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Il Nostro Tempo e la Speranza, Nuova Serie, n.

6 (giugno 2011) Vincenzo Cicero DEL TEMPO MERIDIANO* Ai primi vagiti della civilt, la percezione del tempo intimamente solidale con i momenti diurni. La forma mentale comunitaria non ancora dominata, n tantomeno ossessionata, da suddivisioni cronometriche perentorie, e la temporalit cos intrecciata alla luminosit che di fatto coincide con la presenza della luce solare. Donec dies tempus, c tempo finch c giorno intervallo in cui si dispiegano le molte risonanti possibilit del fare, agire e operare1. Dal crepuscolo allalba vige invece il fosco silenzio della notte, che circonvolge il riposo ineffettivo inattivo inoperoso, eppur necessario, degli esseri. Nel tacito fondo notturno il tempo nullo: perci in latino la notte detta intempesta2, cio senzatempo, atemporale, non nel senso di eterna, ma di priva della luce della temporalit. La coppia paradigmatica luce/tenebra (dies/nox) dunque il cardine di una logica binaria che innerva una certa esperienza arcaica del tempo come diurno e laboriale, e correlativamente della notturnit e inerzia come non-tempo o tempo nullo. Forse la distinzione ci apparir troppo rigida, per innegabile che ancora oggi i nostri conti quotidiani siano prevalentemente informati da logiche binomiali di tipo analogo: o buono o cattivo, non c effetto senza causa, niente fine senza inizio, o con me o contro di me, eternit versus temporalit, ogni testa ha la sua croce ecc. E il tempo sia in generale, sia in particolare quello meridiano che qui voglio tratteggiare non si lascia mai intendere davvero a partire da menti ostinatamente diadiche.


* La prima versione di questo scritto apparsa sulla rivista Tal. La cultura dellinformazione, II 5 (maggio 2011), p. 58, con il titolo Tempo meridiano e pensiero filosofico. Unanticipazione della tematica anche in V. CICERO, Tempo meridiano e riscatto, Da un Sud allAltro. II Festival Internazionale del Cinema Documentario, 25-27 febbraio 2011, Reggio Calabria (www.festivaldelcinemadocumentario.it/?p=181).

Cfr. G. SEMERANO, Dizionario della lingua latina, Firenze 1994, s.v. dies (da cui lit. d, lingl. day ecc.) affine a divus, dius celeste, fulgido, splendido, divino. A dies risale diurnus, da cui lit. giorno. Per il tempus come intervallo del movimento mondano cfr. M.T. VARRONE, De lingua latina, VI, II, 3: Tempus est intervallum mundi motus.

Cfr. VARRONE, De lin. lat., VI, II, 7: Inter vesperuginem et iubar dicta nox intempesta ... cum tempus agendi est nullum.

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Il Nostro Tempo e la Speranza, Nuova Serie, n. 6 (giugno 2011) curioso che il terzo elemento destinato a fecondare la diade dies/nox sia sorto non al confine tra le parti principali, ma al punto centrale perfetto di una delle due, la quale ne quindi risultata divisa in modo costitutivo. La sua vocazione mediatrice gi inscritta nel nome: meridies, cio medius dies, meriggio, mezzogiorno3, il momento pi chiaro del giorno, quando il sole rifulge in mezzo al cielo. Il punto spartiluce, di per s luminoso in misura estrema e insostenibile, cos accecante da esigere strutturalmente il riparo nellombra4. Ora, tra la scansione del giorno in due parti (la mattutina, dallalba a mezzogiorno; la suprema, da mezzogiorno al tramonto) e la pi tarda suddivisione in dodici ore, c stata una fase intermedia in cui il diaframma cronologico, appunto il meridies, venne ampliato per divenire una terza parte a s stante. In seguito questa parte fu chiamata meridiana tempestas5, la cui traduzione italiana meno inadeguata tempo meridiano. La si pu mantenere, purch per nella parola tempo si pensi costantemente la sorprendente possibilit opposizionale della tempestas: bel tempo, ma anche tempo avverso; ottima opportunit, oppure pessima calamit (in italiano tempesta conserva purtroppo solo il significato negativo). Il tempo meridiano contempla precisamente due possibilit la cui opposizione non polare, nel qual caso ci sarebbero diversi gradi intermedi tra i due poli e il passaggio dalluno allaltro non accadrebbe mai tutto in una volta. Tale opposizione invece contigua e diretta, e pu avvenire specialmente in due sensi: o con il ribaltamento improvviso della realt positiva nellaltra, oppure con un corpo a corpo dallesito imprevedibile. Per capire la prima eventualit, basta prendere i due caratteri fondamentali di questa temporalit meriggia, che sono lallentamento e la luminosit abbacinante (complice dellombra) e che lavvicinano molto alla faccia intempesta della notte qualora questultima, ovviamente, venga riconsiderata secondo una mentalit meno arcaica. Bene, il ritmo rallentato pu trasformare allimprovviso una veglia traslucida
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Cfr. ibid., VI, II, 4: Meridies ab eo quod medius dies. D antiqui, non R in hoc dicebant...

