Sei sulla pagina 1di 19

Il teorema di Godel e la filosofia della mente

Aldo Antonelli Universit` della California Irvine a Siena, 2425 maggio 2000

Il teorema di Gdel-Turing-Kleene o

Kleene comincia la sezione 60 di Introduction to metamathematics considerando la questione se la matematica informale, e specialmente la teoria intuitiva dei numeri sia formalizzabile. Il classico teorema di Gdel dimostra che una particolare formalizzazione della teoria dei numeri ` necessariao e mente incompleta, ma Kleene ` interessato alla domanda pi` generale se vi siano formalizzazioni e u della teoria intuitiva che sono complete. Per semplicare il problema si consideri la teoria di un singolo predicato P (x) della teoria intuitiva. Anch un dato sistema formale F sia una formalizzazione della teoria di P , ` necessario che e e F contenga oggetti formali (cio`: formule) corrispondenti alle proposizioni P (0), P (1), P (2), . . .. e Possiamo, senza perdita di generalit`, designare tali oggetti formali come 0 , 1 , . . .. a ` E anche necessario che vi siano degli oggetti formali di natura nita, d0 , d1 , d2 , . . ., chiamati dimostrazioni , ognuno dei quali ` associato con una particolare formula. Lunica condizione ` e e che la relazione P(n, d) ( d ` una dimostrazione di n in F ) deve essere eettivamente decidibile. e Dato che sia agli enunciati sia alle dimostrazioni di F possono venire assegnati numeri di Gdel, o il predicato P pu` essere identicato, a tutti gli eetti, con un predicato decidibile R che prende o come argomenti numeri naturali. ` Veniamo ora allargomentazione di Kleene. E opportuno notare che in quanto segue si presuppongono nozioni elementari di teoria della ricorsivit` classica, e in particolare: la denizione di a macchina di Turing; lassegnamento di numeri di Gdel alle macchine di Turing come loro indici; o il teorema dei parametri e il teorema di ricorsione; il lemma diagonale di Gdel.1 In particolare o si sa che esiste un predicato ricorsivo T (x, y, z) che dice che z ` una computazione completa della e macchina di Turing con indice x su argomento y. Assumiamo anche la cosiddetta tesi di Church : Tesi di Church Ogni funzione eettivamente calcolabile (e in particolare ogni predicato eettivamente decidibile) ` Turing-computabile. e Lemma Dato un predicato ricorsivo totale R(x, y), esiste un numero p tale che yR(p, y) y T (p, p, y). Quindi i due predicati (in x): yR(x, y) e y T (x, x, y) non possono coincidere, e il predicato y T (x, x, y) non pu` essere espresso nella forma duale yR(x, y). Poich il caso in cui il quano e ticatore y ` vacuo non viene escluso, si ha in particolare che il predicato y T (x, x, y) non ` e e ricorsivo (decidibile).
1

Nella forma: per ogni predicato B(y) c` un enunciato tale che B( ) ` dimostrabile. e e

Dimostrazione Si usa un procedimento diagonale simile a quello di Cantor. Sia R(x, y) un predicato decidibile. Allora c` una macchina di Turing M tale che e R(x, y) M (x, y) = 1. Sia p lindice di una macchina Mp che, dato un argomento x, simula in successione le computazioni M (x, 0), M (x, 1), M (x, 2), . . ., nch per qualche y si ha M (x, y) = 1; se per nessun y la condizione e ` vera, allora Mp (x) . Chiaramente, per ogni x, si ha: e yR(x, y) yT (p, x, y) (la condizione di destra dice che y ` una computazione completa di Mp (x)). In particolare, per e x = p: yR(p, y) yT (p, p, y) da cui, usando la logica classica (A A e le equivalenze dei quanticatori), si ha immediatamente lenunciato del lemma. Teorema di Godel Generalizzato (Kleene 1943). Non c` alcun sistema formale corretto e e completo per il predicato y T (x, x, y). Altrimenti detto, se un sistema formale ` corretto per e y T (x, x, y) allora non ` completo. e Dimostrazione. Procedendo in modo pi` generale, supponiamo che F sia un sistema formale coru retto e completo per un predicato P (x) dei numeri naturali. Questo signica che il linguaggio di F contiene enunciati n tali che per ogni n, P (n) vale se e solo se F n , e inoltre il numero di Gdel o di n pu` essere determinato uniformemente (cio`, ricorsivamente) in n. Siccome il predicato o e P (p, ) p ` una prova di e ` decidibile, lo ` anche il predicato Q(n, m): n ` il numero di Gdel di una dimostrazione in F di e e e o un enunciato n avente numero di Gdel m . o Usando la tesi di Church, Q ` equiestensionale a un predicato ricorsivo (Turing-computabile) e R(x, y). Ne segue che yR(x, y) P (x). Quanto detto vale per un qualsiasi predicato P , e in particolare per il predicato y T (x, x, y), ma questo contraddice il precedente lemma. Corollario Se il sistema formale F contiene almeno laritmetica di Robinson, Q, ed ` formalmente e coerente, allora non ` completo. e Basta osservare che se F contiene Q allora ` coerente se e solo se ` corretto per il predicato e e y T (x, x, y). Infatti, se F non ` corretto per tale predicato, allora esiste alemeno un indice i tale e che Mi (i) , ma F y T (i, i, y); daltra parte, se Q F , allora esiste un q tale che F T (i, i, q) e quindi F y T (i, i, y), cosicch F ` incorente. e e Conversamente, se F ` incoerente, allora F per ogni ; se i ` (ad es.) lindice della funzione e e costante uguale a 0, allora F y T (i, i, y) mentre Mi (i) , e quindi F non ` corretto. e ` E importante osservare che le dimostrazioni di questa sezione possono essere completamente formalizzate in un sistema debole, come ad esempio laritmetica di Peano (PA).

Largomentazione di Lucas-Benacerraf

J.R. Lucas, un losofo di Harvard noto per le sue posizioni controverse, nel 1961 pubblica un articolo intitolato Minds, Machines, and Gdel, in cui sviluppa unargomentazione tesa a dimostrare come, o alla luce del teorema di Gdel, non sia possibile sostenere che la mente umana sia, in alcun senso, o identicabile con una macchina. Siccome le macchine cibernetiche costituiscono realizzazioni concrete di sistemi formali, il teorema di Gdel implica che, data una macchina in grado di eseguire semplici operazioni aritmeo tiche senza mai produrre una contraddizione, ` possibile esibire una formula che non potr` mai e a comparire fra quelle che la macchina produce. Secondo Lucas, questo fatto puramente matematico ha conseguenze importanti per la losoa della mente:
Qualsiasi modello meccanico della mente deve includere un meccanismo capace di produrre verit` aritmetiche, poich questo ` un compito che la mente ` in grado di eseguire: infatti a e e e ` facile produrre modelli meccanici che per molti aspetti possono produrre verit` aritmetiche e a molto meglio di quanto non possa fare la mente. Ma c` un singolo aspetto per cui tali modelli e non possono fare meglio: e cio` per ogni macchina c` un enunciato vero che essa non pu` e e o produrre, mentre una mente pu` [riconoscerne la verit`]. Ne segue che una macchina non pu` o a o essere un modello completo e adeguato della mente (Anderson [1964], p. 47).

