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STEFANO BENEMEGLIO

IL
POTERE DEL SEGNO
LA COMUNICAZIONE SIMBOLICA
ASTA - CERCHIO - TRIANGOLO

TESTO A CURA DI ANTONELLO TINTINAGLIA

CID CNV
Istituto di Psicologia Analogica
e di Ipnosi Dinamica®
Il Simbolismo è la comunicazione espressiva del gesto, del
segno, della parola e del comportamento. Il Simbolismo si
identifica nelle forme geometriche dell’Asta, del Cerchio e
del Triangolo e racchiude in tali espressioni i simboli paterni,
materni ed egocentrici che governano l’individuo. Se il simbolo
è la condensazione rappresentativa dì un’idea, di un oggetto,
di una persona che coinvolge emotivamente l’individuo, il
Simbolismo ne è l’espressione comunicativa.
Il lettore si potrà avvalere di questo valido strumento interattivo
scegliendo determinate parole, segni e gesti simbolici, da
esprimere durante un dialogo, facendo attenzione ai segnali
dì Comunicazione non Verbale che l’interlocutore esprime in
tempo reale.

Stampa a cura di:

CID CNV Istituto di Psicologia Analogica


e di Ipnosi Dinamica®
Via Battistotti Sassi, 6 – 20133 Milano
Tel. 02/70124751

Tutti i diritti riservati

Finito di stampare nel mese di Dicembre 2005


Sistemi - Roma

Fotografie di: Steven Walthew


Stefano Benemeglio, psicologo e ricercatore, studioso del
comportamento umano, ipnologo, nasce a Roma nel settembre
del 1945.
Il suo straordinario percorso di ricerca sul comportamento
umano inizia a metà degli anni ’60.
Nel decennio tra il 1968 e il 1978 studia i meccanismi dell’ipnosi
sotto il profilo del comportamento emotivo, definisce il modello
pragmatico e operativo dell’Ipnosi Dinamica® e codifica un
proprio linguaggio di Comunicazione Analogica non verbale.
Partito dall’ipnosi, si dedica successivamente alla ricerca
psicologica, per affrontare da una diversa e rivoluzionaria
angolatura le problematiche legate alla comunicazione.
Nel 1978 fonda il Cid Cnv, Centro Ipnosi Dinamica® e
Comunicazione non Verbale. Siamo negli anni ’80 quando
nasce la “Psicologia Analogica”, disciplina che studia le
leggi e le regole che governano il comportamento emotivo
dell’uomo.
Con la Psicologia Analogica, Stefano Benemeglio perfeziona
i modelli pragmatici interattivi e operativi della Psicoterapia
Analogica®.
Alla fine degli anni ’80, definendo con modalità sempre più
analitiche non solo le procedure ma anche l’aspetto filosofico
ed epistemologico della disciplina analogica, il Cid Cnv
si trasforma da Istituto di ricerca in Istituto di Psicologia
Analogica e di Ipnosi Dinamica®.
COLLANA SULLA PSICOLOGIA ANALOGICA
di Stefano Benemeglio

La psicologia è la scienza capace più di ogni altra di promuovere


il cambiamento.
Ciascun individuo può fare di se stesso un semplice consumatore
di beni, tecnologie… usato dal sistema come infinitesimale
ingranaggio di un meccanismo, oppure può vivere la vita
in pienezza giudicando liberamente, creando e costruendo
qualcosa per cui valga la pena di vivere.
La possibilità di scelta tra le due opzioni non dipende da ciò che
la società ci offre ma da ciò che noi siamo capaci di percepire
e di perseguire.
In parole più semplici dipende dalla psicologia di ciascuno se
questi è o non è in grado di dare un senso alla propria vita.
Per “psicologia” si intende sia il modo di pensare del singolo
sia tutto quel complesso di conoscenze e di tecniche capaci
di influenzare questo modo di pensare, potenziandolo,
migliorandolo, rendendolo libero da condizionamenti sociali
e familiari.
La Psicologia Analogica è un modo di intendere la scienza
psicologica ancor prima di essere una disciplina; come
disciplina è stata fondata da Stefano Benemeglio e focalizza i
dinamismi mentali non logici (analogici appunto), emozionali,
che preludono alle formulazioni logiche.
Dai dinamismi analogici si parte per interpretare correttamente
la comunicazione analogica, che attiva direttamente tali
meccanismi.
La Psicologia Analogica ha partorito procedure comunicative
di straordinaria efficacia ed è potenzialmente in grado di
rivoluzionare i più accreditati schemi interpretativi della
psicopatologia. Stefano Benemeglio è soprattutto un
pragmatico, un grande ipnotista arrivato poi ad essere anche un
grande ed originale psicologo. Tutto il suo percorso culturale
parte dal saper fare, poi arriva al saper descrivere; esattamente
il contrario di chi parte dal saper descrivere, che spesso si
articola in una grande complessità descrittiva che al saper
realmente fare non conduce.
La collana di Psicologia Analogica raccoglie e raccoglierà
manuali autenticamente originali, nell’ambito di una
conoscenza non fine a se stessa ma saldamente radicata sui
bisogni umani, sulle eterne ed inalienabili esigenze profonde
dell’animo umano.
Questa conoscenza è la sola a poter promuovere l’essere
umano, dandogli strumenti di potere ma anche autocoscienza
e discernimento.
INDICE DELL’OPERA

PREFAZIONE 7

1) Ciò che nessuno ha mai notato 8

2) La fune invisibile 13

3) Come nascono le tipologie 15

4) I ruoli nella comunicazione: sei UP o DOWN? 19

5) I Guardiani di porta e i Mastri di chiavi 27

6) Utilizza il simbolo stimolatore penalizzante e vinci


La magia della persuasione subliminale 33

7) Il simbolo gratificante 44

8) Scaricare le persone sgradevoli con il simbolo alimentatore 46

9) Dentro le tipologie: l’Asta 49

10) Il Triangolo 65

11) Il Cerchio 73

12) Al limite dell’incredibile: il simbolismo polivalente 87

13) Crea su te stesso il simbolo 33X e cambia la tua vita 94

14) Il simbolismo comunicazionale


come nuova frontiera della ristrutturazione personale 100



Prefazione

Il simbolismo comunicazionale è destinato a diventare una realtà


culturale di cui si dovrà sempre più tener conto, in futuro, sia
in ambito accademico sia terapeutico.
Scoperto negli anni 70, è continuamente adeguato e aggiornato da
Stefano Benemeglio a favore degli utenti del mondo analogico,
semplici amatori, tecnici della vendita o medici-psicologi.
Inutile rilevare la sua importanza.
Posso affermare che lo studio e l’applicazione di questi principi
hanno contribuito a migliorare la mia vita sociale in modo decisivo,
oltre a portarmi a buoni livelli di autoconsapevolezza.
Ogni tipologia analogica, conflittuale padre, conflittuale madre,
ego-maschio ed ego-femmina, è un mondo da scoprire. È assai
divertente e appassionante imparare a comunicare con ognuna
di queste realtà attraverso la metodologia analogica. Possiamo
vantarci di avere a disposizione un metodo di psicologia
cognitiva che rasenta la magia nell’arte della comunicazione.
Ci auguriamo che la lettura di questa pubblicazione stimoli a
conoscere in modo più approfondito i concetti e le metodiche
del suo autore, a beneficio, senza timore di apparire eccessivo,
della maturazione spirituale di ognuno.

Antonello Tintinaglia


CAPITOLO 1
Ciò che nessuno ha mai notato

Il simbolismo comunicazionale è l’elemento che, più di altri,


contraddistingue il protocollo della psicologia analogica. Si
tratta di un’intuizione che ha permesso la scoperta di nuove
frontiere culturali, di inaspettate variabili di comunicazione
interpersonale, di rivoluzionari approcci terapeutici per lo studio
dei disturbi del comportamento.
Posso affermare che il simbolismo è la psicologia analogica.
Sono sempre stato convinto che la perfezione si nasconda nei
dettagli.
Ho osservato, sia durante i colloqui privati, sia dialogando
con terze persone, sia nelle mie conferenze, che le persone
manifestavano, con il corpo, repulsione o attrazione verso
i simboli archetipici asta, cerchio, triangolo. Se puntavo un
dito verso una persona, ad asta, questa o indietreggiava, o si
accarezzava i capelli.
Caratteri burberi o intrattabili diventavano, improvvisamente,
mansueti accarezzando loro un braccio o una spalla, a modalità
triangolo.
Tutto questo non poteva essere casuale.
Continuavo ad avere conferme di questo mio sospetto sempre
più frequentemente. Doveva esserci qualcosa, nelle forme
geometriche asta-cerchio-triangolo, che poteva condizionare il
comportamento umano.
Il sospetto divenne un’ossessione.
Provai ad applicare questi risultati anche nell’ipnosi
dinamica®.
Sino allora avevo cercato di inserire i campi energetici in tutte
le competenze della psicologia analogica.
L’ipnosi dinamica® non era altro che l’utilizzo della prossemica,


della paralinguistica, della cinesica e della digitale attraverso
varie forme e combinazioni. Per una maggiore delucidazione su
questi quattro elementi consiglio la lettura del libro “Il potere
del gesto”.
Certo, i risultati erano eclatanti anche solo con il sistema
energetico, basato sui 4 canali comunicativi anzidetti, ma sapevo
che doveva esserci di più.
Doveva nascondersi, nelle figure geometriche base di tutta
l’esperienza umana (la realtà circostante è composta di aste,
cerchi e triangoli in combinazione tra loro) un elemento nuovo
e impensabile, tale da sconvolgere le teorie comportamentali e
psicodiagnostiche sino ad oggi elaborate.
D’altronde, l’uomo ha sempre utilizzato dei simboli, sin dalla
sua comparsa sul pianeta.
Ha cercato di rappresentare, graficamente o in altro modo, idee,
concetti, divinità.
I simboli rappresentano una necessità per l’individuo, una
peculiarità analogica per commutare l’energia umana,
equilibrando il rapporto tra esigenza mentale e soddisfacimento
esterno, ottenendo così l’armonia necessaria.
Il nostro inconscio ha fame di simboli.
Non comprende il linguaggio della mente logica, poiché esso
è la nostra parte istintuale.
È il nostro Io bambino.
Capisce unicamente il linguaggio dei simbolismi, che sono,
giova ripeterlo, commutatori di energia tra la realtà circostante e
l’inconscio medesimo. La medesima energia che crea un’esigenza
è commutata dal simbolo in altra manifestazione energetica
che soddisfa tale bisogno. L’esigenza dell’innamoramento si
soddisfa amando un oggetto di desiderio, che rimarrà simbolico
sino al suo esaurimento energetico nella nostra mente, allorché
un altro ne prenderà il posto.


I simboli sono gli elementi che creano il comportamento
dell’individuo.
I primi simboli della nostra vita, infatti, sono i genitori.
Quando parleremo di tipologie caratteriali valuteremo come
mamma e papà siano fondamentali per la determinazione
dell’imprinting comportamentale dell’individuo.
D’altronde, asta-cerchio-triangolo rappresentano non solo
astratte figure geometriche che creano e conformano la realtà
circostante in combinazione tra loro.
Rappresentano, altresì, la triade familiare.
Vi è, comunque, una differenza tra simbolo e simbolismo: il
simbolo è un concetto, come il padre o la madre.
Il simbolismo lo rappresenta, in tali casi attraverso le
configurazioni geometriche asta e triangolo.
Ogni simbolo possiede un nucleo analogico rappresentato dal
desiderio.
Il nucleo razionale, invece, è determinato dal possesso.
Lo scopo della psicologia analogica è quello di trasformare il
suo utente in un elemento simbolico nella vita di relazione.
Quale operatore, dovrà saper instillare negli altri, particolarmente
in chi è significativo, un desiderio di sé.
La capacità di soddisfare ad arte questa esigenza che avrà creato,
secondo i meccanismi essere e avere di chi vuole affascinare,
lo renderà vincente nel mondo magico della comunicazione
interpersonale.
Ho già accennato, in altre pubblicazioni, che un distonico
dell’essere ama il coinvolgimento affettivo fatto di desideri
sospirosi, che l’operatore dovrà saper soddisfare con prudenza
e perizia.
Diversamente, il distonico dell’avere non dovrà subire attese o
docce scozzesi, costituite da sapienti miscele di presenza e di
abbandono, come per l’essere.

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Comunque, l’asta è il padre, il triangolo rappresenta la figura
materna e, idealmente, il cerchio rappresenta noi stessi.
Se consideriamo che il nostro inconscio è profondamente
legato ai genitori, perché sono i primi simboli che incontriamo,
appare evidente come la raffigurazione oggettuale della figura
paterna e della figura materna possa condizionare anche il
comportamento.
Di contro, il comportamento umano, generato da persone
simboliche, determina altresì la nascita, lo sviluppo e la morte
di altri simboli.
Questi saranno sia positivi, da noi definiti gratificanti: un grande
amore, un’auto nuova, un bel lavoro, la vita agiata, un figlio,
o negativi, penalizzanti, quali un disturbo del comportamento,
una fobia, una nevrosi.
Allo stesso modo, un simbolo che si presenta gratificante,
come una bella ragazza che si concede al nostro amore, può
tramutarsi in penalizzante, allorché decide di non ricambiarci
come vorremmo, creando stati di tensione ansiosa.
Tutto ciò che coinvolge il pensiero umano nella ricerca di un
appagamento, o di una guarigione, è simbolico.
Ciò è dato dal fatto che l’inconscio, il grande protagonista dei
nostri studi, non fa differenza tra piacere e sofferenza, che sono
coloriture logiche conferite a stati emotivi.
Se non siamo capaci di creare per noi stessi la vita che sogniamo,
regalando alla nostra parte bambina (sinonimo dell’inconscio)
gioia e appagamento, stiamo sicuri che realizzerà da sé gli
stati emozionali desiderati, in un unico modo, amplificando la
sofferenza esistenziale.
Le applicazioni di queste teorie sono sorprendenti.
Il lettore profano, che sfoglia le dispense dei corsi superiori su
questi temi, si trova immerso in una miriade di combinazioni

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grafiche dei tre simbolismi ora accennati in combinazione tra
loro, così come incontra equazioni e modelli matematici.
Il simbolismo comunicazionale, da semplice intuizione, è
diventato scienza, ed è tuttora in evoluzione.
Non si spaventi nessuno.
Ogni seminario è sempre improntato da fasi teoriche e
pratiche in alternanza, mai in modo pedante o pomposamente
accademico.
Ci piace che i nostri allievi si divertano, interagiscano tra loro,
si scambino esperienze.
Questo è il mondo analogico.

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CAPITOLO 2
La fune invisibile

L’autore, e i suoi collaboratori, ci sono abituati.


Il clima è quello delle conferenze. Uno spettatore sta in piedi
di fronte al formatore che tiene la relazione.
Ha deciso di sottoporsi ad un esperimento ipnotico di anestesia.
Occorre praticargli il test analogico di personalità (T.A.P.), per
sapere se è conflittuale padre, conflittuale madre oppure ego-
maschio o ego-femmina.
Il soggetto è rilassato, anche se l’operatore intuisce che è un pò
competitivo, scettico. Siamo abituati anche a questo.
Parlando di ipnosi, chiunque sostiene di non essere un soggetto
adatto. Si ritiene che essere ipnotizzabili sia segno di mancanza
di carattere. Si deve, pertanto, recitare il ruolo opposto.
Si tratta di pregiudizi molto diffusi.
L’operatore presenta il simbolo asta puntando il dito indice a
circa un metro di distanza dalla radice del naso del soggetto. Si
notano deglutizione salivare… “bacio analogico”… il dito si
avvicina molto lentamente al viso… ancora più lentamente…
Ad un tratto il corpo della persona si sbilancia in avanti.
Il conferenziere, bonariamente, piega il dito indice ad uncino e
lo tira verso di sé, come se vi fosse legato il soggetto con una
corda invisibile.
Quest’ultimo deve scomporsi dalla posizione eretta, che ha
assunto all’inizio dell’esperimento, per evitare di cadere
sbilanciato in avanti.
Il pubblico ride, ma la persona non capisce cosa stia succedendo.
Si è sentita trascinare da una forza.
Comunque sia, gradisce il simbolismo paterno asta.
È capitato tante di quelle volte che, personalmente, non ci faccio
caso da anni.

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Si continua il test.
È il momento del simbolismo cerchio. L’operatore compone
questa figura geometrica quasi chiudendo a pugno la mano
destra, come se stesse stringendo un invisibile bicchiere
rovesciato, e compie la medesima operazione.
Giunto a 30 cm circa dal naso, il soggetto, sempre immobile
in posizione eretta, ondula il corpo indietro, manifestando
un’istintiva repulsione.
Abbiamo stabilito che è una tipologia ego.
Infine, il triangolo.
Secondo i calcoli mentali dell’operatore, anche questo
simbolismo dovrebbe creare un’istintiva repulsione, in quanto si
dovrebbe creare la combinazione ego-maschio-asta. Se il corpo
fosse andato indietro all’asta e avanti al cerchio, si tratterebbe
di un’altra tipologia, e viceversa.
Infatti, l’operatore presenta quest’ultimo simbolo, verso il
quale l’individuo manifesta una repulsione corporea: ondeggia
all’indietro.
Cosa muove il corpo delle persone in tali frangenti?
Possiamo limitarci a dire che questi simbolismi sprigionano
un’energia naturale verso i recettori del nostro Io bambino, o,
se preferite, del nostro inconscio, la parte istintuale.
Possiamo capire la curiosità. Venite a conoscerci e imparate a
fare il test. Applicatelo ai vostri amici.
L’operatore in questione non aveva alcun fluido magnetico.
Anni addietro, quando ci rendemmo conto di avere a disposizione
una realtà totalmente sconosciuta, abbiamo studiato le possibili
combinazioni di movimenti del corpo abbinati a questi tre
simbolismi, di cui si occupa la presente pubblicazione.
Ne derivarono esattamente otto tipologie caratteriali per le
persone di sesso maschile, e otto tipologie per le donne.

