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ORGANIZZAZIONE DI SIGNIFICATO PERSONALE

DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO

Lo stile d’attaccamento del disturbo ossessivo compulsivo, si genera da uno stile d’attaccamento
misto; questo è lo stile d’attaccamento che in maniera più evidente rispetto alle altre organizzazioni
di significato personale, in termini esplicativi si capisce come la percezione, il senso di sé e le
strategie adottate si elaborano attraverso una serie di modalità per risolvere quello che è il grande
tema di significato personale che li contraddistingue ossia una percezione dipartitica di loro stessi
ovvero la percezione della propria coscienza; si ha una percezione autocosciente di sé slittata in
due accezioni antietetiche, ovvero due accezioni ambivalenti di sé simultanee. Il problema
ontologico delle persone con disturbo ossessivo compulsivo è quello di doversi settare su una
delle due percezioni; per questo motivo adotteranno tutta una serie di modalità basate sul primato
del vale, del cognitivo, del logico e del razionale; questa percezione di sé è sfruttata in maniera
ambivalente e si sviluppa sempre dal nucleo d’attaccamento elettivo.
Il pattern d’attaccamento degli A3C è caratteristico in quanto proviene dall’attaccamento:
- A3 che è una sottocategoria degli stili d’attaccamento evitanti nel quale predomina
l’accudimento compulsivo. i bambini A3 per garantirsi il minimo sindacale che è la distanza
minima possibile da un genitore rifiutante hanno sviluppato una modalità di presa in carico del
genitore; da qui deriva la denominazione di inversione genitoriale in quanto i bambini si
atteggiano come se fossero loro i genitori dell’adulto in quanto quest’ultimo è sofferente.
Nelle famiglie A3C più che sofferente il genitore/i è parzialmente disinteressato o che si lascia
coinvolgere solamente nella misura in cui viene sedotto a livello cognitivo o interessato dal
bambino che si mette sulla lunghezza d’onda dell’adulto.
il bambino A3C, è colui cerca in tutti i modi di interessare l’adulto sfoggiando una modalità verbale,
comportamentale, argomentativa che interessa e seduce l’adulto in maniera euristica, ovvero
molto cognitivizzata da qui si vede come i bambini sono dei piccoli adultomorfi, sia nella modalità
di comportarsi che è estremamente pacata e razionale sia nella modalità di esprimersi al meglio
nell’ambito verbale, dove anche i ragionamenti oltre che all’eloquio vanno al di sopra con quella
che è l’età anagrafica del bambino; in più abbiamo anche una componente coercitiva del bambino
legata al fatto che i genitori non sono effettivamente distanzianti o rifiutanti, ma hanno solamente
queste caratteristiche a livello formale e non tanto di contenuto abbandonico.

Questo stile d’attaccamento, per le caratteristiche appena viste è molto sbilanciato su quello che è
lo sforzo da parte del bambino sia:
- nel far interessare l’adulto,
- Sia nel bambino stesso che trova una corrispondenza dell’adulto particolarmente esigente dal
punto di vista delle performance cognitive, a livello dialogico, argomentativo ma anche
comportamentale
il tutto corrispondente anche ad una rigidità manifesta da parte del genitore stesso.
(A3/C) - Modelli di Attaccamento Misti
GENITORI/CLIMA FAMILIARE/CARATTERISTICHE GENERALI
• almeno un genitore è ossessivo e propone una relazione ambivalente
• il genitore si impone di dedicarsi interamente al figlio in maniera “torturante”
• ambiente iperverbale ed analitico
• richiesta di spiegazioni logiche al di sopra dello sviluppo cognitivo del bambino
• assenza di comunicazione o espressione di tipo analogico (affetti o fisicità)
La relazione con almeno uno dei genitori è vissuta dal bambino come ambivalente. Ambivalente
significa che lo stesso atteggiamento che il genitore ha verso il figlio può essere vissuto da
quest'ultimo come se ci fosse un 50 % di possibilità di essere odiato e un 50 % di essere
amato. In altre parole, il genitore genera la percezione di ambivalenza nel bambino, che consiste
nel fatto che questi non possono differenziare se il genitore lo ami o lo odi. Quindi la percezione di
sé stesso è equamente spartita in polarità positive o in polarità negative e ciò gli deriva dai
messaggi i quali non gli fanno avere la percezione di sé nei riguardi del genitore se amabile o
odiabile e ciò porta a quello che è realmente il dubbio dell’ossessivo ovvero come (il
normativo/ossessivo) deve settare la percezione di lui stesso per riuscire a raggiungere un senso
di coesione e unicità personale.
Il nucleo emotivo è basato sulle emozioni secondarie e di conseguenza necessità di criteri di
riferimenti esterni gli outword ( le configurazioni emotive sono costituite da emozioni auto-coscienti
(secondarie) mediate cognitivamente sotto forma di auto-valutazioni riflessive e modulate su uno
standard esterno. La regolazione emotiva negli outward prevede un loro sintonizzarsi su referenti
esterni per una maggiore adesione stabilizzante) per derivare un senso di sé più stabile e coeso; i
normativi hanno una episodicità in quanto i loro criteri esterni si devono rifare ad un qualche cosa
di più consistente e solido ma sempre di esterno ovvero i valori, principi tutto ciò nel rispetto del
quale il normativo possa aderire ad un immagine di se stesso univoca. L’ossessivo che ha
raggiunto un senso coeso di sé stesso marcatamente positivo o marcatamente negativo è
comunque una persona inespugnabile ( inattaccabile) in termini di convinzione personale e sono “i
così detti ossessivi della certezza che vanno aventi spediti per il loro progetto di vita”.

CAREGIVER
Il genitore del bambino ossessivo è quello che si dedica completamente a lui ma, allo stesso
tempo, con questo atteggiamento lo tortura. Il genitore ossessivo non ha una tendenza emotiva
naturale verso il figlio, ma se la impone e cerca di raggiungerla. L’insofferenza è un tema portante
degli ossessivi in quanto il prendersi cura dell’altro è un qualcosa di torturante, nella misura in cui
si adottano delle modalità comunicative che non sono intelligibili, e se lo sono vengono portate
aventi con modalità estremamente peculiari
Esempio Furio e Magda: non si può di certo dire che Furio non sia innamorato di Magda, ma
dimostra il suo amore in maniera torturante nell’andare a chiedere continuamente conferma se lei
lo ricambi in maniera reciproca.
Troviamo un rapporto di ambivalenza anche nel rapporto padre figlio ovvero il padre per giocare
lascia le sue cose, per cui il bambino percepisce che il genitore si sforza per trascorrere il suo
tempo con lui, facendo ciò che altri padri non fanno con i loro figli.
Il venir incontro da parte dei genitori nei riguardi dei bambini avviene sempre in modo poco
aderente alle richieste o alle necessità ma più da un punto di vista educativo ad esempio i
giocattoli sono sempre di tipo educativo, il gioco per divertimento fine a se stesso non è un
qualcosa che viene compreso dal genitore ossessivo.
Esempio un genitore che nel fine settimana prendeva in affitto CD dalle quali successivamente
seguiva un dibattito perché si doveva estrapolare il senso ovvero individuare il significato e
l’insegnamento che veniva dato dal video.

