adotta un atto interno di recepimento.
Quindi sia nel procedimento ordinario con riformulazione sia nel procedimento speciale
c'è un organo interno che emette un atto interno, solo che nel caso dell'adattamento
ordinario l'organo interno interpreta e riformula la norma internazionale.
Viceversa nel procedimento speciale l'interprete la legge e scrive una norma che non
riformula la norma internazionale, ma si limita a dire che l'ordinamento di quello Stato
la praticherà facendo ad essa rinvio.
Cioè l'adattamento mediante rinvio come dice il termine stesso non riformula ma rinvia
alla norma internazionale, la richiama senza riformularla.
Evidentemente l'adattamento mediante riformulazione è più laborioso, ma più preciso
per certi versi, per altri versi è più rischioso come vedremo tra poco.
L'adattamento mediante rinvio è più rapido sicuramente è da preferirsi in tanti casi
perché evita una serie di lungaggini ed evita una serie di rischi, ma non si può fare in
alcuni casi.
Abbiamo detto che l'adattamento è un problema particolarmente importante per le
norme incomplete che complete, abbiamo detto a che cosa serve, è utile e
indispensabile sia per le norme complete che incomplete, solo che mentre per le norme
complete si sostanzia in un atto formale di dichiarazione di volerla praticare, per le
norme incomplete è necessario integrare il contenuto delle norme lacunose.
Secondo problema
come si fa materialmente l'adattamento? ci sono due metodi
il metodo ordinario consiste nel fatto che c'è un organo interno un organo dotato del
potere di legiferare, come vedremo, nel nostro ordinamento facciamo subito
l'esempio dell'Italia la legislazione può essere quella ordinaria o se trattarsi di una
norma costituzionale o si può trattare di un atto amministrativo.
Quindi nell'adattamento ordinario cioè un organo interno costituzionale legislativo
amministrativo che riformula la norma, la prende e la riscrive. Quindi noi avremo una
norma interna che sarà stata adottata da un organo e solo come si dice però ocCasio
legis si distingue da una norma interna perché altrimenti in tutto e per tutto chi la
legge vede una norma con un contenuto che non è capace di distinguere rispetto a una

qualsiasi norma interna di origine puramente interna, mentre la norma interna di


recepimento di una norma internazionale è una norma la cui occasio legis cioè la
motivazione è il fatto di aver recepito riproducendo, la riformulando, la una norma
internazionale.
Tutto questo per farvi capire che nel caso dell'adattamento mediante riformulazione
l'organo interno è chiamato a riscrivere la norma. chiaramente ci perde un sacco di
tempo perché deve essere sicuro, la deve interpretare, la deve capire, la deve
riscrivere e se commette un errore, questo è il problema, perché l'errore rimarrà nel
testo ovviamente un errore in buona fede non è che l'interprete legge e fa dire alla
norma una cosa diversa, quello sarebbe un atto illecito, sarebbe un illecito dello Stato
che ha recepito una norma internazionale. Se l'interprete in buona fede interpreta
commettendo un errore anche veniale quell'errore resta, perché la norma di
recepimento l'atto interno conterrà quell'errore e fino a quando un giudice non se ne
accorge e non è detto che se ne accorga, l'errore resta e si continua a praticare.
Non potrebbe accorgersene perché mica è detto che tutti i giudici conoscono ogni
singola norma di diritto internazionale, ci vorrebbe solo che qualcuno è
particolarmente colto da essersi letto il testo a Monte e aver verificato diciamo che
in un buon 80% dei casi, l'errore può scappare ecco perché primo chi fa il recepimento
mediante riformulazione deve essere una persona assolutamente competente sul
piano linguistico e sul piano giuridico e proprio per questo rischio per questo pericolo
l'adattamento mediante riformulazione viene utilizzato solo quando è assolutamente
indispensabile, altrimenti per evitare di incorrere in questo rischio si fa un
adattamento mediante rinvio.
Nel caso dell'adattamento mediante rinvio, come vi ho detto l'interprete è chiamato a
recepire la norma e la deve recepire però siccome la norma può essere richiamata
meramente senza trascriverla, il testo dell'atto interno non consiste quando lo
andate a leggere in una riformulazione, non riproduce dopo traduzione il testo della
norma, non è la copia tradotta, ma semplicemente dice l'Italia si conforma alle norme
del trattato x oppure l'Italia si conforma alle norme consuetudinarie, le richiama.
Questo evidentemente è un processo molto più veloce, fare una legge di attuazione una
norma di attuazione a livello costituzionale, a livello amministrativo, a livello di legge
ordinaria è sicuramente più veloce, sono poche righe va benissimo e il vantaggio è che
non si corre il rischio di commettere errori di interpretazione.
Qual è però il problema ?
che questo processo va benissimo se la norma internazionale è completa cioè se io
devo recepire una norma internazionale completa che dice già tutto, io mi posso
permettere il lusso di farvi rinvio nel recepirla perché io dico l'Italia si conforma alle
norme del trattato X e chi la dovrà praticare si prenderà il testo ce ne sarà una
versione italiana evidentemente perché se l'Italia è parte contraente ha diritto alla
lingua e quindi ci sarà una versione ufficiale del trattato e chi lo dovrà praticare va a
leggere il testo del trattato e lo pratica.
Non c'è il rischio che l'interprete legga una cosa per un'altra, per effetto di un errore
di interpretazione o di traduzione poi siamo anche si commette un errore di
interpretazione nella lettura del testo di un trattato completo, beh qualcun altro delle
parti contraenti se ne accorgerà e dirà Scusa ma perché tu stai praticando quella
norma come se dicesse che la scadenza è domani, la scadenza era ieri tu sei in ritardo
Quindi una norma consuetudinaria completa non serve riformularla, se la norma è
completa ci si può accontentare dell'adattamento mediante rinvio.
viceversa se la norma internazionale è incompleta qua è indispensabile fare
l'adattamento mediante riformulazione perché noi abbiamo detto che la norma è

incompleta per definizione richiede allo stato di integrarne il contenuto definendo i


mezzi con cui realizzarla quindi l'adattamento mediante rinvio, cioè un adattamento
che dicesse io mi conformo alla norma del trattato X, questo trattato x è tale per cui
da solo gli obiettivi e non definisce i mezzi, un recepimento mediante rinvio a un
trattato incompleto sarebbe un adattamento scorretto.
come si fa l'adattamento?
ogni ordinamento può scegliere se seguire un procedimento ordinario o un
procedimento speciale cioè riformulare ogni singola norma internazionale oppure
fare solo l'invio ad essa.
La libertà però è solo teorica perché la logica vuole che ogni Stato faccia
adattamento con procedimento di rinvio per tutte le norme internazionali complete
trattati consuetudini o atti di organizzazioni internazionali completi perché già sa che
cosa deve fare basta leggersi la norma praticarla, inutile perdere tempo a riscriverla
con il rischio di commettere errori.
La norma internazionale anche incompleta deve essere praticata nel più breve tempo
possibile.
Quanto è il tempo necessario per recepirla e integrarla?
si valuta con la famosa diligenza del buon padre di famiglia come nel diritto privato, he
deve sempre ispirare la lettura l'attuazione e l'interpretazione di un contratto.
Vale anche per le norme internazionali se gli Stati si sono messi d'accordo su norme
incomplete, ognuno sa che deve correre per attuarla nel modo migliore nel diritto
interno e tutti sanno che se la norma è incompleta bisognerà recepirla mediante
riformulazione per integrare il contenuto ma senza perdere un giorno in più perché
l'obiettivo deve essere garantito con i mezzi che si è liberi di scegliere ma lo si deve fare
velocemente.
L'adattamento si può fare con due procedimenti a libera scelta dello Stato quello
ordinario con riformulazione quello speciale mediante rinvio. La scelta tra i due in
astratto è libera, ma in realtà è obbligata perché:
-bisogna scegliere l'adattamento con riformulazione se la norma è incompleta e si può
anzi si deve rinviare quando la norma è completa. Non avrebbe senso riformulare ciò
che completo perché ti prendi un onere che ti fa solo perdere tempo e rischi di
commettere errori.
Allo stesso tempo non si può rinviare ad una norma incompleta perché stai prendendo
in giro gli altri membri della comunità internazionale non puoi dire io sono pronto a
realizzare l'obiettivo, se poi non chiarisci con quali mezzi lo vuoi realizzare quindi
faresti un recepimento incompleto, perché non consiglieresti alla norma di essere
effettivamente applicabile.
Con quali atti interni si fa l’adattamento?
noi abbiamo detto che l'adattamento si fa l'uno con l'altro procedimento solenne con
riformulazione o speciale con rinvio, ma in ogni caso si fa con un atto interno che in un
caso riformula trascrive la norma e nell'altro vi fa rinvio.
Nel diritto interno esistono tre grandi categorie di norme e qui gli Stati sono
veramente liberi di scegliere quale utilizzare cioè l'adattamento con riformulazione o
con l'invio può essere fatto scegliendo tra una norma costituzionale, una norma di
legge ordinaria o un atto amministrativo. Gli Stati fanno le scelte più diverse.
Ordinamento italiano

L'Italia ha scelto di recepire, di fare l'adattamento alle norme consuetudinarie quindi


alle norme generali, consuetudini, principi e norme cogenti attraverso una norma
costituzionale quindi un atto di legge costituzionale, un atto della costituzione, a
norma della costituzione.
L'art. 10 della costituzione italiana è la norma con cui l'Italia recepisce le norme
consuetudinarie, i principi e le norme cogenti, che tendenzialmente sono complete.
Fa formulazioni o far rinvio?
l'articolo 10 della costituzione fa rinvio perché essendo le norme consuetudinarie
quelle norme cogenti, i principi norme complete, non serve riformularla.
Nel caso dell'Italia i due interconnettori tra ordinamento interno e ordinamento
internazionale vi ho detto sono l'articolo 10 e 11 della costituzione.
L'articolo 10 è l'Interconnettore per le norme consuetudinarie, è la strada
attraverso la quale le norme consuetudinarie sono abilitate ad entrare
nell'ordinamento italiano e su questa strada non c'è una barriera, non c'è una porta
chiusa a chiave c'è una porta a soffietto perché il recepimento dell'articolo 10 della
Costituzione è mediante rinvio quindi quando la norma consuetudinaria, il principio o la
norma cogente arriva alla porta, non trova qualcuno che dice aspetta io ti devo
riformulare ma trova il testo di una norma che dice piena e completa esecuzione viene
data dall'Italia anzi dice l'ordinamento italiano si conforma alle norme di diritto
internazionale generalmente riconosciute.
che significa? che la frontiera tra il mondo del diritto interno nel mondo del diritto
internazionale è appunto una porta a soffietto sapete quella del salone con la molla la
norma arriva spinge e trova il tappeto rosso perché c'è una volontà alla base di
conformarsi alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute perché la
metafora della porta a soffietto, la porta a soffietto è l'articolo 10 della
costituzione, cioè l'adattamento è stato fatto, è un adattamento mediante rinvio è
un adattamento una volta per tutte, infatti lo si chiama anche trasformatore
permanente. L’art.10 svolge la funzione ma senza dover essere ricostruito ogni volta,
trasformatore permanente: fa passare continuamente le norme che si formano a
livello consuetudinario (primo interconnettore)
nell’ordinamento italiano la scelta di quale metodo utilizzare per il recepimento è stata
fatta a seconda della tipologia di norme.
Prima categoria: le norme generali cioè consuetudinarie, cogenti e principi sono
recepiti con un atto costituzionale, con l'articolo 10 della costituzione, per effetto del
quale si fa un ricevimento mediante rinvio.
Non è che ogni volta che bisogna fare entrare una norma, la costituzione crea una
norma nuova anche perché lo sapete le norme della costituzione hanno processi di
formazione molto complessi e di revisione quindi non avrebbe avuto senso farlo con
una norma costituzionale.
La norma costituzionale nel 47 ha detto l'Italia si conforma alle norme del diritto
internazionale generalmente riconosciute così facendo ha creato il trasformatore
permanente l’ interconnettore costante tra mondo del diritto internazionale
generale e il mondo del diritto intero.
come si fa nell'ordinamento italiano invece l'adattamento ai trattati e agli atti delle
organizzazioni internazionali? che sono le altre due categorie
qui la scelta dipende perché mentre in linea di massima noi possiamo dire che le
consuetudini, le norme cogenti e i principi sono completi e quindi la logica vuole che si

faccia un adattamento mediante rinvio e la scelta è di farlo a livello costituzionale, per


il diritto generale la scelta poteva essere guidata, noi avremmo tutt'al più potuto
scegliere se farlo con legge ordinaria, con atto amministrativo o con una norma
costituzionale, ma certamente non con un metodo di riformulazione. Quindi rinvio
scelta obbligata, scelta effettiva di farlo a livello costituzionale.
e per gli atti delle organizzazioni?
dipende dal fatto che il trattato o l'altro dell'organizzazione internazionale siano
completi o incompleti.
Quindi nell'ordinamento italiano, l'adattamento hai trattati che sono completi si fa
attraverso un procedimento di rinvio quindi procedimento speciale senza
riformulazione e
con che tipo di atto?
la scelta è stata fatta dall'ordinamento italiano per utilizzare la legge ordinaria.
Quindi i trattati internazionali completi si recepiscono attraverso una legge ordinaria
che viene adottata dal Parlamento specifica con la quale, questa legge serve soltanto
a dire noi attuiamo questo trattato internazionale è una legge di recepimento(legge
ordinaria di recepimento). siccome il trattato è completo questa sarà una legge di
recepimento mediante rinvio
Abbiamo detto che quando gli atti sono completi si rinvia la scelta avrebbe potuto
essere norma costituzionale, norma di legge o atto amministrativo.
Per le consuetudini abbiamo scelto la norma costituzionale qui abbiamo detto ci va
bene la legge ordinaria.
quindi ogni qualvolta bisogna recepire un trattato internazionale, mentre nel caso
costituzionale noi abbiamo messo l'articolo 10 una volta per tutte, lì c'è il
trasformatore permanente, qui per i trattati completi c'è il trasformatore volta per
volta-> Una legge ordinaria che volta per volta recepisce rinviando.
Allora se il trattato e completo l'adattamento viene fatto nell'ordinamento italiano
come una legge ordinaria di recepimento che non riformula ma rinvia e
come fa a riformulare?
il testo è una legge che contiene un cosiddetto ordine di esecuzione cioè la legge di
recepimento di un trattato dice: a partire dal giorno x l'Italia da piena e completa
esecuzione al trattato Y e mette il nome del trattato il Parlamento si riunisce, vota
questa legge, esce il testo di questa legge di tre righe a cui testo viene allegato il testo
del trattato nella lingua originale e nella lingua italiana di versione ufficiale.
Quindi il procedimento di un trattato completo è un procedimento automatico perché
-scelta del rinvio doverosa l’atto è completo
- scelta opzionale legge ordinaria
-formula ricorrente-> ordine di esecuzione
Attenzione a una particolarità
l'attività è talmente di routine che la legge di recepimento è in realtà una legge con la
quale si fa anche un'altra cosa nell'ordinamento italiano e cioè la legge di recepimento
del trattato completo è la legge di autorizzazione alla ratifica.

Abbiamo detto che quando si scrivono i trattati internazionali nel procedimento


solenne noi abbiamo negoziazione, firma, ratifica, deposito e scambio delle ratifiche e
poi abbiamo detto che nella forma semplificata firma e ratifica sono contestuali
Rimaniamo alla forma solenne per non confonderci, la ratifica nell'ordinamento
italiano la fa il capo dello Stato autorizzato dal Parlamento, l'articolo 87 della
costituzione dice il presidente della Repubblica ha il potere di ratificare i trattati
previa autorizzazione alla ratifica da parte del Parlamento e precisa che
l'autorizzazione viene controfirmata dal ministro proponente.
Allora quando nell'ordinamento italiano si autorizza la ratifica al trattato e poi sulla
base di questa legge il presidente ratifica, in quella stessa legge se il trattato che si
sta di cui si sta autorizzando la ratifica è completo si mette anche l'ordine di
esecuzione.
Allora nel caso di trattati completi: il recepimento viene fatto mediante rinvio con una
legge ordinaria di recepimento che contiene come dicevo l'ordine di esecuzione e questa
è la legge di autorizzazione alla ratifica. Quindi i trattati completi hanno una ratifica
autorizzata dal Parlamento che contiene anche l'ordine di esecuzione.
Questo non è un fatto solo formale ma importante che significa?
se io nel momento stesso in cui io autorizzo il capo dello Stato alla ratifica metto nello
stesso atto e quindi annullo la distanza temporale, l'ordine di esecuzione io in realtà io
Parlamento dico capo dello Stato di ratifica di questo trattato perché se tu non
ratifichi noi non siamo impegnati internazionalmente e do io Parlamento ordine di
esecuzione a questo trattato e che il pezzo di carta dice anche piena e completa
esecuzione viene data al trattato x. Cioè quella legge dice oggi il Parlamento italiano
autorizza il capo dello Stato alla ratifica e con essa viene dato l'ordine di attuare
rapidamente il trattato, autorizzazione alla ratifica è piena e completa vigenza, un
minuto dopo la ratifica il trattato non è stato solo ratificato e stato anche
recepito.
Questo può andar bene in tutti i casi in cui l'Italia è pronta a vincolarsi con la ratifica
perché in questo caso noi avremo l'autorizzazione alla ratifica, il recepimento
istantaneo e a meno che il trattato non abbia un'entrata in vigore subordinata per
esempio lo scambio è un deposito di x ratifiche noi avremo autorizzazione alla ratifica
e dal momento della ratifica noi avremo l'adattamento e anche l'entrata in vigore.
Viceversa, se l'entrata in vigore fosse subordinata, noi avremmo semplicemente che il
Parlamento autorizza la ratifica e dal momento della ratifica cioè il recepimento,
l'entrata in vigore sarà successiva.
Per i trattati completi, il recepimento è fatto con rinvio, contenuto in una legge
ordinaria che è la legge con cui si autorizza anche la ratifica.
Quindi in Italia quando c'è un trattato completo per una volta non si perde tempo, è
uno dei pochi casi in cui noi siamo giuridicamente impeccabili.
Per un trattato incompleto ovviamente non si può fare lo stesso ragionamento che vi
ho fatto per i trattati completi.
Lo stesso ragionamento vale pari per gli atti delle organizzazioni internazionali
completi, per esempio un regolamento o una decisione dell'unione europea che sono
intrinsecamente atti completi, possono essere recepiti mediante rinvio e infatti
l'Italia li recepisce mediante l'invio, l'unica differenza sta nel fatto che il recepimento
viene fatto di solito con atto amministrativo, ma comunque viene fatto mediante
l'invio perché sono atti completi.

In passato l’Italia recepiva anche gli atti completi con riformulazione e quindi
perdevano una quantità di tempo. si è capito che bisognava recepire gli atti completi
mediante rinvio automaticamente. Questo è lo stato attuale, tendenzialmente si
recepiscono mediante atto amministrativo ma niente impedisce che si utilizzi la legge
ordinaria.
Allora norme generali per dire meglio tendenzialmente complete-> recepimento
mediante rinvio a livello costituzionale, una volta per tutte col trasformatore
permanente.
Viceversa nel caso dei trattati internazionali completi o degli atti delle organizzazioni
internazionali completi quindi regolamenti e decisioni, non le direttive perché vi
ricordate le direttive che erano l'obbligo di risultato ma lasciano libertà dei mezzi
quindi sono alti incompleti.
Viceversa regolamenti e decisioni consentono la scelta allo stato italiano di un
recepimento mediante rinvio che nel caso dei trattati è contenuto in una legge
ordinaria e recepire un trattato il Parlamento fa una legge con cui dice piena e
completa esecuzione voglio andare al trattato X e vi fa rinvio per un atto completo di
un'organizzazione internazionale c'è un atto interno amministrativo ma potrebbe
essere anche legislativo che dice l'Italia dà completa esecuzione alla decisione del
consiglio di sicurezza piuttosto che al regolamento dell’ Unione europea o alla decisione
dell'unione europea e così viene istantaneamente recepito.
viceversa per quanto riguarda gli atti di carattere incompleto delle organizzazioni
internazionali o dei trattati, è evidente che un recepimento mediante rinvio non può
essere fatto perché noi abbiamo un atto che a Monte che ci dice realizza questo
risultato e definisci i mezzi con cui farli. Se io lo ricevessi semplicemente dicendo vai
sono pronto ad sto prendendo per i fondelli le controparti perché sono pronta
attuale che l'obiettivo sì ma con quali mezzi.
Quindi nell'ordinamento italiano ma pressoché anzi in tutti gli ordinamenti il
recepimento dei trattati incompleti o degli atti delle organizzazioni internazionali
incompleti viene fatto mediante riformulazione
che significa? significa che l'altro interno trascrive la norma internazionale, il
trattato o l'atto dell'organizzazione in tutto e per tutto e mentre vado a scrivere va
a integrare le parti mancanti. Devi realizzare l'obiettivo X e scrive anche lo dobbiamo
fare facendo così.
Quindi quando si deve recepire un trattato incompleto c'è un lavoro molto più
laborioso non basta la legge di autorizzazione alla ratifica che contiene l'ordine di
esecuzione noi avremmo, da una parte la legge di autorizzazione alla ratifica e partirà
un processo di integrazione che velocemente dovrà trascrivere la norma e integrarne
il contenuto in modo tale da renderla applicabile.
Con che tipo di atto si fa tutto questo?
il tipo di atto non cambia, i trattati incompleti si recepiscono con legge ordinaria, solo
che è una legge integrativa. Gli atti delle organizzazioni internazionali incompleti si
recepiscono con un atto amministrativo integrativo, che riformula o al limite con una
legge ordinaria che riformula qui c'è libertà di scelta da parte degli Stati.
l'attuazione è un fatto veramente formale se la norma è completa ho accettato la
fonte la devo ne devo praticare l'obbligo quindi voglio fare il sovranista bene sono
libero di dire che attuerò le norme internazionali consuetudinarie, piena e completa
esecuzione viene data al trattato x L'Italia rispetta la decisione del consiglio di
sicurezza ma questo se avete capito bene quello che abbiamo detto fino ad ora è un

atto per carità dal punto di vista del diritto interno formalmente importante perché
l'Italia formalmente riconferma la propria volontà, ma dal punto di vista
dell'ordinamento internazionale un atto intrinsecamente non necessario perché
dovuto non so se mi spiego se tu partecipi alle alle Nazioni Unite e ti sei impegnato a
rispettare gli obblighi ma è ovvio che poi ne devi realizzare i comandi mica puoi essere
membro delle nostre unità e fare quello che vuoi tu mica puoi essere meno l'unione
europea partecipare poi dire no ma poi faccio quello che voglio io se c'è un potere degli
organi dell'unione tu ne devi rispettare le direttive devi rispettare le decisioni. E’ quello
che bisognerebbe far capire a Orbanquando lui dice io sono membro dell'unione
europea però sulla politica migratoria faccio quel che mi pare, è vero che non esiste
una politica di competenza esclusiva dell'unione europea di ma in materia di migrazioni
per cui consiglio e commissione non possono sostituirsi al potere normativo dello
Stato però fino a prova contraria c'è una competenza concorrente per cui gli Stati
hanno accettato di avere delle regole definite a livello dell'unione, le devono rispettare.
Il recepimento, l'attuazione, l'adattamento è proprio questo è il momento del
confronto tra diritto interno e diritto internazionale e non è come stupidamente
pensano i sovranisti, chi vince e chi impone che cosa, no perché il processo è
volontaristico alla base.
L'adattamento è il sistema di regole consuetudinariamente definito con il quale si
lascia libertà agli Stati di scegliere, laddove possibile, come fare per attuare le norme
attraverso una serie di paletti dove si può scegliere la riformulazione o rinvio, ma io ti
consiglio di riformulare ciò che va integrato e di rinviare a ciò che è completo, puoi
scegliere se fare un recepimento a livello costituzionale, a livello legislativo, a livello
amministrativo e poi come vedremo questo ha delle conseguenze dal punto di vista del
rango che la norma recepita assume nell'ordinamento interno.
Quindi libertà di scegliere se rinviare o riformulare però con un criterio rinvia a quello
che è completo e riformula quello che incompleto, fai come vuoi tu dal punto di vista
dell'atto legislativo, amministrativo o costituzionale ,con l'indicazione attenzione
perché poi questo determina delle conseguenze sul livello in cui quella norma recepita si
va a porre nel diritto interno e datti da fare perché sei tu che ti sei impegnato ti sei
voluto impegnare a fare delle regole e le dovrai rispettare.

Lezione 12
Ricapitolando
un istituto importante del diritto internazionale attraverso il quale si risponde alla
domanda, come si risolvono i problemi di applicazione, come si garantisce
un'applicazione effettiva nell'ordinamento interno degli Stati che partecipano alla vita
della comunità internazionale delle norme che sono state create nel diritto
internazionale economico.
Abbiamo concepito il mondo del diritto internazionale economico come un mondo
parallelo a quello del diritto internazionale, che nasce quando gli Stati vogliono
interconnettersi tra di loro e cooperare su materie già coperte dal diritto interno e
questo è avvenuto dopo oppure all'inizio su questioni che il diritto interno non riusciva
a trattare, perché erano al di fuori della sua competenza o comunque pur essendo
all'interno della sua competenza riguardavano questioni che necessariamente
richiedevano il coordinamento tra due sovranità.
Attraverso le fonti, le norme si creano nell'ordinamento internazionale, noi abbiamo
detto che ci sono delle norme self executing cioè complete ovvero direttamente

applicabili. Una norma completa direttamente applicabile validamente formatasi


impone degli obblighi alle parti, quindi l'adattamento è l'atto con cui la norma si rende
applicabile.
viceversa quando la norma è incompleta significa appunto che non è self executing
perché significa che non contiene tutti gli elementi indispensabili per la sua
applicazione, perché definisce soltanto l'obiettivo, ma lascia libertà dei mezzi e questo
non è un limite, è un tipo di norma che viene adottata su quelle materie per le quali gli
Stati dove non sono stati in grado di raggiungere un consenso completo dal punto di
vista anche dei mezzi oppure hanno deciso deliberatamente di lasciarsi liberi nella
scelta dei mezzi perché ci sono delle ragioni interne, non tutti hanno gli stessi
strumenti, non potrebbero fare allo stesso modo o non vorrebbero fare lo stesso e
nel caso di queste norme che si capisce formalmente la funzione dell'adattamento.
Perché se una norma è intrinsecamente incompleta quando si realizza e arriva alla
frontiera, non è come la norma self executing in grado di dispiegare gli effetti e quindi
non ha bisogno di nessun invito a entrare, la norma incompleta pur essendo
obbligatoria ugualmente, attenzione a non fare l'errore a pensare che le norme self
executing non siano capaci di applicarsi sono capaci di applicarsi, ma solo parzialmente
e hanno in sé il dovere dello Stato, attenzione di adottare nel più breve tempo possibile
gli atti integrativi per renderle completamente applicabili.
In entrambi i casi l'adattamento è dovuto, ma nel primo caso, delle norme complete è
quasi inutile un atto meramente formale
mentre nel caso delle seconde norme l'atto diventa necessario perché con
l'adattamento, con il recepimento, con la dichiarazione di voler applicare la norma si
deve accompagnare dell'atto integrativo che colma la lacuna che la norma ha per
definizione.
Ecco perché si dice che adattamento è quel processo mediante il quale le norme
internazionali validamente formatesi vengono resi applicabili nell'ordinamento interno.
Abbiamo detto che il processo ci sono due procedimenti attraverso i quali si fa
adattamento uno solenne o con riformulazione o detto anche ordinario e l'altro
speciale o mediante l'invio.
Il procedimento con riformulazione che è più lungo ma rischioso e che consiste nel
prendere la norma internazionale, interpretarla e trascriverla. si usa soltanto
quando l’atto è incompleto, perché nel riformulare si integra.
Viceversa quando la norma è completa è più che sufficiente è più rapido e più logico
utilizzare un procedimento mediante rinvio, in questo caso attenzione, in entrambi i
casi c'è un atto interno con cui si fa materialmente il recepimento.
Se lo stato nel recepire la norma non completa, non si dota degli strumenti per
recepirla, questo è un problema di incompleto adempimento dell'obbligo di adattamento
perché noi abbiamo detto che quando lo stato partecipa alla comunità internazionale
sia che partecipi alla formazione di norme complete, sia che partecipi alla formazione
di norme incomplete, c'è un dovere di applicarle di renderle funzionanti, perché
altrimenti si perde tempo, se entri in un trattato completo, quello automaticamente
basta un atto formale di rinvio per renderlo applicabile e si applica ti da obblighi o ti dai
diritti. Quando il trattato o per esempio un atto chiamato direttiva che abbiamo
detto sono i due esempi di atti incompleti, il trattato quadro che contiene soltanto gli
obiettivi e ti lascia la libertà di mezzi o la direttiva che ti dà soltanto l'obbligo senza
definire i mezzi bene a quel punto tu sapevi fin dall'inizio, fin quando hai negoziato il
trattato o quando fin da quando hai abilitato l'organo internazionale a darti un
comando incompleto, che tu poi lo devi attuare.

