Sei sulla pagina 1di 9

LA VIA CRISTIANA IN POLITICA

1. La Chiesa e la politica

La Chiesa non è né di destra, né di sinistra, né di centro. E' altro. Sono, semmai, le formazioni politiche ad
essere più o meno compatibili con la sua Dottrina sociale.
I cattolici, prima che ai partiti, devono essere aderenti alla Chiesa. La loro "ideologia", perciò, è la dottrina
sociale della Chiesa. Ma essi, secondo l'opportunità e seguendo la propria coscienza, possono "far uso" dei
partiti, almeno di alcuni di essi, come strumenti per far "lievitare" la società civile manifestando in essa la
potenza redentrice della dell'amore di Dio.

Di fatto la dottrina sociale della Chiesa non esclude nessun valore umano ma, anzi, tutti li integra. Così:
accoglienza e ordine sociale; clemenza e giustizia retributiva; legame ai valori tradizionali e tensione
riformista; fermezza nei principi e, quando opportuno, capacità di mediazione; libertà personale e regole…
devono essere tra loro in accordo e armonia, in un equilibrio che non sia equilibrismo e moderatismo, ma
radicalità evangelica, secondo l’ordine che le caratterizza. Un equilibrio, perciò, che non significa
equidistanza tra i vari valori e tra i vari disvalori.

Di solito chi in politica è radicale e riformista, manca di equilibrio ed è fanatico, mentre chi è “moderato”,
nel senso di equilibrato, difficilmente è disposto a lottare per riforme davvero profonde che vadano a
vantaggio dei più deboli.
Ebbene, per la Chiesa, la politica deve essere radicale ed equilibrata.

2. Alcune premesse

a) Lo schema destra – sinistra ( e, conseguentemente, centro), non appartiene al pensiero cristiano


occidentale, ma nasce con la Rivoluzione Francese: chi, nell’Assemblea Costituente (sorta nel 1789, poco
prima della Rivoluzione Francese e abolita a settembre 1791), sedeva a sinistra, era più riformista, mentre chi
sedeva a destra era più conservatore.
Col tempo i termini destra e sinistra sono diventati di uso comune, assumendo spesso una vasta gamma di
sfumature e significati in funzione dei tempi e dei luoghi.

I cristiani non possono rifarsi direttamente a schemi di questo tipo, anche se occorre prendere atto che sono
entrati nel linguaggio comune, ma devono guardare ai principi e ai fatti.
La Chiesa non è né nazionalista, né internazionalista; né liberalista, né collettivista, ecc. Ma, soprattutto, la
Chiesa è una società di origine divina, che vuole portare la novità della grazia della redenzione in tutte le
strutture umane.
Perciò, se un’entità di destra o di sinistra si “cristianizzano” davvero, allora non c’è da temere, ma solo da
rallegrarsi, perché il significato di certi termini, come di certe azioni, è destinato a correggersi e soprattutto
ad elevarsi verso il divino.

Chi veramente ispira la propria azione a Cristo e alla Dottrina sociale della Chiesa, è disposto a evolvere il
proprio pensiero politico e la propria azione, adattandoli anche ai cambiamenti sociali. Per questo un
movimento politico autenticamente cristiano e composto da cristiani autentici è una garanzia: anche se non
perfetta, una tale formazione è mossa da un ideale e da una forza trasformatrice perfetti, capace di
coinvolgere non solo la formazione politica stessa ma, anche, se necessario, il “sistema” politico.

b) La democrazia, se intesa come libertà dell’uomo di esprimersi e poter contare anche a livello della
politica, non va confusa con le votazioni a suffragio universale, perché non deve basarsi sul parere della
maggioranza, che può essere soggettivo, ma sulla giustizia oggettiva e, perciò, sulla legge morale naturale.
La maggioranza, infatti, può sbagliare, mentre le leggi della natura non sbagliano.
Le votazioni a suffragio universale possono però rappresentare un mezzo pratico di partecipazione politica
diretta e, perciò, di attuazione della democrazia.

1
Alcuni dicono: La peggiore democrazia è meglio della migliore dittatura. Ordinariamente è vero, se la
democrazia si basa sulla giustizia, altrimenti può non essere così.
Infatti, in una monarchia assoluta, un re santo, come ve ne sono stati in passato, può fare molto più per il
popolo che una “democrazia” come quella di oggi in Italia, che permette, nonostante i progressi sociali,
l’aborto e altri mali.
Il sistema democratico, però, è di estrema importanza, sia perché, purtroppo, i governanti quasi mai agiscono
da santi, e sia perché il principio di giustizia deve coinvolgere anche le strutture dei sistemi politici.
Non che un sistema democratico possa supplire a tutto: perché la società funzioni bene, infatti, è necessario
l'apporto responsabile di ogni persona, altrimenti non sarebbe democrazia ma totalitarismo.
Di fatto la democrazia, più che un sistema politico, consiste nella possibilità di ogni persona di poter incidere
liberamente e responsabilmente nella società: il sistema politico è, sì, importante, ma come mezzo che aiuti e
garantisca la libera espressione delle persone per la realizzazione di un ordine sociale conforme alla legge
morale.

