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1 CAPITOLO 1: La linguistica lo studio scientifico del linguaggio umano. tutti usiamo un linguaggio che chiameremo linguaggio naturale o umano.

. ad. ex il linguaggio dei computer, il linguaggio dei fiori... sono tutti sistemi di comunicazione che servono per trasmettere informazioni da un individuo, emittente, ad un altro, ricevente. i linguaggi sono identici nella loro funzione cio nel fatto di permettere la comunicazione ma non detto che siano identici nella loro struttura. La struttura del linguaggio umano specifica e solo la specie umana ha la capacit di acquisire il linguaggio umano. La linguistica lo studio scientifico del linguaggio umano dunque. Lo studio scientifico deve formulare ipotesi generali che spieghino molti fatti particolari, queste ipotesi inoltre devono essere fatte in modo chiaro: ci vale anche per la linguistica. La linguistica una disciplina descrittiva infatti che deve spiegare, usando leggi generali, ci che effettivamente si dice. ogni lingua inoltre presenta una variet d'uso, ogni variet ha delle caratteristiche proprie che vanno conosciute per poter utilizzare tale variet nei contesti appropriati. L'indicazione delle forme buone o meno buone comunque compito della grammatica normativa invece la linguistica vuole investigare i meccanismi che stanno alla base del comportamento linguistico degli esseri umani. Il linguaggio umano discreto mentre il linguaggio di molte specie animali [ex. api) continuo. discreto nel senso che i suoi elementi si distinguono per l'esistenza di limiti definiti. ad esempio [p] e [b] hanno un effetto di contrasto netto, non esistono dunque entit intermedie tra p e b. nei sistemi continui invece sempre possibile specializzare sempre pi il segnale: la danza delle api ha questa caratteristica. inoltre,una delle caratteristiche del linguaggio umano quella di poter formulare un numero alto di segni, cio di entit dotate di significante e significato mediante un numero molto limitato di elementi, i fonemi, che non hanno significato ma hanno la capacit di distinguere significati. questa caratteristica chiamata doppia articolazione ed assente nei linguaggi degli animali. un'altra differenza che i sistemi di comunicazione animale sono caratterizzati da un numero finito di segni; le parole di origine umana invece non sono un insieme finito poich se ne possono creare sempre di nuove, e, nel nostro parlare quotidiano facciamo uso di frasi nuove create sul momento. A questa capacit contribuisce il meccanismo della ricorsivit che permette di costruire frasi nuove inserendo in una frase data,un'altra frase. partiamo da una frase semplice: Maria mi ha colpito usando un verbo come "dire", possiamo trasformare questa in una frase complessa, cio formata da una frase principale e una frase dipendente: I ragazzi dicono che Maria mi ha colpito anche questa seconda frase pu diventare dipendente da un verbo come credere: I vicini credono che i ragazzi dicano che Maria mi ha colpito ecc... Un altro modo per formare frasi complesse di lunghezza indefinita e ricorrere all'uso della congiunzione e. Il limite alla lunghezza delle frasi non esiste in linea di principio ma c' un contrasto tra la capacit potenziale di produrre frasi infinite e la possibilit effettiva di realizzare tali frasi: c' contrasto tra competenza ed esecuzione. Sono gli esseri umani gli unici a poter acquisire un sistema di comunicazione caratterizzato dal fenomeno della ricorsivit. I tentativi fatti nel 1960 circa per insegnare ad alcuni gorilla una lingua

2 umana confermano questa tesi. Le scimmie non parlavano perch la loro anatomia non lo permetteva perci si ricorse al linguaggio gestuale. Le scimmie mostrarono per di non saper ricorrere alla ricorsivit. Inoltre cominciavano a comunicare solo dopo che erano state stimolate a farlo. Abbiamo dunque visto che il linguaggio umano caratterizzato da discretezza e ricorsivit. il linguaggio dell'informatica tuttavia caratterizzato da queste due stesse propriet ma si differenzia dal linguaggio umano. La differenza sta nella dipendenza dalla struttura. ex. La donna che i ragazzi dicono che mi ha colpito Maria il verbo "ha colpito" alla terza persona singolare e si accorda con il nome "donna" che non immediatamente vicino ad esso, cosa necessaria per il linguaggio informatico. Il nome "ragazzi" pi vicino al verbo "ha colpito" ma se trasformassimo "ha colpito" in "hanno colpito" la frase risulterebbe agrammaticale: *La donna che i ragazzi dicono che mi hanno colpito Maria dove l'asterisco indica le combinazioni di parole che sono agrammaticali. Tenendo conto che la linguistica una disciplina descrittiva, agrammaticale non significa scorretto ma malformato per un parlante nativo di una determinata lingua. il senso intuitivo di grammaticalit rappresenta una caratteristica essenziale della competenza dei parlante nativo di una lingua!!! Le relazioni tra parole all'interno di una frase non sono determinate dalla loro successione ma sono dipendenti dalla struttura. Con linguaggio intendiamo la capacit di sviluppare un sistema di comunicazione dotato delle caratteristiche appena accennate. Con lingua intendiamo la forma specifica che questo sistema di comunicazione assume nelle varie comunit. Le lingue sono differenti ma entro limiti ben definiti, ossia quelli del linguaggio come capacit umana specifica. Bacone, filosofo medievale, diceva che la grammatica unica nella sostanza anche se varia accidentalmente. nel '800 si pensava invece che non ci fosse nulla in comune a tutte le lingue del mondo. nel 1950 circa si torn invece sulla posizione di Bacone. gli universali linguistici, ossia gli elementi comuni a tutte le lingue sono ad esempio la ricorsivit e la dipendenza dalla struttura. una caratteristica che distingue le varie lingue l'ordine delle parole o meglio l'ordine degli elementi principali della frase. in italiano abbiamo soggetto-verbo-oggetto ma in arabo ad esempio verbosoggetto-oggetto. esistono dunque degli universali linguistici e delle propriet che caratterizzano soltanto alcune lingue. CAPITOLO 2: sin dalla nascita siamo circondati da atti linguistici. una lingua un sistema articolato su pi livelli e dunque un "sistema di sistemi". i livelli linguistici sono 4: quello dei suoni, fonologia, quello delle parole, morfologia, quello delle frasi, sintassi, quello dei significati, semantica. Le unit di ogni livello sono interdipendenti. La linguistica privilegia la lingua come espressione orale piuttosto che scritta perch ad esempio il bambino impara prima a parlare che a scrivere, la lingua cambia nel tempo prima ad un livello orale infatti gli alfabeti sono spesso in ritardo rispetto all'evoluzione delle lingue. In una lingua fondamentale la capacit distintiva dei suoni. ad esempio la vocale [a] si oppone alla vocale [e] in parole come "manto", "mento". se pronuncio per ad esempio la parola "mano" 12 volte avr ad esempio 12 "a" diverse dal punto di vista fisico [altezza tonale, lunghezza...): vi quindi un livello astratto dove vi una /a/ e poi questa /a/ si pu realizzare in n modi diversi.

3 c' dunque un livello nel quale ci che conta l'opposizione tra i vari suoni e poi c' un livello concreto in cui c' molta variet che dipende da come sono atteggiati gli organi della fonazione in quel momento. esiste cos un livello astratto della lingua nel quale i fenomeni sono pertinenti! "Langue" e "parole": Saussure cre una serie di distinzioni come quelle tra sincronia e diacronia, rapporti associativi e rapporti sintagmatici, tra significante e significato e tra langue e parole. la "parole" un'esecuzione linguistica realizzata da un individuo, un atto individuale. Un individuo A pu produrre dei suoni concreti, un atto di "parole", che individuale. Ma un individuo non possiede tutta la lingua; questa infatti preesiste agli individui e sopravviver ad essi. Vi dunque una lingua della collettivit, astratta: la "langue". la "langue" il sistema di riferimento collettivo. Codice e messaggio: Jakobson distingue tra codice e messaggio. il codice un insieme di potenzialit ed astratto. un messaggio invece viene costruito sulla base delle unit fornite dal codice ed un atto concreto. anche le lingue umane funzionano cos: ad esempio a livello del codice esistono unit come /p,n,e,a/ e queste unit astratte possono combinarsi per formare dei messaggi come dei non messaggi: a.pane,pena b. eanp, eapn a. rispettano le regole con cui tali unit devono essere messe insieme in italiano mentre b. sono dei non messaggi. Competenza ed esecuzione: Chomsky fa questa distinzione. La competenza tutto ci che l'individuo sa della propria lingua, l'esecuzione tutto ci che l'individuo fa, un atto di realizzazione e dunque concreto. La competenza profondamente diversa dalla "langue": quest'ultima sociale e trascende l'individuo mentre la competenza individuale e ha sede nella mente dell'individuo. competenza l'insieme delle conoscenze linguistiche che un parlante ha. E sono tantissime! procediamo per livelli: 1 - competenza fonologica: un parlante italiano s che i suoni [p,n,a,e] sono suoni della sua lingua ma che suoni come [pf] non lo sono. un parlante sa anche in qualche modo che se una parola in italiano inizia con tre consonanti, la prima deve essere [s]. Sa che se deve fare il plurale di "amico" cambia automaticamente il suono [k] di amico nel suono [t] di amici. ecc.. 2 - competenza morfologica: un parlante italiano sa che in italiano le parole finiscono di norma per vocale, sa che due parole in tutto uguali tranne che per l'accento hanno significati diversi [ex. ncora/ancra). conosce bene il vocabolario della propria lingua, sa formare parole nuove ex. da "lucido" s formare "extralucido": cio sa che a partire da parole semplici si possono formare parole complesse. > conosce le parole della propria lingua e le distingue da forme che non solo della propria lingua, sa distinguere tra parole possibili ma non esistenti e parole non possibili. > sa formare parole complesse a partire da parole semplici ma sa che non sempre possibile applicare lo stesso meccanismo ex da "veloce" "*disveloce". > ad una parola come "libro" si possono aggiungere molti suffissi "valutativi" ex. librone, libresco... ma lo stesso non pu avvenire per una parola come "balcone" ex. ?balconone, *balconesco

4 > sa costruire composti ma questi non si possono formare da due parole qualsiasi ex. "uomo civetta" "uomo scimmia" funzionano ma non esiste "*uomo matita"! > sa che i termini di un composto non si possono invertire liberamente. ad esempio capostazione/*stazionecapo un parlante quindi conosce le parole della propria lingua, alcuni aspetti della loro struttura e i meccanismi per formare parole complesse. 3 - competenza sintattica: i parlanti conoscono le regole della sintassi, possono formare vari tipi di frase. A partire da una frase dichiarativa semplice si pu formare una frase interrogativa ad esempio. un parlante ha conoscenze sintattiche molto sottili. certe operazioni sintattiche sono possibili con certe strutture frasali ma non con tutte. 4 - competenza semantica: i parlanti di una lingua sanno riconoscere il significato delle parole e delle frasi e sanno istituire molti tipi di relazioni semantiche tra le parole ex. relazioni di sinonimia, antonimia. I parlanti sanno distinguere diversi tipi di ambiguit, sanno che esistono determinati rapporti tra le parole. Tutto ci fa parte della grammatica dei parlanti intesa come un insieme di conoscenze che sono immagazzinate nella mente. Il bambino costruisce una grammatica a partire da dei dati che sono chiamati dati linguistici primari. una lingua un codice e un codice costituito fondamentalmente da due livelli: le unit di base e le regole che combinano le unit. Le regole combinano le unit pi piccole per formare le unit pi grandi. comunque tutte le possibilit non vengono realizzate e ci vale non solo per il lessico e per i suoni ma anche per la morfologia e la sintassi. ad esempio le unit di suono [p-a-n-e] possono essere combinate solo in due dei 24 modi possibili: pane e pena e non ad es. nape. In un atto linguistico, i suoni vengono disposti in una sequenza lineare diventando cos una catena parlata. [In quest'operazione i suoni si influenzano l'un l'altro ex. la "n" di canto foneticamente diversa dalla "n" di anfora. ) Questi rapporti vengono definiti rapporti sintagmatici e si hanno tra elementi che sono "in praesentia", cio co-presenti. in una parola come "stolto" tra la [s] e la vocale [o] c' il suono [t]. al posto di [t] per possono comparire altri suoni tra [s] e [o]. i suoni che possono comparire in un certo contesto intrattengono tra loro dei rapporti di tipo paradigmatico, ma sono rapporti "in absentia": cio se realizzo [t] non posso realizzare gli altri. Rapporti paradigmatici e sintagmatici non riguardano solo i suoni. ex. a. questo mio amico b. queste mie amiche vi sono rapporti sintagmatici tra la "o" di "questo", la "o" di "mio" e la "o" di "amico". vale lo stesso per la "e" di b. c. il libro d. questo libro e. quel libro Tra "il", "questo","quel" vi sono rapporti paradigmatici. In definitiva qualsiasi unit della lingua, intrattiene rapporti sintagmatici con le forme vicine ma anche rapporti paradigmatici con le unit assenti che avrebbero potuto essere realizzate in quel dato punto. Le lingue possono cambiare nel corso del tempo. lo studio del cambiamento linguistico detto

5 diacronico ed lo studio di un fenomeno attraverso il tempo. Una lingua pu essere studiata anche escludendo il fattore tempo. In questo caso si parla di studio sincronico. Un fenomeno sincronico un rapporto tra elementi simultanei, un fenomeno diacronico la sostituzione di un elemento con un altro nel corso del tempo. Una parola segno e un segno l'unione di un significato e un significante. il significante la forma sonora mentre il significato la rappresentazione mentale del segno, il concetto. il segno ha varie propriet tra cui: a) - la distintivit: ad esempio il segno "notte" si distingue dal segno "botte" o dai segni "lotte"... b) - la linearit: il segno si estende nel tempo, se orale, e nello spazio, se scritto. ci implica una successione, un prima e un dopo. Ad esempio "al" ha un significato diverso da "la" cos come "rami" ha un significato diverso da "mira". c) - l'arbitrariet: il segno arbitrario nel senso che non esiste alcuna legge di natura che imponga di associare al significante [libro] il significato "libro". L'associazione tra il significato e il significante deriva da una specie di accordo sociale convenzionale. ci sono eccezioni all'arbitrariet del segno costituite soprattutto da forme onomatopeiche per esempio "sussurrare". nel corso del tempo l'evoluzione cui sono soggette le lingue pu eliminare per la motivazione del segno ex. il latino "pipio", piccione, era onomatopeico ma l'italiano "piccione" ha perso la motivazione originaria. i segni possono essere sia linguistici che non linguistici. Un vestito nero (significante) pu voler dire lutto (significato). Mentre i segni linguistici sono tipicamente lineari, quelli non linguistici non sono lineari: in un cartello di divieto di accesso non importante se stata realizzata prima la parte in rosso o quella in bianco. La disciplina che studia i segni in generale la semiotica. Per Jakobson sono 6 le componenti necessarie per un atto di comunicazione linguistica: parlante; ci di cui si parla cio il referente; il messaggio; il canale attraverso cui passa la comunicazione; il codice; l'ascoltatore. Il referente ci cui l'atto linguistico rimanda cio la realt extra-linguistica invece il canale di norma l'aria ma pu essere anche una linea telefonica ecc... a ciascuna di queste componenti Jakobson fa corrispondere una funzione linguistica: 1) La funzione emotiva quella che riguarda il parlante e si realizza quando il parlante esprime stati d'animo, quando il parlare pi inteso a esprimere che a comunicare qualcosa a terzi. 2) La funzione referenziale informativa, neutra. Ex. una frase come "il treno parte alle sei". Riguarda il referente. 3) La funzione ftica si realizza quando vogliamo controllare se il canale aperto e funziona regolarmente. Espressioni come "mi senti?" "ci sei?" spiegano bene questa funzione. Riguarda il canale. 4) La funzione metalinguistica si realizza quando il codice viene usato per parlare del codice stesso. Riguarda il codice. 5) La funzione poetica si realizza quando il messaggio che il parlante invia all'ascoltatore costruito in modo da costringere l'ascoltatore a ritornare sul messaggio stesso per apprezzarne il modo in cui formulato. se il parlante ha costruito un messaggio del tipo "nel mezzo del cammin di nostra vita", l'ascoltatore dovr sospendere la funzione referenziale e tornare sul messaggio per decifrarlo, per capire come costruito. [cosa vuol dire "nel mezzo del cammin di nostra vita"?). Riguarda il messaggio. 6) La funzione conativa si realizza sottoforma di comando o esortazione rivolta all'ascoltatore perch modifichi il suo comportamento. Riguarda l'ascoltatore. ogni tipo di testo realizza prevalentemente una delle funzioni di Jakobson: un manuale di chimica per esempio realizzer soprattutto la funzione referenziale, le liriche di Petrarca la funzione emotiva...

6 ~ In Italia si parla una lingua ufficiale che l'italiano e una quantit enorme di dialetti. Un parlante porta con s una certa patina che ne denuncia la provenienza. si parla di italiani regionali. Esistono tre grandi italiani regionali: quello del Nord, quello del centro, e quello del sud. L'italiano regionale una variet di italiano parlata in un'area corrispondente ad una delle tre principali aree geografiche dell'Italia. L'italiano regionale costituisce un tramite tra il dialetto e l'italiano standard. ogni lingua inoltre stratificata sia socialmente che geograficamente. La stratificazione la seguente: italiano scritto italiano parlato formale italiano parlato informale italiano regionale dialetto di koin dialetto del capoluogo di provincia dialetto locale Il parlato informale quello che usiamo nelle situazioni non controllate, piuttosto rapido e conterr molti regionalismi. Il dialetto di koin identifica una regione dialettale. In uno stesso luogo possono coesistere diversi registri linguistici e i parlanti possono passare dall'uno all'altro. Una lingua stratificata in registri stilistici. molto importante sottolineare che un dialetto un sistema linguistico a tutti gli effetti. La differenza tra lingua e dialetto solo una differenza socio-culturale. Qualcuno pensa che siano esistite lingue primitive con sistemi fonologici... poco sviluppati e che da queste lingue si siano evolute le lingue complesse. In realt lingue di questo tipo non sono attestate. Altri invece pensano che vi siano lingue per eccellenza "logiche" ex. greco. In realt tutte le lingue hanno una loro logica interna. CAPITOLO 3: Le lingue sono circa 6000 al mondo. Il numero aumenta se consideriamo i vari dialetti. alcune lingue sono parlate da milioni di persone, altre da poche centinaia. possibile fare una classificazione delle lingue ad esempio dal punto di vista dei parlanti. Un'organizzazione, la Linguasphere, ha proposto sulla base del numero dei parlanti un indice di classificazione secondo 10 ordini di grandezza che vanno da 9 [lingua con pi di un miliardo di parlanti) a 0 [lingue estinte).La lingua pi parlata il cinese mandarino.L'italiano appartiene all'ordine di grandezza 7 con pi di 10 milioni di parlanti ma meno di 100 milioni. Non particolarmente significativo dal punto di vista linguistico classificare le lingue in base al numero dei parlanti. Alcune lingue sono pi vicine tra loro che non a certe altre. Esistono 3 modalit di classificazione per stabilire questa vicinanza: genealogica, tipologica, areale. Si dice che due lingue fanno parte dello stesso raggruppamento genealogico se derivano da una stessa lingua originaria ex. lingue romanze. A loro volta le lingue romanze fanno parte di una unit genealogica pi ampia, quella delle lingue indoeuropee, che costituiscono una famiglia linguistica. La famiglia l'unit genealogica massima. Le unit genealogiche di livello inferiore alla famiglia sono chiamate gruppi: quindi una famiglia linguistica contiene abitualmente diversi gruppi che a loro volta si articolano in sottogruppi o rami e cos via. Si dice che due lingue sono tipologicamente correlate se manifestano una o pi caratteristiche comuni. quindi visto che l'inglese e il cinese manifestano alcune caratteristiche comuni, possono essere

