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Luigi Marrelli

Ordinario di Reattori Chimici


Università Campus Bio-Medico di Roma

REATTORI CHIMICI
E
BIOCHIMICI

TEORIA ELEMENTARE
ED
ESERCIZI
2

Roma 2011

Prefazione

Nel significato più ampio del termine, per reattore chimico si intende un qualunque sistema nel
quale avvengono reazioni chimiche, cioè variazioni della natura chimica delle specie presenti. Da questo
punto di vista sono reattori chimici le apparecchiature per la sintesi dell’ammoniaca o per la produzione
di polimeri, le marmitte catalitiche automobilistiche, le foglie vegetali in cui avviene la sintesi
clorofilliana, l’apparato digerente degli animali, le cellule ecc.
Tuttavia, in questo testo si farà riferimento, prevalentemente, ai reattori industriali che, nei
processi che prevedano reazioni, costituiscono il cuore dell’impianto chimico. Il contenuto del libro è
rivolto, infatti, agli studenti di ingegneria chimica. Gli argomenti trattati riguardano i fenomeni chimico-
fisici che occorre considerare per una corretta interpretazione del funzionamento dei reattori e le basi
della rappresentazione matematica richiesta per il dimensionamento e la simulazione del comportamento
di queste apparecchiature.
Il progetto ottimale di un reattore è un problema di notevole complessità che richiede esperienza e
competenze in settori molto vasti delle scienze di base ed applicate (matematica, chimica, termodinamica,
cinetica chimica e fisica, meccanica dei fluidi, economia ecc.).
La prima parte del testo tratta i casi più semplici di reattori, nei quali le condizioni di
mescolamento dei fluidi sono ideali, è presente una sola fase fisica, si ammette che le condizioni di
funzionamento siano stabili. Questi limiti rappresentano, comunque, la base per la trattazione dei casi più
complessi e forniscono uno strumento utile per rappresentare il comportamento di reattori non ideali.
Nella seconda parte del libro vengono trattati i reattori eterogenei, catalitici e non, nei quali alla
cinetica chimica occorre accoppiare i fenomeni di trasporto di materia e di calore fra le fasi per descrivere
correttamente il decorso della reazione.
La terza parte del testo, infine, è dedicata ai così detti bioreattori nei quali avvengono reazioni in
presenza di biomolecole (reazioni enzimatiche) o processi per l’accrescimento di biomasse o per lo
sfruttamento dei processi metabolici.
Il criterio seguito nella trattazione degli argomenti è conforme agli obiettivi formativi dei corsi di
studio in ingegneria chimica che devono fornire, al contempo, le competenze per un rapido inserimento
nell’attività professionale e la base scientifica per la specializzazione caratteristica della laurea magistrale.
Pertanto, se da un lato i temi affrontati sono trattati con il dovuto rigore, si è dato ampio spazio ai
problemi pratici che si possono incontrare in ambito professionale. L’assimilazione dei contenuti risulta
più agevole attraverso i numerosi esempi ed esercizi proposti. Questa impostazione è la ragione principale
che giustifica la pubblicazione di un nuovo testo di reattori in un panorama editoriale che vede la presenza
di libri ormai classici di ben più elevata qualità ed ai quali, comunque, si rinvia per approfondimenti.
Infine, è doveroso un riconoscimento sincero a tutti gli studenti che finora, in oltre trent’anni di
insegnamento, hanno seguito le lezioni del corso di “Reattori Chimici” nella Facoltà di Ingegneria
dell’Università di Roma “La Sapienza”. Ad essi si deve gran parte del merito se questo testo sarà un po’
più chiaro ed utile agli allievi dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.
L’autore è grato, inoltre, al prof. A.R.Giona, al quale deve la propria formazione di base, ed ai
colleghi M.C.Annesini e F.Gironi per le utili discussioni sugli argomenti trattati nel testo. Ovviamente,
eventuali imprecisioni ed errori sono da attribuire unicamente all’autore che sarà grato di recepire le
osservazioni dei lettori.

