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PARTE 1: FONDAMENTI DELLE PSICOTERAPIE

ASPETTI GENERALI DELLE PSICOTERAPIE


Tutto quello che hanno in comune le varie psicoterapie, il fondamento comune a tutte è l’atto per mezzo del quale la mente viene
in soccorso della mente, in un incontro salutare di comprensione e restaurazione. Oggigiorno purtroppo questo tipo di
considerazione è poco attuale perché la psichiatria negli ultimi decenni ha preso un andamento molto oggettivante, biologistico
più che biologico in senso scientifico.

RELAZIONE D’AIUTO VS PROFESSIONE D’AIUTO

> RELAZIONE D’AIUTO = si intende qualsiasi rapporto fra due persone, quando sia caratterizzata da una particolare divisione di
ruoli: una persona che chiede l’aiuto e l’altra che è disposta a fornirlo; In ogni relazione d’ aiuto esiste una ASIMMETRIA, che
può venire mascherata dalle connotazioni amichevoli e di ‘dialogo’ attribuite all’ incontro, ma che si fonda su una differenza
di ruoli e di potere che può assumere aspetti drastici o drammatici. La persona che chiede aiuto ha bisogno dell’altra, mentre
quest’ultima ne ha assai meno bisogno. La situazione di fragilità di chi chiede aiuto può essere legata a: sofferenza; incertezza
sulla disponibilità dell’altro a dare aiuto; mancanza di una strategia certa rispetto alle modalità di ottenimento dell’aiuto, che
dipende sempre dall’altro (tutto ciò favorisce asimmetria) → La relazione d’aiuto diventa professione d’aiuto quando tale
aiuto viene dato nell’ambito di una professionalità.
> PROFESSIONE D’AIUTO = si intende una caratteristica della professionalità posseduta dal fornitore d’ aiuto quando instaura
una relazione d’aiuto → In questo ambito le psicoterapie sono relazioni d’aiuto professionali, in cui si cerca di utilizzare la
relazione tra chi chiede l’aiuto e chi lo fornisce, in modo sistematico e professionale per aiutare una persona ad affrontare i
propri problemi psicologici.

Jervis: Le psicoterapie sono forme particolari delle relazioni d’ aiuto, che consistono nei tentativi di usare sistematicamente e
professionalmente la relazione interpersonale per aiutare una persona ad affrontare i propri problemi psicologici, non sono
sempre propriamente terapie, cioè vere cure di disturbi ma possono aiutare una persona a conoscere meglio le proprie
motivazioni, a gestire le proprie zone di insicurezza, ed ad affrontare la costruzione del proprio futuro in modo più autonomo e
consapevole

COSA È LA PSICOTERAPIA

Termine utilizzato per la prima volta a fine 800 da Hyppolite Bernheim per indicare qualsiasi tecnica che utilizza mezzi psicologici
per combattere la malattia mediante l’intervento delle funzioni psichiche.

ALCUNE DEFINIZIONI DI PSICOTERAPIA:


▪ Hinsie-Campbell = la psicoterapia è qualsiasi forma di terapia per malattie mentali, disadattamenti di comportamento e
problemi ritenuti di natura emotiva, in cui una persona che ha ricevuto una adeguata preparazione instaura un rapporto
professionale con un paziente al fine di rimuovere, modificare o attenuare i sintomi esistenti, di cambiare o capovolgere i
modelli di comportamento disturbati, e di promuovere uno sviluppo e una crescita positivi della personalità; in tale lavoro, il
terapeuta utilizza esclusivamente mezzi psichici, in genere lo scambio verbale.
▪ Secondo Wolberg = La psicoterapia è il trattamento, con mezzi psicologici, di problemi di natura psichica, in cui una persona,
appositamente qualificata, stabilisce deliberatamente una relazione professionale col paziente con lo scopo di: rimuovere,
modificare o attenuare i sintomi esistenti; mediare modi di comportamento disturbante; promuovere la crescita e lo sviluppo
positivi della personalità
▪ Secondo Brown, Peddar = La psicoterapia è essenzialmente una conversazione che comporta l’ascoltare e il parlare alle
persone in difficoltà, con lo scopo di aiutarle a capire e risolvere la loro situazione.
▪ Secondo Pazzagli-Rossi = la psicoterapia è la cura della mente attraverso l’intervento di un’altra mente ad essa connessa in una
dimensione significativa.
▪ Gabbard = propone di considerare la psicoterapia = un trattamento biologico; superando una visione riduzionistica legata al
dualismo cartesiano. La base scientifica per la visione unitaria è invece data dalla modificabilità delle connessioni sinaptiche a
seguito dell’apprendimento, le moderne tecniche di neuroimaging hanno permesso anche di mappare le modificazioni indotte a
livello del funzionamento cerebrale dalla psicoterapia come dai farmaci. → In questa visione unitaria la psicoterapia è un
processo ‘top-down’, che può integrarsi sinergicamente con l’uso dei farmaci, che è invece un processo ‘bottom-up’, avendo
come scopo comune il benessere del paziente
▪ Freud = la psicoterapia non è un metodo di cura moderno, ma è la più antica terapia di cui la medicina si sia servita
La psicoterapia scientifica nasce quando si cerca di porre ordine, comprendere, prevedere, ridurre a tecnica ed inserire in uno
schema teorico, comprovato o almeno accettabile, tutti quegli eventi del rapporto emotivo ed intellettivo con cui in ogni modo, si
tenda ad influenzare e migliorare la patologia o le componenti sofferenti della personalità
I due estremi della psicoterapia sono la definizione di ‘talking cure’ data da Anna O. da una parte, e dall’ altra le accurate
definizioni tecniche del behavioristico, dall’ altra: due estremi che evidenziano il problema dell’oscillazione tra la semplicità e la
complessità del termine.

Psicoterapia si distingue da SOMATOTERAPIA o TERAPIA BIOLOGICA = nella prima ci si propone di agire sui disturbi psichici
attraverso mezzi psichici, nella seconda ci si propone di agire sui disturbi psichici attraverso delle modificazioni dei parametri
fisico-chimici, come quelle indotte per es. dai farmaci. Va comunque ricordato che ogni trattamento somatico avviene comunque
nell’ambito di una relazione tra medico e curante (che incide anche sulla terapia); però nella terapia somatica questa relazione
assume un carattere secondario, mentre nella psicoterapia l’effetto terapeutico aspettato deriva esclusivamente dalla relazione
psicologica tra curato e curante. → l’alleanza terapeutica, espressione della relazione psicologica, è stata riconosciuta in epoca
recente come fattore predittivo di outcome favorevoli aldilà della specificità del trattamento.

Una concezione più allargata è quella di ATTEGGIAMENTO PSICOTERAPEUTICO = modalità di porsi del medico di fronte al
paziente, non esclusivamente quello psichiatrico, caratterizzata da ascolto, comprensione, interesse, disponibilità, attenzione alla
sua storia, alle sue esperienze, ai suoi vissuti, ai suoi sentimenti, alle sue relazioni. Il paziente viene incontrato come ‘persona’ e
non soltanto come ‘portatore di un determinato quadro clinico’: questo aspetto si potrebbe definire “uso consapevole della
relazione medico-pz a scopo terapeutico” che deve comunque fondarsi sulla autenticità dell’interesse terapeutico.

PSICOTERAPIA VS MODELLO MEDICO

La ’psicoterapia’ soltanto a grandi linee può essere paragonata o contrapposta ad una ‘terapia’ secondo il modello medico.
Rispetto al modello medico, la psicoterapia ha in genere queste caratteristiche:
1. Non esiste (ancora?) alla base della psicoterapia una teoria psicologica unificata, paragonabile a quella delle scienze
biologiche; ci sono diversi indirizzi di pensiero che propongono modelli della mente diversi e talvolta inconciliabili
2. Nel modello medico lo scopo della terapia è quello del ripristino delle funzioni precedenti, nella psicoterapia spesso è
ricercata una modificazione della personalità premorbosa dell’individuo secondo un modello di sviluppo o crescita
3. Nella maggior parte delle psicoterapie l’accento è posto sui contenuti psichici rispetto agli aspetti formali del disturbo
psichico
4. L’ uso degli strumenti psicologici comporta una implicazione personale del terapeuta molto più forte e diretta che nelle
terapie mediche.

LE VARIE PSICOTERAPIE

Tutte le psicoterapie, pur nella loro varietà, hanno in comune alcuni assunti
1. Presenza di un modello di funzionamento mentale, che renda conto sia della normalità che della patologia
2. Modificabilità del comportamento o della personalità con mezzi psicologici
3. Promozione del benessere dell’individuo
4. Possibilità di strutturare il processo terapeutico in precise modalità tecniche
Le varie scuole di psicoterapia studiano, ciascuna alla sua maniera, gli stessi fenomeni, ma non ne percepiscono lo stesso profilo,
le stesse dimensioni e le stesse profondità; inoltre lo studio secondo le modalità ‘scientifiche’ usate nelle discipline biomediche
appare molto difficoltoso, perché i fenomeni sotto osservazione nella psicoterapia non sono così oggettivabili.

Ci sono varie CLASSIFICAZIONI di psicoterapie secondo Lalli:


• TECNICHE PSICOLOGICHE DI APPRENDIMENTO O DI ADDESTRAMENTO = sono basate
NB: non può essere definita
sulla dinamica dell’apprendimento e della suggestione (training autogeno, tecniche di
psicoterapia qualsiasi tipo di
rilassamento, tecniche di desensibilizzazione, biofeedback, alcune terapie
intervento che utilizzi strumenti
comportamentali, ipnosi, anche mindfulnessetc.) In queste tecniche il terapeuta si
psicologici, per tale definizione
pone più come una sorta di “addestratore”, insegnando alcune tecniche specifiche.
conta l’iter metodologico,
• RELAZIONE PSICOLOGICA DI SOSTEGNO = vanno da un appoggio a una modalità
l’attendibilità e la coerenza delle
basata sulla suggestione o su un atteggiamento pedagogico-autoritario, significa che
ipotesi, la prevedibilità del decorso,
in qualche maniera il terapeuta consiglia il paziente.
e la tendenza ad essere eziologica e
• RELAZIONE PSICOLOGICA TERAPEUTICA = definita PSICOTERAPIA, dove abbiamo i
non puramente sintomatica
diversi tipi di psicoterapia dinamica, terapia cognitiva, terapia sistemico-relazionale,
terapia di gruppo centrata sul gruppo.

Abbiamo vari LIVELLI della psicoterapia:


1) 1°LIVELLO = richieste di comprensione e aiuto da parte di persone in difficoltà, che non soffrono di particolari distorsioni della
comunicazione dovuta a psicopatologia; richieste rivolte ad operatori (non psicoterapeuti come medici, avvocati, insegnanti,
assistenti sociali). L’operatore si deve far carico della sofferenza ed accoglierla, mantenendo il sufficiente distacco per poter
usare le proprie competenze. → rientra nell’atteggiamento psicoterapeutico
2) 2°LIVELLO = i problemi e le sofferenze si associano al disturbo di comunicazione legato alla psicopatologia, che modifica la
stessa percezione del bisogno di aiuto. Sono richieste maggiori consapevolezza e conoscenza delle dinamiche psichiche per
poter comprendere e decodificare le distorsioni comunicative, ottenibili con una precisa formazione. Livello tipico della
psichiatria
3) 3°LIVELLO = è quello delle psicoterapie specifiche, formalizzate e istituzionali. Qui la ‘psicoterapia’ diventa un intervento
professionale autonomo, e non una semplice ‘componente’ di una strumentazione più generica come nei precedenti livelli.

CLASSIFICAZIONE PSICOTERAPIE SECONDO BASI TEORICHE (PAZZAGLI -ROSSI)


PSICOTERAPIE DI INSIGHT/ESPERENZIALI PSICOTERAPIE DI CAMBIAMENTO
• Sono in generale tutte le terapie ad orientamento • Psicoterapia sistemico-relazionale, cognitiva, cognitiva-
psicodinamico comportamentale, comportamentale
• Si rivolgono all’intera persona e non al sintomo e nel • si rivolgono soprattutto ai sintomi, considerati come frutto di
rapporto vengono sottolineati aspetti inscindibilmente un “errore” di impostazione comportamentale e/o cognitivo,
tecnici e umani oppure di modelli disfunzionali di comunicazione e relazione
• Obiettivo: giungere ad una più articolata capacità di familiare studiabile con metodi osservativi obietti
gestione della propria vita emotiva, attraverso una • obiettivo: è di giungere a modificazioni comportamentali o a
maggiore consapevolezza nuovi apprendimenti sul piano cognitivo o a modificazioni
• Distanza metodologica dal modello medico della comunicazione e relazione attraverso metodiche varie,
• Necessitano di una formazione personale del comunque basate su tecniche specifiche e riproducibili
terapeuta attraverso lo stesso metodo, per non essere • minore distanza da un modello medico
ostacolato dalle proprie macchie cieche nell’aiutare il • formazione attraverso modalità di addestramento
pz a raggiungere l’insight tradizionali

INQUADRAMENTO DELLA PSICOTERAPIA DINAMICA


Da Gabbard: Gli psichiatri psicodinamici devono pensare in termini biopsicosociali, anche se la nostra enfasi è posta su temi quali
conflitti interni, impatto degli eventi traumatici, fantasie inconsce, relazioni oggettuali interne, struttura del sé e meccanismi di
difesa. La clinica psicodinamica si rivolge a quello che è unico e caratteristico di ciascuno di noi, compresi i fattori neurobiologici
che contribuiscono a determinare tale unicità e i modi in cui l’ambiente influenza il cervello. Il vantaggio principale della
prospettiva psicodinamica è il fatto di rendere operativo l’antico assunto che la persona è l’obiettivo primario di qualsiasi
intervento terapeutico efficace; riprendendo Ippocrate, l’attenzione deve essere rivolta, più che alla singola malattia, all’intera
persona.
Per adottare un termine condiviso da tutte le varie tecniche psicoanalitiche si è deciso di chiamarle TERAPIE PSICODINAMICHE.
ALCUNE DEFINIZIONI DI PSICOTERAPIA PSICODINAMICA:
▪ Pazzagli e Rossi = include tutti quegli interventi tendono a favorire, nell’ambito di una relazione profonda e prolungata con il
paziente, la scomparsa o l’attenuazione dei sintomi tramite l’induzione di alcuni mutamenti favorevoli della personalità.
L’obiettivo centrale è quello di giungere a una più articolata capacità di gestione della propria vita emotiva, al
riconoscimento (insight) e al superamento da parte del paziente di situazioni emotive che lo hanno fermato o fatto regredire
nel suo sviluppo psicoaffettivo.
▪ Mc Williams = terapie psicodinamiche sono una possibilità di aiuto derivate principalmente dalle concezioni di Sigmund
Freud e dei suoi collaboratori e seguaci. Il tema predominante è che quanto già onesti siamo con noi stessi, maggiori saranno
le probabilità di vivere una vita proficua e soddisfacente. Il fine è promuovere sempre più la capacità di riconoscere ciò che
non è conscio, ovvero di ammettere ciò che è difficile e doloroso in noi stessi.
▪ Maffei = la psicoterapia dinamica ha scelto di dare ascolto e valore alle reazioni psichiche provocate in noi dal contatto con
la vita psichica dei nostri pazienti e di fare di questo ascolto il motore, per così dire, delle nostre riflessioni e delle nostre
risposte.
▪ Freud = Tutti noi medici esercitiamo quindi costantemente la psicoterapia, anche quando non lo sappiamo e non intendiamo
farlo, ma è dannoso lasciare così interamente nelle mani dell’ammalato il fattore psichico nell’azione che esercitate su di lui,
perché questo fattore diviene in tal modo incontrollabile. Non è quindi uno sforzo giustificato da parte del medico il tentare
di impossessarsi di questo fattore, di servirsene intenzionalmente, di guidarlo e rafforzarlo? Questo, e nient’altro, richiede da
voi la psicoterapia scientifica.
▪ Fonagi e Target = L’approccio psicodinamico va inteso come un termine generico applicabile ad una serie di strategie
terapeutiche, basate su una varietà di modelli teorici orientati al trattamento dei disturbi psicologici; inteso come un
modello globale della soggettività umana mirato alla comprensione di ogni aspetto riguardante il rapporto tra l’individuo e il
suo ambiente interno ed esterno.
▪ Gabbard = La psicoterapia dinamica non è una pratica chirurgica. Il paziente non è l’oggetto passivo di un attivo intervento
del medico; paziente e terapeuta sono piuttosto compagni in un viaggio di esplorazione. Si incontrano due esseri umani
complicati che interagiscono nel corso della terapia influenzandosi a vicenda ed evocando continuamente nell’altro tutta
una serie di sentimenti e reazioni.
▪ Bion = La terapia è sempre qualcosa che impegna il confronto con livelli profondi di sofferenza, paura, oscurità, oltre che di
gioia.
▪ Jung = Il rapporto tra terapeuta e paziente è un rapporto personale nell’ambito impersonale del trattamento. Nessun
artificio può impedire che la cura sia il prodotto di un’influenza reciproca a cui paziente e analista partecipano interamente.
Nella cura si incontrano due fattori irrazionali, due persone che non sono entità circoscritte, ben definibili, ma che portano
con sé, oltre che alla loro coscienza più o meno chiaramente determinata, una sfera inconscia indefinitamente estesa
(inconscio collettivo). La personalità del terapeuta, così come quella del paziente, è spesso infinitamente più importante di
ciò che il terapeuta dice o pensa, anche se quanto egli dice o pensa può essere un fattore non disprezzabile di
perturbamento o di guarigione

Sempre Gabbard identifica quelli che sono (secondo lui) i FATTORI FONDAMENTALI DELLA PSICOTERAPIA DINAMICA
• Gran parte della vita mentale è inconscia.
• L’adulto è plasmato dalle interazioni fra esperienze infantili e fattori genetici (dimostrato dagli studi epigenetici)
• Il transfert del paziente verso il terapeuta (= riproporre sul terapeuta relazioni infantili con la mamma o con il papà) è una
forma primaria di comprensione.
• Il controtransfert del terapeuta fornisce indicazioni importanti per comprendere ciò che il paziente induce negli altri.
• La resistenza del paziente al processo terapeutico rappresenta un elemento centrale nella terapia e non un ostacolo.
• Sintomi e comportamenti hanno molteplici funzioni e sono determinati dall’interazione dinamica di forze complesse e spesso
inconsce. Il sintomo è la formazione di un compromesso, cioè una distorsione che permette alla pulsione di passare
• Il terapeuta psicodinamico aiuta il paziente ad acquisire un senso di autenticità e unicità. Il paziente dovrebbe superare le
paure che non gli permettono di essere se stesso per stare a contatto con il suo vero sentire.
Nessuno è uguale a un altro perché ognuno ha caratteristiche uniche.
Blagys e Hilsenroth (2000) hanno fatto una ricerca nel database PsycLit per identificare le differenze di processo e tecnica della
terapia psicodinamica manualizzata con quella della terapia cognitivo-comportamentale manualizzata. Sette caratteristiche,
determinate dall’esame empirico di registrazioni e trascrizioni di sedute reali, distinguevano in modo attendibile la terapia
psicodinamica da altre terapie.
1. Focus su affetti e espressione delle emozioni.
2. Esplorazione dei tentativi di evitare aspetti dell’esperienza (es. il paziente che cerca di cambiare discorso).
3. Identificazione di temi e pattern ricorrenti.
4. Discussione delle esperienze passate (es. transfert con persone in età infantile).
5. Focus sulle relazioni interpersonali.
6. Focus sulla relazione terapeutica.
7. Esplorazione di desideri, sogni e fantasie (vita psichica intima).
→ Le caratteristiche riguardano SOLO il processo e la tecnica, non i principi sottostanti.

Gabbard ha identificato delle CONCEZIONI ERRATE diffuse sulla terapia psicodinamica: non è vero che il terapeuta psicodinamico
non parla quasi mai; i progressi non sono improvvisi ma avvengono a piccoli passi; non è vero che la terapia si focalizza
principalmente sulla sessualità; non è vero che la terapia è interminabile e inefficace; non è vero che il terapeuta deve avere un
volto inespressivo e non è vero che tutte le reazioni verso il terapeuta sono distorsioni della situazione attuale basata su relazioni
precedenti.

Per Gabbard “La psicoterapia psicodinamica a lungo termine continua ad avere successo perché il bisogno di capire, di conoscere
sé stessi rimane un’esigenza fondamentale, nonostante la tendenza alla ricerca di “soluzioni rapide” tipica della nostra società e i
notevoli progressi nel campo della psicofarmacologia. Un terapeuta veramente presente con i pazienti che ascolta con
atteggiamento recettivo e non giudicante i loro racconti conferma che la loro vita ha significato e valore. È possibile che alcuni
pazienti si sentano per la prima volta realmente ascoltati.
Una delle ragioni che spinge molte persone ad andare in terapia è il timore che la loro vita passi inosservata: esse hanno bisogno
di un testimone capace di ascoltare le loro storie e di comprendere le difficoltà che hanno incontrato. Per i pazienti in terapia
psicodinamica il bisogno di essere capiti e riconosciuti per ciò che sono può essere altrettanto importante del desiderio di
comprendere.”.

