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La teoria quantistica della radiazione1 N. Bohr, H.A. Kramers e J.C.

Slater a Copenaghen
(Ricevuto il 22 febbraio 1924.)

Senza discostarci dalla legge classica della propagazione della radiazione nel vuoto, in questo lavoro si cerca di ottenere una descrizione sensata dei fenomeni ottici in stretta connessione con il signicato degli spettri secondo la teoria dei quanti. Si connettono i fenomeni di radiazione continui con i processi atomici discreti mediante leggi probabilistiche secondo il procedimento di Einstein. Con lintroduzione di oscillatori virtuali, che secondo il principio di corrispondenza possono essere associati ai processi discontinui, queste leggi vengono tuttavia interpretate in un modo alquanto diverso da come accade di solito. Introduzione Nei tentativi di interpretare teoricamente i processi di interazione tra radiazione e materia si introducono due punti di vista distinti, in apparenza mutuamente contraddittori. Da un lato i fenomeni di interferenza, dai quali il funzionamento di tutti gli strumenti ottici dipende essenzialmente, richiedono un punto di vista continuo dello stesso tipo di quello che ` contenuto nella teoria ondulatoria della luce, e in particolare nella forma nella quale questa teoria ` stata sviluppata sulla base e dellelettrodinamica classica. Dallaltro lato i fenomeni di scambio denergia e di quantit` di moto tra radiazione e materia, ai quali losservazione dei fenomeni ota tici in conclusione si riconduce, richiedono un punto di vista che contiene processi essenzialmente discontinui. Cos` i suddetti fenomeni hanno portato alla proposta della teoria dei quanti di luce, che nella sua forma pi` paradossale nega addirittura u la costituzione ondulatoria della luce. Allo stato attuale della conoscenza non appare molto possibile liberarsi del carattere formale dellinterpretazione dei processi atomici. Impressiona particolarmente il fatto che si rinunci provvisoriamente a descrivere pi` da vicino il meccanismo dei processi discontinui, nella teoria quantistica u degli spettri indicati come transizioni tra stati stazionari. Invece appare possibile, come mostreremo nella presente dissertazione, delineare in connessione con il principio di corrispondenza unimmagine sensata dei fenomeni ottici, quando si connettano i processi discontinui nellatomo con il campo di radiazione continuo in un modo alquanto diverso dal consueto. Lipotesi essenzialmente nuova introdotta nel 2, che latomo ben prima della comparsa di un processo di transizione sia in grado di comunicare con gli altri atomi mediante un campo di radiazione virtuale, deriva da Slater2 . Originariamente il suo proposito era di raggiungere in questo modo una migliore armonia tra la struttura sica della teoria elettrodinamica della luce e la teoria dei quanti di luce, secondo la quale i processi di emissione e di assorbimento ` in atomi comunicanti dovrebbero apparire associati a coppie. E stato anche notato da Kramers, che la suddetta idea, invece di portare alla rappresentazione di un accoppiamento stretto di questi processi, costringe piuttosto ad assumere che i processi di transizione in atomi lontani siano mutuamente indipendenti in grado assai pi` alto di quanto nora assunto. Il lavoro presente costituisce il risultato u
1 Uber 2 J.C.

die Quantentheorie der Strahlung, Zeitschr. f. Phys. 24, 69-87 (1924). Slater, Nature 113, 307 (1924). 1

di una discussione collettiva degli autori sul signicato che queste ipotesi possono avere eventualmente per la prosecuzione della teoria dei quanti; esso pu` sotto dio versi aspetti essere considerato come un supplemento della prima parte apparsa di recente di un lavoro di Bohr sui principi della teoria dei quanti, nel quale la maggior parte dei problemi qui toccati sono considerati ulteriormente3 . 1. I princip della teoria dei quanti La teoria elettrodinamica della luce non d` solo unimmagine meravigliosamente a appropriata della propagazione della radiazione nello spazio vuoto, ma essa si ` ane che rivelata adatta in molte circostanze allinterpretazione dei fenomeni che dipendono dallinterazione della radiazione con la materia. Si pu` cos` raggiungere una o descrizione generale dei fenomeni di emissione, assorbimento, rifrazione, diusione e dispersione in base allipotesi che gli atomi contengano particelle elettricamente cariche, che possano eseguire oscillazioni armoniche attorno a posizioni di equilibrio stabile, e che scambino energia ed impulso con il campo di radiazione secondo le leggi elettrodinamiche classiche. Daltro canto i suddetti fenomeni rivelano notoriamente un gran numero di aspetti che contraddicono le conseguenze dellelettrodinamica classica. Una tale contraddizione si ` manifestata senza dubbio per la prima volta e nel caso delle leggi della radiazione termica. Partendo dalla rappresentazione classica dellemissione e dellassorbimento di radiazione da parte di un oscillatore armonico, Planck ha trovato che laccordo con gli esperimenti sulla radiazione termica si poteva ottenere solo con lintroduzione di unipotesi di tipo nuovo, che implica che nella distribuzione statistica di equilibrio debbano contare solo certi stati delle particelle oscillanti. Lenergia in questi stati deve trovarsi uguale ad un multiplo intero del quanto h, dove ` la frequenza naturale delloscillatore, ed h ` una costante e e universale. Indipendentemente dai fenomeni della radiazione questo risultato, come Einstein ha potuto dimostrare, riceve un sostegno immediato negli esperimenti sul calore specico dei corpi solidi. Contemporaneamente questo autore propose la sua ben nota teoria dei quanti di luce, secondo la quale la radiazione non dovrebbe propagarsi come i treni donda continui della teoria ondulatoria classica, ma piuttosto come unit` discrete, che contengono in una piccola regione spaziale lenergia a h, dove h indica la costante di Planck, e ` la quantit` che nellimmagine classica e a signica il numero di onde transitate nellunit` di tempo. Sebbene il grande valore a euristico di questa ipotesi appaia chiaro nella conferma dellinterpretazione di Einstein relativamente alleetto fotoelettrico, tuttavia la teoria dei quanti di luce non si pu` considerare una soluzione soddisfacente del problema della propagazione della o luce, come ben risulta chiaro dalla circostanza, che la frequenza della radiazione che compare in questa teoria ` denita con esperimenti sui fenomeni dinterferenza; e ma questi fenomeni richiedono evidentemente per la loro interpretazione una costituzione ondulatoria della luce. Nonostante le dicolt` fondamentali delle idee della teoria dei quanti ` risula e tato possibile sviluppare queste idee in connessione con risultati di origine diversa, riguardanti la struttura dellatomo, per uninterpretazione degli esperimenti sugli spettri di emissione e di assorbimento degli elementi. Questa interpretazione si basa sul postulato fondamentale: che un atomo ` capace di esistere in un numero di stati e
3 N. Bohr, Uber die Anwendung der Quantentheorie auf den Atombau. I. Die Grundpostulate der Quantentheorie, Zeitschr. f. Phys. 13, 117 (1923). Questo lavoro, che contiene anche ulteriori riferimenti alla letteratura, si citer` sempre nel seguito come G. d. Q.. a

assegnati, i cosidetti stati stazionari, ai quali si attribuisce una vera stabilit`, della a quale le idee dellelettrodinamica classica non sono capaci di render conto. Questa stabilit` si manifesta nella circostanza che una variazione di stato dellatomo cona siste sempre in un processo completo di transizione da uno stato stazionario ad un altro. Nei fenomeni ottici questo postulato ` accoppiato allulteriore ipotesi che, nel e caso che una transizione tra due stati stazionari sia accompagnata dallemissione di radiazione, questa radiazione consista di un treno di onde armoniche, la cui frequenza ` determinata dalla relazione e (1) h = E1 E2 ,

dove E1 ed E2 indicano i valori dellenergia dellatomo nello stato iniziale e nale. Si assume inoltre che il processo di transizione inverso pu` aver luogo in conseguenza o dellirraggiamento con luce proprio della stessa frequenza. Per lapplicabilit` di a queste ipotesi allinterpretazione degli spettri degli elementi si deve ringraziare la circostanza che in qualche caso ` risultato possibile calcolare per mezzo di regole e semplici i valori delle energie per gli stati stazionari di un atomo isolato, assumendo dei moti che con grande approssimazione sono descritti dalle consuete leggi elettrodinamiche (G. d. Q., Cap. I, 1). Le idee dellelettrodinamica non consentono per` o di descrivere i dettagli del meccanismo della transizione. Per quanto riguarda lesistenza del processo di transizione, appare necessario allo stato attuale della conoscenza accontentarsi di considerazioni probabilistiche. Tali considerazioni sono state introdotte da Einstein4 ; con esse si perviene a dare una derivazione particolarmente semplice della legge di Planck della radiazione termica sotto lipotesi che un atomo in un dato stato stazionario possieda una certa probabilit` di passare spontaneamente nellunit` di tempo ad uno stato stazionario di a a minore energia, e che un atomo, sotto lazione di radiazione esterna di frequenza opportuna, possieda una certa probabilit` per una transizione indotta ad un ala tro stato stazionario di maggiore o minore contenuto energetico. In connessione con la richiesta dellequilibrio termico tra campo di radiazione e materia Einstein arriv` inoltre alla conclusione che lo scambio denergia in un processo di trano sizione ` sempre associato ad uno scambio di quantit` di moto per lammontare e a h/c, esattamente come avverrebbe se la transizione fosse accompagnata dal lancio o dalla frenata di una piccola entit`, che possiede la velocit` della luce e il a a contenuto denergia h. Egli pot` concludere che la direzione di questa quantit` e a di moto per le transizioni indotte ` la stessa della direzione di propagazione delle e onde luminose irraggianti, ma che per le transizioni spontanee la direzione della quantit` di moto ` distribuita secondo leggi probabilistiche. Questi risultati, che a e si assumono come un argomento per la realt` sica dei quanti di luce, hanno di a recente trovato unimportante applicazione nella spiegazione del notevole eetto di una variazione della lunghezza donda della radiazione diusa da elettroni liberi, che ` stato prodotto con la ricerca di A.H. Compton5 sulla diusione dei raggi e Rntgen come luce. Lapplicazione di considerazioni probabilistiche al problema o dellequilibrio tra elettroni liberi e radiazione, alla quale questa scoperta ha portato, ` stata da poco trattata con successo da Pauli6 , e lanalogia formale dei suoi e
4 A. 5 A.H.

Einstein, Phys. Zeitschr. 18, 121 (1917). Compton, Phys. Rev. 21, 207 (1923). Vedi anche P. Debye, Phys. Zeitschr. 24, 161

(1923). 6 W. Pauli, Zeitschr. f. Phys. 18, 272 (1923).

risultati con le leggi che governano le transizioni tra stati stazionari degli atomi ` stata notata da Ehrenfest e Einstein7 . Nonostante la fondamentale dierenza e tra limmagine dei processi atomici della teoria dei quanti e limmagine fondata sulle idee consuete dellelettrodinamica, la prima deve in n dei conti apparire in un certo senso come una naturale generalizzazione della seconda. Ci` appare paro ticolarmente chiaro dalla richiesta che nel limite, quando trattiamo fenomeni che dipendano dallazione complessiva statistica di un gran numero di atomi, e nei quali si abbia a che fare con stati stazionari nei quali la separazione tra stati adiacenti ` relativamente piccola, la teoria classica porti allaccordo con le osservazioni. Per e il caso dellemissione e dellassorbimento delle righe spettrali questa connessione tra le due teorie ha portato allenunciazione del principio di corrispondenza, che richiede una generale associazione di ognuna delle transizioni possibili tra due stati stazionari con una certa componente oscillatoria armonica nel momento elettrico dellatomo (G. d. Q., Cap. II, 2). Questo principio ha reso possibile un fondamento per la valutazione delle probabilit` di transizione ed ha in tal modo portato a il problema dellintensit` e della polarizzazione delle righe spettrali in stretta cona nessione con il moto degli elettroni nellatomo. Il principio di corrispondenza ha consentito di paragonare la reazione di un atomo ad un campo di radiazione con la reazione ad un tale campo che secondo lelettrodinamica classica ci si deve aspettare da un gran numero di oscillatori armonici virtuali, le cui frequenze siano secondo lequazione (1) uguali alle frequenze assegnate per le diverse transizioni possibili agli altri stati stazionari (G. d. Q., Cap. II, 3). Una tale immagine ` stata utilizzata da Ladenburg nel suo tentativo e di porre quantitativamente in relazione i risultati sperimentali sulla dispersione con considerazioni sulle probabilit` di transizione. Anche nel caso dellinterazione tra a elettroni liberi e radiazione si sottolinea la possibilit` di utilizzare tali considerazioni a mediante lanalogia notata da Compton tra le variazioni di lunghezza donda della radiazione diusa e leetto Doppler classico della radiazione. Sebbene il principio di corrispondenza mediante la valutazione delle probabilit` a di transizione consenta delle conclusioni sul tempo medio di permanenza di un atomo in un dato stato stazionario, il problema dellintervallo temporale, durante il quale ha luogo lemissione di radiazione associata ad una transizione, ha daltra parte dato luogo a grande dicolt`. Questa dicolt`, assieme ad altri noti paraa a dossi della teoria dei quanti, raorza il dubbio, espresso da varie parti8 , che linterazione tra materia e radiazione possa essere espressa in linea di principio per mezzo di una descrizione causale spaziotemporale del tipo che ` stato utilizzato e nora per linterpretazione dei fenomeni naturali (G. d. Q., Cap. III, 1). Senza in qualche modo abbandonare il carattere formale della teoria, appare ora possibile, come accennato nellintroduzione, che si possa realizzare un progresso pi` accentuau to nellinterpretazione dei fenomeni radiativi osservabili, quando si associno questi fenomeni con gli stati stazionari e con le transizioni tra essi in un modo che alquanto si dierenzia da quello consueto. 2. Radiazione e processi di transizione Assumeremo che un dato atomo in un certo stato stazionario sia impegnato
Ehrenfest e A. Einstein, Zeitschr. f. Phys. 19, 301 (1924). O. W. Richardson, The Electron Theory of Matter, 2a ed., p. 507 (Cambridge 1916), dove una tale posizione viene espressa chiaramente forse per la prima volta.
8 Vedi 7 P.

in una comunicazione costante con altri atomi, e ci` mediante un meccanismo o spaziotemporale, che ` virtualmente equivalente ad un campo di radiazione, che e corrisponderebbe alla presenza, secondo la teoria della radiazione classica, di oscillatori armonici virtuali, associati alle diverse possibili transizioni ad altri stati stazionari. Assumiamo inoltre che la realizzazione dei processi di transizione, sia per latomo dato che per gli altri atomi, con i quali esso comunica, sia associata a questo meccanismo mediante leggi probabilistiche, che siano analoghe alle leggi della teoria di Einstein per le transizioni tra stati stazionari indotte da radiazione esterna. Le transizioni indicate in quella teoria come spontanee noi dal nostro punto di vista le trattiamo come indotte dal campo di radiazione virtuale, accoppiato al moto degli oscillatori virtuali associati allatomo stesso. Daltra parte le transizioni indotte della teoria di Einstein hanno luogo a causa della radiazione virtuale emessa nello spazio circostante dagli altri atomi. Mentre queste ipotesi da un lato non portano con s` alcuna modica che riguardi e il legame stabilito mediante la condizione (1) ed il principio di corrispondenza tra la struttura atomica e la frequenza come pure lintensit` e la polarizzazione delle a righe spettrali, esse portano daltro canto ad unimmagine di tipo nuovo della realizzazione spaziotemporale dei diversi processi di transizione, alla quale losservazione dei fenomeni ottici in denitiva si riduce. Il realizzarsi di una data transizione in un dato atomo dipender` dallo stato originario di questo atomo e dagli stati di quegli a atomi, con i quali esso ` impegnato in una comunicazione per mezzo di un campo e di radiazione virtuale, ma non dal realizzarsi di processi di transizione nei restanti atomi. Da un lato si vedr` che il nostro punto di vista, nel caso limite in cui stati a stazionari successivi sono separati solo di poco, porta ad una connessione tra la radiazione virtuale ed il moto delle particelle nellatomo, che gradualmente diventa quella prescritta nella teoria della radiazione classica. Infatti sia il moto che la costituzione del campo di radiazione in questo caso limite subiranno a motivo della transizione tra gli stati stazionari delle modiche sostanziali. Per quanto riguarda la comparsa di processi di transizione, che costituisce la mossa essenziale della teoria dei quanti, noi rinunciamo daltro canto ad un accoppiamento in qualche modo causale tra le transizioni in atomi lontani, ed in particolare allapplicazione diretta del principio cos` caratteristico per la teoria classica della conservazione dellenergia e dellimpulso. Lapplicabilit` di questo principio allinterazione tra singoli sistemi a atomici ` nella nostra concezione ristretta a quelle interazioni nelle quali gli atomi e siano cos` vicini, che la forza associata secondo la teoria classica con il campo di ra diazione sia piccola, in confronto alla parte conservativa della forza, che deriva dalle cariche elettriche degli atomi. Interazioni di questo tipo, che noi possiamo indicare come collisioni, forniscono notoriamente un esempio tipico per la postulata stabilit` degli stati stazionari, dal momento che proprio i risultati sperimentali, quando a sono interpretati in base alla legge di conservazione dellenergia e dellimpulso, sono in accordo con lassunzione che gli atomi collidenti si trovino in stati stazionari sia prima che dopo il processo (G. d. Q., Cap. I, 4)9 . Nelle interazioni tra atomi a
considerazioni valgono evidentemente solo se si pu` prescindere dalla radiazione aso sociata con lurto. Sebbene in molti casi lenergia di questa radiazione sia assai poca, la sua comparsa potrebbe essere di signicato fondamentale. Ci` ` stato notato da Franck in relazione oe alla spiegazione degli importanti risultati di Ramsauer (Ann. d. Phys. 64, 513; 66, 546 (1922)) riguardanti le collisioni tra atomi ed elettroni lenti, dai quali appare risultare che in certi casi lelettrone pu` volare libero attraverso ledicio atomico, senza essere inuenzato dalla sua preo
9 Queste

grande distanza reciproca, per le quali secondo la teoria classica non si pu` paro lare di azione mutua simultanea, assumeremo invece unindipendenza dei singoli processi di transizione, che contraddice in modo determinato lingiunzione classica della conservazione dellenergia e dellimpulso. Assumiamo quindi che una transizione indotta non ha la sua causa diretta in una transizione in un atomo lontano, per il quale la separazione di energia tra stato iniziale e stato nale sia la stessa. Infatti, quando un atomo ha contribuito allinduzione di una transizione in un atomo lontano, e ci` mediante il campo di radiazione virtuale, che origina dalloscillatore o virtuale associato ad una delle transizioni possibili agli altri stati stazionari, latomo pu` invece eseguire unaltra di queste transizioni. Invero le esperienze disponibili a o prima vista non danno alcuna prova di questa ipotesi; ` possibile tuttavia sperare e che il grado di indipendenza del processo di transizione qui assunto possa orire qualche possibilit` di ottenere una descrizione dellinterazione tra radiazione ed a atomi esente da contraddizioni, nella quale intervengano le leggi di probabilit` in a modo essenziale. Questa indipendenza non solo riduce ad una legge statistica la conservazione dellenergia, ma anche la conservazione dellimpulso, poich` proprio e come assumiamo che ogni processo di transizione indotto dalla radiazione sia accompagnato da una variazione dellenergia dellatomo dellammontare h, assumiamo seguendo Einstein, che ogni siatto processo sia accompagnato da una variazione della quantit` di moto dellatomo dellammontare h/c. Se la transizione ` ina e dotta dal campo di radiazione virtuale di un atomo lontano, la direzione di questa quantit` di moto coincide con la direzione di propagazione dellonda nel campo. a Se invece la transizione ` indotta dalla radiazione virtuale propria, facciamo natue ralmente lipotesi che la variazione della quantit` di moto sia assegnata secondo a leggi probabilistiche, e ci` in modo tale che le variazioni di quantit` di moto, che o a accompagnano le transizioni indotte in altri atomi da quella radiazione, risultino compensate statisticamente per ogni direzione dello spazio. Il fondamento dellosservata conservazione statistica dellenergia e dellimpulso non lo cerchiamo quindi in una qualche deviazione dalla teoria elettrodinamica della luce relativamente alle leggi della propagazione della radiazione nello spazio vuoto, ma nelle particolari propriet` dellinterazione tra il campo di radiazione virtuale e a gli atomi irraggiati. Assumeremo che questi atomi agiscano come sorgenti di una radiazione virtuale secondaria, che possiede la stessa frequenza della radiazione incidente e che interferisce con le onde originarie. Nel caso che la frequenza della radiazione incidente coincida approssimativamente con la frequenza di uno degli oscillatori virtuali associati alle diverse transizioni possibili, le ampiezze delle onde sferiche secondarie sono molto grandi e queste onde mostrano rispetto alle onde incidenti tali relazioni di fase, che per interferenza lintensit` del campo di radia azione virtuale sar` accresciuta o diminuita e con ci` la capacit` di questo campo a o a di indurre transizioni negli altri atomi sar` rinforzata o indebolita. Che si realizzi a
senza. In questi casi infatti, quando per collisione avesse luogo davvero una modica del moto dellelettrone, secondo la teoria classica dovrebbe apparire una radiazione cos` grande, che una associazione signicativa della radiazione con processi di transizione possibili, com` richiesto dal e principio di corrispondenza, potrebbe dicilmente essere ottenuta (vedi F. Hund, Zeitschr. f. Phys. 13, 241 (1923)). Secondo la concezione considerata in questo lavoro una tale associazione potrebbe da un lato apparire in modo pi` naturale, se si cercasse lorigine della radiazione diretu tamente nel moto dellelettrone, e non in primo luogo nel vericarsi del processo di transizione. Daltro canto si deve notare che qui abbiamo a che fare con un caso nel quale, a seguito della rilevante grandezza della reazione di radiazione classica, una distinzione netta tra moto stazionario e processi di transizione allo stato attuale della teoria non ` realizzabile. e

un indebolimento o un raorzamento dipende dal fatto che loscillatore virtuale corrispondente sia associato ad una transizione dellatomo ad uno stato stazionario di contenuto energetico pi` alto o ad uno di contenuto energetico pi` basso. Questa u u concezione ` evidentemente in stretto rapporto con le idee che hanno consentito e ad Einstein di introdurre probabilit` per transizioni indotte di due tipi, quelle in a cui lenergia dellatomo si accresce, e quelle in cui diminuisce. Nonostante la separazione spaziotemporale per la teoria dei quanti cos` caratteristica dei processi di assorbimento e di emissione, possiamo aspettarci nella nostra rappresentazione unampia analogia formale con lelettrodinamica classica, che riguarda linterazione tra il campo di radiazione virtuale e il moto degli oscillatori armonici virtuali associati allatomo. Appare infatti possibile, guidati da questa analogia, pervenire ad una descrizione coerente e abbastanza completa dei fenomeni ottici che accompagnano la propagazione della luce in un mezzo materiale, nella quale allo stesso tempo risulti chiara la stretta connessione di questi fenomeni con gli spettri degli atomi del mezzo. 3. Capacit` di interferenza delle righe spettrali a Prima di inoltrarci nel problema generale dellinterazione tra gli atomi e un campo di radiazione virtuale, tratteremo brevemente in questo paragrafo le propriet` del campo che deriva da un solo atomo, in quanto esse sono collegate con a la capacit` di interferenza della luce emessa da una e una sola sorgente. La costia tuzione di questo campo non ha evidentemente niente a che fare con le particolarit` a del processo di transizione, la cui durata noi assumeremo in ogni caso non grande rispetto a un periodo della radiazione o del moto delle particelle nellatomo. Questi processi contrassegnano secondo la nostra interpretazione soltanto la conclusione dellintervallo temporale durante il quale latomo ` in grado di comunicare con ale tri atomi mediante i corrispondenti oscillatori virtuali. Un limite superiore per la capacit` di interferenza sar` dato evidentemente dal tempo medio durante il quale a a latomo permane nello stato iniziale corrispondente alla transizione considerata. La valutazione di questo tempo di vita medio degli stati stazionari fondata sul principio di corrispondenza ha ottenuto una conferma generale mediante i ben noti esperimenti sulla durata della luce dei raggi canale in alto vuoto (vedi G. d. Q., Cap. II, 4). Linterpretazione di questi esperimenti risulta assai semplice alla luce della nostra nuova concezione. Si vede infatti che secondo questa concezione landamento dellintensit` della luce non deriva dalle particolarit` della transizione, a a ma solo dal numero relativo di atomi nei diversi stati stazionari nelle diverse parti del raggio. Quando per esempio tutti gli atomi possiedono la stessa velocit` e si a trovano originalmente nello stesso stato, possiamo aspettarci che per tutte le righe spettrali, le cui transizioni sono associate a questo stato, lintensit` della luce dea cresca esponenzialmente in ugual misura lungo il raggio. Il materiale sperimentale oggi disponibile ` a malapena suciente a confermare queste considerazioni. e Quando ci interroghiamo sulla capacit` di interferenza delle righe spettrali, come a ` misurata dagli strumenti ottici, il tempo di vita medio dello stato stazionario dee terminer` certamente per questa capacit` un limite superiore. Dobbiamo tener a a presente che la nettezza osservabile di una data riga spettrale, che deriva dal risultato statistico delle azioni di un gran numero di atomi, non dipende soltanto dalla lunghezza dei singoli treni donda troncati dalle transizioni, ma anche da una eventuale incertezza nella determinazione della frequenza di queste onde. Tenendo conto

del modo in cui la frequenza delle righe spettrali ` collegata mediante la relazione e (1) con lenergia degli stati stazionari, ` dinteresse notare che il suddetto limite e superiore per la nettezza delle righe spettrali si pone in stretto rapporto con i limiti di precisione per la denizione del moto e dellenergia negli stati stazionari. Infatti il postulato della stabilit` degli stati stazionari pone un limite a priori alla prea cisione con cui il moto in questi stati si pu` descrivere secondo lelettrodinamica o classica, che compare anche direttamente nella nostra idea che lazione del campo di radiazione virtuale non consiste in una variazione continua del moto dellatomo, ma nellinduzione di transizioni, per le quali lenergia e la quantit` di moto subia scono una variazione nita (G. d. Q., Cap. II, 4). Nellintorno del limite in cui i moti nei due stati stazionari dieriscono tra loro di poco il limite superiore della capacit` di interferenza del singolo treno donda tende a coincidere con il limite a di precisione con cui la frequenza della radiazione ` determinata mediante la (1), e quando si tenga conto delleetto dellimprecisione nella denizione dei due stati con il metodo degli errori indipendenti. Nel caso generale, in cui i moti nei due stati possono essere assai diversi tra loro, il limite superiore della capacit` di interferenza a del treno donde ` strettamente connesso con la denizione del moto in quello stato e stazionario che costituisce lo stato iniziale della transizione. Anche qui possiamo tuttavia notare che la nettezza osservabile delle righe spettrali si pu` determinare o mediante lequazione (1), purch` si componga leetto di una qualche imprecisione e nella denizione dello stato nale con leetto dellimprecisione nella denizione dello stato iniziale in modo analogo che per la composizione di errori indipendenti. Proprio questo eetto dellimprecisione nella denizione nei due stati stazionari sulla nettezza di una riga spettrale rende possibile lesistenza di una reciprocit` a tra la struttura di una riga quando appare in emissione e quando appare in assorbimento, come anche richiede il postulato espresso dalla legge di Kirchho per lequilibrio termico. In connessione a questo si ricordi, che lapparente deviazione da questa legge, che, relativamente al numero ed al rapporto tra le righe, si manifesta nella spesso osservata dierenza tra lo spettro di emissione e di assorbimento, trova nella teoria dei quanti la sua spiegazione diretta, quando si tenga conto della dierenza nella distribuzione statistica degli atomi nei loro stati stazionari in circostanze esterne diverse. Strettamente collegata con il problema su trattato, della nettezza delle righe spettrali che derivano dagli atomi sotto condizioni esterne costanti, ` la questione e dello spettro derivante da un atomo, quando le forze esterne si modicano considerevolmente durante un intervallo temporale dello stesso ordine di grandezza del tempo di vita medio degli stati stazionari. Un tale problema si incontra in certi esperimenti di Stark sulleetto di un campo elettrico sulle righe spettrali. In questi esperimenti gli atomi si muovono con grande velocit`, e gli intervalli di a tempo durante i quali vanno da un punto ad un altro, nel quale lintensit` del a campo ` del tutto diversa, sono solo una piccola frazione del tempo di vita degli e stati stazionari associati alla riga studiata. Malgrado ci` Stark ha trovato che, a o prescindere dalleetto Doppler del tipo solito, la radiazione emessa dagli atomi in ogni punto ` inuenzata dal campo elettrico nello stesso modo, come sarebbe ine uenzata la radiazione di atomi in quiete dallazione costante della forza del campo in questo punto. Mentre linterpretazione di questi risultati, come ` stato notato e da vari autori10 , d` luogo a dicolt` quando ci si attenga alla descrizione secondo a a
10 vedi

K. Frsterling, Zeitschr. f. Phys. 10, 387 (1922) e A.J. Dempster, Astrophys. Journ. o

la teoria dei quanti usata nora del legame tra radiazione e processi di transizione, i risultati di Stark sono evidentemente in accordo con lidea messa a fondamento in questa dissertazione. Infatti il moto negli stati stazionari, mentre gli atomi attraversano il campo, muter` continuamente, e lo stesso accadr` con gli oscillatori armonici a a virtuali, che sono associati alle transizioni possibili. Il campo di radiazione virtuale derivante dagli atomi che si muovono sar` quindi lo stesso di quando latomo dua rante il suo intero cammino si fosse mosso in un campo di intensit` costante, almeno a quando - come accadeva negli esperimenti di Stark - alla radiazione proveniente da altre parti del suo cammino fosse impedito di raggiungere quella parte dellapparato dove ha luogo losservazione del fenomeno. Si vedr` che in un problema di questo a tipo ` anche assicurata una ulteriore reciprocit` tra i fenomeni osservati di emise a sione e di assorbimento, e ci` grazie ad una simmetria propria della nostra idea o riguardo allaccoppiamento tra processi di transizione in un senso o nellaltro da una parte, e campo di radiazione dallaltra parte. 4. Teoria quantistica degli spettri e fenomeni ottici Sebbene secondo la teoria dei quanti losservazione dei fenomeni ottici sia alla ne determinata da processi di transizione, linterpretazione sensata di queste manifestazioni deve contenere, come notato nellintroduzione, quei processi continui che sono caratteristici per la teoria elettrodinamica classica della propagazione della luce attraverso mezzi materiali. Secondo questa teoria i fenomeni della riessione, della rifrazione e della dispersione si devono attribuire ad una diusione della luce, che ha luogo in seguito alle oscillazioni forzate delle particelle elettriche nei singoli atomi, causate dalle forze elettromagnetiche del campo di radiazione. Il postulato della stabilit` degli stati stazionari porta a prima vista con s`, per quanto riguarda a e questo punto, una dicolt` fondamentale. Il contrasto sarebbe tuttavia alleviato a in una certa misura, come notato, mediante il principio di corrispondenza, che porterebbe a confrontare la reazione di un atomo ad un campo di radiazione con la diusione che secondo la teoria classica deriverebbe da un certo numero di oscillatori armonici virtuali, che sono associati alle diverse transizioni possibili. Si deve tuttavia pensare che lanalogia tra la teoria classica e la teoria dei quanti, com` e formulata mediante il principio di corrispondenza, ` di natura essenzialmente fore male, come ` particolarmente sottolineato dalla circostanza, che secondo la teoria e dei quanti lassorbimento e lemissione di radiazione sono collegati a processi di transizione diversi e quindi ad oscillatori armonici diversi. Ma ` proprio questo e punto cos` essenziale per linterpretazione dei risultati sperimentali sugli spettri di emissione e di assorbimento, che sembra mostrare che i fenomeni di diusione sono associati con lazione degli oscillatori virtuali relativi allemissione e allassorbimento ` di radiazione. E intenzione mostrare in una dissertazione successiva come con la concezione attuale si possa costruire11 una teoria quantitativa della dispersione, che ` analoga a quella di Ladenburg. Qui ci accontenteremo perci` di sottolineare e o di nuovo il carattere continuo dei fenomeni ottici, che non pare consentire alcuna interpretazione nel senso di un collegamento causale con processi di transizione nel mezzo di propagazione.
57, 193 (1923). 11 Nota aggiunta alla correzione. Le linee principali di una tale teoria sono descritte brevemente da Kramers in una comunicazione che apparir` tra poco su Nature. a

10

Incontriamo un esempio istruttivo di queste considerazioni negli esperimenti sugli spettri di assorbimento. Infatti a rigore non si pu` sostenere, come si fa spesso per o brevit`, che lassorbimento in un vapore monoatomico per luce la cui frequenza a coincida con certe righe dello spettro di emissione ha la sua origine in processi di transizione, che si vericano negli atomi del vapore, e che sono indotti da quei treni donda della radiazione incidente, che possiedono la frequenza delle righe di assorbimento. Della visibilit` di queste righe nello spettroscopio si deve ringraziare la a diminuzione dellintensit` della radiazione incidente, che ha luogo a causa delle para ticolarit` delle onde sferiche secondarie emesse da ciascuno degli atomi illuminati; a le transizioni indotte giocano soltanto il ruolo di un eetto concomitante, mediante il quale ` assicurata la conservazione statistica dellenergia. La presenza dei treni e donda secondari coerenti ` parimenti responsabile della dispersione anomala assoe ciata alle righe di assorbimento e si manifesta inoltre particolarmente nel fenomeno scoperto da Wood12 della riessione selettiva sulla parete del contenitore di un vapore metallico a pressione abbastanza alta. La comparsa di transizioni indotte tra stati stazionari nellassorbimento selettivo ` allo stesso tempo osservata direte tamente nella radiazione di uorescenza, che per una parte importante deriva dalla presenza di un piccolo numero di atomi, che sono stati portati dallirraggiamento in ` uno stato stazionario di energia pi` alta. E noto che la radiazione di uorescenza si u pu` sopprimere con il miscelamento con un gas estraneo. Per quanto riguarda o la parte di radiazione derivante dagli atomi in stati stazionari pi` alti, questo u fenomeno si spiega con collisioni, che provocano un considerevole aumento della probabilit` degli atomi a tornare nel loro stato fondamentale. Allo stesso tempo a la parte della radiazione di uorescenza consistente di radiazione diusa coerente, come i fenomeni dellassorbimento, della dispersione e dalla riessione subiranno per miscelamento con gas estraneo quelle variazioni, che possono essere poste in relazione con lallargamento delle righe spettrali prodotto dagli urti13 . Si vede che uninterpretazione dei fenomeni di assorbimento, che si discosti essenzialmente da quella su descritta, ` dicilmente sostenibile, almeno quando si pu` dimostrare che e o lassorbimento delle righe spettrali ` qualitativamente indipendente dallintensit` e a della sorgente di radiazione, analogamente a come si pu` dimostrare per i consueti o fenomeni della riessione e della rifrazione, per i quali le transizioni nel mezzo non intervengono in quel modo (vedi G. d. Q., Cap. III, 3). Un altro esempio interessante fornisce il problema della diusione della luce da elettroni liberi. Come ha mostrato Compton con la riessione dei raggi Rntgen o da parte di cristalli, questa diusione ` accompagnata da una variazione di free quenza, che ` diversa in direzioni diverse, e che ` in accordo con la costituzione e e della radiazione emessa da una sorgente immaginaria in moto secondo la teoria classica. Compton ha raggiunto, come ricordato, uninterpretazione formale di questo fenomeno sulla base della teoria dei quanti di luce, assumendo che un elettrone assorba un quanto della luce incidente, e allo stesso tempo possa riemettere un quanto di luce in unaltra direzione. In questo processo lelettrone acquista in una certa direzione una certa velocit`, che come la frequenza della luce riemessa ` a e determinata dalle leggi di conservazione dellenergia e della quantit` di moto, nelle a quali si attribuisce ad ogni quanto di luce unenergia h ed una quantit` di moto a h/c. In contrasto con questa idea noi vediamo la diusione della radiazione da
12 R.W. 13 vedi

Wood, Phil. Mag. 23, 689 (1915). per esempio Chr. Fchtbauer e G. Joos, Phys. Zeitschr. 23, 73 (1922). u

11

parte degli elettroni come un fenomeno continuo, al quale ogni elettrone partecipa con lemissione di onde secondarie coerenti; la radiazione virtuale incidente d` lua ogo in ogni elettrone ad una reazione, analoga alla diusione che ci si aspetterebbe nella teoria classica da un elettrone, che possedesse la velocit` della sorgente di raa diazione immaginaria su menzionata, e che sotto linuenza del campo di radiazione eseguisse oscillazioni forzate. Che in questo caso loscillatore virtuale si muova con una velocit` che ` diversa da quella dellelettrone irraggiato stesso signica cera e tamente un passo che si contrappone alle idee classiche in modo particolarmente strano. In considerazione dei fondamentali scostamenti dalla descrizione spaziotemporale classica, insiti nellidea degli oscillatori virtuali, non appare tuttavia corretto allo stato attuale della teoria voler condannare una interpretazione formale come quella considerata. Una tale interpretazione appare al contrario necessaria quando si voglia tener conto dei fenomeni osservati, per la descrizione dei quali la concezione ondulatoria della radiazione gioca proprio un ruolo essenziale. Proprio come nella teoria di Compton, assumiamo allo stesso tempo che lelettrone irraggiato possieda una certa probabilit` di subire in ogni direzione data una certa variazione nita a della sua quantit` di moto. Mediante questo eetto, che nella teoria dei quanti a prende il posto del trasferimento continuo di quantit` di moto, che secondo la teoa ria classica accompagnerebbe una diusione del tipo descritto, viene assicurata la conservazione statistica della quantit` di moto, analoga alla conservazione statia stica dellenergia prima considerata nel fenomeno degli spettri di assorbimento. Di fatto le leggi probabilistiche derivate da Pauli per lo scambio di quantit` di moto a nellinterazione tra elettroni liberi e radiazione mostrano una analogia essenziale con le leggi di Einstein, che hanno valore per le transizioni tra stati stazionari ben deniti di un sistema atomico. Le considerazioni di Einstein e Ehrenfest ricordate nel 2 sono particolarmente idonee a far risaltare questa analogia. Un problema analogo alla diusione della luce da elettroni liberi lo incontriamo nella diusione di luce da un atomo, indipendentemente dal fatto che la frequenza della radiazione sia abbastanza grande da indurre transizioni per le quali un elettrone sia completamente allontanato dallatomo. Per assicurare la conservazione statistica della quantit` di moto dobbiamo infatti assumere, come hanno notato a Pauli e di nuovo Smekal14 , che possano avvenire processi di transizione nei quali la quantit` di moto dellatomo diuso subisce una variazione nita senza che per a questo, come nei soliti processi di transizione considerati nella teoria degli spettri, il moto relativo delle particelle nellatomo cambi. Si vede che nella nostra concezione processi di transizione del tipo anzidetto sono strettamente associati ai fenomeni di diusione ottica in un modo che ` analogo allassociazione dei fenomeni spete trali con i processi di transizione, nei quali il moto interno dellatomo cambia. A motivo della grande massa del nucleo atomico la variazione di velocit` dellatomo a per tali transizioni ` tuttavia cos` piccola, che non avr` alcun eetto osservabile e a sullenergia dellatomo e sulla frequenza della radiazione diusa. Malgrado ci` ` di oe signicato essenziale che il trasferimento di quantit` di moto sia un processo discona tinuo, mentre la diusione stessa ` un fenomeno essenzialmente continuo nel quale e hanno parte tutti gli atomi irraggiati, indipendentemente dallintensit` della radia azione incidente. Le variazioni discontinue nella quantit` di moto dellatomo sono a la causa delle azioni osservate sugli atomi, che si descrivono come pressione di radiazione. Questa interpretazione soddisfa evidentemente le condizioni per lequilibrio
14 A.

Smekal, Naturwissenschaften 11, 875 (1923).

12

termico tra un campo di radiazione (virtuale) ed una supercie riettente, che sono state ricavate da Einstein15 e nelle quali egli ha visto un sostegno per la teoria dei quanti di luce. Allo stesso tempo risulta quasi superuo rilevare che essa ` e anche in accordo con lapparente continuit` nelle osservazioni reali sulla pressione a di radiazione. Quanto infatti consideriamo un corpo solido, una variazione di h/c nella quantit` di moto totale di questo sar` completamente inosservabile, e per luce a a visibile trascurabilmente piccola, rispetto alle variazioni irregolari della quantit` a di moto di un corpo in equilibrio termico con il suo ambiente. Nella discussione degli esperimenti reali dobbiamo tuttavia tener presente allo stesso tempo che la frequenza di tali processi ` spesso cos` grande, che incontriamo la domanda se pose siamo trascurare la durata stessa delle transizioni o, in altre parole, se ` superato e il limite entro il quale vale la formulazione dei princip della teoria dei quanti (vedi G. d. Q., Cap. II, 5). Le ultime considerazioni danno un esempio di come la nostra interpretazione dei fenomeni ottici consenta una connessione naturale con la consueta descrizione continua dei fenomeni macroscopici, per linterpretazione dei quali la teoria di Maxwell ` cos` meravigliosamente adatta. La preferenza che sotto questo riguardo la nostra e formulazione dei princip della teoria dei quanti consegue rispetto alla consueta formulazione della teoria si illustra assai signicativamente nel caso del fenomeno dellemissione di onde elettromagnetiche, cio` mediante unantenna, come in rae diotelegraa. In questo caso una descrizione sensata dei fenomeni ` possibile nel e senso di unemissione di radiazione, mentre ` impossibile nel senso di processi di e transizione separati successivi tra stati stazionari immaginari dellantenna. Tenendo conto infatti della piccolezza delle variazioni di energia nelle transizioni, e anche della grandezza della radiazione di energia nellunit` di tempo, si vede che la durata a dei singoli processi di transizione pu` essere solo una frazione straordinariamente o piccola del periodo di oscillazione dellelettricit` nellantenna, e che di conseguenza a non ` corretto descrivere il risultato di tali processi come lemissione di un treno e donde di questo periodo. Nella nostra interpretazione attuale invece descriviamo la realt` delle oscillazioni di elettricit` nellantenna come il realizzarsi di un campo di a a radiazione (virtuale), che secondo leggi di probabilit` induce inoltre modiche nel a moto degli elettroni. Queste modiche possiamo considerarle in questo caso come praticamente di tipo continuo, perch anche se fosse possibile mantenere una dise tinzione dei singoli contributi denergia h, la grandezza di questi contributi sarebbe del tutto trascurabile rispetto allenergia dellantenna. In connessione a questo va osservato che la comparsa del carattere virtuale del campo di radiazione, che allo stato attuale dalla conoscenza appare cos` necessario per la descrizione sensata dei fenomeni atomici, automaticamente perde il suo signicato in un caso come quello qui trattato, in cui il campo, per quanto riguarda la sua interazione osservabile con la materia, esibisce tutte quelle propriet` che nellelettrodinamica classica si a attribuiscono ad un campo elettromagnetico. Kopenhagen, Universitetets Institut for teoretisk Fysik.

15 A.

Einstein, Phys. Zeitschr. 10, 875 (1923).

La meccanica quantistica dei processi durto1


[Comunicazione provvisoria2 ]

Max Born, Gottinga


(ricevuto il 25 luglio 1926)

Mediante lo studio dei processi durto si sviluppa lidea che la meccanica quantistica nella forma di Schrdinger permetta di descrivere non solo gli stati stazionari, o ma anche i salti quantici. La meccanica quantistica fondata da Heisenberg ` stata nora applicata esclue sivamente al calcolo degli stati stazionari e delle ampiezze doscillazione associate alle transizioni (evito di proposito la parola probabilit` di transizione). Inoltre il a formalismo ampiamente sviluppato nel frattempo sembra dare buoni risultati. Ma questa impostazione della questione riguarda solo un aspetto del problema; accanto ad essa si leva altrettanto importante la questione della natura della transizioni stesse. Riguardo a questo punto le opinioni appaiono divise; molti ritengono che il problema delle transizioni non sia arontato dalla meccanica quantistica nella forma presente, e che qui saranno necessarie nuove forme concettuali. Per quanto mi riguarda, sotto limpressione della chiusura della struttura logica della meccanica quantistica, sono giunto alla congettura che questa teoria sia completa e che debba comprendere il problema delle transizioni. Credo di essere riuscito a dimostrare questo. Gi` Bohr ha diretto lattenzione sul fatto che tutte le dicolt` di principio a a della rappresentazione quantistica, che incontriamo con lemissione e lassorbimento della luce da parte di atomi, compaiono anche nellinterazione di atomi a breve distanza, quindi nei processi durto. In questi si ha a che fare, invece che con campi donda ancora assai vaghi, esclusivamente con sistemi di particelle materiali che sottostanno al formalismo della meccanica quantistica. Ho quindi arontato il problema di studiare linterazione di una particella libera (raggio o elettrone) e di un atomo qualsiasi e di stabilire se non sia possibile una descrizione del processo durto nellambito della teoria esistente. Delle diverse forme della teoria in questo caso solo quella di Schrdinger si ` o e dimostrata idonea, e potrei proprio per questa ragione considerarla come la versione pi` profonda delle leggi dei quanti. Il lo del mio ragionamento ` ora il seguente: u e Quando si vuole calcolare secondo la meccanica quantistica linterazione di due sistemi ` noto che non si pu`, come nella meccanica classica, prendere uno stato di e o un sistema e stabilire come questo sia inuenzato da uno stato dellaltro sistema, ma tutti gli stati dei due sistemi sono accoppiati in modo complicato. Ci` vale o anche in un processo aperiodico, come un urto, nel quale una particella, diciamo un elettrone, viene dallinnito e di nuovo svanisce allinnito. Ma qui simpone lidea che per` sia prima che dopo lurto, quando lelettrone ` abbastanza lontano o e e laccoppiamento piccolo, devessere denibile uno stato determinato dellatomo
Quantenmechanik der Stovorgnge, Zeitschr. f. Phys. 37, 863-867 (1926). a comunicazione era originariamente destinata a Naturwissenschaften, ma non ha potuto essere accettata l` per mancanza di spazio. Spero che la sua pubblicazione in questo luogo a non appaia superua. 1
2 Questa 1 Zur

e un moto determinato, rettilineo uniforme, dellelettrone. Si tratta di esprimere matematicamente questo comportamento asintotico delle particelle accoppiate. Ci` o non m` riuscito con la forma matriciale della meccanica quantistica, bens` con la e formulazione di Schrdinger. o Secondo Schrdinger latomo nelln-esimo stato quantico ` un processo doscilo e 0 lazione di una quantit` di stato sullintero spazio con frequenza costante (1/h)Wn . a Un elettrone che si muova rettilineamente ` in particolare un siatto processo e doscillazione, che corrisponde ad unonda piana. Se i due vengono in interazione si stabilisce unoscillazione complicata. Ma si vede subito che questa pu` essere o determinata mediante il suo comportamento asintotico allinnito. Non si ha proprio nientaltro che un problema di dirazione, nel quale unonda piana incidente su un atomo viene diratta o diusa; al posto delle condizioni al contorno, che si utilizzano in ottica per la descrizione dello schermo, si ha qui lenergia potenziale dellinterazione di atomo ed elettrone. Il problema ` quindi: si deve risolvere lequazione donda di Schrdinger per e o la combinazione atomo-elettrone con la condizione al contorno che la soluzione in una determinata direzione dello spazio dellelettrone vada asintoticamente in unonda piana nella direzione di propagazione di questo (lelettrone in arrivo). Della soluzione cos` denita ci interessa di nuovo essenzialmente il comportamento dellonda diusa allinnito; infatti questa descrive il comportamento del sistema 0 0 dopo lurto. Esprimiamo questo un po pi` precisamente. Siano 1 (qk ), 2 (qk ), . . . u le autofunzioni dellatomo imperturbato (assumiamo che si abbia solo una serie discreta); allelettrone che si muove imperturbato (in linea retta) corrispondono le autofunzioni sin [(2/)(x + y + z + )], che formano una molteplicit` continua a di onde piane, la cui lunghezza donda (secondo de Broglie) ` collegata allenergia e del moto di traslazione dalla relazione = h2 /(22 ). Lautofunzione dello stato imperturbato, nel quale lelettrone arriva dalla direzione +z, ` quindi e
0 0 n (qk , z) = n (qk ) sin(2/)z.

Sia ora V (x, y, z; qk ) lenergia potenziale dellinterazione fra atomo ed elettrone. Si pu` mostrare per mezzo di facili calcoli perturbativi che esiste una soluzione o determinata univocamente dellequazione dierenziale di Schrdinger che tien conto o dellinterazione V , che per z + va asintoticamente nella funzione di cui sopra. Veniamo ora a come questa funzione soluzione si comporta dopo lurto. Ora il calcolo d`: londa diusa, provocata dalla perturbazione, ha allinnito a asintoticamente lespressione
1 n (x, y, z, qk ) = 0 d n m (, , ) sin kn m (x + y + z + )m (qk ). m x+y+z>0

Ci` signica: la perturbazione si pu` intendere allinnito come sovrapposizione o o di soluzioni del processo imperturbato. Se si calcola lenergia corrispondente alla lunghezza donda n m secondo la formula prima data di de Broglie, si trova
0 Wn m = hnm + , 0 dove le nm sono frequenze dellatomo imperturbato.

Se si vuole interpretare questo risultato in senso corpuscolare, solo uninterpretazione ` possibile: n m (, , ) determina la probabilit`3 che lelettrone che e a viene dalla direzione z venga scagliato nella direzione determinata da , , (e con 0 una variazione di fase ), mentre la sua energia ` aumentata di un quanto hnm a e 0 0 0 spese dellenergia dellatomo (urto di primo tipo per Wn < Wm , hnm < 0; urto di 0 0 0 secondo tipo per Wn > Wm , hmn < 0). La meccanica quantistica di Schrdinger o d` quindi alla domanda circa leetto di un urto una risposta del tutto denita; ma a non si tratta aatto di una relazione causale. Non si ottiene alcuna risposta alla domanda, com` lo stato dopo lurto, ma solo alla domanda , quant` probabile e e un pressato eetto dellurto (nel quale naturalmente la legge quantomeccanica dellenergia devessere soddisfatta). Sorge qui lintera problematica del determinismo. Dal punto di vista della nostra meccanica quantistica non vi ` nessuna quantit` che ssi causalmente nel caso e a singolo leetto di un urto; ma anche nellesperienza non abbiamo nora alcun punto dappoggio riguardo al fatto che esistano propriet` interne dellatomo che a determinino un certo esito dellurto. Dobbiamo sperare di scoprire in seguito propriet` siatte (per esempio, le fasi dei moti atomici interni) e di determinarle nel a caso singolo? Oppure dobbiamo credere che la concordanza di teoria ed esperienza nellincapacit` di fornire relazioni per levoluzione causale sia unarmonia prestaa bilita che si fonda sullinesistenza di siatte relazioni? Da parte mia inclino a rinunciare al determinismo nel mondo atomico. Ma questa ` una questione losoca, e per la quale gli argomenti sici non sono i soli determinanti. In pratica in ogni caso sia per il sico sperimentale che per il teorico sussiste lindeterminismo. La funzione di risposta assai studiata dagli sperimentali ` e ora determinabile rigorosamente anche per via teorica. La si pu` trovare a paro tire dallenergia potenziale dellinterazione V (x, y, z, qk ); tuttavia i procedimenti di calcolo a ci` necessari sono troppo complicati per comunicarli in questo luogo. o Spiegher` solo il signicato della funzione n m con qualche parola. Se per esempio o latomo prima dellurto ` nello stato normale n = 1, risulta da e
0 0 + h1m = hm1 = W1 m > 0,

che per un elettrone con energia minore del gradino deccitazione pi` piccolo delu latomo devessere necessariamente anche m = 1, quindi W1 1 = ; ne risulta perci` o riessione elastica dellelettrone con la funzione di risposta 1 1 . Se supera il primo gradino deccitazione, oltre alla riessione si ha anche eccitazione con la risposta 1 2 e cos` via. Se latomo considerato ` nello stato eccitato n = 2 e se e 0 < h21 , si ha riessione con la risposta 2 2 e urto di secondo tipo con la risposta 0 2 1 . Se > h21 , compare la relativa ulteriore eccitazione e cos` via. Le formule riproducono quindi perfettamente il comportamento qualitativo negli urti. Allesame quantitativo esauriente delle formule per casi speciali devessere riservato uno studio particolareggiato. Non mi pare escluso che lo stretto accoppiamento di meccanica e statistica, come qui si presenta, richieder` una revisione dei concetti fondamentali termodinamicoa statistici. Credo inoltre che anche il problema dellassorbimento e dellemissione di luce dovr` essere trattato in modo del tutto analogo come problema di valori al cona
alla correzione: un ragionamento pi` preciso mostra che la probabilit` ` proporzionale u ae al quadrato della quantit` n m . a
3 Nota

torno dellequazione donda e porter` ad una teoria razionale dellassorbimento e a della larghezza di riga in accordo con la concezione dei quanti di luce. Unesposizione dettagliata apparir` prossimamente in questo giornale. a

Meccanica quantistica dei processi durto Max Born a Gottinga.


(ricevuto il 21 luglio 1926)

1 2

La forma di Schrdinger della meccanica quantistica permette di definire in modo naturale la frequenza di uno stato per mezzo dellintensit delloscillazione propria associata. Questidea porta ad una teoria dei processi durto nella quale le probabilit di transizione sono determinate dal comportamento asintotico di

soluzioni aperiodiche.

Introduzione. I processi durto hanno non solo prodotto le dimostrazioni sperimentali pi convincenti per le ipotesi fondamentali della teoria dei quanti, ma paiono anche adatti a far luce sul significato fisico delle leggi formali della cosidetta

"meccanica quantistica". Queste producono, a quanto pare, sempre i giusti valori dei termini ampiezze delle degli stati stazionari nelle e le giuste ma

oscillazioni

irraggiate

transizioni,
3

sullinterpretazione fisica delle formule le opinioni sono divise. La forma matriciale della meccanica quantistica fondata da

Heisenberg, e da lui sviluppata assieme a Jordan ed allautore di questa comunicazione, parte dallidea che una rappresentazione

esatta dei processi nello spazio e nel tempo sia in generale impossibile, e quindi ci si accontenta di stabilire relazioni tra quantit osservabili, che solo nel caso limite classico possono essere interpretate come propriet del moto. Schrdinger
4

daltro

canto sembra attribuire alle onde, che egli secondo il proce

1 2

Zeitschr. f. Phys. 38, 803 (1926). Su ci una comunicazione provvisoria, ZS. f. Phys. 37, 863, 1926. W. Heisenberg, ZS. f. Phys. 33, 879, 1925; M. Born e P. Jordan,

ibidem 34, 858, 1925; M. Born, W. Heisenberg e P. Jordan, ibidem 35, 557, 1926. Vedi anche P.A.M. Dirac, Proc. Roy. Soc. 109, 642, 1925; 110, 561, 1926.
4

E. Schrdinger, Ann. d. Phys. 79, 361, 489, 734, 1926. Vedasi in

particolare la seconda comunicazione, pag. 499. Inoltre Naturw. 14, 664, 1926.

dimento di de Broglie vede come il veicolo dei processi atomici, una realt dello stesso tipo di quella posseduta dalle onde

luminose; egli cerca di "costruire gruppi donde che" abbiano "in ogni direzione dimensioni relativamente piccole" e che evidentemente devono rappresentare in modo diretto il corpuscolo in moto. Nessuna di queste due interpretazioni mi sembra soddisfacente. Cercher qui di dare una terza interpretazione e di

dimostrare la sua utilit nel caso dei processi durto. Associo ad essa unosservazione di Einstein sul comportamento del campo

donda e dei quanti di luce; egli diceva pressa poco che le onde ci sono solo per mostrare la via ai quanti di luce corpuscolari, e parlava in questo senso di un "campo fantasma". Questo determina la probabilit che un quanto di luce, il trasportatore di energia ed impulso, prenda un dato cammino; ma al campo di per s non appartengono n energia n impulso. Per porre queste idee direttamente in relazione con la

meccanica quantistica si farebbe assai meglio ad aspettare finch non sia compiuto linserimento del campo elettromagnetico nel

formalismo. Ma per la completa analogia che esiste tra quanto di luce ed elettrone si penser di formulare le leggi del moto

dellelettrone in modo analogo. E risulta qui ovvio considerare le onde di de Broglie-Schrdinger come il "campo fantasma" o meglio "campo guida". Tentativamente seguir quindi lidea: il campo guida, rappresentato da una funzione scalare particelle che intervengono e

delle coordinate di tutte le del tempo, si propaga secondo

lequazione differenziale di Schrdinger. Ma impulso ed energia saranno trasmessi come quando dei corpuscoli (elettroni) realmente volano in giro. I cammini di questi corpuscoli sono determinati solo quanto li restringe la legge dellenergia e dellimpulso; per il resto per quanto concerne limboccare un certo cammino, sar data solo una probabilit mediante lassegnazione dei valori della funzione

. Ci si potrebbe, un po paradossalmente, riassumere

allincirca cos: il moto delle particelle segue leggi probabilistiche, ma la probabilit stessa si propaga in accordo con la

legge causale . Se si considerano i tre gradi dello sviluppo della teoria dei quanti si vede che il pi basso, quello dei processi periodici, del tutto inadatto a dimostrare lutilit di unidea siffatta. Qualcosa di pi offre il ci secondo grado, di quello questi dei nel processi presente

aperiodici

stazionari;

occuperemo

lavoro. Ma realmente decisivo pu essere solo il terzo grado, quello dei processi non stazionari; in questo caso si deve

dimostrare se linterferenza di "onde di probabilit" smorzate sufficiente a spiegare quei fenomeni che con evidenza indicano un accoppiamento non spazio-temporale. Una precisazione del concetto possibile solo in base allo sviluppo matematico ; perci ci dedichiamo subito ad esso, per tornare solo in seguito allipotesi stessa.

9. Osservazioni

conclusive.

presente posso esprimere lopinione che la meccanica quantistica consente di formulare e di risolvere non solo il problema degli stati stazionari, ma anche quello dei processi di transizione. Linterpretazione di Schrdinger sembra in proposito dar conto dello stato dei fatti nel modo di gran lunga pi facile; inoltre consente di mantenere i concetti consueti di spazio e tempo, nei quali gli eventi si svolgono in modo del tutto normale. Invece la teoria proposta non si conforma allidea della determinatezza

causale dellevento singolo. Nella mia comunicazione provvisoria ho sottolineato in modo particolare questo indeterminismo, poich esso mi pare nel miglior accordo con la prassi dello sperimen

Ci vuol dire che la conoscenza dello stato in tutti i punti ad

un istante determina lassegnazione dello stato a tutti i tempi successivi.


6

Nellesecuzione matematica di questo lavoro mi ha nel modo pi

amichevole aiutato il Prof. N. Wiener di Cambridge; vorrei qui esprimergli il mio grazie in proposito, e riconoscere che senza di lui non sarei giunto allo scopo.

In

base

alla

trattazione

tatore. Ma naturalmente non vietato, a chiunque non si lasci cos accontentare, assumere che esistano dei parametri ulteriori, non ancora introdotti nella teoria, che determinano levento

singolo. Nella meccanica classica essi sono le "fasi" del moto, cio le coordinate delle particelle in un determinato istante. Mi pare per il momento improbabile che si possano introdurre in modo naturale nella nuova teoria quantit che corrispondano a queste fasi; ma Frenkel mi ha comunicato che forse invece questo succede. Comunque sia, questa possibilit non cambierebbe nulla riguardo allindeterminismo sanno dare proprio pratico i dei processi durto, essa perch del non si

valori formule

delle della

fasi;

resto fasi"

deve qui

portare proposta.

alle

stesse

teoria

"senza

Tendo a credere che le leggi del moto dei quanti di luce si potranno trattare in modo del tutto analogo . Soltanto non si ha allora nel problema fondamentale dellemissione spontanea alcun processo periodico, quindi nessun problema con valori al contorno, ma un problema ai valori

iniziali

per

le

equazioni

donda

accoppiate della quantit

di Schrdinger e del campo elettro-

magnetico. Cercare le leggi di questo accoppiamento certo uno dei problemi pi urgenti; per quanto so, si lavora ad esso in pi posti . Quando queste leggi saranno formulate sar forse possibile proporre una teoria razionale del tempo di vita degli stati, della probabilit di transizione nei processi radiativi, del decadimento e della larghezza di riga.

Le difficolt che finora si sono trovate nellintroduzione del fantasma" nellottica mi sembrano originare in parte

"campo

dallipotesi implicitamente fatta che il centro dellonda e la particella emittente debbano essere nello stesso posto. Ma questo certamente non accade gi nelleffetto Compton e in generale non accadr mai.
8

Vedasi per esempio la dissertazione apparsa or ora di O. Klein,

ZS. f. Phys. 37, 895, 1926.

Legge di Planck e ipotesi dei quanti di luce1 Bose (Universit` di Dacca, India) a
(pervenuto il 2 luglio 1924)

Lo spazio delle fasi di un quanto di luce relativo ad un certo volume viene diviso in celle della dimensione h3 . Il numero delle possibili ripartizioni su queste celle dei quanti di luce di una radiazione denita macroscopicamente d` lentropia e a quindi tutte le propriet` termodinamiche della radiazione. a La formula di Planck per la ripartizione dellenergia nella radiazione del corpo nero costituisce il punto di partenza per la teoria dei quanti, che ` stata sviluppata e negli ultimi 20 anni e che ha portato ricchi frutti in tutti i campi della sica. Dalla pubblicazione nellanno 1901 sono stati presentati molti modi di derivazione di questa legge. Si ` riconosciuto che le ipotesi fondamentali della teoria dei quanti e sono incompatibili con le leggi dellelettrodinamica classica. Tutte le derivazioni precedenti fanno uso della relazione 8 2 d E, c3 cio` della relazione tra la densit` di radiazione e lenergia media di un oscillae a tore, e fanno assunzioni sul numero dei gradi di libert` delletere, che interviene a nellequazione precedente (primo fattore del secondo membro). Questo fattore pu` o tuttavia essere desunto solo dalla teoria classica. Questo ` il punto insoddisfacente e in tutte le derivazioni, e non c` da stupirsi che vengano compiuti sempre nuovi e tentativi di dare una derivazione che sia esente da questo difetto logico. Una derivazione notevolmente elegante ` stata data da Einstein. Questi ha e riconosciuto il difetto logico di tutte le derivazioni fatte nora ed ha cercato di dedurre la formula indipendentemente dalla teoria classica. Partendo da assunzioni assai semplici sullo scambio denergia tra molecole e campo di radiazione, egli trova la relazione mn = m n . e kT 1 Tuttavia, per portare questa formula in accordo con quella di Planck egli deve far uso della legge dello spostamento di Wien e del principio di corrispondenza di Bohr. La legge di Wien ` fondata sulla teoria classica, ed il principio di corrispondenza e assume che la teoria dei quanti coincida con la teoria classica in certi casi limite. In tutti i casi le derivazioni non mi paiono abbastanza corrette dal punto di vista logico. Mi pare invece che lipotesi dei quanti di luce assieme alla meccanica statistica (come ` stata adattata da Planck ai bisogni della teoria dei quanti) siano e sucienti per la derivazione della legge indipendentemente dalla teoria classica. Delineer` in breve il metodo in quanto segue. o La radiazione sia racchiusa nel volume V e sia data la sua energia totale E. Siano dati diversi tipi di quanti di numero rispettivamente Ns e denergia hs (s da 0 a ). Lenergia totale E ` quindi e d = (1)
1 Plancks

E=
s

Ns hs = V

d.

Gesetz und Lichtquantenhypothese, Zeitschr. f. Phys. 26, 178-181 (1924). 1

La soluzione del problema richiede quindi la determinazione degli Ns che determinano . Se noi possiamo dare la probabilit` per ogni ripartizione caratterizzata a da Ns arbitrari, la soluzione ` determinata dalla condizione che questa probabilit` e a debba essere massima mantenendo vericata la condizione aggiuntiva (1). Cercheremo ora questa probabilit`. a Il quanto ha un momento dellammontare h/c nella direzione della sua propagazione. Lo stato istantaneo del quanto sar` caratterizzato dalle sue coordinate a x, y, z e dai corrispondenti momenti px , py , pz ; queste sei quantit` possono essere a interpretate come coordinate di un punto in uno spazio esadimensionale, per il quale abbiamo la relazione 2 h 2 2 2 p x + p y + pz = , c secondo la quale il punto suddetto ` costretto a restare su una supercie cilindrica e determinata dalla frequenza del quanto. Allintervallo di frequenza ds appartiene in questo senso il volume di spazio delle fasi dxdydzdpx dpy dpz = V 4 h c
2

hd h3 2 = 4 3 V d. c c

Se noi suddividiamo lintero volume dello spazio delle fasi in celle di volume h3 , allintervallo di frequenza d appartengono 4V 2 /c3 d celle. Riguardo al modo di questa suddivisione non si pu` dire niente di preciso. Tuttavia il numero totale o delle celle devesser visto come il numero delle possibili congurazioni di un quanto nel volume dato. Per tener conto del fatto della polarizzazione appare orirsi la moltiplicazione di questo numero per 2, di modo che per il numero delle celle appartenenti a d otteniamo 8V 2 d/c3 . ` E facile ora calcolare la probabilit` termodinamica di uno stato (denito macroa scopicamente). Sia N s il numero dei quanti che appartengono allintervallo di frequenza d s . In quanti modi possono essere distribuiti tra le celle che appartengono a d s ? Sia ps il numero delle celle vuote, ps il numero di quelle che contengono 0 1 un quanto, ps il numero delle celle che contengono due quanti, eccetera. Il numero 2 delle possibili ripartizioni ` allora e As ! 8 2 d s , dove As = , ps !ps ! . . . c3 0 1 e dove N s = 0 p s + 1 p s + 2 ps . . . 0 1 2 ` il numero dei quanti che appartengono a d s . La probabilit` dello stato denito e a da tutti i ps ` evidentemente e r As ! s s s . p0 !p1 ! . . . Tenendo conto del fatto che possiamo trattare i ps come numeri grandi, abbiamo r lg W =
s

As lg As
s r

ps lg ps , r r

dove As =
r

ps . r

Questespressione devessere un massimo sotto la condizione aggiuntiva E=


s

N s h s ; N s =
r

rps . r

Lesecuzione della variazione produce le condizioni ps (1 + lg ps ) = 0, r r


s r s

N s h s = 0, rps . r
r

ps r
r

= 0, N s =

Da qui segue ps (1 + lg ps + s ) + r r
s r

1
rh s

h s
s r

rps = 0. r

Pertanto si ottiene immediatamente ps = B s e r Poich e As =


r

.
h s

B s e

rh s

= B s 1 e
h s

risulta B s = As 1 e Si ha inoltre Ns =
r

.
h s

rps = r
r

rAs 1 e As e
h s

rh s

. h s 1 e Tenendo conto del valore su trovato di As ` quindi e E=


s

8h s d s e . V h s c3 1 e

h s

Utilizzando il risultato precedente si trova inoltre S=k E As lg 1 e


s
h s

dalla quale, tenendo conto che S/E = 1/T , segue che = kT . Se si sostituisce questo nellequazione precedente per E si ottiene E=
s

8h s 1 V h s d s , 3 c kT 1 e

equazione equivalente alla formula di Planck. (tradotto da A. Einstein.)


Nota del traduttore. Secondo la mia opinione la derivazione di Bose della formula di Planck signica un progresso importante. Il metodo qui utilizzato produce anche la teoria quantistica dei gas ideali, come esporr` altrove. o

Alcune domande esplorative riguardanti la meccanica quantistica1 P. Ehrenfest a Leida (Olanda)


(ricevuto il 16 agosto 1932) Alcune questioni e osservazioni a proposito di: A. Lunit` immaginaria nellequazione di Schra o dinger e la teoria delle trasformazioni:- B. Lanalogia difettosa tra fotone ed elettrone.- C . Il rendere pi` accessibile il calcolo spinoriale. u

Sia consentito raccogliere nel seguito alcune domande, che si devono essere imposte a quasi tutti i docenti che abbiano da presentare introduttivamente la meccanica quantistica ad un uditorio interessato e disposto alla critica. Queste domande, in particolare quelle della presente esposizione, possono ben essere accantonate come prive di senso, se si vuol stare comodi. La buona educazione addirittura lo esige. Allora qualcuno dovr` pur attirarsi lantipatia, e porle tuttavia. Con la ferma dua cia che sempre si trovi un qualche ricercatore che possiede larte di rispondere in modo sensato, e cio` in modo chiaro e semplice, alle domande prive di senso. e A. Lunit` immaginaria nellequazione di Schrdinger e le relazioni di commua o tazione di Heisenberg-Born. Vi ` un complesso di scoperte grande e chiaramente e comprensibile che porta a rappresentare il campo elettromagnetico mediante due vettori reali E, H o, se si vuole, mediante un vettore complesso M = H + iE, che allora soddisfa alle equazioni dierenziali non reali: (1) (2) 1 M = rot M, ic t div M = i.

In analogia con ci` si potrebbe ben, cio` in qualche modo assiomaticamente chiaro, o e comprendere perch le onde di de Broglie -Schrdinger richiedano almeno due scalari e o reali o la conveniente riunione di questi in uno scalare complesso . Lulteriore sdoppiamento per la trattazione secondo la meccanica ondulatoria dello spin Pauli lha fondato in modo completamente chiaro. Osservazioni. 1. I primi lavori di de Broglie e di Schrdinger fanno supporre o assai chiaramente la descrivibilit` mediante uno scalare reale2 . Quando in modo del a tutto incidentale per comodit` si introduce un fattore temporale complesso per a trattare unonda sinusoidale, si rileva espressamente che alla conclusione dei calcoli si deve prendere la parte reale3 . In seguito ci` non ` naturalmente pi` possibile, o e u poich il primo membro dellequazione di Schrdinger ha ricevuto denitivamente il e o suo coeciente immaginario4 . La ricerca di come diversi autori abbiano in seguito trattato questo punto in varie esposizioni sotto forma di manuale non porta alcun aiuto5 .
die Quantenmechanik betreende Erkundigungsfragen, Zeitschr. f. Phys. 78, 555-559 (1932). 2 L. de Broglie, Wellenmechanik, pp. 64, 65, Leipzig 1929; E. Schrdinger, Abhandlungen zur o Wellenmechanik, p. 25, Leipzig, Barth, 1927. 3 E. Schrdinger, l.c. p.57, nota 1. o 4 E. Schrdinger, l.c. pp.141, 142 e 169. o 5 Per esempio A. Sommerfeld, Wellenmechanischer Ergnzungsband pp. 8 e 46; H. Weyl, p. a 44, J. Frenkel, p. 60. - Lo stesso Pauli (M ller- Pouillet, Vol. II, pp. 1820, 1821) pare qui che u voglia evitare di svegliare il can che dorme! 1
1 Einige

2. Riguardo al ruolo dellunit` immaginaria nelle relazioni di commutazione e a nellintera teoria delle trasformazioni, sarei lieto di comprendere chiaramente in che modo gi` nella vecchia formulazione di Bohr del principio di corrispondenza il a passaggio da serie di Fourier reali a serie esponenziali complesse signichi di pi` di u una pura semplicazione della notazione. B. Limiti dellanalogia tra fotoni ed elettroni. Nel caso di onde luminose rigorosamente monocromatiche il campo E, H fornisce per le diverse posizioni di un campo dinterferenza direttamente le probabilit` relative per la presenza di un a fotone, quindi il numero dei fotoni si distingue dallenergia da essi trasportata solo per il fattore da ssarsi h. Ma quando si considera un campo di radiazione non monocromatico, questa corrispondenza chiara tra i valori locali di E ed H e la probabilit` locale per la presenza di un fotone va perduta. Diventa necessario a sviluppare prima unanalisi di Fourier del campo E, H, ossia unoperazione di integrazione essenzialmente non locale. Questo ` un esempio di un difetto dellanalogia e inaccettabile, ma tuttavia ancora modesto: Per una particella materiale i valori della che soddisfano le equazioni dierenziali determinano direttamente la densit` di probabilit` locale per la presenza della a a particella. Di contro ci` non avviene riguardo al fotone per il campo H + iE che o soddisfa alle equazioni di Maxwell. Il difetto dellanalogia ` tuttavia, sintende, ben pi` profondo: le equazioni e u di Maxwell classiche rappresentano una genuina teoria di campo su un continuo tetradimensionale x, y, z, t. Nella concezione originale di de Broglie anche le onde materiali paiono volersi ordinare in una teoria di campo tetradimensionale, per la quale inoltre anche i semplici tipi di esperimenti di interferenza possono valere come chiara conferma. La ducia nella possibilit` di una tale teoria di campo ci a ` tuttavia (provvisoriamente?!) sottratta, poich Schrdinger per linterazione tra e e o n elettroni deve ricorrere allaiuto di una funzione denita su uno spazio delle congurazioni a 3n dimensioni, e nora tutti i tentativi di ritornare in qualche modo al continuo tetradimensionale sono naufragati6 . Si pone quindi la domanda: come si dovr` trattare lanalogia tra fotone ed elettrone nellintroduzione alla a meccanica quantistica, poich nello stato attuale della meccanica quantistica non e ci si pu` permettere aatto il lusso di ignorare semplicemente questo paragone cos` o enormemente vantaggioso dal punto di vista euristico? Osservazioni. 1. Loperatore lineare derivato dalloperatore di Laplace , che Landau e Peierls7 hanno introdotto come strumento per la loro trattazione del fotone, non ` naturalmente un operatore dierenziale, ma un operatore integrale, e
6 Ci si abitua a dimenticare il profondo conitto che qui appare con uno dei nostri pi` fondau mentali convincimenti sici, cio` con la convinzione che la macchina del mondo produce un gioco e dassieme diretto, primario, soltanto tra quelle quantit` di stato che corrispondono a punti txyz a innitamente vicini. L equazione dierenziale di Schrdinger per due elettroni richiede di contro o un gioco dassieme dei valori di in una regione innitesima del continuo t x1 y1 z1 x2 y2 z2 , nella quale

(x2 x1 )2 + (y2 y1 )2 + (z2 z1 )2 pu` ben essere lungo molti chilometri. Dobbiamo sempre ricordarci daccapo che la teoria delle onde o di Schrdinger ` una teoria dellazione a distanza camuata, che la nostalgia ci fa prendere per o e una teoria dellazione per prossimit` multidimensionale. Certi esperimenti concettuali, escogitati a da Einstein ma mai pubblicati, sono a questo proposito assai opportuni. 7 L. Landau e H. Peierls, Zeitschr. f. Phys. 62, 188 (1930).

quindi essenzialmente non locale 8 . Pertanto, quando questi autori confrontano le , di Schrdinger non pi` con H + iE, H iE, ma con le loro F , F , si fa bene o u a tener scrupolosamente presente che la quantit` di Schrdinger soddisfa la sua a o equazione dierenziale, mentre la F di Landau-Peierls soddisfa invece lequazione integrale (seducentemente elegante!): (3) 1 F = F. c

Ed lammissione spontanea di Peierls-Landau: Non si pu` tuttavia denire ora o F (1/ )F come densit` di probabilit`, poich questa quantit` non ` denita a a e a e positiva. Come se non ci fosse nientaltro da dire! Se capisco correttamente, ulteriori lavori connessi con questo non hanno prodotto mutamenti riguardo alla questione qui accennata9 . 2. Si dovrebbe poter capire chiaramente che cosa signica che si possa misurare e non la stessa, mentre per il campo elettromagnetico oltre ad 1/2(E 2 + H 2 ) si possono misurare anche E ed H stessi. Si tratta qui di una asimmetria che ci si deve aspettare permanga anche qualora si potesse rappresentare linterazione reciproca tra materia e campo elettromagnetico nella teoria meglio di ora? 3. Tutte le virtuosistiche dissertazioni sullanalogia tra le equazioni di Maxwell da un lato e in particolare lequazione di Dirac dallaltro non hanno, se vedo giusto, prodotto assolutamente niente. C. Pi` comoda accessibilit` del calcolo spinoriale. La ricca scorta di analogie u a tra vettori e campi vettoriali chiaramente assai diversi ha a pi` riprese molto aiuu tato lo sviluppo della meccanica e della sica. La relativamente assai pi` ristretta u scorta di analogie nel caso dei tensori di ordine due o pi` alto ha signicato negli u anni tra il 1900 e il 1905 un grande impedimento alla riessione sica. Lo si ravvisa nettamente con un esame dellarticolo di Abraham nellEnciclopedia della matematica IV, 14, 1900! Perno nella celebre trattazione di Minkowski della teoria della relativit` speciale (1908) lindicazione del campo tensoriale antisimmetrico a del secondordine come vettore spazio-temporale del secondo tipo lascia un po a desiderare. Solo per primo il Manuale di sica dei cristalli (1910) di Voigt e in particolare lesposizione di Einstein del calcolo tensoriale assoluto nei Fondamenti formali della teoria della relativit` generale (1914) segnano pi` o meno a u leliminazione di questo impedimento per il sico, per quanto riguarda i tensori. Ma adesso gli spinori?! Il sico che conosce labbozzo che van der Waerden10 ha dato11 essenzialmente in connessione con Weyl (Gruppentheorie und Quantenmechanik) ` per questo abbozzo sinceramente assai grato. Ma per ora manca pur e sempre un librettino, dal quale si possa imparare in modo facile il calcolo spinoriale assieme al calcolo tensoriale. Osservazioni. 1. Risulta pure comico, che i sici dopo 20 anni di teoria della relativit` speciale e 10 anni di quella generale apprendano soltanto ora dal laa voro di Pauli sulla meccanica ondulatoria dellelettrone con spin e dal lavoro ad esso connesso di Dirac la notizia inquietante che lo spazio isotropo e luniverso di
l.c. equazione (4). per esempio J. Solomon, Ann. de phys. 16, 411 (1931). 10 Gtt. Nachr. 1929, p.100. o 11 Vedi anche B. van der Waerden, Gruppentheorische Methode in der Quantenmechanik, p. 82, Berlin, Julius Springer (1932); O. Laporte e C. Uhlenbeck, Phys. Rev. 37, 1380 (1931).
9 Vedi 8 Vedi

Einstein-Minkowski possono essere popolati oltre che dai tensori anche dalla razza misteriosa degli spinori. Non solo si sarebbe generato per il primo spavento tutto lo schiamazzo sulla presunta Maxwellizzabilit` delle equazioni di Dirac, ma anche a il n troppo acuto impiego dello spin dellelettrone come bussola giroscopica per il parallelismo a distanza di Einstein, del quale per primo Fock12 ha fatto piazza pulita, estendendo con la necessaria accuratezza lapparato di calcolo del trasporto parallelo dai tensori giustamente agli spinori. 2. Non si potrebbe degnare qualcuno, che realmente domini questa materia, di esprimere in una forma leggibile anche per noi sici pi` vecchi ci` che ` noto13 u o e per il gruppo delle rotazioni reali: in corrispondenza alla topologia del gruppo, le sue rappresentazioni irriducibili doppie e le quantit` spinoriali che ad esse cora rispondono, in particolare naturalmente per il gruppo delle rotazioni reali dello spazio tetradimensionale? (Connessione tra tensori e quasispinori in questo caso.) Un riassunto chiaro, non professorale sarebbe assai desiderabile, in particolare se venisse data solo una traccia dei metodi di dimostrazione! 3. Non si potrebbe chiarire mediante una discussione competente no a che punto ` giusta la congettura di Weyl (Gruppentheorie und Quantenmechanik, p. 142), e che in sica giocano un ruolo fondamentale solo quei tensori, le cui componenti si trasformano secondo rappresentazioni irriducibili del gruppo delle rotazioni ovvero del gruppo di Lorentz? (Il tensore dellenergia e degli sforzi di un elettrone di Dirac fornisce, come ho sentito da Uhlenbeck, un controesempio.) Se si accettasse la congettura di Weyl, si desidererebbe che quel librettino sul calcolo spinoriale e tensoriale vi si attenesse. ` 4. E possibile che, nella classicazione delle relazioni fenomenologiche lineari omogenee nei cristalli, oltre ai tensori (vedi il libro prima citato di Voigt) giochino un ruolo anche gli spinori?

12 Zeitschr. 13 vedi

f. Phys. 57, 261 (1929). H. Weyl, Math. Z. 23, 270 (1925); 24, 328, 377, 789 (1926).

La teoria quantistica della radiazione1 A. Einstein2 Lanalogia formale della curva della distribuzione cromatica della radiazione termica con la legge di distribuzione delle velocit` di Maxwell ` troppo evidente, perch a e e potesse restare a lungo nascosta. Infatti gi` W. Wien nellimportante lavoro teorico, a nel quale egli derivava la sua legge dello spostamento (1) = 3f T ,

` stato portato da questa analogia ad una determinazione ulteriore della formula e ` della radiazione. E noto che egli ha trovato la formula (2) = 3 exp h kT ,

che anche oggi si riconosce giusta come legge limite per grandi valori di /T (formula della radiazione di Wien). Oggi sappiamo che nessuna trattazione che sia costruita con la meccanica e con lelettrodinamica classiche pu` produrre una formula della o radiazione valida, ma che la teoria classica porta necessariamente alla formula di Rayleigh (3) = k 2 T. h

Siccome poi Planck nella sua ricerca fondamentale ha basato la sua formula della radiazione (4) = 3 1 exp
h kT

sullipotesi di elementi denergia discreti, dalla quale la teoria dei quanti si ` svilupe pata in rapida successione, quella considerazione di Wien, che aveva portato allequazione (2), ` naturalmente ritornata nelloblio. Ho trovato da poco una derie vazione della formula della radiazione di Planck che utilizza loriginaria trattazione di Wien3 e che si basa sullipotesi fondamentale della teoria dei quanti, nella quale ci si avvale della relazione tra la curva di Maxwell e la curva di distribuzione cromatica. Questa derivazione merita attenzione non solo per la sua semplicit`, ma in a particolare perch sembra portare una qualche chiarezza sul processo per noi cos` e oscuro dellemissione e dellassorbimento della radiazione da parte della materia. Basandomi su alcune ipotesi, naturali dal punto di vista della teoria dei quanti, sullemissione e sullassorbimento di radiazione da parte delle molecole, mostro che molecole con una distribuzione di stati allequilibrio termico secondo la teoria dei quanti stanno in equilibrio dinamico con la radiazione di Planck; si ottiene per
Quantentheorie der Strahlung, Physik. Zeitschr. 18, 121-128 (1917). per la prima volta nelle Mitteilungen der Physikalischen Gesellschaft Zrich, Nr. u 18, 1916. 3 Verh. d. Deutschen physikal. Gesellschaft Nr. 13/14, 1916, p. 318. Nella presente ricerca sono ripetute le considerazioni della su citata dissertazione. 1
2 Stampato 1 Zur

questa via la formula di Planck (4) in un modo sbalorditivamente semplice e generale. Essa risulta dalla condizione che la distribuzione tra gli stati dellenergia interna delle molecole prescritta dalla teoria dei quanti si deve stabilire solo a causa dellassorbimento e dellemissione di radiazione. Se le ipotesi introdotte sullazione reciproca di radiazione e materia toccano nel giusto, esse non devono fornire soltanto la giusta ripartizione statistica dellenergia interna delle molecole. Per assorbimento ed emissione di radiazione ha luogo infatti anche uno scambio dimpulso con le molecole; ne consegue che per la pura interazione della radiazione con le molecole si stabilisce una determinata distribuzione delle velocit` di queste ultime. Essa deve evidentemente essere la stessa di quella a distribuzione delle velocit`, che le molecole assumono per lazione esclusiva degli urti a reciproci, cio` deve coincidere con la distribuzione di Maxwell. Si deve richiedere e che lenergia cinetica media (per grado di libert`) che una molecola assume nel a campo di radiazione di Planck di temperatura T sia uguale a kT /2; ci` deve valere o indipendentemente dalla natura della molecola considerata e indipendentemente dalle frequenze da essa assorbite ed emesse. In questa dissertazione dimostreremo che questa importante condizione ` eettivamente soddisfatta del tutto in generale; e da ci` le nostre semplici ipotesi sui processi elementari di emissione e assorbimento o ricevono un nuovo sostegno. Perch il suddetto risultato valga occorre tuttavia una certa estensione delle e ipotesi prima scelte a fondamento, che si riferiscono soltanto allo scambio dellenergia. Si pone la domanda: la molecola subisce un urto, quando assorbe o emette lenergia ? Trattiamo a mo desempio lAusstrahlung dal punto di vista dellelettrodinamica classica. Quando un corpo irraggia lenergia , esso riceve un impulso di rinculo /c, quando tutta la quantit` di radiazione ` irraggiata nella a e stessa direzione. Ma se lirraggiamento avviene con un processo spazialmente simmetrico, per esempio onde sferiche, non ha luogo alcun rinculo. Questa alternativa gioca un ruolo anche nella teoria quantistica della radiazione. Se una molecola per transizione da uno stato possibile secondo la teoria dei quanti ad un altro riceve lenergia sotto forma di radiazione, oppure cede lenergia in forma di radiazione, un siatto processo elementare pu` esser pensato come parzialmente o totalmente o orientato in senso spaziale, oppure come simmetrico (non orientato). Ora si dimostra che perveniamo ad una teoria esente da contraddizioni solo se assumiamo quei processi elementari come processi totalmente orientati; in ci` sta il risultato o principale della trattazione che segue. 1. Ipotesi fondamentale della teoria dei quanti. Distribuzione canonica degli stati. Secondo la teoria dei quanti una molecola dun certo tipo, a prescindere dalla sua orientazione e dal moto di traslazione, pu` ammettere solo una serie discreta o di stati Z1 , Z2 . . . Zn . . . , la cui energia (interna) ` 1 , 2 . . . n . . . . Se molecole di e questo tipo appartengono ad un gas di temperatura T , la frequenza relativa Wn dello stato Zn ` data dalla corrispondente formula della distribuzione canonica della e meccanica statistica n . (5) Wn = pn exp kT In questa formula k = R/N ` la nota costante di Boltzmann, pn un numero, ine dipendente da T , caratteristico per la molecola e per ln-esimo stato quantico della

stessa, che pu` essere indicato come il peso statistico di questo stato. La foro mula (5) pu` essere derivata dal principio di Boltzmann oppure per via puramente o termodinamica. Lequazione (5) ` lespressione della generalizzazione pi` completa e u della legge della distribuzione delle velocit` di Maxwell. a Gli ultimi progressi nei principi della teoria dei quanti si riferiscono alla determinazione teorica degli stati Zn possibili secondo la teoria dei quanti, e dei loro pesi pn . Per la presente ricerca di principio una determinazione pi` precisa degli stati u quantici non ` necessaria. e 2. Ipotesi sullo scambio denergia mediante radiazione. Siano Zn e Zm , secondo la teoria dei quanti, due stati possibili della molecola di gas, le cui energie n e m soddisno alla diseguaglianza m > n . La molecola pu` essere in grado di passare dallo stato Zn allo stato Zm con o lassorbimento dellenergia della radiazione m n ; parimenti ` possibile una trane sizione dallo stato Zm allo stato Zn con lemissione di questa energia di radiazione. La radiazione in tal modo assorbita o emessa dalla molecola ha la frequenza caratteristica della combinazione di indici (m, n) considerata. Riguardo alle leggi che sono competenti per questa transizione introduciamo alcune ipotesi che si ottengono trasferendo il comportamento noto secondo la teoria classica di un risuonatore di Planck a quello ancora sconosciuto della teoria dei quanti. a) Ausstrahlung. Un risuonatore di Planck, che si trovi in oscillazione, secondo Hertz irraggia energia indipendentemente dal fatto che sia eccitato da un campo esterno o meno. Corrispondentemente una molecola pu` passare dallo stato Zm o allo stato Zn per emissione dellenergia di radiazione m n di frequenza senza eccitazione mediante cause esterne. La probabilit` che ci` avvenga veramente nel a o tempo elementare dt ` e (A) dW = An dt, m

dove An indica una costante caratteristica per la combinazione di indici considerata. m La legge statistica assunta corrisponde a quella di una reazione radioattiva, il processo elementare supposto a quello di una reazione di quel tipo, in cui vengano emessi solo raggi . Non occorre assumere che questa transizione non richieda alcun tempo; questo tempo deve solo essere trascurabile rispetto ai tempi durante i quali la molecola ` negli stati Z1 eccetera. e b) Einstrahlung. Se un risuonatore di Planck si trova in un campo di radiazione, lenergia del risuonatore cambia perch il campo elettromagnetico della radiazione e trasferisce lavoro sul risuonatore; questo lavoro pu` essere positivo o negativo a o seconda delle fasi del risuonatore e del campo oscillante. In corrispondenza introduciamo le seguenti ipotesi di teoria dei quanti. Sotto lazione della densit` a di radiazione di frequenza una molecola pu` passare dallo stato Zn allo stato o Zm , mentre la molecola riceve lenergia di radiazione m n , secondo la legge di probabilit` a (B)
m dW = Bn dt.

Per azione della radiazione ` parimenti possibile una transizione Zm Zn , durante e la quale viene liberata lenergia m n , secondo la legge di probabilit` a (B)
n dW = Bm dt. m n Bn e Bm sono costanti. Chiamiamo entrambi i processi variazioni di stato per Einstrahlung. Ci si interroga ora sullimpulso che viene scambiato dalla molecola nelle variazioni di stato considerate. Se un fascio di radiazione con una certa direzione compie lavoro su un risuonatore di Planck, al fascio di radiazione sar` sottratta lenergia corrispona dente. A questa sottrazione denergia corrisponde secondo la legge dellimpulso anche un trasferimento dimpulso dal fascio di radiazione al risuonatore. Questultimo d` quindi luogo ad una forza nella direzione dei raggi del fascio di radiazione. Se a lenergia trasferita ` negativa anche lazione della forza sul risuonatore ` nella die e rezione opposta. Nel caso dellipotesi dei quanti ci` signica evidentemente quanto o segue. Se per Einstrahlung con un fascio di radiazione ha luogo il processo Zn Zm verr` trasferito alla molecola limpulso (m n )/c nella direzione di propagazione a del fascio. Nel processo di Einstrahlung Zm Zn limpulso trasferito ha lo stesso valore, ma la direzione opposta. Nel caso che la molecola sia esposta simultaneamente a pi` fasci di radiazione, assumiamo che lintera energia m n di un processo u elementare sia ricevuta o ceduta da uno di questi fasci di radiazione, in modo che anche in questo caso sia trasferito alla molecola limpulso (m n )/c. Nellemissione denergia per Ausstrahlung nel caso del risuonatore di Planck in totale non viene trasferito alcun impulso al risuonatore, poich secondo la teoria e classica lAusstrahlung ha luogo con unonda sferica. Ma si deve notare in proposito che possiamo arrivare ad una teoria quantistica esente da contraddizioni solo se assumiamo che anche il processo di Ausstrahlung sia un processo orientato. In ogni processo elementare di Ausstrahlung (Zm Zn ) sar` trasferito alla molecola un a impulso di valore (m n )/c. Se questultima ` isotropa dobbiamo assumere che e tutte le direzioni di Ausstrahlung siano equiprobabili. Se la molecola non ` isotropa e perveniamo alla stessa aermazione, quando lorientamento in funzione del tempo venga scelto secondo la legge del caso. Unipotesi di questo tipo andr` fatta del a n m resto anche per le leggi statistiche (B) e (B), perch altrimenti le costanti Bn e Bm e dovrebbero dipendere dalla direzione, cosa che possiamo evitare con questipotesi di isotropia o di pseudoisotropia (in seguito a media temporale) della molecola.

3. Derivazione della legge della radiazione di Planck. Ci chiediamo ora quale densit` attiva di radiazione debba essere presente perch a e lo scambio di energia tra radiazione e molecole secondo le leggi statistiche (A), (B) e (B) non disturbi la distribuzione degli stati delle molecole secondo lequazione (5). Per questo ` necessario e suciente che in media nellunit` di tempo avvengano tanti e a processi elementari di tipo (B) quanti di tipo (A) e (B) insieme. Questa condizione porta secondo le (5), (A), (B), (B) per il processo elementare che corrisponde alla combinazione degli indici (m, n) allequazione m n m n pn exp Bn = pm exp [Bm + An ] . m kT kT m Se inoltre deve andare allinnito con T , come assumeremo, tra le costanti Bn n e Bm dovr` sussistere la relazione a (6)
m n pn B n = pm B m .

Otteniamo quindi come condizione dellequilibrio dinamico lequazione (7) =


An m n Bm m n kT

exp

Questa ` la dipendenza della densit` di radiazione dalla temperatura secondo la e a legge di Planck. Per la legge dello spostamento di Wien (1) ne consegue immediatamente che devessere (8) e (9) m n = h, An m = 3 n Bm

dove ed h sono costanti universali. Per determinare il valore numerico della costante si deve avere una teoria esatta dei processi elettrodinamici e meccanici; ci si accontenta provvisoriamente di ricorrere alla trattazione del caso limite di Rayleigh delle alte temperature, per la quale la teoria classica vale nel limite. Lequazione (9) rappresenta notoriamente la seconda regola fondamentale nella teoria di Bohr degli spettri, la quale con il completamento di Sommerfeld ed Epstein si pu` ben ritenere faccia parte del patrimonio sicuro della nostra scienza. Come ho o mostrato, essa contiene implicitamente anche la legge dellequivalenza fotochimica. 4. Metodo per il calcolo del moto delle molecole in un campo di radiazione. Ci rivolgiamo ora allo studio dei moti che le nostre molecole eseguono sotto linuenza della radiazione. Ci serviamo di un metodo che ` ben noto dalla teoria del e moto browniano, e che da noi ` stato pi` volte utilizzato in calcoli per lo studio dei e u moti in un campo di radiazione. Per semplicare il calcolo applichiamo questultimo esclusivamente al caso in cui i moti avvengano solo in una direzione, la direzione X del sistema di coordinate. Ci accontentiamo inoltre di calcolare il valor medio dellenergia cinetica del moto, e quindi rinunciamo a dimostrare che queste velocit` a v sono distribuite secondo la legge di Maxwell. La massa M delle molecole sia sucientemente grande perch le potenze superiori di v/c siano trascurabili rispetto e alle inferiori; possiamo quindi applicare alla molecola la meccanica consueta. Senza una eettiva riduzione della generalit` possiamo inoltre eseguire il calcolo come se a gli stati con gli indici m ed n fossero i soli che la molecola pu` assumere. o Limpulso M v di una molecola sperimenta nel tempo breve variazioni di due specie. Malgrado il fatto che la radiazione si comporti egualmente in tutte le direzioni, la molecola a causa del suo moto sperimenter` una forza che deriva dalla a radiazione e che agisce opponendosi al moto. Sia questa uguale ad Rv, dove R ` e una costante da calcolare in seguito. Questa forza porterebbe la molecola alla quiete se lirregolarit` dellazione della radiazione non avesse per conseguenza che nel a tempo viene trasmesso alla molecola un impulso di segno e di grandezza mutevole; lazione non sistematica di questo, contrariamente a quanto accennato prima, manterr` un certo moto della molecola. Alla ne del tempo breve considerato a limpulso della molecola avr` il valore a M v Rv + .

Poich la distribuzione delle velocit` deve rimanere costante nel tempo, il valore e a assoluto medio della quantit` anzidetta deve essere uguale a quello della quantit` a a M v; i valori medi dei quadrati delle due quantit`, estesi ad un tempo lungo o ad a un gran numero di molecole, devono essere tra loro uguali: (M v Rv + ) = (M v)2 . Poich abbiamo tenuto conto separatamente nel calcolo dellinuenza sistematica e di v sullimpulso della molecola, dobbiamo considerare trascurabile il valor medio v. Sviluppando il primo membro dellequazione si ottiene quindi (10) 2 = 2RM v 2 .
2

Il valor medio v 2 , che la radiazione di temperatura T produce nelle nostre molecole mediante la sua interazione con esse deve essere uguale a quel valor medio v 2 che spetta alla molecola di gas alla temperatura T secondo le leggi date dalla teoria cinetica dei gas. Infatti la presenza delle nostre molecole disturberebbe in caso contrario lequilibrio termico tra la radiazione termica ed un gas dato a piacere della stessa temperatura. Devesser quindi (11) Lequazione (10) diventa quindi (12) 2 = 2RkT . kT M v2 = . 2 2

Lo studio sar` ora sviluppato come segue. Per una data radiazione (()), 2 e a R saranno calcolabili con le nostre ipotesi sullinterazione tra radiazione e molecole. Sostituendo i risultati nella (12), questequazione devessere soddisfatta identicamente, quando ` espressa in funzione di e T secondo lequazione di Planck e (4). 5. Calcolo di R. Una molecola del tipo considerato si muova uniformemente con la velocit` v lungo a lasse X del sistema di coordinate K. Chiediamo quale sia limpulso trasmesso in media dalla radiazione alla molecola nellunit` di tempo. Per poterlo calcolare, doba biamo valutare la radiazione da un sistema di coordinate K che sia in quiete rispetto alla molecola considerata. Infatti le nostre ipotesi sullemissione e sullassorbimento le abbiamo formulate solo per molecole a riposo. La trasformazione al sistema K ` stata sviluppata pi` volte in letteratura, in particolare nella Berliner Dissertation e u di Mosengeil. Tuttavia ripeter` qui per completezza queste semplici considerazioni. o Relativamente a K la radiazione ` isotropa, cio` la radiazione associata ad un e e certo angolo solido innitesimo d corrispondente alla direzione della radiazione, compresa nellintervallo di frequenza d e per volume unitario ` e (13) d d , 4

dove dipende solo dalla frequenza , non dalla direzione. Questa radiazione cos` individuata corrisponde rispetto al sistema di coordinate K ad una radiazione che ` parimenti caratterizzata mediante un intervallo di frequenza d e mediante un e certo angolo solido d . La densit` di volume di questa radiazione cos` individuata a ` e (13) ( , ) d d . 4

` cos` denito. Esso dipende dalla direzione, la quale ` denita in modo e e consueto mediante langolo con lasse X e mediante langolo tra la proiezione sul piano Y Z e lasse Y . Questi angoli corrispondono agli angoli e che in modo analogo ssano la direzione di d rispetto a K. ` E chiaro che tra la (13) e la (13) deve valere la stessa legge di trasformazione che 2 vale per i quadrati delle ampiezze A2 e A di unonda piana della corrispondente direzione. Pertanto con lapprossimazione richiesta si ha (14) ovvero (14) ( , ) = () v d d 1 2 cos . d d c v ( , ) d d = 1 2 cos () dd c

La teoria della relativit` d` inoltre le formule, valide allapprossimazione richiesta a a (15) = 1 v cos c v v + cos2 c c

(16)

cos = cos

(17)

= .

Dalla (15) segue con lapprossimazione corrispondente, = 1+ v cos c .

Quindi, ancora con lapprossimazione richiesta, risulta v () = + cos c ovvero (18) () = ( ) + v ( ) cos . c

Inoltre secondo le (15), (16) e (17) ` e d v = 1 + cos d c

sin dd d (cos ) v d = = = 1 2 cos . d sin d d d (cos ) c In seguito a queste due relazioni e alla (18) la (14) diventa (19) v ( , ) = () + cos c v 1 3 cos c .

Per mezzo della (19) e delle nostre ipotesi sullAusstrahlung e sullEinstrahlung delle molecole possiamo facilmente calcolare limpulso trasmesso in media alla molecola nellunit` di tempo. Prima di far questo dobbiamo tuttavia dire qualcosa a a giusticazione della via intrapresa. Si pu` obiettare che le equazioni (14), (15), o (16) sono fondate sulla teoria di Maxwell del campo elettromagnetico, non compatibile con la teoria dei quanti. Questobiezione riguarda tuttavia pi` la forma u che la sostanza della questione. Infatti comunque si conguri la teoria dei processi elettromagnetici dovranno in ogni caso rimanere validi il principio di Doppler e la legge dellaberrazione, quindi anche le equazioni (15) e (16). Inoltre la validit` della a relazione sullenergia (14) va sicuramente al di l` della teoria ondulatoria; secondo a la teoria della relativit` questa legge di trasformazione vale per esempio anche per a la densit` denergia di una massa, con densit` a riposo innitamente piccola, che a a si muova con velocit` quasi pari a quella della luce. Lequazione (19) pu` quindi a o pretendere validit` per ogni teoria della radiazione. a Per la (B) la radiazione che corrisponde allangolo solido d sar` per secondo a
m Bn ( , )

d . 4

Processi elementari di Einstrahlung del tipo Zn Zm danno luogo al fatto che la molecola dopo ognuno di tali processi ritorni immediatamente nello stato Zn . Ma in realt` il tempo di permanenza in un secondo nello stato Zn per la (5) ` uguale a a e 1 n pn exp S kT dove si ` posto per brevit` e a (20) S = pn exp n kT + pm exp m . kT ,

Il numero di questi processi al secondo risulta quindi in realt` a 1 n d m pn exp Bn ( , ) . S kT 4 Per ognuno di questi processi elementari sar` comunicato allatomo nella direzione a positiva dellasse X limpulso m n cos . c In modo analogo troviamo, fondandoci sulla (B), che il corrispondente numero di processi elementari di Einstrahlung del tipo Zm Zn ` per secondo e 1 m d n pm exp Bm ( , ) , S kT 4

e per ogni siatto processo elementare sar` comunicato alla molecola limpulso a m n cos . c

Limpulso complessivamente comunicato per unit` di tempo alla molecola per Eina strahlung ` quindi, tenendo conto delle (6) e (9) e h n m pn Bn exp cS kT exp m kT ( , ) cos d , 4

dove lintegrazione va estesa su tutti gli angoli solidi elementari. Con lesecuzione di questultima si ottiene per la (19) il valore h c2 S 1 3
m pn Bn exp

n kT

exp

m kT

v.