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CAPITOLO 3
Come nascono le tipologie

La risposta a questo quesito ha richiesto anni di studi che


l’appassionato potrà riscontrare nel corso superiore di
comunicazione analogica. Naturalmente, si tratta di un
argomento estremamente articolato e complesso.
Avrete notato che utilizziamo una terminologia particolare:
conflittuale padre, conflittuale madre, conflittuale ego-maschio,
conflittuale ego-femmina. In realtà, non stiamo parlando di una
guerra in corso.
Abbiamo constatato che terminologie marcate, decise, lungi dal
togliere pregio scientifico, chiariscono maggiormente concetti
complessi, rimanendo impresse nella mente.
Innanzitutto voglio precisare che i meccanismi conducenti alla
genesi delle tipologie sono automatici. Un essere umano ha delle
necessità vitali. Deve nutrirsi, deve dormire, e così via. Ha delle
esigenze precostituite, sin da quando era nel grembo materno.
Nel momento in cui l’individuo nasce, quel perfetto senso di
appagamento dei bisogni naturali, che viveva nello stato fetale,
viene meno. Ora ha bisogno di un aiuto esterno per procurarsi
il cibo.
Avverte il freddo, il caldo.
Lo stesso evento della nascita è emotivo, traumatico.
A questo punto il neonato può vivere due esperienze
diametralmente opposte in rapporto all’ambiente che lo
circonda. Può darsi che egli riceva troppe attenzioni, troppo
cibo, troppo affetto.
Il bimbo non è in grado di esprimersi e di quantificare all’esterno
la natura e la quantità dei bisogni che avverte. I genitori
devono orientarsi secondo criteri di buon senso, affidandosi

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all’esperienza o a consigli di terzi, siano essi medici, ostetrici
o quant’altro.
In caso di eccesso di attenzioni rispetto ai reali bisogni del
bimbo (nel periodo da noi definito del turbamento base), questi,
nel corso della vita (turbamento relativo), sarà un distonico
dell’essere, portato a desiderare le cose più che a possederle.
È un meccanismo di reazione. Un eccesso di avere conduce ad
una tipologia distonica essere, nella vita, e viceversa.
Il bambino, ove non tramuti la tipologia originaria in una
conflittualità ego, attribuirà istintivamente la causa dei suoi
problemi al genitore del medesimo sesso, una volta raggiunta
la capacità di ragionare sui fenomeni esterni.
Ove sia di sesso maschile, diventerà un conflittuale padre.
Il neonato potrà avvertire, in maniera opposta, un senso di
carenza, di vuoto. Desidera, in buona sostanza, vive una
problematica dell’essere.
Potrà piangere per la fame, nonostante i solerti sforzi dei genitori
di accontentarlo. In tal caso, nella vita adulta, manifesterà la
distonia dell’avere, per reazione, e attribuirà la causa dei propri
problemi al genitore di sesso opposto al suo.
Istintivamente.
Non parliamo di processi logici.
Ecco per quale motivo utilizziamo il termine conflittuale.
Se è di sesso femminile, ad esempio, diventerà una conflittuale
padre.
Sarà portata a legarsi a persone, cose, situazioni che soddisfaranno
immediatamente i suoi bisogni, affettivi o materiali.
Questa breve sintesi illustra la genesi della cosiddetta tipologia
genitoriale, quella basilare cui tutti, anche gli ego, i cerchi,
sono appartenuti. Giova ripetere che si tratta di meccanismi
automatici, predefiniti.

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Non è nemmeno possibile quantificare lo spazio temporale in
cui si crea una tipologia.
Avviene in un istante, nello spazio magari di pochi secondi. È
ovvio che il bambino avvertirà sia sensazioni di appagamento,
che di carenza.
Ma solo alcuni - forse anche solo uno - di questi episodi, in un
senso o nell’altro, lo segnerà indelebilmente.
Successivamente, il bambino potrà rimanere per tutta la vita
nella tipologia originaria, soprattutto se vive all’interno di un
nucleo familiare caratterizzato da ruoli precisi.
Se, pur con sentimenti di affetto e di rispetto, egli avverte
il padre, o la madre, quale causa dei propri piccoli-grandi
problemi, l’altro genitore assumerà i tratti del genitore buono,
contenitivo.
Se questi manterrà il suo ruolo gratificante, il bambino non
muterà mai la sua tipologia di appartenenza.
Diversamente, ove venga meno al suo ruolo protettivo, magari
prendendo le difese del genitore causa durante un rimprovero
al bambino, quest’ultimo giudicherà negativamente il genitore
buono quale coniuge, compagno di vita, come maschio o
femmina in rapporto all’altro.
Avvertirà un tradimento delle aspettative, che lo porterà a mutare
la sua tipologia originaria, da conflittuale paterno o materno, da
asta o triangolo di base, in ego-maschio, ego-femmina, secondo
il sesso di appartenenza del genitore buono medesimo.
A scanso di equivoci, essere una donna ego-maschio, o un uomo
ego-femmina, entrambi cerchio, significa che l’individuo vive
diffidenza verso le persone significative che rivestono il sesso
della sua tipologia ego.
Queste avranno un grosso potenziale di fascino, anche in senso
negativo, perché ripeteranno quegli eventi che hanno conformato

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la nuova tipologia del soggetto, duplicando gli eventi relazionali
della triade familiare all’esterno del nucleo d’origine.
Una specie di teatro, dove la scena e il copione non mutano
mai, a meno che lo studio della nostra materia non chiarisca
all’individuo i suoi meccanismi di scelta.
Cambiano solo gli attori nello stesso ruolo.
In altre pubblicazioni ho ampiamente spiegato che tutte le
tipologie codificate dal nostro istituto non sono una sorta di
segni zodiacali.
Sono vere e proprie fotografie emotive di eventi dolorosi.
Sintetizzano uno psicodramma familiare che si ripeterà nella
vita.
A noi hanno dato l’opportunità di creare nuove strategie di
comunicazione e nuovi modelli di ristrutturazione terapeutica
degli individui.

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CAPITOLO 4
I ruoli nella comunicazione: sei UP o DOWN?

Nelle società evolute l’ego degli individui riveste un ruolo


predominante. Non mi sto riferendo alle tipologie ego-maschio
e ego-femmina, anche se il presente capitolo, in qualche modo,
si riporta anch’esso alle tipologie collegate al simbolismo
comunicazionale. In questo momento intendo parlare di ego
inteso come attitudine degli individui a cercare di predominare,
di imporsi.
Per talune scuole di pensiero questo elemento è la fonte del
dolore. Per le religioni orientali la causa di ogni male è proprio
l’egoismo, l’attaccamento alle brame, alle passioni.
Per noi occidentali, senza l’ego non avremmo il personal
computer, non saremmo andati sulla luna, non avremmo le
comodità della vita moderna.
Diversi orientamenti, entrambi rispettabili.
A noi interessa ciò che realmente succede: la realtà della
moderna società mette in evidenza uno sfrenato carrierismo e
una affannata corsa al profitto.
L’ego, in sintesi.
Chi non ha idee, strategie, conoscenze, rischia di uscire dal
mercato. Un atteggiamento remissivo, sottomesso, o l’illusione
di essere, in qualche modo, esonerati dalla fatica di vivere rischia
di rendere l’individuo perdente.
L’operatore analogico, figura già introdotta nella pubblicazione
“Il potere del gesto. Emozioni e desideri nascosti nel silenzio
del linguaggio non verbale”, è un tecnico dell’emotività.
Ha lavorato molto, grazie ad Analogic Program System, sia
per ristrutturare se stesso da precedenti problematiche che non
rendevano ottimale la sua vita di relazione, sia per capire le
ragioni del comportamento altrui.

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Sin dal corso base, i novelli amatori del mondo analogico
prendono consapevolezza di non poter imporre sempre e
comunque al mondo la propria volontà.
Imparano a adattare l’operatività ai bisogni dell’altro.
Ho sempre consigliato agli allievi, quando incontrano delle
persone potenzialmente importanti nelle loro sfere di interesse,
di mettere in tasca le proprie esigenze materiali ed emotive per
concentrarsi sui bisogni dell’oggetto di desiderio.
Il preteso seduttore che convince una bella ragazza, dai modi
fini, ad uscire con lui, e le pratica delle avances fisiche poco
riguardose al primo appuntamento, è un pessimo operatore.
D’altro canto la ragazza pretenziosa, che sfianca i suoi
corteggiatori, tenendoli sulla corda senza concedersi a nessuno,
è anch’essa una cattiva operatrice.
Entrambi perderanno occasioni importanti perché sono
concentrati esclusivamente sulle proprie esigenze, di qualsiasi
natura esse siano. Di per sé, l’ego non è così terribile come
affermano le filosofie orientali.
Lo diventa quando è stupido, privo di strategia, inutilmente
orgoglioso.
Quando spinge l’individuo a farsi del male.
I due comportamenti dell’esempio precedente sono tanto
più sciocchi quanto più sono accompagnati da inaccettabili
generalizzazioni sulle persone dell’altro sesso, che si vorrebbe
punire per torti subiti.
Il preteso seduttore ci prova senza riguardo tanto, ”le donne
sono tutte uguali”. L’operatrice maldestra non si concede a
nessuno perché “con gli uomini devi comportarti così, dato che
non meritano niente”.
D’altronde, molte persone hanno pessimi risultati, nella vita,
proprio a causa delle loro generalizzazioni, che noi definiamo
con il loro vero nome: rancori e sensi di colpa.

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Stiamo attenti quando le cose non vanno come dovrebbero:
noteremo che siamo portati a pensare male della realtà
circostante, dei colleghi, del governo, del sistema.
L’artista fallita, invidiosa, pensa subito che la sua collega, baciata
dal successo televisivo, si conceda a qualche produttore.
Il professionista in crisi di bilancio se la prende con il
sovrannumero di iscritti al suo ordine, che innalzerebbe la
concorrenza e toglierebbe prestigio ai meritevoli come lui, ma
nulla fa per incontrare potenziali nuovi clienti o per diversificare
i suoi servizi.
In entrambi i casi i soggetti si esonerano da responsabilità, per il
loro insuccesso, chiamando in causa elementi esterni: soffrono
di rancori.
Possono arrivare ad odiare a tal punto il sistema in cui operano da
rifiutare ogni contatto con la realtà, isolandosi nei loro pensieri
e diventando degli emarginati.
In realtà, il problema è solo dentro la loro mente.
Se un essere umano ha compiuto grandi imprese o ha realizzato
grandi opere, altri esseri umani non sono diversi da lui. Hanno
anche loro una testa pensante, due gambe e due braccia.
Il successo è alla portata di tutti, se si possiede un grande ardore
realizzativo e una corretta strategia di comunicazione. Non
solo verso gli altri, si badi bene, ma anche con noi stessi; anzi,
soprattutto con noi stessi.
Nessun lingotto d’oro comunicativo, come amo dire nei miei
corsi, inteso come metodologia o scuola di pensiero, può essere
efficace se siamo sepolti sotto i nostri rancori.
Il rancore frustrato diventa senso di impotenza.
Il senso di impotenza, non adeguatamente elaborato, diventa, a
sua volta, nevrosi, disturbo del comportamento.
Per questo la Psicologia Analogica, in tutto il percorso formativo,
pone grande attenzione alla ristrutturazione dell’individuo.

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In modo analogo, anche il senso di colpa miete molte vittime.
Una moglie, infelice a causa di un matrimonio non appagante,
e che non riesce a separarsi dal marito per timore di vederlo
soffrire, sta sprecando anni importanti della sua vita a causa
del senso di colpa.
I genitori che non si impongono su un figlio indolente soffrono
dello stesso problema, cui se ne aggiunge un altro: i rancori, o i
sensi di colpa, non aiutano l’individuo né a preservarsi da mali
peggiori, né ad uscire da una situazione di stallo.
L’artista fallita, per riprendere uno dei precedenti esempi, non
diventerà più celebre solo perché pensa male delle colleghe, né
convincerà qualcuno a darle delle opportunità di carriera solo
limitandosi ad accusare il sistema televisivo.
No.
Rancori e sensi di colpa annientano emotivamente l’individuo,
sia in relazione con se stesso, che con il mondo esterno.
Non solo.
Possono coinvolgere terze persone.
La moglie di cui sopra non fa del male solo a se stessa, se non
chiede la separazione.
Coinvolge anche il marito e i figli nel mantenimento di un
matrimonio disastroso.
Nel corso della mia carriera ho offerto consulenze relazionali a
tantissime persone. In quasi tutti i casi le problematiche erano
causate o da sensi di colpa, o da risentimenti.
Credo di offrire un buon servizio al lettore se lo pongo di fronte
a questa realtà anche per quanto riguarda se stesso.
Attenzione.
Un rancore è, comunque, una fonte di energia, purtroppo
compressa. Sotto le coltri del disagio emotivo vi è qualcosa di
buono: il desiderio di avere stima e considerazione dal mondo
esterno.

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Noi viviamo per essere considerati.
Nessun uomo è un’isola.
Siamo in una comunità di individui e dobbiamo interagire.
Quando il disagio di sentirci respinti smette di crearci un senso
di rabbia impotente e si trasforma in desiderio costruttivo,
strategico, di emergere dalla massa, allora il rancore sbloccato,
da nemico, diventa l’alleato vincente!
Ciò premesso, ho notato che la presenza di entrambi questi
elementi, rancori e sensi di colpa, ha origine nella vita familiare,
e trae alimentazione dalla modalità di creazione delle tipologie
distoniche che abbiamo esaminato nel capitolo precedente.
Per amore di sintesi intendo dire che la tipologia distonica
dell’essere soffre in prevalenza di sensi di colpa, che lo portano,
nella vita di relazione, a preferire un ruolo comunicativo Down,
passivo.
Questo non sorprende se consideriamo che il senso di colpa altro
non è che l’accettazione passiva di una realtà scomoda.
Viceversa, la tipologia distonica dell’avere soffre prevalentemente
di rancori, e predilige, nel rapporto con gli altri, assumere un
ruolo attivo, o, come direbbero gli americani, Up.
Noterete che utilizzo il termine: prediligere.
Il lettore intelligente si rende conto che la tipologia distonica
dell’essere non passa tutta la sua esistenza a subire umiliazioni,
né, tantomeno, la distonia avere trascorre ogni momento della
sua giornata a prevaricare gli altri.
Intendo dire che, ove entrambe le tipologie distoniche incontrino
persone importanti e significative, tenderanno ad assumere
questi determinati tratti caratteriali.
Quindi, se una bella ragazza di tipologia ego-femmina triangolo,
distonica dell’essere, accetterà di buon grado gli stimoli e le
proposte dell’operatore analogico, ponendosi in un ruolo di

23
passività, manifesterà di vedere, in lui, un bersaglio affettivo
importante.
Analogamente, se un uomo conflittuale madre stimolato ad
asta, distonico dell’avere, manifesterà attacchi di collera verso
un’operatrice, significa che quest’ultima riveste un ruolo
altrettanto significativo.
Diversamente, un diatonico dell’essere fuggirà da una
relazione dalla quale si renderà conto di provare, in modo
egemone, risentimenti, come, in modo del tutto simile, un
avere difficilmente accetterà di vivere un amore caratterizzato
da sofferenze e sensi di colpa.
Significherebbe, per entrambi, andare contro la propria
natura.
Accettano siffatti elementi contrari solo nei limiti dei loro indici
di tolleranza, che variano da individuo a individuo.
In ogni caso, risulterà molto maldestro l’operatore che pretende di
manipolare un distonico dell’essere provocandogli arrabbiature
o che vuole colpevolizzare un diatonico dell’avere.
Ci rendiamo conto, sempre di più, che siamo noi a creare dei
limiti al nostro successo.
Più trascorrono gli anni, più siamo arroccati nel nostro modo
di comportarci. D’altronde, è comprensibile.
Soprattutto se abbiamo passato la trentina, abbiamo meno
pazienza con la gente e pretendiamo risultati.
Non differenziamo, quindi, il nostro comportamento secondo i
soggetti che incontriamo, e utilizziamo le strategie di relazione
- sempre e solo quelle - che hanno funzionato in passato in casi
analoghi, pretendendo che si adattino all’universalità degli
individui.
Mancano nuove variabili di decisione.
Se ci troviamo di fronte ad una persona che non è analoga a

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nessuna, per intenderci, il nostro bagaglio esperienziale frana
sotto i piedi.
Non abbiamo la strategia.
Ci rifugiamo nei risentimenti o nei sensi di colpa, che sembrano
proteggerci da un improvviso oggetto di desiderio troppo
invadente per la nostra sfera emotiva.
Solo che non c’è stato alcun risultato: questa è la realtà.
Nei casi peggiori arriviamo all’uccisione simbolica, dentro
di noi, della persona, nutrendo un feroce rancore che ci fa
star male, oppure pratichiamo gravi corto circuiti relazionali,
abbandonando la scena del rapporto con offese e litigi.
Dove manca l’informazione, a volte, non rimane che
l’aggressione, l’amarezza, il senso di impotenza.
In tali casi, il problema non è noi in relazione all’altro.
Il problema è noi in relazione a noi stessi. Mai smetterò di
ribadire questo concetto.
Non è troppo tardi per dedicarsi allo studio di nuove strategie,
di nuovi percorsi, di nuove attitudini.
Se, per un momento, siamo disposti ad abbandonare un ego
ipertrofico e saccente per ascoltare chi ha un messaggio diverso,
troveremo una rinnovata fiducia in noi stessi e nelle nostre
capacità.
A questo punto sorge una domanda rituale: stiamo proponendo
delle tecniche di manipolazione? Stiamo suggerendo di
prevaricare gli individui a loro danno? Chi ci pone questa
domanda è paragonabile ad un ragazzo mingherlino, privo di
muscoli, che si iscrive in palestra mettendo in chiaro di non voler
diventare troppo grosso, come se questo risultato sia automatico
all’atto dell’abbonamento.
In realtà, occorrono anni di allenamento duro, intenso, per
raggiungere tale condizione.
Allo stesso modo, il raggiungimento dell’eccellenza, nel mondo

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della comunicazione, richiede un continuo aggiornamento,
sforzi incessanti, caparbia determinazione, flessibilità e
adattamento.
Le persone non sono sprovvedute.
Viviamo in una società dove imperversa la diffidenza. Non è
facile plagiare o manipolare.
Cominciamo a dare fiducia al mondo analogico, che rimane
un’esperienza meravigliosa e divertente, cercando di ottenere
risultati che prima non si ottenevano, ed in modo più veloce.
Se dobbiamo manipolare qualcuno, cerchiamo di farlo con noi
stessi, per cambiarci in meglio.
Il primo passo è modificare il comportamento secondo chi
incontriamo. Impariamo a metterci in ruolo UP, con un distonico
dell’essere, o in ruolo DOWN con un avere.
È solo un gioco che può risultare divertente. Se funziona,
cominceremo a saper introdurre la nostra chiave operativa nella
serratura delle altrui emozioni.

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CAPITOLO 5
I Guardiani di porta e i Mastri di chiavi: tu cosa sei?

Ogni sistema è governato dal verso e dall’inverso. Non c’è nulla


che non abbia, insiti, questi due elementi opposti.
È come se si trattasse di una moneta:

Testa = verso
Croce = inverso

È meravigliosa la condizione di essere un attore cinematografico


celebre. Possiamo definire questa condizione il verso: la meta
ambita; lo stato ottimale desiderato; l’obiettivo raggiunto.
Per arrivare a questo livello, il fortunato individuo ha dovuto
subire anni di gavetta e di umiliazioni nel mondo artistico.
Ha dovuto investire tutte le sue energie per raggiungere questo
risultato prestigioso.
Ha dovuto fare rinunce, sacrifici.
Ha contattato innumerevoli persone, subendo continui rifiuti e
perdendo opportunità lavorative in altri ambiti.
Forse è sceso a compromessi con i suoi valori. Ha rischiato.
Avrebbe potuto fare altre cose garantendosi un futuro tranquillo,
che non avrebbe avuto se avesse fallito come artista.
Ha avuto il coraggio di investire tutte le sue energie su un
obiettivo prestigioso e incerto, credendo costantemente in se
stesso al di là delle poche conferme e delle umiliazioni.
L’insieme di tutte queste faticose situazioni è da noi definito
inverso: l’altra faccia della medaglia, scomoda e dolorosa; il
prezzo da pagare per riuscire.
Il nostro sistema mentale subisce la stessa dinamica.
La sfera logica è il verso, con tutto il suo insieme di credenze,
di valori, di obiettivi.

