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I principi contabili internazionali:

caratteristiche, struttura, contenuto

G. GIAPPICHELLI EDITORE – TORINO


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I principi contabili internazionali:
caratteristiche, struttura, contenuto

G. Giappichelli Editore – Torino


© Copyright 2013 - G. GIAPPICHELLI EDITORE - TORINO
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ISBN/EAN 978-88-348-2684-3
INDICE

pag.

Elenco Autori XV

Elenco Principi XVII

Prefazione XXI

1. THE CONCEPTUAL FRAMEWORK FOR FINANCIAL REPORTING


di Stefano Azzali
1.1. Introduzione 1
1.2. Obiettivo del Financial Reporting 6
1.2.1. Le decisioni economiche d’investimento 7
1.2.2. Le informazioni dei Financial Reporting utili agli investitori 8
1.2.3. Gli utilizzatori primari dei Financial Reporting 9
1.3. Le caratteristiche qualitative 12
1.3.1. Le qualità fondamentali 13
1.3.2. Le qualità migliorative 18
1.4. Il vincolo del costo e l’equilibrio con i benefici 21
1.5. Prudenza e sostanza su forma 21
1.6. Sintesi delle principali differenze con il quadro normativo italiano 23
1.7. Verifica di apprendimento 24
1.8. Conclusioni 25

2. IL FAIR VALUE
di Michele Pizzo e Nicola Moscariello
2.1. Definizione ed inquadramento preliminare 27
2.2. Il processo di determinazione del fair value 30
2.3. Initial recognition 35
2.4. Passività e capitale netto 36
VI I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

pag.
2.5. I principali ambiti di applicazione del fair value nei principi contabi-
li internazionali 37
2.6. Le informazioni sul fair value nel quadro normativo italiano 41
2.7. Il recente dibattito sulla pro-ciclicità del fair value (brevi cenni) 42
2.8. Verifica di apprendimento 43

3. I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI


di Cristian Carini e Pier Luigi Marchini
3.1. Principi contabili, cambiamenti nelle stime contabili ed errori di
contabilizzazione (IAS 8) 45
3.1.1. Ambito di applicazione del principio e definizioni 45
3.1.2. I cambiamenti nei principi contabili 47
3.1.3. I cambiamenti nelle stime contabili 54
3.1.4. Gli errori di contabilizzazione 57
3.1.5. Sintesi delle principali differenze con il quadro normativo ita-
liano 60
3.2. I fatti intervenuti dopo la data di chiusura dell’esercizio di riferimen-
to (IAS 10) 62
3.2.1. Ambito di applicazione del principio e definizioni 62
3.2.2. Rilevazione e valutazione 64
3.2.3. Informazioni integrative 67
3.2.4. Sintesi delle principali differenze con il quadro normativo ita-
liano 68
3.3. La transizione ai principi contabili internazionali 68
3.3.1. Introduzione e aspetti principali dell’IFRS 1 68
3.3.2. La finalità dell’IFRS 1 e la metodologia di transizione 70
3.3.3. Gli aspetti operativi della transizione: le rettifiche e le riclas-
sificazioni 77
3.3.4. Le eccezioni e le esenzioni riconosciute dall’IFRS 1 84
3.4. Verifica di apprendimento 91

4. LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO


a cura di Marco Allegrini
4.1. Le componenti del bilancio (IAS 1) 99
4.2. Prospetto della situazione patrimoniale-finanziaria (IAS 1) 101
4.2.1. Requisiti per l’iscrizione delle attività e delle passività 101
4.2.2. I criteri di classificazione delle voci patrimoniali 103
4.2.3. Il contenuto della situazione patrimoniale-finanziaria 108
INDICE VII

pag.
4.2.4. I punti di differenza con la normativa nazionale 110
4.2.5. Verifica di apprendimento sulla situazione patrimoniale-finan-
ziaria 111
4.3. Conto economico complessivo (IAS 1) 116
4.3.1. Struttura del conto economico complessivo 116
4.3.2. I proventi e gli oneri straordinari 122
4.3.3. Le regole previste per i costi operativi 123
4.3.4. I punti di differenza con la normativa nazionale 127
4.3.4. Verifica di apprendimento 128
4.4. Rendiconto finanziario (IAS 7) 129
4.4.1. Introduzione 129
4.4.2. La risorsa di riferimento 130
4.4.3. La classificazione dei flussi finanziari 132
4.4.4. La presentazione dei flussi 137
4.4.5. Contenuto della nota integrativa 138
4.4.6. Gli schemi di rendiconto finanziario previsti dallo IAS 7 139
4.4.7. I punti di differenza con la normativa nazionale 143
4.4.8. Verifica di apprendimento su rendiconto finanziario 147
4.5. Prospetto delle variazioni di patrimonio netto dell’esercizio (IAS 1) 148
4.5.1. Introduzione 148
4.5.2. Il contenuto del prospetto delle variazioni del patrimonio netto 149
4.5.3. I punti di differenza con la normativa nazionale 151
4.5.4. Verifica di apprendimento 151
4.6. Note al bilancio (IAS 1) 152
4.6.1. Introduzione 152
4.6.2. Il contenuto delle note esplicative 152
4.6.3. I punti di differenza con la normativa nazionale 155
4.6.4. Verifica di apprendimento 155
4.7. Settori operativi (IFRS 8) 156
4.7.1. Introduzione 156
4.7.2. I settori operativi: criteri di individuazione 157
4.7.3. Informativa sui settori operativi 158
4.7.4. Criteri di valutazione di ricavi, costi, attività e passività di settore 159
4.7.5. Informativa accessoria entity-wide 160
4.7.6. Case studies 160
4.7.7. Verifica di apprendimento 166

5. LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI


di Alberto Quagli
5.1. Le immobilizzazioni materiali (IAS 16) 167
VIII I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

pag.

5.1.1. Component analysis 168


5.1.2. Rilevazione iniziale 169
5.1.3. Manutenzione e riparazione 174
5.1.4. Spese per rimozione/ripristino immobilizzazioni materiali 176
5.1.5. La contabilizzazione degli oneri finanziari (IAS 23) 176
5.1.6. I contributi in conto capitale (IAS 20) 180
5.1.7. Il trattamento contabile successivo all’acquisizione 183
5.1.8. Informazione integrativa disposta dallo IAS 16 189
5.1.9. Gli investimenti immobiliari (IAS 40) 190
5.1.10. Il leasing (IAS 17) 197
5.1.11. Le immobilizzazioni destinate alla vendita (IFRS 5) 205
5.1.12. Sintesi delle principali differenze con il quadro normativo
italiano 209
5.1.13. Verifica di apprendimento 210
5.2. Le attività immateriali (IAS 38) 211
5.2.1. Il concetto di intangible asset 211
5.2.2. La rilevazione contabile iniziale 214
5.2.3. Il trattamento contabile successivo 222
5.2.4. L’informazione integrativa 224
5.2.5. La concessione di pubblici servizi (IFRIC 12) 226
5.2.6. Sintesi delle principali differenze con il quadro normativo ita-
liano 233
5.2.7. Verifica di apprendimento 235

6. L’IMPAIRMENT TEST
di Alberto Quagli
6.1. La svalutazione delle immobilizzazioni 237
6.1.1. La regola base: il confronto tra valore contabile e valore “re-
cuperabile” 237
6.1.2. Ambito applicativo dello IAS 36 e frequenza temporale 239
6.1.3. L’innesco dell’impairment test 240
6.2. Determinazione del valore di realizzo diretto (fair value less cost to sell) 242
6.3. Determinazione del valore d’uso (value in use) 242
6.3.1. Individuazione dei flussi finanziari 242
6.3.2. Determinazione del tasso di attualizzazione 243
6.4. Trattamento della perdita di valore 247
6.5. Le cash generating units (CGU) 248
6.6. Goodwill e corporate asset 251
6.7. Le rivalutazioni di ripristino (reversal of impairment) 254
INDICE IX

pag.
6.8. Informazione da fornire in bilancio 256
6.9. Sintesi delle principali differenze con il quadro normativo italiano 263
6.10. Verifica di apprendimento 264

7. GLI STRUMENTI FINANZIARI


di Alessandro Gaetano
7.1. Premessa 267
7.2. IAS 32 e 39: campo di applicazione, definizione, classificazione e
fasi di vita degli strumenti finanziari 272
7.3. I criteri di valutazione degli strumenti finanziari 279
7.4. La valutazione degli strumenti finanziari: criterio del costo ammor-
tizzato, tasso di interesse effettivo ed impairment 289
7.5. Il fair value degli strumenti finanziari 299
7.6. Criteri di rappresentazione in bilancio degli strumenti finanziari: azio-
ni proprie, obbligazioni proprie, cartolarizzazioni e factoring 314
7.7. Contratti derivati ed operazioni di copertura 321
7.8. Profili evolutivi della disciplina degli strumenti finanziari: IFRS 9 333
7.9. Considerazioni di sintesi e conclusive 336
7.10. Verifica di apprendimento 339

8. LE RIMANENZE DI MAGAZZINO E I LAVORI SU OR-


DINAZIONE
a cura di Alberto Quagli
8.1. Le rimanenze di magazzino (IAS 2) 343
8.1.1. Ambito di applicazione del principio e definizione delle rima-
nenze 343
8.1.2. Valutazione 344
8.1.3. Informazione integrativa 349
8.1.4. Sintesi delle principali differenze con il quadro normativo ita-
liano 349
8.2. I lavori su ordinazione (IAS 11) 350
8.2.1. Ambito di applicazione e definizione dei lavori su ordinazione 350
8.2.2. Ricavi e costi di commessa 351
8.2.3. Valutazione 352
8.2.4. Contabilizzazione 353
8.2.5. Informazione integrativa 357
8.2.6. Sintesi delle principali differenze con il quadro normativo italiano 358
8.2.7. Verifica di apprendimento 360
X I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

pag.

9. I FONDI, LE PASSIVITÀ E LE ATTIVITÀ POTENZIALI


di Alberto Quagli
9.1. I fondi del passivo (IAS 37) 363
9.1.1. Un caso particolare: i contratti onerosi 367
9.1.2. La valutazione dell’esborso futuro 368
9.1.3. L’attualizzazione degli esborsi futuri 370
9.1.4. Informazione integrativa 375
9.2. Le attività potenziali 378
9.3. Sintesi delle principali differenze con il quadro normativo italiano 378
9.4. Verifica di apprendimento 381

10. I BENEFICI PER I DIPENDENTI


di Francesco Avallone
10.1. I benefici ai dipendenti (IAS 19) 385
10.1.1. I differenti possibili benefici 385
10.1.2. Le modalità di rilevazione e di valutazione 389
10.1.3. I punti di differenza con la normativa nazionale 401
10.1.4. Informazioni integrative da fornire nelle note al bilancio 405
10.2. Il trattamento contabile delle share-based payment transaction 409
10.2.1. La stima del valore del piano 413
10.2.2. Metodologie di “pricing” delle opzioni 416
10.2.3. Le modifiche ai termini e alle condizioni del piano 417
10.2.4. Le non-vesting condition: l’amendment 2009 420
10.2.5. Un caso particolare: i piani infragruppo 422
10.2.6. Sintesi delle principali differenze con il quadro normativo
italiano 426
10.3. Verifica di apprendimento 426

11. I RICAVI
di Michele Pizzo
11.1. Ambiti di applicazione del principio e definizione 429
11.2. Recognition dei ricavi 430
11.3. La valutazione dei ricavi 436
11.4. Informazioni integrative 438
11.5. Possibili sviluppi 438
INDICE XI

pag.

11.6. Sintesi delle principali differenze con il quadro normativo italiano 439
11.7. Verifica di apprendimento 439

12. LE OPERAZIONI IN VALUTA ESTERA


di Alberto Quagli
12.1. Ambito applicativo dello IAS 21 443
12.2. La valuta funzionale 444
12.2.1. Conversione di operazioni in valuta funzionale 445
12.3. Traduzione in valuta di presentazione 448
12.4. Investimenti netti in valuta 450
12.5. Informazione integrativa 450
12.6. Sintesi delle principali differenze con il quadro normativo italiano 452
12.7. Verifica di apprendimento 453

13. LE IMPOSTE SUI REDDITI


di Veronica Tibiletti
13.1. Ambito di applicazione del principio (IAS 12) e definizione delle
imposte 455
13.2. Fiscalità differita sulle differenze temporanee: aspetti definitori 461
13.2.1. Voci dello stato patrimoniale 462
13.2.2. Voci del conto economico 465
13.2.3. Altri casi 467
13.3. Valutazione delle imposte sui redditi 468
13.4. Rilevazione delle imposte correnti e differite 470
13.5. Informativa in nota integrativa 474
13.6. Sintesi delle principali differenze con il quadro normativo italiano 475
13.7. Verifica di apprendimento 476

14. LE BUSINESS COMBINATIONS


di Luca Fornaciari
14.1. Business combination: finalità ed ambito di applicazione dell’IFRS 3 481
14.2. L’identificazione dell’acquirente 487
14.3. L’individuazione della data di acquisizione e del corrispettivo trasfe-
rito 491
XII I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

pag.

14.4. Rilevazione e valutazione delle attività acquisite, delle passività as-


sunte e dell’avviamento 495
14.4.1. Identificabilità e criteri di rilevazione delle attività e delle
passività dell’acquisita 496
14.4.2. Valutazione al fair value delle attività e delle passività del-
l’entità acquisita 498
14.4.3. La valutazione delle partecipazioni di minoranza 500
14.4.4. La determinazione dell’avviamento 504
14.4.5. L’aggregazione dei valori dell’acquisita nel bilancio conso-
lidato o d’esercizio dell’acquirente 512
14.5. Le informazioni integrative da fornire nelle note 517
14.6. Sintesi delle principali differenze con il quadro normativo italiano 519
14.7. Verifica di apprendimento 520

15. IL BILANCIO CONSOLIDATO SEPARATO


di Claudio Teodori
15.1. Introduzione 523
15.2. L’evoluzione regolamentare 524
15.3. La finalità del bilancio consolidato 526
15.4. Il concetto di controllo e l’area di consolidamento 526
15.5. Le precondizioni al consolidamento 535
15.6. I metodi di consolidamento 536
15.7. Gli interessi delle minoranze 537
15.8. Le operazioni intragruppo 538
15.9. La perdita del controllo 539
15.10. Le informazioni integrative 541
15.11. Il bilancio separato (Separate Financial Statements) 542
15.12. Sintesi delle principali differenze con il quadro normativo italiano 543
15.13. Verifica di apprendimento 545

16. GLI INVESTIMENTI IN ALTRE ENTITÀ E LA DISCLOSURE


COMPLESSIVA
di Claudio Teodori
16.1. Introduzione 547
16.2. Le partecipazioni in joint venture 548
16.3. La valutazione delle partecipazioni 557
INDICE XIII

pag.

16.4. Le entità strutturate non consolidate 561


16.5. Le informazioni integrative 562
16.6. Sintesi delle principali differenze con il quadro normativo italiano 567
16.7. Verifica di apprendimento 568

17. LE OPERAZIONI TRA PARTI CORRELATE


di Nicola Moscariello
17.1. Introduzione 571
17.2. Individuazione delle “parti correlate” 572
17.3. La “related party disclosure” 575
17.4. Sintesi delle principali differenze con il quadro normativo italiano 579
17.5. Verifica di apprendimento 580
XIV I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO
ELENCO AUTORI

Marco Allegrini, professore ordinario di Economia Aziendale, Università degli


Studi di Pisa.

Francesco Avallone, professore associato di Economia Aziendale, Università


degli Studi di Genova.

Stefano Azzali, professore ordinario di Economia Aziendale, Università degli


Studi di Parma.

Andrea Cappelli, dottore di Ricerca in Economia e Organizzazione Aziendale,


Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

Cristian Carini, professore a contratto di Bilancio consolidato e gruppi di im-


prese, Università degli Studi di Brescia.

Riccardo Cimini, dottore di ricerca in Economia e Organizzazione delle Impre-


se, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

Luca Fornaciari, professore a contratto di Economia Aziendale, Università de-


gli Studi di Parma.

Alessandro Gaetano, professore ordinario di Economia Aziendale, Università


degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

Giulio Greco, ricercatore di Economia Aziendale, Università degli Studi di Pisa.

Pierluigi Marchini, ricercatore di Economia Aziendale, Università degli Studi


di Parma.

Nicola Moscariello, ricercatore di Economia Aziendale, Seconda Università de-


gli Studi di Napoli.

Emanuele Ninci, dottore commercialista e revisore legale in Lucca.


XVI I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Alessandra Pagani, dottoranda di ricerca in Economia e Organizzazione delle


Imprese, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

Michele Pizzo, professore ordinario di Economia Aziendale, Seconda Università


degli Studi di Napoli.

Alberto Quagli, professore ordinario di Economia Aziendale, Università degli


Studi di Genova.

Paola Ramassa, ricercatrice di Economia Aziendale, Università degli Studi di


Genova.

Claudio Teodori, professore ordinario di Economia Aziendale, Università degli


Studi di Brescia.

Veronica Tibiletti, ricercatrice di Economia Aziendale, Università degli Studi di


Parma.
ELENCO PRINCIPI

I principi di seguito elencati sono quelli in vigore nel momento in cui si scri-
ve: vengono indicati con la denominazione originale.

International Financial Reporting Standards


 IFRS 1 First-time Adoption of International Financial Reporting Stand-
ards
 IFRS 2 Share-based Payment
 IFRS 3 Business Combinations
 IFRS 4 Insurance Contracts
 IFRS 5 Non-current Assets Held for Sale and Discontinued Operations
 IFRS 6 Exploration for and Evaluation of Mineral Resources
 IFRS 7 Financial Instruments: Disclosures
 IFRS 8 Operating Segments
 IFRS 9 Financial Instruments
 IFRS 10 Consolidated Financial Statements
 IFRS 11 Joint Arrangements
 IFRS 12 Disclosure of Interests in Other Entities
 IFRS 13 Fair Value Measurement

International Financial Standards


 IAS 1 Presentation of Financial Statements
 IAS 2 Inventories
 IAS 7 Statement of Cash Flows
 IAS 8 Accounting Policies, Changes in Accounting Estimates and Errors
 IAS 10 Events after the Rep orting Period
 IAS 11 Construction Contracts
 IAS 12 Income Taxes
 IAS 16 Property, Plant and Equipment
 IAS 17 Leases
 IAS 18 Revenue
XVIII I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

 IAS 19 Employee Benefits


 IAS 20 Accounting for Government Grants and Disclosure of Govern-
ment Assistance
 IAS 21 The Effects of Changes in Foreign Exchange Rates
 IAS 23 Borrowing Costs
 IAS 24 Related Party Disclosures
 IAS 26 Accounting and Reporting by Retirement Benefit Plans
 IAS 27 Separate Financial Statements
 IAS 28 Investments in Associates and Joint Ventures
 IAS 29 Financial Reporting in Hyperinflationary Economies
 IAS 32 Financial Instruments: Presentation
 IAS 33 Earnings per Share
 IAS 34 Interim Financial Reporting
 IAS 36 Impairment of Assets
 IAS 37 Provisions, Contingent Liabilities and Contingent Assets
 IAS 38 Intangible Assets
 IAS 39 Financial Instruments: Recognition and Measurement
 IAS 40 Investment Property
 IAS 41 Agriculture

International Financial Reporting Standards Interpretations


 IFRIC 1 Changes in Existing Decommissioning, Restoration and Similar
Liabilities
 IFRIC 2 Members’ Shares in Cooperative Entities and Similar Instru-
ments
 IFRIC 4 Determining whether an Arrangement contains a Lease
 IFRIC 5 Rights to Interests arising from Decommissioning, Restoration
and Environmental Rehabilitation Funds
 IFRIC 6 Liabilities arising from Participating in a Specific Market-Waste
Electrical and Electronic Equipment
 IFRIC 7 Applying the Restatement Approach under IAS 29 Financial Re-
porting in Hyperinflationary Economies
 IFRIC 10 Interim Financial Reporting and Impairment
 IFRIC 12 Service Concession Arrangements
 IFRIC 13 Customer Loyalty Programmes
 IFRIC 14 The Limit on a Defined Benefit Asset, Minimum Funding Re-
quirements and their Interaction
 IFRIC 15 Agreements for the Construction of Real Estate
 IFRIC 16 Hedges of a Net Investment in a Foreign Operation
ELENCO PRINCIPI XIX

 IFRIC 17 Distributions of Non-cash Assets to Owners


 IFRIC 18 Transfers of Assets from Customers
 IFRIC 19 Extinguishing Financial Liabilities with Equity Instruments
 IFRIC 20 Stripping Costs in the Production Phase of a Surface Mine

Standards Interpretations Committee


 SIC-7 Introduction of the Euro
 SIC-10 Government Assistance-No Specific Relation to Operating Activi-
ties
 SIC-15 Operating Leases-Incentives
 SIC-25 Income Taxes-Changes in the Tax Status of an Entity or its
Shareholders
 SIC-27 Evaluating the Substance of Transactions Involving the Legal
Form of a Lease
 SIC-29 Service Concession Arrangements: Disclosures
 SIC-31 Revenue-Barter Transactions Involving Advertising Services
 SIC-32 Intangible Asset-Web Site Costs
XX I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO
PREFAZIONE

I principi contabili internazionali rappresentano una “nuova” frontiera de-


gli studi connessi al bilancio, momento fondamentale verso il processo di ar-
monizzazione prima europeo e poi mondiale. Abbandonato l’ampio dibattito
che ha caratterizzato il periodo della loro prima adozione, l’attenzione è ora
posta sulle caratteristiche di tali principi e sulle modalità di concreta appli-
cazione, esaminandone il progressivo e costante processo di definizione e ag-
giornamento, necessario al fine di adeguarli in modo stringente all’evoluzio-
ne del contesto finanziario di cui rappresentano la base per le scelte di comu-
nicazione.
Sorge così l’esigenza, soprattutto negli studi di Economia Aziendale, di ap-
profondire, a fianco della regolamentazione italiana, quella internazionale, la
quale assume rilievo per alcune specifiche ragioni:
– la sua ampia estensione, in quanto i principi oggetto del volume sono obbli-
gatori per tutte le società europee con titoli quotati in Borsa. Inoltre, in Ita-
lia vi è la possibilità di applicazione volontaria da parte dei gruppi non quo-
tati e delle imprese con capogruppo che li utilizza (l’applicazione volontaria
è difforme da Paese a Paese);
– rappresenta, a vario titolo, un riferimento rilevante in più di cento Paesi nel
mondo;
– l’influenza che in questi anni sta esercitando sulle normative locali, compre-
sa quella italiana.
Al fine di comprenderne gli obiettivi e la logica di fondo dei principi conta-
bili internazionali, l’attenzione deve essere posta su tre elementi: le caratteri-
stiche, opportunamente collegate con il quadro concettuale di riferimento, la
struttura e il contenuto.
Attualmente i principi contabili attivi, a livello internazionale, sono quaran-
tuno: si ricorda che non tutti sono applicabili in Italia in quanto, nel contesto
europeo, è necessaria l’omologazione da parte degli organismi comunitari, do-
po la verifica di alcuni presupposti: la coerenza con le direttive europee e il ri-
XXII I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

spetto del quadro fedele; l’esistenza dell’interesse pubblico europeo; la rispon-


denza a requisiti fondamentali quali, ad esempio, la comprensibilità, l’affidabi-
lità, la comparabilità.
L’omologazione di un principio contabile, affinché divenga legge europea, è
una procedura assai articolata (endorsement mechanism) e, sinteticamente, è
composta dalle seguenti fasi, che seguono evidentemente l’approvazione da
parte dello I.A.S.B:
– l’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group), organismo di
natura tecnica, valuta la sussistenza dei criteri tecnici per l’adozione, che
sintetizza in un giudizio;
– la Commissione Europea, in base al giudizio precedente, predispone una
bozza per l’omologazione del principio;
– l’ARC (Accounting Regulatory Committee), organismo di natura politica,
vota la bozza che, per essere approvata, richiede una maggioranza qualifi-
cata;
– il Parlamento Europeo e il Consiglio dell’Unione Europea approvano la
bozza o, in alternativa, non formulano opposizioni entro tre mesi.
La durata complessiva del processo, nel caso non emergano particolari
problematiche, è stimata in sette/otto mesi.
I singoli principi IAS/IFRS (il cui elenco è fornito nelle pagine successive),
sono collocati all’interno di un quadro di riferimento che definisce gli obiettivi
del bilancio e le regole di ordine generale per la sua predisposizione, il Con-
ceptual Framework for Financial Reporting.
La differente denominazione IAS (International Accounting Standards) e
IFRS (International Financial Reporting Standards) deriva da due cause: la da-
ta di pubblicazione e il soggetto emittente. Nel primo caso, gli IAS sono stati
pubblicati, ex novo, fino al 2001 (anche se successivamente sono stati modifi-
cati ma non sostituiti); gli IFRS dal 2001 ad oggi. Con riferimento al soggetto,
gli IAS sono stati emessi dallo IASC (International Accounting Standards
Committee), mentre gli IFRS dallo IASB (International Accounting Standards
Board), che a partire dal 2001 ha sostituito lo IASC.
Completano il quadro della regolamentazione internazionale, le interpreta-
zioni ufficiali dei principi: IFRIC (International Financial Reporting Standards
Interpretations) da una parte, collegate agli IFRS; SIC (Standards Interpreta-
tions Committee) dall’altra, collegate agli IAS. Attualmente sono ventiquattro
(sedici IFRIC e otto SIC): in fase di revisione del principio corrispondente, esse
vengono generalmente incorporate nella versione aggiornata.
PREFAZIONE XXIII

Il volume è articolato in tre parti. Nella prima viene fornito il quadro con-
cettuale all’interno del quale si collocano i principi contabili internazionali e la
struttura del bilancio con esso coerente. Dopo l’illustrazione del Framework,
vengono esaminati da un lato alcuni principi generali rilevanti, tra cui il fair
value e le problematiche connesse alla prima adozione; dall’altro la composi-
zione del bilancio.
La seconda parte è dedicata alle valutazioni di bilancio, affrontando le te-
matiche di maggior rilievo teorico e operativo. In particolare, sono oggetto di
trattazione: le immobilizzazioni materiali e immateriali; l’impairment test; gli
strumenti finanziari; le rimanenze di magazzino e i lavori su ordinazione; i fon-
di, le passività e le attività potenziali; i benefici per i dipendenti; i ricavi; le
operazioni in valuta estera; le imposte sui redditi.
Infine, la terza e ultima parte è relativa alle aggregazioni aziendali e alle re-
lazioni tra entità economiche, nelle quali rientrano le business combinations; il
bilancio consolidato e separato; gli investimenti in altre entità e la disclosure
complessiva; le operazioni tra parti correlate.
A fianco dell’analisi e illustrazione del contenuto del singolo principio, ven-
gono messe in evidenza, in modo assai sintetico, le differenze con la regolamen-
tazione nazionale e proposte alcune domande per verificare il grado di appren-
dimento: all’interno dei singoli capitoli frequenti sono gli esempi tratti dai
bilanci e le esemplificazioni specifiche.

Gli Autori
Dicembre 2012
XXIV I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO
1
THE CONCEPTUAL FRAMEWORK
FOR FINANCIAL REPORTING
di Stefano Azzali

SOMMARIO: 1.1. Introduzione – 1.2. Obiettivo del Financial Reporting. – 1.2.1. Le decisioni eco-
nomiche d’investimento. – 1.2.2. Le informazioni dei Financial Reporting utili agli investito-
ri. – 1.2.3. Gli utilizzatori primari dei Financial Reporting. – 1.3. Le caratteristiche qualitati-
ve. – 1.3.1. Le qualità fondamentali. – 1.3.2. Le qualità migliorative. – 1.4. Il vincolo del co-
sto e l’equilibrio con i benefici. – 1.5. Prudenza e sostanza su forma. – 1.6. Sintesi delle prin-
cipali differenze con il quadro normativo italiano. – 1.7. Verifica di apprendimento. – 1.8.
Conclusioni.

1.1. INTRODUZIONE

Un Conceptual Framework (CF) è “un sistema coerente di obiettivi e princi-


pi generali interrelati – da cui far derivare corretti principi contabili di generale
accettazione – che definisce la specie, la funzione e i limiti dei sistemi di reda-
zione e di presentazione delle informazioni del bilancio d’esercizio. Un CF deve
essere al servizio del pubblico interesse fornendo strutture e linee guida ai si-
stemi contabili per favorire la conoscenza di informazioni economiche e finan-
ziarie utili per un funzionamento dei mercati efficiente nell’allocazione di risor-
se scarse nell’economia” 1.
Nel settembre 2010 l’International Accounting Standard Board (IASB) ha
pubblicato una nuova versione dello schema concettuale (The Conceptual Fra-
mework for Financial Reporting) che è alla base della preparazione dei bilanci.
Lo schema precedente era stato redatto nel 1989 ed era denominato “Fra-
mework for the Preparation and Presentation of Financial Statement”: pur non
essendo un principio contabile, il CF rappresenta un importante punto di riferi-
mento per gli standard setter e per tutti i destinatari dei bilanci poiché chiarisce i

1
Framework FASB, CONCEPT n. 2.
2 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

concetti di base e gli elementi essenziali quali la finalità dei bilanci, i principi
generali che risultano di fondamentale importanza per il corretto utilizzo dei
principi contabili e dei bilanci. La nuova versione si è resa necessaria per adatta-
re il CF alle innovazioni e cambiamenti intervenute negli ultimi decenni. In
questa circostanza, tuttavia, il progetto è coordinato in modo congiunto dallo
IASB e dal Financial Accounting Standard Board (FASB) degli USA. Il pro-
getto comprende molteplici fasi:
1. Phase A: Objectives and qualitative characteristics;
2. Phase B: Elements and recognition;
3. Phase C: Measurement;
4. Phase D: Reporting entity;
5. Phase E: Presentation and disclosure;
6. Phase F: Purpose and status;
7. Phase G: Application to not-for-profit entities;
8. Phase H: Remaining issues.
Il capitolo commenta il nuovo CF dello IASB rispetto al precedente del 1989
mentre solo marginalmente si riprende il CF del FASB precedente, fra l’altro
molto più articolato e complesso.
La prima fase ad essere approvata è stata proprio la prima (Phase A) relativa
agli obiettivi e alle caratteristiche qualitative dei bilanci. Il nuovo documento,
dopo una parte introduttiva nella quale si precisano lo scopo e l’ambito di appli-
cazione del CF, è strutturato in 4 capitoli dedicati rispettivamente all’obiettivo
dei bilanci (Capitolo 1), ai confini del bilancio (Capitolo 2), alle caratteristiche
qualitative (Capitolo 3), alle altre parti del CF precedente (Capitolo 4), ossia gli
assunti di base, gli elementi del bilancio, i criteri di rilevazione e valutazione, i
concetti di capitale e di conservazione del capitale. La Tabella 1 propone un
raccordo tra le versioni del 1989 e del 2010 del CF dello IASB.
Il nuovo CF, tuttavia, non è affatto completo: a parte la prima fase (capitolo
1 e 3 nel nuovo CF) tutto il resto è ancora oggetto di elaborazione; in particolare
il capitolo 2 è stato proposto come Exposure Draft nel 2010 mentre tutti i con-
tenuti del capitolo 4 dovranno essere modificati alla luce dei risultati emergenti
dalle altre fasi del progetto congiunto IASB/FASB. L’attuale CF, dunque, rap-
presenta un risultato intermedio di un progetto molto più articolato e complesso
da cui sono attesi risultati finali innovativi e rilevanti in tema di principi di rile-
vazione e valutazione delle poste di bilancio. La lentezza con cui il progetto sta
faticosamente evolvendo, tuttavia, può essere un segnale delle difficoltà nel tro-
vare un accordo ovvero della minore determinazione da parte dei promotori nel
voler portare a termine il progetto.
THE CONCEPTUAL FRAMEWORK FOR FINANCIAL REPORTING 3

TABELLA 1 – Raccordo tra i CF dello IASB del 1989 e del 2010

The Conceptual Framework for Framework for the Preparation and


Financial Reporting (2010) Presentation of Financial Statement (1989)
Capitolo Titolo Paragrafo
Introduzione Prefazione, introduzione, finalità e 1-5
ruolo, ambito di applicazione
Capitolo 1 Obiettivo dei bilanci Ambito di applicazione, Utilizza- 6-21
tori e loro esigenze informative,
finalità del bilancio
Capitolo 2 The Reporting Entity Assente
Capitolo 3 Caratteristiche Qualitative del Bilancio 24-46

Capitolo 4 Assunti di Base 22-23


Elementi del bilancio 47-81
Rilevazioni in bilancio 82-98
Valutazioni di bilancio 99-101
Concetti di capitale e di conservazione del capitale 102-110

Alla luce dei cambiamenti in atto, in questo capitolo si affrontano i temi del-
la finalità dei bilanci (capitolo 1) e dei principi generali (capitolo 3), ossia quelli
su cui il documento congiunto IASB/FASB ha inciso maggiormente rispetto al-
la precedente versione IASB del 1989. Per gli altri temi del precedente CF (de-
finizione, rilevazione e valutazione delle voci di bilancio e connessi concetti di
capitale e di conservazione del capitale), si rinvia all’ampia bibliografia di rife-
rimento 2, in attesa della nuova versione che verrà proposta dal progetto con-
giunto IASB-FASB.
Il documento precisa, anzitutto, che si riferisce ai bilanci destinati a pubbli-
cazione, ovvero rivolti all’esterno dell’impresa, a tutti i soggetti che, pur avendo
propri interessi coinvolti nell’azienda, non hanno il potere di ottenere informa-
zioni sul suo stato di salute. Il motivo che induce lo IASB a intervenire in que-
sta materia è la disomogeneità delle discipline di bilancio che i vari Paesi hanno
adottato nel tempo, a loro volta frutto di differenze sociali, economiche, legali e

2
AZZALI S., Il sistema delle informazioni di bilancio delle aziende di produzione, il modello
dell’International Accounting Standards Committee, Giuffrè, Milano, 1996; CAMPEDELLI B., Ra-
gioneria internazionale, Giappichelli, Torino, 1994; PERRONE E., Il linguaggio internazionale dei
bilanci, Cedam, Padova, 1988.
4 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

di diversi destinatari privilegiati delle informazioni di bilancio. Tutto ciò ha


condotto a differenti definizioni delle voci di bilancio, dei criteri di rilevazione e
valutazione, degli obiettivi dei bilanci. In questo contesto lo IASB interviene
per armonizzare le discipline, i principi contabili e le procedure relative alla
preparazione dei bilanci ed è convinto che un più elevato livello di armonizza-
zione possa essere realizzato focalizzando l’attenzione su bilanci redatti con la
finalità di fornire informazioni utili ai destinatari per assumere decisioni eco-
nomiche. Questo presupposto rappresenta la condizione per soddisfare la mag-
gior parte dei destinatari delle informazioni di bilancio. Questi ultimi, infatti,
assumono varie decisioni economiche, come ad esempio:
a) l’acquisto, la detenzione o la vendita di azioni;
b) la valutazione dei manager;
c) la remunerazione dei dipendenti;
d) la valutazione dei prestiti ottenuti dall’impresa;
e) le politiche fiscali;
f) le politiche di distribuzione dei redditi e dividendi;
g) la preparazione e utilizzo delle statistiche per il reddito nazionale;
h) la disciplina delle attività d’impresa.
Le autorità pubbliche, in particolare, potrebbero avere obiettivi differenti o
aggiuntivi per i bilanci d’impresa ma questi non devono impedire di soddisfare
gli altri destinatari delle informazioni di bilancio.
I bilanci sono costruiti prevalentemente facendo riferimento a un modello
valutativo fondato sul costo storico recuperabile e su un concetto di conserva-
zione nominale del capitale. L’obiettivo dell’utilità delle informazioni per as-
sumere decisioni economiche potrebbe forse essere meglio realizzato con mo-
delli valutativi e concetti di conservazione del capitale differenti ma ad oggi non
c’è consenso. In ogni caso il CF è stato ridefinito per poter accogliere differenti
modelli valutativi e differenti nozioni di conservazione del capitale. La defini-
zione dell’obiettivo dei bilanci e dei suoi postulati, infatti, non compromette la
possibilità di poterli rispettare adottando diversi criteri di valutazione e concetti
di conservazione dei capitale.
Il CF stabilisce concetti che sono alla base della redazione dei bilanci rivolti
al pubblico ed ha i seguenti obiettivi:
“a) assistere il Board nella definizione di nuovi IFRS o nella modifica di quelli
precedenti;
b) assistere il Board nella promozione dell’armonizzazione delle discipline, dei
principi contabili e delle procedure per la redazione dei bilanci, fornendo una
base per ridurre le alternative contabili previste dagli IFRS;
THE CONCEPTUAL FRAMEWORK FOR FINANCIAL REPORTING 5

c) assistere i singoli Paesi nella definizione dei principi contabili nazionali;


d) assistere i redattori dei bilanci nell’applicazione degli IFRS e nell’affrontare
temi non ancora disciplinati;
e) assistere i revisori nella formazione di una opinione sulla conformità del bi-
lancio agli IFRS;
f) assistere gli utilizzatori dei bilanci nell’interpretare le informazioni redatte in
conformità con gli IFRS;
g) fornire a coloro che sono interessati al lavoro dello IASB informazioni rela-
tive al suo approccio alla definizione degli IFRS” 3.
Il documento, dunque, serve sia ad istituzioni preposte alla definizione dei
principi contabili (nazionali e internazionali) sia ai principali protagonisti del
processo di costruzione, controllo e utilizzo dei bilanci (redattori, revisori e uti-
lizzatori). Tra gli obiettivi spicca quello dell’armonizzazione internazionale dei
principi contabili che lo IASB persegue fin dalla sua nascita e che, tuttavia, è
molto complesso da realizzare alla luce delle molteplici differenze connesse a
condizioni d’azienda (inerenti alla nozione d’azienda, alle sue finalità, alla con-
siderazione del capitale e del lavoro, alle differenziate attività economiche) e
d’ambiente (politico-legislativo, socio-culturale, economico) e al nazionalismo
che caratterizza vari Paesi. L’armonizzazione contabile proposta dallo IASB e
dal suo CF è di tipo volontario anche se nei Paesi dell’Unione Europea si è tra-
sformata in obbligatoria alla luce dell’applicazione a partire dal 2005 degli
IFRS in tutti i Paesi membri, pur limitata a talune classi di società e bilanci.
Proprio nei Paesi dell’Unione Europea, inoltre, si assiste ad una forma di armo-
nizzazione che per la prima volta fa coincidere le norme giuridiche con i princi-
pi contabili statuiti da organizzazioni professionali come lo IASB.
Nonostante i buoni propositi, si è del parere che l’obiettivo dell’armonizza-
zione contabile dei principi contabili a livello internazionale sia ancora molto
lontano dall’essere pienamente realizzato. Anche nella stessa Unione Europea,
l’adozione degli IFRS non sembra aver assicurato un progresso evidente dell’ar-
monizzazione contabile sia in relazione agli schemi di bilancio che ai criteri di
valutazione da adottare per le componenti elementari. In entrambe i casi, infatti,
gli IAS/IFRS consentono margini discrezionali molto rilevanti che non paiono
coerenti con la finalità di armonizzazione e comparabilità delle informazioni
economico – finanziarie. In questo contesto, tuttavia, il progetto IASB-FASB
potrebbe contribuire al miglioramento dell’armonizzazione tra i due set di prin-
cipi contabili e tra di due CF.

3
IASB (2010), The Conceptual Framework for Financial Reporting, Purpose and Status.
6 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Il CF non è un principio contabile internazionale e quindi non stabilisce al-


cun criterio di valutazione o informazione da inserire nel bilancio. Niente nel
CF dovrebbe essere in contrasto con i principi contabili internazionali anche se
in alcuni casi può accadere: in questi casi prevale sempre il principio contabile
internazionale rispetto al CF. Lo IASB avrà come riferimento per la definizione
di nuovi principi o per la revisione di quelli vecchi proprio il CF e quindi il nu-
mero di conflitti è destinato a diminuire nel tempo. In definitiva si stabilisce una
precisa gerarchia tra IFRS e CF con i primi che sempre sono da considerarsi
prioritari rispetto al CF. L’importanza di questa gerarchia dovrebbe divenire
sempre meno importante in relazione al processo d’integrazione e coordinamen-
to tra CF a IFRS. Al termine di questo processo che conduce alla piena coerenza
tra CF e IFRS non dovrebbero esserci ostacoli ad assimilare l’uno agli altri an-
che in termini di obbligatorietà e importanza relativa.

1.2. OBIETTIVO DEL FINANCIAL REPORTING

L’obiettivo del Financial Reporting (CF) è sviluppato nel capitolo 1, deno-


minato “The objective of general purpose financial reporting” e comprende 21
paragrafi denominati con la sigla OB, abbreviazione di “Objective” seguita dai
numeri. Dopo l’introduzione (OB1), seguono paragrafi sull’obiettivo, utilità e
limiti della finalità generale del FR (OB2 – OB11), sulla struttura patrimoniale
– finanziaria e le sue variazioni (OB12 – OB21). Queste ultime, a loro volta,
possono derivare dal reddito d’esercizio e dai connessi flussi di cassa ovvero da
variazioni non comprese nella determinazione dei risultati d’impresa .
Nell’introduzione si precisa un aspetto rilevante: nell’economia complessiva
del CF l’obiettivo del FR è centrale rispetto a tutti gli altri contenuti; la finalità
del FR, di conseguenza, è l’elemento più importante del CF poiché condiziona,
incide e giustifica le scelte effettuate, ad esempio, in tema di caratteristiche qua-
litative e di principi di valutazione delle poste di bilancio.
L’obiettivo non è riferito solamente al bilancio d’esercizio ma a tutti i docu-
menti finanziari che l’impresa comunica al mercato. In altri termini gli obiettivi
sono dei FR e non dei Financial Statement. In precedenza, invece, il CF dello
IASB si riferiva solamente alle informazioni di bilancio. Inoltre lo IAS 1, a sua
volta, è riferito ai Financial Statement e pone un primo elemento di disomoge-
neità interna al corpo dei principi contabili internazionali. Questa innovazione
introdotta nel documento amplia l’oggetto di riferimento anche se le informa-
zioni di bilancio rimangono la parte centrale dei FR. Riguardo all’obiettivo dei
FR alcuni commenti alle bozze di CF proponevano di sfruttare le nuove tecno-
logie (ad esempio XBRL) per arrivare a redigere FR “personalizzati” per i diffe-
THE CONCEPTUAL FRAMEWORK FOR FINANCIAL REPORTING 7

renti utilizzatori in modo tale di tener meglio in considerazione le loro attese di


conoscenza. Le principali controindicazioni, tuttavia, sono legate ai probabili
maggiori costi necessari per organizzare un tale sistema informativo e alle co-
noscenze necessarie da parte degli utilizzatori per apprezzare le informazioni
dei FR. Per queste ragioni il nuovo CF ha confermato la definizione di un obiet-
tivo generale dei FR, che sembra il modo più efficiente ed efficace per soddisfa-
re i bisogni di informazione dei molteplici utilizzatori. Non si è specificato, in-
fine, che l’obiettivo dei FR si riferisce all’informativa rivolta all’esterno del-
l’impresa perché ridondante e implicito.
L’obiettivo del FR è di fornire informazioni d’impresa utili agli attuali e po-
tenziali investitori 4, nell’assumere decisioni relative al finanziamento dell’im-
presa 5. Tali decisioni riguardano l’acquisto, la vendita o la detenzione di capita-
le di rischio e di prestito, la fornitura o l’estinzione di prestiti o altre forme di
credito 6. La finalità dei FR è di seguito analizzata nelle sue principali compo-
nenti, ossia le decisioni economiche di investimento, le informazioni dei FR uti-
li agli investitori e gli utilizzatori primari dei FR.

1.2.1. Le decisioni economiche d’investimento

Le decisioni economiche d’investimento sono relative all’acquisto, alla ven-


dita, o alla detenzione di strumenti finanziari a titoli di capitale di rischio o di
debito. Tali decisioni dipendono dai rendimenti attesi dall’investimento, come
per esempio i dividendi, gli interessi e i redditi in conto capitale che si presume
di incassare. I rendimenti, a loro volta, dipendono dall’apprezzamento dei valo-
ri, tempi e incertezze dei futuri flussi di cassa d’impresa; infatti, è sulla base di
tali flussi che verranno decisi i probabili rendimenti per gli investitori (dividen-
di, interessi e redditi in conto capitale). In definitiva le decisioni economiche
d’investimento presuppongono la disponibilità d’informazioni utili per apprez-
zare i prospettici flussi di cassa dell’impresa e i connessi rendimenti per gli in-
vestitori. Rispetto alla precedente versione, il CF precisa meglio il tipo di deci-
sioni che i destinatari devono assumere: non una generica decisione economica
ma più precisamente le decisioni di allocazione delle risorse finanziarie. Ov-

4
Gli investitori sono intesi in senso ampio e comprendono i conferenti capitale di rischio, di
prestito e altri creditori.
5
I FR non hanno invece finalità di determinare il valore effettivo delle imprese anche se pos-
sono fornire agli interessati informazioni utili in tal senso, IASB (2010), The Conceptual Fra-
mework for Financial Reporting, Capitolo Primo, OB7.
6
IASB (2010), The Conceptual Framework for Financial Reporting, Capitolo Primo, OB2.
8 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

viamente gli utilizzatori primari dei FR hanno altre decisioni da assumere (ad
esempio connesse alla nomina e rinnovo degli amministratori, alle loro remune-
razioni e valutazione dei risultati conseguiti) ma la scelta è stata di privilegiare
le decisioni connesse al finanziamento dell’impresa. Le informazioni sulla valu-
tazione dei manager, tuttavia, sono importanti per i fornitori di risorse finanzia-
rie e quindi nelle decisioni sull’allocazione di tali risorse sono comprese anche
quelle inerenti la valutazione dei manager.

1.2.2. Le informazioni dei Financial Reporting utili agli investitori

Le informazioni, utili per aiutare gli investitori a valutare i flussi di cassa


prospettici dell’impresa, sono, anzitutto, quelle relative alla struttura patrimo-
niale-finanziaria e ai risultati d’impresa (informazioni di bilancio) ma anche
quelle utili per apprezzare le responsabilità degli amministratori. Il CF esempli-
fica queste informazioni con quelle strumentali ad apprezzare se gli amministra-
tori sono riusciti a proteggere il patrimonio d’impresa dall’effetto sfavorevole di
taluni fattori economici (cambiamenti nei prezzi o nelle tecnologie) e ad assicu-
rare la compliance rispetto alle leggi, i regolamenti e i contratti. Utili in questo
senso possono essere anche le informazioni su eventuali limitazioni delle re-
sponsabilità degli amministratori poiché ciò coinvolge direttamente gli investi-
tori, a loro volta responsabili di nominare gli amministratori e indirizzare le loro
strategie in modo coerente rispetto alle politiche delineate dai soci.
Nell’ambito delle informazioni di bilancio, il CF conferma l’importanza sia
di quelle relative alla struttura patrimoniale (Balance Sheet), sia quelle inerenti ai
risultati economici (Comprehensive Income) e finanziari (Cash Flow Statement)
poiché tutte offrono utili elementi per assumere decisioni d’investimento. In
particolare le informazioni sulla struttura patrimoniale d’impresa (Entity resour-
ces, claims against the entity), aiutano gli investitori a identificare i punti di for-
za e di debolezza finanziaria d’impresa e ad apprezzare la liquidità e solvibilità
dell’impresa, le sue necessità finanziarie e la probabilità di successo nell’ottene-
re finanziamenti. Tali informazioni, in altri termini, possono aiutare gli utilizza-
tori a prevedere come i futuri flussi di cassa saranno distribuiti tra coloro che
vantano diritti nei confronti dell’impresa, anche se le risorse d’impresa sono va-
riamente correlate ai flussi di cassa: in alcuni casi questi ultimi derivano diret-
tamente dalle risorse economiche esistenti, come i crediti commerciali; altri
flussi di cassa, invece, derivano dall’impiego di risorse in modo combinato per
produrre e vendere beni e servizi per i clienti.
I risultati d’impresa sono costituiti dal reddito d’esercizio e dai connessi
flussi di cassa. Il reddito d’impresa (Financial performance reflected by accrual
THE CONCEPTUAL FRAMEWORK FOR FINANCIAL REPORTING 9

accounting) aiuta gli investitori ad apprezzare: 1) il rendimento delle risorse


impiegate nella produzione economica; 2) l’efficacia degli amministratori nel
far fronte alle proprie responsabilità nell’impiego delle risorse d’impresa. Tali
informazioni, inoltre, possono essere proiettate nel futuro e aiutare gli investitori
nel prevedere i rendimenti prospettici in termini di redditi e flussi di cassa futuri
d’impresa. Si conferma che l’accrual accounting offre una migliore base per
valutare i risultati d’impresa rispetto alle sole informazioni relative agli incassi e
ai pagamenti effettuati durante il periodo.
I flussi di cassa (Financial performance reflected by past cash flow), aiutano
gli investitori ad apprezzare come l’impresa ottiene e impiega le fonti di finan-
ziamento, comprese le informazioni sui prestiti e il loro rimborso, i dividendi e
altri flussi di cassa distribuiti agli investitori, e altri fattori che possono influen-
zare la liquidità e solvibilità. Le informazioni sui flussi di cassa aiutano gli in-
vestitori ad apprezzare il contributo della gestione operativa, delle attività di in-
vestimento e di finanziamento, la sua liquidità e solvibilità e interpretare altre
informazioni relative ai risultati d’impresa.
Infine il CF si sofferma sulle variazioni della struttura patrimoniale non deri-
vanti dal reddito d’esercizio (Changes in economic resources and claims not re-
sulting from financial performance), ossia quelle operazioni che incidono in
modo diretto sulla struttura delle fonti di finanziamento e degli investimenti,
senza interessare i risultati d’impresa (ad esempio delle operazioni di aumento
del capitale sociale a pagamento). Ovviamente anche queste informazioni sono
necessarie per dare agli utilizzatori una completa conoscenza di come è cambia-
ta la struttura patrimoniale e delle implicazioni di queste variazioni sui risultati
prospettici d’impresa.
In conclusione può essere opportuno sottolineare una peculiarità del nuovo
CF: Il CF degli USA stabilisce che, nell’ambito delle informazioni comprese
nei FR, quelle primarie sono le sulle “performances” apprezzate con il “com-
prehensive income” e le sue componenti. Il CF dello IASB, invece, considerava
tutte le informazioni del FR di uguale importanza. Tenuto conto delle strette re-
lazioni di interdipendenza esistenti tra tutte le informazioni del FR e del fatto
che le stesse sono un “sistema di valori” il nuovo CF ha privilegiato la posizio-
ne dello IASB ed ha ribadito di assegnare la stessa importanza alle informazioni
dello stato patrimoniale, del conto economico, del rendiconto finanziario, del
prospetto delle variazioni di patrimonio netto e delle note.

1.2.3. Gli utilizzatori primari dei Financial Reporting

Gli utilizzatori primari dei FR sono gli investitori attuali e potenziali (existing
10 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

and potential investors, lenders and other creditors). Le condizioni per apparte-
nere agli utilizzatori primari sono di: 1) non poter ottenere informazioni diret-
tamente dall’impresa; 2) avere la necessità di assumere decisioni facendo affi-
damento anche sulle informazioni di bilancio.
Ovviamente è necessario essere consapevoli che le informazioni comprese
nei FR non possono fornire agli investitori tutte le informazioni di cui hanno bi-
sogno. Oltre alle informazioni dei FR, infatti, le decisioni d’investimento devo-
no tenere conto anche di informazioni di più ampio respiro, ad esempio quelle
sulle condizioni economiche generali d’ambiente (prospettive dei mercati, livel-
li competitivi, settori economici, contesto politico nazionale e internazionale) e
d’azienda (corporate governance, assetti proprietari, composizione e competen-
ze professionali del personale dipendente, livello di sindacalizzazione). I singoli
investitori, inoltre, possono avere differenti bisogni informativi, a volte anche in
conflitto tra di loro: i FR tendono a soddisfare le attese d’informazione del nu-
mero massimo di utilizzatori primari ma non si può escludere che essi possano
avvantaggiare taluni investitori rispetto ad altri.
La definizione degli investitori quali destinatari privilegiati dei FR conduce
ad escludere altri importanti soggetti dalla nozione di Primary Users. Gli am-
ministratori ad esempio non possono essere utilizzatori primari perché hanno la
capacità di ottenere informazioni direttamente all’interno dell’impresa. Ovvia-
mente anche gli amministratori utilizzano le informazioni di bilancio ma non
possono essere compresi tra i Primary Users così come definiti dal CF. Si tratta
di destinatari privilegiati da questo punto di vista poiché sono anche protagoni-
sti interni della gestione d’impresa.
Altri soggetti, come le autorità di regolamentazione e la collettività possono
ricevere informazioni utili dai FR ma non sono compresi tra i Primary Users.
Sono escluse le autorità di regolamentazione dai destinatari primari perché ac-
cogliere i loro bisogni (informazioni utili per la stabilità del mercato dei capita-
li) potrebbe compromettere la rappresentazione fedele e la significatività delle
informazioni del FR a favore degli Investors. Investitori e autorità di regolamen-
tazione hanno interessi spesso sovrapposti ma estendere la finalità dei FR alla
stabilità del mercato dei capitali avrebbe creato un conflitto tra gli obiettivi non
semplice da risolvere. Ad esempio l’obiettivo di stabilità dei mercati finanziari
potrebbe richiedere di non rilevare o di ritardare la rilevazione nei FR di alcune
variazioni di valore ma ciò priverebbe gli investitori di informazioni di loro in-
teresse. Per evitare questo conflitto, il nuovo CF ha scelto di privilegiare l’obiet-
tivo di fornire informazioni al servizio delle attese di conoscenza dei partecipan-
ti al mercato dei capitali. In ogni caso anche la stabilità del mercato dei capitali
potrebbe essere migliorata come conseguenza della decisione di privilegiare gli
investitori come utilizzatori primari dei FR.
THE CONCEPTUAL FRAMEWORK FOR FINANCIAL REPORTING 11

L’introduzione formale dei “Primary Users” del FR rappresenta una rilevan-


te innovazione del nuovo CF rispetto a quelli precedenti. Nel precedente CF
dello IASB i destinatari erano gli attuali e potenziali investitori, dipendenti, con-
ferenti capitale di prestito, fornitori e altri creditori commerciali. Il paragrafo 9
inoltre comprendeva una lista di altri potenziali utilizzatori come i clienti, le au-
torità statali e le loro agenzie, il pubblico. Nel successivo paragrafo 10, tuttavia,
il precedente CF ipotizzava che “siccome gli investitori sono conferenti di capi-
tale di rischio, bilanci che soddisfano le loro attese di conoscenza saranno in
grado di soddisfare la maggior parte dei bisogni di informazione degli altri uti-
lizzatori”. Di fatto, quindi, il precedente CF si focalizzava sugli Investors anche
se nel paragrafo 12 si precisava che “l’obiettivo del bilancio è di fornire infor-
mazioni che siano utili ad un vasto insieme di utilizzatori nell’assumere deci-
sioni economiche”. In definitiva il precedente CF dello IASB si focalizzava sul-
le attese di conoscenza degli Investors ipotizzando che fossero rappresentative
dei bisogni di informazione di una vasta gamma di utilizzatori ma non identifi-
cava in modo formale una classi di destinatari primari.
Il CF del FASB a sua volta si riferiva agli attuali e potenziali investitori, cre-
ditori e altri utilizzatori nell’assumere razionali decisioni d’investimento, di cre-
dito e altre decisioni simili. Tale CF specificava che la maggior parte degli inve-
stitori sono i conferenti capitale di rischio e di debito mentre la maggior parte
dei creditori sono i fornitori di beni e servizi che concedono dilazioni di paga-
mento, i clienti e i dipendenti, le istituzioni finanziarie, finanziatori privati e gli
obbligazionisti. Una differenza rispetto al CF dello IASB è che in quello USA
ci si riferisce agli investitori sia di rischio sia di debito mentre lo IASB enfatizza
i conferenti capitale di rischio. Tuttavia, entrambi i CF precisavano che nell’am-
bito degli investitori e creditori possono essere compresi gli analisti e consulenti
finanziari, i legali, i mediatori, le autorità di regolamentazione e altri che consi-
gliano o rappresentano gli interessi degli investitori e dei creditori o che sono
interessati a come investitori e creditori sono trattati.
Il nuovo CF è diverso dai precedenti per due ragioni: 1) si sono eliminate le
differenze tra i 2 CF precedenti; 2) si è fatta la scelta di privilegiare i fornitori di
risorse finanziarie nell’ambito degli utilizzatori dei FR. I FR ovviamente posso-
no essere utilizzati da altri destinatari ma per non essere generici lo IASB ha ri-
tenuto opportuno specificare i Primary Users. Tuttavia potrebbe non esserci ac-
cordo sulla nozione di utilizzatori primari effettuata dallo IASB e pensare a con-
tenuti più puntuali e limitati 7. Lo IASB giustifica la scelta degli investitori quali
destinatari primari con tre motivazioni:

7
IASB (2010), The Conceptual Framework for Financial Reporting, Capitolo Primo, BC1.15.
12 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

a) Essi hanno i più immediati e critici bisogni di informazione nei FR e molti


non hanno alternative possibilità di richiedere e ottenere tali informazioni di-
rettamente dall’impresa;
b) Lo IASB e il FASB sentono la responsabilità di focalizzare l’attenzione sui
bisogni dei partecipanti al mercato dei capitali, che includono non solo gli at-
tuali investitori ma anche quelli potenziali;
c) Le informazioni che soddisfano i bisogni degli investitori è probabile che
soddisfino i bisogni degli altri utilizzatori sia nei modelli di CG focalizzati
sugli azionisti sia in quelli che si rivolgono a tutti gli stakeholders.
Il CF definisce l’obiettivo dei FR uguale per tutte le classi d’imprese, non
distinguendolo per dimensione, quotazione delle azioni e assetti proprietari
concentrati o diffusi. Tuttavia il vincolo del costo di produzione delle infor-
mazioni, le differenze settoriali e di complessità delle imprese possono con-
durre lo IASB a permettere o imporre differenze nei FR di talune classi d’im-
prese.

1.3. LE CARATTERISTICHE QUALITATIVE

Il capitolo 3 è relativo alle caratteristiche qualitative e comprende 39 para-


grafi contraddistinti dalla sigla QC per semplificare le denominazione “Qualita-
tive Characteristics”. Dopo l’introduzione (QC1 – QC3), seguono paragrafi sul-
le caratteristiche qualitative che rendono utili le informazioni di bilancio (QC4 –
QC34) e il capitolo si chiude con una parte relativa al costo quale vincolo per
l’utilità delle informazioni di bilancio (QC35 – QC39). Le caratteristiche quali-
tative servono per rendere meno generico l’obiettivo dei FR (fornire informa-
zioni economico-finanziarie d’impresa utili agli attuali e potenziali investitori
nell’assumere decisioni relative alla fornitura di risorse all’impresa). L’obiettivo
dei FR lascia, infatti, un grande livello di discrezionalità e offre poche linee
guida su come esercitarla. Le caratteristiche qualitative sono uno strumento per
rendere coerente la discrezionalità del processo di costruzione dei bilanci con
l’obiettivo dei FR.
Nell’ambito delle caratteristiche qualitative si distinguono quelle fondamen-
tali (Fundamental), ossia la significatività e la rappresentazione fedele da quelle
migliorative (Enhancing), ossia la comparabilità, la verificabilità, la tempestivi-
tà, la comprensibilità. Questa distinzione non era presenta nel discussion paper
proposto per i commenti ed è stata invece introdotta direttamente dallo IASB in
un momento successivo. La discussione ha rilevato che non tutti erano d’accor-
do su questa classificazione perché arbitraria ma alla fine si è deciso di mante-
THE CONCEPTUAL FRAMEWORK FOR FINANCIAL REPORTING 13

nerla nella convinzione che due siano le qualità fondamentali, la Relevance e la


Faithful Representation, senza le quali l’informazione del FR non è utile. Le
qualità migliorative, invece pur importanti, non sono essenziali: se un FR è re-
levant e faithfully represented allora l’informazione è utile anche in assenza del-
le caratteristiche qualitative migliorative.
L’introduzione chiarisce il ruolo delle caratteristiche qualitative nel CF: esse
identificano caratteristiche delle informazioni di bilancio che sono strumentali
all’obiettivo dei FR. In altri termini le caratteristiche qualitative dovrebbero
creare i presupposti per fornire agli investitori informazioni comprese nei FR
utili nell’assumere decisioni d’investimento. Si precisa altresì un’innovazione
che deriva dalla nozione più ampia di FR rispetto alla precedente “Financial
Statements”: essendo più ampio ed esteso lo strumento con cui le imprese co-
municano informazioni ai mercati finanziari, anche le caratteristiche qualitative
non possono che essere riferite sia ai tradizionali bilanci sia ad eventuali altre
informazioni spesso comprese nei rapporti finanziari (ad esempio informazioni
sulle prospettive e sulla prevedibile evoluzione della gestione). A questo ri-
guardo, il CF precisa che le caratteristiche qualitative, tenuto conto del vinco-
lo del costo, possono essere applicate in modo differente alle varie classi di
informazioni.

1.3.1. Le qualità fondamentali

Per essere utili, le informazioni di bilancio devono essere significative (Re-


levant) e fornire una rappresentazione fedele (Faithful Representation) della
struttura patrimoniale e dei risultati d’impresa. L’utilità migliora se le infor-
mazioni sono comparabili, verificabili, tempestive e comprensibili 8. Nella fra-
se precedente è compresa la nuova classificazione delle caratteristiche qualita-
tive derivante dal progetto congiunto IASB-FASB che, peraltro, è molto inno-
vativa rispetto alle precedenti versioni dei CF. Specificamente, la nuova ver-
sione del CF identifica, anzitutto, le cosiddette caratteristiche qualitative fon-
damentali.

8
IASB (2010), The Conceptual Framework for Financial Reporting, Capitolo Terzo, QC4.
14 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

FIGURA 1 – Le caratteristiche qualitative fondamentali

Fundamental
Characteristics

Relevance Faithful Representation

Significatività (Relevance)

La relevance rappresenta una qualità fondamentale delle informazioni del


FR poiché direttamente connessa con l’utilità delle informazioni per gli investi-
tori. Le informazioni sono Relevant se “fanno la differenza” nelle decisioni de-
gli investitori 9, ossia se sono in grado di influenzare a tal punto il comporta-
mento dell’utilizzatore da essere considerate decisive per assumere una specifi-
ca decisione d’investimento. In assenza di quella informazione la decisione non
sarebbe stata assunta ovvero sarebbe stata assunta in modo diverso. Le informa-
zioni Relevant possono “fare la differenza” nelle decisioni degli investitori se
hanno valore predittivo (Predictive Value), valore di conferma (Confirmatory
Value) o entrambi 10.
Le informazioni dei FR hanno valore predittivo 11 se utilizzate dagli investi-
tori per prevedere futuri risultati. Esse non necessariamente devono essere delle
previsioni per avere valore predittivo: la maggior parte dei valori di bilancio,
infatti, sono riferite al passato e solo parzialmente possono incorporare valori
prospettici in relazione all’impiego di criteri di valutazione che, rispettivamente,
consentono o impongono procedure che prevedano il loro impiego.

9
IASB (2010), The Conceptual Framework for Financial Reporting, Capitolo Terzo, QC6.
10
IASB (2010), The Conceptual Framework for Financial Reporting, Capitolo Terzo, QC7.
11
Il valore di previsione ha un diverso significato in statistica: livello di affidabilità con cui è
possibile prevedere il prossimo numero di una serie e la sua persistenza, ossia la tendenza di quel-
la serie di numeri a cambiare in linea con cambiamenti passati.
THE CONCEPTUAL FRAMEWORK FOR FINANCIAL REPORTING 15

FIGURA 2 – La Significatività

Relevance

Predictive Value Confirmatory Value Predictive and


Confirmatory Value

Le informazioni dei FR hanno valore di conferma se permettono un con-


trollo rispetto a precedenti valutazioni: il risultato dell’attività di controllo può
tradursi in una conferma delle precedenti previsioni ovvero nella necessità di
modificare gli obiettivi per renderli coerenti e raggiungibili rispetto ai nuovi
valori.
Capacità di previsione e di conferma delle informazioni dei FR sono inter-
relate. Le informazioni che hanno valore predittivo spesso hanno anche valore
di conferma. I ricavi annuali ad esempio possono essere utilizzati per prevede-
re i ricavi futuri ma possono essere confrontati con le previsioni dei ricavi an-
nuali fatte in passato. Il risultato di queste comparazioni può aiutare gli inve-
stitori a correggere o migliorare le modalità di effettuazione di queste previ-
sioni.
La Materiality (Rilevanza) è un aspetto della Relevance: un’informazione è
Material se la sua omissione o scorretta rappresentazione influenza le decisioni
degli investitori effettuate sulla base delle informazioni di bilancio d’impresa.
La rilevanza è un aspetto specifico dell’impresa fondato sulla natura e intensità
o entrambe del valore a cui l’informazione si riferisce nel contesto di uno speci-
fico bilancio d’impresa. Di conseguenza non si può specificare una soglia quan-
titativa uniforme per definire la rilevanza o predeterminare cosa potrebbe essere
rilevante in una particolare circostanza 12.

12
IASB (2010), The Conceptual Framework for Financial Reporting, Capitolo Terzo, QC11.
16 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

La rappresentazione fedele (Faithful Representation)

La seconda caratteristica qualitativa fondamentale è la Faithful Representa-


tion che, rispetto alla precedente versione del CF dello IASB, ha sostituito la
Reliability, ossia l’attendibilità.

FIGURA 3 – La rappresentazione fedele

Faithful
Representation

Neutrality Completeness Free from error


(Neutralità) (Completezza) (Attendibilità)

L’utilità delle informazioni dei FR presuppone la loro Relevance ma ciò non


basta poiché tali informazioni devono anche essere corrette (Faithful). La cor-
retta presentazione delle informazioni nei FR, a sua volta, richiede il rispetto
delle seguenti qualità: la completezza, la neutralità e l’assenza di errori.
La completezza dei FR riguarda ad esempio gli schemi di bilancio e le in-
formazioni integrative. Riguardo agli schemi la completezza non si limita al ri-
spetto del contenuto di tutti i documenti prescritti ma impone altresì di fornire
tutte le informazioni Relevant per gli investitori nell’assumere le decisioni eco-
nomiche. Per le informazioni integrative è necessario rispettare i requisiti di
disclosure previsti da tutti gli IAS/IFRS e non limitarsi ad una loro interpre-
tazione formale o letterale. Particolare attenzione al requisito della completezza
deve interessare i gruppi aziendali e i connessi bilanci consolidati: è evidente
che in queste aziende se l’area di consolidamento è definita in modo incompleto
(con l’esclusione dall’area di società controllate che tuttavia appaiono formal-
mente non controllate), il bilancio non potrà fornire una rappresentazione fedele
delle attività e dei risultati conseguiti dal gruppo, con riflessi diretti sull’utilità
delle informazioni.
THE CONCEPTUAL FRAMEWORK FOR FINANCIAL REPORTING 17

La neutralità delle informazioni, a sua volta, richiede assenza di pregiudizi


nella determinazione dei valori di bilancio. In altri termini chi redige il bilancio
non deve avere obiettivi predefiniti da realizzare in termini, ad esempio, di risul-
tati da conseguire o imposte da pagare. Nella costruzione dei FR, dunque, non
sono ammesse politiche di bilancio che, attraverso la manipolazione dei valori
dei FR, tendono, ad esempio, a indirizzare in modo opportunistico e ingannevo-
le il comportamento degli investitori verso una specifica decisione economica
(acquisto, vendita o detenzione dello strumento finanziario). Ciò non significa
negare l’esistenza o l’opportunità di realizzare le politiche di bilancio: queste
sono un carattere intrinseco dei bilanci, ineliminabile, dovuto all’ipotesi finzio-
ne di interrompere in modo artificiale la vita dell’azienda al termine del periodo
amministrativo. È dunque di generale accettazione che le informazioni del FR
siano influenzate dal comportamento del redattore di bilancio e che possano es-
sere associate a precisi obiettivi informativi (utilità per gli investitori). Ciò che
vanno invece evitati sono i comportamenti scorretti e in mala fede che si pro-
pongono di ingannare gli investitori comunicando loro informazioni manipola-
te, per favorire determinati interessi a scapito di altri. Le politiche di bilancio,
come detto, sono ineliminabili ma, per assicurare tutela e utilità agli investito-
ri, è opportuno che siano rese trasparenti con adeguati livelli di disclosure.
Assenza di errori non significa precisione assoluta di ogni valore e informa-
zione dei FR. Ciò è impossibile perché i FR comprendono sia valori oggettivi
sia valori stimati e congetturati, per i quali non può esistere una nozione di cor-
rettezza o verità assoluta. La possibilità prevista per talune poste del bilancio di
utilizzare principi di valutazione alternativi ovvero la discrezionalità interpreta-
tiva dei medesimi, consente agli amministratori di scegliere il valore da iscrive-
re nei FR nell’ambito di un range compreso tra valori minimi e massimi, piutto-
sto che imporre loro valori puntuali e unici. In questi casi tutti i valori compresi
nell’intervallo potrebbero essere considerati corretti e iscrivibili in FR affidabili.
Errore o frode di bilancio, invece, significa rispettivamente un comportamento
colposo o doloso che si traduce in informazioni dei FR che, non rispettando i
principi contabili, presentano una situazione patrimoniale o risultati d’impresa
infedeli, non coerenti rispetto a quelli effettivi. Nei FR, tuttavia, possono essere
tollerati errori, purché non Material. In altri termini, la complessità della tradu-
zione in valori di bilancio dell’attività d’impresa può comportare qualche errore
ma essi non devono essere tali da influenzare gli investitori nelle loro decisioni.
Per esempio una valutazione di un prezzo o valore non osservabile non si può
dire accurata o non accurata ma la rappresentazione di quella stima è corretta se
il valore è descritto chiaramente precisando la natura e i limiti del processo di
stima, e non ci sono errori nella selezione e applicazione del processo di valuta-
18 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

zione 13. Vale la pena di ricordare che la rappresentazione fedele da sola non as-
sicura informazioni utili poiché essa dipende anche dalla significatività: se una
informazione è rappresentata in modo fedele potrebbe essere poco significativa;
se non ci sono alternative, tuttavia, quella stima offre l’informazione disponibile
migliore.
La Faithful Representation è proposta nel nuovo CF come qualità fonda-
mentale che va a sostituire la Reliability dei precedenti CF IASB e FASB. Il
motivo di questa sostituzione può essere l’indeterminatezza del suo significato
o meglio l’assenza di un significato condiviso. Per alcuni si tratta della verifi-
cabilità, per altri dell’assenza di errori materiali; ovvero della rappresentazione
fedele combinata con la neutralità e la precisione. In questo contesto si è scelto
il termine Faithful Representation per indicare ciò che i due CF precedenti in-
dicavano con reliability, ma con alcune differenze importanti. Ad esempio nel
CF precedenti la sostanza rispetto alla forma e la prudenza erano qualità che
spiegavano la reliability mentre nel nuovo CF sono state eliminate (la sostanza
sulla forma perché ridondante e la prudenza perché in contrasto con la neutrali-
tà, non si può consigliare la prudenza e assicurare informazioni neutrali allo
stesso tempo).
Infine lo IASB rileva che, nonostante che vi siano molte ricerche sulla Rele-
vance e sulla rappresentazione fedele dei FR studiate attraverso correlazioni con
le variazioni dei prezzi di mercato dei titoli delle imprese, non sono state fornite
tecniche per misurare la Faith Representation separatamente dalla significatività
e scomposta nelle sue tre componenti di completezza, neutralità e assenza di er-
rori. La qualità e l’utilità dei FR, in altri termini dovrebbero essere indagate
non solo con lo sviluppo di studi sulla Value Relevance ma anche con ricerche
in grado di proporre efficaci strumenti di misurazione della rappresentazione
fedele.

1.3.2. Le qualità migliorative

Il nuovo CF introduce successivamente la classe delle caratteristiche qualita-


tive migliorative, ossia qualità che non sono considerate essenziali ma che pos-
sono aiutare gli investitori nell’assumere le decisioni economiche. Si tratta di
un’innovazione introdotta da questa nuova versione del CF poiché non presente
nei CF precedenti. Come accennato in precedenza quattro sono le qualità consi-
derate migliorative (Figura 4).

13
IASB (2010), The Conceptual Framework for Financial Reporting, Capitolo Terzo, QC15.
THE CONCEPTUAL FRAMEWORK FOR FINANCIAL REPORTING 19

FIGURA 4 – Le caratteristiche qualitative migliorative

Enhancing
Characteristics

Comparability Understandability
Understandability Verifiability Timeliness

Il CF sostiene che le informazioni dei FR sono più utili se possono essere


confrontate con informazioni simili di altre imprese e con simili informazioni
della stessa impresa per altri periodi di tempo. In altri termini la comparabilità
nella simultaneità spaziale e nella successione temporale sicuramente aiuta gli
utilizzatori nella scelta tra investimenti alternativi. Il confronto, ovviamente, è
possibile solamente se si hanno a disposizione almeno due valori. La compara-
bilità è agevolata se i FR sono redatti con l’impiego continuativo e coerente de-
gli stessi criteri di valutazione (consistency) ma i due concetti non vanno confu-
si: la consistency è uno strumento per realizzare l’obiettivo (comparability). Di-
versa è l’uniformità: non si devono fare apparire simili cose differenti ma piut-
tosto rappresentare in modo uniforme cose simili anche se appaiono diverse. La
comparabilità può essere favorita da altre caratteristiche qualitative: la rappre-
sentazione fedele di operazioni significative, realizzata in modo corretto da im-
prese diverse, può creare i presupposti per il confronto delle informazioni. Lo
IASB da decenni persegue la comparabilità delle informazioni con una politica
volta a ridurre i metodi contabili alternativi per la costruzione dei FR. Ma le di-
vergenze che spesso si rilevano nei principi contabili nazionali sono rilevanti e,
spesso, inducono lo IASB a conservare la possibilità di impiego di criteri di va-
lutazione alternativi ovvero elevati margini applicativi degli IAS/IFRS e tutto
ciò, ovviamente, non aiuta la comparabilità.
L’utilità delle informazioni dei FR, inoltre, è favorita dalla loro verificabilità
poiché ciò dovrebbe contribuire alla loro correttezza. Soggetti indipendenti (re-
visori o sindaci) devono poter verificare la correttezza dei FR ed esprimere un
loro giudizio sulla rappresentazione fedele. La verificabilità può essere diretta o
indiretta. La prima presuppone l’osservazione e l’azione diretta del soggetto in-
20 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

dipendente (ad esempio le verifiche di cassa che sono effettuate controllando la


corrispondenza tra il valore a bilancio e le liquidità effettivamente presenti in
cassa). Verificabilità indiretta, invece, significa controllare gli inputs di un mo-
dello, formula o altre tecniche e ricalcolare il risultato utilizzando la stessa me-
todologia (ad esempio si verifica il valore del magazzino con il controllo delle
quantità e costi di carico e si ricalcola l’inventario finale utilizzando le stesse
ipotesi sui flussi di magazzino). Per i valori stimati e congetturati, infine, la ve-
rificabilità non è sempre possibile, se non, per le stime, in tempi futuri. Nei FR,
tuttavia, vanno assicurati adeguati livelli di trasparenza sugli assunti di base,
metodi di determinazione delle informazioni e altri fattori che sono stati ipotiz-
zati per assegnare valore all’informazione.
La tempestività, a sua volta, è una importante qualità migliorativa dell’utilità
delle informazioni perché assicura la loro disponibilità in tempi utili rispetto a
quelli di assunzione delle decisioni. Solitamente le informazioni più utili sono
quelle recenti anche se la tempestività a volte può essere associata anche ad in-
formazioni meno recenti, ad esempio quando l’utilizzatore necessità di riferi-
menti passati per individuare le tendenze in atto nella dinamica di alcuni valori
del FR.
Un’informazione del FR è comprensibile se classificata, illustrata e presen-
tare in modo chiaro e conciso. La sintesi, in particolare, è molto importante
perché dovrebbe impedire la pubblicazione di FR di dimensioni esagerate (a
volte diverse centinaia di pagine) ma pone un rilevante problema di selezione
delle informazioni utili agli investitori. FR con volumi d’informazioni ecces-
sivi peggiorano la comprensibilità; informazioni concise, espressione della
capacità di sintesi, invece, qualificano la chiarezza delle informazioni. A volte
non è semplice tradurre in parole e numeri chiari dei fenomeni complessi ma
si deve tentare perché escluderli dai FR condurrebbe a bilanci incompleti e po-
tenzialmente scorretti. A questo proposito va aggiunto che i FR sono preparati
per gli investitori che hanno una ragionevole conoscenza delle attività econo-
miche e che analizzano in modo diligente tali informazioni. Nel caso di feno-
meni complessi può essere opportuno ricorrere all’aiuto di analisti o esperti
della materia.
Le quattro qualità migliorative non hanno, tuttavia, la capacità di rendere
utili informazioni che non rispettano le due qualità fondamentali (relevance e
faithful representation).
THE CONCEPTUAL FRAMEWORK FOR FINANCIAL REPORTING 21

1.4. IL VINCOLO DEL COSTO E L’EQUILIBRIO CON I BENEFICI

Il costo che le imprese sostengono per organizzare i sistemi informativi, re-


digere i bilanci e comunicare periodicamente i FR ai mercati deve essere bilan-
ciato da benefici. L’obiettivo ovviamente è di proporre principi contabili che
minimizzino i costi e massimizzino i benefici per gli investitori. I costi di pro-
duzione e comunicazione delle informazioni, dal punto di vista degli investitori,
rappresentano dei minori rendimenti. Altri costi sono sostenuti direttamente da-
gli utilizzatori per analizzare e interpretare i FR ovvero per “acquistare” infor-
mazioni utili ma assenti nei FR. Un primo beneficio dei FR è un più efficiente
funzionamento del mercato dei capitali che dovrebbe avere come conseguenza
una riduzione del costo dei finanziamenti per le imprese. Indirettamente anche
gli investitori dovrebbero beneficiarne poiché la riduzione degli oneri finanziari
sostenuti dalle imprese dovrebbe riflettersi in migliori redditi d’impresa e ren-
dimenti. Gli investitori, inoltre hanno il beneficio di poter assumere decisioni
fondate su migliori basi informative anche se i FR non possono fornire tutte le
informazioni necessarie per assumere decisioni d’investimento.

1.5. PRUDENZA E SOSTANZA SU FORMA

Nel nuovo CF sono stati eliminati due principi, presenti invece nella versio-
ne precedente: la prevalenza della sostanza rispetto alla forma e la prudenza.
Specificamente il principio della sostanza sulla forma è stato considerato ri-
dondante rispetto a quello della rappresentazione fedele. In altri termini rappre-
sentare in modo fedele un fenomeno già significa far prevalere la sostanza eco-
nomica dell’operazione piuttosto che la sua forma giuridica. In tal senso, ad
esempio, lo IAS 17 impone il cosiddetto “metodo finanziario” per la contabiliz-
zazione delle operazioni di leasing finanziario quando essa consiste di fatto in
un finanziamento e non con una semplice contratto di locazione. In modo ana-
logo le operazioni “pronti contro termini” vanno contabilizzate come finanzia-
menti poiché, pur apparendo come vendite e acquisiti individuali di titoli, in
realtà nel loro insieme rappresentano appunto un prestito temporaneo.
La prudenza 14 è un principio cardine dei sistemi contabili poiché considera-
to strumentale alla tutela generale degli stakeholder. Quando, ad esempio, lo
IAS 2 impone di valutare le rimanenze di magazzino al minor valore tra quello
del costo storico sostenuto (di acquisto o di produzione) e il valore recuperabile

14
HOOGERVORST H., The Concept of Prudence: dead or alive, FEE Conference on Corporate
Reporting of the Future, Brussels, Belgium, 18 September 2012.
22 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

sul mercato intende indicare una linea di condotta volta ad evitare sopravaluta-
zioni dei redditi, degli investimenti e la distribuzione di redditi reali e non no-
minali 15. Non trovare la prudenza tra le caratteristiche qualitative delle infor-
mazioni di bilancio può, dunque, suscitare stupore e perplessità. Nella prece-
dente versione del CF dello IASB la prudenza era considerata una delle caratte-
ristiche funzionali alla Reliability (ora sostituita dalla Faithful Representation).
La prudenza era intesa come grado di cautela nell’applicare la discrezionalità
necessaria per effettuare le stime richieste per alcuni valori di bilancio, in mo-
do tale da evitare la sopravvalutazione delle attività o la sottovalutazione delle
passività.
Il nuovo CF dello IASB ha invece deciso di non inserire a prudenza tra le ca-
ratteristiche qualitative perché ritiene la prudenza in contrasto con la neutralità:
non è compito dei principi contabili suggerire determinati comportamenti valu-
tativi da parte dei redattori di bilancio. In effetti, gli investitori non chiedono
necessariamente una valutazione prudenziale del patrimonio e del reddito d’im-
presa; piuttosto essi si aspettano una valutazione attendibile e sostenibile della
capacità d’impresa di produrre valore per soddisfare le legittime attese degli
stakeholder. In altri termini la posizione dello IASB è coerente con la tendenza
a riflettere sempre più nei FR redditi che presentano incertezze relative allo loro
effettiva realizzazione. I motivi che hanno indotto lo IASB a non confermare la
prudenza come caratteristica qualitativa delle informazioni dei FR sono dunque
riconducibili all’obiettivo di limitare le politiche di bilancio solitamente realiz-
zate in nome di questo principio perché: 1) nei periodi di sottovalutazione dei
redditi, gli investitori potrebbero perdere l’opportunità di realizzare buoni inve-
stimenti; 2) nei periodi sfavorevoli, le riserve occulte possono essere utilizzate
per migliorare in modo artificiale i redditi e indurre gli utilizzatori ad effettuare
investimenti sbagliati.
Il dibattito suscitato dalla bozza CF, come era prevedibile, ha generato rea-
zioni anche contrarie a questa soluzione. Molti hanno criticato la scelta di non
considerare la prudenza nel CF perché se è vero che la prudenza può ostacolare
la neutralità, allo stesso tempo produce, per taluni utilizzatori, informazioni più
utili e relevant rispetto a quelle che non tengono conto della prudenza.
Inoltre, lo IASB ha rilevato che le imprese spesso adottano comportamenti
prudenziali per valutare il patrimonio e i risultati d’impresa per bilanciare gli
effetti prodotti dalle valutazioni di alcuni manager, considerate spesso eccessi-
vamente ottimistiche. La prudenza, tuttavia, conduce in genere a ridurre i valori

15
Un altro esempio di principio contabile internazionale che impone comportamenti pruden-
ziali è lo IAS 36 sull’impairment test (il valore contabile delle attività non può essere maggiore
del loro valore recuperabile).
THE CONCEPTUAL FRAMEWORK FOR FINANCIAL REPORTING 23

di reddito e patrimonio in un anno e a posticipare la rilevazione di taluni redditi


in anni successivi, spesso a scapito della loro competenza economica, ossia del
periodo di effettiva maturazione di questi redditi. Altri commentatori hanno cri-
ticato la neutralità perché, a loro parere, impossibile o molto difficile da realiz-
zare. In questa impostazione è sufficiente che le informazioni abbiano una fina-
lità per escludere la neutralità. Come illustrato in precedenza, tuttavia, lo IASB
crede nella neutralità delle informazioni e ha quindi concluso che non è oppor-
tuno suggerire o imporre il conservatism perché ciò significherebbe infrangere
la neutralità dei FR. Tuttavia si rileva che la prudenza è ancora una caratteristica
presente in molti IAS/IFRS attuali e, probabilmente, sarà considerata nel defini-
re quelli nuovi.

1.6. SINTESI DELLE PRINCIPALI DIFFERENZE CON IL QUADRO NORMATI-


VO ITALIANO

Le imprese che non adottano i principi contabili internazionali nella redazio-


ne del proprio bilancio, per i temi trattati in questo capitolo (obiettivo e caratte-
ristiche qualitative delle informazioni di bilancio) fanno riferimento agli articoli
2423 e seguenti del codice civile e al documento n. 11 – Bilancio d’esercizio –
Finalità e postulati, dell’Organismo Italiano di Contabilità (OIC) del 30 maggio
2005. Norme di legge e principio OIC non sono sullo stesso piano: gli articoli
del codice civile sono obbligatori mentre l’OIC n. 11 ha funzioni interpretative
e integrative rispetto alla legge.
Le principali differenze rispetto al Conceptual Framework dello IASB sono
relative sia all’obiettivo che alle caratteristiche qualitative. L’obiettivo dei bi-
lanci definito dall’art. 2423 non fa riferimento ad alcun utilizzatore delle infor-
mazioni e dunque sembra porre tutti gli stakeholders sullo stesso piano, in con-
trasto con la definizione dei primary users introdotta dal CF dello IASB. In altri
termini la disciplina civilistica è rivolta a tutti gli utilizzatori dei bilanci e non
prioritariamente agli investitori che operano sui mercati finanziari. Da questa
prima importante differenza discendono quelle relative ai principi generali del
bilancio: i principi della normativa civilistica (ad esempio verità, correttezza,
chiarezza, prudenza, competenza), integrati e interpretati dall’OIC 11, sono pro-
fondamente differenti rispetto alle caratteristiche qualitative del CF IASB (Re-
levance and Faithful Representation, Enhancing Characteristics) poiché diversi
sono gli specifici bisogni degli investitori rispetto a quelli più generali ed etero-
genei di tutti gli stakeholder.
24 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

1.7. VERIFICA DI APPRENDIMENTO

1. Il Conceptual Framework for Financial Reporting:


a) ha la stessa importanza degli IAS e degli IFRS;
b) in caso di contrasto prevale sugli IAS e sugli IFRS;
c) in caso di contrasto gli IAS e gli IFRS prevalgono sul CF.
2. Gli utilizzatori primari dei FR sono:
a) gli investitori;
b) i dipendenti della società;
c) i manager le autorità di regolamentazione.
3. Le qualità fondamentali dei FR sono:
a) prudenza e utilità delle informazioni;
b) significatività e rappresentazione fedele delle informazioni;
c) comparabilità e comprensibilità delle informazioni.
4. L’obiettivo dei FR è di fornire agli attuali e potenziali investitori:
a) informazioni prudenti a fini interni;
b) informazioni utili per assumere decisioni economiche;
c) informazioni comparabili nel tempo e nello spazio.
5. La significatività delle informazioni comprende:
a) la neutralità e la completezza dei dati;
b) la verificabilità e la tempestività delle informazioni;
c) un valore predittivo, di conferma o entrambi delle informazioni.
6. La rappresentazione fedele delle informazioni comprende:
a) la neutralità, la completezza e l’attendibilità delle informazioni;
b) la significatività delle informazioni;
c) la comprensibilità delle informazioni.
7. Le caratteristiche qualitative migliorative:
a) sono essenziali per l’utilità dei FR;
b) sono utili ma non essenziali se sono rispettate le qualità fondamentali;
c) sono alla pari con le qualità fondamentali.
8. La prudenza non è compresa tra le caratteristiche qualitative perché:
a) in contrasto con il principio della significatività delle informazioni;
b) in contrasto con il principio dell’utilità dei FR;
c) in contrasto con il principio della neutralità delle informazioni.
THE CONCEPTUAL FRAMEWORK FOR FINANCIAL REPORTING 25

1.8. CONCLUSIONI

Il CF dello IASB rappresenta un importante riferimento per le istituzioni pre-


poste alla definizione dei principi contabili e per i protagonisti del processo di
costruzione, controllo e utilizzo dei bilanci (redattori, revisori e utilizzatori) per-
ché dovrebbe concorrere al progresso della qualità dei FR e della loro utilità nel
fornire informazioni agli utilizzatori nell’assumere decisioni di investimento.
Dopo la prima versione del 1989, nel 2010 lo IASB ha pubblicato una se-
conda versione del CF, frutto di un progetto congiunto in corso di realizzazione
con il FASB, che nella sua prima fase ha introdotto innovazioni soprattutto rela-
tive all’obiettivo dei FR e alle caratteristiche qualitative delle informazioni eco-
nomico-finanziarie.
L’obiettivo dei FR (utilità delle informazioni per gli investitori attuali e po-
tenziali nell’assumere decisioni economiche) è stato approfondito nelle sue tre
componenti: 1) le decisioni economiche; 2) le informazioni utili agli investitori;
3) gli utilizzatori primari dei FR. L’aspetto forse più innovativo è proprio la
formale definizione e identificazione dei Primary Users dei FR rispetto ad altre
classi di stakeholder. Si ufficializza che gli investitori e gli operatori nei mercati
finanziari sono gli utilizzatori primari dei bilanci e tutte le informazioni, dun-
que, devono avere l’obiettivo di soddisfare le loro attese di conoscenza per fa-
vorire i loro processi decisionali.
Le innovazioni più importanti del CF dello IASB sono state introdotte nel-
l’ambito delle caratteristiche qualitative: 1) solamente due (Relevance e Faithful
Representation) sono le cosiddette qualità fondamentali, ossia essenziali per
l’utilità delle informazioni; 2) mentre la Relevance è sostanzialmente conferma-
ta rispetto alla precedente versione, la Faithful Representtion è riformulata, es-
sendo qualificata a sua volta dalla completezza, neutralità e attendibilità delle
informazioni; 3) seguono le cosiddette qualità migliorative (comparabilità, veri-
ficabilità, tempestività, comprensibilità) che, in quanto tali, possono essere utili
ma non indispensabili.
Infine si conferma l’esigenza di trovare un equilibrio tra i costi indotti dalla
produzione e fruizione delle informazioni dei FR e i benefici attesi (utili per le
decisioni, funzionamento efficiente dei mercati).
L’assenza della prudenza tra le caratteristiche qualitative è giustificata dallo
IASB con l’obiettivo di favorire la neutralità dei FR ma, di fatto, il principio ri-
mane un riferimento essenziale per l’applicazione di molti principi contabili in-
ternazionali.
26 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO
2
IL FAIR VALUE
di Michele Pizzo e Nicola Moscariello

SOMMARIO: 2.1. Definizione ed inquadramento preliminare. – 2.2. Il processo di determinazione


del fair value. – 2.3. Initial recognition. – 2.4. Passività e capitale netto. – 2.5. I principali
ambiti di applicazione del fair value nei principi contabili internazionali. – 2.6. Le informa-
zioni sul fair value nel quadro normativo italiano. – 2.7. Il recente dibattito sulla pro-ciclicità
del fair value (brevi cenni). – 2.8. Verifica di apprendimento.

