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SOFISTICANDO

IL PITTORE

Era famoso per dipingere laria. Era tutta la sua vita. Ogniqualvolta aveva bisogno di un arnese, un oggetto, qualcosa da mettere in bocca, oppure andare in un posto o provare unesperienza, si armava di colori e pennelli e cominciava a dar forma ai suoi desideri: un martello, una sedia, una mela, un giardino lussureggiante, una donna ... Diceva che la sua ultima opera sarebbe stata quella di raffigurare il Creatore nellatto di prenderlo nella sua luce. Per sempre. Ma prima avrebbe voluto provare qualunque emozione e fare qualunque esperienza la vita potesse offrirgli. Cos un giorno cominci a tratteggiare le alte erbe e gli alberi sparsi della savana, uccelli nel cielo sgombro di nuvole, un gruppo di gazzelle intente ad abbeverarsi in una pozza dacqua, una leonessa in procinto di assalire gli agili ed eleganti antilopi. Col pennello prese poi a dar forma a un leone possente: lo ritrasse con lo sguardo torvo e R. Magritte: il tentativo dellimpossibile, 1928 affamato, impressionante nella sua folta criniera. Non appena diede lultimo tocco fulvo, fu un attimo: il felino gli balz addosso, gli afferr il braccio, serrandolo nelle poderose tenaglie dei denti e coi canini cominci a lacerargli le carni. Pochi secondi e luomo perse i sensi, muto in un dolore straziante. Nellaria dipinta rimasero pochi resti a seccare sotto la calura del sole. Era famoso per dipingere laria. Tutta la sua vita.

DUE PAROLE

Quella mattina si alz con un pensiero fisso. La notte non era stata tranquilla: incubi, sudori, affanno, un voltolarsi continuo nel letto avevano accompagnato il suo sonno, al limite della coscienza. E adesso rimaneva la domanda con la quale aveva aperto gli occhi. Un dubbio martellante, inchiodato, che sembrava non volerlo lasciare: Chi sono?. Gli pareva una domanda stupida, banale, assurda. Cosa poteva mai rispondere se non quello che appariva evidente? Una persona, un essere umano, un uomo cosaltro? Eppure nulla di ci bastava pi adesso. Era come se quelle due parole avessero impresso un movimento a un meccanismo sconosciuto e incontrollato, mettendo in crisi ogni lapalissiana certezza. Chi sono? Entr in bagno e si guard allo specchio. Chi sei? sussurr, fissandosi negli occhi. Limmagine riflessa rimase muta, immobile, fissandolo a sua volta, come se fosse lei ad aspettare da lui una risposta. Non ci fu. Da nessuna parte. Poteva mai pretendersi che fosse altrimenti? Era come dire che limmagine allo specchio fosse altro da lui. F. Botero: la stanza da bagno, 1993 Altro da lui. Gi! E se anche lui ? Se anche lui fosse stato tale? Una semplice immagine, il riflesso di qualcosa? un essere, unessenza, un pensiero? Unidea troppo forte da accettare e digerire. Lui, un riflesso! Un riflesso che si vedeva riflesso ed era comunque in grado di riflettere sia sul riflesso allo specchio che sulla cosa che si era riflessa, riflettendosi in lui. E ancora, sulla sua riflessione. Un bel rompicapo! Si avvicin al water per i bisogni mattutini. Tanto bast perch limmagine sparisse. Liber la vescica e torn davanti allo specchio: eccola di nuovo! Ma era lei? Era la stessa? Pens un attimo. Lui non era lo stesso di un minuto fa, quanto meno per il semplice fatto che aveva svuotato la vescica e ci sicuramente aveva prodotto in lui un mutamento, pure se minimo e impercettibile. Dunque anche limmagine di adesso allo specchio non poteva essere uguale a quella di prima. E allora? Levandosi dallo specchio aveva eliminato limmagine; tornando, ne aveva prodotto una nuova. Era come dare vita e morte. Di nuovo si allontan dallo specchio la morte. Torn la nascita. And via la morte Era dunque quella lesistenza? Il passaggio fugace di unimmagine allo specchio? E lui? Unimmagine labile, inconsistente e precaria? Il risultato di un capriccio, perfino? Continu a guardare la sua immagine. Adesso aveva quasi paura di allontanarsi dallo specchio: un senso di responsabilit, un rispetto fraterno per la vita. Quel giorno lo attesero invano in ufficio. E pure il giorno successivo. E i giorni a seguire. Quando entrarono in casa, dopo una settimana, lo trovarono disteso per terra, ai piedi del lavandino, in bagno. Mai si seppe la causa di quel decesso, n lui torn per dare risposte. Non la diede neppure lombra di unimmagine allo specchio. A sottilizzare troppo si finisce per essere cos sottili da diventare evanescenti.

IL DUBBIO
Dubitava di tutto. Allinfuori del dubbio non cera nulla di sicuro per lui. Ma anche lesistenza del dubbio non era un fatto accertato, altrimenti che dubbi avrebbe potuto avere sul suo dubbio! Cos metteva in dubbio ogni cosa. Per lui nulla era mai del tutto vero o falso, certo o incerto. Di mattina si svegliava e dubitava di essersi svegliato; faceva colazione e metteva in dubbio che stesse mangiando. Non vedi che hai appena messo un pezzo di pane in bocca? gli diceva lunico amico che aveva. Ma lui subito a dubitare che si trattasse di pane, che ce lavesse in bocca e che fosse stato lui a mettercelo. E se fosse solo il prodotto del nostro cervello? gli rispondeva. Se fosse unimmagine illusoria? lappendice materializzata di quanto la nostra mente vuol vedere? Alla fine dubitava anche che stesse parlando con lamico, che quello davvero fosse l con lui, e cos dubitava perfino di dubitare. Viveva in una realt intangibile, evanescente, come la stessa sua vita, popolata di spettri e allucinazioni. Ectoplasmi. Una volta che lavevano bastonato scambiandolo per un V. Kandinskij: tormento interiore, 1925 altro, dubit di averle prese e di aver sentito perfino dolore. Anche allora, naturalmente, dubit di dubitare. Dubitava perfino di esistere. Poi, un giorno, lamico gli parl di un certo Cartesio e con lui sembr che avesse trovato un attimo di respiro. Si era fatto una massima: Dubito, ergo sum che lo induceva in qualche modo a dubitare di dover dubitare. Ben presto, per, nemmeno quella gli diede la sicurezza di essere: dubit che si trattasse di un filosofo, che si chiamasse Cartesio e che fosse perfino esistito. Cos concluse con un dubito, ergo dubito che lo lasci nel dubbio se la frase potesse avere un senso. Mor. Fu quella lunica volta che non dubit: fuor dogni dubbio, non ne ebbe il modo n il tempo.