ANTECEDENTI STORICI DELLA PSICOTERAPIA

LE ORIGINI

Le origini della psicoterapia si possono far risalire al momento in cui l’essere umano sviluppò la consapevolezza della sofferenza
psichica e tentò di curarla o alleviarla (anche se la distinzione concettuale fra sofferenza psichica e fisica in realtà è abbastanza
recente, prima c’era una mescolanza).Ellenberger ha fatto uno studio su quelli che possiamo definire essere i precursori della
psicoterapia moderna facendo riferimento alla stregoneria e alle medicine dei popoli antichi/primitivi → si può vedere che in
realtà alcuni concetti sono attuali e moderni.
Clements ha distinto 5 principali FORME DI CURA che derivano dalle TEORIE DELLA MALATTIA:

Introduzione La malattia è causata dalla presenza all’interno del corpo di una sostanza dannosa (pietra, scheggia, piccolo
di un animale: può non essere l’oggetto in sé la causa di malattia ma una particolare essenza contenuta nell’oggetto). La
oggetto TERAPIA = estrazione dell’oggetto di malattia (stregone lo succhia via e poi mostra l’oggetto)
malattia Ellenberger vide che vi era una mescolanza tra ciarlanterie e effetto terapeutico: Caselid, apprendista sciamano in
cui durante la sua iniziazione di 4 anni (molto complessa) impara tanti trucchi del mestiere (canti, svenimenti,
palpazione) entrando in concorrenza con altri sciamani e riuscendo dove gli altri fallivano → Caselid aveva
difficoltà a distinguere quelli che lui considerava sciamani dai ciarlatani. Lo studioso evidenziò che in questo
risultava cruciale la complessa cerimonia di iniziazione, era molto ritualizzata e presentava queste caratteristiche:
fede del guaritore nelle proprie abilità e fede nella capacità del guaritore da parte del pz di guarirlo; spiegazione
della malattia e del metodo di guarigione (devono essere accettati e riconosciuti dal gruppo sociale, guaritore e pz
devono essere all’interno di una cultura sociale ben condivisa); lo sciamano non è isolato (ma membro di una
organizzazione, deve essere sottoposto ad addestramento) → ci sono analogie con alcuni aspetti della società
terapeutiche. La grande differenza è che in questo caso si può mostrare l’oggetto di malattia, cosa che invece la
psichiatria non può fare.
Assenza Durante il sonno o stato di incoscienza l’anima (considerata una sorta di duplicato della persona) si può separare
anima dal corpo e può vagare. Durante questi viaggi può perdere l’orientamento, subire dei danni o abbandonare il
corpo. La TERAPIA = trovare, richiamare e restituire l’anima. Gli sciamani entrano in uno stato di estasi, seguendo
nell’altro mondo le tracce dell’anima perduta, in questo viaggio devono affrontare numerose prove e lottare con
spiriti o venire a patti con questi.
Ellenberger fa un paragone con alcuni aspetti psicoterapeutici: il terapeuta potrebbe essere visto come uno
sciamano che libera l’anima del pz psicotico
Introduzione È quella che viene chiamata possessione, il pz non è più padrone di se stesso perché dentro di se ha un demone.
di uno TERAPIA=
spirito → - estrazione meccanica dello spirito: si ottiene facendo perdere sangue al pz attraverso delle pratiche volte a
farlo soffrire così per allontanare lo spirito
- trasferimento dello spirito in un altro essere vivente
- esorcismo: considerato l’opposto della possessione, è una pratica molto strutturata con regole e procedure
molto precise.
Ellenberger fa un paragone con alcuni aspetti terapeutici: l’esorcista non parla a proprio nome ma con il nome di
un’altra entità (Dio); l’esorcista deve avere fiducia assoluta sia nell’entità che nei propri poteri; si rivolge allo spirito
in modo solenne anche diplomatico allo scopo di farlo uscire, mentre al posseduto si rivolge con incoraggiamento e
sostegno; per adempiere al proprio compito servono preparazioni lunghe e difficili; l’esorcismo si svolge in una
località consacrata con pochi spettatori che contribuiscono alla lotta contro il demone. l'esorcista fa tutto questo
con grave rischio, non solo quello di non riuscire a tirare fuori il demone, ma con il rischio di venir posseduto a sua
volta.
Infrazione L’infrazione di un tabù poteva causare gravi malattie: si innestava in alcune persone una sorta di psicopatologia
tabù paragonabile ad una grave depressione, per cui il trasgressore del tabù si ritirava in casa e rifiutava cibo e acqua
(forma di blocco psicogeno simile al suicidio). Non è tanto la trasgressione in sé e per sé, quanto il fatto che la
trasgressione sia stata scoperta e quindi il paziente sia diventato la fonte della vergogna, per se stesso, per la sua
famiglia e per tutta la tribù. TERAPIA = confessione, espiazione sottoforma di cerimonie per purificare i peccati.
Per Ellenberger la confessione, nella moderna psicoterapia, non considera come causa della malattia il peccato ma
considera il senso di colpa e quindi la confessione può avere valore psicoterapeutico perché allevia il senso di
colpa. Infatti, durante la trance ipnotica il pz riferiva dei segreti patogeni e quando poi ne veniva a conoscenza si
sentiva liberato di questo peso
Stregoneria Applicazione di una magia a fini personali e di danneggiamento, di convenienza e di acquisizione (il pz con disturbo
mentale poteva essere visto sotto l’effetto di una stregoneria, come il malocchio). TERAPIA = magia riparatrice
contro una stregoneria negativa (levare il malocchio con talismani o uccisione del mago) o magia applicata al
trattamento di una malattia.
Alcuni aspetti della psicoterapia in comune con quella primitiva e con la terapia scientifica:
• Nella guarigione primitiva, il guaritore è un personaggio ragguardevole, mentre il terapeuta è uno specialista.
• Nella guarigione primitiva, il guaritore esercita la propria azione soprattutto attraverso la propria personalità, mentre il
terapeuta applica delle tecniche specifiche in maniera impersonale mentre nella terapia psicodinamica l’importanza della
propria personalità è molto sottolineata
• Nella medicina primitiva, il guaritore è soprattutto un medico psicosomatico che tratta malattie organiche con tecniche
psicologiche, mentre nella terapia scientifica moderna, c’è un netto taglio fra terapie psichiche e fisiche. Però, nella
psicoterapia, questo taglio netto diminuisce un po'.
• Nella guarigione primitiva, l’addestramento del guaritore è lungo e. Mentre nella terapia scientifica l’addestramento è di tipo
relazionale e non prende inconsiderazione i problemi personali, nella psicoterapia psicodinamica questo addestramento
personale è lungo e porta anche sofferenze.
• Nella guarigione primitiva, il guaritore appartiene ad una scuola, mentre nella medicina moderna il terapeuta agisce in base
ad una medicina unificata, la quale è un ramo della scienza. E anche in questo aspetto la psicoterapia ha molti aspetti con la
medicina primitiva.

➔ In sintesi, la psicoterapia si occupa di aspetti molto oscuri della psiche e della vita umana che non riescono ad essere
illuminati in modo razionale, come invece fa la medicina scientifica unificata per gli aspetti del corpo. La guarigione primitiva
cercava di utilizzare aspetti che son inerenti all’oggetto del trattamento stesso.

ANTECEDENTI DELLA PSICHIATRIA E PSICOTERAPIA DINAMICA

▪ ANTICHITA’ PRECLASSICA = vi era la trapanazione del cranio volta a defluire il demone contenuto nel pz. Nell’antico Egitto vi
era già una distinzione tra malattie trattabili con metodi fisici/non sacerdotali e malattie che richiedevano interventi magici.
Nella cultura ebraica la malattia era considerata una conseguenza della condotta umana, del peccato e una punizione inflitta
da Dio attraverso un demone che si impossessava del pz
▪ MONDO CLASSICO = il Grecia è l’invenzione della filosofia (a partire da Socrate) a connotare maggiormente la cura delle
anime (da considerare precursore della psicoterapia: cura delle anime filosofica è l’utilizzo della parola per avere degli effetti
sulla psiche). Questo però avveniva in parallelo ad aspetti religiosi (cura nel tempio di Asclepio con sciamani). Si osserva però
un progressivo uso della parola a fini terapeutici per effettuare una cura dell’anima, che aveva pari dignità della cura fisica.
Questo è già alla base della moderna psicoterapia, nel senso che era una cura dell’anima per renderla più capace di affrontare
le sofferenze e le asperità della vita e creare una forma di pensiero che rendesse ragione della complessità del mondo. Questo
è un punto fondamentale: la nascita della filosofia si può vedere anche come la nascita degli aspetti moderni della
psicoterapia. Accanto a questo iniziarono a diffondersi dei vari aspetti scientifici e clinici della medicina con Ippocrate che
cominciò a studiare l’infezione del corpo e dell’anima vedendola come uno squilibrio di 4 umori (sangue, flegma, bile gialla e
bile nera); in questo caso la terapia era fisica ma comunque vi era l’idea della necessità di migliorare la morale del pz
attraverso pratiche piacevoli. Nell’antica Grecia si possono già osservare 3 forme di terapia: medica, organica, religiosa.
Anche negli scritti di Galeno si può prefigurare un aspetto della moderna psicoterapia: per poter riconoscere gli errori e
passioni dell’anima non era possibile per il soggetto farlo da solo proprio perché questi aspetti sono irrazionali, il pz si doveva
affidare ad una figura neutrale ed equilibrata che glieli potesse mostrate (anticipazione della tecnica specchio).
▪ CRISTIANESIMO E MEDIOEVO = con l’avvento del cristianesimo ci fu un cambiamento fondamentale, ci fu atteggiamento di
chiusura nei confronti delle opere della civiltà greco-romane perché pagane. Ora le cause di malattia mentale furono
attribuite ad ambiti religiosi e soprattutto alla possessione diabolica. Per fortuna dal mondo arabo-islamico arrivano
testimonianze di medici che si occupavano di aspetti psichiatrici con costruzione di istituti ospedalieri per pz psichiatrici.
Attraverso gli arabi ci fu una riscoperta della filosofia e tradizioni mediche che portò all’istituzione della scuola salernitana di
medicina che portò ad un corpus teorico e pratico anche nel campo delle malattie mentali. Anche la riscoperta del pensiero
aristotelico allargò enormemente la prospettiva sulle cause di sofferenza mentale, per cui non si parlò solamente di
invasamento dei demoni, ma si acquista una prospettiva molto più allargata legata all’antica filosofia.
▪ DAL RINASCIMENTO ALL’ILLUMINISMO = fu l’inizio dell’approccio scientifico alla medicina e invenzione della scienza moderna
anche se la concezione di psicopatologia rimase a lungo sotto influenza della vecchia teoria ippocratica e galenica degli umori,
nel 700 ci fu uno sviluppo della medicina organica ma non di quella psichiatrica. C’erano 2 modalità per affrontare la
sofferenza:
1. Una che utilizzava la nascente medicina scientifica innestandola sul corpus degli antichi fattori umorali e che quindi
utilizzava le terapie che oggi chiamiamo somatiche (bagni freddi, shock termico, bagni di luce).
2. L’altra che utilizzava tecniche comportamentali o comunicative, e anche il cambiamento degli spazi di cura.
Questi due diversi approcci si scontrano, si intrecciano e si divaricano: da una parte nacque la psichiatra medica-organicistica,
dall’altra nacque la psicoterapia
In questo periodo avvenne quello che chiamiamo GRANDE INTERNAMENTO (origine manicomi): internamento di tutte le
forme di marginalità, quindi anche malattie mentali, erano posti crudeli e abusanti. L’illuminismo però portò a pratiche
nuove, si diffusero le pratiche basate sul rispetto della persona, sulla cura della salute fisica, su atteggiamenti di gentilezza, di
sviluppo della socialità e del lavoro, su aspetti di collaborazione e modalità pedagogiche → TRATTAMENTO MORALE di Pinel.
Pinel e Esquirol furono considerati i fondatori della moderna psicoterapia, grazie a loro ci fu attenzione alla psicopatologia
perché vi fu la costruzione dei primi istituti e ospedali della malattia mentale. In Italia Chiarugi fu precursore della moderna
psichiatria adottando anch’egli il trattamento morale.
Il trattamento morale segna l’inizio della moderna psichiatria scientifica fondata su basi mediche e non su pratiche di
internamento, di isolamento e di marginalità sociale e psicologica in luoghi di detenzione.

INIZIO DELLA PSICHIATRIA E PSICOTERAPIA DINAMICA

Ellenberger segnala l’inizio della moderna psichiatria e psicoterapia dinamica nel 1775, anno in cui avviene uno scontro tra due
culture: quella tra il medico Mesmer e l’esorcista Gassner
CONTROVERSIA GASSNER E MESMER: AVVENTO DEL MESMERISMO
▪ GASSNER = era un ex prete che aveva sviluppato una teorizzazione dividendo le malattie in malattie di pertinenza medica e
quelle di pertinenza esorcistica, facendo addirittura una classificazione di tutte le possessioni (circumsessio; obsessio;
possessio). Cercava di eliminare i demoni dal pz attraverso pratiche religiose.

▪ MESMER = medico viennese che si dedicò allo studio del magnetismo su alcune malattie, era fissato sulla possibilità di
applicare il magnetismo e vedere l’influenza dei magneti su alcune malattie. Si accorse che gli effetti che vedeva erano in
realtà legati alla sua persona: aveva riconosciuto l’influenza psicologica del rapporto medico pz ma non lo riconobbe come
effetto della relazione psicologica ma lo attribuì al MAGNETISMO ANIMALE → fluido universale di energia che pervadeva
tutto l’universo ed elemento costitutivo dell’uomo, che poteva andare incontro a blocchi, arresti, sviluppo e l’equilibrio
poteva essere in qualche maniera modificato e corretto attraverso l’applicazione dei magneti e attraverso il magnetizzatore
poteva reindirizzare questa energia magnetica e modificarla nel pz che soffriva di questo squilibrio.
BAQUET DI MESMER: le sue pratiche avvenivano in gruppo. In una tinozza d’acqua ricolma di oggetti si metteva un
conduttore di acciaio da cui partivano dei cordoni di lana che i malati dovevano prendere per circondare la parte malata e poi
immergersi nella tinozza. Mesmer aveva in mano una bacchetta di ferro sulla quale portava tutto il suo pensiero e poi
convogliava tutto il fluido sulla tinozza magnetizzando i malati. (può essere visto anche come precursore delle psicoterapie di
gruppo; il fatto di essere in gruppo aumentava facilitava e amplificava gli effetti terapeutici)

➔ Nel 1775: il sovrano di Baviera volle fare un’inchiesta sull’attività di Gassner chiamando proprio Mesmer, il quale fece una
dimostrazione suscitando nei pz la comparsa e scomparsa di determinati sintomi solo attraverso un tocco delle dita. Secondo
Mesmer l’esorcista era una sorta di MAGNETIZZATORE INCONSAPEVOLE: veniva ora tolto di mezzo l’elemento soprannaturale
e questo ora era molto più accettato, perché guariva con qualcosa di scientifico (NB: in realtà fu poi nominata una
commissione che sentenziò che alla fine il fluido non esisteva→ verrà scoperto che gli effetti erano legati a fenomeni
psicologici)

Ellenberger fa un confronto fra le pratiche di Mesmer e le pratiche delle moderne psicoterapie. Questi spetti sono:
• Il magnetizzatore è l’agente terapeutico delle cure, il suo potere risiede in lui stesso: l’importanza della personalità del
terapeuta nella cura.
• Per ottenere la guarigione, bisogna stabilire un rapporto, una specie di risonanza: la relazione fra terapeuta e paziente, una
relazione psicologica.
• La guarigione si compie mediante crisi prodotte artificialmente dal magnetizzatore in modo da poterle controllare. (aspetto in
che nella moderna psicoterapia non c’è, però nel metodo catartico era presente)
• Nel trattamento collettivo il magnetizzatore deve anche controllare delle reazioni fra paziente e paziente: come vedremo
nella psicoterapia di gruppo, riguarda il transfer fra paziente e paziente che in certi modelli della terapia di gruppo il terapeuta
deve compiere e controllare.
• Mesmer raggruppò i discepoli in un’associazione di medici e non medici su un piano di parità e creò un movimento: all’inizio
fu importante per Freud avere un gruppo di persone che portassero avanti con lui queste idee innovative e che erano in
contrasto con la medicina ufficiale dell’epoca.

▪ MARCHESE DI PUYSEGUR = seguace e praticante del mesmerismo, osservò una crisi molto particolare in un pz che pareva
molto più vigile e attento rispetto allo stato di veglia, molto più vivace intellettualmente nel rispondere alle domande, ma alla
fine non ricordava più niente dell’accaduto una volta finita la crisi: è quello che oggi definiamo STATO IPNOTICO e che lui
chiamò SONNANBULISMO ARTIFICILIALE. Era uno stato di trance che aveva le seguenti caratteristiche: somiglianza con lo
stato di veglia; relazione preferenziale con il magnetizzatore di cui il soggetto eseguiva i comandi; amnesia per l’accaduto; in
alcuni soggetti anche lucidità e capacità autodiagnostiche.
ALBERO DI PUYSEGUR: anch’egli faceva delle sedute di gruppo, dove i malati doveva tenere delle corde calate da un albero
che fungeva da magnetizzatore,
IMPO: il marchese si accorse che i fenomeni non erano legati all’esistenza di un fluido fisico ma legati a un FATTORE
PSICOLOGICO, ci fu anche consapevolezza che era cruciale la relazione esclusivamente psicologica tra magnetizzatore e
magnetizzato. In una conferenza fece poi le seguenti affermazioni: “Io credo nell’esistenza di un potere che è in me, e da
questa fede deriva la volontà di esercitare questo potere: io credo di avere il potere e di mettere in moto il principio vitale degli
uomini. Io voglio farne uso. Crediate e vogliate e anche voi farete come me” → sono quindi importanti due cose: credere nel
proprio potere e volere esercitarlo. Questo principio vitale non è legato ad un medium fisico e ne al magnetismo ma è legato
a quelli che oggi chiamiamo aspetti psicologici. Vi è anche l’idea della trasmissibilità, quindi l’indicazione di un metodo di
apprendimento di questa facoltà

➔ fu Puysegur a stabilire il passaggio all’ epoca moderna e alla comprensione psicologica di questa manifestazione di questi
fenomeni, mentre Mesmer faceva le stesse cose senza rendersi conto e attribuendole ad un fluido fisico. Con il mesmerismo
ci avviciniamo all’ipnotismo e poi alla psicoanalisi.
ORIGINE IPNOTISMO

In questo ambito nasce quello che fu chiamato IPNOSI, termine usato dal medico Braid che vide le somiglianze di trance tra i
soggetti di Puysegur e il sogno.

Dalla seconda metà dell’800 ci fu un ritorno di interesse delle scienze e della medicina a questi fenomeni, che vennero utilizzati
anche dalla psicologia. Questa epoca è segnata dalla controversia tra due scuole: quella di Nancy e quella di Parigi, con capo
Charcot. Ambedue le scuole furono studiate e visitate da Freud all’inizio della sua carriera. Nel 1889 venne tenuto a Parigi il primo
Congresso Internazionale di Ipnotismo Sperimentale e Terapeutico, i cui partecipanti redassero un documento in cui veniva
chiesto al governo francese che venisse consentito soltanto l’uso medico ed accademico dell’ipnotismo.

SCUOLA DI NANCY
▪ LIEBAULT = medico di un certo successo che ad un certo punto si mise a praticare l’ipnotismo a partire da vecchi libri sul
magnetismo animale. Ottenne svariati successi curando svariate malattie, anche se parte dei medici lo consideravano un
ciarlatano, fino alla sua “scoperta” da parte di Bernheim
▪ BERNHEIM = medico celebre, adotto il metodo di Liebault utilizzandolo però soltanto in casi in cui prevedeva una buona
possibilità di riuscita diagnostica. Propose una teoria sull’ipnotismo come effetto della SUGGESTIONE → la suggestionabilità,
come disposizione a trasformare un’idea in azione, era considerata da lui come una caratteristica presenta in ogni essere
umano anche se in gradi diversi. Sottolineava anche la componente di RELAZIONE in cui essa avveniva. Con questo studioso si
poneva le basi per uno studio dell’ipnotismo legato a fattori psicologici.