2.1. DEFINIZIONE ED INQUADRAMENTO PRELIMINARE

Il fair value è ormai da tempo indicato dallo IASB come un importante crite-
rio di misurazione – in sostituzione o in alternativa al costo storico – ed un fon-
damentale tassello dell’informazione integrativa per molte poste del bilancio.
Solo recentemente, però, attraverso l’emanazione di uno specifico criterio con-
tabile (IFRS 13, Fair Value Measurement), lo standard setter internazionale ha
deciso di affrontare in maniera organica le problematiche concettuali ed applica-
tive presenti 1.
Nel documento il fair value viene definito come il prezzo corrente al quale
una attività/passività potrebbe essere venduta/trasferita in un mercato attivo, tra
parti consapevoli, indipendenti e disponibili alla transazione 2. Traspaiono chia-

1
L’International Financial Reporting Standard 13 – Fair Value Measurement è stato emana-
to, infatti, nel mese di maggio del 2011 (per entrare in vigore a partire da gennaio 2013), con
l’intento di offrire un punto di riferimento ed una guida unitaria per la determinazione di una con-
figurazione di valore prevista – non senza significative discordanze all’interno del corpo dei prin-
cipi contabili – in numerosi standard.
2
In realtà, in merito ai soggetti coinvolti nella transazione, il paragrafo 9 del principio IFRS
13 fa un semplice richiamo alla categoria dei “market participants”, senza offrire ulteriori chiari-
menti circa le caratteristiche principali di questi ultimi. Tuttavia, nelle Basis for Conclusions al
documento contabile in oggetto, lo standard setter ribadisce che gli operatori di mercato devono
28 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

ramente come caratteristiche fondamentali del criterio 3:


– la natura market-based, in contrasto con l’approccio entity-specific proprio
della maggior parte delle metriche del valore accolte in bilancio (ad esempio,
il costo storico o il prezzo di presumibile realizzo/estinzione);
– le analogie, anche concettuali, con la configurazione dell’exit price.
In merito alla natura market-based del criterio, è importante sottolineare co-
me la fair value accounting richieda, nel processo di misurazione, un forte le-
game con le aspettative formulate da operatori neutrali del mercato. Di fatti,
come si avrà modo di approfondire nei paragrafi successivi, le grandezze di
mercato – quando disponibili – costituiscono la principale fonte informativa per
la determinazione del fair value o – in loro assenza – la conclusione ideale cui
comunque giungere attraverso lo sviluppo di complessi modelli di simulazio-
ne 4. Da ciò, evidentemente, discende che il processo di valutazione non dovrà
mai essere influenzato dalle caratteristiche peculiari dei soggetti coinvolti nella
potenziale transazione e, dunque, dalle economie/diseconomie connesse alle
specifiche posizioni contrattuali di cui gli stessi sono espressione.
In proposito, è importante ricordare la distinzione tra i “transaction cost” e i
“transportation cost”:
– i primi, infatti, sono strettamente connessi alle caratteristiche delle parti con-
traenti e, pertanto, non devono essere considerati per la determinazione del
fair value;
– i secondi, invece, in quanto riconducibili alla natura del bene ed alla sua spe-
cifica localizzazione, non possono che impattare sul valore 5 da assegnare al-
la posta.
Riguardo, invece, alla sovrapposizione del fair value con gli exit price, ad

essere “independent of each other, knowledgeable about the asset or liability, and able and wil-
ling to enter into a transaction”.
3
Sul punto, si legga: PIZZO M., “Inquadramento della problematica”, in PIZZO M. (a cura di),
L’adozione degli IAS/IFRS in Italia: il fair value, Giappichelli, Torino, 2008.
4
In presenza di dati di mercato direttamente riconducibili all’attività/passività oggetto di valu-
tazione (qualora, cioè, vi sia lo scambio regolare di risorse/obbligazioni identiche a quelle iscritte
in bilancio), si parlerà di un mark-to-market fair value. Al contrario, si utilizzerà un approccio
mark-to-model per la determinazione del fair value di attività/passività il cui prezzo di mercato
non risulti immediatamente evidente al valutatore.
5
IFRS 13, Basis for Conclusions, parr. 60-62. Ad esempio, il prezzo del rame nel mercato
principale deve essere rettificato, nel caso di una miniera in Africa, dei costi di trasporto fino al
mercato. Un’approfondita analisi sulla natura market-based del fair value è presentata da BARLEV
B.-HADDAD J.R., Fair value accounting and the management of the firm, Critical Perspective on
Accounting, vol. 14, 2003, pp. 383-415. Si legga, inoltre: PIZZO M., Il “fair value” nel bilancio di
esercizio, Cedam, Padova, 2000.
IL FAIR VALUE 29

essa non è estranea la volontà di introdurre in bilancio una grandezza che sia
espressione dei cash flow connessi alla vendita della posta di bilancio, indipen-
dentemente dalla destinazione realmente assegnata ad essa dal management azien-
dale.
In altri termini, la determinazione del fair value, per effetto della sua natura
market based e delle analogie con l’exit price, dovrà condurre sempre alla sinte-
si delle aspettative formulate da agenti economici razionali circa i flussi di cassa
derivanti dalla vendita di un bene (o dal trasferimento di una passività), quan-
d’anche lo stesso – per motivi di efficienza economica – debba essere utilizzato
durevolmente in azienda. In tal caso, infatti, il fair value non potrà che rappre-
sentare il prezzo potenzialmente realizzabile dalla vendita della risorsa (o dal
trasferimento della passività) ad un operatore indipendente e consapevole che,
nell’intento di massimizzare la propria utilità, sceglierebbe comunque di im-
piegare stabilmente all’interno del suo processo produttivo il componente ac-
quistato 6.
Dalla lettura delle relazioni e delle note ai bilanci consolidati delle aziende
quotate italiane – di cui sotto vengono offerti alcuni estratti – emerge l’imme-
diato interesse delle imprese per il nuovo principio contabile e la volontà di sti-
marne il futuro impatto sui conti annuali. Tuttavia, la definizione di fair value
che viene spesso offerta non appare ancora pienamente adeguata alle recenti di-
sposizioni dello IASB.
Riprendendo le indicazioni contenute in diversi principi contabili emessi in
passato, la configurazione di valore in oggetto, infatti, viene descritta come il
“corrispettivo al quale una attività può essere scambiata o una passività estinta”
e non come “il prezzo al quale le passività potrebbero essere trasferite”. Ebbene,
tale differenza, meglio chiarita nei suoi risvolti operativi anche in seguito, e che
apparentemente è solo formale, potrebbe introdurre importanti scostamenti tra il
dettato dei principi contabili e l’implementazione degli stessi da parte degli ope-
ratori, dal momento che il valore di estinzione di una passività rischia di allon-
tanare, tra l’altro, il processo di misurazione da un approccio market-based, per
introdurre considerazioni entity-specific, da cui, invece, per quanto detto sinora,
il fair value dovrebbe essere depurato 7.

6
Si determinerà, dunque, il fair value in-exchange per i beni destinati alla vendita ed il fair
value in-use per quelli impiegati durevolmente in azienda. In entrambi i casi, il fair value deve
però ricondursi al prezzo di vendita (exit price) potenzialmente realizzabile alla data della valuta-
zione attraverso uno scambio con soggetti indipendenti, consapevoli e disponibili ad effettuare la
transazione.
7
Sul punto, si legga anche: CANADIAN ACCOUNTING STANDARD BOARD (CICA), Measure-
ment Bases for Financial Accounting: Measurement and Initial Recognition, Discussion Paper,
November 2005.
30 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Gruppo Ciccolella
Bilancio Consolidato al 31/12/2011 (p. 80)

L’IFRS 13 stabilisce una singola linea guida nell’ambito degli IFRS per tutte
le valutazione al fair value. L’IFRS non modifica i casi in cui sia richiesto di uti-
lizzare il fair value, ma piuttosto fornisce una guida su come valutare il fair va-
lue in ambito IFRS, quando l’applicazione del fair value è richiesta o permessa.
La Società sta attualmente valutando l’impatto di tali modifiche sul bilancio con-
solidato di gruppo.

Gruppo Snam-Rete Gas


Bilancio Consolidato al 31/12/2011 (p. 155)

In data 12 maggio 2011, lo IASB ha emesso l’IFRS 13 “Fair Value Measu-


rement” relativo alla definizione di un framework unico per le valutazione al fair
value richieste o consentite da parte di altri IFRS e all’informativa di bilancio. Il
fair value è definito come il prezzo da ricevere per la vendita di un’attività (da
pagare per l’estinzione di una passività) nell’ambito di una transazione ordinaria
posta in essere tra operatori di mercato.

Gruppo A2A
Bilancio Consolidato al 31/12/2011 (p. 28)

L’IFRS 13 definisce il fair value, fornisce una guida alla sua determinazione
ed introduce requisiti di informativa. Il principio definisce il fair value come il
corrispettivo al quale un’attività può essere scambiata, o una passività estinta, tra
parti consapevoli e disponibili, in una transazione tra terzi indipendenti. Nei casi
in cui le transazioni siano osservabili direttamente in un mercato, la determina-
zione del fair value può essere relativamente semplice, ma ove non lo fossero
vengono utilizzate tecniche di valutazione.

2.2. IL PROCESSO DI DETERMINAZIONE DEL FAIR VALUE

Coerentemente con l’inquadramento concettuale descritto sopra, il principio


IFRS 13 presenta anche una dettagliata analisi del processo che il valutatore do-
vrà seguire per giungere ad una corretta ed attendibile stima del fair value. Se-
condo lo standard setter, infatti, la sua effettiva quantificazione risulta essere la
fase terminale di una complessa procedura che si sviluppa secondo le seguenti
IL FAIR VALUE 31

fasi, tra loro logicamente correlate e contraddistinte da una elevato grado di in-
terdipendenza 8:
– identificazione e chiara delimitazione dell’oggetto di valutazione (unit of ac-
count);
– individuazione della destinazione (scambio o utilizzo all’interno del ciclo di
produzione) che un operatore razionale assegnerebbe alla posta del patrimo-
nio al fine di massimizzarne l’utilità (scelta dell’highest and best use) 9.
Pertanto, per le attività non finanziarie va preliminarmente chiarito se debba
prevalere una valutazione isolata o, piuttosto, una in combinazione con altre at-
tività e passività; ovviamente, in linea con le caratteristiche generali del criterio,
tale decisione dipenderà non dalle scelte (effettive) dell’azienda, ma, piuttosto,
da quelle (ipotetiche) degli altri operatori 10.
L’individuazione dell’highest and best use presuppone, su un piano pratico,
l’attenta verifica della legittimità giuridica dell’impiego, della sua fattibilità tec-
nica, sostenibilità finanziaria e, non in ultimo, convenienza economica. Infatti,
l’utilizzo individuato non può contrastare con la normativa vigente e deve risul-
tare concretamente perseguibile in termini sia operativi sia economico-finan-
ziari.
Va in ultimo precisato come l’highest and best use non si applichi alle passi-
vità ed al capitale netto (ed ai connessi strumenti finanziari), dal momento che
nella fattispecie in questione non sono ipotizzabili impieghi alternativi;

ESEMPIO 1 – Identificazione dell’highest and best use

Un’azienda acquista un terreno in seguito ad una operazione di business


combination. Al momento dell’acquisto, il terreno è destinato ad uso industriale
ed accoglie alcuni capannoni adibiti a magazzino. Tuttavia, il recente impiego di
siti vicini a quello oggetto di valutazione per la realizzazione di residenze abita-
tive e la presenza di un piano regolatore che consenta il cambio di destinazione
d’uso dell’asset introducono la possibilità di un impiego alternativo del bene.

8
IFRS 13, Fair Value Measurements, par. IN10.
9
L’International Valuation Standard Committee (IVSC) definisce l’highest and best use
come “the most probable use of a property which is physically possible, appropriately justified,
legally permissible, financial feasible, and which results in the highest value of the property being
valued ”, General Valuation Concept and Principle, par. 6.3.
10
Pertanto, quand’anche la società decidesse di non impiegare il bene, ad esempio un brevet-
to, per i maggiori benefici attesi da tale scelta, ma lo stesso potesse essere utilizzato da altri opera-
tori, nella scelta prevarrebbe quest’ultima opzione, anche se comportasse un valore minore.
32 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

L’individuazione dell’highest and best use del terreno – strumentale ad una sua
successiva valutazione al fair value – richiede, dunque, che siano posti a con-
fronto i seguenti valori:
a) il valore che contraddistingue il terreno nel suo stato attuale (in combinazio-
ne, dunque, con gli altri fattori produttivi per un uso durevole all’interno del
sistema aziendale);
b) il valore che potrebbe essere potenzialmente assegnato al bene nell’ipotesi di
un impiego alternativo dello stesso (cessione sul mercato per la successiva
realizzazione di residenze abitative), al netto – però – dei costi che l’azienda
dovrebbe sostenere per la conversione delle stesso.
L’opzione a cui si accompagna il maggior valore del bene rappresenta, dun-
que, l’highest and best use ad esso assegnabile.

– definizione del principal market. Questo, individuato come il “market with


the greatest volume and level of activity for the asset and liability” si diffe-
renzia dal “most advantageous market”, che, al contrario, riguarda il mercato
da cui l’azienda potrebbe trarre il prezzo più conveniente in seguito alla ces-
sione del bene o al trasferimento della passività 11. Solo in assenza, infatti, di
un “mercato principale”, il valutatore potrà indirizzarsi verso il mercato “più
vantaggioso” per la raccolta dei dati necessari all’elaborazione del fair value.
In pratica, l’azienda potrebbe, ai fini valutativi, dover applicare i valori de-
sunti da un mercato di dimensioni maggiori, sebbene essa operi esclusiva-
mente in uno più piccolo, ma caratterizzato da condizioni per la stessa più
favorevoli, in quanto non conta la sua specifica posizione, ma quella astrat-
tamente prevalente sul mercato.
Va chiarito, tuttavia, come i due mercati, che non rappresentano necessaria-
mente alternative, debbano essere considerati tenendo conto delle specificità
aziendali e di settore; ad esempio, un mercato all’ingrosso potrebbe essere
interdetto ad una società e quindi, nonostante il maggior livello dimensiona-
le, risultare non significativo nella fattispecie;

– scelta e sviluppo delle tecniche di valutazione più appropriate per l’elabo-


razione dei dati che, ricavati dall’analisi del mercato principale, condurranno
alla determinazione del fair value dell’attività/passività.

11
Dopo aver considerato costi di transazione e di trasporto che, pur non intervenendo nella
misurazione dell’attività e passività, vanno considerati per una corretta identificazione del merca-
to più conveniente.
IL FAIR VALUE 33

In merito alla natura dei dati da impiegare nelle tecniche di valutazione, poi,
il principio IFRS 13 individua due grandi categorie 12:
1. input ritraibili dalle grandezze di mercato;
ulteriormente classificabili a seconda che si tratti di:
1.a) dati capaci di offrire una diretta manifestazione del fair value dell’as-
set/liability (level 1 input);
1.b) dati da cui solo indirettamente è possibile desumere il fair value della
posta patrimoniale, mediante apposite modifiche ed elaborazioni che
tengano conto delle differenze riscontrabili nei beni, nei mercati di rife-
rimento e nei tempi di scambio (level 2 input) 13.
2. input ottenuti solo attraverso una simulazione inerente alle aspettative degli
operatori circa le numerosi variabili da cui far discendere il prezzo della atti-
vità/passività (ammontare dei flussi di cassa, tempi del loro effettivo realiz-
zo, grado di incertezza, ecc.) (level 3 input).
I tre livelli così individuati costituiscono una rigida gerarchia (fair value hie-
rarchy), cui attenersi al fine di garantire il massimo grado di attendibilità possi-
bile alle procedure di valutazione. Pertanto, gli input di secondo o di terzo livel-
lo potranno essere impiegati solo in difetto di quelli precedenti 14.
Dalla tipologia degli input disponibili, dipenderà – poi – la scelta della tecni-
ca di valutazione più appropriata per giungere ad una stima attendibile del fair
value.
La disponibilità di prezzi di mercato di poste patrimoniali identiche o simila-
ri a quella oggetto di valutazione condurrà, ad esempio, all’utilizzo di un market
approach (noto anche come sales comparison approach). Il cost approach, in-
vece, verrà applicato in presenza di informazioni sufficienti ad effettuare una
stima attendibile degli esborsi necessari, alla data della valutazione, per la rea-
lizzazione ex novo del bene (al netto, ovviamente, del suo grado di obsolescen-
za). Infine, la disponibilità di dati circa l’ammontare, i tempi ed il grado di in-
certezza dei flussi di cassa futuri riconducibili all’attività o passività potrebbe

12
IFRS 13, Fair Value Measurements, parr. 76-90.
13
Nella categoria in oggetto rientrano, ad esempio: il prezzo, scambiato all’interno di un mer-
cato attivo, di una attività/passività simile a quella verso cui si rivolge l’attività di valutazione; il
prezzo di una posta identica (o similare) a quella oggetto di valutazione scambiata, però, in mer-
cati poco “profondi” e, dunque, caratterizzati da scarsa liquidità ed elevata volatilità; tassi di inte-
resse, indici di settore, parametri macro-economici e grandezze di mercato alternative impiegabili
per giungere al prezzo potenziale della risorsa/obbligazione.
14
IFRS 13, Fair Value Measurements, par. 72.
34 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

condurre all’implementazione del cosiddetto income approach 15. In quest’ulti-


ma impostazione, il presumibile ricorso a tecniche di attualizzazione dei futuri
cash flow e la connessa esigenza di ponderare i rischi esistenti pongono il redat-
tore del bilancio di fronte alla scelta (rimessa nel principio alla sua discreziona-
lità) tra la rettifica dei rischi presenti nei cash flow attraverso il tasso di attualiz-
zazione e quella volta ad una diretta modifica dei flussi attesi. Infatti, tali tecni-
che, pur facendo ricorso ad assunzioni:
– comuni agli operatori di mercato;
– relative ai soli aspetti riconducibili alla specifica attività/passività esaminata;
– internamente coerenti,
ponderano diversamente il rischio: la prima nel tasso; la seconda, operando di-
rettamente rettifiche ai flussi e rendendoli equivalenti a valori certi.
Ancorché, come già precisato, l’IFRS 13 non indichi una priorità, ai fini pra-
tici, il ricorso al tasso pare di più agevole applicazione per la presenza, sul mer-
cato, di maggiori possibili riferimenti per la sua determinazione.
La qualità dei risultati ottenuti attraverso le diverse tecniche dipenderà, ov-
viamente, dalla precisione degli input utilizzati e dalla capacità del valutatore di
saper individuare la metodologia di misurazione che meglio si adatti alla natura
dei dati in possesso.

ESEMPIO 2 – Valutazione di un macchinario

In seguito ad un’operazione di business combination, un’azienda acquista un


macchinario a cui il precedente proprietario – rispetto al modello originario –
aveva apportato leggere modifiche per adattarlo alle caratteristiche della sua
combinazione produttiva. Un’analisi sull’highest and best use dell’asset porta a
ritenere che lo stesso debba continuare ad essere impiegato durevolmente
all’interno del processo produttivo della nuova azienda. Ai fini della stima del
fair value, il valutatore ritiene che i dati di cui dispone consentano di sviluppare
le tecniche del cost approach e del market approach, mentre viene esclusa la
tecnica dell’income approach. Il valutatore, infatti, non ritiene possibile stimare
attendibilmente i flussi di cassa che il bene – in combinazione con gli altri fattori
produttivi – sarà in grado di produrre autonomamente. Inoltre, non sono presenti
informazioni circa contratti di leasing su beni similari da cui poter indirettamente
trarre una stima dei flussi di cassa periodici associabili al macchinario.

15
IFRS 13, Fair Value Measurements, parr. B5-B11. Per un approfondimento circa i risvolti
concettuali e le problematiche applicative riguardanti le diverse tecniche di valutazione, si legga:
MOSCARIELLO N., “Le Tecniche di Misurazione e la Disclosure del Fair Value”, in PIZZO M. (a
cura di), L’Adozione degli IAS/IFRS in Italia: Fair Value, Giappichelli, Torino, 2008.
IL FAIR VALUE 35

Il market approach è dunque sviluppato mediante un’analisi dei prezzi scam-


biati per la vendita di beni analoghi a quello oggetto di valutazione, ovviamente
rettificati per tener conto delle modifiche apportate sullo stesso dal precedente
proprietario. La stima in oggetto, allora, conduce ad un possibile range tra €
40.000 e € 48.000.
Il cost approach, invece, viene implementato attraverso la previsione dei co-
sti che, al momento della valutazione, si dovrebbero sostenere per la sostituzione
del bene con uno ad esso identico, considerando, tuttavia, gli esborsi connessi al-
la sua installazione e gli effetti prodotti dal deperimento fisico, dall’obsolescenza
economica e da quella operativa. In tal caso, la stima a cui si giunge oscilla tra
un minimo di € 40.000 ad un massimo di € 52.000.
Considerato che – nel caso specifico – gli input impiegati nel market ap-
proach risultano contraddistinti da un minor grado di incertezza rispetto a quelli
adottati nel cost approach (si ricorda, infatti, che il precedente proprietario ha
apportato solo leggere modifiche al macchinario) e che i risultati conseguiti me-
diante la prima tecnica si sovrappongono a quelli ottenuti con la seconda, presen-
tando, inoltre, una minore estensione, il valutatore decide di adottare il market
approach e di giungere ad una stima del fair value pari a € 48.000.

2.3. INITIAL RECOGNITION


La registrazione iniziale di attività-passività riflette, normalmente, il prezzo
previsto nella transazione e quindi un entry price, che si discosta, concettual-
mente, dalla logica dell’exit price assunta dall’IFRS 13.
Il principio, tuttavia, riconosce come, sul piano pratico, nella fase dell’initial
recognition, entry ed exit price tendenzialmente coincidano, a meno che la tran-
sazione sia svolta tra related party o in circostanze eccezionali o in base a con-
tratti stipulati anteriormente con termini e condizioni difformi da quelli attuali
di mercato o in un mercato diverso da quello principale.
La differenza può anche sorgere quando differisca la unit of account (p.e. in
presenza di acquisto di gruppi di beni).
In presenza di scostamenti si origina “a day one gain or loss”, che va impu-
tata al reddito di periodo, a meno di diversa previsione in uno specifico stan-
dard.
Mentre i costi di transazione non dovrebbero dar luogo a scostamenti tra en-
try ed exit price, in quanto, come già precisato, non incidono sul valore del fair
value, i bid ask spread, cioè la differenza che i prezzi di domanda e offerta pos-
sono svolgere, nel caso degli strumenti finanziari, un ruolo decisivo.
L’IFRS 13 permette, ma non impone, bid price per posizioni long e ask price
per quelle short, così come mid-market price o altre convenzioni, se impiegate
dagli operatori del mercato.
36 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

2.4. PASSIVITÀ E CAPITALE NETTO


Le componenti, finanziarie e non, del passivo e del netto aziendale prospet-
tano alcune peculiarità nella misurazione al fair value, che ne suggeriscono
un’autonoma trattazione, sia pure contenuta per gli evidenti limiti espositivi
connessi alla natura del presente volume.
Innanzitutto, per le poste in questione viene richiamato, più correttamente, il
concetto di “trasferimento” al posto di “settlement” impiegato in passato, ma
che è comunque coerente con una logica di exit value. Come già richiamato a
proposito delle incertezze rinvenibili nei bilanci italiani, la circostanza che
l’IFRS 13 faccia riferimento al transfer e lo IAS 39 al settlement delle passività
può ingenerare diversità, in quanto nel settlement lo sconto per il rischio di cre-
dito aziendale riconosciuto dalla controparte può, in concreto, rivelarsi inferiore
rispetto a quello “trasferito”, che, come assume l’IFRS 13, rimane identico pri-
ma e dopo il trasferimento 16.
Inoltre, nelle fattispecie in esame non è, come già richiamato in precedenza,
applicabile il concetto di highest and best use per l’assenza di impieghi alterna-
tivi.
Infine, una componente fondamentale da considerare – e che, oltre a risultare
alquanto lontana dalla nostra tradizione contabile, pone non pochi problemi – è
rappresentata dal “non-performance risk”, cioè la possibilità che l’azienda non
sia in grado di adempiere un’obbligazione. Tale rischio non va identificato ne-
cessariamente con il rischio creditizio dell’azienda, in quanto a quest’ultimo,
che pur rappresenta una componente prevalente, si affiancano anche altre cate-
gorie (si pensi, a titolo esemplificativo, al rischio di una mancata fornitura, per
ragioni tecniche, di beni e servizi, già contrattualmente prevista) 17.
Accanto alle peculiarità non difettano, ovviamente, analogie con concetti e
criteri già richiamati nei precedenti paragrafi per le attività:
– una maggiore efficienza aziendale (p.e. per la capacità di adempiere l’obbli-
gazione a costi minori rispetto al prezzo di trasferimento ad un altro operato-
re) non è presa in considerazione, sia perché entity specific sia perché essa
già si traduce in maggiori profitti nel tempo, indirettamente e continuamente,
rilevabili a conto economico;

16
Ad esempio, a fronte di una rettifica di 10, l’acquirente potrebbe riconoscere solo uno scon-
to di 8. In tal caso, con il settlement occorrerebbe rettificare le passività solo di 8, mentre con il
transfer dell’IFRS 13, l’adjustment sarebbe di 10 ed identico per le due controparti.
17
Va precisato che nella stima di tale rischio, la presenza di garanzie di terzi potrà essere pre-
sa in considerazione solo se quest’ultima rientra nella unit of account delle passività; pertanto, se
la garanzia è contabilizzata separatamente dalle passività, non se ne può tenere conto nella stima
di quest’ultimo.
IL FAIR VALUE 37

– è applicabile la cosiddetta fair value hierarchy, anche se, in assenza di com-


ponenti identiche o simili (e quindi di input dei primi due livelli), il ricorso a
tecniche valutative impone dei risk adjustment, che per tali voci possono
prospettare maggiori complessità ed incertezze. Ad esempio, in presenza di
rischi peculiari – o addirittura unici – possono difettare riferimenti significa-
tivi o il prezzo di mercato potrebbe riflettere possibili diversificazioni di por-
tafoglio applicate dagli operatori.

2.5. I PRINCIPALI AMBITI DI APPLICAZIONE DEL FAIR VALUE NEI PRINCIPI


CONTABILI INTERNAZIONALI

Come già accennato nella parte introduttiva del presente lavoro, il fair value
ricopre un ruolo ormai fondamentale per la misurazione e/o l’informazione in-
tegrativa riguardante numerose poste attive/passive del capitale. Ragioni di sin-
tesi, ovviamente, impediscono di presentare un’analisi completa al riguardo.
Pertanto, rinviando ai capitoli successivi per una approfondita disamina del-
l’utilizzo del fair value nei singoli principi contabili, in questa sede ci si limiterà
a descrivere brevemente le fattispecie ritenute maggiormente rappresentative
degli attuali ambiti di applicazione del fair value nella comunicazione economi-
co-finanziaria d’azienda.
Considerati i forti legami che il criterio di misurazione in oggetto presenta
con i prezzi di mercato (seppur modificati per giungere alle ideali condizioni di
scambio prima descritte), non stupisce – ad esempio – il peso tradizionalmente
assegnato al fair value per l’iscrizione in bilancio e la disclosure degli strumenti
finanziari 18. In tale ambito, poi, il fair value ha potuto trovare una decisa diffu-
sione non solo perché misurabile con maggiore attendibilità e minori costi ri-
spetto ad altre poste del patrimonio, ma anche perché ritenuto assolutamente in-

18
Al riguardo, infatti, si sottolinea come il recente standard contabile IFRS 9 – Financial In-
struments, supponendo che il fair value degli strumenti finanziari sia sempre attendibilmente mi-
surabile (anche attraverso una delle tecniche sopra descritte), preveda una prima iscrizione al fair
value della maggior parte di essi e, in molti casi, il diretto transito a Conto Economico delle suc-
cessive variazioni di valore rilevate in seguito all’applicazione del criterio. Sono esclusi da una
valutazione al fair value solo le attvità/passività finanziarie caratterizzate da pagamenti fissi e de-
terminabili e detenute, per coerenza con il modello di business aziendale, sino alla loro natura
scadenza (i cosiddetti strumenti held to maturity). Tuttavia, anche in questo caso, è prevista una
loro valutazione al fair value, allorquando tali strumenti finanziari siano funzionalmente collegati
ad altre poste del patrimonio ed una loro espressione a valori correnti si mostri necessaria per mi-
gliorare la qualità dell’informazione d’azienda ed evitare fenomeni di accounting mismatch. IFRS
9, Financial Instruments, par. 4.1.5.
38 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

dispensabile per rappresentare i risvolti economici connessi a posizioni in con-


tratti derivati, altrimenti del tutto ignorati da un tradizionale sistema di rileva-
zione 19.

Gruppo Tod’s
Bilancio Separato al 31/12/2011 (p. 125)
In ragione di un’importante presenza nei mercati internazionali, la società è
esposta al rischio di cambio, principalmente per ricavi denominati in valute dif-
ferenti dall’euro. Al fine di realizzare gli obiettivi previsti dalla politica di Risk
Management, sono posti in essere per ogni singola valuta derivati a copertura di
una determinata percentuale dei volumi di ricavi (e di costi) attesi nelle singole
valute diverse da quella di conto. Ad ogni data di riferimento, l’esposizione in bi-
lancio segue il metodo dell’hedge accounting, che prevede l’iscrizione nello sta-
to patrimoniale dei derivati al loro fair value, nonché la registrazione delle varia-
zioni di fair value, che differisce a seconda della tipologia di copertura alla data
di valutazione. L’ammontare nozionale dei contratti di vendita a termine di valu-
ta, in essere alla data di chiusura del bilancio, è così sintetizzabile:

Valuta/000 Vendite
Nozionale Nozionale
in valuta in euro
Dollaro US 26.800 20.713
Dollaro HK 909.000 90.439
Yen giapponese 350.000 3.493
Sterlina britannica 8.750 10.475
Franco svizzero 1.100 905
Dollaro canadese 2.330 1.763
Totale 127.788

Secondo quanto previsto dal principio IFRS 7, si è proceduto a classificare


gli strumenti finanziari esposti al fair value sulla base di una gerarchia degli in-
put utilizzati nella stima del fair value. In particolare, è possibile individuare i
seguenti livelli: 1° Livello – prezzi quotati rilevati su un mercato attivo per attivi-

19
Si fa riferimento, principalmente, alla cosiddetta Hedge Accounting, disciplinata attualmen-
te dal principio contabile IAS 39, Financial Instruments: Recognition and Measurement, par. 85.
Si legga, al riguardo: GAETANO A., “Gli strumenti finanziari”, in AZZALI S.-ALLEGRINI M.-
GAETANO A.-PIZZO M.-QUAGLI A., Principi Contabili Internazionali, Giappichelli, Torino, 2006.
IL FAIR VALUE 39

tà o passività oggetto di valutazione; 2° Livello – input diversi dai prezzi quotati


di cui al punto precedente, che sono osservabili direttamente (prezzi) o indiret-
tamente (derivati dai prezzi) sul mercato; 3° Livello – input che non sono basati
su dati di mercato osservabili. Il fair value degli strumenti finanziari derivati in
essere al 31 dicembre 2011 è classificabile come di 2° livello.

Gruppo Hera
Bilancio Consolidato al 31/12/2011 (p. 185)

Il fair value dei derivati sottoscritti a copertura del tasso di cambio e del fair
value dei finanziamenti in valuta, al 31 dicembre 2011, risulta essere positivo per
61.684 migliaia di euro. Al 31 dicembre 2011, il fair value netto dei derivati su
commodity risulta essere negativo e pari a 2.273 migliaia di euro, rispetto ad un
fair value anch’esso negativo di 748 migliaia di euro al 31 dicembre 2010. Il fair
value degli strumenti finanziari, sia su tassi di interesse sia su tassi di cambio, è
desunto da quotazioni di mercato; in assenza di prezzi quotati in mercati attivi si
utilizza il metodo dell’attualizzazione dei flussi di cassa futuri prendendo a rife-
rimento parametri osservabili sul mercato. I fair value dei contratti derivati su
commodity sono determinati utilizzando input direttamente osservabili sul mer-
cato. Tutti i contatti derivati stipulati dal Gruppo sono in essere con primarie
controparti istituzionali.

Il fair value, inoltre, assume una posizione di sicuro rilievo anche in merito
alla misurazione delle immobilizzazioni materiali/immateriali ed alla periodica
disclosure connessa a tali voci del patrimonio. In alternativa al criterio del costo
storico, infatti, le imprese possono adottare il Revaluation Model ed iscrivere,
quindi, le immobilizzazioni al fair value, facendo transitare per la sezione del-
l’Other Comprehensive Income la variazione patrimoniale così determinata 20.
Una diretta iscrizione a Conto Economico degli incrementi di valore derivanti
da una misurazione al fair value, invece, è prevista nell’ipotesi in cui oggetto di
valutazione siano investimenti immobiliari non coinvolti direttamente nella
combinazione produttiva aziendale.

20
IAS 16, Property, Plant and Equipment, parr. 31 e 39; IAS 38, Intangible Assets, parr. 75 e
85. Deve essere sottolineato, tuttavia, come il Revaluation Model per le immobilizzazioni mate-
riali sia applicabile solo in presenza di una “attendibile” determinazione del fair value. Per gli as-
set intangibili, invece, una valutazione al fair value è consentita solo in presenza di un mercato
attivo da cui trarre le informazioni necessarie. Tuttavia, tale limitazione decade nell’ipotesi in cui
il bene immateriale sia acquisito tramite una business combination. In tal caso, infatti, lo IAS 38 –
Intangible Assets (par. 35) ed il principio IFRS 3, Business Combination (par. 18) presumono che
il fair value sia sempre attendibilmente misurabile.
40 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Per le poste in oggetto, inoltre, il fair value (seppur al netto dei costi di di-
smissione) rappresenta un parametro fondamentale per la determinazione del
“valore recuperabile” e, quindi, per la quantificazione dell’eventuale svalutazio-
ne da apportare nell’ipotesi di una perdita durevole di valore 21.
Infine, non può dimenticarsi il ruolo che il fair value comunque svolge nella
preparazione dell’informazione integrativa di bilancio inerente alle immobiliz-
zazioni materiali/immateriali. Quand’anche, infatti, si decidesse di valutare tali
voci al costo storico – ipotesi, tra l’altro, ritenuta probabile a causa della speci-
fica natura dei beni e della minor rilevanza che una loro stima a prezzi correnti
presenta rispetto agli strumenti finanziari –, sarà comunque necessario offrire
una dettagliata disclosure in merito al loro fair value e l’impatto economico-
patrimoniale presumibile in seguito ad una sua applicazione 22.

Gruppo Sogefi
Bilancio Consolidato al 31/12/2011 (p. 305 ss.)
I bilanci sono stati predisposti sulla base del criterio convenzionale del costo
storico, salvo che per la valutazione degli investimenti immobiliari al fair value e
delle attività e passività finanziarie, ivi inclusi gli strumenti derivati, nei casi in
cui è obbligatoria l’applicazione del criterio del fair value […] Gli investimenti
immobiliari sono costituiti dai beni immobili detenuti al fine di conseguire cano-
ni di locazione o per il relativo apprezzamento. Gli investimenti immobiliari so-
no inizialmente iscritti al costo comprensivo di oneri accessori al’acquisizione e
successivamente sono valutati a fair value, rilevando a conto economico, alla vo-
ce “Proventi e Oneri non operativi” gli effetti derivanti da variazioni del fair va-
lue dell’investimento immobiliare. Il fair value di un investimento immobiliare
riflette le condizioni di mercato alla data di riferimento ed è rappresentato dal
corrispettivo al quale la proprietà immobiliare potrebbe essere scambiata fra parti
consapevoli e disponibili, nell’ambito di una transazione basata sul principio di
reciproca indipendenza. Un provento o un onere derivante da una variazione di
fair value dell’investimento immobiliare è incluso nel risultato economico del-
l’esercizio in cui si verifica.
Gli investimenti immobiliari ammontano al 31 dicembre 2011 a Euro 26.049
mila rispetto a Euro 27.019 mila al 31 dicembre 2010. Il decremento netto di Eu-
ro 970 mila corrisponde all’adeguamento al fair value degli investimenti immo-
biliari della Società determinato sulla base di stime effettuate da periti esterni nel
mese di novembre 2011. Tali stime sono redatte utilizzando il metodo sintetico
della comparazione di mercato che consiste nel prendere come base comparativa

21
IAS 36, Impairment of Assets, par. 18.
22
IAS 16, Property, Plant and Equipment, par. 73; IAS 38, Intangible Assets, par. 118; IAS
40, Investment Property, par. 75.
IL FAIR VALUE 41

i prezzi recenti e congrui riscontrati per immobili simili per caratteristiche, loca-
lizzazione, destinazione e vincoli, adeguatamente aggiustati per tener conto delle
singole specificità dei siti valutati.

2.6. LE INFORMAZIONI SUL FAIR VALUE NEL QUADRO NORMATIVO ITA-


LIANO

Seppur in modo molto più graduale rispetto a quanto rilevato nei principi
contabili internazionali, il principio del fair value comincia a trovare una sua
collocazione anche all’interno del sistema contabile nazionale. In particolare, il
legislatore nazionale 23 ha introdotto l’obbligo per le aziende non IAS-Adopter di
fornire in nota integrativa informazioni inerenti al fair value degli strumenti fi-
nanziari (D.Lgs. 30 dicembre 2003, n. 394). Il primo comma dell’art. 2427-bis
del codice civile dispone, quindi, che venga prodotta una periodica disclosure
riguardante il fair value degli strumenti finanziari derivati 24. Inoltre, qualora le
immobilizzazioni finanziarie vengano iscritte in bilancio ad un valore superiore
rispetto al loro fair value, l’articolo del codice civile obbliga a fornire informa-
zioni in merito a quest’ultimo ed alle motivazioni che hanno indotto il redattore
a non effettuare alcuna svalutazione 25.
Il ruolo del fair value nella comunicazione di bilancio delle aziende non quo-
tate italiane appare, dunque, ancora limitato, sia perché ristretto solo ad alcune
categorie di strumenti finanziari, sia in quanto circoscritto alla sola informazio-
ne integrativa di bilancio.
Allo stato, non è possibile prevedere se l’applicazione del fair value possa
estendersi in futuro anche ad altre poste del patrimonio, sino a rappresentare,
per alcune di esse, una possibile alternativa al costo storico. È indubbio, infatti,
che la Commissione europea miri ad una significativa armonizzazione tra le di-
sposizioni previste per le aziende non quotate ed i principi emanati dallo IASB.
In tal senso, infatti, deve essere letta la Direttiva 2003/51 (nota come direttiva di
“ammodernamento”) che prescrive la valutazione al fair value anche a voci di
bilancio diverse dagli strumenti finanziari. Da un lato, quindi, è ragionevole at-
tendersi una loro introduzione – seppur progressiva – negli impianti contabili

23
In seguito alla Direttiva europea 2001/65 (denominata anche “direttiva del fair value”) me-
diante la quale la Commissione UE prevedeva che gli Stati Membri introducessero il criterio del
fair value per la misurazione e/o la disclosure relativa agli strumenti finanziari.
24
Ad eccezione, ai sensi dell’art. 2435-bis, delle società che redigano il bilancio abbreviato.
25
Sono escluse dalla disposizione sopra descritta le immobilizzazioni finanziarie rappresenta-
te da partecipazioni in imprese controllate e collegate e dalle partecipazioni in joint venture.
42 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

nazionali, con un conseguente sviluppo della fair value accounting nei bilanci
di esercizio e consolidati delle aziende non quotate italiane 26; dall’altro, proprio
i rilievi mossi al criterio in merito alla sua pro-ciclicità, affrontati nel successivo
paragrafo, ed alla sua scarsa significatività in mercati ridotti o turbolenti costi-
tuiscono, in periodi di crisi come quello attuale, un forte elemento di resistenza
alla sua ulteriore diffusione.

2.7. IL RECENTE DIBATTITO SULLA PRO-CICLICITÀ DEL FAIR VALUE (BRE-


VI CENNI)

Una analisi retrospettiva sulla presenza del fair value all’interno dei principi
contabili internazionali evidenzia il crescente peso assunto da una simile confi-
gurazione di valore nella comunicazione economico-finanziaria delle aziende
quotate, mentre recenti Direttive europee consentono l’accesso del fair value
anche all’interno dei bilanci delle aziende non IAS-Adopter.
La crisi finanziaria in atto, però, ha messo in discussione i benefici informa-
tivi che il fair value garantisce attraverso uno stretto legame tra i risultati eco-
nomici ed i prezzi di mercato, sottolineando – piuttosto – il carattere pro-ciclico
di un siffatto modello contabile, che anticiperebbe ed accentuerebbe i riflessi di
dinamiche negative di mercato, e, dunque, il ruolo attivo che una misurazione a
valori correnti potrebbe aver svolto nella definizione della recente crisi dei mercati.
In particolare, l’aver richiesto – attraverso una mark-to-market accounting –
agli istituti di credito di svalutare gli strumenti finanziari detenuti in portafoglio
per offrire un quadro tempestivo dell’andamento dei mercati ha certamente fa-
vorito una rapida presa di coscienza delle difficoltà economiche internazionali.
Nondimeno, la rilevazione delle ingenti svalutazioni connesse ad un immediato
adeguamento al fair value ha anche causato forti problemi di stabilità e di pa-
trimonializzazione nel settore bancario, soprattutto per il concorso della norma-
tiva di controllo dei rischi (Basilea), con una contestuale riduzione dell’attività
di credito a favore delle imprese, con l’adozione di scelte di disinvestimento dei
titoli sovrani di paesi, come l’Italia, ritenuti a rischio e con un conseguente peg-
gioramento delle condizioni macro-economiche generali 27.

26
A tal fine, a maggio del 2008, l’Organismo Italiano di Contabilità ha pubblicato una bozza
di articolato che prevede sostanziali modifiche alle disposizioni civilistiche sul bilancio e, in par-
ticolare, introduce la possibilità di valutare gran parte delle immobilizzazioni materiali ed imma-
teriali e degli strumenti finanziari al fair value. Per quanto attiene ai criteri di valutazione, l’arti-
colato OIC presenta, dunque, forti similarità con il modello IASB.
27
Sul punto, si legga: LAUX C.-LEUZ C., The crisis of fair value-accounting: making sense of
the recent debate, Accounting, Organizations and Society, vol. 39, 2009, pp. 826-834.
IL FAIR VALUE 43

Un importante dibattito sulle conseguenze economiche inattese connesse ad


una valutazione al fair value è attualmente in corso e la funzione che il fair va-
lue svolgerà in futuro nella comunicazione economico-patrimoniale delle azien-
de non può che essere legata anche alle conclusioni cui, a tal riguardo, giunge-
ranno i regolatori, i professionisti e gli esponenti del mondo accademico.

2.8. VERIFICA DI APPRENDIMENTO

1. Quale tra le seguenti affermazioni si avvicina maggiormente alla definizione


del fair value contenuta nel principio contabile IFRS 13?
a) il fair value è il prezzo al quale una attività può essere scambiata o una
passività estinta tra soggetti consapevoli, disponibili e indipendenti;
b) il fair value coincide con il prezzo di mercato di una attività/passività al
momento della valutazione;
c) il fair value equivale al prezzo corrente al quale una attività/passività po-
trebbe essere venduta in un mercato attivo, tra parti consapevoli, indipen-
denti e disponibili;
d) il fair value coincide con il prezzo corrente al quale una attività/passività
potrebbe essere acquistata in un mercato attivo, tra parti consapevoli, in-
dipendenti e disponibili.
2. Individuare quale tra le seguenti affermazioni è esatta (potrebbero esserci più
risposte corrette):
a) il fair value è una grandezza market-based la cui stima accoglie i costi di
transazione che una azienda ritiene di dover sostenere per realizzare la
vendita di una attività/passività;
b) il fair value offre misure di valore entity-specific e, pertanto, non influen-
zate dalle economie/diseconomie associate alla posizione contrattuale
della singole azienda;
c) il fair value è una grandezza market-based la cui stima non dovrà in alcun
modo essere influenzata dai costi di transazione che presumibilmente si
sosterranno per la vendita di una attività/passività;
d) il fair value si differenzia dalle grandezze entity-specific poiché non ac-
coglie i differenziali di prezzo connessi alle condizioni specifiche delle
controparti coinvolte nella transazioni.
3. In base a quanto stabilito dallo IAS 16, qualora non vi siano informazioni
che consentano una immediata definizione del fair value di una immobiliz-
zazione materiale (in assenza, cioè, di un mercato attivo in cui vengono
scambiati beni similari):
44 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

a) mediante opportune tecniche di valutazione, è possibile determinare il


fair value ed iscrivere l’eventuale maggior valore tra i ricavi non operati-
vi del Conto Economico;
b) mediante opportune tecniche di valutazione, il redattore del bilancio è
obbligato a determinare il fair value e ad iscrivere l’eventuale maggior
valore nella sezione dell’Other Comprehensive Income;
c) il redattore del bilancio non può procedere ad una valutazione al fair va-
lue della risorsa in oggetto perché manca un mercato attivo da cui attinge-
re le informazioni necessarie:
d) mediante opportune tecniche di valutazione, è possibile determinare il
fair value e – se attendibilmente misurato – iscrivere l’eventuale maggior
valore nella sezione dell’Other Comprehensive Income.
4. Quali tra le seguenti informazioni appare più adatta alla tecnica di valutazio-
ne dell’income approach? (potrebbero esserci più risposte corrette):
a) il tasso di interesse richiesto dal mercato per l’acquisto di uno strumento
finanziario i cui flussi di cassa futuri si presentano similari, in termini di
tempo di realizzo e di grado di incertezza, a quello oggetto di valutazione;
b) il prezzo recentemente scambiato in un atto di compravendita di una ri-
sorsa/obbligazione similare a quella oggetto di valutazione;
c) i canoni di leasing che gli operatori di mercato sono disposti a versare per
ottenere la disponibilità di un bene similare a quello oggetto di valutazio-
ne;
d) il tasso di obsolescenza economica imputabile ai beni similari a quello
oggetto di valutazione.
5. Secondo quanto stabilito dall’art. 2427-bis c.c.:
a) gli strumenti derivati e le immobilizzazioni finanziarie possono essere va-
lutati al fair value, solo nell’ipotesi in cui quest’ultimo si presenti inferio-
re rispetto al valore contabile delle poste in oggetto;
b) il fair value degli strumenti derivati dovrà essere sempre indicato in nota
integrativa, mentre quello delle immobilizzazioni finanziarie dovrà essere
iscritto nelle note al bilancio solo se inferiore rispetto al relativo valore
contabile;
c) il fair value degli strumenti derivati e delle immobilizzazioni finanziarie
potrà essere indicato in nota integrativa, solo se inferiore rispetto al valo-
re contabile delle poste in oggetto;
d) il fair value degli strumenti derivati dovrà essere sempre indicato in nota
integrativa, mentre quello delle immobilizzazioni finanziarie potrà essere
iscritto nelle note al bilancio solo se inferiore rispetto al relativo valore
contabile.
3
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI
di Cristian Carini e Pier Luigi Marchini 1

SOMMARIO: 3.1. Principi contabili, cambiamenti nelle stime contabili ed errori di contabilizzazio-
ne (IAS 8). – 3.1.1. Ambito di applicazione del principio e definizioni. – 3.1.2. I cambiamenti
nei principi contabili. – 3.1.3. I cambiamenti nelle stime contabili. – 3.1.4. Gli errori di conta-
bilizzazione. – 3.1.5. Sintesi delle principali differenze con il quadro normativo italiano. – 3.2.
I fatti intervenuti dopo la data di chiusura dell’esercizio di riferimento (IAS 10). – 3.2.1. Am-
bito di applicazione del principio e definizioni. – 3.2.2. Rilevazione e valutazione. – 3.2.3. In-
formazioni integrative. – 3.2.4. Sintesi delle principali differenze con il quadro normativo ita-
liano. – 3.3. La transizione ai principi contabili internazionali. – 3.3.1. Introduzione e aspetti
principali dell’IFRS 1. – 3.3.2. La finalità dell’IFRS 1 e la metodologia di transizione. – 3.3.3.
Gli aspetti operativi della transizione: le rettifiche e le riclassificazioni. – 3.3.4. Le eccezioni e
le esenzioni riconosciute dall’IFRS 1. – 3.4. Verifica di apprendimento.

3.1. PRINCIPI CONTABILI, CAMBIAMENTI NELLE STIME CONTABILI ED


ERRORI DI CONTABILIZZAZIONE (IAS 8)

3.1.1. Ambito di applicazione del principio e definizioni

Lo IAS 8, denominato “Principi Contabili, cambiamenti nelle stime contabili


ed errori” (Accounting Policies, Changes in Accounting Estimates and Errors),
stabilisce i criteri per la selezione, l’applicazione e il cambiamento dei principi
contabili 2, unitamente al relativo trattamento contabile e all’informativa sui
cambiamenti di principi contabili, sui cambiamenti delle stime e sulla correzio-
ne degli errori 3.

1
Il presente capitolo, pur essendo il frutto del lavoro congiunto dei due Autori, è attribuibile,
per quanto riguarda i paragrafi 3.1 e 3.2 a Pier Luigi Marchini e per quanto attiene al paragrafo
3.3. a Cristian Carini.
2
A differenza di quanto previsto dallo IAS 1 (Presentation of Financial Statement) che inve-
ce stabilisce i criteri di presentazione e di informativa in bilancio dei principi contabili adottati.
3
IAS 8, par. 3.
46 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Tali aspetti sono trattati con l’obiettivo specifico dello IAS 8 di migliorare la
rilevanza e l’attendibilità del bilancio, nonché di garantirne la comparabilità nel
tempo e nello spazio, essendo l’aspetto della comparabilità, come visto, un requi-
sito fondamentale affinché il bilancio possa essere utile per i destinatari (users) 4.
La scelta del principio o dei principi contabili da adottare per la contabiliz-
zazione, valutazione e rappresentazione degli accadimenti aziendali deve essere
desunta sulla base del Principio o dell’Interpretazione 5 che, nello specifico, si
riferiscono a tale operazione od evento. In mancanza di ciò, il soggetto deputato
a predisporre il bilancio dovrà avvalersi di altre fonti e valutarne l’applicabilità
al caso in oggetto.
In base allo IAS 8, per cambiamento nelle stime contabili si devono intende-
re quelle rettifiche di valore contabile di un’attività, o di una passività, o della
valutazione del sistematico deprezzamento di un’attività, che risultano dalla va-
lutazione dell’attuale condizione di attività e passività, così come dei futuri be-
nefici attesi e delle obbligazioni associate con le stesse attività o passività 6. Ciò
che è importante osservare al riguardo è che, anche in base alla definizione for-
nita, appare evidente come i cambiamenti nelle stime contabili si originino a se-
guito di nuove informazioni acquisite, e che, quindi, non si possa parlare di
cambiamenti di stime contabili quando si procede, invece, alla correzione di er-
rori contabili determinatisi in esercizi precedenti.
Proprio con riferimento a tale ultimo aspetto, per errori realizzati in esercizi
precedenti si deve fare riferimento alle omissioni o alle errate misurazioni di
voci di bilancio per uno o più esercizi precedenti, derivanti dal non utilizzo o
dall’utilizzo erroneo di informazioni attendibili che erano disponibili, o che si
poteva ragionevolmente supporre che lo fossero, al momento della redazione di
quei bilanci. Tali errori possono comprendere errori di tipo aritmetico, errori
nell’applicazione dei principi contabili, sviste, frodi oppure interpretazioni di-
storte degli accadimenti aziendali.
A seguito del riconoscimento di un errore di esercizi precedenti, o del
cambiamento di principi contabili o nelle stime contabili, si può determinare
un’applicazione retroattiva o prospettica dei principi contabili o dei valori in
oggetto.

4
Si veda al riguardo, più nel dettaglio, il capitolo 1.
5
Le Interpretazioni rappresentano, come visto, quei documenti in grado di integrare, interpre-
tare e rendere maggiormente intelligibili le disposizioni contenute nei Principio Contabili Interna-
zionali IAS/IFRS. Si parla, nel dettaglio, dei cosiddetti SIC (Standard Interpretations Committee)
o IFRIC (International Financial Reporting Committee) a supporto dei Principi Contabili Interna-
zionali di riferimento.
6
IAS 8, par. 5.
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 47

In particolare, l’applicazione retroattiva di un nuovo principio contabile alle


operazioni, eventi o altri condizioni aziendali determina che le stesse siano trat-
tate a livello contabile come se quel principio fosse sempre stato applicato. Al
contempo, la determinazione retroattiva dei valori consiste nella correzione del-
le rilevazioni, della valutazione e dell’informativa concernente gli importi di
elementi di bilancio come se l’errore di un esercizio precedente non fosse mai
avvenuto.
Al contrario, per applicazione prospettica di un cambiamento di un principio
contabile si intende l’applicazione di un nuovo principio contabile a operazioni,
altri eventi e circostanze che si verificano dopo la data alla quale il principio
viene cambiato. Al contempo, la rilevazione prospettica dell’effetto di un cam-
biamento nella stima contabile richiede che tale cambiamento avvenga nel cor-
rente e nei futuri esercizi interessati dal cambiamento.
Sebbene si tenda in prevalenza a preferire un’applicazione retroattiva ai
cambiamenti contabili ed ai valori, talvolta tale comportamento non è realizza-
bile. Infatti, l’applicazione retroattiva non risulta fattibile quando ciascuna enti-
tà, dopo avere fatto ogni ragionevole sforzo, non può concretamente applicarla.
Ciò può avvenire per le seguenti ragioni:
1. gli effetti dell’applicazione o della determinazione retroattiva dei valori non
sono determinabili;
2. l’applicazione o la determinazione retroattiva dei valori richiede supposizio-
ni circa l’intento della direzione aziendale in quell’esercizio specifico;
3. l’applicazione o la determinazione retroattiva dei valori richiede stime parti-
colarmente rilevanti in termini di importi, ed è molto complesso e difficile
distinguere in modo obiettivo le informazioni relative a quelle stime.
Da ultimo, pare importante evidenziare in quale modo debba essere inteso il
concetto appena menzionato di rilevanza ai fini dell’applicazione del principio
contabile in oggetto. Secondo lo IAS 8, le omissioni o le errate misurazioni di
voci contabili sono da ritenersi rilevanti nella misura in cui possano, indivi-
dualmente o nel complesso, influenzare le decisioni economiche degli utilizza-
tori in base a detto bilancio 7.

3.1.2. I cambiamenti nei principi contabili

Lo IAS 8 tratta dapprima i comportamenti da attuarsi in relazione al cam-

7
Tale definizione di rilevanza trae origine dalla definizione presente all’interno del Concep-
tual Framework dello IASB. Si veda a tale riguardo il capitolo 1.
48 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

biamento di principi contabili adottati, intendendosi per principi contabili que-


gli specifici principi, concetti di base, convenzioni, regole e prassi applicati da
un’azienda nella preparazione e presentazione del bilancio 8.
Il primo aspetto che deve essere compreso a tale riguardo è, come in parte
già anticipato, la procedura di selezione e di applicazione dei principi contabili
internazionali nel processo di redazione del bilancio. È infatti specificatamente
previsto che quando un principio contabile IAS/IFRS sia applicato in modo
puntuale ad una operazione o, più in generale, ad un accadimento aziendale, la
scelta dei criteri da applicarsi per la contabilizzazione di tale situazione deve es-
sere determinata sulla base di quanto previsto da detto principio IAS/IFRS.
Qualora, tuttavia, non sia possibile individuare alcun principio IAS/IFRS come
applicabile alla specifica fattispecie in oggetto, in tal caso il soggetto che predi-
spone il bilancio deve utilizzare il proprio giudizio nello sviluppare l’applica-
zione di criteri contabili che consentano di ottenere un’informativa rilevante ed
attendibile per gli utilizzatori dello stesso bilancio.
Ciò detto, può accadere che un’entità, in un esercizio successivo rispetto a
quello di prima applicazione, decida di cambiare un principio contabile in pre-
cedenza adottato.
Tale circostanza può accadere solo qualora ricorra anche solo uno dei due
seguenti presupposti:
1. il cambiamento sia specificatamente richiesto da un principio IAS/IFRS;
2. il cambiamento sia utile a produrre un bilancio in grado di fornire informa-
zioni maggiormente attendibili e rilevanti sulla situazione finanziaria, patri-
moniale ed economica dell’impresa 9.
È di assoluta importanza evidenziare come tali cambiamenti di principi con-
tabili possano avvenire solo qualora si verifichi una delle due ipotesi sopra elen-
cate; in mancanza di ciò, evidentemente, verrebbe seriamente compromessa la
comparabilità nel tempo dei prospetti di bilancio.
È altresì importante evidenziare come la fattispecie sub 1) in precedenza de-
scritta debba essere considerata come un cambiamento obbligatorio di principi
contabili, e si possa presentare ogni qual volta venga emessa una nuova versio-
ne di un IFRS, o emesso un nuovo IFRS.
Al contempo, la fattispecie sub 2) in precedenza delineata fa riferimento alla
tipologia di cambiamenti volontari di principi contabili, e si presenta ogni volta
che mutano le condizioni operative dell’impresa e il cambiamento è in grado di

8
IAS 8, par. 5.
9
IAS 8, par. 14.
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 49

fornire informazioni maggiormente rilevanti agli utilizzatori del bilancio. Esem-


pi di tale situazione possono essere il passaggio del metodo di valutazione delle
rimanenze dal FIFO al costo medio ponderato, oppure il passaggio dall’iscri-
zione a conto economico all’imputazione a patrimonio netto degli utili e delle
perdite attuariali relative ai piani pensionistici a benefici definiti come permesso
dallo IAS 19.
Quando un’entità applica fin dall’origine un principio contabile IAS/IFRS, il
cambiamento di principio contabile è contabilizzato in accordo con le disposi-
zioni transitorie di quello specifico IAS/IFRS. Se quello specifico IAS/IFRS
non contiene disposizioni transitorie, o più in generale in caso di cambiamento
volontario di principio contabile applicabile, allora il cambiamento in oggetto è
applicato in modo retroattivo. L’applicazione retroattiva del cambiamento di
principio contabile, come già in parte anticipato nel paragrafo precedente, deter-
mina che l’entità debba rettificare il saldo di apertura di ciascuna componente
del patrimonio netto interessata dal cambiamento a partire dal più remoto eser-
cizio presentato (solitamente, quello dell’esercizio precedente). Al contempo,
tutti gli importi comparativi indicati per i successivi esercizi presentati, fino a
quello attuale, devono essere esposti come se il nuovo principio contabile fosse
stato sempre applicato.
In sostanza, l’applicazione retroattiva del cambiamento di un principio con-
tabile internazionale o di una Interpretazione, ai sensi dello IAS 8, significa mo-
dificare i saldi di apertura di ogni componente del patrimonio netto interessata
e, conseguentemente, gli altri importi comparativi indicati per ciascun esercizio
precedente presentato come se il nuovo principio contabile fosse sempre stato
applicato.
In termini operativi, l’applicazione retroattiva comporta i seguenti effetti sui
valori contabili dell’impresa:
1. rettifica dei valori della posta di bilancio interessata dal cambiamento di
principio contabile nei bilanci comparativi degli esercizi precedenti;
2. ricalcolo delle imposte di competenza degli esercizi precedenti (ai fini di ri-
determinare la corretta valorizzazione delle imposte differite ed anticipate);
3. rideterminazione del risultato netto degli esercizi precedenti;
4. rettifica del saldo di apertura degli utili portati a nuovo (all’interno del pa-
trimonio netto) dell’esercizio corrente;
5. adeguamento dei nuovi valori nell’esercizio corrente.
Alla luce delle considerazioni fino ad ora effettuate, l’applicazione retroatti-
va del cambiamento di principio contabile implicherà di procedere attraverso le
fasi rappresentate nella figura sotto esposta.
50 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

FIGURA 1 – Fasi dell’applicazione retroattiva


Fase 3. Rettifica Fase 4.
Fase 2. Identificazione degli effetti saldo di apertura di Rideterminazione
pregressi del cambiamento attività, passività e valori comparativi
PN all’inizio per l’anno 4
dell’anno 4

Informativa Cambiamento
comparativa di PC

Anno 1 Anno 2 Anno 3 Anno 4 Anno 5

Fase 1. Identificazione degli esercizi precedenti non


inclusi nell’informativa comparativa
Bilancio anno 5

Ovviamente, come anticipato nel precedente paragrafo, l’applicazione re-


troattiva del nuovo principio contabile incontra dei limiti nei casi in cui ciò non
risulti essere fattibile. Quando infatti non risulti essere fattibile determinare gli
effetti specifici del cambiamento di un principio contabile per uno o più esercizi
precedenti presentati (solitamente il bilancio dell’anno precedente), l’entità deve
applicare il nuovo principio contabile al valore delle attività e delle passività
all’inizio del più remoto esercizio per il quale l’applicazione retroattiva risulti
essere attuabile, effettuando al contempo una rettifica corrispondente al saldo di
apertura di ciascuna componente di patrimonio netto per detto esercizio (appli-
cazione “limitata” del metodo retroattivo) 10.

FIGURA 2 – Fasi dell’applicazione retroattiva ”limitata”


Fase 3. Rettifica
Fase 2. Identificazione degli effetti saldo di apertura di
pregressi del cambiamento attività, passività e
PN all’inizio
dell’anno 5

Informativa Cambiamento
comparativa di PC

Anno 1 Anno 2 Anno 3 Anno 4 Anno 5

Fase 1. Identificazione degli esercizi precedenti non


inclusi nell’informativa comparativa
Bilancio anno 5

10
Solitamente la rettifica viene rilevata nella riserva relativa agli utili portati a nuovo.
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 51

Affinché una rettifica si consideri fattibile, deve essere rappresentata nei pro-
spetti patrimoniali di apertura e di chiusura di ciascun esercizio.
Al contempo, potrebbe non risultare fattibile determinare l’effetto cumulati-
vo dell’applicazione di un nuovo principio contabile all’inizio dell’esercizio
corrente per tutti gli esercizi precedenti. In tale caso, l’entità dovrà procedere a
rettificare l’informativa comparativa per applicare il nuovo principio contabile
prospetticamente, iniziando dalla prima data in cui tale applicazione risulta es-
sere possibile.
Ovviamente, lo IAS 8 prescrive principalmente l’utilizzo dell’applicazione
retroattiva al fine di garantire la comparabilità e l’uniformità delle informazioni
di bilancio, elemento che verrebbe nella sostanza compromesso mediante l’ap-
plicazione del metodo prospettico.

FIGURA 3 – Possibili applicazioni dei cambiamenti di principi contabili

Cambiamento Esistenza Applicazione



obbligatorio disposizioni disposizioni
di principio transitorie specifiche transitorie specifiche
contabile
NO
Cambiamento Esistenza SÌ
volontario informazioni per Applicazione
di principio la ricostruzione dei metodo retroattivo
contabile valori di esercizi
precedenti NO
Applicazione
limitata del metodo
retroattivo

È opportuno precisare al riguardo che un’applicazione anticipata di uno


standard IAS/IFRS non costituisce, altresì, un cambiamento volontario di prin-
cipio contabile.
52 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Principi contabili internazionali e/o interpretazioni emessi


ma non ancora entrati in vigore e/o non omologati
Gruppo Pirelli – Bilancio 2011

Come richiesto dallo IAS 8 “Principi contabili, cambiamenti nelle stime con-
tabili ed errori”, vengono di seguito indicati e brevemente illustrati i nuovi Prin-
cipi o le Interpretazioni già emessi, ma non ancora entrati in vigore oppure non
ancora omologati dall’Unione Europea e pertanto non applicabili. Nessuno di tali
Principi e Interpretazioni è stato adottato dal gruppo in via anticipata.

In assenza di un principio IAS/IFRS applicabile a operazioni o altre circo-


stanze, può applicarsi un principio contabile adottato da uno standard setter che
utilizza un quadro sistematico (framework) concettualmente simile a quello del-
lo IASB per sviluppare i principi contabili.

Assenza di un principio IAS/IFRS applicabile ad operazioni.


Gruppo Brembo – Bilancio 2011
Aggregazioni d’impresa
(…) Le fusioni per incorporazione di società interamente possedute (fusioni
“madre-figlia”) che si configurano come operazioni di riorganizzazione e che
quindi non rappresentano un’acquisizione in senso economico sono escluse
dall’ambito di applicazione dell’IFRS 3. In assenza di riferimenti o principi o in-
terpretazioni IFRS specifici per tali operazioni, la scelta del principio più idoneo
e guidata dai canoni generali previsti dallo IAS 8. In tal senso, come indicato da-
gli orientamenti preliminari Assirevi (OPI 2), nelle fusioni per incorporazione
“madre-figlia”, con quota di partecipazione del 100%, si applica il principio della
continuità dei valori nel bilancio separato rispetto a quelli inclusi nel bilancio
consolidato alla data di fusione.

Se, a seguito di una modifica a tale disposizione, l’azienda sceglie di cam-


biare un principio contabile, tale cambiamento è contabilizzato e presentato co-
me un cambiamento volontario di principio contabile.
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 53

Disclosure (informazioni integrative) sui cambiamenti di principi contabili


Con riferimento ai cambiamenti obbligatori di principio contabile, in consi-
derazione del fatto che si tratta di prima applicazione, o di cambiamento, di un
principio contabile (first time adoption), un aspetto di assoluta rilevanza risulta
essere la disclosure da fornire all’interno delle note.
In particolare, qualora si tratti di applicazione iniziale di un nuovo IFRS, sia
per quanto riguarda l’applicazione retroattiva che prospettica, si dovranno indi-
care:
1. il titolo dell’IFRS;
2. quando applicabile, che il cambiamento di principio contabile è effettuato
secondo quanto previsto dalle disposizioni transitorie;
3. la natura del cambiamento del principio contabile;
4. se applicabile, una descrizione delle disposizioni transitorie;
5. se applicabili, le disposizioni transitorie che possono avere un effetto su
esercizi futuri;
6. per l’esercizio corrente e per ciascun esercizio precedente presentato, nei li-
miti in cui ciò è fattibile, l’importo della rettifica per ciascuna voce di bilan-
cio interessata 11;
7. l’importo della rettifica relativa a esercizi antecedenti a quelli presentati, nei
limiti in cui ciò è fattibile; e
8. se l’applicazione retroattiva non è fattibile per un particolare esercizio prece-
dente o per esercizi antecedenti a quelli presentati, le circostanze che hanno
portato all’esistenza di tale condizione e la descrizione di come, e da quando,
il cambiamento di principio contabile è stato applicato.
Qualora, al contrario, si assista ad un cambiamento volontario di un principio
contabile, si dovranno indicare:
1. la natura del cambiamento del principio contabile;
2. le ragioni per cui l’applicazione del nuovo principio contabile fornisce in-
formazioni attendibili e più rilevanti;
3. per l’esercizio corrente e per ciascun esercizio precedente presentato, nei li-
miti in cui ciò è fattibile, l’importo della rettifica per ciascuna voce di bilan-
cio interessata 12;

11
Inoltre, se lo IAS 33, Utile per azione, si applica all’entità, l’importo della rettifica si appli-
ca relativamente all’utile per azione di base e diluito.
12
Inoltre, se lo IAS 33, Utile per azione, si applica all’entità, l’importo della rettifica si appli-
ca relativamente all’utile per azione di base e diluito.
54 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

4. l’importo della rettifica relativa a esercizi antecedenti a quelli presentati, nei


limiti in cui ciò è fattibile; e
5. se l’applicazione retroattiva non è fattibile per uno specifico esercizio prece-
dente o per esercizi antecedenti a quelli presentati, le circostanze che hanno
portato all’esistenza di tale condizione e la descrizione di come e da quando
il cambiamento di principio contabile è stato applicato.

3.1.3. I cambiamenti nelle stime contabili

Un ulteriore cambiamento che si potrebbe verificare con riferimento ad


aspetti contabili riguarda la possibilità di modificare le stime riguardanti le valo-
rizzazioni di alcune voci di bilancio. Come infatti afferma lo stesso IAS 8 al
punto 32, molte voci presenti all’interno del bilancio non possono essere valo-
rizzate con assoluta certezza e precisione, ma posso essere solamente stimate,
ipotizzate.
Nella dottrina economico-aziendale italiana, tale concetto è stato sviluppato
nel recente passato da illustri Autori, i quali hanno tendenzialmente classificato
le quantità presenti in bilancio in quantità oggettive e soggettive 13. Le quantità
oggettive si determinano tramite una semplice numerazione delle unità moneta-
rie e non che, per somma, ne definiscono l’entità. Le quantità oggettive utilizza-
no metodi di obiettiva misurazione delle corrispondenti grandezze, metodi che
conducono a dati incontrovertibili ed immuni da incertezze, cosicché possono
essere definite quantità certe in senso assoluto. Le quantità soggettive derivano,
invece, da un’attività di valutazione degli accadimenti aziendali, prevalentemen-
te alla fine dell’esercizio, e spesso hanno alla base ipotesi sul futuro svolgimen-
to della gestione. Esse si possono distinguere in ipotesi di approssimazione al
vero (quantità stimate) ed in ipotesi di soggettiva interpretazione del vero (quan-
tità congetturate). Stime e congetture, pertanto, sono elementi indispensabili e
connaturati alla predisposizione del bilancio di esercizio. I valori interessati da
tali processi di stima o congettura sono, tra gli altri, quelli che interessano la
quantificazione dell’esigibilità dei crediti, la valorizzazione del magazzino, il
fair value delle attività e passività finanziarie, la vita utile dei beni ammortizza-
bili.
In considerazione di tali caratteristiche, un valore stimato (o congetturato)
potrebbe essere soggetto, in un momento successivo alla sua prima definizione,

13
Per la suddivisione dei valori di bilancio qui analizzata si vedano ONIDA P., Economia
d’azienda, Utet, Torino, 1965, p. 555 ss.; FERRERO G., La valutazione dl capitale di bilancio,
Giuffrè, Milano, 1995, p. 27 ss.; MASINI C., I bilanci d’impresa, Giuffrè, Milano, 1957, p. 59 ss.
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 55

ad un cambiamento (e quindi ad una rettifica) a seguito di avvenuti mutamenti


nelle circostanze sulla base delle quali la stima (o la congettura) si era basata,
sia in conseguenza del fatto che siano state rese disponibili nuove informazioni,
sia in conseguenza di una maggiore consapevolezza circa gli accadimenti in
questione.
In termini contabili, l’effetto di un cambiamento di stima deve essere rileva-
to in modo prospettico, includendo il valore della variazione correlata al cam-
biamento:
1. nell’esercizio in cui lo stesso è avvenuto, qualora tale cambiamento influisca
solo su tale esercizio;
2. nell’esercizio in cui lo stesso è avvenuto, ed in quelli successivi, qualora tale
cambiamento sia in grado di influire su tale serie di esercizi 14.

Caso di effetto di un cambiamento di stima in grado di influenzare


la contabilizzazione degli esercizi futuri.

Gruppo Pininfarina – Bilancio 2011

(…) L’ammortamento dei fabbricati e degli altri cespiti generici è calcolato


attraverso il metodo lineare, in modo da distribuire il valore contabile residuo
sulla vita economica utile stimata. L’ammortamento delle attrezzature specifiche
legate a determinate produzioni di autovetture per conto terzi, avviene in base ai
volumi di produzione, in accordo ai paragrafi n. 50 e n. 60 dello IAS 16 – Im-
mobili, impianti e macchinari. La revisione della stima della vita economica uti-
le, in accordo con lo IAS 8 – Principi contabili, cambiamenti nelle stime conta-
bili ed errori, può essere necessaria quando avvengono mutamenti nelle circo-
stanze sulle quali la stima si era originariamente basata o in seguito a nuove in-
formazioni acquisite e l’effetto di tale cambiamento deve essere rilevato in ma-
niera prospettica nell’esercizio in corso e in quelli successivi. Alla luce delle
mutate condizioni di utilizzo e allo scopo di riflettere le modalità di fruizione dei
benefici economici futuri, a partire dal secondo trimestre 2011 è stata modificata
la stima della vita economica utile dei fabbricati e degli altri cespiti facenti parte
degli stabilimenti produttivi di San Giorgio Canavese e Bairo Canavese di pro-
prietà della Capogruppo.

14
Ciò significa che, laddove esista, l’impatto della variazione sugli esercizi futuri è rilevato
come provento od onere negli esercizi futuri.
56 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

In base alla natura della stima originariamente effettuata, il suo cambiamento


potrà originare una variazione di:
1. attività o passività con contropartita in costi o ricavi (ad esempio, l’adegua-
mento del fondo svalutazione crediti e conseguente iscrizione di un provento
o di un onere in conto economico);
2. attività o passività con contropartita in elementi di patrimonio netto (ad
esempio, l’adeguamento del fair value di un’attività destinata alla vendita
secondo quanto esposto dallo IAS 39).

FIGURA 4 – Applicazione dei cambiamenti di stime contabili

Fase 1. Variazione
di attività e
passività mediante
metodo prospettico

Informativa Cambiamento
comparativa di PC

Anno 1 Anno 2 Anno 3 Anno 4 Anno 5

Fase 1. Identificazione degli esercizi precedenti non


inclusi nell’informativa comparativa
Bilancio anno 5

Spesso, può accadere che non sia facile distinguere un cambiamento di prin-
cipio contabile da un cambiamento nella stima contabile. In presenza di tali si-
tuazioni, il paragrafo 35 dello IAS 8 stabilisce che tale cambiamento dovrà esse-
re trattato come un cambiamento nella stima contabile (e non come cambiamen-
to di principio contabile).
In termini di disclosure, dovrà essere indicato nelle note sia la natura, sia
l’importo del cambiamento nelle stime contabili. Ciò dovrà essere rappresentato
sia per l’esercizio corrente, sia, se possibile e se gli effetti si protrarranno, anche
per gli esercizi futuri. Qualora l’importo dell’effetto del cambiamento sugli
esercizi futuri non venga presentato perché non risulti essere fattibile effettuare
la stima, tale aspetto dovrà essere esplicitamente indicato nelle note.
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 57

3.1.4. Gli errori di contabilizzazione

Il bilancio di esercizio non può essere considerato conforme ai principi


IAS/IFRS se esso contiene, alternativamente, errori di tipo rilevante (material
errors), oppure errori non rilevanti (immaterial errors) ma fatti intenzionalmen-
te al fine di ottenere una particolare rappresentazione delle posizione finanziaria,
delle performance economica o dei flussi di cassa dell’azienda in oggetto.
Gli errori in materia di contabilità possono essere commessi in diversi ambiti:
1. errori nella rilevazione;
2. errori nella valutazione;
3. errori nella presentazione (o nell’informativa) degli elementi di bilancio.
Un aspetto da evidenziare riguarda il fatto che, qualora un bilancio contenga
errori di tale rilevanza da influenzare la rappresentazione della situazione patri-
moniale, del risultato economico e dei flussi finanziari, in tal caso il bilancio
non può essere ritenuto conforme agli standard IAS/IFRS.
Gli errori si differenziano dai cambiamenti nelle stime contabili in quanto le
stime contabili, di loro natura, sono approssimazioni che necessitano di modifi-
che nei casi in cui si venga a conoscenza di informazioni aggiuntive, mentre non
è così per gli errori.

ESEMPIO 1 – Differenze tra correzioni di errori e cambiamenti nelle stime contabili

A titolo esemplificativo, l’utile o la perdita realizzati a seguito dell’esito di


una risoluzione connessa ad una passività potenziale non rappresenta la corre-
zione di un errore. Contestualmente, anche la variazione nel periodo di ammor-
tamento di un cespite aziendale non rappresenta, di norma, un errore, bensì un
cambiamento di stima contabile. Al contempo, la rettifica della svalutazione dei
crediti per il peggioramento (miglioramento) del merito creditizio dei debitori
rappresenta un cambiamento di stima contabile. Al contrario, la scoperta di una
fattura di acquisto registrata due volte nell’esercizio precedente è evidentemente
un errore da correggere in via retroattiva.

Qualora l’errore, indipendentemente dalla sua tipologia, venga scoperto pri-


ma che il bilancio di esercizio sia stato approvato, evidentemente l’errore dovrà
essere corretto in quel periodo.
A volte, tuttavia, errori significativi non sono scoperti sino ad un esercizio
successivo. Ciascun errore realizzato nel corso di esercizi precedenti dovrà esse-
58 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

re corretto in modo retroattivo all’interno del primo bilancio autorizzato alla


pubblicazione a seguito della scoperta dell’errore.
Inoltre, l’applicazione retroattiva richiede di dovere determinare nuovamente
gli importi relativi all’esercizio passato nel quale è stato commesso l’errore. Ne-
cessariamente, la rideterminazione degli importi per tale esercizio richiederà la
successiva nuova valorizzazione cumulativa anche degli importi degli esercizi
successivi fino a rideterminare i valori comparativi presenti nel bilancio oggetto
di presentazione. Tale aspetto richiede, inoltre e di conseguenza, di determinare
nuovamente i saldi di apertura di attività, passività e patrimonio netto per il
primo esercizio precedente presentato.
Il principio contabile internazionale in oggetto precisa, tuttavia, che deve es-
sere effettuata l’applicazione retroattiva ad eccezione dei casi in cui ciò non sia
fattibile per l’impossibilità di determinare o l’effetto specifico del singolo eser-
cizio, o l’effetto cumulativo dell’errore realizzato negli esercizi precedenti.
Nei casi di impossibilità di determinazione di un effetto specifico di un erro-
re riferibile ad un singolo esercizio precedente per l’informativa comparativa, si
dovrà comunque rideterminare il saldo di apertura di attività, passività e patri-
monio netto per il primo esercizio per il quale è possibile effettuare la determi-
nazione retroattiva dei valori. Tale esercizio potrebbe, in tal caso, essere anche
unicamente l’esercizio corrente.
Viceversa, nei casi di impossibilità di valorizzare per l’esercizio corrente
l’effetto cumulativo dell’errore per tutti gli esercizi precedenti, si dovrà proce-
dere alla rideterminazione dei valori interessati nell’informativa di tipo compa-
rativo al fine di correggere l’errore per i periodi successivi e quindi in via pro-
spettica, a partire dalla prima data in cui ciò risulta essere fattibile.
Ci si comporta, in sostanza, così come visto al momento dell’effettuazione di
cambiamenti di principi contabili.
Da ultimo, un aspetto di assoluto rilievo relativo al tema in oggetto risulta
essere l’informativa (disclosure) da fornire all’interno delle note informative di
bilancio. In particolare, quando un’entità procede alla correzione di errori rile-
vanti di esercizi precedenti mediante la determinazione retroattiva dei valori,
dovranno essere fornite le seguenti informazioni:
a) la natura dell’errore compiuto negli esercizi precedenti;
b) per ogni esercizio precedente in cui è stato presentato il bilancio, e nei limiti
in cui ciò risulti essere fattibile, deve essere rappresentato l’importo della
rettifica per ciascuna voce di bilancio rappresentata 15;

15
Così anche per quanto riguarda la presentazione del nuovo valore dell’utile per azione base
e diluito.
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 59

c) l’importo della correzione all’inizio del primo esercizio precedente presen-


tato;
d) nel caso in cui non risulti essere fattibile la determinazione retroattiva del va-
lore per un particolare esercizio precedente, è necessario indicare le circo-
stanze che hanno causato tale condizione, nonché una descrizione di come
l’errore è stato corretto, e a partire da quale esercizio.
Un aspetto rilevante in termini di informativa risulta, inoltre, essere il fatto
che tali informazioni dovranno essere fornite esclusivamente nell’esercizio in
cui si verifica il riconoscimento e la correzione dell’errore, mentre non dovran-
no essere ripetute nei bilanci successivi.
Pare opportuno osservare come in talune circostanze non sia fattibile rettifi-
care l’informativa comparativa per uno o più esercizi al fine di ottenere la com-
parazione con l’esercizio in corso. Ad esempio, è possibile che negli esercizi
precedenti le informazioni non siano state raccolte in modo tale da permettere
l’applicazione retroattiva di un nuovo principio contabile, o da consentire la de-
terminazione retroattiva dei valori al fine di correggere un errore compiuto in un
esercizio precedente. Pertanto, è spesso necessario effettuare delle stime per po-
tere applicare un principio contabile ad elementi di bilancio rilevati od esposti
con riferimento ad operazioni o altri eventi. La finalità delle stime, tuttavia, in
tali casi deve essere la stessa di quella relativa alle stime effettuate nell’esercizio
in corso, ossia riflettere la situazione esistente al momento in cui l’operazione si
è realizzata. Per tale motivo, la correzione di un errore di un esercizio preceden-
te richiede informazioni distinte tendenti a fornire i seguenti chiarimenti:
1. informazioni circa le circostanze che esistevano alla data nella quale l’ope-
razione o l’evento si è verificato;
2. informazioni riguardanti gli elementi che si potevano conoscere e che erano
disponibili quando i bilanci per tale esercizio precedente erano stati autoriz-
zati alla pubblicazione.
Qualora l’applicazione o la determinazione retroattiva dei valori richieda di
effettuare una stima significativa per la quale risulti essere impossibile distin-
guere le due informazioni sopra indicate, in tale caso non è possibile applicare il
nuovo principio contabile o correggere l’errore dell’esercizio precedente in mo-
do retroattivo. Al contempo, e conseguentemente, le informazioni conosciute
solo in momenti successivi non dovrebbero essere utilizzate qualora si applichi
un nuovo principio contabile (facendo, ad esempio, supposizioni su quali sareb-
bero state le intenzioni della direzione aziendale in tale esercizio precedente), o
quando si correggano errori relativamente ad esercizi precedenti.
60 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

3.1.5. Sintesi delle principali differenze con il quadro normativo italiano

Da quanto sopra illustrato, è possibile delineare alcune differenze fra quanto


previsto all’interno dello IAS 8 e quanto previsto dall’omologo principio conta-
bile nazionale OIC 29 (denominato “Cambiamenti di principi contabili, cam-
biamenti di stime contabili, correzione di errori, eventi e operazioni straordina-
ri, fatti intervenuti dopo la data di chiusura dell’esercizio”). Alcuni dei princi-
pali elementi di divergenza sono di seguito sintetizzati.
Come visto, secondo i principi contabili internazionali IAS/IFRS il cam-
biamento di principi contabili deve essere applicato retroattivamente, con la
rettifica dei dati comparativi e, in contropartita, il saldo di apertura delle riser-
ve di utili del più remoto degli esercizi presentati. Gli effetti di variazioni re-
troattive nelle voci di patrimonio netto è presentato separatamente negli utili o
perdite imputati direttamente a patrimonio netto. Si applica un’esenzione nel
caso in cui non sia fattibile modificare i dati comparativi. Inoltre, i cambia-
menti effettuati in virtù dell’adozione di un nuovo principio devono essere
contabilizzati in base alle disposizioni transitorie relative a quello specifico
principio. Se queste non vengono indicate, deve essere coerentemente utilizza-
to il trattamento sopra delineato.
In Italia, al contrario, con riferimento al cambiamento di principi contabili, la
ri-espressione dei dati comparativi non è permessa. L’applicazione retroattiva è
obbligatoria, salvo i casi in cui non sia ragionevolmente possibile calcolare l’ef-
fetto pregresso del cambiamento di principio contabile, oppure nel solo caso in
cui il nuovo principio contabile preveda l’imputazione al conto economico di
costi che precedentemente venivano capitalizzati. I principi contabili nazionali
raccomandano che l’effetto del cambiamento di un principio contabile sia calco-
lato all’inizio del periodo e che sia riflesso nel conto economico tra i componen-
ti straordinari. È raccomandata la presentazione nella nota integrativa di dati
comparativi pro-forma.
Con riferimento alla correzione di errori, come visto, gli IAS/IFRS richiedo-
no lo stesso trattamento proposto per il cambiamento di principi contabili.
L’OIC 29 prevede, invece, che la rettifica dei dati comparativi non sia ammessa,
a meno che il bilancio dell’esercizio precedente non venga nuovamente presen-
tato all’assemblea per l’approvazione dei soci. Secondo l’OIC 29, infatti, l’o-
missione di una voce in bilancio o l’errata misurazione di un importo deve esse-
re corretta introducendo in conto economico una posta (onere/provento) di natu-
ra straordinaria che accolga l’effetto della correzione. In questo modo, dunque,
l’errore viene a gravare soltanto sull’esercizio corrente in cui lo stesso è stato
scoperto. Se poi l’errore è così rilevante da rendere completamente fuorviante il
bilancio dell’esercizio in cui fu commesso e dei successivi, può essere necessa-
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 61

rio rettificare i bilanci degli esercizi precedenti e sottoporli, come visto, nuova-
mente all’approvazione dell’assemblea.
Da ultimo, con riferimento ai cambiamenti delle stime contabili, secondo lo
IAS 8, come visto, i cambiamenti delle stime contabili sono rilevati nel conto
economico in maniera prospettica nel momento in cui sono identificati. Il trat-
tamento contabile previsto dal principio contabile nazionale OIC 29 è molto si-
mile a quello previsto dai principi contabili internazionali.

ESEMPIO 2 – Passaggio dal Costo Medio Ponderato (CMP) al First In Forst Out
(FIFO): confronto tra soluzione IAS/IFRS e soluzione principi contabili italiani

Si supponga che un’impresa che abbia sempre utilizzato il criterio del CMP
per la valutazione delle rimanenze dei propri prodotti voglia adeguarla al criterio
del FIFO, ritenuto più aderente ritenuto più aderente rispetto alle dinamiche del
proprio magazzino

Valori espressi in euro R.I. R.F. Variazione Rimanenze


CMP (vecchio) 900 1.160 260
FIFO (nuovo) 1.200 1.300 100
Differenza 300 140 – 160

La soluzione che propongono i principi contabili italiani (applicazione pro-


spettica) per evidenziare il passaggio al nuovo criterio contabile ed evidenziarne
l’effetto in bilancio, consiste nella seguente:

1/1 – Ripresa RI di prodotti con vecchio criterio


Variazione Rimanenze D 900
R.I. A 900

31/12 – Rilevazione RF con nuovo criterio


R.F. D 1.300
Variazione Rimanenze A 1.300

31/12 – Rilevazione effetto cumulativo pregresso


Variazione Rimanenze D 300
Proventi straordinari A 300

Il conto economico presenterà, di conseguenza, la situazione di seguito illu-


strata:

A) Valore della produzione


2) Variazione delle Rimanenze (1.300 – 900 – 300) = 100
62 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

E) Proventi e oneri straordinari


20) Proventi straordinari 300

Lo IAS 8, invece, dispone l’applicazione retroattiva. Nel caso in esame, tale


metodo implica la necessità di imputare la differenza tra i due criteri di valuta-
zione al fondo imposte differite ed alla riserva degli utili portati a nuovo. Pertan-
to, contabilmente, si avranno le seguenti rilevazioni contabili.

1/1 – Rilevazione effetto cumulativo pregresso


RF D 300
Fondo imposte differite16 A 94,20
Utili portati a nuovo (anno N-1) A 205,80

1/1 – Ripresa R.I. con nuovo criterio


Variazione Rimanenze D 1.200
Proventi straordinari A 1.200

31/12 – Rilevazione R.F. con nuovo criterio


R.F. D 1.300
Variazione Rimanenze A 1.300

3.2. I FATTI INTERVENUTI DOPO LA DATA DI CHIUSURA DELL’ESERCIZIO


DI RIFERIMENTO (IAS 10)

3.2.1. Ambito di applicazione del principio e definizioni

Lo IAS 10, denominato “Fatti intervenuti dopo la data di chiusura dell’eser-


cizio di riferimento” (Events After The Reporting Period) è un principio conta-
bile internazionale che deve essere applicato nella contabilizzazione, così come
nell’informativa da fornire nelle note al bilancio, dei fatti intervenuti successi-
vamente alla data di chiusura dell’esercizio di riferimento.
Più in particolare, lo IAS 10 regolamenta le seguenti situazioni:
1. casi in cui ciascuna entità societaria dovrebbe rettificare il proprio bilancio a
seguito di fatti intervenuti dopo la data di riferimento del bilancio;
2. informativa che tale entità dovrebbe fornire alla data in cui il bilancio è stato
autorizzato alla pubblicazione ed in relazione ai fatti intervenuti dopo la data
di riferimento del bilancio.

16
Per il calcolo delle imposte differite è stata considerata l’aliquota fiscale del 31,40%, com-
prensiva quindi anche dell’IRAP.
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 63

Il principio contabile internazionale in oggetto richiede, inoltre, che l’entità


non provveda a redigere il proprio bilancio di esercizio secondo i criteri propri
di un’impresa in funzionamento (postulato della continuità aziendale) qualora i
fatti intervenuti dopo la data di riferimento del bilancio indichino che tale pre-
supposto non sia più appropriato. Tali situazioni si possono verificare, ad esem-
pio, qualora il peggioramento dei risultati aziendali o della situazione patrimo-
niale o economica della stessa, dopo la data di chiusura dell’esercizio di riferi-
mento, possa determinare il fatto di porre l’entità in liquidazione. In tali situa-
zioni, pertanto, l’effetto non è quello di una rettifica degli importi rilevati nel
bilancio, ma una sostanziale modifica dei principi contabili da applicare: da cri-
teri di funzionamento a criteri di liquidazione.
Aspetto fondamentale per la corretta comprensione di quanto esposto all’in-
terno del principio contabile internazionale in oggetto è la definizione di cosa si
intenda per “fatto intervenuto dopo la data di chiusura dell’esercizio di riferi-
mento”. Nel dettaglio, con tale espressione si intendono quei fatti, favorevoli o
sfavorevoli, che si verificano tra la data di chiusura dell’esercizio e la data in cui
viene autorizzata la pubblicazione del bilancio.
In merito al momento in cui si può considerare autorizzata la pubblicazione
del bilancio, tale processo può variare, come specifica lo stesso principio conta-
bile internazionale, in funzione della tipologia di azienda considerata, delle di-
sposizioni statutarie della medesima, della presenza o meno di organi di control-
lo o di sorveglianza e, più in generale, delle procedure seguite nel predisporre il
bilancio di esercizio.

ESEMPIO 3 – Approvazione del bilancio successiva alla pubblicazione del mede-


simo

Si supponga a titolo di esempio che il responsabile amministrativo di un’impre-


sa predisponga il bilancio di esercizio chiuso al 31 dicembre 201X in data 20 feb-
braio 201X+1. Il giorno 15 marzo 201X+1 il Consiglio di amministrazione di ta-
le impresa analizza detto bilancio e ne autorizza la pubblicazione. Il bilancio è suc-
cessivamente reso disponibile agli azionisti ed al pubblico il 28 marzo 201X+1.
Gli stessi azionisti approvano il bilancio durante l’assemblea che si svolge in da-
ta 25 aprile 201X+1, ed in data 15 maggio si procede al deposito di tale bilancio
presso la locale Camera di Commercio.
Per lo IAS 10, essendo il bilancio di esercizio stato autorizzato alla pubbli-
cazione il 15 marzo 201X+1, quella è la data cui fare riferimento per rappresen-
tare i fatti intervenuti dopo la data di chiusura dell’esercizio di riferimento, e
non la data di approvazione del bilancio stesso da parte dei soci.
64 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

ESEMPIO 4 – Presentazione del bilancio a un organo di sorveglianza (o di controllo)

Si supponga a titolo di esempio che in data 15 marzo 201X+1 il responsabile


amministrativo di un’impresa autorizzi la presentazione del bilancio al suo orga-
no di sorveglianza (o di controllo). A propria volta, l’organo di sorveglianza ap-
prova il bilancio in data 28 marzo 201X+1, e lo stesso viene reso disponibile agli
azionisti ed al pubblico il 28 marzo 201X+1. Gli stessi azionisti approvano il bi-
lancio durante l’assemblea che si svolge in data 25 aprile 201X+1, ed in data 15
maggio si procede al deposito di tale bilancio presso la locale Camera di Com-
mercio.
Per lo IAS 10, essendo il bilancio di esercizio stato autorizzato alla pubblica-
zione il 15 marzo 201X+1 ed alla contestuale presentazione all’organismo di
sorveglianza, quella è la data cui fare riferimento per rappresentare i fatti inter-
venuti dopo la data di chiusura dell’esercizio di riferimento.

È, tuttavia, opportuno precisare che i fatti intervenuti dopo la data di chiusu-


ra dell’esercizio di riferimento includono tutti i fatti fino alla data in cui il bilan-
cio è stato autorizzato alla pubblicazione, anche se tali fatti si verificano dopo la
eventuale precedente comunicazione al pubblico del risultato di esercizio o di
altre specifiche informazioni di carattere economico-finanziario.

3.2.2. Rilevazione e valutazione

Con riferimento ai comportamenti da tenere relativamente ai fatti intervenuti


dopo la data di chiusura dell’esercizio, ciascuna entità deve agire in modo diffe-
rente a seconda del fatto che tali eventi comportino o meno la necessità di effet-
tuare una rettifica ai propri valori di bilancio.

FIGURA 5 – Classificazione dei fatti in relazione alla necessità di rettificare il bi-


lancio

Fatti intervenuti dopo la data di


chiusura dell’esercizio di riferimento

Fatti successivi che comportano Fatti successivi che non comportano


una rettifica del bilancio una rettifica del bilancio
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 65

Fatti intervenuti dopo la data di chiusura dell’esercizio di riferimento che com-


portano una rettifica

I fatti o gli eventi di tale tipo comportano la necessità di effettuare una rettifica
ai valori rilevati nel bilancio di esercizio dell’entità in oggetto, oppure richiedono
di inserire dati e valori non rilevati fino a quel momento.
Lo IAS 10 espone alcuni esempi di fatti successivi, avvenuti tra la data di
chiusura dell’esercizio di riferimento e la data di redazione dello stesso, che com-
portano una rettifica:
1. la conclusione, dopo la data di chiusura dell’esercizio di riferimento, di una
causa legale;
2. l’individuazione, dopo la data di chiusura dell’esercizio di riferimento, della
svalutazione di un’attività subita alla data di riferimento del bilancio, oppure
la necessità di rettificare un importo della svalutazione dell’attività preceden-
temente rilevata;
3. la definizione, dopo la data di chiusura dell’esercizio di riferimento, del co-
sto di un’attività acquistata o del corrispettivo di un’attività venduta prima
della data di riferimento del bilancio;
4. la determinazione, dopo la data di chiusura dell’esercizio di riferimento, del-
l’importo di incentivi o compartecipazioni agli utili da corrispondere a di-
pendenti quali emolumenti per le prestazioni relative all’esercizio stesso;
5. la scoperta di frodi o errori che rendono il bilancio non corretto.

ESEMPIO 5 – Fatti intervenuti dopo la data di chiusura dell’esercizio di riferimento


che comportano una rettifica

La società scopre, tra la data di chiusura dell’esercizio di riferimento e la


data di redazione del bilancio relativo allo stesso, l’esistenza di un fatto di fro-
de o errore avvenuto entro la data di chiusura dell’esercizio di riferimento che
rende il bilancio non corretto.
La società dovrà così effettuare la seguente scrittura contabile:
Sopravvenienza passiva a Cassa 50.000

Fatti intervenuti dopo la data di chiusura dell’esercizio di riferimento che non


comportano una rettifica

A differenza di quanto appena analizzato, ci sono eventi ed accadimenti


aziendali intervenuti dopo la chiusura dell’esercizio di riferimento che non ri-
66 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

chiedono alcuna rettifica dei valori in precedenza esposti in bilancio, o che non
richiedono alcuna integrazione alle informazioni contenute all’interno del me-
desimo.
Di seguito sono illustrati alcuni esempi di fatti intervenuti che non comportano
una rettifica di bilancio:
1. la flessione del valore di mercato di un’attività avvenuta tra la data di chiusu-
ra dell’esercizio di riferimento e la data di redazione del bilancio relativo al-
lo stesso;
2. la flessione del valore di un’attività o una passività espressa in valuta estera
avvenuta tra la data di chiusura dell’esercizio di riferimento e la data di reda-
zione del bilancio relativo allo stesso a causa della fluttuazione del tasso di
cambio;
3. la distruzione di impianti di produzione generata da calamità naturali o da
incendi;
4. l’annuncio o l’avvio di un importante piano di ristrutturazione;
5. le variazioni delle aliquote fiscali o delle norme tributarie emanate o comu-
nicate dopo la data di chiusura dell’esercizio di riferimento.