7 considerate tipologicamente correlate. una lingua pu essere tipologicamente correlata ad un'altra per quanto riguarda determinate caratteristiche e correlata ad una terza per quanto riguarda altre caratteristiche. Il punto di vista areale coglie quelle affinit che si creano fra lingue genealogicamente irrelate ma che hanno sviluppato caratteristiche strutturali comuni in quanto sono parlate in una stessa area geografica. In casi di questo genere si dice che le lingue formano una lega linguistica. ad esempio le lingue della lega balcanica hanno delle caratteristiche comuni. difficile stabilire che pi lingue derivano tutte dalla stessa lingua. Il problema c' quando non vi alcuna lingua attestata che possa essere ritenuta la lingua originaria di un determinato gruppo di lingue. Le famiglie linguistiche pi studiate sono le seguenti: I - famiglia indoeuropea II - famiglia afro-asiatica: Africa settentrionale, medio oriente, Africa orientale. A questa famiglia appartengono l'egiziano antico, l'arabo e l'ebraico. III - famiglia uralica: Europa orientale e Asia centrale e settentrionale. a questa famiglia appartengono il finlandese o finnico, l'estone e l'ungherese. IV - famiglia sino-tibetana: a questa appartengono il cinese mandarino, il tibetano e il lolo-birmano. V - famiglia nigerkordofaniana: comprende la maggioranza delle lingue parlate nelle nazioni africane a sud del Sahara. VI - famiglia altaica: comprende altre lingue dell'Asia centrale come il mongolo e il turco. altre famiglie linguistiche sono: quella dravidica, quella austro-asiatica e quella austronesiana. Vi sono poi altre famiglie linguistiche minori che comprendono un numero limitato di lingue. vi sono infine anche lingue isolate di cui non dimostrabile la parentela con altre ad ex. il basco. nella prima met del '900 il danese Pedersen avanz l'ipotesi che la famiglia indoeuropea, afro-asiatica, nigerkordofaniana e uralica potessero far parte di un'unica grande famiglia detta nostratica. Dei primi decenni del '800 si scopr che un'antica lingua dell'India, il sanscrito, ed alcune lingue europee come il latino e greco erano genealogicamente apparentate. Nel 1830 per indicare questa famiglia linguistica fu coniato il termine indoeuropeo. La famiglia indoeuropea si suddivide nei seguenti gruppi e sottogruppi: 1) - gruppo indo-iranico, suddiviso in due sottogruppi: indiano ed iranico. All'indiano appartengono varie lingue antiche, ex. vedico, sanscrito; e moderne derivate dai cosiddetti dialetti pracriti ex.hindi, urdu. L'iranico suddiviso in due rami: lingue iraniche occidentali e lingue iraniche orientali. Tra le lingue antiche del ramo occidentale ricordiamo il persiano antico e l'avestico; tra le lingue moderne ricordiamo il persiano moderno e il curdo. 2) - gruppo tocario: rappresentato da due lingue estinte indicate come "tocario A" e "tocario B" documentate da alcuni testi risalenti al primo millennio dopo Cristo 3) - gruppo anatolico:comprende le lingue diffuse nel secondo e nel primo millennio a.C. nell'Anatolia o Asia minore e oggi estinte: quella pi documentata l'ittita. 4) - il gruppo armeno rappresentato da una sola lingua, l'armeno, attestato sino dal quinto secolo d.C. 5) - il gruppo albanese rappresentato da una sola lingua attestata dal XV d.C. 6) - il gruppo slavo diviso in tre sottogruppi: slavo orientale, comprendente russo bielorusso e ucraino; slavo occidentale, comprendente polacco ceco slovacco; slavo meridionale comprendente bulgaro macedone serbo-croato e sloveno. Le prime attestazioni delle lingue slave sono i testi religiosi in antico slavo ecclesiastico che risalgono al IX secolo d.C. 7) - il gruppo baltico comprende il lituano e il lettone e varie lingue oggi estinte tra cui il prussiano

8 antico. Le prime attestazioni di queste lingue risalgono al XVI secolo 8) - il gruppo ellenico rappresentato da una sola lingua, il greco le cui prime attestazioni risalgono al secondo millennio a.C. 9) - il gruppo italico che si divide in due sottogruppi: italico orientale e italico occidentale. L'italico orientale, comprendente alcune lingue dell'Italia antica come l'osco, l'umbro e il sannita, si estinto mentre l'italico occidentale comprende il latino attestato dalle 600 a.C. circa che ha dato origine alle lingue romanze. Le lingue romanze ufficiali sono: il portoghese, lo spagnolo, il francese, l'italiano e il romeno. Altre lingue romanze che hanno un riconoscimento ufficiale regionale sono il galego, il catalano e le diverse variet del ladino. Di grande importanza anche il provenzale fondamentale nel medioevo. 10) - il gruppo germanico diviso in tre sottogruppi: germanico orientale, germanico settentrionale e germanico occidentale. L'unica lingua attestata sufficientemente del sottogruppo orientale il gotico, oggi estinto. Il sottogruppo settentrionale comprende le lingue nordiche cio lo svedese, il danese, il norvegese, l'islandese e il feroico. Il sottogruppo occidentale si divide in due rami: anglo-frisone e neerlando-tedesco. Al primo appartengono il frisone e inglese; al secondo appartengono l'olandese e il tedesco. a questi vanno aggiunti l'afrikaans, variet di olandese parlato dai coloni di origine olandese in Sudafrica e lo yiddish, dialetto tedesco proprio degli ebrei di Germania. 11) - il gruppo celtico oggi sostanzialmente confinato alle isole britanniche. Si divide in due sottogruppi: gaelico e britannico. Al primo appartiene l'irlandese e il gaelico di Scozia, al secondo appartiene il cimrico o gallese, il cornico e il bretone. Non tutte le lingue genealogicamente parenti si collocano in una stessa entit geografica e una stessa entit geografica non contiene soltanto lingue genealogicamente parenti. Una unit politica non corrisponde necessariamente ad unit linguistica: una stessa lingua pu essere la lingua ufficiale di paesi diversi e uno stesso paese pu avere pi lingue ufficiali. Due lingue sono tipologicamente correlate se manifestano uno o pi caratteristiche comuni. Queste sono state prima ricercate nella struttura delle parole e poi in quella dei gruppi di parole e delle frasi. Si parla quindi di una tipologia morfologica e di una tipologia sintattica. Tipologia morfologica: i tipi morfologici tradizionalmente riconosciuti sono: isolante, agglutinante, flessivo [distinto in un sottotipo analitico e in un sottotipo sintetico) e polisintetico o incorporante. il tipo isolante caratterizzato da una mancanza quasi totale di morfologia: i nomi non si distinguono per caso per esempio; i verbi non presentano differenze di persona... per indicare le relazioni tra le parole si fa uso dell'ordine delle parole stesse e di alcune particelle. Le particelle sono utilizzate ad esempio per indicare se un verbo indica un evento passato o se un nome singolare o plurale. Una lingua isolante il cinese. L'inglese e il cinese potrebbero essere raggruppati insieme dal punto di vista tipologico perch anche in inglese la maggior parte delle parole semplici sono invariabili ad esempio gli aggettivi, mentre la differenza tra singolare e plurale data unicamente dall'aggiunta di una -s finale. L'inglese presenta molte caratteristiche di una lingua isolante. il tipo agglutinante: ogni parola contiene tanti affissi quante sono le relazioni grammaticali che devono essere indicate. il turco un esempio di lingua agglutinante. Ad esempio dato una parola come "kus" cio uccello, ad essa si possono aggiungere il suffisso indicante il plurale -lar e, dopo di esso, un suffisso che indica i casi diversi dal nominativo.

9 ex. singolare plurale nominativo kus kus-lar accusativo kus-i kus-lar-i ... il tipo flessivo: le diverse relazioni grammaticali sono espresse da un unico suffisso. ex. latino. Facciamo un esempio per capire la differenza con il tipo agglutinante: La parola latina corrispondente al turco "kus" "avis". nel ablativo plurale il turco usa "kus-lar-dan" mentre il latino "av-ibus". Quindi la parola latina ha un unico suffisso che esprime contemporaneamente i significati "ablativo" e "plurale" mentre nella parola turca ciascuno di questi due significati espresso da un suffisso autonomo! Altra caratteristica delle lingue flessive quella di poter indicare le diverse funzioni grammaticali mediante la variazione della vocale radicale della parola. ad esempio in italiano faccio rispetto a feci. Questo fenomeno noto col nome di flessione interna ed molto diffuso nelle lingue indoeuropee e semitiche. A differenza delle lingue indoeuropee, nelle lingue semitiche la flessione interna non si applica soltanto a un numero limitato di verbi ma un procedimento regolare. Per questo motivo per le lingue semitiche si parla di un tipo introflessivo. in italiano inoltre oltre alle forme del tipo "uscii" sono possibili anche altre forme di passato come "sono uscito" mentre il latino esiste solo la forma "exii": c' differenza tra sottotipo analitico e sottotipo sintetico. Il sottotipo analitico pu realizzare le relazioni grammaticali anche mediante pi parole mentre il sottotipo sintetico concentra tale espressione in una sola parola. il tipo polisintetico: una sola parola pu esprimere tutte le relazioni che in italiano, ad esempio, sono espresse da un'intera frase. vero per che se alcune lingue in base a certe caratteristiche dovrebbero essere collocate in un tipo, per altre caratteristiche dovrebbero invece appartenere ad un altro. l'inglese per esempio presenta fenomeni di flessione interna proprio delle lingue flessive ma anche fenomeni delle lingue agglutinanti [lonely + ness) e incorporanti ["horseriding", andare a cavallo)! In poche parole non esistono tipi puri. Tipologia sintattica: si sviluppata dal 1960 circa grazie a Greenberg. Si basa sull'osservazione che esistono correlazioni sistematiche tra l'ordine delle parole nella frase e in altre combinazioni sintattiche. chiamata anche tipologia dell'ordine delle parole. Le combinazioni sintattiche analizzate sono: - la presenza in una lingua di preposizioni (Pr) o di posposizioni (Po). ad esempio il giapponese usa posposizioni: dice cio "cena dopo" e non "dopo cena" per esempio. - la posizione del verbo rispetto al soggetto e all'oggetto nella frase dichiarativa. Sono possibili sei ordini: SVO,SOV,VSO,VOS,OSV,OVS. solo i primi tre sono molto attestati mentre il quinto non attestato da nessuna lingua. - l'ordine dell'aggettivo (A) rispetto al nome (N) che esso modifica: in alcune lingue troviamo AN, in altre NA. - l'ordine del complemento di specificazione, genitivo (G) rispetto al nome (N) che modifica: troviamo GN ma anche NG. Esistono correlazioni sistematiche tra l'ordine delle parole in questi quattro tipi di costruzioni appena elencati: troviamo per esempio VSO/Pr/NG/NA: se la lingua presenta l'ordine VSO, allora usa preposizioni, colloca il genitivo dopo il nome e l'aggettivo dopo il nome. Si parla di implicazione poich se esiste ad esempio l'ordine VSO ci implica che si useranno i pronimi, il genitivo dopo il nome... Le formule come VSO/Pr/NG/NA sono per questo chiamate universali implicazionali.

10 La differenza logica fondamentale sembrerebbe confermare che le lingue con ordine VO sono preposizionali e collocano sia il genitivo che l'aggettivo prima del nome, mentre le lingue OV sono posposizionali e collocano il genitivo e l'aggettivo prima del nome. In realt questa legge non assoluta. non sempre facile inoltre definire se una lingua SVO,VSO o SOV. Si per riuscito a individuare i principi che spiegavano le eccezioni. Si visto che le lingue SOV a volte presentano l'aggettivo dopo il nome e a volte prima di esso. Si creata per questo una implicazione pi complessa: se una lingua presenta l'ordine SOV, allora posposizionale, e, se colloca l'aggettivo prima del nome, allora colloca il genitivo prima del nome. ~ Sistemi di scrittura: i pi antichi risalgono a tre millenni prima di Cristo. I primi sistemi sono elaborati degli egizi e dai Sumeri: sono del tipo ideografico o meglio logografico. Gli altri tipi di scrittura sono il tipo sillabico e il tipo alfabetico. nel tipo ideografico ad ogni simbolo (ideogramma) corrisponde un concetto concreto o astratto. Spesso per i simboli ideografici assumono valore solo fonetico per il "principio del rebus". Per esempio la parola "rondine" in egiziano era indicata col disegno di una rondine e veniva pronunciata "wr". Anche la parola "grande" veniva pronunciata "wr" e nei testi scritti il disegno della rondine pu indicare sia il sostantivo "rondine" quando l'aggettivo "grande". L'utilizzazione fonetica del simbolo ideografico determin il passaggio dal sistema di scrittura ideografico al sistema sillabico. Nei sistemi sillabici, determinati segni passarono a indicare determinati gruppi di suoni cio determinate sillabe: ad esempio nel sumerico "bocca" si pronunciava "ka" e quindi il segno per "bocca" fu utilizzato in varie parole in cui ricorreva la sillaba "ka".l'adozione di un sistema sillabico riduce molto il numero dei segni. l'invenzione del sistema di scrittura alfabetico attribuito ai Fenici ma fu elaborato da diverse popolazioni semitiche nel secondo millennio a.C.. I Fenici trasmisero solo l'idea dell'alfabeto ai greci. Nei sistemi alfabetici solitamente ad ogni suono corrisponde un segno ma questo principio ideale comunque non sempre viene rispettato. ex l'italiano "chiesa" ha 5 suoni ma 6 segni. Questa non perfetta corrispondenza dovuta al fatto che le lingue mutano nel tempo ma il modo di scriverle non tiene dietro a questi mutamenti. I greci costruirono un loro alfabeto adattando alla propria lingua quello fenicio. Dall'alfabeto greco deriva l'alfabeto latino ma anche l'alfabeto cirillico. Ovviamente se due lingue usano lo stesso sistema di scrittura non significa che siano apparentate. CAPITOLO 4: un suono un fatto fisico. Di tutti i suoni che possiamo produrre, solo una piccola parte fanno parte di una lingua in senso stretto. Ogni lingua ha un suo inventario di suoni (fonemi) e ogni lingua ha regole proprie per combinare questi suoni in sillabe e parole. I fonemi possono influenzarsi l'un l'altro e per rendere conto di questo le lingue dispongono di regole fonologiche. La disciplina che studia la produzione dei suoni detta fonetica articolatoria. Vi poi la fonetica acustica che studia la natura fisica del suono. C' poi la fonetica uditiva che studia l'aspetto della ricezione del suono da parte dell'ascoltatore. Fonetica articolatoria: un suono prodotto dall'aria che viene emessa dei polmoni, questa attraversa la laringe e incontra le corde vocali. Dopo la faringe, l'aria giunge alla cavit orale e fuoriesce dalla bocca. Se l'aria fuoriesce solo dalla bocca avremo suoni orali, se invece il velo palatinio resta inerte, l'aria fuoriesce anche dalla

11 cavit nasale e avremo suoni nasali. per classificare un suono sono necessari tre parametri: modo di articolazione, punto di articolazione e sonorit. I vari organi della fonazione possono essere posizionati in modi diversi nella produzione di un suono: i vari assetti che gli organi assumono producendo un suono sono detti modo di articolazione. Il flusso d'aria necessario per produrre un suono pu essere modificato in diversi punti dellapparato vocale: ognuno di questi punti chiamato punto di articolazione. La sonorit infine data dalle vibrazioni delle corde vocali: se vibrano avremo un suono sonoro, se non vibrano avremo un suono sordo. l'Alfabeto Fonetico Internazionale [IPA) risponde all'esigenza fondamentale di usare gli stessi simboli per gli stessi suoni in tutte le lingue del mondo! I suoni possono essere classificati in tre classi maggiori: consonanti, vocali e semiconsonanti o approssimati. Nella produzione di una vocale l'aria non incontra ostacoli e le vocali sono quasi sempre sonore. Per produrre una consonante l'aria o viene momentaneamente bloccata ex. [b] o deve attraversare una fessura molto stretta ex. [f]. Le consonanti possono essere sia sorde che sonore. Le semiconsonanti condividono propriet delle vocali e delle consonanti. Le vocali, le semiconsonanti, le liquide e le nasali formano la classe delle sonoranti. tutti i suoni non sonoranti si chiamano ostruenti. Le sonoranti sono tutte sonore. Il flusso d'aria necessario per produrre le ostruenti invece incontra ostacoli. I suoni dell'italiano: guardando la tabella se in una casella vi sono due suoni, il suono a sinistra il suono sordo quello a destra, il sonoro. Se in una casella vi un solo suono si tratta di un suono sonoro. Da sapere le definizioni dei suoni. Per esempio: p occlusiva, bilabiale, sorda z fricativa, alveolare, sonora... il suono [] in italiano, si trova solo in prestiti per lo pi di origine francese. Consonanti dell'italiano: i diversi modi di articolazione servono per produrre le consonanti: occlusive: il suono prodotto tramite una occlusione momentanea dell'aria cui fa seguito una specie di esplosione. Sono [p,b,t,d,k,g] fricative: l'aria deve passare attraverso una fessura stretta producendo una fricazione. Si possono prolungare nel tempo. Sono [f,v,s,z,] affricate: iniziano con un'articolazione di tipo occlusivo e terminano con un'articolazione di tipo fricativo. Sono [ts,dz,t,d] nasali: il velo palatino lascia passare l'aria attraverso la cavit nasale. Sono [m,m,n, ,] laterali: la lingua si posiziona contro i denti e l'aria fuoriesce dai due lati della lingua stessa. L'italiano ha due laterali [l],[ ] vibranti: c' vibrazione o dell'apice della lingua o dell'ugola. L'italiano ne ha una [r] approssimanti: sono suoni in cui gli organi articolatori vengono avvicinati ma senza contatto. Le approssimanti dell'italiano sono le semiconsonanti [j] e[w].in italiano [i] e [u] sono semiconsonanti quando sono seguite da una vocale tonica: ad esempio "piede" si trascriver [pjde], sono semivocali quando seguono una vocale tonica: ad esempio "pausa" si trascriver [pauza]. L'italiano usa sette punti di articolazione:

12 bilabiali: il suono prodotto tramite l'occlusione di entrambe le labbra [p,b,m] labiodentali: il suono deve attraversare una fessura che si forma appoggiando gli incisivi superiori al labbro inferiore [f,v] dentali: la parte anteriore della lingua tocca la parte interna degli incisivi [t,d] alveolari: la parte anteriore della lingua tocca agli alveoli [n,l,] o si avvicina agli alveoli [s,z,ts,dz] palato-alveolari: la parte anteriore della lingua si avvicina agli alveoli e ha il corpo arcuato [,t,d] palatali o anteriori: suoni prodotti con la lingua che si avvicina al palato [ , ,j] velari o posteriori: suoni prodotti con la lingua che tocca il velo palatino [k,g,w] Vocali dell'italiano: per classificare le vocali che si basa sull'altezza della lingua, sull'avanzamento o l'arretramento della lingua, sull'arrotondamento o meno delle labbra e sulla realizzazione di questi movimenti in modo teso o rilassato. Se la lingua assume una posizione alta si produrranno suoni come [i] o [u], se assume una posizione bassa si produrranno suoni come [a]. Se la lingua in posizione avanzata si produrr una [i] o una [e], se in posizione arretrata una [u] o una [o]. Se le labbra sono arrotondate si produrranno vocali come [u] o [o], se non sono arrotondate si produrranno [i] ed [e]. In italiano le vocali [e] ed [o] possono essere sia semiaperte che semichiuse e vi una sola [a]. il sistema cos eptavocalico che da luogo a un triangolo: anteriore alte (chiuse) medio-alte (semichiuse) medio-basse (semiaperte) basse (aperte) i e a o centrale posteriore u

Il sistema eptavocalico per alcuni italiani regionali come il toscano. Vi sono delle aree, come la Sicilia, dove il sistema ha solo cinque vocali. i alta, anteriore, non arrotondata e medio-alta, anteriore, non arrotondata medio-bassa, anteriore, non arrotondata a bassa, centrale, non arrotondata medio-bassa, posteriore, arrotondata o medio-alta, posteriore, arrotondata u alta, posteriore, arrotondata Le consonanti possono combinarsi insieme e formare dei nessi consonantici. La loro combinazione soggetta a restrizioni. Io posso fare in italiano [pr] ma non per esempio [gv]. Alcune combinazioni possibili in posizione interna di parola non sono possibili in posizione iniziale. Per esempio [r+p] possibile in posizione interna (arpa) ma non in posizione iniziale. In italiano se una parola inizia con tre consonanti, la prima deve essere una [s]. La combinazione di vocali e approssimanti in una medesima sillaba da luogo ai dittonghi che possono essere ascendenti [approssimante seguita da vocale accentata ex. fienile, quasi) o discendenti [vocale accentata seguita da approssimante ex. cauto, noi). esistono anche trittonghi ex. miei [mji]. La combinazione di due vocali appartenenti a sillabe diverse da luogo a uno iato. Nell'italiano ci sono incoerenze del sistema grafico. Un sistema coerente quando a un suono corrisponde un segno e viceversa.

