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NOVENA DI PREGHIERA

ASSUNZIONE DELLA
B.V. MARIA AL CIELO
(inizio novena, sabato 6 agosto 2022)
INTRODUZIONE – 1/4
Il dogma dell’Assunta è il 4° dogma mariano della Chiesa, promulgato da papa Pio
XII, durante il Giubileo, il 1° novembre 1950, con la costituzione apostolica
“Munificentissimus Deus” (“Munificentissimo Dio”): “… Maria per privilegio del
tutto singolare ha vinto il peccato con la sua concezione immacolata; perciò non fu
soggetta alla legge di restare nella corruzione del sepolcro, né dovette attendere
la redenzione del suo corpo solo alla fine del mondo … In tal modo l'augusta Madre
di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l'eternità «con uno stesso
decreto» (Pio IX, Bolla “Ineffabilis Deus”) di predestinazione, immacolata nella sua
concezione, Vergine illibata nella sua divina maternità, generosa Socia del divino
Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze,
alla fine, come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere
preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio,
di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina
alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli (cf. 1 Tm 1, 17) … Noi, che con
pubblico rito abbiamo consacrato tutto il genere umano al suo Cuore immacolato,
e abbiamo ripetutamente sperimentato la sua validissima protezione, abbiamo
ferma fiducia che questa solenne proclamazione e definizione dell'assunzione
sarà di grande vantaggio all'umanità intera, perché renderà gloria alla
santissima Trinità, alla quale la Vergine Madre di Dio è legata da vincoli singolari
… «Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato
la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria
vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli
e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a
gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l'autorità di nostro Signore Gesù Cristo,
dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo
essere dogma da Dio rivelato che: l'immacolata Madre di Dio sempre vergine
Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in
anima e corpo». Perciò, se alcuno, che Dio non voglia, osasse negare o porre in
dubbio volontariamente ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto
meno alla fede divina e cattolica ... “. Ma Maria santissima è morta? Sulla morte
di Maria non c’è alcuna definizione dogmatica e il pensiero teologico di papa Pio
XII sul “terreno pellegrinaggio” di Maria Santissima è che non si trovano “difficoltà
nell'ammettere che Maria sia morta, come già il suo Unigenito”. La Chiesa non
dice dogmaticamente che Maria santissima sia morta, prima di essere Assunta al
Cielo, ma non dice nemmeno il contrario! La Chiesa d’Oriente parla di
“dormizione della Madre” o “sonno della morte”. Invece la Madonna avrebbe
detto a Medjugorje: “Mi chiedete della mia Assunzione. Sappiate che io sono
salita al cielo prima della morte” (15.08.1981). Afferma il Cardinale Charles
Journet: “Il 1° novembre 1950, Pio XII definì [il dogma de] l'Assunzione [che] passò
dal rango di verità di fede insegnata dal magistero ordinario, al rango di verità di
fede insegnata dal magistero solenne. Ci fu un passaggio di livello nella credenza
dei fedeli: dalla fede divina teologale alla fede divina …quello che era creduto di
fede umana soprannaturale, è creduto da allora in poi di fede divina teologale …
[e comunque] sin dal II secolo si era fatta strada l'idea che Maria, nuova Eva, deve
essere associata in un modo incomparabile al trionfo che il Cristo, nuovo Adamo,
riporta sul peccato”.
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Maria Santissima dunque ci appare perfettamente associata a Cristo. A conferma
di ciò possiamo rilevare come alle principali feste del Signore corrispondano
altrettante feste di Maria. Al concepimento di Gesù il giorno dell’Annunciazione
(25 marzo) corrisponde l’Immacolata Concezione (8 dicembre). Alla Natività di
Gesù (25 dicembre) corrisponde la Natività di Maria (8 settembre). Alla passione di
Gesù, ricordata oltre che il Venerdì Santo anche nella festa della Santa Croce (14
settembre), fa immediatamente seguito la memoria dell’Addolorata (15
settembre). È quindi logico che alla festa della glorificazione di Gesù, cioè alla festa
dell’Ascensione, corrisponda la festa dell’Assunzione (15 agosto), e alla festa di
Cristo Re (ultima domenica dell’anno liturgico) corrisponda la festa della Regalità
di Maria, celebrata otto giorni dopo la sua Assunzione (22 agosto). Il dogma, verità
di fede, definisce che Maria fu preservata “immune dalla corruzione del
sepolcro” perché come dice san Bonaventura “come Dio preservò Maria
santissima dalla violazione del pudore e dell'integrità verginale nella concezione e
nel parto, così non ha permesso che il suo corpo si disfacesse in putredine e
cenere”. Il corpo di Maria è l’arca dell’alleanza incorruttibile del corpo di Cristo,
Maria è la Madre di Dio - si dice giustamente “Caro Christi caro Mariae”, cioè “la
carne di Cristo è la carne di Maria” - pertanto il corpo di Maria è stato glorificato
come lo fu quello di Cristo. Dice la “Lumen Gentium”: «La Madre di Gesù, come in
cielo, glorificata ormai nel corpo e nell’anima, è l’immagine e la primizia della
Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura, così sulla terra brilla
come segno di sicura speranza e di consolazione per il Popolo di Dio in cammino,
fino a quando non verrà il giorno del Signore» (n. 68). «Così la Chiesa in Maria
ammira ed esalta il frutto più eccelso della redenzione, e in lei contempla con gioia,
come in un’immagine purissima, ciò che essa, tutta, desidera e spera di essere»
(SC.53). Allora il corpo di Maria è incorrotto, Maria è immediatamente assunta in
Cielo, perché come Madre di Dio, perpetuamente Vergine ed Immacolata
Concezione è “un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i
suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle” (Ap.12,1). “Nel Cielo”
significa, “Assunta in Cielo, “non è della terra”, “un segno grandioso”, “vestita di
sole” vuol dire che l’abito della donna è la Luce, lei veste di Luce, è “piena di
Grazia”, le sue abitudini sono luminose, “con la luna sotto i piedi”, vuol dire che
sotto i suoi piedi ha le “potenze tenebrose”, domina il “potere della notte”, “sul
suo capo una corona di 12 stelle”, allora è una regina con 12 stelle, le 12 tribù di
Israele e i 12 apostoli. Questa “donna” è sia la Madonna “Assunta in Cielo in anima
e corpo”, che la Chiesa glorificata, è tutta vestita di sole, ha vinto nello “agnello di
Dio che toglie il peccato del mondo”, il potere delle tenebre e come “Madre di Dio”
e “Madre della Chiesa”, è la “Corredentrice”, la “Mediatrice” e la “Avvocata” di
ogni grazia. Non potendo nulla contro la “donna” – la Madonna “Assunta in Cielo”
e la Chiesa contro cui “non prevarranno le potenze degli inferi” - “allora il drago si
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infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza,
contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della
testimonianza di Gesù” (Ap.12,17). Cosa insegna, in particolare, il Dogma
dell’Assunzione? Afferma la Bolla “Munificentissimus Deus”di papa Pio XII: «Vi è da
sperare inoltre che tutti coloro i quali mediteranno i gloriosi esempi di Maria, abbiano a
persuadersi sempre più del valore della vita umana, se è dedita totalmente alla
esecuzione della volontà del Padre celeste e al bene degli altri; che, mentre il
materialismo e la corruzione dei costumi da esso derivata, minacciano di sommergere
ogni virtù e di fare scempio di vita umana, suscitando guerre, sia posto dinanzi agli occhi
di tutti in modo luminosissimo a quale eccelso scopo le anime dei corpi siano destinate;
che infine la fede nella corporea Assunzione di Maria al cielo renda più ferma e più
operosa la fede nella nostra risurrezione». Afferma san Giovanni Paolo II che
l'Assunzione “di fronte alle profanazioni e all'avvilimento cui la moderna società
sottopone non di rado, in particolare, il corpo femminile, il mistero dell'Assunzione
proclama il destino soprannaturale e la dignità di ogni corpo umano, chiamato dal
Signore a diventare strumento di santità e a partecipare alla sua gloria. Maria è entrata
nella gloria perché ha accolto nel suo seno verginale e nel suo cuore il Figlio di Dio.
Guardando a Lei, il cristiano impara a scoprire il valore del proprio corpo e a custodirlo
come tempio di Dio, nell'attesa della risurrezione” (San Giovanni Paolo II, udienza del
09/07/1997). Evidenziamo come il dogma della “Immacolata Concezione”, il 3° dogma
mariano, è la basa del dogma della “Assunzione”, il 4°dogma mariano: Maria è
assunta perché preservata dal peccato originale, che determina la morte e la
corruzione del corpo. Il beato Giovanni Duns Scoto (1266-1308), francescano, detto il
“dottor sottile” - papa Giovanni Paolo II nella catechesi del 5 giugno 1996 definisce Scoto
«Dottore dell'Immacolata» - fu il teologo che maggiormente contribuì allo sviluppo
dell’accoglienza del dogma della “Immacolata Concezione” negli ambienti accademici. Il
beato Duns Scoto usò 3 argomentazioni decisive, per vincere le resistenze teologiche ed
evidenziare come Maria Santissima è il primo frutto della redenzione di Cristo, con la
“redenzione preventiva”: 1)Cristo è il perfetto mediatore-redentore dunque deve aver
realizzato perfettamente la redenzione almeno una volta a favore di qualcuno. Non
sarebbe perfetto redentore se almeno una persona umana non fosse stata preservata
completamente dal peccato, anche da quello originale; 2)Parlando di Maria, bisogna
ammettere nei suoi riguardi tutto ciò che sembra più eccellente, purché non ripugni né
all'autorità della Chiesa, né all'autorità della Scrittura; 3)Se era possibile e conveniente
che Maria fosse preservata immune da ogni colpa, Cristo certamente la preservò,
perché Maria è sua Madre, ed egli gli è obbligato a titolo speciale, più che ad ogni altra
creatura. Infatti, l'Assunzione è: 1)conseguenza della stretta unione di Maria con Cristo.
L'unione tra la nuova Eva e il nuovo Adamo non poteva non consumarsi nella gloria;
2)collegata alla maternità divina a causa del particolare onore che il Figlio, come vero
uomo, vuole per la Madre; 3)rapportata alla verginità di Maria, che Dio aveva voluto
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conservare anche corporalmente (virginitas in partu), e che avrebbe poco senso se il
corpo fosse destinato alla corruzione del sepolcro; 4)legata alla particolare santità di
Maria, che fu sulla terra la piena di grazia, e doveva essere nel cielo la piena di gloria; la
gloria è lo sviluppo escatologico della grazia; 5)correlativa all'immacolata concezione
perché la risurrezione di Cristo è il suo trionfo sul peccato e sul diavolo al quale Maria
partecipò dall'inizio essendo stata creata immacolata. Come non era possibile che la
morte trattenesse il corpo di Cristo (cf. At 2,24), così non era possibile che trattenesse
anche quello di Maria. Perciò è stata glorificata in anticipo, per continuare a servire il
Figlio fino all'ultimo suo mistero.
In breve, i 4 dogmi mariani proclamati dalla Chiesa, 2 nel primo millennio e 2 nel
secondo millennio sono: 1)il dogma di “Maria, Madre di Dio” (Conc. Efeso, 431;
CCC.495); 2)il dogma della “Verginità perpetua di Maria” (Conc.
Costantinopolitano II, 553; CCC.499-507); 3)il dogma della “Immacolata
Concezione di Maria” (Papa Pio IX, 1858, Bolla “Ineffabilis Deus”; CCC.491); 4)il
dogma della “Assunzione di Maria al Cielo in anima e corpo” (Papa Pio XII, 1950,
Bolla “Munuficentissimus Deus”; CdC.198). “Dogma” è “una verità rivelata, in una
forma che obbliga il popolo cristiano nella sua totalità, in modo che la sua
negazione è respinta come un’eresia e stigmatizzata con anatema” (CTI,
“L’interpretazione dei Dogmi”, 1990). I primi due dogmi hanno carattere
cristologico collegati con la formulazione dogmatica della fede in Cristo, vero Dio e
vero uomo, contro le eresie del tempo (docetismo, arianesimo, manicheismo,
pelagianesimo, ecc.). I secondi due appaiono per esprimere quello che la Chiesa
già celebrava nel Culto, avvallati dalla dottrina del “sensus fidei”, consultando i
fedeli prima delle definizioni dogmatiche e verificando come l’Immacolata e
l’Assunta, queste “definizioni pontificie confermavano dunque e celebravano la
fede ritenuta saldamente dai fedeli” (CTI, “Il sensus fidei nella vita della Chiesa”,
2014).
Allora, potremmo dire, parafrasando i 4 dogmi mariani, che per essere “assunti”
in Cielo, per salvarsi, occorre essere “madre di Dio” - avere una relazione in Cristo,
attraverso Maria Santissima, con il Padre nella potenza dello Spirito Santo – essere
“vergini”, casti nel corpo e nell’anima, perché solo i “puri” dal peccato, i purificati
nel sangue dell’Agnello di Dio, “vedranno Dio” e saranno resi, per grazia,
“immacolati”! Dice, san Paolo: “Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra
tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, perché noi non
fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono
d'un momento, quelle invisibili sono eterne” (2Cor.4,17-18).
INIZIO NOVENA – INNO

O Vergine, vestita di raggi di sole,


incoronata di dodici stelle, la luna si offre a sgabello
dei tuoi piedi, tu illustre risplendi.

Vincitrice della morte, dell’inferno e della colpa,


siedi accanto a Cristo, sollecita nei nostri confronti,
e la terra e il cielo ti celebrano potente Regina

Proteggi i seguaci della divina fede; riconduci i


lontani al sacro ovile; raduna da ogni dove le genti
che a lungo ha ricoperto l’ombra della morte.

Implora, mite, perdono per i peccatori, aiuta i


piangenti, i poveri, gli ammalati, brilla come
speranza certa di salvezza per tutti,
nelle difficoltà della vita.