La mente pu` riconoscere la verit` di enunciati fuori della portata delle macchine cibernetiche . o a Si noti per` la possibile ambiguit` fra tutti e qualsiasi (every e any, come gi` osservato da Russell). o a a Anche aggiungendo, per forza bruta lenunciato indecidibile alla lista di verit` aritmetiche a prodotte dalla macchina, si ottiene unaltra macchina, che a sua volta avr` unaltro enunciato a indecidibile, e cos` via. Charles Chihara nel 1972 pubblica un articolo On Alleged Refutations of Mechanism Using Gdels Incompleteness Results in cui riprende unargomentazione originariamente formulata da o Putnam [1961] contro Newman & Nagel [1958], ma che si applica anche allargomentazione di Lucas. Putnam osserva che, data una macchina M , ` possibile trovare un enunciato indecidibile U tale e che si pu` dimostrare (ad esempio nellaritmetica di Peano) che o (1) Se M ` coerente, allora U ` vero ma non decidibile da M . e e

Per poter risurre allassurdo lipotesi che la mente umana sia identicabile con M , ` necessario e poter dimostrare la coerenza di M , il che potrebbe non essere aatto banale. Lucas ribatte che la coerenza di M pu` essere in eetti determinata empiricamente (cfr. Lucas o [1968]): se la mente fosse in eetti un sistema formale contraddittorio, saremmo pronti ad asserire qualsiasi enunuciato (p. 157) e nessun pensiero sarebbe possibile (p. 158). Inoltre, la posizione che la mente sia incoerente ` pur sempre una posizione di completo nichilismo matematico . e Unargomentazione simile a quella di Lucas, ma con un notevole incremento in rigore e chiarezza (Chihara [1972], p. 511) viene proposta da Paul Benacerraf [1967]. Si consideri il seguente insieme di numeri naturali: S = {x|x ` il numero di Gdel di un enunciato aritmetico che io posso dimostrare}. e o Secondo Benacerraf, il teorema di Gdel riduce allassurdo lipotesi che S sia ricorsivamente enuo merabile e che io possa scoprire lindice o il programma di una macchina di Turing in grado di enumerare S (insieme ad altre ipotesi ausiliarie). Quindi, o S non ` ricorsivamente enumerabile, o e ` impossibile che io ne possa scoprire il programma. e 3

In risposta a queste argomentazioni di Lucas e Benacerraf, Chihara indica come la dimostrabilit` di un enunciato dipende non solo dalle procedure inferenziali , ma anche dal bagaglio di a conoscenze di sfondo di chi deve eettuare la dimostrazione, e tali conoscenze possono essere determinate solo empiricamente. Cio`, anche se per ogni particolare insieme di conoscenze o informazioni , linsieme S risulta e ricorsivamente enumerabile relativamente ad , non ` detto che tale enumerazione sia uniforme e in (tale cio` che esiste ununica procedura meccanica che, dato , genera il programma della e macchina che enumera S). Se ci` non fosse il caso, la derivazione della contraddizione verrebbe o bloccata, e con essa ogni pretesa refutazione del meccanicismo. Pi` in particolare: assumendo che S sia ricorsivamente enumerabile, ne segue che c` un sistema u e formale assiomatico F tale che S = { : F }. Considerando lenunciato indecidibile G(F ) per F , si ha che F G(F ), ma anche che G(F ) S (poich io capisco la dimostrazione del teorema di e Gdel e so che per ogni F lenunciato G(F ) ` indecidibile in F e vero). Quindi, S = { : F }. o e Tuttavia, anche relativizzando il sistema formale a un insieme di conoscenze di sfondo , le cose non sembrano cambiare molto. Infatti, se ` nito (o addirittura ricorsivamente enumerabile), e allora pu` essere incorporato nella struttura assiomatica di F , e ci si riduce al caso precedente. Se o invece non ` nemmeno ricorsivamente enumerabile, allora resta da spiegare com` che abbiamo e e accesso a un insieme altamente non computabile di informazioni, specialmente dato che la nostra esperienza (sia come individui che come specie) ` comunque nita. Insomma, questa mossa di e Chihara, di relativizzare F ad non sembra condurre da nessuna parte. Recensendo Lucas [1970], Dennett [1972] osserva che il teorema di Gdel non concerne, cos` o come ` formulato, n oggetti materiali n menti, e quindi chiunque ne voglia estrarre conseguenze e e e anti-meccaniciste debba chiudere lo iato che separa le verit` sui sistemi formali dalle verit` sui a a movimenti degli oggetti sici. Ora, ` possibile interpretare e un oggetto come se seguisse le istruzioni del programma della macchina. Se tale interpretazione ` possibile, allora loggetto sico in questione costituisce e una realizzazione di quella particolare macchina di Turing o sistema formale. Losservazione cruciale qui ` che non solo ogni data macchina astratta o sistema formale pu` e o avere una moltitudine di realizzazioni, ma che qualsiasi oggetto sico pu` essere simultaneamente o interpretato come una variet` di macchine di Turing diverse (p. 528, enfasi aggiunta). a C` naturalmente la possibilit` che per ciascun oggetto sico esista una descrizione privilegiata, e a a grana massimamente ne . In tal caso, ciascun oggetto sico dovrebbe essere interpretato come ununica macchina di Turing, per la quale si darebbero precise limitazioni logiche dovute al corrispondente teorema di Gdel. Come osserva Dennett (p. 529), anche se vi fosse una tale o interpretazione privilegiata (certamente unassunzione pesante), essa non sarebbe ancora suciente a stabilire il punto di vista anti-meccanicista di Lucas:
Preso in tale senso, il teorema di Gdel ha implicazioni rispetto alle capacit` dimostrative, o a diciamo, delle querce: nonostante ogni singola quercia con lo stormire delle fronde e il cadere delle ghiande possa dimostrare innumerevoli teoremi (!), ve ne ` uno che essa non pu` dimostrare: e o il suo enunciato di Gdel (p. 530) . o

Potrebbe essere interessante confrontare questo passaggio di Dennett con il famoso brano delle Ricerche losoche di Wittgenstein, dove le urla e calci dei due giocatori sono interpretate come mosse del gioco degli scacchi.

Largomentazione induttiva di Putnam

Putnam [1963] d` unargomentazione diagonale relativo alla logica induttiva invece che su quella a deduttiva, come nel teorema di Gdel. Centro dellanalisi ` il concetto di misura induttiva, cio` la o e e concezione quantitativa del grado di conferma di una teoria o ipotesi. Larticolo si sviluppa in tre fasi: 1. Formulazione delle condizioni di adeguatezza che un qualsiasi procedimento induttivo deve soddisfare. 2. Dimostrazione che nessun procedimento induttivo quantitativo (misura) pu` soddisfare queste o condizioni. 3. Dimostrazione che vi sono procedimenti induttivi non quantitativi che possono invece soddisfare le condizioni di adeguatezza. Solo i primi due punti sono pertinenti al presente discorso. Prima di tutto bisogna osservare che lobbiettivo polemico di Putnam ` la nozione carnapiana di e una funzione di conferma, o c-function , cio` di una funzione che assegna probabilit` p [0, 1] a e a certe ipotesi generali dato un segmento iniziale di dati. In quanto tale, largomentazione di Putnam non viene subito applicata alla losoa della mente, ma in almeno un caso (Putnam [1985]) Putnam stesso indica il possibile parallelo fra questargomentazione e le dicolt` gdeliane di una concezione a o meccanicista della mente. Cominciamo con lidenticare un linguaggio L che assumiamo sucientemente ricco da rappresentare lordinamento spazio-temporale degli individui, oltre che laritmetica elementare al primordine. Definizione Unipotesi h ` eettiva se e solo se: e 1. h ` esprimibile in L; e 2. ogniqualvolta h implica M (c) (per M un predicato dimostrabile in L; osservabile di L), allora h M (c) ` e

