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UCRAINA: CRONACA DI UN A GUERRA LAMPO (parte 2°)

Parliamo di Ucraina con Dario Fabbri

fine febbraio 2022

Simone Guida (youtuber italiano che gestisce il canale Nova Lectio)

Il sonno della ragione genera mostri ed è forse anche per questo che a Kiev non si dorme . La
notte che separa il 25 dal 26 febbraio 2022 è luminosa. Nei sobborghi nord di Kiev dove si inizia a
combattere, ma nei sotterranei della capitale si nasce. In uno dei tanti cunicoli della Metro che si
snodano sotto il centro cittadino viene alla luce Mia. Mi piacerebbe un mondo dove la guerra non
fosse altro che una esaltazione estrema della vita, ma la guerra nel 2022 è come sempre
soprattutto morte. Lo è per i russi, per i loro mercenari, così come per gli ucraini, per i loro
simpatizzanti di estrema destra come Sergej Korockin, il loro battaglione Azov, lo è per i civili.
Purtroppo i numeri non sono chiari. Il Governo ucraino parla di 198 vittime (tra cui tre bambini),
ma non specifica se sono solo civili o comprendono anche i militari. E sarebbero 4.300 i soldati
russi uccisi.

Ciascuno tira l’acqua al proprio mulino. Incertezza che regna anche sulle sorti del conflitto.
L’ambasciatore russo all’ONU, Vasily Nebenzya spiega a tutto il mondo che presto gli obiettivi
militari del suo Paese saranno raggiunti, che hanno conquistato Mariupol. L’esercito ucraino da
parte sua continua a raccontare di invasori respinti, di assalti falliti, mezzi abbattuti. Potremmo
star qui anche ad analizzare il rifiuto del Kazakistan, alleato storico di Mosca, di inviare truppe in
difesa delle due Repubbliche separatiste che non riconosce. Potremmo tentare di sondare i
pensieri cinesi, che ora fanno appello all’integrità territoriale dell’Ucraina, ora alle garanzie di
sicurezza della Russia. La sensazione generale alle prime ore del terzo giorno è che qualcosa nel
piano russo si sia inceppato, che non è tutto andato come preventivato.

Mezzi di stampa russi come “Russian Today” o “Ria Novosti” (bollati come strumenti dal Governo
russo, dai social media occidentali) riportano di vittorie schiaccianti. Quelli europei ed americani
sottolineano invece la forza della resistenza ucraina, anche di fronte all’invio di un contingente
speciale ceceno guidato dal ben noto Razan Kamilov. Il fronte europeo si convince sempre di più
poi del ricorso alle sanzioni estreme contro la Russia, e si parla sempre di più di estromettere
Mosca dal sistema Swift, il sistema di informazioni che collega tutti gli istituti bancari
internazionali. Quanto all’Italia (fa sapere il Ministro della Difesa, Guerini) contribuirà a rafforzare
il contingente in Europa Orientale, contingente di deterrenza di stanza in Romania. Ad ogni
modo, nel disordine generale siamo riusciti nei giorni scorsi ad intercettare (tra una trasmissione
televisiva ed un’altra) Dario Fabbri, analista geopolitico che sicuramente conoscete e che mi ha
gentilmente concesso un’intervista. Dunque Dario, innanzi tutto grazie mille per aver accolto
l’invito che non è certamente da poco.

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Dario Fabbri (analista geopolitico)

Grazie a voi!

Simone Guida

Senti, la prima domanda che ti farei innanzi tutto non riguarda quello che sta succedendo adesso,
perché è impossibile prevedere anche soltanto come andranno le cose in un solo minuto. Però mi
piacerebbe avere da te una impressione, un commento sul punto di vista delle due parti opposte,
cioè la NATO e la Russia. La NATO ha secondo te una responsabilità per l’irrigidimento russo,
oppure tutto questo è soltanto un pretesto di Mosca?

