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La nascita del Purgatorio di J.

LE GOFF

Introduzione
Jacques Le Goff è stato uno dei massimi studiosi della storia medievale; il suo metodo di ricerca di nessi tra
sociologia, antropologia ed economia e la storia medievale mette in luce il filo conduttore della storia del
periodo. Ne “La nascita del Purgatorio” Le Goff decide di analizzare la creazione di un regno ultraterreno
intermedio che ha caratterizzato, e si è fatto caratterizzare, dalla struttura sociale e culturale del medioevo.
Le Goff decide di seguire il processo evolutivo del Purgatorio a partire dalle credenze di popoli più antichi
fino ad arrivare a teologi e filosofi del medioevo.

Riassunto
L’analisi della creazione del purgatorio parte dalle credenze antiche che possono sembrare
apparentemente scollegate alla cultura cristiana, ma che in realtà si configurano come la base di partenza
della tradizione cristiana. È interessante partire il percorso di analisi della creazione del purgatorio a partire
dalle credenze antiche, in particolare si possono trovare vari elementi in tradizioni secolari e
geograficamente distanti dai cristiani: gli Indù sono caratterizzati dalla presenza di una “terza via”, ovvero
una strada intermedia, una salvezza per chi non è ne abbastanza meritevole ne troppo cattivo; nelle
tradizioni iraniane si può trovare l’idea del fuoco e del ponte (inteso come via che collega la terra al cielo);
tradizioni più vicine sono quelle greche e romane, in particolare l’ideale greco di una proporzionalità tra
pena e castigo (per cui anche delle pene mediane); inoltre, sempre nella cultura classica si ritrovano diverse
storie di viaggi negli Inferi, le quali gettano la base alla ricerca di una descrizione geografica e realistica
dell’aldilà. Già nei primi testi cristiani ed ebraici si trovano dei rimandi a diversi luoghi che alludono ad un
Purgatorio, o per meglio dire ad un inferno superiore, ma essi non sono che un lontano rimando al
Purgatorio che si andrà a sviluppare molto più avanti. In particolare nei testi giudaici si trovano diversi
rimandi ad un perdono ed a un fuoco purgatorio (senza alcuna accezione al luogo che verrà
successivamente creato), ma la concezione è completamente diversa dalle successive teorie dei teologi
cristiani. La creazione di un luogo intermedio si può anche attribuire ad una particolarità della cultura
cristiana che è perfettamente spiegata dalla frase di Salomon Reinach “I pagani pregavano i morti, mentre i
cristiani pregavano per i morti”, la differenza è abissale; ed è proprio questo pregare per i morti che si lega
al Purgatorio, infatti nelle prime visioni riguardanti il Purgatorio si narrava sempre di anime che, grazie alle
preghiere dei loro cari, sono riuscite a raggiungere il paradiso . Le Goff spiega come la decisione di inserire
questi richiami all’antichità e alle vecchie tradizioni non serva per spiegare con semplicità la nascita di un
luogo complesso come il Purgatorio, anzi sarebbe fuorviante pensare che l’autore asserisca a questo, ma Le
Goff spiega come li abbia presentati per far capire da dove gli intellettuali cristiani andranno a prendere i
vari elementi quando inizieranno a teorizzare le prime visioni di Purgatorio.