Luigi Marrelli

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CAPITOLO I
Considerazioni preliminari
La volpe sa molte cose, ma il riccio
ne sa una grande.
Archiloco, frammento

1.1 Introduzione

La problematica industriale affrontata in questo libro riguarda la


descrizione del comportamento delle apparecchiature più comunemente
impiegate per realizzare reazioni chimiche, cioè processi in cui cambia la natura
chimica delle specie presenti. 1

Disporre degli strumenti matematici, chimici e fisici che sono alla base del
funzionamento dei reattori chimici consente di:
a. scegliere il tipo più idoneo di reattore
b. dimensionare l’apparecchiatura
c. simularne il comportamento per valutare l’effetto delle variabili operative e
determinare le condizioni ottimali di funzionamento.

La scelta dell’apparecchiatura dipende, in primo luogo, dalla scala


dell’operazione, cioè dalla quantità giornaliera del prodotto che si vuole
ottenere, e dalla flessibilità della produzione. I reattori impiegati nell’industria
farmaceutica e della così detta chimica fine, dove sono richieste piccole
produzioni giornaliere di composti spesso diversi fra loro, sono generalmente
recipienti relativamente piccoli che vengono condotti in maniera discontinua ed
utilizzati per reazioni diverse (Fig.1.1). I reattori dell’industria petrolchimica,
viceversa, sono quasi sempre apparecchiature molto grandi a funzionamento
continuo (Fig.1.2).
Le dimensioni del reattore dipendono dall’entità della produzione
giornaliera e dal grado al quale si vuole spingere la trasformazione.

La simulazione del funzionamento si basa sulla rappresentazione


matematica (modello) delle leggi fisiche che descrivono i fenomeni caratteristici
del processo. La soluzione del sistema di equazioni, algebriche e/o differenziali,
che costituisce il modello consente di calcolare il volume del reattore necessario
per ottenere, in determinate condizioni operative, la conversione richiesta dei
reagenti ovvero studiare l’effetto che una variazione assegnata di una delle
suddette condizioni ha sulle prestazioni del reattore. Si può, ad esempio,
valutare come cambia la composizione della corrente uscente da un reattore a

1
In una reazione, le sostanze di partenza sono dette reagenti mentre i composti ottenuti sono i
prodotti della reazione. L’identità di una specie chimica è determinata dal tipo, dal numero e
dalla configurazione delle specie atomiche che la compongono.

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funzionamento continuo per effetto di un aumento assegnato della temperatura


di funzionamento del reattore.

Fig. 1.1 - Reattore discontinuo per produzioni dell’industria farmateutica

Il problema di ottimazione, cioè della scelta più conveniente delle


condizioni di funzionamento, è basato prevalentemente su criteri economici. In
questo senso, la scelta ottimale è quella di minor costo o di massimo profitto.
Tuttavia, altri fattori hanno assunto, di recente, un ruolo sempre più rilevante.
Gli aspetti della sicurezza, del rispetto ambientale e della salute umana, della
soddisfazione personale nel lavoro non possono essere trascurati a favore del
solo criterio del massimo profitto economico.
Da quanto detto si può intuire che l’analisi ed il progetto di un reattore
richiedono l’impiego di competenze che derivano da vari settori. Anche
limitatamente agli aspetti fisici e tecnologici, la teoria dei reattori chimici è
notevolmente ampia.

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Fig. 1.2 – Reattore per lo steam reforming del gas naturale

Per dimensionare un reattore si deve sapere, preliminarmente, se la


reazione considerata può avvenire in certe condizioni e, in caso affermativo,
qual è la conversione massima dei reagenti che si può ottenere; in altre parole, si
deve conoscere la composizione di equilibrio della miscela reagente. A tale
domanda si può dare una risposta utilizzando i metodi della termodinamica di
equilibrio. Se la risposta è soddisfacente si può affrontare il problema seguente
che si riferisce alla velocità con la quale evolve la reazione. E’, cioè, necessario
disporre delle relazioni cinetiche che indicano in che modo la velocità di reazione
dipende dalla composizione e dalla temperatura. A loro volta, queste variabili
possono essere uniformi nell’ambiente di reazione o essere diverse localmente.
Queste differenze dipendono dalle condizioni di mescolamento del sistema
reagente che svolgono, pertanto, un ruolo fondamentale nel comportamento del
reattore. Per reazioni in fase fluida, i fondamenti della fluidodinamica e del
trasporto di quantità di moto e di calore rappresentano le basi per analizzare
razionalmente la distribuzione delle velocità di reazione all’interno
dell’apparecchiatura.
Infine, il problema può risultare ancora più complicato nel caso in cui il
sistema reagente sia costituito da più di una fase (reattore eterogeneo). In tale
eventualità, la velocità con cui avvengono le trasformazioni chimiche può
essere determinata non tanto dalla cinetica di reazione quanto dalla velocità con
cui reagenti e prodotti di reazione si trasferiscono da una fase all’altra; cioè, la
velocità della trasformazione può essere determinata dai fenomeni fisici di
trasferimento di materia ( e di calore).