SCUOLA DI PARIGI
Maggior esponente della scuola di Parigi è stato sicuramente CHARCOT = neurologo di fama mondiale, considerato il padre della
neurologia, primo a realizzare interventi di neurochirurgia. Sotto la sua influenza la malattia mentale cominciò ad essere
ANALIZZATA SISTEMATICAMENTE e l’ISTERIA venne distinta dalle altre affezioni dello spirito e liberata dal sospetto di simulazione
che l’ha attribuì ad un determinato tipo di patologia → secondo Charcot l’isteria prima di tutto era dovuta a fattori ereditari e poi
dovuta a tutta una serie di condizioni morbose (suggestione, traumi nervosi, intossicazioni, incidenti, pratiche religiose, malattie
infettive, diabete etc) che su questo aspetto ereditario si ponevano per generare la patologia vera e propria. Per Charcot le
paralisi isteriche, post-traumatiche e ipnotiche erano tutte paralisi “dinamiche” contrapposte a quelle “organiche” causate da
affezioni del sistema nervoso.

Siamo, a fine 800 Charcot attraverso l’ipnotismo provocava degli eccessi di manifestazioni isteriche (famoso “arco di Charcot”
atteggiamento in cui si produce un’estensione del corpo). → Secondo lo studioso la suscettibilità all’ipnotismo era in sé una sorta
di patologia. Le lezioni di Charcot erano seguite da medici di tutta Europa, tra cui Freud, Bleuler e Janet. Nel 1878 riuscì attraverso
lo studio scientifico a fare accettare l’ipnotismo come metodo diagnostico e di cura dall’Accademia delle Scienze.

Charcot aveva individuato nell’ipnosi tre fasi:


1. RILASSAMENTO, dove è presente un sonno profondo e assenza di attività intellettuali
2. ALTERNANZA DI RIGIDEZZA e FLACCIDITA’ MUSCOLARE
3. STATO DI SONNAMBULISMO, dove il paziente esegue gli ordini dell’ipnotizzatore

DIFFERENZA SCUOLA PARIGI E NANCY


> SCUOLA DI PARIGI: L’ ipnotizzabilità era considerata caratteristica di alcune situazioni patologiche, in primis l’isteria, e legata
alla fisiologia del sistema nervoso. I sintomi isterici erano considerati dovuti a lesioni del sistema nervoso di tipo dinamico,
cioè non localizzate, comunque di natura “organica”, cioè caratterizzate da un substrato fisiologico. E soprattutto Charcot
usava l’ipnosi come metodo clinico di studio della sintomatologia isterica.
> SCUOLA DI NANCY: Bernheim aveva collegato l’ ipnotizzabilità alla suggestione, quindi era un fenomeno che poteva avvenire
in qualsiasi situazione con qualsiasi persona, non c’erano particolari condizioni neurologiche o psicopatologiche ma era
legata alla suggestione che era legata alla relazione tra soggetto e medico, e quindi il fenomeno ipnotico veniva visto come
un caso particolare della suggestione che quindi diventava anche al di fuori della possibilità di indurre il cosiddetto “sonno
ipnotico”, uno strumento terapeutico efficace.
Come era avvenuto per il mesmerismo anche l’ipnosi cominciò ad andare in disgrazia perché si mescolò con aspetti oscuri della
vita umana → vi fu la FOLLIA COLLETTIVA DELLO SPIRITISMO. Si sviluppò la figura del medium che avevano la capacità di cadere in
trance da soli. L’ipnotismo trovò un utilizzo nello studio delle manifestazioni misteriche, aprendo la strada alla psicanalisi e Freud
cominciò con l’ipnosi, con l’ipnotismo medico per poi abbandonarla. Anche oggi ci sono delle scuole di ipnosi medica. Quello che
veniva attribuito agli spiriti all’inizio del 900 fu oggetto di studio scientifico e fu considerato come una manifestazione
dell’inconscio.
NASCITA DELLA PSICOANALISI

L’anno 1900 è stato l’anno in cui Freud ha voluto mettere come data dell’Interpretazione dei sogni, che in realtà era uscita nel
1899, per sottolineare la coincidenza con l’inizio del nuovo secolo. Freud partì proprio dall’ipnosi, cioè dallo studio scientifico di
fenomeni psichici che sfuggivano alla descrizione organicistica, allo studio di quelle che a livello inconscio poi Freud vide essere le
cause determinanti della psicopatologia. Quindi diciamo c’era una confluenza nell’opera di Freud di una metodologia legata
all’ipnosi e allo studio di fenomeni isterici, psicopatologici con idee e confluenza con da una parte l'aspetto medico-scientifico
dall’altra con idee filosofiche, concezione della vita psichica inconscia. → Nel momento della nascita della psicoanalisi ci fu una
sorta di rivoluzione scientifica nel senso che c’è stato un salto metodologico e un nuovo “paradigma”

Il TRIPLICE ASPETTO DELLA PSICOANALISI:


1. un PROCEDIMENTO per l’indagine di processi mentali che sono pressoché inaccessibili per altre vie (aspetto metodologico)
2. un METODO TERAPEUTICO fondato su tale indagine per il trattamento di disturbi nevrotici.
3. una serie di CONCEZIONI PSICOLOGICHE acquisite per questa via e che gradualmente convergono in una nuova disciplina
scientifica.

QUALE ERA LA CONCEZIONE DELLA PSICOPATOLOGIA AD INIZIO DEL 20ESIMO SECOLO?


La psichiatria ufficiale era orientata verso la genesi organica delle malattie mentali, secondo l’assioma di Griesinger “le malattie
mentali sono malattie del cervello”. Venivano ipotizzate soprattutto cause ereditarie, e la “degenerazione” era considerata
un’entità che si manifestava in modo crescente attraverso le generazioni. In questo clima predominavano presidi terapeutici di
tipo fisico, i farmaci erano pochi e per le classi meno abbienti c’era il manicomio.

Da un punto di vista prognostico prevaleva un atteggiamento mentale di tipo pessimistico sulle malattie mentali, sulle possibilità
di modificazione della psicopatologia. In questo senso la psicoanalisi aveva un potenziale rivoluzionario perché attribuendo le
cause delle malattie psicopatologiche a fenomeni di ordine psichico proponeva un metodo per cercare di curarle attraverso quella
che è stata poi definita la terapia “causale”, cioè arrivare proprio alla causa e all’origine della malattia, e per questo fu anche
molto avversata proprio perché andava contro il mainstream della psichiatria ufficiale dell’epoca.

C’erano comunque altre prassi di tipo psicoterapeutico, altre ricerche che erano diverse e che coesistevano con la psicoanalisi, tra
queste vi era l’ipnosi che continuava ad essere esercitata e praticata e altre psicoterapie:
• PSICOTERAPIA “RAZIONALE” O “SUGGESTIONE RAZIONALE”: di Paul Dubois che utilizzava il cosiddetto METODO PERSUASIVO
→ medico e pz parlavano insieme dei sintomi e cercavano di trovare un’ipotesi sulla loro soluzione, basata quindi sulla logica
e ragionamento: si basava sulla possibilità della mente razionale di agire anche su fenomeni irrazionali che producevano il
sintomo, si rivolgeva esclusivamente alla parte conscia della mente del pz e non utilizzava tecniche ipnotiche, era proprio
basato su una capacità del pz attraverso il colloquio di padroneggiare le sue reazioni. Era un approccio molto educativo, era
un’educazione alla volontà. Viene considerato precursore del cognitivismo
• COMPORTAMENTISMO: partito dagli USA ed era anti-mentalista, ovvero non interessato a quello che avveniva nella mente,
ma interessato solo al comportamento perché è qualcosa di osservabile e misurabile oggettivamente. Si opponeva quindi alla
psicoanalisi dove oggetto di studio era l’inconscio. Si opponeva anche alla psicologia sperimentale che studiava soprattutto i
fenomeni della coscienza.

I FONDATORI: FREUD E JUNG

FREUD

Freud ha avuto una notevole importanza nella sua epoca. Le sue teorie sono state poi riformulate, sono cambiate. Jung è stato
visto come uno che ha portato avanti secondo altre direzioni la ricerca di Freud, anche se nessuno ha mai negato l’importanza di
Freud come motore di tutta questa ricerca, ha fatto entrate la concezione dell’inconscio anche nella vita quotidiana.

CENNI BIOGRAFICI
▪ La casa natale di Freud era a Freiberg, allora parte dell’impero Austroungarico. La famiglia di Freud, ebraica, era un po’
complicata perché il padre aveva avuto già una prima moglie e si era risposato con un’altra donna da cui aveva avuto Freud e
altri figli, in tutto erano 10 fratelli. Freud fu il preferito della madre (riconobbe che la madre aveva avuto per lo sviluppo del
senso di fiducia in sé stesso che gli ha permesso di portare aventi la ricerca nonostante le grandi opposizioni). La famiglia poi
si trasferì a Vienna nel 1860
▪ 1873: Freud si iscrisse alla facoltà di medicina. Al tempo i corsi erano molto liberi, infatti frequentava anche lezioni di filosofia
di Brentano che si occupava anche dello studio empirico della psicologia. Frequenta anche il laboratorio di Brucke, grade
fisiologo, che cercava di ridurre i fenomeni psicologici alle leggi fisiologiche e poi alle leggi fisico-chimiche.
▪ 1882-83: lavora prima con Nothnagel in medicina interna, poi nella clinica psichiatrica di Vienna con Meynert che lo convince
a specializzarsi in neuropatologia.
▪ 1884-85: Freud fece studi sulla cocaina che però non dettero i risultati sperati, non si era accorto del potenziale si
assuefazione della cocaina.
▪ Fu costretto a lasciare l’università per l’impossibilità di carriera in quanto ebreo. (NB: anche dopo aver raggiunto notorietà
con la psicoanalisi, fu osteggiato nel suo ingresso all’università come docente perché ebreo. Uno dei motivi dell’importanza
del legame con Jung fu proprio determinato dal fatto che Jung era un medico importante della clinica di Zurigo che era una
delle principali cliniche psichiatriche dell’epoca, e questo l’avrebbe fatto uscire da una situazione in cui la psicoanalisi potesse
essere considerata soltanto una “faccenda per medici ebrei di Vienna”)
▪ 1885-86: Va a Parigi da Charcot, e poi al ritorno da Parigi si sposa con Martha Bernays e apre il suo studio, inizia l’attività
privata come neuropatologo. In questo periodo trascorso a Parigi ritorna a Vienna molto caricato e pieno di nuove idee. Al
ritorno da Parigi presentò alla Società di Vienna una relazione sull’isteria maschile seguendo l’idea di Charcot
▪ 1886: anno in cui Freud utilizza nel suo ambulatorio l’IPNOSI e comunicano tutti quei vari passaggi che portarono alle prime
teorizzazioni psicanalitiche. In quello stesso periodo aveva avuto la responsabilità di un reparto neurologico dell’ospedale di
Kassowitz e cominciava ad avere buona clientela privata che gli veniva inviata anche da Breuer. I primi lavori scientifici di
Freud erano su argomenti strettamente neurologici (afasia, paralisi cerebrali nei bambini). All’inizio della sua carriera da
neurologi di fronte all’isteria ricorreva alle pratiche in uso come elettroterapia, suggestione e soprattutto l’ipnosi, seguendo
sempre più le idee di Liebault e Bernheim andando a far visita loro a Nancy. In realtà l’uso dell’ipnosi fatta da Freud era
soprattutto di tipo diagnostico, serviva ad interrogare il malato sulla genesi del sintomo (l’ipnosi come metodo terapeutico
utilizzato soltanto per la scomparsa del sintomo lo definiva monotono, nel senso che non dava nessuna spiegazione su come
si formavano i sintomi)
▪ 1895: Breuer e Freud pubblicarono “studi sull’isteria” una raccolta di vari saggi su pz trattati con metodo catartico, tra cui il
famoso caso di Anna O. tra i due nasce una grande amicizia anche se Breuer non seguì Freud nella sua teorizzazione
dell’isteria legata ad aspetti sessuali e sull’importanza della pulsione sessuale all’origine della psicopatologia.
▪ Negli ultimi anni della sua vita Freud fu convinto dalla figlia ad emigrare in Inghilterra (causa leggi razziali) dove morì nel 1939
a causa della malattia

Guardiamo ora i punti fondamentali del lavoro di Freud:

METODO CATARTICO
Da Freud “si supponeva che il sintomo isterico sorgesse quando l’energia di un processo psichico, anziché essere elaborata
cosciamente, veniva indirizzata verso l’innervazione somatica (conversione)”
La guarigione era ottenuta mediante la liberazione dell’affetto deviato e la sua scarica per via normale (ABREAZIONE). La via
normale era anche considerata la via ad es. del linguaggio, la liberazione dell’affetto deviato avveniva attraverso la comprensione
di quello che poteva essere all’origine.

Quindi perché veniva chiamato catartico? perché il termine catarsi deriva dal greco e significa purificazione. Non si parlava ancora
di psicoanalisi ma di metodo catartico che serviva a liberare l’affetto che non si era espresso nella parola, nella consapevolezza
soprattutto, liberandola il sintomo che era come una deviazione dell’affetto, il paziente veniva liberato dal sintomo.
Perché questo avvenisse doveva essere riportato alla coscienza il ricordo traumatico patogeno, di solito di natura sessuale e
l’affetto ad esso collegato; questo all’inizio era ottenuto con l’ipnosi, poi Freud iniziò ad utilizzare altri metodi legati alla semplice
suggestione premendo la sua mano sulla fronte del paziente sdraiato su un divano e assicurandolo che il ricordo sarebbe emerso.
Successivamente Freud ricorse al metodo delle “libere associazioni” (**vedi libere associazioni**)

IMPO: c’è un passaggio da metodi autoritari o direttivi, come l’ipnosi o la pressione, a un metodo che mostra come solo il paziente
può condurre il terapeuta alla chiave per scoprire le cause della sua sofferenza, di cui non è consapevole perché rimosse
nell’inconscio → il ruolo del paziente, da oggetto passivo di un intervento esterno, diviene soggetto attivo di ricerca,

CASO ANNA O. (BERTHA PEPPENHEIN)


Famosa pz che presentava sintomatologia isterica coniò i termini “spazzacamino” e “talking cure” per definire il fatto che nella
cura proposta da Breuer e Freud si cercava di scavare e di capire (tirare fuori la fuliggine) attraverso l’uso esclusivo delle parole e
non attraverso fenomeni suggestivi come l’ipnosi.

La cosa interessante in questo caso fu lo strano transfert che la pz sviluppò nei confronti di Breuer, che portò la pz ad esperire una
gravidanza isterica. C’era stato un transfert erotizzato molto importante che fece sì che Breuer abbandonasse il trattamento
perché non si sentiva più sicuro di quello che stava facendo. Breuer molto probabilmente aveva contribuito anche lui a questo
transfert erotizzato → queste erano le prime ipotesi di Freud nel rivedere il caso su questi aspetti transferali anche se ancora il
concetto di transfert non era così definito, lo svilupperà in seguito Freud con il caso di Dora e che lo riguarda direttamente.

LIBERE ASSOCIAZIONI
Siamo nel 1896, Freud usa per la prima volta la parola “psicoanalisi”. Superò la tecnica della pressione per adottare quella delle
LIBERE ASSOCIAZIONI, una tecnica libera e rivoluzionaria, non era un’azione sul paziente ma CON il paziente. Crea quella sarebbe
diventata la “regola fondamentale” per cui al paziente viene chiesto di dire tutto quello che gli viene in mente, senza omettere
niente che possa apparire sconveniente o poco pertinente → incoraggiare il pz a lasciare la mente libera per arrivare ai punti
nevralgici.

In una situazione in cui è all’opera la RIMOZIONE (è avvenuto qualcosa per cui il ricordo traumatico non è disponibile alla
coscienza) e si manifesta la RESISTENZA, le associazioni non arrivano mai a entrarci dentro. Attraverso questo è possibile per
l’ascoltatore capire che c’è qualcosa che viene evitato in modo non consapevole da parte del paziente ed è lì che probabilmente
c’è la rappresentazione mentale, il ricordo, il pensiero su quanto avvenuto che opera la formazione del sintomo.

La regola delle libere associazioni per il pz corrisponde il modo simmetrico da parte dell’analista di un atteggiamento peculiare di
ascolto che prende il nome di ATTENZIONE FLUTTUANTE → consiste in una sospensione dell’attenzione focalizzata su quanto dice
il paziente, ma anche delle inclinazioni personali, pregiudizi, perfino dei presupposti teorici dell’analista. Egli deve cioè cercare di
sopprimere il più possibile l’influenza che possono avere le sue valutazioni, i suoi pregiudizi, le sue difese inconsce sulla possibilità
di percepire l’emergenza dei contenuti inconsci dissimulati dietro le comunicazioni del paziente. Da qui l’importanza dell’analisi
personale.

➔ Quindi “libere associazioni” e “attenzione fluttuante” sono i due cardini, da una parte del paziente dall’altra del terapeuta.

IMPO: Questa evoluzione della tecnica è parallela ad un cambiamento di prospettiva nella teoria della cura: presa in
considerazione delle resistenze e del transfert, accentuazione sempre maggiore dell’efficacia della elaborazione psichica e
dell’elaborazione terapeutica. L’effetto catartico legato all’abreazione cessa allora di essere la molla principale del trattamento.

PERCHE’ PSICANALISI?
Freud fa un parallelismo con il lavoro di un chimico: il chimico analizzando un qualche cosa separa il prodotto finale dalle varie
componenti e così si può dire dei sintomi e delle manifestazioni psicologiche del paziente; sono elementi che possono essere
studiati, visti e ricondotto alle loro origini. Secondo Ellenberger la nascita della psicoanalisi è connessa ad avvenimenti della vita di
Freud, strettamente collegati tra loro nel periodo 1894-1899:
- la relazione con W. Fliess
- i propri disturbi nevrotici
- l’autoanalisi (soprattutto l’autoanalisi dei sogni che poi ha dato origine all’ “Interpretazione dei sogni”)
- l’elaborazione dei principi fondamentali della psicoanalisi

RELAZIONE CON W. FLIESS E ABBANDONO DELLA TEORIA DELLA SEDUZIONE


Fliess era un medico di Berlino, per Freud è stato un appoggio emotivo oltre che teorico. Fliess aveva sviluppato delle idee
piuttosto strane, teorie sulla corrispondenza tra muscosa nasale e organi sessuali. In una famosa lettera a Flies, Freud afferma di
non credere più alla rievocazione, da parte delle isteriche, di un trauma sessuale infantile; suppone che si trattasse di FANTASIE e
non eventi reali (questo apriva al riconoscimento di una realtà psichica non meno reale di quella esteriore → da questo momento
accanto alla realtà obiettiva viene riconosciuta una realtà psichica avente pari dignità e capacità di determinazione).

Questa teoria fu fortemente attaccata da Masson nel libro “assault of the truth”: suggeriva che l’abbandono da parte di Freud
della teoria della seduzione (violenza incestuale pedofila) per sviluppare invece la teoria della realtà psichica e della
fantasmatizzazione era stato fatto per ragioni di convenienza → venne vista come una mancanza di coraggio piuttosto che una
intuizione da parte di Freud e da questa teoria sarebbe nata una tendenza a non considerare veritieri i ricordi dei loro pazienti
riguardo a traumi subiti durante l’infanzia, considerandoli come Freud fantasie piuttosto che esperienze realmente vissute.
Questo secondo Masson costituiva uno oscuramento della verità che avrebbe avvelenato l’intera professione. il fatto della realtà
psichica sia stata un’intuizione profonda di Freud che però questa possa essere erroneamente applicata a situazioni di realtà
concreta è un altro aspetto che dev’essere tenuto in considerazione; quindi, richiama ad una maggiore responsabilità da parte del
terapeuta sempre.