La frequenza eettiva ` indicata di nuovo con (al posto di ). e Ma questa espressione rappresenta limpulso complessivo ceduto in media nellu` nit` di tempo alla molecola che si muova con velocit` v. E chiaro poi che i processi a a elementari di Ausstrahlung che hanno luogo senza lintervento della radiazione, considerati dal sistema K , non possiedono una direzione privilegiata, e che quindi in media non possono trasmettere alla molecola nessun impulso. Otteniamo quindi come risultato nale della nostra trattazione: (21) R= h c2 S 1 3
m pn Bn exp

n kT

1 exp

h kT

6. Calcolo di 2 . ` E molto pi` facile calcolare leetto dellirregolarit` dei processi elementari sul u a comportamento meccanico delle molecole. Infatti si pu` utilizzare per questo calcolo o una molecola a riposo con il grado di approssimazione che sin dallinizio abbiamo tenuto per suciente. Immaginiamo che accada un qualche evento, che trasmetta ad una molecola un impulso nella direzione X. Questo impulso ` in casi diversi di segno diverso e e di grandezza diversa. Vale tuttavia per una legge statistica tale che il valor e u medio ` nullo. Siano 1 , 2 . . . i valori dellimpulso che pi` cause che agiscono indipendentemente tra loro trasmettono nella direzione dellasse X alla molecola, in modo che limpulso complessivo trasmesso sia dato da = v .

Allora, poich per i singoli v i valori medi v sono nulli: e (22) 2 = .


v 2

Siano i valori medi 2 dei singoli impulsi tra loro uguali (= 2 ), e sia l il numero v complessivo dei processi che producono impulso; allora vale la relazione (22a) 2 = l2 .

10

Secondo le nostre ipotesi in ogni processo di Einstrahlung e di Ausstrahlung si comunica alla molecola limpulso = h cos . c

Si indica con langolo tra lasse X e una direzione scelta secondo la legge del caso. Si ottiene quindi (23) 2 = 1 3 h c
2

Poich assumiamo che tutti i processi elementari che hanno luogo siano da ase sumersi come eventi indipendenti, possiamo avvalerci della (22a). l ` allora il nue mero di processi elementari che avvengono complessivamente nel tempo . Questo ` il doppio del numero di processi di Einstrahlung Zn Zm nel tempo . Risulta e quindi (24) l= 2 n m pn Bn exp S kT .

Dalle (23), (24) e (22) risulta (25) 2 2 = 3S h c


2 m pn Bn exp

n kT

7. Risultato. Per mostrare ora che gli impulsi esercitati dalla radiazione sulle molecole non disturbano aatto lequilibrio termodinamico ci basta sostituire i valori calcolati (25) e (21) di 2 / e di R, e inoltre nella (21) la quantit` a 1 3 1 exp h kT

secondo la (4) va sostituita con h/(3kT ). Si mostra immediatamente che la nostra equazione fondamentale (12) ` soddisfatta identicamente. e Le considerazioni oramai concluse portano un forte sostegno alle ipotesi avanzate nel 2 sullinterazione tra materia e radiazione mediante processi di assorbimento e di emissione, ovvero mediante Einstrahlung e Ausstrahlung. A queste ipotesi sono stato portato dal tentativo di postulare nel modo possibilmente pi` semplice un u comportamento della molecola secondo la teoria quantistica, che sia lanalogo di quello di un risuonatore di Planck della teoria classica. Dalle ipotesi quantiche generali per la materia si ottengono spontaneamente la seconda regola di Bohr (equazione (9)) e la formula della radiazione di Planck. Della pi` grande importanza mi pare tuttavia il risultato relativo allimpulso u trasmesso alla molecola per Einstrahlung e Ausstrahlung. Se si mutassero le nostre ipotesi riguardo a questultimo, ne deriverebbe una violazione dellequazione (12); non mi pare possibile restare in accordo con questa relazione imposta dalla teoria

11

del calore altrimenti che in base alle nostre ipotesi. Possiamo considerare quanto segue come abbastanza sicuramente provato. Si abbia un fascio di radiazione che fa assorbire o cedere (Einstrahlung) da una molecola la quantit` denergia h sotto forma di radiazione in un processo elea mentare; allora in ogni caso viene trasmesso alla molecola limpulso h/c, e precisamente nel caso di assorbimento di energia nella direzione di propagazione del fascio, nel caso di cessione nella direzione opposta. Se la molecola si trova sotto lazione di pi` fasci di radiazione orientati, in un processo elementare lEinstrahlung u ` sempre appartenente solo ad uno stesso fascio; questo fascio soltanto determina e quindi la direzione dellimpulso trasmesso alla molecola. Se la molecola subisce senza eccitazione esterna una perdita denergia della quantit` h, cedendo questenergia sotto forma di radiazione (Ausstrahlung), ana che questo ` un processo orientato. Non si ha Ausstrahlung in onde sferiche. La e molecola subisce a causa del processo elementare di Ausstrahlung un impulso di rinculo dellentit` h/c in una direzione che nello stato attuale della teoria ` detera e minata solo dal caso. Queste propriet` dei processi elementari imposte dallequazione (12) fanno apa parire la costruzione di unautentica teoria quantistica della radiazione pressoch e inevitabile. Il debole della teoria sta da un lato nel fatto che non ci porta pi` vicino u alla connessione con la teoria ondulatoria, e dallaltro che lascia al caso il tempo e la direzione dei processi elementari; nonostante ci` io nutro piena ducia nella o validit` della via intrapresa. a Qui deve trovar posto ancora unosservazione generale. Quasi tutte le teorie della radiazione termica si fondano sulla considerazione delle interazioni tra radiazione e materia. Ma in generale ci si accontenta di considerare gli scambi di energia, senza tener conto degli scambi di impulso. Ci si sente facilmente autorizzati a ci`, poich o e la piccolezza dellimpulso scambiato mediante la radiazione porta con s` che nella e realt` questultimo passa in seconda linea rispetto alle altre cause che provocano a il moto. Ma per la trattazione teorica quelle piccole azioni sono da considerarsi completamente della stessa importanza di quelle cospicue dello scambio denergia mediante la radiazione, poich energia ed impulso sono tra loro collegati nel modo e pi` stretto; si pu` perci` considerare corretta una teoria solo quando si ` mostrato u o o e che limpulso secondo essa trasmesso dalla radiazione alla materia porta a moti tali da essere consentiti dalla teoria del calore.
(ricevuto il 3 marzo 1917)

La regola dei quanti di Sommerfeld ed Epstein di A. Einstein


(comunicata nella seduta dell11 maggio)

1. Formulazione precedente. Non sussiste pi alcun dubbio che per sistemi meccanici periodici con un grado di libert la condizione quantica si scriva pdq = p

(Sommerfeld e Debye). In essa lintegrale va esteso su un intero periodo del moto; q indica la coordinata, p la corrispondente coordinata dimpulso del sistema. Inoltre i lavori sulla teoria degli spettri di Sommerfeld provano con certezza che in sistemi con pi gradi di libert al posto di questa condizione quantica singola devono comparire pi condizioni quantiche, in generale tante (m) quanti sono i gradi di libert che il sistema possiede. Per Sommerfeld queste m condizioni si scrivono immediatamente

p dq
i

Poich questa formulazione non indipendente dalla scelta delle coordinate, pu essere valida solo per una determinata scelta delle stesse. Solo quando questa scelta compiuta e le q
i

funzioni periodiche del tempo il sistema (2) contiene unasserzione determinata sul moto. Un ulteriore progresso di principio lo dobbiamo ancora ad Epstein (e Schwarzschild). Il primo fonda la sua regola per la scelta delle coordinate di Sommerfeld q
i

che notoriamente si enuncia cos: Sia H (H[q p ]) la funzione di


i i

Hamilton di q ,p
i

e t, che compare nelle equazioni canoniche p = -

e che - nel caso che non contenga esplicitamente il tempo t -

Verhandlungen der Deutschen Phys. Gesellschaft 19, 82 (1917).

dq dt = nh dt

(1)

= n h
i

(2)

sono

sul teorema di Jacobi,

H
i

(3)

H
i

(4)

integrale

completo

dellequazione

differenziale

alle

parziali di Hamilton-Jacobi J J + H(q , ) = 0 , t i q


i

la soluzione delle equazioni canoniche si scrive

J q

= p

Se H non contiene esplicitamente il tempo, cosa che supponiamo nel seguito, si pu soddisfare la (5) con lansatz J = J*- ht , (8)

dove h indica una costante e J* non dipende pi esplicitamente dal tempo. Al posto delle (5), (6) e (7) appaiono allora le equazioni H(q ,
i

J* ) = h q
i

dove per la prima delle (6a) rappresenta solo m-1 equazioni;


m

costante -t .
0

Per Epstein si devono ora scegliere le coordinate q

in modo

tale che esista un integrale completo della (5a) della forma

dove J

dipende da q , ma indipendente dalle restanti q. Le coni

dizioni

quantiche

di
i

Sommerfeld

queste coordinate q , nel caso che le q

di t. Accanto al grande successo che ha riportato lestensione di Sommerfeld-Epstein della regola quantica a sistemi con pi gradi

Infatti in questo caso si ha

dH = dt

H q

H p

J*=

J (q ) ,
i i i

(2)

devono
i

allora

valere

siano funzioni periodiche

= 0.

inoltre al posto di

comparsa la costante h, al posto di

J*

J* = p , q i
i

J* = t - t , h 0

identica alla funzione dellenergia ; se J(t,q ...q ,

...

) un

derivate

(5)

(6)

(7)

(5a)

(6a)

(7a)

la

(8a)

per

di libert, rimane tuttavia insoddisfacente che si sia vincolati ad una separazione delle variabili secondo la (8), che di per s non ha proprio niente a che fare con il problema quantistico. Nel seguito si proporr una piccola modifica della condizione di

Sommerfeld-Epstein che evita questo inconveniente. Esporr qui in breve lidea fondamentale e la svilupper poi nel seguito.

2. Formulazione modificata. Mentre pdq in sistemi con un grado di libert un invariante, ossia indipendente
i i

dalla

scelta della coordinata q, i singoli prodotti p dq

in un sistema

con pi gradi di libert non sono invarianti; perci la condizione quantica (2) non assume alcun significato invariante. Invariante

derivare da questa somma una molteplicit di condizioni quantiche invarianti si pu procedere nel modo seguente. Si considerino le p
i

come funzioni delle q . Con linguaggio geometrico, si possono


i i

trattare le p

come un vettore (di carattere "covariante") nello


i i

spazio m-dimensionale delle q . Traccio nello spazio delle q

curva chiusa qualsiasi, che non ha affatto bisogno dessere una "traiettoria" del sistema meccanico; allora lintegrale di linea

un invariante. Se le p ogni curva chiusa

corrisponde

dellintegrale (9). Ma se il vettore p ziale J*, cio se valgono le relazioni p q


i k

ovvero p =
i

lintegrale (9) ha lo stesso valore per tutte le curve chiuse che si possono trasportare luna sullaltra con continuit. Per tutte le curve che si possono ridurre ad un punto con una variazione continua lintegrale (9) allora si annulla. Ma se lo spazio delle q
i

preso

in

considerazione

esteso alla stessa

p dq
i i

sono funzioni qualsiasi delle q , ad


i

in

generale
i

un

valore

derivabile da un poten-

p q

k i

= 0

J* , q
i

connessione

multipla

solo la somma estesa a tutti gli m gradi di libert

i i

p dq . Per
i

una

(9)

diverso

(10)

(10a)

esistono

cammini chiusi che

non si possono ridurre ad un punto con una


i

variazione continua; allora J* non una funzione delle q

ad un

fatta sar in generale diverso da zero. Vi sar per nello spazio delle q un numero finito di linee chiuse, alle quali si possono ridurre mediante variazioni continue tutte le linee chiuse. In questo senso si pu prescrivere un numero finito di condizioni

come condizioni quantiche. Secondo me queste devono comparire al posto delle condizioni quantiche (2). Abbiamo da aspettarci che il numero delle equazioni (10) che non si riconducono luna allaltra sia uguale al numero dei gradi di libert del sistema. Se pi piccolo, siamo davanti a un caso di "degenerazione". Lidea fondamentale prima delineata (in modo volutamente

sommario) sar esposta in seguito in modo pi approfondito.

3. Derivazione

intuitiva

Hamilton-Jacobi. Sia dato un punto P dello spazio delle coordinate con le coordinate Q , e sia data la velocit corrispondente, cio
i

anche le coordinate dimpulso corrispondenti P ; allora mediante


i

le equazioni canoniche (3) e (4) il moto completamente determinato . Ad ogni punto della traiettoria L corrisponde una certa velocit, cio lungo L le p
i 3

pensa che in ogni punto P su una "superficie" ad m-1 dimensioni dello spazio delle coordinate siano date le Q corrispondono, traiettoria L ad ognuno dei punti compete
i

nello

spazio

superficie sono funzioni continue delle Q , queste traiettorie


i

riempiranno con continuit lo spazio delle coordinate (o una parte dello stesso). Si condurr per ogni punto (q ) dello spazio delle
i

coordinate una data traiettoria; a questo punto verranno quindi associate anche coordinate dimpulso p spazio delle coordinate delle q
i i i

delle p . Ci proponiamo lo scopo di determinare la legge di questo

Si assuma che H non dipenda esplicitamente dal tempo t.

sol valore (ma ad

valori) e lintegrale (9) per una curva sif-

p dq = n h
i i i i

(11)

dellequazione

differenziale

di

sono date in funzione delle q . Se si


i

e le P moto le

che gli con P


i

un Se

una

delle

coordinate.

sulla

determinate. Cos nello

viene dato un campo vettoriale

campo vettoriale. Nel sistema dequazioni canoniche (3) consideriamo le p


i i

come

funzioni delle q ; allora dobbiamo sostituire i primi membri con

al posto delle quali secondo la (4) si pu porre anche

Otteniamo quindi in luogo della (3) H q +

Questo un sistema di m equazioni differenziali lineari che devono soddisfare le p


k

in funzione delle q .
k

Ci chiediamo ora se esista un campo vettoriale tale che per esso esista un potenziale J*, cio per il quale siano soddisfatte le condizioni (10) e (10a). In questo caso per la (10) la (12) assume la forma H q +

Questequazione afferma che H indipendente dalle q . Esistono


i

quindi campi di potenziale del tipo cercato, e il cui potenziale J* soddisfa lequazione di Hamilton-Jacobi (5a), e rispettivamente J lequazione (5). cos dimostrato che le equazioni (3) possono essere

sostituite dalle (7a) e (5a) ovvero (7) e (5). Mostreremo inoltre che mediante le (6a) ovvero le (6) il sistema dequazioni (4) pu essere soddisfatto, anche se ci irrilevante per largomento successivo. Se mediante integrazione delle (5a) si sono espresse grazie alle (7a) le p
i

in funzione delle q , le equazioni (4) coi

stituiscono un sistema di equazioni differenziali totali per la determinazione delle q


i

in funzione del tempo. Secondo la teoria

delle equazioni differenziali del primordine questo sistema di equazioni differenziali totali equivalente allequazione differenziale alle derivate parziali

H p


p q
i

dq

dt


p q
i k

H p


H p p
k

H p

  

= 0 .

(12)

= 0 .

= 0 .

(13)

Ma questultima sar soddisfatta da =

nel caso che J sia un integrale completo della (5). Se si pone infatti questo valore di tenendo conto della (7) H J q J

al primo membro della (13) si ottiene,

ovvero

H q ,
k

J q

J t

quantit che secondo le (5) si annullano. Da qui segue che le equazioni (4) vengono integrate mediante le (6) ovvero (6a).

4. Il campo p

di una traiettoria singola. Veniamo ora ad

un punto assai importante, sul quale ho volutamente taciuto nello schizzo provvisorio dellidea fondamentale nel 2. Secondo le considerazioni del 3 abbiamo pensato il campo p
m-1 i

rappresentati nello spazio q

mediante altrettante traiettorie. Ma

pensiamo ora daver seguito per un tempo infinitamente lungo il moto imperturbato di un sistema singolo e di aver tracciato la corrispondente traiettoria nello spazio delle q . Possono verifii

carsi in proposito due casi: 1. Esiste una parte dello spazio q


i

tale che la traiettoria

col passar del tempo si avvicini arbitrariamente a ogni punto di questa parte dello spazio (m-dimensionale). 2. La traiettoria si pu collocare interamente in un continuo con meno di m dimensioni. A questo appartiene come caso particolare il moto su un cammino esattamente chiuso. Il caso 1 il pi generale; i casi 2 risultano dal caso 1 per specializzazione. Come esempio di 1 pensiamo al moto di un punto materiale sotto lazione di una forza centrale, descritto mediante due coordinate, che fissano la posizione del punto nel piano della traiettoria (per esempio le coordinate polari r e

Il caso 2 si verifica per esempio quando la legge dattrazione

moti tra loro indipendenti, di molteplicit

# ! 

    

 

 "      

generato da

, che sarebbero

).

esattamente proporzionale a 1/r , e quando le deviazioni dal moto di Keplero richieste dalla teoria della relativit siano trascurabili; il cammino allora chiuso, i suoi punti costituiscono un continuo con solo una dimensione. Considerato nello spazio

tridimensionale il moto centrale sempre un moto di tipo 2, poich la traiettoria pu essere collocata interamente in un

continuo a due dimensioni; nella trattazione tridimensionale il moto centrale si deve vedere come caso particolare di un moto che definito mediante una legge di forza complicata (per esempio il moto studiato da Epstein nella teoria delleffetto Stark). La trattazione seguente si riferisce al caso generale 1. Si

cesso di moto in questione lattraversa infinite volte. Ad ogni attraversamento siffatto corrisponde un sistema (p ) di coordinate
i

dimpulso. Sono possibili a priori due tipi di cammino, che evidentemente differiscono in modo fondamentale. Tipo a): i sistemi
i

sistemi p . Allora per il processo di moto in esame le p


i

possono rappresentare come funzioni delle q Tipo


i

b):

nella

posizione

sistemi p . In questo caso non si possono rappresentare le p funzioni delle q .


i

Si osserva immediatamente che il tipo b) esclude la condizione quantica (11) formulata nel 2. Daltra parte la meccanica statistica classica si riferisce essenzialmente solo al tipo b); infatti solo in questo caso linsieme microcanonico equivalente allinsieme temporale che si riferisce ad un sistema . Riassumendo possiamo dire: luso della condizione quantica (11) richiede che esistano cammini tali che il cammino singolo determini un campo p
i 4

per il quale esista un potenziale J*.

5. Lo

"spazio
i

delle

osservato che le p

sono in generale funzioni a pi valori delle

Nellinsieme microcanonico sono presenti sistemi che per q


i

posseggono p

dati in modo arbitrario (compatibilmente col valore

dellenergia).

si ripetono, sicch a d

consideri un elemento d

dello spazio q . La traiettoria del proi

appartiene solo un numero finito di


i

si

a uno o a pi valori. si hanno infiniti


i

considerata

come

coordinate

razionale".

gi

stato

dati

q . Consideriamo di nuovo come esempio semplice il moto orbitale


i

piano di un punto sotto lazione attrattiva di un centro fisso. Il punto si muove in modo tale che la sua distanza r dal centro dattrazione oscilli periodicamente tra un valore minimo r
2 1

ed un
i

valore massimo r . Se si considera un punto dello spazio delle q , cio un punto della superficie anulare limitata dai raggi r
1

e r ,
2

col passar del tempo lorbita verr arbitrariamente vicino ad esso infinite volte, ovvero - esprimendosi in modo un po inesatto - vi passer. Ma a seconda che il passaggio avvenga su una parte

dellorbita con r crescenti oppure su una parte con r decrescenti

funzioni a due valori delle q .

La scomodit nella rappresentazione a ci legata si evita nel modo migliore col noto metodo introdotto da Riemann nella teoria delle funzioni. Pensiamo la superficie dellanello circolare

sdoppiata, di modo che si sovrappongano due facce congruenti, a forma danello circolare. Pensiamo disegnate sullanello superiore le parti dellorbita con dr/dt positivo, su quello inferiore

corrispondente. Immaginiamoci le due facce unite tra loro lungo le due linee circolari, di modo che lorbita deve sempre passare da una faccia allaltra quando tocca uno dei due cerchi limite. Lungo

loro importanza. Su questa superficie doppia esistono evidentemente due tipi di curve chiuse, che per variazione continua o si riducono ad un punto, o si riportano luna sullaltra. La sottostante Fig. 1 mostra un esempio per ciascuno dei due tipi di queste (L
1

le parti di una linea che stanno sulla faccia inferiore sono tratteggiate. Tutte le altre curve chiuse si possono, mediante variazione continua sulla superficie doppia, o ridurre ad un punto, o riportare in uno o pi giri del tipo L
1

(11) dovrebbe applicarsi qui ai due tipi di linee L

chiaro che queste considerazioni si generalizzano a tutti i moti che soddisfano la condizione del 4. Si deve sempre pensare lo spazio delle fasi suddiviso in un certo numero di "ali" che si

delle q

non solo continue, ma anche ad un sol valore; qui sta la

ed L . La regola quantica
2 1

facilmente. Intese su questa superficie doppia le p

questi cerchi le p

delle due facce coincidono, come si vede sono funzioni

ed L );
2

ed L .
2

quelle con dr/dt negativo, assieme al sistema di vettori delle p

la componente radiale della velocit ha segni diversi; le p

sono

raccordano lungo "superfici" ad m-1 dimensioni in modo che, intese su figure cos costituite, le p
i

siano funzioni a un sol valore e

continue (anche al passaggio da unala allaltra); indicheremo questa costruzione geometrica ausiliaria come "spazio delle fasi razionale" La regola quantica (11) si deve riferire a tutte le linee che siano chiuse nello spazio delle coordinate razionale. Perch in questa interpretazione le regole quantiche assumano

curve chiuse dello spazio delle q

razionale che possono essere

portate luna sullaltra con continuit, deve avere lo stesso valore. La dimostrazione si d interamente nel modo consueto. Siano (vedi lo schema della Fig. 2) L nello spazio razionale delle q
i 1

che

coincidere con continuit rispettando il senso di circolazione segnato. Allora il tracciato dato nella figura una curva chiusa che pu essere ridotta ad un punto con continuit. Da qui segue secondo la (10) che lintegrale esteso al tracciato nullo. Si consideri inoltre che gli integrali estesi alle linee di raccordo A A le p
i

1 2

e B B

1 2

infinitamente vicine sono tra loro uguali perch


i

nello spazio delle q

razionale sono ad un sol valore; ne


1

risulta luguaglianza degli integrali estesi ad L

Il potenziale J* ad infiniti valori anche nello spazio delle q


i

razionale; ma secondo le regole quantiche questa molte-

plicit la pi semplice immaginabile. Se infatti J* il valore del potenziale che corrisponde ad un punto dello spazio delle q
i

razionale, altrettanto lo sono gli altri valori J*+ nh, dove n un numero intero. Aggiunta alla correzione. Ulteriori riflessioni hanno mostrato che la seconda delle condizioni date nel 4 per lapplicabilit della formula (11) devessere sempre soddisfatta automaticamente, cio vale la legge: se un moto produce un campo p ,
i

questo possiede necessariamente un potenziale J*. Per la legge di Jacobi ogni moto di un sistema pu essere derivato da un integrale completo J* della (5a). Esiste quindi in ogni caso almeno una funzione J* delle q calcolare in base alle equazioni p
i i

J* q
i

un significato

esatto

lintegrale

p dq ,
i i

esteso

tutte

le

ed L

delle curve chiuse esser portare a

possono

&

ed L .
2

dalla quale si possono

le coordinate dellimpulso p

del moto di un sistema preso in con-

siderazione per ogni punto della sua traiettoria. Dobbiamo ricordarci ora che J* si ottiene per mezzo di

unequazione differenziale alle derivate parziali, cio secondo una prescrizione su come si deve continuare la funzione J* nello spazio delle q . Se vogliamo quindi sapere come J* varia per un
i

sistema

nel J*

corso lungo

del la

moto

di

questo,

dobbiamo il

pensare suo

di

continuare

traiettoria

(compreso

intorno)

secondo lequazione differenziale. Se ora il cammino ad un certo tempo (assai grande) ritorna con grande approssimazione ad un punto P dal quale la traiettoria era gi passata in precedenza, J*/ q

abbiamo continuato ad integrare J* lungo lintero tratto intermedio della traiettoria. Che con questa continuazione si ritorni ai valori precedenti di J*/ q

c piuttosto da aspettarsi in generale che, tutte le volte che nel corso del moto si raggiunga di nuovo approssimativamente la configurazione considerata delle coordinate q , appaia un sistema
i

delle p

totalmente diverso, di modo che per un moto proseguito


i

allinfinito sia in generale impossibile rappresentare le p funzione delle q . Ma quando le p


i i

finito di sistemi di valori di queste grandezze - si ripetono al ripetersi della configurazione delle coordinate, le rappresentabili come funzioni delle q
i

J*/ q

per il

moto

proseguito

allinfinito. Se quindi esiste per il moto proseguito allinfinito un campo p , esiste anche sempre un potenziale corrispondente J*.
i

Perci possiamo affermare quanto segue: se esistono m integrali delle 2m equazioni del moto della forma R (q ,p ) = cost. ,
k i i k i

sempre

un

differenziale

esatto,

se

si

pensano

le

mediante le q

essere un multiplo di h. Questa condizione quantica coincide con quella di Sommerfeld-Epstein se in particolare ogni p solo dalla q
i i

corrispondente.

Se esistono meno di m integrali del tipo (14), come per esempio succede secondo Poincar nel problema dei tre corpi, le p
i

che lintegrale

grazie alla (14). La condizione quantica afferma


i i

p dq

esteso ad una curva irriducibile deve

10

dove le R

sono funzioni algebriche delle p , allora

ci d le coordinate dimpulso per entrambi i tempi, se

non c da aspettarselo affatto;

in

- rispettivamente un numero

sono

(14) p dq
i i

espresse

dipende

non sono esprimibili mediante le q , e la condizione quantica di


i

Sommerfeld-Epstein fallisce anche nella forma pi estesa qui data.

11

Un esperimento che riguarda il processo di emissione della luce


1

elementare

A. Einstein

Non vi alcun dubbio che in un processo elementare (nel senso della teoria dei quanti) la radiazione emessa da un atomo a riposo sia monocromatica. Per il caso che la particella emittente abbia una velocit rispetto al sistema di coordinate, la

radiazione emessa nel processo elementare in direzioni diverse deve avere frequenza diversa. Sia v la velocit del moto della

particella,

la frequenza di emissione del processo elementare

della particella, allora in prima approssimazione devessere

[1+(v/c)cos ] ,

dove

langolo tra la direzione del moto della particella e la

direzione di emissione considerata. Se si considera daltra parte la condizione di emissione di Bohr fondamentale per la teoria quantistica

E -E =h
2 1

che lega la variazione di energia dellatomo con la frequenza emessa, si tende ad associare a ciascun atto di emissione

elementare una frequenza unica, anche allatto di emissione di un atomo in moto. Alla domanda, se la conseguenza della teoria ondulatoria, o quella derivata dalla teoria dei quanti, oppure se nessuna idea proposta risulti quella giusta, si pu rispondere con il seguente esperimento (vedi disegno accanto). Del fascio sottile di raggi canale K che costituisce
1

la

sorgente

mediante la lente L

unimmagine sul piano della fenditura S, che

lascia passare un breve tratto di questimmagine. La luce che proviene dallimmagine di una data particella elementare resa parallela mediante la lente L ; pi precisamente, le superfici di
2

egual fase sono mutate in piani. Secondo la teoria ondulatoria, la


1

S.B. Preuss. Akad. Wiss. 51, 882 (1921).

(1)

(2)

di

luce

si

costruisce

luce provocata dallatto elementare che esce dalla parte inferiore della lente secondo il principio di Doppler avr lunghezza donda pi corta di quella che esce dalla parte superiore. I piani di ugual fase oltre L
2

non saranno esattamente paralleli, ma saranno


2

disposti un poco a ventaglio. Se si pone al di l di L telescopio messo a fuoco allinfinito, si vedr in

un

esso

unimmagine della fenditura, e nella stessa posizione, come nel caso che la luce fosse emessa da particelle a riposo. I punti immagine che corrispondono alle singole superfici di fase di un processo elementare non saranno coincidenti, ma tutti cadranno entro limmagine ottica della fenditura. Lo stato delle cose cambia tuttavia, se si interpone tra L
2

il cannocchiale uno strato di sostanza disperdente, per esempio solfuro di carbonio. A causa della dispersione e della dipendenza della frequenza dalla posizione, le superfici di egual fase si

propagheranno pi lentamente di sotto che di sopra, sicch bisogna aspettarsi una deviazione della luce emessa da particelle di raggi canale in movimento. Questa deviazione, qualora esista, devessere facilmente osservabile. Siano le distanze KL

ed L S allincirca
1

uguali, e si chiami

la distanza SL , l lo spessore dello strato


2

di mezzo disperdente; langolo di deviazione dato dalla formula =(l/ )(v/c)(dn/(d / )),

(3)

dove v/c il rapporto tra la velocit delle particelle dei raggi canale e la velocit della luce, n lindice di rifrazione della

sostanza disperdente,

la frequenza, dn e d

gli incrementi tra


2

loro corrispondenti di queste quantit. Per uno strato di CS

della lunghezza di 50 cm., con

=1 cm., ci si deve aspettare una


o

deviazione angolare superiore a 2 . Se invece latto elementare ha una frequenza unica, allora la frequenza dei singoli processi elementari sar indipendente dalla direzione, la deviazione prodotta secondo la teoria ondulatoria non avr luogo. Non mi addentrer ulteriormente su questa

possibilit, ma noter soltanto che essa sarebbe in ottimo accordo con lesistenza constatata da J. Stark delleffetto Doppler. Ho cominciato ad affrontare con Geiger la risoluzione

sperimentale della questione qui presentata.

Sulla teoria della propagazione della luce nei mezzi dispersivi

A. Einstein

In una Nota apparsa recentemente in questi Rendiconti ho proposto un esperimento ottico, per il quale secondo il mio

ragionamento la teoria ondulatoria d risultato diverso rispetto alla teoria dei quanti. Il ragionamento il seguente. Una

particella di raggi canale che si muova nel piano focale di una lente produce luce con superfici di ugual fase eccentriche, che per la rifrazione della lente si convertono in piani non paralleli (sistema di piani disposto "a ventaglio"). In una tale luce la frequenza, quindi anche la velocit di propagazione una funzione del punto. Se si fa passare una tale onda in un mezzo disperdente, in esso la velocit di propagazione delle superfici degual fase una funzione del punto; le superfici di egual fase subiscono cos nel corso della loro rotazione, che propagazione in un mezzo dispersivo come una una

devessere

rivelabile

otticamente

deviazione della luce. Poich Ehrenfest e Laue dubitano della forza probante di questo ragionamento, ho esaminato pi accuratamente secondo la teoria delle onde la propagazione della luce in mezzi dispersivi e ho di fatto trovato che un tale ragionamento non porta ad un risultato corretto. Il punto , come anche Ehrenfest ha

correttamente osservato, che seguendo un fronte donda in un mezzo dispersivo si pu arrivare in posti che stanno al di fuori del gruppo donda considerato; il fronte donda allora davvero

ruotato, ma non esiste pi fisicamente; al suo posto se ne ha in un altro luogo uno nuovo con orientazione diversa. Il nostro scopo di trovare una rappresentazione matematica esatta dal punto di vista della teoria ondulatoria per la

situazione che si verifica in un mezzo dispersivo. Per far questo possiamo fin dallinizio limitarci a trattare il caso

bidimensionale, cio quello per il quale le componenti del campo


1

S.B. Preuss. Akad. Wiss. 3, 18 (1922).

sono indipendenti dalla coordinata z. Troviamo cos che i mezzi dispersivi, relativamente al puro caso ideale, si comportano

esattamente come quelli non dispersivi. Sia soddisfi lequazione delle onde, per

esempio

dellintensit del campo elettrico, sia quindi =(A/r )e

una soluzione dellequazione delle onde per tutti gli r, che siano grandi rispetto alla lunghezza donda 2 V/ = ;

al tempo t in un punto (x,y) la cui distanza da un punto fisso

legate da una relazione che rispecchia le caratteristiche ottiche del mezzo. Ogni termine del tipo (1) aggiunto alla soluzione d luogo, per la linearit delle equazioni differenziali, ancora ad una soluzione. Pensiamo ora di considerare uno sviluppo continuo, che

fornisca onde del tipo (1), distribuite con continuit lungo una

trattarsi misurato

come lungo

dati la

in

funzione A

della

lunghezza distanza

curva.

sufficiente

dalla

lintegrale esteso alla curva

considerarsi come lentamente variabili lungo la curva, di modo che le loro variazioni siano infinitamente piccole per un avanzamento

rispetto alla lunghezza della curva e questa devessere inoltre piccola rispetto alla distanza r del punto dosservazione rispetto ai punti della curva. Il calcolo degllintegrale (2) produce una teoria della propagazione della luce che include i fenomeni della diffrazione di Fraunhofer e di Fresnel nel caso cilindrico qui

si ottengono soluzioni non stazionarie, cio tali che per esse lintensit della radiazione dipenda dal tempo. Non ci interessa qui il problema della diffrazione, ma solo il problema ottico trascurando la diffrazione. Chiediamo: quali

trattato, quando si ponga

lungo la curva di

. La lunghezza donda devessere assai piccola

costante. Nel caso che

sempre

una

soluzione

delle

equazioni.

= Ar

-1/2 jH

e ds,

H= (t-r/V)+ , A, , e V

dipenda da s

prefissata

curva

nel

piano

x-y.

punti

fissi

( , )

( , ) sia uguale a r. A, ,V e

sono costanti reali;

1/2

j[ (t-r/V)+ ]

una funzione che la componente z

(1)

indica lampiezza

e V sono

sono

da

dellarco curva,

(2) sono da

punti sono al tempo t illuminati e quali no, e inoltre trascurando il fenomeno della diffrazione. A questa domanda facile

rispondere con soluzioni della forma (2). H dipende dalla scelta del punto dosservazione e del punto sulla curva, e varia in generale rapidamente, quando il punto sulla curva la percorre; perci e
jH

una funzione rapidamente oscillante. Possono quindi

contribuire sostanzialmente allintegrale solo quelle parti della

punto e al tempo dosservazione considerati, allora c "luce", altrimenti c "buio".

=+b e consideriamo la soluzione solo per punti dosservazione con

y positivo. Ci interessiamo solo dellasse del fascio di raggi, e lo assumiamo infinitamente sottile, di modo che evidentemente sufficiente fornire la condizione di illuminazione per il punto di

condizione

Sotto le condizioni geometriche considerate la normale donda ha evidentemente la direzione del raggio vettore spiccato

dallorigine delle coordinate al punto dosservazione. Il caso che ci interessa un fascetto in un mezzo

dispersivo, che muta la sua direzione di radiazione con velocit angolare costante. Ci approssimiamo gradualmente a questo caso trattando un caso pi semplice. I. Treno donde di direzione costante. Specializziamo la (2) con le condizioni

Poniamo inoltre che qui come nel seguito sia sufficiente r=r -x /r ,
o

dove si posto r =(x +y )


o

2 1/2

. La condizione (3) d x=0.

=0,

mezzo

=0. Otteniamo quindi per lintensit della radiazione la

( H/

=0

=0 .

=0.

Scegliamo ora come curva il tratto dellasse x tra

curva per le quali

H/ s si annulla. Se ne esistono rispetto al

=-b e

(3)

(4)

La propagazione della luce avviene lungo lasse y. II. Treno donde di dispersivo. Poniamo direzione variabile in un mezzo non

Allora

Lequazione (3) d

Che si tratti veramente di un raggio di direzione variabile, lo si riconosce come segue. La luce, che al tempo t illumina il punto dosservazione, t=t-r /V.
o

passa punti

dallorigine di

osservazione

direzione

Questa direzione quindi cambia con il tempo t. La luce passante a un dato tempo t dallorigine delle coordinate si propaga

rettilineamente. III. Treno donde di direzione variabile in un mezzo

dispersivo. Poniamo ancora

quindi

pertanto

e allora

1/V=(n +(dn/d )

)/c

n=n +(dn/d )d =n +(dn/d )

Si considera ora tuttavia che V dipenda da

= ,

x/r =- Vt/

(t-r /V)+

x/Vr =0.
o

(5)

delle

coordinate

al

tempo sulla

illuminati

stanno

=0. . Poniamo n=c/V,

La velocit V in questo caso indipendente dalla frequenza

H=(

)(t-r /V+x /Vr )+ . /2 .

= ,

=0.

La condizione (3) d ora

Ci chiediamo ora: che ne di un gruppo donde, che in un breve intervallo di tempo attorno a t=0 passa la superficie y=0?

Evidentemente un tale gruppo non si propaga con la velocit V=c/n,


g

dosservazione illuminato da questo gruppo devessere soddisfatta la condizione t-r /V =t-r (n+ (dn/d )/c=0.
o g o

Lequazione (6) d quindi anche in questo caso x=0 . (7)

Il

gruppo

donde

si

propaga

quindi

rettilineamente

lasse y e la normale donda ha la stessa direzione. Perci dimostrato che la luce generata da particelle di raggi canale non subisce deviazione in mezzi dispersivi, in

contrasto con il precedente ragionamento elementare. Ci ha dato anche la ricerca che, secondo lamichevole comunicazione di E. Warburg, stata condotta da Geiger e Bothe nellIstituto

Fisico-Tecnico di Stato. Conclusioni pi profonde sulla natura del processo elementare di emissione, secondo questi risultati della trattazione teorica, non si possono trarre dallesperimento. E da osservare che dispersivi emittente in dipendenza ad una deviazione stato di della moto luce della con il nei mezzi

dallo una

porterebbe

contraddizione

principio della termodinamica, come mi ha fatto osservare Laue. Ma poich non ci si deve aspettare una tale curvatura anche secondo la teoria ondulatoria, risulterebbe non necessario approfondire questo punto. E mio sentito dovere esprimere in questo luogo il mio

sincero ringraziamento a Warburg, Geiger e Bothe.

ma

con

la

velocit

di

gruppo

V =c/(n+ (dn/d )).

[t-r (n + (dn/d ))/c]+

o o

n x/cr =0.
o

Per

H=(

)[t-(r -x /r )/c](n +(dn/d )

)+ .

(6)

il

punto

lungo

molecola secondo

Osservazioni di teoria dei quanti sullesperimento di Stern e Gerlach


1

A. Einstein a Berlino e P. Ehrenfest a Leida (ricevuto il 21 agosto 1922)


2

1. O. Stern e W. Gerlach

fanno volare un fascio di vapore

di atomi dargento attraverso un campo magnetico per determinare se gli atomi posseggano un momento magnetico e, in caso

affermativo, quale orientazione risulti agli stessi in seguito allattraversamento del campo magnetico. Il loro esperimento d luogo ad un risultato assai significativo: il momento magnetico di tutti gli atomi a seguito dellattraversamento del campo coincide con la direzione delle linee di forza, e in particolare per circa met degli atomi nel senso del campo, per laltra met nel senso opposto. Ci comporta naturalmente la domanda, in che modo gli atomi pervengano a questo orientamento. 2. Si deve osservare innanzitutto che gli atomi durante la loro permanenza nel campo deviante non compiono alcuna collisione - le ultime collisioni si verificano nello spazio riempito dai vapori del fornetto di fusione. Domandiamoci in primo luogo, come atomi magnetici per

linfluenza di un campo magnetico mutino il loro orientamento. Se si prescinde dallemissione e dallassorbimento di radiazione,

dagli urti e da altri analoghi effetti, gli atomi in un campo magnetico eseguono un moto di precessione (rotazione di Larmor) attorno alla direzione del campo. Se la direzione del campo muta lentamente rispetto alla rapidit del moto di precessione,

langolo del moto di precessione risulta rimanere inalterato. Un disporsi secondo

le

inclinazioni

prescritte

dalla

teoria

dei

quanti (O e

per latomo dargento nellesperimento di Stern e

Gerlach) non pu quindi aver luogo senza influenze esterne del tipo della radiazione o delle collisioni. 3. La spiegazione pi immediata del risultato sperimentale

1 2

Zeitschr. f. Phys. 11, 31 (1922). Zeitschr. f. Phys. 9, 349 (1922).

appare a prima vista essere che lorientamento dellatomo deriva dal suo ingresso nel campo dellelettromagnete, e in particolare per scambio di energia. E necessaria non solo una cessione di energia, ma anche unassunzione dal campo di radiazione,

questultima per gli atomi che si dispongono antiparallelamente alle linee di forza. Come rapidamente avviene il cambiamento del momento dellatomo sotto linfluenza della radiazione (a

temperatura ambiente)? - lo si pu certo valutare in proporzione al tempo richiesto per il verificarsi delle transizioni da uno stato quantico allaltro. Sappiamo daltra parte che in casi di questo tipo per la transizione di una serie di atomi questo tempo coincide ogni volta (per lo meno come ordine di grandezza) con quello del modello classico corrispondente. Nel nostro caso di un atomo dotato di momento magnetico che precede esso sarebbe quello di un dipolo magnetico che irraggia durante
11

la

sua

rotazione

conica. Il tempo del riorientamento sarebbe (con unintensit di campo di 10000 Gauss) dellordine di 10 sec., nel caso che fosse

operante solo il decadimento radiativo del moto di precessione. Ma se si tiene conto


9

dellinfluenza positivo

della e

radiazione negativo" ]
3

termica esso si

circostante

["irraggiamento sec.

accorcia a circa 10

Questi sono quindi senzaltro tempi di un ordine di grandezza con il quale non si ha affatto a che fare nellesperimento, poich il riorientamento deve avvenire in un tempo inferiore di 10
-4

sec.

4. Per cercare di venir fuori da questa difficolt si prospettano due ipotesi alternative: A. Il vero meccanismo tale che latomo non si pu mai travare in uno stato nel quale non sia completamente quantizzato. B. Per azioni rapide risultano stati che infrangono la regola quantica relativa allorientazione; le giaciture richieste dalla regola quantica si ripristinano mediante emissione e assorbimento di radiazione, e con una velocit di reazione di gran lunga

maggiore che per le transizioni da uno stato quantico allaltro. Una scelta a priori tra queste due alternative appare allo

vedi

A:

Einstein,

Zur

Qantentheorie

der

Strahlung.

Phys.

Zeitschr. 18, 121 (1917), 2.

stato attuale impossibile, ma opportuno porre chiaramente in evidenza la fondamentale differenza tra di esse e le difficolt caratteristiche che ciascuna di esse comporta. 5. Discussione dellalternativa A. 1. Che cosa essa

comporti, lo si esemplifica particolarmente bene con lesperimento di Stern e Gerlach: nella regione del vapore del fornetto di fusione ogni atomo dargento immediatamente dopo ogni collisione completamente quantizzato, e quindi il suo asse magnetico

orientato dal campo magnetico che sussiste in quella posizione, per quanto debole sia. Dallultima collisione durante il suo volo attraverso le diverse regioni del campo la sua orientazione rimane costantemente allineata alla direzione del campo nella posizione di cui sopra . 2. Di conseguenza una parte dei momenti (quantizzati) sar parallela, unaltra antiparallela al campo, e la distribuzione statistica sar governata dalla temperatura e dallintensit del campo nella regione del vapore del fornetto e nientaffatto dalla temperatura (di radiazione) e dallintensit del campo nello
4

spazio attraversato in seguito! 3. Uno dovrebbe decidersi pertanto ad assumere quanto segue: campi anche deboli devono immediatamente dopo la collisione (cio lazione di campi assai pi forti) essere determinanti per

lorientamento. Per variazioni della direzione del campo magnetico che siano a piacimento rapide rispetto alla rotazione di Larmor lasse magnetico dellatomo dovrebbe seguire completamente la

direzione del campo come per variazioni lente a piacere. Pi in generale: Per variazioni arbitrariamente rapide delle condizioni esterne un sistema meccanico dovrebbe disporsi in quello stesso stato finale, che si verifica con lesecuzione arbitrariamente lenta (adiabatica) della variazione delle condizioni esterne. Che ci comporti una violazione delle leggi meccaniche, lo si pu facilmente rendere evidente con esempi .

Il Dr. G. Breit ha avanzato una simile ipotesi durante una

discussione in un colloquio di fisica a Leida.


5

Un

esempio

in della

qualche

misura del

fittizio: filo di

un un

accorciamento pendolo muta

adiabatico

lunghezza

6. Presentazione dellalternativa B. 1. Per lesperimento di Stern-Gerlach si darebbe la seguente descrizione: nella regione del vapore del fornetto immediatamente dopo ogni urto lasse

magnetico di un atomo diretto a caso rispetto al campo debole che si ha in quella posizione. Lorientazione avviene mediante radiazione infrarossa, pi precisamente mediante decadimento

radiativo e mediante irraggiamento positivo e negativo, con una orientazione parallela e antiparallela rispetto al campo. Per

questo essenziale lipotesi che a transizioni di questo tipo da stati non quantici a stati quantici corrispondano probabilit di transizione di un ordine di grandezza assai pi alto
6

che per

transizioni tra uno stato quantico ed un altro. Dopo lultimo urto durante il volo attraverso le diverse parti del campo

lorientazione dellasse si aggiusta in modo quasi adiabatico alla direzione del campo che muta, e i difetti angolari assai piccoli di volta in volta introdotti sono compensati mediante uno scambio radiativo estrememente debole di frequenza assai infrarossa (assai pi infrarossa della frequenza di precessione). 2. La suddivisione statistica tra orientazione parallela e antiparallela al campo sarebbe anche in questo caso determinata essenzialmente dalla temperatura e dallintensit di campo nel

cosicch la regola quantica rimane soddisfatta. Ma se si accorcia la lunghezza del filo

rapidamente, sar pi

per

esempio

posizione

verticale,

grande,

meccanica non sar scambiata energia. Lalternativa A richiede quindi uno scambio di lavoro meccanicamente incomprensibile. Secondo esempio: un atomo magnetico in un campo magnetico debole. In una rotazione infinitamente lenta del campo (infinitamente

lenta rispetto alla velocit di precessione) secondo le leggi della meccanica lasse magnetico dellatomo segue la direzione del campo. Se ci avvenisse anche per una variazione rapida della direzione del campo si presenterebbe una variazione del momento angolare meccanicamente incomprensibile.
6

corrispondente ad un tempo di decadimento di 10

sec.

notoriamente

la

frequenza

lenergia

allo

stesso

modo,

quand

nella la

mentre

secondo

-4

invece che 10

fornetto di fusione! 3. Secondo lalternativa B un vapore monoatomico i cui atomi possiedano momento magnetico, in un campo magnetico emetterebbe o assorbirebbe sul lato a lunghezza donda lunga rispetto alla

frequenza del moto di precessione; quindi per campi opportuni nella regione delle onde elettriche. 4. E caratteristico dellalternativa B che essa rende

laggiustamento in uno stato quantico dipendente dalla possibilit di irraggiamento e decadimento radiativo. Essa compie quindi una distinzione fondamentale tra sistemi puramente meccanici e sistemi capaci di irraggiare. Per trottola simmetrica esempio lasse di rotazione allora di una

pesante

potrebbe

solo

raggiungere

orientazione quantica rispetto al campo di gravit, quando fosse dotata di appropriate cariche elettriche. Se si volesse estendere lipotesi B dallo stabilirsi in unorientazione allo stabilirsi in generale in uno stato quantico, cio quindi per esempio se anche le oscillazioni di un reticolo cristallino o le rotazioni di una molecola ammettessero uno stabilirsi spontaneo su stati quantici solo nel caso di opportune cariche elettriche, si giungerebbe ad unevidente contraddizione con le esperienze relative ai calori specifici, per esempio del diamante e dellH
2

gassoso.

7. Le difficolt enumerate mostrano quanto insoddisfacenti siano entrambi i tentativi di interpretazione qui esposti dei risultati trovati da Stern e Gerlach. Non si parlato

dellipotesi di Bohr - che in campi complicati in generale non esista alcuna quantizzazione netta. Leida-Berlino, maggio-giugno 1922.

La teoria quantistica dellequilibrio radiativo A. Einstein a Berlino e P. Ehrenfest a Leida

In un lavoro, che apparir prossimamente in questo giornale, sulla conciliabilit della formula della radiazione di Planck con la teoria quantistica della diffusione della radiazione da parte di elettroni liberi, W. Pauli ha proposto uninteressante legge statistica per la probabilit con la quale secondo la teoria di Compton e Debye hanno luogo possibili atti elementari della

diffusione quantistica in un campo di radiazione (isotropo). Si tratta qui di un processo elementare di diffusione, nel quale da un lato un quanto viene trasferito da un intorno di direzione d

un intorno di frequenza d , dallaltro lato contemporaneamente un

velocit (ovvero dellimpulso) tridimensionale in un altro intorno d da esso distinto in modo finito, in modo tale che in questa transizione la legge dellimpulso e dellenergia resta verificata. Per la probabilit di tali "transizioni di un certo tipo" Pauli ha introdotto in modo ipotetico la legge di probabilit

Pauli dimostra che con la validit di una legge statistica di questa forma un gas delettroni con distribuzione maxwelliana

delle velocit resta in equilibrio statistico con un campo di radiazione di Planck di uguale temperatura. Ci che appare paradossale in questa equazione il secondo termine della parentesi, in conseguenza del quale il numero degli atti elementari di diffusione che hanno luogo nellunit di tempo per un elettrone (allincirca densit a riposo) cresce e pi che prodalla

porzionalmente

alla

della

radiazione,

dipende

Zeitschr. f. Phys. 19, 301 (1923).

densit di radiazione

con quella frequenza

, che il quanto

dipendenti

dagli

intorni

quella

corrispondente

mentre

A ma

indicano

quantit da ( ).

elementari,

indipendenti

Qui

indica la densit di radiazione corrispondente a

dW=(A +B

)dt .

elettrone

viene

trasferito

da un intorno di frequenza d

a un intorno di direzione d e ad

per

urto

da

un

intorno

della

(1) ,

modificato dimostra

a che

seguito se si

dellatto tralascia

elementare questo

esibisce.

Ma

Pauli valere

termine

deve

allequilibrio termico la formula di Wien invece che la formula della radiazione di Planck, e scorge in questi termini

lespressione secondo la teoria dei quanti per quelle propriet della radiazione, che appaiono nella
2

teoria

ondulatoria

come

fluttuazioni da interferenza. Uno di noi in un lavoro precedente statistiche elementari per ha proposto delle leggi e lemissione di

lassorbimento

radiazione per un atomo di Bohr, dalle quali segue la formula della radiazione di Planck. Ci proponiamo il compito di collegare quelle leggi elementari prima proposte con la formula (1) in modo tale che i fondamenti di entrambe la trattazioni teoriche si

possano derivate da un punto di vista unitario e pi generale. Si mostra infatti che in questo nostra modo si pu ottenere un certo tra

approfondimento radiazione dalle e

della

comprensione

dellinterazione

particelle elementari

materiali. originarie

Nellesposizione e le

partiremo

leggi

generalizzeremo

gradualmente.

1. Le ipotesi statistiche originarie ed il loro rapporto con la formula della radiazione di Planck .
3

Si consideri una molecola o un atomo, che sia capace di certi * stati quantici Z. Siano Z e Z due siffatti stati quantici con le * * energie ovvero ( > ), che possano andare luno nellaltro * mediante lassorbimento o lemissione di un quanto - =h . Essa si trovi in un campo di radiazione isotropo, la cui densit di

la

transizione leggi

tra di

gli

stati

transizione di una * molecola che si trovi nello stato Z allo stato Z per assorbimento

seguenti

probabilit:

trattazione precedente citata.

A. Einstein, Phys. Zeitschr. 18, 121-128 (1917). Questo paragrafo non contiene niente di nuovo rispetto alla

di un quanto h

(irraggiamento positivo)

radiazione

sia una funzione di

per il momento arbitraria. Per * e Z saranno determinanti le 1. Per la

dW=b dt .

(2) *

2. Per la transizione di una molecola che si trovi nello stato Z

radiazione (irraggiamento negativo) dW=b dt . (3) *

3. Per la transizione di una molecola che si trovi nello stato Z

radiazione (radiazione spontanea) dW=adt . La complessiva per una * molecola che si trovi in Z quindi probabilit transizione * Z -Z (4) di una

dW=(a+b )dt .

I pesi ovvero le probabilit degli stati quantici sono qui assunti tutti come uguali (=1). Assumiamo che stati quantici di peso pi alto si possano sempre interpretare come la totalit di pi stati quantici discreti distinti di uguale energia. Se nella radiazione si trovano molte siffatte molecole, tra il numero n delle molecole che si trovano nello stato Z e il * * numero n delle molecole che si trovano nello stato Z vale la relazione di Boltzmann * * n /n=exp[-( - )/kT]=exp[-h /kT] . (6)

Perch questa ripartizione non si modifichi per scambi radiativi del tipo considerato, secondo la (2) e la (5) devessere

soddisfatta la condizione * nb =n (a+b ) . Dalle (6) e (7) segue =(a/b)/[exp(h /kT)-1] della radiazione (8) di Planck, purch i (7)

quindi

la

formula

a Z per emissione di un quanto h

a Z per emissione di un quanto h

sotto lazione del campo di

senza linfluenza del campo di

(5)

coefficienti a e b soddisfino sempre la relazione

2. Estensione di questa trattazione al caso che la molecola si muova liberamente.

Prima

di

tutto

unosservazione,

comprensione del seguito, e che si trova anche in Pauli. Per la derivazione del 1 non essenziale che la molecola sia capace solo di stati ovvero di valori dellenergia discreti. Sia infatti la densit degli stati una funzione continua nello spazio delle * fasi, allora sostituiamo gli stati Z, Z con regioni di stati infinitamente piccole di uguale probabilit a priori, tra i quali sia possibile una transizione radiativa con il soddisfacimento * - =h . Allora possono valere equazioni della della condizione medesima forma delle equazioni (2), (3), (4). Poich vale anche lequazione trattazione. Se inoltre la molecola considerata processo anisotropa rispetto (6), nulla di importante muta nella nostra

allinterazione

radiativa,

il

ovvero la sua probabilit dipender anche dallorientazione della molecola e dalla che direzione in e polarizzazione con i del la fascio di nel

radiazione, processo

risulta

interazione Per

elementare

considerato.

specializzati secondo questo punto di vista e per i loro "inversi" varr ancora la trattazione del 1. Ce tuttavia una circostanza da considerare, alla quale finora non abbiamo avuto bisogno di dedicare alcuna attenzione, ma che ora dobbiamo considerare. * Non dobbiamo trattare la transiziono Z Z semplicemente come * linversione temporale del processo Z Z . Non solo in questo caso il secondo processo deve inviare il quanto nella direzione opposta a quella assunta nel primo processo, di modo che i due processi non si potranno ritenere uguali relativamente alla loro influenza sullequilibrio statistico, ma in certi casi, per esempio in

presenza di un campo magnetico costante e di un atomo di idrogeno nel senso della teoria di Bohr addirittura non esistono i processi

a/b=8 h

/c

(9)

che

utile

per

la

elementare

considerato

molecola

processi

elementari

assumere per la nostra * trattazione che per ogni transizione Z-Z esista una transizione * Z -Z, in modo che nel primo processo sia assorbito un quanto della stessa direzione e soprattuttto dello stesso tipo di quello che viene emesso nel secondo. Le leggi statistiche date nel 1

inversi

tra

* Z .

Dobbiamo

inoltre

dovranno valere per le transizioni cos definite. Passiamo ora al caso che la molecola sia mobile e che cambi la sua velocit sotto linfluenza del processo radiativo. In

questo caso lo stato della molecola determinato anche dalle componenti della velocit del suo baricentro, cio le regioni * degli stati Z e Z anche dallintervallo elementare di queste * componenti della velocit. ed indicano allora i valori dellenergia totale comprendente lenergia cinetica. I processi elementari di un certo tipo allora riguardano sempre solo

linterazione con radiazione di un cono di direzioni determinato. Le costanti a e b dipendono ora anche evidentemente dalla scelta del processo elementare considerato. Se la condizione (9)

soddisfatta per tutti i processi elementari di un certo tipo, lequilibrio termico resta sempre verificato, comunque a possa dipendere dalla scelta particolare del processo elementare.

3. Estensione della legge elementare statistica al caso che al processo elementare partecipino pi quanti della radiazione.

Per il processo elementare della diffusione caratteristico che in esso partecipino due quanti della radiazione, uno incidente ed uno diffuso, che hanno direzione diversa e in generale (per molecole, atomi od elettroni diffondenti mobili) frequenza

diversa. Per considerare processi di questo tipo e comprendere il loro rapporto con la formula della radiazione generalizzeremo lo schema del 1. Nel processo elementare considerato possono essere
1 2

possono essere emessi dalla molecola i quanti h , h ,...che come


1

i precedenti appartengono a fasci di radiazione di direzione data, particolare per ogni quanto. I corrispondenti valori della densit
1 2 1

Pensiamo associato a ciascun processo parziale di assorbimento o di emissione di questo tipo del processo elementare i coefficienti

di

radiazione

li

indichiamo

con

,..

ovvero

assorbiti dalla molecola i quanti di radiazione h

, h

..., e

,..
2

a b , a b .. ovvero ab, ab...


1 1 2 2 1 1 2 2

Le formule (2) e (5), generalizzate in modo naturale, le scriviamo per questo processo come

1 1

1 1

cienti a b

1 1

a priori non dipendono soltanto dagli stati molecolari di uguale probabilit, tra i quali ha luogo il

particolari

processo elementare, ma anche dalle regioni di frequenza e di direzione, radiazione. La probabilit per il processo "inverso" allora determinata dalla formula alle quali appartengono i singoli quanti della

1 1

1 1

Inoltre *

e di conseguenza allequilibrio termodinamico

dove n

ed n indicano il numero di molecole che si trovano nello

stato di energia pi alto o pi profondo. Come condizione per lequilibrio radiativo si ottiene dalle (10) e (11)

1 1

1 1

1 1

1 1

Vogliamo dimostrare che questa condizione soddisfatta per la formula della radiazione di Planck, purch tra tutti i

coefficienti a e b sia soddisfatta sempre la condizione (9). Si ponga

1 1

1 1

b /(a+b )exp(-h /kT)=f


1 1 1 1 1

allora la condizione (14) assume la forma

/(a +b

)exp(-h

/kT)=f

etc. ,

etc. ,

(a*b ) = n

* n /n=exp[-( h

- h )/kT] ,
1

(a +b

- =

dove il prodotto

va esteso sugli indici 1,2,3.., ed i coeffi-

dW= (a +b

b dt

dW= b

(a+b )dt ,

(10)

(11)

h ,
1

(12)

(13)

) b .

(14)

1 2

1 2

Ma poich in base alla formula della radiazione di Planck con riguardo alla (9) tutti i fattori f sono uguali a 1, anche la (14a) e quindi la (14) sono soddisfatte. La legge elementare (10) assunta per generalizzazione quindi compatibile con la formula della radiazione di Planck. Per ottenere dalla (10) la legge elementare di Pauli per la diffusione della radiazione da parte di elettroni si deve solo considerare che i due prodotti in questo caso si riducono ad un solo fattore, di modo che si ottiene dW=b (a+b )dt , formula che, a prescindere dalla notazione, coincide con la (1).

(f f

)/(ff

)=1 .

(14a)

Sulle propriet` dinterferenza della luce emessa da raggi canale1 a A. Einstein Finora ho sostenuto lopinione che esperimenti sulla luce dei raggi canale possano dare risultati che non sono in accordo con i risultati della teoria ondulatoria classica2 . Comunicher` in quanto segue una semplice trattazione, secondo la quale o una confutazione della teoria ondulatoria classica nellambito considerato appare pressoch esclusa. Questa trattazione ` anche di un certo interesse, perch essa e e e porta ad una conveniente esposizione dei fenomeni di interferenza che ci si deve ` aspettare. E essenziale per la trattazione che esporr`, che essa fa uso della teoria o ondulatoria solo n dove i risultati di questa sono riconosciuti come certi mediante lesperienza. Parto dalla seguente ipotesi, della cui verit` si pu` dicilmente dubitare: una a o sorgente luminosa estesa, omogenea e in quiete pu` essere sempre sostituita in ottica o con una sorgente in quiete a lei uguale, spostata parallelamente. Naturalmente questa ipotesi pretende validit` ntanto che i bordi della sorgente luminosa non a diventano importanti. La sua validit` si mostra per esempio nel fatto che le gure a di interferenza di uno strato sottile sono del tutto indipendenti dalla separazione della sorgente di luce dallapparato di interferenza. Consideriamo ora dei raggi canale omogenei nel vuoto. Essi costituiscono - visti dal sistema di coordinate K solidale con le particelle - una sorgente di luce in quiete. Secondo i risultati prodotti per primo da Wien nella ricerca sulla variazione dintensit` della luce emessa dai raggi canale (a causa dellassorbimento lungo il a fascio di raggi canale) questa sorgente non ` propriamente omogenea; ci` ` tute o e tavia senza conseguenza per le propriet` dinterferenza della luce emessa. Secondo a lipotesi precedente possiamo sostituire la sorgente di luce in quiete rispetto a K con una spostata parallelamente, in quiete rispetto a K . Se lo si considera dal sistema di coordinate in quiete K, questo fatto signica che possiamo sostituire ad un fascio di raggi canale uno ad esso parallelo, senza che ci` si possa riconoscere o dalla luce emessa. Da ci` segue inoltre: un fascio di raggi canale, per quanto o concerne le sue azioni ottiche, si pu` pensare sostituito da un altro innitamente o lontano di ugual natura e di ugual velocit`. a Questa ipotesi ci mette in condizione di predire facilmente le gure dinterferenza della luce emessa da un fascio di raggi canale, poich un fascio di raggi canale e innitamente lontano, per quanto riguarda la luce inviata ad un sistema ottico al nito, pu` essere evidentemente sostituito da un sistema di sorgenti luminose o distribuite con continuit`, in quiete, di colore opportuno. a Il fascio di raggi canale K considerato sia parallelo allasse Y di un sistema di coordinate. Lo pensiamo sostituito da uno posto allinnito dellasse X negativo e ci limitiamo a quelle direzioni di propagazione che siano pressoch` parallele al e piano X Y . Sia 0 la frequenza propria delle particelle dei raggi canale; allora la luce inviata sotto langolo rispetto allasse X ha in prima approssimazione la frequenza = 0 [1 + (v/c) sin ]. Possiamo quindi eseguire i calcoli come quando le sorgenti che corrispondono ad sono in quiete allinnito e posseggono la frequenza
1 Uber die Interferenzeigenschaften des durch Kanalstrahlen emittierten Lichtes, S.B. Preuss. Akad. Wiss. 25, 334-340 (1926). 2 Vedi per esempio la mia Nota Proposta di un esperimento che riguarda la natura dei processi elementari di emissione di radiazione, Naturwissenschaften 1926, tomo 14. 1

. Possiamo inoltre trattare lintensit` della radiazione come indipendente da , se a ci limitiamo ad angoli piccoli, come faremo. Pertanto ogni problema dinterferenza ` ricondotto ad uno con sorgenti in quiee te. Nel seguito parleremo schematicamente di alcuni problemi di questo tipo. Lapparato dinterferenza sia costituito da due piani paralleli semiriettenti, la cui separazione sia d/2. Si osservi con locchio o con questo in combinazione con un telescopio impostato allinnito. Ci` corrisponde formalmente a cercare senza apparato o ottico al di l` dellapparato di interferenza lintensit` su un piano perpendicolare a a allasse X posto allinnito (x = ). 1o caso. Tra il fascio di raggi canale e lapparato di interferenza non ` interposto e nulla che devii il fascio di luce. La dierenza di fase tra due raggi per il massimo di intensit` ` per langolo ae 0 d cos , 1 v sin c

nel caso che il fascio di raggi canale e gli specchi riettenti siano esattamente perpendicolari allasse X. Per angoli sucientemente piccoli essa ` uguale a e d 1 v 1 0 2 c
2

Il moto delle particelle dei raggi canale ha per conseguenza semplicemente uno spostamento della gura dinterferenza dellangolo +v/c. Esso fornisce un comodo metodo per la misura della velocit` dei raggi canale. a Si risolve in modo altrettanto facile il caso, quando tra il fascio di raggi canale e lapparato di interferenza ` interposto un sistema ottico, che sia equivalente ad un e telescopio impostato allinnito e che ingrandisca langolo z volte. In questo caso lo spostamento angolare della gura dinterferenza ` 1/z volte quello del caso prima e trattato. 20 caso. Tra il fascio di raggi canale e lapparato di interferenza ` interposta una e lente o un sistema di lenti di lunghezza focale f . La lente o il sistema di lenti produce del fascio ttizio di raggi canale pensato allinnito unimmagine ttizia di sorgenti in quiete, perpendicolare allasse X. Rispetto ad Y questimmagine presenta la lunghezza donda 0 [1 (v/c) ], dove = y/f , e quindi la lunghezza donda 0 [1 (vy/cf )]. Leetto dei due specchi si pu` calcolare pensando che la sorgente di luce sia sdoppiata per riessione; la o seconda immagine cos` costruita sar` separata in ascissa di d rispetto alla prima, in a modo tale che ogni coppia di punti delle sorgenti luminose con ugual y sia coerente. Le due immagini funzionano come sorgenti luminose coerenti. Se queste due sorgenti fossero monocromatiche, tutte le loro coppie di punti corrispondenti darebbero allinnito la stessa gura di interferenza. Per questo ` e necessario che i punti di tutte le coppie abbiano la stessa distanza misurata in lunghezze donda. Se ci` non accade, non pu` esistere allinnito uninterferenza o o distinta. Si pu` ripristinare uninterferenza netta, qualora si dia allimmagine costruita o per riessione negli specchi dellinterferometro uninclinazione rispetto allaltra, come in gura. Langolo ` determinato dalla condizione che e d y 0 1
vy cf

sia indipendente da y. Devessere quindi = vd/ (cf ). Una tale rotazione della sorgente luminosa riessa virtuale attorno allintersezione con lasse X si pu` proo durre se si inclinano reciprocamente le superci riettenti dellangolo /2. Perch e la rotazione dellimmagine riessa avvenga attorno allintersezione con lasse X ` necessario che questo punto stia sulla supercie riettente che viene ruotata e dellangolo /2. Si dovrebbe poter provare questo risultato nel modo migliore per mezzo dellinterferometro di Michelson. La disposizione sarebbe la seguente: la lente L ` cos` e disposta, che essa (al di qua di S0 ) produce nel piano di riessione di S1 limmagine di un oggetto innitamente lontano. Gli specchi S1 ed S2 sono cos` posti, che nel telescopio F impostato allinnito sono visibili anelli di interferenza, quando si ha a che fare con una sorgente di luce in quiete. La dierenza di cammino ottico3 sia l. Si ponga ora come sorgente di luce il fascio di raggi canale K. Gli anelli di interferenza spariscono. Essi si possono tuttavia ripristinare quando si ruoti lo specchio S1 attorno ad A dellangolo /2 nella direzione della freccia. Questo risultato abbisogna naturalmente di verica sperimentale, sebbene la sua validit` sia resa assai verosimile dalla trattazione precedente. Il signicato a teorico di questo risultato per la teoria della luce risulta chiaro dalla considerazione seguente. Il risultato vale anche nel caso che la distanza del fascio di raggi canale K dalla lente L sia uguale alla distanza focale di questultima. In questo caso esso assume un signicato particolarmente rilevante. Nel telescopio F possono venire ad interferenza solo quelle parti di un treno donda che arrivano simultaneamente e dalla stessa direzione. Ma queste sono provenute (a causa dellinclinazione di S1 ) da due punti di K che distano tra loro f ovvero vd/c. Vi possono essere pochi dubbi che esse originino in tempi diversi da una particella che si muova con la velocit` v. Si concluderebbe cos` che il campo che determina linterferenza non a pu` essere generato da un processo istantaneo, come viene proposto dalla teoria o dei quanti; per la generazione del campo dinterferenza appare piuttosto aver piena validit` la teoria ondulatoria, secondo la concezione di Bohr e Heisenberg4 . a 0 3 caso. Tra fascio di raggi canale e apparato dinterferenza si interpone una fenditura o un reticolo. Il caso che il fascio di raggi canale passi al di l` di una fenditura di larghezza a b ha attratto per primo la mia attenzione sul problema qui trattato. Si pensi ad una particella dei raggi canale, che passi direttamente al di l` dello schermo S in a corrispondenza della fenditura b. Il tempo di passaggio ` b/v, la lunghezza del treno e donde che secondo la teoria ondulatoria passa attraverso lo schermo ` uguale a bc/v. e Se lapparato di interferenza produce una dierenza di cammino d, che sia uguale o maggiore di bc/v, non dovrebbe essere percettibile alcuna interferenza. Nel trarre questa conclusione avevo tuttavia dei dubbi, perch supponevo, secondo i fatti della e teoria quantistica, che la luce emessa dai raggi canale con un processo elementare di emissione in una data direzione fosse rigorosamente monocromatica. Credevo che il fatto che latto elementare dellemissione avesse luogo nella fenditura b non potesse essere determinante per la natura della luce emessa, poich pensavo che anche la e
assume l positivo, quando lo specchio S1 e pi` lontano dello specchio S2 . u particolare non si pu` accettare che il processo quantico dellemissione, che ` determinato o e energeticamente mediante posizione, tempo, direzione ed energia, sia determinato da queste quantit` anche nelle sue propriet` geometriche. L interessante nella concezione di Bohr, Kramers e a a Slater pare quindi solo consistere nel fatto che questi autori vorrebbero abbandonare la validit` a rigorosa delle leggi di conservazione.
4 In 3 si

produzione del campo donda si dovesse ricondurre ad un atto istantaneo. Che ci` o non sia in accordo con lipotesi di fondo di questo lavoro, ` stato mostrato pocanzi e nel 20 caso. Lo si mostrer` ora qui con maggior chiarezza. a Studiamo il comportamento della radiazione che provenga da un punto innitamente lontano dellasse in funzione della dierenza di cammino d. A questo scopo pensiamo di nuovo al fascio di raggi canale spostato allinnito e sostituito con sorgenti ferme di frequenza 0 (1 + v/c), quando si debba tener conto della dirazione della fenditura. La fenditura sia larga, ma non innitamente larga rispetto alla lunghezza donda 0 . Secondo la teoria della dirazione, lintensit` della luce a diratta in una direzione dincidenza caratterizzata da un angolo rispetto alla direzione positiva dellasse X ` proporzionale alla quantit` e a sin
b b 2

In questa espressione si pu` sostituire senza perdita di precisione con 0 . Di contro o si deve tener presente che lo scostamento di da 0 ha uninuenza importante sul risultato del processo di interferenza con la dierenza di cammino d. Una radiazione monocromatica che attraversi perpendicolarmente lapparato di interferenza possiede al di l` dellapparato unintensit` proporzionale alla quantit` a a a cos2 d .

In questa espressione la dipendenza della quantit` da ` essenziale. Lintensit` a e a della radiazione che arriva ad x = `, tenendo conto della sua dipendenza da d e secondo quanto detto, determinata dallintegrale
+

sin2

b 0 b 0

cos2

d,

v . c Lesecuzione dellintegrale produce, a prescindere da una costante moltiplicativa priva di signicato, il valore = 0 1 1+ 1 dv cos bc d 0 ,

dove

ovvero il valore 1, a seconda che sia d < 2bc/v, oppure d > 2bc/v. Nel secondo caso non si osserver` interferenza. Nel primo lintensit` dellintera a ferenza rispetto alla parte che non interferisce ` data dalla funzione lineare e 1 vd . bc

Lintensit` relativa dellinterferenza va a zero linearmente al crescere della dierenza a di cammino. Questo risultato si fonda essenzialmente sulla dirazione della fenditura.

Se la nostra ipotesi sulla non inuenza di uno spostamento parallelo della sorgente di luce sulle gure di interferenza ` giusta, questo risultato vale anche per e lemissione da parte di particelle di raggi canale, che passino immediatamente al di l` della fenditura, in contrasto con la mia aspettativa originaria. a Mostrer` ora che questo risultato corrisponde esattamente alle aspettative della o teoria ondulatoria, secondo la quale le particelle di raggi canale emettono come un oscillatore di Hertz. Secondo questa una particella dei raggi canale, quando transita davanti alla fenditura, invia unonda con la frequenza 0 lungo la direzione positiva dellasse X attraverso la fenditura. Lapparato di interferenza da questo treno donda ne produce due di uguale ampiezza, che sono separati temporalmente di d/c. I due treni donda interferiscono mutuamente in un punto prescelto solo durante un tempo b/v d/c, e ci` solo per d cos` piccoli, che questa quantit` sia o a positiva. In questo caso lintegrale temporale del quadrato dellampiezza in un punto dellasse X ` proporzionale a e
d c

2
0

cos (20 t) dt +
0

b d vc

cos (20 t) + cos 20

d t c

dt.

Poich questo ` proporzionale allintensit` totale nel punto prescelto, si ottiene di e e a nuovo con il calcolo, a meno di un fattore di proporzionalit` inessenziale, il valore a 1+ 1 dv cos bc d 0 ,

che coincide esattamente con il risultato precedente. Lanalogo esame di un reticolo regolare avrebbe dato diminuzioni e aumenti lineari e periodici dellintensit` dellinterferenza in funzione di d invece di una dimia nuzione lineare unica. Se b/d indica la densit` delle righe ovvero dei solchi vuoti a del reticolo, le dierenze di cammino per i massimi e per i minimi dinterferenza sarebbero caratterizzate dalle equazioni dmax = 2n bc bc , dmin = (2n + 1) , v v

dove n indica un numero intero (zero compreso). Conclusione. Se lipotesi della non inuenza dello spostamento parallelo della sorgente di luce sulle gure di interferenza di sorgenti luminose estese ` corretta, e le gure dinterferenza osservabili prodotte da raggi canale omogenei devono aver luogo secondo la teoria classica dellemissione della luce, cio` come se le particelle e dei raggi canale fossero oscillatori di Hertz in moto. Non ci si deve aspettare uninuenza della struttura quantica della radiazione. Addendum Il presente lavoro ` stato scritto nel maggio 1926 ed ` servito a Rupp da guida e e per ricerche descritte nel lavoro che segue. Esse hanno confermato interamente la teoria.

Considerazioni elementari sullinterpretazione dei fondamenti della meccanica quantistica1 A. Einstein Institute for Advanced Study, Princeton, N.J. Lessenza della situazione attuale io la vedo cos` riguardo al formalismo mate: matico della teoria non esiste alcun dubbio, ma molti ce ne sono sullinterpretazione sica delle sue asserzioni. In quale relazione sta la funzione con la situazione concreta individuale, cio` con la situazione individuale di un singolo sistema? Ovvero: e che cosa dice la funzione sullo stato reale (individuale)? Ora si pu` anzitutto dubitare che si possa in generale attribuire un senso a o queste domande. Si pu` infatti assumere il seguente punto di vista: reale ` solo o e il singolo risultato dellosservazione, non un qualcosa di esistente obbiettivamente nello spazio e nel tempo indipendentemente dallatto dellosservazione. Se si assume questo netto punto di vista positivistico, non c` bisogno evidentemente di fare alcun e pensiero su come lo stato reale debba essere interpretato nellambito della teoria dei quanti. Tale sforzo appare infatti come un tirar di scherma contro un fantasma. Questo punto di vista positivistico netto ha tuttavia - se conseguentemente sviluppato - unirreparabile debolezza: esso conduce a dichiarare vuote di signicato tutte le proposizioni esprimibili col linguaggio. Si ha il diritto di dichiarare dotata di signicato, ossia vera o falsa, una descrizione di un singolo risultato dosservazione? Non ` possibile che una tale descrizione sia fondata su bugie, ovvero su esperienze e che noi possiamo interpretare come ricordo di sogni o come allucinazioni? La distinzione tra esperienze della veglia ed esperienze del sogno ha in generale un signicato obbiettivo? Alla ne restano reali solo le esperienze di un io senza una qualche possibilit` di asserire qualcosa su di esse; infatti i concetti adoperati nelle a asserzioni si rivelano ad unanalisi positivistica rigorosa senza eccezione vuoti di signicato. In verit` i concetti indipendenti ed i sistemi di concetti utilizzati nelle nostre a asserzioni sono creazioni umane, strumenti di lavoro che ci siamo creati da noi, la cui giusticazione e il cui valore consistono esclusivamente nel fatto che essi si lasciano coordinare alle esperienze con protto (verica). Altrimenti detto questi strumenti di lavoro sono giusticati in quanto consentono di spiegare2 le esperienze. Solo da questo punto di vista della verica si ` autorizzati a giudicare concetti e e sistemi di concetti. Ci` vale anche per i concetti realt` sica ovvero realt` del o a a mondo esterno, stato reale di un sistema. Non si ha a priori alcun diritto di postularli come necessari per il pensiero o di vietarli; ci` che decide ` solo la verio e ca. Dietro queste parole simboliche sta un programma, che si ` rivelato senzaltro e determinante per lo sviluppo del pensiero sico no allenunciazione della teoria dei quanti: si deve ricondurre tutto a oggetti ideali nellambito spaziotemporale ed alle relazioni in forma di legge che devono valere per questi oggetti. In questa descrizione non compare che cosa si riferisca ad una conoscenza empirica riguardo a
1 Scientic Papers presented to Max Born, Hafner Publishing Company Inc., New York (1953), pp. 33-40. 2 Lanit` linguistica tra i concetti di wahre di sich bewhren si fonda su unanit` di a a a essenza; solo, questa constatazione non deve essere fraintesa in senso utilitaristico. 1

questi oggetti. Alla luna si attribuisce una posizione spaziale (relativamente ad un opportuno sistema di coordinate) ad ogni determinato tempo, indipendentemente dal fatto che ci siano o meno delle osservazioni su questa posizione. Si intende questo tipo di descrizione quando si parla della descrizione sica di un mondo reale esterno, riguardo alla quale ` anche sempre possibile la scelta delle pietre e da costruzione elementari (punto materiale, campo, ecc.) che si prendono a fondamento. Della validit` di questo programma non si ` dubitato seriamente da parte dei a e sici, nch sembrava che tutto quello che interviene nella descrizione dovesse in e linea di principio potersi determinare empiricamente in ogni singolo caso. Che questa fosse unillusione ` stato mostrato per la prima volta nellambito dei fenomeni e quantistici da Heisenberg in modo convincente per i sici. Ora il concetto di realt` sica ` diventato problematico e si son poste le doa e mande, che cosa essa veramente sia, che cosa cerchi di descrivere la sica teorica (mediante la meccanica quantistica), e a che cosa si riferiscano le leggi da essa enunciate. A queste domande vengono date risposte assai diverse. Per avvicinarci ad una risposta, consideriamo che cosa aerma la meccanica quantistica sui macro-sistemi, cio` su quegli oggetti che noi avvertiamo come die rettamente percepibili. Di tali oggetti sappiamo infatti che essi e le leggi per essi valide si possono rappresentare mediante la sica classica con precisione notevole, anche se non illimitata. Non dubitiamo che per tali oggetti ad ogni tempo si abbia una congurazione spaziale reale (posizione) come pure una velocit` (ovvero un a impulso), cio` una situazione reale - il tutto con lapprossimazione consentita dalla e struttura quantica. Ci chiediamo: la meccanica dei quanti (con lapprossimazione richiesta) implica la descrizione reale prodotta dalla meccanica classica per i corpi macroscopici? Ovvero - qualora non si possa rispondere semplicemente a questa domanda con un s` - in che senso ci` accade? Esamineremo ci` con un esempio concreto. o o Lesempio particolare Il sistema consista di una sfera di circa 1 mm. di diametro, che va avanti e indietro (lungo lasse x di un sistema di coordinate) tra due pareti parallele (distanti tra loro un metro circa). Gli urti siano idealmente elastici. In questo macro-sistema idealizzato pensiamo di sostituire le pareti con espressioni dellenergia potenziale dallandamento ripido, nelle quali entrino solo le coordinate del punto materiale che rappresenta la sfera. Con astuzia e perdia si faccia in modo che questi processi di riessione non diano luogo ad alcun accoppiamento tra la coordinata x del baricentro della sfera e le coordinate interne di questa (incluse le coordinate angolari). Otteniamo cos` che per lo scopo da noi perseguito la posizione della sfera (a prescindere dal suo raggio) pu` essere descritta mediante la sola x. o Nel senso della meccanica quantistica si tratta di un processo con energia esattamente determinata. Londa di de Broglie (funzione ) ` quindi armonica nella e coordinata temporale. Essa ` inoltre diversa da zero solo tra x = l/2 e x = +l/2. e Agli estremi del cammino la connessione continua con la funzione nulla al di l` a del cammino richiede che per x = l/2 debba essere = 0. La funzione ` quindi unonda stazionaria, che si pu` rappresentare allinterno e o del cammino mediante la sovrapposizione di due onde armoniche che si propagano

in direzione opposta: (1) ovvero (1a) = A exp(iat) cos (bx). = 1 1 A exp [i (at bx)] + A exp [i (at + bx)] 2 2

Si vede dalla (1a) che il fattore A nei due termini devessere scelto uguale, perch e si possano soddisfare le condizioni al contorno agli estremi del segmento. Senza restrizione della generalit` A pu` esser scelto reale. Secondo lequazione di Schra o o dinger b ` determinato da [. . . ] e dalla massa m. Pensiamo il fattore A normalizzato e nel modo noto. Perch un confronto dellesempio con il corrispondente problema classico sia e fruttuoso dobbiamo assumere che la lunghezza donda di de Broglie 2/b sia piccola rispetto ad l. Per il signicato della funzione assumiamo ora nel modo consueto linterpretazione probabilistica di Born: W = dx = A2 cos2 (bx) dx.

Questa ` la probabilit` che la coordinata x del baricentro della sfera giaccia in un e a dato intervallo x. Essa ` - a prescindere da una struttura ne ondulatoria, la e cui realt` sica ` accertata - semplicemente cost.x. a e Come va ora con la probabilit` dei valori dellimpulso ovvero della velocit` della a a sfera? Queste probabilit` si otterranno mediante sviluppo di Fourier della . Se la a (1) valesse da a +, la (1) sarebbe gi` lo sviluppo di Fourier cercato. Darebbe a due valori ben deniti dellimpulso uguali e di segno opposto con uguale probabilit`. a Ma poich i due treni donda sono limitati, si produce per ogni termine uno sviluppo e continuo di Fourier con una regione spettrale tanto pi` stretta, quanto pi` grande u u ` il numero di lunghezze donda di de Broglie contenute nel tratto l. Si conclude e quindi che sono possibili solo due valori quasi ben deniti dellimpulso uguali e di segno opposto - valori che del resto coincidono con quelli del caso classico; inoltre entrambi hanno la stessa probabilit`. a Questi due risultati statistici sono quindi, a prescindere dalle piccole deviazioni determinate dalla struttura quantica, gli stessi di quelli che si ottengono nel caso della teoria classica per una totalit` temporale di sistemi. Pertanto n qui la a teoria ` interamente soddisfacente. e Ma ora ci chiediamo: questa teoria pu` produrre una descrizione reale di un caso o individuale? A questa domanda dobbiamo rispondere con un no. Per questa conclusione ` essenziale che si abbia a che fare con un macro-sistema. Infatti e con un macro-sistema siamo sicuri che esso si trova ad ogni tempo in uno stato reale, che ` descritto in modo approssimativamente giusto mediante la meccanica e classica. Il macro-sistema individuale del tipo da noi trattato ha quindi ad ogni tempo una coordinata del baricentro quasi determinata - quanto meno mediata su un intervallo di tempo piccolo - e un impulso quasi determinato (determinato anche riguardo al segno). Nessuno di questi due risultati si pu` ottenere dalla funzione o (1). Da questa si possono ottenere (per mezzo dellinterpretazione di Born) solo quei risultati, che si riferiscono ad una totalit` statistica di sistemi del tipo considerato. a

Il fatto che per il macro-sistema considerato non succeda che ogni funzione che soddis lequazione di Schrdinger corrisponda approssimativamente alla deo scrizione reale nel senso della meccanica classica ` particolarmente chiaro quando si e tratti una funzione che consiste di una sovrapposizione di due soluzioni del tipo (1), le cui frequenze (ovvero energie) siano notevolmente diverse tra loro. Infatti ad una tale sovrapposizione non corrisponde alcun caso reale della meccanica classica (ma ben tuttavia una totalit` statistica di tali casi reali nel senso dellinterpretazione a di Born). Generalizzando concludiamo: la meccanica quantistica descrive totalit` di sia stemi, non il sistema individuale. La descrizione mediante la funzione ` in questo e senso una descrizione incompleta del sistema singolo, non una descrizione dello stato reale di questo. Osservazione: contro questa conclusione si potrebbe opporre quanto segue. Il caso da noi trattato di estrema nettezza in frequenza della funzione ` un caso e limite per il quale il requisito dellanalogia con un problema della meccanica classica potrebbe ben in via eccezionale non valere. Se si consente un intervallo nito, anche se piccolo, di frequenze temporali, si pu` ottenere, con unopportuna scelta delle o ampiezze e delle fasi delle funzioni sovrapposte, che la funzione risultante abbia approssimativamente una posizione ed un impulso precisi. Non si potrebbe cercare di restringere secondo questo punto di vista le funzioni ammissibili, e ottenere cos` che le funzioni consentite possano essere interpretate come rappresentazione del sistema singolo? Questa possibilit` devessere negata in base al fatto che una tale rappresentazione a non si pu` ottenere per tutti i tempi. o La circostanza che lequazione di Schrdinger assieme allinterpretazione di Born o non conduce ad una descrizione dello stato reale del sistema singolo stimola naturalmente la ricerca di una teoria che sia esente da questa limitazione. Ci sono nora due tentativi in questa direzione, che hanno in comune il mantenimento dellequazione di Schrdinger e labbandono dellinterpretazione di Born. o Il primo tentativo risale a de Broglie ed ` stato ulteriormente sviluppato da Bohm e con molta acutezza. Come Schrdinger nella sua ricerca originale deriva lequazione donda per analoo gia con la meccanica classica (linearizzazione dellequazione di Jacobi della meccanica analitica), altrettanto si dovr` fondare sullanalogia lequazione di moto del a singolo sistema quantizzato - appoggiandosi ad una soluzione dellequazione di Schrdinger. La regola ` questa. Si porti nella forma o e = R exp(iS). Cos` si ottengono da le funzioni (reali) delle coordinate R ed S. La derivata di S rispetto alle coordinate deve dare gli impulsi ovvero le velocit` del sistema a in funzione del tempo, quando per un valore determinato del tempo siano date le coordinate del sistema individuale preso in esame. Unocchiata alla (1a) mostra che nel nostro caso S/x si annulla, e quindi si annulla anche la velocit`. Questa obiezione, del resto mossa gi` da un quarto di secolo a a da Pauli contro questo tentativo teorico, ` particolarmente grave nel caso del nostro e esempio. Lannullarsi della velocit` contraddice infatti il requisito ben fondato, che a nel caso di un macro-sistema il moto debba coincidere approssimativamente con quello che deriva dalla meccanica classica.

Il secondo tentativo di raggiungere una descrizione reale del sistema singolo sulla base dellequazione di Schrdinger ` stato compiuto di recente da Schrdinger stesso. o e o Il suo pensiero in breve ` questo. La funzione rappresenta da s` la realt` e non c` e e a e bisogno dellinterpretazione statistica di Born. Le strutture atomiche, sulle quali nora il campo doveva dire qualcosa, non esistono aatto, per lo meno non come strutture localizzate. Questo, trasferito al nostro macro-sistema, signica: i corpi macroscopici come tali non esistono aatto; in ogni caso non esiste - neppure in senso approssimato - qualcosa come la posizione del loro baricentro ad un tempo determinato. Anche qui si abbandona il requisito che la descrizione secondo la teoria dei quanti di un macro-sistema debba coincidere approssimativamente con la corrispondente descrizione secondo la meccanica classica. Il risultato della nostra trattazione ` questo. La sola interpretazione nora ace cettabile dellequazione di Schrdinger ` linterpretazione statistica data da Born. o e Questa non fornisce tuttavia alcuna descrizione reale per il sistema singolo, ma solo asserzioni statistiche sulla totalit` dei sistemi. a Secondo la mia opinione non ` soddisfacente in linea di principio porre a fone damento della sica un simile atteggiamento teorico, tanto pi` che non ` possibile u e rinunciare alla descrivibilit` oggettiva del macro-sistema individuale (descrizione a dello stato reale) senza che limmagine del mondo sico si dissolva per cos` dire in una nebbia. In conclusione ` del tutto irrinunciabile lidea che la sica debba e sforzarsi di dare una descrizione reale del sistema singolo. La natura come un tutto pu` esser pensata solo come un sistema individuale (che esiste unico) e non come o una totalit` di sistemi. a

La diffusione di luce da luce nella teoria di Dirac Hans Euler (con 3 figure)

Presentazione preliminare di una espressione intuitiva dellinterazione U della


1

Sommario:

Introduzione.

parte.

1.

luce con la luce, che porta alla trasformazione di due quanti di luce g , g
1

2. Valutazione pi accurata dellinterazione U luce dallinvarianza delle rispettive

1 2

corrette:
1 0

3. Discussione delle relazioni di commutazione per le intensit di campo nel sistema di equazioni di Maxwell corrette. II parte: 4. Schema generale di perturbazione che sar usato per il calcolo della diffusione di luce da luce; 5. Costruzione della matrice H
4 H in 4 in

della teoria di Dirac per la diffusione di luce in frequenza con il allordine termine di zero di questa di che
4 H in

da luce; 6. Sviluppo matrice e

confronto

Heisenberg; 7. Dimostrazione dellidentit della matrice

deriva dalla teoria di Dirac con lenergia di interazione dei quanti di luce U prima introdotta.
1

III parte: 8. Calcolo

degli

elementi

diffusione di luce da luce (fino a termini al quartordine dello sviluppo rispetto nella alla frequenza dei con della luce) per due casi

risultati.

Dissertazione

Lipsia. Il presente lavoro lo sviluppo di una nota di Euler e Kockel su "Naturwissenschaften", 23, 246, 1935. Le parti II e III sono state sviluppate assieme a Kockel, il 5 prevalentemente da Kockel.

=-7/(360

));

9.

Verifica

del

metodo;

10.

Discussione

della

facolt

di

filosofia

delluniversit

dellinterazione

della

luce

la

luce

( =-1/(360

dei

particolari

valutazione

coefficienti

2 2 (U =( c/e E ) [ (

in due altri -g , -g : 3 4 4 ((g g U -g -g )=H );


3 4 in 1

della luce con la di Maxwell

equazioni

2 2

) + (

) ]dV);

sottrazione

di

matrice

per

la

numerici

),

di

Introduzione Halpern
2

e Debye

hanno osservato che nella teoria di Dirac

ci si deve aspettare una diffusione di luce da luce. Due quanti di luce possono generare una coppia, un positrone ed un elettrone, e questa coppia pu subito reirraggiare; due quanti di luce si

possono quindi spontaneamente mutare in altri due quanti di luce (con la conservazione dellenergia e dellimpulso totale). Per questo processo bisogna distinguere due casi: Le energie cg
1 2 2

e cg

dei due quanti di luce e langolo tra i

dellimpulso

consente
2

diffusione reciproca dei quanti probabilit della generazione


4

reirraggiamento e si somma su tutte le possibilit. Questo stato sviluppato da Breit e Wheeler . Lenergia e limpulso di due quanti di luce non raggiungono la generazione di una coppia reale

cio in un sistema di riferimento opportuno g <mc, g <mc. Allora i due quanti di luce g , g
1 2

possono mutarsi in due altri quanti di

luce mediante la possibilit virtuale di generazione di coppie e anche in questo caso (allincirca della luce visibile) si deve avere una diffusione di luce da luce. La sua sezione efficace sar qui calcolata (10, formule 9 e 10).

I parte

matrice H
2 3 4

4 in

della teoria di Dirac (che, come sar mostrato pi

O. Halpern, Phys. Rev. 44, 885, 1934. P. Debye, in una discussione orale con il Prof. Heisenberg. G. Breit e J. Wheeler, Phys. Rev. 46, 1087, 1934.

in due altri -

e -

data dal quadrato di un elemento di

La probabilit della trasformazione di due quanti di luce

(0,1)

(g g -(

1 2

1 2

)>2(mc) ).

loro impulsi

sono cos grandi, che la legge dell energia la generazione allora di di luce, di la se una coppia reale della la di

Si

ottiene

probabilit si per

moltiplica quella

coppie

g g -(

1 2

1 2

)<2(mc) ,
1 2

oltre, del quartordine nella carica elettronica). Il calcolo diretto di questa matrice H
4 in

della teoria di

Dirac (parti II e III), [cio, degli elementi di matrice per il caso generale di arbitrarie direzioni di diffusione e di

polarizzazione] assai laborioso. Ci si pu ridurre tuttavia al problema pi facile del calcolo di due elementi di matrice [cio al calcolo di H
4 in

per due direzioni speciali della diffusione e

della polarizzazione] attraverso la seguente trattazione generale (parte I).

1.

Presentazione dellinterazione U

preliminare
1

di con

una la

espressione luce, che

intuitiva porta alla

della

luce

trasformazione di due quanti di luce g , g in due altri -g , -g . 1 2 3 4 4 ((g g U -g -g )=H ).


1 2 1

Quando due onde luminose si diffondono reciprocamente, invece di compenetrarsi indisturbate, si ha uno scostamento dal principio di sovrapposizione. Il principio ottico di sovrapposizione

espresso dalla linearit delle equazioni di Maxwell per il vuoto. La diffusione di luce da luce deve poter essere descritta mediante unaggiunta non lineare alle equazioni di vuoto di Maxwell, nel caso che una descrizione della intuitiva cui sia possibile. ci Questa in

descrizione

intuitiva,

seguito (7), suggerita dalla seguente analogia che esiste nella teoria di Dirac tra quanti di luce ed elettroni: Due elettroni possono scambiarsi quanti di luce e quindi porsi in interazione reciproca, il che allincirca si manifesta nella deflessione mutua degli elettroni, e per questa esiste in una certa approssimazione unespressione intuitiva, la legge di Coulomb. Parimenti due quanti di luce possono dar luogo virtualmente ad una quantit di coppie e pertanto tra di essi si stabilisce uninterazione, che d luogo alla diffusione di luce da luce. Anche per questa interazione dei quanti di luce tra loro ci si deve aspettare unespressione semplice e intuitiva analoga alla legge di Coulomb. Linterazione coulombiana in * un , campo materiale, che

 

descritto dalloperatore densit

in

possibilit

occuperemo

La probabilit per la diffusione di un elettrone da un altro si ottiene dal quadrato dellelemento di matrice di (1,1) per una transizione in un campo materiale, che significa la diffusione reciproca di due elettroni. Per trovare linterazione dei quanti di luce analoga alla (1,1) si deve cercare una funzione U dei gradi di libert del
1

campo di radiazione, quindi delle intensit di campo F , il cui


ik

elemento di matrice per una transizione nel campo di radiazione, che significa la diffusione reciproca di due quanti di luce, sia uguale allelemento di matrice H ,
4 in

prima

calcolarsi nel seguito, della teoria di Dirac per questo processo. Su questa interazione U dei quanti di luce in funzione delle
1

intensit di campo si pu dire quanto segue: Poich essa deve portare a processi, nei quali due quanti di luce spariscono e due compaiono,si devono includere le intensit di campo o le loro derivate alla quarta potenza: U =cost [FFFF+cost( F/ x)( F/ x)FF+...]
1

(gli indici dei tensori e dei vettori sono qui e nel seguito tralasciati o rappresentati mediante indici speciali, per rendere esplicito il loro accoppiamento in uno scalare). Poich linterazione U ha le dimensioni di unenergia ma
1

(come termine del quartordine della teoria di Dirac) la carica dellelettrone deve apparirvi alla quarta potenza ( e poich dalle quattro unit universali e,m,c,h si pu costruire un solo numero adimensionale, la costante di struttura fine di Sommerfeld
2

e / c 1/137), la costante fissata a meno di un fattore numerico da:

con E =e/(e /mc ) ="intensit del campo al bordo dellelettrone".


0

2 2

Allo stesso modo i termini con le derivate delle intensit di campo comportano dalla come carica fattore aggiuntivo una la lunghezza lunghezza

indipendente

dellelettrone,

donda di Compton h/mc.

(1,2)

cost= c/(e E )

2 2 0

 

  

    

 

(1,1)

2 U=(e /2)

* * ( ) ( ) ( ) ( )/( - )]dVdV

menzionato

da

quindi

Ci si pu stupire che nellelettrodinamica del vuoto debba intervenire la massa dellelettrone, mentre si presuppone che si abbia a che fare solo con quanti di luce e non con elettroni. Ma sebbene i termini qui trattati siano validi quando non si genera alcuna coppia reale, essi si realizzano mediante la possibilit virtuale di generazione di coppie, e ci implica la comparsa della massa dellelettrone. Ci si aspetta oltre allenergia di Maxwell dei singoli quanti di luce uninterazione mutua dei quanti di luce della forma

Si mostrer nel seguito che il suddetto elemento di matrice H , che discende dalla teoria di Dirac, si pu trasformare

effettivamente nellelemento di matrice di una tale espressione (1,3). Poich limiteremo la (0,1) al caso di radiazione luminosa molle ( g <mc),

quindi

campi

lentamente

( ( /mc) F/ x < F ), possiamo tralasciare nella (1,3) i termini con le derivate delle intensit di campo. Assumeremo quindi, a prescindere da ulteriori considerazioni (7), che la diffusione di luce molle da luce a causa di una densit denergia del campo di radiazione aggiuntiva (a quella di Maxwell) della forma

si possa scrivere:

1 2

(F
0

ik

intensit di campo, V volume dello spazio di radiazione,


2 2 2

E =e/(e /mc ) , g
1

e g
3

quanti di luce prima dellurto,


4

-g

e -g

quanti di luce dopo lurto,

1 2 3 4 4 H elemento in

(g g

O -g -g ) elemento di matrice delloperatore O, di matrice della teoria di Dirac.

(per questa transizione). 2. Valutazione pi accurata dellinterazione U

(1,5)

H =(g g

4 in

U dV -g -g ).
1 3 4

(1,4)

U =( c/e E )FFFF

2 2 0

della luce con la

(1,3)

2 2 U =( c/(e E )) [FFFF+(( /mc) F/ x)(( /mc) F/ x)FF+...]dV


4 in

variabili

luce

dallinvarianza

delle

rispettive

equazioni

di

Maxwell

corrette
1 0

Determineremo interazione U
1

ulteriormente luce con la

la

della

luce

dellinvarianza relativistica. Nella teoria quantistica generale della luce e della materia il tensore dellintensit che saranno di campo elettrico e ,
6

equazioni:

e alle equazioni

corrente

i.

La

materia

evoluzione e nella sua reazione al campo dallequazione di Dirac. Linsieme complessivo (2,1; 2,2; 2,3) si applica alla teoria delle buche. Di nuovo tuttavia nella teoria delle buche c la seguente specializzazione. Quando non presente nessun elettrone, nella teoria delle buche si possono cancellare e i e valgono le equazioni di

Maxwell per il vuoto: (2,1) o (2,2) e


5

Le dimostrazioni matematiche di questo paragrafo sono identiche

a quelle di Born (M. Born, M. Born e L. Infeld, Proc. Roy. Soc. London A143, 410, 1933; A144, 425, 1934; A147, 522, 1934. Esse saranno ripetute, perch qui si trattano presupposti fisici

diversi. Vedi anche p. 446.


6

W. Heisenberg e W. Pauli, Ztschr. f Phys. 56, 1, 1930; 59, 168,

1930.

che accoppiano il campo

con la materia di densit a sua volta determinata nella

(2,3)

-(1/c) +rot =4 i/c,

div =4

(2,2)

=-(1/c) ,

=rot ,

, e di sua

che equivalgono allesistenza del potenziale

(2,1)

(1/c) +rot =0,

div =0, :

magnetica,

qui

indicati


con

2 2 (U =( c/e E ) [ (

2 2

) + (

) ]dV) .

forma

(1,4)

di

questa

mediante

limposizione

dellinduzione soddisfa alle

(2,5)

Tuttavia

nella

teoria

delle

quando non vi alcun elettrone e anche quando lenergia del campo di radiazione non sufficiente, che si generino

elettroni e positroni, esiste, come diciamo, la possibilit virtuale di generazione di materia nel comportamento del campo. Le equazioni per questo caso particolare (2,5) devono da un lato accordarsi con le equazioni generali (2,1; 2,2; 2,3),

dallaltro implicare solo le intensit di campo; possono risultare anche solo dalle (2,1; 2,2; 2,3), purch la corrente , i sia

che

possano

significare

la

"materia

generata

virtualmente

dal

Cio: per il nostro caso particolare (2,5) le equazioni (2,1; 2,2) restano valide, ma le equazioni di Maxwell del vuoto (2,4) sono corrette da certi termini aggiuntivi, che possono essere trascurati solo per campi piccoli (rispetto ad E ).
0

Assumiamo che le equazioni di campo modificate si possano prescrivere mediante una funzione di Hamilton U e le sue equazioni canoniche. Come coordinate del sistema possiamo scegliere (secondo

definito da

ovvero da

(con ikl cicliche). Lenergia U allora una funzione di tutte le coordinate e dellimpulso,

che deve contenere solo le intensit di campo, non anche le loro derivate:

(2,8)

U= UdV

 

  !"

