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NEWSLETTER T&P N48 ANNO V

GIUGNO 2011

NEWSLETTER
Trir & Partners Avvocati
Editoriale
Lo scorso 16 giugno si tenuto il Convegno sulla mediazione organizzato dal nostro Studio in collaborazione con lALDAI. A quanto consta, si tratta della prima iniziativa, a livello nazionale, che unisce avvocati, imprenditori e dirigenti di azienda chiamati a partecipare e dibattere di un tema di grande attualit. Il convegno era presieduto dallavv. Salvatore Trir ed aveva relatori di altissimo livello: il prof. Ugo Carnevali, titolare della cattedra di Istituzione di diritto privato presso lUniversit degli Studi di Milano e il dott. Camillo Filadoro, Presidente di Sezione presso la Corte di Cassazione. Il dibattito che ne seguito, ha visto unampia partecipazione ed il contributo portato da pi parti lo ha reso di particolare interesse. Ne parliamo negli Eventi e riprendiamo il tema nellAttualit di Diritto Civile, nellattesa della decisione della Corte Costituzionale. Un altro importante tema trattato nella nostra newsletter nellAttualit di Diritto del Lavoro: riguarda una recentissima circolare in tema di certicati di malattia. Sono state fornite le prime indicazioni operative per la trasmissione telematica e, dal 13 settembre 2011, nir lepoca del cartaceo e non sussister pi lobbligo a carico dei dipendenti di inviare il certicato al proprio datore di lavoro, pur permanendo lobbligo, previsto dalla contrattazione collettiva, di avvisare per tempo in caso di assenza per malattia. Le Nostre sentenze sono anchesse di particolare interesse: la sentenza del mese relativa alle caratteristiche della qualica dirigenziale in una lettura moderna del ruolo del dirigente, le Altre sentenze relative ad argomenti sempre dibattuti ed attuali, quali il risarcimento danni da mobbing, il licenziamento del dirigente, il lavoro giornalistico. Nellattualit di Diritto Civile, oltre al gi ricordato intervento sulla mediazione, vi proponiamo una sentenza relativa al diritto di cronaca e al dovere di informazione. La Corte dAppello di Milano d una innovativa lettura dellarticolo 21 della Costituzione e del diritto - dovere di informare la pubblica opinione. Completano la newsletter le Assicurazioni, con recentissime sentenze della Corte di Cassazione in tema di liquidazione del danno biologico e del diritto di rivalsa e Il punto su che tratta di una recente sentenza della Suprema Corte in tema di responsabilit amministrativa degli Enti per reati posti in essere da amministratori, dirigenti e/o dipendenti. Non perdete, inne, gli Eventi e la Rassegna Stampa. Buona lettura e arrivederci a ne luglio.
Stefano Beretta e il Comitato di Redazione composto da: Stefano Trir, Marina Tona, Francesco Autelitano, Luca DArco, Teresa Cofano, Claudio Ponari, Tommaso Targa e Diego Meucci