Nello stesso periodo avviene la morte del padre, ed inizia un periodo di AUTO-ANALISI: applicava a se stesso il metodo delle libere
associazioni, in particolar modo ai propri sogni. Questo periodo viene definito da Ellenberger come “malattia creativa”: uscire da
un periodo di malattia psichica in modo creativo, con la creazione di nuove teorie e orientamenti (la malattia fu utilizzata dagli
avversari di Freud per screditare le sue teorie)

L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI


La prima edizione risale al 1900, anche se fu realizzato nel 1899. Alcuni aspetti del libro:
• Ha aspetti provocatori rispetto all’establishment scientifico dell’epoca.
• Espone una originale teoria sui sogni
• Fonda una nuova teoria psicologica, con il primo modello dell’apparato psichico e della modalità di funzionamento
dell’inconscio.
• E’ un’opera molto autobiografica, anche se “in maschera” perché molti dei sogni che tratta sono suoi.
• E’ sempre stata considerata da Freud la sua opera principale
• Segna la data di nascita della psicoanalisi

Il titolo del libro (DIE TRAUMDEUTUNG) era un po’ provocatorio nei confronti del mondo scientifico perché era il nome che veniva
dato all’interpretazione popolare dei sogni fatta dagli indovini. Lo scopo di questo libero era fondare una nuova psicologia, è nel
cap. 7 che viene esposto il primo modello dell’apparato psichico. Si dice che questo libro fu accolto male, anche se molti discepoli
comunicarono ad avvicinarsi a Freud proprio grazie a questo libro, fu infatti il primo libro che fece conoscere Freud al di fuori del
suoi più vicini discepoli

LE CARATTERISTICHE FONDANTI DI QUESTO LIBRO:

1. il modello del sogno con la distinzione tra contenuto manifesto e contenuto latente; quello che ricordiamo nel sogno è il
contenuto manifesto, quello che Freud ipotizza all’origine del sogno è quello che chiama il contenuto latente, che può essere
ricavato dal lavoro analitico.
2. la concezione del contenuto manifesto come deformazione del contenuto latente, per la rimozione fatta dalla censura;
avviene una deformazione che impedisce alla mente cosciente di acquisire consapevolezza del contenuto latente perché c’è
una censura (che opera a vari livelli) dato che non sarebbe accettabile dalla mente cosciente.
3. l’applicazione del metodo delle associazioni libere per l’analisi dei sogni; al paziente che racconta il sogno nella terapia
l’analista chiede quali sono le sue associazioni al sogno, e partendo da lì cerca di dipanare il processo che ha portato al sogno
e quindi all’individuazione del materiale che la censura non ha permesso di far passare alla coscienza.
4. l’interpretazione sistematica dei sogni come strumento della psicoterapia (il sogno è la “via regia” per l’inconscio); il sogno
mostra attraverso le regole di composizione delle figure oniriche attraverso meccanismi come la conversione, lo spostamento
etc, come funziona l’inconscio e come funziona il passaggio alla coscienza inibito attraverso la censura.
Ripercorrendo questo cammino a ritroso, quindi da contenuto manifesto a contenuto latente, si può arrivare a conoscere
l’inconscio.

Da qui la PRIMA TOPICA, a questa sussegue successivamente la seconda topica o MODELLO STRUTTURALE

**PRIMA TOPICA**
Questo è il primo modello formato da 3 sistemi: INCOSCIO – PRECONSCIO – COSCIENZA.
Il Preconscio è quello che può diventare coscienza, mentre l’inconscio non può mai diventare coscienza. Ogni sistema è
caratterizzato da proprie funzioni, processi, energie e contenuti rappresentativi. Ognuno ha delle modalità di funzionamento e
fra i vari sistemi c’è la censura, quella più importante è quella che c’è fra inconscio e preconscio. La censura prefigura quello che
poi sarà chiamato il Super-Io nella seconda topica.
La parola inconscio esisteva già, quello che è opera di Freud è il modello di funzionamento dell’inconscio. Nell’inconscio vige il
cosiddetto “processo primario di pensiero”, mentre la coscienza è un processo secondario del pensiero logico che abbiamo grazie
alla vita di tutti i giorni. Nel processo primario ci sono alcune caratteristiche che sono l’indifferenza alla prova di realtà, al
confronto con la realtà, il predominio del principio di piacere e dispiacere per cui non c’è una valutazione della realtà ma prevale
l’effetto emotivo; e poi l’assenza di negazione, di dubbio; e poi ci sono meccanismi di condensazione e spostamento, meccanismi
che si ritrovano secondo Freud anche in molte altre manifestazioni (quello che poi chiamerà “la psicopatologia della vita
quotidiana”).
**SECONDA TOPICA O MODELLO STRUTTURALE*
In questo modello Freud divide l’apparato psichico in 3 componenti:
• ES = polo pulsionale della personalità, i suoi contenuti sono inconsci, in parte ereditari e innati, in parte rimossi. Corrisponde
solo in parte al sistema inconscio, che coincide invece con il rimosso. Non comprende tutto quello che è inconscio perché
anche l’Io e il Super Io sono in parte inconsci. È il serbatoio primario dell’energia psichica
• IO = le sue funzioni sono il controllo della motilità e della percezione, esame di realtà, anticipazione, pensiero razionale,
ordinamento temporale dei processi mentali. È un mediatore tra Es, super Io e mondo esterno. Si forma attraverso una
differenziazione progressiva dell’Es a contatto con la realtà esterna, è in gran parte inconscio.
• SUPER-IO = le sue funzioni sono la coscienza morale, l’autosservazione, la formazione di ideali. È l’erede del complesso
edipico, si costituisce per l’interiorizzazione delle esigenze e dei divieti dei genitori. È in parte inconscio.

LA TEORIA DELLA SESSUALITA’


Nel 1905 Freud pubblicò i “tre saggi sulla teoria sessuale” che fu accolta favorevolmente. L’originalità di Freud sarebbe stata
quella di riunire in una sintesi sistematica idee e concetti sparsi, ed applicarli direttamente alla psicoterapia. Gli aspetti importanti
della teoria della sessualità erano i seguenti:
• Bisessualità fondamentale di tutti gli esseri umani (teoria derivata da Fliess)
• mancanza di una netta demarcazione tra perversione e varietà normali della sessualità, ci sarebbe un continuum tra vita
sessuale “normale” e vita sessuale considerata “patologica”.
• importanza della sessualità infantile e fasi dello sviluppo psicosessuale infantile (fase orale, anale e fallica), amnesia e periodo
di latenza (dai 7 ai 12 anni, periodo prepubertà).
• primato genitale e scelta dell’oggetto d’amore alla pubertà
• concetto evolutivo di “appoggio”, o “anaclisi”: Freud in una prima fase della sua teorizzazione, oltre alla pulsione sessuale
identifica anche le pulsioni di autoconservazione. Quindi nella prima fase di sviluppo la spinta sessuale si appoggia e si
sviluppa su una pulsione di autoconservazione, quindi per es. la fase orale si appoggia sulla funzione orale che è stimolata
dalla fame, e così via. Questo per dire come possono essere intrecciate il fatto che la pulsione orale serva al soddisfacimento
dei bisogni legati alla nutrizione non vuol dire che non possa essere in qualche modo intrecciata con la sessualità, che poi è la
ricerca del piacere nella suzione

COMPLESSO DI EDIPO
È fondamentale nella teorizzazione freudiana perché viene posto dallo stesso alla base di tutto lo sviluppo psicosessuale della
civiltà. COMPLESSO è un termine che era stato introdotto da Jung; è qualcosa che avviene in ogni sviluppo umano, qualcosa che
Freud riscontra come all’origine della civiltà e che è il tabù dell’incesto. (NB: questo concetto Jung non lo nega ma lo relativizza
molto: non lo vede come motore principale della principale della civiltà e dello sviluppo della personalità)

Il COMPLESSO DI EDIPO = è l’insieme organizzato di desideri amorosi e ostili che il bambino prova nei confronti dei suoi genitori
(bambino maschio desidera la madre ed è ostile nei confronti del padre che vede come rivale). Nella storia di ogni individuo
avviene intorno ai 5 anni, all’incirca nella fase fallica. Si può presentare in 2 forme:
➢ Nella forma positiva si presenta come nella storia di Edipo re: desiderio della morte del rivale (il personaggio dello stesso
sesso), e desiderio sessuale per il personaggio di sesso opposto.
➢ Nella forma negativa (all’origine dell’omosessualità), è capovolto.

Le FUNZIONI del complesso di Edipo sono le seguenti:


• scelta dell’oggetto d’amore (investimenti oggettuali, identificazioni, divieto dell’incesto), quindi l’amore per la mamma poi
diventa l’amore per un’altra donna.
• accesso alla genitalità (che indica l’evoluzione massima normale della sessualità, cioè desiderare un uomo/una donna e avere
dei figli uscendo dall’incestualità)
• strutturazione della personalità

presenta le seguenti CARATTERISTICHE:


• non può essere ridotto soltanto ad una situazione reale e contingente nel rapporto tra bambino e genitori, ma a qualcosa di
preordinato
• è una struttura psichica in cui intervengono un’istanza proibitrice (dell’incesto) che sbarra l’accesso al desiderio naturalmente
cercato dal bambino e lega indissolubilmente il desiderio e la legge
• nella relazione triangolare oltre al soggetto contano anche gli altri termini della relazione, con il loro psichismo conscio e
inconscio.
• concordanza con le concezioni antropologiche di C. Levi Strauss per il quale il divieto dell’incesto è la legge universale di inizio
di ogni cultura.

LA PULSIONE
Il concetto di PULSIONE (= spinta) compare per la prima volta nello scritto Tre saggi sulla sessualità infantile (1905), per definire
l’eccesso di stimoli intollerabili che devono trovare una via di “risoluzione” attraverso la motilità e l’azione. Più tardi chiarirà che è
un “...concetto limite tra lo psichico e il somatico”. La pulsione può essere considerata il rappresentante psichico degli stimoli che
traggono origine dal corpo. È quindi una spinta che fa tendere l’organismo verso una meta: la pulsione ha la sua FONTE in una
eccitazione somatica (stato di tensione), la sua META è sopprimere lo stato di tensione, e può raggiungerla nell’OGGETTO o grazie
ad esso. (es. la fonte della tensione può essere la fame, la meta è far cessare la fame e l’oggetto è quello che poi mangio)

(NB: non va confusa con l’INSTINTO: condotta fissata e regolata da leggi della natura → oggetto della psicoanalisi è l’esperienza
del piacere più che il soddisfacimento del bisogno ed è questa la differenza tra istintualità e pulsionalità.)

In Freud le pulsioni sono sempre in un rapporto di opposizione duale generatore di CONFLITTO

Nel PRIMO MODELLO PULSIONALE la contrapposizione era tra:


1. PULSIONE SESSUALE = la psicoanalisi la vede in azione in un campo molto più vasto di quello delle attività sessuali nel senso
comune del termine. Data la varietà delle fonti somatiche (zone erogene) non è subito unificata (pulsioni parziali). La LIBIDO è
l’energia propria della pulsione sessuale, con una forte connotazione quantitativa, e ne designa l’aspetto psichico e non
quello somatico.
2. PULSIONI DI AUTOCONSERVAZIONE = l’insieme dei bisogni legati alle funzioni somatiche per la sopravvivenza dell’individuo, il
cui prototipo è la fame. Sono state chiamate anche ‘pulsioni dell’Io’, avendo come fine la conservazione dell’individuo, e nella
situazione di conflitto forniscono la base energetica alla rimozione
Con l’avvento della Prima guerra mondiale Freud sviluppò un SECONDO MODELLO PULSIONALE dove la contrapposizione era tra:
1. PULSIONI DI VITA = formate dalle pulsioni sessuali + pulsioni di autoconservazione. La pulsione di vita è caratterizzata dalla
tendenza a stabilire relazioni, a creare legami
2. PULSIONI DI MORTE = il principio generale della vita contiene in sé la destinazione alla morte, l’essere vivente tende a
ritornare allo stato inorganico. La pulsione di morte è caratterizzata dalla tendenza a distruggere e slegare le cose fra loro.
Sostiene che l’antidoto alla pulsione di morte sia la civiltà

Freud fa derivare l’aggressività dal rivolgimento verso l’esterno di una pulsione che originariamente sarebbe rivolta verso l’interno

NARCISISMO
Nel 1914 Freud pubblicò “introduzione DEL narcisismo” (=narcisismo: parola utilizza per descrivere situazioni di autoerotismo con
riferimento al mito di narciso che era così preso da sé che rifuggiva al mondo). In un libro precedente comincia a trattegguare il
fenomeno per cui il soggetto comincia a prendere come proprio oggetto d’amore sé stesso, il proprio corpo. Oltre a chiamare la
psicosi NEVROSI NARCISISTICA, Freud fornisce lo schema per cui la libido ad un certo punto disinveste l’oggetto del desiderio e
invece investe se stesso. Ci sono varie fasi, quella iniziale è quella dell’autoerotismo (completa indifferenziazione dall’altro) e da
qui poi si può sviluppare narcisismo primario e successivamente la libido oggettuale. (NB: In una fase successiva Freud sembra
diminuire la distanza fra autoerotismo e narcisismo.)

Freud distingue il:


• NARCISISMO PRIMARIO: totale assenza di relazioni con l’ambiente, indifferenziazione tra Io e Es, credenza nel bambino
dell’onnipotenza del pensiero prima di stabilire relazioni oggettuali
• NARCISISMO SECONDARIO: ripiegamento sull’Io della libido che viene sottratta agli investimenti oggettuali (es. psicosi)

POLEMICA DI JUNG: nella sua differenziazione da Freud, nella psicosi c’è un investimento tale sul soggetto (un totale
allontanamento dal mondo esterno) che questo non può essere un fenomeno legato solo alla sfera sessuale, ma un processo
molto più globale e generale, la libido è un’energia psichica generale

JUNG

Jung stesso ha sempre detto che il fondatore della psicanalisi era stato Freud, però come Jung può essere considerato come un
co-fondatore → la disciplina di Jung si chiamò, dal momento del distacco con Freud, PSICOLOGIA ANALITICA.

Jung viene spesso considerato un allievo dissidente di Freud, in realtà era un ricercatore della vita psichica inconscia che
comprendeva oltre a Freud anche Janet, creatore del termine dissociazione e inconscio, anche Teodore Flournoy che aveva
seguito la paziente descritta nell’opera di Jung “trasformazione psichiche della libido” che fu all’origine della scissione con Freud.
Si tende spesso a pensare che le concezioni junghiane e freudiane siano due concezioni alternative, in contrasto fra di loro, in
realtà il contenuto di Jung è più teso ad una sorta di integrazione della teoria psicanalitica con altri indirizzi di ricerca e una lettura
in senso filosofico diverso, sono quindi non due correnti di pensiero in opposizione.

Jung è stato considerato: psichiatra/psicologo; profeta/teologo; sciamano. La sua peculiarità è stata quella di unificare questi 3
aspetti nella psicologia, non atteggiandosi mai da sciamano in quanto rimase uno psicologo.

A Jung viene ampiamente riconosciuto il merito di aver introdotto nella “psicologia del profondo” la considerazione
dell’importanza del PUNTO DI VISTA DELL’OSSERVATORE, della sua equazione personale e quindi di mettere in relazione le varie
teorizzazioni con la psicologia dell’autore:” Ogni discorso sulla psiche è anche un discorso della psiche” → nel momento in cui
faccio una teoria del funzionamento psichico, sto rivelando qualcosa del mio funzionamento psichico. (NB: invece Freud era
convito che ad un certo punto nella psicoanalisi saremo arrivati ad un punto in cui la soggettività per l’osservatore non conterà;
per Jung questo era impossibile proprio per la natura stessa della psicologia, che è molto più soggettiva di quanto pensava Freud

CENNI BIOGRAFICI
▪ CG Jung nasce nel 1875 in un piccolo paese della Svizzera, unico figlio maschio di un pastore protestante. Ad 11 anni ebbe
inizialmente, al liceo, un difficile rapporto con compagni e professori fino a sviluppare una sintomatologia nevrotica. Jung
parla di questo periodo come di un CONTRASTO TRA DUE PERSONALITÀ: la n1, quella della vita di tutti i giorni che gli
permetteva di mantenere i rapporti sociali e svilupparli come tutti, e la n2, quella a contatto con gli strati profondi
dell’inconscio. Fu soltanto un brusco ritorno alla realtà causato dall' aver ascoltato il padre confidare le sue preoccupazioni
per questo figlio difficile ad un amico, che lo fece ritornare ad un comportamento normale ed impegnarsi negli studi, in
qualche modo privilegiando il compito della 'personalità n°1'.
▪ Dopo la maturità di iscrisse a medicina a Basilea, partecipando però anche a serate di discussione su questioni di psicologia,
filosofia od occultismo (alcune staranno all’origine di alcune sue concezioni che si sono poi sviluppate nella Psicologia
Analitica). Il suo interesse si rivolge principalmente alla psichiatria, si laureò con una tesi dal titolo 'Psicologia e patologia dei
cosiddetti fenomeni occulti', effettuata sperimentalmente sulle manifestazioni medianiche di una cugina, in cui sosteneva che
nella genesi di essi erano in gioco manifestazioni dell’inconscio della medium.
▪ Dopo la laurea per diventare psichiatra entra come medico interno al BURGHOLZLI di Zurigo, ospedale psichiatrico diretto da
BLEULER, il quale stava conducendo un programma di ricerca pioneristico, in particolare l’interesse era rivolto ALLA
DEMENTIA PREACOX che ridefinì introducendo il termine di schizofrenia. Bleuler apprezzava le opere di Freud, fu infatti il
primo professore ad adottare i suoi punti di vista e ad introdurre la psicanalisi al Burgholzli. Egli esigeva dai suoi medici interni
la massima dedizione ai pz e un impegno di lavoro costante (“il pz era al centro dei nostri interessi, lo studente imparava
come parlargli”).
Bleuler fece fare a Jung una ricerca sul test di associazione verbale che si fondava sul principio dell’associazionismo:
consisteva nell’enunciare al soggetto una lista di parole-stimolo accuratamente scelte, ad ognuna delle quali il pz deve
rispondere con la prima parola che gli viene in mente, nel mentre si misura il tempo di reazione. Questo test cercava di
stabilire sperimentalmente le leggi delle associazioni delle idee; fu usato da Bleuler per studiare la dementia praecox di cui
considerava sintomo fondamentale l'allentamento dei nessi associativi e invitò Jung ad utilizzarlo. Jung applicò questo
reattivo su vasta scala a numerose situazioni psicopatologiche, nel tentativo di individuarne i 'complessi' caratteristici (**vedi
complesso**). Queste tipo di ricerca andò avanti per anni, poi Jung vi rinunciò sostenendo che non era possibile acquisire
conoscenze valide sulla psiche umana attraverso queste modalità sperimentali.
▪ Jung continua ad interessarsi ella dementia preacox e in “psicologia della dementia preacox” in linea con le concezioni di
Bleuler e le scoperte di Freud, la centralità dell’affettività nella vita psichica normale e patologica, mentre la scienza
psicopatologica del tempo non attribuiva ad essa una funzione preponderante, secondo Jung nel malato di mente non
troviamo qualcosa di strano, di nuovo, ma qualcosa che è al profondo di tutta la psiche dell’essere umano. Jung negli anni 50
ipotizza anche un’origine psicosomatica della psicosi. Dal “caso si Babette” si evince un tentativo di ricostruire un senso
dell’esperienza psicotica, tentando anche di inyervenire a livello psicoterapeutico
▪ Freud invitò a Vienna Jung nel 1907, questo incontro portò all’avvicinamento di 2 personalità complementari. Freud vide in
Jung il principe ereditario della psicanalisi, che avrebbe portato quest’ultima a emergere e non essere più ristretta a una
cerchia di medici ebrei viennesi (fu infatti grazie all’apprezzamento di Bleuler e l’adesione di Jung che si aprirono le porte alla
psicanalisi, così con l’arrivo a Zurigo della psicoanalisi questa iniziò a propagarsi a livello mondiale); Jung vide in Freud una
figura paterna con grande coraggio morale che gli era mancata. Jung aveva bisogno di Freud in quanto la sua innovativa
visione teorica dava un senso alle sue ricerche sperimentali, di raggiungere lo scopo che aveva mente di raggiungere ovvero
di costruire una psicologia delle psicosi parallelamente a quella di Freud delle nevrosi. → IMPO: fu il primo ad applicare le
concezioni freudiane alla cura delle psicosi. (NB: non cercò mai di confutare il discorso di Freud sulle psicosi ma di integrarlo)
▪ Dopo l’incontro con Freud, Jung era pienamente identificato nel movimento psicanalitico. Nel 1910 fu creata l’associazione
psicoanalitica internazionale che raggruppava le varie associazioni nazionali e la presidenza venne assegnata a Jung per
iniziativa di Freud.
▪ Freud fece un sogno e Jung voleva interpretarlo. Di questo sogno della casa (pg. 37) Jung si focalizzò sulla stratificazione che
emergeva dell’inconscio, mentre Freud si focalizzò sulla tematica edipica. Da questo emersero dei contrasti ed iniziò la
frattura. Jung aveva continuato a sviluppare il suo personale pensiero, in particolar modo Jung non accettava la qualità
sessuale della libido (né da una concezione più ampia, vedi **concezione della libido**) e la centralità del complesso edipico.
Come pensatore indipendente Jung tentava di ampliare la teoria psicoanalitica in base alle proprie esperienze e alle proprie
intuizioni. Ora i membri del gruppo di Zurigo si sentivano liberi di sviluppare in modo autonomo le proprie idee, per Freud
questo fu uno snaturamento della psicoanalisi, che avrebbe si incontrato maggior favore da parte di quegli studiosi che non
accettavano la teoria sessuale della libido, ma solo perché avrebbe incoraggiato la loro resistenza
▪ Dal 1913 dopo la rottura con Freud, Jung usò il termine PSICOLOGIA ANALITICA per indicare il proprio approccio, che
considerò comunque sempre frutto di una evoluzione originata dalla psicoanalisi
▪ Ci fu un periodo di autoanalisi, in cui per esplorare il proprio inconscio iniziò a disegnare dei MANDALA: si accorse come tutte
le righe che emergevano nel disegno riportavano a una via centrale e vi rivide una tematica analoga alla sua vita; infatti, tutte
le strade che aveva intrapreso lo avevano riportato sempre al medesimo punto centrale. Vide in questo disegno il significato
di INDIVIDUAZIONE (**vedi processo di individuazione**)
▪ Negli anni 20-30 intraprese una serie di viaggi in Africa del Nord, Nuovo Messico, Kenya, Uganda e in India. Dal contatto con
le popolazioni primitive trasse elementi di confronto e sviluppo delle proprie concezioni. Negli stessi anni si appassionò allo
studio dell’alchimia ricercando antichi testi dell’alchimia medievale. Pensava che nell’attivazione dell’immaginazione,
l’alchimista vivesse qualcosa non così diverso dallo psicanalista che è alla ricerca del significato implicito delle pulsioni.
▪ Negli anni 40 anche gli scritti di Jung furono messi al bando dal Terzo Reich e il suo nome fu posto sulla lista nera. Ci fu in
realtà una polemica su Jung per le sue affermazioni sugli ebrei. In realtà le sue affermazioni sulle radici ebraiche erano del
tutto inconsapevoli del momento storico, e Jung era inconsapevole dell’impatto che potevano avere sui lettori.
▪ A partire dagli anni 20 Jung iniziò a edificare una particolare dimora, LA TORRE DI BOLLINGEN. Voleva costruire una dimora
che corrispondesse ai sentimenti originari dell’uomo, una sorta di capanna africana. Venne costruita prima una torre circolare
su cui vennero nel tempo aggiunte altre componenti, parallelamente all’espandersi della sua crescita psicologica, quasi come
un’espressione simbolica di essa. Era una sorta di ritiro spirituale

Guardiamo ora i punti fondamentali del lavoro di Jung:


DIVERSA CONCEZIONE DELLA LIBIDO
Nel libro “trasformazioni e simboli della libido” Jung da una diversa concezione della libido che si contrappone notevolmente alla
concezione freudiana, sono 3 i principali concetti che mostrano il netto distacco da Freud:
1. ABBANDONO del concetto di LIBIDO, che identifica come un’energia psichica
2. L’espressione della libido mediante SIMBOLI di tipo universale che si esprimono in immagini ritrovabili nello studio della
mitologia. In nuce la successiva concezione dell’inconscio collettivo e degli archetipi.
3. CENTRALITA’ tra tanti miti analizzati, del mito dell’eroe e che lotta per liberarsi dell’influenza della madre.