ESEMPIO 6 – Fatti intervenuti dopo la data di chiusura dell’esercizio di riferimento


che non comportano una rettifica

Tra la data di chiusura dell’esercizio di riferimento e la data di redazione del


bilancio relativo allo stesso ha luogo la distruzione di una catena di montaggio a
causa di un’alluvione del costo di euro 200.000. Dal momento che la distruzione
dell’impianto non è collegata ad alcuna situazione già esistente alla data di chiu-
sura dell’esercizio di riferimento del bilancio, il bilancio stesso non deve essere
rettificato per la contabilizzazione di tale accadimento. Ciononostante, tale perdi-
ta (ossia euro 200.000) può comportare la necessità di fornire informazioni ag-
giuntive in nota integrativa.

Se tra la data di chiusura dell’esercizio di riferimento e la data di autorizza-


zione alla pubblicazione del bilancio, la società dichiara la distribuzione di divi-
dendi ai possessori di strumenti rappresentativi di capitale (ossia i dividendi so-
no formalmente autorizzati e non più a discrezione della società), tali dividendi
non devono essere rilevati come una passività alla data di chiusura dell’eser-
cizio di riferimento. Tale assegnazione di dividendi non deve essere rilevata in
quanto i dividendi non soddisfano i criteri di un’obbligazione attuale, secondo
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 67

quanto stabilito dallo IAS 37. Lo IAS 1, al riguardo, richiede di fornire l’infor-
mazione sui dividendi nelle note al bilancio.

3.2.3. Informazioni integrative

I principi ed i dettami contenuti all’interno dello IAS 10 attribuiscono una


forte valenza all’informativa integrativa di bilancio. Per questo motivo, risulta
essere importante conoscere le tipologie di indicazioni di natura qualitativa da
fornire all’interno delle note al bilancio medesimo.
Innanzitutto, l’aspetto che riveste la maggiore importanza in termini infor-
mativi è la necessità di indicare nelle note la data in cui il bilancio è stato auto-
rizzato alla pubblicazione, oltre all’indicazione dell’organo che ne ha fornito
l’autorizzazione. Tale data è rilevante in quanto, come visto, il bilancio, anche
se rettificato, non è comunque in grado di riflettere i fatti intervenuti dopo quel-
la data.
Inoltre, qualora i soci (proprietari) della società, oppure altri soggetti, avesse-
ro il potere di rettificare il bilancio dopo la sua pubblicazione, tale fatto dovreb-
be essere indicato all’interno delle note al bilancio.
Le informazioni integrative maggiormente significative possono riguardare
due fatti essenziali:
1. l’aggiornamento dell’informativa concernente le situazioni alla data di chiu-
sura dell’esercizio di riferimento;
2. l’informativa relativa ai fatti intervenuti dopo la data di chiusura dell’eser-
cizio di riferimento che non comportano una rettifica.

Aggiornamento dell’informativa concernente le situazioni alla data di chiusura


dell’esercizio di riferimento
Qualora, in una data successiva a quella di chiusura dell’esercizio di riferimen-
to, emergano conoscenze ed informazioni ulteriori rispetto ai valori in precedenza
esistenti alla data di chiusura dell’esercizio stesso, l’entità deve procedere ad ag-
giornare l’informativa riguardante tali situazioni.

Informativa relativa ai fatti intervenuti dopo la data di chiusura dell’esercizio


di riferimento che non comportano una rettifica

Il principio contabile internazionale IAS 10 prevede che per ogni significativa


categoria di fatti che siano intervenuti dopo la data di chiusura dell’esercizio di
68 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

riferimento che non prevedano rettifiche, ciascuna entità debba indicare le se-
guenti informazioni all’interno delle note al bilancio di esercizio:
1. la natura del fatto/accadimento in oggetto;
2. una stima dei connessi effetti di bilancio o, in subordine, la dichiarazione che
tale stima non può essere effettuata.
La mancata informativa, infatti, riguardante fatti o accadimenti considerati
importanti e rilevanti per la valutazione dell’andamento aziendale, potrebbe di-
versamente influenzare le decisioni economiche che gli utilizzatori di bilancio
assumono sulla base delle informazioni presenti all’interno del medesimo.

3.2.4. Sintesi delle principali differenze con il quadro normativo italiano

Il principio contabile nazionale (si tratta, in particolare, dell’OIC 29 intitola-


to “Cambiamenti di principi contabili, cambiamenti di stime contabili, correzio-
ne di errori, eventi e operazioni straordinari, fatti intervenuti dopo la data di
chiusura dell’esercizio”) è sostanzialmente in linea con quanto previsto dallo
IAS 10.
L’unica informazione richiesta dallo IAS 10 che generalmente non viene
fornita dai bilanci italiani è quella sulla data di approvazione da parte del consi-
glio di amministrazione e la precisazione che il consiglio di amministrazione ap-
prova un “progetto di bilancio” che potrebbe essere modificato dall’assemblea.

3.3. LA TRANSIZIONE AI PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI

3.3.1. Introduzione e aspetti principali dell’IFRS 1

L’introduzione dell’IFRS 1, nel complesso degli standard internazionali, si è


resa necessaria a seguito della crescente diffusione dei principi contabili inter-
nazionali e specialmente dopo che l’Unione Europea, con il regolamento
1606/2002, ha richiesto a partire dal 2005 l’utilizzo dei principi IAS/IFRS nel-
la redazione dei bilanci di società i cui titoli sono ammessi alla negoziazione
nei mercati finanziari regolamentati ed ha concesso facoltà agli Stati membri
di estendere l’ambito di applicazione degli IAS/IFRS altresì a talune tipologie
di società non quotate.
L’International Accounting Standard Board ha, infatti, pubblicato l’IFRS 1
provvedendo con esso a sostituire l’Interpretazione SIC 8 che imponeva l’appli-
cazione retroattiva integrale degli IFRS, cioè da quanto l’entità è stata costituita
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 69

e, quindi, come se la stessa avesse da sempre fatto riferimento ai principi conta-


bili internazionali.
In relazione all’introduzione di nuovi standard o come conseguenza della mo-
difica di principi esistenti, l’IFRS 1 è stato modificato diverse volte. Al fine di
rendere meno complessa è più organica la struttura del principio, nel 2008 è stata
pubblicata la versione “rivista”, che presenta una mutata forma espositiva 17.
In estrema sintesi, l’IFRS 1 richiede che il primo bilancio redatto secondo i
principi contabili internazionali sia conforme a tutti gli standard in vigore e
prevede che nel prospetto della situazione patrimoniale-finanziaria di apertura,
l’entità debba rilevare tutte le attività e le passività la cui iscrizione è richiesta
dagli IFRS e, conseguentemente, non possa rilevare come attività o come pas-
sività elementi la cui iscrizione non è consentita dagli IFRS. Inoltre, l’entità
deve rettificare attività e passività già rilevate nel bilancio redatto secondo i
precedenti principi contabili qualora la valutazione differisca dalle richieste
degli IFRS 18. Altresì, l’entità deve provvedere ad effettuare specifiche riclas-
sificazioni di poste rilevate come attività, passività o componenti del patrimo-
nio netto in base ai principi contabili nazionali ma che costituiscono un diver-
so tipo di attività, passività o componenti del patrimonio netto in secondo gli
IFRS.
In questa cornice generale, l’IFRS 1 introduce altresì esenzioni ed eccezioni
nell’implementazione retroattiva di taluni IFRS.
Infine, in termini di disclosure, il primo bilancio IFRS deve contenere un’in-
formativa che illustri in modo esauriente l’impatto della transizione agli IFRS
sulla situazione patrimoniale e finanziaria, sull’andamento economico e sui
flussi finanziari. Il primo bilancio nel quale sono utilizzati i principi IAS/IFRS
si caratterizza quindi anche per la comunicazione delle informazioni relative al-
la fase di transizione.
Quanto sinteticamente esposto è trattato nei successivi paragrafi. In partico-
lare, il secondo paragrafo approfondisce le finalità dell’IFRS 1 ed espone la me-
todologia da adottarsi in sede di transizione agli IAS/IFRS. Nel terzo paragrafo
sono illustrate le principali implicazioni operative derivanti dal passaggio ai
principi contabili internazionali. Nel quarto paragrafo sono esposte le esenzioni

17
La prima versione dell’IFRS 1 è del giugno 2003; la versione rivista del principio è appli-
cabile nelle IFRS transition effettuate a decorrere dal luglio 2009. Nel capitolo si utilizza come
riferimento: International Accounting Standard Board, IFRS 1 – First-time adoption of Interna-
tional Financial Reporting Standards. Si considera l’ultima versione aggiornata disponibile (ag-
giornamento 2012) del principio in esame.
18
Nel capitolo l’utilizzo dei termini “precedenti principi contabili” e “principi contabili na-
zionali” sono da intendersi come sinonimi. Le stesse espressioni si riferiscono al bilancio redatto
ai sensi delle disposizioni del codice civile.
70 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

e le eccezioni all’applicazione retrospettiva degli standard internazionali. Per


ogni elemento di rilievo esaminato sono offerti alcuni esempi di disclosure tratti
dai primi bilanci redatti sulla base dei principi IAS/IFRS.

3.3.2. La finalità dell’IFRS 1 e la metodologia di transizione

Scopo dello standard è disciplinare la transizione ai principi contabili inter-


nazionali IAS/IFRS per le entità che hanno pubblicato il bilancio secondo una
disciplina “nazionale” e pertanto in modo non conforme agli IFRS 19.
L’ambito di applicazione del principio è pertanto circoscritto al prospetto
della situazione patrimoniale-finanziaria di apertura del primo bilancio IFRS
(transition date). Alla transition date, quindi, il bilancio deve essere disponibile
anche in base all’IFRS 1, mentre alla reporting date è necessario applicare gli
IAS/IFRS in vigore. A titolo esemplificativo, per un’impresa che presenta il
primo bilancio annuale IAS/IFRS al 31 dicembre 2012 (reporting date), la tran-
sition date coincide con il 01 gennaio 2011.
Pertanto, il punto di partenza per il passaggio agli IFRS è l’individuazione
della reporting date e sulla base di quella vi è la predisposizione di una situa-
zione patrimoniale-finanziaria di apertura alla data di transizione. Da un punto
di vista prettamente metodologico, quindi, l’IFRS 1 è basato su un principio di
retroattività relativa, differente rispetto a quello integrale proprio del SIC 8,
giacché il periodo temporale da impiegarsi nella transizione è ben circostanzia-
to. Tale principio di retroattività relativa, come si è già scritto e meglio si appro-
fondirà, è ulteriormente rafforzato dal ricorso ad esenzioni ed eccezioni.
Un elemento di estrema rilevanza, enfatizzato dall’IFRS 1, attiene alla con-
formità del primo bilancio ai principi contabili internazionali. Sulla base delle
indicazioni contenute nello standard, il primo bilancio può definirsi redatto se-
condo i principi internazionali allorquando vengono applicati integralmente tutti
gli IAS/IFRS in vigore e l’entità presenta una dichiarazione esplicita e senza ri-
serve di conformità agli IFRS. In tal senso, si ha assenza di conformità nei casi
di redazione del bilancio con disposizioni normative non pienamente coerenti
con i criteri di rilevazione, di valutazione e di disclosure previsti da tutti gli

19
Questo implica che bilanci, o più in generale situazioni contabili, redatti secondo i principi
contabili internazionali e utilizzati esclusivamente per finalità informativa interne, tra le quali an-
che la predisposizione di reporting package per il consolidamento, non sono considerabili con-
formi agli IFRS. Invece, l’IFRS 1 non si applica ai cambiamenti nei criteri di rilevazione, di valu-
tazione e di disclosure effettuati da un’entità che già applica gli IFRS, in quanto questa tematica è
disciplinata dallo IAS 8 – Accounting Policies, Changes in Accounting Estimates and Errors.
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 71

IFRS, ovvero quando l’entità utilizza, limitatamente, solo alcuni principi conta-
bili internazionali 20.
Al fine di garantire la conformità agli standard internazionali, alla transition
date, dovranno essere effettuate le seguenti operazioni 21:
a) rilevare tutte le attività e le passività la cui iscrizione è richiesta dagli IFRS;
b) non rilevare come attività o come passività elementi la cui iscrizione non è
permessa dagli IFRS;
c) riclassificare le poste rilevate come attività, passività o componenti del pa-
trimonio netto in base ai principi contabili nazionali che costituiscono, inve-
ce, un diverso tipo di attività, passività o componenti del patrimonio netto in
base agli IFRS;
d) applicare gli IFRS nella valutazione di tutte le attività e le passività rilevate.
Le rettifiche e le riclassificazioni pertanto costituisco l’aspetto operativo cen-
trale della fase di transizione.
Al proposito è importante sottolineare che nella situazione patrimoniale-
finanziaria di apertura, cioè alla transition date, le rettifiche sono imputate in
una riserva di patrimonio netto 22; in sede di prima applicazione, dovranno altre-
sì essere considerati i riflessi fiscali, che modificheranno anch’essi il patrimonio
netto 23.
Mentre le rettifiche modificano il patrimonio netto di apertura, le riclassifi-
cazioni incidono esclusivamente sulla composizione patrimoniale.
Sebbene la situazione patrimoniale-finanziaria di apertura possa non essere
inclusa nel primo bilancio IFRS, l’entità deve comunque inserire nel primo bi-
lancio:
a) le riconciliazioni del patrimonio netto secondo i precedenti principi contabili
con il patrimonio netto rilevato in conformità agli IFRS sia per la transition
date sia per la data di chiusura dell’ultimo esercizio per il quale l’entità ha
redatto il bilancio in conformità ai precedenti principi contabili;

20
Nel contesto italiano, è frequente l’utilizzo nel bilancio consolidato del metodo c.d. finan-
ziario proprio dello IAS 17 per la contabilizzazione dei leasing finanziari. Precisa infatti l’OIC 17
– Il bilancio consolidato “si ritiene che il locatario di beni dati in leasing finanziario debba rileva-
re nel bilancio consolidato tali operazioni secondo il cosiddetto metodo finanziario”. ORGANISMO
ITALIANO DI CONTABILITÀ, OIC 17, Il bilancio consolidato.
21
Il riferimento è all’IFRS 1, par. 10.
22
L’IFRS 1 al par. 11 precisa che: “an entity shall recognise those adjustments directly in re-
tained earnings (or, if appropriate, another category of equity) at the date of transition to IFRS”.
23
ORGANISMO ITALIANO DI CONTABILITÀ, Guida operativa per la transizione ai principi con-
tabili internazionali IAS/IFRS, Giuffrè, Milano, 2005.
72 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

b) una riconciliazione con il totale conto economico complessivo derivante dal-


l’applicazione degli IFRS per l’ultimo bilancio d’esercizio redatto dall’entità 24.
La transizione impone quindi di prestare particolare attenzione alle informa-
zioni relative alla riconciliazione del patrimonio netto e del risultato di periodo.
Benché l’IFRS 1 non indichi il grado di analiticità dei prospetti di riconciliazio-
ne, tali informazioni, risultano di estrema importanza per il lettore esterno poi-
ché permettono di comprendere gli effetti e le conseguenze dell’adozione di un
differente sistema di principi contabili 25.
Per meglio illustrare quanto indicato, si propongono quali esempi i seguenti
di prospetti di riconciliazione, tratti da bilanci IAS/IFRS. Nel primo caso (Figu-
ra 6) si ha evidenza di una disclosure “minimale” che comunque in modo coe-
rente alle indicazioni dell’IFRS 1 illustra gli effetti delle rettifiche sul patrimo-
nio netto e sul risultato economico alla transition date e sull’ultimo periodo
amministrativo antecedente l’adozione degli IAS/IFRS 26.

FIGURA 6 – Il prospetto di riconciliazione del patrimonio netto e del risultato eco-


nomico

24
Qualora per l’ultimo bilancio d’esercizio redatto secondo principi contabili difformi dagli
IFRS l’entità non abbia predisposto il conto economico complessivo, il punto di partenza per la
riconciliazione è il risultato d’esercizio.
25
Si evidenzia come lo standard non richieda espressamente di fornire al lettore di bilancio le
motivazioni che hanno indotto l’entità ad applicare gli IAS/IFRS. Tali informazioni sono di note-
vole utilità per il lettore di bilancio specialmente quando coinvolte nel processo di transizione vi
siano imprese non quotate. Contrariamente, nel par. 23A della versione revised, viene data possi-
bilità di descrivere le motivazioni che hanno indotto l’entità a sospendere, o a riutilizzare dopo un
periodo di interruzione, gli IFRS.
26
Fonte: Bilancio Bessel S.p.A., 2011.
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 73

Il secondo esempio (Figure 7, 8, 9 e 10) si contraddistingue per una maggio-


re articolazione e complessità. A fianco dei prospetti di riconciliazione del pa-
trimonio netto e del risultato economico sono altresì inseriti i prospetti di ricon-
ciliazione della situazione patrimoniale-finanziaria e del conto economico com-
plessivo. Sono evidenziate per ciascuna voce modificata a seguito della transi-
zione sia le rettifiche sia le riclassificazioni 27.

FIGURA 7 – Il prospetto di riconciliazione del patrimonio netto e del risultato eco-


nomico

27
Fonte: Bilancio Ferragamo S.p.A., 2011.
74 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

FIGURA 8 – Il prospetto di riconciliazione della situazione patrimoniale e finanzia-


ria periodi: 1 gennaio 2010
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 75

FIGURA 9 – Il prospetto di riconciliazione della situazione patrimoniale e finanzia-


ria periodi: 31 dicembre 2010
76 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

FIGURA 10 – Il prospetto di riconciliazione del conto economico

Indipendentemente dagli schemi di riconciliazione proposti nel primo bilan-


cio, le informazioni sulla transizione devono contenere dettagli sufficienti a
permettere all’utilizzatore del bilancio di comprendere le rettifiche rilevanti;
inoltre, qualora l’entità avesse presentato anche il rendiconto finanziario in base
ai precedenti principi contabili, essa dovrebbe illustrare anche le rettifiche di ri-
lievo apportate al rendiconto finanziario.
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 77

3.3.3. Gli aspetti operativi della transizione: le rettifiche e le riclassificazioni

Si è osservato come le rettifiche siano un aspetto cruciale nella gestione della


transizione dai principi contabili nazionali a quelli internazionali. Mediante
l’analisi dello standard internazionale e avvalendosi di esemplificazioni tratte
dall’esperienza maturata da imprese non finanziarie che negli anni hanno ab-
bracciato i principi contabili internazionali, il presente paragrafo approfondisce
il tema delle rettifiche da transizione.
L’analisi non vuole essere una disamina integrale di tutte i possibili ambiti
interessati dall’IFRS 1, in quanto il processo della transizione risulta strettamen-
te legato alle peculiarità di ciascuna entità o gruppo di imprese coinvolte nel
passaggio. Nonostante ciò, la letteratura propone numerose ricerche empiriche
che permettono di delineare con sufficiente completezza le probabili poste di
bilancio che con maggiore frequenza possono modificarsi in conseguenza della
transizione agli IFRS 28.
In questa prospettiva, nel caso di imprese non finanziarie le aree di bilancio
maggiormente interessate dalla transizione sono riconducibili alle seguenti 29:

28
Le poste di bilancio sono prese in esame sulla base dei risultati empirici di ricerche aven-
ti specificatamente ad oggetto la transizione ai principi contabili internazionali di imprese non
finanziarie e di media dimensione. Si vedano: CARINI C.-VENENZIANI M.-TEODORI C.-HELLIAR
C.-DUNNE T., Perceived costs and benefits of IFRS adoption in Italian medium size entities,
Piccola Impresa Small Business, 2011; VENEZIANI M.-BOSIO L., I principi contabili interna-
zionali e le imprese non quotate: opportunità, vincoli effetti economici, Paper n. 71, Diparti-
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ing for SMEs: European Research Contributions, Symposia Papers, European Accounting As-
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ternazionali, Giuffrè, Milano, 2009; DI PIETRA R.-EVANS L.-CHEVY G., CISI M.-EIERLE B.,
JARVIS R., Comment on the IASB’s Exposure Draft “IFRS for Small and Medium-Sized Enti-
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tives of Preparers and Users, Information Paper, December 2006, IFAC; PRICEWATERHOUSE-
COOPERS, IFRS: Embracing Change, July, London, PWC, 2006, p. 27.
29
L’elenco prende a riferimento le voci tipicamente presenti nel bilancio redatto secondo le
disposizione del codice civile. A questo primo insieme di aree di bilancio va aggiunto anche il
78 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

– immobilizzazioni immateriali;
– immobilizzazioni materiali;
– beni detenuti in leasing finanziario;
– rimanenze e lavori in corso su ordinazione;
– trattamento di fine rapporto;
– fondi per rischi ed oneri.

Immobilizzazioni immateriali
L’area si presenta particolarmente critica in sede di transizione, in quanto
numerosi e variegati possono essere gli impatti derivanti dal passaggio ai prin-
cipi contabili internazionali. Infatti, tutti gli interventi previsti dall’IFRS 1 pos-
sono interessare le attività immateriali: con riferimento alla transition date, do-
vranno quindi essere effettuate le seguenti operazioni.
a) Rilevare tutte le attività e le passività la cui iscrizione è richiesta dagli IFRS:
è questo il caso dell’iscrizione a stato patrimoniale dei costi relativi ai pro-
getti di sviluppo che nei precedenti bilanci erano stati iscritti a conto econo-
mico in quanto i principi contabili nazionali non ne richiedevano obbligato-
riamente la capitalizzazione.
b) Eliminare dal bilancio attività o passività la cui iscrizione non è ammessa
dagli IFRS: dovranno essere eliminati gli oneri pluriennali quali i costi di
start-up, di addestramento del personale, di pubblicità, di ricerca.
c) Riclassificare attività, passività o componenti del patrimonio netto che costi-
tuiscono un diverso tipo di attività, passività o componente del patrimonio
netto in base agli IFRS: esempi sono gli oneri sostenuti per l’ottenimento di
finanziamenti che dovranno essere portati a rettifica delle relative passività
finanziarie, oppure le migliorie sui beni di terzi che verranno iscritte tra le
immobilizzazioni materiali.
d) Applicare gli IFRS nella valutazione di tutte le attività e passività rilevate: è
il caso di un intangible asset non ammortizzato in modo conforme allo IAS
38 ovvero di un attività immateriali considerata a vita utile indefinita.
Ulteriori considerazioni devono inoltre essere formulate con riferimento ad
alcune tipologie di immobilizzazioni immateriali. Più in dettaglio, i costi relativi

tema degli strumenti finanziari che non sarà trattato per l’eccessiva specificità delle poste. Si pre-
cisa tuttavia, anche alla luce delle esenzioni, successivamente trattate, che gli aspetti maggiormen-
te rilevanti in sede di transizione sono riferibili agli strumenti finanziari derivati ed all’applica-
zione del costo ammortizzato. Per maggiori approfondimenti sugli strumenti finanziari si rinvia al
capitolo 7.
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 79

alla realizzazione di un sito internet non possono essere capitalizzati salvo rare
eccezioni; i costi inerenti ai software possono essere in genere capitalizzati ma
devono essere ammortizzati in tempi brevi; le immobilizzazioni in corso devono
essere sottoposte annualmente ad impairment test.
Certamente più complessa è la valutazione dell’avviamento. In particolare, la
via più semplice per le imprese italiane è rappresentata dall’esenzione prevista
dall’appendice C dell’IFRS 1 che, come meglio delineato successivamente,
permette di mantenere validi, nel bilancio predisposto in base ai principi conta-
bili internazionali, gli effetti delle business combination pregresse 30.
Nei periodi successivi alla transizione le attività immateriali potranno essere
valutate secondo due differenti trattamenti contabili: il modello del costo e quel-
lo della rivalutazione (c.d. revaluation model). Particolare attenzione dovrà infi-
ne essere prestata all’implementazione dell’impairment test 31.

ESEMPIO 1 – Rettifiche alle immobilizzazioni immateriali

“Le variazioni relative alla voce immobilizzazioni immateriali sono le se-


guenti:
– storno di costi precedentemente capitalizzati nelle voce “costi di ricerca, svi-
luppo e pubblicità per euro xxx migliaia non aventi i requisiti previsti dagli
IAS/IFRS per la relativa capitalizzazione;
– storno di costi precedentemente capitalizzati nella voce “altre immobilizza-
zioni” non aventi i requisiti previsti dagli IAS/IFRS per la relativa capitaliz-
zazione: effetto negativo pari a euro xxx migliaia;
– riclassifica delle migliorie su beni di terzi fra le attività materiali”.

Immobilizzazioni materiali

In sede di transizione agli IAS/IFRS, l’entità deve valutare i valori presenti


nel bilancio redatto secondo differenti principi contabili, considerando lo speci-
fico trattamento contabile previsto dagli standard internazionali. Nella categoria
delle immobilizzazioni una serie di voci potrebbero subire delle modifiche: è
questo il caso degli oneri di ripristino o di smantellamento, degli oneri finanziari
capitalizzati e dei fondi per manutenzioni cicliche.

30
Si veda infra, par. 3.3.4.
31
Per approfondimenti sui trattamenti contabili e sull’impairment test si rinvia rispettivamen-
te ai capitoli 5 e 6.
80 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

In aggiunta a queste specifiche voci gli ambiti maggiormente interessati dal-


la transizione attengono ai seguenti aspetti:
– component approach;
– processo di ammortamento;
– impiego della valutazione con il metodo del “sostituto del costo”;
– presenza degli investimenti immobiliari.
La presenza di beni per i quali è applicabile il component approach, ri-
chiede l’identificazione delle quote di costo allocabili alle singoli componenti
rilevanti.
Per quanto riguarda il processo di ammortamento, dovranno essere vagliate
le assunzioni poste a fondamento delle valutazioni espresse nei bilanci redatti
secondo i precedenti principi contabili: l’obiettivo è verificare la coerenza della
vita utile, del valore residuo e del metodo di ammortamento con le indicazioni
degli IAS/IFRS. In termini più generali, è necessario aggiungere che per gli as-
set che rimarranno iscritti in bilancio è necessario verificare l’adeguatezza del
loro valore.
In sede di transizione un ulteriore aspetto di novità introdotto dagli IAS/
IFRS attiene alla possibilità di valutare le attività materiali con il metodo del
“sostituto del costo” 32. Inoltre, eventuali rivalutazioni dovranno essere elimina-
te in quanto non ammesse ad eccezione delle situazioni in cui, in presenza di un
mercato attivo ed in sede di prima applicazione, l’importo rivalutato venga con-
siderato quale valore congruo su cui determinare gli ammortamenti futuri.
Tra il novero delle attività materiali, in sede di transizione l’entità è chiamata
a individuare gli investimenti immobiliari e a selezionare il trattamento contabi-
le di riferimento 33.
Anche per le attività materiali, come già illustrato per la categoria delle im-
materiali, si definirà il trattamento contabile da applicare (modello del costo o
revaluation model) successivamente alla transizione. Infine, anche questa tipo-
logia di attività è soggetta ad impairment test 34.

32
Si veda infra.
33
Si rimanda al capitolo 5.
34
Per approfondimenti sui trattamenti contabili e sull’impairment test si rinvii rispettivamente
ai capitoli 5 e 6.
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 81

ESEMPIO 2 – Le rettifiche alle immobilizzazioni materiali

“Le variazioni relative alla voce immobilizzazioni materiali sono le seguenti:


– valutazione al fair value di opere d’arte: effetto negati di euro xxx migliaia;
– storno di parte dei costi di ricerca capitalizzati nella voce “impianti e mac-
chinari” non aventi i requisiti richiesti dagli IAS/IFRS: effetto negativo pari
ad euro xxx migliaia;
– riclassifica della voce “migliorie su beni di terzi” precedentemente iscritta tra
le immobilizzazioni immateriali”.

Beni detenuti in leasing finanziario


I beni detenuti dall’entità tramite un contratto di leasing finanziario devono
essere iscritti nella situazione patrimoniale-finanziaria di apertura secondo la
metodologia finanziaria. Tale impostazione contabile, già raccomandata anche
dall’OIC 17 in tema di bilancio consolidato, presuppone che il valore netto con-
tabile del bene debba essere iscritto tra le attività e il debito residuo verso la so-
cietà di leasing venga rappresentato tra le passività. La determinazione del valo-
re netto contabile si esprime in primo luogo attraverso la determinazione del fair
value del bene all’inizio del periodo di decorrenza del contratto oppure tramite
il valore attuale dei pagamenti dovuti per il leasing. In secondo luogo, il valore
così determinato è diminuito degli ammortamenti cumulati alla data di transi-
zione. Il debito residuo, invece, è identificato dall’importo finanziario ad inizio
del contratto ridotto dalle quote di capitale rimborsate.
La differenza tra le attività, ovvero il valore netto del bene, e le passività,
identificate nel debito residuo, rappresenta alla data di transizione la rettifica da
rilevare nel patrimonio netto di apertura.
Nel periodo comparativo successivo alla data di transizione, i canoni di go-
dimenti rilevati nel conto economico redatto secondo i precedenti principi con-
tabili, andranno stornati e suddivisi nella quota capitale, relativa al rimborso del
debito residuo, e nella quota interessi. A fine periodo è altresì rilevato l’ammor-
tamento di competenza.

Rimanenze e lavori in corso su ordinazione

Per le attività che rappresentano rimanenze di beni l’entità deve verificare la


sussistenza dei requisiti necessari per l’iscrivibilità secondo quando disposto
dallo IAS 2 e quindi procedere ad eventuali storni e riclassifiche.
82 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

In sede di transizione, l’aspetto più rilevante attiene al criterio impiegato per


la valorizzazione delle giacenze. Infatti, lo IAS 2 esclude la validità del metodo
del last in first out 35. In tal caso, l’entità dovrà in sede di transizione adottare
criteri di valutazione coerenti con le indicazioni dello IAS 2 e rilevare la diffe-
renza di valutazione tra le voci del patrimonio netto di apertura.

ESEMPIO 3 – Le rettifiche alle rimanenze

“Secondo lo IAS 2, il costo delle rimanenze deve essere determinato adottan-


do il metodo FIFO o il metodo del costo medio ponderato. La società ha scelto di
utilizzare il metodo del costo medio ponderato”.
“Adozione IAS 2 – Rimanenze. Tale rettifica riflette le diverse modalità di
valutazione delle rimanenze che sono valutate applicando il criterio del costo
medio ponderato (in luogo del Lifo utilizzato secondo i principi contabili italia-
ni) come richiesto dai principi contabili IAS/IFRS. Gli impatti di rettifica sono i
seguenti:
– al 01 gennaio 2010, un incremento del patrimonio netto per euro xxx mi-
gliaia;
– al 31 dicembre 2010, un incremento del patrimonio netto per euro xxx mi-
gliaia ed un minor risultato per euro xxx migliaia”.

Relativamente ai lavori in corso su ordinazione, l’aspetto di maggiore impat-


to si può delineare nei casi di valutazione delle commesse in corso su ordina-
zione con il metodo della commessa completata. Tale metodologia prevede la
rilevazione dei margini in sede di ultimazione dei lavori. Un simile criterio non
è, tuttavia, ammesso dai principi contabili internazionali (IAS 11) e pertanto si
rende necessario, alla data di transizione, rettificare il valore delle commesse
adeguandolo alle risultanze del metodo della percentuale di completamento,
unico trattamento contabile consentito dallo IAS 11 36.

35
Così si esprime il Board nelle Basis for Conclusions allo IAS 2: “In via generale questa
rappresentazione dei flussi di rimanenze effettive non può considerarsi attendibile. Il metodo LI-
FO costituisce un tentativo per colmare una carenza percepita dal modello contabile convenzio-
nale. Esso realizza ciò imponendo un’ipotesi di flusso dei costi non realistica … Il LIFO può pro-
vocare una distorsione del risultato economico, particolarmente quando si presume che ‘gli strati
più vecchi’ di rimanenze siano stati usati quando si verifica una riduzione considerevole delle
rimanenze stesse”. IAS 2, Rimanenze.
36
Per approfondimenti si rinvia al capitolo 8.
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 83

Fondi per rischi ed oneri e fondo per il trattamento di fine rapporto


Con riferimento ai fondi rischi ed oneri, alla data di transizione l’entità deve
verificare la sussistenza dei requisiti di iscrivibilità richiesti dallo IAS 37. Gene-
ralmente gli accantonamenti effettuati sulla base delle disposizioni del codice
civile, così come integrato dall’OIC 19, risultano coerenti con le indicazioni dei
principi contabili internazionali.
Vi sono tuttavia alcuni stanziamenti che richiedono approfondimenti. Così le
passività generalmente con lungo differimento, quali i fondi per indennità sup-
pletive di clientela e per cessazione dei rapporti di agenzia, andranno attualizzati
e i fondi per manutenzioni cicliche andranno rettificati, non essendo l’accan-
tonamento indipendente dalla condotta futura dell’entità 37.

Relativamente al fondo per il trattamento di fine rapporto, la quota parte di


accantonamento ancora presente nei bilanci redatti secondo i precedenti principi
contabili 38, è in sede di transizione da valutare in relazione allo IAS 19 39.
L’eventuale differenza di valutazione va rilevata nella riserva di transizione, tra
le componenti di patrimonio netto.

ESEMPIO 4 – Le rettifiche al fondo TFR

“Benefici per i dipendenti: il fondo TFR è stato determinato alla data di tran-
sizione in base ai calcoli attuariali; la società ha deciso di iscrivere a patrimonio
netto tutti gli utili e le perdite attuariali cumulati esistenti alla data di transizione”.

“Adozione IAS 19 – Benefici per i dipendenti: a seguito dell’entrata in vigo-


re della Legge Finanziaria 2007 le quote di trattamento di fine rapporto maturate
dal 01 gennaio 2007 sono state a scelta del dipendente destinate a forme di pre-
videnza complementare o mantenute in azienda, la quale provvederà a trasferire
le quote di TFR al Fondo di Tesoreria istituito presso l’INPS. La riforma della
previdenza complementare ha comportato una modifica del trattamento contabile
del TFR secondo gli IFRS come di seguito esplicitato:

37
Si pensi allo stanziamento di un fondo manutenzione ciclica su uno specifico macchinario:
qualora l’entità dovesse decidere di dismettere il macchinario, la stessa entità non avrà più
l’obbligo di effettuare alcuna manutenzione. In tal senso non è verificata la richiesta dello IAS 37,
par. 19: “It is only those obligations arising from past events existing independently of an entity’s
future actions (ie the future conduct of its business) that are recognised as provisions”. IAS 37,
Provisions, Contingent Liabilities and Contingent Assets.
38
Si ricorda che dal 1° gennaio 2007 ulteriori accantonamenti per trattamento di fine rapporto
per imprese con più di 50 dipendenti non sono ammissibili.
39
Si rinvia al capitolo 10.
84 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

– il fondo di trattamento di fine rapporto maturato al 31 dicembre 2006 viene


considerato come un piano a “benefici definiti” oggetto di valutazione attua-
riale secondo il metodo del “projected unit credit method” come previsto
dallo IAS 19. La passività connessa al TFR maturato è attuarialmente valuta-
ta senza applicazione del pro-rata del servizio prestato, essendo la prestazio-
ne da valutare già interamente maturata;
– le quote del trattamento di fine rapporto del personale maturate dal 01 gen-
naio 2007 si configurano come un piano a “contribuzione definita” sia nel
caso di scelta da parte del dipendente per la previdenza complementare, sia
nel caso di destinazione al fondo di tesoreria dell’INPS. L’importo delle
quote è determinato sulla base dei contributi dovuti dal dipendente senza uti-
lizzo di metodologie di calcolo attuariali.
Gli impatti di tale rettifica sono:
– al 01 gennaio 2010: un incremento del patrimonio netto per euro xxx migliaia;
– al 31 dicembre 2010: un incremento del patrimonio netto per euro xxx mi-
gliaia ed un minor risultato per euro xxx migliaia; sono state contabilizzate
direttamente a patrimonio netto perdite attuariali per euro xxx migliaia”.

3.3.4. Le eccezioni e le esenzioni riconosciute dall’IFRS 1

Nonostante l’IFRS 1 riprenda l’impostazione retrospettiva introduce altresì


delle eccezioni e delle esenzioni che facilitano la transizione agli IAS/IFRS.
Mentre le prime sono obbligatorie, le seconde, invece, hanno natura facoltativa.
In particolare, le esenzioni sono consentite negli specifici casi in cui i costi so-
stenuti per conformarsi agli IFRS supererebbero i potenziali benefici informati-
vi per gli utilizzatori del bilancio. Per quanto concerne le eccezioni, la limita-
zione nella retroattività degli IFRS è richiesta nei casi in cui la valutazione di
un’operazione richiederebbe una valutazione eccessivamente soggettiva da par-
te della direzione aziendale.

Le eccezioni
Attraverso le eccezioni l’IFRS 1 inibisce le ricostruzioni anteriori la data di
transizione. In tal modo viene limitata la discrezionalità nella determinazione di
valori ad elevata soggettività che potrebbe compromettere l’utilità dell’informa-
zione per i destinatari del bilancio IAS/IFRS.
In tale prospettiva, l’IFRS 1 identifica quattro tipologie di eccezioni relati-
vamente:
– all’eliminazione contabile di attività e passività finanziarie;
– alla contabilizzazione delle operazioni di copertura;
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 85

– alla rilevazione degli interessi di minoranza;


– alla contabilizzazione dei finanziamenti pubblici.

Le esenzioni
In sede di transizione ai principi contabili internazionali è possibile non ap-
plicare retrospettivamente taluni standard nella determinazione delle seguenti
circostanze 40:
– aggregazioni aziendali;
– operazioni con pagamento basato su azioni;
– contratti assicurativi;
– utilizzo del fair value (valore equo) come sostituto del costo (deemed cost);
– leasing;
– differenze cumulative di conversione;
– partecipazioni in entità controllate, collegate e a controllo congiunto;
– attività e passività di controllate, collegate e joint venture;
– strumenti finanziari composti;
– designazione di strumenti finanziari precedentemente rilevati;
– valutazione al fair value (valore equo) di attività o passività finanziarie al
momento della rilevazione iniziale;
– passività per smantellamenti incluse nel costo di immobili, impianti e mac-
chinari;
– attività finanziarie o attività immateriali contabilizzate in conformità al-
l’IFRIC 12 – accordi per servizi in concessione;
– oneri finanziari;
– trasferimento di attività dalla clientela;
– estinzione di passività finanziarie con strumenti di rappresentativi di capitale;
– iperinflazione;
– accordi congiunti;
– stripping cost.

Con riferimento a quanto indicato, l’IFRS 1 propone il trattamento contabile


da applicarsi qualora l’entità decida di seguire l’esenzione. Di seguito si pren-
dono in esame gli aspetti maggiormente significativi 41.

40
Il riferimento è alle Appendici C e D dell’IFRS 1. Nella versione revised è eliminata l’esen-
zione inerente i benefici ai dipendenti (parr. D10-D11).
41
L’IFRS 1 rimanda al trattamento transitorio previsto dagli specifici standard relativamente
alle seguenti esenzioni: contratti assicurativi; leasing; valutazione al fair value (valore equo) di
attività o passività finanziarie al momento della rilevazione iniziale; attività finanziarie o attività
86 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Aggregazioni aziendali
In merito alla tematica delle aggregazioni aziendali l’IFRS 1 consente di non
applicare retroattivamente l’IFRS 3 alla operazioni di aggregazione compiute
prima della transition date. Tale facoltà è concessa per limitare la complessità e
le criticità che potrebbero emergere dal dover applicare integralmente l’IFRS 3.
È importate osservare che qualora l’impresa decidesse comunque di applicare
retroattivamente l’IFRS 3 ad un’operazione di aggregazione aziendale allora
deve rideterminare tutte le aggregazioni aziendali successive a quella 42.
In sintesi, le operazioni da effettuare nell’ipotesi di non applicazione retroat-
tiva dell’IFRS 3 sono le seguenti:
– mantenere la stessa classificazione utilizzata nei bilanci redatti in conformità
ai precedenti principi contabili;
– rilevare, alla data di transizione agli IFRS, tutte le attività e le passività ac-
quisite o assunte in una pregressa aggregazione aziendale salvo quelle che
non soddisfano le condizioni previste dagli IFRS per essere iscritte nel pro-
spetto della situazione patrimoniale-finanziaria;
– rettificare qualsiasi voce rilevata in base ai precedenti principi contabili che
non soddisfi le condizioni previste dagli IFRS per essere iscritta separata-
mente come attività o passività in conformità agli IFRS 43.
Il valore così determinato rappresenta il sostituto del costo in conformità agli
IFRS.
Particolare attenzione deve essere posta sull’avviamento, oggetto di un pro-
cesso articolato in tre fasi. In primo luogo, si assume il valore di iscrizione sulla
base dei precedenti principi contabili. In secondo luogo, si verifica la presenza
di operazioni che possono incrementare o ridurre tale valore. In particolare,
l’avviamento può subire modifiche in aumento se vi è necessità di riclassificare
una voce rilevata come un’attività immateriale in conformità ai precedenti prin-
cipi contabili. Contrariamente, il valore l’avviamento può diminuire se un’at-

immateriali contabilizzate in conformità all’IFRIC 12 Accordi per servizi in concessione; oneri


finanziari; cessioni di attività da parte della clientela; estinzione di passività finanziarie con stru-
menti di rappresentativi di capitale; accordi congiunti; stripping costs. Si rinvia alla lettura
dell’IFRS 1 in tema di iperinflazione, in quanto tematica limitata a specifici contesti nazionali.
42
Ad esempio, assumendo la data di transizione al 01 gennaio 2011 (con reporting date 31
dicembre 2012) e l’entità sceglie di rideterminare una operazione di aggregazione aziendale avve-
nuta in data 01 giugno 2007, in tale circostanza devono essere rideterminate tutte le aggregazioni
avvenute successivamente al 01 giugno 2007.
43
Si pensi al caso in cui l’entità abbia rilevato come una immobilizzazioni immateriale un
elemento che non soddisfa le condizioni previste dallo IAS 38 Attività immateriali. Conseguen-
temente l’entità deve riclassificare tale elemento come parte dell’avviamento.
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 87

tività da rilevarsi in conformità agli IFRS quale immateriale, era stata inclusa
nell’avviamento secondo i precedenti principi contabili. Infine, sul valore così
determinato si deve effettuare l’impairment test dopo aver allocato l’avviamento
ad una appropriata cash generating unit.

ESEMPIO 5 – Esenzione dall’applicazione retrospettiva dell’IFRS 3

“La società non ha applicato in modo retrospettivo l’IFRS 3 alle operazioni di


aggregazione aziendale intervenute prima della data di transizione agli IFRS”.

“Il gruppo ha valutato di avvalersi della facoltà di non applicare l’IFRS 3 in


maniera retrospettiva. La mancata applicazione retrospettiva dell’IFRS 3, con
riferimento alle singole aggregazioni aziendali, comporta che: (i) venga mante-
nuta la medesima classificazione utilizzata nei bilanci redatti secondo i principi
contabili italiani; (ii) il valore contabile determinato in conformità ai principi
contabili italiani, costituirà il sostituto del costo secondo gli IFRS; (iii) gli even-
tuali avviamenti derivanti dall’adozione dei precedenti principi, corrisponde-
ranno al valore contabile degli avviamenti nel prospetto della situazione patri-
moniale-finanziaria di apertura secondo quanto previsto dagli IFRS e nello spe-
cifico dallo IAS 36”.

Operazioni con pagamento basato su azioni


In sede di transizione, l’entità è incoraggiata e in tal senso non obbligata, ad
applicare l’IFRS 2 alle operazioni con pagamento basato su azioni. Anche nel-
l’ipotesi in cui l’entità decidesse di valutare tali operazioni sulla base dell’IFRS
2, tale applicazione è possibile solamente se l’entità ha provveduto a indicare
pubblicamente il fair value degli strumenti rappresentativi di capitale, determi-
nato alla data di misurazione, secondo quanto definito nell’IFRS 2.

ESEMPIO 6 – Esenzione dall’applicazione retrospettiva dell’IFRS 2

“Il gruppo, come principio di riferimento, ha valutato di avvalersi della facol-


tà di non applicare l’IFRS 2 in maniera retrospettiva, agli strumenti che avessero
vesting period antecedente alla data di transizione, oppure alle operazioni con
pagamenti basati su azioni regolate per cassa prima della data di passaggio agli
IFRS”.
88 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Fair value come sostituto del costo (deemed cost)

In sede di transizione ai principi contabili internazionali l’entità può sceglie-


re di valutare un elemento degli immobili, impianti e macchinari alla data di
passaggio agli IFRS al fair value e utilizzare tale valore come sostituto del costo
(c.d. deemed cost) 44.
L’utilizzo di tale opzione di valutazione implica che a partire dalla transi-
tion date il costo storico dell’attività, da sottoporre quindi anche a processo
di ammortamento, è rideterminato sulla base del fair value dell’attività stessa.
Va da sé che è importante non confondere il deemed cost con la valorizzazio-
ne dell’attività a fair value (c.d. revaluation model). Infatti, l’applicazione
del deemed cost richiede solamente in sede di transizione agli IFRS la valuta-
zione dell’attività a fair value. Tale valore è impiegato quale nuovo costo sto-
rico.
In sintesi in sede di transizione ai principi contabili internazionali, si presen-
tano all’entità tre differenti opzioni di valutazione:
a) mantenimento del valore iscritto in bilancio sulla base dei precedenti principi
contabili, previa verifica della coerenza tra i criteri di valutazione seguiti con
quelli previsti dagli IAS/IFRS (c.d. cost model);
b) passaggio al revaluation model;
c) impiego del fair value quale valore sostitutivo del costo iscritto in bilancio
sulla base dei precedenti principi contabili (c.d. deemed cost) 45.

ESEMPIO 7 – Utilizzo del deemed cost

“L’esenzione riguarda la possibilità di utilizzare i fair value come sostituto


del costo alla data di transizione per immobili, impianti e macchinari. La Società
ha utilizzato tale facoltà per alcuni immobili”.

44
L’applicazione del deemed cost è applicabile anche agli investimenti immobiliari, se l’entità
sceglie di utilizzare il modello del costo previsto dallo IAS 40. Più complessa è la valutazione al
deemed cost per le attività immateriali. Sebbene l’IFRS 1 contempli tale possibilità, la sussistenza
delle condizioni previsti dallo IAS 38 per la rideterminazione del valore, tra cui si ricorda l’esi-
stenza di un mercato attivo, rendono estremamente difficile e critica la sua applicazione concreta.
45
Questa opzione, facoltativa, consente sovente di mantenere nel bilancio il valore di attività
materiali immobilizzate rivalutate sulla base delle Leggi di rivalutazione. In ogni caso, qualora il
valore recuperabile delle attività materiali dovesse risultare inferiore al valore di iscrizione, deve
essere applicato lo IAS 36 in tema di impairment test.
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 89

Differenze cumulative di conversione


Alla data di transizione l’entità può presumere che le differenze cumulative
di conversione per tutte le gestioni estere siano nulle. Se adotta tale opzione, gli
eventuali componenti positivi o negativi di reddito derivanti dalla successiva
dismissione non devono comprendere le differenze di conversione determinatesi
prima della data di passaggio agli IFRS.

ESEMPIO 8 – Esenzione dall’applicazione retrospettiva per le differenze cumulative


di conversione

“La società ha deciso di avvalersi della facoltà di non identificare le diffe-


renze cumulative di conversione alla data di transizione, in quanto ritenute inin-
fluenti”.

Partecipazioni in entità controllate, collegate e a controllo congiunto


Con tale opzione, l’IFRS 1 consente di valutare nel bilancio separato, le par-
tecipazioni in imprese controllate, collegate e a controllo congiunto al valore
contabile definito secondo i precedenti principi contabili.

ESEMPIO 9 – Valutazione delle partecipazioni

“Il principio IFRS 1 permette di valutare alla data di transizione le partecipa-


zioni in controllate utilizzando quale sostituto del costo il valore contabile iscrit-
to in bilancio secondo i precedenti principi contabili”.

“Nell’ambito del processo di transizione come richiesto dall’IFRS 1 è stato


scelto per la valutazione delle partecipazioni in società controllate, collegate joint
venture sottoposte a controllo congiunto il metodo del costo quale risultante dal
bilancio precedentemente predisposto secondo i principi contabili italiani e come
richiesto dall’IFRS 1 si è provveduto ad effettuare l’impairment test delle parte-
cipazioni sulla base della metodologia prevista dallo IAS 36. A seguito di tale eser-
cizio non sono state identificate svalutazioni da apportare”.

Attività e passività di controllate, collegate e joint venture


Alla data di transizione si possono presentare due differenti situazioni:
90 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

1. entità controllate, collegate e joint venture che adottano gli IAS/IFRS dopo
la partecipante;
2. entità partecipante che adotta gli IAS/IFRS dopo le entità controllate, colle-
gate e joint venture.
Con riferimento alla prima casistica, l’entità partecipata può valutare le voci
di bilancio secondo un duplice approccio. Nel primo caso, può effettuare una
transizione autonoma ai principi contabili internazionali e in tal senso seguire le
indicazioni contenute nello IFRS 1; in un secondo caso, semplificato, assume
come propri i valori iscritti nel bilancio consolidato IAS/IFRS dell’impresa par-
tecipante 46.
Nella seconda casistica, l’entità partecipante deve valutare nel proprio bilan-
cio consolidato le attività e le passività dell’entità partecipata agli stessi valori
contabili riportati nel bilancio separato della partecipata medesima, avendo
premura di effettuare le rettifiche imposte per il consolidamento o per la valuta-
zione con il metodo del patrimonio netto 47. In modo analogo, se la partecipante
adottasse per la prima volta gli IFRS nel bilancio separato dopo che nel consoli-
dato, essa deve iscrivere le attività e le passività agli stessi importi in entrambi i
bilanci.

ESEMPIO 10 – Valutazione di attività e passività nel primo bilancio separato IFRS

“Per altro si segnala che il Gruppo ha redatto per la prima volta al 31 dicembre
2007 il proprio bilancio consolidato predisposto in applicazione degli IAS/
IFRS. La data di transizione agli IAS/IFRS definita nella redazione del bilancio
consolidato del gruppo è il 01 gennaio 2005.
Nel definire il valore delle attività e passività in sede di transizione
(01.01.2010) la capogruppo ha deciso, in accordo con le disposizioni dello IFRS 1,
di dare continuità nel bilancio separato ai valori risultanti dal bilancio consolidato,
definiti con riferimento alla data di transizione della capogruppo (01.01.2010)”.

46
I valori contabili a cui si perverrebbe possono diverge qualora le esenzioni previste dal pre-
sente IFRS comportino valutazioni che dipendono dalla data di passaggio agli IFRS ovvero alcu-
ne tra le opzioni contabili utilizzati nel bilancio della controllata siano diversi da quelli utilizzati
nel bilancio consolidato. Per esempio, la controllata può utilizzare come proprio principio conta-
bile il modello del costo dello IAS 16, Immobili, impianti e macchinari, mentre il gruppo può uti-
lizzare il modello della rideterminazione del valore. Sono fatte salve le rettifiche imposte dal con-
solidamento o dalla valutazione a patrimonio netto.
47
Anche in questo caso sono fatte salve le rettifiche imposte dal consolidamento o dalla valu-
tazione a patrimonio netto.
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 91

Strumenti finanziari composti


Con tale esenzione, l’IFRS 1 consente di non scomporre uno strumento fi-
nanziario composto nelle due componenti di passività e di patrimonio netto qua-
lora alla data di transizione la componente che si configura quale passività non è
più sussistente.

Designazione di strumenti finanziari precedentemente rilevati


In sede di transizione agli IFRS tale esenzione non produce effetti diretti sul-
la situazione patrimoniale-finanziaria di apertura. Tuttavia essa si pone come
elemento centrale e pertanto di assoluta criticità per quanto concerne gli effetti
successivi al passaggio ai principi contabili internazionali. Infatti, in funzione
della designazione effettuata tra le categorie di strumenti finanziari previsti da-
gli standard internazionali, si produrranno differenti impatti sulla situazione pa-
trimoniale e reddituale.

Passività per smantellamenti incluse nel costo di immobili, impianti e macchinari


L’esenzione permette di evitare l’applicazione retrospettiva delle disposizio-
ni contenute nell’IFRIC 1 in tema di passività per smantellamenti incluse nel
costo delle attività materiali.

3.4. VERIFICA DI APPRENDIMENTO

Verifiche su IAS 8 (è possibile anche più di una risposta per domanda):


1. Può essere considerato come un cambiamento di principio contabile sulla
base di quanto previsto dallo IAS 8:
a) la modifica della durata del piano di ammortamento;
b) la revisione della percentuale di presunta insolvenza dei crediti detenuti
dall’azienda;
c) il cambiamento nel fair value di uno strumento finanziario.
d) il passaggio da un processo di ammortamento dei cespiti per classe di va-
lori ad un approccio “per componenti” per tenere conto della complessità
crescente dei beni strumentali utilizzati dall’impresa.
2. L’applicazione retroattiva secondo lo IAS 8:
a) gli errori ed i cambiamenti di principi contabili;
b) gli errori, i cambiamenti di principi contabili e le variazioni di stime con-
tabili;
92 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

c) i cambiamenti di principi contabili e le variazioni di stime contabili;


d) gli errori e le variazioni di stime contabili.
3. Per le variazioni nelle stime contabili secondo lo IAS 8:
a) occorre effettuare la determinazione retroattiva;
b) occorre effettuare la determinazione prospettica;
c) occorre effettuare la determinazione retroattiva soltanto nei casi in cui gli
effetti del cambiamento sono particolarmente significativi;
d) l’impresa può scegliere tra applicazione retroattiva e prospettica.

Si risponda ai seguenti quiz (è possibile anche più di una risposta per do-
manda) concernenti l’applicazione dello IAS 10:

1. La direzione aziendale termina la bozza di bilancio per l’esercizio chiuso al


31/12/2011 in data 26 febbraio 2012. In data 16 marzo 2012, il Consiglio di
Amministrazione esamina il bilancio e ne autorizza la pubblicazione, mentre
il giorno seguente vengono resi noti l’utile e altri dati importanti di carattere
economico-finanziario. Il 3 aprile 2012, il bilancio è messo a disposizione
del pubblico e degli azionisti, i quali lo approvano durante l’assemblea an-
nuale del 20 aprile 2012, e si procede in seguito al deposito del bilancio alla
Camera di Commercio esattamente 6 giorni dopo. La data di autorizzazione
del bilancio che rileva ai fini dello IAS 10 è:
a) 20 aprile 2012;
b) 16 marzo 2012;
c) 26 aprile 2012;
d) 26 febbraio 2012.

2. In data 25 gennaio 2012, la direzione aziendale viene a conoscenza del fatto


che il corrispettivo per le merci vendute nel corso dell’esercizio precedente
(2011) ammonta ad euro 150.000 anziché euro 100.000 come inizialmente
pattuito. Il bilancio non è ancora stato autorizzato alla pubblicazione. L’im-
presa deve, in tale situazione:
a) mantenere il valore delle merci in bilancio in base a quanto pattuito (euro
100.000);
b) modificare il valore di iscrizione delle merci, in modo che il nuovo im-
porto sia pari ad euro 150.000;
c) effettuare una rivalutazione delle merci in questione fino ad un importo di
euro 150.000;
d) mantenere il valore delle merci in bilancio in base a quanto pattuito (euro
100.000) ed inserire una specifica informazione nelle note al bilancio.
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 93

3. La società Alfa s.p.a. detiene alla data del 31 dicembre 2012 azioni in un’al-
tra società aventi un valore di mercato, al 31 dicembre 2012, di euro 20 ca-
dauna. Alla data di redazione del bilancio il valore unitario di ciascuna di tali
azioni è pari ad euro 15. Il bilancio non è ancora stato autorizzato alla pub-
blicazione. L’impresa deve, in tale situazione:
a) svalutare in bilancio di 5 euro il valore di ciascuna azione, senza alcuna
altra informazione integrativa da fornire nelle note al bilancio;
b) non effettuare alcuna rettifica di bilancio, fornendo al contempo informa-
zioni integrative nelle note al bilancio;
c) non effettuare alcuna variazione in termini di valori di bilancio e non dare
informazioni in alcuna altra parte dello stesso;
d) svalutare in bilancio di 5 euro il valore di ciascuna azione, fornendo al
contempo informazioni integrative nelle note al bilancio.

CASI SU IAS 8
Si proceda all’individuazione della soluzione nei casi sotto prospettati relati-
vi all’applicazione dei dettami previsti dallo IAS 8:

CASO 1
Durante l’esercizio 2011, la società Alfa s.p.a. ha scoperto che alcuni prodot-
ti venduti nel 2010 erano stati erroneamente inclusi tra le rimanenze nel bilancio
chiuso al 31 dicembre 2010 per un valore pari ad euro 45.000. La voce “Ricavi
delle vendite” era stata invece correttamente rilevata.
Sempre durante l’esercizio 2011, la medesima società contabilizza ricavi per
un valore pari ad euro 700.000, con costo del venduto pari ad euro 560.000
(comprensivo del valore di euro 45.000 dovuto all’errore nella valutazione delle
rimanenze iniziali di prodotti) e imposte sul reddito pari ad euro 35.000.
Nel 2010, invece, la medesima società presentava la seguente situazione:
Vendite – 490.000
Costo del venduto – 350.000
________
Risultato gestione caratteristica – 140.000
________
Imposte sul reddito 0– 30.000
________
Utile di esercizio 0– 90.000
94 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Nel 2010 il saldo di apertura degli utili portati a nuovo ammontava ad euro
210.000.
L’aliquota media di imposizione fiscale per la società ammonta, sia per
l’esercizio 2010 che per l’esercizio 2011, al 30%.
Si provveda a presentare il conto economico ed il prospetto degli utili portati
a nuovo della società Alfa s.p.a., del 2010 e del 2011 rettificato.

CASO 2

La società Alfa s.p.a. utilizza nel suo processo produttivo alcuni impianti ac-
quisiti ed entrati in funzione all’inizio dell’anno X. L’originario piano di ammor-
tamento prevedeva:
– valore da ammortizzare (coincidente con il costo): euro 250.000;
– vita utile stimata: anni 10;
– metodo ammortamento: lineare sistematico.
In sede di redazione del bilancio dell’anno 3, prima di rilevare l’ammorta-
mento dell’esercizio, gli impianti avevano un valore netto pari ad euro 200.000,
dato da: costo storico 250.000 – ammortamenti accumulati di euro 50.000 (fon-
do ammortamento).
Nell’anno 3 gli impianti sono stati utilizzati in modo più intenso rispetto a
quanto accaduto negli esercizi precedenti e originariamente stimato.
Il management della società Alfa s.p.a. prevede che questo più intenso
utilizzo si protragga per gli ulteriori anni di vita utile di tali beni e, pertanto,
stima che la vita utile residua prima di effettuare l’ammortamento per l’anno
3 sia pari a ulteriori 2 anni solamente (anziché pari ai precedenti ulteriori 7
anni).
Si provveda a determinare la quota di ammortamento annua per i successivi
esercizi, nonché gli effetti in termini economici e patrimoniali sugli anni succes-
sivi, unitamente alle connesse rilevazioni contabili, tenendo anche conto del-
l’impatto della normativa fiscale in termini di imposte anticipate.

CASO 3

La Beta s.p.a. ha un conto corrente in valuta straniera ($) pari a $ 1.300.000


al 31 dicembre 2009 e il medesimo saldo in valuta straniera al 31 dicembre
2010 e al 31 dicembre 2011. I tassi di cambio tra l’euro e la valuta straniera in
oggetto erano i seguenti:
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 95

31 dicembre 2009: $ 1 = € 1,2


31 dicembre 2010: $ 1 = € 1,3
31 dicembre 2011: $ 1 = € 1,5
La società ha correttamente convertito il saldo al 31 dicembre 2009, ma non
ha adeguato il valore al 31 dicembre 2010 e 2011 per riflettere le variazioni nel
tasso di cambio. I saldi riportati in bilancio sono stati quindi € 1.560.000
(1.300.000  1,2) sia al 31 dicembre 2009 (saldo corretto) che al 31 dicembre
2010 e 2011 (in entrambi i casi il saldo non era corretto).
L’errore è stato rilevato al momento della preparazione del bilancio chiuso al
31 dicembre 2012.
Si proceda a definire l’importo che avrebbe dovuto essere riportato nei bi-
lanci 2009, 2010 e 2011, ed a tutte le operazioni (nonché gli impatti di tipo eco-
nomico e patrimoniali) da effettuarsi mediante l’applicazione del metodo re-
troattivo, considerando che la società presenta i dati comparativi relativi sola-
mente ad un solo esercizio passato.

VERIFICHE SU IAS 10 (è possibile anche più di una risposta per domanda)

Si valuti la correttezza dei seguenti comportamenti aziendali secondo lo IAS


10 e, in caso di errato comportamento, si presenti la soluzione corretta:

CASO 1
La società Alfa s.p.a. possiede uno stabilimento produttivo in Turchia al-
l’interno del quale realizza alcune fasi del proprio processo produttivo. Alfa
chiude il proprio esercizio finanziario alla date del 31.12. Il valore netto conta-
bile dei beni presenti in tale stabilimento ammonta complessivamente a euro
4.500.000. In data 15.01.2012 tale stabilimento viene completamente distrutto
da un uragano. La società in oggetto ha mantenuto in bilancio il valore dello
stabilimento al suo valore contabile, fornendo però notizia dell’uragano e dei
conseguenti danni apportati nelle note al bilancio.

CASO 2
La società Beta s.p.a. vanta un credito di natura commerciale di euro 75.000
verso l’azienda Gamma s.p.a., sorto in data 26.09.2011 e avente scadenza a 90
giorni data fattura. L’azienda Gamma s.p.a. in data 15.02.2012 è stata dichiarata
fallita dal Tribunale di Parma. L’azienda Beta s.p.a. ha considerato tale dichia-
razione di fallimento nella predisposizione del proprio bilancio, procedendo con
una consistente svalutazione del credito vantato nei confronti del cliente Gam-
96 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

ma s.p.a., ulteriore rispetto al fisiologico accantonamento al fondo svalutazione


crediti.

CASO 3
In data 18.02.2012 il tribunale di Parma obbliga l’azienda Delta s.p.a. a ri-
sarcire i danni ad un proprio agente di commercio per un importo pari ad euro
250.000 in quanto la medesima nei primi mesi del 2011 non aveva rispettato la
clausola di esclusiva territoriale contenuta nel contratto di agenzia sottoscritto
qualche anno prima da entrambe le parti. Nonostante i legali dell’azienda aves-
sero sempre ipotizzato l’eventualità di un risarcimento che non sarebbe dovuto
essere superiore ad euro 200.000, la società Delta s.p.a. costituisce al 31.12.2011
un fondo rischi ed oneri pari ad euro 250.000. Anche se la quantificazione del
danno avviene nell’esercizio successivo (2012), esso si riferisce, infatti, ad un
evento accaduto nel 2011.

VERIFICHE SU IFRS 1 (è possibile anche più di una risposta per domanda)

1. La direzione aziendale decide di passare ai principi contabili a decorrere dal


bilancio chiuso il 31 dicembre 2008. Ai sensi dell’IFRS la situazione patri-
moniale-finanziaria di apertura è:
a) 01 gennaio 2007;
b) 01 gennaio 2006;
c) 01 gennaio 2008.
2. In sede di transizione ai principi contabili internazionali nel primo bilancio
redatto, la direzione aziendale dovrà:
a) applicare retroattivamente gli IAS/IFRS come se l’entità da sempre aves-
se redatto i bilanci sulla base dei principi contabili internazionali;
b) identificare la repoorting date e dalla transition date applicare retroatti-
vamente i principi contabili internazionali;
c) identificare la transition date e utilizzare i principi contabili internaziona-
li avendo facoltà di effettuare talune applicazioni retroattive.
3. Nell’ipotesi di transizione ai principi contabili l’entità nel bilancio separato:
a) dovrà adottare gli stessi valori presenti nel bilancio consolidato, salvo le
rettifiche dovute al consolidato;
b) dovrà applicare l’IFRS 1 integralmente, potendo giungere per effetto del-
le esenzioni e delle eccezioni a valori differenti rispetto a quelli indicati
nel bilancio consolidato;
I PRINCIPI GENERALI RILEVANTI 97

c) dovrà applicare l’IFRS 1 senza avvalersi di esenzioni e delle eccezioni,


potendo quindi iscrivere valori differenti rispetto a quelli indicati nel bi-
lancio consolidato.

Si proceda all’individuazione della soluzione del caso sotto prospettato rela-


tivo all’applicazione dell’IFRS 1.

La direzione aziendale decide di redigere il primo bilancio consolidato


IAS/IFRS alla data del 31 dicembre 2008.
Si redigano i prospetti di riconciliazione della situazione patrimoniale-
finanziaria, del conto economico, del patrimonio netto e del risultato d’esercizio
alla data di apertura (transition date) e alla prima data comparativa, consideran-
do le seguenti circostanze:
a) il gruppo presenta costi di impianto ed ampliamento per euro 500.000. Am-
mortamento annuo euro 100.000. Tra le altre attività immateriali figurano
oneri per la manutenzione straordinaria su beni di terzi per euro 125.000;
b) il gruppo ha capitalizzato costi di ricerca. Valore netto contabile euro
60.000, ammortamento annuo 20.000;
c) il gruppo presenta un rilevante valore d’avviamento originatosi a seguito di
precedenti fusioni (euro 5.000.000). Si consideri che la direzione aziendale ha
optato per non applicare retroattivamente l’IFRS 3. L’ammortamento annuo
dell’avviamento secondo precedenti principi contabili è di euro 500.000;
d) il gruppo ha effettuato delle rivalutazioni monetarie su alcune categorie di
cespiti, in applicazione di specifiche norme di legge. Il valore contabile di
questi beni ammonta ad euro 15.000.000 mentre il fair value è di euro
20.000.000. La direzione aziendale decide di valutare tali beni con il c.d.
cost model;
e) il gruppo ha in essere contratti di leasing finanziario su impianti e macchina-
ri. Nel bilancio redatto secondo precedenti principi sono espressi con il me-
todo “patrimoniale”. Il valore netto contabile è di euro 12.500.000, mentre il
debito residuo ammonta ad euro 11.500.000. Alla data del 31 dicembre 2007
l’ammortamento è di euro 1.500.000; il costo per il godimento su beni di ter-
zi (euro 3.000.000) è così suddiviso euro 2.500.000 quota capitale, euro
500.000 quota interessi;
f) durante l’anno 2006 il gruppo ha deciso di modificare il metodo di valuta-
zione delle rimanenze di magazzino passando dal LIFO al costo medio pon-
derato. L’effetto di tale passaggio è di euro 5.000.000.

Sulle rettifiche operate non si consideri l’effetto fiscale.


98 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Bilancio Bilancio
IT GAAP IT GAAP
01/01/2007 31/12/2007
Attività immateriali 7.532.323 6.532.323
Attività materiali 55.734.689 50.734.689
Rimanenze 38.598.140 47.457.954
Crediti commerciali 54.890.916 60.380.007
Altre attività correnti 208.719 229.591
Disponibilità liquide 404.267 444.693
Totale attività 157.369.053 165.779.257
Patrimonio netto 19.441.197 26.714.928
Accantonamenti 2.286.980 2.515.678
Passività per imposte differite 178.346 196.181
Passività finanziarie 42.931.622 47.224.784
Passività commerciali 91.412.772 87.897.737
Altre passività correnti 1.118.135 1.229.949
Totale passività e patrimonio netto 157.369.053 165.779.257

Bilancio IT GAAP
31/12/2007
Ricavi 411.247.830
Costi operativi – 332.852.720
EBITDA 78.395.110
Ammortamenti e accantonamenti – 63.267.012
EBIT 15.128.098
Proventi/oneri gestione finanziaria – 3.005.214
Risultato prima delle imposte 12.122.885
Oneri fiscali – 4.849.154
Risultato del periodo 7.273.731
4
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE
DEL BILANCIO
a cura di Marco Allegrini 1

SOMMARIO: 4.1. Le componenti del bilancio (IAS 1). – 4.2. Prospetto della situazione patrimonia-
le-finanziaria (IAS 1). – 4.2.1. Requisiti per l’iscrizione delle attività e delle passività. – 4.2.2.
I criteri di classificazione delle voci patrimoniali. – 4.2.3. Il contenuto della situazione patri-
moniale-finanziaria. – 4.2.4. I punti di differenza con la normativa nazionale. – 4.2.5. Verifica
di apprendimento sulla situazione patrimoniale-finanziaria. – 4.3. Conto economico comples-
sivo (IAS 1). – 4.3.1. Struttura del conto economico complessivo. – 4.3.2. I proventi e gli one-
ri straordinari. – 4.3.3. Le regole previste per i costi operativi. – 4.3.4. I punti di differenza
con la normativa nazionale. – 4.3.4. Verifica di apprendimento. – 4.4. Rendiconto finanziario
(IAS 7). – 4.4.1. Introduzione. – 4.4.2. La risorsa di riferimento. – 4.4.3. La classificazione
dei flussi finanziari. – 4.4.4. La presentazione dei flussi. – 4.4.5. Contenuto della nota integra-
tiva. – 4.4.6. Gli schemi di rendiconto finanziario previsti dallo IAS 7. – 4.4.7. I punti di diffe-
renza con la normativa nazionale. – 4.4.8. Verifica di apprendimento su rendiconto finanzia-
rio. – 4.5. Prospetto delle variazioni di patrimonio netto dell’esercizio (IAS 1). – 4.5.1. Intro-
duzione. – 4.5.2. Il contenuto del prospetto delle variazioni del patrimonio netto. – 4.5.3. I
punti di differenza con la normativa nazionale. – 4.5.4. Verifica di apprendimento. – 4.6. Note
al bilancio (IAS 1). – 4.6.1. Introduzione. – 4.6.2. Il contenuto delle note esplicative. – 4.6.3. I
punti di differenza con la normativa nazionale. – 4.6.4. Verifica di apprendimento. – 4.7. Set-
tori operativi (IFRS 8). – 4.7.1. Introduzione. – 4.7.2. I settori operativi: criteri di individua-
zione. – 4.7.3. Informativa sui settori operativi. – 4.7.4. Criteri di valutazione di ricavi, costi,
attività e passività di settore. – 4.7.5. Informativa accessoria entity-wide. – 4.7.6. Case studies.
– 4.7.7. Verifica di apprendimento.

4.1. LE COMPONENTI DEL BILANCIO (IAS 1)

La disciplina degli schemi di bilancio a livello internazionale è contenuta


prevalentemente nei seguenti standard:

1
I paragrafi 4.1, 4.3, 4.4 sono stati scritti da Marco Allegrini. I paragrafi 4.2 e 4.5 da Marco
Allegrini ed Emanuele Ninci. Il paragrafo 4.6 è stato scritto da Emanuele Ninci. Il paragrafo 4.7 è
stato scritto da Giulio Greco.
100 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

IAS 1, Presentazione del bilancio


IAS 7, Rendiconto finanziario
IFRS 5, Attività non correnti possedute per la vendita e attività dismesse
IFRS 8, Settori operativi
Strettamente collegati a questo troviamo il documento CONSOB n. 15519
del 27 luglio 2006 in attuazione dell’art. 9, comma 3 del D.Lgs. 28 febbraio
2005, n. 38.
Lo IAS 1, al paragrafo 10, dispone che il bilancio include:
a) un prospetto della situazione patrimoniale-finanziaria alla fine dell’esercizio;
b) un prospetto di conto economico complessivo dell’esercizio;
c) un prospetto delle variazioni di patrimonio netto dell’esercizio;
d) un rendiconto finanziario dell’esercizio;
e) note, contenenti un elenco dei principi contabili rilevanti e altre informazioni
esplicative; e
f) un prospetto della situazione patrimoniale-finanziaria all’inizio del primo
esercizio comparativo quando un’entità applica un principio contabile re-
troattivamente o ridetermina retroattivamente le voci nel proprio bilancio, o
quando riclassifica le voci nel proprio bilancio.
Da sottolineare le sostanziali e numerose differenze con la definizione
fornita dall’art. 2423 del codice civile del nostro Paese, secondo cui il bilan-
cio è costituito dallo stato patrimoniale, dal conto economico e dalla nota in-
tegrativa.
Innanzitutto, lo IAS 1 richiede la compilazione di cinque documenti anziché
tre, più un sesto documento (un prospetto della situazione patrimoniale-finan-
ziaria all’inizio del primo esercizio comparativo) a carattere eventuale, anche se
obbligatorio.
Il “bilancio IAS” annovera quindi tra i documenti obbligatori che non sono
previsti esplicitamente nel nostro Paese:
– il rendiconto finanziario
– il prospetto delle variazioni del patrimonio netto
– un prospetto della situazione patrimoniale-finanziaria all’inizio del primo
esercizio comparativo non previsti invece in ambito nazionale.
Inoltre, è da rimarcare che per il conto economico viene introdotto un con-
cetto assolutamente estraneo alla tradizione contabile del nostro Paese: il con-
to “economico complessivo” e, come avremo modo di vedere più avanti, il
“prospetto della altre componenti di conto economico complessivo” (nel caso
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 101

in cui il conto economico complessivo venga suddiviso in “conto economico


separato” e, appunto, “prospetto della altre componenti di conto economico
complessivo”).
Il rendiconto finanziario non è menzionato dal codice civile italiano, mentre
è soltanto raccomandato dai principi contabili nazionali dell’OIC.
Per quanto riguarda invece il prospetto delle variazioni del patrimonio netto
evidenziamo che l’art. 2427, comma 1, punto 7-bis, c.c., novellato dalla riforma
del diritto societario ex D.Lgs. n. 6/2003, dispone che “ciascuna voce del patri-
monio netto sia analiticamente indicata (in nota integrativa appunto), con speci-
ficazione in appositi prospetti della loro origine, possibilità di utilizzazione e
distribuibilità nonché della loro avvenuta utilizzazione nei precedenti esercizi”.
L’articolo del codice civile richiede, quindi, le stesse informazioni previste dallo
IAS 1 al paragrafo 10 punto (c); la differenza è legata al fatto che tale informa-
zione non costituisce più, con gli IAS, una mera informazione contenuta
all’interno della nota integrativa, ma un prospetto del bilancio, separato dagli
altri ed autonomo, la cui presentazione è obbligatoria al fine di rendere una in-
formativa di bilancio completa.

4.2. PROSPETTO DELLA SITUAZIONE PATRIMONIALE-FINANZIARIA (IAS 1)

4.2.1. Requisiti per l’iscrizione delle attività e delle passività

Le condizioni ed i criteri per l’iscrizione delle attività e passività nella situa-


zione patrimoniale-finanziaria sono contenuti nel Framework “Quadro sistema-
tico per la redazione e presentazione del bilancio”. In particolare, secondo il
Framework, le attività sono:
– risorse controllate dall’impresa;
– risultato di operazioni svolte in passato;
– dalle quali sono attesi futuri benefici economici.
La possibilità di iscrivere le attività nel bilancio dipende inoltre da ulteriori
due condizioni:
– i benefici economici futuri possono essere misurati attendibilmente;
– il costo o il valore dell’attività può essere misurato attendibilmente.
Questa definizione è interessante perché, anzitutto, svincola l’iscrivibilità al-
l’interno della situazione patrimoniale-finanziaria della proprietà giuridica; è
sufficiente che l’impresa abbia il controllo di tali risorse: così per esempio, gli
102 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

immobili posseduti tramite leasing finanziario costituiscono un’attività se l’im-


presa assume sostanzialmente i benefici ed i rischi connessi all’immobile stesso.
In effetti, anche nella prassi contabile del nostro Paese il concetto che la pro-
prietà, legalmente intesa, non è sempre necessaria per l’iscrizione di un bene tra
le attività, è conosciuto. Un esempio, è rappresentato dall’iscrizione nell’attivo
della situazione patrimoniale-finanziaria delle immobilizzazioni, il cui acquisto,
è assistito dalla riserva legale (patto di riservato dominio) nelle ipotesi di paga-
menti rateizzati.
Il risultato di azioni svolte in passato giustifica la non iscrizione di elementi
che avranno manifestazione in futuro, come l’intenzione di acquistare altri beni
o di compiere certi investimenti.
Il Framework prevede inoltre che “il beneficio economico futuro compreso
in un’attività è il potenziale contributo, diretto o indiretto, ai flussi finanziari e
mezzi equivalenti 2 che affluiranno all’impresa ”. Tale definizione fa sì che il be-
neficio economico non deve necessariamente concretizzarsi in un’entrata mone-
taria, ma può anche determinare un beneficio nella produzione dei beni o nella
fornitura dei servizi e, quindi, contribuire anche indirettamente alla entrata di
flussi finanziari. Ad esempio, un investimento in un macchinario, affinché que-
sto riduca i costi di produzione, rappresenta un’attività, anche se non genera di
per sé (direttamente) entrate finanziarie.
Tuttavia, se questo beneficio economico/finanziario non è misurabile in mo-
do attendibile ma è soggetto a notevoli incertezze, allora l’elemento non può es-
sere iscritto nell’attivo patrimoniale.
Con riferimento alle passività, il Framework, detta alcuni principi. In parti-
colare, le passività sono:
– obbligazioni attuali dell’impresa;
– risultato di operazioni svolte in passato;
– dalle quali sono attese fuoriuscite di risorse che darebbero, se mantenute
nell’impresa, futuri benefici economici (e finanziari); e
– questi sacrifici possono essere attendibilmente misurati.
Una caratteristica essenziale di una passività è costituita dalla circostanza
che “l’impresa abbia una obbligazione attuale e non un semplice impegno futu-
ro”. La definizione di “obbligazione attuale” va intesa come impegno assunto
(dall’impresa) ad adottare un certo comportamento, derivante da un obbligo di
legge o da decisione volontaria resa pubblica (“legal or constructive obliga-

2
Per la definizione di flussi finanziari e mezzi equivalenti rimandiamo allo IAS 7, trattato nel
prosieguo del presente capitolo.
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 103

tion”); si tratta in altre parole di impegni irrevocabili per cui esistono già accor-
di di tipo legale o implicito. Le obbligazioni legali sono impegni tutelabili di
fronte ad un tribunale, mentre, le obbligazioni implicite originano da prassi di
natura commerciale o comportamentale; ad esempio, è il caso dell’impresa che
stabilisce la politica di rimborsare i clienti non soddisfatti e la porti a conoscen-
za del mercato di sbocco.
Inoltre, come per le attività, l’essere il risultato di operazioni svolte in passa-
to giustifica la non iscrizione di elementi che avranno manifestazione in futuro.
La passività, inoltre, implica un probabile sacrificio futuro connesso alla pri-
vazione di beni che, se mantenuti nell’impresa, determinerebbero benefici eco-
nomici/finanziari.

4.2.2. I criteri di classificazione delle voci patrimoniali

La disciplina specifica della situazione patrimoniale-finanziaria è contenuta


nello IAS 1. Questo, al paragrafo 60, dispone espressamente che l’entità “deve
presentare le attività correnti e non correnti, e le passività correnti e non cor-
renti, come classificazioni distinte nel prospetto della situazione patrimoniale-
finanziaria (…) ad eccezione del caso in cui una presentazione basata sulla li-
quidità fornisce informazioni che sono attendibili e più rilevanti. Quando tale
eccezione si applica, un’entità deve presentare tutte le attività e passività ordi-
nate in base al loro livello di liquidità”.
Lo IAS 1 propone quindi due modalità di presentazione:
– “soluzione benchmark”: attività e passività classificate in correnti e non cor-
renti;
– “soluzione allowed ”: attività e passività in base alla liquidità (crescente o
decrescente).
La distinzione corrente/non corrente fornisce, secondo lo IASB, informazio-
ni particolarmente utili ai destinatari del bilancio, in presenza di un ciclo opera-
tivo chiaramente identificabile, in quanto distingue il capitale circolante netto
dal capitale usato dall’entità per le operazioni a lungo termine.
L’altro criterio è quello della liquidità; in tal caso non si individuano le classi
corrente/non corrente, ma solo un elenco di voci (almeno pari al contenuto mi-
nimale previsto dallo IAS 1) presentate in ordine crescente/decrescente di liqui-
dità.
È ammesso tuttavia un “criterio misto” (par. 64), in quanto è prevista la pos-
sibilità di presentare alcune attività/passività utilizzando una classificazione cor-
104 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

rente/non corrente e altre in ordine di liquidità, quando ciò, ovviamente, forni-


sce informazioni che sono attendibili e più significative.

Il criterio “misto” nel bilancio consolidato di Fiat per l’esercizio 2011


Nota integrativa, p. 140
“Con riferimento alle attività e passività presentate nella situazione patrimo-
niale-finanziaria è stata adottata una forma di presentazione mista della distin-
zione tra correnti e non correnti, secondo quanto consentito dallo IAS 1. In parti-
colare, anche dopo la Scissione, nell’ambito del Gruppo continuano ad essere
consolidate sia società che svolgono attività industriale, sia società di servizi fi-
nanziari”.

Soffermandoci solo sul criterio corrente/non corrente, mettiamo in evidenza


che la distinzione tra poste (patrimoniali) correnti e non correnti è basata su due
criteri:
– criterio del ciclo operativo dell’impresa (se chiaramente identificabile);
– criterio del periodo amministrativo annuale.
Quindi, attività e passività vengono suddivise tra correnti e non correnti a
seconda che esse possano realizzarsi o diventare esigibili nel ciclo operativo,
definito come il tempo intercorrente tra l’acquisizione dei materiali e la loro
realizzazione come disponibilità liquide o mezzi equivalenti. Qualora il ciclo
operativo di un’entità non sia chiaramente identificabile (è il caso di una posta
patrimoniale di natura finanziaria), allora si suppone che la durata sia pari a
dodici mesi; si utilizza, in altre parole, il criterio del periodo amministrativo
annuale, secondo cui le voci (patrimoniali) vengono suddivise tra correnti e
non correnti, a seconda che divengano disponibili (o esigibili) entro oppure
oltre 12 mesi.
La classificazione delle attività e passività secondo il criterio corrente/non
corrente, imposta dallo IAS 1, è quindi fondata su una duplice regola:
– regola che, definita l’origine delle attività e passività nel normale svolgimen-
to del ciclo operativo dell’impresa, le classifica correnti, indipendentemente
dalla scadenza entro i dodici mesi dalla data del bilancio;
– regola “finanziaria”, per la quale le attività e passività non operative si
classificano correnti se si prevede di realizzarle o estinguerle entro dodici
mesi.
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 105

Ed infatti, è espressamente previsto che “un’attività deve essere classificata


come corrente quando soddisfa (alternativamente) uno dei seguenti criteri (pa-
ragrafo 66):
(a) quando ci si aspetta che sia realizzata, o si prevede che sia venduta o utiliz-
zata nel normale ciclo operativo dell’entità;
(b) è posseduta principalmente per essere negoziata;
(c) si prevede che si realizzi entro dodici mesi dalla data di riferimento del bi-
lancio; o
(d) si tratta di disponibilità liquide o mezzi equivalenti (come definito nello IAS
7) a meno che non sia preclusa dall’essere scambiata o utilizzata per estin-
guere una passività per almeno dodici mesi dalla data di riferimento del bi-
lancio.
(e) Tutte le altre attività devono essere classificate come non correnti”.
Le attività correnti includono, quindi, tutte le attività che si presume di rea-
lizzare nel normale svolgimento del ciclo operativo dell’impresa, come per e-
sempio le rimanenze e i crediti commerciali, indipendentemente dal fatto che
siano realizzate entro i 12 mesi dalla data di riferimento del bilancio 3. Le attivi-
tà correnti, inoltre, includono attività possedute principalmente per essere nego-
ziate, come per esempio i titoli della categoria “Held for trading” 4. Le attività
non legate al ciclo operativo (es. crediti finanziari) sono classificate come cor-
renti solo se realizzate entro 12 mesi dalla data di bilancio; in altre parole, si fa
riferimento alla quota corrente di attività finanziarie non correnti. Infine, come
espressamente previsto, le attività correnti comprendono le disponibilità liquide
(e mezzi equivalenti) “a meno che non siano precluse dall’essere scambiate o
utilizzate per estinguere una passività per almeno dodici mesi dalla data di rife-
rimento del bilancio”.
Le attività non correnti includono attività materiali, immateriali e finanziarie
aventi natura a lungo termine.
Dal lato delle passività viene sancito che “una passività deve essere classifi-
cata come corrente quando soddisfa uno dei seguenti criteri:
(a) è previsto che sia estinta nel normale ciclo operativo di un’entità;
(b) è assunta principalmente per essere negoziata;

3
Quindi, se il ciclo operativo ha durata 18 mesi, un credito verso cliente avente una scadenza
superiore a 12 e inferiore a 18, deve essere classificato comunque tra le attività correnti.
4
La categoria “held for trading” è una delle 4 categorie, contemplate dallo IAS 39, Strumenti
finanziari: Rilevazione e valutazione. In particolare, rientrano in questa categorie le attività dete-
nute a scopo di negoziazione (trading) per i quali è prevista la valutazione al “fair value” con im-
putazione degli effetti a conto economico.
106 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

(c) deve essere estinta entro dodici mesi dalla data di riferimento del bilancio;
o
(d) l’entità non ha un diritto incondizionato a differire il regolamento della
passività per almeno dodici mesi dalla data di riferimento del bilancio.
(e) Tutte le altre passività devono essere classificate come non correnti”.
Analogamente a quanto visto sopra, le passività correnti comprendono le
passività che si presume di estinguere nel normale ciclo operativo dell’impresa,
come per esempio i debiti commerciali e gli accantonamenti per costi operativi,
anche se la loro estinzione avverrà oltre dodici mesi dalla data di riferimento del
bilancio 5. Altre passività correnti non legate al ciclo operativo, sono classificate
come correnti solo quando devono essere estinte entro i 12 mesi dalla data di
bilancio o sono assunte principalmente per essere negoziate; ne sono esempio le
passività finanziarie classificate come possedute per essere negoziate (secondo
quanto previsto dallo IAS 39), gli scoperti bancari, la quota corrente di debiti
finanziari a medio-lungo termine, dividendi da pagare, imposte sul reddito e al-
tri debiti non commerciali.
Particolari regole valgono per quanto riguarda la classificazione delle passi-
vità finanziarie.
Secondo lo IAS 1, i finanziamenti a medio lungo termine sono generalmente
classificati come passività non correnti; tuttavia, qualora la passività finanziaria
preveda impegni contrattuali (clausole di garanzia – covenants 6 che hanno l’ef-
fetto di rendere pagabile a richiesta la passività, qualora siano violate specifiche
condizioni relative alla situazione finanziaria del debitore, è opportuno, secondo
lo IAS 1, considerare il rispetto di tali clausole ai fini della classificazione della
passività nella situazione patrimoniale-finanziaria.
Infatti, qualora l’impresa non rispetti le clausole di garanzia previste (cioè
violi i covenants collegati al finanziamento), alla data di bilancio oppure in un
periodo precedente, con l’effetto che la passività diventi pagabile a vista, la pas-
sività deve essere classificata come corrente, anche se il finanziatore ha concor-
dato, dopo la data di riferimento del bilancio e prima che questo venga approva-
to, di non richiedere il pagamento della passività a causa della violazione dei

5
Specularmente a quanto visto sopra, se la durata del ciclo operativo è 18 mesi, un debito ver-
so fornitore avente una scadenza superiore a 12 mesi e inferiore a 18, è classificato comunque tra
le passività correnti.
6
I “covenants” sono clausole di garanzia inerenti ad alcuni finanziamenti legati spesso ad
indici di bilancio o a risultati aziendali. Il rispetto di tali clausole è fondamentale per la conti-
nuazione dell’erogazione del finanziamento. Spesso il mancato rispetto di tali clausole oppure
il mancato raggiungimento degli obiettivi quantitativi rende immediatamente esigibile il finan-
ziamento.
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 107

covenants. Conseguentemente, la passività viene classificata come corrente,


perché alla data di bilancio, l’impresa non ha un diritto incondizionato per diffe-
rire il pagamento dell’obbligazione per almeno dodici mesi dopo quella data;
tutto questo è la diretta conseguenza dell’applicazione del principio della preva-
lenza della sostanza sulla forma, cardine degli standard internazionali. L’unica
eccezione a quanto sopra si ha quando il finanziatore ha concordato, prima della
data di riferimento del bilancio, di fornire un periodo di tolleranza (c.d. periodo
di “grazia”) che termina almeno dodici mesi dopo la data di riferimento del bi-
lancio stesso, nel corso del quale l’entità può sanare la violazione e durante la
quale il finanziatore non può richiedere un rimborso immediato; solo in questo
caso la passività può essere classificata come non corrente.
Presentiamo di seguito uno stralcio delle note esplicative al bilancio consoli-
dato 2011 del gruppo “Fiat”, al fine di dare evidenza della struttura di un cove-
nants.

Un esempio della struttura di un “covenants”


(bilancio consolidato Fiat 2011)

Le obbligazioni emesse da Fiat Finance and Trade Ltd S.A. e da Fiat Finance
North America Inc. contengono impegni (covenant) dell’emittente e in alcuni ca-
si di Fiat S.p.A. nella sua qualità di garante tipici della prassi internazionale per
emissioni obbligazionarie di questo tipo da parte di emittenti dello stesso settore
industriale in cui opera il Gruppo, quali in particolare (i) clausole di cosiddetto
negative pledge, che impongono di estendere alle obbligazioni stesse, con pari
grado, eventuali garanzie reali presenti o future costituite sui beni dell’emittente
e/o di Fiat S.p.A., in relazione ad altre obbligazioni e altri titoli di credito, (ii)
clausole di cosiddetto pari passu, in base alle quali non potranno essere assunte
obbligazioni che siano senior rispetto alle obbligazioni emesse, (iii) obblighi di
informazione periodica, (iv) per le emissioni obbligazionarie nell’ambito del
programma Global Medium Term Notes, clausole di cosiddetto cross default,
che comportano l’immediata esigibilità delle obbligazioni al verificarsi di certi
inadempimenti in relazione ad altri strumenti finanziari emessi dalle principali
società del Gruppo e (v) altre clausole generalmente presenti in emissioni di que-
sto tipo. La violazione di detti obblighi può comportare il rimborso anticipato
delle note emesse. Inoltre, i prestiti obbligazionari garantiti da Fiat S.p.A. preve-
dono clausole che possono comportare l’obbligo di rimborso anticipato nel caso
in cui vi sia un cambiamento dell’azionista di controllo di Fiat S.p.A. che com-
porti un conseguente downgrading da parte di agenzie di rating.
108 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Per quanto riguarda, invece, le passività finanziarie a breve termine, sono da


classificare come correnti, anche se un accordo di rifinanziamento a lungo ter-
mine viene concluso dopo la data di riferimento del bilancio e prima che il bi-
lancio sia autorizzato alla pubblicazione.
Se, inoltre, un’entità ha la discrezionalità di rifinanziare o rinnovare un’ob-
bligazione per almeno dodici mesi dalla data di riferimento del bilancio, secon-
do un accordo di finanziamento esistente, essa classifica l’obbligazione come
non corrente, anche se sarebbe scaduta entro un periodo più breve.
Infine, in base al paragrafo 56, qualora l’impresa adotti la classificazione
“corrente/non corrente”, allora le attività e passività fiscali differite sono classi-
ficate sempre come non correnti.

4.2.3. Il contenuto della situazione patrimoniale-finanziaria

Lo IAS 1 non prescrive per la situazione patrimoniale-finanziaria né una


forma specifica (scalare, a sezioni divise sovrapposte o contrapposte) né un or-
dine di rappresentazione delle voci dell’attivo e del passivo, ma si limita a defi-
nire un contenuto minimo che l’entità deve rispettare.
In particolare, il paragrafo 54 prevede espressamente che: “come minimo, il
prospetto di situazione patrimoniale-finanziaria deve includere voci che presen-
tino i seguenti valori:
(a) immobili, impianti e macchinari;
(b) investimenti immobiliari;
(c) attività immateriali;
(d) attività finanziarie [esclusi i valori esposti in (e), (h) e (i)];
(e) partecipazioni contabilizzate con il metodo del patrimonio netto;
(f) attività biologiche;
(g) rimanenze;
(h) crediti commerciali e altri crediti;
(i) disponibilità liquide e mezzi equivalenti;
(j) il totale delle attività classificate come possedute per la vendita e le attività
incluse nei gruppi in dismissione classificati come posseduti per la vendita
in conformità all’IFRS 5 Attività non correnti possedute per la vendita e at-
tività operative cessate;
(k) debiti commerciali e altri debiti;
(l) accantonamenti;
(m) passività finanziarie [esclusi i valori esposti in (k), e (l)];
(n) passività e attività per imposte correnti, come definito nello IAS 12 Imposte
sul reddito;
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 109

(o) passività e attività per imposte differite, come definito nello IAS 12;
(p) passività incluse nei gruppi in dismissione classificati come posseduti per la
vendita, in conformità all’IFRS 5;
(q) interessenze di pertinenza di terzi, presentate nel patrimonio netto; e
(r) capitale emesso e riserve attribuibili ai soci della controllante”.
Il contenuto minimo è determinato dal fatto che le voci indicate sono così
diverse fra loro per natura o destinazione, da richiedere una separata esposizione
nel prospetto; così, gli immobili hanno natura e destinazione diversa rispetto al-
le attività immateriali e quindi devono essere presentati separatamente.
Inoltre, l’utilizzo di basi di valutazione difformi per le diverse classi di attivi-
tà e passività suggerisce che la loro natura o funzione differisce e, quindi, queste
dovrebbero essere presentate come voci distinte. Per esempio, diverse classi di
immobili, impianti e macchinari possono essere iscritte al costo o a valori riva-
lutati 7 e conseguentemente dovrebbero essere esposte separatamente. Lo IASB,
sancisce allora che è lasciata libera opzione alle imprese di evidenziare, nel pro-
spetto di situazione patrimoniale-finanziaria o nelle note, ulteriori sottoclassifi-
cazioni in merito alle immobilizzazioni materiali, immateriali, finanziarie, alle
rimanenze, ai crediti, ai debiti e al patrimonio netto.
Infine, sotto il profilo meramente operativo, riteniamo utile sottolineare che,
nel passaggio dallo stato patrimoniale civilistico alla situazione patrimoniale-
finanziaria ex IAS 1:
9 i ratei e risconti attivi e passivi sono riclassificati tra i crediti e i debiti;
9 i disaggi su prestiti, invece, sono stati contabilizzati a riduzione della passivi-
tà e gli aggi invece sono stati imputati alle obbligazioni emesse 8;
9 le azioni proprie sono portate a diretta riduzione del patrimonio netto;
9 i crediti verso soci per versamenti ancora dovuti sono anch’essi iscritti a de-
trazione del capitale sociale;
9 i conti d’ordine sono stati cancellati e la relativa informativa è stata inserita
nelle note.

