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ARMONIE

IL MITO E IL CULTO
DELLA GRANDE DEA
TRANSITI, METAMORFOSI,
PERMANENZE

ATTI
Convegno 24-25 novembre 2000
Oratorio e Museo di Santa Maria della Vita
Bologna
© Copyright
Associazione Armonie
Joan Marler
Emanuel Anati
Luisella Veroli
M.A. Fugazzola - V. Tinè
Fausto Bosi
Harald Haarmann
Fabio Scialpi
Elettra Ingravallo
Gianluca Bocchi
Caterina Arcidiacono
Antonella Barina
Tilde Giani Gallino
Raffaella Lamberti

Fotocomposizione: Belle Arti s.r.l. - Bologna


Stampa: Publistampa - Gaspari Edizioni s.r.l. - Bologna

In copertina:
Idolo di tara, terracotta 2000 a.C.
neolitico recente, Museo Canario
ARMONIE

IL MITO E IL CULTO
DELLA GRANDE DEA
TRANSITI, METAMORFOSI,
PERMANENZE

ATTI
Convegno 24-25 novembre 2000
Oratorio e Museo di Santa Maria della Vita
Bologna
Comitato Promotore Cura e coordinamento redazione
Maria Panza - Maria Teresa Ganzerla
Milli Violante
Associazione Armonie Trascodifica e traduzione testi
Micaela Boarini
Comitato Scientifico Fotocomposizione e Fotolito
Caterina Arcidiacono Belle Arti s.r.l. - Bologna
Psicoanalita, Fondazione del Mediterraneo, Napoli
L’Associazione Armonie ringrazia per la
Dede Auregli preziosa collaborazione data alla realizzazione
Critica d’arte, Galleria d’Arte Moderna, Bologna del Progetto «Convegno e Mostra sul Mito e il
Culto della Grande Dea nell’Europa Neolitica:
Antonella Barina per riscrivere la storia»
Direttrice rivista «Istar», Venezia
Gianluca Bocchi in particolare:
Filosofo e Storico delle Idee, Milano Milli Violante, Ideatrice del progetto
Annamaria Brizzolara Daniela Facchinato, i membri del comitato scientifico, i
Ricercatrice, Dip. di Archeologia, relatori e tutti coloro che hanno contribuito alla
Università degli Studi di Bologna realizzazione di questa iniziativa.
Mauro Ceruti
Preside, Dip. Scienze della Formazione, Il nostro ringraziamento va inoltre agli enti che
Università degli di Milano Bicocca hanno concorso con il patrocinio:
Daniela Facchinato Università degli Studi, Bologna
Giornalista e fotografa, Bologna Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Napoli
Istituto Gramsci Emilia Romagna
Laura Faranda I.r.r.s.a.e. Emilia Romagna
Docente di Etnologia,
Università degli Studi La Sapienza di Roma
Si ringraziano inoltre:
Raffaella Lamberti
il Comitato Bologna 2000,
Presidente Centro Documentazione delle Donne, Bologna
l’Agenzia Noema,
Marino Niola il Centro di Documentazione delle Donne,
Docente di Antropologia Culturale, il Dipartimento di Archeologia dell’Università degli
Università degli Studi, Trieste
Studi di Bologna,
Milli Violante il Museo di Paleontologia di Terra Amata (Nizza),
Ideatrice del progetto, Bologna l’Associazione Culturale Melusine di Milano,
l’Agenzia Millenia,
Supervisione di Oratorio e Museo di Santa Maria della Vita,
Cristiana Govi Morigi l’ASL della città di Bologna,
Direttrice Museo Civico Archeologico, Bologna Comune di Bologna, Quartiere Savena,
Fotocomposizione Belle Arti s.r.l.,
Matilde Callari Galli
Publistampa - Gaspari Edizioni s.r.l.
Docente di Antropologia Culturale,
Università degli Studi di Bologna che con la loro collaborazione hanno reso
possibile la realizzazione di questo progetto.

Segreteria Scientifica Un grazie particolare a Marco Poli della


Milli Violante Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna

Daniela Facchinato
Indice
Presentazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 5

Prima sessione GENEALOGIE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 7


- Joan Marler
THE BODY OF WOMAN AS SACRED METAPHOR . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 9
- Emanuel Anati
IL CULTO DELLA MADRE GENITRICE: LA RICERCA DELLE ORIGINI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 25
- Luisella Veroli
LUOGHI DI CULTO, CULTO DEI LUOGHI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 37
Seconda sessione SEGNI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 43
- M.A. Fugazzola - V. Tinè
RAPPRESENTAZIONE DELLA GRANDE MADRE NELLA PREISTORIA MEDITERRANEA . . . . . . . . . . . . . » 45
- Fausto Bosi
CERAMICA DIPINTA E MITOLOGIA DELL’EUROPA ENEOLITICA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 51
- Harald Haarmann
LA GRANDE DEA E L’ANTICA SCRITTURA EUROPEA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 59
- Fabio Scialpi
LA GRANDE DEA NELLA CULTURA INDIANA. DALLE PICCOLE TRADIZIONI LOCALI ALLA
GRANDE TRADIZIONE SANSCRITISTICA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ........... » 65
- Elettra Ingravallo
IL NEOLITICO ITALIANO E I SUOI CULTI ......................................... » 77
Terza sessione METAMORFOSI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 83
- Gianluca Bocchi
GENESI DELLE IDENTITÀ EUROPEE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 85
- Marino Niola
TEORIA DI MADRI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 103
- Laura Faranda
NASCERE DUE VOLTE. L’AMBIGUO DESTINO DELLA GRANDE MADRE NELLA GRECIA CLASSICA . . . . . » 103
- Lucietta Scaraffia
LA VERGINE COME CONTENITORE DEL SACRO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 103
Quarta sessione TRANSITI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 105
- Caterina Arcidiacono
SULLE TRACCE DELLA GRANDE MADRE MEDITERRANEA: IMMAGINI E ATTRIBUTI . . . . . . . . . . . . . . » 107
- Antonella Barina
VIAGGIO NEI LUOGHI SACRI DEL MEDITERRANEO INSULARE (1988-1998) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 117
- Tilde Giani Gallino
DEE, DONNE, DRAGHI: L’INCONSCIO COLLETTIVO È (SOLO) MASCHILE E NON LO SA . . . . . . . . . . . . » 125
- Raffaella Lamberti
DESIDERI E RAGIONI DI DIFFERENZA E PROPORZIONE TRA DONNE E UOMINI, IERI E OGGI . . . . . . . . » 131

Mostra fotografica «PRIMA DI EVA»


a cura di Daniela Facchinato . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 135
PRESENTAZIONE
Come Presidente dell’Associazione Armonie sento il dovere innanzitutto di ringraziare Milli Violante,
ideatrice del progetto, per la cui piena realizzazione tanto si è impegnata, sia nella fase di progettazione
che in quella di gestione operativa, in ogni fase del percorso.
Un grazie sentito inoltre al Comitato Scientifico e all’Associazione Culturale Melusine di Milano che,
sotto la direzione di Luisella Veroli, ha collaborato arricchendo il dibattito con ricerche sulle tematiche del
Convegno.
Un particolare riconoscimento inoltre va a Daniela Facchinato che ha curato la realizzazione della
Mostra «Prima di Eva» allestita durante il Convegno.
Si ringraziano le relatrici e i relatori i cui interventi hanno fortemente valorizzato le giornate del
Convegno, fornendo elementi di grande interesse scientifico e culturale.
Ci onora poter presentare gli Atti del Convegno, dimostrando così l’impegno costante dell’Associazione
Armonie a partecipare in ogni momento della propria attività alla diffusione della cultura di genere e
un’attenzione viva e aperta all’indagine archeologica e storica sulle problematiche femminili.
Infine, poche parole sull’Associazione Armonie:
Il nucleo originario che ha dato vita a questa associazione, risale al 1989, quando un gruppo di donne
del quartiere Savena, svolse azioni per contrastare l’ondata di violenza, di aggressioni e stupri accaduti nel
giro di pochi mesi nelle varie zone del Quartiere, esprimendo alle donne colpite solidarietà e impegno socia-
le con iniziative varie e differenziate: incontri con i cittadini, autorità, dibattiti culturali in cui tutta la città
veniva coinvolta.
Nel 1994 il gruppo delle donne impegnate aumenta e si costituisce l’Associazione Armonie, dandosi
un proprio statuto, ispirandosi a precisi principî di solidarietà umana contro ogni tipo di violenza.
Le nostre finalità erano e sono quelle di sconfiggere la paura, rivitalizzare l’area urbana con iniziati-
ve culturali, sociali e ricreative.
Organizziamo incontri in cui si affrontano problemi nelle relazioni fra donne e uomini, nel rispetto
della diversità di genere e secondo i principi delle pari opportunità e del rispetto reciproco.
La pace è in pericolo. La violenza continua e colpisce soprattutto donne e bambini.
Un maggiore benessere non è sempre segno di civiltà, ma esprime spesso povertà di ideali.
Oggi contiamo 133 associate, donne di tutte le età la cui maggioranza partecipa a varie iniziative da
loro scelte (lettura collettiva, atelier di scrittura, corsi di autostima).
Altre attività sono estese alla salute, al rapporto genitori e figli, con la partecipazione di esperti.
Il nostro rapporto con le donne del territorio ha dato luogo ad una iniziativa culturale importante: la
raccolta di testimonianze sul vissuto delle donne durante la seconda guerra mondiale, e si è realizzato con
la pubblicazione di un libro dal titolo «I colori della memoria».
Gli studi sulle passate civiltà pacifiche siano di stimolo per il presente e per un futuro in cui al benes-
sere si accompagni una società più ricca di umanità, di fratellanza e di solidarietà: non più guerre ma pace
fra i popoli.
Un ringraziamento particolare al «Comitato Bologna 2000 Città Europea della Cultura» che ha dato
fiducia alla nostra Associazione approvando il progetto per cui si è potuto realizzare il Convegno e una
mostra che ha interessato studiose/i e tante donne italiane e straniere.

Amedea Zanarini
Presidente Associazione Armonie
PRIMA SESSIONE

GENEALOGIE
Venerdi 24 novembre 2000
Coordinatrice
Maria Antonietta Fugazzola Delpino
Museo Pigorini, Roma
JOAN MARLER
California Institute of Integral Studies, San Francisco
THE BODY OF WOMAN AS SACRED METAPHOR
Il corpo della donna come metafora sacra

Introduction Introduzione
This presentation is drawn from the archaeo- Questa presentazione è ispirata alla ricerca archeomito-
mythological research of Lithuanian-American logica dell’archeologa lituano-americana Marija Gimbu-
archaeologist Marija Gimbutas (1921-1994) who tas (1921-1994), che dedicò gli ultimi trent’anni della
devoted the last 30 years of her life to a pio- sua vita a uno studio pionieristico del simbolismo delle
neering investigation of the symbolism of the culture pre-indoeuropee dell’antica Europa, dell’antica
pre-Indo-European cultures of Old Europe. Anatolia e del Mediterraneo.
The presence of thousands of anthropomor- La presenza di migliaia di sculture antropomorfiche e
phic and zoomorphic sculptures, elegant ves- zoomorfiche, eleganti vasi, altari, modelli di templi e og-
sels, altars, temple models, and cult equip- getti cultuali in tutte queste regioni indica attività rituali
ment throughout these regions indicates per- continuative collegate alle realtà stagionali della vita
sistent ritual activities related to the seasonal neolitica.
realities of Neolithic life. The majority of an- La maggior parte delle immagini antropomorfiche è
thropomorphic imagery is female, indicating femminile, il che riflette la centralità delle attività della
the centrality of women’s activities within the donna nell’ambito domestico e agricolo (1).
domestic and horticultural realms (1). In Secondo il punto di vista di Gimbutas, una grande parte
Gimbutas’ view, a vast body of Neolithic sym- del simbolismo neolitico riflette «un sistema ideologico
bolism reflects «a cohesive and persistent ide- coerente e continuativo» che esprime la religione della
ological system» expressing the religion of the Grande Dea. Questi simboli devono essere studiati «nei
Great Goddess. These symbols must be stud- loro piani di relazione, raggruppati secondo la loro coe-
ied «on their own planes of reference, grouped renza interna» (2).
according to their inner coherence» (2). As Come Gimbutas afferma in The Language of the
Gimbutas states in The Language of the Goddess, Goddess, «i simboli sono raramente astratti in senso
«Symbols are seldom abstract in any genuine autentico; i loro legami con la natura persistono e posso-
sense; their ties with nature persist, to be dis- no essere scoperti attraverso lo studio del contesto e l’as-
covered through the study of context and asso- sociazione. In questo modo possiamo sperare di decifrare
ciation. In this way we can hope to decipher il pensiero mitico che è la raison d’etre di quest’arte e
the mythical thought which is the raison d’être of il fondamento delle forme che essa assume» (3).
this art and basis of its form» (3).
In the absence of written texts, an adequate In assenza di testi scritti, un’adeguata comprensione
understanding of the nonmaterial aspects of degli aspetti non materiali di una cultura non è possibile
culture is not possible through the description attraverso la sola descrizione dei manufatti.
of artifacts alone. Therefore, Gimbutas devel- Quindi, Gimbutas ha sviluppato la «Archeomitologia»,
oped «Archaeomythology», an interdiscipli- un approccio interdisciplinare alla conoscenza che combi-
nary approach to scholarship that combines ar- na archeologia, mitologia, etnologia, folklore, paleontolo-
chaeology, mythology, ethnology, folklore, lin- gia linguistica e studio di documenti storici (4).
guistic paleontology, and the study of histori- Questa metodologia si fonda sui seguenti presupposti: le
cal documents (4). This methodology is in- cosmologie sacre sono centrali nel tessuto culturale di
formed by the following assumptions: Sacred tutte le società arcaiche; le credenze e i rituali che espri-
cosmologies are central to the cultural fabric of mono concezioni del mondo sacro tendono a conservarsi,
all early societies; beliefs and rituals express- e molti modelli arcaici sopravvivono come elementi di
ing sacred world views are conservative, and substrato in fasi culturali successive.
many archaic patterns have survived as sub-
stratum elements into later cultural phases.
The term «Great Goddess» does not refer Il termine «Grande Dea» non si riferisce a una ver-
to a female version of the transcendent sione femminile del Dio monoteistico trascendente.
monotheistic God. Gimbutas defines «God- Gimbutas definisce la «Dea», in tutte le sue manifesta-
dess», in all her manifestations, as a symbol of zioni, come il simbolo dell’unità di tutte le forme di vita
(1) Hodder 1990: 61-3.
(2) Gimbutas 1989: xv.
(3) Gimbutas 1989: xv.
(4) See Gimbutas 1989, 1991; Marler 1997, 2000.
10 Il Mito e il Culto della Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

the unity of all life in Nature. «Her power was in natura. «Il suo potere era nell’acqua e nella pietra,
in water and stone, in tomb and cave, in ani- nella tomba e nella caverna, negli animali e negli uccel-
mals and birds, snakes and fish, hills, trees, li, nei serpenti e nei pesci, nelle colline, negli alberi e nei
and flowers. Hence the holistic and mythopo- fiori. Da qui la percezione olistica e mitopoietica della sa-
etic perception of the sacredness and mystery cralità e del mistero di tutto ciò che è sulla Terra» (5).
of all there is on Earth» (5). The cosmogonic La Dea cosmogonica è in definitiva una metafora, un’i-
Goddess is ultimately a metaphor, a sacred dea sacra della Sorgente immanente di tutto ciò che esi-
concept of the immanent Source of all exis- ste, rappresentata, per migliaia di anni, in forme fem-
tence rendered, for thousands of years, in fe- minili.
male forms. Gli essere umani hanno sempre cercato di trovare
Humans have always tried to make sense of un senso nel mondo e di coltivare una relazione con ciò
the world and to cultivate a relationship with che è percepito come sacro. In questo caso, La Sorgente
what is perceived to be Sacred. In this case, Sacra è l’intero mondo naturale, che si genera da sé e
the Sacred Source is the entire natural world, riassorbe se stesso nella morte. Immaginare questa Sor-
giving birth to itself, and absorbing itself in gente come femminile crea un’intimità primaria con ciò
death. To imagine the Source as female, cre- che sarebbe altrimenti infinitamente vasto. La Sorgente
ates a primal intimacy with what is otherwise Sacra è Una così come l’universo è Uno, pullulante di
infinitely vast. The Sacred Source is One as the molteplicità.
universe is One, teeming with multiplicity. Lungi dal rappresentare una categoria monolitica, i
Far from representing a monolithic catego- poteri della Dea non si limitano alla fertilità e alla ma-
ry, the Goddess’ functions are not limited to ternità, ma comprendono la certezza della morte e la
fertility and motherhood, but include the cer- possibilità della rigenerazione all’interno dei cicli del
tainty of death and the possibility of regenera- tempo. Questa metafora ha dato origine a un’ampia
tion within the cycles of time. This metaphor gamma di espressioni umane in svariati contesti am-
has given rise to a broad range of human ex- bientali, culturali e temporali.
pressions in varied ecological, cultural, and
temporal contexts. Questo studio presenta un repertorio di immagini
This paper introduces anthropomorphic antropomorfiche e zoomorfiche provenienti dall’antica
and zoomorphic imagery from Old Europe, Old Europa, dall’antica Anatolia (6) e dal Mediterraneo,
Anatolia (6), and the Mediterranean that re- immagini che riflettono l’antica venerazione per i poteri
flects ancient veneration of the life-giving, propri del mondo naturale di dare la vita, causare la
death-wielding, and regenerative powers of morte e produrre la rigenerazione.
the natural world. Le sculture raffiguranti il corpo femminile che funzio-
Sculptural expressions of the female body nano come metafore sacre non hanno avuto inizio con la
functioning as sacred metaphors did not begin transizione alle economie agricole del Neolitico, ma han-
with the transition to Neolithic horticultural no origine nell’Era Glaciale del Paleolitico Superiore.
economies, but had roots in the Ice Age of the
Upper Paleolithic.

Paleolithic Beginnings Origini paleolitiche


Twenty-five thousand years ago, an image of a Venticinquemila anni fa, sopra l’ingresso di una grotta a
woman pointing to her womb and holding a bi- Laussel, in Dordogna, nella Francia meridionale, è stata
son horn aloft in the shape of the crescent scolpita l’immagine di una donna che indica il proprio
moon, was carved over the entrance to a cave grembo e regge in alto un corno di bisonte a forma di lu-
at Laussel, in the Dordogne region of southern na crescente. Il suo corpo, dipinto con ocra rossa, potreb-
France. Her body, stained with red ochre, be aver preso sia la luce del sole sia quella della luna.
would have caught the light of both sun and Questa incisione molto probabilmente raccontava una
moon. This engraving quite possibly told a sto- storia che funzionava come uno strumento mnemonico o
ry that functioned as a mnemonic or instruc- di istruzioni, espresso nei codici della conoscenza ance-
tional device, encoded with ancestral knowl- strale.
edge. Thirteen vertical marks were cut on the Sul corno a mezzaluna sono stati incisi tredici segni ver-
crescent horn which may represent thirteen lu- ticali che potrebbero rappresentare le tredici lunazioni di
nations within a solar year, or the lunar rhythm un anno solare, oppure il ritmo lunare dell’ovulazione -
of ovulation-suggesting cosmic and human cy- a suggerire cicli cosmici e umani in sintonia con il corpo
cles aligned within the female body. Alexander femminile.
Marshack (7) notes that the symbolism within Alexander Marschack (7) osserva che il simbolismo di
(5) Ibid: 321.
(6) «Old Europe» and «Old Anatolia» refer to the
pre-Indo-European Neolithic cultures of these areas.
(7) Marshack 1972.
Joan Marler - The body of woman as sacred metaphor 11

the cave, which may have been utilized for questa caverna, che potrebbe essere stata utilizzata per
thousands of years for ritual purposes, associ- migliaia di anni a scopi rituali, associa la gravidanza di
ates the pregnancy of both women and ani- entrambi, donne ed animali.
mals. The gestation of bison, typically born in La gestazione del bisonte, che di solito nasce in primave-
the spring, is the same as humans, nine ra, ha la stessa durata di quella umana, nove mesi.
months. This image may have communicated Questa immagine potrebbe aver comunicato il messag-
the message that when the bison are rutting, it gio che quando il bisonte è in calore, è tempo di concepi-
is time to become pregnant in order to give re, in modo da partorire in primavera.
birth in the spring. Under Ice Age conditions, Durante l’Era Glaciale, partorire in inverno poteva si-
to give birth in winter could mean death. Such gnificare la morte.
a figure might simultaneously represent an in- Una figura come questa poteva rappresentare simulta-
dividual woman, a great cosmic presence, a neamente una singola donna, una grande presenza co-
message from the ancestors-both practical and smica, un messaggio da parte degli antenati – sia prati-
spiritual-a relational bond between the human co sia spirituale – un legame di parentela fra la comu-
and animal communities, the finite and the in- nità umana e quella animale, il finito e l’infinito, senza
finite, with no contradiction. contraddizione.
The predominance of female mobilary art in La prevalenza delle piccole sculture femminili nel-
Upper Paleolithic Eurasia has puzzled re- l’Eurasia del Paleolitico Superiore ha reso perplessi i ri-
searchers for decades. Thousands of Paleolithic cercatori per decenni.
female sculptures in various styles, small Migliaia di sculture femminili paleolitiche in vari stili,
enough to nestle in the hand, were created and abbastanza piccole da potersi tenere in mano, sono state
carried along the big-game corridor between create e trasportate lungo i percorsi di caccia grossa fra i
the Pyrenees and Siberia. Some have been Pirenei e la Siberia.
found in situ near the hearths of mammoth Alcune sono state rinvenute in situ vicino ai ripari dei
hunters, or in special niches, suggesting a ritual cacciatori di mammut, o in nicchie speciali, il che fa pen-
or protective function. Attempts to explain sare a una funzione rituale o protettiva.
these sculptures have produced theories about I tentativi di spiegare queste sculture hanno prodotto
fertility cults, worship of a Mother Goddess, as teorie sui culti della fertilità, sull’adorazione della Dea
well as Stone Age sexuality (implied by the Madre e anche sulla sessualità nell’Età della Pietra
term «Venus»), and pornography. According to (implicita nel termine «Venere») e sulla pornografia.
Gimbutas, «To conclude that these Paleolithic Secondo Gimbutas, «Concludere che questi simboli pa-
symbols were objects created for the erotic leolitici fossero oggetti creati per la stimolazione erotica
stimulation of males completely ignores their dei maschi significa ignorare completamente il loro con-
religious and social context. Attention must be testo religioso e sociale. Bisogna considerare attenta-
paid to how they are rendered, with what other mente come essi sono rappresentati, a quali altri simboli
symbols they are associated, and whether their sono associati, e se la loro raffigurazione continua per
depiction extends over long ages» (8). lunghi periodi» (8).
It has been suggested that small female im-
ages may simply have been dolls or toys with- Si è ipotizzato che le piccole immagini femminili fos-
out any particular sacred significance (9). While sero semplicemente bambole o giocattoli senza nessun
dolls and toys may certainly have been made, particolare significato sacro (9). Ma, mentre bambole e
miniature sculptures do have the capacity to giocattoli possono certamente essere stati costruiti, le
represent complex symbolism linked with ritu- sculture in miniatura possiedono la capacità di rappre-
al behavior and oral narratives. Hopi kachinas, sentare un simbolismo complesso collegato al comporta-
for example, rendered in the form of «dolls» mento rituale e alle narrazioni orali. Le kachinas Ho-
represent formidable cosmic powers. pi, ad esempio, che hanno forma di «bambole», rappre-
The disappearance of female mobilary art sentano formidabili poteri cosmici.
in Europe at the end of the Ice Age does not La scomparsa delle piccole sculture femminili in Eu-
necessarily signify an abandonment of earlier ropa alla fine dell’Era Glaciale non significa necessaria-
beliefs. Mammoth ivory, the preferred sculp- mente un abbandono delle credenze precedenti. L’avorio
tural medium, became scarce and figurines di mammut, il materiale preferito per le sculture, era di-
produced in perishable materials would have ventato scarso e statuine prodotte con materiali più de-
decayed (10). peribili potrebbero essere andate distrutte (10).
Palaeolithic traditions lasted longer in
Siberia than in Europe because the ice-shield Le tradizioni paleolitiche sono durate più a lungo in
melted more slowly, fostering a continuity of Siberia che in Europa perché lo scudo di ghiaccio si è
socioeconomic patterns in local populations. It sciolto più lentamente, favorendo la continuità dei mo-
(8) Gimbutas 1991: 223.
(9) Ucko 1963.
(10) Haarmann 2000: 8.
12 Il Mito e il Culto della Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

is significant that various Siberian peoples still delli socio-economici nelle popolazioni locali. È significa-
associate the natural world with female spirits tivo che vari popoli siberiani associno ancora il mondo
(11). In the mythology of the Finno-Ugrians, for naturale con gli spiriti femminili (11).
instance, the earth, forests, water, wind, and Nella mitologia dei popoli ugro-finnici, per esempio, si
fire are believed to contain the living presence ritiene che la terra, le foreste, l’acqua, il vento e il fuoco
of female deities. The Siberian Evenki people racchiudano la presenza vivente di divinità femminili.
traditionally keep a female sculpture in every Il popolo siberiano degli Evenki tradizionalmente conser-
tent, symbolizing the spirit of a female ances- va in ogni tenda una scultura femminile, che simboleg-
tor guardian who protects the fireplace and is gia lo spirito guardiano di un antenato femminile che
responsible for the well-being and shelter of protegge il fuoco ed è responsabile del benessere e della
the family. The Chukchee people of the Siber- sicurezza della famiglia. Presso il popolo Chukchee del
ian northeast have a custom of giving a doll to nord est siberiano vige l’usanza di dare alla sposa una
the bride, symbolizing a protective female an- bambola, che simboleggia un antenato protettore fem-
cestor. Moreover, in these cultures, the roles of minile.
prominent women, such as female shamans, Inoltre, in queste culture, il ruolo delle donne influenti,
have been preserved (12). come le donne sciamano, è stato conservato (12).
Evidence of the veneration of female pow-
ers is not dependent on the presence of a La prova della venerazione dei poteri femminili non
sculptural tradition. In Wales and throughout dipende solo dalla presenza di una tradizione scultorea.
the British Isles, the Goddess is evoked Nel Galles e su tutto il territorio delle Isole Britanniche,
through a richly poetic oral tradition in which la Dea è evocata attraverso una tradizione orale ricca-
the entire natural world is imbued with her mente poetica nella quale l’intero mondo naturale è per-
essence. Don, the Magna Mater, is said to have meato della sua essenza. Si ritiene che Don, la Magna
given birth to Wales, and to the power of Mater, abbia dato i natali al Galles, e si attribuisce a
speech there. According to Michael Dames lei anche il potere della parola. Come afferma Michael
«The chatter and slurp of Welsh streams ... Dames, «I borbottii e i mormorii dei torrenti del Galles
were formerly regarded as the bubbling proto- ...erano un tempo considerati come le gorgoglianti proto
words of a river goddess». Her presence is - parole di una dea del fiume». Si ritrova traccia della
found in the Welsh verb donio, ‘to endow, bless, sua presenza nel verbo gallese donio, «dotare, benedi-
give, present’ (13). In Ireland (Éire, derived re, dare, offrire in dono» (13).
from the Goddess Éiru), rivers such as the In Irlanda (Éire, che deriva dalla Dea Éiru), fiumi come
Boyne, Liffey, Shannon, Braint and Brent are il Boyne, il Liffey, lo Shannon, il Braint e il Brent
named after the goddesses Bóand, Lífe, Sin- prendono i loro nomi dalle dee Bóand, Lífe, Sinnann e
nann, and Brigit (14). Springs, sacred wells, Brigit (14).
rivers, and lakes are associated mythically with Sorgenti, fonti sacre, fiumi e laghi sono associati mitica-
the womb’s watery realm, places of gestation mente con il regno acquatico dell’utero, luoghi di gesta-
and nurturance. The River Kennet that flows zione e nutrimento.
through the ceremonial landscape of Britain’s Il fiume Kennet che scorre attraverso il paesaggio ceri-
Marlborough downs takes its name from the moniale delle colline britanniche di Marlborough prende
Goddess’ genitalia (15). The landscape is the il suo nome dai genitali della Dea (15).
body of the Goddess, as indicated by the lore Il paesaggio è il corpo della Dea, come è indicato dalle
of place names, such as the «Paps of Anu», denominazioni tradizionali delle località, come le «Mam-
mountains in the shape of breasts in County melle di Anu» montagne a forma di seni nella County
Kerry, Ireland. Kerry, in Irlanda.