Fatto il preambolo sulle tradizioni precedenti al cristianesimo che influenzeranno le simbologie e i luoghi
del purgatorio, Le Goff inizia a presentare i “padri” del Purgatorio, ovvero i pensatori cristiani che hanno
provato per primi a spiegare il giudizio dopo la morte e la divisione tra Paradiso ed Inferno. Tra i pensatori
più influenti non si può non parlare di Sant’Ambrogio che nei suoi scritti presenta cosa avverrà al Giudizio
Universale, tema molto inflazionato dai pensatori cristiani in quanto si pensava che la fine del mondo fosse
molto vicina. Sant’Ambrogio spiega come in seguito alla resurrezione, i giusti andranno i Paradiso, mentre
gli empi andranno all’Inferno; le anime saranno giudicate solamente a seconda dei loro peccati e la prova
sarà passare attraverso ad un fuoco (che si configura come il battesimo di fuoco presentato nelle Sacre
Scritture). A seguito di Sant’Ambrogio è doveroso parlare del pensiero di Sant’Agostino in merito, ma prima
bisogna fare una precisazione molto importante: Sant’Agostino tratta sicuramente il Purgatorio, ma con
scarso interesse riguardo al periodo che intercorre tra la morte ed il Giudizio Universale questo perché la
Roma di Sant’Agostino viveva un clima di profonda crisi e tendenze al millenarismo, per cui l’interesso verso
questioni poco pratiche era scarso. Testo molto interessante di Sant’Agostino si ritrova nel libro delle
Confessioni IX, in questo libro è contenuto un testo nel quale il Santo spiega l’utilità e la funzionalità dei
suffragi per i morti, in particolare la capacità della preghiera di smuovere l’animo di Dio. Sant’Agostino
procede poi con una classificazione delle anime in quattro categorie: i buoni, i mediamente buoni, i
mediamente cattivi ed i cattivi. Il Santo spiega come ai buoni ed ai cattivi non servano i suffragi, in quanto i
primi non li necessitano ed ai secondi non servono; nelle categorie mezzane i suffragi sono necessari per i
buoni per andare in paradiso, mentre per i cattivi per una pena più lieve. Sant’Agostino, oltre ad essere
decisivo per la divisione in quattro categorie delle anime, è stato molto importante poiché ha spiegato
l’esistenza di pene purgatorie (o espiatorie), ovvero pene che perdureranno per un determinato periodo di
tempo. Proprio con Sant’Agostino compare quest’idea di pene temporali e per cui una scansione temporale
del Purgatorio, assoluta novità rispetto all’idea di eternità di Paradiso ed Inferno. Sant’Agostino riporta in
auge l’immagine del fuoco purgatorio che fa da prova, in particolare spiega come per chi è buono si tratterà
di un fuoco benefico, mentre per chi deve essere purificato si tratterà di un fuoco purificatorio e doloroso,
ma necessario per la salvezza dell’anima. Ultime due figure da citare sono Cesario da Arles e Gregorio
Magno, i quali sono stati necessari nel rafforzare l’idea di Purgatorio ed in particolare della circolazione tra
il popolo degli insegnamenti (semplificati) di Sant’Agostino; inoltre è con Gregorio Magno che nasce la
tradizione del cristianesimo di usare gli exempla per presentare degli insegnamenti.
Per molti secoli non si riscontrano testi che parlano in alcun modo dell’aldilà cristiano in maniera diversa o
originale; si può trovare però l’opera di Giuliano, che riprende l’idea di Sant’Agostino e Gregorio Magno di
un fuoco purgatorio diverso dal fuoco infernale e che punisce peccati diverse. Il passo avanti che si può
ritrovare in queste tese di Giuliano, molto ispirate da Gregorio Magno, è l’idea che il fuoco infernale
punisca alcuni peccati (peggiori), mentre il fuoco purgatorio punisca altri peccati (di minore importanza).
Nel periodo carolingio e post-carolingio non vi è una grande produzione di testi che parlano prettamente di
Purgatorio, ma esplode il fenomeno delle Visioni, grazie alle quali si riesce ad avere un’idea più definita del
pensiero riguardo al Purgatorio; in particolare si può notare l’evoluzione del pensiero agostiniano delle
pene temporali: le pene non sono più semplicemente temporali, ma anche legate al peccato commesso e
per questo non durano tutto il tempo dalla morte fino al Giudizio Universale.