Lode perenne sia alla Trinità eccelsa,


che a te, o Vergine, ha assegnato una corona e t’ha
stabilito come regina e provvida madre nostra.
Amen.

(Vittorio Genovesi (1887-1967))


PRIMO GIORNO DELLA NOVENA
Scrive della Madonna il vescovo san Germano di Costantinopoli (†733),
perseguitato dall’imperatore Leone III Isaurico e costretto alle dimissioni, a
causa della denuncia della eresia iconoclasta:
“O tempio vivente della santissima divinità del Figlio unico, Madre di Dio, io lo
ripeto con azioni di grazie, veramente la tua assunzione non ti ha per nulla
allontanata dai cristiani. Tu vivi incorruttibile e tuttavia tu non sei lontana da
questo mondo di corruzione; anzi, tu sei presso chi ti invoca e coloro che ti
cercano con fede ti trovano. Era conveniente che il tuo spirito restasse sempre
possente e vivente e che il tuo corpo fosse immortale. Come avrebbe mai
potuto la dissoluzione della carne ridurti in cenere e polvere, tu che hai salvato
l'uomo dallo sfacelo della morte con l'incarnazione di tuo Figlio? E se tu hai
lasciato la terra, è perché il mistero di questa incarnazione prodigiosa si
manifesti in tutta la sua evidenza … Non si può ammettere che, avendo
portato Dio in te, tu avessi potuto essere ridotta in polvere dalla corruzione
della morte. Poiché colui che annientò se stesso (Fil.2,7) in te, è Dio dal
principio e Vita prima del tempo, e la madre della Vita doveva essa stessa
restare con la Vita, la morte non poteva esser per essa che un sonno e
l'assunzione sarebbe così come un risveglio per la madre della Vita. Il
fanciullo cerca e vuole la madre, e la madre vuoi vivere con la sua creatura;
analogamente poiché tu nutrivi nel cuore un amor materno per il tuo Figlio e
per il tuo Dio, dovevi nell'ordine naturale poter ritornare presso di lui, e Dio,
per il suo amor filiale verso di te, doveva con giustizia concederti di
condividere la sua condizione. Così, morta alle cose periture, sei stata
portata verso le dimore incorruttibili dell'eternità in cui risiede Dio, della cui
vita ormai tu partecipi senza mai abbandonare la sua presenza, o Madre di
Dio. Tu sei stata corporalmente la sua dimora; ed ora è lui che, come tua
ricompensa, si è fatto luogo del tuo riposo. Egli diceva: Questa è la mia stabile
dimora per i secoli dei secoli. Questo luogo di riposo è la carne di cui egli si è
rivestito dopo averla presa da te, Madre di Dio, la carne nella quale - noi lo
crediamo - egli si è mostrato nel mondo presente e si manifesterà nel mondo
futuro allorché verrà a giudicare i vivi ed i morti. Poiché tu sei la dimora del
suo riposo eterno, egli ti ha sottratta alla corruzione e ti ha preso con sé,
volendo conservarti alla sua presenza ed al suo amore. Ecco perché tutto ciò
che tu chiedi egli te lo concede come a madre premurosa verso i figli; e tutto
ciò che tu auspichi egli lo compie con la sua potenza divina, egli ch'è
benedetto per l'eternità”.
SECONDO GIORNO DELLA NOVENA
Scrive sant’Anselmo d’Aosta (†1109), vescovo, sulla Madonna: “Cielo, stelle,
terra, fiumi, giorno, notte e tutte le creature che sono sottoposte al potere
dell'uomo o disposte per la sua utilità si rallegrano, o Signora, di essere stati per
mezzo tuo in certo modo risuscitati allo splendore che avevano perduto, e di
avere ricevuto una grazia nuova inesprimibile. Erano tutte come morte le cose,
poiché avevano perduto la dignità originale alla quale erano state destinate.
Loro fine era di servire al dominio o alle necessità delle creature cui spetta di
elevare la lode a Dio. Erano schiacciate dall'oppressione e avevano perso
vivezza per l'abuso di coloro che s'erano fatti servi degli idoli. Ma agli idoli non
erano destinate. Ora invece, quasi risuscitate, si rallegrano di essere rette dal
dominio e abbellite dall'uso degli uomini che lodano Dio.
Hanno esultato come di una nuova e inestimabile grazia sentendo che Dio stesso,
lo stesso loro Creatore non solo invisibilmente le regge dall'alto, ma anche,
presente visibilmente tra di loro, le santifica servendosi di esse. Questi beni così
grandi sono venuti dal frutto benedetto del grembo benedetto di Maria benedetta.
Per la pienezza della tua grazia anche le creature che erano negl'inferi si
rallegrano nella gioia di essere liberate, e quelle che sono sulla terra gioiscono
di essere rinnovate. Invero per il medesimo glorioso figlio della tua gloriosa
verginità, esultano, liberati dalla loro prigionia, tutti i giusti che sono morti
prima della sua morte vivificatrice, e gli angeli si rallegrano perché è rifatta
nuova la loro città diroccata.
O donna piena e sovrabbondante di grazia, ogni creatura rinverdisce, inondata
dal traboccare della tua pienezza. O vergine benedetta e più che benedetta, per
la cui benedizione ogni creatura è benedetta dal suo Creatore, e il Creatore è
benedetto da ogni creatura.
A Maria Dio diede il Figlio suo unico che aveva generato dal suo seno uguale a
se stesso e che amava come se stesso, e da Maria plasmò il Figlio, non un altro,
ma il medesimo, in modo che secondo la natura fosse l'unico e medesimo figlio
comune di Dio e di Maria. Dio creò ogni creatura, e Maria generò Dio: Dio, che
aveva creato ogni cosa, si fece lui stesso creatura di Maria, e ha ricreato così
tutto quello che aveva creato. E mentre aveva potuto creare tutte le cose dal
nulla, dopo la loro rovina non volle restaurarle senza Maria.
Dio dunque è il padre delle cose create, Maria la madre delle cose ricreate. Dio è
padre della fondazione del mondo, Maria la madre della sua riparazione, poiché
Dio ha generato colui per mezzo del quale tutto è stato fatto, e Maria ha partorito
colui per opera del quale tutte le cose sono state salvate. Dio ha generato colui
senza del quale niente assolutamente è, e Maria ha partorito colui senza del
quale niente è bene.
Davvero con te è il Signore che volle che tutte le creature, e lui stesso insieme,
dovessero tanto a te”.
TERZO GIORNO DELLA NOVENA
Scrive il beato Alano dalla Ruspe, domenicano (†1475): “Ci fu una donna nella città di
Firenze in Toscana, di nome Benedetta, nata da Nobili Natali, e dotata di
incomparabile bellezza. Sciupò gli anni dell'adolescenza della vita e li consumò in
pericolosi comportamenti. Infine divenne lì una pubblica meretrice, nella massima
insidia della perdizione delle anime. Vedendola il Beato Domenico, Sposo insigne della
Beata Vergine Maria, si meravigliò molto della sua gran bellezza, e nello stesso
tempo, dell’immoralità di costei, ed ebbe un grande dolore per la perdizione della
stessa, e di molte anime, redente dal Sangue di Cristo. Per volontà di Dio poi, quella
peccatrice, dopo il Sermone di Domenico, ferita da questo Sermone, andò a
confessarsi con lui. A lei dopo le altre cose, fatta la confessione: «Vuoi, disse
Domenico, che io, come suo Sposo, preghi per te nostro Signore Gesù Cristo e la
dolcissima Maria Madre sua? Perché ti restituiscano a quello stato, che è più
confacente te e alla tua salvezza?» E a lui essa: «Sì, Padre dolcissimo, umilmente
prego e supplico, che così tu faccia». E alzandosi Domenico dal seggio della
confessione, subito pregò per lei. E subito una moltitudine di demoni entrò nel corpo
della donna, e per un anno intero, rimase così legata e ossessa, non senza il grande
stupore di tutto quanto il popolo, e il terrore, sia dei suoi amanti specialmente, sia
degli altri molti uomini carnali. Che cosa di più? Dopo un anno, Domenico, ritornando,
visitò la sua prigioniera. Allora essa con pianti e con sospiri grandissimi lo
scongiurava, che a lei porgesse la mano della pietà, liberandola dai nemici del genere
umano. Egli concesse questo volentieri e, fatto un segno di Croce, per la virtù del
Salterio della Vergine Maria, scacciò da lei tutti i demoni, che erano nel numero di
quattrocentocinquanta. Perciò a lei ingiunse come penitenza, ogni giorno, di recitare
tre Salteri alla Vergine Maria, nei quali ve ne sono tante, cioè quattrocentocinquanta
Ave Maria, contro gli altrettanti demoni detti prima. Fatto doloroso! Senti ciò che
avviene dopo. Dopo che quella assai infelice peccatrice fu liberata da essi, e
abbandonata a sé, in essa cominciarono di nuovo ad eccitarsi gli incendi della carne, a
spuntare pensieri carnali e a ribollire nuovi desideri degli accompagnamenti carnali. I
precedenti amanti, ritornando da lei, vedendola restituita alla gloria di prima e alla
bellezza del corpo, la spingevano a peccare, tanto che quella assai misera, immemore
della Misericordia di Dio e della grazia, ritornò alle precedenti azioni cattive, e, più
smisuratamente di prima, vendeva se stessa. Ad essa corrono quasi innumerevoli, e
diventa uno spettacolo del diavolo più grave, che mai era stato. Il piissimo Domenico,
udendo il nuovo spettacolo, la rovina della detta Benedetta e il danno di moltissimi
uomini, va subito da lei spinto dallo Spirito di Dio. Tuttavia allora essendo in luoghi
lontani, e trovatala in casa, attorniata dalle consolazioni dei miseri, e allontanati tutti
con la luce divina dello sguardo, rivolto ad essa con volto terribile afferma: «E’ vero o
figlia, dice, che avevi promesso a Cristo e alla Vergine Maria, di condurre una vita
immacolata? Ammettendo certamente, già conosci che una grande sventura, per te è
imminente da parte di Dio per punizione, se subito non ti penti per essere ricaduta».
Essa sentendo ciò, tacendo con tremore, e rimanendo stupefatta, non osava parlare.
Allora l’uomo di Dio disse: «Seguimi». E la condusse in quella medesima ora, come
allora era, vestita con l’abito di meretrice, nella Chiesa maggiore, nella quale era
venuta una grandissima moltitudine di popolo, e qui sedendo come in un tribunale,
ascoltò la confessione di quella maledetta, mentre tutti quanti guardavano ed erano
immensamente stupiti. Una nuova e meravigliosa mano di Dio. Fatta la Confessione,
le dice Domenico: «Vuoi, figlia, affidarti per la salvezza tua e degli altri, alla dolcissima
Madre di Misericordia?» A lui quella poveretta, tremante e stupita, dice: «Si, o
Signore, avvenga la sua volontà». Avendo dunque Domenico (che in tutte le sue
richieste, era esaudito secondo il desiderio) pregato un poco per lei,
improvvisamente, mentre vedevano tutti quanti, essa, come prima, è presa da
quattrocentocinquanta demoni, e davanti a tutti orribilmente tormentata. Viene
presa, incatenata, legata, e, ululando e urlando con grida grandissime, e con l'orrore
di tutti quelli che erano presenti, viene portata a casa. Domenico poi, subito
scomparendo, fu trovato dopo un’ora a Parigi. Così dunque quella misera per un
anno e più, rimase ossessa, e ogni giorno era terribilmente tormentata. Tuttavia
qualunque giorno aveva un tempo di quiete, anche libero, nel quale pregava
frequentemente tre Salteri della Vergine Maria. Allora in quel tempo non la potevano
tormentare, o trattenere, benché si affaticassero di trattenere quella poveretta dal
servizio della Madre di Dio, con colpi esterni di tavole, o con il mormorio delle voci, e
con il tirare dei suoi vestiti, o dei capelli di lei. Essendo dunque, la povera prigioniera
della Beata Vergine Maria e di Domenico, agitata da tante sofferenze, accadde in una
certa Vigilia di Maria Vergine, che essa, attonita, e rapita in spirito (essendo di nuovo
Domenico ritornato già improvvisamente da lei, per volere di Dio, e pregando
supplichevolmente Dio per essa) si vede presso il tribunale di Dio, che era trascinata
terribilmente nell’infinito, mentre le schiere dei Santi, circonfusi di più splendore del
sole, e un ingente libro a forma di cella o di camera fu portato, sigillato con i segni
della maledizione e dell’Inferno. In esso era perfettamente raffigurata tutta la vita di
quella Benedetta, e assieme narrata. Viene ordinato a quella poveretta di esaminare
attentamente la descrizione e la scrittura del primo foglio, e di leggere. Quella
scrittura era di così gran terrore e peso, che molto più volentieri sarebbe entrata in
una fornace infuocata, di centocinquanta stadi, più che avere guardato soltanto il
primo foglio. Allora tremante e stupita, cominciò ad urlare con alte grida, dicendo:
«Ahimè! Ahimè! Me maledetta, e non benedetta, perché misera sono venuta al
mondo? Perché sfortunata, rispetto agli altri figli, e alle figlie di Eva, sono stata
riempita di tanti mali? Guai a me, misera figlia della maledizione! Guai ai genitori che
mi hanno generato e non mi hanno insegnato, guai di più a quelli che mi ingannarono
la prima volta. Ahimè, ahimè! Dove mi volgerò? Dove andrò? Dove mi nasconderò?
Dove fuggirò, che dirò o che farò? Ahimè! Ahimè! Me misera! Vedo l’inferno aperto
per afferrarmi, vedo per me nell’inferno un giudice molto terribile. Ahimè! Perché non
sono morta giovane? Perché non sono morta nella culla? Ma, ahimè!, da una lunga
vita malvagia, sono stata condotta a queste estreme miserie. Oh, se avessi presagito
codesti così grandi rischi, e li avessi conosciuti bene, perché li avessi vissuti
santamente. Oh, se il mondo, e le donne del mondo, codeste cose che io vedo,
conoscessero, che cosa penserebbero di siffatta cosa? Che direbbero? Che farebbero?
Guai a me, figlia dell’abominazione e della confusione, della miseria e d’ogni
sudiciume, abisso dell’orrenda indecenza e d’ogni malvagità. Brevi sono state le mie
gioie, ed ecco ahimè! Ahimè! Per esse vedo preparati, davanti a me, i tormenti
eterni». E così gridando e cadendo a terra, davanti al sommo Giudice, era sconvolta
da un immenso dolore. A lei il Giudice adirato con voce terribile soggiunge: «Alzati»,
dice, «alzati, fa’ quello che ho detto, e leggi nel tuo libro, davanti a tutti, le cose che
hai fatto».Ed quella lesse la prima pagina, e vide il margine del primo foglio.
E tutte quante le lettere e gli apici a lei che vedeva provocavano con le immagini
diversi tormenti, che sarebbe stato molto più facile, più dolce e più mite, sopportare la
morte del corpo, che sopportare il dolore della lettera più piccola di quel libro. Cosa
orrenda! Volesse, o non volesse, questa misera, lesse la pagina del primo foglio del
libro della morte, con tanti urli, sospiri, lamenti e dolori, che priva di forze, quasi
morta, cadde davanti al Giudice. Il Giudice molto terribile tuttavia, sgridandola molto
fortemente, ordina di terminare di leggere la scrittura di tutto il suo libro. E girando la
pagina per leggere un altro foglio, quella poveretta gridò così, con tanto terrore,
paura, e tremore, davanti al timore delle pene della pagina successiva, che anche le