(2,7)

( )

( )-

( )

( )=2hci(

( - )/

  !

 

(2,6)

( )

( )-

( )

( )=2hci ( - )

canonicamente coniugato a -

lo chiameremo

/4 c, quindi sar

ik

le

2,2)

campo

".

il

negativo

del

potenziale

vettore

- .

Limpulso

)
l

sostituita da funzioni assegnate delle intensit di campo

(2,4)

-(1/c) +rot =0,

div =0. buche succede, anche

Le equazioni canoniche della funzione di Hamilton U sono ora:

ovvero con la (2,1):

ovvero con la definizione

che inoltre permette div =0. Pertanto per ogni energia

fissate: la (2,1) e la (2,12) danno la dipendenza temporale dei

e come tale la forza sulla corrente vera .


7

Lintroduzione nelle equazioni (2,1; 2,12) di correnti vere,

cio di elettroni reali tali che, a differenza di quelli virtuali qui trattati (2,3), si possano vedere nella camera di Wilson, ma che non partecipino allirraggiamento del campo e che in questa teoria possano intervenire solo come corpi di prova, mostrerebbe

di

circuitazione

delle

correnti

vere,

confermerebbe

che

descrive le linee di sorgente delle cariche vere,

(2,1),

indica lo spostamento elettrico,

con le funzioni di campo

. Come mostrano le equazioni (2,12) e linduzione magnetica

le linee che

campi, la (2,10) e la (2,11) accoppiano le intensit di campo

(2,12)

-(1/c) +rot =0

# 

(2,11)

=4 c rot ( U/

U/

= /4 ,

le

equazioni

di

campo

( )=(i/ ) [U( ( ), ( ))

( )-

 

(2,10)

=-4 c rot ( U/

U/

= /4

( )U( ( ), ( ))]d

( )=(i/ ) [U( ( ), ( ))

( )-

(2,9)

U=U( , ).

 

( )U( ( ), ( ))]d

sono

Lo schema generale (2,1; 2,2; 2,12; 2,10; 2,11), che si fonda solo sulla legge dalle dellinduzione sole intensit (2,1) di e sulla dipendenza il suo

dellenergia

campo,

riceve

contenuto mediante lassunzione di una determinata funzione di Hamilton U.


2 2

maxwelliano non corretto, che vale solo in prima approssimazione per campi deboli. In approssimazione pi alta la funzione di

Hamilton secondo la (1,4) si scrive

Ma un dato termine aggiuntivo f devessere in accordo con il principio equazioni di di relativit. campo (2,1; Lo determiniamo 2,12; 2,10; mostrando 2,11) si come le

2,2;

derivare anche da un principio variazionale, e richiedendo che la funzione di Lagrange L, di cui in questo principio variazionale si fa lestremo, sia uninvariante per trasformazioni di Lorentz. Perci definiamo in analogia con il procedimento generale della meccanica la funzione

ovvero per la (2,10):

quindi:

vera. Vedi anche C.F. v.Weizscker, Ann. d. Phys. 17, 869, 1933.

rappresenta la forza sulla carica vera e

" 

(2,15)

L( , )/

"! 

 ! $

L/4 =

/4 -( U( , )/

la forza sulla corrente

"! 

"! 

 ! ! $ "

L/4 =(

)/4 -( U( , )/

-( U( , )/

# !

"!

"!

 !

troviamo (per una variazione dei campi

):

calcoliamo

le

sue

derivate

parziali

"

(2,14)

L/4 =(

)/4 -U rispetto a e ad :

dove f una funzione di quarto grado in

(2,13)

e le (2,12) divengono le equazioni (2,4) del campo di vuoto

U=(

)/8 +( c/e E )f( , )=U +U


0

2 2 0


.

Sia U=(

)/8 , allora per la (2,10)

e per la (2,11)

possano

e per la (2,11):

vediamo

che

queste

derivate

parziali

mediante lequazione (2,12) in unequazione differenziale per L

che equivalente al principio variazionale:

aggiuntive (2,1) o (2,2). Le equazioni lagrangiane (2,1; 2,15; 2,16; 2,18) che fissano levoluzione del campo allo stesso modo delle equazioni hamiltoniane (2,1; 2,10; 2,11; 2,12), riceveranno ora il loro contenuto mediante la costruzione di una funzione di Lagrange che devessere invariante per trasformazioni di Lorentz e per riflessione.
2 2

riflessione. Al grado pi basso, il secondo, si ha solo linvariante per


2 2

funzione di Lagrange porta, secondo le (2,15; 2,16; 2,18), alle

Allordine subito pi alto, il quarto, si possono costruire solo gli invarianti per
2

trasformazioni

generale al quartordine nelle intensit di campo corrisponde una funzione di Lagrange

Per questa funzione di Lagrange le equazioni di accoppiamento

sono:

10

delle intensit di campo

dove -

e -

sono coefficienti numerici.

con le quantit

(2,15; 2,16)

"

(2,19)

L/4 =(

)/8 +( c/e E )[- (

"

riflessione (

2 2

ed (

) . Cos allhamiltoniana corretta pi

2 2 0

note equazioni lineari di Maxwell

= ,

e (2,4).

di

Lorentz

2 2

) - (

) ]=(L +L )/4

trasformazioni

"

),

dei

quali

tuttavia

il

secondo

non

invariante

di

Lorentz

per

riflessione

che

devono essere funzione dei due invarianti di Lorentz

per

come

per

Tutti gli invarianti di Lorentz del tensore antisimmetrico

per

la

funzione

di

Lagrange

(2,18)

L( , )dVdt=estremo L=L( , ) sotto le condizioni

 "

 

(2,17)

( L/

)/ ct+rot( L/

#
di L sono accoppiate )=0, , ed

(2,16)

L( , )/

=-

(2,20a)

le cui inverse (tralasciando coerentemente le potenze pi elevate della quarta nelle intensit di campo) si scrivono

(2,20b)

Alla funzione di Lagrange (2,19) corrisponde secondo (2,14; 2,20) la funzione di Hamilton

Pertanto lenergia dinterazione U

dei quanti di luce data


4 in

8 mediante il calcolo degli elementi di matrice di Dirac H

due casi speciali i pi semplici possibile e mediante il confronto con la (2,21). . . . .

11

a meno di due costanti numeriche

. Queste saranno fissate nel in

&

(2,21)

U=(

)/8 +( c/e E )[ (

2 2 0

2 2

) + (

) ]=(U +U )
0 1

/4 = /4 +( c/e E )[+4 (

2 2 0

) -2 (

# #

/4 = /4 +( c/e E )[+4 (

2 2 0

) +2 (

 % 

/4 = /4 +( c/e E )[-4 (

2 2 0

) +2 (

% 

/4 = /4 +( c/e E )[-4 (

2 2 0

) -2 (

) ]

# 

) ]

) ]

) ]

Leffetto Compton secondo la teoria di Schroedinger W. Gordon a Berlino (ricevuto il 29 settembre 1926.)

Si calcolano secondo la teoria di Schroedinger le frequenze e le intensit irraggiate nelleffetto Compton. Le quantit della teoria dei quanti si ottengono come media geometrica sulle quantit classiche degli stati iniziale e finale del processo. 1. Presentazione e dellequazione hanno dato differenziale dei e
2

per per

Heisenberg

Schrdinger delle

metodi delle

la

determinazione

frequenze

quantiche

intensit.

Leffetto Compton gi stato calcolato da Dirac Heisenberg. Qui lo stesso problema sar

con il metodo di secondo

trattato

Schrdinger. Il procedimento di Schrdinger ha il vantaggio di servirsi di mezzi matematici consueti. Esso si fonda sulla

determinazione di una quantit

, che per un solo elettrone una


1 2 3

funzione delle coordinate spaziali cartesiane x , x , x

e del

tempo t. Schrdinger ha dato due regole per la determinazione dellequazione differenziale alle derivate parziali lineare del secondordine che relazione ottiene con la

deve soddisfare. Entrambe stanno in una certa prescrizione classica, di secondo la quale per si la

lequazione

differenziale

Hamilton-Jacobi

funzione dazione W: nella relazione f(x,t,p,E)=0, che definisce lenergia E, si sostituiscono al posto degli impulsi p , p , p
1 2 3

le

derivate di W rispetto alle coordinate corrispondenti, e al posto di E la derivata rispetto al tempo con il segno negativo. Secondo una delle regole di Schrdinger
3

si sostituiscono al posto delle

derivate i loro simboli moltiplicati per h/2 i e si applica a loperatore differenziale cos risultante

(dove

per

evitare

indeterminazioni si devono fare assunzioni di simmetrizzazione). La prescrizione classica e quella quantistica

quando in modo noto si introducano le quantit immaginarie


1 2

Zeitschr. f. Phys. 40, 117 (1926). P.A.M. Dirac, Proc. Roy. Soc. 111, 405 (1926). E: Schrdinger, Ann. d. Phys. 79, 734 (1926).

p = W/ x ,

E=- W/ t;

p =-i

/ x ,

E=i

/ t,

(1)

x =ict,
4

p =iE/c
4

(2)

si scrivono nella forma simmetrica

qui e nel seguito k indica 1,2,3 e Lequazione di definizione

meccanica relativistica si scrive

2 k

-E /c +m c =0

2 2

(m massa dellelettrone, c velocit della luce) ovvero per la (2)

p +m c =0. in

2 2

Lelettrone si trovi ora

un

campo
1

da

essi

le

intensit

del

campo

calcolano secondo le formule

e permutazioni cicliche. Poniamo

allora le (4) e (5) tenendo conto della (2 ) assumono la forma


1

/ x =0,

Trattandosi di un campo, per energia si intende: energia

cinetica pi energia di campo e

allequazione delle onde

f/ x =0.

(e carica dellelettrone), e

espressione

additiva

della

forma

Queste

formule

mostrano

che

determinata f/ x ,

E =i(

/ x -

/ x ),

 

=i

H =

/ x -

/ x .
3

E =-

/ x -

/ ct,

H =

scalare

, tra i quali sussiste la relazione / x + / ct=0 elettrico e magnetico (4) si

/ x -

componenti del potenziale vettore


per ,

p = W/ x ;

p =-i

/ x ;

(1a)

1,2,3,4. lenergia cinetica in

(3)

(3a) elettromagnetico ,
3

con

le

e con il potenziale

/ x

(5)

(6)

(4a)

(5a) meno f di una

dove

soddisfa

allora per ragioni dinvarianza come impulso: impulso cinetico pi

Lequazione

di

Hamilton-Jacobi

lequazione

Schrdinger sono quindi secondo la (1a)

e rispettivamente

lincertezza che subito compare, se si debba scrivere oppure

)/ x

si risolve in base alla (4a). Un incremento a

Lequazione quella per la

differenziale funzione

(9)

complessa

dellintegrale J= Hdx dx dx dx ,
1 2 3 4

quando

si

trattino

variazioni si annullano ai limiti dintegrazione. Da qui risulta la generalizzazione dellaltra regola di Schrdinger :
4

hermitianizza lequazione di Hamilton-Jacobi (8)

e si compie in essa la sostituzione W=-i log ; con ci il primo - 2 / va a coincidere con membro previa moltiplicazione per
4

E. Schrdinger, Ann. d. Phys. 79, 361 (1926).

( W/ x -(e/c)

+(4

/h )((e /c )

+m c )

2 2

, indipendenti, le cui

come

funzioni

)( W/ x -(e/c)

)+m c =0

"

H=

/ x

/ x +(ie/ c)

/ x -

/ x )

moltiplicazione di

di

f/ x

corrisponde ad un incremento di W di (e/c)f e ad una per exp(ief/ c). ottenere coniugata per si pu assieme a

2 2

 

/ x -(4 ie/hc)

/ x -(4

/h )((e /c )

+m c ) =0;

2 2

variazione

ovvero sviluppando i quadrati e moltiplicando per -4



 

(-i

/ x -(e/c)

) +m c

2 2

( W/ x -(e/c)

) +m c =0

2 2

=0
2

  

(p -(e/c)

) -(E-e

) /c +m c =

2 2

"impulso di campo" (e/c)

. Dalla (3) e dalla (3a) risulta cos (p -(e/c) ) +m c =0. differenziale


2 2 2

(7) di

(8)

/h

(9) / x

(10)

si

lespressione di H nella (10). Ma invece di porre H=0, si pone

limite h=0 W sar reale e la (9) coincider con la (8). Se il potenziale indipendente dal tempo, in accordo con la (1) si pu porre

=u exp(-iEt/ )

con u indipendente dal tempo. Dalla (9) e dalla (10) risulta allora
2

J= Hdx dx dx
1 2

Nel caso della meccanica classica si deve sostituire E con E+mc

poich in esso c dipende dal fatto che e si intende misurato in unit elettrostatiche. In questo senso nella (9) e nella (10) si
2 2 2 2 2

2. Determinazione dalla radiazione da

calcola la radiazione per mezzo del moto dellelettrone. Da un integrale completo della (8) con le tre costanti c
k

moto nello stato definito da queste costanti mediante le formule W/ c =d , (12)

dove le d

sono tre ulteriori costanti. Le (12) risolte danno le

coordinate in funzione del tempo.


5

E. Schrdinger, Ann. d. Phys., l.c. e 79, 489 (1926).

dunque per

(E-c

) /c -m c
k

con 2m(E-c

). Le due ultime equazioni assumono


5

=0 la forma che stata comunicata da Schrdinger .

deve sostituire

/ t con

/ t-imc / , nella (9a) e nella (10a)

&

passare

al

limite

per

c= ;

tuttavia

(e/c)

. Classicamente si



+(4

/h ) (e /c )

-(E-e

) /c +m c

2 2

uu.
2

rimane

H=

u/ x

u/ x +(ie/ c)

(u u/ x -u u/ x )



-(4

/h ) (e /c )

2 k

-(E-e

) /c +m c

2 2

u/ x -(4 ie/hc)

2 k

u/ x

uguale

zero

la

variazione

dellintegrale

Hdx dx dx dx .
1 2 3 4

Nel

  !

(11)

u=0,

(9a)

(10a)

immutato,

si ottiene il

Nella teoria quantistica non si pu parlare del moto in uno stato, ma tutti i moti sono tra loro accoppiati. Le radiazioni possibili sono quelle di un sistema di cariche e di correnti distribuito spazialmente, che si derivano dalla funzione nel modo seguente. Moltiplichiamo la (9) per e per lequazione complessa coniugata che vale per , e sottraiamo unequazione dallaltra; tenendo conto della (4a) otteniamo

s / x =0

con

Poniamoci nella rappresentazione reale con la sostituzione

allora la (13) si scrive

Siamo autorizzati a parlare della s

tra queste quantit sussiste lequazione di continuit (13a) e a priori queste per quantit poter non devono da soddisfare sorgenti di nessunaltra un campo

condizione

elettromagnetico nelle equazioni di Maxwell. Si introdotto nella


k

facilmente

che

queste

quantit nei

ottengono anche dalla funzione di Hamilton H (10) per derivazione rispetto ai potenziali, come succede anche nella teoria della materia di Mie . Cio
6

Il

campo

generato

dalle

densit

ritardati
6

Vedi per esempio M. v. Laue, Relativittstheorie II, Eq. (271).

s =-(e /c) H/

. si ottiene dai

summenzionata

indeterminazione

(14) il fattore -i, quindi le s

densit di corrente e di

come di una densit di carica; allora

fungere

s / x +

/ t=0.

s =s ,

s =ic ;

s =-i

/ x -

come di componenti di una

sono reali. Si determina sono indipendenti . dalla si

potenziali

1 ( #

/ x -(4 ie/hc)

Esse

potenziali

0 ) '

(13)

(14)

(15)

(13a)

(16)

=(1/c) [s ]dx/R,

per mezzo delle formule (5a). R la distanza del punto potenziato dallelemento di volume dx, e le parentesi quadre stanno ad

indicare che a t si sostituito t-R/c. La radiazione uguale a quella che origina dal baricentro elettrico delle cariche. Il baricentro definito da

e ponendo X =ict si pu scrivere complessivamente


4

eX = x

Dallequazione di continuit (13a) segue, quando la corrente si annulla in modo appropriato ai confini dello spazio:

k r

La prima equazione afferma, come devessere, che la carica totale costante nel tempo, la seconda, che la velocit del baricentro data da edX /dt= s dx
k k

ovvero assieme allultima equazione (18) edX /dt= s dx . Poich


7 7

per

h=0

il

campo

quello

Nota aggiunta in correzione. Si pu con Madelung (Naturwiss. 14, 1004 (1926)) considerare la corrente come elettricit che si muove

Tralasciando il campo magnetico e la relativit la (14) d =-i( grad - grad )=2 (con la notazione di Madelung), =(4 m/h) , di modo che =( /m) , come per Madelung.

velocit

del

6 7#

allora

= m /e.

baricentro

2 4 3

con la velocit

= /

( =s ,s ,s ). La sua densit di massa


1 2 3

dX /dt
k

sono

della

massa.

0=

(x s )/ x dx=- x

/ tdx+ s dx.
k

classico

allora -

0=

s / x dx=k

2 !

2 !

eX = x

dx,

e=

dx.

2 !

dx=dx dx dx
1 2

(17)

6 3

dx,

(18)

(18a)

/ tdx,

(19)

(19a) (principio di

la

posizione

la

corrispondenza), la (18) per h=0 deve coincidere con la totalit dei moti classicamente possibili .
8

In

particolare

la

carica

complessiva devessere uguale alla carica dellelettrone, come ben abbiamo indicato con la notazione. Assumiamo ora che lequazione (9) per condizioni al contorno naturali possieda una serie di soluzioni discrete riassumiamo nella somma =
m 1

m m

Le costanti (reali) z densit (14) sono

sono una misura del peso dello stato m. Le

mn

m n

con

m n

si derivano alla maniera (16) da una matrice hermitiana H quale consiste nellH della (10) con sostituito da

. Il moto rappresentato secondo le (18), (19) e (21) da X


= mn

z z X

(mn)

m n k

dX /dt=
k

z z dX
mn m n

(mn) k

/dt,

con

Le X

(mn) k

sono le matrici di Heisenberg, nel caso che le funzioni


9

siano opportunamente normalizzate. Nel caso (11) segue dalla

(22a) la rappresentazione di Schrdinger . Quando lindice m capace di valori continui, al posto delle somme compaiono integrali. . . 3. Applicazione alleffetto Compton.
8

In questa definizione rimane la possibilit di termini aggiuntivi

che si annullino per h=0. (Vedi nota 1, pag. 127.)


9

E. Schrdinger, Ann. d. Phys. 79, 734 (1926).

eX

dx,

edX

(mn) = k

(mn)

(mn) /dt= k

(mn) dx. k

Gli s

(mn)

costituiscono gli elementi di una matrice hermitiana, e


(mn)

=-i

/ x -

/ x -(4 ie/hc)

(mn)

s =

z z s

(mn)

,..., che

'

(20)

(21)

(21a)

, la con

(22)

(22a)

Fenomeni di fluttuazione e meccanica quantistica W. Heisenberg a Copenaghen

La nota presente cerca di mostrare che la meccanica quantistica sempre in accordo con le formule di fluttuazione prescritte dalla teoria della discontinuit.

Il grande significato fisico dei fenomeni di fluttuazione consiste nel fatto che essi stanno tra le conseguenze pi semplici e immediate della discontinuit che si manifesta su spazi e tempi piccoli. Per esempio secondo Einstein si pu considerare il moto browniano come una conseguenza diretta della struttura atomistica della materia, di luce le una di fluttuazioni cavit portano le denergia e dimpulso nella dei un di

radiazione quanti di

immediatamente fluttuazioni legate

allidea in

Einstein,

denergia

reticolo cristallino sono

strettamente

allesistenza

stati stazionari discreti di un sistema meccanico. Poich mediante la meccanica quantistica la teoria dei sistemi meccanici stata resa accessibile a una trattazione quantitativa, deve sussistere tra la meccanica quantistica e il tipo prima ricordato di fenomeni di fluttuazione una connessione assai stretta. Questa connessione sar chiarita nel e
2

seguito.

La

nota
3

seguente

significa che

anche Born,

unestensione

precisazione

delle

considerazioni,

Jordan e lautore

hanno esposto

precedentemente in occasione

dello sviluppo generale della meccanica quantistica. Uno studio pi approfondito della connessione allora trovata mi pare utile,

1 2 3

Zeitschr. f. Phys. 40, 501 (1926). M. Born, W. Heisenberg e P. Jordan, Quantenmechanik II. Zeitschr.

f. Phys. 35, 557, (1926), Cap. 4, 3. La critica di A. Smekal, Zeitschr. F. Phys. 37, 319 (1926) non si

riferisce al caso qui trattato di un sistema meccanico; se una tale critica possa portare a risultati si pu utili nel per caso ora; della potrei

radiazione della cavit, non

decidere

aggiungere che il caso della cavit del tutto analogo a quello del reticolo cristallino.

poich di nuovo da varie parti si manifestano dubbi sullesistenza delle discontinuit. 1. La parte matematica della trattazione seguente si desume da un lavoro qui dellautore i
4

sulla di

risonanza lavoro.

quantomeccanica; Sia dato questo


a

trasferisco

risultati

quel

problema: due atomi uguali a e b si possono (trascurando ogni forza della radiazione) trovare negli stati n e m, cio W W
b

= E ,
n

= E ;
m

essi

sono

accoppiati

mediante

uninterazione

assai

piccola. Esiste allora risonanza tra i due atomi; questa risonanza si pu descrivere intuitivamente in due modi diversi: 1. Colandar del tempo hanno luogo con una data frequenza dei salti denergia,
a

che
n

fanno
m

passare da E il
m

simultaneamente
n 5

con

discontinuit W parole , col

da E

a E

e W

a E

o viceversa. In altre di luce" (E -E )


n m

passar

del

tempo

"quanto

ripetutamente prima va dallatomo a allatomo b, e poi torna ad a dopo un certo tempo. In media per ragioni di simmetria il quanto di luce per la met del tempo nellatomo a, per laltra met nellatomo b. 2. La risonanza da considerarsi come lanalogo secondo il principio di corrispondenza dellinterazione classica tra due

oscillatori. Perci lenergia pulser avanti e indietro

tra gli

atomi a e b con una frequenza di battimento lenta. Lenergia di un atomo una funzione armonicamente periodica del tempo. In questa forma la descrizione II contraddice completamente la descrizione I. Tuttavia mediante la meccanica quantistica questa descrizione secondo il principio di corrispondenza sar sostanzialmente

modificata e resa accessibile ad una trattazione matematica: non ha senso in un certo stato del sistema totale, parlare

dellenergia di un atomo in funzione del tempo. Solo il valor medio temporale di una quantit dipendente dal tempo ha

significato fisico in un certo stato del sistema totale. Lenergia

W.

Heisenberg,

Mehrkorperproblem

und

Resonanz

in

der

Quantenmechanik, Zeitschr. F. Phys. 38, 411 (1926); nel seguito citato come (l.c.).
5

Si dovrebbe dire piuttosto "quanto sonoro", poich si ha a che

fare con uno stato di oscillazione meccanico.

di un atomo rappresentabile formalmente nel caso qui considerato mediante una matrice, che corrisponde ad una funzione armonica del tempo. I termini armonici di questa matrice sono tuttavia

collegati a due stati del sistema totale. Finch non intervengono transizioni del sistema complessivo, solo i suddetti valori medi temporali sono in linea di principio osservabili. Si mostrer che per tutti gli effetti osservabili in linea di principio la descrizione II equivalente alla descrizione I. La prima domanda se sia possibile in qualche modo mediante processi durto con uno dei due atomi determinare sperimentalmente valori dellenergia che stiano da qualche parte tra E ed E . La risposta
n m

per entrambe le descrizioni : no. Nel caso II basta soltanto applicare le definizioni fondamentali della meccanica quantistica al sistema complessivo ( dei due atomi a e b) per vedere che, ( a meno di quantit dellordine dellinterazione) nei processi durto si possono trasferire le stesse differenze denergia E -E
n m

come in

assenza dinterazione. Per procedere oltre, immaginiamo che sia data la matrice quantomeccanica per lenergia di un atomo (poniamo a): tutte le matrici del sistema con interazione si ottengono da quelle del sistema imperturbato mediante una trasformazione

canonica con la matrice S (l.c. equazioni (8) e (7)): W=S WS , q=S qS , dove S (l.c. Eq. 12): S
nm,nm -1 -1

(1)

=2

-1/2 ;

nm,mn

=2

-1/2 ;

mn,nm

=2

-1/2 ;

mn,mn

=-2

-1/2

(2)

Si indichi anche con W imperturbato, con W


a

lenergia dellatomo a nel sistema

quella nel sistema perturbato; sar


a -1 a W =S W S .

(3)

Questa per la (2) una matrice con i termini: W


a =(1/2)(E +E ) nm,nm n m a =(1/2)(E -E ) mn,nm n m

; W

a =(1/2)(E -E ) nm,mn n m a =(1/2)(E +E ) mn,mn n m

; . (4)

; W

Tutte le quantit osservabili in linea di principio in un determinato stato, per esempio nm, risultano essere: il valor medio temporale di W
a

stesso, la fluttuazione media quadratica

dellenergia, qualche valor medio delle fluttuazioni. Del tutto in

generale tutte queste fluttuazioni possono essere ricondotte al valor medio temporale di una qualche funzione di W: f(W) (cio il valor medio di W , di W
2 4

eccetera). Calcoliamo il valor medio

temporale di una siffatta funzione f: sar f=S fS , quindi f f


nm,nm -1

(5)

=(1/2)(f(E )+f(E )) ;
n m n m

mn,mn

=(1/2)(f(E )+f(E )) .

Si vede senzaltro che questi valori sono identici a quelli che si possono ottenere con linterpretazione I. Si potrebbe porre la questione a rovescio: Si dia una funzione E(t) in modo che il valor medio di una qualche funzione arbitraria f(E) soddisfi

allequazione (15):

Si trover che solo funzioni del tipo rappresentato in Fig. 1 hanno questa propriet, e proprio quando la lunghezza complessiva del tratto superiore della curva uguale in media alla lunghezza complessiva del tratto inferiore, cosa che corrisponde proprio allipotesi I. Il risultato quindi che la meccanica quantistica nel caso qui trattato riguardo a tutte le quantit di fluttuazione

raggiunge gli stessi risultati della rappresentazione discontinua, in altre parole, si mostra che il fatto della discontinuit si inserisce in modo non forzato nel sistema della meccanica

quantistica. Appare come se la meccanica quantistica permettesse di affermare sui processi discontinui n pi n meno che quello che realmente dimostrabile. Listante della transizione, nel complesso la transizione stessa non intervengono in questo schema. E anche nostra opinione che in Fig. 1 solo la lunghezza

complessiva dei tratti della curva inferiori e superiori abbia un significato fisico. Si potrebbe osservare che tutti i calcoli sono stati eseguiti solo nellapprossimazione nella quale linterazione dei due atomi si pu considerare come infinitamente piccola. Ma questa proprio lapprossimazione nella quale il problema definito. Il concetto

f(E(t)) = (1/2)(f(E )+f(E )) .


n m

"energia

di

un

atomo"

ha

un

senso

preciso

solo

fin

quando

lenergia di interazione pu essere trascurata. 2. Il fondamento matematico per la coincidenza dei valori medi delle fluttuazioni quantomeccanici con quelli della teoria della discontinuit la forma delle trasformazioni canoniche (1), (5). Questa forma daltra parte ha nella meccanica quantistica una validit cos generale che la discussione delle fluttuazioni prima presentata si pu estendere al caso pi generale che pu capitare. Lipotesi del 1, che a e b siano due atomi, inessenziale; possono essere due sistemi meccanici uguali qualsiansi. Inoltre tutte le considerazioni rimangono valide, anche quando si tratti dellinterazione di pi sistemi meccanici uguali. La coincidenza delle fluttuazioni della teoria discontinua con le fluttuazioni quantomeccaniche non dipende dai valori di S, solo la forma della trasformazione canonica essenziale. Si indichi lo stato di un qualche sistema meccanico perturbato con " ", lo stato del sistema imperturbato con " ". Allora una trasformazione canonica (1), (5) nel senso dellinterpretazione discontinua significa quanto segue: Se il sistema si trova nello stato

(in seguito a processi durto, per improvvisa cessazione della perturbazione ecc.) il sistema si trovi nello stato funzione di W
a

vale per esempio, secondo la (5): f (W ) =

f(W ) ,

dowe W stato

indica quel valore di W , che il sistema a assume nello

. Secondo principi generali vale naturalmente

= 1 .

Come seconda generalizzazione si pu abbandonare lipotesi che si tratti di sistemi meccanici identici.
n m

Si

presupporre che la stessa differenza denergia E -E

intervenga in

tutti i sistemi, perch altrimenti (cio per i sistemi nei quali non accade) non si tratterebbe di un caso di risonanza. Con le parole della rappresentazione discontinua: il quanto di luce E -E
n m

deve potersi trovare in tutti i sistemi. I calcoli del 1 si possono in questo caso trasferire invariati. La terza generalizzazione che dobbiamo proporci riguarda il


, S

la probabilit che

. Per ogni

(6)

(7)

deve

solo

tipo

delle

quantit

di

cui non

si

studiano

le

fluttuazioni. se in

Le

considerazioni

precedenti

sarebbero

mutate

luogo

dellenergia del sistema di particelle si trattasse di una qualche altra quantit che nel caso imperturbato si possa rappresentare con una matrice diagonale. A queste quantit appartengono per esempio il momento angolare totale, il momento angolare rispetto ad un asse fisso ecc.. I valori medi delle fluttuazioni di tutte queste quantit coincidono secondo il calcolo quantomeccanico del 1 con i valori medi delle fluttuazioni Finch si che derivano di dalla di

rappresentazione

discontinua.

parla

energia,

momento angolare ecc. di un sistema meccanico in funzione del tempo, intervengono in meccanica quantistica solo funzioni del

intervengono sempre le stesse quantit Inoltre le considerazioni del

validit anche nel caso di moti aperiodici, poich la forma della trasformazione canonica (1), (5) ha validit generale. come

esempio si pu in conclusione mostrare in che modo i calcoli fatti sulle fluttuazioni in un reticolo cristallino da Born, Jordan e dallautore (l.c.) siano contenuti nella trattazione qui prodotta. Si tratta delle di il un fluttuazioni cristallo. parziale denergia sistema in un piccolo volume deve

parziale isolare

Nwel dal

volume

cristallo.

perturbato esiste risonanza riguardo a tutte quelle oscillazioni proprie la cui frequenza sia uguale nel sistema imperturbato per il cristallo e il volume parziale. Questo avviene

approssimativamente per tutte le oscillazioni proprie per le quali le lunghezze donda siano piccole rispetto alle dimensioni lineari del piccolo volume parziale. Solo per tali oscillazioni proprie il problema delle fluttuazioni ha un senso determinato. Dalle

considerazioni del 1 si pu prevedere senza calcoli che il calcolo delle fluttuazioni quadratiche medie e di tutti i valori medi pi alti delle fluttuazioni secondo la meccanica quantistica deve dare lo stesso risultato della statistica della luce di

Bose-Einstein. Per il caso delle fluttuazoni quadratiche medie il calcolo eseguito esplicitamente nel suddetto lavoro

"Quantenmechanik II". I calcoli qui sviluppati mi paiono un argomento riguardo al


S 1

tipo

indicato

in

Fig.

1.

Come

coefficienti
2

di

probabilit

. manterranno la loro

imperturbato Allora nel

si

sistema

fatto

che

una

interpretazione

continua

del

formalismo

quantomeccanico, quindi anche le onde di de Broglie-Schrdinger, non corrisponderebbero allessenza delle relazioni formali note. Piuttosto secondo questi calcoli il fatto della discontinuit contenuto armonicamente nello schema matematico della meccanica quantistica.

Tentativo di uninterpretazione quantistica della dispersione

K.F. Herzfeld a Monaco


(Con una figura. Ricevuto il 21 febbraio 1924.)

Nella lotta tra la teoria ondulatoria e la "teoria dei quanti di luce" per la radiazione la grande difficolt per la seconda costituita dai fenomeni di interferenza e di dispersione. In connessione con linterpretazione dellinterferenza di G. Wentzel si tenter qui di mostrare come si deve formulare la teoria della dispersione quando la luce consiste di quanti volanti. Si deve allora assumere che dallatomo possano essere trattenuti anche dei quanti "sbagliati", anche se solo per tempi

o rispediti in avanti o diffusi di lato. Si possono dare delle leggi di probabilit che sono in accordo con le formule di

dispersione. In conclusione sar discusso lequilibrio energetico tra materia e radiazione.

Il problema di capire

il

passaggio

della

trasparenti dal punto di vista della radiazione ad aghi dividere nella considerazione di due domande.

Come prima cosa bisogna rispondere alla domanda, perch la velocit di propagazione nei corpi materiali sia diversa da quella nello spazio vuoto e come questo fatto sia collegato con

lassorbimento. Il secondo compito consiste nello spiegare a partire da qui la rifrazione, pi in generale la propagazione della radiazione, in altre parole nellinterpretazione secondo la teoria dei quanti del principio di Huyghens. Questo compito non tuttavia distinto in questo caso particolare da quello generale, che pone linterpretazione dellinterferenza secondo la teoria dei quanti. Quando

1 2

Zeitschr. f. Phys. 23, 341 (1924). A. Einstein, Ann. d. Phys. 17, 133 (1905); Phys. Zeitschr. 10,

185 (1909); 18, 181 (1917); J. Stark, Phys. Zeitschr. 10, 579, 902 (1909); 11, 24 (1910).

1/ , e che poi siano

luce

nei
2

mezzi si pu

questo assolto , anche la rifrazione etc. sono chiarite. Resta quindi nella qui soltanto da calcolare In la velocit luogo
4

di

propagazione

materia

ponderabile.

primo

daremo

unesposizione della teoria classica della dispersione

che for-

malmente si discosta da quella solita, e che fa risaltare chiaramente il suo nucleo fisico.

I. La teoria della dispersione classica

1. Propagazione della fase. Nella teoria classica la sola possibilit mediante la quale una qualche struttura materiale (per esempio un oscillatore lineare di Planck) pu influire su unonda elettrica, che essa emetta unonda secondaria, il cui campo si sovrapponga al campo dellonda primaria. Per esempio la riflessione su uno specchio deriva dal fatto che i risonatori dello specchio entrano in co-oscillazione, e le onde secondarie cos emesse in avanti costruiscono londa riflessa, mentre quelle emesse allindietro annullano esattamente londa primaria nello specchio. Quando poniamo nel campo di unonda piana un singolo

risonatore, esso non emette naturalmente unonda piana, ma unonda sferica, abbiamo cio diffusione, non riflessione o propagazione ritardata dellonda primaria. Per ottenere questa, dobbiamo nel caso pi semplice immaginarci un piano rivestito di risonatori (per esempio il piano xy), di modo che tutte le onde sferiche secondarie producano per interferenza secondo il principio di

Huyghens unonda piana secondaria. Vi siano ora

unit di superficie del piano, e inoltre siano cos lontani luno dallaltro, che si possa prescindere dalla loro influenza

reciproca. Su di essi incida, proveniendo dalla direzione -z, unonda elettrica piana = i (t-z/c) e .

0x

Lequazione di moto del singolo risonatore nella notazione di

G. Wentzel, Zeitschr. f. Phys. 22, 193 (1924). vedi L. Natanson, Phil. Mag. 38, 269 (1919).

risonatori per

Voigt sia m dove

misura la frequenza delloscillazione propria,

smorzamento. La soluzione complessa com noto si scrive:

= (e

0x

/m)

2 2 - +i 0

i t

e significa unoscillazione di ampiezza (e

/m)

e con langolo di fase


2 2 0 2 2 2

[e

cos

[(

2 0

) +

2 1/2

sin

= -

cio per frequenze doscillazione

pi piccole della frequenza


0

propria un angolo tra 0 ( =0) e - /2 ( =


0

un angolo tra - /2 e - . Questa oscillazione genera ora unonda

piana secondaria

E = -(2 e /c) i e che perci ha la formula E=-(2 e

-i z/c

/mc)

2 2 - +i 0

La sua ampiezza (2 e

/mc)

[(

2 2 2 2 - ) + 0

2 1/2

langolo di cui la fase anticipa dato da =

- /2 .

Londa risultante si pu rappresentare graficamente nel modo pi intuitivo con il metodo, usuale in elettrotecnica, del

"diagramma vettoriale rotante". Poich tutte le quantit hanno la i t forma cost.e , per indicare un vettore si disegna per esempio un tratto orizzontale di una lunghezza che corrisponda al valore

), per

0x

[(

2 2 2 2 - ) + 0

2 1/2

i( t+ ) ] tale che

[(

2 2 2 2 - ) + 0

2 1/2

pi grandi di

2 0

= e

.. . + m + m

(1) lo

(2)

(3)

(4)

dellampiezza. Quantit che abbiano un angolo di fase

al suddetto saranno disegnate come vettori inclinati rispetto ad esso di questangolo, e sommate vettorialmente. La somma vettoriale rappresenta allora la quantit risultante in ampiezza ed angolo di fase (per vederlo, si pensi il piano come piano dei numeri complessi). Se facciamo cos, e tracciamo

verso destra, notiamo quanto

segue: il vettore dellonda secondaria E sempre verso sinistra (- /2> >-3 /2 ovvero 3 /2> > /2); lampiezza dellonda risultante sempre minore di quella della primaria [assorbimento] , ed al minimo per =- , cio =- /2,
5

, quando le fasi delle onde

primaria e secondaria sono opposte. Per - /2, quindi

<

compreso tra 0 e

tra - /2 e - ; londa risultante resta indietro

rispetto alla primaria di un angolo 2

Quando si segua sul nostro disegno landamento al crescere della frequenza, si vede in dettaglio assai bene il comportamento dellindice di rifrazione. Con il crescere della frequenza dapprima diminuisce lentamente da - /2 a - , cio il vettore dellonda

secondaria si inclina verso sinistra rispetto alla direzione della verticale cresce. (da 1 a 2), e lo contemporaneamente spostamento di la sua 2 lunghezza dellonda

Pertanto

anche

fase

risultante assume valori negativi sempre pi grandi, cio il suo vettore resta sempre pi indietro rispetto a quello primario

(dispersione normale). Quando per

si approssima al valore - ,

cio il vettore dellonda secondaria assai inclinato a sinistra (3) ovvero le fasi delle onde primaria e secondaria sono quasi opposte, diminuisce al crescere ulteriore di

(dispersione

anomala), finch per della primaria,

londa risultante ha la stessa direzione

=0, ed n uguale a 1, il che corrisponde di

fatto al centro della riga di assorbimento. Quando la frequenza cresce oltre

il

vettore

dellonda

secondaria

viene

nel

quadrante superiore (punto 4, tra temente, tra /2 e ),

e -3 /2, ovvero equivalen-

positivo, londa risultante precede la

primaria, la velocit di fase diventa maggiore di c, lindice di rifrazione minore di 1.

vedi pag. 345 in alto.

rispetto

 

 

 

 

 

   

 

Appare quindi come se londa primaria, a prescindere dallassorbimento, avesse fatto nello strato un salto di fase 2
6

allindietro, ovvero in altre parole, come se la fase nello strato fosse stata fermata per il tempo 2

. La ridotta velocit di

propagazione della fase risulta dunque dal fatto che essa compie in ogni strato di risonatori un salto allindietro di 2

Lampiezza dellonda risultante non pi grande di quella della primaria, purch lampiezza dellonda secondaria non sia molto grande (nella nostra formula si presuppone la condizione (2 e /mc)<2 per la sviluppabilit della radice). Che la nostra trattazione coincida con la consueta formula di lo si vede nel modo seguente. In un corpo si con

dispersione, lindice di

rifrazione

complesso

secondo la legge: = i (t- z/c) e = e

i (t-z/c)-i ( -1)z/c

Consideriamo un tratto z piccolo, possiamo quindi sviluppare e otteniamo = 1-i ( -1)z/c e

i (t-z/c)

Abbiamo

quindi

accanto

allonda

primaria

i (t-z/c)

secondaria generata in questo tratto i (t-z/c)

i (z/c)( -1)e

Se lindice di rifrazione vicino ad 1, cio se la distribuzione dei risonatori abbastanza poco densa ovvero se il loro numero per cm
3

abbastanza piccolo, si ottiene (Voigt, l.c.)

-1 =

m(

2 2 - +i 0

(5)

quindi londa secondaria sar

Per lacqua (n=1,33) e per luce visibile la sosta in uno strato

molecolare dura

10

-18

sec.

unonda

piana

propaga

unonda

 

 

 

z(2 e /mc)

z il numero di risonatori che si trovano in una sezione di


2

1 cm

dello strato considerato, quindi nel caso del nostro strato

piano uguale al nostro identica alla (4).

. Ma allora lultima formula sar

2. Propagazione dellenergia. Per la velocit di propagazione dellenergia, in contrasto con quanto avviene per la propagazione della fase considerata finora, determinante unaltra quantit, la "velocit di gruppo" U . Definiremo in analogia con il solito indice di rifrazione n una quantit n=c/U . Secondo la definizione della velocit di gruppo si ha n=n+ dn/d .
7

Per la regione nella quale vale lapprossimazione finora assunta n-1<1 risulta
2

n=1+(2 e

/m)

differenza

di

questa

- altrimenti potrebbe aversi velocit superiore a c bimento


0

stessa,
0

pi

precisamente

< /(

+ ). Ma nellintorno immediato della riga di assor-

bimento, come ha mostrato la discussione pi precisa di Sommerfeld e Brillouin , la velocit di propagazione dellenergia U non
8

O. Reynolds, Nature 23 August 1877, Scient. Papers I, 198; Lord (1881); 25, 52 (1881); A. Schuster,

Rayleigh, Nature 24, 382 Nature 33, 439 (1886).


8

A.

Sommerfeld,

Ann.

d.

ibidem, 203.

2 2 2 2 2 2 2 + )[( - ) - ] 0 0 2 2 2 2 2 2 [( - ) + ] 0

con leccezione della riga di assordella regione per la quale

Phys.


1
2 2 - +i 0

quantit una

44,

i (t-z/c)

(6)

(7)

sempre

maggiore

di

1 con

propagazione

dellenergia

177

(1914);

L.

Brillouin,

pi data dalla (6); c/U risulta uguale a 1 nel centro della riga spettrale e cresce da ambo i lati. Per questa regione per non disponibile una rappresentazione con una formula, ma solo una numerica; questa tuttavia la si pu dare solo con una certa

arbitrariet, poich nella propagazione in un mezzo dispersivo un treno donde limitato non si instaura con intensit piena in un batter docchio. Assumeremo in generale come rapporto della

velocit della luce c con la velocit di propagazione in un mezzo dispersivo:

n = 1+(2 e

/m)

Lontano dalla riga di assorbimento questa coincide in pratica completamente con la (7), poich ivi

terno della riga di assorbimento appare anche il comportamento richiesto [per n-1, annullamento per scita iniziale simmetrica] ].
9

Come nel caso della fase possiamo quindi esprimere con una formula, che in uno strato molecolare lenergia sar trattenuta in media per il tempo

(2 e

/mc)

3. Diffusione e assorbimento. Ora si deve parlare della quantit

, che determinante per lassorbimento: per il verificarsi di


10

questultimo esistono due teorie. In quella di Planck

che la forza di smorzamento sia connessa semplicemente con la reazione di radiazione,

Se si mette in dubbio questo risultato della teoria classica non

pi possibile trarre ulteriori conclusioni.


10

M.

Planck,

Berl.

Ber.

(1904); p. 382 (1905).

)(

2 2

[(

2 2 2 - ) + 0

2 2 2

p. 470

(1902);


(
2 2

2 2 2 2 2 + )( - ) 0 0 2 2 2 2 2 2 [( - ) + ] 0

(8)

2 2 2 - ) , 0

e allin-

e da ambo i lati cre-

(9)

si immagina

p. 480

(1903);

p. 740

=2e

2 2

/(3mc ) .

Allora non esiste alcun "vero assorbimento", la perdita denergia complessiva della radiazione primaria determinata dalla

radiazione diffusa. La formula dinterferenza d che irregolarmewnte disposte diffondono

volte pi di una sola, in

accordo con la formula per lenergia diffusa


2

(4

e /mc)

La

diffusione

richiesta
11

abbastanza rarefatti , e in corrispondenza la larghezza delle righe spettrali determinata solo dalleffetto Doppler [lallargamento causato da questo grande rispetto a

di modo che in realt con rarefazione sufficiente non risulta aver luogo alcun vero assorbimento. Dalla larghezza di riga misurata si pu quindi solo dedurre un limite superiore per
8 -1

che del tutto compatibile col fatto

che la (10) sia soddisfatta per lo meno come ordine di grandezza (10 sec ). Se si introduce per un gas estraneo di sufficiente
12

densit , si annulla la "radiazione di risonanza" e si ha vero assorbimento (in che modo sia influenzata anche la diffusione al di fuori della riga di assorbimento, non risulta provato) cio trasformazione in energia cinetica della molecola urtante. Ci corrisponde alla teoria di H.A. Lorentz , secondo la quale lo smorzamento determinato dagli urti tra molecole, e tra due urti). Effettivamente gli esperimenti
13

danno

corretta dipendenza dalla densit, ma per grandi valori assoluti.

11

W. Wood, Phys. Zeitschr. 13, 362 (1912); vedi anche il rapporto

di G. Joos, Handb. d. Radiol. 6. Bd., Leipzig (1924).


12

W. Wood, l.c.; Ch. Fchtbauer e W. Hofmann, Ann. d. Phys. 43, 96

(1914); Ch. Fchtbauer, G. Joos e O. Dinkelacker, ibidem 71, 204 (1923).


13

H.A. Lorentz, Proc. Amsterdam 6, 506, 555, (1897-1898); Theory of

Electrons (Leipzig 1909), p. 141.

2 2 2 2 - ) + 0

si

verifica

in

effetti

dato dalla (10)],

= 2/(tempo anche la

(10)

molecole

(11)

per

gas

II.

Linterpretazione quantistica

I. Formulazione dellipotesi quantistica. Secondo lesposizione ora data della teoria classica nel chiaro come si debba

intraprendere la traduzione

modo

desprimersi

quantistico,

quando si assuma la luce come una corrente di quanti di luce emessi direzionalmente. G. Wentzel ha mostrato che con questa ipotesi si pu

introdurre proprio come nella teoria classica una "fase", che regola il processo di interferenza e le relazioni geometriche, formalmente proprio allo stesso modo che nella teoria ondulatoria; il fatto di un indice di rifrazione diverso da 1 significa allora anche qui che la "fase della teoria dei quanti" subisce

allattraversamento di uno strato molecolare un salto, solo non si tratter come per londa di un effetto che avviene ogni volta con certezza, ma di un valor medio determinato con una legge di

probabilit. Corrispondentemente la maggior lentezza della propagazione dellenergia deve significare


14

che i quanti sono trattenuti negli

atomi per un intervallo di tempo, e cos in media volano pi lentamente che nel vuoto. La diffusione infine significa che non tutti i quanti

rivolano via nella direzione originaria. Ora secondo la formulazione originaria dellipotesi dei

quanti un quanto pu essere assorbito da un atomo solo quando il suo sia uguale ad una frequenza propria proprio uguale a quella h
(1) (0)

energia h /2

/2 , che necessaria
(0)

per innalzare un elettrone da unorbita stazionaria (energia U allaltra (energia U = U + h


0

/2 ).

Ci tuttavia lascerebbe non chiarito come laccoppiamento di assorbimento e dispersione potrebbe sussistere in modo corretto anche al di fuori della riga dassorbimento. Dobbiamo pertanto modificare un po il postulato di Bohr e formularlo cos: le orbite calcolate secondo la prescrizione quantistica consueta sono

14

Idee analoghe ha proposto F. Weigert, Zeitschr. f. phys. Chem.

101, 414 (1922).

, cio se la sua

le

sole

stazionarie di

nel

senso di 10

che
-8

esse sec..

hanno Oltre

tempi a

di

vita sono

dellordine

grandezza

questi

possibili anche degli stati intermedi, che latomo pu assumere allarrivo di un quanto di luce sbagliato; questi hanno solo tempi di vita di un ordine di grandezza al confronto trascurabile, per luce visibile

2. Le quantit classiche nel modo di espressione della teoria dei quanti. Rappresenteremo ora in formule quanto finora espresso a parole. Vi sia un piano ricoperto da n/n di tali piani per cm, ed ancora
3

in 1 cm . Su di essi cada unonda piana, cio una corrente di quanti di luce denergia h /2

che volano paralleli, e preci2

samente J quanti al secondo per cm , di modo che lintensit della luce sia Jh /2 . La probabilit che un quanto determinato sia assorbito nello strato da un atomo sia q , quindi il numero dei quanti che saranno assorbiti al secondo in 1 cm
3

sar

q<1). q quindi una specie di "sezione di cattura" dellatomo,

1/ q una sorta di lunghezza di libero cammino del quanto di luce, definita in modo puramente formale. Di questi quanti assorbiti la frazione w direzione originaria, la frazione 1 - w
E E

sia riemessa nella

sia diffusa lateralmente.

Il tempo medio tra assorbimento ed emissione sia emessi in avanti,

per i quanti indichi il

per quelli diffusi. Infine

salto di fase secondo la teoria dei quanti, che per un quanto di luce emesso in avanti associato alla sua sosta media nellatomo, e che secondo Wentzel si calcola dalla variazione delle propriet meccaniche dellatomo durante questo tempo. Allora la variazione di fase media, che i quanti di luce subiscono al passaggio

attraverso uno strato molecolare 2 qw


E

quindi per 1 cm di cammino la differenza rispetto al vuoto 2 qw


E

= (n-1) /c .

Corrispondentemente il ritardo per il raggio in media in uno strato molecolare qw


E E

10

 

 

 

10

-15

sec..

atomi per cm , vi siano indichi il numero di atomi

qJ (quando

"#

(12)

quindi per il cammino di 1 cm qw


E E

Se si divide la (12) per la (13) si trova 2 La frazione =

S dellenergia diffusa S =

q(1 - w ) .
E

La sostituzione dei valori (5) (parte reale di nelle (13), (14), (15) d
2-

qw

E E

= (2 e

/mc )

La frazione denergia diffusa per atomo


2-

S = Q(1-w ) = (4 e
E

/mc )

, il numero di risonatori o di elettroni che appare nella teoria

classica, non in generale uguale al numero degli atomi. La frazione / va determinata empiricamente, circostanza della quale Reiche e Ladenburg

15

hanno tenuto conto mediante lintroduzione

degli "oscillatori equivalenti". Le quantit e

dal punto di vista della teoria dei quanti

sono da considerarsi puramente come abbreviazioni della frazione 2 (energia del quanto)/h.

3. Caratteristica generale delle quantit che intervengono. Per poter trarre conclusioni sul tipo di leggi probabilistiche che regolino la ripartizione dei quanti trattenuti tra emissione nella direzione originaria e diffusione, riassumiamo ci che sappiamo qualitativamente sui tempi dattesa.

15

R. Ladenburg e F. Reiche, Naturwissenschaften 11, 584 (1923).

$  ' &

2 2 2 2 2 - ) + 0 2 2 2 2 + )( - ) 0 0

&

2 2 2 2 2 + )( - ) 0 0 2 2 2 2 2 2 [( - ) + ] 0

2 2

) +

11

$ %

 

  $ 

= (n-1)/c .

(13)

n-1 n-1

(14)

(15) -1), (8), (11)

(13)

(14)

(15)

I. Radiazione diffusa. 1. Fuori dalla riga spettrale il tempo dattesa

da poter trattare lo stato come non stazionario. 2. Entro la riga spettrale, secondo i noti esperimenti di W. Wien 10
-8 16

sec, quindi

pendenza dalla frequenza richiesta classicamente secondo la (10). Assumiamo contrasto con poi, in accordo con che la i teoria processi in linea classica e in e

Ladenburg-Reiche, riga spettrale

allesterno omogenei.

della

II. Quanti emessi in avanti: lammontare del salto di fase

in linea di principio non pu essere maggiore di 1, cosa che

secondo la formula (14) pone al tempo di sosta superiore.

1. Fuori dalla riga spettrale per la (14) devessere


E

/2 <1 ,

quindi

<2 /

Questa condizione ha come conseguenza che gli stati corrispondenti si possono considerare di durata
-8

nulla

rispetto

stazionari con tempo di vita 10

sec..
2 2 0

2. Allinterno della riga spettrale: poich nella (14) sta al denominatore,


E

deve

annullarsi

per

almeno

primordine. Se si considera la formula (13), secondo la quale qw


E E

si annulla al secondordine, poich q deve rimanere finito


17

[allora la diffusione (15) rimane finita], risulta che esistono solo due possibilit :

16

W. Wien, Ann. .d. Phys. 60, 597 (1919); 66, 229 (1921). Quandanche si prescinda completamente dalla forma particolare

17

della (13) e si tenga presente solo il comportamento qualitativo, ne risulta che n-1 cambia di segno e attraversa lasse delle ascisse rettilineamente, che n-1 non cambia segno ed tangente allasse delle ascisse, che w
E

si

annulla

al

massimo

primordine, e quindi

almeno al primordine.

12

$%

del quanto diffuso devessere assai piccolo, in modo

il tempo dattesa devessere dellordine di grandezza di 1/ , sebbene non paia accordarsi con la di-

allinterno di

siano

principio

 

un limite

quelli

al

al

a) b)

Che cosa possiamo concludere ora da questi risultati riguardo alle leggi probabilistiche? Con la validit simultanea di I trale
s 2

grande,

del decadimento duale nella radioattivit (ramificazione radioattiva), poich con questa legge risulta lo stesso tempo di vita per entrambe le possibilit di decadimento. Se daltra parte non si ammettesse che per i quanti emessi in avanti e per i quanti diffusi valgano leggi completamente indipendenti, risulterebbe che un quanto dal momento in cui viene trattenuto gi predestinato, se debba essere diffuso oppure emesso in avanti, e pertanto delle due possibilit menzionate da ultimo quella indicata con b) non sarebbe praticabile, poich si richiederebbe che il rapporto del numero dei quanti emessi in avanti rispetto al numero di quelli diffusi resti finito, mentre il tempo di vita dei primi si annulla al secondordine e quello dei secondi finito. Invece il caso a) permette uninterpretazione secondo la

teoria della probabilit; infatti ora il numero dei quanti emessi in avanti e anche il loro tempo di vita si annullano al primordine per =

, mentre per i quanti diffusi entrambe le quantit

restano finite. Si far allora lipotesi seguente: la probabilit che un atomo emetta nellintervallo di tempo dt il quanto da esso trattenuto

dt; abbiamo la legge del decadimento radioattivo.

Quanto pi breve il tempo che s trattenuto nellatomo il quanto or ora emesso, tanto pi probabile che esso ritorni nella direzione originaria, e precisamente la frazione degli atomi in - t - t cui questo accade e , mentre la frazione 1 - e sar diffusa; t indica qui il tempo che passa tra lassorbimento e la riemissione del quanto da parte dellatomo, 1/

misura per cos

dire la memoria dellatomo o del quanto per la direzione darrivo.

4.

Introduzione

della

legge

probabilistica

calcolo

tempo di vita. Poich nel tempo assorbiti

t in regime stazionario vengono

qJ t quanti ed altrettanti vengono emessi, la frazione

13

$ $

E E

e w

si annullano entrambi al primordine,


E

si annulla al secondordine, w

rimane finito.

e di II

(nella riga spet-

= 0) si esclude unipotesi analoga alla legge

del

quindi la quantit (13) che d una misura del ritardo sar

) ) ( 
qJ t
3

%7 ) ( 6  4 ( &32
qJ t 1 +

determina quelli rimasti al tempo t che vengono emessi nellinter- t vallo dt. Di questo gruppo la frazione e verr emessa in - t avanti, la frazione 1 - e verr diffusa.

( (
t

quindi secondo la (15) risulta

infinito, e pi precisamente del primordine. Poich per la (15")

) (
+

) ( (
1 +

( ) ) ( ( ( 9 7 %) ( ( &4 (326 7 ) ( ( 0 ( 48 326 ( ) ( 09 ) ) (


+
0 0

il loro tempo medio di sosta

Il tempo medio di sosta del quanto diffuso

Il numero dei quanti emessi in avanti risulta essere dalla (15")

ora che alla frequenza propria dobbiamo scegliere

vallo di tempo

Dalla conclusione generale che abbiamo dimostrato in 3. segue

) ( (
( + )

( ) ( 9 ) ( 0 ( ) ( 09
0 0

( )

01

5 

Il numero complessivo dei quanti diffusi in 1 cm

qJ t

te

(1-e

(1-e

t - t (1 - e ) dt =

t quindi

) dt

q(1 - w ) = q

qw

) dt

te

E E

qw

= q

= q

dt

1-

14 dt dt ( + )
2

1 +

1+

=0, quindi + + . ;

nellinter-

(15")

(13") (16) (18) (17)

allora il fatto che Per

vada allinfinito devessere causato da


E

piccoli dovr essere inoltre 1/

. Per soddisfare

la (14) poniamo ora: (

1/

legge che soddisfa tutte le condizioni se f una funzione adimensionale di , che secondo la (24) per

molto piccola, e daltronde non pu mai essere maggiore di 2 , poich secondo la (14) sar = f/2

(15")

sempre

con il segno di

La divisione della (13) per la (15) e la sostituzione del valore di w


E

dalla (17) d w

Da qui tenendo conto della (19) si pu calcolare (


2 0 2 2 0

Ossia: il tempo medio di decadimento per


0

( )

< (nella riga spettrale) 4f / .

1/

Inoltre la quantit

, il cui reciproco una misura per la

coerenza (emissione in avanti), (


2 2 2 2 - ) + 0 2 2 + 2f 0

Questi salti dello spostamento di fase attraverso la


0

da +f/2

a -f/2

passare di per

corrispondono al requisito di Wentzel, non meccanica avvenga con una

che

transizione u =0, l.c..


k

variazione di fase

15

   )B & ' & )

2 2 + ) 0

2 2 0

Il suo ordine di grandezza per

<

2 0

(cio il tempo

18

1-w

) ! A ' ' & ( & & " ) (( )

( + )

18

2 2 - . 0

0 0 2 2 2 2 - ) + 0

2 2 2

1
2

e si trova

2 2

) + +

2f

2 2 + 0

1 . f

(20)

f/ , per

(21)

al

' &

2 2 2 2 2 - ) + 0 2 2 2 2 + ) 0 0

1 , f

(19)

grandi non pu essere

) (

 

) (

) (

( ) )

/( + ) non pu annullarsi (poich la diffusione resta finita) .

corrispondente riga spettrale

dellordine = /(4

10

Il tempo di sosta del quanto diffuso sar:

= 2

cio per

( )

2f/ , per

Per la quantit q, la "sezione di cattura media" di un atomo, si trova 2 e q = mc


2

2 19 cio, per la frequenza propria, q = ( e 4 )/(mc ) ovvero , con 2 la (10), q = (3 /2 )[lunghezza donda] , quindi in generale

unespressione sostanzialmente pi grande della sezione atomica. Molto lontano dalla frequenza propria risulta 2 e mc

q =

2 2 0

= 2,814 10

questespressione minore della sezione atomica. Abbiamo finora sempre parlato soltanto di una singola

oscillazione propria. Quando se ne hanno pi duna, nella nostra approssimazione


(i)

si

deve

sempre

interpretare solo nel senso che un atomo assuma con probabilit diverse q le frequenze proprie
2 0

Lazione mutua degli atomi, che si manifesta in primo luogo nella comparsa di
2

n -1 = (n+1)(n-1)
2

2(n-1)], e poi ancora nella comparsa della forza di Lorentz, che fa comparire 3(n -1)/(n +2) al posto dellespressione anzidetta, per ora non la possiamo ancora trattare, ma dobbiamo limitarci ai gas rarefatti. Parimenti non possiamo render conto del modo in cui si realizza lallargamento dovuto alla pressione. Le nostre formule restano tuttavia formalmente giuste se, invece di identifica-

19

Vedi anche L.S. Ornstein e H.C. Burger, Zeitschr. f. Phys. 20,

345 (1924).

16

"

2-

-13

(lungh. donda)

sommare
(1)

su

tutte.

(2) 0

e cos via.

[per

la

'

$ &
f , ( 0

2 2 + 0

 & ' ' 

-8 2 2 / ), 0

per

f).

2 2 + f 0 2 2 2 2 2 - ) + 0

<

4f / .

2 2 +2 f 0 2 2 2 2 2 - ) + 0

C )
>
0

2 ,

nella

' 

$ A D !

(22)

(23)

2 2 0

(24)

Ci

si

pu

quale

scriviamo

re

con la (10), lo poniamo uguale al numero degli urti


21

20

plicato per un fattore con la dimensione dun numero puro ed il valore da 20 a 50 [pi precisamente uguale alla somma di questa

quantit e dellespressione (10), che per al confronto sparisce]. Si pu anche capire che

(21), sar proporzionale a

riuscito a chiarire il modo in cui

5. Questioni energetiche. Si potrebbe obbiettare allintera interpretazione della dispersione che con larresto dei quanti aventi tutti i valori di

possibili il calore specifico dei corpi

sarebbe accresciuto e cos si giungerebbe a contraddire le ben fondate formule della statistica quantistica. Ma non cos; quei quanti che vengono riemessi in avanti, non vanno computati nellenergia del corpo, ma in quella della radiazione, poich secondo Planck la densit di radiazione =
22

di propagazione. Se la identifichiamo con la velocit di propagazione proprio dellenergia, uguale la differenza dei quanti /q- /c = che

allenergia

saranno

ritardo. Invece i quanti che con ritardo saranno diffusi danno proprio quellenergia media, che secondo la statistica quantistica appartiene al livello U = U + h /2

secondo i calcoli fatti finora (per esempio Reiche-Ladenburg), che separano nettamente la diffusione fuori dalla riga spettrale e lassorbimento nella stessa, questenergia sarebbe fornita solo dai quanti h
0

/2 . Secondo la teoria della radiazione termica essi

sono tuttavia di numero infinitamente piccolo, sicch si deve pure tirare in ballo una cooperazione di frequenze immediatamente

20

vedi

per

esempio

H.A. Lorentz,

Theory

1909), p. 141.
21

Ch. Fchtbauer e W. Hofmann, Ann. d. Phys. 43, 96 (1914). M. Planck, Theorie der Wrmestrahlung, 1. Aufl. (Leipzig 1906),

22

p. 22.

17

(1)

(0)

of

Electrons

molti-

, la rapidit della "perdita di memoria" questo numero durti, ma non sono

interviene nella formula.

/q, dove q la velocit

(n-1)/c emessi

sar con

(Leipzig

vicine.

Nel

nostro

calcolo

questa

cooperazione

si

estende

sullintero spettro, ma solo la larghezza della riga coopera in modo notevole, e ci sia per il comportamento di comportamento di q. Lintervallo d gia complessiva del livello U
(1)

contribuisce infatti allener-

per la parte seguente:

(i)

( i)

Jq(1-w )
E

kT

= d

(i)

( i)

[(

kT

Qui si posto per h J/2 c d

il valore allequilibrio radiativo

densit della radiazione); la frazione

U (i) p e kT

d quale frazione delle molecole sia nello stato fondamentale appartenente alla riga considerata e deve comparire anche nelle formule per n-1, per n-1 e per la diffusione. Per temperature sufficientemente basse kT<U ciente precisione. Allenergia complessiva, che si trova per integrazione su tutti i valori di diato di
23 (i) (0)

, contribuisce in pratica solo lintorno imme24 (1)

. Se si esegue il calcolo esattamente come ha fatto U si ottiene

Planck , come energia del livello

Per la precisione anche i

tamente come nella teoria classica, che per anche Planck trascura e che sparisce al confronto con kT.

23 24

Planck, l.c. p. 123. piccoli danno un contributo esat-

( i)

1+

i>0

(0)

-U

essa uguale ad 1 con suffi-

18

 H

G H

(0)

(i)

(i)

-U kT

(0)

U kT

(0) -1

G & E " '  '

(0)

U kT

(0)

8 e m

2 2 + ) 0 2 2 2 2 2 2 - ) + ] 0

G  '

(0)

U kT

(0)

h 2

2 2 0

che per il

f] .

(25)

E E

 H  
2 kT h
0

  E
( =
0 0

G E
0

' 
8 e m
2

assume come valida per

Qui bisogna sostituire ad f ed a

come generalizzazione della (10)

se si tiene conto che h

f(1+ f/2) (

2 2

I
/2

dezza 1, lenergia media di U

della radiazione di Planck, per la quale la densit maggiore con

 I' ' 
12 -

G ' 
quantit devessere h 2
0

G ' 
h
(1)

 I' '  I
dove 12 -

deve valere

rapporto

Perch si mantenga lequilibrio termico, per il quale questa

Se al posto di quella di Wien si vuole utilizzare la legge

adimensionale e sempre per

(0)

f (1+ f/2)

=2e

1 - e

) la legge della radiazione di Wien

f (1) {1+ f/2} = p .

( )/(3mc ) ,

U (i) p e kT

(1)

3 3

= U

19

 H 

sar

(1)

(0)

(i)

kT

(1)

i loro valori per

(0)

h 2 kT ,

-U

-1 ( i) (i)

(0)

1 , U kT
0

, e se inoltre si pone

(1)

U kT

kT

( i)

(0)

dellordine di gran-

kT

( i)

. Se si

(10)

(27)

(26)

(28)

ed arrivare tuttavia allo stesso valore dellenergia, si deve moltiplicare lespressione (26) per -

1 - e

in modo del tutto analogo a come fatto da Einstein razioni simili. Ci pu essere interpretato
-1

associa il fattore a 1/ , cio a quantit

si comporta come la probabilit di decadimento per

Einstein, per il quale accanto al decadimento spontaneo compare un decadimento proporzionale alla densit della radiazione, di modo che il rapporto tra il decadimento complessivo e quello spontaneo proprio dato dal fattore -

1 - e

h 2 kT

Se

facciamo

questa

associazione

con

vantaggi: in primo luogo n ed n fuori dalla banda dassorbimento non saranno mutati; infatti il valore di

non ha ivi prati-

camente alcuna influenza; ci in accordo con il fatto sperimentale che lindice di rifrazione indipendente dallintensit della luce (la radiazione diffusa, nella quale fattore, dovrebbe invece essere relativamente

intensit della luce pi alta). In secondo luogo questo risulta formalmente in accordo preciso con lincremento di urti delle molecole del gas (I ).
3

Il difetto di questipotesi sta nel fatto che

teoria non in generale una probabilit di decadimento, e non si riesce infatti a capire fisicamente che cosa questipotesi

significhi; si trova quindi la stessa difficolt che avemmo per lallargamento dovuto alla pressione. La seconda possibilit consiste nellassociare il fattore -

1 - e non allespressione integrata

h 2 kT ma gi a ogni contributo

(26),

25

A. Einstein, Phys. Zeitschr. 18, 121 (1917).

20

    I

h 2 kT ,
25

in consimodi: si

in

tre

. Allora ci significa che la

-1

. , si hanno due

appare come maggiore per

tramite gli

nella nostra

parziale

(25),

il

che

corrisponde,

in

stretta

analogia

con

Einstein, ad associarlo in generale al tempo di vita

della struttura complessiva delle equazioni ci significherebbe che sia la probabilit di decadimento perdita di memoria

che la rapidit della a causa della

sarebbero

accresciute

radiazione incidente esattamente come per Einstein del fattore -

1 - e

h 2 kT

-1

il che avrebbe come conseguenza che la diffusione sarebbe rigorosamente proporzionale allintensit della luce incidente, e che lindice di rifrazione ne dipenderebbe, ma solo per intensit cos alte (temperature di radiazione) che le deviazioni della legge di Wien da quella di Planck diventassero percettibili. I noti esperimenti di Lippich
26 27

di

Ebert

sono

estesi

regioni

limitate per consentire di capire qualcosa in proposito. Infine sarebbe possibile unassociazione con q; lindice di rifrazione e la radiazione diffusa cambierebbero. Se non abbiamo solo una riga spettrale, ma pi duna,

possiamo caratterizzare

con un indice inferiore, quello del

livello di partenza, ed uno superiore, che contrassegna il livello darrivo, ed entrambi gli indici intervengono in tutte le quantit associate alla riga ( , , f). Allenergia di un livello contribuiscono allora tutte le righe per le quali il livello considerato livello darrivo, cio che portano il numero di questo come indice superiore, e nella (28) compare al primo membro la somma su tutte queste quantit. Con queste considerazioni mi paiono eliminati gli argomenti che Smekal
28

ha opposto alla possibilit di dar conto della disper-

sione con molecole in quiete, e assicurato lequilibrio energetico tra materia e radiazione.

26

F. Lippich, Wien. Ber. 77, 352 (1875). H. Ebert, Wied. Ann. 32, 337 (1887). A. Smekal, Naturwissenschaften 11, 411, 873 (1923).

27

28

21

. A causa

  

  I

troppo

6. Precedenti teorie quantistiche della dispersione. I primi a collegare la dispersione a considerazioni di teoria dei quanti sono stati Debye
29 30

e Sommerfeld ; essi si avvalgono di questultima

solo per determinare il modello imperturbato, ma per il resto calcolano linfluenza dellonda incidente sugli atomi e la reazione di questa perturbazione sullonda, cio londa secondaria, in modo classico. Mentre la prima cosa sembra corretta , la seconda porta a contraddizioni, come si manifesta chiaramente nel fatto che allora compaiono nella formula
32 31

di

dispersione

le

oscillazioni

meccaniche

attorno

allorbita

assorbimento. Fchtbauer
33

non le righe di ha posto la quantit / proporzionale

stazionaria,

alla probabilit di transizione da unorbita stazionaria allaltra, e Ladenburg


34

ha avanzato delle considerazioni che si avvi35

cinano alle nostre conclusioni dellultimo paragrafo. Ladenburg e Reiche , come pure Darwin , partono dallipotesi che latomo

colpito emetta onde sferiche secondarie, che cooperano con la primaria esattamente come nella teoria classica, con la quale questultimo pu derivare la formula della dispersione al di fuori della banda dassorbimento. Infine Smekal , rinunciando al punto di vista dellonda sferica, indica una connessione tra la difsione anomala dei raggi Rntgen trovata da Compton e la diffusione ottica, e pertanto con la dispersione.
36

29

P. Debye, Mnch. Ber. 1915, p. 1. A. Sommerfeld, Ann. d. Phys. 53, 497 (1917). J.M. Burgers, Het Atoommodell van Rutherford-Bohr, Diss. Leiden,

30

31

1918, p. 215 e segg..


32

Ch. Fchtbauer, Phys. Zeitschr. 21, 322 (1920). R. Ladenburg, Zeitschr. f. Phys. 4, 451 (1920). R. Ladenburg e F. Reiche, Naturwiss. 11, 586 (1923). C.G. Darwin, Proc. Nat. Acad. Washington 25, 1923. A. Smekal, l.c..

33

34

35

36

22

Sommario

I fenomeni che si manifestano con la propagazione della luce attraverso mezzi dispersivi si possono interpretare anche con

quanti di luce discreti al posto di onde continue, se si assume che gli atomi la possano trattenere delle anche quei di quanti Bohr, e che che non li

soddisfano

condizione

frequenze

riemettano dopo breve tempo, o di nuovo nella direzione originaria, oppure anche di lato. La sosta dei quanti riemessi in avanti causa il ritardo della propagazione dellenergia, la

modifica del moto degli elettroni partecipanti provoca secondo Wentzel lalterazione della propagazione della fase. Per i tempi di sosta si ha per i quanti che non soddisfano la condizione delle frequenze di Bohr lordine di grandezza 1/ , per quelli che la soddisfano
-8

10

secondi.

Si mostrato inoltre che lequilibrio energetico tra radiazione e materia assicurato.

Mnchen, Institut fr theor. Physik d. Univers., febbraio 1924.

23

Le tranformazioni canoniche nella meccanica quantistica

P. Jordan a Gottinga
(ricevuto il 27 aprile 1926)

Vien data una dimostrazione duna congettura avanzata da Born, Heisenberg e dallautore, che la trasformazione canonica pi generale si pu rappresentare nella forma P
k -1 -1

= Sp S , Q
k

= Sq S . Si
k

mostra inoltre che per trasformazioni del punto le formule classiche restano immutate.

Una

trasformazione

canonica

P,Q

rappresentate come funzioni analitiche di p e q, cio definite con addizioni e moltiplicazioni,


2

va

considerata

meccanica quantistica tazione canoniche p q - q p =

se dalla validit delle regole di commu-

k e

e k

ke

h , p p - p p = q q - q q = 0 2 i k e e k k e e k

per p,q discendono le stesse regole di commutazione per P,Q (e viceversa). Comunicheremo qui una dimostrazione della congettura
3

che la trasformazione canonica pi generale si pu scrivere nella forma P


k

= Sp S , Q
k

-1

= Sq S ,
k 4

che evidentemente in senso inverso ancora canonica . Osserviamo preliminarmente: se due trasformazioni (con S = S
1

devono rappresentare nella forma (2) certamente pure della forma (2) (con S = S S )
1 2

la

trasformazione

1 2

Zeitschr. f. Phys. 37, 383 (1926). M. Born, W. Heisenberg e P. Jordan, ZS. f. Phys. 35, 557, 1926. ibidem, l.c.. Wentzel ha trovato un importante rappresentazione daltro tipo

delle trasformazioni canoniche.

p,q,

dove

le

P,Q

siano

canonica

nella

(1)

-1

(2)

ed S = S ) si
2

che

consiste

nelle

due

trasformazioni in sequenza. Perci sufficiente dimostrare che si deve rappresentare nella forma (2) una trasformazione con le

propriet seguenti: a) P
1

= P (p,q) una funzione data a piacere.


1 2

b) Una delle quantit da p

a p , da q
f

a q

commutabile

con P , quindi rimane immutata nella trasformazione. c) Si ha P q - q P = (h/2 i), quindi q


1 1 1 1

trasformazione.

Ogni trasformazione canonica pu essere composta con (al pi) f trasformazioni di questo tipo. Ora q ,...,q
2 f

commutabile
1

se e solo se P

indipendente dalla quantit coniugata;

perci la (2) ha la propriet b) se S contiene come argomento solo quelle tra queste quantit che intervengono anche in P . Vale
1

inoltre P q - q P =
1 1 1 1

se e solo se P - p =
1 1

indipendente da p . Lequazione differenziale RS +

pu per essere certamente risolta se si assume per S una serie di potenze che non contenga come argomento nessuna delle quantit p ,p ,...,p
1 2 f

e q ,...,q , che non siano contenute anche in R. La S


2 f 5

cos determinata produce una trasformazione con le propriet a), b), c), e in particolare con la propriet a) perch sar P
1

= Sp S =p 1 1

-1

h 2 i

S
1

-1

= p +
1

come richiesto.

Questo risultato fornisce parimenti la prova che un sistema non degenere determinato univocamente mediante la formulazione matriciale delle equazioni di moto (a meno di costanti di fase);

Rammentiamo le formule che discendono dalla (1) f( ) f( )= h f( ); f( ) 2 i 2 -

f( )= -

S
1

resta immutato per la

con

una

delle

quantit

p ,...,p ;
2 f

h 2 i

h R 2 i

= 0

(3)

h R , 2 i

(4)

h f( ) . 2 i

infatti dallipotesi (2) si pu ottenere solo una soluzione unica del problema (trasformazione degli assi principali). Lequazione (3) pu del resto esser risolta facilmente in modo esplicito nel caso che R sia indipendente da q . Allora
1

exp(x,y) = evidentemente

n =0

S = exp(-R,q )
1

una soluzione con le propriet richieste. A partire da questosservazione zazioni. Si formuli il problema di integrazione in modo tale che la funzione hamiltoniana H = H(p,q) (che non pu dipendere esplicitamente dal tempo) mediante una trasformazione canonica p,q si possono ottenere diversi sviluppi e generaliz-

si trasformi in H = H( ). Il tempo t sar allora definito come quantit coniugata ad H. Da un sistema qualsiasi costruire parimenti un altro

se ne pu
1

per

il

quale

sia

= t. Per questo, secondo quanto detto, basta porre nella (6) h R = H( ) 2 i , q =


1

Tenendo conto che

S
1

= - RS ,

= -

si ottiene la trasformazione

= S

S ,

-1

= S

-1

nella forma

= X( ) ,

t ,

t +

e = 2,3,...,f.

Che questa sia di fatto una trasformazione canonica lo si pu naturalmente determinare anche , con un calcolo completo delle

relazioni di commutazione di

senza utilizzare S. Si pu anche

modificare facilmente la (7) in modo tale che la trasformazione

 




x y n!

infatti, con la definizione

n n

(5)

(6)

   

= H,

 

(7)

sia completamente hermitiana. Come "hermitiana" (ovvero "reale") si indicher secondo Born, Wiener
6

e Dirac

una funzione f( , )

che resti immutata per sostituzione di i con -i (passaggio al numero complesso coniugato) con simultanea inversione dellordine di tutte le moltiplicazioni. Nella teoria classica una trasformazione arbitraria del punto

Q = v (q) ;
k k

p =
k

e=1

Affermiamo che questa una trasformazione canonica anche dal punto di vista della meccanica quantistica.
n n 1 2 1 2 n n

exp(x ,y
1

x ,y
2

x ,y ) =
f f

n , n , . ..,n =0 1 2 f

con

v - q =
k k

poniamo allora

S = exp(R ,p
1

R ,p
2

S
k

= R S ,
k

S q

e =0

e pertanto risulta dalla (2): Q


k

= q +
k

h 2 i

S
k

-1

= v

= Sp S
k

-1

= p k

S
k

2 i

-1

= p k

che equivalente alla (8). Nella meccanica quantistica si possono quindi eseguire tutte le trasformazioni del punto, per esempio il passaggio a coordinate paraboliche, ellittiche o polari,

M. Born e N. Wiener, ZS. f. Phys. 36, 174, 1926. P.A.M. Dirac, Proc. Roy. Soc. 110, 561, 1926.

& 

Sar

  !%$

definiamo la funzione

h R ; 2 i k


f e

si scrive

v (q) q P
k e

Per
n

dimostrarlo
n f f

x x

n !n !...n !
1 2 f

R ,p ) .
f f

(10)

Sp

h 2 i

e k

e =0

(8)

 "# " "

#" " "

(9)

utilizzando

le

formule

classiche

(nelle

quali

naturalmente

si

deve badare a mantenere lordine delle moltiplicazioni). Per v


k

reali si rende la (8) hermitiana, se al posto della

precedente espressione per p


1 2 f e

v (q) q P
k e

p =
k

+ P

e=1

Con ci la trasformazione resta certamente canonica, poich il sistema di variabili p , q


k k

resta canonico quando si aggiungono ai

funzioni dei soli q .


k

Alle trasformazioni canoniche, la funzione S delle quali si pu dare facilmente in forma esplicita, appartengono anche quelle per le quali P ,Q
k k

sono forme lineari di tutti i p,q. Si ottiene

allora S = exp(L ,L ) ,
1 2

dove L , L
1

sono di nuovo certe forme lineari di p e q.

Gttingen, Institut fr theoretische Physik.

 
v (q)
e

0'1 () 

si scrive

(8)

(9)

La polarizzazione dei quanti di luce

P. Jordan, temporaneamente a Copenhagen


(ricevuto il 16 giugno 1927.)

Si mostra che una descrizione quantomeccanica delle propriet di polarizzazione di un singolo quanto di luce si pu sviluppare in un modo che formalmente equivalente alla teoria di Pauli

dellelettrone magnetico.

Per una teoria corpuscolare della luce la polarizzazione ha da sempre costituito una difficolt particolare. I tentativi di comprendere la polarizzazione nellambito della teoria dei quanti di luce sono stati compiuti spesso nel senso di attribuire di volta in volta al quanto di luce uno stato di polarizzazione definito. Limpossibilit di introdurre una simile rappresen-

tazione risulta evidente dal fatto che questi tentativi non hanno trovato rimasto, una e trattazione pu quindi pi non generale. essere Tuttavia il problema

sconveniente

mostrare

che

linterpretazione statistica delle grandezze fisiche, come si avuta negli ultimi sviluppi della meccanica quantistica, pu

produrre un chiarimento della questione soddisfacente nel senso di questa teoria. Il problema importante sotto un altro punto di vista. La circostanza, che nella statistica dei quanti di luce la

polarizzazione, in quella degli elettroni il momento magnetico proprio richiedano una moltiplicazione per il fattore 2 del numero di onde di fase suggerisce lidea di unanalogia profonda tra questi due fenomeni. C.G. Darwin
2

giunto, in base allipotesi

che lelettrone magnetico si debba rappresentare mediante onde di de Broglie polarizzate, a introdurre una generalizzazione

dellequazione di Schrdinger valida per lelettrone magnetico.

1 2

Zeitschr. f. Phys. 44, 292 (1927). C.G. Darwin, Nature marzo 1927.

Pauli

ha ottenuto poi un progresso importante con considerazioni

che si fondano sul significato statistico generale della meccanica quantistica. Pauli non ha tuttavia fatto alcun uso dellipotesi delle onde di Schrdinger polarizzate, e considera i suoi

risultati come argomenti contro questipotesi. Vedremo nel seguito che le propriet di polarizzazione dei quanti di luce si possono descrivere mediante una traduzione della concezione di Pauli - col ch in modo assai sorprendente appare di nuovo unaffinit tra i due fenomeni. Assumiamo qui come gi noti i punti principali della teoria di Pauli e alcune osservazioni aggiuntive
4

fatte dallautore.

1. Grandezze osservabili per il quanto di luce. Ci occupiamo esclusivamente di quanti di luce la cui frequenza e

direzione del moto siano date, quindi - altrimenti detto - di onde armoniche piane che corrano parallele allasse z. Bisogna

considerare come si misura la polarizzazione di un singolo quanto, e come lo si pu descrivere mediante "grandezze" quantomeccaniche. Risulta immediatamente che naturalmente non ci si pu avvalere a questo scopo del concetto classico di una grandezza fisica, ma solo del concetto quantomeccanico di grandezza, che risultato dalla formulazione statistica della meccanica quantistica e che stato illustrato in modo particolarmente significativo dalle

considerazioni di Pauli sullelettrone magnetico. Se noi interponiamo un prisma di Nicol nel cammino di unonda luminosa puramente armonica, che nel caso generale pu essere polarizzata ellitticamente in qualche modo, essa sar scissa in una componente trasmessa polarizzata linearmente, e in una

riflessa, polarizzata linearmente in modo ortogonale alla prima. Se sperimentiamo con un singolo quanto di luce, questo quanto di luce o sar trasmesso attraverso il Nicol, oppure sar riflesso; e si dovr assumere che nel primo caso il quanto di luce ad un secondo esperimento di questo tipo con uguale giacitura del Nicol sar sicuramente trasmesso di nuovo, e che invece nellaltro caso

W. Pauli jr., ZS. f. Phys. (in pubblicazione). P. Jordan, ZS. f. Phys. (in pubblicazione).

al secondo esperimento sar sicuramente di nuovo riflesso. Le diverse angolo giaciture possibili del Nicol si indicheranno con un

il quanto di luce una grandezza meccanica particolare, e ognuna di queste grandezze pu assumere proprio due valori distinti: diciamo che la grandezza (0, ) ha il valore +1/2 quando il quanto di luce trasmesso dal Nicol nella giacitura ; e diciamo che (0, )

-1/2 quando esso viene riflesso. Quando

la misura di (0, misura

precedente

di

(0,

viceversa. Quindi nel caso della (1) dobbiamo dire che

Teoricamente unonda luminosa esattamente periodica si pu anche scindere, invece che in due componenti lineari polarizzate ortogonalmente, in onde parziali polarizzate circolarmente nel

senso degli angoli crescenti e decrescenti. Anche in questo caso lenergia dellonda complessiva uguale alla somma delle energie delle componenti, che e perci sar unipotesi questa consentita scissione se noi

assumiamo

possiamo con un

realizzare

sperimentalmente Nicol - di

analizzatore a

che - analogamente lasci passare

unonda

polarizzata

piacimento

componente polarizzata circolarmente in senso positivo, e rifletta la componente negativa. Faremo ora un passo pi avanti. Londa generale polarizzata ellitticamente

(si scelta opportunamente lorigine e la normalizzazione di t) la caratterizzeremo con lellisse corrispondente x


2

introducendo il segno + o - per senso di rotazione positivo o

- 2

xy AB

cos =cost

x=Asint ,

y=Bsin(t+ )

(0,

)=-(0,

per

) d sicuramente il valore +1/2 quando una


1

abbia

/2 ,

dato

il

valore

-1/2,

/2 .

anche al la

nellintervallo 0

< ; ogni misura siffatta determina per

(1)

(2)

(3)

(4)

negativo della polarizzazione; se

lasse minore e lasse maggiore dellellisse, possiamo contras-

allora

manuali di ottica

quando si ponga

Si

riconosce

facilmente ,

quanto

piacere

, mentre

determinato da

Le intensit delle onde parziali (8) e la loro fase relativa sono

la somma delle energie delle componenti (8). Sulla base di questi fatti appare naturale rappresentarci come analizzatore ideale per le propriet di polarizzazione di un

Le due onde (8) si possono evidentemente anche scrivere in questo

modo: unonda sia rappresentata da

allora laltra ha la forma

x = -Bsin(t+ - ) ,

y = Asin(t+ ) .

x = Asint ,

determinate univocamente da

. Lenergia dellonda complessiva

y = Bsin(t+ ) ,

/2 .

dove si sono prescritti un valore a piacere

rappresentare ogni onda

come somma di due onde della forma , (8) ed un angolo a

B/A=tg

=tg

. segue:

 

 

tg2 =tg2

Nel caso

= 1 langolo

indeterminato. Come si mostra nei

cos

sin2 =-sin2

-1

1 ,

<

sin

per le formule successive calcolare con solo due numeri,

(5)

(6)

(7) possibile

(9)

segnare londa (3) mediante tre simboli :

dellellisse (4) determina con lasse x, ed

langolo che lasse maggiore il rapporto tra

. E conveniente ;

quanto di luce un apparato che esegua fisicamente la suddivisione matematica (8) su ogni onda che si presenti, che quindi per

esempio lasci sempre passare una componente delle (8) e rifletta laltra. Un tale analizzatore , ideale quindi lui stesso da

particolare "grandezza meccanica"; diciamo che abbiamo misurato per la grandezza ( ,

il valore +1/2 ovvero -1/2 se il quanto di luce stato trasmesso

indichiamo le due grandezze (10) restanti in questo caso con ( 1) . (11) nuovo le grandezze definite

precedentemente per mezzo del Nicol (0, Quando ( , si misurata su

allequazione (9), d sicuramente il valore opposto a quello della prima misura; generalizzando la (2) abbiamo quindi

In particolare risulta (+1) = -(-1) . Quando da ( , (14)

) costruiamo la grandezza

simbolicamente accoppiamenti

generale in meccanica quantistica. Che cosa significhino queste addizioni e moltiplicazioni nel nostro caso lo si vedr nel

( ,

) =

1/2.

Ma due

possiamo siffatte q+p

anche

sommare q come

moltiplicare con fare gli in

grandezze ovvero qp

distinte si deve

simbolici

con due c-numeri C , C , allora q ha il valore q = C

+ C ( ,

) = q

( ,

)=-(- ,

per

),

una

misura

successiva

di

(- ,

),

dove

/2 .

Nel

caso

=0

otteniamo

riflesso.

Nel

caso

= 1

langolo

di

) . un quanto di luce la
2

singolo quanto di luce, ogni analizzatore

sar

contrassegnare con i numeri

. Se consideriamo di nuovo un ci definisce una

(10)

indeterminato;

(12) grandezza soddisfa

(13)

(15)

(1/2)C

per

seguito. Lampiezza delle precedenti considerazioni ha forse bisogno di una giustificazione. Infatti per quei lettori che avessero sviluppato familiarit con la teoria di Pauli sarebbe bastata una trattazione pi dei breve. quanti Appare di tuttavia luce che proprio un la

polarizzazione

costituisca

esempio

particolarmente istruttivo per la struttura concettuale propria della meccanica quantistica. Soprattutto il concetto elementare di grandezza fisica che nello sviluppo dalla meccanica classica a quella quantistica ha subito un mutamento veramente essenziale, e nellinterpretazione attuale di questa si esprime nel modo pi significativo lapprofondimento dellimpostazione epistemologica

raggiunto: in meccanica quantistica le grandezze fisiche ottengono valori definiti solo mediante i processi che servono alla loro misura; non consentito di attribuire ad esse valori determinati indipendentemente dal processo dosservazione.

2. Corrispondenza tra il quanto di luce e lelettrone magnetico. Quando ci poniamo la domanda, quali coppie di grandezze ( , ( ,

) siano da considerarsi canonicamente coniugate nel caso del

quanto di luce (con opportuna normalizzazione), possiamo (come nel caso dellelettrone magnetico) fondarci sulla legge quantomec-

canica, che per valori assegnati di una grandezza tutti i valori dellimpulso coniugato sono equiprobabili. Vediamo perci

immediatamente che (sempre con opportuna normalizzazione) a (+1) o (-1) (polarizzazione circolare) canonicamente coniugata la

grandezza (0, (0, ) e (0,

) (polarizzazione lineare) con un dato

; anche /4 o a

3 /4. Su queste constatazioni si potrebbe costruire la teoria quantomeccanica della polarizzazione per via sintetica, in modo analogo alla teoria dellelettrone magnetico. E tuttavia pi facile stabilire una corrispondenza biunivoca tra quanto di luce ed elettrone magnetico in modo tale che gli accoppiamenti additivi e moltiplicativi e le relazioni di

probabilit tra le grandezze fisiche nel caso del quanto di luce siano le stesse come tra le grandezze corrispondenti nel caso dellelettrone magnetico. Rappresentiamo le componenti dellimpulso dellelettrone

) sono coniugati, quando

uguale a

) e

magnetico in una data direzione mediante un punto x, y, z della sfera unitaria x +y +z =1; chiamiamo positivo il polo per z=1, negativo quello per z=-1. Se associamo al polo positivo la
2 2 2

polarizzazione circolare positiva (+1), allora dobbiamo secondo la (14), 1 associare al polo negativo la polarizzazione circolare negativa riguardo quanto (-1). alle di Inoltre, grandezze luce e tenendo conto di quello che nel sappiamo caso del

canonicamente in quello

coniugate

dellelettrone

magnetico

rispettivamente, dobbiamo far corrispondere i punti equatoriali della sfera alle polarizzazioni lineari in modo tale che la

della separazione angolare dei punti equatoriali corrispondenti.

positivo un punto dellemisfero positivo, e alla grandezza (- ,

il punto dellemisfero negativo speculare rispetto al piano equatoriale. Determiniamo ora la rappresentazione in modo pi preciso. Mediante proiezione stereografica dal polo positivo mettiamo in corrispondenza ogni punto della sfera con un punto x=a, y=b del piano z=0 secondo le formule 2a
2

x =

1+a +b

, y =

1+a +b

, z =

ellissi in modo tale che a due punti della sfera che sian posti specularmente rispetto al piano z=0 corrisponda la stessa ellisse. In ci ci aiuta la circostanza che due punti siffatti sono

rappresentati nel piano complesso da

essi soddisfano quindi ad una equazione { -(a+ib)}{(a-ib) -1}

che appartiene alla forma quadratica



Q(

) = (a-ib)

2 2 2 2 -(1+a +b ) +(a+ib) 1 1 2 2

(a-ib)-(1+a +b ) +(a+ib) = 0 ,

ed

= 1/

Il nostro compito di associare ai punti a, b ovvero

2b

-1+a +b
2 2

(1)

1+a +b

=a+ib delle

(2)

(3)

(4)

Inoltre associeremo in generale ad una grandezza ( ,

differenza angolare

tra due polarizzazioni lineari sia la met

) con

-Q(x+iy,x-iy) = -2{a(x -y )+2bxy}+(1+a +b )(x +y ) = x {(1-a) +b }+y {(1+a) +b }-4bxy = F(x,y) ;


2 2 2 2 2 2

sicuri che essa corrisponde anche al punto riflesso nel piano

rappresenta degenera in

infatti uguale a D = 4{(1-a) +b }{(1+a) +b }-16b =4(a +b -1)


2 2 2 2 2 2 2 2

Confermiamo che esiste il coordinamento delle seguenti propriet, prima richieste: 1. Le polarizzazioni circolari (+1) e (-1) corrispondono ai poli della sfera. Per questi poli (a=b=0, e rispettivamente a=b= ) la (6) va in un cerchio.
1 2 1 2

opposte. Infatti le loro ellissi corrispondono a due punti della sfera agli estremi di un diametro, come si vede dalla (5). 3. Alle polarizzazioni sfera.
2 2

lineari risulta

corrispondono dalla (1) e

equatoriali

della

Ci

dalla

Vediamo che anche lordinamento degli angoli quello giusto. Da F(x,y) = 0 nel caso a +b =1 segue infatti tg( - /2) = -x/y = -(1+a)/b , quindi tg2

= b/a .

Mediante il coordinamento introdotto ora definito in modo del tutto generale che cosa si debba intendere nel nostro caso come "somma" o "prodotto" di due grandezze quantomeccaniche, quindi di due forme di polarizzazione; anche determinato in generale quale grandezza sia canonicamente coniugata ad una data. Naturalmente

2.

Le

grandezze

( ,

),

(- ,

con

/2

sono

punti (7).

(8)

(9)

equatoriale

= 1/(a-ib). Vediamo inoltre che F(x,y) = cost (6) solo nel caso di a +b
2 2

sempre un

unellisse, segmento;

che il

doppio

determinante

e quando associamo a questa forma F(x,y) il punto

che per

*
1

sempre reale. Costruiamo quindi


2 2 2 2 2 2

(5) = a+ib siamo

= 1

F(x,y)

(7)

tutte queste cose potrebbero anche essere facilmente

rappre-

sentate con formule esplicite. Ci basta rilevare quanto segue: la formula (9) vale in generale, anche per polarizzazione ellittica invece che lineare. Lellisse F(x,y)=cost ridotta agli assi

principali per mezzo di un sistema di coordinate x,y ruotato dellangolo

per mezzo di

inversamente

3. Probabilit ed intensit. Ci chiediamo ora quale sia la probabilit per un valore +1/2 o -1/2 di una grandezza

quantomeccanica nel caso di un quanto di luce, sotto lipotesi che il valore di unaltra grandezza sia noto. Pi precisamente poniamo la seguente domanda: un quanto di luce sia stato osservato con un

(trasmissione o riflessione). Questo quanto di luce sia osservato

probabilit riflessione?

che

abbia

luogo

la

trasmissione,

Per rispondere a questa domanda abbiamo ora due metodi. Il primo quello classico: otteniamo , la risposta mediante la e

secondo lesposizione fatta la meccanica quantistica, ovvero la teoria di Pauli dellelettrone magnetico: determiniamo sulla sfera unitaria due punti corrispondenti a quelle grandezze quanto-

meccaniche, delle quali luna nella prima misura risulta essere +1/2, e la seconda nella seconda misura risulta con la probabilit cercata, +1/2; la probabilit uguale a

- ,

, dove

/2. In secondo luogo ci offre una risposta

scissione

matematica

dellonda

nelle

componenti

di

nuovo

con

un

altro

analizzatore

nostro analizzatore

, con il quale ha dato +1/2 oppure -1/2

b/a = arctg2

tg2

= b/a ,

 

11+

riassumendo otteniamo quindi i numeri

= (a +b )

1+ 1-

[1-(a +b )

ottiene la forma
2 2 1/2 2

+ y

[1+(a +b )

2 1/2 2

= cost ;

(10)

rappresentati con a, b

2 1/2

(11)

(12)

quant

grande ovvero

la la

Questa risposta quantomeccanica evidentemente coincide con quella classica nel caso che i due analizzatori utilizzati siano prismi di Nicol: infatti allora i due punti della sfera giacciono

dellangolo tra le direzioni di polarizzazione dei due Nicol. Il caso generale di due analizzatori ellittici
1 1 2

2 dato da

4a a +4b b +(1-a -b )(1-a -b )

quindi

Per la probabilit si ottiene quindi


2 1 2 1 2

(1+

2 2 )(1+ ) 1 2

ovvero anche
2

cos ( /2) =

Dobbiamo infine confrontare queste formule con le affermazioni della teoria classica. Un conto di verifica piuttosto

lungo - per il quale si possono usare le formule (6), (7), 1 e le formule della nota di pag. 295, e sul quale non c nulla di particolare da dire - porta anche classicamente ad un risultato equivalente alle (4) e (5). In conclusione vorrei esprimere la mia gratitudine per aver ricevuto lispirazione a queste considerazioni da un colloquio con

(1+

1 2

) +(

) +(1-

2(1+

2 )(1+ 1

2 2 )(1- )cos( - ) 1 2 1 2 2 ) 2

10

cos ( /2) =

1,2

1-

  

1 2

(1+

)(1+

1+2

cos(

)+

2 2 1 2

    

cos(

cos

   

cos

complicato. Langolo

tra due punti a , b

e a , b , per le (1),
2

1 2

2 2 1 2 1 1 2 2 2 2 (1+a +b )(1+a +b ) 1 1 2 2

2 2

4a a +4b b +(11 2

(1+

1 2 2

)(1+

2 2 )(1- ) 1 2 2 2

)+(1-

2 2 )(1- ) 1 2

sullequatore e la loro separazione angolare

dove

la separazione angolare tra i due punti della sfera.

cos

/2 ,

(1)

uguale al doppio

risulta

invece

2 2

(2)

(3)

1+

1,2

(4)

1,2

(5)

il Prof. C.G. Darwin. Egli ha espresso il convincimento che anche per la teoria di Pauli dellelettrone magnetico si potrebbe

introdurre una rappresentazione per mezzo di onde di Schrdinger polarizzate.Mi apparve quindi interessante provare in primo luogo linverso. Sono molto obbligato al Prof. N. Bohr per molte conversazioni stimolanti, e lInternational Education Board per la possibilit del mio soggiorno a Copenhagen.

11

Sulla diffusione della radiazione da parte degli atomi H. A. Kramers e W. Heisenberg a Copenaghen

Quando un atomo esposto a radiazione esterna di frequenza

non invia soltanto onde sferiche monocromatiche secondarie della stessa frequenza, coerenti con la radiazione incidente, ma in generale saranno emesse anche onde sferiche di altre frequenze. Queste frequenze sono tutte della forma , dove h
*

indica la

la differenza di energia dellatomo nello stato considerato ed in un qualche altro stato. La radiazione diffusa incoerente

corrisponde in parte a certi processi che recentemente sono stati considerati da Smekal in rapporto ad una trattazione che implica lidea dei quanti. Nella dissertazione si mostrer come unanalisi secondo la teoria delle onde dellazione diffusiva degli atomi mediante il principio di corrispondenza si pu condurre in modo naturale e apparentemente univoco. La realizzazione di ci si costruisce sullidea del legame del radiazione ondulatoria degli atomi con gli stati stazionari, che trattata in un nuovo lavoro di Bohr, Kramers e Slater, e le conseguenze, qualora dovessero essere confermate, potrebbero costituire un supporto interessante per questa idea.

