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Bisclavret

Un tempo si diceva che alcuni uomini diventassero lupi mannari, bestie selvagge che commettono grandi
mali e divorano gli uomini.
In Bretagna viveva un signore, un cavaliere buono e bello, si comportava nobilmente. Aveva una moglie
molto affettuosa, i due si amavano, ma lei soffriva perché per 3 interi giorni ogni settimana lui se ne andava
e la moglie non sapeva il motivo né dove andasse.
Un giorno, tornato a casa il marito, lei gli chiede dove va quando sparisce, lei teme che abbia un’amante.
Lui, dopo le sue domande, le risponde che diventa un lupo mannaro e che vive di preda e di rapina. Lei
allora gli chiede dove lascia i suoi vestiti, ma lui non glielo dice, perché se li perdesse rimarrebbe un lupo
mannaro per sempre. La donna replica che lo ama più di ogni altra cosa al mondo, quindi non deve
nasconderle niente, così dopo la sua insistenza lui le confessa che lascia i vestiti sotto un cespuglio vicino a
una vecchia cappella.
La donna era sconvolta da quel racconto, così escogita in che modo lasciarlo: non voleva più giacere al suo
fianco.
Nella contrada c’era un cavaliere che a lungo la aveva corteggiata, lei non lo aveva mai corrisposto, ma
adesso gli apre il suo cuore. Lei poi gli racconta del marito che si trasforma in lupo mannaro, dei suoi vestiti,
e lo convince a prendere i vestiti dal nascondiglio. Così Bisclavret viene tradito e portato alla rovina dalla
moglie.
Si pensava che Bisclavret se ne fosse andato definitivamente, nessuno riusciva a trovarlo. Così la donna
sposa il cavaliere.
Dopo un anno, il re va a caccia. Si dirige nella foresta dove stava Bisclavret. Quando il lupo mannaro vede il
re corre verso di lui a chiedergli grazia, leccandogli la gamba e il piede. Il re chiama tutti i compagni,
dicendo che quella bestia aveva intelligenza umana e gli stava chiedendo pietà. Il re allora torna indietro,
con il lupo che lo seguiva e che non intendeva abbandonarlo.
Il re lo porta al castello, non aveva mai avuto nessuno così, lo considerava un prodigio. Tutti lo trattavano
bene, e il lupo era molto affezionato al re.
Successivamente, a una corte che tenne il re a cui erano venuti tutti i baroni, i suoi feudatari, arriva anche il
cavaliere che aveva sposato la moglie di Bisclavret. Appena il lupo le vede, si lancia su di lui afferrandolo
con i denti, ma viene sgridato e minacciato con un bastone dal re. Tutti capiscono che il cavaliere gli aveva
fatto del male, perché non avrebbe agito in questo modo per nessuna ragione.
Poco tempo dopo, la moglie di Bisclavret va a parlare col re portandogli ricchi doni. Quando Bisclavret la
vede arrivare si scaglia contro di lei e le stacca il naso dalla faccia, nessuno riusciva a trattenerlo.
Un saggio allora suggerisce al re che il lupo se la prende solo con il cavaliere e sua moglie, quindi il re deve
farsi dire dalla donna un qualche motivo per cui la bestia la debba odiare. Allora lei, costretta, gli racconta
tutta la storia del vecchio marito, e dice di essere sicura che la bestia dia Bisclavret.
Il re allora fa portare i vestiti al lupo, che però non mostra alcun interesse. Il saggio consiglia al re di
condurre il lupo nelle sue stanze per fargli rimettere i vestiti, perché davanti a lui prova vergogna. Il re lo
accompagna e lo lascia da solo. Dopo un bel po’ ritorna nella stanza con due cavalieri, e trovano l’uomo sul
letto addormentato. Il re allora lo abbraccia e decide di rendergli tutta la sua terra, facendogli tantissimi
doni. Inoltre, espelle la moglie dal paese, e assieme a lei se ne va il cavaliere per cui aveva tradito il marito.
Ebbero molti figli, e nacquero senza naso.

Note su Bisclavret
La leggenda del lupo mannaro è attraversata da alcune costanti: a) periodicità della trasformazione, b)
meccanica della metamorfosi secondo tre fasi distinte, vestiti abbandonati, passaggio allo stato bestiale e
ritorno, dopo il recupero delle vesti, alla condizione umana. Soggetto a variazioni è il comportamento
dell’uomo diventato lupo: può assumere in toto lo stato selvaggio, vivere alternando l’intelligenza umana
alla voracità dell’animale, mantenere proprietà di uomo sotto sembianze di lupo (caso di Bisclavret).
