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RE-COVERING

Coperture contemporanee per


nuovi usi degli spazi della
città
UNIVPM-Università Politecnica delle Marche
DICEA - Dipartimento d’Eccellenza

HHH - Hub for Heritage and Habitat


Responsabile Prof. Arch. Gianluigi Mondaini
docenti Prof. Arch. Maddalena Ferretti, Prof. Arch. Paolo Bonvini, Prof. Ing. Francesco Rotondo
assegnisti Ing. Francesco Sforza, Ing. Marco Rosciani
dottorandi Arch. Caterina Rigo, Ing. Maria Giada di Baldassarre, Ing. Francesco Chiacchiera,
Arch. Cristiano Luchetti, Ing. Benedetta Di Leo
PROGETTI #1

titolo Coperture del porto romano di Ancona presso via Vanvitelli.


Ricerca scientifica in collaborazione con la Soprintendenza
per i beni e le attività culturali delle Marche, finalizzata alla
progettazione architettonica, impiantistica e strutturale delle
coperture degli scavi archeologici
tipologia coperture di protezione di scavi archeologici
anno 2018-2019
resp. scientifico prof.arch. Gianluigi Mondaini
collaboratori ing. Marco Rosciani, arch. Mariano Tellechea
caratteristiche coperture leggere e trasparenti; coordinamento archeolgia-
ingegneria strutturale e progetto architettonico; ricerca di
materiali innovativi e a minimo impatto

descrizione: L’area acquisisce una nuova rilevanza, anche grazie alle scelte tecnologiche
che contraddistinguono per differenza e dialogo, il carattere dinamico e
innovativo delle strutture di sostegno e delle coperture.

Le superfici trasparenti di copertura sono immaginate da una membrana in


ETFE, un materiale plastico leggero completamente luminoso, in modo sia
da minimizzare l’impatto sul sito, che permettere di trasformarsi in landmark,
anche tramite una mirata illuminazione che di notte racconta la sua rilevanza
all’interno dell’arco portuale.

Le azioni progettuali sviluppate cercano di implementare le potenzialità


turistiche, che certamente queste aree con la loro intrinseca qualità
esprimono, proponendo spazi architettonicamente stimolanti e capaci di
riconoscere lo spessore storico delle città rifunzionalizzandone l’uso.
PROGETTI #2

titolo Germolia - progetto di tesi di riuso di spazi nella città di San


Ginesio - Tesi di Laurea
luogo chiostro del convento di San Francesco, San Ginesio
anno 2018-2020
resp. scientifico prof.arch. Gianluigi Mondaini
collaboratori Eleonora Socci, Benedetta Castagna (tesiste)
superficie/volume 300 mq
caratteristiche coperture leggere e trasparenti; minimo impatto sulla
struttura esistente; materiali innovativi e a minimo impatto
descrizione:
PROGETTI #3

titolo Auditorium Sant’Agostino


luogo centro storico di San Ginesio
anno 2019-2020
resp. scientifico prof.arch. Maddalena Ferretti
collaboratori prof.arch. Paolo Bonvini, prof.arch. Gianluigi Mondaini,
dott.ing. Francesco Chiacchiera
superficie/volume 350 mq
caratteristiche: riuso di spazi ex-liturgici; riusi contemporanei; convenzioni di
ricerca

descrizione: Il complesso di Sant’Agostino rappresenta uno dei più importanti manufatti


storico-religiosi del centro storico di San Ginesio, monumento alla cultura
monastica e umanistica ginesina. Ospitava infatti dal medioevo le cattedre
di Filosofia e Teologia, attualmente è sede dell’Istituto Superiore “A. Gentili”.
Negli spazi della Chiesa, di impianto romanico e sostanzialmente ridisegnata
nel XVIII seccolo, è ospitato l’Auditorium comunale, attualmente inagibile
in seguito agli eventi sismici del 2016-2017 che hanno interessato il centro
Italia.

La proposta progettuale si è concentrata sull’analisi, ricerca e studio di ipotesi


di recupero e trasformative della Chiesa di Sant’Agostino, partendo dall’idea
di preservare il bene architettonico nella sua caratterizzazione spaziale e
decorativa e di aggiungere pochi elementi, fondati sul principio di flessibilità e
assoluta reversibilità, che vadano a garantire la funzionalità dell’edificio senza
intaccarne l’immagine, ma anzi esaltandone la fruibilità e la bellezza.