1. Introduzione

I fenomeni ottici della dispersione e dellassorbimento, che si manifestano al passaggio di luce monocromatica in un gas, si possono notoriamente interpretare in base ad unidea atomistica, che ogni atomo irraggiato invii onde sferiche secondarie la cui frequenza sia la stessa della luce incidente, e che siano coerenti con questa luce. La conseguenza, che secondo questidea una debole luce diffusa sarebbe inviata in tutte le direzioni, stata

confermata brillantemente nella teoria di Rayleigh dellazzurro del cielo ed anche sostegno in esperimenti forte di laboratorio diretti. Un

straordinariamente

allidea

teorica

consiste

innanzitutto nel fatto che le osservazioni relative consentono una

Zeitschr. f. Phys. 31, 681 (1925).

esso

determinazione del numero di Avogadro. Con la teoria degli elettroni costruita sullelettrodinamica classica si deve riuscire precisa dellazione elettroni oscillazioni e che a dare una descrizione atomi. quasi ad Cos teorica lidea pi che

diffusiva legati

degli in modo

nellatomo eseguire

elastico uno essere

possano di in

armoniche

attorno

stato posti

equilibrio,

questi

elettroni

possano

oscillazione dalla forza elettrica in un campo di radiazione, porta ad una teoria della dispersione che rende i tratti

essenziali della dispersione osservata, non solo nellambito della dispersione anomala frequenze in normale, prossimit sono poste ma anche delle uguali nellambito righe alle di della dispersione le cui degli

assorbimento, proprie

frequenze

elettroni. La teoria prevede, in accordo con le osservazioni, massimi pronunciati nellintensit della radiazione diffusa

proprio per queste frequenze (radiazione di risonanza). Nondimeno il tentativo di dare uninterpretazione precisa dei fenomeni di dispersione in base alla teoria classica si scontra notoriamente con difficolt, che sono strettamente connesse alle difficolt che si contrappongono allinterpretazione con questa teoria degli spettri degli elementi, la cui soluzione tuttavia mostrata dalla teoria quantistica delle righe spettrali. Pertanto ci si presenta il compito di descrivere le azioni diffusive e dispersive degli atomi in connessione con lidea secondo la teoria dei quanti della struttura dellatomo. In questa idea la comparsa di una riga spettrale non associata alla presenza di elettroni oscillanti in modo elastico, ma a transizioni da uno stato

stazionario ad un altro. Il principio di corrispondenza di Bohr d tuttavia unindicazione significativa sulla possibilit di

descrivere la reazione dellatomo al campo di radiazione mediante idee classiche. In un lavoro recentemente apparso di Bohr, Kramers e Slater
2

si mostra a grandi linee come una tale descrizione si

possa sviluppare in modo relativamente semplice. Caratteristica di questa teoria soprattutto lipotesi che la reazione dellatomo al campo di radiazione si debba considerare in primo luogo come

Zeitschr. f. Phys. 24, 69 (1924); Phil. Mag. 47, 785 (1924).

una reazione dellatomo in un determinato stato stazionario; le transizioni tra due stati stazionari devono durare assai poco, e la natura precisa di queste transizioni non deve giocare alcun ruolo nella descrizione dei fenomeni ottici. Il primo passo per descrivere ci che succede quando un atomo in un certo stato stazionario irraggiato con luce monocromatica avverrebbe secondo tale ipotesi nel caso pi semplice nel modo seguente. Si immagini che incidano sullatomo onde piane monocromatiche

rappresentato alla posizione dellatomo dalla parte reale di un vettore: (t)=R( exp[2 i t]) ,

generale seguito

quantit in

complesse, lavoro onde

dove una

qui

in

generale

questo di

quantit invia del onde

positiva. sferiche

linfluenza spazio

queste

latomo

mediante il quale queste onde sferiche si possono rappresentare, sempre dato dalla parte reale dellespressione: (t)=R( exp[2 i t]) ,

limite di debole irraggiamento, proporzionale al valore assoluto

(2)

ha

valore

finch

latomo

permane

nello

stato

considerato. Lipotesi qui fatta consente in misura notevole di dar conto dei fenomeni della dispersione, dellassorbimento e della

diffusione della luce da parte di un vapore, come appare chiaro dalle circostanze ricordate allinizio di questo lavoro. Per

quanto riguarda in particolare lintensit complessiva della luce diffusa, si tenderebbe a porre semplicemente che lenergia S

diffusa nellunit di tempo sia semplicemente uguale a

S=[(2

) /3c ](

) ,

di

, cio

una funzione vettoriale lineare di

direzione di

, mentre il suo valore assoluto, almeno nel caso

stazionario dipende da

dove

in generale un vettore complesso, che per un dato stato e da ; la sua direzione dipende dalla

circostante.

Il

momento

(t)

dipolo

oscillante,

. Lespressione stazionario

dove le componenti del vettore indipendente dal tempo

polarizzate;

il

vettore

elettrico

(t)

di

queste

onde

sia

(1) sono in nel

Sotto nello

(2)

(3)

casi in cui latomo pu fare uno o pi salti spontanei a stati stazionari essere giusta. di contenuto a che il denergia questa punto pi basso, bisogna tuttavia quella

preparati Secondo

espressione di vista

non della

risulti

dissertazione

summenzionata di Bohr, Kramers e Slater infatti latomo in un tale stato anche in assenza di radiazione esterna agisce come una

sorgente di onde sferiche, le cui frequenze ogni salto mediante la condizione delle

sono associate ad di Bohr

frequenze

(radiazione spontanea). Lipotesi pi semplice per la descrizione di questa radiazione lipotesi che latomo agisca come un dipolo classico, il cui momento rappresentato dalla parte reale

dellespressione
q

exp[2 i sono

t] , ai

dove

vettori
q

ampiezza

collegati

coefficienti

probabilit a

di Einstein dalla relazione a h


q q

=[(2

) /3c ](

q q

) .

Nel caso di irraggiamento con luce monocromatica la radiazione (4) in generale pu dar luogo a interferenze con la radiazione (2), che a motivo del tempo di vita finito dellatomo causano la

comparsa di ulteriori termini nellespressione per lenergia della radiazione diffusa, che in certe circostanze non sono trascurabili rispetto al termine (3) (vedi pagina 705). Senza considerare la questione dei limiti di validit dellipotesi (2) uno di noi ha affrontato da qualche tempo il problema di come si possa
3

due pensieri conduttori in questa ricerca sono stati da un lato

secondo le teoria della dispersione classica, quando si pensino introdotti nellatomo degli oscillatori classici, le cui frequenze proprie coincidano con le frequenze delle righe di assorbimento, dallaltro lato il principio di corrispondenza. Secondo questo principio esiste una stretta connessione tra il comportamento

H.A. Kramers, Nature 113, 673 (1924); 114, 310 (1924).

lapplicabilit allesperienza delle formule che si danno per

rappresentare la dipendenza della quantit

dalla frequenza

 

 

dove

rappresenta il vettore complesso coniugato di

. In quei

(4) di

(5)

. I

reale di un sistema atomico e il modo di agire del sistema, come lo si aspetterebbe in base alla sua struttura secondo la teoria classica degli elettroni. In particolare il principio richiede che nella regione degli alti numeri quantici le propriet effettive dellatomo si possano descrivere asintoticamente mediante le leggi dellelettrodinamica classica. Partendo da questa prescrizione stato possibile, mediante il confronto delle formule di

dispersione classiche con il comportamento classico di un sistema multiplamente periodico rispetto a radiazione incidente, stabilire una formula di dispersione adatta alla teoria dei quanti. Nel caso che latomo si trovi nello stato fondamentale, questa formula coincide con una proposta molto prima da Ladenburg sulla base di considerazioni daltro tipo . Lo scopo di questo lavoro di che di mostrare si per come arrivi la e seguendo ad un
4

rigorosamente risultato dellatomo generale termini:

questidea

corrispondenza lipotesi (2)

sorprendente, alla

reazione che in di

radiazione nel

incidente

restrittiva, mediante una

va

estesa

modo

seguente

serie

dove h

ed h

indicano la differenza di energia dellatomo in

due stati stazionari, dei quali uno sempre identico allo stato
k

una

funzione

risultato suona: sotto leffetto di un irraggiamento con luce monocromatica un atomo non emette soltanto onde sferiche coerenti della stessa frequenza della luce incidente, ma anche sistemi di onde sferiche non coerenti, le frequenze delle quali si possono rappresentare frequenze, come combinazioni a di quella frequenza pensabili con ad altre altri

stati stazionari. Questo sistema aggiuntivo di onde sferiche deve evidentemente comparire come luce diffusa; esso non pu tuttavia

R. Ladenburg, Zeitschr. f. Phys. 4, 451 (1921). Vedi anche R.

Ladenburg e F Reiche, Naturwissenschaften 11, 584 (1923).

inoltre da

e da

, e inoltre dalla prima quantit nella forma di lineare. Espresso in parole questo

vettoriale

che

corrispondono

transizioni

dellatomo in quellistante, mentre i vettori

dipendono

(t)=R

exp[2 i t]+

exp[2 i( +

)t]+

exp[2 i( -

)t]

  
(6)

contribuire incidente. Smekal


5

alla

dispersione

ed

allassorbimento

della

luce

da qualche tempo giunto mediante una trattazione

associata allidea dei quanti proprio allo stesso risultato, cio che da parte di un atomo possa venire una radiazione diffusa di frequenza +
k

oppure

iniziale di Smekal allincirca nel modo seguente. Lassorbimento ovvero lemissione di luce da un atomo si pu descrivere come un processo nel quale un quanto di luce di frequenza

assorbito o emesso da un atomo; latomo passa con ci ad uno stato stazionario pi alto o pi basso e varia la sua energia di una quantit h , e il suo impulso di una quantit h /c. La diffusione solita della luce da un atomo si pu daltra parte descrivere come il contemporaneo assorbimento di un quanto di luce di frequenza e lemissione di un quanto di luce di frequenza

. Latomo non

passa ad un altro stato stazionario, ma subisce in generale una variazione di velocit. In un sistema di riferimento scelto a piacere le frequenze particolare in un e

sono in generale diverse. Ci vale in di riferimento nel quale latomo

sistema

inizialmente a riposo (effetto Compton). Pi in generale Smekal esprime la supposizione che nellatomo possano darsi anche

processi nei quali simultaneamente un quanto di luce assorbito ed emesso, ma nei quali, a differenza che nei salti diffusivi su ricordati, non solo cambi lo stato di moto dellatomo, ma anche latomo passi ad un altro stato stazionario. Tralasciamo la

piccola variazione di velocit dellatomo nel salto, e indichiamo la variazione di energia nel salto con h che questa variazione del quanto sia di in luce senso
k

o con h o

; a seconda la

negativo nel

positivo,

frequenza

emesso

processo

data

evidentemente da

o da

, dove

indica la frequenza del

quanto di luce incidente. Questo risultato va interpretato nel senso che, per irraggiamento con luce della frequenza emessa dallatomo luce delle frequenze +
k

, sar mentre

contemporaneamente latomo acquista una probabilit di diminuire la sua energia di h


k

o di accrescerla di h

A. Smekal, Naturwissenschaften, 11, 873 (1923).

Possiamo

riprodurre

il

pensiero

viene

Il

ragionare che in

con esso

il ci

quanto mette

di in

luce

ha

soprattutto di le porre leggi con

il in di le non

significato connessione

condizione istruttivo e

modo

semplice

ed

conservazione macroscopiche dellenergia idee della teoria dei di quanti. trarre La

dellimpulso della

natura queste

questione

permette

tuttavia

da

considerazioni della

alcuna luce,

conclusione su uneventuale

struttura

corpuscolare

perch dobbiamo sempre richiedere che i risultati cos ottenuti si possano mettere daccordo in modo esente da contraddizioni con la descrizione ondulatoria dei fenomeni ottici. Si vede senzaltro che questo requisito teoria soddisfatto ondulatoria nel nostro caso, e che al

lipotesi

della

(6)

corrisponde

proprio

risultato di Smekal. Si deve tuttavia ricordare a questo punto che le nostre considerazioni successive mostreranno che i processi introdotti da Smekal non sono gli unici che si possano associare allazione diffusiva degli atomi. Per raggiungere la completezza, dobbiamo linguaggio introdurre dei processi di nei quali, per rimanere per nel

quanti

luce,

latomo

effetto

dellirraggiamento indotto a emettere due quanti di luce; luno ha la frequenza che corrisponde della luce incidente, laltro una frequenza alla transizione dellatomo ad uno stato

energia pi bassa con perdita denergia h( + ). A questo riguardo dinteresse notare che anche quando non trascuriamo le variazioni dimpulso dellatomo nei salti, il

requisito in questione della descrivibilit del fenomeno secondo la teoria ondulatoria soddisfatto. Introduciamo infatti un

sistema di riferimento nel quale la quantit dimpulso dellatomo nel suo stato stazionario sia uguale ad h /c,

mentre

la

sua

direzione sia opposta a quella della luce incidente (anche nei processi non discussi da Smekal deve avere la stessa direzione); allora secondo il calcolo con il quanto di luce la frequenza della luce diffusa che corrisponde ad un salto determinato risulta la stessa in tutte le direzioni dello spazio, in accordo con lidea secondo la teoria ondulatoria di un treno donde monocromatiche che hanno la loro sorgente in una regione spaziale molto piccola. Riguardo alla circostanza singolare, che il centro di queste onde sferiche in moto rispetto allatomo eccitato, non vogliamo qui addentrarci. Si osserver solo che essa porta un forte argomento

, di

perch leggi del tipo (2), (4) e (6) non possano avere validit rigorosa, e che se ne deve ottenere una modificazione appropriata. Tali modifiche tuttavia hanno solo un effetto inessenziale sulle considerazioni seguenti. Lidea di porre in connessione secondo il principio di

corrispondenza lazione diffusiva dellatomo introdotta da Smekal con lazione diffusiva di un sistema atomico che ci si deve

aspettare nella teoria classica venuta in mente per la prima volta a Kramers in connessione con il suo lavoro sulla teoria della dispersione. Lelaborazione di questi pensieri, che

esposta in questo lavoro, la conseguenza di una discussione comune degli autori.

2. Linfluenza della radiazione esterna su un sistema periodico secondo la teoria classica

Consideriamo un sistema periodico non degenere, il cui moto si


1

possa
s 1

descrivere
s

mediante

le

variabili

canoniche

uniformi

J ...J , w ...w . Il momento elettrico del sistema in funzione di queste variabili sia rappresentato mediante la seguente serie di Fourier multipla: ...
1 1

...

La somma va estesa su tutti i valori positivi e negativi dei


1 s

cui componenti dipendono solo da J ...J . Indichiamo inoltre le


1 s

quantit complesse coniugate mediante una sopralineatura, e si ha quindi ... =


s -

...-

Lenergia del sistema dipende in ogni caso solo da J. Le frequenze fondamentali siano indicate con
k

= H/ I

(k=1...s) . abbreviazione per un

Introduciamo

la

seguente

differenziale che compare spesso:

numeri interi

...

. I coefficienti

sono vettori complessi, la

! ! ""!

(t)=

(1/2)

exp[2 i(

w +

s s

w )] .

(7)

(8)

(9) operatore

ed

inoltre

introduciamo

per

armoniche che compaiono nel moto labbreviazione


1 1 s s

Il nostro compito consiste nel trovare il momento elettrico del sistema in funzione del tempo, quando latomo posto in un treno monocromatico di onde piane, la cui lunghezza donda sia grande rispetto alle dimensioni del sistema. Il vettore di luce della luce monocromatica incidente sia ancora dato dallespressione (1). Sia J ...J , w ...w
* 1 * s * 1 * s

sistema di variabili uniformi, che risulta dalle vecchie variabili mediante una trasformazione di contatto infinitesima
k k

E allora possibile scegliere la funzione K(J ...J , w ...w ,t) in modo tale che in prima approssimazione i J tempo, mentre i che sia
* dw /dt= . k k * w k * k

crescano linearmente col tempo e in modo tale Si trova che la funzione K si pu scrivere nel

modo seguente come la parte reale di unespressione complessa:

... ed

2 i( + )

dei J. Introduciamo nella (7) le nuove variabili uniformi definite dalle (12) e (13), e sostituiamo inoltre w
* k

t;

dellatomo in funzione del tempo: (t)=


0

(t)+

...

Qui

nel

seguito uniformi;

tralasceremo

variabili

corrisponde

imperturbato.

si pu scrivere nel modo seguente come la parte

dove

(t)=

(1/2)

...

exp[2 i t] .
s

gli

asterischi al moto

dove

rappresentano qui le stesse funzioni di J , che prima

mediante lespressione momento elettrico

arriviamo

infine

allespressione

del

(t) , (14)

nelle

dellatomo

! ! ""!

K=R

(-1/2)

exp[2 i(

#  "

...

* w + 1 1

* w + s s

t)]

J -J = K/ w

* k

* k

w -w =- K/ J

* k

! ! ""!

$ % ""! $ ! !
s

$ $%

/ J=

/ I +

/ J

, delle

(10) componenti

$ $ # # #    #

le

frequenze

= H/ J .

(11)

un nuovo

* k

(k=1...s) .
* 1 * s * 1 * s

(12)

siano indipendenti dal

(13)

nuove

(t)=R

(1/4) (
s

/ J)e

La somma va estesa su tutte le coppie di combinazioni di valori


1 s s 1 s

1 1

quei termini per i quali le somme


1 1

hanno lo stesso valore. Poniamo labbreviazione


1 1

(t)=R

Nella sommatoria su
0

...

si deve sostituire al posto di

sempre il sistema di valori dato dalla (16). Facciamo rilevare che e

possono assumere valori sia positivi che negativi, poich


0 . k

le sommatorie vanno estese a tutti i valori positivi e negativi di


k

e di

E condizione per la validit di questa formula che la della luce non coincida con nessuna delle frequenze

frequenza

nel moto imperturbato. La formula (18) dice che il sistema sotto linfluenza di una radiazione intensit scomposta frequenza incidente in emetter una radiazione della diffusa, luce la cui

proporzionale componenti

allintensit armoniche, essa

incidente; oltre alla

contiene

della luce incidente anche le frequenze che si possono

10

$ $ !4

/ J(

0 5 # ) "

2 i(

+ )t

0 0 ... 1 s

(1/4) (
s

/ J)

...

" # !

$ $ ' 

&

otteniamo in questo modo

! ! ""!

s s

3""2 ! ! !

! ! ""!

di

s s

Trasformiamo

lespressione

+ =

0 1

$ $

! ! ""!

$ $

come abbreviazione di

/ I +

/ J , ed
s

+ =
s

0 s

0 s

( ) +

$ $

1 

di

...

e di

... ;

/ J in analogia con il simbolo (10) come abbreviazione (15), raccogliendo

interi di

...

... ;

sono scritte come abbreviazione

 0

$ $

" #

2 i t ( e / J(

) 2 i( + )t ) e +

...

...
1

2 i t (

) +

2 i( + )t

(15)

(16)

(17)

(18)

...
1 s

" # #

$ $ '

&

reale di una somma doppia:

 #

 

 #

rappresentare frequenza
0

come

la

somma

la

differenza

di

dalla forma data dalla (17). La frequenza


0

pu non comparire nel moto del sistema imperturbato. Inoltre si vede dalla (15) che sempre della forma che intervengono , dove nel

sono

due

frequenze

realmente

imperturbato.

3. La teoria dei quanti e la diffusione coerente

Poniamoci nellambito della teoria quantistica dei sistemi periodici; abbiamo allora a che fare con una molteplicit discreta di stati stazionari, che sono dati mediante le condizioni

quantiche J =n h .
k k

(19) in un dato stato

La

radiazione,

che

il

sistema

imperturbato

stazionario invia, corrisponde a possibili transizioni tra stati stazionari. Secondo il principio di corrispondenza questa si deve malgrado ci considerare come qualcosa di ragionevolmente analogo alla radiazione che ci si aspetta secondo la teoria classica. Mentre questa si pu ricavare dallespressione (14) per il momento elettrico oscillante

dellatomo imperturbato, la radiazione

secondo la teoria dei quanti va rappresentata come originante da un momento oscillante dato allincirca da unespressione della forma (4). Ogni frequenza una frequenza classica che
k

in questa espressione corrisponde ad


s s

1 1

+...

, e precisamente in modo tale

=n

(1) (2) -n k k

(20)

dove n

(1) k

e n

(2) k

rappresentano i valori dei numeri quantici nello

stato iniziale e nello stato finale. La frequenza classica


1 1 s s

non coincide con la corrispondente frequenza della teoria dei quanti

, poich questa data da


q

=(H

(1)

-H

(2)

)/h .

Tuttavia nel limite di alti numeri quantici questa espressione si

11

$ % ""! $ ! !

$ % $

=(

/ I +

/ J )H= H/ J

(21)

(22)

e
0

di

una

# #

stessa

moto

dalla quale secondo le (19) e (20) segue immediatamente che in questo limite le frequenze della teoria dei quanti tendono

asintoticamente a coincidere con le frequenze classiche. Nella regione dei piccoli numeri quantici valor medio dei corrispondenti

rappresenta un semplice

Inoltre nel limite di grandi numeri quantici le ampiezze

delle componenti armoniche della radiazione devono coincidere con

dei quanti piccoli

lampiezza

valore determinato, tenendo conto dellarbitrariet nella fase, a meno di un fattore complesso di valore assoluto 1, e contiene quindi cinque costanti. E
q

coefficienti di Einstein a

spontanea mediante la relazione (5): a h


q q

=[(2

) /3c ](

Come Bohr

ha di recente notato, nel caso di un sistema

degenere lo stato di polarizzazione della radiazione emessa non fissato univocamente dallo stato iniziale della transizione in esame, di modo che in questo caso non si pu definire unampiezza caratteristica univocamente determinata. Tuttavia in questa

dissertazione ci siamo limitati esclusivamente alla considerazione di sistemi non degeneri, nei quali si suppone che il carattere della radiazione spontanea sia sempre univocamente fissato dallo stato dellatomo. Il nostro compito ora di proporre unespressione della teoria dei quanti analoga alla formula classica (18) per lazione diffusiva del sistema sottoposto a radiazione esterna, e inoltre in modo tale che questa diffusione tenda asintoticamente a

coincidere con la diffusione classica nel limite di grandi numeri

N. Bohr, Naturwissenschaften, 12, 1115 (1924).

12

 

medio di

. Si potrebbe indicare il vettore complesso caratteristica della transizione in esame.

evidentemente

in

rapporto

per la probabilit di una transizione

q q

) .

le ampiezze

delle oscillazioni classiche, mentre nella regione si pu considerare come una sorta di valor
q

come suo

Il

con

(24)

$ $

! ! ""!

$ $

= H/h=(1/h)

/ J +

/ J


H , (23)
q

pu scrivere in approssimazione nella forma:

6

quantici. Mostreremo che se ne pu ottenere una siffatta, che in modo analogo a come stato fatto da Bohr per le frequenze, le derivate che compaiono nella (18) si interpretano come differenze di due quantit, e inoltre in modo tale, che si ottengano formule semplici, nelle quali intervengono solo le frequenze e le ampiezze caratteristiche della transizione, mentre tutti i simboli relativi alla teoria matematica dei sistemi periodici svaniscono. Cominceremo con quella parte della luce diffusa che possiede la stessa frequenza della luce incidente. Ci corrisponde nel caso
0 = 1 0 =0, s

e che quindi danno luogo ad un momento diffondente

kl

Lespressione nelle parentesi quadre si pu scrivere evidentemente nella forma di una semplice derivata. Prendiamo inoltre ogni volta insieme due termini, uguali ma per i quali valori le quantit cos
k

numericamente

abbiano

kl

dove il simbolo di sommatoria primato deve significare che si deve sommare solo su quelle combinazioni di per le quali

positivo. Si ottiene unespressione secondo la teoria dei quanti per il momento diffondente con la frequenza

attivo in un dato

stato stazionario, che nel limite di grandi numeri quantici tende a coincidere asintoticamente con la (26), e che contemporaneamente si adatta allesperienza, se si scrive
a a a

(1/4h)
e

dove la prima sommatoria va estesa su tutte le frequenze quali il sistema sommatoria presenta si assorbimento a tutte selettivo, le

mentre

seconda

estende

frequenze

13

0 

2 i t

qu

( )=R

(1/4h)

$ $

( )=R

(1/4) / J

0 5 # ) " 

" #  '

2 i t

&

assume la forma seguente:

) -

$ $ 4 !

(t)=R

(1/4) (

/ J)

/ J(

7 # 0 ) "

" # !

opposti,

) -

) 2 i t ) e . -

! ! ""!
,

classico a quei termini nella (18) per i quali

=k

$ $ '  

&

 '

&

(25)

siano (25)

la

(26)

risulta

(27)

per le la che

intervengono nellirraggiamento spontaneo. Le quantit

ed

sono le ampiezze caratteristiche per i processi di assorbimento e di emissione. La formula (27) si ottiene dalla (26) quando si provi ad interpretare le derivate che compaiono in ogni termine nella (26) come la differenza di due quantit che si riferiscono a due stati di moto, per i quali i valori delle quantit J ...J
1 s

differiscano

di

h...

h.

Non

ha

alcun

senso

considerare

in

particolare due stati stazionari, da un lato perch in questo modo non si otterrebbe nessuna quantit che corrisponda in modo

naturale alla reazione dellatomo in un dato stato stazionario,

stazionari non va annesso un particolare significato. Piuttosto

stati stazionari, che si deve attribuire un significato, cio, come sopra osservato, il significato di ampiezza caratteristica della transizione corrispondente. Si giunge cos ad interpretare le derivate che compaiono nella (26) come la differenza divisa per h tra due quantit, da
1

che
s

si

caratterizzate

...

nelle

considerato costituisce lo stato finale di una transizione e lo stato iniziale dellaltra. La Fig. 1 serve sistema ha due gradi da di illustrazione libert, e di gli questo stati
1 2

rappresentati mediante punti in un piano J , J , il piano del disegno della figura. Gli stati stazionari costituiscono un

reticolo di punti, e P sia lo stato stazionario, la cui reazione vogliamo trovare, mentre Q e R rappresentano due stati stazionari, i valori di J dei quali h
1

e h

e pi piccoli di quelli di P. La derivata che appare nella (26) si interpreta allora come la riferisce alla transizione differenza a ed una tra una si quantit che si

transizione e. Per il caso semplice, nel quale il vettore e tutti i vettori e siano reali a mutuamente paralleli, cio nel quale
a e

la luce incidente polarizzata rettilineamente, e il vettore elettrico in tutte le radiazioni corrispondenti alle transizioni a ed e parallelo al vettore della luce, scriveremo lespressione (27) in un modo un po diverso. Introduciamo il tempo di

14

a un valor medio simbolico di

, esteso allintervallo tra due

riferiscono quali lo

due stato

siano rispettivamente pi grandi

che

dallaltro

perch

ai

valori

delle

ampiezze

negli

stati

transizioni stazionario

processo. di moto

Il

sono

riferisce

alla

frequenza

e definiamo la "forza" di una transizione mediante il numero dato da

dove a indica il

coefficiente

di

compare nella (24). Possiamo ora scrivere per la (27):


a

Questa formula, che fa trasparire chiaramente lanalogia con la formula classica, stata data da Kramers nella sua prima nota
8 7

sulla teoria quantistica della dispersione, mentre in una seconda nota brevemente delineata la formula data qui. I termini che si

riferiscono alle righe di assorbimento corrispondono alla formula data precedentemente da Ladenburg.

non siano mutuamente paralleli, la direzione di

come la (29) non esiste pi in generale. Quando la frequenza della radiazione incidente si approssima alla frequenza di una riga
a

di una riga di assorbimento o alla frequenza emissione, di il momento cresce la fortemente, formula deve

di

ma

nellimmediata quandanche

vicinanza il

questa potesse

frequenza esser

(27),

per

resto

giusta,

perdere

evidentemente la sua validit, cos come la formula classica cessa di essere valida quando si avvicina ad

. Nel caso di una quasi

coincidenza con una riga di assorbimento troviamo tuttavia in ogni caso il risultato, che luce della frequenza di questa riga verr diffusa in modo estremamente intenso. Una parte della radiazione

7 8

Nature 113, 673 (1924). Nature 114, 310 (1924). Vedi anche J.H. van Vleck, Phys. Rev. 24,

344 (1924).

15

con quella di

, e la possibilit di una scrittura cos semplice

Nel caso generale, in cui i vettori

ed

qu

(t)=

2 2 a

cos2

non siano reali e non coincide pi

 

e 2 2 e

=3c m/(8

f=a

smorzamento

di

un

elettrone

classico

che

oscilla

con

la

2 2 2

(28)

probabilit

di

Einstein

che

t . (29)

di risonanza da vapori metallici osservata da Wood e da altri deve corrispondere sicuramente a queste intense onde diffuse coerenti, della presenza delle quali dellassorbimento delle del resto come ben testimonia della il fatto

stesse,

anche

riflessione

metallica ad alta pressione. In parte la radiazione di risonanza deriver tuttavia anche dagli stati eccitati, nei quali alcuni atomi sono portati dallirraggiamento. Riguardo alla radiazione di risonanza non ci addentreremo ulteriormente; si ricorder qui

soltanto di notare come la forma dellespressione (27) sia adatta a rappresentare con una formula il carattere delle righe di

assorbimento come punti singolari per la diffusione. Quando daltra parte frequenza di emissione

, lespressione (27) sar molto grande,

ma a causa della presenza di unemissione spontanea alla frequenza

e a causa della nostra ignoranza di come si comporta la fase caso di quasi risonanza, non possiamo

della luce diffusa nel

concludere senzaltro che sar rinforzata dallirraggiamento di onde sferiche di frequenza

vogliamo addentrarci qui, suggeriscono esattamente il contrario. Che la radiazione diffusa rappresentata dalla (27) sia

coerente con la radiazione incidente, lo si vede immediatamente dalla circostanza che in ogni termine compare sia lampiezza sia lampiezza coniugata , il che sopprime lindeterminazione nella fase di stessa. Questa coerenza la causa della dispersione, e

si trova facilmente che il raggio incidente si divide in generale in due componenti polarizzate, alle quali corrispondono due indici di rifrazione diversi. (27) I termini nella sotto (29) il secondo segno ad di una

sommatoria

nella

ovvero

corrispondono

dispersione negativa, che corrisponde all"assorbimento negativo" di Einstein nelle posizioni consueta o positiva

e 9

, proprio come alle

la

dispersione righe di

corrisponde

consuete

assorbimento nelle posizioni

Wentzel

ha

di

recente

cercato

di

dare

in

una

interessante

dissertazione (Zeitschr. f. Phys. 29, 306 (1924)) una trattazione secondo la teoria dei quanti della dispersione, che ha poco in comune con quella qui trattata. Wentzel sostiene unipotesi,

16

si trova quasi a coincidere con una

: certi argomenti, nei quali non

4. La radiazione diffusa non coerente . . .

secondo la quale la formula della dispersione della teoria dei quanti in generale non pu essere rappresentata nella forma semplice di Helmoltz-Ketteler, ma devessere considerata come una formula di dispersione classica distorta in un certo modo. Questa possibilit allora merita di tutta una lattenzione, perch non si potrebbe del parlare derivazione rigorosa della formula momento di dipolo indotto secondo la nostra trattazione fondata sul principio di corrispondenza. Tuttavia secondo noi non c base sperimentale sufficiente per mettere in dubbio la validit di una formula semplice come del tipo la (27) o (29). Wentzel porta poich in in particolare esempio dispersione nellelio, questo caso la frequenza di assorbimento "efficace" sta sul lato delle lunghezze donda piccole rispetto al limite della serie di assorbimento (essa quasi del 5% pi grande della frequenza limite). Una simile situazione non parla tuttavia in alcun modo a disfavore della formula classica, poich alla dispersione non contribuiscono soltanto le righe di assorbimento dellelio, ma anche lassorbimento continuo, che si estende al di l del limite della serie nella direzione delle onde corte. Un calcolo semplice, che si fonda su considerazioni teoriche sulla grandezza dellassorbimento continuo (vedi H.A. Kramers, Phil. Mag. 46, 836 (1923)) o anche su unestrapolazione al caso dellelio delle formule empiriche per lassorbimento dei raggi Roentgen, mostra infatti che utilizzando le formule classiche leffetto di questo assorbimento continuo sulla dispersione nella regione ottica lo stesso di quello di una riga di assorbimento, la cui frequenza sia circa 1,2 volte la frequenza del limite della serie, e la cui "intensit" pu comportare parecchie unit, cio pu corrispondere ad un numero di parecchi elettroni non di dispersione. di Nel caso un dellelio pertanto lesperienza consente decidere rifiuto della formula di dispersione classica. (vedi anche K.F. Herzfeld e K.L. Wolf, Ann. d. Phys. 76, 71 (1925)). 17

Lunidirezionalit della radiazione quantistica Ralph de Laer Kronig a New York


(ricevuto il 27 giugno 1924)

In una dissertazione apparsa recentemente

G. Wentzel mostra

come si debba tradurre nella teoria dei quanti il concetto classico di fase. In essa, quando si tratta un processo di radiazione che comincia con lemissione E di un quanto di luce da parte di un atomo e finisce con lassorbimento A del quanto di luce da parte di un altro atomo, si pone per la fase della radiazione lespressione invariante: =(1/h)

Inoltre latomo emittente, latomo assorbente e tutti gli atomi influenzati dal quanto di luce sul suo cammino sono considerati insieme come un sistema meccanico. Le niche, dove gli impulsi

sono scelti in modo tale che essi

rimangano costanti per un moto meccanico. Questa definizione di corrisponde interamente, come classica della fase; poich mostra per Wentzel, alla

definizione le

moti

meccanici

sono

costanti, essa d una misura delle perturbazioni non meccaniche durante il processo di radiazione.

Per mezzo di questa Wentzel cerca inoltre la probabilit di transizione di un processo non meccanico, nel quale lintegrale di fase I

dellammontare

da zero solo quelle transizioni per le quali i condizioni quantiche

I =n h
k k

. secondario il principio

Inoltre

si

ottiene

come

prodotto

corrispondenza. Si descriva infatti latomo emittente mediante le

1 2

Zeitschr. f. Phys. 29, 383 (1924). Zeitschr. f. Phys. 22, 193, 1924.

di

un
k

atomo

emittente

periodico

condizionato

muta

I , e trova che possiedono una probabilit diversa I


k

soddisfino alle

(2) di


k k

(1)

sono variabili cano-

variabili angolari w =t
k

di modo che sia =(1/h) w dI +


k k k

=(1/h)

tdW+

u dI +
k k

Se le quantit di fase u sar

restano invariate durante lemissione,

=(1/h)

tdW+

I +
k

Per il vettore chiamato

da Wentzel, che determinante per la

probabilit di una transizione, risulta ora, quando sia mediato su tutte le u


k

(cio sui valori arbitrari delle u

stante dellirraggiamento): = ... du du ...


1 2

(u )exp[2 i ] ,
k

(u )=
k

( s) n k

exp[-2 i n u ] .
k k

La (3) diversa da zero solo quando la (2) soddisfatta. Nella sua trattazione Wentzel si occupa solo delle w , che si
k

potrebbero indicare come variabili "interne" dellatomo emittente. Ma il sistema consiste di un atomo emittente e di uno assorbente, e se il primo mobile come un tutto in una spazio privo di forze, nel quale il secondo in quiete, per determinare la sua posizione sono necessarie anche variabili "esterne". Il baricentro dellatomo emittente si muova quindi lungo una retta, naturalmente con velocit costante, fintanto che non ha luogo alcun processo non meccanico. Possiamo pensare la sua posizione determinata con coordinate rettangolari latomo A, dove

ed

in un piano passante per la retta e per

= t

W/ p

+ x ,

= t

W/ p

+ y ,

(x,y coordinate al tempo t=0, cio allistante dellemissione). Sar allora

  

%   %

     

   # 

  

W/ I + u
k



!"    

$   % $

prossimi alli-

(3)

=(1/h)

In particolare nel punto di assorbimento, poich t=(x +y ) 1 = h


2 2 1/2

/c, si ha:
2 2 1/2

I +(x +y )
k

Se

si

sceglie

lasse

generalizzando il metodo di Wentzel, nel calcolo di

tutti i punti del cammino, al posto della (3) risulta


x

=lim
x=

(1/2x)
s

La media su u ,u ... non produce niente di nuovo. Invece quella su


1 2

x d nellintegrale il fattore

lim
r=

(r -y )
2

2 1/2

dr

dove r = (x +y )

2 1/2

la lunghezza del raggio vettore dal punto di p la componente della va-

assorbimento al punto di emissione e

riazione dellimpulso in questa direzione. Lespressione zero, salvo quando

La simmetria e la circostanza che questo salto dimpulso della grandezza che su basi classiche pu essere associata allir-

raggiamento di una quantit denergia h ha luogo nessuna del variazione Ci si

direzione

raggio.

rimanga valido anche quando si passa al limite zero della velocit relativa. Quindi latomo emittente subisce un impulso nella direzione del raggio dammontare h /c. Ci corrisponde interamente allidea sostenuta per primo da Einstein , che ha trovato una cos bella
3

Phys. Zeitschr. 18, 121, 1917.

    21% $ 0   ) ' ( '


h c + x (x +y )
2 2 1/2

4 514 0  3  ) ' ( 

&%$      
tdW+ u
k k

dimpulso deve

aspettare

'

' 4

'

3 

I + x p + y p +
k

. W=h , ed ivi



(x +y )

2 1/2

parallelo

alla

direzione

del

moto

e,

si media su

... du du ...dx
1 2 -x

(u )exp[2 i ]
k

(r -y )

2 1/2

exp 2 i

r h

h /c +

p = -h /c .

fanno comprendere che non perpendicolare che il alla

risultato

conferma nelleffetto Compton-Debye . Tuttavia, come si vede, il segno della variazione dimpulso su derivata opposto a quello che si prende di solito. Ci non muta invero la trattazione di Einstein e la formula di Compton, ma con il metodo introdotto da Schrdinger
5

risulterebbe un effetto Doppler sbagliato. Perci si

deve modificare la definizione (1) della fase in modo tale che il segno risulti giusto, e che inoltre i risultati derivati da

Wentzel, in primo luogo la connessione con la definizione classica della fase, restino conservati. Queste condizioni sono soddisfatte dallipotesi =(1/h) 2tdW -

come ci si persuade facilmente. Risulta allora

p = h /c .

Nel senso dellidea proposta da Bohr, Kramers e Slater del campo di radiazione virtuale ,
6

lequazione

mediante il vettore di radiazione classico dellatomo emittente sar indotta nella posizione dellatomo assorbente una probabilit per un salto dimpulso, che va di pari passo con un salto

denergia, della grandezza e della direzione trovati. New York, Columbia University, 9 giugno 1924.

A. Compton, Phys. Rev. 21, 483, 1923.

24, 161, 1923.


5

E. Schrdinger, Phys. Zeitschr. 23, 301, 1922. Phil. Mag., maggio 1924.

  "
k k

' 4

 

(4)

(4)

significa

che

P. Debye, Phys. Zeitschr.

Sulla teoria quantistica della radiazione A. Land a Tubinga

1. Serie di transizioni. - 2. Emissione spontanea. - 3. Emissione indotta

1. Serie di transizioni. debba attribuire agli stati

Bohr ha pi volte suggerito che si quantici di un atomo una certa stati

indeterminazione, stazionari si

perch la

nella forza

determinazione elettrodinamica

degli di

trascura

frenamento

dello smorzamento radiativo. Nel seguito si mostreranno alcune conseguenze di questa idea per i postulati fondamentali della teoria di Bohr. Dagli esperimenti di Bothe e Geiger, di Compton e Simon si pu stabilire che non gli stati stazionari ma soltanto le

transizioni stesse sono accoppiate con la radiazione. Se non si vogliono addirittura gettar via tutti i successi degli argomenti quasi di teoria ondulatoria e di corrispondenza, si pu cercare una mitigazione della teoria dei quanti di luce mediante la

seguente asserzione: I. La transizione di un atomo al tempo t=0 induce transizioni negli altri atomi anche a non istantaneamente, t>0 (a ma con probabilit tempo
-8

decrescente latenza).

tempi

prescindere

dal
-7

di

A causa dei brevi tempi di decadimento da 10

a 10

sec.

una distinzione rispetto a quanti di luce agenti istantaneamente non immediatamente determinabile sperimentalmente. Lipotesi formulata in I si pu sostituire con una un po pi precisa mediante laffermazione che II. Gi latto di emissione di un singolo atomo isolato d luogo ad una "riga spettrale" non netta ossia con coerenza non infinita, la cui larghezza calcolabile mediante lo smorzamento classico. Nellinterpretazione quasi classica lemissione non netta


Zeitschr. f. Phys. 35, 317 (1926). 1

attorno a Fourier armoniche si

pure,

che

stanno

attorno

al

valore

principale

Possiamo associare ciascuna di queste componenti armoniche ad una transizione tra due stati nettamente definiti, e otteniamo come equivalente della riga spettrale non netta secondo I. e II. una serie continua di transizioni di un atomo, della cui struttura si parler pi dettagliatamente nel seguito. A questa come pare stringente conseguenza della I. e della II., che le
2

variazioni

di

stato

consistano

in

serie

transizioni , non si attribuito spesso alcun significato, perch la nettezza delle righe spettrali una caratteristica assai pi vistosa della loro imprecisione. Limprecisione di una riga

spettrale

si estende tuttavia in realt non solo al piccolo

dominio della sua larghezza a mezzaltezza, ma come mostrano la dispersione, la diffusione, la riflessione e la rifrazione di luce estranea con

, ad una regione assai pi vasta. Deviazioni

dellindice di rifrazione n dal valore 1 si trovano in una regione


0

chiameremo dominio di dispersione; in prossimit di

la curva di

n ha inoltre in confronto alla restante regione un incremento estremamente grande (determinato dallo smorzamento), la cui

origine determinante per la larghezza della "riga spettrale"

transizioni complessiva la transizione principale

immediatamente vicine per cos dire per caso (cio a causa del

Nellespressione

serie

di

transizioni

una

allimmagine consueta, che una "transizione" colleghi due "stati" netti. Ma gli stati, come ha notato Bohr, non sono nettamente definiti, e la stessa cosa vale per le transizioni. Solo

formalmente si pu pensare lo stato non netto come composto da "stati netti" nel senso consueto, e la transizione da una serie di "transizioni nette". Tuttavia questa scomposizione secondo

linterpretazione qui proposta non ha contenuto fisico, e sarebbe coerente parlare ancora semplicemente di transizione invece che di serie di transizioni.

.Ma questo mostra soltanto che entro la corrispondente serie di E


0

e quelle

concessione

assai estesa attorno a

(propriamente estesa fino a

), che

rappresentata con unoscillazione, sviluppa in una serie continua di

che

secondo

oscillazioni
0

di

valore

per

caso

assai

piccolo

dello

smorzamento

radiativo)

possiedono pesi fortemente privilegiati, in corrispondenza alla forte luminosit della riga spettrale stretta posizioni buie pi lontane

. Ma se si vuole giungere ad una

comprensione della dispersione, della diffusione etc., loscurit delle restanti regioni di dispersione la si deve intendere solo come relativa, e le transizioni ulteriori E lontane da

di importanza fondamentale per il fenomeno dellinterazione di un atomo


0

con luce estranea

. quantizzazione
3

Sullimportanza
5

della

non

netta

richiamato lattenzione Ehrenfest e Tolman , e inoltre A. Smekal , e R. Becker ha nella sua teoria quantistica della dispersione

attribuito quantitativamente dei pesi agli stati ulteriori. La differenza tra quelle ricerche e la presente consiste nel fatto che in quelle le singole variazioni di stato di un atomo sono considerate come transizioni nette tra stati non quantici, mentre qui, secondo le I. e II., ogni variazione di stato gi di per s considerata come un continuo di transizioni nette. 2. Emissione spontanea. Per descrivere pi in dettaglio la

serie di transizioni che corrisponde alla riga spettrale non netta di un atomo, rappresentiamo lemissione spontanea dellatomo

mediante loscillazione smorzata

che si pu considerare come rappresentante dellintensit di campo di una emissione di radiazione smorzata reale o virtuale. La riga spettrale non netta (1) secondo Fourier composta da una serie

Ehrenfest

Tolman,

Phys.

Rev.

24,

287-295

Quantization.)
4

A. Smekal, Zeitschr. f. Phys. 34, 81 (1925). (ber metastationre

Atom- und Moleklzustnde.)


5

R. Becker, Zeitschr. f. Phys. 27, 173 (1924). (ber Absorption

und Dispersion in Bohrs Quantentheorie.)

continua di componenti armoniche pure

exp[2 i t] della forma

(1924).

=0

per t<0 ,

exp[2 t(i

-1/

)]

per t 0 ,

rispetto alle

sono

hanno
4

(1)

(Weak

nella quale le singole ampiezze risultano

della singola componente armonica risulta


2

( -

) +1/

2 0

Dal punto di vista della teoria dei quanti la riga spettrale non netta (1) corrisponde secondo la nostra interpretazione ad una serie di transizioni di un atomo, ovvero nel senso consueto ad una serie di transizioni nette

E di pi atomi, i cui singoli termini

partecipano alla serie con dei "pesi", che sono proporzionali alla (3), quando in essa si sostituiscano = E/h , e

mediante: (4)

= E /h .
0

Hanno peso massimo quelle transizioni ulteriori della serie, che stanno vicino alla transizione principale stati quantici
a E 0 e E 0

ed

determinati dalla teoria dei quanti. I

pesi relativi delle transizioni ulteriori sono secondo la (3)

Nel

caso

che

latomo
0

isolato

considerevolmente, risulta distorta. Sebbene con

ed

inoltre

la

distribuzione

ci

si

ricada

nellambito

interpretazione, fissiamo ora la serie di transizioni data dalle (3) e (4) con la seguente rappresentazione. Latomo possiede oltre alle energie quantiche E
0

come valori principali anche un continuo

radiativo;

sostituire a

il tempo di decadimento classico dello smorzamento smorzamento da urto


0

per

essenzialmente determinati da 1/

, anche a grande distanza da spontaneamente si

irraggi

deve

si dei

accorcia pesi (3)

della

vecchia

g =(1/ )

dove

g d =1 .

1/

Il suo peso relativo g

=(1/4

2 0

( -

) +1/

2 0

allora uguale a

  

Se

inoltre

scriviamo

nella

exp[-2 i t]dt=(1/2 )

forma

  

  

exp[2 i t]d

 

i( -

1 )+1/
0

(2)

exp[i

],

lintensit

(3)

(3)

che

collega

due

di

valori

ulteriori

E.

Le

stesse
a

differenze
e

dellazione, che separano due valori principali anche sempre tra due altri valori E cos associare al salto E
a e

a E 0

ed E
a

del continuo. Possiamo


a 0 e 0

J un intero continuo di coppie di valori E=E -E = E =E -E . Solitamente,


a 0 a

ed E , con differenze costanti


a E 0

quando latomo si trova "nello stato E ", i valori E attorno ad

possono essere attraversati continuamente in modo rapido con tempi


e

infinitamente

relativi

corrispondono ai loro pesi. Una situazione analoga vale quando latomo si trova "nello stato E ". Una transizione spontanea ora contraddistinta dal fatto che latomo
a

assume ed E
e

contemporaneamente i due valori di una delle coppie E descritte e inoltre attraversa in modo

infinitamente

veloce

lintero continuo delle coppie di valori con permanenze relative che sono misurate dalla (3). Naturalmente si pu vedere in questo nientaltro che un tentativo irrazionale di descrivere la serie di transizioni (3) con concetti della rappresentazione con stati nettamente definiti che qui si vuole abbandonare. 3. Radiazione indotta. Leffetto di una transizione

spontanea dellatomo A su un atomo B appare per met statistico, per met causale. Statistico in quanto la serie di transizioni indotte in B o avviene interamente o non avviene: solo quando vi sono molti atomi B esister una certa percentuale di transizioni complete. Causale in quanto la capacit della serie di transizioni A di rendere probabile in B una serie di transizioni diminuisce
-8

maggior effetto.

parte

dei

casi

si

constata

coincidenza

In particolare possiamo anche pensare linterazione tra A e B trasmessa da oscillatori virtuali e dalla radiazione virtuale che da essi proviene. Ma mentre Bohr, Kramers e Slater associano ad ogni stato quantico di A un oscillatore
0

discreto di oscillatori armonici associare ad ogni transizione

, di

,
0

,...), noi possiamo


0

una

oscillatori armonici virtuali dalla (2); allora

con le ampiezze relative date (1) data complessivamente da

loscillazione

questi, che comincia al tempo t=0, capace di unazione fisica

Questo

tempo

del

resto

cos

corto

( 10

sec.), tra

che

nella ed

causa

(cio

un

numero

serie

continua

col tempo ed essenzialmente limitata al tempo di decadimento

di

tra ed
e E , 0

valori

esistono

raggruppati

permanenza

che

su

di

causale quando t>0, mentre unoscillazione armonica pura

Se la su descritta transizione in B avviene realmente, cio se a seguito della transizione B ha scambiato E


e

diventato una sorgente (virtuale) di onde non nette con il valore principale solo

. Ma una tale radiazione secondaria deve uscire da B B effettua realmente la serie di transizioni

quando

descritta, che avverr o non avverr in modo per met causale, per met statistico (vedi sopra). Si noti in conclusione che noi attribuiamo al complesso della rappresentazione qui esposta meno valore che alla constatazione dellalternativa: O la variazione dello stato di un singolo atomo associata con lemissione di una riga spettrale

in un salto tra due stati quantici netti

E =h
0

(teoria

dei

quanti

di

luce).

Oppure,

come

corrispondenza con lo smorzamento radiativo classico, ogni singolo atomo emette gi una riga spettrale
6

non

variazione di stato associata pu consistere solo in una serie continua (simultanea) quantica di transizioni , E =h
0

nella
0

transizione

principale E=h

si

transizioni ulteriori (3), che cadono

essenzialmente con il peso relativo di dispersione" della riga

nel

"dominio

spettrale, cio in una parte molto al di fuori dalla semilarghezza di riga. Born e Jordan
7

hanno dato espressione allidea che le fasi

istantanee dei moti elettronici negli atomi non abbiano posto nelle vere leggi di natura , come quantit in linea di principio inosservabili. Potremmo qui fare un altro passo e sostenere che anche le energie nette di stato degli stati quantici appartengono a queste quantit; allora secondo quanto sopra sarebbero definite e osservabili in linea di principio solo le propriet delle "serie

Vedi Nota 1, 1. Born e Jordan, Zeitschr. f. Phys. 33, 479 (1925).

esercita perci azioni che durano da t=-

a + , oppure istantanee naturale per la

hanno

cio con coerenza

; allora la variazione di stato pu consistere


0

dura da t=-

fino a t=+ , fisicamente unassurdit.


a

con E , B

matematicamente netta,

, e la radiazione

netta;

allora

quale

oltre

anche

, che

la

alla

quelle

di

stati";

solo

formalmente loro

(come

gli

stati le

netti si

con possono

lassegnazione

delle

fasi

istantanee)

visualizzare come una composizione di stati netti, tra i quali lo stato principale e i suoi vicini hanno per certi fenomeni

(semilarghezza di riga) un significato particolare, mentre per altri fenomeni (dispersione etc.) anche le componenti pi distanti della serie richiedono particolare attenzione. In contrapposizione con altri (l. c.), che considerano il singolo stato principale e i vicini come realizzabili (e osservabili) da soli, noi potremmo invece considerare come "stato" e come "transizione" del singolo atomo gi solo la serie di stati e la serie di transizioni, per non cadere (vedi alternativa precedente) nella teoria dei quanti di luce pi estrema,
8

che

finora

ha

fallito

con

il

problema

dellinterferenza .

Quando per esempio G. Wentzel (Zeitschr. f. Phys. 22, 193 (1924)) "tradurre nel linguaggio della teoria dei

fa il tentativo di

quanti" la sovrapposizione ovvero addizione delle energie come una sovrapposizione ovvero addizione delle probabilit con le quali quanti di luce possono andare da Q a P per cammini diversi, questo si deve considerare sbagliato rispetto alla relazione esistente tra gli eventi, che possono essere assai separati temporalmente. Secondo Wentzel si deve avere per esempio
1 2

dinterferenza buia quando i due cammini l ed l , S ed S


1

interporre improvvisamente a met tra P e Q al tempo t=0 uno schermo nero che ostruisca il cammino l , ma lasci aperto l ,
1 2

allora Q noter al pi presto qualcosa al tempo t=l/2c e potr allora cominciare lemissione di quanti di luce verso P lungo l ,
2

di modo che P sar illuminato al pi presto a t=3l/2c. In realt lilluminazione di P comincer allincirca al tempo t=l/2c. La teoria di Wentzel contraddice i fatti sperimentali pi elementari.

non trasportano alcun quanto di luce

. Si pensi tuttavia di

possiedono una differenza di cammino ( /2=)ch/2


in P una
2

banda

verso P,

e perci i due

Transizioni quantiche spontanee A. Land a Tubinga


(ricevuto il 17 marzo 1927.)

Le

transizioni

spontanee

sono

ricondotte

ad

un

campo

di

smorzamento spontaneo.
2

1. Da poco M. Born ondulatoria le probabilit

ha calcolato secondo la meccanica di transizione tra stati quantici

stazionari sotto linfluenza di un campo esterno dato; tra laltro ha discusso linfluenza di luce disordinata meccanica di densit di i

radiazione

coefficienti di probabilit B per lemissione in indotta. termini e di

Schrdinger frequenze Madelung


3

di

meccanica

ondulatoria

frequenza di combinazione

nello stato di partenza m che nello stato finale n, cosa che contraddice lesperienza.
4

spontanea anche nel caso che tutte le particelle siano nello stato iniziale m O. Klein si visto costretto a render responsabile

per lAussstrahlung non la corrente di Madelung, che in questo caso stazionaria, ma una corrente non stazionaria diversa da quella. Vogliamo ora ricondurre questultima alla sua origine, una sorta di campo di smorzamento, che va inserito al posto di un eventuale campo esterno. La strada per lo smorzamento radiativo spontaneo andrebbe

1 2

Zeitschr. f. Phys. 42, 835 (1927). M. Born, ZS. f. Phys. 40, 167, 1926. E. Madelung, ibidem 40, 322, 1926. O. Klein, ibidem 41, 407, 1927.

3 4

del campo

per

includere
mn

nella

ondulatoria

di Einstein per lassorbimento e base dellinterpretazione della condizione di

Sulla

battimenti

delle di

Bohr

secondo

linterpretazione

idrodinamica

si potrebbe arrivare allopinione che la richieda


mn

per

lemissione

spontanea

con

la presenza delle particelle sia

Per

render

conto

dellemissione

cercata in una traduzione dei calcoli classici che sono stati elaborati in un lavoro precedente di Born e Jordan
5

riguardo di quel

allinterpretazione quantistica. Tuttavia

gli

sviluppi

lavoro non paiono adatti al trasferimento immediato nel linguaggio quantistico, poich il campo di smorzamento l utilizzato
3

dA = -(2/3c )

dt) e perci gi le ampiezze di transizione

crescerebbero proporzionalmente al tempo, cosa che dovrebbero fare le probabilit di transizione. Perci seguiremo qui una via per la derivazione dellequilibrio radiativo che stata descritta per la prima volta da W. Bothe
6

e porremo le transizioni spontanee sullo stesso piano di

quelle indotte, poich ci chiederemo quale potenziale di campo perturbativo F(x,t) va introdotto nellequazione

come corrispettivo del potenziale di campo F(x,t) di un campo perturbante esterno, per ottenere come risultato le probabilit di transizione spontanea. (In prima approssimazione le transizioni spontanee e quelle indotte mediante un campo esterno possono

essere trattate indipendentemente.) La risposta nel caso che tutte le particelle siano nello stato di partenza m suona cos: Il campo di smorzamento che agisce sullo stato m non

esattamente periodico in

mn

(n<m), ma affetto da salti di fase

disordinati, di modo che lo sviluppo di Fourier del campo di smorzamento combinazione ricopre un intorno

mn

. Lintensit del campo di smorzamento quindi

uguale allintensit di campo di una radiazione disordinata

per ogni grado di libert radiativo della quale nellintorno di

mn

si ha tanta energia quanta ne viene emessa con un processo

demissione (cio ogni grado di libert ha lenergia h

mn

).

Se si introduce infatti il potenziale F(x,t) di questo "campo

M. Born e P. Jordan, ibidem 33, 479, 1925. W. Bothe, ZS. f. Phys. 41, 345, 1927. La trattazione presente ha

con quella di Bothe molti punti in comune.

[U(x) + F(x,t)]

    

 

4 i h

mn

= -(2/3c )

in fase con il momento

dellelettrone (lavoro

= 0

(1)

della

frequenza

di

di smorzamento spontaneo" nella suddetta equazione (1) si ottiene,


m m

k k

cio lampiezza di probabilit della transizione spontanea m k, soddisfa il rapporto di Einstein

(a ) :(b )
mk mk

tra le probabilit di transizione m k spontanea e indotta. Anche quando tutte le particelle sono soltanto nello stato m, e quindi la corrente di Madelung stazionaria, saranno provocate dal campo
mk

(k<m). -

Ci

si

pu

ora

chiedere alle

inoltre,

quale

Ausstrahlung Per

elettrodinamico sia accoppiato

transizioni

spontanee.

rispondere a questa domanda sar necessario tirare in ballo con O. Klein oltre alla densit di corrente di Madelung anche una densit di corrente daltro tipo, linterpretazione statistica della quale tuttavia si discosta da quella per la densit di corrente di Madelung. E inoltre potremo intendere la comparsa di una densit di transizione alla Klein per lAusstrahlung spontaneo come una conseguenza del campo di smorzamento ( 3). 2. Se si pone nellequazione (1) per il potenziale F(x,t)
7

ottiene secondo Born , nel caso che il campo consista di luce disordinata con densit di radiazione transizione m n

mn

mn

) =

3h

mn

mn

ora

la

densit

di

radiazione

del

"campo

spontaneo" per lo stato m in modo tale che ad ogni grado di libert con =
mn

corrisponda un quanto h

mn

, cio

sta evidentemente al posto di 8

M. Born, ZS. f. Phys. 40, 167, 1927, formula (39). In essa 4

dove

lelemento di matrice del momento

! 

( ), per la probabilit di

il prodotto col segno meno del momento

(x) e del campo

(t) si

mn

) ,

(2)

(x). Se si assume di smorzamento

spontaneo che contiene la frequenza

8 h c

3 mk

, delle transizioni m k

stato

finale

(k=1,2,...m)

con

= c a ,
m mk

dove

come si mostra nel 2, a partire dallo stato iniziale

=c

uno a ,
mk

0 mn

la probabilit di transizione spontanea cos generata sar

mn

3h

mn

e si ottiene quindi

A :B
mn

mn

mn

) =

in accordo con la condizione di Einstein.

3. Si dovr mostrare ora, ripetendo un noto risultato di Born


mn m

(l.c.),

P (x,t) associata allo stato m secondo la formula di O. Klein

mn

Se

lo

stato

iniziale,

rispettivamente

caratterizzati da

1 1

2 2

1 1

2 2

a a

poniamo con Born i C lineari

in rapporto con i c

mediante le equazioni

coefficienti

mn

delle

quali

transizione, e i loro quadrati le probabilit di transizione per la singola transizione m n, mentre i c numero di particelle
2 m

nello

perturbatrice. Risolvendo lequazione donda (1) si ottengono poi secondo Born per un campo di perturbazione arbitrario ampiezze di transizione b
mn

nel modo seguente (

pu per esempio

essere un campo esterno dato arbitrariamente oppure il nostro campo di smorzamento spontaneo, effettivo nello stato m): si

c b

m mn

, le ampiezze

rappresentano
2 m

ovvero C prima

rappresentano il dopo lazione

stato

(t) le

con

le

densit

di

Schrdinger-Madelung

""

""

= c

+ c

P (x,t) =

quale ruolo giochino le densit di * (xt) (xt), dalle quali si costruisce


n

= P

mn

ovvero

mn

) =

+ P

nm


8 h c
3

3 mn

! 

(n<m) ,

(3)

mn

) ,

(4)

8 h c

3 mn

(5)

transizione la densit

(n<m) . lo stato finale, sono

= C

+ C

e e

* ,

(6) di

lenergia potenziale moltiplicata per -2i /h b(x,t) =

e utilizzando le autofunzioni imperturbate

le quantit
T mn

mn

compare anche nelle ampiezze di transizione b , indipendentemente


mn

dai numeri c

rispettivamente c

degli stati iniziali e finali,

cio anche quando per t=0 tutte le particelle sono nello stato m. Si pu sviluppare ulteriormente lequazione (8) secondo la (7) in
T mn m

dx

x mn

(x)

dt (t)exp[2i

= dove ora M

coefficiente di Fourier nella rappresentazione di del tempo T come integrale di Fourier


+

(t) =

( )exp[2i

t]d

In

questo

modo

le

densit

introdotte

da

O.

Klein,

determinanti per le ampiezze di transizione, sono ricondotte al campo che genera la transizione, in particolare per transizioni

mn

lelemento di matrice di

(x) ed

(t) in funzione

( ' ) $

2i h

mn

mn

) ,

' $

( ' $ % 

2i h

dx (x)

dt (t)exp[2i (

T mn

t]

' $

( ' $ % 

2i h

* (x) (x)

con

la

densit

di

O.

Klein

P (x,t)=

( ' &' $ $ &% 

2i h

dx dt b(x,t)P (x,t)
mn

m n

* .

( ' &' $ &$% 

(x,t) =

(x)exp(2i

t)

2i h

dx dt b(x,t)

2i h

(x)

(t) ,

= E /h)
m

m n

Questa

costruiscono

lenergia

potenziale

F(x,t) = - (x)

(t)

ovvero

(7)

(8)

densit

mn

)t]

mn

) il

che

sono

spontanee al campo di smorzamento spontaneo.

Aggiunta alla correzione. Nel frattempo P. Dirac (Proc. Roy. Soc. (A) 114, 243 (1927) ha affrontato il problema della radiazione spontanea e indotta in modo assai pi efficace trattando il numero di quanti di luce come q-numero, e in tal modo il campo di smorzamento da noi postulato (1 quanto per grado di libert) appare spontaneamente.

La meccanica ondulatoria dei continui e lelettrodinamica. A. Land a Tubinga


Con una figura. (ricevuto il 28 luglio 1927.)

Le

quantit

densit

denergia,

dimpulso,

degli

sforzi

densit di corrente sono soggette secondo la teoria dei quanti a certe indeterminazioni. Ci porta ad una funzione donda delle densit, che possiede nel senso di de Broglie periodi spaziali tetradimensionali e che viene trattata in particolare per il caso dellelettrodinamica.

1. In quanto segue si cercher di utilizzare nel modo il pi possibile analogo considerazioni che hanno portato alla

meccanica ondulatoria del punto materiale per la preparazione di una teoria quantistica dei continui. Ai continui appartiene il campo elettromagnetico, che pure dotato di energia, impulso, ecc.. Lo stato di un mezzo continuo nello spazio e nel tempo caratterizzato dalla densit denergia w, dalla densit dimpulso , dalla corrente denergia

duniverso; essi costituiscono le componenti del tensore densit denergia e dimpulso

11 21 31 41

12 22 32 42

13

14

p p p

xx yx zx x

p p p

xy

p p p

xz

ic ic ic

23 33

24 34

yy zy

yz zz

43

44

i c

i c

i c

-w

la simmetria del quale


2

ik

ki

contiene la legge dellinerzia classica si assume che i

dellenergia

= /c . Nella

meccanica

valori delle 16 componenti di

in ogni punto duniverso siano

definiti con precisione a piacere e siano in linea di principio

Zeitschr. f. Phys. 44, 768 (1927).

e dagli sforzi p in ogni punto

x y z

x =
4

x, y, z, l=ict

misurabili. La meccanica quantistica dei continui prende invece il suo punto di partenza da una imprecisione nella misura delle

componenti della densit limitata dalla quantit h, in analogia a come la meccanica del punto materiale ascrive alle
2

quantit

energia ed impulso stesse unincertezza di principio . Trattiamo ora la densit denergia w. Questa definita

classicamente come il valore limite dellenergia totale W misurata in un volume lincertezza V divisa per questo volume nel limite

W con la quale misurabile unenergia totale W

tanto maggiore quanto pi piccolo il tempo lesecuzione della misura, di modo che

t disponibile per

t = h .

Allora i limiti di precisione denergia w sono W V h

w per la misura della densit

w =

hci x x
2

hci

con

come elemento di volume duniverso; lespressione tale

che si farebbe meglio a definire la densit denergia invece che mediante w=limW/ V, mediante

Wdx

w = lim

come valore limite di unazione da misurare per unit di volume duniverso. Mentre quindi lenergia W di un punto materiale coniugata alla coordinata t secondo la relazione

densit denergia w "coniugata" in egual modo a tutte e quattro le coordinate x x x x Analogamente


1 2 3 4

secondo la relazione per limpulso.

fluisce durante

t attraverso coordinata

y z. Per limpulso totale vale


x

coniugato h =
x

alla

x,

la

legge

di

incertezza

x; risulta quindi h =

(c

) t y z

x e in conclusione

W. Heisenberg, ZS. f. Phys. 43, 172, 1927.

 

accade
x

denergia, e quindi

/c = c
x

la corrente dimpulso per unit di y z =


x

tempo e di superficie, c

limpulso totale che


x

Se

V=0. Ma ora

(1)

(1)

t = h, la

= hci. corrente

la

, che

come corrispettiva della (1). Al posto della consueta definizione della densit dimpulso
x

definizione

come corrispettiva della (1).

2. Si pu ora generalizzare da hic x y z l

.. 14 44

alle restanti

jk

hic

come limiti dincertezza per la misura di una qualche componente della densit volume

duniverso

definizione della densit

kj

jk

= lim

jk

dx x

= lim

come "azione" per unit di volume duniverso.

Si tratta ora di sfruttare secondo la meccanica ondulatoria questa legge. Mentre de Broglie associa al punto materiale di energia W una lunghezza
4

del

periodo
4

temporale

lunghezza donda-x

di valore W = h

mediante h = hic
4

e corrispondentemente allimpulso mediante

una lunghezza donda

ic

hic
1

nella meccanica dei continui noi possiamo associare alla densit


jk

un volume duniverso

jk

come periodo mediante

 

    

jk

quando si estenda la misura dellazione su un ; allequazione (1) corrisponde la

kj 2

dx

ovvero

      
(c
x

) =

hic

= lim

/ V

appare

ora

migliore

la

= lim

dx

jk

(2)

(2)

una

=h/

Ci

significa

che

un

valore

della

densit

sullintero cronotopo corrisponde ad una funzione di stato possiede il volume duniverso

jk

hic
jk

come periodo fondamentale. Se invece anche il periodo di volume un determinato punto


jk

jk

non ovunque costante

varia con il punto duniverso. In un valore determinato

duniverso

jk

quindi un valore determinato stato

) jk

definito dalla funzione di

solo entro certi limiti dincertezza, e in modo tanto pi

preciso, quanto pi piccolo il gradiente di modo anche la lunghezza donda monodimensionale

jk

; allo stesso

corrispondente

ad un determinato punto tanto meno precisamente definita quanto pi forte il gradiente di Heisenberg vede la

, vedi Fig. 1. di

legge

incertezza
k k k k

q =h
k

espressione della regola di commutazione p q -q p =h/2i , oppure nel senso di Schrdinger come espressione / q ,
k

del

fatto

che

rappresenta loperatore (h/2i )

nellidentit = 1

- q

(q q ...) .
1 2

Le nostre densit

jk 1

sono ora coniugate nello stesso modo alle


4 jk

quattro coordinate x ..x ; ma poich zione di stato

d 16 quantit, la fun-

del continuo sar formalmente una funzione delle


jk 1 jk 2 jk 3 jk 4

4 16 coordinate x , x , x , x ; interviene poi a causa della simmetria valore di

jk

kj

una riduzione a 4 10 coordinate. Si ottiene il


jk x 1 1 2 3 4

in un determinato punto duniverso x ,x ,x ,x


1

se si
jk 2

sostituisce in tutte le il singolo valore x ,


2

il singolo valore x , in tutte le x cio se si proietta lo

ecc.,

spazio c da

4.10-dimensionale

sulluniverso

tetradimensionale.

Non

stupirsi che per il continuo si abbia a che fare con cos tante coordinate, poich anche per Schrdinger un sistema con n gradi di libert possiede una funzione

dipendente

da

3n

coordinate

spaziali; il continuo possiede in ogni punto 16 ovvero 10 gradi di

" !

!

" 2 % ')0" % % % $

! #  ! " 

!   
jk

hic
jk

(3)

jk

costante che

(e

% % &1 (

"

"

"

come

libert, il cui numero del resto si riduce ulteriormente nel caso del campo elettromagnetico. Si assumer quindi tante delloperatore = (h/2i )

jk

/ x

jk 1

jk 2

jk 3

jk 4

alla quale in verit non corrisponde la regola di commutazione semplice (x x x x )


1 2 3 4 jk

jk

- (x x x x )
1 2 3 4

jk

jk

= h/2i

ma

una

regola

complicata,

che

non

pu

portare

quantistica nel senso di Heisenberg-Born-Jordan. La funzione periodica di de Broglie ovvero la funzione quasi periodica

si pu generalizzare a = exp(2i

con x y z l
jk

Se invece ci si lascia guidare dalla prescrizione che la quantit di stato debba essere invariante per trasformazioni di :

Lorentz, si portati alla seguente forma per = 1 hic x x x


2 1

3. Per giungere allequazione differenziale per la funzione

ci

si

quantit classiche

porta immediatamente a una riduzione delle 4 16 coordinate alle


jk i =

4 10 coordinate x

jk

nella

indipendenti. Sia infatti

elettromagnetico, allora sussistono in ogni punto duniverso le seguenti cinque condizioni tra le

C 6 6 @C AD 0@0AD 97B 4 4 " 6 9786 !776 4 6

jk jk jk jk

j k

1 hic

j k

jk

x y z l

jk jk jk jk

j k

jk j k

+ x

2 2

+ x

2 3

+ x

2 4

far

condurre

dalle

propriet

spaziotemporali

x . Ma anche le restanti 10 componenti di


i

kj

posizione

x x x x

1 2 3 4

talvolta

non

il tensore denergia e impulso di un campo

jk

: in primo luogo lequazione

jk

. Lingiunzione della simmetria del tensore

sono

jk

come rappresen-

% % % % %$ 54$

"

, ad unalgebra

"

(4)

(5)

(6)

"

delle

tra

loro

in secondo luogo le seguenti equazioni poco note + + + = 0 (7)

e le due equazioni corrispondenti per y e z; infine

xy xz xl

di modo che delle 16 quantit

cinque. Poich daltra parte in un punto le sei componenti del campo

...

si possono scegliere a piacere, le componenti del

campo non saranno determinate completamente dalle componenti di


3

Ma

invece

inversamente

il

tensore

dallesavettore del campo elettromagnetico notazione di Laue, Relativittsprinzip) = [[ , ]]

jk

jk

= (1/2)(

dove

indica lesavettore duale di

indici mnop sono tutti distinti e lordinamento mnop si riconduce ad xyzl con un numero pari di scambi. Si ottiene un quando le continuo di

jk

derivate dalla funzione

Div

= [

, Div

Si chiamano allora il primo fattore

secondo fattore Div stesso -Div

= P tetradensit,

densit di tetraforza, e si ottengono automaticamente

le equazioni di Maxwell

Per il calcolo delle 6 quantit

equazioni
1k 1k

2k 2k 2

3k 3k

4k 4k

e [[ , ]]

G G G G G IG HG

jx

kx

jx

, cio

campo

classico-elettromagnetico soddisfano la condizione

con Div

da

si hanno le seguenti 5

= 0

per k=1,2,3,4,

G S S RQP

0 0 0 0
xx

yy

zz

ll

= 0 ,

(7)

xx xl

xy yl

xz zl

xl ll

00 00 00
+
yx yz yl

zx zy zl

= 0 ,

(7)

jk

ne rimangono indipendenti solo

"

S RQP

GG HG HG HG HG

S RQP S QRP

GG

F E

determinato

(ci atteniamo alla

kx

) + + + , *

(8)

mn

op

, dove gli

= 0 .

(9)

vettore di campo, il tetrapotenziale, e lo

Div La relativa funzione

= P,

Div

rappresenta la funzione di de Broglie.

Unelettrodinamica quantistica che forse si discosterebbe da quella classica si dovrebbe costruire nel senso di Schrdinger da unequazione differenziale per la funzione

limite h = 0 coincidere con il caso precedente di de Broglie.

"

* = 0 .

(10)

"

stessa e dovrebbe nel

Interpretazione quantomeccanica della teoria di Weyl12 F. London a Stoccarda.


(ricevuto il 25 febbraio 1927) Cap. I. La teoria di Weyl. Cap. II. La meccanica ondulatoria di de Broglie e la teoria di Weyl.

1. 2.

Lidentit` della a

e del regolo campione di Weyl.

La non integrabilit` non esclude lunivocit`. a a

Cap. III. Reinterpretazione quantomeccanica della teoria di Weyl.

Capitolo I. La teoria di Weyl. ` E noto che lidea di una pura geometria dellintorno concepita per primo da Riemann ha ricevuto recentemente da parte di Weyl un completamento straordinariamente bello e semplice. Si pu` considerare lidea di spazio di Riemann come o leliminazione del pregiudizio che le relazioni di curvatura in un posto dello spazio debbano essere vincolanti per la curvatura in tutti gli altri. Per dare un senso a questidea di Riemann era inizialmente necessaria lipotesi che il regolo che si utilizza in ogni posto per determinare i coecienti gik della forma fondamentale metrica ds2 = gik dxi dxk fosse un regolo rigido. Invece Weyl rileva giustamente che lipotesi di un siatto regolo rigido ` cone traria ad una geometria radicale dellintorno, poich solo i rapporti dei gik in un e posto, non il loro valore assoluto, possono essere determinati in modo signicativo, e corrispondentemente pone per la variazione dl di un regolo di misura di lunghezza l sottoposto ad uno spostamento innitesimo dxi : (1) dl = li dxi ,

dove i coecienti di proporzionalit` i sono funzioni della posizione, caratteristiche a delle relazioni metriche dello spazio - analogamente ai gik . Ovvero, se si integra la (1): (2) l = l0 exp i dxi

(l0 = l allinizio dello spostamento). Il regolo campione dipende in generale dal cammino (non ` integrabile); lo ` allorch le quantit` e e e a (3)
1 Quantenmechanische

fik =

i k k x xi

Deutung der Theorie von Weyl, Zeitschr. f. Phys. 42, 375-389 (1927). in parte alla seduta del Gauverein W rttemberg della D. Phys. Ges. Stuttgart il u 18 dicembre 1926; vedi anche una relazione riassuntiva provvisoria in Naturwiss. 15, 187, 1927. 1
2 Presentato

sannullano. Riguardo a queste quantit` fik si pu` secondo la loro denizione (3) a o esprimere lidentit` (il numero di dimensioni della variet` sia 4): a a (4) fkl fli fik + + = 0, i = k = l, i, k, l = 1, 2, 3, 4. l i x x xk

La coincidenza formale di queste quattro equazioni con il primo sistema delle equazioni di Maxwell rot E + (1/c) H = 0, div H = 0, ed alcune altre analogie formali hanno portato Weyl alla conclusione che i i siano da identicare a meno di un fattore di proporzionalit` costante con le componenti i a del tetrapotenziale elettromagnetico, e corrispondentemente le fik con le intensit` a di campo elettromagnetiche E,H. In logico completamento dellinterpretazione geometrica della gravitazione per mezzo della curvatura variabile dello spazio riemanniano, Weyl si immaginava la parte ancora restante delle azioni siche, il campo elettromagnetico, parimenti come una propriet` delle relazioni metriche dello spazio, a specicata tramite la variabilit` del regolo campione. Si scrive allora: a (2a) l = l0 exp i dxi , ( = fattore di proporzionalit`). a

Ci si stupir` dellenorme ardimento col quale Weyl ha scovato la sua teoria del a signicato geometrico dellelettromagnetismo solo sulla base di queste attribuzioni puramente formali: nella teoria della relativit` cera un fatto sico, il principio a dequivalenza tra massa inerziale e gravitazionale, a guidare Einstein nella sua interpretazione geometrica. Nella teoria dellelettricit` invece una circostanza del a genere non era nota: non cera nessun motivo per pensare ad uninuenza universale del campo elettromagnetico sui cosidetti regoli rigidi (ovvero orologi). Del tutto allopposto, gli atomi come orologi per esempio rappresentano dei campioni la cui indipendenza dalla storia passata ` provata dalla nettezza delle righe spete trali, in contrasto col campione non integrabile (2a), che Weyl assume in un campo magnetico. Ci voleva un convincimento metasico insolitamente netto per non distogliere Weyl, malgrado queste esperienze cos` elementari, dallidea che la natura dovesse far uso di questa bella possibilit` geometrica a lei oerta. Egli ha mana tenuto la sua interpretazione ed ha aggirato la discussione della contraddizione su delineata mediante una reinterpretazione alquanto oscura del concetto di misura reale, con la qual cosa per` alla teoria veniva sottratto il suo signicato sico cos` o pregnante, ed essa perdeva perci` molta della sua forza di convinzione. o Non ho bisogno di addentrarmi qui in questa trasformazione astratta della teoria. Mostrer` invece che proprio nellinterpretazione pregnante originaria della teoria di o Weyl ` insita una forza molto pi` grande di quella che il suo autore gi` aveva reso e u a eettiva, che cio` in essa si deve scorgere nientemeno che una via conseguente alla e meccanica ondulatoria, e solo da questo punto di vista essa assume un senso sico immediatamente comprensibile.

Capitolo II. La meccanica ondulatoria di de Broglie e la teoria di Weyl. Come teoria di de Broglie indico quellabbozzo ancora incompleto della meccanica ondulatoria nel quale la funzione donda del moto dun elettrone (alla quale ci limitiamo qui) (5) = exp 2i W (xi ) , i = 1, 2, 3, 4 h

deriva da una soluzione completa W dellequazione dierenziale alle derivate parziali di Hamilton-Jacobi (6) W e i i x c W e i xi c = m2 c2 , 0

dove le costanti dintegrazione sono da determinarsi in modo noto in maniera tale che sia una funzione dello spazio ad un sol valore, cio` che W sia additivamente e periodica, con un multiplo intero della costante di Planck come periodo. Quando si fa sul serio con lidea radicale della materia come continuo, con la risoluzione dellelettrone connato con discontinuit` in una grandezza di campo a variabile con continuit` nello spazio e nel tempo, come risulta naturale con questa a teoria di de Broglie e conseguentemente con la teoria di Schrdinger considerata o in seguito3 , si perviene ad una dicolt` di principio assai grave se si cerca che a senso si debba attribuire alle asserzioni metriche allinterno del continuo ondulatorio. Infatti in questo mezzo oscillante e uttuante, esteso allinnito, che si deve considerare al posto dellelettrone limitato, non si trova nessuna discontinuit` ima mutabile, nessun corpo rigido, che come campione riproducibile potrebbe consentire la determinazione di una lunghezza. Non mi occupo aatto dellidea secondo la quale, per parlare di geometria nellambito atomico, si dovrebbe indicare un procedimento eseguibile di misura; di cosa siatta non si pu` parlare neanche nella teoria degli elettroni. Ma se si vuole o associare un qualche senso denito alla prescrizione duna metrica, questo mi pare il minimo che si possa richiedere: che si dia un qualche oggetto reale (come prototipo) al quale le asserzioni metriche siano riferite: un diametro dellelettrone, o una distanza ecc., sebbene tali asserzioni possano ancora trovarsi in un rapporto assai problematico con una misura eseguibile. Ma un siatto oggetto reale non ` disponibile nel continuo ondulatorio. Il prine cipio di identit` non si pu` applicare al delle onde che appaiono e a o scompaiono, non si pu` ssare nel continuo nessun contrassegno atto a fornire una o misura riproducibile. La posizione di principio in cui ci si ` collocati sarebbe del e tutto senza speranza se Weyl, nella sua generalizzazione del concetto di spazio di Riemann, non avesse gi` procurato un tipo di spazio nel quale la non riprodicibilit` a a
3 E noto che si adducono ragioni importanti per le quali ` stato suggerito, prima di tutti da ` e Born e dai suoi collaboratori, che lintero formalismo ondulatorio vada reinterpretato in senso statistico. Se la densit` di carica viene reinterpretata come una funzione peso statistica non a ` dicile vedere che si ha in quel caso la stessa indeterminazione rispetto allapplicabilit` del e a principio di identit` alla quale accenniamo qui. Ma poich quella concezione in primo luogo a e respinge ogni interpretazione nello spazio e nel tempo, per essa il rapporto con la teoria dello spazio di Weyl ` di scarso interesse. e

delle unit` campione viene prevista come postulato coerente di una radicale geoa metria dellintorno. Se prima questa teoria nellimmagine del mondo della teoria degli elettroni discontinui era un peso superuo, poich si credeva di avere proprio e negli elettroni dei regoli riproducibili, ora la situazione ` fondamentalmente cambiae ta. Si ` costretti addirittura a ritirar fuori il concetto generale di spazio di Weyl e e a cercare di applicarlo al continuo di Schrdinger. E si scopre ora una relazione o semplice. 1. Assumiamo di possedere gi` un regolo l che cambi secondo la prescrizione di a Weyl (2a), e portiamolo in giro nel campo . E precisamente sia trasportato con la velocit` di corrente della materia, con la velocit` di gruppo a a dxi 1 = d m0

(7)

ui =

W e i . xi c

Aermo che con questa prescrizione naturale sul cammino lo scalare di Weyl l sar` a numericamente identico allo scalare di campo di de Broglie . In proposito bisogna fare ancora due precisazioni: Nel regolo campione di Weyl era rimasto ancora indeterminato un fattore : per esso faccio lipotesi che sia uguale a 2ie/hc. Quindi ora (2a) l = l0 exp 2i h e i dxi . c

E inne ancora: non utilizzo esattamente la dellequazione (5), ma la pentadimensionale dotata del fattore exp 2i m0 c2 come nelle proposte di Klein, Fock e h Kudar, ove per sha da intendere il tempo proprio4 . Sia ora (5a) ovvero = exp 2i h W i dx + m0 c2 xi . = exp 2i W + m0 c2 h

Questa quantit` va confrontata col regolo di Weyl (2a) trasportato lungo la a corrente del continuo. Sottiene: 1 = exp l l0 2i h W e i dxi + m0 c2 xi c ;

qui i dxi shanno da denire secondo la corrente data dalla (7): = 1 exp l0 2i h W e i xi c W e i xi c d + m0 c2 m0 .

4 Questa interpretazione di , che risale a Kudar, Ann. d. Phys. 81, 632, 1926, ` in pieno e accordo con linterpretazione da poco discussa del moto di rotazione proprio dellelettrone come coordinata angolare (Naturwissenschaften 15, 15, 1927). Infatti questo angolo di rotazione si pu` o intendere come un orologio portato con s` dallelettrone. Esso si trasforma come il tempo proprio. e

A causa dellequazione dierenziale di Hamilton-Jacobi (6) lintegrando ` uguale a e 2 m0 c e sottiene (8) 1 2i = e h cost. = cost. l l0

Si ` trovato loggetto sico che si comporta come il regolo di Weyl: lampiezza e complessa dellonda di de Broglie; in un campo elettromagnetico essa subisce esattamente linuenza che Weyl ha postulato per il suo regolo, e al quale egli - come ad un termine rimasto privo di signicato della sica di quel tempo - ha dovuto attribuire unesistenza metasica. Essa ` quindi per cos` dire il prototipo del ree golo di Weyl. E analogamente a come nella teoria della gravitazione ` a nostro e arbitrio parlare della deviazione dei raggi di luce e delle masse, oppure del loro moto geodetico in uno spazio riemanniano, cos` la (8) ci d` la possibilit` di in a a terpretare geometricamente il processo ondulatorio della materia di de Broglie e linuenza su di esso da parte del potenziale elettromagnetico mediante uno spazio di Weyl uniformemente riempito di materia, la cui connessione metrica non ` per` e o integrabile. In assenza di campi elettromagnetici per la (2a) il regolo dovr` esser costante. a Si dovrebbe quindi ottenere anche un valore costante della funzione donda di de Broglie, se la si seguisse con la corrispondente velocit` di corrente, cio` con la a e velocit` di gruppo (v sempre < c). Ci` appare in contraddizione con i risultati a o pi` basilari di de Broglie, secondo il quale le fasi delle suo onde avanzano con una u velocit` di fase ben pi` grande u = c2 /v . Ma ci` qui non centra, infatti prima s` a u o e utilizzata non esattamente la di de Broglie, ma quella estesa a cinque dimensioni, che ` priva di dispersione, e conseguentemente cade qui la distinzione tra velocit` e a di gruppo e velocit` di fase. Ci si convince subito facilmente che londa piana a = exp 2i h m0 c2 1 2 t m0 v 1 2 x m0 c2 , = v c

se viene inseguita con la velocit` v mostra fase costante. a Unobiezione ulteriore, che noi qui si confronti , una densit`, con una lunghezza a l, non mi pare presenti comunque nessuna dicolt`. Si dovrebbe confrontare sin a dallinizio con l3 , cosa che signicherebbe solo un cambiamento nella scelta del fattore indeterminato . Naturalmente si potrebbe anche, per tener conto della relazione qui scoperta, attribuire alla grandezza campione l di Weyl n da principio le stesse dimensioni della di de Broglie. Una tale idea non poteva aver posto nella teoria di Weyl, poich in essa niente era noto sulla natura di l. e Una dicolt` pi` seria sembra presentare alla comprensione la forma complessa a u ` del trasporto del regolo. E del tutto inammissibile limitarsi alla parte reale. Si trova qui il riscontro del fatto che la funzione donda va intesa come essenzialmente complessa, o meglio, che essa rappresenta lunione di due grandezze di stato siche, cio` e la parte reale di (h/2i) ln . In questo senso si deve intendere anche e il fatto che nel problema variazionale della meccanica ondulatoria e vadano variate indipendentemente. Ma che cosa debba signicare il fatto che ogni segmento vada considerato come una grandezza complessa, e che lintera variabilit` di Weyl a del regolo di misura ora risulti una variazione della sola fase con la conservazione del valore assoluto, non posso ancora discuterlo.

2. Ma c` ancora lobiezione, a cui abbiamo accennato prima, che lesperienza e ` contro la non integrabilit` del regolo campione. Si vede gi` n dora come si e a a deve risolvere questa dicolt`. La teoria dei quanti consente alla materia solo una a sequenza discreta di stati di moto, e vien da supporre che questi moti privilegiati consentano di trasportare il regolo soltanto in modo tale che la fase al ritorno al punto di partenza abbia eseguito esattamente un numero intero di giri, sicch e malgrado la non integrabilit` del trasporto delle lunghezze il regolo campione ` a e realizzato in modo unico in ogni posizione. Ci si ricordi infatti delle propriet` di a risonanza delle onde di de Broglie, la stessa con la quale de Broglie per primo ha reinterpretato la vecchia condizione quantica di Sommerfeld - Epstein. Questa ` e altres` associata alla velocit` di fase: ma in seguito allestensione pentadimensionale a della funzione donda il processo oscillatorio ` privo di dispersione, e la nostra e velocit` di corrente ` pertanto identica alla velocit` di fase. Perci`, e a causa a e a o dellidentit` della funzione donda con il regolo di Weyl risulta gi` provato5 che a a anche il regolo di Weyl, se lo trasporto solo seguendo la corrente di materia possibile per la teoria dei quanti, partecipa della risonanza delle onde di de Broglie e malgrado la non integrabilit` dellespressione dierenziale (2a) nel campo elettromagnetico a porta tuttavia ad una determinazione unica delle lunghezze in ogni punto. Se nella teoria di Weyl si fosse inclusa assiomaticamente lunivocit` del concetto di a lunghezza come un fatto sperimentale generalmente riconosciuto, si sarebbe stati portati in modo conseguente al sistema di stati di moto discreti della teoria dei quanti classica e alle sue onde di de Broglie. Non posso abbandonare questargomento senza sottolineare che questa propriet` a di risonanza del regolo campione di Weyl, che qui ci si presenta come legge caratteristica della meccanica ondulatoria, era stata suggerita gi` nel 1922 da Schrdinger6 a o come una propriet` notevole delle orbite quantiche e dimostrata in un certo nua mero desempi, senza che allora egli ne riconoscesse il signicato. Egli aveva anche considerato la possibilit` = 2i (e/hc), ma non aveva riconosciuto la superiorit` a a rispetto ad unaltra scelta di . Cos` gi` allora Schrdinger aveva avuto in mano a o le caratteristiche periodicit` quantomeccaniche che avrebbe riincontrato successia vamente da un punto di vista cos` completamente diverso. Perci` forse non ` superuo che io dimostri questa congettura di Schrdinger o e o anche indipendentemente dalla connessione con la meccanica ondulatoria, come una legge della teoria dei quanti classica, comera intesa originariamente. Si aerma quindi: lesponente del regolo di Weyl, trasportato su di unorbita quantica chiusa spazialmente, ` un multiplo intero della costante di Planck: e (9) e i dxi = nh. c W e i dxi = i x c A seguito delle relazioni quantiche
3

Per dimostrarlo si utilizza la relazione gi` applicata nel 1: a m0 c2 d = m0 c2 1 v c


2

dt.

i=1
5 Questa 6 E.

W i dx = nh xi

conclusione non ` esatta, ma sar` subito retticata. e a Schrdinger, ZS. f. Phys. 12, 13, 1922. o

si ottiene da qui: W e dx4 i dxi x4 c = nh m0 c2 1 v c


2

dt.

Supposto che esista un integrale dellenergia, si ha W dx4 = (Ecin + Epot ) dt, x4 quindi: e i dxi = nh + c m0 c2 1 v c
2

+ Ecin + Epot

dt.

Lintegrale al secondo membro si annulla a causa della generalizzazione relativistica del teorema del viriale7 sotto lipotesi che il potenziale sia omogeneo di grado 1 negli xi , dalla quale discende immediatamente lasserto (9). Si vede da questa derivazione che con due sole ipotesi si ottiene la dimostrazione dellunivocit` del regolo di Weyl. Queste ipotesi (in particolare la prima) sono a evidentemente assai importanti e certamente non si potranno aggirare del tutto. Esse garantiscono certe relazioni stabili nello spazio, per le quali ` consentito di e parlare di orbite spazialmente chiuse nelluniverso di Minkowski, aermazione che ` in generale del tutto dipendente dal sistema di riferimento. Si dovranno quindi e indicare queste ipotesi come condizioni per poter applicare la legge dellidentit` allo a spazio. Per lo pi` le orbite non saranno esattamente periodiche, ma solo quasi periou diche. Si pu` allora dimostrare sotto opportune ipotesi di continuit` che con apo a prossimazione suciente al punto darrivo il regolo di Weyl coincide con quello
mi ` nota dalla letteratura una dimostrazione della generalizzazione relativistica del e teorema del viriale, perci` la comunico qui. Si ha o
7 Non

m0 c2
= m0 v 2 1 v c
2

+ m0 1 c2
v 2 c 3

+ Epot dt

1
v 2 c

+ Epot dt =
i=1

pi

dxi + Epot dt

dt.

Da qui per integrazione per parti, tenendo conto della condizione di periodicit`: a
3

xi

dpi + Epot dt

dt.

Poich dpi /dt per le equazioni del moto ` = Epot /xi , risulta e e
3

=
i=1

xi

Epot + Epot xi

dt.

Lintegrale si annulla per il teorema di Eulero sulle funzioni omogenee.

di partenza a meno dun ammontare preassegnato piccolo a piacere. Di pi` non u occorre neppure richiedere. Il fatto che il trasporto del regolo debba avvenire sempre con la velocit` (7) della a materia appare assai soddisfacente; infatti un trasporto con velocit` diversa sarebbe a per la teoria dei quanti (cio` meccanicamente) del tutto impossibile. Vorrei rimane dare ancora una giusticazione pi` precisa di questa connessione e il suo inserimento u in una teoria della misura epistemologicamente fondata, poich in proposito devono e esser resi noti dei punti di vista sostanzialmente diversi. Sebbene si sia visto che le idee di Weyl hanno trovato un inserimento imprevisto nelle idee siche correnti, non credo tuttavia che ci si possa accontentare con quanto gi` trovato. Ho posto a in primo piano lidea del continuo della meccanica quantistica con una unilateralit` a che non corrisponde alle mie convinzioni. Mi sembra pur sempre auspicabile seguire queste idee con un po di coerenza no alla ne. In questo senso lesposizione del capitolo seguente va considerata del tutto provvisoria. Spero di riportare in futuro lintera connessione sotto un punto di vista sico pi` generale. u Capitolo III. Reinterpretazione quantomeccanica della teoria di Weyl. I risultati del capitolo precedente si riferiscono espressamente allabbozzo della meccanica quantistica designato come teoria di de Broglie. Risulterebbero quindi falsi se si volesse trasferirli direttamente alla teoria di Schrdinger - per lo meno o nella regione dove le due teorie divergono. Ma si pu` gi` comunque dire che i noo a stri risultati devono rimanere asintoticamentee corretti nel limite di grandi numeri quantici, poich per essi le due teorie coincidono. e Si pu` caratterizzare il progresso compiuto con la forma di Schrdinger della o o meccanica ondulatoria con il fatto che essa ` in grado di incorporare in un cone tinuo ondulatorio unicante le traiettorie della meccanica classica, sulle quali de Broglie aveva sovrimposto solo supercialmente unonda tramite la (5). Nellottica geometrica la trattazione delle singole traiettorie prese individualmente e quella dei fronti donda sono sicamente equivalenti. Nellottica ondulatoria invece un singolo raggio dellonda, quando viene incorporato in un fronte di raggi, sperimenta una certa inuenza dai suoi vicini. Esprimere questa inuenza ` la propriet` e a caratteristica della teoria di Schrdinger, quando essa prescrive la funzione donda o con unequazione donda invece che con lequazione dierenziale (6) di Jacobi. Separando le parti reale ed immaginaria, lequazione donda di Schrdinger per o = || exp 2i W (W reale) si scrive: h h 2i
2

(10)

|| + ||

W e W e i i + m2 c2 = 0, i x c xi c e W e ||2 k = 0. k xk m x c

In questa rappresentazione si riconosce il disaccordo con la teoria di de Broglie nella comparsa del termine ||/||. Inoltre qui risulta anche chiaro che si tratta di un problema con due funzioni incognite reali. La seconda equazione ` lequazione di e continuit` della corrente, le cui quattro componenti sono racchiuse nelle parentesi a grae.

Non c` dubbio che attualmente si debba dare incondizionatamente la preferenza e alla teoria di Schrdinger piuttosto che a quella di de Broglie per la sua concezione o e per il suo miglior accordo con lesperienza. Nella sua discrepanza rispetto alla teoria di Weyl non dobbiamo certo vedere nessun difetto della teoria di Schrdinger. o Se si osserva che le deviazioni si manifestano caratteristicamente per numeri quantici piccoli, non vi pu` esser dubbio riguardo a che cosa si debba ricondurre o la dicolt`: la teoria di Weyl nella sua intera competenza per cos` dire si attaglia a alla meccanica classica e quindi anche alla teoria di de Broglie ad essa associata. Non bisogna quindi aspettarsi o pretendere da essa che vada gi` bene con la teoria a di Schrdinger. Il compito devessere invece quello di far eseguire alla teoria di o Weyl, attualmente fuori moda, il passo corrispondente a quello che porta da de Broglie a Schrdinger; devessere per parte sua modicata in modo corrispondente o alla correzione quantomeccanica delle leggi classiche. Si pu` prevedere in quale direzione la modica del regolo di Weyl debba avvenire. o Finora si era assunto che solo il tetrapotenziale i , che fornisce una descrizione completa del campo elettromagnetico, fosse determinante per lo spostamento del regolo (2a). Ora la situazione si ` modicata perch accanto alle quattro quantit` di stato e e a del campo i ` comparsa come quinta la di Schrdinger, che per molti aspetti e o prima di tutto nella rappresentazione mediante un problema variazionale8 - risulta simmetrica rispetto alle grandezze di campo i . La materia, nella concezione della teoria degli elettroni connata fuori dal campo entro superci limite invalicabili, o cacciata nelle singolarit` dello stesso, ora si estende su tutto lo spazio, e mentre a nella teoria di Weyl si pensava giustamente che un regolo nello spazio vuoto fosse inuenzato solo dai potenziali elettromagnetici ivi presenti, si deve ora tener conto della circostanza che la vecchia separazione tra la materia impenetrabile ed il o ` abrogata e che ci si trova sempre per cos` dire allinterno di una nuova e 9 sostanza || che tutto pervade . Bisogna quindi aspettarsi che, oltre alle grandezze di campo elettromagnetiche esterne, si debba tener conto ancora di una interna, che dipende solo da ||. Madelung10 ha dato il potenziale di questazione interna del campo su se stesso. Vorrei proporre come sua generalizzazione relativistica: (11) e5 = m0 c2 1 1+ h 2i
2

|| . m2 c2 || 0

La parola potenziale va usata con cautela. 5 non corrisponde infatti al potenziale scalare 4 , che relativisticamente gura come componente temporale di un tetravettore, ma anche relativisticamente ` uno scalare invariante. Di conseguenza e 5 non pu` nemmeno governare la variazione del regolo lungo una determinata o direzione duniverso. Se proprio si vuole assumere uninuenza sul regolo campione, essa pu` dipendere solo dal modulo dello spostamento del regolo in quattro o dimensioni, non dalla sua direzione. Se si introduce mediante lelemento di linea dx5 = cd ( =tempo proprio) una quinta coordinata che non ` indipendente dalle e
Schrdinger, Ann. d. Phys. 82, 265, 1927. o soddisfa ad unequazione dierenziale lineare. Principio di sovrapposizione! Tuttavia sembra che la propriet` di impenetrabilit` trovi la sua espressione quantomeccanica nella forma a a del principio di esclusione di Pauli (P. Ehrenfest, Naturwissenschaften 15, 161, 1927). 10 E. Madelung, ZS. f. Phys. 40, 322, 1926.
9 Infatti 8 E.

10

restanti dxi , ma che si ottiene dalla condizione11 (12) si pu` supporre che o (13) 2i l = l0 exp h
5

dx2 + dx2 + dx2 + dx2 + dx2 = 0, 1 2 3 4 5

e i dxi c

rappresenti la generalizzazione quantomeccanica del regolo di Weyl. Per dimostrare lidentit` della (13) con la funzione donda di Schrdinger doba o biamo prima di tutto stabilire lungo quale cammino si debba trasportare il regolo generalizzato (13). Si prescriver` ancora il trasporto con la velocit` di corrente a a della materia. Ma in proposito si deve osservare che ora le componenti ui della tetravelocit` non sono date dalla (7), sebbene la rappresentazione della corrente a nella seconda delle equazioni (10) suggerisca la separazione del fattore e come densit` di carica a riposo. Infatti le componenti della velocit` individuate in tal a a modo per la (101 ) non soddisferebbero lidentit` della tetravelocit`12 a a (12) Si deve scrivere invece (7a) dove il fattore (14) = e 1 + h 2i
2

uk uk =

dxk dxk = c2 . d d

uk e dxk = dx5 c m0 c

W e k , k x c

|| m2 c2 || 0

= e 1

e 5 m0 c2

viene separato come densit` di carica a riposo. a Con questa notazione sottiene (11a) e5 = m0 c2 1 e

e la prima equazione di Schrdinger in forma pentadimensionale si scrive13 o


5

(10a)
i=1

W e i xi c

W e i i x c

= 0.

11 La comparsa di questa forma quadratica pentadimensionale ` del tutto coerente nel senso e della prescrizione di Weyl dellinvarianza rispetto al regolo campione. Lelemento di linea duniverso d ovvero dx5 ` un invariante relativistico, ma non ` invariante per il cambio dunit` (il e e a passaggio ad unaltra unit` di misura cambia d ); lo ` invece lannullarsi della forma quadratica a e (12). - Evidentemente i postulati pentadimensionali di Kaluza vanno intesi in questo senso. 12 Se non altrimenti dichiarato, nel seguito la sommatoria sugli indici uguali si intende sempre estesa da 1 a 4. 13 Si deve qui osservare che per parte sua ` ancora unincognita da determinarsi. E noto che ` e 5 ` ancora un prodigio incompreso il perch la stessa cosa non valga per i potenziali 1 , 2 , 3 , 4 , e e come ci si dovrebbe aspettare (E. Schrdinger, Ann. d. Phys. 82, 265, 1927). W/x5 ` uguale o e a m0 c [vedi (5a)].

11

Confrontiamo ora il regolo l (13) lungo la corrente (7a) con lo scalare di Schrdinger o . Si ottiene per /l: || 2i = exp l l0 h la (7a) d`: a = la (11a) d`: a = || 2i e h l0
e mc 5 1 W xi

W e i dxi , xi c

|| 2i e h l0

4 e mc 1

W xi

e i c

( W e i )dx5 + c xi

W x5

e 5 dx5 c

e i c

( W e i )dx5 c xi

|| . l0

Lultima per la (10a). Non sottiene quindi subito /l =cost., ma || = , l l0

(8a)

che ` funzione univoca della posizione14 . Ma il potenziale k ` determinato sie e camente solo a meno di un gradiente additivo; se al suo posto introduco come potenziale hc = k ln ||, k 2ie xk cosa che lascia intatte le intensit` di campo elettromagnetiche, risulta /l = cost. a Lunivocit` del regolo campione trasportato con la corrente, che si fonda sulla a risonanza delle onde, ora si trasferisce senzaltro dalla teoria di de Broglie a quella di Schrdinger, perci` non dobbiamo aggiunger nulla alle considerazioni del 20 o o capitolo. Stuttgart, Physik. Inst. d. techn. Hochschule, 27 febbraio 1927.
14 La

dimostrazione si pu` esprimere cos` nel senso della geometria pentadimensionale: o W e i xi c ` parallelo alla pentacorrente:ji = e e m W e i , xi c

dxi dovr` essere scelto parallelo alla pentacorrentej i . a La pentacorrente ` ortogonale a se stessa: e
5

ji j i = 0;
1

quindi ji ` anche ortogonale a dxi , e quindi e


5

e W i dxi = 0. xi c

Devo questa bella formulazione ad una comunicazione di A. Land. Qui la quinta componente e della pentacorrente ` j5 = c. e

Teoria quantistica in forma idrodinamica1 E. Madelung a Francoforte sul Meno


Si mostra che lequazione di Schrdinger del problema ad un elettrone si pu` trasformare nella o o forma di equazioni idrodinamiche.