Womb of the Goddess as Sacred Source Il grembo della Dea come sorgente sacra
Some of the earliest female symbols engraved Alcuni dei più antichi simboli femminili incisi sulle pare-
on Paleolithic cave walls from southern France, ti delle grotte del Paleolitico nella Francia del sud, data-
c. 30,000 BC and later, are traditionally interpret- bili al 30000 a.C. circa e più tardi, sono tradizional-
ed as figurative and symbolic vulvas, pars pro toto mente interpretati come vulve figurative e simboliche,
of the Goddess as the Sacred Source of life. pars pro toto della Dea come sorgente sacra della vi-
Many of these abstract images seem analogous ta. Molte di queste immagini astratte assomigliano a se-
to seeds or buds, establishing an early connec- mi o germogli, e stabiliscono una connessone primordia-
tion between women’s reproductive organs and le fra gli organi riproduttivi della donna e il mondo vege-
the vegetable world [Fig. 1, 4] (16). tale [Fig. 1, 4] (16).
(11) Ibid.
(12) Ibid: 13, 8.
(13) Dames 1999: 15.
(14) Condren 1989: 26-7.
(15) Michael Dames, personal communication.
(16) Gimbutas 1989: 99.
Joan Marler - The body of woman as sacred metaphor 13

Fig. 1 - 1 and 2, Natufian engraved pebbles resembling vulvas or


seeds, Mallaha, Israel, c. 10,000 BC (H. 1.4 cm/ 3.9 cm.); 3, Clay
seal, Çatal Hüyük, mid-7th mill. BC (2.9 cm.); 4, Upper Paleolithic
rock engravings of vulva/ seed/bud motifs, S. France (H. c. 1.9 cm.).
Fig. 1 - 1 e 2, incisioni natufiane su ciottoli, a forma di vulve
o di semi, Mallaha, Israele, 10000 a.C. circa (H. 1.4 cm/ 3.9
cm.); 3, sigillo di creta, Çatal Hüyük, metà del VII mill. a.C.
(2.9 cm.); 4, incisioni su pietre di motivi di vulve, semi e
germogli, Paleolitico Superiore, Francia meridionale (H. cir-
ca 1.9 cm.).

As the climate warmed and vegetation flour- Quando il clima si fece più caldo e la vegetazione rigo-
ished, some Mesolithic peoples became semi- gliosa, alcuni popoli del Mesolitico divennero semi seden-
sedentary during the gradual transition to food tari nel corso della graduale transizione verso economie di
producing economies. The greater reliance on produzione del cibo. La maggior fiducia nel nutrimento
nourishment from gathered plants and woman’s proveniente dalle piante e il ruolo della donna come rac-
role as forager are reflected in patterns of fe- coglitrice, si riflettono in modelli di simbolismo femminile
male symbolism in which the womb/vulva is in- nei quali l’utero/vulva è sempre più frequentemente asso-
creasingly associated with vegetation. The semi- ciato con la vegetazione. I Natufi, un popolo semi-seden-
sedentary Natufians from the Levant (c. 10,000- tario del Medio Oriente (10000-9000 a.C. circa), che
9,000 BC), who gathered wild wheat and barley, raccoglievano grano selvatico e orzo, incidevano un incavo
engraved flat oval stones with a central groove centrale su piatte pietre ovali che rassomigliano a semi o
resembling seeds or stylized vulvas [Fig. 1, 1 vulve stilizzate [Fig. 1, 1 e 2] (17). La forma e il simboli-
and 2] (17). The form and symbolism of the smo delle pietre ricordano le conchiglie cauri, anch’esse
stones are reminiscent of cowry associate con il simbolismo della vul-
shells, also associated with vul- va, che si ritrovano nei depositi neo-
val symbolism, found in Levan- litici del Mediterraneo. I livelli più
tine Neolithic deposits. The low- bassi delle abitazioni del periodo pre-
est pre-ceramic habitation levels ceramico in Anatolia potrebbero an-
in Anatolia may also have been che essere stati natufiani (18).
Natufian (18). Una scultura in osso del Mesoli-
A Mesolithic bone carving of tico, trovata in un sito semi sedenta-
a woman’s torso found at a se- rio nella regione delle Porte di Fer-
mi-sedentary site in the Iron ro, nella Romania sud occidentale
Gate region of southwestern Ro- (8000 a.C. circa), raffigura un
mania (c. 8000 BC), shows her tronco di donna con il grembo a for-
lozenge-shaped womb sprout- ma di losanga che germoglia come
ing like a vigorous plant [Fig. una pianta vigorosa [Fig. 2] (19).
2] (19). Across the Danube in Al di là del Danubio, in Serbia, nel
Serbia, at the ceremonial site of sito cerimoniale di Lepenski Vir
Lepenski Vir (c. 6000 BC), a red- (6000 a.C. circa), su una pietra
dish womb- or egg-shaped tondeggiante di colore rossastro a
boulder stone (H. 20 cm) was forma di utero o di uovo (H. 20
engraved with a vulva shape Fig. 2 - Bone engraving from Cuina Turcului, Iron cm.) è stata incisa la forma di una
that also seems to be sprouting. Gate region, SW Romania, c. 8000 BC (H. 17 vulva che sembra anch’essa fiorire.
It was found at the head of the cm.). Questa pietra è stata ritrovata sul-
altar at the center of a triangular Fig. 2 - Incisione su osso da Cuina Turcului,
regione delle Porte di Ferro, Romania sud l’altare al centro di un tempio trian-
shrine (20). occidentale, 8000 a.C. circa (H. 17 cm.). golare (20).

(17) Gimbutas 1991: 2; Gimbutas 1989: 100.


(18) Mellaart et al. 1989: 8; Gimbutas 1991: 5.
(19) Gimbutas 1989: 5.
(20) See Gimbutas 1999: 58.
14 Il Mito e il Culto della Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

It is commonly assumed that Si ritiene comunemente che le


women played a primary role donne avessero un ruolo fondamen-
in plant cultivation (21). Thou- tale nella coltivazione delle pian-
sands of years of gathering wild te (21). Migliaia di anni dedicati
grains and keen observation of alla raccolta dei cereali selvatici e
plant behavior through long tri- all’attenta osservazione del compor-
als and errors resulted in an in- tamento delle piante attraverso lun-
timate relationship between ghe prove ed errori hanno creato
humans and cultivated plants. una relazione intima fra gli esseri
A 7th millennium clay seal from umani e le piante coltivate. Un si-
Çatal Hüyük is composed of a gillo di creta del VII millennio pro-
vulval cleft surrounded by veniente da Çatal Hüyük è compo-
seed impressions with roots or sto da una fessura vulvare circonda-
leaves [Fig. 1, 3], while other ta da impronte di semi con radici o
seals from Çatal Hüyük resem- foglie. [Fig.1, 3], mentre altri sigilli
ble vulvas with seeds and un- sempre provenienti Çatal Hüyük
Fig.3 - Early Vinča terracotta torso, Jela, N. Yu-
coiling sprouts. This motif con- goslavia, c. 5200 BC (H. 5.3 cm.). assomigliano a vulve con semi e
tinues on seals as late as the Fig.3 - Tronco in terracotta, Prima cultura germogli dispiegati. Questo motivo
Middle Minoan period on Vinča, Jela, Yugoslavia del nord, 5200 a.C.
circa (H. 5.3 cm.).
si ritrova sui sigilli per molto tempo,
Crete (2nd millennium BC). fino al periodo Minoico Medio a
A tiny Neolithic bone figurine Creta (II millennio a.C.). Su una
(H. 5.3 cm) found in a cave near Trento, north- figurina in osso del Neolitico (H. 5.3 cm.), trovata in
ern Italy, is engraved with a plant growing from una grotta vicino a Trento, nell’Italia del nord, è incisa
the womb (22). una pianta che cresce dal grembo (22).
As ceramic technology was adopted by set-
tled food producing cultures, a tremendous Quando la tecnica della ceramica fu adottata dalle
outpouring of anthropomorphic sculptures be- culture stanziali basate sulla produzione del cibo, iniziò
gan that continued and elaborated earlier mo- una straordinaria diffusione di sculture antropomorfiche,
tifs. An Early Vinča terracotta torso from Jela, che continuavano ed elaboravano motivi più antichi. Un
northern Yugoslavia, (c. 5200 BC), has a branch- tronco di terracotta della Prima cultura Vinča, prove-
ing plant in place of the womb [Fig. 3]. Triangu- niente da Jela, nella Yugoslavia del nord (5200 a.C. cir-
lar vulvas, stalks of grain and interconnecting ca), presenta una rigogliosa pianta al posto del grembo
spirals, were engraved on clay «platters» dur- [Fig. 3]. Vulve triangolari, spighe di grano e spirali in-
ing the Early Cycladic period (mid-3rd millenni- trecciate sono state incise su «piatti» di argilla durante
um BC) (23). il Primo periodo Cicladico (metà del III millennio
A famous clay sculpture from Çatal Hüyük (c. a.C.) (23).
6000 BC, H. 11.8 cm.), depicts an enthroned
Great Mother, possibly seated on a birthing Una famosa scultura di creta proveniente da Çatal
chair, flanked by leopards. Her hands are on Hüyük (6000 a.C.circa, H. 11.8 cm.), raffigura una
the leopards’ heads, their tails wrap around her Grande Madre in trono, forse seduta su una sedia da
shoulders, suggesting an intimacy and circula- parto, circondata da leopardi. Le sue mani sono posate
tion of powers between the realm of wild na- sulle teste dei leopardi, le loro code le avvolgono le spal-
ture and the domestic sphere. This regal image le, a suggerire familiarità e circolazione dei poteri fra il
is the prototype of many later goddesses ac- regno della natura selvaggia e la sfera domestica. Que-
companied by lions, or seated on claw-footed sta immagine regale è il prototipo di molte dee di epo-
thrones, known by such names as Cybele, Potnia che più tarde accompagnate da leoni, o assise su troni
Theron, Mistress of Wild Animals, and Artemis con piedi ad artiglio, conosciute come Cibele, Potnia
Eileithyia, the incarnation of the life-giving Theron, Signora degli Animali Selvaggi, e Artemis
powers of nature. The heavily pregnant Mother Eileithyia, incarnazione del potere generativo della na-
from Çatal Hüyük was found in a grain bin, tura. Questa Madre di Çatal Hüyük, così significativa,
which associates her birth-giving and nurturing è stata trovata in un recipiente per cereali, il che asso-
capacities with the newly domesticated grain. cia le sue capacità generative e di nutrimento con il
A rectangular vessel in female form, painted grano da poco reso coltivabile. Lo stesso simbolismo si
with spirals, zigzags, and a supernatural face, ritrova su un vaso rettangolare a forma di donna, di-
continues this symbolism. This find, from the pinto con spirali, zigzag, e una faccia soprannaturale.
Neolithic site of Toptepe near the Sea of Mar- Questo reperto, proveniente dal sito neolitico di Toptepe
mara (5th millennium BC), functioned as a grain vicino al Mar di Marmara (V millennio a.C.), era usa-

(23) Ibid:102-3.
(21) Ehrenberg 78. (24) I am grateful to Mehmet Özdogan for information on this ar-
(22) Gimbutas 1989: 100-3. tifact. See also Gimbutas 1999: 78.
Joan Marler - The body of woman as sacred metaphor 15

storage container [Fig. 4] (24). to come recipiente per il grano [Fig.


The wide-spread identification of 4] (24).
the body of the Goddess as the L’identificazione largamente diffusa
source of plants and grain is further del corpo della Dea come fonte delle
verified by Sumerian texts from c. piante e del grano, è comprovata
2000 BC inscribed on clay tablets in inoltre da testi sumerici risalenti al
cuneiform script. In the verses con- 2000 a.C. circa, incisi su tavolette
cerning the Courtship of Inanna, the di argilla in caratteri cuneiformi.
Goddess’ consort Dumuzi exclaims, Nei versi che riguardano la corte di
«Oh Lady, your breast is your field... Inanna, il consorte della Dea Du-
Your broad field pours out plants, muzi esclama, «Oh Signora, il tuo
your broad field pours out grain». petto è il tuo campo... Il tuo grande
Inanna responds by saying, campo elargisce frutti, il tuo grande
Before my lord Dumuzi campo elargisce grano». Inanna ri-
I poured out plants from my womb. sponde dicendo:
I placed plants before him, Prima del mio signore Dumuzi
I placed grain before him, Ho elargito frutti dal mio grembo.
I poured out grain before him, Ho seminato piante prima di lui,
I poured out grain from my womb (25). Fig. 4 - Rectangular terracotta grain stora- Ho seminato grano prima di lui,
ge container, Toptepe, E. Thrace, near Sea
of Marmara, 5th mill. BC (H. 85 cm.). Ho elargito grano prima di lui,
The Pregnant Goddess Fig. 4 - Contenitore rettangolare in Ho elargito grano dal mio ventre (25).
terracotta per l’immagazzinamento
One of the most prevalent anthropo- del grano, Toptepe, Tracia orienta-
morphic images found in Old Euro- le, vicino al Mar di Marmara, V mill.
pean sites is identified by Gimbutas a.C. (H. 85 cm.).
as the Pregnant Vegetation Goddess.
The analogy between seeds germinating in the La Dea gravida
earth and new life gestating in the womb was Una delle più frequenti immagini antropomorfiche tro-
not lost on the early horticulturalists. From ear- vate nei siti dell’antica Europa è identificata da Gimbu-
ly symbolism and existing folklore, it can be tas come la Dea Gravida della Vegetazione.
surmised that the pregnancy of both earth and L’analogia fra i semi che germinano nella terra e la
woman was associated and honored. A survival nuova vita in gestazione nel grembo non è andata per-
of this attitude is preserved in a Slavic belief duta con le prime culture agricole. Sulla base del simbo-
that the earth must be protected for new life to lismo arcaico e del folclore attuale, si può supporre che la
be encouraged. One must never strike or spit gravidanza di entrambe, terra e donna, fosse associata e
on her, especially in Spring when she is preg- venerata. Una traccia di questo modo di pensare si ritro-
nant (26). va in una credenza slava secondo la quale la terra deve
Gimbutas’ excavation at Achilleion, south- essere protetta per incoraggiare la nuova vita. Non biso-
ern Thessaly, Greece (mid-7th to mid-6th mil- gna mai colpirla o sputare su di essa, specialmente in
lennium BC), provided a rich opportunity to primavera quando è gravida (26).
study the context and association of various Gli scavi di Gimbutas ad Achilleion, nella Tessaglia
types of deities (27). Anthropomorphic sculp- del sud, in Grecia (dalla metà del VII fino alla metà del
tures with either bird or snake attributes, and VI millennio a.C.), hanno fornito un’eccellente occasione
those in birth-giving postures, were found on di studiare il contesto e l’associazione fra vari tipi di divi-
altars within house shrines. In contrast, one nità (27). Sculture antropomorfe femminili con attributi
hundred pregnant figurines-some enthroned, sia di uccello sia di serpente, e altre in posture di parto,
others with huge buttocks and enormous pubic sono state trovate su altari all’interno di santuari dome-
triangles-were found in courtyard areas where stici. All’opposto, un centinaio di statuette raffiguranti
grain was ground into flour and baked into donne incinte – alcune in trono, altre con enormi nati-
bread, confirming the connection between che e grandissimi triangoli pubici – sono state trovate
grain that sustains the community and the fruit nelle aree destinate a macinare il grano e a cuocere il
of the womb. The Sesklo site of Achilleion fea- pane, il che conferma il nesso fra il grano che sostenta la
tured clay-lined hearths, bread ovens, altars, comunità e il frutto del ventre. Nel sito Sesklo di Achil-
platforms with offering pits, grinding stones, leion sono stati ritrovati forni per il pane, altari, piat-
figurine necks with removable masks, and an taforme con incavi per le offerte, macine a pietra, colli di

(25) Wolkstein and Kramer 1983: 39-40.


(26) Gimbutas 1991: 228; personal communication with Marija
Gimbutas 1991.
(27) See Gimbutas et al. 1989: 179-221.
16 Il Mito e il Culto della Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

anthropomorphic vase with upraised arms in- figurine con maschere amovibili e un vaso antropomorfo
dicating that domestic work and ritual practice con le braccia alzate, a testimoniare il fatto che il lavoro
were intertwined. It appears that women’s domestico e la pratica rituale erano strettamente legati.
work was sacred work-grinding grain, baking Sembra evidente che il lavoro delle donne fosse lavoro
bread, birthing and caring for children, as well sacro – macinare il grano, cuocere il pane, partorire e
as weaving, pottery making and other cultural allevare i bambini, così come l’arte della tessitura e della
activities (28). ceramica e le altre attività culturali (28).
The typical bread oven with its rounded Il tipico forno da pane con la sua forma rotonda, usa-
form, used throughout Old Europe, is analo- to in tutta l’antica Europa, è simile al ventre gravido. Un
gous to the pregnant belly. A miniature oven forno in miniatura proveniente dalla cultura Tisza, in
from the Tisza culture, Hungary (c. 6000 BC, H. Ungheria (6000 a.C. circa, H. 6.2 cm), presenta il dise-
6.2 cm.) is portrayed with a navel. The expres- gno di un ombelico. L’espressione «ha un panino nel for-
sion of a pregnant woman having «a bun in the no» è usata tuttora per indicare una donna incinta. Inol-
oven» has continued to the present day. More- tre, la consuetudine di impastare il pane in forme che ri-
over, the practice of baking dough in vulva-like cordano la vulva si ritrova nei Balcani, in Turchia, in
shapes is found in the Balkans, Turkey, Sar- Sardegna, a Malta e in tutta la zona del Mediterraneo.
dinia, Malta, and throughout the Mediter-
ranean region. Partorire e nutrire
Il bambino che si muove nel grembo è talvolta parago-
Birth-giving and Nurturing nato a un pesce o una rana. A Çatal Hüyük, la Dea
The child moving in the womb is sometimes della nascita stessa è raffigurata come una rana sui ri-
likened to a fish or frog. At Çatal Hüyük, the lievi scultorei e sulle pitture parietali (29). Nel sito di
Birth-giving Goddess herself is depicted as a Hacilar, Anatolia centrale (fine del VI millennio a.C.),
frog on sculptural reliefs and wall paint- una rana di terracotta con testa e seni di donna è raffi-
ings (29). At the central Anatolian site of gurata in forma di M aperta, tipica della posizione del
Hacilar (end of 6th millennium BC), a terracotta parto. Una rana in pietra nera proveniente da Achil-
frog with the head and breasts of a woman is in leion (6300 a.C. circa, H. 3.2 cm), è raffigurata nella
an open M shape, typical of the birthing posi- stessa posizione. Questa scultura, che presenta una vul-
tion. A blackstone frog from Achilleion (c. 6300 va dentellata, era stata forata per essere indossata come
BC, H. 3.2 cm), is in the same posture. This un amuleto. L’usanza di scolpire rane, e ibridi donna-
carving, with a notched vulva, was perforated rana, in marmo, pietra, argilla e altri materiali, sempre
to be worn as an amulet. Frogs, and frog- in associazione con la nascita e con la rigenerazione,
women hybrids created in marble, stone, clay continua a lungo anche in epoca storica. In un ex-voto
and other media continue late into the histori- d’argento proveniente dalla Baviera, datato AD 1811,
cal period in association with birth as well as ritroviamo una rana con un’apertura vulvare nel corpo
regeneration. An ex voto silver plate from associata con la Madonna e il Bambino (30).
Bavaria, dated AD 1811, has a frog with a vulval La somiglianza delle immagini riguardanti il parto e
opening on its body in association with the la nascita lungo un periodo di più di tremila anni nel-
Madonna and child (30). l’antica Europa è veramente degna di nota. Una sta-
The similarity of birth-giving imagery over tuetta in terracotta appartenente alla Prima cultura Se-
three thousand years in Old Europe is remark- sklo ad Achilleion (6300-6200 a.C. circa, H. 7.1 cm),
able. A terracotta figurine of a pregnant woman raffigura una donna incinta con le ginocchia sollevate a
from the Early Sesklo culture at Achilleion (c. mostrare la grande vulva turgida. Tre linee parallele so-
6300-6200 BC, H. 7.1 cm.), is depicted with no incise su entrambi i lati della parte inferiore della
knees drawn up revealing her large swollen schiena. La faccia è una maschera dall’espressione do-
vulva. She has three parallel lines on each side lente, che si ritrova anche in altre sculture di donne in-
of her lower back. Her face is reconstructed cinte di questo sito (31). La natura grave di queste ma-
with a sorrowful mask, as found on other preg- schere potrebbe indicare le dimensioni sciamaniche del-
nant sculptures at the site (31). The sober na- l’atto di partorire. Partorire significava varcare la soglia
ture of these masks may indicate the shamanic fra la morte e la vita, e molte donne morivano dando al-
dimensions of birth-giving. A threshold must la luce i figli. Anche una statuetta Vinča, proveniente
be crossed between death and life, and many dalla Yugoslavia centrale (metà del V millennio a.C.), è
women died in childbirth. A Vinča figurine raffigurata in una posa rannicchiata con le ginocchia
from central Yugoslavia (mid-5th millennium sollevate. Sulle natiche e sulle cosce sono incise linee on-
BC), also has her knees drawn up into a curled, dulate parallele e circoli con un punto al centro. Una
sitting posture. Her buttocks and thighs are in- scultura proveniente dal tempio megalitico di Hagar

(28) Gimbutas 1991: 17-8, 251-5; 1999: 15-16.