L’idea di progetto consiste nel creare uno spazio polifunzionale che si adatti
quanto più possibile alle esigenze dei suoi utenti, siano essi artisti o spettatori.
Pertanto si sono immaginate soluzioni reversibili e temporanee che
garantiscono diverse configurazioni e usi della sala.

Per sottolineare questo carattere scenografico la zona sottostante la cupola


è dotata di un’illuminazione speciale creata tramite un grande lampadario
CASO STUDIO #1

titolo Recupero e restauro dell’antica chiesa di Corbera D’Erbe


luogo Tarragona, Spagna
progettista Ferran Vizoso, Nuria Bordas, Jordi Garriga (II, III fase) David Garcia (I fase)
promotori/ Comune di Corbera d’Ebre, ente regionale della Catalogna (I, II fase
committenti Ministero dello sviluppo (III fase)
imprese di Construcciones Jaen Valles SL (I fase),
costruzione TRAC Rehabilitaciò d’Edificis (II fase), Becsa SA y Iaso SA (III fase)
date Concorso 06-1999; Preliminare 11-1999; Esecutivo I fase 06-2000;
fine lavori I fase 02-2002; esecutivo II fase 09-2005; fine progetto II fase
02-2007; esecutivo III fase - 11-2008; lavori III fase - 02-2011
superficie/volume 1050 mq
costi di I fase - 152.357 €; II fase 170.687 €; III fase - 508.474 €
esecuzione costo totale dell’opera 831.518 €
costo €/mq 792 €/mq
COSTO COPERTURA (III fase) 508.474€/1050mq= 484€/mq
caratteristiche riuso di spazi ex-liturgici; riusi contemporanei; copertura leggera e
trasparente;
descrizione: L’obiettivo principale dell’intervento è stato il recupero dell’uso pubblico del vecchio tempio
senza modificare eccessivamente il suo aspetto, simbolo ed espressione della battaglia
dell’Ebro. La sua trasformazione in una nuova e sicura grande sala multifunzionale non doveva
alterare la memoria della guerra civile che l’edificio rappresenta così bene. Nella terza fase
dei lavori, è stato completato il consolidamento strutturale della rovina ed è stato costruito
un nuovo tetto trasparente in ETFE. Il nuovo rivestimento impedisce il deterioramento
dell’edificio dovuto all’azione degli agenti atmosferici e migliora significativamente le sue
condizioni di abitabilità. Dall’inizio del lavoro una cosa era chiara, il restauro doveva preservare
il sottile equilibrio tra natura e costruzione, tra esterno e interno, che tutte le rovine hanno.
La percezione di essere ancora fuori quando si “entra” doveva essere mantenuta. I raggi del
sole che passano attraverso il tetto leggero, le brezze e i canti degli uccelli che attraversano i
corridoi alti e il pavimento sabbioso lo rendono possibile. Si è intervenuti con grande cura, e
nella prima visita abbiamo notato che nel luogo c’erano più rovine di quelle che apparivano a
occhio nudo, erano le conseguenze del trauma della guerra. Il recupero dell’uso civico della
vecchia chiesa ha chiuso vecchie ferite e ha aiutato gli anziani del luogo a riconciliarsi con le
scene dei loro giochi d’infanzia. Questa è stata, senza dubbio, la gioia più grande che questo
lavoro ci ha dato.

https://www.metalocus.es/es/noticias/restauracion-de-la-antigua-iglesia-de-corbera-debre-por-ferran-vizoso-architecture

https://arquitecturaviva.com/obras/restauracion-de-la-antigua-iglesia-de-corbera-debre
CASO STUDIO #2