Secondo Schrdinger2 la teoria quantistica del problema ad un elettrone ` retta o e dallequazione delle ampiezze: (1) 0 +
i2W t 8 2 m (W U )0 = 0, = 0 e h . 2 h

In essa W indica lenergia del sistema, U lenergia potenziale in funzione della posizione dellelettrone, m la massa di questo. Si cerca una soluzione che sia ovunque nita e continua. Ci` ` possibile solo per certi valori di W . Questi autovalori o e Wi devono essere allora le energie che il sistema possiede nei suoi stati quantici. ` E noto che essi si possono constatare spettroscopicamente. La corrispondenza tra teoria ed esperienza parla del tutto a favore dellutilit` del metodo di calcolo cos` a ssato. Ad ogni autovalore corrisponde una autosoluzione che devessere normalizzata i2W t e dotata del fattore temporale e h e che secondo Schrdinger rappresenta quella o che vale nel sistema. Schrdinger d` delle prescrizioni per uninterpretazione che o a in linea di principio ` in accordo con quella data nel seguito. Io estender` questa e o interpretazione e mostrer` che esistono ampie analogie con lidrodinamica. o Una seconda equazione, proposta anchessa da Schrdinger, si ottiene dalla (1) o per eliminazione di W con linclusione del fattore temporale: (2) 8 2 m i4m U = 0. 2 h h t

Essa contiene come soluzioni quelle della prima equazione, ma a dierenza di questa anche tutte le loro combinazioni lineari. Questo ` assai importante. Se si pone e infatti = exp(i), per la (1) solo pu` essere considerato dipendere linearmente o da t, mentre per la (2) sia che possono variare con il tempo. Con = exp(i) risulta dalla (2): (3) e (4) + 2(grad grad ) 4m = 0. h t (grad )2 8 2 m 4m U+ =0 2 h h t

Dalla (4) con = h/(2m) segue: (4)


1 Quantentheorie 2 E.

div(2 grad ) +

2 = 0. t

in hydrodynamischer Form, Zeitschr. f. Phys. 40, 322-326 (1926). Schrdinger, Ann. d. Phys. 79, 361, 489; 80, 437; 81, 109 (1926). o 1

La (4) ha il carattere di unequazione di continuit` idrodinamica, quando si cona 2 sideri come una densit` e come il potenziale della velocit` di una corrente a a u = grad . Con questo la (3) d`: a (3) 1 U h + (grad )2 + = 0. t 2 m 8 2 m2

Anche questa equazione corrisponde proprio ad unequazione idrodinamica, cio` a e quella di una corrente irrotazionale sotto lazione di forze conservative3 . La formazione del gradiente, poich` rot u = 0, d`: e a du grad U h2 u 1 = + grad . + grad u2 = t 2 dt m 8 2 m2

(3)

grad U /m corrisponde alla quantit` f / (densit` di forza/densit` di massa), a a a (/)(h2 /8 2 m2 ) alla quantit` dp/, che si pu` considerare come funzione a o forza delle forze interne del continuo. Vediamo quindi che lequazione (2) si pu` interpretare interamente in senso idroo dinamico, e che una peculiarit` compare solo in un termine, che rappresenta il a meccanismo interno del continuo. Nel caso dellequazione (1) sar` /t = 0 e /t = W/m. Le autosoluzioni a della (1) producono quindi malgrado il fattore temporale la struttura di una corrente stazionaria. Secondo questa interpretazione gli stati quantici si devono considerare come stati di corrente stazionari, nel caso grad = 0 addirittura come strutture statiche. Le soluzioni dellequazione pi` generale (2) si ottengono semplicemente come u combinazioni lineari delle autosoluzioni. Poniamo per esempio: = exp(i) = 1 + 2 = c1 1 exp(i1 ) + c2 2 exp(i2 ), dove 1 e 2 siano autosoluzioni della (1) che posseggano i fattori temporali exp(i2W t/h); sar` allora: a
2 2 2 = c2 1 + c2 2 + 2c1 c2 1 2 cos(2 1 ) 1 2

e
2 2 2 grad = c2 1 grad 1 + c2 2 grad 2 + c1 c2 1 2 grad(1 + 2 ) cos(1 2 ), 1 2

2 dV = c2 1

2 1 dV + c2 2

2 2 dV,

cio` sia la densit` che la intensit` di corrente contengono un termine temporale e a a periodico con = (W1 W2 )/h. La quantit` totale risulta tuttavia costante. a Nel caso di una corrente stazionaria si trova dalla (3): (5) W = m h2 (grad )2 + U , 2 8 2 m

che si pu` scrivere anche, ponendo: 2 = , m = , secondo la normalizzazione o dV = 1: (5)


3 Vedi

W =

dV

u2 h2 + U ( ) 2 2 8 m

per esempio Weber e Gans, Repertorium d. Physik I, 1, 304.

Questa forma dellenergia come integrale di volume sulla densit` denergia cinetica a e potenziale ` immediatamente intuitiva. e Non vi ` evidentemente alcun motivo perch` questa forma, che si pu` scrivere e e o anche h W = dV 2 2 t non debba valere anche nel caso di una corrente non stazionaria. Che la legge di conservazione dW/dt = 0 sia soddisfatta lo si stabilisce facilmente tenendo conto dellortogonalit` delle autosoluzioni. a Interessa ora la domanda: contengono le equazioni (3), (4) e (5) tutte le caratteristiche richieste, in particolare: 1. lesistenza discreta di stati di corrente stazionari con le energie Wi , 2. il fatto che tutti gli stati non stazionari possiedono solo periodicit` della forma a ik = (Wi Wk )/h? Evidentemente la (2) discende univocamente dalle (3) e (4), daltra parte la (1) lo fa da queste con la (5). Le equazioni idrodinamiche sono quindi equivalenti a quelle di Schrdinger e danno tutto ci` che danno quelle, cio` sono sucienti o o e a rappresentare in modo modellistico i momenti essenziali della teoria quantistica dellatomo. Se il presente problema quantistico appare risolto mediante unidrodinamica dellelettricit` distribuita con continuit` con una densit` di massa proporzionale a a a alla densit` di carica, rimane tuttavia una serie di dicolt`. Da un lato la densit` a a a di massa non ` del tipo che ci si aspetterebbe dallelettrodinamica, dallaltro ci e si dovrebbe aspettare che la reazione di parte dellelettrone su unaltra, che una sarebbe rappresentata dal termine ( )h2 /(8 2 m), non dovrebbe dipendere solo dalla densit` nella posizione considerata e dalle sue derivate, ma anche dalla a distribuzione complessiva della carica. Se queste due aspettazioni possano essere soddisfatte con una pura trasformazione matematica, non ho potuto determinarlo. Come sha da trattare ora il problema a pi` elettroni? Schrdinger non d` una u o a forma interamente determinata. Egli richiede soltanto che lenergia cinetica vada calcolata come in una rappresentazione del moto nello spazio delle fasi, cio` si deve e porre: T = mi u2 /2 come somma sulle energie cinetiche dei singoli elettroni, come i se essi esistessero luno accanto allaltro indipendentemente e non costituissero un solo campo di corrente. Di fatto questa ` una possibilit` naturale. Dobbiamo solo decidere tra le seguenti e a alternative: a) pi` elettroni conuiscono in una struttura pi` grande? u u b) essi si evitano e si passa dalluno allaltro con certe condizioni al contorno? c) essi si compenetrano senza fondersi? Mi pare che la c) sia la pi` probabile. La a) porterebbe alle stesse soluzioni u del problema ad un elettrone, solo con normalizzazione cambiata, il che porta evidentemente a un risultato falso. La b) ` in considerazione delle orbite profonde e improbabile, ma concepibile. Secondo la c) si dovrebbero denire in ciascun punto dello spazio pi` vettori, u come pure i corrispondenti potenziali delle velocit`. Il continuo avrebbe allora la a qualit` di uno sciame le cui parti possedessero un libero cammino innito. a Quale forma si debba attribuire alla funzione U in modo che essa rappresenti linterazione degli elettroni, e al termine quantistico dellequazione (3), lo si pu` o decidere dal calcolo coronato da successo di almeno un caso.

Esiste pertanto la speranza di completare la teoria quantistica dellatomo su questa base. Ma cos` i processi di radiazione saranno rappresentati solo parzial mente. Appare chiarito che un atomo in uno stato quantico non irraggia, e anche la radiazione delle giuste frequenze ` correttamente rappresentata, e senza salto, e bens` con un lento passaggio in uno stato di non stazionariet`, ma molte altre cose, a come per esempio il fatto dellassorbimento di quanti, appaiono del tutto oscure. Ritengo prematuro comunicare delle speculazioni su questo.

Alcune domande esplorative riguardanti la meccanica quantistica1 W. Pauli a Zurigo


(ricevuto il 17 dicembre 1932)

1. Sul ruolo dellunit` immaginaria e sul concetto di densit` di probabilit` spaziale di una a a a particella nella meccanica ondulatoria. 2. Lanalogia tra fotoni ed elettroni ed i suoi limiti. 3. La domanda sulla formulabilit` della meccanica quantistica come teoria di azione per contatto. a Sotto il titolo suddetto P. Ehrenfest2 ha posto in discussione pi` domande diu stinte. Poich in occasione della redazione di un articolo di rassegna mi sono in e parte scontrato con domande del tutto analoghe, mi sia concesso di pubblicare qui alcune osservazioni in proposito. Queste non pretendono n di essere nuove, n di e e rappresentare risposte denitive alle domande poste. Esse possono servire solo a ricacciar via limmagine, introdotta da Ehrenfest, di un bon ton che pretende di porre da parte queste domande come prive di senso, e parimenti di accennare alla connessione di queste domande con i problemi ancora irrisolti della teoria quantistica relativistica (stati denergia negativa, energia propria dellelettrone). Mi limito qui alle questioni sollevate nelle sezioni A e B della nota di Ehrenfest ed alle osservazioni che ne derivano, mentre le domande pi` matematiche e di teoria dei u gruppi contenute nella sezione C di quella non le considero, poich non mi sento e competente per la loro discussione. 1. Sul ruolo dellunit` immaginaria e sul concetto di densit` a a di probabilit` spaziale di una particella nella meccanica ondulatoria. a Per il caso di una particella, per ora in assenza di campi di forze esterni, a partire dal concetto (simbolico, cio` di per s non direttamente osservabile) di onde nel cone e tinuo spaziotemporale tetradimensionale, cominciamo a formulare tentativamente una sequenza dipotesi, delle quali ciascuna vada sempre pi` in l` della precedente. u a Con ci` non si ha tuttavia lintenzione di ottenere unassiomatica completa della o meccanica ondulatoria, ma solo principalmente di sottolineare il ruolo particolare del concetto di densit` di probabilit` spaziale, la cui esistenza secondo me a torto a a viene di solito assunta come ovvia. Questo concetto ` decisivo per la domanda che e si porr` nel seguente 2 sullanalogia tra luce e materia e sui suoi limiti, e consente a anche di riconoscere al meglio la ragione per la comparsa dellunit` immaginaria a 3 nellequazione di Schrdinger . o I. 1. Si dia un campo donde con principio di sovrapposizione, descritto con un (1) (2) numero per ora indeterminato di componenti 1 , 2 , . . . Se (x, t), (x, t) sono (1) (2) campi possibili, ` un campo possibile anche c1 (x, t) + c2 (x, t), con costanti e arbitrarie c1 e c2 (non contenenti lindice ).
die Quantenmechanik betreenden Erkundigungsfragen, Zeitschr. f. Phys. 80, 573586 (1933). 2 P. Ehrenfest, Zeitschr. f. Phys. 78, 555, 1932. 3 Nella meccanica delle matrici di Heisenberg, Born e Jordan la ragione formale per la sua comparsa era la legge di moltiplicazione delle matrici assieme al principio di combinazione per le frequenze spettrali della luce emessa. 1
1 Einige

I. 2. In seguito a scomposizione di Fourier di (x, t) (in integrale o somma) risulta (I) (x, t) =
k

a (k) exp i(k x t) + b (k) exp i(k x t)

(ovvero dk al posto di k ), dove la quantit` positiva ` una funzione di |k|; a e le quantit` e k sono legate alle quantit` meccaniche energia-impulso secondo la a a relazione fondamentale E = h, p = hk, (h = quanto dazione diviso per 2, frequenza angolare). Perci` soddisfano le o relazioni h = |k|2 per il punto materiale non relativistico, 2m m2 c2 2 = + |k|2 per il punto materiale relativistico, e2 h2 2 = |k|2 per il fotone. c2 Per ogni k devesserci realmente unonda piana. Ma qui non si assumer` ancora a nulla riguardo a quali relazioni di dipendenza tra gli a (k), b (k) (in generale complessi) corrispondano allonda pi` generale possibile appartenente ad un dato k. u Potrebbe per esempio darsi che debba essere b (k) = 0, o anche b (k) = a (k), cio` e reale. I. 3. I valori assoluti |a (k)|, |b (k)| di a e b devono essere quantit` mia surabili, e a meno di un fattore di normalizzazione eventualmente dipendente da |k|, |a (k)|2 + |b (k)|2 devessere proporzionale alla probabilit` che limpulso della a particella (diviso per h) si trovi nella regione k, k + dk. Da qui discende gi` qualcosa, e in particolare la possibilit` del passaggio al limite a a dellottica dei raggi (meccanica classica), dove si pu` prescindere dallo sparpagliao mento del pacchetto. Ci` ` infatti ammesso per dimensioni lineari del pacchetto o e che siano grandi rispetto al reciproco del |k| medio. Discende inoltre il fatto che v= k

` la velocit` di gruppo. Inne le relazioni di indeterminazione e a x k 1, t 1, quindi x p h, t E h, come relazioni giuste quanto a ordine di grandezza. (Lestensione del pacchetto ` e qui ancora non denibile quantitativamente, ma ci` non importa.) o Fin qui il campo di Maxwell e il campo dellonda materiale sono analoghi; anche il campo di un solo scalare reale sarebbe ancora compatibile con le ipotesi introdotte. Ora viene un nuovo gruppo dipotesi:

II. 1. La probabilit` W (x, t)dx1 dx2 dx3 di trovare la particella al tempo esatto t a nellelemento di volume innitesimo x, x + dx ` sempre un concetto signicativo. e Allora in primo luogo W (x) devessere essenzialmente positiva: (1) In secondo luogo devessere (2) W (x, t)dx1 dx2 dx3 = 1, W (x, t) 0.

quindi sempre indipendente da t. Si deve qui sottolineare con particolare vigore che questipotesi, che W (x, t) sia sempre un concetto signicativo, non ` n evidente di per s , n pu` essere fatta e e e e o derivare dal punto di vista della complementarit` (gruppo dipotesi I) che viene a espresso nelle relazioni di indeterminazione. Infatti si tratta della determinazione della posizione della particella anche al di l` della validit` della meccanica classica, a a cio` in regioni dello spazio e del tempo le cui dimensioni siano piccole rispetto e alla lunghezza donda media ovvero rispetto al periodo doscillazione medio del pacchetto donda considerato. Lesistenza di W (x, t) ` altres` evidente, se si pu` e o dimostrare: II. 1 . Esistono sempre esperimenti dal risultato dei quali si pu` concludere con o certezza se la particella al tempo t si trovi o no nellelemento di volume x, x + dx (in modo tale che nel primo caso sia esclusa la contemporanea azione diretta della particella in un altro punto). Se esperimenti del genere non esistono sempre si pu` essere in dubbio sullesistenza di una W (x, t). Ritorner` su questo dubbio in o o seguito. Vengo ora alla domanda posta allinizio sulla necessit` di almeno due scalari reali a per le onde di de Broglie-Schrdinger. Sostengo che questa necessit` e quindi ano a che lunit` immaginaria intervengono perch si cerca unespressione per la densit` a e a di probabilit` W che soddis i requisiti (1) e (2), e che non contenga le derivate a temporali di . Lultimo requisito ` necessario per rendere chiaro il concetto nue mero degli scalari utilizzati. Un singolo scalare reale che soddis unequazione dierenziale del secondordine in t ` esattamente equivalente alluso di due scalari e reali che soddisno equazioni dierenziali del primordine in t (si ponga allora 1 /t = 2 ). Vale anche linverso, come sar` immediatamente spiegato. Enuna ciamo quindi lassioma. II. 2. Se le (x, t) per un determinato t0 sono note come funzioni di x, W devessere determinata a questo tempo t0 solo mediante le (x, t), e in particolare, come possibilit` pi` semplice, W deve dipendere quadraticamente (ovvero a u bilinearmente) dallandamento funzionale delle (x, t). Nota esplicativa. Un operatore bilineare W (x, t) associa a due leggi funzionali (1) (2) (x) e (x) una funzione di x, t in modo tale che
(1) (2) W (x, t) f (x ), c1 g (x ) + c2 g (x ) (1) (2) = c1 W (x, t) f (x ), g (x ) + c2 W (x, t) f (x ), g (x )

e
(1) (2) W (x, t) c1 f (x ) + c2 f (x ), g (x ) (1) (2) = c1 W (x, t) f (x ), g (x ) + c2 W (x, t) f (x ), g (x ) .

Se loperatore ` locale, esso ` una forma quadratica delle e di un numero nito e e di derivate spaziali; se non ` locale, pu` essere della forma e o a (x, x , x ) (x , t) (x , t)dx dx .
,

Sarebbe naturalmente possibile a priori che si debba giungere a forme di ordine quarto o pi` alto, ma lesperienza mostra che sono sucienti forme quadratiche. u Ora la discussione ` diversa nel caso relativistico e nel caso non relativistico. e Trattiamo prima questultimo. Nel caso di assenza di forze si vede immediatamente: per un determinato k non si pu` ottenere dalla parte reale di una sola onda o della forma (I) e dalle sue derivate spaziali nessuna espressione quadratica nelle ampiezze, che abbia un integrale di volume costante nel tempo, poich il termine e temporale spurio dellespressione quadratica nellintegrando ha un valore prescrivibile a piacere. Se ora ` in particolare la parte di (I) che contiene solo a , la parte di (I) e che contiene solo b , allora 2 dV e sono dipendenti dal tempo, solo dV ` costante e le e cos` specializzate soddisfano alle equazioni dierenziali del e primordine4 quindi (II) W (x, t) = . h h2 h = H, = (H) , H = E0 , i t i t 2m 2 dV

Laltra possibilit`, introdurre un solo scalare reale U che soddis unequazione a dierenziale del secondordine in t, quindi esprimere e mediante un solo potenziale reale e la sua derivata prima U/t (assumibile a piacere per t ssato) ` di fatto disponibile, e non solo nel caso dassenza di forze, ma in generale, e quando H non contiene esplicitamente il tempo ed ` reale. Si ponga e (3)
4E 0

h + H U, quindi = i t

h +H U i t

= m0 c2 pu` essere a piacimento incluso o tralasciato. o

e per U reale lequazione dierenziale (III) h2 2 + (H)2 U = 0, t2

quindi nel caso di assenza di forze h2 2U h2 2 + E0 2E0 + t2 2m h2 2m


2

U = 0.

Dalla pi` generale soluzione reale della (III) si ottiene la pi` generale soluzione u u complessa della (II). La densit` W sar` a a (4) W (x, t) = h2 U t
2

+ (HU ) ,

la costanza temporale della quale discende anche direttamente dalla (III), sempre che H sia reale autoaggiunto e non contenga esplicitamente il tempo. Se H ` e hermitiano, ma non reale, anche U non ` reale. Per quanto concerne il contenuto e sico della teoria con lintroduzione di U non cambia nulla, solo le formule risultano pi` complicate. Ci` si manifesta non solo nella teoria delle trasformazioni, ma anche u o nella composizione di due sistemi indipendenti in un sistema complessivo. In luogo della semplice forma prodotto = 1 2 appare con U qualcosa di sostanzialmente pi` complicato. u Nel caso relativistico si deve prescrivere inoltre: II. 3. Oltre a W esiste un vettore corrente J, di modo che valga lequazione di continuit` a W + div J = 0 t e (J/c, iW ) costituisca un tetravettore. Allora in assenza di forze sottiene lequazione di Dirac come (essenzialmente) la sola possibilit`. In particolare lintroduzione a di quantit` con rappresentazioni doppie del gruppo di Lorentz sar` indispensabile, a a se accanto alla II. 3. si vuole adempiere al requisito (1), che W sia denita positiva. Ci` risulta nel modo pi` semplice dallargomentazione originaria di Dirac e perci` o u o non la si riporter` ulteriormente qui. a 2. Le questioni dellanalogia tra fotoni ed elettroni e dei limiti di questa. Si deve qui eseguire subito per lesattezza una distinzione, non introdotta nella nota di Ehrenfest, tra due tipi diversi di campi. Chiamiamo campi grandi quelli che descrivono un numero grande e in certe circostanze indeterminato di particelle (indicati per la materia con , per i fotoni con E, H); chiamiamo invece campi piccoli quelli associati a una singola particella (indicati per la materia con , per i fotoni con e, h). I campi piccoli non sono in linea di principio direttamente osservabili, ma ci` succede al pi` per le densit` di probabilit` costruite quadraticamente o u a a da essi o dalle loro componenti di Fourier. Nella teoria quantistica i campi grandi sono q-numeri (operatori o matrici); introdotti per la materia da Klein, Jordan e Wigner, per i fotoni sono da intendere come le intensit` di campo elettromagnetiche a

misurabili classicamente con una certa precisione nita, limitata dalla nitezza del quanto dazione. Ora si possono considerare analoghi i campi piccoli tra loro e i campi grandi tra loro [sebbene sia il campo piccolo (e, h) che il campo grande (E, H) nel caso di assenza di cariche soddisno entrambi le equazioni di Maxwell5 ]. Ma anche queste due analogie di per s giuste hanno i loro limiti, che saranno ora e discussi. 1. Limiti dellanalogia tra i campi (e, h) e . Consideriamo da un lato le equazioni di Maxwell per il vuoto (assenza di cariche) per il campo (e, h) di un fotone, dallaltro lequazione di Dirac per una particella materiale in assenza di forze. Gli (e, h) sono reali, le possono, se si vuole, essere anche scelte reali6 . Appare allora la dierenza gi` rilevata da Ehrenfest: a a) Per il fotone non esiste alcun vettore tetracorrente che soddis lequazione di continuit` e che abbia densit` denita positiva (le ipotesi II. 2. e II. 3. non possono a a essere soddisfatte simultaneamente). Dobbiamo concludere da qui che per il campo del fotone, al di fuori dalla validit` dellottica geometrica (ottica dei raggi) per un a campo non monocromatico il concetto di densit` spazio-temporale locale W (x, t) a delle particelle non esiste con signicato. Ritengo denitiva questa aermazione e condivido pienamente il punto di vista espresso da Ehrenfest nellosservazione B, 3, che tutte le virtuosistiche dissertazioni sullanalogia tra le equazioni di Maxwell da un lato e in particolare lequazione di Dirac dallaltro non hanno prodotto assolutamente niente. Si pu` anche dire: queste dissertazioni hanno prodotto qualcosa, o che ` opposto allintenzione del loro autore: cio`, che la dierenza in questione e e non pu` essere rimossa neppure con formalismi cos` generali. Linesistenza di una o W che soddis le ipotesi II. ` ci` che rende possibile nel caso del campo elettroe o magnetico di riuscire con rappresentazioni semplici del gruppo di Lorentz (senza spinori). La dierenza sica si rispecchia direttamente nella dierenza matematica (parimenti ineliminabile con qualsiasi gioco di prestigio) tra quantit` di campo a che per il gruppo di Lorentz si trasformano secondo rappresentazioni semplici, e quantit` che si trasformano secondo rappresentazioni doppie. a A questo punto credo anche di poter rispondere alla questione didattica, come si debbano trattare le analogie tra fotone ed elettrone nellintroduzione alla meccanica quantistica. Le analogie riguardano quelle propriet` dei campi piccoli del fotone e a dellelettrone, che derivano gi` dallambito dipotesi I e per le quali non ` necesa e sario nessun concetto esatto di densit` delle particelle in regioni dello spazio-tempo a che possiedano dimensioni confrontabili con lunghezza donda-periodo doscillazione (per esempio traccia di Wilson dei raggi = raggio del quanto di luce secondo lottica geometrica). Lassenza del concetto esatto di densit` di probabilit` per il fotone (non solo a a Landau e Peierls non hanno potuto trovare lespressione giusta per questa densit`; a ma per essa non esiste nessuna espressione giusta) si manifesta nella conseguenza: lannullarsi del campo (e, h) in un punto dello spazio-tempo non ha alcun signicato sico diretto, in contrasto con lannullarsi del campo in un punto dello spaziotempo.
tentativo recente di de Broglie (C.R. 195, 536 e 862, 1932) di abbandonare la validit` a delle equazioni di Maxwell per il campo (e, h), considerate le conseguenze siche che ne derivano, sembra non riuscito allo scrivente. 6 Si osservi che nel caso dassenza di forze con opportuna scelta delle matrici i , le equazioni di Dirac possiedono soluzioni reali per .
5 Il

Si aggiunga qui ancora unosservazione sui campi di radiazione monocromatici. In un campo siatto i valori medi temporali (valutati su tempi lunghi rispetto alla durata delloscillazione) di una qualche funzione quadratica delle intensit` di campo a e ed h sono esattamente misurabili come funzioni spaziali. In regioni che siano piccole rispetto alla lunghezza donda, con gli apparati utilizzati solitamente7 nei campi dinterferenza, non si determiner` |e2 |+|h2 |, ma solo |e2 |, come notoriamente a ` avviene negli esperimenti sulle onde stazionarie. E importante che gli apparati 2 | e gli apparati |h2 | diano funzioni spaziali diverse. |e b) Veniamo ora ad una seconda dierenza del campo (e, h) rispetto al campo , che viene toccata da Ehrenfest nellosservazione B.1. e che dipende dal trattamento degli stati denergia negativa che solo si pu` compiere in base allo stato attuale o della nostra conoscenza. Questo trattamento ` diverso per lelettrone e per il fotone. e Le soluzioni reali delle equazioni di Maxwell per il campo (e, h) hanno la propriet` a 1 2 2 che la densit` denergia = 2 (e + h ) (sebbene possieda un integrale di volume a costante nel tempo) in unassegnata posizione dello spazio non ` costante nel tempo, e ma mostra oscillazioni di frequenza 2, dove ` la frequenza del campo stesso. In e una teoria che ` costruita come se il preciso andamento spazio-temporale di , e e quindi anche quelle oscillazioni fossero osservabili8 , queste soluzioni reali non descrivono quindi nessuno stato stazionario. Nel tentativo di trovare soluzioni delle equazioni di campo per le quali in ogni posizione dello spazio sia esattamente costante nel tempo si ` portati a modicare il campo (e, h) e lespressione per . e La nostra teoria dellemissione e dellassorbimento della luce ` fatta in modo tale e che, nel caso di un fotone con frequenza e direzione di propagazione determinati, la dipendenza dal tempo della funzione donda sar` descritta mediante il fattore a complesso exp [it], e che inoltre si possa far uso solo della parte del campo (e, h) per la quale la dipendenza dal tempo nello sviluppo di Fourier contenga solo exp [it] con positivo. Questa parte di e la si chiami f , laltra f . Si mostra allora che assieme a e = f + f vale anche i h = rot(f f ).

La parte del campo (e, h) che possiede la dipendenza temporale exp [+it] ( > 0) darebbe luogo ad emissione di luce nello stato fondamentale e ad assorbimento 1 di luce in stato superiore (fotoni denergia negativa). Inoltre 2 (|e2 | + |h2 |) viene sostituito con lespressione = 2f f , che nello stato stazionario non contiene pi` nessuna parte dipendente dal tempo. u La propriet` menzionata della teoria dellinterazione di luce e materia ` di tipo assai a e generale, poich essa non discende dalla scelta particolare delloperatore hamiltoe niano, ma gi` dal requisito che la funzione donda del sistema complessivo in prima a approssimazione si debba scomporre in un prodotto i cui fattori si riferiscono alla sola materia e rispettivamente al solo campo elettromagnetico. Limportanza di questo requisito ` gi` stata menzionata nel 1.) e a
7 Fotocellule, 8 Si

lastre fotograche. osservi: le oscillazioni del campo (e, h) o del campo di per s ovviamente non lo sono! e

[Incidentalmente si osservi che una analoga scomposizione dei campi grandi (qnumeri) (E, H) in F ed F ` necessaria se si vuole sottrarre lenergia di punto zero e della radiazione.] Ora risulta una dierenza rispetto al campo materiale: Anche nellinterazione con la materia permane lassenza di fotoni denergia negativa, mentre per il campo materiale ` noto che la transizione da stati denergia e positiva a stati denergia negativa non pu` essere eliminata. o Queste quantit` f ed f introducono necessariamente nella teoria loperatore non a locale oppure 1/ ; si ha a che fare non solo con la loro dipendenza temporale, ma anche (in assenza di cariche, che modicano la loro dipendenza temporale) addirittura con il loro comportamento incontrollabile rispetto alle trasformazioni di Lorentz. Si deve ricordare ancora in particolare che per le onde di Dirac la condizione aggiuntiva di utilizzare solo campi con stati denergia positiva (Schrdinger) o introdurrebbe comunque nella teoria un operatore non locale analogo a (cio` e mc2 + ). Questi operatori non locali, che del tutto in generale si avvertono come innaturali, sono caratteristici dellesclusione degli stati denergia negativa. Abbiamo qui urtato nel problema irrisolto, che ragionevolmente deve porsi con gli stati denergia negativa. Ci si dovr` sempre attenere alla prescrizione: Uno stato a stazionario corrisponde necessariamente ad una soluzione con la dipendenza temporale exp [it]? Ci` naturalmente dipende da come si pu` descrivere linterazione o o tra luce e materia. Ancora pi` importante ` la domanda: anche in una teoria futura del campo u e materiale, che permetta di evitare le dicolt` degli stati denergia negativa, rester` a a valido il concetto della densit` di probabilit` W ? Lautore sospetta che una tale a a teoria futura porter` una modica importante del concetto di spazio-tempo (non a solo del concetto di campo) in regioni della dimensione h/mc ovvero h/mc2 . In una siatta teoria le dierenze qui discusse tra fotoni ed elettroni saranno accresciute o diminuite? Dobbiamo lasciare aperta tale questione. Veniamo ad una domanda meno dicile. 2. Dierenze tra il campo e il campo (E, H). Il campo (E, H) ha la propriet` a che nel limite dun gran numero di quanti di luce ` un campo misurabile classicae mente, cio` un campo per il quale non solo le ampiezze, ma anche le fasi siano e misurabili con precisione relativamente assai alta. Ma in proposito ` essenziale e e decisivo che: ogni misura di E o di H in un intervallo di tempo nito ` legata ad e una variazione indeterminata del numero di fotoni presenti. Lo si vede dal fatto che nella misura della fase di E o di H si deve utilizzare la forza di Lorentz. Il corpo di prova carico utilizzato a causa della sua accelerazione irragger` nel campo a da misurare ed emetter` o assorbir` energia (a seconda della relazione di fase con a a il campo di radiazione da misurare), quindi il numero di quanti di luce cambier` a (dalla durata T della misura viene determinata la frequenza media 1/T dei quanti diusi). Questo non ` un accidente del processo di misura, ma discende e anche dal formalismo: il numero dei quanti di luce N ed E o H non sono commutabili, le disposizioni sperimentali per la misura di queste quantit` si escludono a quindi mutuamente (complementarit` come nel caso di p e q). a Ora il campo ha da ubbidire alla statistica di Fermi invece che a quella di Bose e ci` gi` da solo rende impossibile misurarlo come un campo classico. o a Gli autovalori delle funzioni (x) non consistono infatti nellinsieme di tutte le funzioni continue, ma in una variet` molto pi` ristretta di certe funzioni scalino. a u

Perci` in questo caso le non sono un campo nel senso consueto. Immaginiamoci o altres` delle particelle elementari ttizie con statistica di Bose, oppure consideriamo particelle , e assumiamo che esse esercitino delle forze tra loro e le avvertano sotto lazione di campi di radiazione esterni, ma che esse non si frantumino e che si possa prescindere da eetti di struttura particolari, cio` che si comportino come e particelle elementari. Allora secondo Peierls9 risulta: in un insieme di particelle uguali, costituito da quelle con statistica di Bose, il campo ` per principio non e misurabile nch non hanno luogo processi nei quali il numero totale delle particelle e cambia. Intervengono allora nella funzione di Hamilton solo elementi di matrice di ovvero di /x (quantit` che sono commutabili con il numero totale a delle particelle). La scelta della fase di e quindi della dipendenza dal punto della parte reale ed immaginaria ` indierente. Nellassenza di quei processi (sui e processi di annichilazione per irraggiamento non sappiamo nulla) ` contenuta anche e lassenza dellanalogo della forza di Lorentz per il campo materiale. 3. La domanda sulla formulabilit` della meccanica quantistica a come teoria di azione per contatto. La domanda in questione ` assai complessa e per essa vale in misura particolare e il fatto che lultima parola in proposito non ` stata aatto ancor detta mediante e lattuale teoria dei quanti. Tuttavia mi sembra che essa possa essere trattata anche in modo diverso da come ha fatto Ehrenfest nella sua nota. In primo luogo non mi sembra raccomandabile senza condizioni lidenticare il concetto di teoria multidimensionale, cio` di una teoria che descrive le N particelle e con uno spazio delle congurazioni a 3N + 1 dimensioni - con il concetto di teoria di azione a distanza. Anche nella meccanica statistica classica si introduce per esempio per la descrizione del comportamento statistico di un insieme di particelle uno spazio delle fasi multidimensionale (se si include il tempo come dimensione speciale, esso ha per N particelle 6N + 1 dimensioni invece che 3N + 1), e ci` anche o quando le forze tra le particelle hanno una velocit` di propagazione nita, nel qual a caso non si pu` quindi parlare aatto di azione a distanza. Inoltre le 3N coordinate o di posizione delle particelle possono essere intese come descriventi le loro posizioni nel consueto spazio tridimensionale. Perci` la domanda in questione non sar` discussa qui dal punto di vista della o a possibilit` del recupero del continuo tetradimensionale, ma piuttosto nel modo a seguente. Nella teoria classica si passa dalla teoria dazione a distanza a quella dazione per contatto riscrivendo la legge di Coulomb con lintroduzione del campo elettrico come concetto intermedio nelle equazioni dierenziali del campo. La questione da discutere qui ` ora questa: si pu` fare qualcosa danalogo anche nella e o meccanica quantistica? Consideriamo dapprima come nella teoria originaria di Schrdinger dello spazio o delle congurazioni solo linterazione elettrostatica delle particelle, trascuriamo quindi il ritardo e linterazione magnetica. Introduciamo allora come concetto intermedio il campo E(x, t) dipendente dal c-numero spazio (e dal c-numero tempo). Inoltre le coordinate del punto corrente siano determinate da x in contrapposizione con le 3N coordinate X (s) , s = 1, . . . , N delle N particelle. Le x1 , x2 , x3 sono
osservazione di Peierls deriva dalla sua non pubblicata Zricher Habilitationsvortrag u sullanalogia tra luce e materia e la si utilizza qui con il suo cortese consenso.
9 Questa

10

commutabili con tutte le quantit`, le X (s) non sono commutabili con gli impulsi a (s) (s) p = (h/i)/X . Il campo E(x) ` commutabile con le X (s) , ma non con le p(s) . e Come sostituzione della legge di Coulomb deve valere lequazione:
N

(*)

div E(x) = 4
1

es (x X (s) ).

Se rs = |x X (s) | ` la distanza della particells s-esima dal punto corrente, sar` e a E(x) = es x X (s) . 2 rs rs

Come equazione di Schrdinger si deve ora assumere o h = i t h2 1 s + 2ms 2


3

E 2 (x)dx1 dx2 dx3 (t, X (s) ) 2 Xk


(s)2

(s =
k=1

).

Questa sarebbe identica allequazione di Schrdinger se non valesse o 1 2 E 2 (x)dx1 dx2 dx3 = 1 2 es es , rss

s,s

dove s = s non ` escluso. I termini denergia propria 1/rss = sono quindi e contenuti in essa. Del resto si potrebbe renderli niti se nella ( ) al posto della funzione venisse introdotta una funzione D nita, sensibilmente diversa da zero in una regione con dimensioni lineari dellordine di grandezza del raggio dellelettrone, che fosse caratteristica per la forma dellelettrone. Il procedimento delineato si pu`, come ` stato mostrato nellelettrodinamica o e quantistica10 , generalizzare in modo tale da descrivere anche i processi magnetici e radiativi (ritardo). Si potrebbe anche introdurre la funzione D della forma dellelettrone, solo che tale forma non sarebbe relativisticamente invariante (proprio come nella teoria classica). Si hanno certi vantaggi ad adoperare, non il campo grande per la materia ed il campo di Landau-Peierls per i quanti di luce, ma E, H (non commutabili!) e lo (s) spazio delle congurazioni delle Xk per la materia, poich queste quantit` sono e a quelle che si comportano classicamente nel caso limite. Per particelle puntiformi risulta allora una propriet` delle equazioni, che pu` essere considerata come invaa o rianza relativistica e che (senza utilizzare il campo grande) pu` essere dimostrata. o Ma anche a prescindere dalla questione dellenergia propria la teoria non mi pare soddisfacente: non a motivo di unipotesi dazione a distanza, che a mio avviso non sussiste pi`, ma a seguito del singolare privilegio dello spazio rispetto al tempo, u che si esprime nellutilizzo di un t per il tempo in luogo dellutilizzo di tempi di
in proposito larticolo dellautore in Handbuch der Physik menzionato allinizio, che si trova in stampa.
10 Vedi

11

particella t(s) accanto al tempo t del punto corrente, che solo renderebbe la teoria pi` simmetrica. u ` E altres` probabile che il problema dellenergia propria potr` trovare una solu a zione soddisfacente solo mediante una modicazione dellattuale concetto di spaziotempo. Una tale modicazione dovrebbe trasformare anche i concetti di azione per contatto e di azione a distanza, poich essi presuppongono essenzialmente e il concetto solito di spazio-tempo. Zrich, Physikalisches Institut der Eidgen. Technischen Hochschule. u

Una possibile connessione tra la costante di Planck h e lazione ponderomotrice di radiazione polarizzata circolarmente S. Pokrowsky
2 1

a Leningrado

(ricevuto il 2 luglio 1929.)

Tutte

le

azioni

ponderomotrici essere

di

radiazione quando si

polarizzata assume che

ellitticamente

possono

ottenute

radiazione polarizzata circolarmente consista di singoli momenti della quantit di moto elementari, uguali ad

giacciano paralleli alla radiazione; otteniamo cos la formula generale (6).

Sebbene lutilizzo della costante di Planck h comprenda campi sempre pi vasti della fisica teorica, finora la sua natura e il suo significato fisico rimangono del tutto non chiariti. Tutti i tentativi pi o meno appropriati di porre questa costante in una qualche relazione con altre quantit fisiche completamente

determinate non possono essere ritenuti fondati e trovano la loro giustificazione fino ad un certo punto solo a posteriori dai

risultati raggiunti. Poich la costante h ha la dimensione del momento della quantit di moto, interessante cercare se essa non sia in generale in una qualche relazione mutua con le coppie ponderomotrici che in certi casi lamine con doppia rifrazione subiscono quando sono attraversate da radiazione polarizzata. Un particolare interesse a questo riguardo pu offrire la radiazione polarizzata circolarmente. Dal punto di vista della teoria

ondulatoria estremamente difficile rappresentarsi il meccanismo delle Londa radiazioni la polarizzate ellitticamente fase, perci e circolarmente. nel caso delle

superficie

degual

radiazioni prima considerate le rotazioni "del qualcosa" nellonda piana devono avvenire con ugual fase ed in una medesima direzione. Questultima circostanza rende completamente oscuro il carattere dei moti nelle regioni che corrispondono a radiazione confinata,

1 2

Zeitschr. f. Phys. 57, 278 (1929). Comunicato nella seduta del 30 aprile 1918 della sezione di

fisica della societ russa di fisica-chimica.

, gli assi dei quali

dove le velocit devono essere orientate in direzioni esattamente opposte. assumere In che base a quanto detto non dovrebbe essere giusto noi nello

nella

radiazione che

polarizzata sono

circolarmente separati

incontriamo

dei

processi

mutuamente

spazio, per cos dire separati mediante spazio vuoto intermedio? Poich ogni radiazione polarizzata rettilineamente equivalente dal punto di vista cinematico a due radiazioni circolari

polarizzate in direzioni opposte, lidea di questa separazione si pu in generale estendere alla costituzione di altra radiazione a piacere. Daltra parte le ricerche attuali sulla teoria

dellenergia raggiante fanno attribuire ad essa una costituzione atomica. Secondo questa conclusione una corrente denergia

raggiante composta dalle sue quantit separate e=h , dove h la

Sorge spontaneamente la domanda su che carattere abbia questa energia: potenziale o cinetica. Vi saranno regioni con sforzi di Maxwell fittizi, oppure vi sar nello spazio un processo isolato temporalmente periodico? Forse interverranno nella radiazione

singoli "quanti di luce" oppure loro complessi, simili a piccoli fulmini globulari; con la differenza che nel caso di questi ultimi la velocit risulta assai piccola rispetto alla velocit della luce. Poich la radiazione polarizzata circolarmente rappresenta dal punto di vista di una qualsiasi teoria della luce "qualcosa che gira", con lasse di rotazione parallelo alla direzione della radiazione, sorge spontaneamente la domanda, se non si incontri in casi determinati una manifestazione immediata e particolare della propriet secondario. h, che sia esente gli assi da di ogni processo le ulteriore e

Non

sono

radiazione paralleli a quelli, rispetto ai quali si prendono i momenti h delle quantit di moto elementari? Allora h o di per s il momento elementare della quantit di moto, o una grandezza ad esso proporzionale. Se si assume che la quantit elementare di

collegata in un modo finora per noi sconosciuto attraverso il lavoro al momento elementare della quantit di moto kh, dove k un certo coefficiente di proporzionalit, si pu scrivere:

energia

nel caso della radiazione polarizzata circolarmente sia

costante di Planck,

la frequenza delle oscillazioni luminose.

tutte

rotazioni

nella

e di conseguenza non si deve assumere h, bens

elementare della quantit di moto nella radiazione. E noto che la stessa quantit stata considerata da Sommerfeld e Bohr. Il valore conservato del momento elementare della quantit di moto nella radiazione in in modo base polarizzata estremamente alla circolarmente facile le del consente sue momento
3

determinare

ponderomotrici

conservazione

quantit di moto. Se si assume che vi siano in 1 cm elementari di quantit di moto

, la densit spaziale dellenergia

nella radiazione polarizzata circolarmente sar:

Se un fascio di questa radiazione incide normalmente su una superficie calcolata assorbente, per una allora la coppia M che essa subisce, alla

superficie

unitaria,

variazione totale del momento della quantit di moto che avviene nellunit di tempo, cio

Secondo

lequivalenza con

cinematica

ellitticamente difficile

quella per

polarizzata

derivare

mezzo

dellespressione che saranno

ponderomotrici

della

prima,

algebrica delle azioni delle radiazioni polarizzate circolarmente che la costituiscono. In tal modo in generale per tutti i casi, nei quali appaia o sparisca della radiazione polarizzata

ellitticamente, deve sempre comparire la coppia corrispondente. Passeremo ora alla sua determinazione. Nella radiazione

polarizzata ellitticamente, per esempio a sinistra quando la si osservi di contro, il moto oscillante sar espresso mediante le equazioni seguenti, che si riferiscono agli assi dellellisse: X = acos( t- ) ;

M = N c =

u/(2 )

(c=

) . della radiazione

u = h N =

N .

devessere

circolarmente (1) le alla

uguali

= 2

kh = h

, come momento

di

azioni della

N momenti

uguale

(1) polarizzata non

azioni somma

V = bsin( t- ) . Questo moto equivalente a

svolgono con ampiezze differenti in direzioni opposte: a+b 2 a-b 2

La coppia totale, che appare per assorbimento o per trasformazione della radiazione ellittica in qualcosa daltro, dovr

quindi essere uguale a

32

(a+b) -

32

(a-b)

ed

diretta

secondo

la

direzione

di

rotazione

luminoso in questa radiazione, cio dalla componente con fase pi grande a quella con fase pi piccola. Se si riesprimono le

oscillazioni con le equazioni X = asin( t- ) , V = bsin( t- - ) ,

si devono calcolare gli assi principali 2A, 2B del moto ellittico risultante per trovare la coppia generata dalla radiazione;

otteniamo allora M =

Ora, per il teorema di Apollonio

dalla quale M = absin 8


2

AB = absin

AB

ab 8

M = M + M

u /(2 )- u /(2 )

V =

sin( t- ) -

a+b 2

a-b 2

sin( t- ) .

X =

cos( t- ) +

due

moti

circolari

che

si

cos( t- ) ;

(2)

del

vettore

(3)

(2)

(4)

Applichiamo le formule (2) e (4) al caso generale, quando la radiazione ellittica penetra ortogonalmente alla superficie in una lamina cristallina levigata parallelamente allasse. La coppia da noi considerata sar uguale alla somma algebrica delle azioni della radiazione che incide sulla lamina e di quella che ne esce. Indichiamo come prima le componenti delle oscillazioni ellittiche lungo gli assi X e V con X = acos( t- ) ; V = bsin( t- ) . Una volta che questa radiazione sia entrata nella lamina e si sia ivi trasformata, provocher una coppia che orientata lungo la radiazione ed uguale a M =

Proiettiamo le oscillazioni sugli assi coordinati che stanno

lasse ottico della lamina; abbiamo allora per la radiazione che esce dalla lamina
e

dove

donda della radiazione straordinaria. Secondo la formula (4) la radiazione (5) alluscita dalla lamina esercita su di essa una coppia che orientata in senso opposto rispetto alla rotazione del vettore luminoso in questa radiazione, e risulta essere

lunghezza

donda

della

radiazione

ordinaria;

la

lunghezza

d lo spessore della lamina;

langolo tra gli assi X e

= 2 d/

= 2 d/

; ; la

tg

= (a/b)ctg

tg

= (a/b)tb

= a sin

+b cos

= a cos

+b sin

= Bsin( t- -

- ) ;

= Asin( t- -

+ ) ; (5)

; ; ;

costantemente solidali con la lamina, orientando lasse

AB 8

lungo

 

dove

sin( + + ) =

lindice di rifrazione della radiazione straordinaria.

Cos la coppia totale che la lamina cristallina subisce sotto lazione della radiazione suddetta uguale alla somma delle

coppie prima date

16

Questespressione per la coppia lho ottenuta nel 1910 dalla formula generale
3

per

le

azioni

ponderomotrici

raggiante . Da questa si discosta assai poco la formula approssimata per i momenti analoghi che nel 1899 stata derivata da A.I. Sadowsky dalla teoria elettromagnetica di Maxwell . Leningrado, laboratorio di fisica dellistituto elettrotecnico.
4

S. Pokrowsky, Journ. Russ. Phys.-Chem. Ges. 43, Phys. T. 375,

1911; Phys. ZS. 12, 1118, 1911.


4

A.I.

Sadowsky,

Ponderomotorische

Wirkungen

der

Lichtwellen auf Kristalle. Dorpat (Russisch) 1899.

"

(a -b )sin2 sin

+ 4absin ( /2)

  

M = M +M

ab

AB

sin( + + )

(6)

dellenergia

elektr.

und

significa lindice di rifrazione della radiazione ordinaria;

  

2ab-4absin ( /2)-(a -b )sin2 sin 2AB

2 d

  
-

= -

ABsin( + + ) ,

) ;

      

DallIstituto di Cristallograa dellUniversit` di Marburg/Lahn a Misure senza perturbazione delloggetto della misura12 M. Renninger
(ricevuto il 25 febbraio 1959)

Per mezzo di un esperimento concettuale si dimostra che, contro lopinione corrente, esistono ben dei processi di misura che non esercitano nessuna azione sulloggetto della misura. Queste misure negative consistono nella determinazione sperimentale dellassenza di accadimenti che ci si attendeva con una determinata probabilit`, determinazioni che - contrassegno di una misura vera - danno nuove a predizioni sulloggetto della misura, quindi causano riduzione della funzione donda esattamente come le osservazioni normali, positive, che perturbano loggetto della misura. Da ci` segue necessariamente che il fondamento assai consueto e o intuitivo della relazione di indeterminazione nella pretesa azione inevitabile di ogni processo di misura sulloggetto della misura ` inammissibile. Essa ha invece il suo e vero fondamento nellinterazione che tutta la materia dellintorno vicino e lontano di una particella esercita ininterrottamente su di questa, indipendentemente dal fatto che essa faccia parte o meno di un apparato di misura. La relazione di indeterminazione di Heisenberg risulta in generale come espressione del fatto - o quanto meno in relazione con il fatto - che lazione del processo di misura sulloggetto della misura non pu` essere resa in linea di principio arbio 345 trariamente piccola . Poich questa tesi ` stata pi` volte ripetuta di recente, e e u per esempio da Heisenberg6 (1958)7 , da Brillouin8 , appare allautore importante indicare una categoria di processi di misura, nei quali non si ha alcuna inuenza sulloggetto, ovvero, per utilizzare lespressione adottata da Heisenberg, non si ha alcun intervento sullevento, che si possa completamente distinguere dallevento. Essi consistono nella determinazione sperimentale dellassenza di accadimenti possibili e saranno designati nel seguito come osservazioni negative. Che cosa si intenda con ci` lo pu` chiarire il seguente esperimento concettuale: o o Da un punto P ad un istante t = 0 noto entro limiti stretti venga emesso un fotone910 . Il punto P ` circondato da uno schermo sferico S1 di raggio R1 , che e visto da P lascia libero un angolo solido , ossia esso si estende su un angolo solido
ohne Strung des Meobjekts, Zeitschrift fr Physik 158, 417-421 (1960). o u manoscritto ha raggiunto la Redazione gi` nel febbraio 1959 e in base alle discussioni a intervenute nel frattempo ha sub` soltanto delle modiche inessenziali nella formulazione (la to Redazione). 3 vedasi per esempio Bohr (1931), p. 35 oppure Jordan (1936), p. 307: Risulta inevitabile che ogni misura sia per legge naturale legata ad un intervento non trascurabile sulloggetto. 4 Bohr, N.: Atomtheorie und Naturbeschreibung. Berlin 1931. 5 Jordan, P.: Anschauliche Quantentheorie. Berlin 1936. 6 Heisenberg, W.: Naturwiss. 45, 227 (1958). 7 Per lidea di Heisenberg in proposito vedasi tuttavia la postfazione del presente lavoro. 8 Brillouin, L.: Nature, Lond. 183, 501 (1959). 9 Una possibilit` in linea di principio per realizzare ci` ` gi` stata oerta dallautore (Renninger a oe a 1953). 10 Renninger, M.: Z. Physik 136, 251 (1953). 1
2 Il 1 Messungen

4 . A distanza maggiore R2 si trova un altro schermo S2 sullintero angolo solido 4, cio` una sfera completa. e La funzione donda del fotone ha ora sotto le condizioni iniziali e al contorno cos` denite la sua forma esattamente determinabile. Nello spazio allinterno di S1 essa ` unonda sferica, fuori ` pi` complicata, deve contenere tra laltro i fenomeni e e u di dirazione che originano dal bordo di S1 . Tuttavia anche senza conoscere la sua forma esatta la predizione data da essa sulle probabilit` W1 e W2 di urto del fotone a contro S1 ed S2 ` immediatamente evidente, ossia: e W1 = 4 , W2 = . 4 4

La predizione si pu` naturalmente vericare, purch si costruiscano gli schermi o e S1 ed S2 come schermi a scintillazione che operino quantitativamente, e si esegua lesperimento con un numero grande di fotoni. Allora le scintillazioni registrate su S1 stanno a quelle su S2 come W1 sta a W2 . Tutto ci` ` triviale. oe Ma listante della possibile registrazione di un singolo fotone in S1 precede temporalmente quello per S2 . Se si osserva in S1 (al tempo t1 = R1 /c) un lampo, ha luogo quello che la meccanica quantistica designa come riduzione della funzione donda: la probabilit` dellarrivo del fotone al tempo successivo R2 /c - che no a allosservazione del lampo in S1 era /4 - si annuller` istantaneamente, assieme a alla funzione donda in tutto lo spazio tra S1 ed S2 . Questo ` il caso discusso di e solito, per il quale giustamente si parla di un intervento sullevento: il fotone ` e assorbito o quanto meno diuso inelasticamente dallo schermo S1 , quindi non ` pi` e u aatto nello stesso stato di prima dellosservazione. Per` - e questo ` il punto essenziale, sul quale vorrei richiamare lattenzione o e riduzione della funzione donda non ha luogo soltanto quando il fotone in S1 viene osservato, ma anche quando esso non viene osservato. O meglio, detto in positivo, quando viene osservato che esso non ha urtato S1 al tempo critico t = R1 /c. Infatti anche allora la probabilit` per lurto successivo contro S2 varia con un salto, ma a in questo caso va al valore 1 invece che a zero! Poich il fotone non si ` mostrato e e su S1 , esso dovr` pervenire su S2 con certezza. Si ha a che fare qui con una a nuova predizione sulloggetto sulla base di unosservazione che non ` intervenuta e sullevento, di una osservazione negativa11 . Poich una siatta osservazione senza perturbazione esiste ` dimostrato che e e la pretesa necessit` secondo le leggi di natura dellintervento di ogni misura a sulloggetto non sussiste, e che quindi non ` ammesso chiamarla in causa per una e comprensione pi` profonda o anche solo per una maggiore intuibilit` della relazione u a di indeterminazione. Questa risulta invece immediatamente dal formalismo della teoria dei quanti e vale allo stesso modo sia per misure nelle quali non si intervenga
lesempio discusso costituisce solo una delle molte diverse possibilit` di suda divisione di un certo fascio di radiazione in fasci parziali coerenti. Mediante separazione per riessione parziale, per doppia rifrazione o via dicendo le circostanze di principio sono esattamente le stesse che qui con la separazione trasversale. Il tratto essenziale dellesperimento qui descritto e dellargomentazione ad esso collegata non ` in primo luogo la creazione di fasci parziali e distinti (gi` discussa molte volte) ma il fatto che il cammino di uno dei fasci parziali ` ostruito da a e un ostacolo che pu` al tempo stesso servire da strumento di osservazione. Che nel nostro esempio o questo ostacolo coincida con la separazione (uno dei fasci parziali ` quello intercettato da S1 ) ` e e del tutto inessenziale.
11 Evidentemente

sullevento che per quelle nelle quali lo si faccia121314 . Ci` ` immediatamente evioe dente anche nel nostro esempio, se lo specializziamo in modo che sia assai piccolo, cio` che S1 diventi una sfera intera con un foro piccolo: per un fotone che passi e attraverso questa apertura il fatto del suo passaggio equivale ad una misura di posizione, e una quantit` corrispondente, per lincertezza sullimpulso trasversale a regolata dalla relazione di indeterminazione, cio` la direzione di propagazione oltre e lo schermo, ha di conseguenza unincertezza che si manifesta in una distribuzione di probabilit` (gura di dirazione) per il punto dincidenza su S2 , tanto pi` estesa a u quanto pi` piccolo ` il foro in S1 . Quindi anche leventuale osservazione negativa u e in S1 , ossia che al tempo R1 /c un fotone devessere sfuggito da questo foro, non ci permette nessuna predizione riguardo al luogo dincidenza su S2 che vada al di sotto della relazione di indeterminazione. In discussioni epistolari ` stato obbiettato pi` volte allautore che la sola ee u sistenza dellostacolo S1 , cio` la possibilit` di unosservazione signica uninuenza e a sulloggetto della misura, anche per le particelle che superano S1 . Ci` non sar` da o a ` proprio questinuenza che produce la gura di dirazione me aatto negato. E su S2 . Aermo tuttavia che ci` non avviene a causa del processo di misura, ma, o come ricordato allinizio, devessere gi` contenuto nella funzione donda primaria. a Essa non produce aatto nuova informazione, questo lo fa soltanto losservazione realmente avvenuta. Riassumendo si pu` quindi aermare: o 1. Un processo di misura, indierentemente positivo o negativo, signica una netta riduzione della funzione donda; ogni osservazione vera, ogni acquisizione di informazione riduce la funzione donda. E viceversa: ogni riduzione della funzione donda d` luogo ad unacquisizione di informazione. a 2. Possibilit` di osservazione e osservazione di fatto sono cose distinte. Possia bilit` di osservazione ore in fondo ogni processo di propagazione che sia qualcosa di a pi` del moto imperturbato di una particella singola nel vuoto (onda sferica imperu turbata), quindi sistemi intrecciati, o il moto di una particella in mezzi assorbenti, diondenti o rifrangenti, ed essa non ` altro che una conseguenza del fatto che e la particella considerata non ` sola nelluniverso. Soltanto losservazione di fatto e signica riduzione dello stato. Ringrazio sentitamente il Prof. Sssmann, Hamburg, per una presa di posizione u epistolare chiaricatrice. Postfazione In uno scambio epistolare diretto il signor Prof. Heisenberg ha avuto la gentilezza di farmi sapere, circa il manoscritto a lui trasmesso delle presenti considerazioni, la sua opinione, che posso riassumere con il suo cortese consenso come segue: ` E un errore credere che linterpretazione di Copenhagen della teoria dei quanti, quando asserisce linevitabilit` in linea di principio della perturbazione delloggetto a
12 Assai riposta e non facilmente accessibile, la stessa aermazione si trova nella dissertazione fondamentale Uber den Mevorgang di G. S ssmann (1958, p. 30). Il signor Sssmann ` stato u u e cos` gentile da comunicarmelo personalmente. Non fu possibile chiarire bene con una discussione epistolare in che misura la stessa cosa sia intesa con la formulazione di Finkelburg (1956, pp. 176/77). 13 S ssmann, G.: Uber den Mevorgang. Bayer. Akad. Ber., M nchen H. 88, 1958. u u 14 Finkelburg, W.: Einf hrung in die Atomphysik. Berlin 1956. u

misurato a causa della misura, si riferisca ad un processo di misura vero e proprio, la cui presa di conoscenza eventualmente successiva riduca retroattivamente la funzione donda. Un processo di misura inteso in questo senso non si pu` oggeto tivare in tutti i casi immaginabili. Oggettivabile ` soltanto la presa di conoscenza e del risultato della misura, che riduce lo stato, e che pu` quindi essere ricondotta al o taglio tra oggetto della misura e apparato di misura. Ma ci` che si intende con o linevitabile intervento della misura sullevento ` gi` la possibilit` della misura, cio` e a a e lesistenza dellapparato di misura. Infatti ` questa che produce quellinterazione e parzialmente indeterminata tra lapparato di misura e loggetto da misurare, che con lesecuzione dellesperimento porta alla relazione di indeterminazione. Invece latto della registrazione, che porta alla riduzione dello stato, non ` veramente un e processo sico, ma per cos` dire un processo matematico. Naturalmente con la variazione discontinua della nostra conoscenza varia con discontinuit` anche la a rappresentazione matematica della nostra conoscenza. Se questidea cos` delineata dal signor Heisenberg fosse in generale tenuta per buona, le mie considerazioni sarebbero di fatto vanicate, poich esse vanno fone damentalmente a nire nella stessa cosa, come si riconosce dai tre ultimi paragra. Per` mi pare che in generale si aermi un processo di misura vero e proprio, al o quale lacquisizione di conoscenza che riduce lo stato si riferisce (come un - presente o assente - segno dun impulso su un graco di registrazione da sviluppare in seguito), e il cui istante temporale pu` essere inoltre determinato pi` o meno o u esattamente con la misura. Che questidea sia in generale tenuta per buona mi pare poco credibile, se si tien conto della formulazione ovunque predominante in letteratura. Si parla quasi senza eccezione espressamente dellinevitabile perturbazione prodotta dallatto dellosservazione, dal processo di misura, o anche pi` nettamente, u dellimpossibilit` di considerare latto dellosservazione come un puro prender a conoscenza di uno stato di fatto comunque presente (Jordan, op. cit., p. 308). E proprio questo, il prender conoscenza di uno stato di fatto comunque presente, si realizza nellesperimento concettuale ora discusso, sicch la comunicazione di e questultimo potrebbe essere in ogni caso di qualche utilit` chiaricatrice. Le cona clusioni nali in essa mostrate possono essere mantenute integralmente e possono valere come indicazione aggiuntiva che ogni aermazione del tipo ora citato che travalichi il limite su esposto dal signor Heisenberg ` inammissibile, che quindi non e si pu` parlare di perturbazione in linea di principio inevitabile dovuta al processo o di misura.

Principio di Doppler e condizione delle frequenze di Bohr1 Erwin Schrdinger o Se ci si rammenta di come nella teoria delle bande di Schwarzschild, Heurlinger, Lenz la frequenza della singola riga della banda si realizza mediante 1. il termine elettronico o di congurazione, 2. il termine di oscillazione nucleare, 3. il termine di rotazione, non si pu` fare a meno di proseguire tentativamente questa o serie decrescente di grandezze e interrogarsi sul possibile signicato di un 4. termine di traslazione. Nel caso che esso abbia in primo luogo un signicato, esso e naturalmente non solo per gli spettri di bande - pu` solo essere in rapporto con o lallargamento Doppler delle righe spettrali. Questa idea si accorda qualitativamente assai bene col fatto che - come Bohr2 ha dimostrato in modo convincente il moto di traslazione, come moto non periodico, non pu` essere quantizzato, ma o presenta una sequenza continua di valori consentiti dellenergia; perci` esiste uno o spettro continuo allinterno di una certa regione - nel caso presente la riga spettrale allargata in modo nito. Ora Frsterling3 ha gi` cercato di giungere al principio di Doppler applicando la o a condizione delle frequenze di Bohr in un sistema di riferimento nel quale il baricentro della molecola abbia una velocit` di traslazione. Il risultato era poco incoraggiante. a Risultava infatti soltanto leetto Doppler trasversale, ovvero, altrimenti detto, solo la nota piccola correzione relativistica al valore classico delleetto Doppler. In proposito W. Pauli jun. ha detto nella sua recensione (Physik. Ber. 2, 489, 1921): Va tuttavia osservato che la formula di trasformazione per lenergia emessa usata dallautore ` giusta solo quando . . . complessivamente non venga emesso alcun e impulso lineare. Ma questo non ` vero in nessun sistema di riferimento; piuttosto sulla base data e da Einstein alla teoria della radiazione4 il quanto emesso h porta con s` sempre e e in particolare in ogni sistema di riferimento - limpulso lineare h/c, il massimo che in linea di principio possa essere associato a questo ammontare di energia. Nel seguito dimostriamo che il salto di velocit` prodotto in tal modo per la condizione a delle frequenze di Bohr d` proprio lo spostamento Doppler, e con tutte le sottigliezze a che sono richieste dalla teoria della relativit`. a La situazione di gran lunga pi` facile salta agli occhi al meglio se si fanno i conti u in modo approssimato e solo per il caso lineare, cio` se si fa coincidere la direzione e dellimpulso emesso con la direzione della velocit` del baricentro della molecola gi` a a presente prima. Sia questa v1 , e dopo lemissione v2 ; inoltre sia m la massa della molecola. Allora il termine di traslazione che d` lo spostamento Doppler ` a e 1 h m 2 m 2 v v2 . 2 1 2

(1) Per la legge dellimpulso ` e (2)


1 Dopplerprinzip 2 N.

d =

mv1 =

h + mv2 c

und Bohrsche Frequenzbedingung, Physik. Zeitschr. 23, 301-303, 1922. Bohr, Kopenhagener Akademie 1918, seconda parte, p. 99. 3 K. Frsterling, Zeitschr. f. Phys. 3, 404, 1920. o 4 A. Einstein, Zeitschr. f. Phys. 18, 121, 1917. 1

ossia m (v1 v2 ) = Sostituendo nella (1) questo d` a (3)

h . c

d v1 + v2 = . 2c

Questa ` la formula di Doppler elementare, soltanto che in essa come velocit` della e a molecola interviene la media aritmetica delle velocit` prima e dopo lemissione. Un a esame particolareggiato mostra che anche il segno ` quello giusto: se la molecola si e muove con velocit` considerevole verso di me e mi lancia contro il suo quanto, sar` a a frenata dal rinculo, il termine di traslazione (1) ` positivo, lo spostamento risulta e verso il violetto. Calcoleremo ora in modo pi` esatto. Ma manteniamo ancora provvisoriamente u lipotesi semplicatrice che limpulso emesso cada nella direzione della velocit` origia naria della molecola (oppure in quella opposta). Dobbiamo ora tener conto che anche la massa della molecola cambia durante lemissione, e prima di tutto che il concetto dierenza denergia di una determinata transizione e quindi anche il concetto frequenza non spostata perdono il loro signicato netto ed univoco, poich` la molecola prima e dopo lemissione non si trova a riposo nello stesso sistema e di riferimento consentito . Dobbiamo assumere che ad un determinato stato stazionario corrisponda unenergia E esattamente determinata in un sistema di riferimento nel quale il baricentro della molecola ` a riposo. Siano E1 ed E2 questi valori dellenergia per la e transizione quantica considerata e siano questi proprio i valori assoluti dellenergia, di modo che E1 E 2 , c2 c2 siano le corrispondenti masse a riposo. Il sistema di riferimento nel quale prima e rispettivamente dopo il rinculo la molecola ha la velocit` v1 e rispettivamente v2 a lo chiameremo per brevit` lo spettrometro. Le energie riferite allo spettrometro a sono quindi (4) E1 1
2 v1 /c2

E2
2 1 v2 /c2

e la condizione delle frequenze di Bohr si scrive (5) h = E1


2 1 v1 /c2

E2
2 1 v2 /c2

Inoltre il bilancio dellimpulso rispetto allo spettrometro risulta (6) E1 v1 c2 1


2 v1 /c2

E2 v2 c2 1
2 v2 /c2

h . c

La (5) e la (6) servono al calcolo di e di v2 per v1 dato, inoltre E1 ed E2 devono naturalmente valere come quantit` date - dalla natura della transizione quantica. a

La dipendenza cos` ssata della frequenza dalle velocit` v1 e v2 ` una generaliz a e zazione naturale del principio di Doppler della teoria della relativit` - ` del tutto a e comprensibile che la comparsa di due valori della velocit`, che si scambiano proprio a nellistante dellemissione, porti con s` una certa complicazione. e Per dimostrarlo eliminiamo dalle (5) e (6) la frequenza e troviamo facilmente (7) Sia per brevit` a (8) Risulta perci` o (7a) Inoltre si calcola facilmente (9) vi = c 1 2 i , 1 + 2 i
2 c2 vi =

E1

c v1 = E2 c + v1

c v2 . c + v2

i =

c vi , i = 1, 2. c + vi

E1 1 = E 2 2 .

2ci . 1 + 2 i

Sostituita nella (5) questa d` a h = E1 e per la (7a) 1 2 E1 E2 1 2


2 2 2 2 1 E1 E 2 1 E 1 E2 = 2 E1 1 2 E 2 2

1 + 2 1 + 2 1 2 E2 21 22

(5a)

h =

ovvero formando la media geometrica (10) Introduciamo la frequenza (11) =


2 2 E1 E 2 , 2h E1 E2

h =

2 2 E 1 E2 1 . 1 2 2 E 1 E 2

il cui signicato risulter` chiaro immediatamente, e badiamo al signicato di a secondo la (8); otteniamo

(12)

= 1 2 =

c v1
2 c2 v1

c v2
2 c2 v2

Si confronti con questa la relazione che sussisterebbe secondo la teoria delleetto Doppler tra le frequenze e , qualora la prima fosse la frequenza a riposo, la seconda la frequenza in un sistema di riferimento nel quale la molecola volasse verso losservatore con la velocit` v. Questa relazione si scriverebbe a (13) = cv . c2 v 2

La frequenza denita dalla (11) gioca quindi il ruolo della frequenza a riposo. Da essa si deriva secondo la (12) la frequenza osservata per mezzo di un fattore che ` la media geometrica dei due fattori che secondo la teoria consueta sono costruiti e dalle due velocit` v1 e v2 , prima e rispettivamente dopo latto di emissione. a La frequenza ha il semplice signicato seguente: sar` = per v2 = v1 . a Ci` si verica quando la velocit` iniziale della molecola ` esattamente uguale a o a e quella che in senso inverso si ha dopo il rinculo. Dobbiamo ancora liberarci dalla restrizione che limpulso emesso sia parallelo alla direzione iniziale. Quindi ora v1 e v2 saranno i valori assoluti delle velocit` iniziale a e nale, 1 e rispettivamente 2 gli angoli che esse individuano con la direzione dellimpulso emesso - tutte le aermazioni si riferiscono allo spettrometro. La condizione delle frequenze (5) rimane immutata, al posto della (6) intervengono le due equazioni per limpulso (6) E1 v1 cos 1 c2
2 1 v1 /c2

E2 v2 cos 2 c2
2 1 v2 /c2

h , c

(6)

E1 v1 sin 1 c2 1
2 v1 /c2

E2 v2 sin 2 c2
2 1 v2 /c2

Dalla (5) e dalla (6) risulta (7) E1 (c v1 cos 1 )


2 c2 v1

E2 (c v2 cos 2 )
2 c2 v2

Dalla (6) moltiplicando per c (7) Poniamo per brevit` a (8) Sar` allora a (7a) e si trova (9)
2 c2 vi =

E1 v1 sin 1 c2
2 v1

E2 v2 sin 2
2 c2 v2

i =

c vi cos i c2
2 vi

, i =

vi sin i
2 c2 vi

, i = 1, 2.

E1 1 = E2 2 , E1 1 = E2 2

2ci 2. 1 + 2 + i i

Questa, sostituita nella (5) d` a h = E1 e per la (7a) 1 2 E1 E2 1 2


2 2 1 + 2 + 1 1 + 2 + 2 1 2 E2 21 22

(5a)

h =

Questa coincide formalmente con la (5a), solo con signicato mutato di i secondo la (8). Si ottiene ora al posto della (12) (12) = c v1 cos 1 c2
2 v1

c v2 cos 2
2 c2 v2

` la stessa frequenza di prima. Riguardo alla formula (12) si devono fare le stesse e osservazioni come prima per la (12). Essa si dierenzia dalla consueta formula di Doppler relativistica solo per il fatto che il fattore di ` la media geometrica di e quei due valori che si avrebbero in quella formula per la velocit` iniziale e nale. a La velocit` acquistata in seguito al rinculo ` in generale assai piccola rispetto a e a quella termica, cio` la variazione di velocit` dovuta allemissione ` relativae a e mente assai piccola. Altrimenti sarebbe di notevole interesse vericare linterpretazione quantistica delleetto Doppler qui esposta, come pure lassai controversa presenza di un rinculo, cos` dicilmente conciliabile con lottica classica, median te la larghezza sperimentale di righe spettrali adatte - se cio` essa corrisponde e allagitazione termica o ` un po pi` grande. Ma, come detto, anche sotto le cone u dizioni pi` favorevoli - quando si faccia assorbire ultravioletto di Millikan estremo u ( = 200) in un gas a bassa temperatura - la variazione della velocit` per una A a molecola di gas ammonta tuttavia solo a pochi per mille della velocit` termica a media. Zurigo, 7 giugno 1922.
(Ricevuto il 7 giugno 1922)

Una propriet` notevole delle orbite quantiche di un elettrone singolo1 . a Erwin Schrdinger a Zurigo. o
(ricevuto il 5 ottobre 1922)

Nella geometria duniverso di Weyl2 interviene oltre alla nota forma quadratica del dierenziale, che determina la metrica nel singolo punto duniverso, anche una forma lineare 0 dx0 + 1 dx1 + 2 dx2 + 3 dx3 = i dxi , che ssa la connessione metrica dei punti duniverso tra loro. Il suo signicato geometrico ` che la lunghezza di un segmento l (quadrato del valore assoluto di e un vettore) non rimane immutata per trasporto congruente del segmento in un punto adiacente, ma subisce la variazione (1) dl = li dxi .

Weyl ha scoperto che mediante le due insieme (metrica del singolo punto duniverso + connnessione metrica) si determina una connessione ane delluniverso (cio` e il concetto di trasporto parallelo dun vettore), purch solo si ammetta che per e spostamento parallelo di un vettore anche la sua lunghezza debba essere trasportata in modo congruente. Per trasporto congruente di un segmento lungo un tratto nito di una linea duniverso - per esempio a seguito del trasporto parallelo di un vettore lungo un simile tratto - la lunghezza del segmento risulta moltiplicata per il fattore (2) e
i dxi

dove lintegrale di linea va naturalmente esteso al tratto di linea duniverso in considerazione e dipende essenzialmente dal cammino, purch le quantit` e a (3) fik = k i xk xi

non si annullino identicamente. - Dal punto di vista sico le componenti della connessione ane su menzionata costituiscono il campo di gravitazione, e le fik il campo elettromagnetico. Se le circostanze sono tali - e se la scelta delle coordinate ` cos` fatta - , che almeno in una regione duniverso con una certa approssimazione e x0 sia il tempo (in sec) e x1 x2 x3 siano coordinate cartesiane (in cm), a meno di un fattore costante di proporzionalit` universale le i sono i potenziali elettromagnetici a nel senso usuale: (4) 1 1 1 V, Ax , Ay , Az . c c c

Se scriviamo questo fattore come 1 e, dove e ` il quanto elementare in unit` CGS e a elettrostatiche, quindi e e e 0 = 1 eV, 1 = 1 Ax , 2 = 1 Ay , 3 = 1 Az , c c c
1 Uber eine bemerkenswerte Eigenschaft der Quantenbahnen eines einzelnen Elektrons, Zeit schr. f. Phys. 12, 13-23 (1923). 2 Vedasi in proposito H. Weyl, Raum, Zeit, Materie, IV ed., Berlin, Springer, 1921 - Citato in seguito con Weyl, RZM. 1

risulta allora che 0 ha la dimensione sec1 , eV la dimensione energia, la dimensione di unazione (g cm2 sec1 ). - Il fattore dallungamento (2) sar` a (5) e
e

(V dtAx dxAy dyAz dz)

La propriet` delle orbite quantiche annunciata nel titolo, che a me pare notevole, a ` che le condizioni quantiche pure, cio` quelle che sono sucienti a determinare e e lenergia e quindi lo spettro, sono anche proprio sucienti a rendere lesponente del fattore di allungamento (5) un multiplo intero di 1 h (che per quanto sopra ` un e numero puro) per tutti i periodi approssimati del sistema. Lo dimostrer` subito per i o singoli casi, perch ci sono ancora dei se e dei ma da aggiungere se si esprime la legge e nella forma semplice, come successo or ora. Discuter` poi leventuale signicato del o fatto, riguardo al quale per` - per dirla tutta - non sono andato molto avanti. o A. Orbita di Keplero imperturbata 3 . Leetto della relativit` sar` per ora trascua a rato e trattato separatamente pi` avanti (punto E). Allora la sola condizione quanu tica pura `4 e (6) J = 2 T = nh

( = periodo, T = media temporale dellenergia cinetica). Sia inoltre V il potenziale del nucleo positivo alla posizione dellelettrone, scelto in modo che si annulli allinnito. Allora ` noto che si ha (consideriamo e in valore assoluto) e (6a) quindi, sostituendo nella (6),

T = (1/2)eV ,

(7)

e V = e
0

V dt = nh.

Lesponente del fattore dallungamento (5) sar` quindi - nh/ per un periodo. a Il solo se e ma di questo caso semplicissimo ` la normalizzazione della costante e additiva in V . B. Eetto Zeeman. Meccanicamente si tratta ora della precessione di Larmor con la frequenza (= numero di giri di precessione al secondo) (8) 1 eH = . 4mc

Dal punto di vista della teoria dei quanti rimane valida la condizione precedente ed assicura linterezza dellesponente dallungamento. (come diremo per brevit`) a per il primo quasi periodo , sempre approssimato. Una trattazione pi` accurata u mostra che la (7) resta valida no a termini che sono quadratici in H, poich il e
3 Come il Prof. Weyl mi ha comunicato per lettera, la legge per questo caso era nota a Fokker gi` da due anni, e lo ha anche portato a contemplare la possibilit` di valori di i immaginari puri a a (vedi il seguito). 4 Seguiamo in tutto la concezione di Bohr, in particolare la sua teoria dei sistemi periodici debolmente perturbati, com` esposta nella parte II della serie di dissertazioni ancora incompleta e dellaccademia di Copenaghen. Kopenhagener Akademieschriften, Naturw. u. Mathem. Abt., serie 8a , 1, 2, 1918. Citata nel seguito come Bohr, l.c.

teorema di Larmor vale in questa approssimazione e per un sistema dassi ruotato valgono, dal punto di vista meccanico e della teoria dei quanti, le stesse condizioni che, nel caso A, valgono per un sistema in quiete. Se ora ci chiediamo se linterezza sussista anche per il secondo quasiperiodo , possiamo trascurare il termine V , poich esso produce certamente un contributo intero (cio` tante volte nh, quanti e e giri semplici comprende il ciclo di Larmor. - Ora ` noto che la seconda condizione e quantica richiede che per il momento angolare attorno allasse del campo sia (9) 2m nh f = . 2

f ` la proiezione della supercie dellellisse sul piano equatoriale. Dalla (8) e dalla e (9) risulta (10) Hf e = n h. c

Hf ` il usso di forza attraverso lellisse, quindi e (11) Hf = (rot A)n df =


( )

Ax dx + Ay dy + Az dz,

pertanto, secondo la (10), per lintero ciclo di Larmor sar` a (12) e c Ax dx + Ay dy + Az dz = n h;


()

la condizione quantica aggiuntiva richiede quindi proprio linterezza del termine aggiuntivo magnetico nellesponente dallungamento, esteso su un periodo di Larmor. C. Eetto Stark 5 . Meccanicamente interviene qui una variazione secolare non solo della giacitura, ma anche della forma dellellisse di Keplero; tuttavia la variazione secolare (con lapprossimazione che interviene sperimentalmente) ` puramente e periodica, cio` quando lellisse di Keplero dopo lesecuzione di un ciclo secolare ha e ripreso la stessa forma, essa ha anche riassunto la stessa giacitura nello spazio. Il ciclo orbitale si pu` descrivere nel modo pi` semplice cos` Si determini il o u . baricentro della solita orbita di Keplero tenendo conto del tempo di permanenza dellelettrone nelle singole parti dellorbita (baricentro elettrico); si trova cos` il punto di bisezione della parte lontana dal nucleo della linea dei fuochi. Questo baricentro elettrico esegue ora in un piano perpendicolare alla direzione del campo semplicemente delle oscillazioni armoniche, in generale oscillazioni ellittiche. Oltre a ci`, come prima detto, la forma dellellisse di Keplero deve variare, e precisamente o non cambia il suo semiasse maggiore (e quindi neppure lenergia, n` il periodo ore bitale) ma solo la sua eccentricit`, che ` quindi ssata univocamente dalla posizione a e assunta via via dal baricentro elettrico. La giacitura via via assunta dal piano dellorbita ` determinata dal fatto che, sebbene il momento angolare complessivo e cambi con leccentricit`, la componente nella direzione del campo resta invariata. a
5 Bohr,

l.c., par. 4, pag. 69.

La condizione quantica aggiuntiva consiste nel fatto che alla distanza del nucleo dal piano menzionato, perpendicolare alla direzione del campo, nel quale il baricentro elettrico esegue le sue oscillazioni armoniche secolari, sono consentiti solo certi valori discreti. Ancora pi` comoda per il nostro scopo ` unaltra formulazione u e di questa condizione quantica aggiuntiva, che deriva ancora immediatamente dalla teoria di Bohr dei sistemi periodici perturbati. Lenergia aggiuntiva, che ` semplicee mente uguale allenergia potenziale dellelettrone nel campo esterno mediata su un periodo di Keplero (il valor medio ` secolarmente costante) - questenergia, dico, e secondo Bohr sta col periodo secolare esattamente nello stesso rapporto come lenergia totale di un oscillatore armonico semplice col suo periodo, cio` devessere e

(13)

E = n h

(e = energia aggiuntiva, n = numero intero). Sia ora V il potenziale del campo esterno, che in questa trattazione (cio` perch le aermazioni precedenti siano e e giuste) devessere normalizzato in modo tale da annullarsi nel nucleo; si riconosce allora facilmente che (14) Dalle (13) e (14) segue (15) e
t+ t+

e E = eV =

t+

V dt.
t

V dt =
t t

V dt = n h.

Unocchiata alla (5) mostra che allora linterezza del termine elettrico aggiuntivo nellesponente dallungamento ` provata per un periodo di Stark secolare - in e completa analogia con il risultato per il periodo di Larmor nelleetto Zeeman. Nel caso delleetto Zeeman, a causa del carattere particolarmente semplice della perturbazione secolare, dallinterezza del termine aggiuntivo abbiamo potuto concludere immediatamente riguardo allinterezza dellesponente dallungamento complessivo. Qui ci` sarebbe prematuro, infatti il valor medio del potenziale nucleare o V su unellisse di Keplero produce perturbazioni del primordine, che possono assommare ad un contributo nito su un periodo secolare 6 . Per andare del tutto sul sicuro, riconsideriamo la condizione quantica principale del problema perturbato in forma esplicita. Siano q1 , q2 , q3 le coordinate rettangolari dellelettrone, p1 , p2 , p3 gli impulsi; allora devessere
t+

(16)
t
6 Invero

(p1 q1 + p2 q2 + p3 q3 )dt = nh,

Bohr ha mostrato - e ci` discende immediatamente dalla costanza secolare di V - che il o valor medio della funzione energia totale del problema imperturbato su unorbita di Keplero subisce solo perturbazioni del secondordine. Ma per noi qui si tratta della sola energia potenziale, e per questa non si pu` concludere nulla, poich il campo perturbativo rimuove la relazione semplice o e (6a) tra i due valori medi dellenergia.

dove ora - pi` precisamente - indica un semiperiodo esatto del sistema, dopo il u quale le coordinate e gli impulsi si riproducono con maggiore approssimazione. Di conseguenza devessere t+ d pi qi dt = 0. dt t Quindi al posto della (16) si pu` anche scrivere o
t+

(16)
t

(q1 p1 + q2 p2 + q3 p3 )dt = nh,

ovvero, se U = e(V + V ) ` lenergia potenziale, per le equazioni di moto dalla (16) discende: e
t+

(16)
t

q1

U U U + q2 + q3 q1 q2 q3

dt = nh.

Ma i due addendi di U sono funzioni omogenee di qi , e precisamente V ` omogenea e di grado -1, V omogena di primo grado. Quindi segue dalla (16)
t+

(16)
t

e(V V )dt = nh.

Tenendo conto della (15) risulta quindi


t+

(17)
t

e(V + V )dt = (n 2n )h,

e la dimostrazione ` conclusa. - Unosservazione aggiuntiva necessaria riguardo alla e nostra legge nel caso delleetto Stark ` la normalizzazione gi` prima rilevata del e a potenziale del campo esterno, fatta in modo tale che esso si annulli nel nucleo. D. Eetti Zeeman e Stark combinati con assi paralleli 7 . Secondo la teoria di Bohr di sistemi periodici perturbati, per sovrapposizione di un campo elettrico omogeneo e di un campo magnetico omogeneo, nel caso che le perturbazioni che ogni campo di per s` produrrebbe siano dello stesso ordine di grandezza, si ottengono orbite e quantiche ben denite solo quando8 gli assi dei campi siano paralleli. Ci limitiamo quindi a questo caso. Dal punto di vista meccanico il ciclo delleetto Stark trattato nella sezione precedente avviene semplicemente rispetto ad una terna dassi che segue la rotazione di Larmor (8), e va osservato che la frequenza di Larmor dipende solo dalle costanti dellelettrone e dallintensit` del campo magnetico, ma non dalla a forma e dalla giacitura dellorbita, sicch anche ora la rotazione di Larmor avviene e in maniera uniforme. Anche le condizioni quantiche per cos` dire si sovrappon gono. Al semiasse maggiore dellellisse di Keplero sono consentiti gli stessi valori che nellatomo imperturbato, alla distanza dal nucleo del piano nel quale oscilla il
7 Bohr, 8 Bohr,

l.c. p.91. l.c., p. 93.

baricentro elettrico gli stessi valori che nelleetto Stark puro; e il campo magnetico richiede che la componente del momento angolare nella direzione del campo (che anche nelleetto Stark puro era costante, ma non quantizzata) ancora debba essere un multiplo intero di h/2. Naturalmente adesso la perturbazione complessiva non ` pi` periodica pura, ma compaiono due periodi secolari di uguale ordine di e u grandezza, in generale incommensurabili: in un sistema di coordinate che segue la precessione di Larmor la forma e la giacitura dellellisse di Keplero si riproducono dopo un periodo s delleetto Stark, mentre lellisse, che il baricentro elettrico percorre armonicamente, ruota una volta di 3600 attorno alla direzione del campo in un periodo di Larmor, diciamo l . Poich sia dal punto di vista meccanico che e da quello della teoria dei quanti si hanno rispetto al sistema rotante esattamente le stesse relazioni che nelleetto Stark puro si hanno rispetto ad un sistema fermo, e poich inoltre il campo elettrico ` portato in se stesso dalla rotazione di Larmor, si e e riconosce facilmente che le prime due condizioni quantiche hanno per conseguenza che
t+s

(18)
t

e(V + V )dt = nh.

Per quanto riguarda la condizione quantica magnetica, si deve osservare che sia il periodo di Keplero che il momento nella direzione del campo, quindi anche la proiezione dellellisse di Keplero sul piano equatoriale ovvero il usso dellintensit` a del campo magnetico attraverso lellisse di Keplero sono costanti secolari. Perci` o dalla condizione quantica magnetica discende esattamente allo stesso modo come in B che (19) e c Ax dx + Ay dy + Az dz = n h;
(l )

lintegrale va esteso su un ciclo di Larmor. Non importa nulla che lellisse di Keplero dopo un tale ciclo non ritorni aatto alla sua forma e giacitura di partenza. Le formule (18) e (19) rappresentano solo una parte dellesponente dallungamento, e precisamente la (18) la parte elettrica, la (19) quella magnetica. Esse si riferiscono inoltre a intervalli temporali del tutto distinti s e l , nessuno dei quali costituisce un quasiperiodo del moto. Un quasiperiodo siatto si realizzer` in gea nerale con una certa approssimazione per multipli assai elevati degli pseudoperiodi s e l , che siano approssimativamente tra loro uguali, ovvero ns s = nl l = . Scegliamo ns esattamente intero, e invece nl in modo tale che la relazione precedente sia esattamente soddisfatta; moltiplichiamo la (18) per ns , la (19) per nl e sottraiamo. Si ottiene (20) e
()

(V + V )dt

1 (Ax dx + Ay dy + Az dz) c

= (ns n nl n )h.

A meno dun fattore 1 a primo membro si ha lintero esponente dallungamento per il quasiperiodo ; a secondo membro si ha un multiplo intero di h, intero con

la stessa approssimazione con la quale si pu` denire quasiperiodo. n ` il cono e sueto numero quantico magnetico, quindi, almeno per le orbite quantiche basse, un numero intero piccolo; il piccolo scostamento di nl dallinterezza non sar` sostanziala mente accresciuto dalla moltiplicazione per n . (Non cos` per n; n ` un numero assai e grande dellordine di grandezza del numero delle rivoluzioni di Keplero durante un periodo di Stark; ma ci` non cambia nulla, perch ns ` esattamente intero e deve o e e esser scelto cos` perch anche la fase si riproduca sullorbita di Keplero.) - Pare e alquanto insoddisfacente a prima vista che per la derivazione della (20) si debba utilizzare solo una certa combinazione lineare delle due condizioni quantiche (18) e (19) pure (cio` necessarie per la determinazione dellenergia). Mi pare tuttavia e che le (18) e (19) siano necessarie individualmente per assicurare che la (20) sia soddisfatta per ogni quasiperiodo. Infatti se per esempio ns = 7, nl = 12 danno luogo ad un quasiperiodo, non ns = 70, nl = 120 ma, diciamo, ns = 69, nl = 118 ne produrranno un altro, allincirca dieci volte pi` lungo. Daltra parte in tali u considerazioni non si possono accettare multipli arbitrariamente grandi dei periodi secolari, perch non intervengano termini quadratici nelle intensit` di campo, nel e a qual caso trova un limite non solo la validit` dei calcoli approssimati qui fatti, ma a anche la reale possibilit` di denire sicamente le orbite quantiche. a E. La variabilit` relativistica della massa. Si ` nora trascurato il fatto che a e interviene nei casi B, C, D, cio` che la perturbazione dovuta al campo esterno sia e supposta grande rispetto alla perturbazione dellorbita esattamente periodica di Keplero dovuta alla variabilit` relativistica della massa. Se ora la teniamo in conto, a gi` latomo in assenza di forze ha due quasiperiodi, il periodo breve di Keplero a e il periodo della precessione del perielio. Per linterezza dellesponente dallungamento sar` naturalmente garantita dalla stessa condizione quantica come a nel caso non relativistico. Ci si chiede se ci` avvenga anche per . Si determini o pi` precisamente come quasiperiodo, cio` in modo tale che le coordinate e gli impulsi u e si riproducano con grande approssimazione; allora sottiene immediatamente in coordinate polari
t+

(21)
t

(pr r + p )dt = n h

[r, sono coordinate polari, pr , p gli impulsi relativistici corrispondenti; la formula (21) ` una combinazione lineare intera delle consuete condizioni quantiche radiali e e azimutali, e precisamente il numero dei giri di ` esattamente maggiore di e 1 del numero delle oscillazioni in r]. Lintegrando ` invariante per trasformazioni e puntuali, quindi anche in coordinate rettangolari vale
t+

(21)
t

(px x + py y)dt = n h.

Poich` (xpx +ypy ) ritorna ai suoi valori iniziali, al posto di questa possiamo scrivere e
t+

(21)
t

(xpx + y py )dt = n h,

px , py anche nella meccanica relativa sono uguali a meno le derivate parziali delle nergia potenziale; questa ` eV ed omogenea di grado -1 in x, y. Quindi segue e

dalla (21)
t+

(21)
t

eV dt = n h.

Con ci` la validit` della nostra legge per lorbita relativistica imperturbata ` dio a e mostrata. Leetto Zeeman, ` noto, risulta molto facile con lapproccio relativistico9 , si age giunge semplicemente la rosetta relativistica alla precessione di Larmor. Compaiono quindi due periodi secolari, come nel caso trattato in D di due campi paralleli. La trattazione ` cos` completamente analoga a quella data l`, che la si risparmia del e a tutto - pu` essere intuita senza calcoli e naturalmente conduce di nuovo alla cono ferma della nostra legge. Leetto Stark con relativit`, che Kramers10 ha studiato qualche tempo fa in un a lavoro assai bello, non lho ancora dimostrato secondo il punto di vista seguito qui tuttavia non si pu` certo dubitare che risultino relazioni del tutto analoghe a quelle o del caso D e delleetto Zeeman. Per quanto ne so, il caso D con la relativit` non ` stato studiato, sebbene esso a e (a causa della sua simmetria di rotazione) debba portare a orbite ben denite. Ma esso ore un interesse assai limitato. Discussione del risultato. Riassumendo, abbiamo la seguente situazione. Se lelettrone portasse con s e lungo lorbita un segmento, che venisse trasportato senza modiche a causa del moto, allora, se si partisse da un punto qualsiasi dellorbita, la lunghezza di questo segmento apparirebbe moltiplicata sempre per una potenza ad esponente con grande approssimazione intero di (22) e ,
h

al ritorno dellelettrone con grande precisione al punto di partenza e simultaneamente nello stato di moto iniziale. Risulta dicile credere che questo risultato sia esclusivamente una conseguenza matematica casuale delle condizioni quantiche e non abbia un signicato sico pi` u profondo. La forma alquanto imprecisa della legge approssimata con la quale esso ci si presenta non cambia nulla; sappiamo infatti che le orbite quantiche gi` sicaa mente non sono denite con precisione totale11 per due motivi: in primo luogo per la forza di reazione della radiazione, che sicuramente non esiste nella forma prescritta dallelettrodinamica classica, ma alla quale dal punto di vista della teoria dei quanti corrisponde altrettanto sicuramente qualcosa di ugual ordine di grandezza, altrimenti il tempo di decadimento non si potrebbe calcolare correttamente dal principio di corrispondenza12 . Ma in secondo luogo unindeterminazione delle orbite quantiche deriva anche dal fatto che nella maggior parte dei casi il moto ` condizioe natamente periodico solo con una certa approssimazione [per esempio nelleetto
per la prima volta da A. Sommerfeld, Phys. ZS. 17, 491, 1916 e P. Debye, ibidem, p. 507. 10 ZS. f. Phys. 3, 199, 1920. 11 Bohr, l.c., pp. 50, 61, 66, 97. 12 A. Sommerfeld e W. Heisenberg, ZS. f. Phys. 10, 393, 1922.
9 Trattato

Zeeman i termini quadratici nellintensit` di campo devono per principio essere a trascurati; ed anche leetto Stark, se si tien conto della correzione relativistica, non appartiene pi` ai problemi rigorosamente separabili13 ]. u Che lelettrone porti davvero con s nel suo moto un qualche segmento ` pi` e e u ` assai pi` probabile che esso lo instauri continuamente nel senso che discutibile. E u di Weyl14 durante il suo moto. Si pu` vedere che il signicato della nostra legge va o cercato nel fatto che allelettrone non ` consentito qualsiasi ritmo di instaurazione, e ma che questo deve risultare invece da una certa dipendenza dal ciclo orbitale quasiperiodico. Ci si sente tentati di indovinare quale valore debba avere la costante universale . Ci sono ben familiari due costanti universali con la dimensione di unazione, cio` e 2 h ed e /c (io per parte mia sono convinto che esse non siano indipendenti). Se fosse e2 /c, il fattore universale (22) sarebbe un numero assai grande15 dellordine di grandezza di e1000 . Laltra possibilit`, h, suggerisce lidea se per non sia a pensabile il valore immaginario puro = h ,

2 1

di modo che il fattore universale (22) sarebbe uguale allunit` e la lunghezza di un a segmento trasportato verrebbe riprodotta dopo ogni quasiperiodo. - Non mi sento di decidere se una cosa simile potrebbe aver senso nella geometria duniverso di Weyl. Del resto ` naturale pensare che e, h, c non sono le sole costanti universali che e conosciamo. Se si tira in ballo la (consueta) costante di gravitazione k ed una qualche massa universale, per esempio la massa dellelettrone, allora16 e2 = numero puro 10+40 . km2 Quindi he2 km2 ` un quanto dazione universale dellordine di grandezza 10+13 ergsec. - Ma in e proposito ricorderemo soltanto che dalle sole considerazioni dimensionali in questa materia non si pu` cavar proprio nulla. o Arosa, 3 ottobre 1922.

Kramers, ZS. f. Phys. 3, 201, 1920. RZM, p . 280. 15 2e2 /(hc) ` la cosidetta costante di struttura ne, uguale a 7, 29 103 . e 16 Vedasi anche Weyl, RZM, p. 238.
14 Weyl,

13 H.A.

Quantizzazione come problema agli autovalori1 E. Schrdinger o


(prima comunicazione)

1. In questa comunicazione posso anzitutto mostrare nel caso pi` semplice u dellatomo di idrogeno (non relativistico e imperturbato) che la consueta prescrizione di quantizzazione si pu` sostituire con un altro requisito, nel quale non si o parla pi` di numeri interi. Invece linterezza compare nello stesso modo naturale, u come linterezza del numero dei nodi di una corda musicale oscillante. La nuova interpretazione ` passibile di generalizzazione e, come credo, giunge assai in profondo e nella vera essenza delle prescrizioni quantiche. La forma consueta di queste ultime ` associata allequazione dierenziale alle e derivate parziali di Hamilton: S q

(1)

H q,

= E.

Si cercher` una soluzione di questa equazione che si rappresenti come somma di a funzioni ciascuna di una delle variabili indipendenti q. Introduciamo ora per S una nuova incognita in modo tale che risulti come un prodotto delle funzioni delle singole coordinate che intervengono. Poniamo cio` e (2) S = K lg .

La costante K si deve introdurre per ragioni dimensionali; essa ha le dimensioni di unazione. Si ottiene quindi K q

(1)

H q,

= E.

Ora non cerchiamo una soluzione dellequazione (1), ma imponiamo il seguente requisito. Lequazione (1) sempre, quando si trascuri la variabilit` della massa, e a tenendo conto di questa almeno quando si tratti del problema a un elettrone, si pu` o portare nella forma: espressione quadratica di e delle sue derivate prime = 0. Cerchiamo le funzioni reali nellintero spazio delle congurazioni a un sol valore, nite e due volte ovunque dierenziabili, che rendono estremo lintegrale della forma quadratica suddetta2 esteso allintero spazio delle congurazioni. Sostituiamo le condizioni quantiche con questo problema variazionale. Sostituiremo ad H la funzione di Hamilton del moto di Keplero e mostreremo che il requisito proposto pu` essere soddisfatto per tutti i valori positivi, ma soltanto per o un insieme discreto di valori di E negativi. Cio` il problema variazionale suddetto e ha uno spettro di autovalori discreto ed uno continuo. Lo spettro discreto corrisponde ai termini di Balmer, quello continuo alle energie delle orbite iperboliche. Perch si abbia accordo numerico, K deve assumere il valore h/2. e
1 Quantisierung 2 Non

als Eigenwertproblem, Annalen der Physik 79, 361-376 (1926). mi sfugge che questa formulazione non ` del tutto univoca. e 1

Poich per la formulazione delle equazioni variazionali la scelta delle coordinate ` e e irrilevante, scegliamo quelle cartesiane ortogonali. Allora la (1 ) si scrive nel nostro caso (e, m sono la carica e la massa dellelettrone): (1) x
2

+ r=

2m K2

E+

e2 r

2 = 0.

x2 + y 2 + z 2 .

Il nostro problema variazionale si scrive


2 2 2

(3)

J =

dxdydz

2m K2

E+

e2 r

2 = 0;

lintegrale si estende sullintero spazio. Da qui si trova in modo noto 1 J = 2 n 2m K2 e2 r

(4)

df

dxdydz +

E+

= 0.

Si deve quindi avere in primo luogo (5) + 2m K2 E+ e2 r =0

e in secondo luogo si deve avere per lintegrale esteso ad una supercie chiusa allinnito = 0. n

(6)

df

(Risulter` che secondo questultimo requisito il nostro problema variazionale va a completato con una prescrizione riguardo al comportamento di allinnito, per la quale lo spettro di autovalori continuo prima dichiarato esiste realmente. Su questo vedi in seguito). La soluzione della (5) si pu` eettuare (per esempio) nelle coordinate spaziali r, o , , assumendo che sia il prodotto di una funzione di r per una di per una di . Il metodo ` abbastanza noto: Per la dipendenza dagli angoli polari si ottiene e una funzione sferica, per la dipendenza da r - indicheremo la funzione con - si ottiene facilmente lequazione dierenziale: d2 2 d + + dr2 r dr 2mE 2mE 2 n (n + 1) + 2 2r K K r2 n = 0, 1, 2, 3 . . . . La restrizione a valori interi di n ` notoriamente necessaria, perch la dipendenza e e dagli angoli polari sia univoca. - Abbiamo bisogno di soluzioni della (7) che risultino

(7)

= 0.

nite per tutti i valori reali non negativi di r. Ora lequazione (7) ha3 nel piano r complesso due singolarit`, per r = 0 e r = , delle quali la seconda ` un punto di a e indeterminazione (punto singolare essenziale) per tutti gli integrali, la prima invece no (per nessun integrale). Queste due singolarit` costituiscono proprio gli estremi a del nostro intervallo reale. In un tal caso si vede che la condizione di nitezza negli estremi si traduce per la funzione in una condizione al contorno. Lequazione non ha in generale nessun integrale che risulti nito in entrambi gli estremi, ma un tale integrale esiste solo per certi valori particolari delle costanti che compaiono nellequazione. Si tratta di determinare questi valori particolari. La circostanza ora menzionata ` il punto di partenza dellintera ricerca. e Trattiamo prima il punto singolare r = 0. La cosidetta equazione fondamentale risolvente, che determina il comportamento dellintegrale in questo punto ` e (8) con le radici (8) 1 = n, 2 = (n + 1). ( 1) + 2 n (n + 1) = 0

I due integrali canonici in questo punto corrispondono quindi agli esponenti n e (n + 1). Di questi, poich n ` non negativo, solo il primo ` utilizzabile per e e e noi. Poich corrisponde agli esponenti pi` grandi, esso sar` rappresentato con e u a una consueta serie di potenze, che comincia con rn . (Laltro integrale, che non ci interessa, pu`, a causa della dierenza intera tra gli esponenti, contenere un o logaritmo). Poich il punto singolare pi` vicino sta allinnito, la suddetta serie di e u potenze converge uniformemente e costituisce una trascendente. Aermiamo: La soluzione cercata (a meno di un fattore costante inessenziale) ` una trascene dente determinata univocamente, che in r = 0 corrisponde allesponente n. Si tratta ora di trovare il comportamento di questa funzione allinnito dellasse reale positivo. Per ci` semplichiamo lequazione (7) mediante la sostituzione o (9) = r U,

dove sar` scelto in modo tale che il termine con 1/r2 sparisca. Per questo deve a avere uno dei due valori n, (n + 1), come si verica facilmente. Lequazione (7) assume la forma: (7) d2 U 2( + 1) dU 2m + + 2 2 dr r dr K E+ e2 r U = 0.

