Sei sulla pagina 1di 5

<p><span style="color: #ffffff;">.

</span></p>

<p>[maxbutton id="4"]</p>

<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>

<p><strong><span style="color: #008000;">ARGOMENTO:&nbsp;BIOLOGIA


MARINA</span></strong><br><strong><span style="color: #008000;">PERIODO: XXI
SECOLO</span></strong><br><strong><span style="color: #008000;">AREA: MAR
MEDITERRANEO</span></strong><br>parole chiave: Specie marine aliene,</p>

<p>&nbsp;</p>

<p style="text-align: justify;">Le specie aliene sono specie animali e vegetali che si trovano al di fuori del
loro ambiente naturale. Esse si diffondono in altri bacini a causa delle attività umana, intenzionali o non
intenzionali come l'impiego del traffico mercantile come inconsapevole mezzo di trasporto. Altre specie
aliene si sono trasferite in altri mari attraversando canali artificiali aperti dall’Uomo per esigenze
economiche, come le specie lessepsiane, dal nome di <span style="color: #008000;"><strong>Ferdinand de
Lesseps</strong></span>, il diplomatico francese incaricato della costruzione del canale, migrate attraverso
dal Mar Rosso verso il Mar Mediterraneo. Quando il canale di Suez fu completato nel 1869, molti organismi
marini a livello di semi, uova, spore o larvale furono esposti a un contatto tra i due bacini, altrimenti
separati geologicamente. Si ebbe quindi una contaminazione incrociata tra ecosistemi precedentemente
isolati. <strong><span style="color: #008000;">Un fenomeno che è oggi facilitato dal mutare delle
condizioni climatiche che influiscono sulle condizioni fisico-chimiche dei bacini
marini.</span></strong></p>

[caption id="" align="alignnone" width="1000"]<strong><img


src="http://www.ocean4future.org/savetheocean/wp-content/uploads/2020/02/caulerpa-taxifolia-02.jpg"
alt="Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è caulerpa-taxifolia-02.jpg" width="1000"
height="667"></strong> <strong><span style="color: #008000;">Caulerpa
taxifolia</span></strong>[/caption]

<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 18pt;"><strong><span style="color: #008000;">Queste


migrazioni non sono però senza implicazioni<br></span></strong></span>Il bacino mediterraneo ha
apprezzato nel tempo variazioni locali significative a causa di nuove specie che hanno influenzato in alcuni
casi l’industria della pesca nel Mediterraneo orientale. Il <strong><span style="color: #008000;">fenomeno
lessepsiano</span></strong> ha permesso agli scienziati di studiare un evento invasivo su larga scala
avvenuto in un breve periodo di tempo, che di solito richiederebbe secoli in condizioni naturali. Altre specie
si sono diffuse per cause accidentali, come la loro immissione accidentale in natura da vasche o acquari.
&nbsp;</p>

[caption id="" align="alignnone" width="1024"]<img src="http://www.ocean4future.org/savetheocean/wp-


content/uploads/2019/12/giannutri-caulerpa-1024x614.jpg" alt="Questa immagine ha l'attributo alt vuoto;
il nome del file è giannutri-caulerpa-1024x614.jpg" width="1024" height="614"> <span style="color:
#008000;"><strong>Caulerpa cylindracea fotografata a Giannutri</strong></span>[/caption]

<p style="text-align: justify;">Un esempio noto sono due caulerpe, <strong><span style="color:
#008000;">C. taxifolia</span></strong> e <strong><span style="color: #008000;">C.
cylindracea,</span></strong> sia per l’estensione dell’area invasa che per gli effetti sulle comunità native.
La <strong><span style="color: #008000;">Caulerpa taxifolia</span></strong> fu osservata per la prima
volta nelle acque del Mediterraneo a pochi metri dall’acquario di Monaco nel 1984, da dove era stata
accidentalmente rilasciata, mentre la <strong><span style="color: #008000;">C.
cylindracea</span></strong> fu scoperta lungo le coste della Libia nel 1990. Recentemente, è stata
rinvenuta in Mediterraneo un’altra Caulerpa, la <strong><span style="color: #008000;">Caulerpa
distichophylla</span></strong>, sia in Turchia nel 2006 che nella Sicilia sud orientale nel 2007, di
provenienza dall’Australia meridionale dove è endemica. Il successo nella diffusione delle caulerpe è dovuto
alla loro elevata capacità di riprodursi per via vegetativa e di dispersione su differenti tipi di substrato
(roccioso, mobile, misto) da o a 40 m di profondità per cui tendono a diventare dominanti nelle aree
colonizzate, causando la regressione delle comunità native. In Mediterraneo sono state capaci di
colonizzare anche aree con presenza di fanerogame (praterie di Posidonia oceanica).</p>