La democrazia deve garantire le libere scelte dell’uomo e perciò, in certo modo, anche la possibilità che
possa sbagliare ma, nello stesso tempo, deve garantire che l’errore umano non entri in rotta di collisione con
la libertà degli altri. In questo senso lo Stato non può imporre la moralità e, in genere, non può perseguire il
peccato in quanto scelta personale, almeno finché il peccato non comporti dirette conseguenze negative sulla
società.
Una “democrazia” moralista potrebbe fare più danni di quelli che dice di voler combattere.

Lo Stato democratico deve garantire ordine e giustizia, deve educare, ma non opprimere e obbligare alla
moralità, altrimenti cadrebbe nell’errore di coloro che volevano imporre la fede, che per un cristiano il bene
più grande, con la coercizione. Lo Stato deve solo garantire regole e diritti fondamentali per tutti.

c) Ciò che conta in politica sono i principi, l'azione e la coerenza dei politici ai principi che professano.

3. La Terza via fascista

Il primo Fascismo non può certo essere considerato un movimento di ispirazione cristiana anche se, in alcune
sue espressioni sociali, l’influsso del pensiero cristiano appare evidente.

Schematicamente possiamo riassumere quanto segue.


Il Fascismo, pur possedendo caratteri anti cristiani e incompatibili con la dottrina della Chiesa, nascendo in
opposizione sia al collettivismo marxista che al liberismo, di fatto, a livello esclusivamente economico e
sociale, è forse la prima formazione politica al mondo a condividere degli aspetti della Dottrina sociale della
Chiesa, a cominciare dal principio di sussidiarietà.

Se, infatti, dei singoli aspetti sociali del Comunismo vengono separati dal contesto generale pur di
evidenziarne la positività, perché la stessa cosa, e a maggior ragione, non si può fare col Fascismo, un
totalitarismo ben più blando di quello Comunista che gli fu contemporaneo, soprattutto prima dell’alleanza
col Nazismo?

Mussolini, pur essendo stato un grande politico, come uomo ha spesso evidenziato grandi debolezze.
Così, pur dichiarandosi favorevole alla così detta Democrazia organica (in opposizione a quella
parlamentare), in cui ogni organo sociale, a cominciare dai condomini, era previsto decidesse collegialmente
il da farsi, non cedette mai il potere assoluto.
Una debolezza che al Fascismo costerà cara fino a portarlo alla catastrofe, in quanto gli errori di Mussolini si
rifletteranno sull’evoluzione politica del Fascismo, che poteva sfociare in un sistema democratico.

Infatti, nei primi anni di potere il Fascismo, pur mantenendo dei caratteri rivoluzionari, iniziò a dialogare e
ad aprirsi con la realtà popolare italiana, impregnata di cultura cristiana, e con la Chiesa stessa.
Questo portò in pochissimi anni ad uno sviluppo strutturale, economico, industriale e, soprattutto, sociale,
che, forse, considerando i tempi, non ha pari nella storia.

2
Successivamente al Fascismo riformista e dialogante con la Chiesa, succedette il Fascismo regime, di stampo
fortemente nazionalista, che portò alla guerra di Etiopia, all’alleanza con la Germania nazista, alle infami
leggi razziali e alla Seconda Guerra Mondiale.

Tra i vari difetti del Fascismo, il nazionalismo rappresentò un cancro.


In realtà il nazionalismo a quei tempi era comune a tutte le nazioni, anche se con toni più o meno accentuati,
tanto che certe democrazie parlamentari furono più nazionaliste del primo Fascismo, come pare dimostrare il
fatto che l’Italia si trovò militarmente impreparata alla Guerra mondiale, mentre a livello di sviluppo sociale
era cresciuta moltissimo.

In ogni caso, se si vuole ragionare obiettivamente sul Fascismo, occorre paragonarlo con i movimenti politici
dei suoi tempi e, perciò, con l’imperialismo liberista e colonialista delle democrazie occidentali, con il feroce
Comunismo sovietico, ecc. E occorre considerare che esso non fu né conservatore, né reazionario, ma,
piuttosto, progressista e riformista (strano che i “neofascisti” di oggi siano, generalmente, “tradizionalisti”).