Dario Fabbri

Sai, come sempre ci sono le responsabilità in ogni questione. In fondo la cifra della geopolitica è
riconoscere il dramma dell’esistenza se volessimo essere quasi agostiniani, cioè un po’ di
pessimismo estremo. Perché il dramma della geopolitica è stabilire che esistono crisi, dossier,
questioni irrisolvibili. È inevitabile accettare che di colpe si può parlare, ma che riguardano più di
una parte e che a volte non sono nemmeno colpe. Traduco nel caso specifico, qui ci sono due
percezioni, quindi due realtà che si scontrano, e la percezione dell’insicurezza russa (come capita
in molte altre collettività) ne determina la necessità di avere dei cuscinetti davanti, ne determina
la violenza. Cioè per paura di essere annientati dagli altri calpestano gli altri fin che possono. È
successo sempre, succederà sempre nella storia, i russi hanno subito sul loro territorio una
invasione nella Storia (come tra l’altro tu Simone sai molto bene) che li ha riguardati: dagli
svedesi, a Napoleone con i francesi, fino ad arrivare ad Hitler, e potremmo citarne anche altri.
Questa è la prima ragione dal punto di vista russo.

La seconda ragione è culturale, i russi si percepiscono una civiltà (non sono soltanto un popolo),
quindi sono estranei alla civiltà occidentale in quanto tale. Questo ne determina anche
l’atteggiamento verso l’estero vicino, ne determina ulteriormente insicurezza e la distanza. Come
dire che nella loro mente c’è: voi ce l’avete con noi perché noi siamo diversi. È una sciocchezza in
quanto tale, non in assoluto, spesso funzionano anche così queste lodi (viva il razzismo), i russi non
mancano mai, però ne determina l’azione. Dall’altra parte che cosa c’è? Dall’altra parte c’è una
duplice dimensione, da un lato i Paesi che vivono davanti alla Russia nel continente europeo
(quindi i baltici, i polacchi, i rumeni, …), sulla prima linea, ed ancora di più l’Ucraina. Che popoli
sono questi? Lasciamo un attimo gli ucraini, quelli citati (dai rumeni ai baltici, ai polacchi) sono
molto diversi fra di loro. C’è un popolo slavo (come i polacchi), c’è un popolo latino (come i
rumeni), ci sono due soggetti baltici (come i lettoni ed i lituani), c’è un soggetto baltico ancora
diverso (come quello estone).

Hanno però una comunanza fra di loro, cioè il pensarsi in pericolo, per quello che ho raccontato
fino adesso della Russia. Perché la Russia tende a sottometterli per paura. Questi soggetti sono in
mezzo e chiamano gli Stati Uniti (da quando è implosa l’Unione Sovietica) per proteggersi, cioè
entrano nella NATO, con tutto quello che ciò significa. Ma non perché (sciocchezze della
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politologia) gli Stati Uniti siano belli e democratici. Immaginate se a un polacco possa interessare
una cosa del genere, nemmeno la Polonia è una democrazia, così come interessa pochissimo a
tutti i soggetti che ho citato. Ma si sceglie sempre fra due egemoni quello lontano, perché c’è il
motivo che un giorno scomparirà. Se tu ti metti sotto quello vicino (per altro loro l’hanno già
sperimentato con l’Unione Sovietica), rimane lì anche quando scompare a livello di massima
potenza. E in mezzo rimane l’Ucraina, che è l’ultimo fronte, è un Paese diverso, cioè nell’etimo è
la terra di frontiera, nell’etimo slavo e soprattutto russo, che ha una composizione etnica tipica di
un ex provincia imperiale.

Le province che sono state di un Impero sono molto eterogenee al loro interno , perché nessuno
ha mai chiesto loro di essere Nazione. Per diventare Nazione ci deve essere un soggetto sovrano
che compie violenza sugli altri gruppi e poi li assimila. Ahimè, le Nazioni nascono sempre con
questa miserabile parabola e poi diventano puro sentimento. L’Ucraina non essendo mai stata
una Nazione indipendente veramente, il nazionalismo ucraino nasce all’inizio del ‘800, si
sviluppa nel XIX secolo pro e dentro in larga parte dell’Impero zarista. L’Ucraina così eterogenea è
a metà del guado, una parte della popolazione russofona, non necessariamente russofila, ma
comunque non odia la Russia. Una parte dell’Ucraina occidentale (quella che va dalla Galizia a
Kiev) che invece è ormai distinta, letteralmente distinta dalla Russia e ne ha una visione ostile.
Quindi metà del Paese vorrebbe andare con l’Occidente, l’altra metà vorrebbe rimanere ancorata
alla Russia. E la Russia pensa che qualora la NATO arrivasse in Ucraina non avrebbe più
possibilità di difendersi come vuole, cioè allontanando la prima difesa.