7
Si veda quanto previsto dallo IAS 16, Immobili, Impianti e macchinari.
8
Secondo i principi contabili italiani le obbligazioni vengono registrate al valore nominale re-
siduo (in linea capitale); inoltre, gli eventuali aggi o disaggi di emissione,nonché le spese di emis-
sione, vengono differiti e ammortizzati lungo la durata del prestito. Secondo gli IAS il valore del-
le obbligazioni è determinato secondo il metodo del costo ammortizzato e cioè al valore iniziale
(fair value) al netto dei rimborsi in linea capitale già effettuati, rettificato in base all’ammor-
tamento (al tasso di interesse effettivo) di eventuali differenze (quali aggi/disaggi, spese di emis-
sione e premi di rimborso) fra il valore iniziale e il valore rimborsabile alla scadenza.
110 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

4.2.4. I punti di differenza con la normativa nazionale

Alla luce di quanto fino ad ora esposto, ci pare utile sottolineare che la nor-
mativa italiana prevista per lo stato patrimoniale è profondamente differente.
Anzitutto, evidenziamo che nel codice civile il criterio finanziario assume un
ruolo di secondo livello; a livello internazionale, invece, questo criterio “preva-
le” sugli altri. Il codice civile, infatti, norma di riferimento per le imprese “non
IAS”, prevede un criterio di classificazione misto “destinazione economica/fi-
nanziario” per l’attivo ed un criterio per “natura” per le poste patrimoniali pas-
sive. Più precisamente, l’art. 2424-bis, comma 1, recita: “gli elementi patrimo-
niali (attivi), destinati ad essere utilizzati durevolmente, devono essere iscritti
tra le immobilizzazioni”, lasciando intendere che in caso di utilizzo non durevo-
le, l’elemento patrimoniale andrà collocato nell’attivo circolante. Tuttavia, il
codice civile non precisa un limite temporale per qualificare quanto deve essere
considerato “durevole”, ma si può intendere che convenzionalmente il termine
sia dato dalla fine del prossimo esercizio.
Tuttavia, il criterio della destinazione è parzialmente disatteso nel caso dei
crediti. Il codice civile, nella fattispecie, prescrive che i crediti verso clienti va-
dano tutti inseriti nell’attivo circolante, con separata indicazione degli importi
esigibili oltre l’esercizio successivo, visto che generalmente scadono a breve; i
crediti di finanziamento (derivanti da prestiti) invece, debbono essere inseriti tra
le immobilizzazioni, con separata indicazione degli importi esigibili entro
l’esercizio successivo, visto che generalmente scadono a medio/lungo termine.
Il criterio, quindi, non è finanziario, almeno in senso prevalente.
Per il passivo, invece, il codice civile prevede una classificazione basata sul-
la natura delle fonti di finanziamento, in primis mezzi propri e di terzi. Anche
per le passività, il criterio finanziario assume un ruolo secondario. Infatti, nono-
stante lo schema inizi con il patrimonio netto, “elemento” destinato a rimanere
“costantemente” all’interno dell’azienda, successivamente “seguono” i fondi,
enunciati però tutti assieme in un’unica classe, indipendentemente dalla scaden-
za; infine, ci sono i debiti, collocati anch’essi in un’unica classe, a prescindere
nuovamente dalla scadenza degli stessi.
Infine, per quanto riguarda il contenuto, evidenziamo che l’art. 2424 c.c.
prevede un elenco di voci ben più numeroso rispetto a quello minimo previsto
dallo IAS 1; tale contenuto è inoltre “rigido” in quanto non modificabile, salvo
casi limitati espressamente previsti dalla legge (art. 2423-ter c.c.).
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 111

4.2.5. Verifica di apprendimento sulla situazione patrimoniale-finanziaria

Si risponda ai seguenti quiz (anche più di una risposta per ogni domanda).

1. I criteri di classificazione delle voci patrimoniali ammessi dallo IAS 1 sono:


a) corrente/non corrente
b) corrente/non corrente, finanziario e gestionale
c) corrente/non corrente, finanziario e misto
2. Il criterio corrente/non corrente è basato:
a) sul ciclo operativo dell’impresa
b) sul criterio del periodo amministrativo annuale
c) sul ciclo operativo dell’impresa se chiaramente identificabile, altrimenti
sul criterio del periodo amministrativo annuale
3. Quale delle seguenti voci non compare più nella situazione patrimoniale-
finanziaria ex IAS 1:
a) Impegni per beni in leasing (conti d’ordine)
b) Crediti finanziari
c) Azioni proprie
d) Ratei e risconti
e) Crediti verso soci per versamenti ancora dovuti

CASI PRATICI

Proponiamo di seguito la situazione patrimoniale-finanziaria consolidata di


FIAT di Fiat e di Telecom al 31 dicembre 2011; si valutino le analogie e le dif-
ferenze.
Gruppo FIAT
(*)
Situazione patrimoniale-finanziaria consolidata
Situazione patrimoniale-finanziaria consolidata
(Segue)
Gruppo TELECOM
Situazione patrimoniale-finanziaria consolidata
Gruppo TELECOM
Situazione patrimoniale-finanziaria consolidata
(Segue)
116 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

4.3. CONTO ECONOMICO COMPLESSIVO (IAS 1)

4.3.1. Struttura del conto economico complessivo

Così come per la situazione patrimoniale-finanziaria, anche per il conto eco-


nomico, lo IASB non indica una struttura rigida, ma si limita ad individuare un
contenuto minimo di voci che lo stesso deve necessariamente presentare, la-
sciando (nuovamente) piena responsabilità agli amministratori nel definire lo
schema che, meglio di altri, è in grado di dare una rappresentazione migliore
della situazione economica; in altre parole, spetta agli amministratori medesimi
il compito di individuare voci, margini e classificazioni che sono ritenute più si-
gnificative per soddisfare le esigenze conoscitive degli utilizzatori del bilancio.
A partire dal 1° gennaio 2009, lo IAS 1 (rivisto nel 2007) ha previsto (par.
81) che: “un’entità deve presentare tutte le voci di ricavo e di costo rilevate in
un esercizio:
(a) in un unico prospetto di conto economico complessivo, o
(b) in due prospetti: un prospetto che mostra le componenti dell’utile (perdita)
d’esercizio (conto economico separato) e un secondo prospetto che inizia
dall’utile (perdita) d’esercizio e mostra le voci del prospetto delle altre
componenti di conto economico complessivo (prospetto di conto economico
complessivo)”.
Il nuovo IAS 1 ha quindi introdotto un nuovo concetto di conto economico:
il conto economico complessivo, che espone, oltre ai ricavi ed ai costi attribuiti
al conto economico già con le regole precedenti, anche le “altre componenti di
conto economico complessivo”, generalmente costituite da movimenti di patri-
monio netto non attribuibili ad apporti o rimborsi o al pagamento di dividendi
nei confronti dei soci.
Costituiscono esempi di “altre componenti di conto economico complessivo”:
• rivalutazione di attività materiali ed immateriali (IAS 16, Immobili, impianti
e macchinari e lo IAS 38, Attività immateriali);
• utili e perdite derivanti dalla conversione dei bilanci di una gestione estera
(IAS 21, Effetti delle variazioni dei cambi delle valute estere);
• utili e perdite dalla rideterminazione di attività finanziarie disponibili per la
vendita (IAS 39, Strumenti finanziari: Rilevazione e valutazione);
• utili e perdite attuariali da piani a benefici definiti (IAS 19, Benefici ai di-
pendenti).
Di seguito, una rappresentazione sintetica delle due alternative, considerando
il contenuto minimale previsto dal paragrafo 82 dello IAS 1. Nel caso di presen-
tazione di un prospetto unico (conto economico complessivo) si hanno, come
minimo, le seguenti voci:
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 117

a) ricavi;
b) oneri finanziari;
c) quota dell’utile o perdita di collegate e joint venture contabilizzata con il me-
todo del patrimonio netto;
d) oneri tributari;
e) un unico importo comprendente il totale:
i) della plusvalenza o minusvalenza, al netto degli oneri fiscali, delle attività
operative cessate, e
ii) della plusvalenza o minusvalenza, al netto degli effetti fiscali, rilevata a
seguito della valutazione al fair value (valore equo) al netto dei costi di
vendita, o della dismissione delle attività o del(i) gruppo(i) in dismissione
che costituiscono l’attività operativa cessata;
f) utile (perdita) d’esercizio;
g) ciascuna voce del prospetto delle altre componenti di conto economico com-
plessivo classificato per natura [esclusi i valori esposti in (h)];
h) quota delle voci del prospetto delle altre componenti di conto economico
complessivo di collegate e joint venture contabilizzata con il metodo del pa-
trimonio netto;
i) totale conto economico complessivo.
Il prospetto unico conclude quindi con la voce “totale conto economico com-
plessivo” e presenta l’utile o perdita dell’esercizio come risultato parziale.
Nel caso in cui l’entità scelga di suddividere il conto economico complessivo
in due prospetti separati, dovrà presentare il conto economico separato ed il pro-
spetto delle altre componenti di conto economico complessivo.
Il prospetto di “conto economico separato” comprende le seguenti voci:
a) ricavi;
b) oneri finanziari;
c) quota dell’utile o perdita di collegate e joint venture contabilizzata con il me-
todo del patrimonio netto;
d) oneri tributari;
e) un unico importo comprendente il totale:
i) della plusvalenza o minusvalenza, al netto degli oneri fiscali, delle attività
operative cessate, e
ii) della plusvalenza o minusvalenza, al netto degli effetti fiscali, rilevata a
seguito della valutazione al fair value (valore equo) al netto dei costi di
vendita, o della dismissione delle attività o del(i) gruppo(i) in dismissione
che costituiscono l’attività operativa cessata;
f) utile (perdita) d’esercizio.
118 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Il prospetto delle “altre componenti di conto economico complessivo” in-


clude le seguenti voci:
 utile (perdita) d’esercizio;
 ciascuna voce del prospetto delle altre componenti di conto economico com-
plessivo classificato per natura [esclusi i valori esposti in (h)];
 quota delle voci del prospetto delle altre componenti di conto economico
complessivo di collegate e joint venture contabilizzata con il metodo del pa-
trimonio netto;
 totale conto economico complessivo.
Da notare che in questo prospetto la prima voce è costituita dal risultato fina-
le del conto economico separato (utile o perdita dell’esercizio).
Si presenta di seguito un esempio numerico del prospetto “altre componenti
di conto economico complessivo”.
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 119

Le altre componenti di conto economico complessivo possono implicare un


carico fiscale latente: si pensi alle rivalutazioni di attività materiali, che non sia-
no riconosciute fiscalmente, che non generano proventi imponibili né consento-
no di dedurre le maggiori quote di ammortamento post-rivalutazione. In questi
casi, ai sensi dello IAS 12, occorre stanziare le imposte differite o anticipate.
A tale riguardo, un’entità può presentare le voci del prospetto delle altre
componenti di conto economico complessivo (par. 91):
a) al netto degli effetti fiscali correlati, o
b) al lordo degli effetti fiscali correlati con un unico valore relativo all’am-
montare aggregato delle imposte sul reddito relative a tali voci.
Nelle altre componenti di conto economico complessivo occorre trattare
adeguatamente anche le “rettifiche da riclassificazione”, ovvero gli importi:
– che incidono sull’utile (perdita) dell’esercizio corrente;
– che sono stati rilevati nel prospetto delle altre componenti di conto economi-
co complessivo dell’esercizio corrente o di esercizi precedenti.
Una rettifica da riclassificazione è inclusa con la relativa voce nel prospetto
delle altre componenti di conto economico complessivo nell’esercizio in cui la
rettifica è riclassificata nell’utile (perdita) d’esercizio. Ad esempio, gli utili rea-
lizzati con la dismissione di attività finanziarie disponibili per la vendita sono
inclusi nell’utile (perdita) dell’esercizio corrente. La parte di tale plusvalenza
che era stata già iscritta nell’esercizio precedente (esercizi precedenti) nel pro-
spetto delle altre componenti di conto economico complessivo, dovrà a questo
punto essere stornata nel medesimo prospetto, per evitare di considerare tale
componente due volte: nell’esercizio in cui era maturata nelle “altre componenti
di conto economico complessivo” e nell’esercizio in cui viene realizzata come
componenti dell’utile o della perdita di esercizio.
Si riporta di seguito un esempio, nel quale si evidenzia la realizzazione di
una plusvalenza derivante dalla cessione di uno strumento finanziario (attività
finanziaria disponibile per la vendita) per 5.000, sulla quale matura un onere fi-
scale di 1.500. L’effetto netto sull’utile (perdita) di esercizio è di 3.500. Poiché,
in relazione a tale strumento finanziario, negli esercizi precedenti era stata
iscritta una rivalutazione per un ammontare eguale o superiore, occorre adesso
inserire una voce di riclassificazione nel prospetto delle altre componenti di
conto economico complessivo avente segno negativo (“reclassification adjust-
ment, net of tax”).
120 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Le rettifiche da riclassificazione non sorgono a seguito di variazioni della ri-


serva di rivalutazione rilevate in conformità allo IAS 16 o allo IAS 38 o di utili
e perdite attuariali da piani a benefici definiti rilevati in conformità al paragrafo
93A dello IAS 19. Tali variazioni sono rilevate nel prospetto delle altre compo-
nenti di conto economico complessivo e non sono riclassificate nell’utile (perdi-
ta) degli esercizi successivi.
Le variazioni nella riserva di rivalutazione possono essere trasferite agli utili
portati a nuovo negli esercizi successivi quando l’attività è utilizzata o quando è
eliminata contabilmente (IAS 16 e IAS 38).
Gli utili e le perdite attuariali sono esposti tra gli utili portati a nuovo nell’e-
sercizio in cui sono rilevati nel prospetto delle altre componenti di conto econo-
mico complessivo (IAS 19).
Con riferimento alle voci da includere nel conto economico i principi conta-
bili internazionali dettano ulteriori regole:
• un’entità non deve presentare voci di ricavi e di costi come componenti stra-
ordinarie nel prospetto di conto economico complessivo o nel conto econo-
mico separato (se presentato), né nelle note (par. 87); pertanto secondo gli
IAS, tutti i costi e i proventi che l’impresa sostiene e realizza, sono riferibili
al business dell’impresa, anche se non prevedibili, non inerenti all’attività ti-
pica dell’impresa e non ricorrenti;
• lo IFRS 5 richiede di indicare le perdite o i proventi derivanti dalle attività
non correnti destinate alla dismissione e/o cedute, separatamente dal risultato
che deriva dalle attività in funzionamento;
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 121

• il contenuto minimale non richiede informazioni sui costi operativi; tuttavia


lo IASB ha stabilito (par. 99-105) che, l’impresa presenti una classificazione
dei costi, per natura o per destinazione;
• lo IAS 1 (par. 83) richiede di indicare anche la distribuzione sia dell’utile (o
perdita) dell’esercizio sia del “totale conto economico complessivo”, distin-
guendo per ciascuna delle due voci la parte attribuibile a:
– interessenze di pertinenza di terzi;
– soci della controllante;
• in base allo IAS 33, devono essere indicati, in calce al conto economico, al-
cuni indici che individuano l’utile spettante a ogni azione, al fine di miglio-
rare la comparabilità tra i risultati di differenti imprese nello stesso esercizio
e della stessa impresa in periodi amministrativi diversi; più precisamente, gli
indici da fornire in bilancio sono due: utile per azione “base” calcolabile in
qualsiasi società per azioni che abbia conseguito un risultato di esercizio, e
l’utile per azione “diluito” applicabile in tutti i casi in cui esistono contratti o
strumenti finanziari che, potenzialmente, possono modificare il numero di
azioni in circolazione;
• la versione precedente dello IAS 1 consentiva la presentazione dei divi-
dendi (e del dividendo per azione) nel conto economico, nel prospetto delle
variazioni di patrimonio netto o nelle note. La nuova versione, in vigore
dal 2009, consente la presentazione dei dividendi (e del dividendo per a-
zione) nel prospetto delle variazioni di patrimonio netto o nelle note. Quin-
di, la presentazione dei dividendi nel conto economico complessivo non è
più consentita;
• voci addizionali, intestazioni e risultati parziali devono essere presentati nel
prospetto di conto economico quando ciò è necessario per spiegare i fattori
che hanno determinato il risultato economico 9.
Tra i vari punti appena elencati, riteniamo che il venir meno dell’area straor-
dinaria e le regole dettate in materia di costi operativi (indicazione o meno nel
prospetto di conto economico e classificazione per natura o per destinazione)
meritino una trattazione più dettagliata.

9
Per esempio, una banca modifica le denominazioni in modo da applicare le disposizioni più
specifiche contenute nello IAS 30.
122 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

4.3.2. I proventi e gli oneri straordinari

La “cancellazione dell’area straordinaria”, sia dal conto economico che dalle


note, è stata introdotta con la revisione 2003 dello standard internazionale n. 1;
tale disposizione cerca di contrastare il comportamento di quegli amministratori
che, fino a prima, cercavano di celare all’interno di quella stessa area, dai con-
tenuti non definiti, taluni importi (generalmente di costo), al fine di migliorare il
reddito operativo, principale base di calcolo di numerosi indici di bilancio, uti-
lizzati da banche e analisti finanziari. Questa previsione, inoltre, permette di
porre fine a tutte le discussioni sollevate dalla dottrina economico – aziendale
(italiana e internazionale) in merito a tutte quelle operazioni i cui costi e ricavi
potevano (o dovevano) essere considerati straordinari 10.
Nel “Basis for conclusions” dello IAS 1 revised 2003, è espressamente indi-
cato che alcuni ritenevano che i componenti straordinari dovessero essere evi-
denziatati separatamente dagli altri componenti di costo e/o di ricavo in quanto
differenti da quest’ultimi, e perché, la mancata evidenziazione poteva distorcere
notevolmente i giudizi sulla performance da parte degli analisti. Il Board ha
spiegato che gli elementi trattati come “straordinari” fanno comunque parte del
normale rischio di impresa a cui deve far fronte l’azienda; inoltre, eliminando la
categoria degli elementi straordinari si elimina la necessità di effettuare arbitra-
rie separazioni degli effetti dei relativi eventi esterni (alcuni ricorrenti e altri no)
sul conto economico periodico dell’impresa.
Nonostante però sia vietata l’esposizione nel conto economico (e nelle note)
di costi e proventi straordinari, il Framework distingue tra quegli elementi di
ricavo e di costo che trovano origine nello svolgimento di un’attività ecceziona-
le o di un’operazione rilevante per la natura o l’ammontare dell’operazione stes-
sa. Tale distinzione è effettuata in funzione del fatto che, la “fonte” di un ele-
mento ha rilevanza nella valutazione della capacità dell’impresa di generare
flussi finanziari e mezzi equivalenti in futuro; per esempio, operazioni eccezio-

10
Ricordiamo che in Italia, la trattazione del problema non è contenuta in alcuna norma del
codice civile; solo la relazione accompagnatoria del D.Lgs. n. 127/1991 afferma che “... l’ag-
gettivo straordinario non allude all’eccezionalità o anormalità dell’evento, bensì all’estraneità,
della fonte del provento o dell’onere all’attività ordinaria”. La materia è stata poi ulteriormente
approfondita anche nel documento n. 29 dei principi contabili OIC, che fornisce al riguardo alcuni
esempi, tra cui: furti, multe, liberalità ricevute, plus(minus)valenze dovute a riconversione produt-
tiva, espropri, cessione di partecipazioni e titoli immobilizzati, errori e cambiamenti di principi
contabili, ecc. Plusvalenze da alienazione di beni strumentali impiegati nella normale attività pro-
duttiva, commerciale o di servizi, devono essere iscritti nella voce A5 del conto economico (con-
correndo così al reddito operativo), allorché l’alienazione deriva da una fisiologica sostituzione
dei cespiti.
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 123

nali, quali la dismissione di una partecipazione a lungo termine, non è probabile


che si ripetano regolarmente. Lo IAS 1 allora stablisce che “quando gli ele-
menti di ricavo e di costo sono rilevanti (in termini di dimensione, natura o
incidenza) la natura e l’ammontare di tali voci devono essere indicati separa-
tamente” (par. 97).
Esempi di circostanze che potrebbero dare origine all’indicazione distinta (di
ricavo e di costo) includono:
• la svalutazione (di rimanenze al valore netto realizzabile, di immobili, im-
pianti e macchinari al valore recuperabile, come pure lo storno di tali svalu-
tazioni e il conseguente ripristino di valore);
• le ristrutturazioni aziendali;
• le dismissioni di elementi di immobili, impianti e macchinari;
• le cessioni di investimenti partecipativi;
• le attività operative cessate;
• la definizione di contenziosi e
• altri storni di accantonamenti.

4.3.3. Le regole previste per i costi operativi

Altro importante aspetto, come anticipato, sono le regole introdotte con rife-
rimento alla presentazione dei costi.
Le entità possono presentare i costi secondo una classificazione “per natura”
o “per destinazione”.
Con la prima alternativa (criterio per natura) i costi sono aggregati secondo
la loro natura (per esempio ammortamenti, acquisti di materiali, costi di traspor-
to, benefici per i dipendenti e costi di pubblicità) e non sono ripartiti in base alla
loro destinazione all’interno dell’entità; si tratta del criterio richiesto dal codice
civile.
Di seguito si presenta il conto economico separato del bilancio consolidato
Telecom 2011, che espone i costi operativi secondo il criterio per natura.
124 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO
Conto economico separato
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 125

Con la seconda alternativa (criterio per destinazione), i costi si suddividono


in: costo industriale del venduto, spese di vendita e commerciali, spese gene-
rali, spese amministrative, spese di ricerca e sviluppo. Questa modalità di rag-
gruppamento dei costi, inoltre, presenta un diretto legame con i criteri che sot-
tendono la rilevazione dei costi ai fini di controllo operativo gestionale, age-
volando il raccordo tra contabilità analitica e contabilità generale. Si noti pe-
raltro che non solo la classificazione dei costi per destinazione conduce ad un
conto economico a valore della produzione venduta; possiamo infatti avere
anche un conto economico a produzione venduta con costi per natura 11, così
come un conto economico a produzione ottenuta con i costi classificati per de-
stinazione (costi industriali, costi amministrativi, commerciali, ricerca e svi-
luppo, ecc.).
Il costo del venduto normalmente viene presentato con una voce unica, ma
deriva dalla somma algebrica di più voci, come di seguito rappresentato:
+ Rimanenze iniziali materie
+ Acquisti di materie prime
– Rimanenze finali materie
= Consumo di materie prime
+ Costi per servizi industriali (energia elettrica, lavorazioni industrialili; manu-
tenzioni, consulenze)
+ Costi personale industriale
+ Ammortamenti industriali
= Costo della produzione ottenuta
+ Rimanenze iniziali prodotti finiti
– Rimanenze finali prodotti finiti
= Costo della produzione venduta (costo del venduto)
Si riporta di seguito un esempio di conto economico che riclassifica i costi
secondo il criterio della destinazione economica (conto economico separato
FIAT del bilancio consolidato 2011).

11
Facciamo ad esempio riferimento al caso in cui la variazione delle rimanenze e l’incre-
mento dei costi capitalizzati per lavori interni vengono collocate tra i costi con il segno inverso
rispetto alle altre voci di costo.
126
Conto economico consolidato I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 127

Le due modalità di classificazione dei costi operativi (natura e destinazione


economica) sembrerebbero messe sullo stesso piano. L’organismo internaziona-
le infatti stabilisce “… che la scelta del metodo dei costi per destinazione e per
natura dipende da fattori storici e industriali e dalla natura dell’entità. Poiché
ogni metodo di presentazione ha un valore a seconda dei diversi tipi di entità, il
presente principio richiede che la direzione aziendale selezioni la presentazione
più significativa e attendibile” (par. 105).
Peraltro, lo IAS 1 riconosce che l’informativa sulla natura dei costi, tra
l’altro più facile da fornire rispetto all’altra, è utile anche per prevedere i futuri
flussi finanziari 12; a tal fine un’ulteriore informativa sempre sulla natura dei co-
sti è espressamente richiesta nel caso in cui venga adottata (nel conto economi-
co o nelle note) la classificazione con il metodo per destinazione (par. 105). In
particolare, lo IAS 1 richiede di indicare nelle note, per le entità che hanno opta-
to per il criterio della destinazione economico, ulteriori informazioni sui costi,
inclusi gli ammortamenti ed i benefici per i dipendenti.

4.3.4. I punti di differenza con la normativa nazionale

Anche per il conto economico lo IAS 1 presenta notevoli differenze rispetto


al conto economico civilistico.
La differenza più rilevante è costituita dal concetto di conto economico
“complessivo” introdotto, con effetto a partire dal 2009, negli IAS/IFRS. Il pro-
spetto include anche componenti che modificano il patrimonio netto ma non so-
no considerati in senso stretto ricavi e costi e non sono iscrivibili nel conto eco-
nomico separato IAS/IFRS né lo sarebbero nel conto economico civilistico (ri-
valutazioni di attività materiali ed immateriali; utile e perdite da attività finan-
ziarie disponibili per la vendita, ecc.). Qualora un’entità scelga di presentare se-
paratamente le “altre componenti di conto economico complessivo” (le voci ap-
pena menzionate a titolo esemplificativo) si viene a determinare un prospetto
non presente nel bilancio civilistico: il “prospetto delle altre componenti di con-
to economico complessivo”.
Si ricorda, inoltre, che nel conto economico IAS viene meno il contenuto
“rigido” previsto dallo schema civilistico, con riferimento alle voci, ai sub-totali
e ai totali che il conto economico deve contenere, per arrivare (così come per la
situazione patrimoniale-finanziaria) ad un “semplice” elenco di voci (e non an-

12
Si pensi a certi margini, quali es. l’EBITDA “Earnings Before Interest, Tax, Depreciations
and Amortization” che da informazione diretta sul flusso di circolante generato dalla gestione cor-
rente.
128 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

che di sub-totali e totali, salvo per il risultato di esercizio) che le imprese devo-
no, come minimo, indicare.
Sottolineiamo, inoltre, che lo IASB, a differenza di quanto previsto dal codi-
ce civile, non ammette che siano evidenziati (nel prospetto o nelle note) proven-
ti e oneri straordinari.
Altra differenza significativa riguarda i criteri di classificazione: il codice ci-
vile prevede che i costi operativi siano classificati sempre secondo la natura del
fattore produttivo che li ha generati e che sia evidenziato il valore e il costo del-
la produzione ottenuta 13.

4.3.4. Verifica di apprendimento

Si risponda ai seguenti quiz (anche più di una risposta per ogni domanda).

1. Il prospetto di conto economico complessivo include:


a) ricavi e costi di esercizio;
b) dividendi distribuiti ai soci;
c) distribuzioni di capitale ai soci;
d) rivalutazioni di attività materiali ed immateriali.
2. Lo IAS 1 non ammette più l’indicazione dei proventi e degli oneri straordi-
nari:
a) vero, ma in casi eccezionali (esempio, calamità naturali, ristrutturazioni,
fusioni ed acquisizioni) diviene necessario esporre i proventi e oneri
straordinari;
b) vero;
c) falso.
3. Lo IAS 1 ammette i seguenti criteri di classificazione dei costi operativi:
a) natura;
b) destinazione;
c) secondo la variabilità dei costi;
d) finanziario.

13
Riteniamo utile precisare che le due alternative di classificazione dei costi erano previste
anche dalla quarta direttiva comunitaria; il nostro legislatore ha recepito in sede di formulazione
del testo civilistico, a differenza di altri Paesi (es. Regno Unito), solo lo schema che suddivide i
costi in base alla loro natura; la Relazione ministeriale, “accompagnatrice” del D.Lgs. n. 127/1991
precisa che la classificazione per natura risulta “… più idonea … a recepire ulteriori suddivisioni
di voci già presenti nella disciplina vigente, ed a consentire collegamenti e correlazioni con lo
stato patrimoniale”. Per ulteriori approfondimenti rimandiamo alla Relazione medesima.
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 129

4. Il conto economico separato è:


a) il conto economico della società capogruppo (holding);
b) il conto economico di una singola area gestionale (es. area industriale);
b) il prospetto che include i ricavi ed i costi dell’esercizio presentando come
ultima voce l’utile o la perdita di esercizio;
b) il prospetto che presenta come ultima voce il “totale conto economico
complessivo”.

4.4. RENDICONTO FINANZIARIO (IAS 7)

4.4.1. Introduzione

Il rendiconto finanziario costituisce il principale prospetto di natura contabile


in grado di evidenziare la dinamica finanziaria dell’azienda. La situazione pa-
trimoniale-finanziaria, come noto, è in grado di fornire solo valori “stock” rife-
riti ad un dato istante, il conto economico esprime dei valori di flusso, ma questi
sono riferiti alla dinamica economica 14.
La differenza tra i valori “stock” di due esercizi successivi della risorsa presa
come riferimento coincide con il flusso finanziario complessivo dimostrato dal
rendiconto. Questa informazione generale però non risulta di particolare utilità:
vi possono essere aziende che, pur presentando un’analoga variazione comples-
siva di una certa risorsa, sono caratterizzate da una dinamica finanziaria ben di-
versa. Lo scopo del rendiconto finanziario è, pertanto, quello di evidenziare gli
impieghi e le fonti di risorse in relazione alle operazioni di gestione che le han-
no determinate, più che la determinazione del flusso complessivo dell’esercizio.
Data questa finalità di “analisi” delle variazioni, le scelte sulla risorsa di riferi-
mento e sulla classificazione dei flussi finanziari rivestono particolare importan-
za. Questi sono gli aspetti su cui sofferma maggiormente lo IAS 7 e che appro-
fondiamo nei paragrafi successivi.
Da sottolineare, innanzitutto, come il rendiconto finanziario nel bilancio
IAS/IFRS non sia considerato quale mero allegato, come ad esempio viene
proposto dai principi contabili italiani (documento OIC n. 12); bensì assieme al
prospetto sulla situazione patrimoniale-finanziaria, al conto economico com-
plessivo, al prospetto delle variazioni di patrimonio netto e “note al bilancio”

14
Scrive Coda al riguardo: “Il rendiconto finanziario ha un contenuto informativo, che, pur
derivando in parte dal conto economico e dalle situazioni patrimoniali di inizio e di fine periodo,
non può essere sostituito dalle informazioni ricavabili da questi prospetti” (V. CODA, Il rendiconto
finanziario, Rivista dei dottori commercialisti, luglio-agosto 1974, p. 688).
130 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

costituisce un prospetto obbligatorio del bilancio IAS/IFRS (IAS 1, par. 10).


Si riconosce, in sostanza, al rendiconto finanziario la stessa “dignità” di pro-
spetti contabili ben più noti nella tradizione contabile italiana come la situa-
zione patrimoniale-finanziaria ed il conto economico. Lo IAS 1 infatti, indica
espressamente che “Le informazioni sui flussi finanziari forniscono agli utiliz-
zatori del bilancio una base di riferimento per valutare la capacità dell’entità
di generare disponibilità liquide e mezzi equivalenti e i fabbisogni dell’entità
di impiego di tali flussi finanziari. Lo IAS 7 stabilisce le disposizioni per la
presentazione e l’esposizione delle informazioni sui flussi finanziari” (par.
111).
Lo IAS 1 non tratta la metodologia contabile per la redazione del rendiconto
finanziario, ma ne rinvia la trattazione ad uno specifico standard, lo IAS 7 tito-
lato “Statement of Cash Flow” (Rendiconto Finanziario).

4.4.2. La risorsa di riferimento

La risorsa presa come riferimento funge da elemento discriminante, ai fini


di redazione del rendiconto finanziario, delle operazioni di gestione. Le stesse,
difatti, generano delle variazioni nei valori negli elementi patrimoniali e reddi-
tuali che, secondo il loro profilo finanziario, possono essere distinte in due ca-
tegorie:
1. variazioni finanziarie, che determinano una cambiamento nell’ammontare
complessivo della grandezza di riferimento;
2. variazioni non finanziarie, che non determinano alcun cambiamento nell’en-
tità totale della risorsa di riferimento.
Gli “aggregati-fondo” a cui, in linea teorica, si potrebbe far riferimento sono
molteplici; ad esempio: capitale circolante netto; capitale circolante netto opera-
tivo; liquidità totali (immediate e differite); margine di tesoreria; liquidità im-
mediate; liquidità immediate al netto dei conti correnti passivi bancari; posizio-
ne finanziaria netta a breve; posizione finanziaria complessiva.
Il capitale circolante netto, ottenuto come differenza tra attivo e passivo cor-
rente 15, era la grandezza di riferimento prescelta anche dallo IASB nella prima
versione dello IAS 7 “Statement of changes in financial position” (Prospetto

15
La grandezza in questione viene talvolta denominata “capitale circolante netto finanziario”
per distinguerla dall’aggregato “capitale circolante netto in senso stretto (od operativo)”, avente
una dimensione più contenuta, comprendendo le sole attività e passività correnti di natura opera-
tiva.
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 131

delle movimentazioni finanziarie) datata 1977. Tuttavia, dal 1992 è stato appro-
vato il IAS 7 “Cash flow Statement ” (Rendiconto finanziario) 16, che richiede la
rappresentazione delle variazioni di disponibilità liquide ed equivalenti (“cash
and cash equivalent ”) e non più dai movimenti di circolante netto
Lo standard internazionale quindi, prevede che, la risorsa di riferimento sia
costituita dal cash and cash equivalents. Si tratta dunque delle seguenti compo-
nenti:
• “Cash”: cassa e depositi a vista (banca, c/c postali);
• “Cash equivalents”: investimenti a breve termine e ad alta liquidità, pronta-
mente convertibili in denaro e soggetti ad un rischio irrilevante di variazione
di valore. Si tratta in altre parole di temporanee esigenze di disponibilità li-
quide, investite in strumenti finanziari caratterizzati da rendimenti più elevati
rispetto ai depositi a vista (es. titoli pubblici) e prontamente liquidabili. Pre-
cisiamo che, secondo lo IAS 7, un investimento finanziario, per essere com-
preso tra le disponibilità liquide equivalenti, deve avere una scadenza a bre-
vissimo termine, solitamente qualificata come tale se ha una scadenza non
superiore a tre mesi dalla data di acquisto (e non dalla data di riferimento del
bilancio): è il caso ad esempio, di pronti contro termine mensili o trimestrali.
Infine, lo IAS 7 ammette che gli scoperti di conto corrente bancari, rimbor-
sabili a vista, siano inclusi, ovviamente con segno negativo, nella risorsa di
riferimento. Per questi ultimi, si considerano i conti correnti che presentano
un’alternanza fisiologica di saldi negativi e positivi. Nel caso di conto cor-
renti perennemente “in rosso” (ovvero, con saldo negativo) secondo lo IAS 7
siamo in presenza di veri e propri finanziamenti, da includere dunque nel-
l’apposita area e non più nella risorsa di riferimento. Difatti, i prestiti ed i fi-
nanziamenti, tranne appunto gli scoperti bancari, sono invece esclusi dalla
risorsa stessa, in quanto rappresentano, a seconda che si tratti di accensioni o
rimborsi, fonti o impieghi di liquidità.
Precisiamo che l’impresa deve indicare i componenti delle disponibilità li-
quide e dei mezzi equivalenti e deve presentare una riconciliazione dei valori
del rendiconto finanziario con le voci equivalenti esposte nella situazione patri-
moniale-finanziaria. Inoltre, nel caso in cui si verifichi un qualsiasi cambiamen-
to nella determinazione delle disponibilità liquide e dei mezzi equivalenti (ad
esempio, una variazione nella classificazione degli strumenti finanziari in pre-

16
Per quanto riguarda i vantaggi informativi derivanti dall’adozione dell’una o dell’altra gran-
dezza, rimandiamo a SOSTERO U.-FERRARESE P., Analisi di bilancio: strutture formali, indicatori
e rendiconto finanziario, Giuffrè, Milano, 2000, pp. 155-163.
132 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

cedenza considerati parte del portafoglio investimenti finanziari di un’impresa),


questo deve essere esposto secondo quanto previsto dallo IAS 8 17.

4.4.3. La classificazione dei flussi finanziari

Lo IAS 7 dispone espressamente che il rendiconto finanziario deve presenta-


re i flussi finanziari (complessivi) avvenuti nell’esercizio, classificandoli tra:
– attività operative (“operating activities”);
– attività di investimento (“investing activities”);
– attività finanziarie (“financing activities”).
I flussi di liquidità derivanti da attività operative sono connessi con l’attività
di produzione del reddito. Essi costituiscono, pertanto, l’equivalente monetario
dei costi e ricavi di esercizio attribuiti nel conto economico. Di fatto, allorché
l’area in questione viene ad accogliere anche flussi relativi a proventi ed oneri
relativi ad aree diverse rispetto a quella caratteristica (come quella finanziaria,
accessoria e tributaria) essa riflette la traduzione in termini monetari del risulta-
to economico e, dunque, dovrebbe denominarsi “gestione reddituale”. La deno-
minazione di “gestione operativa” sembra pertanto appropriata solo quando essa
riflette l’equivalente monetario del risultato operativo e non del risultato netto
finale.
I flussi derivanti da attività di investimento include gli incassi ed i pagamenti
relativi, rispettivamente, a dismissioni e ad acquisizioni di immobilizzazioni,
materiali, immateriali e finanziarie, di altre attività finanziarie e di crediti di fi-
nanziamento non immobilizzati.
I flussi derivanti da attività finanziarie includono le entrate e le uscite con-
nesse con le accensioni ed i rimborsi di prestiti (capitale di terzi) e con apporti e
rimborsi di capitale proprio.
Tale classificazione è particolarmente apprezzata perché consente all’utiliz-
zatore del bilancio di comprendere la capacità, di ciascuna attività, di generare
(o “distruggere”) disponibilità liquide e mezzi equivalenti nel corso dell’eser-
cizio, ovvero permette di accertare l’effetto di tali attività sulla posizione finan-
ziaria dell’impresa.
Da notare che l’effetto connesso ad una singola operazione può risultare ri-
partito tra più aree, in relazione alla natura economica dell’entrata o uscita eco-

17
Lo IAS 8 (Principi contabili, cambiamenti nelle stime contabili ed errori) richiede che le
rettifiche e le rideterminazione di valore, fatte per correggere gli errori, o generatesi per effetto di
un cambiamento di un principio contabile, siano rilevate nel saldo degli utili portati a nuovo.
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 133

nomica. Così, ad esempio, l’uscita finanziaria connessa al pagamento della rata


di un prestito, può interessare l’area operativa per quanto riguarda l’interesse,
mentre la parte della rata riconducibile alla quota capitale può essere fatta rien-
trare nell’attività finanziaria. Inoltre, è lo stesso IASB, a lasciare piena libertà al
redattore del bilancio in merito alla classificazione (sempre tra le tre aree) degli
interessi (pagati e ricevuti), dei dividendi (corrisposti e ricevuti) e delle imposte
sul reddito.
Per quanto riguarda gli interessi pagati 18, quelli riscossi e i dividendi ricevu-
ti, lo IASB non detta una soluzione univoca, ma si limita a richiedere che essi
debbano essere indicati distintamente nell’area in cui vengono classificati.
Infatti, mentre per un istituto finanziario tutti sono concordi che gli interessi
pagati, gli interessi e i dividendi ricevuti siano da collocare come flussi finan-
ziari operativi, per le altre imprese non c’è ancora un accordo. Tuttavia lo IAS
7, ritiene che gli interessi pagati e gli interessi e i dividendi ricevuti possano es-
sere classificati come flussi finanziari operativi perché essi rientrano nella de-
terminazione dell’utile o della perdita dell’esercizio. Alternativamente, gli inte-
ressi corrisposti possono essere classificati come flussi dell’attività finanziaria,
in quanto, si tratta di costi sostenuti per ottenere risorse finanziarie, mentre, gli
interessi e dividendi ricevuti possono essere classificati nell’attività di investi-
mento, poiché si tratta di proventi originatesi per effetto di investimenti finan-
ziari.
È prevista una duplicità di trattamento anche per i dividendi corrisposti;
sempre secondo lo IASB, gli stessi possono essere classificati come flussi
dell’attività finanziaria, in quanto, come nel caso degli interessi corrisposti, essi
rappresentano un costo sostenuto per l’ottenimento di risorse finanziarie; alter-
nativamente, i dividendi corrisposti possono essere classificati come un compo-
nente dei flussi derivanti dall’attività operativa.
Per quanto riguarda infine i flussi monetari relativi alle imposte sul reddito,
lo IAS 7 richiede che essi siano indicati distintamente e debbano essere imputati
nella gestione operativa, salvo il caso in cui, essi, possono essere specificamente
identificati con la gestione finanziaria e di investimento 19.

18
È logico che, come precisa anche lo IAS 7, il flusso monetario in uscita connesso agli oneri
finanziari, può essere maggiore del valore risultante dal conto economico, nel caso in cui una par-
te degli stessi vengono capitalizzati, secondo quanto previsto dallo IAS 23 “Oneri finanziari”; in
tal caso, allora, lo IASB precisa che “il valore totale degli interessi pagati durante un esercizio
deve essere indicato nel rendiconto finanziario sia che essi siano stati imputati come costi nel
conto economico, sia che essi siano stati capitalizzati” (IAS 7, par. 32).
19
Quando i flussi finanziari delle imposte sono attribuiti a più di una classe di attività, deve
essere indicato l’importo complessivo delle imposte pagate.
134 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Tra le tre aree individuate dallo IAS 7 quella operativa è decisamente la più
importante; infatti, i flussi finanziari connessi all’attività operativa rappresenta-
no un indispensabile punto di riferimento per tutti coloro che sono interessati
alla valutazione in ottica futura dell’andamento aziendale, considerato che essi
sono strettamente collegati all’andamento economico/reddituale dell’azienda. In
altre parole, il flusso dell’area operativa costituisce l’equivalente monetario del
risultato di esercizio. Tuttavia, poiché il risultato di esercizio si ottiene attraver-
so il contributo di più aree oltre a quella operativa/caratteristica (come l’area fi-
nanziaria, accessoria e tributaria 20 e se il flusso dell’area operativa ex IAS 7 è
l’equivalente monetario di quel risultato, esso dovrebbe denominarsi piuttosto
“gestione reddituale”, così come correttamente definito dai principi contabili
nazionali; in altre parole, la denominazione di “gestione operativa” sembra ap-
propriata solo quando essa riflette l’equivalente monetario del risultato operati-
vo e non del risultato netto finale.
Vale la pena sottolineare che, come approfondito successivamente, i due e-
sempi contenuti nell’appendice dello IAS 7 evidenziano, all’interno dell’area
operativa, anche un risultato intermedio, costituito dalle “disponibilità liquide
generate dalle operazioni”; nonostante la terminologia utilizzata per la tradu-
zione non sia delle più corrette, il beneficio informativo di questo margine è
particolarmente rilevante, in quanto rappresenta il flusso di cassa della gestione
caratteristica corrente, non inficiato dunque dalle entrate ed uscite connesse a
proventi e oneri finanziari, accessori e tributari.
I flussi finanziari generati dall’attività operativa derivano solitamente dalle
operazioni di gestione e dagli altri fatti e operazioni che partecipano alla deter-
minazione dell’utile o della perdita d’esercizio, quali ad esempio:
9 incassi dalla vendita di prodotti e dalla prestazione di servizi;
9 incassi da royalties, compensi, commissioni e altri ricavi;
9 pagamenti a fornitori di merci e servizi;
9 pagamenti a, e per conto di, lavoratori dipendenti;
9 incassi e pagamenti di un’impresa assicuratrice per premi e risarcimenti, an-
nualità e altre indennità previste dalla polizza.
L’informazione distinta relativa ai flussi finanziari derivanti dall’attività
di investimento è importante perché rappresentano la misura in cui i costi so-
no stati sostenuti per acquisire risorse destinate a produrre futuri proventi e
flussi finanziari. Esempi di flussi finanziari derivanti da attività di investi-
mento sono:

20
Ricordiamo che lo IASB non contempla proventi/oneri straordinari.
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 135

9 pagamenti per acquistare immobili, impianti e macchinari, beni immateriali e


altri beni immobilizzati (pagamenti relativi ai costi di sviluppo capitalizzati e
a immobili, impianti e macchinari di costruzione interna);
9 entrate dalla vendita di immobili, impianti e macchinari, attività immateriali
e altre attività a lungo termine;
9 pagamenti (o incassi) per l’acquisizione (o la dismissione) di strumenti rap-
presentativi di capitale o di debito di altre imprese e partecipazioni in joint
venture;
9 anticipazioni e prestiti fatti (diversi da anticipazioni e prestiti fatti da un isti-
tuto finanziario).
Per quanto concerne il valore d’iscrizione del flusso derivante dalla dismis-
sione di un cespite, lo IASB ritiene che la rappresentazione del flusso stesso, al
valore netto di realizzo, sia la soluzione più corretta; questa “preferenza” si de-
duce indirettamente attraverso la lettura delle voci contenute nell’esempio di
rendiconto finanziario, riportato nell’appendice dello IAS 7; tuttavia, nulla vieta
di rappresentare le stesse al valore netto contabile dei cespiti venduti.
La scelta operata incide, peraltro, anche sull’entità del flusso della gestione
operativa. Infatti, se viene effettuata la scelta dell’iscrizione al valore di rea-
lizzo del bene ceduto, nell’ambito della gestione operativa il risultato econo-
mico dovrà essere incrementato della minusvalenza o diminuito della plusva-
lenza, mentre nessuna rettifica dovrà essere operata nel caso di iscrizione del
cespite alienato al valore netto contabile del bene ceduto, essendo la plus/mi-
nusvalenza già inclusa nel risultato economico posto a base del flusso della
gestione operativa.
Infine, sempre per quando riguarda l’area degli investimenti, riteniamo che
nel silenzio dello IASB, le imprese debbano distinguere il flusso in uscita con-
nesso agli investimenti da quello in entrata connesso ai disinvestimenti; inoltre,
ciascuna delle due sottoclassi potrebbe essere ulteriormente dettagliata, nelle tre
categorie previste per le immobilizzazioni (immateriali, materiali e finanziarie).
Presentiamo schematicamente quanto appena indicato:
136 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Attività di investimento
Investimenti
Immobilizzazioni immateriali (…..)
Immobilizzazioni materiali (…..)
Partecipazioni e altre attività finanziarie (…..)
A) Totale flusso in uscita derivante dall’attività d’investimento (…..)

Disinvestimenti
Immobilizzazioni immateriali …..
Immobilizzazioni materiali …..
Partecipazioni e altre attività finanziarie …..
B) Totale flusso in entrata derivante dall’attività di disinvesti- …..
mento
C) Altri flussi in entrata e uscita (es. imposte)
B – A +/– C Flusso generato (assorbito) dall’attività di investimento …..

Lo IAS 7 infine, richiede l’indicazione distinta dell’area finanziaria, in


quanto è utile nella previsione di richieste sui futuri flussi finanziari da parte di
chi fornisce i capitali all’impresa (soci o terzi finanziatori). In altre parole, la
gestione finanziaria include i flussi relativi ad accensioni e rimborsi di prestiti
(capitale di terzi) e ad apporti e rimborsi di capitale proprio.
Quindi, esempi di flussi finanziari derivanti dall’attività finanziaria sono:
9incassi derivanti dall’emissione di azioni o altri strumenti rappresentativi di
capitale;
9pagamenti agli azionisti per acquistare o liberare le azioni della società;
9incassi derivanti dall’emissione di obbligazioni, prestiti, cambiali, mutui e al-
tri finanziamenti a breve o a lungo termine;
9rimborsi di prestiti;
9pagamenti da parte del locatario per la riduzione delle passività esistenti rela-
tive a un leasing finanziario.
A nostro avviso, le imprese dovrebbero separare i flussi finanziari (in entrata
e in uscita) derivanti dal rapporto azienda-soci rispetto a quelli che derivano dal
rapporto tra l’azienda e i terzi finanziatori.
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 137

4.4.4. La presentazione dei flussi

Lo IAS 7 dispone espressamente che i flussi finanziari dell’attività di inve-


stimento o finanziaria devono rappresentare incassi e pagamenti lordi. Possono
essere presentati al netto solo gli incassi ricevuti o i pagamenti effettuati nel ca-
so in cui questi siano:
a) eseguiti per conto di clienti e riflettono l’attività del cliente piuttosto che
quella dell’impresa;
b) connessi a elementi la cui rotazione è rapida, gli importi siano elevati e la
scadenza sia a breve termine.
Esempio del caso sub a) è l’affitto incassato per conto di terzi e pagato al
proprietario dell’immobile; gli acquisti o la vendita di investimenti finanziari,
altri finanziamenti a breve termine (con durata inferiore a tre mesi) sono esempi
del caso sub b).
Per quanto riguarda i flussi finanziari relativa alla gestione operativa, lo
IASB ammette che possono essere possono essere presentati alternativamente
secondo il:
– metodo diretto;
– metodo indiretto.
Il metodo diretto presenta i risultati finanziari indicando direttamente le
principali categorie di incassi e pagamenti lordi, mentre il metodo indiretto arri-
va al medesimo risultato partendo, però, dal risultato economico e arrivando al
“risultato finanziario”, tramite la rettifica del primo con i costi e ricavi che non
hanno inciso sulla risorsa di riferimento. Più precisamente, con il metodo indi-
retto, il flusso finanziario dell’attività operativa è determinato rettificando l’utile
o la perdita dell’esercizio per gli effetti di:
a) elementi “non monetari” quali l’ammortamento, gli accantonamenti, le im-
poste differite, gli utili e le perdite di cambio non realizzati, gli utili di colle-
gate non distribuiti, e le quote di pertinenza di terzi, le rivalutazioni, le svalu-
tazioni, ecc. 21;
b) variazioni delle rimanenze e dei crediti e debiti di natura operativa avvenute
nel corso dell’esercizio 22;

21
Ad esempio gli ammortamenti vanno sommati al risultato di esercizio in quanto sono costi
imputati al conto economico che non hanno determinato un esborso monetario.
22
Ad esempio, l’aumento dei crediti rispetto all’esercizio precedente va sottratto dal risultato
dell’esercizio, in quanto tale aumento rappresenta il minore ammontare incassato dai clienti ri-
138 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

c) tutti gli altri elementi i cui effetti monetari sono flussi finanziari dall’attività
di investimento (ad esempio, le plusvalenze e le minusvalenze) o finanziaria.
Lo IAS 7 consente l’utilizzo di ciascuno dei due metodi, anche se raccoman-
da, come il FASB, quello diretto, in quanto indica direttamente i risultanti deri-
vanti dalle movimentazioni di natura finanziaria. Tuttavia, la sua costruzione
risulta più complessa e onerosa rispetto a quella richiesta dal metodo indiretto.
Il metodo indiretto si fonda sui valori del conto economico e, pertanto, può
essere costruito in modo più agevole; peraltro, la sua lettura appare inevitabil-
mente più complessa (specie per il lettore meno esperto) e meno diretta. In par-
ticolare, tale rappresentazione può essere anche considerata come una riconci-
liazione tra il flusso finanziario (flusso derivante dall’attività operativa) ed il
flusso reddituale (risultato d’esercizio), in grado dunque di spiegare analitica-
mente le divergenze tra i due valori.

4.4.5. Contenuto della nota integrativa

Molte attività di investimento e finanziarie non hanno un impatto diretto sui


flussi finanziari, anche se influiscono sul capitale e sulla struttura dell’attivo di
un’impresa (“non-fund transactions”). Esempi di operazioni “non monetarie”
sono l’acquisizione di attività contraendo debiti o per mezzo di operazioni di
leasing finanziario, l’acquisizione di un’impresa per mezzo di un’emissione di
capitale, l’apporto di un immobile da parte di un socio, ed altre ancora.
Lo IAS 7 cita espressamente che “le operazioni di investimento e finanziarie
che non richiedono l’impiego di disponibilità liquide o mezzi equivalenti devo-
no essere escluse dal rendiconto finanziario”, in quanto sono operazioni che
non comportano flussi finanziari nell’esercizio corrente.
Tuttavia, al fine di non “disperdere” informazioni rilevanti per il lettore,
sempre lo IAS 7, precisa che queste operazioni devono essere indicate “altrove”
nel bilancio; riteniamo che nel silenzio dello IASB, le stesse informazioni pos-
sano essere collocate, in forma tabellare, in calce al prospetto oppure nelle note
al bilancio 23.

spetto ai ricavi di competenza dell’esercizio accreditati a conto economico; conseguentemente,


la diminuzione dei crediti invece deve essere aggiunta in quanto rappresenta il maggior am-
montare dei crediti incassati rispetto ai ricavi di competenza dell’esercizio ed accreditati al
conto economico.
23
La prima impostazione è quella preferita anche dai principi contabili nazionali; il documen-
to n. 12 cita infatti: “le operazioni di investimento o finanziamento che non danno luogo a movi-
mentazioni finanziarie, sono riportate in forma tabellare, in calce al rendiconto finanziario”.
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 139

L’ultima parte dello IAS 7 è dedicato alle informazioni integrative. In parti-


colare, è espressamente previsto che l’impresa indichi, con un commento della
direzione aziendale diverse informazioni, tra le quali merita menzionare:
a) l’ammontare delle aperture di credito che possono essere disponibili per fu-
ture attività operative e per estinguere impegni di capitale, indicando qual-
siasi restrizione all’utilizzo di queste aperture di credito;
b) l’ammontare aggregato dei flussi monetari che rappresentano incrementi del-
la capacità operativa separatamente da quelli necessari per mantenere la ca-
pacità operativa preesistente;
c) l’ammontare dei flussi di cassa da attività operativa, d’investimento e finan-
ziaria per ciascun settore oggetto di informativa (IFRS 8 Settori operativi).
L’informazione di cui al punto sub b) è utile per consentire al lettore del bi-
lancio di giudicare se l’impresa sta investendo adeguatamente al fine di conser-
vare la sua capacità operativa. Un’impresa che non investa adeguatamente nel
mantenimento della sua capacità operativa, può pregiudicare la redditività futura
per privilegiare la liquidità corrente e le distribuzioni agli azionisti; l’infor-
mazione di cui al punto sub c) è utile per ottenere una migliore conoscenza delle
relazioni tra i flussi finanziari della gestione nel suo complesso e quelli dei suoi
settori, della disponibilità e della variabilità dei flussi finanziari dei singoli seg-
menti in cui l’impresa opera.

4.4.6. Gli schemi di rendiconto finanziario previsti dallo IAS 7

Di seguito sono riportati gli schemi di rendiconto finanziario illustrati nel-


l’appendice dello IAS 7, redatti, rispettivamente, secondo il metodo diretto ed
indiretto. Da precisare che lo IAS 7 sottolinea che si tratta, appunto, di meri
esempi, proprio perché è estranea alla filosofia IAS/IFRS l’emanazione di
schemi rigidi, vincolanti nella forma e nella terminologia per tutti i tipi di a-
ziende.
140 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

XYZ Group: Cash flow Statement – 31 December 200x


Metodo diretto
200x 24
Flussi finanziari della gestione operativa
Entrate di disponibilità liquide da clienti ...
Uscite di disponibilità liquide a fornitori e lavoratori dipendenti (...)
Disponibilità liquide generate dalle operazioni
(– Interessi corrisposti + proventi ricevuti) ...
Imposte sul reddito corrisposte (...)
Disponibilità liquide nette derivanti dalla gestione operativa ...

Flussi finanziari della gestione di investimento


Acquisto di partecipazioni (...)
Corrispettivi dalla cessione di partecipazioni ...
Acquisto di immobili, impianti e macchinari (...)
Corrispettivi dalla vendita di immobili, impianti e macchinari ...
Interessi percepiti …
Dividendi percepiti ...
Disponibilità liquide nette impiegate nella gestione di investim. ...

Flussi finanziari della gestione finanziaria


Incassi dall’emissione di capitale azionario ...
Pagamenti per rimborsi di capitale azionario (...)
Incassi da finanziamenti ...
Pagamenti per rimborsi di finanziamenti (...)
Pagamenti per locazioni finanziarie (...)
Dividendi corrisposti (...)
Disponibilità liquide nette impiegate nella gestione finanziaria …

Variazione netta delle disponibilità liquide ed equivalenti ...


25
Disponibilità liquide ed equivalenti all’inizio dell’esercizio ...
Disponibilità liquide ed equivalenti alla fine dell’esercizio …

24
Omettiamo per semplicità, i dati relativi all’esercizio precedente.
25
In una sezione separata del prospetto, o nelle note, viene indicata la composizione delle di-
sponibilità liquide ed equivalente di inizio e fine esercizio.
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 141

XYZ Group: Cash flow Statement – 31 December 200x


Metodo indiretto
200x
Flussi finanziari della gestione operativa ...
Utile prima delle imposte
Rettifiche per:
Ammortamenti, accantonamenti, svalutazioni …
Ricavi non monetari (incrementi immobilizzazioni per lavori in- (…)
terni, plusvalenze
+ Perdite / – utili su cambi …
Proventi da partecipazioni (…)
Interessi passivi …
Utile operativo prima delle variazioni del capitale circolante …
Variazioni nei crediti commerciali e diversi (…)
Variazioni nelle rimanenze (…)
Variazioni nei debiti verso fornitori e altri debiti operativi …
Disponibilità liquide generate dalle operazioni …
+ Proventi finanziari riscossi/ –oneri finanziari pagati ...
Imposte sul reddito corrisposte (...)
Disponibilità liquide nette derivanti dalla gestione operativa ...

Flussi finanziari della gestione di investimento


Acquisto di partecipazioni (...)
Corrispettivi dalla cessione di partecipazioni ...
Acquisto di immobili, impianti e macchinari (...)
Corrispettivi dalla vendita di immobili, impianti e macchinari ...
Interessi percepiti …
Dividendi percepiti ...
Disponibilità liquide nette impiegate nella gestione di investim. ...

Flussi finanziari della gestione finanziaria


Incassi dall’emissione di capitale azionario ...
Pagamenti per rimborsi di capitale azionario (...)
Incassi da finanziamenti ...
Pagamenti per rimborsi di finanziamenti (...)
Pagamenti per locazioni finanziarie (...)
Dividendi corrisposti (...)
(segue)
142 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Disponibilità liquide nette impiegate nella gestione finanziaria …

Variazione netta delle disponibilità liquide ed equivalenti ...


Disponibilità liquide ed equivalenti all’inizio dell’esercizio 26 ...
Disponibilità liquide ed equivalenti alla fine dell’esercizio …

Come già riferito, entrambi gli esempi contenuti nell’appendice dello IAS 7,
evidenziano, all’interno dell’area operativa, un risultato intermedio: “disponibi-
lità liquide generate dalle operazioni” (“cash generated from operations”); no-
nostante la terminologia utilizzata non sia da ritenere “soddisfacente”, tale mar-
gine è particolarmente rilevante in quanto costituisce l’equivalente monetario
del reddito della sola area caratteristica. Riteniamo pertanto che esso possa co-
stituire il margine più significativo per l’interpretazione della dinamica finanzia-
ria d’azienda
Da evidenziare inoltre che, attraverso il metodo indiretto, si ottiene un altro
margine intermedio: l’“utile operativo prima delle variazioni del capitale circo-
lante”; tale margine costituisce, nella sostanza, il flusso di capitale circolante
netto generato dalla gestione caratteristica (corrente), talvolta denominato “flus-
so di cassa potenziale”.
Riteniamo quindi che il maggior beneficio informativo si ha quando viene e-
videnziato il flusso di circolante netto della gestione caratteristica, l’indicazione
distinta delle variazioni delle relative componenti operative (rimanenze, crediti e
debiti operativi) e quindi il flusso di cassa corrente dell’area caratteristica.
Quanto alla collocazione degli interessi, dei dividendi e delle imposte, rite-
niamo opportuno sottolineare quanto segue:
• gli interessi corrisposti vengono collocati nell’area operativa, anche se, que-
sti, dovrebbero essere, a nostro avviso, compresi nell’area dei finanziamen-
ti (opzione ammessa anche dallo IASB), visto che il loro sostenimento di-
pende proprio dalle scelte finanziarie dell’azienda e quindi dalla struttura
delle fonti;
• i dividendi pagati vengono collocati nell’area finanziaria (soluzione piena-
mente condivisibile);
• gli interessi e i dividendi ricevuti vengono collocati nell’area degli investi-
menti (soluzione pienamente condivisibile);

26
In una sezione separata viene indicata la composizione delle disponibilità liquide ed equiva-
lente di inizio e fine esercizio.
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 143

• le imposte, vengono collocate interamente nell’area operativa (sarebbe prefe-


ribile la suddivisione tra le tre aree da cui esse derivano, ma ciò determine-
rebbe notevoli difficoltà).

4.4.7. I punti di differenza con la normativa nazionale

A differenza dello IASB, la normativa civilistica, pur novata dal D.Lgs. n.


6/2003, non ha mai previsto la redazione di questo documento. A ben guardare,
la dinamica finanziaria è piuttosto trascurata dalla normativa sul bilancio. Il Le-
gislatore, infatti, si limita a enunciare, nel corpo dell’art. 2423 c.c. che dal bi-
lancio deve evincersi la situazione finanziaria della società. Dottrina e prassi
hanno sottolineato però che, per dare conto in modo efficace della situazione
finanziaria, è necessario presentare un autonomo rendiconto finanziario. Tutta-
via, malgrado il pressoché unanime consenso sul tema, il Legislatore nazionale
non ha ritenuto di dover modificare i documenti del “package informativo”, co-
sicché le imprese che hanno ritenuto opportuno fornire tali informazioni, lo
hanno fatto autonomamente o conformandosi a quanto “suggerito” dal principio
contabile nazionale 27.
Ad oggi però, la mancanza, a livello nazionale, di un principio legislativo per
la redazione del rendiconto finanziario ha fatto proliferare una molteplicità di
modelli, riconducibili ai diversi schemi elaborati dai diversi organismi istituzio-
nali, tra cui gli schemi previsti dagli Allegati I, II e III del principio contabile n.
12 OIC e l’Associazione delle società italiane per azioni (Assonime) 28.
Gli schemi di rendiconto finanziario elaborati dal CNDC&CNR, contenuti
nel documento n. 12, rivisitato successivamente dall’OIC, propongono tre mo-
delli, aventi come risorsa di riferimento il capitale circolante netto oppure i flus-
si di liquidità immediate (e non anche quelle equivalenti); a quest’ultima risorsa
sono dedicati due dei tre modelli previsti, che si differenziano sotto il profilo
formale: uno ha la forma a sezioni sovrapposte ed evidenza le variazioni nella
situazione patrimoniale e finanziaria in termini di liquidità, mentre, il secondo,
ha una forma a scalare ed espone i flussi di liquidità.
Anche l’Assonime ha proposto tre modelli di rendiconto: il primo è basato sul-
la liquidità immediata, il secondo sulla posizione finanziaria complessiva (a breve

27
Precisiamo che anche l’Assonime è stato sempre “sensibile” al problema, proponendo an-
ch’esso tre modelli di rendiconto finanziario.
28
ALLEGRINI M.-GARZELLA S., “Il rendiconto finanziario”, in MARCHI L. (a cura di), L’appli-
cazione dei principi contabili nei bilanci delle imprese. Best practices della comunicazione eco-
nomico finanziaria, Il Sole 24 Ore, Milano, 2000.
144 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

e a medio lungo termine), mentre, il terzo, è basato sulla posizione finanziaria net-
ta a breve (disponibilità liquide al netto dell’indebitamento finanziario a breve) 29.
Presentiamo di seguito il rendiconto finanziario consolidato 2011 del gruppo
TELECOM.

29
Per maggiori approfondimenti rinviamo a ALLEGRINI M.-GARZELLA S., “Il rendiconto fi-
nanziario”, in MARCHI L. (a cura di), L’applicazione dei principi contabili nei bilanci delle impre-
se. Best practicies della comunicazione economico finanziaria, Il Sole 24 Ore, Milano, 2000, p.
572 e segg.
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 145

Il gruppo TELECOM distingue i flussi finanziari nelle tre categorie, in con-


formità allo IAS 7.
Per quanto concerne la rappresentazione del flusso monetario generato dalle
attività operative, viene utilizzato il metodo indiretto, iniziando con l’utile al
netto imposte. Tale flusso include anche le entrate ed uscite monetarie connesse
ad altre aree oltre a quella operativa/caratteristica (in species proventi/oneri fi-
nanziari ed imposte). Non è pertanto da considerare un flusso monetario relativo
all’attività operativa in senso stretto. Questa modalità di presentazione è seguita
dalla larga maggioranza delle aziende.
Per quanto riguarda la collocazione nelle tre aree degli interessi, dei dividen-
di e delle imposte, evidenziamo quanto segue:
– gli interessi corrisposti, quelli percepiti e i dividendi ricevuti non sono espli-
citati, ma si può ritenere che in mancanza di una voce di rettifica rimangano
collocati nell’area operativa (essendo inclusi nella prima voce: “utile (perdi-
ta) dell’esercizio”;
– i dividendi pagati invece, sono classificati, nell’area finanziaria;
– le imposte complessivamente pagate sono collocate nell’area operativa.
Sotto il profilo formale, il gruppo TELECOM presenta il rendiconto finan-
ziario nella forma a scalare, ormai sempre più generalmente applicata. La risor-
sa di riferimento è collocata alla fine del prospetto.

CASO PRATICO

Esaminare il rendiconto finanziario IAS/IFRS presentato da ENI nel bilancio


consolidato 2011 ed esaminare le modalità di rappresentazione del flusso di li-
quidità derivante da attività operative. In particolare, individuare il flusso di
cassa caratteristico, il flusso di capitale circolante netto. Svolgere un confronto
con il rendiconto finanziario di TELECOM sopra illustrato.
146 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Rendiconto finanziario
Esercizio
2010 2011
Utile netto 7.383 7.803
Rettifiche per ricondurre l’utile al flusso di cassa da attività operativa:
Ammortamenti 8.881 8.297
Svalutazioni nette di attività materiali e immateriali 698 1.021
Effetto valutazione con il metodo del patrimonio netto (537) (544)
Plusvalenze nette successioni di attività (552) (1.170)
Dividendi (264) (659)
Interessi attivi (96) (101)
Interessi passivi 571 737
Imposte sul reddito 9.157 10.674
Altre variazioni (39) 331
Variazioni del capitale di esercizio:
– rimanenze (1.150) (1.422)
– crediti commerciali (1.918) (369)
– debiti commerciali 2.770 161
– fondi per rischi e oneri 588 122
– altre attività e passività (2.010) (668)
Flusso di cassa del capitale di esercizio (1.720) (2.176)
Variazione fondo per benefici ai dipendenti 21 (10)
Dividendi incassati 799 997
Interessi incassati 126 100
Interessi pagati (600) (893)
Imposte sul reddito pagate al netto dei crediti d’imposta rimborsati (9.134) (10.025)
Flusso di cassa netto da attività operativa 14.694 14.382
Investimenti:
– attività materiali (12. 308) (11.658)
– attività immateriali (1.562) (1.780)
– imprese entrate nell’area di consolidamento e rami d’azienda (143) (115)
– partecipazioni (267) (245)
– titoli (50) (62)
– crediti finanziari (866) (715)
– variazione debiti e crediti relativi all’attività di investimento e imputa-
261 379
zione di ammortamenti all’attivo patrimoniale
Flusso di cassa degli investimenti: (14.935) (14.196)
(segue)
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 147

Esercizio
2010 2011
Disinvestimenti:
– attività materiali 272 154
– attività immateriali 57 41
– imprese uscite dall’area di consolidamento e rami d’azienda 215 1.006
– partecipazioni 569 711
– titoli 14 128
– crediti finanziari 841 695
– variazione debiti e crediti relativi all’attività di disinvestimento 2 243
Flusso di cassa dei disinvestimenti 1.970 2.978
Flusso di cassa netto da attività di investimento (12.965) (11.218)
Assunzione di debiti finanziari non correnti 2.953 4.474
Rimborsi di debiti finanziari non correnti (3.327) (889)
Incremento (decremento) di debiti finanziari correnti 2.646 (2.481)
2.272 1.104
Apporti netti di capitale proprio da terzi 26
Cessione di azioni proprie 3
Cessione di azioni proprie diverse dalla controllante 37 17
Acquisto di quote di partecipazioni in imprese consolidate (126)
Dividendi distribuiti ad azionisti ENI (3.622) (3.695)
Dividendi distribuiti ad altri azionisti (514) (552)
Flusso di cassa netto da attività di finanziamento (1.827) (3.223)
Effetto della variazione dell’area di consolidamento (inserimen-
(7)
to/esclusione di imprese divenute rilevanti/irrilevanti)
Effetto delle differenze di cambio da conversione e altre variazioni sulle
39 17
disponibilità liquide ed equivalenti
Flusso di cassa netto di periodo (59) (49)
Disponibilità liquide ed equivalenti a inizio periodo 1.608 1.549
Disponibilità liquide ed equivalenti a fine periodo 1.608 1.549

4.4.8. Verifica di apprendimento su rendiconto finanziario

Si risponda ai seguenti quiz (anche più di una risposta per ogni domanda).

1. Il rendiconto finanziario secondo lo IAS 7 è:


a) un documento allegato al bilancio a carattere obbligatorio;
b) un documento allegato al bilancio a carattere facoltativo;
148 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

c) un documento che sostituisce il prospetto dei movimenti di capitale circo-


lante netto;
d) una componente del bilancio.
2. La risorsa finanziaria di riferimento secondo lo IAS 7 è data da:
a) capitale circolante netto;
b) cassa e banche attive;
c) disponibilità liquide ed equivalenti, al netto dei conti correnti passivi bancari;
d) posizione finanziaria netta a breve.
3. Il flusso derivante da attività finanziaria include:
a) gli investimenti in immobilizzazioni finanziarie;
b) le accensioni e i rimborsi di prestiti;
c) gli apporti e le distribuzioni di capitale;
d) l’autofinanziamento.
4. Le disponibilità liquide generate dalle operazioni rappresentano:
a) il flusso di liquidità generato (assorbito) dai costi e dai ricavi dell’area ca-
ratteristica;
b) il flusso di liquidità generato (assorbito) dai costi e dai ricavi di esercizio;
c) il flusso di liquidità generato (assorbito) dagli investimenti in immobiliz-
zazioni;
d) il flusso di capitale circolante netto generato (assorbito) dal risultato eco-
nomico dell’esercizio.
5. Per gli interessi passivi lo IAS 7 dispone che:
a) devono sempre essere imputati nell’area dei flussi derivanti da attività fi-
nanziarie;
b) devono sempre essere imputati nell’area dei flussi derivanti da attività
operative;
c) sono di norma imputati nell’area dei flussi derivanti da attività operative,
ma possono alternativamente essere collocati nell’ambito dei flussi deri-
vanti da attività finanziarie;
d) devono essere indicati in una sezione distinta.

4.5. PROSPETTO DELLE VARIAZIONI DI PATRIMONIO NETTO DELL’ESER-


CIZIO (IAS 1)

4.5.1. Introduzione

Altro prospetto previsto dallo IASB come documento obbligatorio di bilan-


LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 149

cio è quello relativo alle variazioni del patrimonio netto dell’esercizio, che for-
nisce informazioni sulla entità e sulle cause delle movimentazioni subite dal pa-
trimonio netto in un esercizio.
Lo IAS 1 sostiene che: “ad eccezione delle variazioni derivanti da operazio-
ni con i soci che agiscono in tale loro qualità (quali i conferimenti di capitale
proprio, i riacquisti di strumenti rappresentativi di capitale proprio dell’entità e
i dividendi) e i costi delle operazioni direttamente collegati a tali operazioni, la
variazione complessiva del patrimonio netto durante un esercizio rappresenta
l’importo complessivo dei proventi e degli oneri, comprensivo degli utili e delle
perdite, generati dalle attività dell’entità durante quel periodo” (par. 109).

4.5.2. Il contenuto del prospetto delle variazioni del patrimonio netto

Il prospetto in esame deve necessariamente indicare ex paragrafo 106 (IAS 1):


a) il totale conto economico complessivo dell’esercizio, riportando separata-
mente gli importi attribuibili ai soci della controllante e alla quota di perti-
nenza di terzi;
b) per ciascuna voce del patrimonio netto, gli effetti dell’applicazione retroat-
tiva o della rideterminazione retroattiva rilevati secondo quanto previsto
dallo IAS 8;
c) gli importi delle operazioni con i soci che agiscono in tale qualità, riportan-
do separatamente i conferimenti e gli utili distribuiti ai soci; e
d) per ciascuna voce del patrimonio netto, una riconciliazione tra il valore
contabile all’inizio e quello al termine dell’esercizio, evidenziando distinta-
mente ogni variazione.
Per quanto concerne il punto sub b), precisiamo che lo IAS 8, Principi con-
tabili, cambiamenti nelle stime contabili ed errori, richiede che le rettifiche e le
rideterminazioni di valore, fatte per correggere gli errori, o generatesi per effetto
di un cambiamento di un principio contabile, siano rilevate nel saldo degli utili
portati a nuovo; tali variazioni devono essere indicate separatamente per ogni
voce del patrimonio netto.
Viene lasciata libera scelta all’entità inoltre, di indicare, in tale prospetto o
nelle note l’ammontare dei dividendi rilevati nell’esercizio come distribuzioni ai
soci e il relativo importo per azione.
Riportiamo, a titolo esemplificativo, il prospetto dei movimenti del patrimo-
nio netto del gruppo FIAT, nell’ambito del Bilancio consolidato 2011. Si nota
che nella tabella seguente le indicazioni del paragrafo 106 IAS 1 sono riportate
per riga, mentre le voci del patrimonio netto sono rappresentate nelle colonne.
150 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO
Variazioni del Patrimonio netto consolidato
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 151

4.5.3. I punti di differenza con la normativa nazionale

A differenza della situazione patrimoniale-finanziaria e del conto economi-


co, le regole IAS/IFRS previste per il prospetto delle variazioni del patrimonio
netto risultano sostanzialmente allineate alla normativa civilistica. Infatti, un
esempio di un prospetto di questo tipo può essere rinvenuto, ad oggi, dopo la
riforma del diritto societario (ex D.Lgs. n. 6/2003), anche nei bilanci delle im-
prese obbligate alla redazione del bilancio secondo le regole civilistiche.
Il D.Lgs. n. 6/2003 ha previsto, al punto 7-bis dell’art. 2427, comma 1, c.c.,
nell’ambito delle informazioni da fornire obbligatoriamente in nota integrativa,
che “ciascuna voce del patrimonio netto sia analiticamente indicata, con speci-
ficazione in appositi prospetti della loro origine, possibilità di utilizzazione e
distribuibilità nonché della loro avvenuta utilizzazione nei precedenti eserci-
zi”. L’articolo del codice civile richiede quindi le stesse informazioni previste
dallo standard internazionale, con la differenza che con gli IAS/IFRS, tale in-
formazione non costituisce una mera informazione da fornire solo all’interno
della nota integrativa, bensì un prospetto del bilancio, separato dagli altri, la
cui presentazione è obbligatoria al fine di rendere una informativa di bilancio
completa.

4.5.4. Verifica di apprendimento

Si risponda ai seguenti quiz (anche più di una risposta per ogni domanda).

1. Il prospetto delle variazioni del patrimonio netto deve contenere solamente i


proventi e oneri imputati a patrimonio netto (par. 96, IAS 1)
a) vero;
b) falso.
2. Tale prospetto è “sconosciuto” nel contesto italiano:
a) vero;
b) falso.
3. Il prospetto delle variazioni di patrimonio netto include:
a) Variazioni delle attività immateriali;
b) Variazioni dell’indebitamento finanziario netto;
c) Gli effetti delle correzioni di errori di esercizi precedenti (ex IAS 8).
152 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

4.6. NOTE AL BILANCIO (IAS 1)

4.6.1. Introduzione

Le “note” costituiscono l’ultimo documento obbligatorio del “bilancio IAS”,


e rappresentano, di fatto, l’equivalente della nota integrativa prevista dal bilan-
cio civilistico, il cui contenuto è disciplinato dagli artt. 2427 e 2427-bis c.c. 30.
A livello internazionale, la materia è disciplinata dai paragrafi 112-138 dello
IAS 1.

4.6.2. Il contenuto delle note esplicative

Secondo lo IASB, il criterio che deve guidare la redazione delle “note” è


quello della sistematicità; tale sistematicità è ottenuta prevedendo, per ciascuna
voce dei prospetti di bilancio, il rinvio alla eventuale 31 informativa nelle note.
In particolare, le note dovrebbero essere presentate nel seguente ordine:
a) una dichiarazione di conformità con gli IAS/IFRS;
b) una sintesi dei principi contabili rilevanti applicati;
c) informazioni di supporto per le voci esposte in ciascun prospetto di bilancio,
nell’ordine in cui ogni rendiconto e ogni voce sono presentati; e
d) altre informazioni, quali:
1. passività potenziali (cfr. IAS 37) e impegni contrattuali iscritti; e
2. informativa non finanziaria, per esempio le finalità e le strategie della ge-
stione del rischio finanziario dell’entità (IAS 32/IFRS 7).
Il punto sub a) riprende espressamente l’obbligo dal paragrafo 16.IAS 1 se-
condo cui “un’entità il cui bilancio è conforme agli IAS/IFRS deve rendere
un’attestazione esplicita e senza riserve di tale conformità nelle note”.
Il punto sub b) deve contenere una “sintesi del(i) criterio(i) base di valuta-
zione adottato(i) nella presentazione del bilancio 32 e gli altri principi contabili
utilizzati, significativi sempre per la comprensione del bilancio medesimo”.

30
A queste debbono aggiungersi altre norme civilistiche, altre norme di legge attinenti la ma-
teria del bilancio e l’art. 2423 c.c., che fissa una prescrizione generale riguardante la necessità di
informazioni complementari.
31
La parola “eventuale” fa riferimento al fatto che non necessariamente ogni voce è commen-
tata nelle note.
32
È importante infatti essere informati del criterio o criteri base di valutazione utilizzati nel
bilancio (per esempio, costo storico, costo corrente, valore netto di realizzo, fair value (valore equo)
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 153

Il punto sub c) richiede di “esplodere” in termini qualitativi/quantitativi le


informazioni contenute nei prospetti meramente quantitativi del bilancio, per-
mettendo all’utilizzatore del bilancio stesso di convertire le cifre in andamenti
aziendali; si tratta in altre parole della funzione “interpretativa/integrativa” a cui
le note, come nel contesto italiano, devono necessariamente assolvere. Più pre-
cisamente, viene richiesto di indicare le informazioni richieste dagli IAS/IFRS
che non sono presentate nel prospetto della situazione patrimoniale-finanziaria,
del conto economico, delle variazioni delle poste di patrimonio netto o del ren-
diconto finanziario.
Lo IASB, inoltre, prevede espressamente di presentare tale informativa, se-
guendo l’ordine delle voci presente nei prospetti di bilancio; tuttavia, non è in-
frequente, e di questo ne è “consapevole” anche lo IASB, che talvolta si renda
necessario modificare l’ordine stesso; per esempio l’informativa sulle variazioni
nel fair value rilevate a conto economico può essere presentata congiuntamente
con le informazioni sulle scadenze degli strumenti finanziari, anche se la prima
si riferisce al conto economico e la seconda alla situazione patrimoniale-finan-
ziaria; ciò nonostante, una struttura sistematica delle note, ove possibile, va
mantenuta.
Infine, il punto sub d) richiede di presentare “altre informazioni”, che a no-
stro avviso, considerata la natura delle stesse, dovrebbero essere presentate nella
relazione degli amministratori, laddove presente.
L’entità inoltre deve “indicare le decisioni, che la direzione aziendale ha
preso durante il processo di applicazione dei principi contabili, che hanno i più
significativi effetti sugli importi rilevati in bilancio” (par. 122). Ad esempio, la
direzione aziendale deve prendere decisioni nel determinare se le attività finan-
ziarie sono investimenti posseduti fino a scadenza; oppure, deve decidere quan-
do tutti i rischi ed i benefici di attività finanziarie, di proprietà e di attività otte-
nute in locazione, sono sostanzialmente trasferiti ad altre entità 33. Lo IAS 1, la-

o valore recuperabile) perché il criterio su cui il bilancio è preparato ha un effetto significativo


sulla sua analisi. Quando si applicano diversi criteri di valutazione nel bilancio, per esempio nel
caso in cui determinate classi di attività sono rivalutate, è sufficiente fornire una indicazione delle
categorie di attività e passività per le quali sono stati applicati i diversi criteri di valutazione (par.
109, IAS 1).
33
Precisiamo inoltre che alcune specifiche indicazioni sono richieste da altri principi. Per e-
sempio, lo IAS 27 richiede che un’entità indichi le ragioni per cui il capitale posseduto di un’en-
tità non costituisca controllo, rispetto a una sua partecipata che non è una controllata anche se più
della metà dei suoi diritti di voto o dei suoi diritti potenziali sono posseduti direttamente o indiret-
tamente attraverso controllate; oppure quando la classificazione di un investimento immobiliare
risulta difficoltosa lo IAS 40 richiede l’indicazione dei criteri definiti dall’entità per distinguere
un investimento immobiliare da un immobile ad uso proprio e da un immobile posseduto per la
vendita nel normale svolgimento dell’attività operativa.
154 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

scia la possibilità all’impresa di inserire questa informazione o all’interno della


sezione della nota integrativa dedicata alla sintesi dei principi contabili utilizzati
(punto sub b) ovvero in una sezione separata; riteniamo che quest’ultima solu-
zione sia da preferire, anche se tale sezione dovrebbe essere collocata subito
dopo quella dedicata alla sintesi dei principi contabili utilizzati.
È infine espressamente richiesto di indicare “l’informativa sui presupposti
fondamentali riguardanti il futuro, e altre cause di incertezza nella stima, alla
data di riferimento del bilancio, che possono causare rettifiche materiali (rile-
vanti) ai valori contabili della attività e passività entro l’esercizio successivo”
(par. 125). La prima parte di tale disposto si collega direttamente al principio
della “continuità aziendale” che, la direzione aziendale deve “valutare” all’ini-
zio della preparazione del bilancio; la seconda parte invece, prende in esame il
problema delle poste di bilancio, il cui valore è stato determinato attraverso un
(delicato) processo di stima. Infatti, la determinazione dei valori contabili di al-
cune attività e passività richiede la stima degli effetti di eventi futuri incerti; ad
esempio, in assenza di prezzi di mercato, stime sul futuro sono necessarie per
valutare il valore recuperabile di classi di immobili, impianti e macchinari, ecc.
Inoltre, con l’aumento del numero delle variabili e delle ipotesi che influiscono
su possibili future risoluzioni delle incertezze, tali valutazioni diventano più
soggettive e complesse: conseguentemente aumenta il rischio di una rettifica si-
gnificativa del valore contabile delle attività e delle passività. Tali indicazioni
devono così essere esposte, in modo da aiutare gli utilizzatori del bilancio, a ca-
pire le decisioni che la direzione aziendale intende assumere sul futuro e su altre
cause fondamentali di incertezza nella stima. Alcuni esempi di indicazioni da
fornire sono la natura delle ipotesi 34, la sensitività dei valori contabili ai metodi,
alle ipotesi e alle stime utilizzate per il calcolo, la risoluzione più probabile di
un’incertezza, oppure la gamma di risultati ragionevolmente possibili entro l’e-
sercizio successivo, ecc.
A nostro avviso, la migliore collocazione di tutta questa informazione sia
subito dopo il punto b) ma prima del punto c) di cui sopra, in una sezione sepa-
rata.
Alla luce di quanto sopra, la nota integrativa, dovrebbe essere così strutturata
(ciascun punto costituisce una sezione separata rispetto alle altre; riteniamo i-
noltre che questa sequenza sia la migliore tra quelle possibili):

34
Si pensi ad esempio alle ipotesi alla base della stima degli incrementi degli stipendi e dei
salari previsto per le diverse fasce di dipendenti oppure alle ipotesi demografiche necessarie per
stimare il numero medio dei dipendenti che si presume di avere in futuro, la loro vita lavorativa,
etc, solo per determinare la quota di accantonamento connesso al TFR (IAS 19).
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 155

1. Dichiarazione di conformità al “corpus” dei principi contabili internazio-


nali;
2. Sintesi dei principi contabili utilizzati;
3. Decisioni più rilevanti adottate dall’impresa;
4. Presupposti alla base della continuità aziendale e principali cause di in-
certezza nelle stime;
5. Informazioni integrative/interpretative delle voci di bilancio, nell’ordine
in cui vengono presentate nei diversi prospetti, ovviamente ove possibile;
6. Altre informazioni.

4.6.3. I punti di differenza con la normativa nazionale

Considerato quanto sopra esposto, possiamo sottolineare che pure la disci-


plina delle note al bilancio è stata rivoluzionata dallo standard internazionale.
Anche qui, infatti, passiamo da un contenuto predeterminato (art. 2427 c.c.), ma
comunque “aperto” in virtù della disposizione generale dell’art. 2423 c.c., che
fissa una prescrizione generale riguardante la necessità di informazioni com-
plementari, ad una situazione diametralmente opposta, in cui viene individuato
un contenuto minimale, ed implicitamente, viene fatto un rinvio agli altri stan-
dard internazionali per quanto riguarda le informazioni analitiche che le imprese
devono necessariamente indicare per le diverse voci di bilancio.

4.6.4. Verifica di apprendimento

Si risponda ai seguenti quiz (anche più di una risposta per ogni domanda).

1. Il criterio della sistematicità prevede espressamente che:


a) per ogni voce contenuta nei diversi prospetti obbligatori vi sia l’eventuale
rinvio alle informazioni nelle note;
b) per ogni voce contenuta nei prospetti obbligatori vi sia sempre il rinvio
alle informazioni nelle note;
c) le informazioni nelle note siano numerate.
2. Le informazioni da includere nelle note esplicative al bilancio in merito alle
diverse voci contenute nei prospetti di bilancio sono:
a) indicate nello IAS 1;
b) indicate nei diversi standard internazionali che disciplinano le diverse po-
ste contabili.
156 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

3) all’interno delle note esplicative deve essere fatta una dichiarazione di con-
formità del bilancio a tutti i principi contabili internazionali:
a) vero;
b) falso, in quanto la stessa può essere collocata anche in calce ai prospetti
di bilancio.

4.7. SETTORI OPERATIVI (IFRS 8)

4.7.1. Introduzione

Il 2009 è il primo anno di applicazione dell’IFRS 8, principio che subentra


allo IAS 14 nel definire le modalità di predisposizione dell’informativa sui
segmenti operativi. In generale, il nuovo principio avvicina il modello di infor-
mativa dei principi contabili internazionali agli US GAAP, in particolare allo
SFAS 131 Disclosures about Segments of an Enterprise and Related Informa-
tion.
Sono esposte di seguito in sintesi le principali differenze tra vecchio e nuovo
principio 35.
1. Lo IAS 14 richiedeva l’identificazione di due set di segmenti, business e ge-
ografico, uno primario ed uno secondario. Il sistema di reporting interno era
il punto di partenza per la definizione dei due set di segmenti. L’IFRS 8 pre-
vede che l’identificazione dei segmenti sia basata in via esclusiva sul sistema
di report interni regolarmente utilizzati dal più alto livello decisionale opera-
tivo (chief decision-maker), al fine di allocare risorse e valutare le perfor-
mance (IFRS 8, par. 5). Nel caso in cui, un’azienda abbia identificato un
segmento primario secondo lo IAS 14, sulla base dei report forniti al più alto
livello decisionale operativo, lo stesso segmento potrebbe essere considerato
operating segment ai sensi dell’IFRS 8.
2. Lo IAS 14 limitava l’identificazione ai segmenti che realizzavano la maggior
parte dei ricavi mediante transazioni con terze economie. L’IFRS 8 consente
l’identificazione di segmenti che realizzano ricavi perlopiù o esclusivamente
con altri segmenti operativi, se questi rispettano la definizione fornita (IFRS
8, IN12).
3. I valori riportati nell’informativa di segmento devono corrispondere, secon-
do l’IFRS 8, alla valutazione fornita al più alto livello decisionale operativo.

35
Cfr. ALLEGRINI M.-NINCI D., L’informativa di settore secondo l’IFRS 8 alla luce delle gui-
de OIC, Amministrazione e Finanza, vol. 5, 2008.
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 157

Tali importi erano invece forniti ai sensi dello IAS 14 in maniera coerente
con le politiche contabili adottate per la preparazione del bilancio di eserci-
zio o consolidato. Non vengono fornite definizioni di ricavi, costi, attività e
passività di segmento, ma è richiesta una spiegazione di come il risultato o
perdita di segmento, è misurato e di come sono attribuite attività e passività
(IFRS8 IN13-14).
4. Altre differenze minori riguardano le informazioni integrative da fornire, in
particolare su modalità di identificazione dei segmenti e su tipologie di pro-
dotti e servizi offerti. È richiesta inoltre separata indicazione degli interessi
attivi e passivi per ciascun settore oggetto di informativa a meno che la mag-
gior parte dei ricavi del settore provengano dagli interessi stessi (IFRS 8, IN
15-18).

4.7.2. I settori operativi: criteri di individuazione

L’IFRS 8 definisce il settore operativo come la componente di un’entità:


a) che intraprende attività aziendale generatrice di ricavi e di costi (compresi i
ricavi e i costi riguardanti operazioni con altre componenti della medesima
entità);
b) i cui risultati operativi sono rivisti periodicamente al più alto livello decisio-
nale operativo dell’entità ai fini dell’adozione di decisioni in merito alle ri-
sorse da allocare al settore e della valutazione dei risultati;
c) per la quale sono disponibili informazioni di bilancio separate.
È opportuno segnalare come l’epressione “più alto livello decisionale opera-
tivo” traduca l’inglese chief operating decision maker. Essa individua una fun-
zione, non necessariamente un manager dotato di specifico titolo, a cui compete
l’allocazione delle risorse e la valutazione dei risultati conseguiti 36.
Vengono individuate delle soglie quantitative di significatività dei segmenti
operativi in base al peso che le risultanze di ciascun settore assumono rispetto al
totale dei ricavi, del risultato economico e delle attività patrimoniali complessivi
(vedi IFRS 8, par. 13). È possibile individuare un settore operativo se supera
almeno una delle seguenti tre soglie: a) i ricavi (includendo sia quelli verso
clienti esterni che intersettore) rappresentano il 10% o più del totale dei ricavi
(includendo sia quelli verso clienti esterni che intersettore); b) il valore dei pro-

36
Sull’identificazione dei settori si veda un recente case study: GRECO G.-ZURZOLO A.-
LOIODICE L.-DEL GOBBO A., IFRS 8: il caso del Gruppo Poste Italiane, in DI PIETRA R.-M. (a cu-
ra di), Bilancio IFRS. Best practice e casi operativi, Knowità, Arezzo, 2011.
158 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

fitti o delle perdite di settore rappresentano il 10% o più del risultato combinato
dei settori che hanno avuto profitti ovvero del risultato combinato dei settori che
hanno avuto perdite; c) le attività di settore rappresentano il 10% o più del totale
delle attività allocate ai settori.
Un’importante clausola segnala tuttavia che i settori operativi, che non supe-
rano alcuna delle soglie di significatività, possono essere oggetto di informativa
separata se si ritiene che le informazioni relative al settore siano utili per gli u-
tenti del bilancio. È possibile aggregare settori che non raggiungono le soglie di
significatività in un solo settore che le raggiunge, solo se sussistono caratteristi-
che economiche similari. In particolare devono condividere la maggioranza dei
seguenti criteri di aggregazione: natura dei prodotti/servizi, natura dei processi
produttivi, tipologia di cliente per prodotti/servizi, canali distributivi, contesto
normativo similare (ad es. prodotti bancari o utilities).
Nel caso in cui il totale dei ricavi esterni conseguiti dai settori rappresenti
meno del 75% dei ricavi complessivi dell’entità è necessario individuare altri
settori oggetto di informativa, anche al di sotto delle soglie di significatività. È
consentita una categoria “Altri settori”, nella quale aggregare le attività impren-
ditoriali che non sono oggetto di informativa separata. Di tale categoria va de-
scritta la fonte dei ricavi.
È necessario garantire inoltre la comparabilità. In caso di introduzione di un
nuovo settore, è opportuno rideterminare i dati di tale settore relativi all’eser-
cizio precedente anche se i criteri di rilevanza non erano rispettati. Tale obbligo
vale a meno che le informazioni necessarie non siano disponibili e/o eccessiva-
mente onerose da elaborare.