Ma se il Fascismo iniziale, detto Sansepolcrista, non era né di destra, né di sinistra, il Fascismo regime si
aprì agli pseudo valori della destra storica immettendo elementi fortemente nazionalisti, conservatori e
reazionari.
Tali elementi, col tempo, presero il sopravvento (probabilmente grazie anche alla megalomania di
Mussolini), e il Fascismo deturpò molti degli elementi positivi che, nonostante tutto, l’avevano
contraddistinto, tanto da meritare anche l’attenzione della Chiesa, conservatrice quanto a valori, ma non nel
trovare nuove vie per realizzare una società migliore.

Non si può perciò negare che, prima della sua degenerazione, il Fascismo fece riforme straordinarie, di cui
farò un parziale elenco, concentrandomi non tanto sull’istituzione di enti, molti dei quali a tutt’oggi esistenti,
di università, di centri culturali, di musei, di parchi nazionali, ecc., ma, piuttosto, sulle riforme sociali, per
allora di notevole portata (tratte in gran parte dal libro di Alberto B. Marcantoni, Le storture del male
assoluto):

- Introduzione delle 8 ore di lavoro (1923).


- Introduzione della Sanità Pubblica e assistenza ospedaliera per i poveri (1923).
- Assicurazione contro la disoccupazione e assicurazione per invalidità e vecchiaia (1923).
- Riforma scolastica (1923), con particolare tutela verso i ceti meno abbienti, attraverso varie iniziative,
come l’introduzione della scuola serale, fino al debellamento dell’analfabetismo.
- Fondazione dell’Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia (1923).
- Legge sul gratuito patrocinio dei poveri (1923).
- Riforma dello Stato (1924-26).
- Fondazione dell’Opera Nazionale per la Protezione della Maternità e dell’Infanzia (1925) che ha aiutato
ed assistito milioni di madri e di bambini.
- Fondazione dell’Opera Nazionale Dopolavoro (1925) con l’organizzazione di sezioni sportive e molti
centri sociali.
- Concessione al voto alle donne nelle elezioni amministrative (1925), quando la maggior parte delle
democrazie parlamentari di allora non permetteva il voto femminile.
- Amnistia generale per i reati comuni e politici escluso l’omicidio (1925), a cui ne seguirà un’altra simile
(1932).
- Legge contro la Massoneria e altre associazioni segrete (1925).
- Rielaborazione dei codici: civile, penale, di procedura penale (1925).
- Introduzione di una durissima e proficua lotta alla mafia (1925), che tornerà subito dopo la guerra.
- Istituzione del contratto nazionale di lavoro (1925). Per la prima volta al mondo.
- Prime leggi al mondo a protezione e a tutela dell’ecologia, dell’ambiente e degli animali (1925 – 1937).
- L’introduzione di negozi per la grande distribuzione a favore dei ceti meno abbienti: Rinascente (1926),
gruppi CIM (1927), Cica e UPIM (1928), Standa (1931).
- Istituzione dell’EOA, le famose “colonie”, a beneficio e per la salute dei figli dei lavoratori (1928).
- Legge sulla Bonifica Integrale del territorio italiano (1928), che comportò una grande riforma agraria, con
l’espropriazione dei latifondi improduttivi a favore dei coltivatori diretti.

3
- Promulgazione della Carta Nazionale del Lavoro (1927), in cui per la prima volta al mondo si regolavano i
diritti e i doveri tra capitale e lavoro, dando ai lavoratori tutele fino ad allora impensabili, quali le ferie
annuali pagate, la liquidazione, il pagamento del lavoro straordinario, l'impossibilità a licenziare senza giusta
causa (legge ultimamente abolita dalla “sinistra”, il famoso “articolo 18”), il diritto alla tutela giuridica
gratuita nelle controversie coi datori di lavoro, ecc.
- Esenzione dai tributi delle famiglie numerose (1928).
- I “Patti Lateranensi”, con cui si ristabilivano i rapporti fra la Santa Sede e lo Stato Italiano (1929).
- Cospicuo miglioramento economico per gli statali (1929).
- Legge Falco, con cui si riconoscevano e tutelavano le Comunità Israelitiche italiane (le infami leggi razziali
del 1938, sono una contraddizione e un tradimento di questo periodo del Fascismo).
- In quello stesso periodo il Fascismo appoggiò i movimenti indipendentisti e anticolonialisti di mezzo
mondo e tale appoggio portò a Roma il Mahatma Ghandi. Non solo, il 1° gennaio 1931, in un
radiomessaggio agli USA, Mussolini proponeva un disarmo generalizzato per favorire la pace e la giustizia
tra i popoli a cui, nel 1932, seguì una proposta molto lungimirante di disarmo (le guerre di pochi anni dopo
saranno un tradimento di questo periodo).
- Treni popolari a prezzo ridotto (1931).
- Tutela del lavoro delle donne e dei ragazzi (1934).
- Settimana lavorativa di 40 ore (1934).
- Istituzione dell’Istituto Autonomo delle Case Popolari (1934).
- Istituzione della “tredicesima” (1935).
- Introduzione degli assegni famigliari (1937).
- Introduzione di importanti misure per l’igiene a vantaggio della salute pubblica (1937).
E altro ancora…