Difendersi in terra tua è sempre un vantaggio, hai possibilità di rinculare quando le cose si
mettono male, non sei con le spalle al muro: tutto questo ha determinato la crisi attuale. Quindi da
un lato (in maniera molto sintetica) i Paesi che vivono sulla fascia davanti alla Russia che per
paura chiamano gli americani, che invece vogliono averli fra di loro, non perché sono buoni gli
americani in quanto tale, sono sempre esseri umani. Perché gli americani hanno la necessità di
dominare il continente europeo, altrimenti temono che una potenza che domini il continente
europeo possa puntare al Nord America. Quindi li prendono con sé per tenere da un lato la Russia.
La Russia percepisce questo come un assalto alla sua storica insicurezza e dice: oltre qui non
dovete andare, altrimenti facciamo la guerra, e la guerra è in Ucraina in questo momento.

Simone Guida

Quindi essenzialmente l’Ucraina dal punto di vista di Mosca deve diventare una terra, una sorta di
Bielorussia 2.0, cioè uno Stato cuscinetto che separa …

Dario Fabbri

Sì, sicuramente uno Stato cuscinetto, poi diventare come la Bielorussia è molto complicato. La
Bielorussia è uno Stato vassallo molto più omogeneo da questo punto di vista dell’Ucraina , più
piccolo, meno denso demograficamente, più semplice da amministrare, poverissimo (non che
l’Ucraina sia ricca, tutt’altro). Sì, per rispondere alla tua domanda, l’Ucraina dovrebbe essere uno

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Stato cuscinetto come la Bielorussia, come la Georgia, come una volta erano gli stessi Paesi
Baltici, tra l’altro conglobati nella stessa Unione Sovietica.

Simone Guida

Se la notte porta consiglio, Biden ha senz’altro fatto dei sogni, visto che ha comunicato a Zelensky
l’invio di 250 milioni di aiuti generali e 350 milioni per la difesa. Cosa pensi della politica estera
degli americani a partire da Biden, e quanto ha influito la loro gestione sull’escalation attuale?

Dario Fabbri

Ha influito molto, perché gli americani sono andati a gestire la questione Ucraina con grande
leggerezza, con una evidente distrazione. Il contenimento che cos’è? Il contenimento è una
tattica, serve a tenere in un angolo il tuo nemico, a non farlo muovere da dov’è, perché si ha
paura visto le sue capacità, che possono essere di ogni tipo: militari, economiche, o anche
sommate tra di loro, culturali, … Qualora fosse libero di muoversi andrebbe ad insidiare la
posizione del soggetto che applica il contenimento. Gli americani sono arrivati dunque ad un
contenimento che li ha spinti fino ai Paesi Baltici, spingendo molto affinché questi entrassero nella
NATO, anche se molto volentieri l’hanno fatto i soggetti in questione. Così la Polonia, e poi è
iniziata l’ulteriore espansione mentale della NATO, cioè l’Ucraina (così come anche la Georgia, che
nel 2008 causò una guerra) serve al contenimento americano.

Negli ultimi anni si è aperto un notevole dibattito negli apparati degli Stati Uniti. Il fronte dove si
trova il principale nemico è l’Asia-Pacifico e comincia a chiedersi: ma che ci serve a noi andare
incontro ad una possibile guerra per prendere l’Ucraina dentro la NATO, quando già il
contenimento della Russia così com’è è soddisfacente? Si è aperto un lungo dibattito, perché poi
vuol dire anche dover tornare indietro e come si fa a comunicarlo? Ad un certo punto la politica
della porta aperta della NATO che fine fa? Il Pentagono invece rimane dell’idea che l’espansione,
l’allargamento non sia un male in assoluto. Diversa è la posizione del Dipartimento di Stato, CIA.
Detto tutto questo, negli ultimi anni gli americani se ne sono un po’ disinteressati, se ne sono
occupati meno, anzi hanno fatto di più, hanno appaltato questo avanzamento della NATO ai
Paesi che ho citato più volte: ai polacchi, ai baltici, ma anche ai rumeni. Quei Paesi che anche
legittimamente hanno terrore della Russia e che quindi immaginano che ogni posizione, ogni
avanzamento ai danni della Russia possa essere funzionale.

