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Esercizi Seconda Parte

0.1 Cambio di base, applicazioni lineari


1. Si consideri lapplicazione lineare f : R
3
R
3
rappresentata, rispetto
alla base canonica, dalla matrice
A =

1 k 1
1 1 2 k
4 k 1 1

.
Determinare leventuale valore del parametro reale k per cui dim Ker f =
1.
Il nucleo dellapplicazione lineare f `e il sottospazio vettoriale di R
3
for-
mato dalle soluzioni del sistema lineare AX = O, ove X = [x, y, z]
T

R
3
e O = [0, 0, 0]
T
. Poich`e dim Ker f = 3 r(A), ne segue che la
condizione dim Ker f = 1 implica r(A) = 2.
Osserviamo che detA coincide con il determinante della matrice ot-
tenuta da A aggiungendo alla prima la terza colonna, ovvero
det A = det

0 k 1
3 k 1 2 k
3 k 1 1

.
Aggiungendo, poi, alla seconda riga lopposto della terza si ottiene
det A = (3 k)(k
2
+ 3k 2), da cui det A = (k 1)(k 2)(k 3);
quindi tale determinante si annulla per k = 1, 2, 3.
`
E facile vedere che
per ciascuno di tali valori di k il rango di A vale 2; ne segue che questi
sono i valori cercati.
2. Si consideri lapplicazione lineare f : R
4
R
4
denita da
f((x, y, z, t)) = (x +y +t, y 2z, x +z, y z +t)
per ogni (x, y, z, t) R
4
.
(a) Determinare la matrice che rappresenta f rispetto alla base canon-
ica.
1
(b) Determinare la dimensione ed una base di Ker f.
a) La matrice A che rappresenta lapplicazione lineare f rispetto alla
base canonica ha come colonne i vettori formati dalle immagini dei vet-
tori della base canonica. Poich`e f(e
1
) = (1, 0, 1, 0), f(e
2
) = (1, 1, 0, 1),
f(e
3
) = (0, 2, 1, 1) e f(e
4
) = (1, 0, 0, 1), ne segue che la matrice
risulta
A =

1 1 0 1
0 1 2 0
1 0 1 0
0 1 1 1

.
b) Ricordando che dim Ker f = n r(A), ne segue che dobbiamo
calcolare il rango di A. Poich`e risulta detA = 0 e la sottomatrice
formata dalle prime tre righe e tre colonne `e non singolare, allora r(A) =
3 e dimKerf = 1.
I vettori X = [x, y, z, t]
T
tali che A.X = 0 sono le soluzioni del sistema
lineare omogeneo la cui matrice dei coecienti `e la matrice A. Si
verica direttamente che le soluzioni sono costituite dai vettori X =
h.[1, 2, 1, 1]
T
, ove h `e parametro reale. Ne segue che una base di
Kerf pu` o essere costituita dal vettore (1, 2, 1, 1).
3. Sia f : R
4
R
3
lapplicazione lineare rappresentata, rispetto alle basi
canoniche di R
4
ed R
3
, dalla matrice
A =

1 t 1 2 t
0 0 1 t 2
1 2t 3 2 t 2

.
Calcolare, al variare del parametro reale t, la dimensione di Kerf.
Ricordiamo che, denotata A la matrice che rappresenta una appli-
cazione lineare f, allora dim Kerf = n r(A), ove n `e la dimensione
del dominio ed r(A) `e il rango della matrice A.
Calcoliamo il rango della matrice A assegnata. Osserviamo che la sot-
tomatrice formata dagli elementi che appartengono alle prime due righe
ed alla prima e terza colonna `e non singolare.
Orliamo tale sottomatrice con laggiunta della terza riga e della seconda
oppure quarta colonna. Nel primo caso si ottiene la matrice
2
C =

1 t 1 2
0 0 1
1 2t 3 2 t

il cui determinante vale t + 2. Nel secondo caso si ottiene la matrice


D =

1 2 t
0 1 t 2
1 2 t 2

il cui determinante vale (t 1)(t 2).


I due determinanti si annullano contemporaneamente solo per t = 2.
Ne segue che per il teorema di Kronecker per t = 2 il rango di A vale
2, mentre per t = 2 r(A) = 3. Tornando alla dimensione del nucleo, ne
segue che dim Kerf = 4 2 = 2 per t = 2, mentre per t = 2 risulta
dim Kerf = 4 3 = 1.
4. Sia f : R
3
R
3
lendomorsmo di R
3
denito dalla relazione f((x, y, z)) =
(0, 3x + 3y +z, x y +z).
(a) Determinare una base e la dimensione di Kerf e di Imf.
(b) Determinare la matrice A che rappresenta f rispetto alla base
canonica e stabilire se A `e diagonalizzabile.
1. Il nucleo di f `e costituito dai vettori che soddisfano il sistema lineare
omogeneo

3x + 3y +z = 0
x y +z = 0
le cui soluzioni sono (k, k, 0), ove k R. Pertanto dim Ker f = 1 ed
una base `e costituita dal vettore (1, 1, 0). Ne segue che dimImf = 2
ed una base di Im f `e formata da due vettori linearmente indipendenti
dellinsieme f(e
1
), f(e
2
), f(e
3
), ovvero i vettori (0, 3, 1), (0, 1, 1).
2. La matrice A che rappresenta f rispetto alla base canonica ha come
colonne le immagini dei vettori della base canonica; pertanto risulta
A =

0 0 0
3 3 1
1 1 1

.
3
Poich`e det(I A) = .(2)
2
, ne segue che 0, 2, 2 sono gli autovalori
di A. Sappiamo che lautovalore semplice 0 `e regolare; stabiliamo allora
se lautovalore doppio 2 `e regolare. Poich`e r(2I A) = 2, ne segue che
la molteplicit` a geometrica 3 r(2I A) = 3 2 non coincide con
la molteplicit`a algebrica 2; quindi lautovalore 2 non `e regolare e la
matrice A non `e diagonalizzabile.
5. Sia f : R
3
R
3
lendomorsmo di R
3
denito dalla relazione f((x, y, z)) =
(x +y, 3x + 3y +z, x y +z).
(a) Determinare una base e la dimensione di Imf.
(b) Determinare la matrice C che rappresenta f rispetto alla base B =
{(1, 1, 0), (0, 1, 0), (2, 0, 1)}.
1. Lapplicazione f `e rappresentata dalla equazione matriciale AX =
Y , ove X = [x, y, z]
T
ed
A =