1.2 Tipologia dei reattori chimici

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Le apparecchiature di reazione esistono in una varietà così ampia di forme e


di caratteristiche di funzionamento che una classificazione sistematica risulta
molto complessa. Si possono prendere in considerazione vari aspetti sui quali
basare distinzioni, per attribuire ad un reattore una collocazione
nell’intersezione dei vari insiemi di tipi possibili.
Un primo criterio che si può adottare per classificare i diversi tipi di reattore
fa riferimento alle fasi fisiche presenti nel sistema reagente. Si hanno, quindi,
reazioni omogenee, che hanno luogo in un’unica fase, e reazioni eterogenee. In
corrispondenza si avranno reattori omogenei ed eterogenei.
Un altro aspetto che si può prendere in considerazione si riferisce alle
condizioni di funzionamento. Da questo punto di vista, la reazione si può
verificare in sistemi aperti o sistemi chiusi e, di conseguenza, si avranno reattori
a funzionamento continuo e reattori discontinui. Nei primi esiste un flusso di
materia entrante nel reattore (alimentazione) ed un flusso uscente 2; nei reattori
discontinui, i reagenti si caricano inizialmente nel reattore ed i prodotti si
trovano contenuti nel sistema reagente dopo un certo tempo di reazione.
Fra questi due estremi si collocano i reattori a funzionamento semicontinuo
nei quali si può avere un flusso entrante, continuo o intermittente, di alcune
specie chimiche (reagenti, prodotti o additivi), ed un flusso uscente a sua volta
continuo o intermittente della miscela reagente presente nel reattore. La varietà
di possibili condizioni di funzionamento prevede, nei reattori semicontinui,
l’assenza di correnti uscenti e di alimentazione per l’intera durata
dell’operazione.
I reattori discontinui sono usati per produzioni su piccola scala. Consentono
una notevole flessibilità, nel senso che possono essere usati per produrre
composti molto diversi fra loro. Inoltre, hanno generalmente un basso costo di
impianto, anche se risulta elevato il costo della mano d’opera per le operazioni
di riempimento, svuotamento e pulizia. Al contrario, i reattori a funzionamento
continuo comportano un costo di mano d’opera più basso per l’assenza delle
suddette operazioni e perché, in generale, sono notevolmente automatizzati. In
compenso è più alto il costo d’impianto. A causa della presenza di sistemi
automatici di controllo accoppiati a tali reattori risulta, inoltre, maggiormente
costante la qualità dei prodotti ed è possibile tenere più elevati i livelli di
produzione.
Nell’analisi dei reattori è molto importante conoscere le condizioni
fluidodinamiche del sistema reagente. Il comportamento di un reattore nel
quale si realizza un intenso mescolamento del sistema reagente è molto diverso
da quello di un reattore nel quale il mescolamento è limitato o nullo.
Per questo motivo, nello studio dei reattori, si fa spesso riferimento a due
tipi ideali di apparecchiature: il reattore a mescolamento perfetto ed il reattore
con flusso a pistone. Il primo consiste in un recipiente, dotato di un sistema di

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La corrente entrante, oltre i reagenti, può contenere eventuali inerti e quantità più o meno grandi dei
prodotti della reazione; la corrente uscente è composta dai prodotti, dai reagenti non trasformati e dagli
eventuali inerti.

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agitazione, nel quale si assume che le proprietà della miscela reagente