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La sfera analogica, altrimenti denominata Io bambino, è
l’inverso: l’elemento di contrasto, l’irrazionalità.
Gli elementi del verso e quelli dell’inverso sono sempre in
contrapposizione.
La loro conflittualità conia, in un certo modo, la moneta che
rappresenta lo stato mentale.
Perché tale moneta continui ad esistere, necessita d’energia,
sotto forma di conflitto.
Questo è un punto fondamentale.
In determinati momenti, un elemento può prendere il sopravvento
sull’altro. Se questo avviene entro gli indici, i limiti di tolleranza
del sistema mentale, nascerà, in noi, un problema ordinario di
vita quotidiana.
Differentemente, ove uno di questi elementi prevarichi
completamente l’altro annullandolo, o relegandolo in
un modestissimo spazio all’interno del sistema mentale
dell’individuo, quest’ultimo avvertirà un problema patologico,
di difficile, se non impossibile, soluzione, caratterizzato da
uno stato di sofferenza fine a se stessa, senza più un’apparente
relazione di causa ed effetto tra la sofferenza medesima e il
motivo scatenante.
Va da sé che il primo obiettivo è sempre quello dell’equilibrio
mentale.
Se rimaniamo all’interno di una sfera di problemi definita
ordinaria, caratterizzata da accadimenti di natura quotidiana,
dovremo bilanciare, con il suo opposto, l’elemento che ci
prevarica.
Se una bella ragazza ha fatto breccia nel nostro cuore e ha turbato
la serenità perché non ci corrisponde, nascerà una prevalenza
dell’inverso, della sfera analogica, nel sistema di comunicazione
autoreferente.
In tal caso, se ci rendiamo conto che la pulsione d’amore

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frustrata sta diventando troppo accentuata, potremo dedicarci
maggiormente al lavoro, per cercare di calibrare l’elemento
tensionale entrato nella nostra vita.
Utilizziamo il verso.
Oppure può capitare che, in un determinato momento, occorra
un maggior impegno lavorativo per far quadrare i conti.
Diventiamo molto più attivi, ci riempiamo di stress, siamo
oberati da mille seccature.
Rischiamo che un eccesso dell’elemento del verso, legato alla
sfera logica, renda insopportabile la vita.
In tal caso, uscire con una bella ragazza, o prenderci una
breve vacanza recandoci in un posto dove non entra in gioco
la quotidianità, può fare in modo che l’elemento analogico,
emotivo, apporti una brezza salutare ai nostri poveri nervi.
Giova ripetere che il contrasto fra questi due elementi crea il
sistema mentale stesso e lo mantiene costantemente in vita.
Se, nel primo caso, la sofferenza d’amore raggiunge livelli tali
da portarci alla depressione, permanendo costante negli anni
nonostante l’oggetto di desiderio si sia già da tempo accasato
con un’altra persona, versiamo in uno stato patologico in cui
l’inverso, la sfera analogica, ci controlla, rendendoci infelici.
Viviamo un problema compulsivo.
L’emotività domina la motivazione: la sfera razionale nulla può
contro il dolore sentimentale.
Nel secondo caso, lo stress lavorativo può condizionare
l’individuo al punto di farlo vivere esclusivamente per lavorare,
dimenticando ogni piacere dell’esistenza.
Si abbruttisce.
Si trascura, diventando aggressivo, sgradevole.
Anche questo è un problema patologico, questa volta di natura
coercitiva: la motivazione domina l’emotività. L’Io bambino

29
è relegato in un angolo della mente e le sue istanze non sono
riconosciute dalla parte adulta.
In entrambi i casi l’equilibrio mentale risulta compromesso.
Verso e inverso entrano in gioco anche nel campo della
comunicazione tra gli individui.
Altro esempio.
Una bella donna trentacinquenne è reduce da una serie di amori
sbagliati, tutti vissuti con passionalità turbolenta. Ha dato molto
agli uomini, illudendosi di trovare il principe azzurro.
Ora, sente la necessità di storie d’amore tranquille, meno
coinvolgenti e dolorose. Si guarda intorno e si accorge di quel
collega che la ama, non corrisposto, da tanto tempo.
Ne accetta il corteggiamento e ci esce insieme.
Inizia a conviverci e forma un nuovo nucleo familiare,
caratterizzato da comprensione, senso di responsabilità e affetto
reciproco.
L’amore non è più travolgente o insano.
Il verso, la sfera logica della donna, a lungo tormentata da pene
sentimentali, riprende il sopravvento nel sistema mentale.
Il nuovo compagno non ha il potenziale che altri hanno
esercitato, ma è altrettanto importante, in modo più adulto e
responsabile.
Lo definiamo un Guardiano di porta, emissario della sfera
razionale.
Supponiamo che, dopo qualche anno di matrimonio, e dopo che
è stato dimenticato un passato sentimentale agitato, la stessa
donna cominci ad avvertire senso di noia, frustrazione.
Il marito è pedante, privo di fantasia, odioso nella monotonia
delle sue abitudini, sessualmente inetto.
Lei, del canto suo, è sempre una bella donna, ancora giovane
e dinamica.
Durante una vacanza con un’amica, senza il consorte, incontra

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un uomo affascinante e dai modi trasgressivi, con il quale vive
momenti extraconiugali di intensa passionalità.
Quando torna a casa, si accorge di essere ossessionata dal
pensiero dell’amante. Resta in trepida attesa delle sue telefonate
o dei suoi messaggi, prova un senso d’angoscia se non si fa
vivo.
Sta male se lui la tratta con sufficienza e distacco.
Confusa da questi eventi, che coinvolgono il suo quotidiano
rapporto con il marito e con i figli, entra in terapia
psicologica.
È sconvolta da un Mastro di chiavi, presentatosi, in modo
apparentemente casuale, a difesa della sfera emotiva, analogica,
a lungo compressa dal coniuge che abbiamo definito come
guardiano di porta.
A questo punto, i novelli operatori dovranno rendersi conto
che una seconda tappa della loro nuova abilità non consisterà
solo nel porsi, in prima battuta, in ruolo up o down rispetto
all’interlocutore.
Dovranno saper anche assumere il ruolo di guardiano di porta,
o di mastro di chiavi, secondo le esigenze vissute dall’oggetto
di desiderio in quel momento della vita.
Ciascuno di noi e più portato ad assumere uno di questi ruoli,
con le rispettive caratteristiche.
Il ballerino spogliarellista difficilmente riuscirà a sedurre una
ricca rampolla, al fine di sposarla, utilizzando soltanto la sua
prestanza fisica o i suoi spettacoli.
Allo stesso modo, un uomo timido, rassicurante, ben educato
nel modo di parlare e di porsi, non diventerà l’amante di una
donna sposata in cerca di forti emozioni.
L’abilità dell’operatore analogico sarà di capire se il bersaglio
affettivo necessita di un mastro di chiavi o di un guardiano di

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porta in quel preciso momento della sua vita e, successivamente,
quella di saper assumere con intelligenza il ruolo opportuno.
Per comunicare bene occorre essere attori, saper mutare pelle
in modo camaleontico.
Se stiamo leggendo questo libro, significa che vogliamo di
più.
Qualora continuiamo ad applicare solo il nostro comportamento
abituale, incontreremo sempre la stessa tipologia di persone.
Se ci accorgiamo che questa evidenza diventa sempre più
scomoda, portandoci all’insoddisfazione, non vi è altra soluzione
che adattare le nostre strategie.
O cambiamo, o siamo destinati a vivere di rimpianti.
Ci auguriamo che l’introduzione al simbolismo comunicazionale
apporti linfa nuova alle vostre risorse strategiche.

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CAPITOLO 6
Utilizza il simbolo stimolatore penalizzante e vinci.
La magia della persuasione subliminale

Un uomo arrogante, dai modi sbrigativi, ha una moglie devota


che lo ama appassionatamente.
Un austero capo ufficio ha concesso un aumento di stipendio
ad una segretaria incapace, ma che gli fa trovare il caffè sulla
scrivania ogni mattina e che svolge, per lui, numerose commissioni
esterne che altri impiegati sbrigano malvolentieri.
In un terzo caso un’anziana signora continua a versare onorari
ad un avvocato negligente che, però, parla molto bene e le dice
sempre cosa deve fare.
Il lettore converrà con me che non è intelligente innamorarsi
di una persona arrogante e collerica, che è anti economico
stipendiare una segretaria incapace e che la signora potrebbe
scegliere un altro professionista.
Magari la moglie del primo esempio ha rifiutato, a suo tempo,
il corteggiamento di un giovane perbene e dai modi rispettosi.
Il capo ufficio, allo stesso modo in cui ha concesso l’aumento
all’impiegata maldestra, lo ha rifiutato al personale più
capace.
Forse l’anziana signora, del canto suo, prima di dare fiducia ad
un incompetente, si era rivolta ad altri colleghi del suo avvocato,
ma ne aveva avuto una cattiva impressione, poiché le avevano
detto chiaramente, in modo onesto, che lei aveva poche speranze
di vincere la causa.
Cosa ha indotto queste persone a compiere delle valutazioni
irrazionali? Anzi, potremmo chiederci in modo più deciso: cosa
determina le scelte della gente?
Ove siano poco accorte, come nei casi prospettati, non è

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sufficiente affermare che trattasi di mancanza di intelligenza o
di dabbenaggine.
Non dico che questi fattori non intervengano nei meccanismi
di selezione. Tutti possiamo sbagliare.
Il problema, nei tre esempi citati, consiste nel fatto che questi
comportamenti continuano nel tempo.
Può capitare di incontrare persone non rispondenti ai nostri
requisiti: nessuno ha in tasca la sfera di cristallo per prevedere
il futuro.
Recentemente, l’attuale presidente americano ha ribadito,
durante un’intervista, che anche lui può essere fregato da
qualcuno, ma che questi ci può riuscire una volta sola.
Ritengo che questo sia l’atteggiamento più prudente nell’ambito
delle relazioni umane.
A questo punto, per dare la nostra risposta a cosa determini i
meccanismi di scelta, dobbiamo addentrarci maggiormente nel
simbolismo comunicazionale.
Asta, cerchio, triangolo non sono semplici figure geometriche,
per quanto riguarda il nostro settore di interesse.
Sappiamo che rivestono precisi ruoli comportamentali, oltre a
configurare le tipologie codificate dal nostro istituto.
Il carattere asta è impositivo, il carattere triangolo è protettivo,
il carattere cerchio è indicativo. Ognuno di noi, in base alla
sua struttura di appartenenza, è particolarmente sensibile alle
persone che utilizzano uno di questi tre comportamenti. Questo
spiega le nostre scelte irrazionali. Conosciamo centinaia di
persone nell’arco della nostra esistenza, forse migliaia.
Diventano significative sono quelle che rivestono quel preciso
carattere che fa leva sulla nostra emotività.
Il meccanismo non è così semplice, per questo vi invitiamo
a seguire i nostri seminari, che sono molto più articolati di
pubblicazioni a carattere divulgativo.

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Posso assicurarvi sin d’ora che tutti i fenomeni di persuasione
partono dal concetto di simbolo stimolatore penalizzante,
ovverosia di quel determinato simbolo, tra le figure geometriche
di cui sopra, al quale siamo particolarmente sensibili.
Nota assai curiosa è che quello è il comportamento del genitore
causa dei nostri problemi.
Sembra paradossale, quindi, che quel dato modello costituisca,
per noi, una fonte di attrazione per il resto della vita.
Dovrebbe essere esattamente il contrario.
Se la causa dei nostri piccoli e grandi problemi è dovuta, ad
esempio, alla continua presenza di una figura paterna troppo
protettiva, noi dovremmo rifiutare, istintivamente, tutte le
persone che useranno modalità di relazione similari.
Non certo perché odiamo nostro padre.
Abbiamo già spiegato che il termine “conflittuale” non significa
che ci sia una guerra in corso.
Semplicemente, stiamo parlando di inconscio, di Io bambino,
cercando di dare dei significati ad un mondo irrazionale e
caotico.
Posso affermare che continueremo a cercare modalità protettive
a triangolo – se è questo il nostro stimolatore - poiché, pur
sgradite alla sfera razionale, e perciò stesso penalizzanti, sono
gradite al nostro Io bambino, che è stato nutrito, coccolato da
quel padre protettivo.
In altre pubblicazioni ho ampiamente spiegato che la causa
dei problemi dell’uomo è proprio questa divisione, questa
conflittualità tra i desideri della sfera razionale e quelli intimi
della parte bambina.
Fortunatamente, gli operatori analogici lo sanno, e possono
porre attenzione, qualora abbiano chiaro quale sia lo stimolatore
penalizzante che li attrae, il mastro di chiavi, a mettere in atto
le opportune strategie difensive, quando si propone a loro una

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persona ingannevole, ma che assume quei tratti caratteriali
specifici a loro rischio, sia in amore che negli affari.
Non intendo soffermarmi su quanto è importante sviluppare
questa percezione immediata delle persone.
Lascio al lettore le sue valutazioni.
Nel primo degli esempi prospettati risulta evidente che la moglie
è stimolata asta, poiché si lega a uomini impositivi.
Se le chiedete quale è il partner dei suoi sogni, dirà, come ogni
donna, che ha sempre cercato uomini dolci e comprensivi, il
che non spiega la presenza del suo compagno!
Nel secondo esempio, il capoufficio è stimolato triangolo,
al punto tale che non può non aumentare lo stipendio alla
sua segretaria protettiva e premurosa. L’anziana signora,
invece, è stimolata cerchio, poiché fan presa su di lei caratteri
indicativi, che le offrono soluzioni senza essere partecipi del
suo problema.
Dovrà stare attenta a imbonitori e piccoli truffatori, cui rischia
di regalare la sua pensione.
Provo una certa irritazione verso coloro che criticano il mondo
analogico, soprattutto nel caso in cui abbiano appreso questi
concetti, ma non li applichino presi dai loro vecchi schemi di
comportamento.
Individuare lo stimolatore penalizzante di una persona che ci
interessa non è un fatto marginale.
È assolutamente determinante.
Ogni amatore della nostra materia deve utilizzare tale simbolo
nel gesto, nel dialogo, nel comportamento.
Se intuisce che un potenziale obiettivo della sua seduzione è
stimolato asta, egli utilizzerà un comportamento rassicurante, in
prima battuta, per creare un rapporto empatico positivo, evitando
il rifiuto della mente razionale dell’altro. Successivamente, dovrà

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assumere dei tratti impositivi, altrimenti non sarà riconosciuto
quale bersaglio emotivo dall’Io bambino del suo target.
Qualche mio collaboratore, ogni tanto, mi sottopone dei casi
operativi.
Gli chiedo sempre se ha individuato lo stimolatore penalizzante
della “vittima” (detto scherzosamente).
In caso di risposta negativa, gli consiglio di frequentare ancora
il corso base di comunicazione analogica.
La logica degli individui, spesso, è implacabile.
Se non corrispondiamo ai loro criteri di selezione, veniamo
subito respinti. Manca il tempo, a molti, di soffermarsi a
comprendere gli altri al di là delle apparenze. Siamo stressati,
sempre in corsa verso non si sa dove: non abbiamo sufficiente
spazio temporale e mentale per chiunque. Ci basiamo, quindi,
sulle prime impressioni per attuare i nostri criteri di scelta.
Anche a noi la gente non concede più di qualche minuto per
fare bella impressione.
Fortunatamente, la buona notizia è: non è detto che debba essere
sempre così.
Una ragazza affascinante afferma di essere attratta da uomini
alti, belli e prestanti.
Solo che l’attuale fidanzato è esattamente l’opposto, e lei lo
ama.
Non sa spiegarsi la ragione.
Più di altri, il fidanzato attuale ha saputo utilizzare, istintivamente,
il simbolo stimolatore penalizzante, ovverosia il ruolo
comportamentale del genitore causa di lei.
Definiamo questa arte come una delle possibili attuazioni
pratiche della comunicazione subliminale, emotiva. Si attua
sotto la soglia della percezione cosciente, da cui il suo nome.
Non è la logica degli individui a decidere i grandi amori della
loro vita.

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È la sfera analogica, irrazionale, governata da tale simbolo
penalizzante!
L’energia dell’Io bambino è tale che la nostra sfera razionale
cerca sempre di contrastarla, per evitare che il sistema mentale
sia travolto dall’irrazionalità.
Se l’inconscio incontra sulla sua strada un’altra persona che sa
dargli il cibo emotivo desiderato: il comportamento del genitore
causa, la sfera logica potrà fare ben poco per fermarlo.
Scatta il colpo di fulmine.
A volte non è nemmeno necessario che un potenziale nuovo
grande amore di futura sofferenza ci parli, o si comporti in un
qualsiasi modo.
Gli inconsci dialogano tra loro.
Vittima e carnefice entrano in relazione naturalmente, si
riconoscono nella folla. Farà tutto il loro Io bambino,
che organizzerà i dettagli del fortuito incontro in modo
apparentemente casuale.
Anche per questi motivi, la mente razionale è un guardiano
implacabile delle dimore dell’inconscio: non è facile superarne
le obiezioni.
Fate caso che gli individui, se non possono contrastare le nostre
argomentazioni, fuggono dal rapporto comunicativo.
Anche questa è una difesa razionale.
I grandi ipnologi, prima di effettuare delle terapie, cercano di
scardinare la logica del paziente, impartendo dei comandi senza
senso apparente che pongano in confusione l’ego, altrimenti non
può effettuarsi alcun contratto ipnotico.
Lo stesso accade nella seduzione.
L’abile operatore confonde il suo obiettivo.
Non è mai prevedibile.
Non chiama all’ora stabilita; finge indifferenza, o coinvolgimento,

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ad arte. Quando l’altra persona non capisce cosa stia succedendo,
si innamora…
Per tornare all’esempio della ragazza affascinante, se siamo
bassi di statura, insignificanti, per nulla prestanti, non potremo
corrispondere all’ideale logico della fanciulla di cui sopra.
Non serve nemmeno porci davanti allo specchio utilizzando il
pensiero positivo all’americana: “Io ci riuscirò…”.
In tante menti non predisposte, il cosiddetto pensiero positivo
induce solo frustrazioni e conseguenti nevrosi.
Serve saper utilizzare lo stimolatore penalizzante.
Tecnica corretta e strategia, solo allora si compie il miracolo!
La comunicazione subliminale è potente, poiché regala le
salsicce soporifere al cane mastino messo a guardia del sistema
mentale: la sfera razionale.
La oltrepassa senza che se ne accorga.
I pubblicitari la usano sapientemente, decidendo cosa
acquisteremo nel prossimo futuro.
Quante volte gettiamo via danaro in oggetti che non ci servono:
accade grazie alle tecniche subliminali del commercio.
Siamo al cinema e, nella pausa dopo il primo tempo, acquistiamo
una determinata bibita senza avere sete.
Taluni fotogrammi del film hanno esposto l’etichetta della
bevanda per brevissimi istanti. Non ci abbiamo fatto caso, presi
dalla trama, ma l’inconscio ci ha spinti a bere quel prodotto.
L’amore e il consenso funzionano allo stesso modo.
Come si individua il simbolo stimolatore penalizzante? Per
rispondere a questa domanda devo premettere che è necessario
conoscere in maniera approfondita la comunicazione non
verbale e i segnali di gradimento, rifiuto e scarico tensione. Tutte
le pubblicazioni del Cid Cnv riportano i risultati delle nostre
ricerche in questo campo.

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Per maggiori delucidazioni consiglio la lettura de “Il potere del
gesto”, o de “La vendita analogica®”.
In entrambi sono analizzati tutti i segnali anzidetti.
Il simbolo stimolatore penalizzante, pertanto è quello che,
utilizzato nella nostra gestualità durante le prime fasi di un
colloquio con una persona importante, determina, nell’individuo
di nostro interesse, una verifica subliminale positiva.
Quando si conosce una persona di riguardo, è necessario
utilizzare, nelle prime fasi del nostro approccio con lei, i
simbolismi asta- cerchio-triangolo nella parola e nel gesto.
Se otterremo, relativamente ad uno, dei marcati segnali di
gradimento, come l’accarezzamento dei capelli, oppure il
bacio analogico, oppure un movimento in avanti del corpo,
con ogni probabilità avremo determinato il simbolo stimolatore
penalizzante.
Raccomando sempre di non basarvi sui primi dati.
Supponendo che il simbolo gradito sia “l’asta”, è opportuno
continuare a utilizzare anche gli altri, nella gestualità, per vedere
se otteniamo ancora uno scarico positivo sempre sullo stesso.
È molto meglio utilizzare i tre simbolismi solo nella gestualità,
e moderatamente nella parola, nelle prime fasi conoscitive.
È pur vero che lo stimolatore penalizzante è gradito alla parte
emotiva.
Non dimentichiamo, però, che la sfera razionale dell’individuo
non lo apprezza, per questo è meglio limitarsi a una lieve
comunicazione subliminale, all’inizio. Taluni operatori
maldestri, non appena intuiscono che la “vittima” è stimolata
ad asta, adottano subito un modello comunicativo arrogante ed
impositivo, anche se non conoscono la persona, la quale fugge
a gambe levate.
Va da sé che questo modo di intendere il mondo analogico è
scorretto.