13 in italiano invece troviamo: a. due simboli diversi per un solo suono. ex. cuore/quando [k] b. due suoni diversi scritti con lo stesso simbolo. ex. sera/rosa [s] e [z] c. due simboli per un solo suono o tre simboli per un solo suono. ex. che [k] o aglio [ ] Il simbolo dell'alfabeto "c" sta per due suoni diversi [t] e [k]... vi sono simboli dell'alfabeto che non sempre rappresentano un suono: il simbolo "i" pu rappresentare una vocale alta anteriore o pu stare per la semiconsonante palatale ma pu anche essere solo grafico. ex. in scienza [ntsa] la "i" solo grafica. I suoni possono essere semplici per esempio [t,d,k,t,dz] o geminati [tt,dd,kk,tt,ddz].La lunghezza si indica con due punti e dunque scriveremo [t:,d:,k:,t:,d:z]. il simbolo IPA per l'accento ['] e si colloca prima della sillaba accentata. scriver dunque ['kaza], [lam'pjone], [intimi'ta]. sui monosillabi l'accento pu non essere segnato. Da ricordare che in IPA non esistono le maiuscole e gli apostrofi. p.85: esercitarsi nella scrittura fonetica! MOLTO IMPORTANTE Nelle trascrizioni importante indicare vari tipi di confine: quello di sillaba, quello di morfema e quello di parola. Il morfema l'unit pi piccola dotata di significato. Il confine di sillaba viene di norma rappresentato con un punto (.). ex. ot.to.bre, ve.lo.ce.men.te Il confine di morfema rappresentato con il simbolo (+). ex. ottobre, veloce+mente, bar+ista Il confine di parola rappresentato con il simbolo (#) e marca l'inizio e la fine della parola. ex. #ieri#, #ottobre# Mentre la fonetica si occupa dell'aspetto fisico dei suoni, la fonologia si occupa della funzione linguistica dei suoni. L'unit di studio della fonetica dunque il fono, l'unit di studio della fonologia il fonema. la fonologia cerca di scoprire quali siano i fonemi di una lingua, se cio a una differenza di suono corrisponde una differenza di significato. ex. [kalo] e [karo] hanno significati differenti mentre tra [karo] e [kaRo] c' solo differenza di suono perch [R] rappresenta la "r moscia" la fonologia cerca di scoprire come i suoni si combinano insieme. In italiano posso creare [tr] ma non [r] ad esempio cerca di scoprire come i suoni si modificano in combinazione. Per esempio il prefisso "s-" diventa sonoro se seguito da un fonema sonoro: "sregolato" [z]regolato Per riuscire a individuare i fonemi si ricorre alle coppie minime. Un suono ha una sua distribuzione, ha cio alcuni tipi di contesti in cui pu comparire. Per esempio [r] in italiano pu comparire tra due vocali, dopo [t]... Tra i suoni che l'apparato fonatorio pu produrre, ogni lingua ne sceglie un certo numero da usare: questi suoni saranno allora detti foni, cio suoni del linguaggio articolato. I foni hanno valore linguistico quando sono distintivi. Cos ex. [p] e [t] non sono solo suoni dell'italiano ma contribuiscono a formare coppie minime, cio coppie di parole che si differenziano solo per un suono nella stessa posizione!!! ex carpa/carta. Due foni che abbiano valore distintivo sono detti fonemi. Una fonema un segmento fonico che:

14 1) - ha una funzione distintiva 2) - non pu essere scomposto in una successione di segmenti di cui ciascuno abbia una tale funzione 3) - definito solo dai caratteri che abbiano valore distintivo per esempio l'aspirazione possibile in italiano ma non pertinente, non ha cio carattere distintivo. [in hindi invece l'aspirazione pertinente) il fonema una unit astratta che si realizza in foni. I fonemi sono rappresentati tra barre oblique ex. /t/ mentre i foni tra parentesi quadre ex. [t]. Il fonema quindi una unit che si colloca ad un livello astratto, a livello di "langue" mentre i foni si collocano a livello concreto, di "parole". I suoni intercambiabili sono quelli che possono apparire nel medesimo contesto, i suoni non intercambiabili sono quelli che non possono comparire nel medesimo contesto. Per stabilire se due foni abbiano valore distintivo, Trubeckoj [1939], ha proposto una serie di regole. 1 - quando due suoni ricorrono nelle medesime posizioni e non possono essere scambiati fra loro senza con ci mutare il significato delle parole o renderle irriconoscibili, allora questi due suoni sono realizzazioni fonetiche di due diversi fonemi. ex. varo - faro 2 - quando due suoni della stessa lingua compaiono nelle medesime posizioni e si possono scambiare fra loro senza causare variazione di significato della parola, questi due suoni sono soltanto varianti fonetiche facoltative di un unico fonema. ex. rema - Rema [R] uvulare 3 - quando due suoni di una lingua, simili dal punto di vista articolatorio, non ricorrono mai nelle stesse posizioni, essi sono due varianti combinatorie dello stesso fonema. ex. naso - ancora ([nazo] - [akora] La linguistica statunitense ha utilizzato invece le nozioni di distribuzione contrastiva e distribuzione complementare. quando due foni possono comparire nello stesso contesto e si ottengono cos due parole di senso diverso, allora i due foni sono in distribuzione contrastiva ed i due foni sono realizzazioni di due fonemi diversi. Quando invece due foni non possono mai ricorrere nello stesso contesto, ma il fono X ricorre in una certa serie di contesti e il fono Y ricorre in un'altra serie, allora, se questi due foni sono foneticamente simili, si tratta di due allofoni dello stesso fonema. Allofoni: ad esempio in italiano [z] ricorrere prima di consonante sonora e tra due vocali, [s] altrove. il solo fonema /s/ si realizza come [s] in certi contesti e come [z] in altri. gli allofoni sono prevedibili perch sono legati ad un determinato contesto. Varianti libere: se due suoni foneticamente simili si possono trovare nello stesso contesto, ci sono due possibilit. O danno luogo a due parole con significato diverso o il significato non cambia. Nel primo caso i due foni sono realizzazioni di due fonemi diversi, nel secondo caso sono varianti libere. se dico [rema] o [Rema] cio con una [r] vibrante, [r] e [R] sono varianti libere. I fonemi di una lingua intrattengono tra loro dei rapporti di opposizione. Trubeckoj ha studiato le opposizioni fonologiche: a) - una opposizione bilaterale quando la base di comparazione propria solo nei membri dell'opposizione, altrimenti multilaterale: ad esempio bilaterale l'opposizione tra /p/ e /b/ in italiano perch la base di comparazione (occlusiva bilabiale) propria solo di questi due fonemi. L'opposizione

15 tra /p/ e /k/ invece multilaterale dato che in italiano c' almeno un altro occlusiva sorda (/t/). b) - ci sono poi opposizioni privative o non privative. Questa opposizione riguarda quelle coppie di fonemi in cui si potrebbe dire che un fonema ha le propriet x e l'altro fonema ha tutte le propriet x pi un'altra propriet. ad esempio /p/ priva della sonorit mentre /b/ ha tutto quello che ha /p/ pi la sonorit. Il termine dell'opposizione che ha una propriet in pi detto marcato. l'opposizione tra /p/ e /k/ non privativa ma equipollente perch la bilabialit di /p/ equivale alla velarit di /k/. c) - ci sono infine le opposizioni costanti e quelle neutralizzabili. Quelle costanti, sono opposizioni che funzionano in tutti contesti, mentre quelle neutralizzabili in certi contesti non funzionano. in olandese ad esempio il contrasto tra /t/ e /d/ funziona in posizione iniziale e interna di parola ma non funziona in posizione finale dove si trova sempre [t]. Le opposizioni privative hanno costituito la base per lo sviluppo di una teoria nota con il nome di binarismo, dovuta a Jakobson: ogni elemento linguistico si differenzia dagli altri per una serie di scelte binarie. ogni fonema pu essere analizzato in un insieme di tratti distintivi che definiscono quel fonema in opposizione a tutti gli altri. alcuni tratti distintivi sono: - sillabico, arrotondato, alto, basso, arretrato per le vocali. - sillabico, sonoro, nasale... per le consonanti. Se il fonema ha un determinato tratto lo si designa con il segno "+", se ne privo con il segno "-". Regole fonologiche: una regola fonologica collega una rappresentazione astratta (fonematica) ad una rappresentazione concreta (fonetica). Una regola fa si che una data unit cambi con un'altra in un determinato contesto. La forma tipicamente la seguente: AB/___C cio A diventa B nel contesto C. un esempio pratico: k t/___+i cio [k] diventa [t] prima di [i] preceduto da un confine di morfema. una velare sonora semplice o geminata viene palatalizzata in una affricata semplice o geminata prima della vocale palatale [i]: g(:)d(:)/___+i dove le parentesi tonde indicano facoltativit. La nasale dentale /n/ diventa una nasale bilabiale davanti a /p,b,m/: p nm/___ b m le parentesi tonde e graffe possono combinarsi. Per esempio: i g(:) d(:)/___+ e Una regola fonologica pu essere formulata sia ricorrendo ai fonemi, sia utilizzando i tratti distintivi. Ad esempio la sibilante resta sorda davanti a consonante sorda [t,p,k,f] ma diventa sonora davanti a consonante sonora. Dato che tutti i suoni della regola che ne risulterebbe sono sonori basta cogliere ci che hanno in comune cio la sonorit che un tratto distintivo: s [+ sonoro]/___ [+cons] [+sonoro] i cambiamenti non sono liberi ma sono soggetti a restrizioni cio le regole sono motivate e operano una

16 ristretta serie di cambiamenti. Possono: A) cambiare dei tratti ex. kt/___+ i e

B) inserire segmenti. Ad esempio in italiano pu essere inserita una [i] dopo consonante e prima di una parola che inizia con [s] seguita da consonante: in storia > inistoria C) cambiare l'ordine dei segmenti. Le regole che cambiano l'ordine dei segmenti sono note con il nome di "metatesi". In italiano non sono produttive e si ritrovano quasi esclusivamente nei lapsus ex. dico "cimena" invece di "cinema" D) cancellare segmenti. Ci molto diffuso: ex. vino+aio > vinaio non *vinoaio. V /___+V dove V sta per vocale [-accento] Assimilazioni: totali, parziali, progressive, regressive. totale quando il segmento che causa l'assimilazione rende il segmento assimilato totalmente uguale al primo. parziale se il segmento che causa l'assimilazione cambia l'altro segmento solo parzialmente. L'assimilazione progressiva quando il segmento che causa l'assimilazione a sinistra del segmento che si assimila. L'assimilazione regressiva quando il segmento che causa l'assimilazione a destra del segmento che cambia. ex. assimilazione totale regressiva: i[n+r]agionevole > i[rr]agionevole assimilazione parziale regressiva: in+probabile > improbabile ci sono anche assimilazioni di tipo diacronico che caratterizzano ad esempio il passaggio dal latino all'italiano: factum > fatto esistono anche casi di assimilazione a distanza: questo fenomeno si dice metafonesi: ex. nero > niri "nero/neri" in umbro meridionale ancora un tipo di assimilazione a distanza l'armonia vocalica: le vocali entro un determinato dominio, si assimilano per un particolare tratto o per pi tratti: ad esempio nel turco, la vocale del suffisso flessivo plurale si armonizza alla vocale pi vicina della parola cui si aggiunge: adam+lar "uomo + Pl" o ev+ler "casa + Pl" La differenza tra metafonesi e armonia vocalica sta nel fatto che nella prima sono le vocali postoniche a influenzare le vocali toniche mentre nell'armonia vocalica il contrario. La dissimilazione invece il fenomeno contrario: una segmento cambia tratti per distinguersi da segmenti del suo contesto: ex. peregrinus > pellegrino "r...r > ll...r" Infine ci sono le regole shandi ["fusione") che si manifestano tra la fine di una parola e l'inizio di quella seguente. una di queste regole il raddoppiamento fono sintattico che caratterizza per esempio il toscano (che ffai?). La sillaba: rappresenta una unit costituita da uno o pi foni agglomerati intorno a un picco di intensit. La sillaba minima costituita in italiano da una vocale, il nucleo sillabico. Questo pu essere preceduto da un attacco e seguito da una coda. Il nucleo pi coda costituiscono la rima. La sillaba ha una struttura interna di questo tipo: sillaba

17

attacco nucleo c tr o o

rima coda n n (con-durre) (tron-co)

L'attacco pu essere costituito da una o pi consonanti e il nucleo pu essere costituito da un dittongo ad esempio p-ie-de. una sillaba aperta o libera se priva di coda cio finisce in vocale altrimenti detta chiusa o implicata. in alcune lingue il nucleo pu essere costituito da sonoranti come [r,l,n,m]. L'aplologia prevede la cancellazione della sillaba in composizione: ad esempio eroico-comico > eroicomico, esente+tasse > esentasse si cancella la sillaba finale di parola prima di una parola che inizia con una sillaba con attacco uguale. Fatti soprasegmentali: la parola [kane] ad esempio costituita da quattro segmenti [fonemi): /k//a//n//e/. La fonologia basata sui segmenti di tipo segmentale. Vi sono per fenomeni che oltrepassano il segmento: sono soprasegmentali appunto. Essi sono la lunghezza, l'accento, l'intonazione e il tono. la lunghezza relativa alla durata temporale con cui vengono realizzati i suoni. Non tutti i suoni hanno la stessa durata. In alcune lingue come il latino la lunghezza vocalica ha valore distintivo. In italiano la lunghezza consonantica ad essere distintiva invece. esistono lingue dove non distintiva n la lunghezza vocalica n quella consonantica. accento: una propriet delle sillabe. Una sillaba tonica pi prominente di una sillaba atona perch realizzata con maggiore intensit. L'accento pu essere contrastivo. Solo nelle lingue con accento non fisso esso pu avere funzione distintiva e dar quindi luogo a coppie minime. Una parola inoltre pu avere pi di un accento: ad esempio in "capostazione" vi un accento primario sulla "o" di "stazione" e uno secondario sulla "a" di "capo". L'accento primario si marca in apice ['], quello secondario in pedice [,]. intonazione: l'altezza dei suoni non uniforme, ci sono picchi e avvallamenti. L'intonazione ha rilevanza sintattica. Le dichiarative hanno una curva melodica con andamento finale discendente, mentre le interrogative hanno andamento finale ascendente. tono: una sillaba pu essere pronunciata con altezze di tono diverse. Vi sono lingue dove a differenza di altezza di pronuncia corrispondono variazioni di significato. Sono le lingue tonali. le lingue tonali si raggruppano in tre aree linguistiche: lingue amerinde, lingue africane, lingue della famiglia sino-tibetana. Le lingue differiscono tra loro sia per l'inventario dei fonemi e degli allofoni che per le regole fonologiche. Ad esempio in inglese ci sono pi fricative che in italiano CAPITOLO 5: Morfologia lo studio delle parole e delle varie forme che una parola pu assumere. Le parole possono essere semplici o complesse. Le parole complesse sono le parole derivate che possono essere prefissate o suffissate e le parole composte. Le parole semplici e complesse possono poi essere flesse. Struttura interna: appartiene alle parole complesse ma non alle parole semplici.

18 Morfologia concepita come lo studio della struttura interna delle parole. oggi alla morfologia affidato un compito complesso cio dar contro a tutte le conoscenze che un parlante grado della propria lingua. Il parlante conosce il genere delle parole sa come formare forme complesse e il grado di complessit che una parola pu raggiungere. Nozione di parola: Parole: unit del linguaggio umano istintivamente presenti alla consapevolezza dei parlanti. Abbiamo a che fare con parole quotidianamente e in italiano non sembrano esservi problemi per l'identificazione delle parole. Ma ci che conta come parola in lingua non detto che valga anche per le altre lingue. Ex. puer/il ragazzo. Le diversit tra le lingue rende difficoltoso definire le parole. Criteri per definire una parola: sono molti ma quasi tutti inadeguati. A) parola ci che compreso tra due spazi bianchi. questa definizione di parola semplice e sembra molto efficace ma ha un limite di applicazione: pu funzionare solo per le lingue dotate di scrittura non per le lingue che le sono sprovviste. B) sono parole le unit della lingua che possano essere usate da sole cio possono formare un enunciato (domani in risposta a quando?) Soluzioni: a)non possibile definire la nozione di parola una volta per tutte. Distinzione di varie accezioni di parola a seconda del punto di vista a partire dal quale si considera quest'oggetto. La nozione fonologica non coincide con la nozione di parola morfologica o di parola sintattica. Da un punto di vista fonologico per esempio telefonami una parola sola ma sintatticamente costituita da pi unit: telefona a me. b) considerare le parole come unit che non possano essere interrotte, o meglio al cui interno non si pu inserire dell'altro materiale linguistico. ( lat. sentis, qui non posso inserire nulla ; it. tu senti, qui si tra tu e senti). c) assumiamo che nella maggior parte dei casi un parlante nativo abbia intuizioni corrette su cosa siano le parole e che sappia identificarle in un discorso. Tema, radice e forma di citazione: Ex. amare la forma di citazione che troviamo sui vocabolari chiamata anche lemma. Questa forma rappresenta tutte le forme flesse che il verbo pu avere. Le entrate nel dizionario, i lemmi, non sono forme flesse, sono sempre le forme di citazione. Convenzionalmente per l'italiano la forma di citazione la seguente: 1. il verbo allinfinito, mentre per le altre lingue vige una tradizione diversa. 2. nome: maschile o femminile singolare 3. aggettivo: maschile singolare o la forma unica di maschile/femminile per gli aggettivi a due uscite ex. bello, felice. Differenza importante: tra un dizionario e un testo. In un testo compaiono forme flesse mentre in un dizionario compaiono forme di citazioni o lemmi. Lemmatizzazione:operazione che porta dalle forme flesse ai lemmi. Ex. amavo > amare Tema e radice: importante questa distinzione in un verbo. Nel verbo amare si toglie la desinenza flessiva re e resta ama che il tema del verbo. Il tema stesso si pu analizzare come una radice

19 am e una vocale tematica a. Le vocali tematiche dellinfinito italiano sono tre: a, e, i . ex. contare, temere, sentire Le classi di parole: Le parole della lingua sono state tradizionalmente raggruppate in classi, o parti del discorso dette anche categorie lessicali. Secondo le grammatiche scolastiche nell'italiano le parti del discorso sono: nome, verbo, aggettivo, pronome, articolo, preposizione, verbo, , congiunzione, interiezione. Alcune di queste parole assumono desinenze diverse a seconda delle altre parole con cui si combinano. Le classi di parole che assumono forme diverse sono in italiano: nomi, verbi, aggettivi, articoli, pronomi. Sono perci detti anche parte del discorso variabili. Le altre parti del discorso invece sono invariabili. Altra distinzione quella tra parole aperte e chiuse: le prime sono quelle a cui si possono sempre aggiungere nuovi membri, le seconde sono formate da un numero finito di membri che non pu essere aumentato. Classi aperte: nomi, verbi, aggettivi e avverbi. Le interiezioni costruiscono un caso un po' particolare, forse possibile pensare che nuove interazioni possano essere formate per esempio usando come interiezioni parole appartenenti ad altre classi. Comunque questo elenco delle nove parti del discorso non valido per delle lingue del mondo. alcune parti come l'articolo manca in tante lingue, ma ci sono anche parti del discorso universali cio presenti in tutte le lingue: nome e verbo, probabilmente lo sono. Problema: quali sono i criteri in base ai quali si dice che una determinata parola un nome, un verbo o un aggettivo? I criteri tradizionali sono di tipo semantico cio basati sul significato. Il nome designa delle entit e degli oggetti; i verbi designano delle azioni o dei processi. Esistono per delle parole come descrizione, nascita che non designano oggetti ma piuttosto processi. Viceversa abbastanza strano dire che verbi come sapere conoscere indicano azioni: piuttosto designano degli stati. Si pu supporre che le parole siano immagazzinate nella memoria dei parlanti ed plausibile che le parole siano immagazzinate nella memoria insieme alla loro categoria lessicale. Le parti del discorso possa essere perci riconosciute in base a criteri puramente distribuzionali. I nomi, verbi saranno definiti in base alle altre classi di parole assieme a cui possono o non possono ricorrere. La definizione precisa delle varie parti in termini distribuzionali un'operazione complessa ma necessaria. Categorie e sottocategorie: nomi: ci sono dei tratti che suddividono la categoria del nome, in altre sottocategorie del nome: +umano [persona),-umano [non nome di persona) -comune [equivale a proprio) astratto [equivale a concreto). Il tratto [+/- numerabile] divide i nomi in nomi che possono essere contati, come il libro e nomi che non possono essere contati cio nomi massa come zolfo. i nomi non numerabili non hanno il plurale ma se ce l'hanno, questo ha significato particolare o idiosincratico ex. la rottura della acque. Verbi: sottocategorizzati in transitivi o intransitivi, regolari o irregolari, possono avere una costruzione progressiva ex. sto leggendo o verbi, detti stativi che non possono avere questa costruzione ex. *sto

20 sapendo la risposta. Tutte queste informazioni categoriale e subcategoriali sono fondamentali. Se consideriamo nomi propri come Gianni, nomi comuni come bambino, nomi di animali come coniglio si constater che ognuno di essi pu comparire assieme a certi suffissi ma non a tutti. conclusione: la categoria e i tratti specificati nel lessico sono informazioni importanti per il funzionamento dell'apparato morfologico di una lingua. tutte le informazioni associate ad una determinata parola nella sua presentazione lessicale servono per il funzionamento dei processi morfologici che possono riguardare quella parola. Morfema: definizione: la pi piccola parte di una lingua dotata di significato. un segno linguistico, costituito da un significante ed un significato. Ci sono morfemi lessicali e morfemi grammaticali. Lessicale cio non dipende dal contesto. Ci sono poi forme che esprimono soprattutto delle funzioni grammaticali e ricevono significato dal contesto in cui compaiono. osservazione: a. la distinzione tra morfemi lessicali morfemi grammaticali non sempre netta; b. la frequenza di queste classi di morfemi nei testi si avvicina al 50% cio molto spesso unalternanza perfetta tra morfemi lessicali e morfemi grammaticali. Morfemi liberi e legati: definizione: a. liberi sono quelli che possono ricorrere da soli in una frase ex. bar, virt, ieri; b. legati sono quelli che non possono ricorrere del soli in una frase e che per poterlo fare si devono aggiungere a qualche altra unit. Parola e morfema: Le parole boys libri sono composte da due morfemi sono cio bimorfemiche. Generalmente in inglese le parole semplici sono monomorfemiche, in italiano generalmente nomi ed aggettivi semplici sono bimorfemici, mentre i verbi regolari sono trimorfemici. Morfema e allomorfi: definizione: morfema designa propriamente una unit astratta che rappresentata a livello concreto da un allomorfo. La distinzione parallela a quella che in fonologia esiste tra fonema e allofono. Generalmente un morfema rappresentato da un solo allomorfo ma ci sono casi in cui un morfema pu essere rappresentato da pi allomorfi. l'esempio della formazione delle plurale inglese. esempio: graficamente il plurale regolare in inglese marcato con una s o es; ma foneticamente ci sono tre realizzazioni diverse [s][z][Iz] ognuno di questi tre allomorfi compare in contesti definiti e in quei contesti gli altri allomorfi non possono comparire. Si dice che i tre allomorfi hanno distribuzione complementare. esempio di allomorfia in italiano: articolo maschile.