4.7.3. Informativa sui settori operativi

Ai sensi dell’IFRS 8, l’entità emittente deve fornire “le informazioni che


consentono agli utilizzatori del bilancio di valutare la natura e gli effetti sul bi-
lancio delle attività imprenditoriali che intraprende e i contesti economici nei
quali opera” (IFRS8, par. 20).
Tale prescrizione viene tradotta in una serie di richieste informative:
• informazioni generali sui criteri di identificazione dei settori e sui tipi di
prodotti e servizi dai quali i ricavi dei settori derivano;
• informazioni su attività, passività, sull’utile o perdita di settore, con dati spe-
cifici su costi e ricavi inclusi nel calcolo dell’utile o perdita;
• riconciliazioni del totale delle voci esposte per i settori (ricavi, utili o perdite,
attività o passività o altri importi rilevanti), con le voci analoghe del bilancio
dell’entità.
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 159

Viene richiesto di fornire le seguenti informazioni per ciascun settore, se es-


se sono incluse tra le informazioni che vengono utilizzate dal chief operating
decision maker:
– ricavi da clienti esterni;
– ricavi intersettore;
– interessi attivi e passivi;
– ammortamenti;
– ricavi e costi di particolare significatività, ad esempio svalutazioni di attività,
costi di ristrutturazione, plus/minusvalenze da alienazione di attività (cfr.
IAS 1, par. 97)
– quote di utile/perdita da joint ventures valutate al metodo del patrimonio net-
to;
– imposte;
– altri costi non monetari rilevanti diversi da ammortamenti (ad esempio sva-
lutazioni e accantonamenti).

4.7.4. Criteri di valutazione di ricavi, costi, attività e passività di settore

In generale, l’IFRS 8 prevede che ogni item contabile (ricavi, costi, attività e
passività) incluso nell’informativa di settore sia valutato nello stesso modo in
cui viene valutato dal chief operating decision maker. Mentre è prevedibile che
i criteri di valutazione utilizzati siano gli stessi usati per la redazione del bilan-
cio, possono esserci informazioni rilevanti da fornire riguardo ai ricavi e ai costi
intersettore e le attività/passività condivise tra settori. In particolare il mana-
gement deve illustrare a corredo degli schemi forniti:
a) i criteri di rilevazione e valutazione dei ricavi e costi intersettore;
b) differenze tra totale dei risultati dei settori e profitto/perdita prima delle im-
poste e delle operazioni discontinued, se non illustrati nella riconciliazione
tra totali di settore e totali di entità. Tali differenze possono essere generate
da differenti criteri di valutazione o da allocazione dei costi sostenuti a livel-
lo centrale;
c) differenze tra totale delle attività/passività dei settori e totale delle attivi-
tà/passività dell’entità, se non illustrata nella riconciliazione tra totali di set-
tore e totali di entità;
d) cambiamenti nei criteri di valutazione e allocazione;
e) effetto di allocazioni asimmetriche tra settori (ad esempio, effetto di ammor-
tamenti di attività imputate ad uno specifico settore, ma utilizzate da più set-
tori).
160 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

4.7.5. Informativa accessoria entity-wide

A corredo dell’informativa sui settori operativi, l’IFRS 8 richiede di fornire


alcune informazioni entity-wide, ovvero relative all’intera entità. In particolare
se non precedentemente indicate nell’informativa sui settori operativi vanno
fornite, informazioni sui ricavi realizzati con clienti esterni per tipologia di pro-
dotto/servizio. Se un’entità definisce i suoi settori operativi su base geografica,
le informazioni sulle vendite a clienti esterni per tipologia di prodotto/servizio
vanno comunque date. Viceversa, se un’entità definisce i suoi settori operativi
su base non geografica, il principio prevede che si forniscano dati sui ricavi e
attività non correnti operative per Paese/area geografica, se il costo di produzio-
ne di tali informazioni non è eccessivo.
Infine, l’IFRS 8 introduce inoltre alcune richieste informative legate al grado
di dipendenza dai clienti principali. Se vi sono clienti con i quali siano realizzati
ricavi pari o superiori al 10% del totale dell’entità, l’ammontare di tali ricavi ed
il settore (o i settori) nei quali essi sono maturati deve essere indicato. Un grup-
po di clienti, sotto il controllo della medesima entità, si considera in tal senso
come unico cliente.

4.7.6. Case studies

1. FIAT

Il Gruppo FIAT individua i settori sulla base di società del Gruppo che gesti-
scono linee di prodotto diverse, ad esempio Iveco per gli autotreni, CNH per le
macchine agricole, FIAT Industrial per il settore auto, Ferrari per le auto di lus-
so (si vedano Figure 1 e 2). Si osservi come Maserati non supera le soglie di
materialità previste dall’IFRS 8, ma viene gestito come settore e un’informativa
su di esso viene ritenuta rilevante dal management trattandosi di un marchio ben
distinto e identificabile. Si noti inoltre che Ferrati nel 2009, non supera le soglie
di materialità per quanto riguarda ricavi e attività, ma rappresenta oltre il 10%
del totale dei profitti delle attività che producono utili (245 milioni pari a circa il
30% del totale degli utili prodotti dai settori non in perdita, Figura 1).
I ricavi attribuiti sono quelli direttamente conseguiti o attribuibili al settore e
derivanti dalla sua attività caratteristica. Essi includono sia i ricavi derivanti da
transazioni con i terzi, sia quelli derivanti da transazioni con altri settori, questi
ultimi valutati a prezzi di mercato. FIAT specifica che i ricavi includono, per i
settori operativi che svolgono servizi finanziari, anche gli interessi attivi e altri
proventi di natura finanziaria derivanti da tali attività. I costi sono gli oneri deri-
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 161

vanti dall’attività operativa sostenuti verso terzi e verso altri settori operativi.
Anche i costi sostenuti verso altri settori operativi, come i ricavi sono valutati a
prezzi di mercato. Per i settori operativi che svolgono servizi finanziari, i costi
di settore includono anche gli interessi passivi ed altri oneri finanziari derivanti
dallo svolgimento di tali attività.
Vengono forniti due risultati intermedi: utile/perdita della gestione ordina-
ria o caratteristica del settore e utile/perdita operativa, che include anche pro-
venti e oneri non ricorrenti nella gestione ordinaria del business (per esempio
plusvalenze o minusvalenze da cessione di partecipazioni ed oneri di ristruttu-
razione, Figura 1).
Viene specificato che i proventi ed oneri finanziari e le imposte vengono at-
tribuite dell’ente corporate, perché esulano dalle attività operative e sono espo-
sti nella colonna Poste non allocate e rettifiche.
Fiat evidenzia che tutte le componenti di reddito presentate sono valutate uti-
lizzando gli stessi criteri contabili adottati per la redazione del Bilancio consoli-
dato del Gruppo.
Nelle ultime righe della tabella vengono evidenziati gli ammortamenti e gli
altri costi non monetari di rilievo, come le svalutazioni (Figura 1).
Fiat produce inoltre un prospetto delle attività e passività di settore (Figura
2). Le attività attribuite ai settori sono quelle impiegate nello svolgimento
dell’attività caratteristica o “che possono essere ad esso allocate in modo ragio-
nevole in funzione della sua attività caratteristica”, incluso il valore delle parte-
cipazioni in joint-venture e collegate. Non vi sono ulteriori informazioni su cosa
significhi l’allocazione ragionevole e funzionale.
Anche le passività sono allocate direttamente in relazione svolgimento del-
l’attività caratteristica del settore o sono allocate in modo ragionevole in fun-
zione dell’attività caratteristica. Le attività di tesoreria e fiscali, esposte nella
colonna “Poste non allocate e rettifiche”, sono svolte dall’ente corporate e non
vengono attribuite ai settori. In particolare, FIAT specifica che le attività di te-
soreria includono i crediti delle attività di finanziamento, gli altri crediti non
correnti, i titoli e le altre attività finanziarie, le disponibilità e mezzi equivalenti
delle società industriali del Gruppo. Le passività di tesoreria, invece, includono i
debiti finanziari e le altre passività finanziarie delle società industriali del Grup-
po, al netto dei crediti finanziari correnti verso società finanziarie a controllo
congiunto.
Le passività di settore includono l’indebitamento delle società di servizi fi-
nanziari che operano nell’ambito dei singoli settori (FIAT Group Automobiles,
CNH, Ferrari, ecc.). Del resto, i proventi/oneri finanziari realizzati da società di
servizi finanziari, incluse nel perimetro dei settori, vengono incluse nel “conto
162 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Fonte: Bilancio FIAT 2009.


FIGURA 1
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 163

Fonte: Bilancio FIAT 2009.


FIGURA 2
164 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

economico” di settore (v. sopra). L’indebitamento di Gruppo non allocato ai set-


tori rappresenta dunque l’indebitamento delle sole attività industriali. Tale dato
ha un elevato valore informativo per l’esterno.
FIAT specifica che le attività e passività di settore sono valutate utilizzando
gli stessi criteri contabili adottati per la redazione del Bilancio consolidato del
Gruppo.
A corredo delle informazioni di settore, FIAT fornisce informazioni sui rica-
vi e le attività non correnti operative per area geografica.

2. ENI

Commentiamo di seguito l’informativa di settore ENI del 2010 (Figura 3). I


settori operativi appaiono individuati sulla base della filiera nella quale l’azien-
da è impegnata. Exploration & Production si occupa dell’esplorazione e del-
l’estrazione di risorse (petrolio e gas principalmente). I settori Gas & Power e
Refining Marketing si occupano della produzione e distribuzione dei prodotti
(gas e petrolio, nonché elettricità ottenuta consumando gas). Petrolchimica si
occupa di produzioni chimiche e plastiche basate anche sul petrolio. Ingegneria
& Costruzioni si occupa di progetti di ricerca e sviluppo (ad esempio di piatta-
forme off-shore) per conto di altre società del gruppo e di terzi.
Si noti come Exploration & Production sia un fornitore di altri settori, rea-
lizzando più del 50% dei ricavi con altri settori. ENI specifica che i ricavi inter-
settore sono realizzati applicando condizioni di mercato.
Gas & Power e Refining Marketing insieme forniscono la gran parte dei ri-
cavi realizzati con clienti esterni.
Si osservi inoltre come il settore Petrolchimica non supera le soglie quantita-
tive di materialità fissate dall’IFRS 8. Tuttavia, un’informativa separata su di
esso viene ritenuta a ragione rilevante dal management per le peculiarità della
sua attività rispetto ad altri settori.
In un prospetto solo (anziché due come FIAT in precedenza) vengono fornite
informazioni sia sui dati di costo e ricavo che di attività e passività (Figura 3).
LA STRUTTURA E LA COMPOSIZIONE DEL BILANCIO 165

Fonte: ENI, 2010.


FIGURA 3
166 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

4.7.7. Verifica di apprendimento

1. Indicare quali delle seguenti affermazioni relative ai settori operativi così


come definiti dall’IFRS 8 sono false:
a) il settore operativo svolge attività aziendale generatrice di ricavi e di co-
sti;
b) il settore operativo corrisponde ad un centro di costo nell’ambito del si-
stema di controllo di gestione;
c) i risultati operativi del settore sono rivisti periodicamente al più alto livel-
lo decisionale operativo dell’entità;
d) i settori operativi devono corrispondere alle varie società del gruppo.
2. I settori operativi che non superano le soglie di significatività possono essere
oggetto di informativa separata (barrare la risposta giusta):
a) mai, visto che non superano le soglie di significatività;
b) sì, ma solo se i ricavi generati dal settore verso clienti esterni rappresen-
tano il 5% del totale dei ricavi generati da tutti i settori verso clienti e-
sterni;
c) sì, se il management ritiene che queste informazioni siano utili per gli u-
tenti del bilancio.
3. È possibile aggregare settori che non raggiungono le soglie di significatività
in un solo settore che le raggiunge (barrare la risposta giusta):
a) sì, a totale discrezione del management;
b) sì, se la gestione della liquidità è comune ai settori (ad esempio cash pool-
ing);
c) sì, solo se i settori in questione hanno sussistono caratteristiche economi-
che similari;
d) no, in nessun caso.
5
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI
E IMMATERIALI
di Alberto Quagli

SOMMARIO: 5.1. Le immobilizzazioni materiali (IAS 16). – 5.1.1. Component analysis. – 5.1.2.
Rilevazione iniziale. – 5.1.3. Manutenzione e riparazione. – 5.1.4. Spese per rimozio-
ne/ripristino immobilizzazioni materiali. – 5.1.5. La contabilizzazione degli oneri finanziari
(IAS 23). – 5.1.6. I contributi in conto capitale (IAS 20). – 5.1.7. Il trattamento contabile suc-
cessivo all’acquisizione. – 5.1.8. Informazione integrativa disposta dallo IAS 16. – 5.1.9. Gli
investimenti immobiliari (IAS 40). – 5.1.10. Il leasing (IAS 17). – 5.1.11. Le immobilizzazio-
ni destinate alla vendita (IFRS 5). – 5.1.12. Sintesi delle principali differenze con il quadro
normativo italiano. – 5.1.13. Verifica di apprendimento. – 5.2. Le attività immateriali (IAS
38). – 5.2.1. Il concetto di intangible asset. – 5.2.2. La rilevazione contabile iniziale. – 5.2.3. Il
trattamento contabile successivo. – 5.2.4. L’informazione integrativa. – 5.2.5. La concessione
di pubblici servizi (IFRIC 12). – 5.2.6. Sintesi delle principali differenze con il quadro norma-
tivo italiano. – 5.2.7. Verifica di apprendimento.

5.1. LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI (IAS 16)

Lo IAS 16 definisce quali immobilizzazioni materiali gli “immobili, impianti


e macchinari che:
a) sono posseduti per essere utilizzati nella produzione o nella fornitura di beni
o servizi, per affittarli ad altri, o per scopi amministrativi;
b) ci si attende che siano utilizzati per più di un esercizio”.
Possiamo subito notare quale rilevante differenza rispetto a quanto previsto
dai principi contabili italiani il fatto che il bene non deve essere detenuto in pro-
prietà, ma è sufficiente che sia posseduto. Per cui si può intuire che vi saranno
alcuni beni, benché formalmente di proprietà di terzi come cespiti acquisiti in
leasing finanziario, che verranno iscritti tra le immobilizzazioni in quanto pos-
seduti per essere utilizzati nella produzione.
168 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

L’utilizzo pluriennale nel processo produttivo com e beni strumentali è inve-


ce una caratteristica già presente nei principi nazionali.

5.1.1. Component analysis

Prima di affr ontare le questioni sulla valorizzazione e rileva zione contabile,


è necessario definire una questione rileva nte in merito alla individuazione dei
singoli elementi delle immobilizzazioni materiali.
Lo IAS 16 lascia libert à nella scelta su quali beni individuare contabilmente
come singole unità del gr uppo delle immobilizzazioni. La scelta può essere di-
screzionale in funzione delle caratteristiche dei beni e dell’azienda. Ad esempio,
se di valore non sig nificativo, si p otrebbero raggruppare in un ’unica voce con-
tabile beni aventi caratteristiche simili quali stampi o attrezzi.
Molte aziende italiane che hanno appli cato gli IFRS hanno com piuto delle
rettifiche adottando la component analysis. Con tale espressione si intende la
situazione in cui nel valore di un uni co cespite “complesso” (un grande impian-
to, un immobile, ecc.) sono compresi in realtà più elementi co mponenti caratte-
rizzati da vita utile diversa, per alcuni più breve, per altri più lunga. Quando il
valore dei si ngoli elem enti com ponenti è significativo i n rapp orto al valore
complessivo del cespite, per lo IAS 1 6 si deve s cindere contabilmente l’ ele-
mento dal cespite principale cui è connesso da relazione tecnica per poi ammor-
tizzarlo tenendo conto della specifica vita utile, ben diversa da quella del cespite
principale. Ad ese mpio per una nave la vernice rappresenta un el emento da te -
ner distinto contabilmente in quanto la vita utile della verniciatura è di circa 3-5
anni contro i 20-30 della nave. Tale regola è ben presente anche nei principi
contabili nazionali (OIC 16) ma in molti casi è stata disattesa dalle aziende. So-
lo applicando gli IFRS alcune aziende hanno aderito strettamente a questa rego-
la generale che ha implicato per molte la scissione di alcuni elementi dai relativi
“cespiti” principali.
Un caso molto frequente c onsiste nel fabbricato “cielo-terra” ossia nell’ ac-
quisizione di un fabbricato assieme alla proprietà del suolo sul quale insiste. Dal
momento che il terreno da costruzione ha una vita utile indefinita, limitatamente
ad esso non avrebbe dovut o compiersi l’ammortamento, mentre la inclusione in
un unico conto “fabbricati ” ha co mportato lo stanzi amento di a mmortamenti
sull’intero cespite complesso, composto dal terreno e dal fabbricato.
Consegue quindi la necessità di stor nare la parte del fondo ammortam ento
dell’immobile idealmente riferita al terre no e di girarla, al netto d ell’effetto fi-
scale, a riserva di utili. Tale riserva che sorge in fase di transizione è disponibile
ai sensi dell’art. 7 del D.Lgs. n. 38/2005.
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 169

ESEMPIO 1 – Un esempio di component analysis

Si ipotizzi che un’azienda a bbia c ontabilizzato in unica voce un imm obile


strumentale e il terreno di proprietà su cui insiste per 4.000 e che abbia proceduto
ad ammortizzare per due anni al 5% (totale fondo ammortamento 400). Se ado t-
tando gli IFRS essa scorp ora contabilmente il terreno attribuendogli un valore di
1.000, ciò si gnifica che in precedenza aveva stanziat o un a mmortamento di 100
(10% di 1.000) che alla luce dei principi internazionali non avrebbe dovuto esser
compiuto. Questo dovrà dunque portare ad una rilevazione con la quale prima si
scorpora il valore del terreno d all’immobile n el qu ale sino a qu el momento era
implicitamente in cluso e qu indi si annu lla la qu ota cor rispondente del fo ndo
ammortamento a fron te di riserva disponibile di utili (come confermato dall’art.
7 del D.Lgs. n. 38/2005). A tal punto il terreno avrà un valore superiore di 100 a
quello rilevato con i precedenti principi.
Contabilmente:

Terreni 1.000
Fabbricati 1.000

Fondo ammortamento fabbricati 100


Riserve di utili 100

Tale variazione di valori deve essere riconosciuta anche fiscalmente ai s ensi


di quanto disposto dal Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze n. 48
del 1° aprile 2009.

Infine, con riferi mento alla individuazione dei singoli cespiti, lo IAS 16 di-
spone che i pezzi di ricambio e le attrezzature per la manutenzione sono solita-
mente iscritti come ri manenze di magazzino e rilevati a conto economico al
momento dell’uti lizzo. Tuttavia, i pezzi di ricam bio di rilevante valore e l’at-
trezzatura in dotazione ricadono sotto l o IAS 16 qua ndo l’entità prevede di uti-
lizzarli per più di un esercizio. Analogamente, se i pezzi di rica mbio e le attrez-
zature per l a manutenzione possono esser e utilizzati soltanto in connessione a
un elemento di immobili, impianti e macchinari, essi si includono nel valore de-
gli immobili, impianti e macchinari.

5.1.2. Rilevazione iniziale

Indipendentemente da qu ello che sarà il metodo di rilevazione adottato i n


170 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

sede di valutazioni di bilancio, la rilevazione iniziale avviene sempre al costo.


Quest’ultimo di volta in volta, a seconda della modalità di acquisizione dell’im-
mobilizzazione si ricava in maniera differente.
Esaminiamo di seguito le principali modalità di acquisizione, rinviando al
par. 5.1.10 per quanto riguarda l’acquisizione con il metodo del leasing finan-
ziario.

Acquisto da terzi
L’acquisto da terzi rappresenta il caso più comune per l’acquisizione di
un’immobilizzazione. Le previsioni dello IAS 16 sono sostanzialmente simili a
quelle prescritte dall’OIC 16 con alcune differenze relative agli oneri finanziari
e ai costi di rimozione/bonifica. Il costo è in questo caso così determinato:
prezzo d’acquisto al netto di sconti e abbuoni;
+ dazi all’importazione e tasse non recuperabili;
+ costi direttamente sostenuti per la messa in funzionamento;
+ eventuali oneri finanziari (v. par. 5.1.5);
+ costi di rimozione e/o bonifica (v. par. 5.1.4).
A titolo esemplificativo, quali costi direttamente sostenuti per la messa in
funzionamento, si possono ricordare i costi di preparazione del sito, di trasporto,
di collaudo, di assemblaggio, nonché gli onorari professionali direttamente ri-
conducibili. Lo IAS 16 si preoccupa di vietare espressamente la capitalizzazione
dei costi di riorganizzazione, di addestramento e le perdite operative iniziali.

Produzione interna
Per la produzione interna si usano sostanzialmente le stesse regole previste
per la determinazione del costo di produzione, ossia il costo del cespite sarà
formato da:
+ manodopera diretta;
+ materiali;
+ centri di utilities;
+ prestazioni indirette interne;
+ oneri finanziari (v. par. 5.1.5).
Rammentiamo come secondo lo IAS 16 sia espressamente vietato capitaliz-
zare eventuali “sprechi” di risorse.

Aggregazioni aziendali
Un caso particolare è rappresentato dalle immobilizzazioni materiali acquisi-
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 171

te nell’am bito di u n’operazione di aggr egazione aziendale ( business combina-


tion) rientrante nell’ ambito di applicazione dell’IFRS 3. In questo caso, infatti,
il costo è uguale al fair value alla data di acquisizione del complesso aziendale e
al lordo dell’effetto fiscale differito. Seppure a prima vista quanto detto sopra
possa sembrare contradditorio, la regola è molto razionale. Infatti il fair value al
momento dell’operazione corrisponde, nella razionale logica dei principi conta-
bili internazionali, al prezzo pagato per quel bene.

Permuta
Per individuare il costo al quale iscrive re un’ immobilizzazione acquisita in
permuta è dapprima necessario determinare se la transazione ha o meno natura
commerciale.
Lo IAS 16 si preoccupa di specificare che una permuta ha natura non com -
merciale quando i flussi finanziari futu ri dell’entità non subiranno variazioni a
seguito dell’operazione di perm uta. Per contro, ogni qual volta la configurazio-
ne dei flussi finanziari futuri, quindi la tem pistica, gli i mporti o i rischi, subi-
scono modifiche si è di fronte ad un ’operazione sostanzialmente co mmerciale.
Si è di fronte ad un’o perazione sostanzialm ente commerciale anche quando il
valore per l’entità delle attività interes sate dalla perm uta cambi a a seguito di
quest’ultima. Sia per quanto riguarda le variazioni nella configurazione dei flus-
si, sia per quanto riguarda le variazioni del valore dell’attività, si deve trattare di
variazioni significative.
Secondo lo IAS 16, se la permuta ha natura sostanzialmente non commercia-
le si procede ad iscrivere in contabilità il nuovo bene al valore contabile del be-
ne ceduto. Non vi è quindi emersione di alcuna plus(minus)valenza.
Se invece l a permuta ha n atura sostanzialmente commerciale, si procederà a
rilevate la nuova attività ad un costo pari al suo fair value con l’ emersione d i
una minus(plus)valenza. Qualora il fair value dell’attività non sia determ inabile
si procederà, come nel caso di perm uta sostanzialmente non commerciale, a i-
scrivere la nuova attività ad un costo pari al valore contabile dell’attività ceduta
in permuta.

Opzione in fase di transizione (clausola “fair value as deemed cost”)


In fase di tra nsizione, come disciplina to dall’ IFRS 1, l’ azienda deve predi-
sporre uno st ato patrimoniale di apertura in conformità agli IFRS in vigore alla
data di passaggio agli IFRS. Le rettifiche necessarie per adeguare le attività e l e
passività dello stato patrim oniale di apertura a quanto previsto da gli IFRS sono
imputate agli utili portati a nuovo, usando il metodo dell’applicazione retrospet-
tiva (conformemente a quanto previsto dallo IAS 8). Tuttavia l’applicazione re-
172 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

trospettiva può non essere applicata in alcuni casi ed è proibita in altri.


Un esempio di deroga facoltativa è rappresentato dalla possibilità di valutare
un elemento degli immobilizzazioni materiali o immateriali (sotto determinate
condizioni) alla data di passaggio agli IFRS al fair value (in sostanza al valore
di mercato) e utilizzare tale valore come sostituto del costo a tale data. Questa
deroga, esercitabile anche per un singolo bene e non necessariamente per tutta
la classe cui appartiene, formalmente agevola le imprese consentendo loro di
non dover rideterminare il costo secondo gli IFRS. Nella sostanza, permettendo
un adeguamento al fair value (valore di mercato alla data di transizione) tale
opzione è stata sfruttata da molte aziende italiane per effettuare delle rivaluta-
zioni “spot”, tali da non implicare l’abbandono del modello del costo o per giu-
stificare delle rivalutazioni già compiute secondo le Leggi di rivalutazione ema-
nate dal Legislatore italiano, come si vede nell’esempio descritto al box seguente.

Bilancio ENEL 2005


Alcuni beni, oggetto di rivalutazione alla data del 1° gennaio 2004 (la data di
transizione) o in periodi precedenti, sono rilevati sulla base del costo rivalutato,
considerato come valore sostitutivo del costo (deemed cost) alla data di rivaluta-
zione. Gli immobili, impianti e macchinari sono esposti al netto dei relativi am-
mortamenti accumulati e di eventuali perdite di valore, determinate secondo le
modalità descritte nel seguito. L’ammortamento è calcolato in quote costanti in
base alla vita utile stimata del bene, che è riesaminata con periodicità annuale;
eventuali cambiamenti sono riflessi prospetticamente. L’ammortamento inizia
quando il bene è disponibile all’uso.

Se si sceglie tale opzione, si crea una differenza tra valore contabile di un ce-
spite secondo le regole italiane e valore IAS alla data di transizione, con i relati-
vi effetti di trascinamento sui conti economici degli esercizi successivi.
Coerentemente alla regola generale che le differenze generate da cambio re-
trospettivo di criterio contabile si devono imputare a patrimonio netto, alla data
di transizione la differenza (sia positiva che negativa, ma nella sostanza si regi-
strano sempre casi di differenze positive) tra valore adeguato IAS e precedente
valore contabile “italiano” si scarica su una riserva del netto, facente parte del
più ampio conto “riserve di transizione IAS”.
La riserva di transizione generata da questa specifica operazione, è discipli-
nata in Italia dal D.Lgs. n. 38/2005 il quale, all’art. 7, comma 6, dispone che:
“L’incremento patrimoniale dovuto alla iscrizione delle attività materiali al
valore equo (fair value) quale sostituto del costo è imputato a capitale o a una
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 173

specifica riserva. La riserva, ove non venga imputata al capitale, può essere ri-
dotta soltanto con l’osservanza delle disposizioni dei commi secondo e terzo
dell’articolo 2445 del Codice civile. In caso di utilizzazione della riserva a co-
pertura di perdite, non si può fare luogo a distribuzione di utili fino a quando la
riserva non è reintegrata o ridotta in misura corrispondente con deliberazione
dell’assemblea straordinaria, non applicandosi le disposizioni dei commi se-
condo e terzo dell’articolo 2445 del codice civile”.
In altre parole, questa rise rva di transizione è indistribuibile e il suo im piego
per copertura di perdite può avvenire so lo in via residuale rispetto alle altre ri-
serve. Come lascia capire il D.Lgs. n. 38/2005, sembra che la sua naturale desti-
nazione sia l’imputazione a capitale sociale.
A maggior chiarimento si veda il seguente esempio.

ESEMPIO 2 – Uso dell’opzione fair value as deemed cost

Si supponga a tito lo di esempio l’esistenza di un cespite dal co sto storico di


1.000, acquistato nel 2004, con vita utile pari a venti anni e conseguente aliquota
ordinaria di ammortamento al 5%. Decidendo di presentare il bilancio dell’eser
cizio 20 07 c on gl i I FRS, l a dat a di t ransizione de ve essere ret rodatata al
1/1/2006. L’azienda opta per lo sfruttamento dell’opzione “fair value as deemed
cost” e rileva i l cespite al fair value del 1/1/2006, derivante da pe rizia e pari a
1.800. Il val ore cont abile se condo l e regol e i taliane a t ale dat a era di 1. 000 –
ammortamento 20 04 ( 2,5%, cioè m età del l’aliquota o rdinaria, di 1.000, pari a
25) – ammortamento 2005 (5% di 1.000, pari a 50); quindi il valore netto conta-
bile era di 925. La rivalutazione sarà di 1.800 – 925 = 875, che dovrà essere de-
purata dall’effetto fiscale (con aliquota 27,5% IRES + 3,9% IRAP = 31,4%) dato
da 8 75 × 31,4% = 274,75. L ’incremento netto della riserva da tra nsizione sarà
dunque di 875 – 274,75 = 600,25. L’aumento del valore del cespite potrà essere
raggiunto incrementando anche il valore del fondo ammortamento. L’incremento
sarà pari al rapp orto tra rivalutazione e attu ale valore netto contabile (875/925 =
0,94595). Per cui il nuovo valore lordo del cespite sarà pari a 1.000 × 1,94595 =
1.945,95 e quello del fondo ammortamento sarà pari a 75 × 1,94595 = 145,95.
La scrittura sarà dunque:

Cespiti 945,95
Fondo ammortamento cespiti 70,95
Fondo imposte differite 274,75
Riserva di transizione IAS 600,25

Da quel momento, se si continua ad ipotizzare la medesima vita utile (18 anni


residui), la nuova quota di ammortamento sarà data dal valore residuo da ammor-
174 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

tizzare (1.800) diviso la vita utile residua (18,5 a nni, in quanto il primo anno era
stato considerato per la metà), con conseguente valore della quota pari a 97,30,
quasi do ppia r ispetto al val ore at tuale del la qu ota o rdinaria di am mortamento
(50). Consegue che l’ammortamento 2006, già determinato con il b ilancio 2006
inserendo una quota di 50, avrà un impatto in termini di maggiori costi a cont o
economico di 47 ,30 e di m inori cost i pe r recu pero di im poste differite. Ip otiz-
zando per semplicità che le nuove aliquote fossero già in vigore dal 2007 (nella
realtà il calco lo d elle differite d ovrebbe avv enire u sando due ali quote di cu i la
prima del 37,25% s olo per il 2007 e quella del 31,4% per i 17,5 esercizi succes-
sivi), il riversamento sarebbe stato del 31,4% di 47,3, pari a 14,85.
In c onclusione, nel p rospetto di t ransizione IAS , l ’esercizio del l’opzione a-
vrebbe avuto i seguenti impatti:
– sul patrimonio netto di apertura (1/1/2006): + 600,25;
– sul risultato economico dell’esercizio 2006 = – 47,3 + 14,85 = – 32,45;
– sul patrimonio netto del 31/12/2006 = 600,25 – 32, 45 = 567,80.

5.1.3. Manutenzione e riparazione

I costi di manutenzione, così come previsto dalla prassi italiana, sono capita-
lizzabili se incrementano i benefici economici futuri r itraibili dal c espite. Negli
altri casi vanno spesati a conto economico.
Secondo lo IAS 16, qualora un intervento di manutenzione o di riparazione
comporti la sostituzione di una parte di un’attività, il relativo valore contabile
dovrà esser e eli minato e contemporaneamente si procederà a capitalizzar e l a
nuova parte.

ESEMPIO 3 – Sostituzione di una parte di una immobilizzazione

Si supponga c he entro un impianto dal costo di 1 00 e amm ortizzato per due


anni al 10 % è in clusa, an che con tabilmente, una p arte ch e viene so stituita. Il
prezzo della p arte n uova è 1 0 e i mplica l ’inclusione nel cespite del c osto del la
parte sostituita.

Impianti 10
Cassa 10

Per cap ire poi quale sia il valore netto con tabile d ella p arte so stituita, co me
previsto dal paragrafo 14 del lo IAS 16, laddove non vi sia precedente esplicita
menzione nella transazione originaria del costo di acquisto della singola parte, si
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 175

deve stimare il costo di una analoga parte come indicazione di quale fosse il co-
sto della parte sostituita quando il cespite fu acquistato o costruito. Si supponga
quindi che la parte avesse un costo alla data di acquisto dell’impianto di 5. Per
cui si deve togliere dal costo dell’impianto 5 e la relativa parte del fondo (20% di
5 = 1). Quindi la eliminazione determina una minusvalenza di 4.

Impianti 5
Fondo ammortamento impianti 1
Minusvalenza 4

A quel punto cambia valore da ammortizzare = (100 – 5 + 10)/8 = 13.


Nella prassi, per semplicità, si tende spesso a considerare la parte acquistata
come costo a carico dell’esercizio, senza svolgere il procedimento sopra indicato
con individuazione della minusvalenza e addebito del componente al cespite
principale.

Con procedura simile alla sostituzione delle parti di cui sopra, si devono con-
tabilizzare i costi di verifica periodica (verifica controllo e ispezione caldaie,
aerei, ecc.). Tali costi sono inclusi nel valore contabile dell’elemento verificato
con eliminazione dell’eventuale valore contabile netto del costo della preceden-
te verifica come descritto nell’esempio precedente.
L’accantonamento a fondi per le manutenzioni cicliche è possibile solo nella
misura in cui sia permesso dalle regole dello IAS 37 (v. Cap. 9) che in sostanza
rende possibile l’accantonamento solo nella misura in cui la manutenzione non
dipenda solo dalla discrezionalità del management ma sia imposta da leggi, con-
tratti o derivi da un’obbligazione constructive.
Infine lo IAS 16 prevede che le cosiddette migliorie sui beni di terzi vengano
iscritte fra le immobilizzazioni materiali e non, come in uso diffuso nella prassi
nazionale, tra le immobilizzazioni immateriali, come esemplificato nel box se-
guente.

Semestrale BENETTON 2005


Migliorie su beni di terzi:
– al 1° gennaio 2004 ed al 30 giugno 2004: la voce viene riclassificata dalle
attività immateriali a vita definita a quelle materiali, in applicazione di quanto
previsto dallo IAS 16 ed inoltre si rileva una riclassifica dalla voce terreni e fab-
bricati;
176 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

– al 31 dicem bre 2004: tale voce, c ome descritto per i pe riodi precedenti, si
incrementa per effetto delle riclassifiche da attività immateriali a vita definita ad
attività materiali in base allo IAS 16 e da terreni e fab bricati, e si rid uce invece
per effetto delle rettifiche derivanti dall’impairment test, effettuato in applicazio-
ne dello IAS 36.

5.1.4. Spese per rimozione/ripristino immobilizzazioni materiali

Una delle peculiarità dello IAS 16 è rappresentata proprio dal trattamento dei
cespiti che richiedono f uture spese di ri mozione e bonifica. È i nfatti previsto
che, qualora al ter mine della vita utile del bene si renda necessario il sosteni-
mento di un costo di boni fica o di ripri stino del sito questo deva essere, oppor-
tunamente att ualizzato, accantonato ad uno specifico fondo, in accordo con lo
IAS 37, e nel contempo capitalizzato incorporandolo nel costo del cespite.
Ogni anno, in sede di chiusura del b ilancio verranno quindi rilevati maggiori
ammortamenti sul maggior costo capitalizzato e verranno rilevati oneri finanzia-
ri, calcolati come interessi che maturano sul fondo d i cui sopra. Così facendo,
quando si arriverà al termine della vita utile del cespite e si procederà alla boni-
fica, si disporrà di un fond o pari al co sto preventivato all’atto dell ’acquisto del
cespite. In so stanza il cost o della bonifi ca del sito viene spal mato durante tutta
la vita utile del cespite. Per un esempio contabile si rinvia al Capitolo 9.

Bilancio SEAT PG 2006


Il costo dei cespiti include anche i costi previsti per lo smantellamento del ce-
spite e il ripristino del sito laddove sia presente un’obbligazione legale o implici-
ta. La corrispondente passività è rilevata, nell’esercizio in cui sorge l’obbligo, in
un fondo iscritto tra le p assività nell’ambito dei fondi per rischi e oneri futuri, al
valore attuale; l’imputazione a conto economico dell’onere capitalizzato avviene
lungo la vita utile delle relative attività materiali attraverso il processo di ammor-
tamento delle stesse.

5.1.5. La contabilizzazione degli oneri finanziari (IAS 23)

Lo IAS 23 si occupa della capitalizzazione degli oneri fina nziari. In pa rti-


colare prevede che, qualora tra il sostenimento del costo per lo sviluppo di un
cespite tramite acquisto/acquisizione e l’entrata di questo in funzione passi un
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 177

lasso di tempo significativo tale da considerarlo a norma dello IAS 23 com e


qualifying asset), s ia obbligatorio proc edere al la ca pitalizzazione degli oneri
finanziari sostenuti.
Sono da capi talizzare gli oneri direttamente i mputabili all’ acquisizione del
cespite, ossia quegli oneri che non sarebbero stati sostenuti se non si fosse pro -
ceduto all’acquisizione del cespite.
Con questa regola secondo lo IAS 23 si devono imputare oneri finanziari an-
che nel caso in cui non vi siano specifi ci finanziamenti appositamente contratti,
che rappresenta invece l a condizione essen ziale per capitalizzar e i costi di fi -
nanziamento secondo l’OIC 16. Nel caso di assenza di finanziamenti di scopo
dove sussiste una relazione biunivoca cespite-finanzi amento, co me nel caso di
mutui ipotecari o finanziamenti per acquisto macchinari, si dovranno capitaliz-
zare oneri fin anziari se l’azienda è in g rado di dim ostrare che per effetto dello
sviluppo del nuovo cespite abbia sost enuto degli investimenti incrementali, tali
da comportare un increm ento del fabbi sogno di fina nziamento e quindi del so-
stenimento di oneri finanziari.
Questa maggiore possibilità di capitalizzazi one di oneri finanziari segna una
sostanziale differenza rispetto alle regole italiane.
Secondo l o I AS 23, la capitalizzazione de gli oneri f inanziari inizia quando
(1) sono state sostenute le spese per l’ acquisto dell’attività, (2) sono stati soste-
nuti gli oneri finanziari e (3) sono iniziate le attività necessari e per l’entrata in
funzione del bene. Si dovrà neces sariamente smettere di capitalizzar e gli one ri
finanziari non appena l’attività è pronta per l’entrata in funzione.
La capitalizzazione dei costi di finanziam ento soggiace inoltre ad alcuni li-
miti:
1. è possibile solo per i ben i valutati con il metodo del costo mentre non è con-
sentita per i cespiti valutati con il modello del fair value (si veda il prosieguo
del capitolo), in quanto per essi non si deve calcolare un costo;
2. non si deve in ogni caso superare il valore recuperabile dei cespiti;
3. non si possono capitalizzare oneri finanz iari eccedenti la m isura degli oneri
finanziari imputati a conto economico.

Il calcolo degli interessi da im putare al cespite si deve basare sul c osto me-
dio ponderato annuo dei finanziamenti.
Infine va sottolineato come, secondo lo IAS 23, non sia possibile un’applica-
zione selettiva, bensì una volta stabilita una linea di comportamento per un de-
terminato cespite ci si dovrà co mportare uniformemente con tutti i beni aventi
caratteristiche similari.
178 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

ESEMPIO 4 – Capitalizzazione degli oneri finanziari

Si supponga che l’azienda stia sviluppando un cespite (es. un nuovo impian-


to) la cu i costruzione richiede tre an ni e il cui importo medio di costi sostenuti
(senza oneri finanziari) durante i tre anni sia il seguente:
– 2012: costo costruzione dell’anno = 20.000; costo capitalizzato a SP final e =
20.000;
– 2013: costo costruzione dell’anno = 50.000; costo capitalizzato a SP final e =
70.000;
– 2014: costo costruzione dell’anno = 30.000; costo capitalizzato a SP final e =
100.000;
– costo costruzione impianto finale = 100.000.
L’investimento m edio ann uale a q uesto punto è dat o dalla m edia dei val ori
iniziali e finali: per ciascun anno:
– 2012: media investimento per l’impianto nell’anno = (0 + 20.000)/2 = 10.000;
– 2013: m edia invest imento per l ’impianto nel l’anno = (20. 000 + 70.000)/2 =
45.000;
– 2014: media investimento per l’impianto nell’anno = (70.000 + 100.000)/2 =
85.000.
Questi tre valori (10.000 per il primo anno, 45.000 per il secondo, 85.000 per
il terzo ) rappresentano l’i nvestimento riferito al nu ovo i mpianto e sono la base
sulla q uale cal colare gli in teressi. Per cap ire se ad ess o si pos sono applicare le
regole dello IAS 23 si tratta di valutare se si è in presenza di un investimento in-
crementale oppure semplicemente sostitutivo.
Prima di proce dere alla capit alizzazione di interessi, si tra tta di capire se la
costruzione del n uovo im pianto ha co mportato un fabbisogno di f inanziamento
incrementale, circostanza determinante per capire se gli oneri finanziari richiesti
dal finanziamento necessario per la sua costruzione siano da considerarsi “evita-
bili”. Se il fab bisogno fi nanziario co mplessivo, infatti, riman e id entico p ur ac-
quistando il cespite, allora non si sosterranno nuovi interessi passivi “evitabili”.
Si tratta dunque di capire se il nuovo impianto va ad aggiungersi alla attuale
struttura produttiva, po tenziandola, oppure se risu lta essere un a so stituzione d i
impianti già esistenti. Nel primo caso è facile d imostrare che il capitale investito
nel nuovo impianto è incrementale; nel secondo caso, invece, si tratta di stabilire
l’incremento netto di capitale tenuto conto della dismissione degli altri impianti
che finiscono per essere rimpiazzati dal nuovo impianto.
Supponiamo i nfatti la situ azione n ella quale l’impianto vad a a sostituire d ei
cespiti esistenti non anc ora del tutto a mmortizzati (e che qui ndi prese ntano un
valore residuo che confluisce nel capitale investito e quindi nel fabbisogno di fi-
nanziamento).
Si supponga che in previsione della entrata in funzione del nuovo impianto,
nel 2 014 si di smetta un cesp ite Al fa dal va lore resi duo di 12. 000 ricevendo i n
cambio una somma d i 2.000 (con minusvalenza quindi di 10.000) a tito lo di va-
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 179

lore di realizzo. La riduzione del fabbisogno di finanziamento medio annuo del


2014 derivante dalla dismissione di Alfa è p ari alla media del capitale investito
in Alfa durante l’anno 2014, ossia: (12.000 [valore iniziale] + 2.000 [valore fina-
le di recupero])/2 = 7.000
Ne risu lta ch e il fabb isogno d i fi nanziamento i ncrementale n on co incide
sempre con l’investimento medio per la costruzione del nuovo impianto.

2012 2013 2014


Investimento medio nel nuovo impianto 10.000 45.000 85.000
Disinvestimenti correlati – 7.000
(1 – 2) Invest. medio incrementale da finanziare 10.000 45.000 78.000

Ne consegue, che per una corretta applicazione dello IAS 23 dovrà risultare
un piano analitico dal quale risulti il leg ame tra i nuovi cespiti e la stru ttura già
esistente, che dimostri l’ampliamento o meno della capacità produttiva. Volendo
essere meno rigorosi, si può pensare di confrontare per ogni anno l’importo del-
l’investimento netto nel nuovo im pianto con la variazione (v alore f inale-valore
iniziale) del valore netto residuo dei cespiti della stessa cat egoria. Se qu est’ulti-
ma v ariazione è p ositiva, si po ssono calco lare in teressi su ll’intero investimento
medio nel nuovo im pianto; se invece la variazione fosse negativa (valore finale
minore del valore iniziale), l a capitalizzazione degli interessi si dovre bbe calco-
lare solo sulla differenza tra in vestimento medio nel nuovo impianto e la varia-
zione così calcolata, che rappresenta in effetti un disinvestimento.
Il calcolo degli interessi si basa sul costo medio ponderato annuo dei finan-
ziamenti. In tali situazioni, per semplicità, si deve calcolare il rapporto tra to tale
degli oneri finanziari netti (al netto cioè dei proventi finanziari) desunti dal conto
economico, che qu indi riepiloga il costo del fin anziamento effettiv o per tu tta
l’azienda e rapp ortarlo alla po sizione finanziaria netta media dell’anno (ottenuto
come semisomma della posizione finanziaria netta ad inizio anno e qu ella a fine
anno). Si prende la posizione finanziaria netta per omogeneità con la considera-
zione degli oneri finanziari netti (al netto cioè degli interessi attivi). Supponendo
un costo medio ponderato del 6% per l’anno 2012 e supponendo per semplicità
che esso rimanga costante nel 2013 e nel 2 014, il valore degli interessi capitaliz-
zati sarebbe dunque il seguente:

2012 2013 2014 Totale


Investim. medio incrementale da finanziare 10.000 45.000 78.000
Costo medio finanziamento 6% 6% 6%
Interessi da capitalizzare 600 2.700 4.680 7.980

Si d eve però co ntrollare per ogni an no ch e l’en tità co mplessiva dei costi d i
finanziamento che l’azienda capitalizza non sia superiore ai costi di finanziamen-
180 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

to netti effettivamente sostenuti e risu ltanti a con to economico. Il v alore da am-


mortizzare del cespite sarebbe dunque 107.980 e non più 100.000. Si deve però
anche verificare che t ale im porto n on s uperi i l val ore rec uperabile del cespi te,
circostanza nella quale dovrà essere svalutato. Non appena l’immobilizzazione in
questione è pronta per l’entrata in funzione deve cessare la capitalizzazione degli
oneri finanziari.

Imputazione degli oneri finanziari – ENI (ITA) Bilancio 2010


Quando è necessario un rilevante periodo di t empo affi nché i l bene si a pr onto
all’uso, il prezzo di acquisto o il costo di produzione include gli oneri finanziari
sostenuti che teoricamente si sarebbero risparmiati, nel periodo necessario a ren-
dere il bene pronto all’uso, qualora l’investimento non fosse stato fatto.

5.1.6. I contributi in conto capitale (IAS 20)

Per l’acquisizione di cespiti possono esservi contribut i sia pubblici che pri-
vati, intesi come agevolazioni concesse da terzi soggetti per favorire la dotazio-
ne strutturale dell’azienda. Lo IAS 20 è il principio che disciplin a i contributi
pubblici, ma estensivamente si può applicare le stesse regole anche ai contributi
privati. In questa sede si tratta dei c ontributi in conto capitale, ossia contributi
per il cui ottenimento è condizione essenziale che l’ azienda acquisti, costruisca
o comunque acquisisca attività immobilizzate. Per i contributi in conto esercizio
si rinvia invece al Capitolo 11.
Il contributo in conto capitale deve essere contabilizzato quando sia ragione-
volmente certo che l’azienda rispetti le condizioni previste per il suo ottenimen-
to e il contributo sia ricevuto. La “r agionevole certezza” i mplica quindi che in
quel momento sussistono tutte le condizioni richieste per la verifica di tale even-
to, solo che, potendosi trattandosi anche di evento fut uro, esso potr ebbe ancora
non essersi concretizzato.
Se i contribut i in parola sono ricono sciuti quale co mpensazione di costi che
l’azienda sostiene per l’ acquisizione di cespiti (ad esempio investimenti in zone
depresse o in momenti svantaggiati dal punto di vista operativo), essi rappresen-
tano un ricavo pluriennale da imputare per quote a conto economico in modo da
allinearlo ai costi che si vogliono compensare. Per cui i contributi in conto capi-
tale si ripartiranno sull o s tesso arco tem porale del cespite per il quale è stato
concesso l’incentivo.
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 181

Contabilmente essi possono essere rilevati secondo due modalità:


– come ricavi pluriennali, da imputare poi per quote in funzione della vita utile
del cespite;
– come storno diretto dal costo dell’ immobilizzazione. In questo m odo l ’in-
cidenza a conto econom ico di questo r icavo plurien nale si manifesta co me
minore importo delle quote di ammortamento del cespite.

Iscrizione dei contributi in conto capitale – IMMSI (ITA) – Bilancio 2010

Con particolare riferimento al settore navale (gruppo Rodriquez), i contributi


Ministeriali sulla ricerca, riferiti a fondi nazionali e comunitari, maturati sui costi
di r icerca so stenuti e cap italizzati, v engono r egistrati n ei risconti p assivi e v er-
ranno contrapposti alla conta bilizzazione degli ammortamenti nel C onto econo-
mico; per i progetti che pre vedono la r ealizzazione di un prototipo, il contribut o
riconosciuto sui costi realizzati viene contabilizzato a Conto econom ico in pro-
porzione allo stato d’avanzamento della costruzione. I c ontributi Ministeriali re-
lativi ai p rogrammi di investimenti, agevolati ai sen si della Legge 488/92 e r ife-
riti ai progetti d i ri strutturazione dei can tieri R odriquez di Messi na e di Poz-
zuoli, vengono contabilizzati alla voce Crediti in base al contributo maturato in
proporzione all’investimento r ealizzato; le r elative con tropartite trovano all o-
cazione i) nel Conto econom ico per la quota ri ferita all’anno di acquisizi one
dei relativi beni e ii) nei Risconti passivi per le quote relative ai futuri periodi
di ammortamento.

Un contributo in conto capitale che deve essere restituito (ad es. per mancato
rispetto delle condizioni previste per la sua concessione) deve essere contabiliz-
zato come una rettifica di una stima cont abile (come previsto dall o IAS 8). La
restituzione di un contributo in conto capitale deve essere rilevat a quindi au-
mentando il valore contabile del bene o riducendo i l saldo dei ricavi differiti
dell’ammontare da restituire. L’ ammortamento complessivo ulteriore che, qua-
lora il contributo n on fos se stato ottenut o, sarebbe stato rilevato fino a quel
momento, deve essere rilevato immediatam ente come costo. Le circostanze che
danno luogo alla restituzione di un contributo in cont o capitale po ssono richie-
dere di verificare il nuovo valore contabile del bene al fine di determinare se es-
so abbia subito una riduzione di valore.
182 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

ESEMPIO 5 – Trattamento dei contributi in conto capitale

Si supponga a tito lo esemplificativo la co ncessione di un contributo di 1.000


per l’acquisizione (avvenuta nello stesso anno) di un impianto dal valore di 2.000
ammortizzato in cinque anni al tasso costante del 20%.
La prima alternativa concessa dallo IA S 20 prevede di considerare il c ontri-
buto quale un ricavo pluriennale avente una co mpetenza relativa a t utti gli anni
di vita utile del cespite. Conseguentemente il co ntributo viene registrato inizial-
mente come un ri cavo pluriennale (da registrarsi nel passivo patrimoniale) e poi
imputato per quote al termine dell’esercizio, facendo in modo che ogni esercizio
sia attribuita al cont o economico una quota del 20% (proporzionale all’ammor-
tamento del macchinario), pari a 200. In contabilità avremo:

Ottenimento del contributo


Banca c/c 1.000
Ricavi pluriennali per contributi acquisto impianti 1.000

31/12 – Imputazione della quota di contributo di competenza dell’esercizio


200
Ricavi di esercizio 200

Dal momento che la quo ta di ammortamento dell’impianto in ogni esercizio


sarà di 400, nel conto economico l’incidenza del costo relativo a tale cespite sarà
di 400 – 200 = 200, al netto quindi dell’effetto del contributo, che risulterà però
formalmente distinto dalla quota di ammortamento in quanto riepilogato tra i ri-
cavi del cont o econom ico. Sostanzialm ente lo stesso risu ltato è raggiunto nella
seconda alternativa, portando immediatamente il co ntributo a diretta rettifica d el
costo del cespite.

Ottenimento del contributo


Banca c/c 1.000
Ricavi pluriennali per contributi acquisto impianti 1.000

31/12 – Sottrazione del contributo dal costo dell’impianto


Ricavi pluriennali per contributi acquisto impianti 1.000
Impianti 1.000

In questo secondo modo, l’effetto a conto economico del contributo si mani-


festa tramite minori quote di ammortamento (il 20% di 1.000, cioè 200 ogni eser-
cizio anziché 400 come nella prima alternativa), facendo sì che l’impatto globale
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 183

sul conto economico sia lo stesso della prima alternativa. In nessun caso, comun-
que, può essere accreditato l’intero importo del contributo a conto economico.
Si supponga adesso che sia stata usata la seconda alternativa (sottrazione del
contributo dal cespite) e che dopo due anni il contributo debba essere restituito.
A quel punto gli ammortamenti imputati nei primi due anni sono stati di 200 +
200. In assenza di contributo sarebbero stati 400 + 400. Per cui contabilmente si
rileverà quanto segue:

Restituzione del contributo


Banca c/c 1.000
Impianti 1.000

Imputazione del maggiore ammortamento finora evitato


Ammortamento impianti 400
Fondo ammortamento impianti 400

Per l’importo spesso significativo che spesso caratterizza tali contributi lo


IAS 20 suggerisce di evidenziarne separatamente l’impatto nel rendiconto fi-
nanziario.

5.1.7. Il trattamento contabile successivo all’acquisizione

Una volta acquisiti, i cespiti devono essere valutati ad ogni reporting date.
Al riguardo, diversamente dalle regole italiane che prevedono solo un criterio
(costo-ammortamenti), lo IAS 16 permette di scegliere liberamente tra due mo-
delli alternativi, il metodo del costo e quello del fair value.

Il cost model
Il cost model si identifica sostanzialmente con la pratica in uso in Italia e co-
dificata dal documento n. 16 dell’OIC. In sostanza, il trattamento in oggetto
prevede che il cespite venga mantenuto iscritto al costo storico decurtato degli
ammortamenti e delle svalutazioni. Per la procedura di ammortamento vale so-
stanzialmente quanto già noto nel quadro normativo nazionale.
Scopo del processo di ammortamento è quello di spalmare il costo del cespi-
te sugli esercizi in cui questo cede utilità all’interno del processo produttivo.
Pertanto esso deve essere sistematico, deve essere a quote costanti o impiegare
184 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

altro metodo tale da consentire una sua disposizione razionale (si pensi all’am-
mortamento in base alle unità prodotte).
Per quanto attiene le svalutazioni si rin via alla trattazione dello I AS 36, pre-
sentata nel Cap. 6.
Ovviamente gli ammortamenti sar anno da com putare solo per i cespiti che
hanno vita utile definita; per quelli con vita indefinita (come i terreni) non vi sa-
rà ammortamento.
La procedura di ammortamento secondo lo IAS 16 differisce dalle regole ita-
liane solo per la m aggiore libertà nella scelta del criterio di ammortamento. Si
possono i nfatti scegliere i nfatti anche criteri a quot e variabili in relazione alla
percentuale di utilizzo del cespite nei si ngoli esercizi rispetto al totale della ca-
pacità produttiva utilizzabile nel corso della vita util e (es. l’ ammortamento an-
nuo di una cava avviene i n base al rapporto tra vol ume scavato nel periodo ri-
spetto a volume stimato complessivo scavabile iniziale).

Il revaluation model
Il revaluation model costituisce una novità rispe tto al quadro normativo ita-
liano. Secondo lo IAS 16 è infatti possibile, qualora per una determinata catego-
ria di beni si scelga di adottare tale modello, effettuare periodica mente il rialli-
neamento al fair value. In sostanza, secondo questo modello, il valore di un ce-
spite viene determinato come segue:
+ costo iniziale del cespite;
+/– adeguamenti al fair value;
– ammortamenti;
– svalutazioni.
È importante notare come non viene meno il processo d’ammortamento.
L’adeguamento al fair value deve avvenire quando s i ritiene che esso si di-
stacchi significativamente dal valore co ntabile. Quindi tali adegua menti posso-
no avvenire annualmente o ad intervall i più am pi in funzione dell’ampiezza e
della frequenza delle oscillazioni del fair value.
L’eventuale rivalutazione co mporta la creazione di u n’apposita riserva di ri-
valutazione all’interno del patrim onio netto, a meno che non vi siano state pre-
cedenti svalutazioni confluite a conto economico, caso in cui la rivalutazione va
imputata a conto economico fino a co ncorrenza del la precedente svalutazione
(al netto degl i amm ortamenti aggiu ntivi che vi sarebbero stati se non si f osse
precedentemente svalutato). L’ eventuale svalutazione e mergente dall’ adegua-
mento a fair value confluirà invece direttamente a conto economico, a meno che
non vi sia stata una precedente rivalutazione im putata a riserva, caso nel quale
la svalutazione andrà prioritariamente a ridurre tale riserva.
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 185

Nell’effettuare l’adeguamento al fair value si pone il problema di come trat-


tare il fondo ammortamento, e IAS 16 fornisce due soluzioni:
– adeguare il fondo;
– eliminare il fondo.
La prima soluzione risulta nella maggior parte dei casi la preferibile.
L’applicazione del revaluation model richiede di determinare il fair value di
un cespite. Secondo lo IASB il fair value è il corrispettivo al quale un’attivit à
potrebbe essere scambiata, o una passiv ità estinta, in una libera tr ansazione fra
parti consapevoli e disponibili.
Lo IAS 16 propone cinqu e para metri per determinare il fair value dove la
considerazione del successivo non può avvenire se si può determinare un valore
con il parametro precedente:
I. la migliore evidenza è il prezzo pattuito in un accordo vincolante di vendita
tra controparti indipendenti;
II. se un’ attività è co mmercializzata in un m ercato att ivo, il fair value corri-
sponde al prezzo di mercato dell’attività. Il mercato attivo è un mercato do-
ve: a) gli elementi co mmercializzati sul mercato risultano om ogenei; b) ac-
quirenti e venditori disponibili esistono in qualsiasi momento; e c) i prezzi
sono disponibili al pubblico;
III. il prezzo dell’operazione più recente può fornire un criterio con il quale po-
ter sti mare il fair value, p urché non siano intervenut i significativi cam bia-
menti nel contesto econo mico tra la da ta dell’operazione e quella in cui la
stima è effettuata;
IV. in base alle m igliori informazioni di sponibili per riflettere l’ammontare che
l’entità potrebbe ottenere dalla dism issione dopo che i costi di dis missione
siano stati dedotti. A tal fine l’ entità considera il risu ltato di recen ti transa-
zioni per attività similari effettuate nello stesso settore industriale;
V. flussi finanziari attualizzati basati su stime attendibili.

Le rivalutazioni rappresentano un OCI (other comprehensive income) da in-


cludere nella seconda sezione dello Statement of comprehensive income.
La riserva di rivalutazione secondo quan to disposto dall’art. 6 del D.Lgs. n.
38/2005 non è distribuibile né utilizzabile per altri scopi. Essa si riduce solo per
effetto del realizzo del cespite tramite ammortamento o cessione del cespite, ca-
so nel quale l’ importo della riserva si t rasferisce a r iserve di utili liberam ente
distribuibili.
In Italia le rivalutazioni/svalutazioni derivanti dal revaluation model non so-
no riconosciute fiscalmente e quindi generano imposte differite/anticipate.
186 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

ESEMPIO 6 – Applicazione del revaluation model ad un cespite

Si ipotizzi che l’azienda abbia acquistato un macchinario per un importo di


100 comprensivo degli oneri accessori. Si supponga che l’azienda scelga di con-
tabilizzare il bene (e conseguentemente la classe cui appartiene) secondo il reva-
luation model e che alla fine del secondo periodo successivo all’acquisto il fair
value sia mutato in modo significativo. Sorgerà quindi l’esigenza di compiere
una rivalutazione. Ipotizzando che la quota di ammortamento sia del 10% annuo,
alla fine del secondo periodo, dopo aver già computato la quota di ammortamen-
to del periodo, il valore netto contabile è di 80 (100 – 20). Se a tale data il fair
value è di 120, l’azienda dovrà rivalutare il bene di 40. L’incremento percentuale
del costo storico e del fondo ammortamento sarà pari al rapporto tra la differenza
del fair value con il valore netto di partenza e il valore netto di partenza ossia
(120 – 80)/80, pari al 50%. Quindi il valore originario aumenterà di 100 (50% =
50 e il fondo ammortamento di 20 (50% = 10.
L’incremento del valore del cespite al netto dell’incremento del relativo fon-
do ammortamento (50 – 10 = 40), alimenterà un’apposita riserva del patrimonio
netto, non distribuibile in quanto il plusvalore non è ancora realizzato. Dal valore
di tale riserva dovranno tuttavia essere sottratte le imposte differite, come disci-
plinato dallo IAS 12, dal momento che il fisco non riconosce la rivalutazione
quale incremento del costo deducibile. Ipotizzando per semplicità un’aliquota fi-
scale del 40%, tali imposte saranno pari a 16. La riserva sarà dunque pari a 40 –
16 = 24. Contabilmente vi sarà quindi la seguente rilevazione:

Rivalutazione di immobilizzazioni materiali

Macchinari 50
Fondo ammortamento macchinari 10
Fondo imposte differite 16
Riserva di rivalutazione 24

A tal punto l’ammortamento sarà calcolato non più su 100 (valore iniziale)
ma su 150 (100 + 50 rivalutazione), determinando quindi una quota annua di 15.
La riserva di rivalutazione potrà rendersi disponibile o complessivamente al
momento della dismissione finale del bene, oppure per quote in funzione della
differenza tra la quota di ammortamento determinata sul valore rivalutato e la
quota di ammortamento che si sarebbe avuta senza adeguamento al fair value
(15 – 10 = 5). Lo IAS 16 però precisa che lo storno della riserva di rivalutazione
non si tradurrà in un ricavo a conto economico, ma in un incremento delle riserve
di utili. Il fisco non riconosce deducibile il maggiore ammortamento di 5 e lo
porta ad aumento della base imponibile determinando maggiori imposte. L’azienda
fronteggerà il maggior debito tributario stornando quota del fondo imposte diffe-
rite precedentemente costituito (5 (40% = 2). La riserva di rivalutazione sarà gi-
rata a riserva disponibile per 3.
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 187

Quindi, ipotizzando di gira re la riserva disponibile per quote man mano che
procede l’ammortamento, nell’esercizio successivo alla rivalutazione avremo:

Ammortamento di immobilizzazioni materiali rivalutate


Ammortamento macchinari 15
Macchinari 15

Trasferimento della rivalutazione di immobilizzazioni materiali


Riserva di rivalutazione 3
Riserve di utili di esercizi precedenti 3

Riversamento delle imposte differite


Fondo imposte differite 2
Imposte differite 2

In questo m odo n ell’arco d egli an ni 8 an ni su ccessivi al la riv alutazione il


fondo imposte d ifferite e la riserv a di utili saranno co mpletamente sto rnate, as-
sieme al completo ammortamento del bene.
Se in alternativa il bene fosse dismesso l’anno successivo a quello della riva-
lutazione, incassando un importo di 130, la rilevazione sarebbe la seguente:

Chiusura del fondo ammortamento


Fondo ammortamento macchinari 30
Macchinari 30

Eliminazione del cespite e della riserva di rivalutazione


Banca 130
Riserva di rivalutazione 024
Fondo imposte differite 016
Imposte differite 016
Riserve di utili di esercizi precedenti 024
Plusvalenza 010
Macchinari 120

Con questo meto do, diversamente d alla con sueta p rassi co ntabile italian a, a
conto economico transiterà solo la plusvalenza di 10 (e non di 50, data da 130 – 80),
mentre la rivalutazione compiuta, anche se a questo punto realizzata, pe rmarrà a
stato patrimoniale nel netto sotto forma di utili distribuibili. Il fondo imposte an-
drà infine stornato completamente in quanto nell’esercizio di realizzo il fisco tas-
188 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

serà la plusvalenza di 130 (prezzo di vendita) – 80 (valore residuo del cespite ri-
conosciuto fiscalmente) = 50. Di tale plusvalenza fiscale quella di competenza
dell’esercizio è soltanto di 10, mentre sulla plusvalenza di 40 che corrisponde al-
la rivalutazione precedente sarà utilizzato il fondo imposte differite (pari appunto
al 40% di 40, cioè 16).

Analisi dei modelli: costo vs fair value


Tra le ragioni che possono far ritenere preferibile l’adozione del revaluation
model vi è la maggior rilevanza informativa per i terzi. Ricordiamo infatti come
il fair value discende da una valutazione di flussi di cassa futuri. Proprio per la
genesi del fair value, la sua applicazione tende anche a facilitare l’analisi delle
performance interne. Inoltre sottolineiamo come tramite l’adozione del revalua-
tion model vi sia un avvicinamento tra quello che è l’utile di bilancio e quello
che è il risultato della gestione che deve tener conto anche delle plusvalenze po-
tenziali prodotte durante l’esercizio.
Invece, tra le ragioni che possono far ritenere preferibile il restare sul cost
model si trova l’elevata volatilità del fair value e soprattutto i suoi riflessi sul
risultato d’esercizio e sul patrimonio netto. Non vanno dimenticati i costi di im-
plementazione di un sistema che necessita di un monitoraggio periodico. Si ri-
corda infine che, parlando di transazioni ipotetiche, è scarsamente verificabile la
valutazione compiuta ed è facile immaginare quali rischi ciò comporti, soprattutto
per quanto attiene la tutela dei terzi. Proprio per tali caratteri per i beni privi di un
mercato attivo l’applicazione di questo criterio risulta molto problematica.
In caso di uso dell’opzione del revaluation model, nelle note si devono indi-
care:
a) la data effettiva della rideterminazione del valore;
b) se ci si è avvalsi di un perito indipendente;
c) i metodi e le assunzioni significative applicati nella stima dei fair value degli
elementi;
d) la misura in cui i fair value degli elementi sono stati determinati direttamente
facendo riferimento a prezzi osservabili in un mercato attivo o a recenti tran-
sazioni di mercato effettuate a condizioni normali o sono stati stimati utiliz-
zando altre tecniche di valutazione;
e) per ciascuna classe di immobili, impianti e macchinari il cui valore è stato
rideterminato, il valore contabile che sarebbe stato rilevato se le attività fos-
sero state valutate secondo il modello del costo; e
f) l’eccedenza di rivalutazione, con le variazioni dell’esercizio ed eventuali li-
mitazioni nella distribuzione del saldo agli azionisti.
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 189

5.1.8. Informazione integrativa disposta dallo IAS 16

Il contenuto delle note previste dallo IAS 16 è m olto in linea con quanto già
noto secondo la norm ativa nazionale. Quindi, per ciascuna classe di imm obili,
impianti e macchinari, si devono indicare:
a) i criteri impiegati nella valutazione (cost model, ecc.);
b) il criterio di ammortamento utilizzato;
c) le vite utili o il tasso di ammortamento utilizzato;
d) il movimento dei valori relativi che partendo dal contabile lordo, dagli am -
mortamenti accumulati e dalle svalutazioni (eventuali) accu mulate mostri le
cause di variazione che spieghino il valore finale:
– increm enti
– riclassificazioni, come nel caso di classificazione di immobilizzazioni
come possedute per la vendita o inclu se in un gruppo in dismissione clas-
sificato co me posseduto per la vendita, in conf ormità all’IFRS 5 e altre
dismissioni;
– acquisizioni a seguito di aggregazioni aziendali;
– aumenti o diminuzioni derivanti dalla applicazione del revaluation model;
– svalutazioni/ripristini secondo quanto previsto dallo IAS 36;
– amm ortamenti;
– differenze nette di cam bio derivanti dalla conversione de l bilancio dalla
valuta funzionale in una diversa moneta di presentazi one, inclusa la con -
versione di una gestione estera nella moneta di presentazione dell’ entità
che redige il bilancio; e
– altri cambiamenti.
Nelle note si devono deve inoltre indicare:
a) l’esistenza e l ’ammontare di restrizioni sulla titolarità e i mpegni di imm obi-
lizzazioni a garanzia di passività;
b) l’importo delle spese rilevate nel valore contabile di una imm obilizzazione
nel corso della sua costruzione;
c) l’ammontare degli im pegni contrattu ali in essere per l’ acquisto di imm obi-
lizzazioni; e
d) se non è in dicato separatam ente nel prospetto del conto econo mico, l’im -
porto del risarcim ento da parte di te rzi imputato a co nto economico per im -
mobilizzazioni che hanno subito una ri duzione di valore, sono stati persi o
dismessi.
In conform ità a quanto p revisto dalla IAS 8, si de ve indicare l a natura e
l’effetto di un ca mbiamento di stima c he ha un effetto sull’ esercizio corrente o
190 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

ci si att ende che lo abbia sugli esercizi successivi. Per le i mmobilizzazioni tale
indicazione può derivare dai cambiamenti nelle stime con riferimento a:
a) valori residui;
b) costi stimati di smantellamento, rimozione o ripristino degli elementi di im -
mobili, impianti e macchinari;
c) vite utili; e
d) criteri di ammortamento.
Lo IAS 16 suggerisce inoltre di fornire nelle note le seguenti informazioni:
a) il valore di elementi temporaneamente inattivi;
b) il valore contabile lordo di elementi completamente ammortizzati ma ancora
in uso;
c) il valore di elem enti ritirati dall’uso attivo e non classificati co me posseduti
per la vendita in conformità all’IFRS 5; e
d) quando viene adottato il modello del co sto, il fair value (valore equo) di im-
mobili, im pianti e macchinari quando questo è notevolm ente differente dal
valore contabile.

5.1.9. Gli investimenti immobiliari (IAS 40)

Secondo lo IAS 40 un “investimento immobiliare è una proprietà immobilia-


re (terreno, fabbricato) posseduta (dal proprietario o dal locatario tramite un
contratto di leasing finanziario) al fine di conseguire canoni di locazione e/o
per l’apprezzamento del capitale investito”. Lo standard non si a pplica invec e
agli immobili occupati dall’azienda proprietaria perché usati per lo svolgimento
di altre attività produttive (disciplinati dallo IAS 1 6) o a quelli destinati alla
vendita nell’ambito della gestione ordinaria.
Anche i beni in corso di costruzione che saranno destinati una volt a ultimati
a divenire proprietà immobiliari nel senso sopra inteso sono assoggettati alla di-
sciplina dello IAS 40.
Ricadono sotto l’ambito dello IAS 40 anche gli imm obili concessi in leasing
operativo (operazione da assimilare all’affitto) dal locatore e gli i mmobili ac-
quisiti in leasing finanziario dal locatario ed adibiti ad affitto o rendita 1.

1
Come casi particolari lo standard contempla anche le seguenti situazioni:
– se un immobile è in parte adibito ad investimento immobiliare e in parte a immobile strumen-
tale per al tra attività produttiva, si dovrà anzi tutto valutare la pos sibilità di separ are contabil-
mente le due parti per sottoporle a contabilizzazioni diverse; se ciò non fosse possibile, si do-
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 191

Per quanto ri guarda la rilevazione iniz iale, analogamente a quanto disposto


dallo IAS 16, l’ investimento immobiliare deve essere valutato al costo, con le
stesse regole precedentemente descritte (v. par. 5.1.2).
Dal punto di vista della valutazione successiva, lo IAS 40, analogam ente a
quanto previsto dallo IAS 16 prevede due modelli alternativi per le rilevazioni
successive a quella iniziale, il cost model e il revaluation model, con alcune dif-
ferenze rispetto allo IAS 16. La scelta tr a i due criteri alternativi è libera; tutta-
via lo IAS 40 esprime una certa preferenza per il criterio del fair value:
– affermando che il passaggio da un criterio di valutazione all’altro potrà es-
sere effettuato solo se si migliora la rappresentazione in bila ncio della si-
tuazione azie ndale e ritenendo “a ltamente improbabile” che il passaggio
dal criterio del fair value a quello del costo migliori l’informativa di bilan-
cio;
– considerando che le aziende che usano il criterio del costo devono comunque
mostrare a titolo informativo il fair value dei beni in questione.
D’altronde, q uesta preferenza si inseris ce nella grad uale crescente afferma-
zione del crit erio del fair value nelle v alutazioni di bilancio seco ndo la logica
IASB.

Il metodo preferito dallo IAS 40: la valutazione al fair value


Secondo lo I AS 40 il m etodo di riferimento è rappresentato dal revaluation
model, però a differenza di quanto avviene secondo lo IAS 16, qui il pr ocesso
d’ammortamento deve essere sospeso. Le plusvalenze e le minusvalenze che s i
generano dall’ applicazione del fair value devono essere inviate direttamente a
conto economico, anzich é a riserva di ri valutazione. In Italia fiscal mente i
plus/minusvalori derivanti dall’applicazione di tale metodo sono irrilevanti e de-
terminano pertanto lo stanziamento di imposte differite/anticipate.
È evidente che la determinazione del fair value risulta agevole in presenza di
un mercato attivo, con formazione di prezzi recenti per beni similari. Dove non
risultino prezzi correnti o il mercato non sia attivo, l’ azienda deve riferirsi a
mercati per beni similari, aggiustando il valore per tenere conto delle differenze

vrà considerare il tutto come investimento immobiliare solo se è insignificante la parte adibita
ad altra attività produttiva;
– se agli occup anti di un investim ento im mobiliare l’az ienda forni sce anche d ei se rvizi com -
plementari (es. ristorazione o trasporto), si tratta di valutare quale componente (tra alloggio e
servizi complementari) è pr evalente. Se preva lgono i serviz i forn iti ( come in un albergo) la
proprietà sarà contabilizzata secondo lo IAS 16. La difficoltà di compiere nette separazioni in
alcuni casi limite, induce comunque lo IAS 40 a richiedere attenzione nel giudizio.
192 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

dei beni. Op pure il fair value potrebbe esser e deter minato sti mando i fl ussi di
cassa futuri derivanti da contratti di affi tto in essere o da contratti di affitto esi-
stenti per beni similari e scontandoli ad un tasso che r ifletta che rifletta le incer-
tezze aziendali circa l’entità ed il momento di verifica di tali flussi.
Lo IAS 40 incoraggia, pur non obbli gando, le azien de a determ inare il fair
value sulla base del giudizio espresso da un autonomo ed indipendente valutato-
re, dotato di notevole competenza professionale, esperto nel settore.
Se si verifi cano casi e ccezionali per i quali la deter minazione del fair value
diviene im possibile, in quanto non vi sono prezzi di riferimento ottenuti da
scambi di beni sim ilari, l’azienda deve valutare tali beni secondo il cost model,
assumendo un valore di realizzo finale al termine della vita utile pari a zero. Ta-
le deroga è prevista dallo IAS 40 solo per quegli immobili privi di un fair value
di riferimento. Gli altri i nvestimenti immobiliari per i quali è det erminabile un
prezzo di mercato di riferimento devono continuare ad essere valutati con il me-
todo del fair value.
Tale regola vale anche per gli imm obili IAS 40 ancora in costruzione, per i
quali può essere usato la valutazione al co sto finché non risulta determinabile il
fair value (ad esempio quando sono terminati).
Merita essere sottolineato come, secondo l’art. 6 del D.Lgs. n. 38/ 2005, per
le societ à ital iane che adottano gli IAS/IFRS nel proprio bilancio di es ercizio
(individuale o separato) è necessario destinare ad ap posita riserva, al netto del-
l’effetto fisca le, le plusval enze da riva lutazioni generate dall’ applicazione del
metodo del fair value. Tale riserva permarrà finché l’immobile non è realizzato
per cessione oppure il plusvalore non s i riduce per successiva svalutazione. A-
simmetricamente le perdite di cui sopra non ridurranno tale riserva ma andranno
imputate a conto economico.

ESEMPIO 7 – Applicazione del fair value ad un immobile IAS 40

Si sup ponga che una so cietà r ediga il pr oprio bilancio sep arato seco ndo g li
IFRS e valuti un investimento immobiliare secondo il metodo del fair value indi-
cato dallo IAS 40. Si supponga che il fair value a fine esercizio sia 2.000 e il va-
lore contabile sia 1 .600. Essa dovr à dunqu e r ilevare a con to economico un a
plusvalenza di 400 i ncrementando i n con tropartita il val ore del cespite. Sulla
plusvalenza grava un effett o fiscale per l’imponibilità di tale p lusvalenza nel
momento in cui si realizza. Per cui l’onere fiscale relativo è di 31,4% (IRES +
IRAP) (400 = 125,6. Tale imposta dovrà essere rilevata secondo quanto disposto
dallo IAS 12 tra le imposte differite. La plusvalenza netta “potenziale” (in quanto
non realizzata, ma comunque inviata a conto economico) è dunque di 274,4 (400
– 125,6).
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 193

Rivalutazione di investimento immobiliare


Immobili (SP) 400
Rivalutazione (CE) 400

Stanziamento imposte differite


Imposte differite (CE) 125,6
Fondo imposte differite (SP) 125,6

Per quanto riguarda le aziende italiane si pone poi il problema del trattamento
degli utili derivanti da tale riv alutazione, come d isciplinati dall’art. 6 del D.Lgs.
n. 38/2005.
Come detto nella norma civilistica, si è in presenza di un caso di utili da valu-
tazione diversi da quelli riferiti a s trumenti finanziari detenuti per negoziazione,
all’operatività su cambi e di copertura, per cui opera la ca utela richiesta dall’art.
6 del D.Lgs. n. 38/2005 volta ad evitare il rischio di distribuzione degli utili cor-
rispondenti a tale riv alutazione. Si tratta quin di di definire tre situ azioni alterna-
tive:
a) la società chiude il su o bilancio con un utile maggiore di 274,4, ad esempio
300;
b) la so cietà ch iude il su o b ilancio con un utile in feriore a 274,4, ad esem pio
200;
c) la società chiude il suo bilancio in perdita.
1. nel cas o a) si tratterà di acc antonare a ri serva i ndisponibile u n i mporto di
274,4 e la differenza di 25,6 (300 – 274,4) rimarrà disponibile per la distribu-
zione o l’accantonamento ad altra riserva;
2. nel caso b) si dovrà non solo accantonare a riserva disponibile l’intero utile di
200, m a accantona re alla stessa posta anche la diffe renza di 74,4 (274,4 –
200), p relevandola da al tra r iserva di sponibile, op pure, s e quest e n on s ono
capienti, se gnalando (i n N ota, di remmo) ch e nei p rossimi eserci zi si do vrà
accantonare la differenza;
3. il caso c) non è affrontato direttamente dal Decreto; tuttavia chi scrive ritiene
che anche in questo caso si debba, per logica, accantonare prelevando da altra
riserva, tenuto conto che l’anno successivo, in presenza di utile, la plusvalen-
za ancora non realizzata potrebbe essere distribuita.

Il metodo consentito
L’applicazione del cost model ricalca da vicino quella prescritta dallo IAS
16, però in questo contesto è necessari o fornire, quale informazione integrativa,
il fair value dell’investimento immobiliare.
194 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Cambi di destinazione
Lo IAS 40 dispone precisi criteri da seguire nel caso in cui vi siano cambi di
destinazione dell’immobile. Essi possono essere determinati dai seguenti eventi:
1. l’inizio di un a occupazion e dell’imm obile da parte del proprietario, quale
passaggio da investimento immobiliare a immobile strumentale;
2. l’ inizio della prospettiva di vendita, quale passaggio da investi mento immo-
biliare a immobile-merce.
In questi casi, l’azienda dovrà valutare il cespite applicando le disposizioni
rispettivamente contenute nello IAS 16 o nello IAS 2. In entrambi i casi essa
necessiterà del costo e lo IAS 40 dispone che se sino al momento del cambio di
uso l’investimento immobiliare era stato valutato al fair value, quest’ultimo va-
lore, così come risulta all a data del ca mbio di desti nazione, diverrà il costo da
impiegare nelle valutazioni.
3. Fine di una occupazione dell’imm obile da parte del proprietario, quale pas-
saggio da immobile strumentale a investimento immobiliare.
In tal caso l’ azienda dovrà applicare lo IAS 16 fino alla data del cambio di
uso. A q uella data l’aziend a dovrà trattare ogni differenza tra il costo ed il fair
value come una rivalutazione secondo lo IAS 16. Quindi, se l’ applicazione del
fair value de terminerà una minusvalenza rispetto al costo residu o esistente in
bilancio, essa confluirà come costo a c onto economico. Se invece dal confronto
scaturirà una plusvalenza, questa costituir à una plusvalenza da inviare a conto
economico se e solo nella misura in cui ripristina precedenti svalutazioni. Per la
parte eccedente eventuali precedenti sv alutazioni, si dovrà accreditare diretta-
mente una riserva di rivalutazione ( revaluation model IAS 16), che per marrà
fino a quando il bene non sarà ceduto, momento nel quale sarà girata a riserva di
utili senza transitare dal conto economico.
Se invece l’azienda intende valutare i propri investimenti immobiliari secon-
do il m etodo del costo, i cam bi di uso tra imm obile stru mentale, immobile-
merce e investim ento immobiliare non de termineranno variazioni nel valore di
carico dell’immobile.
4. Passaggio di i mmobile da magazzino a investimento i mmobiliare. In questo
caso se il metodo prescelto di valutazione è quello del fair value, la differen-
za tra il fair value e il cos to alla data del cam bio di destinazione è im putata
direttamente a conto economico.
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 195

Investimenti immobiliari – Beni Stabili (ITA) Bilancio 2011

Gli immobili di investimento sono costituiti da proprietà immobiliari detenu-


te al fine di percepire ca noni di lo cazione e conse guire un apprezzam ento del
capitale investito.
Gli immobili di investimento sono inizialmente rilevati al costo comprensivo
degli oneri accessori di acquisizione e sono successivamente valutati al loro va-
lore equo, rilevando le variazioni di tale valore equo a Conto Economico.
Il portafoglio immobiliare è v alutato due volte l’anno, in corrispondenza del
30 giugno e d el 31 di cembre, da soci età d i val utazione e sterne e i ndipendenti,
dotate di ade guata e ri conosciuta qual ificazione p rofessionale e di u na con o-
scenza aggiornata sulla locazione e sulle caratteristiche degli i mmobili valutati.
Il processo di valutazione è affidato a due o più esperti indipendenti, prevedendo
ogni tre anni la rotazione degli stessi sul perimetro del patrimonio immobi-
liare, ma fatta salva la po ssibilità di posticipare (per un ulteriore triennio) la ro -
tazione triennale ove ritenuto operativamente opportuno.
Il valore equo degli immobili si basa sul valore di mercato, ovvero sull’im-
porto stimato al quale un immobile potrebbe essere scambiato alla data di valu-
tazione tra un acquirente e un venditore consenzienti, nell’ambito di una transa-
zione basata sul pri ncipio di reci proca i ndipendenza e ad esi to di un ’adeguata
trattativa di vendita, nella quale le pa rti abbiano agito c on consapevolezza, pru-
denza e senza imposizioni.
Le valutazioni sono ese guite per singo lo immobile, utilizzando per ciascuno
diversi criteri di valutazione:
• metodo comparativo o del mercato, basato sul confronto tra il bene in oggetto
ed altri beni si mili recentem ente ogge tto di com pravendita o corre ntemente
offerti sullo stesso mercato o su piazze concorrenziali;
• metodo reddituale della capitalizzazione diretta, basato sul valore attuale dei
redditi potenziali futuri di un i mmobile, ottenuto capitalizzando il reddito a d
un tasso di mercato;
• metodo dei flussi di cassa attualizzati, basato sull’attualizzazione (per un pe-
riodo variabile in riferimento alla durata dei contratti in essere) dei futuri red-
diti netti derivanti dall’affitto dell’immobile. Al termine di tale periodo si ipo-
tizza che l’immobile sia rivenduto ad un valore ottenuto capitalizzando il red-
dito dell’ultimo anno ad un tasso di mercato per investimenti analoghi a quelli
oggetto di stima
I su ddetti m etodi sono app licati sin golarmente a ciascun immobile a men o
che le caratteristich e dello stesso non rendano il singo lo metodo poco significa-
tivo. I risultati dei di versi metodi utilizzati vengono quindi combinati l’uno c on
l’altro ai fini della determinazione del valore equo.
Limitatamente ag li i mmobili ap partenenti al p ortafoglio di I mser 6 0 SIINQ
S.p.A., i cui contratti di affitto a lungo termine con Telecom Italia S.p.A. presen-
tano le stesse caratteristiche, viene utilizzato il solo metodo dei flussi di cassa at-
196 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

tualizzati ipotizzando c he, al termine de lla locazione, si proceda ad effettuare


opere di ristrutturazione per convertire l’immobile, o la relativ a porzione, ad un
uso apprezzabile dal m ercato, al fine di poterlo locare successivamente a valori
di mercato congrui. Il reddito così ottimizzato e normalizzato viene quindi capi-
talizzato per determinare il valore di uscita dall’investim ento. Sia i c osti di ri-
conversione che il v alore di uscita dall’investimento vengono attualizzati, utiliz-
zando un tasso di attualizzazi one più elevato rispetto a quello utilizzato per cal-
colare il valore attuale dei canoni di locazione, in modo da tenere adeguatamente
conto del rischio di riconversione e di rilocazione.
Nella determinazione dei tassi di capitalizzazione ed attualizzazione utilizza-
ti nella valutazione dei singoli immobili si tiene conto:
• del tipo di conduttore attualmente occupante l’immobile o responsabile del ri-
spetto degli obblighi di locazione ed i possibili occupanti futuri degli immobi-
li vacanti, nonché la percezione gene rale del m ercato della loro a ffidabilità
creditizia;
• della ripartizione delle responsabilità assicurative e di manutenzione tra loca-
tore e locatario;
• della vita economica residua dell’immobile.
Quando un immobile classificato negli immobili strumentali viene trasferito
al co mparto d egli i mmobili d i in vestimento a seg uito di un cambiamento n ella
sua destinazione, eventuali differenze alla data di trasferimento tra il valore con-
tabile ed il valore equo alla stessa da ta sono contabilizzate direttam ente a Patri-
monio Netto, se si tratta di u n utile. Ne l caso invece risul tasse una pe rdita, essa
viene contabilizzata immediatamente a Conto Economico.

IMMOBILI IN FASE DI SVILUPPO


Sono classificati in tale categoria gli immobili in fase di ristrutturazione, tra-
sformazione, co struzione e sv iluppo (d i seg uito genericamente “attiv ità d i sv i-
luppo”) per i quali si prevede un futuro utilizzo come immobili di investimento.
Tali immobili sono contabilizzati con il criterio del costo (inizialmente corri-
spondente al costo d’acquisto o all’ultimo valore di carico nel caso di riclassifi-
cazione in tale categoria da altre categor ie di i mmobili) applicato, pe r ciascun
immobile, fino a qu ando il relativ o valore equo non risulta attendibilmente de-
terminabile su base continuativa. A partire da tale momento viene adottato il cri-
terio di valutazione al valore equo.
Il valore di carico dell’immobile è in crementato di tutti i costi sostenuti per
le attività di sviluppo, degli oneri finanziari e degli eventuali costi del personale
impiegato in tale attività.
La capitalizzazione degli one ri fina nziari vi ene effettuata per il peri odo in-
tercorrente tra l’inizio delle attività di sviluppo e il momento in cui gli immobili
risultano sostanzialmente pronti per l’uso previsto.
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 197

IAS 40 e leasing
Possono essere qualificati come investimenti immobiliari e quindi soggetti
alla disciplina dello IAS 40 sia immobili acquisiti in leasing finanziario. Anche
gli immobili detenuti come leasing operativo (il classico affitto normale) posso-
no essere qualificati come IAS 40 purché essi abbiano le caratteristiche di inve-
stimento immobiliare (a sua volta affittato, ad esempio) e ad essi sia applicato il
fair value model. In questo secondo caso, il fair value deve essere applicato a
tutti gli investimenti IAS 40.

Informazione integrativa secondo lo IAS 40


Oltre a specificare nelle note se è stato usato il criterio del costo o del fair
value, l’azienda deve evidenziare:
1. i criteri usati per considerare un cespite come investimento immobiliare
quando la classificazione dell’immobile tra investimento immobiliare o im-
mobile-merce è difficile;
2. i metodi usati per determinare il fair value, includendo una esplicita affer-
mazione che detto valore dipende dalla esistenza di chiari riferimenti di mer-
cato o che è stato determinato usando altri fattori a causa della natura del-
l’immobile e della mancanza di dati comparabili;
3. l’importo delle rendite conseguite dall’investimento immobiliare e delle spe-
se operative dirette di gestione dell’investimento, distinguendo quelle relati-
ve a immobili che hanno generato delle rendite e quelle di immobili che non
le hanno generate;
4. l’esistenza di eventuali obblighi assunti nell’acquistare, costruire, riparare,
ristrutturare degli investimenti immobiliari;
5. l’esistenza di restrizioni alla vendita dell’immobile;
6. i prospetti che mostrino la riconciliazione tra valore iniziale e finale del ce-
spite, distinguendo le diverse cause di variazione.
Nei casi in cui un’azienda valuti i propri investimenti immobiliari con il me-
todo del costo deve invece indicare oltre a quanto già descritto sub 5.1.8 per lo
IAS 16 il fair value della proprietà (oppure, se di impossibile determinazione,
una descrizione dell’immobile, la motivazione della impossibilità di determina-
zione del fair value, e l’intervallo stimato entro il quale dovrebbe ricadere il fair
value).

5.1.10. Il leasing (IAS 17)

Lo IAS 17 (Leases) si applica ai contratti di leasing (salvo alcune eccezio-


198 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

ni 2 e im pernia le sue regole sulla distinzione tra leasing finanziari o e leasing


operativo. Secondo lo IAS “ un leasing è classificato come finanziario se trasfe-
risce, sostanzialmente, tutti i rischi e i benefici connessi alla proprietà. Un leas-
ing è classificato come operativo se non trasferisce, sostanzialmente, tutti i ri-
schi e i benefici derivanti dalla proprietà”.
La natura di leasing finanziario, anche se non form almente specificata, può
essere nella sostanza individuato in presenza di condizioni che dimostrino come
il contratto di leasing tenda a trasferir e al locatario ( lessee) l’int era utilità del
bene, come ad esempio:
• acquisizione automatica della proprietà al termine del periodo di leasing;
• presenza della clausola di riscatto alla fine del periodo di leasing ad un prez-
zo significativamente inferiore al fair value a tale data;
• durata del leasing quasi coincidente con la vita economica del bene;
• elevata specificità del bene in relazione alle esigenze del locatario, ecc.);
• valore attuale dei canoni pari sostanzialmente all’intero fair value del bene al
momento iniziale.
La distinzione tra leasing finanziario ed operativo de ve essere compiuta ini-
zialmente.
Per la rilevazione del leasing operativo non ci si disc osta da quell a che è la
prassi italiana, ossia dalla rilevazione a conto economico, da parte del locatario,
dei canoni fra i costi e, viceversa, per il lo catore, tra i ricavi, alla stregua di un
qualsiasi affitto. La particolarità principa le consiste nel fatto che l o IAS 17 sta-
bilisce che il costo dei canoni inclusi a conto economico dovrebbe essere ispir a-
to ad un criterio a quote costanti o ad altro criterio che esprima al meglio il mo-
do con il quale il locatario trae utilità dal bene locato e questo indipendentemen-
te dalle modalità di pagamento che p otrebbe assu mere andamento diverso da
quello a quot e costanti (caso nel quale si genererebbero ratei passivi o risconti
attivi). Il locatore invece dovrà rilevare i canoni tra i ricavi (anche in questo ca-
so usando il criterio a quote costanti) e amm ortizzare il bene in conformità a
quanto previsto dagli standard relativi al bene locato (IAS 16 o IAS 38).
Relativamente alla contabilizzazione d el leasing finanziario, lo IAS 17, in
accordo con quella che è la definizione di immobilizzazioni materiale data dallo
IAS 16 (che prevede che il bene debba essere posseduto e non detenuto a titolo
di proprietà), prevede invece la rilevazione del bene nello stato patrimoniale del
locatario.

2
Ad esempio lo IAS 17 non si applica ai lo catari per la valu tazione di investimen ti immobi-
liari posseduti tr amite leasing finanziari (affrontati dallo IAS 40 “ Investimenti immobiliari”) o
tramite leasing operativo e soggetti alle norme IAS 40.
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 199

Il costo al quale tale bene deve essere rilevato inizialmente è pari al fair va-
lue del bene l ocato o, se pi ù basso, al va lore attuale della so mma dei canoni da
pagare attualizzati in base al tasso i mplicito del leasing (quel tasso che rende
uguale il valore attuale dei cannoni al fair value del bene in leasing).
Specularmente, tale valore sarà anche iscritto tra i debiti. Successivamente, il
pagamento di ogni rata sarà considerato quale parziale rimborso del debito e pa-
gamento di interesse finanziario.
Nel dettaglio lo IAS 17 stabilisce inoltre che:
– il bene locato è inserito in stato patri moniale al suo fair value (o, se il valore
attuale dei pagamenti minimi è più basso, a quest’ultimo valore);
– i costi iniziali (istruttoria pratica, ecc.) sono portati ad aumento del valore del
bene;
– l’ammortamento del bene verrà operato in relazione a quanto disp osto dagli
standard relativi al tipo d i bene (IAS 16 o IAS 38); analogamente, se sussi-
stono le condizioni, si dovrà svalutar e il bene secondo quanto disposto dallo
IAS 36.
In bilancio il locatario dovrà evidenzi are il valore netto (valore iniziale –
ammortamento) de i leasing finanziari, distinti per c lasse, il cost o i mputato a
conto economico, il totale dei pagamenti futuri alla data del bilancio distinguen-
do tra quelli scadenti entro un anno, tra 1 e 5 anni ed oltre 5 anni. Inoltre si deve
fornire la descrizione generale degli acc ordi di leasing, gli eventuali co mpensi
futuri per operazioni di subaffitto del leasing.