(29) See Mellaart 1967; Mellaart et al. 1989, v. 1.
(30) Gimbutas 1989: 251-54.
(31) See Gimbutas et al. 1989: 189, 196-7.
Joan Marler - The body of woman as sacred metaphor 17

cised with swirling, parallel lines and circles Qim sull’isola di Malta (IV millennio a.C., H. 6.6 cm),
with a dot in the center. A sculpture from Hagar è in una posizione simile, con le corte gambe sollevate
Qim megalithic temple on the island of Malta dritte. La sua mano destra tocca la vulva turgida e la
(4th millennium BC, H. 6.6 cm.), is in a similar mano sinistra è alzata dietro la testa. Nove linee paral-
posture with her short legs pulled straight up. lele sono incise sulla schiena. Possiamo supporre che le
Her right hand is touching her swollen vulva donne non partorissero da sole, ma fossero assistite da
and her left hand is raised to the back of her altre donne. Queste sculture rappresentano il fulcro dei
head. Nine parallel lines are incised on the più antichi rituali delle donne, far nascere e sostentare
back of the torso. It can be assumed that birth- la nuova vita nel mondo.
giving was not accomplished alone, but in the Sculture di madri con i bambini sono presenti ovun-
company of women attendants. These sculp- que. La scultura di una madre in trono che regge il suo
tures represent the central focus of the most bambino, proveniente dalla cultura Dimini in Tessaglia
ancient women’s rituals, birthing and sustain- (5500 a.C. circa), è dipinta con linee rosse parallele che
ing new life into the world. avvolgono entrambi i corpi, arrotolandosi in spire nella zo-
Sculptures of mothers and babies are ubiq- na del grembo. Questo abbraccio materno sta a significa-
uitous. An enthroned mother holding her baby re la trasmissione iniziale della cultura da madre a figlio.
from the Dimini culture in Thessaly (c. 5500 La scultura Vinča di una madre che allatta il suo
BC), is painted with red parallel lines that coil bambino, conosciuta come «Madonna di Rast» (Roma-
around their bodies, swirling at the womb nia occidentale, 5000 a.C. circa), è coperta di iscrizioni
area. The initial transmission of culture be- in bande diagonali. Questa figura costituisce la prova
tween mother and child is implied by this ma- dell’esistenza della scrittura nell’antica Europa e può
ternal embrace. aver avuto la funzione di mezzo di comunicazione con la
A Vinča mother nursing her child, known as divinità, o di ex-voto [Fig. 5] (32).
the «Madonna from Rast» (western Romania, c. Numerose sculture zoomorfe esprimono un legame di
5000 BC), is covered with inscriptions in diago- parentela fra il regno animale e quello dell’uomo. Nella
nal registers. This figure carries evidence of scultura Vinča di una madre con bambino proveniente
Old European writing and may have func- dal Kosovo (metà del V millennio a.C.), le creature raffi-
tioned as a communication to the deity, or ex gurate sono entrambe orsi, oppure esseri umani che in-
voto [Fig. 5] (32). dossano maschere da
Numerous zoomor- orso. La venerazione
phic sculptures ex- dell’orso come antenato
press a kinship be- è diffusa in tutto l’emi-
tween the human and sfero nord, e l’associa-
animal realms. A Vinča zione dell’orso (bear)
mother and baby from con la donna che parto-
th
Kosovo (mid-5 mil- risce è avvalorata dalla
lennium BC), are ei- radice bher – «to bear
ther bears or humans children» – partorire
wearing bear masks. bambini (33).
The veneration of the Porphyry, che scriveva
bear as an ancestor is nel III secolo d.C., de-
found throughout the scrive una nonna che
northern hemisphere, posa un neonato sopra
and the association of Fig. 5 - «Madonna from Rast» with diagonal inscriptions, Vinča culture, W. Roma-
nia, c. 5000 BC (H. 12 cm.).
una pelle d’orso. Que-
the bear with the Fig. 5 - «Madonna di Rast» con iscrizioni diagonali, cultura Vinča, Roma- sta usanza è continua-
birth-giving mother is nia occidentale, 5000 a.C. circa (H. 12 cm.). ta nei territori slavi fino
corroborated by the al XX secolo. Nella Li-
root bher - ‘to bear tuania orientale la neo-
children’ (33). Porphyry, who wrote in the 3rd mamma è chiamata Meska, «Orsa» (34).
century AD, describes a grandmother placing a La «Madonna di Gradac» (Vinča, Yugoslavia del
newborn baby on a bearskin. This practice has sud, 5000 a.C. circa), assisa, allatta un bambino che
continued in Slavic lands to the 20th century. In indossa la maschera triangolare di un uccello. La testa
eastern Lithuania the new mother is called Mes- della madre è andata perduta, ma la sua schiena è inci-
ka, ‘Bear’ (34). sa con ornamenti a V, che si ritrovano spesso nelle im-

(32) A sacred script developed in Old Europe, 2000 years before purposes. See Gimbutas 1991: 308-21; 1999: 48-54; and Haar-
writing appeared in Mesopotamia. It was inscribed on votive ob- mann 1996.
jects, temple models, spindle whorls, ceremonial vases and an- (33) Gimbutas 1989: 116-7.
thropomorphic sculptures - not for economic, but for religious (34) Ibid: 116.
18 Il Mito e il Culto della Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

The seated «Madonna from Gradac» (Vinča, magini della donna-uccello. I suoi fianchi sono coperti da
S. Yugoslavia, c. 5000 BC) nurses a human baby un disegno a rete, che Gimbutas associa alle acque della
that wears the triangular mask of a bird. The vita (35).
mother’s head has been lost, but her back is Un vaso a forma di donna proveniente da Myrtos, nel
incised with chevrons, often found on the bird- sud dell’isola di Creta (2900-
woman image. Her hips are 2600 a.C.), è dipinto con un di-
covered with a net design, segno a rete rosso che copre il
which Gimbutas associates grande triangolo pubico e altre
with the waters of life (35). zone del corpo davanti e dietro.
An anthropomorphic vessel Questa figura ha collo di serpen-
from Myrtos, southern Crete te, faccia umana e mammelle
(2900-2600 BC), has a red provviste di fori dai quali versare
net pattern covering her il liquido rituale. Le sue lunghe
large pubic triangle and oth- braccia, sinuose come serpenti,
er areas front and back. She reggono un vaso più piccolo che si
has a snake-like neck with a apre verso il suo interno [Fig. 6].
human face and perforated Una figura di terracotta prove-
breasts for ritually pouring niente da Micene (XIV sec. a.C.
liquid. Her long snaky arms circa), che indossa una veste or-
hold a baby vase that opens nata di linee sinuose, regge un
to her interior [Fig. 6]. A ter- bambino che assomiglia a un ser-
racotta figure from Mycenae pente.
th
(c. 14 century BC), wearing
a costume covered with ser- Fig. 6 - Anthropomorphic vessel from Myrtos, S. Crete,
2900-2600 BC (H. 18.8 cm.). La Dea Uccello come nutrice
pentine lines, holds a baby Fig. 6 - Vaso antropomorfo da Myrtos, Creta meri- Nel sito di Achilleion sono stati
that resembles a snake. dionale, 2900-2600 a.C. (H. 18.8 cm.). ritrovati numerosi frammenti di
sculture di uccelli acquatici dal
The Bird Goddess as Nurturer lungo collo e con un becco caratteristico , in alcuni casi
The Achilleion site yielded numerous fragments ancora attaccati a un corpo di donna. (I lunghi colli sono
of long necked water fowl with a distinctive stati spesso trovati rotti.) Ma alcune statuette sono in-
beak, in some cases still attached to a woman’s tatte e sono raffigurate sedute in trono con ordinate ac-
body. (The long necks were often found bro- conciature e grandi seni umani (36). Una Dea Uccello
ken.) Some intact figurines are seated on meravigliosamente conservata proveniente da un altro
thrones with tidy hairdos and large human sito Sesklo in Tessaglia (Megali Vrisi, inizi del VI mil-
breasts (36). A beautifully preserved Bird God- lennio a.C.), indossa una maschera con un grande bec-
dess from another Sesklo site in Thessaly co, ha un lungo collo da uccello acquatico e capelli accu-
(Megali Vrisi, early 6th millennium BC), has a ratamente pettinati.
large beaked mask, the long neck of the water Essa offre con en-
bird and carefully combed hair. She presents trambe le mani i suoi
her breasts in both hands as sources of nourish- seni come fonte di nu-
ment, while on her arm multiple Vs, or chevrons trimento, mentre sul
are engraved which Gimbutas identifies as the suo braccio sono incisi
sign of the Bird Goddess [Fig. 7] (37). V multiple o orna-
The prevalence of these bird-woman sculp- menti a zig-zag, sim-
tures suggests that they may have been familiar boli che Gimbutas
characters in stories, songs or legends. Their hy- identifica come i segni
brid features imply an intimacy between the della Dea Uccello
human and avian worlds. Breasts as sources of [Fig. 7] (37).
life-giving moisture are found on vases from La larga diffusione
the Neolithic through the Bronze Age. Many di queste sculture di
have attributes of the bird, such as the nip- donne-uccello fa pen-
pled vases from the Vinča culture (c. 5000 BC), sare che esse potreb-
and Baden vases with breasts, wings, and bero essere state per-
chevrons (Hungary, c. 3000 BC). An Early Mi- sonaggi familiari in
noan anthropomorphic vessel from the ceme- storie, canzoni e leg-
Fig. 7 - Bird-woman, Sesklo culture,
(35) Ibid: 36-37. For a discussion of the net motif, see Gimbutas Megali Vrisi, Tirnavos, Thessaly,
1989: 81-7. 5900-5700 BC.
(36) See Gimbutas et al. 1989: 179-92. Fig. 7 - Donna-uccello, cultura
(37) Gimbutas 1989: 34-5. It is interesting to note that wild geese Sesklo, Megali Vrisi, Tirnavos,
fly through the air in a V formation. Tessaglia, 5900-5700 a.C.
Joan Marler - The body of woman as sacred metaphor 19

tery in Mallia, eastern Crete (end of 3rd millen- gende. Le loro fattezze ibride denotano intimità fra il
nium BC, H.16.4 cm.) held liquid that was ritu- mondo degli uomini e quello degli uccelli. I seni come sor-
ally poured as a libation through the open gente del liquido che dà la vita si ritrovano scolpiti sui va-
breasts. This Bird Goddess wears an elegant si nel corso di un periodo che va dal Neolitico fino all’Età
robe painted with watery lines, multiple neck- del Bronzo. Molti presentano gli attributi dell’uccello, co-
laces, an elaborate turban, and has enormous me i vasi con capezzoli appartenenti alla cultura Vinča
bird eyes and beak (38). (5000 a.C. circa), e i vasi con seni, ali e ornamenti a zig-
Breasted ewers in the shape of water birds, zag provenienti dall’Ungheria (3000 a.C. circa). Un va-
with multiple necklaces, were common in so antropomorfo del Primo Periodo Minoico proveniente
western Anatolia, the Cycladic islands and dal cimitero di Mallia, Creta orientale (fine del III mil-
Crete during the mid-2nd millennium BC. The lennio a.C., H. 16.4 cm) conteneva del liquido che veni-
nipples were usually encircled with a dotted va versato attraverso i fori delle mammelle durante le li-
pattern, and their wide eyes were carefully bagioni rituali. La Dea Uccello raffigurata in questo vaso
painted. Liquid contained in the body was indossa una elegante veste dipinta con linee ondulate,
poured through the open beak. molte collane, un elaborato turbante ed ha enormi occhi
Hundreds of terracotta women wearing bird da uccello e un grande becco (38).
masks, loose fitting costumes covered with wa- Brocche a forma di uccelli acquatici, dotate di seni e
tery lines, often with up-raised arms resem- con molti giri di collane, erano oggetti comuni nell’Ana-
bling wings, were created during the Myce- tolia occidentale, nelle isole Cicladi e a Creta alla metà
naean period. These figurines may represent del II millennio a.C. I capezzoli erano solitamente attor-
the ceremonial activities of women costumed niati da un disegno a punti, e i grandi occhi erano di-
as water birds. pinti con cura. Si versava il liquido contenuto nella broc-
ca attraverso il becco aperto.
Snake Goddess Durante il periodo Miceneo furono scolpite centinaia
Sculptures with snake-like appendages, some di statuette in terracotta di donne che indossano masche-
sitting in a «yogic» posture, were created in re da uccello e larghe vesti ornate di linee ondulate, spes-
Thessaly, western Anatolia, the Aegean islands so raffigurate con le braccia alzate, simili ad ali. Queste
and Neolithic Crete during the 6th millennium statuette potrebbero rappresentare le attività cerimoniali
BC [Fig. 8]. Groups of terracotta snake-women, di donne abbigliate con costumi da uccelli acquatici.
usually with no arms, were placed on altars in
house shrines of the Cu- La Dea Serpente
cuteni-Tripolye culture in the Sculture con attributi di serpente,
Ukraine and Romania during alcune sedute in posizione «yogi-
the 5th millennium BC, sug- ca», furono prodotte in Tessaglia, in
gesting councils of women in Anatolia occidentale, nelle isole
ritual. Snakes were venerated Egee e a Creta durante il VI mil-
in Minoan Crete and into the lennio a.C. [Fig. 8]. Nel V millen-
historic period as vehicles of nio a.C., in Ucraina e in Romania,
chthonic powers, spirits of sugli altari dei santuari domestici
the ancestors, protectors of della cultura Cucuteni-Tripolye, ve-
sacred areas, and as nivano collocati gruppi di sculture
metaphoric of the cosmic re- in terracotta di donne-serpente, di
alities of death and regenera- solito senza braccia, il che suggeri-
tion (39). sce l’idea di assemblee rituali di
Both birds and snakes are donne. I serpenti erano venerati a
accompanied by aquatic Creta nell’età minoica e fino al pe-
symbols in Neolithic iconog- riodo storico come veicoli dei poteri
raphy, both lay eggs, and are ctonii, spiriti degli antenati, protet-
purveyors of life, as well as tori delle aree sacre e come metafo-
death and rebirth. Their ra delle realtà cosmiche della morte
mythological relationship e della rigenerazione (39).
continued into historic times. Entrambi, uccelli e serpenti,
Athena’s attributes of both sono accompagnati da simboli ac-
bird and snake, for instance, Fig. 8 - Burnished clay sculpture with snake-like neck and quatici nell’iconografia neolitica,
combine as the plumed ser- legs, Kato Ierapetra, S. Crete, 6th mill. BC (H. 14.2 cm.). entrambi depongono le uova e sono
Fig. 8 - Scultura di argilla brunita con collo di ser-
pent in the form of her alter pente, Kato Ierapetra, Creta meridionale, VI mill. coloro che procurano la vita, ma
ego, the Gorgon. a.C. (H. 14.2 cm.). anche la morte e la rinascita. La

(38) See Gimbutas 1989: 38-40.


(39) See Gimbutas 1989: 121-37.
20 Il Mito e il Culto della Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

Death and Regeneration loro relazione mitologica continua fino all’epoca storica.
With the development of food producing Gli attributi di Atena, ad esempio, che sono sia di uccel-
economies, and the seasonal activities of plant- lo sia di serpente, si combinano nel serpente piumato
ing, harvesting, and working the soil, concepts nella figura del suo alter ego, la Gorgone.
of the sacred became analogous to the life cy-
cle of the vegetable world. Central to the prac- Morte e rigenerazione
tice of horticulture is the observation that the Con lo sviluppo delle economie basate sulla produzione
fertility of the earth depends upon the decom- del cibo e delle relative attività stagionali di piantare,
position of previously living matter. Seeds raccogliere e lavorare la terra, i concetti del sacro si mo-
buried in the earth await germination as though dellarono sul ciclo vitale del mondo vegetale. Centrale
from the grave. In mythic terms, the Goddess of nella pratica dell’agricoltura è l’osservazione che la fer-
Death presides over the generation of life with- tilità della terra dipende dalla decomposizione della pre-
in the great cycles of becoming. She is also the cedente materia vivente. I semi sepolti nella terra at-
Goddess of Regeneration who appears as a tendono di germinare come dalla tomba. In termini mi-
bird of prey, and as a scavenger or corpse eater, tici, la Dea della Morte presiede alla generazione della
such as the vulture, wild boar and dog. These vita all’interno dei grandi cicli del divenire. Essa è an-
creatures are engaged in the vital process of che la Dea della Rigenerazione, che si manifesta come
breaking down once living matter to be recy- uccello da preda e come animale che si nutre si immon-
cled into new forms within the web of life. dizia o di cadaveri, ad esempio come avvoltoio, cinghiale
At the Old Anatolian site of Çatal Hüyük, o cane. Queste creature sono impegnate nel processo
huge stylized vultures are depicted on wall vitale di distruggere ciò che una volta era vivo, per tra-
paintings from the early 7th millennium BC. sformarlo in nuove forme all’interno della trama della
They are shown swooping down on headless vita.
corpses to consume the bodies in the excarna- A Çatal Hüyük, sito dell’antica Anatolia, sono state
tion phase of a two-stage burial process. The ritrovate pitture parietali risalenti all’inizio del VII mil-
clean bones were gathered and buried under lennio a.C. che raffigurano enormi avvoltoi stilizzati, di-
the sleeping platforms in the houses. Some pinti nell’atto di avventarsi su cadaveri senza testa per
vultures are shown with human feet and ap- consumarne le carni.
pear to be pregnant, as though the corpse Questo rappresenta la fase di scarnificazione di un pro-
flesh they are devouring is being transformed cesso di sepoltura a due stadi: una volta pulite, le ossa si
within their bodies into new life. The maternal raccoglievano e si seppellivano nelle case sotto le piat-
symbolism of the vulture continued in Egypt taforme usate per dormire. Alcuni avvoltoi hanno piedi
where the hieroglyph of the vulture means umani e sembrano gravidi, come se la carne del cadave-
‘mother’. There, the goddesses Mut, Neith, re che stanno divorando si trasformasse all’interno del
and Isis all have vulture aspects. Moreover, loro corpo in nuova vita. Il simbolismo materno dell’av-
among the Siberian Yakuts the word ‘vulture’ voltoio si ritrova in Egitto dove il geroglifico dell’avvoltoio
and ‘mother’ are equated (40). significa «madre». Là, le dee Mut, Neith e Iside hanno
In northern Europe, the crow, raven, hawk, tutte l’aspetto di avvoltoio. Inoltre, presso gli Yakuts si-
and cuckoo are associated with death and re- beriani, le parole «avvoltoio» e «madre» sono equiva-
generation. In Ireland, the goddesses Macha, lenti (40).
Badb, and Morrígan are shape-shifters who can Nell’Europa del nord, la cornacchia, il corvo, il falco
be young beauties, old hags, crows, or ravens, e il cuculo sono associati con la morte e la rigenerazione.
carrying the dead to the underworld. Badb can In Irlanda, le dee Macha, Badb e Morrígan hanno for-
also be a serpent goddess with a huge vulva, ma mutevole e possono apparire come belle fanciulle,
associated with rituals of childbirth, while the vecchie streghe, cornacchie o corvi che conducono il mor-
German Valkyrie is the «corpse-choosing» to al mondo sotterraneo. Badb può anche essere una
raven. The Baltic witch Ragana is a shape-shift- dea serpente con una grande vulva, associata ai rituali
ing Goddess who appears as a crow as well as del parto, mentre la Valchiria germanica è il corvo che
a snake. Her name derives from the Lithuanian «sceglie il cadavere». La strega baltica Ragana è una
verb regèti, ‘to see’ or to ‘forsee’. She is also re- Dea di forma mutevole che si manifesta sia come cor-
lated to the moon, and to transformation (41). nacchia sia come serpente. Il suo nome deriva dal verbo
The hooked nose of the witch from European regèti, «vedere». Essa è in relazione anche con la luna
folklore is derived from the bird of prey. e con la trasformazione (41).
In southern Europe the main bird of prey, as- Il naso a uncino della strega del folklore europeo deriva
sociated with death and regeneration, is the dal becco dell’uccello da preda.
owl. While the vulture is interested only in Nell’Europa meridionale il principale uccello da pre-

(40) Ibid: 187-9.


(41) Gimbutas 1999: 205.
Joan Marler - The body of woman as sacred metaphor 21

corpses, the owl swoops down and attacks its da associato con la morte e la rigenerazione è il gufo.
prey in the midst of life. An anthropomorphic Mentre l’avvoltoio è interessato solo ai cadaveri, il gufo
sculpture from the Vinča culture (northwest Bul- attacca prede vive.
garia, 5000-4500 BC), has the typical round mask Una scultura antropomorfica della cultura Vinča (Bul-
of the owl. A white encrusted labyrinth en- garia nord-occidentale, 5000-4500 a.C.), presenta la
graved beneath her breasts coils around the tipica maschera rotonda del gufo.
womb area. Un disegno labirintico ornato di incrostazioni bianche è
The owl, with its all-seeing eyes, often with inciso fra i suoi seni e si avvolge tutt’intorno all’area del
breasts and vulva, is typically associated with grembo.
the megalithic tombs of western Europe. A tall Il gufo, con i suoi occhi che vedono tutto, spesso raffi-
figure (127.5 cm.) wearing an owl mask, with a gurato con seni e vulva, è un simbolo tipicamente asso-
necklace above her breasts, stands watch at ciato con le tombe megalitiche dell’Europa occidentale.
the entrance to a hypogeum in the Paris basin Una statua piuttosto grande (127.5 cm) che indossa
(3rd millennium BC) (42). Stylized owls are una maschera da gufo, con una collana sul petto, sta di
carved on stelae and on burial chambers in guardia all’entrata di un ipogeo nei dintorni di Parigi
Spain, Portugal, Brittany, and Ireland during (III millennio a.C.) (42). Gufi stilizzati sono stati scolpiti
the 3rd millennium BC. Owl urns in various sulle stele funerarie e nelle camere di sepoltura in Spa-
styles were used for burials during the same gna, Portogallo, Bretagna e Irlanda nel corso del III mil-
period in western Anatolia, lennio a.C. Durante lo stesso perio-
the Cycladic islands, and do nell’Anatolia occidentale, nelle
Old Europe [Fig. 9] (43). The isole Cicladi e in Europa si usavano
body of the bird functioned urne a forma di gufo, in vari stili,
as a vehicle for rebirth. per le sepolture [Fig. 9] (43). Il
The eyes of the owl, en- corpo dell’uccello funzionava come
graved on schist plaques veicolo di rinascita.
and cow bones, accompa- Gli occhi del gufo, incisi su placche
nied by triangles and zigzag di scisto e su ossa di bovini, accom-
patterns, were placed in pagnati da triangoli e da motivi a
megalithic passage graves in zigzag, si ritrovano nelle tombe a
Spain and Portugal (c. 3000 corridoio megalitiche in Spagna e
BC). The owl later became a Portogallo (3000 a.C. circa). Più
symbol of prophesy and wis- tardi il gufo divenne simbolo di pre-
dom as the epiphany of veggenza e saggezza in quanto epi-
Athena, as well as Hecate, fania di Atena e anche di Ecate, la
the Primordial Mother who Madre Primordiale che distrugge le
consumes her own creation. sue stesse creature. Ancora oggi, le
To this day, the rocky crags balze rocciose presso Corinto, in
near Corinth, Greece, called Fig. 9 - Owl-shaped burial urn, Aegean island of Lem- Grecia, sono chiamate Kakia Ska-
Kakia Skala (‘evil stares’), car- nos, c. 3000-2500 BC (H. 24.3 cm.). la (occhi malefici), il che implica
ry an association with the Fig. 9 - Urna funeraria a forma di gufo, isola di
Lemnos, 3000-2500 a.C. circa (H. 24.3 cm.).
un’associazione con la funzione apo-
apotropaic staring eyes of tropaica degli occhi sbarrati del gu-
the owl (44). fo (44).
During the Greek classical period, women Durante il periodo greco classico, donne con corpi di
with the bodies of birds were imagined as uccello erano immaginate come sirene ammaliatrici che
Sirens who lured men to their deaths, and as spingevano gli uomini alla morte, e come Arpie, demoni
Harpies, death-demons, carrying all things to della morte, che portavano ogni cosa alla distruzione. Il
destruction. Their more ancient, beneficent as- loro aspetto benefico, più antico, è ritratto sulla «Tomba
pect is portrayed on the «Harpy Tomb» from delle Arpie» proveniente dalla Licia, Asia Minore meri-
Lycia, southern Asia Minor, c. 1000 BC (now in dionale, 1000 a.C. circa (ora al British Museum), dove
the British Museum) where beautiful bird- belle donne uccello, con i seni gonfi di latte, gentilmente
women, with full, nurturing beasts gently cra- cullano il morto fra le braccia mentre volano in cielo.
dle the dead in their arms as they fly into the Sculture femminili che indossano la maschera stiliz-
sky. zata di un uccello si ritrovano nelle tombe delle culture
Female sculptures wearing the stylized dell’età neolitica, dell’età del Rame e della Prima età del
mask of a bird, were placed in graves of Ne- Bronzo nelle isole Cicladi, nell’Anatolia occidentale, a
olithic, Copper Age and Early Bronze Age cul- Creta, in Sicilia, in Sardegna e più lontano fino alla

(42) Gimbutas 1989: 192.