Flessione, derivazione e composizione: definizione: la derivazione, la composizione, la flessione sono i processi morfologici pi comuni che possono modificare le parole semplici.

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A) Derivazione: raggruppa tre processi diversi, caratterizzata dall aggiunta di un affisso, cio una forma legata ad una forma libera. PREFISSO: quando l'affisso si aggiunge a sinistra della parola > PREFISSAZIONE SUFFISSO: quando l'affisso si aggiunge a destra della parola > SUFFISSAZIONE. INFISSO: quando laffisso si aggiunge in mezzo alla parola > INFISSAZIONE. Ex. fortunato > sfortunato; dolce > dolcemente; kuhbil coltello > kuhkabil del coltello [ulwa, lingua del Nicaragua) B) composizione forma nuove parole a partire da due esistenti C) flessione si aggiungono alla parola di base informazioni relative a: genere, numero, caso, tempo, modo, diatesi, persona. La flessione di parole derivate e composte non diversa quanto a desinenze da quella delle parole semplici. Morfologia come processo: Una categoria lessicale ad esempio il verbo pu nascere come tale o diventare verbo attraverso vari processi. Ex. N > V magnete > magnetizzare Aspetto dinamico della morfologia: esistono diverse modalit che possono portare alla categoria del verbo ad esempio. La parola indubitabilmente: a. un avverbio dal punto di vista categoriale b. costruzione: dall'aggettivo indubitabile viene aggiunto e il suffisso mente c. l'aggettivo indubitabile a sua volta scomponibile in prefisso: in, aggettivo: dubitabile, , quest'ultimo costruito a sua volta dal verbo dubitare pi il suffisso bile. conclusione: la parola indubitabilmente stata costruita attraverso una serie di processi ognuno dei quali ha portato ad una nuova categoria: verbo, aggettivo, aggettivo, avverbio. questo aspetto di formazione si chiama dinamico. Composizione: Ci concentriamo sul risultato, oppure sul processo. capostazione: formato da due nomi: capo e stazione. Intrattengono un certo tipo di relazione grammaticale e semantica cio si tratta del capo della stazione e non della stazione del capo Non tutte le combinazioni per portano a risultati accettabili. Ex. *luce-interrogazione Costituenti: elementi costitutivi dei composti. La combinazione di categorie uguali non da sempre, come risultato, la stessa categoria. Ex. Verbo + Verbo > Nome: Saliscendi Problema: capire attraverso quali vie sono state formate le parole. Differenze:

22 a. tra composizione e derivazione: la composizione combina due forme libere, la derivazione combina una forma libera ed una forma legata. b. tra prefissazione e suffissazione: la prefissazione aggiunge un morfema legato a sinistra della parola, la suffissazione aggiunge un morfema legato a destra della parola. la prefissazione non cambia la categoria lessicale della parola cui si aggiunge mentre la suffissazione di norma la cambia. La suffissazione pu operare cambiamenti di categoria o di sottocategoria. Ex. N > V con il suffisso izzare: atomo > atomizzare Conclusione dell'esempio: A. in derivazione ogni categoria lessicale maggiore (N,V,A) pu diventare qualsiasi altra categoria lessicale maggiore. B. Questa generalizzazione esclude le preposizioni sia come categoria di entrata sia come categorie di uscita. Gli aggetti possono anche diventare avverbi. La sua suffissazione in italiano di norma cambia la posizione dell'accento della parola di base, mentre di norma con la prefissazione questo non avviene. Ex. da onesto: disonesto e onest Infissazione: un processo che consiste nell'inserimento di un infisso all'interno di parola, processo poco diffuso in italiano. Tipico infisso italiano potrebbe essere isc che compare in una voce come finisco ma non in una voce come finiamo. L'italiano dispone per di infissi prodotti per la formazione di parole nuove, non ci occuperemo di infissazione. Altri processi: Conversione, reduplicazione, parasintesi: sono processi che non consistono veramente nella aggiunta di un morfema a una base. Conversione: cambiamenti di categoria senza che sia stato aggiunto alla base un affisso manifesto. In inglese dal nome water [acqua) si formato il verbo to water che significa innaffiare. Reduplicazione: raddoppiamento di un segmento e pu essere parziale o totale. Pu riguardare sia la flessione che la derivazione ma anche la composizione. Parasintesi: pu essere sia verbale che aggettivale. Una forma paresintetica quando formata da una base pi un prefisso ed un suffisso, ma dove la sequenza prefisso+ base non una parola dell'italiano e dove nemmeno la sequenza base+ suffisso lo . Cio per esempio in-giall-ire esiste ma non esistono ne *ingiallo n *giallire. Processi di formazione di parola pi rari sono quello che porta a retroformazioni ex. il verbo inglese edit da editor, e la formazione di ideofoni ex. glu glu bang. Allomorfia e il suppletivismo: Suppletivismo: avviene in una serie morfologicamente omogenea. Si trovano radicali diversi che intrattengono evidenti rapporti semantici senza evidenti rapporti formali. Caso emblematico: suppletivismo della flessione del verbo andare, per le radici and- e va(d)Il suppletivismo si trova non solo nella flessione ma in tutto il dominio della formazione della parola. Ex. laggettivo di acqua idrico

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Un'entrata complessa pu arrivare a comprendere diverse unit, per esempio in italiano pu capitare che accanto alla voce principale, siano elencate altre forme suppletive,una greca e l'altra latina. Anche qui c una distribuzione complementare degli affissi. Avr: cavall+eria, equ+estre, ipp+ico. Suppletivismo pu essere sia forte che debole. forte quando vi unalternanza dellintera radice, debole quando tra i membri della coppia vi una base comune riconoscibile e la differenza di singoli segmenti fonologici. Ex Arezzo/aretino. C difficolt a distinguere tra suppletivismo forte e debole. Parole semplici e parole complesse: In sintassi si distinguono frasi complesse e frasi semplici. Una distinzione simile anche per le parole come ieri, sempre, ogni: sono parole che non possono essere ulteriormente analizzate sul piano morfologico, perch ogni segmentazione non porta ad unit morfologicamente riconoscibili. Parole invece come capostazione, possono essere ulteriormente analizzate: capo+ stazione. Le parole semplici sono date, costituiscono il lessico dei parlanti invece quelle complesse sono formate tramite regole morfologiche. La morfologia deve rendere conto della formazione di tutte le parole complesse. Per quel che riguarda la sintassi non esistono frasi date, elencate nel lessico. La sintassi deve, al contrario della morfologia, costruire tutte le frasi, da quelle pi semplici a quelle pi complesse con l'eccezione delle cosiddette frasi fatte che hanno significati idiosincratici ex. fare di tutte le erbe un fascio Parole suffisate: i suffisi dell'italiano possono essere raggruppati in grandi categorie, queste possono anche incrociarsi. Ci sono ad es. i suffissi deverbali: questa classe comprende i suffissi che formano nomi da verbi. Tali suffissi formano nomi dazione o deverbali astratti che in certi casi possono concretizzarsi e diventare nomi risultato, cio nomi concreti, non astratti. Ex. da zione avremo nomi deverbali astratti: ammirazione, inibizione; nomi risultato: costruzione. Lo stesso nome pu fungere come nome d'azione come nome risultato. Ci sono poi suffissi che formano nomi agentivi [+umano] (ed a volte strumentali [-umano], [- astratto]): ad esempio da -aio un nome agentivo giornalaio; da -tore avremo un agentivo colonizzatore o uno strumentale contatore. C poi la classe dei suffissi valutativi, che formata dai cosiddetti diminutivi, accrescitivi, peggiorativi, vezzeggiativi. Ex. ino,-one I valutativi sono molto numerosi e produttivi in italiano, al contrario di quanto avviene in inglese. I suffissi possono essere rivali ed in questo caso si spartiscono le base cui posso aggiungersi. Parole prefissate: i prefissi dell'italiano sono molti ad es. ante-, con- infra- Sui 53 prefissi elencati, le categorie privilegiate della prefissazione sono i nomi, 45, e gli aggettivi,42. Segue il verbo con 28 casi. I prefissi che si aggiungono a una sola categoria lessicale sono 12. In 19 casi i prefissi si possono aggiungere a due sole categorie, nome e aggettivo per 15 casi, aggettivo e verbo per quattro casi. Un prefisso pu aggiungersi a tutte e tre le categorie in 19 casi. L'elenco dei prefissi dellitaliano:

24 A. B. C. D. E. F. una lista approssimativa dei prefissi ITALIANI; non si sono incluse forme prefissali molto specifiche; non sono incluse tutte le varianti possibili. non tutti prefissi elencati sono ugualmente produttivi Le costruzioni, mimi+ nome, in+ aggettivo, sono molto produttive. in altri casi la produttivit della costruzione legata a linguaggi settoriali come quello della medicina. In altri casi le costruzioni apparentemente possibili per esempio ri+ aggettivo o non sono produttive o hanno struttura interna diversa da quella richiesta.

Morfologia e significato: La formazione delle parole consta di una parte formale e di una parte semantica. Ex. vino+aio = persona che vende il vino -aio: il significato delle diverse parole consta in una parte fissa, persona che vende, e una parte variabile cio l'oggetto che si vende. Ex. vino La parte fissa la parte di significato interrotta dal suffisso, mentre la parte variabile corrisponde al nome di base. Si pu arrivare una parafrasi unica se formuliamo il significato utilizzando delle variabili: persona che vende N, dove N la base. questa parafrasi pu essere applicata nel numero di parole in aio. non a tutte per. per esempio orologiaio colui che vende orologi ma li ripara anche o addirittura li fabbrica: la parafrasi quindi non ancora abbastanza generale e andr quindi modificata cos: persona che svolge un'attivit connessa con N. si noti che in altre occasioni a significati diversi possono corrispondere suffissi diversi: ad esempio giornalaio colui che vende i giornali mentre giornalista chi li scrive. Esiste anche una serie di forme in aio dove la parafrasi non quella della persona che vende N, ma luogo pieno di ex. pollaio. Il suffisso bile ha un significato passivo: ex.osservabile colui che pu essere osservato. Possiamo riassumere ci in una parafrasi: che pu essere X-ato, dove X un verbo transitivo. La semantica di una parola complessa trasparente o composizionale, vale a dire che significato della parola complessa si pu ricavare dal significato degli elementi componenti. Ci vero quando la regola produttiva mentre una parola che permane a lungo nel lessico pu acquistare significati idiomatici non pi desumibili degli elementi che costituiscono. ad esempio con una parola come tavolaccio non significa soltanto un pessimo tavolo ma si riferisce al giaciglio del prigioniero, significato, questo, che non si pu desumere dai due costituenti tavolo e accio. nella formazione delle parole la semantica svolge anche un altro ruolo: i vari suffissi selezionano uno dei significati della base. Il verbo tentare ha un significato cercare di corrompere ma anche il significato cercare di riuscire. Ogni suffisso che si aggiunge a questo verbo seleziona un significato ed uno solo della base. Tentare tentazione tentativo tentatore Sign. 1 + + Sign. 2 + Composti dell'italiano: viene mostrata una lista delle possibilit combinatorie della composizione in italiano. Ex. categorie dei costituenti N+P categoria del composto esiste no produttivo esempi *abitosenza

25 V+N P+V N si si si no scolapasta contraddire

Non tutte le combinazioni sono possibili. Si pu concludere che la composizione in italiano forma essenzialmente nomi, tranne in due casi e cio quando il composto formato da due aggettivi o quando il composto formato da un aggettivo di colore pi nome ex. giallo oro. testa dei composti: si consideri un composto come camposanto. La sua struttura pu essere rappresentata [[campo]N+ [santo]A]N come si vede il composto ha la stessa categoria lessicale, cio il nome, di uno dei suoi costituenti, il nome campo. Diremo che campo la testa del composto e che la categoria N del composto deriva dalla testa. In altre parole, camposanto E UN nome perch campo E UN nome. da campo che la categorie nome viene passata a tutto il composto. Identificare la testa del composto importante perch dalla testa che derivano al composto una serie di propriet. Per individuare la testa di un composto si pu applicare il test E UN. Questo vale sia per quanto riguarda la categorie lessicale che per quel che riguarda la semantica. Se al composto, capostazione si applica il test E UN la risposta non chiara, perch sia capo che stazione sono nomi. Ma stazione un nome [-maschile] e [-animato] mentre capostazione [+maschile] e [+animato] come capo! capo sar dunque la testa del composto. Se la categoria lessicale non basta dunque, si pu ricorrere ai tratti sintattico-semantici. Un costituente la testa di un composto, quando tra tale costituente e tutto il composto vi identit sia di categoria che di tratti sintattico-semantici. Una testa deve essere sia testa categoriale che testa semantica. Vi sono lingue in cui le teste dei composti pu essere identificata posizionalmente. per esempio inglese, si dice comunemente che la testa a destra. Ex. overdose La categorie lessicale di tutto il composto sempre uguale alla categoria del costituente a destra. In italiano la situazione pi complessa. I dati sembrano suggerire che in italiano la testa del composto pu essere sia destra che a sinistra. ma non cos. analizzando i dati pi da vicino si noter ad esempio che il composto gentiluomo presenta un ordine marcato [si dice un uomo gentile, non un gentile uomo) e non pi produttivo in italiano! Concluderemo pertanto che la regola sincronica produttiva per la formazione dei composti in italiano contemporaneo genera composti con testa a sinistra, come pescecane. Composti e sintagmi: non facile distinguere tra composti e sintagmi. Faremo riferimento solo a questi due criteri: inseribilit di materiale lessicale e trasparenza ai processi sintattici. Un composto una parola e la parola caratterizzata dal fatto che non interrompibile: non si pu cio inserire del materiale lessicale all'interno di una parola. Applicando questo criterio, costruzioni come ferro da stiro (*ferro pesante da stiro), sembrano essere dei composti. Il secondo criterio riguarda il fatto che i costituenti di un composto non sono visibili alle normali regole della sintassi. Ex. * questa [[lava]+[piatti]] costosa ma non li lava bene Altri tipi di composti:

26 le lingue del mondo presentano una grande variet di tipi di composti. Vi sono composti formati con forme legate e costruzioni multiparole. ecco alcuni esempi: a. Composti neoclassici sono formati da due forme legate di origine perlopi greca o latina o da una forma libera pi una forma legata; ex. antropo+fago, dieta+logo. b. Composti incorporati derivano da un sintagma costituito da un verbo seguito da un SN oggetto. L'incorporazione consiste nella formazione di un verbo composto il cui primo costituente il SN oggetto. Di norma il nome incorporato nel verbo l'oggetto, come si vede nell'esempio del nahuatl, in una lingua uto-azteca parlata in Messico. Ni-naca-qua = io carne-mangio In genere il nome incorporato l'oggetto diretto ma talvolta anche complementi obliqui come gli strumentali possono essere incorporati. c. Composti sintagmatici :tipo di composto che si trova in inglese e in afrikaans ed chiamato cos in quanto sembra pi di origine sintattica che morfologica, ex. an [ate too much] headache un mal di testa (da) mangiato troppo d. Composti reduplicati : composti reduplicati in spagnolo. Si tratta di composti costituiti dalla stessa parola ripetuta ed hanno in genere un significato intensivo o iterativo. Ex. duermeduerme dorme-dorme e. Composti troncati: in russo vi sono composti che vengono formati per troncamento o del primo costituente o di entrambi. Ex. zarabotnaja plata > zar-plata In questi composti si concatenano delle sottoparti dei due costituenti un po' come le cosiddette parole-macedonia tipo motel [da motor e hotel). Composizione e flessione: La flessione dei nomi composti un aspetto piuttosto irregolare della morfologia e non sempre si riescono ad identificare delle regolarit senza eccezioni. Un nome composto formato da parola1 + parola2. teoricamente la flessione dei nomi composti pu presentare alcune possibilit. I casi possibili sono pertanto i seguenti a. flessione alla fine del composto ex. mezzogiorni b. flessione dopo la prima parola del composto dove la prima parola la testa ex. capistazione c. flessione dopo entrambe le parole ex. cassepanche d. composti senza flessione cio composti invariabili ex. tritacarne e. flessione della sola parola 2 ex. portalettere f. flessione della sola parola 1 dove la prima parola non la testa ex. *scuolebus. Non si realizza Osservazione: importante assicurarsi che i composti in esame siano produttivi perch solo per questi si pu costruire una regola. si pu dire che i composti produttivi oggi sono quelli del tipo dell'esempio b., cio composti con testa a sinistra e flessione della sola testa. Nel corso del tempo i composti tendono a perdere trasparenza nel qual caso la testa diventa meno identificabile e il composto, percepito come privo di struttura interna, viene flesso secondo la regola generale di flessione dell'italiano, vale a dire a destra. Composti endocentrici, composti esocentrici, e composti dvandva: tutti i composti sono endocentrici, cio hanno una testa. In realt non tutti i composti hanno una testa per es. dormiveglia. In questi casi si dice che il composto esocentrico. Ex. portalettere osservazione: non vi identit tra il nome lettere e il nome portalettere, in quanto il primo non animato, femminile, plurale. Il secondo animato, maschile, singolare. Il nome lettere non pu essere

