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Il crollo dell’URSS.

La spinta indipendentista e rivoluzionaria che aveva investito i paesi dell’est Europa influenzò la
politica dell’Unione Sovietica stessa, travolgendo anche quegli stati che appartenevano all’ex
impero zarista, così a partire dagli anni 90’ si resero indipendenti le tre Rep. Baltiche, le Rep.
Caucasiche e quelle dell’Asia Centrale. Quanto alla Russia, l’elezione di Boris El’cin a presidente
promosse delle spinte nazionaliste che da una parte permisero di mettere fine definitivamente
all’URSS, proclamando la divisione tra Russia, Ucraina e Bielorussia, dall’altra di far passare in
secondo piano la figura di Gorbačëv che si dimise dopo essere stato liberato dal carcere, a seguito
dell’arresto presentatosi durante un tentativo di golpe.
Al posto dll’URSS, nacque una nuova comunità alla quale aderirono 13 ex Rep. Sovietiche, la
Comunità Degli Stati Indipendenti, la bandiera con la falce ed il martello fu ammainata e la Russia
nel 1993 entrò a far parte dell’ONU.
In Russia fu approvata una nuova costituzione, alla quale seguirono una serie di problemi legati
all’economia e alla popolazione, quest’ultima, venendo a mancare il solido supporto sovietica e
comunista, sprofondò nella miseria, parallelamente nacquero delle tensioni portate avanti dai
nostalgici e da chi assumeva un atteggiamento iper-nazionalista, ad esse El’cin rispose
proclamando lo stato di emergenza e mobilitando l’esercito; quanto all’economia la campagna di
privatizzazione e liberazione attirò l’attenzione estera, fu favorita la nascita di un nuovo ceto, che
superò addirittura i benefici della nomenklatura, i cosiddetti Oligarchi.
Quanto ai paesi dell’Asia, la situazione fu più complessa rispetto agli stati cuscinetto o alla Russia
stessa, ad esempio nel Caucaso, gli ossetti del nord fintiti con la Georgia, spinsero per
ricongiungersi con gli ossetti del sud rimasti con la Russia, in Moldavia ed Ucraina le popolazioni di
lingua russa mostrarono un’analoga resistenza. In alcuni casi le forze russe sono intervenute come
supporto a queste ‘’minoranze’’, tuttavia la situazione si presentò entro la Russia stessa rischiando
un’ulteriore divisione interna, pertanto ordinò in Cecenia l’intervento militare.
L’incendio dei Balcani.
Nel Regno di Jugoslavia il comandante Tito per agevolare la convivenza tra le diverse popolazioni
aveva cercato, istituendo un governo federale ed una nuova Costituzione di lasciar maggior
indipendenza alle singole popolazioni, a ciò fece seguito una spinta separatista, i primi ad ottenere
l’indipendenza, dopo un referendum popolare furono gli sloveni, che nel 1991 diedero vita alla
Slovenia, ad essi fecero seguito i Macedoni ed i Croati, ove però risiedeva buona parte della
popolazione serba, quest’ultima sotto la guida di Milosevic sognava una Grande Serbia, in cui tutti
tutte le minoranze serbe sarebbero confluite, l’effettiva separazione partì in Krajina regione
croata, segui un’invasione serba in Croazia.
Situazione più complessa si presentò nella Bosnia-Erzegovina, dove i movimenti indipendentisti
che avevano caratterizzato i Balcani e l’ex Unione Sovietica avevano riacceso gli animi: da una
parte vi fu un conflitto tra Serbi e Croati, entrambi volevano ricongiungersi con la neo-
madrepatria, dall’altro vi era un terzo blocco, costituito da una maggioranza musulmana che a sua
volta volveva uno stato proprio. Tutti coloro che appartenevano ad un’altra fazione
religiosa/etnica fu espulso o deportato, furono proibiti i matrimoni misti, costruiti campi di
concentramento per civili e vennero perpetuati stupri di massa, segui una devastazione totale
ldella Bosnia, il tessuto economico e sociale fu devastato, nel 1992 intervennero le truppe
dell’ONU, in particolare le pressioni statunitensi permisero di porre fine al conflitto, da una parte
terminò il conflitto tra i croati ed i bosniaci, che divennero alleati contro i serbo-bosniaci e la fine
del sostegno di Belgrado contro quest’ultimi.
Bisogna ricordare come la parte finale della guerra registrò momenti particolarmente drammatici,
si assistette all’uccisone di 10mila bosniaci per mano del generale Rakto Mladic, l’ONU colpevole,
non intervenne. Nel 1995 a Dayton nell’Ohio iniziarono le trattative di pace, l’accordo fu siglato un
anno dopo a Parigi, ad oggi esistono due stati differenti con due Costituzioni proprie: la Rep. Serba
e la Bosnia.