1 1 0
3 3 1
1 1 1

.
Poich`e r(A) = 2 e dim Imf = r(A), ne segue che dim Imf = 2. Una
base di Imf `e costituita da due vettori colonna linearmente indipen-
denti, ovvero i vettori [1, 3, 1]
T
e [0, 1, 1]
T
.
2. Sia P la matrice che ha come colonne i vettori di B, allora risulta
C = P
1
.A.P; poich`e risulta
P
1
=

1 0 2
1 1 2
0 0 1

si ottiene la matrice
C =

6 3 4
0 0 3
2 1 1

6. Si consideri lendomorsmo di R
3
denito da f((x, y, z)) = (x y, x
y + 2z, z):
4
1.determinare la matrice A che rappresenta f rispetto alla base canon-
ica;
2. determinare una base di Kerf ed una base di Imf;
3. scrivere la matrice A

che rappresenta f rispetto alla base B =


{(1, 0, 1), (0, 1, 0), (2, 1, 3)}.
1. la matrice Aha come colonne le immagini dei vettori f(e
1
), f(e
2
), f(e
3
),
ovvero
A =

1 1 0
1 1 2
0 0 1

.
Osserviamo che lapplicazione lineare pu`o essere rappresentata dalla
equazione matriciale A.X = Y , ove X = [x, y, z]
T
e Y = [x

, y

, z

]
T
. In
questo caso x

= x y, y

= x y + 2z, z

= z.
2. Il nucleo corrisponde al sistema lineare omogeneo A.X = O, le cui
autosoluzioni sono (k, k, 0), ove k R. Pertanto la dimensione del
nucleo vale 1 ed una base `e il vettore (1, 1, 0). Allora dimImf = 2 ed
una base `e data da due colonne di A linearmente indipendenti, ovvero
[1, 1, 0]
T
e [0, 2, 1]
T
.
3. Bisogna determinare le coordinate dei vettori immagine dei vettori
di B rispetto alla base B. Il cambiamento dalla base canonica alla base
B `e rappresentato dallequazione X = PX

, ove X e X

sono i vettori
delle coordinate di un vettore calcolate rispettivo alle due basi e P `e la
matrice le cui colonne sono costituite dai vettori della base B. Pertanto
risulta A

= P
1
AP=
1
5

1 3 9
7 4 37
2 1 2

.
7. Si consideri lapplicazione lineare f : R
3
R
3
rappresentata, rispetto
alla base canonica, dalla matrice
A =

2 k 1 1
0 0 3
2 2 1

.
5
Determinare i valori del parametro reale k per cui dimImf = 2 e, in
tal caso, una base di Kerf ed una di Imf.
Ricordiamo che dim Imf coincide con il rango della matrice che rap-
presrenta lapplicazione lineare f. Condizione necessaria anch`e tale
rango valga 2 `e detA = 2 2k = 0, ovvero k = 1. In tal caso r(A) = 2,
poich`e esiste una sottomatrice di ordine 2 con determinante non nullo.
Il nucleo dellapplicazione, Kerf, corrisponde allinsieme dei vettori
colonna X per cui
AX = O
ovvero alle soluzioni del sistema lineare omogeneo che ha A come ma-
trice dei coecienti. Per k = 1 tale sistema coincide con

x +y z = 0
3z = 0
2x + 2y +z = 0
equivalente al sistema

x +y = 0
z = 0
che ammette come soluzione la terna x = t, y = t, z = 0, con t
parametro reale. Per determinare una base di Kerf basta scegliere
una soluzione non nulla, per esempio, per t = 1, (1, 1, 0).
Una base di Imf `e formata da due vettori linearmente indipendenti,
scelti nellinsieme dei vettori colonna di A. Pertanto i vettori (1, 0, 2), (1, 3, 1)
formano una base di Imf.
8. Si consideri lapplicazione lineare f : R
3
R
3
rappresentata, rispetto
alla base canonica, dalla matrice
A =

1 1 2 h
1 h 1
2 +h 1 1

.
Determinare gli eventuali valori del parametro reale h per cui dimKerf =
1.
Risulta det A = h(h + 1)(h 1) e quindi det A = 0 per h = 0, +1, 1.
Per tali valori il rango di A vale sempre 2 e dimKerf = 1.
6
9. Si consideri lapplicazione lineare f : R
3
R
3
rappresentata, rispetto
alla base canonica, dalla matrice
A =

k k 2
k 1 2
k 1 0 0

.
Calcolare, al variare del parametro reale k, la dimensione di Kerf.
Con semplici calcoli si ottiene che r(A) = 3 e dimKerf = 0 per k = 1,
r(A) = 1 e quindi dimKerf = 2 per k = 1.
10. Si consideri lapplicazione lineare f : R
3
R
3
rappresentata, rispetto
alla base canonica, dalla matrice
A =

1 k 5
0 3 2
1 1 k 1

.
ove k `e un parametro reale. Determinare i valori di k per cui Kerf ha
dimensione 1.
k = 4.
0.2 Autovalori, autovettori, diagonalizzabilita
1. Si consideri la matrice
B =

1 1 2
1 1 2
2 2 2

.
(a) Calcolare gli autovalori di B ed una base per ogni autospazio.
(b) Stabilire se B `e diagonalizzabile.
a) Il polinomio caratteristico della matrice B risulta det(I B) =
= det