L'esperienza tipo dei bambini ossessivi nei momenti di interazione col genitore è:
sentono con certezza di aver catturato l'attenzione, ma allo stesso tempo si sentono anche
torturati, perché non sanno ciò che devono dire, o meglio non possono dire, considerando il loro
sviluppo cognitivo. Non possono fornire una spiegazione che abbia senso per il genitore.
L’aggettivo torturante utilizzato molto spesso è una modalità che fa parte dell’ambivalenza di
prendersi cura di. Questa modalità torturante è la modalità con la quale si vuole far passare Il
messaggio nell’accezione di esser sicuro che il bambino abbia compreso; queste sono
caratteristiche peculiari che messe insieme danno il senso dell’estrema coerenza
dell’organizzazione a partire da quello che abbiamo chiamato dipartinismo ( divisione) mentale
nella percezione di sé che viene conferita da questo stile d’attaccamento A3C, questo dipertinismo
è portata avanti a livello iper-razionale e logico a scapito dell’emotività che dovrebbe denotare in
maniera più marcata l’accezione con la quale intendere il messaggio, i messaggi in questo modo
giungono un fine parziale soltanto in termini di prescrizione e non della modalità con la quale
doverli intendere e vanno a procurare per questo il senso dipartitivo di sé stesso. Questa
percezione, è essenziale per dover stabilizzare questo senso di sé aderendo a dei progetti di vita
consistenti che si rifanno a Valori, Principi nell’accezione di essere particolarmente aulici, positivi e
irreprensibili.
L’ossessivo però ha anche il concetto del tutto o nulla, non ci sono sfumature proprio perché si
deve raggiungere una certezza a livello percettivo di sé quindi tutto ciò che è ambivalente non
viene preso minimamente in considerazione oppure viene estremizzato fino a raggiungere una
polarità sia in senso positivo che in senso negativo; l’accezione a livello positivo è quello che
solitamente si vede quindi ci sono persone determinate, definite nel muovere le campagne sociali
per incentivare ad esempio alcune sensibilizzazioni delle categorie più svantaggiate della
popolazione oppure ci si può ingaggiare in programmi di tipo scientifico o a livello ideativo; molti
filosofi sono di tipo ossessivo ciò lo deduciamo anche per la dimestichezza con le quale
maneggiano una strumentazione di tipo euristico ( “ Aristotele, Platone, San Tommaso d'Aquino,
Cartesio, Immanuel Kant, Gottfried Leibniz, Ludwig Wittgenstein, Bertrand Rusell, Karl Popper
epistemiologo, il quale si prefiggeva di tradurre in termini matematici e fisici qualsiasi espressione
anche della vita; ma invece diventa uno dei suoi più acerrimi critici e nemici tanto è vero che con
lui viene elaborata quella che sarà poi definita la scuola del dubbio dove l’ ambivalenza di Popper
sta nell’ aver colto quello che era il paradigma imperante perché una teoria scientifica venisse
considerata vera ossia la sua VERIFICABILITÀ a livello empirico con il suo opposto, nel senso che
Popper va in falsificazionismo( una teoria scientifica è tale e non metafisica non se è verificabile
ma se è falsificabile)“). Allo stesso modo possiamo dire che anche grandi scienziati sperimentali
erano ossessivi come (Francesco Bacone, Galileo Galilei, Isaac Newton, Albert Einstein), questo si
spiega perché nella ricerca scientifica, dove bisogna dubitare di tutto per arrivare ad una certezza,
Gli ossessivi sono degli esperti con la loro tendenza ai dubbi sistematici. Sono anche grandi
giocatori di scacchi in quanto capaci di prevedere un'altissima quantità di mosse consecutive e
possibili varianti di gioco contemporaneamente.
(A3/C) - Modelli di Attaccamento Misti
DIMENSIONE EMOTIVA
sull’esperienza di ambivalenza minacciante l’unitarietà del senso di sé si attivano tonalità
emotive secondarie di:
COLLERA
INDEGNITA’

O.S.P. tipo OSS.


• IO: collera
desiderio
• ME: aderenza ad una percezione di unitarietà che selezioni, di volta in volta, la simultaneità
dicotomica di sé.
Organizzazione OSSESSIVI. (tema di dubbio/certezza)
La modalità esperienziale contraddistinta da un’elaborazione ambivalente e dicotomica del senso
di sé, viene stabilizzata aderendo ad un’immagine iconicamente positiva mediante la spasmodica
ricerca di Certezze, Ideali di perfezionismo insindacabilmente “giusti”, Valori universali che la
pongano al di sopra di qualsiasi titubanza morale.
La collera viene esperita nei confronti di tutte quelle persone la cui condotta viene ritenuta
responsabile dell’insorgere minaccioso di reazioni emotive violente (rabbia e sessualità), il
coglierne un’ambivalenza di fondo che, mettendo di conseguenza a rischio la compromissione dei
propri criteri di irreprensibilità, espone il soggetto ad un penoso senso di indegnità e tracollo
dell’integerrima “accezione” di sé stessi.

In questo stile d’attaccamento troviamo l’attivazione di:


- rabia,
- il desiderio
- la collera che è la rabbia/ aggressività a freddo più cognitivizzata di chi non si può
permettere slanci impulsivi) ciò è tipica di coloro che non riescono a mantenere un controllo
sulla propria emotività.
BAMBINO:
L'esperienza immediata di sé nel bambino ossessivo è molto perturbatrice e discrepante, perché
la percezione dell'atteggiamento ambivalente dei genitori viene esperita come odio e amore verso
di lui, da cui un sentimento di ambivalenza nel valore di sé, dato che essere amato dà un senso di
apprezzabilità di sé, ma non essere amato, non essere accettato, è deludente rispetto a se stesso.
Per ciò il bambino differenzia un senso di sé dicotomico, cioè, inizia a sentirsi per opposti che si
escludono.
Per esempio, se il bambino è amato, non può sentirsi disprezzabile, mentre se è disprezzabile non
può essere amato.
Si tratta di un'esperienza immediata molto perturbatrice, che richiede al bambino maggiori capacità
di differenziazione emotiva rispetto a quella fase di sviluppo. Pertanto egli non può raggiungere
un equilibrio e un'integrazione della sua esperienza immediata dicotomica, perché questa si
sviluppa in un ambiente familiare puramente verbale e analitico con l'esclusione delle emozioni.
Incertezza e dubbio su chi egli sia, tra gli opposti "esser amato" o "essere disprezzato", vengono
risolti esclusivamente attraverso un cammino cognitivo volto a raggiungere un'immagine cosciente
di sé. Ciò che fanno, e non possono fare diversamente, è scegliere un'immagine cosciente di
sé, di polarità dicotomica positiva, cioè, nel dubbio tra amato o disprezzato, si costruiscono
un'immagine di sé centrata sull'aspetto positivo della polarità. Tutta la loro attività è volta ad
escludere dalla loro coscienza l'attivazione emotiva che possa generare il dubbio di essere la
persona della polarità negativa; per questo, hanno bisogno di mettere insieme tutte le prove che
confermino soltanto la polarità positiva.
Gli ossessivi hanno questo grande problema, tutta la loro vita è uno sforzo per cercare di
raggiungere la certezza di un senso di sé continuo, unitario e stabile. Questa ricerca
permanente di integrità e conciliazione degli opposti è ciò che può riassumere tutto il ciclo di vita
degli ossessivi.