titolo Museo precolombino - Rigenerazione


progettista Smiljan Radic
luogo Santiago de Chile
anno 2014
superficie/volume ___ mq
caratteristiche copertura di chiostri e spazi a cielo aperto; riusi
contemporanei; copertura leggera e trasparente;
descrizione:
Il Museo Cileno d’Arte Precolombiana, situato nel centro di Santiago, Cile ha
appena ricevuto un’espansione del 70% che gli ha permesso di aumentare le
aree espositive, lo spazio di stoccaggio e i suoi laboratori di conservazione.
Gli obiettivi dell’intervento erano di mantenere e integrare in modo più efficace
e completo il Museo Cileno d’Arte Precolombiana nel suo ambiente urbano,
migliorando gli standard di conservazione e le esposizioni delle collezioni. Si
è anche cercato di mantenere intatta la struttura spaziale dell’ex edificio della
Dogana Reale (1805), permettendo le ristrutturazioni necessarie che hanno
migliorato la qualità complessiva. Il programma è stato anche riorganizzato
per migliorare la distribuzione delle funzioni e centralizzare le funzioni
vitali che erano state sparse in altri edifici. Così, si è ottenuto uno spazio
rinnovato che utilizza le più recenti tecnologie e gli standard internazionali di
esposizione, ricerca e conservazione.
La strategia dell’intervento è stata quella di utilizzare i livelli sotterranei per
l’espansione del museo. Questa strategia permette di rinnovare gli edifici
storici e del patrimonio in aree urbane dense senza alterare il loro carattere
originale. Così, 1300 metri quadrati di spazio espositivo, magazzini, laboratori
di conservazione e aree di servizio per i visitatori sono stati aggiunti in due
livelli sotterranei sotto i cortili nord e sud del museo. 300 metri quadrati sono
stati aggiunti anche al patio nord del piano terra per incorporare più punti di
accesso per i pedoni.
Il progetto offre anche un vero spazio civico per la città attraverso la
ristrutturazione delle gallerie tradizionali che circondano il museo e invitano
i passanti. Il fascino del cortile coloniale è restaurato; il patio nord è coperto,
permettendo l’uso tutto l’anno da parte dei cittadini, e il patio sud presenta un
pavimento di ghiaia.
La sostenibilità a lungo termine di questo ambizioso progetto è stata resa
possibile grazie a un partenariato pubblico-privato che comprende: il governo
cileno (che partecipa attraverso il programma Bicentenario Legacy), il
Consiglio Nazionale della Cultura e delle Arti; la Fondazione Famiglia Larraín
Echenique (l’istituzione responsabile del Museo); e il Comune di Santiago.
CASO STUDIO #3

titolo Copertura del Chiostro del Bramante,


progettista EOSS Architettura
luogo Roma
superficie/volume 320 mq
caratteristiche copertura di chiostri e spazi a cielo aperto; riusi
contemporanei; copertura leggera e trasparente;

descrizione: Il Chiostro del Bramante è uno straordinario esempio di architettura


rinascimentale. È opera di Donato Bramante (1444-1515) che, trasferitosi
da Milano a Roma dopo la caduta di Ludovico il Moro, diventerà qui primo
architetto di Papa Giulio II e sarà grande rivale di Michelangelo. Fa parte del
complesso che comprende anche l’attigua Chiesa di Santa Maria della Pace
in cui si trovano le famose Sibille di Raffaello. Il Chiostro è una costruzione
di raffinata linearità e rigorosa eleganza, che applica principi di armonia ed
equilibrio in ogni elemento compositivo.
CASO STUDIO #4

titolo Riuso e rigenerazione del Monastero di San Clodio


progettista Olaestudio
luogo Leiro, Spagna
anno 2017
superficie/volume mq
caratteristiche riuso di spazi ex-liturgici; riusi contemporanei; copertura
leggera e trasparente;

descrizione: Costruire una spa in una scatola di pietra.


L’attuale Hotel Monumento de San Clodio a Leiro è uno dei pezzi più
importanti dell’architettura monastica galiziana. Allegato al set c’erano le
rovine delle stalle e della cantina. Un grande cassone di pietra con resti delle
volte che coprivano il piano terra. Questa rovina, impregnata dalla gravità
e dal tempo, era il punto di partenza. L’Agenzia del Turismo della Galizia ha
deciso nel 2013, intraprendere la sua riabilitazione come spa e completare
il tutto. La memoria originale del progetto ha cercato di essere molto breve,
come nudo abbiamo immaginato l’architettura che dovrebbe essere inserito.
In modo telegrafico e diretto, le idee di questo lavoro sono stati esposti e
esposti:
- Non toccare l’esistente, pareti in muratura di 1,50m di larghezza, resti di volte
in granito, nicchie e cavità.
- Agire senza alterare il perimetro, inserire pezzi per ospitare gli usi.
- Riconoscere la rovina come un valore e leggere il passaggio del tempo e il
peso dell’architettura ereditata.
- Inserire pezzi per raccogliere la luce.
- Inserire un piano di pietra scavato per la piscina.
- Enfatizzare l’atmosfera ereditata e portarla al suo nuovo uso.
CASO STUDIO #5