I suoi integrali corrispondono per r = 0 agli esponenti 0 e 2 1. Per il primo valore di , = n, il primo, per il secondo valore di , = (n + 1), il secondo di questi integrali ` trascendente e porta secondo la (9) alla soluzione cercata, che e ` proprio univoca. Non trascuriamo nulla se ci restringiamo ad uno dei due valori e di . Scegliamo (10) = n.

3 Per la guida nella trattazione dellequazione (7) sono debitore di moltissimi ringraziamenti a Hermann Weyl. Rimando per le aermazioni nel seguito non dimostrate a L. Schlesinger, Dierentialgleichungen (Collana Schubert Nr. 13, Gschen 1900, in particolare Cap. 3 e 5.) o

La nostra soluzione corrisponde quindi per r = 0 allesponente 0. I matematici indicano lequazione (7) come equazione di Laplace. Il tipo generale ` e 1 r 1 U = 0. r

(7)

U + 0 +

U + 0 +

Nel nostro caso le costanti hanno i valori (11) 0 = 0, 1 = 2 ( + 1) , 0 = 2mE 2me2 , 1 = . K2 K2

Questo tipo di equazione ` relativamente facile da trattare perch la cosidetta e e trasformazione di Laplace, che in generale d` ancora unequazione del secondordine, a in questo caso porta ad una del primordine, che ` risolubile mediante quadrature. e Ci` permette una rappresentazione delle soluzioni della (7) mediante integrali in o campo complesso. Riporto qui solo il risultato4 . Lintegrale (12) U=
L

ezr (z c1 )1 1 (z c2 )2 1 dz

` una soluzione della (7) per un cammino dintegrazione L per il quale e d zr [e (z c1 ) 1 (z c2 ) 2 ] dz = 0. dz

(13)
L

Le costanti c1 , c2 , 1 , 2 hanno i seguenti valori. c1 e c2 sono le radici dellequazione quadratica (14) e (14) 1 = 1 + 1 c1 1 + 1 c2 , 2 = . c1 c2 c2 c1 z 2 + 0 z + 0 = 0

Nel caso dellequazione (7) sar` per le (11) e (10) a 2mE 2mE , c2 = ; K2 K2 me2 me2 1 = + n + 1, 2 = + n + 1. K 2mE K 2mE c1 = +

(14)

La rappresentazione integrale (12) non permette soltanto di cogliere il comportamento asintotico del complesso delle soluzioni quando r va allinnito in modo determinato, ma anche di dare questo comportamento per una soluzione determinata, il che ` sempre molto pi` dicile. e u
4 Vedi

L. Schlesinger, l.c.. La teoria si deve a H. Poincar` e a J. Horn. e

Escluderemo per ora il caso in cui 1 e 2 siano numeri reali interi. Il caso si verica, se si verica, sempre per entrambe le quantit` insieme e pi` precisamente a u quando e solo quando (15) me2 = numero reale intero. K 2mE

Assumiamo quindi ora che la (15) non sia soddisfatta. Il comportamento del complesso delle soluzioni per un modo determinato di andare allinnito di r - penseremo sempre ad un innito da valori reali positivi ` quindi5 caratterizzato dal comportamento di due soluzioni linearmente indipene denti, che si possono ottenere mediante le seguenti due specializzazioni del cammino dintegrazione L, e che chiameremo U1 e U2 . Entrambe le volte z viene dallinnito e vi ritorna per lo stesso cammino, e in una direzione tale che (16) lim ezr = 0,

z=

cio` la parte reale di zr devessere innita negativa. In tal modo la condizione (13) e ` soddisfatta. In un caso (soluzione U1 ) si girer` una volta attorno al punto c1 , e a nellaltro caso (soluzione U2 ) attorno al punto c2 . Queste due soluzioni sono rappresentate asintoticamente (nel senso di Poincar) e per valori reali positivi molto grandi di r da (17) U1 ec1 r r1 (1)1 e2i1 1 (1 ) (c1 c2 ) U2 e
c2 r 2 1 1 1

, ,

(1)

2i2

1 (2 ) (c2 c1 )

ove ci accontentiamo del primo termine dellintera serie asintotica di potenze di r intere negative. Dobbiamo ora distinguere i due casi E > 0, E < 0. 1. E > 0 Notiamo prima di tutto che in questo caso il non vericarsi della (15) ` eo ipso garantito, perch questa quantit` ` immaginaria pura. Inoltre secondo la e e ae (14) anche c1 e c2 sono immaginari puri. Le funzioni esponenziali nella (17) sono quindi, poich r ` reale, funzioni periodiche nite. I valori di 1 e di 2 secondo e e la (14) mostrano che U1 e U2 vanno a zero entrambe come rn1 . La stessa cosa deve valere per la nostra intera soluzione trascendente U , il cui comportamento cerchiamo, perch essa si pu` sempre costruire per combinazione lineare di U1 e e o U2 . Inoltre la (9) tenendo conto della (10) mostra che la funzione , cio` lintera e soluzione trascendente dellequazione originariamente considerata (7), va sempre a zero come 1/r, poich essa deriva da U per moltiplicazione per rn . Possiamo quindi e aermare: Lequazione dierenziale di Eulero (5) del nostro problema variazionale ha soluzioni per ogni E positivo, che sono a un sol valore nite e continue sullintero spazio e che allinnito vanno a zero come 1/r con oscillazioni costanti. - Si dovr` ancora a parlare della condizione di supercie (6). 2. E < 0. In questo caso la possibilit` (15) non ` eo ipso esclusa, tuttavia ci a e atteniamo per il momento alla sua predetta esclusione. Allora U1 secondo la (14)
la (15) ` soddisfatta almeno uno dei due cammini dintegrazione descritti nel testo e non ` utilizzabile, poich produce un risultato nullo. e e
5 Quando

e la (17) cresce oltre ogni limite per r = , mentre U2 si annulla esponenzialmente. La nostra trascendente (e lo stesso vale per ) rester` nita quando e solo quando a U ` identica ad U2 a meno di un fattore numerico. Ma questo non succede. Lo e si riconosce cos` si scelga nella (12) per il cammino dintegrazione L un cammino : chiuso che circondi entrambi i punti c1 e c2 , cammino che per linterezza della somma 1 +2 ` realmente un cammino chiuso sulla supercie riemanniana dellintegrando, e dunque eo ipso soddisfa la condizione (13), cosicch si pu` dimostrare facilmente che e o lintegrale (12) rappresenta la nostra trascendente U . Esso si pu` infatti sviluppare o in una serie di potenze positive di r, che converge sempre per r sucientemente piccolo, perci` soddisfa lequazione dierenziale (7), quindi deve coincidere con o quella di U . Allora: U ` rappresentato dalla (12), quando L ` un cammino chiuso e e attorno ad entrambi i punti c1 e c2 . Questo cammino chiuso si pu` deformare in o modo che risulti costruito per combinazione additiva dei due cammini dintegrazione che corrispondono a U1 e U2 , e in particolare con fattori non nulli, cio` 1 e exp 2i1 . e Pertanto U non pu` coincidere con U2 , ma deve contenere anche U1 . C.v.d.. o La nostra trascendente U , che sola interviene nelle soluzioni della (7) per la soluzione del problema, con le assunzioni fatte non rimane nita per r grandi. - Con riserva della ricerca della completezza, cio` della prova che il nostro procedimento e fa trovare tutte le soluzioni del problema linearmente indipendenti, possiamo quindi aermare: Per E negativi, che non soddisfano la condizione (15), il nostro problema variazionale non ammette soluzione. Dobbiamo ora studiare solo quellinsieme discreto di valori di E negativi che soddisfano la condizione (15). Allora 1 ed 2 sono entrambi interi. Dei due cammini di integrazione, che ci hanno prodotto prima il sistema fondamentale U1 , U2 , il primo deve essere sicuramente mutato, per dar luogo a un risultato non nullo. Poich 1 1 ` sicuramente positivo, il punto c1 non ` n` un punto di e e e e diramazione n` un polo dellintegrando, ma un normale punto di zero. Anche c2 e pu` essere regolare, quando cio` anche 2 1 non ` negativo. In ogni caso si possono o e e facilmente dare due cammini di integrazione adatti e lintegrazione si pu` ricondurre o a quella in forma chiusa di funzioni note, di modo che si pu` completamente cogliere o il comportamento delle soluzioni. Sia infatti (15) Allora secondo la (14) (14) 1 1 = l + n, 2 1 = l + n. me2 = 1; l = 1, 2, 3, 4 . . . K 2mE

Si hanno ora da distinguere i due casi l n e l > n. Sia a) l n. Allora c1 e c2 perdono ogni carattere singolare, e acquistano la capacit` a di fungere da punto iniziale o nale del cammino dintegrazione per soddisfare la condizione (13). Un terzo punto adatto per questo ` linnito reale negativo. e Ogni cammino tra due di questi tre punti produce una soluzione, e di queste tre soluzioni due sono linearmente indipendenti, come si verica facilmente, quando si calcoli lintegrale in forma chiusa. In particolare lintera funzione trascendente sar` a data mediante il cammino dintegrazione tra c1 e c2 . Che questo integrale rimanga regolare per r = 0 lo si riconosce immediatamente, senza calcolarlo. Osservo questo,

perch il calcolo eettivo ` piuttosto adatto a nascondere questa circostanza. Di e e contro esso mostra che lintegrale per r positivo innitamente grande cresce oltre ogni limite. Resta nito per grandi r uno dei due altri integrali, ma quello che ` e innito per r = 0. Nel caso l n non otteniamo quindi nessuna soluzione. b) l > n. Allora secondo la (14) c1 ` un punto di zero, c2 un polo almeno e del primordine dellintegrando. Si possono dare quindi due integrali indipendenti: quello lungo il cammino che da z = , evitando per precauzione il polo, porta al punto di zero; laltro attraverso il residuo nel polo. Questultimo ` la trascendente. e Daremo il suo valore calcolato, moltiplicato per rn , di modo che otteniamo secondo le (9) e (10) la soluzione dellequazione (7) considerata originariamente. (La costante moltiplicativa irrilevante ` aggiustata liberamente). Si trova e (18) =f r 2mE K
ln1 (2x)k k=0

; f (x) = xn ex

k!

l+n ln1k

Si riconosce che questa ` veramente una soluzione utilizzabile, poich essa resta e e nita per tutti gli r reali non negativi. Inoltre mediante il suo andare a zero esponenzialmente allinnito la condizione di supercie (8) ` garantita. Riassumiamo i e risultati per E negativo: Per E negativo il nostro problema variazionale ha soluzione quando e solo quando E soddisfa la condizione (15). Al numero intero n, che d` lordine della funzione a sferica che compare nella soluzione, si possono dare sempre solo valori minori di l (di essi sempre almeno uno ` disponibile). La parte della soluzione dipendente da e r ` data dalla (18). e Contando le costanti nelle funzioni sferiche (notoriamente 2n+1) si trova inoltre: La soluzione trovata contiene per una combinazione (l, n) consentita 2n + 1 costanti arbitrarie; per un dato valore di l quindi l2 costanti arbitrarie. Abbiamo con questo confermato nelle linee essenziali le aermazioni fatte allinizio, ma restano tuttavia delle lacune. In primo luogo la prova della completezza del sistema complessivo di autofunzioni trovato. Di ci` non mi occuper` in questa Nota. Secondo evidenze per altra via si o o pu` supporre che non abbiamo tralasciato nessun autovalore. o In secondo luogo bisogna ricordare che le autofunzioni trovate per E positivo non risolvono senzaltro il problema variazionale nella forma che ` stata data allinizio, e poich esse vanno a zero allinnito solo come 1/r, e /r va a zero su una sfera e grande solo come 1/r2 . Lintegrale di supercie (6) risulta quindi proprio dellordine di allinnito. Se si vuole quindi davvero tenere lo spettro continuo, si deve aggiungere al problema una condizione: che si annulli allinnito, o almeno che debba tendere ad un valore costante, indipendente dalla direzione nella quale si va allinnito spaziale; in questultimo caso le funzioni sferiche portano allannullarsi dellintegrale di supercie. 2. La condizione (15) d` a (19) El = me4 . 2K 2 l2

Si hanno quindi i ben noti livelli denergia di Bohr, che corrispondono ai termini di Balmer, quando si attribuisca alla costante K, che dobbiamo introdurre nella (2)

per ragioni dimensionali, il valore (20) Allora risulta proprio (19) El = 2 2 me4 . h2 l 2 K= h . 2

Il nostro l ` il numero quantico principale. n + 1 ` analogo al numero quantico e e azimutale; lulteriore suddivisione di questo numero con la determinazione pi` preu cisa delle funzioni sferiche si pu` porre in analogia con la suddivisione del numero o quantico azimutale in un quanto equatoriale e in uno polare. Questi numeri determinano qui il sistema delle linee nodali sulla sfera. Anche il numero quantico radiale, l n 1, determina proprio il numero di sfere nodali, poich ci si pere suade facilmente che la funzione f (x) nella (18) ha proprio l n 1 radici reali. I valori di E positivi corrispondono al continuo delle orbite iperboliche, alle quali si pu` assegnare in un certo senso il numero quantico . Ci` corrisponde al fatto o o che, come abbiamo visto, le funzioni delle soluzioni corrispondenti si estendono verso linnito oscillando costantemente. ` E interessante che la regione entro la quale le funzioni (18) sono sensibilmente diverse da zero, ed entro la quale avvengono le loro oscillazioni, ` sempre dellordine e di grandezza generale dellasse maggiore della corrispondente ellisse. Il fattore, moltiplicato per il quale il raggio vettore compare come argomento della funzione f priva di costanti ` - evidentemente - il reciproco di una lunghezza, e questa e lunghezza ` e h2 l al K 2l K = = = , 2 2 me2 me 4 l 2mE

(21)

dove al ` il semiasse dellorbita ellittica l-esima. (Le equazioni derivano dalla (19) e e2 assieme alla nota condizione El = 2al ). La quantit` (21) d` lordine di grandezza a a della regione delle radici per l e n numeri piccoli; allora si pu` assumere che le o radici di f (x) abbiano ordine di grandezza uno. Naturalmente ci` non accade pi` o u quando i coecienti del polinomio siano numeri grandi. Non posso ora addentrarmi in una stima pi` precisa delle radici, ma credo che laermazione precedente sar` u a sostanzialmente confermata. ` 3. E evidentemente assai naturale associare la funzione a un processo di oscillazione nellatomo, che gli si adatta in maggior misura della oggi assai dubitata realt` delle traiettorie elettroniche. Avevo originariamente lintenzione di fondare a la nuova forma della prescrizione quantica in questo modo pi` intuitivo, ma ho u presentato poi la forma matematica neutrale di cui sopra, perch essa fa risaltare e lessenziale in modo pi` chiaro. E lessenziale mi pare sia che nella prescrizione u quantica non si abbia pi` la misteriosa condizione di interezza, ma che questa u sia per cos` dire conseguenza di un ulteriore passo: essa si fonda sulla nitezza e sullunivocit` di una certa funzione spaziale. a Non posso ancora inoltrarmi nella discussione delle possibilit` di rappresena tazione riguardo a questo processo di oscillazione, prima che casi abbastanza complicati siano trattati con successo con la nuova idea. Non ` certo che questi nei e

loro risultati siano una pura copia della consueta teoria quantistica. Per esempio il problema di Keplero relativistico, quando lo si tratta esattamente secondo la prescrizione data allinizio, porta stranamente a quanti frazionari seminteri (quanto radiale e azimutale). Tuttavia siano permesse qui alcune osservazioni sul processo di oscillazione. Tra laltro non posso non menzionare che io devo ringraziare per lo spunto a queste riessioni in primo luogo la tesi geniale di Louis de Broglie6 e le considerazioni sullandamento spaziale di quelle onde di fase, riguardo alle quali egli ha dimostrato che, se contate lungo la traiettoria, se ne ha sempre un numero intero per un periodo o quasiperiodo dellelettrone. La dierenza principale sta nel fatto che de Broglie pensa ad onde progressive, mentre noi, quando attribuiamo alle nostre formule il signicato di un processo di oscillazione, siamo condotti a oscillazioni proprie stazionarie. Ho mostrato da poco7 che si pu` fondare la teoria di Einstein o dei gas sulla considerazione di tali oscillazioni proprie stazionarie, per le quali si supponga la legge di dispersione delle onde di fase di de Broglie. La precedente trattazione per latomo si potrebbe considerare come generalizzazione di quelle considerazioni sul modello dei gas. Se si assume che le singole funzioni (18), moltiplicate per unarmonica sferica di ordine n, descrivano il processo di oscillazione propria, allora la quantit` E deve a avere qualche cosa a che fare con la frequenza del processo considerato. Ora ` noto e che nei problemi di oscillazione il parametro (di solito chiamato ) ` proporzionale e al quadrato della frequenza. Ma in primo luogo una tale ipotesi nel caso presente porterebbe per valori di E negativi a frequenze immaginarie, in secondo luogo al teorico dei quanti lintuito dice che lenergia devessere proporzionale alla frequenza e non al suo quadrato. La contraddizione si risolve nel modo seguente. Per il parametro E dellequazione variazionale (5) non ` ssato per ora nessun livello di zero naturale, in partie colare perch la funzione incognita , oltre che per E appare moltiplicata per una e funzione di r che, per la corrispondente variazione del livello di zero di E, pu` essere o variata di una costante. Di conseguenza laspettativa dei teorici delle oscillazioni si deve correggere cos` che ci si aspetta che non E di per s` - come labbiamo chia, e mato e come continueremo a chiamarlo - ma E accresciuto di una certa costante sia proporzionale al quadrato della frequenza. Sia ora questa costante assai grande rispetto a tutti i possibili valori di E [che sono ssati dalla (15)]. Allora in primo luogo le frequenze sono reali, e in secondo luogo i nostri valori di E, che corrispondono solo a relativamente piccole separazioni in frequenza, sono di fatto con grande approssimazione proporzionali a queste separazioni. Questo ` tutto quello che il e naturale intuito dei teorici dei quanti pu` pretendere, n tanto che il livello di o zero dellenergia non ` ssato. Lidea che la frequenza del processo oscillatorio sia e data allincirca da C +E =C C + C E/2 C + . . .

(22)

=C

dove C ` una costante assai grande rispetto a tutti gli E, ha tuttavia unaltra assai e notevole propriet`. Essa permette una comprensione della regola delle frequenze di a
6 L. 7 Appare

de Broglie, Ann. de Physique (10) 3, 22, 1925 (Th`ses, Paris 1924) e tra poco su Physik. Zeitschr.

10

Bohr. Secondo questultima le frequenze di emissione sono proporzionali alle differenze di E, e quindi per la (22) anche alle dierenze tra le frequenze proprie di quellipotetico processo oscillatorio. E inoltre le frequenze proprie sono tutte assai grandi rispetto alle frequenze di emissione, sono quasi accordate tra loro. Le frequenze di emissione appaiono allora in sostanza come suoni di battimento bassi delle oscillazioni proprie stesse che avvengono con frequenza assai pi` alta. Che u durante il passaggio dellenergia da una ad unaltra oscillazione normale qualcosa - intendo londa luminosa - appaia, che abbia come frequenza quella dierenza di frequenze, ` assai comprensibile; ` necessario solo immaginare che londa luminosa e e sia accoppiata causalmente con i battimenti che necessariamente si vericano in ogni punto dello spazio durante la transizione, e che la frequenza della luce sia determinata dal numero di volte al secondo con il quale si ripete il massimo dintensit` del a processo di battimento. Si possono sollevare dubbi, poich questa conclusione si fonda sulla relazione e (22) nella sua forma approssimata (mediante sviluppo della radice quadrata), per cui la regola delle frequenze di Bohr assume apparentemente il carattere di una formula di approssimazione. Ci` ` solo apparente, ed ` completamente evitato o e e quando si sviluppi la teoria relativistica, mediante la quale ` veramente consentita e una comprensione pi` profonda. La grande costante additiva C in modo natuu rale si identica strettamente con lenergia di riposo mc2 dellelettrone. Anche lapparentemente ripetuta e indipendente introduzione della costante h [quella che ` stata introdotta mediante la (20)] nella regola delle frequenze ` chiarita o evitata e e mediante la teoria relativistica. Ma purtroppo il suo sviluppo rigoroso ` provvisorio e per certe dicolt` prima ricordate. a Non ` necessario rilevare quanto pi` simpatica sarebbe lidea che in una trane u sizione quantica lenergia passi da un modo di oscillazione ad un altro, dellidea dellelettrone che salta. La variazione del modo di oscillare si pu` seguire con cono tinuit` nello spazio e nel tempo, essa pu` ben durare a piacimento, come secondo a o lesperienza (esperimento dei raggi canale di W. Wien) dura il processo di emissione: e tuttavia accade che, se durante queste transizioni latomo ` esposto per un e tempo relativamente corto ad un campo elettrico, le frequenze proprie cambiano, parimenti risultano cambiate le frequenze di battimento, e questo proprio n tanto che il campo agisce. Questi fatti sperimentalmente accertati opponevano nora alla comprensione le pi` grandi dicolt`, si veda per esempio il noto tentativo di u a soluzione di Bohr-Kramers-Slater. Daltra parte, nella gioia per il fatto che luomo si avvicini a tutte queste cose, non si pu` dimenticare che lidea che latomo oscilli, quando non irraggia, di volta o in volta nella forma di una oscillazione propria, che questidea, dico, si discosta ` assai dallimmagine naturale di un sistema oscillante. E noto infatti che un sistema macroscopico non si comporta cos` ma mostra un potpourri delle sue oscillazioni , proprie. Ma non si pu` decidere prematuramente la propria opinione su questo o punto. Anche un potpourri di frequenze proprie nel singolo atomo non andrebbe escluso, purch` non compaiano altre frequenze di battimento che quelle della cui e emissione latomo secondo lesperienza ` capace in date circostanze. Inoltre nessun e esperimento contraddice la possibile emissione simultanea di pi` duna di queste u righe spettrali da parte dello stesso atomo. Si pu` ben pensare che solo nello o stato fondamentale (e in modo approssimato in certi stati metastabili) latomo oscilli con una frequenza propria e proprio per questo non irraggi, perch non si ha e alcun battimento. Leccitazione consisterebbe in una attivazione simultanea di una

11

o pi` ulteriori frequenze proprie, per cui si vericano battimenti, che provocano u lemissione di luce. In ogni caso penso che le autofunzioni che appartengono ad una stessa frequenza siano tutte eccitate simultaneamente. La molteplicit` degli autovalori corrisponde a infatti nel linguaggio della teoria precedente alla degenerazione. La riduzione della quantizzazione di un sistema degenere potrebbe corrispondere allarbitraria ripartizione dellenergia tra le autofunzioni che appartengono ad un autovalore. Aggiunta alla correzione del 28 II 1926. Nel caso della meccanica classica di sistemi conservativi il procedimento variazionale si pu` formulare meglio di come mostrato allinizio, senza riferirsi allo o scopo allequazione dierenziale alle derivate parziali di Hamilton. Siano T (q, p) lenergia cinetica in funzione delle coordinate e dellimpulso, V lenergia potenziale, d lelemento di volume dello spazio delle congurazioni misurato razionalmente, cio` non semplicemente il prodotto dq1 dq2 . . . dqn , ma questo diviso per la radice e quadrata del discriminante della forma quadratica T (q, p). (Vedi Gibbs, Statistische Mechanik.) Allora dovr` rendere stazionario lintegrale hamiltoniano a (23) d K 2T q, q + 2 V

sotto la condizione aggiuntiva normalizzante (24) 2 d = 1.

Gli autovalori di questo problema variazionale sono notoriamente i valori stazionari dellintegrale (23) e forniscono secondo la nostra tesi i livelli quantici dellenergia. Riguardo alla (14) si osservi che nella quantit` 2 si ha essenzialmente la nota a espressione B/A1/2 + C 1/2 di Sommerfeld (vedi Atombau, IV ed., pag. 775). Zrich, Physikalische Institut der Universitt. u a
(ricevuto il 27 gennaio 1926.)

Quantizzazione come problema agli autovalori1 E. Schrdinger o


(seconda comunicazione)2

1. Lanalogia di Hamilton tra meccanica ed ottica. Prima di dedicarci a trattare il problema agli autovalori della teoria dei quanti per ulteriori sistemi particolari chiariremo meglio la connessione generale che sussiste tra lequazione dierenziale alle derivate parziali di Hamilton di un problema meccanico e la corrispondente equazione donda, cio` nel caso del problema di Kee plero lequazione (5) della prima comunicazione. Avevamo descritto questa connessione provvisoriamente solo in breve nella sua struttura analitica esterna mediante la trasformazione (2) di per s` incomprensibile e con laltrettanto incomprensibile e passaggio dal porre a zero una espressione allingiunzione che lintegrale spaziale della suddetta espressione debba essere stazionario3 . La connessione interna della teoria di Hamilton con il processo di propagazione ondosa non ` per niente nuova. Non solo era ben nota ad Hamilton stesso, ma ha e costituito per lui il punto di partenza della sua teoria della meccanica, che ` sore tita dalla sua ottica dei mezzi disomogenei 4 . Il principio variazionale di Hamilton pu` essere inteso come principio di Fermat per una propagazione ondosa nello o spazio delle congurazioni (spazio-q), cio` lequazione dierenziale alle derivate e parziali di Hamilton esprime il principio di Huygens per questa propagazione ondosa. Purtroppo questo ambito di idee di Hamilton, potente e gravido di conseguenze, nella maggior parte delle ripresentazioni moderne viene spogliato della sue veste intuitiva come di un accessorio superuo a favore di una rappresentazione pi` incolore delle relazioni analitiche5 . u Consideriamo il problema generale della meccanica classica di sistemi conservativi. Lequazione dierenziale alle derivate parziali di Hamilton completa si scrive: (1)
1 Quantisierung 2 Vedi

W +T t

qk ,

W qk

+ V (qk ) = 0.

als Eigenwertproblem, Annalen der Physik 79, 489 (1926). questi Annali 79, 361, 1926. Per la comprensione non ` incondizionatamente necessario e leggere la prima comunicazione prima della seconda. 3 Questo procedimento di calcolo non sar` pi` seguito nella presente comunicazione. Esso a u doveva servire solo per unorientazione grossolana provvisoria sulla connessione esterna tra lequazione donda e lequazione dierenziale alle derivate parziali di Hamilton. Rispetto alla funzione dazione di un determinato moto la non sta realmente nella relazione assunta nell equazione (2) della prima comunicazione. - Invece la connessione tra lequazione donda e il risultato della variazione ` evidentemente assai reale: lintegrando dellintegrale stazionario ` la funzione di e e Lagrange per il processo ondulatorio. 4 Vedasi per esempio E.T. Whittaker, Analitische Dynamik (edizione tedesca presso Springer, 1924) Cap. 11, pp. 306 e seguenti. 5 Felix Klein dallestate 1891 nelle sue lezioni sulla meccanica ha riproposto la teoria di Jacobi sviluppandola da considerazioni quasi-ottiche in spazi superiori non euclidei. Vedasi F. Klein, Jahresber. d. Deutsch. Math. Ver. 1, 1891 e Ztschr. f. Math. und Phys. 46, 1901. (Ges. Abh. pp. 601 e 603). Nella seconda nota Klein aerma con un leggero rimprovero che la sua presentazione alla riunione degli scienziati ad Halle, nella quale egli dieci anni prima aveva esposto questa connessione e aveva sottolineato il grande signicato delle considerazioni ottiche di Hamilton, non aveva ricevuto tutta lattenzione che mi sarei aspettato. - Devo lindicazione riguardo a Klein ad una amichevole comunicazione per lettera del Prof. Sommerfeld. Vedi anche Atombau, IV ed., pag. 803. 1

W ` la funzione dazione, cio` lintegrale rispetto al tempo della funzione di Lae e grange T V lungo un cammino del sistema in funzione della posizione nale e del tempo. qk rappresenta le coordinate di posizione, T ` lenergia cinetica in funzione e delle coordinate di posizione e di quelle dimpulso, una funzione quadratica delle seconde, al posto delle quali secondo la prescrizione sono state introdotte le derivate parziali di W rispetto a qk . V ` lenergia potenziale. Per risolvere lequazione si fa e lipotesi

(2) per la quale la stessa diventa (1) 2T

W = Et + S (qk ) ,

qk ,

W qk

= 2 (E V ) .

E ` una prima costante dintegrazione arbitraria e notoriamente signica lenergia e del sistema. In contrasto con luso comune abbiamo lasciato nella (1) la funzione W stessa, invece di introdurre al suo posto, come dabitudine, la funzione delle coordinate S indipendente dal tempo. Questa ` una pura esteriorit`. e a Il contenuto dellequazione (1) si pu` esporre ora in modo assai semplice se si o utilizza il modo di esprimersi di Heinrich Hertz. Esso risulta, come tutte le asserzioni geometriche nello spazio delle congurazioni (spazio delle variabili qk ), particolarmente semplice e chiaro se si introduce in questo spazio per mezzo dellenergia e cinetica del sistema una metrica non euclidea. Se T ` lenergia cinetica in funzione delle velocit` qk , non degli impulsi come prima, si pone per lelemento di linea a
ds2 = 2T (qk , qk ) dt2 .

(3)

Il secondo membro contiene dt solo esteriormente; esso indica (mediante qk dt = dqk ) una forma quadratica di dqk . ` E noto che con questa denizione si pu`, di concetti come: angolo tra due eo lementi di linea, ortogonalit`, divergenza e rotore di un vettore, gradiente di uno a scalare, operatore di Laplace (= div grad) per uno scalare, ed altro, fare lo stesso semplice uso come nello spazio euclideo tridimensionale, si pu` impunemente utio lizzare nei ragionamenti la rappresentazione euclidea tridimensionale; soltanto le espressioni analitiche per questi concetti saranno un tantino pi` complicate, poich u e in generale al posto dellelemento di linea euclideo deve comparire lelemento di linea (3). Assumiamo che nel seguito tutte le aermazioni geometriche nello spazio delle q vadano intese in questo senso non euclideo. Per il calcolo uno dei cambiamenti pi` importanti ` che si deve distinguere u e scrupolosamente tra componenti covarianti e controvarianti di un vettore o di un tensore. Ma questa complicazione non ` pi` grave di quella che si ha gi` nel caso e u a di un sistema di assi cartesiani obliqui. I dqk sono il prototipo di un vettore controvariante. I coecienti dipendenti da qk della forma 2T hanno quindi carattere covariante, essi costituiscono il tensore fon e damentale covariante. Se 2T ` la forma controvariante corrispondente a 2T , ` noto e che allora le coordinate dimpulso costituiscono il vettore covariante corrispondente

al vettore velocit` qk ; limpulso ` il vettore velocit` in forma covariante. Il primo a e a membro della (1) non ` nientaltro che la forma fondamentale controvariante, nella e quale si sono introdotte come variabili le W/qk . Queste ultime costituiscono le componenti del vettore grad W per sua natura covariante. (Questo signicato ha quindi la ridenizione dellenergia cinetica con gli impulsi invece che con le velocit`, che in una forma controvariante a possono intervenire solo componenti vettoriali covarianti, se deve risultare qualcosa di sensato, cio` invariante). e Lequazione (1) coincide quindi con la semplice aermazione

(1) ovvero (1)

(grad W ) = 2 (E V )

| grad W | =

2 (E V ).

Questa prescrizione ` facile da analizzare. Supponiamo che si sia trovata una fune zione W [ della forma (2)] che soddisfa questa prescrizione. Allora si pu` sempre o rappresentare questa funzione per un t determinato in modo intuitivo, tracciando nello spazio delle q la famiglia di superci W =cost. e apponendo su ciascuna di esse il corrispondente valore di W . Ora da un lato, come subito dimostreremo, lequazione (1) d` una prescrizione a esatta per costruire da una qualsiasi supercie di questa famiglia, quando essa e il suo valore di W siano noti, passo passo tutte le altre ed il loro valore di W . Daltro canto il solo dato necessario per questa costruzione, cio` la singola supercie ed e il suo valore di W , si pu` assegnare in modo del tutto arbitrario e poi secondo la o regola costruttiva si pu` integrare in due modi in una funzione W che soddis la o prescrizione. In tutto ci` consideriamo provvisoriamente il tempo come costante. o - La prescrizione costruttiva esaurisce quindi il contenuto dellequazione dierenziale, si pu` ottenere ciascuna delle sue soluzioni da una supercie opportunamente o scelta pi` il valore di W . u E adesso la prescrizione costruttiva. Sia quindi assegnato, come in Fig. 1, ad una supercie arbitraria il valore W0 . Per trovare la supercie che corrisponde al valore W0 + dW0 , si contrassegni a piacere un lato della supercie data come positivo, si costruisca in ogni punto della supercie la perpendicolare e si prenda su di essa (tenendo conto del segno di dW0 ), il tratto

(4)

ds =

dW0 2 (E V )

I punti darrivo delle perpendicolari riempiono la supercie W0 + dW0 . Procedendo cos` passo passo si pu` costruire la famiglia di superci su entrambi i lati. o

La costruzione ` duplice, infatti nel e compiere il primo passo si sarebbe potuto indicare anche laltro lato come quello positivo. Per i passi successivi questa ambiguit` non c` pi`, cio` in un qualsiasi a e u e stadio successivo del processo non si pu` cambiare ad arbitrio il segno del lato della o supercie alla quale si ` giusto pervenuti, infatti ci` comporterebbe in generale una e o discontinuit` delle derivate prime di W . Per il resto le due famiglie di superci a sono identiche, soltanto i valori di W apposti su di esse procedono in versi opposti. Se consideriamo ora la semplicissima dipendenza dal tempo, lequazione (2) mostra che anche in un qualsiasi istante successivo (o precedente) t+t landamento di W individua la stessa famiglia di superci, solo sulle singole superci sono apposti degli altri valori di W , e precisamente ad ogni valore di W apposto per il tempo t va sottratto Et . Per cos` dire i valori di W viaggiano con una certa legge semplice da supercie a supercie, e precisamente per E positiva nel verso dei valori di W crescenti. Invece di questo ci si pu` ragurare che siano le superci a o viaggiare, ciascuna assumendo la forma e la posizione di quella subito successiva, e nel far ci` portando con s` il suo valore di W . La legge di propagazione delle o e superci ` data dal fatto che per esempio la supercie W0 al tempo t + dt deve aver e raggiunto la posizione che al tempo t occupava la supercie W0 + Edt. Secondo la (4) ci` risulter` se si fa avanzare ogni punto della supercie W0 di o a Edt 2(E V )

(5)

ds =

nella direzione della perpendicolare con verso positivo. Cio` le superci si spostano e con una velocit` normale a (6) u= ds = dt E 2 (E V ) ,

che, assegnata la costante E, ` una pura funzione della posizione. e Ora si riconosce che il nostro sistema di superci W =cost. si pu` intendere come o il sistema di superci donda di un moto ondoso progressivo ma stazionario nello spazio delle q, per il quale il valore della velocit` di fase in ogni punto dello spazio a ` dato dalla (6). Allora la costruzione delle perpendicolari si pu` evidentemente e o sostituire con la costruzione delle onde elementari di Huygens [con il raggio (5)] e del loro inviluppo. Lindice di rifrazione ` proporzionale al reciproco della e (6), dipende dalla posizione ma non dalla direzione. Lo spazio delle q ` quindi e

otticamente disomogeneo ma isotropo. Le onde elementari sono sfere, ma - come qui si ` gi` detto espressamente - sfere nel senso dellelemento di linea (3). e a La funzione dazione W gioca per il nostro sistema di onde il ruolo della fase. Lequazione dierenziale alle derivate parziali di Hamilton ` lespressione del prine cipio di Huygens. Se si formula il principio di Fermat
P2

(7)

0=
P1

ds = u

P2 P1

ds

2(E V ) = E

t2 t1

2T 1 dt = E E

t2

2T dt,
t1

si ` portati direttamente al principio di Hamilton nella forma di Maupertuis (nel e quale lintegrale sul tempo va inteso come al solito cum grano salis, cio` T +V = E = e cost. anche durante la variazione). I raggi, cio` le traiettorie ortogonali alle e superci donda sono quindi cammini del sistema per il valore E dellenergia, in accordo con il ben noto sistema dequazioni (8) pk = W , qk

che aerma che da ogni funzione dazione particolare pu` essere derivata una o famiglia di cammini del sistema, come una corrente dal suo potenziale delle velocit`6 . (Limpulso pk costituisce semplicemente il vettore velocit` covariante, e le a a equazioni (8) aermano che esso ` uguale al gradiente della funzione dazione). e Sebbene nelle considerazioni presenti si parli di superci donda, di velocit` di a propagazione, di principio di Huygens, esse non vanno tuttavia veramente considerate come relative a unanalogia della meccanica con lottica ondulatoria, bens` con lottica geometrica. Infatti il concetto di raggio, al quale per la meccanica fondamentalmente si perviene, appartiene allottica geometrica, ` il suo solo concetto e preciso. Anche il principio di Fermat si pu` intendere in termini di pura ottica o geometrica con il solo uso del concetto di indice di rifrazione. E il sistema di superci W , inteso come superci donda, ` per il momento in una relazione alquanto e lasca con il moto meccanico, poich il punto immagine del sistema meccanico non e procede aatto lungo il raggio con la velocit` dellonda u, ma allopposto la sua a velocit` (per E costante) ` proporzionale ad1/u. Essa risulta direttamente dalla a e (3) come (9) v= ds = 2T = dt 2(E V ).

Questa discordanza ` lampante. In primo luogo secondo la (8): la velocit` del e a sistema ` grande quando grad W ` grande, cio` quando le superci W si addensano e e e ttamente, ossia quando u ` piccolo. In secondo luogo, dal signicato di W come e integrale sul tempo della funzione di Lagrange: questa cambia naturalmente durante il moto [di (T V )dt nel tempo dt] , quindi il punto immagine non pu` restare o continuamente in contatto con la stessa supercie W . E inoltre concetti anche importanti della teoria delle onde, come ampiezza, lunghezza donda, frequenza - o parlando pi` in generale la forma donda - non u
6 Vedasi in particolare A. Einstein, Verh. d. D. Physik. Ges. 19, 77, 82 , 1917. Linterpretazione delle condizioni quantiche ivi data ` di gran lunga preferibile a tutte le interpretazioni e precedenti. Anche de Broglie si ` rifatto ad essa. e

compaiono nellanalogia, manca per essi un corrispettivo meccanico; neppure della funzione donda stessa si pu` parlare: W ha per le onde solo il signicato di fase o invero alquanto nebuloso a causa dellindeterminatezza della forma donda - . Se si vede nellintero parallelo niente pi` che un felice modo per visualizzare, u questo difetto non disturba aatto, e si avvertir` il tentativo di rimuoverlo come a un gioco ozioso: lanalogia sussiste con lottica geometrica o, se proprio si vuole, con unottica ondulatoria assai primitiva, e non con lottica ondulatoria nella sua costruzione completa. Che lottica geometrica costituisca per la luce solo unapprossimazione grossolana non cambia nulla. Per lulteriore costruzione dellottica dello spazio q nel senso della teoria delle onde si dovrebbe, per conservare lanalogia, badare proprio a che non ci si allontani sensibilmente dal caso limite dellottica geometrica, cio` che si scelga sucientemente piccola la lunghezza d onda 7 , piccola e rispetto a tutte le dimensioni dei cammini. Ma allora lingrediente non insegna niente di nuovo, esso decora limmagine con roba superua. Cos` si potrebbe intendere a prima vista. Ma gi` il primo tentativo di una a trasformazione nel senso della teoria delle onde porta a cose cos` sorprendenti, che sorge un sospetto del tutto diverso: oggi sappiamo che la nostra meccanica classica fallisce per dimensioni dei cammini assai piccole e per curvature dei cammini assai forti. Forse questo fallimento ` completamente analogo al fallimento dellottica geoe metrica, cio` dellottica per lunghezze donda innitamente piccole, che avviene e notoriamente quando gli schermi o le aperture non sono pi` grandi rispetto alla u lunghezza donda reale, nita. Forse la nostra meccanica classica ` completamente e analoga allottica geometrica e come tale ` falsa, non ` in accordo con la realt`, e e a fallisce quando i raggi di curvatura e le dimensioni del cammino non sono pi` grandi u rispetto ad una certa lunghezza donda, che nello spazio delle q assume signicato reale. Allora vale la pena di cercare una meccanica ondulatoria8 - e la via pi` u naturale per questo ` certo lo sviluppo nel senso della teoria delle onde dellidea di e Hamilton. 2. Meccanica geometrica e ondulatoria. Facciamo subito lipotesi che una costruzione pi` adeguata dellanalogia consista u nellassumere il sistema di onde prima considerato come onde sinusoidali. Essa ` e la pi` facile e la pi` naturale, tuttavia si deve sottolineare larbitrariet` che in u u a essa ` contenuta, di fronte al signicato fondamentale di questa ipotesi. La fune zione donda deve quindi contenere il tempo solo nella forma di un fattore sin(. . . ), largomento del quale ` una funzione lineare di W . Poich` W ` unazione, ma la e e e fase di un seno ` un numero puro, il coeciente di W deve avere la dimensione del e reciproco di unazione. Assumiamo che esso sia universale, cio` indipendente non e solo da E, ma anche dalla natura del sistema meccanico. Lo possiamo ben indicare subito con 2/h. Il fattore temporale si scrive quindi (10)
7 Vedi

sin(

2W 2Et 2S(qk ) + cost.) = sin( + + cost.). h h h

per il caso ottico A. Sommerfeld e Iris Runge, Ann. d. Phys. 35, 290, 1911. Ivi si mostra (sviluppando unosservazione verbale di P. Debye), come lequazione del primordine e di secondo grado per la fase (equazione di Hamilton) si possa derivare esattamente dallequazione del secondordine e di primo grado per la funzione donda equazione d onda) nel caso limite di lunghezza donda che si annulla. 8 Vedi anche A. Einstein, Berl. Ber. p. 9 segg., 1925.

Allora la frequenza delle onde risulta essere (11) = E/h.

Quindi senza palese articio la frequenza delle onde nello spazio delle q risulta proporzionale allenergia del sistema9 . Certamente ci` ha senso solo quando E ` o e ssato in modo assoluto, non, come nella meccanica classica, solo a meno di una costante additiva. Indipendente da questa costante additiva ` la lunghezza donda, e secondo la (6) e la (11) (12) = u = h 2(E V ) ,

infatti il radicando ` il doppio dellenergia cinetica. Se facciamo un confronto e grossolano e del tutto provvisorio con le dimensioni dellorbita di un elettrone dellidrogeno, come le d` la meccanica classica, si deve osservare che in conseguenza a della (3) un segmento nel nostro spazio delle q non ha la dimensione di una lunghezza, ma di una lunghezza massa. Le stesse dimensioni ha . Abbiamo quindi (come si vede facilmente) da dividere per la dimensione dellorbita, diciamo a (cm), moltiplicata per la radice quadrata della massa m dellelettrone. Il rapporto ` dellordine di grandezza e h , mva dove v ` per il momento la velocit` dellelettrone (cm/sec). Il denominatore mva e a ha lordine di grandezza del momento angolare meccanico. Che questo, per orbite di Keplero di dimensioni atomiche, raggiunga almeno lordine di grandezza 1027 , discende dai noti valori della carica e della massa dellelettrone prima di qualsiasi teoria dei quanti. Otteniamo quindi in eetti per i conni del dominio di validit` a approssimativo della meccanica classica il giusto ordine di grandezza, se identichiamo la nostra costante h con il quanto dazione di Planck. - Questo solo per un orientamento provvisorio. Se si esprime nella (6) E mediante secondo la (11), si ottiene h 2(h V )

(6)

u=

La dipendenza della velocit` dellonda dallenergia del sistema diviene quindi a una dipendenza dun certo tipo dalla frequenza, cio` una legge di dispersione per e le onde. Questa legge di dispersione ore grande interesse. Abbiamo rammentato nel 1 che la supercie donda che si propaga ha solo un rapporto lasco con il moto del punto del sistema, poich le loro velocit` non sono e non possono essere uguali. e a Ma secondo le (9), (11) e (6) la velocit` v del sistema ha anche per le onde un a signicato assai concreto. Si verica immediatamente che
prima comunicazione questa relazione era risultata nellambito di una pura speculazione solo come unequazione approssimata.
9 Nella

(13)

v=

d d
u

cio` che la velocit` del punto del sistema ` quella di un gruppo donde, che coprono e a e un piccolo intervallo di frequenze (velocit` del segnale). Si ritrova qui una legge che a de Broglie, facendo riferimento in modo essenziale alla teoria della relativit`, aveva a 10 derivato per le onde di fase dellelettrone, nelle belle ricerche alle quali devo lo spunto per questo lavoro. Si vede che si tratta di un teorema di grande generalit`, a che non deriva dalla teoria della relativit`, ma vale anche per ogni sistema conservaa tivo della meccanica consueta. Questa circostanza si pu` ora utilizzare per stabilire un legame assai pi` profondo o u di prima tra propagazione ondosa e moto del punto immagine. Si pu` provare a o costruire un gruppo donde che in tutte le direzioni abbia dimensioni relativamente piccole. Un tale gruppo donde seguir` allora prevedibilmente le stesse leggi del a moto del singolo punto immagine del sistema meccanico. Esso potr` fornire per a cos` dire un surrogato del punto immagine, purch` lo si possa considerare approssi e mativamente puntiforme, ossia purch` si possa trascurare la sua estensione rispetto e alle dimensioni del cammino del sistema. Ci` accadr` altres` solo quando le dimeno a sioni del cammino, in particolare i raggi di curvatura del cammino, saranno assai grandi rispetto alla lunghezza donda. Allora per lanalogia con lottica consueta ` e a priori evidente che le dimensioni del gruppo donde non solo non si possono comprimere al di sotto dellordine di grandezza della lunghezza donda, ma che anzi il gruppo si deve estendere in tutte le direzioni per un gran numero di lunghezze donda, se esso ` approssimativamente monocromatico. Ma questo lo dobbiamo e richiedere perch il gruppo donda deve propagarsi come un tutto con una certa e velocit` di gruppo e corrispondere ad un sistema meccanico denergia determinata a (vedi equazione 11). Per quanto vedo, tali gruppi donde si possono costruire, e proprio con lo stesso criterio costruttivo col quale Debye11 e von Laue12 hanno risolto nellottica consueta il problema di dare la rappresentazione analitica esatta dun cono di raggi o dun fascio di raggi. Risulta inoltre una relazione assai interessante con una parte della teoria di Jacobi-Hamilton ancora non discussa nel 1, cio` la ben nota e derivazione delle equazioni di moto in forma compatta per derivazione di un integrale completo dellequazione dierenziale alle derivate parziali di Hamilton rispetto alle costanti dintegrazione. Come si vede subito, il suddetto sistema di equazioni di Jacobi coincide con laermazione: il punto immagine del sistema meccanico coincide costantemente con quel punto nel quale i treni donda appartenenti ad un certo continuo si incontrano con ugual fase. Nellottica la rappresentazione esatta nella teoria delle onde di un fascio di raggi con sezione nita nettamente delimitata che viaggia da un fuoco ad un altro si ottiene secondo Debye nel modo seguente: si sovrappongano onde piane, ciascuna delle quali per conto suo riempirebbe lintero spazio, e precisamente si sovrapponga un continuo di siatti treni donda, facendo variare la normale donda entro un assegnato angolo solido. Le onde si cancellano allora quasi completamente per
11 P.

de Broglie, Annales de Physique (10) 8, p. 22, 1925. (Th`ses, Paris 1924.) e Debye, Ann. d. Phys. 30, 755, 1909. 12 M. v. Laue, ibidem 44, 1197 (2), 1914.

10 L.

interferenza allesterno dun certo cono doppio; esse rappresentano in modo esatto secondo la teoria delle onde il fascio delimitato di raggi che si cercava, con tutti i fenomeni di dirazione necessariamente imposti dalla delimitazione. - Allo stesso modo di uno nito, si pu` cos` rappresentare anche un cono di raggi innitesimo, o se si lascia variare la normale donda del gruppo solo allinterno di un angolo solido innitesimo. Questo ha utilizzato v. Laue nella sua famosa dissertazione sui gradi di libert` dei fasci di raggi13 . Invece di lavorare, come nora tacitamente assunto, con a onde esattamente monocromatiche, si pu` inne lasciar variare anche la frequenza o entro un intervallo innitesimo, e con opportuna distribuzione delle ampiezze e delle fasi si pu` restringere leccitazione ad una regione che anche nella direzione o longitudinale sia relativamente piccola. Sottiene cos` la rappresentazione analitica di un pacchetto denergia di dimensioni relativamente piccole che si propaga con la velocit` della luce o, se ` presente dispersione, con la velocit` di gruppo. Inoltre a e a la posizione via via occupata dal pacchetto denergia - quando non si venga alla sua struttura dettagliata - ` data in modo assai plausibile come quel punto dello spazio e dove tutte le onde piane sovrapposte si incontrano con fase esattamente coincidente. Trasporteremo ora questa trattazione alle onde nello spazio delle q. Scegliamo ad un determinato tempo t un certo punto P dello spazio delle q, dove dovr` passare a il pacchetto donde al tempo t in una direzione assegnata R. Sia inoltre prescritta la frequenza media ovvero il valor medio di E per il pacchetto donde. Queste assegnazioni corrispondono esattamente, per il sistema meccanico, a prescrivere che esso debba partire ad un dato tempo t da una data congurazione con date componenti della velocit` (energia pi` direzione uguale componenti della velocit`). a u a Per trasferire ora la costruzione ottica abbiamo bisogno in primo luogo di una famiglia di superci donda della frequenza richiesta, cio` di una soluzione delle e equazioni dierenziali alle derivate parziali di Hamilton (1) per il valore assegnato di E, che chiamiamo W , la quale abbia la propriet` seguente: la supercie che al a tempo t passa per il punto P , diciamo (14) W = W0 ,

dovr` avere nel punto P la sua perpendicolare nella direzione prescritta R. Ma ci` a o non ` tuttavia suciente. Invece dobbiamo ora poter variare innitamente poco la e famiglia di onde W con molteplicit` n (n = numero dei gradi di libert`), in modo a a che la normale donda nel punto P riempia un angolo solido ad n 1 dimensioni innitamente piccolo, e la frequenza E/h un intervallo monodimensionale innitamente piccolo; nel far ci` si deve aver cura che tutti i membri di questo continuo o n-dimensionale innitamente piccolo di famiglie donde si incontrino al tempo t nel punto P con fasi esattamente coincidenti. Si dovr` dimostrare poi dove si trovi in a un qualsiasi altro istante quel punto per il quale ha luogo questa coincidenza di tutte le fasi. Per far ci` baster` che disponiamo di una soluzione W delle equazioni dierenziali o a alle derivate parziali di Hamilton, che oltre che dalla costante E, che dora in poi indicheremo con 1 , dipenda da altre n 1 costanti 2 , 3 . . . n in modo tale che essa non possa essere scritta come una funzione di meno di n combinazioni di queste n costanti. Allora infatti possiamo in primo luogo impartire ad 1 il valore prescritto per E, e possiamo in secondo luogo determinare 2 , 3 . . . n in modo che
13 luogo

citato.

10

la supercie della famiglia che passa per il punto P abbia nel punto P la direzione assegnata R. Intendiamo dora in poi con 1 , 2 . . . n questi valori, e la (14) sia la supercie di questa famiglia che al tempo t passi per il punto P . Consideriamo allora il continuo di famiglie che appartiene ai valori k di una regione innitesima degli k . Un membro di questo continuo, cio` una famiglia, sar` dato da e a (15) W+ W W W d1 + d2 + + dn = cost. 1 2 n

per una sequenza di valori d1 , d2 . . . dn ssi, e al variare della costante. Quel membro di questa famiglia, cio` quindi quella supercie singola, che al tempo t e passa per il punto P , sar` determinato dalla seguente scelta della costante: a (15 ) W + W W d1 + + dn = W0 + 1 n W 1 d1 + +
0

W n

dn ,
0

dove (W/1 )0 eccetera sono quelle costanti che si ottengono quando si introducono nelle derivate corrispondenti le coordinate del punto P e il valore t del tempo (del resto questultimo interviene realmente soltanto in W/1 ). Le superci (15) per tutte le possibili sequenze di valori d1 , d2 . . . dn costituiscono per conto loro una famiglia. Tutte queste al tempo t passano dal punto P , le loro normali donda riempiono con continuit` un piccolo angolo solido (con a n 1 dimensioni); inoltre il loro parametro E varia in un intervallo piccolo. La famiglia di superci (15) ` cos` fatta che ognuna delle famiglie di superci (15) ha e nella (15) un rappresentante, cio` quel membro che al tempo t passa per il punto e P. Assumeremo ora che gli angoli di fase delle funzioni donda che appartengono alle famiglie (15) coincidano proprio per questi rappresentanti inviati alla (15). Essi quindi coincidono al tempo t nel punto P . Ci chiediamo adesso: anche ad un tempo qualsiasi esiste un punto nel quale tutte le superci della famiglia (15) si taglino e quindi nel quale tutte le funzioni donda che appartengono alle famiglie (15), coincidano in fase? La risposta `: il punto di e coincidenza delle fasi esiste, ma non ` il punto comune dintersezione delle superci e della famiglia (15), infatti ad un tempo arbitrario un punto siatto non esiste pi`. u Invece il punto di coincidenza delle fasi si realizza in modo tale, che le famiglie (15) cambiano continuamente il rappresentante che mandano nella (15). Lo si riconosce cos` Per il punto dintersezione comune a tutti i membri della . (15 ) ad un certo tempo devessere simultaneamente (16) W = W0 , W = 1 W 1 ,
0

W = 2

W 2

,...
0

W = n

W n

,
0

mentre i d1 sono arbitrari allinterno dun piccolo intervallo. In queste n + 1 equazioni vi sono a secondo membro costanti, a primo membro funzioni delle n + 1 quantit` q1 , q2 . . . qn , t. Le equazioni sono soddisfatte per il sistema di valori iniziali, a cio` per le coordinate del punto P e per listante iniziale t. Per un altro valore e arbitrario di t non ammettono nessuna soluzione in q1 . . . qn , ma sovradeterminano il sistema di queste n quantit`. a Si pu` anche procedere nel modo seguente. Si lascia provvisoriamente da parte o la prima equazione, W = W0 , e si determinano le qk in funzione del tempo e delle

11

costanti con le n equazioni restanti. Chiamiamo questo punto Q. Per esso la prima equazione naturalmente non sar` soddisfatta, ma il suo primo membro sar` diverso a a dal secondo di un certo ammontare. Se si ritorna alla genesi del sistema di equazioni (16) dalle (15), quanto ora detto signica che Q non ` un punto comune per la e famiglia di superci (15), ma piuttosto per una famiglia di superci che si ottiene dalla (15 ) se si varia il secondo membro della (15) di un ammontare costante per tutte le superci della famiglia. Chiamiamo (15 ) la famiglia cos` ottenuta. Per essa quindi Q ` punto comune. Essa si ottiene, come prima anticipato, dalla famiglia e (15) quando ciascuna delle famiglie (15) cambia il suo rappresentante inviato nella (15). Questo cambiamento avviene con la variazione della costante nella (15) dello stesso ammontare per tutti i rappresentanti. Ma in questo modo langolo di fase sar` cambiato dello stesso ammontare per tutti i rappresentanti. Come i vecchi, a cos` anche i nuovi rappresentanti, cio` i membri della famiglia che chiamiamo (15), e e che si intersecano nel punto Q, coincidono nellangolo di fase. Ci` signica quindi: o Il punto Q, determinato in funzione del tempo dalle n equazioni W = 1 W 1 W = n W n

(17)

,...
0

` costantemente un punto di coincidenza delle fasi per lintera famiglia di famiglie e di onde (15). Delle n superci, per le quali Q risulta dalle (17) punto dintersezione, solo la prima ` mobile, le altre stanno ferme [solo la prima delle equazioni (17) contiene il e tempo]. Le n 1 superci ferme determinano la traiettoria del punto Q come loro linea dintersezione. Si pu` dimostrare facilmente che questa linea dintersezione o ` una traiettoria ortogonale alla famiglia W =cost.. Infatti per ipotesi W sode disfa identicamente in 1 , 2 . . . n lequazione dierenziale alle derivate parziali di Hamilton (1). Se ora si deriva tale equazione rispetto ad k (k = 2, 3, . . . n) si ottiene la propriet`, che la normale alla supercie duna supercie W/k = a cost. ` in ogni punto di questa supercie ortogonale alla normale alla supercie e della supercie W = cost. che passa per lo stesso punto, cio` che ognuna delle due e superci contiene la normale dellaltra. Se la linea dintersezione delle n 1 superci (17) ferme non ` ramicata, come certo accade in generale, ogni elemento della e linea dintersezione, essendo il solo elemento comune delle n 1 superci, coincide con la normale delle superci W che passano dallo stesso punto, cio` la linea di e intersezione ` traiettoria ortogonale delle superci W , c. v. d.. e In modo assai pi` breve, per cos` dire stenogracamente, le considerazioni alu quanto prolisse che ci hanno portato alle equazioni (17) si possono anche riassumere nel modo seguente: W signica, a meno di una costante universale (1/h), langolo di fase della funzione donda. Se si ha non solo uno, ma una variet` continua a di sistemi donda e se gli stessi sono ordinati in modo continuo da un qualche parametro continuo i , le equazioni W/i = cost. esprimono il fatto che tutti gli individui (sistemi di onde) innitamente vicini di questa variet` hanno fase a coincidente. Queste equazioni determinano quindi il luogo geometrico dei punti di coincidenza delle fasi. Se le equazioni sono sucienti, questo luogo si riduce ad un punto, e allora le equazioni determinano il punto di coincidenza delle fasi in funzione del tempo. Poich` il sistema dequazioni (17) coincide col noto secondo sistema dequazioni e di Jacobi, abbiamo quindi dimostrato che:

12

Il punto di coincidenza della fase per certe variet` innitesime ad n parametri a di sistemi di onde si muove con la stessa legge del punto immagine del sistema meccanico. Ritengo che sia un compito assai dicile dimostrare esattamente che la sovrapposizione di questi sistemi di onde dia davvero uneccitazione sensibile solo in un intorno relativamente piccolo del punto di coincidenza delle fasi, mentre essa si cancella ovunque per interferenza no ad essere impercettibile, oppure che quanto detto accade almeno per unopportuna scelta delle ampiezze, ed eventualmente per una scelta particolare della forma delle superci donda. Far` lipotesi sica, che o assocer` a quanto ` da provare, senza addentrarmi oltre nel problema. La fatica o e sar` compensata solo quando lipotesi risulter` vera e quando la sua applicazione a a richieder` quellanalisi. a Invece si pu` star sicuri che la regione entro la quale si pu` connare leccitazione o o misura ancora almeno un gran numero di lunghezze donda in ogni direzione. Ci` o ` subito evidente; infatti nch ci si sposta dal punto di coincidenza delle fasi e e solo di poche lunghezze donda, la coincidenza delle fasi viene a malapena toccata, linterferenza ` ancora quasi altrettanto favorevole come in quel punto stesso. In e secondo luogo basta il riferimento al caso euclideo tridimensionale dellottica consueta per esser certi che si ha questo comportamento, per lo meno in generale. Ci` che credo con grande determinazione ` quanto segue: o e Gli eventi meccanici reali vengono in modo opportuno compresi ovvero rappresentati mediante i processi ondulatori nello spazio delle q e non mediante il moto del punto immagine in questo spazio. Lo studio del moto del punto immagine, che costituisce loggetto della meccanica classica, ` solo un procedimento approssimato e e come tale ha esattamente la stessa giusticazione che ha lottica geometrica o dei raggi riguardo ai processi ottici reali. Un processo meccanico macroscopico verr` rappresentato come un segnale ondulatorio del tipo sopra descritto, che con a approssimazione suciente si possa considerare puntiforme se confrontato con la struttura geometrica della traiettoria. Abbiamo visto che allora per un segnale o gruppo donde siatto valgono davvero proprio le stesse leggi del moto che la meccanica classica enuncia per il punto immagine. Questo approccio perde tuttavia ogni senso quando la struttura del cammino non ` pi` assai grande rispetto alla e u lunghezza donda, o addirittura ` confrontabile con essa. Allora deve intervenire la e trattazione rigorosa della teoria delle onde, cio` per farsi unimmagine della variet` e a dei processi possibili si deve partire dallequazione donda e non dalle equazioni fondamentali della meccanica. Queste ultime sono altrettanto inutilizzabili per la spiegazione della struttura microscopica degli eventi meccanici quanto lo ` lottica e geometrica per la spiegazione dei fenomeni di dirazione. Laddove una certa interpretazione di questa struttura microscopica in connessione con la meccanica classica, per` con ipotesi aggiuntive assai articiose, ` stata o e sostanzialmente raggiunta, ed ha vantato risultati pratici del pi` alto valore, mi u pare assai signicativo che questa teoria - intendo la teoria dei quanti nella forma preferita da Sommerfeld, Schwarzschild, Epstein ed altri - sia nel rapporto pi` u stretto proprio con lequazione dierenziale alle derivate parziali di Hamilton e con la teoria delle soluzioni di Hamilton-Jacobi, cio` con quella forma della mece canica classica che gi` contiene lindicazione pi` chiara riguardo al vero carattere a u ondulatorio degli eventi meccanici. Lequazione dierenziale alle derivate parziali di Hamilton esprime proprio il principio di Huygens (nella sua vecchia forma intuitiva, non in quella rigorosa di Kircho). E come questo, integrato con alcune

13

prescrizioni del tutto incomprensibili allottico geometrico (costruzione delle zone di Fresnel) gi` rende conto in misura rilevante dei fenomeni di dirazione, cos` a dalla teoria della funzione dazione potrebbe venir luce sui processi nellatomo. Altrimenti ci si dovrebbe invischiare in contraddizioni insolubili, se - come per` era o assai naturale - si cercasse di conservare direttamente il concetto di traiettoria del sistema anche per questi processi atomici; allo stesso modo come ci si perde in cose incomprensibili, se nellambito dun fenomeno di dirazione si prova a seguire landamento dei raggi di luce. Si pensi un po quanto segue. Non dar` con questo ancora nessuna immagine o appropriata dellevento reale, che non si deve ottenere aatto in questo modo, ma si deve ottenere solo dallo studio dellequazione donda; illustrer` solo la situazione in o modo puramente qualitativo. Si pensi quindi ad un gruppo donde con la propriet` a prima descritta, posto in qualche modo su unorbita piccola, allincirca chiusa, le cui dimensioni siano solo dellordine di grandezza della lunghezza donda, quindi ` piccole rispetto alle dimensioni del gruppo donda stesso. E chiaro che allora la traiettoria del sistema nel senso della meccanica classica, ossia il cammino del punto della coincidenza di fase esatta, perder` completamente il suo ruolo privilea giato, poich davanti, dietro e accanto a questo punto si estende un intero continuo e di punti nei quali sussiste ancora coincidenza di fase quasi altrettanto completa, e che descrivono orbite del tutto diverse. Detto altrimenti: il gruppo donde occupa lintera regione dellorbita non come un tutto unico, ma arriva in esso da fuori da tutte le direzioni, anche distanti. In questo senso interpreto, seguendo de Broglie, le onde di fase che accompagnano lorbita dellelettrone, nel senso cio` che almeno nellambito atomico la e traiettoria dellelettrone non assume aatto un signicato privilegiato, ed ancor meno la posizione dellelettrone sulla sua traiettoria. E in questo senso interpreto il convincimento che oggi viene sempre pi` sulla breccia: in primo luogo, che alla fase u del moto dellelettrone nellatomo vada attribuito signicato reale; in secondo luogo, che non si possa nemmeno aermare che lelettrone si trovi ad un determinato istante su una determinata orbita quantica tra quelle selezionate dalle condizioni quantiche; in terzo luogo, che le leggi vere della meccanica quantistica non consistano in prescrizioni determinate per la singola orbita, ma che in queste leggi vere gli elementi dellintera variet` di orbite di un sistema siano legati tra loro da equazioni, a di modo che apparentemente sussista una certa interazione tra le diverse orbite14 . Non ` incomprensibile che unanalisi accurata dei risultati sperimentali debba e condurre ad aermazioni di questo tipo, se i risultati sperimentali sono la conseguenza di una struttura siatta degli eventi reali, come noi la rappresentiamo qui. Tutte queste aermazioni impongono sistematicamente dabbandonare i concetti posizione dellelettrone e traiettoria dellelettrone, e se si decide di non abbandonarli, essi restano pieni di contraddizioni. Queste contraddizioni savvertono cos` fortemente che ci si chiede se gli eventi nellatomo si possano in generale incorporare nel modo di pensare spazio-temporale. Dal punto di vista losoco una decisione denitiva in questo senso la riterrei una completa resa delle armi. Infatti non possiamo cambiare realmente le forme di pensiero, e ci` che allinterno di noi stessi o non possiamo comprendere, non lo possiamo comprendere in generale. Esistono cose del genere - ma non credo che la struttura dellatomo sia tra queste. - Dal
in particolare i lavori citati in seguito di Heisenberg, Born, Jordan, Dirac; inoltre N. Bohr, Die Naturwissenschaften, gennaio 1926.
14 Vedansi

14

nostro punto di vista non c` ragione per un dubbio di questo tipo, sebbene o, per e meglio dire, poich il suo aorare ` assai comprensibile. Allo stesso modo anche un e e ottico geometrico che, nelle esperienze da lui condotte, costantemente fallisse nello spiegare i fenomeni di interferenza per mezzo del concetto di raggio, trovato valido nellottica macroscopica, potrebbe, dico, forse arrivare da ultimo allidea che le leggi della geometria non siano applicabili ai fenomeni di interferenza, poich egli sarebbe e costantemente portato davanti al fatto che i raggi di luce, a lui noti come rettilinei e mutuamente indipendenti, ora addirittura in un mezzo omogeneo mostrano le pi` u strane curvature e palesemente si inuenzano tra loro. Ritengo questanalogia assai stretta. Perno delle curvature immotivate non manca lanalogo nellatomo - si pensi alla costrizione non meccanica escogitata per interpretare leetto Zeeman anomalo. In qual modo si dovr` procedere per la trasformazione in senso ondulatorio della a meccanica nei casi in cui essa si rivela necessaria? Si deve partire, invece che dalla equazioni fondamentali della meccanica, da unequazione donda per lo spazio delle q, e trattare la variet` dei processi possibili secondo questa. La funzione donda in a questa comunicazione non si ` ancora utilizzata esplicitamente, e soprattutto non la e si ` ancora enunciata. Il solo dato riguardante la sua enunciazione ` la velocit` delle e e a onde data dalla (6) o dalla (6) in funzione del parametro dellenergia meccanica ovvero della frequenza, e da questo dato lequazione donda evidentemente non ` ssata in modo univoco. Non ` in particolare garantito che essa debba essere e e proprio del seconordine, solo la ricerca della semplicit` induce a tentare in primo a luogo cos` Si assumer` allora per la funzione donda . a (18) div grad 1 = 0, u2

valida per processi che dipendano dal tempo solo mediante un fattore exp [2it]. Ci` vuol dire quindi, tenendo conto delle (6), (6) e (11) o (18) ovvero (18) div grad + 8 2 (E V ) = 0. h2 div grad + 8 2 (h V ) = 0, h2

Loperatore dierenziale va evidentemente inteso in relazione allelemento di linea (3). - Ma anche sotto lipotesi del secondo ordine, questa non ` lunica equazione e compatibile con la (6), sarebbe possibile la generalizzazione consistente nel sostituire div grad con 1 grad , f (qk )

(19)

f (qk ) div

dove f pu` essere una funzione qualsiasi di qk , che per` plausibilmente dovrebbe o o dipendere in qualche modo da E, V (qk ) e dai coecienti dellelemento di linea (3) (si potrebbe per esempio pensare f = u). La nostra ipotesi ` di nuovo dettata dalla e ricerca della semplicit`, tuttavia stavolta non ritengo esclusa uneccezione15 . a
15 Lintroduzione

di f (qk ) signica che non solo la densit`, ma anche lelasticit` varia con a a

la posizione.

15

La sostituzione di unequazione dierenziale alle derivate parziali al posto delle equazioni fondamentali della dinamica per i problemi atomici appare ora a prima vista sommamente spiacevole a causa dellenorme variet` di soluzioni che una tale a equazione ammette. Gi` la dinamica classica aveva portato non ad una variet` a a ristretta, ma ad una assai ampia di soluzioni, cio` ad una famiglia continua, mene tre secondo ogni esperienza solo un insieme discontinuo di queste soluzioni appare realizzato. Il compito della teoria dei quanti `, secondo lidea dominante, proprio e quello di selezionare mediante le condizioni quantiche, dalla famiglia continua delle orbite possibili secondo la meccanica classica, la famiglia discreta di quelle che si trovano realmente. Sembra un cattivo inizio per un nuovo tentativo in questa direzione, che esso cominci con laccrescere il numero delle soluzioni, il suo ordine di grandezza trascendente, invece che diminuirlo. Invero anche il problema della dinamica classica si pu` ammantare nella veste o di unequazione alle derivate parziali, cio` proprio nellequazione dierenziale alle e derivate parziali di Hamilton. Ma la molteplicit` delle soluzioni del problema non a corrisponde alla molteplicit` delle soluzioni dellequazione di Hamilton. Una quala siasi soluzione completa dellequazione di Hamilton risolve interamente il problema meccanico; qualunque altra soluzione completa produce le stesse traiettorie, solo con unaltro modo di riassumere la variet` dei cammini. a Per quanto ora concerne il timore espresso riguardo allequazione (18) come fondamento della dinamica atomica, non sosterr` aatto che ulteriori condizioni o aggiuntive non debbano intervenire in questa equazione. Esse per` non hanno pi` o u presumibilmente un carattere cos` totalmente strano e incompreso come le prece denti condizioni quantiche, ma sono di quel tipo, che ci aspetteremmo in sica per unequazione dierenziale: condizioni iniziali o al contorno. Esse non risultano in alcun modo analoghe alle condizioni quantiche. Per` si dimostra in tutti o i casi della dinamica classica, che io nora ho studiato, che lequazione (18) porta in s` le condizioni quantiche. In certi casi, e in particolare in quelli per i quali e lesperienza parla in questo senso, essa seleziona spontaneamente certe frequenze o livelli denergia come i soli possibili per processi stazionari, senza nessunaltra ipotesi aggiuntiva riguardo alla funzione oltre al requisito quasi ovvio per una quantit` sica: che essa sia in tutto lo spazio delle congurazioni ad un sol valore, a nita e continua. Il timore espresso si muta cos` nel suo opposto, tutte le volte che si ha a che fare con i livelli denergia o, diciamo pi` cautamente, con le frequenze. (Infatti u che cosa si intenda con energia delle oscillazioni ` una questione a parte; non e ci si deve dimenticare che solo nel caso del problema ad un corpo si ha a che fare con qualcosa che ammette direttamente il signicato di oscillazioni nello spazio tridimensionale reale). La determinazione dei livelli quantici non avviene pi` in due u tappe sostanzialmente distinte: 1. determinazione di tutte le orbite dinamicamente possibili. 2. Rigetto di una stragrande parte delle soluzioni ottenute sub 1. e selezione di alcune poche mediante condizioni particolari; invece i livelli quantici sono determinati in un colpo solo come gli autovalori dellequazione (18), la quale porta in s` le proprie condizioni al contorno naturali. e In che misura in tal modo nei casi complicati si ottenga anche una semplicazione analitica, ancora si sottrae al mio giudizio. Ma tendo a supporlo. La maggior parte degli analisti ha la sensazione che nel procedimento a tappe descritto sopra sub 1. si dovrebbe richiedere che la soluzione di un problema complicato sia fatta in vista del risultato nale: energia funzione razionale per lo pi` assai semplice dei u

16

` numeri quantici. E noto che gi` lapplicazione del metodo di Hamilton-Jacobi porta a una grande semplicazione, in quanto il calcolo eettivo della soluzione meccanica viene aggirato. Basta valutare gli integrali che rappresentano gli impulsi, invece che con un estremo superiore variabile, solo per un cammino dintegrazione chiuso in campo complesso, cosa che richiede molta meno fatica. Se la soluzione completa delle equazioni dierenziali alle derivate parziali di Hamilton devessere pur sempre nota, cio` rappresentata mediante quadrature, lintegrazione del problema e meccanico devessere fatta in linea di principio per valori iniziali arbitrari. - Nella ricerca degli autovalori di unequazione dierenziale si procede altres` nella prassi per la maggior parte dei casi cercando in primo luogo la soluzione senza tener conto di condizioni al contorno o di continuit`, e dalla forma della a soluzione si desumono quei valori dei parametri per i quali la soluzione soddisfa le condizioni suddette. Un esempio al riguardo lo d` la nostra prima comunicazione. a Ma si riconosce anche in questo esempio - cosa tipica per i problemi agli autovalori - che la soluzione, che in generale era data solo in forma analitica assai dicile da ottenere [Eq. (12), loc. cit.], per gli autovalori corrispondenti alle condizioni al contorno naturali si semplica moltissimo. Non sono abbastanza informato sul fatto se gi` oggi siano stati elaborati dei metodi diretti per il calcolo degli autovalori. a ` noto che ci` accade per la distribuzione degli autovalori con numero dordine E o grande. Ma questo caso limite qui non cinteressa proprio, esso corrisponde alla meccanica classica, macroscopica. Per la spettroscopia e per la sica atomica in generale interessano proprio i primi 5 o 10 autovalori, gi` il primo da solo sarebbe un a grande risultato, esso determina il potenziale di ionizzazione. Per lidea acuta, per la quale ogni problema agli autovalori si pu` porre come problema di massimo-minimo o senza un riferimento diretto allequazione dierenziale, mi sembra assai probabile che si debbano poter trovare metodi diretti per il calcolo almeno approssimato degli autovalori, qualora ve ne fosse la necessit` urgente. Quanto meno dovrebbe a esser possibile trovare in singoli casi se autovalori noti numericamente con tutta la precisione desiderabile soddisno al problema oppure no. Non potrei a questo punto passare sotto silenzio il fatto che attualmente da parte di Heisenberg, Born, Jordan e di qualche altro eminente scienziato16 ` in corso un e tentativo di rimuovere la dicolt` dei quanti, che ha gi` portato a risultati cos` a a notevoli, che sarebbe dicile dubitare che esso contenga comunque una parte di verit`. Come tendenza il tentativo di Heisenberg ` assai vicino al presente, del a e ` diverso nel metodo cos` toto genere, che non quale abbiamo gi` parlato prima. E a sono riuscito nora a trovare lanello di congiunzione. Coltivo la speranza del tutto determinata che questi due tentativi non si combattano tra loro, ma che, proprio a causa dellenorme diversit` del punto di partenza e del metodo, si completino a a vicenda, di modo che luno aiuti a procedere dove laltro fallisce. La forza del programma di Heisenberg sta nel fatto che si propone di dare le intensit` delle righe, a una questione che noi qui abbiamo nora tenuto lontano. La forza del tentativo presente - se mi ` consentito esprimere un parere in proposito - sta nel punto di e vista sico di guida, che getta un ponte tra gli eventi meccanici macroscopici e quelli microscopici, e che rende comprensibile lapparentemente diversa modalit` a di trattamento che essi richiedono. Per me personalmente c` un particolare fae
16 W. Heisenberg, ZS. f. Phys. 33, 879, 1925; M. Born e P. Jordan, ibidem 34, 858, 1925; M. Born, W. Heisenberg e P. Jordan, ibidem 35, 557, 1926; P. Dirac, Proc. Roy. Soc. London 109, 642, 1925.

17

scino nellidea delle frequenze emesse come battimenti, menzionata alla ne della comunicazione precedente, riguardo alla quale credo anche che permetter` una coma prensione intuitiva delle formule dellintensit`. a 3.Esempi di applicazione. . . . . Zrich, Physikalische Institut der Universitt. u a
(ricevuto il 23 febbraio 1926)

Sul rapporto della meccanica quantistica di Heisenberg-Born-Jordan con la mia mia1 Erwin Schrdinger o . . . . 5. Confronto delle due teorie. Prospettiva di una comprensione classica dellintensit` e della a polarizzazione della radiazione emessa. Nel caso che le due teorie - potrei convenientemente usare anche il singolare nella loro forma presentemente espressa si dovessero rivelare come durevoli, cio` e come la corretta generalizzazione anche per casi complicati2 , ogni discussione sulla superiorit` delluna o dellaltra in un certo senso ha un oggetto fasullo, poich esse a e sono interamente equivalenti e si pu` trattare solo del problema fondamentalmente o secondario della comodit` di calcolo. a Vi sono oggi non pochi sici che, esattamente nel senso di Kircho e Mach, vedono il compito della teoria sica esclusivamente in una descrizione matematica il pi` possibile parsimoniosa della relazione empirica tra quantit` osservate, cio` u a e in una descrizione che riproduce la relazione il pi` possibile senza lintromissione u di elementi inosservabili per principio. Con una tale impostazione lequivalenza matematica ha quasi lo stesso signicato dellequivalenza sica. Al massimo si potrebbe nel caso presente vedere una certa superiorit` nella rappresentazione con le a matrici, perch essa a causa della sua completa mancanza di intuibilit` non fuorvia e a a formare unimmagine spazio-temporale dei processi atomici, che forse deve restare incontrollabile per principio. In relazione a questo ` tuttavia in ogni caso dinteresse e il seguente completamento della dimostrazione di equivalenza prima data: lequivalenza esiste davvero, esiste anche nel senso opposto. Non solo si possono, come mostrato sopra, costruire dalle autofunzioni le matrici, ma anche a rovescio dalle matrici date numericamente le autofunzioni. Queste ultime non costituiscono quindi pi` o meno un rivestimento carnale arbitrario e particolare, che appaga il bisogno u di intuibilit`, del nudo scheletro delle matrici; cosa che di fatto stabilirebbe una a superiorit` epistemologica di queste ultime. Si immagini che nelle equazioni a (33)
1 Uber

ik ql =

ql ui (x)uk (x)dx

das Verhltnis des Heisenberg-Born-Jordanschen Quantenmechanik zu der meinen, Ana nalen der Physik 79, 734-756 (1926). 2 Esiste una ragione particolare per porre questo in dubbio. Entrambe le teorie assumono provvisoriamente la funzione dellenergia dalla meccanica solita. Nei casi nora trattati lenergia potenziale consiste nellinterazione di punti materiali, dei quali forse almeno uno a causa della sua grande massa pu` essere assunto come puntiforme anche dal punto di vista della meccanica o ondulatoria (vedi A. Einstein, Berl. Ber. 1925, p. 10). Si deve tenere in conto la possibilit` a che lassunzione della legge per lenergia potenziale dalla meccanica solita non sia pi` consenu tita quando entrambe le cariche puntiformi siano in realt` stati di oscillazione estesi che si a compenetrano. 1

i primi membri siano dati numericamente, e che si cerchino le funzioni ui (x). (N.B.: la funzione densit` ` intenzionalmente tralasciata, le ui (x) devono essere per il a e momento di per s` funzioni ortogonali). Allora mediante moltiplicazione di matrici, e nella quale del resto non c` bisogno di nessun giro, cio` di integrazione per partes, e e si pu` calcolare lintegrale o (34) P (x)ui (x)uk (x)dx,

dove P (x) indica un qualche prodotto di potenze di ql . Linsieme di questi integrali, per i e k ssati, costituisce quello che si chiama linsieme dei momenti della funzione ui (x)uk (x). E si dimostra che sotto ipotesi assai generali una funzione ` ssata univocamente dallinsieme dei suoi momenti. Poich` tutti i prodotti e e ui (x)uk (x) sono ssati univocamente, lo sono perci` anche i quadrati ui (x)2 , quindi o anche le ui (x) stesse. La sola arbitrariet` consiste nella separazione supplementare a 2 della funzione densit` (x), cio` r sin in coordinate spaziali polari. In questa non a e abbiamo in ogni caso da temere nessun faut pas epistemologico. Del resto tuttavia alla tesi che lequivalenza matematica abbia lo stesso signicato dellequivalenza sica si pu` riconoscere in generale solo validit` limitata. Si pensi o a per esempio alle due espressioni per lenergia elettrostatica di un sistema di conduttori carichi, come integrale spaziale (1/2) E2 d e come somma sui conduttori (1/2) ei Vi . Per lelettrostatica le due espressioni sono del tutto equivalenti, luna si pu` ottenere dallaltra mediante integrazione per partes. Tuttavia preferiamo o come signicativa la prima e diciamo che questa localizza lenergia nello spazio in modo corretto. Certamente non si pu` fondare questa preferenza sul terreno o dellelettrostatica, ma solo sul fatto che la prima espressione rimane utilizzabile in elettrodinamica, la seconda no. A quale delle due nuove teorie dei quanti spetti la superiorit` sotto questo punto a di vista, non lo si pu` oggi decidere con certezza. Come naturale sostenitore di una o di esse non mi si dovrebbe tuttavia rimproverare se io apertamente - e forse senza poter evitare una certa parzialit` - espongo gli argomenti che parlano a suo favore. a I problemi che, oltre alle pure questioni ottiche, hanno importanza per lulteriore costruzione della dinamica atomica, ci sono presentati dalla sica sperimentale in forma assai intuitiva, come per esempio: come rimbalzano due atomi o due molecole che si urtano, come vengono deviati un elettrone o una particella , quando vengono scagliati attraverso latomo con una data velocit` e con un dato parametro di a collisione? (perpendicolare dal nucleo alla traiettoria iniziale) Per trattare dettagliatamente questi problemi ` assolutamente necessario avere una chiara visione e dassieme della transizione continua tra la meccanica macroscopica intuitiva e la micromeccanica dellatomo. Ho esposto di recente3 come penso questa transizione. La micromeccanica si presenta come un ranamento della macromeccanica, che ` reso e necessario dalla piccolezza geometrico-meccanica delloggetto e che ` esattamente e dello stesso tipo della transizione dallottica geometrica allottica sica; questultima si presenta quando la lunghezza donda non ` pi` molto grande rispetto alle dimene u sioni degli oggetti studiati o rispetto a quelle separazioni spaziali, entro le quali si desidera ottenere uninformazione precisa sulla distribuzione della luce. - Mi pare estremamente dicile arontare problemi del tipo su indicato se ci si sente obbligati per ragioni epistemologiche a sopprimere nella dinamica atomica lintuizione e ad
3 Ann.

d. Phys. 79, 489 (1926).

operare solo con concetti astratti come probabilit` di transizione, livelli denergia e a simili. Una questione particolarmente importante, forse la questione cardinale dellintera dinamica atomica, ` notoriamente la questione dellaccoppiamento tra i proe cessi della dinamica atomica ed il campo elettromagnetico, o quello che sha da considerare al posto di questultimo. Non solo si ha qui a che fare con lintero complesso di problemi della dispersione, della radiazione di risonanza e secondaria, e della larghezza di riga naturale, ma la designazione di certe quantit` atomiche a come frequenze di emissione, intensit` di riga etc. acquista un signicato piuttosto a dogmatico, soprattutto quando laccoppiamento ` descritto matematicamente in e una qualche forma. La rappresentazione matriciale della dinamica atomica ha portato alla supposizione che di fatto anche il campo elettromagnetico si debba rappresentare diversamente, cio` in forma matriciale, perch si possa formulare matee e maticamente laccoppiamento. La meccanica ondulatoria mostra che per questo non vi ` alcuna necessit`, poich lo scalare di campo meccanico (da me indicato con ) e a e ` pienamente idoneo ad entrare nelle equazioni invariate di Maxwell-Lorentz tra i e vettori del campo elettromagnetico come sorgente degli stessi; cos` come inver samente i potenziali elettrodinamici possono entrare nei coecienti dellequazione donda, che determina lo scalare di campo meccanico4 . Vale la pena in ogni caso, per trovare la rappresentazione dellaccoppiamento, di introdurre come tetracorrente nelle equazioni di Maxwell-Lorentz invariate un tetravettore derivato in modo opportuno dallo scalare di campo meccanico del moto degli elettroni (forse con lintervento dei vettori di campo stessi o del potenziale). Esiste perno una certa speranza di poter presentare lequazione donda per come conseguenza delle equazioni di Maxwell-Lorentz, cio` come equazione di continuit` dellelettricit`. e a a - La dicolt`, che si presenta subito per il problema a pi` elettroni, che ` una a u e funzione nello spazio delle congurazioni, non nello spazio reale, non deve restare inosservata. Tuttavia posso nel caso di un elettrone spiegare un po pi` in dettaglio u come sarebbe possibile dare in questo modo uninterpretazione straordinariamente intuitiva dellintensit` e della polarizzazione della radiazione. a Consideriamo la descrizione secondo la meccanica ondulatoria dellatomo di idrogeno in uno stato in cui lo scalare di campo meccanico ` dato da una see rie di autofunzioni discrete: 2iEk t (35) = ck uk (x) exp h
k

(x sta qui per le tre variabili r, , ; pensiamo i ck reali, e a destra si deve prendere la parte reale). Facciamo ora lipotesi che la densit` spaziale dellelettricit` sia data a a dalla parte reale di (36) . t
idee esprime K. Lanczos in una nota interessante apparsa da poco (Zeitschr. f. Phys. 35, 812 (1926)), che parimenti contiene il prezioso riconoscimento che la dinamica atomica di Heisenberg ` passibile anche di uninterpretazione continua. Per il resto tuttavia il lavoro di e Lanczos ha pochi punti di contatto diretti con il presente, come si pu` capire a prima vista. La o determinazione del sistema di formule di Lanczos, provvisoriamente lasciate del tutto indenite, non va cercata nella direzione di identicare il nucleo simmetrico K(s, ) di Lanczos con la funzione di Green della nostra equazione donda (21) o (31), poich questa funzione di Green, quando esiste, e ha per autovalori i livelli quantici stessi. Dal nucleo di Lanczos si deve invece richiedere che esso debba avere per autovalori i reciproci dei livelli quantici.
4 Analoghe

La soprasegnatura indicher` qui il complesso coniugato. Si calcola allora per la a densit` spaziale a (37) densit` spaziale = 2 a
(k,m)

ck cm

Ek E m 2t uk (x)um (x) sin (Em Ek ), h h

dove la somma include ogni combinazione (k, m) solo una volta. Nella (37) compaiono come frequenze soltanto le dierenze dei termini. Queste sono cos` piccole che le corripondenti lunghezze donda delletere sono grandi rispetto alle dimensioni atomiche, ossia rispetto a quella regione allinterno della quale la (37) ` in generale e sensibilmente diversa da zero5 . La radiazione pu` pertanto essere semplicemente o attribuita al momento di dipolo, che latomo come un tutto possiede secondo la (37). Moltiplichiamo la (37) per una coordinata cartesiana ql e per la funzione densit` (x) (nel caso presente r2 sin ) e integriamo sullintero spazio. Secondo a la (13) otteniamo per la componente del momento di dipolo nella direzione ql (38) Mql = 2
(k,m) km ck cm ql

Ek Em 2t sin (Em Ek ). h h

Si ottiene quindi in eetti uno sviluppo di Fourier del momento elettrico dellatomo, nel quale compaiono come frequenze soltanto le dierenze dei termini. Nei km coecienti gli elementi di matrice di Heisenberg ql compaiono in modo tale che la loro inuenza determinante sullintensit` e sulla polarizzazione della cora rispondente parte della radiazione emessa ` perfettamente comprensibile in base e allelettrodinamica classica. Lo schema su esposto del meccanismo di radiazione ` per il momento non come pletamente soddisfacente e di certo non denitivo. Lipotesi (36) fa uso in modo alquanto libero dellapparato di calcolo complesso per eliminare componenti delloscillazione indesiderate, la cui radiazione non si pu` trovare dalla via semplice o del momento di dipolo dellatomo complessivo, poich le corrispondenti lunghezze e donda delletere (circa 0,01 ) stanno molto al di sotto delle dimensioni atomiche. A Inoltre la densit` spaziale (37), quando si integri sullintero spazio, d` per la (5) zero, a a e non, come si deve richiedere, un valore nito indipendente dal tempo, che dovrebbe essere normalizzato alla carica dellelettrone. Inne per completezza bisognerebbe calcolare la radiazione magnetica, poich ` possibile irraggiamento da parte di una ee distribuzione spaziale della corrente elettrica, anche se un momento elettrico non compare aatto, per esempio in unantenna a quadro. Tuttavia appare assai giusticata la speranza che per mezzo del meccanismo analitico assai intuitivo qui schematizzato si possa raggiungere una reale comprensione della natura della radiazione emessa.
(ricevuto il 18 marzo 1926.)

5 Ann.

d. Phys. 79, 371 (1926).

Quantizzazione come problema agli autovalori1 E. Schrdinger o


(quarta comunicazione2 ) Sommario: 1. Eliminazione del parametro dellenergia nellequazione delle oscillazioni. La vera equazione donda. Sistemi non conservativi. - 2. Estensione della teoria perturbativa a perturbazioni che contengono esplicitamente il tempo. Teoria della dispersione. - 3. Complementi al 2: atomi eccitati, sistemi degeneri, spettro continuo. - 4. Discussione del caso della risonanza. - 5. Generalizzazione per una perturbazione arbitraria. - 6. Generalizzazione relativisticomagnetica delle equazioni fondamentali. - 7. Sul signicato sico dello scalare di campo.

1. Eliminazione del parametro dellenergia nellequazione delle oscillazioni. La vera equazione donda. Sistemi non conservativi Lequazione donda (18) ovvero (18) di pag. 510 della seconda comunicazione 2(E V ) 2 =0 E2 t2

(1) ovvero (1)

8 2 (E V ) = 0, h2

che costituisce il fondamento dei nuovi principi della meccanica tentati in questa serie di comunicazioni, sore dellinconveniente che essa non esprime la legge di variazione dello scalare di campo meccanico univocamente e in generale. Lequazione (1) contiene infatti il parametro dellenergia o della frequenza E, ed `, come esprese samente notato nel luogo citato, valida per un valore ssato di E per processi che dipendono dal tempo esclusivamente attraverso un fattore periodico ssato (2) P R exp 2iEt h .

Lequazione (1) ` quindi in realt` non pi` generale dellequazione (1), che il calcolo e a u produce nella circostanza ora menzionata e che non contiene pi` il tempo. u Quando abbiamo chiamato incidentalmente lequazione (1) o (1) equazione delle onde, ` stato propriamente scorretto, avremmo dovuto chiamarla equazione e delle oscillazioni o delle ampiezze. Trovavamo con essa le ampiezze, poich e a queste si riferisce il problema agli autovalori di Sturm-Liouville - proprio come nel problema matematicamente del tutto analogo delle oscillazioni libere di corde e membrane - e non alla vera equazione donda. Abbiamo nora sempre assunto che lenergia potenziale V sia funzione soltanto delle coordinate e non dipenda esplicitamente dal tempo. Si ha tuttavia la necessit` a
als Eigenwertproblem, Annalen der Physik 81, 109-139 (1926). Ann. d. Phys. 79, 361, 489; 80, 437 (1926); inoltre sulla corrispondenza con la teoria di Heisenberg: ibidem 79, 734. 1
2 vedi 1 Quantisierung

stringente di estendere la teoria a sistemi non conservativi, perch solo in questo e modo si pu` studiare il comportamento del sistema sotto lazione di forze esterne o assegnate, per esempio unonda luminosa o un atomo esterno che sopraggiunge. Ma se V dipende esplicitamente dal tempo ` evidentemente impossibile soddisfare e lequazione (1) o (1) mediante una funzione che dipenda dal tempo solo secondo la (2). Non si tratta pi` di trovare le ampiezze con lequazione delle ampiezze, ma u bisogna attenersi alla vera equazione donda. Essa si ottiene facilmente per sistemi conservativi. La (2) ` equivalente a e (3) 2 4 2 E 2 = . 2 t h2

Dalla (1 ) e dalla (3) si pu` eliminare E per dierenziazione e si ottiene, con scrittura o simbolica facilmente comprensibile (4) 8 2 V h2
2

16 2 2 = 0. h2 t2

Questequazione deve essere soddisfatta da ogni che dipenda dal tempo secondo la (2), ma con E arbitrario; quindi anche da ogni che si possa sviluppare in serie di Fourier rispetto al tempo (naturalmente con funzioni delle coordinate come coecienti). Lequazione (4) ` pertanto evidentemente lequazione donda unica e e generale per lo scalare di campo . Essa `, come si vede, niente di pi` rispetto al tipo semplicissimo della membrana e u vibrante; inoltre ` del quartordine e di un tipo assai simile a quella che interviene3 e in moltissimi problemi di teoria dellelasticit`. Non c` da temere nessuna eccessiva a e complicazione della teoria, n` la necessit` di una revisione dei metodi dati prima, e a connessi allequazione (1). Se V non dipende dal tempo si pu`, a partire dalla (4), o introdurre lipotesi (2) e dividere loperatore nella (4) nel modo seguente: (4) 8 2 8 2 V + 2 E h2 h 8 2 8 2 V 2 E = 0. h2 h

Si pu` tentativamente dividere questequazione in due equazioni connesse da un o aut-aut, cio` nellequazione (1) e in unaltra, che si distingue dalla (1), perch e e in essa il parametro dellautovalore risulta meno E invece che pi` E, cosa che per u la (2) non porta a nuove soluzioni. La suddivisione della (4) non ` necessaria, e perch per gli operatori non vale la legge, che un prodotto si pu` annullare solo e o se si annulla almeno un fattore. Questa mancanza di necessariet` ` strettamente ae inerente ai metodi per la soluzione delle equazioni dierenziali alle derivate parziali. Il procedimento trova la sua giusticazione a posteriori con la dimostrazione della ` completezza delle autofunzioni trovate come funzioni delle coordinate. E possibile soddisfare condizioni iniziali arbitrarie per e per /t, grazie al fatto che non solo la parte reale, ma anche la parte immaginaria della (2) soddisfa lequazione (4). Vediamo quindi che lequazione donda (4), la quale contiene la legge della dispersione, pu` essere assunta come fondamento della teoria nora sviluppata dei sistemi o
esempio per una piastra vibrante: u + 2 u/t2 = 0. Vedi Courant-Hilbert, Cap. V, 8, pag. 256.
3 per

conservativi. La sua generalizzazione per il caso di una funzione potenziale variabile nel tempo richiede pur sempre una certa precauzione, poich possono comparire e termini con derivate temporali di V , riguardo ai quali lequazione (4), per il modo in cui ` stata ottenuta, non ci pu` dare naturalmente alcuna informazione. Difatto e o ci si distoglie dal tentativo di estendere lequazione (4) cos` com` a sistemi non e conservativi per complicazioni che appaiono derivare da un un termine con V /t. Nel seguito ho considerato una via alquanto diversa, che dal punto di vista dei calcoli ` straordinariamente pi` semplice e che ritengo essenzialmente corretta. e u Non occorre elevare lordine dellequazione donda no al quarto per eliminare in essa il parametro dellenergia. La dipendenza della dal tempo richiesta per la validit` della (1) si pu` esprimere, invece che con la (3), con a o (3) 2i = E. t h

Si arriva allora ad una delle due equazioni (4) 8 2 V h2 4i = 0. h t

Richiederemo che la funzione d onda complessa soddis una di queste due equa zioni. Poich poi la funzione complessa coniugata soddisfa allaltra equazione, e si potr` considerare come funzione donda reale (quando sia necessario) la parte a reale di . - Nel caso di un sistema conservativo la (4) ` essenzialmente identica e alla (4) poich, se V non contiene il tempo, loperatore reale si pu` decomporre nel e o prodotto di due complessi coniugati. 2. Estensione della teoria perturbativa a perturbazioni che contengono esplicitamente il tempo. Teoria della dispersione Linteresse principale non si rivolge a sistemi nei quali lordine di grandezza delle variazioni temporali dellenergia potenziale V sia lo stesso che per le variazioni spaziali, ma piuttosto a sistemi che, in s` conservativi, siano perturbati per laggiunta e di una piccola funzione assegnata del tempo (e delle coordinate) allenergia potenziale. Poniamo quindi

(5)

V = V0 (x) + r(x, t)

dove x, come ripetutamente prima, sta a rappresentare il complesso delle coordinate congurazionali. Diamo per risolto il problema agli autovalori imperturbato (r = 0). Allora il problema perturbativo si pu` risolvere con quadrature. o Non tratteremo tuttavia il problema generale, ma nel gran numero di sviluppi importanti, che rientrano nel problema su impostato, a causa del suo particolare signicato, sceglieremo quello che in ogni caso merita una trattazione separata, il problema della teoria della dispersione. Lazione perturbante provenga da un campo elettrico alternato che oscilla in modo omogeneo e sincrono nella regione dellatomo; dobbiamo quindi, quando si tratti di luce monocromatica polarizzata linearmente di frequenza , assumere per il potenziale perturbativo: (6) r(x, t) = A(x) cos 2t

quindi (5) V = V0 (x) + A(x) cos 2t.

Qui A(x) ` il prodotto cambiato di segno dellampiezza della luce per quella fune zione delle coordinate che secondo la meccanica consueta rappresenta la componente del momento elettrico dellatomo nella direzione del vettore elettrico della luce (F ei zi , dove F ` lampiezza della luce, ei , zi sono le cariche e le coore dinate z dei punti materiali, e la luce ` polarizzata nella direzione z (prendiamo e la parte variabile nel tempo della funzione potenziale dalla meccanica solita con altrettanta o altrettanto poca ragione, come prima quella costante, per esempio nel problema di Keplero)). Con la posizione (5) lequazione (4) si scrive: (7) 8 2 (V0 + Acos2t) h2 4i = 0. h t

Per A = 0 queste equazioni con la posizione: (8) = u(x) exp 2iEt , h

(che ora non va intesa come pars realis, ma nel senso vero) si trasformano nellequazione delle ampiezze (1) del problema imperturbato, e si sa (vedi 1) che in questo modo si trova la totalit` delle soluzioni del problema imperturbato. a Siano: Ek ed uk (x); k = 1, 2, 3 . . . gli autovalori e le autofunzioni normalizzate del problema imperturbato, che assumiamo noti, e che per non smarrirci in questioni ulteriori, che richiedono una trattazione particolare, assumeremo discreti e distinti (sistema non degenere senza spettro continuo). Le soluzioni del problema perturbato le dobbiamo cercare, proprio come nel caso di un potenziale di perturbazione indipendente dal tempo, in prossimit` di ogni a possibile soluzione del problema imperturbato, quindi in prossimit` di una combia nazione lineare arbitraria a coecienti costanti degli uk (x) [a cui vanno aggiunti secondo la (8) i corrispondenti fattori temporali exp(2iEk t/h)]. La soluzione del problema perturbato in prossimit` di una determinata combinazione lineare a avr` sicamente il signicato, che essa ` quella che si realizza subito, quando a e allarrivo dellonda luminosa le oscillazioni proprie libere presentano esattamente questa determinata combinazione lineare (forse con piccole variazioni dovute alla testa donda). Poich anche lequazione del problema perturbato ` omogenea - questo difetto e e nellanalogia con le oscillazioni forzate dellacustica va sottolineato! - basta evidentemente cercare la soluzione perturbata nellintorno di ogni singola (9) uk (x) exp 2Ek t , h

ed esse possono poi essere combinate linearmente ad libitum, esattamente come le soluzioni imperturbate.

