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29 novembre 2010

LA DISOCCUPAZIONE ITALIANA E VERAMENTE INFERIORE ALLA MEDIA EUROPEA? Nellambito della presentazione del 62 Bollettino Economico della Banca dItalia avvenuta ad ottobre, il Governatore Mario Draghi ha sottolineato come a fronte di un tasso di disoccupazione che per lIstat si ferma all8,3% (8,5% sulla base dei dati destagionalizzati), in realt prendendo in considerazione anche i lavoratori in Cassa Integrazione (CIG), che sono considerati occupati pur non partecipando al processo produttivo, e quelli scoraggiati, ossia i disoccupati che non vengono pi considerati tali semplicemente perch hanno smesso di cercare attivamente un lavoro, si supererebbe complessivamente un tasso dell11%. La Banca dItalia non ha tuttavia fornito dettagli analitici in merito a questa stima. La reazione a livello politico ed istituzionale stata immediata, anche se gi da tempo altre organizzazioni sottolineano il fatto che il tasso di disoccupazione ufficiale non riesca ad essere rappresentativo della totalit degli inoccupati involontari: il dato proposto da Banca dItalia stato da molti considerato come eccessivo e fuorviante. Provando ad analizzare in dettaglio i dati ufficiali disponibili, risulta invece come le stime di Banca dItalia siano sostanzialmente conservative. Innanzitutto occorre sottolineare come la crisi abbia incrementato in maniera molto significativa il monte ore complessivo di CIG (che nei primi dieci mesi del 2010 ha superato 1 miliardo di ore). I lavoratori che ne hanno beneficiato, pur risultando ufficialmente ancora occupati, di fatto possono essere considerati non pi tali: sulla base delle ore di CIG erogate nel 2010 (dati INPS), rapportate allorario di lavoro annuale di un occupato a tempo pieno, si ricava che il monte ore CIG corrisponde a circa 650 mila unit di lavoro equivalente, che possono essere considerate solo virtualmente occupate. Un altro fenomeno rilevante riguarda coloro che hanno rinunciato a cercare lavoro perch scoraggiati e che quindi non rientrano nella definizione classica di disoccupati. Basandoci sui dati Istat, questi non lavoratori sono attualmente quasi 1,4 milioni, risultando in costante crescita negli ultimi anni. Il numero di persone involontariamente inattive in Italia, ottenuto computando queste ulteriori due categorie agli oltre 2 milioni di disoccupati ufficiali, pu arrivare quindi a superare complessivamente i 4 milioni di persone, con unincidenza pari a circa il 15% rispetto alla forza lavoro potenziale (includendo anche gli scoraggiati nella forza lavoro potenziale).

29 novembre 2010

Ovviamente, anche nel resto dEuropa esiste una parte della popolazione che rinuncia a cercare lavoro perch ritiene che no work is available (questa la definizione Eurostat), ma in Italia il fenomeno risulta maggiormente diffuso. La CIG, peraltro, un ammortizzatore sociale peculiare del nostro Paese. Facendo riferimento ai dati Eurostat, se alla disoccupazione ufficiale sommiamo soltanto i lavoratori scoraggiati (non tenendo conto quindi della CIG, data la sua peculiarit), il dato italiano (13,1%) risulta peggiore sia rispetto a quello medio dellUnione a 27 (11,0%) che a quello dellarea Euro (11,6%), al contrario di quanto accade sulla base della disoccupazione ufficiale: questa stessa considerazione peraltro valida anche per gli anni precedenti, non si tratta quindi di una conseguenza diretta della crisi. La causa riconducibile allelevata incidenza in Italia degli inoccupati scoraggiati (circa il doppio rispetto alle medie continentali): lEurostat stesso evidenzia per a questo proposito che le diverse modalit di classificazione dei vari organismi statistici nazionali rischiano di rendere laggregazione non omogenea e quindi potenzialmente non del tutto attendibile. Significativo rilevare come, secondo questi dati, siano italiani circa 1/3 degli inoccupati scoraggiati presenti nellintera Unione a 27 (pari a circa 4 milioni).

29 novembre 2010

dati in migliaia Forza lavoro di cui, Occupati di cui, Disoccupati Inoccupati Scoraggiati (*) Occupati in regime di CIG (**) Disoccupati complessivi (***) Disoccupati Disoccupati + Scoraggiati Disoccupati + Scoraggiati + CIG

2006 24.662 22.988 1.673 1.208 122 3.003 6,8% 11,1% 11,6%

2007 24.728 23.222 1.506 1.287 97 2.890 6,1% 10,7% 11,1%

2008 25.097 23.405 1.692 1.321 120 3.133 6,7% 11,4% 11,9%

2009 24.970 23.025 1.945 1.360 481 3.786 7,8% 12,6% 14,4%

2010 2Q 25.099 23.007 2.093 1.360 648 4.101 8,3% 13,1% 15,5%

Dati Eurostat per confronto (Disoccupati) Media EU-27 8,2% Media area Euro 8,3%

7,1% 7,4%

7,0% 7,5%

8,9% 9,4%

9,5% 9,9%

Dati Eurostat per confronto (Disoccupati + Scoraggiati) Media EU-27 9,8% 8,7% Media area Euro 9,8% 8,9%
Fonte: ISTAT per i dati sulla Forza lavoro

8,3% 9,0%

10,4% 11,1%

11,0% 11,6%

(*) ossia, persone che avendo abbandonato la ricerca di un impiego, non vengono computate tra i disoccupati, pur non essendo occupate. Fonte: classificazione ISTAT, Forze di lavoro 2010 (**) le ore di CIG complessivamente effettuate vengono ripartite tra i lavoratori in funzione dell'orario annuo medio di lavoro di una risorsa impiegata a tempo pieno (1.900 ore). Fonte: INPS (***) aggregato costruito computando ai disoccupati ufficialmente censiti come tali, anche gli scoraggiati e i lavoratori in regime di CIG

Cercando di fornire una contabilit della crisi in termini occupazionali, dal 2007 si registrato un incremento di quasi 600 mila unit per i disoccupati ufficiali, di circa 100 mila unit per gli scoraggiati e di circa 550 mila unit per i lavoratori equivalenti in CIG. In sostanza, la crisi ha comportato un aumento della disoccupazione effettiva di oltre 1,2 milioni di posti di lavoro.