(43) Ibid: 190-4.
(44) Personal communication, Nanos Valaaritis.
22 Il Mito e il Culto della Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

tures in the Cycladic islands, western Anatolia, Spagna e al Portogallo. Gimbutas si riferisce a queste
Crete, Sicily, Sardinia, and as far west as Spain immagini, che si presentano vari stili, scolpite in pietra
and Portugal. Gimbutas refers to these images, leggermente colorata, in osso oppure in argilla, come
in various styles, rendered in light colored «Stiff Nudes» o «Stiff White Ladies» Quelle con grandi
stone, bone, or clay, as Stiff Nudes, or Stiff maschere e denti stilizzati appartenenti alle culture di
White Ladies. Those with broad masks and Karanovo e Hamangia intorno al Mar Nero (V millen-
stylized teeth from the Karanovo and Haman- nio a.C.), sono associate da Gimbutas al serpente vele-
gia cultures along the Black Sea (5th millenni- noso. Il triangolo pubico è spesso enfatizzato, a suggerire
um BC), are associated by Gimbutas with the rigenerazione. Queste sculture che accompagnavano il
poisonous snake. The pubic triangle is often morto potrebbero essere prototipi della Dea della Morte
emphasized, suggesting regeneration. Those del folklore europeo, descritta come magra, ossuta e ve-
sculptures that accompanied the dead may be stita di bianco, il colore della morte (45).
prototypes of the Death Goddess of European
folklore described as thin, bony, and dressed
in white, the color of death (45).
Tomba come grembo
Tomb as Womb Mentre i particolari dei riti funerari dell’antica Europa
While the details of Old European funerary rit- sono difficili da ricostruire, le forme delle tombe e dei se-
uals are difficult to reconstruct, the designs of polcri e i simboli e i manufatti ad essi correlati ci dicono
tombs and graves and their related symbols molto sui principali elementi delle credenze dell’Età della
and artifacts say a great deal about the broad Pietra. La realtà che la vita dipende dalle decomposizione
outlines of Stone Age beliefs. The reality that della precedente materia vivente, infonde nel regno della
life depends upon the decomposition of previ- morte la potenza dei nuovi inizi. Il simbolismo primario
ously living matter, infuses the realm of death dei sepolcri dell’antica Europa centra l’attenzione sulla
with the potency of new beginnings. The pri- tomba intesa come grembo che rigenera la vita. L’uovo, il
mary symbolism of Old European burials fo- triangolo pubico, la vulva e l’ombelico – come simboli di
cuses on the tomb as the womb for the regen- rigenerazione – ispirano le forme delle tombe dell’antica
eration of life. The egg, pubic triangle, vulva, Europa.
and belly-as symbols of regeneration-inspire
the shapes of Old European graves. Nella necropoli del sito di Lepenski Vir sulla riva
At the burial site of Lepenski Vir on the Ser- serba del Danubio (6500-5500 a.C. circa), sono state
bian bank of the Danube (c. 6500-5500 BC), ritrovate più di cinquanta fondazioni in pietra rossiccia
more than fifty reddish limestone foundations di strutture triangolari che sembrano essere state usate
of triangular structures were found that appear per rituali di morte/rigenerazione. In ogni caso, l’ingres-
to have been used for death/regeneration ritu- so è fiancheggiato da pietre che conducono a un focolare
als. In each case, the entrance was lined with centrale circondato da pietre triangolari. Un altare a for-
stones which led to a central hearth surrounded ma di uovo con un incavo circolare in cima era collocato
by triangular stones. An egg-shaped altar with a nel centro esatto della fondazione sul focolare. Pietre
circular recess on top was placed in the exact tondeggianti, collocate nei pressi, erano incise con figure
center of the foundation at the head of the di pesci, donne, disegni labirintici e motivi di uccelli da
hearth. Boulder stones, placed nearby, were preda. I morti erano sepolti all’interno dei santuari, die-
carved with fish, woman, labyrinthine designs tro o di fronte ai focolari in direzione nord/sud. Le ossa
and bird of prey motifs. The dead were buried di pesci, cervi rossi, cani e cinghiali erano sepolte an-
within the sanctuaries, behind or in front of the ch’esse. Più tardi le testimonianze del mito ci permetto-
hearths in a north-south direction. The bones of no di identificare queste creature come simboli della
fish, red deer, dogs, and wild boars were buried morte e della rinascita (46).
as well. Later mythic evidence identifies these
creatures with the symbolism of death and re- Centinaia di tombe scolpite nella roccia in Sardegna
birth (46). risalgono al periodo Ozieri (fine del V, inizi del IV mil-
Hundreds of rock cut tombs in Sardinia lennio a.C.). Ipogei a più camere si sono sviluppati da
date from the Ozieri period (end of the 5th and più semplici strutture a uovo o a utero che potrebbero
early 4th millennium BC). Multi-chambered hy- essere state sepolcri secondari (depositi di ossa scarnifi-
pogea developed from simpler egg- or womb- cate). I simboli che vi si ritrovano comprendono bucrani,
shaped forms which may have held secondary triangoli singoli e multipli, spire di serpenti, spirali e
burials (deposits of defleshed bones). Sym- cerchi concentrici, l’uso di ocra rossa e le sculture delle
bolic imagery includes bucrania, single and «Stiff White Ladies». Le tombe della Sardegna sono

(45) Gimbutas:1989: 198-205; 1999: 21-4.


(46) Srejovic 1972: 45-118; Gimbutas 1991: 284-6.
Joan Marler - The body of woman as sacred metaphor 23

multiple triangles, snake coils, spirals and con- chiamate domus de Janas «case delle streghe» dalla po-
centric circles, the use of red ochre, as well as polazione locale (47).
sculptures of the Stiff White Ladies. The Sar- L’ipogeo di Hal Saflieni nell’isola mediterranea di
dinian tombs are called domus de Janas, ‘witches Malta (4000-2500 a.C. circa), è formato da trentatré
houses’ by the local people (47). camere rotonde e corridoi su tre livelli sotterranei scavati
The Hal Saflieni Hypogeum on the Mediter- nella pietra calcarea con strumenti di corno e selce.
ranean island of Malta (c. 4000-2500 BC), con- Questa elaborata tomba/tempio fu usata per circa 1500
sists of thirty-three rounded chambers and pas- anni dalle popolazioni neolitiche di Malta per sepolture e
sageways on three subterranean levels carved rituali collettivi. I corpi erano sepolti in camere a forma
out of the living limestone with antler and flint di uovo riempite di terra rossa. Dopo la decomposizione,
tools. This elaborate temple-tomb was used for le ossa erano riesumate e collocate in urne dipinte di
nearly 1500 years by the Neolithic people of ocra rossa, simbolo del sangue della vita. Le camere ce-
Malta for communal burials and rituals. Bodies rimoniali elegantemente decorate dell’ipogeo assomiglia-
were buried in egg-shaped chambers filled no intenzionalmente ai templi megalitici soprastanti,
with red field soil. After the flesh decayed, the ancora visibili a Malta. L’acustica in questo labirinto
bones were exhumed and placed in ossuary sotterraneo è straordinaria, specialmente nella cosiddet-
niches painted with red ochre, symbolic of the ta «stanza dell’oracolo», con il suo soffitto a volta dipinto
blood of life. The elegantly carved ceremonial con spirali di ocra rossa. La famosa scultura della «Don-
chambers of the Hypogeum intentionally re- na che dorme», che potrebbe essere un’offerta votiva, è
semble the above-ground megalithic temples stata trovata dormiente nel regno della morte. Gimbu-
that still survive on Malta. The acoustics in this tas suggerisce che «dormire nel grembo della dea signi-
underground labyrinth are phenomenal, espe- ficava morire e tornare a nuova vita» (48).
cially in the «oracle room» with its curved ceil- Le tombe megalitiche dell’Europa occidentale conte-
ing painted with red ochre spirals. The famous nevano le ossa degli antenati in sepolture collettive e co-
sculpture of «The Sleeping Lady», which may stituivano centri cerimoniali per i riti stagionali di morte
have been a votive offering, was found slum- e rinascita. Queste magnifiche strutture di terra e pie-
bering in the realm of death. Gimbutas sug- tre, che siano tombe a corte, tombe a portale, tombe a
gests that «to sleep within the Goddess’s corridoio o tombe a tumulo, sono considerate da Gimbu-
womb was to die and come to life anew» (48). tas strutture che simboleggiano il grembo della Dea del-
The megalithic tombs of western Europe la Morte e della Rigenerazione. Un esempio schematico
held the bones of the ancestors in collective di questa analogia è la tomba a corridoio, che rappre-
burials and functioned as ceremonial centers senta una lunga entrata vaginale, rivestita e coperta da
for seasonal rituals of death and rebirth. These grandi pietre piatte, che sfocia in una camera sepolcrale
magnificent structures of earth and stone, a forma di utero. L’intera costruzione è coperta da un
whether court tombs, portal tombs, passage tumulo di terra che ha l’aspetto di una pancia gravida
graves, chambered mounds, or long barrows, che sorge dal suolo. La tomba a corridoio di Île Longue,
are considered by Gimbutas to symbolize the in Bretagna (inizi del IV millennio a.C.), presenta una
womb of the Goddess of Death and Regenera- camera centrale a forma di alveare, coperta da una pie-
tion. A schematic example of this analogy is tra piatta che può essere vista come una metafora del-
the passage tomb, which features a long vagi- l’ombelico della terra, l’omphalos [Fig. 10].
nal entry, lined and covered with large, flat
stones, that opens into a womb-like burial
chamber. The entire construction is covered
with an earthen mound that has the appear-
ance of a pregnant belly arising from the earth.
The passage tomb of Île Longue, in Brittany
(early 4th millennium BC) features a beehive-
shaped central chamber, capped with a flat
stone that can be seen as metaphoric of the
Earth’s navel, the omphalos [Fig. 10].

Fig. 10 - Île Long passage tomb, Larmor Baden, Brittany, early 4th mill.
BC (L. of grave 14.5 m.).
Fig. 10 - Tomba a corridoio di Île Longue, Larmor Baden, Breta-
gna, inizi del IV mill. a.C. (L. della tomba, 14.5 m.).

(47) Gimbutas 1991: 290-2.


(48) Ibid: 289.
24 Il Mito e il Culto della Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

At the magnificent passage tomb of New- Nella magnifica tomba a corridoio di Newgrange
grange in the Boyne Valley, Ireland (4th millen- nella Boyne Valley, in Irlanda (IV millennio a.C.), una
nium BC), an entrance stone is elegantly carved pietra di ingresso è elegantemente incisa con spirali in-
with interconnected spirals, multiple lozenges terconnesse, losanghe multiple e decorazioni a V. Una
and chevrons. A triple spiral is also engraved spirale tripla è incisa anche sul muro posteriore della ca-
on the back wall of the central chamber. The mera centrale. L’entrata, che guarda a est, è allineata
entrance, facing east, is aligned to the sunrise con il punto in cui sorge il sole il giorno del solstizio d’in-
on winter solstice, as are the passage tombs of verno, come nelle tombe a corridoio di Gavrinis in Bre-
Gavrinis in Brittany, and Maes Howe in the tagna e di Maes Howe nelle isole Orkney in Scozia.
Orkney Islands of Scotland. As the first light of Quando la prima luce del giorno più corto dell’anno en-
the shortest day of the year floods into the in- tra nella camera interna, la tomba si rianima, nel mo-
ner chamber, the tomb of death is quickened, mento della massima oscurità, per diventare il grembo
during the time of greatest darkness, to be- mitico della nuova vita (49). Feste, danze e celebrazioni
come the mythic womb of new life (49). Feast- collettive devono aver accompagnato questo fondamenta-
ing, dancing, and communal celebration must le evento sacro.
have accompanied this sacred and pivotal
event.

Conclusion Conclusioni
An abundance of anthropomorphic and Dalle culture dell’antica Europa, dell’antica Anatolia e
zoomorphic imagery has survived from the cul- delle regioni del Mediterraneo è giunta fino a noi una
tures of Old Europe, Old Anatolia and the grande quantità di immagini antropomorfiche e zoomor-
Mediterranean region that reflects persistent fiche che testimoniano attività rituali continuative colle-
ritual activities related to the seasonal realities gate alle realtà stagionali della vita neolitica.
of Neolithic life. The cosmogonic Goddess, in La dea cosmogonica, in molteplici forme, ha funzionato
multiple forms, functioned for millennia as a per millenni come una metafora multidimensionale della
multi-dimensional metaphor of the Sacred Sorgente Sacra della vita, dell’inevitabilità della morte e
Source of life, the inevitability of death, and della promessa della rinascita entro i grandi cicli ricor-
the promise of rebirth within the great recur- renti della natura.
ring cycles of the natural world.

References
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(49) See Gimbutas 1991: 296-305.


EMMANUEL ANATI
Centro Camuno di Studi Preistorici - Capo di Ponte, Brescia
IL CULTO DELLA MADRE GENITRICE:
LA RICERCA DELLE ORIGINI

Lo studio dell’arte preistorica era tradizional- elemento che affiorò già nel primo rapporto e
mente una disciplina a carattere regionale. Fi- che fu ulteriormente approfondito nel secondo
no a qualche anno fa, in varie parti del mondo, è quello di una presenza dell’arte a livello
dove l’argomento riscuoteva un certo interes- mondiale. Vi sono alcune manifestazioni isola-
se, il tema interessava in primo luogo l’area te che vengono fatte risalire ad epoche assai
geografica specifica. Gli studiosi francesi e remote, ma nessuna delle quali ha delle data-
spagnoli concentravano il loro interesse nel- zioni definitive e sicure.
l’Europa occidentale, in sud Africa l’accento ri- L’arte come fenomeno sociale e come mani-
guardava il sud Africa in Australia riguardava festazione culturale ripetitiva risale a circa
l’Australia. Si trattava quasi di compartimenti 50.000 anni fa. Dai due rapporti emerse che le
stagno, privi o quasi di ricerca globale o com- varie manifestazioni in Africa, Asia, Europa e
parativa. Oceania, dalle fasi più antiche mostrano sor-
Nel 1983 ebbi l’incarico dall’UNESCO di prendenti somiglianze. La più antica arte che
preparare un rapporto mondiale sullo stato attualmente si conosce nel continente ameri-
dell’arte preistorica e ciò mi costrinse ad usci- cano risale ad un’epoca più tarda. Le differen-
re dall’ambiente ristretto al quale mi ero pre- ziazioni regionali delle caratteristiche dell’arte
valentemente dedicato e che riguardava l’Eu- si sono sviluppate negli ultimi 25.000 anni,
ropa ed il Medio Oriente. Dieci anni più tardi mentre le manifestazioni precedenti sembrano
(1993) ebbi l’incarico di produrre un secondo indicare una matrice tipologica, stilistica e con-
rapporto mondiale e ciò permise di mettere cettuale unica. Si è così sviluppata l’ipotesi
in atto un inventario mondiale dell’arte prei- che l’arte visuale fosse legata all’Homo sa-
storica che si è sviluppato con il nome di pro- piens e alla sua diffusione sul pianeta; ne deri-
getto WARA (World Archives of Rock Art). Un va che l’arte sia nata prima della dispersione

Fig. 1 - Laussel, Marquay,


Dordogne, Francia. Arte dei
Cacciatori Arcaici. Rilievo del-
l’altorilievo che rappresenta
una donna matura, con un
corno in mano sul quale sono
incise tredici tacche eseguite
con tre strumenti diversi, ri-
spettivamente in gruppi di sei,
quattro e tre. Sull’anca destra
della donna è inciso un segno a
bâtonnet . Sul lato sinistro, in
basso, si vede una parte del ri-
lievo obliterata o danneggiata,
dove sembra vi sia stata una fi-
gura animale posta vertical-
mente. (Rilievo CCSP; Archi-
vio WARA W00725). (Da E.
Anati, 1989, p. 171).
26 Il Mito e il Culto della Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

Fig. 2 - Mal’ta, Irkutsk, Siberia. Fi-


gurina femminile in avorio con foro da
pendente e 27 tacche che separano 28
spazi. Le prime cinque tacche sono
sulla testa, le tacche da 14 a 17 se-
gnano l’area del pube. Probabilmente
questo oggetto, al collo di una ragazza,
serviva a memorizzare le fasi del ciclo
(rilievo CCSP; Archivio WARA
W00006). (Da E. Anati, 1989, p.
13).

Fig. 3 - Savignano, Modena, Italia. Statuetta a schema femminile paleoliti-


ca in pietra serpentinosa proveniente dai depositi alluvionali del fiume Panaro
denominata «Venere di Savignano». Altezza cm. 22. (Rilievo CCSP; Archi-
vio WARA W01132).

dell’Homo sapiens e che abbia fatto parte del smo e il monoteismo, si sono sviluppate pres-
bagaglio culturale che l’uomo si portò seco ne- so società complesse e sedentarie. Le conce-
gli altri continenti dalla sua terra d’origine in zioni religiose dei primordi, da quanto ci mo-
Africa. stra l’arte, erano di carattere animistico, si in-
L’arte dei primordi esprime un linguaggio centravano sulla ricerca di armonia con la natu-
articolato, una logica di base e delle credenze ra e l’ambiente, la simbiosi con il mondo ani-
che implicano la presenza di tali elementi nel- male. Dominava la ricerca di equilibrio e di si-
la cultura primaria dell’Homo sapiens e quindi nergia, tra mondo terreno e aldilà, tra mondo
nella nostra cultura primaria, rivelandoci degli delle tenebre nelle grotte oscure e mondo
archetipi del pensiero filosofico e della con- della luce sulla terra, tra mondo animale e
cettualità che sono alle radici della cultura. Co- mondo umano, tra valenze femminili e valenze
me ebbi l’occasione di illustrare su La religione maschili. Questi confronti illustrano un partico-
delle origini (1995), la concettualità di base delle lare aspetto della concettualità del Paleolitico:
credenze primarie espresse dall’arte preistori- la concezione dualistica del mondo, della so-
ca permette di risalire ad alcuni miti di origine cietà e dell’uomo. Anche il concetto di divinità
comuni, tra cui quello della grande migrazione non sembra esser esistito nelle prime fasi; vi
primordiale, il mito di una terra di origine pri- era però la credenza in un mondo dei morti
maria che alcune mitologie definiscono Giardi- che vedeva e controllava il mondo dei vivi e
no dell’Eden, la credenza nell’oltretomba e nel quale i padri e le madri ancestrali proteg-
quindi nella sopravvivenza dell’anima al corpo gevano o punivano i propri discendenti e il
e nel mondo dell’aldilà. proprio clan.
Da questi elementi primari si è successiva- Per quanto concerne il concetto ripetuto in
mente sviluppata la diversificazione concet- questo convegno, che riguarda la Dea Madre,
tuale che si è poi cristallizzata nelle religioni di sembra poter ricostruire attraverso l’arte prei-
epoca storica. Alcuni degli elementi che si rite- storica un processo formativo di questo con-
nevano primari si sono sviluppati invece stra- cetto, dalla venerazione di uno spirito ance-
da facendo e non fanno parte del bagaglio pri- strale femminile, che si può identificare con
mordiale della concettualità delle origini. l’archetipo, di una matrona che è la madre
Esempio classico è la concettualità dello scia- concettuale e spirituale del clan.
manismo, con lo sciamano che funge da me- Tale concetto primario è diffuso nel Paleoli-
dium tra il mondo dei vivi e il mondo dei mor- tico; assume la forma di divinità con l’inizio
ti. Non è diffuso a livello mondiale; in alcune dell’agricoltura e della produzione del cibo
regioni come l’Australia o come l’America si quando si attribuiscono a queste entità dei
palesa in epoche molto tarde e non fa parte di poteri soprannaturali di fecondazione delle
quel bagaglio primario che riscontriamo nelle terre coltivate e di fecondità delle donne desi-
più antiche manifestazioni artistiche. derose di avere dei figli. Tali desideri non
Ancora più tardo nell’evoluzione concettua- sembra rientrino nelle ambizioni dei popoli
le riflessa dall’arte preistorica è il concetto di cacciatori, specie se nomadi e costantemente
divinità. Tutte le religioni teistiche, il politei- alla ricerca di cacciagione.
Emmanuel Anati - Il culto della madre genitrice: la ricerca delle origini 27

Nell’arte preistorica si sono riconosciuti cin-


que grandi orizzonti definiti in base alla tipo-
logia, allo stile e alla tematica che li caratteriz-
zano e che coincidono con le attività economi-
che del gruppo.
I primi produttori di arte erano i Cacciatori
Arcaici, ovvero popolazioni carnivore che non
conoscono l’uso dell’arco e della freccia e che
cacciano prevalentemente con l’uso della lan- a b c
cia. Questa categoria solitamente non conosce
la scena, ma solo associazioni e sequenze di
grafemi e le immagini, ovvero pittogrammi, so-
no abbinate a simboli o ideogrammi e a slanci
di sensazioni definiti psicogrammi.
Nelle categorie successive uno di questi tre
elementi prende il sopravvento sugli altri, per g h
cui vi sono stili dove vi è una prevalenza di
pittogrammi e ve ne sono altri dove prevalgo-
no ideogrammi o psicogrammi.
Si riconoscono due tendenze di questa cate-
goria, una delle quali ha figure, ovvero pitto-
grammi in prevalenza di animali, l’altra invece
f
concentra il proprio interesse sulla figura uma-
na. La prima di queste tendenze ha l’arte rupe- d e i
stre e parietale come principale mezzo di Fig. 5 - Statuette femminili da:
espressione, la seconda invece ha in prevalenza a-b-c) Nebra, Germania. (Rilievo M. Otte & J.K. Kozlowski; Archivio WA-
l’arte mobiliare caratterizzata da statuette e RA W05513).
placchette decorate. Fino a 25.000 anni fa esiste- d-e) Andernach, Germania. (Rilievo M. Otte & J.K. Kozlowski; Archivio
va solo l’arte dei Cacciatori Arcaici che si espri- WARA W05514).
f) Andernach, Germania. (Rilievo M. Otte & J.K. Kozlowski; Archivio WA-
meva secondo le due tendenze menzionate. RA W05515).
Questa categoria ha persistito ed in pratica g-h) Gönnersdorf, Germania. (Rilievo M. Otte & J.K. Kozlowski; Archivio
persiste ancora presso alcune popolazioni WARA W05516).
marginali del Pianeta. Però si sono sviluppate i) Gönnersdorf, Germania. (Rilievo M. Otte & J.K. Kozlowski; Archivio
WARA W05517).
anche altre categorie con loro caratteristiche
proprie.
La categoria di Raccoglitori riflette un’eco-
nomia prevalentemente vegetariana ed è tra economico. Le immagini principali concernono
l’altro caratterizzata da un ampio uso di so- figure antropomorfe, probabilmente a caratte-
stanze allucinogene e dall’esecuzione di arte re mitologico e soprannaturale.
visuale in stato di allucinazione. Un tratto par- Sia nell’arte dei Cacciatori Arcaici sia in
ticolare di queste categorie è che l’arte non quella dei Raccoglitori non si riscontrano im-
sembra illustrare preoccupazioni di carattere magini che possano essere definite come divi-
nità. Come si è detto, vi sono immagini ma-
schili e femminili attribuibili a patriarchi e ma-
trone ancestrali. Nell’arte dei Raccoglitori vi
sono anche esseri mitologici muniti di corna e
di altri attributi soprannaturali. Sono conside-
rati spiriti ancestrali connessi a narrazioni mi-
tologiche e ve ne sono di tipi diversi e di am-
bo i sessi.
La terza categoria è quella dei Cacciatori
Evoluti, la cui principale attività è la caccia con
l’uso dell’arco e della freccia. In contrasto con
le precedenti due categorie, qui il metodo sin-
tattico dominante è la scena. Vi sono descri-
zioni di caccia, di guerra, di cerimonie, di feste
Fig. 4 - Totes Gebirge, Austria. Immagine femminile profondamente incisa e di relazioni con entità soprannaturali. In que-
con seni e triangolo pubico fortemente evidenziati. Le braccia e la testa sono sta categoria sono raffigurati degli esseri che
invece trascurate. Evidentemente sono enfatizzati alcuni attributi ritenuti es-
senziali ai fini dell’identificazione del pittogramma. (Rilievo CCSP; Archivio
potrebbero rappresentare delle divinità: sono
WARA W01857). (Da E. Anati, 1979, p. 149). raffigurati in scene di adorazione e sono preva-
28 Il Mito e il Culto della Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

Fig. 6 - Roc-aux-Sorciers, Angles-sur-Anglin, Vienne, Francia. Parte di un Fig. 7 - Gönnersdorf, Germania. Frammento di placchetta ain pietra incisa
grande pannello in rilievo. Si vedono tre corpi femminili e sulla destra, due fi- con figure femminili di profilo. Periodo maddaleniano, Paleolitico superiore.
gure animali, probabilmente bisonti l’uno sopra l’altro sotto il corpo femmini- (Rilievo G. Bosinski; Archivio WARA W003299. (Da G. Bosinski in BCSP,
le. La sovrapposizione è sicuramente intenzionale. Paleolitico superiore. (Ri- vol. V, 1970, p. 78).
lievo CCSP; Archivio WARA W00190). (Da E. Anati, 1989, p. 51).

lentemente di sesso maschile. La rappresenta- Mentre per i Cacciatori Arcaici le associazio-


zione di divinità diventa un argomento domi- ni comprendono pittogrammi, ideogrammi,
nante solo successivamente. In varie parti del psicogrammi, presso i Raccoglitori pittogrammi
mondo i Cacciatori Evoluti sono presenti negli e ideogrammi sono ben distinti, mentre il ruo-
ultimi 12.000 anni. Casi sporadici leggermente lo di psicogramma è ricoperto dai dettagli
più antichi sono riferibili all’Azerbaijan e al stessi dei pittogrammi. Presso i Cacciatori Evo-
Sud Africa, mentre fuori dall’area del Vecchio luti, invece, la forma grammaticale dominante
Mondo (Africa, Europa, Asia) questa categoria è il pittogramma; l’ideogramma è più raro e lo
è assai più tarda. psicogramma pressoché assente.

