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Il ruggito della Tigre

Primi segnali di forza della politica economica e monetaria cinese allinsegna di un cambio di strategia ica rispetto alle politiche del 2008 e del 2009. Il Dragone vuole uscire dalla crisi proprio in quello che lo zodiaco definisce come lanno della tigre, simbolo al contempo di forza ed eleganza. , eleg

di: Francesco Maringi Inizia con un forte ruggito lanno della Tigre da parte della Cina: Zhong Shan, vice-ministro aggiunto
per il commercio cinese, ha annunciato sul sito del Ministero che la quota cinese del commercio mondiale dovrebbe superare il 9% quest'anno, dopo l'8,6% conseguito nel 2008. La Cina, dice Shan diventer , probabilmente la numero uno mondiale dell'export, spodestando la Germania (immagine 1) A dicembre Germania 1). 09 il Made in China sui mercati esteri ammontato a 131 miliardi di dollari, il 18% in pi dello stesso na periodo dellanno precedente. E guai a chi si immagina navi cariche di tessile di bassa qualit che inondano i mercati nostrani. Il paese del Dragone ha esportato prevalentemente macchinari ed elettronica (per 713,1 preva acchinari miliardi di dollari) e prodotti hi-tech (376,9 miliardi di dollari) (immagine tech 2). Altro record conseguito quello sulle riserve valutarie: nellultimo trimestre del 2009 queste sono aumentate di 127 miliardi di dollari al punto da consolidare il primato di Pechino quale maggiore detentore del Figura 1 pianeta (immagine 3). Secondo lo studio di alcuni analisti, i due terzi di queste riserve sono in dollari, il restante terzo sono prevalentemente in euro, yen e, in minima parte, altre stante valute asiatiche. Come se questo non bastasse, il ranking sulle principali banche mondiali, pubblicato dal Financial Times l11 gennaio scorso, mette in luce come le prime quattro banche in testa alla classifica siano banche cinesi, la quinta brasiliana e al sesto posto ritroviamo nuovamente un istituto cinese, in netta contrapposizione con quanto avveniva nel 2000 quando ai primi posti trovavamo 4 istituti statunitensi, una banca inglese ed UniCredit in sesta posizione (immagine 4). d A tutto questo si aggiungono due manovre messe in campo allinizio della settimana scorsa sui quali analisti di tutto il mondo hanno visto lexit strategy cinese rispetto alla politica di aiuti per far fronte alla crisi economica economica: innanzitutto la Peoples Bank of China ha incrementato i
Figura 3 Figura 2

tassi sui titoli pubblici in modo da provocare un rialzo generalizzato dei tassi del sistema bancario e, contemporaneamente, ha drenato dal mercato 137 miliardi di yuan (20 miliardi di dollari) contrastando lespansione del credito e quindi bloccando eventuali bolle speculative. Il pragmatismo dei dirigenti di Stato cinese esemplare: di fronte alla crisi economica che ha mandato in bancarotta aziende, banche e mercati di mezzo mondo, il governo cinese ha deciso di operare nellautunno del 2008 in maniera espansiva, non regalando soldi ad aziende in crisi ma agendo sulla leva della politica fiscale e su quella monetaria. La prima ha messo in moto un forte meccanismo di spesa pubblica ed investimenti soprattutto nel campo delle grandi opere infrastrutturali, ma anche a sostegno dei consumi privati con incentivi e sgravi fiscali. La seconda leva invece ha accresciuto in maniera stratosferica il credito bancario al punto che nel 2009 le banche cinesi hanno erogato 9600 miliardi di yuan di prestiti (1400 miliardi di dollari), un record assoluto. Ora, assicurato al paese una crescita (seppur sostenuta), con uneconomia che nellultimo trimestre dellanno registrava un confortante +8,9%, il governo di Pechino ha deciso di mettere in campo una strategia che contrasti la deriva inflazionistica (i prezzi al consumo sono cresciuti dello 0,6% nel solo mese di novembre) e la temuta bolla speculativa del mattone che le politiche espansive dellanno precedente rischiavano di portare con s. tempo di limitare gli effetti collaterali, quindi, e cos la Banca del Popolo cinese ha rialzato i rendimenti sui Buoni del Tesoro trimestrali a 1,3684% cio 4,04 punti base sopra lultima operazione; questa manovra ha fatto lievitare la curva del costo del denaro, visto che i tassi swap annuali (lo swap nella sua forma elementare un accordo che prevede che due contraenti si scambino dei flussi finanziari calcolati con un criterio prestabilito a date prefissate) hanno raggiunto in breve tempo il livello massimo degli ultimi 16 mesi (2,19%), mentre i rendimenti swap decennali sono saliti al 4,39%. Contemporaneamente per le autorit cinesi stanno forsennatamente drenando liquidit del mercato, con il famoso picco dei 137 miliardi di yuan tolti dal mercato in una sola settimana. E si prevede un restringimento nei cordoni della borsa creditizia: secondo Bloomberg il volume di credito per il 2010 si aggirer intorno ai 7 trilioni di yuan (1 trilione di dollari), molto pi del 2008 (4,5 trilioni), ma decisamente molto meno dei quasi 10 milioni del 2009. E questo per paura che continuino i problemi inflazionistici che si sono cominciati a registrare, ma soprattutto per evitare una bolla speculativa che, come abbiamo visto nel contesto statunitense, pu essere devastante. Negli ultimi periodi infatti si registrato un aumento dei prezzi delle abitazioni di circa il 25% in periferia ed il 35% in centro citt.
Figura 4

