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Meditazioni sulla Santa Famiglia

Comunit damore di Ges, Maria e Giuseppe


(Giovanni Paolo II)

Nazareth la scuola dove si comincia a comprendere la vita di Ges: la scuola del Vangelo
(PaoloVI)

La Santa Famiglia, Modello di preghiera


- La preghiera di Ges Da Nazareth al Golgota, da Betlemme al Calvario, la vita di Ges fu una preghiera ininterrotta, una supplica continua che dalla terra saliva al trono del Padre. Soffermiamoci a contemplare Ges a Nazareth, quale sublime Maestro di preghiera. Tutto in quellumile casetta favoriva lorazione: lontana dai rumori del mondo, al suo interno non regnava il tumulto delle passioni, ma calma profonda e silenzio ininterrotto; anche il lavoro che qui si esercitava invitava al raccoglimento, non divenendo mai fonte di distrazione. A Nazareth Ges pregava incessantemente, non per s poich - riflette San Cipriano - quale bisogno ha un innocente di supplicare per se stesso? Egli pregava per le nostre iniquit. Il mondo era un immenso spineto, un campo sterminato completamente arido ed incolto in cui nascevano le erbe dannose dogni vizio. Nei lunghi anni della vita nascosta a Nazareth, con la sua preghiera incessante Cristo fecondava il gran deserto del mondo, bagnandolo con lacrime continue e trasformandolo con calde suppliche. Dalla sacra dimora di Nazareth scaturiva un torrente di lacrime con le quali Ges irrorava il cuore degli uomini e li preparava ad accogliere la sua grazia. Quali notti, quali giorni furono quelli santificati dalle preghiere dellUomo-Dio! Comera benedetta quella casa! L si chinava il Cielo, si ricostruiva il mondo, si preparava il gran disegno della salvezza: da essa dipendevano le speranze degli uomini. E dove era riposta la forza invincibile delle preghiere di Cristo? Nel sacrificio che accompagnava la preghiera; nel duro lavoro cui egli si applicava volontariamente; nei patimenti che soffriva ed offriva con la pi grande Carit; nellumiliazione infinita, annientato dinnanzi al Padre nella figura di un carpentiere... E noi tutti fummo bagnati da quelle lacrime, riscattati da quelle suppliche...
(Meditazione del Can. don Paolo Bonaccia, 1838-1894)

La Santa Famiglia, Modello di preghiera


- La preghiera di Maria SS. e di S. Giuseppe E bello a Nazareth il silenzio profondo, santificato dalla sublime preghiera. Tutte le ore del giorno e della notte scoprono quei tre Cuori inabissati nella contemplazione. ... In tanti anni, nellumile Casa di Nazareth Maria lavora e prega, prega e lavora. Il lavoro stesso in un certo senso sublime preghiera poich, se le mani si posano sulla lana o sul lino, oppure si dedicano alle cure domestiche, il cuore in Dio, gli occhi al Cielo, i pensieri nellabisso della Divinit. A somiglianza del Figlio, quando Maria prega, abbraccia tutti i tempi, santificando ogni generazione: tutti entrano nel suo Cuore e sono fortificati dal suo amore; per tutti Ella intercede, piange, supplica, si commuove di tenerezza materna. ... Anche Giuseppe comprende nella sua preghiera tutti i tempi, unendosi in tal modo alla supplica universale del Redentore e della Corredentrice. Quando Giuseppe prega, Ges e Maria lo sostengono negli alti voli della contemplazione. Sorte beatissima quella del Patriarca, che apprende a pregare da Ges stesso, che prega al suo fianco, e da Maria, che unisce le sue preghiere a quelle del suo Sposo. Il Santo introdotto nel santuario dei due Cuori di Ges e di Maria da cui attinge luce, calore e vita, divenendo in tal modo il loro discepolo pi perfetto e, dopo Ges e Maria, il nostro pi grande Maestro.
(Meditazione del Can. don Paolo Bonaccia, 1838-1894)

O silenzio di Nazareth, insegnaci il raccoglimento, linteriorit, il bisogno e il valore della riflessione, dello studio, della meditazione, della vita interiore, della preghiera che Dio solo vede nel segreto
(Paolo VI)

