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Furlan, Mauri. Leonardo Bruni e i fondamenti della teoria della traduzione. In: Mosaico Italiano, n 26.

Rio de Janeiro: Editora Comunit, 2006. (p. 16-18) LEONARDO BRUNI E I FONDAMENTI DELLA TEORIA DELLA TRADUZIONE La legittimazione accademica della traduzione come scienza e gli studi partecipi dellarea indicano la necessit e collaborano allo sviluppo di una storia (generale e parziale) della teoria della traduzione. Le teorizzazioni della traduzione, allo stato attuale, si fondamentano chiaramente nelle riflessioni prodotte a partire dal Rinascimento europeo, fomentato dagli umanisti italiani nel XV secolo. Senza disconsiderare i 15 secoli anteriori di traduzioni prodotte in Occidente, che abbracciano lAntichit classica romana e il Medioevo, con importanti nomi di pensatori di pratica della traduzione, come Cicero, Geronimo, Boezio, Roger Bacon tra gli altri, possiamo affermare che Leonardo Bruni, con De recta interpretatione, produce un testo miliare tra il Medioevo e il Rinascimento, fondatore della riflessione moderna circa la traduzione. Leonardo Bruni Aretino (1374-1444), scrittore, politico, filologo, filosofo, storico, professore di retorica, traduttore, fu uno degli uomini pi talentosi e versatili tra quelli appartenuti al circolo dellumanista Coluccio Salutati (1331-1406) negli anni intorno al 1400. A causa di problemi suscitati da una traduzione al latino della Ethica Nicomachea (1416-18) di Aristotele, Bruni scrisse De recta interpretatio [Della traduzione corretta], datato tra il 1420 e il 1426. Questo testo considerato il primo trattato moderno nel presentare in una forma indipendente riflessioni sul compito del tradurre, specialmente sulla traduzione letteraria, ed con lui che si inizia la storia dei manuali di traduzione. Non invano nel suo saggio si documenta per la prima volta la parola traduco:
Dico igitur omnem interpretationis uim in eo consistere, ut quod in altera lingua scriptum sit, id in alteram recte traducatur (Bruni 1928: 83). Affermo, dunque, che la propriet della traduzione consiste in che quello che fu scritto in una lingua sia traslatato correttamente ad (?) unaltra.

Il pensiero di Bruni la comprovazione di uno sviluppo nella concezione del modo di tradurre che era cominciata almeno un secolo prima e che in qualche maniera ha le sue origini tra i romani. possibile riconoscere nel testo bruniano le opinioni di Cicero sulla traduzione, come quelle che (1) il latino adatto tanto quanto il greco ad esprimere le idee filosofiche, (2) il lessico latino deve essere usato al posto di quello greco tutte le volte che sia possibile, (3) le opere artisticamente scritte in greco possono essere tradotte al latino di forma ugualmente artistica, e (4) non si deve tradurre parola per parola (Prez Gonzlez 1999:60). Bruni riprende anche alcuni pensieri di San Geronimo e incluso riflette certi