Immaginiamo un polacco, tra sé e la Russia c’è essenzialmente la Bielorussia e l’Ucraina. Immagina


un polacco che se l’Ucraina è nella NATO è più lontano dalle linee del fronte molto più
semplicemente. Ma se gli americani appaltano questo tipo di contenimento ai polacchi ed agli
altri baltici, questi lo spingono ulteriormente. Mentre gli americani erano distratti, si sono trovati
ad avere dai tempi di Maidan una sorta di avanzamento del quale non erano coscienti fino in
fondo ed adesso ancora meno. Mentre gli americani si occupano di altro, da un lato il malessere al
loro interno e dall’altro l’Indo-Pacifico, scoprono di essere stati un po’ leggeri, disinvolti. Senza
essere più convinti nei riguardi dell’Ucraina, adesso li sta precipitando in una guerra che non
vogliono e non possono combattere, e con i rischi che questo comporta.
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Simone Guida

Non possono perché naturalmente c’è l’altro scenario nell’Indo-Pacifico.

Dario Fabbri

Questo certamente, perché la guerra nucleare con la Russia per l’Ucraina non la fa nessuno. Poi il
vero dato di morire per Kiev nessuno, non c’è traccia di un Paese che voglia spingersi a tanto.

Simone Guida

Nessuno intende morire ed uccidere per l’Ucraina, questo è chiaro. Il mem del “Signore degli
Anelli” che ora gira su web ce lo ricorda sempre, al massimo vanno bene i cortei, che durante la
mattinata hanno sfilato un po’ ovunque nel mondo. E Biden intanto invita i cittadini americani ad
abbandonare immediatamente la Bielorussia:

“Ore 13,41. Il Dipartimento di Stato americano ha chiesto ai suoi cittadini di non recarsi in
Bielorussia e quelli che già si trovano nel Paese di partire immediatamente. È quanto si
legge in un tweet dell’ambasciata americana a Minsk in cui si ricorda che l’aeroporto di
Minsk ha voli per un numero limitato di destinazioni. Mentre rimangono regolari le
possibilità di lasciare il Paese via terra verso la Lituania, la Lettonia e la Polonia”.

L’ultima volta che ha detto una cosa simile non è andata molto bene, lo abbiamo visto. Per quanto
riguarda invece Putin, dal tuo punto di vista come ne uscirà da questa situazione, dal punto di
vista anche dell’immagine? Quali sono gli scenari possibili, nel bene e nel male?

Dario Fabbri

Sai, spesso almeno nel mio approccio geopolitico i leader non contano un granché, perché
preoccuparsi dei leader vuol dire non voler studiare le situazioni, perché è molto semplice. Se
mettiamo da parte i leader (che non hanno mai un gran valore in assoluto), bisogna poi
addentrarsi a studiare le questioni strutturali e diventa molto più faticoso. Quindi che cosa vuole
la popolazione, di che cosa è composta, cosa chiede, di cosa vive? Nel caso specifico c’è alla
percezione (lo abbiamo detto fino adesso, non ho mai parlato di Putin, infatti non l’ho mai
menzionato), i leader hanno un valore molto relativo in vicende come queste, soprattutto nel
lungo periodo della Storia. Ma nel caso specifico c’è una parte personalistica, che è quella
putiniana, non solo perché esiste una verticale del potere in Russia ma perché Putin c’ha messo
molto del suo. Putin ha una idea della Storia tipica delle grandi civiltà, cioè totalmente fasulla,
che hanno tutti gli Imperi.

La Storia, quando ci si dedica alla storiografia in forma scientifica (Simone lo sa bene) vuol dire
che non si è un Impero, non si è una grande potenza, perché le grandi potenze la Storia se la
inventano, perché hanno la necessità di raccontarla nella pedagogia nazionale come vogliono. In
un libro di testo turco, cinese, non è che troviamo la verità scientifica di sei secoli fa o dieci secoli
fa. Abbiamo visto nel discorso di circa un’ora in cui Putin annuncia l’invasione (anzi lì annunciava
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ancora l’autonomia riconosciuta delle Repubbliche del Donbass), cita più volte episodi storici, se
la prende con Lenin, dice che Lenin ha creato l’Ucraina federata. Ha una idea tipica degli Imperi
della Storia, che la Storia sia sempre viva, sia sempre con loro. Sembrava che gli eventi di cui
faceva menzione fossero del giorno prima, come se l’errore fosse arrivato un anno prima,
ammesso che di errore si trattasse. E Putin sa bene che dopo il 2014 era consegnato (adesso
vedremo come andrà) ai libri di storia russa come colui che ha perso l’Ucraina. E questo è
qualcosa di intollerabile per un signore come Putin, per l’idea che ha di sé, esattamente per la
collocazione che crede di dover avere nella Storia.