(composizione, temperatura ecc.) siano uniformi in tutto il sistema. Il
mescolamento perfetto può realizzarsi sia in un reattore a funzionamento
continuo che in uno a funzionamento discontinuo o semicontinuo. Il reattore
con flusso a pistone è un reattore continuo che si può, generalmente, assimilare
ad un tubo (reattore tubolare) nel quale il sistema reagente si muove con flusso
a pistone. Pertanto, in ciascuna sezione trasversale del reattore, si hanno
proprietà uniformi che cambiano da una sezione all’altra. In altre parole,
possono esistere gradienti assiali di concentrazione, temperatura, di velocità
ecc., mentre sono nulli tutti i gradienti radiali.
Lo schema di flusso a pistone si può assumere anche per configurazioni
geometriche che, non sempre, sono strettamente assimilabili a quella tubolare.
Nei reattori a flusso radiale, ad esempio, la miscela reagente si muove
radialmente nella zona compresa fra due cilindri concentrici, dei quali il più
esterno è il mantello del reattore e quello più interno costituisce il tubo di
raccolta della corrente effluente. In questo caso, evidentemente, la sezione di
passaggio della soluzione diminuisce dall’ingresso alla fine della zona di
reazione. In altri casi, il reattore è effettivamente costituito da un tubo che, però,
segue un percorso a serpentina per l’ingombro dell’apparecchiatura (v. reattori
per la sintesi del polietilene).
Il progetto dei reattori si può effettuare riferendosi a questi schemi ideali. In
pratica, tuttavia, si verifica che il mescolamento nei reattori agitati non è mai
perfetto e che, nei reattori tubolari, ci sono sempre gradienti radiali di
concentrazione e di temperatura e profili di velocità che introducono effetti di
mescolamento assiale (backmixing). Questi fenomeni generano una riduzione
dell’efficienza dei reattori e si possono descrivere sulla base di adatti modelli
fluidodinamici o mediante la rappresentazione del reattore reale attraverso una
adatta combinazione di reattori ideali.
E’ diffuso l’impiego di alcuni acronimi per indicare i reattori agitati e quello
con flusso a pistone. Quest’ultimo viene comunemente indicato con la sigla PFR
che deriva dalle iniziali della denominazione inglese Plug Flow Reactor. I reattori
agitati vengono, invece, indicati con BSTR (Batch Stirred Tank Reactor) per il
reattore discontinuo e CSTR (Continuous Stirred Tank Reactor) per quello
continuo. Queste due ultime sigle, a stretto rigore, si riferiscono ai reattori
agitati a prescindere dalle condizioni ideali di mescolamento, ma nell’uso
comune indicano reattori ideali ed, in questo senso, saranno nel seguito usate a
meno che non sia esplicitamente indicato.

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Reattori agitati: a funzionamento discontinuo (BSTR) ed a funzionamento continuo (CSTR)

Reattore con flusso a pistone

Serie di CSTR Reattore tubolare con riciclo

Fig.1.3 – Schemi di reattori ideali

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Infine, un altro criterio che spesso si usa per classificare i reattori consiste
nel riferirsi alla natura catalitica o non catalitica della reazione. Di conseguenza
si hanno reattori catalitici e non catalitici. Nel primo caso la reazione ha luogo in
presenza di un catalizzatore, cioè di una sostanza che ha la capacità di
accelerare la reazione o una delle reazioni se sono presenti reazioni multiple
(catalizzatore selettivo). Il catalizzatore può essere nello stesso stato fisico nel
quale si trova il sistema reagente (catalisi omogenea), ma frequentemente si
tratta di una sostanza in uno stato fisico diverso (quasi sempre solido) e, quindi,
la reazione è catalitica eterogenea.

1.3 Problemi generali

Il problema più diretto che l’ingegnere chimico può trovarsi a risolvere


riguarda il dimensionamento o progetto di massima del reattore in grado di
soddisfare specifiche assegnate3. Un tipico esempio di problema di progetto è il
seguente.

A) Scegliere il tipo di reattore e calcolarne il volume richiesto per sintetizzare 100


ton/giorno di metanolo secondo la reazione seguente:

CO + 2 H2  CH3OH

La corrente uscente dal reattore non deve contenere meno del 70% in moli del prodotto.
Un problema diverso, che si potrebbe definire di verifica , riguarda, invece,
le prestazioni che può fornire, in condizioni assegnate, un reattore esistente.

B) La decomposizione dell’acetaldeide

CH3CHO CH4 + CO

si fa avvenire in un PFR da 200 lt alla temperatura di 500°C ed alla pressione di 1 atm.


Calcolare la frazione di acetaldeide che viene decomposta se nel reattore si alimenta una
portata di 350 kg/s di CH3CHO.