aspetti dellestetica oraziana, oltre ad insistere sui tre requisiti per una buona traduzione esposti prima di lui da Roger Bacon (ca. 1214-1292): la conoscenza della lingua di partenza, della lingua di arrivo e della materia coinvolte nella traduzione. Per, pi che una semplice ripresa di qualche concezione antica, le idee di Bruni rispetto alla traduzione si pu generalizzare in una certa maniera sono le idee che lUmanesimo sta sviluppando e sta esercitando in questo campo. Coluccio Salutati, per esempio, scrivendo a Fra Giovanni Dominici (1357-1419), propone un programma completo di rinnovo grammaticale, del tipo: evitare i barbarismi (le parole non classiche), solecismi (errori sintattici), neologismi ingiustificabili, ecc. (Percival 1999: 371), punti che coincidono con quelli che Bruni condanner nel suo trattato sulla traduzione. Comunque, oltre agli elementi linguistici, i quali lautore fiorentino enfatizza, c un insistenza sugli aspetti retorici della traduzione. Ed qui dove certamente si incontra il pi grande valore della teorizzazione bruniana e la base delle fondamenta della moderna traduzione letteraria. C nel trattato unesigenza della riproduzione dellarte letteraria per la corretta traduzione, la quale possibile attraverso luso delle risorse offerte dalla retorica e dalloratoria, oltre che dalla conoscenza linguistica e filologica di ambedue le lingue. Bruni procura una approssimazione o recupero dei valori retorici classici gli umanisti rinascentisti credevano che i migliori autori dellantichit classica possedevano un insieme comune di precetti artistici, e che le loro opere erano prodotti di una visione estetica unificata, marcata dalla passione per chiarezza, verossimiglianza, equilibrio e controllo. Il trattato bruniano nella sua struttura fisica presenta una media grandezza: pu essere stampato in una quindicina di pagine. Conta 4 parti: un prologo e tre capitoli (il terzo incompiuto). Intanto, la sua struttura logica rivela unarmatura pi laboriosa, elaborata secondo i modelli della retorica. Il testo nellinsieme tende alla forma generale di un discorso: il prologo (la giustificazione del trattato a partire dalla giustificazione delle sue critiche ad una traduzione e della sua concezione del tradurre) vale come esordio; il capitolo I (la concezione e la teorizzazione della traduzione), come la proposizione e la narrazione, ossia introduzione e spiegazione del tema; il capitolo II (la riflessione sulle critiche), come spiegazione e argomentazione; e infine il capitolo III (la tradizione della critica con esempi di uomini dotti), che rimasto incompleto, vale come la refutazione o modus procedendi e lepilogo. Nel prologo, Bruni giustifica le accuse del critico severo contro un certo traduttore dellEthica Nicomachea, che avrebbe rovinato lopera letteraria di Aristotele. Per Bruni, la traduzione dei testi filosofici richiede pi di una semplice traduzione tecnica, comunemente intesa come ad uerbum (letterale), o della stessa traduzione appena ad sententiam (del senso), richiede una traduzione letteraria, con arte, che involva contenuto e forma. Lautore delle critiche non crede di avere eccesso perch quello che fece fu giudicare la traduzione, la torpidezza letteraria del traduttore e non la sua persona. E affinch lo capiscano presenta di seguito la sua concezione della traduzione. Il capitolo I indubbiamente il pi importante del trattato bruniano rispetto alla

sua concezione e teorizzazione della traduzione. Nella prima orazione presenta una definizione dellarte del tradurre: quod in altera lingua scriptum sit, id in alteram recte traducatur, quello che fu scritto in una lingua sia traslatato correttamente allaltra. una concezione ermeneutica della traduzione, visto che suppone uninterpretazione corretta delloriginale e, dir in seguito il suo autore, non solo in relazione al contenuto ma anche alla forma e allo stile di ciascun testo e scrittore. La traduzione un arte che esige talento, ars, quae peritiam flagitat, unimpresa grande e difficile, magna res ac difficilis, e al traduttore richiesta una formazione tecnica e letteraria, disciplina et litteris, istruzione e raffinamento, doctum et elegantem. Questa concezione si fonda grosso modo su quattro aspetti: I. Conoscenza della lingua di partenza o comprensione. Questa conoscenza, che deve essere grande, esercitata, raffinata, a tutti i livelli e nei suoi meccanismi pi peculiari, modismi, figure del linguaggio, espressioni metaforiche del pensiero, ecc., si acquisisce attraverso la lettura delle buone opere letterarie, sia della filosofia, che della poesia, delloratoria e di tutti i generi. Conoscere la lingua significa per Bruni non solo tutto ci relativo alla linguistica, stili e generi, ma anche la conoscenza della sua societ di origine, della sua cultura, storia e politica. Tutto questo si inquadra bene dentro la metodologia degli studia humanitatis (grammatica, retorica, storia, poesia e filosofia morale), che si arricchita con le contribuzioni di metodi filologici bizantini, e con nuove prospettive di comprensione della storia oltre che dalla proposta di Petrarca di una nuova divisione della storia nei periodi antico, medio e moderno, la quale condivisa da Bruni, questi rivela una coscienza di periodizzazione nella storia culturale, nella quale i periodi culturali sono periodi linguistici (Griffiths et al. 1987: 11). Il traduttore deve contestualizzare con conoscenza lopera che traduce per capirla fin dal suo ambiente di provenienza, e capirla non solo nei suoi aspetti estrinsechi, ma anche in quelli intrinsechi, come le caratteristiche e lo stile dellautore, i tropi e le figure utilizzate. II. Conoscenza della lingua di arrivo o espressione. Questo il secondo requisito fondamentale del traduttore. Non basta conoscere la lingua di partenza e intendere lopera che sar tradotta; anche necessario dominare la lingua di arrivo con tutto il suo repertorio di sfumature semantiche e di connotazioni sinonimiche per fare un corretto e pieno uso di tutte le sue potenzialit, esprimendo nella traduzione quello che cera nelloriginale. Conoscere per esprimere. Il traduttore deve riprodurre nella traduzione tanto il contenuto come la forma e lo stile delloriginale. Traduzione comunicazione. III. Possesso e uso dellorecchio o ritmo e armonia. Il terzo requisito riguarda la comprensione e la riproduzione artistica delloriginale. La conoscenza di ambedue le lingue associata al buon orecchio deve offrire al traduttore la capacit di captare le bellezze artistiche delloriginale perfino nelle sue sfumature ritmiche e armoniche, per poi riprodurle nella traduzione. Il ritmo pu essere captato dallorecchio nella lettura attenta e rispettosa dei membri, incisi e periodi dellorazione (cola et commata et periodos observare). La buona conoscenza di ambedue le lingue include, infatti, la