pietre e le altre cose inanimate, se l’avessero sentita e l’avessero compresa,
avrebbero pianto con lei. Perciò i presenti stessi, compassionevoli si prostrarono alle
ginocchia del Giudice, chiedendo perdono per questa assai misera poveretta. Il
Giudice allontanandoli, diceva che era stato offeso molto gravemente per causa
sua, e che moltissime anime erano state perdute a motivo di lei; e perciò
giustamente codesto libro, che lei stessa aveva fatto, tutto doveva leggere, e infine da
quello ricavare la sentenza degna, come meritava per i suoi meriti. Allora uno degli
astanti, che, come a lei pareva, era San Domenico (il quale distingueva di tutta la
visione della cosa, più chiaramente di lei stessa), voltandosi verso quella assai misera,
diceva: «Verso Maria, Madre di Dio, che hai servito nel Salterio, ora grida più svelta,
perché abbia misericordia di te». Allora gemendo e sospirando fortemente, voltatasi
verso la Madre di Dio Maria, umilmente dice: «O Signora, Madre dolcissima della
misericordia e Regina, abbi pietà di me maledettissima peccatrice, in tante angustie
per i miei peccati, ahimè! che ora mi trovo qua» Allora la nostra Signora, pregando il
Giudice per lei, e scongiurandolo, infine lo placava sotto la speranza
dell’emendamento. Più benignamente di prima, il Giudice allora, rivolgendole la
parola, dice: «Ecco, figlia, ora ti concedo il tempo della penitenza. Vedi bene dunque,
di distruggere con cura, per mezzo della penitenza, tutti quanti i peccati, che hai
scritto nel tuo libro della morte. Se invece farai diversamente, darò su di te la
sentenza della dannazione eterna, nel giorno, in cui tu non ti aspetti». Così dunque,
disparendo la visione, ritornò in sé, e vide Domenico presente con lei nella Chiesa.
Confessandosi con lui molto velocemente ed accuratamente, anche domanda il
modo, in cui occorre cancellare il libro terribile. A lei quello: «Figlia, affidati alla
Vergine Maria. Ella, infatti, oggi ti è stata così di aiuto e ti aiuterà anche in seguito,
se però la servirai; senza dubbio veramente, mi affretto verso un altro, e quando
sarò ritornato, ti manifesterò come il Signore mi ordinerà per te» Pertanto, nello
spazio di tre mesi, ogni giorno con tutte le forze salutava la dolcissima Maria, nel suo
Salterio. Ritornando Domenico, mentre egli celebrava la Messa, fu rapita in spirito,
per lo spazio di quasi tre ore, nel quale vedeva la dolcissima Vergine, che così le
diceva: «Figlia, figlia, mi hai domandato molto spesso sul modo di cancellare il tuo
libro infernale, ed ecco, Io Madre di misericordia, sono venuta ad insegnarti, l’arte, e il
modo, in qual maniera potrai cancellarlo del tutto». E subito, la dolcissima Maria,
offrendo un bellissimo giglio con una scritta a lettere d’oro, lo diede a Benedetta,
dicendo: «Leggi, figlia, e in esso cancella i tuoi peccati». Codesta era la scrittura del
giglio: «Ricordati della gravità del peccato, e in esso, della Misericordia di Dio verso
te».
E poiché quella ammutolì per la vergogna, la nostra Signora rivolgendosi a lei, dice:
«1. Ti dico, figlia, che è così grande la gravità del più piccolo peccato mortale, e tanto
odioso a Dio e a tutti i Santi, e tanto detestabile dalla Corte Celeste del Paradiso, che,
se fosse possibile che Io e gli altri Santi esistenti nel Cielo, commettessimo un solo
peccato mortale, subito cadremmo nell'Inferno e saremmo dannati in eterno. 2. Per
questo, figlia, forse che Lucifero e tante migliaia di demoni, a causa di un solo peccato
mortale, non sono stati subito espulsi dal cielo, e condannati in eterno? Poiché tu,
figlia, hai guadagnato più, che tutti costoro nel numero dei peccati e sei più indegna,
più miserabile, infinitamente più piccola, sia di essi, sia di noi, senza alcun paragone;
forse che ti sono state fatte una piccola misericordia e una piccola grazia? Dunque
una così gran Misericordia deve spingerti, affinché ritorni alla clemenza e alla grazia,
per mezzo della Misericordia del Creatore». Sentendo questo, Benedetta versava
assai copiosamente, singhiozzi e pianti, per la virtù di questo giglio. Poi Maria Vergine
benedetta fra le donne, offrì alla stessa Benedetta, un secondo giglio, da leggere. In
esso c’era scritto: «Ricordati della morte innocentissima di Cristo, e osserva le
penitenze dei Santi. Se, disse nostra Signora, Dio Padre ha odiato tanto il peccato, da
non risparmiare proprio il suo figlio, ma all’età di trentatré anni, lo espose alle ingiurie
del mondo, e senza peccato infine lo fece condannare ad una vergognosissima morte,
a causa del solo peccato di disubbidienza di Adamo; forse che perciò non devi
ringraziare moltissimo Dio, che fino ad ora ti ha dato il tempo di pentirti del tuo
peccato senza ammenda, quando tuttavia lo stesso figlio di Dio, dal principio della
sua concezione, fino alla morte compresa, per te sempre in ogni istante, fu nelle
angustie della morte tante volte, quante tu lo hai offeso con i peccati. E inoltre non
vedi che quelli che sono stati più graditi a Dio, come i Profeti, gli Apostoli, i Martiri, i
Confessori, le Vergini e tutti i Santi, che furono nel mondo molto tormentati? E tu,
molto misera, hai commesso tanti mali, e tuttavia per tanto tempo sei stata
aspettata misericordiosamente, e non hai sopportato alcuna pena». Queste parole
penetravano il cuore di Benedetta come acute saette, e provocavano in essa
rigagnoli abbondanti di lacrime. La Sapientissima Maria, offrendo il terzo giglio, lo
diede a Benedetta, per leggerlo e c’era questo scritto: «Ricordati dei dolori del
peccato del primo uomo, e di tutti i giusti che peccano». Presentandolo, Maria dice:
«O figlia Benedetta, forse che non deve dispiacerti molto la tua vita dall’esame di
coscienza per grazia della divina misericordia, quando vedi il Primo Uomo Adamo,
cacciato dal Paradiso, con sua moglie Eva, la condanna della morte, che porta a tutta
la sua posterità, e in tal modo la fame, la sete, il freddo, il caldo e le infinite calamità
del mondo, fino alla fine del mondo che seguirà: come è evidente! Ecco davanti a te
vedi la spada della divina vendetta, dovunque e in ogni luogo, punire in ogni tempo il
peccato d’Adamo, e tuttavia tu hai commesso numerosi mali tanto grandi, più volte,
tanto ignobili, tanto orribili, da tanti anni, e non sei stata ripresa per essi, ma sempre
dolcemente tollerata. Forse che, o figlia, questo non ti sembra grande e di non poco
valore? E di più, non forse quasi tutto il mondo perì nel diluvio per il peccato della
lussuria, non solo uomini, ma anche tutti quanti gli animali e le cose inanimate, e,
quello che è maggiore, numerosissimi fanciulli innocenti? E tu, ricolma di peccati così
considerevoli, non vuoi convertirti a Dio, tu, che ancora non sei stata colpita da alcun
male? Vedi, disse, Sodoma, e Gomorra, e le altre città unite ad esse, nelle quali, nel
fuoco che scendeva dal Cielo perirono, quasi innumerevoli innocenti, con i loro
genitori; e tu, dimora di tutti i vizi, e di tutti i peccati, rimani illesa. Forse che tutti i
Padri non morirono così nel deserto? Anzi i santissimi Mosè ed Aronne, non morirono
a causa della sola vanagloria e della mormorazione? E tu, così abominevole
meretrice, piena di così nefandi peccati, non ancora punita per essi, non riconosci
verso di te la clemenza del Giudice, tanto severo, e terribile per gli altri?». Udendo
queste parole, Benedetta era inghiottita da tanti pianti e gemiti che quasi moriva. La
Madre Maria assai clemente, offrì il quarto giglio alla sua figlia Benedetta. In esso
c’era scritto: «Ricordati in che modo sei stata chiamata, mentre tanti Regni delle
genti, e dei Giudei non sono stati attratti da Cristo». Esponendo questo la Sorgente
della Bontà Santa Maria disse: «Forse che a te non è stata fatta una grande grazia, o
figlia, perché Cristo ti ha chiamato, e non ha attirato tanti Re dei pagani, comandanti,
e nobili, tanti bei giovani, e tante belle donne, molto forti, molto ricchi, di entrambi i
sessi, ormai da tanti anni alla sua legge, mentre ha condotto alla sua conoscenza te,
poveretta, misera e miserabile, e la più piccola di tutte, carnale, e fallace? Pensa
queste cose, dunque, e pensa se questa non ti pare una gran cosa, perché essi sono
figli del diavolo, e con i demoni, in tutti i peccati camminano, e vanno per la via della
morte discendendo all’Inferno, e tu, molto indegna, da Dio nel Battesimo sei stata
chiamata, unita agli Angeli e stabilita sulla via della salvezza. Medita queste cose e
riconosci in ciò, quanta grazia e benignità e clemenza ti è stata mostrata, e tuttavia
hai offeso il tuo Dio più di tutti i Giudei e i pagani senza ogni paragone. 2. Oppure
quanti, pensa, sono i Giudei e i Pagani, che ora digiunano, portano di continuo il cilicio
e si disciplinano aspramente, mantengono il silenzio, compiono opere di misericordia,
e tuttavia con tutte queste cose sono trascinati all’inferno. E tu, piena di miseria e di
peccati, ancora senza pentimento e senza opere buone sei attesa da Dio e sei
custodita sulla via della salvezza da me e dagli Angeli. 3. Oh, quanti sarebbero i
convertiti e i fedeli, e sarebbero fatte intorno a loro tali cose, quante credi farebbero
per amore di Dio, se fanno cose tanto grandi con l’errore del secolo?». «Perciò»,
disse, «ora guarda più attentamente, perché in questa cosa a te è dato di più, che se
ogni giorno ti donassero ventiquattro montagne d’oro, e tu tuttavia non consideri
attentamente tali cose, né le temi». Lei, udendo ciò, e stridendo i denti per il terrore e
il timore quasi era divenuta esangue, sia sapendosi più miserabile di tutti quanti i
miseri. Poi la Madre di Dio e Regina Benedetta offrì a Benedetta sua serva, il quinto
giglio, bellissimo. In esso era scritto così: Ricordati le pene del mondo, inflitte a questo
mondo ai peccatori nei tempi passati ... La Regina della pietà Maria, le offrì il sesto
giglio, che conteneva in sé tale scritta: «Ricordati delle pene di quelli che vivono
adesso ed in futuro in questo mondo dei viventi». Esponendo questo la stessa
Maestra di tutte le scienze, Maria nostra Signora, diceva: «In verità, figlia Benedetta,
numerosi, oggi, di buona vita precipitarono, e tu ti alzi. Molti nel giorno d’oggi, a
causa di un solo peccato mortale, moriranno. Un soldato, infatti, mentre dorme e
convive con la sua amante, improvvisamente nel sonno morirà, per questo unico
peccato. Ed un tale in Inghilterra, per il solo peccato dell’ira sarà decapitato. Ed in
questa Città di Firenze, tre per un solo peccato saranno bruciati. In questo giorno,
numerosi in un solo banchetto, moriranno per il peccato della gola. Anzi, anche alcuni
Religiosi che vivono senza osservanza, specialmente a causa del vizio di possedere e
insieme con tutto il Convento in Alemannia, saranno bruciati, e insieme con la
cittadella vicina, in maggior parte, perché sono partecipi dei peccati di quelli e anche li
difendono. E tu, scelleratissima, rimani impunita fino ad ora? Parimenti oggi con esito
sicuro alcuni lebbrosi, alcuni feroci, alcuni indemoniati, alcuni malati, alcuni saranno
soppressi, alcuni condannati. E tu, peggiore di tutti quelli, non riconosci la
Misericordia di Dio che ti chiama? Oh quanti sono, e saranno in questo mondo, quelli
che, se avessero l’ispirazione e le occasioni di conversione, che hai tu, con tutte le
forze tornerebbero a Dio con la penitenza. Guarda dunque queste cose, perché in
questa Misericordia a te mostrata, ti è dato di più, che se ti fossero dati cento mondi
d’oro. Guarda dunque, e ascolta le cose che dico, e convertiti a Dio con tutto il cuore».
Sentendo lei queste parole, e pronunciando voci lamentevoli, mentre confessava i
suoi peccati, riempiva così di lacrime tutta la cappella, tanto che si vedevano anche i
suoi vestiti bagnati da ogni parte, insieme con la terra. La nostra illustre Signora
l’assai benigna Maria, diede alla predetta Benedetta il settimo Giglio. In questo era
contenuto un testo di questo modo: «Ricordati la dannazione degli uomini
precedenti, presenti e futuri». Esponendo questo, la Madre della pietà, dice: «Non
esiste alcun dannato, che se fosse, dove sei tu, non si pentirebbe enormemente. Ed
ancora ci sono e ci saranno numerosi dannati, che se avessero avuto, o avessero la
tua grazia, senza dubbio si sarebbero salvati. Oh quanti sono dannati, per un solo
peccato mortale, e tu, che hai commesso così grandi misfatti, ancora sei impunita!
Oh, quanti furono i giusti fino alla morte, e peccando nella morte, furono e sono
dannati! Essendo Dio giusto, fa questo secondo giustizia o lo permette. E tu, misera,
sei ancora viva! Oh quanti per il solo peccato dell’ignoranza sono dannati, e saranno
dannati, e tu che hai commesso così grandi delitti, da sicura malizia ricercata, ancora
sei protetta ed impunita? Sai le cose che io dico? Se credi, convertiti, se non credi, di
nuovo presta attenzione alle cose dette. Oggi una ragazza di dodici anni, per il solo
peccato della lussuria, uccisa con il proprio padre, è dannata per l’eternità ...» … Così
dunque, sentendo queste cose, la sopraddetta poveretta, specialmente conoscendo le
morti improvvise di quelle che vivevano con lei, e sé oltremodo colpevole, cominciò a
palpitare, davanti alla Vergine gloriosa, si rompono le vene, e il sangue scorre
attraverso tutte le vie del corpo, e rimase quasi esanime, per l'angustia del cuore. A
quella, dopo il grido del popolo presente, Domenico veniente dalla Messa (nella quale
egli era stato in quelle tre ore, durante le quali la predetta Benedetta era stata in
estasi, pregando per lei molto supplichevolmente), conoscendo tutte quante le cose
che erano state dette e fatte, verso la figlia sua, e, prendendola per la mano e
segnandola, in virtù del Salterio della Vergine Maria, subito quella quasi morta,
restituì all’integra salute; mentre tutto quanto il popolo era attorno e vedeva, e
immense lodi al cielo proclamavano … Mentre essa si stupiva grandemente di ciò, udì
con una voce chiara il Signore Gesù Cristo che diceva a lei: «Figlia Benedetta, hai
cancellato il tuo libro con sette gigli, da ogni specie dei sette peccati mortali; guarda
che sia riscritto in un altro modo, non come prima, con le pitture infernali nere e
orribili, ma con lettere bianche e rosse. Altrimenti, farò vendetta nuovamente di te, e
precipitera»i. Sentendo lei questo, grandemente atterrita, e temendo molto di