<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #008000;">In pratica, la presenza di specie aliene


nei nostri mari da parte di flora e fauna alloctona possono creare competizione con le specie autoctone
creando un cambiamento nella catena alimentare, producendo danni significativi agli ecosistemi.</span>
</strong>Un fattore che è particolarmente favorevole alla loro diffusione è l’innalzamento sempre
maggiore delle temperature, per cui specie abituate a vivere in acque più calde non hanno difficoltà ad
ambientarsi sulle coste dove ora trovano una temperatura simile a quella a cui sono abituati.</p>

[caption id="" align="alignnone" width="1024"]<img src="http://www.ocean4future.org/savetheocean/wp-


content/uploads/2022/08/pterois-volitans-pesce-leone-1024x684.jpg" alt="Questa immagine ha l'attributo
alt vuoto; il nome del file è pterois-volitans-pesce-leone-1024x684.jpg" width="1024" height="684">
<strong><span style="color: #008000;">il pesce leone, Pterois volitans, ha ormai invaso i
Caraibi</span></strong>[/caption]

<p style="text-align: justify;">Un esempio è la presenza di <strong><span style="color: #008000;">pesci


scorpione, Pterois volitans</span></strong>, una specie aliena invasiva originaria della regione indo-
pacifico, arrivata a Trinidad e Tobago alla fine del 2010 che si rapidamente diffusa in 14 paesi dei Caraibi
con avvistamenti nelle isole Turks e Caicos a St. Croix e in America centrale e meridionale, Belize, Curacao e
in Venezuela. La sua rapida diffusione nel mare caraibico (vedi segnalazioni nelle immagini sottostanti) è
legata alla mancanza di predatori naturali nel suo nuovo habitat, a discapito delle specie autoctone. Nel
caso specifico si tratta di predatori voraci delle altre specie ittiche.</p>

<table>

<tbody>

<tr>

<td><img src="http://www.ocean4future.org/savetheocean/wp-content/uploads/2016/01/map-1.png"
alt="Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è map-1.png"></td>

<td><img src="http://www.ocean4future.org/savetheocean/wp-content/uploads/2016/01/map-21.png"
alt="Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è map-21.png"></td>

</tr>

</tbody>

</table>

<p style="text-align: justify;">&nbsp;I ricercatori hanno valutato che un singolo pesce scorpione su una
barriera corallina possa ridurre i pesci nativi della barriera corallina del 79%, di fatto rubandoli a dentici,
cernie e altre specie autoctone commercialmente più importanti e, di conseguenza, influendo
negativamente la pesca commerciale e ricreativa.</p>

<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #008000; font-size: 18pt;">Attenti a quei


quattro</span></strong><br><strong><span style="color: #008000;">L’Istituto Superiore per la Protezione
e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e l'Istituto per le risorse&nbsp;biologiche e le biotecnologie marine del
Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irbim)</span> </strong>hanno lanciato la campagna “<strong><span
style="color: #008000;">Attenti a quei 4</span></strong>", per il monitoraggio di quattro specie aliene:
<strong><span style="color: #008000;">Pesce palla maculato, pesce scorpione, pesce coniglio scuro e pesce
coniglio striato</span></strong>, tutte arrivate dal canale di Suez e segnalate nei mari italiani a cui
dobbiamo prestare attenzione per evitare spiacevoli incidenti. In particolare, la campagna è intesa ad
informare i cittadini, spiegare come riconoscere queste specie e monitorare la loro presenza e distribuzione
nelle acque italiane, grazie anche alle segnalazioni di pescatori e subacquei.</p>

<p><strong><span style="color: #008000; font-size: 18pt;">Conosciamoli meglio:</span></strong></p>