27 quindi la testa del composto che dunque un composto esocentrico. Anche per questo esempio facile verificare la mancata corrispondenza tra categoria e tratti del costituente nominale categorie e tratti dell'intero composto. Esiste un terzo tipo di composti chiamati dvandva dalla tradizione grammaticale sanscrita detti anche composti di coordinazione. Questi hanno due teste, sono formati da due costituenti che sono entrambi teste sia categoriali che semantiche. Ex.cassapanca. Regole di riaggiustamento: quando le regole morfologiche combinano due forme libere o una forma libera pi una forma legata la sequenza che ne risulta pu essere o perfettamente normale, o pu necessitare di piccoli riaggiustamenti fonologici. Ex. vino+aio = vinaio Servono quindi regole di aggiustamento che cancellino la vocale finale della prima parola. Sono regole di riaggiustamento anche quelle che riaggiustano la vocale finale di parola in composizione con una forma legata: se la forma legata di origine greca, la vocale finale di parola diventa o, se latina la vocale finale di parola diventa i. Altre regole guardano i casi di allomorfia ex. amico/amici o sporadici casi di inserimento. CAPITOLO 6: Ci sono due accezioni di lessico: a. lessico mentale dei parlanti b. prende la forma del dizionario o vocabolario, realizzato dai lessicografi. Questo meno adeguato alle conoscenze grammaticali e lessicali dei parlanti. Lessico si oppone a grammatica come memorizzato si oppone a costruito tramite regole, perch le parole di una lingua sono memorizzate mentre le frasi sono costruiti tramite regole ma non memorizzate. Infatti una parola semplice non costruita con regole. Va: a. memorizzata b. ricordata c. ripescata quando serve. Secondo questa scala: morfema> parola> sintagma> frase, tutti morfemi di una lingua devono essere memorizzati, molte parole devono esser memorizzate, quasi tutti i sintagmi sono costruiti tramite regole, tutte le frasi sono costruite tramite regole. Questa una semplificazione, che serve per risolvere il problema. Il lessico mentale: una sottocomponente della grammatica dove sono immagazzinate tutte le informazioni che i parlanti conoscono relativamente alle parole della propria lingua. Per lessico mentale intendiamo la conoscenza delle parole prese ad una ad una ma anche le conoscenze relative al funzionamento delle parole dei complessi rapporti tra le varie parole, tra varie classi di parole Ogni parlante in grado di fare una lista di nomi concreti, verbi, aggettivi; facile constatare che esista un lessico mentale. Ognuno di noi ha un proprio dizionario mentale. Il lessico implica conoscenze molto profonde da parte dei parlanti che coinvolgono: a. attivit cognitive dovute alla scolarizzazione [riconoscimento, comprensione, produzione, lettura, scrittura delle parole, collegamenti tra le varie unit e rapporti semantici come sinonimia, antinomia)

28 b. conoscenze che riguardano il funzionamento delle parole una volta estratte dal lessico e collocate all'interno di frasi. Alle parole sono associate informazioni complesse perch possano funzionare morfologicamente, sintatticamente, semanticamente. esempio: amare etichettato come [+ regolare], mentre un verbo come cuocere etichettato come un verbo [- regolare] perch il suo participio passato cotto e non *cuociuto. I parlanti hanno anche conoscenze relative a come si traducono i suoni di una parola nella grafia del proprio alfabeto. Da un punto di vista linguistico il problema dell'accesso al lessico richiede risposte relative a come gli esseri umani hanno accesso alle conoscenze lessicali e come tali conoscenze devono essere rappresentate. Un problema su cui si discute tuttora molto per quel che riguarda la rappresentazione delle parole nel lessico se le parole sono rappresentate effettivamente con un lemma solo o se questo debba essere rappresentato insieme a tutte le sue forme flesse e a tutte le sue forme derivate. Modalit con cui gli esseri umani hanno accesso al lessico, ci sono diversi modelli: uno di questi si suppone che alle parole si acceda tramite i primi suoni delle parole stesse; se sentiamo la parola Baltimora prima si attiverebbero tutte le parole che iniziano con [b], poi con [ba], poi con [bal]. Altro problema riguarda il fatto se il riconoscimento delle parole avviene solo sulla base dell'input fonetico o se vi anche ausilio di informazioni contestuali sintattiche e semantiche. Dizionari: un dizionario non un tentativo di descrivere la competenza lessicale di un parlante perch contiene un numero altissimo di parole in larga parte sconosciuto ad ognuno di noi. Un dizionario corrisponde al livello della langue, insieme delle parole usate da tutta una comunit linguistica. Pu essere anche molto di pi di questo perch in un dizionario c molta diacronia e vi si conservano parole che appartengono a fasi precedenti della lingua e che pertanto non sono pi in uso. Struttura di un dizionario: a. costituito da entrate lessicali o lemmi, non parole flesse. Si devono lemmatizzare le parole, b. costruito a partire da corpora per lo pi scritti. Esempio: tutto ci che stato scritto da Dante. Il lemma nel dizionario viene evidenziato in neretto, segue la trascrizione fonetico fonologica, letimologia, e la definizione della categoria lessicale. Ci sono poi esempi e rare eccezioni di significato. c. ci sono molte parole, pi di quelle che un parlante nativo possiede, ma si deve sottolineare che un dizionario possiede meno di quello che un parlante nativo sa. Un dizionario sempre arretrato sia rispetto ai neologismi che sorgono continuamente sia rispetto ai significativi nuovi che le parole possono assumere. Importante la distinzione tra dizionario e enciclopedia. un dizionario una lista di parole che contiene informazioni sulla natura e sull'uso delle parole,1'enciclopedia contiene informazioni su tutto lo scibile umano. Mentre il dizionario definisce conoscenze soprattutto di tipo linguistico-lessicale, lenciclopedia definisce le nostre conoscenze del mondo. Un esempio: la preposizione a I dizionari hanno lo scopo principale di rappresentare le conoscenze lessicali dei parlanti, contengono moltissime forme obsolete, di origine dialettale, di uso letterario eccetera.....

29 I dizionari moderni differenziano tra i vari livelli di uso e, in alcuni casi rendano accessibili informazioni molto e elaborate. Esempio di a indica: a. Spazio b. Tempo c. Passaggio d. Termine e. Strumento f. moda e stile g. prezzo h. vantaggio i. causa. Funzione di: a. relativa b. predicativa c. limitativa d. distributiva e. causale o finale f. condizionale g. temporale h. inizio di azione i. agentiva Forma locuzioni: a. sostantive b. preposizionali c. avverbiali d. congiuntive. Questi usi fanno parte delle conoscenze lessicali implicite dei parlanti, si ricordi anche che una grammatica o un dizionario non possono essere effettivamente adeguate rispetto le conoscenze dei parlanti. Il lessico mentale costituito anche dalle istruzioni per l'uso sintattico naturalmente. Lessicalizzazioni: Le entrate nel dizionario sono parole semplici non flesse. Gli altri tipi di parole vengono invece costruiti tramite le regole della morfologia. in un dizionario per non ci sono solo parole semplici ma anche altre unit tra cui le forme lessicalizzate e le sigle. In un dizionario devono trovare posto tutte le forme imprevedibili che non si possono spiegare in modo regolare, forme cio che non vengono formate tramite regole e che pertanto hanno forme e significati idiosincratici. Si troveranno anche le cosiddette lessicalizzazioni dette anche costruzioni polirematiche. Ex.: espressioni idiomatiche come tagliare la corda. Ma anche unit originariamente frasali come nontiscordardim. Grammaticalizzazione: processo per cui una unit perde il suo significato lessicale e ne acquisisce uno grammaticale, come il suffisso dell'italiano -mente, che oggi un suffisso mentre in latino era una

30 parola. Sigle e abbreviazioni: Le sigle sono il risultato dei procedimenti di formazione di parola non prevedibili. Si tratta di processi di morfologia minore. Nella maggioranza dei casi si tratta di cancellazioni. Ex. prof., TV acronimo: si forma a partire dalle lettere iniziali di ogni parola del sintagma di partenza, un processo che si pu formare anche sulla base di sillabe iniziali. Ex: CGIL Altri processi sono all'origine di parole come POLFER da polizia ferroviaria, sono formazioni chiamate parole-macedonia, o incroci e derivano dall'abbreviazione di parti di parole. Particolarit: mentre a prof. stata sottratta -essoressa, che non unit morfologica, in spiega [da spiegazione) la parte cancellata -zione, che unit morfologica. Stratificazione del lessico: il lessico di ogni lingua stratificato, nel senso che costituito da vari strati. Lo strato [+ nativo] quello centrale di una lingua data, quello [-nativo] definisce gli strati periferici che spesso riflettono le vicende storiche. L'italiano ha diversi strati non nativi come testimoniano le voci di origine latina ad esempio. Le distinzioni sono rilevanti perch affissi diversi possono scegliere strati lessicali diversi. Per esempio nell'inglese un tratto che ha molta importanza il tratto: [+/- latino]. Linvasione normanna nel XI sec. ha comportato l'imponente irruzione nell'inglese di voci lessicali di origine romanza. Ad esempio suffissi inglesi sensibili al tratto latino sono: -ity che si aggiunge a parole marcate come il [+ latino] ma non a parole marcate come [- latino]. Di solito radici native si aggiungono ad affissi nativi e radici dotte ad affissi dotti. La selezione di strato non sempre esclusiva ma esistono anche forme miste. I tratti di strato sono rilevanti per il lessico delle maggiori lingue europee. 3.1. stratificazione dell'italiano lo strato [- nativo] dellitaliano costituito da prestiti e da calchi. Sia prestiti che calchi sono forme di interferenza tra sistemi linguistici diversi e riguardano la produzione di una data parola da una lingua di partenza ad una lingua di arrivo. Se la riproduzione di struttura morfologica, sintattica o semantica avremo un calco strutturale o semantico; se la riproduzione pi centrata sul significante avremo un prestito. I calchi sono chiamati anche prestiti semantici e rappresentano trasposizioni di modelli morfologici o sintattici della lingua di origine a quella di arrivo. Per esempio retroterra viene dal tedesco Hinterland. Tra i prestiti si possono distinguere quelli adatti e quelli non adatti. Adattati: sono parole entrate a far parte del lessico italiano in epoche remote ed hanno una forma fonetica che non identifica che la loro origine straniera. Ad esempio: complimento, alfiere. Sono per parole italiane a tutti gli effetti ed un criterio per verificare l'ingresso definitivo di una parola nel lessico della lingua di controllare se pu dar luogo a derivazione. Non adatti: prestiti che conservano una forma estranea alle regole fonologiche dell'italiano. La sola forma fonologica non sempre una spia di estraneit infatti parole come leader che terminano in consonante mostrano di essere integrate nel sistema morfologico dell'italiano dato che danno luogo a

31 parole derivate come leaderino. In italiano dominano oggi prestiti dall'inglese, ma vi sono anche prestiti dal francese, tedesco, spagnolo. In ogni lingua convivono moltissimi strati e cos un esame accurato del lessico italiano riveler la presenza di voci russe, giapponesi, arabe, ebraiche, turche. Un dizionario contiene anche molta storia della lingua ed ha lemmi che si dispongono lungo il corso dei secoli. Un dizionario riflette stratificazioni di uso e di registro stilistico. Il DISC identifica i livelli d'uso: antico, antiquato, dialettale, letterario, non comune, regionale. E diversi registri stilistici: familiare, gergale, ironico, popolare, scherzoso, spregiativo, volgare. Categorie introdotte dai dizionari pi recenti: a. fondamentale b. di alta disponibilit c. di alta frequenza Un dizionario anche il risultato della somma di vari glossari settoriali. Ci sono lemmi che sono specifici di determinati settori. Ex. aeronautica, agricoltura Dizionari specialistici: Diverse tipi di dizionari: 1. monolingui , scopo principale dare definizioni 2. bilingue, fornire una traduzione di un termine da una lingua all'altra 3. plurilingui, dove si trovano corrispondenza tra diverse lingue 4. etimologici, che tracciano la storia delle parole dalle origini alla contemporaneit 5. sinonimi e contrari 6. neologismi 7. elettronici 8. inversi 9. di frequenza e concordanze Dizionari elettronici: I 3 dizionari consultati sono: DISC, Zingarelli, DM. I dizionari elettronici su CD-ROM permettono una serie di funzioni importanti: ricerca di lemmi ricerca di pi lemmi con caratteristiche comuni caratteri speciali: di solito hanno il punto interrogativo che sostituisce un carattere e l'asterisco che sostituisce un numero indeterminato di caratteri operatori logici ex. e per fare ricerche incrociate possibilit di creare dizionari personalizzati, salvare e stampare liste di parole sillabazione dei lemmi ottenere forme flesse con indicazione degli ausiliari per i verbi trovare sinonimi e contrari arrivare ad un lemma a partire da una forma flessa ascoltare la pronuncia delle parole, soprattutto quelle straniere o di cui vi incertezza nella pronuncia. Giochi:

32 Molti dizionari di supporto elettronico accanto alle ricerche pi tipiche prevedono un settore giochi. Un gioco linguistico strumento di conoscenza di una lingua. Tipi di giochi: anagrammi rime palindromi, cio parole che rimangono le stesse anche se scritte al contrario bifronti, cio parole che diventano altre parole diverse se scritte al contrario omografi, cio parole uguali per la forma scritta ma distinte per significato scarti quando da una forma data viene tolta una lettera alla volta e vengono cercate tutte le forme possibile anagrammando le lettere rimanenti Dizionari inversi: invertono il principio di ordinare le parole in ordine alfabetico, ordinano cio le parole a partire dall'ultima lettera. Se per due parole l'ultima lettera uguale si passa alla lettera immediatamente precedente e cos via. Ex. lordinamento sar: epoca, estensione, estate, rubacuori, antico, valoroso. un principio di ordinamento che vale per dizionari inversi, questo tipo dizionari importante perch fa ricerche in ambito linguistico, perch ordinando le parole partire a da destra permette di tener liste di parole che terminano con le stesse lettere quindi anche con lo stesso suffisso. Tramite questo dizionari si pu vedere anche la rima. Dizionari di frequenza: nell'epoca degli elaborati elettronici concettualmente semplice pensare di raccogliere mezzo milione di parole e chiedere all'elaboratore di disporle o in ordine alfabetico o in ordine di frequenza. Queste imprese, che si rivelano molto complesse, sono state realizzate per l'italiano dal LIF e dal LIP. 1. LIF cio lessico di frequenza della lingua italiana contemporanea presenta circa 5000 lemmi che sono presentati in ordine alfabetico e in ordine di frequenza. una propriet molto interessante di questo dizionario che sono stati spogliati testi diversi come testi teatrali, romanzi, copioni cinematografici, periodici, sussidiari. La parola ricorre pi spesso in testi letterari nei sussidiari nei romanzi che ne copioni cinematografici e nei periodici. La seconda parte una lista dei lemmi in ordine di frequenza. LIF, e sostiene che le prime 100 parole pi frequenti arrivano a coprire il 60% di qualsiasi testo che per le prime 1000 l'85% e le prime 4000 il 97%. Nell'affrontare una lingua straniera converr dunque cercare di tener conto di questa propriet statistica dei vocabolari. 2. LIP: lessico di frequenza dell'italiano parlato, di dimensioni simili a quelle del LIF ma raccoglie campioni di parlato in quattro citt, Milano, Firenze, Roma, Napoli in quattro blocchi da 125.000 occorrenze ciascuno. Il parlato raccolto di varia natura, comprende vari tipi di interazioni linguistiche: scambi faccia a faccia, conversazioni telefoniche, dibattiti... E stato costruito per poter essere confrontato con il LIF. Si constata che il vocabolario del parlato per il 97% costituito da parole ben radicate nel suolo italiano. Il parlato si rivela relativamente povero dal punto di vista lessicale rispetto allo scritto. Dunque un buona lista di frequenza della lingua scritta in grado di dare conto anche delle forme pi frequenti nel parlato. Concordanze:

33 non sono propriamente dizionari ma sono piuttosto le liste dei contesti in cui una determinata parola appare. Oggi si possono elaborare piuttosto facilmente ricorrendo ad ausili elettronici. Si possono ad esempio cercare le concordanze della Divina Commedia per le forme amor e amore. Le concordanze sono utilissimi strumenti di analisi testuale e oggi si possono ottenere con molta facilit grazie a software specializzati. Particolare importanza riveste il contesto: di solito per la poesia il contesto il verso, per la prosa una riga, ma si possono ovviamente tenere contesti pi ampi. CAPITOLO 7: La grammaticalit di una frase indipendente dal suo senso. per esempio posso dire: "il cerchio quadrato suona la cornamusa" anche se non ha alcun significato, grammaticale. La sintassi studia i motivi per cui certe combinazioni sono ben formate mentre altre no. esistono combinazioni di parole che comprendono pi frasi ma anche combinazioni di parole pi piccole di una frase, ossia i gruppi di parole o sintagmi. La sintassi studia ovviamente tutto questo. La valenza: determinati verbi devono essere accompagnati da un determinato numero di parole, mentre altri ne richiedono un numero diverso. I verbi, come gli elementi chimici, hanno bisogno di essere accompagnati da un numero determinato di altri elementi perch la frase sia formata in modo adeguato. Come gli elementi chimici quindi hanno una valenza detta valenza verbale. un verbo come catturare bivalente mentre camminare monovalente. gli elementi che sono richiesti obbligatoriamente dai vari verbi sono detti argomenti: ad esempio nella frase " il poliziotto cattur il ladro" "il poliziotto" e "il ladro" sono gli argomenti del verbo. i verbi possono essere: verbi avalenti: non sono accompagnati da alcun argomento. Ex. piove. Verbi monovalenti: sono per esempio i verbi intransiti come morire, parlare. verbi bivalenti: sono per esempio i verbi transitivi come piantare, catturare. verbi trivalenti: sono i verbi cosiddetti "di dire" e "di dare": per esempio "il professore ha detto ai ragazzi di fare silenzio" In una frase possono essere presenti comunque molti altri elementi. Posso aggiungere elementi facoltativi che sono chiamati circostanziali, essi non sono obbligatori come gli argomenti. I circostanziali hanno una maggiore possibilit di movimento all'interno della frase. I gruppi di parole: La funzione di argomento o di circostanziale pu essere svolta indifferentemente da una parola sola o da un gruppo di parole. Esistono criteri che permettono di individuare questi gruppi di parole. uno di questi criteri quello del movimento: le parole che fanno parte di uno stesso gruppo si spostano insieme all'interno della frase. per esempio nella frase: a mezzanotte il poliziotto cattur il ladro, "a mezzanotte" un gruppo di parole e non posso dire: "*Mezzanotte, il poliziotto cattur il ladro a" un altro criterio quello della enunciabilit in isolamento: dato un contesto opportuno, le parole che formano il gruppo possono essere pronunciate da sole. Ad esempio: "Chi ha catturato il ladro?" una risposta grammaticale "il poliziotto". il criterio della coordinabilit parte dal presupposto che le parole appartengono a classi diverse e che quindi non tutte le parole di qualunque classe sono intercambiabili l'una con l'altra. ci vale anche per i gruppi di parole.

