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F.M.

E
per la promozione dei Valori Classici
Kostas Skoufas Milano 6-03-2019

Tema : La Telestesia (Telaisthisis), il Dono di S. Antonio abate ( da non


confondere con telepsichia o telepatia e cose del genere).

Religione e Filosofia
La Telesthisi o Telestesia è uno dei Doni Divini estremi nella condizione
umana, concessi a persone che hanno raggiunto una particolare vicinanza
al Dio come santi ,mistici asceti, filosofi illuminati ma anche a semplici
uomini distinti per la loro bontà.
Si tratta della capacità unica, donata al mistico fedele di “vedere” la
“Assunzione” della propria Anima durante la sua morte e l'abbandono del
corpo, o di vedere a “distanza” quella di una persona amata. Mentre
capacità come telepatia, telepsichia, telecinisia ad altre cose di questo tipo
indicano “distanza”di comunicazione, ma rigorosamente considerate
Funzioni del cervello umano e materiale, la Telestesia è strettamente
legata alla pura spiritualità del Uomo non alla sua cultura intelligenza o
sapienza. Appunto è un dono Divino. Attuata ed energizzata questa
attribuzione durante il trapasso di una persona, anche del proprio,fa che il
mistico abbia “visione” dello spostamento del Anima , anche a distanza,
del trapasso di una persona.
La Telestesia a sua volta è una ulteriore specificità di altri tre grandi doni
Divini che la precedono, la Profezia (vedere il futuro,no previsione), la
Retorica (l'Eloquenza) e la Guarigione ( potere di Guarire), tre infallibili
attributi che riceve il mistico durante il suo percorso spirituale e la sua
consequente ascesa. Tutti i tre attributi fondamentali di Cristo.
S. Antonio abate,vissuto nel deserto egizio, verso la seconda meta del
terzo secolo, uno dei Padri del monachesimo, nominato e stimato da
Atanasio di Alessandria, passò prima vivendo dentro una tomba per circa
venti anni e poi in un castello diroccato, infestato da serpenti e
combattendo ogni tipo di passione demoniaca inconfessabile ( leggi con
estrema attenzione la vita del Santo). Ricevette ogni dono divino concesso
mai ad un uomo e fra questi il dono della Telestesia. Quando manda suo
amico Macario a salvare due monaci sofferenti di sette nel deserto
portandoli del acqua, egli “vede” da lontano che uno dei due era già
spirato, poi in seguito, e da migliaia di distanza di chilometri, sperimenta
la morte del suo amico monaco Amun vissuto da sempre sulla montagna
Nitria “ scorgendo l'assunzione dell'anima in cielo”. Sant' Antonio,come
tutti i santi, profetizzava tutto,chi sarebbe arrivato e quando a trovarlo,
eventi futuri e importanti e in fine il tempo esatto della propria morte la
quale veniva vissuta con desiderio di “andare presso Dio”e non come
supplizio.
Ho voluto ricordare il Santo come esigenza spirituale mia propria, in un
mondo ignorante e incosciente che oggi come mai va avanti sulla scia
degli Antivalori che i Poteri lo costringono a seguire, ma anche perché io
in persona, come tante volte ho raccontato, vissuto una esperienza di
questo tipo a Monte Athos fra i mistici e in particolare presso il Vegliardo
Paissios, ormai santificato, con tutte le prerogative suddette per S.Antonio.
Un mio dovuto ricordo ispirato dal amore e profondo rispetto verso chi ha
dedicato la propria esistenza ad amare e capire Dio, unico vero e reale
bisogno del Uomo.
I due Santi a cui faccio riferimento,come tanti altri, avevano pure il dono
di essere “presi” ed usciti dal corpo in uno stato di “Estasi” per poi
ritornare in “se”, cosa che accade naturalmente anche ad altri di varie
religioni e confessioni spirituali, ma che sfugge dal obiettivo di questa
missiva.
Finirò con poche parole con la dimensione filosofica della Telestesia.
Come sempre e alla nostra usanza fare riferimento al ellenismo classico,
la Telestesia è lo stato che l'anima si entra,momentaneamente in estasi o
ekstasis, nello spazio eterno di Platone e Parmenide dove non conta il
tempo -spazio (eterno presente). L'anima vede le altre anime senza la
distinzione vivo -morto ma con una differenza essenziale fra i due casi.
Nel caso del Santo la possibilità di vivere la Telestesia è un dono divino
“permanente per meriti” spirituali,mentre nel caso secondo è frutto delle
particolari sensibilità umane (comunque sempre dovute al Dio),ma
sporadiche senza esigenza che il soggetto che vive una tale esperienza sia
anche elevato a livello spirituale. Cosi ad esempio, tutti i vari veggenti nel
corso dei secoli sia come persone individuali che come membri di Oracoli
o altro, non voleva dire che quella capacità equivaleva alla loro maturità
spirituale. Essa era solo una personale prerogativa, come quella di un
grande pittore ,un musicista,un intellettuale e cosi via, una capacità un
dono di natura non sempre di ordine spirituale. La “divina” Kallas
probabilmente non era divina anche per i Dio,e la sua insuperabile voce
non era una conferma di approvazione divina,era solo un dono personale a
differenza dei Santi che vivevano uno status divino dal quale la Telestesia
proveniva come merito.

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