titolo M9 - Museo del Novecento


progettista Sauerbruch - Hutton
luogo Mestre, Italia
anno 2019
superficie/volume 864 mq (corte interna)
caratteristiche copertura di chiostri e spazi a cielo aperto; riusi
contemporanei; copertura leggera e trasparente;
descrizione: M9, il grande Museo Multimediale del ‘900, è il più importante progetto
di rigenerazione urbana che la Fondazione di Venezia ha realizzato per
contribuire al rilancio e allo sviluppo della terraferma veneziana, coniugando
innovazione culturale e tecnologica, retail, intrattenimento e servizi per i
cittadini all’interno di un progetto di architettura che ha l’obiettivo di raccontare
la storia del Novecento Italiano in modo originale ed emotivamente
coinvolgente.

Su progetto architettonico dello studio tedesco Sauerbruch Hutton, è nella


corte dell’ex convento, edificio che compone il museo, che si può ammirare
l’elegante struttura ombreggiante realizzata con le membrane flessibili, in
grado di offrire una protezione dagli agenti atmosferici garantendo un’ottima
regolazione termica, con il corretto apporto di luminosità naturale e un
ottimo assorbimento acustico. Per la copertura si è deciso di utilizzare
due membrane ad alta traslucenza, una per la copertura esterna, Flexlight
Advanced 1002 S2 HT (mq 1335) e una per la parte interna, Alphalia Silent
AW Lux (mq 864), realizzando un’elegante struttura a diamante che poggia
su pilastri che fungono sia da pluviali che da illuminazione nelle ore notturne.
Durante il giorno le membrane traslucide garantiscono il comfort visivo degli
occupanti, riducendo il consumo energetico per l’illuminazione durante le ore
diurne.

https://www.14septembre.fr/it/newsroom/serge-ferrari/materiali-innovativi-il-
chiostro-cinquecentesco-di-m9-mestre
CASO STUDIO #6

titolo Copertura degli scavi archeologici romani di Cartagena


progettista Amann Canovas Maruri
luogo Cartagena, Spagna
anno 2011
caratteristiche coperture leggere e trasparenti; protezione del manufatto

descrizione: Il progetto unisce le rovine nello spazio e permette così una percezione
continua dell’insieme che è frammentato solo verso l’esterno per rispondere
in modo adeguato al suo intorno urbano: la città da un lato e il Parco
Molinete dall’altro. A livello pedonale, l’elemento può essere percepito solo
parzialmente, ma da più lontano, dalla cima della collina Molinete, il progetto
appare come un insieme che evidenzia le sue dimensioni e la sua forma
particolare.
Inoltre, il tetto crea una nuova facciata urbana che limita le rovine verso est
e nasconde la loro presenza con una struttura metallica piegata. L’obiettivo
principale era quello di presentare le rovine romane in modo rispettoso per
mezzo di una struttura del tetto a grande campata che richiede un minimo di
supporti verticali.
A causa dell’impossibilità di costruire supporti sul fronte nord a causa
dell’adiacente strada romana, la maggior parte delle colonne sono
concentrate sul resto dei confini del lotto e solo tre al suo interno. La divisione
delle colonne in gruppi di piccolo diametro fa sì che esse appaiano più
leggere.
Il tetto contribuisce a questa sensazione di leggerezza ed è stato concepito
come un elemento che permette la penetrazione della luce, composto da
elementi che ne garantiscono l’impermeabilità (policarbonato) e da un altro
materiale che filtra la luce e fornisce omogeneità visiva dall’esterno (lamiere di
acciaio perforate).
L’illuminazione notturna contribuisce all’aspetto leggero di tutta la struttura
del tetto, così come il resto degli elementi del progetto: La passerella è un
elemento leggero che pende dalla struttura del tetto da un lato, mentre
dall’altro lato si appoggia al muro che limita il parco archeologico. Concepita
come una scatola di vetro, permette la vista delle rovine da 3 metri di altezza
ed è anche accessibile ai disabili.La biglietteria è integrata nella recinzione
originale e si erge dalla struttura piegata. Contiene tutte le installazioni del
parco.
CASO STUDIO #7

titolo Copertura dei resti archeologici dell’abbazia di st.Maurice


progettista Savioz-Fabrizzi architetti
luogo Saint Maurice, Svizzera
anno 2011
caratteristiche coperture leggere e trasparenti; protezione del bene;

descrizione: L’abbazia di san Maurizio fu costruita quasi 1500 anni fa. è situata contro una
scogliera in un tratto della strada tra ginevra e il passo del Sempione. questo
particolare sito fu probabilmente scelto per la sua posizione difensiva data
dalla scogliera. tuttavia la fortificazione progettata si rivelò un fallimento a
causa dei frammenti di roccia che cadevano dalla scogliera sull’edificio.

