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IL RICHIAMO DEI BALCANI

A CHE SERVE LITALIA

Perch contiamo poco


colloquio di Lucio CARACCIOLO con Francesco COSSIGA

PERCH OGGI LITALIA CONTA cos poco? COSSIGA Per capire il declino attuale conviene anzitutto analizzarne le origini. E dunque ricordare quale fosse la nostra collocazione geopolitica durante la guerra fredda. Noi eravamo un paese doppiamente di conne: cera un limes esterno, con i paesi dellEst, ma allo stesso tempo esisteva un limes interno, giacch la cortina di ferro attraversava lItalia e la spaccava in due occidentali amici dellAmerica e orientali amici dellUnione Sovietica. LItalia era segnata da una contrapposizione ideologica e di civilt. Gli equilibri politici nazionali erano condizionati dalla costellazione geopolitica mondiale. Ricordo ancora un colloquio con Giuseppe Saragat, negli anni Cinquanta: Ma perch cosa credi che io abbia rotto lunit con i socialisti, se non per scegliere lAmerica, lalleanza Atlantica, lOccidente? chiaro che in questa condizione lItalia
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era pi un oggetto che un soggetto della politica internazionale. La scelta atlantica era obbligata. Su di essa convergevano linteresse nazionale italiano e linteresse ecclesiastico vaticano: non solo non eravamo in grado di garantire la nostra indipendenza senza lombrello atlantico, ma esso era necessario anche a proteggere la sicurezza della Santa Sede, lorgano centrale della Chiesa cattolica incastonato nel nostro territorio. Il fatto curioso che lopzione atlantica del Vaticano era pi ecclesiastica che cattolica. Corrispondeva agli interessi di sicurezza della Santa Sede, molto meno al sentire di buona parte del cattolicesimo politico italiano. Nella Dc, la sinistra dossettiana era neutralista. Poi si alline con De Gasperi, ma solo perch la neutralit si era rivelata impraticabile. Il nostro fu un atlantismo di necessit, un atlantismo minimalista. Questo spiega, fra laltro, perch noi non siamo diventati

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una potenza militare al livello di paesi di analogo peso economico e demograco, tipo Francia o Gran Bretagna LIMES Forse anche perch avevamo perso la guerra COSSIGA Ma agli americani non importava nulla che avessimo perso la guerra! Loro ragionavano nel nuovo contesto bipolare. O di qua o di l. Su di noi ha sempre pesato il sospetto del neutralismo. I nostri alleati ci consideravano atlantisti per necessit, non convinti. LIMES Non si davano di noi? COSSIGA Non completamente. Basti ricordare che nella rete atlantica di Stay Behind entr prima la Germania dellItalia. A noi non ci volevano. Entrammo solo grazie alla mediazione della Francia. LIMES Intende dire che furono i francesi a sponsorizzare Giadio? COSSIGA Gladio uninvenzione. Lei sa benissimo che non c un documento che parli di Gladio. No, io intendo la rete atlantica di Stay Behind ricordo lacronimo: S./B. che avrebbe dovuto organizzare la resistenza nei paesi alleati in caso di aggressione dallEst. Un organismo di non grandissima importanza, creato sulla base dellesperienza dello Special Operation Executive voluto da Churchill e dellOSS americano. LIMES Quanto contava la presenza del maggiore partito comunista dellOccidente nella percezione dellItalia come paese inadabile? COSSIGA Noi avevamo met del paese dallaltra parte. I concetti fondamentali su cui si incardina lunit nazionale dei nostri partner occidentali patria e libert da noi non erano valori condivisi. Su di essi lItalia era spaccata. I comunisti avevano unidea di patria diversa da quella che avevamo noi democristiani, sullaltro