+ 1 1 2
1 1 2
2 2 2

=
7
= .( 4)( + 2).
Ne segue che gli autovalori della matrice B, ovvero le radici di tale
polinomio, risultano 0, 4, 2.
Calcoliamo una base per lautospazio di ogni tale autovalore.
Sia = 0. Linsieme degli autovettori associati a = 0 `e formato dalle
autosoluzioni del sistema lineare omogeneo B.X = O; con semplici cal-
coli si ottiene che le autosoluzioni formano un sottospazio vettoriale di
R
3
costituite dalle terne k.(1, 1, 0), con k R.
Una base per tale sottospazio `e per esempio il vettore (1, 1, 0).
Seguendo un procedimento del tutto analogo in relazione agli altri au-
tovalori, si ha che per = 4 lautospazio corrispondente `e formato dalle
terne t.(1, 3, 4), con t R, ed una base di tale autospazio `e costituita
dal vettore (1, 3, 4).
Inne per = 2 si ottiene che una base del corrispondente autospazio
`e costituita dal vettore (2, 0, 1).
b) Poich`e gli autovalori della matrice B sono distinti, ne segue che sono
regolari e pertanto la matrice `e diagonalizzabile.
2. Determinare gli eventuali valori del parametro reale h per cui `e diago-
nalizzabile la matrice
A =

1 0 0
0 h 1
3 4 h

.
Ricordiamo che una matrice quadrata, di ordine n ad elementi reali `e
diagonalizzabile se e soltanto se tutti gli autovalori sono reali e regolari.
Un autovalore
0
, di molteplicit` a k, `e regolare quando `e soddisfatta la
relazione n k = r(
0
I A), ove r(A) denota il rango di A.
Calcoliamo il polinomio caratteristico di A; risulta | I A |= (
1).( h 2)( h + 2). Ne segue che gli autovalori di A sono
1, h + 2, h 2. Se gli autovalori sono distinti, allora risultano anche
regolari e quindi la matrice `e diagonalizzabile.
Vediamo di stabilire se tali autovalori possono coincidere per opportuni
valori del parametro h.
Il caso di h + 2 = 1 `e vericato per h = 1; in tal caso i tre autovalori
8
di A sono 1, 1, 3.
Lautovalore 3 `e semplice e quindi regolare. Consideriamo lautovalore
1 di molteplicit` a algebrica 2.
Si verica facilmente che r(I A) = 2, per cui lautovalore = 1 non
`e regolare e quindi per h = 1 la matrice non `e diagonalizzabile.
Nel caso h2 = 1, vericato per h = 3, la matrice ha autovalori 1, 1, 5.
Poich`e r(I A) = 2, anche per h = 3 lautovalore doppio = 1 non `e
regolare e la matrice A non `e diagonalizzabile.
Inne il caso h + 2 = h 2 `e chiaramente impossibile.
Pertanto la matrice A `e diagonalizzabile per h = 1, 3.
3. Determinare gli eventuali valori del parametro reale h per cui risultano
simili le matrici
A =

1 h h
1 1 0
2 4 1

e
B =

1 0 0
0 1 0
0 0 1

.
Osserviamo che B `e una matrice diagonale; pertanto la matrice A
`e simile a B se ammette gli stessi autovalori di B ed `e diagonaliz-
zabile. Gli autovalori di B sono gli elementi della diagonale prin-
cipale, ovvero 1, 1, 1; gli autovalori di A, radici della equazione
| I A |= ( + 1)(
2
1 + h) = 0 coincidono con quelli di B se
e solo se h = 0.
Sia pertanto h = 0. Ricordiamo che una matrice A `e diagonalizzabile
se e soltanto se i suoi autovalori sono regolari. Poiche un autovalore
semplice `e regolare, dobbiamo solo stabilire se lautovalore doppio 1
`e regolare.
Inoltre un autovalore
0
di una matrice A di ordine n `e regolare quando,
denotata k la sua molteplicit a algebrica ed r il rango della matrice

0
I A, risulta n k = r.
Poiche lautovalore 1 ha molteplicita algebrica 2 e il rango della ma-
9
trice I A vale 1, ne segue che 1 e regolare.
In conclusione il valore di h per cui A e B sono simili `e 0.
4. Determinare gli eventuali valori del parametro reale k per cui sono sim-
ili le matrici
A =

0 0 0
0 2 0
0 0 2

e
B =

k 0 1
0 2 0
1 0 1

.
Per k = 1 la matrice B ha autovalori 0, 2, 2, coincidenti con gli autoval-
ori della matrice diagonale A. Si dimostra facilmente che lautovalore
doppio = 2 `e regolare, per cui B `e diagonalizzabile, ovvero `e simile
alla matrice diagonale A.
5. Stabilire gli eventuali valori del parametro reale h per cui `e diagonaliz-
zabile la matrice
A =

1 3 0
3 1 0
1 1 h

.
Il polinomio caratteristico della matrice A risulta det(I A) = (
h)( 4)( + 2); pertanto gli autovalori risultano h, 4, 2. Per h =
4, 2, tali autovalori sono distinti e quindi regolari; ne segue che per
tali valori la matrice `e diagonalizzabile.
Per h = 4, gli autovalori risultano 4, 4, 2; lautovalore doppio 4 `e
regolare se `e soddisfatta la relazione n k = r(4I A). Poich`e
4I A =

3 3 0
3 3 0
1 1 0

ha rango 1, ne segue che 4 `e regolare; essendo laltro autovalore sem-


plice, anchesso `e regolare e la matrice `e diagonalizzabile.
10
Per k = 2 gli autovalori risultano 4, 2, 2. Poich`e il rango della
matrice
2I A =

3 3 0
3 3 0
1 1 0

vale 2, lautovalore doppio -2 non soddisfa la relazione nk = r(2I


A). Ne segue che tale autovalore non `e regolare e la matrice non `e
diagonalizzabile.
In conclusione la matrice A `e diagonalizzabile per ogni valore di h = 2.
6. Vericare che la matrice
A =