se lo stato in buona fede o in malafede non si dota di tutti gli strumenti o degli organi
per far produrre gli effetti a quella norma, che succede?
questo è un illecito internazionale perché c'è una norma alla quale io mi sono impegnato
di attuare gli impegni internazionali, mi sanzioneranno anzi mi porteranno davanti al
giudice o dell'organizzazione O a quello previsto dal trattato per un reato di
incompleto adempimento. Ho violato l'obbligo di adempiere il trattato perché io mi ero
impegnato.
Nello statuto dell'organizzazione internazionale, l'Italia quando è entrata a far parte
del organizzazione chiamata comunità economica europea del 1957, nel trattato di
allora che è il padre dei trattati di oggi; oggi sono due il trattato sull'unione, il
trattato sul funzionamento dell'unione sono figli, sono la versione evoluta e integrata
del trattato di Roma del 1957-> all'articolo 189 diceva che nel diritto della comunità
europea, come si chiamava all'epoca, regolamenti, direttive e decisioni sono atti
vincolanti e definiva i regolamenti come atti generali completi, le direttive come atti
particolari completi solo per quanto riguarda l'obbligo e le decisioni come atti
particolari completi.
Quindi regolamenti e decisioni direttamente applicabili, direttive direttamente
applicabili solo per il risultato e lasciano libertà di mezzi.
se uno stato partecipa all'unione europea con la firma dello statuto accetta l'articolo
187. Quindi quando gli organi adottano un regolamento o una decisione, lo stato sa che
è self executing quindi recepisce con un atto di rinvio.
Quindi quegli atti sono direttamente applicabili anche se lo stato non facesse niente
dal giorno in cui si accetta il trattato dell'unione.
Abbiamo detto ieri che i trattati completi si recepiscono con una legge ordinaria che
contiene l'ordine di esecuzione con cui si dice l'Italia vuole dare piena e completa
esecuzione al trattato, quello è un atto di rinvio.
in Italia come si fa il ricevimento dei trattati completi? con una legge ordinaria.
Ma quella legge contiene già l'autorizzazione alla ratifica, quindi in sostanza noi con la
stessa legge da un lato diciamo al presidente della Repubblica, il Parlamento fa la legge
di autorizzazione alla ratifica, da un lato dice al presidente della Repubblica è conforme
al nostro ordinamento interno, abbiamo fatto tutti i controlli, vai ratifica e nel
momento in cui tu hai ratificato e quindi quel trattato è pronto ad entrare in vigore.
Quindi sostanzialmente la ratifica contiene il limite temporale per far dispiegare
effetti al trattato.
viceversa nel caso degli atti incompleti se noi facessimo rinvio, rinvieremo a un
qualcosa che è pronto solo rispetto all'obiettivo; è pronto solo in una parte una
convenzione quadro, come può essere la vecchia convenzione di New York del 1992 sul
cambiamento climatico.
Perché la convenzione quadro dice solo che gli Stati si impegnano sui mezzi che
sceglieranno liberamente a realizzare l'obiettivo, di tenere le emissioni ad un livello non
superiore a quello di inquinamento del 1990.
In Italia abbiamo detto che le norme consuetudinarie si recepiscono con un atto
costituzionale. L'articolo 10 della costituzione che è un esempio di recepimento
mediante rinvio perché una volta per tutte si dice l'Italia si conforma alle norme di
diritto internazionale generalmente riconosciute. Quindi l'articolo 10 copre
consuetudini, principi e norme congegni, diciamo in altri termini le norme generali
vengono rese applicabili quindi tutte le norme non scritte consuetudini di principi e

norme cogenti sono resi applicabili con un procedimento automatico mediante rinvio
mediante richiamo fatto una volta per tutte senza riformulazioni
L'articolo 10 è il trasformatore permanente che garantisce un contatto continuo
tra ordinamento interno e ordinamento internazionale vi ricordate noi abbiamo
detto ogni ordinamento ha degli interni connettori l'articolo 10 e l'interconnessione
per l'ordinamento italiano con cui si crea il contatto continuo con le norme
consuetudinarie.
L'adattamento ai trattati si fa con legge ordinaria che contiene l'ordine di esecuzione
e la legge ordinaria è quella che contiene oltre all'ordine di esecuzione anche l'ordine di
autorizzazione alla ratifica al presidente della Repubblica.
Se invece i trattate sono incompleti si fa sempre una legge ordinaria che non rinvia ma
riformula perché serve integrare il contenuto della norma.
La domanda è una volta che il ricevimento è stato fatto con rinvio con riformulazione
con atto interno di legge costituzionale ordinaria o atto amministrativo, a quel punto
si mischia tutto cioè le norme internazionali sono applicabili nell'ordinamento interno e
questo non ci crea nessun problema ulteriore, Se la norma internazionale va a
legiferare con la consuetudine con principio, con norma cogente, con un trattato o
con un atto dell'organizzazione internazionale su una materia vergine su cui il diritto
interno non aveva già un'altra norma.
se invece c'era una norma interna precedente costituzionale di legge ordinaria o di
atto amministrativo, la norma che è entrata e che riguarda la stessa materia già
legiferata in precedenza, in che rapporto si pone con la norma interna? chi prevale?
se noi avevamo per esempio una norma di legge interna che diceva che l'Italia in materia
di politica commerciale, facciamo finta che l'unione europea non esiste che non esiste
l'accordo generale sulle tariffe del commercio a livello internazionale e che quindi
l'Italia non abbia alcun impegno né regionale, né internazionale anzi prima è
internazionale poi regionale, perché l'accordo generale sulle tariffe del commercio del
47 e le norme dell'unione europea sono del 57 quindi fingiamo che non abbia mai assunto
impegni di liberalizzazione del commercio che significano no dazi, no barriere al
commercio a livello universale, in maniera più blanda a livello di Unione europea in
assoluto.
Perché nell'unione europea c'è un mercato interno per cui non esistono barriere alla
circolazione di merci persone servizi e capitali, concentriamoci sulle merci, prima di
entrare nel GATT, prima di entrare nell'unione europea, all'Italia nella comunità
economica europea come si chiamava all'epoca, l'Italia poteva adottare tutti i dazi che
voleva.
Nel momento in cui è diventata parte dell’accordo GATT, che diceva cerchiamo di ridurre
e al più presto, di eliminare i dazi sulle merci degli Stati membri, perché li dobbiamo far
circolare liberamente queste merci e quindi poniamo solo gli oneri doganali normali.
Allora il problema è questo, quando la norma internazionale entra nell'ordinamento se
va su un terreno vergine, il problema di capire che il rango abbia nell'ordinamento
interno è solo formale, viceversa quando entra e trova delle norme che dicevano il
contrario noi dobbiamo applicare il problema del rango e quindi la logica della gerarchia
delle fonti per capire come si ordinano queste norme, vi rendete conto che quando le
norme internazionali entrano, consuetudini, trattati o norme cogehti di di atto
dell'organizzazione internazionale, possono creano un mix.
Nell'ordinamento italiano tutti i soggetti devono tenere condotte coerenti, se si
tratta di norme rivolte agli individui e se si tratta di norme rivolte agli organi dello

Stato, se lo stato entra in un trattato, che dice liberismo bisogna fare le politiche
economiche liberiste, se non ci sono impegni e vale il protezionismo precedente si può
fare protezionismo.
Qual è il rango delle norme adattate nell'ordinamento interno, cioè in che rapporto le
norme adottate si pongono con le norme interne preesistenti?
è molto facile, la regola è ogni norma internazionale adattata prende il rango della
norma con cui l'adattamento è stato fatto. Cioè Ogni norma adattata la norma
internazionale che entra nell'ordinamento interno attraverso l'atto di recepimento
nel diritto interno, andrà sullo scaffale corrispondenti alla norma con cui il
ricevimento è stato fatto.
In Italia abbiamo detto che le norme generali, consuetudini, principi e norme cogenti si
recepiscono attraverso un atto costituzionale, se la regola dice che nell'ordinamento
interno la norma una volta recepita, prende il rango della norma con cui si fa
adattamento,
che rango avranno nell'ordinamento italiano le norme generali? Costituzionale,
legislativo, amministrativo? Costituzionale
stesso discorso vale per i trattati; si recepiscono con legge ordinaria mediante rinvio
o mediante riformulazione a seconda che siano completi o incompleti.
Quindi un trattato adattato nell'ordinamento interno su quale scaffale va delle norme
costituzionali, delle leggi ordinarie, degli atti amministrativi? Legge ordinaria
L’atto dell'organizzazione internazionale può essere recepito o con legge ordinaria o
con un atto amministrativo mediante riformulazione o mediante rinvio a seconda che
sia completo o incompleto.
Quindi se viene recepito con atto di legge ordinaria andrà sullo scaffale della legge
ordinaria
se viene recepito con atto amministrativo andrà sullo scaffale degli atti
amministrativi.
Applichiamo per un attimo solo la logica della gerarchia delle fonti nel diritto interno
che poi è identica a quella del diritto internazionale immaginate di essere davanti a una
grande libreria e sopra ci sta scritto norme vigenti nell'ordinamento italiano alcune
hanno un'origine propriamente interna, le ha adottate il Parlamento, sono norme
costituzionali oppure sono atti amministrativi che sono nati e cresciuti
nell'ordinamento interno.
in mezzo a queste mischiate per effetto della allattamento, ci sono una serie di norme
che sono state solo recepite dall'Italia, sono ugualmente vincolanti rispetto alle
norme interne, ma solo norme di origine internazionale o sono norme direttamente
applicabili e quindi sta nulla ma noi vediamo un rinvio, nell'articolo 10 della costituzione
sono presenti tutte le norme consuetudinarie e le norme generali,
le leggi si recepimento con rinvio sono quelle che contengono tutti i trattati e
le leggi di recepimento con riformulazione sono quelli che contengono i trattati
incompleti o gli atti delle organizzazioni internazionali incomplete, stesso discorso per
gli atti amministrativi che fanno rinvio o che riformulano atti internazionali.
noi abbiamo questa libreria bene fino a quando sulla libreria ci sono norme che non
contrastano tra di loro non c'è un problema di prevalenza, se noi abbiamo una norma
derivante dal diritto internazionale che prevede il divieto di pena di morte e nel diritto
interno non c'era una norma a favore della pena di morte, io avrò una norma

internazionale recepita nell'ordinamento interno che mi vieta la pena di morte che non
contrasta con niente.
Stesso discorso per i dazi, se prima io non avevo una legge interna a favore del dazio
entro a far parte del Gatt, ero già liberista e poi entro nel Gatt, che mi dice sì liberista
attraverso queste regole, non c'è un problema di conflitto tra norme interne e norme
internazionali. Quindi la regola del rango, mi porterà semplicemente a mettere a livello
di legge ordinaria, la norma che dice liberismo da oggi in poi che è la norma di
recepimento del Gatt, va sullo scaffale della legge ordinaria perché il GAtt è un
trattato e si recepisce con legge ordinaria.
stesso esempio, io prima avevo delle leggi protezionistiche per cui io dicevo che sulle
patate straniere io applico un dazio del 4%, sull'acciaio straniero applico un dazio del
20% perché io voglio proteggere il mio settore carbosiderurgico e sul vino straniero
applico un dazio del 80%. Questo è protezionismo, espressione di sovranità fino a
quando non è vietato da una regola internazionale io lo posso fare.
se la norma internazionale invece, disciplina una materia su cui c'era già il comando
quindi io prima potevo mettere i dazi ma oggi non li posso mettere più, continuo ad
applicare la norma interna perché era di legge ordinaria perché io ho fatto la legge sui
dazi con legge ordinaria o prevale la norma internazionale? se prevale perché?
Abbiamo detto sia nel diritto interno, sia nel diritto internazionale la gerarchia delle
fonti dice che, tra due norme di rango diverso prevale quella gerarchicamente
superiore, quindi tra norme di rango diverso gerarchicamente superiore, tra norme
dello stesso rango o la successiva o la più speciale, se sono ugualmente speciali la
successiva
se una è più speciale, la successiva prevale solo per la parte comune e per la parte non
coperta dalla specialità prevale la speciale.
Allora quando noi abbiamo una legge interna del 1946 o precedente che dice
protezionismo e poi nel 1947 io entro nel Gatt che mi dice da oggi in poi tu i dazi non li
puoi più adottare se non con certi limiti, che io trattato definisco la legge ordinaria
prevale o soccombe rispetto al Gatt?
Il Gatt è un trattato, è stato recepito con legge ordinaria; quindi, regola del rango è
che il Gatt prende il rango dell'atto con cui si fa il recepimento.
Quindi il Gatt è legge ordinaria, allora noi avremo nello scaffale una legge targata 46
che quindi viene prima o comunque prima del 46 che mi dice protezionismo, 47 legge che mi
dice ad oggi non proteggi più.
Norme dello stesso rango prevale la successiva quindi prevale il GATT.
Ma questo significa nella logica di una derogabilità reciproca cioè se poi nel 48 o oggi io
faccio una legge a favore del protezionismo, ferma restando che io sono nel GAtt la
legge interna contrastante con la norma internazionale, legge interna successiva
prevale? cioè la successione nel tempo, tra norme di legge ordinaria interna o
internazionale significa che quella che viene dopo prevale? NO
perché noi abbiamo detto che uno Stato entra in un trattato internazionale perde il
potere di disciplinare quella materia, a meno che non esca dal trattato, di conseguenza
fin quanto vige il trattato questo prevale sulle leggi successive sulla stessa materia.
Nel rapporto della norma interna e norme internazionali la regola dice ogni norma
internazionale assume il rango della norma con cui ricevimento è stato fatto.

Quindi i trattati si vanno a mettere sullo scaffale delle leggi ordinarie, le consuetudini e
le norme generali si vanno a mettere sullo scaffale delle norme costituzionali, pure qua
chi prevale?
se la costituzione diceva X e poi una consuetudine di y fino a prova contraria prevale
quella gerarchicamente successiva, ma se poi la costituzione cambia, se applichiamo la
logica dei trattati la logica e ci dovevamo pensare prima a meno che non usciamo dalla
comunità internazionale, noi non possiamo modificare la consuetudine in senso
difforme rispetto alle consuetudini internazionali.
Facciamo finta che la costituzione italiana, non prevedesse già l'obbligo di tutela dei
diritti umani fondamentali e facciamo quindi finta che per consuetudine ci è arrivato
l'obbligo di rispettare i diritti umani fondamentali, va al potere Salvini e dice da oggi poi
io voglio violare almeno certi diritti umani, tra quelli fondamentali perché mi serve per
controllare il popolo perché il loro diritto di manifestare è soccombente rispetto al
mio diritto di mantenere l'ordine. E’ legittimo? perché è una norma interna successiva
fino a ora valeva la consuetudine io sono sovrano io introduco norme contrastanti
con la costituzione, perché io sono io, che è quello che fa Orban quando dice io non
faccio entrare le persone nel mio territorio c'è una norma consuetudinaria che viene
trattamenti inumani e degradanti indipendentemente dal fatto che ci sia qualcuno che
vuole entrare non vuole entrare tu poi lo puoi respingere se non ha diritto ma se c'hai
l’asilo in costituzione o comunque ci sono norme consuetudinarie sull’asilo tu le devi
rispettare, puoi fare una norma interna successiva contrastante di rango
costituzionale nel nostro esempio?
solo se esci dalla comunità internazionale.
In linea di massima vale sempre il criterio temporale, vanno sullo scaffale e prevalgono
sulle norme precedenti
e quanto alle successive?
il linea di massima creano una barriera, cioè l'enorme interne successive su quella
stessa materia, non potranno più contrastare con le norme consuetudinarie pattizie
o di organizzazione internazionale. Perché? perché io sono entrato in un impegno e mi
sono impegnato a fare certe cose nel rispetto del diritto internazionale quindi fino a
quando non esco da quegli impegni fanno una barriera.
ci sono delle eccezioni
cioè le norme consuetudinarie in generale prevalgono sulle norme costituzionali, salvo il
rispetto dei valori fondanti della costituzione, cioè la scelta dell'Italia di creare
un'interconnessione attraverso l'articolo 10 con il diritto internazionale e non scritto
incontra un limite derivante dal fatto che l'Italia blocca, impedisce il l'ingresso delle
eventuali norme generali di diritto internazionale che imponessero obblighi contrari ai
valori fondanti della costituzione.
Quali sono i valori fondanti della costituzione? quelli contenuti nella sua prima parte.
Un esempio l'articolo 1: l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro la
sovranità spetta al popolo che esercita nelle forme e nei limiti previsti dalla
costituzione.
Tutte le norme contenute in quella prima parte rappresentano i cosiddetti contro
limiti cioè i limiti che legittimamente l'ordinamento italiano, ma tutti gli ordinamenti
costituzionali hanno una struttura simile, quindi le norme fondanti della costituzione di
ogni Stato sono i controlimiti.

Ma questo non è altro che espressione della regola del piatto, per cui ogni Stato entra
a far parte della comunità internazionale in quanto sovrano quando io vado a far
parte della comunità internazionale vado lì con i controlimiti.
Per esempio l'Italia non starebbe mai un trattato in cui si imponesse una forma non
democratica perché l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro tutto ciò
che contrasta con la democrazia con il lavoro.
Quindi in realtà a Monte è molto difficile che ci siano delle norme consuetudinarie che mi
impongono obblighi su cose che io ho presentato come controlimiti, è difficile che
esistano norme consuetudinarie che possano contrastare con quelli che sono i miei
limiti aprioristici.
Il rapporto tra diritto consuetudinario adattato e ordinamento costituzionale
italiano e tale per cui il trasformatore permanente fa entrare e prevalere qualsiasi
norma generale, la teoria dei controlimiti garantisce la tutela dei valori fondanti della
costituzione, per cui nessuna norma a Monte potrebbe nascere in contrasto, se
nascesse il giudice interno ha il potere- dovere di applicare la teoria dei controlimiti
prendere la norma consuetudinaria recepita contrastante e riportarla alla
frontiera.
quindi quando all'esame vi chiedo qual è il problema del rapporto tra norme
consuetudinarie adattate e norme costituzionali preesistenti?
la risposta giusta è: il diritto internazionale prevale alla luce dell'articolo 10 della
costituzione che è il cosiddetto trasformatore permanente e che implica che le norme
consuetudinarie e generali recepite vanno sullo scaffale delle norme costituzionali e
finché l'Italia sta nella comunità internazionale creano una barriera alla creazione di
norme costituzionali successive confliggenti.
viceversa, per tutte le norme della prima parte della costituzione stanno sullo scaffale
e dicono dopo di me nessuno.
Quindi le norme consuetudinarie che confliggessero sui valori fondanti non entrano
proprio.
La teoria dei controlimiti fa da barriera, può entrare prevalere solo ciò che è al di
fuori dei controlimiti.
Abbiamo detto che i trattati entrano con norma di legge ordinaria quindi ne
deduciamo che vanno sullo scaffale delle leggi ordinarie,
gli atti delle organizzazioni internazionali entrano o legge ordinaria o con atto
amministrativo, se entrano con legge ordinaria vanno sullo scaffale delle leggi
ordinarie se amministrativa sullo scaffale amministrativa.
Qui il criterio della successione temporale va favore solo delle norme internazionali
cioè ogni volta che un trattato entra, prevale sulla legge ordinaria e resta lì
impedendo la legiferazione o l'adozione di atti amministrativi, nel caso degli atti di
organizzazioni internazionali successivi, finché l'Italia fa parte di quel trattato di
quell'atto amministrativo.
In passato, fino alla Riforma del titolo V della costituzione, avvenuta relativamente
pochi anni fa, il rapporto sembrava reciproco, nel senso che sembrava che l'Italia
potesse adottare leggi successive contrastanti con i trattati.
In realtà la dottrina aveva già sviluppato un criterio di prevalenza a favore dei
trattati, che è stato poi codificato dalla riforma del titolo V.

Il titolo quinto della costituzione dice che, una volta che l'Italia entra in un trattato su
quella materia il trattato prevale sempre perché è un parametro interposto di
costituzionalità.
significa che siccome c'è una norma internazionale per effetto della quale l'Italia
rispetta i trattati internazionali l'Italia si autolimita e vuole rispettare gli impegni
internazionali, lo dice l'articolo 11 della costituzione, quando su quella norma si adotta
un trattato dice l'articolo 117 della Costituzione e questa è la riforma, quel trattato
ha avuto dall'articolo 11 una forza per cui diventa parametro di costituzionalità.
Il trattato prevale perché difeso dall'articolo 11, il trattato in sé è norma di legge
ordinaria e quindi per il criterio della successione nel tempo, una norma interna di legge
ordinaria successiva potrebbe prevalere però noi abbiamo già detto che in una logica
internazionalistica è vero che noi abbiamo sempre il potere di legiferare però
dobbiamo uscire prima dal trattato.
Nel momento in cui è stato creato l'articolo 117 non ci serve più fare il ragionamento
devi uscire prima dal trattato, perché l'articolo 117 dice se tu sei entrato in un
trattato finché quel trattato vive, lo devi rispettare oltre che per gli obblighi del
trattato anche per il fatto che tu con l'articolo 11 della costituzione ti sei fin dal 47
impegnato a rispettare i trattati.
Ecco perché con la con la riforma del titolo quinto della costituzione con l'articolo 117 i
trattati internazionali sono diventati parametro interposto di costituzionalità.
cioè di per sé hanno rango di legge ordinaria, ma hanno l'articolo 11 della Costituzione
e l'articolo 117 che gli dà il potere di prevalere fino a quando l'Italia non esce dal
trattato su qualsiasi legge ordinaria successiva.
La teoria dei contro limiti che garantisce la prevalenza attenzione ai soli valori
fondanti della costituzione.
Per i trattati la logica è simile però il criterio di prevalenza è più forte a favore dei
trattati, cioè un trattato recepito con legge ordinaria prevale sempre su tutte le
leggi ordinarie interne precedenti e successive perché? È parametro interposto di
costituzionalità.
se un trattato contrasta con un valore fondante?
noi abbiamo capito che le consuetudini sono norme costituzionali e prevalgono sulle
norme costituzionali salvo i valori fondanti, i trattati sono legge ordinaria e
prevalgono su tutte le leggi ordinarie sempre e comunque.
Ma un trattato che contrastasse con una norma costituzionale, che sorte avrebbe?
c'è un controllo di costituzionalità per cui la Corte costituzionale può disapplicare un
trattato che contrastasse con i valori fondanti.
Anche se è difficile che uno entra in un trattato contrastante con i valori fondanti
perché se ne accorge prima e ha il dovere di non entrarci, perché significherebbe che
tu sai di non poterlo rispettare visto che tu poi non vuoi rinunciare ai tuoi valori
fondanti.
Però può accadere che un trattato che sembrava disciplinare rete materia a un certo
punto contrasta con i valori fondanti, si verifica che nelle more della sua applicazione
può determinare un problema di contrasto, in questo caso la Corte costituzionale
eccepisce l'incostituzionalità del trattato per contrasto con i valori fondanti e non lo
applica.

Le norme dei trattati recepite prevalgono su qualsiasi norma dello stesso rango
interno quindi su tutte le leggi ordinarie ove mai ci fosse eccezionalmente un
contrasto con i valori fondanti della costituzione quindi con una norma
gerarchicamente superiore perché andiamo sullo scaffale superiore.
Un trattato che è legge ordinaria contrastante con una norma fondante che è
costituzionale soccombe per il principio gerarchico quindi vedete come tutto torna
secondo la logica delle della gerarchia delle fonti il discorso dei trattati lo potete
applicare pari pari agli atti delle organizzazioni internazionali perché perché se sono
recepite con legge ordinaria e come se fossero dei trattati vale pari pari tutto quello
che vi ho appena detto il parametro interposto.
se invece sono recepiti con atto amministrativo anche qui c'è una barriera fino a che
io sono parte dell'organizzazione internazionale non posso fare atti amministrativi
contrastanti con un comando di un'organizzazione, posso farlo però devo ricordarmi
prima di uscire dall'organizzazione internazionale.

LEZIONE 13

Effetti Riforma Titolo V


Quando noi parliamo di recepimento concentriamoci sui trattati internazionali,
perché il problema dell'articolo 117 riguarda i trattati internazionali, che possiamo
dare per acquisito e questo ve lo chiedo che la questione del fatto che il recepimento
viene fatto da ogni strato con un'atto interno e può essere legislativo costituzionale
e amministrativo e determina anche l'atto con cui si fa il recepimento il rango della
norma adattata.
siccome un trattato recepito con legge ordinaria ha rango di legge ordinaria che
posizione occupa il diritto interno?
la risposta ovviamente è criterio gerarchico, quindi, soccombe rispetto a tutte le
altre norme precedenti costituzionali quindi deve essere conforme alla costituzione e
deve anche rispettare le norme consuetudinarie perché sono gerarchicamente
superiori.
Il problema è che il rapporto si pone con le leggi ordinarie, se noi non dicessimo nulla
avremmo solo due alternative cioè
la prima alternativa sarebbe quella di ritenere così come si ragiona per le norme
consuetudinarie, il trattato prevalente in quanto norme internazionale che è frutto di
un diciamo processo volontario dello Stato che ha scelto di vincolarsi e quindi avendo
accettato queste norme internazionale al pari delle norme consuetudinarie, noi
sappiamo cioè per le per le norme pattizie l'articolo 11, per le norme consuetudinarie
l'articolo 10 entrano e prevalgono.
Questa è la prima possibilità e diciamo che questa prima possibilità è sempre stata
ritenuta l'unica possibile al netto del fatto che, come abbiamo appena detto i trattati,
devono comunque rispettare i valori fondanti della costituzione; quindi, se un
trattato contrasta con i valori fondanti della costituzione viene assoggettata ad un
controllo di costituzionalità e soccombe prima o dopo l'adozione del trattato.

Il problema dell'articolo 117 e che ha motivato, mettiamola così per dirla in termini
semplici diversamente, il criterio di prevalenza dei trattati sulle altre norme di legge
ordinaria e cioè il trattato internazionale validamente concluso è validamente
ratificato, entra nell'ordinamento interno e prevale su qualsiasi legge ordinaria
successiva, in quanto parametro interposto di costituzionalità cioè siccome il
fondamento della vigenza del trattato e dall'articolo 11 della costituzione che è una
norma costituzionale, la norma costituzionale articolo 11 attribuisce a questo
trattato un rilievo di livello costituzionale che gli permette di prevalere ecco perché il
parametro interposto perché si interpone e determina, motiva, la prevalenza del
trattato internazionale sulle altre leggi ordinarie successive.
l'illecito internazionale
è un argomento che disciplina innanzitutto quand'è che un atto è illecito un atto di un
organo internazionale determina un illecito internazionale che poi quali sono le
conseguenze di questo illecito per chi lo ha commesso e per la vittima dell'illecito se ci
fermassimo qui noi saremo pari pari alla definizione di illecito nel diritto interno.
L'illecito di diritto interno è un atto contrario alla legge cioè una norma interna
commesso da un organo di diritto interno da un soggetto di diritto interno.
L'illecito internazionale, la violazione di una norma internazionale da parte di un
soggetto del diritto internazionale.
Detto questo è evidente che l'affermazione che ho appena fatto indica che sono due i
requisiti affinché ci sia un illecito internazionale e quindi occorre che esista una norma
internazionale-> primo elemento: elemento oggettivo
Secondo elemento-> che la norma internazionale venga violata da un soggetto del
diritto internazionale (elemento soggettivo)
L’atto illecito internazionale richiede che ci sia una norma internazionale violata e che
ci sia la commissione di questa violazione da parte di un soggetto del diritto
internazionale (soggetto giuridico)
ci possono essere delle situazioni problematiche mi spiego meglio fino a quando il
mondo del diritto internazionale economico e non era caratterizzato da norme che al
100% si rivolgevano soltanto agli Stati era facile dire che un illecito internazionale
c'era se e solo se un organo di uno stato violava una norma internazionale, perché
rivolgendosi le norme internazionali e agli Stati e la condizione necessaria e sufficiente
che l'organo dello Stato perché lo stato come agisce? attraverso i suoi organi e quindi
ogni volta che un organo dello Stato violato una norma c'era un illecito internazionale.
viceversa, se un privato violato una norma non c'era un illecito internazionale.
se vi ricordate le cose che abbiamo detto all'inizio del corso noi abbiamo detto che
questo però era uno scenario di caratteristiche del diritto internazionale economia
del nonno solo della cosiddetta prima fase, abbiamo detto che col passare del tempo gli
Stati hanno sempre più accettato il fatto che il diritto internazionale economico si
potesse rivolgere anche a quelli che erano tipicamente dei soggetti degli ordinamenti
interni e quindi sono nate tante norme tipo la Convenzione europea dei diritti dell'uomo
il cui testo dice direttamente i cittadini degli Stati membri hanno il diritto di e l'obbligo
di… accanto a questo è un altro sviluppo niente importante è stata la formazione
delle norme sui cosiddetti crimini internazionali, le norme sui crimini internazionali sono
quelle che vietano la commissione di atti particolarmente ripugnanti, perciò sono
chiamati crimini, che possono essere di guerra o di pace e che realizzano il cosiddetto
del diritto penale internazionale o diritto internazionale penale.