versante della cortina di ferro interna. Non erano traditori della patria. Semplicemente, ne avevano unaltra concezione. In entrambi, comunisti e democristiani, il concetto di patria era fortemente temperato dallinuenza del comunismo internazionalista, dun lato, e della Chiesa, dallaltro. La verit che nellItalia della guerra fredda cerano quattro tipi di lealt, due da una parte e due dallaltra della frontiera interna: noi democristiani eravamo fedeli allItalia e allAlleanza Atlantica ma anche, in gran parte, alla Chiesa; loro comunisti erano divisi fra fedelt nazionale e legame critico con il campo sovietico. Le radici della tragedia italiana sono tutte qui. Solo quando riusciremo a ricostruire un comune sentimento di patria potremo riconquistare il nostro posto nel mondo occidentale. LIMES Per voi democristiani si poneva dunque un dilemma geopolitico e morale: essere fedeli allItalia o alla Chiesa? COSSIGA Confesso che non abbiamo mai avuto il coraggio di arontare apertamente questo problema. LIMES Ma lei personalmente COSSIGA Io non sono assolutamente un caso tipico di cattolico democristiano. Sono stato educato in una famiglia schierata con la Repubblica durante la guerra civile spagnola. Per me, cattolico liberale, il problema era gi risolto in partenza. LIMES Ma per De Gasperi, per Moro, per Andreotti? COSSIGA Distinguiamo. De Gasperi, educato in uno Stato vero come limpero austro-ungarico, era un cattolico laico, liberale. La sua scelta per il Patto Atlantico era insieme politica e di civilt. Moro era un realista. Accett latlantismo per ragionamento, non per convinzione. La scelta coscienziale di Moro sarebbe stata

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certamente, come per Dossetti, in favore di unItalia neutrale. Latlantismo di Andreotti fu frutto di una grande mediazione. Andreotti coniug bene fedelt alla Chiesa e fedelt allo Stato. Sarebbe molto interessante studiare la politica estera andreottiana e osservare quante volte egli tenne conto, per ragioni di convinzione personale ma anche di equilibri geopolitici, degli interessi della Chiesa. LIMES Per esempio? COSSIGA Prendiamo la guerra del Golfo. Io, come presidente della Repubblica e capo supremo delle forze armate, non ebbi alcuna titubanza, se non per quel che attiene a ogni coscienza pacica e cristiana, a portare in guerra il mio paese. Sapevo bene che non era questa la posizione della Santa Sede. Sono testimone del fatto che invece questo per Andreotti fu un problema. Lui era preoccupato di coniugare le strategie italiana e vaticana pi di quanto non lo fossi io. E questo gli americani non lo apprezzarono. In realt, la sindrome dell8 settembre non ha mai cessato di incombere su di noi, nella percezione dei nostri maggiori alleati. LIMES Vuol dire che lo stereotipo dellitaliano indo e traditore contava in seno alla Nato pi della minaccia comunista? COSSIGA Le risponder con un aneddoto. Quando ero ministro dellInterno mi occupavo naturalmente anche dei nanziamenti sovietici al Pci. La cosa non mi turbava aatto. Io non mi sono mai scandalizzato perch i nostri comunisti ricevevano soldi da Mosca. Durante una riunione di alti funzionari del ministero, in cui si analizzava il trasferimento sico del denaro doltrecortina a Roma, a un certo punto domandai: In che valuta commerciano?. Risposta: Dollari. Al-

lora lasciateli in pace!. La cosa divertente che poi gli americani andavano dai cambiavalute clandestini a ricomprarsi i dollari mandati da Mosca a Botteghe Oscure. E sa perch? Non perch gliene importasse nulla che i soldi arrivassero al Pci, per carit No, il Tesoro americano temeva che fossero falsi! N mi sono scandalizzato quando abbiamo scoperto la Gladio Rossa, cio lorganizzazione creata daccordo con il Kgb dal Partito comunista per salvare i compagni, portandoli fuori dellItalia in caso di pericolo. Ironia della storia, il termine usato dalla Gladio Rossa per denire questa operazione era lo stesso adoperato da Stay Behind: esltrare. Ecco perch mi sento pi laico dei comunisti: loro si scandalizzano perch noi avevamo Stay Behind, mentre io non mi turbo aatto per la loro Gladio Rossa. Avevamo semplicemente lealt diverse, nel ben determinato contesto della guerra fredda. Come diceva la grande spia Philby, questa non una guerra fra nazioni, una guerra fra religioni; e io mi schiero dalla parte dei miei compagni di fede. LIMES Un paese doppiamente di conne, con quattro lealt e due sovranit la nazionale e lecclesiastica: lei sta descrivendo lestrema complicazione della costituzione geopolitica italiana e la didenza che essa suscitava nei nostri partner. Era quindi inevitabile il nostro basso prolo internazionale? COSSIGA chiaro che noi potevamo giocare solo di rimessa. La nostra dimensione di potenza era troppo limitata per immaginarci come un soggetto importante sulla scena mondiale. Essere percepiti dai nostri migliori amici come dei potenziali neutralisti certo non ci avvantaggiava. Ricordo che una volta, da sottosegretario