Nel lai non si ha nessuna rivelazione sul mistero che circonda il prodigio: Bisclavret è un lupo mannaro di
nascita, non per forze superiori. Il suo ritorno all’umanità non è contrassegnato da una liberazione
antitetica ed esemplare (es.: bacio della donna). Qui l’oggetto amato e malefico e viene infine punito.
Etimo → da bleiz lavaret (lupo parlante) o bisc lavret (coi calzoni corti).
Lanval
A Carduel, dove il re Artù si è fermato a Pentecoste, il re distribuisce doni a conti e baroni, tranne uno,
Laval. Il re non si ricorda di lui e nessuno glielo ricorda. Per il suo valore, la sua generosità e la sua prodezza
lo invidiavano quasi tutti, era figlio di re ma si trovava lontano dalle sue terre. Ormai aveva speso tutti i suoi
averi, perché il re non gli aveva donato niente.
Un giorno il cavaliere esce dalla città sul suo destriero, arriva ad un prato, dove lascia il cavallo libero e lui si
distende sull’erba. È molto preoccupato per la sua miseria. Guarda verso il fiume e vede due fanciulle
bellissime. Le due si dirigono dove giace il cavaliere, il quale si alza in piedi e le fanciulle lo salutano ed
espongono il loro messaggio: la loro signora manda a chiamare Lanval e lo pregano di andare con loro. Le
due lo portano fino alla tenda della signora, che sembra che tutto il denaro del mondo non possa
comprarne una simile. Dentro la tenda stava la fanciulla, distesa sul letto, la quale parla con Lanval,
dicendogli che è venuta a cercarlo perché innamorata di lui. Lui vedendo la sua bellezza risponde che
eseguirà i suoi ordini, senza separarsi più da lei.
Lei gli fa un dono: qualunque cosa vorrà, potrà averla. Però poi gli dice che se qualcuno saprà del loro
amore non potranno più vedersi, Lanval obbedisce agli ordini.
I due stanno insieme fino a sera, poi lei gli dice di andarsene. Lui se ne va dispiaciuto. Le fanciulle gli
forniscono ricchi abiti, lo servono con cortesia.
Arrivato a casa, quella notte imbandisce la tavola (nessuno sapeva da dove venissero i mezzi) e accoglie
chiunque, elargisce doni, riscatta prigionieri. Lanval conduce una vita fastosa, e può vedere la sua amata
quando vuole.
Quello stesso anno, dopo la festa di San Giovanni, circa trenta cavalieri, tra cui Galvano e il cugino Ivano,
vanno a divertirsi in un giardino, sotto la torre della regina. Galvano propone di invitare Lanval, che è tanto
generoso, quindi vanno a prenderlo. Ad una finestra è appoggiata la regina, che chiama delle sue damigelle
per andare a svagarsi nel giardino coi cavalieri. I cavalieri le accolgono con gioia, ma Lanval si ritira in
disparte, pensando alla sua amata. La regina, vedendolo solo, va verso di lui e gli apre il suo cuore, dicendo
di amarlo. Lui la rifiuta perché non vuole offendere il re. Lei si adira e lo accusa di non avere interesse per le
donne, ma per gli uomini. Lui, sdegnato, confessò di amare la sua donna, che vale più della regina e di tutte
le sue damigelle.
La regina se ne va, umiliata. Si mette a letto ammalata, e dice che non sarebbe più alzata finché il re non le
avesse reso giustizia. La regina dice al re che Lanval l’aveva corteggiata, ma al suo rifiuto lui aveva iniziato
ad offenderla. Il re allora dice che se Lanval non saprà difendersi davanti alla corte, verrà condannato a
morte.
Il re manda i suoi cavalieri a cercare Lanval, che è in grande pena perché ha perso la sua amata dopo aver
rivelato il loro amore. Lui è disperato, vorrebbe vederla un’ultima volta.
I cavalieri arrivano da Lanval e gli ordinano di presentarsi a corte, accusato dalla regina. Lanval li segue, se
lo uccidono gli fanno un gran favore.
Davanti al re, Lanval nega di aver disonorato il re chiedendo l’amore della regina, ma ammette di aver
vantato il suo amore.