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È chiaro che quel comportamento - non certo in questi termini,
però - va adottato, prima o poi, ma solo ed esclusivamente nel
momento in cui valutiamo di aver realizzato un buon rapporto
empatico positivo con la persona, in modo da averne la stima
e la considerazione.
Se non avremo ancora ottenuto il consenso che ci preme,
utilizzeremo modalità di comportamento ad asta, all’interno
degli indici di tolleranza.
Altro errore grave, qualora si rispettino i tempi operativi, è
quello di utilizzare sempre, e solo, la modalità di comportamento
espressa dallo stimolatore penalizzante.
La psicologia analogica è una scienza affascinante, piacevole,
stimolante.
Offriamo agli amatori strumenti di comunicazione, e di
ristrutturazione personale, diversi da tutti gli altri.
Non amiamo vantare sensazionali guarigioni psicoterapeutiche,
né pretendere di infondere, nello studioso, qualche virtù magica
che lo renda irresistibile agli occhi dell’altro sesso, o a quelli di
tutti i potenziali clienti che incontra.
Possiamo garantire che il metodo funziona.
La psicologia analogica è una realtà italiana, dato che è stata
scoperta, codificata, e diffusa, dapprima, nel nostro paese.
Siamo soddisfatti dell’espansione che stiamo avendo anche
all’estero, grazie allo zelo e all’impegno dei collaboratori che
hanno studiato la materia in Italia per diffonderla nel loro paese
con meccanismi di partnership.
Ribadendo che il metodo è efficace, una volta che lo avrete
appreso sarete voi i responsabili del suo corretto utilizzo.
Quando vi rapporterete ad una persona interessante, o vi
recherete da un potenziale cliente, o cercherete di ricucire
relazioni in crisi, non potremo essere presenti.

41
Quindi, sin da ora è importante rendersi conto che i simboli di
cui stiamo parlando sono tre: asta- cerchio- triangolo.
Nell’ambito di una relazione comunicativa, vanno utilizzati tutti.
La mente è suddivisa nelle sue funzioni razionali e inconsce,
e i vari simbolismi rappresentano la fonte di alimentazione
energetica di entrambe.
Un eccesso di stimoli penalizzanti, graditi all’emotività,
rischia di renderci nemica la parte logica, trasformando la
nostra comunicazione da interattiva, basata su scambi emotivi
piacevoli, a manipolativa, caratterizzata da ricatti e sensi di
colpa.
Se siamo troppo Mastri di chiavi rischiamo di spianare la strada
a qualche Guardiano di porta che ci soffierà la preda, e viceversa.
Purtroppo, non siamo gli unici a operare sul mercato.
Non dimentichiamolo.
Se amiamo relazionarci con persone di livello, dobbiamo
sempre stare attenti ad averne la stima e la considerazione in via
esclusiva, prestando attenzione a tutti i potenziali concorrenti e
facendo la differenza rispetto a loro.
Non è semplice.
Non è nemmeno una questione di danaro, di bellezza fisica o
di status sociale, anche se queste cose aiutano.
Aiutano, certo, ma non sono fondamentali.
È una questione di strategia, invece.
Questa è l’arma vincente!
La buona notizia è che il nostro istituto non si occupa solo
di “tecniche di approccio”, ma intende soprattutto offrire
strumenti, nelle fasce dei corsi superiori, finalizzati a mantenere
e stabilizzare i rapporti importanti, di qualsiasi natura essi
siano.
Non basta raggiungere la vetta di un monte.
Bisogna anche rimanerci sopra.

42
Concludo questa breve introduzione al simbolo stimolatore
penalizzante sottolineando che il metodo più sicuro per
individuarlo è di eseguire, magari per gioco, il test analogico
di personalità (T. A. P.).
Siccome ci rendiamo conto che questo non è sempre possibile,
l’amatore della nostra materia deve imparare a scoprire
lo stimolatore penalizzante attraverso gli strumenti della
comunicazione non verbale.

43
Capitolo 7
Il simbolo gratificante

Quando sottoponiamo una persona al test analogico di


personalità, noteremo che vi è un simbolismo, sia esso asta-
cerchio- triangolo, che determina uno spostamento in avanti
del corpo del soggetto.
Già sappiamo che trattasi dallo stimolatore penalizzante.
Un altro simbolo determinerà, viceversa, uno spostamento
all’indietro, per questo sarà definito “alimentatore”; infine, vi
sarà un simbolo alla presenza del quale il corpo della persona
non manifesterà alcun movimento significativo: tale simbolo si
definisce “gratificante”.
Prendiamo ad esempio la semplicissima tipologia asta su
cerchio, soggetto maschile.
Il primo simbolo nominato - in questo caso “asta”- rappresenta
sempre il simbolo alimentatore, la conflittualità di base della
persona.
Il secondo- in questo caso “cerchio”- rappresenta il simbolo
stimolatore penalizzante.
Andando per esclusione, in questa tipologia il simbolo triangolo
non determinerà particolari spostamenti in avanti, o indietro, del
corpo del soggetto. Pertanto, esso sarà il cosiddetto “simbolo
stimolatore gratificante” del soggetto stesso. Praticamente, è
come se fosse neutro.
Se cercheremo di individuarlo attraverso l’utilizzo della
gestualità forse saremo avvantaggiati, rispetto allo stimolatore
penalizzante, in quanto non darà alcun segnale di risposta
analogica.
La funzione di questo simbolismo è quello di esprimere le
caratteristiche dell’elemento appagante: ciò che è in grado di
ridurre la tensione emotiva.

44
Il nostro metodo è fortemente energetico.
L’abilità principale dell’operatore analogico è quella di saper
creare le corrette, ed opportune, tensioni emotive.
Se non sappiamo emozionare la gente, abbiamo fallito in
partenza.
Siccome abbiamo la consapevolezza di operare all’interno di un
campo, quello delle emozioni, estremamente delicato, dobbiamo
prestare la massima attenzione a non generare delle tensioni
eccessive, all’interno del sistema mentale del soggetto, al fine di
non interrompere il rapporto comunicativo che si è instaurato.
Il simbolo stimolatore gratificante serve proprio a questo scopo:
ridurre una tensione eccessiva.
È nostra cura offrire al lettore, pur in forma divulgativa, un
bagaglio minimo di nozioni che possa appassionarlo alla nostra
materia e contemporaneamente arricchirlo con nuovi stimoli
culturali.

45
CAPITOLO 8
Scaricare le persone sgradevoli con il simbolo
alimentatore

In realtà, il discorso sul simbolismo alimentatore merita


senz’altro una riflessione più approfondita che si può cogliere
nei nostri corsi superiori.
A livello divulgativo, il concetto rischia di essere ridondante e
di nessun interesse per l’odierno lettore, se non è calato nelle
sue utilità applicative.
Questa raffigurazione simbolica non è altro che l’aspetto della
triade, asta-cerchio-triangolo, che rappresenta la tipologia
conflittuale dell’individuo.
La persona conflittuale padre stimolata a cerchio, il nostro
esempio base è un individuo asta, e tale figura rappresenta
proprio l’alimentatore: ciò che egli è. Alimenta la sua
conflittualità genitoriale.
Getta benzina sul fuoco dei disagi della persona.
L’asta, infatti, rappresenta il padre.
Di fatto, conoscere bene le tipologie comportamentali e
analogiche di cui sopra, significa conoscere tutte le possibili
modalità espressive dei vari simboli alimentatori.
Ciò che più ci interessa è sapere che, dei tre simbolismi
analizzati, l’alimentatore è quello che determina, nella persona,
dei segnali analogici di rifiuto.
La persona indietreggia con il corpo, raschia la gola etc. etc.
Possiamo comprendere agevolmente questo concetto se
pensiamo che detta raffigurazione è la simbologia conflittuale
di appartenenza.
Tutto ciò che è conflittuale, per ovvie ragioni, è rifiutato.
Ma il processo, attraverso cui si realizza questo evento di rigetto
non è razionale-conscio.

46
È un meccanismo automatico che ha la sua genesi della vita
infantile -adolescenziale della persona.
Questo non significa, comunque, che le modalità caratteriali
ed espressive del simbolo alimentatore devono essere
inutilizzate.
Può capitare che una persona asta di base, ad esempio, per
svariati motivi, generalmente perché vi è stato un eccesso di
stimoli penalizzanti, non risponda alle aspettative.
In tal caso, un moderato utilizzo del simbolo alimentatore,
laddove anche il gratificante abbia fallito, può essere utile.
Diversamente, un massiccio utilizzo, per superficialità o
ignoranza della nostra materia, di tale simbolismo, determinerà
dei risultati catastrofici.
Abbiamo accennato a quella coppia in cui lei amava
appassionatamente il marito asta.
Insulti, umiliazioni e imposizioni, lungi dal determinarla a
chiedere la separazione, altro non facevano se non indurla ad
amarlo di più.
Di per sé, essere stimolati asta non deve essere ritenuta né una
colpa, né un handicap.
Grandi personalità hanno questo simbolo penalizzante.
Non bisogna mai fare notare brutalmente ad una persona di
cui intuiamo, in lei, tale stimolatore, che essa si lega a chi la
maltratta.
Non lo ammetterà mai, salvo poi, nella sua quiete domestica,
chiedersi come l’abbiate capito…
Diversamente, se quello specifico uomo dell’esempio richiamato
avesse incontrato una persona non stimolata asta, bensì avente
tale simbolismo quale suo alimentatore, state certi che, ove le
avesse impartito degli ordini, si sarebbe sentito replicare non
sono la tua schiava e, in caso di insulti o altro, sarebbe stato
querelato.

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Perciò, comportarsi sempre da triangolo con chi lo è, così come
utilizzare un qualsiasi comportamento alimentatore dei disagi
altrui, può essere un grave errore.
È ovvio che, se viviamo con un’asta, non potremo non utilizzare
mai questo comportamento.
Nelle coppie si litiga, inevitabilmente.
Staremo attenti a ridurre siffatto aspetto nei limiti di tolleranza
dell’altro. Purtroppo, a domanda se bisogna operare anche
quando si convive, non posso che rispondere in senso
affermativo.
Si è operatori sempre.
C’è di buono che questa nuova abilità analogica, dopo i nostri
corsi, se ben assimilata, diventerà automatica, così come andare
in auto dopo la scuola guida.
Allo stesso modo, il simbolismo alimentatore sarà utilissimo
per allontanare da noi le persone che ci daranno noia o che non
ci interesseranno più, per i più vari motivi. Continuate a dare
ordini ad un’asta e lui/lei uscirà dalla vostra vita. Garantito.
Non sempre in modo indolore, però.
L’importante è saperlo, così da anticiparne le reazioni.

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CAPITOLO 9
Dentro le tipologie: l’Asta

Intendo precisare che i simbolismi sono innanzitutto atti


di comunicazione non verbale; si esprimono con gesti e
toccamenti.
Tutti possediamo i tre simbolismi, nel nostro sistema mentale,
ma ognuno di noi ne utilizzerà prevalentemente uno, nel
comportamento, vale a dire il proprio simbolo alimentatore al
quale prima abbiamo accennato.
Oggi vogliamo proporre al lettore una nuova sfida, peraltro
piacevole: rivoluzionare il comportamento.
Ognuno di noi, in base alla sua tipologia caratteriale, è
prevalentemente asta, cerchio oppure triangolo.
Inevitabilmente, le nostre modalità di comportamento, e
relazionali, con il mondo esterno, saranno sempre caratterizzate
da questa nostra attitudine caratteriale e simbolica.
Purtroppo, la nostra comunicazione sarà anche caratterizzata
dai nostri personali rancori e sensi di colpa.
Idealmente, tutti abbiamo dei sogni che non si sono realizzati.
Tutti possediamo almeno uno dei cinque punti distonici che
abbiamo catalogato.
Possiamo nutrire aspettative verso la nostra famiglia d’origine,
o verso quella acquisita; possiamo avvertire carenze nella nostra
vita sentimentale oppure sessuale; allo stesso modo, potremmo
avere grandi ambizioni di carriera o di guadagno; oppure
vorremmo tanto liberarci da un disturbo del comportamento che
ci perseguita da quando abbiamo raggiunto l’età della ragione,
e che non accenna a volerci abbandonare.
Può trattarsi di una nevrosi, nei casi estremi di disturbi psichiatrici
patologici, fino a banali stati di ansia o di timidezza che frustano
le nostre aspettative sociali. Ognuno di noi, giova ripeterlo, ha

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problematiche all’interno di uno o più punti distonici tra quelli
accennati.
Non esiste, né potrà esistere mai sulla faccia del pianeta, un
essere umano che non ha delle aspirazioni frustrate, o che non
ha alcun traguardo da raggiungere.
Certo, può aver rinunciato a perseguire degli obiettivi,
accontentandosi di ciò che ha. Ma questi sogni rimarranno
dentro di lui sotto forma di rimpianti.
Quando qualche allievo mi pone dei casi operativi apparentemente
persi in partenza, in quanto la persona di suo interesse gli appare
non solo completamente disinteressata, ma anche soddisfatta
e realizzata nella sua vita, tanto da ingenerare nell’aspirante
operatore un profondo senso di insicurezza, chiedo sempre di
riflettere su un punto fondamentale: siamo certi che per quella
persona tutto vada così bene?
Cerchiamo di scoprire l’altrui distonia e faremo grandi cose.
Certe volte ci domandiamo per quale motivo taluni professionisti
guadagnano cifre rilevanti.
La risposta è molto semplice: hanno un facile accesso ai punti
distonici delle persone, e, soprattutto, possono avere le capacità
e le competenze per risolverli.
Questo fa in modo che l’inconscio delle persone, alimentato da
questi aspetti controversi, li individui come potenziali bersagli
di interesse e li gratifichi, con il guadagno economico, delle
fonti emozionali che gli hanno arrecato lavorando sui punti
distonici.
L’individuazione di un punto nevralgico importante è tutt’altro
che facile, nella realtà pratica.
La gente non si apre facilmente.
Eppure possiamo anticipare sin d’ora che non può esistere
comunicazione profonda tra gli individui senza che almeno uno
dei due non comunichi all’altro i suoi disagi emotivi.

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Non si può mai dire di aver realmente sedotto qualcuno se non
nel momento in cui questa persona non ci fa partecipe dei suoi
dolori, conflitti, dispiaceri esistenziali.
Se manca questo elemento, nella relazione, l’operatore rimarrà
sempre ad un livello superficiale, che non potrà mai garantirgli
di aver realizzato un’effettiva “presa emotiva” sull’oggetto di
desiderio.
Scommetto che è capitato a qualcuno di voi, farei meglio a dire
a tutti voi, di essere usciti con una persona veramente particolare
e attraente.
Preferisco rimanere in campo sentimentale, poiché mi permette
esempi più pratici e calzanti.
Avete provato un’attrazione irresistibile.
Pendevate dalle labbra di lui, o di lei.
Per farla breve, ci siete usciti ancora per 10-15 giorni, vi siete
scambiati qualche effusione, vi siete sentiti al settimo cielo,
innamoratissimi, sino a quando la persona che frequentavate è
uscita dalla vostra vita con qualche diplomatica scusa, oppure
non si è proprio fatta più sentire.
Presi dallo sconforto, vi è crollato il mondo addosso e vi siete
rimproverati di ogni possibile mancanza e/o disattenzione.
In realtà, se ci fate caso con il senno di poi, noterete, ripensando
ai momenti con quella persona, che eravate sempre voi a parlare,
mentre lei/lui ascoltava, il più delle volte.
Una sorta di monologo per il quale eravate sotto esame, a vostra
insaputa.
Se riuscite a fare ancora di più mente locale, vi ricorderete
che voi avete confidato le vostre problematiche all’altro, non
viceversa.
In pratica, non eravate voi gli operatori.
Non avete raccolto alcuna informazione utile. L’altra persona

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non si è sentita emozionata, perciò ha abbandonato la scena
del rapporto.
Senza voler promettere miracoli- come taluni usano fare-
possiamo garantire che, attraverso le metodologie della
psicologia analogica, sarete in grado di ribaltare questi giochi
di potere comunicativi.
O, perlomeno, di prestare attenzione a quello che farete, quando
vi ritroverete nella stessa situazione con differenti persone.
Nelle mie vecchie pubblicazioni mi riportavo al discorso sui
punti distonici con l’esempio delle corde collegate al sistema
mentale.
Chi è padrone dei punti distonici, entra nel cuore delle
persone.
Tali elementi sono paragonabili a funi collegate alle pareti della
mente, in senso metaforico.
Chi riesce a tirare, o meglio, “a tendere” tali corde, attraverso
le metodologie di dialogo che insegniamo nei nostri corsi, con
ogni probabilità riuscirà a realizzare una comunicazione ad un
livello profondo.
Tale modalità di comunicazione porta all’innamoramento.
L’innamoramento porta a rapporti più gratificanti, riempiendo
di gioia e di significato la nostra vita.
La buona notizia è che la psicologia analogica, per ogni tipologia
individuata dallo studio del simbolismo comunicazionale,
offre al suo cultore la possibilità si sapere anticipatamente
quali possono essere taluni punti distonici tipici di ciascuna
configurazione caratteriale che andremo ad esaminare.
Il preambolo vuole significare che, riferendoci al simbolismo
comunicazionale asta, ci stiamo riferendo alla tipologia
conflittuale padre, nelle sue variabili essere ed avere secondo
il sesso di appartenenza del soggetto che riveste tale tipologia
medesima.