Gli ossessivi compulsivi vivono in ambienti familiari dove la logica, la razionalità interagiscono
a scapito di quello che è la controparte analogica, ovvero un predominio dell’analitico
sull’analogico. L’emotività è molto poco sviluppata proprio perché vengono prediletti quegli aspetti
del pensiero logico, concreto, gli slanci affettivi e sentimentali sono pressoché assenti e vige
quello che viene definito un PENSIERO MAGICO, ovvero il pensare ardentemente e intensamente
qualche cosa, il che spesso equivale al poterlo ottenere; è definito magico perché c’è la presenza
di un stra-potere che viene conferito alla capacità del pensiero a scapito dell’emotività che per sua
definizione sfugge a quello che è il controllo razionale, ma perché la predizione di questi aspetti
analitici a scapito di quelli analogici:
- il pensiero formale esasperato,
- una capacità verbale di argomentare il peccabile,
- una rigidità di fondo
tutto ciò ha una ricaduta importantissima nel costituire poi quello che è il solco-iniziale di una
percezione di sé del bambino, poiché da tutti i paradigmi astenibili dell’età evolutiva dai quali si
vede una percezione di sé che si inizia a derivare da come ci si veda trattati da caregievr; in
questa categoria il bambino essendo trattato in maniera molto peculiare, dove nell’ambito di quella
che è la comunicazione quotidiana del caregievr di riferimento ( nella maggior parte dei casi è il
genitore ossessivo) proprio perché pretendono dalla moglie/ marito e di conseguenza anche nell’
educazione dei propri bambini è che i messaggi vengono deprivati di quello che è la
comunicazione non verbale ( nessi ascrivibili alla flessione emotiva del verbale, alla modalità di
gesticolare, alla prossemica) la comunicazione verbale viene ridotta soltanto alla stringa di parole
verbale a livello strettamente linguistico deprivando tutte le componenti di comunicazione non
verbale che sono estremamente connotative del messaggio che viene veicolato senza emozioni o
fisicità. I genitori sono quasi inattivi dal punto di vista della motricità, ma iperattivi verbalmente; nel
momento in cui viene comunicato soltanto a livello linguistico un messaggio la mentalità delle
componenti che in realtà volevano desiliarne la connotazione viene talmente neutralizzata che il
bambino ricevendo il messaggio stesso non sa mai se il messaggio bisogna intenderlo in un modo
o nel suo opposto.
Quello che veniva studiato molto spesso dagli anni 50 in poi dal gruppo di Palo Alto che faceva
riferimento a Gregory Bateson, e ha tra i suoi esponenti John Watzlawick, Jackson, Jay Haley e
Weakland furono coloro che hanno inventato il paradigma della ricerca della pragmatica della
comunicazione umana definirono la funzione pragmatica della comunicazione, vale a dire la
capacità di influenzare i comportamenti dell’altro attraverso la comunicazione e tra le diverse forme
comunicative (forma verbale che in quella non-verbale). Si concentrarono in particolar modo sulla
schizofrenia, ma poi si scopri che questa modalità comunicativa era presente anche negli psicotici
in cui era presente il “double bind” ovvero DOPPIO LEGAME ed è quando il genitore o all’interno
di una coppia che può essere moglie/ marito è colui che ha un posizione up ovvero la persona che
detiene le redini del rapporto, ponendo in questo modo l’altro in termini di indecidibilità dove non si
riesce a capire il senso e il modo di intendere le cose:
esempio il genitore che nell’affermare al bambino una determinata cosa questa cosa non si
capisce mai se effettivamente le parole dette dal genitore equivalgono ad una percezione
affettivamente coerente o effettivamente diano un senso di insofferenza nell’andare a significare
l’esatto contrario.
Gli A3C sono particolarmente ambivalenti proprio perché nel momento in cui i genitori ad esempio
il padre che sulla spinta di responsabilità nel dover accudire il proprio figlio su incitamento di
quest’ultimo ci si dedica magari con un senso di insofferenza. Da una parte troviamo il dedicarsi
all’altro ma al contempo viene comunicato un senso di insofferenza.
Immagine cosciente nell’OSSESSIVO.
La rappresentazione cognitiva di sé è qui dipendente dalla capacità di riconoscere due diversi
pattern di percezione personale ambivalente e sceglierne uno soltanto a livello di immagine
cosciente. Tale possibilità è, a sua volta, espressione del poter aderire ad un ordine esterno dato
nella sua obiettività più monotipica nell’escludere, quindi, qualsiasi percezione di ambivalente
oscillazione emotiva con l’utilizzo delle capacità di pensiero e linguaggio (controllo cognitivo
selettivo). L’attitudine conscia è tipo “tutto-nulla” permettendosi così di sentire e pensare
unicamente per categorie di giudizio simmetricamente contrapposte, passando dall’una all’altra in
maniera del tutto univoca nella sua ambivalenza. La modalità “tutto-nulla” diviene così la modalità
autoreferenziale per raggiungere una percezione di sé stabile ed unitaria, assicurandosi una
percezione assoluta, presumibilmente certa, di sé e della realtà, con la sola differenza che in un
caso avrà una connotazione positiva (attribuzione causale esterna: da cui un incessante
controllo preventivo di possibili effetti negativi), nell’altro una connotazione negativa (attribuzione
causale interna: per cui controllare e circoscrivere l’affiorare di sensazioni perturbanti discrepanti).