1 1 1
2 2 2
1 1 1

`e diagonalizzabile e determinare una base di R


3
formata da autovettori
della matrice A.
Ricordiamo che una matrice quadrata, ad elementi reali `e diagonal-
izzabile se e soltanto se tutti gli autovalori sono reali e regolari. Un
autovalore
0
, di molteplicit`a k, `e regolare quando `e soddisfatta la re-
lazione n k = r(
0
I A), ove r(A) denota il rango di A.
Gli autovalori della matrice A sono le radici del proprio polinomio carat-
teristico, ovvero del polinomio | I A |=
2
.( 4).
Pertanto gli autovalori sono : 0, di molteplicit` a due, e 4, di molteplicit` a
uno.
`
E noto che gli autovalori semplici, ovvero di molteplicit` a uno,
sono regolari. Anche lautovalore 0 `e regolare poich`e n = 3, k = 2 ed
r(0I A) = 1. Ne segue che A `e diagonalizzabile.
Gli autovettori associati a 0 sono le soluzioni dellequazione matriciale
AX = O, ove X R
3
e O = [0, 0, 0]
T
.
Ne segue che X = [h, k, h + k], ove h, k R. Se assegnamo i valori
h = 1, k = 0 e h = 0, k = 1, otteniamo due autovettori linearmente
indipendenti X
1
= [1, 0, 1]
T
e X
2
= [0, 1, 1]
T
. Gli autovettori asso-
ciati allautovalore 4 sono le soluzioni dellequazione (4I A).X = O;
ne segue che X = [z, 2z, z], ove z R ed X
3
= [1, 2, 1]
T
`e un
terzo autovettore che unito ai precedenti determina una base per R
3
.
11
Osserviamo che non `e necessario stabilire se X
3
`e linearmente indipen-
dente da X
1
e X
2
; infatti `e noto che autovettori associati ad autovalori
distinti sono linearmente indipendenti.
7. Determinare gli eventuali valori del parametro reale h per cui risultano
simili le matrici
A =

2 1 1
1 0 1
2 2 3

e
B =

h 0 0
0 3 0
0 0 2 h

.
La condizione che la matrice A sia simile alla matrice diagonale B,
equivale ad aermare che la matrice A sia diagonalizzabile e che i suoi
autovalori coincidano con quelli della matrice B. Stabiliamo, prima, se
A `e diagonalizzabile. Gli autovalori della matrice A sono le soluzioni
dellequazione caratteristica
det(I A) = ( 1)( 1)( 3) = 0.
Gli autovalori, pertanto, risultano 1, 1, 3; di questi, lautovalore 3, es-
sendo semplice, `e sicuramente regolare. Stabiliamo se lautovalore 1 `e
regolare, ovvero se la sua molteplicit` a algebrica, uguale a 2, coincide
con la molteplicit` a geometrica, uguale a 3 r(I A). Poiche il rango
della matrice
I A =

1 1 1
1 1 1
2 2 2

vale 1, ne segue che anche tale autovalore `e regolare e la matrice A `e


diagonalizzabile.
Stabiliamo, ora, per quali valori del parametro reale h gli autovalori
delle due matrici coincidono.Osserviamo che linsieme {h, 3, 2h}, for-
mato dagli autovalori della matrice B, coincide con linsieme {1, 1, 3}
solo per h = 1.
In conclusione le due matrici sono simili per h = 1.
12
8. Si considerino le matrici
A =

1 0 0
1 0 1
0 0 1

.
e
B =

1 0 0
0 1 0
0 0 0

.
Dimostrare che B e simile ad A.
Si dimostra che A ammette autovalori 1, 1, 0, coincidenti con quelli di
B, ed `e diagonalizzabile.
9. Si considerino le matrici
A =

1 2 0
2 2 0
0 1 3

.
e
B =

3 0 0
0 2 0
0 0 3

.
Vericare che A non `e simile a B.
La matrice A ha autovalori 3, 3, 2, ma non `e diagonalizzabile.
10. Vericare che i vettori X
1
= [1, 0, 1]
T
, X
2
= [0, 1, 0]
T
, X
3
= [1, 1, 0]
T
sono linearmente indipendenti e determinare la matrice A che ammette
X
1
, X
2
, X
3
come autovettori associati agli autovalori 3, 1, 3.
`
E immediato vericare che la matrice di ordine 3 le cui righe sono
i vettori dati `e non singolare, per cui i tre vettori sono linearmente
indipendenti.
Denotata P la matrice le cui colonne sono i vettori X
1
, X
2
, X
3
e =
diag(3, 1, 3), ne segue
P
1
=

0 0 1
1 1 1
1 0 1

13
e A = PP
1
=

3 0 0
2 1 2
0 0 3

.
11. Determinare una base ortogonale di R
3
formata da autovettori della
matrice
A =

2 1 1
1 2 1
1 1 0

Gli autovalori sono (3, 2, 1) e gli autospazi corrispondenti sono generati


rispettivamente da (1, 1, 0), (1, 1, 1), (1, 1, 2). Ricordiamo che au-
tovettori di una matrice reale e simmetrica associati ad autovalori dis-
tinti sono linearmente indipendenti ed ortogonali; pertanto i tre au-
tovettori formano una base ortogonale.
12. Determinare una matrice reale ortogonale che diagonalizza la matrice
A =

1 2
2 1

La matrice ortogonale S che ha come colonne i vettori


1

2
(1, 1)
T
,
1

2
(1, 1)
T
diagonalizza A.
13. Determinare gli eventuali valori del parametro reale h per cui `e diago-
nalizzabile la matrice
A =

h 0 0
1 1 1
1 1 1

.
(h = 0)
14. Determinare una base ortonormale di R
3
formata da autovettori della
matrice
C =

1 1 2
1 2 1
2 1 1

14
Gli autovalori di C sono 4, 1, 1, con autovettori corrispondenti (k, k, k), (t, 2t, t),
(h, 0, h), ove k, t, h R.
Ricordiamo che autovettori di una matrice reale simmetrica associati
ad autovalori distinti sono ortogonali. Si pu` o stabilire che per k =
1