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Nel nostro programma di studi, siffatta configurazione viene
anche definita, così come la conflittualità materna, tipologia
genitoriale.
Per il momento la distinguiamo della tipologia ego, altrimenti
definita cerchio. Le persone che aderiscono a questa ultima
configurazione, infatti, rivestono tratti caratteriali assolutamente
particolari che saranno oggetto di apposita trattazione.
Al lettore basti conoscere che la persona conflittuale padre,
tipologia cosiddetta asta, viene anche definita genitoriale.
Vediamo, brevemente, quali sono le sue peculiarità caratteriali
e comportamentali, ovverosia, in buona sostanza, quali sono i
suoi punti distonici più caratteristici.
Possiamo brevemente sostenere come l’individuo che appartiene
alla tipologia genitoriale apprenda i modelli comportamentali
adottati dai genitori nei suoi confronti.
Il comportamento di riferimento, per l’individuo, è quello del
genitore causa, in questo caso il padre.
Egli si identifica nel genitore, e ne assume i comportamenti,
ideali e reali, che nella vita adotterà nell’ambito delle diverse
relazioni significative.
Quando tale individuo avvertirà dei coinvolgimenti, sentirà
anche l’esigenza di utilizzare tali comportamenti appresi proprio
dal genitore causa.
Ricordiamo che lo stimolatore penalizzante, ad esempio,
corrisponde all’immagine reale di comportamento del genitore
causa medesimo.
Dobbiamo distinguere tra comportamento reale ed ideale poiché
il simbolo gratificante, gradito alla mente logica, corrisponde a
come vorremmo che il genitore causa si fosse rapportato a noi.
Quindi rappresenta il comportamento ideale.
Mi auguro di non tediare il lettore con queste nozioni, che

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spero siano utili a introdurre concetti che richiedono molte ore
didattiche nei corsi.
Questa premessa ha un unico significato: sia che apparteniate ad
una tipologia genitoriale, sia che apparteniate ad una tipologia
ego, quando vi arrabbiate siete simili al vostro genitore causa.
In ogni caso, colui che appartiene alla tipologia genitoriale, sia
essa “padre” o “madre” è portato, nella vita, all’antagonismo.
Vince, o perde, nelle relazioni significative.
Trattasi, il più delle volte, di persone schiette, veraci.
Il classico padre di famiglia, casa e lavoro, per nulla attratto
dalla vita mondana, il più delle volte appartiene ad una tipologia
genitoriale.
Ci rendiamo conto che stiamo parlando di una figura sempre più
di altri tempi, analogamente al collega conflittuale madre.
Oramai sono pochi, infatti, nella massa, gli individui rimasti
all’interno di questa tipologia.
Statisticamente, coloro che appartengono alla tipologia ego
rappresentano la maggioranza degli individui. Anch’essi, però,
sono stati genitoriali, nei primi anni della loro vita.
Giova ripetere che si nasce conflittuale madre o conflittuale
padre.
È una tappa obbligata, per chiunque.
Successivamente, alcune particolari vicende di rapporto con
i genitori possono far evolvere l’individuo verso l’ego, il
cerchio.
Ben inteso, i tratti caratteristici della tipologia genitoriale
rimarranno anche nella nuova configurazione, che presenterà
aspetti nuovi e particolari che si affiancheranno alle modalità
comportamentali d’origine.
Il primo punto distonico che possiamo offrire al nostro lettore,
relativamente alla tipologia genitoriale asta, è la sua gelosia.
Questo personaggio, per tutta la vita, darà la caccia ad un

54
antagonista, reale, oppure esistente solo nella sua fantasia, che
disturberà la relazione con l’oggetto di desiderio, moglie o
marito che sia.
L’ansia per la presenza del rivale sarà uno dei tratti caratteristici
dominanti.
Siffatta peculiarità può rivestire aspetti patologici.
Un ulteriore punto distonico è il timore dell’abbandono.
Voglio ricordare, infine, il disperato bisogno di stima e di
considerazione che questi individui, tutti orientati alla famiglia,
manifestano.
Il genitoriale, conflittuale madre o conflittuale padre, fa di
tutto per attirare l’attenzione e guadagnarsi la stima del mondo
circostante.
Se si renderà conto di non essere riuscito in questo intento,
arriverà a manifestare tratti patologici spiacevoli, esattamente
come nel caso in cui si senta abbandonato o percepisca un’ombra
di tradimento amoroso.
Ma l’individuo asta, nel caso di specie, accanto a questi
aspetti dolorosi, manifesterà delle caratteristiche di coraggio,
intraprendenza, decisionismo, che ne possono fare un autentico
leader, perciò occorre imparare sin d’ora che ogni tipologia
non è caratterizzata solo dei suoi punti distonici, ma anche,
e soprattutto, dalle impronte caratteriali che manifesta verso
l’ambiente circostante.
La persona conflittuale padre manifesta un carattere
impositivo.
È poco portato alle sfumature, preferendo distinguere il mondo
in buoni e cattivi. Così come preferisce distinguere nettamente
in nero dal bianco, il bene dal male.
Non è portato alla speculazione dialettica, alla ricerca del
particolare.
Per il genitoriale, o si è dentro o si è fuori.

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Costui ama entrare in diretto contatto con le cose, le situazioni, le
persone che gli interessano, mentre la tipologia ego, ad esempio,
ama gli intermediari.
Un genitoriale, ove voglia acquistare una casa, cercherà di
entrare in rapporto diretto con il proprietario.
Diversamente, un ego si rivolgerà ad un’agenzia immobiliare.
La funzione dell’asta è di colpire, ferire, imporsi.
Questo non vuole significare che un conflittuale padre trascorre
le sue giornate a prevaricare gli altri, o a cercare disperatamente
funzioni di comando.
Intendiamo ribadire che assumerà questi tratti caratteriali
specifici durante le sue manifestazioni emotive.
In tal caso, la natura relazionale dell’asta tende ad evidenziare
i limiti del suo interlocutore in tono accusatorio, senza lasciare
spazio a qualsivoglia possibilità risolutoria.
Spesso il comportamento asta colpevolizza e schernisce.
Insegniamo a distinguere questi individui dalla marcata
predisposizione ad esprimere una gestualità penetrativa. Puntano
spesso l’indice. Sottolineano il dialogo agitando una penna o
un qualsiasi oggetto che ricordi una simbologia fallica, magari
una forchetta, un coltello ecc.
Il timbro della voce, generalmente, è piuttosto sonoro, e
quando entrano in collusione con chi non la pensa come loro,
accusano, senza dare, ove si ponga un problema, alcun tipo di
soluzione.
Amano comandare a bacchetta.
Giova ripetere che sono anch’essi in grado di manifestare una
grande dolcezza e disponibilità verso gli altri, ma chi entra in
relazione con questa tipologia comportamentale dovrà fare i
conti con scatti d’ira, insulti, denigrazioni.
Se non si è degli operatori decisamente bravi, e si appartenga

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casualmente alla stessa identica tipologia, il rischio di litigare,
o di entrare in disaccordo, è molto forte.
Senza voler complicare le idee al gentile lettore, sottolineo che
questi identici tratti caratteriali possono essere manifestati anche
dagli individui ego-femmina.
Infatti, costoro, anticamente, appartenevano, di base, alla
tipologia conflittuale padre.
In entrambi i casi, a livello operativo, i buoni consigli rimangono
gli stessi: evitare l’utilizzo, quanto più possibile, di modalità
comunicative di tipo impositivo e di comando, perché il simbolo
asta è alimentatore di entrambe le tipologie.
Gli ego, infatti, sono piuttosto complessi perché, a differenza
del genitoriale, che ha un unico simbolo alimentatore, essi ne
hanno due: il cerchio, che rappresenta la loro configurazione
conflittuale, e l’ex genitorialità, materna o paterna.
Per ora ci accontentiamo di offrire piccoli spunti di riflessione,
nell’attesa di potervi illustrare molto più dettagliatamente
i concetti nell’ambito delle nostre conferenze o dei nostri
seminari.
Il tipico esempio di dialogo di una madre, con simbolo
alimentatore asta, potrebbe essere il seguente: “Con te non c’è
nulla da fare. Sei proprio un figlio sbagliato”.
“Non capisci niente, né mai capirai!”.
Si noti la totale mancanza di soluzione al problema: “Figlio
sbagliato”.
Non posso fare a meno di sottolineare come la conoscenza
della nostra materia possa suggerire, a chi appartiene a questa
tipologia, gli opportuni meccanismi di “calibratura” del proprio
carattere, in modo tale, qualora egli sia un educatore, da evitare
di creare traumi relazionali alle persone di cui è responsabile.
Giova ulteriormente ripetere che chi è conflittuale paterno non

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deve preoccuparsi: egli non è, in nessun modo, un individuo
con potenziali tare comportamentali.
Deve imparare a contenersi nei rapporti con le persone
significative.
A livello gestuale, il conflittuale padre non solo punta il dito
verso gli altri o agita oggetti ma tocca in maniera penetrante,
incisiva, urtante.
Apparterrà a questa tipologia quel vecchio amico un pò
invadente che, dopo qualche anno che non lo vedete, appena vi
incontra vi rifilerà una potente pacca sulla spalla.
Bisogna infine sottolineare che gli individui appartenenti a
questa configurazione caratteriale utilizzano, nel dialogo,
metafore di penetrazione. Aggettivi come lungo, diretto, acuto,
penetrante, incisivo, marcato, potente, e così via, fanno parte
del loro consueto vocabolario quotidiano.
Vediamo, ora, come è consigliabile comportarsi qualora
incontriamo un individuo che, senza appartenere alla tipologia
conflittuale padre, abbia quale simbolo stimolatore penalizzante
proprio l’asta.
Già sappiamo che il simbolo penalizzante è quello che, una
volta espresso attraverso il gesto o la parola, determina,
nell’interlocutore, una verifica analogica di comunicazione non
verbale positiva.
Mi pregio ricordare ulteriormente che qualsiasi modalità di
relazione che non utilizzi, nel gesto o nel comportamento, tale
simbolo stimolatore penalizzante, sarà destinata a fallire: solo
una questione di tempo.
Relativamente alla stimolatore penalizzante asta, l’operatore,
nel saluto e nei toccamenti, deve esprimere tale simbolismo.
Il saluto deve avvenire tendendo la mano rigida, offrendola
in modo incisivo, senza stringere, ma curando il movimento
penetrativo all’interno della mano dell’interlocutore.

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I toccamenti digitali, in qualsiasi parte del corpo del soggetto,
dovranno avvenire, allo stesso modo, con il dito dell’operatore
rigido, a punta.
Nella semplicità di questi gesti possiamo avere la certezza di
una grande arte comunicativa.
Raccomando sempre di studiare queste cose e di applicarle.
La psicologia analogica è un nuovo modo di essere.
Affinché sia realmente efficace, così come lo è, è necessario
praticarla tutti i giorni. Alla fine capiterà qualche persona
realmente importante di cui scopriremo lo stimolatore
penalizzante ad asta.
Già sapremo che sarà inutile rapportarsi con altre modalità di
comunicazione che non siano proprie di quella tipologia, che
il suo inconscio gradisce.
Pertanto, giorno dopo giorno, si può cominciare ad impratichirsi
con piccoli gesti opportuni, inizialmente con le persone alle quali
già siamo abituati, tanto per acquisire scioltezza e sicurezza
nella nuova metodologia che stiamo apprendendo.
Stiamo facendo un viaggio affascinante all’interno della
comunicazione subliminale.
Vi auguro di diventare sempre più bravi ed efficaci in
questa meravigliosa arte che siamo orgogliosi di mettere a
disposizione.

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Nella fotografia, che simboleggia l’operatore, in questo caso di
sesso femminile, notiamo che lei, parlando con l’interlocutore,
punta delicatamente il dito indice verso di lui che si accarezza i
capelli in segno di gradimento analogico. È una delle modalità
gestuali che occorre apprendere, quando ci si rapporta con un
individuo stimolato asta.

Nella seconda immagine l’operatrice, seduta ad una scrivania


durante una trattativa di vendita, con il dito indice evidenzia
un punto del contratto, mentre il potenziale cliente protende il
corpo in avanti sulla sedia.

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Nell’immagine che segue, invece, l’operatrice utilizza una
dinamica ancora più sfuggente e strategica: intuito che
l’interlocutore è stimolato asta, si tocca delicatamente un occhio
con la punta del dito indice, mentre l’altra persona si accarezza
il mento quale segnale di gradimento analogico sul simbolismo
espresso.

Infine, sempre prendendo spunto dalla trattativa di vendita,


l’operatrice utilizza una penna e la agita delicatamente
all’altezza del viso del soggetto. In buona sostanza, tutta la
gestualità penetrativa con simbologie vagamente falliche è
utilissima per coinvolgere emotivamente le persone aventi
stimolatore penalizzante asta.

61
Voglio ricordare ancora una volta l’enorme importanza di saper
utilizzare lo stimolatore penalizzante nel dialogo.
Ho notato che molti appassionati della materia, anche ai livelli
superiori, tendono a dimenticare questo particolare.
Il più delle volte, “dare lo stimolatore penalizzante” significa,
per la maggioranza degli amatori, utilizzare il gesto e nient’altro
che quello.
I più abili utilizzano il comportamento corrispondente, ma
l’enorme potere della parola è sostanzialmente dimenticato.
L’efficacia subliminale del dialogo può essere davvero
devastante.
A questo punto intendo offrire un piccolo esempio, finalizzato
alla seduzione, che spero chiarisca questo concetto anche
all’odierno lettore, che magari non ha esperienza diretta dei
nostri seminari.
Immaginiamo un operatore - di sesso maschile - che finalmente
è riuscito ad invitare a cena una bella ragazza che chiameremo
Roberta.
I due si sono sempre incontrati in occasioni sociali e si sono
scambiati svariate telefonate attraverso le quali il nostro amico
analogico si è potuto fare un’idea della ragazza e, soprattutto,
è riuscito a coinvolgerla in un discreto interesse nei suoi
confronti.
Intendo anche immaginare che Roberta, nel mio esempio, intenda
utilizzare un comportamento “competitivo” con l’operatore.
Ho notato che, in molti manuali sulla comunicazione, redatti
dalle più svariate scuole, si tende a rendere molto facile
l’ottenimento di un determinato risultato attraverso l’uso di una
specifica metodologia.
In realtà, la gente pone ostacoli.
Se fosse così semplice ottenere consensi importanti, saremmo

62
tutti ricchi e godremmo di un grande carisma con l’altro
sesso.
Non vogliamo mettere in discussione la bontà di nessun
metodo.
Contestiamo l’affermazione in base alla quale la comunicazione
interpersonale sia un’arte semplice.
Orbene, nel caso di specie, Roberta è stimolata asta.
Operatore: “ Roberta, innanzitutto ti ringrazio di aver accettato
il mio invito. Non sai quanto mi fa piacere. Comunque ho avuto
l’impressione, nelle poche volte che ti ho potuta incontrare,
che sei effettivamente una persona dai modi amichevoli. Mi
piacciono le persone così.
Io non amo girare intorno ai concetti (dopo un’armonizzazione
empatica, l’operatore manifesta gradatamente un carattere
asta), ed intendo farti un discorso diretto (riferimento asta,
così come tutti i seguenti sottolineati), confidando nella tua
disponibilità.
Io credo di potermi veramente innamorare di te.
Ci ho pensato a lungo, una specie di chiodo fisso che è entrato
nella mia testa.
Sei veramente molto bella. Magari potresti dirmi quali sono i
tuoi impegni per i prossimi quarant’anni (sempre l’umorismo
nella seduzione!).
Roberta (ride divertita con un fare un pò sfottò): Ci risiamo. La
solita proposta matrimoniale per portarmi a letto?
Operatore: Dai! Non essere sciocca (entra un moderato insulto
tipico di chi è asta. Attenzione a non esagerare…). Ti faccio un
discorso serio e tu mi prendi in giro (moderata accusa). Allora
non si può proprio essere seri con te (ricordarsi che l’asta non
dà soluzioni)!
Io non invito fuori chiunque.
Siamo tutti e due molto impegnati.

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Ti prego di credere nella bontà delle mie intenzioni se siamo
qui insieme.
O forse sei tu che pensi che un uomo non possa seriamente
interessarsi a te? (lo dice ridendo, a sottolineare una piccola
sfida). Che disastro sei (moderato insulto sempre umoristico).
E cosi via.
Certo, per poter impostare un dialogo di questo tipo, occorre aver
preliminarmente acquisito un buon potenziale di simpatia.
Abbiamo già capito che Roberta non è un tipo di facile
approccio.
Sappiamo che è stimolata asta, quindi l’operatore deve utilizzare
questo tipo di comunicazione.
Potete stare sicuri che, se non lo farà mai, Roberta smetterà di
uscire con lui. Purtroppo, chi non è naturalmente un conflittuale
padre fa fatica ad essere così esplicito nei rapporti umani, ove
sia necessario utilizzare proprio la tipologia caratteriale asta.
Ecco perché, all’inizio del paragrafo, lanciavo una sfida, in
modo sereno, al lettore.
Siamo fiduciosi che il senso dell’umorismo, il saper alternare
battute dirette a frasi romantiche, una sorta di doccia scozzese,
con grandi doti di buon gusto e raffinatezza, unitamente ad
un corretto utilizzo del simbolismo comunicazionale, e della
comunicazione non verbale, realizzerà la magia del sì di Roberta
per tutti voi.
Termino la breve rassegna su questo simbolismo sottolineando
che il conflittuale padre, ove abbia come stimolatore penalizzante
il simbolismo cerchio, apparterrà alla tipologia distonica
dell’essere, sia che si tratti di un maschio che di una femmina.
Viceversa, indipendentemente dal sesso d’appartenenza,
apparterrà alla tipologia distonica dell’avere ove manifesti, quale
simbolismo stimolatore penalizzante, il triangolo.

64
CAPITOLO 10
Il Triangolo

Questo simbolismo rappresenta la conflittualità materna. Non


mi soffermo ulteriormente sui punti distonici dell’individuo
conflittuale madre in quanto mi riporto integralmente a quanto
ho già espresso parlando del simbolismo asta. Anche in questo
caso ci troviamo di fronte ad una persona che appartiene ad una
configurazione analogica di tipo genitoriale.
Sia nelle varianti essere che avere.
Anche egli ha una marcata predisposizione a soffrire l’abbandono
o il senso di disistima di sé.
La funzione del triangolo è protettiva.
Ci troviamo di fronte ad un soggetto dotato di un grande amore
verso gli altri, in linea di massima.
Per quanto di nostro interesse, occorre specificare che il
conflittuale madre, alla presenza di persone significative della
vita, tende, inevitabilmente, ad assumere nei loro confronti un
atteggiamento marcatamente protettivo.
È curioso notare che, parlando del simbolismo asta, viene
quasi istintivo pensare che chiunque rivesta tale tipologia
comportamentale, per i tratti decisi e talvolta arroganti, sia molto
più portato alla manipolazione rispetto a soggetti appartenenti
ad altre realtà analogiche.
In realtà, nessuno è forse più abile a camuffare intenti
manipolatori proprio dell’individuo che appartiene alla tipologia
conflittuale madre.
Spesso e volentieri, come dice il proverbio, si prendono più
mosche con una goccia di miele che di aceto.
L’incredibile dolcezza che quest’individuo può manifestare,
nei tratti comportamentali, e l’eccessiva premurosità che lo

65
contraddistingue può realmente ingenerare negli altri dei
profondi sensi di colpa.
Inoltre, ove un conflittuale madre sia anche dotato di fascino e
carisma personale, non avrà grossi problemi ad avere risultati,
sia lavorativi sia nella sfera privata, grazie a questo suo
innato altruismo che farà sentire importanti le persone che lo
circondano.
Se incontra una persona da amare, la farà sentire una regina, o
un re, secondo il sesso di appartenenza del medesimo individuo
conflittuale madre.
Lui vi porta la colazione a letto, Vi apre la portiera della macchina
per farvi salire, vi riempie di fiori al primo appuntamento.
Per chi ha una certa predisposizione al romanticismo, questo
soggetto è certamente consigliabile.
In ogni modo, la funzione tipica del triangolo è quella
protettiva.
Si pensi alla guaina che avvolge l’asta, al fodero che avvolge il
pugnale o la spada, al tipico segno delle femministe.
È un simbolismo dal comportamento materno, ideale, protettivo,
avvolgente, sempre pronto a segnalare il pericolo, a evidenziare
il problema e i limiti del suo interlocutore, proteggendolo con
la propria persona.
Anche in questo caso, suggeriamo al lettore di non fermarsi al
senso delle parole che ho appena enunciato.
Anche l’individuo conflittuale materno può avere scatti d’ira,
risultare intrattabile nei momenti di forte nervosismo, e
quant’altro.
Fondamentalmente, sia che apparteniate ad una conflittualità
paterna, materna o egocentrica, siete persone normali, con i
vostri valori, le vostre aspirazioni ed i vostri affetti.
Vi stiamo semplicemente indicando come funziona la vostra