L’ossessivo ha una visione della vita impostata sulla spasmodica ricerca di certezze – di rimando
all’esistenza di un ordine oggettivamente dato ed insindacabile nella sua “giustezza” – implica
anche l’ideale di perfezione come impeccabile adesione a ruoli socialmente accettati e
moralmente condivisibili, considerati “giusti”, “preferibili”, da incoraggiare in quanto sintesi di
“valori universali”. Fonte di particolare problematicità diviene così qualsiasi emozione, o
addirittura pensiero, vissuto dal soggetto come “incongruente” coll’immagine fortemente positiva
che tiene a dare all’esterno in termini di “sé ideale”.
Il controllo emotivo è così un’altra modalità preferenziale attraverso cui mantenere un equilibrio
che preservi inalterata la coerenza di tale organizzazione, perseguendo infatti una modalità
“tutto/nulla” che esclude dal campo della coscienza le mezze misure vissute: fonti di ambivalenza e
dubitabilità. Tale messa al bando dell’emotività e della fantasia è da intendersi come un’ulteriore
esclusione di potenziali pericoli di scompenso in ragione della loro probabile
imprevedibilità non “concretamente” gestibile.
Assumendo così come valida infatti la modalità “tutto/nulla”, se le emozioni non si contenessero
esploderebbero violentemente. La realtà stessa, multiforme e contraddittoria, mette continuamente
in crisi la ricerca di perfezione del soggetto facendolo cadere in una perdita di controllo vanificatore
degli sforzi sinora profusi in tal senso, da questo costante pericolo si difende mediante una rigidità,
appunto ossessiva, applicata ai più diversi ambiti di vita.

Il senso dicotomico che hanno di loro stessi, si vede nel fatto che hanno due possibili alternative
opposte: per esempio, o sono responsabili o irresponsabili. Dato che in ogni circostanza hanno
un'oscillazione tutto o niente, per un piccolo errore una persona responsabile diviene
irresponsabile, senza nessuna transizione. Allo stesso modo, quest'oscillazione "tutto o nulla"
avviene nel dominio emotivo; per esempio, se c'è qualcuno che li sta criticando o non sentono
niente o provano una piccola irritazione che per loro significa desiderio di colpire.
Questa è la ragione per cui si sviluppano nella maternità tutti i rituali e il panico di avere l'impulso di
uccidere il figlio appena nato, che è uno dei sintomi psicopatologici più frequenti.
Esempio la madre che ha un bambino di otto mesi che piange tutte le notti: lei si alza stanca
senza il desiderio di accudire il bambino che sta piangendo; non è arrabbiata, ma ritiene che il non
pensare di dover accudire il bambino significhi volerlo uccidere. Non deve sentire mai nulla,
nemmeno una lieve sensazione di sforzo nell'accudire il bambino. Se ciò avvenisse, bruscamente
inizierebbe a non poter vedere oggetti appuntiti come forbici o coltelli, perché potrebbe fare del
male al bambino. Per evitare questo inizia una serie di rituali di verifica, per assicurarsi di avere
tutte queste cose sotto controllo.
Ugualmente è molto facile che si sviluppino disordini clinici nelle aree della sessualità e
dell'intimità. Per esemplificare il tema dell'intimità abbiamo il caso della relazione affettiva di un
padre ossessivo con sua figlia, relazione che può diventare drammatica, tanto più le vuole bene.
La bambina ha cinque anni e a lui piace mettersela sulle ginocchia e parlarle. Per lui sentire
piacere è inaccettabile; non può arrivare a provare piacere, ma questo è un paradosso, perché
l'attaccamento comporta inevitabilmente provare piacere nel contatto fisico. Se provasse piacere in
quella situazione, si svilupperebbe l'atteggiamento del "tutto o nulla": "Se provo piacere, voglio
violentare mia figlia"; per cui inizia ad avere dei rituali ogni volta che accarezza la figlia, come ad
esempio, lavarsi le mani tre volte di seguito per tre minuti.
Se le cose vanno male nell’ossessivo si incomincia ad insinuare il dubbio del non corrispondere
esattamente in maniere irreprensibile alla polarità positiva e di conseguenza si inizia a
scartabellare tutto quel costrutto mentale che lo porta ad aderirgli e qui iniziano ad esserci le
egodistonie ( comportamenti incoerenti con il tuo modo di essere, disallineati rispetto a ciò
che desidereresti provare. Sono quei pensieri che non sei disposto ad accettare, quelle pulsioni
che non confesseresti nemmeno al tuo migliore amico, quegli atti che non vorresti ripetere) iniziano
ad esserci i primi problemi ossessivi o compulsivi a livello comportamentale con la richiesta di un
intervento specialistico.
LO SLOGAN CHE CONTRADDISTINGUE GLI OSSESSIVI NEL RAGGIUNGERE UNA SOLIDA E
STABILE PERCEZIONE DI Sé PASSA ATTRAVERSO LA COGNITIVIZZAZIONE LOGICA DELLA
MATERIA EMOTIVA:
“solo nel controllo analitico della mia emotività avrò la certezza di non commettere atti
indegni non corrispondenti, cioè, alla mia percezione attuale”
Questo sempre nel rispetto di un’immagine virtuosamente irreprensibile.
Gli scompensi di fatto avvengono nel momento in cui queste persone non riescono ad evitare
questo insorgere minaccioso di reazioni emotive particolarmente intense o il cogliere
un’ambivalenza di fondo; perturbazioni che trovano entrambi una sorta di sfogo
comportamentale attraverso la messa in atto di rituali, tic, condotte magiche, recitazione ripetuta di
ruminazioni, stereotipazioni quasi deliranti che celano il disperato tentativo di riacquisire il controllo
richiesto dall’organizzazione stessa.

Ciò che scompensa l’ossessivo è:


- la gravità che li contraddistingue e se non è all’interno psicopatologico è comunque una certa
peculiarità naif anche in quelli compensati proprio per le caratteristiche di longevità e
attribuzione di potere al pensiero MAGICO, a differenza di uno scompenso su base controllata
che possono avere i fobici e gli ansiosi ”, in cui è possibile identificare e definire con precisione
una serie circoscritta di eventi di vita ovvero basta andare a verificare un alterazione della
giusta distanza in termini di eccessiva vicinanza o eccessiva distanza da quello che era
percepito la propria base sicura è ciò che più spesso si associa allo scompenso.
per gli ossessivi bisogna sudare le così dette 7 camicie per capire cosa gli sia capitato nel corso
della propria esistenza; per questo motivo la cosa risulta più complessa in quanto qualsiasi
situazione in cui il soggetto ossessivo è chiamato a dover operare una scelta o esperire un
evento elicitante che metta in discussione il senso di sé, è considerata “critica” ed in grado di
determinarne il possibile scompenso; ma anche perché gli ossessivi sono persone che non hanno
la più pallida idea di che cosa gli sia potuto accadere di conseguenza anche nel colloquio clinico i
dettagli importanti vengono omessi.
l soggetto OSSESSIVO vive particolarmente come “a rischio” tutte quelle circostanze in cui è
tenuto a dover fare una scelta importante o prendere una decisione, dato che ne potrebbe
venire minacciata la conferma di un’immagine positiva di sé costantemente ricercata
attraverso l’adesione all’idea che esistano certezze assolute dalle quali è impossibile discostarsi
senza cadere nella fallacia più biasimevole. Qualsiasi “atto decisionale” implica quindi
automaticamente lo slittare ansiogeno nel dubbio quale elemento onnipresente, che sul piano
comportamentale-ideativo si traduce sia in un minuzioso controllo dei minimi dettagli con modalità
di franco parossismo, che di un rimugino ad oltranza quale possibilità di poter vagliare,
anticipando, qualsiasi opzione o conseguenza. A conclusione di pratiche che tranquillizzino il
soggetto interamente basate su scrupolosissimi controlli e prove ripetute per verificare la
possibile fallacia di una propria scelta, solitamente si giunge ad una mancanza di conclusione,
di incompletezza di quanto progettato, a causa dell’esaurimento del tempo a disposizione speso a
“ruminare a vuoto”.

Molti ossessivi il professore li riesce a riconoscere andando per esclusione andando a testare
l’emotività, anche la modalità dell’eloquio con il quale gli ossessivi riportano le cose stride spesso
con gli aspetti più comini di un auto narrazione consapevole, sono persone che non passano
inosservati anche da compensati.
Gli scompensi non avvengono sulla base di chi sa quale evento traumatico di vita; per gli ossessivi
troviamo delle situazioni critiche a priori e usandole come un ago della bussola per guidare il
clinico nell’andare a investigare un ambito rispetto che un altro è piuttosto efficienti, gli ambiti sono
tutti coloro che hanno come caratteristiche li carattere:
- Emotivo
Sfuggono alla capacità di essere imbrigliati ( ostacolato nella realizzazione dei propri desideri) a
livello logico razionale e ciò lo possiamo anche tradurre come l’imprevedibilità degli eventi e nel
novero di questa imprevedibilità l’incapacità a poter derivare un’intensità con la quale poter
razionalmente immaginare un coinvolgimento di una certa entità.
E in più troviamo due situazioni critiche che sono di caratteristiche antietiche in quanto offuscano la
certezza di poter corrispondere alla polarità positiva e sono inaccettabili (treni ideativi/rituali di
ordine e pulizia), non c’è controllabilità preventivabile per rimanere all'interno di un range emotivo
che non ne minacci l'integrità (prevedibilità dell’intensità) e sono:

- la rabbia e l’aggressività Quando sorgono nella coscienza, queste emozioni mettono in


discussione e disconfermano la polarità positiva nella quale si stanno organizzando. Per un
ossessivo è inaccettabile provare della rabbia o desiderare di fare del male a qualcuno; il solo
fatto di immaginarlo o pensarlo significa sentirsi la persona più disprezzabile del mondo, sino
all'estremo di considerarsi una persona che non ha diritto di vivere. Egli non può attribuirsi
nessuna sensazione di rabbia o aggressività. Questo non significa che gli ossessivi non
siano aggressivi; devono esserlo però senza che questo arrivi a livello della coscienza, perché
se questo succedesse, immediatamente inizierebbero le ossessioni e i rituali di ordine.
Gli scompensi sul versante dell’aggressività danno a livello sintomatologico il via a delle ossessioni
a livello ideativo e traning ideativi, monoclonizzano per intero tutta l’attività cognitiva

- Eccitazione sessuale

Scompensi ascrivibili a tematiche di ordine erotico sessuale: I primi problemi si hanno nella
pubertà, con la scoperta della sessualità e i cambiamenti fisici, ma non perché gli ossessivi sono
persone moraliste . Per gli ossessivi, gli impulsi sessuali, si trasformano in un dominio critico
che deve essere controllato
Per esempio, un ossessivo di basso livello culturale sostiene che la sessualità è buona, perché Dio
ce l'ha data per riprodurci, e pertanto è qualcosa che appartiene alla vita. Il problema della
sessualità è che il piacere sessuale deve essere sotto controllo e non eccedere oltre una
determinata soglia; se la si oltrepassa cominciano i rituali di pulizia. È comune negli ossessivi:
non è la sessualità in sé, ma il piacere connesso che deve sempre essere sotto controllo. Il piacere
deve sempre essere conosciuto in anticipo e mai oltrepassare la soglia accettabile.
la causa di squilibrio per un significato ossessivo è l’impossibilità ad operare con nettezza
(ambivalenza) e certezza (dubbio) una decisione che gli consenta di perseguire un’immagine di sé
“giusta”. Gli ossessivi portano a livelli di comportamento compulsivo i comportamenti, le dinamiche,
le movenze ritualizzandoli cercando in questo modo di formalizzare e circoscrivere limitando tutta
un attività emotiva che li manda in pallone e tramite i rituali si cerca di stabilire una parvenza di
ordine, non è raro quindi trovare ragazzi che si iniziano a scompensare per l’incapacità di
normalizzare integrando il proprio flusso di vita in attivazione sessuali tipiche dell’età
adolescenziale la quale viene gestita tramite una masturbazione spesso compulsiva in multipli di
tre o che seguono altre forme ritualistiche.
Generalmente, nella maggioranza degli ossessivi avviene che il momento dell'emergere della
sessualità li porti ad un importante ritiro sociale. Si sentono minacciati dal fragile autocontrollo che
sentono sulla loro sessualità, perché hanno paura che l'attivazione possa scappare loro di
mano. Hanno anche molta paura del contatto sessuale perché questa può prendere una forma
inaspettata. A causa di ciò, è molto comune nel periodo della tarda adolescenza, che per evitare di
pensare al tema della sessualità investano tutto il loro tempo nello studio, arrivando a ottenere
grandi successi scolastici.

Questi due aspetti in termini di valori e principi occidentali sono critici da un punto di vista della
morale ed etica in quanto il manifestare l’eccitazione sessuale o aggressività sono connotati in
termini negativi, ma non tanto nella misura in cui l’ossessivo ha problemi a doversi pensare
arrabbiato o eccitato, ma che nel farlo non ha mai il senso del limite oltre il quale valicandolo
iniziano ad essere delle persone indegne e criticabili per la loro immoralità. Se partiamo da questa
base qualsiasi situazione che ha che fare con tali ambiti e talora scivoli in una situazione di
ambivalenza diventa potenzialmente scompensabili dalle organizzazioni e le modalità di reagire
alle stesse è quantomai varia e critica.