Poi però è stato Putin, davanti alle promesse non soddisfacenti (dal suo punto di vista) degli
americani, della NATO, ad imporre l’azione militare. L’abbiamo visto nel Consiglio di sicurezza
nazionale russo, con la lavata di capo che Putin ha fatto al Capo dell’intelligence che balbettava, ed
anche ai dubbi evidenti che Lavrovl (Ministro degli Esteri) aveva su questo tema. Quindi c’è un
elemento putiniano. Che cosa può succedere? Molto dipenderà da come vanno le operazioni sul
terreno, se la Russia va ad impantanarsi o non ottiene una vittoria strategica, questo avrà un
effetto inevitabile sulla traiettoria putiniana. Se la guerra si rivelerà un successo (che è del tutto da
dimostrare ancora), l’effetto sarà opposto. Oggi è molto difficile e prematuro da dirsi.

Simone Guida

Il Cremlino intanto non fa una piega di fronte alle sanzioni, almeno a parole, dichiara di essere in
grado di adottare misure ad hoc, ma intanto si lamenta con Parigi per aver bloccato e sequestrato
una nave russa nella Manica. Ma siamo pur sempre nel 2022 ed è epoca del “modern warfare”
come direbbe Cod, o che il Cremlino in un tempo non troppo lontano si trova a dover fare i conti
con un attacco hacker portato avanti da Anonymous, quando ironicamente è da mesi che a suon
di attacchi i russi paralizzano i sistemi di sicurezza ucraini. Secondo indiscrezione sarebbe stato
“Hermetic Wiper” il responsabile della débâcle dei sistemi di contraerea di Kiev:

“Non è una domanda retorica. Non ora che il nemico opera a volto scoperto. Sì, perché solo
qualche ora fa è stato individuato il malware scatenato dai russi contro i sistemi ucraini. Si
chiama Hermetic Wiper o KillDisk.NCV. Ne abbiamo parlato con Alessandro Curioni, tra i
massimi esperti di cyber security in Italia, che solo questa mattina aveva detto di aspettarsi
da un momento all’altro il vero attacco, fino ad ora mascherato da una serie di aggressioni
DDoS (anagramma di Distribued denial of service)” (InsideOver).

Forse utilizzare NordVPN per difendere i propri sistemi informativi avrebbe potuto essere una
mossa saggia. In guerra si usano carri armati e semoventi contraerei, voi andreste alla guerra in
mutande senza armi? Non penso proprio. lo stesso vale per le guerre cibernetiche su Internet.
Senza una contraerea come il NordVPN che con la sua nuova funzionalità Threat Protection vi
permette di abbattere le principali minacce (tra cui malware, cookies di tracciamento e
profilazioni dei dati sensibili da parte delle aziende), è come se nuotassimo sempre in un mare
aperto, circondati da squali ed in mutande. Per tenere la vostra sicurezza a livelli ottimali e non
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tutto sostenendo il team del canale nella produzione di questi video superintensi. Ed a proposito di
team, nella chiacchierata con Dario ho lasciato la parola a Paolo e Giacomo, due dei miei
collaboratori.

Paolo

Vorrei anche ascoltare una tua breve riflessione, se possiamo, sull’atteggiamento del nostro
Paese, sul quale preferisco non dire niente e ti lascio immediatamente la parola. Credo che
abbiamo dato l’ennesima dimostrazione che in politica estera noi contiamo quanto il due di
briscola.

Dario Fabbri

A mio avviso come italiano, con le nostre possibilità nella prima fase ci si è mossi per bene. Nel
senso che l’Italia è in grande imbarazzo, l’Italia ha una notevole dipendenza gaziera anche dalla
Russia che sappiamo bene, grandi esportazioni verso la Russia, da sempre utilizziamo la Russia
come sponda nei confronti degli americani attraverso tutti i Governi. In più l’opinione pubblica ha
da sempre una certa simpatia per la Russia e potrei elencarne le ragioni. Non c’è mai stato un
odio nei confronti dei russi da parte del nostro Paese, forse perché sono troppo lontani per averne
paura, forse per un’altra ragione. Questo lo vediamo anche in queste ore sui social che forse li
monitorate anche più di me.