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emotività e come, inconsapevolmente, il più delle volte scegliete
le persone significative della vita.
Nota assai importante: il triangolo presenta se stesso come
soluzione del problema. Non mancano, come stavo per accennare,
le caratteristiche poco apprezzabili del suo comportamento.
Pedanteria, noia, desiderio di salvare il mondo quando non è
possibile, istinto da infermiere, altruismo poco responsabile
verso individui non meritevoli, sono tutte caratteristiche che
possono indurre il partner del soggetto conflittuale madre a non
volerne più sapere.
Se l’individuo appartenente a questa tipologia passerà in ego,
diventerà un soggetto ego-maschio, nelle variabili essere o
avere.
In ogni caso, nei suoi momenti emotivi manifesterà i tratti del
carattere reale del suo genitore causa: la madre.
Tornando al nostro amico triangolo, ricordo che il toccamento
di costui è avvolgente, carezzevole, massaggia con il palmo
della mano.
Riporto un brevissimo esempio di una madre che adotta il ruolo
comportamentale di questa tipologia con suo figlio: “Sicuramente
in matematica sei un disastro. Però il tuo insegnante non doveva
darti un voto così basso nell’ultimo compito in classe. Avevi
studiato e ti eri preparato bene, lo riconosco.
Devi sicuramente migliorare, però domani vado a parlare con
il tuo professore e gli dico il fatto suo: non deve permettersi di
giudicare in modo così negativo mio figlio”.
È da notare che un genitore appartenente alla tipologia asta
non avrebbe mai preso da parte l’insegnante, ma senz’altro
avrebbe riconosciuto come giusto e legittimo il brutto voto
dato al figlio.
Normalmente, coloro che appartengono alla tipologia triangolo
utilizzano, nel dialogo, tutti gli attributi tipici della simbologia

67
femminile, nonché i loro contrari: larga, stretta, profonda,
dilatata, elastica, bagnata, umida, estesa, spaziosa, vasta,
abbondante, copiosa e così via.
Il lettore non sorrida. Siffatti aggettivi saranno sicuramente
inseriti nel dialogo, al momento opportuno.
D’altronde, come l’asta ricorda il pene, inevitabilmente il
triangolo richiama la vagina.
Non abbiamo una visione freudiana per cui ogni nevrosi, od
ogni impulso caratteriale, deve necessariamente essere collegato
alla vita sessuale.
Riteniamo in ogni caso significativo questo aspetto, poiché la
nostra esperienza analogica ci conferma l’evidenza di tale dato
fondamentale.
Come per l’asta, prendiamo in considerazione il simbolismo
triangolo ove costituisca lo stimolatore penalizzante.
L’utilizzo di questo comportamento sarà, per molti, più semplice
rispetto alla tipologia comportamentale asta.
Quest’ ultima, infatti, desta una certa repulsione in individui
moderati, ben educati, liberali.
Costoro non amano imporsi in modo brusco o non rispettoso,
ove non siano seriamente provocati.
Il simbolismo triangolo, proprio per le sue modalità gentili e
educate, e più facile da utilizzare per molte persone.
La regola principale, una volta individuato un individuo con
tale stimolatore, è quella di porsi immediatamente in ruolo
protettivo. Bastano piccole cose: portargli un caffè, risolvere
un disagio momentaneo, eseguire una piccola incombenza.
Vediamo i dettagli operativi.

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Nella foto, l’operatrice, durante una trattativa di vendita,
appoggia i gomiti sul tavolo ed unisce le mani a formare un
triangolo. L’interlocutore si accarezza i capelli.

Un modo veramente semplice, invece, per “dare” il simbolismo


triangolo è quello di appoggiarsi ad una superficie e accarezzarsi
il viso con il palmo della mano. Anche in tal caso l’interlocutore
manifesta un gradimento analogico portando avanti il busto da
seduto.

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Nella foto seguente, l’operatrice utilizza la modalità più subdola
per presentare il simbolismo. Si strofina semplicemente le mani,
mentre il suo interlocutore si mordicchia delicatamente il labbro
inferiore, che è un evidente segnale di gradimento analogico.

Personalmente, se voglio utilizzare questo simbolismo quale


stimolatore penalizzante, preferisco accarezzarmi, di fronte
a lui, determinate parti del corpo, ad esempio le braccia, o le
spalle, o, qualora seduto, una gamba accavallata, con modalità
appena accennate.
Alle lettrici regalo un suggerimento pratico: la maggioranza
delle figure di sesso maschile ha, quale stimolatore penalizzante,
proprio il triangolo.
Una grandiosa modalità operativa è suggerita dalla foto
successiva: l’operatrice è seduta a fianco di un potenziale
bersaglio, con le gambe accavallate in direzione di lui, e si
accarezza delicatamente la gamba. Questi reagisce positivamente
con un linguino.

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Deve essere fatto, ovviamente, con un certo stile, senza che
appaia come un gesto studiato e senza che dia l’idea di mancanza
di serietà.

Cerchiamo, ora, di valutare una possibile modalità di espressione


a triangolo nel dialogo. In questo caso prendiamo ad esempio
un’operatrice di sesso femminile interessata ad uscire con un
uomo avente questo simbolismo quale stimolatore penalizzante.
Pensiamo ad un dialogo telefonico.
Operatrice: ciao. Come stai? Ho visto che mi hai chiamato
prima. Ero in una riunione di lavoro. Scusami.
Soggetto: infatti, volevo avere tue notizie e sapere quando
potevamo incontrarci, se ti fa piacere, ovviamente.
Operatrice: magari anche domani sera, perché no?
Soggetto: andrebbe benissimo anche a me. L’unico problema è
che ti devo passare a prendere in taxi. Ho l’auto dal carrozziere
e non me la ridaranno prima di dopodomani. Scusami il disagio,
altrimenti sono costretto a rimandare.
Operatrice: non se ne parla nemmeno. Niente taxi! Ti passo a
prendere io se mi dici il tuo indirizzo (si pone quale soluzione

71
del problema e protegge l’altro). Non devi assolutamente
disturbarti.
Soggetto: sono un pò imbarazzato. Nessuna ragazza è mai
passata a prendermi per un primo appuntamento. Queste cose,
in genere, le fanno solo gli uomini.
Operatrice: (non commenta. Ha già fatto colpo attraverso lo
stimolatore triangolo) se non temi che ti rubi il ruolo, insisto
per passarti a prendere. D’altronde, io ho larghe (simbolismo
nel dialogo) vedute”.
Ho voluto inserire un’operatrice, in questo esempio, poiché ho
notato, nella mia esperienza di formatore e di psicologo, che
uno degli elementi dell’insuccesso amoroso di tante splendide
donne, sfortunate nel convolare a nozze o ad un sereno rapporto
con uomini interessanti, è proprio una mancata disponibilità a
cambiare modalità di comportamento.
Senza voler prendere le parti di nessuno, ho notato, altresì, negli
uomini liberi, un maggiore interesse in tal senso, dovuto al fatto
che è sempre da loro che ci si aspetta un primo passo.
Questo li induce ad essere un pò più creativi.
In realtà, gestire un ruolo attivo non è così svantaggioso come
a prima vista si può pensare.
Chi resta sempre nell’attesa che siano gli altri a muoversi,
rischia di essere perennemente circuito solo da persone non
interessanti.
Per questo mi permetto di suggerire a tante amiche di essere
più intraprendenti, senza temere di essere giudicate in senso
negativo.
Sia per gli uomini, che per le donne, la figura conflittuale madre
apparterrà alla tipologia distonica essere se avrà il cerchio come
stimolatore penalizzante; apparterrà alla tipologia distonica
dell’avere qualora lo stimolatore penalizzante sia costituito dal
simbolismo asta.

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CAPITOLO 11
Il Cerchio

Senza per questo voler affermare che gli individui appartenenti


alla tipologia genitoriale siano una specie in via di estinzione,
il che potrebbe indurre i novelli amatori della materia a
conclusioni, sia operative che terapeutiche, errate, non per
questo non posso non riconoscere che la maggioranza degli
individui che sottoponiamo al test analogico di personalità
appartenga alla tipologia: conflittuale se stesso, rappresentata
dal simbolismo cerchio.
Ciò merita una trattazione più approfondita.
Giova ripetere che il cerchio è, di base, anch’egli un
genitoriale.
Nei momenti di nervosismo, o di profonda affettività, manifesterà
le caratteristiche della tipologia originaria, conflittuale padre
o madre.
Mi preme sottolineare che, mentre il soggetto genitoriale, nella
vita, affronta quotidianamente il dramma, e per taluni questo
termine non è affatto fuori luogo, di una continua ricerca di stima
e considerazione, quella stessa identica stima e considerazione
che lui/lei ha sempre cercato di ricevere dal genitore causa,
l’individuo ego ha un altro problema: l’affidabilità.
Anche in questo caso il lettore acuto intuisce che gli ego possono
avere carenze di stima e considerazione, così come i genitoriali
di affidabilità.
Si parla di tratti caratteristici.
Il genitoriale richiederà stima e considerazione alle persone
significative, dalle quali il cerchio, di rimando, si aspetta
affidabilità.
Per introdurre la magia della materia analogica, voglio far capire
che esiste un’arte per individuare gli psicodrammi familiari di

73
chiunque appartenga alle varie tipologie, e di saperli duplicare,
ad arte, nei rapporti con gli appartenenti a queste medesime
configurazioni caratteriali.
L’appassionato studierà come utilizzare i meccanismi di stima-
considerazione-affidabilità, negandole o concedendole all’oggetto
di desiderio in base alle sue risposte comportamentali.
Posso affermare che quest’abilità è fondamentale nel gioco
della seduzione.
Non certo per manipolare o plagiare, ma per raggiungere una
profonda affinità con l’altro.
Nel vocabolario di un genitoriale i termini stima e considerazione
sono fondamentali.
Costituiscono la combinazione che apre la cassaforte del loro
cuore.
Se l’operatore analogico non utilizza questi concetti, nel
dialogo, nel comportamento, o comunque nella relazione, non
conquisterà l’amore di un genitoriale.
Allo stesso modo, ignorare le gradazioni di affidabilità nel
rapporto con un ego comporterà il raggiungimento di risultati
insufficienti.
Per quale motivo l’individuo appartenente a questa tipologia è
così sensibile al concetto di affidabilità? Poiché ha vissuto in
prima persona il dramma del tradimento del genitore buono.
Il futuro ego-femmina, ad esempio, ex conflittuale padre,
cercherà conforto dalla mamma nei momenti di incertezza
comunicativa con il genitore causa.
Se, in linea di massima, la madre manterrà questo modello di
comunicazione con il figlio, nel senso di prenderne le difese,
proteggerlo, essergli solidale, non vi sarà passaggio a ego.
Sottolineo il termine “di massima”.
Il rapporto con la prole dura tutta la vita, durante la quale è
impensabile non sbagliare.

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Il problema non sono i fatti di vita familiare.
Il problema è il significato che, ad essi, è dato dai figli.
Diventare ego è un fenomeno né evolutivo, né privilegiato.
Si entra in questa tipologia per sofferenza.
Ovviamente, il disagio emotivo è un parametro individuale.
Esempio: potrei essere un conflittuale padre ed essere sgridato
dalla mamma, vivendo il rimprovero come un fatto quotidiano,
per nulla afflittivo.
Viceversa, potrei vivere con disagio il fatto che mia madre, cui
ho confidato, durante l’adolescenza, quanto mi piaceva una certa
ragazzina, si sia messa d’accordo con mio padre per non farmi
andare al ballo della scuola con lei.
Tutto per punirmi di un brutto voto a scuola.
I vari casi di tradimento genitoriale sono innumerevoli.
In virtù di questa vicenda, se il mio livello di rabbia e di
sofferenza sarà estremo, sul momento, potrò diventare un ego,
precisamente un ego-femmina, e vivrò diffidenza verso le
persone significative appartenenti al sesso di mia madre, poiché
mi sono sentito tradito da lei.
È venuta meno l’affidabilità verso il genitore buono.
In età adulta, l’individuo ego-femmina elaborerà, dentro di sé,
questo episodio, e sarà grato a sua madre per avergli instillato
senso di disciplina e di autoresponsabilità.
Rimarrà ego comunque.
Può darsi che non sarà così.
Potrà accadere che il rancore verso la figura materna continui
negli anni, accrescendosi, con il risultato che la persona, se di
sesso maschile, vivrà rapporti disastrosi con le donne, non solo
in senso sentimentale, ma anche sociale e lavorativo.
In ogni caso, carrierismo, egoismo, diffidenza, guerra tra
sessi, separazioni e divorzi sono i prodotti tipici di una società
dominata dagli ego.

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Beninteso: non sto dando giudizi, né sociali, né etici.
Non esiste una tipologia migliore delle altre, ed il fatto di essere
stato diagnosticato ego-maschio o ego-femmina non deve
indurre il lettore a preoccuparsi.
Non scegliamo consapevolmente a quale struttura analogica
appartenere.
Viviamo in una società moderna, dinamica, competitiva.
Non ci sono più nuclei familiari caratterizzati da strutture
patriarcali come nei tempi passati, in cui i figli avevano un tale
rispetto per i genitori da non mettere mai in discussione il loro
modo di essere, nemmeno a livello emotivo.
Le strutture di questo tipo appartengono a società povere,
dove cultura e benessere economico rappresentano privilegio
di pochi.
Dobbiamo ritenerci fortunati, quindi, ad appartenere a questa
società.
Non possiamo nasconderlo: oggi, i figli, mettono in discussione
i genitori, con i quali hanno rapporti conflittuali in modo
evidente.
Passare a ego è un fenomeno molto diffuso.
I genitori, in buona sostanza, non sono più messi in discussione,
dai figli, quali figura paterna o materna.
Ciò che caratterizza l’ego è il giudizio che la figura ego-maschio
attribuisce al padre come uomo, come persona di sesso maschile
in relazione alla madre. Viceversa accade all’individuo ego-
femmina.
Posso anticipare al lettore che dire: ego-maschio stimolato
a triangolo oppure ad asta, così come ego-femmina sempre
stimolato ad asta o a triangolo, di per sé significa poco.
Sono sigle.
Sono abbreviazioni di uno psicodramma familiare.

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Prendiamo ad esempio la donna ego-maschio asta, ex conflittuale
madre.
Gli allievi dei nostri corsi superiori hanno imparato a svolgere
queste sigle. Anticipo che significa: configurazione caratteriale
assunta da un individuo di sesso femminile in virtù di una
sofferenza causatale in passato da un giudizio negativo che ha
dovuto esprimere, dentro se stessa, per come una figura maschile
importante si è comportata con una figura femminile.
In sintesi, per come suo padre si è relazionato con la mamma
a suo danno.
Questo è il mondo degli ego: giudizi dati, o ricevuti, sulle
modalità di relazione all’interno del triangolo familiare.
La nostra amica ego-maschio, ha vissuto, emotivamente, suo
padre come una figura maschile debole, inaffidabile.
Per questo motivo insegue, sentimentalmente, uomini carrieristi
e di successo: incarnano la figura ideale di padre affidabile che
lei avrebbe voluto. Rappresentano il suo modello mentale di
maschio.
La pesante ironia della sorte, riguardo questa configurazione
analogica, è che i grandi amori della sua vita, le storie
sentimentali che la faranno soffrire, nasceranno con uomini
simili al padre, nella loro inaffidabilità e pochezza.
Una specie di maledizione del suo Io bambino, che, grazie
ai nostri studi, è possibile esorcizzare attraverso la presa di
coscienza di queste dinamiche familiari.
Non ho scelto casualmente questa tipologia, in quanto
rappresenta la figura femminile più diffusa.
Allo stesso modo, vi è un congruo numero di uomini che
appartengono alla configurazione ego-femmina triangolo,
che hanno le stesse identiche problematiche, ma con la figura
materna.
In ogni caso, il cerchio, indipendentemente se ego-maschio, o

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ego-femmina, ha la caratteristica di stringere limitatamente ai
bordi senza avvolgere; si pensi al dado che ruota su una vite
o alla tenaglia che afferra l’oggetto delicatamente ed inizia a
stringere.
Si tratta di un simbolismo di tipo risolutivo, restrittivo, di
divieto o di obbligo, indicativo; si pensi al segnale di divieto
di accesso che, nel codice della strada, è rappresentato proprio
da un simbolismo cerchio.
Il comportamento cerchio esprime soluzioni, ed evidenzia i
limiti del suo interlocutore.
È da sottolineare che non aiuta personalmente, ma indirizza
verso una possibile soluzione esterna.
Non per niente gli ego affollano la categoria dei professionisti:
avvocati, commercialisti, notai.
Un avvocato redige atti giudiziari, pronuncia pareri, ma non è
suo il problema che gli ponete.
Se dovete riscuotere un credito da un debitore, non va
personalmente per voi. Ci manda l’ufficiale giudiziario dopo
aver ottenuto un provvedimento del giudice.
Nel dialogo questa figura esprime tutti i sinonimi del cerchio
come: largo, stretto, profondo, elastico, posteriore, sensibile,
umido, secco, bagnato, ampio, esteso, spazioso, vasto, comodo
e così via.
La gestualità che egli esprime è simboleggiata da tutto ciò che
ha forma circolare. Il segnale più tipico è il gesto dell’OK, con
l’indice ed il pollice uniti a cerchio.
Il comportamento è indicativo, restrittivo, suggerisce soluzioni.
Giova ripetere che egli non partecipa alle soluzioni medesime.
Il toccamento tipico è “a tenaglia”. Stringe con i polpastrelli.
A livello operativo indico immediatamente come si individua
un soggetto femminile che appartiene alla tipologia cerchio.

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Osservatela mentre fa colazione: spezzetterà la brioche con la
punta delle dita indice e pollice.
Non solo.
Con ogni probabilità riempirà di briciole il tavolo.
L’esempio della madre che adotta un ruolo comportamentale
cerchio con il figlio, si individua facilmente: “Devo ammettere
che in matematica sei un disastro. Per quale motivo non ti metti
d’accordo con il tuo compagno Luca, che è così bravo, per fare
i compiti insieme a lui?”
In questo semplicissimo caso è evidente che la madre non
si prende la briga di insegnare la matematica al ragazzo, ma
prescrive soluzioni differenti che non la coinvolgono nel
problema.
Nelle dinamiche di coppia questo tratto caratteriale degli ego
può dare fastidio. L’uomo ego-femmina triangolo, ad esempio,
è il re delle soluzioni non richieste.
Le amiche che stanno leggendo queste note sanno quanto è
importante avere qualcuno con cui parlare, e con cui confidarsi,
quando hanno dei problemi sentimentali.
Se vedete due ragazze che parlano tra loro al tavolo di un
ristorante, magari alla presenza di tante coppie, con tutta
probabilità stanno discutendo dei loro fidanzati o dei loro amori
infranti.
Nessuna delle due sta suggerendo all’altra come riconquistare il
boyfriend, se il problema è questo, o come superare la delusione
sentimentale.
Parlano, semplicemente, si sfogano. Vogliono essere
ascoltate.
L’amicizia tra uomo e donna è spesso impraticabile perché il
maschio, alla presenza di un problema sentimentale postole da
un’amica, non ascolta.
Non la fa parlare.

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Deve dare soluzioni: ecco l’identikit dell’uomo ego-femmina
triangolo.
Egli diventa tanto più sgradevole quanto più pontifica, o parla
ex cathedra, tipici atteggiamenti suoi.
A livello logico, comunque, è difficile stargli dietro.
Peccato si invaghisca di donne che lo tengono sulla corda poiché
si vedono pure con altri.
In tal caso, la sua logica frana come un edificio in rovina, e vive
stati di sofferenza sentimentale acutissimi.
Come per gli altri due referenti analogici, possiamo valutare
come utilizzare il simbolismo cerchio ove costituisca lo
stimolatore penalizzante.
Naturalmente, l’operatore, nel saluto e nei toccamenti, rispetta
tale simbologia. Nella foto che segue è presentata la tipica stretta
di mano cosiddetta a cerchio, si noti che è una sorta di presa a
tenaglia, che stringe senza avvolgere.