SOMMARIO

EDITORIALE DIRITTO DEL LAVORO ATTUALIT 2 LE NOSTRE SENTENZE 4

CIVILE, COMMERCIALE, ASSICURATIVO


ATTUALIT 7 ASSICURAZIONI 9 IL PUNTO SU... 10 EVENTI 12 R. STAMPA 13 CONTATTI 14

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Diritto del Lavoro Attualit


CERTIFICATI DI MALATTIA: PRIME INDICAZIONI OPERATIVE PER LA TRASMISSIONE TELEMATICA
A cura di Mario Cammarata e Paola Balletti
stata pubblicata nella Gazzetta Ufciale del 13 giugno 2011 la Circolare del 18 marzo 2011 n. 4, emanata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento digitalizzazione P.A., avente ad oggetto la trasmissione per via telematica dei certicati di malattia. La Circolare stata emanata dopo che lart. 25 della L. 183/2010, entrata in vigore il 24 novembre 2010 (il cd. Collegato Lavoro) ha previsto anche per i dipendenti di datori di lavoro privati la trasmissione in via telematica dei certicati di malattia. Laddio denitivo al cartaceo per i datori di lavoro privati scatter il 13 settembre 2011 (data in cui scadranno i 3 mesi dalla pubblicazione della Circolare) e non come inizialmente previsto il 18 giugno 2011. Durante il periodo transitorio il datore di lavoro privato potr chiedere al lavoratore linvio della copia cartacea del certicato rilasciato dal medico, o successivamente scaricata dal dipendente dal sito dellINPS, grazie ai servizi resi disponibili dallIstituto stesso. In tale periodo transitorio costituito, presso il Dipartimento per la digitalizzazione della P.A. e linnovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, un comitato tecnico di monitoraggio. Terminato il periodo transitorio, il datore di lavoro privato non potr pi richiedere al proprio lavoratore una copia cartacea dellattestazione di malattia del dipendente, ma dovr prendere visione delle suddette attestazioni avvalendosi esclusivamente dei servizi resi disponibili dallINPS. , in ogni caso, riconosciuta al datore di lavoro privato la possibilit di richiedere al proprio dipendente di comunicare il numero di protocollo identicativo del certicato gi inviato in via telematica dal medico curante. Dal punto di vista operativo la Circolare, nellevidenziare i notevoli vantaggi per i lavoratori, sia del settore pubblico, che del settore privato (che non dovranno pi provvedere ad inviare tramite raccomandata A.R. o recapitare le attestazioni di malattia al proprio datore di lavoro e allINPS entro i due giorni successivi allinizio della malattia), fornisce alcune indicazioni per lattuazione delle nuove disposizioni. In particolare, con essa si intende:
dare

informazione ai lavoratori dipendenti (del settore pubblico e privato) circa gli oneri e i vantaggi della nuova procedura; gli adempimenti a carico dei datori di lavoro (del settore pubblico e privato) per la corretta ricezione delle attestazioni di malattia trasmesse per via telematica.
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descrivere

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In merito al primo punto, la circolare precisa che nel corso della visita medica il lavoratore deve fornire al proprio medico curante la propria tessera sanitaria, da cui si desume il codice scale, e deve eventualmente comunicare lindirizzo di reperibilit da inserire nel certicato, se diverso da quello di residenza (o del domicilio abituale) in precedenza comunicato al proprio datore di lavoro. Il lavoratore richiede, inoltre, al medico il numero di protocollo identicativo del certicato inviato per via telematica ovvero, in alternativa, pu chiedere al medico di inviare copia degli stessi documenti, in formato .pdf, alla propria casella di posta elettronica. Linvio telematico del certicato effettuato dal medico soddisfa lobbligo del lavoratore di recapitare lattestazione di malattia, ovvero di trasmetterla tramite raccomandata A/R, al proprio datore di lavoro entro i due giorni lavorativi successivi allinizio della malattia. Resta fermo lobbligo del lavoratore di segnalare tempestivamente al datore di lavoro la propria assenza e lindirizzo di reperibilit, qualora diverso dalla residenza o domicilio abituale, per i successivi controlli medico-scali. Parimenti fatto obbligo al lavoratore del settore privato di fornire, qualora espressamente richiesto dal proprio datore di lavoro, il numero di protocollo identicativo del certicato di malattia comunicatogli dal medico. L'INPS mette immediatamente a disposizione dei lavoratori le attestazioni di malattia relative ai certicati ricevuti. In particolare, il lavoratore pu prendere visione, ed eventualmente stampare, un proprio attestato di malattia accedendo al sito web dellINPS (www.inps.it) tramite il proprio codice scale e il numero di protocollo del certicato fornitogli dal medico. La Circolare precisa, tuttavia, che nel caso in cui il medico non proceda allinvio online del certicato di malattia, ad esempio perch impossibilitato a utilizzare il sistema di trasmissione telematica, ma rilasci la certicazione e lattestazione di malattia in forma cartacea, il lavoratore pu presentare lattestazione al proprio datore di lavoro e, ove previsto, il certicato di malattia all'INPS, secondo le modalit tradizionali. In merito al secondo punto, si ritiene opportuno precisare che il datore di lavoro dovr prendere visione delle attestazioni di malattia dei propri dipendenti avvalendosi esclusivamente dei servizi resi disponibili dallINPS che, in estrema sintesi, di seguito ricapitoliamo: 1. Accesso diretto al sistema INPS tramite apposite credenziali che sono rese disponibili dall'INPS 2. Mediante invio alla casella di posta elettronica certicata indicata dal datore di lavoro Si ricorda che i datori di lavoro privati possono avvalersi dei servizi resi disponibili dall'INPS anche per tramite dei propri intermediari, come individuati dalla L. 12/1979.