Anche in un momento così drammatico si incontra spessissimo sui social chi dice: ma Putin ha
ragione, siamo stati noi a rompergli le scatole (noi intendiamo come NATO) in casa sua … C’è
proprio un sentimento filorusso. Dall’altro lato però facciamo parte del campo occidentale,
siamo un cliente (avrebbero detto i romani) degli Stati Uniti, e balliamo su tre tavoli. Il Governo ha
provato con acrobazie a dire: sì, siamo contrari alla Russia, però non vogliamo sanzioni
drammatiche. Sì, l’Ucraina ci interessa che sia difesa, ma non deve entrare nella NATO. Ci abbiamo
provato in tutti i modi e queste acrobazie poi hanno condotto ed un nostro notevole imbarazzo.

Simone Guida

Però parliamo del mercato del lusso che non ha subito le sanzioni ... Quindi vogliamo avere dei
canali previlegiati per il lusso, ma poi per il resto applicare le sanzioni.

Dario Fabbri

Adesso sembrerebbe addirittura che il Governo abbia aperto la possibilità di estromettere la


Russia dallo Swift, che è (scusate) la misura nucleare per eccellenza delle sanzioni. Quindi siamo
molto tirati per la giacca, siamo in imbarazzo, e credo che sia un dossier difficile. Vediamo che
anche il Governo tedesco (che certamente ha più peso del nostro, è la cultura della potenza) cade
altrettanto in imbarazzo. Scholz con una mossa anche poco prussiana (lui non è un prussiano, è un
anseatico), con una mossa poco tedesca ha sospeso il gasdotto Nord Stream 2 per paura che gli

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mettessero le sanzioni gli americani, ed a quel punto sarebbe stato complicato riattivarlo anche
in caso di bel tempo. Quindi non siamo gli unici ad essere in imbarazzo, mettiamola così.

Giacomo

Alla Germania non converrebbe approfittare di questo momento di debolezza degli Stati Uniti
che non si stanno imponendo più di tanto (perlomeno alle 11 dell’altro ieri) per un’eventuale
crescita, un eventuale intervento, dato che gli Stati Uniti in questo momento storico la avvertono
come una minaccia per il dominio sull’Europa?

Dario Fabbri

La Germania provò a fare quello che tu stai immaginando e si inserì nella questione di Maidan a
modo suo. Fece due mosse in particolare. La prima, provò a trattare il ripristino di Janukovič
durante gli inizi delle proteste. Janukovič ovviamente era il leader ucraino dell’epoca, molto
filorusso, amico di Putin, contro cui si scagliava la piazza. La Germania trova una sorta di modus
vivendi per farlo uscire dalla porta e tenerlo però vicino, per mantenere appunto l’Ucraina tra
l’Europa e la Russia. Si arrabbiarono talmente tanto gli americani di questa mossa … che fu usata
quella espressione molto colorita per mandare a quel paese l’Unione Europea. Quando gli
americani parlano di Unione Europea si riferiscono alla Germania. Fece qualcos’altro la
Germania, si creò un candidato presidenziale ucraino in laboratorio (che è l’attuale sindaco di
Kiev), Vitali Klitschko, che è un ex-pugile ma che ha avuto un passaggio alla Fondazione Adenauer,
dove è stato essenzialmente (così pensavano i tedeschi) ripogrammato.

Gli americani spiegarono all’Unione Europea che il presidente non poteva farlo proprio per
questo motivo (Klitschko aveva annunciato la sua intenzione di candidarsi alle elezioni
presidenziali in Ucraina del 2014, ma gli esperti di diritto hanno espresso i loro dubbi su questa
possibilità, dato che la legge ucraina prescrive che il candidato presidente deve aver avuto la
residenza in Ucraina per dieci anni prima del giorno dell’elezione, mentre lui per molti anni aveva
anche vissuto in Germania – ndr) ed i tedeschi si tirarono indietro. Questo è un esempio, come il
precedente, per dire che possono anche provarci, ma in una fase così … Gli americani sono molto
meno presenti in questa fase apparentemente che otto anni fa, però ogni volta che la Germania
si muove intervengono come dei rapaci, hanno una sensibilità molto labile nei confronti dei
tedeschi.