Il locatore (lessor) nel suo bilancio deve comportarsi in modo speculare, im-
putando un credito iniziale pari al valore attualizzato dei canoni previsti dal con-
tratto e considerare i canoni periodici come quote di rim borso aumentate degli
interessi. Sol o gli interessi apparira nno nel conto econom ico del locatore. La
considerazione dei ricavi dovrà avvenire ad un tasso di interesse costante sul-
l’investimento netto residuo, così come operato dal locatario. Anche in questo
caso nelle note si deve fornire la distinz ione temporale dei pagamenti futuri so-
pra menzionata.

ESEMPIO 8 – Leasing finanziario

Relativamente alla contabilizzazione da parte del locatario, si consideri il se-


guente esempio. Un’azienda ottiene un impianto stipulando in data 1/1/2010 un
leasing finanziario con le seguenti caratteristiche:
• valore normale bene 200.000, vita utile 5 anni;
200 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

• maxicanone 20.000 pagato in data 1/1/2010;


• 13 rate da 16.000 l’una, quadrimestrali a partire dall’1/2/2010;
• valore riscatto 3.000 da pagare in data 1/2/2014.
La rilevazione iniziale consisterà per il lo catario nella iscrizione in stato pa-
trimoniale del bene al suo fair value (200.000) a fr onte di un i mmediato paga-
mento di 20.000 (maxicanone) e del la iscrizione di un debito finanziario per la
differenza (180.000).

Impianto 200.000
Banca c/c 020.000
Debito finanziario 180.000

Il l ocatore al co ntrario ri leverà un debito verso i l f ornitore di beni per


200.000 a fronte del credito verso il locatario per 180.000 e di una entrat a di de-
naro per 20.000.
Si presenta quindi il profilo dei flussi di cassa derivante dal pagamento delle
rate e su tale si calco la il TIR (tasso interno di rendimento). Come esposto nella
seguente tabella, il TIR è pari a 2,3182% (su base quadrimestrale).
Sul debito residuo di 180.000 si applica quindi il tasso così determinato per
calcolare la q uota di interessi che sarà p agata con la prim a rata. Tale q uota sarà
pari a 4.173 (2,3182% (180.000).
Al momento del pagamento della prima rata, l’uscita di 16.000 sarà quindi
scomposta nella quota interessi (4.173) e, per differenza (16.000 – 4.173), nella
quota d i r imborso d el capitale (11.827) che v a a dim inuire il deb ito r esiduo
(180.000 – 11.827 = 168.173). La rilevazione del pagamento della rata sarà pa-
ri a:

Interessi passivi 04.173


Debito finanziario 11.827
Banca c/c 16.000

Al pagamento della seconda rata, sul nuovo debito residuo di 168.173 si ap-
plica nuovamente il tasso di 2,1382% per calcolare la quota di interessi sulla se-
conda rata e, per differenza con 16.000, la parte di rimborso del debito. Così ope-
rando all’1/2/2009 il debito risulterà estinto, dopo aver pagato complessivamente
interessi per 31.000 e r imborsando il cap itale d i 180 .000 ( + 20.000 pagati alla
stipula del contratto).
Alla fine di ogni esercizio sul valore di 200.000 si calcolano ammortamenti
nella misura del 20%, pa ri a qu ote ann ue di 40 .000, t ali da far di minuire gra -
dualmente il valore residuo del cespite a stato patrimoniale.
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 201

Deb. Int. Amm. Val.


Uscite Data Flusso Inter. Capit.
resid. annui annuo resid.

120.000 11-10 1180.000 180.000


116.000 12-10 – 16.000 14.173 – 11.827 168.173
116.000 16-10 – 16.000 13.899 – 12.101 156.071
116.000 10-10 – 16.000 13.618 – 12.382 143.689 11.689 240.000 160.000
116.000 12-11 – 16.000 13.331 – 12.669 131.020
116.000 16-11 – 16.000 13.037 – 12.963 118.058
116.000 10-11 – 16.000 12.737 – 13.263 104.794 19.105 240.000 120.000
116.000 12-12 – 16.000 12.429 – 13.571 191.224
116.000 16-12 – 16.000 12.115 – 13.885 177.338
116.000 10-12 – 16.000 11.793 – 14.207 163.131 16.337 240.000 180.000
116.000 12-13 – 16.000 11.464 – 14.536 148.595
116.000 16-13 – 16.000 11.127 – 14.873 133.721
116.000 10-13 – 16.000 11.782 – 15.218 118.503 13.372 240.000 140.000
116.000 12-14 – 16.000 11.429 – 15.571 112.932
113.000 12-14 1– 3.000 111.68 – 2.932 0 11.497 240.000 0
Totale 31.000 – 180.000 31.000 200.000
231.000 TIR 2,3182%

Nell’esempio descritto la vita utile del bene coincide con la durata del con-
tratto di leasing. Nei casi (più frequenti) in cui la durata del contratto sia più bre-
ve della vita utile, dall’applicazione del metodo finanziario negli anni di vita del
contratto deriva una minore incidenza sul risultato economico e sul patrimonio
netto rispetto al metodo patrimoniale, in quanto la quota di ammortamento riferi-
ta al bene si ripartirà su un numero maggiore di anni.

Sale and Leaseback


Con tale termine si definiscono quelle operazioni con le quali un’azienda ce-
de un cespite di proprietà per riacquisirlo contestualmente con un leasing finan-
ziario o operativo.
Tale operazione risponde alle esigenze finanziarie di ottenere un flusso di
cassa immediato dalla vendita del bene, da rimborsare gradualmente con il pa-
gamento delle rate del leasing. Nella sostanza l’azienda non perde mai l’utilizzo
del bene, nonostante ne perda la proprietà.
202 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Se il leasing successivo è finanziario, la tipica plusvalenza derivante dalla


vendita è ripartita in funzione della durata del contratto di locazione, anziché
essere imputate integralmente nell’esercizio in cui avviene la vendita come ac-
cade per le altre dismissioni di beni strumentali. In questo modo si evita che il
conto economico accolga nell’esercizio della vendita una (spesso robusta) plu-
svalenza. Essa andrà piuttosto riscontata negli esercizi futuri, come fosse una
riduzione del costo del leasing che si manifesterà nel futuro.
Se il leasing successivo è operativo si tratta di esaminare il rapporto tra prez-
zo di vendita e fair value:
– se il prezzo di vendita corrisponde al fair value del bene, la plus(minu)valen-
za sarà imputata immediatamente a conto economico;
– se il prezzo di vendita è inferiore al fair value del bene, la plus(minu)valenza
sarà imputata immediatamente a conto economico a meno che l’eventuale
minusvalenza sia dovuta a canoni inferiori futuri, caso nel quale andrà ripar-
tita a conto economico lungo il periodo nel quale il bene sarà usato;
– se il prezzo di vendita è inferiore al fair value del bene, la differenza rispetto
al fair value sarà ripartita lungo il periodo nel quale il bene sarà usato.
Esemplificando, se il bene ha valore contabile di 100 e viene venduto a 80,
dove il fair value è 93, la minusvalenza complessiva di 20 è scomposta in
due quote: per 7 (100 – 93) sarà imputata nell’esercizio di vendita, per 13
(93 – 80), sarà ripartita lungo gli esercizi di utilizzo del bene.

IFRIC 4: il leasing sostanziale


L’IFRIC 4 ha lo scopo di valutare se in alcuni tipologie di accordi contrat-
tuali non definiti formalmente come contratti di leasing esistono nella sostanza i
profili tipici di questo forma di utilizzo dei beni, caso in cui si dovrà estendere
conseguentemente il trattamento previsto di cui allo IAS 17.
Come premessa di fondo l’Interpretation sostiene che un’azienda potrebbe
accordarsi con un’altra per avere il diritto ad utilizzare dei beni in cambio di pa-
gamenti senza qualificare formalmente come leasing tale operazione. Tali fran-
genti possono ricorrere in operazioni di outsourcing, nei quali un soggetto svol-
ge servizi per conto di un terzo utilizzando i beni di quest’ultimo, servizi di te-
lecomunicazione nei quali l’azienda proprietaria di una rete stabilisce di render-
la disponibile ad aziende che intendono sfruttarla, accordi (definiti “take-and-
pay”) nei quali sono stabiliti pagamenti indipendentemente dalla consegna di
beni/servizi come quando si acquista a somma fissa l’intera o parte dell’output
di un’azienda (es. acquisizione del raccolto di una piantagione, della capacità
generatrice di una turbina, ecc.).
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 203

L’Interpretation afferma che il leasing sostanziale potrebbe anche verificarsi


qualora non sia coinvolto un bene nella su a interezza ma potrebbe configurarsi
anche quando il diritto all ’utilizzo è limita to ad una sua parte, purché quest’ul-
tima possa configurare un’attività ai sensi degli IAS 16 e 38.
In ogni caso, l’ IFRIC 4 rinvia allo IAS 17 per il riscontro delle condizioni
necessarie (trasferimento dei rischi e dei benefici) affinché il leasing sia qualifi-
cato co me finanziario e q uindi implichi la rilevazione dell’ asset a Stato Patri-
moniale .
Per l’IFRIC 4 per verificare la presenza di un leasing sostanziale si devono
riscontrare due caratteri:
1. l’esecuzione dell’accordo dipende dall’utilizzo di uno specifico bene (o più
di uno);
2. l’accordo trascina con sé il diritto ad utilizzare il bene.
Quanto al primo punto, se l’accordo potesse essere eseguito usando asset di-
versi, non sar emmo in presenza di un leasing, cosa che si realizz a ad ese mpio
quando il for nitore deve con segnare una data quantità di prodotti/servizi senza
che sia precisato l’utilizzo di specificati beni per il loro ottenimento.
Non elude invece la presenza di un leasing sostanziale il c aso in cui il forni-
tore si riserva di sostituire l ’utilizzo di uno specifico bene con beni si milari lad-
dove il prim o non sia in grado di funzio nare correttamente o per ogni altra ra-
gione, almeno fino a quando la sostituzione non avrà luogo.
Per qualificare l’esistenza di un leasing sostanziale non è neppure necessario
che sia specificato espressamente il bene di cui si concede l’ uso esclusivo, caso
che si riscontra quando il fornitore pos siede un unico bene tram ite il quale a-
dempiere la propria obbli gazione di fornitu ra di beni/servizi e n on sia per lu i
economicamente praticabile l’utilizzo di beni alternativi.
Quanto al secondo punto, l’ IFRIC 4 ri chiede che l’acquirente acquisisca a
seguito dell’accordo il diritto a controllare l’uso del bene. Tale diritto di control-
lo si configura quando si verifica una qualsiasi delle tre seguenti condizioni:
a) l’acquirente ha il diritto o comunque la capacità di far funzionare il bene (di-
rettamente o incaricando terzi soggetti) in m odo da determ inare l’otteni-
mento di una quantità non scarsa del complessivo output del bene;
b) l’acquirente ha il diritto o c omunque la capacità di controllare l’ accesso fisi-
co al bene mentre questo produce una quantità non scarsa dell’output com-
plessivo;
c) fatti e circostanze oggettive indicano che è im probabile che soggetti diversi
dall’acquirente possano acquisire una quantità non scarsa dell’ output com -
plessivo del bene nel periodo coperto dall’accordo e il prezzo che l’acquiren-
204 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

te sosterrà pe r l’output né sia contrattualmente stabilito per singol a unità di


prodotto/servizio, né equivalga al prezzo corrente di mercato per singola uni-
tà di prodott o/servizio esistente al momento della consegna del prodot-
to/servizio.
Le prime due condizioni, come specificato nell’ap pendice, rigu ardano un
controllo fisico, per il cui accertamento potranno essere usati vari criteri. Ad e-
sempio la capacità di far funzionare il bene può essere riscontrat a nel diritto a d
imporre al fornitore requisiti tecnici di funzionamento o ad assu mere e/o licen-
ziare gli addetti al funzionam ento. Oppure il diritto ad usare il bene in caso di
inadempienza da parte del fornitore.
Il terzo criter io si riferisce invece al controllo economico dell’ asset coinvol-
to, inteso come diritto a sfruttarne in e sclusiva (o quasi) i benefici produtti vi e
sposta marcatamente il focus dall’ asset in quant o tale all’output che ne deriva.
In particolare nel terzo crit erio si specifi ca che il pag amento pattuito “per unità
di prodotto” piuttosto che a forfait sancisce che l’ oggetto del contratto non è il
diritto ad usare il bene quanto a ricevere singole unit à di out put e quindi impe-
disce la qualificazione dell’accordo come un leasing sostanziale. Anche i casi di
contratti nei quali l’acquir ente si im pegna ad acquistare la produzione ottenuta
quando disponibile, indipe ndentemente dall’effettivo utilizzo dell’output (defi-
niti accordi take-or-pay) denotano l’esistenza di un leasing sostanziale.
L’accertamento delle suddette condizioni dovrebbe essere compiuto all’inizio
del contratto, con siderando la p iù v ecchia d ata t ra il momento d ell’accordo e l a
data in cui le parti si impegnano a rispettare le principali disposizioni contrattuali.
Per applicare lo IAS 17, è necessario che i pagam enti dovuti dall’acquirente
a seguito dell’accordo siano distinti tra la pa rte riferibile al diritto di uso del be-
ne identificato e gli altri e ventuali pagamenti (servizi accessori, acquisto di in-
put necessari per il funziona mento, ecc.). Tale separazione deve essere co mpiu-
ta alla data del contratto o succes sivamente quando si verifica il riaccert amento
(v. par. precedente). La distinzione deve essere compiuta sulla base dei relativi
fair values.
Tale scissione può co mportare l’uso di tecniche estimative per l’acquirente,
che potranno consistere ad esem pio, nell’ utilizzo quale riferi mento di contratti
di leasing aventi ad oggetto beni sim ilari a quello rie ntrante nell’accordo e che
non prevedano pagam enti per prestazio ni accessorie. Se esistenti, la quota del
canone di leasing si potrà considerare equivalente a quella dovuta per contratti
similari e rit enere l a rel ativa differe nza con il totale del pagamento fatto dal-
l’acquirente come somma dovuta per le prestazioni accessorie.
Se, al contrario, l’acquirente ritenesse che una separazione dei paga menti sia
impraticabile, egli dovrà:
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 205

– nel caso di leasing finanz iario, contabilizzare un’attività e una passività di


uguale importo e pari al fair value del bene specificato ritenuto o ggetto del
leasing; qui ndi la passività sarà ridotta man mano che sono effettuati i pa-
gamenti e saranno attributi oneri finanz iari sulla passività residua usando il
tasso di interesse marginale del soggetto acquirente;
– nel caso di leasing operat ivo, trattare t utti i pagamenti di pendenti dall’ac-
cordo come pagamenti di leasing al fine di adeguarsi all’inform ativa richie-
sta dallo IAS 17, distinguendo però tra t utti i pagamenti di leasing quelli ri-
feribili all’ accordo in questione, con l’esplicita aff ermazione che essi co m-
prendono anche una parte relativa ad altri beni/servizi per i quali non è stato
possibile separare il pagamento.

Cespiti inclusi ex IFRC 4 – FIAT (ITA) Bilancio 2011

Al 31 dicem bre 2011 gli i mmobili, i mpianti e macchinari del Gruppo Fiat
(con escl usione d i qu elli d i Chrysler) gravati d a g aranzie reali o altri vin coli a
fronte di finanziamenti ottenuti, principalmente cespiti giuridicamente di proprie-
tà d i forn itori ma iscritti n el b ilancio co nsolidato d el Gruppo secon do quanto
previsto dal l’IFRIC 4 c on c ontestuale i scrizione di un debito fi nanziario per
leasing, presentano i seguenti ammontari:

(in milioni di euro) Al 31/12/2011 Al 31/12/2010 (*)


Terreni e f abbricati grava ti d a garanzie r eali a 50 128
fronte di finanziamenti
Impianti e macchinari la cui titolarità è soggetta a 260 282
restrizioni
Altri beni la cui titolarità è soggetta a restrizioni 77
Immobili impianti e macchinari gravati da 317 417
garanzie reali a fronte di finanziamenti
(*)
I valori si riferiscono alle Continuing Operation.

5.1.11. Le immobilizzazioni destinate alla vendita (IFRS 5)

L’IFRS 5 (Non-current assets held for sale and discontinued operations) di-
sciplina specificamente le immobilizzazioni destinate alla vendita (singolarmen-
te o in grupp o) stabilendo regole che li qualificano più com e elementi del ma-
gazzino che co me i mmobilizzazioni, e le operazioni di dismissione, preveden-
done una specifica evidenza in bilancio.
206 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Con riferimento ai beni strumentali destinati alla vendita, già il documento


n. 16 dell’OIC ne stabilis ce l’inc lusione nel c ircolante i n voce apposita e la
valutazione s econdo il cr iterio generale del le r imanenze. L ’IFRS 5 f ornisce
una d isciplina p iù de ttagliata, anz itutto specificando c he la qualifica di “im -
mobilizzazioni destinate alla vendita” si ha quando tali ces piti siano congiun-
tamente:
– immediatamente pronti alla cessione a terzi e
– la loro vendit a sia approvata e pian ificata formalmente dal management con
relativa procedura di ricerca di un acquirente e
– altamente probabile e
– da compiersi entro un anno 3.
Non integrano tale qualifica invece le i mmobilizzazioni prossime ad es sere
“rottamate” (abandoned), in quanto prossime al term ine della loro vita utile in
quanto il loro valore residuo sarà recuperato tram ite l’uso residuo e non tramite
la vendita.

Criteri di valutazione
Le immobilizzazioni destinate alla vendita saranno valutate al minore tra va-
lore di carico e fair value diminuito dei costi di vendita (un crite rio simile alla
regola generale di valutazi one del m agazzino), do ve il valore di carico sarà il
valore al quale erano fino a quel momento valutati in contabilità (costo storico
diminuito degli amm ortamenti e dell e eventuali svalutazioni, costo rivalutato
diminuito degli ammortamenti e delle eventuali svalutazioni se è stato applicato
il revaluation model, costo dim inuito delle eventuali svalutazioni se si tratta di
intangibile c on vita utile indefinita). D ove il fair value dim inuito dei costi di
vendita sia inferiore al valore di caric o, si dovrà operare una svalutazione da
imputare a conto economico.
Nel caso di fair value al netto dei costi di vendita superiore all’importo iscritto
in contabilità, potranno essere operate d elle rivalutazioni di ripristino solo se in
precedenza era stata effettu ata una svalu tazione (sia applicando le regole previ-
ste dallo IAS 36 quando il bene era considerato una normale i mmobilizzazione,

3
Periodi superiori sono ammissibili solo in c asi eccezionali, indipendenti dalla volontà del
management e comunque non tali da modificare il piano di dismissioni. L’IFRS 5 dispone inol-
tre che se i requisiti descritti nel testo si verificano nel periodo che va tra la data di chiusura del-
l’esercizio e quella di redazione del bilancio, si deve dare informazione in nota integrativa, men-
tre ne llo s tato p atrimoniale d ell’esercizio chiuso res teranno qu alificati c ome immobilizzazioni
strumentali.
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 207

sia applicando l ’IFRS 5 dopo che il bene era stato destinato alla vendita) e ne i
limiti della svalutazione operata 4.
Finché il ben e è classificato come “destinato alla vendita”, non si dovrà più
procedere ad amm ortamento. Si co ntinueranno invece a capitalizzare i costi re-
lativi, laddove permesso (vedi IAS 23 e IAS 16).
Se vengono meno le condizioni che perm ettono di c onsiderare il bene stru-
mentale (o il gruppo) come destinati a lla vendita, il cespite è di nuovo classifi-
cato tra le i mmobilizzazioni e assumerà un valore pari al più basso tra valore d i
carico pri ma che fosse des tinato alla ve ndita (diminuito degli amm ortamenti e
svalutazioni che si sarebbero avute nel frattempo) e valore recuperabile.

ESEMPIO 9 – La valutazione di un cespite IFRS 5

Per un immobile strumentale dal valore residuo di 500 (costo storico 1.000,
vita utile 10 anni, quota ammortamento annua 100) la direzione dispone nel 2012
la vendita. Alla chiusura dell’esercizio 2012, mentre sono in corso alcune tratta-
tive per la v endita il fair value al netto dei costi di vendita è di 450. Consegue,
oltre alla ch iusura del fondo ammortamento una svalutazione di 50, senza che si
proceda ad ammortamento per effetto delle norme IFRS 5.

Chiusura fondo ammortamento per riclassifica IFRS 5


Immobili IFRS 5 (SP) 500
Fondo ammortamento immobili 500
Immobili (SP) 1.000

Svalutazione dell’immobile
Svalutazione (CE) 50
Immobili IFRS 5 (SP) 50

Durante l’esercizio 20 13 visto il fallim ento d elle trattativ e in co rso, il man-


agement ne delibera di nuovo l’utilizzo come immobile strumentale. A quel pun-
to l ’immobile ha u n val ore r ecuperabile di 45 0 e u n val ore ori ginario, al net to
degli ammortamenti che vi sarebbero stati in assenza di riclasssificazione IFRS 5
di 400 (500 – ammortamento di 100 evitato nel 2012). Il cespite dovrà quindi es-
sere iscritto a 400, stanziando un ammortamento di 50, in quanto 400 è il v alore

4
Se si è in pres enza di un grupp o di asset destinati alla vendita, la svalutazione e l’eventuale
rivalutazione deve riguard are cumulativamente tutti gli elementi del gruppo. L’ importo comples-
sivo sarà poi attribuito ai singoli elementi in proporzione al loro valore di carico.
208 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

minore rispetto a 450. La svalutazione del 2012 di 50 riduce infatti il maggiore


ammortamento che si sarebbe dovuto computare.

Ripresa da IFRS 5
Immobili (SP) 1.000
Ammortamento immobili (CE) 00.50
Fondo ammortamento immobili (SP) 600
Immobili IFRS 5 450

A fine 2013 sarà poi da stanziare l’ammortamento per l’esercizio 2013.

Rappresentazione in bilancio
La regola generale stabilita dall’IFRS 5 è quella di evidenziare distintamente
a bilancio tanto i beni strumentali destinati alla vendita, quanto gli effetti reddi-
tuali e finanziari delle discontinued operations, ossia delle cessioni avvenute, in
modo tale da separare nettamente ciò che presumibilmente si ripeterà in futuro
(che rappresenterà l’area delle continuing operations) dalle operazioni di di-
smissioni avvenute nell’esercizio o in procinto di avvenire (come beni strumen-
tali destinati alla vendita).
In stato patrimoniale i beni destinati alla vendita dovranno essere classificati
in un gruppo a sé. Se si è in presenza di un gruppo che include anche dei debiti
(es. la prevista cessione di un intero ramo d’azienda), apposite classi autonome
dovranno essere costituite tanto nell’attivo quanto nel passivo (senza procedere
a compensazioni). All’interno di tale/i classe/i dovranno essere evidenziate le
sottoclassi più significative. Non è prevista per tali beni una riclassificazione dei
bilanci precedenti per applicare retrospettivamente le nuove regole di valutazio-
ne, con impatto quindi contabile sulle riserve del netto.
A conto economico, l’evidenza distinta delle dismissioni avvenute va fornita
quando l’operazione ha riguardato un importante segmento operativo (ex IFRS
8) o costituisce una parte di un più ampio piano di dismissione di un segmento o
riguarda una partecipata acquisita solo con lo scopo di venderla successivamente.
In un unica voce del conto economico devono essere riepilogati:
– il risultato economico al netto delle tasse proveniente dalle suddette opera-
zioni di dismissione;
– il risultato economico al netto delle tasse proveniente dalle valutazione dei
beni strumentali destinati alla vendita e non ancora ceduti (come svalutazio-
ni, rivalutazioni, eventuali capitalizzazioni di singoli elementi di costo).
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 209

Questa voce deve poi essere esplosa (possibilmente nelle note, ma anche di-
rettamente nel conto economico) in un prospetto che m ostri sia i ri cavi e i costi
derivanti dalle operazioni di dismissione e la relative i mposte, sia i costi/ricav i
derivanti dalla valutazione dei beni stru mentali (o gruppi) destinat i alla vendita
(e le relative i mposte). Sem pre in not a ( ma anche d irettamente nel rendiconto
finanziario) deve essere presentato il flusso di cassa netto riconducibile alle ope-
razioni di dismissione (distinto nelle consuete tre sezioni: operativa, investimen-
to e finanzia mento). Per f avorire la co mparazione con il passato, l’ azienda do-
vrà poi assicurarsi che i bilanci degli esercizi precedenti mostrino gli effetti del-
le operazioni di dismissione avvenute in passato.
Nelle note, oltre a quanto già stabilito per il dettaglio dei co mponenti reddi-
tuali, dovrà essere descritto il bene (o il gruppo) destinato alla vendita, le car at-
teristiche dell’operazione di dismissione (o della decisione di n on procedere più
ad una ven dita prima pianificata), il seg mento (ex IAS 14) nel quale il bene è
collocato.
Infine, se un’azienda annulla la decisio ne di dism ettere un bene strumentale
prima classificato come destinato alla v endita, i relativi componenti reddituali e
finanziari prima classificati come discontinued operations dovranno essere nuo-
vamente attribuiti alla sezi one delle continuing operations. Per ese mpi applica-
tivi, si rinvia al Capitolo 4.

5.1.12. Sintesi delle principali differenze con il quadro normativo italiano

La principale differenza è rappresentata dalla possibilità che lo IAS 16 con-


cede per utilizzare il revaluation model anziché solo il metodo del costo.
Molto rilevante è anche il diverso trattamento previsto per i beni in leasing,
per i quali ne l nostro Paese per mangono nello stato patrimoniale del locatario.
La previsione poi del leasing sostanziale di cui all’ IFRIC 4 confer ma poi la ri-
levanza del principio della prevalenza de lla sostanza sulla forma, in quanto di-
mostra che la rappresentazione contabil e può prescindere dal profilo giuri dico
contrattuale dell’operazione.
Differenze significative consistono nell a maggiore facilità nella capitalizza-
zione degli oneri finanziari e del tratta mento degli oneri di rimozione. Al con -
trario la component analysis consiste in una procedura già nota nei principi con-
tabili italiani anche se scarsamente applicata, tanto da far ritenere innovativa per
il nostro Paese la disciplina prevista dallo IAS 16.
Circa la separata disciplina stabilita per gli investimenti immobiliari si ricor-
da che l’ OIC 16 consente di non amm ortizzare gli immobili civili se si ritiene
che gli stessi abbiano mantenuto il loro valore, anche se non prevede il revalua-
tion model come stabilito dallo IAS 40.
210 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

5.1.13. Verifica di apprendimento

1. Definizione di immobilizzazione materiale:


a) sono beni tangibili di proprietà detenuti per essere utilizzati nella produ-
zione per più di un esercizio;
b) sono beni tangibili posseduti per essere utilizzati nella produzione per più
di un esercizio;
c) sono beni tangibili posseduti per essere utilizzati nella produzione.
2. Quali di questi costi sono capitalizzabili?
a) costi sostenuti direttamente per la messa in funzione;
b) costi di rimozione;
c) costi di riorganizzazione del processo produtti vo per l’ inserimento del
nuovo macchinario.
3. È possibile capitalizzare gli interessi passivi su un qualifying asset:
a) dal momento in cui si ottiene il finanziam ento fino al momento in cui
l’immobilizzazione è pronta per l’uso;
b) dal momento in cui si verifica l’ esborso per l’acquisi zione del cespite si-
no al momento in cui è entrato in funzione;
c) dal momento in cui si verifica l’esborso per l’acquisizione del cespite fino
al momento in cui è disponibile per l’uso.
4. Un bene acquisito nell ’ambito di una business combination deve essere rile-
vato
a) al valore col quale era iscritto dell’acquisita (continuità di valori);
b) al costo determinato come fair value al momento dell’acquisizione;
c) al fair value.
5. Il revaluation model prevede che il valore netto di un cespite sia uguale a:
a) costo storico +/– adeguamenti fair value – svalutazioni;
b) costo storico + adeguamenti fair value – ammortamenti – svalutazioni;
c) costo storico +/– adeguamenti fair value – ammortamenti.
6. Applicando il revaluation model, l’eventuale rivalutazione comporta:
a) il transito a CE della rivalutazione;
b) l’accantonamento a riserva di rivalutazione e l’iscrizione di imposte diffe-
rite;
c) l’accantonamento a riserva di rivalut azione e lo stanzia mento di un costo
per imposte differite.
7. Secondo lo IAS 23 la capitalizzare degli oneri finanziari riguarda:
a) solo quelli derivanti da un finanziamento specifico;
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 211

b) oltre a quelli derivanti da un finanziamento specifico anche quelli che non


sarebbero stati sostenuti se non si fosse acquisito il cespite;
c) oltre a quelli derivanti a uno specifico finanziamento anche una parte di
quelli generici proporzionata all’entità dell’investimento.

CASI

1. Una società acquista un impianto che è costituito da tre parti, A, B e C, aven-


ti le seguenti caratteristiche:
A costo 1.000.000, vita utile 10 anni;
B costo 150.000, vita utile 5 anni;
C costo 10.000, vita utile 2 anni.
Si proceda alle opportune rilevazioni in sede di acquisto dell’impianto e si
proceda alle rilevazioni da effettuare il 31/12.
2. Una società applica a tutti i macchinari il revaluation model, tra le sue im-
mobilizzazioni, in particolare, c’è la seguente: scavatore CGT, costo storico
250.000, vita utile 10 anni. Tenendo presente che nell’esercizio N+2 il fair
value risulta pari a 230.000 si proceda alle debite rilevazioni.
3. Una società costruisce internamente un impianto del costo di 1.000.000. La
società, in vista del piano d’investimenti (nel quale rientra la costruzione del-
l’impianto in questione) riceve dalle consociate finanziamenti per 10.000.000,
da rimborsare alla scadenza, fra 5 anni, con un tasso annuale del 5% (gli in-
teressi vengono corrisposti il 31/12 di ogni anno). Il prestito viene erogato in
data 1/1/n. I costi per la realizzazione dell’impianto vengono sostenuti il
1/6/n. L’impianto è pronto per l’entrata in funzione il 1/6/n+1. Tenendo pre-
sente che la società desidera capitalizzare gli oneri finanziari sostenuti, nei
limiti di quanto previsto dallo IAS 23, si redigano le rilevazioni da effettuare
in data 31/12/n e 31/12/n+1.

5.2. LE ATTIVITÀ IMMATERIALI (IAS 38)

5.2.1. Il concetto di intangible asset

Quanto all’inclusione nelle immobilizzazioni immateriali in Stato Patrimo-


niale, lo IAS 38 (Intangibles) richiama i caratteri generali del riconoscimento
delle attività (si veda il capitolo dedicato al Framework) e li specifica meglio
212 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

stabilendo che la contabilizzazione di una attività immateriale dipende dal rico-


noscimento di quattro requisiti:
– identificabilità intesa co me separ abilità rispe tto all’ azienda, nel senso che
l’attività può essere venduta, locata, sia individualmente che insieme al rel a-
tivo contratto, attività o passività o come derivata da diritti contrattuali o altri
diritti legati indipendentemente dal fatto che tali diritti siano trasferibili o se-
parabili dall’entità o da altri diritti e obbligazioni;
– utilità, come capacità di generare benefici futuri in base ad ipotesi ragione-
voli e dim ostrabili che rappresentino le migliori stime possibili da parte del
management in merito alla condizioni di utilizzo relative all’intera vita utile
dell’elemento;
– controllabilità, come c apacità di fruire in esclusiva dei vantaggi da esso ri-
traibili;
– misurabilità del costo.
Con tali requisiti, alcuni tipi di i mmobilizzazioni immat eriali previsti dal
Codice Civile italiano non possono essere inseriti nello Stato Patri moniale se-
condo gli IAS, in ragione del tentativo dello IASB di ridurre i margini di mano-
vra sulla contabilizzazione di elementi molto incerti nel loro valore e addirittura
nello loro esistenza. Ci rif eriamo ad alcuni elementi che per il documento n. 24
dell’OIC costituiscono oneri pluriennali, mentre per i cosiddetti beni pluriennali
il problema non si pone.
In questo senso sia i costi di impianto e di ampliamento che i costi di pub-
blicità non possono trovare collocazione nello Stato Patrimoniale in quanto la
dimostrazione dei re lativi fu turi be nefici ec onomici non sa rà possibile, oltre
ad essere inc erto anche il requisito della controllabilità di tali ris orse da parte
dell’azienda. Per tali ele menti, inol tre, è arduo riscontrare anc he il re quisito
della autonom a identificabi lità, intesa come capacità dell’elemento di essere
venduto separatamente o deri vare da diritti sanciti da co ntratto o dal la legge,
che lo IAS i mpone quale requisito per l’iscrizione a Stato Patrimoniale degli
intangibles.
Per i costi di ricerca e sviluppo, lo IAS 38 ammette solo la possibile capita-
lizzazione dei costi di svil uppo, sem pre che siano ri spettati num erosi requisiti
(simili a quelli già descritti dall’OIC) volti a individuare la probabilità di conse-
guire benefici economici futuri. Non sono capitalizzabili invece i costi di ricerca
applicata, al contrario di quanto permesso dal documento n. 24.
Sempre per l’im possibilità di separarli come beni autonom i, lo IAS 38 ritie-
ne che non possono essere capitali zzate a ltre risor se sviluppate internam ente
quali marchi, liste di clienti, testate giornalistiche. Per tali risorse, secondo lo
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 213

IASB, non è possibile ritenere i costi di sviluppo distinti dallo sviluppo dell’atti-
vità aziendale nel suo complesso.
I costi relativi agli elementi non iscrivibili a Stato Pat rimoniale devono esse-
re inviati a C onto Economico. Se già risultavano capitalizzati prima dell’ appli-
cazione delle regole IASB, dovranno essere eliminati dallo Stato Patri moniale.
Proprio per tali regole le aziende ita liane che sono passate agli IFRS hanno do-
vuto stornare alla data della transizione nu merose attività i mmateriali, co me
mostrato nel box successivo.

Gruppo Finmeccanica (ITA), Relazione Semestrale al 30 giugno 2005


Alcune delle a ttività i mmateriali capitali zzate in base ai precedenti princ ipi
non appaiono possedere i requisiti maggiormente restrittivi previsti dallo IAS 38.
L’applicazione di tale principio sul Gruppo ha comportato i seguenti effetti:

P.N. Risultato P.N. Risultato P.N.


01.01.2004 30.06.2004 30.06.2004 31.12.2004 31.12.2004

Eliminazione
costi di ricerca (11) 2 (9) 5 (6)
applicata
Eliminazione
costi di impianto (2) – (2) 1 (1)
e ampliamento
Eliminazione
altri costi plu- (6) – (6) (1) (7)
riennali
(19) 2 (17) 5 (14)

I costi di ricerca applicata sono relativ i a studi capitalizzati in ese rcizi prece-
denti al 2003 (a partire da tale data le regole contabili di Gruppo prevedevano in-
fatti la capitalizzazione dei soli costi di sviluppo). Gli altri oneri pluriennali sono
in gran p arte relativi a migliorie su beni di terzi ed a co sti sostenuti dalla Capo-
gruppo nel l’ambito di un progetto di ri duzione dei c osti con dotto nel l’interesse
delle società del Gruppo. L ’applicazione di tali regole ha comportato un benefi-
cio eco nomico net to pari a e uro/mil. 5 al 31 dicembre 2 004 (e uro/mil. 2 al 30
giugno 2004), derivanti da minori ammortamenti per euro/mil. 13 (euro/mil. 6 al
30 giugno 2004) e storno di capitalizzazioni relative all’e sercizio 2004 per eu-
ro/mil. 8 (euro/mil. 4 al 30 giugno 2004).
214 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

5.2.2. La rilevazione contabile iniziale

Lo IAS 38 prevede che la rilevazione contabile iniziale venga effettuata al


criterio del costo, infatti il paragrafo 24 recita che “ un’attività immateriale deve
essere misurata inizialmente al costo”. Al riguardo, lo IAS 38 indica le seguenti
casistiche:
a) acquisizione separata;
b) acquisizione come parte di un’aggregazione aziendale;
c) acquisizione tramite contributi pubblici;
d) permuta di attività;
e) attività immateriali generate internamente.

Acquisizione separata
In generale, lo IAS 38 tende a replicare le regole previste nello IAS 16 per la
determinazione del costo iniziale.
Per l’acquisizione da terzi soggetti, in sostanza lo IAS 38 fornisce regole si-
mili a quelle già descritte per lo IAS 16 (prezzo di acquisto aumentato degli o-
neri accessori di acquisto e di collaudo e dim inuito degli sconti e abbuoni com -
merciali), salvo precisare più nettamente alcune e sclusioni (es. costi di start-up
quali costi di introduzione di nuovi prodotti, di spes e legali per l a costituzione
aziendale, di trasferimento del business in altri luoghi, di perdite operative ini-
ziali dovute al non ancora avvenuto perfe tto funzionam ento di nuovi processi
produttivi), i costi sostenuti per la pene trazione commerciale in nuovi mercati o
segmenti (inclusi i costi di form azione del personale); le spese generali ed a m-
ministrative.
Un altro aspetto significativo concerne il pagamento, per cui il paragrafo 32
precisa che laddove l’azienda consegua un differimento oltre “i normali termini
di credito”, il costo dell’attività i mmateriale acquisita deve essere pari al “prez-
zo equivalente per contanti. La differenza tra questo importo e il pagamento
complessivo è contabilizzata come onere finanziario lungo la durata del credito
(…)”. È altresì contem plata un’altra opzione di contabilizzazione della suddetta
differenza, la quale è da ricondursi alla applicazione dello IAS 23, Oneri Finan-
ziari, qualora siano soddisfatte le relative condizioni di iscrizione in bilancio.
Questa seconda opzione di contabilizzazione è alternativa alla precedente.

Acquisto tramite business combinations


Un caso particolare è costi tuito da immobilizzazioni i mmateriali acquisite a
seguito di una più com plessa operazion e di aggregazione aziendale ( business
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 215

combinations), quali fusioni, acquisizioni, ecc. In t ali casi l’attività immateriale


dovrà essere iscritta a Stato Patrim oniale al suo fair value alla data dell’a c-
quisizione (sempre che ricorrano i requisiti per la sua capitalizzazione, con par-
ticolare riferimento alla su a autonoma individuazione e possibilità di essere va-
lutato separatamente), indipendentemente dal fatto che sia stato già iscritto se-
paratamente nello Stato P atrimoniale del venditore. La determinazione del fair
value di un’attività immateriale separatamente individuabile nell ’ambito di una
operazione di aggregazione aziendale p otrebbe comportare talune difficoltà di
stima. Lo IA S 38 fornisce le seguenti l inee guida da considerare per l’ indivi-
duazione del fair value:
• il prezzo di offerta (bid price), vale a dire il prezzo pubblico di mercato;
• in assenza di un m ercato attivo, il prez zo che “l’ entità avrebbe pagato per
l’attività alla data dell’acquisizione in una transazione normale tra parti con-
sapevoli e disponibili, sulla base delle migliori informazioni disponibili”;
• nei casi di assenza di un mercato atti vo e di esclusività dell’ attività immate-
riale, il prezzo deriva dall’adozione di multipli “che riflettono operazioni di
mercato in tale momento per operazioni libere” oppure “dall’ attualizzazione
dei futuri flussi finanziari netti stimati dell’attività”.
Si tratta, co me già detto, di mere linee guida, in qua nto bisogna sottolineare
che le attività immat eriali sono spesso asset aziendali unici (es. i marchi, i gior-
nali, le testate giornalistiche, i diritti ed itoriali di musica e film oppure i marchi
di fabbrica), sicché è piuttosto im probabile l’esistenza di m ercati attivi. Il para-
grafo 78 dello IAS 38, inoltre, segnala che “sebbene, attività immateri ali siano
acquistate e vendute, i contratti sono negoziati tra co mpratori e venditori indivi-
duali, e le tr ansazioni sono relativamente infrequenti”. Ciò, dunque, potrebbe
comportare sia una possibile indisponibilità delle informazioni relative ai prezzi
di negoziazione di un’attività immateriale, sia una possibile difficoltà di reperi-
mento delle stesse da parte del redattore del bilancio di esercizio.
Qualora l’atti vità immat eriale deriva nte da un ’operazione di agg regazione
aziendale non rispetti i requisiti sopra descr itti in merito al riconoscimento degli
intangibles, essa confluisce nella voce “Avviamento”.
In linea generale, all’atto di una aggregazione aziendale, si deve effettuare la
cosiddetta purchase price allocation, c on la quale attribuire il costo sostenuto
per l’acquisizione ai vari e lementi presenti entro il business a cquisito (ramo di
azienda, intera azienda, e cc.). L’ avviamento em ergerà quale valore residuale,
ammesso che sia giustificato dalle prospe ttive di fut ura redditività di tale busi -
ness, co me di mostrato dall’ immediato impairment test cui andrà immediata-
mente sottoposto (per l’ impairment si veda, più am piamente, il Capitolo 6) per
verificare la permanenza del valore e, in caso contrario, svalutarlo. L’ azienda
216 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

può inoltre entro un anno successivo alla de terminazione originaria rettificare


l’avviamento per tenere c onto di m odifiche del prezzo di acquisto che siano
probabili ed attendibilmente determinabili alla data di passaggio agli IFRS.
L’avviamento conseguito a titolo oneroso (nelle business combinations) per
lo IAS 38 deve esser e cap italizzato ed include, come stabilito nell’ IFRS 3, la
differenza tra il costo pagato per l’ acquisto e l a somma algebrica dei fair value
delle attività e passività acquisite, dopo però aver tolto da tale importo le attività
che ai sensi dello IAS 38 dovranno essere i scritte autonomamente a Stato P a-
trimoniale (anche se non lo erano nello Stato Patrimoniale del venditore). Su ta-
le profilo, si veda l’esempio seguente.

ESEMPIO 10 – La determinazione dell’avviamento secondo le regole IASB in caso di


transizione

Nell’ambito di una ope razione di aggr egazione quale l’acquist o di alt ra a-


zienda (che ricade sotto la disciplina dell’IFRS 3), si ipotizzi che l’azienda A ab-
bia acquisito l’azienda B sostenendo un costo di 2.000. Il patrimonio netto di B,
redatto secondo le r egole italiane, è di 1.500. Ne consegue l’esistenza di avvia-
mento secondo le regole italiane di 500. Secondo le regole IASB si devono co-
munque e sporre nel lo Stato Patrimoniale di A post-acquisizione a nche gli el e-
menti attivi/passivi che non erano stati riconosciuti nello Stato Patrimoniale di B
ma che sono suscettibili di identificazione autonoma secondo le re gole dello
IASB. Si supponga ad esempio che B possedesse un data base di clientela poten-
ziale sviluppato internamente. A acquisisce tale attività assieme al complesso dei
beni di B. Per A il d atabase rappresenta un’attività, considerando i requ isiti di i-
dentificabilità, benefici futuri derivanti, controllabilità, misurabilità del costo (si
supponga che A abbia stimato per tale bene un valore di mercato – fair value –
pari a 400), necessari per la contabili zzazione di una attività. Quindi l’avvia-
mento pagato non sarà di 500, ma di 100 (500 – 400), come se una parte del co-
sto di 2.000 fosse stata sostenuta specificamente per acquisire il database.
Impatto invers o sull’a vviamento, nel se nso di increm entarlo, accadre bbe se
emergesse un fair value delle passività di B superiore a quello iscritto in contabi-
lità. In questo senso un derivato finanziario contratto da B che presenta una po-
tenziale p erdita d i 2 00 e no n iscritto in Stato Patri moniale, determin erebbe
l’esigenza per A di ri levarlo autonomamente nel suo St ato Pat rimoniale post –
acquisizione, incrementando l’avviamento dello stesso importo (in quanto si ri-
durrebbe il patrimonio netto di B).
In generale le differenze di calcolo per l’avviamento calcolato con le regole
italiane oppure secondo quelle dello IASB possono così sintetizzarsi:
1. Aggiungere al valore dell’avviamento il valore di attività (o togliere il valore di
passività) che sono state iscritte nello Stato Patrimoniale dell’azienda acquiren-
te post -aggregazione i n quant o present i nel lo St ato Pat rimoniale dell ’azienda
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 217

acquisita ma che non sono i scrivibili a Stato Pat rimoniale per l e regole IASB
(come è il caso di costi di ricerca applicata, non riconosciuti dallo IAS 38).
2. Togliere dal valore dell’avviamento il valore di attività (o aggiungere il valo-
re di passività) che non sono state iscritte nello Stato Patrimoniale dell’azien-
da ac quirente post-aggregazione i n quanto assent i nel lo Stato Pat rimoniale
dell’azienda acquisita ma che devono essere iscritte a Stat o Patrimoniale per
le reg ole I ASB (come è i l caso del valore dei be ni i n leasing finanziario al
netto delle passività relative, trattati nel par. 4.1.1).
3. Modificare il valore dell’avviamento p er t ener con to d el fatto ch e le attiv i-
tà/passività acquisite devono essere iscritte nel bilancio post-acquisizione te-
nendo conto del loro fair value alla data dell’acquisizione, come determinabi-
le seco ndo le regole IAS/IFRS, ind ipendentemente d al fatto ch e seco ndo le
regole italiane tali elementi possano al contrario essere importati nel bilancio
post-acquisizione al valore contabile che essi avevano nello Stato Patrimonia-
le della società acquisita.
L’IFRS 1 c oncede poi la possibilità che in sede di prima applicazione delle
regole IASB un’azienda adotti una esenzione che consiste nel non applicare re-
troattivamente le regole dell’IFRS 3 alle operazioni di business combinations av-
venute prima della dat a di t ransizione a gli IAS/IFRS. Questa ese nzione agli
IAS/IFRS per un’azienda che presenta già in bilancio un avviamento per una o-
perazione di aggregazione aziendale compiuta in precedenza, implica che:
– il valore dell’avviamento non debba più essere rideterminato per eliminare gli
ammortamenti stan ziati in base alle rego le italian e (si ri corda ch e l’avv ia-
mento per i l codice civile va sistematicamente ammortizzato, mentre per gl i
IAS/IAFRS va annualmente testato per verificare la permanenza di valore;
– il valore delle attività/passività acquisite a seguito dell’operazione possa esse-
re mantenuto nello Stato Patrimoniale della società acquirente così com e era
stato calcolato applicando le regol e italiane, e non riesprimendole al fair va-
lue che le stesse possedevano alla data della acquisizione.
Questa esenzi one, m olto applicata dalle so cietà italian e ch e hanno ad ottato
gli IAS/IFRS, semplifica decisamente le problematiche di calcolo evitando parte
della ricostruzione retroattiva dei fair value delle attività acquisite. Anche appli-
cando l’esenzione, tuttavia, le differenze sopra segnalate sub 1 e 2 dovranno co-
munque essere operate.

Acquisizione tramite contributi pubblici


Le attività immateriali acquisite tramite contributi pubblici riguardano i dirit-
ti aeroportuali, le licenze per l’attivazione di stazioni radio o televisive, le licen-
ze di importazione e le quote o i diritti inerenti l’ accesso ad altre risorse limitate
(par. 44). L ’iscrizione in bilancio dell’ attività immateriale e del relativo contri-
buto può esse re effettuata al fair value in funzione di quanto statui to dallo IAS
218 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

20, oppure alternativamente si può contab ilizzare la risorsa intangibile al valore


nominale al netto del contributo percepito, cosicché quest’ultimo viene imputato
indirettamente tra i proventi, a seguito della diminuzione delle quote di ammor-
tamento da calcolare durante la vita uti le dell’attività immateriale, come già de-
scritto nel par. 5.1.6.

Acquisizione in permuta
Il paragrafo 45 dello IAS 38 precisa che un’attività immateriale acquisita tra-
mite una permuta deve essere contabilizzata al fair value. Pertanto gli step da se-
guire p er la contabilizzazione sono: 1 ) la rilev azione in bilancio al fair value
dell’attività i mmateriale acquisita; 2) lo sto rno d el valore d ell’attività ceduta in
permuta; 3) e la rilev azione d ella d ifferenza (minusvalenza o p lusvalenza) tra il
valore contabile delle risorse intangibili cedute ed il fair value di quelle acquisite.
Occorre, tuttavia, menzionare talune eccezioni derivanti dalle seguenti fattispecie:
a) la contabilizzazione dell’attività i mmateriale acquisita con la permuta avvie-
ne in base al fair value di quella ceduta, nel caso in c ui sia possibile calcola-
re con una certa attendibilità il fair value di entrambe le attività oggetto della
suddetta operazione;
b) la contabilizzazione dell’ attività i mmateriale acquisita con la per muta ha
luogo in base al suo fair value, qualora quest’ultimo “risulti ‘più chiaramente
evidente’” ancorché sia possibile dete rminare valori attendibili per entram be
le attività;
c) la contabilizzazione dell’attività i mmateriale acquisita con la permuta avvie-
ne in base al valore contabile di que lla ceduta, allorquando l ’operazione in
parola non h a sostanza commerciale, sicché è i mpossibile individuare dei
fair value attendibili per entrambe le attività.

Esempio di acquisizione di un’attività immateriale tramite permuta 5

Nell’ambito di una revisione del pi ano nazionale del le f requenze radiofoni-


che condotta dal Min istero delle Co municazioni, due emittenti radiofoniche pu-
gliesi d evono scambiarsi i p ropri d iritti rad iofonici. Pertanto Radio Vox cede a
Radio Boom il diritto per l’utilizzo della frequenza “150,80” ed, al contempo, ri-
ceve dalla stessa il diritto per l’utilizzo della frequenza “180,20”.

5
Ns. adattamento da: STAROLA L.-BATTAGLIA S., Le attività immateriali, in Ias/Ifrs: problemi
e opportunità. La prima applicazione dei principi contabili internazionali, Il Sole 24 Ore, Milano,
2006, pp. 72-73.
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 219

Ipotesi 1
Valore corrente della frequenza “150,80”: 2.400.
Valore contabile della frequenza “150,80”: 1.250.
Valore corrente della frequenza “180,20”: 1.880.
Sebbene entrambi i fair value siano agevolmente quantificabili, bisogna opta-
re per il valore corrente dell’attività ceduta, quindi l’azienda Radio Vox:

Frequenza radiofonica (180,20) 2.400


Frequenza radiofonica (150,80) 1.880
Plusvalenze 520

Ipotesi 2
Valore corrente della frequenza “150,80”: 2.400.
Valore contabile della frequenza “150,80”: 1.250.
Valore corrente della frequenza “180,20”: 1.880.
Anche se entrambi i fair value siano agevolmente quantificabili, quello della
frequenza “180,20” è più attendibile, quindi l’azienda Radio Vox rileva la nuova
attività immateriale sulla base del suddetto valore:

Frequenza radiofonica (180,20) 1.880


Frequenza radiofonica (150,80) 1.250
Plusvalenze 0.630

Ipotesi 3
Valore corrente della frequenza “150,80”: non attendibile.
Valore contabile della frequenza “150,80”: 1.250.
Valore corrente della frequenza “180,20”: non attendibile.
Dato ch e en trambi i fair value no n sono agev olmente q uantificabili, qu indi
l’azienda Radio Vox rilev a la nu ova attiv ità i mmateriale su lla b ase del v alore
contabile della frequenza “150,80”:

Frequenza radiofonica (180,20) 1.250


Frequenza radiofonica (150,80) 1.250
220 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Generazione interna
Lo IAS 38 vieta la capitali zzazione dell’avviamento generato interna mente,
giacché non soddisfa alcun requisito di contabilizzazione previsto nei paragrafi
21 e 22 del suddetto princ ipio contabile. L’avviamento generato internam ente,
in effetti, non è facilmente identificabile , non è separabile né con trollabile dal-
l’azienda e né tanto meno quantificabile con una certa attendibilità. Altre risorse
intangibili prodotte internamente ed imputate a conto economico sono i marchi,
le testat e giornalistiche, i diritti di edit oria, le anagrafiche cli enti ed elementi
simili nella sostanza. La contabilizzazi one a conto economico deriva dal fatto
che le suddette risorse intangibili “non possono essere distinte dal costo soste-
nuto per sviluppare l’attività aziendale nel suo complesso”.
Consegue che le unici asset internamente generati su scettibili di capitalizza-
zione sono quelli riferiti alle attività di ricerca e sviluppo.
Lo IAS 38 distingue nettamente:
• la fase di ricerca; e
• la fase di sviluppo.
Il paragrafo 56 dello IAS 38 illustra alcuni esem pi significativi di a ttività di
ricerca, come “l’attività finalizzata all’ottenimento di nuove conoscenze; l’inda-
gine, la valutazione e la selezione finale delle applicazioni dei risultati della ri-
cerca o di alt re conoscenze; la ri cerca di alternative per materiali, progetti, pro-
cessi, sistemi o servizi; e l ’ideazione, la progettazione, la valutazi one e la s ele-
zione finale di alternative possibili per materiali, progetti, prodotti, processi, si-
stemi o servizi, nuovi o migliorati”.
Il paragrafo 8 dello IAS 38 definisce il concetto di sviluppo come “ l’appli-
cazione dei risultati della ricerca o di altre conoscenze a un piano o a un pro-
getto per la produzione di materiali, dispositivi, processi, sistemi o servizi, nuo-
vi o sostanzialmente migliorati, prima dell’inizio della produzione commerciale
o dell’utilizzazione”.
In sostanza la dem arcazione tra la pr ima e la seconda fa se consiste nell’esi -
stenza di un progetto esecutivo. La dis tinzione è particolar mente i mportante
perché:
– i costi connessi ad attività di ricerca d evono essere spesati a cont o econo-
mico. Nel conto economico come anche i costi di un progetto per il quale non si
riesce a separare la fase di ricerca da quella di sviluppo (par. 53);
– i costi di s viluppo devono essere c apitalizzati se si verificano l e seguenti
condizioni descritte nel paragrafo 57 dello IAS 38:
“a) la fattibilità tecnica di completare l’attività immateriale in modo da essere
disponibile per l’uso o per la vendita;
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 221

b) la sua intenzione a completare l’attività immateriale per usarla o venderla;


c) la sua capacità di usare o vendere l’attività immateriale;
d) in quale modo l’attività immateriale genererà probabili benefici economici
futuri. Tra le altre cose, l’entità può dimostrare l’esistenza di un mercato
per il prodotto dell’attività immateriale o per l’attività immateriale stessa o,
se deve essere usata per fini interni, l’utilità di tale attività immateriale;
e) la disponibilità di risorse tecniche, finanziarie e di altro tipo adeguate per
completare lo sviluppo e per l’utilizzo o la vendita dell’attività immateriale;
f) la sua capacità di valutare attendibilmente il costo attribuibile all’attività
immateriale durante il suo sviluppo”.

Saes Getters (ITA),


Relazione del Collegio Sindacale sul bilancio di esercizio
e consolidato al 31 dicembre 2005

I Costi della ricerca, sviluppo ed innovazione sono stati di 12.090 migliaia di


euro nel bilancio di esercizio della Capogruppo e di 14.629 migliaia di euro nel
consolidato, come di consueto spesati nell’esercizio, poiché non si sono ravvisati
i requisiti previsti dal principio contabile internazionale IAS 38 per la l oro capi-
talizzazione obbligatoria.

L’estensore del bilancio, dunque, deve effettuare una valutazione alquanto


critica sulle attività di svil uppo eseguite e sulle potenzialità delle stesse di con-
sentire la copertura dei costi sostenuti grazie alla generazione di ricavi futuri.
Gli elementi che concorrono alla dete rminazione quantitativa del costo di
un’attività immateriale generata internamente sono: “il costo sostenuto per l’ac -
quisto; per servizi e materiali utilizzati; i costi del personale; le altre spese di di-
retta imputazione; i costi indiretti necessari, ragionevolmente allocabili; gli one-
ri finanziari, direttam ente imputabili sulla base dell e previsioni dello IAS 23”.
Tali elementi di costo devono essere capita lizzati sol tanto dal m omento in cui
l’attività immateriale sod disfa i requis iti di rilevazione enunciati nei paragrafi
21, 22 e 57 d ello IAS 38. A tal proposito, è opportu no sottolineare che il para-
grafo 71 del suddetto principio contabile prevede che “le spese sostenute per un
elemento immateriale inizialmente rile vate co me costi di period o non devo no
essere ad una data successi va rilevate come parte del costo di un’attività imma-
teriale”.
Da quanto testé illustrato, si evince ch e lo IAS 38 pone in maggior m isura
222 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

l’accento sulla definizione delle linee guida generali da seguire per contabilizza-
re le attività immateriali, al fine di li mitare la discrezionalità di valutazione del
redattore del bilancio di esercizio.

5.2.3. Il trattamento contabile successivo

Lo IAS 38 prevede due modelli alternativi di valutazione.


Il prim o modello, più tradizionale e più in linea co n la norm ativa italiana,
prevede una contabilizzazione al costo i niziale diminuito degli ammortamenti e
delle eventuali svalutazioni.
Il secondo m odello (revaluation model) invece prevede che, dopo l’ iniziale
iscrizione al costo, l’ immobilizzazione immateriale possa essere espressa al suo
fair value verificando ad ogni fine esercizio l’ esigenza di proceder e a rivaluta-
zioni/svalutazioni per adeguare il valore del bene al fair value. Ovviamente que-
sto secondo m odello presuppone l’esistenza di un mercato attivo del bene in
questione, ché altrimenti non si potrebbe determinare un fair value e questa cir-
costanza è abbastanza rara per le immobilizzazioni immateriali, spesso così spe-
cifiche a livello aziendale da non tro vare paragoni in aziende diverse e quind i
tali da poter far ritenere difficilm ente esistente un «mercato attivo». Il revalua-
tion model previsto dallo I AS 38 per gli intangibles riguarda anche le i mmobi-
lizzazioni materiali, come previsto dallo IAS 16. Per cui rinviamo al paragrafo
5.1.7. per una analisi degli aspetti tecnici della procedura.
È possibile usare modelli diversi a seconda della classe dell e i mmobilizza-
zioni (p. es. per tutti i brevetti è possibile usare il modello del costo ammortizza-
to, applicando invece alle concessioni il modello del costo rivalutato).
Ai fini del trattamento contabile successivo all’acquisizione, per lo IAS 38 è
determinante inoltre stabilire se un intangible ha vita utile definita oppure inde-
finita, intendendo con questa ultima espressione quei beni per i quali non è pre-
vedibile un termine della vita utile. Nei casi di beni immateriali (brevetti, diritti
di autore, ecc.) è molto probabile che l a vita utile sia definita, in quanto tali ri-
sorse derivan o dal riconosci mento giurid ico di un di ritto lim itato nel tem po a
sfruttare in esclusiva i benefici econo mici derivanti dall’ uso del bene. L’avvia-
mento invece è il tipico ca so di intangible con vita utile indefinita, in quant o i
benefici economici derivan ti dall’avere acquisito u n’azienda ad u n costo m ag-
giore rispetto al valore contabile del suo patrimonio netto, non è detto che depe-
riranno nel tempo. Anche i marchi sono solitamente considerati come intangibi-
le a vita indefinita.
Tale differenza è deter minante in quanto nel caso di intangibles con vita uti-
le definita, si dovrà proceder e ad ammortam ento. Per gli intangibles con vita
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 223

utile indefinita invece l’ammortamento non dovrà essere compiuto, ma si dovrà


alla fine di ogni esercizi o com piere un impairment test, ossia esa minare se
l’elemento in questione ha perso valore (anche non in modo durevole, come in-
vece prescrive il legislatore italiano), caso nel quale dovrà essere svalutato.
La collocazione di una risorsa intangibile nell’uno oppure nell’altro raggrup-
pamento non è definitiva, anzi lo IA S 38 precisa che quantom eno annualmente
(es. alla chiusura del periodo amministr ativo) il redattore del bilancio di eserci-
zio deve eseguire una revisione della s uddetta tassonomia delle attività immate-
riali sulla base del vita utile. Al riguardo, il paragrafo 90 del medesimo principio
contabile segnala alcuni fattori da consid erare per appurare la natura della vita
utile di una risorsa intangibile. Laddove dovesse concretizzarsi la circostanza di
una modifica della valutazione della vit a utile di un’attività i mmateriale (es. da
definita a indefinita e viceversa), è opportuno ap plicare non soltanto lo IAS 8,
Principi contabili, cambiamenti nelle stime contabili ed errori, ma anche lo IAS
36, in quant o bisogna verificare una possib ile riduzione di valore della risors a
intangibile.
Per quanto riguarda gli elementi con vita utile definita, la procedura di am -
mortamento si svolge seco ndo già descritto con riferimento alla n ormativa ita-
liana:
1. l’ammortamento inizia nel l’esercizio in cui il bene è disponibile per l’ uso e
termina nell’esercizio in cui il bene è dismesso o è ritenuto essere disponibi-
le per la vendita, perdendo quindi la sua qualifica di immobilizzazione;
2. il valore da a mmortizzare è dato dal costo iniziale aumentato delle migliorie
e delle eventuali rivalutazioni (apporta te nel caso in cui si applichi il reva-
luation model) e diminuito delle eventuali svalutazioni e del valore di realiz-
zo alla fine d ella vita utile (solita mente ipotizzato pari a zero, a meno che
non sia dimostrabile l’impegno di un terzo ad acquisire il cespite e l’esisten-
za di un mercato attivo);
3. la vita utile è determ inata tenendo c onto tanto dei fa ttori tecnici, quanto di
quelli economici (comportamento dei concorrenti, scenario di mercato, ecc.);
4. il criterio di amm ortamento è da sceg liere in funzione del modo specifico
con il quale il bene perde utilità (costan ti, decrescenti, variabili per unità di
prodotto). In mancanza di indicazioni specifiche, il metodo a quote costanti è
comunque ritenuto preferibile.
Il criterio di amm ortamento e la vita ut ile dovranno esser ri considerati ad
ogni fine esercizio, e modificati se se ne avverte la necessità.
Per gli elementi con vita utile indefinita, si dovrà compiere l’impairment test
secondo quanto previsto dallo IAS 36 perl omeno annualmente (ed in ogni caso,
ogni qual volta sorgono sospetti circa una riduzione di valore), per una cui di-
224 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

samina tecnica si rinvia al capitolo successivo, visto che la procedure è applica-


bile anche alle i mmobilizzazioni materiali. Non si procederà invece ad amm or-
tamento.
L’impairment test potrebbe compiersi anche per i beni con vita utile definita:
Esso però non sarà sistematico ad ogni fine esercizio, come accade per i beni
con vita utile indefinita, ma solo se e quando sussistono indizi circa una perdita
del loro valore. Tale t est dovrà essere applicato sistematicamente anche agli in-
tangibles in corso di sviluppo.
Per tutti gli approfondimenti riferiti alla procedura di impairment si rinvia al-
lo IAS 36 come trattato nel Capitolo 6.
L’eliminazione dell’ammortamento per gli elementi con vita ut ile indefinita,
se da una parte presenta una giustificazione teorica legata allo scarso legame tra
decorso del tem po fisico e perdita di valore dell’el emento, dall’altra viene in -
contro anche ad esigenze “politiche”, nel momento in cui si permette ad aziende
con cospicui avviam enti derivanti da costose politiche di aggregazione di non
stanziare a Conto Economico altrettanti gravosi “ammortamenti”. Questa modi-
fica, se da una parte introduce una inte ressante novità teoricamente stimolante,
dall’altra riduce la pretesa degli IAS di fungere da principi in grado di ridurre la
discrezionalità degli amministratori.
La presenza del revaluation model e della classe degli elementi con vita utile
indefinita allo stato attuale rappresenta no due notevoli differenze con la norma -
tiva italiana.

5.2.4. L’informazione integrativa

Secondo quanto statuito dallo IAS 38 l e informazioni integrative da fornire


nel bilancio di esercizio riguardano i seguenti aspetti:
• le aliquote ed i metodi di ammortamento;
• la rappresentazione in conto economico dell’ammortamento;
• la vita utile (distinta tra definita ed indefinita) delle attività immateriali;
Il paragrafo 118 stabilisc e che occorre evidenziare una riconciliazione del
valore contabile all’ inizio ed alla fine esercizio, allo scopo di comunicare le in-
formazioni di seguito riportate:
“(i) gli incrementi, indicando separatamente quelli derivanti da sviluppo in-
terno, quelli acquisiti separatamente, e quelli acquisiti tramite aggrega-
zioni aziendali;
(ii) le attività classificate come possedute per la vendita o incluse in un grup-
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 225

po in dismissione classificato come posseduto per la vendita secondo


quanto previsto dagli IFRS 5 e altre dismissioni;
(iii) gli incrementi o i decrementi dell’esercizio derivanti da rideterminazioni
del valore secondo quanto previsto dai paragrafi 75, 85 e 86 e dalle per-
dite per riduzione durevole di valore rilevate o eliminate contabilmente
direttamente nel patrimonio netto secondo quanto previsto dallo IAS 36
Riduzione durevole delle attività;
(iv) le perdite per riduzione durevole di valore (qualora esistano) rilevate al
conto economico nel corso dell’esercizio secondo quanto previsto dalle
disposizioni dello IAS 36;
(v) le perdite per riduzione durevole di valore stornate al conto economico
nel corso dell’esercizio (qualora esistano) secondo quanto previsto dalle
disposizioni dello IAS 36;
(vi) ogni ammortamento rilevato nel corso dell’esercizio;
(vii) le differenze nette di cambio derivanti dalla conversione del bilancio nel-
la moneta di presentazione, e dalla conversione di una gestione estera
nella moneta di presentazione dell’entità che redige il bilancio; e
(viii) le altre variazioni di valore contabile avvenute nel corso dell’esercizio”.
Nel caso in cui l’azienda abbia capitaliz zato delle atti vità immateriali a vita
utile indefinita, è opportuno evidenziare le ragioni sottese ad una si mile valuta-
zione. Occorre fornire, peraltro, una des crizione esaustiva di tutte le variazioni
degli elementi cardine della suddetta valut azione, ossia la vita utile della risorsa
intangibile, il metodo di ammortamento ed i valori residui.
Qualora il redattore del bi lancio avesse adottato il metodo della ri valutazio-
ne, il paragrafo 124 dello IAS 38 precisa che bisogna segnalare:
a) in funzione della classe di attività:
• la data in cui ha avuto luogo la rideterminazione;
• il valore contabile delle att ività immateriali per cui il valore è st ato ride-
terminato;
• il valore iscritto in bilancio qualora le attività immateriali fosser o stat e
calcolate con il metodo del costo;
b) l’importo della riserva di rivalutazione (iniziale e finale), le variazioni verifi-
catisi durante l’ esercizio e le eventuali restrizioni all a distribuzione agli a -
zionisti;
c) i metodi adottati per stimare il fair value delle attività.
Il paragrafo 126 dello IA S 38, ino ltre, in li nea con quanto statu ito dall ’art.
2428 c.c. (comma 2, punt o 1), precisa che per le spese di ricerca e sviluppo bi -
sogna illustrare l’ammontare complessivo “spesato” a conto economico durante
l’esercizio.
226 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Per le attività immateriali acquistate con contributi pubblici ed iscritte ini-


zialmente a bilancio al fair value occorre riportare: il valore contabile, il fair va-
lue adottato per la prima rilevazione ed il metodo di valutazione scelto per quel-
la successiva.
In generale è necessario indicare la de scrizione, il valore contabile ed il pe-
riodo di ammortam ento residuo di ogni attività immateriale significativa, oltre-
ché l’entità degli impegni in essere per l’acquisto di altre risorse intangibili.
Tra le informazioni integrative, inoltre, lo IAS 38 (p ar. 128) inco raggia sia
una descrizione delle attività i mmateriali totalmente ammortizzate ma ancora in
uso sia una illustrazione sintetica di quelle controllate dall’azienda che non sono
state patrimonializzate, in quanto non c onformi ai pr esupposti della rilevazione
contabile enunciati nel principio in par ola “o perché sono state acquisite o ge-
nerate prima che la versione dello IAS 38 ‘Attività immateriali’ emesso nel
1998 entrasse in vigore”.

5.2.5. La concessione di pubblici servizi (IFRIC 12)

L’IFRIC 12 ( Service Concession Arrangements) disciplina la contabilizza-


zione delle concessioni di pubblico servi zio, ossia contratti che hanno solita-
mente per oggetto la costruzione o la se mplice m anutenzione di infrastrutture
destinate a p ubblici servizi e la gestione del servizio stesso affida to in conces-
sione a privati.
L’ente pubb lico figura co me concedente, mentre un soggetto privato si oc-
cuperà di cos truire e mantenere il bene e gestire il s ervizio che poggia sull’uti-
lizzo dello specifico bene (un ponte, una strada, un parcheggio, ecc.) da part e
dell’utenza. La finalità consiste nel coinvolgere risorse private a partecipare alla
spesa necessaria per sviluppare delle str utture fondamentali per la crescita spes-
so di i ntere Nazioni, tanto che per fa r rientrare l’ operazione nell’ ambito del-
l’IFRIC, 12 è rilevante determ inare se l’investimento in sostanza è a carico del-
l’operatore e non del concedente.
L’accordo di servizio solitamente implica per l’operatore privato l’assunzio-
ne di responsabilità in quanto gestore di pubblico servizio e tali pr ofili sono re-
golati in un contratto che stabilisce le modalità di determinazione del compenso
dell’operatore privato – gestore del servizio, le penali per disservizi, le modalità
di gestione dell’infrastruttura (obblighi manutenzione, ecc.).
Al ter mine del periodo di concessione, il concessionario dovrà restituire al
concedente il bene in perfetto stato di f unzionamento. Siam o dun que nell ’am-
bito di queg li elementi che in Italia sono noti com e beni gratuitamente devol-
vibili, con la specifica del loro impiego ai fini di pubblico servizio.
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 227

L’IFRIC 12 dispone le regole circa le modalità con le quali l’operatore dovrà


contabilizzare il contratto di concessione di servizio in quei contratti ove:
– il concedente controlla o r egola quali servizi l’operatore deve fornire usando
l’infrastruttura, a chi fornirli e a quali prezzi;
– il concedente dispone dell’ infrastruttura al ter mine dell’accordo. L’ IFRIC
peraltro precisa che le regole valgono a nche per quei casi in cui il contratto
si estende per l’intera vita utile del bene.
L’ambito applicativo si estende anche alle infrastrutture necessarie per forni-
re il servizio che l’operatore costruisce o acquista da terzi o che, se già esistenti,
il concedente affida all’operatore.
Non si dispone niente invece con riferi mento alle questioni contabili del
concedente, come pure si fa rinvio allo IAS 16 per quanto riguarda il trattamen-
to contabile di eventuali infrastrutture già di proprietà dell’o peratore prima che
sia stipulato il contratto di servizio.
Per le regole circa l’informativa da fornire in bilancio si fa esplicit o rinvio al
già emanato SIC 29 Service Concession Arrangements: Disclosures.

Contabilizzazione della costruzione o della ristrutturazione del bene


L’operatore non deve rilevare il bene come una sua immobilizzazione m ate-
riale in quanto non la controlla ma ne p uò disporre solo per prestare il servizio
definito dal concedente e n ei limiti stabiliti con l’accordo. Dunque l’operatore è
un semplice fornitore di servizio che rileverà i ricavi derivanti dalla gestione del
servizio. Solo nel caso in cui il conced ente dia all’ operatore degli ele menti ac-
cessori con la facoltà di disporne secondo la sua volontà, allora si dovrà contabi-
lizzare una i mmobilizzazione materiale di proprietà, soggetta alle regole dello
IAS 16.
Qualora si a i ncaricato dell a costruzione del bene, pe r il riconosci mento dei
costi e dei ri cavi riferiti alla costruzione, l’ operatore dovrà osserv are l e regole
stabilite dallo IAS 11 ( Construction contracts) finché la costruzio ne non è ter-
minata.
L’operatore concessionario contabilizzerà i suoi diritti derivanti dalla costru-
zione o dalla ristrutturazione del bene co me attività finanziaria o come attività
immateriale.
Si tratterà di una attività finanziaria se il concedente per il servizio di costru-
zione è obbligato a pagare denaro o altre attività finanziarie senza possibilità di
evitare il pagam ento. Se altri menti il con cessionario avrà il diritto di far pagare
gli utenti del servizio, l’op eratore rileverà nel proprio bilancio un intangible as-
set. Nei casi di pagamento misti (in parte tramite denaro ricevuto dal conceden-
228 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

te, in parte tr amite pagamento richiesto agli utenti), si dovranno c ontabilizzare


distintamente le due componenti rilevandole al loro fair value. Si deve far rife-
rimento ai term ini contrattuali per stabilir e le modalità di pagamento della co-
struzione.
Nel caso sia contabilizzata una attività finanziaria, si applicheranno gli IAS
32 e 39 e l ’IFRS 7 e l’attività sarà classificata nella categoria “crediti e prestiti”
oppure nella categoria (residuale) di “attiv ità finanziarie disponibi li per la ven-
dita”; in entra mbi questi c asi l’interesse che matura sull’attività finanziaria s arà
calcolato usando i l metodo dell’interesse effettivo. Co me tutte le attività finan-
ziarie per l e quali è determinabile un fair value fin dalla contabilizzazione ini-
ziale, sarà possibile considerarla nella classe valutate al fair value con invio del-
le variazioni a conto economico.
Qualora sia contabilizzato un intangible asset, si applicherà lo IAS 38.

Contabilizzazione dei servizi operativi


L’operatore dovrà rilevare i costi e i ri cavi derivanti dai servizi operativi se-
condo lo IAS 18. In particolare, i possibili obblighi in capo all’operatore di ma-
nutenzione del bene in ef ficienza o ri pristino della sua funzionalità possono
comportare l’accensione di fondi spese a norma dello IAS 37, cercando, alla da-
ta di redazione del bilancio, di stimare al meglio i costi da sostenere.
Eventuali costi di finanzia mento riferiti al contratto dovranno essere spesati
a meno che s i riferiscano all’ intangible asset sopra menzionato, caso nel quale
dovranno essere capitalizzati per il peri odo di costruzione, com e richiesto dallo
IAS 23.

Gli esempi proposti


Opportunamente, l’IFRIC 12 fornisce in Appendice alcuni esem pi di conta-
bilizzazione.
Il pri mo caso illustra la co ntabilizzazione di un accordo che origina un’ at-
tività finanziaria, in quanto il conceden te si im pegna a pagare somme deter-
minate quale co mpenso d ell’attività dell’op eratore. In particolare, il contratto
dalla durata di dieci anni prevede che l’ operatore si impegna a cos truire il bene
(un’infrastruttura) nei pri mi due anni, sostenendo un costo di 500 per ciascuno
dei due anni. Per stabilire i ricavi spettanti a ciascun anno si deve determinare il
fair value delle prest azioni eseguite. Per l a determ inazione d el fair value
l’IFRIC 12 suppone di applicare il metodo del cost plus ipotizzando un ricarico
sul costo di costruzione de l 5%, tale da determinare un ricavo per ciascuno dei
primi due an ni di 525. A partire dal terz o anno e fino al decim o, si svolge la
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 229

fornitura del servizio che comporta per l’operatore un costo di 10 l’anno, con
fair value del mark up del 20% (e quindi con ricavo 12). Dal terzo anno fino al
decimo vi saranno anche i pagamenti che il concedente si è impegnato ad eroga-
re all’operatore, pari a 200 l’anno.
Nell’ottavo anno, si deve rilevare anche il sostenimento di una spesa di ma-
nutenzione di 100 con fair value del mark up del 10%. Sommando il fair value
del servizio con quello della manutenzione, il ricavo dell’ottavo anno (valutato
al fair value) è di 122 (110 + 12). A questo punto si deve stabilire il tasso di
interesse effettivo che sarà necessario per valutare l’attività finanziaria da
iscrivere in bilancio. Esso deriva dall’applicazione del TIR sul profilo dei flussi
mostrato nell’ultima colonna, che presenta per ciascun anno di durata del con-
tratto la differenza tra il fair value del ricavo (che sarebbe in realtà il fair value
della spesa sostenuta, ottenendo aggiungendo ad essa il mark up) e l’entrata di
denaro ricevuta dal concedente. Si ottiene così un tasso del 6,18% su base an-
nua.

TAVOLA 1 – Profilo dei flussi di cassa e dei fair value

Net Cash Fair value Cash-In


Anno Cash-Out Cash-In
Flow costi Fair value costi

1 – 500 – 500 525 – 525


2 – 500 – 500 525 – 525
3 – 10 200 190 12 188
4 – 10 200 190 12 188
5 – 10 200 190 12 188
6 – 10 200 190 12 188
7 – 10 200 190 12 188
8 – 110 200 90 122 78
9 – 10 200 190 12 188
10 – 10 200 190 12 188
Tot. – 1.180 1.600 420 1.256
TIR 6,18%

Ipotizzando che i flussi di cassa sorgano al termine del periodo, alla fine del
primo anno l’importo dell’attività da iscrivere nello stato patrimoniale dell’ope-
ratore sarà di 525, pari al fair value dei pagamenti dovuti. Al termine del secon-
230 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

do anno si applicherà al fair value dei ricavi (525) de l primo anno il tasso sopra
calcolato (6,18%), ottenendo un interesse di 32 a cui si aggiu ngerà il fair value
maturato nel secondo anno per ottenere il totale di 1.082 (525 + 525 + 32).
Nel terzo anno si devono calcolare gli in teressi su 1.082 al 6,18%, ottenendo
un interesse di competenza di 67. Nel terzo anno però si sostengono costi con
fair value di 12 che vanno ad aumentare il credito ma si inizia anche ad incassa-
re dal concedente la prim a rata di 200. Il valore del credito a quel punto sarà di
(1.082 + 67 + 12 – 200) = 961.
Così procedendo si ottiene la seguente tabella, dove l’ultima colonna eviden-
zia il credito finale da mostrare nello stato patrimoniale dell’operatore.

TAVOLA 2– L’evoluzione del valore del credito

(3)
(2)
(1) Interessi su (5)
Credito (4)
Anno Credito credito anno Credito finale =
maturato Rimborsi
iniziale precedente = (1) + (2) + (3) – (4)
nell’anno
(1) × 6,18%

1 000.0 0525 000 00.00 0.525


2 0.525 0525 032 00.00 1.082
3 1.082 00.12 067 0.200 0.961
4 0.961 00.12 059 0.200 0.832
5 0.832 00.12 051 0200 0.695
6 0.696 00.12 043 0.200 0.551
7 0.551 0.012 034 0.200 0.397
8 0.397 122 025 0.200 0.343
9 0.343 00.12 021 0.200 0.176
10 0.176 00.12 011 0.200 000..1 6

Totale 1.256 344 1.600

Il conto econ omico dell’o peratore, li mitatamente al rapporto con il conce-


dente, mostrerà i seguenti dati:

6
Avendo approssimato i decim ali der ivanti dal TIR, n ell’ultima cel la non si rag giunge per-
fettamente zero. Avremmo ottenuto zero se avessimo usato nei calcoli il tasso di 6,179237%.
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 231

TAVOLA 3 – L’andamento del margine reddituale

Anno Ricavi operativi Costi operativi Interessi Attivi Margine

1 0.525 0.– 500 000 025


2 0.525 0.– 500 032 057
3 0.012 00.– 10 067 069
4 0.012 00.– 10 059 061
5 0.012 0.0– 10 051 053
6 0.012 0.0– 10 043 045
7 0.012 0.0– 10 034 036
8 0.122 0.– 110 025 037
9 00.12 0.0– 10 021 023
10 0.012 0.0– 10 011 013
Totale 1.256 – 1.180 344 420

Alla fine il margine reddituale coincide con il net cash flow (vedasi 4a colon-
na della Tavola 1).
Il secondo caso riguarda un contratto in base al quale l’operatore applica pe-
daggi agli utenti del bene, diversa mente dall’ esempio precedente nel quale il
concedente garantiva dei pagamenti. I dati sostanzialmente sono gli stessi. Costi
di costruzione del bene nei prim i due anni pari a 500 l’ann o e costi operativi di
gestione del bene pari a 10 l’anno. I pedaggi sono conseguiti a partire dal terzo
anno e fino al decimo nella misura di 200 l’anno. Nei primi due anni, per la co-
struzione del bene si sost engono inoltre costi per int eressi sul fin anziamento di
34. Il fair value del bene costruito nei primi due anni è dato dal costo aumentato
del 5% quale ricarico.
Tenuto conto di questi dati e del fatto che l’IFRIC 12 dispone ch e si debba
rilevare un intangibile asset quando l’operatore tragga ricavi dagli utenti del
servizio, per prima cosa si deve calcolare il valore d ell’intangible. P er i pr imi
due anni di costruzione l’I FRIC 12 chiede di applicare lo IAS 1 1, secondo il
quale l’opera è valutato al fair value dei corrispettivi (500 + 500 + ricarico del
5%, per un t otale di 1.0 50). Com e so pra esam inato sub 2.2., l ’operatore deve
poi capitalizzare anche gli interessi passivi sostenuti per la costruzione (34), per
cui il valore dell’opera sviluppata all’inizio del terzo anno è di 1.084. Tale posta
dell’attivo sarà poi valutata secondo l e regole dello IAS 38, che consentono
l’applicazione o del cost model o del revaluation model. Nell’ipotesi di adozio-
ne del cost model, si procederà quindi ad a mmortamento dell’intangible lungo i
232 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

restanti 8 anni di vita del contratto in misura costante, ottenendo una quota di
135,5 (1.084/8).
Per l’ottavo anno si può prevedere fin dalla stipula del contratto che si dovrà
sostenere un costo di manutenzione connesso all’uso del bene. La quota di ac-
cantonamento stimata nell’ottavo anno in relazione all’usura derivante dal ser-
vizio prestato è 17 e si ipotizza che ogni anno si verifichi la stessa usura. Per cui
per ciascuno degli anni precedenti si dovrà considerare la quota di 17, di volta
in volta attualizzata per considerare il decorso del tempo. Il tasso di mercato al
quale attualizzare la somma dovuta per la manutenzione (come previsto dallo
IAS 37) è del 6%.
Attualizzando l’importo di 17 (approssimando qualche decimale) al tasso del
6%, si ottengono per ogni anno le quote mostrate nella seconda riga della tabella
successiva. Quindi, partendo dal quarto anno, si deve calcolare l’interesse sul
fondo esistente all’inizio del periodo (12) e considerare tale costo come interes-
se passivo (terza riga). Procedendo così fino all’ottavo anno, si può determinare
l’importo dei costi inviati a Conto Economico (somma di accantonamento + in-
teresse passivo), mostrato nella quarta riga. La riga finale evidenzia la consi-
stenza del fondo al termine del periodo, ottenuta cumulando i costi inviati a con-
to economico dell’esercizio e degli esercizi precedenti.

Anno 3 4 5 6 7 8 Totale
Acc. to al fondo 12 13 14 15 16 017 087
Interesse 00 01 01 02 04 005 013
Totale costi a CE 12 14 15 17 20 022 100
Fondo a SP 12 26 41 58 78 100

Sarà quindi possibile, limitatamente al contratto, determinare il conto Eco-


nomico dell’operatore limitatamente al contratto considerato.

Anno 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Totale

Ricavi 525 525 200 200 200 200 200 200 200 200 2.650
Costi operativi 500 500 010 010 010 010 010 010 010 010 1.080
Ammortamenti 135,5 135,5 135,5 135,5 135,5 135,5 135,5 135,5 1.084
Manutenzione 12 14 15 17 20 22 0.100
Margine 025 025 42,5 40,5 39,5 37,5 34,5 32,5 54,5 54,5 386
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 233

La disclosure richiesta dal SIC 29


Nel maggio 2001 era stata emanata l’Interpretazione n. 29 dell’allora esi-
stente Standing Interpretation Committee (ora sostituito dall’IFRIC), oggi an-
cora valida, che è stata poi approvata con Regolamento n. 1725/2003 del-
l’Unione Europea. Tale interpretazione disciplina l’informativa di corredo da
fornire in bilancio circa gli Accordi per servizi in concessione. In sostanza tale
documento richiede che nelle Note del bilancio siano riportate le seguenti in-
formazioni:
a) una descrizione dell’accordo;
b) le condizioni dell’accordo che, data la loro significatività, potrebbero in-
fluenzare l’importo, la tempistica e la certezza dei flussi finanziari futuri (per
esempio, il periodo della concessione, le date di rideterminazione del prezzo
e le condizioni base su cui i nuovi calcoli del prezzo e della negoziazione
sono determinati);
c) la natura e la portata (per esempio, la quantità, il periodo temporale o
l’importo quando appropriato) di:
i) i diritti a usare determinate attività;
ii) le obbligazioni contratte per la fornitura o i diritti di richiesta di fornitura
di servizi;
iii) le obbligazioni ad acquisire o costruire elementi di immobili, impianti e
macchinari;
iv) le obbligazioni a consegnare o i diritti a ricevere determinate attività a
conclusione del periodo di concessione;
v) le opzioni di rinnovo e di chiusura anticipata dell’accordo;
vi) altri diritti e obbligazioni (per esempio, importanti costi di revisione); e
d) i cambiamenti dell’accordo avvenuti nel corso del periodo.
L’informativa richiesta deve essere fornita individualmente per ciascun ac-
cordo di concessione del servizio o insieme per ciascuna classe di accordi di
concessione di servizi, dove per “classe” si intende un gruppo di accordi di ser-
vizi in concessione che comprendono servizi di natura similare (per esempio,
riscossione di pedaggi, servizi di telecomunicazioni e depurazione dell’acqua).

5.2.6. Sintesi delle principali differenze con il quadro normativo italiano

Da quanto sopra illustrato, si evince che sussistono sostanziali differenze fra


l’OIC 24 e lo IAS 38. Alcuni dei principali elementi di divergenza sono di se-
guito sintetizzabili:
234 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

• i requisiti di individuazione e di c ontabilizzazione delle risorse intangibili


previsti dallo IAS 38 rispe tto a quelli disposti dall’OIC 24 com portano l’e-
sclusione dalle attività immateriali e, quindi, l’imputazione a conto economi-
co di alcune risorse intangibili ( es. marchi, generati internamente, i pre-
opening costs, i pre-operating costs, ecc.). In tal senso, un esempio significa-
tivo della diversità di approccio fra i s uddetti principi contabili in merito alla
valutazione di iscrivere o non iscrivere una risorsa intangibile è da ricondursi
agli oneri pluriennali per i quali l’OIC 24 prevede la facoltà di contabilizzarli
nello stato patrim oniale, previa soddisf azione di taluni “vincoli cautelativi”
(es. il consenso del collegio sindacale, ove esistente, ecc.);
• per l’OIC 24 il criterio guida di valutazione di un bene immateriale è il costo
di acquisto o di produzione, mentre per lo IAS 38 tale valore può essere so-
stituito dal fair value a seguito della tipologia di casistica aziendale con cui
viene acquisita un’ attività immat eriale (es. acquisi zione separat a, tra mite
permuta, contributo pubblico, ecc.);
• l’adozio ne del fair value comporta l’esigenza di effettuare delle rivalutazioni
periodiche (alm eno annuali) per adeguare il valore contabile a qu ello equo
(con il revaluation model). L’OIC 24, al contrario, contempla l’eventualità di
rivalutazioni contabili soltanto in occasi one di leggi specia li. Dal punto di
vista del trattam ento contabile, peraltr o, nell’appr occio metodolog ico dello
IAS 38 le differenze da rideterm inazione del valore di un’attivit à i mmate-
riale possono confluire an che nel cont o econom ico. Una sim ile soluzione
contabile, di converso, non è affatto menzionata nella normativa e nella pras-
si contabile nazionale in cui è consen tita esclusivamente la costituzione di
una riserva di patrimonio netto;
• entrambi i principi contabili prevedono c he il processo di ammortamento ab-
bia luogo con una certa sistematicità an che se lo IA S 38, per talune attività
immateriali d enominate a vita indefinita, dispone, in alternativa all’ammor-
tamento, l’ applicazione dell’ impairment test, al fine di m onitorare con una
continua ciclicità le eventuali perdite di valore. Proprio in quest’ultima tipo-
logia di risorse intangibili rientra l’ avviamento che viene disciplinato dal-
l’IFRS 3;
• infine, l’avviamento nei principi c ontabili internazionali rispetto a quelli na-
zionali, viene interpretato co me un pagamento effettuato dall’azienda acqui-
rente per incamerare i benefici economici futuri che l’entità acquisita riuscirà
a generare in condizioni normali.
Relativamente all’IFRIC 12, la relativ a disciplina colma una lacuna i mpor-
tante del quadro normativo italiano. In Italia non erano infatti m ai stati emanati
principi contabili che affr ontassero la t ematica dei servizi in concessione e dei
LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI 235

beni gratuitamente devolvibili. Solitamente, nel contesto italiano il bene gratui-


tamente devolvibile tramite il quale garantire un servizio finora è stato conside-
rato tra le immobilizzazioni materiali e ammortizzato conseguentemente. Con
l’IFRIC 12 cambia l’obiettivo: non si valuta più il bene in concessione ma il
contratto che riposa sull’uso del bene, in quanto fonte di ricavi.

5.2.7. Verifica di apprendimento

Si risponda ai seguenti quiz (anche più di una risposta per ogni domanda).

1. Quali dei seguenti requisiti consentono di classificare una risorsa intangibile


fra le attività immateriali:
a) identificabilità;
b) fungibilità;
c) controllo.
2. Quali delle seguenti risorse intangibili non sono assolutamente iscrivibili fra
le attività immateriali:
a) i costi di sviluppo;
b) il portafoglio clienti;
c) le relazioni commerciali.
3. I metodi di valutazione di un’attività immateriale successivamente alla rile-
vazione contabile iniziale sono:
a) il cost model;
b) il capital asset pricing model;
c) il revaluation model.
4. Quale dei seguenti valori di un’attività immateriale viene assunto pari a zero
dallo IAS 38 (ammessa una sola risposta):
a) il valore recuperabile;
b) il valore residuo;
c) il valore contabile.

CASI
Si valuti la correttezza dei seguenti comportamenti aziendali secondo gli
IAS/ IFRS e, in caso di errato comportamento, si presenti la soluzione corretta.
236 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

CASO 1
La Farm Cotton S.p.a. è un’ azienda operante nel settore dell’abbi gliamento
casual. Il portafoglio prodotti è particolarmente apprezzato da un s egmento ma-
schile di fascia alta. Nel mese di febbraio 2004, al fine di ampliare la propria of-
ferta nella logica del total look, l’azienda ha programmato, a partire dal mese di
aprile 2005, il lancio di una nuova linea di abbigliamento tecnico-sportivo rivol-
ta ad una nicchia di clientela amante d el “golf”, ossia di uno spo rt che negli ul-
timi anni ha registrato un notevole incremento di praticanti. Da una prima stima
effettuata dal dott. Repetti, amministratore delegato, le spese relative alle inizia-
tive pubblicitarie e pro mozionali della suddetta linea di abbigliamento dovreb-
bero ammontare a circa € 1.200.000. Al 31.12.2005 tali spese sono state pari ad
€ 1.600.000 e, in sede di redazione del b ilancio di esercizio, l’azienda ha optato
per la totale capitalizzazione e, quindi, per la conseguente imputazione tra le at-
tività immateriali.

CASO 2
Il settore dell a distribuzione ali mentare negli ultim i anni si è caratterizzato
per un costante processo di aggregazione, al fine di fronteggiare la grande di-
stribuzione organizzata. Questo trend ha interes sato anche la Bitt er Fuit S.p.a.
un’azienda di distribuzion e alimentare operante prevalente mente nell’ ambito
della Regione Puglia in cui detiene 200 p unti ven dita. Nel mese di m aggio
2005, tale azienda ha acquisito un com petitor che nell’ ultimo decennio ha rea-
lizzato una re te vendita di 24 esercizi al dettaglio ubicati s oprattutto nella pro-
vincia di Foggia. La motivazione che ha sp into la Bitter Fruit S.p.a. ad effettua-
re un simile investimento è da ricondur si alla notorietà dell’azienda acquisita la
quale ha consolidato il proprio brand nella vendita di generi alimentari di “alta
qualità”. Dal punto di vista del trattame nto contabile della suddetta acquisizio-
ne, il dott. Manotti, dirett ore amministrativo della Bi tter Fruit S.p.a., ha deciso
di adottare il criterio del fair value ed un approccio di analisi volto alla quantifi-
cazione del valore equo di ciascun punto vendita acquisito.
6
L’IMPAIRMENT TEST
di Alberto Quagli

SOMMARIO: 6.1. La svalutazione delle immobilizzazioni. – 6.1.1. La regola base: il confronto tra
valore contabile e valore “recuperabile”. – 6.1.2. Ambito applicativo dello IAS 36 e frequenza
temporale. – 6.1.3. L’innesco dell’impairment test. – 6.2. Determinazione del valore di realiz-
zo diretto (fair value less cost to sell). – 6.3. Determinazione del valore d’uso (value in use). –
6.3.1. Individuazione dei flussi finanziari. – 6.3.2. Determinazione del tasso di attualizzazio-
ne. – 6.4. Trattamento della perdita di valore. – 6.5. Le cash generating units (CGU). – 6.6.
Goodwill e corporate asset. – 6.7. Le rivalutazioni di ripristino (reversal of impairment). –
6.8. Informazione da fornire in bilancio. – 6.9. Sintesi delle principali differenze con il quadro
normativo italiano. – 6.10. Verifica di apprendimento.