LINK Gazzetta Ufciale N135 - 13 Giugno 2011 Circolare 18 marzo 2011 n. 4 (PDF)

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Le Nostre Sentenze
LA SENTENZA DEL MESE
QUALIFICA DIRIGENZIALE - CARATTERISTICHE
(Tribunale di Milano, 8 giugno 2011)

Con una recentissima sentenza, il Tribunale di Milano si pronunciato su di un tema giurisprudenziale classico, quale quello della determinazione dei requisiti essenziali caratterizzanti la gura del dirigente, non senza offrire qualche spunto innovativo, nellintento di procedere ad una ridenizione delle caratteristiche tipiche della categoria, pi rispondente agli assetti attuali dellorganizzazione dellimpresa. La vicenda trae origine dal licenziamento per giusta causa intimato ad un dirigente con funzioni di Area Manager, per intervenuta violazione delle procedure aziendali interne, relative alliter da osservare per le vendite di importanza superiore ad un determinato importo. Nellimpugnare il predetto licenziamento per carenza di giusta causa e giusticatezza, il dirigente ha, tra laltro, sostenuto il proprio diritto alla reintegrazione in servizio ex art.18 Statuto Lavoratori, assumendo di non aver mai avuto poteri di autonomia e discrezionalit, n poteri di spesa, n poteri di assumere autonomamente decisioni di sorta in nome e per conto della societ, al punto da dover essere considerato, ai ni della individuazione della disciplina limitativa dei licenziamenti applicabile, pseudodirigente, cio in realt semplice impiegato. Nel respingere la domanda in oggetto, il Tribunale di Milano ha affermato che va oramai abbandonata la risalente nozione restrittiva della gura dirigenziale, tesa a qualicare dirigente solo colui che si pone, nellorganizzazione dellimpresa, quale alter ego dellimprenditore. Ci in quanto nellimpresa moderna, caratterizzata da una pluralit di gure dirigenziali distribuite tra lalto ed il basso management, la qualica di dirigente deve essere riconosciuta non solo a coloro che partecipano alle scelte strategiche dellazienda, ma anche a coloro che hanno la funzione di attuare tali scelte predisponendone gli strumenti operativi, nellambito di un diffuso decentramento dei poteri decisionali. Concludendo, il Giudice milanese ha affermato la genuinit della attribuzione della qualica dirigenziale al ricorrente, Capo Area, che aveva la responsabilit commerciale per una determinata area geograca, nella quale doveva garantire il conseguimento di un positivo risultato economico, nonch la realizzazione concreta delle scelte e degli obiettivi commerciali aziendali, con compiti di gestione e coordinamento della rete vendita, con autonomi poteri di spesa nellambito del budget assegnatogli, e con poteri decisionali autonomi nei limiti stabiliti dalle procedure aziendali interne, il tutto operando con riporto diretto nei confronti del solo Amministratore Delegato ed in rapporto di coordinamento e non subordinazione rispetto agli altri dirigenti. Nel solco di una recente pronuncia del Supremo Collegio (Cass. 2/9/2010 n.18998), la sentenza in esame si anche pronunciata sullonere della prova, sostenendo che il principio secondo il quale spetta al datore di lavoro lonere di provare la reale appartenenza del lavoratore alla categoria dirigenziale non si applica in ipotesi in cui laccertamento della natura dirigenziale o non dellattivit lavorativa sia interesse specico del prestatore. In caso di licenziamento di dipendente formalmente inquadrato quale dirigente grava pertanto sul lavoratore, che intenda fruire del pi favorevole regime limitativo dei licenziamenti del personale non dirigente, lonere di provare, con riguardo alle mansioni effettivamente svolte, il difetto delle connotazioni proprie della categoria dirigenziale. (Causa curata da Giampaolo Tagliagambe)