Simone Guida

Quanto all’altro pseudo-partner, la Cina, e qui io ti cito un messaggio da parte di un mio mecenate
di Canale che dichiara (leggo direttamente):

“Questa strana alleanza tra Russia e Cina data per convenienza può rappresentare una
seria minaccia per l’Occidente, e soprattutto sarà sostenibile per entrambi gli attori
mantenere questo stato di amicizia per lungo periodo?”.

Dario Fabbri
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Questa è una domanda molto importante. Mi piace l’espressione “stato di amicizia”, devo dire,
perché di amicizia non si può parlare. Vale sempre la percezione che hanno i popoli gli uni degli
altri, non è che le classi dirigenti la possono modificare. I russi sono un Paese che ha un’alta
concezione di sé, molto razzista, non si considerano allo stesso livello antropologico dei cinesi.
Sebbene sia orrendo da dirsi, c’è poco da nascondersi, anzi i russi che vanno con il cappello in
mano (perché questo fanno adesso) a chiedere aiuto ai cinesi lo vivono come una tremenda
umiliazione. D’altro lato i cinesi considerano la Russia un Impero coloniale europeo che è in
maniera abusiva in Siberia.

Simone Guida

Tornando all’Ucraina, nel tardo pomeriggio del 26 febbraio 2022 arriva un cambio di rotta
proprio da parte della Germania, che consente di inviare armamenti a Kiev, quando nei giorni
scorsi (insieme all’Ungheria) si era tirata indietro da qualsiasi aiuto. Potrebbe non essere casuale
che questa decisione segua alcuni segnali che lasciano suggerire un esercito russo in difficoltà, a
corto di armi, e non solo. Perché come dichiarato dal Governo ucraino gli invasori starebbero
subendo delle perdite superiori alle aspettative, ma anche delle difficoltà logistiche di
approvvigionamento. E la Finlandia intanto, tramite la raccolta firme, ha avanzato al Parlamento la
richiesta di discutere sulla definitiva entrata nella NATO, quando fino al giorno prima subiva le
intimidazioni di Lavrov. Anche la Francia muove i suoi uomini verso la Romania, però poi con il
calar della notte i raid su Kiev e sull’Ucraina si intensificano, salta un gasdotto a Karkiv ed un
deposito petrolifero a Kiev: è un fuoco intenso.

Questa è una guerra strana, strana come il soldato russo ed ucraino che si consultano
sovrappensiero dopo una tregua per monitorare il reattore di Chernobyl, strana soprattutto se a
dire la sua è il multimiliardario Elon Musk, che decide di attivare gratuitamente per tutta l’Ucraina
il suo servizio Internet satellitare Starlink. Insomma è una guerra tipica del XXI secolo, dobbiamo
abituarci in fretta. Nelle prime ore della notte l’Unione Europea conferma l’estromissione dal
sistema SWIFT della Russia e si metta alla caccia dei patrimoni degli oligarchi. Abramovich,
patron del Chelsea e vicinissimo a Putin lascia la guida della società, ma sono gli hacker che
possono dare un grosso contributo assaltando i sistemi informatici di banche e multinazionali
russe. Il campione di scacchi russo nonché dissidente e oppositore di Putin, Kasparov (o KasparAv,
questa ve la ricorderete) suggerisce da buon stratega qual è la tattica vincente (“In otto mosse
scacco matto a Putin”): bloccare il sistema finanziario della Russia, ingolfare la macchina che ne
sostiene l’esercito. Ognuno contribuisce come può.

All’alba del quarto giorno la guerra non è ancora finita, ma aldilà del suo esito abbiamo i primi
verdetti. Doveva essere un’azione fulminea e chirurgica, ma i bombardamenti russi hanno presto
riguardato ogni tipo di infrastruttura. Dovevano annichilire la capacità militare ucraina, ma
l’hanno soltanto galvanizzata. Avevano promesso di non toccare i civili, ma così non è stato.
L’ONU riferisce che almeno 64 civili sono morti dall’inizio dell’invasione, quella che doveva essere
una mossa per costringere Zelensky alla resa ed imporre il diktat di Mosca che è impantanata.
Zelensky resiste e nella giornata di ieri ha rifiutato diversi colloqui con la Russia , gesto che ha
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intensificato gli sforzi degli invasori. Sono arrivati pure i ceceni di Ramzan Kadyrov (il dittatore che
dal febbraio 2007 è alla guida della Cecenia, un territorio tra il Mar Caspio ed il Mar Nero – ndr),
che secondo alcuni sta guidando i suoi uomini con anfibi Prada Monolith (stivali che possono
arrivare a costare 1.500 dollari – ndr), ennesimo dettaglio assurdo di una guerra anacronistica e
pure figlia del suo tempo.