3
,
t =
1

6
e h =
1

2
si ottengono versori che formano pertanto una base
ortonormale.
0.3 Ortogonalit`a, forme quadratiche
1. Si considerino i sottospazi U =< (1, 1, 1, 1), (1, 0, 1, 0) > e V =<
(1, 1, 1, 1), (1, 0, 1, 0) > di R
4
.
(a) Determinare una base e la dimensione del sottospazio U +V .
(b) Determinare una base ortonormale del sottospazio U

ortogonale
ad U rispetto al prodotto scalare standard.
1. Osserviamo che linsieme {(1, 1, 1, 1), (1, 0, 1, 0), (1, 1, 1, 1), (1, 0, 1, 0)},
formato dai vettori che generano U e V , costituisce un insieme di gen-
eratori per U +V . Poich`e il rango della matrice formata da tali vettori
vale 3, ne segue che una base di U + V `e costituita da 3 vttori linear-
mente indipendenti di G, per esempio i primi tre vettori.
2.
`
E facile osservare che U

= {(x, y, z, t) R
4
| x+y +z +t = x+z =
0}; pertanto U

`e costituito dai vettori soluzione del sistema lineare


omogeneo

x +y +z +t = 0
x +z = 0
ovvero dai vettori (k, h, k, h), ove k, h R. Scegliamo la soluzione
w = (1, 1, 1, 1); un vettore di U

`e ortogonale a w quando il suo


prodotto scalare con w vale 0, ovvero quando k+h = 0; tale condizione
`e vericata per ogni vettore reale (h, h, h, h). Per h = 1 otteniamo il
vettore v = (1, 1, 1, 1) che insieme a w forma una base ortogonale di
U
T
. Tale base diventa ortonormale se moltiplichiamo entrambi i vettori
per
1

4
, ove

4 `e il modulo di w e v.
2. Scrivere le equazioni della trasformazione che riduce la forma quadrat-
ica = x
2
+ 2xy +y
2
in forma canonica.
15
Scriviamo = X
T
AX, ove X = [x, y]
T
e
A =

1 1
1 1

.
Tale forma `e ridotta in forma canonica dalla trasformazione X = P.X

,
ove X

= [x

, y

]
T
e
P =
1

1 1
1 1

le cui colonne sono autovettori associati agli autovalori 0, 2 della matrice


A.
Ne segue la trasformazione

x =
1

2
(x

+y

)
y =
1

2
(x

+y

)
.
Dalla condizione X

= P
1
X, ove P
1
= P
T
= P, si ottiene anche

=
1

2
(x +y)
y

=
1

2
(x +y)
.
3. Si consideri il sottospazio di R
3
V = {(x, y, z) R
3
| x +y 2z = 0}.
(a) Determinare la dimensione di V .
(b) Determinare una base ortonormale di V .
a) Il sottospazio V `e formato da tutte le terne reali che soddisfano
lequazione x +y 2z = 0. Le soluzioni di una tale equazione sono ot-
tenute esprimendo una incognita in funzione delle altre ed assegnando
valori arbitrari a tali incognite. Ne segue dim V = 2.
b) Una base ortonormale di V `e costituita da due vettori di V , ortog-
onali, di modulo 1.
Scegliamo un vettore arbitrario, non nullo di V , per esempio u =
(1, 1, 0).
Sia, ora, U

linsieme dei vettori di V ortogonali ad u.


Il generico vettore di V , espresso nella forma (y+2z, y, z), con y, z R
16
`e ortogonale ad u se risulta che il prodotto scalare tra tali vettori vale
0, ovvero se (y + 2z, y, z) (1, 1, 0) = y + 2z y = 0. Ne segue
lequazione yz = 0, per cui U

= {(x, y, z) R | yz = 0, x+y2z =
0}. Con facili calcoli si ottiene che il generico vettore ortogonale ad u
risulta h(1, 1, 1), ove h R ed una base di tale sottospazio `e il vettore
(1, 1, 1).
In conclusione i vettori (1, 1, 0) e (1, 1, 1) sono vettori di V , ortogo-
nali.
Dividendo per il rispettivo modulo, ovvero per

2 e

3, si ottiene la
base ortonormale {
1

2
.(1, 1, 0),
1

3
.(1, 1, 1)}.
4. Trovare una matrice ortogonale che diagonalizza la matrice reale e sim-
metrica
A =

2 1 1
1 3 2
1 2 3

.
Gli autovalori sono 5, 3, 0 e i corrispondenti autovettori formano i sot-
tospazi generati rispettivamente da (0, 1, 1), (2, 1, 1), (1, 1, 1). Divi-
dendo per i rispettivi moduli si ottengono i vettori
1

2
(0, 1, 1),
1

6
(2, 1, 1),
1

3
(1, 1, 1). La matrice che ha come colonne
tali autovettori `e ortogonale e diagonalizza A.
0.4 Coniche
1. Riconoscere la conica C di equazione x
2
+ 4xy + 3y
2
2x + 1 = 0 ed
esprimerla in forma canonica.
Gli invarianti ortogonali di C risultano:
I
3
=

1 2 1
2 3 0
1 0 1

= 4,
I
2
=

1 2
2 3

= 1,
I
1
= 4.
17
La conica `e pertanto una iperbole, non equilatera.
Uguagliando tali valori con gli invarianti ortogonali di una conica a
centro in forma canonica: .x
2
+.y
2
+ = 0, otteniamo .. = 4,
. = 1 e + = 4, da cui = 4, mentre e sono le soluzioni
dellequazione di secondo grado x
2
(+).x+. = 0. Tale equazione
risulta x
2
4x1 = 0 le cui soluzioni sono 2+

5 e 2

5. Liperbole
ha quindi equazione canonica:
2+

5
4
.x
2

2+

5
4
.y
2
= 1.
2. Si consideri la conica C di equazione 3x
2
+ 2xy + 3y
2
1 = 0.
1) Riconoscere C e scriverla in forma canonica.
2) Determinare la sostituzione sulle variabili x ed y che trasforma C
in forma canonica.
1) Gli invarianti ortogonali della conica risultano
I
3
=