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alla Difesa, scandalizzai i militari che mi stavano ascoltando con una frase infelice: Il nostro rapporto con lalleanza Atlantica oscilla tra il servilismo e il tradimento. Purtroppo era vero. Lo stesso schema si riproduceva sullaltro versante del conne interno, fra i comunisti nostrani. I quali erano ideologicamente e antropologicamente diversi dai sovietici. E come noi eravamo guardati con sospetto dagli alleati occidentali, cos loro non piacevano aatto ai compagni orientali. Questa struttura geopolitica interna niva per spingere lItalia verso una propria piccola Ostpolitik. Certamente noi fummo il paese occidentale pi attivo per favorire la distensione con lEst. La grande intuizione di Andreotti fu di collegarci alla Ostpolitik vaticana ecco un caso di perfetta coincidenza di interessi fra Italia, da entrambi i lati della sua cortina di ferro, e Santa Sede. LIMES Come spiega che questo paese vocazionalmente pacista e neutralista opt per gli euromissili? Pu raccontarci come matur quella scelta, di cui lei fu protagonista in quanto presidente del Consiglio? COSSIGA Eettivamente la scelta di avallare linstallazione degli euromissili, nel dicembre 1979, appare singolare in questo quadro. Essa fu determinante, in quanto la Germania aveva fatto sapere che avrebbe risposto di s solo se anche lItalia avesse accettato di ospitare i missili a medio raggio Pershing e Cruise. Noi democristiani fummo compatti, e anche laici e socialisti. Daltronde lItalia aveva sempre un rapporto speciale con la Germania occidentale in seno allAlleanza Atlantica, anche per i legami privilegiati fra i due grandi partiti cristiano-democratici europei, la CDU e la Dc. Ma la verit che potemmo installare gli

euromissili perch il Pci rinunci a unopposizione frontale. Quando Ponomarev venne qui per convincermi con le blandizie e con le minacce a rompere il fronte atlantico, laltra faccia della sua missione era di spingere i comunisti a scendere in piazza contro i missili. Ma Berlinguer riut. LIMES Insomma Berlinguer le fece capire che non era contro gli euromissili? COSSIGA Berlinguer e io avemmo dei divertentissimi colloqui. Due cugini sardi, che nel salotto buono del segretario di Enrico, Tonino Tat, mangiando panini al prosciutto preparati dalla padrona di casa, Giglia Tedesco, discutevano di questioni strategiche e di missili, una cosa che non dimenticher mai Oggi posso dire che allora informai gli alleati che per far passare gli euromissili avevo bisogno, non dico di una politica bipartisan, ma almeno di informare correttamente lopposizione. Per questo mi feci dire dalla Nato ci che era un segreto non comunicabile al Pci, e diedi garanzie sulladabilit di Berlinguer. Devo dire che noi, per rispetto verso il Pci, non approttammo quanto avremmo potuto dei loro canali di comunicazione con Mosca per conoscere le reali intenzioni del Cremlino e le sue covert operations in Italia. Un giorno potr raccontare come io stesso, dopo la caduta del Muro di Berlino, mi preoccupai di impedire che il crollo dellUnione Sovietica creasse imbarazzo al Partito comunista italiano. LIMES Ma questa Italia della Prima Repubblica era o non era un semiprotettorato americano? Che margini di manovra avevamo? COSSIGA Non si capisce nulla se non si parte dal fatto che la guerra fredda era guerra. Non combattuta sui campi di batta-