giungere alla pena precedente, accostandosi di più, e prostrandosi ai piedi della
dolcissima Vergine Maria, domandava misericordia, per non essere colpita dalle
tante pene di prima. Allora la Regina della misericordia, sollevando il suo mantello,
dalle diverse pietre preziose, dal suo collo trasse un Patriloquio bellissimo, dicendo:
«Questo, o figlia, tu donasti a me, ed io quello, come una collana imperiale, porto sul
mio collo. E mio Figlio, che tu vedi pendente sulla croce, similmente al posto della
collana Regale, ha la sua corona, posta sul suo collo di meravigliosa bellezza, e valore,
che tu desti a noi, e per esse tu hai cancellato il tuo libro della morte con l’aggiunta
dei gigli. Ora dunque, o figlia, agisci senza vacillare. Ecco il mio Salterio, nel quale in
seguito i peccati tuoi e degli altri cancellerai, a te lo affido. E nella prima Cinquantina,
che è di cinquanta pietre preziose bianche, e chiare, scriverai nel libro gli articoli
dell’Incarnazione di Gesù Cristo, Figlio mio, e di Dio, meditando le mie dignità in
ordine al Figlio, secondo tutte le parti del mio corpo, cioè con quanto rispetto il capo
verso di lui piegai, con gli orecchi la sua voce ascoltai, con le mani materne e Virginee,
le sue tenerissime e bellissime membra toccai, ed i materni servizi spesi, ripartendole
per tutte le membra fino ai piedi. A lettere rosse poi scriverai insieme alla seconda
Corona, quello che dirai devotamente, alle ore della Passione del Figlio mio: questa
Corona è di pietre preziose rosse, meditando certamente qui i cinquanta Misteri della
Passione del Figlio mio, e tenendo davanti a te l’Immagine del Crocifisso, e offrendo
un’Ave Maria per ogni ferita, meditando pure con questa il dolore di quella parte.
Scriverai poi a lettere d’oro insieme alla terza Corona, quello che sarà ad onore dei
Santi Sacramenti, e contro i tuoi peccati, e per immagini avrai le immagini della tua
Chiesa e della tua patria, meditando da una all’altra, passando spiritualmente, e
specialmente questo per la terza Corona, formata di aurei segni. Così dunque, o figlia,
nel predetto Salterio, devotamente servi me, e il Figlio mio, come hai incominciato, e
quante volte offrirai il Salterio a noi, altrettante corone Imperiali, che sono di valore
infinito, metterai intorno ai nostri colli con un onore ben degno e Regale». Terminata
dunque così miracolosamente la Messa, nella quale la Vergine Maria, prendendo una
parte dell’Ostia, e del Sangue di Cristo, comunicò a Domenico a lei molto familiare, in
segno della somma e singolarissima amicizia come una Sposa con lo Sposo, e lo aiutò
a deporre le vesti della Chiesa, e umilmente salutandola, e consegnando Benedetta
(della quale le cose dette prima sono avvenute) con un bellissimo aspetto disparve. E
poi codesta Benedetta, liberata del tutto dai demoni e rinsaldata nel buon
proposito, rimase fino alla fine, nel servizio del Salterio di Cristo e della Vergine
Maria, con ogni santità di devozione, e fervore di penitenza, tanto, che nostra
Signora poi alla stessa apparve abbastanza spesso, e rivelò numerosi fatti di
Domenico che nessuno degli uomini conosceva, e che furono scritti in parte nella sua
Biografia scritta da Fra Tommaso del Tempio, che fu Spagnolo, e compagno del Santo
Nostro Padre Domenico. Da questa biografia, e da molte altre biografie sono stati
tratti i fatti, che ora sono stati detti su Domenico, e nuovamente sono stati confermati
per Rivelazione di Cristo e della Vergine Maria, con grandi segni, e prodigi. E di tutte
queste cose offro fede, e testimonianza, sotto giuramento di fede della Trinità, sotto
pericolo di ogni maledizione, da infliggere a me, nel caso, in cui io sia venuto meno
dal retto sentiero della verità. Perciò allontanatevi dalla vostra cattiva strada, e
ritornate a Cristo e alla Vergine Maria, Madre nostra, per mezzo del suo divinissimo
Salterio. Perché come di nuovo è stato rivelato in questi tempi, da essi, la loro volontà
è, che si predichi, che si insegni e che venga recitato da tutti, contro ogni male da
debellare, e per ogni bene da raggiungere: e specialmente contro i mali imminenti, su
tutto il mondo nel tempo avvenire, se non c’è nei popoli il pentimento. Perciò lodatelo
tutti, nel Salterio a dieci corde, cioè dicendo quindici Pater noster, e aggiungendo
ad ognuno di essi dieci Ave Maria, che sono in numero di centocinquanta: come ci
sono nel Salterio di Davide centocinquanta Salmi, in tutti i quali la dolcissima
Vergine Maria fu prefigurata. Questo a noi tutti conceda Gesù Cristo, Figlio di Maria
e di Dio, Benedetto nei secoli dei secoli. Amen”.
QUARTO GIORNO DELLA NOVENA
Scrive la serva di Dio, Luisa Piccarreta: «Dopo ciò mi son messa a pensare alla
festa della mia Celeste Mamma Assunta in Cielo, e il mio dolce Gesù con un
accento tenero e commovente ha soggiunto: “Figlia mia, il vero nome di questa
festa dovrebbe [essere] la festa della Divina Volontà. Fu la volontà umana che
chiuse il Cielo, che spezzò i vincoli col suo Creatore, che fece uscire in campo le
miserie, il dolore, e che mise un termine alle feste che la creatura doveva godere
nel Cielo. Ora, questa creatura, Regina di tutti, col fare sempre ed in tutto la
Volontà dell’Eterno – anzi si può dire che la sua vita fu la sola Volontà Divina –
aprì il Cielo, si vincolò con l’Eterno e fece ritornare nel Cielo le feste con la
creatura. Ogni atto che compiva nella Volontà Suprema era una festa che
iniziava in Cielo, erano soli che formava come ornamento di questa festa, erano
musiche che spediva per allietare la Celeste Gerusalemme, sicché la vera causa di
questa festa è la Volontà Eterna operante e compiuta nella mia Mamma Celeste,
che operò tali prodigi in Lei, che stupì Cieli e terra, incatenò l’Eterno coi vincoli
indissolubili d’amore [e] rapì il Verbo fin nel suo seno. Gli stessi Angeli, rapiti,
ripetevano tra loro: «Donde tanta gloria, tanto onore, tanta grandezza e
prodigi non mai visti in questa eccelsa Creatura? Eppure è dall’esilio che viene».
E attoniti riconoscevano la Volontà del loro Creatore come Vita e operante in Lei,
e tremebondi dicevano: «Santa, Santa, Santa! Onore e gloria alla Volontà del
nostro Sovrano Signore, e gloria e tre volte Santa Colei che ha fatto operare
questa Suprema Volontà». Sicché è la mia Volontà, che più di tutto fu ed è
festeggiata nel giorno dell’Assunzione in Cielo della mia Madre SS.”» (vol. 18°,
15 Agosto 1925). “Perciò la festa dell’Assunta è la più bella, perché è la festa
della mia Volontà operante in questa gran Signora, che la fece così ricca e bella
che i Cieli non possono contenerla; gli stessi angeli si sentono muti e non sanno
parlare di ciò che fa la mia Volontà nella creatura.” Dopo ciò, la mia mente è
rimasta stupita nel pensare ai grandi prodigi che il “Fiat” Divino operò e continua
ad operare nella Celeste Regina, ed il mio amato Gesù ha soggiunto: “Figlia mia,
la sua bellezza è inarrivabile, incanta, affascina, conquista; il suo amore è tanto,
che si porge a tutti, ama tutti e lascia dietro di sé mari d’amore. Si può chiamare
Regina d’amore, Vincitrice d’amore, perché amò tanto che a via d’amore vinse il
suo Dio. Tu devi sapere che l’uomo, col fare la sua volontà, spezzò i vincoli col
suo Creatore e con tutte le cose create. Questa Celeste Regina, con la potenza
del nostro «Fiat» che possedeva, vincolò il suo Creatore con le creature, vincolò
tutti gli esseri insieme, li unì, li riordinò di nuovo e col suo amore diede la nuova
vita alle umane generazioni. Fu tanto il suo amore, che coprì e nascose le
debolezze, i mali, i peccati e le stesse creature nei suoi mari d’amore. Oh, se
questa Vergine Santa non possedesse tanto amore, ci riuscirebbe difficile
guardare la terra, ma il suo amore non solo ce la fa guardare, ma vogliamo
dare la nostra Volontà regnante in mezzo a loro, perché Lei così vuole; vuole
dare ai suoi figli ciò che possiede e a via d’amore vincerà Noi e i figli suoi.” (Vol.
36°, 15 Agosto 1938)
QUINTO GIORNO DELLA NOVENA
Scrive papa Benedetto XVI nella omelia del 15 agosto 2012, sull’Assunta: “Cari
fratelli e sorelle, il 1° novembre 1950, il Venerabile Papa Pio XII proclamava come
dogma che la Vergine Maria «terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla
gloria celeste in anima e corpo». Questa verità di fede era conosciuta dalla
Tradizione, affermata dai Padri della Chiesa, ed era soprattutto un aspetto
rilevante del culto reso alla Madre di Cristo. Proprio l’elemento cultuale costituì,
per così dire, la forza motrice che determinò la formulazione di questo dogma: il
dogma appare un atto di lode e di esaltazione nei confronti della Vergine Santa.
Questo emerge anche dal testo stesso della Costituzione apostolica, dove si
afferma che il dogma è proclamato «ad onore del Figlio, a glorificazione della
Madre ed a gioia di tutta la Chiesa» … Ma perché Maria viene glorificata con
l’assunzione al Cielo? San Luca … vede la radice dell’esaltazione e della lode a
Maria nell’espressione di Elisabetta: «Beata colei che ha creduto» (Lc.1,45). E il
Magnificat, questo canto al Dio vivo e operante nella storia è un inno di fede e di
amore, che sgorga dal cuore della Vergine. Ella ha vissuto con fedeltà esemplare
e ha custodito nel più intimo del suo cuore le parole di Dio al suo popolo, le
promesse fatte ad Abramo, Isacco e Giacobbe, facendone il contenuto della sua
preghiera: la Parola di Dio era nel Magnificat diventata la parola di Maria,
lampada del suo cammino, così da renderla disponibile ad accogliere anche nel
suo grembo il Verbo di Dio fatto carne … Ma adesso ci domandiamo: che cosa
dona al nostro cammino, alla nostra vita, l’Assunzione di Maria? La prima
risposta è: nell’Assunzione vediamo che in Dio c’è spazio per l’uomo, Dio stesso
è la casa dai tanti appartamenti della quale parla Gesù (cfr Gv.14,2); Dio è la casa
dell’uomo, in Dio c’è spazio di Dio. E Maria, unendosi, unita a Dio, non si
allontana da noi, non va su una galassia sconosciuta, ma chi va a Dio si avvicina,
perché Dio è vicino a tutti noi, e Maria, unita a Dio, partecipa della presenza di
Dio, è vicinissima a noi, ad ognuno di noi. C’è una bella parola di San Gregorio
Magno su San Benedetto che possiamo applicare ancora anche a Maria: San
Gregorio Magno dice che il cuore di San Benedetto è divenuto così grande che
tutto il creato poteva entrare in questo cuore. Questo vale ancora più per Maria:
Maria, unita totalmente a Dio, ha un cuore così grande che tutta la creazione può
entrare in questo cuore, e gli ex-voto in tutte le parti della terra lo dimostrano.
Maria è vicina, può ascoltare, può aiutare, è vicina a tutti noi. In Dio c’è spazio
per l’uomo, e Dio è vicino, e Maria, unita a Dio, è vicinissima, ha il cuore largo
come il cuore di Dio. Ma c’è anche l’altro aspetto: non solo in Dio c’è spazio per
l’uomo; nell’uomo c’è spazio per Dio. Anche questo vediamo in Maria, l’Arca
Santa che porta la presenza di Dio. In noi c’è spazio per Dio e questa presenza di
Dio in noi, così importante per illuminare il mondo nella sua tristezza, nei suoi
problemi, questa presenza si realizza nella fede: nella fede apriamo le porte del
nostro essere così che Dio entri in noi, così che Dio può essere la forza che dà vita
e cammino al nostro essere. In noi c’è spazio, apriamoci come Maria si è aperta,
dicendo: «Sia realizzata la Tua volontà, io sono serva del Signore». Aprendoci a
Dio, non perdiamo niente. Al contrario: la nostra vita diventa ricca e grande”.
SESTO GIORNO DELLA NOVENA
Scrive il santo Curato d’Ars, san Giovanni Maria Vianney (†1859), patrono dei
parroci: “Se noi vediamo, fratelli miei, la SS. Vergine abbassarsi nella sua umiltà al di
sotto d’ogni creatura, vediamo pure quest’umiltà innalzarla al di sopra di tutto ciò che
non è Dio. No, non i grandi della terra l’han sollevata al sommo grado di dignità
nella quale abbiamo oggi la lieta ventura di contemplarla. Le tre Persone della SS.
Trinità l’han posta su quel trono di gloria; l’han proclamata Regina del cielo e della
terra, facendola depositaria di tutti i tesori celesti. No, miei fratelli, non riusciremo
mai ad intender sufficientemente le grandezze di Maria, e il potere conferitole dal suo
divino Figliuolo; non potremo mai conoscer bene quanto desidera di farci felici. Ci
ama come figli: e si rallegra del potere datole da Dio, perché può così giovarci di più.
Sì, Maria è nostra mediatrice; essa presenta tutte le nostre preghiere, le nostre
lacrime, i nostri gemiti al suo divin Figlio; Ella attira su noi le grazie necessarie alla
nostra salute. Lo Spirito santo ci dice che Maria è, tra tutte le creature, un prodigio di
grandezza, un prodigio di santità e un prodigio d’amore. Quale felicità per noi, miei
fratelli, e quale speranza per la nostra salute! Ravviviamo dunque la nostra fiducia
in questa buona e tenera Madre, considerando: 1° la sua grandezza; 2° il suo zelo
per la nostra salute; 3° ciò che dobbiam fare per piacerle e meritarne la protezione.
1)Parlar delle grandezze di Maria, miei fratelli, è voler impicciolire l’idea grande che
ve ne fate; poiché dice S. Ambrogio che Maria è innalzata a sì alto grado di gloria,
d’onore e di potenza, cui neppur gli Angeli son capaci di comprendere: ciò è riservato
a Dio solo. Quindi concludo che quanto potrete udire, sarà nulla o quasi nulla a
confronto di ciò che è Maria agli occhi dì Dio. Il più bell’elogio, che possa farcene la
Chiesa, è dirci che Maria è Figlia dell’eterno Padre, Madre del Figliuol di Dio salvatore
del mondo, e Sposa dello Spirito santo. Se l’eterno Padre ha scelto Maria qual sua
Figlia privilegiata, qual torrente di grazie non dovette Egli versar nell’anima sua? Ella
sola ne ricevette più che tutti insieme gli Angeli e i Santi. Innanzi tutto la preservò dal
peccato originale, grazia concessa soltanto a Lei. L’ha confermata in questa grazia,
con piena certezza che mai la perderebbe. Sì, miei fratelli, l’eterno Padre l’arricchì
de’ doni celesti a proporzione dell’alta dignità, a cui doveva innalzarla. Ne formò un
tempio vivo delle tre Persone della SS. Trinità. Diciamo meglio ancora: fece per essa
quanto poteva farsi per una creatura. Se l’eterno Padre ebbe sì gran cura di Maria,
sappiamo che lo Spirito Santo scese pure ad abbellirla in tal grado, che, fin dall’istante
del suo concepimento, divenne oggetto delle compiacenze delle tre divine Persone.
Maria soltanto ha la bella sorte d’esser Figlia privilegiata dell’eterno Padre, ed ha pur