A Karkiv, secondo città del Paese, si combatte per le strade. Kherson e Berbian (?) che sono nel sud
sono invece accerchiate. Zelensky parla anche lui di genocidio, di una azione russa mirata ora a
rendere la vita dei civili inermi la più dura possibile. Vengono proposti altri negoziati, Zelensky
accetterebbe anche, ma queste cose di solito si fanno in territorio neutro. Farli in Bielorussia, da
dove sono arrivati gli invasori, da dove partono i loro missili, non è una idea allettante, però le
attenzioni ora si spostano proprio su Minsk. Che sia una tregua od una nuova invasione questa
passerà per forze di cose dalla Bielorussia. Lukashenko pregusta l’idea di installare le armi
nucleari russe in casa sua e condanna le sanzioni, perché a quel punto alla Russia non resterebbe
altro che una terza guerra mondiale, che nel 2022 sarebbe anche una guerra nucleare.

Ci sarebbe molto altro da dire. Tuttora in questo preciso istante ci sono novità che non sono
riuscito ad inserire all’ultimo minuto per via delle notizie. Ho provato a raccontarvi quello che sono
riuscito a dirvi di una guerra che purtroppo è ancora in divenire. La sensazione mia è che questa
cronaca possa continuare ancora per giorni e che io rischi essenzialmente di rincorrere le notizie
settimana dopo settimana. Aldilà delle notizie che arriveranno dal fronte nelle prossime ore mi è
premuto con i miei ospiti ed i miei collaboratori di provare a fornirvi un senso a tutto questo caos.
Lo so, dopotutto è facile cadere nella tentazione di affidarsi alla follia dei singoli per razionalizzare
l’inaudito, ma questi ultimi due anni ci hanno insegnato che nulla è più da ritenersi
inammissibile.

Figurati se scoppia una pandemia nel 2020! Figurati se scoppia un’altra guerra in Europa! Al
massimo in Africa, in Medio Oriente, insomma in quei Paesi da poveracci. Questo è un altro
discorso, eppure dovremmo tutti quanti abituarci, come dicono alcuni esperti, che queste cose
possono ancora accadere. Di pandemie ne arriveranno altre, perché purtroppo funziona così, e
quello che oggi succede in Ucraina potrebbe riguardare presto altre Nazioni, altri popoli, perché
funziona così. E adesso mi fermo, perché con le previsioni altrimenti se ci azzecco mi dite che
porto sfortuna. Quello che possiamo fare noi adesso è tentare di capire, di mettere in ordine.
Ammetto che non è stato facile parlarne, parlare di guerre è una cosa che ormai facciamo spesso
nel canale, ma qui in questo caso mi sono trovato come tutti voi a seguire eventi ancora in
essere, indecifrabili.

Qualche mese fa correvamo a raccontarvi dell’Afghanistan, oggi dell’Ucraina, chissà dove ci


porterà questo mondo impazzito domani. Forse Biden e Putin hanno entrambi ragione, esistono
delle linee rosse da non oltrepassare, o più semplicemente esiste una frontiera, un labile confine
fra l’umano ed il disumano che non conviene attraversare. Se la risposta è la guerra, allora stiamo
ponendo la domanda sbagliata, perché dobbiamo cercare oltre. Grazie a tutti voi per l’ascolto in
questa lunghissima cavalcata. Per chi volesse, nelle prossime ore troverà la live integrale senza
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tagli con Dario Fabbri e con tutti i nostri cari altri ospiti. Grazie di cuore a tutti gli ospiti intervistati,
grazie ai miei collaboratori, ma soprattutto ad Alessandro ed Alberto, che come me hanno fatto le
due-tre di notte in questi ultimi giorni per sgobbare e portare sul canale in tempi umani questi
video-aggiornamenti. Non abbiamo una squadra di chissà quante persone, siamo soltanto in tre-
quattro, ma ce la facciamo bastare, ed io concludo così.

(trascrizione registrazioni ed integrazione a cura di Gabriele Smussi)

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