Poniamo quindi per la soluzione della prima equazione (7) (10) = uk (x) exp 2iEk t + w(x, t). h

[Il segno inferiore, cio` la seconda equazione (7), lo lasciamo perdere dora in poi, e perch non darebbe niente di nuovo]. Il termine aggiuntivo w(x, t) lo si consie derer` piccolo, e il suo prodotto con il potenziale di perturbazione sar` trascurabile. a a Sostituendo la (10) nella (7) e tenendo conto che uk (x) ed Ek sono autofunzione ed autovalore del problema imperturbato, risulta: w 8 2 4i w 8 2 2iEk t V0 w = 2 Acos2t uk exp 2 h h t h h

(11)

4 2 2it(Ek + h) 2it(Ek h) + exp . Auk exp h2 h h

Questa equazione si soddisfa semplicemente ed essenzialmente solo con la posizione: (12) w = w+ (x) exp 2it(Ek + h) 2it(Ek h) + w (x) exp , h h

ove le due funzioni w soddisfano rispettivamente alle due equazioni (13) w + 8 2 4 2 (Ek h V0 )w = 2 Auk . 2 h h

Questo risultato ` essenzialmente unico. In un primo momento parrebbe possibile e aggiungere alla (12) una combinazione arbitraria di oscillazioni proprie imperturbate. Ma questa combinazione deve risultare piccola del primordine (poich si ` e e fatta questa ipotesi per w) e non presenta per il momento alcun interesse, poich e richiede tuttal pi` perturbazioni del secondordine. u Troviamo nalmente nelle equazioni (13) delle equazioni non omogenee, che potevamo aspettarci di incontrare - malgrado il summenzionato difetto nellanalogia con le vere oscillazioni forzate. Questo difetto nellanalogia ` straordinariamente ime portante e si manifesta nelle equazioni (13) con le seguenti due circostanze. In primo luogo compare come secondo membro (forza eccitatrice) non soltanto la funzione perturbante A(x), ma il suo prodotto per lampiezza di oscillazione li` bera. E irrinunciabile, per render conto correttamente dei fatti sici, che la reazione dellatomo ad unonda luminosa incidente dipenda in modo essenziale dallo stato nel quale latomo si trova, mentre le oscillazioni forzate di una membrana, di un disco, eccetera, sono notoriamente del tutto indipendenti da eventuali oscillazioni proprie sovrapposte, e dunque produrrebbero una descrizione del tutto inadatta. In secondo luogo al primo membro della (13) appare al posto dellautovalore, cio` e come frequenza deccitazione non solo la frequenza della forza perturbante, ma in un caso questa sommata, nellaltro caso questa sottratta a quella delloscillazione libera. Anche questo ` un requisito irrinunciabile, perch altrimenti le frequenze e e proprie, che corrispondono alle frequenze dei termini, agirebbero da frequenze di risonanza, e non come bisogna richiedere, e come lequazione (13) realmente d`, a le dierenze delle frequenze proprie, e, come inoltre si riconosce con soddisfazione:

solo le dierenze tra una frequenza propria, che ` realmente eccitata, e tutte le altre, e non le dierenze tra coppie di frequenze, delle quali nessuna sia eccitata. Per comprendere questo pi` precisamente, terminiamo il procedimento di soluu zione. Con metodi noti4 troviamo come soluzioni uniche della (13): (14) con (15) akn = A(x)uk (x)un (x)(x)dx. 1 akn un (x) w (x) = 2 n=1 Ek En h

(x) ` la funzione densit`, cio` quella funzione delle coordinate per la quale e a e lequazione (1) va moltiplicata, per farla diventare autoaggiunta. Le un (x) sono assunte normalizzate. Si assume inoltre che h non coincida esattamente con nessuna delle dierenze degli autovalori Ek En . Di questo caso risonante si parler` a in seguito (vedi 4). Costruiamo ora dalla (14) secondo la (12) e la (10) loscillazione complessiva perturbata; si ottiene: 2iEk t = uk (x) exp h 1 + a un (x) 2 n=1 kn

(16)

exp 2it(Ek +h) exp 2it(Ek h) h h + Ek En + h Ek En h

Nel caso di perturbazione quindi assieme a ciascuna oscillazione libera uk (x) oscillano con piccola ampiezza tutte quelle oscillazioni un (x) per le quali akn = 0. Sono proprio quelle che, quando coesistono con uk come oscillazioni libere, danno luogo ad una radiazione che (totalmente o parzialmente) ` polarizzata nella direzione di e polarizzazione della radiazione incidente. Ma akn ` proprio, a meno dun fattore, e nientaltro che la componente dellampiezza in questa direzione di polarizzazione del momento elettrico dellatomo secondo la meccanica ondulatoria, oscillante con la frequenza (Ek En )/h, che compare per la coesistenza5 di uk e di un . - Le oscillazioni aggiuntive non si trovano per` alla frequenza propria En /h originaria o di queste oscillazioni, e neppure alla frequenza della luce, ma in corrispondenza della somma o della dierenza di Ek /h (cio` della frequenza della singola oscillazione e libera esistente) e di . Come soluzione reale si pu` considerare la parte reale o la parte immaginaria o della (16). - Opereremo tuttavia nel seguito con la soluzione complessa. Per riconoscere il signicato dei nostri risultati per la teoria della dispersione si deve cercare la radiazione che origina dalla coesistenza delle oscillazioni forzate eccitate con loscillazione libera preesistente. Allo scopo costruiamo secondo il procedimento prima usato6 - una critica segue nel 7 - il prodotto della funzione
III comunicazione 1 e 2, testo dallequazione (8) alla (24). il seguito e il 7. 6 vedi Ann. d. Phys. 79, 755 (1926); inoltre il calcolo delle intensit` delleetto Stark nella a terza comunicazione. Nel primo luogo citato veniva proposta invece di la parte reale di . t Era una mossa falsa che ` stata corretta nella terza comunicazione. e
5 vedi 4 vedi

donda complessa (16) per il valore complesso coniugato, quindi la norma della funzione donda complessa . Teniamo conto che i termini perturbativi sono piccoli, cosicch` i loro quadrati e i prodotti tra loro si possono trascurare. Si ottiene con e una facile riduzione7 : (17) = uk (x)2 + 2 cos 2t (Ek En )akn uk (x)un (x) . (Ek En )2 h2 2 n=1

Secondo lipotesi euristica sul signicato elettrodinamico dello scalare di campo , che nel caso delleetto Stark dellidrogeno ci ha portato alle corrette regole di selezione e di polarizzazione e ad una soddisfacente descrizione dei rapporti delle intensit`, la presente quantit` - a meno di una costante moltiplicativa - rappresenta a a la densit` dellelettricit` in funzione delle coordinate spaziali e del tempo, quando x a a rappresenta solo tre coordinate, cio` quando si tratta del problema a un elettrone. e Con generalizzazione sensata di questa ipotesi - sulla quale ulteriormente al 7 - consideriamo ora, come densit` dellelettricit` che ` accoppiata con uno dei a a e punti materiali della meccanica classica, o che deriva da esso, o che ad esso corrisponde secondo la meccanica ondulatoria, quanto segue: a meno di una certa costante moltiplicativa, uguale alla carica classica del punto materiale conside rato, lintegrale di esteso a tutte quelle coordinate del sistema, che determinano secondo la meccanica classica la posizione dei restanti punti materiali. La densit` a di carica complessiva in un punto dello spazio sar` rappresentata dalla somma dei a suddetti integrali estesa a tutti i punti materiali. Per trovare una qualche componente spaziale del momento di dipolo complessivo secondo la meccanica ondulatoria in funzione del tempo, secondo questa ipotesi si deve moltiplicare lespressione (17) per quella funzione delle coordinate, che secondo la meccanica classica d` il corrispondente momento di dipolo in funzione della a congurazione dei punti del sistema, ossia per esempio per (18) My = ei yi,

quando si tratti del momento di dipolo nella direzione y. Poi si deve integrare su tutte le coordinate congurazionali. Eseguiamo. Poniamo per abbreviazione (19) bkn = My (x)uk (x)un (x)(x)dx.

Esplicitiamo inoltre la denizione di akn secondo la (15), ricordando che, quando il vettore elettrico della luce ` dato da e (20) A(x) signica (21) A(x) = F Mz (x), dove Mz (x) = ei zi . Ez = F cos2t,

7 Assumiamo per semplicit`, come sempre prima, che le autofunzioni u (x) siano reali, ma a n osserviamo che in certi casi risulta assai pi` comodo lavorare con combinazioni complesse delle u autofunzioni reali, per esempio nel caso delle autofunzioni del problema di Keplero con exp(mi) invece che con cos m e con sin m.

Si ponga, in analogia con la (19) (22) akn = Mz (x)uk (x)un (x)(x)dx,

allora akn = F akn e si trova, eseguendo lintegrazione progettata: (23) My dx = akk + 2F cos2t (En Ek )akn bkn (Ek En )2 h2 2 n=1

per il momento elettrico risultante, che va attribuito alla radiazione secondaria, alla quale d` origine londa incidente (20). a La radiazione deriva naturalmente solo dalla seconda parte variabile nel tempo, mentre la prima rappresenta il momento di dipolo costante nel tempo, al quale ` eventualmente associata loriginaria oscillazione libera. Questa parte variabile e ` del tutto ragionevole e pu` soddisfare tutti i requisiti che si suole imporre ad e o una formula di dispersione. Si consideri tra laltro la comparsa anche di quei termini cosidetti negativi che - secondo il consueto modo di esprimersi - corrispondono alla possibilit` di transizione ad un livello pi` profondo (En < Ek ) ed a u alla quale per primo Kramers8 sulla base di considerazioni di corrispondenza ha rivolto lattenzione. Va sottolineato soprattutto che la nostra formula - malgrado la notazione e linterpretazione assai diverse - ` formalmente identica alla formula e della radiazione secondaria di Kramers. Limportante connessione tra i coecienti della radiazione secondaria e i coecienti della radiazione spontanea akn , bkn ` e posta in evidenza e inoltre la radiazione secondaria ` descritta correttamente anche e riguardo ai suoi stati di polarizzazione9 . Per quanto riguarda il valore assoluto della radiazione reirraggiata ovvero del momento di dipolo indotto, posso credere che anchesso sia dato correttamente dalla formula (23), sebbene esista la possibilit` di un errore di fattore numerico a nellassunzione dellipotesi euristica prima introdotta. La dimensione sica ` sene zaltro quella giusta, quindi, poich lintegrale del quadrato delle autofunzioni ` e e normalizzato ad uno, gli akn , bkn sono secondo le (18), (19), (21), (22) momenti elettrici. Il rapporto tra il momento di dipolo indotto e quello spontaneo, quando ` lontano dalla frequenza di emissione considerata, ` come ordine di grandezza e e uguale al rapporto tra lenergia potenziale aggiuntiva F akn e il termine denergia Ek En . 3. Complementi al 2: atomi eccitati, sistemi degeneri, spettro continuo Per chiarezza nel paragrafo precedente si sono fatte alcune assunzioni speciali e si sono tralasciate alcune questioni, che ora vanno considerate.
8 H.A. Kramers, Nature 10 maggio 1924; ibidem 30 agosto 1924; H.A. Kramers e W. Heisenberg, Zeitschr. f. Phys. 31, 681 (1925). La descrizione secondo il principio di corrispondenza della polarizzazione della luce diusa (Eq.27) data nellultimo luogo citato ` formalmente quasi identica e alla nostra. 9 E quasi superuo dire che le due direzioni, che abbiamo contrassegnato come direzione z ` e direzione y, non vanno intese come necessariamente perpendicolari. Una ` la direzione di e polarizzazione dellonda incidente, laltra corrisponde alla componente della polarizzazione di cui ci si occupa.

In primo luogo: che cosa accade, quando londa luminosa incontra latomo in uno stato nel quale non ` eccitata, come prima assunto, una sola oscillazione lie bera uk , ma pi` duna, diciamo stavolta due, uk ed ul ? Come osservato prima, u nel caso perturbativo le due soluzioni perturbative (16) corrispondenti agli indici k ed l vanno semplicemente unite additivamente, dopo averle dotate di coecienti costanti (eventualmente complessi), che corrispondono alle intensit` preassegnate a per le oscillazioni libere e al rapporto di fase delle loro eccitazioni. Si vede subito, senza fare eettivamente il calcolo, che allora nellespressione per e anche nellespressione (23) per il momento elettrico risultante non compare soltanto la combinazione lineare dei termini che si ottenevano prima, cio` delle espressioni e (17) e rispettivamente (23), scritte una volta con k, una seconda volta con l, ma compaiono inoltre dei termini di combinazione, e in particolare in primo luogo, allordine di grandezza pi` alto, un termine con u (24) uk (x)ul (x) exp [2i(Ek El )t/h]

che rappresenta la radiazione spontanea, associata alla coesistenza delle due oscillazioni libere; in secondo luogo dei termini perturbativi al primordine, che sono proporzionali allampiezza del campo perturbante e corrispondono allazione congiunta delle oscillazioni forzate associate a uk con loscillazione libera ul - e delle oscillazioni forzate associate a ul con uk . La frequenza di questi nuovi termini che compaiono nella (17) e rispettivamente nella (18), come si vede anche senza eseguire il calcolo, non ` , bens` e (25) | (Ek El )/h|.

(Non compaiono tuttavia in questi termini nuovi denominatori di risonanza). Si ha quindi a che fare con una radiazione secondaria la cui frequenza non coincide n` e con la frequenza della luce eccitante, n` con una frequenza spontanea del sistema, e ma con una frequenza combinazione di queste due. Lesistenza di questo tipo singolare di radiazione secondaria ` stato per la prima e volta postulato da Kramers e Heisenberg nel luogo citato in base a considerazioni fondate sul principio di corrispondenza, e poi da Born, Heisenberg e Jordan in base alla meccanica quantistica di Heisenberg10 . Per quanto mi risulta, non ve n` in alcun caso prova sperimentale. La presente teoria consente ora anche di e riconoscere assai chiaramente che la comparsa di questa radiazione ` associata a e condizioni particolari, che richiedono esperimenti da realizzarsi apposta per questo scopo. In primo luogo devono essere fortemente eccitate due oscillazioni proprie uk e ul , di modo che si eliminano tutti gli esperimenti che sono stati compiuti con atomi nello stato fondamentale - e questi sono la stragrande maggioranza. In secondo luogo deve esistere almeno un terzo stato di oscillazione propria un (sintende possibile, non occorre che sia eccitato), che in combinazione sia con uk che con ul dia luogo a emissione spontanea robusta. Allora il prodotto dei coecienti di emissione spontanea in questione (akn bln e aln bkn ) ` proporzionale alla radiazione e diusa straordinaria da trovarsi. La combinazione (uk , ul ) non dovrebbe di per s` emettere fortemente, non nuocerebbe se - nel linguaggio della vecchia teoria e questa fosse una transizione proibita. In pratica si deve aggiungere anche questa condizione, che la linea (uk , ul ) durante lesperimento sia fortemente irraggiata,
10 Born,

Heisenberg e Jordan, Zeitschr. f. Phys. 35, 572 (1926).

10

poich questo ` veramente il solo mezzo per assicurarsi che davvero siano eccitate e e fortemente entrambe le oscillazioni proprie, e in particolare in uno stesso individuo atomico, e per un numero suciente di questi. Se si pensa ora che nelle serie di termini forti e pi` studiate, cio` nelle solite serie s, p, d, f , i rapporti per u e lo pi` sono tali che due termini, che si combinano fortemente con un terzo, non u lo fanno tra loro, appare davvero necessaria una scelta particolare delloggetto da sperimentare e delle condizioni dellesperimento, per potersi aspettare con certezza la radiazione diusa di cui si parla, in particolare perch essa ha unaltra frequenza e rispetto alla luce incidente e perci` non d` luogo a dispersione o a polarizzazione o a rotatoria, ma pu` essere osservata solo come luce diusa in ogni direzione. o La succitata teoria della dispersione quantomeccanica di Born, Heisenberg e Jordan non consente, per quanto vedo, malgrado la sua grande somiglianza formale con la presente, nessuna considerazione del tipo ora introdotto. Essa parla solo di un modo di reagire dellatomo alla radiazione incidente. Essa tratta latomo come un tutto senza tempo e non permette nora di dire come questo fatto indubitabile, che latomo a tempi diversi si pu` trovare in stati diversi e quindi come ` stato o e dimostrato reagisce in modo diverso alla radiazione incidente11 , si pu` esprimere o nel suo linguaggio,. Ci rivolgiamo ora ad unaltra questione. Nel 2 tutti gli autovalori sono stati assunti discreti e tra loro distinti. Lasciamo cadere la seconda ipotesi e chiediamo: che cosa cambia quando intervengono autovalori multipli, cio` quando si ha degenee razione? Ci si aspetta forse che compaiano complicazioni analoghe a quelle che si incontrano nel caso di una perturbazione costante nel tempo (terza comunicazione, 2), cio` che in primo luogo si debba determinare con la soluzione di una equazione e secolare un sistema di autofunzioni dellatomo imperturbato adattato alla particolare perturbazione, e lo si debba usare nellesecuzione del calcolo perturbativo. Questo capita infatti nel caso di una perturbazione arbitraria r(x, t) come ` stata e assunta nellequazione (5), ma proprio nel caso di perturbazione mediante unonda luminosa, Eq. (6), ci` non accade, almeno nella prima approssimazione precedeno temente sviluppata e purch` ci si attenga allipotesi che la frequenza della luce e non coincida con nessuna delle frequenze di emissione spontanea che intervengono. Allora infatti il parametro nella doppia equazione (13) per lampiezza della parte perturbativa delle oscillazioni non ` un autovalore e la coppia di equazioni ha seme pre la coppia unica di soluzioni (14), nelle quali non compare alcun denominatore nullo, anche quando Ek ` un autovalore multiplo. Inoltre i termini della somma e per i quali En = Ek non vanno soppressi, esattamente come per il termine n = k ` stesso. E notevole che tramite questi termini - quando compaiano realmente, ossia con un akn non nullo - anche la frequenza = 0 appaia tra le frequenze di risonanza. Questi termini non danno certamente contributo alla consueta radiazione diusa, come si riconosce dalla (23), poich Ek En = 0. La semplicazione, che non si e debba dedicare particolare attenzione ad una eventuale degenerazione, almeno in prima approssimazione, vale sempre, come mostreremo nel seguito (vedi 5), come nel caso dellonda luminosa, quando il valor medio temporale della funzione perturbante ` nullo oppure, il che ` lo stesso, quando il suo sviluppo temporale in serie di e e Fourier non contiene un termine costante, cio` indipendente dal tempo. e
11 Su questa dicolt` a comprendere levoluzione temporale di un processo, si consideri in a particolare la conclusione nella pi` recente presentazione fatta da Heisenberg della sua teoria, u Math. Ann. 95, 683 (1926).

11

Mentre la nostra prima ipotesi sugli autovalori - che siano semplici - si ` rivelata e una precauzione superua, labbandono della seconda - che essi siano tutti discreti non produce modicazioni di principio, ma modiche importanti nella forma esteriore del calcolo, in quanto si aggiungono nelle (14), (16), (17), (23) alle somme discrete degli integrali sullo spettro continuo dellequazione (1). La teoria di una tale rappresentazione integrale ` stata sviluppata da H. Weyl12 , anche se soltanto e per le equazioni dierenziali ordinarie, ma essa si pu` estendere a quelle alle derivate o parziali. In tutta brevit` il problema ` il seguente13 . Quando lequazione omogenea a e associata allequazione non omogenea (13), cio` lequazione delle oscillazioni (1) del e sistema imperturbato, possiede accanto ad uno spettro discreto anche uno spettro continuo, che pu` andare da E = a ad E = b, una funzione arbitraria f (x) non pu` o o pi` evidentemente essere sviluppata con le sole autofunzioni normalizzate discrete u un (x):

(26)

f (x) =
n=1

n un (x) con n =

f (x)un (x)(x)dx,

ma si deve aggiungere uno sviluppo integrale sulle autosoluzioni u(x, E) che corrispondono agli autovalori a E b:
b

(27)

f (x) =
n=1

n un (x) +
a

u(x, E)(E)dE,

dove per sottolineare lanalogia scegliamo intenzionalmente per la funzione dei coefcienti (E) la stessa lettera che per i coecienti discreti n . Si sia ora normalizzata lautosoluzione u(x, E) una volta per tutte moltiplicandola per unopportuna funzione di E in modo che
E +

(28)

dx(x)
E

u(x, E)u(x, E )dE = 1 oppure 0,

a seconda che E appartenga o meno allintervallo E , E + ; allora nello sviluppo (27) si deve porre sotto il segno dintegrale: (29) 1 (E) = lim =0
E+

()f ()
E

u(, E )dE d,

dove il primo segno dintegrale come sempre si riferisce al dominio del gruppo di variabili x14 . Supposto che la (28) possa essere soddisfatta e che lo sviluppo (27) esista, il che, come detto, ` stato dimostrato da Weyl per le equazioni dierenziali e
12 H. Weyl, Math. Ann. 68, 220 (1910); Gtt. Nachr. 1910. Vedi anche E. Hilb, Sitz.-Ber. d. o Physik. Mediz. Soc. Erlangen 43, 68 (1911); Math. Ann. 71, 76 (1911). Ringrazio H. Weyl non solo per questi riferimenti, ma anche per ammaestramenti verbali assai prezioni su queste cose per niente facili. 13 Per lesposizione qui data ringrazio E. Fues. 14 Come mi comunica E. Fues, assai di frequente nella pratica si pu` eliminare il processo di o limite e scrivere al posto dellintegrale pi` interno u(, E); e questo sempre, se ()f ()u(, E)d u esiste.

12

ordinarie - la determinazione della funzione dei coecienti secondo la (29) appare altrettanto immediata della ben nota determinazione dei coecienti di Fourier. Il problema pi` importante e pi` dicile nei singoli casi concreti ` lesecuzione u u e della normalizzazione di u(x, E), cio` la ricerca di quella funzione di E per la quale e va moltiplicata lautofunzione dello spettro continuo, perch possa poi soddisfare e la condizione (28). Anche per questo problema pratico i lavori prima citati di Weyl contengono una guida preziosa ed alcuni esempi calcolati. Un esempio relativo alla dinamica atomica ` esposto in un articolo di Fues sulle intensit` dello spettro e a continuo che appare contemporaneamente su questi Annalen. Rivolgiamoci ora al nostro problema, cio` alla soluzione della coppia di equazioni e (13) per le ampiezze w della parte perturbativa delle oscillazioni, alla quale come prima assumeremo che corrisponda la singola oscillazione libera eccitata uk dello spettro discreto. Sviluppiamo il secondo membro della (13) secondo lo schema (27) (30) 4 2 4 2 A(x)uk (x) = 2 h2 h

akn un (x) +
n=1

4 2 h2

u(x, E)k (E)dE,


a

dove akn ` dato dalla (15) ed k (E) secondo la (29) da e (15) k (E) = lim 1 =0
E+

()A()uk ()
E

u(, E )dE d.

Si pensi lo sviluppo (30) sostituito nella (13), si sviluppi poi anche la soluzione cercata w (x) in modo del tutto analogo con le autosoluzioni un (x) ed u(x, E), e si tenga conto che per queste ultime funzioni il primo membro della (13) assume il valore 8 2 (Ek h En )un (x) h2 oppure 8 2 (Ek h E)u(x, E), h2 allora uguagliando i coecienti si trova come generalizzazione della (14) (14) 1 akn un (x) 1 w (x) = + 2 n=1 Ek En h 2
b a

k (E)u(x, E) dE. Ek E h

Gli ulteriori sviluppi sono del tutto analoghi a quelli nel 2. Si trova in denitiva come termine aggiuntivo alla (23)
b

(23)

+2 cos 2t

d()My ()uk ()
a

(Ek E)k (E)u(, E) dE. (Ek E)2 h2 2

Qui non si pu` sempre senzaltro scambiare lordine di integrazione, perch linteo e grale in ` possibile che non converga. Si pu` tuttavia - un surrogato intuitivo e o b del limite esatto, che qui si pu` sostituire - suddividere lintegrale a in molti o intervalli piccoli, diciamo di lunghezza , abbastanza piccoli perch tutte le funzioni e di E che compaiono si possano assumere costanti su ognuno di tali intervalli, con leccezione di u(x, E), per la quale, come segue dalla teoria generale, ` impossibile e

13

ottenere la suddivisione in intervalli indipendente da . Si possono allora estrarre le restanti funzioni dagli integrali sugli intervalli, e si ottiene inne esattamente come termine aggiuntivo al momento di dipolo dellirraggiamento secondario (23) il seguente risultato:
b

(23) con (22)

2F cos 2t
a

(E Ek )k (E)k (E) dE (Ek E)2 h2 2

k (E) = lim

1 =0

E+

()Mz ()uk ()
E

u(, E )dE d

(19)

k (E) = lim

1 =0

E+

()My ()uk ()
E

u(, E )dE d

(prego di osservare la completa analogia con le formule contrassegnate con lo stesso numero, ma senza apice, del 2). Il presente schema di calcolo non pu` evidentemente essere nientaltro che un o inquadramento generale, si deve dimostrare che la molteplice inuenza dello spettro continuo sulla dispersione, che sperimentalmente appare esistere15 , ` richiesta dalla e presente teoria proprio nella forma che ci si aspetta, e bisogna tracciare la strada per la quale il problema pu` essere arontato dal punto di vista del calcolo. o 4. Discussione del caso della risonanza Abbiamo nora assunto che la frequenza dellonda luminosa incidente non coincida con nessuna delle frequenze di emissione che intervengono. Assumiamo ora che sia circa (31) h = En Ek > 0,

e che si ritorni, per semplicare il discorso, alle ipotesi restrittive del 2 (autovalori semplici e discreti, una sola oscillazione libera uk eccitata). Nella coppia dequazioni (13) il parametro dellautovalore assume quindi il valore En 2Ek En

(32)

E k En

Ek =

Per il segno superiore compare pertanto un autovalore, cio` En . - Allora sono e possibili due casi. O il secondo membro di questa equazione moltiplicato per (x) ` ortogonale alla funzione un (x), cio` e e (33)
15 K.F.

A(x)uk (x)un (x)(x)dx = akn = 0

Herzfeld e K.L. Wolf, Ann. d. Phys. 76, 71, 567 (1925); H. Kollmann e H. Mark, Die Naturwissenschaften 14, 648 (1926).

14

ovvero, dal punto di vista sico: uk ed un , se coesistessero come oscillazioni libere, o non darebbero luogo ad alcuna emissione spontanea, o ne produrrebbero una polarizzata perpendicolarmente alla direzione di polarizzazione della luce incidente. In questo caso anche lequazione critica (13) possiede come prima una soluzione, che come prima ` data dalla (14), ove il termine catastroco ` nullo. Ci` signica e e o dal punto di vista sico - nel vecchio linguaggio - che una transizione proibita non pu` essere eccitata per risonanza, oppure che una transizione, anche quando non o ` proibita, non pu` essere eccitata da luce, che oscilla ortogonalmente alla direzione e o di polarizzazione di quella luce, che sarebbe emessa per transizione spontanea. Nel secondo caso invece la (33) non ` soddisfatta. Allora lequazione critica e non ammette soluzione. Lipotesi (10), che assume una oscillazione, che solo poco - per quantit` dellordine dellampiezza F della luce - si discosti dalloscillazione a libera originariamente esistente, e che sotto questa ipotesi sia la pi` generale posu sibile, non ci fa raggiungere lo scopo. Non esiste nessuna soluzione che si discosti dalloscillazione libera originariamente esistente per quantit` dellordine F ; la luce a incidente ha quindi sullo stato del sistema un altro eetto, che non ` in alcun rape porto col valore dellampiezza della luce. Quale? Anche questo si pu` valutare senza o un nuovo calcolo, se noi passiamo al caso, che la condizione di risonanza (31) non sia soddisfatta esattamente, ma solo in modo approssimato. Si vede allora dalla (16) che un (x) a causa del denominatore piccolo viene eccitata a compiere unoscillazione forzata assai ampia e che - cosa non meno importante - la frequenza di questa oscillazione si approssima alla frequenza propria naturale En /h delloscillazione propria un . Tutto ci` ` assai simile, ma tuttavia in un modo caratteristico diverso da o e quanto accade negli altri fenomeni di risonanza noti, altrimenti non ne parlerei cos` estesamente. Con il graduale approssimarsi alla frequenza critica loscillazione propria un che prima non era eccitata, la possibilit` della quale ` responsabile della crisi, si eca e cita sempre pi` fortemente e contemporaneamente si avvicina sempre pi` alla sua u u frequenza vera. A dierenza di quanto succede nei consueti fenomeni di risonanza arriva tuttavia, quando si sta per raggiungere la frequenza critica, un momento nel quale la nostra soluzione non descrive pi` lo svolgimento dei fatti, almeno u nellipotesi che la nostra legge delle onde, evidendemente priva di smorzamento, sia proprio esatta. Noi abbiamo infatti assunto che loscillazione forzata w fosse piccola e [nellequazione (11)] abbiamo trascurato un termine quadratico. Credo che le presenti considerazioni lascino gi` intravvedere con suciente chiaa rezza che la teoria nel caso della risonanza dar` realmente quei risultati che deve a dare, per essere in accordo con il fenomeno della risonanza di Wood: un riaggiustamento delloscillazione propria un che d` luogo alla crisi a valori niti confrontabili a a quelli della uk esistente originariamente, da cui poi naturalmente deriva emissione spontanea della riga spettrale (uk , un ). Non posso tuttavia a questo punto cercare di sviluppare realmente il calcolo per il caso della risonanza, perch il risule tato sarebbe soltanto di scarso valore, dal momento che la reazione della radiazione emessa sul sistema emittente non ` tenuta in conto. Una siatta reazione deve esie stere, non solo perch non c` alcuna base per fare una distinzione di principio tra e e londa luminosa che arriva dallesterno e londa luminosa emessa dal sistema stesso, ma anche perch altrimenti in un sistema lasciato a se stesso, quando fossero simule taneamente eccitate pi` oscillazioni proprie, lemissione spontanea continuerebbe u senza ne. Laccoppiamento reattivo da richiedersi deve far s` che in questo caso, col progredire dellemissione luminosa, le oscillazioni proprie pi` alte si smorzino prou

15

gressivamente e rimanga solo alla ne loscillazione fondamentale, che corrisponde allo stato normale del sistema. Laccoppiamento reattivo ` evidentemente proprio e lanalogo della forza di reazione della radiazione 2e2 v/3mc3 per lelettrone classico. Questa analogia placa anche la crescente apprensione per il fatto che si ` e trascurata nora la retroazione. Leetto del termine in questione verosimilmente non pi` lineare nellequazione donda dovrebbe essere in generale piccolo, proprio u come nel caso dellelettrone la forza di reazione della radiazione ` in generale assai e piccola rispetto alla forza dinerzia ed alle forze del campo esterno. Tuttavia nel caso della risonanza - proprio come nella teoria dellelettrone - laccoppiamento con londa luminosa propria dovrebbe essere dello stesso ordine di grandezza di quello con londa incidente, e dovrebbe essere tenuto in conto quando si volesse calcolare correttamente la condizione dequilibrio tra le diverse oscillazioni proprie, che si instaura con una radiazione assegnata. Osservo tuttavia espressamente: per evitare la catastrofe della risonanza il termine di accoppiamento reattivo non sarebbe necessario! Una tale catastrofe non pu` avvenire in ogni caso, perch secondo la legge della persistenza della normao e lizzazione introdotta in seguito nel 7 lintegrale sullo spazio delle congurazioni di risulta sempre normalizzato allo stesso valore anche sotto lazione di forze esterne arbitrarie - e in modo del tutto automatico, come conseguenza delle equazioni donda (4). Le ampiezze delle oscillazioni non possono crescere senza limite, esse hanno in media sempre lo stesso valore. Quando una oscillazione propria viene eccitata, unaltra deve di conseguenza diminuire. 5. Generalizzazione per una perturbazione arbitraria Se si ha a che fare con una perturbazione arbitraria, come si ` assunto nellEq. e (5) allinizio del 2, si sviluppa lenergia di perturbazione r(x, t) in una serie di Fourier o in un integrale di Fourier rispetto al tempo. I termini di questo sviluppo hanno allora la forma (6) del potenziale perturbativo di unonda luminosa. Si vede immediatamente che si ottengono semplicemente al secondo membro dell equazione (11) due serie o eventualmente integrali con esponenziali a esponente immaginario al posto dei soli due termini. Se nessuna delle frequenze eccitatrici coincide con una frequenza critica, la soluzione si ottiene esattamente nel modo descritto nel 2, e come serie di Fourier o eventualmente integrale di Fourier del tempo. Non c` scopo e a scrivere qui gli sviluppi formali, ed una trattazione dettagliata di problemi particolari esce dallambito della presente comunicazione. Tuttavia si deve menzionare una circostanza importante che ` stata toccata nel 3. e Tra le frequenze critiche dellequazione (13) gura in generale anche la frequenza = Ek Ek = 0. Allora risulta in questa come parametro dellautovalore a primo membro un autovalore, ossia Ek . Se nello sviluppo di Fourier della funzione perturbativa r(x, t) appare la frequenza 0, cio` un termine indipendente dal tempo, non e si raggiunge il risultato per la via di prima. Si riconosce tuttavia facilmente come si debba modicare il procedimento, poich il caso di una perturbazione costante e nel tempo ci ` noto da prima (vedi terza comunicazione). Si ha allora un piccolo e spostamento ed eventualmente una suddivisione dellautovalore o degli autovalori delle oscillazioni libere eccitate da considerare, cio` si deve scrivere al posto di e Ek negli esponenti degli esponenziali del primo termine a secondo membro: Ek pi` una piccola costante, la perturbazione dellautovalore. Questa perturbazione u dellautovalore, proprio come descritto nei 1 e 2 della terza comunicazione, ` detere

16

minata dalla condizione che il secondo membro della componente di Fourier critica dellattuale Eq. (13) sia ortogonale ad uk , eventualmente: a tutte le autofunzioni che corrispondono a Ek . Il numero di questioni particolari che cadono nellambito della formulazione del problema del presente paragrafo ` assai grande. Con la sovrapposizione delle perture bazioni dovute ad un campo elettrico e magnetico costante e ad unonda luminosa si arriva alla doppia rifrazione magnetica ed elettrica, e alla polarizzazione rotatoria dovuta a un campo magnetico. Anche la radiazione risonante in un campo magnetico deriva da qui, si deve quindi allo scopo prima fornire una soluzione esatta del caso della risonanza discusso nel 4. Inoltre si pu` trattare nel modo prima dato o linterazione di un atomo con particelle o elettroni incidenti16 , quando lincontro non ` ravvicinato, in modo che si possa calcolare la perturbazione di ciascuno dei e due sistemi dal moto imperturbato dellaltro. Tutti questi problemi sono una pura questione di calcolo, purch` gli autovalori e le autofunzioni del sistema imperture bato siano note. Si deve davvero sperare che si riesca a determinare queste funzioni almeno in modo approssimato anche per gli atomi complessi, in analogia con la determinazione approssimata delle orbite di Bohr che appartengono a tipi di termini diversi. 6. Generalizzazione relativistico-magnetica delle equazioni fondamentali In connessione con i problemi sici citati da ultimi, per i quali il campo magnetico, nora trascurato in questa serie di comunicazioni, gioca un ruolo importante, posso fare qui un cenno assai breve sulla possibile generalizzazione relativistico-magnetica delle equazioni fondamentali (4), sebbene solo per il problema ad un elettrone e solo con grandissime riserve. Queste ultime per due ragioni. In primo luogo la generalizzazione si fonda per ora su una pura analogia formale. In secondo luogo essa, come si ` ricordato nella prima comunicazione17 , nel caso del problema di Keplero e porta formalmente alla formula di struttura ne di Sommerfeld e con quanti radiali e azimutali seminteri, come oggi in generale si ritiene corretto; manca soltanto il necessario completamento per riprodurre in modo numericamente corretto le suddivisioni delle righe dellidrogeno, che nella rappresentazione di Bohr si ottengono con il momento angolare dellelettrone di Goudsmit-Uhlenbeck. Lequazione dierenziale alle derivate parziali di Hamilton per lelettrone di Lorentz si pu` scrivere o semplicemente nella forma seguente: W eV + ct c
2

(34)

W eUx x c

W eUy y c
2

W eUz z c

m2 c2 = 0.

Qui e, m, c sono la carica, la massa dellelettrone e la velocit` della luce; V , U a sono i potenziali elettromagnetici dei campi elettromagnetici esterni nella posizione dellelettrone. W ` la funzione dazione. e
16 Un tentativo assai interessante e coronato da successo di trattare linterazione con particelle cariche incidenti, tramite lo sviluppo in serie del loro campo, come interazione con onde luminose, si trova in: E. Fermi, Zeitschr. f. Phys. 29, 315 1924. 17 Ann. d. Phys. 79, 372 1926.

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Dallequazione classica (relativistica) (34) cerco ora di derivare lequazione donda per lelettrone con il seguente procedimento puramente formale che, come si vede facilmente, porterebbe alle equazioni (4) se venisse applicato allequazione di Hamilton per un punto materiale, che si muova in un campo di forza arbitrario della meccanica solita (non relativistica). - Sostituisco nella (34) dopo aver fatto i quadrati le quantit` a W W W W , , , , t x y z rispettivamente con gli operatori h h h h , , , . 2i t 2i x 2i y 2i z

(35)

Loperatore lineare doppio cos` ottenuto, applicato ad una funzione donda , lo pongo uguale a zero: 1 2 4ie V + U grad c2 t2 hc c t 4 2 e2 m2 c4 + 2 2 V 2 U2 2 = 0. h c e

(36)

(I simboli e grad hanno qui il signicato elementare tridimensionale). La coppia di equazioni (36) sarebbe la presunta generalizzazione relativistico-magnetica della (4) nel caso di un elettrone singolo e sarebbe da intendere sempre nel senso che la funzione donda complessa deve soddisfare luna o laltra equazione. Per latomo di idrogeno si pu` ottenere dalla (36) la formula di Sommerfeld o con il metodo descritto nella prima comunicazione, e parimenti si possono derivare (trascurando i termini con U2 ) leetto Zeeman normale, ed anche le ben note regole di selezione e di polarizzazione assieme alle formule delle intensit`; esse derivano a dalle relazioni integrali tra le funzioni sferiche citate alla ne della terza comunicazione. Per le ragioni addotte al primo capoverso di questo paragrafo rinuncio provvisoriamente a riportare per esteso questi calcoli e mi attengo anche nei seguenti paragra conclusivi alla versione classica e non allincompleta versione relativisticomagnetica della teoria. 7. Sul signicato sico dello scalare di campo Nel 2 lipotesi euristica prima introdotta per il problema ad un elettrone sul signicato elettrodinamico dello scalare di campo ` stata generalizzata senzaltro ad e un sistema qualsiasi di punti materiali carichi e si ` promessa una discussione pi` ape u profondita di questo procedimento. Abbiamo l` calcolato la densit` dellelettricit` a a a in un punto qualsiasi dello spazio nel modo seguente: si sceglie un punto materiale, si tiene ssa la terna di coordinate che determina la posizione di questo secondo la meccanica solita, si integra su tutte le rimanenti coordinate del sistema e si moltiplica il risultato per una data costante, la carica del punto materiale scelto; nello stesso modo si procede con ciascun punto materiale (terna di coordinate), attribuendo al punto materiale di volta in volta scelto sempre la stessa posizione,

18

ovvero la posizione del punto dello spazio, nel quale si vuole conoscere la densit` di a elettricit`. Questultima ` uguale alla somma algebrica dei risultati parziali. a e Questa prescrizione ` equivalente alla seguente interpretazione, che fa meglio e e risaltare il vero signicato di . ` in un certo senso una funzione peso nello spazio delle congurazioni del sistema. La congurazione del sistema secondo la meccanica ondulatoria ` una sovrapposizione di molte, a rigore di tutte le congue razioni cinematiche possibili secondo la meccanica dei punti. Ogni congurazione della meccanica dei punti contribuisce con un certo peso alla congurazione vera secondo la meccanica ondulatoria, peso dato da . Se si amano i paradossi, si pu` dire che il sistema si trova in un certo senso contemporaneamente in tutte le o posizioni pensabili dal punto di vista cinematico, ma non in tutte con ugual intensit`. Nei moti macroscopici la funzione peso si ritira in pratica in un piccolo a dominio di posizioni praticamente indistinguibili, il cui baricentro nello spazio delle congurazioni percorre traiettorie macroscopicamente percettibili. Nei problemi del moto microscopici interessa comunque anche, e per certe questioni perno in primo luogo, la distribuzione variabile sul dominio. Questa diversa interpretazione pu` a prima vista lasciare interdetti, poich abo e biamo nora spesso parlato in un modo concreto cos` intuitivo di oscillazioni come di qualcosa del tutto reale. Qualcosa di percepibile come realt` sta tuttavia a alla base anche della presente interpretazione, ossia le assai reali, elettrodinamicamente attive uttuazioni della densit` elettrica nello spazio. La funzione deve n` a e pi` n` meno essere o agire come ci` che permette di governare e prevedere la tou e o talit` di queste uttuazioni mediante una sola equazione dierenziale alle derivate a parziali. Che la funzione stessa in generale non si possa interpretare direttamente in uno spazio tridimensionale, sebbene il problema di un elettrone molto induca a questo, perch essa in generale ` una funzione nello spazio delle congurazioni, non e e nello spazio reale, ` stato rilevato ripetutamente18 . e Da una funzione peso nel senso prima esposto si desidera che il suo integrale sullintero spazio delle congurazioni sia costantemente normalizzato ad un valore sso, preferibilmente uno. Infatti ci si persuade facilmente che ci` ` necessario o e perch secondo le denizioni precedenti la carica totale del sistema risulti costante. e E questa condizione va naturalmente imposta anche per sistemi non conservativi. Evidentemente la carica di un sistema non pu` cambiare, se per esempio arriva o unonda luminosa, dura per un certo intervallo di tempo e poi cessa. NB: ci` vale o anche per i processi di ionizzazione. Una particella estratta va considerata ancora nel sistema nch` lestrazione non sia realizzata anche logicamente, - mediante e suddivisione dello spazio delle congurazioni. Ci si domanda ora se la persistenza della normalizzazione da richiedersi sia davvero garantita dalle equazioni devoluzione (4), alle quali deve soddisfare. Che questo non succedesse, sarebbe per lintera nostra interpretazione abbastanza catastroco. Fortunatamente succede. Costruiamo d dx. dx = + (37) dt t t Ora soddisfa ad una delle due equazioni (4), allaltra. Pertanto il presente integrale vale, a meno di una costante moltiplicativa: (38)
18 Ann.

dx = 2i
d. Phys. 79, 526, 754, 1926.

(JR RJ) dx,

19

dove per il momento si ` posto e = R + iJ. Lintegrale (38) si annulla identicamente per il teorema di Green; la sola condizione che le funzioni R e J per questo devono soddisfare - che vadano a zero abbastanza rapidamente allinnito - non signica sicamente nientaltro, che il sistema considerato ` praticamente racchiuso in una regione nita. e Si pu` sviluppare altrimenti quanto precede se non si integra sullintero spazio o delle congurazioni, ma soltanto si trasforma la derivata temporale della funzione peso in una divergenza mediante la trasformazione di Green. Si arriva a conoscere cos` il comportamento della corrente, in primo luogo della funzione peso e, tramite questa, dellelettricit`. Si moltiplichino le due equazioni a h = t 4i h = t 4i 8 2 V h2 8 2 2 V h

(4)

rispettivamente per e per e le si sommino: (39) h = . t 4i

Per eseguire la trasformazione del secondo membro in extenso, bisogna ricordarsi della forma esplicita del nostro operatore laplaciano multidimensionale non euclideo19 : (40) =
k

Tpk qk

ql ,

ql

Si trova facilmente con una piccola trasformazione: (41) h = t 4i Tpk qk ql , ql Tpk ql , ql .

Il secondo membro appare come la divergenza di un vettore reale multidimensionale, che si interpreta evidentemente come la densit` di corrente della funzione peso a nello spazio delle congurazioni. Lequazione (41) ` lequazione di continuit` della e a funzione peso. Da questa si pu` ottenere lequazione di continuit` dellelettricit`, o a a e in particolare ne vale una singolarmente per la densit` di carica che deriva da a ogni singolo punto materiale. Consideriamo l-esimo punto materiale, sia e la sua carica, m la sua massa, il suo spazio delle coordinate sia per semplicit` a
d. Phys. 79, 748 1926, equazione (31). La quantit` l` contrassegnata con p a a ` la nostrafunzione densit` (x) (per esempio r2 sin per una terna di coordinate polari). T e a ` lenergia cinetica in funzione delle coordinate spaziali e dellimpulso, lindice in T signica la e derivata rispetto ad una coordinata dellimpulso. - Nelle equazioni (31) e (32) del luogo citato per una svista purtroppo si adopera lindice k due volte, una come indice di sommatoria, laltra come indice rappresentativo nellargomento delle funzioni.
19 Ann. 1/2

20

descritto con coordinate cartesiane, x , y , z . Indichiamo per brevit` il prodotto a dei dierenziali delle restanti coordinate con dx . Integriamo su di esse lequazione (41), con x , y , z ssi. Con questa integrazione spariscono al secondo membro tutti i termini salvo tre, e si ottiene: e t (42) dx he dx 4im x x x he dx + . . . + 4im y y y he = div grad grad dx . 4im =

In questa equazione div e grad hanno il consueto signicato tridimensionale euclideo e x , y , z si devono interpretare come coordinate cartesiane dello spazio reale. Questa equazione ` lequazione di continuit` della densit` di carica che deriva dal e a a punto materiale -esimo. Costruendo analogamente i termini restanti e sommandoli tutti si ottiene lequazione di continuit` complessiva. Si deve sottolineare che, a come sempre in questi casi, linterpretazione degli integrali al secondo membro come componenti della densit` di corrente non ` obbligatoria in assoluto, poich si pu` a e e o aggiungere un vettore a divergenza nulla. Per dare un esempio, nel problema conservativo ad un elettrone, quando ` e data da (43) =
k

ck uk exp (2ik t + ik ) (ck , k costanti reali)

si ottiene come densit` di corrente J a he1 J= ck cl (ul grad uk uk grad ul ) 2m1 (44)
(k,l)

sin [2 (k l ) t + k l ] . Si vede, e ci` vale in generale per sistemi conservativi - che quando una sola oscilo lazione propria ` eccitata le componenti della corrente sono nulle e la distribuzione e dellelettricit` ` costante nel tempo; questultima circostanza si nota immediataa e mente, poich ` costante nel tempo. Questo accade anche quando siano eccitate e e pi` oscillazioni proprie, ma tutte corrispondano allo stesso autovalore. Non occoru rer` pi` allora che la densit` di corrente si annulli, ma potr` esservi e in generale a u a a vi sar` una distribuzione di corrente stazionaria. Poich nello stato fondamena e tale imperturbato succede sempre o luna o laltra cosa, si pu` parlare in un certo o senso di un ritorno a un modello atomico elettrostatico e magnetostatico. Lassenza di radiazione dello stato fondamentale trova altres` in questo modo una soluzione sbalorditivamente semplice. Spero e credo che le presenti ipotesi si rivelino utili per spiegare le propriet` a magnetiche degli atomi e delle molecole e inoltre per spiegare la corrente elettrica nei corpi solidi. Una certa dicolt` si trova senza dubbio nellintrodurre una funzione donda a complessa. Se essa risultasse fondamentalmente inevitabile, e non una pura agevolazione per il calcolo, vorrebbe dire che esisterebbero fondamentalmente due equazioni, che soltanto insieme danno informazioni sullo stato del sistema. Questo

21

sviluppo un tantino antipatico ammette, come credo, linterpretazione assai pi` u simpatica, che lo stato del sistema ` dato da una funzione reale e dalla sua derivata e rispetto al tempo. Che su questo punto noi non possiamo dare per ora nessuna spiegazione pi` precisa dipende dal fatto che abbiamo nella coppia di equazioni u (4) soltanto il surrogato - per il calcolo tuttavia straordinariamente conveniente di unequazione donda reale probabilmente del quartordine, la cui determinazione tuttavia nel caso non conservativo non m` riuscita. e Zrich, Physikalischen Institut der Universitt. u a
(ricevuto il 21 giugno 1926)

Sulleetto Compton1 E. Schrdinger o ` E noto che secondo la teoria ondulatoria della luce tutte le variazioni della frequenza e della normale donda si possono prevedere in base a considerazioni assai semplici e generali sulla fase, senza introdurre un qualsivoglia dettaglio del processo. Penso a considerazioni del tipo seguente: unonda luminosa con la fase n (x + y + z) c incida dalla direzione degli z positivi sul piano x, y, che costituisce la supercie di separazione di due mezzi con indici di rifrazione n (per z > 0) e n (per z < 0). Si assuma londa rifratta con la fase 2 t 2 t n ( x + y + z) + c

e si richieda per z = 0 una dierenza di fase costante, cio` indipendente da x, y, t; e si ottiene = , n = n, n = n, ossia la legge della rifrazione di Snellius. Il procedimento ` cos` generale, che per e esempio esso vale immutato anche per i cristalli. Esso si pu` estendere senzaltro o a superci di separazione in moto. Un esame dettagliato del processo elettromagnetico sar` pur sempre necessario quando ci si interessi anche delle intensit` a a (formule di rifrazione di Fresnel). Poich ora ci si aspetta di trovare nelle onde di de Broglie uno strumento pari e allottica ondulatoria per dominare quei processi, che prima si erano interpretati esclusivamente come moti corpuscolari, bisogna aspettarsi e richiedere che sulla base di considerazioni di fase assai semplici del tipo prima introdotto si possano rendere comprensibili le variazioni di direzione e di frequenza delle onde detere che intervengono nelleetto Compton in connessione con le variazioni di velocit` dellelettrone. a Anche queste ultime, secondo lidea di de Broglie, sono descrivibili come variazioni di direzione e di frequenza di unonda, ossia dellonda di de Broglie. Un esame pi` approfondito della meccanica ondulatoria del processo, come recentemente ha u condotto con pieno successo W. Gordon2 , ` necessario per la determinazione delle e intensit`. Poich questultimo ` considerevolmente lungo e intricato, la trattazione a e e semplice ed intuitiva comunicata nel seguito, che d` tutto fuorch lintensit`, pu` a e a o essere in ogni caso assai desiderabile. Partiamo da un risultato dellottica classica. Quando in un mezzo trasparente, omogeneo e isotropo, il cui indice di rifrazione dipenda dalla densit`, un raggio a luminoso di lunghezza donda incrocia unonda di compressione (onda sonora) di lunghezza donda , come ha mostrato L. Brillouin3 con un calcolo puramente classico, il raggio luminoso viene riesso parzialmente in modo regolare dai piani
den Comptoneekt, Annalen der Physik 82, 257-264 (1927). Gordon, Zeitschr. f. Phys. 40, 117 (1926). Gordon ` stato cos` gentile, da consentirmi una e visione del suo manoscritto, dal quale sono stato portato alla semplice rappresentazione seguente, che in nuce sta alla base anche della trattazione di Gordon. 3 L. Brillouin, Annales de Phys. 17, 88 (1923). 1
2 W. 1 Uber

delle onde sonore, purch` tra le due lunghezze donda e langolo di illuminazione e sussista la relazione di Bragg ben nota nella teoria della riessione dei raggi Rntgen o (1) 2 sin =

per la riessione al primordine (= , non = k). Questo si trova in approssimazione, quando la velocit` della luce pu` essere considerata molto grande rispetto a o alla velocit` del suono. Detto pi` precisamente, succede come per uno specchio a u in moto: langolo di riessione non ` esattamente uguale allangolo di incidenza, e il raggio luminoso subisce spostamento Doppler, e anche la (1) va corretta, come avverrebbe per un cristallo in moto. Queste leggi sono ricavate in un altro lavoro4 nel quale poi si mostra con soddisfazione che il risultato di Brillouin si pu` ottenere anche dallipotesi di uno scambio o quantizzato di energia ed impulso. Si era allora dellopinione, che lintera nostra spiegazione della natura si dovesse costruire in n dei conti con siatti bilanci quantici e ci si rallegrava ogni volta che un risultato classico degno di fede si poteva trasferire agevolmente dalla vecchia alla nuova base. Prendiamo adesso per cos` dire la via opposta. Mostriamo che in stretta analogia con il risultato di Brillouin su ricordato si pu` dare uninterpretazione secondo la meccanica ondulatoria delle reo lazioni di Compton, che non ` per nulla meno semplice della trattazione quantistica e dellimpulso e dellenergia. Unonda piana
2i h h

ht

2 2 0 c

(x+y+z)

(2) dove

2 + 2 + 2 = 1, 0 = m0 c2 /h (m0 =massa a riposo dellelettrone, h=costante di Planck, c=velocit` della luce), a soddisfa nello spazio privo di campi lequazione donda- proposta negli ultimi tempi da molte parti5 2 1 4 2 0 2 = 0, c c2 e si riferisce secondo de Broglie ad un elettrone che si muova con energia h nella direzione , , . Da questa si calcola in modo noto che h h , c
2 2 0 h , c 2 2 0 h , c 2 2 0 c

` il tetravettore energia-impulso del corrispondente elettrone. Dal punto di vista e dellonda lo chiameremo tetravettore di propagazione e indicheremo con questa espressione i coecienti di ct, x, y, z nella fase (tralasciando il fattore 2/h) per unonda piana sinusoidale del tutto arbitraria, sia essa unonda , sia unonda
Schrdinger, Physik. Zeitschr. 25, 89 (1924). o Klein, Zeitschr. f. Phys. 37, 895 (1926); E. Schrdinger, Ann. d. Phys. 81, 109 (1926); o V. Fock, Zeitschr. f. Phys. 38, 242 (1926); Th. De Donder e H. van den Dungen, Compt. rend., 5 luglio 1926; L. de Broglie, Compt. Rend., 26 luglio 1926; J. Kudar, Ann. der Phys. 81, 632 (1926); W. Gordon, opera citata.
5 O. 4 E.

detere, o qualcosaltro. Il vettore di propagazione ` un concetto puramente della e cinematica delle onde ed ha le componenti h h h h frequenza, , , , c lunghezza donda lunghezza donda lunghezza donda

(3)

dove , , sono i coseni direttori della normale donda. Per unonda detere queste quantit` coincidono pure con i valori dellenergia e dellimpulso secondo la teoria dei a quanti. Tuttavia questi richiami a grandezze quantistiche servono solo ad agevolare alla ne lidenticazione del nostro risultato con quello di Compton - operiamo con il concetto puramente della cinematica delle onde (3) di vettore di propagazione. Per vettore di propagazione tridimensionale intendiamo naturalmente la proiezione spaziale, cio` il vettore (3) dopo aver tralasciato la prima componente. e Secondo lipotesi sempre nora confermata della meccanica ondulatoria non si associa signicato sico alla funzione stessa, ma al quadrato del suo valore assoluto, e in particolare il signicato: densit` di elettricit`6 . Una sola onda del tipo a a (2) genera quindi una distribuzione di densit` costante nello spazio e nel tempo. a Se tuttavia ne sovrapponiamo due - le costanti della seconda siano , , , si riconosce facilmente che dalla loro azione congiunta si forma una onda di densit` a elettrica con un vettore di propagazione che ` la dierenza vettoriale dei vettori e di propagazione delle due onde costituenti. Se chiamiamo simbolicamente questi due vettori A, A , quello dellonda di densit` `7 ae (4) D =AA.

Questonda di densit` ` ora quella che compare al posto dellonda sonora di Brilae louin. Se facciamo lipotesi che da essa unonda luminosa sia riessa come da uno specchio in moto, purch` sia soddisfatta la legge di Bragg, le nostre quattro onde, e cio` le due onde , A ed A , londa luminosa incidente e londa luminosa riessa, e come mostreremo, stanno proprio nel rapporto di Compton. La dierenza rispetto al caso di Brillouin della riessione da unonda sonora ` solo quantitativa, perch e e in generale la velocit` della nostra onda di densit` D non ` piccola rispetto alla a a e velocit` della luce; si possono avere valori arbitrari no alla velocit` della luce (ma a a mai sopra la velocit` della luce, come si verica facilmente). a La dimostrazione della nostra aermazione si ottiene facilmente. Non occorre infatti trovare davvero la riessione da uno specchio in moto. Poich tutte e quattro e le onde e naturalmente anche i loro vettori di propagazione sono invarianti per trasformazioni di Lorentz, possiamo con una di queste trasformare a riposo londa di densit`. La prima componente (temporale) del suo vettore di propagazione a sar` allora nulla. Inoltre allora la frequenza (e la lunghezza donda) dellonda a luminosa non cambiano per riessione, cio` la componente temporale del vettore di e propagazione di questa risulta invariato per riessione. In conclusione la relazione di Bragg vale proprio nella forma (1), dove ` la lunghezza donda dellonda luminosa, e quella dellonda di densit`, langolo di illuminazione. Essa si pu` porre nella a o forma:
6 Il ranamento relativistico nel nostro caso non cambia questa ipotesi. (W. Gordon, luogo citato). 7 Il segno ` di poca importanza, perch scambia soltanto i ruoli delle due onde . e e

(5)

h h 2 sin = ,

che spieghiamo con ladiacente Fig. 1, nella quale va anche notata luguaglianza dellangolo di incidenza con langolo di riessione. La (5) esprime quindi che il trivettore dellonda luminosa incidente, sommato al trivettore di D, ` uguale al trivettore dellonda luminosa riessa. Ma un rapporto e analogo al suddetto vale anche per le componenti temporali: queste sono nulla per D e immutata dopo la riessione per londa luminosa. Se indichiamo con L e con L i tetravettori di propagazione per londa luminosa incidente e riessa, possiamo riassumere tutto questo nella singola equazione tetravettoriale8 (6) L+D =L,

che ora deve valere per un arbitrario sistema di coordinate tetradimensionale. Combinata con la (4) essa d` a (7) L+A=L +A.

Tenendo conto del signicato delle componenti di L, L secondo lipotesi dei quanti di luce e di quelle di A, A secondo lassociazione di de Broglie delle onde con lelettrone, lequazione (7) risulta esattamente in accordo con lipotesi della teoria di Compton dellenergia e dellimpulso per leetto Compton. E assai interessante notare la completa reciprocit` tra le onde da un lato e le a onde luminose dallaltro. Il fenomeno si pu` interpretare parimenti come riessione o di Bragg di unonda da parte del sistema di frange dinterferenza prodotto da due onde luminose che sincrociano. Nel sistema di coordinate scelto, prima utilizzato, esso ` a riposo ed ` identico al sistema di onde luminose stazionarie di O. Wiener. e e Le relazioni (4) e (6) dicono che il sistema di frange dinterferenza e londa di densit` a coincidono, hanno entrambe il vettore di propagazione D. Il sistema di coordinate scelto ` proprio quello che Pauli9 ha trovato come il pi` conveniente nello studio e u delleetto Compton. La Fig. 2 cerca di rappresentare le relazioni tra i quattro fronti donda che si compenetrano e le onde combinate stazionarie (tratteggiate) nel sistema di coordinate spaziotemporale scelto. Per non confondere la gura, i due fronti donda luminosi sono disegnati solo nella met` sinistra e i due fronti donda solo nella a met` destra. Le frecce indicano la direzione davanzamento dei fronti donda a a cui sono perpendicolari. La loro lunghezza non ha signicato. Si immaginer` di a trasportarle parallelamente al centro della gura, in modo che le piume di L ed A coincidano in un solo punto con le punte di L ed A. - Dalla gura si coglie facilmente la condizione di Bragg (1) per ciascuna delle coppie di onde (L,L ) e (A,A ) nel loro rapporto con londa stazionaria come cristallo. Si pu` dire quindi: o Le leggi sulla direzione e sulla frequenza delleetto Compton sono completamente equivalenti allaermazione che la coppia donde luminose e la coppia donde
8 Il segno di D nella (6) ` di poca importanza, perch scambia soltanto i ruoli delle due onde e e luminose. 9 W. Pauli jr., Zeitschr. f. Phys. 18, 272 (1923).

che partecipano soddisno alla condizione di Bragg per riessione al primordine (generalizzata al cristallo in moto) relativamente ad una ed una stessa schiera di piani reticolari; ogni schiera di piani reticolari pensabile pu` avere a priori aro bitrarie la giacitura, la spaziatura dei piani e la velocit` di traslazione (minore di a quella della luce). Potrei ora incontrare unobiezione di principio. Si potrebbe dire: s` ma i dati , primari delleetto Compton sono una onda luminosa ed un elettrone che si muove in un modo determinato, ossia, diciamo, una onda ; come compare la seconda onda , scelta opportunamente, che assieme a quella preesistente costituisce uno specchio di Bragg appropriato per londa luminosa preesistente? - A ci` si deve o replicare, che le semplici considerazioni di fase che qui abbiamo presentato non possono certamente raggiungere una risposta a tale domanda. Studiamo con queste per cos` dire il fenomeno Compton in regime stazionario, nel quale costantemente londa primaria di un tipo per riessione sul sistema di frange dinterferenza dellaltro tipo si trasforma in onda secondaria e vice-versa. Procediamo esattamente come per le analoghe considerazioni nellottica, almeno n quando non la studiamo molto pi` precisamente per mezzo di una teoria pi` dettagliata. Anche in quel caso u u non trattiamo in generale il primo apparire per esempio di unonda riessa e di unonda rifratta in corrispondenza alla testa donda dellonda primaria, ma facciamo unipotesi non solo per londa incidente, ma anche per tutte le altre onde, la cui comparsa si pu` prevedere, e cerchiamo con questa ipotesi di rappresentare uno o stato stazionario, che soddis a tutte le condizioni da imporsi. Zrich, Physikalische Institut der Universitt. u a
(ricevuto il 20 novembre 1926)

La legge dellenergia e dellimpulso delle onde materiali1 E. Schrdinger o Il principio di Hamilton, dal quale si pu` derivare2 lequazione dierenziale o relativistica esatta delle onde di de Broglie, pare pienamente giusticare le speranze che io avevo riposto3 in unintima fusione della meccanica ondulatoria con lelettrodinamica classica. Se si aggiunge allintegrando (funzione di Lagrange) la ben nota funzione di Lagrange del campo elettromagnetico in assenza di cariche, ossia H2 E2 , si ottengono allo stesso tempo, quando si var oltre alla funzione anche il potenziale, le quattro equazioni donda per questultimo, ossia lintera elettrodinamica. Ci` si deve alla circostanza per primo notata da Gordon (op. o cit.), che la funzione di Lagrange delle onde di de Broglie, derivata rispetto ad una componente del potenziale, d` la componente corrispondente della tetracora rente. Come la pi` importante conseguenza ulteriore si ottiene la legge dellenergia u e dellimpulso per il campo totale, dalla quale si pu` derivare il contributo delle o cariche, cio` della funzione , al tensore denergia e impulso. Mi ` interamente e e chiaro che tutto ci` devessere in qualche modo contenuto nelle formulazioni assai o generali di O. Klein4 e di de Donder5 . Non mi pare tuttavia superuo esporre questa unione nella forma pi` semplice possibile, senza rapporti con la teoria della u gravitazione e con linteressante quinta coordinata, specialmente con riguardo ad una frattura assai importante, che pur sempre si apre tra questa bella teoria di campo in s chiusa e lesperienza (vedi la conclusione di questa Nota). e Sviluppiamo lequazione delle onde ed il principio di Hamilton nella forma introdotta da Gordon. La prima si scrive (si somma sempre da 1 a 4 sugli indici ripetuti due volte): (1) dove s` posto: e x1 , x2 , x3 = x, y, z; x4 = ict 1 , 2 , 3 = 2e 2e Ux , Uy , Uz ; 4 = iV hc hc k2 = 4 2 m2 c2 0 . h2 + i x i x k 2 = 0,

(2)

U, V sono i potenziali; e, m0 , c, h le consuete costanti universali, i = 1. Va notato in particolare che con lintroduzione di tetravettori con quarta componente immaginaria non si distruggono le propriet` di realt`. Si tratta solo di un mezzo a a formale di calcolo, per non dover scrivere in tutte le somme il quarto termine
Energieimpulssatz der Materiewellen, Annalen der Physik 82, 265-272 (1927). Klein, Zeitschr. f. Phys. 37, 895 (1926); V. Fock, ibidem 38, 242 (1926); J. Kudar, Ann. d. Phys. 81, 632 (1926); W. Gordon, Zeitschr. f. Phys. 40, 117 (1926). 3 Ann. d. Phys. 79, 754 (1926). 4 op. cit. 5 Th. de Donder e H. van den Dungen, Compt. rend. 5-7-1926. 1
2 O. 1 Der

in particolare con il segno cambiato. Il passaggio al complesso coniugato perci` o riguarda solo le i che appaiono esplicitamente e la funzione . Secondo Gordon (loc. cit.) la (1) ` derivabile da un integrale di Hamilton con e la funzione di Lagrange (reale) (3) Lm = ( + i )( i ) + k 2 .

Barra = complesso coniugato. Per abbreviazione si ` posto e (4) = , = . x x

Lindice va quindi eseguito dopo la barra. Per eseguire le derivate variazionali si devono, come ha notato Gordon, variare e come indipendenti. Si riconosce facilmente che si arriva allo stesso risultato che se si variassero indipendentemente la parte reale e la parte immaginaria di (come ` propriamente giusto). Cos` una e derivata variazionale si scrive (5) x Lm Lm = 0,

in accordo con la (1); laltra non d` niente di nuovo. Se si moltiplica la (5) per a si ottiene facilmente (6) x Lm Lm Lm = + = Lm ,

questultima come Lm ` omogenea di primo grado rispetto alle cinque quantit` e a . Se si passa al complesso coniugato, il secondo membro non cambia, e quindi e per sottrazione (7) x Lm Lm = 0.

Questa ` per Gordon lequazione di continuit` dellelettricit`. Si riconosce che e a a (8) Lm Lm Lm =i . Lm ,

Deniamo la tetracorrente come (9) s =

dove ` una costante universale da determinarsi. Intendiamo con s le quattro e quantit`, che nella teoria di Lorentz si scrivono a (10) v s1 , s2 , s3 = , s4 = i. c

Completiamo ora la nostra funzione di Lagrange (3), com` possibile secondo la e (9), in modo che per variazione di si ottengano da essa le leggi del campo elettromagnetico. Poniamo (11) Le = 1 1 f f = 4 4 x x x x

con labbreviazione (12) f = . x x

Secondo la (2) e le formule consuete si ha f14 = (13) 2e 2e 2e iEx , f24 = iEy , f34 = iEz ; hc hc hc 2e 2e 2e f23 = Hx , f31 = Hy , f12 = Hz ; hc hc hc

dove E, H rappresentano il campo nelle unit` solite. Assumiamo ora come funzione a di Lagrange (14) L = Lm + Le

e otteniamo per variazione rispetto a nel modo noto (15) Con il valore della costante = L s f = = . x hc 8 2 e

la (15) reppresenta la cosidetta seconda quaterna delle equazioni di Maxwell Lorentz, mentre la prima ` per la (12) soddisfatta identicamente. Con la (12) e con e la condizione aggiuntiva di Maxwell ( /x = 0) la (15) diventa lequazione del potenziale (15) 2 s = . x x

Dalla (15 ) (e dalla condizione aggiuntiva di Maxwell) ` facile vericare che e (16) dove (17) T = f f Le T f s = , x

` il noto tensore degli sforzi, dellimpulso e dellenergia di Maxwell (a meno di e una costante universale). Il secondo membro della (16) indica secondo Lorentz lenergia o limpulso sottratto dallelettrone al campo. Questo secondo membro si pu` per mezzo della (9) e dellequazione donda (5) di parimenti esprimere come o divergenza di un tensore, il tensore denergia-impulso della carica (ovvero della materia). Si ottiene immediatamente (18) f s = x x Lm Lm = x x Lm ,

lultima per la conservazione della tetracorrente [Eq. (7) e (8)]. Si trova inoltre (19) Lm Lm Lm Lm Lm Lm = + + + + . x x x x

Ma per la (4) (20) = etc., x x

cos` ` possibile trasformare gli ultimi due termini come in unintegrazione per parti, e con la quale trasformazione quattro termini si cancellano per la (5). Si ottiene (21) Lm Lm = + x x x Lm Lm +

Sottraiamo questa dalla (18) e otteniamo (22) f s Lm Lm Lm Lm = + + x x Lm Lm Lm = Lm x S = , x

dove introduciamo il tensore dellenergia delle cariche o della materia: (23) S = Lm Lm Lm + + Lm .

Dalla (16) e dalla (22) si ottiene (24) (T + S ) = 0 x

come complessiva legge di conservazione dellenergia e dellimpulso per il campo elettromagnetico e per il campo donda di de Broglie presi insieme. Il calcolo fornisce il tensore S simmetrico. Si trova facilmente come espressione esplicita (25) S = + +i ( )+i ( )+2 Lm , ovvero la seguente, modellata pi` strettamente sulla forma (3) di Lm : u (25) S = ( + i )( i ) + ( + i )( i ) Lm .

Lo scalare di Laue (somma diagonale) S non ` nullo, a dierenza di T . Si trova e inoltre facilmente (26) S = 2(Lm + k 2 ).

Il tensore complessivo ammette la seguente rappresentazione, ben nota in casi analoghi, mediante la funzione di Lagrange complessiva (27) T +S = L
x

L + x
x

L L L + + + L, x

nella quale il parallelo ` con la rappresentazione della funzione di Hamilton mediante e la funzione di Lagrange nella meccanica del punto. Si deve ricordare che le nostre componenti dei tensori S e T hanno la dimensione sica cm4 . Devono essere moltiplicate per la costante h2 c2 , 32 3 e2 con la dimensione del quadrato di una carica, per rappresentare sicamente lenergia, limpulso e gli sforzi (n.b.: ulteriori difetti dimensionali possono essere notoriamente ripianati con potenze di c). Se ci si chiede ora, se questa teoria di campo in s chiusa - a prescindere dalla e provvisoria mancata considerazione dello spin dellelettrone - corrisponda alla realt` a nel modo come per linnanzi si sperava da teorie simili, la risposta ` negativa. Gli e esempi calcolati, per tutti latomo di idrogeno, mostrano infatti che nellequazione donda (1) non si ` sostituito quel potenziale, che risulta dalle equazioni del potene ziale (15) con la tetracorrente (9). Invece ` noto che per latomo di idrogeno si e introduce nella (1) per il potenziale pressato del nucleo ed eventuali campi elettromagnetici esterni, e si risolve lequazione per . Dalla (9) si calcola poi la distribuzione delle correnti prodotta da questa , da questa secondo la (15) il potenziale da essa prodotto. Questo d` poi, con laggiunta del potenziale presa sato, il potenziale con il quale latomo opera allesterno come un tutto. Si trova cos` (con unopportuna normalizzazione della , per la quale in verit` manca inoltre il a fondamento nella teoria di campo ) da un lato la neutralizzazione della carica del nucleo a grande distanza, dallaltro la radiazione. Per quanto riguarda il tentativo naturale di sostituire il potenziale ora trovato nellequazione (1) e di calcolare una seconda approssimazione, si deve dire: con il potenziale di neutralizzazione non si pu` procedere aatto in questo modo, si modicherebbero completamente i valori o dei termini, perci` sarebbero necessari molti ulteriori passi di approssimazione che, o quando il procedimento converge, senza alcun dubbio non riportano ai corretti termini dellidrogeno, ma (con carica nucleare 2) ai termini dellatomo di elio. Invece, quando si trattassero i potenziali radiativi nel modo descritto, si dovrebbe ottenere la necessaria correzione radiativa 6 , almeno quando si assuma che una vibrazione normale sia eccitata fortemente, e tutte le rimanenti assai debolmente. Proprio la propriet` di chiusura delle equazioni di campo appare spezzata in a modo singolare. Oggi questo non si riesce a capire interamente, ma lo si pu` o collegare alle due cose seguenti. 1. Lo scambio di energia ed impulso tra il campo elettromagnetico e la materia non avviene in realt` nel modo continuo, come la legge di campo (24) fa credere. a 2. Anche nella teoria di Lorentz nelle equazioni di moto di un elettrone si deve introdurre solo il campo degli altri elettroni, non il campo proprio. La reazione di
6 vedi

Ann. d. Phys. 81, 129 (1926).

questultimo ` per la parte preponderante tenuta in conto n dallenunciazione delle e equazioni di moto come massa elettromagnetica. Ad esso corrisponde nellequazione (1) il termine con k 2 . In seconda approssimazione risulta poi anche nella teoria di Lorentz dalla reazione del campo proprio la forza di reazione della radiazione. Se la soluzione della dicolt` realmente si debba cercare solo nellinterpretazione a puramente statistica della teoria di campo avanzata da alcune parti7 lo dobbiamo lasciare in via del tutto provvisoria indeciso. Personalmente questa interpretazione mi pare oggi non pi`8 decisivamente soddisfacente, anche se essa si rivela utile in u pratica. Essa mi pare signichi una troppo fondamentale rinuncia alla comprensione del singolo evento. Merita menzione un aspetto soddisfacente della dicolt` di cui si parla. Mentre a la natura con il suo comportamento reale rompe la propriet` di chiusura del sia stema di equazioni di campo, essa viene incontro alle nostre capacit` matematiche a in misura sorprendente: la teoria dellatomo di idrogeno diventerebbe matematicamente inaccessibile, se i nellequazione (1) non indicassero potenziali dati, ma se al posto di questi si dovessero introdurre quelli che si calcolano per mezzo della (9) e della (15) dalla soluzione da cercarsi. Zrich, Physikalische Institut der Universitt. u a
(ricevuto il 10 dicembre 1926)

7 M. Born, Zeitschr. f. Phys. 38, 803 (1926); 40, 167 (1926); P.A.M. Dirac, Proc. Roy. Soc. A. 112, 661 (1926); anche W. Gordon, op. cit. 8 vedi Die Naturwissenschaften 12, 720 (1924).

Scambio denergia nella meccanica ondulatoria1 E. Schrdinger o La nota seguente ` immediatamente connessa con una serie di comunicazioni2 e apparse in questi Annalen, e impieghiamo qui la meccanica ondulatoria nella forma multidimensionale l` quasi completamente elaborata, che si pu` portare in a o accordo con la meccanica quantistica di Heisenberg e Dirac, non in quella forma tetra- (o secondo O. Klein penta-) dimensionale3 , che corrisponde alloriginaria concezione di de Broglie e possibilmente coglie meglio lessenza della questione, ma per il momento ` solo un programma, poich con essa non si ` in grado ora di formulare e e e il problema a pi` elettroni. - Devo chiedere il permesso di sviluppare qui daccapo u alcune cose importanti, che da allora sono state esposte in altri lavori (Heisenberg, Dirac, Jordan). Potr` cos` rendere comprensibili anche quelle che nei nuovi sistemi o di numeri (matrici, q-numeri) utilizzati da quegli autori non sono state ancora elaborate4 . 1. Il metodo della variazione delle costanti5 Per il problema perturbativo risolto in Q III (1 e 2) si sono da allora sviluppati dei metodi pi` generali6 per molti scopi ampiamente superiori. Consideriamo un u sistema conservativo, la cui equazione donda [Q IV, equazione (4)] (1) 8 2 4i V =0 h2 h

abbia le autosoluzioni normalizzate (2) k e


2iEk t h

dove k dipende solo dalle coordinate del sistema7 . k soddisfa quindi allequazione indipendente dal tempo (3)
1 Energieaustausch 2 Quantisierung

k +

8 2 (Ek V )k = 0. h2

nach der Wellenmechanik, Annalen der Physik 83, 956-968 (1927). als Eigenwertproblem, comunicazioni dalla prima alla quarta; questi Annalen 79, 361, 489; 80, 437; 81, 109. (1926); citate nel seguito con Q I - IV. 3 O. Klein, Zeitschr. f. Phys. 37, 895 (1926); W. Gordon, ibidem 40, 117 (1926); Q IV, 131; E. Schrdinger, Ann. d. Phys. 82, 257 e 265 (1927); e altri. o 4 Si pu` paragonare la dicolt` generalmente percepita con la seguente. Se qualcuno per esemo a pio prima sviluppasse la vecchia teoria con azione a distanza dellelettricit` in coordinate cartea siane e poi passando alla teoria di Maxwell introducesse insieme il calcolo vettoriale, lascoltatore avrebbe molta dicolt` a distinguere tra il contenuto sicamente nuovo e la nuova forma. (Cos` a pu` facilmente sfuggire in P.A.M. Dirac (Proc. Roy. Soc. A114, 250, 3) che qui si ` introdotta o e una ipotesi sica totalmente nuova, ossia un uso scalato o raddoppiato di quel processo che Heisenberg chiama passaggio alle matrici, Dirac passaggio ai q-numeri, ed io passaggio alla meccanica ondulatoria). 5 P.A.M. Dirac, Proc. Roy. Soc. A112, 674 (1926). 6 vedi in particolare M. Born, Zeitschr. f. Phys. 40, 172 (1926). 7 La funzione donda devessere essenzialmente complessa. Solo per semplicit` delle formule a poniamo reale la funzione delle coordinate k . 1

La soluzione generale della (1) ` e


2iEk t h

(4)

=
k

ck k e

dove i ck sono costanti arbitrarie in generale complesse, che chiamiamo ampiezze (e i quadrati dei loro valori assoluti per brevit` quadrati delle ampiezze). a Introduciamo ora una leggera perturbazione, temporalmente costante, cio` sostie tuiamo nella (1) V con V +r, dove r ` ovunque una funzione piccola delle coordinate. e Cerchiamo di soddisfare lequazione cos` perturbata ancora con la (4), considerando le ampiezze come funzioni lentamente variabili del tempo. Per questa dipendenza temporale si ottiene, sostituendo la (4) nellequazione (perturbata) (1) e tenendo conto della (3) (5) 8 2 r h2 ck k e
k
2iEk t h

4i h

ck k e
k

2iEk t h

= 0.

Come condizione necessaria e suciente per lannullarsi del primo membro usiamo la condizione che esso sia ortogonale ad ogni funzione del sistema ortogonale completo l . Otteniamo cos` le innite equazioni (6) con (7) kl = rk l dx. cl = 2i h kl ck e
k
2i(Ek El )t h

Lequazione (6) non implica alcuna approssimazione. Siano ora tutte le dierenze degli autovalori grandi rispetto agli elementi della matrice di perturbazione kl , allora ogni ck (k = l) pu` essere considerato apo prossimativamente costante durante il periodo del fattore esponenziale associato; tutti questi termini producono quindi solo piccole perturbazioni oscillatorie su cl . Solo per il termine della somma k = l ci` non vale, perch in questo caso il fattore o e esponenziale ` 1. A prescindere da quelle piccole oscillazioni si ha quindi e (8) c = l
2ill t 2i ll cl ; cl = c0 e h . l h

I moduli delle ampiezze risultano quindi (in questa approssimazione) essenzialmente immutati, solo le loro fasi subiscono variazioni secolari (che si possono anche considerare come perturbazioni degli autovalori, vedi Q III). Se nel sistema imperturbato compaiono dierenze degli autovalori, che siano confrontabili con le quantit` perturbative kl o piccole rispetto ad esse, allora le a ampiezze di tutte quelle oscillazioni proprie, che appartengono al gruppo di autovalori vicini, sono tramite le equazioni (6) nellapprossimazione prima considerata tra loro accoppiate in modo tale che non pi` il singolo quadrato dellampiezza ` u e costante, ma solo la somma di essi. - Lo si dimostra cos` Consideriamo in partico. lare il caso di un autovalore di molteplicit` . cl sia lampiezza di una oscillazione a

propria corrispondente. Allora vi saranno nel secondo membro della (6) fattori esponenziali uguali a 1, rimangono nellapprossimazione considerata termini secolari, e proprio relativi alle ampiezze, che corrispondono al medesimo autovalore. Si devono pertanto considerare tutte le equazioni (6), nel primo membro delle quali compaia una di queste ampiezze. Otteniamo quindi per la loro determinazione il sistema di equazioni nito, chiuso in s e (9) cl = 2i h

kl ck ; l = 1, 2, . . . ,
k=1

dove abbiamo numerato per semplicit` le ampiezze che intervengono con 1, 2, . . . a . Si trova quindi in generale uno scambio tra ampiezze che appartengono ad uno stesso autovalore , - nellapprossimazione considerata - solo tra quelle. Se si moltiplica la (9) per il complesso coniugato c , si prende la parte reale e si somma l su tutti gli l, si trova a secondo membro (a causa della simmetria di kl ) zero, cio` e

(10)
k=1

cl c = cost. l

` un integrale della (9). Del resto le equazioni sono naturalmente assai facili da e integrare, poich gli kl sono costanti. Ci si riconduce alla trasformazione agli assi e principali riportata in Q III, pag. 453. La soluzione ` in accordo con la soluzione e perturbativa approssimata dordine zero, connessa con gli autovalori perturbati in prima approssimazione di cui l` si parla. a 2. La spiegazione secondo la meccanica ondulatoria degli scambi denergia quantizzati La situazione assai semplice prima delineata, come hanno notato Heisenberg8 e Jordan9 , fornisce la spiegazione secondo la meccanica ondulatoria di quel fatto, che si pu` ben indicare come il fondamento empirico della teoria quantistica, il fatto o cio` che tutti i fenomeni in un sistema sico si inuenzano tra loro solo quando e coincidono rispetto ad una dierenza di livelli, o approssimativamente coincidono, e che linuenza riguarda sempre solo i quattro livelli critici e ci` sempre in modo o che uno dei due sistemi si sposta verso il suo livello pi` alto a spese dellaltro, che u subisce uno spostamento equivalente in senso opposto. Consideriamo due sistemi con le equazioni donda (11) 1 8 2 4i V1 =0 h2 h

(autofunzioni: k corrispondenti a Ek ) (12) 2 8 2 4i V =0 2 2 h h

(autofunzioni: l corrispondenti a Fl )
8 W. 9 P.

Heisenberg, Zeitschr. f. Phys. 38, 411 (1926); 40, 501 (1926). Jordan, ibidem 40, 661 (1927).

e uniamoli concettualmente (con accoppiamento nullo) in un sistema, di modo che lequazione donda di questo, come facilmente si ricava, sar` a 8 2 4i (V1 + V2 ) =0 2 h h con le autofunzioni k l corrispondenti agli autovalori Ek + Fl . Aggiungiamo come nel 1 a V1 + V2 un piccolo termine di accoppiamento r. Succeder` che a causa a dellunione concettuale compariranno o meno nuove degenerazioni, ovvero degenerazioni approssimate (cio` autovalori multipli o molto vicini). Se ci` non succede, e o cio` se tutti gli autovalori Ek + Fl sono abbastanza nettamente separati, i due e sistemi non si inuenzano reciprocamente nella prima approssimazione trattata al 1. Ma se nella (13) compaiono nuove degenerazioni, si trova invece uno scambio secolare delle ampiezze. Sia per esempio per quattro valori particolari k, k , l, l (13) (1 + 2 ) (14) Ek + Fl = Ek + Fl (ci` richiede che nei due sistemi coincida la dierenza denergia Ek Ek = Fl Fl ). o Allora allautovalore (14) corrispondono le due autofunzioni (15) k l e k l .

Se le loro due ampiezze sono c1 , c2 , tra di esse avviene uno scambio secondo le equazioni 2i c1 = (11 c1 + 12 c2 ), h (16) 2i (12 c1 + 22 c2 ), c2 = h dove le costanti ik sono denite da un opportuna generalizzazione dellequazione (7) 1. Evidentemente bisogna aspettarsi per esempio un accrescimento dellampiezza corrispondente a k l a spese della seconda nel senso duplice che in un sistema lampiezza di k si accresce a spese di quella di k , mentre nellaltro sistema lampiezza di l si accresce a spese di quella di l . La situazione si pu` pensare o cos` la funzione donda del sistema complessivo descrive dun colpo sia lo stato : del primo sistema (quando si trascuri il piccolo accoppiamento e lesistenza del secondo sistema) sia anche il vice versa. Certo allora appaiono come ampiezze non pi` semplici numeri, ma combinazioni lineari delle autofunzioni dellaltro, quindi u secondo questa interpretazione, di un sistema completamente esterno. Ma questo non disturba particolarmente. Per il calcolo di una qualche quantit` sica che a riguarda il sistema considerato ` semplice eliminare per integrazione le coordinate e del sistema esterno, in modo analogo a come ` stato descritto in Q IV, 7. Si trova e cos` per esempio per il quadrato dellampiezza di l la somma dei quadrati delle ampiezze di tutte quelle autofunzioni del sistema totale che contengono l 10 .
10 La scomodit`, che nellambito del metodo di calcolo semplice qui sviluppato non ci si possa a liberare denitivamente delle autofunzioni esterne, cio` che non si possa dare semplicemente e lampiezza complessa di l nel sistema isolato, appare stare allessenza della situazione. Non ` infatti possibile una reale eliminazione dellaccoppiamento senza prendere in considerazione un e ulteriore sistema, ossia la radiazione (ovvero letere). Per descrivere correttamente la situazione: i termini di accoppiamento coulombiano si sentono a lungo prima che diventino trascurabili, e debbano essere sostituiti dallinterazione radiativa.

Troviamo quindi che, senza presupporre livelli di energia discreti e scambi di energia quantizzati, e in particolare senza che si debba considerare altro signicato degli autovalori che quello di frequenze, possiamo dare una semplice spiegazione del fatto che una interazione sica abbia luogo in modo del tutto preferenziale tra quei sistemi, nei quali secondo la vecchia interpretazione interviene lo stesso elemento denergia. Si tratta, come ha ben rilevato Heisenberg, di un semplice fenomeno di risonanza con battimenti, come nel cosidetto pendolo simpatico. Senza il postulato dei quanti si perviene ad una situazione, che ` esattamente come se il postulato e dei quanti valesse per davvero. Questa situazione come se non ` per noi niente e di nuovo. Anche le frequenze emesse spontaneamente si comportano come se gli autovalori fossero livelli di energia discreti e valesse la condizione delle frequenze di Bohr. Non ci costringono i princip della ricerca in generale tenuti per giusti ad una estrema prudenza, potrei quasi dire a didare del postulato dei quanti - a pre` scindere interamente dalla sua incomprensibilit` come assioma? E psicologicamente a cos` chiaro: dal momento che una volta si ` introdotta linterpretazione dei ter e mini come livelli denergia discreti, si vede in ogni fenomeno di scambio di nuova scoperta una conferma di questa interpretazione, anche quando in natura non succede di fatto nientaltro che il suddetto fenomeno di risonanza. Non si obbietti: ma proprio linterpretazione dei termini come livelli denergia, se non da altro, non ` e sostenuta oltre ogni dubbio dagli esperimenti di urto di elettroni; non vorrai mettere in dubbio, che la dierenza di potenziale attraverso la quale cade misura lenergia cinetica del singolo elettrone? - Replico: mi chiedo se non sia molto pi` giusto u portare in primo piano, al posto del concetto energia cinetica del singolo elet` trone, quello della frequenza dellonda di de Broglie. E noto che per queste onde avviene, allattraversamento di una dierenza di potenziale, proprio quella variazione di frequenza che corrisponde allenergia cinetica ricevuta, e che lequazione donda d` proprio quei cammini curvati dei raggi, che si osservano di fatto nella a determinazione di e/m e di v. Non posso reprimere limpressione: lasciare il postulato quantico accanto al fenomeno di risonanza richiede di accettare due spiegazioni per lo stesso fatto. Ma allora succede come per le scuse: una ` certamente falsa, di solito tutte due.e Nellultima sezione alla situazione come se di cui abbiamo parlato qui ne aggiungeremo una ulteriore. 3. Ipotesi statistica Se si prova ad ottenere dalle equazioni (9) una asserzione circa la ripartizione media delle ampiezze per uninterazione continuata, non si riesce, come nel caso analogo della meccanica classica, senza una particolare ipotesi aggiuntiva di carattere statistico. Come le equazioni fondamentali della meccanica, anche le equazioni (9) sono evidentemente insensibili ad un cambiamento di segno del tempo, poich e esso pu` essere compensato da uno scambio di i con i (cambiamento di segno di o tutte le fasi, corrispondente al cambiamento di segno di tutte le velocit` in meca canica classica). Ci` mostra che nel processo di risonanza non ` insita nessuna o e tendenza allequilibrio. Infatti il calcolo mostra che i valori medi temporali dei quadrati delle ampiezze dipendono in generale dai loro valori iniziali. Per ottenere aermazioni statistiche ` necessaria quindi unipotesi sulla probabilit` a priori dei e a valori iniziali. Si mostra che solo una ipotesi ` possibile, quando si impongano le e condizioni:

1. Lipotesi devessere indipendente dallistante per il quale essa ` introdotta, e cio` la probabilit` di determinati valori delle ampiezze non deve mutare nel corso e a del tempo a causa dellazione delle equazioni (9). 2. Essa devessere indipendente da quale si scelga degli inniti sistemi ortogonali, che vanno luno nellaltro mediante unarbitraria sostituzione ortogonale riguardante le autofunzioni appartenenti allo stesso autovalore. (Vedi Q III, pag. 448 e seguenti). Ci si persuade facilmente che sotto queste condizioni non ` possibile altra ipotesi e che questa: la densit` di probabilit` in uno spazio, nel quale si riportino le parti a a reale ed immaginaria delle ampiezze come coordinate ortogonali ` funzione solo delle e somme dei quadrati delle ampiezze corrispondenti ad autovalori numericamente distinti. Questipotesi ha per conseguenza che i valori medi dei quadrati delle ampiezze che corrispondono allo stesso autovalore sono uguali per simmetria, ovvero che ogni somma parziale ` essa stessa proporzionale al numero di termini della somma. Utie lizzeremo nel seguito solo questa conseguenza, solo nel caso di una degenerazione estremamente elevata e solo per somme parziali con un numero di termini estremamente grande. Si deve rinunciare al tentativo di presentare questi valori medi, secondo una ` qualche analogia con lipotesi quasi ergodica, come vere medie temporali. E chiaro che le equazioni (9) fanno cadere una tale ipotesi (esse possiedono almeno integrali olomor indipendenti, ossia i quadrati delle ampiezze delle oscillazioni normali). Il caso appare del tutto analogo a quello del corpo rigido ideale, per il quale la costanza dei quadrati delle ampiezze delle oscillazioni normali pare escludere a rigore ogni applicazione della statistica. Non posso trascurare di dire che nelleetto Stark la stessa ipotesi riguardo ai quadrati delle ampiezze delle oscillazioni proprie corrispondenti ad un medesimo autovalore ` necessaria per ottenere i corretti rapporti di intensit` delle componenti e a della struttura ne (vedi Q III, pag. 465). 4. Sistema arbitrario in un bagno termico Ritorniamo alle considerazioni del 2. Assumeremo ora che nel sistema totale si debba considerare (e dora in poi) eccitato solo lautovalore (14). Inoltre assumeremo ora che i quattro autovalori di cui si parla dei sistemi parziali Ek , Ek , Fl , Fl , che abbiamo assunto tacitamente nel 2 come semplici, abbiano le molteplicit` a k , k , l , l . Lautovalore (14) ha allora molteplicit` k l + k l , quindi al a posto di due autofunzioni degeneri (15) compaioni due gruppi con k l ovvero k l componenti. Secondo lipotesi statistica del 3 la somma dei quadrati delle ampiezze del primo gruppo sta a quella del secondo gruppo come (17) k l sta a k l .

Per quanto detto alla ne del 2 ` questo anche il rapporto tra la somma dei e quadrati delle ampiezze di tutte le oscillazioni proprie corrispondenti ad Ek e la somma dei quadrati delle ampiezze di tutte le oscillazioni corrispondenti a Ek nel primo sistema considerato da solo. Secondo la nostra ipotesi statistica linterazione con il sistema esterno forza quello in esame da un rapporto indeterminato tra i quadrati delle ampiezze corrispondenti ad autovalori distinti ad un valore ssato, quello determinato dai prodotti in croce

dei gradi di degenerazione. (In croce signica: si deve far corrispondere al livello superiore del sistema in esame quello inferiore del sistema esterno, e viceversa). - Per brevit` indicheremo dora in poi la somma dei quadrati delle ampiezze cora rispondente ad un autovalore come la sua intensit` di eccitazione. a Trattiamo ora un caso un po pi` complicato. Manteniamo sso che nel sistema u complessivo sia costantemente eccitato un solo autovalore, che chiamiamo E. Ma il secondo sistema (l , Fl ), che ora chiameremo bagno termico, sia un sistema estremamente grande con uno spettro di autovalori estremamente denso, di modo che per ciascun Ek del primo sistema, che chiameremo termometro, esista sempre un autovalore del bagno termico Fl , che soddis la condizione (18) Fl = E Ek ;

e inoltre Fl abbia una elevata molteplicit`. a Pertanto le intensit` deccitazione di tutti gli autovalori Ek del termometro a stanno tra loro in rapporti interamente ssati, essi si comportano cio` come il e prodotto (19) k l .

I rapporti degli l si possono determinare in modo del tutto generale. La domanda circa la molteplicit` l dellautovalore Fl del bagno termico, cio` circa il numero di a e autofunzioni essenzialmente distinte del bagno termico che corrispondono a questo autovalore ` infatti evidentemente identica alla domanda: in quanti modi essene zialmente distinti si pu` collocare lenergia Fl nel bagno termico, qualora questo o fosse quantizzato in energia. Ma questa ` proprio la domanda che porrebbe la e statistica quantistica di Planck per il calcolo dellentropia del bagno termico, che essa assume uguale a k volte (k =costante di Boltzmann) il logaritmo della quantit` a in questione. La sola dierenza11 ` che per noi basta porre la domanda nella forma e di un periodo ipotetico - il risultato del conteggio ` naturalmente indipendente dal e tipo di interpretazione adottata. Esso richiede che sia k lg l = S(E Ek ), dove il secondo membro ` lentropia che risulta avere il bagno termico di energia e E Ek secondo la statistica di Planck. Per la (19) le intensit` di eccitazione degli a autovalori Ek del termometro si comportano come le quantit` a (20) k e k S(EEk )
1

(si perdoni la comparsa della lettera k con signicati diversi). Se il bagno termico ` molto grande, si pu` porre e o (21) S(E Ek ) = S(E) S E Ek = S(E)
E

Ek , T

11 Intervengono naturalmente le ben note piccole dierenze nella determinazione particolare dei livelli di energia della nuova meccanica quantistica rispetto alla vecchia (quantizzazione semintera, eccetera). Si nota inoltre: riguardo a ci` che oggi si ama chiamare il tipo di statistica o (di Bose-Einstein, di Fermi, eccetera), nulla ` pregiudicato dalle considerazioni assai generali del e testo. Esso interviene quando si applichi alle autofunzioni un principio di esclusione di Pauli o di Heisenberg, cio` quando si considerino nel conteggio di Planck essenzialmente distinte o meno e certe distribuzioni dellenergia.

dove T indica la temperatura del bagno termico calcolata secondo Planck per lenergia E. Ci` signica che al posto della (20) si pu` usare o o (22) k e kT .
Ek

Abbiamo pertanto ottenuto limportante risultato: Le intensit` di eccitazione medie degli autovalori di un sistema in un bagno a termico stanno tra loro come - secondo la vecchia statistica quantistica - le frequenze relative dei membri di un insieme canonico che si trovino in uno stato singolo pensato quantizzato. Inoltre le molteplicit` degli autovalori del sistema considerato a si comportano come pesi quantici. Possiamo liberarci dellipotesi, fatta inizialmente, che nel sistema totale sia da considerarsi eccitato un singolo autovalore E. Questo procedimento corrisponde esattamente a quando nella statistica classica si parte da un insieme microcanonico e si assume che un piccolo sistema parziale sia distribuito canonicamente nello spazio delle fasi. Se si vuole, si pu` sempre successivamente imporre anche al o sistema complessivo una distribuzione canonica; il risultato per il sistema parziale resta immutato. Anche ora naturalmente accade la stessa cosa. Il risultato (22) pu` in linea di principio bastare per trasportare pari pari nella o nuova teoria tutti i risultati importanti della vecchia statistica quantistica, innanzitutto la statistica dei gas, della materia condensata e dellhohlraum (formula della radiazione di Planck), che possono tutti essere fondati su questa formula; naturalmente, con le modiche grandi o piccole ricordate nellultima nota. Che ci` sia possibile, anche senza appoggiarsi al postulato dei quanti, lo vorrei porre in o particolare evidenza. Se si vuole, si pu` intendere tutto quanto ` stato detto in questa nota secondo o e linterpretazione di Born12 , che mantiene il postulato e interpreta i quadrati delle ampiezze non come intensit` ad uno stesso tempo per un sistema singolo, ma a soltanto come probabilit` (frequenze relative) degli stati quantici discreti in un a insieme virtuale. Ho tentato di stabilire se in questo modo si possa evitare lipotesi statistica del 3. Risulta che questo non accade. Secondo Born la variazione temporale del campo di probabilit` ` governata deterministicamente (causalmente) a e dallequazione donda, quindi la variazione temporale delle ampiezze di probabilit` deterministicamente dalle equazioni (9). La reversibilit` menzionata nel 3 a a riguarda adesso la variazione temporale delle ampiezze di probabilit`. Cos` prevedo a che non si possa mai giungere ad unevoluzione unidirezionale (irreversibile) senza unipotesi aggiuntiva sulla probabilit` relativa delle diverse possibili distribuzioni a per i valori iniziali delle ampiezze di probabilit`. Rifuggo da questa concezione, a non tanto per la sua complicazione, quanto perch da una teoria che postula una e probabilit` assoluta, primaria come legge di natura si dovrebbe pretendere che a a questo prezzo per lo meno ci liberasse dalle vecchie dicolt` ergodiche, e pera mettesse di capire levoluzione unidirezionale dei processi naturali senza ulteriori ipotesi aggiuntive. Zrich, Physikalische Institut der Universitt. u a
(ricevuto il 10 giugno 1927)
12 M.

Born, Zeitschr. f. Phys. 37, 863; 38, 803; 40, 167 (1926).

La situazione attuale nella meccanica quantistica.1 E. Schrdinger, Oxford. o Sommario 1 La sica dei modelli. 2 La statistica delle variabili del modello nella meccanica quantistica. 3 Esempi di predizioni probabilistiche. 4 Si possono attribuire alla teoria degli insiemi ideali? 5 Le variabili sono davvero indeterminate? 6 Il cambiamento intenzionale del punto di vista epistemologico. 7 La funzione come catalogo delle aspettative. 8 Teoria della misura, prima parte. 9 La funzione come descrizione dello stato. 10 Teoria della misura, seconda parte. 11 La soppressione dellintreccio. Il risultato indipendente dalla volont` dello a sperimentatore. 12 Un esempio. 13 Prosecuzione dellesempio: tutte le misure possibili sono univocamente intrecciate. 14 La variazione dellintreccio col tempo. Riessioni sulla posizione speciale del tempo. 15 Principio di natura o articio di calcolo?

1. La sica dei modelli. Nella seconda met` del secolo scorso dai grandi sviluppi della teoria cinetica dei a gas e della teoria meccanica del calore ` sorto un ideale della descrizione esatta e della natura, che come coronamento di ricerche secolari e compimento di una speranza millenaria costituisce un vertice, e lo chiamiamo classico. Questi sono i suoi lineamenti. Degli oggetti naturali, il comportamento osservato dei quali si voglia comprendere, si costruisce, appoggiandosi ai dati sperimentali che si possiedono, ma senza impedire di farsene limmagine intuitiva, una rappresentazione, che ` elaborata e esattamente in tutti i dettagli, molto pi` esattamente di quanto possa garantire u qualsiasi esperienza, tenendo conto del suo ambito limitato. La rappresentazione nella sua determinatezza assoluta ` uguale ad una struttura e matematica o ad una gura geometrica, che pu` essere calcolata in tutto e per tutto o da un certo numero di elementi determinanti; come per esempio in un triangolo un lato e i due angoli ad esso adiacenti, come elementi determinanti, ssano il terzo angolo, gli altri due lati, le tre altezze, il raggio del cerchio inscritto e cos` via. La rappresentazione dierisce per natura da una gura geometrica solo per il fatto importante che essa ` chiaramente determinata, oltre che in ognuna delle e tre dimensioni dello spazio, anche nel tempo come quarta dimensione. Ci` vuol o
gegenwrtige Situation in der Quantenmechanik, Die Naturwissenschaften 23, 807-812, a 823-828, 844-849 (1935). 1
1 Die

dire che si tratta (com` evidente) sempre di una struttura che muta nel tempo, e che pu` assumere stati diversi; e quando uno stato ` reso noto mediante il numero o e necessario di elementi determinanti, allora non solo sono dati insieme anche tutti gli altri elementi a questo istante (come spiegato prima nel caso del triangolo), ma anche tutti gli elementi, lo stato esatto, ad ogni determinato tempo successivo; allo stesso modo come le propriet` dun triangolo alla base determinano le sue propriet` a a ` al vertice opposto. E proprio della legge interna della struttura che essa muti in modo determinato, cio`, quando la si abbandoni a se stessa in un determinato e stato iniziale, che percorra con continuit` una determinata sequenza di stati, dei a quali ciascuno ` raggiunto ad un tempo esattamente determinato. Questa ` la sua e e natura, questa ` lipotesi che, come ho detto sopra, si pone in base ad unimmagine e intuitiva. Naturalmente non si ` cos` ingenui da pensare che in tal modo si indovini come e realmente vanno le cose nelluniverso. Per indicare che non lo si pensa, il surrogato mentale esatto che si ` creato lo si chiama unimmagine o un modello. Con la e sua chiarezza senza indulgenze, che non si pu` introdurre senza arbitrio, si ` solo o e tralasciato il fatto che unipotesi del tutto determinata pu` essere controllata nelle o sue conseguenze, senza dar spazio a nuove arbitrariet`, per mezzo di calcoli lunghi a e dicili, mediante i quali si derivano le conseguenze. Si hanno itinerari limitati e si calcola veramente solo quello che un tipo sveglio leggerebbe direttamente dai dati! Si sa per lo meno dove si insinua larbitrariet` e dove si deve migliorare quando a non si ha accordo con lesperienza: nelle ipotesi iniziali, nel modello. Si devessere sempre preparati a questo. Quando in molti esperimenti di tipo diverso loggetto naturale si comporta davvero come il modello, ci si rallegra e si pensa che la nostra immagine ` conforme alla realt` nei tratti essenziali. Ma se in un esperimento di e a nuovo tipo o per ranamento della tecnica di misura non si ha pi` accordo, non u ` detto che non ci si rallegri. Perch` in fondo ` questo il modo col quale si pu` e e e o raggiungere gradualmente un adeguamento sempre migliore dellimmagine, cio` dei e nostri pensieri, ai fatti. Il metodo classico del modello preciso ha lo scopo principale di tenere rigorosamente isolata linevitabile arbitrariet` nelle ipotesi, potrei quasi dire come il corpo a col plasma germinale, per il processo di adattamento storico al progredire dellesperienza. Forse il metodo si fonda sulla convinzione che in qualche modo lo stato iniziale determina davvero univocamente levoluzione, ovvero che un modello completo, che coincida del tutto esattamente con la realt`, permetterebbe di calcolare a in anticipo il risultato di tutti gli esperimenti in modo del tutto esatto. Ma forse al contrario questa opinione si fonda sul metodo. Tuttavia ` molto probabile che e levoluzione del pensiero riguardo allesperienza sia un processo innito e che modello completo implichi una contraddizione in termini, allincirca come massimo numero intero. Una chiara idea di ci` che sintenda per un modello classico, per i suoi elementi o determinanti, per il suo stato, ` il fondamento per tutto ci` che segue. Innanzitutto e o un determinato modello e uno stato determinato dello stesso non devono essere confusi. Un esempio servir` nel modo migliore. Il modello di Rutherford dellatomo a di idrogeno consiste di due punti materiali. Come elementi determinanti si possono per esempio utilizzare le due per tre coordinate ortogonali dei due punti e le due per tre componenti delle loro velocit` nelle direzioni degli assi coordinati - quindi a dodici in tutto. Al posto di queste si potrebbero anche scegliere: le coordinate e le componenti della velocit` del baricentro, inoltre la distanza dei due punti, due a

angoli, che ssano la direzione della loro congiungente nello spazio, e le velocit` (= a derivate rispetto al tempo), con le quali variano nellistante considerato la distanza e i due angoli; ovviamente sono ancora dodici. Non appartiene al concetto modello di Rutherford dellatomo di idrogeno il fatto che gli elementi determinanti debbano avere valori numerici determinati. La chiara visione dassieme sulla totalit` degli a stati possibili - ancora senza relazione reciproca - costituisce il modello ovvero il modello in uno stato qualsiasi. Ma al concetto di modello appartiene allora di pi` u che semplicemente: i due punti assegnati in una posizione arbitraria e con velocit` a arbitrarie. Ad esso appartiene ancora il fatto che per ogni stato ` noto come esso e muter` col tempo, ntanto che non abbia luogo alcun intervento esterno. (Per una a met` degli elementi determinanti laltra fornisce informazioni, ma per laltra le si a devono dare prima). Questa conoscenza ` latente nellasserzione: i punti hanno le e masse M , e le cariche e e +e, e si attirano perci` con la forza e2 /r2 , quando la o loro distanza ` r. e Queste indicazioni, con determinati valori numerici per m, M ed e (ma naturalmente non per r) appartengono alla descrizione del modello (non gi` a quella di uno a stato determinato). m, M ed e non sono elementi determinanti. Invece la distanza r lo `. Nel secondo gruppo che prima abbiamo presentato a mo desempio, essa e interviene come settimo. Quando si utilizza il primo gruppo, r non ` un tredicesimo e elemento indipendente, esso si pu` calcolare dalle 6 coordinate ortogonali: o r= (x1 x2 )2 + (y1 y2 )2 + (z1 z2 )2 .