6.1. LA SVALUTAZIONE DELLE IMMOBILIZZAZIONI 1

6.1.1. La regola base: il confronto tra valore contabile e valore “recupera-


bile”

Un principio logico fondamentale nella redazione dei bilanci consiste nella


iscrizione nell’attivo di elementi il cui valore possa essere recuperabile, ossia
almeno reintegrato tramite il flusso di ricavi futuri che direttamente o indiretta-
mente, tramite concorso con altri elementi, contribuiranno a generare.
Qualora il valore di iscrizione contabile risulti superiore al valore recupera-
bile, l’elemento dovrà essere svalutato, per portarlo fino a coincidere con que-
st’ultimo limite. Se invece il valore recuperabile si dimostri superiore al valore
contabile, nessun riflesso contabile avrà luogo, in quanto, alternativamente, una

1
Si ritiene doveroso premettere che lo IAS 36 si intitola “Impairment test” e in nessuna parte
di tale standard, nella versione originale, in inglese, si fa riferimento alla “durevolezza” delle per-
dite di valore. Si ritiene quindi che non si debba prestare attenzione alla attuale traduzione italiana
del Regolamento europeo che ha recepito lo IAS 36 che parla di “perdita durevole” di valore. Tale
errata traduzione costituisce un “riflesso condizionato” della attuale disciplina civilistica italiana.
238 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

eventuale rivalutazione porterebbe a ledere la regola del costo alla quale gene-
ralmente tali elementi devono soggiacere (per gli elementi valutati al fair value
valgono le regole specifiche commentate nel capitolo 5).
Il confronto tra i due parametri, valore contabile e valore recuperabile, origi-
na il cosiddetto impairment test.
Tale principio generale trova specifica disciplina nello IAS 36 per quanto ri-
guarda le immobilizzazioni tecniche materiali e immateriali, mentre per gli
strumenti finanziari è trattato nello IAS 39 cui si rinvia.
Secondo lo IAS 36 una immobilizzazione materiale o immateriale deve esse-
re svalutata quando il suo valore netto contabile (carrying amount) supera il suo
valore recuperabile (recoverable value), definito come il maggiore tra il fair va-
lue al netto dei costi di vendita (valore di realizzo diretto) e il suo valore d’uso.
In sostanza lo IAS 36 afferma che il valore massimo attribuibile ad un’at-
tività è il maggiore tra il ritorno che può fornire mediante la sua alienazione sul
mercato come bene singolo e il ritorno che può fornire continuando ad essere
impiegata nel ciclo produttivo assieme agli altri n-1 fattori della combinazione
produttiva.
Sul piano logico è importante notare che questa regola base, ed in particola-
re, la considerazione del valore recuperabile come il maggiore tra valore d’uso e
valore netto di realizzo derivante da vendita diretta del cespite, presupporrebbe
un comportamento pienamente razionale dell’imprenditore, tale da far conside-
rare perfettamente equivalente l’uso del bene all’interno dell’azienda e la sua
eventuale dismissione sul mercato del singolo cespite. Le due opzioni sarebbero
esattamente alternative in funzione di quella che garantisce il ritorno maggiore.
Tale arbitraggio presuppone una logica imprenditoriale molto orientata alla
massimizzazione del ritorno sul singolo investimento aziendale (singolo cespi-
te), tipica di aziende operanti in mercati molto sviluppati e con un management
di estrazione “finanziaria”. In molti contesti aziendali dubitiamo le due opzioni
siano perfettamente intercambiabili. Una volta inserito in azienda, il cespite è
normalmente destinato ad un utilizzo in chiave interna e solo in casi particolari
l’ipotesi di una liquidazione diretta del medesimo viene presa in considerazione.
Ci spieghiamo meglio. A nostro avviso la svalutazione eventuale dovrebbe esse-
re effettuata se il valore netto contabile risultasse superiore del valore realizza-
bile. Ma questo valore realizzabile dovrebbe corrispondere alternativamente:
 o al valore di realizzo diretto, se l’azienda ha deciso di realizzare direttamen-
te il bene liquidandolo dalla combinazione produttiva;
 o al valore di realizzo indiretto, se l’azienda ha deciso invece di realizzare il
bene tramite le vendite dei prodotti, utilizzandolo internamente nei processi
produttivi.
L’IMPAIRMENT TEST 239

A nostro avviso quindi la decisione sulla destinazione del bene (interno o


esterno) precede la valutazione del bene medesimo e guiderà quest’ultima. Per
lo IAS 36 invece avviene il contrario: le due destinazioni sono sempre inter-
cambiabili in funzione di quella che garantisce il valore maggiore. Emerge da
tale regola una concezione “finanziaria” dell’azienda e dei singoli beni che la
compongono. La prospettiva è quella dell’investitore esterno interessato a mas-
simizzare i flussi di cassa derivanti dalla gestione. Portando agli estremi questa
prospettiva, al limite nelle valutazioni di bilancio di un’azienda in funzionamen-
to si dovrebbe adottare la concezione del capitale di liquidazione, se il valore di
realizzo diretto dei singoli beni fosse superiore al valore d’uso. Questa conce-
zione dell’azienda e dei suoi singoli beni componenti come un investimento fi-
nanziario, da massimizzare nei suoi ritorni di cassa, indipendentemente dal mo-
do (cessione diretta o sfruttamento interno) sta effettivamente prendendo piede
nella gestione di grandi complessi aziendali, dove le operazioni di scissione
(break-up), dismissione, ecc. di singoli segmenti avvengono con frequenza im-
pressionante. Un modello aziendale del genere tuttavia non è verificabile in ogni
contesto. In molti casi, gli imprenditori non sono così flessibili nelle loro deci-
sioni. Se essi hanno inizialmente pensato di sfruttare internamente il bene ed
hanno costruito una struttura attorno ad essi, ben difficilmente l’ipotesi di una
cessione diretta sarà presa in considerazione e viceversa nel caso contrario. In-
somma, l’estrema equivalenza tra la nozione di valore di realizzo diretto e indi-
retto ci sembra discutibile nella pratica, ipotizza una perfetta razionalità deci-
sionale e, last but no least, si scontra con l’impostazione dottrinale italiana della
netta distinzione tra logica del capitale di funzionamento e del capitale di liqui-
dazione e del concetto di valutazione “funzionale”.
Quale ulteriore semplificazione, per quanto riguarda la stima del valore re-
cuperabile, lo IAS 36 non impone di calcolare sia il fair value diminuito dei co-
sti di vendita che il value in use. È sufficiente che uno dei due sia superiore al
valore contabile per non dover calcolare anche l’altro.

6.1.2. Ambito applicativo dello IAS 36 e frequenza temporale

Per confrontare il valore netto contabile con il suo valore realizzabile, l’a-
zienda deve svolgere una procedura ben codificata dallo IAS 36, definita co-
me impairment test. Poiché l’impairment test è un procedimento lungo e
complesso, non è richiesto che venga effettuato sistematicamente per tutte le
attività e sistematicamente in ogni esercizio, bensì è richiesto che venga ef-
fettuato:
240 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

– per la generalità delle immobilizzazioni materiali e immateriali e delle parte-


cipazioni in controllate, collegate e a controllo congiunto solo al verificarsi
di determinate condizioni sintomatiche che possano far presagire una perdita
di valore;
– per le immobilizzazioni immateriali “in corso” si rende necessaria l’applica-
zione dell’impairment test con cadenza annuale;
– per le immobilizzazioni immateriali con vita indefinita, tra le quali in primis,
l’avviamento, l’impairment test deve essere compiuto ogni esercizio, tenuto
conto della maggiore aleatorietà del loro valore.
Per gli intangibles con vita indefinita, il principio stabilisce che il test po-
trebbe essere compiuto non necessariamente a fine esercizio, alla data di report-
ing, ma anche durante l’esercizio stesso, purché si rispetti anche negli anni suc-
cessivi tale periodicità.
Inoltre, sempre per le immobilizzazioni immateriali con vita indefinita se
l’ultimo test evidenzia una ampia eccedenza del valore recuperabile sul valore
contabile, e non sono osservabili nuovi significativi eventi, la nuova determina-
zione del valore recuperabile può essere evitata.
Vi sono poi elementi ai quali l’impairment test non si applica in quanto la lo-
ro specifica regola di valutazione tiene già conto del limite di recuperabilità,
come nel caso degli investimenti immobiliari sub IAS 40 se valutati con il reva-
luation model e le attività trattate dall’IFRS 5.
Per gli strumenti finanziari la procedura di impairment test è contenuto nello
IAS 39, cui si rinvia.

6.1.3. L’innesco dell’impairment test

Secondo lo IAS 36 (v. box seguente) i sintomi più frequenti della presenza di
una perdita di valore che innescano il test nei casi in cui non debba essere si-
stematicamente operato, possono essere molteplici e riguardare sia situazioni
riferite al singolo elemento (obsolescenza, esistenza di valore mercato inferiori,
ecc.), sia all’intera azienda (valore di mercato inferiore al valore netto contabile,
perdita di competitività, presenza di esercizi in perdita, ecc.), sia a scenari ma-
croeconomici (tassi di interesse crescenti, domanda di mercato in diminuzione,
ecc).
L’IMPAIRMENT TEST 241

IAS 36, stralcio paragrafo 12


Fonti esterne di informazione
(a) il valore di mercato di un’attività è diminuito significativamente durante l’e-
sercizio, più di quanto si prevedeva sarebbe accaduto con il passare del tem-
po o con l’uso normale dell’attività in oggetto;
(b) variazioni significative con effetto negativo per l’entità si sono verificate du-
rante l’esercizio o si verificheranno nel futuro prossimo nell’ambiente tecno-
logico, di mercato, economico o normativo nel quale l’entità opera o nel
mercato al quale un’attività è rivolta;
(c) i tassi di interesse di mercato o altri tassi di remunerazione del capitale sugli
investimenti sono aumentati nel corso dell’esercizio, ed è probabile che tali
incrementi condizionino il tasso di attualizzazione utilizzato nel calcolo del
valore d’uso di un’attività e riducano in maniera significativa il valore recu-
perabile dell’attività;
(d) il valore contabile dell’attivo netto dell’entità è superiore alla sua capitalizza-
zione di mercato;

Fonti interne di informazione


(e) l’obsolescenza o il deterioramento fisico di un’attività risulta evidente;
(f) significativi cambiamenti con effetto negativo sull’entità si sono verificati nel
corso dell’esercizio oppure si suppone che questi si verificheranno nel futuro
prossimo, nella misura in cui o nel modo in cui un’attività viene utilizzata o
si suppone sarà utilizzata. Tali cambiamenti includono l’attività che diventa
inutilizzata, piani di dismissione o di ristrutturazione del settore operativo al
quale l’attività appartiene, piani di dismissione dell’attività prima della data
precedentemente prevista, e lo ristabilire la vita utile di un’attività come defi-
nita piuttosto che indefinita;
(g) l’andamento economico di un’attività è, o sarà, peggiore di quanto previsto è
evidente dall’informativa interna ...

Va sottolineato come tali indici sintomatici non siano gli unici e non siano da
soli sufficienti ad escludere la presenza di una perdita di valore. Sarà compito di
un efficace sistema di internal auditing il monitoraggio delle variabili più signi-
ficative e la conseguente attivazione del test.
Il test si fonda sulla determinazione del valore recuperabile, dato dal mag-
giore tra valore di realizzo diretto e valore di realizzo indiretto. Non è richiesto
di determinarli entrambi. È sufficiente osservare che uno qualsiasi dei due sia
superiore al valore contabile per rendere inutile la determinazione del secondo.
In considerazione di ciò, tipicamente il valore più semplice da determinare è
242 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

quello del valore di realizzo diretto, derivante da una potenziale vendita a terzi
dell’elemento in questione. Ovviamente l’esistenza di un valore di realizzo di-
retto presuppone la possibilità di scambiare l’elemento e l’esistenza di un mer-
cato attivo. Laddove queste condizioni non sussistano sarà inevitabile determi-
nare il valore di realizzo indiretto.

6.2. DETERMINAZIONE DEL VALORE DI REALIZZO DIRETTO (FAIR VALUE


LESS COST TO SELL)

Per quanto attiene la determinazione del fair value si rinvia alla trattazione
effettuata nel paragrafo 5.1.7. Qui merita essere sottolineato come lo IAS 36
parli di fair value al netto dei costi di vendita, che dovranno quindi essere stima-
ti dall’azienda osservando la dinamica esterna dei prezzi di beni similari.

6.3. DETERMINAZIONE DEL VALORE D’USO (VALUE IN USE)

Il valore d’uso (value in use), secondo lo IAS 36, deve essere determinato
mediante l’attualizzazione dei flussi di cassa che il bene genererà in futuro. Tale
valore riflette la prospettiva specifica che l’azienda ripone sull’uso del bene ed
in questo differisce dal fair value, che risulta invece una misura astratta, deriva-
bile dall’osservazione degli andamenti di mercato.
Il periodo da considerare è la vita utile del cespite, se il test ha per oggetto
cespiti di vita utile definita, oppure un arco temporale infinito qualora il test ri-
guardi elementi, come l’avviamento, a vita utile indefinita.

6.3.1. Individuazione dei flussi finanziari

Innanzitutto lo IAS 36 parla di flussi finanziari in entrata largamente indi-


pendenti da quelli riferibili ad altri assets. È infatti necessario prendere in con-
siderazione solamente i flussi che quell’attività può generare indipendentemente
dalla presenza di altre attività e si può capire come per le immobilizzazioni a-
ziendali questa condizione rappresenti più una eccezione che la regola. Si rinvia
al paragrafo 6.5 per i casi ove questa indipendenza dei flussi in entrata non sia
riscontrabile per il singolo cespite.
Si tratta di flussi operativi al lordo delle imposte derivati da budget interni
approvati dalla direzione aziendale. Tali budget devono avere un orizzonte tem-
porale di 3-5 anni e devono essere ragionevolmente attendibili.
L’IMPAIRMENT TEST 243

Qualora di renda necessario prendere in considerazione un orizzonte tempo-


rale che supera i 5 anni è necessario prendere in considerazione flussi derivanti
dai budget si cui sopra ai quali viene applicato un growth rate costante o calan-
te, per effetto della ipotesi di entrata di nuovi concorrenti sul mercato.
Se realizzati in valuta, tali flussi saranno. convertiti in valuta funzionale al
cambio della data di redazione del bilancio
Lo IAS 36 vieta espressamente di prendere in considerazione flussi derivanti
da ristrutturazioni aziendali.
In sostanza si terrà conto delle seguenti entrate ed uscite:
• i flussi finanziari in entrata derivanti dall’uso permanente dell’attività;
• i flussi finanziari in uscita derivanti dall’uso permanente dell’attività, che vi
siano direttamente imputabili o ragionevolmente ripartiti;
• i flussi finanziari netti relativi alla dismissione dell’attività (valore termina-
le), qualora da essa siano ricavabili entrate.
Si dovrà ovviamente tenere conto delle spese necessarie a mantenere l’atti-
vità al suo livello standard, così come è stato originariamente stimato ma in
ogni caso l’elemento da testare dovrà essere considerato nelle condizioni esi-
stenti alla data di svolgimento del test, senza introdurre ipotesi circa future ri-
strutturazioni che non siano già state intraprese (e che abbiano originato dei
fondi spese, si veda capitolo 9) o miglioramenti delle prestazioni da esso ri-
traibili.

6.3.2. Determinazione del tasso di attualizzazione

Per quanto attiene la determinazione del tasso di attualizzazione dei flussi di


cassa di cui sopra lo IAS 36 prescrive che si tratti di un tasso al lordo delle im-
poste che tenga conto sia del valore del denaro sia dei rischi specifici. Bisogna
qui stare attenti a non tenere conto dei rischi specifici di cui si è già tenuto conto
nella determinazione dei flussi di cassa.
Lo IAS 36 specifica poi che possono essere presi in considerazione i tassi
impliciti di operazioni similari o, qualora questi non siano disponibili, si può ri-
cavare un tasso attraverso il WACC di una società quotata avente un’attività o
un portafoglio di attività similari. Infine quando anche tale tasso non risulta re-
peribile si deve ricorrere a tassi surrogato. Secondo le disposizioni contenute
nell’appendice A dello stesso IAS 36 questi tassi vengono calcolati avendo co-
me punti di partenza:
244 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

• costo medio del capitale dell’azienda stessa, determinato utilizzando tecni-


che quali il Capital Asset Pricing Model (CAPM);
• tasso marginale applicato sui finanziamenti ricevuti;
• altri tassi di mercato aggiustati per considerare lo specifico rischio gravante
sui flussi di cassa attesi dall’utilizzo del cespite.
Particolare attenzione merita la previsione secondo cui il tasso non deve es-
sere influenzato dalla struttura finanziaria dell’azienda. Come si è già detto, si
stanno attualizzando dei flussi di cassa operativi al fine di verificare il valore di
un’attività. Non sarebbe pertanto corretto far variare il valore di un’attività in
base al sistema con cui un’azienda ne ha finanziato l’acquisto.
Le stime dei flussi e del tasso di attualizzazione devono considerare l’infla-
zione in modo coerente. Perciò, se il tasso è quello nominale ossia inclusivo
dell’inflazione prevista, i flussi futuri sono stimati al loro valore nominale. Se il
tasso è quello reale, al netto cioè dell’effetto degli aumenti dei prezzi dovuti
all’inflazione generale, i flussi futuri sono stimati al loro valore reale (ma inclu-
dono specifici aumenti o diminuzioni del prezzo futuro).
Nella pratica il tasso più usato nell’impairment test è il costo medio pondera-
to del capitale, o WACC (Weighted Average Cost of Capital), costo che l’a-
zienda deve sostenere per raccogliere finanziamenti sia da soci sia da terzi fi-
nanziatori. È una media ponderata del costo del capitale proprio e del costo del
debito, con “pesi” rappresentati dai mezzi propri e dai debiti finanziari comples-
sivi. Nel test di impairment la formula è la seguente:
E D
WACC = Ke + Kd
( D + E) ( D + E)
dove:
Ke = costo del capitale proprio;
E = patrimonio netto (Equity);
D = indebitamento (Debt);
Kd = costo dell’indebitamento.
Il costo dell’equity. Le difficoltà nella stima del costo dei mezzi propri risie-
dono nel fatto che si tratta di un “costo-opportunità”. Il costo del capitale pro-
prio può essere determinato con riferimento a diversi modelli economici. Utiliz-
zando il modello del CAPM, la formula del CAPM è la seguente:
Ke = Kf + β MRP
dove:
Ke = costo del capitale proprio;
Kf = rendimento dei titoli a rischio nullo;
L’IMPAIRMENT TEST 245

ß = coefficiente di rischiosità sistematica non diversificabile;


MRP = premio per il rischio aziendale (market risk premium).
Per i rendimenti a rischio nullo vengono solitamente considerati i rendimenti
dei titoli di Stato a lungo termine. Il market risk premium è il maggior rendi-
mento atteso dal mercato azionario (Km) rispetto ad un investimento in titoli di
debito privi di rischio (Kf). Ecco perché spesso il MRP è indicato anche dal-
l’espressione (Km – Kf). Di norma, Km è rappresentato dall’indice azionario
costituito dal maggior numero di titoli trattati sul mercato afferente il Paese in
cui ha sede l’azienda oggetto di analisi. Infine, il coefficiente beta misura la ri-
schiosità specifica della singola azienda; in altri termini, è la quantità di rischio
che l’investitore sopporta, investendo in una determinata azienda anziché nel
mercato azionario nel suo complesso. Il beta è espressione solamente del rischio
sistematico, quindi non diversificabile, dell’investimento nell’azienda. Indica il
modo in cui, in media, i rendimenti di un titolo variano al variare dei rendimenti
del mercato. Statisticamente, il beta è uguale alla covarianza tra i rendimenti at-
tesi del titolo e quelli del mercato, divisa per la varianza del rendimento atteso
del mercato:
COV ( RiRm )
β=
VAR ( Rm )
dove:
ß = il beta dell’azienda;
Ri = il rendimento atteso dell’azione “i”;
Rm = il rendimento atteso del portafoglio di mercato.
Maggiore (minore) è Beta, maggiore (minore) è la volatilità (e quindi il ri-
schio) del rendimento delle attività aziendali rispetto a quelle complessive del
mercato.
Il costo dell’indebitamento. Il costo del debito può essere definito come il
tasso che l’azienda pagherebbe nelle attuali condizioni di mercato per ottenere
un nuovo finanziamento a medio-lungo termine. Dal momento che nel test di
impairment il tasso non deve essere influenzato dalla struttura finanziaria del-
l’azienda (che a maggiore quota di debito fa corrispondere tipicamente uno
spread maggiore) spesso si utilizza un tasso che non è quello effettivo aziendale
derivabile dai bilanci, ma un tasso medio di mercato.
Il peso del capitale proprio e dell’indebitamento. Anche in questo caso, do-
vendo prescindere dalla effettiva struttura finanziaria dell’azienda, è frequente
l’uso di strutture finanziarie “target” per assegnare i pesi ai mezzi propri ed al-
l’indebitamento; in alternativa, potrebbe essere utile fare riferimento alla struttura
finanziaria media di aziende comparabili dal punto di vista dell’attività operativa.
246 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Calcolo del value in use con metodo DCF


Alla luce di quanto detto, la determinazione del value in use si sostanzia nel-
la larga maggioranza dei casi come il risultato di un metodo DCF “asset side”
basato su due componenti: il valore attuale dei flussi di cassa riferiti agli anni
considerati nel budget analitico dei flussi di cassa (solitamente 3 anni) e il valo-
re attuale del flusso di cassa derivante dal periodo che va dall’ultimo anno di
previsione analitica fino a infinito (se si tratta di asset con vita utile indefinita)
o, per attività con vita utile definita, fino al termine della vita utile del bene. In
formula:
t
OFCFs VF
Value in use = ∑ +
s =1 (1 + i ) (1 + i ) t
s

dove:
s = anno incluso nel budget analitico;
t = anno finale di piano analitico, che quindi si estende per il periodo (3-5
anni) che va da 1 a “t”;
OFCFs = operating free cash flow dell’anno “s”, ossia flusso di cassa operativo
specifico dell’anno “s”, determinato solitamente con il metodo indiretto
(ossia sottraendo dall’EBITDA prospettico dell’anno “s” le variazioni
riferite allo stesso anno del capitale circolante netto operativo e degli in-
vestimenti fissi di “sostituzione”, non potendo invece, alla luce delle re-
gole dello IAS 36 inserirvi anche gli investimenti di potenziamento o ri-
strutturazione);
I = costo medio ponderato del capitale (WACC);
VF = valore finale (o residuo o terminale) calcolato nell’ultimo anno di pre-
visione analitica (anno t) e attualizzato alla data del test.
A sua volta, per beni con vita utile indefinita, il valore finale è spesso deter-
minato come la capitalizzazione al tasso i di una rendita perpetua. La rendita è
derivabile dal flusso di cassa dell’anno “t” (ultimo anno di previsione analitica)
che si sviluppa indefinitamente in ragione del tasso “g”.
OFCS t × (1 + g )
VF =
(1 − g )
Il tasso “g” può essere positivo, pari a zero o negativo in funzione della pre-
visione del mantenimento di un differenziale competitivo anche su lunghissimi
periodi di tempo. Nella prassi si consiglia di usare un tasso di crescita non supe-
riore al 2% salvo casi molto particolari. In un valutazione realistica il tasso di
crescita dovrebbe assumere valori negativi, in quanto nell’ipotesi di assenza di
investimenti di potenziamento previsti dallo IAS 36 è difficile pensare che l’a-
zienda possa mantenere all’infinito il proprio vantaggio competitivo.
L’IMPAIRMENT TEST 247

ESEMPIO 1 – Calcolo Value in Use

Si supponga di testare per la redazione del bilancio 2012 un marchio con va-
lore contabile di 70.000 considerato a vita utile indefinita, per il quale non è pos-
sibile la stima di un autonomo fair value less cost to sell. Si stima che possa ge-
nerare un flusso di cassa specifico di 2.000 nel 2013, 3.000 nel 2014 e 3.500 nel
2015. Si supponga inoltre che dal 2016 in poi sia stimabile un flusso di cassa in-
crementale con g = 1% e che il tasso di attualizzazione sia pari al 6,5%. Il valore
terminale è stimato come rendita perpetua del flusso 2015 che si incrementa del
tasso “g”.

Valore
2013 2014 2015 Totale
terminale
Cash flow 2.000,00 3.000,00 3.500,00 78.555,56
Valore attuale al 6,5% 1.877,93 2.644,98 2.897,47 61.063,05 68.483,43

Con tali dai il valore recuperabile del marchio è inferiore al valore contabile e
si deve quindi svalutare di 1.516,57 (70.000 – 68.483,43).

Si può intuire la rilevante discrezionalità degli amministratori nella stima dei


futuri flussi di cassa e del tasso “g”, oltre la stima del costo del capitale e delle
relative variabili. Proprio per tale motivo, si rende quanto mai necessaria una
adeguata informazione in nota, che descriveremo più avanti.

6.4. TRATTAMENTO DELLA PERDITA DI VALORE

Così come previsto dalla normativa italiana, la svalutazione implica una ri-
duzione del valore del bene che si riflette in un costo a carico di un esercizio;
inoltre, l’esistenza di una svalutazione può indurre anche a rivedere al ribasso la
rimanente vita utile residua del cespite. Qualora il cespite sia valutato al reva-
luation model (di cui allo IAS 16 o 38, trattati nel capitolo 5) la svalutazione fa-
rà diminuire in primis la riserva di rivalutazione, qualora esistente, e, se ecce-
dente, determinerà un costo a conto economico.
Dopo la svalutazione, gli ammortamenti saranno calcolati sul valore così ri-
dotto. In ogni caso, il nuovo valore netto contabile di ogni asset non potrà esse-
re minore del più alto tra valore di realizzo diretto e valore di realizzo indiretto
come sopra determinati.
248 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

La svalutazione è indeducibile fiscalmente e origina quindi imposte anticipa-


te che si rifletteranno a conto economico come ricavi. Tali imposte si riverse-
ranno negli esercizi come maggiori costi per imposte, in quanto per il fisco in
futuro saranno deducibili quote di ammortamento maggiori delle quote di am-
mortamento stanziate in bilancio. Queste ultime infatti saranno inferiori in
quanto gli ammortamenti in bilancio sono calcolati su valore minore poiché sva-
lutato.

6.5. LE CASH GENERATING UNITS (CGU)

Lo IAS 36 si preoccupa del fatto che vengano presi in considerazione soltan-


to flussi di cassa prodotti dalla specifica attività in maniera largamente indipen-
dente dalle altre attività. Qualora un bene non produca flussi indipendenti, si
deve ricorrere ad un artifizio. Infatti, secondo lo IAS 36, in tutti quei casi in cui
ci si trova di fronte ad attività che considerate singolarmente non producono
flussi finanziari largamente indipendenti dalle altre attività, si procede all’indi-
viduazione di una c.d. Cash Generating Unit o unità generatrice di flussi di cas-
sa. La CGU è definita come “the smallest identifiable group of assets that gen-
erates cash inflows that are largely independent of the cash inflows from other
assets or groups of assets”. Proprio circa il concetto di indipendenza si riporta
di seguito un esempio tratto dallo stesso IAS 36.

IAS 36 – Esempio sull’indipendenza dei flussi di cassa

Una società di autobus fornisce per contratto servizi a un Comune, che ri-
chiede un servizio minimo su ciascuno di cinque distinti percorsi. Le attività im-
piegate in ciascun percorso e i flussi finanziari derivanti da ciascun percorso pos-
sono essere identificati separatamente. Uno di questi percorsi opera con una si-
gnificativa perdita.
Poiché l’impresa non ha la possibilità di chiudere alcuno dei percorsi degli
autobus, il livello più basso di flussi finanziari in entrata identificabili dall’uso
permanente ampiamente indipendenti dai flussi finanziari in entrata derivanti da
altre attività o gruppi di attività è il flusso finanziario in entrata generato dai cin-
que percorsi insieme. L’unità generatrice di flussi finanziari per ciascun percorso
è la società di autobus nel suo insieme.

La CGU può identificarsi in un negozio appartenente ad una catena distribu-


tiva, in uno stabilimento produttivo dedito alla fabbricazione di un componente
L’IMPAIRMENT TEST 249

utilizzato da altri stabilimenti appartenenti all’azienda, ecc. Il fatto che la CGU


debba coincidere con una unità che cede la sua produzione sul mercato, non è
requisito indispensabile. Lo stesso IAS 36 prevede il caso che, sebbene l’output
dell’unità sia utilizzato tutto o in parte a scopi interni (per es. uno stabilimento
ottiene dei prodotti che sono utilizzati da un altro stabilimento aziendale come
semilavorati), l’unità può comunque essere identificata come “generatrice di
flussi di cassa”, purché prodotti simili siano scambiati effettivamente su un
mercato. In tal caso i prezzi che si formano su tale mercato sono utilizzati per
determinare il value in use dell’unità come entrate di denaro (sia pur potenziali).
Questa informazione serve anche per determinare il value in use dell’unità posta
a valle dell’unità considerata, dal momento che le entrate potenziali della se-
conda rappresentano le uscite potenziali della prima.
L’identificazione della CGU deve essere costante nel tempo, a meno che sia
giustificata una variazione in quanto certi asset sono ritenuti appartenere a cash
unit diverse rispetto agli esercizi precedenti. In tal caso, si dovrà fornire adegua-
ta informazione in bilancio, se la variazione assume significato considerando
l’azienda nella sua globalità.
È facilmente intuibile la discrezionalità insita nella identificazione delle
CGU; lo IAS 36 si preoccupa però di porre un limite, prescrivendo infatti che
una CGU non può mai essere di dimensioni maggiori rispetto ai segmenti defi-
niti dall’IFRS 8.
Proprio la definizione e il monitoraggio delle CGU rappresenta forse l’aspetto
di maggior impatto sulla struttura amministrativa gestionale delle aziende che si
trovano ad applicare gli IAS. Come è facile intuire si aprono collegamenti con la
contabilità analitica, con la mappa dei centri di costo e di profitto, e tutto questo
può portare ad una riorganizzazione della contabilità analitica con impatti di rilie-
vo. Sta alle aziende scegliere se subirle passivamente, adeguandosi a quanto gli è
imposto, oppure sfruttare l’occasione per migliorare le proprie prassi gestionali.
Ai fini della determinazioni di eventuali svalutazioni, l’identificazione del-
l’ampiezza della CGU non è neutrale. Dal momento che le svalutazioni di una
CGU non possono essere compensate da eventuali plusvalenze potenziali di
un’altra CGU, consegue che quanto più ampie saranno le CGU tanto minore sa-
rà la probabilità di svalutarle. A titolo di esempio, supponiamo esistano due
CGU, A e B, di cui A presenta un valore contabile di 400 ed un valore d’uso di
800, mentre B ha valore contabile di 400 e valore d’uso di 300. In tale situazio-
ne si dovrà svalutare B di 100. Se invece di essere distinte come due CGU,
l’azienda le avesse considerate come un’unica CGU, quest’unica CGU avrebbe
avuto valore contabile di 800 e valore d’uso di 1.100, senza nessun obbligo di
svalutazione.
Dopo l’identificazione, alle CGU devono essere attribuiti gli asset che con-
250 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

tribuiscono a generare i relativi flussi di cassa. Saranno da allocare le immobi-


lizzazioni specifiche della CGU, l’avviamento per la parte riferibile alla CGU,
una quota dei corporate assets allocabili su base razionale (v. par. seguente).
Non sono da attribuire passività a meno che la determinazione del valore recu-
perabile non sia compiuta includendo nella CGU anche le passività (es. nel caso
in cui vi siano delle offerte di terzi ad acquisire una certa CGU assumendosi le
passività). Nella prassi si è soliti includere nella CGU, specie se coincidente con
un’intera azienda, anche elementi del circolante, sebbene come criterio generale
essi debbano esserne esclusi. Anche in questo caso vi può essere notevole di-
screzionalità nelle scelte di allocazione degli assets alla CGU.
Una volta identificata, la CGU dovrà essere sottoposta ad impairment test. Il
suo valore contabile sarà pari alla somma dei valori netti contabili dei cespiti
componenti. Si procederà quindi alla determinazione del relativo valore d’uso
come se si trattasse di un singolo bene. A questo punto si procederà al confronto
tra il valore netto contabile della CGU e il suo valore d’uso: se quest’ultimo ri-
sulta inferiore si procederà alla rilevazione di una perdita di valore.
Lo IAS 36 prescrive poi una determinata gerarchia nell’attribuzione delle
perdite di valore ai singoli componenti di una CGU. Infatti per prima cosa, la
perdita di valore andrà attribuita all’eventuale avviamento attribuito alla CGU.
L’eventuale perdita residua andrà ripartita sugli altri beni facenti parte della
CGU in base al loro valore contabile. Vi è un limite all’attribuzione della perdi-
ta di valore alle singole attività che è costituito dal valore di realizzo diretto (fair
value al netto dei costi di vendita) dei singoli elementi.

Bilancio Pirelli 2005

Le società in capo alle quali sono iscritti avviamenti sono considerate come
unità generatrici di flussi finanziari (cash generating unit) per verificare l’even-
tuale presenza di una perdita di valore (impairment test).
La verifica consiste nella stima del valore recuperabile della cash generating
unit e nel confronto con il valore netto contabile dei relativi beni incluso l’av-
viamento.
Il valore recuperabile della cash generating unit è stato determinato in base al
valore d’uso, ossia al valore attuale dei flussi finanziari futuri che si prevede sa-
ranno associati alla cash generating unit.
I flussi finanziari utilizzati per determinare il valore d’uso si basano su previ-
sioni approvate dal management che coprono un arco temporale di 5 anni. I flus-
si finanziari relativi a periodi successivi sono stati estrapolati proiettando i flussi
dell’ultimo anno oggetto di previsione.
Il tasso di attualizzazione applicato ai flussi di cassa prospettici è pari al
6,9%.
L’IMPAIRMENT TEST 251

6.6. GOODWILL E CORPORATE ASSET

Uno dei più rilevanti problemi per determinare il valore netto contabile della
CGU consiste nell’attribuire all’unità stessa due tipi di immobilizzazioni che
considerate isolatamente non sono in grado di generare flussi di cassa, quali:
• l’avviamento (goodwill), che non potendo generare autonomi flussi di cassa
può solo essere considerato congiuntamente ai beni dalla cui sinergia emerge
tale valore. Per cui se è contabilizzato in bilancio un avviamento, questo do-
vrebbe essere attribuito alle singole CGU per determinare il valore netto con-
tabile delle stesse. Si ricorda che a norma dello IAS 38, l’impairment test
dell’avviamento deve essere fatto ogni anno, così come previsto per le im-
mobilizzazioni immateriali a durata indefinita;
• i corporate asset, ossia dei cespiti riconducibili all’azienda nel suo comples-
so e non a singole unità (quali ad esempio laboratori centrali di ricerca, ecc.).
L’attribuzione del goodwill avviene considerando quale CGU l’unità più pic-
cola in relazione alla quale il management controlla l’avviamento per scopi di
informazione interna. In questo senso la CGU potrebbe addirittura consistere in
un’intera società. Tenuto conto che l’avviamento può essere correlato nella so-
stanza solo a CGU di “grande dimensione”, nel concreto si possono creare due
tipi di CGU: quella di dimensioni ridotte, originaria, alla quale non è allocato
l’avviamento e che contiene altri asset e quella, di dimensioni maggiori, che
comprende le CGU originarie ed alla quale è attribuito l’avviamento. In questo
frangente, lo IAS 36 stabilisce che devono essere sottoposte all’impairment test
prima le CGU più piccole, e solo dopo effettuare il test per la CGU alla quale si
riferisce l’avviamento. Nel momento in cui una quota di avviamento è allocata
ad una CGU, essa dovrà essere sottoposta a impairment test annualmente, con-
formemente a quanto stabilito dallo IAS 38.
Circa i cosiddetti corporate asset, per prima cosa si deve verificare se è pos-
sibile allocare sulla base di ragionevoli criteri di riparto anche solo una porzione
del valore di tali beni alle singole CGU. In tal caso si procede ad effettuare
l’impairment test a livello di CGU come già visto. Questo procedimento viene
definito bottom-up test.
Compiute queste allocazioni, si procederà al test comparando il valore recu-
perabile della CGU con il suo valore netto contabile. Per quanto riguarda invece
la determinazione del valore recuperabile (il più alto tra value in use e fair value
al netto dei costi di vendita) della CGU valgono le considerazioni anzidette. Se
il valore recuperabile è più basso del valore netto contabile, allora si dovrà com-
piere una svalutazione, attribuendola anzitutto all’avviamento, se presente, fino
a concorrenza con il suo valore netto contabile. Se dopo la svalutazione dell’av-
viamento (sempre qualora sia esistente), rimarrà da attribuire ancora una parte
252 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

della svalutazione complessiva della CGU, allora questa dovrà essere attribuita
pro quota agli altri asset in proporzione ai rispettivi valori contabili.
In ogni caso il nuovo valore netto contabile di ogni asset non potrà essere
minore del più alto tra valore di realizzo diretto e valore di realizzo indiretto
come sopra determinati. Se la quota di svalutazione spettante al singolo asset,
determinata secondo le regole descritte nel testo, non può essere attribuita al-
l’asset medesimo in quanto, ad esempio, il suo valore diverrebbe negativo o il
suo valore di realizzo diretto risultasse maggiore del valore che assumerebbe al
netto della svalutazione, la parte della svalutazione spettante all’asset e conse-
guentemente non allocata andrà ripartita tra gli altri asset in funzione della stes-
sa base di riparto, data dal loro valore netto contabile.
Si considerino i seguenti esempi.

ESEMPIO 2 – CGU e value in use

Si supponga che un’azienda abbia imputato un avviamento presente a bilan-


cio per 100 ad una CGU contenente in aggiunta beni di tipo A per un valore con-
tabile di 400 e beni di tipo B per 200. Il valore netto contabile della CGU è dun-
que la somma dei tre, pari a 700. Si supponga che il valore recuperabile equival-
ga a 570. Si dovrà pertanto svalutare la CGU di 130 (700 – 570). La svalutazione
di 130 comporterà dapprima l’intera eliminazione dell’avviamento (pari a 100);
la parte residua (130 – 100 = 30), sarà attribuita ai beni di tipo A e a quello di ti-
po in relazione al loro valore contabile, il cui totale è pari a 600 (400 + 200). Per
cui ad A si attribuirà una svalutazione pari a ((400/600) (30)), ossia 20, mentre i
beni di tipo B saranno svalutati per 10, pari a ((200/600) (30)).
Come secondo esempio, si supponga che un’azienda disponga di tre CGU (X,
Y e Z), il cui valore netto contabile consiste rispettivamente in 100, 300 e 400
(per un totale di 800). Ciascuna delle tre si carica di una quota di corporate asset
(si ipotizzi ad esempio l’esistenza di un centro direttivo e di laboratori centrali di
ricerca per un totale di 150) pari al peso percentuale in relazione al valor netto
contabile complessivo, e quindi 12% (100/800), 38% (300/800) e 50% (400/800).
Si ritiene che questa logica di ripartizione sia razionale in relazione al contesto
specifico. Quindi l’unità X presenterà un valor netto contabile pari a 100 + 12%
di 150, per un totale di 119, comprensivo della quota di corporate asset spettante
a X su base razionale. A questo punto si ipotizzi che X sottoposta a test di im-
pairment presenti un valore recuperabile pari a 110. Deve quindi registrarsi una
svalutazione di 9 (119 – 110). Questa svalutazione deve tuttavia non essere attri-
buita prioritariamente alla quota di corporate asset inclusa nel valore netto con-
tabile di X, ma deve ripartirsi tra quota di corporate asset e asset propri di X in
funzione del peso sul valore netto contabile totale. Quindi la svalutazione da at-
tribuire al corporate asset sarà pari a 9 ((19/119) = 1,4, mentre la svalutazione re-
lativa agli asset propri di X sarà pari a 9 (100/119 = 7,6.
L’IMPAIRMENT TEST 253

Per quei beni comuni per i quali non è stato possibile procedere all’imputa-
zione alle CGU durante il procedimento del c.d. bottom-up test, si procede alla
definizione di CGU di “secondo livello”, ossia di CGU formate da una porzione
o da un intero bene comune e da altre CGU come definite in precedenza. Dopo
aver provveduto all’impairment test sulle singole CGU di primo livello si pro-
cede ad effettuare l’impairment test a livello delle CGU di secondo livello.
Procedendo con questa logica (definita top down in una precedente versione
dello IAS 36), si potrebbero individuare numerosi livelli di CGU. In molte
aziende vi è la tendenza a non ripartire tra le CGU individuate gli asset “comu-
ni”, vuoi per evitare complicazioni amministrative informatiche, vuoi per man-
tenere l’asset indiviso e quindi più facilmente individuabile nella sua colloca-
zione. Questo può portare a creare numerosi livelli di CGU. Una situazione del
genere è stata osservabile in aziende manifatturiere con presenza di una rete di-
stributiva formata da negozi. In tal caso i negozi hanno rappresentato il primo
livello di CGU, tenuto conto della relativa semplicità con la quale stimare i flus-
si di cassa. Tuttavia nessuna ha pensato di attribuire gli asset produttivi degli
stabilimenti alle CGU negozi. Piuttosto, sono state create CGU di livello supe-
riore nel quale far confluire in corpo unico gli stabilimenti e la rete di negozi nel
suo complesso.

ESEMPIO 3 – CGU di secondo livello e value in use

Si supponga che un’azienda abbia imputato un avviamento presente a bilan-


cio per 100 ad una CGU
Una società presenta due CGU: A e B. La CGU A si compone di beni per un
valore contabile di 1.000. Il relativo value in use è di 1.400. La CGU non è quin-
di svalutata e i beni componenti mantengono il loro valore. La CGU B è compo-
sta da beni con valore contabile di 800 ed il value in use è di 600. Essa è quindi
svalutata per 200 e la svalutazione sarà attribuita ai beni in proporzione ai rispet-
tivi valori netti contabili.
La società dispone anche di un avviamento con valore contabile di 400 e di
corporate asset per 200. Tali elementi non sono stati attribuiti alle CGU A e B in
quanto si ritiene non vi sia nessun criterio razionale di riparto. Si costituisce
quindi la CGU C, di secondo livello, che comprende le CGU A e B, già sottopo-
ste ad autonomo impairment test, e i beni comuni (avviamento e corporate as-
set).
Il valore contabile di C è dunque pari ai valori contabili di A e B post im-
pairment (600 e 1.000) più i valori dei beni “comuni” (400 + 200), per un totale
di 2.200. Il value in use di C è dato dalla somma dei value in use di A e B (1.400
+ 600) diminuito del valore attuale dei flussi di cassa derivanti dall’uso dei cor-
porate asset, ipotizzando che questi determinino solo uscite e nessuna entrata e
254 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

siano pari a – 100. Il value in use di C è quindi di 1.900 (1.400 + 600 – 100). Es-
so risulta dunque inferiore al valore contabile (2.200) implicando una svalutazio-
ne di 300. Tale svalutazione andrà prioritariamente attribuita all’avviamento che
passa pertanto da 400 a 100. Se la svalutazione fosse stata superiore a 400, essa
sarebbe arrivata a colpire anche il valore dei corporate asset. Sulle svalutazioni
dovranno essere calcolate anche imposte anticipate.

6.7. LE RIVALUTAZIONI DI RIPRISTINO (REVERSAL OF IMPAIRMENT)

Se è stata compiuta una svalutazione negli anni precedenti, al termine di ogni


esercizio l’azienda dovrebbe valutare se sussistono ancora le condizioni per le
quali la svalutazione è stata operata. Se questa indicazione esiste, l’azienda deve
calcolare nuovamente il valore recuperabile compiendo un nuovo impairment
test. Le indicazioni minime da considerare per valutare l’opportunità di ricalco-
lare il valore recuperabile sono analoghe, ma con segno inverso, rispetto a quel-
le descritte precedentemente, con riferimento agli indizi necessari per lo svol-
gimento dell’impairment test.
Se dalle stime risulta che la svalutazione prima compiuta, in tutto o in parte
non ha più ragione di esistere, il valore netto contabile del bene che in prece-
denza era stato svalutato dovrà essere portato al nuovo valore recuperabile pur-
ché non ecceda il valor netto contabile che avrebbe avuto se la svalutazione non
fosse stata operata. Il limite superiore del valor netto contabile deve essere otte-
nuto considerando gli ammortamenti che si sarebbero operati in assenza di sva-
lutazione.
Ovviamente se nel frattempo alcuni beni già svalutati sono stati nel frattem-
po sostituiti essi non saranno oggetto di rivalutazione.
La rivalutazione di ripristino deve essere riepilogata a conto economico, sal-
vo il caso in cui riguardi un asset rivalutato a norma dello IAS 16, per il quale,
così come la svalutazione implicava una riduzione della riserva di rivalutazione,
analogamente una rivalutazione di ripristino comporterà un nuovo incremento
della specifica riserva del netto.
Se la rivalutazione di ripristino riguarda una CGU, questa va a incrementare
il valor netto contabile dell’unità determinando un incremento dei beni diversi
dall’avviamento appartenenti alla CGU, ciascuno dei quali assorbe la rivaluta-
zione in proporzione al valore netto contabile esistente alla data della rivaluta-
zione, circostanza che, in relazione alle diversità di vite utili, può implicare at-
tribuzioni percentuali di rivalutazioni diverse da quelle attribuite al momento
della svalutazione. Il valore così rivalutato non potrà superare il più basso tra il
valore recuperabile del bene e il valore netto contabile che, al netto degli am-
L’IMPAIRMENT TEST 255

mortamenti che sarebbero stati operati, avrebbe avuto il bene medesimo se non
fosse stata operata la svalutazione. Anche in questo caso se la parte della rivalu-
tazione spettante al singolo bene facesse superare tali limiti, l’eccedenza sareb-
be da attribuire agli altri beni della CGU in proporzione al proprio valore netto
contabile.
Come eccezione alla regola generale del ripristino, la svalutazione dell’av-
viamento non può mai essere ripristinata negli esercizi successivi, in quanto lo
IAS 36 ritiene che una rivalutazione dell’avviamento equivarrebbe a riconosce-
re un avviamento “interno”, non derivato da acquisizioni esterne, che ai sensi
dello IAS 36 non è contabilizzabile.

ESEMPIO 4 – Rivalutazioni di ripristino

Un immobile industriale dal valore lordo di 2.000, già ammortizzato per tre
anni al tasso del 5% (per un totale del fondo ammortamento pari a 300), e quindi
con valore netto contabile di 1.700, era stato svalutato per adeguarlo al valore re-
cuperabile di 1.500, con svalutazione di 200, la quale aveva determinato anche lo
stanziamento di imposte anticipate (ipotizzando tax rate del 40%) per 80. Si ri-
corda infatti che per il fisco la svalutazione è indeducibile, con conseguente im-
posizione tributaria maggiore cui non corrisponde una imposta “di competenza”.
Il maggiore costo per imposte pagate deve essere quindi fronteggiato da un rica-
vo per imposte anticipate.
Contabilmente si era rilevato:

Svalutazione cespite

Svalutazione immobili (CE) 200


Immobili 200

Stanziamento imposte anticipate

Crediti per imposte anticipate (SP) 80


Imposte anticipate (CE) 80

A questo punto, in ipotesi di costanza di vita utile residua (17 anni), la nuova
quota di ammortamento è (approssimata all’unità) di 88 (1.500/17).
Quindi per altri due anni era stato ammortizzato, comportando lo stanziamen-
to di ulteriori quote ammortamento per 176 (88 + 88). Il valore contabile è dun-
que passato a 1.324, dato da valore lordo (post-svalutazione) di 1.800 meno il
fondo ammortamento di 476 (300 + 176). A tal momento però il recupero del
mercato dimostra un nuovo valore recuperabile di 1.600.
L’azienda dunque calcola il valore contabile che avrebbe avuto il bene senza
256 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

la svalutazione, pari a 1.500 (2.000 – 5 anni di ammortamento al 5% per un tota-


le ammortamenti di 500). Confrontando tale dato (1.500) con il nuovo valore re-
cuperabile (1.600), si evidenzia che il bene deve essere espresso in bilancio al
minore dei due. Si tratterà quindi di innalzare il valore del bene da 1.324 a 1.500,
stanziando una rivalutazione a conto economico per 176. Il fondo ammortamento
deve comunque essere adeguato all’importo di 500 che avrebbe avuto natural-
mente in assenza di svalutazione. Si dovranno infine eliminare le imposte antici-
pate ancora esistenti (72), tenendo conto che nel frattempo una parte è già stato
riversata in virtù dell’avanzamento dell’ammortamento (due anni al 40% di 100–
ammortamento fiscale e 88 – ammortamento in bilancio –, pari a 9,6). Per il fisco
infatti si continuava a dedurre come costo deducibile un ammortamento maggio-
re di quello di competenza (che è calcolato sul valore svalutato), comportando
dunque un minore costo tributario, che doveva essere fronteggiato stanziando un
maggiore costo tributario tramite il riversamento dell’imposta anticipata.

Rivalutazione cespite

Immobili 200
Rivalutazione immobili (CE) 176
Fondo ammortamento immobili 024

Riversamento delle imposte differite

Imposte anticipate (CE) 70,4


Crediti per imposte anticipate (SP) 70,4

6.8. Informazione da fornire in bilancio

Per ciascuna classe di beni (ossia per ogni gruppo di beni omogeneo per
quanto riguarda la natura e la funzione), il bilancio deve indicare:
• l’entità delle svalutazioni e delle rivalutazioni di ripristino registrate nel con-
to economico e le voci del conto economico nelle quali sono riepilogate, con
specifica distinzione a seconda del segmento (vedi IAS 14) al quale si riferi-
scono;
• l’entità delle svalutazioni e delle rivalutazioni di ripristino inviate diretta-
mente a patrimonio netto, con specifica distinzione a seconda del segmento
al quale si riferiscono;
• l’entità delle svalutazioni e delle rivalutazioni di ripristino riferite ad asset
valutati con il revaluation model.
L’IMPAIRMENT TEST 257

Se la svalutazione o la rivalutazione per un singolo bene o per una CGU è ri-


levante per l’intera azienda, in Nota si dovrà inoltre indicare:
¾ le circostanze che hanno determinato la svalutazione (o la rivalutazione);
¾ l’entità della svalutazione (rivalutazione);
¾ la natura e il segmento (vedi IFRS 8) al quale appartiene il bene rivalutato;
¾ per ogni CGU, una descrizione dell’unità, l’entità della svalutazione (rivalu-
tazione) per classe di asset e per segmento. Qualora la classificazione per clas-
se di asset sia mutata dal momento in cui è stato stimato in precedenza l’im-
porto del valore recuperabile, si deve descrivere il vecchio ed il nuovo modo
di aggregazione dei beni utilizzato e le ragioni per le quali è stato mutato;
¾ se il valore recuperabile del bene o della CGU coincide con il valore di rea-
lizzo diretto o indiretto ed il modo con il quale sono stati determinati.
Ulteriori dettagli di informativa sono poi previsti per le CGU che includono
al loro interno avviamento o altri intangibles a vita utile indefinita.
Si riporta un esempio di informativa integrativa fornita da una primaria so-
cietà italiane circa la procedura di impairment.

A2A – La disclosure sull’impairment test


Bilancio consolidato 2010

Per la redazione degli imparment test sono state utilizzate due differenti me-
todologie:
• il “valore d’uso”, che è stato determinato attraverso l’attualizzazione dei flus-
si finanziari futuri della Cash Generating Unit connessi:
a) all’uso continuativo della Cash Generating Unit fino al termine della sua
vita utile;
b) alla dismissione della Cash Generating Unit alla fine della sua vita utile.
I suddetti flussi finanziari sono stati attualizzati alla data di bilancio utiliz-
zando un appropriato tasso di attualizzazione che è di seguito evidenziato per
ciascuna Cash Generating Unit;
• il “fair value” della Cash Generating Unit, per determinare il quale si sono
utilizzate le seguenti metodologie:
a) come base è stata effettuata l’attualizzazione dei flussi di cassa disponibili
(discounted cash flow o DCF), che rappresenta la tecnica usata per qua-
lunque valutazione di azienda e per qualunque transazione; tale metodo-
logia ha il pregio di essere asettica rispetto a situazioni contingenti riscon-
trabili nell’ambito di specifiche transazioni;
b) come controllo sono state utilizzate le stime fornite dagli analisti di ban-
che d’affari e di broker internazionali attribuite nell’ambito di equity re-
search di A2A S.p.A.
258 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

L’Avviamento al 31 dicembre 2010 è così dettagliato:


CGU – Milioni di euro
Reti Elettriche 271
Ecodeco 228
Ciclo Idrico Integrato 010
Aprica 0v5
Reti gas v38
Gas vv7
Calore Italia v21
Calore Francia v11
Totale avviamento al 31/12/09 591

Variazioni dell’esercizio:
Consolidamento EPCG v94
Riclassificazione Ciclo Idrico Integrato (10)
Totale variazioni dell’esercizio v84
Totale avviamento al 31/12/10 675

Lo IAS 36 prevede che tale voce di bilancio, essendo un’attività immateriale


con vita utile indefinita, non sia soggetta ad ammortamento sistematico, ma ven-
ga sottoposta ad una verifica del valore da effettuarsi con cadenza almeno annua-
le. Poiché l’avviamento non genera flussi di cassa indipendenti né può essere ce-
duto autonomamente, lo IAS 36 prevede che la stima recuperabile degli avvia-
menti iscritti in bilancio sia realizzata in via residuale utilizzando il maggiore tra
il valore equo (fair value), dedotti i costi di vendita, e il valore d’uso di un in-
sieme di attività che individuano il/i complesso/i aziendale/i cui esso appartiene: la
Cash Generating Unit (o insieme di Cash Generating Unit). Per “valore equo”,
dedotti i costi di vendita, di una Cash Generating Unit (o insieme di Cash Genera-
ting Unit) si intende il valore determinato facendo riferimento alle migliori infor-
mazioni disponibili per riflettere l’importo ottenibile dalla dismissione della Cash
Generating Unit in una libera transazione tra parti consapevoli e disponibili.
Per “valore d’uso” di una Cash Generating Unit (o insieme di Cash Genera-
ting Unit) si è considerato il valore attuale dei flussi di cassa futuri stimati, che si
suppone deriveranno dall’uso continuativo della Cash Generating Unit e dalla
dismissione della stessa al termine della sua vita utile. Il valore d’uso è stato de-
terminato utilizzando il metodo finanziario (Discounted Cash Flow), il quale
prevede la stima dei futuri flussi di cassa e la loro attualizzazione sulla base di un
appropriato tasso di attualizzazione.
La proiezione dei flussi di cassa inerenti ciascuna Cash Generating Unit (o
insieme di Cash Generating Unit) è stata effettuata dal management aziendale
basandosi su presupposti ragionevoli e sostenibili, tali da riflettere il valore della
Cash Generating Unit (o insieme di Cash Generating Unit) nelle sue condizioni
attuali e nell’ottica di mantenimento delle normali condizioni di operatività a-
ziendale. In particolare, nel calcolo del valore d’uso sono stati considerati:
L’IMPAIRMENT TEST 259

• i flussi di cassa operativi futuri riferiti ad un periodo non superiore a cinque


anni, stimati dal management aziendale sulla base delle più recenti previsioni
e tali da rappresentare la migliore stima effettuabile in merito all’insieme del-
le condizioni economiche esistenti nel corso della restante vita utile;
• i flussi di cassa successivi a tale orizzonte temporale, stimati ipotizzando un
tasso di crescita nominale comunque inferiore al tasso di crescita nominale
medio di lungo termine dei prodotti, settori industriali, paese e mercati in cui
l’impresa opera;
• il flusso di cassa derivante dalla dismissione alla fine della vita utile (terminal
value), che è stato previsto prudenzialmente pari a zero o alla somma della
stima del valore prospettico delle immobilizzazioni materiali, del capitale cir-
colante netto e dei fondi;
• il tasso di attualizzazione utilizzato al fine di riflettere le valutazioni correnti
del mercato con riferimento al valore attuale del denaro e ai rischi specifici
connessi all’attività è stato stimato, coerentemente con i flussi di cassa consi-
derati, mediante la determinazione del costo medio ponderato del capitale
(WACC).
Di seguito sono riportati gli avviamenti (in milioni di euro) attribuiti alle sin-
gole Cash Generating Unit, specificando per ciascuna la tipologia di valore re-
cuperabile considerato, i tassi di attualizzazione utilizzati e l’orizzonte temporale
dei flussi di cassa.

Valore WACC Valore Valore WACC


CGU
2010 (A) recuperabile 2009 (A)

Reti Elettriche 271 08,22% Valore d’uso 271 7,87%


Ecodeco 228 09,18% Valore d’uso 228 8,92%
Ciclo Idrico Integrato 010 04,95%
Aprica 005 08,82% Valore d’uso 005 8,54%
Reti gas 038 05,89% Valore d’uso 038 5,01%
Gas 007 09,29% Valore d’uso 007 9,30%
Calore Italia 021 08,59% Valore d’uso 021 8,33%
Calore Francia 011 07,40% Fair value 011 8,04%
EPCG 094 10,30% Valore d’uso
675 591
(A) Tasso di attualizzazione nominale ante imposte applicato ai flussi finanziari futuri.

Cash Generating Unit A2A “Reti elettriche”


L’avviamento, derivante dalle operazioni di acquisizione dei rami d’azienda
di Enel Distribuzione S.p.A. da parte di A2A Reti elettriche S.p.A., pari a 271
milioni di euro, è stato sottoposto ad Impairment Test determinando il valore re-
cuperabile con riferimento al valore d’uso. Per completezza d’informativa si sot-
260 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

tolinea che nella determinazione del valore d’uso si è considerato un orizzonte


temporale corrispondente alla scadenza della concessione per la distribuzione di
energia elettrica nei comuni di Milano, Rozzano e nei comuni della provincia di
Brescia e che in questa Cash Generating Unit è stato allocato anche l’avvia-
mento relativo alle convenzioni per le attività sugli impianti di illuminazione
pubblica del Comune di Bergamo, per un valore pari a 4 milioni di euro, che de-
riva dalla quota parte dell’avviamento rilevato a seguito della fusione avvenuta
tra Bas S.p.A. e A2A S.p.A. Nessuna perdita di valore è stata riscontrata in sede
di Impairment Test in quanto il valore massimo recuperabile risulta superiore al
valore dell’avviamento iscritto.

Cash Generating Unit “Ecodeco”


L’avviamento che risulta dal consolidamento della partecipazione in “Ecode-
co” S.r.l., pari a 228 milioni di euro, è stato sottoposto ad Impairment Test attri-
buendolo alla Cash Generating Unit “Ecodeco”. Il valore recuperabile è stato
determinato con riferimento al valore d’uso, della Cash Generating Unit “Eco-
deco”, inclusivo dei flussi di cassa operativi futuri stimati dal management a-
ziendale sulla base delle più recenti previsioni. Nessuna perdita di valore è stata
riscontrata in sede di Impairment Test in quanto il valore massimo recuperabile
risulta superiore al valore dell’avviamento iscritto.

Cash Generating Unit “Reti gas”


Il valore dell’avviamento, pari a 38 milioni di euro, deriva da diverse acquisi-
zioni effettuate da parte di A2A Reti Gas S.p.A. nel corso degli ultimi anni, rela-
tive a società che operano quali distributori di gas in circa 200 comuni italiani.
L’attività è concentrata prevalentemente in Lombardia e Piemonte. Il suddetto
avviamento è stato attribuito alla Cash Generating Unit Reti Gas, il cui valore
recuperabile è stato determinato facendo riferimento al valore d’uso della stessa.
Per completezza d’informativa si sottolinea che nella determinazione del valore
d’uso si è considerato, a fini prudenziali, un orizzonte temporale corrispondente
alla scadenza anticipata prevista dall’attuale normativa per la maggior parte delle
concessioni in essere. Nessuna perdita di valore è stata riscontrata in sede di Im-
pairment Test in quanto il valore massimo recuperabile risulta superiore al valore
dell’avviamento iscritto.

Cash Generating Unit “Aprica”


L’avviamento attribuito alla Cash Generating Unit Aprica deriva dalla quota
parte dell’avviamento rilevato in seguito alla fusione tra Bas S.p.A. e A2A S.p.A.
e risulta pari a 5 milioni di euro. La Cash Generating Unit comprende Aprica
S.p.A., realtà del Gruppo A2A che opera nel settore Ambiente. La società è pro-
prietaria dei termovalorizzatori di Brescia e Bergamo che operano anche nella
produzione di energia elettrica. L’avviamento è stato attribuito alla medesima
Cash Generating Unit, il cui valore recuperabile è stato determinato con riferi-
L’IMPAIRMENT TEST 261

mento al valore d’uso della stessa società, basato su un orizzonte temporale di 7


anni. Nessuna perdita di valore è stata riscontrata in sede di Impairment Test in
quanto il valore massimo recuperabile risulta superiore al valore dell’avviamento
iscritto.

Cash Generating Unit “Calore Italia”


L’avviamento derivante dal consolidamento della Filiera Calore Italia, pari a
21 milioni di euro, è suddiviso in più società del Gruppo A2A che operano nel
settore della produzione, distribuzione e vendita del teleriscaldamento ed è stato
sottoposto ad Impairment Test. Il valore complessivo del suddetto avviamento è
stato attribuito alla Cash Generating Unit Calore Italia, il cui valore recuperabile
è stato determinato con riferimento al valore d’uso della stessa filiera basandosi
su un orizzonte temporale di 30 anni. In particolare, nella Cash Generating Unit
in esame è compresa, per 18 milioni di euro, una parte dell’avviamento conse-
guente all’operazione di fusione tra Bas S.p.A. e A2A S.p.A.
Nessuna perdita di valore è stata riscontrata in sede di Impairment Test in
quanto il valore massimo recuperabile risulta superiore al valore dell’avviamento
iscritto.

Cash Generating Unit “Gas”


L’avviamento risultante dal consolidamento della Filiera Gas, pari a 7 milioni
di euro, si riferisce al settore della vendita di gas a clienti finali (sia civili che in-
dustriali) e grossisti ed è stato sottoposto ad Impairment Test. Il valore recupera-
bile è stato determinato con riferimento al valore d’uso della stessa filiera consi-
derando un orizzonte temporale indefinito. Si precisa che nella presente Cash
Generating Unit è compresa, per 7 milioni di euro, la quota parte dell’avviamen-
to emerso a seguito della fusione tra Bas S.p.A. e A2A S.p.A. Nessuna perdita di
valore è stata riscontrata in sede di Impairment Test in quanto il valore massimo
recuperabile risulta superiore al valore dell’avviamento iscritto.

Cash Generating Unit “Calore Francia”


L’avviamento conseguente al consolidamento integrale della Filiera Calore
Francia, pari a 11 milioni di euro, è suddiviso in più società del Gruppo A2A Co-
riance, realtà che operano nel settore della produzione, distribuzione e vendita
del teleriscaldamento sul territorio francese. Tale avviamento è stato sottoposto
ad Impairment Test con l’avvertenza che nell’applicazione alla Cash Generating
Unit Filiera Calore Francia, A2A S.p.A. ha ritenuto opportuno utilizzare la me-
todologia del fair value piuttosto che quella di valore d’uso. Quest’ultimo, infat-
ti, secondo quanto previsto dallo IAS 36, non dovrebbe prendere in considera-
zione i miglioramenti o l’ottimizzazione dell’attività svolta, rendendo quindi il
concetto di valore d’uso difficilmente ed appropriatamente applicabile alla Cash
Generating Unit in esame. Come evidenziato infatti dalla recente storia del
Gruppo francese e dalle sue peculiari caratteristiche, non sarebbe possibile pre-
scindere dai progetti di sviluppo in corso che solo parzialmente troverebbero
262 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

spazio nelle proiezioni dei flussi. Gli investimenti (anche in termini di strutture
operative) effettuati dal Gruppo Coriance sono e saranno rivolti allo sviluppo
delle attività mediante l’acquisizione di nuove concessioni (o il rinnovo di con-
cessioni esistenti) i cui effetti si manifesteranno in futuro e che non possono es-
sere colti con la stima del valore d’uso. Infatti l’attività del Gruppo Coriance, sia
storica che prospettica, non è legata ad un singolo impianto o ad una determinata
e circoscritta area geografica, ma si sviluppa sull’intero territorio francese me-
diante l’utilizzo delle più diverse tecnologie e fonti energetiche e con una parti-
colare attenzione alle fonti rinnovabili che si prevede avranno un significativo
sviluppo nei prossimi anni. Una siffatta dinamicità sembra quindi più compatibi-
le con il concetto di fair value anziché con quello di valore d’uso. Per questi mo-
tivi A2A S.p.A. ha ritenuto che il fair value rappresenti il valore più significativo
per effettuare l’Impairment test richiesto dallo IAS 36. Nessuna perdita di valore
è stata riscontrata in sede di Impairment Test in quanto il valore massimo recupe-
rabile risulta superiore al valore dell’avviamento iscritto.

Cash Generating Unit “EPCG”


Nel corso dell’esercizio 2010 il Gruppo A2A ha acquisito il controllo di
EPCG e pertanto l’acquisizione menzionata è divenuta classificabile come busi-
ness combination ai sensi del principio internazionale IFRS 3 revised. Con parti-
colare riferimento all’allocazione del costo dell’aggregazione, il principio inter-
nazionale prevede che tutte le aggregazioni aziendali debbano essere contabiliz-
zate applicando il metodo dell’acquisto. L’acquirente, pertanto, rileva tutte le at-
tività, le passività e le passività potenziali identificabili ai relativi fair value (va-
lori equi) alla data di acquisizione e evidenzia, inoltre, l’eventuale avviamento
che, invece di essere ammortizzato, è successivamente sottoposto ad una verifica
di riduzione del valore (c.d. impairment test). L’IFRS 3 revised, come indicato
nel paragrafo dedicato ai principi contabili applicati, introduce alcuni cambia-
menti nella contabilizzazione delle business combination, tra cui quello concer-
nente la possibilità di applicare il criterio dell’“acquisition method” in alternativa
a quello del “purchase method” nei casi di acquisizione di controllo non totalita-
rio; nella sostanza in base al nuovo IFRS 3 revised l’acquirente ha la facoltà di
iscrivere in bilancio anche il goodwill di pertinenza di terzi (c.d.“full goodwill”).
Il consolidamento di EPCG con l’applicazione del metodo c.d. “full goodwill” ha
determinato l’iscrizione di un avviamento pari a 94 milioni di euro. Ai fini del
controllo di tale avviamento il Gruppo A2A ha attribuito unitariamente le attività
di EPCG nell’ambito di una CGU autonoma. Questo approccio è motivato prin-
cipalmente da considerazioni legate all’aspetto di separazione geografica e alle
caratteristiche distintive del mercato di riferimento di EPCG.

Cash Generating Unit “Ciclo Idrico Integrato”


Il valore dell’avviamento, pari a 10 milioni di euro, iscritto nel precedente e-
sercizio, attribuibile alla società Bas S.I.I. S.p.A. è stato riclassificato in “Attività
non correnti destinate alla vendita” in relazione all’applicazione dell’IFRS 5 ed è
L’IMPAIRMENT TEST 263

stato valutato sulla base del market value. Si segnala che dalle analisi macroeco-
nomiche (ad esempio variazioni normative o introduzione di nuove tecnologie)
non si rileva la presenza di indicatori esterni che evidenzino la perdita di valore
degli avviamenti iscritti al 31 dicembre 2010.

6.9. SINTESI DELLE PRINCIPALI DIFFERENZE CON IL QUADRO NORMATI-


VO ITALIANO

Al di là della previsione del codice civile di svalutare le immobilizzazioni


quando vi sia una perdita durevole e ripristinare il valore quando siano venuti
meno i motivi della svalutazione, le regole italiane stabilite dai principi del-
l’OIC n. 16 e 24 non disciplinano così attentamente le svalutazioni delle immo-
bilizzazioni anche se, in termini generali, i principi dell’OIC riprendono esatta-
mente la regola base secondo la quale il valore contabile non può superare il va-
lore recuperabile definito come il maggiore tra valore di realizzo diretto e indi-
retto.
Si può ritenere pertanto che la disciplina fornita dallo IAS 36 possa rappre-
sentare una utile procedura operativa per disciplinare le eventuali svalutazioni.
La grande differenza riguarda però il fatto che per lo IAS 36 si svaluta anche in
assenza di durevolezza della perdita, mentre per le regole italiane, più flessibili,
è necessario che la perdita sia tale da non lasciar presagire inversioni di tenden-
za per il futuro.
In effetti Il documento “Guida all’applicazione dell’impairment test dello
IAS 36” della Commissione del CNDEC sostiene che i principi generali su cui
si fonda lo IAS 36 siano applicabili anche alle imprese che adottano i criteri di
redazione nazionali, in virtù del disposto introdotto dalla Riforma del diritto so-
cietario, dell’art. 2427 n. 3)-bis, c.c. Esso prevede che in caso di rilevazione di
perdite durevoli di valore sulle immobilizzazioni materiali ed immateriali, le
imprese devono determinare l’importo di tali perdite in base a tre parametri co-
stituiti dal “concorso alla futura produzione di risultati economici”, dalla “pre-
vedibile durata utile” e, se rilevante, dal “valore di mercato”. Sostanzialmente,
tale previsione implica che l’importo delle perdite di valore debba essere misu-
rato in base ai flussi finanziari netti che gli asset sono in grado di generare lun-
go la loro vita utile (primi due parametri) e in base al loro fair value (ultimo pa-
rametro), essendo il “valore di mercato” l’espressione italiana che meglio tradu-
ce il concetto di “fair value” di cui parla lo IAS 36.
264 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

6.10. VERIFICA DI APPRENDIMENTO

1. Deve essere rilevata una perdita di valore ogni qual volta:


a) il carrying amount di un’attività risulta minore del recoverable amount
definito come il minore tra il fair value less cost to sell e il value in use;
b) il carrying amount di un’attività risulta minore del recoverable amount
definito come il maggiore tra il fair value less cost to sell e il value in u-
se;
c) il carrying amount di un’attività risulta maggiore del recoverable amount
definito come il maggiore tra il fair value less cost to sell e il value in u-
se;
d) il carrying amount di un’attività risulta maggiore del recoverable amount
definito come il minore tra il fair value less cost to sell e il value in use.
2. Si ricorre all’uso delle CGU per:
a) solo per il goodwill;
b) solo per i corporate assets;
c) per qualsiasi immobilizzazione tecnica.
3. Nel calcolo del value in use si deve tenere conto:
a) di flussi derivanti da budget a 8 anni;
b) dei free cash flow al lordo delle imposte;
c) dei free cash flow al netto delle imposte.
4. Nell’ambito di una CGU viene rilevata una perdita di valore, questa deve es-
sere ripartita in base a quale ordine?
a) goodwill, altri assets;
b) corporate assets, goodwill, altri assets;
c) in proporzione su tutti gli assets.
5. Nella determinazione del tasso di attualizzazione dei flussi ai fini della de-
terminazione del value in use si deve tenere conto:
a) del tasso implicito di transazioni similari;
b) del WACC di società quotate similari;
c) del WACC della società.

CASI
1. Una società presenta la seguente situazione:
– avviamento 500.000;
– CGU A: carrying amount 600.000, value in use 600.000;
L’IMPAIRMENT TEST 265

– CGU B: carrying amount 900.000, value in use 1.200.000.


L’avviamento non è direttamente attribuibile alle CGU.
Si proceda con l’effettuazione dell’impairment test dell’avviamento e si ese-
guano le opportune rilevazioni.

2. Una GCU si presenta così composta:


– avviamento 500.000;
– bene A: carrying amount 50.000, fair value 40.000;
– bene B: carrying amount 100.000.
L’applicazione dell’impairment test porta alla determinazione del value in
use della CGU di cui sopra in 600.000. Si proceda all’attribuzione dell’impair-
ment loss.

3. Una società possiede un marchio, valore netto contabile 1.000.000, vita utile
indeterminata.
Il valore recuperabile al 31/12/n è 1.200.000, al 31/12/n+1 è 900.000, al
31/12/n+2 è 1.050.000.
Si effettuino le rilevazioni necessarie.
266 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO
7
GLI STRUMENTI FINANZIARI
di Alessandro Gaetano 1

SOMMARIO: 7.1. Premessa. – 7.2. IAS 32 e 39: campo di applicazione, definizione, classificazione
e fasi di vita degli strumenti finanziari. – 7.3. I criteri di valutazione degli strumenti finanziari.
– 7.4. La valutazione degli strumenti finanziari: criterio del costo ammortizzato, tasso di inte-
resse effettivo ed impairment. – 7.5. Il fair value degli strumenti finanziari – 7.6. Criteri di
rappresentazione in bilancio degli strumenti finanziari: azioni proprie, obbligazioni proprie,
cartolarizzazioni e factoring. – 7.7. Contratti derivati ed operazioni di copertura. – 7.8. Profili
evolutivi della disciplina degli strumenti finanziari: IFRS 9. – 7.9. Considerazioni di sintesi e
conclusive. – 7.10. Verifica di apprendimento.

7.1. PREMESSA

L’applicazione dei principi contabili internazionali IAS/IFRS ha comportato,


in generale, importanti innovazioni sulle modalità di redazione del bilancio,
producendo riflessi più o meno marcati sui processi operativi e organizzativi a-
ziendali, ma certamente l’area degli strumenti finanziari è tra quelle che ha subi-
to importanti modifiche che comportano effetti tutt’altro che trascurabili 2 i quali
differenziano in modo assai rilevante i bilanci redatti in applicazione dei princi-
pi contabili internazionali, rispetto a quelli redatti in base alle vigenti regole del
codice civile ed ai principi contabili nazionali. Le modifiche partono dall’in-
dividuazione delle fattispecie che rientrano nella definizione di strumenti finan-
ziari, a cui conseguono differenti modalità di rappresentazione in bilancio, con

1
Il presente contributo è attribuibile ad Alessandro Gaetano con riferimento ai paragrafi 7.1,
7.2, 7.3 e 7.9, ad Andrea Cappelli per quanto attiene ai paragrafi 7.4 e 7.5, ad Alessandra Pagani
per i paragrafi 7.6 e 7.7 ed a Riccardo Cimini per il paragrafo 7.8.
2
Per una disamina generale degli impatti e la descrizione delle regole IAS si veda: IAS ABI,
Blue Book, Bancaria, Roma, 2005.
268 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

l’adozione di criteri di valutazione del tutto innovativi e conseguenti regole di


disclosure.
In proposito, è noto a tutti che i principi contabili internazionali che dispon-
gono il trattamento in bilancio degli strumenti finanziari, sono i seguenti:
– lo IAS 32 3 Strumenti Finanziari: esposizione nel bilancio, che tratta princi-
palmente gli aspetti di classificazione e che, prima della emanazione del-
l’IFRS 7, disciplinava l’informativa integrativa (disclosure) da fornire nelle
note al bilancio;
– lo IAS 39 4 Strumenti Finanziari: rilevazione e valutazione che, partendo
dalla classificazione degli strumenti finanziari dettata dallo IAS 32, indivi-
dua le regole di rappresentazione e valutazione da adottare per la redazione
del bilancio;
– l’IFRS 7 Strumenti Finanziari: informazioni integrative che sostituendo una
parte della originaria formulazione dello IAS 32, in particolare, definisce le
informazioni integrative (disclosure) da fornire nelle note di bilancio in te-
ma di rischi sugli strumenti finanziari 5.
Lo IAS 32 è stato omologato con il Regolamento Comunitario n. 2237/2004,
lo IAS 39 è stato omologato con il Regolamento Comunitario n. 2086/2004 che
ne ha stralciato le parti relative alla Fair Value Option – successivamente omo-
logata con il Regolamento Comunitario n. 1864/2005 – e al trattamento delle
operazioni di macrocopertura, mentre l’IFRS 7 è stato omologato con il Rego-
lamento Comunitario n. 108/2006 con applicazione a partire dai bilanci del
2007.
Gli stessi principi sono stati oggetto di successive modifiche legate anche al-
l’entrata in vigore e/o agli interventi operati dallo IASB su altri principi. Il qua-
dro sinottico delle modifiche intervenute, con la indicazione dei relativi provve-
dimenti di omologa viene di seguito presentata.

3
IASB, IAS 32 – Strumenti finanziari: esposizione nel bilancio e informazioni integrative (Fi-
nancial Instruments: presentation and disclosure).
4
IASB, IAS 39 – Strumenti finanziari: rilevazione e valutazione.
5
A tal proposito si fa presente che dal 1° gennaio 2007 lo IAS 32 ha modificato la sua deno-
minazione in Strumenti finanziari: esposizione nel bilancio mentre la parte di regolamentazione
relativa alla disclosure è contenuta nell’IFRS 7 – Strumenti finanziari: informazioni integrative.
GLI STRUMENTI FINANZIARI 269

IAS 32 – STRUMENTI FINANZIARI – Esposizione nel bilancio

Data Numero
Documento
omologazione regolamento
Modificato dall’IFRS 3 e 4 29/12/2004 2236/2004
Rivisto nel 2003 29/12/2004 2237/2004
Modificato dall'IFRS 2 4/5/2005 211/2005
Modificato in coerenza con lo IAS 39 - fair value option 15/11/2005 1864/2005
Modificato in conformità allo IAS 39 e IFRS 4; modificato da
11/01/2006 108/2006
IFRS 7
Modifiche del 14/2/2008 - Strumenti finanziari con opzione a
21/01/2009 53/2009
vendere e obbligazioni in caso di liquidazione
Modifiche maggio 2008 23/1/2009 70/2009
Modificato 8 ottobre 2009 23/12/2009 1293/2009
Miglioramenti del 10 maggio 2010 18/02/2011 149/2011
Modifiche dicembre 2011 13/12/2012 1256/2012

IAS 39 – STRUMENTI FINANZIARI: rilevazione e valutazione

Data Numero
Documento
omologazione regolamento
Rivisto nel 2003 (portafoglio hedge e carve out) 19/11/2004 2086/2004
Modificato dagli IFRS 3 e 4 29/12/2004 2236/2004
Modificato dall’IFRS 2 4/5/2005 211/2005
Modificato (Transition and initial recognition) 25/10/2005 1751/2005
Modificato dall’IFRS 5 08/11/2005 1910/2005
Modificato (Fair value option) 15/11/2005 1864/2005
Modificato (Cash flow hedge accounting of forecast in-
21/12/2005 2106/2005
tragroup transaction)
Modificato (Financial guarantee contracts) e modificato da
11/01/2006 108/2006
IFRS 7
Riclassificazione di strumenti finanziari 15/10/2008 1004/2008
Modifiche maggio 2008 23/1/2009 70/2009
Modifiche novembre 2008 9/9/2009 824/2009
Modifiche luglio 2008 15/8/2009 839/2009
Modifiche dicembre 2008 30/11/2009 1171/2009
Modificato 12 marzo 2009 30/11/2009 1171/2009
Modifiche aprile 2009 23/03/2010 243/2010
Miglioramenti del 10 maggio 2010 18/02/2011 149/2011
270 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

IFRS 7 – STRUMENTI FINANZIARI: informazioni integrative

Data Numero
Documento
omologazione regolamento
Emesso nel 2005 e modificato dallo IAS 39 e dall’IFRS 4 11/01/2006 108/2006
Riclassificazione di strumenti finanziari 15/10/2008 1004/2008
Modifiche maggio 2008 23/1/2009 70/2009
Modifiche novembre 2008 9/9/2009 824/2009
Modificato 5 marzo 2009 27/11/2009 1165/2009
Modifiche 28 gennaio 2010 30/06/2010 574/2010
Miglioramenti del 10 maggio 2010 18/02/2011 149/2011
Modifiche ottobre 2010 22/11/2011 1205/2011
Modifiche dicembre 2011 13/12/2012 1256/2012

Gli stessi sono stati, inoltre, oggetto di interpretazioni fornite da alcuni IFRIC
quali, ad esempio, l’IFRIC 16 – Coperture di un investimento netto in una gestio-
ne estera (omologato con il Regolamento UE n. 460/2009) – e l’IFRIC 19 – E-
stinzione di passività finanziarie con strumenti rappresentativi di capitale (omo-
logato con Regolamento UE n.662/2010).
Tra le modifiche più rilevanti intervenute sulla disciplina degli strumenti fi-
nanziari si tiene a rimarcare quella che, in conseguenza della crisi finanziaria, ha
portato alla possibilità di operare riclassificazioni anche a dispetto di quanto ori-
ginariamente previsto dallo IAS 39. Tale intervento, introdotto quale provvedi-
mento di urgenza nel 2008 a seguito del diffondersi degli effetti della crisi finan-
ziaria, ha portato lo IASB a licenziare le modifiche della regolamentazione il 13
Ottobre 2008 e la Comunità Europea ad omologare le stesse dopo soli due giorni,
con il Regolamento n.1004/2008 del 15 Ottobre 2008, prevedendo la possibilità di
applicazione retrospettiva a partire dal 1 Luglio 2008.
Un altro importante intervento, introdotto nel 2009 con il Regolamento n.
1165, è stato operato sull’IFRS 7 ed ha riguardato l’informativa obbligatoria da
fornire in nota integrativa in relazione alle modalità di calcolo del fair value degli
strumenti finanziari ed ai modelli adottati per la sua determinazione. Tali innova-
zioni saranno illustrate nel dettaglio nelle pagine che seguono.
Le motivazioni che hanno portato alla predisposizione di un nuovo sistema di
regole contabili e di bilancio partono dal presupposto che gli strumenti finanziari
– e soprattutto i contratti derivati, che ne rappresentano una componente fonda-
mentale – sono stati, in questi ultimi anni, oggetto di grande sviluppo, sia in ter-
mini di volume di negoziazioni, sia in termini di complessità delle fattispecie con-
trattuali a cui le imprese hanno fatto ricorso; si assiste, inoltre, sempre più fre-
GLI STRUMENTI FINANZIARI 271

quentemente all’emissione e circolazione di strumenti finanziari complessi che


incorporano in un titolo obbligazionario uno o più contratti derivati impliciti (co-
siddetti titoli strutturati).
Gli aspetti appena richiamati hanno reso certamente più difficoltosa l’indi-
viduazione preventiva e la gestione efficace ed efficiente dei rischi connessi agli
strumenti finanziari da parte degli operatori; a questo fenomeno di carattere tec-
nico-operativo si collega il fatto che i criteri di rappresentazione e valutazione in
bilancio, adottati prima della applicazione dello IAS 39, erano stati predisposti
quando tali strumenti non erano ancora diffusi e noti, ed è proprio per questo
motivo che le modalità di rappresentazione in bilancio seguite nel passato dalle
imprese sono risultate spesso inadeguate a garantire una rappresentazione veri-
tiera e corretta della situazione aziendale.
In tale contesto, i principi contabili internazionali IAS 32, IAS 39 e IFRS 7
sono stati predisposti con l’obiettivo di introdurre un nuovo impianto di regole
per la redazione dei bilanci, che possa assicurare la produzione di un’infor-
mativa maggiormente utile agli investitori nel valutare il profilo di rischio delle
imprese che operano nei mercati finanziari e le performance da queste realizzate
e che tende ad avvicinare, per quanto possibile, le regole di bilancio alle logiche
operative ed alle informazioni gestionali di cui dispongono a fini interni i sog-
getti che amministrano l’impresa, assicurando livelli di disclosure adeguati agli
investitori e agli stakeholder; il tutto prescindendo dal settore di appartenenza
dell’azienda. Pertanto, al set di regole relative al trattamento in bilancio degli
strumenti finanziari devono conformarsi sia le banche e le imprese appartenenti
al settore finanziario (che certamente presentano una prevalente operatività in
strumenti finanziari) che le imprese operanti in altri settori; le quali, in alcuni
casi, presentano un volume di operazioni ed una complessità nella gestione de-
gli strumenti finanziari tutt’altro che irrilevante.
Ciò nonostante, a pochi anni dalla emanazione dello IAS 39, lo IASB ha av-
viato, nel corso del 2008, un progetto di profonda rivisitazione dell’intera disci-
plina del trattamento di bilancio degli strumenti finanziari. Tale progetto prevede
la pubblicazione di un nuovo standard, l’IFRS 9: Financial Instruments, destinato
a sostituire integralmente a partire dai bilanci dell’esercizio 2015 lo IAS 39.
La estrema complessità della materia oggetto di revisione ha portato a pre-
vedere un processo di produzione del nuovo standard articolato un tre fasi:
– fase 1, relativa alle tematiche di classificazione e misurazione;
– fase 2, che attiene alle metodologie di impairment;
– fase 3, focalizzata sulle tecniche di Hedge Accounting.
Visto come il processo di consultazione dell’IFRS 9 è ancora in atto e consi-
derato anche che non esistono applicazioni operative del nuovo set di regole
272 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

contabili, ai fini del presente lavoro si è preferito focalizzare la trattazione ed i


relativi esempi sulla descrizione della struttura di regole attualmente vigente,
dedicando in conclusione un apposito paragrafo alla illustrazione delle principa-
li modifiche contenute nella versione dell’IFRS 9 emanata dallo IASB nell’ot-
tobre 2010 contenente le disposizioni attinenti alla fase di classificazione e mi-
surazione degli strumenti finanziari.
Inoltre, nella piena consapevolezza del fatto che a partire dal primo gennaio
2013 è entrato in vigore il principio IFRS 13, che raccoglie in un unico docu-
mento le regole di determinazione e disclosure sul fair value relativo a tutte le
attività e passività, incluse quelle relative allo IAS 39 e all’IFRS 7, nella predi-
sposizione del presente capitolo, che riporta esemplificazioni tratte dai bilanci
dell’esercizio 2011 riferite alla regolamentazione in vigore al tempo della loro
redazione, si continuerà a fare riferimento a quanto previsto dallo IAS 39 e dal-
l’IFRS 7, che sono i principi richiamati negli estratti dei bilanci riportati, rin-
viando, per la presentazione del contenuto del principio in oggetto a quanto det-
to nel capitolo 2 sul fair value.
Si tiene, inoltre, a far presente che la illustrazione del sistema di regole pre-
viste dai principi oggetto della presente trattazione sarà integrata con la descri-
zione di alcune esemplificazioni di scritture contabili da redigere e di una serie
di esempi tratti dai bilanci di alcune delle principali imprese industriali italiane
(Fiat, Enel, Gruppo Editoriale L’Espresso, Lottomatica); volutamente si è evita-
to di prendere a riferimento i bilanci delle imprese bancarie e/o finanziarie in
quanto, pur presentando queste una articolata informativa sugli strumenti finan-
ziari che assorbono larga parte dei valori riportati nei loro rendiconti, i bilanci
delle imprese bancarie e/o finanziarie sono redatti in applicazione di una norma-
tiva specifica di settore emanata dalla Banca d’Italia che impone regole di pre-
sentazione non sempre coincidenti con quelle adottate dalle imprese degli altri
settori industriali.
Analogamente è stata prevista una disciplina specifica per i bilanci delle Im-
prese Assicurative che viene emanata dall’ISVAP.

7.2. IAS 32 E 39: CAMPO DI APPLICAZIONE, DEFINIZIONE, CLASSIFICA-


ZIONE E FASI DI VITA DEGLI STRUMENTI FINANZIARI

Come anticipato, un aspetto propedeutico all’illustrazione del trattamento di


bilancio degli strumenti finanziari risulta essere la definizione stessa di strumen-
to finanziario, che consente anche di delineare il campo di applicazione degli
standard oggetto di analisi nel presente capitolo.
GLI STRUMENTI FINANZIARI 273

Lo IAS 32 6 precisa che per strumento finanziario è da intendersi qualsiasi


contratto che dia origine, per un’entità, ad un’attività finanziaria, ad una passi-
vità finanziaria o ad uno strumento rappresentativo di capitale di un’altra enti-
tà. A ben vedere, tale definizione risulterebbe incompleta se nello standard non
venissero meglio descritti i concetti di attività finanziaria, passività finanziaria e
strumento rappresentativo di capitale; a tal fine, si precisa che:
a) le attività finanziarie sono rappresentate da:
– un diritto contrattuale a ricevere denaro o altre attività finanziarie;
– un diritto contrattuale a scambiare strumenti finanziari con un’altra entità
a condizioni potenzialmente favorevoli;
– una quota di patrimonio netto di un’altra entità.
b) le passività finanziarie corrispondono, invece, a qualsiasi contratto che com-
porta un obbligo a:
– consegnare denaro o un’altra attività;
– scambiare strumenti finanziari a condizioni potenzialmente sfavorevoli;
c) gli strumenti di patrimonio netto, infine, sono riconducibili a qualsiasi con-
tratto che configuri una partecipazione residua nell’attivo di un’entità, al net-
to di tutte le sue passività.
Da quanto sopra riportato emerge che la definizione di strumento finanziario
fornita dallo IAS 32 è assai ampia e viene ad accogliere, al suo interno, fattispe-
cie contrattuali profondamente differenti quali i crediti, i debiti di funzionamen-
to e di finanziamento, i titoli obbligazionari, le varie tipologie di obbligazioni
emesse e le azioni, oltre, ovviamente, alle principali tipologie di contratti deri-
vati creditizi e finanziari. In proposito, va ricordato che, a differenza di quanto
previsto dalla attuale regolamentazione sul bilancio, il principio contabile inter-
nazionale prescinde dalla forma contrattuale delle operazioni e dispone il trat-
tamento di bilancio in base alla categoria (portafoglio funzionale) di apparte-
nenza: ciò porta ad una profonda differenziazione della regolamentazione IAS/
IFRS, rispetto alla vigente disciplina del codice civile ed ai principi contabili
nazionali che sono riferiti a quest’ultima. Per evitare inconvenienti occorre pre-
mettere che lo stesso principio contabile esclude esplicitamente dalla definizio-
ne di strumento finanziario le partecipazioni di controllo e di collegamento, che
rientrano, rispettivamente, nel campo di applicazione dello IAS 27 (partecipa-
zioni di controllo), IAS 28 (partecipazioni di collegamento) e IAS 31 (joint ven-
ture e partecipazioni a controllo congiunto) 7.