3 1 0
1 3 0
0 0 1

= 8,
I
2
=

3 1
1 3

= 8,
I
1
= 6
e I
1
.I
3
< 0. Ne segue che C `e una ellisse reale.
Uguagliando tali invarianti ortogonali con quelli di una conica a centro
in forma canonica .x
2
+.y
2
+ = 0, otteniamo .. = 8, . = 8
e + = 6. Ne segue che = 1, mentre e sono soluzione
dellequazione di secondo grado x
2
( +).x +. = 0, ovvero x
2

6x+8 = 0, le cui soluzioni soni 4, 2. Otteniamo due possibili equazioni


4x
2
+2y
2
1 = 0 oppure 2x
2
+4y
2
1 = 0. Ricordando che in relazione
allequazione canonica di una ellisse
x
2
a
2
+
y
2
b
2
= 1 si ha a
2
> b
2
, ne segue
che lequazione cercata risulta 2x
2
+ 4y
2
= 1.
2) Si consideri la forma quadratica 3x
2
+ 2xy + 3y
2
= X
T
.A.X, ove
X = [x, y]
T
ed
A =

3 1
1 3

,
associata al gruppo di termini di secondo grado della equazione della
conica.
18
La matrice A, reale e simmetria, `e ortogonalmente simile ad una matrice
diagonale, i cui elementi della diagonale principale sono gli autovalori
di A. Ne segue che esiste una matrice ortogonale P tale che P
T
.A.P =
diag(2, 4). Ricordiamo che le colonne della matrice P sono autovettori
associati agli autovalori della matrice stessa.
Determiniamo gli autovettori associati allautovalore 2. Si tratta di
risolvere lequazione matriciale
(2I A).X = 0
che si riduce alla equazione lineare omogenea x+y = 0, le cui soluzioni
(t, t) con t R, determinano tutti gli autovettori associati allautovalore
= 2. Poich`e la matrice P deve essere ortogonale, ne segue che la
somma dei quadrati degli elementi di ogni colonna vale 1. Pertanto
2t
2
= 1, ovvero t =
1

2
.
In modo perfettamente analogo si pu` o stabilire che la seconda colonna,
associata allautovalore 4, risulta [h, h]
T
, ove h =
1

2
. Pertanto
P =
1

1 1
1 1

.
La sostituzione `e data dalla relazione
X = P.X

ove X

= [x

, y

]
T
`e il vettore colonna delle nuove variabili. Pi` u in
particolare possiamo stabilire

x =
1

2
.(x

+y

)
y =
1

2
.(x

+y

)
.
3. Si consideri la conica C di equazione
x
2
+ 4xy +y
2
2 = 0.
(a) Riconoscere C e rappresentarla in forma canonica.
(b) Scrivere le equazioni della trasformazione che riduce C in forma
canonica.
19
a) Dal calcolo degli invarianti ortogonali della conica risulta
I
3
=

1 2 0
2 1 0
0 0 2

= 6
I
2
=

1 2
2 1

= 3
e
I
1
= 1 + 1 = 2
e quindi la conica `e una iperbole.
Uguagliamo tali valori con gli invarianti ortogonali di una conica a
centro di equazione canonica x
2
+ y
2
+ = 0. Poich`e I
3
= ,
I
2
= e I
1
= + , ne segue che = 6, = 3, + = 2.
Ne segue che scegliendo > 0, risulta = 3, = 1, = 2, da cui
lequazione 3x
2
y
2
2 = 0.
b) Si consideri la forma quadratica x
2
+ 4xy + y
2
= X
T
AX, associata
al gruppo di termini di secondo grado dellequazione della conica. La
matrice
A =

1 2
2 1

`e simmetrica e reale; pertanto `e diagonalizzabile mediante una matrice


ortogonale P le cui colonne sono autovettori della matrice A.
Il polinomio caratteristico della matrice A risulta | I A |= (
3).(+1) e le sue radici sono 3, 1. Cerchiamo gli autovettori associati
a ciascun autovalore.
Gli autovettori associati a = 3 sono le soluzioni della equazione ma-
triciale (3I A).X = 0, ovvero i vettori (h, h), con h reale. Poich`e le
colonne della matrice P devono avere modulo 1, ne segue che dobbiamo
porre la condizione h
2
+h
2
= 1, ovvero 2h
2
= 1, da cui h =

1
2
.
In modo analogo, in corrispondenza dellautovalore = 1, gli au-
tovettori risultano tutti i vettori (k, k), con k reale. Dovendo avere
ancora modulo 1, otteniamo che k =
1

2
. Scegliendo in entrami i casi
il valore positivo, otteniamo
P =
1

1 1
1 1

.
20
La sostituzione cercata `e rappresentata dalla relazione X = PX

, ove
X = [x, y]
T
e X

= [x

, y

]
T
, ovvero dalle equazioni

x =
1

2
.(x

+y

)
y =
1

2
.(x

)
.
4. Vericare che la conica x
2
2xy + y
2
x + y 2 = 0 `e degenere e
determinare le equazioni delle due rette di cui `e composta.
Poich`e I
3
= 0, la conica `e degenere; lequazione si spezza nel prodotto
(xy+1)(xy2) = 0, i cui fattori sono ottenuti risolvendo lequazione
della conica come una equazione di secondo grado nellincognita x o y.
5. Riconoscere e scrivere in forma canonica la conica x
2
+2xy +y
2
2x =
0.
Gli invarianti ortogonali risultano I
3
= 1, I
2
= 0, I
1
= 2. La con-
ica `e pertanto una parabola. Uguagliando tali invarianti con quelli di
una conica non a centro in forma canonica .y
2
+ .x = 0, si ottiene
lequazione y
2

2
.x = 0.
6. Scrivere lequazione canonica della conica:
2x
2
+ 4xy + 2y
2
+x 3y 1 = 0.
Gli invarianti ortogonali della conica sono I
3
= 8, I
2
= 0, I
1
= 4. La
conica `e pertanto una parabola la cui equazione canonica sar` a del tipo
y
2
+x = 0; gli invarianti ortogonali di tale conica valgono I
3
=

2
4
.,
I
2
= 0, I
1
= . Uguagliando le due terne si ottiene = 4, = 2

2.
Lequazione canonica cercata `e y
2

2
x = 0.
7. Si consideri la conica C di equazione
x
2
+xy +y
2
1 = 0.
Riconoscere C e determinarne gli assi.
`
E immediato riconoscere che la conica `e una ellisse reale.
La matrice associata alla forma quadratica di C ha autovalori
1
2
,
3
2
, con
21
autospazi corrispondenti < (1, 1) > e < (1, 1) >. La forma quadratica
`e portata in forma canonica dalla sostituzione X = PX

, ove
P =
1

1 1
1 1

.
Ne segue X

= P.X e gli assi hanno equazione x + y = 0 e x y = 0.