34 Per esempio non posso dire " *a mezzanotte e il poliziotto cattur il ladro". "a mezzanotte " e "il poliziotto" non sono coordinabili perch appartengono a due tipi diversi di gruppi di parole. "a mezzanotte" costruito intorno ad una proposizione "a", mentre "il poliziotto" costruito intorno a un nome, "poliziotto". l'elemento che svolge la funzione di "a" in "a mezzanotte" e di "poliziotto" in "il poliziotto" chiamato testa del gruppo di parole. i gruppi come "a mezzanotte", visto che la loro testa una preposizione, sono detti sintagmi preposizionali (sigla: SP) e i gruppi come "il poliziotto", visto che lo loro testa un nome, sono chiamati sintagmi nominali (sigla:SN). altri tipi di sintagmi sono: sintagmi verbali (sigla: SV) e sintagmi aggettivali (sigla: SA). Un esempio di sintagma verbale "legge il giornale" mentre un esempio di sintagma aggettivale "molto buono". La struttura interna dei sintagmi rappresentata con i diagrammi ad albero chiamati anche indicatori sintagmatici. Art. = articolo, N = nome, V = verbo, P = preposizione ex. V Art. cattur il SV SN N ladro

Questi diagrammi sono utili per rappresentare la struttura gerarchica delle frasi. Si pu usare anche la rappresentazione detta a parentesi etichettate. Quindi posso rappresentare: [SV[VcatturV][SN[Art.ilArt.][NladroN]SN]SV] La rappresentazione della struttura sintagmatica permette di disambiguare strutture ambigue. i sintagmi sono i costituenti della frase: essi possono essere costituiti da altri sintagmi, fino alle singole parole, che sono i costituenti ultimi della sintassi. i sintagmi pi semplici sono quelli costituiti dalla sola testa che l'unico elemento la cui presenza necessaria. Dal punto di vista della struttura sintagmatica due frasi come "Gianni passeggia" e "il figlio di mio cugino attraversa la strada con calma" sono perfettamente identiche perch entrambe costituite da un sintagma nominale e da un sintagma verbale. 1)"Gianni legge questi libri"

2)"La lettura di questi libri migliora la mente"

F SN V SV SN

35 A Gianni legge questi N libri F SN SN Art. N P A La lettura di SN N migliora la mente SP V Art. SV SN N

questi libri

In 2) SN molto pi complesso di quello in 1). i SV invece sono costituiti in modo analogo cio da un V e da un SN. In generale quando il verbo bivalente esso la testa di un SV che contiene almeno un SN che possiamo chiamare il complemento oggetto. il soggetto di 2) un SN che contiene un altro SN e un SP che costituito dalla preposizione "di" e da un altro SN. L' SN "questi libri" lo stesso che funge da complemento oggetto nel SV di 1). SN "questi libri" il complemento del N "lettura" in 2) come il complemento del V "leggere" in 1). Questa un'importante analogia tra la struttura dei SV e quella dei SN la cui testa un nome, come "lettura", derivato da un verbo, come "leggere".tuttavia in 2) non si riesce rappresentare bene il fatto che "questi libri" il complemento di "lettura" allo stesso modo in cui "questi libri" complemento di "legge" in 1). il complemento presente in tutti e quattro i tipi di sintagmi che abbiamo esaminato: SN, SV, SP, SA. in 2) l'SN "questi libri" introdotto dalla preposizione "di" che il complemento del N "lettura". Questa relazione tra testa e complemento pu essere rappresentata con un sintagma di livello intermedio tra la testa "lettura" e l'intero SN "la lettura di questi libri". Per rappresentare questa categoria di livello intermedio si pu usare il simbolo N con una barra sovrapposta, N'. La categoria N' si combina poi con l'articolo "la" per formare il SN "la lettura di questi libri":

SN Art. N N' SP

36 P A SN N' N la lettura di questi libri

Anche il dimostrativo "questi" svolge la stessa funzione dell'articolo "la" in "la lettura": "questi" in rapporto paradigmatico con l'articolo "i" ["i libri", "questi libri" ma non "* i questi libri"). sia gli articoli che i dimostranti svolgono la funzione di specificatore del SN. quindi diremo che nel SN "la lettura di questi libri", "la" lo specificatore, "lettura" la testa e "questi libri" il complemento. l'intero SN (specificatore, testa e complemento) pu anche essere rappresentato come N'' (leggi: "N due barre"); la testa pi il complemento sono rappresentati come N'; la sola testa come N. come i SN, anche i SV, i SA e i SP hanno uno specificatore,una testa e un complemento. Possiamo esprimere mediante un'unica formula questa analogia di struttura tra i quattro sintagmi, utilizzando la lettera X che pu stare per una qualunque delle categorie N,V,A e P, e le "barre" per indicare i vari livelli strutturali del sintagma, o livelli di proiezione: il livello pi basso quello costituito dalla sola testa e si indica con X; il livello immediatamente superiore costituito dalla testa pi il complemento e si indica con X'; il livello pi alto costituito dallo specificatore e da X' e si indica con X''. otteniamo cos lo "schema X-barra": X'' Spec(ificatore) X Le frasi: - " a mezzanotte, il poliziotto cattur il ladro davanti alla casa che aveva appena svaligiato" Non tutti i gruppi di parole che chiamiamo frasi esprimono un senso compiuto ad esempio "che aveva appena svaligiato" e non tutte le espressioni di senso compiuto sono gruppi di parole ad esempio "Gianni!" ha senso compiuto. la differenza che esiste tra i gruppi di parole chiamati "frasi" e gli altri tipi di gruppi di parole che solo le frasi sono composte di soggetto e predicato. Il rapporto soggetto/predicato un rapporto di dipendenza reciproca. La testa, abbiamo visto, l'unico elemento necessario del gruppo di parole: non c' dipendenza reciproca tra testa e gli altri elementi che chiameremo modificatori, perch la testa pu esserci anche senza i modificatori, mentre i modificatori non possono esserci senza testa. prendiamo due espressioni: - l'albero verde - l'albero verde La prima una frase, la seconda un sintagma nominale. Un'espressione come "*l'albero ", sentita come malformata. Se dico invece "l'albero" perfettamente ben formato mentre "verde" non lo : questo accade perch la prima delle due espressioni contiene la testa del gruppo, mentre la seconda contiene solo il modificatore. X' Comp(lemento)

37 ci che sempre necessario la presenza di una struttura soggetto/predicato che pu realizzarsi in modi diversi. I gruppi di parole di tipo frasale si distinguono dagli altri tipi gruppi di parole perch contengono una struttura predicativa cio un soggetto e un predicato. Esistono tre tipi di entit che sono genericamente chiamate "frasi": 1)- espressioni di senso compiuto che sono gruppi di parole con struttura predicativa. ex.l'albero verde 2)- espressioni di senso compiuto che non sono gruppi di parole e non hanno una struttura predicativa. ex. Gianni! 3)- strutture predicative che non sono espressioni di senso compiuto. ex.che aveva appena svaligiato. Intendiamo proposizione come equivalente a "frase con struttura predicativa". Tipi di frasi: una frase pu essere semplice o complessa. Quella semplice non contiene altre frasi, quella complessa si. Il rapporto tra le frasi semplici che costituiscono una frase complessa pu essere di coordinazione o di subordinazione. nella frase: " Gianni partito e Maria rimasta a casa", le due frasi sono coordinate. Nella frase "a mezzanotte, il poliziotto cattur il ladro davanti alla casa che aveva appena svaligiato"; "a mezzanotte, il poliziotto cattur il ladro davanti alla casa" la frase principale e " che aveva appena svaligiato" e la frase subordinata. La frase principale in questo caso una frase indipendente. Le frasi indipendenti sono sempre principali ma non sempre le frasi principali sono anche indipendenti. Ad esempio in "Gianni crede che Paolo abbia mentito" "Gianni crede" principale ma non indipendente. Le frasi semplici possono essere classificate in base a: dipendenza, modalit, polarit, diatesi e segmentazione. - Dipendenza: le frasi possono essere principali o dipendenti - Modalit: le frasi possono essere dichiarative, interrogative, imperative ed esclamative. La distinzione di tipo puramente sintattico e pu non coincidere con il valore semantico o pragmatico. sono due i tipi fondamentali di frase interrogativa: Le interrogative "si-no" che richiedono solo una risposta si o no e le interrogative wh-, la cui sigla ricavata dalle lettere iniziali dei pronomi interrogativi dell'inglese. queste ultime interrogative richiedono di specificare una determinata persona, cosa... per esempio: chi partito? - Il punto di vista della polarit distingue le frasi affermative delle frasi negative. - Il punto di vista della diatesi distingue invece frasi attive delle frasi passive. - Il punto di vista della segmentazione oppone due tipi di frasi come le seguenti: 1) non avevo mai letto questo libro 2) questo libro, non lo avevo mai letto L'elemento "questo libro" collocato nella prima posizione nella seconda fase ed separato dal resto della frase con una pausa. La seconda frase dunque divisa in due segmenti. In particolare questo caso un esempio di frase segmentata detta dislocata a sinistra. Un altro tipo di frase segmentata per esempio: "Gianni ho visto ieri, non Paolo". Questa una fase focalizzata perch la parola Gianni pronunciata con un innalzamento di tono. ci sono poi le frasi a tema sospeso, dislocate a destra e scisse. La caratteristiche delle frasi segmentate che un determinato sintagma si trova in una posizione messa in rilievo rispetto agli altri. Ovviamente una frase non solo dichiarativa, o solo principale, o solo affermativa... ma appartiene ad un determinato tipo per ciascuno dei vari punti di vista. Per ciascuno dei punti di vista discussi ora esiste una corrispondenza sistematica tra frasi di un

38 determinato tipo e frasi di un determinato altro: per esempio alla dichiarativa corrisponde un interrogativa s-no che differisce dalla dichiarativa soltanto per l'intonazione. A questo tipo di corrispondenza sistematica tra frasi di tipo diverso si d il nome di trasformazioni. Le corrispondenze tra frasi attive e frasi passive sono che: il complemento oggetto della frase attiva il soggetto alla corrispondente passiva, il soggetto della frase attiva non deve essere espresso obbligatoriamente nella fase passiva e, se espresso, assume sempre la forma di un sintagma preposizionale la cui testa "da". Nelle frasi interrogative wh- un argomento del verbo non compare nella stessa posizione della dichiarativa corrispondente, ma all'inizio della frase. Se una frase interrogativa complessa questo ha l'effetto che un argomento pu trovarsi in una frase semplice diversa da quella in cui si trova il verbo a cui collegato. - Mario ha comprato il giornale - Gianni mi ha detto che Mario ha comprato il giornale La prima frase semplice e se vogliamo porre una domanda su che cosa ha comprato Mario avremo l'interrogativa wh-: "cosa ha comprato Mario?" in cui il secondo argomento del verbo "comprare" rappresentato dal pronome interrogativo "cosa". La seconda invece una frase complessa e la frase interrogativa corrispondente : "cosa ha detto Gianni che Mario ha comprato?". Qui il verbo comprare si trova nella frase dipendente. Non c' limite alla distanza alla quale si possono trovare il pronome interrogativo e il verbo cui esso collegato nella interrogativa wh-.si possono creare frasi come: "cosa ha detto Gianni che Pietro crede che Mario abbia comprato?". Frasi come questa per difficilmente ricorreranno nell'esecuzione ma appartengono alla competenza dei parlanti italiani. Queste frasi sono costruibili in base al meccanismo della ricorsivit. secondo Chomsky ad un determinato livello, quello astratto, i vari sintagmi si troverebbero in determinate posizioni e, successivamente, si muoverebbero nella posizione in cui concretamente li percepiamo. si parla di movimento e di livello di rappresentazione. Nella frase seguente il simbolo "t" indica la posizione di "cosa" prima di tale spostamento e l'indice "i" sottoscritto a "cosa" e a "t" indica che i due elementi sono collegati l'uno all'altro: cosai ha detto Gianni e Pietro crede che Mario abbia comprato ti? il movimento appare limitato nel senso che pu trovare degli ostacoli lungo il suo percorso. Per esempio considerando due frasi come: - Pietro crede che invaderanno quel paese - Pietro ha l'opinione che invaderanno quel paese Le frasi interrogative wh- corrispondenti sono: - quale paesei Pietro crede che invaderanno ti? - *quale paesei Pietro ha l'opinione che invaderanno ti? La seconda frase agrammaticale. Il nome "opinione", al contrario del verbo "credere", blocca il movimento del sintagma "quel paese" dalla sua posizione nel livello astratto a quella nel livello concreto. una spiegazione complessa e non entriamo nei dettagli. Se ci troviamo di fronte a frasi dipendenti che rappresentano degli argomenti del verbo della frase principale parliamo di frasi dipendenti argomentali. Esistono per oltre agli argomenti, i circostanziali quindi avremo anche frasi dipendenti circostanziali. esistono alcuni tipi di frasi circostanziale: temporale ex. quando Gianni arrivato, Maria era gi partita da un pezzo; causale, finale, consecutiva, condizionale, concessiva e comparativa. i circostanziali sono facoltativi. Vediamo ora di esaminare i tipi possibili di frasi argomentati: - frasi come "che Paolo abbia mentito" sono chiamate oggettive o completive. Esistono anche alcuni

39 tipi di nomi che possono avere degli argomenti per esempio nomi come fatto, idea in frasi come "il fatto che i soldati si siano comportati cos..." La frase posta in corsivo una frase completiva nominale. - Frasi come "che la terra giri intorno al sole" in frasi come " che la terra giri intorno al sole noto da molto tempo" sono dette frasi soggettive. - un ultimo tipo di frasi dipendenti argomentali costituito dalle cosiddette interrogative indirette: "Gianni non sa chi partir domani" oltre alle dipendenti argomentali e circostanziali esistono le frasi relative. esse possono essere restrittive ex. gli studenti che non si sono iscritti all'appello non possono sostenere l'esame; o appositive ex. Gianni, che non si iscritto all'appello, non pu sostenere l'esame. Nel primo caso infatti si indica solo il sottoinsieme di quelli che non si sono iscritti, nel secondo si aggiungono alcune informazioni sul conto di Gianni. spesso difficile distinguere tra relative e completive nominali. Per identificare la distinzione si fanno considerazioni derivanti dalla teoria della valenza. Una frase relativa si distingue da una completiva nominale perch l'elemento che la introduce svolge anche la funzione di argomento del verbo della frase relativa stessa. Le frasi poi possono anche essere esplicite o implicite. Le esplicite sono le frasi dipendenti che contengono un verbo di modo finito, sono implicite quelle che contengono un verbo di modo non finito. Per molto tempo si pensato che la frase fosse una categoria priva di testa, o esocentrica, al contrario degli altri tipi di sintagmi che sono invece dotati di testa, endocentrici. da poco tempo si cominciato per a proporre una struttura endocentrica anche per le frasi. Il punto di partenza che la testa della frase sia la flessione del verbo, ci pu sembrare strano anche perch gi sappiamo che n il predicato n il soggetto possono essere la testa della frase. Tuttavia si deve distinguere il contenuto lessicale del verbo della sua flessione. Il contenuto lessicale di un verbo come passeggiare che si tratta di un verbo monovalente che significa camminare lentamente... ed identico per qualunque modo, tempo ecc. La flessione invece identica per qualunque altro tipo di verbo sia esso monovalente, bivalente o trivalente. Il verbo ad un livello astratto disgiunto dalla flessione quindi. La flessione un morfema libero a livello astratto mentre un morfema legato solo a livello concreto! Una frase come: "Gianni passeggia" la posso rappresentare cos.

FLESS'' SN (=N'') N' FLESS FLESS' SV (=V'')

40 N V' V Gianni III Sing. Ind. Pres. passeggiare

Il soggetto lo specificatore di FLESS'' e il predicato il complemento. Un'opera di trasformazione porter poi il verbo passeggiare ad amalgamarsi con i tratti "terza persona singolare indicativo presente" della testa FLESS. Ma come si fa a questo punto a rappresentare una interrogativa wh- per esempio o che posizione si deve assegnare agli elementi che introducono le frasi dipendenti come "che" o "di"? si pensato che le posizioni di tali elementi siano al di fuori del nucleo predicativo della frase. Per rappresentare ci si considera il sintagma FLESS'' come complemento di un'altra categoria detta COMP cio complementatore che a sua volta la testa di un altro sintagma, il sintagma del complementatore. Lo schema il seguente sempre seguendo la notazione X-barra: COMP'' specificatore COMP COMP' FLESS'' SN (=N'') FLESS FLESS' SV (=V'')

Questo tipo di struttura si estende per anche alle frasi principali. In alcune lingue anche alcune frasi principali sono introdotte da complimentatori. Lingue come italiano vedono la realizzazione del complementatore solo a livello astratto. Soggetto e predicato: solitamente si dice che il soggetto la persona o la cosa che fa l'azione,o, nelle frasi di forma passiva, che la subisce. ma la definizione del soggetto come autore di un'azione si dimostra valida solo per certi tipi di frasi e certi tipi di verbi. In definitiva si pu definire il soggetto come quell'argomento che ha obbligatoriamente la stessa persona e lo stesso numero del verbo. Le definizioni tradizionali non distinguono i diversi livelli di analisi della frase cio i livelli sintattico, semantico e comunicativo. La definizione proposta, cio che il soggetto l'argomento che ha obbligatoriamente la stessa persona e lo stesso numero del verbo, individua il soggetto come entit sintattica. La definizione del soggetto come colui che compie l'azione si colloca invece a livello semantico. Definire il soggetto come ci di cui si parla si basa sull'analisi dell'aspetto comunicativo della frase! Si deve distinguere dunque. meglio limitarsi ad usare i termini soggetto e predicato per riferirsi alle nozioni del livello sintattico. A livello semantico si parler di agente per il soggetto e di azione per il predicato oppure nelle frasi che non esprimono un'azione si parler di stato. In queste ultime frasi al soggetto sintattico daremo, dal punto di vista semantico, l'etichetta di esperiente. A livello comunicativo, al posto di soggetto, useremo tema e, al posto di predicato, rema.

41 categorie flessionali: Le desinenze delle parti del discorso variabili esprimono le diverse categorie flessionali: per esempio il genere, il numero... Queste categorie flessionali si oppongono alle categorie lessicali, cio alle parti del discorso. Per esempio due parole come bello e bella appartengono alla stessa categoria lessicale, quella degli aggettivi, ma sono diverse dal punto di vista della categoria flessionale del genere. Se due parole hanno le stesse categorie flessionali si parla di accordo. Se invece una parola ha una data categoria flessionale perch questa le assegnata da un'altra parola con categorie flessionali diverse, si parla di reggenza. L'italiano ha due generi. Varie lingue hanno pi di due generi. Non c' una corrispondenza esatta tra la categoria naturale del sesso e la categoria linguistica del genere. Il genere indicato non soltanto nel nome testa di un sintagma nominale ma anche negli altri elementi del sintagma che devono accordarsi con esso! Anche il numero una categoria linguistica che ha un rapporto soltanto indiretto con la corrispondente categoria della realt. In lingue come il greco esistono tre numeri grammaticali: il singolare, il plurale e il duale utilizzato per indicare tipiche coppie di oggetti ad esempio gli occhi. Altre lingue hanno un'espressione morfologica propria anche per il triale, cio per indicare terne di oggetti. anche il numero manifesta il fenomeno dell'accordo in italiano. Le persone grammaticali sono tre: colui che parla, prima persona, colui a cui ci si rivolge, seconda persona, colui di cui si parla ma non entra nel dialogo, terza persona. i verbi impersonali sono tutti alla terza persona pur non avendo un soggetto che indichi una persona ex. piove. per quanto riguarda la prima persona del plurale, essa pu indicare sia i parlanti che gli ascoltatori, oppure i parlanti ma non gli ascoltatori: nel primo caso si parla di noi inclusivo, nel secondo di noi esclusivo. in latino l'ordine delle parole non ha la funzione di indicare i diversi argomenti. Alcuni studiosi chiamano casi le relazioni tra i vari sintagmi nominali ed il verbo, indipendentemente dal fatto che esse siano manifestate da una variazione morfologica della parola, come il latino, oppure con altri mezzi, come in italiano. il latino d un'espressione morfologica al caso, in questo caso si parla di casi morfologici. anche l'italiano ha un numero limitato di casi morfologici nel sistema dei pronomi personali. Genitivo: "l'esposizione della dottrina" e "la ferita di Achille" possono essere parafrasate con: 1)la dottrina espone qualcosa 2)qualcuno espone la dottrina 3)Achille ha ferito qualcuno 4)qualcuno ha ferito Achille in 1) e 3) il nome che nel sintagma nominale era al genitivo il soggetto, in 2) e 4) l'oggetto diretto: nel primo caso si parla di genitivo soggettivo, nel secondo di genitivo oggettivo. Occorre distinguere tra tempo in senso cronologico [presente, passato e futuro) e tempo in senso grammaticale. esistono lingue che non distinguono i tempi grammaticali, il verbo qui ha sempre un'unica forma e le indicazioni temporali sono date da particelle. Non c' inoltre corrispondenza assoluta tra il tempo cronologico e il tempo grammaticale. Ad esempio in sar pur vero quello che mi hai raccontato ma io lo ritengo incredibile, il futuro grammaticale sar non si riferisce a qualcosa che deve ancora accadere. una frase come "Gianni partito" contiene un'espressione di tempo. Questa frase pu essere enunciata

42 in un determinato momento cronologico: lo chiameremo momento dell'enunciazione. Il momento dell'enunciazione sempre il presente (in senso cronologico). Al tempo stesso, la frase ci dice che un determinato evento avvenuto in un momento diverso da quello dell'enunciazione: lo chiameremo momento dell'evento. il momento dell'evento in " Gianni partito" anteriore rispetto al presente. In determinati frasi viene indicato anche un momento di riferimento diverso dal momento dell'enunciazione e da quello dell'evento. Ad esempio: - quando Gianni era gi partito da tempo, Pietro finalmente arriv il verbo della frase dipendente indica un evento anteriore al momento di riferimento, che quello del verbo della frase principale. Il concetto di momento di riferimento permette di distinguere il futuro anteriore dal futuro semplice perch il primo dei due tempi fa entrare in gioco un momento di riferimento. La categoria dell'aspetto ci permette di distinguere fra tre tempi del passato: l'imperfetto, il passato prossimo e il passato remoto. Si parla di aspetto imperfettivo per l'imperfetto e per il passato prossimo e remoto si parla di aspetto perfettivo, cio compiuto. in una frase come: "l'anno scorso, Gianni scriveva un libro" io non so se il libro stato terminato mentre se dico "l'anno scorso, Gianni ha scritto/scrisse un libro" so che il libro stato terminato. il passato prossimo descrive un evento passato i cui effetti sussistono ancora nel presente, il passato remoto descrive un evento passato che non ha pi alcun rapporto con il presente. Si dice quindi che il passato prossimo compiuto mentre il passato remoto aoristico. Il modo l'espressione dell'atteggiamento del parlante rispetto all'evento descritto dal verbo: per esempio l'indicativo esprime la pura e semplice constatazione di un fatto. ci sono poi i modi non finiti: infinito, participio e gerundio che si contrappongono ai modi finiti. la finitezza consiste nel fatto che mentre l'indicativo, il congiuntivo e il condizionale distinguono tre persone e due numeri, questa distinzione non esiste per i modi non finiti. la scelta del modo e del tempo della frase dipendente determinata dal verbo della frase principale. Questi fenomeni sono noti con il termine latino di consecutio temporum. si distingue infine tra discorso diretto e discorso indiretto. CAPITOLO 8: allo studio del significato delle espressioni linguistiche s dal nome di semantica e allo studio del loro uso si d il nome di pragmatica. importante la nozione di verit: comprendere il significato di una frase comprendere la condizione in cui essa risulta vera e comprendere il significato di una parola comprendere il contributo che essa d alle condizioni di verit di una frase. Le frasi sono descrizioni di frammenti della realt, se sono vere, mentre non descrivono nulla, se sono false. La definizione del significato basata sulla nozione di verit pu andare bene sia per le dichiarative ma anche per le interrogative e le imperative. ma il significato non solo un rapporto tra linguaggio e realt. il primo problema dato dalla mancanza di corrispondenza globale tra i significati delle varie lingue: ad esempio la parola inglese "wood" pu significare sia "legno" che "bosco". Non esistono comunque lingue pi precise di altre ma ogni lingua si riferisce alla realt in modo diverso! Esistono delle relazioni tra espressioni linguistiche che qualunque parlante nativo di una determinata lingua pu cogliere senza alcun bisogno di far entrare in gioco il rapporto tra lingua e realt. Per esempio un parlante dell'italiano sa che la frase "Gianni scapolo" equivale alla frase "Gianni non sposato" e se si dice "Gianni scapolo, ma sposato" si cade in contraddizione, e tutto questo anche senza sapere se nella realt Gianni effettivamente sposato oppure no. l'esempio tra "scapolo" e "non sposato" una relazione di sinonimia. se invece per esempio io non sono in grado di riconoscere un airone cinerino, tuttavia posso dire con