sono norme che si rivolgono sia agli Stati e ai relativi organi si chiama ai cittadini di
tutti gli Stati membri della comunità internazionale dicendo loro che non devono
commettere crimini, in tempo di guerra o in tempo di pace.
Il risultato qual è siccome la destinataria di queste norme individuale, il caso facile è
che l'organo di Stato commetta un crimine e quindi quello è un crimine di Stato, perché
l'atto dell'organo di Stato è imputabile allo stato. Questa è la cosiddetta dottrina
teoria del comando: un organo di Stato o commette personalmente un crimine o le
truppe di quello Stato commettono crimini, sono tutti responsabili per crimini
internazionali di Stato, perché sono organi dello Stato, il capo e i suoi militari.
Allora organo di Stato che commette una violazione semplice o un crimine quello è un
illecito o un crimine dello Stato. Il punto innovativo qual è? È che le nuove norme sui
crimini si svolgono anche le persone fisiche: sia come organi di Stato Putin o chi per
esso Mattarella o chi per esso, sia come persone non organo di Stato chiunque
persona fisica o persona giuridica anche un'impresa.
Quando un una persona fisica o giuridica ha in un trattato o in una consuetudine il
comando di non violare una norma, allora in quel caso ci sarà un illecito individuale e
quindi l'illecito potrà essere imputabile anche al privato.
Abbiamo appena detto che tra gli elementi costitutivi dell'illecito ci sono un elemento
oggettivo e un elemento soggettivo
l'elemento oggettivo: è il più semplice perché basta vedere se la norma asseritamente
violata esiste o no. ESEMPIO: Io stato dico che lo stato francese ha violato nei miei
confronti l'obbligo di pittare i muri del confine giallo c'è un trattato che dice che i muri
del confine tra Italia e Francia devono essere evitati gialli e l'onere ricade sulla Francia
se questo trattato cioè e contiene un obbligo del genere io posso portare gli organi
francesi davanti al tribunale per violazione dell'obbligo pattizio contenuto nel
trattato internazionale, Italia Francia che prevedeva che ognuno doveva pittare il
suo muro di giallo. se come prevedibile una norma del genere non c'è nel trattato Italia
Francia l'Italia non porta a portare la Francia davanti a un giudice per violazione di un
obbligo inesistente.
per farvi capire la norma c'è, è cambiata bisogna vedere, come è cambiata, c'era ma
non c'è più, non può ricostruire un illecito internazionale però ripeto basta accertare
in maniera seria e corretta l'esistenza o l'inesistenza di una norma, non si è ancora
formata l'illecito non può esserci, esisteva e non c'è più l’illecito non c'è più e bisogna
guardare il momento in cui l'atto è stato compiuto, se nel momento in cui l'atto è stato
compiuto la norma c'era anche se poi si è caducata, questo non importa l'illecito esiste.
Il fatto che la norma dopo sia cambiata, non rende meno illecito il mio atto perché
perché si guarda il cosiddetto tempus commissi delicti cioè in un momento di
commissione dell'atto è quello rilevante ai fini della rilevazione dell'elemento oggettivo.
la norma in quel momento c'era sì l'atto è oggettivamente illecito.
Questo non basta perché l'altro deve essere anche soggettivamente illecito e cioè
deve essere stato commesso o da un organo dello Stato che è il caso normale, perché
noi abbiamo detto che l'illecito internazionale è la violazione di una norma
internazionale da parte di un soggetto del diritto internazionale e normalmente i
soggetti del diritto internazionale sono gli Stati che agiscono attraverso i propri
organi e questo è l'elemento soggettivo tradizionale.
L'elemento soggettivo più moderno e che un illecito internazionale oggi sussiste anche
quando un privato persona fisica o persona giuridica, abbia violato una norma
internazionale, elemento oggettivo, a lui rivolta, perché se una persona viola una
norma che in realtà, era rivolta solo allo stato, il fatto che lei sia un privato cittadino

non la rende responsabile di un atto illecito internazionale, perché il militare che viola il
divieto dell'uso della forza che concreta l'illecito internazionale e non la persona fisica.
Viceversa se esistono norme, che si rivolgono agli individui per esempio: Convenzione
europea dei diritti dell'uomo, che prevede diritti ed obblighi oppure norme sui crimini
internazionali che dicono sia gli organi dello Stato, ma questo dimentichiamocelo
perché è il caso precedente, sia le persone fisiche e giuridiche, allora qui avremo la
teoria moderna dell'illecito internazionale per cui illecito internazionale sussiste anche
quando in presenza di una norma che oggettivamente si rivolge a una persona fisica o
giuridica, trend più moderno, quel soggetto ha violato quella norma .
Ricapitolando affinché ci sta un illecito internazionale di diritto economico bisogna
andare a guardare
• se esiste una norma di diritto economico scritta o non scritta generale o
particolare prevista da una qualsiasi delle fonti di cui abbiamo parlato che
rivolge un comando di non fare o riconosce un diritto ad una persona ad un
organo di uno stato quindi ad uno stato un caso normale oppure ha un privato
in situazioni eccezionali che possiamo ricondurre essenzialmente alle norme sui
diritti dell'uomo alle norme sui crimini internazionali e alcune norme del diritto
dell'unione europea che per volontà degli Stati partecipanti si rivolgono
direttamente agli individui.
• quando entrambi gli elementi coesistono c'è un illecito internazionale
questa è la parte che riguarda i cosiddetti elementi costitutivi dell'illecito i
presupposti oggettivi e soggettivi dell'illecito internazionale.
Queste regole stanno scritte in un trattato internazionale illecito oppure sono
frutto di consuetudini internazionali in materia di illecito?
vi dico subito che le regole sulle internazionale sono state definite dagli Stati nel corso
degli anni attraverso delle consuetudini e siccome queste consuetudini erano
particolarmente importanti e talora sono state contestate, diciamo che è stato
avviato a più riprese, un processo di codificazione del cosiddetto diritto della
responsabilità internazionale, qui il parallelo è facile così come è stato codificato il
diritto di trattati, è stato codificato il diritto della responsabilità internazionale il
diritto dell'illecito internazionale.
sono state messe per iscritto attraverso una serie di progetti di articoli sulla
responsabilità internazionale, sviluppati negli anni dalla commissione di diritto
internazionale.
Quindi quando noi vogliamo sapere quali sono le regole di base in materia di
responsabilità internazionale perché abbiamo dei dubbi, andiamo a guardare a questi
testi naturalmente guardiamo l'ultimo perché riflette per la successione delle norme
nel tempo e più corrispondente alla volontà dello Stato e capiamo per quello che
abbiamo detto fino adesso quali sono gli elementi costitutivi dell'illecito, elemento
soggettivo ed elemento oggettivo.
l'altra parte del discorso riguarda
le conseguenze dell'illecito cioè una volta stabilito che la violazione di una norma
internazionale da parte di un soggetto del diritto internazionale, organo di Stato o
persona fisica o giuridica, determina l'illecito come nel diritto interno noi dobbiamo
capire che cosa succede?
la prima risposta è facile: chi commette l'illecito incorre in responsabilità
internazionale pari pari al diritto interno. Il soggetto di diritto interno che violano no

qui interna sarà internamente responsabile, nell'ordinamento internazionale l'organo


di Stato o il privato in alcuni casi, che commette una violazione sarà responsabile
internazionalmente.
Questa è una formula ma che cosa significa responsabilità internazionale è la
conseguenza dell’illecito, che colpisce l'autore del lecito e come vedremo gli impone una
serie di obblighi.
quindi responsabilità internazionale uguale conseguenze per l'autore dell'illecito in
termini di obblighi, tutti i diretti ad evitare che l’illecito sia definitivo
allora illecito è uguale responsabilità per chi:
prima possibilità per l'autore dell'illecito che si trova di fronte a una serie di obblighi
anche questi di carattere consuetudinario che gli dicono una serie di cose che deve
fare per non aggravare la propria situazione e per evitare che l'illecito diventi
definitivo.
Responsabilità internazionale però significa qualcosa anche per la vittima dell'illecito e
quello scenario è rovesciato, la vittima nel momento in cui la responsabilità è stata
ricostruita senza dubbio in capo all'autore e capiremo come si fa a ricostruirla senza
dubbio in casa l'unica in capo all'autore, la vittima una serie di diritti, riconducibili
all'istituto dell'autotutela cioè la vittima a certe condizioni e dopo un certo tempo, non
subito, se l'autore dell'illecito non ha adempiuto a quegli obblighi di cui parlavamo prima
che gli cadono sulla testa e quindi l'illecito è diventato definitivo per l'autore dell'illecito,
la vittima e diritto di ricorrere all'autotutela cioè elemento di profonda differenza
con il diritto interno si può fare giustizia da sé, adottando le cosiddette contro
misure.
autotutela uguale contro misure uguale diritto di reazione da parte della vittima
attenzione l'autotutela non significa che la vittima si alza e comincia a sparare no, la
vittima significa che se l'autore dell'illecito non ha adempiuto gli obblighi derivanti dalla
sua responsabilità, può fare una serie di cose, può adottare le contromisure che sono
rigorosamente disciplinate anche queste dal diritto consuetudinario.
le contromisure devono essere tendenzialmente pacifiche, solo in un caso possono
consistere nell'uso della forza armata.
vedremo che l'autore dell'illecito si troverà a un bivio se viene accusato di una fatto di
un fatto illecito o di un atto illecito potrà innanzitutto naturalmente provare a
discolparsi e potrà come accade nel diritto interno, provare ad invocare una delle
cause di esclusione dell’illecito, cioè dire, sì io ho violato la norma ma è dipeso da fatto a
me non imputabile.
le cause di esclusione dell'illecito sono il primo bivio al quale si trova l'autore dell'illecito e
dice fermi tutti sì non me n'ero neanche accorto la cosa è dipesa da circostanza a lui
non imputabile vediamo quali sono le cause di esclusione dell'illecito se non riesce ad
avvalersene o se non se ne vuole avvalere perché ha consapevolmente e
deliberatamente violato la norma , quindi non ci prova neanche a invocare la causa di
esclusione dell'illecito e magari dice io l'ho fatto in risposta ad un altro illecito quindi il
mio illecito e illegittimo perché io ho risposto al tuo illecito e non perché sono
impazzito e ci potrebbe anche stare come vedremo allora a quel punto l'autore
dell'illecito deve adempiere una serie di obblighi perché deve nei confronti della vittima
procedere a ripristinare il famoso status quo ante.
Se per qualsiasi motivo, l'autore dell'illecito non lo fa perché non vuole, perché non
riesce, a quel punto l'illecito è definitivo e la vittima potrà adottare le contromisure in
autotutela cioè si potrà fare giustizia da sé però ripeto non significa che la vittima

farà quel che vuole, in risposta ad un illecito benché definitivo, ma la vittima a sua volta
dovrà seguire una serie di obblighi affinché le misure in autotutela cioè le cosiddette
contromisure pur essendo legittime devono rispettare una serie di paletti altrimenti
concretano a loro volta un illecito e il discorso si ribalta.

Lezione 14

siamo nella fase cosiddetta patologica del diritto internazionale in cui come abbiamo
visto esistono delle regole che se si sono validamente formate poi determinano degli
obblighi per gli Stati di rispettarle e tra questi abbiamo detto che ci sono norme
scritte, norme scritte, norme generali, norme particolari, atti di organizzazioni
internazionali, di trattati, di consuetudini e alcune di queste sono norme cogenti.
Quando un soggetto del diritto internazionale, uno stato, un'organizzazione
internazionale di regola oppure eccezionalmente una persona fisica e giuridica viola
una norma internazionale a quel punto noi saremo in un illecito internazionale, perché
concorreranno l'elemento soggettivo e l'elemento oggettivo.
Abbiamo detto che in tutte le situazioni ibride, non c'è un illecito internazionale, cioè
abbiamo detto che se non c'è una norma internazionale che da un diritto che prevede
un obbligo il fatto che un soggetto di diritto internazionale si comporti in maniera
difforme rispetto a una regola inesistente, quindi evidentemente rispetto a una
regola di un'altra natura, che può essere interna ma comunque di altro tipo non crea
un illecito internazionale.
Quindi se uno stato viola attraverso i suoi organi una regola di diritto interno
commette un illecito dal punto di vista del diritto interno di quello Stato ma non del
diritto internazionale.
Facciamo un esempio un funzionario di un'organizzazione internazionale o un organo di
uno stato che si trova, nel territorio di un altro stato non rispetta una delle regole
del diritto interno che per esempio vieta di fare certe cose, sul piano del diritto
internazionale se la regola non c'è, non ci potrà essere un illecito internazionale ciò non
toglie che quella condotta sarà illecita nel diritto interno. Quindi quel funzionario,
quell'organo della dello Stato o dell'organizzazione internazionale ne risponderà
davanti ai giudici interni.
se invece la regola proprio non c'è allora semplicemente quella condotta non è illecita
perché non è sanzionabile, non è vietata da nessuna norma di carattere interno e di
carattere internazionale.
viceversa se c'è la norma, ma chi la viola non è un soggetto del diritto internazionale
allora quella violazione non sarà imputabile ad un soggetto del diritto internazionale
quindi bisognerà andare a vedere in quel caso se c'è una norma di altro livello di diritto
interno che viola quella condotta, altrimenti il soggetto la fa Franca.
Era quello che succedeva, per capirci fino ad alcuni anni fa quando le norme sui crimini
riguardavano solo gli organi dello Stato, prima che si sviluppassero norme sul diritto
penale internazionale se una persona fisica avesse commesso un crimine sarebbe
stato perseguibile solo se nel diritto interno dello Stato in cui si trovava quando
commetteva quel crimine o nel diritto interno dello Stato di sua nazionalità, esisteva
quell’ illecito penale altrimenti la faceva franca.

Oggi questo non è più possibile perché se una persona fisica o giuridica viola una norma
di diritto penale internazionale questa norma si rivolge direttamente a lui e quindi
potrà essere portato direttamente sul piano del diritto internazionale davanti a un
giudice internazionale e questo oggi si aggiunge alla punibilità dal punto di vista del
diritto interno, perché il diritto penale interno è sempre esistito i crimini sono sempre
stati vietati, oggi sono vietati a livello internazionale e rispetto al diritto penale
internazionale c'è una doppia possibilità di perseguire un crimine internazionale, chi fa
un crimine internazionale può essere perseguito o dal diritto interno dello Stato
oppure dal diritto internazionale, c’è un criterio di alternanza e la logica è se il diritto
dello Stato in cui il crimine è stato commesso non riesce a perseguirlo perché magari
non ha un sistema giuridico avanzato, allora il giudice internazionale è
automaticamente competente, perché si dà priorità al giudice interno perché
tendenzialmente raccoglie più facilmente le prove, Se però il giudice interno non può o
non vuole perseguirlo allora c’è oggi la possibilità di perseguirlo attraverso il diritto
penale internazionale.
Viceversa, quando in passato le norme internazionali si rivolgevano solo agli Stati
evidentemente la condotta tenuta dal singolo privato non era sanzionabile sul piano
del diritto internazionale e quindi solo il diritto interno poteva essere la sede per
perseguirlo.
Noi dobbiamo distinguere tra diritto penale internazionale basato sulla norma
consuetudinaria e allora indipendentemente dalla partecipazione di uno stato a un
trattato lo stato è vincolato da quell'obbligo.
Quindi se noi facciamo riferimento a norme penali internazionali consuetudinarie noi
abbiamo il punto di forza che tutti sono vincolati, in automatico perché o sei membro
della comunità internazionale o non lo sei, quindi se ci sono delle consuetudini degli
aspetti vi ricordate il discorso del 99,9% la più gran parte e questo è il punto di forza
Quindi se noi ricostruiamo un divieto di crimine internazionale sul livello
consuetudinario noi abbiamo solo il problema di trovare poi il tribunale che lo persegue
e a quel punto dobbiamo andare a vedere chi è competente.
Viceversa sul piano della Corte penale internazionale abbiamo il problema rovesciato
abbiamo il tribunale, la Corte penale internazionale, però noi abbiamo dei limiti di
competenza se andiamo a leggere lo statuto della Corte è vero che la Corte per
definizione come abbiamo detto fin dalle prime elezioni gli organi esistono in quanto
sono riconosciuti volontariamente dagli Stati, quindi se uno stato non ha ratificato lo
statuto della Corte penale internazionale, effettivamente non può essere portato
davanti a quel giudice.
Questo problema si è posto per esempio anche rispetto alla processabilità davanti alla
Corte penale internazionale di tanti capi di Stato, i quali prima avevano dato il
consenso alla Corte penale e poi quando si sono resi conto che la Corte penale si
poteva avvicinare a toccare interessi nazionali, hanno revocato la competenza.
Diciamo subito che, in astratto quindi è possibile, però è altrettanto certo che gli Stati
che non ratificano lo statuto della Corte penale internazionale oppure che lo
ratificano e poi fanno marcia indietro, una bella figura non ce la fanno sul piano del
diritto internazionale.
allora la Corte penale internazionale essendo un organo istituito sulla base di un
trattato tra virgolette è sufficiente che lo stato lo stato x non abbia ratificato quel
trattato per farla franca però non è detto che non ci sia un diritto penale interno
competente, infatti per farvi un esempio concreto, i giudici penali ucraini hanno
avviato delle azioni contro Putin.

C’è l'alternanza, non è che se non interviene la Corte penale internazionale, non
interviene nessuno.
Per esempio vi faccio un esempio quando ci sono stati i crimini commessi in Siria nei
confronti della popolazione da parte di Assad capo di Stato siriano o da parte di altre
persone organi di Stato, sono stati aperti dei processi in Germania, alla luce del diritto
penale tedesco, quindi da un lato certamente in Siria non si potevano aprire i processi
penali perché lo stato avrebbe detto io non li ho commessi, la Corte penale non aveva
competenza perché pure lì c'erano limiti di competenza, la Corte può intervenire
quando c'è stato un deferimento da parte di stati o quando c'è stato o quando le parti
della controversia hanno sottoscritto il trattato o quando i reati sono stati
commessi sul territorio di uno stato parte.
Allora il coinvolgimento della Corte penale internazionale contro Putin in astratto è
difficile perché non ha ratificato lo statuto della Corte penale internazionale, però è
scattato un altro criterio di collegamento con la competenza della Corte, cioè la
Corte non poteva essere competente sulla base del fatto che le parti della
controversia erano membri, ma è competente perché un gruppo di stati erano 35
sono diventati credo 44 o 45 hanno chiesto al procuratore di avviare un'iniziativa come
si dice motu proprio.
Allora normalmente un giudice internazionale come fa ad essere competente, ha nello
statuto che crea, quel tribunale il riconoscimento del potere da parte degli Stati
contraenti di occuparsi automaticamente di una controversia.
un giudice è competente se gli Stati lo hanno riconosciuto competente.
se quel tribunale è stato creato in un'organizzazione internazionale, gli Stati membri
dell'organizzazione dicono il tribunale dell'organizzazione può essere adito.
La Corte penale internazionale è un giudice senza organizzazione, quindi nasce da un
trattato, per cui quando puoi intervenire in tre casi
1. primo caso: il più semplice, quando almeno una delle parti della controversia è
competente per chiamarla in gioco, però se l'altro stato non è parte del
trattato avrà gioco facile a dire tu sei competente ma io non riconosco questo
giudice, quindi ne rinnega la competenza.
Quindi il primo caso funziona solo se entrambi sono parte dello statuto, della Corte
penale internazionale e in questo caso non può intervenire perché la Russia non l'ha
ratificato.
2. secondo caso: quando il reato viene commesso sul territorio di uno stato
contraente.
Qua ci saranno problemi, in teoria si potrebbe operare con difficoltà a portare la
Russia davanti al tavolo
3. è quella della iniziativa motu proprio: cioè autonoma del procuratore penale
internazionale, il procuratore della Corte penale internazionale, che come
avviene nel diritto interno in cui l'azione penale è obbligatoria, se un giudice
penale sa che c'è un reato penale, può prendere l'iniziativa in automatico.
Per la Corte penale internazionale è previsto che questo possa avvenire e che però
richiede una decisione preliminare da parte di una camera speciale della Corte.
Quindi se il procuratore prende un'iniziativa ci vuole più tempo, perché è una camera
speciale della Corte deve verificare i fatti che il procuratore pensa di voler perseguire
e poi gli dà mandato.

Questa stessa circostanza cioè l'iniziativa autonoma del procuratore può essere piu
veloce se un certo numero di stati sollecitano il procuratore a intervenire ed è quello
che è accaduto nel caso dell'ucraina iniziativa del procuratore che ha avuto il
beneplacito di 35 stati quindi siamo già all'inchiesta.
Allora davanti alla Corte penale internazionale non si può andare per il fatto che la
Russia non è parte, ma ci si è arrivati indirettamente attraverso il terzo criterio di
collegamento.
Quindi adesso c'è in corso una inchiesta del procuratore sui fatti avvenuti nel
territorio dell'ucraina e questo può avvenire e perché almeno una degli Stati e parte
quindi il secondo criterio di collegamento con il giudice supportato da un'iniziativa del
procuratore autonoma, con il supporto ulteriore di 35 stati.
Allora stavamo parlando del discorso dei crimini che fino a qualche anno fa erano
previsti solo come violazioni commessi da parte di un organo dello Stato e quindi il
crimine internazionale era sempre un crimine di Stato.
Oggi invece il crimine può essere anche un atto internazionale e quindi possiamo avere
delle situazioni di illecito internazionale in materia di crimini attribuibili anche a persone
fisiche.
se una persona fisica violasse una norma che fa parte sia di un diritto interno che in
diritto internazionale quale delle due prevale?
diciamo che nessuno può essere giudicato due volte per lo stesso reato, di solito
dipende dalle circostanze però molto spesso per l'azione penale più efficace l'azione del
diritto interno, perché nel 99% dei casi l'azione penale presuppone una serie di dati
irripetibili e che sono più facilmente acquisibili quanto più lo stato territoriale
esercita la sua competenza sul suo territorio.
viceversa, se lo stato che ha competenza automatica per il reato penale non riesce
perché non hai soldi, non ha la possibilità è però collabora allora può chiedere lui stesso
di deferire l'azione al giudice penale internazionale.
La logica è se lo stato del luogo del fatto non riesce, interviene il giudice penale ed è una
garanzia ulteriore perché non tutti gli Stati sarebbero in grado di esercitare l'azione
penale.
Questo per l'azione penale, per gli altri reati più o meno i criteri sono simili agisce chi
meglio può e se non vuole agire nessuno agisce il giudice internazionale.
Nel caso dell'estradizione è in realtà collegata ai discorsi che stiamo facendo e cioè c'è
un atto illecito che è stato compiuto nel territorio di uno stato e poi o l'individuo che
ha commesso l'illecito nel territorio italiano se ne fugge e se ne va all'estero oppure un
reato di carattere internazionale è stato commesso in un qualsiasi stato e quindi ed e
siccome è un reato internazionale per esempio un crimine è perseguibile attraverso la
cosiddetta Universal jurisdiction .
Allora il concetto di estradizione e la possibilità di estradare appunto di far uscire dal
territorio dello Stato un cittadino accusato con prove naturalmente di essere
responsabile di un atto illecito in un altro ordinamento, nell'ordinamento
internazionale e andare a mandarlo a processo davanti al giudice che è pronto a farlo.
L’ estradizione è l'atto con cui sulla base di una cooperazione tra i due Stati, quello dove
l'individuo si trova e quello dove deve essere processato, si rende possibile il processo
Le regole sull’estradizione sono definite da ogni Stato con il suo diritto interno e sono
poi frutto di cooperazione internazionale tra Stati.

Molti Stati dicono io estrado solo se il reato per il quale mi si chiede di estradare un
reato anche nel mio diritto interno, se io non conosco il reato per il quale ti devo
estradare io non ti estrado perché per me il reato non esiste.
In più gli Stati dicono io vado solo verso stati con cui ho un accordo di estradizione
perché significa che ci siamo messi d'accordo che noi ci vogliamo cooperare per
perseguire i responsabili.
Quali sono le cautele che ci potrebbe essere dietro l'estradizione?
per esempio una delle regole che molti diritti interni prevedono e non la non
estradabilità per reati politici, hai messo un reato politico nel tuo paese, quel reato
non è un reato nel mio paese, io non ti estrado perché saresti assoggettato a un
reato che io non riconosco come grave tanto più che non lo prevedo oppure altro
limite importante che prevede l'ordinamento italiano non si è estrada verso paesi che
prevedono la pena di morte, perché noi non riconosciamo la pena di morte come forma
di sanzione e quindi se l'individuo che venisse estradato è soggetto a trattamenti
inumani e degradanti, noi non lo estradiamo, ferma restando che per quello che
abbiamo detto prima a proposito dei crimini se questo individuo avesse commesso dei
crimini nel suo paese, noi lo potremmo processare, perché abbiamo detto che per i
crimini esiste una competenza universale anche con il diritto interno.
Quindi per i crimini cioè un giudice interno quasi sempre, un giudice internazionale di
recente con la Corte penale, ma esiste anche la cosiddetta Universal jurisdiction per
cui ognuno può processare nel proprio territorio anche i cittadini stranieri
ovviamente se li riesce a catturare, se li ha arrestati, avendo prove che questi sono
dei criminali internazionali aiutando quindi la comunità internazionale.
L'estradizione è l'istituto attraverso il quale si cerca di portare il colpevole davanti al
giudice competente. Il giudice competente fa richiesta di estradizione allo stato nel
quale il colpevole se ne è fuggito, coopera però attenzione questa e una cooperazione
volontaria.
Quindi l'estradizione è uno strumento molto importante per garantire la tutela dei
diritti e le sanzioni verso coloro che si sono macchiati di reati, ma bisogna stare
attenti che se vi usata per reati politici o per forme di punizione estrema può non
essere compatibile con l'ordinamento di tutti gli Stati e nemmeno con l'ordinamento
della comunità internazionale.
le conseguenze dell'illecito
abbiamo detto che come nel diritto interno ,nel diritto internazionale la conseguenza
dell'illecito per l'autore dell'illecito è la responsabilità cioè chi viola una norma
internazionale di qualsiasi tipo , si trova nell'illecito ed è automaticamente responsabile
a meno che come dicevamo già ieri non riesca a dimostrare di essere in una delle cause
di esclusione dell'illecito. Questo vale pure per il diritto interno
Allora le cause di esclusione dell'illecito diciamo che sono un po l'ultima spiaggia alla quale
si può riferire chi ha accusato di un illecito vuole dimostrare di non aver commesso
l'illecito addirittura, perché c'era un errore materiale io stavo altrove non ero io la
norma è stata violata ma non da me oppure se l'asserito illecito è stato indotto da un
qualcosa che l'autore dell'illecito non ha potuto impedire.
Ecco perché si tende a dire che nel diritto internazionale ma come accade anche nel
diritto interno, l'autore dell'illecito non incorre in responsabilità, pur avendo violato la
norma se e solo se riesce a dimostrare una delle seguenti circostanze:
1. caso-> caso fortuito non è volontariamente ma solo per appunto un caso
fortuito che si è violata la norma. Non c'è un'intenzione fortuitamente

casualmente è stata violata la norma in questo caso chiaramente l'autore


dell'illecito deve dimostrare di aver fatto tutto il possibile per impedirlo. Se
riesce a dimostrare di aver fatto tutto il possibile per impedirlo
2. caso-> forza maggiore esempio banale io sono capitano di una nave che sta
all'ancora al nell'alto mare al largo dell'Italia e non ho chiesto permessi di
entrare nelle acque interne italiane nelle zone sotto controllo dello Stato
italiano perché non avevo alcuna intenzione di entrare di notte si alza il mare si
spezza l'ancora io entro portato dalla corrente e chiaramente non ho il tempo
di fare richiesta di entrare anche perché non sapevo dove sei andato a finire,
chiaramente la mattina dopo quando ci si sveglia e si vede che c'è una nave nelle
acque interne italiane la prima cosa che si fa è dire tu che ci fai qua senti
comandante riesce a dimostrare che aveva buttato l'ancora ancora si
spezzate e lui non ha avuto la possibilità di chiedere il permesso avevo anche
provato a mandare le sos e dire guardate io sto entrando nelle vostre acque
ma è solo perché l'ancora mi si è spezzata si è salvi perché l'illecito è stato
commesso ma si riescono a portare prove del fatto che non c'era intenzione e
che non si poteva fare nulla per impedire quindi mentre nel caso precedente si è
fatto tutto ciò che si poteva per impedirlo qui non si sarebbe potuto fare
niente perché contro la tempesta non avrebbe avuto nessuna capacità né di
buttare una seconda ancora perché facciamo l'ipotesi che ci aveva solo quella,
ne di attaccarsi a uno scoglio perché evidentemente una nave non si può
attaccare allo scoglio.
3. Caso-> stato di necessità facciamo sempre l'ipotesi di una barca che rimane
senza carburante e non può né andare avanti né indietro lancia una pilotina che
va a prendere carburante perché magari se non lo andasse a prendere e quindi
entra nelle acque interne, per andare a prendere carburante la corrente lo
porterebbe a sfracellarsi sugli scogli, la radio è rotta non posso avvertire
mando una pilotina, quando mi fermano dici tu che ci fai nelle acque interne e lui
dice no guarda io non voglio fare niente di illecito, mi sto venendo a prendere il
carburante perché la nave è in balia delle onde non riusciamo più andare avanti
mi serve benzina per riprendere la navigazione. Quindi stato di necessità io non
avrei voluto entrare nelle acque interne sto entrando per prendere il
carburante che mi permette di prendere la navigazione.
come vedete in tutti questi casi l'onere della prova è a carico di chi di chi commette
illecito o di chi viene accusato di averlo commesso cioè chi commette l'illecito si
potrà salvare solo se riesce a dimostrare una di queste situazioni e l'onere della
prova è a carico suo.
4. Caso Un'altra circostanza che esclude l'illecito per colui che commette una
violazione di una norma e dimostrare sempre con onere a carico suo, riuscire a
dimostrare di avere avuto il consenso della vittima è vero violato quella norma
ho violato il principio di sovranità ma io non sono entrato nel tuo territorio
contro qualsiasi logica io sono entrato perché tu mi hai autorizzato.
Quindi il consenso della vittima sana quindi l’illecito.
Se un consenso viene estorto con una minaccia o violenza si ha un doppio illecito ho
forzato il consenso e ho violato una norma.
5. Caso: l'ultima delle cause di esclusione dell'illecito e quando la l'autore
dell'illecito riesce a dimostrare che quell'atto illecito è in realtà una risposta
all'altrui illecito.
Facciamo un esempio se Italia e Francia sono parte di un trattato L'Italia un giorno
non rispetta più il trattato questo è un illecito, la Francia potrebbe dire hai violato il

trattato ma se l'Italia riesce a dimostrare che la non applicazione del trattato è la


conseguenza di una precedente violazione da parte della Francia di quel trattato o di
un'altra norma, l'atto apparentemente illecito acquista la qualità di contromisura cioè
di risposta ad un altrui illecito e quindi viene legittimato a titolo di contromisura.
Principio “Inadimplenti non est adimplendum”
Quindi la contromisura è una causa di esclusione dell'illecito e anche qui l'autore
dell'atto asseritamente illecito deve riuscire a dimostrare che quella in realtà era una
contromisura.
Quindi sì un atto illegittimo, perché come vedremo le contromisure non sempre ma
spesso possono consistere in atti illeciti che però diventano leciti perché la risposta
al tuo illecito.
La contromisura può consistere nella violazione speculare della norma di cui io avevo
subito la violazione.
per esempio, Italia Francia vendono patate contro soldi io non ti do le patate perché
tu non mi hai pagato, non è un atto illecito sulla base del trattato è la contromisura al
tuo mancato pagamento. È il tuo mancato pagamento che legittima la mia azione.
Quindi contromisura è violazione di una qualsiasi norma in risposta ad un altrui
violazione.
Per esempio, siccome tu non mi hai pagato le patate io non ti do vino lo devo dire
perché altrimenti potrebbe sembrare che la mia mancata di fornitura è un illecito
primario ed invece è una contromisura rispetto al tuo mancato pagamento delle
patate.
chiaramente gli stati sono liberi di scegliere come rispondere all'altrui illecito purché
come vedremo lo fanno in maniera tempestiva e proporzionata.
Allora siamo nel contesto in cui ci sono elementi oggettivo e soggettivo, c'è una norma
che viene violata da parte di un soggetto e abbiamo detto che questo soggetto
autore della violazione incorre nella responsabilità meno che non riesca a dimostrare
con onere della prova a sui carico che si trova in una delle cause di esclusione
dell'illecito.
Le cause di esclusione dell'illecito sono:
- il caso fortuito
–la forza maggiore
-lo stato di necessità
-il consenso della vittima
- il fatto di aver agito a titolo di contromisura tra gli atti adottati a titolo di
contromisura
ci potrebbe essere attenzione persino l'uso della forza armata che come vedremo è
una delle possibili contromisure però attenzione solo in risposta ad un illecito primario
da parte dell'altro stato che consiste in un attacco armato già sferrato.
Quindi io posso commettere un atto di risposta armata e posso utilizzarla come
causa di esclusione dell'illecito purché tu mi avessi aggredito.
io non posso dire che sto agendo in legittima difesa se non c'è un attacco armato già
sferrato alla base.