O.S.P. - OSS.
sfera affettivo-sentimentale (modalità gestionali)
scelta di un partner che con "certezza" gli consenta di raggiungere una percezione di sé
stabilmente positiva ed univoca.
ma troviamo anche scompensi riguardante:
- Comportamenti compulsivi di ordine I rituali di ordine sono dei comportamenti destinati a
mettere in un ordine e in un posto determinati oggetti e possono durare diverse ore; per
esempio, avere tutti i quadri di casa esattamente con le stesse angolazioni.
- Comportamenti compulsivi di lavaggio anche detto “Comportamenti compulsivi da washing”
ovvero sono quelle persone che lavandosi continuamente arrivano a scarnificare i primi strati
del derma; quando giungono al ricovero molto spesso è perché si cronicizzano e arrivano
quasi a scoprirsi i muscoli, i tendini e le ossa utilizzando i saponi da sala operatoria
Le ossessioni sono idee, pensieri, immagini, paure o impulsi non voluti, intrusivi e ricorrenti,
persistenti Che insorge uno nella mente del paziente con un senso di obbligatorietà sono ricorrenti
e non sono eliminabili con la volontà ho il ragionamento sono riconosciute come proprie ma
considerate inaccettabili vissute come senza senso è fonte di ansia e marcato disagio per il
soggetto; per esempio, in relazione al pensiero che il datore di lavoro abbia un tumore. Questo è il
modo in cui appaiono nella coscienza pensieri aggressivi, che devono essere controllati più volte.
Possiamo trovare anche ossessioni aggressive dove c'è il timore di poter far male a qualcuno,
uccidere, mutilare, violentare; Ma possiamo incorrere anche a ossessioni di dubbio come avere
chiuso la porta di casa o il gas.

Esempi di una coppia sposata la moglie aveva deciso di partecipare ad un bando per entrare nei
vigili urbani, il marito non era d’accordo di questa scelta e si oppose al presunto cambio di lavoro
della moglie; ad andargli contro oltre alla moglie furono anche i suoceri il tutto lo vide come degli
alleati contro il suo volere, e questo signore in un’estrema forma di rifiuto la mattina che doveva
accompagnare la moglie al comune per sostenere il bando, la porta da tutt’altra parte ovvero in
mezzo alle campagne fa scender la moglie dalla macchina e se ne va via; a partire da questo
momento il marito incomincia a vivere un momento di indignità di schifo, di improponibilità in
quanto non avrebbe mai voluto arrivare a tanto. Da questo momento in poi inizia la situazione
connotata a livello clinico dove si videro i primi segni di catatonia ( non mangiava, non assumeva
liquidi )proprio perché lui si costringeva ad una inattività totale nel timore di poter cagionare una
qualsiasi forma di violenza nei confronti della moglie e dei suoceri. La situazione peggiora quando
la catatonia incomincia a peggiorare diventando sempre più seria in quanto la sua immobilità portò
le mani a gonfiarsi, dopo qualche giorno quando iniziò a parlare con lo psicoterapeuta venne fuori
che questa catatonia corrispondeva ad una vita interiore ricchissima fatta di ossessioni violente
fatta di immagini di morte, distruzione.
Esempio una donna di 45 anni ricoverata con una diagnosi bipolare ( anche se era di un
organizzazione mista di base normativo e contestualizzata). Ripercorriamo: questa signora
proviene da una famiglia estremamente cattolica, estremamente osservante, moralmente
integerrima dove non si usavano gli epiteti per indicare le zone erogene del corpo ( c’era un
autismo sessuale), all’età di 14 anni in seguito a quello che fu il suo primo bacio con un ragazzo
più grande di lei di qualche anno questa donna che era sempre stata la ragazza perfetta,
bravissima a scuola vinse addirittura un premio al liceo dopo aver partecipato ad una gara di
matematica, iniziò ad avere un ritiro sociale, non andò più a scuola per un paio di mesi in quanto
non usciva più di casa poichè si sentiva di aver perso delle certezze sulle quali lei traeva energia e
forza. Tutto ciò all’inizio fece pensare ad un esordio depressivo, ma poi si rivelò un esordio
bipolare; in seduta venne ricostruita tutta la sua storia dove si scopri che lei aveva ricambiato il
bacio ma il problema fu che lei disse al psicoterapeuta è che il bacio le era piaciuto più di quanto si
aspettava e da lì ebbe il senso dell’indegnità di essere una schifosa mignotta, è interessante
notare come ad essere vivida è la capacità autodescrittiva ricco di dettagli.

Esempio un camionista sempre paziente del prof viveva ad Acilia, all’interno del suo camion
aveva delle mensole nelle quali riponeva romanzi russi in quanto lui era un esperto della letteratura
russa. Questa persona era coltissima citava tutti autori russi ad ogni seduta faceva metafore,
parallelismi, nonostante ciò aveva la terza media.

Tutto questo per dire che il predominio del verbale e del cognitivo caratterizza tutti i normativi sia
nel bene che nel male, ed è una modalità con la quale loro devono fare i conti sin da giovanissimi
proprio per la pretenziosità con la quale il genitore in particolar modo l’ossessivo si interfaccia con
loro.
Gli ossessivi hanno un atteggiamento di attribuzione causale a se stessa pazzesca, quello che
riportano è che molto spesso non riescono a riconoscere della naturalezza con la quale ci si possa
eccitare