La Serbia, appena uscita dal conflitto, tuttavia dovette fronteggiare un’altra questione legata al
Kosovo, regione abitata per lo più da Albanesi, questi avevano cominciato a rivendicare la propria
indipendenza, tant’è che tra il 1996 ed il 1997 si accese il conflitto, alla fine il bombardamento da
parte della Nato costrinse la Serbia a cedere, il Kosovo fu messo sotto la protezione dell’ONU,
l’ormai ex presidente Serbo, fu arrestato e consegnato dl governo al Tribunale Internazionale
dell’Aja con l’accusa di genocidio e crimini contro l’umanità. L’ultimo ad ottenere l’indipendenza fu
il Montenegro nel 2006, al quale non segui alcun conflitto.
La crisi del welfare state e il neoliberalismo.
Negli anni in cui il comunismo sovietico entrò in crisi, in occidente furono messi in discussione
anche il modello kaynesiano ed il welfare state, subentrò una nuova prospettiva economica il
LIBERALISMO, quest’ultimo fu fortemente voluto dal nuovo presidente americano Regan, egli
sosteneva che l’economia doveva plasmarsi sul mercato e dalle capacità individuali non su sussidi
concessi ad aziende ed industrie, l’effetto che ne scaturì vide una ripresa economica ed una
riduzione della disoccupazione e gli USA tornarono ad essere un grande motore economico a
livello mondiale, tuttavia il bilancio federale non migliorò a causa delle grande spese militari e
grandi fasce della popolazione ne risentirono a causa della diminuzione degli investimenti statali.
Il corrispettivo inglese fu Margaret Thatcher, leader dei conservatori, che vinse le elezioni del
1979.
La prima questione a cui dovette fra fronte riguardo il conflitto contro l’Argentina circa l’arcipelago
Falkland, questo fu occupato dal governo argentino nel tentativo di recuperare consenso
popolare; tuttavia, non si tenne conto della potenza militare inglese, che intervenendo via mare e
via areo, sconfisse l’Argentina, ove il regime crollo rapidamente a differenza della politica inglese
dove la Thatcher poté sfruttare il successo acquisendo grande consenso popolare che le permise di
applicare un’economia di stampo liberale, quest’ultima permise di salvare il paese dalla stag-
flazione e di riprendersi dalla crisi economica, ma al contempo causò l’aumento della
disoccupazione.
Potremmo dunque considerare la Thatcher come colei che si oppose non solo al modello sovietico,
ma anche al welfare state, ritenuto dalla stessa come un mezzo che cullasse l’economia e la
popolazione indirizzandola verso l’improduttività.
Le politiche di Regan e della Thatcher si collocano in un preciso momento storico: l’avvento della
globalizzazione, posero le basi per un flusso d’idee e scambi commerciali che non si estendevano
solo all’area continentale, ma che gradualmente assunse dimensioni planetarie, bisogna ricordare
come la globalizzazione abbia prodotto degli effetti considerabili sia positivi sia negativi: ad
esempio lo sviluppo tecnologico è cresciuto particolarmente a partire dagli anni 80, ma al
contempo stesso ha causato una riduzione dei lavoratori entro le fabbriche, gli imprenditori sono
riusciti a ridurre il costo del lavoro, aggirando gli accordi sindacali, hanno poi trovato conveniente
trasferire molti impianti o fasi della produzione, dai paesi ricchi verso paesi poveri, in cui il costo
del lavoro è nettamente più basso. Questo processo è la delocalizzazione. Da molti paesi
occidentali sono sparite quindi le grandi fabbriche e con esse è scomparso il paesaggio sociale
formato dall’addensamento di grandi masse operaie. Cogliendo tutti questi sviluppi la premier
conservatrice poté accusare la Trade Unions e i laburisti di essere espressione di gruppi parassitari
e posizioni anacronistiche. Ovviamente non mancano gli oppositori al neoliberismo, sostengono
che, in tempi di globalizzazione, esso priva gli Stati nazionali, rilevano che il rischio che, nei singoli
paesi, la riduzione dell’intervento dello Stato rischi di impoverire drasticamente le fasce sociali che
sono già le meno abbienti. In tutto l’Occidente in effetti le differenze sociali sono cresciuti proprio
negli anni 80. Precisiamo cmq che in GB le riforme thatcheriane non riuscirono a demolire appieno
il sistema delle garanzie sociali costruito precedentemente.

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