Fig. 8 - Bujuk Dash, Gobustan, Azerbaijan. Incisioni rupestri di figure an-


tropomorfe, presumibilmente femminili, con oggetti sulla spalla e motivi deco-
rativi di abbigliamento, si sovrappongono ad una grande figura di bovide in
uno stile tardo dei Cacciatori Arcaici. La figura antropomorfa in basso misura
circa cm. 150. A fasi dove prevalgono le figure antropomorfe seguono fasi do-
ve prevalgono le figure zoomorfe come se due tipi diversi di popolazioni si fos-
sero alternati nel territorio. (Rilievo I.M. Djafarsade, Archivio WARA
W02052; foto E. Anati, Archivio WARA W05583).
Emmanuel Anati - Il culto della madre genitrice: la ricerca delle origini 29

La categoria successiva è quella delle po-


polazioni di Pastori e di Allevatori del bestia-
me. Salvo qualche raro caso, questa categoria
è circoscritta al Nord Africa, al Medio Oriente e
all’Asia Centrale. Le più antiche manifestazioni
che si conoscono provengono dalla penisola
arabica e dalla Valle del Nilo e sono riferibili
circa a 8000 anni a.C. Il tema dominante è l’ani-
male domestico, la sintassi è caratterizzata
dalla scena che in pratica ha una tematica ri-
stretta alle grandi mandrie, a storie di vita
quotidiana, sentimentale ed erotica e al mon-
do immaginario degli spiriti e dei folletti che
popolano la savana e il deserto. Qui il tema
grammaticale principale è il pittogramma con
Fig. 9 - Oued Mertoutek, Hoggar, Algeria. Ragazze che danzano. (Rilievo di
figure antropomorfe e zoomorfe pressoché in E. Anati da fotografia; Archivio WARA W00235). (Da E. Anati, 1994,
egual misura. Gli ideogrammi sono pochi e di p. 105).
carattere ripetitivo e gli psicogrammi sono pra-
ticamente assenti. In questa categoria, in parti-
colare in Arabia, vi sono delle immagini fem-
minili che vengono adorate alle quali sembra ruolo fondamentale nell’economia vi siano
si possa attribuire il titolo di divinità. maggiori probabilità dello svilupparsi di una
La più tarda delle categorie è quella che ri- ideologia con divinità femminili, dove invece
guarda le popolazioni ad Economia Complessa domina la caccia, così come il commercio o la
che appare in Europa e nel Medio Oriente at- pesca, vi sia una chiara prevalenza di divinità
torno a 6000 anni a.C. Si diffonde più tardi nel maschili. La presenza di una divinità unica pa-
Nord Africa, specie lungo la fascia costiera e re essere una caratteristica delle società con
poi si espande a tutta l’Asia e ad alcune zone struttura politica centralizzata e con organizza-
specifiche delle grandi pianure nord america- zione sociale piramidale. Anche il monoteismo
ne del Meso-America e dell’area andina. La riflette aspetti della vita delle società che lo
scena è la forma grammaticale fondamentale, professano.
cinque temi dominanti sono: antropomorfi, Questa ricerca sulle origini della divinità ci
zoomorfi, oggetti, figurazioni topografiche e porta ad ipotizzare una fase «pre-divinità» nel-
simboli. la quale prendono piede le tradizioni di spiriti
Tra le figure antropomorfe e zoomorfe si ri- ancestrali, femminili e maschili, che riflettono
conoscono divinità sia maschili sia femminili. l’identità del clan e la ricerca delle origini del-
In alcune zone dominano figure di divinità l’etnia, nel quadro di una concettualità animi-
femminili, in altre di divinità maschili. stica. Vi sono rappresentazioni di entità che
Nel complesso si ha l’impressione che nelle potrebbero essere divinità, presso i popoli al-
ere e nei periodi nei quali l’agricoltura ha un levatori e pastori. Alcune di queste si riferisco-

Fig. 10 - Gruppo di quattro donne in corsa. Pittura rupestre in rosso di Unbalanja (Australia) (Da C.P. Mountfotrd, 1956, p. 115: Archivio WARA W020227.
30 La Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

Fig. 11 - Gora Beiokdash, Gobustan, Azerbaijan. Roccia n. 42. Incisioni ru-


pestri di popolazioni ad Economia Complessa, Agricoltori Incipienti; conserva-
no ideogrammi dei Cacciatori Arcaici Simboli per maschile e femminile: il
simbolo «arbôlet» o «ramo» indica il sesso maschile mentre le due linee pa- Fig. 12 - Bujuk Dash, Grotta Ana Zaga, Gobustan, Azerbaijan. Sequenza
rallele sul fianco della donna, o «labbra», indicano il sesso femminile. Questa di incisioni di epoche diverse. Rilievo sommario delle incisioni della Grotta
potrebbe essere un’indicazione dei nomi dati da quelle genti agli organi ses- di Ana Zaga con indicazione delle sovrapposizioni. (Rilievo CCSP, Archivio
suali. Altezza della figura maschile circa cm. 110. (Rilievo I.M. Djafarsade, WARA W05729).
in E. Anati, 1992; Archivio WARA W00287).

Emmanuel Anati - Il culto della madre genitrice: la ricerca delle origini 31

no ad esseri antropomorfi femminili. Divinità


vere e proprie, dei due sessi, si sviluppano
presso popolazioni sedentarie ad economia
complessa. Alcune di tali popolazioni hanno
particolarmente a cuore le divinità femminili.
Altri hanno divinità maschili o anche asessua-
Fig. 13 - Kimberley,
te. Nei pantheon di tutte le popolazioni poli- Nord dell’Australia.
teistiche vi sono divinità dei due sessi. In tale Pitture rupestri che
contesto però, come si è detto, lo spirito della raffigurano esseri
umani splendidamente
matrona o madre ancestrale sembra essere abbigliati e adornati in
presente assai prima dello svilupparsi del con- un’area dove, fino al
contatto con gli Euro-
cetto di divinità. pei, gli Aborigeni vive-
vano nudi. La figura
centrale (alta m. 1,25)
Nota: Il presente testo è una sintesi di alcu- ha una treccia che fa
ni capitoli di tre precedenti opere dello stesso pensare a capelli di po-
autore: Origini dell’arte e della concettualità (1989), polazioni eurosiatiche e
un abbigliamento pie-
La religione delle origini (1995), Les racines de la cul- no di fantasia. (Rilievo
ture (1995). Le illustrazioni sono copyright Ar- Welch; Archivio WA-
RA W06813).
chivio WARA ed ogni riproduzione non autoriz- (Da D. Welch, 1993,
zata per iscritto è vietata. p. 18).
32 Il Mito e il Culto della Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

Fig. 14 - Pozzi di Al-Ain, Arabia. Incisione rupestre di figura femminile in Fig. 15 - Kaukab Hill, Arabia Centrale. Figura mitologica di divinità fem-
stile «Long Haired». Età del Ferro. (Rilievo CCSP; Archivio WARA minile guerriera con arco e frecce affiancata da un piccolo personaggio con
W00114). (Da E. Anati, 1974b, vol. IV, p. 141). scudo e arma, probabilmente mascherato. (Rilievo CCSP; Archivio WARA
W01984). (Da E. Anati, 1968c, vol. I, p. 116).

Fig. 16 - Dakhala Oasis, Egitto. Abiti elaborati degli abitanti delle oasi.
Due donne vestite elegantemente sono assistite da altre due vestite più mode-
stamente. Su entrambi i lati della scena è ripetuto lo stesso ideogramma: due
esseri umani vicini a significare «unione». Le due donne sembrano preparar-
si ad una cerimonia (matrimonio?). Le figure possono essere attribuite al
Neolitico antico mentre una figura umana con un bovino sulla destra sembra
un’aggiunta successiva. (Rilievo CCSP; Archivio WARA W02018). (Da E.
Anati, 1994, p. 138).
Emmanuel Anati - Il culto della madre genitrice: la ricerca delle origini 33

Fig. 17 - Kaukab Hill, Arabia


Centrale. Figure femminili idealiz-
zate ed estetizzate del periodo pasto-
rale. (Rilievo CCSP; Archivio WA-
RA W00108). (Da E. Anati,
1968c, vol. I, p. 144).
34 Il Mito e il Culto della Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

Fig. 18 - Rished, Askun, Bohuslän, Norvegia. Uomo e donna con grandi mani. (Ri- Fig. 19 - Fossum, Tanum, Svezia. Sintesi di figura femminile. La
lievo E. Anati; Archivio WARA W02023). (Da E. Anati, 1995, p. 276). coppella fra le gambe indica il sesso, che è ulteriormente evidenziato
dai capelli lunghi, già allora elemento distintivo della figura femmi-
nile. (Rilievo CCSP; Archivio WARA W07099). (Da E. Anati,
1995, p. 280).

Fig. 20 - Tanum, Bohuslan, Svezia. Scena di unione sessuale tra personag-


gi maschili mascherati e femminili dalla testa di uccello. (Rilievo Brand;
Archivio WARA W070100). (Da Brand, 1919).
Emmanuel Anati - Il culto della madre genitrice: la ricerca delle origini 35

Fig. 21 - Hagar Qim, Malta. Statuetta dell’essere pingue. Divinità erma- Fig. 22 - Hagar Qim, Malta. Figurina femminile. (Da A. Fradkin Anati &
frodita. (Da A. Fradkin Anati & E. Anati, 1988; Archivio WARA W05124). E. Anati, 1988; Archivio WARA W05004).

Fig. 23 - Vitlycke, Tanum, Svezia. Incisioni rupestri di un gruppo ad Econo- «copulare», mentre quello vicino al piede dell’essere più grande sembra signi-
mia Complessa. Una coppia copula sotto la protezione di un dio itifallico che ficare «andare», quello vicino all’ascia sembra enfatizzare la metafora della
regge un’ascia sopra di loro. Il punto, in tre differenti posti della scena, ha il testa perforata dell’ascia penetrata dal manico. (Da E. Anati, 1995, Archivio
significato di «fare». Il punto vicino al piede della coppia potrebbe voler dire WARA W01385).
LUISELLA VEROLI
Melusine, Milano
LUOGHI DI CULTO, CULTO DEI LUOGHI

Come fondatrice dell’Associazione Melusine di luogo comune che considera l’arte pre-classica
Milano, che ha preparato il percorso scientifico misera e non presentabile, da riseppellire sot-
della mostra di oggetti di culto della Grande to terra o negli scantinati dei musei.
Dea nell’arte preistorica, ringrazio Monique Ma, vi chiederete, che cosa è Melusine? Chi
Goudet, conservatore capo del Museo di Terra sono queste donne di Milano che appassiona-
Amata di Nizza. È grazie alla collezione da lei tamente si dedicano all’Archeomitologia?
realizzata, con la collaborazione di una trenti- Con le parole della poetessa Cristina Cam-
na di organismi scientifici internazionali, che po, noi diciamo: «Maturità è districare ciò che
potrete vedere riunite, per la prima volta in è nostro dalle origini». E così riveliamo il no-
Italia, un centinaio di cosiddette Veneri della stro desiderio, che non è quello di cullarsi nel-
preistoria. la nostalgia delle origini, ma di intraprendere
Monique Goudet, prima ancora di conosce- un viaggio verso le sorgenti dimenticate della
re l’opera di Marija Gimbutas, era stata spinta creatività femminile per reimmetterla nella
a documentare le rappresentazioni femminili cultura e nelle nostre vite.
nell’arte preistorica dall’osservazione dei bam- Nasce così quindici anni fa un gruppo di
bini che, seguendo le visite guidate al Museo, studio interdisciplinare su miti, riti, simboli an-
dicevano: «Si parla sempre solo di uomini cestrali che Silvia Vegetti Finzi chiamò «Ar-
preistorici. Allora, le donne non esistevano»? cheologia dell’immaginario femminile».
A distanza di una decina di anni dalla prima Nel 1987 avevamo scelto Melusine come
esposizione a Nizza, che Monique Goudet inti- nome da dare al nostro progetto che prevede-
tolò Eves et rêves, oggi, grazie anche a Milli Vio- va di promuovere, tra l’altro, la ricerca della
lante, all’Associazione Armonie e a Daniela soggettività femminile e della creatività indivi-
Facchinato, la mostra ha varcato i confini, che duale a partire dalla poesia. La poesia a volte
sono una invenzione storica e non certo prei- salva la vita. È il caso di Alda Merini che non
storica, e porta il titolo del mio recente libro, ebbe altri mezzi che la propria voce per uscire
Prima di Eva. dall’inferno psichiatrico, e mi affidò il racconto
Nei pannelli e nelle didascalie ho cauta- della sua vita affinché venisse trascritto in quel
mente introdotto intuizioni, immaginario e lin- nostro libro dal titolo significativo: Reato di Vita.
guaggio poetico. Per esempio, nelle sezioni Perché abitare poeticamente il mondo oggi
Paleolitico e Neolitico troverete anche la defi- sembra un reato.
nizione «età della Roccia Madre» e «età della Melusine è una fata del mondo celtico e,
Terra Madre» come nei primi due capitoli del come gran parte delle fate medievali, è una di-
mio libro così introdotti: vinità detronizzata. Mère Lusine (dal latino
Mater Lucina) era uno dei tanti nomi della Dea
Chiamo età della Roccia Madre il Paleolitico, il tempo delle origi- della luce lunare, protettrice del parto. Le me-
ni, quando la caverna era sentita, dal popolo dei cacciatori e delle
raccoglitrici, come utero materno da cui tutto nasce e a cui tutto tamorfosi di una Dea sono numerose: uccello,
ritorna. serpente, cinghiale, ma soprattutto si presenta
nell’aspetto di donna, più spesso di tre donne.
Chiamo età della Terra Madre il Neolitico, dei primi agricoltori e Secondo la leggenda, raccolta in due ro-
delle prime vasaie, nell’immaginario il tempo in cui il divino non manzi della fine del 1300, Melusine appare,
era più simbolizzato dall’utero roccioso della caverna ma dall’umi-
do grembo della terra lavorata da cui si nasce e a cui si ritorna.
accanto a una fonte, insieme ad altre due da-
me, alla vista incantata di un cacciatore che si
Si spera così di contribuire a stimolare l’ar- era smarrito nel bosco.
cheologia a uscire dalla fase descrittiva per La triade femminile è sempre un indizio
cercare di intravvedere, di ipotizzare, come ha che siamo alla presenza della Grande Dea e la
fatto Marija Gimbutas, il messaggio esistenzia- fonte ne è il luogo di culto privilegiato.
le e gli interrogativi che, in quanto genere Melusine promette al cacciatore ricchezze e
umano, ci accomunano ai nostri ancestrali fra- prosperità in cambio dell’impegno, in un patto
telli e sorelle dell’età della pietra che conside- nuziale, a non cercare di sapere cosa lei faces-
ravano il femminile una presenza sacra con cui se il sabato, che riservava come giornata tutta
dialogare. per sé.
Si spera anche di contribuire a superare il Il giovane accetta e il matrimonio funziona.
38 Il Mito e il Culto della Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

Melusine partorisce dal degli iniziati e se guar-


suo grembo divino non diamo le statuette del-
solo figli segnati da stig- l’età del bronzo a Creta
mate, come denti di cin- vediamo che a maneg-
ghiale o occhi sulla fronte giarli erano sacerdotes-
– simboli dell’iniziazione se. Nonostante l’incalza-
alla religione della Terra – re delle invasioni in-
ma anche castelli, chiese, doeuropee con la loro
abbazie. nuova ideologia patriar-
Ma un sabato, spinto cale, nelle isole del Me-
dalla gelosia e dalla curio- diterraneo si manterrà
sità, il Principe spia attra- più a lungo la cultura
verso il buco della serra- precedente.
tura e scopre che la sua Il segreto dell’iniziazio-
sposa, mentre sta facendo ne alla religione della
il bagno, si metamorfizza Terra fu a lungo tenuto
in serpente. ben custodito, ma a un
Questo tradimento del certo punto andò perdu-
patto provocherà la defi- Fig. 1 - Statuette in ceramica trovate nei depositi del tempio del palaz- to. La perdita del mi-
nitiva trasformazione di zo di Cnosso a Creta. Sono del 1700 a.C. circa. Il serpente presto si stero del serpente e
Melusine in uccello not- trasformerà nelle mani di Zeus in fulmine e in quelle degli uomini in dell’utilizzazione delle
armi di metallo. Si esce così dall’età della pietra. Si entra nella «civiltà».
turno che tormenterà, co- energie psichiche ine-
me un incubo, il sonno degli umani. renti la sua simbologia determinò nel corso
Nel linguaggio della religione della Dea ciò della storia equivoci e persecuzioni nei con-
significa che non bisogna rivelare, a chi non ha fronti delle donne e del serpente, entrambi
ricevuto una completa iniziazione, i segreti demonizzati. Persino il gatto, che era un aiu-
delle metamorfosi del corpo femminile e della tante magico della Dea – come vedete nella
Terra, che erano dei Misteri religiosi custoditi statuetta di Creta, era sulla testa della sacer-
e amministrati dalla sapienza femminile della dotessa – verrà considerato diabolico e brucia-
ciclicità lunare. to insieme alle «streghe».
Nei nostri miti mediterranei le tre età della Ben prima dell’Inquisizione, comunque,
donna corrispondono ai tre aspetti della Dea con la formazione delle prime città a dominan-
come figlia, come madre di figli divini, come za maschile, la donna progressivamente cessa
vecchia e Madre dei morti. Le metamorfosi del di essere considerata una iniziatrice alla sa-
corpo femminile venivano proiettate in cielo e pienza e alla spiritualità. A Delo, l’isola greca
rappresentate nell’immaginario dalla falce del- dedicata ad Apollo, non si poteva nascere né
la luna crescente, dalla luna piena e dal corno morire. Le puerpere venivano trasportate su
della luna calante. La Dea come Luna era ma- un’isola vicina perché non contaminassero con
dre dei tre mondi: celeste, sotterraneo e terre- la materialità del parto la creatività dello spiri-
stre. Era cioè sovrana universale, immagine vi- to. Invece in Anatolia, a Çatal Hüyük, le donne
vente della fecondità della Terra, delle acque dell’età della pietra partorivano all’interno del
e del cosmo. loro villaggio in un santuario dipinto con ocra
Il bagno di Melusine non è un fatto igienico rossa e con affreschi che celebravano la nascita
ma allude a un bagno rituale. Il sabato, in segui- come evento sacro di comunione con il divino.
to dedicato alla Madonna, secondo le antiche Veniamo ora agli oggetti di culto dell’età della
tradizioni era il giorno in cui le donne ridiventa- Roccia Madre.
vano Dee-serpente rigenerando se stesse. Ci siamo chieste perché mai i nostri proge-
La sacralità si esprime per simboli che sono nitori sapiens-sapiens, capaci di dipingere e
sempre oscuri per i non iniziati. scolpire animali dalle forme proporzionate, na-
I devoti all’antica religione della Terra cono- turalistiche, di stupefacente realismo, rappre-
scevano il serpente come simbolo dell’energia sentarono anche donne obese, sproporziona-
vitale, della saggezza, della guarigione e della te, scolpite in osso, pietra, avorio, in Moravia
trasformazione spirituale. persino in terracotta.
Naturalmente il serpente non poteva esse- La terracotta è un’arte che implica cono-
re avvicinato da chi non sapeva trasformare il scenze tecniche sino ad ora non riconosciute al
veleno in farmaco o da chi non aveva ricevuto popolo di cacciatori di mammuth del Paleoliti-
una iniziazione, rispettando tutte le tappe di co superiore. Invece ai piedi dei monti Pavlov,
avvicinamento ai Misteri delle trasformazioni a nord del confine tra Moravia e Austria, è sta-
dei frutti della donna e della Terra. to trovato un forno con un grande numero di
Maneggiare i serpenti era una prerogativa frammenti di statuette.
Luisella Veroli - Luogo di culto, culto dei luoghi 39

La struttura adibita a forno per ceramica è Eva era uno dei nomi della Grande Dea e
stata trovata in posizione isolata rispetto al resto nei miti del Mediterraneo orientale Adamo è
dell’abitato. È stata interpretata come l’abitazio- una creatura formata dalla Dea Terra, cioè dal-
ne dello sciamano. la sua stessa argilla inumidita di sangue. Adom
Ma non potrebbe essere stata una donna in ebraico significa rosso e Adamah è la terra.
l’inventrice della terracotta? Perché, ci siamo Nel dizionario biblico (Brown Driver Briggs) si
chieste, nel nostro attuale immaginario se c’è legge che Eva viene da Chava, radice connessa
una invenzione pensiamo, anche per la prei- con la parola vita.
storia, a una creatività solo maschile? Se a un Le testimonianze mitologiche e linguistiche
certo punto della storia la società si dà una suggeriscono che fu Eva a creare Adamo. L’evi-
struttura androcentrica, confinando la donna denza biologica del corpo femminile che cre-
nella casa e tagliandola fuori da tutti i processi sce, genera e nutre era interpretata come una
conoscitivi, non è detto che sia sempre e magia delle donne.
ovunque stato così. Forse la potenza magica generativa era invi-
Nella tradizione andina, ad esempio, alla diata dagli uomini, ma saggiamente era presa
sacra e misteriosa arte della ceramica poteva a modello per altri tipi di esperienza sapien-
consacrarsi unicamente la donna che ne impa- ziale. Ad esempio, il percorso del materno era
rava i segreti, gelosamente custoditi e traman- con enfasi ritualmente simbolizzato nel fare ar-
dati di madre in figlia. Ne La vasaia gelosa Lévy- tistico: le opere d’arte della preistoria veniva-
Strauss riferisce che le donne costruivano, lon- no ricoperte di ocra rossa, simbolo del sangue
tano dal villaggio, una capanna per celebrare il del parto, il sangue della vita.
rito di plasmare e cuocere la creta, nel più as- Il versetto 2,7 della Genesi: «Il Signore Dio
soluto silenzio, comunicando tra loro solo per formò l’uomo dal fango della terra e gli inspirò in faccia
mezzo di segni. un soffio di vita; e l’uomo fu fatto in anima vivente» è
Se nella mitologia andina è la Signora della stato letto come storia delle origini dell’uo-
ceramica a plasmare per prima gli organi geni- mo.
tali femminili, in altre mitologie fu una Dea a Ma mi chiedo e vi chiedo: non potrebbe es-
plasmare nella terra i primi esseri viventi. Nel- sere letto come la narrazione del mistero della
la mitologia europea l’agricoltura, la tessitura, terracotta?
la filatura, la medicina, la poesia sono doni fat- La modellatura dell’argilla che diventa ros-
ti all’umanità dalla Grande Dea o da tre donne sa con la cottura non era solo una tecnica, ma
divinizzate: le Parche, le Ore, le Tre Grazie. un’esperienza mistica e misterica.
L’inconscio custodisce la rappresentazione La nascita di Eva dalla costola di Adamo
del femminile come tre donne, spiega Sig- potrebbe essere il racconto dell’esperienza
mund Freud ne Il motivo della scelta degli scrigni. mistica dell’incisione e della scultura nell’osso.
Perché le statuette maschili sono rarissime La nascita di Adamo dal fango potrebbe esse-
nella preistoria? re il racconto della modellatura e della cottura
A giudicare dall’archeologia e dalla mitolo- nel forno in cui si era scoperto che bisognava
gia, non c’è dubbio che a essere creata dall’a- insufflare aria: il soffio della vita. Fissate dalla
vorio, dal corno, dall’osso e dalla terra fu dap- cottura, le opere diventavano immutabili ed
prima Eva. eterne, diventavano cultura.
Imporre una forma alla materia, strappan-
dola al campo illimitato del possibile, diven-
tava atto simbolico, comunicazione, la prima
forma di sacra scrittura. Miti sumeri e indiani
raccontano che l’inventrice della scrittura fu
una Dea. L’atto di incidere, di scolpire, di di-
pingere, di impastare la terra non potrebbe
essere stato un rito misterico, sapienziale, ini-
ziatico al quale le donne partecipavano attiva-
mente?
Maneggiando le statuette per decidere co-
me esporle per la mostra, abbiamo potuto
constatare che alcune hanno degli incavi o dei
buchetti intenzionali sul capo o sul corpo, pra-
ticati forse per fissare ornamenti come erbe,
piume, fiori. Mi piace pensare che le statuette
non erano Veneri o il ritratto di donne preisto-
Fig. 2 - Statuetta in argilla mescolata a polvere d’osso per favorirne la tenuta
riche adipose, ma oggetti da preghiera cui si
durante la cottura a 500 gradi; da Vestonice (Moravia meridionale), 24500 a.C. rivolgevano invocazioni come questa contenu-
40 Il Mito e il Culto della Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