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glia, ma pur sempre una guerra. Da cui lUnione Sovietica uscita scontta e poi distrutta. Da una parte, cera il dominio sovietico. Dallaltra parte, cera una sovranit elastica americana. Qualunque alleanza si impernia su una potenza egemone. Il grado di libert degli altri dipende dalla loro forza relativa nei confronti del leader. Noi eravamo uno dei soggetti pi deboli. Non dico che fossimo un protettorato americano, ma insomma Sarebbe interessante riesaminare da questangolo geopolitico internazionale certi fenomeni che da noi sono stati classicati solo come espressione della corruzione o della deviazione di apparati dello Stato. Ad esempio, la P2. Io credo che la P2 fosse lassociazione degli ultr loatlantici e loamericani, naturalmente condita allitaliana. Lo so che va contro lo stercotipo corrente, ma se non ci liberiamo degli stereotipi non capiremo mai niente della nostra storia. E non potremo andare avanti. Noi avevamo certamente dei rapporti speciali con gli americani. Anche per la presenza della Santa Sede e del Pci, lAmerica era molto interessata alla stabilit dellItalia e interveniva ogni volta che fosse necessario colmare il nostro decit di Stato incapace di garantire la propria indipendenza. LIMES In termini strategici concreti, che cosa vuol dire? COSSIGA Vuol dire che siccome il nostro sistema interno della quadruplice lealt ci impediva di costruire un esercito forte, per gli americani eravamo la loro portaerei nel Mediterraneo. A chi come me conosce per motivi di ucio i piani strategici della Nato in caso di aggressione dallEst, questo ruolo dellItalia molto chiaro. Noi eravamo la piattaforma per operazioni strategiche degli alleati. Era

previsto perno larrivo di una divisione di paracadutisti portoghesi! LIMES E nei piani di attacco? COSSIGA La Nato non ha mai avuto piani di attacco. Ha avuto piani di risposta nucleare, ma non ha mai studiato laggressione allUrss. LIMES In caso di attacco del Patto di Varsavia lItalia doveva essere abbandonata ai sovietici? COSSIGA Non c dubbio che gli americani volessero difenderci. Ma molto sarebbe dipeso dalla tenuta del fronte interno, dalla scelta che avrebbe fatto il Partito comunista. Se ricordo bene sono informazioni che abbiamo avuto dopo lOttantanove i sovietici prevedevano di conquistare lItalia abbastanza rapidamente, in tre tappe. In una prima fase lattacco sarebbe stato portato lungo due direttrici, verso Padova e Bergamo, partendo dallUngheria, secondo lo schema della Strafexpedition. Infatti, siamo venuti poi a sapere che durante una riunione del Patto di Varsavia a Bucarest il ministro della Difesa ungherese protest con il sovietico comandante in capo delle forze del Patto quando scopr che il peso iniziale dellattacco allItalia avrebbe dovuto essere sopportato dai suoi uomini, mentre lUngheria era sotto il tiro della nostra aviazione in caso di ritorsione nucleare. E si accorse che era lo stesso giochetto che gli avevano tirato gli austriaci nella prima guerra mondiale, quando contro di noi avevano mandato avanti gli ungheresi! La seconda fase prevedeva la costituzione di una sorta di Linea Gotica rovesciata; inne era pianicato lo sbarco in Sicilia e in Sardegna. E infatti in caso di invasione della Sardegna avremmo dovuto trasferire il comando di Stay Behind, l insediato, verso una localit che non posso citare

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perch questo uno dei pochi segreti che la Nato riuscita a farci rispettare. LIMES E per i sovietici, quanto era importante lobiettivo Italia? COSSIGA dicile dirlo. Per vorrei citare un fatto curioso. Ormai si sa molto sulle operazioni di inltrazione e disinformazione sovietiche nei paesi alleati. Ad esempio, accertato che molti dei cosiddetti scandali politici o militari nella Germania occidentale erano orchestrati da agenti di Mosca. In Italia, invece, c un buco totale. La penetrazione sosticatissima del Kgb e del Gru in America, in Canada, in Europa, occidentale, sembra non riguardare lItalia. Perch? Nessuno mai riuscito a spiegarlo. Ma forse la ragione era, e spero che i miei amici comunisti non se ne adombrino, che non ne avevano bisogno perch cera il Pci. E quindi gli interessi dello schieramento comunista internazionale erano tutelati in Italia direttamente da Botteghe Oscure. La presenza del Pci allinterno delle forze armate e di polizia era tale che non cera bisogno di altro. LIMES Come si inquadra il terrorismo nel grande gioco internazionale intorno allItalia? COSSIGA In tutta la mia vita politica io sono sempre stato un sostenitore del carattere nazionale dei brigatisti rossi: una pura fantasia collegare le Br allEst o anche allOvest. No, le Br erano italiane, sono nate e morte nel nostro ambiente sociale e culturale. Esse sono state il prodotto della conversione del Pci alla democrazia. Fin dal mito della Resistenza tradita circolava una domanda sovversiva allinterno della sinistra che, bloccato il canale Pci, trov sfogo nelle Brigate rosse. Pi in generale, il capitolo terrorismo aspetta ancora di essere chiarito. Escludo per la mano del blocco orientale nel-