3. h ` equivalente a un insieme di enunciati atomici M (c) o loro negazioni M (c). e Prima condizione di adeguatezza Se h ` unipotesi che ` eetiva e vera, allora la conferma e e specica (instance conrmation) di h tende a 1 man mano che un numero sempre maggiore di individui viene esaminato. Questa condizione pu` essere indebolita un po richiedendo che la o 9 1 conferma specica rimanga > 10 oppure > 2 . Quindi la condizione di adeguatezza, dice che se unipotesi generale ` vera, prima o poi questo e verr` scoperto nel sistema. a Un punto terminologico: siccome per Carnap il grado di conferma di unipotesi universale ` e sempre 0, ne I fondamenti logici della probabilit` egli introduce la conferma specica di unipotea si generale h, denita come la conferma dellipotesi particolare che lindividuo seguente che viene esaminato sia unesemplicazione di h. Putnam critica questa nozione notando che la conferma specica ` compatibile con un numero qualsiasi di eccezioni e inoltre non cattura adegauatamente luso e pre-teorico degli scienziati secondo ` perfettamente sensato parlare della conferma o disconferma e di ipotesi universali. Torniamo ora allargomentazione principale. Per semplicare assumiamo che esista solo una dimensione discreta e con un punto iniziale. Assumiamo cio` che le locazioni spazio-temporali abbiano e 5

lo stesso tipo dordine dei numeri naturali. Gli individui corrispondono alle posizioni x0 , x1 , x2 , . . .. Sia M una propriet` osservabile degli individui, ad es., M (x) = x ` rosso. Supponiamo di avere a e una funzione (misura) c che d` il grado di conferma di unipotesi data una condizione, in analogia a al concetto di probabilit` condizionale. In altre parole, c(h, e) ` il grado di conferma dellipotesi a e h data un certo corpo di evidenza e. Inoltre, senza perdita di generalit` si pu` assumere che a o c(h, e) sia un valore reale nellintervallo [0, 1]. Seconda condizione di adeguatezza Per ogni predicato M
m

km c(M (xk+m+1 ),
i=1

1 M (xk+i )) > . 2

Questa ` una versione del requisito che il grado di conferma di M (x) deve alla ne convergere al e valore della frequenza relativa di M nel campione in questione. Pi` in particolare, la condizione u dice che data lipotesi xM (x), non importa quante eccezioni possano esserci nei primi k casi, c` e sempre un numero m cos` grande che se tutti gli m individui xk+1 , . . . , xk+m hanno M , allora la probabilit` che anche xk+m+1 abbia M ` maggiore di 1 . Qualsiasi numero iniziale di eccezioni all a e 2 ne non conta per la conferma di unipotesi. Teorema Non c` nessuna funzione computabile c che soddisfa entrambe le condizioni di adeguae tezza. Dimostrazione. Si segue un procedimento diagonale. Si osserva prima di tutto che esiste un insieme innito C = {n1 , n2 , n3 . . .} di numeri naturali con la seguente propriet`: a () Per ogni i: se per ogni j t.c. ni1 < j < ni il grado di conferma di M (xj ) ` maggiore di 1 , e 2 allora anche il grado di conferma di M (xni ) ` maggiore di 1 . e 2 Per vedere che tale insieme C esiste deniamo ni per induzione su i, usando la seconda condizione di adeguatezza. Per i = 1, ponendo k = 0 si ha che deve esserci un numero m che se i primi m individui hanno m allora la probabilit` (conferma) di M (xm ) ` maggiore di 1 . Si denisce a e 2 n1 = m. Supponendo ora denito ni , si usa ancora la seconda condizione di adeguatezza con k = ni ottenendo un m t.c. se tutti gli xj strettamente compresi fra xni e xni +m+1 hanno M con probabilit` maggiore di 1 , allora anche xni +m+1 ha M con probabilit` maggiore di 1 . Si pone allora a a 2 2 ni+1 = ni + m. Si considera ora lipotesi h: n M (xn ) n C. / Si osserva a questo punto (usando lipotesi che c ` computabile) che C ` decidibile (ricorsivo): e e infatti, C pu` essere enumerato in modo eettivo e in ordine ascendente: n1 < n2 < n3 < . o Quindi, poich L contiene laritmetica, h ` eettiva nel senso della denizione data sopra. e e Ora supponendo che h sia di fatto vera, si ottiene ora una contraddizione con la prima condizione di adeguatezza. Infatti, se h ` vera, allora per la prima condizione di adeguatezza e
n

lim c(M (xn ) n C) = 1 /

Facciamo le seguenti trasformazioni: riscriviamo il bicondizionale come una congiunzione di implicazioni; usiamo il fatto che la probabilit` di una congiunzione ha un limite se e solo se le probabia lit` dei congiunti hanno lo stesso limite; e inne riscriviamo la probabilit` dellimplicazione come a a probabilit` condizionale, otteniamo: a
n

lim

c( M (xn ), n C) = 1. 6

Otteniamo la contraddizione desiderata facendo vedere che ci sono un numero innito di n tali che c( M (xn ), n C) < 1 . Infatti, se h ` vera allora per ogni j strettamente fra ni e ni+1 si ha e 2 1 c(M (xj )) > , 2 e quindi per la seconda condizione di adeguatezza 1 c(M (xni+1 )) > , 2 cio` c( M (xni+1 )) < 1 . La conclusione desiderata segue immediatamente. e 2 Un altro modo di considerare largomentazione appena data ` che se c ` eettivamente computae e bile, allora c` unipotesi eettiva h che, se vera, non ` possibile imparare. La prima condizione dice e e infatti che c eventualmente ci porta a imparare ogni ipotesi vera. Tuttavia noi possiamo arrivare a scoprire che h ` vera, ad esempio considerando la denizione di C, quindi noi non usiamo c. Data e la generalit` di c sembra possibile concludere che noi non usiamo alcuna misura ricorsiva. a In [1985], Putnam trae le conclusioni concernenti la losoa della mente in modo simile:
In un articolo pubblicato gi` nel 1963, ho dimostrato che se la relazione di conferma di una logica a induttiva I ` ricorsiva, allora data la descrizione computazionale di tale relazione, ` possibile e e e u produrre in modo eettivo unaltra logica induttiva I che ` pi` adeguata di I, nel senso che e a usando I ` possibile scoprire regolarit` che I non sarebbe in grado di scoprire, anche se i dati procedessero allinnito . . . La morale ` che se I fosse tale che si pu` scoprirne la correttezza e o per mezzo di unargomentazione intuitivamente valida (dimostrativa o non-dimostrativa), allora a si sarebbe giusticati in usare I e non solo I e quindi a considerare un certa regolarit` come e confermata . . . ma solo confermata nel senso di I . Poich la conclusione che siamo giusticati nello scommettere su tale regolarit` ` intuitivamente corretta, e I non registra tale conclusione, ae allora questo gi` mostra come I non possa essere una formalizzazione completa della nostra a competenza induttiva prescrittiva. (pp. 14546).

Largomentazione di Penrose

Largomentazione principale proposta da Penrose [1989, 1994] ` del tutto parallela al teorema e di Gdel-Turing-Kleene. Ovviamente largomentazione in s, in quanto dimostrazione matematio e ca (corretta), ` inattacabile; ` tutto un altro discorso quando se ne vogliono trarne conseguenze e e losoche. Penrose comincia con il supporre (p. 73) che esista una procedura eettiva A che incorpora tutte le procedure a disposizione della comunit` matematica allo scopo di dimostrare teoremi. In a particolare, A permette di dimostrare teoremi della forma la computazione C(n) non termina . Gli enunciati di questa forma sono detti 1 poich sono equivalenti a enunciati della forma per e ogni m: m non ` il codice di una computazione completa del programma C con argomento n . e Unimportante assunzione relativa ad A ` che A deve essere corretta, nel senso che A non d` e a mai risposte sbagliate. Se A permette di stabilire che la computazione C(n) non termina, allora C(n) non termina. Inoltre, le diverse procedure computazionali a un argomento, in quanto rappresentabili come parole su di un alfabeto nito (ad esempio, programmi per calcolatore), possono essere enumerate esaustivamente in una lista: C1 , C 2 , C 3 , . . . , C n , . . .