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ALTRE SENTENZE
LICENZIAMENTO DIRIGENTE - GIUSTA CAUSA DI RECESSO. ONERE DI CONTESTAZIONE DEI FATTI IN GIUDIZIO
(Tribunale di Pisa, 12 aprile 2011) Il Tribunale di Pisa ha ritenuto che i comportamenti contestati nel caso sottoposto al suo esame al dirigente licenziato costituiti da: non avere accettato le disposizioni organizzative impartite dalla societ; non avere accettato il nuovo responsabile della struttura; non avere ripetutamente risposto alle richieste di aggiornamento formulate dal suddetto responsabile; avere indirizzato mail polemiche al responsabile del personale della societ fossero tali da integrare una lesione del rapporto duciario e legittimare la risoluzione del rapporto di lavoro. Dal punto di vista processuale, la sentenza merita di essere segnalata per quanto riguarda poi lapplicazione del principio di non contestazione. Il Tribunale di Pisa ha rigettato, infatti, le istanze istruttorie considerato che le circostanze in fatto esposte dalla societ nella memoria di costituzione non erano state oggetto di specica contestazione da parte del ricorrente e dovevano, pertanto, ritenersi come ammesse da parte del ricorrente. (Causa curata da Giacinto Favalli e Marina Tona)

LEGITTIMA LA SOSPENSIONE DISCIPLINARE INFLITTA AL LAVORATORE, PER ESSERSI ALLONTANATO DAL POSTO DI LAVORO PER RECARSI IN MENSA, NONOSTANTE IL DIVERSO ORDINE DEL DATORE DI LAVORO
(Corte dAppello di Milano, 31 gennaio 2011) Un lavoratore conveniva in giudizio la societ datrice di lavoro, domandando lannullamento e la conseguente revoca di una serie di sanzioni disciplinari irrogate contro di lui. In particolare, domandava la revoca della sanzione della sospensione di tre giorni, inittagli dopo che si era allontanato dal posto di lavoro per recarsi in mensa alle ore 17.30 anzich alle ore 19.30, come ordinatogli dal responsabile per motivi di servizio. Il Tribunale di Busto Arsizio ha ritenuto legittima tale sanzione disciplinare, stabilendo che, in ogni caso, posto che il lavoratore aveva diritto alla pausa pranzo solo dopo sei ore di turno, avrebbe potuto recarsi in pausa pranzo prima del decorso delle sei ore effettive di lavoro, previa autorizzazione del responsabile, e solo in assenza di esigenze di servizio. Confermando la sentenza di primo grado su questo punto, la Corte dAppello ha ritenuto la sanzione in oggetto proporzionata alla gravit dellinfrazione, attribuendo valore determinante alla circostanza che no allo scadere delle sei ore dallinizio del turno sul ricorrente gravava lobbligo di prestare lattivit lavorativa, qualora la pausa per ragioni organizzative non fosse potuta essere autorizzata, e che quindi solo trascorse tali sei ore egli avrebbe avuto comunque diritto a detta pausa. Pertanto il lavoratore, non avendo ricevuto alcuna autorizzazione dal suo superiore, che per esigenze di servizio richiedeva la sua presenza, ed essendosi invece allontanato dal posto di lavoro, si reso responsabile, secondo la Corte, di un inadempimento tale da meritare la sanzione irrogatagli. (Causa curata da Giorgio Molteni e Claudio Ponari)

RISARCIMENTO DANNI DA MOBBING


(Tribunale di Palermo, 25 gennaio 2011) Il Tribunale di Palermo ha rigettato le domande proposte da una lavoratrice che, ritenendo di essere stata sottoposta a comportamenti vessatori da parte del superiore gerarchico, aveva chiesto il risarcimento dei danni subiti e ladozione di provvedimenti inibitori nei confronti del datore di lavoro. Il Tribunale di Palermo ha evidenziato, in primo luogo, che la ricorrente non aveva indicato le norme di legge eventualmente violate dal datore di lavoro, n - tantomeno - aveva qualicato la natura giuridica delle domande e/o specicato la tipologia di danno subito. Inoltre, il Tribunale - dopo aver precisato che, per la congurabilit del mobbing, non pu prescindersi dallatteggiamento psicologico che sottende il compimento degli atti datoriali, che devono essere nalizzati (siano essi formalmente legittimi o illegittimi) alla pura persecuzione del lavoratore - ha accertato