ta nel Devi-Mahatmya (400 a.C.) e diretta alla alle metamorfosi fisiche e spirituali di cui il cor-
Grande Madre Durga: po femminile è crogiuolo e segreto testimone.
Le donne non hanno fondato religioni uffi-
«Quelle tue forme amorose nei Tre Mondi ciali né gerarchie sacerdotali, ma da sempre
e quelle tue forme furiose, sono le custodi di una esperienza soggettiva
salvaci in ciascuna di esse»
del divino che unisce corpo e spiritualità. Il lo-
In alcune case dei primi villaggi neolitici so-
ro immaginario epico non esalta la morte eroi-
no stati trovati degli altarini e dei tempietti co-
ca, ma la preservazione e la perpetuazione
me questi del 5000 a.C. fotografati nel Museo
della vita, in sintonia con la vita eterna del
delle antichità nazionali di Bucarest.
creato.
E ora cercherò di illustrare il mio viaggio
nell’età della Roccia Madre (Paleolitico supe-
riore: 30000-10000 a.C.) alla ricerca dei primor-
diali luoghi di culto della Dea.
Nell’immaginario contemporaneo il tempio,
il santuario è una armoniosa costruzione archi-
tettonica separata dagli insediamenti residen-
ziali. Il prototipo, il tempio archetipico è di-
ventato il Partenone, un luogo sacro cui si
ascende, per tendere verso la luce, verso l’alto
dei cieli.
Fig. 3 - Tempietto con finestrelle tonde (h. 24 cm; l. 51 cm). Invece i luoghi di culto paleolitici erano nel-
la natura selvaggia, nelle caverne naturali, nei
ripari sotto roccia.
In Prima di Eva (inteso come libro, non come
mostra) ho cercato di descrivere come un per-
corso iniziatico al femminile la mia discesa nel-
le caverne dove i nostri progenitori rivivevano i
misteri della nascita, dell’amore e della morte,
eternando sulle pareti dell’utero della Roccia
Madre le primissime sacre rappresentazioni.
Ora vi descriverò come ho ricostruito la
possibile topografia fisica e spirituale del culto
più antico della Dea.
Il riparo sotto roccia di Laussel, in Dordo-
gna, è quello che ha restituito i reperti più an-
tichi (30000-25000 a.C.) di nudi femminili di
Fig. 4 - Altare di terracotta con due figure umane, forse la Dea come madre una certa grandezza. Sono bassorilievi alti cir-
e come figlia, con al collo pendaglietti a forma di violino (h. 1 m; l. 1 m).
ca mezzo metro, uno
era su un masso intra-
sportabile.
La Venere di Laus-
sel (Figura 6) si accinge
a bere da un corno con
13 tacche incise (un ca-
lendario basato sulle
fasi lunari e mestruali,
dicono alcuni studiosi)
e porta una sottilissi-
ma cintura incisa intor-
no alla vita che ha atti-
rato la mia attenzione.
Ancora oggi di una
donna in gravidanza
Fig. 5 - Tempietto a forma di Dea-uccello con collana; sul retro si apre un Fig. 6
foro tondo (h. 40 cm). diciamo incinta (dal la-
tino incingere = cingere
intorno). Chi si consacra a una religione si met-
Mi piace pensare che le donne introduces- te una cintura.
sero nel tempietto domestico statuette simbo- Ci siamo chieste: «Possibile che la cintura, cui
lo del corpo della Dea per celebrare riti legati l’inno omerico ad Afrodite attribuisce divino
Luisella Veroli - Luogo di culto, culto dei luoghi 41

ne di una nuova percezione di sé in rapporto


alla natura, il trionfo dell’io sulla materia?
E se la rappresentazione mitoarcheologica
del femminile come tre donne fosse un arche-
tipo?
Come sapete, per Jung l’archetipo è un sim-
bolo dell’inconscio che condensa in sé molti
significati, è una specie di sogno originario
dell’umanità. In quanto archetipo è immutabi-
le e appartiene al genere umano da
sempre. Quello che possiamo cam-
biare nel tempo è la sua lettura indi-
viduale e collettiva.
La Dea non si presenta con una for-
ma fissa, né con un unico nome. Si
b presenta come tre donne in conti-
nua trasformazione.
Oggi potremmo leggerle come una
a c figura proveniente dalla profondità
Fig. 7 - Questa è la mia ipotetica ricostruzione della sequenza della rappre-
della terra e delle nostre anime per
sentazione della Triplice Dea di Laussel che lancia come un boomerang le fal- invitarci a correggere le pretese onnipotenti
ci lunari in cielo. Se così fosse, sarebbero corpi in menopausa, non più erotici dell’io unico che vuole capire tutto, spiegare e
e generativi sul piano umano, a simbolizzare la fecondità sul piano cosmico.
manipolare ogni cosa. La triade femminile invi-
ta a correggere l’immagine onnipotente del Dio
potere seduttivo, fosse già rappresentata – più originario pensato come maschile, unico, uni-
di ventimila anni prima dell’invenzione dell’al- versale. Ci invita a sfuggire all’eventuale onni-
fabeto – con intenzioni simboliche?» potenza speculare di chi pensa di sostituire
Quando lessi le relazioni di scavo del 1911, Dio con una Dea altrettanto unica e universale
un’altra cosa che mi colpì è che lo scopritore che cancella e ingloba le differenze. Ci invita a
racconta di tre bassorilievi femminili trovati a entrare in contatto con il sacro che è in noi e a
pochi metri uno dall’altro, simili nelle fattezze, rinunciare al linguaggio solo intellettuale,
nelle dimensioni e nel fatto di recare tracce di astratto (tratto fuori dal corpo) per fondare un
ocra rossa. nuovo sapere «animato», capace di integrare
Mi metto a cercarle tutte e tre nei musei. In- corpo e mente.
traprendo un avventuroso viaggio per cercare L’Eros, la potenza generativa primordiale che
il luogo, ormai abbandonato, dove erano origi- appariva sotto sembianze femminili, non è un
nariamente collocate. Riporto foto, sensazioni potere su qualcuno ma un potere di (come dice Ria-
e intuizioni nel gruppo di ricerca con cui mi ne Eisler), potere di illuminare e trasformare.
confronto. Propongo una possibile sequenza Se riusciremo a mantenere lo stupore per le
della collocazione originaria. molteplici possibilità creative che l’umanità
Ulteriori ricerche successive alla pubblica-
zione di Prima di Eva mi hanno portata a scopri- Fig. 8 - Bassorilievo scoperto nel 1950 in una caverna a Angles sur Anglin
re che anche nelle altre due grotte che conten- (Vienne). Una è vista di fronte, una di tre quarti e l’altra di profilo. L’altezza
di questi busti è di 120 cm. Se fossero stati corpi interi, sarebbero stati a
gono bassorilievi femminili paleolitici sono tre grandezza naturale. Siamo nel 12200 a.C. e, sebbene siano passati quindici-
i corpi femmini rappresentati. Non mi risulta mila anni dalla Venere di Laussel (siamo ancora nell’età della Roccia Ma-
dre), mi sembra si rappresenti ancora una forza primordiale fecondante pre-
sia mai stata sottolineata questa strana coinci- sente nel corpo femminile e nella Luna che crescendo favorisce, per stimola-
denza. zione simpatica, ogni nuova nascita.
Possibile che già nel Paleolitico si rappre-
sentasse il femminile come tre donne diviniz-
zate? Sta di fatto che chi ha fatto sorgere dalle
pareti tutte queste «Veneri» ha sempre rispet-
tato le forme naturali della roccia limitandosi a
sottolinearne certe forme. Le figure non si se-
parano totalmente dalla Roccia Madre, come se
la psiche si sentisse un tutt’uno con la matrice
originaria: la madre-materia cosmica. Ci vorran-
no migliaia di anni perché le Veneri del classici-
smo greco e romano, completamente levigate,
si separino dalla roccia per diventare naturali-
stiche statue a tutto tondo. Saranno l’espressio-
42 Il Mito e il Culto della Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

Fig. 9 - Passano altri tremila anni, ma anche nella grotta di Magdeleine des
Albis (Penne-Tarn) i bassorilievi femminili sono tre. Sono stati talmente deli-
catamente modellati da eludere l’occhio di generazioni di studiosi che scavava-
no all’entrata della caverna.
Fu un ingegnere abituato a lavorare nel deserto che le vide sorgere dalla roc-
cia, illuminata a sprazzi dai raggi del sole.
Del resto era con la luce vacillante delle lucerne di pietra riempite di grasso
che i nostri progenitori animavano le incisioni e le pitture nelle caverne più
oscure. Faceva probabilmente parte di una iniziazione arrivare, spesso attra-
versando cunicoli fangosi e bui, a veder sorgere dallo sfondo roccioso le figure
che si animavano.

può ancora far nascere, se non di- sta junghiana, nel «Dialogo sull’e-
menticheremo le nostre radici, se nigma della bellezza»: Nel racconta-
torneremo a rispettare la Terra e il re la propria storia, le donne in analisi
femminile e a separarci psicologi- mutano anche lo sguardo. Percepisco a
camente dal materno senza rinne- tratti il riemergere dei volti che si aveva-
garlo, se, dentro e fuori di noi, ma- no nei primi mesi di vita: lo sguardo del-
schile e femminile torneranno a l’innocenza, una cosa talmente forte che
dialogare in modo fecondo, allora si capisce che si era messa lì molta prote-
Cielo e Terra ri/celebreranno le zione per coprire la bellezza dello sguardo
nozze sacre, il Cielo tornerà a di- innocente, come se ci fosse un continuo
stendersi ad arco sopra la Terra tentativo da parte del mondo di annulla-
per proteggerla e non per domi- re e tenere sotto controllo. Proteggerla,
narla. ricostruirla è il compito (in Prima di
Per concludere, vi mostro questa Eva, p. 173).
statuetta del 3000 a.C. da Olbia. Ci Se questo secolo bambino, ap-
piace pensare che si tratti del sor- pena nato, comincerà a sorriderci
riso di una iniziata al culto della dipenderà dagli iniziati e dalle
Dea. Fig. 10 iniziate che da sempre continua-
È il sorriso dell’innocenza, del- no a scombinare le carte dei gio-
lo sguardo senza possesso, comune tanto ai chi di potere, a celebrare i misteri delle meta-
bambini quanto all’infanzia dell’umanità. morfosi e, speriamo, ad avere per sempre vo-
Racconta Lella Ravasi Bellocchio, psicoanali- glia di ridere.

Riferimenti bibliografici

– Cristina Campo, La Tigre assenza, Adelphi, Milano 1991. – Marija Gimbutas, The civilization of the Goddess, Harper, San
– Cristina Campo, Fiaba e mistero (prosa), Vallecchi, Firenze Francisco 1991.
1962. – Marija Gimbutas, The Living Goddess, University of Ca-
– Dee fuori dal tempio. Vivere e pensare la relazione madre-figlia. lifornia Press, Berkeley-Los Angeles-London 1999.
Dialogo di Melusine con Silvia Vegetti Finzi, Lella Ravasi – Claude Lévi-Strauss, La vasaia gelosa, Einaudi, Torino 1987.
Bellocchio, Tiziana Villani, Melusine, Milano 1992. – Alda Merini, La Terra Santa, Scheiwiller, Milano 1996.
– Riane Eisler, Il calice e la spada, Pratiche Editrice, Milano – Alda Merini, Reato di vita, Autobiografia e poesia, a cura di
1987. Luisella Veroli, Melusine, Milano 1994.
– Riane Eisler, Il piacere è sacro, Frassinelli, Milano 1995. – Luisella Veroli, Prima di Eva. Viaggio alle origini dell’eros, Me-
– Sigmund Freud, Il motivo della scelta degli scrigni (1913), in lusine (Edizioni la Vita Felice), Milano 2000.
OSF, VII, Boringhieri, Torino, pp. 207-218.
– Marija Gimbutas, Il Linguaggio della Dea, Longanesi,
Milano 1990.
SECONDA SESSIONE

SEGNI
Venerdi 24 novembre 2000
Coordinatore
Marino Niola
Università degli Studi, Trieste
M. ANTONIETTA FUGAZZOLA DELPINO / VINCENZO TINÈ
Soprintendenza Speciale al Museo Naz. Preistorico Etnografico «L.Pigorini», Roma
RAPPRESENTAZIONI DELLA GRANDE MADRE
NELLA PREISTORIA MEDITERRANEA

Introduzione storica l’archeologia finisca oggi per concorda-


Con queste note vorremmo brevemente pas- re sostanzialmente con la psicanalisi. Possia-
sare in rassegna le principali testimonianze fi- mo ad esempio ricordare la recente definizio-
gurative di quello che potrebbe essere inter- ne del Guilaine (1994, 363), secondo cui: «La
pretato come un culto monogamico femminile dea-madre è di norma interpretata come rap-
nell’ambito delle più antiche culture preistori- presentazione diversificata di un culto della
che europee. fertilità che è generalmente espresso, a di-
È necessario circoscrivere preliminarmente spetto della varietà dei canoni, con i tratti di
il campo di indagine della nostra esposizione e una dea obesa (caratteristico sviluppo del ba-
premettere che, essendo noi due archeologi e cino, del sesso, del seno)».
come tali essendo stati interpellati per un con- Pare quindi effettivamente possibile enu-
tributo alla discussione sulla ‘Grande Dea’, re- cleare una tipologia precisa nell’articolato re-
steremo nel campo ermeneutico caratteristico pertorio della plastica e della piccola statuaria
della nostra disciplina. Concordiamo con Jean preistorica e tentare di ricondurla ad un campo
Guilaine, quando scrive (1994, 361) che: «Mor- semantico specifico, a cui può ancora adattarsi
fologia, canoni artistici e prospettiva storica co- la vecchia etichetta di ‘Dea madre’. Questa ap-
stituiscono un buon campo di indagine, nella parente significatività espressiva negli esem-
misura in cui consentono di apprezzare le va- plari da noi selezionati si accompagna ad una
rianti geografiche e la loro evoluzione sulla lun- ampia rappresentatività relativamente all’oriz-
ga durata; un tal punto di vista evitando gli zonte culturale di pertinenza, in modo da po-
anacronismi permette anche di sgomberare il ter operare deduzioni funzionali non casuali.
campo da ipotesi generiche, fondate su di un Il principale strumento dell’archeologo per
facile comparativismo». definire l’ambito funzionale di una certa cate-
Il nostro obiettivo finale sarà compreso, goria di reperti è l’analisi contestuale, come sinte-
quindi, nell’ambito di una ‘middle range tizza efficacemente la Marangou (1998, 148):
theory’, come raccomandato da Binford (1976) «In quanto parte di un sistema socio-culturale
per ogni possibile inferenza archeologica in re- e come funzione di condizioni materiali e di
lazione all’ambito cultuale. Lasceremo ad altri organizzazione spaziale, le statuine acquistano
con specifiche competenze lo sviluppo di te- senso solo se collegate ai particolari contesti
matiche antropologiche e psicanalitiche, men- d’uso. Indicazioni di questi contesti sono offer-
tre cercheremo di offrire al dibattito agganci te dalla ricorrenza di determinate situazioni di
concreti per ulteriori approcci, definendone scavo che non possono essere fortuite» .
meglio i possibili campi di applicazione. Sull’importanza del ‘contesto’ per l’inter-
Oggetto della nostra analisi sono alcuni ele- pretazione dei paraphernalia rituali insisteva già
menti dell’arte mobiliare che presentano in Flannery nel 1963 e ormai tutti concordiamo
modo inequivocabile i caratteri fisici di una fi- con Renfrew (1985, 13-14) sul fatto che: «la
gura femminile e quindi si prestano meno ad possibilità di interpretare i simboli in archeo-
un’ambiguità interpretativa. In questa serie logia dipende dai seguenti fattori:
abbiamo ulteriormente selezionato alcune sta-
– che la relazione tra simbolo e significato sia
tuine che più nettamente enfatizzano i caratte-
convenzionale (ripetuta regolarmente nella
ri sessuali e quelli legati alla riproduzione e al
stessa forma);
nutrimento e che perciò sembrano meglio
adattarsi alla classica definizione del Neu- – che i medesimi simboli siano utilizzati ripe-
mann (1981, 99) delle figurazioni preistoriche tutamente in contesto analogo;
della Grande Madre come: «rappresentazioni
– che la forma del simbolo non sia arbitraria
della dea della fertilità, incinta, considerata
ma collegata graficamente al concetto rap-
ovunque signora della gravidanza e della na-
presentato».
scita… simbolo archetipico della fertilità e del
carattere elementare, soccorrevole, protettivo, Se la ridondanza del simbolo è dunque l’indi-
nutriente». ce principale per l’individuazione di un’e-
È interessante notare come su questa spe- spressione cultuale, per la sua decifrazione è
cifica tipologia di figurazione femminile prei- fondamentale il contesto.
46 Il Mito e il Culto della Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

Modalità e contesto di rinvenimento sono mente mutilata e successiva-


stati quindi al centro della nostra attenzione, mente reintegrata da dodici
anche perché non sempre di facile ricostruzio- frammenti. Caratteristici sono il
ne (1). ventre prominente ed i fianchi
sviluppati, mentre gli ampi seni
Le ‘Veneri’ del Paleolitico Superiore e tutta la parte superiore del
in Europa corpo sono frutto della fantasia
Statuine femminili di età paleolitica, in pietra, del restauratore, compresa l’ap-
in osso e in avorio, sono state rinvenute su di plicazione (arbitraria) della te-
una vasta area d’Europa che comprende una sta della ‘Dama col Cappuccio’.
fascia territoriale di circa 3.000 x 300 km estesa, Anche la celebre Venere di Lespu-
tra i Pirenei e il Don, lungo questo asse, duran- gue (avorio; h. 15 cm., fig. 2) non
te le fasi avanzate e terminali del Paleolitico è stata raccolta nel corso di uno
Superiore, circa 500 evidenze si distribuiscono scavo regolare ma in condizioni
in cinque sub-areali ben definiti: quello pire- quasi altrettanto drammatiche.
neo-aquitanico, quello reno-danubiano, quello «Chance de la derniér heure»,
mediterraneo, quello russo e quello siberiano come la definisce Delporte
(cfr. Delporte 1989). (1989, 34), questa statuina è sta-
Le testimonianze provenienti dal più noto e Fig. 2 - Venere di ta individuata e distrutta da un
Lespugue,Francia.
più studiato di questi gruppi, quello pireneo- colpo di piccone casuale dato
aquitanico, si collocano alla fine dell’Aurignazia- ‘per scrupolo di coscienza’ al termine della
no-Perigordiano (ca. 27.000-20.000 a.C.; stile II campagna di scavo del 1922. Ricomposta da
di Leroi-Gourhan) e nel corso del Maddalenia- dodici frammenti (anche in questo caso i seni
no medio e superiore (ca. 15.000-8.000 a.C.; sti- sono totalmente di ricostruzione) questa sta-
le IV di Leroi-Gourhan), rimanendo in tal modo tuetta rappresenta per Leroi-Gourhan «quasi
privo di questo tipo di evidenza un lungo pe- un’eresia anatomica» a causa della concentra-
riodo intermedio coincidente con il Solutreano. zione delle parti molli, seni, fianchi e pube,
Alla prima fase del gruppo pireneo-aquitanico nella parte mediana della figura (ma all’interno
sono stati riferiti alcuni degli esemplari più ce- di una struttura corporea correttamente pro-
lebri della piccola statuaria preistorica euro- porzionata, come segnala Pales 1972).
pea; esaminiamone alcuni brevemente, con
particolare attenzione al contesto e alle moda-
lità di rinvenimento.
La stazione di Brassempouy, nella Chalosse,
ha restituito una serie molto importante di sta-
tuine, ma… non esattamente nel corso di uno
scavo stratigrafico, per quanto ‘d’epoca’. La
Grotte du Pape, scoperta nel 1880 e subito og-
getto di scavi, nel 1892 fu scelta come meta di
un’escursione del Congresso dell’Associazione
Francese per l’Avan-
zamento della Scien-
za. In evidente spre- Fig. 3-4 - Veneri di Tursac e di Sireuil, Freancia.
gio dei principi statu-
tari dell’Associazione Completamente diverse appaiono le Veneri
i componenti del fol- di Sireuil (calcite; h. 9 cm.) e di Tursac (calcite; h.
to gruppo di escursio- 8 cm., figg. 3-4) rinvenute entrambe in Dordo-
nisti si dedicarono ad gna, che presentano, in una visione non fronta-
uno sterro estempo- le ma laterale, un atteggiamento che pare col-
raneo del deposito, legabile al parto; della seconda, rinvenuta nel-
mettendo in luce vari lo scavo del livello Perigordiano V di Tursac
‘tesori’, tra cui la più nel 1959, si conoscono esattamente le condi-
nota delle statuine di zioni di giacitura, in relazione a due ossa in
questo sito: la Venere connessione di giovane bovide in una posizio-
di Brassempouy (avorio; Fig. 1 - Venere di Brassempouy, ne periferica della grotta. La Venere di Sireuil
h. 8 cm, fig. 1), ampia- Francia. sarebbe invece apparsa sotto le ruote di un
carro in un viottolo di campagna, e la sua asso-
ciazione culturale può essere garantita solo
(1) Nello specifico del problema del ‘contesto’ per l’interpre- dallo stringente confronto con la Venere di
tazione delle statuine aderiamo totalmente alle preoccupazioni
circostanziate dal Joice (1996) in un recente articolo sull’argo- Tursac.
mento. Una tecnica di realizzazione diversa si ri-
M. Antonietta Fugazzola Delpino / Vincenzo Tinè - Rappresentazioni della Grande Madre nella preistoria mediterranea 47

scontra nelle placchette figurate rinvenute, scoperta nel 1925 tra le ceneri di un focolare e
sempre in Dordogna, a Laussel, tra il 1908 e il rivelatasi, come altre della numerosa serie di
1914: la più famosa di queste placche calcaree Vestonice, realizzata in argilla cotta a bassa
lavorate a bassorilievo reca la figura della cd. temperatura, è la prima, precocissima attesta-
‘dama del corno’ (h. 42 cm.). Il viso, perduto, zione di una tecnologia fittile nel nostro conti-
era parzialmente di profilo, mentre il corpo è nente. Era associata ad un’industria gravettia-
visto frontalmente. Questa donna guarda un na con qualche aspetto maddaleniano, dell’o-
corno inciso (da qualcuno ritenuto un calenda- rizzonte definito dal Klima: ‘Pavloviano’.
rio ostretrico), che regge con la destra, mentre
la sinistra è, come sovente, posta sul ventre; Al gruppo russo appartiene la serie di statuet-
caratteristica anche di questa immagine come te di Kostienki (avorio o calcare; h. media 12
della Venere di Lespugue è la steatomeria, cm.), rinvenuta nel corso degli scavi sovietici
cioè un’adiposità localizzata sui fianchi (invece succedutisi in questo sito dagli anni ’20 agli
che sui glutei come accade nella steatopigia), anni ’80. Queste statuine sono accompagnate
particolarmente enfatizzata qui dalle particola- da utili indizi circa il contesto di utilizzo, dato
ri necessità di resa plastica legate alla tecnica che sono state rinvenute all’interno di fosse,
del bassorilievo. probabilmente di fondazione, collegate ad una
Completamente differente dalle precedenti grande struttura abitativa del tipo con ossa di
è la statuetta nota come Venere impudica (avorio; mammuth. Tutta la serie di Kostienki mostra
h. 7,7 cm.) da Laugerie Basse. Rinvenuta, natu- una notevole unità stilistica e iconografica, tan-
ralmente fuori contesto, dal marchese de Vi- to da poter essere inquadrata in quello che il
braye nel 1869 e pri- Delporte chiama un portrait-robot.
ma della serie delle Vicina alla serie di Kostienki, sia in termini
Veneri di cui è epo- croonologici (intorno a 20.000 anni a.C.) sia ico-
nima, questa sta- nografici è l’altra nota serie russa di Gagarino
tuetta costituisce un (avorio; h. 7,5 cm.). Anche qui le statuine pro-
significativo esem- vengono da contesti abitativi caratterizzati da
pio del mutamento strutture in ossa di mammuth.
delle norme icono- L’area siberiana è rappresentata dalle 29
grafiche avvenuto statuine rinvenute dagli scavi Gerasimov
nel periodo madda- (1928-1958) nel sito di Mal’ta, datate intorno al
leniano (vedi oltre). 21.000 a.C. Anche questa serie (avorio; h. me-
dia 7,2 cm.) mostra una sostanziale omoge-
Al gruppo reno-danu- neità con caratteri peculiari – grossa testa, as-
biano appartiene senza di collo e di seni, bacino non steatopigi-
quella che è forse la co né steatomerico – che si
Venere gravettiana discostano notevolmente dai
più famosa. Rinve- canoni europei; le figure ri-
nuta nel 1908 nell’o- sultano inserite in una co-
monimo sito sulla ri- struzione rettangolare e non
Fig. 5 - Venere I di Willendorf, Austria.
va destra del Danu- losangica, la nudità è atte-
nuata dall’enfasi posta sul
bio la Venere I di Willendorf vestiario e gli accessori.
(calcare; h. 11 cm, fig. 5) Nel gruppo italiano delle Ve-
proviene, come la Venere II neri rileviamo come il pro-
(avorio; h. 23 cm.), da livelli blema del contesto sia parti-
gravettiani dello strato 9, colarmente grave dato che,
datato da recenti analisi come diceva P. Graziosi, le
C14 al 24.000 a.C.. È questa statuette paleolitiche italia-
certamente la più obesa fi- ne sono quasi sempre sprov-
gura femminile della sta- viste di ‘stato civile’.
tuaria paleolitica, piuttosto Iniziamo dalla più famosa:
steatomerica che steatopi- la Venere di Savignano (serpen-
gica; la testa è completa- tino; h. 22,5 cm., fig. 7), pezzo
mente coperta da una capi- forte e simbolo del Museo
gliatura a tortillon. Nazionale Preistorico Etno-
Altrettanto evocativa grafico «Luigi Pigorini» di Ro- Fig. 7 - Venere di Savi-
gnano, Emilia Romagna.
appare la Venere I di Dolni ma. Raccolta nel 1923 presso
Vestonice (argilla cotta; h. 11 Savignano sul Panaro (RE) da operai che sca-
cm., fig. 6), altro capolavoro Fig. 6 - Venere I di Dolni vavano le fondamenta di una casa, essa fu mo-
dell’area reno-danubiana; Vestonice, Moravia. strata alla scultore Giuseppe Graziosi, padre
48 Il Mito e il Culto della Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