Insomma, ci vogliono fatti concreti che definiscono alla definizione di aggressione


data o dalla risoluzione 3314 dell'assemblea generale o quella definita dalla Corte penale
internazionale.
Esempio
allora se l'Ucraina riuscisse a dimostrare che questa azione attenzione senza essere
sproporzionata senza comportare violazioni delle norme cogenti tra cui le violazioni
gravi e generalizzate dei diritti umani cioè se quella quell'attacco quel bombardamento
non ha fatto vittime civili e ha colpito per esempio munizioni depositi di munizioni
oppure la dico grossa a colpire un truppe dalle quali potevano venire attacchi verso il
territorio ucraino rientra in un atto di guerra e/O di legittima difesa.
Allora è legittimo o illegittimo, l’onere della prova a carico dell'ucraina ed è la risposta
all'altrui illecito, però attenzione come vedremo tra poco deve essere tempestiva,
proporzionata, Collegata perché ci deve essere un collegamento tra atto e sanzione
Le regole delle contromisure previste dal diritto consuetudinario servono proprio ad
evitare che la contromisura oppure che la causa di esclusione dell'illecito non sia a sua
volta fonte di illecito.
Le caratteristiche delle contromisure
-atto illecito: l'elemento soggettivo e oggettivo presente
- responsabilità a meno che non si riesca a dimostrare di essere in una delle cause di
esclusione.
Fingiamo che non ci sia questa situazione e che quindi lo stato autore incorra nella
responsabilità
Quali sono le regole che il diritto consuetudinario prevede per evitare che dalla
responsabilità lo stato autore dell'illecito la faccia poi Franca oppure che la vittima
che pure ha il diritto di reagire come abbiamo detto a titolo di autotutela ovvero di
contromisura non commetta poi a sua volta degli illeciti, cioè le regole consuetudinarie
sulle conseguenze dell'illecito servono a garantire da un lato che lo stato autore
ripristini la situazione precedente come si dice ripristina il cosiddetto status quo ante
riconosca l'illecito compiuto e indennizzi la vittima, perché questa è la soluzione
dell'illecito prendere atto dell'illecito compiuto e indennizzare la vittima anche perché
tra l'illecito non è voluto è solo determinato da negligenza e quindi il risarcimento
diventa anche relativamente agevole.
se invece la situazione no io l'illecito l'ho fatto deliberatamente belli allora si comincia a
discutere auspicabilmente si deve arrivare ad una trattativa che riconosce chi ha
fatto che cosa e perché e /o l'autore dell'illecito sano all'illecito dice sì io l'ho fatto
però effettivamente sono andato oltre l'autore dell'illecito intenzionale oppure si
prende le conseguenze della responsabilità.
Allora procediamo per gradi e quindi separiamo i due mondi
-illecito commesso: l'autore dell'illecito non riesce a dimostrare di essere in una delle
cause di esclusione quindi incorre nella responsabilità a questo punto scattano a suo
carico una serie di obblighi e vi dico subito che se non li rispetta l'illecito diventa
definitivo e solo a quel punto scatta il diritto della vittima di adottare le contromisure
quindi attenzione a questo passaggio responsabilità ma non è ancora definitivo
l'illecito perché se una volta in corso in responsabilità lo stato autore si dichiara
pronto ad adempiere gli obblighi che il diritto consuetudinario gli impone a quel punto
sanerà l'illecito e si tornerà amici come prima.

Però tutto questo deve avvenire di comune accordo con la vittima di illecito perché
altrimenti scatta il diritto della vittima di adottare le contromisure.
Allora una volta incorso la responsabilità perché non è riuscito a dimostrare una delle
cause di esclusione lo stato autore dell'illecito deve innanzitutto dichiararsi pronto ad
accertare i fatti insieme alla vittima, deve cominciare a valutare insieme alla vittima il
danno perché può darsi pure che la vittima abbia affermato certe cose ma poi in
realtà il danno è molto meno grave del previsto, quindi di comune accordo devono
accertare il danno, una volta accertato il danno, se è possibile lo stato autore
dell'illecito deve dichiararsi pronto e poi deve anche realizzare il ripristino dei luoghi
come si dice.
ho inquinato il tuo territorio prendo atto del danno X e io sono pronto a ripristinare i
luoghi, se è possibile perché può darsi che il danno sia irreparabile non è possibile.
A quel punto bisogna concordare il danno da risarcire e bisogna risarcirlo nel modo
che la vittima ritiene più adeguato, in termini monetari se la vittima vuole soldi, in
termini equivalenti se la vittima dice non voglio soldi, ma voglio che tu fai questo per me
mi concedi forniture del bene x che io non ho proprio per i prossimi anni ok quindi il
risarcimento del danno attraverso un metodo concordato di comune accordo tra
autore e vittima infine ultimo obbligo a carico dello Stato autore dell'illecito è quello di
fornire soddisfazione alla vittima se la vittima vuole soddisfazione.
che cos'è la soddisfazione?
la soddisfazione è spesso un atto veramente simbolico: che può essere per esempio
l’omaggio alla bandiera, la presentazione di scuse scritte che possono essere richieste
dallo stato vittima dell'illecito perché vuole un gesto formale da parte dell'autore
dell'illecito.
La soddisfazione se non viene richiesta dalla vittima dell'illecito non è indispensabile, Se
però la vittima le chiede e l'autore dell'illecito non la da, non permette all'autore
dell'illecito di ripristinare la situazione precedente.
Quindi ricapitoliamo una volta commesso l'illecito, una volta che sia in corsi
responsabilità, perché non si è riusciti a dimostrare di essere in una delle cause di
esclusione l'autore dell'illecito, deve intavolare una trattativa con la vittima per
accertare di comune accordo i fatti, determinare il danno che è stato realizzato
monetizzarlo, provare a ripristinare la situazione preesistente se è possibile e
comunque indennizzare la vittima poi se la vittima vuole deve anche concedere
soddisfazione alla vittima.
se lo stato autore dell'illecito viene meno a uno o più di questi obblighi a questo punto
l'illecito è definitivo cioè la vittima a questo punto può dire la mia pazienza è finita
adesso mi faccio giustizia da me, attenzione la vittima deve pazientare fino a questo
punto perché deve garantire all'autore dell'illecito la possibilità di risarcirlo e di
ripristinare lo status quo ante in maniera concordata.
Se però la vittima non riesce ad essere garantita in tutti i suoi diritti che sono gli
obblighi di cui ho parlato che incombono sullo stato autore dell'illecito, allora a questo
punto la vittima dice mo me la vedo io.
Attenzione l'autotutela però, il farsi giustizia da sé, consiste nell'adozione delle
cosiddette contromisure che sono proprio quelle di cui parlavamo prima e cioè la
risposta all'altrui illecito.
io ho subito un illecito c'ho provato in tutti i modi a farti ragionare abbiamo provato
intavolare una trattativa ma tu non hai voluto fare carte o fin dall'inizio hai negato
che hai detto che il mio illecito non c'era, io ho provato a far a fornirti le prove a

dimostrarti che cosa era successo abbiamo anche cominciato a parlare però poi alla
fine non ci siamo messi d'accordo.
A questo punto l'illecito è definitivo la vittima può adottare contromisure ma nel farlo
deve a sua volta rispettare una serie di regole consuetudinarie perché bisogna evitare
il rischio che nel reagire a titolo di contromisura, in autotutela che pure è un atto
legittimo perché la risposta l'altrui illecito deve però seguire una serie di paletti per
evitare di diventare a sua volta un illecito.
Quali sono i limiti consuetudinari all'esercizio di contromisure?
innanzitutto, come dicevamo prima la contromisura deve essere proporzionale o
proporzionata cioè ben commisurata rispetto all'illecito subito.
la proporzionalità è un elemento importante perché se tu non mi dai 3 € e io ti dico
d'ora in poi non ti do più niente, forse è una reazione sproporzionata perché io magari
ti potrei dire mi mancano 3 € questo mese te li do il prossimo mese.
La proporzionalità come si valuta?
si valuta attraverso la stretta correlazione tra norma violata da parte dell'autore
dell'illecito e violazione commessa dalla vittima.
La cosa migliore per essere certi che la mia risposta titolo di contromisura sia
proporzionata e che io violi verso di te la norma che tu hai violato verso di me.
Quindi principio di reciprocità quel che tu fai a me io lo faccio a te così tu non mi potrai
accusare di aver iper reagito a titolo di contromisura.
La contromisura inoltre deve essere tempestiva se tu commetti un illecito verso di me
oggi è buona norma che io dopo aver atteso che tu ripristinarsi la situazione coante
reagisca subito perché reagisco fra un anno magari il legame tra il tuo illecito e la mia
risposta non è più evidente oppure peggio ancora l'autore dell'illecito potrebbe dire e
tu te lo ricordi dopo un anno che io avevo fatto un illecito io non me n'ero neanche
accorto se tu me l'avessi detto io l'avrei sanato subito oppure il tuo silenzio per un
anno mi ha fatto pensare che tu fossi acquiescente
cioè la tempestività della risposta serve anche a rimarcare il fatto che la vittima
dell'illecito lo ha percepito come illecito quell'atto e non ha dato il suo consenso, perché
l'acquiescenza cioè la mancata protesta dopo aver subito un atto illecito potrebbe
essere percepita surrettiziamente o veramente dall'autore dell'illecito come un
consenso cioè una causa di esclusione dell'illecito.
La tempestività serve ad evitare che da un illecito banale o grande quello che sia non
scaturiscono conseguenze serie che possono portare alla compromissione dei
rapporti tra gli Stati.

primo requisito fondamentale-> PROPORZIONALITA’


perché se l'illecito è blando e si risponde con una contromisura importante non c'è
proporzione o anche se l'illecito è grave si risponde con una contromisura blanda, può
venire il dubbio che la contromisura sia stata blanda solo perché la vittima era
minacciata.
Secondo requisito: TEMPESTIVITA’
terzo requisito: le contromisure non possono mai consistere in violazioni del diritto
cogente

qualunque sia l'illecito che tu realizzi nei miei confronti, salvo l'attacco armato già
sferrato, io non posso mai reagire quella violazione di una norma cogente (sono
violazioni del principio determinazione, violazione dei diritti umani fondamentali ecc.)
L'unica eccezione a questa regola è Se però tu mi hai attaccato militarmente io posso
adottare legittima difesa.
ricapitoliamo il terzo requisito delle contromisure e che non possono mai consistere
in violazioni del diritto cogente perché il diritto cogente è una super norma che non
ammette eccezioni vanno sempre tutelate.
solo se uno stato però subisce un attacco armato già sferrato, potrà titolo di
contromisura reagire con l'uso della forza ma con una serie di limiti:
1. devi immediatamente informare il consiglio di sicurezza perché deve dire io sto
agendo a titolo di legittima difesa avendo subito un attacco armato già sferrato
dimostrandolo.
quindi la legittima difesa individuale e collettiva è consentita però con l'obbligo di
informare il consiglio e a che serve informare il consiglio mentre si sta
rispondendo?
serve perché dice la carta delle Nazioni unite all'articolo 51 non appena il consiglio si
riunisce il consiglio di sicurezza si riunisce cessa il diritto degli Stati di rispondere in
legittima difesa
oppure l'altra strada sarebbe il consiglio di sicurezza non si riesce a riunire, di adire un
giudice.
i giudici non è detto che siano i migliori risolutori delle controversie quando le armi
stanno fumando ancora però è sempre una possibilità per cercare di indurre i
contendenti affermarsi che è infatti quello che ha cercato di fare la Corte
internazionale di giustizia quando sia pure attraverso un atto con cui si richiedevano
la Corte mere misure provvisorie ha invitato gli Stati contraenti a fermarsi e a
ragionare.
allora tutto questo per dirvi che le contromisure che sono la risposta legittima della
vittima in autotutela, quando la vittima ha subito un illecito, l'autore non è riuscita a
dimostrare una causa di esclusione, si è detto l'autore dell'illecito sempre non
intenzionato a sanare l'illecito, la vittima finalmente ha il diritto di adottare le
contromisure.
Le contromisure però devono essere sempre proporzionate e tempestive non
possono mai consistere in una violazione del diritto cogente a meno che la vittima non
dimostri di aver subito un attacco armato già sferrato.
se la vittima ha subito un attacco armato già sferrato, può rispondere anche con
l'uso della forza ma deve immediatamente informare il consiglio di sicurezza e se il
consiglio di sicurezza si occupa della questione, lo stato vittima si deve fermare e deve
attendere che il consiglio di sicurezza gestisca la questione alla luce delle norme del
capitolo VII della carta.
il consiglio di sicurezza può negli articoli dal 39 al 51
il 39 è il potere di accertamento dell'esistenza di una minaccia alla pace del consiglio di
sicurezza,
l'articolo 40 sono le misure di cessate il fuoco

l'articolo 41 sono le possibili sanzioni del consiglio di sicurezza e sanzioni economiche


l’articolo 42 l'uso della forza da parte del consiglio di sicurezza e così via fino ad
arrivare all'articolo 51 che appunto è la norma di chiusura e cioè la legittima difesa
individuale o collettiva.
un'altra cosa da precisare se vi è chiaro quanto vi ho detto fino adesso e cioè quali
sono le conseguenze dell'illecito per l'autore da un lato dell'illecito e per la vittima
dall'altro lato.
Quali sono le possibili tipologie di contromisure che la vittima può adottare diciamo
che quando si parla di misure di autotutela o contromisure che sono sinonimi,si fa una
macro distinzione ci sono due tipologie di contromisure:
le contromisure che sono atti intrinsecamente leciti e queste sono le ritorsioni
oppure le contromisure che consistono in atti intrinsecamente illeciti e queste sono le
rappresaglie.
ripetiamo quando una vittima si trova di fronte alla possibilità di adottare
legittimamente delle contromisure si trova ad un bivio e può scegliere liberamente
quale strada prendere.
la prima strada si chiama ritorsioni cioè il risposta all'altro illecito la vittima se lo
ritiene utile ed opportuno può adottare un comportamento che di per sé non è illecito
ma semplicemente in amichevole.
facciamo finta che l'Italia subisca una illecito da parte della Francia e che però
siccome i rapporti tra Italia e Francia sono sempre stati buoni non vuole
interrompere i rapporti pregressi, Perché non converrebbe neanche all'Italia e quindi
non è che dice d'ora in poi io violo a titolo di contromisura un trattato verso di te, due
trattati verso di te, una norma di un trattato oppure annullo tutti i trattati che
avevo con te a seconda della gravità dell'illecito che aveva subito l'Italia, ma si limita
semplicemente a dire hai violato una norma nei miei confronti e ti sottolineo quale ,
tieni presente che a titolo di contromisura io non intendo più avere nuovi rapporti con
te.
non avere più nuovi rapporti non è un atto illecito ma è frutto di una facoltà i vecchi io
li faccio salvi, io avrei potuto anche adottare un atto illecito intrinsecamente cioè tu
hai violato una norma verso di me, io violo una no so di te a titolo di contromisura.
io adotto un atto illecito liceizato dal fatto che rispondo al tuo illecito di base. Questo
è il secondo caso ->queste sono le rappresaglie.
Le rappresaglie sono atti intrinsecamente illeciti cioè violazioni di norme tenuti in
risposta ad altrui illeciti .
quindi il bivio strada B rappresaglia io subisco un illecito e a questo punto violo una
norma nei tuoi confronti a titolo di contromisura illecita cioè di rappresaglia.
Quindi la risposta l'illecito da parte di uno stato quando lo subisce può consistere o in
un altro illecito e cioè una rappresaglia quindi una contromisura intrinsecamente
illecita che però attenzione è liceizato dal fatto che la risposta l'altro illecito oppure la
mia risposta in quanto vittima se io lo ritengo utile opportuno e desiderabile posso
limitarmi a dire d'ora in poi compagni a morte.
significa non cooperiamo più, non abbiamo detto annullo tutto quello che abbiamo
fatto insieme e quello che ti dovevo non te lo do più.
Quindi il mio è un diniego di disponibilità ad avere rapporti con te che non è un atto
illecito è un atto lecito perché io in quanto sovrano ho il potere di scegliere con chi

avere rapporti e se non voglio avere rapporti con qualcuno non c'è una norma che mi
obbliga ad avere rapporti quindi non ci può essere illecito se io dico d'ora in poi non più
rapporti.
viceversa, se noi avevamo rapporti sulla base di un trattato che diceva tu dai a me io
do a te, nel momento in cui dico siccome ho subito un illecito io questa cosa che ti
dovevo dare non te la do più, allora in quel caso avrò adottato una rappresaglia.
Allora dato un illecito subito uno stato vittima ha il diritto a certe condizioni che
abbiamo visto di adottare le contromisure le contromisure possono consistere in
atti intrinsecamente leciti cioè ritorsioni ovvero comportamenti in amichevoli che non
hanno evidentemente la funzione di violare una norma nei confronti dell'autore
dell'illecito, ma si limitano a sottolineare di essere stati colpiti da un illecito è però di
aver voluto reagire tra virgolette da amico.
Quindi gli Stati possono a certe condizioni quando gli conviene adottare delle semplici
ritorsioni e sono più frequenti di quanto uno non possa credere ovviamente la vera
reazione forte all'illecito la vera contromisura è la rappresaglia.
La rappresaglia significa tu commetti un illecito nei miei confronti, violi una norma nei
miei confronti io ne violo un'altra e abbiamo detto proporzionalità, tempestività
divieto di violazione del diritto cogente, salvo il caso della legittima difesa però con
l'obbligo di informare il consiglio di sicurezza e di sospendere la reazione solo di
sospendere la relazione immediatamente quando il consiglio di sicurezza se ne occupa
ferma restando che la legittima è una difesa legittima solo se risponde all'attacco
armato già sferrato, non alle asserite violazioni delle principio di determinazione, non
alle asseriti attacchi terroristici non alle asserite violazioni delle norme sul genocidio
perché tutti queste fattispecie non rientrano nel concetto di aggressione.
L'aggressione è l'attacco armato con truppe più o meno sofisticato più o meno
moderno ma l'aggressione è solo certe cose, per tutte le altre cose sono ammesse le
contromisure ma non la legittima difesa.
In altri termini la legittima difesa è la contromisura estrema che però è legittimo solo
in risposta all'attacco armato già sferrato.
le rappresaglie possono essere armate o non armate cioè la contromisura che
consiste in un atto illecito può consistere in una rappresaglia armata e cioè nella
legittima difesa ma questo è il caso estremo perché la risposta solo l'attacco armato
Nel 99% dei casi la rappresaglia deve essere non armata cioè tu puoi commettere
qualsiasi atto illecito in risposta all'altro illecito, puoi violare tutte le norme che vuoi
tu ma non puoi ricorrere alla forza quindi alla rappresaglia armata a meno che tu non
abbia subito l'attacco armato.
Questo è quello che dice la carta delle Nazioni unite sulla base della quale si sono
codificate una serie di norme peraltro già consuetudinarie, che regolano le
conseguenze dell'illecito.
Nel seminario analizzeremo le conseguenze delle azioni e delle reazioni delle parti di
questa controversia.
Questa è la carta delle Nazioni unite questo è il diritto internazionale generale dal
punto di vista dell'illecito e delle sue conseguenze.
chiunque Stato membro delle Nazioni unite è obbligato a rispettare queste regole alla
lettera perché altrimenti commette illeciti pari in gravità o addirittura più gravi
rispetto a quelli che dice di aver subito.

nessuno dubita fino a prova contraria che la Russia possa aver subito delle violazioni
da parte dell'ucraina o da parte di altri Stati basta portare le prove in avviare una
trattativa con l'autore dell'illecito accertare che l'autore dell'illecito non voglia
risarcire dopodiché scatta il diritto di adottare delle contromisure che comunque
dovrebbero essere pacifiche e potrebbero essere armate solo dopo aver dimostrato
che si è subito un attacco già sferrato
Se lo stato diventa responsabile ancora ha possibilità di evitare di esporsi alle
contromisure, se adempia tutti gli obblighi che la responsabilità gli impone intavolare
una trattativa, stabilire di comune accordo il danno da risarcire, provare a risarcire il
danno, ripristinare la situazione se possibile e concordare una soddisfazione con la
vittima.
A questo punto si è di fatto ritornati alla situazione preesistente c'era uno squilibrio
a danno della vittima e a favore dell'autore dell'illecito con l'indennizzo, l'equilibrio si
ripristina l'equilibrio però non è detto che si ripristina la situazione preesistente
perché immaginate che l'illecito forse uno sversamento di idrocarburi in mare ormai
l'ecosistema danneggiato e perso però perlomeno la vittima lo stato vittima ha avuto
un indennizzo quantitativamente adeguato.
se tutto questo non avviene diritto della vittima di adottare le contromisure lecite o
illecite
lecite se le ritiene utili , illecite se le ritiene necessarie per stigmatizzare, sanzionare
attraverso l'autotutela l'illecito subito.
Autotutela significa letteralmente farsi giustizia da sé, però ovviamente nel rispetto
delle norme consuetudinarie, sulle contromisure quindi le contromisure dice il diritto
internazionale generale devono essere tempestive, proporzionate, non possono
consistere nella violazione del divieto dell'uso della forza e di tutte le altre norme
cogenti.
Rispetto al divieto dell'uso della forza cioè l'unica eccezione di rispondere alla tua
attacco armato e in ogni caso in ogni caso bisogna farlo in maniera tempestiva
proporzionata e senza arrecare danni non necessari.
Quindi se anche volessimo credere a tutte le affermazioni di Putin certamente la sua
azione sarebbe sproporzionata a parte il fatto che non ha dimostrato di aver subito
un attacco armato già sferrato.
come vedremo parlando del seminario al seminario cercheremo di ricostruire
innanzitutto un po’ più tecnicamente, quali sono le regole di base che sono state
violate, che avrebbero dovuto essere rispettate tecnicamente quali sono i problemi
dal punto di vista delle rivendicazioni del principio di autodeterminazione da un lato
dall'altro la reazione proporzionata o sproporzionata che sia insomma da parte della
Russia e poi ci occuperemo per esempio del problema delle sanzioni cioè quando è
successo questa crisi russo Ucraina a un certo punto sono state adottate
continuano ad essere adottate delle sanzioni.
che cosa sono le sanzioni?
le sanzioni sono delle punizioni date a chi a chi evidentemente ha violato una norma di
diritto internazionale.
Allora tecnicamente in gergo giuridico la sanzione è una contromisura, chi viola la
norma di diritto internazionale a meno che non dimostri o di non averla violata o di
aver poi risarcito, si espone alla sanzione cioè la contromisura.

La sanzione è una qualsiasi punizione rivolta a chi ha violato una regola e le sanzioni
internazionali sono combinate in violazione di regole internazionali.
Tecnicamente la contromisura è la risposta all'illecito, è la reazione della vittima che
non è stata risarcita.
La sanzione tecnicamente ripeto il diritto internazionale è la contromisura di
un'organizzazione internazionale.
Quindi se noi vogliamo parlare di contromisure in senso stretto noi diciamo che le
contromisure sono nel caso della crisi Ucraina quelle che hanno adottato gli Stati a
livello individuale O a livello regionale.
Quando invece queste contromisure sono state adottate nell'ambito di organizzazioni
internazionali si può parlare di sanzioni.
come vedremo al seminario di fronte agli atti illeciti della Russia e dice la Russia di
fronte agli atti illeciti dell'ucraina, ma fino a prova contraria la Corte internazionale di
giustizia che è un giudice chiamato dall'ucraina, ma fino a prova contraria imparziale ,
ha detto che gli atti commessi dalla Russia sono illeciti e quindi ha fornito sia pure
nell'esercizio di una funzione atipica perché abbiamo detto che è intervenuta sulla base
della convenzione del genocidio, però la Corte è stata tirata in ballo dall'Ucraina e ha
fatto un accertamento dei fatti.
Quindi possiamo dare per scontato che tra le funzioni di quell'intervento della Corte di
giustizia, c'è stato il riconoscimento dell'esistenza di una controversia e nel
riconoscimento del contenuto di questa controversia la Corte ha detto la Russia ha
commesso atti illeciti.
A questo punto fin da prima dell'accertamento da parte della Corte di giustizia ma
soprattutto anche dopo, Gli Stati della comunità internazionale hanno prima provato
a dire alla Russia smettila stai violando gravemente il diritto internazionale e la Russia
ha risposto quando mai siete voi che avete dato copertura all'ucraina che ha violato il
diritto internazionale e più di qualcuno ha detto portaci le prove e la Russia diciamo
che ha provato a barcamenarsi è riuscita soltanto però a passare da una causa di
giustificazione all'altra, prima e passa tal partita dalle violazioni asserite del principio
di indeterminazione, il genocidio commesso nei confronti delle popolazioni russofone,
l'attacco armato subito dall'ucraina e poi ancora ha giustificato la propria azione
come una peace keeping, per impedire la continuazione di questi illeciti.
Dal punto di vista occidentale uno stato si è svegliato una mattina e dicendo di aver
subito un illecito ha cominciato a fare una serie di cose, siccome l'illecito non si vede
questi atti sono illeciti primari e quindi nei confronti di questi illeciti primari si
adottano delle contromisure.
Queste sanzioni in che cosa sono consistite? in atti unilaterali degli Stati ogni Stato si
è sentito in dovere di dire alla Russia, per esempio, da oggi in poi non compro più il tuo
gas, da oggi in poi interrompo la possibilità di avere per il futuro rapporti con te.
Quindi interrompere i rapporti in essere rappresaglie, non avrò più rapporti con te
ritorsioni. Alcuni Stati hanno detto alle proprie imprese cercate di valutare bene i
rapporti con la Russia perché potreste essere considerati complici.
Allora il primo livello sono le sanzioni individuali da parte di singoli stati.
L'unione europea ha adottato delle sanzioni concordate quindi queste sono con
sanzioni in senso tecnico perché provengono da un'organizzazione internazionale.

Ancora le Nazioni Unite non sono riuscite ad adottare sanzioni perché per adottare le
sanzioni ci vuole una delibera ex articolo 41 del consiglio di sicurezza e naturalmente
non potrebbero e non saranno mai adottate perché la Russia ha il diritto di adottare
il veto quindi per il momento non ci sono sanzioni delle Nazioni unite perché sarebbero
sanzioni del consiglio e le impedisce la Russia.
Ciò nonostante molte altre organizzazioni internazionali hanno adottato sanzioni
anche di carattere istituzionale, per esempio fondo monetario e Banca mondiale
hanno messo una serie di paletti alla possibilità per la Russia di beneficiare delle
operazioni del fondo della banca, il Consiglio d'Europa adottato un'iniziativa e mentre la
stava adottando la luce ha detto lascia perdere me ne vado io dal Consiglio d'Europa.
Il consiglio delle Nazioni unite per i diritti umani ha sospeso la partecipazione della
Russia anzi vi ricordate il giorno della riunione del consiglio per i diritti umani è stato un
atto simbolico molto importante, quando è arrivato Lavrov che doveva parlare si
sono girati tutti di spalle, cioè della serie tu stai ancora qua dentro ma noi non ci
riconosciamo più come membro e poi è stata adottata la sanzione di escluderlo dalla
partecipazione delle riunioni del Consiglio dei diritti umani.
Diciamo che tutti questi sono atti abbastanza gravi e diciamo che pur non essendo
senza precedenti sono però atti che con questa continuità sono stati raramente
adottati nei confronti di una superpotenza.
In passato Stati Uniti Unione europea avevano avuto problemi con il rispetto del della
norma sul divieto dell'uso della forza sull'esercizio della legittima difesa, divieto dell'uso
della forza legittima difesa per esempio nel caso dell'iraq all'epoca di Saddam Hussein,
nel caso dell'uso della forza da parte dell'unione europea nel caso del Kosovo, però
diciamo che con questa continuità e con questa imponenza raramente sono state
adottate sanzioni nei confronti di uno stato in un contesto di esercizio dell'uso della
forza contro un altro Stato sovrano.
Tutte queste sanzioni sono legittime perché ogni Stato è libero di fare quel che vuole
nei confronti di un altro stato e se dice che lo fa titolo di contromisura.
ognuno è libero di adottare tutte le sanzioni che crede ovviamente con tutti i rischi
che conseguono. stesso discorso perché per le organizzazioni internazionali cioè che
cosa voglio dire? voglio dire che ferma restando sul piano giuridico la legittimità del
concetto di sanzione, la sanzione se è una contromisura è un atto internazionalmente
lecito purché i fatti siano chiari, il discorso sarebbe valido al contrario se la Russia
affermasse di aver subito un illecito e poi adottasse delle contromisure nei confronti
degli altri.
queste sanzioni hanno delle implicazioni economiche, hanno delle implicazioni sociali.
ora che colpiscano la Russia o che colpiscono il mondo occidentale sarebbe la stessa
cosa.
Quindi le sanzioni sono evidentemente un atto di estrema ratio perché dovrebbero
avere la funzione di scoraggiare l'autore illecito ed indurlo a interrompere
immediatamente l'illecito per ripristinare i rapporti.
Quando le sanzioni restano in piedi per tanto tempo hanno delle ripercussioni che
possono anche andare ben oltre lo scopo originario, ferma restando che nell'attuale
situazione è difficile ritenere sproporzionata una sanzione, quando l'illecito primario è
il bombardamento di popolazioni civili e di intere città, ciò non toglie però che quelle
sanzioni stanno avendo e continueranno ad avere delle ripercussioni sull'intero
sistema economico e anche tutto sommato sul sistema giuridico.