Il XII secolo viene definito da Le Goff come “il secolo del grande slancio”, in quanto le mutazioni sociali e
culturali mettono le basi alla reale possibilità di attuazione del Purgatorio. La società diventa tripartita
(oratores, bellatores, laboratores), inizia ad istituirsi la scolastica ed inizia un periodo di rinnovato fervore
religioso. La questione del Purgatorio diviene sempre più importante e gli studiosi cercano di rispondere ai
molti interrogativi che vengono alzati. Si cerca innanzitutto di donare una spazialità geografica al
purgatorio, infatti nessuno aveva mai dato al Purgatorio una forma terrena, ovvero un ubicazione reale in
cui il Purgatorio potesse trovarsi (al contrario l’Inferno era sicuramente sottoterra). Oltre al problema
dell’ubicazione geografica bisognava inoltre ovviare al problema della categorizzazione delle anime, infatti
le quattro categorie Agostiniane diventarono in questo secolo le tre categorie che noi tutti conosciamo. Il
processo di trasformazione delle categorie non è molto complesso di per sé, ma , data la fama di
San’Agostino, fu molto difficile decidere di attuarlo realmente. Tornando al problema dell’ubicazione vi
furono due diversi tentativi: il primo era di situarlo in Irlanda, infatti era stato scritte il Purgatorio di San
Patrizio ambientato in quella regione; altro tentativo è da ricondurre alla Sicilia, si pensava che un accesso
per il Purgatorio fosse ubicato all’interno dell’Etna. I due tentativi non andarono a buon fine, infatti nessuno
dei due fece presa sugli intellettuali che ammisero presto di non aver idea di dove possa essere situato il
Purgatorio. Un teologo che sicuramente è andato vicino alla formulazione del Purgatorio è Pietro di Celle, il
suo scritto recita: “Se sei in Paradiso tu stai sicura, lontana dalle miserie di quaggiù. Se sei nel fuoco
purgatorio, sei tormentata da pene, ma tuttavia attendi la liberazione. Se sei nell’inferno, perduta ogni
speranza, attendi non la misericordia, ma la verità e la severità”. Nel testo qui riportato sembra quasi che
l’Abate sia vicino alla creazione di un vero e proprio luogo. All’inizio del 1200 ci si trova in un clima di ricerca
molto dinamico con la scolastica che si trova nel suo periodo di splendore, ma non durerà molto, in quanto
la Chiesa iniziò ad applicare la censura. Il Purgatorio si salva dalla censura per un motivo molto
sorprendente: venne usato per la lotta contro l’eresia. Molti teologi ed ecclesiastici utilizzarono il
Purgatorio nella sua fase embrionale per far fronte ai movimenti eretici e pauperistici che si stavano
sviluppando nell’Europa del tredicesimo secolo. Un episodio molto interessante è la lotta tra la Chiesa di
Roma e quella Greca, il papa stesso si fa portatore della credenza del nuovo luogo ultraterreno per lottare
contro le teorie portate avanti dagli eretici greci. C’è da sottolineare come di primo acchito possa sembrare
di essere vicini alla formazione del Purgatorio, ma in realtà le descrizioni del periodo riguardo alla geografia
ultraterrena sono ancora molto confuse e legate alla tradizione antica. Il già citato Purgatorio di San
Patrizio, sarà un’opera molto importante per la formazione del luogo, infatti l’opera avrà un successo
immediato tra i suoi contemporanei; in particolare nell’opera si cerca di normalizzare l’uso della parola
purgatorio.

Il Purgatorio segue le rivoluzioni in campo legislativo e soprattutto in campo sociale, infatti la logica che
seguirà il Purgatorio sarà impregnata di quello che era il diritto dell’epoca. In questo periodo, a fronte di
un’insaziabile ricerca riguardo al Purgatorio, i teologi cominciano a domandarsi sempre di più quali peccati
e come vengano puniti nel Purgatorio; proprio per questo continuo domandarsi ed interrogarsi sulla
questione viene deciso che nel Purgatorio verranno puniti anche i peccati veniali, in misura della quantità e
cattiveria con la quale sono stati commessi. È interessante vedere l’evoluzione della considerazione
riguardo ai peccati veniali, infatti prima della creazione del Purgatorio si pensava che essi scomparissero
con la preghiera, in quanto peccati minori; si è allora deciso di inserire i peccati veniali nel Purgatorio in
quanto ci si è sì pentiti del peccato commesso, ma la penitenza non si è ancora esaurita. Si ripropone il
problema di corrispondere ad uno schema quaternario una spazializzazione ternaria; si opto per la
decisione di diminuire le categorie e non aumentare i luoghi, i motivi sono principalmente due: in primis
Sant’Agostino non aveva definito propriamente la fine dei mediamente cattivi, infatti aveva risolto tutto con
un ipotetico alleviamento della pena; in secondo luogo la società e la logica degli uomini dell’epoca si era
abituata a ragionare in sistemi ternari, non più in sistemi quaternari o duplici. Le quattro categorie di
Sant’Agostino divennero presto tre con l’unione dei mediamente buoni e cattivi nella categoria dei
mediocres.