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Nella figura seguente, l’operatrice tocca il braccio del proprio
interlocutore stringendoglielo sempre, come utilizzasse, anche
questa volta, una sorta di tenaglia immaginaria.

81
Per ulteriore chiarezza, di seguito vediamo la medesima
operatrice che, con la scusa di creare un dialogo confidenziale,
si avvicina all’interlocutore toccandolo a cerchio sulla spalla.
L’altra persona, in segno di gradimento analogico, si accarezza
i capelli, indicando che è decisamente il suo stimolatore
penalizzante.

82
Nella foto seguente, valutiamo un bellissimo gesto seduttivo, a
cerchio, da parte di soggetto femminile.
La stessa ha il corpo proteso verso l’altro, con il quale si trova
seduta ad un tavolo. Il gomito destro è appoggiato al tavolo e
la stessa mano destra avvolge il collo, sempre con modalità
cerchio, mentre la testa è lievemente reclinata in una modalità
di ascolto dell’interlocutore.

83
La foto seguente dimostra una modalità cosiddetta “di
rafforzo”.
L’operatrice stringe la mano dell’interlocutore, come per
salutarlo. Contemporaneamente, con l’altra mano, lo tocca “a
tenaglia” all’altezza del gomito.

84
Infine, un’ulteriore modalità del simbolismo cerchio, quale
stimolatore penalizzante, è dimostrata nella foto seguente, dove
l’operatrice, in piedi di fronte all’interlocutore, pone le mani
all’altezza dei fianchi quasi a stringerli, in una sorta di posizione
di dominanza.

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Questa volta, quale modalità espressiva del simbolismo
cerchio nel dialogo, utilizzeremo un tipico discorso da riunione
aziendale tra dirigenti. Nel caso specifico il Presidente, più che
utilizzare il simbolismo cerchio, nel dialogo, quale stimolatore,
esprime proprio la sua tipologia egocentrica: “Lo scopo di
questo meeting è proprio quello di ottenere un largo consenso
di tutti i quadri manageriali. Abbiamo notato che la coesione e
le sinergie ci permettono un ampio sviluppo nel nostro mercato
di riferimento. Il profondo senso di gratitudine che mi pervade,
quale presidente dell’azienda, è indirizzato a tutti voi e gli sforzi
profusi da ciascuno all’interno ci permetterà di raggiungere
traguardi ancora più ambiziosi. Dobbiamo aprire ancora di più
le nostre vedute, al fine di poter raggiungere un’espansione
anche all’estero. Non possiamo restringere al territorio nazionale
l’ambito di espressione delle nostre potenzialità.
Naturalmente gli esempi possono essere infiniti, ma è ovvio
che, in ambito applicativo, la fantasia, l’esperienza, e il
fattore individuale di ogni singolo operatore daranno il giusto
contributo alla perfetta riuscita di ogni relazione comunicativa
con gli individui stimolati cerchio.
Ovviamente, tutti costoro saranno necessariamente delle
tipologie genitoriali, altrimenti non potrebbero essere attirate da
questa simbologia, intesa come stimolatore penalizzante.

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CAPITOLO 12
Al limite dell’incredibile: il simbolismo polivalente

Sino ad ora abbiamo dato uno sguardo alle varie modalità di


espressione di un unico simbolismo sia nella parola, che nel
gesto e nel comportamento.
Normalmente, a livello cinesico, le persone utilizzano
combinazioni in coppia di questi simbolismi.
Se ci si trova al tavolo di un ristorante con più persone, e si
strofina il bordo di un bicchiere con la punta del dito indice, si
noterà che taluni dei conviviali si gratteranno il viso, oppure si
accarezzeranno i capelli, oppure raschieranno la gola e ecc.
Questo semplice esperimento mette in evidenza che lo stimolo
energetico non è stato dato da un unico simbolo, in questo caso
l’asta, ma dalla combinazione di un’asta, rappresentata dal dito,
con un cerchio, rappresentato dal bordo del bicchiere.
Per dare un’idea di quanto può essere potente la combinazione
di due simbolismi tra asta, cerchio, triangolo, vi sottopongo il
seguente esempio.
Personalmente, utilizzo molto il simbolismo comunicazionale
polivalente negli esperimenti ipnotici di anestesia.
Se noto una persona che, seduta, si tiene l’avambraccio sinistro
stringendolo con l’altra mano a cerchio, mi indica che egli è,
con tutta probabilità, un individuo conflittuale padre stimolato
proprio a cerchio. Questo dato non è assolutamente indifferente
per quello che intendo ottenere da questo individuo con un
semplicissimo contratto ipnotico.
Posso anche supporre che l’elemento fisso- stabile-, ovverosia
l’asta, in questo caso il braccio, sia il simbolo alimentatore: ciò
che la persona è.
Differentemente, l’elemento mobile, cioè la mano che regge
l’avambraccio, riteniamo che costituisca il possibile simbolo

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stimolatore penalizzante della persona: in questo caso il
cerchio.
Se io chiedo a questa persona di alzarsi, durante una conferenza,
e di mettersi in posizione eretta con le mani lungo i fianchi,
inizierò ad impartirgli delle stimolazioni utilizzando i canali
della prossemica, della paralinguistica, della digitale e della
cinesica per poi iniziare a toccare l’individuo, a cerchio, sulle
braccia e sulle spalle.
Posso garantirvi che, se gli passerò sul viso una sigaretta accesa,
egli non proverà dolore ma solo una piacevole sensazione di
caldo.
Questo è possibile perché ho utilizzato i due simbolismi - il
cerchio e l’asta - che la sua postura, da seduto, mi aveva
suggerito.
In realtà, ciò che stupisce non è tanto che la persona non avverta
il bruciore utilizzando i suoi simbolismi, ma che lo avverte se
uso combinazioni differenti.
La stessa persona, accarezzata sulle spalle a modalità
“triangolo”, simbolismo che non gli produce alcun effetto, non
permetterà nemmeno che gli si avvicini la sigaretta al viso,
poiché comincerà ad avvertire un forte calore ancora prima del
contatto con la pelle.
A livello comunicativo, l’utilizzo del polivalente può permettere
davvero di entrare in relazione con l’altro in maniera più veloce
e ad un livello più profondo.
Lo stesso simbolismo polivalente è il reale protagonista di tutti
i corsi sulla ristrutturazione dell’individuo, ovverosia il master,
il leader, ed il corso di psicoterapia analogica®.
Ci può indicare, in pratica, l’esatta tipologia di appartenenza
della persona tra quelle da noi codificate: conflittuale madre,
padre, ego-maschio, ego-femmina. Consigliamo al lettore,
profano della materia, molta prudenza nel definire una persona

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come appartenente ad una tipologia piuttosto che ad un’altra
davanti ad un simbolismo polivalente, in quanto ognuno di noi,
sedendosi, oppure stando in posizione eretta, può esprimere
svariate combinazioni di simbolismi.
Consiglio di studiare attentamente gli individui che ci
interessano, al fine di poter valutare quali sono le posizioni che,
più di altre, sono soliti adottare.
Se una persona di sesso maschile, ad esempio, quando è seduta,
tende a congiungere le mani a triangolo assai spesso, sarà molto
difficile pensare che egli non sia un conflittuale madre.
In ogni caso, mi pregio ripetervi che, generalmente, il simbolismo
costante è l’alimentatore, mentre il referente variabile è lo
stimolatore penalizzante.
Poniamo, ad esempio, che l’atto polivalente sia espresso
dal nostro interlocutore allorché egli prenda in mano un
accendino.
I referenti risultano essere: l’asta, rappresentata dall’accendino
stesso. Il cerchio, solamente se è toccato con due dita a modalità
di “tenaglia”. Il triangolo, solo se l’oggetto è toccato in modo
avvolgente con la mano, stringendolo nel pugno.
Molte persone, quando comunicano con altri, sono soliti
giocherellare con oggetti recanti la configurazione simbolica
dell’asta, trattasi di una penna, di un accendino o di un
portachiavi.
In tale ultimo caso l’oggetto di riferimento da considerare è
rappresentato dal mazzo di chiavi, che sono, idealmente, dei
simbolismi asta.

89
Nella figura la persona tira la manica della giacca toccandola a
cerchio. Questo simbolismo sarà il penalizzante, mentre la manica
della giacca rappresenta un’asta, il simbolo alimentatore.

Nella foto seguente, la persona, di sesso maschile, si tocca la


cravatta. Essa è la “costante” della rappresentazione simbolica,
quindi il simbolo alimentatore altro non può essere che
“asta”.

90
Si noti che la mano “avvolge la cravatta”, manifestando che
il possibile simbolo stimolatore penalizzante è costituito dal
triangolo. Gli operatori analogici più raffinati utilizzano molto
questo simbolismo polivalente allorché conversano con persone
interessanti di sesso femminile, onde indurre stimolazioni
subliminali.
Successivamente valutiamo un’ulteriore simbolismo polivalente
assai importante nel campo della seduzione: la persona tocca
ripetutamente la fede o un altro anello, inserito in un dito,
senza toglierlo. Anche in questo caso possiamo pensare
che il dito sia, quale referente costante, un’asta, mentre
l’anello rappresenterebbe un cerchio, il possibile stimolatore
penalizzante.
Rappresenta anche, tale gestualità, una carenza di affettività e/o
di vita sessuale appagante.

91
Abbiamo già valutato la seguente gestualità introducendo questo
capitolo: la persona si tocca il braccio con le dita dell’altra
mano. L’asta sarà rappresentata dal braccio medesimo, mentre il
simbolismo variabile, penalizzante, sarà costituito dalla mano a
cerchio. Anche qui ci troviamo di fronte ad un conflittuale padre
con lo stimolatore penalizzante proprio a cerchio.

Il seguente simbolismo polivalente è molto comune nelle


occasioni conviviali. La persona, seduta ad un tavolo, inserisce
il dito indice all’interno di una collana. Possiamo pensare che
la ragazza in questione sia una tipologia ego-maschio, cerchio,
avente quale stimolatore penalizzante il simbolismo asta.
Infatti, la collana è l’elemento fisso, mentre il dito al suo interno
è un elemento variabile. Costituisce un segnale iconico di
una possibile carenza di sessualità. Si noti, infatti, la valenza
penetrativa del dito indice. Valutare molto attentamente se tale

92
gestualità si ripeta spesso nell’arco della serata per avere la
conferma di aver individuato la tipologia corretta.

Per concludere questa breve rassegna sul simbolismo


comunicazionale polivalente, riferisco che è sempre stato mio
scrupolo cercare di offrire agli appassionati della materia dei
dati di esperienza che li aiutino ad individuare le tipologie nel
più breve tempo possibile, al fine di poter loro permettere di
accelerare i tempi di una buona relazione con gli oggetti di
desiderio.
Devo anche sottolineare agli psicologi ed agli psicoterapeuti
che il simbolismo comunicazionale, nelle varianti mono e
polivalente, è una nuova realtà psicodiagnostica di grande
affidabilità e precisione, che permette di individuare possibili
disagi non sempre espressi adeguatamente dal paziente, e che
può aiutare a utilizzare gli opportuni strumenti terapeutici in
tempi brevi.

93
CAPITOLO 13
Crea tu stesso il simbolo 33X e cambia la tua vita

Uno dei problemi della società moderna è l’eccesso di


esteriorizzazione. Il progresso tecnologico, il benessere, e altri
fattori, fanno in modo che ci sia meno spazio per la ricerca
dell’energia interiore.
È stata abbandonata la dimensione spirituale, da parte dei più.
Intesa non necessariamente come religiosità o forma di culto,
ma come desiderio di entrare in contatto con la nostra parte
profonda, creativa.
Sono convinto che possiamo fare ciò che vogliamo della nostra
vita.
Ovviamente, mi sto rivolgendo a persone che vivono problemi
ordinari di vita quotidiana.
Chi è afflitto da serie problematiche psicologiche o esistenziali
non deve autoprescriversi, ma deve avere l’umiltà di rivolgersi
a personale clinico competente.
È un dato, comunque, che tutti abbiamo problemi, punti
distonici.
Sia in ambito professionale, che privato, abbiamo aspirazioni,
desideri frustrati, sogni nel cassetto.
Bisogna essere positivi, si dice.
Cosa vuol dire?
Per me ha un unico significato: stare bene, ed essere energetici,
costruttivi.
Non significa cercare di annullare le emozioni spiacevoli, né
ripetersi il contrario dei pensieri negativi come una sorta di
mantra.
Significa fare in modo che le negatività, le erbacce mentali,
nemmeno si presentino!
Non potete immaginare quanto siamo negativi.

94
Come esperimento, prendete un mazzetto di stuzzicadenti, in
ragione di almeno un centinaio.
Metteteli nella tasca destra dei pantaloni, o della giacca.
Ogni volta che vi passa per la testa un pensiero come “non posso
fare questo”, o “figurati se mi va bene quella cosa” oppure “non
è possibile che Roberta esca con me”, e tutti gli altri possibili,
a migliaia, prendete uno stuzzicadenti e mettetelo nella tasca
sinistra.
Tempo un paio d’ore saranno tutti nella tasca sinistra.
Il nostro problema è solo la mente, e questa negatività allontanerà
la buona sorte.
Tutto funzionerà a meraviglia quando questa, naturalmente,
sarà piena di pensieri come io posso, io riesco, io faccio, io
sono fortunato.
Si tratta di enormi scariche energetiche, non semplicemente di
pensieri, che cambieranno la realtà che ci circonda.
Possiamo creare le possibilità che desideriamo.
La premessa fondamentale a questi buoni auspici è una sola: io
sto bene….mi sento alla grande!
Diversamente, parlare di pensiero positivo non significa
nulla.
È possibile stare bene, quando intorno a noi sembra che le
situazioni siano avverse?
Si può, assolutamente.
Qualsiasi problema di vita ordinaria vi affligga, sia di tipo
economico, sentimentale o altro, è possibile non solo risolverlo
in tempi brevi, ma anche creare degli stati d’animo euforici e
produttivi, malgrado tutto!
Per ottenere questo, molte persone cadono in abitudini
disastrose.
Si drogano, ricorrono all’alcolismo, al vizio del gioco, ad

95
abbuffate compulsive, ad eccessi di prodigalità con la carta di
credito.
Le gente, spesso, non è capace di vivere con gioia senza paradisi
chimici o senza rovinarsi economicamente, o nel fisico.
Queste abitudini non fanno altro che creare ulteriori problemi
all’individuo, che noi classifichiamo, nell’ambito analogico,
come artificiali, e che possono risultare assai gravi, più dei disagi
che li hanno provocati.
Non possiamo nascondere il fatto che la realtà esterna sia
spesso complessa e problematica, ma è anche vero che tanti
ostacoli sono creati da una mente inquieta e dispersiva, nella
quale si affollano, tutti i giorni, migliaia di stimoli e di pensieri
diversi.
Per questo motivo è assai difficile mantenere il controllo delle
nostre facoltà mentali. Per molti di noi, è complicato anche
prestar fede ai nostri propositi, creare degli schemi di pensiero
organizzati e produttivi, mantenersi saldi nel perseguimento di
obiettivi importanti.
Vorremmo dimagrire, guadagnare più danaro, smettere di
fumare, essere più intraprendenti con l’altro sesso, oppure essere
più dinamici, più competitivi.
Proprio questo è il problema: i nostri vorremmo, che non
diventano mai io voglio!
In breve tempo siamo assaliti dalle nostre paure, dalle nostre
insicurezze, dai nostri schemi mentali. Gli anni passano,
inesorabilmente uguali, e i nostri desideri diventano, a poco a
poco, rimpianti.
Disciplina, metodo, organizzazione, intraprendenza e desiderio
di successo suonano, alle orecchie di molta gente, parole noiose,
impegnative.
È molto più facile accontentarsi di ciò che si ha, leggendo sui
rotocalchi le imprese di questo o quel personaggio famoso,

96
ritenendo che non possiamo fare le stesse cose perché meno
fortunati.
È possibile, in poco tempo, passare da uno stato di timidezza
acuta ad una grande intraprendenza con l’altro sesso al punto di
non poter più gestire i numerosi appuntamenti che si riescono
ad ottenere?
È altresì possibile, da uno stato di disastro economico, diventare
dei venditori di successo abili e sicuri di sé? O trasformare un
fisico, compromesso dal grasso, dalla cellulite, in un tempio della
salute, al punto da far girare le persone al nostro passaggio?
La risposta non può essere altro che positiva, se sapremo porre
in essere le azioni o le omissioni più opportune. Per diventare
grandi venditori bisogna agire, incontrare gente. Per dimagrire
bisogna omettere di ingurgitare quotidianamente chili di cibo
spazzatura.
Non ci sono altre soluzioni.
Questi comportamenti dipendono da noi, non dal destino o dal
favore degli astri. La fortuna gioca un ruolo importante.
La buona sorte, d’altro canto, deve essere stimolata, e
difficilmente incontreremo la Roberta dei nostri sogni, né,
tanto meno, dei clienti importanti rimanendo in casa ad auto
compiangerci.
Per molti il pensiero di fare, o non fare, le cose opportune diventa
più doloroso del potenziale piacere di un obiettivo raggiunto.
A questo punto interviene la psicologia analogica a darvi una
soluzione che può sembrare paradossale: creare una sorta di
talismano in grado di farvi fare qualsiasi cosa.
Mi piace il termine: “Paradossale”.
Avete bisogno del vostro inconscio per realizzare grandi
obiettivi.
L’Io bambino ama le cose paradossali, perché non ha nessun
coinvolgimento in processi logici o razionali.

97
Tutto quello che vi serve è semplicemente l’acquisto di un
oggetto curioso, che stimoli il vostro gusto, e che potete portare
con voi durante la giornata.
Mi viene da pensare ad un monile, ad un portachiavi o a qualcosa
di simile. L’importante è che tale oggetto rivesta un significato
particolare, o nel modo in cui è disegnato, o per il particolare
valore economico e/o affettivo.
Ove seguiate scrupolosamente le meditazioni giornaliere, il
vostro oggetto diverrà estremamente coinvolgente per il vostro
Io bambino, che lo trasformerà nel simbolo 33X (procedure
indicate nel corso di Autocontrollo Interattivo).

Il potere di tale simbolo, dal nome vagamente esoterico, sarà


superiore a qualsiasi pensiero negativo o paura.
Tramite questo, in modo graduale e disciplinato, sarete in grado
di compiere facilmente azioni od omissioni il cui pensiero vi
faceva semplicemente rabbrividire.
Va da sé che non tarderanno ad arrivare grandi risultati, prima
impensabili.
Non è fuori luogo il paragone con un talismano.
Vi basterà stringerlo delicatamente nel pugno della vostra mano
destra, prima di compiere un’azione importante e coraggiosa
- come avvicinare una bella ragazza oppure telefonare ad un
cliente importante - e voi compirete quell’azione. Una sorta di
molla propulsiva verso il successo.
Esprimerete una tale scioltezza e naturalezza da risultare
convincenti.
Le meditazioni quotidiane serviranno a porvi nello stato d’animo
più opportuno per le vostre iniziative.
Caricherete il vostro oggetto con tutte le migliori energie
mentali.
Creerete il vostro simbolo portafortuna. Sappiate sin d’ora

98
che non dovrete mai smettere di caricare il 33X con le vostre
energie.
Coraggio, intraprendenza, decisionismo, in chi è naturalmente
privo, o carente di tali doti, sono paragonabili ad un muscolo.
Se volete svilupparlo, farlo crescere e renderlo forte, dovete
continuamente allenarlo.
Se smetterete, se non cercherete il contatto con la parte
profonda attraverso le metodiche insegnate nel corso, i muscoli
dell’inconscio perderanno tono, e ridiventerete preda delle
insicurezze, delle nevrosi e delle cattive abitudini.
Siate sempre costanti e disciplinati nello studio e nell’applicazione
dei principi della psicologia analogica utili alla vostra vita.