Nel diritto internazionale economico e non, c'è un obbligo per gli Stati di risolvere
pacificamente le loro controversie e per controversie non intendiamo qualsiasi cosa.
La controversia internazionale è un contrasto tra due soggetti del diritto
internazionale su un punto di diritto o di fatto.
La controversia è una contrapposizione su un aspetto interpretativo, su un aspetto
applicativo, su un aspetto di una violazione di una norma, ogni qualvolta due Stati
litigano c'è una controversia.
l'illecito va avanti all'infinito se non viene risolto poco l'indennizzo o si chiude con una
contromisura che l'autore dell'illecito accetta e se la porta a casa. io faccio un illecito
non ti indennizzo la vittima si arrabbia reagisce mi combina una contromisura, il rischio
vuole che io non mi tenga la contromisura, è che reagisco con una reazione alla
contromisura e allora che succede che dall'illecito si arriva ad una controversia seria e
può darsi all'uso della forza.
Allora illecito e controversie sono in parte concetti collegati perché da un illecito può
scaturire una controversia sull'esistenza dell’illecito, sulla legittimità della
contromisura, sulla proporzionalità della misura e quant'altro, ma la controversia tra
due Stati non è detto che abbia alla base un illecito.
Molto spesso gli illeciti non legittimamente disciplinati, portano ad una controversia
ma le controversie sono un qualsiasi punto di contrasto tra due stati soggetti del
diritto internazionale.
ci può essere una controversia sull'interpretazione , ci può essere una controversia
sulla posizione di una frontiera, ci può essere una controversia sull'esistenza o meno di
una consuetudine, si tende a dire ogni qualvolta qualcuno rivendica un qualcosa e l'altro
risponde negativamente a questa pretesa di diritto o di fatto.
allora riprendiamo il discorso dell'obbligo di risoluzione pacifica.
Quando la comunità internazionale si è data la costituzione di base nel 1946 con la
carta delle Nazioni unite, che veniva dopo la società delle Nazioni quindi questi stessi
principi al netto del fatto che c'erano state due guerre, erano comunità pacifiche.
Dal ‘900 il mondo è diventato basato sul divieto dell'uso della forza, oggi la comunità
internazionale economica è pacifica, ricordate le regole del piatto delle prime elezioni
divieto dell'uso della forza, la sovranità, la volontarietà, pacta sunt servanda,
consuetudo est servant, acta sunt servanda Uniti a divieto dell'uso della forza, obbligo
di risoluzione pacifica delle controversie.
Quindi data una controversia tra due Stati, nel momento stesso in cui viene accertata
e un accertamento potrebbe essere quello della Corte di giustizia rispetto alla crisi
russo Ucraina, la Corte ha detto c'è una controversia grave perché questa
controversia ha già portato all'uso della forza, parlatene ecco quando ha detto
parlatene la Corte ha invocato l'obbligo di risoluzione pacifica delle controversie.
c'è una controversia fra 2 stati e che si fa dato l'obbligo di risoluzione pacifica delle
controversie?
se ne parla tra gli Stati, se non si riesce parlandone solo tra gli Stati, si chieda a un
terzo soggetto di fare da paciere, cioè di accertare i fatti e di dare o un parere o una
sentenza a seconda di quello che voglio le parti.
Allora data una controversia esiste un obbligo di risoluzione pacifica che è una norma
cogente, prevista all'articolo 2 della carta delle Nazioni unite che impone alle parti di
parlarsi e di mettersi d'accordo nel momento in cui la controversia sorge il più

rapidamente possibile, se non è stato fatto già prima, su quale strumento utilizzare
per risolverla.
Perché ho detto se non è stato fatto già prima, perché vi ricordate che quando
abbiamo parlato del carattere hanno organico della comunità internazionale noi
abbiamo detto che a differenza del diritto interno gli organi esistono solo se gli Stati
li vogliono e questo vale anche per i tribunali. Se due Stati anche se non si sono messi
d'accordo prima su qual è il giudice competente, essendoci l'obbligo cogente di risolvere
la controversia, hanno il dovere di parlarsi o per risolverlo autonomamente o per
trovare un conciliatore che darà un parere oppure d'identificare il giudice
competente.
Quindi come vedete il carattere organico della comunità internazionale non implica che
in situazione di controversia ognuno faccia un po’ come gli pare perché anche qui ci
sono delle regole consuetudinarie che dicono sorta la controversia se gli Stati
riescono a risolverla velocemente Inter partes tra le parti della controversia, se non
riescono c'è un dovere cogente o di nominare un conciliatore cioè un mezzo
diplomatico di risoluzione della controversia oppure di andare davanti a un giudice che
dovrà essere identificato.
Se però quando entrano a far parte della comunità economica internazionale gli Stati
o soltanto a livello di consuetudini o nell'ambito di trattati e quindi stipulano un
trattato, vogliono predeterminare il giudice competente o il conciliatore competente,
è sufficiente che nel trattato per esempio nella carta delle Nazioni unite è stata
creata la Corte internazionale di giustizia, come giudice automaticamente competente
per tutte le controversie che riguardano l'applicazione della carta, purché quando
hanno ratificato la carta delle Nazioni unite gli Stati hanno barrato l'articolo 36 dello
statuto della Corte che ne prevede la competenza automatica.
Quando c'è una controversia tra due Stati, c'è l'obbligo di risolverla pacificamente, se
su quel tema che è oggetto della controversia gli Stati non hanno mai avuto occasione
di confrontarsi e non hanno mai fatto un trattato su quella materia è molto
probabile che non abbiano predeterminato un giudice e allora semplicemente quando
sorge la controversia su quella materia si devono mettersi d'accordo o risolverla tra
di loro O trovare un mezzo diplomatico cioè un conciliatore oppure identificare il
giudice emette la sentenza.
se invece di rapporti reciproci tra le parti che oggi hanno una controversia, in
passato si era stati lungimiranti può darsi ove sia stato fatto un trattato generico
un trattato base oppure si sia membri di un'organizzazione internazionale e sia stato
già previsto da chi correre conciliatore o giudice per risolvere le controversie future
su quella materia.
Qual è la differenza tra questi due scenari? se niente è stato detto prima quando
sorge la controversia c'è l'obbligo cogente di definire in quel momento il mezzo
diplomatico o il mezzo giurisdizionale cioè il conciliatore poi il giudice davanti al quale la
controversia dovrà essere portata.
se invece si è stati lungimiranti e si voleva evitare di perdere tempo poi in caso di
eventuale controversia, si è già definito prima chi dovesse essere il mezzo diplomatico
o il mezzo giurisdizionale davanti al quale andare.
Questo secondo scenario è quello che viene realizzato con la Corte internazionale di
giustizia perché se voi andate a guardare la carta delle Nazioni unite, quello è un atto
che gli Stati che ne sono diventati membri hanno ratificato.
Quando l'hanno ratificata avevano due alternative ratificare solo la carta oppure è
così con quella ratifica accettavano la carta e lo statuto della Corte internazionale di

giustizia che parte integrante. Quindi accettavano tutti gli articoli e in più
riconoscevano la Corte attenzione come possibile tribunale, Che avrebbero potuto
rendere competente con una successiva manifestazione di volontà per qualsiasi
controversia riguardante l'applicazione della carta.
Però in realtà nel ratificare la carta tutti gli Stati è stata offerta anche un'altra
opzione o quella che vi ho appena detto ratifica solo la carta e così devi accettare lo
statuto e quindi la competenza potenziale della Corte oppure se quando la ratifichi
barri anche come ha fatto l'Italia l'articolo 36 dello statuto, hai accettato non la
competenza potenziale della Corte, ma la competenza automatica della Corte perché
l'articolo 36 dice accettando questa disposizione lo stato si impegna a riconoscere la
competenza automatica per la Corte in ogni controversia che lo riguarderà in futuro.
Allora se nel secondo scenario predeterminazione completa, se siamo in questo
secondo scenario non solo c'è astrattamente il giudice competente ma c'è addirittura
la competenza automatica. Quindi noi abbiamo che i giudici internazionali poi
conciliatori internazionali perché la logica potrebbe essere la stessa nel caso della
carta da carta delle Nazioni unite vale per il giudice ma se previsto avrebbe potuto
essere anche lo stesso scenario per un conciliatore, se gli Stati predeterminano si ha
fin dall'inizio il loro obbligo di risoluzione pacifica della controversia con la definizione
fin dall'inizio di qual è il giudice o il conciliatore competente.
Nel diritto internazionale contemporaneo esiste un obbligo di risoluzione pacifica delle
controversie per effetto e quali gli Stati hanno almeno il dovere quando sorge una
controversia di sbrigarsi a designare il mezzo diplomatico o giurisdizionale con cui la
vogliono risolvere, se vogliono ma questa è una facoltà Gli Stati possono anche una
volta per tutte prima del sorgere di certe controversie su qualsiasi argomento
mettersi d'accordo su quali saranno i giudici competenti. Diciamo che questa è più
l'eccezione cioè gli Stati prevedono i giudici solo quando hanno a che fare con trattati
di cui vogliono garantire l'applicazione costante perché se per esempio io creo
l'organizzazione delle Nazioni unite , dico che c'è il giudice potenzialmente competente e
poi barro anche l'articolo 36, ogni volta che io avrò con un altro Stato membro delle
Nazioni unite una controversia io o lui potremmo andare automaticamente davanti
alla Corte e l'altro sarà obbligato a venire.
viceversa, se non parlo l'articolo 36 bisognerà manifestare entrambi il consenso sul
fatto che la Corte sia il migliore giudice.
Allora questo gli Stati lo fanno solo quando vogliono essere veloci, per esempio quando
è nata l'organizzazione mondiale del commercio si è previsto un tribunale interno e gli si
è dato la competenza di essere adito anche unilateralmente. Quindi la
predeterminazione del mezzo di risoluzione delle controversie è una riprova della
volontà degli Stati di far funzionare efficacemente il sistema.
ciò non toglie gli Stati devono risolvere comunque pacificamente le controversie e
quindi in quel momento in cui sorge la controversia dovranno parlare rapidamente per
mettersi d'accordo e dare il doppio consenso su quale sia il conciliatore o il giudice che
piace entrambe.
La comunità internazionale è talmente volontaristica che uno stato può anche dare il
consenso rispetto alla competenza del tribunale e poi negarlo come per esempio ha
fatto la Russia rispetto alla Corte penale internazionale, prima ha dato il consenso e
poi l'ha negato. L'importante è non farlo nell'imminenza del giudizio perché altrimenti
sembra che hai qualcosa da nascondere no, quella è competente ma io poi non
riconosco il giudice vabbè li lo fai surrettiziamente e ti auto accusi
ci stiamo occupando del problema delle controversie e dei mezzi di risoluzione e stiamo
cercando di fare degli esempi con la vicenda in corso.

se due Stati non riescono a parlarsi perché una cosa dice A e l'altro risponde B ripeto
interpretazione di un accordo posizione di una frontiera eccetera il diritto
internazionale sta proprio lì a sancire l'obbligo di risolverla pacificamente.
Questo obbligo significa nell'imminenza della controversia o addirittura dopo il
sorgere della controversia, dovere di identificare o un mezzo diplomatico o un mezzo
giurisdizionale un mezzo diplomatico e un conciliatore come vedremo la prossima volta
un conciliatore cioè un terzo o un gruppo di terzi , un collegio di conciliatori che
emettono un parere quindi il mezzo diplomatico di risoluzione della controversia serve
a dare alle parti un'opinione autorevole su come potrebbero risolverla.
Il conciliatore non emette una sentenza, significa che riconosciamo l'autorità che può
essere una persona fisica, può essere uno stato può essere chiunque abbia
l'autorevolezza per fare da paciere, ci dà un parere secondo diritto perché avrà le
competenze tecniche per dare un parere.
A quel punto noi non saremo obbligati a rispettare il parere però avremo il dovere tra
virgolette morale di non continuare a violare il diritto e se non vogliamo seguire il
parere o dobbiamo andare a trovare un'altro conciliatore o dobbiamo andare davanti
a un giudice oppure ci dobbiamo accontentare del parere del conciliatore, prendere
quell'indicazione che avrà indirettamente indicato chi ha torto e chi ha ragione non
avrà detto come fare però avrà indicato una possibile soluzione e prenderla come
base di partenza anche per un accordo diverso però quantomeno per un
accertamento dei fatti.Questa è il primo scenario.
L'alternativa è trovare nel momento in cui sorge la controversia un giudice, dopo un
po’ di discussioni dobbiamo trovare la quadra su quello che per noi è il miglior giudice
esistente o da creare. A quel punto il giudice come il conciliatore esaminerà i fatti la
differenza con il conciliatore che il giudice mette la sentenza. A quel punto i due Stati
non abbiamo alternative dobbiamo rispettare parola per parola la decisione
altrimenti saremo nell'illecito.
Abbiamo detto che tra gli atti internazionali vincolanti ci sono le sentenze, la sentenza
del giudice nella controversia tra 2 stati andrà rispettata, se uno non la rispetta si va
davanti a un altro giudice o davanti a un altro conciliatore, se non lo rispetto a l’altro
stato viceversa potrà impugnarla io il suo atto illecito e quindi a quel punto andremo a
catena con le regole dell'illecito derivante dalla violazione di una sentenza che
auspicabilmente sarà risolta diplomaticamente.
se questo non viene fatto nel momento in cui la controversia sorge, gli stati sono
nell'illecito perché stanno violando l'obbligo di risolverla pacificamente, l'unica
alternativa è averlo definito prima cioè rispetto a una controversia obbligo cogente
di risolverla determinando ora o avendo determinato prima vi ricordate il discorso
della carta delle Nazioni unite che riconosce barrando l'articolo 36 la competenza
automatica del giudice. Insomma, di fronte alle controversie se non si era già pensato
di quale potesse essere il giudice competente bisogna definirlo al momento della
controversia.
per fare degli esempi Russia e Ucraina rispetto all'interpretazione della convenzione del
genocidio avevano già entrambe dato il consenso quindi la Corte internazionale di
giustizia era il tribunale predeterminato rispetto a tutte le controversie riguardanti
l'interpretazione e l'applicazione di quell'accordo.
L'Ucraina ha fatto cosa legittima rivolgendosi unilateralmente alla Corte, La Russia ha
aggiunto un altro illecito a quelli che ha commesso probabilmente, primo non ha
dimostrato l'illegittimità del ricorso dell'ucraina, secondo non si è proprio presentata
quindi ha violato fino a prova contraria attendiamo tutti che porti prove di cosa
diversa ma fino adesso non sono arrivate, che non solo invocazione della convenzione

del genocidio era illegittima come ha detto la Corte, ma non si è neanche presentata e
quindi ha violato l'obbligo di risolvere pacificamente le controversie.
questo quindi è un esempio di tribunale predeterminato e invece in tutti i contesti in cui
gli Stati vorrei tengono di voler guardare lungo oppure ritengono che costi troppo
creare un tribunale ad hoc che possa essere adito unilateralmente oppure
semplicemente non si riescono a mettere d'accordo prima su quale sia il giudice
migliore o il conciliatore migliore, al momento in cui sorge la controversia devono
definirlo perché altrimenti violano l'obbligo di risoluzione pacifica delle controversie.
Vedremo successivamenteda un lato dei mezzi giurisdizionali cioè del ruolo dei tribunali
nelle mettere sentenze come strumento di risoluzione delle controversie e vedremo
come si è evoluta la cosiddetta funzione giurisdizionale internazionale e quali sono i
principali tribunali che esistono in maniera permanente o in maniera occasionale e
dall'altro andremo ad esaminare i mezzi diplomatici di risoluzione delle controversie che
seppure oggi con crisi come quella in atto sembrano ben poca cosa in realtà come
vedremo non sono poi affatto di seconda importanza quale strumento di risoluzione
delle controversie perché perché è vero che i conciliatori mettono soltanto pareri
però innanzitutto un giocatore costa infinitamente meno di un tribunale e il
conciliatore lascia libertà le parti non adottando una sentenza di utilizzare il parere
come guida cioè alle volte due Stati dicono no dobbiamo andare da un giudice perché
basta ci dobbiamo far risolvere questa controversia altre volte dicono tutto
sommato noi riteniamo entrambi di aver ragione non vogliamo pagare molto, andiamo
davanti a un conciliatore poi in buona fede entrambi ci impegniamo a prendere atto dei
fatti accertati dal conciliatore e vogliamo continuare avere rapporti soprattutto
economici e prenderemo il parere come guida per trovare una soluzione.
se il conciliatore dice che io ho sbagliato e tu hai ragione e dice che io ti dovrei x io poi ti
posso dare anche y perché quella non è una sentenza, basta che lui ci dice i fatti
oggettivamente quali sono. Allora nel mondo economico spesso è molto utile fare
questo perché costa di meno e tra Stati che si comportano seconda buona fede per
voler perseguire i fini della cooperazione economica questo è più che sufficiente un
esempio per tutti l'accordo generale sulle tariffe del commercio che è l'antesignano
dell'organizzazione mondiale del commercio, l'accordo Gatt ha funzionato dal 1947 fino
al 1993 anno in cui è stato dichiarato estinto ed è stato sostituito dall'organizzazione
mondiale del commercio, per quasi 50 anni ha funzionato sulla base di un meccanismo
diplomatico di soluzione delle controversie perché quando c'era una controversia tra i
membri del gatt, si chiedeva la costituzione di un panel di esperti questo panel di esperti
emetteva un parere e nonostante qualche controversia sul contenuto del panel, mai
dico mai nella storia del gatt, le parti di una controversia hanno considerato carta
straccia il parere del panel. tutto alcuni adattato si sono messi d'accordo in maniera
diversa ma lo hanno sempre utilizzato come base giuridica per risolvere la
controversia. Quindi i rapporti commerciali internazionali fino al 1993 sono stati
basati su un meccanismo conciliativo di risoluzione delle controversie, dal 94 in poi il
sistema è cambiato perché si basa come vedremo su un meccanismo para
giurisdizionale, perché c'è una sorta di tribunale è un meccanismo un po’ ibrido però ci
sono delle sentenze con un meccanismo che poi scopriremo essere molto interessante
però questo per dimostrarvi l'esempio del gatt e che i mezzi diplomatici di risoluzione
della controversia e sono un qualcosa che è molto importante in tutti quei casi in cui gli
Stati comportandosi secondo buona fede e rispettando le regole del sistema vogliono
risolvere una controversia in modo pacifico, per evitare a cominciare di cominciare a
fare la guerra e nei rapporti economici fare la guerra è l'ultima delle strade perché
come vediamo ed è sotto gli occhi di tutti la guerra quella vera impatta sull'economia e
quindi propri rapporti economici vedono come massimo nemico la guerra perché
l'economia di guerra e una degenerazione del sistema economico e durante una guerra
non ci guadagna nessuno.

LEZIONE 15

Stavamo parlando dell’istituto delle controversie internazionali e dei mezzi di


risoluzione.
Dobbiamo definizione condivisa tra gli stati di controversia quand'è che c'è una
controversia quando 2 stati o 2 soggetti del diritto internazionale discutono su un
punto di diritto di fatto.
può esserci alla base una situazione illecita rivendicata da uno dei due, affermata
asservita, accertata oppure semplicemente può esserci un contrasto su un punto di
diritto di fatto.
oppure controversia e la discussione sull'interpretazione di un trattato la
discussione sulla avvenuta applicazione o meno sul rispetto meno di un trattato,
insomma ogni qualvolta uno stato rivendica qualcosa è un altro stato risponde no,
per qualsiasi motivo non interpreto così, non hai fatto questo, non ho fatto questo,
c'è una controversia.
Il diritto internazionale si pone questo problema a livello di regole del piatto e abbiamo
detto che nelle regole nel piatto c'è la regola fino a prova contraria dell'obbligo di
risoluzione pacifica delle controversie.
L'altra volta abbiamo parlato dei presupposti e abbiamo detto che il diritto
internazionale pone una divieto dell'uso della forza e come corollario l'obbligo di
risoluzione pacifica delle controversie perché altrimenti non avremmo lo strumento
per risolvere le controversie e le controverse solo tutte quelle che sono già una
minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale, le scaramucce banali o semplicemente
un contrasto tra due Stati che sono anche molto amici però a un certo punto hanno
un motivo di discussione.
La comunità internazionale è anorganica e quindi gli organi di risoluzione delle
controversie, a differenza del diritto interno, non preesistono rispetto alla
controversia come regola.
Nel diritto interno abbiamo detto se io discuto con uno di voi arriviamo ai ferri corti e
non risolviamo tra di noi la nostra scaramuccia o io ho l'altra la controparte ci
offendiamo e violando una norma di diritto interno uno dei due può andare dal giudice
competente OK se è una violazione amministrativa dal giudice amministrativo sono
violazioni civile da giudice civile sennò violenterò dal giudice penale il giudice sta lì e
questa è una garanzia di accesso immediato e soprattutto anche unilaterale perché
se il giudice precostituito significa che in qualche momento il soggetto di
quell'ordinamento ha dovuto accettare quel giudice ma vi ricordate noi abbiamo detto
nelle primissime lezioni la comunità è organica gli organi ci sono prime
indipendentemente dalla volontà dei singoli soggetti e quindi quando io nasco che mi
piaccia o no il giudice amministrativo e il Tar ok quindi se vuoi una controversia un
ricorso lo devo fare alta e così via per tutte le altre possibili situazioni.
La comunità internazionale è invece un'organica.
se c'è una regola e quella regola viene discussa o anche violata se ne può parlare ma non
si può certo disapplicare, si può trasformare e quindi se 2 stati discutono su una
regola o su un fatto, se non hanno pensato prima a questa eventualità obbligo di
risoluzione pacifica delle controversie di fronte a quella discussione devono dare in

quel momento un consenso per portare quella loro discussione davanti a un ente
imparziale che può essere un giudice o un conciliatore quindi un mezzo diplomatico un
mezzo giurisdizionale per farsi dare una soluzione, che può essere una soluzione
vincolante se viene adottata da un giudice o una soluzione di tipo raccomandatario se
una scelta che se la scelta è caduta su un mezzo conciliativo diplomatico.
Ecco perché si dice che tratta una controversia gli stati hanno l'obbligo di decidere nel
più breve tempo possibile, scegliere entrambi di comune accordo, esprimere un
consenso congiunto su quale sia il mezzo migliore diplomatico o giurisdizionale.
si devono mettere d'accordo su quale mezzo adottare perché questo obbligo cogente .
mi potreste chiedere ma quanto tempo hanno?
non c'è un tempo prefissato un tempo ragionevole tanto più breve quanto più c'è il
rischio che la controversia diventi una lite seria e che sfoci in una minaccia alla pace e
la sicurezza internazionale.
Anche perché quanto più tempo intercorre tra l'inizio della controversia e la sua
valutazione da parte di un conciliatore o un giudice le situazioni possono cambiare i
fatti si aggravano e diventa sempre più difficile accertare i fatti, perché ognuno
tenderà a portare acqua al proprio mulino.
questo è lo scenario in cui le parti per qualsiasi ragione non hanno pensato prima a che
cosa fare in caso di controversia quindi quando non hanno guardato lungo e questa è
tra virgolette la normalità cioè di solito nel diritto internazionale succede questo
viceversa soprattutto nel diritto internazionale economico perché il tempo è denaro
la tendenza degli Stati è quanto più grossi sono gli interessi in gioco è necessario
predeterminare il metodo di soluzione delle controversie.
Questo non vale solo per i diritti internazionali economico ma per il diritto
internazionale economico è la regola e cosa significa?
significa che ogni qualvolta gli Stati hanno una consuetudine, un principio oppure
soprattutto un trattato un atto di un'organizzazione internazionale al quale
attribuiscono particolare importanza per l'interpretazione, per l'applicazione, per
evitare controversie sull'applicazione di quel trattato insomma per garantire
un'efficace funzionamento, contestualmente alla nascita di quel trattato o alla prassi
riguardante quella regola non scritta o nello statuto dell'organizzazione
internazionale, aggiungono anche la regola su qual è il giudice competente oppure su
qual è il mezzo diplomatico obbligatorio attenzione non facoltativo al quale rivolgersi-
perché questo? perché la comunità regolamentata rispetto alle comunità anarchiche
è tanto più valida quanto più serve a dare certezza ai soggetti di questa comunità
internazionale e quindi come abbiamo detto nel diritto internazionale economico la
certezza aiuta a far funzionare gli affari vi ricordate io vi ho detto gli Stati
ricorrono ai trattati piuttosto che le consuetudini e quindi in questo momento per
quel che ci interessa determinano anche le soluzioni in modo tale che se succede
qualcosa si ricorrono di unilateralmente al conciliatore al giudice poco importa perché
vedremo che in alcuni casi può essere preferito il mezzo diplomatico benché non
vincolante in altri casi può essere indispensabile il giudice.
Facciamo qualche esempio nella convenzione sul diritto del mare che abbiamo detto che
è un accordo di codificazione delle regole del diritto del mare che hanno grandissima
importanza economica, per tanti anni visti i costi non si era creato un tribunale ad hoc
che invece oggi c'è, però guarda caso il trattato sul diritto del mare sia quello dell' 82
sia quelli precedenti della 1958 convenzione di Ginevra che era un precedente storico
rispetto alla convenzione di montego Bay del 1982, gli Stati avevano previsto un

meccanismo di conciliazione obbligatoria, cioè nel trattato c'era un articolo che diceva
per ogni questione riguardante l'interpretazione o applicazione, le parti hanno
l'obbligo di ricorrere alla conciliazione poi la potevano scegliere come gli pareva però
avevano l'obbligo, quindi c'era specificato che entro x tempo bisognava trovare di
comune accordo un conciliatore e questo erano attribuiti a Monte poteri vincolanti
questo è addirittura un meccanismo ibrido perché come vedremo la conciliazione di
per sé, è un mezzo diplomatico quindi il conciliatore adotta un parere però nel diritto
internazionale va bene tutto ciò che le parti concordano purché sia conforme al
diritto.
Niente impedisce che due parti scelgono un conciliatore e se esso ha il potere e le
competenze di adottare una sentenza siccome dalle parti è stata scelta come
conciliatore obbligatorio l'atto di quel conciliatore sarà riconosciuto dalle parti con
la sentenza
Un altro esempio: la carta delle Nazioni unite vi ho detto che quando gli Stati ratificano
o hanno ratificato a suo tempo la carta delle Nazioni unite e qualcuno che si
aggiungesse la continua ratificare oggi, si trova di fronte un testo che è composto
dal testo che è la carta con i suoi articoli e in più allegato cioè lo statuto della Corte
internazionale di giustizia. Ratificando la carta si ratifica lo statuto quindi non si può
essere membri delle Nazioni unite senza accettare la competenza della Corte
internazionale di giustizia.
Nello statuto è contenuto l'articolo 36 che riguarda la competenza automatica della
Corte. che significa questo? Significa che se si ratifica la carta e quindi lo statuto, con
quella ratifica si riconosce la Corte come tribunale competente per qualsiasi tribunale
quindi giudice che emette sentenza, per qualsiasi controversia riguardante la carta,
situazioni coperte dalla carta.
i fini della carta sono praticamente amplissimi perché riguardano il mantenimento della
pace e della sicurezza internazionale oggi pressoché qualsiasi cosa può essere una
minaccia la pace e la sicurezza internazionale quindi tutte le situazioni gravi la tutela
dei diritti umani la piazza del principio determinazione, l’obbligo di cooperazione
economica pacifica e quant'altro sono coperti dalla carta e quindi due parti possono
andare davanti a questo tribunale automaticamente o scegliendo la Monte o
scegliendo la valle.
se facciamo l'esempio di uno o più stati ratificano la carta e lo statuto della Corte ma
non barrano l'articolo 36 sulla competenza automatica obbligatoria unilaterale anche
sul ricorso unilaterale, la Corte sta lì ed entrambe una entrambe le parti della carta
delle Nazioni unite devono dire una volta che sorge una controversia ci sei e ti voglio in
questo momento so che ci sei ti ho dato il potere di esistere in astratto ma non ti ho
detto che interviene in automatico e adesso ti dico che ti voglio scegliere.
Quindi è stata riconosciuta la competenza della Corte però ci si è garantiti la facoltà
di scegliere riconfermare questa volontà specifica volta per volta.
Naturalmente questo in astratto è strettamente meno efficace rispetto al caso in
cui la Corte possa intervenire in modo automatico ed unilaterale perché è evidente che
il ricorso unilaterale garantisce un accertamento dei fatti è una soluzione più rapida
però è vero che gli Stati se agiscono in buona fede e quindi adempiono in assoluta
buona fede con tempestività all'obbligo di definire un minuto dopo che sorge la
controversia, qual è il giudice o il conciliatore che gli piace di più questo non dovrebbe
essere un problema.se gli stati non sanno cosa fare c’è la Corte di giustizia che sta lì è
più competente
viceversa se sì barra e questa è un'opzione facoltativa all'articolo 36 allora a quel
punto sì entrambe le parti della controversia ipotetica di cui stiamo parlando hanno

barrato l'articolo perché non è sufficiente che lo barri uno, ma il consenso deve essere
sempre duplice come vi ho detto a Monte e a valle ci vuole un consenso simultaneo nella
stessa direzione, se l'hanno barrato entrambi allora hanno detto a Monte quello è il
giudice che ci piacerà qualora sorgesse una controversia e quindi ricorso automatico
In questo caso siamo come nel diritto interno il Tar sta la come la Corte di giustizia
sta la chiunque su quella controversia ci può ricorrere.
Qual è l'unica eccezione?
il campo di applicazione come si dice tecnicamente del trattato delle Nazioni unite, la
Corte di giustizia non potrà essere il giudice competente peraltro che sia coperta
dalla carta delle Nazioni unite, esempio una controversia commerciale difficilmente può
essere portata davanti alla Corte internazionale di giustizia perché sicuramente
qualcuno dirà sia che la scelta prima, sia che la scelta dopo, La Corte è perfetta per le
violazioni gravi del diritto internazionale classico ma sul diritto internazionale
economico ci sono giudici più specifici e infatti non c'è nessuna forma di scelta
predeterminata della Corte internazionale di giustizia come automaticamente
competente per controversie che riguardano fattori poco collegati o solo troppo
indirettamente collegati con la carta delle Nazioni unite, perché alla fine se noi leggiamo
le norme e le interpretiamo per carità sempre in buona fede noi un collegamento con la
cartella simile riusciamo sempre a trovare, quanto più grave la controversia tanto più
ne abbiamo il concetto di minaccia alla pace quindi lo riportiamo lì per cui evitare il
flagello della guerra articolo uno e preambolo ritorna sempre, però se anche questo
venisse fatto dagli Stati è molto probabile che la Corte pur investita dagli Stati
potrebbe non accettare di giudicare la controversia per mancanza di competenza
quindi per difetto di competenza perché poi i giudici sono intellettualmente onesti e
dicono avete sbagliato a venire da me io non ho gli strumenti per adeguatamente
valutare questi fatti o se ritiene che siamo ai limiti può sempre nominare quello che nel
diritto interno si chiama il comitato tecnico d'ufficio, nomina degli esperti e fa
valutare i fatti e quindi si balla su questo confine competenza e incompetenza.
Allora abbiamo quindi capito che le controversie sono un qualcosa che è previsto dal
diritto è un evento regolamentato, la regola è che le parti di fronte a una
controversia la prima cosa che possono fare quella più banale risolverla tra di loro
dialogare rapidamente, se non ci riescono rapidamente per evitare che i fatti si
aggravi hanno l'obbligo cogente di risolverla pacificamente, bivio mezzi diplomatici
mezzi giurisdizionali.
In ogni caso ci vuole un consenso congiunto e simultaneo nel contenuto, simultaneo nel
tempi perché noi glielo posso dire sì oggi e tu dici sì tra cent'anni perché nel frattempo
ci siamo sparati alla controversia è venuta meno.
Ma deve essere coerente nel contenuto quindi si guardano negli occhi e dicono che
vogliamo fare mezzo diplomatico mezzo giurisdizionale quanto costa chi vogliamo
scegliere e devono fare una scelta identica altrimenti rapidamente devono trovare un
compromesso oppure possono sempre risolvere la tradizione vediamo più
specificamente le caratteristiche dei mezzi diplomatici e le caratteristiche dei mezzi
giurisdizionali partiamo dalle caratteristiche comuni poi vediamo le caratteristiche
distintive.
Le caratteristiche comuni non sono poi tanto poche perché entrambi sono mezzi che
hanno la finalità di evitare che gli Stati passino a strumenti peggiori la guerra o
quant'altro sanzioni economiche o quant'altro.
Entrambi mirano all'accertamento dei fatti e alla definizione di una soluzione come
vedremo la tipologia di soluzione è profondamente diversa. Entrambi per poter
operare per poter intervenire il mezzo diplomatico e il mezzo giurisdizionale hanno