Si entra ora nel vivo della questione, infatti Le Goff analizza il secolo del successo del Purgatorio, ovvero il
XIII secolo. In questo periodo era necessario dare una dimensione scolastica al Purgatorio, ovvero riuscire a
trovare le sue regole e la sua forma geografica per poterlo finalmente mettere a punto. Durante questo
periodo di scolarizzazione ci sono due opinioni che sono essenziali: quella dei francescani e l’opinione di
Tommaso d’Aquino. I francescani cercano di dare una dimensione realistica al Purgatorio dandogli delle
vere e proprie regole base: vengono purgati i peccati veniali e le pene terrene non ancora espiate, la pena è
superiore a qualsiasi provata durante la vita, è una pena giusta e proporzionata, c’è fiducia e speranza, solo
poche persone non passano per il Purgatorio, in quanto tutte le persone commettono peccati più o meno
gravi. Tommaso d’Aquino ha un pensiero ancora legato ad Agostino e soprattutto al diritto dell’epoca,
infatti divide le anime in status: l’anima al momento della morte può essere o giudicata idonea (Paradiso) o
no (Inferno) al Paradiso e se non può essere giudicata va al Purgatorio. Certamente non tutti i movimenti
eretici erano stati sconfitti con le prime ondate di persecuzione e proprio per questo motivo la nascita del
Purgatorio è stata così repentina, già nel 1254, Innocenzo IV pubblicava una bolla papale nella quale andava
contro le credenze della Chiesa Greca che negava l’esistenza del Purgatorio e anzi lo riconosceva come
luogo di dimora delle anime che dovevano ancora espiare i propri peccati.

Il Purgatorio era ormai nato e fece subito presa su tutti gli uomini grazie al giubileo del 1300, infatti in
quest’occasione di remissione dei peccati per vivi e morti, gli uomini vennero influenzati nel credere in uno
stresso legame con l’aldilà e la possibilità di alleviare le proprie pene e quelle dei cari. Questa presa sul
“grande pubblico” fece si che si avviarono due processi diversi: il primo fu il tentativo di creare un calcolo
matematico per capire quanto periodo bisognasse passare in Purgatorio per ogni colpa, il secondo fu una
vasta produzione di visioni ed exempla riguardanti il Purgatorio. Questo nuovo territorio dell’aldilà presto
conobbe il proprio santo protettore: Santa Lutgarda. È molto interessante notare come al variare dello
scrittore di visioni ed exempla varia il polo al quale il Purgatorio si avvicina di più: in alcuni scritti viene
definito un luogo molto simile all’Inferno per atmosfera e pene, mentre in altri viene spiegato come regni la
speranza e la vicinanza con il regno dei Cieli.

Infine Le Goff non poteva che citare Dante per concludere l’opera; il poeta fiorentino è riuscito a donare al
Purgatorio il suo ruolo di luogo intermedio, allo stesso tempo caratterizzandolo temporalmente e
fisicamente grazie alle sue descrizioni. Dante risponde nella sua opera a molti interrogativi che erano stati
posti: innanzitutto spiega sin da subito l’esistenza di un antipurgatorio, ovvero una zona che precede il
Purgatorio dove le anime pregano e meditano sui loro peccati; dona poi una struttura congrua con la sua
funzione al Purgatorio, dividendolo in zone che contengono precisi peccati; spiega come funziona
l’espiazione di un peccato a partire da una pena fisica per poi passare alla meditazione ed
all’appropriazione della virtù mancante; spiega come il Purgatorio sia orientato verso il Paradiso e per
questo protetto e gestito dagli angeli; dono connotati temporali alla struttura e per tutta la durata del
viaggio nel Purgatorio sottolinea elementi temporali, i quali sono invece assenti nell’Inferno e nel Paradiso.
Il Purgatorio dantesco è un “ascensore” spirituale che eleva l’anima e la fa progredire, in modo che essa
possa accedere al regno dei Cieli e godere della visione beata.