La Santa Famiglia, Modello di nascondimento


- La vita nascosta di Ges Chi vuole meditare il Modello perfetto della vita nascosta venga a Nazareth. Nazareth significa nascondimento e Nazareno vuole dire appartato. Niente di pi appropriato in ordine alla vita che la Santa Famiglia vi trascorre per molti anni. Il Verbo eterno, disceso dal trono della gloria celeste per assumere la nostra umanit, predilige il nascondimento. Prima della nascita Egli si cela per nove mesi nel grembo materno, e cos il chiostro verginale di Maria racchiude Colui che n la terra, n il mare, n i cieli possono contenere. Neonato, si cela in un corpicino infantile e strette fasce cingono Colui che stringe in pugno luniverso. Poco dopo la sua nascita, Egli attraversa luoghi solitari per fuggire alla ferocia di un re che lo per-seguita, recandosi in Egitto in cerca di una dimora in cui rifugiarsi e vi trascorre al-cuni anni, inosservato e sconosciuto. Fanciullo, ritorna nella sua stabile dimora, la Casa di Nazareth, per continuare la sua vita di nascondimento fino ai trentanni cir-ca det. Mistero ineffabile! Leterno Padre stabilisce per lui solo trentatr anni di vita terrena e, di questi, circa trenta di vita oscura, nascosta! Solo una volta, allet di dodici anni, a Ges concesso di far rifulgere allesterno un momentaneo ba-gliore della sua gloria e della sua sapienza al Tempio con i Dottori della Legge; per il resto: silenzio, solitudine, nascondimento. Qui la mente umana si confonde, incapace di penetrare gli oscuri decreti divini Tuttavia, anche se lintelletto non giunge a comprendere le divine disposizioni, possiamo concludere con certezza che in tale nascondimento deve essere celato un grande tesoro, se lUomo-Dio tanto lo desidera! A Nazareth, a Ges basta lunione con il Padre celeste: nullaltro gli resta da desiderare. Quando nel nascondimento Egli ha il suo eterno Padre, Egli ha tutto; e anche se dovesse prolungare la sua vita nascosta in perpetuo, nulla in perpetuo gli mancherebbe... Altissimo insegnamento per tutti! Chi si discosta dalle creature, simmerge nel Creatore. La vita nascosta non mai fonte di noia; pi si gusta, pi aumenta il desiderio di assaporarla, poich Dio stesso si cela nel na-scondimento ed Egli non solo basta a chi lo cerca, ma sovrabbonda infini-tamente.
(Meditazione del Can. don Paolo Bonaccia, 1838-1894)

La Santa Famiglia, Modello di nascondimento


- La vita nascosta di Maria SS. e di S. Giuseppe Se il Figlio nascosto, nascosta deve essere anche la Madre. La copia non pu essere dissimile dalloriginale e copia perfettissima Maria, che ritrae con perfezione somma Ges. LImmacolata non conobbe che il nascondimento. La sua bellezza celestia-le fu nota unicamente agli Angeli, affinch essi lammirassero, e a Dio, cos che Egli se ne compiacesse. Proclamata Madre del Salvatore promesso, dove la scorge lAngelo messaggero? Intenta a pregare il suo Dio, nel nascondimento di una stanza appartata. Segreto il colloquio, segreto lannuncio, segreto il consenso, segreto il patto stipulato fra Cielo e terra, segreto il compimento del grande Mistero. Tutto copre il velo del nascondimento. Maria diviene poi Madre felice, anzi la pi felice fra tutte le donne. E come si svolge la sua vita di Madre? Nel nascondimento pi profondo: nascosta in Egitto, nascosta soprattutto a Nazareth, la sua vita trascorre solo con il Figlio Ges e con il suo Sposo verginale Giuseppe, totalmente lontana dal mondo... ... Anche lanimo di Giuseppe ricco del pi alto nascondimento. Non vi stata esistenza pi nascosta di quella condotta dal santo. Chi mai lo conobbe nei giorni della sua esistenza terrena? Chi lo vide? I sassi della grotta di Betlemme, le solitudini dellEgitto, lo spazio angusto della Casetta di Nazareth: essi solo lo conobbero. Giuseppe il santo pi eccelso, ma al tempo stesso pi nascosto. Con gioia si rinuncia ad ogni considerazione umana quando si ha quella del Re e della Regina delluniverso. Egli non fu conosciuto da altri che da Ges e Maria, e ora in Cielo il pi vicino ad entrambi. ... O Famiglia Nazarena, si ritorni presto alla tua scuola, si formino le fami-glie al tuo magistero, si riformi il mondo sul tuo modello!