bisogno come abbiamo già detto del consenso di entrambe le parti, in assenza di un
consenso preventivo o al momento del sorgere della controversia nessun conciliatore
nessun giudice potrà essere riconosciuto come competente.
facciamo quell'esempio abbiamo detto il giudice predeterminato (casi di giudice
predeterminato)
tra questi rientra la convenzione sulla prevenzione e repressione del genocidio che è
una convenzione molto importante con la quale gli Stati contraenti si sono impegnati,
tra questi guarda caso ci sono sia la Russia che l'Ucraina che l'hanno molto invocata.
La convenzione sul genocidio è un trattato internazionale multilaterale, molto
importante che impone alle parti e sono tante di non commettere un crimine che si
chiama genocidio.
Il genocidio è la distruzione deliberata e intenzionale di un popolo sopprimendo le
caratteristiche culturali, etniche, religiose è lo sterminio di un gruppo.
Questa convenzione come tutti i buoni trattati internazionali guarda lungo perché c'è
un articolo che dice le parti devono risolvere la controversia e contro l'applicazione
del genocidio pacificamente e c'è la Corte internazionale di giustizia che ha
riconosciuto come tribunale competente anche a livello unilaterale.
Ritorniamo ai mezzi diplomatici in quanto strumento pacifico di risoluzione delle
controversie stavamo dicendo quali sono i caratteri distintivi rispetto ai mezzi
giurisdizionali anzi caratteri comuni
Abbiamo detto presuppongono come mezzi giurisdizionali il consenso di entrambe le
parti, presuppongono evidentemente banale che ci sia una controversia e la volontà
delle parti di risolverla poi però sono profondamente differenti perché i mezzi
giurisdizionali invece ferma restando il consenso delle parti, ferma restando la
volontà di risolvere la controversia, consistono nell'investire una persona unica o un
collegio come d'altra parte nei mezzi diplomatici perché anche lì il conciliatore il quello
che fa richiesta può essere uno o può essere un gruppo, nel caso dei mezzi
giurisdizionali il soggetto investito ha la competenza di decidere, può stabilire chi ha
torto e chi ha ragione mentre nell'altro caso il singolo o il gruppo ha solo il potere
evidentemente di accertare i fatti come ce l'hai il giudice e può dare però nel caso dei
mezzi diplomatici un'opinione, non decide chi ha torto e chi ha ragione, aiuta le parti a
trovare un punto d'incontro, una soluzione della controversia.
Fanno la stessa cosa, ma il giudice accerta i fatti, se serve faccio da tecnico d'ufficio
poi mi ritiro e quello che io dico e sentenza. se emette una sentenza è legittima quella
sentenza derime la controversia con esito vincolante.
il conciliatore invece più appunto un mediatore come vedremo tra i mezzi diplomatici di
risoluzione. E’ uno strumento bonario però istituzionalizzato e uno strumento
giuridico che costa molto di meno.
I mezzi diplomatici perché possono essere preferiti perché sono più rapidi, perché
costano di meno e perché fanno sentire le parti più libere.
Nel diritto economico l’esigenza di certezza e di risoluzione delle controversie rapida,
prevale addirittura sull'idea folle di fare la guerra come strumento di risoluzione delle
controversie, perché come vi dicevo se c'è la guerra al massimo c'è l'economia di guerra
ma nell'economia di guerra guadagnano pochi e quindi i soldi fanno guardare oltre.
Il limite vuole è che non c’è la sentenza. Quindi se le parti perché non sono in buona fede
perché la questione spinosa, perché i soldi c'è il piano e non se ne importano di pagare
qualcosa per avere un giudice oppure perché ci hanno già provato col mezzo

diplomatico ma non sono proprio riusciti a trovare un accordo allora il mezzo


giurisdizionale può essere la soluzione.
Il mezzo giurisdizionale
- ha dei costi
-ha dei presupposti che ci devono essere affinché questo giudice possa operare
minimo ci vuole una competenza individuale ma spesso per creare un tribunale ci
vogliono i soldi per crearlo lo statuto da scrivere.
Ecco perché c'è lo statuto della Corte internazionale di giustizia legata alla carta delle
Nazioni perché lui ci sta scritto come è composta, chi ne fa parte, come si eleggono i
membri, che poteri ha e come funziona sembra una stupidaggine ma se voi volete far
funzionare un organo, una commission,e voi dovete definire prima le regole altrimenti
soprattutto se quella commissione di conciliazione e si litiga sulle regole della
commissione di conciliazione commissione non funziona.
Quindi come vedete le regole servono a far funzionare le cose, l'economia senza regole
non funziona perché altrimenti prevale la legge del più forte.
Allora la sentenza è vincolante e la sentenza se viene violata determina un illecito.
chi subisce una sentenza al limite se proprio è convinto può provare ad impugnarla, può
provare a fare ricorso se è previsto il sistema del ricorso, la deve scardinare devi dire
il giudice corrotto, il giudice non aveva competenza, il giudice a male interpretato una
regola e questo è tipico ricorso d'appello. Il motivo del ricorso d'appello si si fonda
proprio su un'errata interpretazione di quei fatti o l'insufficienza dei fatti non è
ricorso in appello non mi piace ci riprovo, no ne bis in idem se è deciso è deciso non si
può decidere due volte sulla stessa controversia.
se io però parte lesa dico ma il giudice non ha guardato tutti i fatti o ci sono fatti
nuovi ricorsi in appello serve proprio a questo. Però la sentenza è sentenza
soprattutto se sentenza di ultima istanza.
Allora andiamo a vedere esempi più concreti mezzi diplomatici, ce ne sono diversi e cioè li
racconto in ordine crescente di poteri del terzo che interviene.
Il mezzo più semplice di diplomatico di risoluzione della controversia rappresentato
dall'inchiesta
l'inchiesta significa che si sceglie un individuo o un gruppo di persone cui si dà il potere di
investigare. Dimmi che è successo ascoltando me e ascoltando la controparte e dammi
un rapporto d’inchiesta. un Terzo imparziale ascolta le parti dice raccontatemi tu le
tue opinioni tu l'altre, portatemi le carte io faccio un rapporto d'inchiesta. Questo
spesso è sufficiente perché l'accertamento imparziale porta alle parti in buona fede a
dire vabbè allora ho sbagliato scusa io credevo che fosse così invece eccoli mettiamoci
d'accordo però in mezzo diplomatico in questo caso ha solo quel potere di accertare i
fatti il resto se la vedono le parti.
se è sufficiente il rapporto d'inchiesta la controversia si chiude altrimenti si va
davanti al giudice non si può continuare a litigare.
secondo il livello di coinvolgimento del terzo attraverso un mezzo diplomatico
inchiesta
negoziato
buoni uffici

mediazione
conciliazione
negoziato: ogni mezzo successivo presuppone i poteri dei precedenti. per farvi capire
quindi il negoziato presuppone l'inchiesta. Il negoziatore è colui che ha dei poteri di
inchiesta e di potere di negoziazione cioè di muoversi tra le parti. Negozia, le fa parlare
le aiuta.
buoni uffici: fanno a potere d'inchiesta potere di negoziazione e di esercitare i buoni
uffici
che sono? i buoni uffici sono negoziazioni un po’ più spinte officia affinché in termini
positivi affinché questi si parlino meglio.
Mediazione: media cioè corre ancora di più tra le due parti
Conciliazione: le porta a parlarsi anche.
Ha accertato i fatti, ha fatto il negoziato, ha esercitato i buoni uffici, ha fatto la
mediazione, li porta a conciliare la loro controversia.
Come? in ogni caso attraverso un rapporto che esprime un parere.
Punto di forza c'è un pezzo di carta scritto autorevole che perché proviene da una
parte entrambi hanno riconosciuto che dice che cosa si dovrebbe fare.
E’ una proposta, la leggiamo e insomma si mettono d'accordo prendendo alla lettera il
parere o raggiungendo un accordo successivo che modifica nell'interesse delle parti
senza ulteriori liti la soluzione.
La soluzione di conciliazione consiste per fatti concludenti di trovare un'intesa che
soddisfa le parti qualunque essa sia. La soluzione è un qualsiasi strumento purché
previsto dalla legge.
viceversa se per circostanze tipiche della situazione in controversia, non si ritiene
proprio di poter tentare né di parlarne tra inter se, ne di andare davanti a un
conciliatore o un mezzo diplomatico perché si sa già si è provato oppure perché si sa
già che non serve perché la questione spinosa. Allora il giudice mezzo giurisdizionale
anche qui come abbiamo detto l'intervento del mezzo giurisdizionale presuppone il
consenso di entrambe le parti prima o dopo il sorgere della controversia. Se però
questo consenso c'è a quel punto il giudice può operare.
come opera il giudice?
o sulla base del proprio statuto se questo è stato definito a Monte o sulla base delle
regole di competenza che le parti avranno definito in quel momento.
Il giudice quando interviene può essere che stava già lì o che è stato messo lì solo per
quella controversia. può essere un giudice a competenza specifica competenza
universale, può essere la Corte internazionale di giustizia che è competente per tutte
le controversie che riguardano l'applicazione della carta e potrebbe essere anche
adita al di fuori della carta capita poco spesso ma da qualsiasi in qualsiasi
controversia in cui le parti ritenessero che fosse il miglior giudice.
Per esempio, la convenzione sul genocidio, l'oggetto della convenzione sul genocidio non
è distante dal contenuto della carta delle Nazioni unite, ecco perché in quel caso c'è una
base di competenza. La carta nazionale promuove il rispetto dei diritti umani e il divieto
di Gross violation, ecco che si può chiamare e si può avere accettato la conferenza
della Corte internazionale di giustizia rispetto alla condizione del genocidio.

Altre volte questo discorso non funziona nel senso che non c'è una base solida di
competenze allora si ricorre ad altri giudici. Ecco perché dietro tutti questi esempi
diversi il giudice isolato, il giudice ad hoc, il giudice per tutto un certo tipo di
competenze per di controversie Corte penale internazionale, tutte le controversie
che presuppongono una violazione del diritto penale internazionale oppure tribunale
per la ex Jugoslavia o di Norimberga, tribunali specifici ma per solo le questioni
riguardanti i crimini nazisti, tribunale per la ex Jugoslavia che crimini commessi da essa
La funzione arbitrale che è quella che sta alla base della competenza dei giudici è
complessa e come vi ho fatto degli esempi di mezzi diplomatici vi faccio degli esempi di
diversi mezzi giurisdizionali
si dice nei libri di testo che è la funzione giurisdizionale internazionale in generale in
particolare nel diritto internazionale economico, ha subito negli anni un'evoluzione cioè
agli albori della comunità economica internazionale si ricorda il cosiddetto arbitrato
isolato è quell'istituto per effetto del quale un singolo dotato di competenze viene
riconosciuto dalle parti della controversia economica, come dotato della capacità e
del potere di risolverla con esito vincolante.
L'arbitro l'esempio che facevo prima del diritto degli investimenti. Gli investimenti
esteri si fanno da tanto tempo è da tanto tempo quando come vedremo non si riesce a
risolvere la controversia nel diritto, attraverso il diritto dello Stato in cui
l'investimento è fatto che il giudice più vicino.
Il diritto internazionale riconosce come primo e migliore il giudice competente dello
Stato di sede perché è quello più vicino ai fatti ha sovranità e a certi fatti in maniera
migliore.
Se però questa cosa non va a buon fine la logica storica era allora l'investitore può
chiedere al proprio stato di rivolgersi ad un arbitro.
L'arbitrato isolato è il mezzo tipico e più elementare di risoluzione delle controversie
perché è quello che costa di meno io pago il cachet all'arbitro e questo mi risolve la
controversia.
L'arbitrato poi può essere precostituito o adoc, noi facciamo un trattato di
investimento e con l'inglese trattato di investimento scriviamo le controversie su
questo trattato saranno rivolte a un determinato arbitro. se questo non piace, non è
sufficiente si può costituire o un colleggio arbitrale ma ovviamente i costi salgono.
il collegio arbitrale può essere istituzionalizzato cioè il tribunale arbitrale economico
sta lì oppure viene costituito volta per volta quando serve ovviamente.
La seconda ipotesi è meno costosa, per esempio in materia di investimenti funziona
proprio così non c'è un tribunale degli investimenti sempre in sede, anche perché gli
investimenti sono complicati come materia, investimenti nel settore tessile e
nell'ambito del settore tessile ci sono tanti sottosettori.
Allora come scoprirete che si risolvono le controversie sugli investimenti attraverso
un meccanismo giuridico originale e interessante che è stato creato con un trattato
internazionale che si chiama convenzione di Washington del 1975 con il quale è stato
previsto per gli Stati contraenti e per gli investitori degli Stati contraenti un
meccanismo di soluzione delle controversie di tipo arbitrale che funziona così: Gli Stati
membri della convenzione di Washington accettano che venga creato un elenco di
giudici teorico virtuale chi vuole si propone e poi l'ha pagato ovviamente se viene scelto
e quell'elenco di giudice è un elenco di esperti pronti a offrire i propri servizi, è un
tribunale permanente perché la lista è permanente, occasionale perché opera volta
per volta e non precostituito.

Quando c'è una controversia sugli investimenti si va a guardare la lista, le parti si


mettono d'accordo scegliamo lui e scegliamo lui.
ovviamente si può scegliere anche qualcuno che sta fuori dalla lista però diciamo che
quella è una soluzione bella pronta e quelli sono sicuramente competenti sono persone
che hanno fatto sempre il diritto dell'internazionale degli investimenti.
Allora il meccanismo è ad hoc perché riguarda solo le controversie sugli investimenti,
permanente ci dobbiamo mettere d'accordo perché è permanente ma poi non è in sede
il tribunale quindi ogni volta che sono controversia sugli investimenti, si scelgono 2 3
parti a seconda di quanto complessa la materia ed ovviamente devono essere
imparziali e il giudice è sempre imparziale come il conciliatore deve essere sempre
imparziale di solito non ha mai la nazionalità di una delle parti.
Il giudice è un organo di persona e non un organo di Stato quindi rappresenta sempre
se stesso per cui se anche ovviamente ha una cittadinanza, non deve essere di quella
delle parti ma comunque deve sempre operare prescindendo dalla propria cittadinanza
cioè cittadino di uno stato e quello Stato cioè dato che il cittadino dimostrano anche
se quello Stato e amico dello Stato di una delle due parti, lui è un terzo tecnico
imparziale la propria non può prendere direttive da nessuno Stato e se venisse pagato
da qualcuno per dire qualcosa sarebbe ricusabile perché avrebbe fatto un atto illecito.
Allora quindi come vedete è un meccanismo ad hoc l'arbitrato isolato ho strutturato
l'arbitrato unipersonale o formato da un collegio di giudici e qua gli esempi abbondano
abbiamo detto l'arbitrato isolato tutto ciò in cui c'è un singolo che è competente a
dirimere una controversia, finisce la controversia e quel singolo torno a fare il suo
lavoro di prima.
Di solito l'arbitro è un qualcuno che abbia delle competenze giuridico tecniche, spesso
non sono sufficienti la competenza giuridica ma ci vogliono le competenze tecniche e se
non ci sono il giurista si fa affiancare dal tecnico d'ufficio perché gli deve fornire le
competenze tecniche per risolvere la controversia. Non bisogna conoscere soltanto il
diritto ma anche le caratteristiche del settore per dare una decisione conforme al
sistema economico nel quale sorta la controversia perché altrimenti ci sono ignorano
delle dei degli elementi squisitamente tecnici che sono alla base della controversia
molto spesso e che quindi devono essere tenuti conto.
se guardiamo allora alla Scala di evoluzione dell'arbitrato noi possiamo vedere che si è
passati dal ricorso sempre più frequente al all'arbitrato isolato ed ad hoc
all'arbitrato istituzionalizzato e quindi tutti gli esempi che vi ho già fatto vi ho detto
che nel tribunale la nella convenzione sul diritto del mare c'era la conciliazione
obbligatoria che era un esempio al limite tra meccanismo diplomatico perché è una
conciliazione ma giurisdizionale perché era obbligatoria.
oggi il diritto del mare ha come strumento di risoluzione delle controversie il tribunale
del mare che ha sede ad Amburgo quindi è un organo giurisdizionale è un tribunale
istituzionalizzato ed è permanente i giudici stanno lì sempre, è un po come la Corte di
giustizia internazionale giustizia del mare come la Corte di giustizia dell'unione europea
del mare, questi giudici si occupano solo di questione direttamente o indirettamente
collegati alla convenzione sul diritto del mare. tutto ciò che riguarda il mare va
automaticamente davanti a quei giorni chiaramente ha un costo, però il costo è ben
compensato dal fatto che le controversie sul diritto del mare sono frequentissime e
quindi è un costo che vale la pena di sopportare, perché costituire volta per volta un
tribunale costerebbe molto di più, invece il vantaggio per esempio di un tribunale
permanente è che quel tribunale fa giurisprudenza e le sentenze di quel tribunale
faranno prassi per i casi successivi.

quindi non dobbiamo guardare solo l'aspetto dei costi ma dobbiamo guardare anche
all'istituzionalizzazione della funzione che comporta il vantaggio di avere un corpus di
sentenze alle quali bisogna obbligatoriamente guardare prima di andare a ricorrere
questo accade nella Corte internazionale della Corte di giustizia dell'unione europea in
cui addirittura come vedremo è stata data una funzione interpretativa rispetto al
trattato non solo è un giudice che tiene le controversie come tutti i giudici ma vi
ricordate quando abbiamo parlato delle interpretazioni dei trattati noi abbiamo
detto che nel diritto internazionale gli Stati hanno evocato a sé questa capacità
interpretativa e solo se vogliono vanno a farsi interpretare il diritto dei giudici.
Nell'unione europea vale la prospettiva rovesciata per evitare di perdere tempo
sull'interpretazione, per avere un'interpretazione autorevole alla Corte di giustizia
dell'unione europea oltre a dare il potere di dirimere le controversie su una serie di
cose si è dato anche il potere seguente: questo è il trattato i trattati istitutivi
dell'unione europea oggi sono due il trattato sull'unione del trattato sul
funzionamento dell'unione, ti diamo anche il potere di interpretare in maniera
unilaterale autorevole, autoritativa perché le sentenze interpretative fanno legge, il
trattato in modo che quando i giudici degli Stati membri avranno un dubbio
interpretativo che non riescono a risolvere perchè sono capacissimi di risolvere, il
buon 70% del diritto dell'unione europea entra direttamente ve l'ho detto nel diritto
interno degli Stati membri ed entrando direttamente diventa diritto interno,
diventando diritto interno il giudice competente giudice interno
Se un soggetto ottiene direttamente in testa a lui un diritto o un obbligo da parte
della norma europea il ricorso va fatto davanti al giudice europeo-> norme di
concorrenza si ricorre al tribunale dell'unione europea.
se invece la norma europea diceva lo stato di garantire dei diritti al soggetto o di fare
in modo che esso rispettasse gli obblighi il ricorso davanti a chi va fatto al giudice
interno perché la norma non lo riconosce come soggetto del diritto internazionale
Allora il giudice rappresentato dalla Corte di giustizia dell'unione europea ha una
competenza interpretativa quindi che significa?
per tutte le norme ad interpretazione mediata attraverso il giudice interno quindi
quelle che non riconoscono la soggettività diretta agli individui ma che passano
attraverso lo stato, l'applicazione e l'interpretazione in sede di applicazione spetta al
giudice interno e nel buon 80-90% dei casi invece interno va, perché sa come
interpretarlo ha la casistica nazionale interpretativa e procede.
Se però il giudice interno ha un dubbio interpretativo ha l'obbligo, se il giudice di ultima
istanza ha la facoltà se non è giudice di ultima istanza di chiamare la Corte chiedendo
una sentenza interpretativa. Questo è il cosiddetto rinvio pregiudiziale.
Il rinvio pregiudiziale è quell'istituto attraverso il quale la Corte di giustizia dell'unione
europea esercita accanto alla propria funzione giurisdizionale normale, esercita una
funzione interpretativa volta a garantire attenzione non la risoluzione di una
controversia, bensì a favorire la funzione interpretativa da parte del giudice interno
che se non fosse ben svolta potrebbe creare una controversia con un cittadino di uno
Stato membro. Quindi c'è una controversia in senso lato.
Questo per farvi vedere quanto complessa sia la funzione giurisdizionale cioè col
nostro esempio abbiamo detto che la funzione giurisdizionale in senso stretto è quella
volta a dirimere le controversie, ma i giudici se sono abilitati dagli Stati possono avere
anche una competenza interpretativa, che serve a dirimere le controversie
sull'interpretazione che però corrispondono a dubbi di un giudice interno il giudice
interno non sa come applicare il diritto dell'unione europea nel caso di specie, perché la
norma è scritta male perché l'interpretazione precedente era confusa, perché il

fatto non corrisponde alla norma, si ferma si deve fermare se è giudice di ultima
istanza altrimenti se facesse un errore non sarebbe più correggibile dal giudice di
grado successivo, ecco perché è facoltà del giudice di grado basso rivolgersi alla
Corte perché se in buona fede sbaglia cioè io ci provo penso di aver capito ci prova
inutile che ferma il processo e chiamo la Corte tanto se sbaglio il giudice di grado
superiore ricorrere al lavoro.
Allora il giudice interno ha il dubbio, ci prova a risolverlo deve essere molto onesto
intellettualmente dice ho capito o non ho capito, se anche hai il sospetto è meglio che si
rivolge alla Corte però attenzione dopo essersi letto tutte le altre interpretazioni
precedenti, perché altrimenti la Corte dismette per rinvio pregiudiziale eccessivo.
Avevi la soluzione della case Law, come si chiama tecnicamente della Corte di giustizia
bastava che leggevi.
Quello che potrebbe succedere che il giudice non si è accorto che c'era un caso di specie
precedente che si poteva applicare, allora la Corte gli dice guarda vatti a guardare
questa cosa su questo punto perché la soluzione sta lì, però al limite gli dà un aiuto
quindi la sentenza la emette, non dice semplicemente no non mi pronuncio, perchè avevo
già detto.
Nel caso del giudice di ultima istanza invece c'è l'obbligo perché si deve fare aiutare a
quel punto la Corte emette una sentenza interpretativa che poi viene pubblicata e vale
per tutti i casi analoghi. Quindi c'è un obbligo di andare a guardare quelle sentenze per
risolvere le problematiche.
Allora questo era un caso molto particolare perché oltre ad essere un giudice che
risolve le controversie classiche, risolve anche i dubbi interpretativi.
Quali sono gli altri giudici importanti-> abbiamo detto il tribunale del mare che è un
tribunale permanente ma ad hoc dal punto di vista del contenuto, la Corte di giustizia
internazionale di giustizia delle Nazioni unite-> tribunale permanente con competenza
amplissima e data la sua autorevolezza può dirimere non solo tutte le controversie
riguardanti l'applicazione della carta delle Nazioni unite, ma tutte le controversie che
riguardano l'applicazione di trattati come la convenzione sul genocidio in cui le parti
hanno ritenuto che quello sia il giudice migliore, l'hanno ritenuto prima.
Questo vale anche a posteriori quindi la corte di giustizia è una priori per la carta delle
Nazioni unite per la convenzione sul genocidio e ci sono altri esempi ma può essere una
posteriore cioè un giudice invocato nel momento in cui sorge la controversia in tutti
quei casi in cui gli Stati ritengono che sia il giudice migliore.
spesso, per esempio, se voi andate a guardare l'elenco delle cause davanti alla Corte
internazionale giustizia trovate tantissime controversie che riguardano la posizione
di frontiere marittime oppure la delimitazione di frontiera tra due Stati. spesso gli
Stati africani le cui frontiere sono state tracciate come sai come dovreste sapere
con le linee sulla cartina da parte delle potenze coloniali, hanno problemi riguardanti la
localizzazione di popolazioni e quant'altro questa è una delle ragioni, comunque, le
controversie sulla posizione della frontiera sono frequenti.
siccome la Corte è molto autorevole al riguardo, le parti possono rivolgersi avendo
una controversia su questa cosa alla corte oppure posizione delle frontiere
marittime, per esempio, di recente è stata appena chiusa una controversia che
riguarda Somalia e Kenya sulla posizione della frontiera marittima tra i due paesi.
il problema partendo dalle coste di entrambi i paesi e andando verso l'alto mare, come
si tracciava la delimitazione marittima tra i due Stati. ci sono vari criteri per tagliare

la frontiera, sono sul Corno d'africa e quindi ci si affida ad esperti per tracciarla si
fanno dei calcoli.
Alla fine il tribunale ne ha data una terza frontiera in funzione dei propri interessi
economici, ma perchè c'è posto il problema della frontiera marittima tra Somalia e
Kenya? perché sotto ci sta il petrolio. ognuno invocava la frontiera più conveniente dal
punto di vista di acchiapparsi la maggiore quantità di petrolio.
Allora esempio tipico di controversia economica che vada avanti alla Corte
internazionale di giustizia perché ci sono delle competenze. E in questo caso la Corte ha
dato ragione alla Somalia, perché ha detto che le rivendicazioni della Somalia erano
quelle più vicine alla realtà, il Kenya è rimasto molto molto offeso ha detto ovviamente
che la Corte ha sbagliato e ci potranno essere dei seguiti però bisogna dimostrare che
ci sono dei fatti su cui tornare a discutere, però intanto è stata resa quella sentenza
che piaccia o no la Corte nessuno ha dimostrato che fosse corrotta, un giudice della
Corte internazionale di giustizia da che mondo è mondo non è stato mai corrotto ed è
un organo quindi autorevole.
Altri esempi del mondo del diritto internazionale degli investimenti vi ho detto esiste la
convenzione di Washington del 1975 per effetto del quale è stato creato il cosiddetto
icsid cioè la traduzione italiana è centro internazionale per la risoluzione delle
controversie sugli investimenti ed è meccanismo ad hoc perché si occupa solo di
controversie sugli investimenti, permanente la lista è permanente ma i giudici non
stanno sempre là, è un collegio o è un giudice unipersonale la lista è un gruppo di giudici
volta per volta vengono coinvolti due o più giudici quindi è un tribunale unipersonale
dipende da come viene strutturato il collegio, di solito è più di una persona.
perché è importante? perché la particolarità delle sentenze di questi collegi arbitrali è
che per scelta prevista nella convenzione di Washington le sentenze di questi giudici
sono immediatamente operative nel diritto interno. Le sentenze internazionali di solito
hanno bisogno di un meccanismo di applicazione, queste sono direttamente applicabili
diciamo in termini semplici operano immediatamente quindi in cui si pronunciano le parti
nel diritto interno è un obbligo di applicarlo e questo è un unicum.
Altro esempio nel settore del diritto del commercio internazionale esiste
un'organizzazione che oggi si chiama organizzazione mondiale del commercio (OMC o
WTO) tanto contestata in questo momento proprio sul piano giurisdizionale funziona
male poi vi dirò perché, rappresenta l'organizzazione che è subentrata diciamo in
termini semplici al gatt , che era l'accordo quindi non un'organizzazione ma un accordo
che nel 1947 nell'ottica degli accordi di Bretton Woods, gli Stati decisero di creare con il
mandato di liberalizzare gli scambi di merci, no dazi, no ostacoli, non tariffari,
agevolazione alla libera circolazione delle merci attenzione non è un non crea un'unione
doganale come accade nella comunità economica europea ma si crea solo una libera
circolazione delle merci con una serie di paletti, basate sul principio di non
discriminazione quindi trattamento nazionale, le parti riconoscono alle merci degli
Stati stranieri il trattamento nazionale però con il diritto attenzione di imporre gli
oneri doganali normali. La frontiera c'è l'attraversamento della frontiera comporta
gli oneri doganali normali, ma niente più di questo, no dazi, no tariffe, no ostacoli
diversi dazi e da tariffe, per esempio una legislazione interna con cui io impongo dei
requisiti di origine che sono un ostacolo non tariffario, io non dico dazio non carico il
prezzo non metto una tariffa, io creo una barriera all'ingresso questa è vietato da
questo accordo quindi tutte le barriere all'ingresso devono essere nel caso degli
ostacoli non tariffari sono proprio vietate, nel caso dei dazi delle tariffe all'inizio
erano regolamentati al ribasso in alcuni casi oggi sono stati proprio azzerati.
In media rimangono a certi livelli concordati e periodicamente negoziati, ecco perché si
dice i negoziati daziari e tariffari, insomma si fanno delle negoziazioni.

Allora il meccanismo gatt non aveva un tribunale precostituito era un accordo senza
tribunale, però c'aveva attenzione un articolo in cui si si prevedeva un meccanismo di
risoluzione delle controversie, il meccanismo era diplomatico perché era basato su un
panel di esperti e questo panel degli esperti rendeva dei pareri.
Nella storia del gatt pur avendo dato luogo a controversie, i pareri non sono stati mai
rinnegati dalle parti, perché fermare una controversia per anni implica danno per
entrambe le parti e quindi anche con il parere era un po’ sfavorevole perché i pareri
erano autorevoli e quindi venivano guardati.
Allora come vedete riprova che nel diritto economico la certezza serve perché
funzionale allo svolgimento dell'attività economica, solo un cretino dice io me ne frego
delle leggi ma tanto quello prima o poi cappa nell'agenzia delle entrate nel diritto
interno o nel panel di esperti dell'oMC oppure nel meccanismo giurisdizionale.
Nell'oMC c’è un meccanismo di giudizio ha due livelli: primo livello dispute settlement body
(SBE)
l'organo di appello si chiama appled body (AB) che hanno il potere di intervenire
automaticamente in una controversia, anche sul ricorso unilaterale delle parti.
Quindi meccanismo giurisdizionale ad hoc permanente, perché il body sta sempre là e
vengono chiamati esperti che entrano in gioco ogni qualvolta c'è una controversia.
E’ un meccanismo che funziona bene e tra l'altro un meccanismo molto complesso che
funziona multilivello cioè questo meccanismo SBE, organo di appello è obbligatorio se
prima le parti non hanno trovato un'alternativa oppure può essere la prima soluzione
se una delle parti va. Di solito una controversia che riguarda il commercio come
funziona io dico A tu dici b e la base giuridica è la carta dell'organizzazione mondiale del
commercio, c'è uno statuto ed è un'organizzazione complessa e sono le Nazioni Unite del
commercio, criticate, criticabili, modificabili ma la logica è sempre quella noi facciamo
un corso giuridico stanno là sarebbero modificabili ma ne dobbiamo conoscere le
regole siamo pronti a modificarli se le fanno modificare.
Sorge la controversia si parla di solito, si prova rapidamente a parlarne, ma molto
spesso non ci si riesce perché io dico a ma tu dici B non siamo d'accordo.
Lo statuto dell'oMC dice anzi c'è una parte che è l'equivalente dello statuto della Corte
internazionale di giustizia e si chiama allegato sulla soluzione delle controversie quindi
lo statuto per la soluzione delle controversie nella omc l'allegato numero 2 e dice data
una controversia tra le parti riguardante l'applicazione del trattato primo potete se
volete provare a negoziarla tra di voi, potete se volete ricorrere a un mezzo
diplomatico che vi piace o un arbitro che vi piace o un tribunale che vi piace, è difficile
trovare un altro tribunale è più facile trovare un arbitro quindi una persona.
se non ci riuscite o se non volete dovete ricorrere al SBE, il quale è affiancato da
esperti che coadiuvavano il SBE, questo gruppo di esperti è il panel, così come esisteva
prima però mentre prima il panel e le metteva il parere e quel parere era la base
giuridica diplomatica, adesso il panel da sempre un parere, il parere che fa va al SBE che
prende lo ricopia in un atto ,che si chiama decisione del SBE quindi diventa una sentenza
diventando una sentenza determina la risoluzione della controversia.