In conclusione, la Terza via fascista (e non il Fascismo) forse rappresenta il primo serio tentativo, anche se
inconscio e imperfetto, di attuazione del principio di sussidiarietà, che è uno dei cardini della Dottrina sociale
della Chiesa.
Di fatto, il tentativo di attuazione pratica di tale percorso sociale ha comportato il primo stato sociale del
mondo, cioè uno stato che non si è limitato alle sole misure assistenziali a favore dei poveri, ma che ha
esteso la sua azione sociale a favore dei meno abbienti e a tutela dei cittadini, per mezzo di una legislazione a
tutto campo.

Non solo: lo Stato raggiunse un'efficienza straordinaria con gli attestati di stima e ammirazione da tutto il
mondo, efficienza senz'altro favorita da un rinnovato senso di comunità nazionale e del bene comune.

Tutto ciò va detto perché, anche se un cristiano non può identificarsi col Fascismo, certe idee di tale
movimento politico non possono, obiettivamente, non destare il suo interesse.
E, di fatto, nonostante che il Fascismo sia stato un totalitarismo che ad un certo punto degenerò divenendo
filo nazista, la sua via alternativa sia alla sinistra che alla destra ispirò, tra gli altri, anche dei cattolici.
Il principale problema, forse, fu che, invece di trasformarsi in una democrazia compiuta, si trasformo in
“mussolinismo” e, perciò, in un totalitarismo compiuto.

4. La Falange Spagnola e il Movimento Integralista Brasiliano

La Falange Spagnola fu fondata nel 1933 da José Antonio Primo de Rivera, ispirandosi ai principi cristiani
e, a livello economico, alla Terza via fascista.
Fortemente sindacalista e fortemente antiliberista e antimarxista, il Falangismo propugnava idee molto
riformiste (specie dopo la fusione, nel 1934, con la JONS, ovvero Giunta di Offensiva Nazional-
Sindacalista), ma inserendole nella tradizione nazionale spagnola.
La Falange, contraria alla democrazia parlamentare, prevedeva, come forma di partecipazione democratica e
popolare, il principio fascista della democrazia organica.

Contro l’individualismo e basandosi sulla giustizia sociale, il Falangismo, pur nel rispetto del principio della
proprietà privata, proponeva la nazionalizzazione delle banche e dei servizi pubblici e la socializzazione dei
mezzi di produzione (altra idea ripresa dal Fascismo).

4
Ma nonostante che la Falange Spagnola si ispiri alla Terza via fascista, e perciò al corporativismo, non va
confusa col Fascismo, di cui non seguì la degenerazione nazionalista.

Nel 1937, nel corso della Guerra Civile Spagnola, morto il Rivera, fucilato dai Repubblicani, e caduti tutti gli
altri leader, la Falange si aprì ai clericali, ai monarchici e ai conservatori, modificando così, almeno
parzialmente, le idee riformiste che l’avevano caratterizzata ma, anche, legandosi alla Chiesa. Non a caso fu
denominata anche Falange del Cristo Re o Falange del Sacro Cuore di Gesù.

Il Generale Franco, ottenuta la vittoria nella Guerra Civile e presa la guida del Paese, pur senza mai assumere
la guida della Falange, la asservì al suo Movimento Nazionale, in cui confluì, perseguitando i vecchi
falangisti che vedevano tradite le loro originarie idee.

Nonostante fosse diventata espressione del Franchismo, la Falange Spagnola influenzò il Generale Franco,
che professò le idee del corporativismo e della democrazia organica, anche se non le attuò mai in modo serio.