(Meditazione del Can. don Paolo Bonaccia, 1838-1894)

La Santa Famiglia, Modello di silenzio


Nazareno significa appartato, separato dagli altri e consacrato pienamente a Dio. Come ben conviene questo nome a Ges, Maria e Giuseppe, la cui Casa dimora di ritiro e di solitudine! Gli Angeli che difendono questo luogo santo ne tengono lontano ogni mormorio o clamore mondano che possano turbare il raccoglimento dei fortunati abitatori. Perch la Santa Famiglia ama il ritiro? Perch coltiva il silenzio? Perch parla di rado, pronunciando solo parole indispensabili e frasi discrete, brevi, misurate, molto avvedute? Non solo per offrire un nobile esempio di prudenza nelluso della lingua ma, ancora e specialmente, per consacrare tutto il tempo allorazione. O Famiglia benedetta, le cui tre labbra non pronunciarono mai una sola parola spiacevole: chi non sinnamorer di te? O Casa Nazarena, piccola di spazio, ma illimitata per grazia; povera allocchio profano, ma inestimabile allocchio divino; delizia di Dio; secondo Paradiso terrestre, inaccessibile al serpe maligno; granaio mistico in cui Ges, Maria e Giuseppe radunarono la messe infinita dei loro meriti; fontana perenne che arricchisti e arricchirai ancora la nostra Chiesa con le acque salvifiche dei tuoi favori: quando spanderai queste tue ricchezze sulle case cristiane? Le nostre famiglie, o Ges, Maria e Giuseppe, assomigliano purtroppo al campo seminato dal pigro, dove non spuntano che povere ortiche e spine pungenti. Volano i giorni sulle nostre case per inabissarsi nel mare delleternit, senza lasciare in esse alcuna traccia di bene e di santit. Case ridotte a spelonche, immagini del deserto! La vostra Casa Nazarena, al contrario, fu sempre un giardino delizioso. In ogni istante, esso produceva il suo fiore e portava il suo frutto. Intercedete per noi, o Ges, Maria e Giuseppe, affinch riscattiamo il tempo trascorso, operando incessantemente per il bene, cos che, per que-sta vita terrena ben spesa, ci doniate la beata vita immortale, e per il tem-po ci doniate leternit.

(Meditazione del Can. don Paolo Bonaccia, 1838-1894)

La santificazione del lavoro nella Casa di Nazareth


Nella Casa di Nazareth tutti lavorano. Ges, in quanto Dio, non sarebbe tenuto al lavoro ma, affinch ne traessimo insegnamento, in quanto uomo vi si sottopone, e in quale modo umiliante! Egli non disdegna di essere chiamato il figlio del carpentiere e carpentiere lui stesso. Anche Maria si dedica con impegno continuo al lavoro. Quanto dolce per lei lavorare accanto a Ges! Quante volte resta con le mani sospese sul lavoro, contemplando attonita il Figlio che si presta ai servizi pi umili della casa! Il peso pi grande della fatica , per, per Giuseppe. Quante volte egli ricava appena quanto basta per nutrire il Figlio e la Madre! Ma volentieri si toglie il pane di bocca per donarlo a Maria e a Ges, saziandosi nel vedere felici quei due carissimi Beni. Il pi grande fra gli Angeli avrebbe ambito allonore dun tale esercizio, sostituendosi volentieri al carpentiere di Nazareth per provvedere al cibo dellUomo-Dio e della Madre di Dio! O Ges, il tuo travaglio santificava il nostro, ribenedicendo il lavoro che divenne compenso della colpa dei nostri primi Padri. Quale gloria, quale conforto, per noi, figli della terra, poter unire le nostre fatiche a quelle dellUomo-Dio! O Maria, quale luce e dolcezza spande il tuo operare! Se tu, cos delicata e santa, non disdegnasti di dedicarti al lavoro, potremmo disprezzarlo noi, cos vili ed imperfetti? E se anche tu, o Giuseppe, consacrasti tutte le tue forze ad un gravoso lavoro, come potremmo noi esserne dispensati? O Ges, Maria e Giuseppe, intercedete per noi, affinch possiamo divenire operai instancabili in questo pellegrinaggio terreno, cos da poter conseguire la grande ricompensa celeste, dove non vi sar pi travaglio, n dolore, n tribolazione. Cos sia.