Lezione 16
D: la differenza tra buon ufficio e mediazione

abbiamo detto inchiesta, negoziato, buoni uffici, mediazione tutti hanno in comune
qualcosa, ma è un crescendo per cui tutti presuppongono l'inchiesta, tutti
presuppongono un negoziato e così via cioè il successivo ingloba le caratteristiche del
precedente.
buoni uffici significa che esercita le sue competenze, per fare favorire il dialogo tra le
parti. I buoni uffici in pratica si ascolta quello che dice l'uno e lo si riferisce all'altro.
La conciliazione rappresenta la crescita esponenziale di questa attività del terzo e
non si limita più a fare la mediazione, l’inchiesta, il negoziato, i buoni uffici, la mediazione
ma propone una conciliazione, quindi, smussa fino a proporre una soluzione di
conciliazione che è una proposta.
D: le parti si devono mettere d'accordo sullo stesso mezzo, deve essere
necessariamente o per entrambe diplomatico, per entrambe conciliativo possono
scegliere quel che gli pare, quello che gli piace di più quello che ritengono più adeguato
quel che costa meno o quello che è più efficace, si devono mettere d'accordo perché c'è
l'obbligo cogente di risolvere la controversia pacificamente entro un limite di tempo
che non è quantificabile, ma è un tempo minimo, perché altrimenti entrambe
commetteranno un illecito derivante dalla norma cogente per negligenza o
intenzionalmente perso tempo nella definizione del mezzo di risoluzione della
controversia.
Il meccanismo di risoluzione delle controversie dell’organizzazione mondiale del
commercio che è un meccanismo che innanzitutto rappresenta un'evoluzione rispetto
al meccanismo meramente conciliativo che era previsto nel gatt.
Nel gatt era soltanto previsto che se due parti avevano una controversia
unilateralmente uno poteva chiedere la costituzione del panel e nell'altra doveva
divenire; quindi, c'era un obbligo di andare davanti al panel però poi il panel emetteva un
parere. Questo meccanismo era pionieristico perché il sistema della gatt era un
meccanismo, era un trattato che non è mai entrato formalmente in vigore, perché
richiedeva una serie di modifiche ai diritti interni che una volta fatte avrebbero
dovuto appunto portare alla ratifica del trattato originario, perché si prendeva
questo breve periodo di mora, perché così com'era il trattato non l'avrebbe potuto
ratificare quasi nessuno e quindi si disse cominciamo ad applicarlo in maniera
provvisoria, intanto modifichiamo le legislazioni, quindi si fece un accordo alatere con
cui ci si impegnava ad attuare l'accordo nelle more della modifica del diritto interno,
modificato il diritto interno si sarebbe ratificato l'accordo originario, sarebbe
entrato formalmente in vigore.
Questo non è mai avvenuto perché il trattato cominciò a funzionare bene sulla base del
meccanismo di applicazione provvisoria e tutti dicevano ma poi lo modifichiamo
andiamo avanti così tanto sta funzionando, di fatto questo accordo non è entrato
mai formalmente in vigore, però ha sempre funzionato sulla base del meccanismo di
applicazione provvisoria.
Anche il meccanismo di soluzione delle controversie quando fu creato nel 47 dissero
vediamo come funziona ed è andato benissimo, eppure qua si e detto vabbè ma tanto
poi se lo modifichiamo che trasformiamo a fare andiamo avanti, ed è arrivato fino al
1993 quando dopo 7- 8 anni di negoziati, si è trasformato il gatt (l'accordo generale
sulle tariffe del commercio) che si occupava solo di libera circolazione delle merci,di
scambi di merci a livello internazionale, è stata creata l'organizzazione mondiale del
commercio e come probabilmente sapete avete sentito dire si occupa non solo di
scambi di merci ma anche di servizi e di questioni riguardanti la proprietà intellettuale
che hanno un impatto sul commercio. Quindi è un accordo molto più ampio che per dirla

in termini semplici ha esteso ai servizi alle questioni di proprietà intellettuale le regole


che avevano già dato ottima prova di sé in materia di scambi di merci.
Allora quando è qui veniamo al punto si deve creare il meccanismo di risoluzione delle
controversie del nuovo accordo si guarda al vecchio, però siccome questa è
un'organizzazione internazionale prevedere un obbligo di conciliazione era un po
pochino e allora che cosa si fa si fa un meccanismo complesso di soluzione delle
controversie al punto che gli accordi OMC oltre alla cosiddetta mini charter che è lo
statuto dell'organizzazione, poi ci sono tanti allegati e c'è un allegato ad hoc che
riguarda proprio il regime per la soluzione delle controversie e l'allegato 2 se lo andate
a leggere si dice che le parti hanno l'obbligo se vogliono di tentare di risolvere la
controversia inter se , anzi si sollecitano le parti a risolvere la controversia inter se,
hanno un obbligo di risolvere facoltà di farlo, di scegliere un arbitro quindi o conciliare
Inter se o risolvere giurisdizionalmente attraverso un arbitro, se non vogliono
perché non gli piace perché pensano che è una perdita di tempo oppure se perché ci
provano e non riescono, a quel punto scatta il diritto di ogni parte unilateralmente
come accadevano il vecchio meccanismo di ricorrere a quello che oggi è il cosiddetto
dipsute settlement body cioè l'organismo per la soluzione delle controversie, che non è
un panel perché è un organo che può adottare decisioni, però siccome le controversie
in materia di commercio un tempo e oggi anche di servizi, sono cosa molto complicata
questo dispute il settlement body è un tribunale ma che si avvale di consulenti tecnici e
quindi il tribunale costituisce i panel, per cui in effetti rispetto allo step precedente si
è trasformata la natura giuridica, perché il body emette una decisione, quindi si
antepone un carattere decisorio, il tribunale c'è ricorre al panel, il panel fornisce un
parere ma il parere poi diventa decisione cioè ha una funzione di parere rispetto al
dispute settlement body che prende quel parere e dice lasciami fare, emette una
decisione chiaramente basata sul panel, altrimenti non l'avrebbe mai adottata, a meno
che il panel non venga ricusato qua siamo i casi di scuola, perché il panel è composto da
esperti tecnici su quella materia escludendo ovviamente quelli che sono della nazionalità
delle parti della controversia e quindi c'è una decisione, ma c'è di più perché questo
meccanismo è un doppio grado di giudizio, se una volta emessa la decisione del Sbe, una
delle parti ritiene che il giudizio non abbia tenuto conto di tutti gli elementi quindi la
logica dell'appello che vale anche per il diritto interno, non la parte soccombente dice
no non mi piace ma faccio appello, perché a me questa cosa non mi piace, no se la parte
soccombente ritiene di avere prove ulteriori o ritiene che il giudizio abbia dei problemi
può ricorrere in appello per avere il diritto di sottoporre a questo giudice d'appello
anche gli elementi che non sono stati considerati illegittimamente. A quel punto
l'organo di appello emette un giudizio definitivo e la controversia è risolta.
vi dico subito che nei fatti l'organo di appello nel corso degli ultimi anni di fatto è
paralizzato perché gli Stati Uniti hanno bloccato la nomina del giudice americano,
sostanzialmente per disconoscere legittimità a questo organo in polemica con il
funzionamento dell'oMC, ma questi sono problemi di prassi.
A noi qui interessa in un'ottica di diritto dell'ordine diritto internazionale dell'economia
e dei meccanismi di soluzione delle controversie di carattere economico, che quando
due o più stati che sono parte dell'organizzazione mondiale del commercio litigano
hanno a disposizione, un ventaglio di strumenti dai quali deve uscire la soluzione, che
può essere anche conciliativa se così piace alle parti, sennò va bene un arbitro scelto
dalle parti altrimenti chiunque può ricorrere unilateralmente al SBE e al netto dei
problemi di oggigiorno che riguardano il fatto che si contesta il funzionamento
dell'organo di appello, si emette una sentenza di primo grado e una sentenza di secondo
grado.
Perché non è neanche un problema il fatto che l'organo di appello ha dei problemi?

perché subito il sistema ha trovato una soluzione o la sta concependo.


che cosa è successo? alcuni membri dell'oMC preoccupati del fatto che l'organo di
appello è paralizzato perché se non si procede alla nomina del giudice l'organo è
incompleto e non può funzionare, si sono messi d'accordo per un meccanismo
alternativo che ovviamente non è riconosciuto dagli Stati Uniti, ma tutti gli altri si
sono creati un altro meccanismo e cioè un meccanismo su base consensuale che ha
avuto il potere da questi Stati per le sole controversie che gli riguardano quindi
diciamo che l'appello, c'è un meccanismo di para appello un appello due, che vale solo per
gli Stati che hanno ratificato questo accordo. Quindi se sorge una controversia tra
uno di questi Stati loro legittimano l'appello.
Quindi come vedete la comunità volontaristica ha dei limiti nella misura in cui
sembrerebbe che ognuno può fare quello che gli pare, però solo quando le volontà sono
discordanti ma quando le volontà concordano si va nella direzione e quindi persino la
paralisi dell'organo d'appello se vogliamo rimanere su un versante meramente pratico
è quello che a voi interessa, si trovano delle soluzioni.
Questo per far di vedere com'è da un lato chi vuole fare i propri interessi nazionalistici
dice il diritto internazionale non serve a niente, il diritto internazionale non serve a
niente nella misura in cui gli Stati vogliono continuare a fare i propri interessi, ma se ci
sono dei problemi transnazionali e questi vogliono o devono essere risolti ci sono tutti
gli strumenti per superare l'impasse.
Investimento estero
Un investimento può essere ogni qualvolta qualcuno una persona singola o una società
quindi un imprenditore individuale o un imprenditore sotto forma societaria decide di
andare ad esercitare un'attività economica in un paese diverso dal proprio.
ogni imprenditore ha una cittadinanza o nazionalità se è società determinata di solito
dal fatto che la società è stata costituita secondo il diritto interno di uno stato e lui
è cittadino di quello Stato oppure un altro criterio per attribuire la nazionalità della
società è quella della maggioranza dei soci, quando la società ha una struttura
complessa o si sceglie il luogo di costituzione quindi, per es. è stata costituita in Italia
ha nazionalità italiana oppure se è unipersonale la nazionalità del imprenditore singolo
oppure se secondo possibile criterio di collegamento la nazionalità della maggioranza
dei soci.
Allora il primo elemento al quale guardare quindi la definizione di investimenti
investimento estero è attività economica qualsiasi non ci sono limiti dal punto di vista
della tipologia di investimento purché sia fatto da un individuo in uno stato diverso dal
proprio da una società in uno stato diverso da quello del quale ha la nazionalità.
L’ investimento estero è tutto qualsiasi cosa, tutto ciò che corrisponde ad
un'attività economica quando viene realizzata 1 cm al di là della frontiera del proprio
stato.
Il problema dell'investimento estero determina evidentemente un discorso di inter-
nazionalità che sposta la competenza rispetto al fenomeno dallo stato al diritto
internazionale, cioè in realtà se un investimento si fa all'estero diventa di rilievo
internazionale perché ci sono due Stati che hanno qualcosa da dire su questa
questione, lo stato dell'investitore o della società e lo stato nel quale si fa
l'investimento.
La prima fase del diritto internazionale economico è caratterizzata dal fatto che gli
Stati delegano al diritto internazionale economico tutto ciò che da soli non riescono a
fare.

D: L'investimento estero è una materia che viene meglio gestita a livello internazionale
o si può ancora gestire a livello nazionale?
è una materia che è stata mai gestita dal diritto nazionale o è stata sempre gestita
dal diritto nazionale perché come avete ormai capito, se noi siamo in materie già
gestite dal diritto nazionale storicamente e sono materie sulle quali c'è una
competenza di sovranità una sorta di gelosia, la delega al diritto internazionale viene
fatto dagli Stati solo se riesci a fare meglio, poi se c'è un riconoscimento di limite di
competenza o di capacità da parte del diritto interno.
E’ evidente che tutto ciò che ha a che fare con l'economia è coperto da una sorta di
riserva di sovranità, gli Stati delegano diritto internazionale le materie nuove o le
materie che da soli non si riesce a gestire bene. ES. La gestione del fiume che è
un'attività economica perché il fiume navigabile perché ci si può fare i bagni perché si
possono fare tante cose energie elettriche e quant'altro, è un'attività che uno stato
delega al diritto internazionale se e solo se c'è un problema che il diritto interno non
riesce a risolvere. Per esempio il Reno lo sapete uno dei fiumi più lunghi d'europa parte
dalle Alpi svizzere e finisce a Rotterdam, attraversando tutta una serie di paesi, ora
se in Olanda si vogliono utilizzare le acque del Reno ma Germania Svizzera e tutti quelli
Francia che lo toccano prima inquinano è evidente che questo impatta sull'utilizzo da
parte dell'olanda, allora questo è il tipico problema che non può essere gestito da soli
ognuno ha il diritto e spara se qualcuno gli vuole dire come si naviga il Reno entro la sua
frontiera, ma nessuno è così stupido da pensare di poter risolvere il problema
dell'inquinamento terreno col retino o con le sostanze disinquinanti.
Allora il problema degli investimenti esteri è un problema che nasce come problema di
diritto interno, perché noi l'abbiamo detto fin dalle prime elezioni gli stati quando si
vanno a presentare al tavolo in cui devono definire le regole del piatto, si presentano
in quanto stati sovrani e fino a prova contraria lo stato è un'entità dotata di un
potere autonomo, che vuole esercitare e deve esercitare senza interferenze il
proprio potere sul proprio territorio, dando comandi ai cittadini alle proprie imprese.
Ancora oggi varcare la frontiera di uno stato è un atto illecito legittimo solo se si è
autorizzati ecco perché qualche volta vi ho detto attenzione non confondete il
migrante economico con l’asilante, il migrante economico non arriva sentire dice
Buongiorno mi vuoi e quello può rispondere sì o no, liberamente non c'è comunità
economica Unione europea che tenga se non gli servi ti mette alla porta e hai il diritto
di farlo.
Allora per collocarlo bene il problema degli investimenti esteri lo dovete concepire così
l'investimento estero è un'attività economica svolta da un qualcuno che è straniero, lo
vuoi o non lo vuoi, se ti interessa politica della porta aperta è quella per effetto della
quale gli Stati aprono le proprie frontiere, a che cosa hai rapporti con l'estero tra cui
l'ingresso degli investitori stranieri.
Allora tutto questo per dirvi che invece politica della porta chiusa significa completo
quindi sovranità. Il diritto internazionale degli investimenti parte da questo
presupposto è materia coperta dal diritto interno e quindi le domande che dovete
porre sono volte a cercare di capire se nel corso del tempo il diritto internazionale
economico è riuscito a temperare e vi dico che ci ha provato e molte cose sono state
fatte a temperare questo potere, che era il resto a un potere sovrano e vi dico anche
subito la fine non si è mai riusciti a fare un accordo internazionale sugli investimenti
perché gli Stati non si sono messi d'accordo, su che cosa sulla definizione di
investimento estero, ognuno voleva dare un senso diverso alla parola investimento
estero.

Allora sovranità piena e assenza di un trattato internazionale in mezzo c'è un mondo


gigantesco.
si tratta di capire come il diritto internazionale economico nel corso degli anni
partendo da un anno zero in cui ognuno diceva dove vai questa è casa mia prima i miei
investitori ecco diciamo che Salvini e gli altri urbana sono rimasti là dove vai è legittimo
però nel frattempo ne è passata di acqua sotto i ponti e quindi conviene fare un
minimo di ragionamento e un minimo di selezione soprattutto se poi per esempio però
di questo non ci se ne accorge sei entrato in un accordo economico con il quale è
assunto l'impegno di far circolare gli investitori perché tu sei e resti sovrano se non
hai assunto nessun impegno a favorire l'accesso, per carità non hai nessun obbligo,
però esempio se l'Italia ha fatto un accordo con la Libia per effetto del quale il
governo libico ha detto agli investitori italiani anzi gli Stati si sono detti i tuoi
investitori sono i Benvenuti beh dove non puoi sparare l'investitore italiano che va là
perché c'è un accordo bilaterale per effetto del quale tu hai creato un rapporto di
libero accesso o perlomeno una serie di regole per effetto delle quali tu ti sei
impegnato a garantire all'investitore straniero una serie diritti.
Allora tutto questo è avvenuto per effetto del diritto internazionale economico, gli
investimenti esteri sono da un lato sicuramente dominati dal diritto interno dello
Stato in cui gli vestimento si va a fare, ma altrettanto certamente condizionato
questo diritto è condizionato da alcune regole consuetudinarie che stabiliscono uno
zoccolo duro di limiti che non possono essere derogati dallo stato nel quale
l'investimento viene fatto. Quindi limiti consuetudinari relativamente pochi ma
abbastanza interessanti e tantissimi limiti bilaterali.
oggi il diritto degli investimenti si basa sul cosiddetto accordo bilaterale degli
investimenti BIT quindi i bits sono lo strumento giuridico attraverso il quale gli
investimenti internazionali sono oggi regolamentati. Italia Germania c'hanno un bit,
oggi è una competenza almeno parzialmente nell'ambito dell'unione però l'accordo
commerciale bilaterale sugli investimenti, è lo strumento attraverso il quale in assenza
di altro due Stati si dicono reciprocamente cosa io consento ai tuoi e di solito si fa su
base di reciprocità, io che cosa consente tu e tu che cosa consente ai miei quindi il bit è
lo strumento per facilitare lo svolgimento dell'attività economica in uno stato diverso
dal proprio. questo è importante perché il bit è l'investimento tranquillo e lo si fa nel
paese in cui c'è il bit, perché ci sono tutta una serie di tutele.
viceversa l'imprenditore più che ama il rischio va a fare l'investimento dove non c'è il bit
corre una marea di rischi, però se vince perché la scommette solo lui, devi avere i
capitali devi avere il coraggio certo c'è un rischio paese molto forte e magari ti viene
sconsigliato quell'investimento però dipende. Allora l'investitore che vuole stare sul
tranquillo deve sapere che cos'è un bit l'investitore che invece un po’ più temerario
investe senza bit e allora si interfaccia con il diritto dello Stato ospite. Quindi bisogna
fare un buono studio del diritto dello Stato ospite capire qual è la situazione e
scommettere su questa attività che sentivano male ti va male magari ti farai
un'assicurazione qualcosa per evitare proprio di perdere, come si dice prezzo e
capitale però poi potrebbe essere un investimento particolarmente fruttuoso
perché se lì ci sei soltanto tu hai un terreno vergine dove non avrai concorrenza.

Lezione 17

continuiamo a dire qualcosa su questo problema degli investimenti.


Allora il tema è un tema che lo affrontiamo in un'ottica internazionalistica, ma di per sé
un tema che può avere ancora i libri di diritto interno perché il problema
dell'investimento estero, è un classico tema di disciplina da parte del diritto interno
dimostrato cioè ogni Stato ha un potere sovrano di disciplinare tutto ciò che avviene
sul proprio territorio e in quanto tale ha il potere dovere di stabilire le regole con cui
consentire o vietare l'accesso agli investitori stranieri sul proprio territorio
si parla di politica della porta aperta o della porta chiusa rispetto all'accesso
l'investitore straniero e ogni Stato è libero di scegliere che cosa fare perché se vuole
dare particolari vantaggi agli operatori giuridici e gli operatori economici interni
chiaramente tenderà a fare una politica restrittiva rispetto all'accesso degli
operatori stranieri, viceversa se per esempio è un paese che ha tante risorse non ha
capacità tecnologiche di sfruttarle viceversa tenderà a fare una politica della porta
aperta per poter tra virgolette vendere analizzare queste risorse che altrimenti per
lo stato stesso sarebbero inutilizzabili.
chiaramente ogni Stato ha fatto delle scelte di politica economica e le può cambiare nel
corso del tempo perché evidentemente queste non sono scelte irreversibili ma in
pressoché tutti i diritti interni degli Stati ci sono delle norme interne sull'accesso da
parte degli investitori esteri.
Questo che cosa significa che se noi immaginiamo di andare indietro, il diritto
internazionale economico il fenomeno dell'investimento estero consisteva nel fatto
che c'era un cittadino o un'impresa di uno stato diverso da quello nel quale l'attività
economica viene realizzata che andava a bussare alla porta dello Stato e si sentiva
rispondere su quali erano le condizioni e le regole per accedere, dopodiché veniva fatto
quello che tecnicamente si chiama un accordo contratto si chiama così perché in
realtà da un lato c'è uno stato ma dall'altro c'è un investitore e quindi dal punto di vista
del diritto interno dello Stato, è un contratto ma in un'ottica Internazionalistica noi
avremmo che una parte è uno stato quindi è un rapporto “squilibrato”.
Però questo contratto perché tecnicamente è un vero contratto è fatto sulla base
di che cosa? se non ci sono norme internazionali a riguardo del diritto interno dello
Stato che si chiama stato ospite cioè con lui che è ospitale investimento e fino a prova
contraria ogni Stato può prevedere le condizioni che vuole può stabilire le regole che
più gli piacciono ed ha anche il diritto se crede di discriminare tra investitori
provenienti da Stati diversi.
si agevolano per esempio gli investimenti facciamo finta che lo stato che ospita gli
investimenti e la Libia perché ha tanto petrolio e può per esempio in un certo momento
storico dire io voglio agevolare solo gli investitori francesi oppure gli investitori
britannici oppure gli investitori italiani piuttosto che quelli dei paesi asiatici oppure gli
investitori del paese che più ci piace. Questo rientra nella sovranità.
Questo accordo chiaramente definirà nel testo le condizioni di accesso le condizioni di
tassazione i benefici che possono essere riconosciuti all'investitore più o meno ampi e
stabilirà anche qual è il foro competenze in caso di controversie che sarà
naturalmente il giudice interno dello Stato ospite. Questo contratto evidentemente
essendo regolamentato dal diritto interno nasce e muore lì, nel senso che in caso di
contestazioni sul contenuto del contratto se per esempio lo stato ospite una bel un
bel giorno si sveglia e nazionalizza l'investimento anche di un solo investitore oppure
investitori di tutto un certo settore, l'investitore o gli investitori non potranno far
altro che rivolgersi al giudice interno.

tutto questo va benissimo ed è una soluzione perfetta se il paese che ospita


l'investimento è un paese giuridicamente funzionante e che cosa intendo dire? intendo
dire che è un paese che come dovrebbe essere garantisce giustizia.
se noi siamo in una situazione di questo genere cronologicamente in cui quindi un
investitore non può fare altro che andare nel paese ospite e negoziare con il paese
ospite le condizioni, tutto quello che può e deve fare è leggersi per bene il contratto
perché tutto ciò che è scritto nel contratto sarà il suo punto di forza è tutto ciò che
non è scritto nel contratto sarà il suo punto di debolezza, cioè nella migliore delle
ipotesi potrà andare davanti al giudice interno funzionante e rivendicare l'applicazione
lettera per lettera di quel contratto.
Questa è una cosa molto positiva se io vado a fare investimenti in un paese che
funziona ed è un paese che vuole tutelare gli investitori, per cui se anche lo stato
commettesse involontariamente un atto discriminatorio oppure un atto contrario al
contratto il giudice darebbe ragione poi all'investitore.
viceversa se il paese è un paese politicamente instabile un paese in cui c'è corruzione
chiaramente l'imprenditore può passare anche dei brutti quarti d'ora perché va a
chiedere giustizia e magari il giudice è corrotto oppure il giudice non applica la lettera il
contratto. A quel punto l'investitore da chi può andare a piangere da nessuno perché
perché il contratto è stato fatto tra due soggetti e il giudice competente era quello.
Per tanto tempo e in tanti paesi il problema non si pone affatto perché sia perché il
paese ci tiene agli investitori sia perché gli Stati tendono a non fare stupidaggini, il
problema della discriminazione dell'investitore anche perché voi tra virgolette le voci
corrono e magari altri investitori dello stesso paese o di altri paesi non andrebbero
più lì.
si tende a fare le cose per me però siccome possono esistere dei cicli economici per cui
l'atteggiamento da parte di uno stato nei confronti degli investitori di un certo
settore può cambiare per esempio c'è un mutamento di governo che determina un
cambiamento di politica nei confronti degli investitori esteri, arriva un governo che è
maggiormente nazionalista e decide di nazionalizzare tutto. Questo è il cosiddetto
rischio politico per l'investitore cioè uno che va ad investire in un paese che sa di
essere politicamente instabile, lo mette in cantiere questo perché oggi mi accolgono
domani mi potrebbero mandare via ed è per questo che gli investitori quelli bravi vanno
a fare delle valutazioni su dove investire e se vale la pena di correre certi rischi, quindi
fare degli investimenti molto grossi in paesi a grande rischio politico può essere una
scommessa vincente o vuoi essere ne più ne meno che comprare in borsa i titoli più
rischiosi del momento se ti va bene hai vinto tanto se ti va male perdi tantissimo.
Quando l'evoluzione del diritto internazionale ha determinato come abbiamo detto in
tutto il corso l'affermarsi di una serie di valori e di interessi per effetto dei quali il
diritto internazionale dell'economia, ha cominciato ad occuparsi anche di materie
prima coperte dal solo diritto interno, il fenomeno dell'investimento estero è
rientrato a pieno titolo nell'evoluzione che come abbiamo detto ha toccato per
esempio la tutela dei diritti umani, la tutela dell'ambiente è anche la materia
dell'investimento estero ha cominciato ad essere disciplinata da una serie di norme che
come dicevamo ieri non sono mai riusciti a diventare norme di un trattato
internazionale, cioè non è stato mai concluso a tutt'oggi un trattato internazionale
universale multilaterale ma tutto sommato neanche ampiamente regionale, in materia
di investimenti esteri perché la materia è molto sensibile gli Stati tendono ancora oggi
a preferire di fare attraverso contratti, il regime giuridico che riguarda gli
investimenti esteri oppure al limite si affidano a dei rapporti bilaterali che concludono
ogni Stato con lo stato della maggior parte degli investitori a cui vogliono dare il
diritto di accedere al proprio territorio.

ieri parlavamo di accordi bilaterali sugli investimenti che sono quindi oggi lo strumento
giuridico internazionalistico preferito per disciplinare l'investimento estero quindi
per esempio tra Italia io ma parecchi paesi africani tra Italia e pochi paesi asiatici e
viceversa Stati Uniti e diciamo tutti i principali paesi di esportazione degli investimenti
tutti i principali paesi di importazione dell'investimento mettiamola così, tendono a
concludere accordi bilaterali ampi o settoriali.
ci possono essere accordi che riguardano per esempio gli investimenti nel settore
siderurgico oppure gli investimenti nel settore petrolifero con particolare
riferimento al giacimento x oppure investimenti transettoriali, investimenti degli
imprenditori italiani in Libia che non riguardano soltanto il petrolio ma riguardano
tutte le possibili risorse
Diciamo che in principio c'è grande libertà è sufficiente che ci siano buoni rapporti tra
due paesi e poi ci si parla e si decide qual è la politica per gli investitori di quel paese
rispetto alle risorse del paese ospite.
Vedere materiale
La logica tradizionale rispetto all'investimento essere quindi il ruolo del diritto interno
un tempo predominante oggi ancora possibile disciplina del fenomeno in tutti i casi in
cui non esistono accordi bilaterali sugli investimenti.
Ruolo del diritto internazionale pattizio di carattere bilaterale quindi perché gli
accordi bilaterali sugli investimenti sono importanti e cercate di mettere a fuoco quali
sono i principi alla base di questi accordi perché lo sviluppo frequentissimo di questi
accordi c'è una miriade ormai di questi accordi , permette oggi di parlare di una serie di
principi in materia di diritto degli investimenti che ricorrono all'interno di questi
trattati mettete anche bene a fuoco il fatto che questo prima ancora di andare a
vedere quali sono le norme che si applicano agli investimenti esteri a fuoco il fatto che
l'investimento di solito a tre fasi:
la fase di ammissione
la fase del trattamento
la fase della garanzia
sono tre fasi rispetto alle quali il diritto interno e/O il diritto internazionale possono
avere rilievo e come scoprirete gli accordi bilaterali sono particolarmente importanti
soprattutto per le due fasi iniziali e finali, l'ammissione e la garanzia, perché il
trattamento poi più o meno diciamo che il meno il meno problematico, ma la fase di
entrate la fase di garanzia in caso di controversie sono quelle più importanti rispetto
alle quali gli altri strumenti diversi dei bit cioè il diritto non scritto come vedremo il
diritto consuetudinario e il diritto interno, sono quelli che danno le maggiori problemi e
veniamo al terzo punto abbiamo detto che il diritto interno è lo strumento classico di
disciplina del fenomeno dell'investimento estero e vi ho detto che per quanto riguarda
il diritto pattizio, non c'è un trattato internazionale ma viceversa ci sono tantissimi
trattati bilaterali, tra l'altro questi trattati bilaterali seguono dei modelli per cui
sono tutti molto simili gli uni con gli altri.
veniamo invece all'aspetto più problematico della questione poniamoci una domanda
ma in tutta questa evoluzione di cui abbiamo parlato, hanno un qualche rilievo le norme
consuetudinarie in materia di investimenti esteri, cioè il diritto interno era molto
rilevante oggi è ancora rilevante. Il diritto pattizio bilaterale abbiamo detto la fa da
padrone ma accanto a tutto questo c'è anche spazio per qualche norma
consuetudinaria e qua c'è parecchio da dire nel senso che se noi partiamo dal principio
di sovranità che è la norma consuetudinaria per eccellenza, noi e certo che possiamo

dire che col tempo il diritto consuetudinario, ha sempre più sottolineato agli Stati e
per quel che ci interessa adesso agli stadi ospiti degli investimenti una serie di obblighi
che dovevano riguardare il modo di svolgimento delle attività compiute nel proprio
territorio.
Noi abbiamo visto che per esempio il diritto consuetudinario ha detto agli Stati
sovrani tu sei e resti sovrano ma nel momento in cui sei membro della comunità
internazionale devi per esempio garantire ai tuoi cittadini uno zoccolo duro di diritti e
poi gli ha detto anche devi stare bene attento a sfruttare le tue risorse in modo tale
da non compromettere l’ambiente naturale in maniera definitiva.
Rispetto al problema degli investitori il diritto internazionale pian piano ha cominciato
a dire quello che gli Stati hanno consentito di dire e cioè l'investitore estero in effetti
è uno straniero che va nel territorio di un altro stato e il diritto internazionale non ha
il potere di dire come gestire questo rapporto economico perché abbiamo detto è una
priorità del diritto intero, però il diritto internazionale proprio attraverso le norme
cosiddette sul trattamento dello straniero e cioè quelle norme per effetto delle quali il
diritto internazionale per volontà degli Stati ha detto come bisognava trattare i
cittadini stranieri, ha cominciato a dire anche cose rispetto al trattamento dei
cittadini stranieri che sono degli investitori cioè esiste tutto un corpus di norme
consuetudinarie internazionali che disciplinano il cosiddetto trattamento dello
straniero per effetto delle quali oggi uno stato da un lato non può pretendere da uno
straniero comportamenti che presupporrebbero la cittadinanza.
per esempio, io allo straniero io stato italiano non posso certo chiedere lo straniero il
servizio militare e non posso chiedere allo straniero le tasse il pagamento delle tasse a
meno che la sua attività economica non si è svolta prevalentemente nel territorio
italiano.
viceversa ho il diritto di pretendere dallo straniero che la sua condotta nel mio
territorio sia conforme alle mie leggi e questo è un corollario del principio di sovranità
Quindi diritti ed obblighi nei confronti dello straniero. Ho il diritto di pretendere un tuo
comportamento serio e corretto secondo le mie leggi altrimenti ti sanziono al pari di
come sanzioni dei cittadini, che vivono le mie leggi perché io ho una potestà normativa e
coercitiva quindi sono io a decidere che cosa si fa nel mio territorio e chi viola le mie
regole cittadino o straniero che sia, ne subisce le sanzioni del mio ordinamento.
Però io ho diciamo degli obblighi ma anche dei non diritti cioè ti devo rispettare in
quanto straniero e quindi non ti posso assoggettare la mia potestà normativa fino al
punto da chiederti cose che io posso chiedere solo ai miei cittadini.
D:ma ci sono degli obblighi dello Stato nei confronti dello straniero?
la risposta iniziale era no nel senso che lo straniero entrava e si assoggettava in
tutto per tutto alle regole dello Stato e quindi se quello Stato era uno stato
dittatoriale lo straniero si beccava lo stesso trattamento territoriale che spettava
ai cittadini
viceversa, se lo stato era uno stato particolarmente democratico e progressivo
magari lo straniero poteva beneficiare di una serie di regole di vantaggi a patto che
rispettasse le leggi dell'ordinamento dello Stato.
L'evoluzione del diritto internazionale economico e del diritto internazionale generale
anche non economico, nei confronti dello straniero ha portato gradualmente
all'affermarsi di una serie di regole che determinano degli obblighi per ogni Stato nei
confronti degli stranieri che stanno sul suo territorio.