la sovversione di sinistra. Naturalmente escludere che i gruppi terroristici fossero pilotati da Mosca non signica che essi non potessero essere inltrati da agenti stranieri. Ma inltrati per sapere che cosa fossero, non per guidarli, che era impossibile. Del resto un giorno si scoprir una cosa aascinante: come il Kgb avesse inltrato il Partito comunista per controllarlo, certo senza successo! Ma so con certezza che fra i nomi di italiani sospettati di lavorare per Mosca non cerano membri del Pci, n persone che avessero anche solo collegamenti esterni con esso. LIMES E le stragi sono anchesse autoctone, oppure si inseriscono in un disegno geopolitico internazionale? COSSIGA Le stragi restano avvolte nel mistero. Io non mi meraviglierei per se un giorno si scoprisse che anche spezzoni di servizi di paesi alleati o neutrali, non solo nemici, avessero potuto avere interesse a mantenere alta la tensione in Italia tra il fronte comunista e quello anticomunista. E quindi a tenere basso il prolo geopolitico dellItalia. Sulle stragi ci sono due concezioni estreme, entrambe sbagliate. Quelli che, come i fratelli Cipriani, leggono tutto in chiave di teoria del complotto la dietrologia come storiograa. E quelli che riutano qualsiasi ipotesi di strategia internazionale nello stragismo. Fra i due estremi passa la verit che ancora nessuno conosce. LIMES Spesso si parlato di collegamenti fra stragismo, terrorismo e maa. Secondo lei il fatto che Cosa Nostra controllasse e controlli unampia fetta del territorio nazionale ci penalizzava nellambito alleato? COSSIGA Ci penalizzava come immagine, certo. Ma la maa non ha mai costituito un pericolo per lAlleanza Atlantica. Anzi, tendo a pensare il contrario Ma certa-

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mente era e resta un pericolo per lo Stato italiano. LIMES Per tornare alla questione iniziale, lei mi pare stia confermando che cera un interesse generale, dellEst ma anche delIOvest, a che lItalia contasse poco. E che anche le bombe potevano servire a questo scopo. COSSIGA S. Ma al tempo della guerra fredda noi avevamo un grande vantaggio che oggi abbiamo perduto. Avevamo una politica estera di riferimento, quella americana e della Nato. In questo ambito, potevamo sfruttare lutilit marginale, la rendita geopolitica di essere un paese di frontiera che aveva al suo interno un conne e che, inoltre, ospitava sul suo territorio la Santa Sede LIMES Ma eravamo veramente la frontiera orientale della Nato? Non era la Jugoslavia il primo paese che avrebbe dovuto fronteggiare un eventuale attacco da Est? COSSIGA vero. Non potremo mai sopravvalutare il ruolo della Jugoslavia. Non avremmo potuto fare la nostra politica di basso prolo nellambito dellOccidente che voleva dire evitare di spendere per un vero esercito e adarsi alla protezione esterna se non ci fosse stata la creatura di Tito. Noi dobbiamo essere eternamente grati alla Jugoslavia per averci evitato il contatto diretto con il Patto di Varsavia. Se non vi fosse stata la Jugoslavia avremmo dovuto destinare ben altra quota del nostro reddito alle armi, a spese del benessere generale. LIMES Non tutti erano consapevoli, da noi, dellimportanza di questo tampone geostrategico COSSIGA Io certamente s. E credo che quando si riscriver la storia dItalia nel dopoguerra dovremo rivalutare la funzione-chiave della Jugoslavia. Nei piani se-