(Meditazione del Can. don Paolo Bonaccia, 1838-1894)

La Santa Famiglia, Modello nel lavoro quotidiano


Venne nel mondo Ges, crebbe negli anni e nellofficina di Nazareth lavor, fatic, sud accanto al Padre verginale Giuseppe. Ogni goccia sulla fronte delloperaio divino era un olocausto di propiziazione che placava la giustizia del Padre ed attraeva la Misericordia celeste sulla terra. Ges lavor per noi, per santificare il nostro lavoro ed elevare ad un ordine soprannaturale le nostre fatiche che, offerte al Cielo con retta inten-zione e sublimate dalla grazia di Cristo in virt delle sue, divengono per noi fonte di merito e di ricompensa eterna. ... Come Ges, nonostante fosse Dio, volle assoggettarsi alla fatica, similmente Maria, bench Madre di Dio, nella Casa di Nazareth esercit ogni virt domestica, santificando incessantemente il suo lavoro. ... San Giuseppe, poi, era un operaio infaticabile... Sii benedetto, o Giuseppe, che fosti costituito dallEterno Padre quale sostegno della sua Casa! Benedetto il pane del tuo sudore, che ci conserva Ges, Pane vivo disceso dal Cielo! Benedetta la tua laboriosit, che nutr il Redentore e la Corredentrice del mondo! ... O Ges, Maria e Giuseppe, quale sublime scuola doperosit e di fatica ci donate nella vostra Casa di Nazareth! Gli atti del vostro spirito si avvicendano con le opere delle vostre mani poich, mentre lavorate col corpo, con lo spirito abitate continuamente in Cielo. Quanto fu santa la vostra fatica, offerta incessantemente a Dio; quanto utile al mondo, sia per lesempio che ci donavate, che per le benedizioni che ottene-vate per lintero genere umano! ... Tutto a Nazareth ordinato a Dio, centro di tutti i pensieri, stabile riposo di tutte le vicende della vita... Attingi, anima cristiana, attingi continuamente allo spirito della Casa Nazarena: eleva le tue occupazioni allordine soprannaturale e troverai in esse una sorgente di gaudio ed un inestimabile tesoro di virt.

(Meditazione del Can. don Paolo Bonaccia, 1838-1894)

La Santa Famiglia, Modello di umilt


Lumilt la base pi solida e sicura della santit, la madre e la maestra della perfezione, la chiave di volta delledificio spirituale. O santa Casa di Nazareth, tu sei davvero la reggia dellumilt cristiana! Cosa vi in te che non predichi questa regina delle virt? La profondissima sottomissione di Ges, laltissima umilt di Maria, il mirabile abbassamento di Giuseppe colmano di stupore e annientano ogni vanagloria... ... In ogni pietra di Nazareth scritto: Imparate da me, che sono umile di cuore! In questa dimora, infatti, Colui che ammirato dagli Angeli ignorato dagli uomini; la Verit, che fa gioire i Cieli, sconosciuta al mondo. ... La Vergine, poi, vince in santit ogni altra creatura, poich tutte le creature Ella sorpass in umilt. La parola pi cara al suo labbro quella di ancella: Ecco lancella del Signore! Ella si abbass pi dogni altra creatura e il Creatore, pi che in ogni altra, in Lei si compiacque; fu esaltata sopra i Cieli, poich discese fino agli abissi. ... San Giuseppe ritrae pi dogni altro, dopo la Vergine, lumilt del Nazareno. Eppure Egli tanto grande dinnanzi a Dio! La sua grandezza poggia sullumilt di Cristo, di cui imitatore perfetto. Anima cristiana, non ti invaghire delle opere clamorose, in cui sovente si annidano vanit e orgoglio, ma innamorati delle azioni sante, compiute nellumile nascondimento, dove celata la vera virt... Quanto pi gran-de sei, tanto pi devi abbassarti: cos troverai grazia presso Dio e non subirai mai le cadute dei superbi... Misera, se in ogni cosa non ripeti di cuore: Io sono un servo inutile.
(Meditazione del Can. don Paolo Bonaccia, 1838-1894)