Il Franchismo è una conseguenza della Guerra Civile spagnola in cui il Fronte Popolare, che si opponeva ai
Repubblicani, così come gli Alleati nella Seconda Guerra Mondiale, stava dalla parte giusta, anche se i suoi
componenti commisero molti crimini.
Stavano dalla parte giusta anche se avevano vinto le elezioni i Repubblicani (come le aveva vinte Hitler in
Germania), ma i vincitori di una sfida democratica non possono comportarsi in modo antidemocratico e
totalitario: come Hitler non aveva alcun diritto di perseguitare gli ebrei, i Repubblicani non avevano il diritto
di perseguitare i loro avversari e la Chiesa.

Molti considerano Franco un capo di stato mediocre, ma ciò non è vero.


E’ vero che più che un’ideologia seguì ciò che a lui sembrava più vantaggioso per la Spagna, ma ciò
rappresentò, per il Franchismo, più un vantaggio che uno svantaggio.
Franco, infatti, non solo mantenne la Spagna fuori dalla Seconda Guerra Mondiale e, anzi, in quel periodo di
persecuzione contro gli ebrei, fece sì che il territorio spagnolo fosse, per gli israeliti in fuga, un rifugio
sicuro, ma, attraverso la formazione politica del Movimento Popolare, dette anche voce alle istanze delle più
svariate componenti della società spagnola, a cominciare dai cattolici.
Tutto questo pluralismo non permise riforme drastiche, ma mantenne la Spagna pacificata preparando la
strada al boom economico degli anni settanta.

Non fu un politico mediocre, ma si comportò, almeno in certi casi, da uomo mediocre, come, probabilmente,
nel non contrastare con forza la violenta reazione dei vincitori nei riguardi dei vinti (anche se la ferocia e
l’odio dei Repubblicani durante la Guerra Civile sono rimasti ineguagliati), o come nella gestione del potere
che lui, monarchico, finché visse non restituì mai alla Monarchia, o come nella solo parziale attuazione di
gran parte delle idee che professava, che però non impedirono delle riforme interessanti.

L’Azione Integralista Brasiliana (AIB), fu fondata dallo scrittore e teologo Plinio Salgado nel 1932,
ispirandosi dall’organizzazione statale dell’Italia fascista e alle sue riforme sociali. Ma non si può definire un
partito fascista perché, sebbene dal Fascismo riprese la cosiddetta “terza via”, né capitalista né marxista, e
certi atteggiamenti “marziali”, fu di ispirazione fortemente cattolica.
Di fatto il concetto di Stato di Plinio Salgado era, rispetto alla dottrina fascista, molto più esplicitamente
incentrato sulla persona umana piuttosto che sull’istituzione statale.
Per Salgado lo Stato doveva essere per l’uomo e non l’uomo per lo Stato. Tanto che, non confondendo il
corporativismo con lo Stato, come avvenne nel Fascismo, ma considerandolo come una regola sociale,
avrebbe potuto benissimo farlo coesistere anche con una democrazia parlamentare.

Così il sentimento nazionale che propose l’AIB non sfociò mai nel nazionalismo, ma consistette solo in un
forte senso di identità nazionale in opposizione alle mire egemoniche delle potenze straniere, specie in
campo economico. Esso, inoltre, era orgogliosamente multietnico, tanto che molti afrobrasiliani vi aderirono
arrivando fino alla dirigenza. L’AIB, infatti, vedeva nell’identità nazionale una comune identità spirituale.

5
La fortissima influenza del cristianesimo comportò, rispetto al Fascismo, oltre ad una dimensione meno
statalista, anche un corporativismo più marcatamente democratico, così come messo in luce dall’enciclica di
Papa Leone XIII, Rerum novarum.

I capitalismi e i comunismi venivano considerati come due facce della stessa medaglia: ambedue erano
conseguenze del materialismo e ambedue propugnavano l’internazionalizzazione e l’omologazione
dell’umanità, o attraverso il dominio delle multinazionali, o attraverso una dittatura collettivista.

L’AIB era per uno stato forte ma, anche, fortemente solidale. Uno dei concetti cardine della dottrina
dell’AIB fu la Rivoluzione interiore, attraverso cui si sarebbe dovuti passare dall’individualismo e
dall’egoismo, all’apertura verso gli altri fino al dono di se stessi per amore. La società, infatti, veniva vista
come una grande famiglia.

L’esperienza politica dell’AIB durò poco più di 5 anni perché il partito, che stava ottenendo un successo
straordinario, fu sciolto dopo un golpe antidemocratico di militari.

Negli anni cinquanta Plinio Salgado fondò il Partito della Rappresentanza Popolare, che riprese i concetti
base dell’Azione Integralista Brasiliana riorganizzandoli, però, secondo le regole della democrazia
parlamentare e tralasciando i riferimenti esteriori fascisti, ma il successo non raggiunse mai quello dell’AIB.