quella d’esser Madre del Figliuolo e Sposa dello Spirito Santo. Per tale dignità
incomparabile si vede congiunta alle tre divine Persone per formare il corpo adorabile
di Gesù Cristo. Di Lei Dio doveva servirsi per abbattere e rovinare l’impero del
demonio. Di Lei si valsero le tre Persone divine per salvare il mondo dandogli un
Redentore. Avreste pensato mai che Maria fosse un tale abisso di grandezza, di
potenza e d’amore? Dopo il Corpo adorabile di Gesù Cristo Essa è il più bello
ornamento della corte celeste. Possiam dire che il trionfo della SS. Vergine in cielo è
il compimento di tutti i meriti di quest’augusta Regina del cielo e della terra. In
quell’istante ricevette l’ultimo ornamento della sua incomparabile dignità di Madre
di Dio. Dopo aver per qualche tempo tollerato le molteplici miserie della vita e
incontrato poi le umiliazioni della morte, andò infine a godere della vita più
gloriosa e più felice di cui possa godere una creatura.
Talora ci meravigliamo che Gesù, il quale amava tanto sua Madre, l’abbia lasciata
dopo la sua resurrezione così a lungo sulla terra. La ragione fu che voleva con questo
ritardo procurarle maggior gloria; d’altra parte gli Apostoli avevano ancor bisogno di
Lei per essere consolati e guidati. Maria infatti rivelò agli Apostoli segreti più grandi
della vita nascosta di Gesù Cristo. Maria pure spiegò il vessillo della verginità, ne fece
conoscere tutto lo splendore, tutta la bellezza, e ci mostra l’inestimabile premio
riserbato a uno stato sì santo. Ma rimettiamoci in via, fratelli miei, e continuiamo a
seguire Maria fino al momento, in cui abbandona questo mondo. Gesù Cristo volle,
che, prima d’essere assunta al cielo, potesse anche una volta rivedere gli Apostoli.
Tutti, eccetto S. Tommaso, furono miracolosamente trasportati intorno al suo
povero letto. Per un atto profondissimo di quell’umiltà, che aveva spinto sempre al
più alto grado, Maria volle baciare a tutti i piedi, e chiese loro la benedizione.
Quest’atto era apparecchio all’altissima gloria, a cui il suo Figliuolo doveva
innalzarla. Quindi Maria diede a tutti la sua benedizione. È impossibile far intendere
quante lacrime abbiano allora versato gli Apostoli per la perdita che stavano per fare.
Dopo il Salvatore la SS. Vergine non era loro unica felicità, loro sola consolazione? Per
mitigare un po’ la loro pena, Ella promise che non li dimenticherebbe dinanzi al suo
divino Figliuolo. Si crede che l’Angelo medesimo, da cui le era stato annunziato il
mistero dell’Incarnazione, venisse a indicarle, a nome del suo Figliuolo, l’ora della sua
morte. La SS. Vergine rispose all’Angelo: «Ah! qual felicità! E come desideravo questo
momento!» Dopo sì lieta notizia volle fare il suo testamento che fu presto fatto.
Aveva due vesti e le diede a due vergini, che da lungo tempo la servivano. Si sentì
allora infiammata di tanto amore, che l’anima sua, simile ad accesa fornace, non
poté più rimanere nel corpo. Beato momento!È possibile, fratelli miei, considerar le
meraviglie, che accompagnarono tal morte, e non sentir ardente desiderio di viver
santamente per santamente morire? Certo non dobbiamo aspettarci di morir
d’amore, ma almeno abbiamo speranza di morir nell’amor di Dio. Maria non teme la
morte, poich’essa la metterà a possesso della perpetua felicità. Sa che l’aspetta il
paradiso, e ch’Ella ne sarà uno de’ più belli ornamenti. Il suo Figliuolo e tutta la corte
celeste si fanno anzi per celebrare così splendida festa; i santi e le sante del cielo
aspettano solo gli ordini di Gesù, per venir in cerca di questa Regina e condurla
trionfalmente nel suo regno. In cielo tutto è apparecchiato per riceverla; essa
riceverà onori superiori a quanto può immaginarsi. Per uscir da questa vita Maria
non ebbe a soffrir malattia, perché esente da peccato. Non ostante la sua età, il suo
corpo non fu mai deperito, come quello degli altri mortali, anzi sembrava prendere
nuovo splendore a misura che si avvicinava alla fine. S. Giovanni Damasceno ci dice
che Gesù Cristo in persona venne in cerca della Madre sua. Così spariva questo
bell’astro, che per settantadue anni aveva rischiarato il mondo. Sì, miei fratelli, Maria
rivide il suo Figliuolo, ma in aspetto ben diverso da quello in cui l’aveva visto, quando,
tutto coperto di sangue, era confitto alla croce. O Amor divino, ecco la più bella delle
tue vittorie e delle tue conquiste! Non potevi far di più, ma neppure avresti potuto far
di meno! Sì, miei fratelli, se la Madre d’un Dio doveva morire, non poteva morire
che in un impeto d’amore. O bella morte! o morte beata! o morte desiderabile! Ah!
Ella è pur compensata di quel torrente d’umiliazioni e di dolori, di cui la sua
sant’anima fu inondata nel corso della sua vita mortale! Sì, essa rivede il suo Figliuolo,
ma ben diverso da ciò che era il giorno in cui l’aveva visto nel tempo della sua
dolorosa passione, tra le mani de’ suoi carnefici, sotto il peso della croce senza poterlo
sollevare. Oh! no: non lo vede più in sì triste apparato, capace di annichilare una
creatura un po’ sensibile; ma lo vede, dico, splendente di tanta gloria, ch’è la gioia e la
felicità del cielo: vede gli Angeli e i Santi che lo circondano, lo lodano, lo benedicono e
l’adorano fino ad annientarsi dinanzi a Lui. Sì, rivede quel tenero Gesù, esente da
tutto ciò che può farlo patire. Ah! chi di noi non vorrà lavorare per andare a
raggiungere Madre e Figlio in quel luogo di delizie? Pochi momenti di
combattimento e di patimenti sono larghissimamente ricompensati. Ah! miei
fratelli, che morte beata! Maria non teme nulla, perché ha sempre amato il suo Dio:
non rimpiange nulla, perché non possedette mai altro che il suo Dio. Vogliamo morire
senza timore? Viviamo nell’innocenza come Maria; fuggiamo il peccato, ch’è nostra
sola sventura nel tempo e nell’eternità. Se avemmo la grande sventura di
commetterlo, piangiamo, conforme all’esempio di S. Pietro, fino alla morte, e il nostro
dolore termini solo colla vita. Imitando l’esempio del santo re David, scendiamo nella
tomba versando lacrime: e nell’amarezza del nostro pianto laviamo le anime nostre
(Ps. VI, 7). Vogliamo, come Maria, morire senza rammarico? Viviamo com’Ella senza
attaccarci alle cose create; facciamo com’eElla, amiamo Dio solo, Lui soltanto
desideriamo, e cerchiamo unicamente di piacergli in tutto ciò che facciamo. Beato il
Cristiano, che non lascia nulla e ritrova tutto!… Accostiamoci ancora un momento a
quel povero letticciuolo, che ha la bella sorte di reggere questa perla preziosa, questa
rosa sempre fresca e senza spine, questo globo di luce e di gloria, che deve dare
nuovo splendore a tutta la corte celeste. Gli Angeli, si dice, intonarono un cantico
d’allegrezza nell’umile casetta ov’era il sacro corpo, ed essa era imbalsamata d’odore
sì gradito, che pareva vi fossero scese tutte le dolcezze del paradiso. Andiamo, fratelli
miei, accompagniamo questo sacro corteo; teniam dietro a questo tabernacolo in cui
l’eterno Padre aveva rinchiuso tutti i suoi tesori, e che, per qualche tempo starà
nascosto, come fu nascosto il corpo del suo divino Figliuolo. Il dolore e i gemiti resero
senza parola gli Apostoli e i fedeli venuti in grandissimo numero a vedere anche
una volta la Madre del loro Redentore. Ma, riavutisi, cominciarono a cantare inni e
cantici per onorare il Figlio e la Madre. Degli Angeli una parte sali al cielo per
condurre in trionfo quest’anima senza pari; l’altra restò sulla terra per celebrar le
esequie del suo corpo. Or vi chiedo, fratelli miei, chi potrà esser capace di dipingerci
sì bello spettacolo? Da una parte s’udivano gli spiriti celesti usar tutto la loro arte di
paradiso per manifestare la gioia ond’erano pieni per la gloria della loro Regina;
dall’altra si vedevano gli Apostoli e gran numero di fedeli levare anch’essi le loro
voci per accompagnare le armonie di quei divini cantori. S. Giovanni Damasceno ci
dice che, prima di mettere nel sepolcro il santo corpo, tutti ebbero la sorte felice di
baciare quelle mani sacrosante, che avevan tante volte portato il Salvatore del
mondo. In quell’istante non vi fu infermo che non fosse guarito; non vi fu alcuno in
Gerusalemme, che non chiedesse a Dio qualche grazia per intercessione di Maria e
non l’ottenesse. Dio volle così per farci intendere che tutti coloro, i quali poi avrebbero
ricorso a Lei, erano certi di tutto ottenere. Poiché ciascuno, dice il medesimo santo,
ebbe soddisfatto alla sua pietà, e ottenuto ciò che chiedeva, si pensò alla sepoltura
della Madre di Dio. Gli Apostoli, secondo l’usanza de’ Giudei, ordinarono che si
lavasse e s’imbalsamasse il sacro corpo. Incaricarono di quest’ufficio due vergini,
ch’erano ai servizi di Maria. Queste, per miracolo, non poterono veder, né toccare il
santo corpo. Si credette riconoscere in questo il volere di Dio, e il corpo fu sepolto con
tutte le sue vesti. Se Maria fu sulla terra umile in guisa che non ebbe pari, anche la
sua morte e la sua sepoltura non ebbero eguale per la grandezza delle meraviglie che
vi accaddero. Gli Apostoli in persona portarono quel prezioso deposito, e il sacrosanto
e il sacrosanto corteo traversò la città di Gerusalemme fino al luogo della sepoltura,
ch’era nel borgo di Gethsemani nella valle di Giosafat. Tutti i fedeli l’accompagnarono
con fiaccole in mano, molti si univano per via a quella pia folla, che portava l’arca
della nuova alleanza e la conduceva al luogo del suo riposo. Dice S. Bernardo che gli
Angeli facevano anch’essi la loro processione, precedendo e seguendo il corpo della
loro Sovrana con cantici d’allegrezza: tutti gli astanti udivano il canto degli Angeli,
e, dovunque passava, quel sacro corpo spandeva una fragranza deliziosa, come se
tutte le dolcezze e i profumi celesti fossero discesi sulla terra. Vi fu, aggiunge il
santo, un disgraziato Giudeo, che, consumato dalla rabbia nel vedere che si
rendevano sì grandi onori alla Madre di Dio, si scagliò sul santo corpo per farlo cadere
nel fango; ma appena l’ebbe toccato, ambe le mani gli caddero inaridite. Pentito
pregò S. Pietro a farlo accostare al corpo della SS. Vergine; e nell’atto in cui lo toccava,
le sue due mani si rimisero a posto da sé in modo che pareva non fossero state mai
separate dal braccio. Il corpo della Madre di Dio essendo stato rispettosamente
deposto nel sepolcro, i fedeli tornarono a Gerusalemme; ma gli Angeli continuarono a
cantar per tre giorni le lodi di Maria, gli Apostoli venivano, gli uni dopo gli altri, ad
unirsi agli Angeli che se ne stavano sopra la tomba. In capo a tre giorni S. Tommaso, il
quale non aveva assistito alla morte della Madre di Dio, chiese a S. Pietro la
consolazione di vedere anche una volta quel corpo verginale. Andarono dunque al
sepolcro; ma non vi trovarono più che le vesti. Gli Angeli l’avevano trasportata in
cielo, poiché non si sentivano più i loro canti. Per farvi una fedele descrizione della
sua entrata gloriosa e trionfante in cielo, bisognerebbe, fratelli miei, ch’io fossi Dio
medesimo, che in quel momento volle prodigare alla Madre sua tutte le ricchezze del
suo amore e della sua riconoscenza. Possiam dire che allora raccolse quant’era
capace di abbellirne il celeste trionfo. «Apritevi, porte del cielo, ecco la vostra Regina
che abbandona la terra per adornare i cieli colla grandezza della sua gloria,
coll’immensità de’ suoi meriti e della sua dignità». Quale stupendo spettacolo! Il
cielo non aveva visto mai entrare nel suo recinto creatura sì bella, sì compita, sì
perfetta, sì ricca di virtù. «Chi è costei, dice lo Spirito Santo, che s’innalza dal deserto di
questa vita ricolma di delizie e d’amore, appoggiata al braccio del suo Diletto?… »
(Cant. C. VIII, 5). Avvicinatevi: le porte del cielo si schiudono, e tutta la corte celeste
si prostra dinanzi a Lei come a sua Sovrana. Gesù Cristo in persona la conduce in
mezzo alla gloria del suo trionfo, e le fa sedere sul più bel trono del suo regno. Le tre
Persone della SS. Trinità le mettono in capo una splendente corona e la rendono
depositaria di tutti i tesori del cielo. Oh! miei fratelli, qual gloria per Maria! Ma
insieme quale argomento di speranza per noi saperla elevata a sì alta dignità, e
conoscer quanto ardentemente desideri di salvare le anime nostre!
2) Quale amore non ha Maria per noi? Ci ama come figli; se fosse stato necessario,
sarebbe stata pronta a morire per noi. Rivolgiamoci a Lei con grande fiducia, e
saremo sicuri che, per quanto siamo meschini, ci otterrà la grazia della conversione.
Ha tanta cura della salute delle anime nostre, e desidera tanto la nostra felicità!…
Nella vita di S. Stanislao, devotissimo della Regina del cielo (Ribadeneira: 15 Agosto),
leggiamo che, mentre un giorno pregava, chiese alla SS. Vergine che volesse una
volta lasciarsegli vedere insieme al bambino Gesù. Tale preghiera riuscì così gradita a
Dio, che nell’istante medesimo Stanislao vide apparirgli dinanzi la SS. Vergine, la
quale teneva tra le braccia il santo Bambino. Un’altra volta, essendo infermo e in casa
di luterani che non volevano permettergli di ricevere la Comunione, si rivolse alla SS.
Vergine e la pregò di procacciargli tanta felicità. Finita appena la sua preghiera
vide venire un Angelo, che gli recava l’Ostia santa, accompagnato dalla SS. Vergine.
L’istesso gli accadde in circostanza quasi simile: un Angelo gli recò Gesù Cristo e gli
diede la santa Comunione. Vedete, fratelli miei, quanta cura ha Maria della
salvezza di chi confida in Lei? Siam pur felici d’aver una Madre che ci ha preceduto
nella pratica delle virtù, di cui dobbiamo essere adorni, se vogliamo piacere a Dio e
giungere al cielo! Ma badiamo bene di non far poco conto di Lei e del culto che le si
rende! S. Francesco Borgia ci narra che un gran peccatore sul letto di morte non
voleva udir parlare né di Dio, né d’anima, né di confessione. S. Francesco, ch’era allora
nel paese di quel disgraziato, si mise a pregare Iddio per lui; e, mentre pregava
piangendo, udì una voce che gli disse: «Va, Francesco, va a portar la mia croce a
quest’infelice, esortalo alla penitenza». S. Francesco corse presso il malato ch’era già
in braccio alla morte. Ohimè! aveva già chiuso il cuore alla grazia. S. Francesco lo
scongiuro’ d’aver pietà dell’anima sua, di chiedere perdono a Dio; ma no: per lui tutto
era perduto; il santo udì ancor due volte la stessa voce che gli disse: «Va, Francesco, a