Il re si fa aiutare da tutti i suoi vassalli nella sua decisione, così stabiliscono che a Lanval sia concesso un
termine, dovrà garantire al re di attendere il giudizio e tornare al suo cospetto. Il re affida Lanval a Galvano.
Il re, la regina e i cavalieri si riuniscono. La decisione sta ai baroni, che sono molto turbati. Parecchi vogliono
condannarlo per compiacere il loro signore. Il conte di Cornovaglia vuole che trionfi la giustizia, e dice che
se Lanval può provare quello che ha detta sulla sua amata, gli sarà fatta grazia.
Mandano i messi al cavaliere, riferendogli che deve far venire la sua amata per proteggerlo e discolparlo,
ma lui risponde che non è possibile. I messi tornano dal re, ma quando stavano per aprir bocca, arrivano
due fanciulle a cavallo. Le due scendono davanti alla tavola dove sedeva il re Artù, e gli chiedono di
preparare delle camere con tende di seta per far dimorare la loro signora. Il re acconsente.
Mentre stavano preparando il verdetto, arriva a cavallo una fanciulla, di bellezza straordinaria. Lanval la
riconosce e dice che è lei la sua amata. Lei parla e dice di aver amato Lanval, che è stato incolpato ma la
regina ha mentito. Lanval così è giustificato ed è libero. La fanciulla se ne va, quando lei esce fuori Lanval
sale su un blocco di marmo (dove montavano a cavallo i cavalieri con armature pesanti) col suo palafreno e
si lancia. Con lei se ne va in un’isola bellissima, nessuno sentì più parlare di lui.
Note su Lanval
Vediamo il fondo bretone, l’atmosfera sovrannaturale.
Onomastica e toponomastica arturiana: Artù, Cardoel (residenza del re), Yvain e Gauvain (cavalieri della
Tavola Rotonda). Per questo Lanval è considerato un romanzo arturiano ante litteram.
Connubio di due estremi: fantastico e realistico-storico. Nel primo si descrive l’incontro con la fanciulla
misteriosa che vive in un mondo incantato, nel secondo l’episodio del giudizio segue le procedure
giuridiche esatte delle corti anglonormanne.
L’acqua è segno caratteristico del mondo sovrannaturale in cui vivono fate e personaggi magici.
L’amore segreto è una delle condizioni dell’amor cortese in zona trobadorica e oitanica.
Ginevra qui viene menzionata solo come moglie del re. Lei è infedele anche in Historia regum Britanniae (di
Goffredo di Monmouth) e nel Roman de Brut.
L’accusa di omosessualità rimanda all’Eneas: la madre di Lavinia insinua questo della figlia.
Fasi del giudizio: avviso di comparizione; decisione presa dalla corte ristretta di aggiornare il processo;
decisione di far cadere l’accusa di fellonia se Lanval presta giuramento di innocenza; proposta a Lanval di
difendersi dall’accusa con le prove della bellezza dell’amata; arrivo della testimone e scioglimento di Lanval.

Yonec
In Bretagna c’era un uomo ricco e vecchissimo, signore del paese. Si sposò per avere dei figli che fossero i
suoi eredi. La fanciulla che gli fu data era saggia, cortese e bella. Lui la amava molto, non faceva che
sorvegliarla: la chiuse dentro la sua torre. Aveva una sorella, che affiancò alla moglie per controllarla. La
tenne così per più di 7 anni, lei non uscì mai dalla torre, tranne che per vedere parenti o amici. Lei era
molto triste, non curava più la sua bellezza, voleva che la morte la portasse via al più presto.
All’inizio di aprile il signore è andato nel bosco col suo seguito. La fanciulla si è svegliata e si lamenta, in
lacrime. Poi vide l’ombra di un grande uccello attraverso una finestra, non sapeva cosa potesse essere.
L’uccello entrò nella stanza, sembrava un astore. Si posò di fronte alla signora e si trasformò in un cavaliere
bello e gentile. Lui le confessò il suo amore, lei rispose che sarebbe stato il suo amante, a patto che
credesse in Dio. Lui risponde che credeva nel Creatore, e se la fanciulla non si fidava poteva chiamare il
cappellano per ricevere il sacramento, che lui avrebbe ricevuto assumendo le sembianze di lei.
Nel frattempo, torna la vecchia, e la dama le disse che era malata e aveva bisogno del cappellano. La
vecchia andò a chiamare il prete, che portò con sé il corpus domini. Il cavaliere lo ricevette e bevve il vino
del calice.