Sempre nel volume introduce la presenza di due forme del pensare che risultano complementari tra loro, e in parte
compensatorie.
- Indirizzato: serve a comunicare ed è faticoso.
- Fantasticare: opera senza sforzo, ha contenuti pronti guidati da motivi inconsci.

Le basi inconsce dei sogni e delle fantasie sono solo in apparenza reminiscenze infantili, in realtà sono forme di pensiero primitive
basate su istinti. Il fondamento arcaico, del nostro spirito costituisce uno schietto dato di fatto oggettivo indipendente sia
dell’esperienza individuale, sia da arbitrio personale-soggettivo, quanto la struttura ereditata e la disposizione funzionale del
cervello.

TIPI PSICOLOGICI
Per Jung nella coscienza si potevano distinguere:
TIPI = Orientamenti
• ATTEGGIAMENTI = introversione – estroversione
caratteristici assunti dall' io
• FUNZIONI = razionali (pensiero-sentimento) – irrazionali (sensazione-intuizione) stabilendo e discriminando la
realtà interna ed esterna
Funzione Principale e Secondaria. Per tutti i tipi che si incontrano nella vita pratica vale il
dell'individuo
principio che essi posseggano, accanto alla funzione cosciente principale, anche una funzione
ausiliaria parzialmente te cosciente, che è diversa sotto ogni riguardo dalla funzione principale (quindi su un asse razionale-
irrazionale diverso).

Funzione inferiore: è l'altro polo dell'asse tipologico, e quella che nello sviluppo è rimasta indietro, sempre in gran parte vicina all'
inconscio, e fonte di reazioni problematiche e di patologia.

Jung, combinò i due atteggiamenti con le quattro funzioni e creo 8 tipi psicologici. Individuare il tipo di persona aiuta l'analista a
dare un senso alla concezione del mondo e al sistema di valori di un individuo. I tipi descrivono la personalità e spesso
determinano la scelta rispetto a un campo di interessi o la compatibilità con un partner:

1. Il pensiero estroverso. Esempio, scienziati economisti. Si comportano verso sè stessi e verso gli altri secondo regole fisse e
principi universalmente validi, conferiscono un potere decisivo alla realtà, all'ordine, ai fatti materiali.
2. Il pensiero introverso. Esempio, filosofi. Il pensiero introverso si orienta soprattutto in base al fattore soggettivo. I fatti hanno
un'importanza secondaria, mentre sembra possedere valore dominante lo sviluppo e l'esposizione dell'idea soggettiva.
3. Il sentimento estroverso. Esempio, cantanti, anfitrioni, gente di spettacolo. Comunemente ben inseriti nel loro tempo e nel
loro ambiente, sono interessati al successo personale e al riconoscimento sociale, sono volubili e alla moda.
4. Il sentimento introverso. Esempio, monaci, suore, musicisti. Sono inaccessibili, ma piacevoli nella loro armonia e
autosufficienti, hanno talento per la musica e per la poesia. Per costoro vale il detto, “le acque chete sono le più profonde.”
5. La sensazione estroversa. Esempio costruttori, speculatori. Il loro senso dei fatti oggettivi è straordinariamente sviluppato,
sono capaci di godere in modo piacevole e vivo, ma talvolta la loro sensualità è portatrice di perversioni e dipendenze
ossessive.
6. La sensazione introversa. Esempio, collezionisti, esteti. Si nutrono di impressioni sensoriali e si calano nelle proprie sensazioni
interiori. Hanno senso estetico, sono spesso modesti, assorti.
7. L'intuizione estroversa. Esempio, imprenditori, PR, avventurieri. Sono bravi a fiutare le prospettive nascenti, sono spesso
leader carismatici e stanno imporsi alle situazioni di crisi. Poiché sono sempre alla ricerca di nuove possibilità rischiano di
soffocare nelle situazioni stabili.
8. L'intuizione introversa. Esempio, mistici poeti. L'intuizione introversa coglie i processi che si svolgono nell'intimo della
coscienza, creando da un lato il mistico sognatore e veggente, dall'altro l'uomo fantasioso e l'artista. Se non è un'artista è
spesso un genio incompreso.

La tipologia junghiana ha avuto anche una applicazione pratica sotto forma di test standardizzati per determinare il tipo ed il
livello dello sviluppo psicologico (NB: la realtà Jung parlava di tipi di coscienza)
LA SINCRONICITA’
Presenta due lavori: La Sincronicità (1951) e La Sincronicità come principio di nessi causali (1952) in cui cercò di andare oltre il
dualismo Causalità/Casualità, prospettando "un ampliamento alla sfera psichica di quanto la fisica quantistica andava
prospettando da quasi trent'anni circa le complesse modalità dell’interazione tra evento e osservatore".

Questo principio si riferiva a:


• Eventi correlati in modo significativo ma non causale, senza coincidenza spazio-temporale.
• Eventi con coincidenza spazio-temporale, ma anche con connessioni psicologiche significative.
• Più in generale, collegamento tra il mondo della psiche e quello della materia.

La Sincronicità è strettamente correlata ai concetti di UNUS MUNDUS e di PSICOIDE.

LA STRUTTURA DELLA PSICHE SECONDO JUNG


Jung descrisse 3 strati:
1. LA COSCIENZA
2. L’INCONSCIO PERSONALE = che consiste di tutti quei contenuti che sono divenuti inconsci o perché hanno perduto la loro
intensità e quindi sono caduti in dimenticanza o perché la coscienza si è ritirata da loro (rimozione) e di quei contenuti, in
parte percezioni sensoriali, che per la loro scarsa intensità non hanno mai raggiunto la coscienza; eppure, sono penetrati in
qualche maniera nella psiche. È il ricettacolo delle esperienze personali rimosse (NB: è diverso da quello di Freud)
3. L’INCONSCIO COLLETTIVO = nonché il patrimonio ereditario di possibilità rappresentative non individuale ma comune a tutti
gli uomini e forse a tutti gli animali e costituisce la vera e propria base della psiche individuale. Non sono mai stati nella sfera
della coscienza e sono riferibili a processi archetipi che si manifestano nella cultura come motivi universali. Ad esso Jung si
riferisce come alla “psiche oggettiva”. Questo contenuti dell’inconscio collettivo si manifestano nel comportamento
attraverso elementi dell’inconscio personale, e quindi i due tipi di inconscio appaiono in realtà indivisibili nelle manifestazioni
cliniche.

Jung utilizza il termine in scoscio sia per descrivere contenuti mentali inaccessibili all’Io cosciente, sia per indicare una sorta di
“luogo psichico” con leggi, funzioni e caratteristiche proprie.

I COMPLESSI
COMPLESSO = l’unità di base dell’apparato psichico in cui ci sono varie rappresentazioni, idee, sensazioni accumunate da un tono
affettivo. È la struttura elementare della vita psichica. Anche l’Io viene considerato un complesso. In qualche modo son quelle
esperienze psichiche con cui abbiamo un contatto più immediato. Egli li definisce come un insieme di immagini e di idee,
raggruppate intorno a un nucleo derivante da uno o più archetipi e caratterizzato da una comune tonalità emotiva. Quando
entrano in gioco (ossia si “costellano”) i complessi influenzano il comportamento ed hanno una connotazione affettiva, che
l’individuo ne sia conscio o meno (…) i complessi sono fenomeni del tutto naturali che si sviluppano lungo direttrici sia positive che
negative. Egli cercava di misurare quando entravano in gioco i complessi di padre e di madre. A seconda del complesso attivato,
l’individuo (es. figlio) mette in atto un comportamento più o meno consapevole. I complessi sono ingredienti necessari della vita
psichica. Un esempio di complesso è quello di Edipo o di Elettra.

GLI ARCHETIPI
Varie definizioni:
> Parte ereditaria della psiche, modelli strutturanti di prestazioni psicologiche, collegati dall’istinti; un’entità ipotetica, non
rappresentabile in sé stessa ed evidente soltanto attraverso le sue manifestazioni
> Non è un’idea ereditaria, bensì un modo di essere ereditato della funzione psichica, quel modo innato in cui il pulcino esce
dall’uovo
> È in sé un elemento di vuoto, formale, una possibilità data a priori della forma di rappresentazione
> Formano la base di tutti i fenomeni usuali dell’esistenza umana e li ereditiamo come parte del nostro corredo genetico

NB: Nella psicologia analitica, ci sono stati elementi confusivi nell’uso dei termini “archetipo” e “immagine primordiale”. Jung
spesso descrive, trattandoli allo stesso modo, cose diverse come:
• Eventi archetipici (per esempio la nascita, la morte, la separazione dai genitori, l’iniziazione, il matrimonio, l’unione degli
opposti, etc.,);
• Personaggi archetipici (per esempio la madre, il bambino, il padre, Dio, il briccone, l’eroe, il vecchio saggio, etc.);
• Simboli archetipici (per esempio il sole, la luna, l’acqua, il mandala, la croce, il pesce, il cavallo, il serpente, etc.);
• Motivi archetipici (per esempio, l’apocalisse, il diluvio, la creazione, il viaggio notturno per mare etc.).
Per Stevens quello però che rappresenta l’azione più profonda dell’archetipo sull’esperienza individuale è dato dal ciclo vitale
umano, con tutte le sue evenienze nei vari stadi della vita: l’accudimento, il rapporto con i genitori, lo sviluppo dell’autonomia, il
passaggio al gruppo degli adulti, il matrimonio …

Gli Archetipi sono:


A) LA PERSONA: indica la somma degli atteggiamenti “esteriori”, quella parte della psiche che entra in contatto con il mondo
esterno, l’adattamento dell’individuo alla società, anche la “facciata” presentata al mondo.
B) L’OMBRA: tutte le caratteristiche inaccettabili e sgradite all’individuo, dimenticate, tenute nascoste on lontane dalla
coscienza. Corrisponde in parte al ‘rimosso’ freudiano, ma nella sua componente archetipica arriva fino a comprendere il
“male” in assoluto. Il confronto con questa configurazione psichica e l’integrazione dell’ombra alla coscienza costituisce uno
degli scopi primari dell’analisi → confrontarsi con questa porta all’uscita dalla conflittualità interiore per la realizzazione del
Sé.
C) L’ANIMA/ANIMUS: è costituita nell’uomo (Anima) e nella donna (Animus) dalla rappresentazione dell’altro sesso. Finché
l’individuo ne è inconsapevole, essa si manifesta soltanto attraverso la proiezione (es. il razzismo può essere la proiezione
dell’ombra su un'altra razza) - ed anche l’innamoramento dipende da questo. In questa concezione si ritrova la bisessualità
fisiologica originaria degli esseri umani, per cui l’uomo ha una componente femminile e la donna una maschile. La “funzione
animica” è essenziale per mettere l’individuo in contatto con l’inconscio.

**RIVISITAZIONE DELLA TEORIA DEGLI ARCHETIPI (Jean Knox) **


il concetto di archetipo è stato rivisitato con riferimento alla sua fondazione neurobiologica ed alla psicologia evolutiva. Knox
rivolge la sua ricerca ai meccanismi coinvolti nelle interazioni tra geni ed ambiente per l’origine del funzionamento mentale.
L’autrice sostiene che nel pensiero di Jung sono presenti 4 diverse concezioni di archetipo, implicite e talvolta esplicite:
1. Entità biologica in forma di informazione genetica;
2. Strutture organizzanti mentali di natura astratta, regole e istruzioni senza un contenuto rappresentazionale (strutture pure)
3. Significati centrali senza un contenuto rappresentazionale;
4. Entità metafisiche eterne e indipendenti dal corpo (versante metafisico/spirituale).
Il problema centrale è quello relativo alla natura innata od ereditaria, degli archetipi.
Per J.Knox gli archetipi non sono strutture genetiche innate, ma possono essere concepiti come ‘schemi di immagine’, cioè
modelli spaziali formati nel primo stadio del processo di sviluppo mentale, con la funzione di codificare relazioni spaziali tra
oggetti del mondo fisico. ll mondo simbolico nascerebbe grazie a una successiva ampia rielaborazione di queste gestalt iniziali.
Knox riprende la proposta di Saunders e Skar secondo la quale l’archetipo è una struttura emergente, derivata dallo sviluppo
auto-organizzante del cervello umano. In questa ottica il processo di sviluppo psicologico è centrato sulla creazione continua di
nuovi significati, e legato all’ ambiente interpersonale attraverso una serie di ‘adattamenti reciproci’ bambino-caregiver sempre
più complessi. Il primo passo nell’ organizzazione concettuale è costituito dunque dalla formazione di ‘schemi di immagine’→
condizionano la possibilità di percepire il mondo. Con questo modello si può tentare di superare la dicotomia tra aspetti biologici
e aspetti psicologici, nella definizione stessa di archetipo.
«Il modello proposto prevede che la mente ed i significati siano costruiti sulle fondamenta poste da cervello, istinto e percezione. I
significati emergono dalla maniera in cui la mente organizza la massa di informazioni che riceve ad ogni istante, ma l’esordio di
questo processo deve essere fatto risalire ai primi schemi di comportamento istintuale controllati a livello sottocorticale e che, a
differenza del contenuto mentale simbolico, sono codificati nei geni ed ereditabili»

IL SE’
Il Sé può essere considerato il concetto centrale di tutta la psicologia junghiana. Porta alla realizzazione della specificità di ogni
individuo uscendo dalla psiche collettiva.

Il Sé è:
➢ TOTALITA’ E CENTRO DELLA PSICHE = I processi inconsci stanno in relazione compensatrice con la coscienza e si integrano
vicendevolmente formando un tutto: il Sé. il Sé è quindi una grandezza sovrastante all’ Io cosciente. Esso abbraccia non solo
la psiche cosciente ma anche la psiche inconscia ed è quindi, per così dire, una personalità che anche noi siamo. Il Sé non è
soltanto il punto centrale, ma anche l’estensione che comprende la coscienza e l’inconscio; è il centro di questa totalità, come
l’Io è il centro della coscienza
➢ PRINCIPIO ORGANIZZATORE DELLA PSICHE = Quando l’individuazione è raggiunta, ’ Io non è più il centro della personalità,
ma è come un pianeta che ruota attorno a un sole invisibile, il Sé
➢ IMMAGINE DI DIO = mette in contatto l’uomo con qualcosa di spirituale

IL SIMBOLO
Per Jung il simbolo non sta “al posto di qualcos’altro”, come nella concezione freudiana ma rappresenta “la migliore espressione
possibile in quel momento, di uno stato della psiche complesso e non ancora accessibile alla coscienza…”.
Secondo Jung quelli che Freud indica come simboli sono soltanto “segni” che hanno un significato fisso e determinato nell’ambito
della semiotica, mentre il simbolo avrebbe una molteplicità di sensi ed esprime il raggiungimento di uno stato evolutivo. Nella
malattia mentale ci sarebbe un tentativo di attività simbolica di questo tipo, dimostrabile attraverso la somiglianza dei contenuti
deliranti con tematiche onnipresenti nelle mitologie e nelle religioni. Come diceva Freud, il delirio è il tentativo di costruzione della
realtà attraverso la messa in atto di meccanismi simbolici.

Il simbolo dimostra spesso un movimento compensatorio. L’aspetto simbolico tipico è rappresentato dal sogno: tentativo di
costruzione di significato da parte dell’inconscio. L’inconscio o la fantasia possono cercare di compensare questa situazione
sbilanciata. (NB: Sul piano terapeutico, nel lavoro analitico, non si deve solo svelare la mascheratura, ma quello che è il lavoro
della psiche nella costruzione di un simbolo compensatorio per la coscienza)

il processo simbolico mostra all’opera il principio di compensazione, per cui l’atteggiamento della coscienza si trova ad essere
compensato da movimenti dell’inconscio. Non si tratta di svelare un senso riposto e mascherato ma di riuscire a svelare senso
costruttivo e compensatorio. Il simbolo accenna qualche modo al futuro ed il “nuovo” compare spesso in forma simbolica.

LA FUNZIONE TRASCENDENTE
Egli la definisce come un processo con il quale gli opposti possono dialogare, trascendendo le posizioni precedenti, sia nella
coscienza che nell’inconscio, assumendo una nuova posizione in relazione con l’Io. La dinamica degli opposti è un aspetto centrale
nella psicologia junghiana. Questo processo media gli opposti e rappresenta un collegamento tra dati reali e immaginari o
razionali e irrazionali, gettando così un punte sull’abisso tra coscienza e inconscio.

È un processo naturale, una manifestazione dell’energia che si sprigiona dalla tensione tra i contrari e consiste in una successione
di processi fantastici che emergono spontaneamente in sogni e visioni.

PROCESSO DI INDIVIDUAZIONE
Varie definizioni:
> Jung: è quel processo di formazione e caratterizzazione dei singoli individui e in particolare lo sviluppo dell’individuo
psicologico come essere distinto dalla generalità, dalla psicologia collettiva, è quindi un processo di differenziazione che ha
per meta lo sviluppo della personalità individuale. Questa è una necessità naturale e non culturale. È la realizzazione del sé.
L’individuazione non esclude ma include il mondo (non è qualcosa di narcisistico, che si ripiega sull’Io). Il soggetto può
cogliere la realtà dell’interazione nel modo più aperto.
> Gordon: è come qualcuno che combatte contro la tentazione di rimanere un semplice numero in una collettività
> Guggenbuehl-Craig: rappresenta l’adempimento della vita umana, l’esperienza della significatività di un individuo, vi è una
costante ricerca di qualcosa, l’intuizione di una meta che non può mai essere raggiunta
> Trevi: il bisogno fondamentale dell’uomo è quello di vivere come un uomo. L’individuazione è la risposta a questo bisogno
> Zoia: scopo della psiche individuale è l’individuazione, ma essa affonda le sue radici nella psiche collettiva.

PRATICA PSICOTERAPEUTICA JUNGHIANA


Per Jung la psicoterapia non è un procedimento tecnico o scientifico, ma piuttosto un’arte, ogni caso è una faccenda strettamente
individuale e non ci sono programmi o prescrizioni se non di massima; c’è sempre la necessità che l’analista si adatta al singolo pz
e che abbia sempre in mente che quello che mette in atto con il pz deve configurarsi come un METODO DIALETTICO → bisogna
rinunciare a ogni saccenteria e desiderio di esercitare la nostra influenza.

Quello che si mette in gioco è la propria individualità ed un metodo di ascolto dei fenomeni psichici, che trova il suo fondamento
ultimo nel profondo rispetto dell’altrui soggettività, nell’esperienza della realtà psichica e della spinta verso l’individuazione.