ALTRI DISTURBI DEGLI OSSESSIVI


Disturbi d’ansia ( non saranno disturbi d’ansia in termini di esposizione dell’immagine di sé, del
timore di essere giudicati come ad esempio sono i contestualizzati, non ci saranno tematiche di
disprotezione o di soffocamento come i controllati nell’alterazione della giusta distanza dal punto di
riferimento, ma i vissuti d’ansia negli ossessivi sono vissuti con situazioni le quali temono che
possa essere inficiata la loro moralità o la loro etica; ciò si vede ad esempio con i loro partner
quando quest’ultimi iniziano a non essere più tanto cristallini nella loro moralità ma soprattutto nella
loro esclusività nei loro confronti, ciò consegue che se non sono delle persone particolari sulle
quali l’ossessivo ha tanto investito ciò vuol dire che anche io ho un qualche cosa che non va in
termini di reprensibilità anche perché il primato degli ossessivi nella relazione spesso è la
cartinatornasole che la relazione sta andando a togliere nel momento in cui si sentono
emarginalizzati ovvero non sentono più provenire il senso di centralità e l’autorevolezza che
all’interno di un rapporto è sinonimo di irreprensibilità.)
Tenendo in considerazione la rigida adesione dell’organizzazione tipo “ossessiva” a modelli di
comportamento e valori altamente desiderabili, l’estraneità di un vissuto non rientrante nel novero
dei “buoni sentimenti” viene percepita come una indegna minaccia all’integrità personale
strenuamente difesa. Una delle strategie adottate all’uopo è un fermo controllo emotivo che
escluda di fatto il vissuto intrusivo e disturbante dalla coscienza e, mediante una iper-
razionalizzazione degli aspetti residui, neghi totalmente qualsiasi possibilità di esperire e far
rientrare nella gamma dei propri temi di vita quelli emotivamente considerati “antietici”.
In linea quindi con l’idea diffusa a livello di rappresentazione sociale di desiderabilità e
convenienza morale in senso lato la sessualità e la rabbia sono vissuti ritenuti marcatamente
disdicevoli, che il soggetto non si può permettere né di esperire né di riconoscere. La gestione
emotiva più in generale è infatti sempre e comunque problematica in quanto l’emozione in sé è
considerata incontrollabile, da “tenersi a bada” attraverso il disimpegno cognitivo di sequenze
stereotipate di pensieri, in ragione dell’onnipotenza tributata al pensiero in quanto tale. L’attività
cognitiva “razionale” di fatto è l’usuale attività diversiva del soggetto armonico a base ossessiva,
che sostituirà con ruminazioni e rituali in occasione di un suo probabile scompenso clinico.
Da quanto appena detto si deduce come eventi di vita difficilmente gestibili siano tutte quelle
situazioni che li portano ad avvertire una discrepanza inconciliabile tra due immagini di sé
percepite antiteticamente come accettabili/inaccettabili. Tale incapacità ad assimilare tra
loro due punti di vista apparentemente divergenti su di sé, ma anche in merito a qualunque
altro aspetto dell’esistenza, è così da connettersi all’impossibilità di esperire un senso di sé
modulato su tonalità intermedie o vissuti emotivi “disdicevoli” o “eticamente inaccettabili”.
Il disconoscimento e la conseguente soppressione di aspetti ineludibili quanto naturali della realtà
personale ed interpersonale sono resi praticabili dal caratteristico “bipartitismo mentale”: la
focalizzazione selettiva su uno soltanto dei due aspetti del senso di sé “in corso”, che di fatto
impedisce al soggetto di cogliere contemporaneamente il presentarsi di due aspetti considerati
dallo stesso come dicotomici. Problema centrale è quello di derivare un’immagine di sé coerente
ed unitaria, oltre che accettabile, propendente cioè per una polarità marcatamente “positiva” che
ne promuovi il riconoscimento e l’accettazione altrui. Per riuscire in tale impresa il soggetto esclude
così a livello cosciente una parte considerevole della propria esperienza immediata
(corrispondente al polo negativo) e l’intera esperienza viene “letta” in termini antitetici: buono-
cattivo, bello-brutto, picevole-spiacevole.

Ossessioni
Qualora un’attivazione rabbioso-aggressiva riesca comunque ad eludere il controllo emotivo
attentamente logicizzato, affiorando quindi alla coscienza, si registra a livello clinico il manifestarsi
di ruminazioni ed altri rituali di controllo atti tanto all’evitamento di sciagure a sé e ai propri cari che
alla riacquisizione del controllo perso. Le ruminazioni in particolare – trasposizione ideativo-
comportamentale della tematica censurata – prendono così la forma di una continua ricostruzione
di un’immagine intrusiva con caratteristiche di danno involontario verso qualcuno. Caratterizzate
da una particolare vividezza e concretezza di tipo deterministico, in cui il pensare una cosa
equivale al fatto che essa si realizzi grazie alla sopracitata onnipotenza del pensiero, a livello
tematico riguardano la compromissione dell’igiene, la sporcizia e relativi pericoli di contaminazione,
di aggressione e pericolo, di indegnità morale, di imperfezione e colpevole inadeguatezza.

Compulsioni
Descrittivamente le compulsioni si configurano come comportamenti ripetitivi o azioni mentali che il
soggetto si sente obbligato/costretto a mettere in atto ripetutamente col fine di ridurre il disagio
legato all’ansia e alla prevenzione di eventi o situazioni temute. Solitamente in questi pazienti
l’ansia è infatti particolarmente manifesta in tutti quei frangenti in cui la discrepanza è avvertita
come minaccia effettiva di vedere irrimediabilmente compromessa tutta la messe di certezze e
perfezioni sinora faticosamente raggiunte e fatte proprie. Tanto maggiore è la discrepanza tanto
maggiore sarà l’ansia con manifestazioni spesso improvvise ed acute che, mediante un’agitazione
psico-motoria, esprimono tutta l’angoscia di aver perso il controllo fino a sfociare in probabili
attacchi di panico.
Soggetti invece scompensati più su un versante erotizzato o comunque inerente l’altrettanto
scabroso tema della sessualità/intimità presentano rituali di lavaggio, disinfezione, evitamento
preservante per la paura di contaminazione, ed una modalità d’esecuzione ritualistica spesso
basata su multipli numerici simbolizzati da una logica estremamente personale ed individualizzata.
Alcune volte le tematiche sessuali diventano fondanti una modalità di coerenza interna che può
essere pervasiva di aspetti non necessariamente “sessuali” in senso stretto. Ad esempio un rituale
di contaminazione una volta analizzato a livello processuale spesso mostra una funzionalità atta a
gestire un’attivazione modulata più su polarità rabbioso-aggressiva che sessuale; la tipica
discriminante che fa riconoscere un tale rituale come tipicamente “sessualizzato” consta sempre di
un’attivazione cutanea (bruciore, formicolio…), ed il danno della non disinfezione è inoltre sempre
auto-riferito.
Al contrario in quelli specificamente adottati per gestire la rabbia manca l’attivazione cutanea e la
preoccupazione è sempre riferita all’esterno nei termini che la propria negligenza nel non
disinfettarsi può nuocere agli altri.
Disturbi dell’umore
Disturbo depressivo maggiore - Distimia
Spesso associati agli scompensi a base “ossessiva” si rinvengono varie forme di distimia di tipo
cronico in relazione per lo più ad un vissuto di incapacità personale (senso di negatività) nel non
essere così perfetti come si vorrebbe data la forte connotazione di “dovere” che impernia tale
costante ricerca. Forme depressive si hanno invece in concomitanza dell’angoscioso crollo delle
certezze con compromissione del senso unitario di sé (senso di sconfitta totale). Si ricorre al
suicidio come forma di fuga da una situazione percepita come insopportabile, ove l’idea di poter
controllare in maniera assoluta e totale ogni aspetto di sé e della realtà cade miseramente in crisi
senza nessuna prospettiva di scenario alternativo.

Disturbi somatoformi
Quadri legati alla somatizzazione e/o ad aspetti ipocondriaci si associano a varie forme di disturbi
dell’umore su versante disforico ed ansioso in associazione con ruminazioni ossessive
generalmente montematiche con significato di impurità, colpevolezza ed indegnità.
 