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che la prova richiesta era inidonea a dimostrare gli elementi costitutivi della pretesa risarcitoria (tra cui lintento persecutorio del datore di lavoro) ed ha rigettato, quindi, le domande senza ammettere i mezzi istruttori. (Causa curata da Antonio Cazzella)

LAVORO GIORNALISTICO E SUBORDINAZIONE


(Corte dAppello di Roma, 21 gennaio 2011) Nel vericare la sussistenza degli indici della subordinazione si deve tener conto del carattere creativo del lavoro e vericare lo stabile inserimento della prestazione resa dal giornalista nellorganizzazione aziendale. Non sufciente per che la prestazione assicuri, quantomeno per un apprezzabile periodo di tempo, la soddisfazione di una esigenza informativa del giornale attraverso la sistematica compilazione di articoli su specici argomenti o di rubriche, ma necessario che la disponibilit del lavoratore alle esigenze del datore permanga nellintervallo tra una prestazione e laltra. (Causa curata da Giacinto Favalli e Paolo Zucchinali)

CRITERI DI DETERMINAZIONE DEGLI ISTITUTI RETRIBUTIVI INDIRETTI


(Corte dAppello di Roma, 22 aprile 2011) Poich, nel nostro ordinamento, non esiste un principio di onnicomprensivit della retribuzione, nella quanticazione degli istituti retributivi indiretti quali ferie o mensilit aggiuntive e della retribuzione dovuta in periodo feriale deve aversi riguardo ai criteri di calcolo previsti dalla contrattazione collettiva. Al riguardo, il CCNL pu limitarsi a fornire una nozione di retribuzione normale, utile al ne di quanticare qualsiasi istituto retributivo, senza che sia necessario specicare i criteri di determinazione di ogni singolo emolumento. (Causa curata da Tommaso Targa)

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Civile, Commerciale, Assicurativo


Attualit
A cura di Stefano Trir
LA MEDIAZIONE E IL SUO IMPATTO NELLE DINAMICHE AZIENDALI Prendiamo lo spunto dal convegno organizzato recentemente dal nostro Studio, che ha visto la vasta presenza di imprenditori, aziende, avvocati, dirigenti e operatori del diritto e, nella prudenziale attesa che la Corte Costituzionale decida la legittimit o meno della legge in materia di mediazione civile, riettiamo sul dibattito che ha fatto seguito. Da una ricerca di settore emerso che a distanza di 3 mesi dallentrata in vigore della legge, nellarea di Milano, l80% delle parti chiamate alla mediazione, non ha aderito alla mediazione obbligatoria, preferendo il giudizio dellAutorit Giudiziaria Ordinaria. Lo scenario non dissimile da quanto accadeva in precedenza, quando tale obbligo di conciliazione, ora abrogato, doveva essere esperito prima di iniziare una causa di lavoro. Come allora, nel diritto del lavoro si dovevano attendere 60 giorni per presentare il ricorso avanti il Tribunale del Lavoro, cos ora si dovr attendere la conclusione del pi lungo iter della mediazione civile per la presentazione dellatto di citazione. Il tutto signica maggiori spese, perch la mediazione indubbiamente costa. In conclusione, il risultato solo uno slittamento dei tempi di causa, con vantaggi solo per il debitore, che avr pi tempo per procrastinare i propri obblighi. Lerrore di fondo sta nel fatto che la mediazione non ha un effetto deattivo del contenzioso in Tribunale. Se il cittadino, per la risoluzione dei conitti, potesse scegliere alternativamente, e non obbligatoriamente, tra la mediazione e una giustizia pi efciente di quella attuale, la mediazione avrebbe pi possibilit di successo. Daltra parte, lesempio viene da quei paesi dove la mediazione costituisce unimportante istituzione, pari a quella della giustizia civile. Negli Stati Uniti, oltre a un collaudato sistema di mediazione denominato ADR (Alternative Dispute Resolution), si sviluppato nientemeno che lODR, cio lOnline Dispute Resolution. Nelle-commerce, contratti conclusi via internet, la mediazione pu essere richiesta e portata avanti sul web. Laccordo emesso dal mediatore via internet enforceable presso qualsiasi Tribunale degli U.S.A. Il legislatore avvertito, i tempi stringono, occorre accelerare per non perdere le occasioni che anche la tecnologia offre.
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Una Nostra Sentenza