Queste misure del governo proteggeranno le imprese cinesi da rischi di inflazione, incrementati anche dal fatto che il renminbi (valuta avente corso legale in Cina) non fluttua liberamente nei mercati ma tenuto artificialmente basso da politiche valutarie che favoriscono in questo modo lexport, limitando nel contempo limport. Questa scelta delle autorit di Pechino viene, senza mezzi termini, definita predatoria dal Nobel statunitense Paul Krugman il quale propone allOccidente di ricattare la Cina proponendo 2

politiche protezionistiche nei confronti delle sue merci, finch il renminbi continua ad essere vincolato. Francamente una politica protezionistica, oltre a peccare di coerenza con i dettali liberisti che sono il fulcro della politica americana, appare per lEuropa poco conveniente anche sotto il profilo del mercato: le politiche come quelle promosse da Pechino, infatti, riducono il rischio di unesplosione dei prezzi delle materie prime (provocate per esempio da operatori finanziari che operano acquisti allo scoperto, facendo cos lievitare il prezzo a termine del petrolio) che potrebbero costringere la Bce ad un aumento prematuro dei tassi. E poi, un aspetto che sfugge agli economisti statunitensi (non perch non lo vedano, ma perch non sta loro molto a cuore, a differenza delle autorit della Repubblica Popolare) che la disparit tra i poteri di acquisto salariali dei due paesi ancora molto alta e quindi rendere pi costosa la moneta non aiuterebbe certo nel progetto di arricchimento e miglioramento economico dellintera societ perseguito alacremente dai cinesi. Ma non c solo economia a finanza nei piani del gruppo dirigente cinese. Il primo gennaio 2010 insieme ai Paesi dellAsean, lAssociazione del Sud-Est asiatico, la Cina ha dato vita alla terza zona di libero scambio del pianeta (dopo Unione Europea e Nafta Accordo Nordamericano per il libero scambio-), che avr unestensione geografica di 13 milioni di Kmq e coinvolger 1,9 miliardi di persone. La rilevanza geopolitica di questa mossa, oltre agli indubbi vantaggi economici e commerciali, sono del tutto evidenti. Per chi insomma in tutti questi anni immaginava un G2 ed un idillio tra Usa e Cina, Chimerica come guida del mondo, dovr rifare i sui calcoli. I dirigenti del governo cinese hanno pi volte criticato la politica fiscale, monetaria e commerciale degli Usa; a Copenaghen poi hanno platealmente bocciato le loro proposte riguardo ai negoziati sullambiente. Forse per questo che le parole di Krugman e di gran parte dellestablishment Usa sono cos severe: temono una mossa che possa danneggiarli. A maggior ragione dopo la proposta fatta alcuni mesi fa dai cinesi, di sostituire il dollaro come valuta mondiale. Il 2010 iniziato quindi con un forte e possente ruggito, ma sono in tanti a temere che la Tigre, prima o poi, sfoderi le unghie.