Era loro sottomesso: era obbediente a Maria e a Giuseppe. Ecco tutto! Ges si umiliato, bench ripieno di gloria, e noi perch insuperbire, noi, che per umiliarci avremmo bisogno solo di conoscerci, di conoscere il fondo di miseria che abbiamo dentro?
(Beato Giuseppe Nascimbeni)

La Santa Famiglia, Modello di povert


Ges Cristo - venuto in terra per insegnare agli uomini a cercare i beni celesti, distaccandosi da quelli terreni - impart loro un sublime insegnamento, scegliendo una vita estremamente povera. Quel Dio che bont infinita, da cui proviene ogni bene in Cielo e in terra, senza del quale nulla sussiste, venne in questo mondo privo, bisognoso di tutto, senza ereditare da esso il pi piccolo bene. Da Betlemme allEgitto e dallEgitto a Nazareth, la povert lo accompagn quale sposa inseparabile. Non gli sarebbero mancate comodit e ricchezze, se le avesse volute, ma Cristo abbracci la povert con amore immenso. ... Maria Vergine, la Madre di Ges, sorpass ogni creatura nellimitazione della povert del Figlio. Tuttavia, nella Vergine non tanto importante considerare la povert del corpo, quanto quella del cuore. Maria fu la grande povera di spirito: il suo sguardo non sfior mai le vanit del mondo, il teatro dei beni terreni non fu fonte per lei del minimo affetto o desiderio. ... Giuseppe, quale discendente della famiglia di Davide, poteva aspirare al trono dei suoi padri. La Provvidenza, invece, lo fece nascere in povert. Giuseppe non se ne lament, anzi, ne gio in cuor suo, perch pi libero di consacrare tutto se stesso al Signore. ... Anima cristiana, spogliati delle tue cose, spogliati di te stessa! Meno possiedi e pi ricca sei, perch hai Dio e i suoi doni spirituali. Un cuore vuoto della terra pieno del Cielo, e quanto pi progredirai nello spirito di povert, tanto pi sarai pronta per il Paradiso.
(Meditazione del Can. don Paolo Bonaccia, 1838-1894)

O Verbo eterno, ti fai vedere tra noi da povero dentro una bottega Dimmi, c altro da inventare per farti amare?
(SantAlfonso M. de Liguori)

La Croce di Cristo, da Nazareth al Golgota


Lintera vita di Cristo fu immolazione infinita sullaltare della giustizia del Padre per la Redenzione del genere umano. Non appena concepito a Nazareth, dal chiostro verginale di Maria Egli esclama: Io sono la grande Ostia, perci ho assunto un corpo atto a patire Ges comincia da allora il suo cammino mortale, cammino di sofferenze infinite A Betlemme, poi, Egli non soffre come un neonato comune, che non comprende ancora di patire, ma come Colui che tutto intende perfettamente, perch gi in possesso dellintera ragione Da Betlemme, quindi, fugge in Egitto: ecco una nuova messe di patimenti nella fuga, nel viaggio, nella dimora in terra straniera. Quale amaro spettacolo: Egli, Verit eterna, fra le statue di divinit pagane bugiarde! Ges torna, infine, dallEgitto a Nazareth e qui gode un po di pace, ma una pace amarissima, perch contristata dalla triste prospettiva del futuro. La visione del Calvario gli si pone sempre innanzi... Lo specchio dellingratitudine umana, che si estende di generazione in generazione, muove continui assalti al suo Cuore; sovente piange sullinu-tilit della sua sofferenza per molti, sospira per laccecamento e la durezza di tanti popoli... Quante volte il suo Cuore avr percepito le nostre empiet! E le spine che lo circondano, che altro sono, se non questo? Anima cristiana, tu sei chiamata a seguire da vicino lUomo-Dio coronato di spine. Il nostro patire, infatti, ci avvicina a Lui che, posposta ogni gioia, scelse la mortificazione. Nel mondo, invece, si soffre con ira, rancore, rabbia; spesso la sofferenza diviene disperata poich non si sa o non si vuole soffrire con Cristo. Mistero della Croce, quanti pochi ti comprendono!