Nel corso della storia le frane hanno avuto un’influenza importante causando
diversi danni: nel 1611 un’enorme caduta di roccia causò una convulsione
dell’abbazia, nel 1942 una roccia distrusse la guglia trasversale e il portale-
nave dell’edificio. queste frane si sono verificate costantemente e hanno
segnato il sito nel corso della storia. il progetto cerca di dimostrare questo
particolare tratto di storia. il tetto dà all’interno un ambiente calmo e quasi
contemplativo. è costruito sopra gli edifici fondamentali per mantenere il
dialogo tra le facciate e la parete rocciosa. il “tetto di pietra” serve da filtro per
la luce e produce un’illuminazione uniforme e regolare.
CASO STUDIO #8

titolo Centro cultural Lavapies


progettista Ignacio Linazasoro
luogo Madrid, Spagna
anno 2014
area 4000 mq
budget 4.800.000 € (1200 €/mq)
caratteristiche riuso di spazi ex-liturgici; coperture lignee

descrizione A Lavapies, uno dei quartieri più antichi di Madrid che contiene una
collezione di monumenti ed edifici storici, la chiesa ‘escuelas pias’ ha subito
una trasformazione moderna in un centro culturale. Poiché ogni porzione
dell’edificio esistente era in vari stadi di degrado, gli architetti hanno cercato di
catturare le qualità inerenti ai materiali, alla qualità della luce e alle proporzioni
degli spazi. in questo modo, l’intervento contemporaneo non è stato un
inserimento preconcetto di elementi estranei che sarebbero rimasti quasi
un edificio secondario all’interno di un ambiente abbandonato, ma ha invece
utilizzato forme aggiornate degli elementi esistenti per portare nuova vita agli
spazi, trovando nuovi modi per evidenziare le caratteristiche storiche.

Il piano consiste in un blocco per le lezioni universitarie e una biblioteca.


Il primo si trova sul terreno vuoto ed è di nuova costruzione, mentre la
biblioteca si trova nella zona delle rovine. Pertanto, quest’ultima è diventata
parte di un nuovo spazio. In questo senso, si tratta di un insieme molto
complesso ma caratterizzato dall’unità che fornisce la natura materiale
e spoglia delle rovine della chiesa. Questa è la sensazione che permea
nell’espressione dell’intero edificio. Il carattere ambiguo delle parti coperte-
non coperte dove la luce entra in una spontaneità ben studiata enfatizza
de condizione delle rovine. Il linguaggio include citazioni molto diverse che
sono state inserite facilmente nel piano. Tuttavia, questo è stato facilmente
ottenuto come risultato del marcato carattere di unità dell’edificio.
CASO STUDIO #9

titolo Restauro della Basilica Paleocristiana di San Pietro


progettista Emanuele Fidone
luogo Isola di Ortigia, Siracusa, Italia
anno progetto 2002, realizzazione 2006-2008
superficie/volume ___ mq
caratteristiche riuso di spazi ex-liturgici; coperture lignee

descrizione: La Basilica paleocristiana di San Pietro a Siracusa è un edificio modesto nelle