43 grande sicurezza una frase vera come "l'airone cinerino un animale". La relazione tra "airone cinerino" e "animale" di iponimia. inoltre io posso utilizzare le espressioni linguistiche in modo non letterale: ad esempio se un locandiere mi dice "vuole uscire?" perch mi comporto in modo maleducato, certamente se rispondo "si" dovr anche uscire. La frase usata in senso non letterale, ha cio la forma di una domanda ma un modo sfumato di esprimere un ordine! Le lingue naturali possono usare frasi in senso letterale o non letterale: queste possibilit sono un esempio di fenomeno pragmatico. Se io dico " il gatto un animale domestico" con la parola "gatto" mi riferisco ai gatti in quanto specie ma se dico "il gatto dorme sulla poltrona" mi riferisco a un gatto determinato. Nel primo caso la parola gatto si riferisce ad una specie, nell'altro a un singolo individuo. La parola inglese "wood" esprime il significato di due parole italiane distinte "legno" e "bosco" e la parola italiana "dita" esprime il significato di due parole inglesi distinte "fingers" e "toes". La realt la stessa ma il modo in cui le due lingue ce la presentano diverso. Una stessa realt pu essere presentata in modo diverso anche all'interno di una sola lingua. Ad esempio la citt indicata dal nome "Roma" la stessa di quella indicata dal sintagma "la capitale d'Italia": tuttavia queste espressioni non sono sempre intercambiabili infatti non posso dire "Roma Roma" mentre se dico "Roma la capitale d'Italia" ho un importante informazione. necessario distinguere tra la realt indicata dal linguaggio e il modo in cui tale realt indicata cio in questo caso tra la citt di Roma e le due espressioni "Roma" e "la capitale d'Italia". Il modo di indicare la realt mediante espressioni del linguaggio chiamato significato, mentre la realt denotata da queste espressioni chiamata riferimento. Le diverse lingue possono riferirsi all'identica realt esprimendo i significati in modo diverso. Altri studiosi usano, invece di riferimento, denotazione. Per altri si deve distinguere tra denotazione che riguarda l'uso del lessema in quanto tale e riferimento che riguarda l'uso del lessema in una frase determinata. un grande problema quello di cercare di capire quale realt sia denotata da parole come "ippogrifo" o da nomi astratti come "deduzione" o da parole come "e", "o". Una prima soluzione pensare che queste parole abbiano solo significato ma non denotazione e riferimento: sono comprese solo dalle connessioni che intrattengono con altre parole. Un'altra soluzione considera che il nostro linguaggio non si riferisce solo agli oggetti del mondo reale ma anche a una pluralit di mondi possibili ex. "ippogrifo". Per quanto riguarda invece le parole astratte, il nostro linguaggio si comporta come se esse avessero lo stesso tipo di riferimento delle parole concrete. Alcuni lessemi hanno la propriet di essere ambigui, cio di poter avere pi di un significato. Ad esempio una parola come "esecuzione" ha due significati "realizzazione di un'opera" e "messa in atto della pena di morte"; la parola "vite" pu significare "pianta dell'uva" o "chiodo filettato". questi esempi presentano due ambiguit diverse: nel caso di esecuzione c' una certa relazione tra i due valori del sintagma infatti l'esecuzione di una condanna a morte sempre la realizzazione di un atto, un'opera. Nel caso di vite invece ci si riferisce a due entit molto diverse. L'ambiguit di lessemi come esecuzione rappresenta un caso di polisemia mentre l'ambiguit di lessemi come vite rappresenta un caso di omonimia. Un lessema polisemico presenta pi significati ma tutti collegati l'uno all'altro in qualche modo. Quando i significati che il termine in questione pu assumere sono molto vicini l'uno all'altro ma sono comunque diversi il dizionario li esplicita. Questa diversit causata dalle diverse combinazioni sintattiche in cui alcune classi di parole possono ricorrere. Un esempio di questo tipo di polisemia: - Gianni si dimenticato di aver chiuso la porta [l'ha chiusa) - Gianni si dimenticato di chiudere la porta [non l'ha chiusa) Il significato di dimenticare simile ma non identico

44 nella primo esempio la frase dipendente "di aver chiuso la porta" comunica fattivit. Gianni ha chiuso la porta cio. alcuni verbi poi comunicano una presupposizione di esistenza se sono seguiti da determinati complementi. ex - Gianni ha cotto le uova - Gianni ha cotto una frittata nella prima le uova esistevano anche prima che Gianni le cuocesse. Nella seconda Gianni, cuocendo, ha prodotto qualcosa di nuovo. esistono poi alcune parole che assumono un numero indefinito di significati diversi a seconda dei differenti contesti. ex. laggettivo "buono" ex. buon ragazzo, buon pianista, buon libro Metafora e metonimia: per metafora si intende l'uso traslato di una parola sulla base di una parziale somiglianza tra il significato "fondamentale" e il significato traslato. Ad esempio il doppio significato di vite pu essere spiegato come un'estensione metaforica del significato di pianta a quello di utensile: la filettatura della vite utensile assomiglia al viticcio della pianta di vite. La metonimia consiste nell'estendere il significato della parola ad un altro significato connesso al primo per contiguit. Ad esempio "mano" ha il significato fondamentale di "arto" ma poich con tale arto ad esempio che si gioca a carte, ecco che "mano" venuto ad assumere questo ulteriore significato. Pi lessemi possono avere lo stesso significato: si parla di sinonimia. Il fenomeno opposto l'antonimia cio l'espressione di due significati opposti da parte di due lessemi ex. "bianco" rispetto a "nero", "sposato" rispetto a "scapolo". "bianco" e "nero" ammettono l'esistenza di entit intermedie, "grigio"; invece "sposato" e "scapolo" non ammettono entit intermedie. per specificare: le relazioni antonimiche del primo tipo sono esempi di significati contrari, quelle del secondo di significati contraddittori. i vari lessemi possono anche essere inclusi nel significato di altre lessemi o includere il significato di altri lessemi. ex. "uccello" include il significato di "animale" mentre incluso nel significato di "airone". Nel primo caso si parla di iponimia [uccello iponimo di animale), nel secondo di iperonimia [uccello iperonimo di airone). Nel 1975 circa si cercato di rappresentare in modo esplicito le relazioni di significato con un sistema di simboli che faceva uso della nozione di tratto semantico, modellata su quella di tratto distintivo. ad esempio un dato lessema caratterizzato dal tratto [+ organismo vivente] o [- organismo vivente]. molto difficile comunque proporre un inventario finito dei tratti semantici. Il significato di una frase il risultato della combinazione dei significati delle parole che la compongono: si parla di un principio di composizionalit. vero per che le frasi contengono qualcosa di pi rispetto al significato dei singoli elementi e alcune combinazioni di parole hanno un significato non ricavabile da quello delle singole parole da cui sono costituite. in questo secondo caso si parla di lessicalizzazioni: il significato di espressioni lessicalizzate come "tagliare la corda" non deriva dalla composizione dei significati delle parole da cui sono formate. In molti casi per il principio di composizionalit funziona. Si riescono cos ad analizzare le parole come "e", "o". "e" "o" "se" e parole analoghe sono delle congiunzioni cio combinano parole o frasi, in quest'ultimo caso, producono delle frasi complesse e sono quindi dette connettivi proposizionali o frasali. una frase semplice vera o falsa: il significato dei connettivi frasali illustrato dall'effetto che essi hanno sulla verit o la falsit delle frasi complesse che contribuiscono a formare. Una frase come "oggi

45 piove e non piove" falsa e una frase come "oggi piove o non piove" certamente vera. Una frase complessa formata tramite il connettivo "e" vera solo se le frasi semplici che la compongono sono tutte vere. Una frase complessa formata tramite il connettivo "o" vera solo se almeno una delle frasi semplici da cui formata vera. La frase "oggi piove e non piove" un esempio di contraddizione, la frase "oggi piove o non piove" un esempio di tautologia. Oltre alle tautologie e alle contraddizioni anche altri tipi di frasi possono essere giudicate veri o falsi su base puramente linguistica. Se si dice: 1) Titti un canarino ed un uccello > linguisticamente vera 2) Titti un canarino e non un uccello > linguisticamente falsa il valore di verit determinato non solo del significato del connettivo "e" ma anche da quello delle parole "canarino " e "uccello". Un canarino necessariamente uccello. Frasi come la seconda, la cui verit o falsit determinabile unicamente sulla base del significato dei connettivi frasali "e" dei lessemi in esse contenuti, rappresentano casi di analiticit. esistono anche casi in cui determinate frasi non sono n vere n false: - l'attuale re di Francia calvo - l'attuale re di Francia non calvo non possono essere entrambe vere ovviamente. Ma sono entrambe false perch non esiste attualmente nessun re in Francia. Entrambe le frasi presuppongono la verit che: - attualmente c' un re in Francia questa nuova frase presupposizione delle altre due. La presupposizione quella frase che deve essere vera perch le frasi che la presuppongono possano avere un valore di verit. Dato che in questo caso la frase falsa le prime due non sono n vere n false ma inappropriate. Altri esempi di frasi la cui verit o falsit determinabile in base al loro significato sono quelle contenenti i cosiddetti quantificatori cio parole come tutti, nessuno... nella frase: - ogni ragazzo ama la sua ragazza pu significare sia che ogni ragazzo ama una ragazza differente oppure che ogni ragazzo ama la ragazza di un ragazzo determinato. Nel primo caso si dice che il possessivo "sua" legato dal quantificatore "ogni", mentre nel secondo caso si dice che il possessivo libero. nella frase passiva corrispondente a quella analizzata per molto difficile interpretare "sua" come legato: - la sua ragazza amata da ogni ragazzo in questo caso "sua" precede "ogni". il possessivo dentro la portata del quantificatore nella prima, ma non lo nella fase passiva. - Gianni dice che Francesco lo ha ingannato - Gianni dice che Francesco ha ingannato solo se stesso i pronomi che queste due frasi contengono appartengono a due categorie diverse: "lo" pronome personale, "se stesso" un pronome riflessivo. Quindi una pronome personale non pu essere legato entro la frase semplice in cui si trova mentre un pronome riflessivo deve essere legato. L'uso del linguaggio umano consiste nell'esecuzione di determinati atti: - locutori: pronunciare determinati sintagmi o parole - proposizionali: fare riferimento a determinate entit e predicazione di propriet in merito ad esse - illocutori: per constatazioni, ordini, consigli...

46 - perlocutori: cercare di produrre un determinato effetto sul nostro interlocutore ad esempio fargli compiere un'azione in ogni atto linguistico tutti questi tipi di atti sono compresenti. l'unico tipo di atto che non si realizza sempre quello proposizionale infatti esistono espressioni che non sono predicative per esempio "Gianni!", "Ahi!" Vi sono relazioni diverse tra questi tipi di atti. Ad esempio: uno stesso atto illocutorio pu corrispondere ad atti proposizionali diversi: dicendo "Gianni ha telefonato" o "la terra rotonda" compio due atti proposizionali diversi, perch diversi sono i miei riferimenti e le propriet che predico di essi ma il mio atto illocutorio identico, cio in entrambi i casi un'asserzione. poi uno stesso atto proposizionale pu comparire in diversi atti illocutori ecc... Performativi: un tipo particolare di atti illocutori sono quelli con i verbi performativi. ex. prometto di partire, questa corte dichiara l'imputato innocente, mi scuso di essermi comportato cos. con questi verbi cio io non mi limito a parlare ma compio un'azione, ad esempio nella prima frase quella di promettere. L'uso performativo non confinato ai verbi. ad ex. "Rigore!" detto da un arbitro di calcio, modifica l'andamento della partita. Perch l'enunciazione di una frase abbia un effetto performativo non sufficiente che tale frase contenga verbi come promettere. Se tali verbi sono usati al passato il loro valore cambia. ex. ieri ho promesso a Paolo di partire. In questo caso il verbo descrive un determinato atto compiuto dal soggetto della frase. Si parla di uso constatativo di questi verbi in questi casi. In linguaggio naturale pu essere usato non letteralmente. Secondo Grice, la conversazione regolata da massime raggruppate in quattro categorie: quantit, qualit, relazione e modalit. Quantit: fornisce l'informazione necessaria, n troppa n troppo poca Qualit: sii veritiero Relazione: sii pertinente, fornisci soltanto informazioni pertinenti alla conversazione Modalit: evita ambiguit, sii breve e ordinato a volte si violano alcune di queste massime perch il parlante non ha usato espressioni nel loro significato letterale ma ha voluto trasmettere un altro significato. Si realizza cos una implicatura conversazionale. Non si usa il termine implicazione perch non sempre le implicature della nostra conversazione nel linguaggio naturale corrispondono a quelle che i logici definiscono implicazioni. se io dico "qualche studente ha superato l'esame" entra in gioco la massima della quantit. Ma se io sapessi che in realt tutti gli studenti hanno superato l'esame e nonostante ci dicessi che "qualche" studente l'ha superato violerei tale massima, non fornirei l'informazione necessaria. Il mio interlocutore, che pensa che io parli seguendo le massime, trae l'implicatura che qualche studente non ha superato l'esame. Mi sto comportando in modo inappropriato dal punto di vista pragmatico. Supponiamo che Gianni, di cui mi fidavo molto, mi abbia giocato un brutto tiro. Parlando della faccenda con una terza persona, che conosce la situazione, dico: "Ah, Gianni davvero un amico!". In questo caso ho violato la massima della qualit perch non sono stato veritiero ma la conversazione funziona perch io ho trasmesso l'implicatura che ci che dico non va inteso nel suo significato letterale. questo un caso di un uso retorico o figurato del linguaggio, la figura in questione quella dell'ironia qui. CAPITOLO 9:

? a 47 i una lingua stratificata sia verticalmenteu orizzontalmente. Avremmo variazioni diastratiche, che stratificazione sociale; diatopiche, differenze dialettali; diafasiche, variazioni del livello di formalit; diamesiche,variazioni dipendenti dal mezzo usato per comunicare. La sociolinguistica ha affrontato queste tematiche. La linguistica teorica ha come oggetto principale di studio il linguaggio umano come capacit; la sociolinguistica invece tende a tenere conto di dati pi vicini alle varie situazioni comunicative ed ha come oggetto principale di studio l'uso effettivo della lingua. La linguistica teorica pone al centro il cosiddetto "parlante nativo idealizzato" che ha una perfetta competenza della propria lingua. Anche la sua comunit linguistica idealizzata e si considerano pi gli aspetti di omogeneit che di differenziazione. In realt i parlanti reali fanno errori e conoscono le regole da usare correttamente nelle varie situazioni (competenza comunicativa), la comunit linguistica stratificata linguisticamente e socialmente e non omogenea. Ci che interessa maggiormente i linguisti sono le differenze e la loro rilevanza sociale. In definitiva la teoria del linguaggio cerca di descrivere le strutture del linguaggio umano, la sociolinguistica descrive l'uso che gli esseri umani fanno di queste strutture nella realt. La sociolinguistica contemporanea nasce da un'ipotesi: la variazione libera non esiste. La variazione libera non veramente libera perch tutte le volte che esistono due modi diversi di dire una cosa, vuol dire che vi una scelta e che tale scelta pu essere correlata a fattori sociali. Dunque la variazione libera correlata con fattori sociali. I modi diversi di dire una stessa cosa non riguardano solo la fonologia ma riguardano tutti i livelli linguistici: ad esempio la sintassi "non me lo dire/non dirmelo". il campo di studio della sociolinguistica contemporanea l'isola di Martha's Vineyard. L'isola, nel 1962, era abitata da pescatori anglofoni e da immigrati portoghesi e indiani. i continentali con la loro presenza vacanziera determinavano uno stravolgimento dell'economia dell'isola. Il fenomeno osservato stato chiamato centralizzazione di [a].questo fenomeno. Riguardava la pronuncia centralizzata di /a/ cio che invece di [haus] house, si sentiva una pronuncia del tipo [hus].

[a] veniva realizzata pi al centro nella direzione di [].ovviamente le due pronunce [haus] e [hus] erano un caso di variazione libera. solitamente le variazioni finiscono nel nulla ma a volte acquisiscono un senso in questo caso diventano una variabile cio una variazione cui si pu attribuire un significato sociale. Le variabili devono essere frequenti cio devono occorrere anche nel linguaggio spontaneo, strutturali cio integrate nel sistema e stratificate cio con distribuzione asimmetrica negli strati sociali. Nel caso analizzato, registrata la variazione [haus]/[hus] si tratta di stabilire se una variazione occasionale o se una variabile. Fu somministrato un questionario ad un campione di parlanti e furono effettuate registrazioni. Il questionario fu sottoposto a diversi gruppi sociali e ai diversi gruppi etnici presenti sull'isola. si consideri lo spazio fonetico la [a] e [] in questo modo: [] 5 4 3 2 1

[a]

48

Ogni parlante pu realizzare la /a/ pi o meno centralizzata: se dice [a] il grado di centralizzazione zero. per semplificare la percezione si modificato lo schema dividendolo in soli 3 gradi: [] 5 4 3 2 1 2 1

[a]

Ci si accorse che i vari contesti linguistici possono influenzare il fenomeno della centralizzazione. I dati mostrarono che i portatori del massimo grado di centralizzazione erano i pescatori maschi di circa 35 anni. Questo gruppo di persone condivideva un giudizio di valore positivo nei confronti dell'isola e nutriva una forte avversione alle incursioni estive dei turisti: il significato della centralizzazione era nato dunque per identificare il gruppo dei nativi avversi agli estranei. all'interno del quadro della sociolinguistica si sviluppata la nozione di regola variabile, regole cio che si applicano con diversa frequenza col variare di date circostanze linguistiche o extralinguistiche. Comunit linguistica: insieme di tutte le persone che parlano una determinata lingua o variet linguistica e ne condivido le norme d'uso. La comunit da considerarsi stratificata. Repertorio linguistico: linsieme dei codici e delle variet che un parlante in grado di padroneggiare all'interno del repertorio linguistico pi ampio della comunit cui appartiene. Classi sociali diverse hanno repertori linguistici diversi. Quando un parlante dispone di pi variet facile che passi dall'una all'altra: questi passaggi sono chiamati code switching. Competenza comunicativa: riguarda la capacit che i parlanti hanno di utilizzare la lingua nei modi che sono appropriati alle varie situazioni. un fatto individuale. Quando parliamo, abbiamo intenzione di comunicare con il nostro interlocutore. Accanto a questa funzione che stata chiamata di "rappresentazione" ce n un'altra che quella di "presentazione":parlando, presentiamo noi stessi e diamo un gran numero di informazioni su di noi. Riveliamo il sesso, l'et, la provenienza geografica, la nostra istruzione, la nostra salute... La sociologia del linguaggio porta l'attenzione pi alla societ rispetto alla sociolinguistica che una scienza pi linguistica. La sociologia del linguaggio lo studio della societ in rapporto con lingua. Un problema attuale di sociologia del linguaggio quale debba essere la lingua della nuova Europa comunitaria. Una volta decisa la lingua si stanzieranno fondi per l'insegnamento della stessa ma, dal momento che probabilmente si prender la strada che favorir il plurilinguismo passivo, i finanziamenti andranno in altre direzioni. Anche la messa a punto di un ortografia per una lingua che prima era solo orale un problema di sociologia del linguaggio. Etnografia della comunicazione: il linguaggio considerato come uno dei sistemi simbolici di una societ e anche come uno strumento di trasmissione e mantenimento degli schemi sociali. L'interazione verbale il luogo principale della trasmissione degli schemi culturali e quindi l'etnografia della comunicazione studia l'uso del linguaggio nelle interazioni verbali della vita quotidiana di date comunit linguistiche. I temi tipici sono ad esempio: che cosa rappresenta il silenzio, come si presentano le scuse, come si esprime accordo o disaccordo...