Si pu` assumere che A abbia la seguente caratteristica: se A termina con argomenti q e n, allora o Cq (n) non termina. Ci` ` possibile perch se A dovesse fermarsi con output la computazione o e e termina , si pu` sempre modicare A in modo da metterla in un loop innito. o Con questa ipotesi, larrestarsi della computazione A(q, n) costituisce una dimostrazione dellenunciato Cq (n) non termina , e siccome A ` per ipotesi corretta, abbiamo che e (1) Se A(q, n) termina, allora Cq (n) non termina.

In particolare, per q = n, si ha che (2) Se A(n, n) termina, allora Cn (n) non termina.

A questo punto si osserva che la procedura A(n, n) dipende solo pi` dallunico parametro n, e u quindi deve a sua volta essere una delle procedure C1 , C2 , C3 . . ., ad esempio Ck . Ne segue che (3) Ck (k) termina se e solo se A(k, k) termina.

Da (2), con n = k, si ha (4) Se A(k, k) termina, allora Ck (k) non termina.

e da (3) e (4), (5) Se Ck (k) termina, allora Ck (k) non termina.

Questo implica che la computazione Ck (k) non pu` terminare. Ma allora, dato (3), neanche la o computazione A(k, k) pu` terminare. Ne segue che la procedura A ` incapace di determinare la o e mancata terminazione di Ck (k). Daltro canto, noi abbiamo appena dimostrato matematicamente che la computazione Ck (k) non pu` terminare, e quindi A non pu` contenere o rappresentare la totalit` delle procedure dimostrative o o a a disposizione della comunit` matematica. In particolare, Penrose ritiene che sia stata dimostrata a la seguente proposizione G I matematici umani per determinare verit` matematiche non usano una procedura riconoa sciuta come corretta (a knowably sound algorithm). Infatti, se i matematici usassero una tale procedura A, essi saprebbero in particolare che A ` correte ta, e quindi che esiste una procedura computazionale di cui non pu` predire la non-terminazione. o Ma essenso i matematici giunti alla conclusione che la computazione non termina, devono poter trascendere il potere predittivo e dimostrativo di A, che quindi non pu` incorporare tutti i metodi o dimostrativi dei matematici. Osserviamo che largomentazione dipende in modo cruciale dal fatto che i matematici non solo (i) usano una procedura corretta, ma anche (ii) che sanno di usare una procedura corretta. Entrambe le parti sono necessarie per largomentazione. Infatti, se (ii) venisse meno, avremmo che il teorema di Gdel ancora implica lesistenza di un enunciato vero indimostrabile in F , ma o noi non potremmo applicare il teorema a F concludendo che lenunciato ` indimostrabile e vero. e Lunica base che abbiamo per riconoscere la verit` dellenunciato indimostrabile ` il teorema di a e Gdel; venendo a mancare questo, la conclusione che noi conosciamo un enunciato inaccessibile a o F viene a cadere. In modo simile, se la condizione (i) venisse a mancare, cio` se lipotesi fosse solo che i matematici e credono di usare una procedura corretta, allora il teorema di Gdel non si applica a F (in quanto F o potrebbe essere incorretto), a di nuovo non c` alcuna garanzia di sciprire la verit` di un enunciato e a inaccessibile a F . Vedremo dopo che Penrose pensa di poter indebolire (ii) eliminando la qualica corretta . 8

I commentatori

Largomento gdeliano di Penrose ha naturalmente suscitato molte reazioni. Alcune di queste si o sono concentrate sugli aspetti computazionali dellargomento gdeliano. Queste repliche si possono o trovare principalmente in due raccolte particolari. Nel 1990 Penrose pubblica su Behavioral and Brain Sciences un riassunto dellEmperors New Mind [1989] (cfr. Penrose [1990]), riassunto accompagnato da una serie di risposte e recensioni di eminenti scienziati e loso della mente e da una replica da parte di Penrose. Il dibattito fu continuato nel 1993, quando Behavioral and Brain Sciences raccolglie altre recensioni pubblicate con unulteriore replica di Penrose. Altri interventi sono stati apparsi nel 1995 sulla rivista elettronica Psyche, pubblicata dalla Monash University in Australia2 Qui mi limito a segnalare i contributi principali.

5.1

Martin Davis

Nei suoi due commentaries su Penrose, Davis mostra come la posizione anti-meccanicista in losoa della mente sostenuta sia da Gdel sia da Penrose non sia una conseguenza del teorema di Gdel o o (e infatti Gdel, a dierenza di Penrose, ` sempre stato molto attento a non sostenere che lo fosse). o e Largomento gdeliano mostra che, per ogni sistema formale F , lintuizione in base alla quale si o riconosce come vero lenunciato Se F ` corretto, allora G(F ) ` vero non pu` esserere incorporata e e o nel sistema F stesso. Ora, secondo Davis, ` fondamentalmente scorretto da parte di Penrose chiamare tale enunciato e una intuizione (insight), dato che si tratta di un teorema, e nemmeno dei pi` dicili. La ragione u per cui tale teorema non pu` essere incorporato ` che per ipotesi si ` ristretto F a produrre enunciati o e e 1 , e lenunciato Se F ` corretto, allora G(F ) ` vero non ha tale forma. Tuttavia, come si ` e e e visto, lenunciato ` facilmente dimostrabile in ogni sistema formale sucientemente potente da e rappresentare laritmetica elementare, come ad esempio laritmentica di Peano. Ad esempio, si pu` o dimostrare nellaritmetica di Peano che se la teoria degli insiemi di Zermelo-Fraenkel ` coerente e allora lenunciato di Gdel per tale teoria non ` dimostrabile nella teoria stessa. o e Tale aermazione implica che se la teoria di Zermelo-Fraenkel ` corretta allora lenunciato di e Gdel ` vero. pi` in particolare, largomentazione ` la seguente: dato un sistema formale F si o e u e consideri la collezione T degli enunciati 1 (nel linguaggio di F ) che sono veri. Tale collezione non ` ricorsivamente enumerabile, mentre la collezione degli enunciati 1 che sono dimostrabili in F e ` ricorsivamente enumerabile. Ne segue che se F ` corretto, allora c` un enunciato 1 vero che e e e non ` dimostrabile. Non solo: la collezione T ` un insieme produttivo, cio` tale che esiste una e e e procedura meccanica che, dato un qualsiasi sottoinsieme ricorsivamente enumerabile di T , produce un enunciato in T che non ` nel sottoinsieme dato (tale enunciato ` un testimone del fatto che T e e non ` ricorsivamente enumerabile; se un insieme ` produttivo, tali testimoni possono essere generati e e in modo meccanico). Un altro contributo interessante di Martin Davis [1993] aiuta a capire quale fosse la posizione di Gdel stesso nei confronti della meccanizzabilit` della mente. Nella famosa Gibbs lecture del o a 1951, Gdel fece la seguente famosa aermazione: o
Daltro canto, sulla base di ci` che ` stato stabilito nora, ` possibile che esista (e che possa o e e persino essere empiricamente scoperta) un macchina per la dimostrazione di teoremi che ` di e fatto equivalente allintuizione matematica, ma che non lo ` dimostrabilmente, cos` e come non si
2

Si veda http://psyche.cs.monash.edu.au/psyche.

pu` dimostrare che essa produce solo teoremi corretti della teoria nitaria dei numeri. (Citato o in Wang [1974], p.324)

Gdel certamente non condivideva la concezione meccanicista della mente, ma era anche cosciente o del fatto che tale concezione ` perfettamente compatibile con il platonismo matematico. La tesi e che Gdel presenta nella Gibbs lecture ha la forma di una disgiunzione: o la mente umana ` o e equivalente a una macchina di Turing, e quindi esistono enunciati 1 assolutamente indecidibili, oppure la mente ha un aspetto non meccanizzabile, e quindi dobbiamo accettare una posizione di tipo vitalistico. Entrambe le conclusioni sono compatibili con il platonismo matematico: infatti, largomento di Gdel ` precisamente che entrambe le alternative comportano laccettazione di una o e forma di platonismo matematico. Si noti per` che Gdel ` ben cosciente che il suo platonismo non o o e ` in contraddizione con il meccanicismo in losoa della mente. e