portar la croce a questo sciagurato». Il santo gli mostrò ancora il suo crocifisso, che si
trovò tutto coperto di sangue, il quale grondava da ogni parte; disse al peccatore che
quel sangue adorabile gli otterrebbe il perdono, purché volesse chieder misericordia.
Ma no: per lui tutto fu vano; e morì bestemmiando il nome di Dio. La sua sventura
veniva di qui che aveva schernita e spregiata la SS. Vergine negli onori che le si
rendono. Ah! fratelli miei! badiamo bene di non dispregiar nulla di ciò che si
riferisce al culto di Maria, di questa Madre sì buona, così inclinata ad aiutarci alla
minima confidenza che si riponga in Lei. Ecco alcuni esempi, dai quali apparirà
manifesto che, se saremo fedeli anche alla più piccola pratica di devozione verso la
SS. Vergine, Ella non permetterà mai che moriamo in peccato. È riferito nella storia
che un giovane libertino si abbandonava senza rimorso a tutti i vizi del suo cuore. Una
malattia venne ad interrompere i suoi disordini. Per quanto libertino non aveva
lasciato mai di dire ogni giorno un’Ave Maria: era la sua sola preghiera, ed anche mal
fatta: era ormai una mera abitudine. Quando si seppe che la sua malattia era
disperata, si andò in cerca del Curato che venne a visitarlo e l’esortò a confessarsi. Ma
il malato gli rispose, che, se aveva da morire, voleva morir com’era vissuto; e che, se
riusciva a scamparla, voleva continuare a vivere com’era vissuto fino allora. Egual
risposta diede a tutti coloro che vollero parlargli di confessione. Tutti erano
grandemente costernati: niuno osava più parlargliene per timore d’essergli occasione
di vomitar le stesse bestemmie e le stesse empietà. Frattanto uno de’ suoi compagni,
ma più assennato di lui, e che l’aveva spesso ripreso de’ suoi disordini, venne a
trovarlo. Dopo avergli parlato di varie altre cose, gli disse senza giri di parole:
«Compagno mio, dovresti pur pensare a convertirti». «Amico, rispose l’infermo, sono
troppo gran peccatore: sai bene qual vita ho menato». «Ebbene, prega la SS. Vergine,
ch’è rifugio de’ peccatori». «Ah! ho ben detto ogni giorno un’Ave Maria; ma son qui
tutte le preghiere che ho fatto. Credi forse che questo debba giovarmi a qualche
cosa?». « Eccome, replicò l’altro: ti gioverà per tutto. Non le hai chiesto che preghi per
te all’ora della morte? Adesso dunque pregherà per te». «Poiché credi che la SS.
Vergine preghi per me, va a cercare il signor Curato perch’io faccia una buona
confessione». Così dicendo cominciò a versare torrenti di lacrime. «Perché piangi?»
gli chiese l’amico. «Ah! potrò pianger mai abbastanza, rispose, dopo aver menato
una vita così peccaminosa, dopo aver offeso un Dio così buono, che vuole ancora
perdonarmi? Vorrei poter piangere a lacrime di sangue per mostrare a Dio quanto mi
duole d’averlo offeso: ma troppo impuro è il mio sangue e non è degno d’essere
offerto a Gesù Cristo in espiazione dei miei peccati. Mi consola il pensare che Gesù
Cristo ha offerto il suo al Padre per me: in Lui è posta la mia speranza». L’amico,
udendo queste parole e vedendo le sue lacrime grondare copiose, cominciò a pianger
di gioia con lui. Tale cangiamento era sì straordinario che l’attribuì alla protezione
della SS. Vergine. In quell’istante tornò il Curato, e, meravigliato assai di vederli
piangere ambedue, chiese che cosa fosse accaduto. «Ah! Signore, rispose il malato,
piango i miei peccati! Ohimè! Ho cominciato a piangerli troppo tardi! Ma so che
sono infiniti i meriti di Gesù Cristo e che senza confini è la sua misericordia; perciò
spero che Dio avrà ancora pietà di me». Il prete, stupito, gli chiese chi avesse
operato in lui sì gran cangiamento. «La SS. Vergine, rispose l’infermo, ha pregato per
me; e ciò m’ha fatto aprire gli occhi sul misero mio stato». «Volete ben confessarvi?».
«Oh! sì, Signore, voglio confessarmi, e pubblicamente; poiché ho dato scandalo con la
mia vita cattiva, voglio che tutti siano testimoni del mio pentimento ». Il Sacerdote gli
disse che ciò non era necessario; ma bastava, per riparazione dello scandalo, che si
sapesse com’egli aveva ricevuto i Sacramenti. Si confessò con tanto dolore e tante
lacrime, che il sacerdote dovette più volte fermarsi per lasciarlo piangere. Ricevette
i Sacramenti con segni sì grandi di pentimento, che si sarebbe creduto ne dovesse
morire. Non aveva ragione S. Bernardo di dire che, chi è sotto la protezione della SS.
Vergine è sicuro; e che non s’è vista mai la SS. Vergine abbandonare chi ha fatto in
suo onore qualche atto di pietà? No, miei fratelli, ciò non s’è visto e non si vedrà
mai. Vedete in che modo la SS. Vergine ha ricompensato un’Ave Maria che quel
giovine aveva detto ogni giorno? E come la diceva! Tuttavia avete visto che fece un
miracolo, anziché lasciarlo morire senza confessione! Qual felice sorte è per noi
invocare Maria, poich’Ella ci salva così e ci fa perseverare nella grazia! Qual motivo
di speranza è il pensare che, non ostante i nostri peccati, si offre continuamente a
Dio per implorarci il perdono! Sì, miei fratelli, Maria ravviva la nostra speranza in
Dio. Ella presenta a Lui le nostre lacrime, e ci trattiene dal cadere nella disperazione
alla vista delle nostre colpe. S. Alfonso de’ Liguori racconta che un suo compagno
prete vide un giorno entrare in una chiesa un giovane, il cui aspetto rivelava un’anima
straziata da’ rimorsi. Il prete s’accostò al giovane e gli disse: «Volete confessarvi,
amico mio?» Egli rispose di sì, ma ad un tempo chiese che la sua confessione fosse
ascoltata in luogo recondito, perché va esser lunga. Quando furono soli, il nuovo
penitente parlò così: «Padre mio, son forestiero e gentiluomo; ma credo di non potere
esser mai oggetto delle misericordie d’un Dio, che ho tanto offeso con una vita così
colpevole. Per tacere gli omicidi e le infamie, di cui sono reo, vi dirò, che, disperando
della mia salvezza, mi sono lasciato andare ad ogni maniera di colpe, meno per
contentare le mie passioni, che per oltraggiare Iddio e far pago l’odio mio contro di
Lui. Portavo indosso un crocifisso, e l’ho gettato via per disprezzo. Questa mattina
istessa mi sono accostato alla sacra Mensa per commettere un sacrilegio, ed era mia
intenzione calpestar l’Ostia santa, se non me ne avesse trattenuto la presenza degli
astanti»; e così dicendo, consegnò al sacerdote l’Ostia consacrata che aveva
conservata in una carta. «Passando dinanzi a questa chiesa, continuò, mi son sentito
muovere ad entrarvi a segno che non ho potuto resistere: ho provato rimorsi così
violenti, e straziavano talmente la mia coscienza, che, di mano in mano ch’io
m’accostava al vostro confessionale, cadeva in grandissima disperazione. Se non
foste uscito per accostarvi a me, me ne sarei andato via di chiesa: non so davvero
come sia andata ch’io mi trovi adesso a’ vostri piedi per confessarmi». Ma il prete gli
disse: «Avete forse fatto qualche opera buona che vi abbia meritato tal grazia? Avete
forse offerto qualche sacrifizio alla santissima Vergine, o implorata l’assistenza di Lei,
poiché tali conversioni sono, d’ordinario, effetto della potenza di questa buona
Madre?». «Padre mio, siete in errore: avevo un crocifisso, e l’ho gettato via per
disprezzo». «Eppure… riflettete bene, questo miracolo non s’è compiuto senza qualche
ragione». «Padre, disse il giovane accostando la mano al suo scapolare, quest’è
quanto ho conservato». «Ah! mio buon amico, gli disse il prete abbracciandolo, non
vedete che la SS. Vergine appunto v’ha ottenuto la grazia, v’ha tratto in questa chiesa a
Lei consacrata?». A quelle parole il giovane ruppe in amaro pianto; narrò tutti i
particolari della sua vita di peccato, e, crescendo sempre il suo dolore, cadde come
morto ai piedi del confessore: riavutosi, terminò la sua confessione. Prima d’uscir di
chiesa promise che avrebbe narrato dappertutto la misericordia che Maria aveva
ottenuto dal suo Figliuolo per lui.
3) Siam pure avventurati, fratelli miei, d’avere una Madre sì buona, e così intenta a
procurare la salute delle anime nostre! Tuttavia non bisogna contentarsi di pregarla,
bisogna altresì praticare tutte le altre virtù, che sappiamo essere gradite a Dio. Un gran
servo di Maria, S. Francesco di Paola, fu un giorno chiamato da Luigi XI, che sperava di
ottener da lui la guarigione. Il santo riconobbe nel re ogni maniera di pregi: attendeva
a molte buone opere e preghiere ad onor di Maria. Diceva ogni giorno il Rosario,
faceva molte limosine per onorare la santissima Vergine, portava indosso parecchie
reliquie. Ma sapendo che non era abbastanza modesto e riserbato nel parlare, e che
tollerava presso di se gente di mala vita, S. Francesco di Paola gli disse piangendo:
«credete forse, o principe che tutte codeste vostre devozioni siano gradite alla SS.
Vergine? No, no, principe: imitate innanzi tutto Maria, e sarete sicuro che vi porgerà la
mano». Invero avendo fatto una buona confessione generale, ricevette tante grazie ed
ebbe tanti mezzi di salute, che morì d’una morte edificantissima, dicendo che Maria
con la sua protezione gli era valsa il cielo. Il mondo è pieno di monumenti che
attestano le grazie ottenuteci dalla SS. Vergine; vedete tanti santuari, tanti quadri,
tante cappelle in onor di Maria. Ah! miei fratelli, se avessimo una tenera devozione
verso Maria, quante grazie otterremmo tutti per la nostra salute? Oh! padri e madri,
se ogni mattina metteste tutti i vostri figli sotto la protezione della SS. Vergine, Maria
pregherebbe per loro, li salverebbe e salverebbe voi con essi. Oh! il demonio come
teme la devozione alla SS. Vergine!… Un giorno il demonio si lamentava altamente
con S. Francesco che due classi di persone lo facevano soffrire assai: prima quelli che
concorrono a diffondere la divozione alla SS. Vergine, e poi quelli che portano il santo
Scapolare. Ah! miei fratelli, non basta questo per ispirarci grande fiducia nella Vergine
Maria e desiderio vivo di consacrarci interamente a Lei, mettendo tra le sue mani la
nostra vita, la nostra morte e la nostra eternità? Quale consolazione per noi ne’ nostri
affanni, nelle nostre pene, sapere che Maria vuole e può soccorrerci! Sì, possiam dire
che chi ha la lieta ventura d’aver gran fiducia in Maria ha assicurato la sua salute; e
mai non si udì né si udirà dire che sia andato dannato colui che aveva posto la sua
salvezza nelle mani di Maria. All’ora della morte riconosceremo guanti peccati ci
abbia fatto sfuggire la Vergine SS., e quanto bene ci abbia fatto fare, che senza la
sua protezione non avremmo fatto. Prendiamola per nostro modello, e saremo sicuri
di camminar veramente per la via del cielo. Ammiriamo in Lei l’umiltà, la purezza, la
carità, il disprezzo della vita, lo zelo per la gloria del suo Figliuolo e per la salute delle
anime. Sì, miei fratelli, diamoci tutti e consacriamoci a Maria per l’intera nostra vita.
Beato chi vive e muore sotto la protezione di Lei! Il paradiso è per lui assicurato: il che
vi desidero.”
SETTIMO GIORNO DELLA NOVENA
Scrive san Giovanni Eudes (†1680), ne “Il Cuore ammirabile della SS. Madre di Dio”:
“Uno degli oracoli divini che contiene come in riassunto tutto ciò che si può dire di
Maria è quello del cap. XII dell'«Apocalisse»: «Signum magnum apparuit in coelo: Un
meraviglioso prodigio apparve in cielo: una Donna rivestita di sole, con sotto i piedi la
luna e in capo una corona di dodici stelle». Chi è questa Donna? Qual è questo grande
prodigio? S. Epifanio, S. Agostino, S. Bernardo e parecchi altri Dottori concordano
nell'affermare che si tratta di Maria. Apparve in cielo, perché è venuta dal cielo, di cui
è Imperatrice, gloria, gioia; poiché nulla è in Lei che non sia celeste. È rivestita
dell'Eterno Sole e di tutte le perfezioni della divina Essenza, da cui è talmente
penetrata da restare tutta trasformata nella santità di Dio. Ha la luna sotto i piedi
per dimostrare che tutto il mondo è soggetto a Lei, non avendo al di sopra che Dio, e
che a Lei è dato un dominio assoluto su tutto il creato. È coronata di dodici stelle per
indicare le virtù che splendono sovrane in Lei, e tutti i misteri della sua vita. Ella
supera tutti i Santi, stelle di varia grandezza, che formano la di Lei corona e gloria …
Tra le infinite lodi dello Spirito Santo alla sua Divina Sposa, una ne emerge: «Mulier
amicta sole». Maria è rivestita del sole della divinità e delle divine perfezioni che la
riveste, la circonda, la ricolma, la penetra, trasformandola in Sé stesso. «Maria è un
compendio incomprensibile delle perfezioni di Dio» (S. Andrea Cret.). Il Cuore
benedetto di Maria è come un magnifico specchio nel quale l'ardente amore di Gesù
ha riflesso tutte le perfezioni della divina umanità in modo meraviglioso. 1) Esso è
l'immagine viva della divina Unità; perché non ha avuto che un solo amore, Dio. Non
ha avuto la molteplicità dei pensieri superflui, dei desideri inutili, delle vane affezioni
che occupano d'ordinario il misero cuore dei figli d'Adamo; non ha avuto che un
pensiero, un ideale, una volontà, un affetto, un'intenzione e un solo desiderio: piacere
a Dio e fare in tutto e per tutto la sua volontà. 2) Il Cuore ammirabile di Maria ritrae
anche la divina semplicità. La doppiezza, l'inganno, la menzogna, la curiosità, l'amor
proprio e tutto ciò che è contrario alla santa semplicità non ha mai trovato posto nel
Cuore di questa celeste colomba. 3) Esso partecipa in modo meraviglioso dell'infinità
e della incomprensibilità di Dio: la dignità di Madre di Dio nobilita e sublima tutto ciò
che è in Lei, particolarmente il suo Cuore. S. Bernardino da Siena dice che era
necessario che Ella fosse elevata ad una dignità pressoché infinita da renderla simile a
Dio, per essere degna Madre dello stesso Figlio di Dio. 4) Questo Cuore ammirevole
porta pure in sé una partecipazione singolare dell'Immensità di Dio. Dice S.
Bonaventura: «O Maria, vedo in Te una grandezza, una capacità più che immensa. In
Te vedo tre specie di immensità: la prima è quella del tuo seno, che ha rinchiuso in sé
colui che è tanto grande, infinito, da non poter essere contenuto dall'universo intero.
La seconda è l'immensità del tuo spirito e del tuo Cuore, più vasto ancora del tuo seno
stesso. La terza è l'immensità della tua grazia e della tua carità. Essa non si estende
solo in tutti i secoli ed in tutti i luoghi e su tutte le cose, ma è tanto grande da
estendersi in una infinità di mondi, se ci fossero. 5) Il Cuor di Maria rappresenta