prosodia. Traduzione ritmo e testualizzazione. Lespressione (riproduzione) possibile solamente se prima avviene la comprensione. Questa concezione di Bruni fa eco al pensiero di Catone (234-149 a. C.), in Ad Marcum filium (Frag. 371), presente anche nella Ars poetica di Orazio (vv. 40-41; 310-311): rem tene, uerba sequentur, domina il contenuto e le parole lo seguiranno. Anche se per Orazio pu significare la supremazia del contenuto sullespressione: la conoscenza determina il contenuto, che determina lespressione. Nella stessa direzione di Bruni sembra condurre la raccomandazione di Coluccio Salutati (carta XXIII) a un amico affinch in una traduzione consideri le cose e non solo le parole: res uelim, non uerba consideres. IV. La riproduzione dello stile. Con i requisiti appena menzionati, il traduttore dovr fare una imitatio dello stile personale dellautore tradotto. Limitatio che propone Bruni analoga a quella della pittura. La comparazione tra la pittura e la poesia classica (Vt pictura poesis, la poesia (?) come la pittura, in Orazio, Ars poetica, v. 361): oltre ad essere stata utilizzata da Orazio alcune volte, appare frequentemente nella Poetica di Aristotele. Il traduttore nel suo compito si converter in coautore delloriginale, esprimendo come il poeta, lo scultore e il pittore la figura, il gesto, il movimento, il colore e tutte le sfumature del discorso. Adattandosi a ciascuna traduzione, emuler lo stile di ciascun autore, conservando le propriet del suo linguaggio, la bellezza del discorso e laspetto del testo originale, con tutti i suoi adorni. Ladorno consiste di figure di dizione (strutture ritmiche) e di pensiero. Traduzione retorica e arte. Linfluenza di questo trattato di Bruni sul pensiero rinascimentale circa la traduzione si fa vedere subito dopo il suo sorgimento, come in Giannozzo Manetti (13961459), che nel suo Apologeticus (1456/59) lo trascrive in parte quasi letteralmente, anche se senza menzionarlo. Le principali riflessioni del XVI secolo sulla traduzione, in Europa, abbordano basicamente gli stessi punti trattati da Bruni. E in questi testi rinascimentali, si pu percepire che la traduzione da un lato prosegue nel suo vecchio lavoro di trasmissione del contenuto delloriginale ma, dallaltro, comincia il suo moderno voler competire com loriginale, facendo soprattuto allestetica del testo tradotto nella lingua darrivo, dellapplicazione della retorica nella scrittura, della produzione dellopera darte. Il riconoscimento di che le teorie contemporanee della traduzione si basano nel Rinascimento richiede un costante ritorno a quei testi fondazionali che, anche se di lunga data, non perdono incanto e valore.

BIBLIOGRAFIA CITATA

BRUNI ARETINO, Leonardo, 1928, De interpretatione recta, in Hans Baron (ed.), Humanistisch-philosophische Schriften. Leipzig, Teubner. GRIFFITHS, Gordon et al., 1987, General introduction, in The humanism of Leonardo

Bruni. Selected Texts. Binghamton, Nueva York, M&R. PERCIVAL, W. Keith, 1999, La gramtica y la retrica en el Renacimiento, in J. J. Murphy (ed.), La elocuencia en el Renacimiento estudios sobre la teora y la prctica de la retrica renacentista. Madrid, Visor. Trad. de J. Ignacio Dez Fernndez. PREZ GONZLEZ, Maurilio, 1999, G. Manetti y la Traduccin en el Siglo XV edicin crtica del Apologeticus, libro V. Len, Universidad.