La Chiesa come specchio delle trasformazioni socio-culturali


Certamente non si può negare che la Chiesa ha sempre ricoperto un ruolo fondamentale nelle
trasformazioni sociali e culturali durante tutta la storia (a partire ovviamente dalla comparsa del
cristianesimo e dal suo successo). Chiesa, società e cultura si sono sempre influenzati a vicenda, poiché ad
ogni mutazione sociale avviene una mutazione nell’ordine (o nelle regole) ecclesiastiche ed una mutazione
nella cultura.

Bisogna innanzitutto cominciare dall’inizio, a partire dalla comparsa del cristianesimo. Il cristianesimo ha
radici nel sottile lembo di terra che è la Palestina (ovviamente non si parla dell’attuale stato, ma della
regione che allora era definita come Palestina), in particolare nella regione della Giudea. Il cristianesimo
nasce in un periodo di crisi per la regione della Giudea, o per meglio dire nasce in una regione che era da
diverso tempo in uno stato di profonda crisi. Il motivo di questo stato di crisi è da ricercare nella conquista
da parte dell’impero romano, i conquistatori infatti riunirono sotto una stessa regione diversi popoli con
tradizioni molto differenti e li costrinse a pagare alti tributi. Il territorio venne dato in custodia ad Erode,
che non si mostro affatto ostile alle tradizioni del luogo ed anzi aiutò con finanziamenti la costruzione del
Tempio di Gerusalemme. Alla morte del sovrano la regione passò ad un prefetto, che non si mostrò
rispettoso come Erode e costrinse il popolo giudaico a continue testimonianze di sottomissione a Roma ed
al culto pagano. È in questo periodo di profonda crisi, soprattutto delle tradizioni del popolo, che nasce il
cristianesimo; il culto cristiano si pone come risposta ad un problema sociale e culturale sin dalla sua
nascita, si configura come una religione caritatevole che nasce con il proposito di aiutare gli stati più poveri
della regione. Già dalla sua nascita il cristianesimo è profondamente immerso nella società e nella cultura
dell’epoca, in particolare cerca di dare delle risposte, un aiuto ad una società che si trovava in una crisi
sotto tutti i punti di vista (anche culturale).

Il cristianesimo porterà un bagno di sangue nell’impero romano, infatti la particolarità della religione
cristiana è la spinta alla conversione. Il cristianesimo si differenzia profondamente dai precedenti culti
poiché ha la caratteristica di voler unificare tutti i popoli sotto un'unica bandiera; prendendo per esempio il
paganesimo romano, ciò non accadeva affatto, infatti sottomesso un territorio non si costringevano gli
abitanti a seguire ossequiosamente il pantheon romano, ma si pretendeva da essi rispetto verso le proprie
divinità. Il cristianesimo da inizio al periodo di persecuzioni che prenderanno il largo nell’Europa romana c e
che saranno sempre presenti fino ai giorni d’oggi. La crescita di seguaci del culto cristiano ha le sue radici
proprio nei problemi sociali del periodo: Roma, dopo i primi secoli di splendore dell’impero, inizia ad
avvicinarsi al suo periodo di decadenza e tutte le persone non riescono a capacitarsi e capire il motivo di
questo decadimento ed allora trovano rifugio nella religione cristiana che sembra essere l’unica forza
capace di contrastare l’impero. La religione cristiana deve la sua fortuna soprattutto al periodo di crisi del
periodo, infatti una società insicura sul proprio destino e che ha davanti ai suoi occhi costanti esempi di
martiri e sfide contro l’autorità inizierà a porsi delle domande su chi sia più forte e tenace in quel momento.