49 Il potere di una persona su un'altra implica una relazione asimmetrica. Le lingue possono esprimere questa con i pronomi di cortesia ex. Lei/Voi di contro ai pronomi della solidariet ex. tu. Vi sono relazioni asimmetriche dove un parlante usa il pronome di cortesia e l'altro risponde con il pronome della solidariet, ma vi sono relazioni simmetriche dove i parlanti usano reciprocamente il pronome di cortesia o il pronome della solidariet. Date due variet X e Y difficile stabilire se esse sono due variet diverse di una stessa lingua o due lingue diverse. Alcuni criteri per stabilire se sono due variet diversi di una stessa lingua sono i seguenti: 1)- di tipo diacronico e cio se la parlata in questione, X, deriva dalla stessa lingua da cui deriva Y 2)- comprensione reciproca 3)- criterio lessicostatistico: se X e Y condividono l'80% del lessico allora sono variet linguistiche di una sola lingua 4)- criterio lessicostatistico ma misurato su altri livelli linguistici come la morfologia 5)- presenza o meno di una letteratura se accanto alle considerazioni linguistiche aggiungiamo altri criteri di carattere sociolinguistico come la sovraregionalit, variet come sardo e friulano non sono "lingue". Da ricordare che l'italiano di oggi non che un dialetto diventato lingua nazionale. L'italiano deriva dal toscano ma nella sua forma scritta, infatti fenomeni come la gorgia toscana non ci sono in italiano. La dialettologia lo studio dei dialetti e ha avuto storicamente due aspetti principali: la dialettologia diacronica e la geografia linguistica. La prima lo studio per esempio dell'evoluzione dal latino ad un determinato dialetto. La geografia linguistica ha prodotto gli atlanti linguistici che riportano varie parole delle varie aree geografiche e le confrontano. L'Atlante pi famoso quello di Gilleron. Dialetti in Italia: una delle prime classificazioni dei dialetti si deve a Dante. che nel De vulgari eloquentia individu 14 dialetti divisi dalla linea appenninica: 7 ad est e 7 a ovest. anche oggi le classificazioni sono di tipo geografico ma la divisione tra dialetti settentrionali, toscani e centro-meridionali. i dialetti settentrionali comprendono i dialetti gallo-italici e quelli veneti. ha una posizione a s il toscano. i dialetti centro-meridionali sono l'umbro-marchigiano centrale, l'abruzzese-molisano, il romanesco e l'aquilano, il pugliese settentrionale e il materano, il campano, il calabrese settentrionale e il potentino; quelli meridionali estremi sono il salentino, il calabrese meridionale e il siciliano. Importante la linea La Spezia-Rimini che divide i dialetti settentrionali da quelli centro-meridionali. Vi sono fenomeni linguistici che compaiono esclusivamente a nord di questa linea come per esempio: - lo scempiamento delle consonanti lunghe: lat. ANNUM> piem. lomb. emil. [an] - la sonorizzazione delle sorde intervocaliche: lat. FRATELLUM> lomb. [fra'del] - l'esistenza delle vocali cosiddette turbate come [y] fenomeni invece che si ritrovano a sud della linea sono ad esempio: - il raddoppiamento sintattico [ak 'kasa] - la pronuncia sorda della sibilante intervocalica ['kasa] - l'assimilazione totale progressiva del nesso consonantico ND in [nn]: lat. MUNDUM> ['monno] ovvio che questi dialetti presentano caratteristiche comuni ma anche molto diversificate. Per esempio il toscano ha fenomeni tipici come il passaggio da [t] a [] e da [d] a [] o la "gorgia toscana" cio

50 l'indebolimento con il passaggio a fricative delle occlusive sorde in posizione intervocalica. in Italia si parlano anche un certo numero di lingue straniere (alloglossia) come il francese, il tedesco, il catalano... in una stessa area possono essere presenti due variet linguistiche. A seconda del rapporto che hanno queste due variet si parla di bilinguismo o diglossia. Bilinguismo c' quando tutti gli parlanti padroneggiano le due variet. Diglossia quando le due variet sono usate in modo complementare e una variet ha uno statuto socio-culturale pi alto dell'altra. in Italia le situazioni possono incrociarsi per dare quattro possibilit come disse Fishman nel 1972: a)- bilinguismo con diglossia: competenza sia dell'italiano che del dialetto ma divisione degli ambiti funzionali di italiano e dialetto b)- diglossia senza bilinguismo: competenza dell'italiano limitata alle classi sociali "alte" e per il resto diffusione del dialetto c)- bilinguismo senza diglossia: competenza di italiano e dialetto senza che gli ambiti funzionali delle due variet siano del tutto differenziati d)- n bilinguismo n diglossia: presente solo in piccole comunit isolate senza differenziazioni sociali Lingue pidgin e lingue creole: una lingua pidgin occasionale e nasce tra due gruppi che devono comunicare. Tali lingue derivano da una mescolanza di elementi indigeni e della lingua sovraimposta modificati da fenomeni di semplificazione. Il lessico ridotto e si privilegia la paratassi. La morfologia subisce riduzioni. molti dei pidgin si estinguono con la fine dei rapporti di lavoro che li hanno fatti emergere ma se questi continuano nasce una lingua creola che diventa pi complessa. Le lingue creole sono parlate da circa 20 milioni di persone e soprattutto hanno base francese. pu esserci un continuum post-creolo quando il creolo va verso la fusione con una lingua standard. sta diventando importante lo studio dei pidgin per i loro meccanismi di nascita e di apprendimento. CAPITOLO 10: La spiegazione che vedeva la nascita della variet delle lingue dall'episodio della torre di Babele, a partire dall'ebraico, continu fino al Rinascimento. con l'inizio del '800 per che lo studio della parentela genealogica delle lingue e del loro mutamento nel tempo assume l'aspetto che lo caratterizza ancora oggi. Si parla di linguistica storica. si inizi a distinguere tra lingue originarie e origine del linguaggio. Si inizi a studiare le parole delle lingue originarie ricostruendole sulla base della comparazione delle lingue da esse derivate. Non si studiava pi l'origine del linguaggio e ci sancito dall'atto di fondazione della Societ Linguistica di Parigi nel 1866. [Oggi si pensa che l'origine del linguaggio sia dovuta all'aumento del peso del cervello nellhomo sapiens.) Non esistono lingue pi primitive di altre. La linguistica storica del '800 rinunciava a qualsiasi ipotesi catastrofista per spiegare il mutamento linguistico. [ad esempio Flavio Biondo nel '400 pensava che l'italiano fosse nato per effetto delle invasioni barbariche mentre Leonardo Bruni pensava che italiano fosse sempre esistito). Dante aveva gi individuato la causa dei cambiamenti linguistici nel semplice scorrere del tempo. In effetti cos, ogni generazione apprende la propria lingua dalla generazione precedente ma agisce sulla lingua stessa. Queste differenze si notano a distanza di secoli. Il metodo comparativo:

51 si confrontano le lingue per scoprire se sono genealogicamente apparentate. Bisogna stare attenti a non cadere in errore, se due lingue hanno qualche parola che si somiglia infatti, non significa che siano apparentate, pu trattarsi semplicemente di un fenomeno di prestito. si deve limitare il confronto tra due lingue a quelle parti del vocabolario di una lingua che sono native. Tra queste parti possiamo scegliere le parole indicanti ad esempio i nomi di parentela come "padre". per applicare il metodo comparativo si devono individuare una serie di corrispondenze sistematiche tra fonemi e morfemi in determinate lingue ossia che a determinati fonemi e morfemi in una lingua corrispondono determinati altri fonemi e morfemi in un'altra lingua. Ci significa che due parole corrispondenti in due lingue possono essere anche formate da fonemi tutti diversi, e quindi avere un aspetto molto diverso, eppure avere la stessa etimologia. Per dimostrare l'esistenza di queste corrispondenze si deve mostrare che esse non si limitano ad una parola sola ma si estendono ad altre parole del "vocabolario nativo". Si deve anche ricostruire il cammino che ha portato dalla parola nella lingua originaria alla parola nelle due lingue apparentate. La comparazione tra due lingue richiede quindi di ripercorrerne la storia. Per questo si parla di linguistica storico-comparativa. Il procedimento permette di stabilire qual l'antenato comune pi vicino di determinate lingue, nonch gli antenati pi remoti. Se non attestata si pu anche ricostruire la lingua originaria sulla base della comparazione tra le lingue. Per le lingue germaniche si parla di proto-germanico per esempio. Da ricordare bene che la comparazione non si effettua tra parole ma tra fonemi o morfemi di lingue diverse. Per lingue non attestate come il proto-germanico si deve tener presente che ogni ricostruzione linguistica un'ipotesi. Dal confronto di lingue pi strettamente apparentate si ricostruisce una lingua originaria. La comparazione dei vari gruppi linguistici ci permette poi di ricostruire la lingua originaria dell'intera famiglia per esempio lindoeuropeo. L'immagine della famiglia linguistica indoeuropea ha la forma di un albero genealogico. GUARDA FOTOCOPIA La rappresentazione delle lingue indoeuropee nella forma di albero genealogico fu proposta per la prima volta dal tedesco Schleicher. Questa immagine per, se presa alla lettera, esclude che ci possano essere interferenze tra lingue dopo la loro separazione dall'antenato comune: i rami dell'albero non hanno punti di contatto infatti. Ci drasticamente confutato dai fatti, infatti l'interferenza tra le lingue un fatto continuo. Non vengono inoltre rappresentate le caratteristiche che alcuni gruppi hanno in comune. Questo stato di cose sugger un modello alternativo a quello dell'albero genealogico, la cosiddetta teoria delle onde: i vari fenomeni linguistici si distribuirebbero come le onde in uno specchio d'acqua in modo che alcuni fenomeni linguistici si estenderebbero fino a un certo punto, altri fino ad un altro, altri si incrocerebbero e cos via. Alle linee che determinano l'estensione dei vari fenomeni viene dato il nome di isoglosse. Da vari decenni comunque l'immagine dell'albero genealogico e della teoria delle onde sono considerate complementari. Il testo fornisce un esempio di ricostruzione a partire dal sanscrito, greco, latino, gotico irlandese delle parole "fratello" e "padre" in indoeuropeo. Molto importanti sono le fonti scritte pi antiche. All'insieme di corrispondenze sistematiche tra occlusive nelle lingue germaniche da un lato e nelle altre lingue indoeuropee dall'altro si d tradizionalmente il nome di "legge di Grimm" chiamata anche mutazione consonantica germanica.

1 52 Il un mutamento fonetico e le leggi fonetiche: il sistema fonologico dell'italiano contiene sette fonemi vocalici. In latino i fonemi vocalici si distinguevano per lunghezza. Questa distinzione and perduta e fu sostituita dalla distinzione di posizione della lingua in senso verticale. i e a o u

Uno dei mutamenti fonetici pi importanti della storia della lingua inglese il cosiddetto "great vowel shift" verificatosi nel '500 e che segna il passaggio dall'inglese medio all'inglese moderno: - le vocali lunghe alte dell'inglese medio sono diventate dittonghi: "five" che si pronunciava [fi:v] cominci ad essere pronunciato [faiv] - le vocali lunghe medie dell'inglese medio sono diventate vocali alte: " foot" viene pronunciato [fu:t] e non pi [fo:t] - le vocali medio basse dell'inglese medio sono diventate vocali medie: "goat" che si pronunciava [g :t] cominci ad essere pronunciato [gout] La grafia rimasta identica a quella dell'inglese medio. si iniziato a parlare di legge fonetica perch i mutamenti sembrano operare con regolarit. Ci sono molte eccezioni per. I propugnatori della nozione di legge fonetica, i Neogrammatici, all'inizio del 1900 sostenevano che il mutamento fonetico era privo di eccezioni, e quindi in quanto tale soggetto a leggi, ma nella misura in cui procede meccanicamente. Essi quindi riconoscevano tutte le eccezioni alle leggi fonetiche ma riconoscevano anche che il procedere meccanico dei mutamenti veniva spesso a interferire con altri fattori. Le eccezioni alle leggi fonetiche si possono distinguere in due grandi gruppi: Nel primo collochiamo le eccezioni dovute all'effetto di altri fattori, rispetto alla legge fonetica in questione, sull'aspetto fonetico assunto dalla parola che ha subito il mutamento. Nel 1876 Verner formul questa legge: nel passaggio dall'indoeuropeo alle lingue germaniche, le occlusive sorde diventano prima fricative sorde; tali fricative sorde, oltre all'originaria fricativa indoeuropea /s/, diventano sonore se l'accento le segue mentre rimangono sorde se l'accento le precede. L'eccezione alla legge di Grimm spiegabile come effetto dell'intervento di un'altra legge. L'effetto di un'altra legge spiega anche le eccezioni al mutamento del sistema vocalico dal latino all'italiano ossia il fatto che dal latino "lingua" per esempio abbiamo l'italiano "lingua" senza trasformazione della /i/ breve latina in /e/. Questo fenomeno detto anafonesi: la /e/ tonica italiana si trasformata in /i/ davanti a nasale velare e a laterale palatale. Ci si verificato solo nel toscano. Anche il contesto fonetico pu interferire con l'effetto di una legge fonetica. Analogia: crea forme nuove sul modello di forme esistenti. un fenomeno morfologico i cui effetti sembrano creare eccezioni alle leggi fonetiche. Si rappresenta una creazione analogica come risultato dell'applicazione di una proporzione. Per esempio: parlare : parlatore = sviolinare : x il "quarto proporzionale" x la forma sviolinatore. Capita spesso che una forma costruita per analogia entri in concorrenza con un'altra forma derivata da

2 53 un mutamento fonetico regolare. In italiano per esempio la desinenza della prima persona singolare dell'imperfetto indicativo -o. Ma dovrebbe essere -a. La -o si formata per analogia con la desinenza della prima persona del presente che in -o appunto. Contaminazione: a differenza dell'analogia non riscrivibile secondo lo schema del quarto proporzionale. La contaminazione nasce quando gli elementi che costituiscono una forma si mescolano a quelli di un'altra forma. Per esempio la parola italiana greve da ricondurre a una forma latina *greve(m) sviluppatasi per contaminazione di grave(m) "grave" con leve(m) "lieve". Assimilazione: factum>fatto Dissimilazione: arborem>albero Metatesi: crocodilus>coccodrillo Aplologia: lat. stipendium da *stipi-pendium, composto da stips "piccola moneta" e pendere "pagare" Nel secondo gruppo di fenomeni abbiamo l'introduzione in una lingua di parole nuove per effetto del contatto con altre lingue. Una parola pu entrare in una lingua per il prestito da un dialetto molto simile ad essa. I prestiti possono esserci tra due lingue sullo stesso piano, tra una lingua morta e una lingua parlata e tra un dialetto e una lingua standard. Un fenomeno che riguarda i rapporti tra il latino e l'italiano quello dei cosiddetti allotropi cio due parole italiane derivate dalla stessa parola latina ma entrate nella lingua italiana per due vie diverse ossia per mutamento fonetico regolare e per prestito. Si parla di "derivazione popolare" e "derivazione dotta". Non tutte le parole di una lingua sono conformi alle leggi fonetiche. Le leggi fonetiche hanno una validit limitata nel tempo e nello spazio per cui non possono essere paragonate alle leggi delle scienze naturali. Le leggi fonetiche sono delle determinazioni di corrispondenze sistematiche tra suoni in fasi storiche diverse di una stessa lingua. Mutamento morfologico: il fenomeno dell'analogia uno dei meccanismi fondamentali di mutamento morfologico per la nascita di parole nuove. Il fenomeno della retroformazione quello per cui una determinata parola sembra essere la base di una parola derivata mentre in realt il processo il contrario: la parola apparentemente derivata quella base, mentre quella apparentemente base quella derivata. In italiano per esempio "arrivo" deriva da "arrivare" e non viceversa. Il fenomeno della grammaticalizzazione fa si che un determinato lessema viene a trasformarsi in un morfema legato. Per esempio gli avverbi in -mente. -mente l'ablativo della parola latina "mens" e il latino "sincera mente" significava "con mente sincera". Lentamente la parola "mente" ha cominciato ad essere percepita come un suffisso aggiunto. Il fenomeno della ricategorizzazione ad esempio riguarda il passaggio dal sistema dei generi del latino a quello dell'italiano. L'italiano possiede solo due generi, i nomi neutri sono diventati maschili. Mutamento sintattico: anche la formazione del passato prossimo romanzo pu essere considerata un caso di grammaticalizzazione: il verbo latino "habere" ha assunto un valore equivalente a quello di un puro morfema grammaticale, cio quello di indicare il passato. Il morfema "ho" in "ho cantato" libero. Nel VI secolo d.C. troviamo costruzioni che vanno verso il passato prossimo.

54 Gli articoli italiani si sono formati con il fenomeno della ricategorizzazione. Infatti questi derivano da espressioni che in latino appartenevano ad altre categorie: illum e illam erano pronomi dimostrativi che hanno dato origine agli articoli determinativi il, lo, la... unum e unam erano dei numerali in principio. Un mutamento sintattico verificatosi nella storia della lingua inglese riguarda i verbi modali come ad ex. can/could. Questi verbi in una frase interrogativa o negativa assumono la stessa funzione che, con altri verbi, assume il verbo "to do". Il verbi modali si comportano come i verbi ausiliari inglesi. Nel latino classico l'ordine prevalente era quello con il verbo dopo il complemento oggetto. Il latino dunque una lingua OV. L'italiano una lingua VO. Il latino per non manifesta in modo netto tutte le caratteristiche del tipo OV e quindi non si potrebbe parlare di un completo cambiamento tipologico realizzatosi nel mutamento sintattico dal latino all'italiano. Tuttavia, in termini almeno di rafforzamento dell'ordine VO un simile cambiamento non pu essere negato. Mutamento lessicale e semantico: un mutamento semantico un mutamento nel modo di indicare la realt: per esempio la parola latina "plebs" indicava inizialmente la "popolazione" e, successivamente, diventando l'italiano pieve, ha cominciato ad indicare il gruppo di fedeli che facevano capo ad una chiesa rurale e poi passata a indicare la chiesa rurale stessa!!! Per indicare la popolazione si ricorsi al termine "plebe" di origine dotta. Un primo tipo di mutamento semantico il restringimento del significato di una parola. il latino "fortuna" significava "sorte" in generale, poi ha assunto il significato pi ristretto di "buona sorte". Il fenomeno contrario l'ampliamento di significato. Il latino "caballus" che significava "cavallo da lavoro" poi passato ad indicare il cavallo in generale, soppiantando "equus". Un mutamento semantico per metafora il caso dell'italiano capire, che deriva dal latino capere, il cui significato originario "afferrare concretamente" e poi "afferrare con la mente", capire appunto. Un mutamento semantico per metonimia quello dal latino bucca(m) [guancia) al significato di "bocca". La metonimia la creazione di nuovo significato per contiguit con quello precedente. Un caso di sineddoche (una parte per il tutto) quello dell'inglese "stove" che significa "stufa" ma che deriva da una parola che significava "stanza riscaldata". Un caso di iperbole, cio passaggio da un significato pi forte a uno pi debole, quello del francese tonner ("stupire") che deriva dal latino *extonare cio "colpire con il tuono". La litote il passaggio da un significato pi debole ad uno pi forte. Il significato di una parola pu anche mutare per degenerazione o per innalzamento. Per esempio l'italiano "facchino" deriva probabilmente da un termine arabo che degenerando pass ad indicare "portatore di pesi" appunto. L'innalzamento pu essere esemplificato dalla parola "ministro" che significava inizialmente "servo" e, successivamente "capo di un ministero". Un altro fattore di mutamento semantico la trasformazione di nomi propri in nomi comuni. Per esempio da "Caesar" deriva il russo "zar".