Aggiungiamo che lequazione canonica di C `e x
2
+ 3y
2
2 = 0.
0.5 Quadriche
1. Stabilire se `e piana la curva di equazioni:

x = 2 +t
y = 1 t
z = t
2
1
.
Possiamo procedere in due modi distinti.
PRIMO MODO. Eliminiamo il parametro t tra le equazioni date, in
particolare ricavando t dalla seconda equazione e sostituendolo nelle
altre due. Si ottiene il sistema

x +y 3 = 0
y
2
2y z = 0
.
Poich`e la curva appartiene al piano x + y 3 = 0, ne segue che `e una
curva piana.
SECONDO MODO. Sia ax+by +cz +d = 0 lequazione di un generico
piano. Sostituendo le coordinate del punto che descrive la curva nel
piano dato, otteniamo lequazione
c.t
2
+ (a b).t + 2a +b c +d = 0.
Tale equazione deve essere soddisfatta da qualunque valore assegnato
alla variabile t, ovvero deve essere una identit` a. Pertanto i coecienti
devono essere nulli, ovvero devono esistere autosoluzioni del sistema
lineare omogeneo nelle incognite a, b, c, d:

c = 0
a b = 0
2a +b c +d = 0
.
Tale sistema ammette come autosoluzioni le quaterne (a, a, 0, 3a), ove
a R. Per a = 1 otteniamo ancora il piano x +y 3 = 0.
22
2. Scrivere lequazione della sfera S tangente al piano : xy+3z1 = 0
nel punto A = (2, 1, 0) ed avente centro sul piano : x+2y +z 3 = 0.
Il centro C appartiene alla retta

x = 2 +h
y = 1 h
z = 3h
ed al piano x + 2y + z 3 = 0. Ne segue che il centro `e il punto C =
(
3
2
,
3
2
,
3
2
) e il raggio coincide con la distanza dei punti C ed A, ovvero

11
4
; pertanto la sfera ha equazione x
2
+y
2
+z
2
3x3y +3z +4 = 0.
3. Scrivere lequazione della sfera che passa per i punti A = (0, 0, 0),
B = (1, 0, 0), C = (0, 1, 2) e D = (1, 1, 3).
Sia x
2
+ y
2
+ z
2
+ ax + by + cz + d = 0 lequazione di una generica
sfera. La sfera passa per i punti assegnati se risulta che lequazione `e
soddisfatta dalle coordinate di tali punti, ovvero se risulta

d = 0
1 +a +d = 0
5 b + 2c +d = 0
11 +a +b + 3c +d = 0
.
Tale sistema ammette lunica soluzione a = 1, b = 1, c = 3, d = 0,
per cui lequazione della sfera risulta x
2
+y
2
+z
2
x y 3z = 0.
4. Data la curva di equazioni

z
2
xy + 1 = 0
x y +z = 0
scrivere lequazione del cono che ammette come direttrice ed ha ver-
tice V = (0, 0, 1).
Sia P = (x
0
, y
0
, z
0
) un generico punto del cono. Allora la retta V P, di
equazioni

x = x
0
t
y = y
0
t
z = 1 + (z
0
1)t
23
deve giacere su . Questo signica che lintersezione della retta V P
con il piano x y + z = 0 `e un punto P

di . Il punto P

si ottiene
in corrispondenza del valore del parametro t che soddisfa lequazione
(x
0
y
0
+z
0
1)t = 1. Si ottiene pertanto una relazione nei parametri
x
0
, y
0
, z
0
; sostituendo tali parametri con le incognite x, y, z, si ha lequazione
del cono 2x
2
+ 2y
2
+ (z 1)
2
5xy + 2x(z 1) 2y(z 1) = 0.
5. Scrivere le equazioni della curva C

proiezione della curva C

x = 1 +t
y = t
z = t
2
dal punto O = (0, 0, 0) sul piano : 3x y + 2z 1 = 0.
La curva C

`e ottenuta dalla intersezione del piano con il cono H che


ha vertice in O e direttrice C. Il cono H `e rappresentato dal sistema

x = (t 1).
y = t.
z = t
2
.
ottenuto coonsiderando la retta che passa per lorigine O e per il gener-
ico punto della curva C. Eliminando i parametri e t dalle equazioni,
si ottiene che lequazione cartesiana di H risulta y
2
+xz yz = 0.
Pertanto la curva C

ha equazioni

y
2
+xz yz = 0
3x y + 2z 1 = 0
.
6. Scrivere le equazioni della proiezione ortogonale della curva di equazioni

x y +z = 0
x
2
yz + 1 = 0
sul piano : x +z = 0.
La curva

, proiezione ortogonale della curva sul piano : x+y = 0


`e ottenuta dalla intersezione di tale piano con il cilindro che ammette
come direttrice ed ha le generatrici perpendicolari al piano .
24
Sia P = (x
0
, y
0
, z
0
) un punto del cilindro; la retta r per P e perpendi-
colre al piano ha equazioni

x = x
0
+t
y = y
0
z = z
0
+t
.
Tale retta interseca il piano xy +z = 0, che contiene , nel punto P