(Meditazione del Can. don Paolo Bonaccia, 1838-1894)

La Croce della Famiglia Nazarena


Non vi casa senza croce e membro della famiglia che non abbia la sua. Misera sarebbe quella dimora da cui la croce fosse bandita. Nella Casa di Nazareth essa torreggia pi alta che altrove, poich le tre grandi anime di Ges, Maria e Giuseppe divennero tali patendo. Per Ges, la Croce fu innalzata subito dopo la nascita: a Nazareth, poi, si perfezion di giorno in giorno, finch sul Golgota fu consumato lolocausto. Chi pu dire quante lacrime sparse Ges per noi nella sua vita nascosta? Chi pu narrare quanti sospiri e gemiti egli emise in quei trentanni? Limmensa tela dei nostri peccati gli si poneva innanzi ad ogni istante, riscuotendo dal suo petto il tributo del dolore... Ma Ges esult grandemente nel percorrere la via di sacrifici sempre maggiori e, poich pi dogni altro amava i suoi genitori Maria e Giuseppe, cos pi da vicino li fece partecipi della sua sofferenza e, quali due primi e principali rami, li innest al tronco della sua Croce. Appena, infatti, Maria disse: Io sar la Madre del Redentore, dovette anche dire: Io sar la Madre dellUomo dei dolori. Ella, che conosceva profondamente le Scritture, contemplava in esse le pene predette al Redentore: Isaia, Geremia, Davide, i Profeti... La Vergine era gi vittima, vittima di dolori annunciati... Alle profezie, poi, segu presto la realt: per lei Betlemme, lEgitto, Nazareth furono monti di mirra, salite dolorose che dovevano condurla alla vetta pi alta e pi penosa: il Calvario... A Giuseppe accadde come a Maria: mentre fu innalzato a grandi onori, fu anche destinato a grandi dolori. Pericolo di morte, esilio, afflizioni, fatiche in-cessanti! Quali fascio di croci grav su di lui in segno del suo amore!... O Ges, Maria e Giuseppe, in virt dei sacrifici da voi patiti nella vita nascosta, intercedete affinch le nostre famiglie sopportino con merito e con rassegnazione quelle croci che la Divina Provvidenza vorr mandare; fate che i membri di ogni

casa cristiana, specchiandosi in voi, sentano pi leggere le loro tribolazioni e, dopo aver seminato in questa vita nelle lacrime, raccolgano in Cielo nella consolazione.
(Meditazione del Can. don Paolo Bonaccia, 1838-1894)