Alcuni studiosi sostengono che il cristianesimo sia stato uno dei motivi del crollo e declino dell’impero
romano d’occidente, in quanto i monaci cristiani predicavano la pace e l’astinenza dalle battaglie. A favore
di questa tesi troviamo Voltaire, il quale sostiene che i cristiani si fossero fatti così tanto largo nella società
romana che erano rimasti ormai più monaci che soldati; l’intellettuale illuminista ovviamente utilizza un
iperbole per descriverci la situazione, ma è innegabile dire che certamente i valori cristiani abbiamo reso un
po’ più pacifica la civiltà romana, nata come popolo di conquistatori. Oltre all’apertura di nuovi monasteri
che spinse molti giovani a divenire monaci e alla morale di non fare la guerra, vi sono altri fattori della
cultura cristiana che influenzarono, secondo gli studiosi, nel declino dell’impero romano: innanzitutto la
Chiesa iniziò ad avere un ruolo sempre più importante anche in ambito politico e questa politicizzazione
della figura ecclesiastica fece sì che iniziarono a nasce dei contrasti tra funzionari dell’impero e vescovi; altri
fattori che sembrerebbe aver influenzato il declino dell’impero romano sono stati gli insegnamenti
evangelici e di uomini di chiesa che spinsero gli uomini a considerare il mondo come qualcosa di non
importante in confronto alla vita eterna; ultimo fattore che parrebbe aver influenzato il declino sarebbe
stato la spinta a prendere voti di castità per le donne, infatti molte donne iniziarono a diventare vergini.
Interessante notare come l’imperatore Maggioriano decise addirittura di fare una legge per evitare che le
donne prendessero i voti prima dei quaranta anni, in modo che esse potessero prima procreare dei figli.
Sarebbe fuorviante considerare il cristianesimo come forza interna determinante al declino dell’impero
romano d’occidente, ma certamente ebbe un ruolo corrosivo all’interno di una società che già da tempo
aveva perso i suoi valori ed ideali.

Seguendo questo percorso cronologico dello sviluppo del cristianesimo e la sua correlazione con società e
cultura ci si incappa finalmente nella storia della nascita del Purgatorio. La storia del Purgatorio non è
certamente corta e semplice come può apparire, infatti sin dagli inizi del cristianesimo parevano esserci
segmenti delle Sacre Scritture che alludessero ad un luogo intermedio, ma si contraddicevano a vicenda ed
erano completamente diversi l’uno dall’altro. Il primo cristiano che ha realmente provato a spiegare le
prime piccole sfaccettature del Purgatorio è stato Sant’Agostino. Sant’Agostino ha innanzitutto ammesso
l’esistenza di dei gruppi intermedi, infatti era logicamente inconcepibile pensare che si fosse o buoni o
cattivi; si trattava semplicemente di un retaggio culturale antico, legato ancora all’idea dell’esistenza di
dualismi ovunque (non si era ancora riusciti a comprendere che esistessero delle vie di mezzo).
Sant’Agostino spiega anche l’importanze della preghiera per i morti, infatti la preghiera per un defunto
poteva aiutarlo nell’aldilà per raggiungere il Paradiso o avere una pena ridotta all’Inferno. È da sottolineare
come Sant’Agostino non tratti in maniera molto approfondita il tema del Purgatorio, infatti si concentra
solamente sulla classificazione degli uomini nel momento della loro morte e del Giudizio Universale, senza
concentrarsi su cosa avvenisse tra i due. Sant’Agostino opera in un periodo di crisi nell’impero romano e
proprio per questo il suo pensiero non si sofferma su un ragionamento ancora astratto come il Purgatorio,
ma parla piuttosto della morte e del Giudizio Universale. Sant’Agostino cerca di dare speranza con il suo
pensiero e cerca soprattutto di lasciare un messaggio di stabilità dopo la morte ad una società che si sente
soffocata al percepire il declino ormai prossimo del proprio impero.

