Sei sulla pagina 1di 3

DAL LATINO ALLE LINGUE ROMANZE

Il successo del latino


Fin dall’antichità, nella penisola italica si parlavano numerosi dialetti. Fra questi, particolare
fortuna ebbe il latino, la lingua parlata dal popolo dei Latini che si stanziò nel Lazio verso il
IX – VIII secolo a.C.
Dopo la fondazione di Roma (753 a.C.), la lingua dei Latini si diffuse rapidamente attraverso
le guerre di conquista: dapprima sui territori vicini, poi su tutta l’Italia, quindi sull’intero
bacino del Mediterraneo; infine, con la nascita dell’impero, l’uso della lingua latina si estese
a tutte le regioni conquistate. Nacque così la Romània, ovvero l’insieme di tutti territori
appartenenti all’Impero romano in cui si parlava latino (vd. mappa).

Ad eccezione delle aree orientali dell’impero, che continuarono a preferire il greco, Roma
portò ovunque la propria lingua e la propria cultura.
Il processo di latinizzazione delle regioni via via conquistate e trasformate in province
romane, fu piuttosto rapido e di lunga durata, tanto che la lingua dei conquistatori si radicò
cosi profondamente che finì per soppiantare le lingue locali.
In questo modo il latino divenne la lingua di maggior prestigio del mondo occidentale e tale
rimase a lungo anche dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente (476).

Occorre precisare, tuttavia, che già nell’antica Roma (II-III secolo d.C.) esistevano due tipi di
latino: il latino scritto o classico – quello dei grandi scrittori come Cicerone e Virgilio, che
ancora oggi si studia a scuola – e il latino parlato o volgare (da vulgus, “popolo”), la lingua
più semplice che veniva utilizzata dalla maggioranza della popolazione nella vita quotidiana.
Fu quest’ultimo, il latino volgare, e non quello classico e perfetto delle classi colte, che si
diffuse con la conquista romana e si sovrappose alle lingue autoctone.

1
La nascita delle lingue volgari
Latino scritto e latino parlato continuarono a convivere per lungo tempo ma, mentre il latino
scritto rimase uguale a se stesso, fissato per sempre nelle grammatiche, il latino parlato
risultò molto più sensibile ai cambiamenti e si modificò in modi differenti a seconda delle
aree geografiche di diffusione. Ed ecco la ragione per cui all’intero della vastissima compagine
imperiale si formarono non uno ma vari latini parlati differenti tra loro.
Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, il latino classico continuò ad esistere, ma il
suo uso si restrinse alla comunicazione fra le persone colte e ai documenti scritti più solenni.
I latini parlati continuarono il loro processo di trasformazione quando vennero a sovrapporsi
agli idiomi parlati nei diversi territori dell’impero. Tali idiomi, o lingue di substrato1,
vennero sostituiti piano piano dal latino, ma lasciarono tracce nelle strutture grammaticali e
nella pronuncia; inoltre, i popoli via via romanizzati introducevano nel latino vocaboli nuovi:
essi conservavano infatti molte parole della loro antica lingua o perché erano profondamente
radicate nell’uso o perché non trovavano equivalenti latini. È il caso soprattutto dei nomi di
piante, animali, strumenti agricoli, capi di vestiario e cibi caratteristici delle singole regioni.
In seguito alle invasioni e alla formazione dei regni romano-barbarici, le diverse province e
regioni furono sempre più isolate e separate le une dalle altre. Il processo di disgregazione del
latino venne accelerato quando ad esso, già trasformato dalle lingue locali, si sovrapposero
anche le lingue parlate dai barbari invasori, dette lingue di superstrato2.
Si formarono così le lingue romanze – dall’espressione romanice loqui (parlare alla romana)
usata per distinguere la lingua parlata dai Romani da quelle dei popoli germanici – indicate
genericamente anche come volgari o lingue neolatine per sottolineare la loro derivazione dal
latino. L’italiano, il francese, lo spagnolo, il portoghese, il rumeno derivano dal latino e
precisamente dal latino parlato, tanto che si può quasi affermare che oggi parliamo una
lingua che è il latino modificatosi nel tempo.
Nell’uso scritto il latino classico sopravvisse a lungo, ma la distanza fra questa lingua colta e i
volgari locali era divenuta così grande che, poco prima dell’anno Mille, solo una ridottissima

1 Lingue parlate nelle varie aree prima della conquista romana


2 Lingue parlate dalle diverse popolazioni che si sono sovrapposte ai due “strati precedenti”
2

2
minoranza di persone era in grado di leggerlo e di comprenderlo. Per molto tempo si verificò
quindi una situazione di diglossia, ossia la compresenza di due lingue: si parlava in volgare
ma si continuava a scrivere in latino, rimasto come lingua della cultura.
Contribuì alla conservazione del latino classico anche la Chiesa, che continuò a utilizzarlo nei
riti liturgici e nei documenti ufficiali.
Ricapitolando

● Per capire come il latino abbia dato origine alle lingue romanze o occorre tenere presente la
differenza fra la lingua scritta e la lingua parlata quotidianamente dal popolo.

● Mentre la lingua scritta si fissò in forme e strutture definite, la lingua parlata andò
cambiando di generazione in generazione e assumendo caratteristiche regionali dovute alle
differenze tra i vari popoli romanizzati.

● Il latino riuscì a soppiantare le parlate locali, ma non cancellò totalmente vocaboli


specifici o tecnici, abitudini di pronuncia e così via.

● Finché l’Impero romano fu saldo e perdurarono le comunicazioni fra centro e periferia, non
ci furono importanti differenze linguistiche; quando però l’Impero cadde, alla frantumazione
politica seguì la frantumazione linguistica, accelerata dall’influenza delle parlate dei barbari
invasori.

● Perciò, mentre il latino scritto rimaneva immutato giungendo fino ai nostri giorni, il latino
volgare, sviluppandosi in modi differenti nelle diverse aree geografiche, diede origine alle
lingue romanze.

Potrebbero piacerti anche