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La divina onnipotenza

Lo spunto per l'epistola sulla divina onnipotenza viene a Pier Damiani dopo una visita al monastero
di Montecassino, durante la quale, come lui stesso racconta, ebbe una discussione con un monaco di
nome Desiderio che sosteneva, in base ad una affermazione fatta da San Girolamo[15] che Dio non
fosse in grado di restituire la verginità ad una donna che la avesse perduta. Ciò significava in pratica
che Dio non può cambiare il passato.

Argomentando contro S. Girolamo, Damiani dimostra di non sottostare al principio di autorità: «[...]
io non guardo a chi ha detto una cosa, ma a che cosa si dica». Questo fatto colloca Damiani sul
fronte opposto a quei dialettici che in quello stesso periodo del Medioevo andavano affermando
nuovi modelli di razionalità, basati soprattutto sulla logica greco-antica (su tutti Aristotele,
l'auctoritas per eccellenza), ma anche a un certo tipo di Patristica.

L'attribuire un qualche tipo di impotenza a Dio, sembra a Pier Damiani una affermazione che non si
può fare con leggerezza. Ciò che soprattutto gli preme è arrestare l'arroganza di quei teologi che
ponevano la divinità al di sotto della Logica, dimenticando la totale trascendenza di Dio che è
quindi al di fuori della portata della ragione umana. Ciononostante egli fa appello proprio alla
ragione per mostrare che, se bene usata, essa può servire anche a riportare all'umiltà quelli che
dicendosi sapienti, giungono a dire di Dio che non può fare qualcosa.[16]

Il fatto che fino ad ora nessuna vergine sia mai risorta dopo caduta, non è affatto prova che Dio non
sia capace di farlo. Infatti, argomenta il Ravennate, fino a prima della nascita di Cristo si sarebbe
potuto dire che Dio non era in grado di far partorire una vergine. L'unica cosa che Dio non può fare,
né sa come fare è il male ma ciò non è da intendersi come una impotenza, bensì come rettitudine
della volontà divina (inoltre era opinione diffusa, a partire da Agostino di Ippona, che il male fosse
privo di positività ontologica, che cioè sia nulla). «Ma d'altra parte tutto quel che vuole, senza alcun
dubbio, lo può.»[17].

Usando quelle che Damiani chiama "le invincibili ragioni della fede", egli argomenta che non solo
Dio può far risorgere "nel merito" una vergine caduta, ma che può farlo anche fisicamente, cioè
"nella carne": «Quei che ha formato una creatura che non esisteva, non potrà ripararne una che già
esiste ma s'è guastata?».

La questione di conseguenza si amplia: che rapporto ha Dio con il tempo? È in grado di cambiare il
passato e far sì che ciò che è accaduto, non sia accaduto? A queste domande ancora una volta Pier
Damiani cerca di rispondere con la ragione, fermo restando però il confronto continuo con la
rivelazione del testo biblico. La legge del mutamento governa le cose e gli enti del mondo: nascono,
durano, muoiono. Espressione del divenire è il tempo, scandito secondo il passato, il presente, il
futuro. Ma per Dio questi sono la medesima cosa, trascende tali dimensioni: «[...] per rapporto alla
sua eternità [...], il suo presente non si cangia mai in passato e il suo oggi non diventa mai domani,
né altro momento del tempo». Dio può (o poteva) impedire l'accadimento delle cose, facendo sì che,
ad esempio, Roma, la quale fu fondata in tempi antichi, non sia (o non fosse) fondata? La risposta
dipende dal modo in cui si fa uso della categoria "tempo". In riferimento all'eternità, che gli è
propria, Dio può; in relazione all'uomo, che vive e conosce mutamenti incessanti, Egli poteva: «[...]
tutto quello che Dio poteva, questo anche può [...]. Quel potere, che aveva prima che Roma
sorgesse, permane ognora immutabile [...] sicché, allo stesso modo che, di qualsiasi cosa, possiamo
dire che Dio poteva farla, possiamo dire ugualmente che può farla per la ragione che il suo potere,
che è coeterno a Lui, resta sempre fermo e immutabile.» In un'ottica deterministica come quella di
Damiani, chi nega a Dio potere sul passato, glielo nega anche sul presente e futuro, poiché sono tutti
egualmente necessari. Bisogna quindi ammettere che nella sua extra-temporalità sia parimenti
onnipotente tanto sul passato quanto sul futuro. Ma non vi è un "prima" e un "dopo" nella
dimensione divina, tutto ciò che Dio decide di cambiare lo fa nel suo "eterno oggi".

Emergono qui i limiti della ragione umana dei quali Damiani è ben consapevole, infatti
l'implicazione di questa teoria è che Dio sia svincolato dal principio di non-contraddizione. Questa
capacità lo pone al di sopra della logica e rende quindi impossibile per l'uomo, che è invece
soggetto all'ordine razionale, la comprensione piena del divino.

15. "Arditamente parlo: per quanto Dio tutto possa, non può far risorgere una vergine dopo la
caduta. Egli può bensì liberarla dalla pena, ma non riesce a ridarle la corona della verginità
perduta."

16. Non è quindi corretto affermare che Pier Damiani sia completamente anti-dialettico.

17. De divina omnipotentia, cap. II

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