greti del Patto di Varsavia la Federazione titina era considerata paese nemico. Per vero che non tutti ne prendevano atto. Ricordo che quando, da presidente del consiglio, fu portato alla mia decisione un accordo bilaterale economico con la Jugoslavia, alcuni funzionari mi fecero notare che cerano dei problemi riguardanti il commercio di tabacco. Io chiesi loro se non fossero diventati matti. Ma come, con un partner di questa importanza noi ci disperdiamo negli economicismi, nelle diatribe sul tabacco? LIMES Adesso per questo relativo comfort geopolitico nito. COSSIGA nito per sempre. Per questo, appena crollato il Muro di Berlino, io lanciai lallarme. Dopo lunicazione della Germania, nulla sarebbe stato pi come prima, nella politica interna come in quella estera. Ma mi presero per matto, preferirono continuare a far nta di niente. Che cosa cambiato, infatti? Primo, lAmerica meno interessata a unEuropa non pi terreno di contesa con la superpotenza sovietica. Eppoi le macerie del Muro ci hanno riportato alla realt sullEuropa, al di l della retorica: altro che soggetto politico-strategico, in realt era e resta una specie di Comecon rovesciato, una costruzione puramente economicistica. Secondo, lindipendenza della Chiesa non ha pi bisogno di essere protetta, perch non pi minacciata. Terzo, scomparso il Pci. E non c pi nemmeno la Dc, il che vuol dire ne del rapporto speciale con la CDU, e quindi con la Germania. Con gli Stati Uniti resta un legame particolare, ma con noi nella parte dellintendenza. Che cosa facciamo per i nostri alleati nel conitto bosniaco? Oriamo le basi militari.

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un dazio agli americani? Non abbiamo nemmeno ridiscusso gli accordi segreti sulle loro basi in Italia, roba da anni Cinquanta COSSIGA Il dazio era la protezione che ci garantivano. E che adesso non c pi. LIMES E allora secondo lei che possiamo fare? COSSIGA Dobbiamo porci la domanda che abbiamo sempre evitato: qual il nostro interesse nazionale? Come possiamo difendere i nostri interessi in un mondo cos complicato? Prima avevamo dei riferimenti obbligati: la nostra politica militare era quella della Nato, la nostra politica economica era quella della Comunit europea, la nostra politica ideologica era quella della Chiesa. Al massimo ci prendevamo qualche piccola libert, grazie alla sicurezza strategica garantitaci dallesterno. E adesso che facciamo? Prima apriamo un dibattito democratico sullinteresse nazionale, meglio . Il senso del mio allarme, subito dopo lOttantanove, era tutto qui. Ero e sono spaventato dalla divisione del paese. Anzich unirsi, dopo la ne della guerra fredda lItalia si ulteriormente spaccata. Le vecchie armi ideologiche non sono state deposte. Ma dobbiamo capire che o riusciamo a riunicare la comunit nazionale intorno ai valori fondamentali, allidea di patria e allinteresse nazionale, oppure non potremo pi fare politica estera. Prendiamo un esempio concreto: il nostro interesse nazionale di combattere la maa. Ma sembra quasi che si voglia utilizzare la lotta alla maa come un argomento di polemica interna. Interessa di pi accusare il nemico politico di debolezza o di connivenza verso la maa che costruire

lunit nazionale nella lotta contro di essa. Prendendo atto che il problema non si risolve sul piano poliziesco o giudiziario, ma su quello politico e sociale. Non c n una soluzione militare n una soluzione giustiziale. Sar pi chiaro: ormai sono due anni che magistrati e poliziotti annunciano di aver arrestato i capi della maa. Ogni giorno decapitiamo la maa. Eppure, purtroppo, la maa sempre viva. Perch facciamo nta di non sapere che i capi vengono sostituiti, com buona regola in ogni organizzazione. LIMES Dunque per lei la prima priorit della nostra politica estera la politica interna? COSSIGA Noi non possiamo pi fare politica estera senza ricomporre lunit nazionale. Prima la facevamo anche grazie alle nostre divisioni. Adesso per non possiamo pi permettercele. Per questo io sono per una nuova Assemblea costituente. Che non sarebbe solo un fatto istituzionale, ma un fatto nazionale, un volare alto per ricomporre lunit nazionale. Certamente non possiamo ricostruire la nazione continuando a darci del fascista o del comunista. LIMES Ma nel frattempo non c il rischio di essere emarginati dallEuropa che funziona? COSSIGA Non un rischio, una realt. Nel concetto di rischio insita la possibilit di unalternativa, nel senso che la situazione ancora aperta. Ma temo che siamo gi andati al di l, che lEuropa non ci voglia pi. Almeno, nch restiamo come siamo. Eppure io sono decisamente a favore dellEuropa a due velocit. Io credo nellEuropa. Ma sono convinto che dovr essere una cosa completamente diversa da quella che abbiamo oggi. Prima lEuropa era al di qua della cortina di ferro. Ora non pos-