Ritiene che il rapporto tra terapeuta e pz sia un rapporto personale nell’ambito impersonale del trattamento, la cura è il prodotto
di un’influenza reciproca a cui pz e analista partecipano interamente. Nella cura si incontrano due fattori irrazionali, due persone
che non sono ancora entità circoscritte ma che portano con sé, oltre alla loro coscienza più o meno determinata, una sfera
inconscia indefinitamente estesa, la personalità del terapeuta è spesso infinitamente più importante di cosa il terapeuta pensa o
dice.

Varie definizioni:
> Barbera: è un dialogo tra due essere umani che cooperano alla ricerca di un grado di integrazione migliore per entrambi. La
ferita del paziente richiama le nostre personali ferite di terapeuti, anche se queste sono state superate ed elaborate; il
problema della sofferenza ci riguarda tutti e il disagio di cui il paziente è portatore non può mai essere qualcosa di totalmente
estraneo alla nostra diretta esperienza di vita
> Zoia: l’analisi ha lo scopo di rendere l’uomo più completo, attento alla comprensione del tutto e non si una cosa particolare
Quale è il rapporto con l’inconscio secondo la psicologia analitica? È un rapporto particolare. L’inconscio è percepito e soprattutto
vissuto ma poi è pensato, non come oggetti ipotetico, astrattamente concettuale, ma come una realtà viva, che ha vita propria.
L’inconscio non è solo frutto della rimozione. L' inconscio è prima di tutto. E' la materia prima, sempre vivente e attiva di cui siamo
fatti e da cui noi siamo usciti

ASPETTI DELLA PSICOTERAPIA JUNGHIANA:


• STADI DELLA PSICOTERAPIA = Nella visione empirica della psicoterapia Jung distingueva 4 fasi o stadi: confessione;
chiarificazione (corrispondeva alla sua visione dell’analisi freudiana); educazione e trasformazione.
• ANALISI DELLA PRIMA E DELLA SECONDA METÀ DELLA VITA = Jung considerava il suo metodo come un ampliamento di quello
freudiano; per questo, sosteneva che in molti casi, specialmente nella prima metà della vita, quando l’individuo deve ancora
affrontare il mondo, uscire dai legami psicologici parentali, è molto utile l’analisi freudiana che si concentra sulle prime fasi
dello sviluppo evolutivo.
• ASPETTI DEL SETTING ESTERNO = per sottolineare la “parità” dell’analista e del paziente, Jung non utilizzava il divano, ma due
poltrone uguali in posizione vis-à-vis
• INTERPRETAZIONE E AMPLIFICAZIONE = accanto all’interpretazione Jung introdusse il METODO DELL’AMPLIFICAZIONE, in
particolare per i sogni, che consiste nell’uso di paralleli mitici e culturali per chiarire e ampliare il significato del simbolismo
onirico, mettendolo in rapporto con immagini universali.
• PUNTO DI VISTA CAUSALE E FINALISTICO = “nessun fatto psicologico può essere esaurientemente spiegato solo in base alla
sua causalità: in quanto fenomeno vitale esso è sempre indissolubilmente inserito nella continuità del processo vitale, così
che da un lato esso è sempre qualcosa di conchiuso che appartiene al passato ma dall’altro qualcosa che diviene, qualcosa di
creativo”
• APPROCCIO RIDUTTIVO E APPROCCIO SINTETICO = Jung usava il termine “riduttivo” per indicare l’aspetto centrale del
metodo freudiano tendente allo svelamento ed a trovare le radici primitive, istintuali, infantili della motivazione psicologica;
sosteneva, in contrasto con le concezioni freudiane, che la nevrosi non era riferibile soltanto alla ripetizione del passato, nel
senso del mancato superamento delle tappe evolutive infantili MA era legata soprattutto a difficoltà relative al presente,
all’incapacità di affrontare le varie tappe evolutive e che nella nevrosi stessa era contenuta la possibilità di un suo
superamento, attraverso l’attivazione di energie psichiche inconsce che si manifestavano con la formazione di simboli,
specialmente onirici, verso la progressiva assimilazione delle componenti archetipiche. L’approccio riduttivo e quello sintetico
possono anche coesistere: una fantasia può essere interpretata riduttivamente come incapsulamento di una situazione
personale, esito di eventi antecedenti. E può anche essere interpretata da un punto di vista simbolico, sintetico, come
qualcosa che abbozza la linea di un futuro sviluppo psicologico
• IMMAGINAZIONE ATTIVA = processo di sogno ad occhi aperti. Dalla concentrazione su un singolo punto si lasciano sviluppare
le fantasie che emergono, finché acquistano vita propria e acquistano un carattere 'drammatico', e da praticare soltanto
verso la fine dell’analisi, e comunque in presenza di un Io sufficientemente solido.

CONVERGENZE TRA TEMATICHE DELLA SCUOLA JUNGHIANA E SVILUPPO POST -FREUDIANI


Melanie Klein stabilì che l’importanza della strutturazione della personalità andava spostata dalla fase edipica a quella pre-edipica
e anticipa il concetto di fase edipica ai primi anni della vita psichica, soprattutto da mettere in relazione con il rapporto con la
madre.

Attenzione all’uso clinico del controtransfert → In Jung, nell’opera “la psicologia del transfert”, aveva mostrato che c’erano
movimenti transfer e controtransfert che rendevano la coppia terapeutica un campo di azione molto complesso in cui c’erano
moltissime forze di cui il terapeuta doveva rendersi conto; in qualche maniera usciva dalla concezione originaria di Freud in cui
terapeuta e malato venivano considerati su piani molto diversi. Il controtransfert nella concezione freudiana era più un incidente
di percorso che dipendeva dalla non completa elaborazione fatta nell’analisi personale del futuro terapeuta; mentre secondo Jung
erano le due personalità che entrano in contatto e producevano delle dinamiche in un certo senso paritarie, infatti Jung chiama il
suo metodo terapeutico metodo dialettico, sottolineando così l’importanza di considerare i due poli allo stesso livello.

CONTRADDIZIONI DI JUNG
Jung non ha mai fatto una esposizione sistemica delle sue teorizzazioni e ci sono nella sua opera dei punti problematici, si pensa
che sia stato così perché ha privilegiato un ruolo di testimone della complessità del mondo psichico interno che si presenta con le
contraddizioni che la coscienza fa risanare. Alcune contraddizioni:
- La psicologia di Jung cerca di individuare una dimensione psichica comune a tutti gli uomini → ma allo stesso tempo
sottolinea la radicale unicità del singolo individuo
- La sua ricerca si propone come empirica → ma subisce il fascino del mondo esoterico
- Adotta un punto di vista decisamente relativistico → ma talvolta sembra emergere la convinzione di poter tutto comprendere
- La sua teoria della tecnica è articolata → ma viene affermata la sostanziale importanza a fini terapeutici della personalità del
terapeuta (la tecnica da sola non basta a creare una situazione terapeutica adeguata, ci vogliono anche aspetti di personalità
che si possono acquisire, cercando di lavorarci sopra attraverso il lavoro personale che ogni psicoterapeuta dinamico deve
fare su se stesso.
- L’apertura verso altre civiltà ha favorito il dialogo interculturale e suggerisce la massima tolleranza → ma nei suoi scritti si
trovano anche toni etnocentrici e vagamente razzisti
- La sua eredità è stata vista come potenziale fondamento di una psicoterapia prudente e orientata all’integrazione e
all’eclettismo → ma anche come radice di un movimento quasi religioso, integralista e carismatico

**LE 6 AREE DI DISSENZO DI JUNG ALLA PSICOLOGIA FREUDIANA**


1. Jung non concordava con l’interpretazione delle motivazioni umane centrata sulla sessualità; questo lo ha portato ad una
diversa concezione della libido, da lui intesa come energia psichica in senso generale;
2. Jung non concordava con l’approccio generale di Freud alla psiche, che considerava meccanicistico e riduttivo; introdusse,
accanto al punto di vista causalistico, quello finalistico;
3. Una diversa concezione della “realtà psichica” che per Jung ha un’accezione in qualche modo più estesa, che mette in
discussione la distinzione convenzione tra realtà e fantasia. Per Jung la realtà psichica ha una composizione immaginale ed è
l’unica che possiamo sperimentare direttamente; la psiche e la realtà psichica funzionano come un mondo intermedio tra il
dominio fisico e quello spirituale. Connessa a questa è la diversa concezione del sogno;
4. Una diversa concezione dell’inconscio -frutto della rimozione, secondo Freud (almeno inizialmente, perché nella seconda
topica, dopo gli anni 20, l’Es viene descritto come parzialmente ereditario e innato) - in gran parte innato ed ereditario
(teoria degli archetipi), secondo Jung;
5. Una differenza di opinione sulle origini della coscienza e della morale. In contrasto con la concezione Freudiana del Super-Io
come introiezione del divieto paterno dopo la risoluzione del conflitto edipico, Jung sostiene l’esistenza di un principio
innato di individualità: il problema morale è posto psicologicamente quando un individuo affronta la questione di quello che
può diventare in contrasto con quello che diventerà se manterrà certi atteggiamenti; etc. la morale non è un’invenzione
della società ma è inerente alle leggi della vita;
6. Lo status del complesso edipico come centrale nello sviluppo della personalità fu sempre rifiutato da Jung che pur non
negandone la presenza e l’importanza, attribuì maggiore peso e significato alla relazione primaria tra madre e bambino.

PARTE 2: LA PSICOTERAPIA ANALITICA DI GRUPPO

ASPETTI GENERALI DELLA PSICOLOGIA DI GRUPPO


La psicologia di gruppo si fonda su due principi: l’uomo è un animale sociale e il tutto è più della somma delle sue parti

Bion: Nessuna persona, per quanto isolata nel tempo e nello spazio, dovrebbe essere considerata al di fuori di un gruppo o priva
di manifestazioni attive di psicologia di gruppo. Tuttavia, l’esistenza di un comportamento di gruppo è più facile a dimostrarsi, ed
anche ad osservarsi, se il gruppo si riunisce. La differenza apparente tra la psicologia del gruppo e quella individuale è un’illusione
data dal fatto che il gruppo mette in luce dei fenomeni che sembrano sconosciuti ad un osservatore non abituato alla pratica del
gruppo

LA PAROLA GRUPPO E I GRUPPI SECONDO ANZIEU E MARTIN - SCHNEIDER

L’etimologia della parola gruppo rimanda a due concetti: il nodo e il tondo. I gruppi si distinguono dai fatti psichici individuali
perché si riferiscono ad una pluralità o ad un congiungimento di individui. Quattro individui è il numero a partire dal quale i
fenomeni di gruppo si manifestano pienamente.

I fatti di gruppo sono diversi dai fatti sociali perché la pluralità degli individui è, nel primo caso, una pluralità di individui che sono
presenti insieme

Classificazione di schneider delle terapie di gruppo:


- Gruppi di discussione: senza una finalità terapeutica dichiarata, volti alla formazione professionale, in particolare professioni
di aiuto, oppure con finalità terapeutica indiretta (es: rivolti a familiari o caregiver di pazienti)
- Gruppi di attività: arte terapia, etc.
- Terapia di gruppo: rivolta sia a pazienti somatici che psichiatrici, in cui il terapeuta svolge una funzione esplicativa, pedagogica
e di sostegno, con interventi direttivi, senza che vengano affrontate tematiche inconsce o dinamiche di gruppo.
- Psicoterapia di gruppo: analitica di gruppo, rivolta alle problematiche inconsce individuali ed alle dinamiche di gruppo
- Tecniche psicodrammatiche: tra cui lo psicodramma di Moreno costituito dalla messa in scena di tematiche psicopatologiche
messe in scena e quello Psicoanalitico.
➔ In questa classificazione, tutte le tecniche di psicoeducazione rientrano nelle terapie di gruppo.
ORIGINI DELLA PSICOLOGIA DI GRUPPO
Questa è risalente alla maggior parte delle pratiche sciamaniche delle popolazioni primitive, poiché avvenivano in gruppo. Gli
antecedenti storici più simili alle moderne terapie di gruppo sono il baquet di Mesmer e l’albero di Puysegùr.

ALCUNI IMPORTANTI STUDIOSI DELLA TERAPIA DI GRUPP O

> Wundt: fondatore della psicologia sperimentale, interessato anche alla psicologia di comunità, dove pensava si radicassero le
origini di certi fenomeni come il linguaggio, usanze e religioni.
> Durkheim: parlò di rappresentazioni psichiche collettive che coinvolgono il gruppo sociale.
> Gustav Le Bon: pensava che la folla avesse una sorta di inconscio razziale, un’anima collettiva, che li faceva pensare, sentire e
agire in modo completamente diverso da come sentirebbero, penserebbero e opererebbero singolarmente. Fu il primo
psicologo a studiare scientificamente il comportamento delle folle, cercando di identificarne i caratteri peculiari e
proponendo tecniche adatte per guidarle e controllarle. “il solo fatto che essi sono trasformati in folla, li fa partecipi di
un'anima collettiva. Quest'anima li fa sentire, pensare e agire in un modo completamente diverso da come sentirebbero,
penserebbero e opererebbero isolatamente”
> Mc Dougall: Ipotizzò una ’mente di gruppo ‘con una sua propria esistenza specifica, nata dall’ interazione degli individui.
> S.H.Pratt: riunì i pazienti affetti da TBC in gruppi chiamati ‘classi ‘per discutere insieme a loro le tematiche relative alla
malattia ed alle ripercussioni emotive di essa. Utilizzava un approccio di sostegno e pedagogico, favorendo la creazione di un
clima di comunicazione, condivisione e universalizzazione delle problematiche. Può essere considerato il precursore di tutte le
attuali pratiche di ‘psicoeducazione’
> Wilfred Trotter: interessato alla psicologia dei gruppi ed aveva coniato il concetto di ‘istinto gregario’
> Adler: organizzò riunioni di gruppo e di comunità anche nell’ambito dell’infanzia e educazione, può essere considerato uno
dei principali fondatori della psicoterapia di gruppo
> Burrow: aveva ipotizzato sulla possibilità di applicare ai gruppi il metodo psicoanalitico ricevendo una risposta scettica. Iniziò
poi a praticare psicanalisi di gruppo, coniando il termine “terapia di gruppo”
> Schilder: iniziò ad applicare un trattamento psicoanalitico di gruppo ai ricoverati, in particolare ai bambini psicotici
> Wender: applicò le concezioni psicoanalitiche freudiane a pazienti psicotici ricoverati, alternando colloqui individuali, sedute
di terapia di gruppo, riunioni di psicoeducazione, e riscontrò che le sedute di gruppo apparivano essere particolarmente utili;
> Moreno: introdusse la terapia di gruppo presso l’APA e sviluppò la sua teoria delle relazioni interpersonali dando origine allo
Psicodramma’, al ‘Sociodramma’ e alla ‘Sociometria’;
> Foulkers: cominciò a fare psicoterapie di gruppo, fondatore della gruppo-analisi
> Bierer: iniziò varie attività di gruppo per malati psichiatrici ricoverati
> Wolf: si occupò di psicoterapia di gruppo nel periodo della Grande Depressione

INFLUENZA DELLA PSICANALISI DI FRED NELL’ORIGINE DELLA PSICOTERAPIA DI GRUPPO


Freud scrisse nel 1921 “Psicologia delle masse e analisi dell’Io”. NB: Freud si è occupato della massa ma mai del piccolo gruppo.
Qui, rivendicò l’appartenenza della psicologia delle masse al campo della psicoanalisi. Egli afferma che gli aspetti principali sono:
1. l’esaltazione dell’affettività prodotta in ogni singolo individuo
2. il contagio emotivo: i segni percepiti di uno stato affettivo si prestano a destare automaticamente in chi li percepisce il
medesimo affetto

Freud rifiuta l’idea di un istinto della suggestione o dell’istinto gregario, ma introduce il concetto di “libido”, inteso come fattore
anche quantitativo, cioè una forza che tiene insieme la massa. Inoltre, stabilisce un parallelo tra l’angoscia nell’individuo e il
panico nella massa.
• Il timore angoscioso viene provocato o dalla grandezza del pericolo o dalla cessazione di legami emotivi (investimenti libidici);
quest’ultimo caso è quello dell’angoscia nevrotica.
• Il panico scaturisce o dall’ aumento del pericolo concernente tutti o dalla cessazione dei legami emotivi che tengono unita la
massa, è analogo a quello dell’angoscia nevrotica

Freud approfondisce il legame libidico che tiene uniti gli individui nella massa, e individua in esso anche il contraltare del
narcisismo che farebbe tendere l’individuo alla autoaffermazione a scapito degli altri, permettendo così la costruzione della civiltà
→ contrappone la spinta libidica all’aggregazione con il narcisismo, che porta l’individuo all’autoaffermazione a scapito degli altri,
permettendo così la costruzione della civiltà: la libido si sposta verso il polo dell’aggregazione oppure verso il polo del narcisismo.

Freud riprende poi i concetti psicanalitici di:


• Identificazione come forma più originaria di un legame oggettuale, che può diventare per via regressiva il sostituto di un
legame oggettuale libidico mediante introiezione dell’oggetto nell’Io, e che può insorgere in un rapporto a qualsiasi aspetto
posseduto in comune, prima non percepito, con una persona non oggetto di pulsioni sessuali
• Ideale dell’io come concetto complesso in relazione ma non coincidente con quello di Super Io, sviluppato subito dopo, che
comunque riguarda il prodotto di una scissione dell’io che avviene nel normale corso evolutivo- l’istanza risultante ha in sé
aspetti del narcisismo originario del bambino e aspetti delle richieste dell’ambiente, per cui l’uomo, “qualora non possa
essere soddisfatto del proprio io in quanto tale, possa trovare la sua soddisfazione nell’ideale dell’io, differenziandosi dall’Io”.
In questo contesto, rappresenta soprattutto un modello per l’Io.

Attraverso il confronto delle relazioni libidiche, nell’ipotesi della costituzione della massa, Freud arriva a tre conclusioni:
1. L’innamoramento di fonda sulla presenza simultanea di impulsi sessuali diretti e impulsi inibiti nella meta, mentre l’oggetto
attira su di sé una parte della libido narcisistica dell’io. Nell’innamoramento c’è posto solo per l’Io e l’oggetto.
2. L’ipnosi condivide con l’innamoramento il fatto che il rapporto è limitato a due persone, ma si fonda interamente su impulsi
sessuali inibiti nella meta, mette l’oggetto (ipnotizzatore) al posto dell’ideale dell’Io. Non c’è un rapporto sessuale diretto, ma
un rapporto di sottomissione.
3. La massa moltiplica tale processo; coincide con l’ipnosi quanto alla natura delle pulsioni che la tengono unita e nella
sostituzione dell’ideale dell’Io mediante l’oggetto (il leader), ma vi aggiunge l’identificazione con altri individui. I

IMPO: per lui, la massa è un insieme compatta di individui sempre collegata a un capo (leader), mentre questo non c’era nel
concetto di istinto gregario di Trotter: “l’uomo è un essere singolo appartenente a un’orda guidata da un capo supremo”

Il lascito di Freud al successivo sviluppo delle teorie psicoanalitiche dei gruppi consiste in tre ipotesi fondamentali:
1. la natura gruppale della psiche individuale;
2. il gruppo è il luogo di una realtà psichica specifica;
3. la realtà psichica del gruppo precede il soggetto e lo struttura.

La Seconda guerra mondiale diede un forte impulso alla psicoterapia di gruppo per la necessità di curare le nevrosi di guerra. A
Northfield venne sviluppato un modello di comunità terapeutica basato sulle riunioni di gruppo oltre che in modello di
trattamento di piccoli gruppi. Il modello di comunità terapeutica venne poi ripreso nel 1952 da Jones, utilizzato poi per
trasformare in comunità il manicomio di Gorizia.

KURT LEWIN E LA TEORIA DEL CAMPO


Lewin coniò il termine DINAMICA DI GRUPPO per descrivere l’interazione delle forze che agiscono nei gruppi di persone di fronte
ad eventi esterni.

Elaborò la TEORIA DEL CAMPO = per campo, si intende la totalità dei fatti coesistenti ad un dato momento nella loro
interdipendenza (spazio di vita, ambiente sociale, spazio di confine dove si incontrano mondo interno ed esterno) → questo
approccio permette di studiare sia il rapporto tra persona e società, sia le dinamiche del gruppo sociale. (NB: comportamento è in
funzione di una persona in rapporto all’ambiente). il campo, inteso come nozione sociale e psicologica, funziona come un’area di
appartenenza, cioè come una totalità dinamica di investimenti emotivi, ideologici, mentali, che sviluppa una forte coesione, un
senso di appartenenza che si manifesta mediante l'emergere di un sentimento di gruppo e che risponde alla finalità di accrescere
la sicurezza personale, sedimentando un senso di fedeltà verso il gruppo.

