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Differenze Volgarizzamento e traduzione

Come sappiamo la parola “volgare” deriva da Vulgus, ovvero popolo. Il volgare era infatti il linguaggio
parlato, il linguaggio popolare. Il latino era la lingua ufficiale scritta, tuttavia solo persone colte o
aristocratiche erano in grado di leggerlo, scriverlo e parlarlo. Per questo motivo il volgarizzamento
viene da una necessità. Possiamo dire che ha quasi lo stesso fine della traduzione, tuttavia essa è, e deve
essere, il più letterale possibile. Laddove la traduzione non può essere precisa, perché in un’altra lingua
si perderebbe il senso della frase, si utilizza allora l’adattamento. Un piccolo esempio che mi viene in
mente è di un modo di dire inglese “It’s rainings cats and dogs” o “Break a leg”. Queste due frasi
tradotte in italiano non avrebbero senso, per adattarle quindi dovremmo usare dei proverbi o modi di
dire che il pubblico italiano possa capire, perché usati comunemente nella lingua italiana, come ad
esempio rispettivamente “Piove a catinelle” e “In bocca al lupo”. Quindi, anche se la traduzione ha
eccezioni per cui non sempre può essere letterale, deve sempre essere il più fedele possibile.
Avendo però anche parlato di adattamento, secondo il mio parere, è proprio quest’ultimo ad essere alla
base del volgarizzamento. Esso infatti adattava la lingua latina ad un linguaggio, a volte simile, ma più
semplice e più vicino a quello del pubblico a cui un determinato testo era indirizzato, per spiegarne il
senso e per permettere a tutti di capire.
Tuttavia il volgarizzamento è pieno di contaminazioni, di aggiunte o riduzioni. Talvolta di appunti ed
opinioni dei copisti, coloro i quali erano i trascrittori di determinati testi (per lavoro o per passione). Il
risultato, perciò, non poteva essere una vera e propria traduzione dell’originale.
Considerando anche il fatto che nel Due o Trecento non esisteva la vera e propria figura dell’autore,
essendo gli unici autori quelli dei testi che venivano trascritti e volgarizzati, forse è così che gli scrittori
potevano lasciare impresse le proprie idee, creando queste “traduzioni d’autore”.
Nelle opere volgarizzate infatti, troviamo spesso un rimaneggiamento di una sezione o di un aspetto
specifico di un testo per adattarlo e dargli un’altra funzione e per rivolgersi a un contesto e ad un
pubblico differenti. È quindi la trasposizione di un testo non sempre sistematica e non sempre
consapevole. È una sorta di trasformazione e può andare da un volgare a un altro volgare e per
destinatari differenti.
Possiamo quindi trovare versioni di una stessa opera molto diverse tra loro. Dunque, sotto un profilo
linguistico, ogni opera volgarizzata può cambiare e trasformarsi a seconda del lettore per il quale è stata
concepita.

Aurora Perugini

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