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siamo pi concepirla senza quei paesi che impropriamente chiamiamo dellEst, ma che sono il cuore dellEuropa. Praga, Budapest, Cracovia, Varsavia, Bratislava cosa sono, Asia? I quattro cuori dellEuropa hanno sempre battuto a Roma, a Parigi, a Londra (con tutti i suoi distinguo) e a Praga. LItalia pu e deve essere parte di questo nuovo progetto geopolitico. LIMES Ma nel caso si formasse davvero un nucleo duro franco-tedesco, o addirittura una Framania (fusione di Francia e Germania), che interesse avrebbero questi paesi a tenerci dentro lEuropa? COSSIGA Continuerebbero ad averlo, se non altro perch facciamo parte del loro mercato. Ma naturalmente dovremo salvarci da soli, non aspettare la manna dal cielo. Daltronde, qual lalternativa? O si fa il nucleo duro, o non si fa nulla. Certo non faremo nessun passo avanti se restiamo nellambito attuale, vincolati a quel documento di contabili che il Trattato di Maastricht. Un trattato senzanima, in cui non c traccia dei fatti epocali dellOttantanove. Si vede benissimo che un testo scritto negli uci studi delle Banche centrali, neanche negli uci studi dei ministeri degli Esteri LIMES Ma in uno scenario framanico non c il rischio di spaccare lItalia? Una parte potrebbe andare con lEuropa franco-tedesca, laltra restare a galla nel Mediterraneo afro-balcanico. COSSIGA S. Il rischio c. La persistente frattura fra Nord e Sud e il suo possibile uso geopolitico resta lunica grande intuizione di quel partito della borghesia stracciona lo dico in senso non oensivo, un Lumpenburgertum nellaccezione sociologico-marxista del Lumpenproletariat, cio di un proletariato senza coscienza di classe che la Lega. Bossi ha capito che lEu-

ropa pu spaccare lItalia, e lui vuole essere sicuro che il suo Nord resti in Europa. Ma questo deve spingerci ad accelerare la ricomposizione della nazione, non a frenare il nucleo duro o durissimo. Altrimenti, seguendo questa obiezione, non avendo un esercito forte avremmo dovuto boicottare il rapporto speciale tra Francia e Germania nellambito atlantico. Ricorder sempre quello che mi disse Helmut Schmidt, uno dei maggiori statisti che io abbia mai incontrato, quando andai a trovarlo nel 1984 nella sua piccola casa alla periferia di Amburgo: Senza un rapporto speciale tra Francia e Germania non faremo mai lEuropa. Capisco che voi possiate essere gelosi, ma non c alternativa. Io non so se un giorno potr realizzare il mio vecchio sogno di diventare ministro degli Esteri (tranquilli, si tratta solo di un sogno!). Per ho imparato, nella mia esperienza politica internazionale, che non c cosa pi dannosa per linteresse nazionale di voler strafare. Se cerchi di sovradimensionarti nel campo della politica estera ti rendi ridicolo. E quando viene il momento del redde rationem sono dolori. Dobbiamo fare politica estera per quello che siamo, n pi n meno. Non siamo la Francia o la Germania. E tuttavia possiamo fare molto, nellinteresse comune degli alleati, se siamo consapevoli di noi stessi. Certo, se vedo come ci siamo estraniati dalla guerra in Jugoslavia anche perch i nostri alleati ci hanno voluto estraniare con vari pretesti non posso che allarmarmi. Ma chiaro che quando gli amici occidentali guardano in casa nostra, e vedono caos e lotte di fazione, non possono avere ducia in noi. Questa ducia dobbiamo riconquistarcela sul campo. Non c pi molto tempo per farlo.

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