DIRITTO DI CRONACA E DOVERE DI INFORMAZIONE DELLOPINIONE PUBBLICA
(Corte dAppello di Milano, 14 aprile 2011)

Alcuni noti protagonisti di inchieste giudiziarie convenivano in giudizio un Parlamentare della Repubblica Italiana e le societ editrici di due quotidiani, sui quali era stata effettuata la pubblicazione di alcune dichiarazioni relative alloperato degli attori, che avevano ritenuto dette dichiarazioni eccedenti il diritto di critica e di opinione in quanto dirette ad offendere lonore e la reputazione degli stessi. Le societ editrici, sempre a detta degli attori, avevano contribuito alla diffusione di dette affermazioni senza effettuarne un preventivo vaglio. Da qui la richiesta di risarcimento dei danni nei confronti di tutti i convenuti. Le due societ editrici si costituivano in giudizio (una assistita dal nostro Studio), assumendo il corretto esercizio del diritto di cronaca. Il giudizio di primo grado si concludeva con sentenza di accoglimento delle domande proposte dagli attori nei soli confronti del Parlamentare, avendo ritenuto il Tribunale la natura diffamatoria delle dichiarazioni dallo stesso rilasciate, con conseguente sua condanna al risarcimento dei danni; per contro, le domande risarcitorie avanzate nei confronti delle societ editrici venivano rigettate. Il giudizio di appello, promosso dal Parlamentare, si concluso con sentenza di conferma del provvedimento di primo grado. La Corte dAppello ha rigettato le domande, affermando che laddove un personaggio che occupa una posizione di rilievo nellambito della vita politica, sociale, rilasci dichiarazioni, nei confronti di altro personaggio, la cui posizione sia altrettanto rilevante , la dichiarazione rilasciata dal personaggio che crea in s la notizia, indipendentemente dalla veridicit di quanto affermato e dalla continenza formale delle parole usate. Notizia che anche se lesiva della reputazione altrui, merita di essere pubblicata perch soddisfa quellinteresse della collettivit allinformazione che deve ritenersi indirettamente protetto dallart. 21 Cost.. La Corte ha, poi, evidenziato che ai ni della responsabilit del giornalista in ordine al reato di cui allart. 595 c.p. non si pu richiedere che lintervistatore controlli in ogni caso la verit storica del contenuto dellintervista, dal momento che ci potrebbe comportare una grave limitazione della libert di stampa, atteso che le obiettive difcolt che costui potrebbe incontrare nel vericare la corrispondenza a verit di quanto dichiarato da un altro personaggio potrebbe indurlo, per prudenza, a rinunciare alla pubblicazione dellintervista; analogamente, concludono i giudici di appello, sarebbe impensabile pretendere che il giornalista si astenga dal pubblicare unintervista ad un personaggio noto in quanto contenente espressioni offensive ai danni di altro personaggio altrettanto noto, poich ci signicherebbe comprimere il diritto-dovere di informare lopinione pubblica , non potendo tra laltro attribuirsi al giornalista il compito di purgare il contenuto dellintervista dalle dichiarazioni offensive, sia perch gli verrebbe attribuito un potere di censura che non gli compete, sia perch la notizia, costituita appunto dal giudizio non lusinghiero, .verrebbe ad essere svuotata del suo reale signicato. (Causa curata da Stefano Beretta e Orazio Marano)

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Assicurazioni
A cura di Bonaventura Minutolo e Teresa Cofano
Ai ni del calcolo del danno biologico, i valori di riferimento per la liquidazione del danno alla persona adottati dal Tribunale di Milano, dei quali gi nei fatti
LIQUIDAZIONE DEL DANNO BIOLOGICO

riconosciuta una sorta di vocazione nazionale, devono costituire, dora innanzi, il valore da ritenersi equo, e cio quello in grado di garantire la parit di trattamento e da applicare in tutti i casi in cui la fattispecie concreta non presenti circostanze idonee ad aumentarne o ridurne lentit. (Cassazione, 7 giugno 2011, n. 12408)