Disturbi alimentari psicogeni
Prevalgono le forme anoressiche in cui le modalità di assunzione di cibo sono rigidamente
controllate e imperniate da ritualismi simbolici con particolari ricorsività numeriche, dall’esclusione
di alcuni cibi, la predilizione di altri o ancora le particolari modalità di consumo. L’atteggiamento
spesso alla base di tali rigorosi schematismi è tipicamente punitivo e restrittivo. Qualora fossero
presenti oscillazioni su versante bulimico il vissuto associato è eminentemente di colpa ed
indegnità morale per il senso di “lasciarsi andare”.

Disturbi correlati a sostanze, disturbi del controllo degli impulsi, disturbi della condotta
I disturbi correlati all’uso di sostanze sono molto rari in tale organizzazione e se presenti logicizzati
come espliciti tentativi di automedicazione contro l’affanno di vita ed una lucida, specialistica,
spiegazione della scelta delle sostanze in base agli effetti ricercati. Più frequenti in tali scompensi i
disturbi del controllo degli impulsi (disturbo esplosivo intermittente, cleptomania, piromania, gioco
d’azzardo patologico, tricotillomania, non specificati) e della condotta in quanto vengono agiti, e poi
perfezionati con meticolosa cura e finalità precise, come “valvola di sfogo” verso l’eccessiva
attivazione ansiosa derivante dalla perdita del rigido controllo. La gamma della casistica è
amplissima e prevede al suo interno figure fortemente estremizzate quali giustizieri rigidamente
schierati contro l’idea di “Male” o al contrario serial-killer.
Disturbi psicosessuali
Dato che il rapporto sessuale rappresenta a livello comportamentale ed agito il concretizzarsi della
tematica tabù legata all’erotizzazione e alla sessualità – qui esperita con il “doveroso”
riconoscimento dell’attivazione emotiva ad essa legata – viene vissuto con un atteggiamento
fortemente ambivalente. Sono qui presenti sensi di colpa e di indegnità in cui il manifestarsi di
tendenze sadiche e/o masochistiche trova spiegazione nell’impossibilità di poter provare “piacere”
se non attraverso la “sofferenza” inflitta a sé e/o al partner. Il rapporto sessuale è spesso
anticipato, concluso o eseguito in base ad una rigida ritualità con specifiche mansioni di controllo
che possono in altri casi assumere significazioni particolari nell’ambito delle “condotte magiche”
quali riti purificatori o igienico-sanitari.

Disturbi schizofrenici e paranoici


Disturbo delirante (paranoia) - Disturbo schizofrenico di tipo paranoide
L’organizzazione a base ossessiva presenta una grande espressività anche su versante psicotico
con due caratteristiche tipologie di scompenso spesso co-presenti quali manifestazioni di tipo
paranoiche – in cui il soggetto si percepisce come oggetto di congiure – e di un più classico
disturbo delirante solitamente monotematico (erotomanico, di grandezza, gelosia, persecuzione,
somatico, mistico, megalomanico di tipo inventorio o scientifico). In molti pazienti di mezza età si
riscontra una curiosa tendenza “querulomanica” in cui intentano 4-5 cause contemporaneamente
contro l’intero vicinato per le scuse più futili.
La paranoia risulta lucidamente “sostenuta” da deliri costruiti su strutture logiche inattaccabili e
rigorosamente inoppugnabili se non fosse del tutto infondata la premessa di partenza. Tale
modalità ha caratteristiche subdole in quanto non ha un inizio acuto, sviluppandosi nell’arco di 5-8
anni secondo una maniera graduale che non permette di distinguere chiaramente una differenza
apprezzabile tra come era prima ed è diventato poi il paziente in questione. Nel Disturbo
schizofrenico di tipo paranoide invece vi è una minore strutturazione dei temi deliranti a causa di
una maggiore incoerenza e bizzarria che porta il soggetto a comportamenti vistosamente incongrui
e disorganizzati. A differenza del precedente disturbo la compromissione sociale e lavorativa è
fortemente rilevante ed invalidante.
Un altro aspetto rilevante è la facilità degli ossessivi nel presentare dei temi o dei deliri
persecutori. Questo si deve al fatto che la loro visione del mondo nasce attraverso la
ricostruzione analitica e logica di tutto ciò che succede; per questo possono avere facilmente dei
temi persecutori che, nella maggioranza dei casi, sono transitori. L'ossessivo per alcune ore, giorni
o per una settimana può avere l'idea che ci sia un complotto contro di lui in ufficio o che il vicino
voglia fargli del male, etc. Sono situazioni di intensa attivazione emotiva e sono sempre vissute
con quest'enfasi nella ricostruzione analitico e logica. Allo stesso modo, l'enfasi sulla logica si
osserva nella maniera in cui viene formulato il contenuto.
Il disturbo psicotico più comune negli ossessivi è la psicosi paranoidea, il delirio persecutorio
sistematico, cronico, logico e senza cambiamenti di coscienza, che rapidamente diventa stabile. La
paranoia è il classico delirio persecutorio, in cui c'è soltanto una premessa, che è sbagliata ma
dalla quale si costruisce perfettamente tutta l'argomentazione. La forma più classica è costituita dai
deliri di persecuzione di tipo mistico; è una specialità degli ossessivi, oltre ai temi morali, religiosi o
di giustizia.
Un altro tipo di delirio caratteristico nei pazienti psicotici è quello megalomanico; per esempio, il
delirio scientifico degli inventori. Molti scienziati famosi nella loro epoca furono, dopo molto tempo,
riconosciuti come paranoici e il loro lavoro frutto di un delirio scientifico. Ci fu un famoso neurologo,
Ganma, all'inizio del secolo, professore a Torino, che scrisse un'opera in cinque volumi. La
premessa del suo lavoro era ridicola, ma tutto il resto diventava logico. Secondo questa premessa
le impronte digitali corrispondevano alle circonvoluzioni cerebrali; vi aggiunse un ammasso di dati
sperimentali di tipo anatomico, neurofisiologico e neuropsicologico. Nella sua vita fu riconosciuto
come un genio della neurologia, inoltre tutti i libri che scrisse divennero un classico nello studio
della clinica psichiatrica.
Un altro aspetto caratteristico degli ossessivi è il delirio di giustizia. La disgrazia più grande che
possa capitare a una persona è avere un vicino che soffra di un delirio di questo tipo, perché si
tratta di un soggetto che ha sempre un contenzioso legale con i vicini. Per esempio, cita in giudizio
il vicino perché una notte aveva tenuto il volume della musica troppo alto e lui non riusciva a
dormire. Spesso ha più cause contemporaneamente, le segue lui stesso con precisione e
attenzione, addirittura si mette a studiare il codice civile.

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