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Alessandro Casacchia
Responsabile Servizio Studi e Ricerche Area Innovazione della PA, AgID
Francesco Pirro
responsabile Area Innovazione della PA AgID
Storicamente l’SPC ha seguito la rete unitaria della pubblica
amministrazione (RUPA), nata alla fine del Novecento con l’intento di
connettere le pubbliche amministrazioni, almeno quelle centrali. Agli albori del
millennio il Sistema pubblico di connettività ha rivoluzionato, nel campo del
networking per le PA, il precedente modello di gestione mono affidatario con
l’introduzione di un sistema multi fornitore “a scalare”. La fetta più grande del
mercato pubblico al primo arrivato e fette via via minori dal secondo fino al
quarto, in caso di allineamento degli altri concorrenti ai prezzi praticati dal
primo. A garanzia di fattibilità della gara, essendo la gara sul prezzo, per evitare
eccessi di ribasso, è stato introdotto un meccanismo di micro-regolazione [1] per
l’aggiudicatario mutuando le condizioni regolatorie dell’Agcom per i prezzi
wholesale e i prezzi retail.
Come molti ricorderanno questo sistema ha riservato molte sorprese nel mercato
TLC dando un forte impulso all’apertura effettiva del monopolio Telecom sia nel
pubblico ma più in generale nel mercato nazionale. Il Sistema Pubblico di
Connettività, noto con l’acronimo SPC, è alla base delle infrastrutture materiali
dell’architettura disegnata nel Piano Triennale di AgID, il cosiddetto Modello
Strategico. È un sistema composto da molti servizi stratificati, dalla connettività
ai servizi Cloud, ed è stato aggiornato nel 2016 con le gare Consip SPC2.
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Ma le reti IP del 2002, anno di nascita del primo SPC, erano le stesse esistenti
nella RUPA e il bisogno di gestire contemporaneamente più fornitori ha
obbligato ad una complessità del management, necessaria a mantenere il sistema
convergente e coerente, introducendo strutture quale il nodo centrale detto
Qualified Exchange Network (QXN) che è risultato essere un ibrido tra
un’infrastruttura tecnica e una pseudo RTI composta dai quattro fornitori
selezionati.
Fig. 1 – slide architettura SPC (2005)
Ogni amministrazione aveva, e ha anche con l’SPC2, un solo fornitore dei servizi
di connettività, oggi ampliati in banda ultralarga a grazie alle reti PON in fibra,
con un listino prezzi molto complesso – in SPC2 parliamo di diverse centinaia di
voci – per comporre i servizi wired e wireless necessari. Ai primi di questo
secolo e forse fino a pochi anni fa questa scelta tecnica ed economica era
obbligata dallo stato dell’arte delle tecnologie e della ricerca sul networking che
era rimasta sostanzialmente al paradigma della prima Internet degli anni
Ottanta. La ricerca informatica ha dato moltissimi frutti nei campi della
virtualizzazione, del Cloud, delle applicazioni, del mobile e dei sistemi operativi
concorrenti rispetto a Windows, soprattutto nel mondo del mobile come tutti noi
sappiamo, ma ha lasciato indietro il tema della connettività. L’innovazione
più sostanziale è stata, una decina di anni fa, l’introduzione dell’IPv6 che
ancora oggi stenta a decollare favorendo il proliferare di soluzioni più o meno
solide come l’indirizzamento dinamico e il NAT, artifici necessari al risparmio di
indirizzi pubblici IPv4.