6
Cfr. IASB, IAS 32 – Strumenti finanziari: esposizione nel bilancio e informazioni integrative,
par. 11.
7
Sul tema si rinvia, in proposito, al capitolo 16 del presente lavoro.
274 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Vengono, inoltre, esplicitamente escluse dal campo di applicazione dello


IAS 39 le operazioni di leasing 8 disciplinate dallo IAS 17 e le attività e passivi-
tà fiscali le cui modalità di trattamento sono previste dallo IAS 12.
Per ciò che concerne la classificazione ed il trattamento di bilancio degli
strumenti finanziari, lo standard contabile internazionale IAS 39 richiede di di-
stinguere, prima di tutto, gli strumenti finanziari non derivati, dagli strumenti
finanziari derivati, riconoscendo, così, una posizione autonoma e ben definita a
quest’ultima tipologia di fattispecie negoziali, per cui viene previsto uno speci-
fico sistema di regole contabili e di bilancio, che verrà di seguito illustrato al pa-
ragrafo 6.
Occorre innanzitutto far presente che, per ciò che concerne la classificazione
degli strumenti finanziari dell’attivo in categorie omogenee, si è passati da un
criterio che differenziava le immobilizzazioni dall’attivo circolante 9 tipico delle
direttive comunitarie e della disciplina del codice civile che da questa promana,
alla classificazione contenuta nello IAS 39 10 che prevede, seguendo un approc-
cio che differisce anche dalla classificazione proposta dallo IAS 1 11 la suddivi-
sione degli strumenti finanziari dell’attivo in quattro differenti categorie:
a) attività (passività) finanziarie valutate al fair value con imputazione al conto
economico (Fair Value Through Profit or Loss): queste ultime possono esse-
re ulteriormente suddivise in strumenti finanziari detenuti per la negoziazio-
ne (Held For Trading) e strumenti finanziari che vengono designati al fair
value (Designated As At Fair Value) 12 a seguito di una scelta dei redattori del
bilancio;

8
Il trattamento delle operazioni di leasing è oggetto del capitolo 5 del presente lavoro.
9
Si veda in proposito CAVALIERI E.-RANALLI F., Economia aziendale, Giappichelli, Torino,
2005, p. 403 ss.; RANALLI F., Gli schemi del bilancio civilistico, Aracne, Roma, 2005, p. 41 ss.
10
Cfr. IASB, IAS 39 – Strumenti finanziari: rilevazione e valutazione, par. 9.
11
Per una illustrazione dei criteri di classificazione delle attività previste dallo IASB, IAS 1 –
Presentazione del bilancio, si rinvia al capitolo 4 del presente lavoro. Per un approfondimento si
veda tra gli altri DI CAGNO G., Informazione contabile e bilancio di esercizio: modello comunita-
rio e modello IAS/IFRS, Cacucci, Bari, 2004; ANDREI P., “La struttura e il contenuto del bilancio
di esercizio”, in AZZALI S. (a cura di), L’informativa di bilancio secondo i principi contabili na-
zionali ed internazionali, Giappichelli, Torino, 2005. Con riferimento agli strumenti finanziari, si
veda tra gli altri PORZIO C.-SQUEO G., “IAS 32 e riforma del diritto societario: come classificare
gli strumenti finanziari”, in MAZZEO R.-PALOMBINI E.-ZORZOLI S. (a cura di), IAS-IFRS e imprese
bancarie. Impatti gestionali, organizzativi, contabili ed esperienze delle grandi banche italiane,
Bancaria, Roma, 2005, pp. 211-245.
12
Lo IAS 39 prevede, infatti, che indipendentemente dalle categorie di appartenenza al mo-
mento del riconoscimento iniziale, uno strumento finanziario può essere designato al fair value
con imputazione delle variazioni a conto economico, ricorrendo all’esercizio della cosiddetta Fair
Value Option.
GLI STRUMENTI FINANZIARI 275

b) investimenti posseduti sino a scadenza (Held To Maturity) 13;


c) finanziamenti e crediti (Loans and Receivables);
d) attività disponibili per la vendita (Available For Sale) 14.
Come si avrà modo di vedere nel prosieguo del presente lavoro, le categorie
appena richiamate sono assoggettate a differenti criteri di valutazione e, conse-
guentemente, ricevono una distinta rappresentazione all’interno degli schemi di
bilancio 15 e/o della nota integrativa
Oltre all’attivo, anche l’area degli strumenti finanziari del passivo ha subito
modifiche rilevanti, sia dal punto di vista della classificazione, che da quello va-
lutativo: anzi, si potrebbe arrivare a dire che tale area è quella che ha subito le
modifiche più importanti. Infatti le regole IAS/IFRS, a differenza di quanto pre-
visto nella attuale disciplina codicistica del bilancio che suddivide le passività
ed i debiti per natura, senza richiedere adeguamenti di valore obbligatori 16, do-
po aver distinto gli strumenti di capitale dalle passività 17, suddividono ulterior-
mente le passività finanziarie valutate al costo ammortizzato, dalle passività fi-
nanziarie valutate al fair value, con imputazione delle relative variazioni di va-
lore a conto economico. Quest’ultima categoria, del tutto sconosciuta alla attua-
le regolamentazione del bilancio include, da un lato, le passività di trading (rap-
presentate dai derivati con valore corrente negativo e dai cosiddetti “scoperti
tecnici” relativi ad attività di trading) e, dall’altro, le passività su cui è stata, ove
possibile, esercitata la cosiddetta Fair Value Option 18.
Va detto, in proposito, che gli operatori, nel classificare gli strumenti finan-
ziari detenuti, devono fare ricorso al criterio della destinazione funzionale e,
pertanto, dispongono di una seppur minima discrezionalità nella costituzione

13
Si noti che, per quanto i concetti possono sembrare apparentemente simili, la categoria de-
gli HTM non coincide necessariamente con quella delle immobilizzazioni finanziarie, disciplinata
dal D.Lgs. n. 127/1991 e della quale costituisce di norma un sottoinsieme, poiché lo IAS 39 pre-
vede criteri assai stringenti per includere uno strumento finanziario tra gli investimenti detenuti
sino a scadenza. In particolare, si richiede che le attività detenute fino a scadenza siano caratteriz-
zate da pagamenti fissi e determinabili e che l’impresa abbia l’effettiva intenzione e capacità di
detenere gli stessi sino alla loro naturale scadenza.
14
Gli strumenti disponibili per la vendita (AFS) costituiscono una categoria di strumenti finan-
ziari residuale rispetto alle precedenti.
15
Per un maggior dettaglio, si rinvia al capitolo 4 del presente lavoro.
16
Ad eccezione della conversione delle poste in divisa.
17
Ciò comporta che una obbligazione convertibile, attraverso la sottoscrizione di azioni
dell’emittente, debba essere suddivisa in un debito rappresentato da obbligazioni e in un derivato
su azioni proprie.
18
La possibilità di esercitare la fair value option anche alle passività finanziarie è stata con-
cessa, a determinate condizioni, da un documento dello IASB emanato nel giugno 2005. Cfr. IASB,
Emendamenti allo IAS 39 – Strumenti finanziari: rilevazione e valutazione. La fair value option.
276 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

dei portafogli IAS/IFRS. In proposito, si può notare come nel sistema delle re-
gole siano stati previsti alcuni requisiti oggettivi e soggettivi che fungono da di-
scriminante nel definire la categoria di appartenenza degli strumenti finanziari: i
requisiti oggettivi possono essere ricondotti alle caratteristiche tecniche dell’o-
perazione e vengono specificatamente previsti dal principio contabile, mentre i
requisiti soggettivi attengono alle destinazione funzionale che l’azienda intende
attribuire all’operazione, compatibilmente con le opzioni previste dallo IAS 39.
Ad esempio, il principio contabile definisce un’attività (o passività) come
posseduta per negoziazione (held for trading) se “(i) è acquisita o sostenuta
principalmente al fine di venderla o riacquistarla a breve; (ii) è parte di un por-
tafoglio di identificati strumenti finanziari che sono gestiti insieme, per i quali
esiste evidenza di una recente ed effettiva strategia rivolta all’ottenimento di un
profitto nel breve periodo; (iii) o è un derivato (fatta eccezione per un derivato
che sia un designato ed efficace strumento di copertura)” 19.
Invece, gli strumenti posseduti sino a scadenza (held to maturity) “sono atti-
vità non derivate con pagamenti fissi o determinabili e scadenza fissa che
un’entità ha oggettiva intenzione e capacità di possedere sino alla scadenza ad
eccezione di quelli: (a) che l’entità designa al momento della rilevazione inizia-
le al fair value (valore equo) rilevato a conto economico; (b) che l’entità desi-
gna come disponibili per la vendita; e (iii) che soddisfano la definizione di fi-
nanziamenti e crediti” 20.
Analogamente, le attività finanziarie riconducibili nel portafoglio finanzia-
menti e crediti (loans and receivables) “sono strumenti non derivati con paga-
menti fissi o determinabili che non sono stati quotati in un mercato attivo, ad
eccezione di: (a) quelli che l’entità intende vendere immediatamente o a breve,
che devono essere classificati come posseduti per negoziazione, e quelli che
l’entità al momento della rilevazione iniziale designa al fair value (valore equo)
rilevato a conto economico; (b) quelli che l’entità al momento della rilevazione
iniziale designa come disponibili per la vendita; o (c) quelli per cui il possesso-
re non può recuperare sostanzialmente tutto l’investimento iniziale, non a causa
del deterioramento del credito, che devono essere classificati come disponibili
per la vendita” 21.
In ultimo, le attività disponibili per la vendita (available for sale) rappresen-
tano una categoria residuale, in quanto “sono quelle attività finanziarie non de-
rivate che sono designate come disponibili per la vendita o non sono classifica-
te come (a) finanziamenti e crediti, (b) investimenti posseduti sino alla scaden-

19
Cfr. IASB, IAS 39 – Strumenti finanziari: rilevazione e valutazione, par. 9.
20
Cfr. Ibidem
21
Cfr. Ibidem.
GLI STRUMENTI FINANZIARI 277

za, o (c) attività finanziarie al fair value (valore equo) rilevato a conto econo-
mico” 22.
Da quanto detto si deduce, pertanto, che tutte le attività finanziarie che non
presentano flussi attesi fissi o determinabili (come ad esempio le quote di capi-
tale di una impresa) non possono essere classificate come attività detenute sino
a scadenza, né possono rientrare nella categoria “finanziamenti e crediti”: que-
st’ultimo portafoglio, oltre ai crediti (commerciali e di finanziamento) potrà ac-
cogliere anche titoli di debito ed obbligazionari emessi da imprese e/o enti pub-
blici, a condizione che tali attività non siano quotate su mercati ufficiali.
In base a quanto detto precedentemente gli strumenti derivati 23, se non vengo-
no qualificati come idonei strumenti di copertura 24 devono necessariamente es-
sere ricondotti all’interno della categoria degli “strumenti detenuti per negozia-
zione” e, pertanto, come si vedrà meglio più avanti, vanno necessariamente valu-
tati al fair value con imputazione delle relative variazioni di valore al conto eco-
nomico. Ovviamente un contratto derivato con valore positivo sarà ricondotto
tra le attività di negoziazione, mentre l’eventuale valore negativo di un derivato
minusvalente confluirà all’interno delle passività di trading (negoziazione).
Poiché all’attribuzione di uno strumento finanziario alle varie tipologie ap-
pena illustrate consegue l’applicazione di modalità di contabilizzazione e di cri-
teri di valutazione differenti, appare evidente come, pur essendo astrattamente
prevista la possibilità di operare riclassifiche e trasferimenti tra categorie di
strumenti finanziari, le stesse costituiscono più una conseguenza di obblighi im-
posti dall’applicazione delle regole previste dallo standard 25, piuttosto che una
reale possibilità concessa al redattore del bilancio. A riguardo si fa presente co-
me le modifiche introdotte nel 2008 a seguito della crisi finanziaria che aveva
portato alla emersione di rilevanti minusvalenze per gli strumenti valutati al fair
value destinati alla negoziazione, hanno consentito, entro dati limiti, di riclassi-
ficare le attività destinate alla vendita, riconducendole all’interno di altre cate-
gorie funzionali.

22
CFR. Ibidem.
23
Cfr. Ibidem.
24
Per un maggior approfondimento si veda infra, par. 7.7.
25
Occorre, ad esempio, evidenziare che, qualora un’impresa abbia venduto o riclassificato
una quota rilevante degli investimenti detenuti sino a scadenza, nel corso dell’esercizio corrente,
non potrà classificare per tre periodi amministrativi nessuno strumento finanziario all’interno di
tale portafoglio (tainting provision), ad eccezione dei casi in cui le vendite o le riclassifiche siano:
– prossime alla scadenza;
– si verificano successivamente al sostanziale recupero dell’investimento del capitale;
– sono fuori dal controllo dell’impresa e rappresentano un caso isolato.
Cfr. IASB, IAS 39 – Strumenti finanziari: rilevazione e valutazione, par. 9.
278 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

La riclassifica è stata consentita solo in rare circostanze e non può riguarda-


re i contratti derivati, né le attività assoggettate alla fair value option.
Nel caso di riclassifica, il trasferimento deve avvenire al fair value alla data
del trasferimento (e per tale motivo è stata consentita una applicazione retro-
spettiva non antecedente al 1/07/2008) senza che sia più possibile riprendere le
perdite emerse all’atto della riclassifica. A riguardo le possibilità di riclassifica
concesse da questo provvedimento, che ha natura del tutto eccezionale, richie-
dono comunque che l’impresa che opera la riclassifica abbia la capacità e la
possibilità detenere l’attività nel prevedibile futuro o fino a scadenza.
Inoltre, al fine di rendere trasparente l’eventuale ricorso alle riclassifiche
operate è stato previsto che, all’interno della nota integrativa, venga indicato l’im-
porto delle riclassifiche operate ed illustrate le motivazioni e, soprattutto nel ca-
so di riclassifiche che comportano l’abbandono del criterio del fair value, è stato
previsto l’obbligo di fornire anche negli esercizi futuri, fino alla data di elimina-
zione contabile, il fair value degli strumenti riclassificati e l’entità degli importi
che sarebbero stati iscritti al conto economico se la riclassifica non fosse stata
operata, con ciò evidenziando, anche negli esercizi successivi, gli effetti prodot-
ti dalla riclassifica.
Prima di entrare nel merito delle regole di valutazione previste dallo IAS 39,
occorre far presente come una ulteriore rilevante novità connessa alle modalità
di trattamento degli strumenti finanziari attiene all’individuazione delle fasi di
vita di uno strumento finanziario, a cui si legano gruppi di regole che ne disci-
plinano il trattamento contabile e di bilancio.

TAVOLA 1 – Fasi di vita di uno strumento finanziario

Valutazione
Riclassi- Cancel-
Iscrizione iniziale e Svalutazione
ficazione lazione
successiva

Dalla tavola precedente si evince come, oltre alla fase iniziale di iscrizione
nel sistema contabile (recognition), alla quale si contrappone la fase terminale di
cancellazione (derecognition) le cui regole vengono di seguito illustrate 26, lo
IAS 39 prevede, per gli strumenti finanziari, tre distinti momenti di misurazione
e determinazione di valore.

26
Per una illustrazione dettagliata delle regole di rappresentazione, si rinvia al successivo par. 6.
GLI STRUMENTI FINANZIARI 279

Il primo momento, detto della “misurazione iniziale”, si applica a tutti gli


strumenti finanziari attivi e passivi, indipendentemente dalla classe di apparte-
nenza e si realizza al momento della loro iscrizione; la fase di misurazione ini-
ziale rappresenta una novità assoluta rispetto alla normativa civilistica che fa
ricorso, quale riferimento, al valore originario di scambio; essa richiede di ef-
fettuare una verifica preliminare della corrispondenza tra corrispettivo incassa-
to o pagato a seguito della transazione e fair value (valore equo) dello strumen-
to finanziario alla data dell’acquisizione che prevale sul valore di scambio ori-
ginario: da questa prima fase valutativa possono emergere utili o perdite che,
come si avrà modo di approfondire nel seguito del presente capitolo, a date cir-
costanze dovranno essere iscritte immediatamente a conto economico (day one
losses e day one profits) 27.
Un secondo momento di misurazione definito “subsequent measurement” è
posto in essere ad ogni data di reporting e in funzione del criterio valutativo
che è proprio della categoria di appartenenza, frutto della classificazione ini-
ziale, attiene all’adeguamento del costo ammortizzato o del fair value: in que-
sta fase si procede ad aggiornare i valori delle attività e/o delle passività in
applicazione dei criteri previsti per il portafoglio di appartenenza dello stru-
mento finanziario.
Un terzo momento valutativo, definito dell’impairment (svalutazione),
coinvolge le sole attività esposte al rischio di credito e/o di inadempimento del
debitore: obiettivo di questa terza fase valutativa è la quantificazione delle e-
ventuali perdite di valore connesse, sostanzialmente, alla esistenza di rischi di
inadempienza delle controparti. Occorre, in proposito, far presente che la fase
di determinazione delle perdite di valore è tipicamente legata agli strumenti
finanziari diversi da quelli valutati al fair value con iscrizione al conto eco-
nomico. Infatti, nella determinazione del valore equo occorre considerare an-
che le perdite di valore degli strumenti oggetto di valutazione che derivano
dalla valutazione del merito creditizio del debitore e/o dal rischio di insolven-
za del debitore.

7.3. I CRITERI DI VALUTAZIONE DEGLI STRUMENTI FINANZIARI

Da quanto finora detto emerge con evidenza come il criterio principale cui
fare riferimento per la valutazione delle attività e passività finanziarie sia quello
del fair value, il quale, a differenza di quanto previsto dalla disciplina del codice

27
In proposito si veda: IASB, Emendamenti allo IAS 39 – Strumenti finanziari: rilevazione e
valutazione Transizione e iscrizione iniziale delle attività e passività finanziarie, dicembre 2004.
280 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

civile, verrà esteso in fase di misurazione iniziale a tutti gli strumenti finanziari
e, in fase di misurazione successiva, a larga parte degli stessi: in particolare agli
strumenti di trading e derivati, a quelli disponibili per la vendita 28, a quelli og-
getto di copertura di fair value e a quelli designati al fair value a seguito dell’e-
sercizio della cosiddetta Fair Value Option.
In alcuni casi le oscillazioni di fair value verranno iscritte direttamente nel
conto economico, in altri casi subiranno un trattamento differente.
In pratica non risultano valutati al fair value in sede di misurazione successi-
va, per quanto concerne l’attivo, i soli crediti e finanziamenti e gli investimenti
posseduti sino a scadenza e, per il passivo, le altre passività finanziarie: questi
elementi del capitale, a meno che non siano stati oggetto di copertura dalle o-
scillazioni di fair value con contratti derivati, andranno valutati in base alla me-
todologia del costo ammortizzato, facendo ricorso al criterio dell’interesse effet-
tivo, che verrà illustrato dettagliatamente nel paragrafo successivo.
A conferma della rilevanza che il fair value viene ad assumere nel caso della
valutazione degli strumenti finanziari si può notare che la regolamentazione de-
gli strumenti finanziari obbliga a fornire nelle note al bilancio anche il fair value
degli strumenti finanziari valutati al costo ammortizzato, unitamente ad una det-
tagliata descrizione delle modalità adottate per la sua determinazione. A riguar-
do si fa presente che nel 2009, successivamente all’entrata in vigore dell’IFRS
7, sono state richieste ai redattori dei bilanci alcune ulteriori informazioni in
merito al fair value degli strumenti finanziari ed alle relative modalità di deter-
minazione che portano a distinguere fra differenti tipologie di fair value, di cui
si dirà nel dettaglio più avanti al paragrafo 7.5.
Un quadro sinottico dei criteri di valutazione da applicare alle varie categorie
di strumenti finanziari viene fornito nella Tavola 2, di seguito riportata.
Dalla tavola si evince come l’applicazione dei principi contabili internazio-
nali modifichi in modo profondo le modalità di iscrizione e valutazione dei cre-
diti e dei debiti – rappresentati o meno da titoli – e dei contratti derivati, ed in-
troduce, altresì, una serie di importanti innovazioni in merito al trattamento di
bilancio degli investimenti azionari e partecipativi che rientrano nel campo di
applicazione dello IAS 39.

28
Si fa presente che, mentre per gli strumenti finanziari detenuti per negoziazione la valuta-
zione si effettua, come precisato, al fair value con imputazione delle relative variazioni a conto
economico, gli strumenti finanziari disponibili per la vendita, pur essendo, comunque, valutati al
fair value vedranno le loro variazioni di valore imputate a patrimonio netto. Cfr. IASB, IAS 39 –
Strumenti finanziari: rilevazione e valutazione, par. 9.
GLI STRUMENTI FINANZIARI 281

TAVOLA 2 – Categorie di strumenti finanziari e criteri di valutazione IAS/IFRS

Attività finanziarie

Portafoglio Criterio di valutazione


Attività valutate al fair va-
1. FVTPL lue con imputazione al
conto economico Valutazione al fair value con imputa-
– HFT – Attività detenute per la zione delle variazioni a conto economico
negoziazione
– DAAFV – Designate al fair value
Valutazione al fair value con imputa-
zione delle variazioni a patrimonio net-
Attività disponibili per la
2. AFS (1) to/prospetto della redditività comples-
vendita
siva con iscrizione degli interessi in ba-
se al metodo dell’interesse effettivo.
Investimenti posseduti sino
3. HTM Valutazione al costo ammortizzato
a scadenza
4. L&R Finanziamenti e crediti Valutazione al costo ammortizzato
(1) Titoli di capitale il cui
fair value non è determi- Valutazione al costo
nabile

Passività finanziarie

Portafoglio Criteri di valutazione


1. FVTPL Passività valutate al fair
value con imputazione al
conto economico Valutazione al fair value con imputa-
– HFT – Passività detenute per la zione delle variazioni a conto economico
negoziazione
– DAAFV – Designate al fair value
2. FLAAC Altre passività Valutazione al costo ammortizzato

La categoria dei Finanziamenti e Crediti (Loans & Receivables) accoglie, ti-


picamente, sia i crediti finanziari, che quelli commerciali indipendentemente
dalla loro scadenza, ma può includere anche titoli di credito (sempre che questi
non siano quotati o acquistati con l’intenzione di cederli sul mercato nel breve
termine, oppure siano oggetto dell’esercizio della fair value option);
282 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Il portafoglio degli strumenti finanziari detenuti fino a scadenza, pertanto, può


accogliere crediti e titoli di debito solo se destinati a permanere durevolmente
nell’economia dell’azienda fino alla loro naturale scadenza e non destinati alla
vendita; si ricorda, infatti, che il requisito oggettivo dell’esistenza di pagamenti
fissi o determinabili imposto dallo IAS 39 per le attività detenute sino a scadenza,
impedisce l’inclusione all’interno di detta categoria degli strumenti di capitale
(questi ultimi vanno distinti dalle partecipazioni di controllo, collegamento o con-
trollo congiunto che, come detto, non rientrano nel campo di applicazione dello
IAS 39).
Come anticipato le attività e passività che l’azienda classifica tra quelle de-
tenute per la negoziazione (held for trading) sono possedute per trarre benefici
dalle fluttuazioni di breve periodo del loro fair value o per lucrare un margine
dalla loro negoziazione: accanto ai titoli (quotati e non), come anticipato, in
questa categoria verranno inclusi anche gli strumenti derivati che non sono im-
piegati in operazioni di copertura.
Si ritiene opportuno precisare come la categoria degli strumenti di negozia-
zione vada concettualmente distinta dal portafoglio delle attività/passività desi-
gnate al fair value, destinato ad accogliere tutti gli strumenti finanziari (attivi e
passivi) diversi da quelli destinati a negoziazione per i quali l’azienda ha ritenu-
to opportuno ricorrere alla cosiddetta fair value option.
Infatti, per quanto le due citate categorie condividano criterio di valutazione
e metodologia di contabilizzazione degli effetti economici prodotti, va ribadito
come, ai fini dell’applicazione della fair value option che può coinvolgere tutti
gli strumenti diversi da quelli di trading, lo IAS 39 richieda all’azienda di di-
mostrare che attraverso la valutazione al fair value di specifiche attività/pas-
sività finanziarie il bilancio è in grado di fornire un’informazione migliore, in
quanto viene in tal modo eliminata o ridotta notevolmente una mancanza di uni-
formità nella valutazione o nella rilevazione (altresì detta asimmetria contabile,
o accounting mismatch) che si produce quando la valutazione di dette attività o
passività e la rilevazione dei relativi utili e perdite avviene in base a criteri di-
versi; un ulteriore esempio tipico di ricorso alla fair value option si ha quando
tali attività/passività appartengono ad un gruppo di strumenti finanziari gestiti in
maniera omogenea e le cui performance sono valutate al fair value, secondo una
documentata gestione del rischio o strategia di investimento, in relazione alla
quale si rende opportuna un’apposita disclosure in allegato al bilancio. Nella
categoria in oggetto potrebbero, inoltre, essere ricondotti gli “strumenti struttu-
rati” non destinati alla negoziazione dell’attivo ed anche del passivo, che la so-
cietà non è in grado di scindere nelle componenti di strumento ospite e derivato
implicito e che pertanto decide di valutare al fair value evitando, in tal modo, lo
scorporo.
GLI STRUMENTI FINANZIARI 283

Infine, un ruolo peculiare viene rivestito dalla categoria degli strumenti fi-
nanziari disponibili per la vendita (available for sale): per questi, vista la loro
natura residuale, lo IAS 39 non impone requisiti oggettivi (forma tecnica, quo-
tazione, pagamenti fissi o determinabili, ecc.) e consente, così facendo, di ri-
condurre all’interno della categoria in esame qualsiasi attività finanziaria (fatta
naturalmente eccezione per i derivati) che l’azienda intenda valutare al fair va-
lue senza che gli effetti economici impattino direttamente sul risultato economi-
co di periodo. In questo caso, infatti, il modello adottato prevede che tali attività
vengano comunque valutate al fair value, mentre la contropartita delle variazio-
ni di fair value relative agli strumenti disponibili per la vendita venga iscritta ad
una apposita riserva del patrimonio netto, definita riserva da valutazione: gli
importi relativi concorreranno anche a formare il prospetto della redditività
complessiva (OCI). Nell’ipotesi in oggetto la riserva da valutazione può acco-
gliere valori positivi, in tutti i casi in cui il fair value degli strumenti AFS do-
vesse incrementare, mentre (dopo aver calcolato la quota di proventi maturata
che, nel caso degli interessi, nasce dalla applicazione del metodo del costo am-
mortizzato) in ipotesi di variazione negativa di fair value, la riserva da valuta-
zione accoglie valori negativi.
Tali valori positivi e/o negativi varranno riportati al conto economico all’atto
della cancellazione dello strumento finanziario AFS a cui si riferiscono.
Fa eccezione a tale regola l’ipotesi in cui la riserva da valutazione abbia ac-
colto valori negativi correlati a minusvalenze del minor fair value di strumenti
AFS e queste perdite dovessero risultare “perduranti e significative” (prolonged
and significant). In tal caso è fatto obbligo di iscrivere le stesse nel conto eco-
nomico, ciò anche se lo strumento è ancora detenuto dalla entità che redige il
bilancio. Nel caso di strumenti disponibili per la vendita (AFS) rappresentativi
del patrimonio netto di altre imprese, la perdita iscritta nel conto economico
assume valori di definitività e non dà diritto ad operare successive riprese di
valore 29.
Di seguito si forniscono alcuni esempi di trattamento contabile dei titoli di-
sponibili per la vendita (AFS) relativi alle operazioni di:
1. Acquisto.
2. Valutazione successiva.
3. Vendita.

29
A riguardo occorre far presente che il paragrafo 61 dello IAS 39 riferito ai titoli di capitale
ponga come alternativi i concetti di o prolungata o significativa riduzione del fair value quale evi-
denza obiettiva di impairment. Alla luce di ciò, l’IFRIC, nel luglio 2009, ha specificato che i due
criteri non devono necessariamente coesistere.
284 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

1. In data 19 settembre 20X0, l’entità A ha sottoscritto titoli obbligazionari


per un valore nominale pari a 100, designandoli come “Attività finanziarie di-
sponibili per la vendita” (AFS).
In sede di initial measurement, l’entità rileverebbe la seguente scrittura con-
tabile.

Titoli disponibili per la ven- a Banca c/c 100


dita

2. Supponiamo a questo punto che, al 31 dicembre 20X0:


a) il fair value degli stessi titoli sia pari a 105;
b) il fair value degli stessi titoli sia pari a 80.
Nel primo scenario, caso sub a), l’entità addebita il conto “Titoli disponibili
per la vendita” ed in contropartita, accredita il conto “Riserva AFS”, per un im-
porto pari alla differenza tra il maggior fair value al 31 dicembre 20X0 (105) ed
il fair value rilevato in sede di initial measurement (100).

Titoli disponibili per la ven- a Riserva AFS 5


dita

La “Riserva AFS” comparirà tra le poste del netto e concorrerà alla forma-
zione, con segno positivo, del cosiddetto “reddito allargato” o Comprehensive
Income.
Nel secondo scenario, caso sub b), l’entità A accredita il conto “Titoli dispo-
nibili per la vendita” ed in contropartita addebita il conto “Riserva AFS” per un
importo pari alla differenza tra il fair value rilevato in sede di initial measure-
ment (100) ed il minor fair value al 31 dicembre 20X0 (80).

Riserva AFS a Titoli disponibili per la ven- 20


dita

La “Riserva AFS” oltre a comparire tra le poste del netto, ove occorra anche
con segno negativo, concorrerà alla formazione, con segno negativo, del cosid-
detto “reddito allargato” o Comprehensive Income.
Precisiamo che, nel corso del tempo, le variazioni negative di fair value,
sebbene alternate a variazioni positive, possono dar luogo a riserve di patrimo-
nio netto negative. Come detto, in caso di riduzioni di valore durevoli, il fair va-
lue negativo iscritto a riserva dovrà essere “rigirato” a conto economico, tra i
GLI STRUMENTI FINANZIARI 285

componenti negativi di reddito, e per lo stesso importo produrrebbe una varia-


zione di segno opposto degli Other Comprehensive Income (OCI).
Nel caso in cui i titoli dovessero subire successivamente delle riduzioni di
valore durevoli, con riduzione di fair value prolungata e/o significativa che sup-
poniamo pari a 20, l’entità A dovrà rilevare la seguente scrittura contabile.

Perdita per riduzione di va- a Riserva AFS (negativa) 20


lore di attività AFS

Infine se, in un momento successivo, dovessero venir meno i motivi che


hanno dato luogo alla precedente svalutazione, si procederà ad un ripristino di
valore che potrà essere contabilizzato fra i componenti positivi del conto eco-
nomico, a meno che non si tratti di titoli azionari le cui riprese di valore non
impattano sul risultato economico di periodo e si contabilizzano a patrimonio
netto.
Supponendo che il ripristino sia pari a 5, l’entità A effettuerà la seguente
scrittura contabile:

Titoli disponibili per la vendita a Ripresa di valore (conto eco- 5


nomico)

Come detto, la successiva ripresa di valore potrà essere iscritta a conto eco-
nomico solo nel caso di titoli obbligazionari.
Nell’ipotesi di titoli azionari, invece, non essendo prevista la iscrizione della
ripresa di valore, la scrittura sarà la seguente con la iscrizione del maggior fair
value nella apposita riserva di Patrimonio Netto:

Titoli disponibili per la vendita a Riserva AFS 5

3. Partendo dalle ipotesi 2a) e 2b) sopra indicate ed immaginando una ces-
sione dei titoli in oggetto per un importo pari rispettivamente a 107 e 75, le
scritture contabili risulteranno le seguenti.

a) Vendita dei titoli per un valore pari a 107:

Cassa a Diversi 107


Titoli disponibili per la vendita
Utile da realizzo 105
002
286 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Ma dovendo azzerare la relativa riserva, occorrerà procedere con la scrittura


che segue:

Riserva AFS a Utile da realizzo 5

Da questa operazione emerge un risultato da negoziazione positivo, pari a 7,


calcolato per somma algebrica tra:
1. l’utile da realizzo di 2, pari alla differenza tra prezzo (107) e valore di ultima
iscrizione (105) dei titoli;
2. l’utile da realizzo di 5, determinata dal rigiro a Conto economico della Ri-
serva AFS di 5. Per lo stesso importo si storneranno gli Other comprehensive
income dal Conto economico complessivo, con un Reclassification Adju-
stment su titoli AFS.
A ben vedere, il risultato da negoziazione di 7 corrisponde anche alla diffe-
renza tra il valore di iscrizione iniziale dei titoli, pari a 100 e il valore realizzato
dalla loro vendita, pari a 107.

b) Vendita dei titoli per un valore pari a 75.

Diversi a Titoli disponibili per la vendita 80


Cassa 75
Perdita da realizzo 05

La successiva scrittura di azzeramento della riserva è la seguente:

Perdita da realizzo a Riserva AFS (negativa) 20

Da questa operazione emerge un risultato da negoziazione negativo, pari a


25, calcolato per somma algebrica tra:
1. la perdita da realizzo di 5, pari alla differenza tra il valore di ultima iscrizio-
ne dei titoli (80) e il valore di realizzo (75);
2. la ulteriore perdita da realizzo di 20, determinata dal rigiro a Conto econo-
mico della Riserva AFS. Per lo stesso importo si storneranno gli Other com-
prehensive income dal Conto economico complessivo, con un Reclassifica-
tion Adjustment su titoli AFS.
Anche in questo caso, il risultato da negoziazione di 25 corrisponde alla dif-
ferenza tra il valore di iscrizione iniziale dei titoli, pari a 100, e il valore realiz-
zato dalla loro vendita, pari a 75.
GLI STRUMENTI FINANZIARI 287

Sempre con riferimento all’ipotesi 2b) supponiamo che i titoli vengano ven-
duti sul mercato a 85.
In questo caso le scritture saranno le seguenti:

Cassa a Diversi 85
Titoli disponibili per la vendita
Utile da realizzo 80
05

Perdita da realizzo a Riserva AFS (negativa) 20

Nell’ipotesi considerata il rigiro della riserva a Conto economico fa cambia-


re di segno al risultato della negoziazione, che da utile si trasforma in una perdi-
ta netta di 15.
In effetti, nel caso in oggetto, la vendita fa emergere un risultato da negozia-
zione negativo, pari a 15, calcolato per somma algebrica tra:
1. l’utile da realizzo di 5, pari alla differenza tra il valore di realizzo (85) e il
valore di ultima iscrizione dei titoli (80);
2. la perdita da realizzo di 20, determinata dal rigiro a Conto economico della
Riserva AFS. Per lo stesso importo si storneranno gli Other comprehensive
income dal Conto economico complessivo, con un Reclassification Adjust-
ment su titoli AFS.
Il risultato da negoziazione di 15 corrisponde, infatti, alla differenza tra il va-
lore di iscrizione iniziale dei titoli, pari a 100, e il valore realizzato dalla loro
vendita, pari a 85.
In proposito, una menzione specifica merita l’area dei possessi azionari che
non configurano partecipazioni di controllo, collegamento e controllo congiunto
che, come si è avuto modo di anticipare in precedenza, esulano dal campo di ap-
plicazione dello IAS 39 e sono oggetto, rispettivamente, degli IAS 27, 28 e 31. In
particolare, i possessi azionari che non soddisfano le ipotesi di collegamento o
controllo rientrano nel campo di applicazione dello IAS 39 e vanno inclusi tra le
attività correnti, alternativamente tra gli strumenti di trading, se detenuti a scopo
di negoziazione, ovvero all’interno del portafoglio degli strumenti finanziari di-
sponibili per la vendita, nel caso in cui questi dovessero essere detenuti con
l’obiettivo di effettuare un investimento durevole o comunque secondo finalità
differenti da quelle tipiche del negoziatore (cosiddetti strategic investments). In-
fatti, in precedenza si è detto che le azioni o quote del capitale di altre imprese, in
quanto prive del requisito della scadenza predefinita e dei flussi certi o determi-
nabili, non possono essere ricondotte nel portafoglio held to maturity.
288 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Alla luce di quanto appena detto, le quote del capitale netto di altre imprese
incluse, alternativamente, tra le attività finanziarie di negoziazione o tra quelle
disponibili per la vendita, dovrebbero essere sempre valutate al fair value, anche
se l’assenza di prezzi di mercato, rende spesso difficoltoso il calcolo del loro
fair value.
In questi casi lo IAS 39 prevede che qualora il redattore di bilancio non sia
in grado di determinare il fair value di una quota di capitale in modo attendibile,
lo stesso può adottare una valutazione al costo, con l’obbligo di fornire un’ap-
posita informativa nella nota integrativa al bilancio 30.

Gruppo FIAT
Bilancio consolidato al 31.12.2011 (p. 145)

“Strumenti finanziari. Presentazione. Gli strumenti finanziari detenuti dal


Gruppo sono inclusi nelle voci di bilancio di seguito descritte. La voce Parteci-
pazioni e altre attività finanziarie non correnti include le partecipazioni in im-
prese non consolidate e altre attività finanziarie non correnti (titoli detenuti con
l’intento di mantenerli in portafoglio sino alla scadenza, crediti e finanziamenti
non correnti e altre attività finanziarie non correnti disponibili per la vendita). Le
attività finanziarie correnti, così come definite dallo IAS 39, includono i crediti
commerciali, i crediti da attività di finanziamento (finanziamenti alla clientela
finale – “retail”, finanziamenti ai dealer, leasing finanziari e altri finanziamenti
correnti a terzi), titoli correnti e le altre attività finanziarie correnti (che includo-
no il fair value positivo degli strumenti finanziari derivati), nonché le disponibi-
lità e mezzi equivalenti. In particolare, la voce Disponibilità e mezzi equivalenti
include i depositi bancari, quote di fondi di liquidità e altri titoli ad elevata nego-
ziabilità che possono essere convertiti in cassa prontamente e che sono soggetti
ad un rischio di variazione di valore non significativo. I titoli correnti compren-
dono i titoli con scadenza a breve termine o titoli negoziabili che rappresentano
investimenti temporanei di liquidità e che non rispettano i requisiti per essere
classificati come mezzi equivalenti alle disponibilità; i titoli correnti compren-
dono sia titoli disponibili per la vendita, sia titoli detenuti per la negoziazione.
Le passività finanziarie si riferiscono ai debiti finanziari, comprensivi dei debiti
per anticipazioni su cessione di crediti, nonché alle altre passività finanziarie
(che includono il fair value negativo degli strumenti finanziari derivati), ai debiti
commerciali e agli altri debiti.

30
Questo è il motivo per cui la Tavola 2, che sintetizza i criteri di valutazione da applicare al-
le varie classi di strumenti finanziari, riporta in una ulteriore categoria di attività i titoli di capitale
il cui fair value non è determinabile.
GLI STRUMENTI FINANZIARI 289

7.4. LA VALUTAZIONE DEGLI STRUMENTI FINANZIARI: CRITERIO DEL


COSTO AMMORTIZZATO, TASSO DI INTERESSE EFFETTIVO ED IMPAIR-
MENT

Rinviando qualsiasi considerazione inerente alle problematiche specifiche di


determinazione del fair value al paragrafo successivo del presente capitolo, do-
ve tale tematica sarà opportunamente ripresa ed approfondita 31, si tracciano di
seguito gli elementi salienti che contraddistinguono la metodologia valutativa
del costo ammortizzato, la quale si basa sulla determinazione del tasso di inte-
resse effettivo che, come detto, rappresenta il criterio di riferimento per la valu-
tazione dei prestiti e finanziamenti, degli investimenti detenuti fino a scadenza e
delle passività finanziarie diverse da quelle di negoziazione 32.
Lo IAS 39, al paragrafo 9, definisce il costo ammortizzato di un’attività o di
una passività finanziaria, come “il valore a cui questa è stata misurata al mo-
mento della sua iscrizione iniziale (fair value), al netto dei rimborsi di capitale,
aumentato o diminuito dall’ammortamento complessivo di qualsiasi differenza
tra il valore iniziale e quello a scadenza, determinato in base al criterio del tas-
so di interesse effettivo e dedotta qualsiasi riduzione di valore imputata allo
stesso (impairment)”.
Ai fini di una migliore comprensione della definizione sopra riportata che,
ad una prima lettura, appare non priva di complessità, si ritiene quantomeno op-
portuno individuare gli elementi caratterizzanti del criterio di valutazione in e-
same.
Innanzitutto, occorre ricordare come, ai sensi dello IAS 39, ogni strumento
finanziario (a prescindere dal criterio di valutazione successivamente impiegato
per la rilevazione in bilancio degli effetti economici ad esso connessi) deve es-
sere rilevato inizialmente ad un valore corrispondente al suo fair value: come

31
Per un approfondimento relativo alle relazioni tra costo e fair value si rimanda, oltre al fon-
damentale contributo di PIZZO M., Il Fair value nel bilancio d’esercizio, Cedam, Padova, 2000,
tra gli altri, a GAETANO A., Controllo dei rischi e informativa di bilancio, Rirea, Roma, 2003;
BUSSO D.-PISONI P., Introduzione del Fair Value principio della prudenza e risultato economico,
in Contabilità, finanza e controllo, Il Sole 24 Ore, n. 5, 2003; MARCHI L., Evoluzione dei principi
contabili e dei criteri di valutazione: dal costo al fair value, Revisione Contabile, n. 57, III bim.,
Unione Stampa Periodica Italiana, 2004; RAYMAN A., Fair Value or false accounting?, Accoun-
tancy Magazine, October 2004.
32
A ben vedere, il criterio del costo ammortizzato va applicato anche alle attività disponibili
per la vendita, anche se le stesse vengono valutate al fair value. Infatti, per tali attività, ove coe-
rente con la natura delle stesse, è prevista la rilevazione degli interessi attivi in base al tasso effet-
tivo di rendimento ed è inoltre richiesto che siano oggetto di svalutazioni (impairment) nel caso di
rischio di inadempienza del debitore, secondo il medesimo procedimento previsto per le attività
finanziarie valutate al costo ammortizzato.
290 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

peraltro ribadito dallo stesso principio contabile, solitamente tale valore corri-
sponde all’importo erogato/versato in sede di erogazione/acquisto dell’attività, o
incassato, qualora si tratti di una passività emessa.
Nel caso specifico delle attività/passività valutate al costo ammortizzato 33,
tuttavia, occorre incorporare in tale importo anche gli eventuali oneri/ricavi ac-
cessori che sono direttamente e specificamente attribuibili allo strumento finan-
ziario e che risultano certi o comunque determinabili al momento della sua rile-
vazione iniziale 34: ad esempio, nel caso di un’attività finanziaria, i costi di tran-
sazione direttamente sostenuti per l’acquisizione della stima devono essere capi-
talizzati sull’importo erogato/versato dall’azienda, mentre i ricavi accessori
vengono portati a decremento del suddetto importo.
La corretta quantificazione di tali componenti accessorie di costo/ricavo rap-
presenta un momento molto importante, all’interno del più ampio processo va-
lutativo dello strumento finanziario: infatti, una volta che in sede di rilevazione
iniziale sia stato determinato, secondo le modalità descritte, il valore di bilancio
dell’attività/passività finanziaria, risulta evidente come l’esistenza di eventuali
oneri e ricavi accessori rappresenti la causa del disallineamento tra il valore ini-
ziale e quello a scadenza dello strumento finanziario oggetto di valutazione.
Secondo lo IAS 39, tale differenza va ripartita lungo l’intera vita dello stru-
mento attraverso il metodo finanziario dell’interesse effettivo: in altre parole
tutti i componenti accessori che concorrono alla determinazione del valore di
bilancio dello strumento finanziario, devono conseguentemente essere assogget-
tati ad una procedura di ripartizione temporale che imputa quote di differenziali
a rettifica (in più o in meno) dell’interesse contrattuale, concorrendo a determi-
nare il tasso di interesse effettivo dell’operazione.
Il tasso di interesse effettivo, infatti, non rappresenta altro che quel tasso che,
attualizzando i flussi di cassa futuri attesi generati dallo strumento finanziario
nell’arco della sua vita, li rende uguali al valore di iscrizione iniziale dello stru-
mento medesimo. Pertanto, applicando la metodologia in esame per tutta la sua
durata, l’attività/passività finanziaria produrrà interessi a conto economico che
maturano proprio in base al tasso di interesse effettivo. Inoltre detto tasso non

33
Si precisa come, a ben vedere, il trattamento di seguito descritto riguardi anche le attività
finanziarie classificate “disponibili per la vendita” ed escluda, quindi, soltanto gli strumenti finan-
ziari valutati “al fair value con imputazione al conto economico”.
34
In generale, i costi di transazione accolgono diritti e commissioni pagate ad agenti, consu-
lenti, mediatori ed intermediari in genere, contributi dovuti agli organi regolatori e alle Borse Va-
lori, nonché imposte e tasse dovute per la conclusione dei contratti; premi, sconti e qualsiasi altra
ripartizione di oneri amministrativi o di gestione non possono essere inclusi all’interno del tasso
di interesse effettivo, al pari di tutti quei costi che sono oggetto di rimborso da parte del debitore e
che, per tale motivo, non influenzano il rendimento effettivo dell’operazione.
GLI STRUMENTI FINANZIARI 291

potrà variare, come si avrà modo di ribadire tra poco, neppure in caso di deterio-
ramento durevole di valore dello strumento finanziario in oggetto (impairment):
fanno eccezione a tale regola solo gli strumenti che presentano un tasso di ren-
dimento indicizzato ad un qualsiasi parametro di mercato, per i quali si deve
procedere alla rideterminazione del tasso effettivo ad ogni data di riprezzamento
del tasso (si veda, ad esempio, i finanziamenti a tasso variabile).
La differenza tra l’interesse che matura al tasso contrattuale e l’interesse ef-
fettivo rappresenta la misura dell’ammortamento del complessivo differenziale
tra valore iniziale e valore a scadenza dello strumento finanziario, attribuibile al
periodo preso in considerazione per la valutazione: da tutto quanto finora detto
risulta evidente come, in caso di assenza di componenti di costo/ricavo accesso-
rie, si assiste ad una piena coincidenza tra tasso contrattuale e tasso effettivo.
Inoltre, per tutte le attività finanziarie soggette al criterio di valutazione del co-
sto ammortizzato, ma caratterizzate da una durata (originaria) inferiore ai 12
mesi, la metodologia appena descritta produce di norma effetti economici rile-
vanti (anche in presenza di oneri e ricavi accessori), al punto che è prassi abba-
stanza diffusa tra gli operatori, quella di iscrivere tali poste al loro valore nomina-
le (previa verifica della piena recuperabilità dello stesso, come si dirà tra breve).
A titolo di esempio, si prenda in considerazione un finanziamento erogato
dall’azienda per un importo di € 50.000,00, rimborsabile in unica scadenza dopo
cinque anni e con pagamento annuo dei soli interessi, che maturano al tasso del
6,50%.
In una prima ipotesi, non vengono presi in considerazione oneri o ricavi ac-
cessori, cosicché il valore di iscrizione iniziale del finanziamento risulta pari
all’importo erogato dall’azienda, al momento pari a € 50.000,00, ed il tasso di
interesse effettivo corrisponde, pertanto, al tasso nominale del 6,50%.
Alla luce dei dati sopra esposti, il piano di ammortamento del finanziamento
risulta essere il seguente:

TAVOLA 3

Anni Flussi Interessi nominali Interesse effettivo Costo ammortizzato

0 – € 50.000,000 [erogazione] 0€ 50.000,00


1 0€ 3.250,00 € 3.250,00 € 3.250,00 0€ 50.000,00
2 0€ 3.250,00 € 3.250,00 € 3.250,00 0€ 50.000,00
3 0€ 3.250,00 € 3.250,00 € 3.250,00 0€ 50.000,00
4 0€ 3.250,00 € 3.250,00 € 3.250,00 0€ 50.000,00
5 € 53.250,00 € 3.250,00 € 3.250,00 € 50.000,00
292 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Come si evince dalla lettura della tabella, in assenza di perdite di valore le-
gate all’inadempimento del debitore il costo ammortizzato del finanziamento
resta immutato fino al momento del rimborso del capitale: ciò in quanto l’ugua-
glianza tra valore iniziale e valore di rimborso del prestito fa sì che non si debba
procedere ad alcun ammortamento dei differenziali lungo la vita dello stesso;
coerentemente con quanto disposto dallo IAS 39, pertanto, è l’incasso del capi-
tale alla scadenza ad azzerare il costo ammortizzato del finanziamento.
Riprendendo il medesimo esempio, si consideri ora, quale seconda ipotesi,
che all’atto dell’erogazione siano previsti oneri accessori a carico dell’azienda
per un importo pari ad € 2.500,00 e ricavi accessori per € 1.000,00: come anti-
cipato, questi ultimi devono essere portati a decremento dell’importo erogato,
mentre le commissioni passive contribuiscono ad incrementare il valore del pre-
stito.
Nel caso in esame, quindi, il valore iniziale (fair value) dell’attività finanzia-
ria, che verrà iscritto nei conti in sede di rilevazione iniziale, ammonta a com-
plessivi € 51.500,00 35, mentre il tasso di interesse effettivo (che, come verrà il-
lustrato in seguito, è pari a 5,79%) risulta essere inferiore al tasso contrattuale:
ciò in seguito all’incremento del valore dell’importo iscritto (€ 51.500 contro gli
€ 50.000 effettivamente erogati), a parità di rendimento nominale (che rimane
immutato al tasso contrattuale del 6,50%).
Per verificare quanto appena affermato, è sufficiente risolvere la seguente
equazione:
n
Fi
V0 = ∑
i =1 (1 + r )
i

dove:
V0 = è il valore iniziale (fair value iniziale) del finanziamento, inclusivo degli
oneri/ricavi accessori (nell’esempio risulta pari ad € 51.500,00);
Fi = flussi di cassa futuri attesi alle rispettive scadenze (gli stessi indicati in
tabella 1 alla colonna Flussi);
r = è il tasso di rendimento effettivo che attualizza i flussi attesi e rappresenta
l’incognita dell’equazione;
n = indica la durata del finanziamento, espressa nell’unità di misura ritenuta
congrua (nell’esempio 5 anni).
Con riferimento all’esempio precedentemente descritto, risolvendo l’equa-
zione sopra riportata si ottiene un tasso del 5,79%, inferiore, come anticipato,
rispetto al tasso contrattuale del 6,50%.

35
Tale valore è ottenuto sommando all’importo erogato dall’impresa (€ 50.000,00) gli oneri
accessori (€ 2.500,00) e sottraendo i ricavi accessori (€ 1.000,00).
GLI STRUMENTI FINANZIARI 293

La tabella seguente rappresenta il piano di ammortamento del finanziamento


sulla base del tasso di interesse effettivo: come si può facilmente evidenziare, lo
stesso condiziona il valore di iscrizione (costo ammortizzato) del credito.

TAVOLA 4

Anni Flussi Interessi nominali Interesse effettivo Costo ammortizzato

0 – € 51.500,000 0€ 51.500,00
1 0€ 3.250,00 € 3.250,00 € 2.982,80 0€ 51.232,80
2 0€ 3.250,00 € 3.250,00 € 2.967,32 0€ 50.950,12
3 0€ 3.250,00 € 3.250,00 € 2.950,95 0€ 50.651,07
4 0€ 3.250,00 € 3.250,00 € 2.966,63 0€ 50.334,70
5 € 53.250,00 € 3.250,00 € 2.915,30 € 0,00

Infatti, come si può desumere agevolmente dalla tabella, a differenza di


quanto osservato in occasione del primo esempio, il costo ammortizzato del
credito varia in occasione di ciascuna data di valutazione (subsequent measure-
ment), in ragione del disallineamento tra valore iniziale (€ 51.500,00) e valore a
scadenza (€ 50.000,00) del finanziamento: la differenza di € 1.500,00, derivante
dall’esistenza delle componenti di costo/ricavo accessorie, viene infatti ripartita
(ammortizzata) lungo tutto l’arco di vita dell’attività finanziaria con controparti-
ta interessi; la tabella seguente evidenzia, in proposito, come l’ammortamento di
tale differenziale risulti pari alla differenza tra l’interesse contrattuale (che ma-
tura al tasso del 6,50%) e l’interesse effettivo (che matura al tasso del 5,79%).

TAVOLA 5

Interesse Interesse Ammortamento Costi/ricavi di transazione


Anni
nominale effettivo commissioni da ammortizzare

0€ 1.500,00
1 0€ 3.250,00 € 2.982,80 € 267,20 0€ 1.232,80
2 0€ 3.250,00 € 2.967,32 € 282,68 0€ 950,12
3 0€ 3.250,00 € 2.950,95 € 299,05 0€ 651,07
4 0€ 3.250,00 € 2.933.63 € 316,37 0€ 334,70
5 € 3.250,00 € 2.915,30 € 334,70 € 0,00
294 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

In linea con la definizione dello IAS 39, pertanto, ad ogni data di valutazio-
ne, in assenza di rimborsi di capitale e senza che sia necessario operare rettifi-
che per impairment, il costo ammortizzato del credito risulterà pari al valore i-
niziale dello stesso, incrementato (o ridotto) dell’ammortamento cumulato fino
alla data di valutazione, determinato secondo le modalità appena descritte. In
occasione dell’incasso della quota capitale, ovviamente, il relativo importo an-
drà portato a decremento del costo ammortizzato del credito.
Alla luce delle considerazioni effettuate e degli esempi sviluppati nelle pagi-
ne precedenti, appare agevole desumere come il concetto di costo ammortizzato
è dinamico, comporta successive variazioni di valore e differisce profondamente
dalla nozione di costo storico o di valore originario nominale, che per lungo
tempo ha rappresentato il criterio cardine per la valutazione delle attività e pas-
sività all’interno della precedente disciplina di bilancio 36.
Quanto appena affermato trova ulteriore conferma nella disciplina dettata
dallo IAS 39 in merito alla valutazione delle attività finanziarie deteriorate (im-
pairment). Come si è avuto modo di affermare in premessa, infatti, l’introdu-
zione dei principi contabili internazionali comporta, per completare le procedure
di valutazione effettuate in sede di redazione del bilancio, l’obbligo di assogget-
tare ad una verifica di recuperabilità il valore delle attività finanziarie, al fine di
valutare gli effetti economici connessi al manifestarsi del rischio di insolvenza,
che porta alla emersione delle cosiddette perdite maturate (incurred). In questo
modo la fase di misurazione periodica, che presuppone la rideterminazione del
costo ammortizzato o l’adeguamento del fair value, viene distinta dalla fase di
determinazione degli effetti economici del rischio di insolvenza 37 che porta al-
l’impairment delle attività finanziarie.
Per le attività finanziarie detenute sino a scadenza, per i prestiti e finanzia-
menti e per le attività classificate come disponibili per la vendita, ai sensi dello
IAS 39, la verifica di recuperabilità anzidetta, si estrinseca nell’accertamento

36
In proposito si veda per tutti: FERRERO G., I limiti del costo come “criterio base” nelle va-
lutazioni di bilancio, Rivista dei Dottori Commercialisti, n. 3, 1976.
37
Questa distinzione ha motivazioni profonde, infatti, anche a livello organizzativo i soggetti
deputati ad effettuare gli adeguamenti di valore connessi alla fase di misurazione successiva, non
devono necessariamente coincidere (anzi a volte devono necessariamente divergere) da quelli de-
putati a quantificare le perdite di valore dovute all’insolvenza dei debitori. In proposito si ribadi-
sce come per le poste valutate al valore equo, alle quali non si applica la disciplina dell’impair-
ment di seguito descritta, lo IAS 39 prevede che nella determinazione del fair value occorra con-
siderare anche l’effetto del rischio di credito. Cfr. IASB, IAS 39 – Strumenti finanziari: rilevazione
e valutazione, parr. AG 69, AG 73, AG 79, AG 109. Per un approfondimento su questi temi e con
particolare riferimento ai crediti si veda, tra gli altri BANK OF JAPAN, Evaluating the economic
value of loans and the implications: toward transformation of the business model of banks and
nonbank firms, Quarterly Bulletin, August 2003.
GLI STRUMENTI FINANZIARI 295

dell’esistenza di una o più evidenze obiettive 38 che l’attività oggetto di valuta-


zione abbia subito un deterioramento, fase, questa, strumentale ai fini della suc-
cessiva applicazione della metodologia più idonea per la determinazione della
perdita di valore dell’attività finanziaria.
Si fa, in proposito, presente che le metodologie previste dallo IAS 39 per la
determinazione dell’entità della perdita di valore sono sostanzialmente due. La
prima, definita analitica, comporta la verifica della recuperabilità dell’importo
relativo al singolo rapporto e deve essere applicata in tutti i casi in cui il valore
dell’attività finanziaria è ritenuto rilevante o qualora dovessero sussistere sin-
tomi di insolvenza riferibili al singolo rapporto/debitore.
In tali circostanze, la determinazione della rettifica di valore comporta l’attua-
lizzazione dei flussi di cassa futuri attesi al tasso di interesse effettivo originario
dello strumento che, come anticipato nelle pagine precedenti, rimane immutato
anche in caso di perdita di valore dell’attività finanziaria.
In altre parole, la valutazione circa la recuperabilità dell’attività finanziaria
non deve rimanere circoscritta alla determinazione dell’ammontare ritenuto recu-
perabile, ma deve spingersi fino alla previsione dei tempi in cui si prevede di re-
cuperare tale importo: ciò in quanto la metodologia dell’attualizzazione consente
di apprezzare gli effetti economici del decorrere del tempo, nonché quelli connes-
si all’eventuale solo differimento temporale degli incassi.
Analogamente a quanto già osservato in merito all’applicazione del criterio del
costo ammortizzato, si osserva come per le attività finanziarie a breve termine che
presentino evidenze di deterioramento durevole, a condizione che l’orizzonte
temporale di recupero dei flussi attesi non ecceda comunque il breve termine
(normalmente i 12 mesi), gli effetti economici connessi all’attualizzazione risulti-
no scarsamente rilevanti, dato l’esiguo differimento temporale imputato agli in-
cassi attesi: per tali poste, pertanto, lo IAS 39 concede di non applicare la metodo-
logia dell’attualizzazione, consentendo l’imputazione diretta di una rettifica di va-
lore per l’importo ritenuto non recuperabile 39.
A titolo illustrativo, si prenda nuovamente in considerazione l’esempio già
commentato e rappresentato nella Tavola 4: si ipotizzi che, giunti al terzo anno di

38
Lo IAS 39 fornisce un elenco di eventi di perdita che, lungi dall’essere considerato esausti-
vo, evidenzia la precisa volontà dello IASB di prendere in considerazione, ai fini della imputazio-
ne al risultato d’esercizio delle rettifiche di valore di attività finanziarie, solo ed esclusivamente
eventi che hanno già avuto manifestazione (ad es. mancato rispetto di accordi contrattuali o evi-
denti difficoltà finanziarie della controparte) e che hanno prodotto o, in caso contrario, si presume
produrranno in futuro, effetti economici significativi sul valore dell’attività (o del gruppo di attivi-
tà). Non sono pertanto ammesse rettifiche di valore derivanti da perdite attese, a loro volta risulta-
to di eventi futuri, indipendentemente dalla probabilità che questi ultimi si manifestino.
39
Cfr. IASB, IAS 39 – Strumenti finanziari: rilevazione e valutazione, par. AG84.
296 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

vita del credito, il debitore non ottemperi al pagamento degli interessi contrattuali;
la violazione degli accordi contrattuali rappresenta indubbiamente un’evidenza
obiettiva di impairment che, in quanto attribuibile specificamente al rapporto in
essere, induce l’azienda a verificare analiticamente la recuperabilità dell’importo
rimanente alle relative scadenze.
Immaginando che la valutazione dei flussi attesi presuppone che si riesca a re-
cuperare esclusivamente l’importo del capitale inizialmente prestato (pari a €
50.000,00), alla scadenza del finanziamento il nuovo valore di bilancio del credito
si ottiene attualizzando tale somma, al tasso di interesse effettivo originario (nel
caso in esame 5,79%) sulla base della vita residua del rapporto.

TAVOLA 6

Anni Incassi Flussi attesi Valore attuale

3 € 0,00 – € 44.675,11
4 – € 0.00 € 0,00
5 – € 50.000,00 € 44.675,11

Ai fini della determinazione e della rettifica di valore, l’importo così determi-


nato deve essere confrontato con il valore contabile del credito, ottenuto secondo
la metodologia del costo ammortizzato, già descritta.
La tavola seguente evidenzia i risultati della valutazione:

TAVOLA 7
Costo Valore attuale
Anni Flussi Interesse effettivo
ammortizzato dei flussi
2 – € 50.950,12
3 € 0,00 € 2.950,95 € 53.901,07  € 44.675,11
4 € 0,00 € 2.587,51 € 47.262,62
5 € 50.000,00 € 2.737,38 € 0,00

Rettifica di valore = 53.901,07 – 44.675,11 = 9.225,95.


GLI STRUMENTI FINANZIARI 297

Come si evince dalla tabella, anche successivamente alla rilevazione in bilan-


cio della rettifica di valore, la contabilizzazione degli interessi continua ad avveni-
re al tasso di interesse effettivo originario 40, il che comporta una ripresa del valore
del credito che, nell’ipotesi considerata, alla scadenza verrà recuperato per il suo
valore nominale. La ripresa di valore può essere ricondotta tra gli interessi attivi
o, più correttamente, a riduzione delle rettifiche di valore con segno opposto.
Per quanto attiene alla seconda tipologia di rettifica di valore definita collet-
tiva, questa riguarda tutti i rapporti che non sono stati oggetto di svalutazioni
analitiche (in quanto non singolarmente significativi, o perché, valutati analiti-
camente, non hanno manifestato evidenze obiettive di perdita) e viene basata su
parametri statistici volti ad individuare le perdite maturate (incurred losses) su
gruppi omogenei di strumenti finanziari.
Lo IAS 39 stabilisce che la segmentazione delle attività finanziarie in gruppi
omogenei debba avvenire sulla base di caratteristiche simili indicative della ca-
pacità dei debitori di ottemperare alle proprie obbligazioni, come il settore mer-
ceologico di appartenenza, la posizione geografica o, quando disponibile, il
rating delle controparti. Ciò che rileva ai sensi del principio contabile interna-
zionale è che le caratteristiche individuate per la definizione dei gruppi omoge-
nei risultino essere significative ai fini della determinazione dei flussi di cassa
futuri attesi: la costituzione di raggruppamenti di crediti o titoli di debito sulla
base della classe di rating delle controparti garantirebbe, ad esempio, l’attri-
buzione agli stessi di tassi di perdita significativi per l’intero gruppo 41.
In merito alla metodologia da applicare per la determinazione della rettifica
di valore su gruppi omogenei di attività finanziarie, lo IAS 39 non fornisce indi-
cazioni specifiche (come nel caso della valutazione analitica), ponendo esclusi-
vamente una serie di vincoli circa la necessità che le stime rispecchino i seguen-
ti fattori:
• il time value del denaro;
• l’intera vita residua dell’attività finanziaria (e la connessa dinamica dei flussi
finanziari);
• l’anzianità delle attività finanziarie presenti all’interno di ciascun gruppo.

40
Per le attività finanziarie disponibili per la vendita, la rettifica di valore è determinata come
differenza tra il costo di acquisto ed il fair value corrente alla data di valutazione: tale differenza
deve essere girata dal Patrimonio Netto dove era stata inizialmente iscritta al Conto Economico.
41
Ovviamente la soluzione accennata non risulta di agevole applicazione per quelle attività
finanziarie emesse da controparti prive di rating. Più in generale, la stima dei flussi finanziari fu-
turi può avvenire anche attraverso il ricorso a tassi storici di perdita, basati sull’esperienza del-
l’azienda o su informazioni desumibili dal sistema che risultino coerenti con le attività oggetto di
valutazione.
298 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Appare evidente come l’applicazione della metodologia appena illustrata


dovrebbe modificare in modo radicale le modalità attraverso le quali le imprese
giungono a determinare il valore di presumibile realizzo dei loro crediti (anche
commerciali) – ma, in generale, di tutte le attività finanziarie – avvicinandole
alle metodologie che sono già oggi in uso presso alcuni intermediari creditizi e
finanziari; le stesse dovrebbero, inoltre, portare ad abbandonare una volta per
tutte approcci tipicamente basati sul raggiungimento del massimo importo fi-
scalmente deducibile a fronte delle perdite su crediti, che, come noto, non ha
alcuna relazione con la stima del loro valore recuperabile.

Gruppo FIAT
Bilancio consolidato al 31.12.2011 (pp. 183 e 184)

:::


GLI STRUMENTI FINANZIARI 299

7.5. IL FAIR VALUE DEGLI STRUMENTI FINANZIARI

In premessa si è detto che a partire dal primo gennaio 2013 è entrato in vigo-
re l’IFRS 13 che accoglie le disposizioni dello IAS 39 e dell’IFRS 7 in tema di
valutazione e disclosure del fair value degli strumenti finanziari, ma considerato
che lo stesso non trova applicazione nei bilanci dell’esercizio 2011 da cui sono
stati tratti gli esempi riportati nel presente capitolo, in quanto si farà ancora rife-
rimento alle disposizioni dello IAS 39 e dell’IFRS 7 che rappresentano i princi-
pi richiamati negli estratti dei bilanci portati ad esempio.
Come si è avuto modo di anticipare, il fair value rappresenta il principale
criterio di valutazione degli strumenti finanziari previsto dai principi contabili
internazionali 42: esso si applica alle attività e alle passività di trading, nonché a
quelle designate al fair value all’atto della prima rilevazione in seguito all’eser-
cizio della Fair Value Option; vanno, inoltre, valutate al fair value le attività di-
sponibili per la vendita ed infine tutti gli strumenti derivati (attivi e passivi), indi-
pendentemente dalla finalità per la quale gli stessi sono detenuti (negoziazione o
copertura). Ad ogni buon conto, si ricorda che per tutti gli strumenti finanziari,
indipendentemente dal portafoglio funzionale di appartenenza e dal connesso cri-
terio di valutazione adottato, il principio contabile internazionale IFRS 7 richiede
la rappresentazione del fair value in nota integrativa 43. Ciò conferma la centralità
che il fair value viene ad assumere nel modello di bilancio IAS/IFRS 44.
Lo IAS 39 definisce il fair value come “il corrispettivo al quale un’attività

42
Per approfondire il concetto di fair value, le sue applicazioni e l’impatto che tale criterio di
valutazione ha nel nostro contesto si veda per tutti PIZZO M., Il fair value nel bilancio d’esercizio,
Cedam, Padova, 2000; ROSSI C., Il concetto di fair value e la valutazione degli strumenti finanzia-
ri, Giuffrè, Milano, 2003; CATUOGNO S., “L’impatto del fair value sui bilanci bancari”, in PO-
GLIAGHI P.-VANDALI W.-MEGLIO C. (a cura di), Basilea 2, IAS, e nuovo diritto societario, Banca-
ria, Roma, 2004, pp. 73-89; ROSCINI VITALI F.-VINZIA M.A., Fair value per l’applicazione degli
IAS. Metodi ed esempi di stima – Casi applicativi – Rappresentazione contabile, Il Sole 24 Ore,
Milano, 2005. Con riferimento al contesto internazionale, si vedano, tra gli altri, JACKSON P.-
LODGE D., Fair value accounting, capital standards, expected loss provisioning and financial sta-
bility, Financial Stability Review, June 2000 pp. 105-125; BARLEV B.-HADDAD J.R., Fair Value
Accounting and the Management of the Firm, Critical Perspective on Accounting, n. 14, 2003;
ENRIA A. et al., Fair Value accounting and financial stability, Occasional Papers Series, n. 13,
BCE, April 2004; HIRST D.E.-HOPKINS P.E.-WAHLEN J.M., Fair Values, Income Measurements
and Bank Analysts’Risk and Valuation Judgements, The Accounting Review, April 2004.
43
Come si avrà modo di accennare più avanti nel presente paragrafo, l’IFRS 7 prevede obbli-
ghi in termini di disclosure più stringenti per le attività e passività finanziarie valutate al fair va-
lue con effetti al conto economico o al patrimonio netto, rispetto agli strumenti finanziari per i
quali vige esclusivamente l’obbligo di fornire il fair value in nota integrativa.
44
Sul modello di bilancio dello IASB si veda, per tutti, AZZALI S., Il sistema delle informa-
zioni di bilancio delle aziende di produzione, Giuffrè, Milano, 1996, p. 95 ss.; GAETANO A., Il
principio della prudenza: considerazioni critiche, Aracne, Roma, 2007.
300 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

potrebbe essere scambiata, o una passività estinta, in una libera transazione fra
parti consapevoli e indipendenti” 45.
Tale valore dovrà essere determinato con riferimento alla data del bilancio,
senza ricorrere, come accade per le imprese che redigono i loro bilanci in base
alle regole del codice civile, ai prezzi medi.
Da tale definizione si evince, innanzitutto, come l’obiettivo del fair value sia
quello di esprimere il potenziale valore di scambio di un’attività o di una passi-
vità, ipotizzando che tale transazione avvenga:
a) nella prospettiva di continuità aziendale, che presuppone l’assenza di condi-
zionamenti che possano condurre a porre in essere la transazione a condizio-
ni svantaggiose, e
b) tra parti che operano in perfetta simmetria informativa, ossia disponendo del-
le medesime informazioni sulle caratteristiche del bene e sulle condizioni di
mercato.
Il richiamo al concetto di scambio potenziale, inoltre, evidenzia il legame e-
sistente tra fair value e valore di mercato, ma lo pone su un piano astratto, dal
momento che ne postula la validità esclusivamente al rispetto dei succitati pre-
supposti, in assenza dei quali il valore di mercato di un’attività o passività fi-
nanziaria non può assurgere a fair value della stessa.
Non solo, ma, come si avrà modo di approfondire nelle pagine che seguono,
lo standard contabile internazionale prevede che, anche in assenza di un mercato
di riferimento, si deve comunque giungere alla determinazione del fair value di
uno strumento finanziario, applicando metodologie che considerino tutte e sole
quelle informazioni, di natura qualitativa e quantitativa, che le parti di una tran-
sazione considererebbero ai fini del buon esito della stessa (per l’appunto un va-
lore di scambio potenziale).
A conferma di quanto appena osservato, si noti come lo IAS 39, nel definire
una guidance per la determinazione del fair value, stabilisce che per tutti gli
strumenti finanziari quotati in mercati attivi il fair value sia tendenzialmente
rappresentato dal prezzo di quotazione alla data del bilancio mentre, in tutti gli
altri casi, si deve ricorrere a tecniche di valutazione ritenute in grado di fornire
una stima che approssimi il valore al quale lo strumento finanziario oggetto di
valutazione verrebbe scambiato: tali ricorsi a metodologie alternative portano
alla cosiddetta “Gerarchia del fair value”, a fronte della quale si possono di-
stinguere i tre livelli di fair value di seguito illustrati.
Si tiene a precisare come il concetto di mercato attivo (ex IAS 39) non corri-
sponde necessariamente al concetto di mercato regolamentato o ufficiale così

45
Cfr. IASB, IAS 39 – Strumenti finanziari: rilevazione e valutazione, par. 9.
GLI STRUMENTI FINANZIARI 301

come disciplinato dalla normativa nazionale 46: in altre parole, un mercato rego-
lamentato non garantisce necessariamente la presenza di quotazioni significative
dell’effettivo valore degli strumenti finanziari in esso scambiati. Infatti, un pa-
rametro fondamentale a tal fine è rappresentato dal volume di scambi effettuati
sul mercato che rappresentano una condizione di garanzia della correttezza del
prezzo (si pensi, ad esempio, alla Borsa del Lussemburgo, in cui i prezzi di
mercato dei titoli vengono riproposti anche in assenza di scambi), in tale circo-
stanza il valore di mercato non potrebbe essere considerato attendibile per l’as-
senza del requisito del mercato attivo ai sensi dello IAS 39. Analogamente, è
possibile rinvenire mercati non regolamentati che, tuttavia, risultano essere ca-
ratterizzati dalla presenza di scambi quotidiani e significativi in termini di vo-
lumi (ad es. Bloomberg) e, per tali ragioni, possono essere considerati a pieno
titolo dei mercati attivi ai sensi del principio contabile internazionale.
In definitiva, l’individuazione di mercati attivi dovrebbe richiedere il ricorso
a procedure in grado di valutare elementi quali il numero degli operatori (dea-
lers, brokers, market takers), il volume degli scambi, la frequenza di aggiorna-
mento dei prezzi, e così via, ossia procedure simili a quelle in uso presso gli in-
termediari finanziari, la cui operatività risulta maggiormente incentrata su tran-
sazioni concluse in tali mercati.
Se il mercato in cui lo strumento oggetto di valutazione è negoziato può rite-
nersi attivo, ai sensi dello IAS 39, il prezzo di quotazione rappresenta il fair va-
lue dello stesso, a meno di casi eccezionali che portano a ritenere il prezzo di
mercato inaffidabile 47: più precisamente, il principio contabile afferma che per
le attività detenute debba essere considerato quale fair value il prezzo di offerta
bid, mentre per le passività da emettere il riferimento è costituito dal prezzo di
domanda ask; in caso di posizioni di rischio che si compensano (ad es. portafo-

46
Ai sensi dello IAS 39, un mercato è considerato attivo “se i prezzi quotati sono prontamen-
te e regolarmente disponibili in un listino, operatore, intermediario, settore industriale, agenzia
di determinazione del prezzo, autorità di regolamentazione e tali prezzi rappresentano operazioni
di mercato effettive che avvengono regolarmente in normali contrattazioni”. Cfr. IASB, IAS 39 –
Strumenti finanziari: rilevazione e valutazione, par. AG71.
La Banca d’Italia, dal canto suo, considera ufficiali i mercati regolamentati e, più in generale,
i mercati che funzionano regolarmente, presentano regole che definiscono le condizioni d’acces-
so, quelle operative ed i requisiti che un contratto deve possedere per essere trattato al loro inter-
no; inoltre devono prevedere meccanismi di compensazione in merito alla negoziazione di con-
tratti derivati. La definizione di mercato regolamentato, richiamata dalla Banca d’Italia, è conte-
nuta negli artt. 61 e segg. del D.Lgs. n. 58/1998.
Cfr. BANCA D’ITALIA, Istruzioni di Vigilanza per le banche, Titolo IV, Cap. 2, par. 3.
47
Nel caso in cui lo strumento finanziario oggetto di valutazione sia quotato su più mercati, lo
IAS 39 stabilisce che il fair value dello stesso sia rappresentato dalla quotazione presente sul mer-
cato più vantaggioso al quale l’impresa ha accesso. Cfr. IASB, IAS 39 – Strumenti finanziari: rile-
vazione e valutazione, par. AG71.
302 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

gli di strumenti derivati gestiti in ottica di copertura), è ammesso il ricorso a


prezzi medi di mercato 48 comunque riferiti ad una giornata di contrattazione.

Gruppo PIRELLI
Bilancio consolidato al 31.12.2011 (p. 28)

“Determinazione del fair value degli strumenti finanziari. Il fair value di


strumenti finanziari quotati in un mercato attivo si basa sui prezzi di mercato alla
data di bilancio. I prezzi di mercato utilizzati per le attività finanziarie sono i bid
price, mentre per le passività finanziarie sono gli ask price. Il fair value di stru-
menti che non sono quotati in un mercato attivo è determinato utilizzando tecni-
che di valutazione, basate su una serie di metodi e assunzioni legate a condizioni
di mercato alla data di bilancio. Il fair value degli interest rate swap è calcolato
in base al valore attuale dei previsti flussi di cassa futuri. Il fair value dei contrat-
ti a termine su valute è determinato usando il tasso di cambio a termine della da-
ta di bilancio”.

Diversamente, per gli strumenti finanziari quotati su mercati che non posso-
no essere considerati attivi e per quelli non quotati, il principio contabile sanci-
sce che, ai fini della determinazione del fair value, si deve ricorrere a tecniche
di valutazione: per lo IAS 39 tali tecniche consistono nel ricorso a transazioni
recenti relative a strumenti similari, tipiche del fair value di livello 2 o, quando
queste ultime non sono disponibili, a modelli quantitativi che siano ampiamente
diffusi presso gli operatori e massimizzino l’impiego di input di mercato, ossia
tutti quei dati e quelle informazioni che gli operatori utilizzerebbero per definire
il prezzo di una transazione, ivi compresi i principali fattori di rischio inerenti lo
strumento (ad es. rischio di credito, rischio di tasso di interesse o di cambio) che
caratterizzano il fair value di livello 3.
Da quanto detto si desume, quindi, come per tecnica di valutazione non deve
intendersi il mero ricorso a modelli quantitativi di valutazione quanto, piuttosto,
la predisposizione da parte dell’impresa di un più ampio processo organizzato
(che può eventualmente prevedere anche il ricorso ai suddetti modelli) finalizzato
alla determinazione di un valore che risulti il più possibile indicativo del prezzo al
quale lo strumento oggetto di valutazione verrebbe scambiato sul mercato.
Nel caso di strumenti finanziari derivati (attivi o passivi), sono particolar-
mente diffusi presso gli operatori modelli di pricing di differente complessità,

48
Il prezzo bid rappresenta la migliore offerta di acquisto fatta dal mercato, mentre il prezzo
ask rappresenta la migliore offerta di vendita. Cfr. IASB, IAS 39 – Strumenti finanziari: rilevazione
e valutazione, parr. AG70, AG72.
GLI STRUMENTI FINANZIARI 303

quali modelli Black & Scholes, simulazioni Montecarlo e modelli di stima della
volatilità, che risultano idonei per la determinazione del valore corrente delle
opzioni, mentre per i contratti swap si ritiene più adeguato il ricorso a modelli di
attualizzazione dei flussi futuri che vengono scambiati tra le parti 49.

Gruppo ENEL
Bilancio consolidato al 31.12.2011 (p. 192)

Il fair value di un contratto derivato è determinato utilizzando le quotazioni


ufficiali per gli strumenti scambiati in mercati regolamentati. Il fair value degli
strumenti non quotati in mercati regolamentati è determinato mediante modelli di
valutazione appropriati per ciascuna categoria di strumento finanziario e utiliz-
zando i dati di mercato relativi alla data di chiusura dell’esercizio contabile (qua-
li tassi di interesse, tassi di cambio, volatilità) attualizzando i flussi di cassa attesi
in base alle curve dei tassi di interesse di mercato alla data di riferimento e con-
vertendo i valori in divise dall’euro ai cambi di fine periodo forniti dalla Banca
Centrale Europea. Per i contratti relativi a commodity, la valutazione è effettuata
utilizzando, ove disponibili, quotazioni relative ai medesimi strumenti di mercato
sia regolamentati che non regolamentati.

Anche per gli strumenti di capitale è possibile procedere alla attualizzazione


dei flussi di cassa attesi che, nel caso in esame, corrispondono ai dividendi pa-
gati e al valore finale delle azioni, ma questa metodologia richiede un’elevata
astrazione in merito alla stima dell’andamento futuro della gestione operativa
dell’azienda emittente e della connessa politica dei dividendi; analoghe difficol-
tà presenta il calcolo del tasso da impiegare per l’attualizzazione dei suddetti
flussi, normalmente rappresentato dal costo medio ponderato del capitale 50, os-

49
Il limite principale dei modelli citati va attribuito alla mancata considerazione del rischio di
credito della controparte che, per gli strumenti derivati, si sostanzia nella possibilità che l’even-
tuale mark to market positivo non venga recuperato per effetto dell’insolvenza del debitore: la
correzione del tasso impiegato per l’attualizzazione dei flussi con l’introduzione di un appropriato
credit spread può ingenerare degli effetti distorsivi, specialmente qualora esistano posizioni a de-
bito e a credito con la medesima controparte, oggetto di accordi di netting. Per questo motivo si
preferisce procedere al calcolo di un fair value scevro del credit risk e successivamente corretto
per tenere conto del rischio di controparte.
50
La formula per il calcolo del costo medio ponderato del capitale è la seguente:
⎛ E ⎞ ⎛ D ⎞
W = Ke × ⎜⎜ ⎟⎟ + Kd × (1 − t ) × ⎜⎜ ⎟⎟
⎝ ( D + E) ⎠ ⎝ ( D + E) ⎠
dove:
304 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

sia quel tasso indicativo del costo che l’azienda deve sostenere per attingere ri-
sorse finanziarie presso soci e terzi finanziatori 51.
In particolare, la determinazione del costo del capitale proprio può prevedere
il ricorso a metodologie tanto complesse quanto discrezionali, come il modello
del Capital Asset Pricing Model (CAPM), le cui variabili oggetto di stima pos-
sono risultare poco accurate e significative in ragione della scarsa capacità di
rappresentare l’effettiva complessità della realtà osservata.
Quale alternativa alla metodologia descritta, per la determinazione del fair
value degli strumenti di capitale è possibile ricorrere alla stima dei cosiddetti
multipli di mercato, la cui significatività si fonda sul presupposto che il valore
di un’azienda può essere determinato sulla base del valore che il mercato attri-
buisce a società aventi caratteristiche analoghe a quella oggetto di valutazione:
nel modello considerato, il fair value dell’impresa è determinato moltiplicando
il multiplo osservato per imprese analoghe con l’associata grandezza economi-
ca, patrimoniale o finanziaria della società oggetto di considerazione52.

W = costo medio ponderato del capitale;


Ke = costo del capitale proprio;
Kd = costo del capitale di debito;
E = capitale di proprietà;
D = capitale di debito;
t = aliquota fiscale.
51
Sulla complessa tematica del costo del capitale, esplorata dagli studi internazionali sulla fi-
nanza d’azienda e dalla dottrina economico aziendale italiana, si vedano, in particolare: SHARPE
W.F., Capital Asset Prices: a Theory of Market Equilibrium Under Conditions of Risk, Journal of
Finance, n. 19, 1964, pp. 425-442; FAMA E.-MACBETH J., Risk, Return and Equilibrium: Empiri-
cal Tests, Journal of Political Economy, n. 81, 1973, pp. 115-146; BLUME M.E.- FRIEND I., A New
Look at the CAPM, Journal of Finance, n. 20, 1977, pp. 19-33; HATSOPOULOS G.N.-BROOKS S.H.,
The Cost of Capital In the United States and Japan, paper presented at The International Confer-
ence on the Cost of Capital, Harvard University, Kennedy School of Government, November 19-
21, 1987; BRIGHAM E.F., Financial Management. Theory and Practice, Hinsdale, Illinois, The
Dryden Press, 1990; POTERBA J.M., Comparing The Cost of Capital in The United States and Ja-
pan: A Survey of Methods, Quarterly Bullettin, Federal Reserve Bank of New York, n. 3-4, 1991;
FERRETTI R., La gestione del capitale proprio nella banca, Il Mulino, Bologna, 1995, p. 201 ss.;
COPELAND T.-KOLLER T.-MURRIN J., Il valore dell’impresa. Strategie di valutazione e gestione,
III ed., Il Sole 24 Ore, Milano, 2002, p. 230 ss.; AGLIATI M., Modelli contabili e modelli del valo-
re. Dal cash flow all’EVA, Economia e management, n. 6, 1999; MECHELLI A., La determinazione
del costo medio ponderato del capitale (WACC) in presenza di flussi variabili: profili teorici ed
implicazioni di carattere metodologico, Rivista Italiana di Ragioneria e di Economia Aziendale,
2002; FONTANA S., Le metodologie per la determinazione del premio per il rischio: innovazione
nella ricerca e verifiche empiriche, Rivista Italiana di Ragioneria e di Economia Aziendale, n. 5-
6, 2003; GUATRI L.-BINI M., Nuovo trattato sulla valutazione delle aziende, Egea, Milano, 2005;
MECHELLI A., Creazione di valore e stima del risultato di periodo. Principi, modelli e metodolo-
gie, Giuffrè, Milano, 2005, p. 267 ss.; DONNA G., La creazione di valore nella gestione d’im-
presa, Carocci, Roma, 2005.
52
Tra i multipli più diffusi si ricordano l’indice Prezzo/Utili, che raffronta il prezzo di mercato
GLI STRUMENTI FINANZIARI 305

L’attrattività della metodologia descritta deriva indubbiamente dalla facilità


d’utilizzo: i multipli, infatti, possono essere impiegati per ottenere stime rapide
del valore di specifiche attività o delle aziende nel loro complesso, e risultano
particolarmente utili quando esiste un ampio numero di aziende confrontabili
quotate nei mercati finanziari, cosicché i parametri di riferimento impiegati per
il calcolo dei multipli possono essere considerati attendibili.
Ciononostante, non si può sottacere che il metodo dei multipli sconta un’ele-
vata soggettività connessa alla individuazione delle aziende simili e porta con sé
gli eventuali errori che il mercato può aver commesso nella stima del valore di
queste ultime.
Come conseguenza delle osservate perplessità connesse alle metodologie di
calcolo del fair value delle azioni non quotate, si può incorrere in una pluralità
di possibili fair value, la cui variabilità risulta talmente elevata da precludere,
come consente lo IAS 39, la possibilità di determinare un fair value attendibile
e da obbligare, pertanto, a valutare lo strumento finanziario azionario non quo-
tato al costo 53.
Quella appena richiamata rappresenta l’unica deroga al calcolo del fair va-
lue, che deve essere opportunamente evidenziata, illustrata e motivata in nota
integrativa e che, come anticipato, porta nei fatti alla costituzione di una catego-
ria autonoma di strumenti finanziari valutati al costo.

Gruppo Editoriale L’ESPRESSO


Bilancio consolidato al 31.12.2011 (pp. 85-86 e 112)

dell’azione con l’utile per azione, oppure l’indice Prezzo/Valore contabile, che pone a confronto il
prezzo di mercato con il valore dell’azienda emittente risultante dal bilancio; a questi si aggiungono,
tra gli altri, gli indici Prezzo/Fatturato, Prezzo/Reddito operativo, Prezzo/Margine operativo lordo.
53
Cfr. IASB, IAS 39 – Strumenti finanziari: rilevazione e valutazione, parr. AG80-81.
306 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Gruppo TELECOM
Bilancio consolidato al 31.12.2011 (p. 169)

“Altre partecipazioni. … Le altre partecipazioni non quotate classificate fra


le “attività finanziarie disponibili per la vendita” per le quali il fair value non è
determinabile in maniera attendibile sono valutate al coso rettificato per le ridu-
zioni di valore da iscrivere a conto economico separato, secondo quanto disposto
dallo IAS 39”.

Gruppo FIAT
Bilancio consolidato al 31.12.2011 (pp. 180-181 e 182)
GLI STRUMENTI FINANZIARI 307

Le differenti modalità di calcolo del fair value e, soprattutto, la diversificata


attendibilità e compatibilità che desumono dalla adozione di approcci di calcolo
del fair value che possono risultare profondamente eterogenei in funzione della
presenza ed adozione di prezzi di mercato e/o di modelli basati sul ricorso a tec-
niche di valutazione, ha portato lo IASB ad intervenire nel corso del 2009 sul
principio IFRS 7, prevedendo una apposita informativa obbligatoria in merito
alla cosiddetta “Gerarchia del fair value”.
Tale informativa, richiesta obbligatoriamente a partire dai bilanci dell’eser-
cizio 2009 a seguito dell’omologa avvenuta con il regolamento n. 1165/2009,
porta a distinguere tre livelli di fair value che caratterizzano la “Gerarchia del
fair value”, distinti in funzione della qualità dei dati di input impiegati per sti-
mare il valore corrente dell’attività/passività finanziaria:
a) Livello 1, riferibile alle determinazioni di fair value basate direttamente su
prezzi quotati (non rettificati) riscontrati su mercati attivi per attività o passi-
vità identiche;
b) Livello 2, riferito a determinazioni di fair value basate sul ricorso diretto a
parametri di mercato diversi dai prezzi di cui al livello 1 (quali, ad esempio,
prezzi di mercato di strumenti simili ma non identici), ovvero a parametri
desumibili dalle osservazioni di mercato (quali, ad esempio, curve dei tassi
risk free, volatilità implicite, credit spread desunti dalle quotazioni dei CDS
riferite allo stesso emittente);
c) Livello 3, riferito ai modelli di calcolo del fair value che non sono riconduci-
bili a parametri di mercato osservabili.
Appare evidente come nel passaggio da un fair value di livello 1 ad un fair va-
lue di livello 3 si assista ad un ricorso più ampio a parametri soggettivi che rischia
308 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

di rendere il valore calcolato meno attendibile o, comunque, meno comparabile a


seguito del progressivo utilizzo di ipotesi ed elementi propri del valutatore.
Ecco perché l’informativa obbligatoria prevista dall’emendamento all’IFRS
7 ed in particolare al paragrafo 27B, obbliga a fornire nella nota integrativa:
– la distinta indicazione dell’incidenza del fair value di livello 1, 2 e 3 riferiti
al totale delle valutazioni al fair value.
Inoltre, per ciascuna classe di strumenti finanziari, l’impresa dovrà evidenziare:
– i trasferimenti di importo rilevanti tra livello 1 e 2, con la indicazione delle
relative motivazioni;
– una informativa specifica relativa alle valutazioni di fair value di livello 3
con la indicazione degli effetti economici prodotti e dei trasferimenti.
Il principio contabile prevede che le informazioni sopra indicate vanno forni-
te in forma tabellare ed a tal fine si forniscono alcune esemplificazioni di queste
tratte dai bilanci dei gruppi FIAT e TELECOM.

Gruppo FIAT
Bilancio consolidato al 31.12.2011 (p. 231)
GLI STRUMENTI FINANZIARI 309

Gruppo TELECOM
Bilancio consolidato al 31.12.2011 (p. 234)

Appare evidente che per i crediti a medio/lungo termine, l’attualizzazione


dei flussi di cassa attesi, riconducibile di solito ad un fair value di livello 3, rap-
presenta la metodologia di calcolo del fair value più appropriata, a patto di pre-
stare particolare attenzione alla considerazione dei fattori di rischio rilevanti
nella procedura di calcolo, nello specifico il rischio di tasso ed il rischio di cre-
dito.
310 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

Quest’ultimo, in particolare, può essere incorporato nella stima dei flussi di


cassa attesi, la cui determinazione viene così a scontare la probabilità di non in-
cassare l’intero importo pattuito contrattualmente, in ragione del rischio che il
debitore si dimostri insolvente: detta valutazione risulta alquanto complessa se,
come peraltro richiesto dal principio contabile internazionale IAS 39, viene estesa
all’intera vita residua del credito e, per effetto della risultante discrezionalità in-
sita nella stima di curve di perdita su archi temporali piuttosto lunghi, rischia di
perdere di significatività ed attendibilità 54 (si pensi, ad esempio, alla necessità
di stimare la probabilità che un debitore non paghi nel caso di un finanziamento
di lunga durata).
Per fortuna, il problema sopra richiamato risulta assai meno rilevante nel caso
dei crediti commerciali, che si presentano normalmente di breve durata; ciò non
di meno, a volte risulta assai difficoltoso per l’impresa fornitrice stimare la proba-
bilità che il proprio cliente non onori alla scadenza i propri debiti di fornitura.
Premesso come il calcolo del valore recuperabile di un credito prescinde dalla du-
rata temporale dello stesso, soprattutto quando sorgono dei dubbi in merito alla
capacità di adempimento da parte del soggetto obbligato al pagamento, per tali
tipologie di crediti molte imprese adottano anche approcci assai semplificati per il
calcolo del fair value, considerando l’effetto dell’attualizzazione su una durata

54
Secondo l’approccio appena descritto, i flussi di cassa contrattuali, rettificati in base alle
previsioni di mancato pagamento, devono essere successivamente scontati al tasso di mercato
(risk free) corrente, desumibile attraverso il ricorso a curve di tassi a termine (forward) implicite
nei tassi a pronti (spot) osservati sul mercato alle rispettive scadenze contrattuali: la necessità di
ricorrere ad un tasso risk free in luogo di un tasso corrente applicato dal mercato a strumenti fi-
nanziari aventi caratteristiche analoghe, deriva dalla consapevolezza che i tassi osservabili sul
mercato e relativi ad operazioni di finanziamento simili possono essere influenzati da considera-
zioni di stampo commerciale o competitivo e risultare, pertanto, fuorvianti e distorsivi.
In base ad un secondo approccio si può procedere al calcolo del fair value di un credito inter-
venendo sul tasso impiegato per l’attualizzazione dei flussi di cassa contrattuali, al fine di incor-
porare al suo interno anche il fattore rischio di credito.
In altre parole, secondo tale approccio occorre aggiungere al tasso risk free anche il premio
che il mercato considera una congrua remunerazione per il rischio di non incassare l’importo pat-
tuito contrattualmente: se il credito oggetto di valutazione è stato erogato ad una controparte emit-
tente di strumenti di debito quotati su un mercato attivo, lo IAS 39 ammette che venga preso in
considerazione il credit spread applicato a tali strumenti, a condizione che le caratteristiche degli
strumenti posti a confronto (forma tecnica, durata, ecc.) non differiscano in modo significativo, al
punto da rendere poco rappresentativo il suddetto credit spread.
Qualora ciò accada (o qualora il debitore non emetta strumenti di debito quotati), il premio
per il rischio può essere determinato attraverso il ricorso a modelli che utilizzano come dati di
input parametri indicativi del merito creditizio della controparte ed il capitale economico richiesto
a fronte dell’esposizione: il tasso per l’attualizzazione così ottenuto risulta, pertanto, espressivo
della remunerazione che il mercato dovrebbe riconoscere sia alla componente di rischio tasso (at-
traverso il tasso risk free), sia alla componente di rischio credito, considerata nelle sue determi-
nanti della perdita attesa e perdita inattesa.
GLI STRUMENTI FINANZIARI 311

inferiore all’anno trascurabile, con ciò ponendo il fair value del titolo coincidente
con il suo valore nominale. Analogo approccio semplificato viene, a volte, adotta-
to anche per il calcolo del fair value di debiti di durata inferiore all’anno.
A ben vedere, nella prassi operativa, l’elevata complessità insita nei modelli
che vengono solitamente impiegati per la valutazione del rischio di credito, peral-
tro scarsamente diffusi presso le imprese industriali, in quanto ancora di prevalente
dominio dell’industria finanziaria, spinge le aziende a ricorrere frequentemente a
modelli di attualizzazione semplificati, che non richiedono la stima diretta del me-
rito creditizio della controparte, ma si avvalgono di input desumibili direttamente
dal mercato, come i tassi di perdita associati alle differenti classi di rating prodotti
dalle principali agenzie internazionali (Moody’s, Standards & Poor, ecc.).
Considerazioni analoghe possono essere effettuate per eventuali titoli di de-
bito non quotati detenuti dalle aziende (ad es. corporate bond), il cui fair value
può essere infatti determinato adottando le medesime metodologie sopra de-
scritte con riferimento ai crediti: in questo caso, tuttavia, occorre rimarcare co-
me il suddetto calcolo possa risultare più agevole in virtù della possibilità di fa-
re riferimento a strumenti simili emessi dal medesimo debitore e quotati su mer-
cati attivi; inoltre, per tale tipologia di strumenti finanziari, ancor più che per i
crediti di finanziamento, acquista maggiore rilievo la componente di rischio li-
quidità, che si lega alle caratteristiche del titolo ed alla dimensione dell’emis-
sione 55, posta in relazione con il grado di liquidità presente sui mercati, e che
potrebbe richiedere l’imputazione di uno spread aggiuntivo.
La determinazione del fair value delle passività finanziarie offre, invece, al-
cuni spunti di riflessione in merito all’inclusione all’interno di tale valore della
componente rischio di credito che, come appare immediato desumere, si lega
direttamente al merito creditizio della stessa società emittente. Atteso come il
fair value a cui si fa riferimento per il calcolo dei risultati di bilancio, deve ne-
cessariamente richiedere le variazioni di rischio di credito della società interve-
nute dal momento della iscrizione iniziale della passività, il principio contabile
internazionale IFRS 7 stabilisce che, per le sole passività finanziarie valutate al
fair value (quindi, ad eccezione delle passività valutate al costo ammortizzato),
debba essere fornito in nota integrativa il fair value delle stesse al netto degli
effetti del rischio di credito 56. Ciò consentirebbe, in presenza di valori corretta-

55
Per rischio di liquidità si intende il rischio di non riuscire a liquidare anticipatamente alla
scadenza un titolo per mancanza di una controparte disposta ad acquistarlo, con conseguente re-
cupero di una somma inferiore rispetto a quella inizialmente investita.
56
In aggiunta all’obbligo descritto, le aziende devono altresì fornire evidenza della differenza
tra il fair value ed il valore di rimborso a scadenza dell’obbligazione.
Cfr. IASB, IFRS 7 – Strumenti finanziari: informazioni integrative, par. 10.
312 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI: CARATTERISTICHE, STRUTTURA, CONTENUTO

mente calcolati, di determinare con riferimento alle voci relative ai titoli emessi
e ai debiti di finanziamento gli effetti economici del rischio di credito stimati
dallo stesso emittente.

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