La clausola che prevede la rivalsa dell'assicuratore in caso di guida del veicolo assicurato da parte di conducente in stato di alterazione alcolica,
ASSICURAZIONE DELLA R.C.A. RIVALSA CLAUSOLA DELIMITATIVA DEL RISCHIO ASSICURATO

oggettivamente accertata, non pu essere considerata limitativa della responsabilit, e conseguentemente vessatoria. Con tale clausola, infatti, le parti intendono semplicemente delimitare loggetto del contratto assicurativo, stabilendo che il rischio assicurato riguarda un veicolo condotto da soggetto, anche diverso dalla persona dell'assicurato, in condizioni non alterate da uso di alcool (ovvero da sostanze stupefacenti). (Cassazione, 24 maggio 2011, n. 11373)

AGENTI DI ASSICURAZIONE RECESSO DELLA PREPONENTE PAGAMENTO DI SOMMA DI DENARO IN SOSTITUZIONE DEL PREAVVISO CESSAZIONE DEL RAPPORTO E IRRILEVANZA DELLA QUESTIONE DELLA DECORRENZA DEL PREAVVISO

Il rapporto di lavoro degli agenti di assicurazione disciplinato dagli usi e dagli accordi collettivi di settore, risultando applicabile solo in mancanza e per analogia la disciplina dettata dal codice civile in materia di agenzia. In particolare, lo scioglimento del contratto dellagente assicurativo regolato dallAccordo Nazionale Agenti, rispetto al quale lart. 1750 c.c. ha funzione meramente suppletiva. Da ci deriva che allorch la preponente receda da un rapporto di agenzia di assicurazione a tempo indeterminato offrendo allagente una somma di denaro in sostituzione del preavviso, si verica la cessazione immediata del rapporto, con la conseguenza che diventano irrilevanti tutte le questioni connesse alla decorrenza del preavviso. (Corte dAppello di Firenze, 11 aprile 2011, n. 497)

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Il Punto su...
A cura di Vittorio Provera ESCLUSIONE DELL'AMMISSIBILIT DI COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE NEI CONFRONTI DELLE SOCIET CONDANNATE IN BASE AL D. LGS. 231/2001
Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 2251 del 2011) riporta allattenzione la materia inerente la responsabilit amministrativa degli Enti (Societ fornite di personalit giuridica e associazioni anche prive di personalit giuridica) per reati posti in essere da amministratori, dirigenti e/o dipendenti nellinteresse o a vantaggio di tali Societ o Associazioni. Si tratta, in sostanza, della cd. responsabilit amministrativa introdotta dal D.lgs. 231 del 2001, che va ad aggiungersi alla responsabilit penale delle persone siche (nel caso di condanne per i reati previsti dalla normativa in questione). Come noto, a fronte dellapplicazione di tale disciplina si sviluppata una complessa tematica riguardante ladozione dei cosiddetti modelli di organizzazione, gestione e controllo; nonch listituzione dei cosiddetti organismi di vigilanza previsti dalla legge. In questo quadro, si inserisce la vicenda poi esaminata dalla Suprema Corte. Il procedimento, in primo grado, si era svolto avanti al Tribunale di Milano, coinvolgendo numerose persone e societ in ordine ai reati di associazione per delinquere, corruzione, appropriazione indebita, oltre che per illeciti amministrativi ex D.lgs. n. 231/2001. Il Tribunale ha applicato la sentenza di patteggiamento nei confronti delle persone siche imputate dei reati e, per quanto concerne gli illeciti amministrativi, ha disposto lapplicazione di sanzioni pecuniarie nei confronti delle Societ, oltre che, limitatamente a una di queste, il divieto di pubblicizzare beni o servizi per un anno e la consca di somme. Le societ sono state altres condannate al pagamento anche di spese ed onorari in favore delle parti civili costituite. Una delle aziende coinvolte nellaccertamento di responsabilit, ha quindi proposto ricorso avanti alla Suprema Corte chiedendo, con uno dei motivi, lannullamento della pronuncia di condanna al pagamento delle spese e onorari in favore delle parti civili costituite. In tale ambito ha dedotto che, nel contesto del particolare procedimento a carico degli Enti di cui al D.lgs. 231/2001, non ammessa la costituzione di parte civile di terzi soggetti che si assumono danneggiati dalle Societ. I Giudici della Suprema Corte hanno accolto tale motivo, con una pronuncia che costituisce sicuramente un importante punto di riferimento; riconoscendo che il problema dellammissibilit della costituzione di parte civile (nel caso di responsabilit amministrativa degli Enti) aveva dato luogo, in precedenza, ad interpretazioni contrastanti sia nella dottrina che nella giurisprudenza. La motivazione della Corte di Cassazione per escludere tale ammissibilit parte, innanzitutto, dalla costatazione che la normativa che ha disciplinato la particolare responsabilit amministrativa delle Societ priva di qualsiasi richiamo o riferimento alla parte civile. Ci non costituisce una lacuna normativa, quanto una scelta consapevole del legislatore, che si ritrova in tutto il testo dellimpianto normativo. Infatti, la parte civile non menzionata nella sezione II del capo III del D.lgs. 231/01 che riguarda i soggetti del procedimento a carico delle societ; della parte civile non si fa alcun cenno neppure nella disciplina concernente: le indagini preliminari, ludienza preliminare, i procedimenti speciali, le impugnazioni ed in tutte quelle altre disposizioni sulla statuizione della sentenza. Tutto ci al contrario di quanto avviene nei corrispondenti istituti del processo ordinario previsti dal Codice di procedura penale a carico della persona sica, ove sono presenti importanti e puntuali riferimenti alla parte civile e alla persona offesa nelle diverse fasi del procedimento.