Il numero degli elementi determinanti (che spesso si chiameranno anche variabili in opposizione alle costanti del modello come m, M , e) ` illimitato. Dodici scelti e opportunamente determinano tutti i rimanenti ovvero lo stato. Nessun gruppo di dodici ha il privilegio di costituire gli elementi determinanti. Esempi di altri elementi determinanti particolarmente importanti sono: lenergia, le tre componenti del momento angolare rispetto al baricentro, lenergia cinetica del moto del baricentro. Quelli ora nominati hanno ancora una propriet` particolare. Essi sono a variabili, cio` hanno in stati diversi valori diversi. Ma in ogni sequenza di stati, e che col passar del tempo siano realmente attraversati, essi mantengono lo stesso valore. Essi si chiamano perci` anche costanti del moto - a dierenza delle costanti o del modello. 2. La statistica delle variabili del modello nella meccanica quantistica. A cardine delattuale meccanica quantistica sta una concezione, che forse subir` a ancora qualche reinterpretazione, ma che, ne sono fermamente convinto, non cesser` a di costituire il cardine. Essa consiste nellidea che modelli con elementi determinanti che si determinano reciprocamente in modo univoco, come quelli classici, non possono render conto della natura. Verrebbe da pensare che per chi creda ci` i modelli classici abbiano esaurito il o loro ruolo. Ma non ` cos` Invece si utilizzano proprio quelli, non solo per esprimere e . la negazione della nuova concezione; invece anche la determinazione reciproca attenuata, che tuttavia ancora rimane, sar` espressa come sussiste tra le stesse variabili a dello stesso modello che era utilizzato prima. Nel modo seguente. A. Il concetto classico di stato va perso, poich al pi` si possono assegnare valori e u numerici determinati ad una met` ben scelta di un gruppo intero di variabili; per a

esempio nel modello di Rutherford alle 6 coordinate ortogonali oppure alle componenti della velocit` (sono possibili anche altri raggruppamenti). Laltra met` a a resta allora del tutto indeterminata, mentre elementi soprannumerari possono esibire i gradi pi` diversi di indeterminazione. In generale in un gruppo completo u (nel modello di Rutherford dodici elementi) potranno essere noti tutti solo in modo impreciso. Sul grado di imprecisione si pu` dare informazione nel modo migliore se, o seguendo la meccanica classica, nella scelta delle variabili ci si preoccupi che esse si dispongano in coppie cosidette canonicamente coniugate, per le quali lesempio pi` u semplice `: una coordinata di posizione x di un punto materiale e la componente e px , valutata nella stessa direzione, del suo impulso lineare (cio` massa per velocit`). e a Le due si limitano mutuamente nella precisione con la quale possono essere note simultaneamente, poich il prodotto delle loro ampiezze di tolleranza o di variazione e (che si usa indicare con un anteposto alla quantit`) non pu` scendere sotto il a o valore di una certa costante universale2 , cio` e x px h (relazione di indeterminazione di Heisenberg). B. Se in ogni istante tutte le variabili non sono pi` determinate da alcune di u esse, non lo saranno ovviamente in un istante successivo a partire dai dati ottenibili di un istante precedente. Si pu` chiamare questo fatto una rottura con il prino cipio di causalit`, ma rispetto ad A non ` niente di sostanzialmente nuovo. Se a e in nessun istante ` ssato uno stato classico, esso non pu` neppure cambiare in e o modo obbligato. Ci` che cambia sono le statistiche ovvero le probabilit`, le quali o a restano obbligate. Singole variabili possono diventare precise, altre imprecise. In generale si pu` aermare che la precisione complessiva della descrizione non cambia o col tempo, il che discende dal fatto che le restrizioni imposte con A sono le stesse in ogni istante. Che cosa signicano ora le espressioni impreciso, statistica, probabilit`? a In proposito la meccanica quantistica d` linformazione seguente. Essa contiene a senzaltro lintero campionario innito delle variabili concepibili, o elementi di determinazione del modello classico e interpreta ogni elemento come direttamente misurabile, misurabile proprio con precisione arbitraria, quando si tratti di esso da solo. Se ci si ` procurati mediante un numero ristretto opportunamente scelto di misure e una conoscenza obbiettiva di quel tipo massimale, che secondo A ` proprio ancora e possibile, lapparato matematico della nuova teoria ore il mezzo per assegnare per lo stesso istante o per uno successivo ad ogni variabile una distribuzione statistica completamente determinata, cio` uninformazione, secondo quale percentuale e si avr` a che fare con questo o con quel valore, in questo o in quellintervallino (cosa a che si chiama anche probabilit`). E questo ci` che si intende quando si dice che a ` o questa sia di fatto la probabilit` che la variabile considerata, quando la si misuri a nellistante considerato, si trovi con questo o quel valore. La giustezza di questa predizione probabilistica si pu` vericare con la massima approssimazione con un o solo esperimento quando essa sia abbastanza netta, cio` quando dichiari solo un e piccolo intervallo di valori come in genere possibile. Per vericarla completamente si deve ripetere molte volte lintero esperimento ab ovo (cio` includendo le misure di e
= 1, 041 1027 ergsec. Nella letteratura per lo pi` si indica con h il prodotto di questa per u 2(6, 542 1027 ergsec) e al posto del nostro h si scrive un h con una lineetta trasversale.
2h

orientamento o di preparazione), e si possono utilizzare solo i casi nei quali le misure di orientamento abbiano dato esattamente gli stessi risultati. In questi casi si confermer` poi con la misura la statistica calcolata in precedenza per una determinata a variabile a partire dalle misure di orientamento - questa ` lidea. e Bisogna guardarsi dal criticare questidea per il fatto che ` espressa in modo cos` e pesante; ci` dipende dal nostro linguaggio. Ma si insinua unaltra critica. Dicilo mente un sico dellepoca classica, immaginando un modello, si sarebbe azzardato a credere che i suoi elementi determinanti fossero misurabili su oggetti di natura. Solo conseguenze ben pi` indirette del modello erano di fatto accessibili alla verica u sperimentale. E secondo ogni esperienza si poteva esser certi: molto prima che il progresso nellarte di sperimentare avesse superato labisso, il modello si sarebbe notevolmente modicato con un adattamento graduale ai nuovi fatti. - Invece ora la nuova teoria dichiara incompetente il modello classico, riformula la connessione mutua degli elementi determinanti (per quanto hanno inteso i suoi ideatori), ma ritiene altres` opportuno orientarci su che cosa sia in linea di principio eseguibile come misura sulloggetto di natura considerato; cosa che a quelli che hanno concepito la struttura sarebbe apparsa unincredibile allargamento del loro espediente di pensiero, unanticipazione sventata di uno sviluppo futuro. Non ` stata armonia e prestabilita allo stato puro, il fatto che il ricercatore dellepoca classica che, come oggi si sente dire, non sapeva ancora che cosa fosse propriamente misurare, ci abbia ugualmente lasciato in eredit` a sua insaputa uno schema dorientamento, dal quale a di deve desumere tutto quello che si pu` fondamentalmente misurare, per esempio o in un atomo di idrogeno?! Spero di chiarire in seguito che la concezione dominante ` nata dallimbarazzo. e Per ora proseguo nella sua esposizione. 3. Esempi di predizioni probabilistiche. Quindi tutte le predizioni si riferiscono come prima a elementi determinanti di un modello classico, a posizioni e a velocit` di punti materiali, ad energie, momenti a angolari e altra roba simile. Non classico ` solo il fatto che si possano predire solo e probabilit`. Consideriamo ci` pi` precisamente. In via uciale si tratta sempre del a o u fatto che per mezzo di alcune misure eseguite ora e dei loro risultati si ottengono le indicazioni probabilistiche migliori possibili che la natura consente sui risultati da aspettarsi di altre misure, che seguiranno o subito o dopo un certo tempo. Ma come appare la faccenda realmente? In casi importanti e tipici nel modo seguente. Se si misura lenergia di un oscillatore di Planck, la probabilit` di trovare un a valore tra E ed E ` forse diversa da zero solo se tra E ed E cade un valore della e sequenza 3h, 5h, 7h, 9h, . . . . . . . Per ogni intervallo che non contiene nessuno di questi valori la probabilit` ` zero. ae Per dirla chiara: altri valori della misura sono esclusi. I numeri sono multipli dispari della costante del modello h (h = numero di Planck, = frequenza delloscillatore). Succedono due cose. In primo luogo manca il riferimento a misure precedenti - esse infatti non sono necessarie. In secondo luogo: laermazione non sore davvero duna eccessiva mancanza di precisione, ma tutto allopposto, essa ` e pi` precisa di quanto possa mai essere una qualsiasi misura reale. u

Un altro esempio tipico ` lammontare del momento angolare. In Fig. 1 M ` un e e punto materiale in moto, la freccia rappresenter` il suo impulso (massa per velocit`) a a in grandezza e direzione. O ` un qualsiasi punto sso nello spazio, diciamo lorigine e delle coordinate; quindi non un punto con signicato sico, ma un punto di riferimento geometrico. Come valore del momento angolare di M rispetto ad O la meccanica classica designa il prodotto della lunghezza della freccia dellimpulso per la

lunghezza della perpendicolare OF. Nella meccanica quantistica c` per il valore del momento angolare una situazione e del tutto analoga a quella dellenergia delloscillatore. Di nuovo la probabilit` ` zero ae per ogni intervallo che non contenga nessun valore della successione seguente: 0, h 2, h 2 3, h 3 4, h 4 5, . . . cio` pu` risultare solo uno di questi valori. Ci` vale di nuovo senza alcun riferimento e o o a misure precedenti. E si pu` ben capire come sia importante questaermazione o precisa, molto pi` importante del sapere quale valore o quale probabilit` per ognuu a no di essi si abbia in realt` nel caso singolo. Ma inoltre qui succede che del punto a di riferimento non si parla proprio: comunque lo si scelga, si trover` un valore di a questa successione. Per il modello questasserzione ` priva di senso, infatti la pere pendicolare OF varia con continuit` se si sposta il punto O, e la freccia dellimpulso a resta invariata. Vediamo da questo esempio come la meccanica quantistica utilizzi il modello per desumere da esso le quantit` che si possono misurare e riguardo alle a quali si sosterr` quali predizioni prendere per signicative, mentre esso deve essere a dichiarato incompetente ad esprimere linterconnessione di queste quantit`. a Non si ha in entrambi i casi la sensazione che il loro contenuto essenziale, come ` stato enunciato, solo con un certo sforzo si lasci comprimere nello stivaletto spae gnolo di una predizione sulla probabilit` che si trovi questo o quel valore per una a variabile del modello classico? Non si ha limpressione che qui si abbia a che fare con le propriet` fondamentali di nuovi gruppi caratteristici, che con quelli classici a hanno in comune ancora solo il nome? Non si tratta aatto di casi eccezionali, proprio le asserzioni veramente importanti della nuova teoria hanno questo carattere. Si hanno anche situazioni che si avvicinano al tipo sul quale il modo di esprimersi ` e propriamente tagliato. Ma esse non hanno neanche lontanamente la stessa importanza. E quelle che in modo ingenuo si costruirebbero come esempi didattici non ce lhanno per niente. Sia data la posizione dellelettrone nellatomo di idrogeno al tempo t = 0; si costruisca la statistica della sua posizione ad un tempo successivo. Questo non interessa a nessuno.

A parole tutte le aermazioni si riferiscono al modello intuitivo. Ma le aermazioni importanti sono rispetto ad esso poco chiare, e le sue caratteristiche chiare sono di poco valore. 4. Si possono attribuire alla teoria degli insiemi ideali? Il modello classico gioca nella meccanica quantistica un ruolo proteiforme. Ognuno dei suoi elementi determinanti pu` in certe circostanze divenire oggetto o dellinteresse e conseguire una certa realt`. Ma mai tutti insieme - talvolta sono a questi, talaltra quelli, e sempre al massimo la met` di un gruppo completo di variaa bili, che permetterebbe unimmagine chiara dello stato istantaneo. Come vanno le cose di volta in volta per le rimanenti? Esse allora non hanno alcuna realt`, forse a (sit venia verbo) una realt` sfumata; oppure lhanno sempre tutte ed ` soltanto a e impossibile, secondo la regola A del 2, la loro conoscenza simultanea? La seconda interpretazione ` straordinariamente familiare per chi conosce il sie gnicato della trattazione statistica che ` sorta nella seconda met` del secolo scorso; e a tanto pi` se si pensa che alla vigilia del nuovo da essa, da un problema centrale u della termologia statistica (teoria di Max Planck della radiazione termica, dicembre 1899), sarebbe nata la teoria dei quanti. Lessenza di questa linea di pensiero consiste proprio nel fatto che in pratica non si conoscono mai tutti gli elementi determinanti del sistema, ma solo molti meno. Per la descrizione di un corpo reale in un dato istante non si utilizza quindi uno stato del modello, ma un cosidetto insieme di Gibbs. Con ci` sintende un insieme di stati ideale, cio` solamente immaginato, che o e rispecchi esattamente la nostra conoscenza ristretta del corpo reale. Il corpo si comporter` allora come uno stato estratto a piacimento da questinsieme. Questipotesi a ha ottenuto il pi` grande successo. Costituiscono il suo massimo trionfo quei casi u nei quali non tutti gli stati che intervengono nellinsieme fanno prevedere le stesse propriet` osservabili del corpo. Il corpo cio` si comporta allora davvero certe volte a e in un modo, certe altre in un altro, proprio come previsto (uttuazioni termodi` namiche). E ragionevole cercare se le aermazioni sempre imprecise della meccanica quantistica si riferiscano anchesse ad un insieme ideale di stati, dei quali nel singolo caso concreto esiste uno ben determinato - ma non si sa quale. Che ci` non succeda ce lo mostra proprio lesempio del momento angolare, uno o per tanti. Nella Fig. 1 si pensi di portare il punto M nelle posizioni pi` diverse u rispetto ad O, e di dotarlo delle frecce dimpulso pi` diverse, e si riuniscano tutte u queste possibilit` in un insieme ideale. Poi si possono scegliere le posizioni e le a frecce in modo tale che in ogni caso il prodotto della lunghezza della freccia per la lunghezza della perpendicolare OF abbia uno o un altro dei valori ammessi - rispetto al punto sso O. Ma per un altro punto O arbitrario risultano evidentemente valori non ammessi. Lintroduzione dellinsieme non aiuta quindi a fare alcun passo avanti. - Un altro esempio ` lenergia delloscillatore. Si dia il caso che essa abbia un e valore preciso, per esempio il pi` basso 3h. La distanza dei due punti materiali u (che costituiscono loscillatore) risulta allora assai indeterminata. Perch` questa e aermazione si possa riferire ad una collezione statistica di stati, in questo caso la statistica delle distanze dovrebbe essere per lo meno limitata superiormente in modo netto, a quella distanza per la quale lenergia potenziale gi` raggiunge o a supera il valore 3h. Ma ci` non succede, intervengono perno distanze arbitrariao mente grandi, sebbene con probabilit` fortemente decrescente. E questo non ` a e un risultato di calcolo marginale, che pu` essere evitato in qualche modo senza o

colpire al cuore la teoria: su questo comportamento si fonda, assieme a molte altre, la spiegazione quantomeccanica della radioattivit` (Gamow). - Gli esempi a si potrebbero moltiplicare allinnito. Si osservi che non si ` parlato aatto di e variazioni temporali. Non sarebbe dalcun aiuto consentire al modello di evolvere in modo del tutto non classico, eventualmente di saltare. Gi` per listante a singolo non va bene. Non esiste in nessun istante una collezione di stati del modello classico con la quale saccordi linsieme delle asserzioni quantomeccaniche per questo istante. La stessa cosa si pu` anche esprimere cos` se io volessi associare al modello o : in ogni istante un determinato stato (a me soltanto non conosciuto esattamente) o (il che ` lo stesso) a tutti gli elementi determinanti valori numerici ssati (a me e soltanto non conosciuti esattamente), non sarebbe pensabile alcuna ipotesi su questi valori numerici che non fosse in contraddizione con una parte delle asserzioni della teoria dei quanti. Questo non ` esattamente ci` che ci si aspetta quando si sente dire che le ase o serzioni della nuova teoria sono sempre imprecise rispetto a quelle classiche. 5. Le variabili sono davvero indeterminate? Laltra alternativa consiste nellassociare realt` solo agli elementi determinanti a di volta in volta precisi - o detto pi` in generale, ad ogni variabile un modo tale di u realizzarsi che corrisponda esattamente alla statistica quantomeccanica di queste variabili nellistante considerato. Che non sia impossibile esprimere il grado e il tipo dellindeterminazione di tutte le variabili in unimmagine completa chiara risulta gi` dal fatto che la meccaa nica quantistica possiede ed usa realmente un tale strumento, la cosidetta funzione donda o funzione , chiamata anche vettore del sistema. Di essa si parler` ana cora molto. Che essa sia un costrutto matematico astratto non intuitivo ` una e scrupolo che sorge quasi sempre davanti agli espedienti concettuali nuovi, e non avrei molto da dire. In ogni caso ` un oggetto concettuale che riproduce in ogni e istante lindeterminatezza di tutte le variabili in modo altrettanto chiaro ed esatto, come il modello classico i suoi valori precisi. Anche la sua legge del moto, la legge della sua variazione temporale, n tanto che il sistema ` lasciato a se stesso, non e sta indietro nemmeno duno iota per chiarezza e denizione alle equazioni del moto del modello classico. Dunque la funzione potrebbe apparire proprio in questa posizione, purch lindeterminatezza si limitasse alle dimensioni atomiche, sottratte e al controllo diretto. Di fatto dalla funzione si sono derivate delle rappresentazioni del tutto intuitive e comode, per esempio la nuvola di elettricit` negativa ata torno al nucleo positivo e simili. Seri dubbi sorgono tuttavia quando si osservi che lindeterminazione raggiunge cose ben tangibili e visibili, per le quali la connotazione di indeterminatezza ` semplicemente falsa. Lo stato di un nucleo radioattivo e ` presumibilmente indeterminato a tal punto e in tal modo che non sono determie nati n` listante del decadimento n` la direzione nella quale abbandona il nucleo e e la particella che ne fuoriesce. Allinterno del nucleo atomico lindeterminazione non ci disturba. La particella uscente sar` descritta, se la si vuole intendere intuitia vamente, come unonda sferica, che viene emanata dal nucleo in tutte le direzioni e continuamente, e che colpisce uno schermo luminescente vicino continuamente in tutta la sua estensione. Per` lo schermo non mostra aatto una luminescenza o superciale costante e debole, ma lampeggia in un istante in un punto - o meglio, a onor del vero, lampeggia talvolta qui, talvolta l`, poich ` impossibile eseguire a e e

lesperimento con un solo atomo radioattivo. Se si usa invece dello schermo luminescente un rivelatore esteso in volume, come un gas, questo sar` ionizzato dalle a particelle , e si trovano le coppie di ioni disposte lungo colonne rettilinee3 , che prolungate allindietro raggiungono il granello di materia radioattiva dalla quale esce la radiazione . (tracce di C.T.R. Wilson, rese visibili dalle goccioline di nebbia che condensano sugli ioni). Si possono anche costruire casi del tutto farseschi. Un gatto sia chiuso in una camera dacciaio assieme alla seguente macchina infernale (che devessere protetta dallaccesso diretto del gatto): in un contatore di Geiger si trova una minuscola quantit` di materiale radioattivo, cos` poco che nel passare di unora forse uno a degli atomi decade, con probabilit` pari a quella che non ne decada alcuno; se a accade, il contatore risponde e aziona su un relais un martellino che frantuma una aletta con acido prussico. Se si ` lasciato a s questo intero sistema per unora, e e si dir` che il gatto ` ancora vivo, se nel frattempo nessun atomo ` decaduto. Il a e e primo decadimento atomico lavrebbe avvelenato. La funzione del sistema intero esprimerebbe ci` col fatto che in essa il gatto vivo e il gatto morto (sit venia verbo) o sono mescolati o pasticciati in parti uguali. Tipico di questo caso ` il fatto che unindeterminazione originariamente ristretta e al dominio atomico si converta in unindeterminazione percepibile in grande, che si pu` quindi risolvere mediante osservazione diretta. Ci` ci impedisce di far valere in o o modo cos` ingenuo un modello indeterminato come descrizione della realt`. Essa a non conterrebbe di per s niente di oscuro o di contaddittorio. C` dierenza tra e e una fotograa mossa o sfocata, e una che riprende nuvole e lembi di nebbia. 6. Il cambiamento intenzionale del punto di vista epistemologico. Nella quarta sezione abbiamo visto che non ` possibile assumere il modello cos` e com` ed attribuire ugualmente alle variabili di volta in volta non note o non note e esattamente dei valori determinati, che noi semplicemente non conosciamo. Nel 5 abbiamo detto che lindeterminazione non ` neppure unindeterminazione reale, ine fatti esistono sempre dei casi nei quali unosservazione facilmente eseguibile procura la conoscenza mancante. Che cosa ci rimane allora? In questo dilemma assai dicile la concezione dominante si aiuta o ci aiuta facendo ricorso allepistemologia. Ci vien detto che non si deve fare alcuna distinzione tra lo stato reale delloggetto di natura e quello che io ne so in proposito, o forse meglio, quello che ne potrei sapere in proposito, qualora me ne dessi la pena. Reali - cos` si dice - sono propriamente solo percezione, osservazione, misura. Se io mi sono procurato per mezzo di queste ad un dato istante la conoscenza migliore possibile dello stato delloggetto sico che ` conseguibile secondo le leggi di natura, posso allora rigettare come priva di e signicato ogni domanda ulteriore che salti fuori circa lo stato reale, in quanto sono convinto che nessuna osservazione ulteriore possa estendere la mia conoscenza in proposito - per lo meno non senza che essa simultaneamente diminuisca da un altro punto di vista (cio` per il cambiamento dello stato, ecc.). e Ci` getta ora un po di luce sulla genesi dellaermazione, che ho indicato alla o ne del 2 come qualcosa di grande portata: che tutte le quantit` del modello a siano in linea di principio misurabili. Non si pu` fare a meno di questo articolo di o
3 Per illustrazione si possono utilizzare le Fig. 5 o 6 a pagina 375 dellannata 1927 di questa rivista; o anche la Fig. 1 a pagina 734 dellanno scorso (1934); ma queste sono tracce del cammino di nuclei didrogeno.

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fede, poich nelle dicolt` della metodologia sica ci si vede costretti a chiamare e a al soccorso come dittatore il summenzionato postulato losoco, al quale, come al difensore supremo di tutta lempiria, nessuno capace di intendere negher` il rispetto. a La realt` si oppone allimitazione mentale mediante un modello. Perci` si lascia a o andare il realismo ingenuo e ci si appoggia direttamente alla tesi indubitabile che reali (per il sico) siano in n dei conti solo losservazione, la misura. Quindi dora in poi tutto il nostro pensiero sico avr` come unica base e come unico oggetto i a risultati delle misure eseguibili in linea di principio, e ad un altro tipo di realt` o a ad un modello il nostro pensiero dovr` ora espressamente non far pi` riferimento. a u Tutti i numeri che intervengono nei nostri calcoli sici dovranno essere intesi come numeri corrispondenti a misure. Ma poich non veniamo al mondo belli freschi a e cominciare a costruire di bel nuovo la nostra scienza, ma abbiamo a disposizione un apparato di calcolo ben denito, dal quale dopo i grandi successi della meccanica quantistica potremmo sempre meno separarci, ci vediamo costretti a prescrivere a tavolino quali misure siano in linea di principio possibili, cio` debbano essere pose sibili, perch il nostro schema di calcolo stia abbastanza in piedi. Esso consente e un valore preciso per ogni variabile del modello presa individualmente (nanco per un mezzo gruppo), e quindi ciascuna individualmente devessere misurabile con precisione arbitraria. Non possiamo accontentarci di meno, poich abbiamo perso e la nostra innocenza intuitivo-realistica. Non abbiamo niente, nel nostro schema di calcolo, per stabilire dove la natura tracci i limiti dellignorabimus, cio` quale sia la e miglior conoscenza possibile delloggetto. E non potremmo, inoltre la nostra realt` a misurata dipenderebbe ancora molto dallabilit` o dalla pigrizia dello sperimentaa tore, dallinformarsi con quanta cura egli si sia applicato. Dobbiamo quindi dirgli in anticipo no a che punto potrebbe arrivare se solo fosse abbastanza abile. Altrimenti sarebbe seriamente da temere che egli si mettesse ancora a cercare qualcosa di interessante laddove noi proibiamo ricerche ulteriori. 7. La funzione come catalogo delle aspettative. Procedendo nellesposizione della dottrina uciale, applichiamoci alla funzione gi` menzionata prima (5) . Essa ` ora lo strumento per la predizione della proa e babilit` dei numeri misurati. In essa ` incorporato il sommario via via raggiunto a e delle aspettazioni per il futuro teoreticamente fondate, raccolte proprio come in un catalogo. Essa ` il ponte di collegamento e di condizionamento tra misura e misura, e comera nella teoria classica il modello e lo stato ad esso via via corrispondente. Con questo la funzione ha altres` molto in comune. Essa sar`, in linea di prin a cipio, determinata univocamente da un numero nito di misure sulloggetto scelte opportunamente, la met` di quelle che sarebbero necessarie nella teoria classica. a Cos` verr` scelto per la prima volta il catalogo delle aspettazioni. Da qui esso a cambia col tempo, proprio come lo stato del modello nella teoria classica, in modo obbligato e univoco (causale) - levoluzione della funzione sar` governata da a unequazione dierenziale alle derivate parziali (del primordine nel tempo e risolta rispetto a /t). Ci` corrisponde al moto imperturbato del modello nella teoria o classica. Ma ci` vale solo nch non si esegue di nuovo una qualche misura. Ad o e ogni misura ` necessario attribuire alla funzione (= al catalogo delle predizioni) e un singolare, alquanto repentino mutamento, che dipende dal numero trovato nella misura, e che perci` non si pu` prevedere; da questo solo ` gi` chiaro che questo o o e a secondo tipo di variazione della funzione non ha proprio niente a che fare con la

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sua evoluzione regolare tra due misure. La variazione brusca mediante la misura si collega strettamente alle cose dette nel 5 e ce ne occuperemo ancora a fondo, essa ` ` il punto pi` interessante di tutta la teoria. E esattamente il punto che richiede la e u rottura con il realismo ingenuo. Per questo non si pu` porre la funzione direttao mente al posto del modello o della cosa reale. E non gi` perch da una cosa reale a e o da un modello non ci si possano aspettare variazioni improvvise e impreviste, ma poich dal punto di vista realistico losservazione ` un processo di natura come ogni e e altro e non pu` di per s` provocare uninterruzione dellevoluzione regolare della o e natura. 8. Teoria della misura, prima parte. Il rigetto del realismo ha conseguenze logiche. Una variabile non ha in generale alcun valore determinato prima che io la misuri: allora misurarla non signica trovare il valore che essa ha. Ma allora che cosa signica? Devesserci tuttavia un criterio secondo il quale una misura sia giusta o sbagliata, un metodo buono o cattivo, preciso o impreciso - perch insomma si meriti il nome di procedimento e di misura. Un giocherellare qualsiasi con uno strumento indicatore in prossimit` a dun altro corpo, quando poi si faccia una volta o laltra una lettura, non pu` tuto tavia essere chiamato una misura su questo corpo. Ora, ` abbastanza chiaro; se e non ` la realt` a determinare il valore misurato, almeno il valore misurato deve e a determinare la realt`, esso deve essere realmente presente dopo la misura nel solo a senso che ancora pu` essere riconosciuto. Cio`, il criterio richiesto pu` essere solo o e o questo: ripetendo la misura si deve ottenere di nuovo lo stesso risultato. Ripetendola spesse volte posso vericare la precisione del procedimento e dimostrare ` che non sto semplicemente giocando. E divertente il fatto che questa prescrizione coincida esattamente colla procedura dello sperimentatore, al quale pure il valore vero non ` noto n dallinizio. Formuliamo lessenziale nel modo seguente: e Linterazione eseguita in modo pianicato di due sistemi (oggetto misurato e strumento di misura) si dice una misura sul primo sistema quando un indicatore variabile direttamente percettibile del secondo (posizione di un indice) si riproduce sempre, entro certi limiti derrore, in seguito alla ripetizione immediata del processo (sullo stesso oggetto di misura, che nel frattempo non pu` esser sottoposto ad alcuna o inuenza ulteriore). A questa spiegazione si dovrebbero aggiungere ancora alcune cose, essa non ` e una denizione impeccabile. Lempiria ` pi` complicata della matematica e non si e u lascia catturare cos` facilmente in proposizioni semplici. Prima della prima misura pu` valere per essa una certa predizione della teoria o dei quanti. Dopo di essa vale sempre la predizione: allinterno dei limiti derrore ancora lo stesso valore. Il catalogo delle predizioni(= la funzione ) sar` quindi a cambiato dalla misura in relazione alla variabile che misuriamo. Quando si conosce gi` da prima che il processo di misura ` adabile, allora gi` la prima misura riduce a e a laspettazione teorica, entro i limiti derrore, al valore trovato stesso, qualunque possa esser stata prima laspettazione. Questa ` la tipica variazione brusca della e funzione con la misura, della quale si ` parlato prima. E non solo per le variabili e misurate il catalogo delle aspettazioni cambia in generale in maniera imprevedibile, ma anche per altre, in particolare per quelle ad esse canonicamente coniugate. Se prima esisteva una predizione abbastanza precisa per limpulso di una particella

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ed ora si misura la sua posizione in modo pi` preciso di quanto sia accettabile seu condo la legge A del 2 , ci` deve modicare le predizioni per limpulso. Del resto o lapparato di calcolo della meccanica quantistica produce ci` del tutto automaticao mente: non esiste infatti alcuna funzione che, se come daccordo si ricavassero da essa le aspettazioni, contraddirebbe la legge A. Poich in seguito alla misura il catalogo delle aspettazioni muta radicalmente, e loggetto non ` pi` idoneo ad esibire nella loro estensione completa le predizioni e u statistiche che erano state fatte in precedenza; come minimo per la variabile misurata stessa; infatti per essa si otterr` ora sempre di nuovo (quasi) lo stesso valore. a Questo ` il fondamento della prescrizione che ` stata data gi` nel 2: si pu` vericare e e a o completamente il contenuto della predizione probabilistica, ma a questo scopo si deve ripetere ab ovo lintero esperimento. Si deve pretrattare loggetto misurato (o uno ad esso uguale) sempre esattamente come la prima volta, cosicch valga ancora e lo stesso catalogo delle aspettative (= funzione ) come prima della prima misura. Quindi si ripete. (Questo ripetere signica ora qualcosa di completamente diverso da prima!) Tutto questo non lo si deve fare due volte, ma moltissime. Risulter` a quindi la statistica predetta - questa ` lidea. e Si noti la dierenza tra i limiti derrore e la statistica derrore della misura da un lato, e la statistica predetta teoricamente dallaltro. Non hanno niente a che fare luna con laltra. Esse si fondano su due modi completamente distinti di ripetizione, dei quali s` parlato prima. e Si ore qui loccasione dapprofondire ancora la denizione della misura studiata prima. Esistono strumenti di misura che rimangono nella posizione nella quale la misura li lascia. Lindice potrebbe anche restare bloccato per un contrattempo. Si rifarebbe allora sempre esattamente la stessa lettura, e per la nostra prescrizione questa sarebbe una misura particolarmente precisa. E lo ` invero, ma e non delloggetto, bens` dello strumento stesso! Di fatto nella nostra prescrizione manca ancora un punto importante, che per` non si poteva dare bene prima, cio` o e che cosa propriamente costituisca la dierenza tra loggetto e lo strumento (che si faccia la lettura su questultimo ` solo unesteriorit`). Diciamo anche che in certi e a casi lo strumento, se necessario, va riportato al suo stato iniziale neutrale, prima di fare una misura di controllo. Allo sperimentatore ci` ` ben noto. Si coglie teorioe camente la cosa nel modo migliore se si prescrive che per principio lo strumento di misura prima di ogni misura vada sottoposto alla stessa preparazione, sicch e per esso valga ogni volta il medesimo catalogo delle aspettazioni (= funzione ), quando lo si accosti alloggetto. Ogni intervento sulloggetto ` invece rigorosamente e proibito, se si deve fare una misura di controllo, una ripetizione del primo tipo (che porta alla statistica degli errori). Questa ` la dierenza caratteristica tra e oggetto e strumento. Per una ripetizione del secondo tipo (che serve a vericare la predizione quantistica) essa sparisce. La dierenza tra i due ` assai irrilevante e anche nella realt`. a Assumiamo ancora che in una seconda misura si possa utilizzare anche un altro strumento di ugual costruzione e di ugual preparazione; non deve necessariamente essere lo stesso; a volte lo si fa davvero, per controllo del primo. Pu` capitare anche o che due strumenti costruiti in modo del tutto diverso stiano tra loro nella relazione che, se si misura con essi uno dopo laltro (ripetizione del primo tipo!) le loro due indicazioni si corrispondano biunivocamente. Essi misurano allora sulloggetto essenzialmente la stessa variabile - cio` la stessa previa opportuna riscrittura delle e scale.

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9. La funzione come descrizione dello stato. Il riuto del realismo comporta anche delle complicazioni. Dal punto di vista del modello classico il contenuto di asserzioni momento per momento della funzione ` assai incomprensibile, esso racchiude solo il 50% di una descrizione completa. e Dal nuovo punto di vista questa devessere completa per motivi che gi` sono stati a accennati alla ne del 6. Devessere impossibile aggiungere ad essa nuove asserzioni giuste senza peraltro modicarla; altrimenti non si ha il diritto di designare come prive di signicato tutte le domande che vadano oltre ad essa. Da ci` segue che due diversi cataloghi che valgano per lo stesso sistema in ciro costanze diverse o a tempi diversi possono ben coincidere parzialmente, ma mai in modo tale che uno sia contenuto interamente nellaltro. Perch` altrimenti un e completamento con ulteriori asserzioni giuste sarebbe possibile, cio` con quelle per e le quali laltro lo supera. - La struttura matematica della teoria soddisfa automaticamente questa prescrizione. Non esiste alcuna funzione che dia esattamente le stesse risposte di unaltra, ed ancora alcune di pi`. u Perci`, quando la funzione di un sistema cambia, sia per conto suo, sia in o seguito a misure, nella nuova funzione devono sempre mancare delle asserzioni che erano contenute nella precedente. Nel catalogo non possono essere avvenute solo delle nuove registrazioni, devono aver avuto luogo anche delle cancellazioni. Ora delle conoscenze possono ben essere acquisite, ma non perse. Le cancellazioni signicano quindi che le aermazioni che prima eran giuste ora sono divenute sbagliate. Unaermazione giusta pu` divenire sbagliata solo se cambia loggetto alla quale o essa si riferisce. Ritengo inoppugnabile esprimere cos` queste conclusioni: Legge 1: Quando si hanno funzioni diverse il sistema si trova in stati diversi. Se si parla solo di sistemi per i quali si ha in generale una funzione , linversa di questa legge si scrive: Legge 2: Per funzioni uguali il sistema si trova nello stesso stato. Questinversa non discende dalla legge 1, bens` senza utilizzo della stessa, diret, tamente dalla completezza o massimalit`. Se con egual catalogo delle aspettazioni a fosse ancora possibile una dierenza, signicherebbe che quello non d` risposta a a tutte le domande legittime. - Le parole di quasi tutti gli autori danno per buone le due leggi precedenti. Esse costruiscono ovviamente un nuovo tipo di realt`, ritengo a in modo del tutto legittimo. Esse non sono del resto trivialmente tautologiche, non pure spiegazioni a parole di stato. Senza lipotesi della massimalit` del cataa logo delle aspettazioni la variazione della funzione potrebbe essere prodotta dalla semplice richiesta di nuove informazioni. Potremmo incontrare tuttavia ancora unobiezione contro la derivazione della legge 1. Si potrebbe dire che ognuna individualmente delle asserzioni o conoscenze che essa tratta ` tuttavia unasserzione sulle probabilit`, che le categorie giusto o e a sbagliato non si applicano rispetto al caso singolo, ma rispetto a una collezione che si realizza preparando mille volte il sistema nello stesso modo (per poi far seguire la stessa misura; vedasi il 8). Ci` va bene, ma dobbiamo assicurare che tutti i membri o di questa collezione abbiano la stessa giacitura, poich per ciascuno vale la stessa e funzione , lo stesso catalogo delle aspettazioni, e noi non possiamo aggiungere dierenze che non siano espresse dal catalogo (vedasi il fondamento della legge 2). La collezione consiste quindi di casi individuali identici. Se unaermazione riguardo ad essa ` sbagliata, anche il caso singolo devessere cambiato, altrimenti e la collezione sarebbe ancora la stessa.

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10. Teoria della misura, seconda parte. Ora ` stato pocanzi detto (7) e spiegato (8) che ogni misura sospende la e legge che governa normalmente la variazione temporale continua della funzione e introduce al posto di essa una variazione del tutto diversa, che non ` governata e da nessuna legge, ma ` dettata solamente dal risultato della misura. Per` durante e o una misura non dovrebbero valere altre leggi di natura che quelle normali, infatti, considerata oggettivamente, essa ` un processo naturale come ogni altro, e non pu` e o interrompere il corso regolare della natura. Poich essa spezza quello della funzione e , questultima non pu` - cos` abbiamo detto nel 7 - valere come immagine di o tentativo di una realt` obbiettiva come il modello classico. Ma nellultima sezione a essa si ` tuttavia un po cristallizzata. e Cerco di nuovo, rimarcando le parole chiave, di porre in rilievo che: 1. Il salto del catalogo delle aspettazioni allatto della misura ` inevitabile, infatti se la misura e deve avere un qualche senso, dopo una buona misura si deve avere il valore misurato. 2. La variazione col salto non origina certamente dalla legge obbligatoria valida normalmente, infatti essa dipende dal valore misurato, che ` imprevedibile. 3. La e variazione inne (a causa della massimalit`) determina anche perdita di conoscenza, a ma la conoscenza non pu` essere dimenticata, quindi deve mutare loggetto - anche o con variazioni per salti e in essi anche in modo imprevedibile, diversamente dal solito. ` Come si concilia questo? La cosa non ` per niente facile. E il punto pi` dife u cile e pi` interessante della teoria. Dobbiamo evidentemente cercare di capire u linterazione tra oggetto misurato e strumento di misura. Bisogna premettere alcune considerazioni molto astratte. Il problema ` questo. Se per due corpi completamente separati, o per meglio dire, e per ciascuno di essi individualmente esiste un catalogo completo delle aspettazioni - un sommario massimale della conoscenza - una funzione - allora la si possiede evidentemente anche per i due corpi insieme, cio` quando si pensa che non ognuno e di essi preso singolarmente, ma i due insieme costituiscano loggetto del nostro interesse, delle nostre domande riguardo al futuro4 . Ma linverso non ` vero. La conoscenza massimale di un sistema complessivo e non include necessariamente la conoscenza massimale di tutte le sue parti, neppure quando le stesse sono tra loro completamente separate e al momento non si inuen` zano vicendevolmente. E infatti possibile che una parte di ci` che si sa si riferisca o a relazioni o condizioni tra i due sistemi parziali (ci limiteremo a due), nel modo seguente: quando una determinata misura sul primo sistema ha questo risultato, per una determinata misura sul secondo vale la statistica delle aspettazioni cos` e cos` ma se la misura considerata sul primo sistema ha quel risultato, allora per il ; secondo vale una certaltra aspettazione; se per il primo sottiene un terzo risultato, per il secondo vale unaltra aspettazione ancora, e cos` via, alla maniera di una di sgiunzione completa di tutti i numeri misurati, che la misura di volta in volta presa in considerazione sul primo sistema pu` in generale produrre. In tal modo un certo o processo di misura o, ci` che ` lo stesso, una certa variabile del secondo sistema o e pu` essere collegata al valore ancora incognito di una certa variabile del primo, o
4 Evidentemente. Potrebbero non mancare asserzioni riguardanti la relazione mutua dei due corpi. Ma ci` sarebbe, per lo meno per uno dei due, qualcosa che interviene nella sua funzione . o E ci` non pu` accadere. o o

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e ovviamente anche viceversa. Quando succede che tali proposizioni condizionali siano presenti nel catalogo complessivo esso non pu` essere massimale riguardo al o sistema singolo. Poich il contenuto di due cataloghi individuali massimali gi` di e a per s` costituirebbe un catalogo complessivo massimale, non potrebbero intervenire e anche le proposizioni condizionali. Queste predizioni condizionate non sono peraltro una cosa che ci piove qui inattesa. Esistono in ogni catalogo delle aspettazioni. Se si conosce la funzione e si fa una certa misura e questa ha un certo risultato, si conosce la nuova funzione , voil` tout. Solo nel caso presente, quando il sistema complessivo consiste a di due parti completamente separate, la faccenda risalta come qualcosa di singolare. Poich in tal modo acquista un senso distinguere tra misure sulluno e misure e sullaltro sistema parziale. Ci` procura a ciascuno di essi il pieno diritto ad aspio rare ad un catalogo massimale privato; rimane per` possibile che una parte della o conoscenza complessiva ottenibile venga per cos` dire dissipata in proposizioni con dizionali che giocano tra i sistemi parziali, e cos` lasci inadempiute le aspirazioni private - sebbene il catalogo complessivo sia massimale, cio` sebbene la funzione e del sistema complessivo sia nota. Fermiamoci per un istante. Laermazione nella sua astrattezza dice propriamente gi` tutto: la conoscenza migliore possibile di un tutto non implica necesa sariamente la stessa cosa per le sue parti. Traduciamo ci` nel linguaggio del 9: il o tutto ` in un certo stato, le sue parti prese per conto loro no. e - Ma come? Un sistema deve pur essere in qualche stato. = No. Stato ` la funzione , ` il sommario massimale delle conoscenze. Non e e devo essermelo procurato, posso esser stato pigro. Allora il sistema non ` in nessuno e stato. - Bene, ma allora anche la proibizione agnostica delle domande non vale e posso nel nostro caso pensare: il sistema parziale ` gi` in un qualche stato (= funzione e a ), soltanto non lo conosco. = Alt. Purtroppo no. Non vale nessun soltanto non lo conosco. Infatti per il sistema complessivo esiste la conoscenza massimale. Linsucienza della funzione come sostituto del modello deriva esclusivamente dal fatto che non la si ha sempre. Quando la si ha, essa pu` valere in tutto e per o tutto come descrizione dello stato. Ma talvolta non la si ha in casi nei quali ci si potrebbe aspettare daverla facilmente. E non si pu` postulare allora che in realt` o a essa sia gi` determinata, solo che non la si conosce. Il punto di vista scelto una a volta per tutte lo proibisce. Essa ` infatti una somma di conoscenze, e conoscenze e che nessuno conosce non sono niente. Andiamo avanti. Che una parte della conoscenza si libri nella forma di proposizioni condizionali disgiuntive tra due sistemi non pu` certo accadere se andiamo o a prendere i due agli estremi opposti delluniverso e li giustapponiamo senza inte` razione. Allora infatti i due non sanno nulla luno dellaltro. E impossibile che una misura su di uno possa fornire un appiglio su che cosa ci si debba aspettare dallaltro. Se esiste un intreccio delle predizioni, esso pu` evidentemente orio ginare soltanto dal fatto che una volta in passato i due corpi hanno costituito un sistema in senso proprio, cio` sono stati in interazione, ed hanno lasciato tracce e luno sullaltro. Quando due corpi separati, che individualmente siano conosciuti in modo massimale, vengono in una situazione nella quale interagiscono tra loro, e si separano di nuovo, allora si verica di regola la situazione che prima ho chiamato intreccio della nostra conoscenza circa i due corpi. Il catalogo delle aspettazioni

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complessivo consiste dapprincipio di una somma logica dei cataloghi individuali; durante il processo esso evolve in modo obbligato secondo la legge nota (di misura infatti non si parla). La conoscenza resta massimale, ma alla ne, quando i corpi si sono separati di nuovo, non si ` scomposta nuovamente in una somma logica di e conoscenze circa i corpi singoli. Ci` che di queste si ` ancora conservato pu` esser o e o diventato sottomassimale, eventualmente in modo assai forte. - Si osservi il grande divario rispetto alla teoria modellistica classica, nella quale ovviamente con stati iniziali noti e con uninterazione nota gli stati nali sarebbero individualmente noti in modo esatto. Il processo di misura descritto nel 8 cade ora esattamente sotto questo schema generale, se lo applichiamo al sistema complessivo oggetto misurato + strumento di misura. Se in tal modo ci costruissimo unimmagine oggettiva di questo processo, come di un altro qualsiasi, potremmo sperare di spiegare gli strani salti della funzione , se non addirittura di accantonarli. Quindi adesso un corpo ` loggetto e misurato, laltro lo strumento. Per evitare ogni intervento dallesterno, facciamo s` che lo strumento si inserisca nelloggetto automaticamente mediante unorologeria incorporata, e allo stesso modo si ritragga. Dieriamo la lettura stessa, poich e vogliamo studiare in primo luogo ci` che accade oggettivamente; lasciamo che o il risultato si registri automaticamente nello strumento per un utilizzo successivo, proprio come oggi spesso si fa. Come vanno le cose ora, con una misura eseguita automaticamente? Possediamo come prima un catalogo delle aspettazioni massimale per il sistema complessivo. Il valore registrato della misura ovviamente non vi ` compreso. Rispetto allo strue mento il catalogo ` quindi assai incompleto, esso non ci dice neppure dove il pennino e ha lasciato la sua traccia. (Ci si ricordi del gatto avvelenato!) Succede che la nostra conoscenza ` sublimata in proposizioni condizionali: se il segno ` alla graduazione e e 1, allora per loggetto misurato valgono questo e questo, se ` alla 2, allora valgono e questo e quello, se ` alla 3, allora una terza cosa, e cos` via. Ma la funzione e delloggetto misurato ha fatto un salto? Si ` evoluta secondo la legge obbligatoria e (secondo lequazione dierenziale alle derivate parziali)? N` luna cosa n` laltra. e e Essa non esiste pi`. Secondo la legge obbligatoria per la funzione complessiva, si u ` ingarbugliata con quella dello strumento di misura. Il catalogo delle aspettazioni e delloggetto si ` suddiviso in una disgiunzione condizionale di cataloghi delle aspete tazioni, come un Baedeker che venga suddiviso a regola darte. In ogni sezione vi ` e inoltre ancora la probabilit` che essa abbia luogo - copiata dal catalogo delle aspeta tazioni originario delloggetto. Ma quale abbia luogo - quale parte del Baedeker sia da usare per la prosecuzione del viaggio, lo si pu` trovare solo mediante lispezione o reale del segno. E se noi non controllassimo? Supponiamo che sia stato registrato fotogracamente e che per disgrazia la pellicola abbia preso luce prima di essere sviluppata. Oppure abbiamo inserito per sbaglio della carta nera al posto della pellicola. Allora con la misura sfortunata non solo non abbiamo appreso niente di nuovo, ma abbiamo perso della conoscenza. Ci` non ` sorprendente. A causa dun intervento o e esterno la conoscenza che si ha di un sistema sar` ovviamente sempre rovinata. Si a deve predisporre lintervento in modo molto cauto perch la si possa recuperare in e seguito. Che cosa abbiamo ottenuto con questa analisi? In primo luogo lintuizione della suddivisione disgiuntiva del catalogo delle aspettazioni, che ancora si ottiene in modo del tutto continuo, e che ` resa possibile dallimmersione di strumento e e

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oggetto in un catalogo comune. Da questo amalgama loggetto pu` esser di nuovo o liberato solo mediante il fatto che il soggetto vivente assume conoscenza reale del risultato della misura. Prima o poi questo dove succedere, se ci` che ha avuto o luogo si deve chiamare davvero una misura, - per quanto ci possa stare a cuore di analizzare il processo nel modo pi` oggettivo possibile. E questa ` la seconda intuu e izione che otteniamo: solo con questa ispezione, che risolve la disgiunzione, succede qualcosa di discontinuo, con un salto. Si ` indotti a chiamarlo un atto mentale, e poich loggetto ` gi` staccato e non viene pi` inuenzato sicamente; ci` che gli e e a u o doveva capitare ` gi` avvenuto. Ma non sarebbe proprio giusto dire che la funzione e a delloggetto, che altrimenti varierebbe, indipendentemente dallosservatore, secondo unequazione dierenziale alle derivate parziali, adesso cambia con un salto a seguito di un atto mentale. Infatti essa era andata persa, non cera pi`. Ci` che u o non c` non pu` neanche cambiare. Essa viene ricreata, rifatta, viene districata dalla e o conoscenza ingarbugliata che si possiede mediante un atto di percezione, che di fatto non determina pi` unazione sica sulloggetto misurato. Dalla forma nella quale u si conosceva da ultimo la funzione a quella nuova, nella quale essa riappare, non porta nessuna via continua - ci si va tramite la sparizione. Se si confrontano le due forme, la cosa sembra un salto. In realt` sono intervenuti accadimenti importanti, a cio` linterazione dei due corpi, durante la quale loggetto non possedeva nessun e catalogo delle aspettazioni privato e non aveva neppure alcuna pretesa riguardo ad esso, poich non era indipendente. e 11. La soppressione dellintreccio. Il risultato dipendente dalla volont` dello sperimentatore. a Ritorniamo sul caso generale dellintreccio, senza avere direttamente sottocchio il caso particolare di un processo di misura, come sopra. I cataloghi delle aspettazioni di due corpi A e B siano stati intrecciati da uninterazione precedente. Ora i corpi siano di nuovo separati. Allora ne posso prendere uno, sia B, e completare la mia conoscenza divenuta sottomassimale di esso mediante misure in successione no ad una massimale. Aermo: solo quando ci sar` riuscito per la o prima volta, e non prima, lintreccio sar` risolto, e in secondo luogo mediante le a misure su B, utilizzando le proposizioni condizionali che esistono, avr` conseguito o una conoscenza massimale anche di A. Infatti in primo luogo la conoscenza del sistema complessivo resta sempre massimale, poich non sar` in ogni caso rovinata da misure buone e precise. In secondo e a luogo: proposizioni condizionali della forma se per A . . . .., allora per B . . . .., non possono pi` esistere, dal momento che abbiamo ottenuto un catalogo massiu male di B. Allora esso non ` condizionato e in esso non pu` pi` intervenire nulla di e o u relativo ad A. Terzo: proposizioni condizionali in direzione inversa (se per B . . . .., allora per A . . . ..) si trasformano in proposizioni riguardanti solo A, poich tutte e le probabilit` per B sono gi` note in forma incondizionata. Lintreccio ` quindi ria a e mosso senza residui, e poich la conoscenza del sistema totale ` rimasta massimale, e e pu` solo consistere nel fatto che oltre al catalogo massimale di B se ne trova uno o simile per A. E non pu` succedere che A sia conosciuto indirettamente, mediante le misure di o B, gi` in modo massimale, prima che lo sia B. Infatti allora tutte le conclusioni a funzionerebbero in senso inverso, cio` anche B lo sarebbe. I sistemi sono conosciuti e in modo massimale allo stesso tempo, come aermato. Si nota inoltre che ci` o

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varrebbe anche se non si restringessero le misure proprio ad uno dei due sistemi. Ma linteressante ` proprio che ci si possa restringere ad uno dei due; che in questo e modo si raggiunga lo scopo. ` E lasciato completamente allarbitrio dello sperimentatore quali misure vadano compiute su B ed in quale sequenza. Egli non ha bisogno di scegliere variabili particolari per poter usare le proposizioni condizionali. Pu` tranquillamente fare o un piano che lo porterebbe ad una conoscenza massimale di B anche se su B non conoscesse proprio nulla. Non pu` arrecare alcun danno che egli porti questo piano o alla conclusione. Quando egli considera dopo ogni misura se ha gi` raggiunto lo a scopo, lo fa solo per risparmiarsi dellaltro lavoro superuo. Quale catalogo di A si ottenga indirettamente in tal modo, dipende evidentemente dai numeri misurati che risultano su B (prima che lintreccio sia del tutto risolto; dai successivi non pi`, nel caso che fossero superuamente rimisurati). Si u supponga ora che io abbia in un certo caso ottenuto in tal modo un catalogo di A. Allora posso riettere e pensare se forse ne avrei trovato un altro, se avessi messo in opera un altro piano di misura su B. Ma tuttavia, sia che abbia inuenzato il sistema A nel modo reale o nellaltro modo pensato, le asserzioni dellaltro catalogo, quali che possano essere, devono pure essere giuste. Devono quindi essere completamente contenute nel primo, poich il primo ` massimale. Ma lo dovrebbe e e essere anche il secondo. Quindi esso devessere identico al primo. Stranamente la struttura matematica della teoria non soddisfa aatto in modo automatico questa prescrizione. Anzi peggio, si possono costruire degli esempi nei quali la prescrizione ` necessariamente violata. Invero si pu` in ogni esperimento e o eseguire di fatto solo una sequenza di misure (sempre su B!); allora quando ci` ` oe avvenuto lintreccio ` risolto e con ulteriori misure su B non si apprende pi` nulla e u su A. Ma esistono casi di intreccio nei quali per le misure su B sono proponibili due programmi determinati, ciascuno dei quali 1. deve portare allo scioglimento dellintreccio, 2. deve portare ad un catalogo di A, al quale laltro non pu` assoluo tamente portare - quali che siano i numeri misurati che possono risultare nelluno o nellaltro caso. Succede infatti semplicemente che le due sequenze del catalogo di A, che si possono ottenere con luno o con laltro programma, sono nettamente separate e non hanno un singolo termine in comune. Questi sono casi particolarmente esasperati, nei quali la conclusione appare cos` evidente. In generale ci si deve riettere pi` attentamente. Quando vengono preu sentati due programmi per le misure su B e le due sequenze del catalogo di A alle quali essi possono portare, non basta aatto che le due sequenze abbiano uno o alcuni termini in comune per poter dire: toh, allora uno di questi si presenter` sema pre - e quindi sostenere che la prescrizione ` presumibilmente soddisfatta. Ci` e o non basta. Infatti si conosce la probabilit` di ogni misura su B, considerata come a misura sullintero sistema, e con molte ripetizioni ab ovo ciascuna si deve realizzare con la frequenza ad essa destinata. Le due sequenze del catalogo A dovrebbero quindi coincidere termine a termine e inoltre le probabilit` in ciascuna sequenza a dovrebbero essere le stesse. E ci` non solo per questi due programmi, ma per ciao scuno degli inniti che si possono escogitare. Ma non se ne parla minimamente. La prescrizione che il catalogo A che si ottiene debba essere sempre lo stesso quali che siano le misure su B con le quali lo si porti alla luce, questa prescrizione non ` e soddisfatta proprio mai. Esporremo ora un semplice esempio esasperato.

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12. Un esempio.5 . Per semplicit` consideriamo due sistemi con solo un grado di libert` ciascuno. a a Cio` ognuno di essi sar` caratterizzato mediante una coordinata q ed un impulso p e a ad esso canonicamente coniugato. Limmagine classica sarebbe quella dun punto materiale mobile solo lungo una retta, come le palline di quel giocattolo col quale i bambini imparano a far di conto. p ` il prodotto massa per velocit`. Per il secondo e a sistema indichiamo i due elementi determinanti con Q e P maiuscole. Se i due siano inlati sullo stesso lo, non abbiamo da dirlo nel nostro discorso astratto. Ma se anche lo fossero, pu` tuttavia esser comodo non calcolare q e Q dalla stessa origine. o Lequazione q = Q non deve signicare necessariamente coincidenza. I due sistemi possono malgrado ci` essere del tutto separati. o Nel lavoro citato si mostra che tra questi due sistemi pu` esistere un intreccio, o che in un dato istante, al quale tutto il seguito si riferisce, si indicher` in breve con a le due equazioni q = Q e p = P. Cio`: io so che se una misura di q d` un certo valore sul primo sistema, una misura e a di Q eseguita subito dopo sul secondo dar` lo stesso valore e vice versa; so inoltre a che se una misura di p sul primo sistema d` un certo valore, una misura di P a eseguita subito dopo dar` il valore opposto e vice versa. a Una singola misura di q o di p oppure di Q ovvero di P leva lintreccio e rende entrambi i sistemi noti in modo massimale. Una seconda misura sullo stesso sistema ora modica solo la risposta riguardo ad esso, e non insegna pi` nulla riguardo u allaltro. Quindi non si possono vericare entrambe le equazioni con un esperimento solo. Si pu` per` ripetere lesperimento ab ovo mille volte; si pu` riproporre sempre o o o lo stesso intreccio; a capriccio si pu` vericare o luna o laltra equazione; ci` che o o di volta in volta ci si degna di vericare lo si trova confermato. Supponiamo che ci` sia accaduto. o Se poi al milleunesimo esperimento vien voglia di rinunciare a veriche ulteriori e, al posto di esse, di misurare sul primo sistema q e sul secondo P , e si trova q = 4, P = 7; si pu` allora dubitare che o q = 4, p = 7 sarebbe stata una giusta predizione per il primo sistema, oppure Q = 4, P = 7 una giusta predizione per il secondo? Non vericabili nel loro pieno contenuto con un esperimento singolo, queste non sono aatto predizioni quantistiche, ma giuste, poich chi si ostinasse non si esporrebbe ad alcuna delusione, qualunque met` avesse e a pur scelto di vericare. Non si possono aver dubbi in proposito. Ogni misura ` sul suo sistema la prima. e Le misure su sistemi separati non possono inuenzarsi direttamente, ci` sarebbe o
Einstein, B. Podolsky e N. Rosen, Physic. Rev. 47, 777 (1935). La comparsa di questo lavoro ha dato lo stimolo per la presente - la chiamer` relazione o confessione generale? o
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magia. Non pu` trattarsi di numeri casuali se da mille prove risulta che le misure o eseguite la prima volta coincidono. Il catalogo delle predizioni q = 4, p = 7 sarebbe ovviamente ipermassimale. 13. Prosecuzione dellesempio: tutte le misure possibili sono univocamente intrecciate. Ora secondo la dottrina della meccanica quantistica, che seguiamo qui no alle sue ultime conseguenze, una predizione in questa circostanza non ` possibile. Molti e miei amici si tranquillizzano cos` e spiegano: ci` che un sistema avrebbe risposto o allo sperimentatore, se... , - non ha niente a che fare con una misura reale e perci` o dal nostro punto di vista epistemologico non ci porta a nulla. Ma rendiamoci la faccenda ancora una volta del tutto chiara. Concentriamo lattenzione sul sistema contrassegnato dalle lettere minuscole p, q, chiamiamolo per brevit` quello piccolo. La faccenda sta certamente cos` al sistema piccolo, a : mediante misura diretta su di esso, io posso porre una delle due domande, o quella riguardo a q oppure quella riguardo a p. Prima di farlo posso, se voglio, con una misura sullaltro sistema completamente separato (che considereremo come apparato ausiliario) essermi procurato la risposta ad una di queste domande, oppure posso avere lintenzione di procurarmela dopo. Il mio sistema piccolo, come uno studente allesame, non pu` aatto sapere se io labbia fatto e per quale domanda, o ovvero se e per quale io abbia intenzione di farlo dopo. Con un numero sucientemente grande di esperimenti preliminari so che lo studente risponde sempre giusto alla prima domanda che io gli pongo. Da ci` segue che egli conosce in ogni caso la o risposta a entrambe le domande. Che il rispondere alla prima domanda che mi ` e venuto voglia di porre abbia stancato o confuso lo studente in modo tale che le sue risposte successive non siano valide non cambia proprio niente riguardo a questa verica. Nessun direttore di ginnasio, qualora questa situazione si ripetesse con migliaia di studenti di ugual provenienza, giudicherebbe diversamente, tanto egli si chiederebbe stupito che cosa renda tutti gli studenti cos` stupidi o renitenti dopo aver risposto alla prima domanda. Non gli verrebbe in mente che la consultazione da parte sua, dellinsegnante, di un manuale suggerisca allo studente la risposta giusta, o, nel caso che linsegnante abbia voglia di controllare dopo la risposta soddisfacente dello studente, che la risposta abbia mutato il testo del taccuino a favore dello studente. Il mio sistema piccolo contiene quindi per la domanda su q e per la domanda su p una risposta del tutto determinata gi` nel caso che essa sia la prima che gli si a ponga direttamente. Questa prontezza non pu` cambiare dun briciolo per il fatto o che io misuri Q sul sistema ausiliario (nella metafora: che linsegnante cerchi una delle domande nel suo taccuino e inoltre per` rovini con una macchia dinchiostro o la pagina dove sta laltra risposta). Il meccanico quantistico sostiene che dopo una misura di Q sul sistema ausiliario al mio sistema piccolo spetta una funzione nella quale q ` del tutto preciso, ma p ` completamente indeterminato. E e e tuttavia, come detto prima, non ` cambiato dun briciolo il fatto che il mio sistema e piccolo abbia gi` anche per la domanda su p una risposta del tutto determinata, e a precisamente la stessa di prima. Ma la faccenda ` ancora molto pi` malmessa. Non solo il mio studente sveglio e u ha gi` sia per la domanda su q che per la domanda su p una risposta del tutto a determinata, ma anche per mille altre, e senza che io possa minimamente indovinare

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la tecnica mnemonica con la quale egli ottiene ci`. p e q non sono le sole variabili o che io posso misurare. Anche ad una qualsiasi combinazione di esse, per esempio p2 + q 2 corrisponde secondo il punto di vista della meccanica quantistica una misura del tutto determinata. Ora si mostra6 che anche per questa la risposta si pu` stabilire o con una misura sul sistema ausiliario, cio` con la misura di P 2 +Q2 , e che le risposte e sono esattamente uguali. Secondo regole generali della meccanica quantistica per questa somma di quadrati pu` risultare solo un valore della successione o h, 3h, 5h, 7h, . . . . . . . La risposta, che il mio sistema piccolo ha gi` per la domanda su p2 + q 2 (nel caso a che questa debba essere la prima che si aronti) devessere un numero di questa successione. - Esattamente allo stesso modo succede con la misura di p2 + a2 q 2 , dove a devessere una qualsiasi costante positiva. In questo caso secondo la meccanica quantistica la risposta devessere un numero della successione seguente: ah, 3ah, 5ah, 7ah, . . . . . . . Per ogni valore numerico di a si ottiene una nuova domanda, per ciascuna il mio sistema piccolo contiene gi` una risposta presa dalla successione (costruita con il a corrispondente valore di a). La cosa pi` sorprendente ` ora: non ` possibile che queste risposte stiano tra u e e loro nella relazione data dalle formule! Infatti sia q la risposta che si ` gi` avuta e a per la domanda su q, p la risposta per la domanda su p; allora non ` possibile che e p 2 + a2 q ah
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sia uguale ad un numero intero dispari per valori numerici determinati p e q , e per ogni numero positivo arbitrario a. Ma questo non ` solo un operare con e numeri immaginati, che non si possono misurare realmente. Due dei numeri si possono procurare davvero, per esempio q e p , uno mediante misura diretta, laltro mediante misura indiretta. E allora ci si pu` convincere del fatto (sit venia verbo) o che lespressione precedente costruita con i numeri misurati q e p e con un a arbitrario, non ` aatto un numero intero dispari. e A prima vista il difetto nella connessione delle diverse risposte tenute pronte (nella tecnica mnemonica dello studente) ` completo, il buco non potr` essere e a colmato da unalgebra della meccanica quantistica di nuovo tipo. Il difetto ` tanto e pi` sorprendente perch si pu` dimostrare altres` lintreccio ` gi` ssato univocau e o : e a mente dalle prescrizioni q = Q e p = P . Se sappiamo che le coordinate sono uguali e che gli impulsi sono uguali ma di segno opposto, secondo la meccanica quantistica risulta una corrispondenza biunivoca completamente determinata di tutte le misure possibili sui due sistemi. Per ogni misura sul piccolo si pu` ottenere il valore o
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Schrdinger, Proc. Cambridge philos. Soc. (in stampa). o

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numerico mediante una misura opportunamente predisposta sul grande, ed ogni misura sul grande orienta parimenti sul risultato che un certo tipo di misura sul piccolo dar` o ha dato. (Naturalmente nello stesso senso come sempre nora: su a ogni sistema conta solo la misura vergine.) Se abbiamo portato i due sistemi nella situazione che essi (per dirla in breve) coincidano in coordinata ed impulso, essi coincidono (per dirla in breve) anche rispetto a tutte le altre variabili. Ma come i valori numerici di tutte queste variabili dipendano luno dallaltro in un sistema non lo sappiamo, sebbene il sistema per ognuna debba averne gi` pronto a uno ben determinato: infatti se vogliamo possiamo venirlo a sapere mediante il sistema ausiliario e lo troviamo poi sempre confermato con misura diretta. Poich non sappiamo nulla sulla relazione tra i valori delle variabili predisposti in e un sistema, si dovr` ora pensare che non ne sussista alcuna, che possano vericarsi a combinazioni largamente arbitrarie? Ci` signicherebbe che a un siatto sistema o con un grado di libert` non sarebbero necessari per una descrizione adeguata solo a due numeri, come vorrebbe la meccanica classica, ma molti di pi`, forse inniti. u Ma ` tuttavia sorprendente che due sistemi coincidano sempre in tutte le variabili, e se coincidono in due. Si dovrebbe quindi assumere in secondo luogo che ci` dipenda o dalla nostra inettitudine; si dovrebbe pensare che noi non siamo praticamente in grado di portare due sistemi in una situazione nella quale essi coincidano rispetto a due variabili senza introdurre, volenti o nolenti, la coincidenza anche per tutte le variabili rimanenti, sebbene ci` non sia di per s` necessario. Si devono fare queste o e due ipotesi, per non avvertire la mancanza totale di comprensione della relazione tra i valori delle variabili allinterno di un sistema come un grosso guaio. 14. La variazione dellintreccio col tempo. Riessioni sulla posizione speciale del tempo. Forse non ` superuo ricordare che tutto ci` che ` stato detto nelle sezioni 12 e e o e 13 si riferisce ad un solo istante. Lintreccio non ` invariabile nel tempo. Permane e certamente un intreccio biunivoco di tutte le variabili, ma la corrispondenza cambia. Ci` signica quanto segue. Ad un tempo t successivo si pu` ben venire a sapere di o o nuovo, con una misura sul sistema ausiliario, il valore di q o di p che si ha allora, ma le misure che a questo ne si devono fare sul sistema ausiliario sono diverse. Quali siano, lo si pu` vedere facilmente in un caso semplice. Naturalmente ora si ha o dipendenza dalle forze che agiscono allinterno dei due sistemi. Assumiamo che non agisca alcuna forza. Per semplicit` porremo che la massa sia uguale per i due e la a chiameremo m. Allora nel modello classico gli impulsi p e P resterebbero costanti, poich sono dati dalle velocit` moltiplicate per le masse; e le coordinate al tempo e a t, alle quali per distinguere apporremo lindice t (qt , Qt ), si calcoleranno da quelle iniziali, che chiameremo ancora q, Q, nel modo seguente: qt = q + p P t, Qt = Q + t. m m

Parliamo in primo luogo del sistema piccolo. Il modo pi` naturale per descriverlo u classicamente al tempo t ` dando la coordinata e limpulso a questo tempo, cio` e e mediante qt e p. Ma si pu` fare anche diversamente. Al posto di qt si pu` dare o o anche q. Pure q ` un elemento determinante al tempo t, e proprio ad ogni tempo e t, e precisamente uno che non cambia col tempo. Ci` ` molto simile al fatto che oe io posso dare un certo elemento determinante della mia stessa persona, cio` la mia e

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et`, o mediante il numero 48, che cambia col tempo e che nel caso del sistema a corrisponde a dare qt , oppure col numero 1887, come ` usuale sui documenti, e che e corrisponde a dare q. Ora, per quanto sopra si ha q = qt p t. m

Analogamente per il secondo sistema. Introduciamo quindi come elementi determinanti p per il primo sistema qt t e p, m P per il secondo sistema Qt t e P. m Il vantaggio ` che tra questi si mantiene in permanenza lo stesso intreccio: e qt o risolvendo: 2t P ; p = P. m Ci` che cambia col tempo ` quindi solo questo: la coordinata del sistema pico e colo non sar` determinata semplicemente mediante una misura della coordinata a sul sistema ausiliario, ma attraverso una misura dellaggregato qt = Qt Qt 2t P. m p P t = Qt t, p = P, m m

Al riguardo per` non ci si deve proporre di misurare Qt e P , infatti ci` non d` o o a nulla. Ma si deve pensare, come sempre si deve pensare nella meccanica quantistica, che si ha un procedimento di misura diretto per questo aggregato. Per il resto vale per ogni istante, con questo mutamento, tutto ci` che ` stato detto nelle sezioni 12 o e e 13; in particolare esiste in ogni istante lintreccio biunivoco di tutte le variabili assieme alle sue male conseguenze. Le cose vanno esattamente cos` anche quando allinterno di ogni sistema agisce una forza, ma allora qt e p si intrecciano con variabili che si compongono con Qt e P in modo pi` complicato. u Ho spiegato questo in breve perch possiamo riettere su quanto segue. Che e lintreccio cambi con il tempo ci rende un poco meditabondi. Tutte le misure di cui s` parlato devono forse essere eseguite in un tempo brevissimo, propriamente e in modo istantaneo, senza durata, per giusticare le inesorabili conseguenze? Si pu` scacciare lo spettro facendo presente che le misure richiedono tempo? No. o In ogni singolo esperimento ` necessaria solo una misura su ogni sistema; vale solo e quella vergine, le successive sarebbero comunque irrilevanti. Quanto a lungo duri la misura non occorre che cinteressi, poich non ne vogliamo far seguire una seconda. e Si devono solo allestire le due misure verginali in modo tale che esse producano i valori delle variabili per lo stesso preciso istante a noi noto in precedenza; noto in precedenza, perch dobbiamo indirizzare le misure sulla coppia di variabili che e proprio in quellistante ` intrecciata. e - Forse non ` possibile indirizzare le misure in questo modo? e

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= Forse. Lo sospetto addirittura. Solo: lattuale meccanica quantistica deve richiedere ci`. Infatti essa ` ora cos` sistemata che le sue predizioni son fatte sempre o e per un determinato istante. Poich esse si devono riferire a valori misurati, non e avrebbero alcun contenuto se non si potessero misurare per un istante determinato le variabili in questione, sia che la misura duri molto, o poco. Quando apprendiamo il risultato ci ` ovviamente del tutto indierente. Ci` ha e o dal punto di vista teorico cos` poca rilevanza come il fatto che si impieghi un mese per integrare le equazioni dierenziali del tempo per i prossimi tre giorni. - Il paragone drastico con lesame dello studente ` alla lettera inesatto in alcuni punti, e ma lo spirito ` giusto. Lespressione il sistema sa forse non viene ad avere pi` il e u signicato che la risposta sgorga dalla situazione di un istante, essa pu` forse essere o attinta da una successione di situazioni che si estende per un spazio di tempo nito. Ma anche se fosse cos` non avremmo bisogno di preoccuparci, purch il sistema in e qualche modo attingesse da s la sua risposta senza un altro aiuto, come quando e gli diciamo (mediante il dispositivo sperimentale) a quale domanda desideriamo che risponda; e purch la risposta stessa sia associata univocamente ad un istante; e cosa che bene o male si deve presupporre per ogni misura di cui parla la meccanica quantistica odierna; altrimenti le predizioni quantomeccaniche non avrebbero alcun contenuto. Ma nella nostra discussione ci siamo imbattuti in una possibilit`: Se si potesse a introdurre lipotesi che le predizioni quantomeccaniche non o non sempre si riferiscano ad un istante precisamente determinato, non si avrebbe bisogno di richieder ci` neanche dai numeri misurati. In tal modo, poich le variabili intrecciate camo e biano col tempo, la comparsa di aermazioni antinomiche sarebbe resa straordinariamente pi` dicile. u Che la predizione temporalmente netta sia un passo falso ` probabile anche e per altri motivi. Il numero misurato del tempo ` come ogni altro il risultato di e ` unosservazione. E possibile consentire che si faccia uneccezione proprio per la misura da un orologio? Non si riferir` essa come ogni altra ad una variabile che in a generale non ha un valore preciso e che in ogni caso non lo pu` avere contempoo raneamente ad ogni altra variabile? Quando si predice il valore di unaltra per un determinato istante, non si dovr` temere che i due non possano essere conosciuti a simultaneamente con precisione? Entro la meccanica quantistica attuale questo timore non si pu` proprio studiare a fondo. Infatti il tempo ` a priori assunto come o e noto sempre con precisione, anche se si dovrebbe ammettere che ogni guardar lora perturbi lavanzare dellorologio in maniera incontrollabile. Devo ripetere che non possediamo una meccanica quantistica le asserzioni della quale valgano non per istanti esattamente determinati. Mi sembra che questo difetto si manifesti proprio in quelle antinomie. Con ci` non intendo dire che esso o sia lunico difetto che si manifesti in loro. 15. Principio di natura o articio di calcolo? Che il tempo preciso sia unincongruenza allinterno della meccanica quantistica e che inoltre, per cos` dire indipendentemente da ci`, la posizione particolare o del tempo costituisca un serio ostacolo per ladeguamento della meccanica quantistica al principio di relativit`, negli ultimi anni lho fatto notare ripetutamente, a purtroppo senza poter fare neppure lombra di una controproposta praticabile7 .
7 Berl.

Ber. 16 April 1931; Annales de LInstitut H. Poincar, p. 269 (Paris 1931); Cursos de e

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Osservando nel complesso lintera situazione attuale, come ho cercato di delinearla qui, si fa largo anche unosservazione di tuttaltro tipo riguardo alla relativizzazione della meccanica quantistica, cos` strenuamente perseguita, ma non ancora realmente raggiunta. La singolare teoria della misura, i salti apparenti della funzione e inne le antinomie dellintreccio scaturiscono tutti dal modo semplice col quale lapparato di calcolo della meccanica quantistica consente di fondere concettualmente in uno solo due sistemi separati; per la qual cosa esso sembra proprio predestinato. Quando due sistemi entrano in interazione, come abbiamo visto, non entrano in interazione le loro funzioni , ma esse cessano immediatamente di esistere e al loro posto ne compare una sola per il sistema complessivo. Essa consiste, per ricordarlo in breve, prima semplicemente nel prodotto delle due funzioni singole; il quale, poich una e funzione dipende da variabili del tutto diverse da quelle dellaltra, ` una funzione di e tutte queste variabili ovvero ha gioco in una regione con un numero di dimensioni ben pi` alto che le funzioni singole. Non appena i sistemi cominciano ad interu agire la funzione complessiva cessa di essere un prodotto, e neppure quando essi si sono di nuovo separati si suddivide di nuovo in fattori che si possano assegnare individualmente ai sistemi. Cos` si dispone provvisoriamente (nch lintreccio non e venga risolto mediante una reale osservazione) solo di una descrizione complessiva dei due in quella regione con un numero di dimensioni pi` alto. Questo ` il mou e tivo per il quale la conoscenza dei sistemi singoli pu` calare al minimo, proprio o no a zero, mentre quella del sistema complessivo resta costantemente massimale. La conoscenza migliore possibile di un tutto non include la conoscenza migliore possibile delle sue parti - lincubo si basa interamente su questo. Chi su ci` rietta deve poi valutare con ponderazione i seguenti fatti. La fusione o concettuale di due o pi` sistemi in uno solo si scontra con grandi dicolt` non apu a pena si cerchi di introdurre nella meccanica quantistica il principio della relativit` a speciale. P.A.M. Dirac8 ha risolto il problema di un solo elettrone gi` da sette anni a in modo sbalorditivamente semplice e bellamente relativistico. Una serie di conferme sperimentali, che vanno sotto le espressioni rotazione dellelettrone, elettrone positivo e creazione di coppie, non possono lasciare alcun dubbio sulla fondamentale correttezza della soluzione. Ma in primo luogo essa si pone per` assai fortemente o 9 al di fuori dello schema concettuale della meccanica quantistica (quello che ho qui cercato di delineare), in secondo luogo ci si scontra con una resistenza ostinata non appena, a partire dalla soluzione di Dirac, si cerchi di progredire nel problema di pi` elettroni secondo il modello della teoria non relativa. (Ci` dimostra gi` che u o a la soluzione fuoriesce dallo schema generale, infatti in questo, come ricordato, la fusione di sistemi parziali ` semplicissima.) Non azzardo alcun giudizio sui tentativi e che esistono in questa direzione10 . Che essi abbiano raggiunto lo scopo non lo credo gi` per il fatto che gli autori non lo sostengono. a Le cose stanno in modo analogo con un altro sistema, il campo elettromagnetico.
la universidad internacional de verano en Santander, 1, p. 60 (Madrid, Signo, 1935). 8 Proc. roy. Soc. Lond. A, 117, 610 (1928). 9 P.A.M. Dirac, The principles of quantum mechanics, I ed., p. 239, II ed., p. 252. Oxford: Clarendon Press 1930 e 1935. 10 Ecco alcuni dei riferimenti pi` importanti: G . Breit, Physic. Rev. 34, 553 (1929) e 616 u (1932). - C. Mller, Z. Physik 70, 786 1931. - P.A.M. Dirac, Proc. roy. Soc. Lond. A 136, 453 (1932) e Proc. Cambridge philos. Soc. 30, 150 1934. - R. Peierls, Proc. roy. Soc. Lond. A 146, 420 (1934). - W. Heisenberg, Z. Physik 90, 209 (1934).

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Le sue leggi sono la teoria della relativit` incarnata, una trattazione non relativa a ` assolutamente impossibile. Tuttavia questo campo, che come modello classico e della radiazione termica ha dato il primo impulso alla teoria dei quanti, ` stato e il primo sistema ad essere quantizzato. Che ci` si potesse ottenere con mezzi o semplici deriva dal fatto che si ha la vita un pochino pi` facile perch i fotoni, gli u e atomi di luce, non interagiscono aatto tra loro11 , ma solo per lintermediazione delle particelle cariche. Oggi non possediamo ancora una teoria quantistica realmente ineccepibile del campo elettromagnetico12 . Si arriva davvero lontano con la costruzione a partire da sistemi parziali secondo il modello della teoria non relativa (teoria della luce di Dirac13 ), ma non proprio alla meta. Forse il procedimento semplice che la teoria non relativa possiede in proposito ` soltanto un comodo articio di calcolo, che per` oggi, come abbiamo visto, ha e o ottenuto uninuenza straordinariamente grande sul nostro atteggiamento fondamentale riguardo alla natura. Per lagio avuto nella stesura di questa relazione devo ringraziare caldamente Imperial Chemical Industries Limited, London.

ci` succede probabilmente solo in modo approssimato. Vedi M. Born e L. Infeld, Proc. o roy. Soc. Lond. A 144, 425 e 147, 522 (1934); 150, 141 (1935). Questo ` il tentativo pi` recente e u di unelettrodinamica quantistica. 12 Ecco di nuovo i lavori pi` importanti; in parte il loro contenuto si riferisce anche allargomento u della citazione precedente: P. Jordan e W. Pauli, Z. Physik 47, 151 (1928). - W. Heisenberg e W. Pauli, Z. Physik 56, 1 (1929); 59, 168 (1930). - P.A.M. Dirac, V.A. Fock e B. Podolsky, Physik. Z. d. Sowj. 6, 468 (1932). - N. Bohr e L. Rosenfeld, Danske Videnskaberne Selskab, math.-phys. Mitt. 12, 8 (1933). 13 Unottima relazione: E. Fermi, Rev. modern physics 4, 87, (1932).

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Tentativo di unapplicazione generale unitaria della teoria dei quanti, e di una teoria quantistica della dispersione1 Adolf Smekal
(comunicazione provvisoria)

Le applicazioni fatte nora dei postulati dei quanti (I. esistenza di stati stazionari, II. condizione delle frequenze di Bohr, III. principio di corrispondenza, IV. stabilit` a dello stato quantico pi` basso) si limitano solo ad oggetti pensati come isolabili u in linea di principio, consistenti di cariche elementari positive e negative (atomi, molecole, cristalli singoli). Tutte le interazioni tra questi oggetti si dovranno quindi considerare sotto certe circostanze come trascurabilmente piccole, ed in particolare lo spostamento relativo di questi oggetti come sottoposto a leggi classiche, mentre le strutture di questi oggetti sono di per s` fondamentalmente diverse, devono per e lappunto obbedire alle leggi quantistiche. La fondamentale uguaglianza di tutte le cariche che costituiscono gli oggetti suddetti vieta tuttavia una siatta separabilit` a in linea di principio degli oggetti luno dallaltro. Ma se si sottopongono ai postulati dei quanti anche queste interazioni degli oggetti di solito pensati come indipendenti (atomi, molecole, ioni, cristalli singoli) si deve lasciar perdere questa consueta, pi` u o meno arbitraria suddivisione degli oggetti, e considerare il moto di tutte le cariche elementari in una regione delluniverso arbitrariamente grande come un problema quantistico in linea di principio unico. Allora la natura dei singoli stati quantici discreti si manifesta analoga a quella dun atomo, molecola o cristallo arbitrariamente complicato: in ogni caso si tratta di soluzioni particolari del corrispondente problema meccanico del moto, che ammettono uno sviluppo in un numero nito di periodi indipendenti di una serie di Fourier multipla, la cui scelta precisa ` detere minata dalla forma di Schwarzschild delle condizioni quantiche e dal principio di corrispondenza. Le cariche dei singoli atomi, molecole, ioni ora non sono pi` legate u tra loro puramente dalle prescrizioni quantiche; tuttavia le propriet` elettriche di a questi oggetti hanno per conseguenza che i legami quantici intermolecolari mutano in generale le frequenze proprie di questi solo impercettibilmente rispetto a quelle calcolate per gli oggetti pensati isolati. Questi scostamenti diventano percettibili solo nellallargamento delle righe spettrali, nella dispersione e nella diusione. Le frequenze dei legami quantici intermolecolari riempiono la totalit` dei valori poa sitivi concepibili, in pratica dense oltre ogni limite dappertutto. Tenendo conto di questa circostanza lapplicazione proposta dei postulati dei quanti rende possibile una spiegazione completamente unicata di tutti i fenomeni spettrali a partire dagli spettri a righe e a bande no agli spettri continui e a quello della radiazione termica. Essa si dimostra di portata fondamentale anche in altre questioni sulle quali non ci si pu` addentrare qui; essa contiene in s` limportante teoria delle velocit` o e a di reazione di M. Polanyi come conseguenza particolare. Se si cerca di arontare la questione della propagazione della luce in base allapplicazione unitaria proposta della teoria dei quanti, appaiono in forma pi` acuta le vecchie dicolt` della teoria u a dei quanti precedente, prima tra tutte lassenza di radiazione degli stati stazionari e la localizzazione difettosa dellemissione della luce. La rete in linea di principio indivisibile dei legami quantici intermolecolari rende possibile - come gi`, per` in a o
einer allgemeinen, einheitlichen Anwendung der Quantentheorie und einer Quantentheorie der Dispersion, Anzeiger der Akademie der Wissenschaften zu Wien 10, 79-81 (1922). 1
1 Versuch

tuttaltra forma, W. Schottky ha cercato di delineare - uninterpretazione secondo la teoria dei quanti della rappresentazione di Lorentz-Ritz di tutti i processi di campo della teoria di Maxwell, che faccia riferimento esclusivamente alle variazioni delle interazioni delle particelle materiali (delle cariche elementari). Le interazioni degli elettroni positivi e negativi non possono pi` a rigore essere assegnate mediante la u legge di Coulomb ad azione istantanea, ma con potenziali ritardati; la necessaria assenza di radiazione delle orbite quantiche richiede per` allora deviazioni dalla forma o esatta della legge di Coulomb nellimmediata vicinanza (1012 cm) delle cariche elementari, e gi` con le considerazioni di W. Lenz e dellautore sul contenuto enera getico dei nuclei atomici si ` cominciato a fare i conti con questa possibilit`. Se da e a qualche parte nelluniverso si verica una transizione quantica, la perturbazione cos` originata, da intendersi come locale solo in un certo senso, si propaga con la velocit` della luce sulla rete dei legami quantici intra- e intermolecolari in modo a tale che dopo il passaggio di un certo tempo-luce, misurato da una determinata carica elementare di riferimento, questa perturbazione nisce, poich il quanto di luce e emesso sar` riassorbito mediante una certaltra transizione quantica. I concetti a di etere e di campo risultano del tutto superui per questa rappresentazione del modo di propagarsi della luce. La dispersione normale e anomala (e analogamente la diusione) trovano la loro spiegazione nelle diversit` di quei legami quantici che a quantitativamente saranno pi` di tutti interessati dalla propagazione di quella peru turbazione, che corrisponde allemissione ed al riassorbimento di un quanto di luce da parte delluniverso.

Lelettrodinamica del vuoto sulla base della teoria quantistica dellelettrone


1

V. Weisskopf

Una delle conseguenze pi importanti nel nuovo sviluppo della teoria dellelettrone la possibilit di trasformare energia di campo in materia. Per esempio un quanto di luce in presenza di altri campi elettromagnetici nello spazio vuoto pu essere

assorbito e mutato in materia, con la comparsa di una coppia di elettroni di carica opposta. La conservazione dellenergia richiede, nel caso che il campo nel quale avviene lassorbimento sia statico, che il quanto di luce assorbito fornisca coppia la di lintera di energia La
2

necessaria sua
1 1

per
2

la deve

generazione quindi

della

elettroni.

frequenza , dove
2

energie dei due elettroni. Questo caso si verifica per esempio con

campo coulombiano di un nucleo atomico.


2

Lassorbimento pu anche accadere in campi che derivano da


1

dei due elettroni devessere uguale alla somma di tutti i quanti di luce assorbiti nel nel vuoto di processo. richiede Maxwell. Il un Il fenomeno dellassorbimento scostamento infatti

della

luce

sostanziale vuoto

dallelettrodinamica

devessere

liberamente penetrabile per unonda di luce indipendentemente dai campi che vi di regnano, Maxwell, di a modo causa che campi diversi, secondo le

equazioni

della

linearit

delle

stesse,

possono sovrapporsi liberamente. E gi comprensibile senza ulteriore approfondimento della teoria che anche nei campi che non possiedono la necessaria

energia per dar luogo ad una coppia di elettroni si devono avere deviazioni dallelettrodinamica di Maxwell: se luce di alta

Kongelige

Danske

Videnskabernes

Selskab,

Mathematisk-fysiske

Meddelelser XIV, No. 6 (1936).

altri quanti di luce, sicch in questo caso lenergia 2mc +

la generazione di una coppia di elettroni mediante un quanto

lenergia di riposo

un

elettrone,

ed

soddisfare

condizione

h =2mc +

mc

le

restanti

nel

frequenza in un campo elettromagnetico pu essere assorbita, ci si deve aspettare per raggi di luce , la cui frequenza non raggiunge la generazione di coppie, una diffusione o rifrazione, analoga alla diffusione della luce da un atomo, la cui frequenza

dassorbimento pi piccola pi grande di quella della luce. Nel passaggio attraverso un campo elettromagnetico la luce deve

comportarsi come se il vuoto per lazione del campo avesse una costante dielettrica diversa dallunit. Per rappresentare tali fenomeni bisogna porre la teoria dello spazio vuoto in una forma tale che ponga in evidenza le

summenzionate deviazioni dallelettrodinamica di Maxwell. Di fatto lequazione donda relativistica dellelettrone porta anche a

conseguenze di questo tipo, quando si associno alla descrizione del vuoto gli stati con energia cinetica negativa che derivano dallequazione donda di Dirac. Lassunzione fondamentale della teoria di Dirac del positrone vuoto consiste pu essere nel in fatto un che il

comportamento

fisico

del

certo

senso

descritto mediante il comportamento di una moltitudine infinita di elettroni, gli elettroni di vuoto, che si trovano in stati di energia cinetica negativa e occupano completamente questi stati. Laccordo non pu essere perfetto, poich gli elettroni di vuoto comportano densit di carica e di corrente infinite, che

sicuramente non possono avere alcun significato fisico. Ma risulta tuttavia che per esempio la generazione di coppie (e il suo

processo inverso) sono ben resi dal salto di un elettrone in uno stato di energia per positiva il quale per esso lazione appare di un un campo

elettromagnetico,

come

elettrone

reale, mentre il vuoto stato privato di un elettrone negativo, fatto che si deve rappresentare con la comparsa di un elettrone positivo. Il calcolo della creazione e dellannichilazione di

coppie che deriva da questo modello mostra un buon accordo con lesperienza. Il calcolo della maggior parte degli altri effetti, che

derivano dalla teoria del positrone, urta sempre nel problema, in qual misura il comportamento degli elettroni del vuoto pu di fatto essere considerato come quello del vuoto. Questo problema aggravato dal fatto che le densit di carica, di corrente e di energia sono infinite, di modo che si tratta per lo pi di

estrarre in modo univoco da una somma infinita un termine finito, e di attribuire a questo realt. La soluzione di questi problemi stata sviluppata da Dirac e da Heisenberg, e fornisce un metodo privo di contraddizioni, per valutare la parte fisicamente

significativa degli effetti degli elettroni di vuoto. Si mostra nel seguito che questa valutazione del tutto esente da ogni arbitrariet, poich essa assume in modo conseguente come

fisicamente prive di significato solo le seguenti propriet degli elettroni di vuoto: 1) lenergia degli elettroni di vuoto nello spazio privo di campi. 2) Le densit di carica e di corrente degli elettroni di (I) vuoto nello spazio privo di campi. 3) Una polarizzabilit dal elettrica e magnetica nello del vuoto e nel

indipendente tempo.
2

campo,

costante

spazio

Queste quantit

si riferiscono solo al vuoto privo di campi, e

pu essere considerato di per s evidente, che esse non hanno alcun significato fisico. Tutte e tre le quantit si comportano sommando sui contributi di tutti gli elettroni di vuoto come somme divergenti. Si deve aggiungere che una polarizzabilit costante non sarebbe accertabile in alcun modo, ma che le cariche e le intensit di campo sarebbero tutte moltiplicate per un fattore costante. Sulla base di queste ipotesi calcoleremo nella prossima

sezione le propriet fisiche del vuoto in presenza di campi, che variino lentamente nello spazio e nel tempo. Consideriamo nel
2 3

condizioni

Le ipotesi di considerare 1) o 2) o 3) come prive di significato


1 2

saranno nel seguito indicate con I , I

la costante di Planck divisa per 2 .

di durata

/mc

varino solo di poco

e pertanto soddisfino alle

o I .
3

seguito dei campi F, che su tratti della lunghezza

/mc e su tempi

In presenza di campi siffatti non appariranno in generale delle coppie, poich i quanti di luce corrispondenti hanno poca energia. Escluderemo densit di dalla trattazione cos il caso estremo, da nel nel quale la

radiazione di

elevata, o

consentire quale

congiunta
2

moltissimi

quanti,

elettrostatico d luogo a differenze di potenziale superiori a 2mc (in questo caso si avranno delle coppie in base al paradosso

di Klein). Sotto queste condizioni le propriet elettromagnetiche del vuoto si possono rappresentare mediante una polarizzabilit elettrica e magnetica dipendente dal campo dello spazio vuoto, che porta per esempio ad una rifrazione della luce in campi elettrici o ad una diffusione della luce da parte di luce. Il tensore dielettrico e della permeabilit hanno allora per intensit di campo deboli la seguente forma approssimata
4

(E,H,D,B

quattro quantit per il campo elettromagnetico )

i k ik k

i k ik k 2

ik

ik

ik

ik

ik

ik

Il calcolo di queste espressioni stato compiuto da Euler e Kockel


5

e poi da Heisenberg e Euler . Nella prossima sezione si

svilupperanno tuttavia dei metodi notevolmente pi facili. Inoltre si calcoleranno le propriet del vuoto sulla base dellequazione donda relativistica scalare di Klein e Gordon. Questa equazione

Si user la notazione in grassetto per le quantit vettoriali

solo dove possibile confusione.


5

H. Euler e B. Kockel, Naturwiss. 23, 246, 1935; H. Euler, Ann.

d. Phys. V. 26, 398.


6

W. Heisenberg e H. Euler, ZS. f. Phys. 38, 714, 1936.

=1, i=k,

=0, i k.

+(e

/45 m c )[2(E -B )

4 7

(2)

+(e

/45 m c )[2(E -B )

4 7

 



D =

E ,

H =

ik

+7B B ]
i k

ik

-7E E ]
i k


il

(1)

( /mc) grad F

F ,

( /mc )

F/ t

lazione campo

sono

le

donda

produce

secondo e

Pauli

Weisskopf e la

lesistenza generazione senza

di e

particelle

positive

negative, campi

loro

annichilazione

mediante

elettromagnetici Tuttavia queste

alcuna non

particolare ipotesi aggiuntiva.

particelle

possiedono spin e seguono la statistica di Bose, pertanto questa teoria non applicabile agli elettroni reali. E tuttavia

notevole che anche questa teoria porti a propriet del vuoto che non possono avere alcun significato fisico. Si ottiene ancora per esempio spazio una e polarizzabilit tempo. del vuoto il infinita costante nello si

nel

Trescurando

termine

corrispondente

ottengono risultati analoghi a quelli della teoria di Dirac del positrone. Le propriet fisiche del vuoto derivano in questa

teoria dall"energia di punto zero" della materia, che anche in assenza di particelle dipende dai campi esterni e quindi produce un termine in aggiunta alla pura energia di campo di Maxwell. Nella terza sezione trattiamo le conseguenze della teoria del positrone di Dirac per il caso di un campo esterno generale e mostriamo che in base alle menzionate tre ipotesi sulleffetto degli elettroni di vuoto si arriva sempre a risultati finiti e univoci. dimostrano Le prescrizioni a di sottrazione tre ipotesi di e Heisenberg appaiono si

identiche

queste

quindi

significativamente meno arbitrarie di quanto ammesso finora nella letteratura. Tutti i calcoli seguenti non considerano esplicitamente gli effetti mutui degli elettroni di vuoto ma trattano separatamente ogni singolo elettrone sotto lazione di un campo dato. Con questo procedimento le azioni mutue non sono tuttavia completamente

trascurate, perch non si pu separare il campo esterno da quello che prodotto dagli stessi elettroni di vuoto, sicch il campo introdotto nel calcolo include implicitamente in parte le azioni degli altri elettroni di vuoto. Questo procedimento analogo al calcolo di Hartree degli orbitali elettronici di un atomo nel campo che modificato dagli elettroni stessi. Per il calcolo esplicito delle azioni mutue si deve sviluppare lelettrodinamica quantistica, cio si deve introdurre la quantizzazione del campo

W. Pauli e V. Weisskopf, Helv. Phys. Acta. 7, 710, 1934.

donda.

Essa

notoriamente

porta

divergenze

anche

senza

lassunzione di un numero infinito di elettroni di vuoto e non sar considerata ulteriormente nel seguito. . . . .

Sullottica quantistica1 Gregor Wentzel a Monaco


(Ricevuto il 2 febbraio 1924)

Dal tempo della derivazione di Einstein della legge della radiazione di Planck si procura di assegnare nella statistica quantistica dei processi di emissione e di assorbimento certe probabilit`, senza tuttavia fare su di esse aermazioni pi` prea u cise. Proporremo qui unipotesi generale su queste probabilit`, che appare adatta a a contribuire a superare le contraddizioni che nora esistono in ottica teorica - teoria ondulatoria dellinterferenza e della polarizzazione da un lato, teoria quantistica delle righe spettrali dallaltro. Interpretiamo le interferenze come espressioni

di leggi della statistica dei quanti che ne stanno alla base. La trattazione ore inoltre un signicato quantistico alla fase della luce della teoria delle onde. 1. La fase. Consideriamo il cammino di un raggio di luce da un sistema
atomico emittente E ad un sistema atomico assorbente A. Per la teoria ondulatoria dellinterferenza ` essenziale la fase: e
A

(1)

=
E

ds = c

nds
E

(=frequenza, =lunghezza donda, n=indice di rifrazione, ds = elemento di cammino). Aermiamo che la fase pu` essere intesa quantisticamente come una pura o quantit` meccanica. a Si pu` ben considerare come il fondamento pi` importante della teoria dei quanti o u la legge che un sistema atomico non pu` irradiare nch si trova in stati meccanici, o e cio` che assorbimento ed emissione di radiazione sono sempre collegate a trane sizioni non meccaniche. Ma non solo gli atti di emissione e di assorbimento devono essere non meccanici; anche lungo il suo intero cammino la luce causer` continuaa mente negli atomi del mezzo interposto perturbazioni non meccaniche. Per fornire una misura invariante alla grandezza di queste perturbazioni, cio` alle deviazioni e dalla meccanica hamiltoniana dei moti interni allatomo, si descrivano i moti di tutti i sistemi atomici che risultano coinvolti dal processo di propagazione della luce mediante un sistema di coordinate canoniche dimpulso e di posizione k , k , nel caso pi` semplice uno tale che i suoi impulsi k siano costanti negli stati meccau nici (k =costanti di integrazione della equazione dierenziale alle derivate parziali hamiltoniana del sistema totale). La misura desiderata per le deviazioni dalla meccanica ` allora lintegrale k k dk , che va esteso su tutti i processi non meccanici, e cio` su tutte le variazioni di k . Aermiamo che la fase , a meno di un fattore e dimensionale universale h, il quanto dazione di Planck, ` identica a quellintegrale: e (2) = 1 h k dk .

` E noto che secondo Jacobi si pu` introdurre come una delle coordinate dellimo pulso (1 ) lenergia W ; detto pi` precisamente, lenergia totale di tutti i sistemi u
1 Zur

Quantenoptik, Zeitschr. f. Phys. 22, 193-199 (1924). 1

atomici partecipanti, poich noi li consideriamo tra loro accoppiati in linea di prine cipio. Poich la coordinata di posizione 1 coniugata a W ` il tempo, risulta in e e luogo della (2): (3) = 1 h tdW +
2

k dk .

Trattiamo ora anzitutto i sistemi E ed A da soli, cio` consideriamo il caso della e propagazione della luce nel vuoto. Si assumer` provvisoriamente che sia latto di a emissione che quello di assorbimento avvengano istantaneamente. Al tempo tE ha luogo lemissione, cio` una diminuzione di energia (in E) di un certo ammontare e W ; al tempo tA il sistema deve, in conformit` al principio dellenergia, ritornare a alla sua energia originaria con la riassunzione dellammontare denergia +W (in A). La (3) d` quindi: a (4) = 1 W (tA tE ) + h k dk .
2

Ma tA tE ` uguale alla lunghezza del cammino della luce l divisa per la velocit` e a della luce c (nel vuoto). Di conseguenza: (5) dove (6) 0 = hc c = W = 1 W l+ hc h k dk =
2

l + , 0

indica la lunghezza donda nel vuoto corrispondente al principio h di Bohr. Lipotesi dellistantaneit` dellemissione e dell assorbimento ` inessenziale; basta a e evidentemente assumere che ogni elemento innitesimo denergia dW impieghi il tempo l/c ad andare da E ad A; allora la (5) segue dalla (3). La sola propriet` a<