del Paolo che, forse anche per questo ‘imprin- sentati e non proiettati lateralmente su un uni-
ting’ infantile, diverrà il massimo esperto ita- co lato, come nella lettura di fig. 8b).
liano di arte paleolitica. Riconosciuta l’impor- Altre due Veneri (osso; h. 9 e 6 cm, fig. 9)
tanza del manufatto il Graziosi la donò al Mu- sono state rinvenute nel 1966
seo Pigorini, il cui direttore di allora, Ugo Anto- nella Grotta delle Veneri di Para-
nielli, fu strenuo e quasi isolato sostenitore bita, presso Lecce, in livelli im-
della datazione neolitica e non paleolitica del- precisabili ma piuttosto super-
la statuetta. Di fatto i controlli compiuti a Savi- ficiali, in un’area sconvolta da
gnano non portarono molti elementi utili per buche neolitiche e storiche. I
la datazione della Venere. successivi scavi condotti da
Ancor più problematica è la ricostruzione A.M. Radmilli e poi da G. Cre-
del contesto di provenienza della Venere di monesi hanno appurato l’esi-
stenza nella grotta di una lunga
Chiozza (h. 20 cm., su ciotolo), raccolta del De
sequenza stratigrafica presso-
Buoi nel 1940 in un mucchio di ciottoli estratti
ché completa, dal periodo Gra-
da una cava di argilla, rivelatisi poi provenienti
vettiano all’età del Bronzo. Le
da depositi alluvionali di origine olocenica. La due statuette, dapprima riferite
prossimità alla cava di un sito del neolitico dal Radmilli al livello Epigra-
medio del cosiddetto orizzonte dei Vasi a Boc- vettiano, sono state successiva-
ca Quadrata (orizzonte VBQ) ha fatto propen- mente attribute in via ipotetica
dere per una datazione neolitica di questo ad una sepoltura cro-magnoide
esemplare ma serie riserve su di una sua attri- portata in luce dal Cremonesi e
buzione al Paleolitico erano state gia espresse disturbata da una buca scavata
dal Delporte (1989, 112) e dal Graziosi (1976, in epoca neolitica. In tal modo
20) (che lasciava aperta però la possibilità di Fig. 9 - Venere di la loro attribuzione cronologica
una giacitura secondaria, di un’origine cioè pa- Parabita, Puglia.
al Gravettiano verrebbe a coin-
leolitica e di un riutilizzo durante il Neolitico). cidere con quella di altre veneri europee e
La Venere del Trasimeno (steatite; h. 3,7 cm; figg. asiatiche (cfr. Radmilli 1992). A livello stilistico
8a-b) fu acquistata da Alerino Palma di Cesnola e di postura (mani al pube e non sul ventre) il
– padre di un altro noto studioso del Paleolitico Radmilli (1966), seguito dal Graziosi (1973), se-
italiano – insieme a molti altri materiali archeo- gnalava correttamente una
logici di varie epoche contenuti in una cassa re- maggiore prossimità di que-
ste due statuette a quelle
dell’Est europeo. La loro at-
tribuzione cronologica è in-
vece ancora estremamente
incerta e non è assoluta-
mente da escludere una lo-
ro appartenenza ai più anti-
chi livelli neolitici della
grotta.
Lo scarno e confuso re-
pertorio italiano dell’arte
mobiliare italiana ipotetica-
mente attribuita al Paleoli-
Fig. 8a-b - Venere del Trasimeno, Lazio.
tico si è recentemente arric-
cante la dicitura ‘da Castelsecco’ (presso Arez- chito di nuove evidenze
zo). Identificata molto ipoteticamente da L. Car- che si aggiungono ad una
dini come «probabilmente» proveniente dall’a- serie già parzialmente nota:
rea del Trasimeno soltanto sulla scorta della ri- quella delle Veneri dei Balzi Fig. 10 - Venere dei Bal-
costruzione dell’attività del primo proprietario Rossi o di Grimaldi (fig. 10); zi Rossi, Liguria.
della cassa, questa figura si presta ad una visio- anche la storia di queste statuette è contro-
ne doppia (alto per basso) come un ‘calembour’ versa, forse addirittura la più emblematica
(sic l’abate Breuil), associando un significato fal- della peculiare tipologia di fonti con cui ci
lico alla rappresentazione femminile. Proprio a confrontiamo.
causa di questa palese ibridazione di caratteri Le statuette, in numero forse di quindici,
femminili e maschili a noi pare decisamente più furono rinvenute e/o acquistate dal mercante
probabile la visione di fig. 8a, che ha anche il d’arte Louis Jullien tra il 1883 e il 1885 (Del-
vantaggio di una più precisa aderenza alla porte 1989, 97 ss.). Dopo che le scoperte di
realtà anatomica (glutei correttamente rappre- Brassempouy del 1895 provarono la paleoliti-
M. Antonietta Fugazzola Delpino / Vincenzo Tinè - Rappresentazioni della Grande Madre nella preistoria mediterranea 49

cità di queste figure il Jullien si risolse alla acconciature troverebbero confronto con
vendita della ‘Venere di steatite gialla’ al Mu- quelle delle Veneri di Lespugue e dell’Euro-
sée des Antiquités Nationales di Saint Ger- pa orientale, ancora ignote all’epoca del Jul-
main en Laye, dove poi confluirono altre sei lien. Data la problematicità del contesto risul-
statuine della stessa serie, tra cui la ‘pulcinel- ta per lo meno prematuro avanzare ipotesi in-
la’, la ‘losanga’, l’ ‘ermafrodito’ e la ‘testa ne- terpretative sulla funzionalità di questi parti-
groide’. Nel 1981 fu pubblicata la cd. ‘Donna colari modelli figurativi, che potrebbero forse
dal collo perforato’, venduta da una delle ere- trovare spiegazione in una loro avanzata re-
di del Jullien al Peabody Museum di Harvard ( cenziorità.
da considerare una vera e propria miniera di L’assenza di contesto e l’incertezza cronolo-
materiali preistorici italiani…). Nel 1990 a gica rappresentano, in conclusione, i caratteri
Montreal altre statuine furono rinvenute pres- principali delle evidenze italiane. Datate tutte
so un antiquario locale a cui erano state cedu- per confronto generico, queste statuette non
te dalle eredi del Jullien (Bisson-Bolduc sono in grado di illuminarci sulle relative mo-
1994). dalità di utilizzo cultuale.
La ricostruzione degli interventi del Jul- Sulla scorta delle indicazioni crono-strati-
lien orienta al rinvenimento da parte dello grafiche e deposizionali offerte dai pochi con-
stesso della ‘Venere in steatite gialla’ e di testi europei sicuri possiamo cercare di focaliz-
quella ‘Au goitre’ nella grotta della Barma zare alcuni motivi caratteristici e ricorrenti nel-
Grande e all’acquisto presso altri clandestini l’iconografia paleolitica.
delle restanti statuette, con provenienza pro- Basandoci sulle conclusioni del Delporte
babile dai livelli superiori della Grotta del (1989, 258 ss.) possiamo distinguere in partico-
Principe. lare tra il cosiddetto ‘modello gravettiano’ e
Le dispute sulla veridicità di tutte o di par- quello ‘maddaleniano’.
te delle statuine di questa serie rimonta alla Le statuette dell’orizzonte più antico (cd.
querelle di fine secolo tra il De Mortillet e il Ri- «modello gravettiano» ) non presentano carat-
viere da una parte (falsi) e gli acquirenti Reina- teri sessualmente indeterminati e identificano
ch e Piette dall’altra (autentiche), per appro- nella quasi totalità un personaggio femminile;
dare al Breuil, che nel 1929 propende per l’au- esse obbediscono in genere a precise regole
tenticità, e arrivare infine ai nostri giorni quan- morfologiche per la rappresentazione femmi-
do le nuove scoperte ‘canadesi’ riaccendono il nile, ovvero ai canoni, a suo tempo rilevati dal
dibattito. L’atipicità di talune delle nuove sta- Leroi Gourhan (1976) del cerchio addomino-
tuette canadesi, come il pendente con figura pelvico che inscrive seni, fianchi e pube e del-
umana a doppia testa o la statuetta doppia di la losanga che inscrive i contorni della figura (o
donna e animale contrapposti, contrasta forte- piuttosto è iscritta da essi, come argomentava
mente con le conoscenze sinora acquisite sul- L. Pales nel 1972).
l’iconologia e la sottostante mitologia del Pa- Carattere precipuo delle statuette, con l’ec-
leolitico Superiore e in particolare sia con la cezione del gruppo siberiano, sembra essere
pretesa opzione femminile del ‘modello gra- quello della nudità, dato che i vestiti quando
vettiano’ sia con l’esclusione dell’elemento non sono assenti sono molto ridotti (come a
animale e fantastico dal repertorio canonico di Vestonice); sono piuttosto tipiche anche le
queste espressioni figurative (vedi oltre). Que- elaborate acconciature. Materiali e dimensio-
sti e altri elementi hanno orientato il Delporte ni, infine, sono sempre oggetto di scelta spe-
(1993) ad una riserva dell’autenticità alle sole cifica.
statuette di Parigi, mentre quelle di Montreal Dal punto di vista del contesto le statuine
sarebbero dei falsi realizzati dal Jullien per es- femminili siberiane di Mal’ta fanno gruppo
sere vendute ai più sprovveduti collezionisiti con altri oggetti del ‘dominio’ femminile, men-
nord-americani. tre le statuine di uccello sono associate ad og-
I partigiani dell’autenticità complessiva getti di uso maschile; in genere sono state rin-
della serie, come i canadesi Bisson e Bolduc venute sempre in zone separate, periferiche,
(1994), obbiettano che il loro numero corri- non coincidenti con quelle di attività primarie.
sponde a quello noto da tempo come disper- A Kostienki mentre le statuette intere sono
so a Montreal e comprendono il ‘busto’ foto- stata trovate in contesti apparentemente pri-
grafato e descritto da Breuil nel 1928. Da un mari (abitazioni), quelle rotte sono state rin-
punto di vista stilistico tutta la serie denote- venute in contesti secondari (in fossa, o di-
rebbe una forte omogeneità mentre la varia- sperse), come per una deliberata «defunzio-
bilità dei modelli iconografici potrebbe esse- nalizzazione».
re connessa ad una variabilità funzionale In accordo con il Delporte (1989, 261),
(pendenti e appliques piuttosto che vere e sembra possibile riconoscere a queste imma-
proprie statuine); in particolare le elaborate gini una connessione con la mitologia della
50 Il Mito e il Culto della Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

femminilità, e precisamente della fecondità caratteristica posizione dell’orante). Diversa-


femminile, dalla quale sarebbe da escludere mente da quelle gravettiane inoltre le statuet-
una specifica relazione con la fecondità ani- te maddaleniane sono state deposte in coinci-
male. denza con le aree primarie, operative e non
Il «modello maddaleniano» (Delporte 1989, segregate.
262ss.) si discosta dal precedente non solo In estrema sintesi è possibile notare una si-
perché comprende nel suo repertorio l’arte gnificativa «aria di famiglia» tra quasi tutte le
parietale (assente nel Gravettiano) e le rap- statuette paleolitiche europee, in particolare
presentazioni femminili su ciottolo (anch’esse per quanto riguarda quelle attribuite al perio-
assenti nel Gravettiano), ma anche perché da do ‘classico’, cioè al Gravettiano. Sono stati
un punto di vista iconografico il Maddaleniano proprio questi aspetti stilistici comuni a rap-
prevede sia figurazioni maschili sia figurazioni presentare il principale elemento diagnostico
assessuate, e da un punto di vista stilistico nei frequenti casi di totale assenza di eviden-
presenta variazioni molto più ampie (come la za contestuale.

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FAUSTO BOSI
Università degli Studi, Bologna
CERAMICA DIPINTA E MITOLOGIA DELL’EUROPA ENEOLITICA

Nella sua opera, e in particolare nei grandi la- vasto territorio che va dalla Romania alla Mol-
vori di sintesi (1), Marija Gimbutas ha dimo- davia e all’Ucraina occidentale, fino al Dnepr.
strato come al centro delle concezioni religio- Sulla cronologia assoluta non si hanno opinioni
se dell’Europa neo-eneolitica fosse la figura di concordi, ma le date al C14 calibrato coprono
una Grande Dea, nello stesso tempo ctonia e un periodo di circa due millenni, fra il 4750 e il
celeste, legata all’idea della fecondità, datrice 2750 a.C. (3). In ogni caso si tratta di un feno-
insieme di vita e di morte, associata nelle raffi- meno di lunga durata, e sicuramente la cultura
gurazioni a simboli ricorrenti, che spesso rap- poté svilupparsi, nell’arco di duemila anni,
presentavano degli animali. mantenendo vive, almeno fino alle fasi finali,
Nella sua lunga indagine archeo-mitologica, le sue tradizioni e i suoi modi di vita (4). L’im-
la studiosa lituana ha cercato di ripercorrere la ponente materiale lasciatoci da questa civiltà
storia complessa dei simboli grafici (triangolo, arcaica (vasi rituali, dipinti o con figurazioni in
meandro, losanga, spirali, etc.), che decorava- rilievo, statuette teriomorfe o antropomorfe,
no ceramica, statuette e oggetti di culto, e di modellini di oggetti o di edifici, resti di abita-
interpretare il senso via via assunto dalle figu- zioni e di luoghi di culto), ha permesso, a par-
re animali in un linguaggio emblematico le cui tire dagli anni ’60, una complessa ricostruzione
convenzioni potevano variare da un’epoca al- archeo-mitologica, in cui è stata fondamentale
l’altra. E in effetti, se la ricostruzione della l’opera di T.G. Movsha, e soprattutto di B.A.
Gimbutas è prevalentemente accentrata su Rybakov, che, partendo dai suoi prevalenti in-
quelle civiltà neo-eneolitiche dei Balcani e teressi di slavista, ha cercato nella preistoria le
della regione danubiano-carpatica che costi- radici del paganesimo e della ideologia agraria
tuivano il nucleo essenziale della sua «Old Eu- degli antichi slavi (5).
rope», matrilineare, agricola e sedentaria, ve- Un elemento fondamentale per ricostruire
diamo che le origini e lo sviluppo di molti temi la visione del mondo delle antiche popolazio-
sono stati seguiti per un lungo arco di millenni, ni di Tripol’e ci è fornito dall’associazione fra
dal Paleolitico Superiore fino al folclore conta- ceramica rituale e luoghi di culto. Come è stato
dino dell’Europa moderna. notato (6), anche nelle normali abitazioni po-
Ora, se questo tipo di ricerca viene circo- teva esserci una sorta di area sacra intorno al
scritto all’ambito di una singola cultura archeo- forno in cui si cuoceva il cibo. Lì accanto si tro-
logica, possiamo renderci conto che le ideolo- vano a volte degli altari, rettangolari o crucifor-
gie religiose delle popolazioni eneolitiche non
sono rimaste sempre immutate, ma hanno an- (3) Un quadro della cronologia, calibrata e non calibrata, con
che potuto conoscere significative trasforma- riferimenti anche alle altre culture dell’Europa neo-eneolitica, si
ha in E.K. C’ernysh, Eneolit pravoberezhnoj Ukrainy i Moldavii, in Ene-
zioni, almeno sul piano del simbolo. Particolar- olit SSSR, Moskva 1982, pp. 168-176.
mente interessanti in questo senso sono gli (4) I portatori della cultura di Tripol’e praticavano, soprattutto
studi condotti da archeologi russi e ucraini sul- nelle fasi iniziali e medie della loro storia, un’agricoltura di zap-
pa e abitavano in villaggi stabili, che però spesso dovevano es-
la cultura di Cucuteni-Tripol’e, che rappresen- sere abbandonati dopo un paio di generazioni per l’esaurimen-
tava la punta avanzata verso l’area delle step- to dei terreni circostanti. Si è per altro notato che vari gruppi
pe di quella civiltà paleo-europea che aveva il tribali vivevano, oltre che di agricoltura, anche di allevamento e
di caccia, in parte per adattamento ai diversi ambienti, ma forse
proprio centro nei Balcani. La cultura Cucute- anche per l’influsso di differenti tradizioni originarie. Vedi: D.
ni-Tripol’e (2) è diffusa, in un’epoca che so- Avdusin, Arkeologija SSSR, Moskva 1977, pp. 76/77.
(5) Il problema della mitologia di Tripol’e è stato trattato dal Ry-
stanzialmente corrisponde all’eneolitico, in un bakov in un saggio pubblicato in due puntate su Sovetskaja
Archeologija: B.A. Rybakov, Kosmogonija i mifologija zemledel’cev ene-
olita, I e II, in SovArch 1965/1, pp. 24-45, e SovArch 1965/2, pp. 13-33.
(1) Fra la vastissima produzione della studiosa lituana, si fa qui Gli stessi temi sono stati rielaborati in un’opera storicoetnografi-
riferimento ai seguenti lavori: M. Gimbutas, The Goddesses and ca di più ampio respiro: B.A. Rybakov, Jazyc’estvo drevnikh Slavjan,
Gods of Old Europe, Mythes and Images, London 1981; M. Gimbutas, Moskva 1981, di cui esiste anche una parziale traduzione in
The Language of the Goddess, San Francisco 1989 (traduzione ital- francese (B. Rybakov, Le paganisme des anciens Slaves, Paris, Presses
iana, Il linguaggio della Dea, Milano 1990); M. Gimbutas, The Living Universitaires de France 1994).
Goddesses, Berkeley, Los Angeles, London, 1999. Va ricordato qui che l’opera del Rybakov era ben nota alla
(2) Cucuteni si trova in Romania, e Tripol’e in Ucraina, nelle vici- Gimbutas che la utilizzò più volte nei suoi lavori, nonostante le
nanze di Kiev. Il doppio nome nasce dalla circostanza che la cul- diverse opinioni rispetto allo studioso russo, sulla questione in-
tura è stata definita e studiata in modo indipendente dagli stu- deuropea.
diosi di due stati diversi, l’Ucraina e l’Unione Sovietica. (6) B.A. Rybakov, Jazyc’estvo..., p. 175.
52 Il Mito e il Culto della Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

mi, figurine d’argilla, tazze sorrette da figure devote della dea di cui si celebrava il culto.
antropomorfe, e grossi vasi ornati da spirali Legato al rito era anche un grosso vaso su
che dovevano contenere le riserve di cereali. cui erano riprodotte, in rilievo, quattro mam-
Ma, accanto a questi santuari domestici, ci melle. Un’ipotesi plausibile è che il santuario
sono noti anche luoghi di culto più complessi. fosse destinato a una tipica occupazione fem-
Uno di questi è il santuario di Sabatinovka, sul minile, come la preparazione del pane rituale,
corso inferiore del Bug, in Ucraina, che risale e del resto nello stesso modo dovrebbe spie-
alla fase arcaica, Tripol’e A, le cui datazioni ca- garsi anche il carattere sacro dell’area in cui,
librate ci riportano al V millennio a.C. nelle case private, veniva cotto il cibo (7).
Quello di Sabatinovka era un edificio in ar- A Sabatinovka, come del resto in tutto il pe-
gilla battuta, di circa 70 mq, con una sola gran- riodo iniziale di Tripol’e, la ceramica non è an-
de stanza, a cui si poteva accedere da uno cora dipinta. Prevalgono, nelle decorazioni in
stretto corridoio. La parte più vicina all’ingres- rilievo dei vasi, dei motivi a spirale, che avvol-
so, priva di arredi e suppellettili, doveva esse- gono tutto il corpo del recipiente. Spesso al-
re riservata al pubblico che assisteva ai riti. In l’interno delle spire sono riconoscibili dei di-
fondo alla stanza, invece, si trovavano un alta- schi, secondo una simbologia cosmica che al-
re rettangolare, lungo 6 m, una fornace in argil- lude all’orbita perpetua degli astri nel cielo. In
la, e un grande trono rotondo, con ornamenti a alcuni casi, il senso cosmico e mitologico è
corna di bue (Fig. 1). confermato da un particolare. Le spirali sono
Questo tipo di trono era anche riprodotto in rese con la figura di un rettile: è il serpente ce-
piccoli modelli in argilla, che erano deposti sul- leste la cui energia dà il moto agli astri (8). Per
l’altare, assieme a statuette femminili caratteriz- altro è noto che il serpente assume nelle ci-
zate da grossi seni. È probabile che queste figu- viltà preistoriche, comprese quelle paleo-agri-
rine, una delle quali tiene in mano un serpente, cole, molti valori simbolici, quasi sempre posi-
volessero rappresentare le sacerdotesse e le tivi: è legato all’idea di fecondità e di immorta-

Fig. 1 - Santuario di Sabatinovka, da B. Rybakov,


Jazyc’estvo...

(7) T.G. Movsha, Svjatilishc’a Tripol’skoj kul’tury, in SovArkh 1971/1,


pp. 201-205; B.A. Rybakov, Jazyc’estvo..., pp. 175-176. Sul santuario
di Sabatinovka, cfr.: M. Gimbutas, The Goddesses..., pp. 72-73.
(8) B.A. Rybakov, Kosmogonija..., I, pp. 33-35.
Fausto Bosi - Ceramica dipinta e mitologia dell’Europa eneolitica 53

Fig. 2 - Vasi con il motivo del cosmo tripartito,


da B. Rybakov, Kosmogonija...

lità, perché muta la pelle ogni anno, è il pro- superiori il cielo appare come raddoppiato,
tettore della casa, ha rapporti con il cielo e la con le orbite sovrapposte di due astri (Fig. 3).
pioggia, anche perché molte biscie si avvicina- In alcuni vasi, come quelli di Shipency e To-
no alle case dopo i temporali estivi, e infine è mashovka, è invece evocato il rapporto fra il
anche il simbolo del tempo ciclico, dell’anno cielo e la terra. In basso è una pianta schemati-
che ritorna sempre su se stesso. ca che sovrasta una forma tondeggiante, forse
Nella ceramica rituale di questo periodo una collina o un monticello. Sopra, da dei se-
sono frequenti anche i vasi sorretti, alla base,
da oranti nude, o più semplicemente da mani
umane, mentre le decorazioni mammelliformi
possono, in molti casi, suggerire l’idea della
pioggia che, come latte della dea celeste, irro-
ra e vivifica la terra. È solo molto più tardi, a
partire dalle fasi centrali del Medio Tripol’e,
che, assieme all’uso di dipingere la ceramica
rituale, cominciano a comparire nuovi motivi.
Così, alcuni dei simboli ideografici familiari al
mondo neo-eneolitico, vengono uniti fra di lo-
ro, in composizioni più ampie. Uno degli sche-
mi più frequenti vede, sotto il collo del vaso,
delle linee ondulate o a zig zag, che, come an-
che il meandro, sono il simbolo dell’acqua. Al
centro compaiono delle spirali con all’interno
dei cerchi, mentre in basso abbiamo due sem- Fig. 3 - Il vaso cosmico di Tîrgu Ocna, da B. Rybakov, Kosmogonija...
plici linee parallele (Fig. 2).
B.A. Rybakov legge queste rappresentazio-
ni come vere e proprie mappe cosmiche: in al- micerchi, o da festoni di linee, che rappresen-
to stanno le riserve delle acque celesti, al cen- tano le nuvole, scendono fasci di linee sghem-
tro è il firmamento con le orbite degli astri, be: è il motivo della pioggia che vivifica i cam-
mentre le due strisce in basso dovrebbero pi. A volte, nella composizione, è presente an-
rappresentare la terra (9). A volte la figura è che un cane, stilizzato, e apparentemente so-
più complessa: in uno splendido vaso di Tîrgu speso a mezz’aria, forse il custode delle messi
Ocna, in Romania, sotto il simbolo delle acque (10) (Fig. 4).

Fig. 4 - Il motivo della pioggia (vasi di Tomashovka e Shipency), da B. Rybakov, Kosmogonija...

1
2

(9) ibid., pp. 37-40. (10) ibid. p. 41.


54 Il Mito e il Culto della Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

Di più difficile lettura sembra un altro moti- un paio di corna. Sono i cosiddetti «cervi cele-
vo, sempre legato al cielo e ai fenomeni atmo- sti», che B. Rybakov interpreta come costella-
sferici. Sul fondo di tazze, probabilmente usa- zioni, o nuvole portatrici di pioggia (11) (Fig.
te per la divinazione o per atti rituali, si vedo- 5). Ma spesso, a partire dal Tardo Tripol’e, lo
no delle figure cometiformi che terminano con schema della mappa cosmica si modifica. Nel-

1 4

3
2

Fig. 5 - Vasi con il motivo dei «certi celesti», da B. Rybakov, Kosmogonija...

la parte superiore del recipiente si trovano an- tevano fungere da naso o da orecchie, girando
cora le linee ondulate, le riserve dell’acqua, il vaso si aveva sempre di fronte una specie di
con accanto il cane custode, ma al centro, nella maschera, che doveva rappresentare la dea
fascia che rappresentava il firmamento, com- del cosmo (12) (Fig. 6). E questo non è l’unico
paiono, al posto dei cerchi astrali, quattro oc- esempio di raffigurazione antropomorfica della
chi, simili a grosse mammelle. Poiché le anse, divinità nella ceramica del Tardo Tripol’e. In
a seconda della posizione di chi guardava, po- altri vasi rituali vediamo delle figure maschili e

Fig. 6 - Vasi di Petreni con la maschera della Dea cosmica, da B. Rybakov, Kosmogonija....