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Altrettanto importante , per i Giudici di legittimit, la circostanza che lart. 27 riguardante la responsabilit patrimoniale dellEnte coinvolto, prevede a carico del medesimo la sola obbligazione per il pagamento delle sanzioni pecuniarie, senza far alcun riferimento ad eventuali obbligazioni civili risarcitorie verso terzi. Parimenti dicasi avuto riguardo alla disciplina, contenuta nellart. 54 del D.lgs. 231/2001, inerente il sequestro conservativo, che pu essere concesso solo ed esclusivamente allorch si ritenga che manchino o si disperdano le garanzie per il pagamento della sanzione pecuniaria, per le spese del procedimento e per eventuali somme dovute allerario. Solo in questo caso pu essere concesso il sequestro conservativo, escludendo quindi la possibilit di ricorrere a tale istituto per garantire eventuali obbligazioni risarcitorie di terzi che presupporrebbero dunque la richiesta della parte civile. In conclusione, dunque, la mancata menzione della parte civile nel processo contro gli Enti costituisce una scelta coerente e non una lacuna, che impedisce qualsiasi interpretazione analogica e/o estensiva di altri istituti. Liter argomentativo della Corte che, peraltro, ha toccato altri aspetti inerenti i rapporti tra il reato commesso dal dirigente apicale persona sica e lillecito amministrativo accertato a carico della Societ, ha il merito di aver espresso in modo chiaro il principio in base al quale - allo stato della normativa - va esclusa la sussistenza di un danno immediato e diretto prodotto dalleventuale illecito amministrativo riconosciuto in capo alla Societ, che possa qualicarsi come diverso e distinto dal danno prodotto da reato di cui ne risponde, per fatto proprio ed in modo esclusivo ed integrale, lautore persona sica (senza dunque ulteriori margini, anche speculativi, per azioni distinte verso le Societ eventualmente coinvolte ai sensi del D. lgs. 231/2001).

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Eventi
LA MEDIAZIONE E IL SUO IMPATTO NELLE DINAMICHE AZIENDALI
Milano, 16 Giugno, Trir & Partners - ALDAI

Galleria Fotograca

Dott. Camillo Filadoro - Avv. Salvatore Trir - Prof. Ugo Carnevali

Tribunale

di Torino, Corso Vittorio Emanuele II 130, Maxi Aula 2

6 Luglio 2011, ore 15 AGI - Ordine degli Avvocati di Torino DIRITTO SINDACALE ANNO ZERO: una bussola per orientarsi nella stagione della contrattazione separata Relatore: Avv. Giacinto Favalli
Programma (PDF) www.giuslav.com www.ordineavvocatitorino.it

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