Di fatto l’Azione Integralista Brasiliana prima, e il Partito della Rappresentanza poi, sono ingiustamente
considerati di destra solo perché il corporativismo era al centro della dottrina fascista, considerata di destra,
mentre in realtà non rientravano né negli schemi di destra, né in quelli di sinistra.
La destra storica è infatti caratterizzata dal conservatorismo, tradizionalismo, capitalismo, nazionalismo,
individualismo… mentre i partiti di Plinio Salgado, ma anche il Fascismo, non professavano tali idee.

Non a caso i partiti fondati da Salgado sono stati combattuti dalle giunte militari, queste sì di destra, in
quanto a favore del capitalismo sfrenato e dei grandi proprietari terrieri.

Ma Salgado non aveva niente in comune neanche coi valori della sinistra che, con la destra storica,
rappresenta l’altra faccia del materialismo, un materialismo che arriva fino all’ateismo e alla totale
degenerazione morale.

Le formazioni che oggi si dicono eredi di quelle fondate da Plinio Salgado sono ridotte a poca cosa.

5. Il Partito Popolare Italiano e la Democrazia Cristiana

Il Partito Popolare Italiano (PPI), fondato nel 1918 principalmente ad opera di don Luigi Sturzo, fu laico e
interclassita, ma direttamente ispirato alla Dottrina sociale della Chiesa. Fu, perciò, non un partito cattolico,
ma di cattolici, anche se aperto a tutti.

Propugnava la libertà religiosa, la centralità della famiglia nella società, la libertà di insegnamento, un forte
sindacalismo, la piccola proprietà agraria a scapito del latifondismo.
Fin dall’inizio fu favorevole al pieno suffragio universale, cioè all’estensione del voto a tutti e perciò anche
alle donne, in un sistema elettorale proporzionale. Fu inoltre favorevole al decentramento e allo snellimento
dello Stato, al sostegno alla Società delle Nazioni (il “primitivo” ONU) e al disarmo universale.

Fortemente conservatore quanto alla questione morale, che è l’essenza della convivenza civile, per quanto
riguarda la giustizia sociale era, invece, fortemente riformista.

Fu sciolto dal regime Fascista nel 1926.

La Democrazia Cristiana (DC), fondata nel 1942 e attiva fino al 1994, fu un partito di ispirazione cristiana
di area moderata, ovvero centrista, dove per centrismo non deve intendersi tanto come l’equidistanza o la
posizione intermedia tra i partiti conservatori e quelli social comunisti (allora fortemente totalitari), ma una

6
posizione intermedia, in campo socio economico, tra il liberismo e la sinistra. Una sorta di “terza via”, ma
non corporativista, come quella fascista.

Una terza posizione condivisa, per molti aspetti, anche dai partiti socialdemocratici, che, però, al contrario
dei centristi di ispirazione cattolica, riguardo ai valori morali, sono molto secolarizzati e, perciò, molto
distanti dai cattolici (ad esclusione del Partito Socialdemocratico Portoghese che, a causa della confluenza
nelle sue fila di molti cattolici, è però considerato un partito conservatore, tanto che nel Parlamento europeo
fa parte dello schieramento dei Popolari).

Pare che il 15% dei partigiani che combatterono la Guerra di Liberazione avevano legami di idee con la
Democrazia Cristiana e, di fatto, la loro azione, rispetto ai partigiani rossi, fu in genere più prudente, senza
odio e senza eccessi.

Nel dopoguerra, nonostante alcune collaborazioni avute coi social comunisti al tempo della lotta al Fascismo,
la DC si contrappose fortemente alle sinistre, allora esasperatamente nemiche di ogni religione e ogni
tradizione popolare, avendo anche l’appoggio degli ex fascisti.

I tre personaggi di riferimento della politica cattolica del primo dopoguerra furono: De Gasperi, che guidò il
governo fino al 1953, don Sturzo, che pur non facendo parte integrante della DC, ne fu comunque un
“ideologo”, e La Pira, che non ebbe mai incarichi di governo di primaria importanza ma che dimostrò la sua
capacità governativa come sindaco di Firenze, anche attraverso un esempio che è rimasto nella storia.

Alcide De Gasperi fu fortemente centrista. La sua corrente, in contrapposizione a quella di Dossetti, a cui
apparteneva anche La Pira, sebbene riformista, fu soprattutto attenta a combattere il Comunismo, mentre i
dossettiani erano più attenti alle riforme sociali.
Egli, così, preferì allearsi coi Repubblicani, i Liberali, i Socialdemocratici, il partito altoatesino SVP, ecc.,
piuttosto che coi socialisti o gli ex fascisti (da cui, però, nel 1948, ricevette molti voti in chiave
anticomunista).