5.2

Feferman

Unanalisi puntuale (e per molti versi impietosa) dellesposizione tecnica di Penrose si pu` trovare o in Feferman [1995]. La posizione di Feferman ` interessante perch` non viene certo da un sostee e nitore della teoria computazionale della mente, tantomeno da un esponente dellintelligenza articiale forte. Feferman si dice convinto della estrema implausibilit` del modello computazionale, a ma aerma anche che largomento gdeliano di Penrose non riesce a stabilire in modo conclusivo o tale punto di vista. Ci` ` dovuto in gran parte allalto numero di imprecisioni nellesposizione o e matematica di Penrose. Feferman nota subito (3.3) che ci sono due diverse nozioni di correttezza (per un sistema formale) che Penrose utilizza in Shadows ofthe Mind. A pp. 74-75 Penrose spiega che se un sistema formale ` corretto e dimostra che una certa computazione non termina, allora in eeti tale e computazione non termina. Il contesto rende chiaro che qui Penrose ha in mente una nozione di correttezza per enunciati 1 , quella esposta nella prima sezione e equivalente alla semplice coerenza. Al tempo stesso, a pp. 90-92, Penrose nota che se un sistema formale ` corretto, allora ` certamente e e -coerente. Feferman osserva che, mentre come si ` visto la semplice coerenza ` equivalente alla e e correttezza per enunciati 1 , la nozione di -coerenza ` pi` forte della semplice coerenza, e quindi e u le due nozioni di correttezza non coincidono. Inoltre, Penrose si riferisce allaermazione che un dato sistema formale F ` -coerente mediante e labbreviazione (F ), e procede poi a enunciare il secondo teorema di incompletezza di Gdel nella o forma: se F ` -coerente allora (F ) non ` un teorema di F . In realt`, il secondo teorema di e e a Gdel dice che se F ` semplicemente coerente, allora F ` coerente non ` un teorema di F . o e e e Siccome (F ) implica (dimostrabilmente in F ) la coerenza di F , a fortiori (F ) non pu` essere un o teorema di F . Lipotesi della -coerenza di F ` necessaria solo se si vuole dimostrare che F non e ` coerente (o non-G(F ), equivalentemente) non ` un teorema di F . e e Altre inesattezze sono pi` sostanziali, e forniscono ulteriori esempi della slapdash scholarship di u Penrose gi` lamentata da Davis [1993]. Ad esempio, in 3.8 Feferman aronta un punto relativo a a p. 108 di Shadows. L` Penrose considera i due sistemi formali ottenuti aggiungendo ad un sistema F rispettivamente lenunciato G(F ) e la sua negazione. Penrose ritiene che se F ` coerente allora e entrambi i sistemi sono coerenti. In realt`, osserva Feferman, questo ` vero solo per il secondo di a e tali sistemi; la coerenza del primo richiede la -coerenza di F , in mancanza della quale ` possibile e esibire un controesempio. La conclusione (in 3.12) ` che queste inesattezze suggeriscono che Penrose stia pericolosamente e esplorando aree lontane dalle proprie competenze. Tuttavia Feferman non ritiene che tali errori e imprecisioni, di per se stessi, implichino che largomento principale di Penrose sia scorretto. 10

` E quindi importante che Feferman si preoccupi di ricostruire largomento gdeliano in modo da o evitare scorrettezze e imprecisioni. Prima di tutto, occorre riconoscere che largomento gdeliano o richiede soltanto la prima met` del teorema di Gdel, cio` che se F ` coerente, allora G(F ) non ` a o e e e dimostrabile in F . La seconda met`, che se F ` -coerente allora la negazione di G(F ) non ` dimoa e e strabile, ` del tutto estranea agli scopi di Penrose (nelle parole di Feferman, a red herring). Siccome e F ` coerente se e solo se F ` corretto per enunciati 1 , questo ` lunico senso di correttezza di e e e cui Penrose ha bisogno. Feferman continua osservando che ` il modello della ricerca esaustiva delle dimostrazioni che e ` sbagliato come modello della pratica metematica. Certamente i matematici non partono da e una proposizione p, generando dimostrazioni nch una prova di p (o di non-p) viene scopere ta. Le dimostrazioni sono ottenute attraverso una meravigliosa combinazione di ragionamento euristico, intuizione e ispirazione (sulla base naturalmente delle conoscenze e esperienze precedenti) (4.2). Ne segue che il pensiero matematico, cos` come esso viene eettivamente prodotto, non ` meccanico (4.2). e Come Feferman nota, da ci` non segue che i pensiero matematico non possa essere ri-rapo presentato , post-factum, in termini di sistemi formali. Negare ci`, come fa Penrose, ` adottare o e un punto di vista in ultima analisi improduttivo. Ad esempio, come si ` visto, la correttezza di e F per enunciati 1 ` tutto ci` di cui Pensore ha bisogno. Tuttavia egli continua a insistere sulla e o nozione pi` generale di correttezza per enunciati qualsiasi, e a collegare tale nozione con le proprie u simpatie platonistiche in losoa della matematica. Ma ci` non ` aatto necessario. Ad esempio, o e potrebbero esserci altri metodi, oltre a una nozione globale di verit` per gli enunciati di F , con a cui si pu` riconoscere la verit` dellenunciato indecidibile G(F ). Feferman qui ha in mente metodi o a essenzialmente di teoria delle dimostrazioni, da lui stesso studiati e sviluppati. Con tali metodi, ` a volte possibile ridurre la coerenza di un sistema formale adeguato per la formalizzazione di e gran parte della matematica classica alla coerenza di sistemi formali costruttivi (come ad esempio laritmetica di Peano).

5.3

Dennett

Unaltra reazione a Shadows che vogliamo considerare ` invece quella di Dennett [1995]. In Darwins e Dangerous Idea, e pi` precisamente in un capitolo intitolato The Emperors New Mind, and Other u Fables , Dennett procede a smontare, per lennesima volta, largomentazione gdeliana. Dennett o stesso confessa di essere sorpreso del fatto che alla base dellargomentazione gdeliana, cos` come o usata da Penrose prima e Lucas poi, vi sia un errore tutto sommato semplice. Certamente non una svista che ci si sarebbe aspettati dal Rouse Ball Professor of Mathematics allUniversit` di a Oxford. Il punto ` che il teorema di Gdel ci dice qualcosa solo su una sottoclasse estremamente e o ristretta della totalit` degli algoritmi, e cio` su quegli algoritmi espressamente progettati (modulo a e un certo schema interpretativo) per produrre ed esibire dimostrazioni di teoremi matematici in un dato sistema formale corretto. Oltre a questi vi sono, in principio, innumerevoli altri algoritmi, alcuni dei quali, bench non dimostrabilmente corretti, possono tuttavia produrre teoremi in modo e del tutto soddisfacente, pari ad esempio a quello di un vero matematico. Sono questi, e solo questi, gli algoritmi che lintelligenza articiale si ` posta lo scopo di scoprire. e Largomentazione gdeliana per Dennett ` parallela alla seguente (p. 440): x ha una straoro e dinaria abilit` a giocare a scacchi e dare scacco matto; non esiste (per ragioni di complessit` a a computazionale) alcun algoritmo praticabile per garantire la vittoria agli scacchi; quindi la capacit` di x non pu` essere spiegata dal fatto che x segue un algoritmo. Si tratta, come ` evidente, di a o e un non sequitur. Esistono programmi per il gioco degli scacchi che sono di livello pari ai migliori

