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LA GLOBALIZZAZIONE

La Globalizzazione è l'insieme dei processi di varia natura che tendono ad accorciare le


distanze e unificare il mondo, attraverso la libera circolazione di informazioni, merci, persone e il
superamento degli ostacoli rappresentati dalle barriere internazionali.
Tre sono gli eventi storici che hanno sviluppato i processi di globalizzazione:
1. la fine della divisione del mondo in due blocchi (Stati Uniti e Unione Sovietica), tra gli
anni '80 e '90 del secolo scorso, e la fine del clima della guerra fredda. La caduta del muro di
Berlino e i conflitti interni hanno ceduto il posto a una nuova situazione politica mondiale;
2. la Terza Rivoluzione Industriale (seconda metà del '900), grazie alla quale i sistemi
produttivi si sono trasformati. Le caratteristiche principali sono: i nuovi settori produttivi
(informatica, elettronica, ...), l'applicazione dell'informatica al settore secondario e terziario, la
trasformazione dei processi produttivi e quindi automazione delle fabbriche;
3. l'evoluzione dei trasporti e delle comunicazioni, che grazie all'elettronica è migliorata
moltissimo.

Esistono vari tipi di globalizzazione:


⦁ globalizzazione economica;
⦁ globalizzazione politica;
⦁ globalizzazione culturale;

Io mi soffermerò sulla Globalizzazione economica.


Nel capitalismo industriale c'è l'idea che l'economia mondiale necessiti di un mercato (globale)
sempre più grande per lo smercio dei prodotti. Infatti già agli inizi del secolo scorso gli Stati
avevano iniziato ad abbattere le barriere protezionistiche e a creare aree per la libera
circolazione di merci e capitali. Ciò ha portato alla nascita di quella che si chiama
globalizzazione commerciale, ovvero l'espansione a livello mondiale della distribuzione dei
prodotti; purtroppo, negli ultimi anni del XX secolo è emersa la globalizzazione produttiva, cioè
la tendenza delle imprese ad allentare i legami con il loro Stato di appartenenza, per
‘frammentarsi’ in varie parti del mondo.

Un ruolo importante è svolto dalle MULTINAZIONALI, ossia imprese che possiedono o


controllano attività di produzione dei beni o servizi in vari Paesi del mondo.
Tra le prime multinazionali ci sono la General Motors (azienda automobilistica) e la IBM
(specializzata in sistemi meccanografici), nate entrambe nella prima metà del ‘900.
Le multinazionali operano in tutti i settori dell’economia mondiale; alcune di esse, però,
decidono di non specializzarsi in uno specifico ambito e controllano diversi settori del mercato
presentando i loro prodotti con marchi diversi a seconda delle categorie merceologiche
interessate. Spesso questi marchi sono creati dall'impresa stessa, oppure vengono acquistati
da società preesistenti (un esempio è la Nestlé). Gran parte delle multinazionali è concentrata
nei paesi più industrializzati come il Giappone, la Germania, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti.
Un fenomeno rilevante dell'economia globalizzata e la delocalizzazione, ossia la tendenza, da
parte di alcune imprese occidentali, a trasferire determinati processi della loro attività produttiva
in paesi diversi da quello di origine, nei quali ci sono condizioni economiche più vantaggiose
(minor costo della forza lavoro e delle materie prime). Attualmente i processi di delocalizzazione
si indirizzano verso i paesi in via di sviluppo, Asia e Africa, e gli Stati dell'Europa orientale.
Inizialmente questo fenomeno era limitato ai livelli minimi del processo produttivo ma con il
tempo ha coinvolto anche le attività più complesse e professionalità più elevate: famoso è il
caso della città di Bangalore, In India, in cui sono presenti industrie come la Microsoft e
Motorola nelle quali lavorano informatici e tecnici indiani qualificati.
La delocalizzazione modifica la tradizionale divisione internazionale del lavoro. Infatti, non ci
sono più Paesi che producono beni e altri che forniscono materie prime, ma una rete
trasversale di sistemi produttivi in cui le attività sono svolte ovunque.
La delocalizzazione ha degli effetti positivi, infatti abbattendo i costi di produzione le imprese
possono contenere i prezzi di vendita ed essere più competitive sul mercato; inoltre crea
opportunità di lavoro nei Paesi di destinazione e favorisce lo sviluppo economico e il
miglioramento delle infrastrutture. Purtroppo essa ha anche degli effetti negativi. Ad esempio: il
trasferimento di interi settori produttivi sottrae posti di lavoro nel paese di origine e danneggia l'
‘’indotto’’ , cioè il complesso di attività economiche che è un'impresa contribuisce a creare
intorno a sé; oppure, nei paesi dove l'attività è delocalizzata mi lavoratori sono costretti ad
accettare condizioni di lavoro estreme e di sfruttamento pur di avere in cambio qualche soldo.

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