Lewin si è sempre preoccupato di integrare teoria e pratica: la comprensione dei fenomeni sociali e psicologici è possibile solo
osservando la dinamica delle forze presenti nel campo, dall’interno di esso. L’ osservazione non è mai disgiunta dall’azione: il
termine action research (ricerca/azione) coniato da Kurt Lewin, si riferisce ad un modello di ricerca che collega la ricerca stessa al
cambiamento dei sistemi sociali con i quali viene in contatto, ed anche al loro miglioramento

Lewin fondò il primo istituto dedicato allo studio delle dinamiche di gruppo che si occupava dello studio della natura dei gruppi e
delle interrelazioni degli individui nel gruppo e dei gruppi tra loro.

T-GROUP : BASIC SKILLS TRAINING GROUP


Nacquero nel 1946, in modo piuttosto casuale, durante un programma di addestramento per formare leader capaci di affrontare
le tensioni tra gruppi etnici, allo scopo di diminuire l’atteggiamento razzista delle persone. (NB: il T-group non è una situazione
terapeutica). Lewin osservò casualmente che se i conduttori dei gruppi di addestramento davano informazioni (feedback) ai
partecipanti sul loro modo di interagire e sui loro atteggiamenti, in una atmosfera di dialogo ed anche di tensione dialettica,
l’apprendimento migliorava, per una maggiore partecipazione della sfera emotiva. Da questa osservazione nacquero i T-Groups,
che successivamente hanno avuto una grande diffusione in vari ambiti. Il T-group è quindi una situazione di apprendimento in cui
gli individui che partecipano al gruppo acquistano sensibilità ai fenomeni gruppali, affinando la percezione che hanno di sé e degli
altri. La riflessione sull’ esperienza avviene nel momento stesso in cui si vive l’esperienza; i partecipanti si immergono nella
situazione di gruppo ed esprimono quello che stanno vivendo nel qui-ed-ora. Il conduttore, dopo aver introdotto l’esperienza,
partecipa anch’egli all’ esperienza da dentro il gruppo.

A partire dal 1950 nella pratica dei T-group cominciarono ad essere introdotte anche concezioni psicoanalitiche, accanto a quelle
originarie di K.Lewin, ovvero: RETROAZIONE (FEEDBACK: il ritorno immediato del giudizio altrui o della reazione al
comportamento); SCONGELAMENTO (rottura dei rapporti abituali, congelati, all’interno del gruppo considerato un’area sicura);
OSSERVAZIONE PARTECIPANTE (contemporanea presenza di partecipazione emotiva e di osservazione obiettiva); STRUMENTI
COGNITIVI (brevi letture esplicative o formulate esplicitamente) → nella pratica sono tutti connessi.

I T-Group con tempo hanno assunto svariate denominazioni: gruppi d’incontro, gruppo esperienziale, di addestramento, di
sviluppo, di risorse umane → hanno tutti in comune la limitatezza della durata; l’accento sulla esperienza del qui ed ora; sulla
espressività emozionale; sulla sincerità interpersonale; sull’abbandono della facciata sociale. Questo tipo di gruppo può avere la
sua miglior definizione nel termine GRUPPO DI INCONTRO creato da Rogers: ebbe un grande sviluppo in USA fino a costruire un
movimento sociale vigoroso e irruente, poteva essere definito come una terapia di gruppo per persone normali. In sostanza quello
che si evidenziava era una dinamica di gruppo ma non sotto il controllo terapeutico.

Sia il T-group che alcuni aspetti del gruppo d‘incontro hanno comunque dato importanti contributi alla moderna concezione della
Psicoterapia Analitica di Gruppo.
• Caratteristiche delle Psicoterapie analitiche di gruppo legate all’ influsso dei T-group
• Accento sull’ interpersonale e sull’ intrapsichico associati
• Ruolo più attivo del paziente
• Uso sistematico di fattori terapeutici come fede, empatia, calore umano, basate sulla
• Comunicazione delle emozioni, e in definitiva accento sulla relazione
• Maggiore attività del conduttore
• Accento sull’ autoconoscenza nell’ attualità

IL MODELLO DI IRVIN YALOM

Il suo approccio è da ricollegare alla psicoterapia esistenziale, che comprende contributi derivanti dalla psicologia dinamica ma in
un’ottica radicata nella prospettiva filosofica della fenomenologia e dell’esistenzialismo.

Secondo Yalom, i fattori terapeutici della psicoterapia di gruppo sono:


1. Infusione della speranza
2. Universalità
3. Informazione
4. Altruismo
5. Ricapitolazione correttiva del nucleo familiare
6. Sviluppo di tecniche di socializzazione
7. Comportamento imitativo
8. Apprendimento interpersonale
9. Coesione di gruppo
10. Catarsi
11. Fattori esistenziali

L’APPRENDIMENTO INTERPERSONALE comprende tutta una serie di step, in una sorta di spirale che dà poi origine al
miglioramento:

- La psicopatologia origina e si esprime nelle relazioni interpersonali disturbate, e lo scopo della psicoterapia è di aiutare il
paziente a creare relazioni gratificanti e libere da distorsioni.
- Il gruppo psicoterapeutico si evolve in una rappresentazione in miniatura dell’universo sociale di ognuno dei partecipanti. I
membri del gruppo verranno a rappresentare i membri della vita sociale del singolo.
- I membri del gruppo, attraverso il feedback e l’autoriflessione, diventano consapevoli degli aspetti significativi delle loro
interazioni sociali. Il gruppo permette la consapevolezza perché quello che avviene nella relazione viene esplicitato, capito ed
eventualmente corretto.
- I membri del gruppo così diventano consapevoli della propria responsabilità personale: ciascuno è autore del proprio mondo
interpersonale, come lo ha creato così lo può cambiare. Nel gruppo diminuisce la tendenza ad attribuire agli altri la
responsabilità di ciò che succede perché sono io che creo una certa modalità di relazione con l’altro.
- La consapevolezza è direttamente proporzionale alla quantità di affetto collegata all’ interazione. Più è forte la quantità di
affetto e maggiore è la consapevolezza.
- Ogni partecipante al gruppo può gradualmente ‘azzardare’ nuovi tipi di comportamento all’ interno del gruppo, superando
così le fantasie negative. Ognuno può esprimere il proprio pensiero.
- Il comportamento così appreso si trasferisce dall’interno all’ esterno del gruppo, dal microcosmo al macrocosmo sociale. Ogni
singolo partecipante, quando esce dal gruppo si comporterà con le modalità del gruppo.
- Si mette in moto una spirale adattativa, prima all’ interno poi all’ esterno del gruppo, attraverso le reazioni positive degli altri,
con aumento dell’autostima e incoraggiamento dei cambiamenti. Dentro il gruppo tutti vogliono per senso di appartenenza
acquisire qualcosa dall’esperienza; quindi, si impegnano ad affrontare aspetti positivi o negativi (che vanno trasformati).
- Alla fine, la spirale acquista una tale autonomia ed efficacia da rendere superflua la terapia. Il singolo partecipante del gruppo
avendo avuto modo di apprendere dal gruppo, può uscire da quello ed applicare il metodo/modello appreso. Questo rimanda
al termine della psicoterapia dinamica: quando il paziente riesce a diventare terapeuta di sé stesso, può finire la terapia.
Yalom ha parlato anche di COESIONE DI GRUPPO = la risultante di tutte le forze che agisce sui membri del gruppo per trattenerli
nel gruppo stesso, l’attrattiva che il gruppo esercita sui suoi componenti → è il corrispettivo della relazione nella terapia
individuale. Per Yalom essa non è di per sé un fattore terapeutico ma una condizione necessaria perché la terapia sia efficace, in
modo analogo a quanto avviene nella terapia individuale dove la “relazione guarisce”. È fondamentale che i gruppi diventino coesi
e che i conduttori stiano attenti all’esperienza personale che ciascun membro ha del gruppo, prendendo provvedimenti rapidi nel
caso in cui insorgessero problemi riguardanti la coesione.

LA PSICOTERAPIA ANALITICA DI GRUPPO


Il gruppo funziona come un microcosmo e funge da palestra per le relazioni interpersonali.

L‘indirizzo analitico, ha come proprio fondamento la dimensione dell’inconscio, sulla cui presenza ed attività alla base della vita
psichica si fonda ogni teorizzazione psicoanalitica. Questo vale anche per la psicoterapia di gruppo, ma il riconoscimento della
possibilità di applicare le concezioni psicoanalitiche al gruppo è arrivato tardi. l’invenzione psicoanalitica del gruppo s’iscrive nel
movimento psicoanalitico in varie tappe, suscitando interrogativi sulle sue ipotesi di fondo, fin dalle prime fasi dell’origine stessa
della psicoanalisi. Si parla di matrice gruppale dell’invenzione della psicoanalisi attraverso un apparente paradosso:
“...l’esplorazione del più intimo, del più nascosto e del più singolare, contro cui si mobilitano gli effetti congiunti della censura
intrapsichica e della censura sociale può essere intrapresa solo in una relazione intensa di piccolo gruppo e contro alcuni effetti di
questa relazione”. È dalle dinamiche interne a questo gruppo - di cui i membri non avevano consapevolezza, non avendo gli
strumenti per affrontarle - ed in particolare dai resti dei transfert non analizzati o analizzati in modo insufficiente negli spazi delle
cure individuali, prenderà origine l’Istituzione stessa della psicoanalisi.

Freud rifiutò le ipotesi di chi, come Le Bon e Trotter, introduceva l’idea di specifici istinti o pulsioni ‘gregarie’, riconducendo i
fenomeni di gruppo a movimenti della libido legata alle pulsioni sessuali da lui teorizzata. La concezione freudiana implica che la
realtà psichica non sia localizzata interamente nel soggetto considerato nella singolarità del suo apparato psichico.

Fu soprattutto Trigant Burrow a sviluppare negli anni 20 e 30 in USA una ‘terapia di gruppo’ di derivazione psicoanalitica, che si
diffuse ampiamente nel clima culturale post ‘grande depressione’ - giovandosi anche di apporti di altre aree di ricerca,
costituendo un esempio precursore di ‘pluralismo applicato’. Questo orientamento clinico e teorico, le cui propaggini si
estendono fino all’ epoca attuale, per es. in Kernberg, utilizzava il gruppo fondamentalmente nell’ ottica di fornire un appoggio
per un funzionamento armonioso all’ Io dell’individuo, e non era molto interessato allo sviluppo di una teorizzazione specifica
riguardo alla realtà psichica gruppale. → schematicamente può essere definito psicoterapia analitica IN gruppo

A partire dagli anni 40 si sviluppa invece una attenzione maggiore alla realtà psichica del gruppo come ente unitario, a partire
spesso da esigenze, diciamo così, pratiche legate alla necessità di trattare molti pazienti insieme (Seconda guerra mondiale). Le
teorie psicoanalitiche del gruppo che si sono sviluppate da questo mutamento di attenzione riguardo alla realtà psichica del
gruppo stabiliscono la differenza tra lo spazio intrapsichico riconosciuto dalla pratica psicoanalitica della cura individuale e uno
spazio psichico generato dai legami di gruppo, tale spazio non è ricondicibile alla somma degli spazi psichici individuali ed è
caratterizzato da strutture e leggi proprie. Queste teorie derivano anch’esse dalle concezioni freudiane che indivuano nel gruppo
una realtà psichica specifica, ma in esse è riconoscibile anche l’influenza della Gestalt e concezioni di Lewin, soprattutto nel
considerare il tutto come diverso dalla somma delle parti → schematicamente può essere definito psicoterapia analitica DI
gruppo

La psicoterapia analitica applicata alla dimensione gruppale si può quindi distinguere in due categorie: Psicoterapia analitica in
gruppo e Psicoterapia analitica di gruppo.

➢ ASPETTI TEORICI:

IN GRUPPO DI GRUPPO
• Il modello teorico è quello delineato da Freud in ‘Psicologia delle • Il modello teorico è centrato sulla
masse e analisi dell’Io’, = transfert sul conduttore e tra ‘fratelli’. considerazione del gruppo come un’unità, con
• Oggetto dell’intervento terapeutico è il singolo paziente, tenendo le sue proprie dinamiche studiabili da una
conto anche delle sue interazioni con gli altri membri prospettiva psicoanalitica
• L’utilizzazione delle dinamiche di gruppo non viene incoraggiata • Oggetto dell’intervento è il gruppo nella sua
perche’ tenderebbe a ‘disperdere’ il transfert dentro il gruppo ed a totalità, la ‘terapia’ è rivolta ad esso ed il
aumentare il livello di ansia miglioramento individuale non è cercato
• Il materiale su cui si basano gli interventi è sempre quello raccontato direttamente
in seduta, riferito alla vita dei pazienti al di fuori del gruppo, e non • Vengono utilizzate le dinamiche di gruppo
quello che emerge tra i membri nell’ interazione ‘qui ed ora’ • Si è diffuso soprattutto in Europa
• Si è diffuso soprattutto negli Stati Uniti; • Principali esponenti: Foulkes, Bion, Ezriel,
• Principali esponenti: Slavson, Wolf e Schwartz, Kernberg. Anzieu, Kaes, in Italia Corrao e Neri
➢ ASPETTI TECNICI:

IN GRUPPO DI GRUPPO
• L’enfasi viene posta sulle relazioni di transfert • Non c’è focalizzazione sulle relazioni di transfert sul terapeuta
individuali, sia sul terapeuta che tra i membri o tra i membri
• Il terapeuta da’ interpretazioni ai singoli pazienti • Gli interventi del terapeuta si rivolgono prevalentemente al
come in una situazione duale gruppo come insieme, più raramente ai singoli membri
• La frequenza è molto intensa, fino a 4 sed/sett • La frequenza è generalmente 1/sett.
• Vengono effettuate, alternativamente, sedute con il • Il terapeuta è anche un membro del gruppo e contribuisce
terapeuta e senza il terapeuta; il terapeuta non è come gli altri al sorgere del pensiero gruppale
considerato un membro del gruppo • Tutte le sedute vengono effettuate con il terapeuta, e di solito
• Non viene prestata attenzione all’emergenza di vengono scoraggiati incontri del gruppo senza il terapeuta
processi di gruppo, e non vengono date • Viene prestata la massima attenzione all’ emergenza dei
interpretazioni a livello di gruppo processi di gruppo ed alle dinamiche di gruppo
Secondo alcuni questa contrapposizione può essere comunque giudicata anacronistica, essendo attuale nel secondo dopoguerra
ma venendo superata con nuova capacità di sintesi da parecchi autori; infatti attualmente la distinzione tra queste due modalità è
considerata in modo più sfumato, in considerazione della dialettica tra attenzione all’ individuo nel gruppo e considerazione del
gruppo nel suo insieme che comunque deve sempre essere presente in una situazione terapeutica; è molto rara una Psicoterapia
Analitica in Gruppo in forma, diciamo così, ‘pura’ (cioè senza riferimenti alle dinamiche di gruppo). Il contratto che il terapeuta fa
nel gruppo terapeutico è comunque rivolto al singolo, ad una persona che richiede di entrare in una psicoterapia di gruppo, che
però ha comunque lo scopo di andare a curare un disagio individuale.

Secondo Kaes sono 3 le principali tendenze riscontrabili nelle teorie psicoanalitiche del gruppo, che rappresentano una sorta di
continuum lungo l’asse individuo-gruppo (da queste 3 teorie originano degli orientamenti diversi):
• Centrate sul gruppo come luogo di una realtà psichica che gli è propria, per la comprensione della quale vengono proposti
modelli diversi [corrisponde al ‘di’ gruppo].
• Centrate sulla questione del soggetto nel gruppo, utilizzando l’analisi del legame intersoggettivo per comprendere la realtà
psichica che la situazione di gruppo mobilita nei soggetti che lo compongono.
• Centrate sulla comprensione delle modalità con cui il gruppo organizza la vita psichica del soggetto; quindi, l’intersoggettività
viene riportata in qualche modo come problematica all’ interno del singolo soggetto [corrisponde all ‘in ‘ gruppo].

In Italia ha avuto particolare importanza e sviluppo la ‘Psicoterapia Analitica di Gruppo’, soprattutto nel modello derivante dalle
concezioni di Bion, intorno al quale, per iniziativa soprattutto di Francesco Corrao, si è coagulato un gruppo di psicoanalisti poi
organizzatisi nel centro di ricerche ‘Il Pollaiolo’, fin dagli anni ’60. Dal centro ‘Il Pollaiolo’ è poi derivato l’attuale IIPG (Istituto
Italiano di Psicoanalisi di Gruppo).

Guardiamo ora i principali modelli:

MODELLO DI FOULKES (GRUPPOANALIS I)

Foulkes dichiara che la gruppoanalisi deriva ed è ispirata dalle sue esperienze come psicoanalista, ma non è una psicoanalisi degli
individui in un gruppo. Neppure è un trattamento psicologico di un gruppo da parte di uno psicoanalista. E’ una forma di
psicoterapia praticata dal gruppo, nei confronti del gruppo, incluso il suo conduttore”

I concetti fondamentali di Foulkes sono i seguenti:


1. RETE: “L individuo è parte di una rete sociale, un piccolo punto nodale, solo artificialmente può essere considerato
isolatamente. Oltre a queste ramificazioni orizzontali, con le altre persone e con la comunità, ha una connessione verticale con
la sua eredità biologica”. Concetto che deriva dalla psicologia sociale ma si applica anche alla patologia, che non viene vista in
relazione all’ individuo ma come funzione di una rete di relazioni tra parecchi individui, il sintomo individuale viene visto come
disturbo dell’equilibrio di una rete. Il ‘plexus’ è la parte della rete più stretta intorno all’ individuo (famiglia, amici etc.)
2. MATRICE: “la matrice è il terreno comune condiviso che determina la comprensione ed il significato di tutti gli eventi” filtro
attraverso il quale viene osservato e compreso il mondo. Non è il prodotto di una singola psiche, ma si origina dalla messa in
comune da parte di ogni individuo del proprio mondo interno; la risultante non è la semplice somma delle parti, ma
un’esperienza complessa di relazioni, di interazione, di visioni del mondo. Quando si riuniscono delle persone in un gruppo
terapeutico ognuna di queste persone porta dentro di sè, la propria rete, diversa per ognuno dei partecipanti, la fusione di
queste reti interattive rappresenta la matrice di quel particolare gruppo terapeutico. “La matrice di un gruppo è ciò che
trasforma un piccolo numero di persone sconosciute e tra loro scollegate in un gruppo avente una vita propria, con una
propria cultura ed una propria storia”
3. RISONANZA: nel gruppo tutto avviene in rapporto a situazioni di risonanza tra analoghe zone o stratificazioni della psiche dei
vari membri,” non solo vi è una comunicazione inconscia tra le persone, ma essa risulta essere estremamente specifica e
selettiva”
4. RUOLO DEL CONDUTTORE: Il processo di cambiamento è attribuito al gruppo nel suo insieme, e il ruolo del conduttore viene
assimilato a quello di un catalizzatore. Egli è comunque fondamentale, in un ruolo diverso da quello degli altri membri, anche
se è un membro del gruppo a tutti gli effetti: deve essere al tempo stesso partecipante ed osservatore

MODELLO DI BION

Secondo Bion è necessario mettere da parte tutte le precedenti teorie psicoanalitiche sul gruppo per arrivare ad una visione senza
preconcetti → è arrivato a una teoria sul gruppo che mette in evidenza le funzioni del gruppo di lavoro associate ad un
comportamento spesso caratterizzato da forti emozioni, che può essere interpretato come una reazione emotiva del gruppo ad
uno dei tre assunti di base.

A contatto con la complessità dei problemi della vita di gruppo, l’adulto, come per una massiccia regressione, torna ad usare quei
meccanismi che secondo M.Klein sono tipici delle prime fasi della vita mentale → il risultato di questa è: il convincimento che il
gruppo sia qualcosa di diverso da un semplice aggregato di individui e anche le caratteristiche che il singolo attribuisce al gruppo
in questione. La fantasia che il gruppo esiste è sorretta dal fatto che la regressione implica per l’individuo la perdita della sua
‘individualità’; questo fenomeno è quindi di ostacolo alla possibilità di considerare questo aggregato come composto da individui.
Ne segue che, se l’osservatore ritiene che si sia creato un gruppo, gli individui che lo compongono devono aver sperimentato tale
regressione.

secondo Bion le concezioni di Freud, che applicano ai gruppi il modello del gruppo familiare, non vanno abbastanza in profondità
e trascurano proprio la fonte dei principali comportamenti emotivi nel gruppo, rappresentata invece dalle difese contro angosce
psicotiche, secondo i meccanismi più primitivi descritti da M.Klein: scissione e identificazione proiettiva → quindi secondo Bion
il funzionamento del gruppo si poteva spiegare molto meglio a questo livello di funzionamento mentale primitivo rispetto a quello
di Freud.

In realtà nessuna persona dovrebbe essere considerata al di fuori di un gruppo o priva di manifestazioni attive di psicologia di
gruppo. Tuttavia, l’esistenza di un comportamento di gruppo è più facile a dimostrarsi, ed anche ad osservarsi, se il gruppo si
riunisce: il gruppo mette in luce dei fenomeni che sembrano sconosciuti ad un osservatore non abituato alla pratica del gruppo.