11

giocatori umani, e tali programmi non usano alcun algoritmo che garantsce la vittoria agli scacchi (nonostante tale algoritmo, in principio, esista, dato che gli scacchi sono comunque un gioco nito). In modo simile, ` possibile riconoscere come Penrose non riesca a chiudere le scappatoie che egli e stesso prospetta per largomentazione gdeliana. o La prima di queste ` che lalgoritmo di fatto usato dai matematici sia inconoscibile a essi (ad e esempio perch orrendamente complesso): Dennett sottolinea come questa sia una possibilit` famie a liare ai ricercatori in intelligenza articiale; un algoritmo cos` complesso simulerebbe la competenza di un umano ma sarebbe invisibile al suo beneciario (quando diciamo che abbiamo risolto un problema usando lintuizione, vogliamo in realt` dire che non sappiamo come labbiamo risolto). a La seconda scappatoia ` che lalgoritmo potrebbe essere non corretto: per Penrose ci` ` impossie oe bile dati gli standard di rigore della comunit` matematica. Dennett sottolinea come le istituzioni a sociali in cui i matematici presentano le proprie dimostrazioni, si controllano a vicenda, fanno errori in pubblico, contando poi sul pubblico per correggere quegli errori (p. 443) conferiscano alla comunit` matematica poteri inferenziali superiori a quelli di qualsiasi individuo. Ma ci` ovviamente a o non signica che non vi siano algoritmi allopera in tale processo; al contrario, tale processo mostra le capacit` virtualmente illimitate del procedere algoritmico. a

La nuova argomentazione

Come notato da alcuni commentatori (vedi Chalmers [1995] e McCullough [1995]) ` possibile ricoe noscere, contenuta nel terzo capitolo di Shadows of the Mind, unargomentazione nuova rispetto a quella sviluppata in The Emperors New Mind e nel secondo capitolo di Shadows. Questa nuova argomentazione di Penrose appare come raorzamento di quella originale: nonostante la conclusione rimanga la stessa, la premessa viene signicativamente indebolita. Ricordiamo come largomentazione diciamo classica di Penrose ` una riduzione allassurdo e della tesi io sono il sistema conoscibilmente corretto F . Questa tesi si compone di due parti: (i) io sono il sistema F ; (ii) io so che il sistema F ` corretto (almeno per enunciati 1 ). Infatti, il teorema e di Gdel dice che se F ` coerente allora c` un enunciato vero non dimostrabile; daltra parte, se io so o e e che F ` corretto allora posso concludere per modus ponens che c` un enunciato vero indimostrabile e e in F (questo ovviamente richiede non solo che il teorema di Gdel sia vero, ma che io sappia o che ` vero, ad esempio perch ne so riprodurre la dimostrazione). Siccome io so che lenunciato e e indimostrabile ` vero, ma F non pu` saperlo , io non sono F . In particolare, osserviamo come il e o teorema di Gdel faccia una parte tutto sommato secondaria in questa argomentazione, e che vi ` o e almeno unaltra premessa aggiuntiva che ha un ruolo essenziale. Ora, nella cosiddetta nuova argomentazione di Penrose la seconda premessa della riduzione, io so che F ` corretto , viene a sostituita da io so di essere F . Si pu` discutere ovviamente se e o eettivamente si tratti di un indebolimento della premessa (e quindi di un raorzamento dellargomentazione). Ma una volta indebolita la premessa, sta a Penrose far vedere come la premessa originaria sia in realt` gi` implicata da quella apparentemente pi` debole. A questo riguardo Pena a u rose fa tutta una serie di considerazioni volte a far vedere come non possa esserci vera comprensione senza consapevolezza, e quindi se io sapessi di essere F non potrei non riconoscere le procedure dimostrative incorporate da F come essenzialmente corrette. In vero, ` possibile persino spingersi su questa strada no ad abolire completamente la seconda e premessa della riduzione, e, basandosi sul fatto che comprensione implica consapevolezza, far vedere come, se io di fatto fossi F , non potrei cartesianamente non sapere di essere F e quindi che che le procedure di F sono essenzialmente corrette.

12

Si tratta, come si vede, di punti alquanto delicati, in cui la dimostrazione puramente matematica del teorema di Gdel ` lasciata sullo sfondo, e tutta lazione si concentra su premesse e o e argomentazioni losocamente pregnanti, e quindi assai pi` soggette a essere messe in discussione u del fatto matematicamente indiscutibile datoci da Gdel. o McCullough ha fatto notare che vi ` una inerente ambiguit` nella nuova argomentazione di e a Penrose rispetto al sistema formale F . Ad esempio, non ` chiaro se F rappresenta i poteri inferene ziali di un dato matematico o anche le sue conoscenze empiricamente acquisite. La dierenza fra queste alternative diventa importante quando consideriamo la convinzione del matematico che F sia in grado di arrivare alle sue stesse conclusioni. Infatti, tale convinzione potrebbe essere stata acquisita empiricamente, cos` che questa conoscenza empirica potrebbe non essere adeguatamente riessa in F . Penrose aggira tale problema considerando (nella sezione 3.16 di Shadows) un sistema formale F , attenuto aggiungendo a F il fatto che F rappresenta i poteri inferenziali del matematico (prima che tale conoscenza sia acquisita). Largomentazione gdeliana pu` essere ripetuta per F senza o o ulteriori modiche. Questo `, essenzialmente, la nuova argomentazione centrale di Shadows. e Ne segue che il teorema di Gdel non implica aatto che il ragionamento umano ` non como e putabile. Piuttosto, lunica conclusione che pu` essere raggiunta ` che o il ragionamento umano o e non ` computabile, oppure non ` corretto, oppure ` impossibile per noi scoprire quali siano i nostri e e e poteri inferenziali e giungere alla conclusione che essi sono corretti. Naturalmente, questo obbliga Penrose a eliminare gli ultimi due disgiunti usando argomentazioni losoche sostanziali per stabilire che i nostri poteri inferenziali sono corretti e che ` impossibile scoprire quali siano nostri poteri e inferenziali senza anche giungere alla conclusione che sono corretti (cfr. Shadows, sezione 3.2). Come gi` notato da McCullough, nonostante a Penrose piaccia pensare che il teorema di Gdel a o ` suciente, da solo, a smantellare la teoria computazionale della mente, questa sua posizione ` in e e realt` pi` unaermazione di psicologia che di matematica. a u

Ancora sulla diagonalizzazione

Presentiamo in questa sezione due argomentazioni diagonali , in parte dovute a McCullough e Chalmers. In entrambi i casi si tratta di far vedere che i problemi inerenti alla diagonalizzazione non sono specici dei sistemi computabili, e che a certe condizioni possono applicarsi anche a altri sistemi. Specialmente la seconda, ha una diretta pertinenza per la tesi di Penrose che se io fossi un sistema formale F , allora saprei di essere corretto. Come si ` visto, tale tesi sembra basarsi e sullidea che io sono certo delle mie credenze e procedure inferenziali, e quindi a fortiori sono convinto che se io sono incontrovertibilmente certo di , allora (qui incontrovertibilmente certo che signica che ho soddisfatto le pi` stringenti condizioni (anche ideali) che mirano a u assicurare la verit` di ). a La prima osservazione di McCullough che merita di essere riportata ` mirata a stabilire che il e teorema di Gdel sembra applicarsi anche agli esseri umani, indipendentemente dal fatto che essi o siano computabili o meno. Penrose sottolinea come i matematici giungano a conclusioni che ritengono incontrovertibilmente vere . Ora, idealmente, tutti gli enunciati veri dovrebbero essere riconosciuti come incontrovertibili ; mentre questo ` certamente una condizione assai forte, un e requisito pi` debole, e quindi pi` facile a soddisfarsi ` che nessun enunciato falso venga riconosciuto u u e come incontrovertibile. Questo fatto, per`, non pu` a sua volta essere una verit` incontrovertibile. o o a Si consideri infatti il seguente enunciato G: Questo enunciato non pu` essere una convinzione incontrovertibile di Roger Penrose. o 13