Problemi simili possono riguardare la portata che si può trattare in un


reattore assegnato per ottenere una determinata conversione, le condizioni
termiche alle quali deve operare il reattore per ottenere le prestazioni desiderate
ecc.
Nel caso dei reattori a funzionamento discontinuo può essere chiesto di
calcolare il volume per ottenere una produzione giornaliera assegnata del
composto desiderato a concentrazione determinata. In questo caso occorre tener
conto che, generalmente, è possibile effettuare più di un ciclo di reazione al
giorno. La durata del ciclo è la somma del tempo di reazione richiesto per
3
Con il termine specifiche si intende l’insieme delle condizioni imposte nella soluzione del problema
tecnico. Sono specifiche di progettazione la portata che si deve trattare, la conversione del reagente chiave
che si vuole ottenere ecc.

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realizzare la conversione richiesta, del tempo necessario a caricare il reattore


con la miscela dei reagenti, del tempo necessario allo svuotamento e di quello
per la pulizia del reattore.

1.4 Leggi di conservazione e bilanci

Lo strumento fondamentale che si utilizza per descrivere il comportamento


di un reattore è il bilancio di materia, al quale va accoppiato il bilancio di
energia se si devono analizzare condizioni di funzionamento non isotermo.
I bilanci di materia dei composti chimicamente attivi contengono sempre
termini che esprimono la velocità della trasformazione (conversione dei
reagenti o formazione dei prodotti) del componente considerato per effetto
delle reazioni chimiche. Pertanto, i bilanci di materia dei componenti non sono,
strettamente, leggi di conservazione. Quasi sempre le quantità (sistemi chiusi) o
le portate (sistemi aperti) dei vari componenti sono espresse sotto forma molare
(numero di moli o portata molare del componente i). Se la stechiometria delle
reazioni è tale da comportare una variazione del numero totale di moli, non
viene conservata neppure la quantità o la portata molare totale.
La legge di conservazione della materia vale, nei sistemi reagenti,
unicamente per la massa totale del sistema, ma questa grandezza non è,
generalmente, di diretto interesse nello studio dei reattori. E’, invece, spesso
utile scrivere la legge di conservazione dell’energia.
La velocità con cui viene consumato un reagente o generato un prodotto
per effetto di una reazione chimica è una funzione dello stato del sistema nel
caso di reazioni in fase omogenea. Pertanto dipende da variabili quali la
composizione e la temperatura. Lo studio di questi effetti è l’oggetto della
cinetica chimica di cui saranno esposti alcuni concetti elementari nel Cap. 3.
Questa caratteristica delle velocità di reazione ha, tuttavia, alcune
conseguenze importanti sul modo di scrivere i bilanci di materia nei reattori. E’
evidente che un reattore a mescolamento perfetto (CSTR o BSTR) è
caratterizzato da un valore della velocità di reazione unico in tutto il volume
della miscela reagente, dal momento che le condizioni ideali di mescolamento
perfetto assicurano l’uniformità delle variabili di stato in tutto il sistema. Nei
reattori con flusso a pistone e nei reattori non ideali, viceversa, il valore della
velocità di reazione può cambiare localmente.
Con riferimento ad un generico elemento di volume (Fig.1.4) del sistema
reagente, il bilancio di materia del componente i e quello globale possono essere
espressi concettualmente come segue.

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Bilancio del componente i

[Portata di i entrante] – [Portata di i uscente] + [Velocità di variazione del


numero di moli di i per effetto della reazione] =
[Velocità di variazione di ni nel volume di controllo]

Bilancio molare globale

[Portata molare entrante] – [Portata molare uscente] + [Velocità con cui


varia il numero totale di moli per effetto della reazione] =
[Velocità di variazione del numero totale di moli nel volume di controllo]

Analogamente, il bilancio di energia assume la forma concettuale seguente:

Bilancio di energia

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[Entalpia entrante nell’unità di tempo con l’alimentazione] – [Entalpia


uscente nell’unità di tempo con gli effluenti dal reattore] + [Energia scambiata
con l’ambiente nell’unità di tempo] =
[Velocità di variazione dell’energia nel sistema]