La nascita del Purgatorio è l’esempio perfetto di come la Chiesa decida di agire per rispondere a dei bisogni
sociali di tutti, ma anche propri economici (soprattutto in quel periodo). Il medioevo vede la nascita di una
nuova figura molto importante ed una nuova classe sociale: il mercante e la borghesia. I mercanti dei primi
secoli dopo il Mille diventano sempre più ricchi e degli uomini sempre più influenti, in quanto si sa che il
mondo gira intorno ai soldi, per questo motivo non si può più pensare ad una netta divisione tra nobili e
popolo. I mercanti si ergono come figura che sta in mezzo tra i ricchi nobili e il povero popolo e per questo
non trovano posto in nessuna delle due categorie; proprio per questo motivo si va a configurare un nuovo
ordine sociale, nel quale i mercanti hanno il proprio ceto sociale di appartenenza: la borghesia. Di fronte a
questa nuova situazione di rigoglio economico la Chiesa non può certamente continuare a predicare la
povertà evangelica e il distacco dai beni materiali che erano tipici della tradizione cristiana. Allora la Chiesa
decide di prendere anch’essa una via intermedia: la creazione di un luogo intermedio che risponda
all’esigenza di non dannare completamente l’attaccamento al denaro ed altri vizi, ma comunque di punirlo
senza mezzi termini, in modo che il popolo ne restasse impaurito. L’operazione della Chiesa aveva lo scopo
di giustificare il futuro attaccamento al denaro che caratterizzerà la Chiesa degli anni a venire e allo stesso
tempo dava la possibilità di monetizzare un nuovo aldilà. Sembra quasi che gli ecclesiastici del tempo
fossero degli esperti di marketing o di economia, in quanto con una singola mossa riuscirono a creare nel
giro di qualche anno il più grande giro di denaro che la Chiesa abbia mai avuto: le indulgenze. A partire dal
celeberrimo giubileo dell’anno 1300, la Chiesa iniziò a vendere indulgenze con la promessa di pene sempre
più lievi in Purgatorio in cambio di una cospicua offerta all’ordine ecclesiastico. La nascita del Purgatorio
testimonia lo stretto legame che c’è tra Chiesa e società, oltre che il disperato desiderio dell’ordine
ecclesiastico di riuscire a giustificare l’attaccamento ai beni terreni.
Certamente non finiscono qui gli esempi del legame tra società e Chiesa, infatti un esempio lampante è la
nascita del tribunale dell’Inquisizione in contemporanea ad un periodo di rinato interessamento
intellettuale e di ricerca in maniera del tutto laica; inoltre il tribunale dell’Inquisizione non è da separare
completamente dal fenomeno della borghesia, in quanto spesso e volentieri le inquisizioni erano di
carattere politico-religiose e sempre scatenate in città. Il tribunale dell’inquisizione mostra un’ulteriore
prova di come la Chiesa reagisca ai comportamenti sociali degli uomini del suo tempo: l’Inquisizione nasce
da un rovesciamento dei ruoli sociali, dove la Chiesa da fulcro indiscusso venne superata da altre classi
sociali per importanza, proprio per questo motivo la Chiesa provò a rimanere il centro della vita sociale
dell’epoca. La Chiesa reagì per cui con la violenza di fronte a dei cambiamenti sociali che non poteva più
gestire con le minacce spirituali ed iniziò così un periodo di inquisizioni con scopi politici e di riordinamento
sociale, oltre che con scopo di censura. Come anticipato prima l’Inquisizione e i vari organi che la
compongono servivano anche a gestire la ricerca del sapere, che a poco a poco diveniva sempre più laica e
slegata dall’ambiente religioso; tramite l’uso della censura e delle minacce di tortura la Chiesa riuscì a
mantenere un parziale controllo su alcune pubblicazioni e tentò di censurarne altre.
In conclusione il cristianesimo nasce come una risposta sociale e proprio per questo durante tutta la sua
storia rimane strettamente legato alle modifiche sociali e culturali del periodo. A partire dal Medioevo inizia
poi una nuova epoca per il cristianesimo, durante la quale vescovi e papa provarono ad esercitare un vero e
proprio potere politico, provando in qualche modo a fermare trasformazioni sociali che parevano essere
sfavorevoli alla Chiesa oppure fermare ricerche culturali che non fossero svolte con la benedizione di Dio.
La Chiesa non si fermò al semplice controllo delle situazioni, ma tentò a più riprese di utilizzarle come
vantaggio oppure come scusa per rafforzare il proprio potere.

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