Se tale enunciato fosse una delle convinzioni incontrovertibili di Roger Penrose, allora sarebbe falso. Ne seguirebbe che fra gli enunciati incontrovertibili di Roger Penrose ve ne ` almeno uno e falso. Contrapponendo, se gli enunciati incontrovertibili di Roger Penrose sono corretti, G ` vero. e Siccome tale conclusione pu` essere riconosciuta da Roger Penrose, ne segue che se Roger Penrose o pensasse di essere corretto, dovrebbe accettare G come incontrovertibile, e quindi G sarebbe falso. La conclusione ` che se Roger Penrose pensasse di essere corretto, egli sarebbe in verit` incorretto. e a ` persino possibile, a certe condizioni, raorzare la conclusione se Roger Penrose pensasse di E essere corretto, egli sarebbe in verit` incorretto , sostituendo la semplice coerenza per la correttezza. a Dato G, possiamo concludere che se Roger Penrose fosse coerente allora G non pu` essere creduto, o e quindi che G `, in particolare, vero. Se Roger Penrose sapesse di essere coerente, potrebbe usare e il modus ponens per concludere G, e quindi che G non pu` essere incontrovertibile. o Daltra parte, una condizione plausibile sulla credenza ` il principio di introspezione , che se e io credo , allora credo di credere . In questo caso il principio ci d` che se Roger Penrose crede G a (come stabilito alla ne del paragrafo precedente) allora sa di credere G. Quindi Roger Penrose sa di credere G e di non credere G, e quindi Roger Penrose ` incoerente. e La conclusione, ottenuta anche da McCullough, ` che ` limpossibilit` di formalizzare i nostri e e a ragionamenti in modo tale da essere certi che la teoria cos` ottenuta sia corretta non indica una limitazione inerente alle macchine (ma non agli umani). Al contrario, si tratta di una limitazione intrinseca delle nostre capacit` di ragionare intorno ai nostri stessi processi inferenziali. a Il punto precedente pu` essere formulato in modo ancora pi` incisivo usando una versione di o u unargomentazione originariamente dovuta a Lb, e variamente ripresa da alcuni commentatori o di Penrose. La versione che ne diamo qui si concentra sulla mossa principale della nuova argomentazione e cio` che noi sappiamo di essere corretti, e quindi che se noi credessimo, anche solo e ipoteticamente, di essere F , dovremmo concludere che F ` corretto. e Si consideri linsieme di credenze incontrovertibili di un dato soggetto, ad es., Roger Penrose. Dato un enunciato , abbreviamo con lenunciato ` una credenza incontrovertibile di e Roger Penrose . Naturalmente, Roger Penrose deve poter avere credenze sulle proprie credenze incontrovertibili, e quindi possiamo assumere che Roger Penrose abbia, fra i propri predicati, anche un predicato cr(x) che esprime il fatto che x ` una credenza incontrovertibile di Roger Penrose. e Assumiamo anche che il predicato cr soddis i seguenti principi per enunciati , qualsiasi: (1) Se (2) (3) allora cr( );

cr( ) (cr( ) cr( )); cr( ) cr( cr( ) ).

Supponiamo ora che Roger Penrose creda di essere corretto, e quindi creda tutti gli enunciati della forma cr( ) , cio`: e cr( ) . Fissiamo dunque un enunciato a piacere. Siccome Roger Penrose certamente sa abbastanza matematica da dimostrare il lemma di diagonalizzazione, c` un enunciato che dice di se stesso e che, se creduto incontrovertibilmente, implica : (cr( ) ), e quindi in particolare (cr( ) ).

14

Applicando a questultimo le condizioni (1) e (2) e modus ponens, si ottiene: cr( ) cr( cr( ) ); usando la condizione (2) applicata al conseguente: cr( ) (cr( cr( ) ) cr( )). Ma la condizione (3) ci dice che cr( ) cr( cr( ) ), e quindi usando logica proposizionale cr( ) cr( ). Ma per ipotesi Roger penrose pensa di essere corretto ( cr( ) ), e quindi per transitivit` a cr( ) . Questultimo ` equivalente a , dato che ` un punto sso, e quindi e e , da cui la condizione (1) d` a cr( ), e inne usando modus ponens . Siccome era scelto a piacere, otteniamo che se Roger Penrose crede di essere corretto (e sa abbastanza matematica), allora crede qualsiasi enunciato , una conclusione non certo benvenuta per la posizione di Penrose.3 Si osservi tra laltro, che Roger Penrose, se coerente, non sa di essere coerente, perche se sapesse, ad es., di non credere che 0 = 1, cio` cr( 0 = 1 ), allora usando la e logica proposizionale cr( 0 = 1 ) 0 = 1 e per largomentazione appena data, 0 = 1. Vale la pena sottolineare qui una replica fatta da Penrose a obiezioni di questo tipo, come ad esempio quelle di Chalmers e McCullough. Penrose sostiene che lincoerenza esibita dalla dimostrazione pu` essere facilmente evitata, secondo Penrose, semplicemente restringendo il tipo di o asserzioni che tali sistemi di credenze sono abilitati a produrre. In altre parole, Penrose propone (3.8) di restringere tali sistemi di credenze alla produzione di enunciati 1 , osservando poi come lenunciato incriminato ( Questo enunciato non pu` essere creduto ) non abbia tale forma. o Naturalmente, se il sistema di credenze deve comunque incorporare le procedure valide di dimostrazione matematica, non vi ` restrizione sui mezzi che esso pu` impiegare per giungere alle sue e o conclusioni. Ad esempio, tale sistema pu` utilizzare considerazioni relative a enunciati aritmetici o arbitratriamente complessi, o a grandi cardinali in teoria degli insiemi, o inne alla propria coerenza o correttezza. La restrizione ha luogo solo nel momento in cui certi enuncati sono identicati come
A questo punto il lettore ` invitato a considerare la dimostrazione del teorema di Lb, ad es. in Boolos e Jerey e o [1989], pp. 187-89.
3

15

incontrovertibili , e a tale stadio solo enunciati 1 sono ammessi. (Qui si vede anche limportanza di limitarsi alla nozione di correttezza per i soli enunciati 1 oppure, equivalentemente, alla semplice coerenza.) ` E anche importante osservare che Penrose riconosce, e anzi rivendica di avere osservato gi` in a 7.9 di Shadows, come la diagonalizzazione gdeliana non si applichi solo a sistemi formali como putazionali (cio`, sembra di capire, sistemi il cui insieme di conseguenze ` ricorsivamente enumee e rabile), ma a teorie di arbitraria complessit`, aritmetica, analitica, o del secondo ordine. Questo a di per s solleva interessanti questioni, ma soprattutto testimonia, per Penrose, della necessit` di e a limitare i possibili outputs di ogni dato sistema di credenze. Ritenendo comunque di aver salvato la seconda argomentazione, Penrose ` tuttavia pronto e a ribadire la cogenza dellargomentazione gdeliana classica. Penrose elenca le manovre evasive o messe in opera dal computazionalismo per sfuggire allargomentazione classica:
forse agiamo e percepiamo secondo un algoritmo inconoscibile; forse la nostra comprensione matematica ` intrinsecamente incorretta; forse potremmo venire a conoscere gli algoritmi con i e quali comprendiamo la matematica, ma siamo incapaci di scoprire la loro funzione attuale. Va bene, tutte queste sono possibilit` logiche, ma sono veramente spiegazioni plausibili? (4.5) a

La risposta naturalmente ` che queste spiegzioni sono plausibili solo dal punto di vista del come putazionalismo (4.6). Comunque per Penrose, almeno un certo progresso ` stato ottenuto, poich e e nessuno dei suoi commentatori ha disputato la conclusione G, secondo cui i matematici umani non usano un algoritmo conoscibilmente coretto allo scopo di scoprire verit` matematiche . a