Maria, la Madre dei dolori


Ges fu chiamato lUomo dei dolori, e Madre dei dolori venne chiamata Maria. In Cielo era decretato che alla salvezza del mondo non si potesse pervenire che per la via del dolore, per mezzo di unamara espiazione. Ges doveva ottenerla con loblazione di se stesso alla giustizia del Padre, e Maria - la pi vicina a Ges in quanto sua Madre - doveva essere pi dogni altro partecipe alla Redenzione. Di Ges fu scritto: Fu necessario che Egli patisse. Dunque, fu altrettanto necessario che patisse anche Maria. Nessuno pu, tuttavia, comprendere a pieno il martirio di questa Vergine, non solo sotto la Croce, dove ella si consum, ma anche durante la sua vita, in cui dal dolore mai fu separata. Solo quel Dio che conosce a pieno la dignit e la santit di Maria pu intendere pienamente anche gli abissi profondi del suo dolore. ... O Calvario, quale ombra cupa gettasti su Nazareth, sullEgitto, su Betlemme, sugli anni vissuti dalla Vergine! La sua mente fu sempre funestata da ta-le visione; limmaginazione perennemente turbata da una simile sventura; il cuore sempre oppresso da strette di morte; i sentimenti delicatissimi perpetuamente turba-ti dalla mostruosa ingratitudine degli uomini. Dopo Ges, dobbiamo dunque ammirare nella Vergine la vittima sublime, immolata a vantaggio dellumanit perduta, a causa del peccato. Eppure, Maria, vittima nobilissima, sopport con somma pazienza, fortez-za e rassegnazione lardua prova. ... Anime afflitte, non sapete che tutti dobbiamo patire? Che proprio del cristiano patire cose grandi? Lalbero non si consolida se non alle scosse frequenti del vento di tramontana poich, piegato da esse, mette radici pi profonde; sono piante ben fragili quelle che crebbero in un luogo tranquillo...

Beata quellanima che accoglie mitemente nel cuore queste trafitture e ne forma il suo fascio di mirra: essa imita la vita della Vergine nella Casa Nazarena.
(Meditazione del Can. don Paolo Bonaccia, 1838-1894)

Lesempio della Sacra Famiglia ci conforti a portare pazientemente le nostre amarezze

Maria e Giuseppe, i perfetti adoratori


Maria e Giuseppe furono i primi veri adoratori in spirito e verit, rendendo un omaggio dei pi graditi allAltissimo... Mirabile intimit dunio-ne era quella di Nazareth, un vero Paradiso in terra! La Vergine santissima, nella sua umile vita domestica, era ammirabile. Sapeva di dover preparare la Vittima per il sacrificio... Quale martirio! Eppure, Ella adorava e offriva, accettando amorosamente anche le pi croce-figgenti permissioni divine... Quale compiacimento prendeva la SS. Trinit nellanima di Maria! Dopo ladorazione di Maria SS., il Signore non potr pi ricevere dalla terra adorazioni pi perfette di quelle di San Giuseppe, tanto che lo si potrebbe considerare a ragione come padre e suscitatore della schiera degli adoratori. Il divin Padre, a quel suo vero adoratore in spirito e verit, comunic di s una conoscenza ineffabile. Gli fu data una penetrazione e comprensione dei misteri divini tale, da fargli vivere la pi alta vita di grazia e di unione con Dio... Questo umilissimo e caro santo eccelle ora nella gloria sugli altri eletti. In lui spiccano le virt caratteristiche del vero adoratore: umilt, silenzio, annientamento. Lo si vede assorto in unesta-si di ammirazione, come tante volte lo fu anche in terra, quando gli era dato dintuire le grandezze e la sublimit dei tesori che aveva in custodia. Tutto in lui perfezione di grazia e, come unarmoniosissima arpa, eleva delle mirabili armonie alla Santissima Trinit, che tanto di lui si compiace... Che bel Magnificat canta al suo Dio!

(Beato Pietro Bonilli)

... Fino alla fine dei tempi, lEucaristia avr nella divina Madre e in San Giuseppe degni adoratori in rappresentanza di tutta lumanit. Entrambi, vicinissimi al SS. Sacramento, gli rendono un omaggio di adorazione che supplisce a tutte le nostre deficienze. Noi, annebbiati da tanta ignoranza, non potremmo rendere a Ges un omaggio di adorazione perfetta, e sempre, quando ci poniamo dinanzi al SS. Sacramento solennemente esposto, dovremmo intendere di unirci a questi adoratori perfetti.
(Meditazione della Serva di Dio Madre Maria Costanza Zauli, 1886-1954)