ancora in sé la divina Stabilità ed Immutabilità. È sempre stato costante, fermo,
invariabile nel suo perfetto amore verso Dio e in tutte le sante disposizioni che
formano un cuore ad immagine di quello di Lui. O mio Gesù, vi supplico per il costante
amore che questo S. Cuore vi ha sempre portato e vi porterà eternamente, di
confermare il nostro cuore nella vostra santa dilezione, così da poter dire anche noi
con S. Paolo: «Chi ci separerà dall'amore di Gesù Cristo? La tribolazione, l'angoscia, la
fame, la nudità, il pericolo, la persecuzione, la spada? No, poiché noi riportiamo
vittoria su tutte queste cose. lo sono sicuro che né la morte, né la vita, né i Principati,
né alcuna altra creatura ci potrà separare dalla carità di Dio che è in Cristo Gesù. (Rm
8, 35). 6) Il Cuore di Maria è un bel riflesso dell'Eternità di Dio. Infatti tutte le sue
affezioni sono sempre state indipendenti dalle cose temporali e strettamente
congiunte alle eterne, per cui questo bel Cuore è stato riempito di spirito di profezia in
modo molto più perfetto di tutti i Profeti. Partecipazione dell'Eternità di Dio la quale
fa sì che ogni cosa gli sia presente sempre. 7) Il fortunato Cuore di Maria rivela in sé
una perfetta imitazione della Pienezza e della Sufficienza di Dio; definito «Shaddai»
sufficiente a sé stesso, perché non ha bisogno di nulla, essendo ricolmo di beni infiniti.
Il Cuore di Maria, non avendo amato che Dio, ed essendo sempre stato totalmente
vuoto di tutto ciò che non è Dio, è tutto di Dio. Ne consegue quindi che non avendo
mai desiderato né cercato, né goduto alcuna compiacenza o soddisfazione all'infuori
di Dio, ha sempre goduto riposo e pace perfetta, perché la sua capacità era
continuamente ricolma della pienezza di Dio. 8) Il Cuor di Maria, immagine della
divina purezza e santità. Purezza e santità sono una medesima cosa; poiché la santità
è una purezza perfetta, come dice S. Dionigi l'Areopagita. Per questo è stata
chiamata da S. Giovanni Damasceno: «Virtutum omnium domicilium». «La casa, la
dimora di tutte le virtù». Era unicamente unita a Dio. Benché costretta a vivere in un
mondo pieno d'inganni e di male, non ha mai contratto macchia alcuna, né s'è
attaccato ad alcuna cosa creata, compresi i doni e le grazie di Dio. “La purissima
santità e la santissima purità del suo Cuore supera incomparabilmente tutte le purità
e tutte le santità delle creature tutte, meritando di essere la degnissima
Riparatrice del mondo piombato nel più profondo abisso di perdizione” (S.
Anselmo)”.
OTTAVO GIORNO DELLA NOVENA
Scrive san Bernardo di Chiaravalle (†1153) - dottore della Chiesa a cui papa Pio XII
nello 8° centenario della sua morte (1953) dedica l’enciclica “Doctor Mellifluus”
(“Dottore mellifluo”) - che è un monaco cistercense, fondatore della celebre abbazia
di Clairvaux, di cui fu abate, e di altri monasteri: “[Maria Santissima] È detta Stella del
mare e la denominazione ben si addice alla Vergine Madre. Ella con la massima
convenienza è paragonata ad una stella; perché come la stella sprigiona il suo raggio
senza corrompersi, così la Vergine partorisce il Figlio senza lesione della propria
integrità. Il raggio non menoma alla stella la sua chiarità, né il Figlio alla Vergine la
sua integrità. Ella è dunque quella nobile stella nata da Giacobbe, il cui raggio
illumina tutto il mondo, il cui splendore rifulge in cielo e penetra gli inferi... Ella è, dico,
la preclara ed esimia stella, che è necessariamente al di sopra di questo grande e
spazioso mare, fulgente di meriti, chiara dei suoi esempi. O tu, chiunque sia, che ti
avvedi di essere in balìa dei flutti di questo mondo, tra le procelle e le tempeste,
invece di camminare sulla terra, non distogliere gli occhi dal fulgore di questa stella,
se non vuoi essere travolto dalle tempeste. Se insorgono i venti delle tentazioni, se
incappi negli scogli delle tribolazioni, guarda la stella, invoca Maria. Se sei
sballottato dalle onde della superbia, della detrazione, dell'invidia: guarda la stella,
invoca Maria. Se l'ira, o l'avarizia, o l'allettamento della carne scuotono la navicella
dell'anima: guarda a Maria. Se tu, conturbato per l'enormità del peccato, pieno di
confusione per la laidezza della coscienza, intimorito per il tenore del giudizio,
incominci ad essere inghiottito dall'abisso della tristezza, dalla voragine della
disperazione: pensa a Maria. Nei pericoli, nelle angustie, nelle incertezze, pensa a
Maria, invoca Maria. Ella non si parta mai dal tuo labbro, non si parta mai dal tuo
cuore; e perché tu abbia ad ottenere l'aiuto della sua preghiera, non dimenticare mai
l'esempio della sua vita. Se tu la segui, non puoi deviare; se tu la preghi, non puoi
disperare; se tu pensi a lei, non puoi sbagliare. Se ella ti sorregge, non cadi; se ella ti
protegge, non hai da temere; se ella ti guida, non ti stanchi; se ella ti è propizia,
giungerai alla meta … per Mariam ad Iesum, [attraverso Maria siamo condotti a
Gesù] … Salendo al cielo oggi la Vergine gloriosa ha portato al colmo con grazie
sovrabbondanti la gioia dei cittadini del cielo. Lei è la vergine alla voce del cui saluto
esultano di gioia anche se ancora sono racchiusi nelle viscere materne. E se l‘anima di
bambini non ancora nati si è liquefatta di gioia come Maria ha parlato quale non
pensiamo sia stata l‘esultanza dei cittadini del cielo quando meritarono sia di
ascoltare la voce che di vedere il volto, e godere della sua beata presenza? E noi,
carissimi, perché celebriamo con tanta solennità la sua Assunzione, ed è per noi causa
di letizia, motivo di gioia? La presenza di Maria illuminava tutta la terra ed ora la
patria celeste rifulge più luminosa inondata dallo splendore raggiante di quella
fiaccola verginale. Giustamente nell‘alto dei cieli risuona la voce di grazie e l‘azione di
lode, ma noi non dovremmo piuttosto piangere, invece di applaudire? Quanto più il
cielo esulta per la sua presenza, tanto più non viene di conseguenza che questo
nostro povero mondo pianga per la sua assenza? Ma abbia fine il nostro lamento,
perché neppure noi abbiamo quaggiù una città definitiva, ma siamo alla ricerca di
quella alla quale oggi è giunta Maria benedetta. Se noi abbiamo i diritto di
cittadinanza in quella città è proprio giusto che ci ricordiamo di lei anche in esilio,
anche presso i fiumi di Babilonia, è giusto che condividiamo la sua gioia, che abbiamo
parte alla sua letizia, in particolare a quella che con tanto generoso impeto rallegra
oggi la città di Dio così che sentiamo anche noi lo stillare di questa rugiada che irrora
la terra. Ci ha preceduto la nostra Regina, ci ha preceduto, ed è stata ricevuta con tale
gloria che con fiducia i servi possono seguire la Signora, acclamando: «Attiraci dietro
a te, correremo la profumo dei tuoi unguenti». Il nostro pellegrinaggio ha mandato
avanti la sua avvocata, che, in qualità di Madre del Giudice e di Madre di
misericordia, porterà avanti con umiltà ed efficacia la causa della nostra salvezza …
Ascendendo dunque in alto la Vergine beata concederà anche lei doni agli uomini.
Come potrebbe non dare doni? Non gliene manca né la possibilità né la volontà.. E‘
regina dei cieli, è misericordiosa, infine è la Madre dell‘Unigenito Figlio di Dio. Nulla
più i questo ci convince del suo potere e della grandezza della sua misericordia. A
meno che o non si creda che i figlio di Dio renda onore alla Madre, o che qualcuno
posa dubitare che le viscere di Maria traboccano di affetto e di carità, quelle viscere
nelle quali quella stessa carità che viene da Dio riposò corporalmente per nove mesi
… Ci rallegreremo e manifesteremo apertamente la nostra gioia con lei perché
non avvenga che, non sia mai, ci dimostriamo ingrati a colei che ha trovato grazia.
Lei per prima aveva accolto il Figlio quando entrava nel villaggio di questo mondo
ed ora è lei ad essere accolta mentre entra nella santa città! Ma puoi immaginare
con quanti segni di onore, con quanta esultanza, con quanta gloria? Nel mondo non si
può trovare un luogo più degno del tempio del suo seno verginale nel quale Maria ha
accolto il Figlio di Dio, e nel cielo non si trova un trono regale più degno di quello al
quale il Figlio di Mara ha oggi innalzato Maria. Felice l‘una e l‘altra assunzione!
Entrambe ineffabili perché entrambi impensabili! Perché oggi nella chiesa di Cristo si
proclama quella lettura del vangelo nella quale si legge che una donna benedetta tra
le donne, accolse il Salvatore? Credo sia perché da quella accoglienza si riesca a
valutare un po‘ quell‘altra che oggi celebriamo, anzi, da quella gloria inestimabile si
conosca anche quest‘altra, pure inestimabile … E se occhio non vide, orecchio non
udì e mai è giunto al cuore dell’uomo ciò che dio ha preparato per coloro che lo
amano chi potrà dire che cosa egli ha preparato per colei il celo ha generato, e ,
cosa sicurissima per tutti, che più di tutti lo ha amato? Felice davvero Maria, e felice
in molti modi, sia quando accoglie il Salvatore, sia quando da Lui è accolta; nell‘uno e
nell‘altro caso è meraviglioso ala dignità della madre verginale, nell‘uno e nell‘altro
caso è da abbracciare la condiscendenza della maestà”.
NONO GIORNO DELLA NOVENA
Scrive san Massimiliano Kolbe (14 agosto 1941), martire nel campo di
concentramento di Auschwitz: “Il giorno 15 di questo mese [agosto] la santa
Chiesa, festeggiando l’Assunzione della santissima Vergine Maria, canta con
esultanza: «Maria è assunta in cielo, si rallegrano gli angeli, lodano e benedicono il
Signore». Spontaneamente in tal giorno noi ci sforziamo di riprodurre nella nostra
immaginazione il paradiso tanto atteso; tuttavia, malgrado ogni nostro sforzo, non
siamo ancora soddisfatti. Noi ci diciamo che lassù dovrà essere, in certo modo,
diverso da come ci raccontano o da quel che leggiamo nei libri. E giustamente; in
realtà in paradiso le cose non saranno diverse solo «in un certo modo», ma, si può
affermare, in modo del tutto diverso da quello che noi possiamo immaginare. E
perché? Perché noi traiamo tutti i nostri concetti dalle cose che ci circondano, dalle
realtà materiali che vediamo qui su questa nostra terra oppure in mezzo agli spazi del
firmamento, e solo partendo da tutto ciò noi ci formiamo, mediante i concetti di
somiglianza e di casualità, qualche idea a proposito del paradiso. Si tratta, comunque,
di un’idea molto e molto imprecisa. Tutto ciò che ci circonda, fossero anche le cose
più belle e più attraenti, è però sempre e da ogni punto di vista limitato. Non esiste
qui una bellezza infinita né immutabile. Tutto ciò che vediamo, sentiamo e
proviamo non soddisfa appieno i nostri desideri. Noi vogliamo di più, ma questo «di
più» non c’è. Vogliamo che duri più a lungo, ma qui inesorabilmente e sempre
sopraggiunge la fine. In paradiso sarà tutto il contrario. Lì c’è il Bene, la Bellezza
infinita: Dio è la felicità senza fine. La differenza, quindi, è assolutamente infinita.
Nella sacra Scrittura e nelle opere dei Padri della Chiesa troviamo molte similitudini
tratte dalle nostre conoscenze terrene. Così, ad esempio, san Giovanni paragona il
paradiso a una città felice e scrive: «La città non ha bisogno della luce del sole né della
luce della luna, perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello. Le
nazioni cammineranno nella sua luce…» (Ap 21,23-24). Egli continua immaginando
che essa sia costruita con i materiali più preziosi e più belli che si possano
immaginare, con l’oro, quindi, e con le più diverse pietre preziose. Sovente, poi, nelle
prediche i sacerdoti si sforzano di abbozzare una raffigurazione del paradiso.
Raccogliamo ciò che di più bello e di più buono vi è attorno a noi per comporre con
esso il quadro, ma tutto questo è solamente un’immagine lontana, molto lontana,
poiché si tratta di somiglianze infinitamente diverse. In modo ancora migliore
descrive il paradiso colui che, già in questa vita, fu rapito fino al cielo per breve tempo,
cioè san Paolo, il quale afferma: «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né
mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano»
(1Cor 2,9). È una descrizione ancora più vicina alla verità, poiché mostra l’infinita
differenza che passa tra le idee che noi abbiamo circa il paradiso e la realtà. A ogni
modo, possono farsi un’idea di come sarà il paradiso coloro che già qui sulla terra
hanno avuto la possibilità di pregustare un piccolo anticipo di paradiso. E ognuno lo
può sperimentare. È sufficiente accostarsi alla confessione con sincerità, con
diligenza, con un profondo dolore dei peccati e con il fermo proposito di emendarsi.
Si sentirà subito una pace e una felicità in confronto alle quali tutti i piaceri fugaci
ma disonesti del mondo sono piuttosto un odioso tormento. Ognuno cerchi di
accostarsi a ricevere Gesù nel santissimo Sacramento con una buona preparazione;
non permetta mai alla propria anima di rimanere nel peccato, ma la purifichi
immediatamente; compia bene tutti i propri doveri; elevi umili e frequenti preghiere
verso il trono di Dio, soprattutto per le mani della Vergine immacolata; abbracci con
cuore caritatevole anche gli altri confratelli, sopportando per amore di Dio sofferenze
e difficoltà; faccia del bene a tutti, compresi i propri nemici, unicamente per amore di
Dio e non per essere lodato né tanto meno ringraziato dagli uomini, allora si renderà
conto di ciò che vuol dire pregustare il paradiso e potrà trovare la pace e la felicità
persino nella povertà, nella sofferenza, nel disonore, nella malattia. Questo
pregustamento di paradiso è altresì un sicuro annuncio della beatitudine eterna. In
realtà non è facile dominare se stessi nel modo descritto sopra, allo scopo di
conquistare questa felicità, ma ricordiamo che chi lo chiede con umiltà e
perseveranza all’Immacolata, l’otterrà sicuramente, poiché Ella non è capace di
rifiutare alcunché a noi, né il Signore Iddio è capace di rifiutare nulla a Lei. A ogni
modo, tra breve sapremo con esattezza come sarà in paradiso. Sicuramente tra
cent’anni nessuno di noi camminerà più su questa terra. Ma che cosa sono cento anni
di fronte a ciò che abbiamo passato?… E poi, chi aspetterà ancora tanti anni?… Fra
poco, dunque, purché ci si prepari bene, sotto la protezione dell’Immacolata. (SK
1065).
PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO OGNI
GIORNO DELLA NOVENA, SECONDO I
MISTERI QUOTIDIANI …