[caption id="" align="alignnone" width="1000"]<img src="http://www.ocean4future.org/savetheocean/wp-


content/uploads/2022/08/pesce-palla-maculato-Lagocephalus-sceleratus.jpg" alt="Questa immagine ha
l'attributo alt vuoto; il nome del file è pesce-palla-maculato-Lagocephalus-sceleratus.jpg" width="1000"
height="443"> <strong><span style="color: #008000;">pesce palla maculato - Lagocephalus
sceleratus</span></strong>[/caption]

<p style="text-align: justify;">Il <strong><span style="color: #008000;">pesce palla maculato - Lagocephalus


sceleratus</span></strong>, ormai frequente nelle acque di Israele, Turchia meridionale ed isole di Rodi e
Creta. La sua presenza in Italia è stata registrata per la prima volta nel 2013 nell'isola di Lampedusa; poco
dopo un esemplare è stato pescato nella parte sudorientale della Sicilia e nel canale di Sicilia e nel mar
Adriatico. Il pesce vive in acque aperte nei pressi di fondi scogliosi, anche molto vicino alla riva, ma è stato
pescato fino a 250 metri di profondità. Appartenente alla famiglia dei Tetraodontidae (pesci palla), chiamati
così per il loro "becco" formato da quattro larghi denti fusi, adatto a rompere conchiglie, crostacei e persino
rametti di corallo con la quale può infliggere morsi dolorosi.</p>

<p style="text-align: justify;">Misura fino a 40 cm ed è caratterizzato dalla presenza di macchie scure sul
dorso grigio-argenteo. La specie possiede una potente neurotossina (tetrodossina) la stessa dei pesci
scatola e del polpo ad anelli blu) che lo rende altamente tossico al consumo, anche dopo la cottura. La
Tetrodotossina è cento volte più tossica rispetto al cianuro di potassio e bastano 25 milligrammi per
uccidere una persona una persona di 75 kg. La pelle e gli organi (soprattutto il fegato) del pesce palla
possono contenere livelli di tetrodotossina sufficienti a produrre la &nbsp;paralisi del diaframma e morte a
causa di insufficienza respiratoria. Se la tetrodotossina viene accidentalmente assunta consumando il
pesce, la terapia tipica consiste nella lavanda gastrica e somministrazione di carbone attivo che può legare
la tossina. Sottolineo che gli esiti sono legati alla quantità assunta. La prima segnalazione di questo tipo di
avvelenamento risale al diario di bordo di Cook che riportò l’avvelenamento di alcuni suoi marinai che
avevano mangiato il pesce.</p>

[caption id="" align="alignnone" width="1000"]<img src="http://www.ocean4future.org/savetheocean/wp-


content/uploads/2022/08/Pterois-miles3.jpg" alt="Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del
file è Pterois-miles3.jpg" width="1000" height="668"> <strong><span style="color: #008000;">pesce
scorpione - Pterois miles</span></strong>[/caption]

<p style="text-align: justify;">Il <strong><span style="color: #008000;">pesce scorpione - Pterois


miles</span></strong>, è stato segnalato per la prima volta in Italia nel 2016 ed è una tra le specie più
invasive al mondo, provenienti dal Mar Rosso e dall’Indo Pacifico. Viene spesso confuso con lo
<strong><span style="color: #008000;">Pterois volitans</span></strong> perché fisicamente molto simile:
ha un corpo tozzo, con testa prominente e occhi sporgenti, sopra a ognuno dei quali è presente
un'escrescenza simile a un piccolo corno. Le pinne presentano raggi molto lunghi, uniti tra loro da lembi di
pelle. La livrea è bianca striata di rosso mattone-bruno, sul corpo e sulle pinne. E’ molto curios e tende ad
avvicinarsi ai subacquei. Tra i pesci scorpioni è il più pericoloso ed il suo veleno è mortale. Come tutti i pesci
scorpione è commestibile ma bisogna fare attenzione alle spine, che possono causare punture molto
dolorose anche 48 ore dopo la morte dell’animale.</p>
[caption id="" align="alignnone" width="640"]<img src="http://www.ocean4future.org/savetheocean/wp-
content/uploads/2022/08/siganus-luridus-pesce-coniglio.jpg" alt="Questa immagine ha l'attributo alt
vuoto; il nome del file è siganus-luridus-pesce-coniglio.jpg" width="640" height="370"> <strong><span
style="color: #008000;">pesce coniglio scuro, Siganus luridus</span></strong>[/caption]