Nei bilanci sopra indicati il termine di “variazione” va inteso in senso


algebrico, nel senso che l’entità considerata (moli o energia) e contenuta nel
sistema può in effetti crescere nel tempo ovvero può diminuire. Analogamente,
il termine “Energia scambiata con l’ambiente…” corrisponde ad energia
entrante nel sistema se positiva, sottratta al sistema se negativa.
Il volume di controllo riportato nella Fig.1.4 può coincidere, secondo quanto
detto sopra, con l’intero volume reagente se le variabili di stato sono uniformi
all’interno del reattore (condizioni di mescolamento perfetto).
Non tutti i termini riportati nei bilanci sono sempre presenti. Per esempio,
se il sistema è chiuso (reattori discontinui) si annullano i primi due termini dei
bilanci. Se il reattore è adiabaticamente isolato, nell’ultimo termine del bilancio
di energia sparisce il contributo dello scambio termico 4.
Nei reattori a funzionamento continuo che operano in condizioni
stazionarie5, si annulla il termine di “variazione” che corrisponde a variazioni
nel tempo di qualcuna delle grandezze (temperatura, numero di moli, volume
ecc.) caratteristiche del sistema reagente.

Esempio n.1.1
Una vasca da bagno da 300 lt è alimentata da due rubinetti . Quello dell’acqua fredda
(15°C) eroga una portata di 0.1 l/s e quello dell’acqua calda (60°C) 0.08 l/s. Per una
perdita nel tappo di chiusura la vasca perde 0.02 l/s di acqua. Se la vasca contiene
inizialmente 50 lt di acqua, calcolare il tempo necessario per il riempimento fino ai 300
lt.

Soluzione
Nel sistema, evidentemente, non avvengono reazioni chimiche. Pertanto, nei bilanci di materia, non
appare il termine dovuto alla reazione. E’, invece, presente il termine di variazione trattandosi di un
fenomeno transitorio (la portata globale entrante è superiore a quella uscente e, quindi, la differenza si
accumula nella vasca determinando un comportamento non stazionario del sistema).
Occorre, ora, notare che i bilanci si riferiscono alla massa ( e non al volume). Poiché le correnti d’acqua
entranti sono a temperature e, quindi, a densità diverse, le portate in massa entranti andranno calcolate,
ciascuna, moltiplicando la portata volumetrica per la densità dell’acqua alla temperatura corrispondente.
Analogamente, l’acqua contenuta nella vasca e quella uscente dallo scarico si trovano ad una temperatura
intermedia fra quella delle due correnti entranti. Il valore di tale temperatura può essere calcolato
mediante il bilancio di energia. Alla temperatura ottenuta si potrà calcolare la densità dell’acqua e quindi
la massa contenuta, in ciascun istante, nella vasca e la portata in massa uscente dallo scarico.
Tuttavia, trattandosi di un liquido e di modeste differenze di temperatura, il calcolo rigoroso esposto
sopra può essere sostituito da una valutazione sufficientemente approssimata se si assume che la densità

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Può, tuttavia, essere presente un contributo di scambio dovuto ad altre forme di energia. Nei reattori
agitati, ad esempio, è presente il lavoro meccanico del sistema di agitazione che viene dissipato nel
sistema; questo contributo, però, è generalmente trascurabile rispetto alle altre forme di energia in gioco.
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In condizioni stazionarie, tutte le variabili in gioco sono costanti nel tempo.

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dell’acqua sia la stessa alle varie temperature e pari ad 1 kg/l. Con questa ipotesi, tutte le portate e le
quantità in massa sono numericamente uguali alle quantità e portate in volume.
Pertanto, il bilancio di materia dell’acqua si scrive nella forma seguente:

(E1.1)

dove:
Ff = 0.1 kg/s Fc = 0.08 kg/s Fu = 0.02 kg/s
ed M indica la massa d’acqua contenuta nella vasca al tempo t.
Eseguendo il calcolo indicato nell’eq.(E1.1) si ottiene la seguente semplicissima equazione differenziale:

(E1.2)

Integrando per separazione di variabili si ottiene:

(E1.3)

dove M° = 50 kg rappresenta la massa d’acqua presente nella vasca al tempo t=0. L’eq.(E1.3) indica che
la massa contenuta nella vasca cresce linearmente nel tempo. Se si assegna ad M il valore massimo
consentito di 300 kg, si ricava il tempo:

corrispondente a circa 26 min.