Quando la dirigenza DC perse il contatto con De Gasperi, Sturzo e La Pira, il partito si andò corrompendo
sempre di più, fino a 1994 in cui si sciolse.

Giorgio La Pira divenne antifascista nel 1938, dopo la promulgazione delle infami leggi razziali da parte del
regime Fascista. Prima, anche se come cattolico non poteva condividere ogni cosa dell’ideologia fascista,
apprezzava molte delle riforme fasciste. Tanto che, entrato in politica, si rivelò come un grande riformista.

Non a caso fu eletto 2 volte sindaco di Firenze contrapponendosi alla sinistra e con i voti determinanti degli
ex fascisti fiorentini, molto sensibili alle problematiche sociali.
La Pira apparteneva alla corrente di sinistra della DC non perché fosse vicino al Partito Comunista, ma
perché interessato ai problemi sociali e perché fortemente antiliberista, cosa che moralmente ne fa una delle
più grandi figure della politica mondiale.

6. Più percorsi per lo stesso ideale?

Don Sturzo, La Pira, De Gasperi e Papa Pio XII, sono stati dei grandi personaggi e dei grandi cristiani,
tanto che per ciascuno di loro è in corso il processo di beatificazione. Eppure, tra loro, non sono mancati
screzi.

Pur avendo lo stesso ideale, infatti, si possono lecitamente avere percezioni, visioni, percorsi e modi di agire
diversi.
In ogni caso il cristiano che agisce secondo coscienza e con la ragione illuminata dalla fede, è guidato da
Dio.

7
Del resto per il cristiano non sono tanto i sistemi (economici, politici, ecc.) a contare, ma le idee, e,
soprattutto, la grazia divina. I sistemi sono solo dei mezzi, tanto che ce ne possono essere di più tipi adatti a
favorire l’applicazione della Dottrina sociale della Chiesa.

I contrasti tra sistemi che conducono allo stesso fine, perciò, possono esserci, ma riguardano le attuazioni
pratiche dell’azione politica, non il fine.

Nel 1952, anno delle amministrative a Roma, sorse un contrasto tra De Gasperi e Papa Pio XII.
Il pericolo comunista era reale, perché allora comunisti e socialisti erano in maggioranza stalinisti e la
possibilità di una guerra civile era molto concreta. Così a De Gasperi fu fatta pressione, da parte di
importanti uomini di Chiesa che si facevano interpreti del pensiero di Papa Pio XII, perché la DC si alleasse
con gli ex fascisti.

De Gasperi, pur con grande rammarico, non acconsentì e volle che la DC si presentasse da sola. Andò bene e
la DC vinse (presumibilmente anche con molti voti di ex fascisti), ma in quel caso Alcide De Gasperi forse
sbagliò, perché la posta in gioco era troppo alta.

Anche se l’episodio in quel momento non lasciò grandi strascichi, un indizio che comunque quella scelta
potrebbe essere stata un errore, venne 10 anni dopo.
Nel 1962, infatti, vi fu il primo governo di centrosinistra capeggiato dalla DC, che De Gasperi, nel frattempo
deceduto, difficilmente avrebbe approvato (di fatto la DC negli anni sessanta cominciò a caratterizzarsi per la
pochezza, soprattutto morale, di molti suoi rappresentanti).

L’apertura a sinistra, infatti, anche se comportò delle riforme interessanti e che di fatto si rivelarono utili a
migliorare certe situazioni, aprì, però, la strada al degrado morale e sociale (divorzio, aborto, ecc.), con tutto
ciò che ne conseguì e ancora oggi ne consegue.

E’ da riconoscere, però, che non fu solo colpa dei politici.


Chi ha più responsabilità nella società ha senz’altro una enorme responsabilità anche davanti a Dio: la Sacra
Scrittura, così come la dottrina della Chiesa, su questo è chiarissima. Ma è anche vero che non ha tutta la
responsabilità, in quanto in una società il peccato di ciascuno, così come il bene, si diffonde: in tal senso i
politici sono espressione della società.

Del resto, negli anni sessanta, anche molti uomini di Chiesa furono vittima di una certa mentalità mondana,
tanto che molti ecclesiastici e religiosi, intendendo in senso materialista il Concilio Vaticano II, presero
posizione neo moderniste con grave danno e scandalo per i fedeli.
Mi chiedo: cosa avrebbe comportato un Concilio Vaticano II rettamente interpretato? Quali vantaggi
spirituali ma, anche, materiali, per la società italiana e per il mondo intero?