Fig. 7 - Vasi con l’immagine degli «dei na-


scenti», da B. Rybakov, Kosmogonija...

femminili (queste ultime 2


caratterizzate da una sil-
houette a clessidra) che
sembrano fluttuare nel vuo-
to, o sono inserite in uno
schema ovale. La suggestiva
ipotesi del Rybakov è che que- 4
ste scene evochino la nascita di 1
3
divinità. E il carattere divino, o
quanto meno soprannaturale di que-
sti personaggi ci può essere confermato da un
(11) B.A. Rybakov, Kosmogonija..., II, pp. 14-17. Anche per la
particolare significativo: le mani che hanno so- Gimbutas (The Goddesses), pp. 171-174, i cervi delle tazze di
lo tre dita, e sono molto simili a zampe di uc- Tripol’e sono legati alla volta celeste, e in particolare alla luna
celli (13) (Fig. 7). crescente, e alla pioggia.
(12) B.A. Rybakov, Kosmogonija..., II, pp. 17-19; B.A. Rybakov,
Ancora a un mito ci riporta un vaso prove- Jazycestvo..., pp. 201-202.
niente dall’importante insediamento di Petre- (13) B.A. Rybakov, Kosmogonija..., II, pp. 19-22.
Fausto Bosi - Ceramica dipinta e mitologia dell’Europa eneolitica 55

Fig. 8 - I Titani di Petreni, da B. Rybakov, Kosmogonija...

ni, in Moldavia. All’interno di un gioco di spira- tologici, troviamo anche scene e immagini che
li con figure di astri si vedono due personaggi si riferiscono al rito. In due vasi, provenienti dal
mostruosi, con una sola testa, ma con quattro villaggio moldavo di Konshesty, vediamo delle
braccia e due busti sovrapposti. L’aspetto e figure femminili che danzano, all’interno di
l’atteggiamento di questi esseri giganteschi ci schemi grafici formati da ovali e festoni. In una
ricordano evidentemente il motivo dei Titani delle decorazioni (Fig. 9) le donne hanno abiti
che danno la scalata al cielo (14) (Fig. 8). a frange e con la superficie scabra, come se fos-
Per altro, nella ceramica del Tardo Tripol’e, sero coperti da spine o da erba. B. Rybakov ha
oltre alle mappe cosmiche e ai personaggi mi- creduto di riconoscere nella scena un rito agra-

Fig. 9 - Konshesty: la «danza


della pioggia», da E. C’ernysh,
Eneolit...

rio arcaico, di cui rimanevano tracce, fino a non savano dell’acqua sul corpo delle giovani.
molto tempo fa, nel folclore balcanico. I conta- Diversa è la scena dell’altro vaso di Kon-
dini bulgari usavano vestire, con un abito fatto shesty. Negli ovali si vedono dei piccoli anima-
esclusivamente di foglie fronde e altri elementi li, forse caprioli, e una delle donne danzanti
vegetali, delle ragazze, che erano chiamate porta le mani in alto sul capo, formando come
«dodoly» e rappresentavano la terra riarsa dal due corna (Fig. 10). Qui il senso del rito, che
calore dell’estate. Poi, in un rito che doveva doveva favorire la fertilità degli animali, sem-
propiziare la pioggia, delle donne anziane ver- bra molto più chiaro.
Fig. 10 - Konshesty: danza con i caprioli, da B. Rybakov, Jazyc’estvo...

0 5 cm

(14) ibid., pp. 22-23.


56 Il Mito e il Culto della Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

Fig. 11 - Krutoborodincy: il corteo degli animali, da B. Rybakov, Kosmo-


gonija...

Allo stretto rapporto fra l’ideologia di Tri- Molte innovazioni, poi, come l’introduzione
pol’e e la natura ci porta anche un altro motivo del cavallo e la diffusione dell’aratura, toccano
presente nella ceramica tarda. A volte sono a fondo la vita sociale. In questo periodo, an-
raffigurati dei cortei di animali: cervi, capridi, che il mondo di Tripol’e conosce quella che or-
cani, e, a Krutoborodincy, persino un bruco. mai si definisce come «rivoluzione dei prodot-
Dei festoni in alto rappresentano le nuvole. ti secondari» (19), ma il processo non manca di
Spesso, gli animali hanno la coda fatta a forma far sentire i suoi effetti anche sulla visione del
di spiga, o di fronda (Fig. 11), e questo partico- mondo delle popolazioni eneolitiche. Così ve-
lare sottolinea il legame mistico fra il bestia- diamo che si fanno più frequenti le statuette
me, la vegetazione, e le nuvole che portano la maschili mentre tende a diventare più rara la
pioggia (15). ceramica dipinta.
Nelle fasi finali di Tripol’e (16) si assiste a Non sempre la ricostruzione di questi fatti
un insieme di fenomeni complessi. In coinci- riesce a fornirci un quadro coerente, ma sem-
denza con un incremento della popolazione, la bra di cogliere segni di disgregazione nella
cultura si espande verso aree marginali, e si ha vecchia società, probabilmente pacifica, sicu-
anche una diversa organizzazione del territo- ramente più egualitaria, che aveva retto, nei
rio, con una più forte differenziazione sul pia- suoi modi di vita, per circa due millenni. Nel
no economico che si riflette in un sorta di ge- giro di pochi secoli, la cultura di Tirpol’e si
rarchia fra gli insediamenti. Prova di questo è frantuma in una serie di gruppi regionali, in un
il sorgere di grossi centri abitati, quasi delle processo di diversificazione, su cui possono
protocittà, difesi da valli e fossati, e con le ca- aver influito tanto contatti esterni, non solo
se disposte in cerchi concentrici, come nel sito con la steppa, ma anche con il Caucaso, quan-
di Petreni, in Moldavia (17). to l’accentuarsi di differenze e tradizioni loca-
Un altro fatto determinante è l’intensificarsi li (20).
dei contatti, del resto già ben documentati per La nuova realtà, in cui convivono mutamen-
fasi precedenti, con popolazioni delle steppe, ti sostanziali e persistenze dell’antica cultura,
come quelle di Srednij Stog e della cultura si coglie in modo più netto in un gruppo, quel-
delle Fosse (Jamnaja) (18). Può trattarsi di infil- lo di Usatovo, localizzato presso la costa del-
trazioni, ma anche di semplici migrazioni sta- l’Ucraina sud-occidentale. Alcuni aspetti di
gionali dei pastori che, dalle regioni a Est del questa facies, come i vasi con disegni a trifo-
Dnepr, attraversavano l’area di Tripol’e per glio e a quadrifoglio, o le statuette femminili
raggiungere i pascoli estivi in Podolia o alle schematiche, a paletta e con il capo fungifor-
pendici dei Carpazi. me, in cui si può cogliere un riflesso, rispetti-
vamente, delle antiche mappe cosmiche e de-
(15) Sulla interpretazione dei vasi di Konshesty, v. B.A. Rybakov, gli idoletti usati nei riti di Tripol’e, ci danno l’i-
Jazyc’estvo..., pp. 187-189. dea di una tradizione che sopravvive, sia pur
(16) Secondo le datazioni al C14 calibrato riportate da C’ernysh
(E.K. C’ernysh, Eneolit pravoberezhnoj..., p. 175), il periodo di
in forma degradata e decaduta, mentre ben di-
Tripol’e CII si porrebbe fra il 3250 e il 2750 a.C. Una cronologia verso è il quadro che emerge dallo studio de-
più bassa propone invece Movsha (T.G. Movsha, Pozdnyj etap gli usi funerari.
Tripol’skoj kul’tury, in Arkheologija Ukrainskoj SSSR, I, Kiev 1985, pp.
224-225) che situa la stessa fase fra il 2800 e il 2400/2350.
(17) Sul sistema gerarchico degli insediamenti del Tardo
Tripol’[e, v.: E.K. C’ernysh, Eneolit pravoberezhnoj..., pp. 236-237. (19) Per i problemi legati alla rivoluzione dei prodotti secondari,
(18) Per i rapporti di lunga durata di Tripol’e col mondo delle v.: A. Guidi, Preistoria della complessità sociale, Bari Roma 2000, pp.
steppe, v.: T.G. Movsha, O severnoj grupp pozdnetripol’skikh pamjat- 112-132.
nikov, in SovArch 1971/1, pp. 31-54, e I.V. Palaguta, K probleme svjazej (20) Sui fenomeni socio-economici del Tardo-Tripol’e e la for-
Tripol’ja-Kukuteni s kul’turami eneolita stepnoj zony severnogo Pric’er- mazione di gruppi culturali distinti, v. T.G. Movsha, Pozdnij etap...,
nomor’ja, in RosArch 1998/1, pp. 5-14. pp. 223-251.
Fausto Bosi - Ceramica dipinta e mitologia dell’Europa eneolitica 57

In effetti, nelle necropoli usatoviane compa- corredi, non solo degli adulti ma anche dei
re, accanto alla semplice inumazione in fosse, bambini. È forse, questo, un segno della forza
anche la sepoltura nei kurgan, ma quest’uso, e del prestigio dei lignaggi patriarcali, a cui fa
derivato dal mondo delle steppe, si accompa- riscontro invece la maggior uniformità dei cor-
gna a un modello diverso di organizzazione so- redi femminili, che comprendono per lo più ce-
ciale. Quasi sempre, al centro del tumulo si tro- ramica e strumenti di lavoro, mentre un aspet-
va una sepoltura singola, di un uomo adulto to rituale comune a molte tombe, senza distin-
deposto con un corredo ricco in cui sono com- zione di rango, è l’uso dell’ocra, che ricopriva,
prese anche armi, di rame o di bronzo arseni- non solo i resti umani, ma anche le offerte (21).
cato. Molti particolari ci fanno capire che le ar- Quello di Usatovo sembra quindi un mondo
mi, nel mondo di Usatovo, non sono solo og- in profonda trasformazione, in cui si afferma,
getti di prestigio o simboli di comando. La per la prima volta in quest’area, una casta pri-
guerra, per quelle popolazioni, doveva essere vilegiata di guerrieri. Ma c’è un particolare che
un evento abituale. Ce lo testimoniano i fre- colpisce. Alcune delle statuette schematice a
quenti cenotafi, monumenti simbolici che do- cui si è accennato sopra hanno un profilo d’uc-
vevano ricordare persone scomparse in spedi- cello. Una, dal sepolcreto tumulare di Majaki,
zioni lontane, ma anche molti scheletri, che ha occhi di civetta, e porta sul capo un disegno
portano segni di traumi o di ferite mortali, so- che ricorda una zampetta d’uccello (22). Ritro-
prattutto fratture craniche provocate da colpi viamo così, proprio nel momento in cui nel
di asce di pietra. Non mancano poi i casi di mondo di Cucuteni-Tripol’e sta per affermarsi
guerrieri sepolti con le loro armi (compresi pu- un patriarcato guerriero, il motivo della dea
gnali di rame la cui lama era deposta diretta- dagli occhi di civetta, che nell’Europa arcaica è
mente sul palmo della mano). Significativa è legato, come ha dimostrato Marija Gimbutas,
pure la forte differenziazione che si nota nei all’idea della morte (23).

Bibliografia
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dell’Ucraina occidentale), in Eneolit SSSR, Moskva 1982, – I.V. Palaguta, K probleme svjazej Tripolja-Kukuteni s kul’turami
pp. 168-186. eneolita stepnoj zony severnogo Pric’ernomor’ja (Sul problema
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(Sul gruppo settentrionale degli insediamenti tripol’iani), tovskikh mogil’nikakh (Le tombe ocrate nei sepolcreti di
in SovArch 1971/1, pp. 31-54. Usatovo), SovArch 1987/4 pp. 24-39.
– T.G. Movsha. Svjatilishc’a Tripol’skoj kul’tury (I santuari della – La sigla SovArch sta per «Sovetskaja Arkheologija».
cultura di Tripol’e), SovArch 1971/1, pp. 201-205. – La sigla RosArch sta per «Rossijskaja Arckheologija».
– T.G. Movsha, Pozdnij etap Tripol’skoj kul’tury (La fase tarda

(21) Sulla cultura e i riti funerari di Usatovo, v. in particolare: E.F.


Patokova, Usatovskoe poselenie i mogil’niki, Kiev 1979; K.V. (22) K.V. Zinkovskij, V.G. Petrenko, Pogrebenija, pp. 32-33.
Zin’kovskij, V.G. Petrenko, Pogrebenija s okhroj v usatovskikh (23) Sulla dea dagli occhi di civetta e il suo significato simbolico,
mogil’nikakh, in SovArch 1987/4, pp. 24-39. v. in particolare: M. Gimbutas, Il linguaggio della Dea, pp. 190-195.
HARALD HAARMANN
Centro Ricerche Plurilinguismo, Bruxelles
LA GRANDE DEA E L’ANTICA SCRITTURA EUROPEA

Care signore e pochi signori, perché ne vedo mincia verso il 7000 a.C. nell’Egeo, a Creta, po-
soltanto alcuni, desidero ringraziare gli orga- co più tardi nella Grecia continentale e verso il
nizzatori di questo convegno per l’invito. Vi 6000 a.C. l’agricoltura già si estende al di là
prego di avere pazienza con me perché oggi è della zona balcanica a nord e a ovest. Guardia-
la prima volta che parlo di questo specifico te- mo un poco la preistoria di questa regione per
ma in italiano. capire qual è l’origine delle forme e dei moti-
Quando si parla dell’antica scrittura euro- vi, cioè qual è l’origine del materiale visuale
pea, si parla della civiltà balcanica e del perio- dal quale si costruiscono più tardi la cultura e
do in cui si diffonde l’agricoltura e emerge una la scrittura neolitiche.
società agraria in Europa. Questo periodo co-

Fig. 1 - Motivi naturalistici e geometrici di Lepenski Vir (secondo Kozlowski 1992).

Possiamo osservare nell’Europa del sud- 7000 a.C. circa, e si rinforza poi nell’età neoli-
est già nell’età paleolitica una viva attività tica.
culturale. Nell’arte figurativa e nel simbolismo Questo repertorio di motivi con una varietà
culturale si manifesta un dualismo di motivi di motivi astratti proviene da Lepenski Vir. Le-
naturalistici da una parte, e di motivi astratti e penski Vir, sulla riva del Danubio in Serbia, era
geometrici dall’altra. Ecco alcuni esempi: al- un centro culturale di grande importanza nel-
cuni pensano che questa è la figurina di un l’età mesolitica; questa non è ancora scrittura,
uccello, si vedono le ali; secondo altri questa ma io parlo del materiale visuale dal quale più
è la parte superiore di una statuina femminile tardi si compone l’inventario dei segni della
con tratti di uccello, forse la Dea-Uccello; ci scrittura. In questa carta si vede lo spazio geo-
sono tanti motivi astratti, come per esempio il grafico della civiltà balcanica; la parte centrale
motivo della forma della lettera V, linee ondu- si estende più o meno nel territorio della Ser-
late e un altro motivo che si ripete nell’età bia attuale e poi lo spazio si estende verso
mesolitica e poi neolitica: il meandro. Emerge l’Ungheria, verso la Transilvania in Romania,
anche un senso astratto nell’alternanza della verso la Bulgaria, verso ovest in Bosnia Erzego-
linea ondulata con il meandro su un oggetto vina e verso sud in Macedonia e in Grecia. I
specifico, un braccialetto d’avorio. La prefe- nomi sottolineati indicano i luoghi con scoper-
renza per l’astrazione e per le forme stilizzate te di oggetti iscritti. I luoghi di maggior impor-
continua nell’età mesolitica, cioè fra 11000 e tanza con uso di scrittura sono:
60 Il Mito e il Culto della Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

Fig. 2 - Regione culturale balcanica con luoghi di


scoperte di oggetti iscritti (secondo Gimbutas 1991
e Haarmann 1995).

Vinča presso Belgrado nella


valle del Danubio; Tartaria in
Transilvania;
Kökénydomb nell’Ungheria
meridionale;
Gradešnica in Bulgaria;
Anza in Macedonia e
Dikilitash nella Grecia
settentrionale.
L’uso della scrittura comincia
prima nel nord della zona balca-
nica, a Tartaria e a Kökénydomb,
poi l’uso si diffonde nel centro, e
verso la fine della civiltà balcani-
ca si usa ancora la scrittura nella
periferia del sud, in Macedonia e
nella Grecia settentrionale. Ve-
diamo ora qual è l’orizzonte cro-
nologico della civiltà balcanica e
dell’uso della scrittura. La fase
classica della cultura Vinča co-
mincia verso il 5500 a.C., poi la
cultura continua nel centro fin
verso circa il 4300 a.C., fino alla
prima incursione degli Indoeuro-
pei, delle genti di cultura Kur-
gan. Poi a Vinča non c’è continua-
zione ma nella parte orientale
della civiltà balcanica, in Roma-
nia e in Bulgaria, la cultura conti-
nua e anche la scrittura, la data
della fine scrittura nella civiltà balcanica, è cir- oggetti iscritti: ecco qua l’immagine di un san-
ca nel 3200 a.C., quando si usa la scrittura an- tuario della Bulgaria: si vedono figurine sedute
cora in Dikilitash nella Grecia settentrionale. e poi vari oggetti di culto. In questo ambito si
Ho detto che la data dell’origine della scrittura trovano oggetti iscritti. Un altro esempio: un
in Europa è circa il 5500 a.C.: cosa significa santuario dell’Ungheria meridionale della cul-
questo? Questo vuole dire che l’antica scrittu- tura Tisza.
ra europea è la più antica del mondo: 2000 an-
ni, ripeto 2000 anni più antica di quella della
Mesopotamia. Sappiamo che in Mesopotamia
la scrittura emerge in un contesto economico e
funziona in un sistema di tassazione. Si scrivo-
1
no inventari di merci su tavolette di argilla, e
queste tavolette si trovano negli archivi dei
templi. In Mesopotamia la scrittura serve uno
scopo burocratico, in Europa invece non c’è
una burocrazia amministrativa come in Meso- 2
potamia e la scrittura si usa in un contesto reli-
gioso. Si può dire che in Europa la scrittura
emerge sotto una pressione particolare, cioè la
necessità di stabilire una comunicazione dure-
vole con gli antenati e con il divino. Gli oggetti
iscritti in Europa si trovano nelle tombe, sono
tavolette di tipo votivo, e anche nei santuari:
piatti di culto, vasi cerimoniali, ciotole per li-
bagione e altri oggetti di questo tipo. Fig. 3 - Oggetti iscritti (1-2) fra 5500 e 5000 a. Cristo (secondo Haarmann
Consideriamo ora l’ambito culturale degli 1999).
Harald Haarmann - La Grande Dea e l’antica scrittura europea 61

Sopra si vede la pianta del santuario e


quaggiù un tentativo di ricostruzione: una ta-
vola come altare, oggetti di culto, vasi cerimo-
niali e una statuina femminile seduta. Guardia-
mo ora alcuni esempi di oggetti iscritti: questi 5
oggetti sono molto antichi, risalgono a un pe-
riodo compreso fra il 5500 e il 5000 a.C.; queste
sono le famose tavolette di Tartaria e questo è
un piatto di culto di Kökénydomb in Ungheria:
vedete qua l’incatenamento di segni lineari in
una sequenza. Il contenuto delle iscrizioni è
costituito da invocazioni alla dea, preghiere,
forse formule ritualistiche, ma tutto l’uso della
scrittura rimane fuori da un contesto economi-
co e il contesto rimane religioso durante tutta 6
l’epoca della civiltà. Altri esempi più recenti:
questo oggetto proviene anch’esso dalla Tran-
silvania, e risale circa al 4500 a.C.; questo è in-

Fig. 5 - Oggetti iscritti (5-6) fra 4500 e 4000 a. Cristo (secondo Haar-
mann 1999).
3

C’è una specie di oggetti iscritti tipica della


statuaria sacrale della civiltà balcanica: le figu-
rine femminili. Secondo le mie ricerche ci sono
quattro categorie fondamentali di figurine: la
prima comprende figurine senza nessuna orna-
mentazione; la seconda categoria figurine con
ornamentazione naturalistica, si vede qua l’in-
4

Fig. 4 - Oggetti iscritti (3-4) fra 5000 e 4500 a. Cristo (secondo Haarmann
1999).

vece un vaso cerimoniale da Vinča, della stes-


sa epoca. Nell’ornamentazione si manifesta e
domina un principio di simmetria: si vede qua
la simmetria della decorazione, anche qua, e
anche all’esterno. Ma perché nella sequenza
dei segni non c’è simmetria? I segni di una
scrittura dipendono dal significato delle paro-
le in un sistema ideografico, o dalla catena fo-
netica dei suoni, ma non dipendono, come i
motivi ornamentali, dal senso estetico o sim-
metrico dell’artigiano: ecco perché nelle iscri-
Fig. 6 - Statuina femminile con ornamentazione geometrica (secondo Gim-
zioni non c’è simmetria e questo è un criterio butas 1991).
molto importante per fare una distinzione fra
motivi ornamentali e segni della scrittura. Ma
naturalmente ci sono altri criteri. Questo è un tenzione di imitare un vestito. In questa se-
piatto di culto di Gradešnica in Bulgaria e que- conda categoria di figurine c’è una grande va-
sto è il fondo iscritto di un rocchetto da Dikili- rietà, perché l’ornamentazione può essere an-
tash, che si può datare intorno al 4000 a.C. che più astratta, come in questo caso, ma an-
62 La Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

Fig. 7 - Statuine femminili iscritte (secondo Gimbutas 1991 e Haarmann 1995).

che qui si vede l’intenzione di imitare un ve-


stito e tratti della fisionomia. La terza categoria
comprende figurine con ornamentazione
astratta e in questa categoria ci sono anche
simboli astratti; questo è un altro esempio di
ornamentazione astratta e simbolo astratto. La
quarta categoria comprende figurine iscritte:
qua l’iscrizione comincia sul ventre poi torna e
continua fino alla gamba. Le iscrizioni sono
corte, ma abbiamo visto un esempio di un’i-
scrizione più lunga, quella dell’Ungheria. Os-
serviamo ora questa statuina femminile iscrit-
ta: assomiglia molto alle altre, potrebbe esse-
re una statuina della quarta categoria delle fi-
gurine balcaniche, ma non lo è. Questa figurina
non viene dall’Europa continentale ma provie-
ne da Creta, dall’età minoica. Questo è un bel-
l’esempio del fatto che la tradizione di iscrive-
re figurine continua oltre la fine della civiltà
balcanica e si trasferisce nelle culture successi-
ve, cioè la cultura minoica a Creta, la cultura
micenea e in parte anche la cultura delle isole
dei Cicladi. E inoltre di questa tradizione di
iscrivere figurine, tanti altri elementi, ad esem-
pio motivi decorativi come la spirale o il
meandro, simboli religiosi come il serpente,
attributo della dea, o il motivo del bucranio e
anche il motivo della doppia ascia continuano
e si trasferiscono nelle culture successive del-
l’Egeo.
Ecco qua alcuni esempi dell’inventario dei
segni della scrittura: una terza parte sono se-
gni naturalistici, ma la maggior parte sono se-
Fig. 8 - Statuina iscritta della cultura minoica nella Creta antica (secondo
gni astratti e geometrici; nei segni si possono
Haarmann 1995). identificare animali, persone, anche strumenti,
Harald Haarmann - La Grande Dea e l’antica scrittura europea 63

Fig. 9 - Segni ideografici dell’antica scrittura europea


(secondo Haarmann 1995).

costruzioni e fenomeni naturali. A volte è diffi- l’età micenea si vede un santuario presso una
cile identificare un segno con precisione, ben- fonte, qua l’altare dal quale scorre l’acqua sa-
ché la forma sia naturalistica; ma quando si fa cra della fonte. La maggioranza dei segni della
un confronto fra i segni, i simboli e i motivi scrittura balcanica è costituita da segni astratti
della cultura balcanica e anche delle culture e geometrici e si manifesta una tecnica specia-
successive si possono ottenere buoni risultati. le, sofisticata si può dire, cioè la tecnica di
Alcuni esempi: questo segno si può interpreta- produrre derivazioni. Ecco un segno di base a
re come un’imbarcazione con baldacchino; in- partire dal quale poi si fanno variazioni sem-
fatti negli affreschi di Thera questo motivo del- plici e variazioni complesse. Ho già parlato
l’imbarcazione cerimoniale si ripete spesso, dell’eredità culturale balcanica nelle culture
anche qua si vede questo motivo e anche su dell’Egeo; a questo proposito Maria Gimbutas
un anello dell’epoca micenea c’è questo moti- ha detto che la cultura minoica è come una fi-
vo dell’imbarcazione cerimoniale. Un altro mo- glia della civiltà balcanica. Non c’è da meravi-
tivo centrale che troviamo come segno nella gliarsi che, con tanti altri motivi e simboli, an-
scrittura è questo: un fiume con vegetazione che segni e tecniche della scrittura si sono tra-
sulla riva. Il paesaggio rivierasco è un motivo sferite dalla civiltà balcanica nelle culture suc-
centrale anche negli affreschi di Thera e si tro- cessive. Qua alcuni esempi: secondo le mie ri-
vano varianti naturalistiche ma anche varianti cerche circa la metà dei segni del sistema cre-
più o meno astratte di questo motivo: questo tese Lineare A è di origine balcanica, più di
qua è molto rassomigliante. sessanta segni, e qua si vedono: ecco qua l’ori-
Un altro segno centrale e simbolo religioso: gine balcanica, ecco qua segni del sistema Li-
gli occhi della dea, la dea che vede e provve- neare A, si vede chiaramente la rassomiglian-
de. Qua vediamo esempi nella statuaria balca- za. C’è ancora una domanda importante da fa-
nica degli occhi della dea. E quaggiù un sigillo re: si può pensare che nella memoria culturale
con scrittura geroglifica da Creta, ecco qua il della gente balcanica la grande dea, che aveva
segno dell’occhio e gli occhi. Qui invece il se- tante funzioni, fosse forse anche la patronessa
gno che ha probabilmente il significato di alta- della scrittura? Io penso di sì, ma questa idea
re, ed ecco qua il confronto: su un anello del- rimane speculativa, senza prova diretta. Non si
64 Il Mito e il Culto della Grande Dea, Transiti, Metamorfosi, Permanenze

possono leggere ancora le iscrizioni balcaniche


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