Esempio n. 1.2.
Con riferimento ai dati dell’esempio precedente ed assumendo che l’acqua inizialmente
presente nella vasca sia a 15°, calcolare la temperatura dell’acqua della vasca dopo 15
min nell’ipotesi di poter trascurare gli scambi termici con l’ambiente.
Soluzione
Il problema si risolve scrivendo il bilancio di energia del sistema. L’entalpia entrante è la somma delle
entalpie associate alle due correnti di acqua calda e fredda. Quella uscente è l’entalpia della corrente che
esce dallo scarico e che si trova, a ciascun istante, alla temperatura dell’acqua contenuta nella vasca (si
assume l’ipotesi di mescolamento perfetto).
Per l’ipotesi di adiabaticità, l’ultimo termine del bilancio di energia è nullo.
Il termine di “variazione” fa riferimento all’energia contenuta nella vasca in ciascun istante cioè
all’energia interna U del sistema.
Il bilancio di energia del sistema assume, quindi, la forma seguente:

(E2.1)

dove hc, hf ed hu sono le entalpie specifiche, rispettivamente, della corrente calda, di quella fredda e di
quella che esce dalla vasca.
A pressione costante, l’energia interna contenuta nella vasca è:

(E2.2)

Nel bilancio di energia, occorre prendere in considerazione le grandezze totali del sistema. Nel corso del
riempimento della vasca, la massa M contenuta in essa cambia nel tempo. Pertanto, ciascuna grandezza

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estensiva (H,V) è stata scritta come prodotto della corrispondente grandezza specifica (h, v) per la massa
d’acqua contenuta nella vasca. L’entalpia specifica h ed il volume specifico v variano nel tempo perché
cambia la temperatura dell’acqua. Tuttavia, l’effetto della temperatura sulla densità dei liquidi è
generalmente modesto; pertanto, si può assumere v=cost nel corso della trasformazione.
Per esprimere l’entalpia specifica h dell’eq.(E1.4) e le entalpie delle correnti entranti ed uscenti, com’è
noto, occorre fissare uno stato di riferimento.
Si assume, in questo caso, lo stato di acqua liquida, alla pressione del sistema ed alla temperatura T° =
15°C. Con questa scelta è nulla l’entalpia della corrente fredda entrante e quella dell’acqua contenuta
inizialmente nella vasca.
Pertanto, i termini del bilancio di energia sono:

Portata entalpica della corrente entrante:

dove Fc = 0.08 kg/s cP = 1000 cal/(kg.°C) Tc = 60°C T° = 15°C

Portata entalpica della corrente uscente:

con Fu = 0.02 kg/s e T temperatura istantanea della corrente uscente e dell’acqua contenuta nella vasca.
Velocità di variazione dell’energia nel sistema (v. eq.(E2.2)):

La legge con cui M varia nel tempo è la seguente (v. Esempio 1.1): M(t) = M° + F t, dove si è posto
F=Fc+Ff-Fu.

Sostituendo tutte queste espressioni nel bilancio di energia si ottiene:

Sostituendo in questa equazione le espressioni di M e di dM/dt ricavate nell’Esempio 1.1 si ha:

Posto:

l’equazione differenziale sopra riportata assume la forma:

e può essere integrata per separazione di variabili:

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Tenendo conto della forma della f(t) si ha:

Effettuando l’esponenziale del I e II membro si ricava la seguente espressione di T(t):

L’andamento che si ricava è il seguente:

Dopo 15 min (900 s) la temperatura della vasca è di 30.7 °C.

Esempio n. 1.3
In un reattore a mescolamento perfetto viene alimentata una corrente liquida che
contiene il reagente A alla concentrazione di 10 moli/lt. La portata volumetrica della
corrente è di 10 lt/s. Nel CSTR il reagente viene consumato, per effetto della reazione,
alla velocità di 0.3 moli/s. Supponendo che il reattore funzioni in condizioni stazionarie,
calcolare la concentrazione di A nella corrente uscente.

Soluzione
Per risolvere il problema è sufficiente scrivere il bilancio di materia del reagente A. Nel caso considerato
(stato stazionario) non è presente il termine di “variazione”.
La portata molare di A entrante F Ae si ricava immediatamente come prodotto della portata volumetrica v
per la concentrazione molare di A nell’alimentazione:

moli/s

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Scrivendo, analogamente, la portata molare di A uscente dal reattore come prodotto della portata
volumetrica per la concentrazione di A nella corrente uscente, il bilancio di materia assume la forma
seguente:

dove RA indica la velocità di scomparsa di A per effetto della reazione.


Sostituendo i valori numerici si ricava immediatamente:

moli/lt

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Reattore a tank agitato

Reattore Tubolare: Convertitore Kellog dell’ammoniaca

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