PREGHIERA DI PAPA PIO XII ALLA


“VERGINE ASSUNTA IN CIELO”
O Vergine Immacolata, Madre di Dio e Madre degli uomini.

1. — Noi crediamo con tutto il fervore della nostra fede nella vostra assunzione
trionfale in anima e in corpo al cielo, ove siete acclamata Regina da tutti i cori
degli Angeli e da tutte le schiere dei Santi;

e noi ad essi ci uniamo per lodare e benedire il Signore, che vi ha esaltata sopra
tutte le altre pure creature, e per offrirvi l'anelito della nostra devozione e del
nostro amore.

2. — Noi sappiamo che il vostro sguardo, che maternamente accarezzava


l'umanità umile e sofferente di Gesù in terra, si sazia in cielo alla vista della
umanità gloriosa della Sapienza increata, e che la letizia dell'anima vostra nel
contemplare faccia a faccia l'adorabile Trinità fa sussultare il vostro cuore di
beatificante tenerezza;

e noi, poveri peccatori, noi a cui il corpo appesantisce il volo dell'anima, vi


supplichiamo di purificare i nostri sensi, affinchè apprendiamo, fin da quaggiù, a
gustare Iddio, Iddio solo, nell'incanto delle creature.

3. Noi confidiamo che le vostre pupille misericordiose si abbassino sulle nostre


miserie e sulle nostre angosce, sulle nostre lotte e sulle nostre debolezze; che le
vostre labbra sorridano alle nostre gioie e alle nostre vittorie; che voi sentiate la
voce di Gesù dirvi di ognuno di noi, come già del suo discepolo amato: Ecco il
tuo figlio;

e noi, che vi invochiamo nostra Madre, noi vi prendiamo, come Giovanni, per
guida, forza e consolazione della nostra vita mortale.

4. — Noi abbiamo la vivificante certezza che i vostri occhi, i quali hanno pianto
sulla terra irrigata dal sangue di Gesù, si volgono ancora verso questo mondo in
preda alle guerre, alle persecuzioni, alla oppressione dei giusti e dei deboli ;
e noi, fra le tenebre di questa valle di lacrime, attendiamo dal vostro celeste lume
e dalla vostra dolce pietà sollievo alle pene dei nostri cuori, alle prove della
Chiesa e della nostra Patria.

5. — Noi crediamo infine che nella gloria, ove voi regnate, vestita di sole e
coronata di stelle, voi siete; dopo Gesù, la gioia e la letizia di tutti gli Angeli e di
tutti i Santi;

e noi, da questa terra, ove passiamo pellegrini, confortati dalla fede nella futura
risurrezione, guardiamo verso di voi, nostra vita, nostra dolcezza, nostra speranza;
attraeteci con la soavità della vostra voce, per mostrarci un giorno, dopo il nostro
esilio, Gesù, frutto benedetto del vostro seno, o clemente, o pia, o dolce Vergine
Maria.

LITANIE LAURETANE
CONSACRAZIONE A MARIA SANTISSIMA
CON IL RINNOVO DELLE PROMESSE
BATTESIMALI
O Maria Immacolata, Madre di Dio e mia Madre e Regina, a te affido e
consacro la mia persona, la mia vocazione cristiana e tutta la mia vita.
Perciò rinunzio a Satana, alle sue opere e alle sue seduzioni, rinunzio ad ogni
peccato, per vivere nella fede della Chiesa la grazia del mio Battesimo e portare
con Cristo, con amore, la mia croce quotidiana.
Proteggimi, o Madre, da ogni male e guidami nella sequela del tuo Figlio Gesù,
nostro Maestro e Signore.
Disponi di me e di quanto mi appartiene secondo le intenzioni del tuo Cuore di
Madre della Chiesa e dell’umanità, alla gloria della Santissima Trinità. Amen.
Totus tuus / tota tua / ego sum, Maria!

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