dimensioni ma di grande fascino determinato dalla sua lunga storia segnata
da continue sovrapposizioni e trasformazioni. Se gli interventi che si sono
succeduti nel tempo dall’epoca paleocristiana (IV sec. d.C.) a quella barocca,
adattavano di volta in volta la struttura precedente alle nuove esigenze, i
restauri degli anni ’50 del Novecento, hanno alterato la spazialità interna in
modo irreversibile nella vana ricerca di una immagine originaria della chiesa.
Il progetto trae la sua forza nella sublimazione della stratigrafia delle superfici
evidenziando le tracce degli affreschi bizantini che ricoprivano in origine
l’intera chiesa con la creazione di due nuove strutture –il controsoffitto e il
grande portale – pensati quali elementi di rilettura dello spazio e della storia
dell’edificio. Il controsoffitto vuole essere una riproposizione traslata della
spazialità originaria della basilica: realizzato in semplici lamelle di legno, si
imposta, senza mai toccare la fabbrica, all’altezza degli appoggi della volta
a botte di età paleocristiana. Questo leggero elemento ligneo, formato
dalla stretta successione di sottili luci e ombre, filtra l’impatto visivo della
struttura a capriate del tetto e modula la luminosità diurna che penetra
delle finestre superiori realizzate negli anni ’50. La soluzione di chiusura
pensata per il grande portale d’ingresso dell’endonartece è stata intesa
come materializzazione del vuoto attraverso un elemento solido, uno
spesso pannello interamente in acciaio corten lievemente staccato dai lati e
dall’intradosso dell’arco al fine di evidenziare il carattere di spazio di transito
così per come era in origine e per come testimoniano gli scavi archeologici.
CASO STUDIO #10

titolo Restauro del Convento di S.Maria di Gesù


progettista Emanuele Fidone
luogo Modica, Italia
anno 2011
caratteristiche riuso di spazi ex-liturgici; coperture lignee

descrizione: Il complesso conventuale di Santa Maria del Gesù, sede della comunità di
Francescani Osservanti che nel 1478 si insediò a Modica, è senza dubbio
uno dei più interessanti, e meno conosciuti, esempi di architettura religiosa
siciliana risalente al XV secolo. I lavori suddivisi in due interventi riguardano
principalmente in un primo tempo la realizzazione di nuove coperture
protettive dei resti delle cappelle gotiche e dell’aula basilicale della chiesa
utilizzate come discariche per decenni. Per la ridefinizione della qualità
spaziale delle coperture delle cappelle si è lavorato privilegiando il tema della
luce naturale e quello del disegno delle strutture. Le scelte per la soluzione
della nuova copertura dell’aula basilicale sono in gran parte determinate
dallo stato di rovina in cui si trovava. Constatata la impossibilità di ricostruire
il tetto a due falde originario, la scelta adottata è stata quella di creare un
nuovo sistema di copertura che evocasse dall’interno la spazialità barocca
originaria, realizzando così una struttura voltata con centine in legno lamellare
impiantate sull’originario piano di imposta. Le grandi travi in lamellare,
lasciate a vista, trattengono nella qualità materica della duttilità del legno,
il concetto di una sagoma che si adegua alle deformazioni dimensionali
preesistenti dell’antica struttura della navata. All’esterno la copertura è
realizzata invece con lastre grecate di rame ossidato che, nella sua forma
a botte, viene a configurarsi come una sorta di estradosso di volta lasciato
a vista. Il secondo intervento completato all’inizio del 2011, ha puntato
principalmente al completamento dei restauri della chiesa, al recupero del
chiostro monumentale e al ripristino della relazione diretta tra il complesso
conventuale e lo spazio urbano antistante.
CASO STUDIO #11

titolo Vilanova de la Barca


progettista Aleaolea
luogo Lleida, Spagna
anno 2016
superficie/volume 200 mq
caratteristiche riuso di spazi ex-liturgici; coperture con strutture metalliche
descrizione: La chiesa di Vilanova venne semidistrutta durante la guerra civile spagnola, e
poi abbandonata: il progetto di ristrutturazione di AleaOlea ne ha conservato il
senso di introspezione.

Lo studio catalano AleaOlea ha portato avanti il progetto di ristrutturazione di


un’antica chiesa in rovina a Vilanova de la Barca a Lleida, Spagna. Gli architetti
hanno recuperato ciò che rimaneva della chiesa per ripristinare l’aspetto
originale, trasformando la vecchia struttura in un nuovo spazio multiuso.
L’obiettivo era quello di stabilire un dialogo architettonico tra passato e
presente.

La chiesa è un edificio gotico del tredicesimo secolo, parzialmente distrutto


nel 1936 a causa dei bombardamenti della guerra civile spagnola. Da allora,
la chiesa è rimasta in uno stato di abbandono, conservando solo l’abside,
alcuni frammenti delle navate e la facciata ovest. La pianta originale è di tipo
basilicale, con due navate, presbiterio e cappelle laterali. L’edificio è lungo
22 metri e largo sette, con uno spazio interno che misura fino a dieci metri.
Nella parte orientale l’edificio ha conservato due imponenti contrafforti
laterali, probabilmente di origine romanica, e una volta absidale in stile
neogotico risalente al XVII secolo. L’edificio è stato costruito con pietre locali,
in gran parte erose dal clima e dal tempo. Recentemente la chiesa ha subito
un’ultima grave violazione con la costruzione di una villetta unifamiliare a
ridosso dell’ex cimitero.