ottenuto in corrispondenza del valore t =


x
0
+y
0
z
0
2
. Imponendo che le
coordinate di P

soddisno lequazione della quadrica x


2
yz + 1 = 0,
si ottiene lequazione x
2
y
2
+z
2
+4xy 2xz 4yz +4 = 0. La curva
cercata `e rappresentata quindi dal sistema

x
2
y
2
+z
2
+ 4xy 2xz 4yz + 4 = 0
x +z = 0
.
7. Scrivere lequazione del cilindro H che ha come direttrice la curva C
di equazioni

x
2
yz 1 = 0
2x y z = 0
e le generatrici perpendicolari al piano x y = 0.
Sia P = (x
0
, y
0
, z
0
) un generico punto del cilindro. Ne segue che la
retta per P e perpendicolare ad , che `e rappresentata dal sistema

x = x
0
+t
y = y
0
t
z = z
0
,
deve giacere sul cilindro. Pertanto lintersezione P

tra la retta ed il
piano 2x y z = 0 deve essere un punto di C. Le coordinate di P

sono soluzione del sistema

x = x
0
+t
y = y
0
t
z = z
0
2x y z = 0
ovvero P

= (
x
0
+y
0
+z
0
3
,
2x
0
+2y
0
z
0
3
, z
0
).
Tale punto appartiene a C se e solo se soddisfa lequazione x
2
yz1 =
0, ovvero x
2
+y
2
+ 4z
2
+ 2xy 4xz 4yz 9 = 0.
25
8. Determinare centro e raggio della circonferenza di equazioni

x
2
+y
2
+z
2
+ 2z 3 = 0
x z + 1 = 0
.
Il centro ed il raggio della sfera sono rispettivamente C = (0, 0, 1)
ed R = 2; il centro H della circonferenza `e ottenuto conducendo la
perpendicolare per C al piano dato. Si ottiene H = (1, 0, 0) e il
raggio della circonferenza risulta r =

2.
9. Determinare lequazione della sfera che ha centro in C = (1, 0, 1) ed `e
tangente al piano x +y +z 1 = 0.
Il raggio della sfera coincide con la distanza di C dal piano, che vale
1

3
. Pertanto lequazione della sfera risulta (x1)
2
+y
2
+(z 1)
2
=
1
3
.
10. Si consideri la circonferenza H intersezione della sfera x
2
+y
2
+z
2
4 =
0 con il piano y z 2 = 0.
(a) Determinare centro e raggio di H;
(b) scrivere lequazione del cono che ha vertice in V = (0, 0, 1) ed
ammette H come direttrice.
a)
`
E immediato stabilire che la sfera assegnata ha centro in O = (0, 0, 0)
e raggio 2. Il centro della circonferenza H, che denotiamo Q, `e ottenuto
dalla intersezione del piano y z 2 = 0 con la retta per O e perpen-
dicolare a tale piano. Tale retta ha equazioni

x = 0
y = t
z = t
,
per cui Q = (0, 1, 1) e OQ =

2.
Denotato P un punto di H, ne segue che il raggio di H, ovvero la
misura del segmento PQ, verica la relazione
PQ
2
= OP
2
OQ
2
= 4 2 = 2.
26
b) Sia P = (x
0
, y
0
, z
0
) un punto del cono, distinto da V ; allora la retta
V P, di equazioni

x = x
0
.t
y = y
0
.t
z = 1 + (z
0
1).t
,
deve giacere sul cono. Lintersezione P

di tale retta con il piano y


z 2 = 0 `e ottenuto dalla relazione y
0
t 1 (z
0
1)t 2 = 0, da cui
t =
3
y
0
z
0
+1
. Pertanto il punto P

ha coordinate

x = x
0
.
3
y
0
z
0
+1
y = y
0
.
3
y
0
z
0
+1
z = 1 + (z
0
1).
3
y
0
z
0
+1
.
Tale punto deve soddisfare le equazioni della circonferenza H; ne segue
che deve soddisfare le equazioni della sfera, ovvero deve risultare
(3x
0
)
2
+ (3y
0
)
2
+ (y
0
+ 2z
0
2)
2
= 4.(y
0
z
0
+ 1)
2
.
Svolgendo i conti, si ottiene che il cono `e rappresentato dalla equazione
9x
2
+ 6y
2
+ 12yz 12y = 0.
11. Determinare centro e raggio della circonferenza:

x
2
+y
2
+z
2
+x 2y 2z + 1 = 0
x y +z 1 = 0
.
Il centro `e il punto H = (0,
1
2
,
3
2
) e il raggio risulta r =
1

2
.
12. Riconoscere la conica C:

x
2
+ 2y
2
+yz +x = 0
2x z + 1 = 0
.
Il sistema dato `e equivalente al sistema

x
2
+ 2y
2
+y(2x + 1) +x = 0
2x z + 1 = 0
.
27
nel quale la prima equazione rappresenta il cilindro che ammette C
come direttrice ed ha generatrici parallele allasse z. Il sistema

x
2
+ 2y
2
+y(2x + 1) +x = 0
z = 0
.
rappresenta la conica C

proiezione ortogonale della C sul piano z = 0.


Poich`e la conica C

`e una ellisse reale ( I


3
=
1
4
, I
2
= 1 e I
1
= 3), tale
risulta anche la conica C.
13. Riconoscere la conica

xz yz +x = 0
x y +z = 0
.
Con un procedimento analogo al precedente si ottiene che la conica `e
una parabola.
14. Determinare lequazione del cilindro che ha come direttrice la curva di
equazioni

x
2
yz 1 = 0
x y = 0
.
e generatrici parallele alla retta r

x +y z = 0
x y + 2z + 1 = 0
.
(3x
2
+ 3y
2
+ 10xy 12xz 4yz 2x 16 = 0)
15. Determinare lequazione del cono C di vertice V = (1, 1, 1) e di di-
rettrice

z
2
y = 0
x z + 1 = 0
.
(2x
2
+ 5z
2
+xy 6xz yz + 3x 5z + 1 = 0).
28