Per Bion ogni gruppo può funzionare secondo due modalità tra loro in opposizione: GRUPPO DI LAVORO – GRUPPO IN ASSUNTO
BASE. Queste sono in funzione di attività mentali di tipo completamente diversi → NON sono due tipo di gruppo diversi, ma due
tipi di funzionamento mentali diversi.

GRUPPO DI LAVORO
Ogni gruppo si riunisce per ‘fare’ qualcosa; nell’ esplicare questa attività le persone cooperano ognuna secondo le proprie
capacità. Questa cooperazione è volontaria e si basa su un certo grado di abilità intellettuale del singolo. La partecipazione a
un’attività è possibile solo a persone con anni di esercizio e che si siano sviluppate intellettualmente per la loro disponibilità ad
apprendere dall’ esperienza. Dal momento che questa attività è legata un compito, essa è fondata nella realtà. Le sue
caratteristiche sono simili a quelle che Freud attribuì all’ Io → ‘Gruppo di lavoro è questo aspetto dell’attività mentale del gruppo.
Il termine si riferisce solo a un’attività mentale di un tipo particolare e non alle persone che la svolgono. Il terapeuta è il leader che
permette di promuovere il gruppo di lavoro. Il gruppo di lavoro è uno stato mentale che implica il contatto con la realtà, tolleranza
delle frustrazioni, controllo delle emozioni. Il gruppo lotta per mantenere una struttura razionale.

I principali strumenti del gruppo di lavoro sono:


1. L’organizzazione
2. La struttura
3. La cooperazione
4. La comunicazione verbale

GRUPPO IN ASSUNTO BASE


Ad un certo punto il gruppo di lavoro non funziona più perché emergono forti emozioni nel gruppo: L’ attività del gruppo di lavoro
è ostacolata, deviata da certe altre attività mentali che hanno in comune l’attributo di forti tendenze emotive. Queste attività, a
prima vista caotiche, acquistano una certa strutturazione se si ammette che esse derivano da alcuni ASSUNTI DI BASE comuni a
tutto il gruppo. La partecipazione ad un’attività regolata da un assunto di base non richiede nessuna preparazione, esperienza,
nessuna cooperazione o sviluppo psichico. E’ istantanea, inevitabile e istintiva; mancano le funzioni relative alla consapevolezza
del tempo, all’accettazione della frustrazione, alla capacità di sviluppo, e tutto quello che va in questa direzione diventa oggetto di
attacco ostile, attacco alla possibilità di insight. Anche il linguaggio non ha caratteristica di pensiero ma di azione. Dipende solo
dalla presenza nell’ individuo della ‘VALENZA’ → esprimere la capacità del singolo di combinarsi istantaneamente e
involontariamente con un altro per condividere un assunto di base ed agire in base ad esso.
Gli ‘assunti di base’ sono situazioni emozionali, intense e primitive, che insorgono in modo automatico ed involontario all’ interno
del gruppo, e ne interrompono la configurazione come ‘gruppo di lavoro’; sono inconsci per gli individui che compongono il
gruppo, e spesso contrari alle loro opinioni coscienti e razionali.

Bion ipotizza l’esistenza di 3 assunti di base che si somigliano molto tra loro (non si possono considerare come stati mentali
distinti) e che si possono alternare nel gruppo in modo tale che ne è presente solo uno alla volta mentre gli altri sono ‘latenti’, a
‘qualcosa di più fondamentale’ legato ad un livello di funzionamento ‘protomentale’, una matrice nella quale si perde anche la
distinzione tra psichico e somatico. Ogni assunto di base dà origine ad un leader con caratteristiche specifiche.

a) DIPENDENZA = il gruppo si riunisce allo scopo di essere sorretto da un capo, dal quale dipendere, per ricevere nutrimento,
materiale e spirituale, e protezione. Si crea una polarizzazione tra il gruppo ed il leader, vissuta ambivalentemente. Il leader
viene idealizzato. I singoli membri tendono privilegiare relazioni individuali con il leader; il gruppo si rivolge al leader in attesa
di ‘nutrimento’, e la ‘guarigione’ viene vista come effetto di qualcosa di magico anziché scientifico. Se il terapeuta non
asseconda queste richieste, ma cerca di fornire interpretazioni su quanto sta accadendo, il gruppo può difendersi spostando
la funzione di leader su un paziente, generalmente il membro più patologico.
b) ACCOPPIAMENTO = basato sulla formazione di una coppia, all’ interno del gruppo, dalla cui unione c’è l’aspettativa che nasca
una sorta di leader messianico, o anche un’idea, che metterà fine a tutte le sofferenze causate dai sentimenti di odio,
distruzione, negatività, disperazione. Perché il gruppo rimanga nello stato di speranza è necessario che questo leader non sia
nato, una speranza sussiste fino a quando rimane tale. Il gruppo tende a dirigere i suoi sforzi verso la creazione di un messia,
sia esso una persona, un’idea o un’utopia.
c) ATTACCO-FUGA = il gruppo si forma e resta unito per lottare o fuggire da qualcosa, e cerca un leader che possa portare a
termine questi compiti; spesso sono personalità paranoiche, pronte a riconoscere ‘nemici esterni’. Il tipo di leadership che il
gruppo riconosce come adatta, è quella dell’uomo che mobilita il gruppo per attaccare qualcuno, oppure per guidarlo nella
fuga. Il nemico può essere sia esterno che interno al gruppo, come il terapeuta: l’ostilità verso il terapeuta si può manifestare
attraverso degli attacchi diretti, il disprezzo o ignorando i suoi interventi. Sia il panico che l’ira sono aspetto del gruppo in
attacco-fuga

MODELLO DI NERI

Neri è riuscito a mettere insieme vari elementi di varie concezioni in modo molto armonico e permette di fare una valutazione più
“avanzata “queste sono le principali Idee-guida:
1) Il gruppo costituisce un insieme, una comunità, un collettivo, capace di pensiero e comunicazione emotiva
2) Il pensiero del gruppo opera su elementi appartenenti ad uno ‘spazio’ o ‘campo comune’
3) L’analista che opera in un gruppo ha compiti diversi da quelli che assumerebbe nel setting tradizionale (duale)
4) L’ analista e i membri del gruppo devono apprendere a pensare in termini di difficoltà che si manifestano nel campo del
gruppo e non in quello di ciascuno dei partecipanti

Secondo C.Neri l’estrapolazione di costrutti teorici dalla psicoanalisi tradizionale al gruppo è problematica, e può provocare
confusione; anche se i fenomeni descrivibili come transfert possono essere riscontrati, la maggiore importanza deve essere
attribuita ai costrutti relativi al funzionamento del gruppo come un tutt’ uno, come quello di campo. → Il suo modello appartiene
a quella che abbiamo definito ‘Psicoterapia analitica di gruppo’.

Introduce il concetto di CAMPO, concetto complesso derivante da vari ambiti teorici a partire da Lewin → indica una situazione
interpersonale che non corrisponde alla somma degli psichismi interni dei singoli ma assume caratteristiche indipendenti. Il
concetto di ‘campo multi-personale ‘ è stato sviluppato come estensione della descrizione degli psicoanalisti argentini M. e W.
Baranger della situazione psicoanalitica come ‘campo bi-personale’ , in cui si origina un ‘terzo’ con qualità e dinamiche proprie,
autonome rispetto ai due impegnati nel rapporto.

NEL CAMPO SI POSSONO INDIVIDUARE 3 LIVELLI DI STRUTTURAZIONE:


1. Setting
2. Transazione verbale che si svolge in seduta
3. Fantasia inconscia bi-personale, cui l’esperienza analitica permette di accedere come alla struttura latente del campo, è
costituita da un gioco incrociato di identificazioni proiettive che coinvolge, in varia misura, tanto i membri del gruppo quanto
l’analista. (NB: essa non deve essere confusa con l’uso più classico del termine ‘fantasia inconscia’ legato alle vicende
pulsionali dell’individuo, ma ha maggiore attinenza con gli ‘assunti di base’ di Bion)

TRE ANGOLAZIONI TEORICHE DA CUI SI PUÒ DESCRIVERE IL ‘CAMPO’:


1. CAMPO COME ‘DEPOSITO (O CONTENITORE) TRANS-PERSONALE’ = la risultante dell’insieme delle immagini, sentimenti,
pensieri, fantasie, rappresentazioni nella seduta e più in generale presenti e attive nel gruppo in un dato momento. Il campo è
una situazione fluida, in continuo movimento, una sorta di amalgama in cui confluiscono elementi diversi: per gli individui è
sia un luogo separato da sé in cui distaccare sentimenti e tensioni, sia un’estensione di sé. Correale distingue un ‘campo
storico’ da un ‘campo attuale’, che è comunque condizionato dal primo. esso può in apparenza non trovare accoglimento da
parte degli altri membri e ricevere invece una risposta ‘inaspettata’ molto tempo dopo si può ipotizzare che il problema e
anche diversi e successivi ‘abbozzi’ di risposta siano stati depositati nel campo, sino al momento in cui hanno avuto la
possibilità di venire espressi”.
2. CAMPO COME STATO MENTALE = quello che il gruppo in quel momento vive come situazione psichica. È un sistema
complesso di fantasie, emozioni, idee legate tra loro, che costituisce una sorta di ‘sostegno di base’ nella relazione gruppale,
in modo analogo alla funzione dell’attenzione dell’analista al paziente in psicoterapia individuale. Questo stato mentale può
però subire delle variazioni, legate alla presenza di forti componenti emotive od anche ad una sorta di ‘diffusione trans-
temporale’ di elementi caratteristici di altri ‘campi’, come quello familiare di un pz, che modificano il ‘campo’ del gruppo
terapeutico. Se il gruppo produce determinati ‘stati mentali’, (per es. noia, rancore, leggerezza) questi possono permeare e
intridere il ‘campo storico’, dando origine a una qualità della cultura, dell’appartenenza di quel certo gruppo, che non si può
facilmente trasformare, come avviene per es. per gli odori depositati nel tempo in certi ambienti collettivi.
3. CAMPO COME SISTEMA DI SINCRONICITÀ E INTERDIPENDENZA = utilizza una concezione molto complessa (e controversa) di
C.G.Jung, la Sincronicità, definita come “..un principio di nessi acausali” che viene usata da Jung per dare un’ inquadramento a
esperienze particolari che sembrano sfuggire ai principi di spazio, tempo e causalità ma appaiono molto significative e non
meramente casuali. l’ottica della sincronicità considera i sentimenti, le idee, i fatti che avvengono nel gruppo come
compresenti, sia nel caso appartengano al momento attuale, sia nel caso appartengano al passato, sia nel caso siano semplici
aspettative o timori rispetto al futuro”. Porta quindi, da un lato, a una forte ‘compressione temporale’ di eventi nel ‘qui-ed-
ora”, dall’altro ad adottare un particolare metodo di pensiero che non separa, isola, sceglie e classifica, ma assume la totalità
degli eventi come espressione di un significato complessivo. Il campo è anche caratterizzato dalla ’ Interdipendenza’ degli
elementi tra loro, per cui un cambiamento di un elemento comporta la modificazione di tutti gli altri. Questo riguarda anche la
possibilità di intervenire attraverso una scelta - ci può essere tutta una serie di elementi confusi, disagio, stagnazione,
qualcuno può assumersi il compito di proporre un senso a quanto sta avvenendo e quindi ‘dare forma’ al campo.

I “QUATTRO OGGETTI DELL’ATTENZIONE DELL’ANALISTA” DURANTE LA SEDUTA:


1. LE PERSONE = ogni partecipante propone la propria storia fantasmatica con diversi mezzi espressivi, seguendo sia
l’andamento del gruppo sia lo sviluppo di essa. L’ analista riconosce le principali configurazioni e l’evoluzione di ognuno
nell’ambito della relazione con lui e con il gruppo; deve saper riconoscere le capacità degli individui e i loro stili particolari, e
dare uguale o anche maggiore attenzione e considerazione a quei membri che hanno più difficoltà ad esprimersi con le
parole.
2. LE RELAZIONI INTERPERSONALI = Il gruppo non è soltanto una cornice (come nell’ analisi in gruppo), e quindi si svolgono
scambi molto liberi e intensi, durante i quali i partecipanti possono cogliere emozioni e vissuti anche inconsapevoli degli altri.
Foulkes ha utilizzato il termine ‘risonanza’. Un’altra caratteristica è la ‘metabolizzazione’ reciproca di determinate situazioni
emotive, anche per es. attraverso l’emergenza di fantasie, immagini etc. in seduta. L’ interazione tra i membri del gruppo può
a tratti assumere le caratteristiche di una ‘catena associativa gruppale’, un modo per esprimere fantasie dei singoli e del
gruppo nel suo insieme.
3. IL RAPPORTO TRA LE PERSONE ED IL GRUPPO = oltre alla ‘catena associativa gruppale’ la comunicazione di gruppo può
assumere la forma di una ‘stella’, in cui c’è un punto centrale che funge da raccordo e da centro, che può essere già dato, ad
es. una fantasia o sentimento presente in seduta, o qualcosa che sta emergendo. Quello che per una persona sola può essere
difficile da rappresentare, può essere meglio visto attraverso tanti punti di vista diversi.
4. I FENOMENI TRANS-PERSONALI = È qualcosa di esteso, diffuso, impalpabile, che può venir suddiviso in tre categorie,
comunque embricate e non separabili: Atmosfera o ‘tono di fondo’ della seduta; ‘medium’; effetti degli ‘assunti di base’.
L’analista per cogliere e riconoscere i fenomeni trans-personali si può affidare anche ad una parte artistica della sua
personalità; più che con la mente razionale si possono percepire con la parte capace di commuoversi e farsi sorprendere

FASI SALIENTI DELLA TERAPIA ANALITICA DI GRUPPO :


1. FORMAZIONE DEL GRUPPO = una particolare attenzione viene data alla composizione iniziale del gruppo. Vengono di solito
effettuati colloqui individuali preliminari per valutare la possibilità per il singolo paziente di effettuare un lavoro terapeutico
psicodinamico di gruppo. l’interrogativo che il terapeuta si pone di fronte all’ inserimento di un nuovo paziente è duplice:
questo paziente può trarre vantaggio dall’ essere inserito in questo gruppo? e questo gruppo, come si può trasformare in
seguito all’ inserimento di questo paziente?. Entrare nel mondo del gruppo rappresenta un’esperienza che concentra su di sé
tutto l’interesse. La maggioranza dei partecipanti all’ inizio della terapia mette in primo piano l’impegno di porsi in relazione
con il gruppo e con le altre persone, rispetto al bisogno - abitudine di esporre e fare riferimento ai propri problemi. All’inizio i
partecipanti non ne parlano affatto
2. STATO GRUPPALE NASCENTE = in questa fase inizia a prendere consistenza il gruppo come unità. In questa fase avviene:
> Attesa messianica: ogni gruppo si costituisce intorno a un’idea ‘messianica’, trascinante e coinvolgente, che da’ speranza e
fiducia e a una persona che ne è portatrice- nel gruppo psicoterapeutico
> Illusione gruppale: all’ inizio del gruppo è facile sentire affermazioni come ‘siamo i più bravi, etc”, che non si basano su una
visione realistica, ma su una ‘illusione’. Questa illusione ha due facce: da una parte è una difesa che risponde ad un desiderio
di sicurezza, di fronte alla minaccia per l’Io data dalla situazione analitica gruppale, uno spostamento da un narcisismo
individuale a uno di gruppo - ‘fare un buon gruppo’ può essere uno spostamento difensivo rispetto al fine della psicoterapia,
rimettersi in questione individualmente, verso il quale c’è ambivalenza; dall’altra è un modo per andare incontro all’ urgenza
dei membri di stare insieme, quando manca ancora la capacità di stare insieme come un gruppo di persone che cooperano
> Depersonalizzazione: uno stato mentale corrispondente ad una certa perdita dei confini del Sé, un cambiamento nel proprio
modo abituale di pensare e rapportarsi con la realtà circostante, anche secondo parametri spazio-temporali. Una sorta di
‘smontaggio’ degli schemi percettivi, comunicativi e comportamentali individuali finalizzato alla costruzione di schemi
gruppali e alla messa in azione di adeguate modalità collettive di elaborazione e pensiero
3. STADIO DELLA COMUNITÀ DEI FRATELLI = Può seguire dopo mesi, ma anche anni di lavoro nel gruppo, il precedente. È
preparato da una serie di eventi: l’appartenenza al gruppo non è più in discussione; diventano più disponibili a mettersi in
gioco; i temi di cui si parla diventano più precisi, il gruppo va oltre una semplice partecipazione emotiva; l conduttore è
percepito come meno rigido e distante, più umano e vulnerabile; diminuiscono la dipendenza e il timore nei suoi confronti, vi
sono lunghi momenti in cui il gruppo quasi lo dimentica; le persone non si rivolgono più soltanto all’ analista, ma provano a
collocare i propri pensieri ed interrogativi nel campo di gruppo.si realizza la presa di consapevolezza dell’ esistenza e delle
potenzialità elaborative del gruppo come soggetto collettivo, come comunità capace di pensiero. I partecipanti avvertono di
detenere un diritto rispetto al gruppo, non in quanto singolo individuo, ma in quanto partecipe della Comunità, ed anche una
responsabilità verso di esso. Ogni membro si trova ad essere contemporaneamente un paziente ed un agente attivo che
svolge una funzione nel trattamento degli altri. Anche le persone più danneggiate e sofferenti si rivelano strumenti sottili e
sensibili per il riconoscimento e la lettura dei comportamenti e delle fantasie degli altri.

FATTORI TERAPEUTICI NEL PICCOLO GRUPPO A CONDUZIONE ANALITICA :


1. Nel gruppo i pazienti scoprono, talora con sbalordimento, che certe difficoltà e paure, che pensavano fossero esclusivamente
loro, sono comuni alla maggioranza dei presenti.
2. Nel gruppo è più facile farsi un’idea della propria identità come molteplice, non come momento transitorio, ma come base
della identità - il gruppo è una sorta di modello di ‘molteplice che funziona’.
3. i membri fanno l’esperienza che la loro positiva realizzazione avviene nell’ambito di un progresso complessivo del gruppo e
mai a discapito degli altri membri.
4. la fantasia e l’esperienza di guarigione non riguardano soltanto i partecipanti, ma anche il gruppo nel suo insieme
5. ogni partecipante ottiene in relazione a ciò che investe nel lavoro comune - è essenziale che la persona dia un segnale di
volere essere accolta ed aiutata nel gruppo. Quando ha mandato questo segnale, le deve essere riconosciuto il diritto ad
esistere e a avere uno spazio affettivo e relazionale. La persona successivamente diverrà capace di riconoscere a se stessa
questo diritto.
6. L’ analista dà rilievo agli elementi di differenza e di individualità dei singoli partecipanti, dando riscontro e conferma alle
nuove competenze.
7. La presa di consapevolezza della propria identità richiede il raggiungimento della ‘posizione depressiva’ da parte dei singoli,
attraverso la separazione di sé dalle fantasie e l’accettazione della limitatezza della propria vita.
8. Il gruppo può avere anche degli aspetti ostacolanti attraverso la tendenza a vivere tutto, specialmente all’ inizio, all’ interno di
un’emozione unica ed omogeneizzante; il terapeuta deve sempre tener presente questa possibilità, che talvolta porta alla
persistenza nei singoli di ‘nuclei di sofferenza’ non visti ed affrontati, ‘incistati’ in modo silenzioso nel rapporto con lui, per
poter riportarli nel gruppo.

IL RUOLO DEL TERAPEUTA DEL GRUPPO ANALITICO :


L’analista deve resistere ad ogni tentazione di uniformarsi alle tensioni e ai sentimenti che dominano il gruppo e assumersi invece
la responsabilità di pensare come individuo. Queste nozioni però, se assunte come asse portante su cui si basano gli interventi del
terapista, possono veicolare l’idea di un analista troppo ideale, severo e intransigente. Il conduttore del gruppo è anche un co-
pensatore che lavora spalla a spalla con gli altri partecipanti e non una persona in qualche modo distaccata e su un altro piano
rispetto a loro

il conduttore di un gruppo deve dedicare allo sviluppo del gruppo di lavoro una attenzione almeno pari, se non superiore, a quella
che dedica all’ analisi dei fenomeni propri della mentalità primitiva. Il pensiero di gruppo, infatti, è un frutto e un’espressione del
gruppo di lavoro”

Nel gruppo analitico il terapeuta opera in modo diverso dalla situazione analitica duale. Egli è nel cerchio insieme agli altri, li vede
e ne è visto. Il suo ruolo, se inizialmente deve essere attivo, nel senso di stimolare la circolarità gruppale e i processi relazionali, in
seguito è meno immediatamente pregnante che nel rapporto duale. Il terapeuta stesso è immerso nel clima gruppale e deve
esserne al contempo dentro e fuori, partecipe e osservatore, a volte protagonista o deuteragonista, coro o spettatore, del
‘dramma’ in atto.

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