Grazie alle nuove aggiunte, è possibile percepire la forma originale della


chiesa all’esterno e l’atmosfera di introspezione dello spazio sacro originale
all’interno. L’intervento propone un ingresso alternativo riabilitando l’ex
cimitero: uno spazio laterale situato tra la chiesa e la villetta unifamiliare lì
CASO STUDIO #12

titolo Marienkirche Concert Hall


progettista PES Architect
luogo Neubrandenburg
anno 1996
caratteristiche riuso di spazi ex-liturgici; coperture metalliche - trasparenti

descrizione: La silhouette della città di Neubrandenburg è stata dominata fin dal Medioevo
dalla chiesa di Marienkirche, una chiesa a sala costruita in mattoni rossi della
Germania del Nord in stile gotico e completata nel 1298.

La chiesa fu gravemente danneggiata nei secoli XVII e XVIII e fu riparata e


ricostruita da Friedrich Wilhelm Buttel, un allievo di Karl Friedrich von Schinkel,
durante il 1832-41. Negli ultimi giorni della seconda guerra mondiale, la
Marienkirche fu di nuovo gravemente danneggiata dal fuoco.

La città di Neubrandenburg decise di convertire la chiesa in rovina in una sala


da concerto e la restaurò e rinnovò negli anni ‘80 e ‘90. L’intero carico del tetto
è stato trasferito alle pareti esterne utilizzando telai in acciaio, liberando lo
spazio interno dalle colonne. Il piano implementato era basato sulla proposta
vincente di PES-Architects nel concorso europeo di architettura su invito
organizzato nel 1996.

La lunga sala della chiesa è divisa in due parti da una parete vetrata resistente
al fuoco e acustica, creando un foyer e una sala da concerto a forma di
scatola da scarpe. La sua larghezza in eccesso è stata ridotta utilizzando
riflettori di vetro acustici posti nella parte superiore e inferiore delle pareti
esterne.
CASO STUDIO #13

titolo Copertura per l’ex-monastero di San Juan


progettista BSA
luogo Burgos, Spagna
anno 2015
superficie/volume 200 mq
caratteristiche riuso di spazi ex-liturgici; coperture lignee

descrizione: Il sito architettonico che ha raggiunto i nostri giorni fa parte di un gruppo di


edifici dell’XI secolo intorno a un monastero benedettino fuori dalla città di
Burgos, un punto di passaggio nel Cammino di Santiago. La chiesa, a tre
navate e diverse cappelle, era in rovina dopo due incendi e l’esplosione del
castello da parte delle truppe francesi. Le vestigia della fase gotica del tempio
si conservano sui muri laterali, che sono ancora in piedi. Concentrandosi
solo sulla chiesa, il progetto mira a proteggere i resti e, allo stesso tempo, a
creare un nuovo spazio al riparo dalle intemperie. Il nuovo tetto è costruito
come un grande piano ripiegato che evoca le tre navate originali. A questo
piano si aggiungono due piani orizzontali che coprono l’abside e la zona
nord-ovest. Queste superfici tentano di ‘galleggiare’ sopra le rovine come una
struttura indipendente, senza alterare la percezione dei resti architettonici.
Il rispetto dell’esistente si materializza anche dal punto di vista costruttivo.
Per proteggere i resti, i piani del tetto si estendono oltre i confini della rovina,
sopra le cime del muro; e per non interferire con il substrato archeologico, il
numero di punti di appoggio è ridotto a poche colonne situate nella sezione
centrale. Il progetto cerca di fare in modo che la percezione del tetto rispetto
alla rovina vari a seconda del punto di vista, in modo che prevalga la presenza
della struttura storica. L’impatto visivo è così minimizzato dall’accesso,
mentre dalla parte posteriore del monastero, verso la città contemporanea, le
superfici del tetto appaiono più prominenti. La finitura delle superfici del tetto
è la stessa, con criteri diversi per l’interno e l’esterno. La struttura di profili in
acciaio laminato è nascosta all’esterno dal rivestimento di vetro traslucido, e
all’interno da un soffitto ribassato di listelli di legno.

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