La Casa di Nazareth, tabernacolo eucaristico


Soavissimo, il periodo della vita della Santa Famiglia di Ges, Maria e Giuseppe in Nazareth! LAdolescente, che andava gradatamente manifestando i suoi tesori di sapienza e di grazia; la sempre pi intima fusione di anime fra la Madre e il Figlio; la luminosa santit di San Giuseppe... Quale anticipo di beatitudine in quella vita silenziosa e nascosta! ... La Madonna stata la prima vera adoratrice in spirito e verit. Nessunaltra creatura potr mai essere in grado di rendere allAltissimo omaggio gradito quanto il suo, perch nessuno potr avere di Dio la conoscenza che ne aveva Lei, n amarlo come Ella lo amava... ... Quale rispettoso amore, che vita celeste fra quei due santi Sposi! Maria amava e stimava il suo fedele Custode; ammirava la sua purezza e le virt delle quali lo vedeva ornato... Ladorazione di quei due Cuori puri attirava benedizioni e grazie su tutta la terra. ... Quegli anni Nazareni furono la solidissima base per ledificio di quella vita di perfezione che si sarebbe poi vissuta nella Chiesa. Ma gli adoratori del Santissimo Sacramento nulla hanno da invidiare alla Santa Famiglia di Nazareth! Ad essi il Divin Padre ha affidato lo stesso Tesoro che affid a Maria da custodire ed adorare. ... Sul globo terrestre, infatti, una sola Luce rimane, capace di fugare le tenebre: il SS. Sacramento. LEucaristia forma come una bellissima regione di candore, ove col Figlio di Dio possono permanere le anime fedeli, sotto il compiacente sguardo dellAltissimo... E il

mondo dovr fi-nalmente comprendere a chi deve lo scampo dallestrema rovina...


(Meditazione della Serva di Dio Madre Maria Costanza Zauli, 1886-1954)

Rivestito di umana carne era il Salvatore. Quellannientamento portava il segreto della grandezza, doveva disperdere lumano orgoglio. Egli doveva essere il vincitore di satana ed essere Egli, Pane di vita, la saziet dei suoi fedeli
(Servo di Dio don Dolindo Ruotolo, 1882-1970)

Veniamo a Lui!

Tutte le creature, nessuna eccettuata, dovrebbero prostrarsi in estasi dadorazione e di riconoscenza davanti allEucaristia, miracolo continuo dellamore divino che n Socrate, n Platone, questi grandi, che tra gli antichi pagani meglio intuirono lidea di Dio, non avrebbero mai nemmeno potuto immaginare con la loro mente sublime... Ostia santa, adorabile, di pace, di propiziazione e damore! Ges Eucaristia si rinchiude, si nasconde; ma dalla sua misteriosa prigione invita le anime a Lui... E qui, davanti a Ges Eucaristia, che noi impariamo la scienza sublime dellamore; qui, che arriviamo a conoscere il nostro nulla, la nostra miseria, le nostre piaghe e le nostre brutture, ma insieme anche la nostra grandezza dessere suoi, suoi figli amati e benedetti... E qui, dinanzi a Ges, che lo spirito prova il bisogno immenso di staccarsi da tutto e fin da se stesso, per poter penetrare nei misteri del Cuore di un Dio, fatto Ostia per solo amore delle sue creature... E qui, che tutto ci che spaventa si accetta, tutto ci che fa piangere ci fa lieti e contenti... E qui, dove si riempie il vuoto desolante che sente talvolta questo nostro povero cuore, quando non sa trovare alimento damore; quando il Dio Crocifisso, unico nostro modello e conforto, sembra disceso dalla sua Croce, che ci offre nuda, fredda, pesante... E qui, dove veniamo a trovare la forza nella via del sacrificio, la costanza nel duro lavoro, il calore e la vita... Veniamo, dunque, a visitare Ges; veniamo a imparare come si deve amare, pazientare e soffrire; veniamo a trovare la nostra vita e quella luce che ci

necessaria lungo il cammino... Veniamo a domandargli tutte quelle grazie che Egli sempre desideroso di concedere, e ci sentiremo di poter continuare nella via della perfezione con nuovo ardore, con pi costanza... Veniamo a Lui sempre, e sempre per puro amore, n ci stanchiamo di stare con Lui, specialmente quando pi abbandonato e disprezzato, senza riguardo alle nostre pene; ed Egli sar ancora pi divinamente benefico con noi, ci assocer ai suoi dolori, alle sue tristezze, alle sue umiliazioni... e alle sue ineffabili gioie divine.
(Meditazione del Beato Pietro Bonilli, 1841-1935)