99
CAPITOLO 14
Il simbolismo comunicazionale
come nuova frontiera della ristrutturazione personale

La scoperta del simbolismo comunicazionale è avvenuta in


epoca successiva alla codificazione dell’ipnosi dinamica metodo
energetico.
Dapprima abbiamo intuito che il corpo reagiva ai simbolismi
asta- cerchio- triangolo, con scarichi tensionali positivi o
negativi.
Quindi abbiamo definito le varie tipologie conflittuale padre,
conflittuale madre, conflittuale ego-maschio, ego-femmina,
nelle varianti essere-avere, per complessive 16 configurazioni,
8 per le persone di sesso maschile e otto per quelle di sesso
femminile.
Siamo risaliti alle varianti caratteriali di ciascuna, in modo
da intuirne le possibili reazioni emotive nella realtà pratica.
Abbiamo creato schemi, modalità di relazione e di dialogo
efficaci.
L’amatore delle discipline analogiche poteva essere in grado di
creare strategie relazionali mirate senza dispendio di tempo ed
energie preziose, soprattutto nell’ambito della vendita e delle
relazioni personali, con migliori risultati ed in tempi brevi.
Contemporaneamente, scoprivamo che ognuna delle tipologie
manifestava, in forma ordinaria o patologica, determinati
disturbi del comportamento che non rendevano ottimale la
comunicazione con se stessa e, di conseguenza, con il mondo
circostante.
Da quel momento, ci è sembrato opportuno creare un percorso
di studi in grado di conferire all’utente un elevato grado di
autoconsapevolezza.

100
È desolante constatare quanti disturbi comportamentali crei,
nelle persone, la società in cui viviamo.
Anche chi opera nel campo della vendita, o delle relazioni
sociali, non necessariamente solo in ambito psicologico, quindi,
si renderà conto che non è possibile diventare abili comunicatori
senza prendere coscienza che le persone sono, assai spesso, i
loro disagi.
La cultura prevalente circoscrive in ambito universitario, presso
le facoltà di psicologia, lo studio e la conoscenza dei disturbi
comportamentali.
Analogic Program System, costituito dalla totalità dei nostri
corsi, non abilita alla professione di psicoterapeuta, ma agli
sbocchi professionali consentiti dalla legge e per i quali è
istituito un apposito albo interno all’Istituto che presiedo.
L’ottica di analisi dei nostri seminari è orientata nel senso di
poter creare un’efficace comunicazione con noi stessi.
Tale corretta comunicazione non può esistere senza armonia
interiore.
È fondamentale un corretto rapporto tra la nostra parte adulta
e la nostra istanza emotiva.
Mi pare di avvertire un vuoto culturale nelle dinamiche di
espressione del nostro Io bambino.
I problemi dell’uomo, e questa è la teoria che è alla base del
simbolismo comunicazionale in chiave terapeutica, nascono
da un difetto di comunicazione tra la parte razionale, orientata
al conseguimento degli obiettivi e al rispetto delle regole, e la
nostra parte istintuale, il nostro inconscio, o Io bambino.
Da una parte, la sfera adulta decide che dobbiamo essere orientati
al benessere e al conseguimento dei traguardi relazionali e
lavorativi.
Dall’altra, più questi obiettivi sono prestigiosi, più la parte

101
bambina pone dei freni attraverso le paure, le insicurezze, le
inquietudini irrisolte.
Se queste due istanze, razionale e inconscia, non collaborano,
l’individuo vivrà stati di sofferenza e di frustrazione, nelle varie
coloriture patologiche ad esse attribuite.
L’Io bambino chiede solo stima e considerazione.
Tempo addietro, in età infantile-adolescenziale, le sue
richieste non sono state riconosciute all’interno della famiglia
d’origine.
Questo dissidio, questa frattura tra parte logica e parte
emotiva all’interno della nostra mente, ancora oggi non è
debitamente considerata quale causa scatenante di piccoli-grandi
problemi.
Nella società del consumismo e del benessere a tutti costi, non
c’è tempo per rielaborare i vissuti. C’è una continua ricerca di
pillole della felicità, che possono indurci quegli stati d’animo
che non siamo in grado di creare.
La soddisfazione di un bisogno, nel breve periodo, è molto più
importante di un benessere spirituale ed emotivo totale, che
richiede tempo, riflessioni e impegno.
Preferiamo non adeguarci a questo modo di pensare, che non
mira a rimuovere le cause profonde di un disagio emotivo, ma
semplicemente a contenerne gli effetti.
Se la pillola della felicità non funziona, in un determinato caso,
e nemmeno la più rivoluzionaria terapia breve che promette
guarigioni in 5 minuti, non rimane altro, per chi vive un disagio,
che essere etichettato come malato, con assunzione di un
conseguente ruolo di marginalità sociale.
Non si vuole intendere che i disturbi del comportamento
altro non sono se non difetti di comunicazione all’interno
dell’individuo tra due componenti mentali distinte.
L’inconscio vive di percezione emotiva.

102
Persegue il piacere, l’appagamento.
Spesso la parte adulta non riesce a comprendere queste esigenze
di stima e considerazione dell’Io bambino, perciò non è in grado
di soddisfarne i bisogni.
Il problema molto serio è costituito dal fatto che l’inconscio
non possiede la capacità di discriminazione tra bene e male,
così come tra piacere e sofferenza, capacità che appartiene alla
parte adulta.
L’istinto si nutre di emozioni, di tensioni.
Se non sono create consapevolmente con la collaborazione della
sfera razionale, l’inconscio realizza da sé gli stati emozionali,
attraverso i disturbi del comportamento, che è in grado di
amplificare sino a livelli patologici.
Di fronte a simili realtà, cercare di portare avanti modalità
terapeutiche che mirino esclusivamente a contenere il sintomo,
costituisce una metodica paragonabile a voler abbattere il muro
di Berlino senza aver neutralizzato l’Impero sovietico.
Le persone devono abituarsi a rivivere gli eventi negativi della
loro esistenza, ma in modo virtuale, guidato, attraverso le
conoscenze apprese grazie alla psicologia analogica.
Bisogna prendere coscienza del nostro passato per vivere il
futuro nel modo più sereno e appagante.
Non illudiamoci che indossare maschere sociali, gettando sotto
un metaforico divano la spazzatura mentale, ci preservi dalle
insicurezze.
Possiamo cercare di abbattere il muro di Berlino dei sintomi,
ma le sentinelle poste a vigilanza dall’Impero sovietico ci
spareranno contro, garantendoci continue ricadute nei disagi
irrisolti.
Personalmente, non amo il termine terapia o psicoterapia.
Chi si rivolge ad un professionista per affrontare un percorso

103
mirato al superamento di un disagio, non dovrebbe essere
etichettato per mezzo di definizioni cliniche.
Lo stesso termine paziente, utilizzato nel setting terapeutico,
deriva dal latino pati: soffrire, essere malati.
Le parole hanno un potere energetico. Lo abbiamo sottolineato
in ogni capitolo di questa pubblicazione. Le persone, spesso, si
fanno scrupolo di ammettere che stanno seguendo un percorso
di terapia mentale o psicologica, proprio a causa della valenza
negativa che hanno questi termini di connotazione clinica.
Lungi dal voler entrare in polemica con la cultura dominante, che
non è l’oggetto né di questo libro, né di tutta l’attività didattica
che svolgiamo, vivere un disagio psicologico od esistenziale può
essere l’occasione di entrare in una dimensione più spirituale.
Qualsiasi problematica la vita ci pone, riuscire a superarla, o a
ridimensionarne gli effetti, rappresenta un passo in avanti nella
crescita interiore.
Per questo preferisco utilizzare una terminologia più corretta
ed appropriata per tutti coloro che, attraverso la psicologia
analogica, intendono superare i propri disagi e realizzarsi nella
vita: ristrutturarsi.
Come primo percorso il simbolismo comunicazionale, utilizzato
nella ristrutturazione personale, mira a riequilibrare l’armonia
interiore nell’utente, al fine di realizzare un dialogo fattivo e
concreto tra la parte emotiva e la parte razionale dell’individuo
stesso.
Dopo aver notato che ogni tipologia, tra quelle da noi codificate,
può manifestare l’insorgenza di determinate nevrosi, l’aspetto
più rilevante che abbiamo constatato è che, alla base di ogni
disturbo del comportamento avente una certa rilevanza, vi è la
presenza di sindromi genitoriali o di anatemi oggettuali.
Il potere di queste connotazioni simboliche - perché sempre di

104
simboli, pur negativi, stiamo parlando - è enorme, e ognuno di
noi ne teme le nefaste conseguenze.
Difficilmente avremmo intuito la portata di questi fenomeni
senza l’utilizzo del simbolismo comunicazionale.
L’individuo è disposto a fare qualsiasi cosa pur di non provare
il dolore correlato ad uno di questi fenomeni.
A livello di esperimenti ipnotici, abbiamo notato, in chi teme
l’abbandono - uno dei vari aspetti sindromici - che questi non
permette all’operatore di abbandonare la presa della sua mano
ove posto in stato di trance.
La scoperta di questi elementi permette agli amatori del mondo
analogico di potersi difendere agevolmente dai ricatti subiti dal
mondo esterno, garantendogli una profonda libertà interiore.
Possiamo affermare, quindi, che le sindromi sono il prodotto
di una comunicazione manipolativa vissuta all’interno della
famiglia d’origine.
Gli anatemi sono la conseguenza, invece, di un’interazione
altrettanto manipolativa con i grandi simboli della vita. Se
non riusciamo a realizzarci, se siamo sfortunati in amore, se
soffriamo di disturbi del comportamento, la causa profonda è da
ricercarsi nella presenza di una o più sindromi o di un anatema
oggettuale.
Regaliamo al lettore una domanda importante, anzi, determinante,
per sapere quale è lo stato d’animo di un interlocutore in quel
preciso momento della vita: “Cosa non faresti mai per risolvere
un problema”?. È utile anche per individuare il suo principale
punto distonico.
La prima risposta è quella decisiva, poiché espressa in modo
istintivo, non calcolato.
Possiamo capire la perplessità del lettore, che starà cercando
di capirne il significato. In realtà, sapere cosa il soggetto non
farebbe mai per risolvere un problema grave ci permette non

105
solo di sapere quali sono i suoi limiti mentali, ma soprattutto di
sapere se è sotto l’effetto di una sindrome o di un anatema.
Ove la persona risponda: “Non fare mai del male a mia
madre”, egli, molto probabilmente, vivrà un problema di tipo
sindromico.
Sua madre, per intenderci, è la causa dei suoi disagi, anche se
l’individuo non riesce ad ammetterlo. La conseguente sindrome
da lui vissuta sarà di tipo persecutorio: la persona si pone dei
grossi limiti nella vita per il timore di abbandonare, di far del
male, ai genitori.
Vuol dire che il senso di colpa da lui vissuto sulla figura materna,
dal quale probabilmente è stato ricattato, manipolato in età
infantile -adolescenziale, fa in modo che egli non si esprima,
non si realizzi, poiché si sente il custode ed il protettore di sua
madre.
Tutti dobbiamo amare i genitori, ci mancherebbe, ma ogni
cucciolo, quando diventa adulto, deve abbandonare il nido o la
tana materna, perché così la natura vuole.
Non solo fisicamente, cioè cambiando abitazione, ma soprattutto
recidendo il cordone ombelicale, in senso metaforico, per volare
alto nel cielo della vita, con amore e rispetto verso i genitori.
Ove il soggetto non riesca a vivere una vita sentimentale
decente, poiché la madre s’intromette, o dove sia costretto a
rifiutare proposte di lavoro vantaggiose, fuori sede, poiché teme
di abbandonare la genitrice, la quale fa pesare enormemente il
ruolo e la presenza per gelosia o senso di possesso, l’esistenza
di una sindrome è fuori discussione.
Il problema ulteriore è che dalla sindrome - definita persecutoria
- possono nascere una serie di ulteriori conseguenze, tra cui
ansia, depressione, senso di disistima, problematiche di natura
sessuale e quant’altro.

106
Per questo siamo contrari alla cultura della pillola della
felicità.
Sino a che la persona non va a cercare una corretta modalità di
dialogo e di comportamento nei confronti della figura materna,
non riuscirà mai a superare i propri conflitti esistenziali.
Mi pregio di donare al lettore un’ulteriore importantissima
informazione: sindromi ed anatemi si difendono dai tentativi di
ristrutturazione, o di terapia, negandosi.
Il problema cercherà sempre di nascondersi da una percezione
critica dell’individuo che lo vive.
D’altronde, è comprensibile.
La persona in stato di sindrome che, magari a seguito di un
esasperante litigio con la madre, decide, senza avere cognizione
di psicologia analogica, di fidanzarsi con una donna a lei
sgradita, o di recarsi a lavorare all’estero, vivrà stati di sofferenza
acutissimi.
L’inconscio non permette che le figure genitoriali siano messe
in discussione, e si alimenta attraverso il disagio emotivo creato
dalle sindromi stesse.
Non ha interesse che siano poste sotto controllo terapeutico.
Come soluzione, posso affermare che la sfera adulta può porsi
in antitesi ad una figura genitoriale, ma non deve mai entrarci in
conflitto, poiché le sindromi sono come maledizioni simboliche:
il prezzo da pagare per aver ucciso, sempre simbolicamente,
mamma o papà attraverso la rabbia e il rancore.
Non deve stupire se pensiamo che l’Io bambino, la parte
emotiva, non cresce come la parte adulta.
È stato accudito dai genitori, qualsiasi modalità di relazione
essi abbiano instaurato, e non accetterà mai, giova ripeterlo,
che loro siano posti in discussione.
La psicologia analogica ama andare al cuore dei problemi.
Lo fa in modo consapevole e responsabile, poiché affrontare

107
una sindrome, o un anatema, significa toccare il nervo malato
nel dente cariato dei disagi emotivi.
Lì sta il problema, non certo in tutto l’insieme dei sintomi
avvertiti dall’individuo, che si vogliono curare con pillole della
felicità o con rivoluzionarie terapie brevi, se non, addirittura,
immediate.
Nel caso specifico, la sindrome, originata dalla figura materna,
rappresenta L’Impero sovietico di cui sopra, non da abbattere,
assolutamente, ma da riconsiderare e rivivere in un percorso di
ristrutturazione.
Ulteriori aspetti sindromici rilevanti, di origine genitoriale, sono
costituiti dal timore dell’abbandono, dal senso di disistima, dallo
stato ansioso-depressivo.
Anche i grandi simboli della vita possono raggiungere un
notevole potere all’interno del sistema mentale.
Se a domanda: “Cosa non faresti mai per risolvere un
problema”?, la persona rispondesse, “non farei del male a mio
marito/moglie/figli”, istintivamente indicherebbe all’operatore
l’esistenza di uno stato anatemico.
I simboli della vita sono sempre in conflitto tra loro.
La sindrome cerca di schiacciare l’anatema e viceversa, per
cercare di mantenere l’equilibrio emotivo.
Tutto in virtù di quel famoso inciso sul verso e l’inverso nel
sistema mentale.
Anche l’anatema, dal nome che porta, è una maledizione
simbolica.
La persona teme che, abbandonando la moglie o il marito, o
entrando in grave litigio, possa sentirsi inadegutato come uomo,
o come donna.
Da qui il disagio consistente nella paura di essere giudicato
omosessuale, lesbica, sessualmente inadatto, fallito o addirittura
alla stregua di una prostituta, se di sesso femminile.

108
Queste sono le offese anatemiche, percepite in modo
terribilmente doloroso attraverso il giudizio dei nostri oggetti
simbolici significativi.
Anche in questo caso il soggetto si pone dei limiti per rispettare
questi totem oggettuali della vita di relazione fuori della sua
famiglia d’origine.
Sacrifica se stesso, con grande sofferenza, ma non li mette in
discussione.
Giova ripetere che ognuna di queste sindromi - o anatemi -
possono essere tipici delle varie configurazioni caratteriali tra
quelle da noi individuate: conflittuale padre, conflittuale madre,
ego-maschio, ego-femmina.
Potete immaginare come siamo in grado di valutare in modo
veloce, preciso e mirato, le strategie di comunicazione più adatte
per il contenimento o superamento di questi problemi.
Non c’è dubbio che la ristrutturazione analogica permette
all’individuo di rivivere emotivamente, con l’ausilio dei 5
sensi, seduto su una poltrona ed ascoltando una musica di
suo gradimento, quegli eventi negativi, secondo tipologia
di appartenenza, che hanno creato il disagio, o disturbo del
comportamento, da lui accusato.
L’inevitabile guadagno emotivo permette all’individuo
ristrutturato maggior benessere, serenità ed
autoconsapevolezza.
L’utente, ove abbia seguito interamente il percorso di studi
Analogic Program System, è in grado di effettuare da sé questi
interventi di maturazione spirituale, o può affidarsi a terze
persone che gli suggeriscono le motivazioni di riflessione più
opportune.
Non posso far altro, al termine di questa introduzione al
simbolismo comunicazionale, che augurarvi di iniziare al più

109
presto, con noi, il viaggio meraviglioso all’interno del mondo
analogico, alla scoperta di voi stessi e degli altri.
Non mancate all’appuntamento con il successo.

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CAPRIOLI V. - CONTI O. Teoria e prassi della Nuova Ipnosi, la Goliardica
Pavese 1988
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CID CNV
ISTITUITO DI PSICOLOGIA ANALOGICA
E DI IPNOSI DINAMICA

Il CID CNV è una libera associazione scientifica e culturale senza scopo di


lucro, costituita con atto pubblico ai sensi degli artt. 36 e segg. Cod. Civ.
L’Associazione, apolitica ed aconfessionale, ha per oggetto:
A) La diffusione delle tecniche della Psicologia Analogica di tipo
comportamentale - verbale e non verbale - dell’Ipnosi Dinamica® e della
Psicoterapia Analogica® nei suoi modelli pragmatici ed operativi nella terapia
a breve termine secondo le teorie dell’ideatore Stefano Benemeglio, al fine
di contribuire al benessere dell’uomo.
B) L’organizzazione di incontri, consulenze, seminari, corsi, convegni,
pubblicazioni, sperimentazioni e collaborazioni con Enti o Associazioni
aventi le stesse finalità, nonché con scuole o istituti universitari italiani ed
esteri.
C) La collaborazione, l’assistenza e la formazione culturale dei soci, al fine
del loro aggiornamento scientifico nello specifico settore della Psicologia
Analogica.
D) L’istituzione dell’Albo interno professionale dei Consulenti Analogici,
riservato a coloro che si qualificano nelle tecniche di Comunicazione
Analogica e dell’Albo professionale degli Psicoterapeuti Analogici, riservato
a medici e psicologi, iscritti ai rispettivi Albi nazionali.
L’Associazione è costituita da Soci Fondatori, Ordinari, Sostenitori,
Onorari.
Sono Soci Ordinari le persone fisiche che, a seguito di loro domanda, vengono
ammesse con delibera unanime del Consiglio direttivo.
Essere socio del CID CNV vuol dire accrescimento del proprio bagaglio
culturale per acquisire l’ottimizzazione degli strumenti cognitivi,
comunicativi e pragmatici atti a migliorare i propri bisogni nei settori affettivi,
relazionali, professionali e autorealizzativi.

CID CNV Istituto di Psicologia Analogica e di Ipnosi Dinamica


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