Abbiamo già parlato qualche volta quando abbiamo detto per esempio che oggi uno
stato non può più violare massicciamente i diritti non solo dei propri cittadini ma
anche degli stranieri, a condizione che questi stranieri siano stati accettati, cioè
nessuno straniero può entrare sul territorio di uno stato, se lo stato non lo vuole
per esempio se un migrante economico ma se questo è uno straniero o che lo stato ha
accolto o che lo stato ha dovuto accogliere, perché si tratta di un cittadino che
proviene da uno stato che è in difficoltà e quindi ha diritto all'asilo, a quel punto nei
confronti dello straniero oggi lo stato comincia ad avere degli obblighi.
vediamo brevemente quali sono questi obblighi che riguardano gli stranieri in genere
così poi vi è più facile capire quali sono gli obblighi consuetudinari che riguardano gli
stranieri investitori.
Nei confronti degli stranieri in genere lo stato ha un obbligo di protezione identico a
quello che ha nei confronti dei cittadini, cioè lo straniero che accede legittimamente al
territorio cui viene consentito di accedere sia un turista, sia uno studente sia un’
asilante o sia un investitore, deve essere sicuramente tutelato nella sua incolumità
chiaramente le posizioni sono diverse il turista è uno che viene occasionalmente pai se
ne torna a casa sua, lo studente Erasmus è anche uno che viene a fare un periodo
presiedono a casa sua, l’asilante è uno che viene che tende a voler stare qui una volta
che noi gli abbiamo riconosciuto questo titolo e che hai il diritto di stare qui e ancora
l'investitore è un qualcuno che è venuto con il nostro consenso.
Allora chiunque sta sul territorio di uno stato lo stato ha il diritto di regolamentarne
la condotta con le proprie regole ha il diritto di pretendere il rispetto delle regole da
tutte queste categorie ma ha anche il dovere di proteggere i diritti umani
fondamentali. Quindi l'incolumità fisica di tutte queste categorie va tutelata, in che
modo con il dovere di dirigenza minima cioè a ognuno di questi bisogna garantire un
sistema di convivenza tale per cui la vita di queste persone non viene messa a rischio
ovviamente è banale capire che quanto più una persona ospite sul territorio di uno
stato ha uno status che lo espone a un rischio, per esempio non è un turista qualsiasi
ma è anche la Merkel che viene a farsi il bagno a Ischia, resta un turista però è un
turista capo di Stato è ovvio che forse ad Angela Merkel soprattutto se è un periodo
di sommovimenti politici, lotta al terrorismo contestazioni magari una scorta che va li
sotto e gira intorno gliela dobbiamo garantire perché è una figura politica a rischio
stesso discorso per un'attivista politico oppure per un investitore che è stato
oggetto di minacce per la propria attività economica perché magari ha espresso delle
opinioni politiche legittime che però l'hanno messo a rischio di attentati
Allora si tende a dire che, come cittadino, anche lo straniero che si trova nel territorio
dello Stato anche ha diritto a una protezione minima è di livello tanto più alto quanto
più il rischio di essere vittima di lesioni dei propri diritti è crescente. Questi diritti non
riguardano solo la persona fisica, ma riguardano anche i suoi beni e qua veniamo agli
investitori cioè ogni investitore una volta che ha messo sul territorio di uno stato e
abbiamo detto che ogni Stato ha il diritto di esprimere la propria volontà ti voglio
mettere o non ti voglio ammettere e ti ammetto in automatico solo se ho con il tuo
stato un accordo bilaterale sugli investimenti perché se io ho fatto un accordo con il
tuo stato non devo esprimere il consenso tu puoi venire automaticamente da me è
sufficiente che mi mostri la bandiera Italia e Libia hanno un accordo bit.
Il problema è che tipo di obbligo, se c'è, ha uno stato ospite di un investimento o
comunque in generale uno stato nei confronti dei beni dello straniero?
i beni dello straniero anche non investitore sono meritevoli di protezione quindi se io
vengo in Italia come turista con una macchina che viene danneggiato io posso

presentare denuncia per indennizzo per il danno che è stato creato al mio bene quindi
non solo per i danni arrecati come persona ma anche per i danni arrecati ai beni.
se io sono un investitore evidentemente questo problema è un po più cospicuo perché
io magari ho fatto 10 anni fa un investimento nel settore petrolifero, tante
infrastrutture, ho fatto investimenti in beni e risorse e un bel giorno questo bene
viene danneggiato o da criminalità ordinaria oppure da un processo di
nazionalizzazione che lo stato fa perché ha deciso che l'attività economica
dell'investitore non è più in linea con gli interessi dello Stato oppure perché investitore
non ha rispettato le regole dello Stato stesso dal punto di vista dello svolgimento
dell'attività di investimento.
Facciamo due differenze una nazionalizzazione cosiddetta per pubblico interesse in
astratto è sempre possibile perché nessuno Stato si vieta il diritto di nazionalizzare
ma come vedremo c'è un obbligo di indennizzare , però la nazionalizzazione per pubblico
interesse è fatta per interesse superiore, diciamo quindi che è un qualcosa che ogni
investitore mette in cantiere e poi pretende l'indennizzo e questo è oggetto di
negoziazione quindi di solito vengono soddisfatte le richieste degli investitori per la
determinazione dell'indennizzo.
Il processo invece di controversia tra uno stato ed un investitore che un bel giorno
viene accusato dallo stato ospite legittimamente, noi in questo momento non ci
interessa, ma facciamo finta che un investitore sia stato accusato di non aver
condotto l'investimento nel rispetto delle regole che erano state fissate o
nell'accordo contratto, nel caso in cui non c'è un bit oppure secondo le regole del bit.
Si apre una controversia perché l'investitore dice ma voi mi nazionalizzate perché
quello dice perché tu non hai rispettato le regole dell'accordo oppure hai fatto i tuoi
comodi non hai sfruttato le risorse nel modo in cui noi ti avevamo consentito di
sfruttarle.
quando si apre una controversia tra uno stato ospite è un investitore straniero in un
caso in cui non ci sia un bit ?
nel bit di solito è previsto anche questo, il bit dice come si entra che diritti si hanno che
trattamento sia in caso di nazionalizzazione e che garanzie ci sono in caso di
controversia quindi il bit è il caso che disciplina tutto.
Quando invece il bit non c'è e quindi l'investitore evidentemente è entrato sulla base di
un contratto a un certo punto le cose vanno storte e non è una nazionalizzazione di
quelle previste dal contratto, per cui l'investitore si comincia a preoccupare perché la
nazionalizzazione prevista dal contratto è andiamo da un arbitro, andiamo dal giudice
stabiliamo l'indennità l'entità del dell'indennizzo totale, io ti indennizzo arrivederci e
grazie, è cambiata la mia politica economica io voglio mantenere il tuo bene però
naturalmente devo essere pronto a pagartelo, perché ti ho fatto venire, non mi
interessi più mettiamoci d'accordo certamente l'investitore difficilmente si porta le
infrastrutture a casa le lascia e si fa pagare.
Questo è il caso semplice che ci interessa poco perché di solito quando la cosa scorre e
il diritto interno la miglior tutela dell'investitore è il diritto interno che applica il
contratto di investimento.
Se però qualcosa va storto o in questo processo o addirittura perché non si arriva a
questo punto, perché lo stato ospite dice da domani nazionalizziamo tutti i beni
dell'imprenditore x perché abbiamo scoperto che nei mesi passati ha avuto dei
comportamenti sbagliati e non ha possibilità di discussione allora a quel punto
evidentemente il diritto interno è bloccato perché quando si adottano delle politiche
così rigide, non si dà la possibilità di rispondere davanti al giudice, si dice non c'è

possibilità di trattativa, te ne devi andare . Allora l'investitore comincia a


preoccuparsi perché dice il diritto interno è precluso, ho qualche altra forma di
protezione? abbiamo fatto l'ipotesi iniziale che l'accordo bilaterale degli investimenti
non c'è e come scoprirete studiando l'accordo bilaterale sugli investimenti darebbe
diritto a questo investitore la tutela tramite l'accordo icsid, vi ricordate lo
strumento di controversie di risoluzione delle controversie che riguardano gli
investimenti della convenzione, è lo strumento di elezione con cui si risolvono le
controversie in materia di investimenti attraverso il bit, i bit contengono la clausola
icsid cioè diciamolo in altri termini quando si fa un accordo bit si prevede che in caso di
controversie sugli investimenti coperti dall'accordo, il giudice naturale sia il giudice
icsid, quindi è tutto pianificato.
Questo è un investimento molto tranquillo, sia nell'ammissione che nel trattamento che
nella garanzia. Invece la nostra ipotesi era un'ipotesi complessa cioè un investitore
che va a fare un investimento sulla base di un contratto le cose vanno storte per cui
non riesce a ricorrere alla giustizia interna perché altrimenti pure qui le cose si
risolvono in maniera ovvia cioè un giudice gli riconosce un indennizzo al limite si discute
dell'indennizzo però ci si mette d'accordo.
Allora la domanda è il diritto consuetudinario economico ha previsto qualche norma a
tutela di questa situazione?
la risposta è sì cioè il diritto consuetudinario ha sviluppato una regola nel corso degli
anni per effetto della quale qualora un investitore subisca dei danni nei confronti dei
propri beni in un paese straniero nel quale ha fatto un investimento, ha diritto ad
essere indennizzato cioè la norma contrattuale non mette limiti al potere di
nazionalizzare, perché gli Stati non hanno voluto autolimitarsi e vietarsi di
nazionalizzare, gli Stati ospiti restano liberi di nazionalizzare e addirittura possono
nazionalizzare anche in assenza di un pubblico interesse, cioè lo stato che nazionalizza
non deve dimostrare che lo sta facendo per un interesse pubblico, per esempio c’è un
interesse superiore di carattere pubblico quell'area la si vuole bonificare destinare a
verde pubblico oppure c'è un'impresa interna che vuole essere avvantaggiata oppure
semplicemente vogliono nazionalizzare perché ritengo che il mio stato si voglia ad
aprire agli investitori di altri Stati. Non c'è questa necessità di giustificarla, non
bisogna provare un interesse superiore.
Quindi c'è sempre un diritto di nazionalizzare anche in modo discriminatorio purché
però e questo è il potere della norma consuetudinaria almeno in astratto si indennizzi,
cioè lo stato ospite può fare quel che vuole in quanto Stato sovrano ma deve
addivenire ad una trattativa con l'investitore nazionalizzato, al quale non deve alcuna
spiegazione ma ha l'obbligo di intavolare una trattativa per definire l'indennizzo.
chi stabilisce l'indennizzo e come si determina?
Negli anni si erano sviluppate varie teorie sull'indennizzo, i paesi in via di sviluppo che
sono di solito i paesi sede dicevano e quindi gli Stati ospiti dicevano va bene si sta
sviluppando una norma consuetudinaria, riconosciamo il dovere di indennizzare però
l'indennizzo lo decidiamo noi, quindi per i paesi in via di sviluppo, sede di solito degli
investimenti il quantum dell'indennizzo doveva essere determinato dallo stesso paese in
via di sviluppo.
Invece i paesi industrializzati che di solito sono i paesi i cui investitori realizzano
l'attività economica all'estero dicevano l'indennizzo deve essere determinato in
maniera unilaterale dall'investitore ovviamente, perché evidentemente dicevano
l'investitore è l'unico che sa quanto vale il suo bene.
Nel tempo la norma che si è affermata è una sorta di mix di queste due pretese nei
paesi in via di sviluppo lo determina il paese in via di sviluppo, per i paesi industrializzati

lo determina l'investitore, alla fine la regola consuetudinaria dice l'indennizzo deve


essere pronto adeguato ed effettivo.
pronto nel senso che deve essere pronta adeguate ed effettivo è frutto di una
trattativa in cui nessuno deve rimanere scontento cioè e giusto qualsiasi indennizzo
che venga accettato da entrambe le parti. Entrambe hanno il diritto di mettere voce
mettere bocca sul quantum da dare però devono essere soddisfatte entrambe.
La formula pronta adeguate effettivo significa pronto-> deve essere pagato presto
adeguato-> commisurato al valore del bene ed effettivo-> cioè pagato in danari o in
altra forma che gli imprenditori stesso giudica accettabile.
Ti chiudo questa fabbrica e ti pago in termini di diritti di apertura di un'altra, ti do
accesso ad un altro settore, stabiliamo la quantità del valore del bene e io ti do diritti
per equivalenti.
E’ una formula precisa che comprende tutto ciò che mette d'accordo le parti.
Il diritto internazionale ha ricostruito un obbligo a carico dello Stato ospite qualora
lo stato ospite stesso intenda nazionalizzare, il dovere il diritto di poter
nazionalizzare a qualunque e in qualunque contesto anche senza la necessità di
motivare ma il dovere assoluto di indennizzare.
se uno stato ospite non indennizza? commette un illecito internazionale
come si sanziona questo illecito?
qua c'è una particolarità grossa perché il fatto che l'investitore sia andato in un
paese ospite a titolo personale perché questa è la nostra ipotesi rispetto al diritto
consuetudinario, siamo al di fuori del bit, abbiamo detto che ci va sulla base di un
contratto, quindi le parti di questa di questa controversia sulla nazionalizzazione di un
investimento che poi non è stato indennizzato
chi sono? l'investitore che è una persona fisica e lo stato ospite che è un'entità
statale.
Noi sappiamo che le persone fisiche non sono soggetti del diritto internazionale quindi
se lo stato ospite dell'investimento non indennizza e non c'è un bit l'investitore persona
fisico al limite anche persona giuridica, non potrà dire nessun giudice internazionale
perché non abbiamo una norma giuridica di base ed è impensabile che per esempio la
Corte internazionale di giustizia possa essere competente su queste controversie vi
ricordate uno dei capisaldi del diritto internazionale e che le norme si perseguono
davanti al giudice competente ma per avere la competenza del giudice devi essere un
soggetto destinatario di quella regola e come potremmo mai portare davanti a un
giudice competente a meno che io non sia previsto in un accordo bit, qui non c'è questo
caso, di andare davanti a un giudice diverso dal giudice interno.
Allora ecco che in caso di nazionalizzazione, non seguita dall'indennizzo il diritto
consuetudinario in maniera logica impone all'investitore di andare davanti al giudice
interno ovviamente se il giudice interno è un giudice normale questo ordinamento
giuridico dello Stato ospite è normale lui otterrà giustizia.
se non dovesse ottenere giustizia perché il sistema non funziona o è corrotto il
diritto internazionale consuetudinario prevede la possibilità che l'investitore se vuole
si rivolga al proprio stato, cioè se un investitore nazionalizzato è stato leso il suo
diritto di avere un indennizzo pronto adeguato ed effettivo, il diritto consuetudinario
dice la prima cosa che devi fare è provare ad avere giustizia nello stato ospite, quindi
vai al tribunale locale, se questo non ti risponde non ti garantisce un’ indennizzo

pronto adeguata ed effettivo a quel punto avrai avuto il cosiddetto diniego di


giustizia e il diniego di giustizia ti abiliterà a rivolgerti al tuo stato.
Questo è il famoso istituto della protezione diplomatica degli investitori, che
attenzione non dire fesserie non ha niente a che fare con i diplomatici, cioè la
protezione diplomatica, non è la protezione dei diplomatici ma è l'istituto attraverso il
quale uno stato può garantire protezione agli investitori espropriati e
perché si chiama protezione diplomatica?
perché è di carattere diplomatico nel senso che viene a dita attraverso i canali
diplomatici e a quel punto quindi se lo stato riconosce che un soggetto aveva svolto
effettivamente un buon investimento e attenzione lo stato italiano ha voglia di
litigare con lo stato libico, perché questo è un punto fondamentale come vedremo a
quel punto lo stato italiano chiama lo stato libico e dice Scusa ma il mio investitore
stava li avevate un bel contratto perché hai fatto questa cosa e a quel punto
comincia una trattativa che si concluderanno il 99% dei casi sulla base di un accordo,
quindi l’investitore otterrà per effetto della protezione diplomatica un indennizzo.
Due sono i punti di debolezza
- il primo è il presupposto di partenza quando l’investitore si rivolge allo stato italiano
deve tenere le dita incrociate, che lo stato italiano voglia proteggerla e anche qui le
probabilità sono molto alte che eserciti la protezione Se però lo stato nel quale
l’investitore ha ottenuto la nazionalizzazione scorretta, perché non ho avuto
l'indennizzo, è uno stato con cui lo stato italiano ha molti rapporti economici potrebbe
anche darsi che Flavia ottenga sì una protezione diplomatica o addirittura che non lo
ottenga ma questo è un caso un po’ forte diciamo il 99% ottiene la protezione, però
poi la trattativa diventa tra stato italiano e stato libico e se lo stato italiano lo
stato libero si mettono d'accordo sul fatto che l'investimento valeva 90 anziché 100
l'accordo tra gli Stati avviene al di sopra della testa dell'investitore.
Ricapitolando il diritto internazionale economico consuetudinario oggi prevede delle
norme a tutela dei diritti degli investitori che operano in contesti in cui non esiste un
accordo bilaterale quando essi subissero una nazionalizzazione discriminatoria e
senza indennizzo.
Un tempo non c'era una norma del genere, oggi esiste un diritto all'indennizzo
garantito dal diritto consuetudinario, che fa sì che l'investitore che subisca una
nazionalizzazione senza indennizzo, abbia primo il dovere di rivolgersi al giudice locale, se
ottiene giustizia è andato davanti a un giudice con le spalle forti oltre che del
contratto perché già poteva andare col contratto dire scusate mi avete
nazionalizzato un indennizzo dove sta, se quelli rispondono no vabbè ma il contratto è
cambiato tu non hai l'ultima versione l’investitore risponde poche chiacchiere qui c'è il
diritto consuetudinario che mi dà diritto, se nessuno mi ha notificato niente, non mi ha
non ha trattato con me condizioni diverse, io non ho ricevuto nessuna trattativa
diversa, nessuna proposta diversa io devo essere consuetudinariamente tutelato nel
mio diritto all'indennizzo. se lo tiene tutto a posto
se non lo tiene, step due -> avendo subito il diniego di giustizia e solo dopo aver subito il
diniego di giustizia l’investitore si può rivolgere al proprio stato e dice qui non si
rispettano le regole internazionali, io l'indennizzo non l'ho avuto vediamo un po’ che
cosa potete fare.
Allora a quel punto però la controversia subisce un salto di qualità, non è più una
controversia tra un privato e uno stato, ma diventa una controversia tra due Stati
per cui ci sarà una trattativa diplomatica tra i due Stati che molto spesso porta
l'investitore ad ottenere una soddisfazione adeguata, ma talvolta quando gli interessi

economici dei due Stati, attenzione sono diversi rispetto all'interesse economico
dell'investitore, può darsi che lo stato dell'investitore imporrà un sacrificio
l'investitore dicendo accontentati di 90 perché 100 non si può avere, questo cioè da un
lato il fatto che ci siano delle garanzie del diritto consuetudinario e dall'altro che ci
possano essere dei limiti alla tutela fino in fondo dell'investitore. E’ uno dei tanti motivi
per i quali oggi il diritto degli investimenti esteri è disciplinato soprattutto dagli
accordi bit, perché se io invece vado a fare un investimento in un paese in cui c'è un
accordo bit, innanzitutto il mio contratto che c'è sempre è fatto sulla base delle
regole generali previste nell'accordo bit, il contratto non potrà essere un rigo
indietro rispetto a quelle che sono le condizioni generali previste dall'accordo bit.
Quindi dal punto di vista dell'ammissione lo stato mi deve garantire almeno i diritti
previsti nell'accordo bit, poi se all’investitore 1 vuole dare qualcosa in più rispetto
all’investitore 2 e perché gli sta più simpatica, gli può dare diritti ulteriori però lo
zoccolo duro il minimo è l'accordo bit.
Questo vale anche dal punto di vista del trattamento fiscale, gestione tutele nel corso
della vita dell'investimento è tutto scritto nell'accordo BiT.
viceversa nell'altro caso era tutto frutto di una trattativa privata dello stato in cui
evidentemente l'imprenditore è la parte debole.
terzo punto nella fase della garanzia che è il problema della garanzia da offrire
all'investitore in caso qualcosa vada storto, qua l’ accordo bit e la forma maggiore
offre le maggiori garanzie di tutela, perché sul piano del diritto del contratto e del
diritto consuetudinario noi abbiamo visto che se tutto va a buon fine, l'investitore
ricorre al giudice interno il giudice interno gli commisura indennizzo pronto adeguato
ed effettivo, ma se qualcosa va storto a quel punto dipende dalla fortuna, perché se
l’investitore è fortunata lo stato italiano gli garantiva il riuscirà a garantirle un
indirizzo valido un indennizzo pari a 100 e tutto sarà andato bene, Se però lo stato
italiano si mette d'accordo con lo stato libico che il massimo possibile e 90 l’investitore
avrà perso 10
viceversa se l’investitore aveva fatto un investimento nell'ambito di un accordo bit fin
dal giorno prima di partire, sapeva che le controversie sull'investimento sarebbero
state automaticamente e deferite ad un giudice icsid
che significa? significa che quando l'investitore opera con l'ombrello di un accordo bit
qualsiasi cosa succeda nella vita di quell'investimento che determini un rischio o un
danno possono essere oggetto di copertura e di tutela da parte del giudice icsid cioè
Flavia se subisce una nazionalizzazione discriminatorio può andare davanti al giudice
icsid con tutte le tutele del caso, perché vi ho detto le sentenze icsid sono
immediatamente operative nel diritto interno e soprattutto sono rese da giudici
molto competenti.
Quindi il regime degli investimenti esteri ha subito una grossa evoluzione vedete di
mettere a fuoco nello studiare quel materiale, qual era il regime originario, qual è il
regime odierno.
il regime odierno chiaramente vive soprattutto sugli accordi bit, laddove esistono e
quindi in tutti i casi in cui gli investimenti esteri oggi sono coperti dai bitz dovete
sapere quali sono le regole che si applicano dal punto di vista dell'ammissione del
trattamento e della garanzia.
viceversa laddove degli accordi bits non esistono, quali sono le regole che si applicano
oggi? sono evidentemente un misto di diritto interno e di diritto consuetudinario
diritto interno per tutta la vita dell'investimento

diritto consuetudinario che viene in rilievo non tanto per l'ammissione perché
l'ammissione ancora tendono a fare gli Stati secondo le proprie simpatie
sul trattamento il diritto internazionale dice relativamente poco perché c'è solo un
obbligo di protezione cioè tu devi evitare così come lo fai per gli investitori nazionali
che per esempio nei tumulti danneggino le imprese, devi evitare che gli imprenditori
nazionali ed esteri così come i tutti i cittadini dello Stato siano assoggettati a rischi di
violazione delle norme di cui devono beneficiare.
Nella fase della garanzia in astratto il diritto internazionale da una forma di tutela
molto forte prevista, non tanto dal divieto di nazionalizzazioni perché il diritto
consuetudinario non prevede affatto un divieto di nazionalizzazioni e sarebbe in
effetti la massima tutela poi per l'investitore perché se ci fosse una norma
consuetudinaria che vieta la nazionalizzazione gli investitori sarebbero a posto.
purtroppo il diritto internazionale non riesce evidentemente a prevedere questo
perché gli Stati ospiti fanno la voce grossa e dicono io posso nazionalizzare sempre,
però hanno dovuto buttare giù il boccone di dover indennizzare.
Quindi il diritto consuetudinario oggi impone agli Stati ospiti di dover commisurare un
indennizzo pronto adeguato ed effettivo nei confronti degli investitori e prevede
anche che qualora ad uno stato ospite venisse in mente di violare questa regola esiste
l'istituto della protezione diplomatica per effetto del quale l'investitore
nazionalizzato senza indennizzo, primo ha il dovere di andare davanti al giudice locale e
questa è la regola del cosiddetto previo esaurimento dei ricorsi interni.
L’investitore se subisce un divieto di nazionalizzazione senza indennizzo non può
automaticamente chiamare lo stato italiano a protezione nell'esercizio della
protezione diplomatica, perché non ha previamente esauriti i ricorsi interni.
io ho mandato più volte sollecitazione a fissare un'udienza attraverso il mio avvocato
e non mi hanno mai risposto è passato un termine ragionevole a quel punto ho avuto
un diniego di giustizia oppure hanno fatto finta di fissare un'udienza, ma poi le hanno
detto ma quale indennizzo ma non esiste nessuna regola nel contratto c'era scritto
che noi potevamo fare quello che le pare, l ’investitore rispondere aspettate un
momento adesso vediamo se c'è o meno si prende quel pezzo di carta chiama
l'ambasciata e dice io voglio avere protezione diplomatica da parte dello Stato italiano
per aver subito un illecito un processo illecito di nazionalizzazione cioè senza
indennizzo
A quel punto lo stato italiano si attiva e offre se vuole, perché in astratto se lo stato
italiano non volesse potrebbe anche non garantire protezione all'investitore però
diciamo che questo è più un caso di scuola, è un caso di scuola nel senso che potrebbe
avvenire perché il diritto di agire in protezione diplomatica non è un diritto
dell'investitore, ma un diritto dello Stato. Lo stato ha il diritto di proteggere il proprio
cittadino, ma se non volesse lo volesse sacrificare questo diritto sull'altare della
cooperazione economica con lo stato ospite lo potrebbe fare. Diciamo che però
questo tende ad accadere meno frequentemente di solito lo stato agisce in
protezione diplomatica quello che può accadere è che l'accordo con la controparte
cioè con lo stato ospite non sia esattamente quello che era il desiderio dell’investitore
che puntava ad avere € 100.000 di quel che vi pare invece gli Stati si mettono d'accordo
per 99 per 98...
Allora una protesta della protezione diplomatica è un'importante passo avanti del
diritto internazionale economico e in termini di garanzia di un investitore che opera in
un contesto non coperto da un bit però non è detto che sia una soluzione eccellente,
ecco perché sempre di più si diffondono gli accordi bit e sempre di più gli investitori
tendono ad operare in contesti in cui ci sia un accordo bit.

se proprio vogliono fare investimenti in paesi in cui non c'è un accordo bit ricorrono a
meccanismi di protezione degli investimenti cioè fanno assicurazioni sul proprio
investimento si sobbarcano un onere che però li proteggerà qualora qualcosa
nell'investimento andasse storto e qui esistono meccanismi privati di protezione degli
investimenti oppure esistono agenzie internazionali di protezione degli investimenti
che offrono forme assicurative una fa capo alla Banca Mondiale l'agenzia si chiama
miglio mutilation multilateral investment garanti Agency quindi che offre garanzie agli
investitori che operano in contesti in cui non c'è il bit e quindi esistono delle regole per
fornire queste forme di garanzie.

FINE ASSA FA DI’

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