Sistemi formali e calcolatori

Questo ci porta molto vicini al cuore della questione, e a un punto che ` stato pi` o meno trattato e u dagli altri commentatori, e specialmente da D. McDermott [1995]. Si tratta del rapporto fra calcolatori e sistemi formali. Come dice McDermott, i calcolatori digitali sono sistemi formali, ma i sistemi formali che essi sono sono quasi sempre distinti dai sistemi formali (o informali) con cui le loro computazioni sono connesse (4.1). In altre parole, data una macchina di Turing M , vi sono in principio non uno ma due sistemi formali associati con M : il sistema formale che rappresenta la macchina e il sistema formale rappresentato dalla macchina, e naturalmente in generale i due sistemi saranno non solo distinti ma anche molto diversi. Ad esempio, mentre il primo sistema ha per oggetto gli stati interni della macchina e le relative transizioni, il secondo pu` avere per oggetto i o numeri naturali, o gli insiemi, o gli orari delle linee aeree. Solo il primo sistema deve essere coerente e corretto (ad esempio, non deve assegnare due diversi stati alla macchina allo stesso istante), ma il secondo pu` essere un sistema formale qualsiasi, anche un sistema il cui unico teorema ` una o e contraddizione p e non-p . Dato un sistema formale F , c` sempre una macchina di Turing MF che enumera i teoremi di F , e e inversamente, data una macchina di Turing M , c` sempre un sistema formale FM che la descrive e (e che permette di inferire, ad es., che M produce valore p su argomento q). Ma in generale non si ha F = FMF . Cio`, dato un sistema formale F , si ottiene una macchina che ne enumera i teoremi, che a sua e volta pu` essere descritta da un sistema formale. Ma questultimo non ` in generale equivalente o e al sistema formale originario. Mentre F pu` essere un sistema che ci permette di inferire, ad es., o

16

teoremi geometrici, FMF ` un sistema che d` teoremi concernenti gli stati interni di una macchina e a 4 di Turing.

Conclusioni

Come conclusione, ci limitiamo alle seguenti due osservazioni, aventi a che fare con la prima e la seconda argomentazione gdeliana, rispettivamente. Innanzi tutto, ` opportuno notare come la o e prima argomentazione gdeliana possa essere interpretata cos` come propone Penrose solo a prezzo o di eettuare una identicazione illegittima, quella fra F e FMF . Infatti, ogniqualvolta si ` indicata e la possibilit` che il sistema formale F potesse non essere corretto o riconoscibile come tale, si ` in a e realt` puntato il dito sul fatto che una macchina di Turing pu` avere associati non uno ma due a o sistemi formali: uno ` il sistema formale che rappresenta la macchina, e il secondo ` il sistema e e formale che la macchina deve rappresentare. Mentre il primo ` necessariamente corretto, in quanto e attribuisce alla macchina uno e un solo stato ad ogni istante, il secondo pu` utilizzare ogni sorta o di euristiche, e non ` necessariamente coerente. e La seconda osservazione ha a che fare con la nuova argomentazione gdeliana. Come abbiamo o visto, Penrose propone una scappatoia alla dimostrazione di incoerenza sviluppata secondo le linee del teorema di Lb, secondo cui il sistema di credenze deve essere limitato nel suo output a o enunciati di una particolare forma logica, mentre tale limitazione non ` presente per quanto rie guarda il funzionamento interno del sistema di credenze. Orbene, lasciando ad altro momento il compito di giudicare nel merito questa e altre proposte di Penrose, ci limitiamo qui a osservare che tale distinzione fra il funzionamento interno e il comportamento esterno di un sistema di credenze ` perlomeno alquanto sospetta. Inoltre, non ` aatto chiaro che tale drastica limie e tazione possa servire a evitare la contraddizione. Se le conoscenze interne del sistema danno adito a incoerenze, tali incoerenze si manifesteranno esternamente, ad esempio nella produzione, come incontrovertibili di eunciati contraddittori, per quanto entrambi della stessa ristretta forma logica.

Riferimenti Bibliograci
Anderson, A.R. [1961] (a cura di), Minds and Machines, Prentice-Hall, Englewood, NJ 1961. Benacerraf, P. [1967] God, the Devil, and Gdel , Monist, vol. LI n. 1 (1967), pp. 9-32. o Boolos, G. [1990] On seeing the truth of the Gdel sentence , Behavioral and Brain Siences, vol. 13 (1990), o pp. 655-56. Boolos, G. & Jeffrey, R. [1989] Computability and Logic, terza edizione, Cambridge University Press. Chalmers, D.J., [1995] Minds, Machines, and Mathematics , Psyche, vol. 2-1, 23 giugno 1995, http://psyche.cs.monash.au/psyche. [1972]
4

On Alleged Refutations of Mechanism Using Gdels Incompleteness Theorems , Journal o of Philosophy, LXIX, n. 17 (1972), pp. 507-26.

Sembra invece possibile argomentare che M = MFM , almeno in prima approssimazione.

17

Davis, M. [1990] Is mathematical insight algorithmic? , Behavioral and Brain Siences, vol. 13 (1990), pp. 659-60. [1993] How subtle is Gdels theorem? More on Roger Penrose , Behavioral and Brain Siences, o vol. 16 (1993), pp.611-12.

Dennett, D.C. [1970] Recensione di J.R. Lucas, The Freedom of the Will (Oxford University Press, Oxford 1970), Journal of Philosophy, vol. LXIX, n. 17, pp. 527-31. [1978] [1995] Brainstorms, MIT Press - Bradford Books, Cambridge, Mass., 1978. Darwins Dangerous Idea, Doubleday, New York 1995.

Feferman, S. [1962] Transnite recursive progressions of axiomatic theories , Journal of Symbolic Logic, 27 (1962), pp. 364-84. [1995] Penroses Gdelian Argment , Psyche, vol. 2-1, 25 maggio 1995, o http://psyche.cs.monash.au/psyche.

Kleene, S.C., [1952] Introduction to Metamathematics, Elsevier North Holland, Amsterdam and New York, 1952. Lucas, J.R. [1961] Minds, Machines, and Gdel , Philosophy, vol. XXXVI (1961); ristampato in Alan R. o Anderson (a cura di), Minds and Machines, Prentice-Hall, Englewood Clis, NJ, 1964. [1968] [1970] Satan Stultied: A Rejoinder to Paul Benacerraf , Monist, LII (1968). The Freedom of the Will, Oxford University Press, New York e Oxford, 1970.

Maudlin, T. [1995] Between the Motion and the Act ... , Psyche, vol. 2-1, 2 maggio 1995, http://psyche.cs.monash.au/psyche. McCullough, D. [1995] Can Humans Escape Gdel? , Psyche, vol. 2-1, 11 maggio 1995, o http://psyche.cs.monash.au/psyche. McDermott, D. [1995] Penrose is Wrong , Psyche, vol. 2-1, 22 settembre 1995, http://psyche.cs.monash.au/psyche. Penrose, R. [1989] The Emperors New Mind, Oxford University Press, Oxford 1989. [1990] [1994] [1996] Prcis of The Emperors New Mind: Concerning computers, minds, and the laws of e physics , Behavioral and Brain Sciences, vol. 13 (1990), pp. 643-55. Shadows of the Mind, Oxford University Press, Oxford 1994. Beyond the Doubting of a Shadow , Psyche, vol. 2-1, 16 gennaio 1996, http://psyche.cs.monash.au/psyche.

Putnam, H. [1963] Degree of Conrmation and Inductive Logic , in P.A. Schilpp (a cura di), The Philosophy of Rudolf Carnap, Open Court, 1963, pp. 761783 (ristampato in H. Putnam, Philosophical Papers, vol. 1). 18

[1985]

Reexive Reections,

Erkenntnis 22 (1985), pp. 143153.

Turing, A. [1939] Systems of logic based on ordinals , Proc. London Math. Society, 45 (1939), pp. 161-228. Wang, H. [1974] From Mathematics to Philosophy, Humanities Press, New York, 1974.

19