Il clima sociale liberal marxista di quegli anni favorì il movimento sessantottino che, pur evidenziando molte
esigenze vere di cambiamento e manifestando spunti interessanti, dette una risposta quasi sempre devastante
ai problemi reali. Insomma, ci poteva forse essere un “sessantotto” ispirato al Concilio, e invece ce ne fu uno
che, pur con degli aspetti positivi, fu in gran parte ispirato e guidato dal maligno. Basti pensare alla
“rivoluzione sessuale” che ha comportato, con l’aumento delle perversioni sessuali, anche un’impennata
della pedofilia.

Un altro famoso contrasto tra i giganti cattolici della politica, fu quello che vide come protagonisti don
Sturzo e La Pira riguardo alla decisione di quest’ultimo di sequestrare degli appartamenti sfitti a Firenze per
darli ai senza tetto.

Il fatto è che a don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare Italiano a cui si ispirò la Democrazia
Cristiana, si deve la dottrina del Popolarismo, che si ispira alla Dottrina sociale della Chiesa e che afferma
che, al centro della società, non stanno le masse, ma la persona, ogni singola persona.
Di conseguenza, per don Sturzo, la libertà personale, anche in campo economico, era fondamentale, tanto
che il Popolarismo, similmente a Liberismo, prevede interventi minimi da parte dello Stato.

8
Ma, al contrario del Liberismo, il Popolarismo persegue la Dottrina sociale della Chiesa e, perciò, il bene
comune. Per cui, nonostante don Sturzo desse ampia libertà all'iniziativa privata, voleva uno Stato forte,
soprattutto a vantaggio dei più deboli.

Di fatto, La Pira, per venire incontro agli sfrattati di Firenze, visti vani tutti i tentativi di mediazione coi
proprietari di appartamenti sfitti, non esitò a sequestrare temporaneamente (e sotto indennizzo) gli
appartamenti stessi, e probabilmente ebbe ragione. Sono, infatti, proprio i principi del Popolarismo che
mettono la persona al centro della politica.

7. Fatima

Il 13 luglio 1917 la Madonna, apparendo per la terza volta a Fatima, ai tre piccoli veggenti Lucia, Francisco
e Giacinta, rivelò che: “Avete visto l'inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarli Dio
vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che vi dirò, molte anime
si salveranno e avranno pace. La guerra sta per finire; ma se non smetteranno di offendere Dio, durante il
Pontificato di Pio XI ne comincerà un'altra ancora peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una
luce sconosciuta, sappiate che è il grande segnale che Dio manda per punire il mondo per i suoi crimini, per
mezzo della guerra, della fame, e di persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre. Per impedirla, verrò a
chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi
sabati. Se accetteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi
errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo
Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente, il Mio Cuore Immacolato
trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di
pace”.

Il mondo non si convertì abbastanza e la Seconda Guerra Mondiale si scatenò, preceduta da una aurora
boreale di proporzioni mai viste prima, di cui parlarono i giornali di tutto il mondo.
Di conseguenza, come detto dalla Madonna, la Russia iniziò a spargere i suoi errori nel mondo, a cominciare
dall’ateismo, dal materialismo e dall’odio, vissuti come fossero l’essenza di una “religione antireligiosa”.

Quando la Madonna apparve a Fatima, in Russia da circa un mese lo Zar era stato sostituito da un governo
provvisorio guidato dai socialisti, mentre 2 mesi dopo inizierà la rivoluzione che porterà il Comunismo al
potere.

In genere, più le ideologie sono influenzate dal demonio, più hanno la capacità di sedurre, illudere,
influenzare il pensiero, fino ad arrivare a vere forme di lavaggio del cervello a danno della libertà e della
personalità umane. E, tra tutte le ideologie, nessuna più del Comunismo si è rivelata atta a spargere errori e
odio.

Ma la Madonna ha detto anche che, dopo la consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolato (cosa
avvenuta ad opera di Papa Giovanni Paolo II nel 1984), tale nazione si sarebbe convertita e il suo Cuore
Immacolato avrebbe trionfato, come preludio di un periodo di pace per il mondo.

L’attesa di questi eventi, però, non deve essere fatalista, ma attiva e responsabile.
Lo sviluppo integrale dell’uomo, infatti, non può che avvenire attraverso la “restaurazione” di Dio nella
società, per cui la testimonianza coerente dei cristiani, e in modo specifico dei cristiani in politica, risulta
molto importante. Oggi, forse, più che in passato.

Potrebbero piacerti anche