<p style="text-align: justify;">Non ultime due specie diverse di pesce coniglio, Il <strong><span style="color:
#008000;">pesce coniglio scuro, Siganus luridus ed il pesce coniglio striato - Siganus
rivulatus</span></strong>. Segnalate in Italia per la prima volta rispettivamente nel 2003 e nel 2015. Sono
specie erbivore particolarmente invasive, ed entrambe commestibili ma bisogna fare attenzione alle spine
che possono causare punture dolorose anche dopo la morte dell’animale.</p>

[caption id="" align="alignnone" width="800"]<img src="http://www.ocean4future.org/savetheocean/wp-


content/uploads/2022/08/pesce-coniglio-striato-Siganus-rivulatus.jpg" alt="Questa immagine ha l'attributo
alt vuoto; il nome del file è pesce-coniglio-striato-Siganus-rivulatus.jpg" width="800" height="533">
<strong><span style="color: #008000;">pesce coniglio striato - Siganus rivulatus</span></strong>[/caption]

<p style="text-align: justify;">Questi pesci hanno una sagoma ovale ed un corpo compresso lateralmente.
La bocca è piccola ma con labbra evidenti. Il muso è ottuso e rivolto in basso ed ha una dentatura
importante. La sua pinna dorsale con una lunga parte anteriore a raggi spinosi acuti (di cui il primo
brevissimo, rivolto anteriormente), e una più breve posteriore a raggi molli. Anche la pinna anale ha da 8 a
10 raggi spinosi seguiti da raggi molli. I margini posteriori della pinna dorsale e della pinna anale sono
rotondeggianti. La colorazione è variabile anche su base geografica, in genere piuttosto uniforme, bruna o
verdastra con del giallo sulle pinne. La livrea notturna è marmorizzata</p>

[caption id="" align="alignnone" width="724"]<img src="http://www.ocean4future.org/savetheocean/wp-


content/uploads/2022/08/pesce-coniglio-striato-Siganus-rivulatus-notturno.jpg" alt="Questa immagine ha
l'attributo alt vuoto; il nome del file è pesce-coniglio-striato-Siganus-rivulatus-notturno.jpg" width="724"
height="486"> <strong><span style="color: #008000;">pesce coniglio - livrea
notturna</span></strong>[/caption]

<p style="text-align: justify;">Arriviamo ora alla campagna: <strong><span style="color: #008000;">ISPRA


ed il CNR-IRBIM invitano tutti i pescatori, i subacquei e chiunque abbia osservato o catturato una di queste
specie in acque italiane, a documentare con foto/video ed inviare la propria osservazione tramite
WhatsApp al numero di telefono + 320 4365210 o postarla sul gruppo Facebook Oddfish - <a style="color:
#008000;" href="https://www.facebook.com/groups/1714585748824288/">https://www.facebook.com/
groups/1714585748824288/</a> utilizzando l'hashtag: #Attenti4</span></strong></p>

<p style="text-align: justify;">Per la sua importanza si invitano tutti i lettori a prestare molta attenzione e
segnalare quanto richiesto agli organizzatori. Avere un’idea della presenza delle specie potrà portare ad un
controllo della loro diffusione. Si pensi solo che nei Caraibi sono stati dati premi di cattura per i pesci
scorpione al fine di ridurre l’impatto sulle barriere coralline.</p>

<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>

<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>

<p style="text-align: justify;">[maxbutton id="27"]&nbsp;&nbsp; [maxbutton id="28"]</p>

<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>

<p style="text-align: justify;">Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web,
citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle,
può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione
dell’articolo</p>
<p>&nbsp;</p>

<p>[maxbutton id="3" text="PAGINA PRINCIPALE" url="http://www.ocean4future.org" linktitle="tooltip"


window="new" nofollow="true"]</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>&nbsp;</p>

Potrebbero piacerti anche