I due restarono sdraiati accanto, parlando e ridendo. Lui fece per andarsene, e la dama lo pregò di tornare a
trovarla. Lui le disse di stare attenta a non farsi sorprendere dalla vecchia, che li avrebbe traditi. Da quel
giorno la fanciulla cominciò a stare meglio, a curarsi, riacquistò la sua bellezza.
Il marito però si accorse che era diversa dal solito. Ne chiede motivo alla sorella, che però non sapeva
niente. Allora lui le chiese di spiarla.
Tre giorni dopo, la vecchia si nascose dietro una tenda per sentire e vedere. Allora arrivò l’amante della
fanciulla, la vecchia si impaurì a vedere la sua trasformazione.
Quando tornò il signore, la vecchia gli raccontò del cavaliere. Così preparò le trappole per ucciderlo.
L’indomani mattina il signore disse di andare a caccia. La dama chiamò l’amante, che arrivò alla finestra. Ma
venne trafitto dalle trappole del signore, ferito a morte. La dama capisce che è stata colpa sua, ma il
cavaliere la conforta, le dice che aspetta un bambino da lui, che sarà prode e valoroso. Si chiamerà Yonec e
vendicherà entrambi, uccidendo il nemico.
Il cavaliere se ne andò. Lei lo seguì passando da una finestra. Si mise sulle stracce del sangue, finché arrivo
ad una collina, poi ad un prato con altre tracce di sangue. Lì vicino c’era una città, con edifici sfarzosi. La
dama entrò nella città seguendo le tracce di sangue. Non vi era anima viva. Arrivò al palazzo, entrò in una
camera (la terza) dove trovò il suo cavaliere. Egli le disse di andarsene, stava per morire e se l’avessero
trovata lì avrebbero capito che lui era morto a causa del suo amore. Le diede un anello e le spiegò che, fin
quando lo terrà con sé, il marito non ricorderà niente del passato. Le diede la spada che dovrà affidare a
suo figlio. Quando egli sarà cresciuto e valoroso, lo condurrà ad una festa insieme al marito, lì la donna le
racconterà del padre e poi decideranno cosa fare.
Lei se ne va e, all’uscita della città, sentendo i lamenti nel castello, capì che il cavaliere era morto. Tornò dal
marito. Nacque il figlio che fu ben allevato e amato, di nome Yonec. Cresciuto, fu nominato cavaliere.
Il signore fu invitato alla festa di Sant’Aronne, insieme a moglie e figlio. Arrivarono ad un’abbazia, dove
sostarono. Andarono a visitare gli ambienti, finché giunsero ad una grande tomba. Quelli del luogo
spiegarono loro che vi era seppellito il miglior cavaliere, era stato il re di quella terra, morto per l’amore di
una donna. La gente aspettava l’arrivo del figlio suo e della dama. Così la donna chiamò il figlio dicendogli
che il cavaliere morto era suo padre. Gli consegnò la spada.
Di fronte a tutti rivelò la verità. Poi cadde svenuta sulla tomba e lì morì. Il figlio allora tagliò la testa al
patrigno con la spada appartenuta al padre.
Dopo l’accaduto, la donna venne seppellita nel sarcofago accanto al corpo del suo amante. Poi
proclamarono Yonec loro signore.

Note su Yonec
Dati fiabeschi, mitici ed etico-cortesi.
Aspetti comuni con Lanval: un essere sovrannaturale reca sollievo alle pene di un mortale, pone una
condizione e non viene rispettata. Ma le due storie hanno esito diverso.
Yonec rappresenta il paradosso dell’infelicità per eccesso di felicità. La dama irraggia una tale gioia, ma
trasgredisce il divieto che le ha prescritto l’amante.
Due parti del racconto: 1) la prima è quella dell’ospite misterioso; 2) motivo dell’eroe e delle sue gesta.
La dama e il marito incarnano la malmaritata e il geloso. La passione che lega la dama al cavaliere segue la
fenomenologia dell’amore come raptus improvviso, violento e inarrestabile, simile alla folie tristaniana.
I luoghi non hanno una precisa collocazione.
La prigionia della malmaritata nella torre è un luogo comune.
La dama infrange le regole dell’amor cortese co richieste troppo frequenti, fino a destare i sospetti del
marito che vede il mutamento del suo fisico. In questo modo prepara la rovina propria e quella
dell’amante.
L’episodio della città misteriosa – forse il regno dei morti – è variante di un’istituzione (la casa nel bosco)
attestata nelle fiabe di magia.

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