Cfr. ISIDORO DI SIVIGLIA, Etymologiae, V, XXX, 15: Meridies dicta quasi medidies, hoc est medius dies; vel quia tunc purior dies est. Merum enim purum dicitur. In toto enim die nihil clarius meridie, quando sol de medio caelo rutilat et omnem orbem pari claritate inlustrat.

Cfr. A.R.J. POTHIER, Pandectae Justinianeae, I, Parisiis 1818, p. 326 (tr.it. [Frammenti delle Leggi delle XII Tavole, Appendice al vol. VII, Prato 1833], pp. 6-7), in cui si trova lespressione meridiana tempestas; e ISIDORO, Etym., V, XXX, 13: Partes diei tres sunt: mane, meridies et suprema.

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Il Nostro Tempo e la Speranza, Nuova Serie, n. 6 (giugno 2011) in sonno inerme, una visione tersa in accecamento, una fresca fragranza in lezzo irrespirabile, uno slancio energico in fiacchezza, una sollecitudine in accidia. Insomma, lallentamento pu inopinatamente fermarsi del tutto e labbaglio intenso causare unoscurit completa. Pi rari, e pi ardui, sono i ribaltamenti contrari, perch implicano un agone contro il demoniaco. Qui occorre fare una distinzione netta tra demone e demonio, tra demonico e demoniaco. Unantica tradizione risalente al monaco cristiano del IV sec. Evagrio Pontico sostiene infatti che, per lasceta che digiuna nel deserto, la forza tentatrice pi opprimente il demonio meridiano6, cos chiamato perch nelle zone desertiche il mezzogiorno particolarmente torrido e il fardello del digiuno si fa sentire pi forte che mai, per cui grande la tentazione dellassopimento, del rintontimento, dellabbassamento della guardia. Contro questo nemico insidiosissimo, che non si limita ad attaccare gli anacoreti ma dissemina vittime tra tutti i tipi umani soprattutto nel Meridione del globo, i padri del deserto dispongono di rimedi collaudati, quali linvocazione del Nome di Ges, la preghiera e la frequentazione assidua delle Scritture7; ma pure le persone secolari possono corroborare la propria resistenza alle lusinghe demoniache, se si mettono in ascolto della voce ancora pi antica del demone socratico per obbedire ai suoi vibrati appelli dissuasivi8. Nel tempo meridiano, ascoltare il demonico, vincere il demoniaco: cos potrebbe allora delinearsi un compito rilevante di quel pensiero meridiano che Franco Cassano ha celebrato come pensiero lento per eccellenza e, in definitiva, come lunico pensiero (filosofico): Andare lenti il filosofare di tutti, significa essere fedeli a tutti i sensi, ringraziare il mondo, farsene riempire9.
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EVAGRIO PONTICO, Praktikos, 12: Il demone dellacedia, che chiamato anche demone meridiano (mesembrins damon, ma in Sal 90, 6 mesembrinn daimnion), il pi opprimente di tutti i demoni. Per ovvie ragioni non intraprendo qui nessuna disquisizione etimologica. Evagrio fornisce anche i limiti cronometrici della meridiana tempestas: tra le 10 e le 14: allora, e soprattutto nel pomeriggio, che il demonio attacca. Sal 90, 5-6: non timebis a timore nocturno a sagitta volante in die a negotio perambulante in tenebris ab incursu et daemonio meridiano.

Cfr. p. es. E. BIANCHI, Scacco matto allaccidia, Avvenire, 6 maggio 2007.

Sul demone socratico cfr. PLATONE, Apologia di Socrate, 27 C - 28 A, 31 CD, 40 AC; Fedro, 242 BC (per la scena sulle sponde dellIlisso: 229 AB, 230 BC), Teeteto, 151 BC; e SENOFONTE: Apologia di Socrate, 12-13; Memorabili, I 1,4-5.

F. CASSANO, Il pensiero meridiano, Roma-Bari 2005, cap. I (Andare lenti), p. 14.

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Il Nostro Tempo e la Speranza, Nuova Serie, n. 6 (giugno 2011) Perch ... sar stato certamente in Ellade, Meridione dEuropa, lungo le sponde di un suo fiume e allombra di un platano altissimo, in piena estate e verso mezzogiorno, tra il profumo dellagnocasto, il venticello suadente e il coro delle cicale, che il pensiero ha appreso per la prima volta ad ascoltare la propria voce demonica, allentatrice e catalizzatrice dei ritmi interiori della persona, e ha scoperto che nel pensare rispettoso dellallentamento temporale come avrebbe detto in seguito Bachelard il riposo una vibrazione felice10. Il pensiero filosofico, meridiano nella sua essenza, lento e perspicuo, amante della luce quanto dellombra: non ha a che fare con la quiete monocorde e pacata, che lenta solo in quanto deriva da una lunga abitudine alla passivit, ma con il riposo come estrinsecazione di energia intraprendente, autonomizzante, che vibra con leuritmia di una luminosit misurata, funambola consapevole tra eventualit contrapposte. Nella meridiana tempestas.


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G. BACHELARD, La dialettica della durata, Milano 2010, p. 53: Le repos est une vibration heureuse.

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